Di chi è la colpa della rabbia sociale?

vincenzo soccavoTre fatti gravissimi accaduti in poco tempo nell’area occidentale di Napoli: Davide che non si ferma all’alt e viene sparato da un carabiniere, Vincenzo seviziato da un imbecille criminale di 24 anni mentre gli amici guardano e riprendono la scena, Giuseppe, autista dell’ANM, picchiato dal branco.

Episodi che lasciano chiaramente intendere che c’è un degrado morale e sociale che pervade intere fasce di popolazione. Di gente che interpreta gli accadimenti con superficialità e giustificando ogni cosa come per il caso di Vincenzo a cui è stato asportato il colon a 14 anni ed avrà per tutta la vita una borsetta per raccogliere le feci. Una vita segnata!

Giuseppe Perna, l’autista dell’ANM, è stato pestato davanti a persone che hanno assistito senza muovere un dito.

C’è una sorta di assuefazione alla violenza, della quale ce ne accorgiamo solo quando prendiamo consapevolezza del danno subito, forse, perché pensiamo poteva capitare a noi o ad un nostro figlio.

Di chi è la colpa ?

Come cittadino sento un senso di rabbia ed oggi ancora di più come consigliere comunale perché studio carte del recente passato che mi raccontano storie amministrative assurde.

Tutta la mia infanzia l’ho trascorsa in un quartiere popolare dell’area NORD di Napoli con mio padre che si svegliava alle 5 del mattino per montare su un autobus tornando a casa con la puzza di smog addosso, dopo aver fatto la cosiddetta “doppia giornata”. Da solo ha cresciuto e laureato 5 figli. Mai un giorno di sciopero o filone ero consapevole che questo era il mio dovere per ripagare i sacrifici di mio padre.

Se oggi vediamo ed ascoltiamo le famiglie di questi carnefici ci accorgiamo che sono tutte famiglie nelle quali non c’è il lavoro e si vive di espedienti.

Credo che dovremmo chiederci tutti come cresce un ragazzino che vede il padre svegliarsi alle 10 del mattino, perché non ha il lavoro, oppure che vive di espedienti. Le periferie sono diventate quartieri di sottoproletariato urbano dove non c’è la dignità del lavoro e, quindi, dove le persone non si sentono parte del processo produttivo e sociale della città!

Come sarebbero stati questi quartieri se, in vent’anni, avessimo bonificato e resi produttivi gli ex insediamenti industriali con la creazione delle migliaia di posti di lavoro che abbiamo perso con la deindustrializzazione, come avvenuto in Germania Est o in Polonia. Forse una parte di colpe l’abbiamo anche noi che non siamo riusciti a condizionare chi ha deciso al posto nostro nell’interesse di altri.

Comune di Napoli e mozione di sfiducia

demagistisPer amore di verità e per sgombrare il campo da ogni dubbio devo dire chiaramente che sulla mozione di sfiducia al vicesindaco Sodano, firmata dai miei compagni di gruppo Iannello e Molisso, contrariamente da quanto riferito sui giornali, non ci ho messo molto a capire che non poteva essere da me sottoscritta per modalità e tempi di presentazione.

Non è difficile, infatti, capire che essa non ha molte speranze, cogliendo solo un aspetto mediatico, alzando i toni dello scontro istituzionale e sociale e finendo addirittura per avere un risultato contrario a quello voluto: aumentare il consenso al Sindaco. La decisione, infatti, mi è stata comunicata telefonicamente, maturata, quindi, senza un confronto, in circa due ore, con il solo effetto di anticipare le altre forze politiche. Il risultato è facile prevederlo, immagino rimarrà firmata solo da Iannello e Molisso e forse da Fratelli d’Italia.

La mia breve esperienza in Consiglio, infatti, mi ha fatto capire che per raggiungere un risultato vero, non quello solo mediatico, occorre coinvolgere le forze politiche ed i singoli consiglieri fin dall’inizio per renderli, ovviamente, partecipi all’elaborazione, facendo un vero e proprio porta a porta, discutendo e sondando le sensibilità affinché ci sia un lavoro collettivo. Così è accaduto, infatti, con l’unica mozione di sfiducia che ha sortito un esito positivo in quest’amministrazione: quella all’assessore allo sport Pina Tommasielli che è stata scritta e discussa insieme agli altri consiglieri.

Lo stesso Partito Democratico alla questione ha dedicato una Direzione Provinciale. Quindi, per chiarire, ciò che avevo già chiarito ai miei compagni: sono con loro all’opposizione ho sempre fatto valere la mia opinione ed il mio voto su atti di amministrazione contestandoli con studio, rigore e fermezza sin dal 2012 senza dubbi o tentennamenti. Bado più al risultato politico istituzionale ed al bene della città che non alla visibilità mediatica. La vicenda giudiziaria del sindaco non può essere la causa della conclusione della sua esperienza, altrimenti ripeteremmo gli stessi errori commessi in vent’anni: Andremmo a fare una campagna elettorale contro qualcuno e non per un programma, con la rimozione di quanto avvenuto in città negli ultimi vent’anni. Ogni decisione di questo tipo non può vedere fughe in avanti di una sola forza politica e men che meno di due consiglieri.

E’ questa la mia riflessione: Ricostruzione Democratica non può che restare unita su questi principi nei quali credo fermamente e non può prescindere dalle altre forze politiche e civiche del centro sinistra a cui va rivolto un appello per una idea di città e del programma per attuarla.

Questo è ciò che scrivevo qualche giorno fa mandandolo ai giornali che riportavano di un mio “momento di riflessione” e che ovviamente non è stato riportato.

Oggi (12.10.2014) leggo su Il Mattino di Napoli (clikka) del ritiro della mozione di sfiducia, da parte di Iannello, perché rimasta al palo con due sole firme (della serie ve l’avevo detto) e contestualmente dell’Appello al Voto (clikka) alla Città metropolitana, con una contraddizione in termini evidente che mi lascia perplesso.

In virtù del comma 21 dell’art. 1 della legge 56/2014 (legge Del Rio), infatti, “Il consiglio metropolitano dura in carica cinque anni. In caso di rinnovo del consiglio del comune capoluogo, si procede a nuove elezioni del consiglio metropolitano entro sessanta giorni dalla proclamazione del sindaco del comune capoluogo“.

Domanda:
Come si concilia questo chiaro disposto normativo con la volontà di sciogliere il consiglio comunale di napoli tanto sbandierata? Come è possibile che da una parte si dichiara di voler andare al voto al Comune di Napoli e dall’altra si va al voto e si fa un appello per andare al voto per costituire un ente che si dovrà gioco forza sciogliere in caso di scioglimento del comune di napoli? Quanto ci costa sta pazziella? chi paga?

Come si dice: A “fravecare” e “sfravecare” non si perde mai tempo ….

Ovviamente oggi, in un quadro così frammentato e per altri fondamentali motivi, con rammarico e sofferenza, mi asterrò dal voto alla Città Metropolitana ed altrettanto ovviamente occorrerà che metta un po’ d’ordine in casa mia prima di ripartire con la “Ricostruzione”

Democrazia Sospesa

napolitano_giorgioLegge elettorale: Nulla di Fatto! Nomina componenti della Corte Costituzionale: Nulla di fatto!! Nomina componenti del Consiglio Superiore della Magistratura: Quel “pasticciaccio brutto del Palazzo dei Marescialli”! Napoli: Sindaco Sospeso!

Di questo grave stallo istituzionale nessuno parla! Eppure sulla legge elettorale lo stesso Presidente della Repubblica ci mise la faccia all’atto della sua riconferma dichiarando che, in caso non si fosse superata l’impasse, si sarebbe dimesso. Sembra passato un secolo e nessuno più ricorda che addirittura Napolitano nominò, non molto tempo fa, una “commissione di 10 saggi”. E se domani si dovesse andare a votare cosa accadrebbe? Andremmo con una legge uscita dalla mannaia della Corte Costituzionale che con la sua sentenza ha ammazzato il porcellum (clikka) in un disordine normativo che Dio ce la mandi buona!

Stessa solfa per la Corte Costituzionale la mancata elezione dei suoi componenti costituisce un vulnus al sistema, eppure nessun “saggio”, studioso, professore emerito, ordinario, associato, ricercatore in materia dice nulla! Al Parlamento spetta la nomina di 5 componenti su 15 e se la Corte scende al di sotto degli 11 Giudici non può funzionare il che significa che viene meno un pilastro che assicura l’equilibrio costituzionale. Una sorta di vendetta del Parlamento che, per lavare l’onta subita sulla legge elettorale, si libera della stessa Corte Costituzionale paralizzandola. La soluzione: Il Presidente della Repubblica, quello immaginato dai nostri Padri Costituenti, dovrebbe immediatamente sciogliere le Camere essendo a rischio l’istituzione stessa dello Stato Italiano.

Consiglio Superiore della Magistratura: Sono 24 in tutto i componenti, di questi, il parlamento ne deve nominare 8 ed è giunto a nominarne una (Teresa Bene) che è stata dichiarata ineleggibile dallo stesso CSM per mancanza di requisiti, col risultato che la Bene ha iniziato la via delle carte bollate (il posto infatti frutta circa 100.000,00 €. all’anno) con addirittura un atto di significazione e diffida inoltrato alla Presidente Boldrini.

Ora in tutto questo marasma noi a Napoli abbiamo qualcosa in più, dobbiamo, come dire, essere insuperabili e, quindi, abbiamo anche il Sindaco Sospeso, con un terremoto giornalistico di impressionanti dimensioni, con dimissioni e sfiducie minacciate al solo scopo di stare sui giornali per smarcasi ed iniziare l’ennesima campagna elettorale all’insegna del contro qualcuno e non per un programma (che tanto quello si dimentica), quando il rispetto delle istituzioni imporrebbe di stare zitti aspettare la manovra di assestamento, tra qualche mese e fotografare il dato politico chiaro e senza infingimenti. Tutti gridano allo scandalo ma nessuno si fa carico della difesa delle istituzioni democratiche a cui io nostalgicamente sono legato.

Il Sindaco sospeso e la difesa delle istituzioni (clikka)

Vedi pure:

i padri porci del porcellum (clikka);

legge elettorale e principi parla la Corte (clikka);

Il Parlamento deformato (clikka).

Sulla Presidenza della Corte una caduta di stile:

La pensione del Presidente della Consulta (clikka)

Il Sindaco sopeso e la difesa delle istituzioni

demagistisSono profondamente convinto che gli uomini delle istituzioni debbano, prima di tutto, difendere le istituzioni democratiche costate il sangue dei nostri padri costituenti. Sono altresì convinto che una politica seria, concreta e trasparente debba avere ad oggetto il bene e l’interesse pubblico  ed essere volta prima di tutto all’Amministrazione.

La politica dell’audience, fondata sulla pura strategia mediatica ed alla ricerca affannosa del consenso ci ha portato nel guado dove siamo, poiché è talmente concentrata a partecipare alla canea mediatica, lontana anni luce dai problemi dei cittadini, che dimentica tutto il resto. In virtù di questo principio, infatti, non ho avuto alcun dubbio ad agire sulla vicenda del Calcio Napoli, nonostante tutti, politici e non, mi dicessero che mi sarei trovato i Napoletani contro.

Il caso Napoli, col Sindaco Sospeso, è un concentrato di malapolitica, scontro istituzionale, sociale e circo mediatico che, credo, debba far riflettere tutti coloro che sono impegnati in politica, nel momento in cui la questione non è più la vicenda processuale di De Magistris, ma la stessa considerazione dell’istituzione Comunale, con un Sindaco Sospeso che chiama le forze sociali a raccolta contro la “magistratura deviata” e “poteri forti”, passando per martire. Una volta chieste le dimissioni (ed RD è stata la prima a chiederle) e ricevuta la risposta del “non mi dimetto”, ripetuto più volte nei talk show, credo che la politica, quella con la P maiuscola dovrebbe portare la discussione nelle sedi istituzionali con compostezza, serietà e sopratutto senza gridare, proprio per non alimentare lo scontro sociale ed istituzionale che non fa bene a nessuno. Peraltro, anche il percorso delle dimissioni di 25 consiglieri è pressoché impraticabile tanto che nella giunta iervolino, pare, costò un procedimento disciplinare al Notaio che si prestò alla causa.

In questa vicenda, quindi, credo che occorra contare fino a 10 prima di parlare ed evitare di insistere a chiedere, dieci, cento, mille volte le dimissioni, per non portare a livelli alti il termometro dello scontro sociale sulle istituzioni e screditare, non la politica (che già lo è), ma l’istituzione stessa, col risultato di contribuire ad allontanare ancora di più i cittadini dai palazzi del potere.

Chi è impegnato in politica, quindi, non dovrebbe tanto alimentare il circo mediatico ma fare in modo che i cittadini scelgano i loro rappresentanti non perché sono contro questo o quello, ma perché hanno potuto verificare innanzitutto le loro capacità amministrative e se non facciamo tutti uno sforzo, ci ritroveremo sempre a capo delle istituzioni degli ottimi show man, ma degli scarsi amministratori. Insomma dei professionisti della strategia politica fine a se stessa impegnati sullo scontro sociale alla sola ricerca di consenso e non alla “ricostruzione” di un filo amministrativo con una idea di città!

l’Idealista Politico (clikka)

Bilancio previsionale del Comune: Un assalto alla diligenza

gennaro consiglioIn tutte le sedute di bilancio del comune di Napoli c’è un continuo rinvio ai principi di economicità e razionalizzazione della spesa pubblica e delle entrate, ebbene la mia esperienza, sia pur breve, in consiglio comunale mi ha fatto capire che tutto sommato questi principi non sono altro che dichiarazioni di stile poiché poi nessuno, tra consiglio e giunta, ha veramente a cuore l’aggressione alla “mala amministrazione”.

A ben vedere posso dire che questo non è un tratto caratteristico solo di quest’amministrazione poiché anche nelle passate amministrazioni mai nessuno ha esaminato con la dovuta perizia le pieghe del bilancio per scorgere dove possono essere nascosti i privilegi e gli sprechi di risorse. Tutti si fidano dei cosiddetti dati storici che ormai, in molti casi, sono assolutamente anacronistici. Difatti, tutte le stime dei dirigenti sono sempre pressoché uguali a quelle degli anni precedenti di modo che l’ingiustizia si perpetua preferendo, in molti casi, operare in modo indiscriminato attraverso operazioni lineari e non selettive.

Con fatica, infatti, sono riuscito a farmi approvare un emendamento sulle tariffe dello Stadio S. Paolo (clikka) per l’uso del terreno di gioco e per una palestra molto redditizia, nonostante il buon assessore al bilancio, non preoccupandosi della efficienza e della razionalizzazione dell’entrata, come detto semplicemente affermata, ha proposto, in modo economicamente inspiegabile, che l’emendamento andasse in commissione, al fine di mantenere ancora per un anno i privilegi che si volevano colpire e nonostante che i servizi avessero espresso ovviamente parere favorevole. Per fortuna il consiglio, a maggioranza, e nonostante il parere sfavorevole dell’amministrazione, ha approvato l’emendamento non ascoltando l’assessore. Ma, evidentemente, è stato un caso fortunato.

Difatti, per un’altra vicenda, la Giunta si è opposta e la maggioranza l’ha seguita, ad una proposta con la quale si chiedeva all’amministrazione di risparmiare circa 3.700.000,00 €. all’anno affidando il servizio notifiche degli atti, alla Polizia Municipale (clikka). Stima del risparmio, peraltro, ben conosciuta dall’amministrazione poiché indicata nella delibera di giunta n. 1200 del 2011 (clikka) voluta all’epoca dall’assessore Pino Narducci, proprio in attuazione dei tanto invocati principi di efficienza ed economicità. Ebbene, ancora oggi non mi spiego perché l’amministrazione non abbia voluto questo risparmio perpetuando un spreco ai danni dei cittadini napoletani!

Ancora nella occasione del bilancio 2014 ho proposto una mozione (clikka) con la quale chiedevo all’amministrazione di porre fine ad un uso assolutamente inspiegabile di tessere a pagamento, per docce ed asciuga capelli in alcuni impianti sportivi i cui proventi, ancora ad oggi, non si sa da chi vengano incamerati. Ebbene, l’amministrazione non si è smentita, pur apprezzando la proposta ha chiesto che tale atto fosse degradato da mozione a raccomandazione senza che vi fosse stato da parte del Consiglio e della Giunta una chiara presa di posizione su un fatto che è assolutamente inconcepibile.

Alla fine le sedute del bilancio previsionale al Comune di Napoli danno l’impressione di un assalto alla diligenza poiché la stragrande maggioranza dei migliaia di ordini del giorno, mozioni ed emendamenti sono tutti volti a spendere danaro, senza alcuna programmazione, per correre dietro questa o quella buca, senza considerare che proprio nel bilancio previsionale alla voce risarcimento danni per inadempimento contrattuale, sono appostati circa 4.000,00 €. segno che quando si ripara una buca o si esegue qualsivoglia appalto di opera pubblica, non c’è nessuno che controlli l’esatta e perfetta esecuzione delle opere commissionate. Diversamente dovremmo avere una città che risplende ed, invece, è sotto gli occhi di tutti il pessimo stato manutentivo nel quale versa.

Il caso delle tariffe dello Stadio San Paolo al 44:31

Il caso della Polizia Locale e della razionalizzazione del consumo dell’acqua ed energia al 05:35:30

Il mio intervento conclusivo al 06:36:19

Stadio San Paolo e Polizia Locale nel Bilancio previsionale 2014

gennaro consiglioStamane (23.09.2014) è iniziata la lunga maratona dell’approvazione del bilancio previsionale 2014 (clikka) che continuerà domani 24 e venerdì 26. Si prevedono migliaia di emendamenti, mozioni ed ordini del giorno.

Io ho presentati solo due proposte. Un emendamento sulle tariffe dello Stadio S. Paolo (clikka) con il quale non ho fatto altro che aumentare le percentuali relative all’uso dello Stadio per le manifestazioni sportive relative al terreno di gioco, facendo tesoro di quanto ho avuto modo di apprendere anche alla luce dell‘ultima commissione a cui ho partecipato (clikka)

In sostanza in questi tre anni mi sono reso conto che il Comune di Napoli dall’uso dello Stadio per le manifestazioni calcistiche non riesce neppure a coprire i costi di gestione mentre al concessionario vanno tutti gli utili. Tale previsione tariffaria, è il caso di notare, si fa assolutamente seria e concreta, in quanto, se non si giungerà alla firma di una nuova convenzione dobbiamo avere dei parametri di riferimento che secondo la previsione originaria del servizio ci avrebbero portato ad un incasso di circa 1.800.000,00/anno (contro i 7 milioni che incassa il Comune di Milano dal San Siro). Con il mio  piccolo ritocco non ho fatto altro che aumentare di qualche punto percentuale il ricavo in modo di avere una maggiore copertura dei costi (leggendo l’emendamento ciò lo si percepisce chiaramente).

Sempre sul San Paolo ho, peraltro, avuto modo di ritoccare anche la tariffa mensile dell’uso di due palestre usate per il Fitnes (quindi per sport diciamo commerciale), aggiornando la tariffa proposta di €. 940,00/mese ad €. 2.500,00/mese. Non ci ho messo molto a giungere a tale determinazione, in quanto, non ho fatto altro che chiamare un amico che ha una palestra di fitnes più o meno delle stesse dimensioni, affittata da un privato, il quale mi ha riferito che il suo canone di locazione è di €. 3.500,00 + ISTAT al mese, oltre utenze per diverse migliaia di euro. Nello stadio San Paolo, invece, tutte le utenze (luce, acqua e gas) sono a carico nostro, quindi, nel caso di specie la palestra in questione ha un margine enorme visto che all’ingresso ha posizionato un bel tornello ed incassa una retta mensile di circa €. 40,00/45,00 da, moltiplicare per circa 400 iscritti. E’ evidente allora che 940,00 €./m effettivamente mi sono sembrate un po’ poco!

Ho presentato inoltre anche una mozione che riguarda la Polizia Municipale (clikka) con la quale non ho fatto altro che chiedere all’amministrazione di affidare il servizio di notifica degli atti alle nostre guardie cittadine così come era stato previsto da una delibera di Giunta del 2011 (clikka) rimasta lettera morta. Dall’attuazione di questa mozione, infatti, avremmo un risparmio di qualche milioncino di euro visto che attualmente notifichiamo gli atti a mezzo posta con un costo di circa il doppio di quello che sarebbe possibile attuando quest’indirizzo!

Il mio intervento sull’emendamento alle tariffe del San Paolo al 44:35

Infine, sono intervenuto su una questione che era nell’aria: il commissariamento di Bagnoli non facendo altro che richiamare quanto avevamo già previsto e documentato qualche anno fa (clikka).

Il mio intervento su Bagnoli al 59:19

Una Cappella abusiva nel rione Traiano per Davide

cappelladavideLa vicenda del povero Davide ha delle caratteristiche che andrebbero studiate poiché rappresenta un forma mentis assolutamente radicata e diffusa sul territorio cittadino in alcune strade o quartieri.

Ci sono, infatti, gruppi di cittadini che si isolano dallo Stato inteso come collettività, manifestando chiaramente di non accettare né sopportare alcuna regola che non sia quella che, nel ristretto cerchio, gli stessi componenti del “clan” si sono dati. Regole non scritte che nascono dalla pervicace volontà di non riconoscere alcuna autorità e di sopportare quella diciamo costituita di mal grado. Una affermazione di forza che si manifesta in ogni momento, dalle bancarelle abusive di ogni cosa che nascono in occasioni di eventi, alla stabile occupazione di pezzi del territorio. Tanto che non molto tempo fa mi chiedevo quale fosse il rapporto tra i napoletani e l’ordine costituito (clikka).

Oggi leggo della realizzazione della cappella abusiva in favore del povero Davide in corso di realizzazione, ma a buon punto (come si vede dalla foto) ed oggi stesso, leggo anche la notizia dell’avvenuto sequestro del manufatto che, molto probabilmente sarà stato eseguito anche con denuncia contro ignoti.

Bene si potrebbe dire lo Stato c’è! Ma a riflettere, io sarei pronto a giocarmi tutto, che tutti i cittadini del quartiere sanno benissimo chi la stava realizzando, ma nessuno si è indignato né ha protestato né ha chiesto lumi ritenendo assolutamente normale il modo di agire. Probabilmente fra  qualche giorno sarà eliminato anche il nastro bianco e rosso, la scritta del sequestro e molto probabilmente anche la municipalità provvederà a dare il suo benestare perché sarà assediata da una massa di cittadini (minoritaria ma agguerrita) che pretendono di avere la cappella! Attenzione la mia non è una critica ma una constatazione che nei territori lo Stato non può intervenire solo con azioni repressive ma deve essere presente con programmi di sviluppo di solidarietà e sopratutto con la buona politica volta unicamente a far intendere ai cittadini con fatti concreti che se lo Stato esiste è meglio per tutti.

i cittadini del rione traiano abbandonati dalle istituzioni (clikka)

Davide una morte di Stato o della Politica (clikka)

Mario Messi (che non conosco) mi ha linkato questo suo video che mi ha fatto riflettere e che ringrazio:

Si nun tien sem nun può fa radici:

Da Repubblca Napoli di oggi 17.09.2014

Un Casotto di cemento tirato su in ventiquattr’ore “Ma il questore e il prefetto cosa dicono?”

ROBERTO FUCCILLO

«MA QUALCUNO l’ha autorizzata?». Domanda oziosa forse, ma è quella che si è posto ieri un sacerdote come don Aniello Manganiello, parroco a Scampia, di fronte alle immagini della minicappella che sta sorgendo al rione Traiano sul luogo dove è stato ucciso Davide Bifolco. Un casotto di cemento, eretto nei giardinetti lungo il viale, in quattro e quattr’otto come una qualsiasi palazzina abusiva. Non a caso Manganiello si chiede se l’opera «è stata autorizzata oppure ci troviamo dinanzi a un abuso». Di fatto i lavori sono iniziati l’altro ieri, con la gittata di un’ampia base di cemento armato, e sono proseguiti ieri con la elevazione di un muro, tre pareti a nicchia, destinato a far da ossatura alla “cappella” su cui campeggia per ora il megastriscione intitolato a Davide. La pietà per il ragazzo ucciso è fuori discussione. L’interrogativo è sul come possa essere tirato su un immobile di questo tipo, dichiaratamente destinato a non dimenticare la sorte la Davide, senza che nessuna autorità ne sappia nulla.

«QUEL tipo di cappelle ovviamente non dipendono dalla parrocchia — dice seccamente don Lorenzo Manca, il parroco del Rione che celebrò i funerali di Davide — se il Comune l’ha autorizzata, va bene». Il Comune però ne è all’oscuro. A Palazzo San Giacomo non risulta nulla, e gli uffici notano che la tipologia di intervento sarebbe di competenza della Municipalità.

«Non mi risulta sia pervenuta nessuna domanda — rimpalla il presidente di Municipalità Maurizio Lezzi — peraltro non ho mai saputo che sia compito della Municipalità rilasciare concessioni edilizie». D’altro canto Lezzi non esita a concludere che «se qualcuno ha fatto una simile costruzione, è chiauffici. ro che con tutta probabilità è abusiva. A me però non risulta nulla. Neanche i vigili mi hanno riferito nulla di rilevante, se non una parete, una specie di “murales” con una foto del ragazzo, nessuna cappella».

Risultato: l’autorità è ormai definitivamente espulsa da Rione Traiano. Costretta a chinare il cappello, poi a rinunciare alla divisa, infine a constatare che il governo del territorio da quelle parti risiede in altri «Se nessuno ha autorizzato quest’opera — nota Manganiello — e chi di dovere decide di non intervenire, allora davvero dobbiamo constatare con dolore che a Rione Traiano lo Stato e anche il minimo rispetto di qualsiasi forma di legalità sono definitivamente scomparsi. Oppure il questore e il prefetto per questa vicenda hanno deciso di dare un lasciapassare straordinario per cui tutto è consentito?». Polemica avvelenata. Alla quale si aggiunge la notazione del dirigente Verde Francesco Borrelli: «Gran parte di quelle lapidi contengono ritratti di morti ammazzati, di vittime di raid e di conflitti a fuoco compiuti durante le varie guerre di camorra a Napoli. Sono in prevalenza gestite e realizzate dalla camorra per presidiare e circoscrivere il territorio. Sono costruite abusivamente, ma nessuno ha il coraggio di abbatterle. Anche in questo modo la criminalità mostra la sua forza e il controllo di pezzi importanti della città».

Un modo insomma per impossessarsi della vecchia tradizione delle edicole votive dedicate a santi o immagini sacre, oggi spesso sostituite dagli “eroi” delle guerra di malavita. O, come nel caso di Davide, dal ragazzo di un quartiere che non riconosce più lo Stato.

Nomina componenti del CDA dell’ANM

atan3371mkaiQuando apprendo queste notizie mi fa sempre piacere, pertanto, vi linko l’Avviso pubblico per le Candidature nel CDA dell’ANM (clikka).

Questa cosa ci è costata un anno di battaglia in consiglio comunale, mi raccomando partecipate la scadenza è il 25 settembre p.v.!!!

Ovviamente mentre al Comune di Napoli siamo riusciti a portare in porto questa battaglia di imparzialità e di trasparenza in Regione Campania non c’è nessuno che ha avuto la sensibilità di fare la stessa cosa!!!

Vi ricordo gli altri avvisi con scadenza prossima:

Avvisi pubblici fondazioni e Mostra d’Oltre Mare (clikka)

Refezione scolastica: Tariffe 2014 e regolamento della commissione

mensa-scolasticaL’approvazione del Bilancio del Comune di Napoli è alle porte e nelle commissioni si stanno discutendo vari capitoli. Stamane abbiamo trattato il Regolamento delle Commissioni sulla Refezione scolastica (clikka) che Vi invito a leggere per una questione di trasparenza e per avere un contributo alla discussione prima che venga trattato in Consiglio. Io ho due appunti uno che riguarda la composizione (art. 2) nella quale, per evitare di appesantire l’organo di controllo, riterrei che la partecipazione fosse limitata al solo Presidente della Commissione Scuola e non, quindi, di tutta la commissione, nonché il punto che riguarda i poteri della Commissione Municipale e di quella di istituto (rispettivamente artt. 11 e 15) per i quali ai commissari non sarebbe consentito né procedere al prelievo di campioni né di chiedere copia di documenti. Sul primo punto sarei anche d’accordo perché implica il contatto con gli alimenti sul secondo, invece, no.

Credo, infatti, che per una commissione il potere di controllo debba essere effettivo, quindi, proporrò, eventualmente un emendamento col quale prevedere, non solo la possibilità di richiedere documenti, ma anche di fare rilievi fotografici che, ognuno, ormai munito di smartphone, può fare.

Quanto alla proposta di nuove tariffe 2014 (clikka) c’è un aumento ed un cambio di modalità della determinazione del contributo che passa al pagamento a pasto consumato. Il meccanismo ha spiegato l’assessore dovrebbe contenere una modalità di protezione delle fasce deboli che sono esentate. Anche per queste come al solito Vi invito al confronto.

vedi anche:

Napoli più cara per la refezione scolastica (clikka)

refezione scolastica in aumento i costi per i nostri bambini (clikka)

maestre e refezione scolastica nel comune di Napoli (clikka)

I cittadini del Rione Traiano abbandonati dalle istituzioni

Traiano corteoDue articoli di oggi del Corriere del Mezzogiorno e de la Repubblica Napoli, uno riporta una intervista al Prefetto Musolino, il quale sostiene che nel Rione Traiano, dopo la tragedia è meglio avere un profilo basso, fino a quando non si siano calmate le acque, l’altro che nel Rione Traiano, of limits per le forze dell’ordine, lo spaccio è ritornato alla normalità e per di più indisturbato.

Non riesco a non pensare ai tanti cittadini del Rione Traiano che credono nelle istituzioni, lavorano, pagano le tasse e portano i bambini a scuola nella speranza che il loro futuro sia migliore.

Mi chiedo come si sentano queste persone? Sconfitte? demotivate? lasciate a loro stesse? prigioniere? Siamo sicuri che la scelta del Prefetto sia quella giusta? Per credere nelle istituzioni c’è bisogno che queste siano presenti proprio nei momenti difficili e dimostrino ai cittadini la loro capacità di saper incidere sul territorio ed, invece, assistiamo sempre più ad istituzioni che “trattano” non si capisce cosa e con quale capacità.

Non mi allontano molto nel ricordare la trattativa delle istituzioni con la malavita del parco verde di Caivano che, non più di qualche settimana fa, ha trafugato dall’Ospedale Cardarelli di Napoli, con una vera e propria azione di camorra, la salma del cognato del camorrista, altrimenti conosciuto come “zicarminuccio”.

Uno Stato debole risultato di una politica debole e non autorevole incapace di dare l’esempio e di fare da guida!

Davide una morte di Stato o della Politica (clikka)

Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 14.09.2014

Il prefetto: «Lo Stato non s’è arreso Rione Traiano, torneremo visibili»

Musolino: «Agenti in borghese per non dare un’impressione di prepotenza Dobbiamo rispetto ai familiari del giovane ucciso e alle forze dell’ordine»

NAPOLI — Francesco Musolino, prefetto di Napoli, l’uomo che presiede il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Hanno ragione i poliziotti ad essere arrabbiati? Al rione Traiano lo Stato s’è davvero arreso?

«No. Non ci siamo mai ritirati, né da quel rione né da alcun quartiere di Napoli».

La strategia del basso profilo però è evidente.

«Guardi, purtroppo è avvenuto un evento doloroso, drammatico, tragico, per il quale bisogna avere tutta la considerazione del caso».

E di quest’evento — un ragazzo di 17 anni, Davide Bifolco, ucciso da un carabiniere — lei che idea s’è fatto?

«L’operazione bisognerà che la giudichi qualcuno, e per questo c’è l’autorità giudiziaria. Io credo che si debba avere grande rispetto nei confronti della famiglia, perché assistere alla fine di un ragazzo è sempre una tragedia. E mi sento di rinnovare anche un’altra forma di rispetto, quello nei confronti delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine che lottano ogni giorno per noi. La mia fiducia nei carabinieri non è intaccata. Quanto all’episodio specifico, lo Stato è in grado di sanzionare un comportamento sbagliato se va sanzionato».

Quelle donne e quegli uomini delle forze dell’ordine, però, lamentano di essere stati costretti a nascondersi: nessuna divisa, nessuna volante all’interno del rione Traiano. Non significa abdicare?

«Assolutamente no. Lo Stato da quella zona non se n’è mai andato. Si è semplicemente reso meno visibile. Opportunamente, aggiungo. Ché in quel momento si doveva evitare di innescare il nervosismo».

Dice che gli uomini in uniforme avrebbero arroventato un clima già caldo?

«Dico che noi abbiamo la responsabilità della gestione dell’ordine pubblico, e credo che in questo caso lo si sia fatto bene. Tutta la vicenda è stata governata in maniera sensibile e delicata, mostrando il rispetto che dobbiamo portare ogni giorno ai cittadini».

I sindacati di polizia la leggono in maniera diversa, dicono che siete arretrati di fronte alla prepotenza.

«La gestione sensibile di una circostanza a me non sembra un arretramento. L’obiettivo era il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, per questo andava disinnescata qualsiasi tensione. Abbiamo una piazza delicata dove è facile che si accendano nervosismi, la cosa fondamentale in questo momento era evitare sia le provocazioni che il ricorso alla forza. Poliziotti e carabinieri in questi giorni sono andati in giro in borghese per non dare l’impressione di essere aggressivi o, peggio, prepotenti».

E crede che alla fine questa tattica abbia pagato?

«La prevenzione è un elemento sempre difficile da valutare, perché di ciò che non accade non si ha la percezione. Però devo dire che, oggettivamente, non è si è registrato alcun episodio di tensione. Tutta la vicenda è stata governata con efficacia e sensibilità. E bisogna dare atto anche del comportamento degli abitanti del rione Traiano. Certo, la protesta c’è stata, hanno fatto manifestazioni, ma nei fatti hanno utilizzato toni che non hanno mai reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine».

Quando rivedremo le divise al rione Traiano?

«Così come siamo stati capaci di renderci invisibili, così sapremo renderci di nuovo visibili. Lo faremo man mano che la nebbia si dirada. E mi sembra che si stia già diradando».

Da Repubblica Napoli di oggi 14.09.2014

Lo spaccio ritorna alla normalità nel rione di Davide

ANTONIO DI COSTANZO

IL DICIASSETTENNE ucciso da un carabiniere, indagato per omicidio colposo, nel corso di un inseguimento. Sul Rione Traiano risplende un caldo sole che quasi sembra voler stabilire un tregua, dopo dieci giorni di pioggia, lacrime e parole di odio versate. Nella “terra di nessuno”, senza divise di polizia, carabinieri e vigili urbani tutto sembra tornato alla normalità, se di normalità si può parlare in un quartiere che ha strappato a Scampia il primato nello spaccio di droga.

Quest’angolo della periferia occidentale da tempo è un supermarket di hashish e soprattutto della micidiale Amnèsia, la marijuana trattata con additivi o eroina che fa perdere la memoria e causa una veloce dipendenza.

«Più su la vendono a cinque euro a dose» spiega una persona che conosce queste strade come le sue tasche. Il “più sopra” sarebbe via Tertulliano che parte proprio dal viale Traiano, all’altezza del parco comunale, e sale fin su alla Loggetta «lì dove c’è cocaina a iosa».

Una delle serie tv americane più amata dal presidente degli stati uniti Barak Obama si chiama “The Wire” e racconta della lotta agli spacciatori ingaggiata a Baltimora da una squadra di poliziotti e di tutto il contorno, compreso politica e giornalismo, che ruota intorno al grande business dello spaccio.

Nella serie in alcune strade di un quartiere periferico che viene ribattezzato “Amsterdam”, la vendita della droga è praticamente libera e tollerata. Qualcosa di simile accade in questi giorni in via Tertulliano. Qui un esercito di giovanissimi spacciatori aspetta i clienti agli incroci o davanti agli androni dei fatiscenti palazzi. Accolgono i visitatori “dell’Amsterdam partenopea” con fischi, urlando o suonando ai clacson degli scooter. Tutto alla luce del sole. Senza alcun imbarazzo o paura. A pattugliare via Tertulliano, dopo la tragedia di Davide e le tensioni che sono seguite, non ci sono volanti della polizia o gazzella dei carabinieri, ma moto che seguono chi entra nel budello che attraversa i caseggiati popolari. Incuriosisce il fatto che alcuni motociclisti portino anche i caschi, una vera rarità in queste strade.

Far luce sulla morte di Davide e accertare tutte le eventuali responsabilità sarà compito della magistratura, ma intanto in questi giorni la camorra ha fatto affari d’oro indisturbata dopo la rivolta che ha allontanato, momentaneamente, le forze dell’ordine dal Rione. «Anche se erba e fumo vengono ceduti a prezzi stracciati», spiega un residente. Bassi sarebbero anche gli stipendi per vedette e pusher al dettaglio. Una vedetta o un piccolo spacciatore non si metterebbero in tasca più di 100-150 euro a settimana. Ma in un quartiere dove i tassi di disoccupazione superano il 50 per cento e dove la linea di demarcazione tra legalità e illegalità è sottilissima, è chiaro come la camorra non faccia alcuna fatica a trovare “manodopera”damandareal massacro per pochi spiccioli. Oltre alla droga nel quartiere non mancano le bancarelle con le sigarette di contrabbando e quelle che espongono pane cotto e venduto abusivamente.

In via Marco Anzio un uomo è in sella con due figli su uno scooter. Tutti e tre sono senza casco. Anche Davide Bifolco viaggiava così su uno scooter per giunta privo di assicurazione. «È normale — dice Marco Liuzzi — l’assicurazione e il casco costano, qui la gente non se lo può permettere. E non è vero che il casco non si usa per farsi riconoscere in faccia ed evitare rischi». Marco lavora nel bar di Agostino Basile, papà della fidanzata, che si trova in via Marco Aurelio, davanti alla chiesa di Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa dove venerdì si sono svolti i funerali del 17enne. E proprio da questa strada si intravvede una speranza. «Con altri commercianti della zona — spiega Agostino — vogliamo promuovere una scuola di formazione professionale per i giovani e insegnare loro un mestiere. Così, possiamo dare un’opportunità a chi non vuole avere a che fare con storie di droga e criminalità ». A farsi carico di questa richiesta padre Lorenzo Manca che domani incontrerà il sindaco Luigi de Magistris. «Noi siamo pronti – spiega Basile – Ci devono dare solo una struttura dove organizzare e svolgere i corsi. C’è il vecchio palazzo Iacp in via- le Adriano che ospitava un supermercato, oggi chiuso. Potremmo utilizzare quello. Il Comune ci deve dare solo il via libera, noi siamo pronti. All’iniziativa vogliono partecipare anche la macelleria e la pizzeria della strada».

Agostino ricorda Davide: «Quando andava ancora a scuola veniva prima qui a fare colazione — racconta — a questi ragazzi dobbiamo dare una alternativa, un futuro in cui credere. Bisogna metterli nelle condizioni di svolgere un lavoro onesto». Il commerciante dice anche che poche ore prima in via Marco Aurelio è passata una gazzella dei carabinieri: «Sono passati e nessuno ha detto niente», aggiunge. E nel rione che fa parte del quartiere di Soccavo sono in molti ora a chiedere interventi concreti. Tra loro anche Bonito Costante, storico presidente del locale comitato assegnatari Gescal che ricorda un’altra tragedia avvenuta nella primavera del 1969: «Un ragazzo Enzo Coppola cadde in un vallone del viale Traiano e anche allora scoppiarono delle proteste che portarono alla sistemazione delle vallate e alla costruzione di cento appartamenti abitati tutt’oggi da altrettante famiglie».

Comune di Napoli: In bilancio il calcio mercato per il Napoli

stadioStamane ho partecipato alla commissione Sport ed ho avuto modo di esaminare la delibera di Proroga della concessione dello Stadio (clikka) che contiene anche lo studio fatto dal CONI Servizi S.p.a. sulla determinazione di un canone congruo per l’impianto.

Per semplificare si dice al Calcio Napoli potrai continuare ad usare lo stadio alle stesse condizioni della concessione del 2004 (clikka) fino alla fine del campionato 2014/2015, con l’obbligo per De Laurentiis di presentare uno studio di fattibilità sulla ristrutturazione e sulla gestione dello stadio, così come prevede la legge 147/2013, entro il 15.03.2015.

Ad ogni buon conto, senza entrare nei particolari, la cosa che mi ha colpito, non poco, è che, diversamente da come mi aspettavo, il CONI Servizi S.p.a. ha ritenuto che il canone annuo di circa 800 mila euro, pagato mediamente dal Calcio Napoli al Comune (diciamo con qualche resistenza),  sia congruo, sconfessando, non solo, i tanti vecchi consiglieri comunali che, in varie sedi, hanno sempre ritenuto che quella convenzione fu redatta e si giustificava solo ed esclusivamente per aiutare il Napoli in serie C, ma anche la recente pronuncia della Corte dei Conti del febbraio scorso (clikka) che, nell’esaminare la convenzione ha messo in luce molti aspetti assolutamente incomprensibili, sotto l’aspetto economico, poiché in contrasto con gli atti istruttori della delibera stessa di approvazione della concessione di cui sopra.

E’ peraltro da segnalare che lo studio del CONI Servizi non regge il confronto con quanto le altre squadre Italiane pagano per lo stadio. Ad esempio per lo Stadio San Siro il Comune di Milano incassa 6.975.912,45 di €. oltre IVA all’anno! Ora molti mi diranno che il raffronto tra Napoli e Milano non si può fare ed io, invece, mi chiedo se i napoletani valgono meno dei milanesi!

La cosa, peraltro, appare ancora più singolare se pensiamo che, nello scorso mese di agosto, la giunta comunale ha approvato una delibera con la quale si è impegnato a fare lavori nello stadio per 11.700.000,00 (clikka), prevedendo, non solo, la ristrutturazione di alcune parti, ma anche la sostituzione dei 60.000 seggiolini imposta dalla UEFA (che costerebbero circa 6 milioni di euro), quindi, non obbligatori per legge, senza tenere neppure in minimo conto del fatto che il Calcio Napoli, proprio dalla partecipazione alla Europa League, ha incassato dalla UEFA, ad agosto scorso, 0ltre 40 milioni di euro (clikka).

In sostanza De Laurentiis incassa un pacco di soldi dalla UEFA e non caccia neppure qualche milioncino per partecipare alle gare UEFA!

E’ utile osservare, inoltre, a quelli che pensano che i lavori nello stadio li fa De Laurentiis che gli 11.700.000,00 non sono gli unici soldi di manutenzione spesi dall’Amministrazione, poiché il Comune, in quest’anno ha già speso altri 704.712,64 €. per prescrizioni UEFA (clikka), €. 150.000,00 per lavori ai servizi igienici (clikka), €. 366.688,70 per altri lavori di adeguamento (clikka).

Solo nel 2014, quindi, l’amministrazione comunale, in dissesto finanziario e con le casse scassate ha sostenuto costi per oltre 1.200.000,00 caricandoli, ovviamente su tutti i napoletani, tifosi e non!

La ciliegina sulla torta è che di tutte queste decine di milioni di euro spesi ed in programma, non ce n’è uno per il ripristino della pista di atletica del San Paolo, usata da migliaia di ragazzini delle scolaresche e dai nostri atleti napoletani che nell’impianto si allenano tutti i giorni!

Ora una riflessione credo vada fatta: con tutti i soldi che De Laurentiis ha risparmiato fino ad ora, almeno poteva fare una buona campagna acquisti …. ma forse è meglio non insistere su questo punto, altrimenti è capace che nel bilancio previsionale del Comune di Napoli, in prossima approvazione, ci possa trovare appostata qualche decina di milioni di euro per acquistare un difensore! …. Per ora possiamo dire che i Napoletani rispetto ai Milanesi sembrano avere l’anello al naso …

Avvisi pubblici per la nomina in due CDA

gennaro consiglioProvo una certa soddisfazione nel vedere che il regolamento sulle nomine sindacali inizia a camminare da solo. Qualche settimana fa, infatti, ho pubblicato l’avviso (clikka) per la selezione di cinque componenti in una fondazione, oggi pubblico l’avviso per la selezione dei componenti del CDA di Nomina Sindacale nella Mostra D’Oltremare (clikka) e la relativa domanda di candidatura (clikka), nonché l’avviso per la selezione  dei componenti del CDA di nomina sindacale della Fondazione Strachan-Rodinò (clikka) con la relativa dichiarazione di incompatibilità (clikka).

Il termine di presentazione delle domande, che potranno inoltrarsi anche a mezzo e-mail, è il 18.09.2014 h. 12.

Chi è interessato potrà reperire maggiori informazioni presso il comune stesso.

Ad ogni buon conto la riflessione che voglio fare è che nella Mostra d’Oltre Mare altri consiglieri verranno nominati anche dalla Regione e dalla Camera di Commercio, non so chi nominerà quelli di competenza della provincia, e devo dire che provo un senso di ingiustizia e di indignazione perché questi ultimi enti faranno come vorranno senza rendere conto a nessuno ne mai alcun consigliere regionale si è mai impegnato affinché ciò non accada più!

Prima della approvazione del regolamento che ho scritto, proposto, voluto e combattuto per farlo approvare non immaginavo neppure che il Sindaco avesse un tale numero di nomine a sua esclusiva disposizione!! Partecipate, Partecipate, PARTECIPATE!!

Dal sito Ufficiale del comune:

avviso Mostra D’Oltremare (clikka)

avviso Strachan-Rodinò (clikka)

Un commissario anche per Napoli EST

Porto FioritoOggi (08.09.2014) leggo su il Mattino di Napoli un articolo sulla bonifica dell’aria orientale una sorta di accusa della Regione al Comune per ritardi ad esso imputabili. Siamo alle solite le bonifiche si devono rendicontare entro il 31.12.2015 per poter beneficiare dei finanziamenti europei. La regione oggi si è svegliata! Si avvicinano le elezioni e si vuole dimostrare che si è solerti. Come se fosse facile recuperare quattro anni di “nulla di fatto”. E’ come se caldoro, al primo mandato, doveva imparare sulla pelle dei cittadini campani come si guida una regione!

Dell’area EST me ne sto occupando da circa un anno ed ho capito subito che siamo nella stessa condizione di Bagnoli. Il 30.05 scorso ho anche proposto all’amministrazione una interrogazione (clikka) che ad oggi non ha avuto alcuna risposta. Niente di più facile che anche questa volta sarò attaccato da uno sparuto gruppetto di facinorosi del web, tifosi del sindaco, che tenteranno di dire che è tutto apposto, che non c’è nulla di cui preoccuparsi, che farei meglio ad occuparmi di cose più importanti, che dovrei lasciare le carte e stare in mezzo alla gente per capire quali sono i problemi veri (?). Ebbene, mi sto convincendo che in politica dovrebbe valere il principio della causa remota: Chi ha innescato il processo o non ha fatto nulla per impedirlo deve rispondere politicamente. Chi ha innescato il degrado o non ha fatto nulla per creare sviluppo nell’area occidentale deve rispondere politicamente della morte di Davive al Rione Traiano o di quella del povero Salvatore sotto i calcinacci della Galleria Umberto I di Napoli se non ha fatto tutto ciò che era possibile per spendere proficuamente i soldi UNESCO.

Accadrà mai una cosa del genere? I cittadini sapranno trarre le conseguenze al momento opportuno?

Politicamente non è una fatalità aver speso solo il 33% dei fondi europei che avrebbero potuto fare tanto in una regione con il più alto tasso di disoccupazione. Ebbene, di Porto Fiorito ho postato gli atti più importanti (clikka) che dimostrano la incapacità totale di politica ed impresa e dove la sua parte l’ha avuta anche l’Autorità Portuale di Napoli! Di questo passo si finirà per commissariare anche la bonifica nell’area orientale così come accaduto a Bagnoli e perché no commissariamo anche la regione ed il comune di napoli fino a quando i cittadini campani ed i partiti non saranno in grado di esprimere una classe dirigente degna, ed all’altezza di tutelare il bene e l’interesse pubblico.

Da Il MATTINO NAPOLI del 08-09-2014

Napoli est, la bonifica resta al palo dal governatore appello a Renzi

Napoli est, la bonifica resta al palo dal governatore appello a Renzi. Dopo Bagnoli e la Terra dei fuochi, sarà l’area orientale di Napoli l’altro tema che porterà, sul piano del disastro ambientale, il governatore Stefano Caldoro a chiedere un confronto con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Le premesse ci sono tutte. A lanciare l’allarme è proprio la Regione nella riunione convocata dal ministero dell’Ambiente per la definizione di un impianto di trattamento delle acque di falda (Taf) affidato alla Sogesid e finanziato con fondi Fesr 2007-13 per 25 milioni di euro. Un intervento che non si riesce neanche a progettare per la mancanza di indicazioni sull’area di sedime da parte del Comune di Napoli. Una riunione che è servita per fare il punto della situazione sul Sin di Napoli Orientale. Ma andiamo con ordine. Eravamo nel 1999 quando venne istituito il Sin (sito di bonifica di interesse nazionale) di Napoli Orientale, a norma della legge 426/98 che delimitava un’area molto vasta (820 ettari) di vitale importanza per lo sviluppo della città di Napoli, al punto di indurre la Regione a stanziare importanti finanziamenti a valere sui Fesr 2007-13 sul Grande progetto Napoli Est (100 milioni di euro), sul Grande progetto porto di Napoli (154,2 milioni di euro) e sugli stessi interventi di bonifica (25 milioni di euro). All’allora sindaco di Napoli, Antonio Bassolino vennero assegnati poteri commissariali e, a seguito di una costosissima campagna di caratterizzazione del suolo e a valle di un lungo percorso (che tra l’altro si incrociava nel 2004 con l’approvazione della variante al Piano regolatore comunale per il centro storico e per l’area orientale, che prevedeva la delocalizzazione dei depositi costieri presenti in tale area), si arrivò il 15 novembre del 2007 a un accordo di programma per la bonifica dei suoli contaminati e la messa in sicurezza delle falde contaminate. Le attività previste in tale accordo assumono importanza strategica per Napoli, con il varo di un programma articolato su 4 assi di intervento: 1) messa in sicurezza acque di falda; 2) bonifica suoli e falde di proprietà pubblica; 3) bonifica suoli e falde di proprietà privata; 4) Bonifica arenili e sedimenti inquinati a mare. Dal testo dell’accordo si evidenzia che il ministero dell’Ambiente è il «soggetto responsabile» dell’accordo e del rispetto del cronoprogrammi e che i «soggetti attuatori» per gli interventi di caratterizzazione e bonifica sono il ministero stesso, Arpac, Icram, Iss, Apat, Ceta e Sogesid (società pubblica successivamente individuata) e per la bonifica delle aree del demanio marittimo l’Autorità portuale di Napoli. Nelle premesse dell’accordo è richiamata la decisione che riguarda le responsabilità di chi produce inquinamento ambientale (chi inquina paga) e sono individuati quali soggetti responsabili dell’inquinamento le società che hanno i depositi costieri (e prima del 1983 le raffinerie), valutando invia presuntiva il danno ambientale in 200 milioni di euro. Il risultato emerso dalla riunione è che il cronoprogramma di 24 mesi non è stato rispettato e che molti soggetti privati, che coraggiosamente hanno deciso di operare per la riqualificazione di tale area, hanno versato e continuano a versare somme per la bonifica delle falde e dei suoli. Ma dove sono finiti questi soldi? Dove sono i programmi previsti nell’accordo? Questo, tra gli altri, il tema posto dalla Regione che, dal canto suo, ha sollecitato il Comune di Napoli a prendere una decisione sulla localizzazione del Taf affidato alla Sogesid, anche qui con finanziamenti da rendicontare entro dicembre 2015.

Davide: Una morte di Stato o della politica

Traiano corteoLa morte di un ragazzo di appena 17 anni è una tragedia e non oso neppure immaginare cosa stiano provando i genitori, i parenti e gli amici ma ciò che sta accadendo nel Rione Traiano mi indigna come cittadino! Una folla suggestionata che pensa che lo Stato sia da combattere, da respingere da tenere lontano.

Le Forze dell’ordine additate come responsabili indistintamente, per un giovane carabiniere che spara in preda alla paura e non all’altezza di fronteggiare la particolare situazione di un motorino con tre persone a bordo che, senza casco, non si ferma all’ALT in un quartiere di camorra!

Un quartiere difficile che viene saccheggiato dalla camorra ritenuta oggi addirittura “benigna” che da’ posti di lavoro a guardia delle piazza di spaccio a fronte di uno Stato che non è in grado di creare sviluppo per sottrarre le forze alla camorra!

Mi indigno e penso che forse Davide a quest’ora non sarebbe morto se nella vicina Bagnoli, in questi 30 anni, si fosse creato sviluppo e posti di lavoro. Forse il papà di Davide o il fratello o Davide stesso, a quest’ora potevano essere impiegati in una qualche attività turistica o terziaria che si sarebbe potuta sviluppare nell’area dell’ex italsider e, quindi, avrebbe potuto pagare la maledetta assicurazione del motorino o forse non si sarebbe trovato nel posto sbagliato perché stanco dal lavoro o perché l’indomani sarebbe dovuto andare al lavoro.

Forse in trent’anni Davide o qualche suo familiare avrebbe potuto trovare lavoro in una qualche attività che si sarebbe potuta sviluppare a Napoli Est, per esempio nel solo immaginato polo di Porto Fiorito, altro progetto fallito, oppure avrebbe potuto trovare lavoro in un’area sviluppata del porto o al Parco della Marinella, nelle vicinanze del Mercato del Pesce, inserito in un polo della ristorazione del seefood.

Ecco Davide, due sere fa, poteva non essere a bordo di quel motorino, oppure, poteva tranquillamente fermarsi all’ALT dei carabinieri perché aveva tutto in regola, non avremmo, così, regalato nulla alla camorra matrigna, se solo chi aveva – ed ha – l’obbligo di immaginare e programmare nelle istituzioni avesse fatto il suo dovere con competenza e lungimiranza! La politica sembra distante da noi ma è l’unica responsabile nel bene e nel male di ciò che ci accade!

Da Repubblica Napoli di oggi (06.09.2014)

Tutte Bugie è stato un omicidio e nel rione c’è chi inneggia alla camorra

CONCHITA SANNINO

Voleva essere un felino, ma non ce l’ha fatta a scappare da se stesso e dalla gabbia del suo destino, dalle notti passate in giro a «16 anni, quasi 17», dagli amici pericolosi o solo nullafacenti, mentre qualcuno gli aveva persino assicurato una promettente carriera di calciatore, «attaccante, però a patto che studi, ti concentri e smetti di fumare».

Ma Davide non era stato formato alla disciplina, o all’esercizio della sopravvivenza o al calcolo che ti fa svoltare. «Come un leone affronto la vita, supererò ogni salita», scriveva sul suo profilo Facebook e invece è finito bruciato mentre scappava chissà da cosa, ucciso da un proiettile sparato dal suo inseguitore, ammazzato mentre voltava le spalle al carabiniere che in una notte d’afa si è trasformato nel suo cacciatore. Davide Bifolco era questo, e forse non avrebbe mai immaginato che lo Stato, un giorno, dovesse rendergli giustizia.

Un ragazzo in bilico, come il suo Rione Traiano fatto di case popolari — da quartiere operaio scivolato verso il ghetto lungo la fascia di Napoli ovest — una distesa di palazzoni senza colore, famiglie eternamente in bolletta, alleanze tra clan sventate e di nuovo ricomposte, famiglie oneste che si chiudono in casa e aiuole che nessuno cura e che a nessun cittadino sembrano appartenere. Terreno ricco solo di espedienti facili, aspiranti ladruncoli e scippatori, piazze di spaccio ed economia di camorra, unico ufficio di collocamento aperto sul territorio.

Un rione che è stato tutto il perimetro della sua giovane vita, dove adesso, in una piovosa mattina di lutto, tanti altri Davide piangono, si disperano, accusano «i bastardi» delle forze dell’ordine, e si fanno intervistare e sfogano dolore e angoscia, per «tutte le bugie che vi stanno raccontando», per «tutte le infamità che ora ci rovesciano addosso pur di non pagare il prezzo di una morte innocente». «Non le scrivete le cazzate, ora stanno dicendo alla tivvù che hanno trovato una pistola giocattolo a quaranta metri da qui? Non vi macchiate la coscienza, pure voi», implora e insieme grida una zia di Davide.

E allora com’è andata, tra le 2.30 e le 3 di notte, lì a viale Traiano? Cos’è successo nello spazio che separa il prima e il dopo della tragedia? La voce di Davide spavalda che rientra un attimo in casa, per svegliare la madre con un sorriso, «Ma’ senti: mi prendo un cappellino e il giubbotto, c’ho freddo sul motorino, non ti preoccupare, mo’ torno, sto con gli amici». Fino a quelle sirene metalliche che annunciano la tragedia e portano il tam tam alla porta: «Prenda i documenti di suo figlio, Davide è ferito, un brutto incidente».

«È andata che lo hanno ammazzato». Salvatore Triunfo, 18 anni, qualche precedente alle spalle, il ragazzo proprietario di quello scooter Sh 300 che li ha portati dritti all’inferno, accusa e trema ancora: «Sì, è vero, c’ero io su quel motorino. Sono stato in caserma tutta la notte, mo’ mi hanno rilasciato. Non è vero che è stato un incidente. E non è vero che con noi c’era un latitante. Perché non ci siamo fermati? Perché eravamo senza casco, senza assicurazione. Siamo fuggiti e i carabinieri ci sono venuti addosso, ci hanno buttato per aria, siamo finiti in un’aiuola. Davide stava per alzarsi quando il ca- rabiniere che stava vicino a noi gli ha sparato. Poi gli ha messo le manette».

Arriva Enzo, un altro di neanche vent’anni, un altro che dice di aver visto tutto, che sostiene di essere lui il terzo su quel dannato scooter diretto all’inferno. Piange. Più che parlare, singhiozza, si copre gli occhi con le mani. «Siamo scappati perché non volevamo avere problemi, ma noi, noi non potevamo immaginare». Si ferma, lo incoraggiano: «Parla, ché solo così avremo giustizia, respira e parla». Enzo continua: «Ci hanno sparato alle spalle, abbiamo sentito un colpo e ha preso al petto Davide. Poi lo hanno subito portato in un’ambulanza, secondo me lo sapevano che era morto, ma hanno spostato il nostro Sh, hanno spostato la loro auto, lo sapevano che stava per succedere la guerra ».

La guerra, cioè seicento persone che calano giù da mezzo Rione Traiano, che sputano, lanciano pietre e inveiscono contro i carabinieri e la polizia che intanto è venuta a placare la rivolta, smontano le targhe da volanti e gazzelle, sull’onda dello sgomento minacciano di morte uomini e donne in divisa. Scene che avvengono quando a sparare è un carabiniere. Ma non, come avvenne nel 1991, fu la camorra a uccidere per sbaglio Fabio de Pandi, ragazzino di 11 anni.

Mentre ora le voci che si alimentano, la sete di vendetta montano sotto gli scrosci d’acqua violenti. Parenti, amici, familiari vanno prima in ospedale, poi in caserma: urlano, battono la testa, non ci vogliono credere che Davide è morto così. Sei ore dopo, quando la pioggia sembra sedata e goccioline della tempesta scivolano sopra le facce immobili di un centinaio di ragazzi, mentre il corpo del 17enne è ormai al Policlinico in attesa solo di un’autopsia rivelatrice, arriva il padre di Davide da un comune dell’hinterland dov’era andato a fare l’ambulante. E la sua minaccia strazia. «Dove sta il carabiniere? Gli devo uccidere il figlio. Adesso io che ci campo a fare?». Un’anziana zia dice secca, come una profezia: «La verità è una: la camorra ci protegge, e lo Stato ci uccide i figli».

Un zio di Davide, Felice, con gli occhi gonfi e rassegnati, sembra più lucido. «È stata un’ingiustizia e lo Stato deve pagare. Però questi ragazzi sono condannati, fanno cose pericolose. Le famiglie qui non possono seguire niente: troppi guai, troppi debiti, troppa povertà. Io e il padre di Davide avevamo un negozietto: siamo andati sotto e sopra, con le tasse non ce la facevamo, abbiamo venduto e siamo ambulanti. Qualcuno di noi ha fatto errori. Pensare che Davide un futuro ce l’aveva, era un bravo attaccante, piaceva tanto a Pasquale Foggia, lo sapete no, il calciatore della Salernitana. Ma poi il ragazzo non ci è andato più, voleva stare dietro alla fidanzatina, voleva la sua vita». Interviene un operaio della zona. «Lo sport è un lusso, se c’hai i genitori che ti seguono o hanno i soldi, vai ai tornei e cresci, sennò resti indietro ».

A sera cala una calma apparente sul rione in rivolta. Lo Stato resta nemico. Gli altri, capipiazza, spacciatori, rapinatori o perditempo, ci marciano, e soffiano disprezzo verso le “guardie”.

Il mio povero Davide meglio in carcere che così al cimitero

LOPOTEVA picchiare, me lo poteva mandare in ospedale. Perché me l’ha ucciso?».

Flora, 48 anni, è madre di Davide e già nonna. Piange e brucia Marlboro. La testa è sorretta dalle mani di una delle tante vicine che popolano il cortile di casa, lei alterna l’ira allo shock, scossa dalle lacrime e dalla tosse da fumatrice.

Signora, lei come pensa che sia andata?

«Hanno parlato della pistola trovata qui vicino, della pallottola che è partita per errore. Ma quale incidente? I ragazzi che erano con mio figlio mi hanno detto che Davide stava a faccia a terra nell’aiuola e si stava rialzando, quando il carabiniere me l’ha ucciso ».

Perché era in giro di notte? Le aveva detto con chi era uscito?

«Con i compagni suoi: niente di strano. Mio figlio non faceva nulla di male. È estate, Davide non lavorava ancora, era un bambino, la sera uscivano e stavano qui intorno. Mio figlio grande Tommaso (detenuto ai domiciliari, anche se è in strada con gli altri, ndr), gli aveva detto che quando risolveva le sue cose se lo portava a lavorare, manutenzione degli ascensori. Invece ci hanno distrutto. Era meglio che lo “imparavo” delinquente, almeno sparava lui. Almeno Davide si difendeva».

A 17 anni?

«Ma almeno lo andavo a trovare in carcere. Non al cimitero. Invece chi nasce qui, o è buono o è cattivo, sempre è condannato. Sia che stai su un motorino senza l’assicurazione, sia che sei un criminale, sempre nella tomba vai a finire. Vi sembra giusto?»

Gli atti del bilancio previsionale 2014 del Comune di Napoli

dissestoE’ un po’ di giorni che, sui giornali, si discute del bilancio previsionale 2014 e devo dire che quest’anno gli atti contabili approvati in luglio ed agosto dalla Giunta sono assolutamente corposi poiché si completano, finalmente, anche dei bilanci delle società partecipate e della delibera, con relativi allegati, di approvazione dei debiti fuori bilancio nonché di una serie di delibere che vale la pena studiare. E’ chiaro che una tale produzione di documenti, credo sia il frutto del lavoro che ha svolto la Corte dei Conti che con lente di ingrandimento ha esaminato gli atti contabili del Comune di Napoli come non si era fatto mai fino ad ora.

Sono interessanti le delibere collegate al Bilancio previsionale 2014 che finiranno per incidere sulla carne viva dei napoletani e che riguardano: 1) le modifiche al regolamento IMU, 2) la determinazione delle aliquote IMU, 3) il regolamento della disciplina dell’UIC, 4) la determinazione delle aliquote TASI, 5) il regolamento sulla imposta di soggiorno, 6) la determinazione delle tariffe della imposta di soggiorno, 7) la determinazione del prezzo delle aree e dei fabbricati che potranno essere cedute a terzi, 8) la delibera del rendiconto di gestione 2012, 9) la delibera del rendiconto di gestione 2013, 10) la relazione sui DERIVATI, 11) i parametri del DEFICIT 2013, 12) il programma triennale dei lavori pubblici 2014/2016. Non c’è che dire credo che il consiglio comunale questa volta durerà diversi giorni e diverse notti!

Nell’ottica della trasparenza e della condivisione, metto a Vostra disposizione tutti gli atti di bilancio che ho provveduto a caricare sul server. Mi farebbe piacere se vi fosse qualche anima di buona volontà disposta ad esaminarli per un confronto visto che tra circa 20 giorni gli atti dovranno essere votati in consiglio.

In questi momenti penso a quanto i politici italiani siano stati miopi a non conservare una classe dirigente in grado di fare squadra in circostanze come queste. Mi immagino un partito che sia di supporto con studi ed approfondimenti ai propri rappresentanti nelle istituzioni ed, invece, assisto puntualmente a consiglieri che in ordine sparso votano svogliatamente atti dei quali forse non hanno manco letto la prima pagina! Al contrario di quello che si potrebbe pensare l’Italia muore per la mancanza di partiti veri. Ecco gli atti:

Bilanci delle società partecipate (clikka)

Bilanci previsionali delle Municipalità (clikka)

Delibera di riconoscimento dei debiti fuori bilancio con allegati (clikka)

delibere collegate al bilancio previsionale 2014 (clikka)

delibera e schede tariffe servizi a domanda individuale 2014 (clikka)

relazione previsionale e programmatica con schede (clikka)

per accedere a tutti gli atti del bilancio clikka

Intanto Vi incollo le prime considerazioni che ci sono pervenute sui debiti fuori bilancio:

“E’ stata approvata finalmente in giunta la delibera relativa al riconoscimento dell’ultima tranche dei dfb del 2013 (1-11/31-12 2013).
Già in occasione dell’approvazione del rendiconto 2013 avevamo accennato al fatto che appariva singolare la presentazione di un consuntivo che non tenesse conto di tutti i debiti fuori bilancio originatisi nell’esercizio…

D’altronde – comunque – secondo l’impostazione dell’amministrazione ciò avrebbe avuto un rilievo meramente ricognitivo, non contabile in quanto anche la prima tranche di debiti (relativa al periodo 1-1/31-10 2013) era stata fatta gravare (con la scusa del plafond stabilito nel piano di riequilibrio) su esercizi futuri!!!

Infatti va sottolineato che “l’importo dei dfb rilevato nei primi dieci mesi del 2013 è di poco più di 64 mleuro. Di cui circa 35 riferibili alla lettera a) dell’art. 194 comma Tuel (cioè spese per sentenze) e circa 29 mleuro riferibili alla lettera e) (cioè spese in violazione dei procedimenti contabili)… i 64 milioni sono stati spalmati in 3 anni (0.7 milioni nel 2014; 29,3 milioni 2015 e 33,1 milioni nel 2016); un milione è stato coperto con residui 2013”.

Pertanto già oltre 62 mleuro erano stati “allontanati” sugli esercizi 2015-2016 (alleggerendo non solo il bilancio 2013 – cioè l’esercizio dove andavano correttamente imputati – ma anche il 2014). Adesso, secondo la delibera di proposta al consiglio 626 del 21-7-2014, la giunta propone di far gravare per 19,56 mleuro (cioè la quasi totalità della massa rilevata nell’ultimo bimestre dell’anno, tranne 0,35 mleuro gravanti su residui) i debiti fuori bilancio addirittura sul 2017!!!

In questo caso si tratta non soltanto di una scorrettezza formale ma anche politica: infatti non solo si posticipa arbitrariamente una spesa che pertiene con tutta evidenza all’esercizio 2013, ma addirittura si ipoteca il bilancio relativo a un esercizio ricadente al di fuori dello stesso mandato del sindaco.

Altre due considerazioni che richiedono attenzione:
1) come già notato in occasione della prima ricognizione 2013, non sono stati rispettati i termini stabiliti dall’art. 194 TUEL e dal corrispondente articolo del regolamento di contabilità per il riconoscimento dei debiti fuori bilancio (questo fatto viene addirittura rilevato dal collegio dei revisori…).
2) il rinvio ulteriore al 2017 per la procedura di impegno, liquidazione e pagamento dei creditori delle diverse partite riconosciute come dfb rende del tutto aleatori gli equilibri di bilancio dell’esercizio in corso in quanto non si tiene conto degli oneri di giustizia e degli interessi che per consapevole scelta discrezionale dell’amministrazione si genereranno nel corso dei prossimi anni fino a quando, finalmente, i creditori saranno soddisfatti. Il provvedimento, pertanto, potrebbe esporre anche ad eventuali responsabilità di funzionari e amministratori; per i funzionari in particolare, in questo caso va considerato che è pienamente operante il comma 2 dell’art. 9 D.L. 78/2009.

Infine permane il “mistero” del maxi-debito ubi factor-elektrica (circa 18,5 mleuro), emerso con una sentenza del consiglio di stato e riconosciuto dalla giunta il 19 dicembre 2013 insieme alla ricognizione dei primi dieci mesi, di cui non si è sentito più parlare”.

Chi paga per gli errori nella stazione della metropolitana di Piazza Garibaldi

stazionegaribaldiSettembre è un periodo di piogge e mi aspetto di rivedere le stesse scene a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi nella nuovissima stazione di piazza Garibaldi della metropolitana dove, quando, piove, piove anche dentro la stazione. Ovviamente è una cosa assurda e pertanto il 2 maggio scorso ho formulato una interrogazione (clikka) all’assessore alle infrastrutture al fine di capire se è normale che piova dentro una stazione appena realizzata e pagata fior di centinaia di milioni di euro! Purtroppo, fino ad oggi, nonostante la interrogazione sia assolutamente specifica e circostanziata, non ho avuto alcuna risposta.

Il fatto gravissimo è che nella nuova stazione i lavori stanno continuando, pertanto, abbiamo la fortuna che l’impresa appaltatrice è ancora presente nel cantiere e, quindi, potremmo chiedere conto e ragione di ciò che accade ad ogni pioggia.

Ebbene, secondo Voi cosa farebbero il sindaco, gli assessori, ovvero, ogni persona sana di mente se l’impresa chiamata per ristrutturare la propria casa installasse gli infissi in modo tale che ad ogni temporale occorrerebbe prendere la canoa per andare dalla cucina al salotto ? E’ chiaro che quando si tratta della propria tasca il comportamento è facile da immaginare: non paghi e cacci l’impresa!

Nel caso dell’amministrazione della cosa pubblica, invece, non accade nulla! I soldi sono pubblici, quindi, di nessuno e si possono pure buttare dalla finestra, tanto questi fessi di cittadini italiani ed in particolare di napoletani non si lamentano manco.

Secondo Voi un cittadino tedesco o inglese come reagirebbe all’inerzia della pubblica amministrazione ed a questo scempio dei soldi pubblici? Anche questo è facile da immaginare!

E’ possibile, dunque, che l’amministrazione non si degni neppure di spigare, non al sottoscritto consigliere che rompe le scatole, ma alla cittadinanza di chi è la colpa?

Orbene, nel caso di specie la causa potrebbe essere anche un errore di progettazione ma nessuno si è degnato, quando si sono verificati i fatti, di accertare alcunché.

Nell’interrogazione troverete alcune richieste specifiche poiché per esperienza professionale sono sicuro che l’impresa appaltatrice è stata puntuale a fare le sue riserve e richieste all’amministrazione mentre quast’ultima, molto probabilmente, potrebbe non aver fatto nulla per difendere il bene e l’interesse pubblico, tal volta per incapacità dei titolare del potere di controllo, tal volta per altre ragioni che non mi va neppure di immaginare …

Per vedere il video di quello che accade nella stazione Garibaldi e toccare con mano quanto siamo “fessi”, incapaci ed inadeguati nella tutela del bene e dell’interesse pubblico clikka qui

Spero che da questo post nasca una inchiesta giornalistica affinché esca fuori la verità e si vergogni chi si deve vergognare di come ha lavorato!

Degli “affari” su piazza Garibaldi, peraltro, me ne sono già occupato in una singolare vicenda:

Piazza Garibaldi come la fontana di Trevi in un noto film (clikka)

Piazza garibaldi è pubblica (clikka)

grandi stazioni in piazza garibaldi (clikka)

La sanità campana: Siamo cittadini di serie b

cardarelliIeri 30.09.2014 il Mattino di Napoli ha riportato una lunga intervista al Dott. Giuseppe Russo neurochirurgo del Cardarelli che ha chiaramente esposto quali sono i danni che derivano dalla disorganizzazione della rete dell’emergenza nella nostra Regione. La cosa che mi colpisce è che sono tutte cose assolutamente logiche che da anni, sono sicuro, sono state riferite ai politici che avrebbero dovuto intervenire e non sono intervenuti.

Ciò che registro è, infatti, la grande insensibilità da parte delle amministrazioni regionali che si sono succedute che, ovviamente, vanno tutte messe sul banco d’accusa per aver contribuito in un certo qual modo alla morte o all’aggravamento della salute di molti nostri concittadini campani.

La cosa che effettivamente fa rabbia è che il caso regione campania è assolutamente singolare poiché in tutte le altre regioni d’Italia i Policlinici Universitari sono stati inseriti nella rete dell’emergenza e sopratutto esiste una vera e propria rete delle emergenze. Non è un caso che fino ad ora sul ruolo del Policlinico non ci sia stata una parola degli addetti ai lavori, di modo che possiamo legittimamente pensare che avranno di che vergognarsi per non avere avuto neppure il coraggio di spiegare le loro ragioni come, invece, hanno fatto i manager del Monaldi che hanno dato la loro piena disponibilità alla rete delle emergenze.

Ad ogni buon conto a fine settembre organizzeremo un convegno invitando tutti coloro che sono stati chiamati in causa al fine di comprendere come effettivamente stanno le cose e cosa si potrebbe e dovrebbe fare per porre per fare in modo che i cittadini campani non siano considerati di serie b dalla politica locale.

MATTINO NAPOLI del 31-08-2014

Protestano anche i neurochirurghi «Ictus, manca una rete per i soccorsi»

Protestano anche i neurochirurghi «Ictus, manca una rete per i soccorsi» II caso L’allarme delle associazioni: in Campania mortalità record potrebbe essere dimezzata A Milano ce ne sono nove. A Torino cinque. Altrettante a Roma. A Genova tré e due a Palermo. A Napoli nessuna. Parliamo delle «stroke unit», le unità di urgenza ictus. Da Giuseppe Russo, neurochirurgo del Cardarelli, nonché presidente regionale di Alice, l’associazione nazionale per la lotta all’ictus cerebrale, parte la denuncia: «In Campania abbiamo l’indice nazionale più alto di incidenza per l’ictus ischemico e la più alta mortalità sia per l’ischemico che per l’emorragico. La causa? La mancanza di una rete di unità operative dedicate, di percorsi condivisi per la trombolisi, di centri di rifermento regionali per gli aneurismi cerebrali e le emorragie cerebrali. Tutte cose già definite con un decreto ad hoc e mai attuate» dice Russo. E aggiunge subito: «L’ictus è la prima causa di disabilità nell’adulto. Ed è gravato da una elevata mortalità sino all’ottanta per cento per l’emorragico. Una mortalità che può essere dimezzata con un sistema di emergenza efficiente. Hanno rilevato che con questa modalità gestionale si riducono statisticamente sia la mortalità sia il grado di invalidità di chi ha subito un ictus, indipendentemente dalla gravita e dall’età di chi è colpito. Essenziale è cercare di far arrivare la persona nella struttura specializzata quanto prima in modo che esegua subito gli esami, la Tac in particolare, per capire se l’ictus è stato determinato da un’ischemia o da un’emorragia. Nel primo caso, infatti, si può procedere alla trombolisi, una tecnica in grado di sciogliere il coagulo che impedisce al sangue di arrivare al cervello. La cosa importante, però, è agire entro le prime tre-quattro ore al massimo perché, dopo quest’arco di tempo può verificarsi un’emorragia in seguito al trattamento. Naturalmente, prima si interviene, più parti di cervello possono essere salvate. m.l.p. I dati A Milano nove «stroke unit» a Torino e a Roma cinque Nessuna a Napoli «II piano c’è ma è inattuato». Gli interventi Russo, presidente di Alice: tutti i pazienti al Cardarelli dove non è possibile un’assistenza adeguata Innanzitutto col trasporto immediato, «time is brain», come dicono gli americani. In secondo luogo il paziente deve essere assistito presso centri qualificati. Oggi nel migliore dei casi si fa quel che si dice «la corsa dell’asino». Il 118 trasporta, infatti, il paziente presso l’ospedale più vicino e poi verso il Cardarelli dove non esiste una struttura adeguata (unità ictus) e troppo spesso c’è personale stressato, non specificamente addestrato ne supportato da percorsi assistenziali dedicati». Per l’ictus, spiega ancora il neurochirurgo, il piano regionale per l’emergenza è già stato scritto da una commissione ad hoc presso il commissariato, e dichiara ancora il professionista del Cardarelli – «custodito nei cassetti da più di un anno». Intanto i pazienti che si rivolgono in strutture tipo Casoria, Pozzuoli e tutti gli altri ospedali minori, non trovano altro che essere trasferiti al Cardarelli con perdita di tempo talvolta fatale. Quelli che vi giungono in tempo ricevono assistenza inadeguata se non «incivile», su barelle nei corridoi, garantita da personale sotto stress e talvolta non specificamente competente. Le Unità Urgenza Ictus o Stroke unit sono composte da un team di professionisti di vario genere (sia medici sia infermieri) che conoscono il problema e sono in grado di trattarlo a perfezione.

MATTINO NAPOLI del 31-08-2014 La Penna Marisa

Pronto soccorso sì del Monaldi alla rete unica = Emergenza, il Monaldi apre al decreto Romano

Parla il direttore generale dell’Ospedale dei Colli che riunisce in una sola azienda il Monaldi, il Cotugno e il Cto. Il Monaldi, spiega Giordano, «è già nella rete territoriale di emergenza per quanto riguarda la cardiologia, la cardiologia interventistica, la chirurgia toracica, la cardiochirurgia pediatrica e per adulti e la chirurgia vascolare». > La sanità Emergenza, il Monaldi apre al decreto Romani II D.G. Giordano: «Già siamo integrati, ma i pazienti li distribuisce meglio l’azienda territoriale. «Per noi non cambia nulla. Siamo già nella rete dell’emergenza. Siamo sempre a disposizione delle esigenze regionali». Parla il direttore generale dell’Ospedale dei Colli che riunisce in una sola azienda il Monaldi, il Cotugno e il Cto. All’indomani dell’intervista rilasciata al Mattino da Ferdinando Romano, il capo di dipartimento Salute della Regione Campania, nella quale anticipa i contenuti di un decreto, già pronto, che sancirà il raccordo funzionale tra Cardarelli, Monaldi e Policlinico federiciano – vale a dire una rete polare al servizio dell’ospedale più grande del Mezzogiorno, un decreto, come ha ribadito lo stesso Romano «a cui nessuno potrà sottrarsi» – il direttore Antonio Giordano si dice, dunque, «assolutamente a disposizione». E aggiunge subito: «Siamo comunque da sempre nella rete. Tanto per fare un esempio proprio questa mattina (ieri ndr), personale medico e infermieri stico del Cotugno, ospedale che cura le malattie infettive è stato al porto ad accettare i migranti giunti in nave». «Ribadisco comunque che siamo da sempre a disposizione. Sicuramente saluto con grande interesse il decreto. Auspicando, così, un maggiore coordinamento delle attività dell’emergenza. Perché questo aiuta tutta l’assistenza nella regione Campania». «Poco cambia nel nostro modo di lavorare. Per il paziente si cercherà la migliore destinazione per la patologia di cui è affetto. In ogni caso è molto meglio se il coordinamento dell’emergenza venga svolto da un’azienda territoriale che può distribuire meglio i pazienti, a seconda delle disponibilità e delle discipline a disposizione di ogni singolo presidio». Il Monaldi, che rappresenta un’eccellenza in molte discipline, ricorda Giordano, «è già nella rete territoriale di emergenza per quanto riguarda la cardiologia, la cardiologia interventistica, la chirurgia toracica, la cardiochirurgia pediatrica e per adulti e la chirurgia vascolare». E conclude: «Inoltre abbiamo già un pronto soccorso operativo al Cotugno per le malattie infettive». Non vuole invece commentare il decreto il direttore generale del Policlinico, Giovanni Persico. Ma quali sono le novità del decreto? Innanzitutto Ferdinando Romano ha chiarito, una volta per tutte, che sarebbe inutile tenere tré pronto soccorso (al Cardarelli, al Monaldi e al Policlinico) nel raggio di un centinaio di metri quadrati. «Sarebbe scarsamente funzionale, è molto più logico, invece, mettere in campo efficaci sinergie» ha dichiarato ieri al Mattino. In quanto al decreto, «esso sancirai! raccordo funzionale tra il più grande ospedale del Mezzogiorno, il Monaldi e il policlinico dell’Università Federico л. Una rete polare, ha spiegato il capo dipartimento Salute della Regione Campania, al servizio del pronto soccorso del Cardarelli. Come abbiamo scritto nei giorni scorsi al pronto soccorso del Cardarelli si registrano mediamente trecento accessi al giorno. In alcuni casi si arriva anche a trecentocinquanta. Un lavoro improbo per i medici e di attese talvolta lunghe per l’utenza, che sempre più spesso sfocia in episodi di violenza ai danni dei sanitari da parte di familiari di degenti in attesa di essere visitati. Nel solo mese di agosto ben tre sanitari del pronto soccorso (di cui due infermieri) sono stati malmenati ed hanno dovuto a loro volta essere curati dai colleghi del reparto di emergenza.

Il degrado dello storico mercato ittico di Napoli

dianaQuella del mercato ittico di Napoli è stata una battaglia sin dall’inizio della consiliatura. Grazie alla sinergia che si è creata nel consiglio comunale, infatti, per evitare che fosse trasferito in virtù di una decisione della giunta iervolinoe prima ancora di quella bassolino, sono riuscito ad immaginare una soluzione che prevedesse la ricapitalizzazione del CAAN di Volla (una cattedrale nel deserto costata ai cittadini qualche centinaio di milioni di euro e, guarda caso in crisi economico/finanziaria) attraverso il conferimento della gestione del mercato storico del pesce di Napoli alla società partecipata dal comune. Valutai, infatti, positivamente le istanze che venivano dai mercatali che rappresentavano un pezzo dell’economia cittadina con un giro di affari di circa 200 milioni di euro l’anno che, in un momento di crisi, doveva essere preservato.

Orbene, sono fermamente convinto che la politica e l’amministrazione pubblica debbano giocare di sponda con l’economia e con l’imprenditoria, creando le condizioni affinché essa si sviluppi. Constato, invece, che tutte le volte in cui la politica e l’amministrazione pubblica entrano in contatto col mondo dell’impresa si creano veri e propri sfaceli. Ciò sta accadendo con il Mercato Ittico di Napoli di cui a questo punto della storia conosciamo i nomi ed i cognomi dei responsabili politici ed amministrativi!

L’inizio della vicenda è stato traumatico perché il Sindaco pare avesse avuto l’idea di sloggiare il mercato ittico e, nel segno dell’ospitalità, trasformare il fabbricato dello storico mercato in una Moschea. Vista la linea del sindaco, l’assessore Marco Esposito, fece ogni cosa per scoraggiare l’indirizzo politico che stava nascendo in consiglio. Ci vollero molti consigli comunali e molti interventi, infatti, per raddrizzare una barca che sembrava stesse affondando con tutti i mercatali dentro. Poi finalmente riuscimmo a far approvare dal Consiglio Comunale all’unanimità prima un Ordine del giorno (clikka) e poi una delibera (clikka) che, credevo, avessero messo fine alle traversie del mercato ittico.

I mercatali a questo punto per consentire l’esecuzione dei lavori di adeguamento al fabbricato Cosenza accettarono di trasferirsi momentaneamente a Volla con l’idea di rientrare dopo qualche mese, anzi, con la promessa del rientro entro il natale 2013 per consentire la consueta celebrazione della vendita della notte dell’antivigilia. Ebbene, i fatti ci hanno amaramente dimostrato che non solo è trascorso natale ma anche pasqua 2014 con l’aggravante che al vertice della società che dovrebbe guidare il CAAN è stato riconfermato un esperto, per così dire, di camorra, l’ex senatore Lorenzo Diana (clikka), che aveva già dimostrato di non essere tagliato per fare il manager di una società pubblica.

Abbiamo, quindi, il caso particolare dove la politica del consiglio comunale ha fatto il proprio dovere dando un indirizzo preciso, mentre quella della giunta capitanata da Sindaco ed Assessore alle attività produttive, Enrico Panini, con il loro alfiere, Don Lorenzo Diana, messo a capo del CAAN, si sono impantanati in un groviglio da cui un intero pezzo dell’economia napoletana sta subendo le conseguenze negative.

Eppure basterebbe parlare con i tanti pescivendoli di napoli e chiedere cosa ne pensano della localizzazione del mercato a Volla, per capire che il settore è in crisi a causa del trasferimento e che di questa crisi, tutta napoletana, se ne stanno avvantaggiando il mercato di Mugnano e quello di Pozzuoli. Orbene oggi il problema serio è legato al fatto che i ritardi provocati dalla malagestio della vicenda hanno fatto scadere il certificato CEE per il mercato di Piazza Duca degli Abruzzi e che per la riemissione di tale certificato occorrerebbe una preparazione tecnico/manageriale che il CAAN con il suo attuale CDA ha dimostrato di non avere, avendo scelto di dare spazio ai riciclati della politica anziché a figure manageriali!

Orbene oggi gli articoli che leggo sulla stampa cittadina, mi lasciano l’amaro in bocca e mi mortificato poiché un luogo che è sempre stato vissuto come un’area viva e vitale per napoli e la sua economia oggi è riparo dei senza fissa dimora ed in uno stato di degrado provocato dalla stessa amministrazione e senza che se ne sia tratta la benché minima conseguenza!

Sarà un caso ma leggo che nelle more del trasferimento, ci sono state le elezioni politiche e poi quelle europee e fra poco ci saranno anche quelle regionali e poi comunali potrebbe sorgere il dubbio che questi disastri potrebbero essere causati, ovvero, prolungati ad arte. Come si dice a pensar male non si sbaglia ….

per un’ampia trattazione dell’argomento (clikka)

Da Repubblica Napoli di oggi 29.08.2014

Ex mercato ittico il dormitorio degli immigrati

ANNA LAURA DE ROSA

LO STORICO mercato ittico di piazza Duca degli Abruzzi ridotto a dormitorio abusivo. Brandine, tende e giacigli di fortuna circondano l’edificio progettato da Luigi Cosenza. Circa trenta persone di nazionalità diverse, per lo più extracomunitari, vivono in condizioni di degrado davanti ai locali in passato destinati alla vendita dei frutti di mare. Un uomo ciondola tra i materassi dopo una birra di troppo, discute con un immigrato e poi si allontana. Il resto del gruppo bivacca tra stracci e rifiuti sotto gli occhi inquietati degli utenti Anm in attesa alla fermata di via Ponte della Maddalena. Non c’è indignazione «ma scoramento » tra i cittadini, per la città degli invisibili che cresce tra spazi pubblici e opere incompiute. «Non abbiamo soldi né un posto dove andare – dice uno dei senzatetto – Qui non ci vede nessuno, a chi diamo fastidio? Perché dovremmo andarcene? ». Il mercato ittico è vuoto dal giugno del 2013, da quando gli operatori della borsa del pesce lasciarono i locali per volere dell’amministrazione, che promise con una delibera di adeguare in breve tempo la struttura alle prescrizioni igienico sanitarie dell’Asl. «Ma ad oggi è tutto fermo – protesta il portavoce del “Consorzio mercato ittico di Napoli” Pietro Chiaro – Siamo ancora relegati nel centro agroalimentare di Volla con un calo delle vendite del 60 per cento, in attesa di una nuova assegnazione dei box nel mercato di Napoli da parte del Caan e dell’avvio dei lavori. Speriamo si smuova qualcosa nelle prossime settimane». «Ci hanno preso in giro – incalza l’ex presidente del Consorzio, Antonio Maraucci – Non riavremo mai la nostra sede». Non è l’unico progetto di riqualificazione in ritardo che spalanca le porte al degrado. A due passi dai locali vuoti del mercato ittico e dal dormitorio abusivo, ci sono gli spazi del parco della Marinella, utilizzati come vespasiano dai senzatetto. L’area dell’incompiuta Villa del popolo, fu sgomberata due anni fa dall’amministrazione: c’era un campo rom. É riapparsa tra l’erba alta qualche baracca. Una piccola casetta di legno si nasconde invece nella strada sottostante il ponte della Maddalena, all’altezza dell’Ufficio scolastico regionale. In una grande discarica abusiva si distingue appena l’uscio dell’abitazione. E accanto alla porta, colpisce l’ordinata scrivania sistemata accanto ai rifiuti ingombranti.

Un altro gruppo di circa venti persone vive tra i rifiuti. L’insediamento della vergogna cresce ogni giorno in via Amerigo Vespucci, all’altezza di piazza Mercato, nei giardini alle spalle delle Torri aragonesi: una bicicletta e un motorino lasciati accanto a una casetta di cartone costruita tra l’erba selvaggia. Sono sotto gli occhi di tutti invece i senzatetto stesi tra le aiuole alle spalle della fermata Anm: «Accendono fuochi per cucinare, si ubriacano e litigano – denunciano i residenti – A volte si spingono fino alla Circumvesuviana per rimediare qualche euro. È un pezzo di città che solo un’amministrazione troppo distratta può permettersi di non vedere».

I killer della sanità campana

caldoroProsegue l’inchiesta de il Mattino di Napoli sulla Sanità campana e questa volta a parlare è il primario della Chirurgia Vascolare del Cardarelli Carlo Ruotolo. Consiglio la lettura dell’intervista in calce perché fa capire quanto la politica sia approssimativa e superficiale poiché potrebbe semplicemente riorganizzare un servizio, senza ulteriori spese, a tutela della salute pubblica, ed omette di farlo.

Il tema vero è che tutti quelli che vedo impegnati in politica pensano di avere le doti per fare il parlamentare, il ministro, il governatore, il sindaco, il consigliere regionale o comunale senza pensare che dalla loro attività, una volta eletti, dipendono la vita di milioni o centinaia di migliaia di persone. L’altra faccia della medaglia è che molti cittadini non pensano che dal loro voto dipende la loro vita e quella dei loro familiari, pertanto, è bene che ci siano inchieste di questo tipo non fosse altro per far capire ai cittadini che quando votano stanno mettendo a rischio la loro pelle e quella dei loro figli! In diritto c’è un principio sul nesso di causalità che si esprime con il brocardo latino causa causae est causa causati. Ecco questo principio dovrebbe essere applicato per accertare la responsabilità politica!

Nonostante i numerosi articoli ed interviste continuo a registrare il silenzio di caldoro e dei consiglieri regionali. Non c’è che dire dei politici di alto profilo!

il nuovo policlinico ostaggio dei baroni dell’università (clikka)

Da il Mattino di Napoli del 29.08.2014 Maria Pirro

Intervista a Carlo Ruotolo – «Manca una rete sulle emergenze ognuno fa da sé» = «Molti centri per il cuore ma non c`è coordinamento»

Ruotolo, primario del Cardarelli: manca una rete regionale.

II primario del Cardarelli «Manca una rete sulle emergenze ognuno fa da sé».

Carlo Ruotolo è direttore della Chinirgia vascolare dell’ospedale Cardarelli. Il chirurgo avverte che, oltre le vicende riportate dalle cronache di questi giorni, c’è una questione di organizzazione: «Questo è il vero problema: la mancanza di una rete regionale per l’emergenza vascolare e la distribuzione delle risorse, che va organizzata diversamente. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza è decisivo. Ma il problema è politico: non c’è una visione di insieme. Difatti, noi specialisti che operiamo sul campo in questi anni non siamo stati mai convocati e ascoltati dalle istituzioni». Carlo Ruotolo è direttore della Chinirgia vascolare dell’ospedale Cardarelli. Con la sua équipe esegue quasi 900 interventi all’ anno, di cui circa 120 in regime d’urgenza. Avvisa: «A Napoli le difficoltà nel ricovero del paziente affetto da dissezione dell’aorta, giunte alle cronache in questi giorni, sono emblematiche perché evidenziano i problemi nella gestione dell’emergenza che riguardano tutte le specialità, in particolare chirurgiche». Quanti casi di dissezione dell’aorta si verificano all’anno? «Circa quattro ogni 100mila abitanti. Si contano 60-70 diagnosi all’anno m Campania. Si tratta di una patologia poco frequente, ma complessa e grave, che richiede pertanto un preciso percorso diagnostico teraupeutico. La sua principale ma non unica manifestazione clinica è un dolore al torace, quindi un sintomo a-specifico, spesso associato a un aumento della pressione». Che fare in questi casi? «Andare subito al pronto soccorso, in una struttura che abbia possibilità di eseguire una valutazione da un punto di vista cardiologico e cardiochirurgico». Avuta la diagnosi, cosa accade? «La dissezione dell’aorta va trattata solo in centro di cardiochirurgia. Sono tre le opzioni terapeutiche. Se la dissezione avviene all’origine dell’aorta, nel primo segmento ascendente (tipoA), se possibile occorre intervenire chirurgicamente in urgenza con una circolazione extra-corporea: c’è un rischio di morte improvvisa per tamponamento cardiaco, che aumenta con il passare delle ore». Quali sono le altre opzioni? «Se la dissezione interessa l’aorta toracica discendente (tipo B), esistono due possibilità terapeutiche, in funzione del quadro clinico: una terapia medica farmacologica per il controllo della pressione arteriosa e del dolore, oppure un trattamento endovascolare, senza intervento a cuore aperto». Aldilà delle vicende di cronaca, nell’ambito della sua specialità come nelle altre spedalità chirurgiche, c’è un problema di organizzazione della rete di emergenza? «Questo è il vero problema: la mancanza di una rete regionale per l’emergenza vascolare e la distribuzione delle risorse, che va organizzata diversamente. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza è decisivo. Ma il problema è politico: non c’è una visione di insieme. Difatti, noi specialisti che operiamo sul campo in questi anni non siamo stati mai convocati e ascoltati dalle istituzioni». Cosa propone? «Le urgenze vascolari riguardano molte patologie che possono causare anche la morte del paziente o l’amputazione di un arto. Ad esempio, solo al Cardarelli trattiamo circa 20 aneurismi dell’aorta rotti all’anno, una patologia più frequente delle dissezioni aortiche (circa 9 casi all’anno ogni 100.000 abitanti) e con una mortalità che sfiora 1’80% perché circa un terzo dei pazienti non arriva neppure in ospedale o è già in condizioni gravissime. E tutti vanno operati in emergenza, a meno che non si tratti di pazienti “compassionevoli”». Stesse difficoltà di intervento in questi casi? «Anche il trattamento degli aneurismi rotti richiede una centralizzazione regionale dei percorsi terapeutici per poter offrire le diverse opzioni terapeutiche attualmente disponibili (chirurgia a cielo aperto, trattamento endovascolare) e che non possono essere offerte se non da pochi centri. La patologia Dissezione dell’aorta, in Campania si contano solo 70 casi ogni anno adeguatamente attrezzati. Lo dicono tutti i dati della letteratura scientifica disponibili». Quindi? «È indispensabile creare una rete dell’emergenza vascolare. Noi chirurghi vascolari specialisti stiamo cercando di organizzarci per agire dal basso in questa direzione e fare sinergia tra centri specializzati, Cardarelli, Vecchio Pellegrini, San Giovanni Bosco, Monaldi. Oltre alle strutture ospedaliere, c’è il Nuovo Policlinico. E una struttura specializzata per ogni ospedale di provincia. Più i privati convenzionati». Troppi centri o troppo pochi? «Ci sono risorse e mezzi, anche se sempre più limitati, ma manca un’opera di razionalizzazione. Il problema vero è questo, che le energie non sono ben distribuite. Dipende da volontà e competenze. Occorre una fotografia delle diverse realtà locali che operano sul territorio a livello regionale, individuare le loro criticità, valutarne l’attività e riorganizzarne un funzionamento in sinergia in base alle esigenze del territorio». Si riferisce anzitutto all’assistenza in emergenza? «Anche nei trasferimenti tramite il 118 esiste un problema: al Cardarelli, in relazione alla mia esperienza ma so che accade anche altrove, capita di essere chiamati a trattare contemporaneamente più emergenze vascolari e questo significa far ‘ aspettare il i paziente arrivato per ultimo. Esiste un problema di accoglienza nelle altre strutture. La rete dell’emergenza vascolare sarebbe utile anche a smistare meglio le richieste in quei centri con immediata disponibilità anche in camera operatoria. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza». In che modo riorganizzare la rete? «Si potrebbe, ad esempio, concepire una turnazione per determinate patologie rare, particolarmente onerose per la loro presa a carico, come si fa già in altre regioni, come in Piemonte. Una riorganizzazione in questo senso migliorerebbe innanzitutto i risultati dei nostri interventi in termini di salute e condurrebbe altresì a un risparmio anche economico razionalizzando il sistema».

Il Nuovo Policlinico ostaggio dei Baroni dell’Università

policlinicoGrazie alla campagna di informazione iniziata da La Repubblica Napoli e continuata da Il Mattino di Napoli oggi possiamo dire che abbiamo contezza di un fenomeno che lascia assolutamente esterefatti. Ebbene ciò che i giornalisti hanno portato alla luce in qualche settimana, dando voce a medici, infermieri e sindacati, era, dobbiamo assurdamente ritenere, sconosciuto alla politica!

E’ avvilente, infatti, che né il Governatore della Campania, che ha in mano le chiavi della sanità, né alcun consigliere regionale, si sia mai interessato, semmai anche solo denunciando, del fatto assolutamente assurdo che mentre all’Ospedale Cardarelli di Napoli ci si fa in quattro, al vicino Policlinico, che ci costa circa 200 milioni all’anno, si girano i pollici perché, almeno questo è ciò che si è scoperto, il Policlinico non è in rete con il sistema di emergenza dei pronti soccorsi poiché a ciò si oppongono i “Baroni” dell’Università Federico II che comandano la Clinica Universitaria Nuovo Policlinico. E’ avvilente, infatti, che caldoro in quattro anni non abbia fatto nulla per spezzare le catene dei “BARONI” del Policlinico così come hanno fatto in tutte le altre regioni italiane.

Il fatto è vieppiù grave poiché caldoro è sposato con la Dott.ssa Annamaria Colao, medico e professoressa ordinaria (clikka) proprio presso l’università Federico II di Napoli, quindi, si potrebbe addirittura pensare, ma credo sia una fantasia, che caldoro non abbia volutamente toccato i “Baroni” del policlinico anche perché la moglie potrebbe essa stessa essere una “baronessa”.

Ebbene, che vi possa essere un conflitto di interessi di caldoro non sarebbe la prima volta. Il Governatore della Campania, infatti, non molto tempo fa ebbe il buon gusto di nominare la moglie in un osservatorio sulla sanità campana (clikka) e solo dopo che il caso fu portato a conoscenza dell’opinione pubblica dal Corriere del Mezzogiorno, la nominata si dimise.

E’ chiaro che tutta questa situazione non contribuisce a dare autorevolezza alla classe politica di modo che il governatore della regione resta ostaggio dei baroni dell’università di medicina. Non ci resta che auguraci di stare in buona salute…

vedi anche: non taccia caldoro sui mali della sanità (clikka)

sanità campana il silenzio arrogante della politica (clikka)

Di seguito l’inchiesta de il Mattino di Napoli pubblicata oggi 28.08.2014

Nel deserto di viali e padiglioni, aperto il pronto soccorso ginecologico l`unica struttura che funziona a pieno regime e si fa pure la fila

Nel deserto di viali e padiglioni, aperto il pronto soccorso ginecologico l’unica struttura che funziona a pieno regime e si fa pure la fila «Questo mese abbiamo fissato appuntamenti, tra l’altro, in oculistica, odontoiatria e otorinolaringoiatria, tranne che a ridosso del Ferragosto – spiegano dal centro unico prenotazioni, dove di pomeriggio è in servizio un solo impiegato a fronte delle quattro scrivanie e degli altrettanti sportelli dell’ufficio – alcuni servizi funzionano ad un orario ridotto, altri non vengono garantiti per lavori. Ma ciò si spiega anche perché non facciamo parte della rete delle emergenze». Ecco, è proprio questo il punto. In quasi tutte le regioni italiane i Policlinici universitari hanno il pronto soccorso. A Napoli no. Ci hanno provato in tanti alla Regione a coinvolgerli (qualche anno fa Bassolino e oggi Caldoro), ma finora senza risultato. Eppure di soldi questa enorme città sanitaria, che si estende per 440mila metri quadrati e ha mille posti letto, ne riceve tanti: circa 200 milioni all’anno. Secondo i medici ospedalieri fin troppi. Perché, a fronte di questi finanziamenti, non assicura il supporto necessario quando si tratta di gestire casi gravi ed emergenze. Da qui l’affondo: «I colleghi che lavorano nelle strutture universitarie sono privilegiati perché non devono sopportare lo stress del pronto soccorso – osserva Antonio De Falco, segretario regionale del Cimo – è chiaro che allora nelle corsie dei reparti non si vedano barelle, anzi è capitato in passato che ci fossero pure molti posti letto vuoti». Eppure se senti medici e professori che lavorano al Policlinico cercheranno in tutti i modi di mostrarti l’altra faccia della medaglia. Che cioè da quasi dieci anni, a causa dei conti in rosso della sanità, è in vigore un blocco del turn over, per effetto del quale gli operatori che vanno in pensione o che lasciano il lavoro non vengono sostituiti. Dal 2006 ad oggi il nosocomio ha dovuto rinunciare a 1500 unità. Però questa situazione vale per tutti i presìdi della Campania, non solo per il Policlinico federiciano. Ma, numeri alla mano, quanti sono gli operatori in servizio nella città della salute della zona ospedaliera? Attualmente i dipendenti dell’azienda universitaria sono circa 2mila, di cui 800 medici e professori. Anche se è come se fossero molti di meno perché questi camici bianchi, per contratto, lavorano 26 ore alla settimana contro le 38 dei colleghi di un normale ospedale. I conti non tornano pure perché una parte dei medici si dedica esclusivamente all’insegnamento lasciando agli altri le attività di assistenza. Ad agosto, naturalmente, il quadro si aggrava. Secondo le stime dei sindacati, infatti, solo il 30 per cento dei dipendenti è in servizio in questo periodo. Gli altri, è ovvio, sono in vacanza, magari in barca o a spasso in chissà quale parte del mondo. Così si assiste talvolta ad un fenomeno che fa infuriare molti addetti ai lavori: a tappare le falle delle strutture universitarie sono, in virtù di accordi e convenzioni, anche gli stessi operatori sanitari ospedalieri. Già, perché mancano gli infermieri, mancano i portantini, scarseggiano persino tecnici e magazzinieri. Negli anni Settanta e Ottanta, i tempi d’oro, il Policlinico della Federico II poteva permettersi di utilizzare una squadra di dipendenti come fattorini. Ogni giorno raccoglievano i prelievi di sangue dai vari padiglioni per portarli al laboratorio centrale. Oggi, invece, quei dipendenti-fattorini non esistono più. E, sempre a causa del blocco del turn over, non sono stati rimpiazzati. Così per risolvere il problema si è fatto ricorso a una ditta esterna. Stesso copione per il magazzino e la farmacia. Le polemiche abbondano e i disagi si moltiplicano. Tuttavia si va avanti, si tira a campare, come si dice dalle nostre parti. Eppure la legge parla chiaro. Nel piano di razionalizzazione della rete ospedaliera e territoriale, approvato dopo un lungo iter dalla Regione nel 2010, è scritto espressamente che i prof devono rassegnarsi perché il Policlinico è destinato ad entrare nella rete delle emergenze. Da allora sono passati quattro anni ma questo obiettivo non è stato ancora centrato e la riorganizzazione immaginata a Palazzo Santa Lucia è rimasta nel cassetto. «Ci sono troppe differenze, se gli ospedali e le università continueranno ad essere considerati come due universi separati sarà davvero dura realizzare nuove sinergie» avverte Vittorio Russo, presidente regionale dell’Anpo, il sindacato dei primari. «Ma soprattutto – aggiunge Russo – non potrà esserci un sistema integrato del pronto soccorso senza il coordinamento della Regione, che nessuno è mai riuscito o ha mai voluto istituire». Due mondi diversi, insomma. Distanze siderali. Se ne accorgerebbe anche un alieno appena sbarcato da Marte. È sufficiente trascorrere qualche minuto nel pronto soccorso del Cardarelli e poi spostarsi al Policlinico. Persino ad agosto il nosocomio più grande del Mezzogiorno viene preso d’assalto dai pazienti e dai familiari inferociti. Nella struttura universitaria, al contrario, regna la quiete, e un silenzio surreale. Tant’è che qualcuno ha pensato pure di andare a farci jogging. Come dargli torto? Se per le visite bisogna aspettare il rientro dei medici vacanzieri, allora meglio tenersi in forma.

Policlinico, al lavoro tre medici su dieci = Policlinico, chiuso per ferie le emergenze restano fuori

Gerardo Ausiello

Corridoi deserti e reparti chiusi. I sindacati: qui letti vuoti, gli altri ospedali scoppiano. Viaggio tra i padiglioni della cittadella universitaria: vuoto e silenzio

I sindacati: qui letti vuoti, gli altri ospedali scoppiano. Trovare un medico al Policlinico della Federico II è quasi come vincere un terno secco sulla ruota di Napoli. Siamo a fine agosto ma è ancora chiuso per ferie. Spazi deserti, poche anime solitarie, qualche impavido parente che si avventura a caccia di informazioni. La cardiochirurgia è praticamente terra di nessuno. Precisamente dal 25 luglio, quando sono iniziati gli interventi urgenti di ristrutturazione del pavimento della terapia intensiva e di bonifica dell’intero reparto. L’unica struttura che somiglia vagamente ad un pronto soccorso è l’UTIC, l’unità terapia intensiva coronarica, anche se l’organico è ridotto all’osso. Ambulatori a scartamento ridotto e parcheggi chiusi. Ed è rimasto sulla carta il progetto di far rientrare il Policlinico nella rete delle emergenze. Cercansi medici disperatamente. Trovarne uno di questi tempi al Policlinico della Federico II è quasi come vincere un terno secco sulla ruota di Napoli. Di quelli che per azzeccarli, suggerisce Luciano De Crescenzo nelle vesti del professor Bellavista, devi solo rivolgerti ad assistiti o, peggio ancora, a monaci guardoni. Siamo a fine agosto ma il Policlinico è ancora chiuso per ferie. Te ne accorgi subito perché persino i servizi più elementari vengono spudoratamente negati. Il parcheggio, ad esempio: strada sbarrata e cartelli disseminati qua e là, in cui si dice senza giri di parole che dal primo al 31 agosto non ce n’è per nessuno. Un bell’inizio. Se poi percorri i lunghi viali che costeggiano i 21 padiglioni, la sensazione iniziale diventa certezza assoluta. E sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando imbattersi in un’auto era come vivere un’esperienza mistica. Spazi deserti, poche anime solitarie, qualche impavido parente che si avventura a caccia di informazioni. D’accordo, si obietterà, siamo ad agosto ma i servizi sanitari, almeno quelli, saranno assicurati. E invece entrando nei padiglioni la musica non cambia. Anzi. La cardiochirurgia guidata da Carlo Vosa, quella finita nella bufera perché da un mese è chiusa per lavori, è praticamente terra di nessuno. Precisamente dal 25 luglio, quando sono iniziati gli interventi urgenti di ristrutturazione del pavimento della terapia intensiva e di bonifica dell’intero reparto. Nell’edificio 2, quello più lontano dall’ingresso principale, l’unica struttura che somiglia vagamente ad un pronto soccorso è l’Utic, l’unità terapia intensiva coronarica, anche se l’organico è ridotto all’osso. Per il resto ogni incombenza è rinviata a settembre. Basti pensare che sulle scale che portano all’ultimo piano, fino alle sale operatorie della cardiochirurgia, giacciono abbandonate sedie e poltroncine, dismesse senza pretese dalla sala di attesa che si trova poco distante. L’unico vero reparto che funziona come quello di un normale ospedale è il pronto soccorso ginecologico. Lì puoi arrivare a qualsiasi ora e ricevere assistenza, anche se ad agosto si va facilmente in affanno. In generale è essenziale che ci siano almeno due medici di mattina, uno off limits. Ambulatori a scartamento ridotto Parcheggi chiusi: «Ripassate il primo settembre di pomeriggio, uno di notte e un altro reperibile per qualsiasi urgenza. E chiaro, però, che in caso di superlavoro la situazione si fa difficile.

 Una struttura d`avanguardia nella ricerca, mille posti letto e nel 1980 divenne il rifugio antisismico dopo il 23 novembre

La storia: Una struttura d’avanguardia nella ricerca, mille posti letto e nel 1980 divenne il rifugio antisismico dopo il 23 novembre II Policlinico, meglio noto come cittadella universitaria, insiste nella zona collinare dal 1972, anno di apertura di quello che è ritenuto un centro d’eccellenza soprattutto per la ricerca, trasformatisi poi man mano negli anni anche in vero e proprio nosocomio. All’epoca del terremoto, siamo nel 1980, visto che i suoi edifici erano antisismici e all’epoca in città non ce ne erano moltissimi, furono tanti i napoletani che trascorsero quei giorni di paura in quelle strutture solide. La costruzione, progettata da Carlo Cocchia e iniziata nei primi anni sessanta terminò nel 1972. Nel 1995 diventa «Azienda Universitaria Policlinico”, e il Primo gennaio 2004 ha assunto l’attuale nome di Azienda Ospedaliera Universitaria in seguito a un protocollo d’intesa stipulato nel 2003 tra l’Università degli Studi di Napoli Federico II e la Regione Campania. La struttura ospedaliera si estende per un totale di 440mila metri quadrati di superficie con 21 edifici a destinazione assistenziale, per un totale di 1000 posti letto per ricoveri ordinati e 200 posti letto per day hospital. Il totale di impiegati, tra medici, infermieri, tecnici, ausiliari è di circa 2mila unità. Con i suoi edifici l’Azienda ospedaliera ha cambiato il volto di un pezzo di città, quello della zona collinare, quartiere che da allora è semplicemente definito dai napoletani la «zona ospedaliera». Infatti, li ci sono i maggiori ospedali della città quali il Cardarelli, Monaldi, Cotugno e il Pascale centro d’eccellenza per la cura dei tumori. Un quartiere dove gli ospedali danno lavoro a tanti residenti.

Paziente trasferito, verifiche sulle responsabilità del 118 = «Cardiochirurgie out, paziente a Salerno»

Cardiochirurgie out, paziente a Salerno. L’inchiesta della Regione: trovato il posto ma non a Potenza, ora verifiche. «Quel paziente cardiopatico a Potenza non è mai andato. Perché in extremis si è liberato un posto al Ruggi di Salemo ed è stato trasferito lì». Il duello tra Regione e 118 continua. Terreno dello scontro è sempre il clamoroso caso dell’uomo di Frattamaggiore che il 6 agosto ha riportato una grave dissecazione aortica del tratto discendente e necessitava dunque di un intervento chirurgico urgente. A Napoli, però, non ha trovato posto perché le cardiochirurgie del Monaldi e del Policlinico erano chiuse e stanno riaprendo i battenti solo in queste ore, rispettivamente dopo una settimana e un mese di stop. «L’unico via libera – ha raccontato Giuseppe Galano, presidente campano dell’Aar (Associazione anestesisti rianimatori) nonché direttore della centrale operativa regionale del 118 – è arrivato dall’ospedale di Potenza». Ma proprio questa circostanza viene contestata dalla Regione, che ha avviato un’indagine interna per fare luce sulla vicenda. Alla fine, dopo le informazioni e gli atti raccolti dal dipartimento Salute dell’ente e dagli uffici dell’Aran, a Palazzo Santa Lucia hanno tirato le somme. «In base agli accertamenti effettuati dagli uffici il giorno 6 agosto è pervenuta alla centrale operativa regionale del 118 la richiesta, da parte della centrale 118 di Napoli 2 Nord, di disponibilità di ricovero in cardiochirurgia per un paziente ricoverato in pronto soccorso all’ospedale di Frattamaggiore – si legge nel dossier messo a punto dagli esperti dell’ente – La centrale regionale ha effettuato la ricerca di posti letto presso le centrali operative provinciali e presso gli ospedali di Napoli ottenendo riscontro negativo». Subito dopo «la stessa centrale ha effettuato richiesta di disponibilità di reparto operatorio di cardiochirurgia agli stessi indirizzi ottenendo riscontro negativo». A questo punto è partita la ricerca fuori dai confini regionali ed è arrivato il primo via libera, dal nosocomio di Potenza. Fin qui le versioni del 118 e della Regione coincidono. Ma è questo anche il momento in cui la centrale regionale esce di scena perché il trasferimento non viene gestito dal 118 bensì direttamente dall’ospedale che ha in carico il paziente. Ebbene, secondo le informazioni raccolte dal dipartimento Salute e dagli uffici dell’Arsan, alla fine, grazie ad un contatto diretto tra l’ospedale di Frattamaggiore e quello di Salerno, il cardiopatico sarebbe stato «trasferito proprio nel nosocomio di Salerno»: «È stato visitato in cardiochirurgia, dove non è stato ritenuto necessario l’intervento chirurgico. Ricoverato in cardiologia, è stato dimesso il 13 agosto». «Da ulteriori informazioni assunte presso le basi di volo degli elisoccorsi di Napoli e Salerno è stato verificato che nel mese di agosto dalla base di Napoli non è stato effettuato alcun trasferimento extraregionale. Da Salerno sono stati effettuati, invece, due trasferimenti extraregionali» fanno sapere infine da Palazzo Santa Lucia. La vicenda, comunque, non si chiude qui. Perché la giunta Caldoro non esclude verifiche sull’operato del 118 per accertare se siano stati commessi errori e irregolarità o se dalla centrale operativa siano state fatte comunicazioni sbagliate. È questo solo l’ennesimo round di una battaglia che va avanti da tempo e che riguarda la riorganizzazione del sistema di soccorso: il governatore Stefano Caldoro vorrebbe affidarlo alle Asl, Galano spinge per mantenerlo in capo al Cardarelli e ha ottenuto una prima vittoria al TAR. Il problema, comunque, non è tanto quello dei trasferimenti, che si verificano quasi quotidianamente, quanto il fatto che la rete delle emergenze a Napoli è pericolosamente in affanno. In sofferenza sono soprattutto Cardarelli, Loreto Mare e San Giovanni Bosco, che devono fronteggiare ogni giorno l’afflusso record di pazienti provenienti non solo dalla città e dall’hinterland ma anche dalle altre province campane. E allora la via d’uscita principale resta quella di inserire i Policlinici, della Federico II e della Seconda Università di Napoli, nella rete delle emergenze. Ma la strada appare in salita soprattutto a causa delle resistenze dei docenti. Ora la giunta Caldoro punta ad accelerare su questo versante mentre lavora ad una più intensa sinergia tra Cardarelli, Monaldi e Policlinico. L’ultimo pezzo della strategia prevede il rafforzamento della rete territoriale (Asl e distretti) attraverso la creazione di 300 unità complesse di cure primarie: strutture in grado di fornire primi soccorsi ma che non sono costose e complesse come i pronto soccorso ospedalieri.

Sanità Campana: Il silenzio arrogante della politica

cardarelliNonostante Repubblica Napoli abbia riportato in più articoli i gravissimi fatti accaduti all’Ospedale Cardarelli e ciò che accade (anzi che non accade) al Policlinico Nuovo di Napli, caldoro insiste con il suo arrogante silenzio.

Ieri (26.07.2014) sempre Repubblica Napoli ha riportato nelle lettere una mia riflessione (clikka) proprio su questo tema che invito a leggere per chi non l’avesse già fatto.

Oggi (27.08.2014) su Il Mattino di Napoli compaiono tre articoli tutti incentrati sulla malasanità Campana. Sarà il caldo, saranno le ferie, ma registro un assoluto silenzio anche dei consiglieri regionali e di tutte le forze politiche.

E’, infatti, imbarazzante che si parli di Fonderia democratica e non si pongono in primo piano i veri problemi che affliggono i cittadini Campani e Napoletani!

Nell’ultimo articolo troverete enunciata l’ideaona del governatore che, dopo aver chiuso ospedali e reparti e costretto i cittadini campani ad andare a curarsi in emergenza a Potenza, si è inventata una accelerazione nell’ultimo anno di amministrazione mettendo sulla carta la istituzione delle cd. Unità Operative Complesse di Cure Primarie. Come dire, prima si chiudono i presidi e poi si creano 300 unità che forse serviranno a dare dei posti e delle indennità aggiuntive ad amici e parenti.

Poiché si avvicinano le elezioni regionali Vi consiglio una attenta lettura almeno per sapere con chi avremo a che fare in campagna elettorale non fosse altro per potere rintuzzare i candidati sui veri temi politici!

Da Il Mattino di Napoli di oggi (26.08.2014)

Gerardo Ausiello

Sanità, il caso dei reparti chiusi = Paziente trasferito a Potenza giallo sui posti letto esauriti

Cardiopatico trasferito a Potenza, giallo sugli otto no: caccia ai documenti sui posti letto non utilizzati Dagli ospedali campani otto no al ricovero, i dubbi della Regione.

Bufera sui servizi negati ad agosto. La Regione: anche i Policlinici nell’emergenza. Ma i docenti fanno resistenza; Sanità, il caso dei reparti chiusi Cardiopatico trasferito a Potenza, giallo sugli otto no: caccia ai documenti sui posti letto non utilizzi Gerardo Ausiello Una rete delle emergenze insufficiente, la mancanza di coordinamento tra gli ospedali, lo scarso personale in servizio (sia a causa delle ferie che del blocco del rum over). C’è tutto questo dietro il clamoroso caso del paziente cardiopatico che il 6 agosto è stato trasferito m elicottero da Napoli a Potenza. Paziente che necessitava di un intervento chirurgico urgente. E invece si è perso tempo prezioso alla disperata ricerca di un nosocomio che potesse accoglierlo. Le cardiochirurgie cittadine, del Monaldi e del Policlinico, erano infatti chiuse e stanno riaprendo i battenti solo in queste ore. La sfida della Regione: anche i Policlinici nell’emergenza. Ma i docenti universitari fanno resistenza. La sanità, il caso Paziente trasferito a Potenza giallo sui posti letto esauriti Dagli ospedali campani otto no al ricovero, i dubbi della Regione. Una rete delle emergenze insufficiente, la mancanza di coordinamento tra gli ospedali, lo scarso personale in servizio (sia a causa delle ferie che del blocco del turn over). C’è tutto questo dietro il clamoroso caso del paziente cardiopatico che il 6 agosto è stato trasferito in elicottero da Napoli fino a Potenza. È rio che emerge dalle prime indagini. Il paziente aveva riportato una grave dissecazione aortica del tratto discendente e necessitava di un intervento chirurgico urgente. E invece si è perso tempo prezioso alla disperata ricerca di un nosocomio che potesse accoglierlo. Le cardiochirurgie cittadine, del Monaldi e del Policlinico, erano infatti chiuse e stanno riaprendo i battenti solo in queste ore, rispettivamente dopo una settimana e un mese di stop. Alla fine L’unico via libera è arrivato da un ospedale che dista 150 chilometri da Frattamaggiore, dove l’uomo era stato ricoverato. Com’è possibile che in Campania non ci fosse neppure una struttura in grado di intervenire? E perché? Per dare una risposta a queste domande la Regione ha avviato nelle scorse ore un’indagine interna. Qualcosa, è evidente, non ha funzionato. Ma cosa è successo davvero quel giorno di inizio agosto? Una volta fatta la diagnosi, i medici del presidio di Frattamaggiore (che non ha la cardiochirurgia) hanno disposto il trasferimento urgente dell’ammalato nell’ospedale più vicino. Si è cosi messa in moto la macchina del 118, che ha incassato una lunga serie di dinieghi. Il primo è arrivato dal Monaldi, dove era in corso un intervento di bonifica (obbligatorio almeno due volte all’anno) che ha determinato la chiusura della cardiochirurgia per adulti, guidata da Gianantonio Nappi. L’assistenza è stata comunque assicurata utilizzando per le urgenze la cardiochirurgia pediatrica ma quel giorno, dicono dall’azienda dei Colli, i quattro posti letto in terapia intensiva pediatrica erano tutti occupati. Stessa risposta dal Policlinico della Federico II, e per motivi simili: nel re- parto, diretto da Carlo Vosa, erano in corso gli interventi di bonifica e i lavori di ristrutturazione del pavimento della terapia intensiva. Entrambe le cardiochirurgie, dunque, hanno chiuso i battenti contemporaneamente e senza coordinarsi. Subito dopo i sanitari hanno incassato l’indisponibilità della cllnica Mediterranea, convenzionata con il servizio sanitario regionale, che dispone della cardiochirurgia ma che non fa parte della rete delle emergenze: «Non abbiamo potuto accogliere quel paziente per mancanza di posti disponibili e ce ne rammarichiamo – spiega l’amministratore delegato Celeste Condorelli – tuttavia se la Regione coinvolgerà anche i privati nella rete delle emergenze, non ci tireremo indietro». A questo punto la centrale operativa del 118 si è rivolta alle altre province campane, che dispongono di cinque cardiochirurgie (presso gli ospedali di Caserta, Salem

o e Avellino, la casa di cura Pineta Grande di Castelvoltumo e la clinica Malzoni nel capoluogo irpino): «Tutte le centrali operative contattate hanno dichiarato la non disponibilità – ribadisce Giuseppe Galano, presidente regionale dell’Aaroi (Associazione anestesisti rianimatori) nonché direttore della centrale operativa regionale del 118 – per questo d siamo rivolti all’ospedale di Potenza». Complessivamente otto no, dunque. È su tale circostanza che si registra un giallo. Già, perché gli esperti della Regione avanzano dubbi sul fatto che tutti i reparti fossero effettivamente saturi, senza personale adeguato o impreparati ad effettuare l’intervento chirurgico. Da qui l’inchiesta, che punta a fare chiarezza sugli aspetti oscuri della vicenda. Sullo sfondo c’è il braccio di ferro giudiziario proprio tra Regione e 118 sulla riorganizzazione del sistema di soccorso: il governatore Stefano Caldoro vorrebbe affidarlo alle Asi, Galano spinge per mantenerlo in capo al Cardarelli e ha ottenuto una prima vittoria al TAR. Il problema, comunque, non è tanto quello dei trasferimenti, che si verificano quasi quotidiana mente. Proprio l’altro ieri un uomo coinvolto in un incidente stradale in Irpinia è stato portato in elicottero a San Giovanni Rotondo perché sia il trauma center del Cardarelli che quello dell’ospedale di Caserta erano pieni. Il punto è piuttosto che la rete delle emergenze a Napoli non riesce più a reggere e mostra preoccupanti falle. In difficoltà sono soprattutto Cardarelli, Loreto Mare e San Giovanni Bosco. Cosa fare, dunque? Molti operatori sanitari non hanno dubbi: la soluzione sarebbe coinvolgere i Policlinici nella rete delle emergenze.

Intervista a Antonio Mignone«Il Policlinico? I medici guadagnano di più ma ad agosto tutti in ferie»

«Il Policlinico? I medici guadagnano di più ma ad agosto tutti in ferie) L’intervista Mignone (Smi): nell’università si lavora quattro volte di meno rispetto agli ospedali Marisa La Penna Carichi di lavoro estremamente sbilanciati tra i medici che prestano servizio in ospedali con pronto soccorso e strutture che non hanno l’emergenza. Antonio Mignone, medico anestesista rianimatore, segretario regionale dello Smi, il sindacato dei medici italiani non usa giri di parole. «Nelle strutture universitarie – dice – si lavora la quarta parte rispetto agli ospedali con pronto soccorso». Due categorie di medici, dunque? «Assolutamente sì. Partiamo da quello di cui si parla tanto in questi giorni: il Cardarelli. Nell’ospedale più grande del Mezzogiorno si lavora in urgenza e si prende tutto. Nessun paziente viene respinto. Anche in sovraffollamento, anche se scoppia di barelle. U policlinico, per fare un esempio, tiene un carico di lavoro solo mattutino e non nel periodo estivo quando molte sale operatorie vengono fermate e molti reparti “accorpati”. Anche il blocco chirurgico viene accorpato. E così la struttura si svuota, il personale può fare ferie. La verità è che, a mio parere, i medici dovrebbero essere pagati in base ai carichi di lavoro e alla qualità di assistenza che offrono. La cosa paradossale è che gli universitari guadagnano addirittura di più». Da un lato posti letto vuoti e dall’altro inferno di barelle. Come mai? «Andiamo per ordine. Partiamo dal decreto 49 sul rapporto posti-letto paziente secondo cui il rapporto deve essere di tré ogni mille abitanti. Napoli ha un milione di persone. Stesso numero, più o meno, di Salemo e provincia. Ebbene, a Napoli al momento ci sono 7500 posti letto e a Salemo 2500. Quelli di Salemo sono tutti con pronto soccorso aperto. Mentre a Napoli i due policlinici e l’ospedale dei Colli che contano arca tremila posti letto e cinque ospedali del centro storico non hanno pronto soccorso. Ecco che finisce tutto al Cardarelli, al Loreto Mare e al San Giovanni Bosco». E allora? «E allora succede che siamo costretti a trasferire i pazienti fuori regione. Capita tutti i santi giorni. Nell’ultima settimana ho dovuto personalmente trasferire a Potenza due pazienti per la Neurochirurgia. C’è insomma una II presidio II Policlinico universitario; a destra Antonio Mignone dello Smi pessima distribuzione dei posti letto sul territorio regionale oltre che su Napoli. Molte strutture, nell’emergenza, non sono accessibili perché senza pronto soccorso. Qualcuna, addirittura, non si è resa disponibile per la rianimazione, pur avendo il posto disponibile. C’è infatti un’inchiesta della magistratura per valutare le responsabilità penali dell’accaduto. La polizia giudiziaria ha sequestrato le cartelle cliniche ed ha accertato che avevano mentito. Rifiutando di aiutare in tal modo un paziente morente. In alcuni policlinici non c’è, per esempio, un tasso di utilizzo dei posti letto secondi i parametri nazionali». L’accusa «Pessima la distribuzione delle degenze Costretti quotidianamente a far viaggiare gli ammalati»

 La sfida di Caldoro: i Policlinici nell’emergenza

Strutture universitarie a supporto dei pronto soccorso, ma i prof fanno resistenza.

Lo scenario. La sfida di Caldoro: i Policlinici nell’emergenza. Strutture universitarie a supporto dei pronto soccorso, ma i prof. fanno resistenza. Da un lato la riorganizzazione della rete delle emergenze con il nodo dei Policlinici, dall’altro il potenziamento delle strutture sanitarie territoriali, quelle cioè che fanno capo ad Asl e distretti. È un piano in due mosse quello studiato dalla Regione per far fronte ai gravi disagi dei pronto soccorso a Napoli, sovraffollati e incapaci di reggere l’assalto quotidiano dei pazienti dopo i tagli determinati dai conti in rosso. In sofferenza sono soprattutto Cardarelli, Loreto Mare e San Giovanni Bosco, che accolgono non solo ammalati dalla città ma anche dai comuni dell’hinterland e spesso dalle altre province. L’altra faccia della medaglia sono invece i Policlinici, della Federico II e della Seconda Università di Napoli, che non devono sopportare lo stress dei pronto soccorso e di conseguenza non hanno un problema quotidiano con le barelle. La soluzione, allora, sarebbe quella di coinvolgerli nella rete delle emergenze, anche perché i costi di mantenimento di tali strutture sono da sempre molto elevati. È un obiettivo, questo, che viene inseguito da tempo dalla Regione (prima con Bassolino e poi con Caldoro) ma finora senza risultato. Basti pensare che nel piano di razionalizzazione della rete ospedaliera e territoriale, approvato nel 2010 al termine di un lungo iter, si parla espressamente proprio di questa improcrastinabile esigenza. Uno dei scogli maggiori da affrontare è rappresentato dalle resistenze dei docenti universitari. La sinergia tra strutture di ricerca medica e cura già nel piano sanitario 2010 che i medici ospedalieri chiamano «baroni» per i loro privilegi. Ora la giunta Caldoro punta ad accelerare su questo versante mentre in parallelo lavora ad una più intensa sinergia tra il Cardarelli e il suo pronto soccorso da un lato, il Monaldi e lo stesso Policlinico federiciano dall’altro. Sul fronte dell’assistenza territoriale, invece, la rivoluzione (che scatterà nelle prossime settimane per poi entrare nel vivo entro fine anno) prevede l’istituzione di presidi oggi esistenti solo sulla carta: le Uccp, ovvero le unità complesse di cure primarie. Di cosa si tratta? Di strutture in grado di fornire primi soccorsi ma che non sono costose e complesse come i pronto soccorso ospedalieri. Saranno in funzione 7 giorni su 7, 24 ore su 24, e potranno disporre di medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, medici della continuità assistenziale (le guardie mediche) nonché di unità infermieristiche e di operatori che potranno muoversi sul territorio. Un cittadino che dovesse accusare un malore potrà allora rivolgersi a queste unità che effettueranno le prime diagnosi. In molti casi, secondo gli esperti, i problemi di salute sono infatti risolvibili senza particolari interventi o senza ricorrere alla chirurgia. Si pensi ai tantissimi codici bianchi ospedalieri, a fronte dei quali la Regione ha istituito un ticket aggiuntivo a quello statale (il costo totale della prestazione è 50 euro). D’accordo, ma perché un paziente dovrebbe rivolgersi ad un’unità complessa territoriale con il rischio di dover poi essere comunque trasferito in ospedale? L’idea I costi Investimenti nelle università per garantire la formazione ma obblighi assistenziali ridotti della Regione, che con il capo di partimento della Salute Ferdinando Romano sta lavorando senza sosta al progetto, è che sarà più conveniente per il cittadino farlo poiché le Uccp si troveranno in media a pochi chilometri da casa. In tutta la Campania ne dovrebbero sorgere oltre 300, così suddivise: nelle città più grandi ce ne sarà una per non più di 30mila abitanti; per quelle medie ogni 15mila abitanti; per quelle a bassa densità (si pensi al Cilento o alle aree interne, dall’Irpinia al Sannio) l’Uccp servirà un bacino di 5-l0 mila persone. Non solo. Un altro vantaggio sarà rappresentato dal raccordo telematico tra queste strutture e gli ospedali in una rete

della salute che provvederà a prendere in carico il paziente e ad accompagnarlo fino alla risoluzione del problema. L’istituzione di queste unità sarà propedeutica ad un altro obiettivo, altrettanto ambizioso: la telemedicina. Quando sarà realtà, un paziente cardiopatico potrà effettuare comodamente a casa un elettrocardiogramma e trasmetterlo in tempo reale ai medici di turno, che effettueranno la diagnosi e decideranno sul da farsi.

Stadio San Paolo: Napoli non è in Europa

22nd European Athletics Championships - Day FourZurigo è una città con appena 366.000 abitanti ed ha ospitato gli EUROPEI di atletica leggera 2014 con la dignità che merita una città europea. A confronto Napoli col suo milione di abitanti è una periferia non in grado di assumere il ruolo di capitale del mezzogiorno. Lo si vede chiaramente dalle vicende che stanno riguardano il San Paolo e la querelle tra l’Amministrazione e l’imprenditore de laurentis su cui ho scritto molto e del quale ormai credo di conoscere bene le vicende.

Guardando le finali degli europei confesso mi è venuta un po’ di invidia verso i cittadini di Zurigo che evidentemente, seppure meno della metà dei napoletani, hanno a disposizione una classe politica che non si piega ai voleri di un qualunque patron del calcio che pretende di fare di un bene pubblico un bene privato.

Non capisco, infatti, perché Napoli con un 1.000.000 di abitanti non possa avere l’aspirazione di ospitare un evento simile. Con il calcio, infatti, tutte le amministrazioni hanno avuto un atteggiamento prono ai voleri del patron, giungendo persino a non chiedergli neppure i canoni, da ultimo pagati, solo grazie ad una nostra denuncia presso l’Autorità Giudiziaria Contabile.

Abbiamo sempre avuto, infatti, amministrazioni pronte a rispondere ad ogni schiocco di dita del patron, pronte a rifondere milioni di euro per ristrutturare seggiolini, bagni, spalti, impianti elettrici etc etc. giungendo persino a fornire la scorta personale al figlio del produttore cinematrografico con i nostri agenti del VV.UU. e quindi pagati da noi.

Ebbene, in tutto questo fiume di risorse pubbliche che se ne vanno per lo Stadio San Paolo e per compiacere de laurentiis non c’è stato un euro speso per la pista di atletica che anzi, pare, sia apposta danneggiata per scoraggiarne l’uso.

In tutto questo ci vedo una assoluta mancanza di autorevolezza della classe politica e dei politici che finiscono, pertanto, preda dei capricci di qualunque personaggio che abbia un po’ di seguito, ovvero, che si creda abbia un po’ di seguito.

Con rammarico posso dire che da quando è cambiata la presidenza della commissione sport non si è tenuta più alcuna riunione … che tristezza!

Che dire mi rincuorano le medaglie dei nostri atleti azzurri agli europei di nuoto (clikka) e di atletica (clikka). Nessun oro napoletano ….

Per un’ampia rassegna di notizie e documenti sullo Stadio San Paolo (clikka)

Il disastro del Cardarelli e l’inefficienza del Policlinico: Perché caldoro non risponde?

caldoroLe mie riflessioni pubblicate su Repubblica Napoli del 26.08.2014. Caldoro non Taccia sui mali della sanità: Gli articoli di Concita Sannino e le lettere pubblicate su Repubblica in questa estate agostana, su ciò che accade nei due complessi ospedalieri di primaria importanza per Napoli e la Campania, il Cardarelli ed il Nuovo Policlinico, ci hanno dato la possibilità di guardare da un angolo diverso un mondo con il quale ogni cittadino gioco forza deve fare i conti.

A parlare questa volta sono stati addetti al lavori, la Dott.ssa Rossana Spatola (clikka), anestesista del Cardarelli, il Manager dello stesso Ospedale Cardarelli, Giuseppe Del Bello, nonché i rappresentanti sindacali dell’Anaao, Verde, Orsini e Gragnano, tutti d’accordo sulla ricostruzione dei fatti. La questione è stata poi ripresa, con lo sfogo del manager del Cardarelli, sulla insufficienza di personale, nella occasione dei recenti gravissimi fatti legati al vero e proprio assalto di camorra che ha subito il Cardarelli.

A fronte di queste gravi, precise e circostanziate accuse ciò che colpisce è il silenzio assordante del Presidente Caldoro, titolare della delega alla Sanità e quella dei responsabili del Nuovo Policlinico la cui organizzazione (definita un potere baronale)  è stata, sostanzialmente messa sotto accusa, sia per la scarsa produttività, efficacia ed efficienza, almeno per quello che serve alla nostra città, sia per il singolare stratagemma di avere come pronto soccorso la sola ostetricia e ginecologia, con evidente allusione al fatto che così facendo i medici hanno la possibilità di assistere in Ospedale le loro “clienti”. Fatti, ad oggi, non smentiti dai diretti interessati, spero perché distratti dalle vacanze, ma su cui ogni cittadino ha diritto di avere conto e ragione.

Chi ha avuto la sfortuna di essere ricoverato o di avere ricoverato un prossimo congiunto nell’Ospedale Cardarelli di Napoli ha, infatti, toccato con mano la vera e propria indecenza e mortificazione di vedere il proprio anziano genitore, figlio, fratello o sorella sistemato su una barella in un corridoio della medicina di urgenza o in altro reparto con medici ed infermieri che, fortunatamente, mostrano essi stessi un senso di mortificazione ed indignazione per lo stato nel quale sono costretti ad operare.

Indignazione e mortificazione che si accrescono se gli stessi medici impegnati quotidianamente al Cardarelli, a ferragosto, denunciano che al vicino Nuovo Policlinico, pur essendoci strutture e posti letto i medici attendono le ferie girandosi i pollici!

Possibile che il nostro Governatore ed i responsabili del Policlinico non abbiano avuto il tempo di mettere penna in carta e dare spiegazioni ai cittadini napoletani che sfortunatamente si sono trovati e si trovano, in pieno agosto, ad avere a che fare con una sanità della quale ci si vanta solo di aver ridotto i costi, con tagli lineari, da ritenere, a questo punto, sulla carne viva dei campani e senza neppure aver tentato di razionalizzare ed efficiente la spesa sanitaria?  Spero che qualcuno ci dia una risposta degna dello status di cittadini e non di sudditi ….

Da Repubblica Napoli del 15.08.2014

Scandalo del Nuovo Policlinico Roccaforte dei Poteri Baronali

GIUSEPPE DEL BELLO

LADENUNCIA di ieri dell’anestesista Rossana Spatola sullo scandalo del Policlinico è destinata a rimanere anche stavolta senza conseguenze. Ennesimo appello inascoltato di uno dei tanti camici bianchi che lavorano in uno dei pronti soccorso più affollati d’Italia e a due passi dalla megastruttura accademica dove, invece, uno sparuto gruppo di colleghi è in attesa di ferie. Spesso occupando il tempo in turni di guardia in reparti semivuoti. In nessuna parte del mondo una contraddizione così offensiva resterebbe tale. A Napoli sì.

PUNTUALE, onesta e chiarissima, l’analisi della professionista mette il dito in una piaga antica, nella melmosa palude che caratterizza la nostrana politica sanitaria, una politica fatta (come in questo caso) di convenienze lobbystiche universitarie e, in generale, di calcoli elettorali dei singoli partiti. E alla fine, a farne le spese sono i pazienti, privati di un’assistenza dignitosa, e gli studenti considerati alla stregua di merce indispensabile per far andare avanti la baracca universitaria. Fanno amaramente sorridere le numerose proposte sullo spostamento di sede (l’ultima, in ordine di tempo, Scampia) del Nuovo Policlinico. La Cittadella universitaria di Cappella Cangiani nacque nei primi anni Settanta per soddisfare la sacrosanta necessità di avere un policlinico davvero idoneo all’assistenza e alla didattica. Gli obiettivi sono rimasti sulla carta: il Nuovo Policlinico, soprattutto dopo il terremoto dell’80, è diventato la roccaforte dei poteri baronali. Aprire un pronto soccorso sarebbe stato il doveroso e imprescindibile impegno della Federico II, in cambio dei cospicui finanziamenti ricevuti ogni anno dalla Regione. I vari protocolli d’intesa prevedevano l’erogazione di un’assistenza sul territorio che avrebbe dovuto integrarsi con quella delle Asl. E invece, no. I soldi da Santa Lucia sono stati distribuiti a entrambi i policlinici, mentre di assistenza se ne è sempre vista poca. O comunque in minima parte rispetto ai fondi ricevuti. Ma tant’è, in Campania e a Napoli, la strana commistione tra potere politico e autorevolezza accademica ha reso possibile lo scempio. Ora, discutere sulla futura localizzazione del Nuovo Policlinico appare un paradosso, ma il rischio che questo accada, che cioè tra vent’anni ci si trovi con un’altra struttura universitaria (non importa dove) c’è. E non bisogna essere profeti per intuire che avremo un’altra facoltà di medicina, mentre quella di Cappella Cangiani resterà così com’è. In questo modo saranno tutti contenti: i baroni che potranno sistemare tanti allievi (?) nelle nuove cattedre, i politici che avranno di che fertilizzare il terreno elettorale, gli imprenditori (e gli immancabili camorristi) impegnati nella realizzazione dell’opera. Il copione si ripete. Il Vecchio Policlinico aspetta da anni di essere chiuso e trasferito a Caserta. Lo promise Bassolino che voleva far emergere l’Acropoli partenopea nel centro storico. Ma è ancora lì, mentre a Caserta c’è ancora il cantiere. E per finire, un accenno all’Ospedale del Mare. Da un po’ di tempo se ne riparla. Siamo vicini all’apertura della struttura che disporrà di 500 posti letto. Doveva esser completata cinque anni fa, poi improvvisamente lo strano fallimento del project financing ha provocato il cambio delle carte in tavola: l’impresa costruttrice che avrebbe dovuto occuparsi della gestione dei servizi in cambio dell’appalto ricevuto si è defilata e ha passato la mano alla Asl Napoli 1. E, adesso, per far funzionare l’ospedale per il quale si sono già sfrenati gli appetiti di medici e amministratori (sarà ben più importante del Cardarelli), si potrà contare solo sull’azienda sanitaria metropolitana. Non sarà facile, viste le condizioni economiche in cui versa. Nel frattempo, il Nuovo Policlinico resta la torretta di osservazione. Di lì, in silenzio si vedono benissimo le barelle e le corsie del Cardarelli.

Da Repubblica Napoli Lettere del 17.08.2014

Assurdo che il Policlinico non abbia il pronto soccorso

Gabriele Mazzacca

mazzacca@unina.it

La considerevole sottoutilizzazione del Policlinico di Cappella dei Cangiani, denunciata su queste colonne dalla dottoressa Spatola qualche giorno fa e, poi, stigmatizzata duramente nel commento di Giuseppe Del Bello pubblicato sempre su queste pagine, viene da lontano. Non esiste al mondo un ospedale della ricettività di quel Policlinico che sia privo di pronto soccorso. Al Policlinico di Cappella dei Cangiani il pronto soccorso è limitato alla specialità ostetrico-ginecologica. Specialità per la quale, guarda caso, la mancanza di un pronto soccorso ricadrebbe negativamente sulla gestione da parte dei relativi docenti della loro “utenza” privata. La storia delle due “scuole” di medicina napoletane e dei loro insediamenti ospedalieri testimonia la latitanza del senso del dovere istituzionale in buona parte dei rispettivi corpi docenti. Nella completa, pluridecennale, indifferenza della Regione. A nulla è servito che più volte nel corso degli anni passati alcune voci responsabili del mondo accademico abbiano cercato di sensibilizzare al gravissimo problema la Regione. E anche questo non sorprende. Il personale medico e non medico dei Policlinici è in vario modo inquadrato in ruoli universitari. In altre parole essi Policlinici sfuggono alla competenza diretta dell’assessorato regionale alla Sanità quanto ad arruolamento di medici e non medici. Cioè non sono stati e non sono ambiti di inserimento delle clientele del ceto politico regionale. Sono ambiti, piuttosto, di attuazione del “familismo” accademico. Anche ora che sono formalmente “aziendalizzati”. Il formalmente va rimarcato. L’attuale direttore dell’Azienda Policlinico della Federico II è stato preside delle rispettiva facoltà medica, in profondo contrasto con il principio stesso della “aziendalizzazione” dei policlinici universitari, che mirava e mira a separare la gestione dell’ospedale dal corpo docente, nel pieno rispetto dei suoi doveri didattici, scientifici, ai quali l’attività clinico- assistenziale strettamente deve correlarsi.

È necessario che le competenze pregevoli e istituzionalmente responsabili presenti nelle due scuole di medicina facciano sentire la loro voce e chiedano che l’aziendalizzazione del Policlinico sia ciò che ha da essere. Vale la pena di ricordare che quando, negli anni ‘90, a una effettiva aziendalizzazione si riuscì ad approdare dopo asperrimi contrasti con settori della facoltà che ad essa si opponevano perché riducente notevolmente il loro strapotere, la spesa farmaceutica si ridusse del 20 per cento. Ancora: si solleciti una convenzione Università – Cardarelli, in virtù della quale per le afferenze cliniche al dipartimento di emergenza del Cardarelli ritenute bisognevoli di ospedalizzazione siano tenute in conto tanto la disponibilità di posti-letto nel Cardarelli quanto quella dei reparti del Policlinico. Si porrebbe, così, finalmente rimedio alla assenza di pronto soccorso del Policlinico. Una assenza tra l’altro gravemente incidente sulla effettiva formazione clinica degli studenti che a quel Policlinico afferiscono.

Da Repubblica Napoli del 20.08.2014

Troppo lavoro per il cardrelli

Franco Verde, Luigi Orsini, Eugenio Gragnano

segreteria Anaao – Napoli

La segreteria Anaao aziendale- medici dirigenti dell’ospedale Cardarelli è in piena sintonia con il contenuto della lettera della dottoressa Spatola e condivide il suo “grido di dolore” per un ospedale e i suoi operatori giunti ormai al limite. La sua precisa e puntuale denuncia, seguita dall’apprezzabile commento su “Repubblica” di Giuseppe Del Bello che faceva una minuziosa disamina delle non-scelte della politica sulla sanità campana, apre uno squarcio sulla realtà: alcuni ospedali sono in prima linea, altri come i Policlinici, non inseriti nella rete assistenziale di emergenza, in estate possono chiudere per ferie! La lettera della dottoressa Spatola, intrisa di passione, amarezza, senso di responsabilità verso i pazienti e la struttura ospedaliera dovrebbe pesare come un macigno sulla coscienza del presidente Caldoro per due motivi: 1) L’insostenibile carico di lavoro gravante sul Cardarelli per assenza di filtro territoriale e chiusura di T.S. ospedalieri insieme al mantenimento di sacche di privilegio non ha mai avuto un sostegno tangibile da parte della Regione innanzitutto sul versante delle risorse umane, per cui al Cardarelli oggi lavora un personale stremato e di numero insufficiente anche a causa del perdurante blocco del turnover.

2) La situazione dei Policlinici, descritta così puntualmente dalla dottoressa Spatola e che l’Anaao denuncia da tempo immemorabile, non è più difendibile.

Sarebbe bello se il presidente Caldoro trascorresse tre ore del suo tempo in questi giorni per visitare sia il Cardarelli che il Policlinico, ma egli si guarderà dal farlo.

 

Da Repubblica Napoli del 22.08.2014

Allarme del manager sembrava una strategia accerterò se c’erano dei complici interni

L’irruzione nel più grande presidio ospedaliero del Mezzogiorno ha destato impressione nell’opinione pubblica e preoccupa i dirigenti. Rocco Granata, manager dell’azienda, affida il suo sfogo a “Repubblica”: “Qui subiamo violenza quotidianamente. L’azione portata a segno nella notte tra lunedì e martedì è il frutto di questa condizione”. Granata descrive il raid: “Un gruppo di almeno 150 individui si è spinto fin nella Neurologia. Ovviamente, approfittando dell’assenza della guardia giurata accorsa in aiuto in corsia. E pensare che c’era anche il drappello di polizia, mentre è intervenuta una volante chiamata dal piantone”. Poi denuncia le carenze di personale: “Abbiamo perso ben 1200 dipendenti in tre anni. Oggi ne sono rimasti 2800. Nel dettaglio: all’appello mancano quindici primari di ruolo e centomedici. E per la vigilanza spendiamo tantissimo”

LA DENUNCIA

GIUSEPPE DEL BELLO

ILCADAVERE “rubato” nel reparto riaccende i riflettori sul Cardarelli. Stavolta più che mai il gigante della sanità metropolitana si è dimostrato fragile. E ha dovuto sventolare bandiera bianca di fronte alla folla di criminali che, tre giorni fa, ha messo sotto scacco l’intera struttura per riappropriarsi del “caro estinto” imparentato con un boss. Rocco Granata, da anni manager dell’azienda ospedaliera e in regime di proroga fino al 29 agosto, si sfoga. E denuncia la situazione di un presidio che ormai «si vede sotto assedio continuo».

Direttore, lei è al timone del più grande ospedale del sud, dovrebbe essere anche il più “sicuro” e

sorvegliato. Come è potuta accadere una cosa del genere?

«Qui, subiamo violenza quotidianamente. L’azione portata a segno nella notte tra lunedì e martedì è il frutto di questa condizione. Da quanto siamo riusciti a ricostruire è stato compiuto un intervento su due fronti, dall’esterno e dall’interno dell’ospedale. Un gruppo di persone, una trentina, si è intrufolato nel pronto soccorso, un altro foltissimo, almeno 150 individui, si è spinto fin nella Neurologia. Ovviamente, approfittando dell’assenza della guardia giurata accorsa in aiuto in corsia. E pensare che c’era anche il drappello di polizia, mentre è intervenuta una volante chiamata dal piantone. Insomma, è sembrata una vera e propria strategia. Ho avviato un’indagine interna per accertare l’eventuale responsabilità di qualche operatore del Cardarelli».

Stiamo parlando di eventuali connivenze di qualche operatore interno con gli autori dell’assedio?

«Non posso dirlo. Ma certo è mio dovere eliminare ogni dubbio su eventuali, dico eventuali, ipotesi di collegamenti con persone che lavorano all’interno».

Sarà difficile ricomporre il puzzle?

«Non credo. Ho fiducia negli inquirenti. Ora tutto il materiale è all’esame di polizia e magistrati».

Ma se possono verificarsi blitz come questo, significa che la vigilanza al Cardarelli è insufficiente?

«In senso generale devo dire no: perché questa non è una caserma. Abbiamo uno sbarramento di guardie giurate in pronto soccorso, fuori c’è un’altra unità, e per ogni piano, di notte, c’è almeno una guardia in servizio. Spendiamo tantissimo per la vigilanza, ma poi c’è un problema di cultura. È vero che ci sono operatori che lavorano in condizioni precarie, ma la violenza è un’altra cosa. Se poi ci riferiamo alle carenze di personale, allora ce n’è da dire».

In che senso?

«Un dato. Sa quante persone se ne sono andate senza essere sostituite? Ben 1200 dipendenti in 3 anni. Oggi ne sono rimasti 2800. Nel dettaglio: all’appello mancano 15 primari di ruolo e 100 medici. Andiamo avanti con personale sanitario precario che presta servizio con incarichi rinnovati di volta in volta, per ora, fino al 2016. Ma sono professionisti senza certezza di stabilità. Di infermieri siamo sotto di qualche centinaio di unità, mentre la grossa piaga è rappresentata dagli ausiliari».

Anche questi sono pochi?

«Ce ne vorrebbero 250, ma il problema annoso non è mai stato risolto dalla Regione, né prima, né ora con Caldoro. A suo tempo era stato finanziato con fondi europei un corso di formazione destinato a 13mila sociosanitari: persone formate sulla carta che poi avrebbero dovuto essere assunte. A noi è stato detto di fare i corsi, ma come li avremmo dovuti selezionare? Il meccanismo è perverso: trascorsi i sei mesi di incarico, non avrei come sostituirli ».

Nel frattempo, come ha risolto?

«Nel dubbio, non ho assunto nessuno, e il lavoro che sarebbe degli ausiliari viene svolto dagli infermieri, in straordinario».

Anche lei deve fare i conti col blocco del turn-over: non sente di ribellarsi a una situazione capestro?

«Certo, e infatti mi sono fatto sentire. Ho spedito lettere al ministro della Salute, prefetto e governatore. Ho fatto presente che Caldoro dovrebbe avere poteri straordinari e invece è in difficoltà perché tutto deve passare al vaglio del tavolo tecnico dei ministeri di Economia e Sanità».

Un’anestesista del suo ospedale, Spatola, ha denunciato a Repubblica lo scandalo del Policlinico che non fa emergenza…

«Ho letto e apprezzato. La verità è che quando si vuole organizzare un’attività di pronto soccorso non si chiede, si organizza assicurando il personale necessario. Si doveva completare il procedimento con l’integrazione della legge 517: nelle altre regioni è stato fatto. Mi devono spiegare perché i posti letto del Cardarelli non possono essere utilizzati per fare formazione. Gli specializzandi universitari li integrerei con i dipendenti in accompagnamento al medico strutturato. Così, invece di avere in turno 3 unità, ne lascerei 2, con un terzo, lo specializzando, che imparerebbe sul campo. E poi, mi spiegassero come mai i pronto soccorso ostetrici funzionano alla perfezione».

Avviso per la nomina di 5 Consiglieri di Amministrazione

gennaro consiglioProvo un senso di soddisfazione nel leggere il primo avviso pubblico per la nomina di cinque componenti nel CDA della fondazione Famiglia di Maria (clikka) in ossequio al Regolamento sulle nomine che abbiamo fortemente voluto e che ci è costato una battaglia in consiglio comunale durata due anni.

Scrissi la proposta di regolamento (clikka) il 13 maggio 2012 e molte sono state le vicissitudini che hanno contraddistinto questa lotta politica che doveva, invece, essere forse il primo obiettivo dell’amministrazione De Magistris che in campagna elettorale aveva annunciato che palazzo San Giacomo sarebbe diventato un palazzo di vetro!

L’applicazione di questo regolamento mi gratifica e mi da forza nel sostenere senza se e senza ma il processo di rinnovamento per il quale mi sono impegnato in politica iniziando una campagna elettorale piena di speranze. Credo che a noi, che siamo stati eletti con il Sindaco, più degli altri, tocca il peso della coerenza per dimostrare che si può fare politica nel segno del bene e dell’interesse pubblico e senza compromessi al ribasso.

Ora, ovviamente, spetta ai cittadini partecipare ai bandi che si dovranno gioco forza indire per le nomine sindacali perché solo in questo modo potremo avere il controllo e la trasparenza sull’amministrazione Cittadina. PARTECIPATE!!!

Il termine per la presentazione delle candidature è il 10 settembre 2014. Leggete attentamente il bando che Vi ho linkato.

L’unico rammarico che ho è che l’informazione non si è sufficientemente occupata di questa piccola rivoluzione nel modo di fare politica che abbiamo fatto.

Sarebbe stata utile una vera e propria campagna di informazione affinché anche le altre amministrazioni, prime fra tutte, la Regione, adottassero un regolamento sulle nomine. E’, infatti, triste pensare che in Regione non ci sia nessun consigliere, di maggioranza o di opposizione, che si sia indignato per le modalità con le quali caldoro fa le nomine neppure quando è giunto a nominare la moglie in un osservatorio sulla Sanità (clikka).

Per chi volesse ripercorrere le tappe di questa lotta ecco i link da consultare:

proposta-di-regolamento-nomine-e-designazioni-del-comune (clikka)

il-testo-definitivo-del-regolamento-sulle-nomine (clikka)

le-nomine-al-caan-che-dorme-ed-i-timori-del-sindaco-per-il-nuovo-regolamento (clikka)

approvato-il-regolamento-sulle-nomine-del-comune-di-napoli (clikka)

il-sindaco-opaco-ed-il-regolamento-sulla-trasparenza-delle-nomine (clikka)

l’anm-in-tilt-ed-il-gioco-delle-nomine (clikka)

nuova-tornata-di-nomine-al-comune-di-napoli-cervelli-non-scappate (clikka)

le-nomine-di-napoliservizi (clikka)

le-nomine-nel-comune-di-napoli-un-cancro-difficile-da-estirpare (clikka)

napoli-servizi-il-banchetto-delle-nomine (clikka)

la-malapolitica-delle-nomine-attecchisce-in-municipalita (clikka)

le-nomine-un-cancro-per-la-politica (clikka)

san-carlo-chi-decide-sulle-nomine (clikka)

spending-review-regione-campania-e-nomine (clikka)

Città sporca: Le colpe della “munnezza” di Napoli

munnezzaSono due giorni che tra il presidente della II Municipalità, Francesco Chirico, ed il presidente di ASIA, Raffaele Del Giudice, c’è una polemica sul fatto che la II Municipalità ed in particolare il Centro Storico di Napoli è sporco. Ebbene, i due presidenti continuano a beccandosi perché entrambi si sentono dalla parte della ragione, l’uno chiede la pulizia, l’altro sostiene che esegue con puntualità tutti gli obblighi del contratto e che siano in sostanza i cittadini, compresa la municipalità, ad essere degli “zozzoni”.

Del Giudice, addirittura, ieri, su repubblica ha rinfacciato al presidente Chirico che nello stesso palazzo della II Municipalità è dovuto intervenire per rimuovere una discarica!

Ebbene, vi sembrerà strano ma io credo ad entrambi!

Il centro storico è sporco e tal volta puzza pure e raffaele del giudice ha ragione quando dice che fa il proprio dovere.

Entrambi, come spesso accade, hanno la consapevolezza del problema me non ne sanno o non ne vogliono individuare la causa seppure, e mi dispiace fare il grillo parlante, era già tutto previsto e prevedibile solo che nessuno ha il coraggio di dire la verità!

Ebbene, ho studiato il contratto di servizi ASIA (clikka) che ci costa, appena appena, 160 milioni di euro l’anno, ed ebbi modo di segnalare tutti i nodi, nella occasione della sua discussione (clikka) facendo raffronti con i contratti di servizi delle altre grandi città italiane. Ovviamente non l’ho votato perché è un contratto di servizi che non prevede prestazioni adeguate ad un centro storico con delle prestazioni, da parte del gestore, che non sono in grado di assorbire tutta la “munnezza” che centinaia di migliaia di cittadini producono!

E’, allora, evidente che sia chirico, che del giudice si beccano per non dire che la responsabilità della munnezza del centro storico è anche di coloro che hanno scritto il contratto, quindi, dell’assessorato all’ambiente del comune di Napoli che non ha saputo dare le giuste indicazioni all’ASIA redigendo un buon contratto! Vi consiglio sul punto di seguire il mio intervento nella discussione dove ebbi modo di spiegare alla giunta ed al consiglio dove ritenevo fossero i nodi, senza che nessuno si preoccupasse di farne tesoro a dimostrazione del fatto che nessuno legge le carte!

A ciò si aggiunge anche un altro dato, imputabile sempre all’amministrazione, al quale sia chirico che del giudice non fanno cenno e che ebbi modo di segnalare nella occasione dell’esame e della discussione del rendiconto consuntivo 2013 (clikka) (quello da ultimo riportato in consiglio e che ovviamente non ho votato) nel quale osservai che alcuna sanzione o multa sia mai stata irrogata per illegittimo conferimento di rifiuti per gli anni 2010, 2011, 2012, mentre nel 2013 le sanzioni erano assolutamente risibili rispetto a ciò che tutti notiamo in città!

Giusto per far capire lo stato d’animo di cittadini ed operatori ASIA nel centro storico ma immagino in tutta la città: Una volta mi fermai a chiedere ad una operatrice ecologica dell’ASIA del perché una strada del centro storico non fosse stata spazzata nonostante fosse enormemente sporca, questa iniziò dapprima a balbettare, poi mi disse che era dalle sei della mattina a pulire ed erano le 12,00 e non ce la faceva più, che la strada non era compresa nel suo giro …  mentre mi diceva queste cose si formò subito un capannello di cittadini che iniziò ad imprecare verso la malcapitata alla quale offrii una via di fuga troncando la discussione per evitare che fosse pure malmenata …. me ne andai con una profonda delusine ed un senso di mortificazione sia verso i cittadini del capannello sia verso la malcapitata operatrice ecologica ….

Non è possibile alla Politica ed ai Politici dobbiamo chiedere di più … per lo meno che si leggano le carte!

Da Repubblica Napoli del 15.08.2014

PARLA IL PRESIDENTE DELLA II MUNICIPALITÀ

Stop alle polemiche mi aspetto le strade più pulite

ANTONIO DI COSTANZO

«RAFFAELEDel Giudice vuole solo applausi come del resto ha fatto in occasione dell’avvio della raccolta differenziata ai Quartieri spagnoli, fortemente voluta dalla Municipalità e ostacolata in prima istanza dal presidente Asìa». Francesco Chirico non ha alcuna intenzione di porgere l’altra guancia. Anzi: il presidente della seconda Municipalità riparte all’attacco del numero uno di Asìa che l’aveva a sua volta accusato per la frase riportata su Facebook: «Non ho mai visto le strade così sporche». Chirico ha aggiunto anche su Repubblica che ci sono «alcune vie del centro storico che non vengono pulite da 40 giorni» scatenando l’ira di Del Giudice che lo ha accusato «di mentire e che è la municipalità a distogliere gli spazzini dai loro compiti per far raccogliere i rifiuti ingombranti fin dentro la sede del parlamentino». Ieri, nuovo capitolo nello scontro. «Rimuovere discariche controreplica Chirico – è il suo dovere. Purtroppo il fatto che le strade siano sporche è inconfutabile, decine di mail di cittadini lo segnalano. Rappresento 91 mila abitanti, accogliamo migliaia di turisti nel territorio, Del Giudice farebbe bene a non personalizzare la polemica. Ricordo al presidente di Asìa che attendo da circa due anni i cassonetti per la zona adiacente Sant’Eligio. L’ordinanza sindacale risale al 2012 e nemmeno il recente incendio scoppiato all’ingresso del polo orafo la “Bulla” ha fatto sì che Del Giudice desse seguito a quanto disposto. Mi aspetto che nei prossimi giorni le strade del centro siano più pulite e che l’Asìa doti i suoi uomini di attrezzature all’avanguardia e che l’azienda cambi passo verso la realizzazione di un sito di compostaggio e verso una politica di riduzione dei rifiuti, e quindi del numero di cassonetti sulle strade. Il Centro antico – conclude – attende da troppi anni l’avvio della raccolta differenziata porta a porta. I cittadini sono pronti alla sfida, e l’Asìa?». Meno risentita, questa volta, la risposta di Del Giudice che nega di andare alla ricerca di consensi e invita alla collaborazione: «Lascio gli applausi ai nostri lavoratori e ai cittadini che collaborano. Asìa serve la città con grande senso di responsabilità. Quando riteniamo di non meritare critiche veniamo assaliti da un pizzico di amarezza, ma siamo convinti che solo la collaborazione tra le istituzioni può portare risultati. In merito alla sostituzione e posizionamento dei nuovi cassonetti in piazza Mercato ricordiamo che per ben due volte, l’ultima a fine giugno, dopo appena 48 ore dal collocamento alcuni cassonetti sono stati trafugati, incendiati e spostati, da ignoti, in altri luoghi».

Da Repubblica Napoli del 14.08.2014

Il Presidente ASIA contro la Municipalità. Ecco i veri numeri dello spazzamento

Il responsabile dell’azienda rifiuti: “Sono 41 gli spazzini in servizio ogni giorno” Ad accusare Del Giudice è stato Francesco Chirico “Il Centro storico è sporco”

RAFFAELE Del Giudice, presidente di Asìa, risponde così alle accuse di Francesco Chirico. Una polemica istituzionale scoppiata dopo un durissimo post «Non ho mai visto strade tanto sporche» pubblicato dal presidente della Municipalità sul suo profilo di Facebook. «Non meritiamo queste critiche ingiuste — replica Del Giudice — dall’inizio dell’anno e in modo particolare da Pasqua, abbiamo esteso servizi, prelievi e spazzamento al fine di vincere la sfida delle tantissime presenze turistiche e manifestazioni. Abbiamo bonificato da ingombranti zone che da decenni non erano prese in considerazione, abbiamo ripristinato postazioni di cassonetti ed installato il circuito raccolta vetro commerciale denominato “Vetro Antico”. A luglio, durante l’operazione le “4 giornate degli ingombranti”, abbiamo raccolto nella seconda municipalità ben 160 quintali di rifiuti ingombranti. Cerchiamo, in tutti i modi di intervenire nelle immediate ore post-movida con rapidità, avendo più volte spiegato che le strade sono piene di cittadini giovani che le frequentano fino alle prime ore della mattina successiva, condizionando l’inizio delle operazioni di pulizia».

Il presidente dell’Asìa difende a spada tratta gli sforzi compiuti e accusa: «Ai Quartieri Spagnoli dopo anni non ci sono più cumuli di spazzatura. Ma oggi forse una lattina fa lo stesso effetto di una discarica». L’azienda di igiene e ambiente snocciola anche dati sul personale in servizio nelle 92 zone di spazzamento: «Gli operai, nonostante le ferie estive le malattie e i pensionamenti, sono 41, senza contare le zone coperte dallo straordinario. A riguardo possiamo confermare che circa il 50 per cento delle strade è stato spazzato manualmente. Inoltre, alle 4 spazzatrici che, tutto l’anno, sono impiegate sette giorni su sette nella Municipalità, l’Azienda ha messo a disposizione dal 21 giugno, una ulteriore spazzatrice “Jolly”. Quest’ultima è impiegata nel turno di pulizia a partire dalle 10,30 e fino alle 16,30, in un servizio meccanizzato aggiuntivo che, assicura Del Giudice «non solo risulta efficace al fine di compensare il personale in ferie, ma con il quale, approfittando dell’assenza di veicoli in alcune strade, stiamo realizzando pulizie radicali difficilmente effettuabili durante gli altri mesi dell’anno a causa di auto in sosta. Il tutto senza ricorrere agli “storici“ appalti esterni».

Sulla carta esisterebbe anche un altro servizio di spazzamento meccanizzato che prevede il divieto di sosta in giorni prestabiliti della settimana in alcune strade della seconda Municipalità che, però, non è potuto partire, secondo l’Asìa, «per i numerosi problemi di partecipazione attiva da parte della municipa- lità e dei vigili urbani». Insomma, se alcune strade non verrebbero pulite è anche colpa della stessa Municipalità.

«Sono perplesso — attacca ancora Del Giudice — di certe dichiarazioni di Chirico che si lamenta del personale operativo distolto dallo spazzamento quando è lui stesso a chiedere la collaborazione di Asìa per effettuare servizi aggiuntivi che non sono di competenza aziendale come la rimozione del verde nei parchi, delle potature effettuate dai giardinieri su strada, le bonifiche all’interno di scuole, ultima delle quali è avvenuta poche settimane fa all’istituto Cuoco Schipa in via Salvator Rosa». E infine l’ultima stoccata: «Siamo stati chiamati — conclude Del Giudice — anche alla rimozione di ingombranti all’interno di strutture comunali, come la sede della stessa Municipalità dove, addirittura, compare ciclicamente una discarica di rifiuti ingombranti proprio nel cortile dell’edificio. Ovviamente, per garantire questa collaborazione siamo costretti, a volte, a rimandare le operazioni programmate». (antonio di costanzo)

Lo sfacelo della Sanità di Caldoro

ospedale.sangennaroIeri (14.08.2014) ho letto una lettera accorata su Repubblica Napoli, di Rossana Spatola, medico dell’ospedale Cardarelli di Napoli, che mi ha colpito per la lucidità con la quale viene descritto uno spreco di risorse della sanità a vantaggio dei soliti potentati. Spesso parlo con amici medici e ciò che mi dicono è che nella sanità abbiamo superato l’orlo del precipizio ed ora siamo in caduta libera.

Ovviamente la politica e l’amministrazione della sanità è nelle competenze della Regione Campania, eppure, ciò che non mi spiego è che caldoro dovrebbe intendersi di sanità anche perché ha la moglie, annamaria colao, medico ed accademica che, peraltro, egli stesso nel 2012 nominò componente dell’osservatorio regionale sulla formazione medico specialistica (clikka). Ora, delle due l’una, o la dott.ssa colao osserva poco, oppure, non parla col marito.

Ad ogni buon conto spesso parlo con persone ed amici “affascinati” dalla politica di caldoro i quali la prima cosa che mi dicono è che ha risanato i conti (?). Ebbene, non capisco come si possa essere così di parte se poi alla giunta caldoro, da un lato va attribuita una grossa responsabilità nella perdita dei finanziamenti europei, dall’altro il risanamento dei conti viene effettuato solo attraverso la chiusura di ospedali e reparti. L’ultimo esempio è la prossima proclamata chiusura del reparto maternità dell’Ospedale San Gennaro della Sanità … se questo è risanare i conti … lascio a voi ogni valutazione …. Ovviamente questa è solo una piccola parte del bubbone sanità a cui caldoro non ha messo mano e proprio ieri sempre sulle pagine di Repubblica napoli c’era un altro articolo che descrive lo stato dei precari degli ospedali che di precario hanno solo lo stipendio e la pensione che non vedranno mai ….

Da Repubblica Napoli del 14.08.2014

Lo Scandalo del Policlinico Vuoto

ROSSANA SPATOLA

CARO direttore, ogni estate, più ancora che durante l’anno, balzano agli onori della cronaca le notizie: 30 barelle in medicina d’urgenza al Cardarelli, cadute dalle barelle e relativi avvisi di garanzia, otto ore di attesa al pronto soccorso del Cardarelli. E il policlinico? Ad appena 200 metri dal Cardarelli, interamente vuoto! Niente pazienti, nessuna sala operatoria aperta d’estate, medici che fanno turni di 72 ore di seguito di guardia alle mura. E così potranno poi partire per le vacanze senza dover usufruire delle licenze ordinarie e già ben riposati.

Dove è lo scandalo, nelle barelle al Cardarelli o nel 2 policlinico vuoto? Nelle 20 sale operatorie funzionanti al Cardarelli di cui ben 6 in funzione 24 ore su 24, o nelle 2 sole camere operatorie funzionanti al policlinico durante l’estate? Quante volte si è letto del 2 policlinico privo di pronto soccorso (esclusa l’ostetricia). Cosa si può insegnare agli studenti (i futuri medici) se non si ha un pronto soccorso? Cosa possono imparare i futuri neurochirurghi, ortopedici, chirurghi o i medici internisti se non si trovano all’improvviso davanti a un trauma toracico, cranico o politrauma, a un improvviso svenimento, a una insufficienza respiratoria acuta, a una cefalea acuta, dolore toracico o addominale acuto e ingravescente? Sono sintomi che possono sottendere a decine se non centinaia di patologie del tutto misconosciute al paziente che giunge al pronto soccorso.

Potrei continuare all’infinito perché infinito e sempre nuovo è il lavoro del pronto soccorso del Cardarelli. Eppure si parla solo di 8 ore di attesa per un codice giallo. Ma cosa dovremmo fare, far passare il codice giallo prima della rottura traumatica della milza di un ragazzino investito sul motorino o della rottura dell’aneurisma dell’aorta addominale di un sessantenne o di un infarto acuto del miocardio che in 30 minuti avrà già avuto la sua coronarografia e lo stent che gli salveranno la vita? Naturalmente con 30 posti letto di rianimazione e terapia intensiva è evidente che i medici del Cardarelli non possono avere il diritto costituzionale alle ferie di legge. A tacere delle quotidiane aggressioni di parenti storditi da una certa magistratura che con avvisi di garanzia a pioggia e infondati ha dato luogo a quel triste fenomeno che è la medicina difensiva. Non mi interessa tessere le lodi del Cardarelli anche perché so bene come i livelli della sanità campana siano in caduta libera da quando è dominata dalle spartizioni politico-clientelari. Non parlare del policlinico è molto sospetto. Conviene non toccare i poteri forti (massoneria bianca o nera). Non ho mai smesso di sperare e vorrei continuare a farlo. Sono convinta che la minoranza silenziosa che lavora coscienziosamente è quella che permette a questo paese, profondamente corrotto, di essere ancora in piedi.

Fondi UE: I nostri soldi che restano in Europa a beneficio di altri paesi

regionecampaniaOggi (13.08.2014) su La Repubblica edizione Nazionale viene descritto il disastro dei fondi europei con la Commissione UE che boccia il programma Italiano 2014/2020 perché siamo inaffidabili e, quando riusciamo a spendere, non controlliamo la spesa e, quindi, le ricadute occupazionali e sociali che è sotto gli occhi di tutti sono assolutamente inconsistenti.

Il lungo articolo riporta su scala nazionale ciò che vado dicendo da qualche mese sulla incapacità della Regione Campania di fare programmazione e sviluppo aggiungendo che la prossima istituzione delle Città Metropolitane potrebbe essere un ulteriore “ingarbugliamento” tra istituzioni pubbliche e competenze.

E’ interessante notare che il 75% dei 40 miliardi sarebbero destinati al mezzogiorno ed in particolare alle quattro regioni ad obiettivo convergenza: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Ciò che però non leggo nell’articolo, poiché implicito, ma che secondo me va sempre ribadito è che i 40 Miliardi di euro sono innanzitutto soldi dei cittadini italiani che dovrebbero ritornare e che invece andranno ad altri paesi!

Non dico altro se non avere la amara conferma che ci vuole un cambio di passo della classe dirigente che si è dimostrata non solamente priva di idee e di una visione politico/amministrativa ma è stata anche assolutamente incapace di innescare una riforma strutturale della macchina amministrativa che ancora ad oggi non riesce né a spendere né a controllare i risultati della spesa!

vedi anche:

continua il fallimento di caldoro sui fondi europei (clikka)

Da La Repubblica edizione Nazionale del 13.08.2014

A rischio 40 milioni di fondi UE

DOSSIER DI BRUXELLES ACCUSA L’ITALIA: MANCA PROGRAMMA DI UTILIZZO

VALENTINA CONTE

RICERCA , innovazione, agenda digitale, competitività, sviluppo tecnologico, cultura: l’Italia non ha una strategia. E per questo la Commissione europea, nella lettera inviata al governo Renzi un mese fa e finora inedita, rimanda a settembre il piano italiano sui nuovi fondi europei, quelli relativi al settennato 2014-2020. Respinge al mittente cioè proprio l’Accordo di partenariato, quel documento chiave che ogni paese è chiamato a predisporre e che l’Italia ha inviato il 22 aprile scorso.

INDISPENSABILE per sbloccare i singoli programmi, nazionali e regionali. Senza l’assenso di Bruxelles su questo particolare Accordo si ferma tutto, non arrivano i soldi e non si inizia a spendere. Una partita che vale per l’Italia 41 miliardi e mezzo in sette anni. Cifra che raddoppia con il cofinanziamento nazionale. E che ora dunque si congela. Con lo svantaggio per l’Italia di partire male e in ritardo sui fondi strutturali, pure stavolta. Ma Bruxelles è categorica. Senza un piano e una strategia chiari ed efficaci, appunto, l’assenso non c’è. Anche perché – ed è questa la critica più forte – l’Italia ha gravi problemi di governance. La sua pubblica amministrazione non è efficiente e ben funzionante. E quando il motore è inceppato, non si può sperare che la linfa europea contribuisca a rivitalizzare il paese. Anzi i fondi rischiano di imboccare di nuovo la via, biasimata, degli incentivi a pioggia. Se non è una bocciatura, poco ci manca.

CAPACITÀ ISTITUZIONALE

In 249 punti e 37 pagine, la Commissione europea analizza passaggio per passaggio tutto il piano italiano. E chiede ancora una volta al governo, come aveva raccomandato già in marzo, di rispondere sulla sua «capacità amministrativa ». Se sia cioè migliorata e come, non tanto l’abilità e l’organizzazione tecnica nel gestire i programmi operativi. Quanto il quadro complessivo, la cornice in cui si muove questo fiume di denaro: la pubblica amministrazione. Per Bruxelles l’Italia confonde tra «assistenza tecnica » e «capacità istituzionale». Se la prima si può ovviare con l’Agenzia per la coesione (istituita di recente e coordinata direttamente da Palazzo Chigi, sotto la supervisione del sottosegretario Graziano Delrio), per la seconda occorre «sostenere ampie e orizzontali riforme» della p.a. e «buone iniziative di governance». Di più, «il ruolo delle diverse istituzioni deve essere chiarito, definendo chi fa cosa, quando e come ». Punto fondamentale, visto che si tratta di una spesa ad alta incidenza territoriale. Laddove però centro e periferia (assai parcellizzata) faticano a coordinarsi. Con i magri risultati di questi anni: soldi spesi tardi, male, in qualche caso persi in mille rivoli o restituiti al mittente.

SPECIALIZZAZIONE INTELLIGENTE

L’altro buco nero italiano, che la Commissione torna a denunciare come fa da almeno tre anni, è quello delle “Strategie di specializzazione intelligente”. Una definizione burocratica per intendere, in buona sostanza, un piano su come far ripartire il Paese (anche con i soldi europei), ora necessario più che mai, visto il ritorno dell’Italia in recessione. Non solo il governo non ha «per il momento» ancora adottato queste Strategie, «a livello nazionale e regionale». Ma risulta, agli occhi della Ue, deficitario praticamente in tutti gli ambiti che contano per il rilancio. Agenda digitale: «Manca una vera strategia». Innovazione: «Calo significativo dei fondi», ma «ciò non deve comportare un calo delle risorse per la ricerca industriale nel settore privato». Aziende: «Identificazione ancora insufficiente degli interventi strutturali necessari per riguadagnare competitività». Anzi, sottolinea Bruxelles, «regimi di aiuto “generalisti” orizzontali andrebbero evitati». E sostituiti da «un sostegno mirato alle imprese legato allo sviluppo tecnologico ». A questo proposito, la Commissione si chiede anche che fine abbia fatto il piano Giavazzi per sfoltire incentivi alle aziende. E quale effetto abbiano avuto i crediti d’imposta concessi dai vari governi. Cultura: «Assenza di un progetto strategico e di cenni alle lezioni apprese dal periodo di programmazione 2007-2013». E cioè il disastro Pompei (fondi ancora non spesi pari a 105 milioni, rimessi da poco in pista) e 15 milioni restituiti. Addirittura, la Commissione ricorda che «il Fesr (uno dei fondi strutturali, ndr) non sostiene “eventi” culturali e turistici che sono considerati a basso valore aggiunto». Ma «solo interventi strutturali e che possono avere un impatto strutturale ». Insomma, meno sagre e più patrimonio culturale da curare, restaurare, far fruttare. Infine, istruzione: «Le percentuali di risorse destinate all’abbandono scolastico per le regioni meno sviluppare (12%) e di partecipazio- ne all’istruzione superiore (2%) sembrano basse rispetto alla portata dei problemi in queste aree».

PROGRAMMI A RISCHIO

Il governo Renzi dovrà rispondere su questi e altri punti. Ma è chiaro che la tirata d’orecchie non fa piacere, specie in un momento non proprio brillante per l’Italia sul fronte dei risultati economici. Se la Commissione da una parte dà pur adito all’esecutivo di voler accentrare, per meglio fluidificare, la gestione dei fondi europei – anzi si dice «favorevole al rafforzamento degli interventi gestiti dalle amministrazioni centrali» – dall’altra parte «sospende le sue considerazioni in attesa di una valutazione approfondita degli obiettivi» su tre proposte: legalità, aree metropolitane e cultura. In particolare, ritiene che l’attuazione del programma nazionale sulle Città metropolitane «appare a rischio, in considerazione della architettura complessa e dei rischi di sovrapposizione con programmi regionali». Insomma troppa confusione, tra piani nazionali per città metropolitane che ancora non esistono e piani regionali per città non metropolitane, spesso assai piccole (5 mila comuni italiani su 8 mila hanno meno di 5 mila abitanti). La domanda di Bruxelles sembra essere: ma ce la fate?

CRONOPROGRAMMA

Tra l’altro, osserva ancora la Commissione, in molti casi non ci sono proprio le premesse per spendere. Mancano o sono insufficienti le «condizioni ex ante». In particolare, considera «solo parzialmente soddisfatte», tra le altre, le condizionalità in materia di «agenda digitale, gestione delle acque, trasporti, politiche del lavoro, abbandono scolastico, sistemi di controllo sugli aiuti di Stato». Per questo chiede al governo italiano di «fornire un cronoprogramma plausibile per l’adozione dei vari provvedimenti». E «si riserva di valutare l’effettivo soddisfacimento delle condizionalità quando tutte le informazioni saranno disponibili». Altra bacchettata. Infine un richiamo pure sul «gran numero» dei soggetti chiamati ad attuare questo Accordo di partenariato. Può anche andar bene, ma Bruxelles vorrebbe che fossero esplicitati «i criteri per la selezione dei partner ». Anche qui troppa superficialità.

MEZZOGIORNO IN AFFANNO

È chiaro che una pagella siffatta fa male soprattutto alle regioni meridionali, destinatarie del 71,1% delle risorse messe a disposizione dall’Europa, come calcola il Servizio politiche territoriali della Uil. Un Sud Italia che non sempre è stato messo in condizione, dalla politica locale e nazionale, di lavorare bene. Ne parlerà forse Renzi con gli amministratori delle città che visiterà a partire da domani.

Tra lidi e concessioni il mare non bagna Napoli

posillipoAl “Mattino di Napoli” va il merito di sollevare, in solitaria ed ogni anno, il problema del rispetto della legge da parte dei titolari dei lidi balneari.

Già nel 2012 (clikka) il medesimo giornale sollevò la questione che notai. Quest’anno ancora una volta si affronta l’argomento anche se si fa il pelo ai lidi posillipini sull’accesso libero al mare, senza però chiedere quanto gli stessi pagano di concessione demaniale. Su questo fronte è il caso di osservare che gli stessi lidi oltre ad offrire lettino ed ombrellone offrono anche  servizi di ristorazione facendo, quindi, concorrenza a chi il ristorante nella stessa zona l’affitta per tutto l’anno a costi assolutamente stratosferici, mentre le concessioni il più delle volte vengono assegnate senza un vero e proprio bando pubblico sempre alle stesse persone ed a quattro lire.

Ricordo che gli amici di una Spiaggia per Tutti qualche tempo fa tentarono di accedere al mare senza riuscirci tanto è vero che gli stessi titolari dei lidi, ricordo, chiamarono le forze dell’ordine e questi anziché difendere il sacrosanto diritto di farsi un bagno finirono per difendere i concessionari. Ebbene, dopo questo palese sopruso commesso dalle forze dell’ordine mai nessuno, in primis prefetto e questore, pare abbia adottato alcun provvedimento disciplinare nei confronti di una azione tanto “singolare” che sicuramente avrà avuto un capo.

Siamo in Italia anzi, peggio, siamo a Napoli dove il diritto somiglia più al rovescio …Buon bagno

L’unica cosa buona che trovo nell’articolo in calce è che il Bagno Elena pare si sia adeguata alla legge nazionale.

Da il Mattino di Napoli del 12.08.2014

Melina Chiapparino.

Battigia libera? Così i balneatori «aggirano» la legge

Battigia libera? Così i balneatori «aggirano» la legge La norma: transito gratuito attraverso gli stabilimenti privati. Ma in città la «tassa» è la regola. La legge c’è ma quando si tratta di rispettarla, abbondano le interpretazioni ed ognuno applica la norma a modo suo. E’ questa la confusione che regna a Napoli dove, nei lidi privati, non tutti i regolamenti concedono il passaggio ai bagnanti che intendono solo attraversare la proprietà per giungere alla battigia, come invece è previsto per legge. «Per attraversare il nostro lido occorre comunque pagare il biglietto di ingresso in quanto si entra in una proprietà privata – spiega un membro dello staff del Bagno Ideal in via Posillipo – chi desidera attraversare la striscia antistante il mare deve accedere dalla spiaggia pubblica che precede i lidi privati, in caso contrario il nostro biglietto costa 10 euro nei quali è compreso il lettino -. All’Ideal imposti i 10 euro dell’ingresso. Al Bagno Elena si paga l’ombrellone non il passaggio no, gli stessi che vanno pagati per chi vuole in qualche modo attraversare solo il demanio privato». Se la normativa, affermata dall’articolo 11 della legge 217/2011, spiega chiaramente che i concessionari devono garantire «il diritto libero e gratuito di accesso e di fruizione della battigia, anche ai fini della balneazione», nella pratica l’applicazione della norma lascia a desiderare e spesso è soggetta alla volontà dei gestori dei lidi. «Ad orario di chiusura, passate le 17.30 possiamo anche concedere il passaggio attraverso il lido – continua un impiegato del Bagno Ideal – ma è una concessione che facciamo in via informale perché nel momento in cui si entra in questa proprietà privata bisogna pagare il biglietto, queste sono le direttive che dobbiamo applicare». Non tutti però sono così inflessibili quando si tratta di un semplice passaggio per camminare sul bagnasciuga. «Non facciamo assolutamente problemi ai visitatori che vogliono raggiungere la battigia entrando dal nostro lido – dicono dal team del Bagno Elena – molti bagnanti chiedono di passare per raggiungere dalla spiaggia il Palazzo Donn’Anna e, secondo quanto dicono le norme, non vietiamo di fare il bagno a chi è di passaggio. Però non consentiamo di sostare nei pressi della riva, ne di poggiare i teli altrimenti si snaturerebbe la natura del lido privato». In realtà il principio del articolo 11, stabilito dalla Legge Finanziaria del 2007, sancisce anche la necessità di un percorso libero all’interno del lido per consentire il passaggio di chi voglia solo raggiungere il bagnasciuga, passaggio che non è presente su alcun lido privato nella zona di Posillipo, ne di Marechiaro. Anche nel caso di Bagno Sirena, a Posillipo, il passaggio per il bagnasciuga è consentito come fosse un favore «perché di regola si dovrebbero pagare 10 euro». Una gestione forse dovuta anche all’interpretabilità della legge che accenna alla possibilità di balneazione senza fornire ulteriori dettagli a riguardo. «Non è consentito nessun passaggio all’interno della nostra area privata – spiega un ragazzo dell’equipe di Villa Imperiale a Marechiaro – chiunque voglia accedere deve comunque pagare il biglietto, a partire da 22 euro, inoltre la nostra area non è un semplice lido ma è un demanio attrezzato con ristorante, bar piscina e ovviamente la discesa a mare. Ci sono gli scoglioni alla fine della discesa di Marechiaro per chi voglia accedere al mare pubblicamente». Il Bagno Elena È tra i lidi privati che garantisce l’accesso ai tratti liberi.

 

La contesa sullo Stadio Collana

collanaQualche giorno fa ho pubblicato il Bando Regionale sull’affidamento dello Stadio Collana (clikka), oggi (11.08.2014) leggo su il Mattino di Napoli della querelle che c’è tra il Comune di Napoli e la Regione. Ai cittadini, ovviamente, non interessa chi di fatto gestirà lo stadio Collana, ma, ovviamente, come verrà gestito. Orbene, la Regione Campania ha decisamente scelto di darlo in concessione per 15 anni. Cosa accadrà con questa formula e che fine faranno le tante realtà già presenti nel Collana che da anni fanno fare sport ai cittadini napoletani lo vedremo solo all’esito dell’aggiudicazione che dovrebbe avvenire nel prossimo ottobre/novembre. Come detto la valutazione sarà condotta su tre profili: Offerta tecnica; offerta gestionale; offerta economica. Dove ai primi due profili viene dato un valore maggiore ferma, in ogni caso, l’esperienza decennale da parte dei candidati in una delle discipline che si pratica nell’impianto anche se praticata altrove.

Ebbene, il giochetto potrebbe essere facile per sia per una società di costruzioni che per una società commerciale che “vende” sport (tipo Virgin o Decatlon) che potrebbero acquisire facilmente un partenariato con una delle tante associazioni che si potrebbero “prestare” nell’affare.

La cosa di cui mi rammarico è che fino ad oggi non ho sentito (né i giornali si sono preoccupati di sentire) le associazioni presenti nella struttura né è stata data voce agli organi istituzionali del CONI e delle Federazioni interessate. Possibile che gli attori principali non abbiano fatto un comunicato stampa, possibile che su una decisione così importante proprio coloro che dovrebbero parlare non dicono nulla?

Io per come la vedo, credo che la Regione abbia commesso un errore poiché è intervenuta in una attività di gestione che non è propria dell’ente che, invece, si dovrebbe occupare di programmazione e sviluppo territoriale. Azioni che è sotto gli occhi di tutti la Regione svolge assolutamente in modo carente se guardiamo ai miliardi di euro europei che per negligenza ed incapacità non spende (vedi in tema di finanziamenti UE: Progetto Unesco ed incapacità binomio assoluto e perfetto (clikka)!

Orbene, sul Collana gravano anni di incuria e malagestio, sia perché manca un effettivo controllo, sia perché la manutenzione ordinaria non è stata mai eseguita dal Comune troppo impegnato ad occuparsi dello stadio San Paolo per andare incontro alle necessità del campionato e della Champions, mentre la manutenzione straordinaria sarebbe dovuta essere della Regione e, su questo versante, possiamo dire che nessun colpo è stato mai battuto né da caldoro né da schifone.

Non mi spiego però le dichiarazioni che ho letto di schifone secondo cui lo stadio Collana dovrebbe essere messo a bando in virtù della legge regionale sullo sport e che l’affidamento dovrebbe essere gioco forza a titolo oneroso. Ebbene, tali dichiarazioni fanno a pugni con la legge nazionale vigente sui contratti pubblici, secondo cui non occorre il bando quando un bene pubblico viene assegnato ad un altro ente pubblico cui ovviamente viene assegnata una delega di gestione, né pare che la Corte dei Conti abbia mai contestato il comodato gratuito al Comune di Napoli assolutamente in linea con i principi di buon andamento della P.A.

 Ad ogni buon conto la scelta poteva essere quella di rinnovare il comodato d’uso al Comune di Napoli, che si avvia a riservarsi la gestione diretta di pochi impianti ritenuti strategici, tra cui il Collana, inserito in un contesto urbano altamente popoloso, facendo però in modo di destinare all’impianto stesso una fetta dei finanziamenti che la Regione nega al Comune per la ristrutturazione degli impianti sportivi (finanziamenti regionali perduti (clikka) (clikka). In sostanza lo stratagemma della Regione è duplice, da un lato nega le risorse al Comune, dall’altro contestando la mancata manutenzione si intromette in una gestione che non le compete.

Ovviamente il tutto mi sembra una manovra dal sapore vagamente elettorale. Spero che non ci vadano di mezzo le tante associazioni ed i cittadini che usano il Collana.

Da Il Mattino di Napoli dell’11.08.2014 Valerio Esca

Braccio di ferro sul Collana, la Regione: basta uso gratuito

Braccio di ferro sul Collana, la Regione: basta uso gratuito.

Schifone, delegato di Caldoro: «Impensabile ritirare il bando». Il sindaco sollecita il governatore.

«La Regione Campania non ha alcuna intenzione di ritirare il bando sullo stadio Collana». Con queste parole Luciano Schifone, consigliere regionale delegato allo sport del presidente Stefano Caldoro, mette un punto fermo sulla querelle tra Comune di Napoli e Regione Campania. Nelle ultime settimane si è, infatti, accesa una dura polemica tra i due palazzi sulle modalità di assegnazione della gestione dell’impianto del Vomero. Da un lato il sindaco Luigi de Magistris, secondo il quale «il bando regionale per l’affidamento ai privati del Collana rientra in una logica di vecchia politica, senza per altro garantire il suo ammodernamento e contravvenendo anche all’impegno assunto dal presidente Caldoro». Dall’altro c’è la Regione Campania, che non intende fare passi indietro, come spiega appunto Schifone: «Mi sorprende l’approccio virulento del sindaco che si è svegliato dopo un lungo letargo e finalmente si è accorto che il Collana esiste». Dopo il j’accuse Schifone entra nel merito della vicenda: «Abbiamo avuto con l’ex assessore comunale allo Sport, Pina Tommasielli, un fitto dialogo per trovare una strada per il rilancio della struttura. Dal dopo Tommasielli, ovvero da quando le deleghe sono passate al sindaco, si è chiusa ogni forma di trasmissione. Basti pensare che siamo arrivati quasi a scadenza della convenzione e non abbiamo avuto nessuna indicazione dal Comune sulle prospettive che aveva rispetto all’impianto. Cosi abbiamo attuato una prima proroga da aprile a giugno per permettere alle società di concludere la stagione sportiva senza problemi, per poi passare ad una seconda che va in scadenza a dicembre». Poi Schifone rivela: «Ci tengo a ricordare che la legge promulgata dalla Regione, parlo della legge 18, fu varata in accordo con il Comune e concordata con la Tommasielli, dove l’articolo 20, obbliga tutti ad indire le gare per gli impianti sportivi. Inoltre la Regione ha un diktat della Corte dei conti che ci obbliga a mettere a reddito gli impianti. Per questo non possiamo più dare in comodato d’uso gratuito gli impianti». In pratica sul bando la Regione non fa sconti: «L’atto tanto discusso sottolinea ancora Schifone – nasce dall’idea di preservare le finalità e la missione pubblica degli impianti sportivi per garantirne la fruibilità. A tutela abbiamo inserito un requisito ben preciso, ovvero che per aggiudicarsi la gara la società sportiva dovrà risultare iscritta agli elenchi del Coni e lavorare da 10 anni nel mondo delle discipline sportive che si praticano al Collana. Tutto questo sgombra il campo da qualsiasi dubbio, al quale anche il presidente della V municipalità, Mario Coppeto si lascia andare. Evidentemente Coppeto, che definisce vergognoso il provvedimento, non ha idea di cosa parla e non credo abbia letto le carte. Di vergognoso ci sono solo le condizioni dello stadio». Secondo Schifone «anche il Comune sta facendo un bando simile, nel quale si affidano gli impianti alle società. Evidentemente al Comune da fastidio che le gare siano fatte dalla Regione e non da loro». Per quanto riguarda l’incontro previsto per domani, tra Caldoro e de Magistris, Schifone spiega che «si parlerà solo dell’arrivo del premier Renzi». Ma da San Giacomo controbattono: «Si parlerà dei vari temi, oltre che di Bagnoli, di Città metropolitana, della visita di Renzi, anche del Collana che per noi è una priorità e chiederemo al presidente Caldoro di ritirare del bando».

I costi dello Stadio San Paolo e la gestione degli altri Impianti sportivi

stadioSabato 9 agosto scorso la Giunta del Comune di Napoli si è dedicata allo sport emettendo tre delibere, due dedicate allo Stadio San Paolo con le quali, sono stati previsti lavori per altri 150.000,00 €. per rifare bagni e copertura e l’altra per dare un indirizzo al mondo sportivo interessato alla gestione degli impianti che, come si sa, tranne rare eccezioni, sono in pessime condizioni.

Contrariamente a quel che pensano molti, il Comune di Napoli per far giocare la squadra cittadina al San Paolo spende molti soldi e le delibere di questo tipo non sono isolate anzi sono ormai la regola (clikka).

Lo Stadio, è bene ribadire che, tranne il campo di gioco, è completamente a carico dei cittadini napoletani e, forse, è per questo motivo che il patron del Napoli non ha alcuna intenzione di mettere mano a qualsivoglia rinnovo della convenzione poiché nello stato attuale, i costi sono a carico della collettività, mentre gli utili sono in favore della società calcio napoli. Una condizione assolutamente invidiabile per qualsivoglia altro “imprenditore del pallone”.

Quanto alla gestione degli altri impianti sportivi la Giunta ha assunto l’indirizzo emerso in due convegni organizzati da noi il 24 giugno (clikka) ed il 14 luglio scorsi (clikka) nei quali abbiamo trattato proprio il tema della legge 147/2013, nata come legge sugli stadi. Questa legge, infatti, potrà essere utilizzata da quanti oggi si trovano nella gestione dei grandi impianti realizzati con la legge 219/1981 e per i quali la concessione CONI è ormai scaduta e non rinnovata. Ovviamente, occorrerà fare in modo che si mantenga il giusto equilibrio tra l’interesse pubblico all’uso collettivo degli impianti e quello degli investimenti necessari alla  corretta manutenzione.

Da Repubblica Napoli del 10.08.2014

ANTONIO DI COSTANZO

Soldi per il San Paolo e impianti ai privati

LA CONVENZIONE con il Napoli calcio ancora non c’è e quindi tocca al Comune riparare i servizi igienici del San Paolo. Costo dell’intervento intorno ai 150 mila euro, tutti a carico di Palazzo San Giacomo. Il Comune annuncia anche l’avvio di lavori di «adeguamento funzionale» della copertura dell’impianto di Fuorigrotta.

Restailing al San Paolo e 100 impianti sportivi in gestione ai privati

Dal Comune 150 mila euro per bagni e la copertura dello stadio. Manca ancora la firma alla nuova convenzione con il Napoli

IPROVVEDIMENTI sono contenuti in due delibere approvate nella tarda serata di venerdì. Si tratta di delibere “fuorisacco” arrivate in giunta poche ore prima dell’approvazione, tanto che neanche il Napoli calcio ieri sapeva di questi nuovi lavori al San Paolo. Quella della inadeguatezza della copertura è una storia vecchia, che risale agli anni Novanta quando per i Mondiali l’impianto fu “ingabbiato”. La pesante struttura in ferro ha creato spesso dei disagi, tanto che è stato ipotizzato più volte di rimuoverla senza mai riuscirci. Come ancora non è stato trovato l’accordo con la società di Aurelio De Laurentiis, nonostante i ripetuti annunci del sindaco Luigi de Magistris, sulla gestione del San Paolo dopo che la convenzione è scaduta.

Da Palazzo San Giacomo, invece, via libera alla delibera che dà la possibilità ai privati di prendere in gestione gli altri impianti sportivi cittadini in linea con quanto previsto dall’ultima legge finanziaria e con «lo scopo di valorizzarli anche attraverso operazioni di riammodernamento », afferma il Comune che sarà affiancato da “Coni Servizi” per la valutazione degli studi di fattibilità. In pratica chi vorrà ottenere l’uso degli impianti dovrà impegnarsi anche nei lavori di ristrutturazione e manutenzione.

L’obiettivo è quello di recuperare oltre cento strutture sportive comunali che saranno affidate alle società che «garantiranno la massima partecipazione e fruizione da parte dei cittadini alle attività sportive e ludico-sportive». Non dovrebbero rientrare nel programma il Palabarbuto, la piscina Scandone, il parco Virgiliano e le palestre del polifunzionale di Soccavo. Sarà istituito anche un “fascicolo del fabbricato” per gli edifici sportivi. Le associazioni interessate potranno rivolgersi direttamente all’ufficio tecnico progettazione realizzazione e manutenzione impianti sportivi del Comune.

«Questa poteva essere una buona soluzione anche per lo stadio San Paolo — afferma Gennaro Esposito, consigliere comunale di Ricostruzione democratica — invece, a convenzione scaduta, andiamo avanti a piccoli interventi. Avremmo dovuto risolvere già da tempo questa situazione».

Esposito, ex presidente della commissione sport lancia anche un appello alle associazioni sportive: «Il mondo dello sport si svegli proponendo dei modelli di gestione soprattutto per gli impianti della legge 219 che hanno fatto di Napoli una delle madri dell’atletica con tante medaglie conquistate ». Intanto, è polemica sullo stadio Collana dopo la decisione della Regione di pubblicare un bando per assegnare lo storico impianto del Vomero. Sulla vicenda è durissimo Mario Coppeto, presidente della quinta municipalità: «Il governatore Stefano Caldoro ritiri il bando per l’assegnazione ai privati dello stadio Collana, pubblicato a fine luglio mentre era ancora in corso la trattativa tra la Regione, proprietaria dell’impianto, il Comune e il Coni». Coppeto chiede a sindaco e governatore di «convocare subito un tavolo con la municipalità per bloccare il bando e trovare insieme una soluzione per garantire lo sport a costi sociali come avviene adesso. Il Collana — conclude il presidente della Municipalità — è l’unico impianto sportivo pubblico del Vomero, sarebbe un grave danno al quartiere e alla città darlo ai privati».

Continua il fallimento di Caldoro sui fondi europei

caldoroPiù passa il tempo più si avvicina la scadenza della Giunta Regionale più gli atti di Caldoro rappresentano una confessione della incapacità a fare l’unica cosa che una regione avrebbe dovuto fare: Programmazione e sviluppo mediante la spesa dei Fondi Europei!

Come già ho segnalato in qualche altro post, Caldoro in questi ultimi mesi è come se si fosse svegliato da un sonno, un sonno mortale non per lui ma per i cittadini campani ed ha preso a produrre atti con due obiettivi il primo quello di dimostrare di spendere oggi ciò che avrebbe dovuto spendere ieri, il secondo “sollecitare” il suo elettorato ed il mondo delle imprese attraverso la riproposizione di progetti da realizzare in quest’ultimo anno di mandato; come se ciò che si doveva fare in cinque anni lo si potesse fare in meno di 12 mesi! Qualche mese fa, infatti, ha adottato addirittura una delibera di accelerazione della spesa dei fondi europei su cui ho già scritto (clikka).

Oggi, invece, da quello che leggo da Repubblica Napoli (in calce l’articolo) mi sembra che caldoro da un lato fa outing, dimostrando di aver sbagliato a revocare le delibere adottate negli ultimi sei mesi del mandato della Giunta Bassolino, dall’altro fa peggio e per spendere i soldi dei progetti europei già assegnati, abolisce i vincoli e le verifiche, cosicché i soggetti beneficiari dei fondi europei non dovranno dimostrare di aver conseguito gli obiettivi che, invece, dovevano conseguire.

In sostanza Caldoro fa l’unica cosa che non avrebbe dovuto fare: Stende una mano alle imprese che in un certo qual modo sono venute meno al “patto”. Sarebbe stato meglio insistere con i controlli per non dare i soldi ai cd. furbetti dei fondi europei.

Sono, infatti, convinto che l’unica cosa seria che si debba fare con i fondi europei, ed in generale con la spesa pubblica, sia il controllo del raggiungimento degli obiettivi perché la nostra regione, ma anche il Comune, è piena di progetti e programmi finanziati con milioni di euro di fondi erogati solo per spenderli e basta, dove non c’è nessuno che controlla se sono stati spesi bene.

La prova è che parlando con un mio vecchio amico questi mi racconta un fatto che mi ha confermato i miei dubbi. Qualche tempo fa, infatti, la regione commissionò uno studio ad un gruppo di giovani professionisti (tra cui il mio amico) per verificare la ricaduta concreta dei finanziamenti europei, ebbene, il risultato fu duplice: 1) nel team fu arruolata una quota di amici degli amici pagati per non fare nulla; 2) quelli che lavorarono scoprirono che con la spesa di milioni di euro nessun posto di lavoro era stato creato. Nei corsi di formazione, infatti, c’erano più docenti che discenti. Chi non ricorda, infatti, i cd. progetto ISOLA o BROS, milioni di euro spesi solo per fare consenso elettorale. La cosa bella è che questo mio amico mi ha detto che lo studio fu archiviato e non diffuso ed a coloro che lo condussero fu fatta firmare una clausola di segretezza. NOn c’è che dire dei veri signori del bene e dell’interesse pubblico!

La riprova di ciò che dico è il caso delle guide turistiche di cui ho parlato in un altro post (clikka) e che è uno scandalo presente solo nella regione campania!

Proposta:

Caro Caldoro, non si affanni tanto a dimostrare ciò che ormai non può più dimostrare, la spesa dei fondi europei nella regione da Lei amministrata è al 33 % e questo è un dato che non può recuperare in pochi mesi. Se volesse veramente il bene della Regione non continui a proporre atti amministrativamente e politicamente indecenti, organizzi un buon team di dirigenti e funzionari della regione in grado di portare avanti i programmi ed i progetti europei. Non si può costruire un edificio senza le fondamenta! Se non ha le professionalità interne, allora, provveda a recuperarle all’esterno saranno soldi spesi bene!

Vedi anche:

Progetto UNESCO ed incapacità un binomio assoluto e perfetto (clikka)

il grande progetto unesco una corsa persa contro il tempo (clikka)

Da Repubblica Napoli del 10.08.2014

FONDI EUROPEI 2000-2006

Pagamenti alle imprese, caldoro cancella i vincoli

Caldoro segue le tracce della giunta Bassolino

ALESSIO GEMMA

NIENTE più “indicatori” da rispettare per meritare i fondi europei. Niente graduatorie da scalare. Il presidente della Regione Stefano Caldoro spiana alle imprese la strada per ottenere i contributi di almeno 8 anni fa: quelli programmati tra il 2000 e il 2006 dalla prima amministrazione di Antonio Bassolino.

UNA mossa per recuperare il ritardo nella spesa degli attuali finanziamenti 2007-2013 ed evitare di perdere risorse per il prossimo ciclo di investimenti 2014-2020.

E’ scritto in una norma, passata sotto silenzio, del maxi emendamento approvato con la legge finanziaria. Così recita l’articolo 11: “in considerazione della particolare gravità della crisi economica internazionale e nazionale, che ha colpito anche il sistema produttivo regionale campano, le imprese beneficiarie delle agevolazioni del Por Campania 2000-2006 non sono più tenute al rispetto degli obblighi derivanti dal calcolo degli indicatori utilizzati per la formazione delle graduatorie. Sono fatti salvi i provvedimenti amministrativi già adottati”. Cosa significa? Che per i progetti europei, dei quali sono stati impegnati i fondi di due consiliature fa, saltano le “regole” pattuite. Le imprese beneficiarie dei finanziamenti residui non dovranno più eguagliare quegli obiettivi stabiliti all’inizio della programmazione con la Regione, necessari per intascare i contributi. Numero di posti di lavoro generati, rapporto tra il totale di investimenti attivati e il totale della spesa pubblica: questi i principali “indicatori”. Vuol dire, ad esempio, che per vedersi assegnare i fondi, una particolare azienda doveva dimostrare che il progetto portato avanti era in grado di creare un certo numero di occupati. Non ce ne sarà più bisogno. Via libera, quindi, a 10 vecchi capitoli di spesa per ridare ossigeno all’economia campana in recessione come quella italiana. Rifiuti, turismo, beni culturali, innovazione tecnologica, artigianato: c’è di tutto nelle misure privilegiate da Caldoro. Ecco il dettaglio: sostegno alle imprese per la costruzione di impianti di compostaggio e di energie rinnovabili; contributi a piccole imprese che operano nella ristorazione, nella ricettività turistica, nei parchi; aiuti a “imprese commerciali inserite in contesti urbani da recuperare” e a “imprese di artigianato coinvolte in scambi con l’estero”.

Quello che può sembrare un assist da parte di Caldoro all’ex governatore Bassolino, si rivela in realtà una strategia per ridurre lo svantaggio della Campania sui fondi 2014-2020. Logico il ragionamento seguito ai piani alti di Palazzo Santa Lucia: se i finanziamenti europei 2007-2013 sono stati spesi solo per il 33 per cento, c’è il rischio di avere meno soldi sul programma 2014-2020, anche alla luce del fatto che la Regione ha riproposto all’Europa i “Grandi progetti” rimasti al palo negli ultimi 6 anni. Come porto di Napoli e Regi Lagni. Nel 2010 infatti la giunta Caldoro aveva “congelato” gli atti approvati dalla vecchia amministrazione per sottoporli a verifica e sbloccarli solo nell’ultimo anno. Ora la soluzione escogitata è di fare “sponda” con la programmazione precedente 2000-2006 per aumentare i fondi già spesi. E convincere anche il premier Renzi a non tagliare la quota di cofinanziamento da parte dello Stato sui progetti che partiranno dal 2014.

A ferragosto si firma l’accordo su Bagnoli

GennaroOggi (07.08.2014) in Consiglio Comunale sono intervenuto sulla prossima firma dell’accordo sull’area di Bagnoli che dovrà avvenire il 14.08 p.v. senza che il consiglio abbia avuto la possibilità di discutere. Ho richiamato il comunicato che mi è stato consegnato con le firme di: Assise Cittadina per Bagnoli, comitato “Una spiaggia per tutti”, Italia Nostra Campania, Verdi Ambiente e Società, Bancarotta Bagnoli, laboratorio politico ISKRA, Ex Funivia, movimento per il diritto all’abitare “Magnammoce ‘o pesone”, Assise di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia, Sinistra anticapitalista, Monitor Napoli, Insu Tv, gruppo comunale, Movimento 5 Stelle Napoli, deputato M5S Roberto Fico.

 Per questo motivo ho proposto un Ordine del Giorno (clikka) con il quale sostanzialmente ho chiesto che si informassero prima i cittadini ed il consiglio comunale di ciò che il Sindaco andrà a firmare con il Presidente del Consiglio il prossimo 14.08. Al fine di far comprender alla città quali sono i gruppi politici che vogliono ed attuano la trasparenza e quali invece quelli che tale trasparenza la predicano ma non la praticano ecco chi ha firmato e chi no:

FIRMATARI: Gennaro Esposito (RD), Carlo Iannello (RD), Vittorio Vasqez (SIM), Marco Russo (SIM), Antonio Borriello (PD), Ciro Fiola (PD), Simona Marino (Città Ideale), Ciro Borriello (SEL), Giovanni Lettieri (NCD), Carmine Attanasio (Verdi), Ginetta Caiazzo (Verdi), Antonio Crocetta (PSI – FED)

I NON FIRMATARI:  IDV (Luongo, Troncone, Lorenzi, Beatrice, Formisano, Frezza), Centro DemocrAtico (Varriale e Pace), NET (Sgambati).

Nel mio intervento ho richiamato gli atti della Regione Campania di cui al mio precedente post (clikka)

Il mio intervento al 02:03:22

Di seguito la lettera di Gerardo Mazziotti da Il Roma di oggi (07.08.2014)

L’OPINIONE La repubblica napoletana

DI GERARDO MAZZIOTTI

Anche se non proclamata ufficialmente come accadde nel 1799 la città di Napoli è, di fatto, una piccola repubblica. Verrebbe da dire delle banane visto il modo come viene amministrata da decenni. Invece è una repubblica dei soprusi, delle prevaricazioni, delle prepotenze. In uno, della illegalità. Le leggi dello Stato italiano e gli accordi stipulati col suo governo non vi hanno alcun valore. A dispetto del fatto che il suo Capo, ex magistrato rigoroso, ha promesso ai napoletani “discontinuità col passato e legalità “. Non si spiega altrimenti il diverso destino della legge numero 582, recante “Disposizioni urgenti per il risanamento dei siti industriali delle aree di Bagnoli e di Sesto San Giovanni “, approvata dal Parlamento il 18 novembre 1996. Anche a seguito delle sollecitazioni dell ‘Unicef per il ripristino della balneazione dei bambini a Coroglio. A Milano, facente parte dello Stato italiano, le disposizioni per Sesto San Giovanni sono state sollecitamente attuate. Nella repubblica napoletana invece il comma 14 dell’articolo 1, che “prescrive il sollecito ripristino della morfologia naturale della costa di Bagnoli (…) con rimozione di tutto quanto l’ha alterata “, ha dato luogo a uno scontro, che dura da diciotto anni, tra un blocco sociale (costruttori, industriali, professionisti, docenti universitari, amministratori, giornalisti, politici e faccendieri) che non intendono rispettare la legge 582/96 e il fronte degli ambientalisti (assise cittadina di Palazzo Marigliano, La repubblica napoletana Comitato giuridico di difesa ecologica, Italia Nostra, Fondazione lannello, Associazione “Salviamo Bagnoli “, Fondazione Internazionale Medici dell’Ambiente, AssiseBagnoli e altre) che sono determinati nel difendere il diritto dei napoletani a ripristinare la balneazione delle spiagge e del mare di Coroglio. Il nodo della questione è la cosiddetta “colmata a mare”. Una montagna di veleni (tra i quali gli idrocarburi policiclici aromatici altamente cancerogeni) che, negli anni ’60, ha trasformato la spiaggia di Coroglio in una discarica dei rifiuti industriali. Una colmata pericolosissima, che i ministri dell ‘Ambiente Edo Ronchi, Altero Mattioli e Alfonso Pecoraro Scanio hanno definito “una bomba ecologica da rimuovere sollecitamente per salvaguardare la salute pubblica e per ridare ai napoletani la loro spiaggia e il loro mare “. E la rimozione della colmata è prevista dall ‘Accordo di Programma del luglio 2003, firmato col ministro dell’Ambiente del governo Berlusconi, ed è confermata nel! ‘Accordo di Programma Quadro, firmato nel dicembre 2007 con sette ministri del governo Prodi. Non solo. ma la sua rimozione è prevista dal Pue di Bagnoli (piano urbanistico esecutivo) del novembre 2003, approvato dal consiglio comu nale in vista della Coppa America che il giorno 26 lo svizzero Alinghi avrebbe dovuto assegnare a Napoli (sul fallimento di quella operazione e sulle ingenti risorse economiche investite questa città generosa ha steso un velo pietoso…). La sua rimozione è confermata dal vigente Pua (piano urbanistico attuativo) dell ‘aprile 2005. E siccome hanno forza di legge non posso no essere violati. Nemmeno a Napoli. E opportuno precisare che questi AdP sono stati firmati dagli amministratori del Comune, della Provincia e della Regione e anche dalla BagnoliFutura, quando nel suo CdA ñ ‘era ‘ingegner Ambrogio Prezioso in rappresentanza dell ‘Acen. Perciò la sua proposta dell ‘altro ieri di non rimuovere la colmata lascia stupefatti. Siamo riusciti a impedire ali ‘assessore Rocco Papa di realizzare il porto canale. E a impedire al super assessore Nicola Oddati di utilizzare la colmata come location del Forum delle Culture. E al vice sindaco Tino Santagelo di trasformarla “nella passeggiata a mare più bella mondo “. E al sindaco Luigi de Magistris di farne la sede delle regate veliche della Vuitton Cup. Riusciremo a impedire che la colmata diventi un suolo edificatorio di utilizzare la colmata a mare di Bagnoli
come suolo edificatorio per alberghi, ristoranti e abitazioni con discesa a mare, serviti da un porto turistico.

Progetto UNESCO ed incapacità binomio assoluto e perfetto!

regionecampaniaIl tema dei finanziamenti europei è un tema centrale del quale mi sto occupando cercando di segnalare tutti i giri inutili che hanno portato al serio e concreto rischio di perderne una buona fetta. Ho scritto infatti del grande progetto Unesco una corsa persa contro il tempo (clikka), per il quale contando le date mi sono reso conto che si è maturato un ritardo sin dal momento ideativo dell’investimento.

Oggi la lettura di un articolo di Repubblica Napoli, purtroppo mi da’ ragione, riportando una dichiarazione del commissario europeo Johannes Hahn che afferma “Non ci saranno proroghe, i fondi non spesi saranno persi”. Condanna al sistema politico/burocratico della Regione e del Comune che adesso sta cercando di recuperare sperando nella benevolenza e nella comprensione dell’Europa che stenda una mano alla povera classe dirigente Campana e Napoletana che non è stata capace di portare avanti un progetto che significa soldi, sviluppo e sicurezza per la città! Una classe politica che si dovrà presentare col cappello in mano a chiedere la carità per avere un altro po’ di tempo!

Secondo Voi cosa ci dovrebbe rispondere l’Europa se non dire: Siete stati incapaci di spendere e quello che avete in passato speso è stato speso male, non avete alcuna credibilità, i soldi ce li riprendiamo e li destiniamo a quei paesi che ne hanno bisogno. Ed oggi le regioni ad obiettivo convergenza, con l’ingresso dei paesi dell’EST europa, sono cresciuti! Ci sarà la fila per prendersi i soldi degli italiani che non sono tornati in Italia!

Le conseguenze quali saranno? Probabilmente il tema dei fondi UNESCO sarà addirittura tema di campagna elettorale del centro destra per le Regionali 2015, che sicuramente dirà che loro sono stati bravi a spendere, mentre il tempo li inchioda alle loro precise responsabilità!

I cittadini lo capiranno questo? I cittadini sapranno valutare questa classe dirigente che non è stata in grado di rispondere alle necessità del territorio? Nell’articolo che Vi incollo si parla di 30 milioni che sono andati a bando ed è probabile che i futuri candidati, si faranno merito di questo senza dire, però, che queste opere sono andate a bando nell’ultimo anno possibile e si dovranno eseguire e rendicontare entro il 31.12.2015 cosa che ritengo IMPOSSIBILE se vedo il tempo medio di realizzazione delle opere pubbliche!

Ebbene, a questi politici che si vanteranno di questa loro “genialata” dovremo essere in grado di rispondere per le rime e rintuzzarli, mese per mese, di ogni ritardo maturato! Accadrà mai una cosa del genere se non siamo stati informati su come veramente sono andate le cose?

Ovviamente per fare questo dovremmo avere una società civile che al momento del voto sia capace di non farsi “infinocchiare” dalle chiacchiere e di una borghesia che non sia connivente con i venditori di fumo e che collabori a dare le giuste informazioni ….  Via i mercati dal tempio!!!

Da Repubblica Napoli del 07.08.2014:

Centro storico e EAV, nuovi spiragli

Pubblicati in gazzetta europea tre bandi di gara da 30 milioni di euro per il Grande progetto Unesco e alla Camera il Governo si impegna a prorogare il blocco dei pignoramenti alle aziende di trasporto

OTTAVIO LUCARELLI

CORSA contro il tempo sull’asse Napoli-Pompei. Dai Decumani agli Scavi si accelera per non perdere i fondi europei da spendere entro il 31 dicembre 2015. Il monito di metà luglio per Pompei da parte del commissario europeo Johannes Hahn («Non ci saranno proroghe, i fondi non spesi saranno persi») ha dato una scossa anche sul versante di un altro grande progetto, quello per il Centro storico di Napoli che vale cento milioni di euro, poco meno dei 105 milioni per le Domus. Si prova ad accelerare e ieri sulla Gazzetta europea sono stati pubblicati i bandi per tre gare che valgono complessivamente trenta milioni di euro e riguardano la riqualificazione (strade, impianti fognari, arredo urbano) di gran parte dei Decumani e dei relativi assi trasversali del Centro storico.

Con la pubblicazione di questi tre bandi sono sedici le gare già partite, di cui undici per le realizzazioni e cinque per le progettazioni, per un valore di 72 milioni di euro pari al 72 per cento dell’intero pacchetto. Altre 13 gare del Grande progetto, per i rimanenti 28 milioni di euro, saranno bandite entro dicembre. Al momento sono state aggiudicati tre soli lotti di lavori: Insula Duomo, Cappella Pignatelli e Complesso dei Santi Severino e Sossio per complessivi 10 milioni di euro. Tutti gli altri lotti del Centro storico targato Unesco partiranno tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. Tutti fondi, in analogia con Pompei, da spendere entro la fine del prossimo anno A curare tutta l’operazione è l’assessore regionale Edoardo Cosenza con gli assessori comunali ai lavori pubblici Mario Calabrese e all’urbanistica Carmine Piscopo. «Il Grande progetto Unesco, approvato da Bruxelles il 25 settembre 2013 — ricordano i tre in una nota — vede il Comune di Napoli quale ente beneficiario e la soprintendenza come soggetto che ha progettato gran parte delle opere. La Regione è l’ente finanziatore poiché il 25 per cento dei fondi sono attinti dal bilancio regionale. Il progetto si avvale anche della consulenza scientifica dei Dipartimenti della scuola politecnica della Federico II».

La Regione prova ad accelerare la spesa dei fondi europei ma dal Pd continuano a piovere critiche. «Sui fondi europei — accusa Antonio Marciano del Pd — si omette un particolare: i programmi sono enormemente ridotti rispetto alla dotazione iniziale. Il fondo Fesr, ad esempio, è passato da sette a 4.57 miliardi e al 31 maggio la spesa certificata era di circa 1.52 miliardi. Il fondo Fse, invece, aveva una quota di 1.118 miliardi di euro, poi ridotta a 868 milioni con spesa certificata ferma a 470 milioni».

Ieri, intanto, il governo si è impegnato a concedere alla società regionale Eav, che comprende Circumvesuviana, Sepsa e Metrocampania nordest, una proroga al blocco delle azioni esecutive e dei pignoramenti. Una soluzione trovata su iniziativa del neo deputato Pd Anna Maria Carloni nel corso dell’esame in aula al decreto competitività. La proroga verrà inserita in un prossimo provvedimento e consentirà alla società di trasporto pubblico locale (la seconda in Italia per utenti e chilometri coperti, attualmente commissariata e sottoposta ad un piano di risanamento) di non soccombere sotto il peso di decreti ingiuntivi e pignoramenti. In questo modo Eav potrà arginare una situazione debitoria estremamente critica che sta causando disagi pesantissimi agli utenti.

Il Paese in Recessione e la pensione del Presidente della Corte Costituzionale

TesauroOggi i giornali riportano ampie pagine sui tagli alla pubblica amministrazione ed il lavoro che stanno facendo Cantone e Cottarelli accompagnando queste notizia, con la certificazione ISTAT che il Pese è in recessione, quindi, la crisi si aggrava ma non si riduce.

Come al solito si parla di responsabilità civile dei magistrati, ma nessuno pone l’accento su quelli che sono i valori ed i principi che sono in gioco in questa materia, per spiegare in modo semplice ai cittadini come stanno veramente le cose. Ovviamente sono tutti temi complessi e non credo sia utile discuterne su questo blog attraverso il quale circo solo di porre delle domande.

Ebbene, quando, si parla di responsabilità civile dei magistrati nessuno parla del principio di indipendenza della magistratura. Nessuno che chieda ai cittadini volete un Giudice indipendente, che non guardi in faccia a nessuno, oppure, un Giudice che semmai ha paura di giudicare in cause diciamo delicate che potrebbero esporlo ad una azione di responsabilità. Anche i giudici, infatti, sono donne ed uomini, quindi, immaginerete, nel caso dovesse passare la tesi della responsabilità diretta dei magistrati (per il momento pare scongiurata) lo stato d’animo di un Giudice che dovesse decidere in un giudizio tra un semplice cittadino ed un magnate della finanza, ovvero un presidente del consiglio o della repubblica. E’ chiaro che di populismo su questa materia se ne può fare a tonnellate ma, credo, che dovremmo chiederci, quale è il vero interesse dei cittadini e dove stanno veramente i privilegi e le caste.

Il nostro assetto costituzionale è nato dalle ceneri di un regime ed ha in se tutti gli anticorpi affinché ciò che è accaduto nel ventennio fascista non accada più, quindi, quando si mette mano a queste materie bisogna andarci con i piedi di piombo. Quando sento discutere di questi argomenti, mi torna sempre in mente il testo del 1926 scritto all’alba dello scioglimento dell’associazione nazionale dei magistrati (l’Idea che non muore Clikka) e che consiglio a tutti di leggere, perché quando si parla di giustizia occorre avere saldi i principi etici, politici e morali.

Ebbene, nella magistratura, guarda caso, c’è un caso macroscopico di privilegio di cui nessuno parla, avendolo rintracciato solo in un articolo de  “Il Fatto Quotidiano” on line (clikka) che ci racconta cosa accade ad ogni cambio di Presidenza della Corte Costituzionale, e di cui mi rammarico né Cantone né Cottarelli ne hanno fatto cenno.

Ebbene, l’uso invalso nella Corte pare sia quello di nominare Presidente il più anziano dei componenti affinché possa conseguire la bella pensioncina di presidente di appena appena 549.407,00 euro lordi all’anno, di cui solo il 70% è tassato (mentre il restante 30% è sottratto ad ogni imposizione fiscale). Con questo stratagemma basta aspettare il turno e tutti coloro che sono passati per la Corte Costituzionale come componenti seppure presidenti per pochi giorni si “pappano” (è il caso di dire) un bel regalo a spese nostre.

Voglio dichiarare che ho un profondo rispetto della Corte Costituzionale e proprio per questo non mi va neppure per un minuto di pensare che gli emeriti Giudici siano tutti d’accordo a “fregare” lo stato che con le loro sentenze ogni giorno difendono.

La Corte Costituzionale è il massimo organo giurisdizionale dello Stato e, quindi, per mantenere il rispetto dovuto all’istituzione che è sacra e tale deve rimanere, occorre che questa prassi assolutamente indegna per uno stato civile venga stroncata per il rispetto che dobbiamo alla Costituzione stessa che all’art. 1 sancisce che lo Stato Italiano è una Repubblica fondata sul lavoro non sulle pensioni né sui furbetti con l’ermellino.

Orbene, quest’anno la bella fetta di torta è capitata ad un napoletano, Giuseppe Tesauro, guarda caso il più anziano della Corte, che qualche giorno fa è stato eletto Presidente. Spero che il neo presidente Tesauro abbia uno scatto di resipiscenza e per dimostrare che queste cose sono inventate rinunci al trattamento privilegiato restituendo alla Corte la dignità istituzionale che le spetta.

Da Il Fatto quotidiano on line:

Corte Costituzionale, ermellini in scadenza

I vecchi vizi e privilegi di casta della prima e della Seconda Repubblica, con i loro parassitismi, la loro immoralità senza vergogna, continuano anche oggi. È il caso della recente elezione di Giuseppe Tesauro a Presidente della Corte Costituzionale, la quale ripropone la prassi (non seguita con l’elezione di Quaranta) di eleggere alla presidenza il membro più anziano di nomina, ossia quello più vicino alla scadenza del mandato (quello di Tesauro, finirà il prossimo novembre).

I casi recenti di De Siervo (Presidente per soli 140 giorni), Onida (4 mesi e 8 giorni), Flick (tre mesi e 4 giorni), nonché l’eccezionale caso di Caianiello, presidente per soli 44 giorni, fanno capire che una ragione deve pur esserci. Si tratta, lo si ripete, di una prassi, e niente altro. La Costituzione (art. 135), infatti, prevede che il Presidente rimanga in carica per un triennio e sia rieleggibile, fermi restando i termini di scadenza dall’ufficio di giudice. La disposizione è stata, di fatto, elusa dalla Consulta, proprio mediante l’elezione di giudici in scadenza, con la conseguenza che, dal 1956 ad oggi, si sono succeduti ben 38 presidenti (quando avrebbero potuto, anche a non voler considerare la rieleggibilità, una ventina).

Il fatto che la Corte abbia deciso di “forzare” la norma costituzionale e di seguire la strada delle “presidenze-lampo”, non dipende altro che dalla serie di benefici e privilegi economici che spettano al Presidente. Anzitutto, rispetto agli altri giudici della Corte, al Presidente è attribuita una indennità di rappresentanza pari ad 1/5 della retribuzione (L. 87/1953 e successive modifiche). L’attribuzione del Presidente della Corte arriva così a circa 549.407,00 euro lordi all’anno. Di cui solo il 70% è tassato (mentre il restante 30% è sottratto ad ogni imposizione fiscale). Abbiamo, poi, l’alloggio di servizio, segretari, assistenti, telefoni, e, ovviamente, la pensione. Pochi mesi di Presidenza, e anche Tesauro potrà godersi la pensione da emerito (che si aggira sui 200.000,00 euro l’anno).

Nonostante l’attuale momento di crisi economica del Paese, nonostante sia ormai chiara a tutti gli italiani l’odiosa e non più sostenibile esistenza della casta, i giudici della Corte continuano, imperturbabili, a conservare le loro abitudini da antico regime, tra ermellini e super-pensioni. Certo, qualcuno deve aver cominciato a sentire che l’aria sta cambiando, se l’elezione di Tesauro è stata decisa a 7 voti contro 6 (e chissà chi ha votato Tesauro…). Forse si sarebbe potuta aspettare almeno la nomina degli altri due giudici che dovrebbero completare la composizione della Corte, che dovrà eleggere il Parlamento in seduta comune. Ma questo avrebbe fatto “saltare” a Tesauro il proprio turno.

Allo Stadio San Paolo c’è chi gioca e c’è chi paga

sanpaoloLo Stadio San Paolo è diventato un esempio di come vengono gestiti male i beni pubblici per il forte condizionamento della politica.

Eppure le parole d’ordine della campagna elettorale del 2011 sono state Bene Comune e Democrazia Partecipata, parole che si sono rivelate, purtroppo, frutto di una speculazione sia dottrinaria che politica e che hanno prodotto solo la trasformazione dell’ARIN in ABC con implicazioni di regime giuridico che non vi sto qui a raccontare.

Il vigente ordinamento, infatti, conosce solo la distinzione tra beni pubblici e beni privati e l’esperienza, purtroppo, ci ha insegnato che la solita tiritera della incapacità a gestire i beni pubblici è servita solo a s-vendere il patrimonio pubblico e ad esternalizzare i servizi pubblici che restano l’unica fonte sicura di reddito per gli imprenditore in cerca di affari.

Ebbene, anche il San Paolo non si sottrae a questa tesi se, l’unica proposta pervenuta qualche tempo fa dal Patron del Napoli, è stata quella di acquistarlo per 1 €. (il cd. nummo uno di romana memoria).

Devo dire però che di fronte al Calcio tutte le amministrazioni cittadine sono state supine al volere del Patron del Napoli, nessun politico, infatti, ha mai avuto il coraggio di chiedere neppure il pagamento del dovuto a De Laurentiis e da quanto mi dicono questo valeva anche per Ferlaino e gli altri Patron che si sono succeduti nel tempo.

Abbiamo, purtroppo, avuto tutti politici con la paura di inimicarsi i tifosi, come se questi non fossero pure cittadini che pagano le tasse ed il biglietto per andare a vedere la partita! Solo grazie ad un esposto proposto da noi alla Corte dei Conti, infatti, si è giunti a far pagare al Calcio Napoli la somma di 6.230.000,00 €. dovuti dal 2006 al febbraio 2014 per canoni di concessione.

Oggi (03.08.2014) da quello che leggo su Repubblica Napoli ci risiamo poiché il Patron del Napoli, a convenzione scaduta, pretenderebbe dal Comune e, quindi, dai cittadini napoletani, tifosi e non, che sostituisca un “momento momento” i 60.000 seggiolini del San Paolo per adeguarlo alle prescrizioni UEFA e, quindi, sborsi di tasca NOSTRA “appena appena” 6.000.000 di €., minacciando, come al solito di andarsene a giocare altrove o di non giocare proprio la Champions.

Ora mi chiedo è possibile che colui che incassa milioni di euro sfruttando un bene pubblico, ivi compresa, acqua, luce e gas per diversi milioni all’anno a carico NOSTRO, arrivi a pretendere anche un ulteriore esborso quando le condizioni della città sono sotto gli occhi di tutti? E’ possibile che un imprenditore importante come De Laurentiis non capisca che le vacche sono talmente magre che sono morte?

Eppure, tutte le volte che ho sentito il Patron del Napoli parlare è sempre stato molto duro con la politica anche se poi quando capita l’occasione, come in questo caso, è egli stesso a pretendere un comportamento politicamente scorretto.

Il fatto è che la scarsa considerazione della politica e dei politici indebolisce l’autorevolezza delle donne e degli uomini alla guida delle istituzioni e consente ai cd. poteri forti di sopraffare il bene e l’interesse pubblico ed è per questo motivo che è sempre più urgente arruolare una classe dirigente autorevole che non faccia sconti a nessuno quando si tratta di tutelare gli interessi dei cittadini!

Ovviamente la mia proposta di fare qualche soldo con lo stadio vendendo il nome (clikka) giace nei cassetti del Consiglio Comunale perché evidentemente potrebbe disturbare i manovratori! Allo Stadio San Paolo c’è chi gioca e c’è chi paga solo che a pagare siamo sempre noi cittadini.

La mia proposta: Caro De Laurentiis mi dispiace ma non possiamo pagare i seggiolini faremmo un torto ai cittadini. Le consiglio di mettere mano alla tasca; compri i seggiolini e li doni al Comune. Credo che anche Lei comprende benissimo che non si possono spendere dei soldi per comprare dei seggiolini quando si devono aggiustare le buche per strada, i cornicioni che cadono, si devono potare gli alberi che cadono, si deve pagare la mensa scolastica, la case famiglia, i dipendenti, i semiconvitti, il trasporto pubblico etc etc etc etc …. forza faccia uno sforzo che tutto sommato il calcio rende …

Vedi anche:

Il sequestro della Corte dei Conti (clikka)

la mia intervista sullo Stadio San Paolo (clikka)

Stadio San Paolo più politica e meno gossip (clikka)

per lo stadio san paolo occorre che si rispettino i ruoli (clikka)

Il destino dello stadio san paolo (clikka)

Da Repubblica Napoli di oggi 03.08.2014

Seggiolini nuovi o addio champions

ALESSIO GEMMA

I SEGGIOLINI dello stadio San Paolo non sono a norma. Devono essere sostituiti per la stagione calcistica 2015/2016. Lo ha deciso la Uefa, pena l’esclusione del Calcio Napoli dalle coppe europee. Il club di Aurelio De Laurentiis lo ha comunicato un mese fa al Comune. Si tratta di 60 mila posti a sedere: la spesa per cambiarli si aggirerebbe sui 6 milioni di euro. Per quest’anno è scattata una deroga, ma per il prossimo anno bisogna completare l’intervento. Chi pagherà? “Il proprietario dell’impianto”, fanno sapere dalla società azzurra. A Palazzo San Giacomo si è aperta la querelle. Per gli uffici tecnici deve essere il patron a finanziare l’opera. Non la pensano allo stesso modo i collaboratori del sindaco. È l’ultima grana che si incrocia con la scadenza, il 30 giugno scorso, del rapporto tra Comune e società sportiva sulla concessione dello stadio. La giunta ha dato l’ok ad una proroga di due mesi. La soluzione per continuare a giocare a Fuorigrotta da settembre sarebbe un accordoponte di due anni. Con alcuni termini da rivedere rispetto all’attuale convenzione: De Laurentiis pagherebbe un canone fisso e non più una percentuale sull’incasso; le utenze, acqua e luce, sarebbero a carico del club e non più del Comune. Ma soprattutto il patron dovrà presentare entro un anno un progetto di riqualificazione dell’impianto. «Credo che i seggiolini spettino al Calcio Napoli — dichiara Gennaro Esposito, già presidente della commissione sport —. Non si può chiederlo ai cittadini, visto quanto ricava il Napoli dal San Paolo».

Il Grande Progetto UNESCO: Una corsa persa contro il tempo

53bffdbde4b01ce682ad299d_750x361I crolli che sono accaduti in città e che tuttora accadono, mi hanno spinto ad approfondire il tema dei finanziamenti europei non spesi e della gravissima responsabilità che è addebitabile ad una classe dirigente che non è in grado di creare opportunità di sviluppo per la città e per la regione.

Con mortificazione e rammarico constato che Napoli è diventata una città interdetta dai nastri bianchi e rossi che segnalano il pericolo di crolli di intonaci e calcinacci finanche nel pieno centro antico con i turisti costretti a scavalcare gli ostacoli.

Il crollo del cornicione della galleria mi ha ferito, come ha ferito i tanti genitori napoletani che non potrebbero mai accettare la morte di un loro figlio per una cosa del genere. Ho, pertanto, chiesto all’Amministrazione l’Elenco dei Progetti UNESCO (clikka) nonché gli Incarichi Progettazione (clikka), per capire innanzi tutto chi sono i dirigenti ed i funzionari che si occupano del Grande Progetto UNESCO che sta diventando un po’ come il Forum delle Culture che si starebbe realizzando ma nessuno se n’è accorto.

Orbene come sempre mi faccio delle domande e nei documenti cerco le risposte.

Dalla lettura della Determina del 13.01.2014 (clikka) ho tratto alcune riflessioni che mi sembrano confermino i miei dubbi e che voglio condividere perché sono convinto che la trasparenza ed il confronto siano il sale della politica e della buona e corretta amministrazione.

In primo luogo il finanziamento UNESCO è relativo al programma 2007/2013 ma, diciamo l’idea del Grande Progetto ai nostri “geniacci” dell’amministrazione regionale è venuta solo il 28.03.2011, data nella quale è stata adottata la Delibera Regionale di Giunta con la quale si è deciso di spendere i fondi che erano già destinati a noi dal 2007, mentre la commissione europea ha dichiarato ricevibile il progetto (dopo sette mesi) il 19.10.2011.

In sostanza per quello che posso capire dal 2007 al 2011 ci abbiamo messo 4 anni per programmare la spesa dei soldi nostri (che corriamo il rischio di perdere ) e solo dopo che ci era stato comunicato che era a rischio il riconoscimento UNESCO!

Le date sono importanti per capire e smascherare chi si giustifica e cerca di scaricarsi le responsabilità. Difatti, solo il 25.05.2012, quindi, un anno prima della fine della programmazione (2013) si è individuato il responsabile unico del procedimento del GRANDE PROGETTO UNESCO. In sostanza ci abbiamo messo sette mesi per scegliere il dirigente che dovrebbe coordinare tutta la progettazione e che a sua volta dal 2012 al 2014 ci ha messo due anni per scegliere i tecnici che dovrebbero curare la progettazione (come risulta dalle date delle stesse determine (clikka).

Va detto che per concludere le opere abbiamo due anni di tempo dalla chiusura della programmazione, quindi, come tutti sanno le opere dovrebbero essere terminate entro il 31.12.2015, quindi, tra poco più di un anno, salvo una proroga che potrebbe forse essere concessa ma che, in un convegno un assessore regionale, disse che noi non avremmo chiesto (?).

Ora mi domando sono in ballo 100.000.000,00 di €. e dovremmo mandare a bando opere per le quali ad oggi non abbiamo la sicurezza che saranno accettate dall’UE poiché fuori tempo massimo? E’ possibile una cosa del genere? E’ possibile che tra l’idea e la realizzazione dobbiamo perdere anni e quindi i soldi?

Parlando con alcuni tecnici pare che uno dei nodi stia nel fatto che ai Dirigenti e Funzionari (del Comune e della Sopraintendenza) va un compenso per la progettazione che si quantifica nel 2% sull’importo dei lavori, quindi, 2.000.000,00 di €. e che tale modalità sia fortemente caldeggiata dalla burocrazia interna poiché, ovviamente, è fonte di reddito.

L’alternativa, forse, poteva essere quella di mettere a bando la progettazione, con lo stesso compenso previsto per i tecnici interni, assegnando tempi certi e perentori sicuramente più ridotti rispetto a quelli della burocrazia, col conseguente beneficio di mettere anche in circolazione idee e lavoro per studi, architetti ed ingegneri che forse, in questo momento, non avendo il reddito fisso dei dirigenti e funzionari del Comune e della Soprintendenza, avrebbero avuto sicuramente più bisogno.

Inoltre, con la modalità del bando di progettazione si sarebbe evitata anche una spiacevole commistione di ruoli che, purtroppo, c’è nella progettazione interna dovuta al fatto che i progetti vengono validati dagli stessi uffici che li redigono, mentre, invece, avremmo potuto assegnare ai nostri bravi tecnici interni il solo compito di controllare e validare i progetti che avremmo potuto mettere a bando generando quindi sicuramente una maggiore imparzialità nelle valutazioni!

Per come vanno le cose per un momento ho temuto che non realizzandosi le opere avremmo comunque dovuto pagare la progettazione poi dal servizio mi sono fatto mandare il regolamento incentivi che pare disponga il pagamento solo al collaudo delle opere … mi chiedo e se le opere progettate non si dovessero realizzarsi, non è che ci potremmo trovare anche nella spiacevole condizione di dover comunque pagare questi nostri bravi architetti?

Sono sicuro che mi sono sbagliato su tutto e che entro il 31.12.2015 avremo tutte le opere UNESCO realizzate … con 100.000.000,00 di € spesi e quindi con posti di lavoro ed economia … ne sono certo vedo già la città risplendere di luce UNESCO …

Sulla spinta della indignazione ho scritto sul punto post che Vi linko:

Non sia inutile la morte di Salvatore (clikka),

una città che crolla e la cultura della sicurezza (clikka),

la città crolla e la regione restituisce i soldi (clikka)

 

La Regione mette a Bando lo Stadio Collana

collanaIl Collana è stato sempre gestito dal Comune, seppure, per una circostanza ignota risulterebbe essere in proprietà della Regione che, impropriamente, oggi ha pensato di estromettere l’amministrazione comunale per giocarsi la partita in prima persona. E’ chiaro che anche questa mossa serve a giustificare la presenza di consiglieri regionali sul territorio snaturando la funzione stessa dell’ente locale che è, occorre ricordare, quella di programmazione e legislativa. Ieri, infatti, scrivevo che caldoro sente avvicinarsi le elezioni (clikka) ed oggi leggo sul BURC Regionale addirittura di questa scelta di mettere a Bando lo Stadio Collana (clikka). Diciamo che i consiglieri regionali di maggioranza, pressoché tutti inquisiti, per aver speso senza giustificazione milioni di euro pubblici (vedi la grande bellezza dei consiglieri regionali clikka), oggi hanno pensato bene di sollecitare gli elettori anche mediante questo stratagemma.

Ad ogni buon conto i termini della questione Collana sono questi: Si possono candidare alla gestione dell’impianto cittadino, per 15 anni non rinnovabili, società e/o associazioni anche consorziate o raggruppate che abbiano una esperienza decennale negli sports che si praticano nell’impianto, anche se praticati in un’altra struttura, siano in regola con tutti i requisiti richiesti, facciano domanda nelle forme e modalità richieste dal bando, entro il le h. 12,00 del 20.10.2014.

La base d’asta è 120.000,00 €. (iva inclusa) per i primi otto anni e per i successivi sette anni un incremento di altri 50.000,00 €. Ovviamente occorre leggere bene il bando e per chi è interessato condivido anche lo schema di convenzione collana (clikka) ed il modello di domanda collana (clikka).

Cosa dire i pericoli sono tanti ed avere l’assicurazione che nel Collana si potrà continuare a praticare lo sport come è accaduto fino ad ora lo potremo vedere solo all’esito della gara di aggiudicazione, ma le domande sono tante. La struttura del bando è, infatti, a punteggio dove l’offerta di incremento economico è valutata 20 punti mentre quella tecnica e quella gestionale sono valutate 40 punti ciascuna.

Alcune domande:

perché non è compreso il tennis che è affidato al circolo mi pare per circa 10.000,00 €. all’anno?

perché non è stata prevista sin da ora il ripristino della palestra di Basket?

che fine faranno la corsa ed il nuoto libero ?

Comunque il bando è in fase di studio ed a settembre provvederemo a tirare le conclusioni mediante un confronto. Speriamo bene …

Un dato curioso io lo stadio l’ho sempre indicato come quella in Piazza Quattro Giornate è curioso che negli atti della regione si è fatto di tutto per evitare di indicarlo come sede in questo modo …

vedi anche:

Lo Stadio Collana (clikka)

A conferma che la regione si stia muovendo sono in un ottica elettoralistica vi incollo l’articolo de la Repubblica di cui Vi ho parlato:

Da Repubblica Napoli di oggi 31.08.2014

Elezioni, la Regione dà il via libera a cemento selvaggio

Si aprono i condoni edilizi di venti e trenta anni fa. Protestano sinistra e Legambiente: “Colpo di Mano”

OTTAVIO LUCARELLI

SI RIAPRONO in Campania i condoni edilizi del 1985 e del 1994. Il termine del 31 dicembre 2006 slitta alla fine del 2015 e si restringe anche l’area protetta della penisola sorrentina che perde tutto il versante nocerino-stabiese. Passano gli anni, i decenni, ma alla fine le partite elettorali a Napoli e dintorni si continuano a giocare sempre sul cemento. E stasera in consiglio regionale, sul condono contenuto nel maxi emendamento collegato alla Finanziaria su cui il presidente Stefano Caldoro ha posto il voto di fiducia, si apre di fatto la campagna per le elezioni regionali della primavera 2015. È il punto 72 del maxi emendamento a scatenare la protesta degli ambientalisti. Una sanatoria che, in sostanza, comprende tutti gli abusi edilizi esclusi quelli realizzati nelle aree in cui è prevista “l’inedificabilità assoluta”. «La maggioranza di centrodestra — accusa Anna Savarese, vicepresidente regionale di Legambiente — si prepara in Regione a un colpo di mano degno della prima Repubblica certificando sul fronte del cemento un “via libera” a tutti. Una follia che rischia di portare un nuovo sacco al patrimonio ambientale e paesaggistico della Campania. In dieci anni la “Cemento spa” ha realizzato infatti nella nostra regione oltre sessantamila case abusive pari a oltre nove milioni di metri quadrati di superficie». Ieri pomeriggio, nel momento in cui è stata posta la fiducia, l’opposizione di centrosinistra per protesta è uscita dall’aula.

QUARANTA pagine, oltre duecento articoli. Quando ieri pomeriggio l’assessore regionale alle finanze, Gaetano Giancane, ha annunciato su delega del presidente Caldoro il voto di fiducia sul maxi emendamento, le opposizioni hanno abbandonato l’aula protestando duramente. «La maggioranza — accusa Raffaele Topo, capogruppo del Pd — sta stravolgendo tutte le regole. I provvedimenti collegati devono essere approvati prima del bilancio di riferimento e, invece, ci ritroviamo sei mesi dopo a discutere del maxi emendamento in un clima che vede calpestati i principi fondamentali di correttezza amministrativa».

Le accuse di centrosinistra e ambientalisti, in sostanza, riguardano il fatto che il punto 72 del maxi emendamento contiene un super condono perché cancella una serie di aree protette e consente aumenti di volumetrie anche nella zona rossa del Vesuvio. Per quest’area le nuove norme urbanistiche ribadiscono il divieto di costruire nuovi edifici a scopo residenziale e di ampliare immobili esistenti, ma consentono adeguamenti per garantire la stabilità degli edifici nel rispetto della normativa antisismica e interventi finalizzati all’efficienza energetica degli immobili.

«Il centrodestra in questa fase — accusa Antonio Marciano del Pd — mostra tutta l’arroganza per nascondere la propria inconsistenza. Manca cultura di governo, manca rispetto per le istituzioni e il Consiglio oltre alle più elementari regole a tutela della democrazia. Da oggi abbiamo un’aula fuorilegge».

Parte la campagna elettorale e rimane nel maxi emendamento, anche se modificata rispetto alla prima stesura, la cosiddetta norma “anti De Luca”, il sindaco di Salerno che nel 2010 fu l’anti Caldoro. La norma al punto 214 decreta l’ineleggibilità alle cariche di presidente della giunta e di consigliere regionale per «i sindaci dei Comuni superiori a cinquemila abitanti compresi nel territorio regionale» e anche per «i componenti dell’esecutivo delle aree metropolitane, presidenti e componenti delle giunte provinciali». Per essere eletti dovranno dimettersi «non oltre il giorno fissato per la presentazione delle candidature».

Sicurezza e Controllo Cittadino

gennaro consiglioStamane (29.07.2014) in consiglio comunale ho voluto sottolineare la necessità di discutere della sicurezza e del controllo della città. Sono partito dalla strana soluzione adottata per i clochard in Piazza Carlo III, usando dei dissuasori sulle panchine per impedire che vi si stendano, per poi citare la incredibile ed inaccettabile condizione di Piazza Bellini abbandonata al degrado nella serate della “movida”. Ovviamente i primi ad essere chiamati a questo compito sono i Vigili Urbani, pertanto, non ho potuto non citare ciò che è apparso sulle pagine dei giornali cittadini in questi ultimi tre giorni. Incollo, in calce, l’articolo apparso su Repubblica Napoli di oggi che tiene conto degli accertamenti in corso e dei primi risultati di questi accertamenti. Stasera su Rai 3 alle 21,05 nella Trasmissione “Millenium” c’è una mia intervista sul caso dei Vigili Urbani.

Il mio intervento al 01.:13:39

Da Repubblica Napoli del 29.07.2014

Da Malati a sani: Stanati i primi imboscati

Dopo il dossier del responsabile della polizia municipale scattano le visite mediche per i “non idonei” Su 44, sei risultano abili al servizio in strada, dubbi sulle patologie per altri 18, che saranno rivisti.

ALESSIO GEMMA

ERANOstati tolti dalla strada perché malati. Ma per i medici che li hanno visitati nelle ultime ore hanno tutti i requisiti per dirigere il traffico.

Sono i primi sei agenti “guariti”. O meglio, dichiarati improvvisamente abili al servizio. Accade dopo il dossier del responsabile della polizia municipale, Francesco Maida, dove si denunciano al sindaco «privilegi e benefici» goduti dai caschi bianchi. Nel dossier si preannunciavano le visite mediche, scattate per accertare chi, tra i quasi 700 vigili “non idonei”, può continuare ad indossare la divisa.

In mattinata sono arrivati dal Policlinico i risultati dei primi 44 accertamenti (su 100). E i numeri danno ragione, in percentuale, alle perplessità avanzate nel dossier. Perché per la prima volta l’amministrazione aveva chiesto alla commissione medica un verdetto definitivo: i vigili visitati dovranno essere dichiarati abili a svolgere le mansioni in strada oppure verranno trasferiti in altri uffici del Comune. Basta con le tante “limitazioni di salute” che permettevano agli agenti di non uscire in strada ma di conservare in busta paga le indennità tipiche della professione.

Dunque, dei 44 sottoposti ai test, sono 16 quelli che appenderanno la divisa al chiodo: effettivamente “non compatibili”. Ciò vuol dire che dovranno rinunciare fino a 520 euro al mese tra “vigilanza, produttività, turnazione e reperibilità”. Non solo. Per altri 18 malati che sulla carta possono restare in piedi solo per 3 ore consecutive e non per un turno totale di 6 ore, i dottori vogliono vederci chiaro: torneranno in ospedale tra sei mesi. Il che fa presumere che altri agenti potrebbero essere recuperati alla viabilità. Altri 4 sono stati riconosciuti “non idonei” ma “temporaneamente”, mentre tra i 6 che avevano un certificato medico diventato da ieri carta straccia c’era un vigile assunto da soli 4 anni.

Entro il 4 agosto il Policlinico dovrebbe inviare il responso sugli altri 56 agenti.

Per poi completare le 700 visite nei prossimi mesi. Al comando già si elaborano le prime proiezioni. Se le percentuali dovessero essere confermate allora tornerebbero abili e operativi almeno un centinaio di caschi bianchi e soprattutto oltre 200 dovrebbero cambiare di ruolo per far posto in polizia municipale agli idonei dell’ultimo concorso e a nuove assunzioni. Intanto il triumvirato al comando finito nel mirino dei sindacati che hanno annunciato un contro-dossier sull’organizzazione del Corpo da inviare in Procura, risponde con i dati delle attività svolte da gennaio a giugno 2014.

Ecco il report firmato il 23 luglio dal dirigente dell’area operativa Ciro Esposito: rispetto al 2013 si registra un aumento del 5 per cento dei controlli effettuati per violazioni al codice della strada, al commercio, all’edilizia e all’ambiente. Senza contare le 21200 notifiche di verbali e atti di polizia giudiziaria, gli 8574 accertamenti di carte d’identità, i 1833 controlli ai cantieri e i sequestri di merci per 53853 giocattoli e 51257 accessori per telefonini. Esposito sottolinea al sindaco «la maggiore efficienza raggiunta nonostante in tale periodo si sia registrato un depauperamento dell’organico».

E intanto non si placano le polemiche. «I sindacati – attacca Carmine Sgambati, consigliere delegato alla polizia municipale – devono capire che bisogna tenere lontana la polizia municipale da una politica clientelare. Spostamenti e trasferimenti di agenti e sindacalisti non sono materia di contrattazione ma spettano al sindaco». Per il consigliere Gennaro Esposito invece «sarebbe facile fare populismo dicendo che i sindacati così come i partiti sono da abolire. Occorre, invece, far capire ai cittadini che questi organismi sono la cinghia di trasmissione tra cittadini-lavoratori ed istituzioni dei quali non possiamo fare a meno». Il caso dei vigili urbani di Napoli sbarca in prima serata stasera su Rai3 alla trasmissione “Millenium”.

La Relazione del Comandante dei Vigili Urbani

VigiliCome promesso ieri oggi offro alla Vostra lettura la Relazione del Comandante Dott. Maida VVUU (clikka) sullo stato di salute dei caschi bianchi di cui ancora oggi (28.07.2014) si discute su La Repubblica Napoli.
Credo che valga la pena leggerla per capire quale è lo stato dell’arte e come si potrebbe cercare di fare in modo che non accadano usi distorti di prerogative che sono previste dalla legge a tutela dei lavoratori.
I Sindacati, così come i partiti, intesi nella loro funzione sociale e politica, sono necessari alla vita democratica del Paese e, pertanto, vanno difesi in ogni luogo e momento anche mediante la repressione di quei comportamenti che strumentalizzando il loro ruolo ne minano la credibilità.
Sarebbe facile fare populismo dicendo che i sindacati così come i partiti sono da abolire, ma questa non è la soluzione del male anzi. Occorre, invece, far capire ai cittadini che questi organismi, che costituiscono i cd. corpi intermedi, sono la cinghia di trasmissione tra cittadini/lavoratori ed istituzioni dei quali non possiamo fare a meno. Chi dice il contrario o mente per fare proselitismo o mente perché pensa ad un regime dittatoriale!
Reprime e discutere di eventuali comportamenti scorretti dei sindacati, significa difenderne il ruolo e le funzioni che sono il frutto di conquiste pagate con la vita ed il sangue dei nostri concittadini!
Segnalo che domani 29.07.2014 su Rai Tre in prima serata Durante la Trasmissione Millenium si parlerà della questione dei Vigili Urbani di Napoli.
Ed il caso sbarca su RAI tre nella Trasmissione MILLENNIUM (clikka)
Vedi il post di ieri
Da Repubblica Napoli di oggi 28.07.2014.
Caso vigili urbani i sindacati sotto choc provano a reagire
Preparato un contro-dossier da inviare in Procura “Non c’è un comandante, il triumvirato fa danni”
ALESSIO GEMMA
«LE REGOLE? Siamo stati i primi ad averle chieste all’amministrazione». Parola di Cgil, Cisl e Uil. I tre sindacati non porgono l’altra guancia. E passano al contrattacco di fronte al dossier inviato al sindaco dal responsabile dei vigili urbani Francesco Maida, rivelato ieri da Repubblica, dove si punta l’indice contro «benefici, permessi e boom di certificati medici» che producono «troppe zone d’ombra» tra gli agenti. Lo schiaffo brucia, per chi ora si ritrova tra i propri iscritti al sindacato anche alcuni di «quei 1100 caschi bianchi» che come scrive Maida vivono di «privilegi». Ma per i sindacati la causa di tutti mali del corpo di polizia municipale ha un nome che evoca accenti imperiali: «il triumvirato». E cioè il vertice composto da tre dirigenti, insediatosi da febbraio scorso e che ha l’effetto di «disperdere le responsabilità». Guastare la catena di comando. Ecco allora spuntare un contro-dossier preparato dai sindacati e che sarà inviato presto in Procura: l’altra “verità” per la quale a tremare dovrebbe essere la giunta di Luigi de Magistris e non solo dipendenti e sindacalisti. Senza contare — spiegavano ieri gli agenti — che ai benefit legati alla legge 104, ai permessi studio e per motivi familiari e alle «infermità» godute dai vigili fanno da contraltare i tagli al salario accessorio patiti negli ultimi due anni a causa degli squilibri di bilancio. Stretta su turnazioni, indennità di rischio.
Il caso vigili urbani scuote i sindacati “Maida non ha torto”
Dopo la denuncia sui privilegi degli agenti in arrivo un contro-dossier di Cgil, Cisl e Uil
ALESSIO GEMMA
«SUL piano etico – dichiara Massimo Salvatore, segretario funzione pubblica della Cgil – sono d’accordo con Maida. Molte cose di quel dossier le condivido. Come la questione degli inidonei ai compiti in strada: non tutti hanno inabilità. Ma ci vorrebbe più confronto con i sindacati. E maggiore equità nella rotazione dei capi di sezione. Perché a Fuorigrotta e Soccavo non cambiano? È chiaro che servono più vigili in strada perché la città è abbandonata.Mamagaric’èda dire che il corpo non è diretto come dovrebbe: una divisione di compiti tra tre responsabili non genera chiarezza. Noi rivendichiamo il diritto del sindacato ad essere informato quando un dirigente sindacale viene spostato da una sezione. Possiamo chiederlo perché da noi i sindacalisti se ne sono andati: forse non consentivamo loro di mantenere certi privilegi».
Un caso dalla Cgil: i 900 iscritti tra gli agenti sono passati a poco meno di 200 nell’ultimo anno. Chi non ci sta è il segretario della funzione pubblica del- la Cisl, Salvatore Altieri: «Quel dossier dà una visione distorta. In primis, vanno sottratti gli agenti dell’ufficio legale, gli addetti alla Procura e quelli impegnati nei piantonamenti, per cui i vigili a disposizione in strada passano da duemila a 1200. Sulla carta. Il problema non sono permessi e benefici che sono ormai diventati un alibi, ma le inefficienze che attengono all’organizzazione del corpo da parte di un comando costituito da persone con un curriculum nel settore sicuramente non ricco, fatta eccezione per l’area legale».
Spiega Antonio Micillo, coordinatore regionale polizia locale Uil: «Non c’è un comandante effettivo, nel vuoto di potere succede che intere periferie restino sguarnite di vigili. O che i 1100 privilegiati non sono in strada perché stanno svolgendo gli altri 20 compiti a cui è chiamato il Corpo. C’è da chiedersi: il direttore generale Attilio Auricchio quando ha comandato cosa ha fatto? Perché tutti questi privilegi li scopre Maida? Se c’è abuso di benefici allora c’è una “culpa in vigilando” di chi non ha visto o non ha voluto vedere. L’amministrazione ha la facoltà di cambiare ruoli ai vigili. Ma perché se ne accorge proprio adesso? Forse si vogliono far scorrere le graduatorie e bandire nuovi concorsi in polizia municipale a ridosso delle elezioni comunali 2016?». Per non parlare di una ventina di nuovi dirigenti da nominare: pare che tra i vigili senza laurea sia scattata la corsa per iscriversi a università fuori Napoli.
«Abbiamo ottenuto dei grossi risultati – commenta Carmine Sgambati, consigliere delegato alla polizia municipale -Erano 14 anni che non si compravano le divise e la gara è in itinere, tra due mesi avremo macchine nuove. Certi istituti contrattuali erano usati in maniera delirante». Si chiede il consigliere Gennaro Esposito: «Perché questa relazione di Maida era riservata? Il sindaco voleva trasformare il Comune in una casa di vetro, ma intanto si continua a violare la trasparenza degli atti». E lo sconforto ieri assaliva qualche agente: «Ora quando faremo le multe i cittadini ci diranno che siamo tra i 1100 vigili che non ne vogliono sapere di lavorare».

Il caso dei Vigili Urbani tra trasparenza e buona amministrazione

VVUUOggi (27.07.2014) leggo su Repubblica Napoli un ampio articolo su una relazione fatta da un componente del triunvirato del Comando dei Vigili Urbani da cui si desumono, ancora una volta, dei dati allarmanti sulla gestione dei Caschi Bianchi. Ora a prescindere dai fatti esposti bene nell’articolo, la cosa che mi colpisce è che questa relazione sarebbe “riservata” il che credo contrasti  con il principio di Trasparenza che, a mio avviso, è il primo gradino per la buona e corretta amministrazione ed, inoltre, come al solito contrasta anche con la cd. “casa di vetro” di cui il sindaco parlava in campagna elettorale.

La trasparenza, infatti, se da un lato rende conto ai cittadini di come si spendono i loro soldi, dall’altro costringe la stessa pubblica amministrazione ad assumere comportamenti virtuosi avendo, tra l’altro anche un effetto sugli stessi dipendenti della pubblica amministrazione che si vedono costretti al confronto.

Inoltre, parlare pubblicamente di questi fatti rende giustizia ai tanti altri dipendenti che, invece, fanno il loro dovere. Nel caso di specie, però, apprendiamo un dato assolutamente anomalo e cioè che circa la metà del totale dei Vigili Urbani avrebbe un comportamento scorretto (900 su 2000).

Ad ogni buon conto pare di capire, per non scoraggiarci, che da quando si è iniziato a parlare di permessi sindacali pubblicamente sui giornali si sia ridotto drasticamente il loro uso il che evidentemente conferma la mia tesi. Ora mi aspetto che i sindacati facciano una seria revisione della loro rappresentanza e riducano drasticamente il loro numero non essendo credibile né sostenibile che in un corpo che conta 1940 vigili ci siano 430 rappresentanti sindacali (una media di 1 RSA ogni 4,4 Vigili).

Vedi anche:

Vigili Urbani nel disinteresse delle commissioni (clikka)

vigili urbani più impegnati a dirigere il sindacato che il traffico (clikka)

I furbetti del quartierino dei vigili urbani (clikka)

Caos cittadino chi comanda i Vigili Urbani (clikka)

Da Repubblica Naoli di oggi 27.07.2014

Scoppia lo scandalo dei vigili “Ecco perché più della metà non compie i l proprio dovere.

Il responsabile della polizia municipale, Maida, invia un fascicolo al sindaco Nel mirino benefici, permessi sindacali e familiari e il boom di certificati medici

ALESSIO GEMMA

«SOLO900 vigili urbani svolgono il proprio dovere, gli altri 1100 possono contare su privilegi che incidono negativamente sul rendimento dei reparti operativi». L’accusa, in un dossier riservato. Firmato dal responsabile della polizia municipale Francesco Maida. Un fascicolo inviato il 4 luglio ai vertici di Palazzo San Giacomo: il sindaco Luigi de Magistris, l’assessore al Personale Francesco Moxedano, il direttore generale Attilio Auricchio, il presidente della commissione Personale Elio Izzi.

Cinque pagine dove sono elencati con cifre e dati permessi, benefici, certificati medici dei caschi bianchi. E le iniziative adottate da marzo per imporre «regole certe e trasparenti». Un’operazione definita, testualmente, di «pulizia etica, morale ed organizzativa », scrive Maida.

Un passo indietro per capire come si è arrivati a questo dossier. Il nuovo corso parte a febbraio quando il sindaco affida il comando della polizia municipale a tre uomini: il vicedirettore al Personale del Comune, Francesco Maida, il dirigente al settore Legale Aldo Carriola e il responsabile dell’area operativa Ciro Esposito.

È appena tramontata la possibilità di nominare a capo del corpo di polizia municipale il tenente colonnello della Guardia di Finanza Luigi Acanfora, ufficiale che aveva collaborato con de Magistris quando era magistrato in Calabria e che a dicembre 2013 aveva anche messo piede in “via sperimentale” nella sede del comando di via De Giaxa. La bocciatura a gennaio 2014 del piano di rientro dal debito da parte della sezione campana della Corte dei conti aveva dunque costretto il sindaco a ritirare l’investitura di Acanfora: niente soldi in cassa per stipulare il contratto di comandante ad un esterno.

Meglio, quindi, distribuire i compiti a 3 dirigenti interni. Che passano subito al setaccio l’organizzazione del corpo. Da qui quelle pagine finite ora sulla scrivania di de Magistris.

«Troppe zone d’ombra»,scrive Maida. «Ci siamo accorti che nella dura gestione della realtà quotidiana sani principi istituzionali si sono trasformati in sacche paludari dove ognuno ha trovato la personale soluzione ai propri problemi che hanno prevaricato e condizionato le superiori esigenze del servizio da offrire alla nostra città».

A cosa si riferisce il responsabile dei vigili? Maida entra nel dettaglio: «Ai permessi studio e a quelli per motivi familiari, ai permessi sindacali, ai benefici della legge 104, alle infermità, semi infermità e para infermità».

Gli effetti di questi «privilegi», come li definisce Maida, sono racchiusi in due paradossi descritti dal dirigente: «Di domenica e nei giorni festivi la forza lavoro non superava le 200 unità, come nel caso del primo maggio quando per tutte le 24 ore vi erano non più di 180 unità». Con le scene delle auto imbottigliate in via Marina fino al lungomare che riempirono le cronache dei giornali.

Ancora: «Tra i quasi 500 vigili non idonei ai servizi in strada si annoverano anche agenti assunti solo 4 anni fa».

Per il responsabile dei vigili individuare la causa di tutti i mali è semplice: «La cattiva ed erronea interpretazione degli istituti contrattuali che regolano il salario accessorio e l’attività dei dipendenti a cui si sono aggiunte fasi di lassismo e protezionismo di varia natura e genere».

Con episodi denunciati anche dai cittadini ai consiglieri comunali che li hanno resi noti in diverse sedute in via Verdi. «Vogliamo il numero certo e preciso dei rappresentanti sindacali presenti tra i vigili», tuonava ad esempio in aula il consigliere Gennaro Esposito (Ricostruzione democratica).

E ancora: Marco Russo, all’epoca capogruppo dell’Idv, scriveva al sindaco di un «sistema nei vigili che produce favoritismi e clientelismi ad amici imboscati»; mentre il consigliere delegato alla polizia municipale Carmine Sgambati (Napoli è tua) diffondeva le minacce ricevute dai sindacati.

Il dossier riprende in parte questi temi, non solo però. Contiene anche le decisioni assunte dal nuovo comando che si sono tradotte – certifica Maida – in «risparmi di centinaia e centinaia di migliaia di euro». In primis, la rotazione dei responsabili delle unità operative che «ha dato i suoi frutti sul controllo del territorio »; i tagli ai permessi studio e a quelli della legge 104 che insieme hanno consentito di «recuperare » per i festivi quasi 300 unità; la riduzione del 59 per cento dei permessi sindacali che «erano fruiti anche di domenica e nei giorni festivi».

Ma soprattutto una nuova «intesa con la medicina del lavoro» per accertare chi sono gli agenti «non idonei al servizio». Perché, scrive Maida, «chi non è in grado di svolgere determinate mansioni può essere impegnato in attività alternative a supporto di altri servizi del Comune».

Tra i caschi bianchi ci sono «600 idonei con limitazioni, delle quali l’85 per cento ai servizi di viabilità o ai servizi esterni». La soluzione pronta sono i cambi di profilo professionale per impiegare i non idonei nei settori del patrimonio e dell’antiabusivismo. Liberando posti nella polizia municipale, assicura Maida, «per far scorrere le graduatorie dei vincitori di concorso e bandire nuove assunzioni».

La Città Crolla e la Regione restituisce i soldi

caldoroQuanto è difficile spiegare le cose alla gente. I cittadini, giustamente, appena hanno a tiro un rappresentate delle istituzioni gli chiedono il conto di tutto, ma proprio tutto e l’argomento che ricorre sono le buche per strada, i palazzi che crollano e la munnezza, tre cose, tre obiettivi che possiamo dire falliti ed il fallimento è sotto giochi di tutti.

Ovviamente anch’io da cittadino mi sento soffocato da queste tre impellenze e, nonostante il mio ruolo di consigliere sia solo di indirizzo e controllo, mi sento anche responsabile nella misura in cui non riesco a entrare in comunicazione con la gente (ma ci provo sempre) per far comprendere dove veramente c’è il cancro ovvero il crimine. Si perché non spendere o saper spendere gli unici soldi che ci vengono assegnati dall’europa è un crimine che in un certo qual modo io in comune ho cercato di perseguire chiedendo le indagini sui fondi europei persi per la sicurezza delle nostre scuole (clikka) e per la sicurezza degli gli impianti sportivi napoletani (clikka) giungendo anche a chieder l’azione disciplinare verso i responsabili.

Ogni politico, ogni dirigente, ogni funzionario, ogni impiegato, ogni usciere o operaio che in un certo qual modo ha il compito di spendere i soldi europei o partecipa al complesso procedimento di spesa, credo che oggi ha un piccolo pezzetto di responsabilità per la morte di Salvatore Giordano (schiacciato dal cornicione della Galleria), delle tante persone che inciampano nelle buche e si rompono qualche osso, dei tanti incidenti che accadono per le buche per strada e delle tante autovetture che si “scassano” per lo stesso motivo.

Poi c’è un altro pezzo dei finanziamenti europei che riguarda i fondi per lo sviluppo sociale (FSE) e quelli per l’ambiente ed il lavoro ed allora gli stessi soggetti di cui ho detto prima hanno un ulteriore pezzetto di responsabilità per la mancata creazione di posti di lavoro, l’aumento dei furti, l’aumento degli “scippi”, l’aumento degli omicidi, l’aumento delle malattie per le mancate bonifiche e l’aumento della criminalità in genere. Ovviamente mi potrete dire che allargo troppo il campo ma, invece, dico che non è così perché non spendere i fondi europei oggi significa essere correi o corresponsabili (ditelo come volete) della povertà e della morte di tante persone il che significa essere CRIMINALI.

Ieri ho letto l’articolo che vi incollo in calce che non mi pare sia stato smentito dalla Regione Campania, dal quale si deduce che, contrariamente a quello che dice caldoro, la regione spende meno di due miliardi di euro a fronte degli otto, raggiungendo appena il 33,3% dei fondi europei, nonostante qualche suo assessore abbia dichiarato che la regione raggiunge invece il 60%. Ovviamente quest’ultimo dato è falso altrimenti non staremmo come stiamo con ospedali che chiudono e progetti di sviluppo fermi al palo (da Bagnoli a Napoli Est).

Ebbene, la prova della falsità di quanto va dicendo caldoro ed i suoi amici di giunta la si può desumere dal fatto che solo il 26.02.2014, quindi, a seiennio scaduto da oltre un anno, la Regione si ricorda di fare una delibera di accelerazione della spesa dei fondi europei (clikka) per spendere oltre quattro miliardi non spesi,  definendola così quasi a voler sfottere i cittadini campani!

In sostanza la regione vorrebbe spendere quello che non è riuscita a spendere per tutta la consiliatura in questi pochi mesi che la separano dalla scadenza del mandato. Lo scopo dell’amministrazione regionale, a pensar male (che nonni sbaglia mai) è ovviamente quello di campagna elettorale, senza alcuna dignità e vergogna verso le morti e le tragedie di cui, come ho detto prima, lo stesso caldoro ed i suoi amici di giunta sono da ritenere responsabili. Almeno responsabili nella misura in cui non hanno LICENZIATO i dirigenti, i funzionari, gli impiegati o gli uscieri che hanno sbagliato qualcosa nel complesso procedimento volto alla spesa dei fondi europei.

Allora come faccio io a spiegare ai cittadini che mi chiedono conto e ragione dello sfascio? Confesso che, quando incontro gente semplice con la quale è difficile entrare in comunicazione, alla fine ne esco sempre con un “fegato così” chiedendo loro chi hanno votato e perché hanno votato questo o quello, ottenendo sempre la stessa risposta: “sono tutti uguali“. A questo punto mi viene l’orticaria, penso ai miei figli ed alloro futuro, penso di scappare, o per lo meno di dare loro gli strumenti per scappare da questa città, questa regione da questo paese!

Non è possibile io non sono uguale a loro, non sono uguale a caldoro né a cesari! E’ così che ci vogliono far credere per impedirci di lottare. Ci vogliono rassegnati per rubarci il voto al momento opportuno … tanto sono tutti uguali per 50, 25 euro o la busta della spesa o la visita mediaca, o l’esame di scuola o la buca sotto casa mia, posso pure farmelo rubare questo voto tanto sono tutti uguali.

Vedi anche:

una citta che crolla e la cultura della sicurezza (clikka)

La Regione Campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini (clikka)

La Regione boccia il comune di napoli sui finanziamenti europei (clikka)

Da Repubblica Napoli del 25.07.2014

Fondi Europei, ecco i progetti

Caldoro approva il ciclo di investimenti: otto miliardi che dovranno produrre opere e lavoro entro il 2020 Bonifica dei territori inquinati e lotta alla disoccupazione giovanile sono le priorità di Palazzo Santa Lucia

ALESSIO GEMMA

AMIANTO. E generazione “neet”: giovani che non studiano e non lavorano. Ecco il nuovo lessico dei fondi europei firmati dalla Regione per il 2014-2020. Bonifica dei territori inquinati e lotta alla disoccupazione giovanile. Ma anche il completamento dei 13 grandi progetti, alcuni dei quali aspettano di vedere la luce da 15 anni. Come il porto di Napoli e Bagnoli. La giunta del governatore Stefano Caldoro ha approvato il prossimo ciclo di investimenti per lo sviluppo: quasi 8 miliardi di euro, soldi distribuiti su 16 misure di intervento che dovranno produrre opere e lavoro entro il 2020. È il documento venuto fuori il 16 luglio dalla riunione con il governo e gli altri presidenti di Regione: come distribuire le risorse in arrivo da Bruxelles. Con l’impegno dello Stato di metterci di tasca propria il 50 per cento di “cofinanziamento”, una prassi che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan vorrebbe abbandonare dal 2014 per risanare i conti dell’Italia e che forse spiega la scelta del presidente Caldoro di giocare d’anticipo sulla presentazione del programma campano.

Tre le strategie a cui punta Palazzo Santa Lucia: innovazione d’impresa, cura dell’ambiente e inclusione sociale. Con 3.1 miliardi di euro, ossia il 46 per cento dei fondi, impegnati sul “verde”. La politica che ricorre più spesso negli atti preparati ai piani alti di via Santa Lucia è “continuità”. Si traduce nell’accavallarsi di soldi freschi su investimenti vecchi: cantieri ancora aperti o progetti rimasti nei cassetti. Perché al 31 maggio scorso la Campania risulta ultima in Italia nella spesa dei fondi per lo sviluppo economico (Fesr) relativi al 2007-2013: 33.3 per cento l’obiettivo raggiunto, meno di 2 miliardi utilizzati su una dotazione iniziale di 8 miliardi. Ritornano allora riqualificazione litorale Domitio, Regi Lagni, Campi Flegrei, Porti di Napoli e di Salerno, sistema metropolitano regionale, banda larga. E le tre grandi incompiute di Napoli città: Bagnoli, Centro storico, Napoli Est. Da 8 miliardi del 2007 il fondo per lo sviluppo passa a 6 miliardi nel 2014, complice l’ingresso di altri paesi nella comunità europea. Ben 1,2 miliardi saranno spesi per «bonifiche, decontaminazione da amianto, impianti di depurazione, risorsa mare». Altri 800 milioni per costruire «edifici ad efficienza energetica, impianti di trattamento di rifiuti».

È un modo per aggredire le stime negative della regione: 20 per cento di costa non balneabile e 86 per cento di comuni a rischio idrogeologico. Non va meglio sul fronte sociale: tasso di disoccupazione più alto in Italia al 21,9 per cento, oltre il 48 per cento nella fascia fino ai 24 anni. Ecco perché 204 milioni su 1,3 miliardi del fondo sociale saranno dirottati sull’occupazione giovanile con contratti di apprendistato, sostegno a creazione d’impresa e alternanza scuola-lavoro. E per la prima volta partiranno in Campania strumenti già sperimentati in regioni del centro e del Nord come le “cooperative per l’autocostruzione”: gruppi di famiglie che si mettono insieme per sconfiggere il disagio abitativo. Poi c’è la sfida della competitività nella Regione dove il Pil è calato dal 2008 al 2012 del 9 per cento rispetto alla media italiana del 7,5 per cento. Ci sarà un miliardo per incentivi alle imprese soprattutto agroalimentari e si punta a reti di aziende «in ambito di parchi e aree protette per offerta di prodotti culturali e turistici». Resta un vizio tipico nella spesa campana dei fondi Ue, condannato in passato dall’Europa: i soldi appostati per consulenze chiamate in gergo «assistenza tecnica ». Per il periodo 2014-2020 sono previsti quasi 200 milioni di euro.

I lanciaRazzi sulla Costituzione Italiana

razziSi parla tanto di riforme costituzionali e di abolizione del senato e, quindi, del bicameralismo perfetto, ma il marcio non è nella struttura dello Stato, ovvero non tutto nella struttura dello Stato, che fu pensata, con pesi e contrappesi, per garantire la democrazia dopo il ventennio fascista.

Paradossalmente, il Parlamento funzionerebbe male anche se si dovesse prevedere una camera con soli 100 deputati, se questi 100 deputati saranno selezionare come si selezionano oggi (senza, ovviamente, considerare le pericolose derive antidemocratiche).

Per intenderci un antonio razzi resta tale sia in un Parlamento di due camere che in un Parlamento composto da una sola camera! Anzi, forse in quello con due camere, gli antonio razzi, vengono diluiti e mediati. E quanti antonio razzi abbiamo in parlamento?

L’istituzione è fatta da uomini e se gli uomini vengono scelti così come avviene oggi l’istituzione funzionerà sempre male. Prima di mettere le mani sulla costituzione sarebbe il caso di mettere mano ad una seria moralizzazione della vita politica, dei politici e ad una legge che disciplini  i partiti politici, ma per fare questo ci vogliono gli uomini e torniamo sempre allo stesso punto, quindi, si corre il rischio di cambiare gli strumenti ma la musica potrebbe rimanere sempre la stessa …. o addirittura peggiorare.

Odio gli indifferenti

gramsci“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e  partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è  vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.  L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Antonio Gramsci – Indifferenti 11 febbraio 1917

Questo scritto di Antonio Gramsci mi ha fatto venire in mente ciò che scrivevo nel 2009 in occasione delle elezioni Politiche che mi fa piacere riproporVi e che, in un certo modo, spiega anche con quale animo poi nel 2011 mi sono candidato nella lista civica Napoli è Tua a sostegno di Luigi De Magistris…

Da: genn.esposito@libero.it
Data: 26/05/2009 21.28
A: <<neaneapolisagoghe@googlegroups.com>>,
Ogg: Gli ignavi

Qualche giorno fa mi sono ritrovato a rileggere, con non poca impressione,
il III Canto della Divina Commedia che vi incollo nella parte più tragica (per me):
” Ed elli a me: <<Questo misero mondo tengon l’anime triste di coloro che  visser sanza ‘nfamia e senza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furono ribelli né  fur fedeli a Dio, ma per se fuoro.
Caccianli i ciel per non esser men belli, né lo profondo inferno li riceve,  ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli….>>.

L’effetto su di me è stato immediato, il buon Dante mi ha dato una bella scossa e che faccio?… Che faccio me lo chiedo e me lo sto chiedendo.

Intanto mi arrivano via e-mail e per posta varie richieste di voto per questo o per quello. Ed allora l’alternativa qual è: da un lato in pochi giorni un premier che si rifiuta di rispondere ai giornalisti; che dichiara di non avere alcun potere esecutivo; che dichiara il parlamento in sovrannumero, perché dovrebbe essere composto al massimo da 100 persone; che accusa i giudici che lo hanno giudicato di essere politicamente schierati contro di lui.

 …. No .. No non posso proprio non ce la faccio! è contro i  miei elementari principi (neppure politici) è vero che la dittatura costa di meno, ma è anche vero che la libertà non ha prezzo! non voto a  destra ! (seppure ci fosse una destra). Dall’altro abbiamo una sinistra che non ha avuto il coraggio di  assumere le decisioni importanti per la nostra Napoli volendo, per ridurre i danni,  essere campanilistico; mi sarei almeno aspettato, dopo lo scandalo  munnezza (termine divenuto internazionale) e quello Romeo (che non  è quello di Giulietta), una dichiarzione o una presa di posizione della sinistra per scollare bassolino e la iervolino dalle loro rispettive poltrone, facendo politicamente piazza  pulita di tutti quelli che sono stati trovati con le mani nella marmellata. Forse  che non me lo merito o non ce lo meritiamo noi  napoletani ?? E’  avvilente!

Poi la dichiarazione di invito al voto di Fraceschini ad anno  zero: andate a votare per noi perché se vince Berlusconi con un  plebiscito è in pericolo la democrazia …. Ma è possibile che sono costretto a rimanere un ignavo nonostante  dall’altro lato c’è un partito/persona che politicamente non ha  nulla ? c’è ghedina, calderoli, bossi (solo a pensarci mi viene la  pelle d’oca) C’è una via d’uscita ? Io per il momento non l’ho  ancora trovata,  mi piacerebbe sapere Voi che avete come me un  futuro da regalare ai vostri figli….   mi piacerebbe non sentirmi un ignavo e partecipare con il mio voto  al futuro di questo Paese.

Spero sempre che queste mie e-mail entrino in punta di piedi nelle  Vostre caselle di posta.
saluti
gennaro

Una città che crolla e la cultura della sicurezza

53bffdbde4b01ce682ad299d_750x361I giornali sono un bollettino di guerra e si moltiplicano le segnalazioni di crolli o pericoli di crollo, la mia posizione di consigliere comunale mi consente una prospettiva più ampia ed immagino che innanzi a questi fatti, gli altri 47 consiglieri comunali, compreso il Sindaco, si stiano interrogando e si stiano interrogando anche i consiglieri municipali e quelli regionali su quali siano le cause di un tale sfascio cittadino.

Sulla questione ho già scritto un post con il quale invitavo ad una riflessione più ampia (non sia inutile la morte di salvatore (clikka), oggi leggendo i giornali che parlano di avvisi di garanzia, autopsia e nuovi interventi rifletto che in città manca proprio la cultura della sicurezza e manchi anche una visione di ciò che deve essere l’amministrazione che si compone di tanti piccoli passi. Ebbene, su questo blog già si possono trovare tutti i passi, purtroppo molti falsi, che avrebbero potuto impedire che accadesse ciò che è accaduto o comunque che avrebbero potuto iniziare un ragionamento complessivo. Il primo passo falso è ovviamente la formazione della classe dirigente (clikka), assolutamente assente e che genera la presunzione di chiunque si trovi a ricoprire una carica elettiva o di nomina di essere competente.

Altro passo falso è la individuazione degli obiettivi (clikka) amministrativi inserti nel Piano Esecutivo di Gestione anch’essi assolutamente falsi ed assegnati ai dirigenti, solo per l’erogazione della cd. retribuzione di risultato (clikka). Nell’elenco che vi ho linkato, infatti, troverete che tutti i dirigenti (compresi quelli oggi indagati) hanno avuto il loro bel premio di risultato per decine di migliaia di euro! Ergo la città, come mi ha detto un cittadino, “dovrebbe essere uno specchio” ed invece letteralmente CROLLA!

Altro passo falso è la incapacità a spendere i fondi europei per la rigenerazione del nostro patrimonio pubblico: Fondi UNESCO per la ristrutturazione edilizia del centro storico di cui si è perdono le tracce, fondi per la sicurezza dell’edilizia scolastica perduti (clikka), fondi per la sicurezza dell’edilizia sportiva perduti (clikka) che mi hanno spinto ad investire il servizio ispettivo ed a sollecitare la valutazione di procedere in sede disciplinare contro coloro che si dovessero individuare come responsabili! Mi chiedo come si sarebbero potute sentire queste persone se a crollare fosse stato un cornicione di una scuola o di un impianto sportivo non ammesso a finanziamento! Così come pure la Galleria Principe non avrebbe potuto beneficiare dei fondi UNESCO?

Altro passo falso il mancato controllo del territorio: automobili parcheggiate costantemente in divieto di sosta in vicoli stretti che impediscono ai mezzi di soccorso di sopraggiungere e la conseguente follia amministrativa di mettere paletti che impediscono alle autovetture di parcheggiarsi ma che hanno lo stesso effetto di impedire ai mezzi di soccorso di giungere sul posto.

Basterebbe parlare con un Vigile del Fuoco per capire che abbiamo una amministrazione assolutamente folle e priva di qualsivoglia cultura della sicurezza.

Un caso vale per tutti: Qualche giorno fa ho segnalato la improvvisa installazione di paletti (clikka) in un vicolo stretto del Centro Storico, per il momento ho ricevuto due risposte contrastanti dal Presidente della II municipalità, che dichiara la mia richiesta “risibile” e di aver osservato la procedura e della commissione della stessa municipalità che mi comunica di non saperne nulla. Ebbene, ovviamente ho già chiesto gli atti amministrativi, all’esito dei quali, procederò a segnalare la cosa alla Procura della Repubblica, perché nel vicolo in esame per effetto dei paletti non potrebbe accedere, in caso di necessità, un montascale dei VV.FF. e salvare, quindi, vite umane  Ecco questa è la cultura della sicurezza! (la mobilita del centro antico e la politica del paletto (clikka).

Non sia inutile la morte di Salvatore

salvatoreSabato scorso (05.07) si stacca un grosso pezzo di cornicione dalla Galleria Umberto I che investe Salvatore. Ieri Salvatore non ce l’ha fatta.

In città c’è un’atmosfera che si taglia con il coltello. Un senso di frustrazione che si cerca di lenire andando alla ricerca delle responsabilità immediate, si vuole il colpevole e non si guarda più in la del proprio naso.

I genitori di Salvatore vogliono che la morte del loro figlio non sia inutile cercano dare un senso a ciò che non può avere un senso. Eppure l’altruismo di queste parole mi ha colpito. Rifuggo però dall’esame del caso concreto perché non mi interessa di chi sia la responsabilità di una sciagura dalla quale non si può più tornare indietro, mi interessa capire dov’è il cancro che si sta mangiando la città.

Come avvocato non è la prima volta che mi capita di incappare in simili questioni ed il nodo è sempre lo stesso: i cittadini proprietari di case (in realtà di proprietà delle banche) non ce la fanno a pagare altro se non la rata di mutuo. Le assemblee di condominio dove si devono discutere ed approvare i lavori sono sempre deserte e se non vanno deserte alla fine non si decide mai di fare i lavori. Non ci sono soldi! I condomini svicolano da tutte le parti.  Le sovvenzioni SIRENA del Comune sono terminate e la società è stata messa in liquidazione. Da ieri le strade ed i marciapiedi della città sono decorati di strisce bianche e rosse. C’è paura!

Ultimamente ho ascoltato l’assessore Cosenza della Regione Campania in un convegno nel quale ci ha candidamente detto che i lavori connessi alla salvaguardia del centro storico patrimonio UNESCO, 100 milioni di euro, molto probabilmente non si faranno perché li si sarebbe dovuti rendicontare entro il 31.12.2015! Mi chiedo quanti  edifici del centro antico in stato fatiscente avremmo potuto  ristrutturare con 100 milioni di €. ?

Piuttosto che fare a gara nella ricerca della responsabilità della Galleria Umberto, di cui si deve occupare la magistratura, perché non andiamo alla ricerca delle responsabilità ben più gravi di quegli amministratori che non hanno saputo cogliere le occasioni che offre la nostra città creando, quindi, solo depressione sociale e pericolo per i nostri figli.

Se vogliamo dare un senso alla morte di Salvatore allunghiamo la vista e guardiamo lontano … i genitori di Salvatore ci guardano e se restiamo inermi non saremo in grado di sostenere il loro sguardo.

Ecco un bel servizio di Fanpage (clikka)

Il Civismo tra partiti Movimenti

civismoLunedì 14 luglio ore 16.00, nel palazzo del Consiglio Comunale di Napoli, in via Verdi 35, IV piano, si terrà un dibattito, promosso da Ricostruzione Democratica, dal titolo

Il civismo tra partiti e movimenti

Ne discutono

Giuseppe De Cristofaro, Carlo Iannello, Francesco Nicodemo, Riccardo Realfonzo, Valeria Valente
Modera: Simona Molisso
Introduce: Gennaro Esposito

Intervengono:
Giuseppe Comella, Assise di Palazzo Marigliano
Guido Donatone, Italia Nostra
Sergio Fedele, Napolipuntoacapo
Lucio Mauro, Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli

Gli impianti Sportivi II sessione di studio

collana Lunedì 14 luglio 2014, alle h. 10,00, nel palazzo del Consiglio Comunale di Napoli, in Via Verdi, 35, al IV piano terremo la II sessione del Convegno sugli Impianti Sportivi (clikka per leggere il programma). I temi sono tanti ma posso dire che lo scambio di idee che c’è stato il 23 giugno scorso ha dato buoni risultati. L’amministrazione, infatti, ha avviato il procedimento per arrivare all’approvazione di una delibera di giunta che recepisce molte delle indicazioni che sono pervenute dal Convegno del 23 giugno. Gli obiettivi credo siano chiari ed occorre solo impegnarsi per trovare la strada giusta per raggiungerli. Un tema caldo del quale di parlerà sarà lo stadio Collana sul quale ho avuto modo di leggere pochi giorni fa la posizione della Regione e del Comune e su cui non ho mancato di dire la mia (vedi la Regione caccia il Comune dallo stadio Collana clikka).

Il CAAN CAAN delle responsabilità al mercato ittico di Napoli

ItticoDurante questa consiliatura mi sono occupato del mercato ittico di Napoli e della folle scelta di delocalizzarlo al CAAN di Volla. E’ stata una battaglia che abbiamo vinto in consiglio comunale ma che l’amministrazione tarda ad attuare per incapacità gestionale della società partecipata. Il tema, quindi, ha finito per attraversare anche la questione delle nomine sindacali su cui ho scritto anche post su questo blog (clikka) attraverso il quale ho censurato il comportamento del Sindaco che all’indomani dell’approvazione del regolamento sulle nomine, ha preferito adottare uno stratagemma anziché applicare i criteri che in consiglio abbiamo approvato.

Inizio a sentire la stanchezza di chi è costretto a dire sempre l’avevo previsto! Ebbene al CAAN nonostante il Consiglio avesse dato precise istruzioni al Sindaco ed alla società partecipata e nonostante, io avessi detto chiaramente che la nomina di lorenzo diana da San Cipriano d’Aversa, non fosse opportuna né consigliabile perché occorreva  scegliere un vero manager d’azienda il Sindaco ci è ricascato ed i nefasti risultati non sono tardati a venire. Il sito del Mercato Ittico di Piazza Duca degli Abruzzi è diventato una discarica abusiva, per colpa del CAAN e quindi del suo amministratore ed è stato addirittura occupato dai senza tetto che hanno anche provveduto, pare, a distruggere le opere costate diverse centinaia di migliaia di euro pubblici!

Ebbene in una condizione normale il diana non solo non sarebbe stato confermato nella carica ma oggi, atteso il disastro amministrativo, sarebbe stato diciamo destituito dall’incarico fiduciario.

Ieri, infatti, sono stato sul posto ed ho avuto modo di vedere lo stato pietoso nel quale è stato ridotto il mercato storico di Napoli. Ho parlato con i mercatali in agitazione che giustamente aspettano risposte da oltre due anni e non credono più a nulla ed a nessuno.

Sul caso mi hanno colpito le dichiarazioni dei Consiglieri Lebro (ex UDC) e Fiola (PD) riportate da il Mattino di Napoli i quali hanno affermato che il tempo è scaduto ed occorre fare qualcosa per i mercatali! Eppure proprio i consiglieri Lebro (che io tra il serio ed il faceto definisco il capo della maggioranza) e Fiola hanno fatto una opposizione durissima alla approvazione del regolamento sulle nomine ed il primo fu, peraltro, uno dei fautori della non esecutorietà immediata alla delibera di approvazione, proprio perché, ho scoperto dopo, si dovevano fare queste nomine. Oggi, pertanto, mi fa specie leggere tali dichiarazioni della serie ci potevano pensare prima. Se avessimo, infatti, applicato il regolamento sulle nomine immediatamente oggi, forse, avremmo un vero manager alla guida del CAAN e non saremmo costretti al CAAN CAAN delle responsabilità!

Mi piacerebbe sapere anche chi paga oggi la protesta di ieri costata: 4 mezzi del VVFF, un materassone gonfiabile in funzione, dieci VVFF, e quattro agenti della DIGOS impiegati. Secondo Voi quanto ci è costato questo scherzo di diana e chi paga …. le conseguenze dello scherzo

Da Il Mattino di Napoli del 08.07.2014

Lavori fermi al mercato ittico scoppia la rivolta degli operatori

Lavori fermi al mercato ittico scoppia la rivolta degli operatori La vertenza In ventisette si incatenano alla storica struttura degradata: «È un bivacco per clandestini» «Stanchi di aspettare una soluzione che sembra non arrivare mai»: dall’alba di ieri, ventisette operatori del Consorzio Mercato ittico, si sono incatenati al cancello della storica struttura di piazza Duca degli Abruzzi. La denuncia dei lavoratori è chiara: «Per colpa della lentezza burocratica stiamo aspettando da un oltre un anno che ci facciano entrare nella struttura e che ci facciano utilizzare lo spazio a noi assegnato». I lavori del mercato, iniziati nel maggio 2013 dovevano finire, spiegano gli operatori, nell’agosto del 2013 e sono stati anche finanziati dal Comune. Ad oggi il cantiere è ancora chiuso e si è trasformato in un dormitorio di fortuna di extracomunitari allestito m quelle che dovevano essere delle celle frigorifero. E intanto «noi siamo sull’orlo del disastro economico», denunciano. «Stiamo in attesa perenne di soluzioni – spiega un portavoce – e chi paga, in tutti i sensi, siamo noi. Stiamo lavorando al Caan pagando oltre il 200% in più di costi di gestione e con oltre il 60% di calo del fatturato». «Resteremo incatenati qui fino a quando qualcuno non ci darà risposte e soluzioni, qui si tratta della nostra vita e non molleremo», conclude. Ed è arrivata una prima risposta da parte dell’amministrazione comunale. «Constatata la situazione, in contatto con il presidente del Caan, è stata sollecitata subito la programmazione di interventi tempestivi per la bonifica dell’area circostante la struttura del mercato ittico di Napoli e per la vigilanza, anche notturna, della stessa». Lo afferma in una nota l’assessore alle Attività Produttive Enrico Panini che ieri mattina si è recato presso la struttura di Via Duca degli Abruzzi non appena informato della protesta in atto; «È stata sollecitata, inoltre, la predisposizione di un crono-programma che consenta di garantire, agli operatori ed ai cittadini, tempi certi per la ripresa delle attività all’interno del mercato ittico: per questa amministrazione, infatti, la ripresa della vendita ittica deve avvenire nel più breve tempo possibile», ha aggiunto l’assessore. Ma in seno al consiglio comunale scoppia la polemica. «Il tempo delle attese è finito. Non si può più pensare di continuare a rimandare una situazione che si sarebbe potuta risolvere in pochi mesi, con ovvie ripercussioni occupazionali ed economiche per gli operatori del settore ittico». Così David Lebro, presidente di Campania Domani e consigliere comunale di Napoli, commenta la protesta oggi degli operatori del Consorzio, che si sono incatenati al cancello della struttura di piazza Duca degli Abruzzi. «Il presidente del Caan, a cui spetta la definizione dell’ultimo step per la programmazione dei restanti lavori, non faccia passare altro tempo prezioso e passi dalle parole ai fatti». Per Ciro Fiola, consigliere del Pd, «nonostante siano stati spesi centinaia di migliaia di euro della collettività il mercato ittico di Napoli versa in uno stato di degrado vergognoso, in una struttura abbandonata a se stessa e divenuta dimora di extracomunitari. Tutto ciò malgrado i grandi proclami e progetti da parte dell’amministrazione comunale e del presidente del Caan, Lorenzo Diana. Purtroppo, lo stato di totale abbandono interessa l’intera zona della Marinella, la quale è diventata un vero e proprio ricettacolo di immondizia, dove mancano interventi da parte dell’Asia; questa parte della città è una vera pattumiera, quando dovrebbe rappresentare per Napoli, perla posizione che occupa, un vero biglietto da visita per i tanti turisti che la visitano quotidianamente».

Da Avvocato digitale a limone da spremere

LEGGEUGUALECon l’aumento indiscriminato dei contributi unificati, il PCT e da ultimo la fattura elettronica PA, da avvocato digitale inizio a sentirmi un po’ mucca da mungere digitale: 1) la PEC si PAGA! 2) la firma digitale si PAGA! 3) il certificato digitale si PAGA! 4) il passaggio del certificato digitale con CNS qualificato si PAGA! 4) il programma per la compilazione e spedizione degli atti al PCT (es. quadra) si PAGA ed è o flat oppure a spedizione!

5) la mediazione digitale si PAGA! 5) i programmi per fattura elettronica PA open source sono incomprensibili quindi occorre acquistarne uno e si PAGA! 6) Il POS si paga!

La gente quando presenti il preventivo con tutte le fasi del giudizio a cui devi aggiungere tutte queste “spesucce” scappa e spesso dice: “avvocato ma la volta scorsa tutto il giudizio mi è costato 2.000,00 €.” (chissà se fatturati o meno!).

Ci stiamo “intortando” in pct, pec, certificati digitali, deposito atti in cancelleria, termini e quant’altro, perdendo di vista i cittadini e sopratutto i giovani avvocati che, seppure preparati, se non avranno alle spalle il papà con studio avviato, non avranno alcuna chance di fare gli avvocati. Stiamo ingabbiando in una “classe sigillata” la professione di avvocato.

Ho una certa “esperienza digitale” anche per una certa mia curiosità ma trovo assolutamente assurdo tutto questo! La fattura elettronica è stata la classica goccia: Non era sufficiente inviare un bel file in PDF semmai firmato?

Ma chi è questa gente incolta, ignobile ed incivile che si permette di mettere le mani sulla giustizia e, quindi, sulla costituzione! Scusate lo sfogo gennaro esposito avvocato digitale del Foro digitale di Napoli

Agli Avvocati: FACCIAMO UNO SCIOPERO CHE NON FINISCE MAI!!!!!!!!!

Oggi ho creato una pagina Facebook con il nome: Gli Avvocati Dicono Basta!! La giustizia è diventata un limone da spremere per far fronte ai buchi di bilancio!

Per portare avanti queste battaglie mi sono candidato al consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli per le prossime elezioni del 2 al 7 marzo 2015 (clikka)

Tutto il software per il PCT DEVE essere gratuito e messo a disposizione dal Ministero!

vedi anche:

gli avvocati come le pecore (clikka)

il palazzo di ingiustizia di napoli (clikka)

La Regione Campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini – Il caso delle Guide Turistiche

guidaturisticaSi avvicinano le Elezioni regionali in Campania e tutti noi dovremmo iniziare a capire e sapere cosa chiedere ad un candidato Governatore e ad un candidato Consigliere. La risposta in sintesi dovrebbe essere semplice: 1) Onestà che dovrebbe essere non un requisito ma un elemento diciamo naturale di ogni persona che si candida a rappresentare il popolo, ma che, purtroppo, proprio i Consiglieri regionali della Campania ci hanno insegnato essere una dote rara, perché il consiglio regionale  al 99 % dei suoi componenti (maggioranza ed opposizione) è indagato con l’accusa di aver rubato soldi pubblici (vedi: la grande bellezza dei consiglieri regionali(clikka); 2) Competenza. Questa dote è più difficile da indagare ma possiamo dire che nella stragrande maggioranza manca visti i risultati.

Dovrebbe, allora, sorgere spontanea la domanda: Come hanno fatto i consiglieri eletti a racimolare oltre 10 mila preferenze? Il popolo è così “bue” da non capire che a candidarsi spesso sono delle “capre”? La risposta è sempre la stessa: Mancano i Partiti in grado di selezionare la classe dirigente!

La Regione deve avere funzioni di programmazione e legislative ed, invece, in Campania assistiamo a tagli lineari che hanno ridotto la sanità, i trasporti e le politiche sociali in uno stato pietoso, con un governatore che è abile a non fare nulla aggirando i problemi anziché affrontarli. E’ esemplificativo, infatti, l’atteggiamento di caldoro sul teatro san carlo (clikka) allorquando preferì sfilarsi per non assumersi responsabilità.

Fatta questa premessa vengo al punto che ha ispirato questo post: Oggi leggo su Repubblica ed. Nazionale (incollo in calce l’articolo) che in Italia ci sono stati 500 mila corsi di formazione che non hanno creato neppure un posto di lavoro se paragonati ai risultati di Francia e Germania! Come è possibile?

Io la spiegazione me la sono data perché ho avuto modo di affrontare il nodo dei corsi di formazione per Guide Turistiche Archeologiche che per me rappresenta l’archetipo di ciò che accade in Regione Campania, senza che ciò susciti il benché minimo moto di indignazione o imbarazzo né per i governatori né per i consiglieri che si sono succeduti!

Il caso concreto mi dimostra che in regione Campania fanno corsi di formazione che hanno avuto (e probabilmente hanno ancora) come unico scopo quello di dare soldi ad amici e parenti che vanno ad insegnare creando spesso anche false aspettative (vedi il caso del progetto BROS) mentre, laddove, il lavoro c’è ed occorre solo prenderselo, senza chiedere nulla a nessuno, la regione resta imbrigliata nel potere delle lobby come nel caso delle guide turistiche.

Ho, infatti, affrontato il caso di un giovane che avendo fatto un corso di formazione regionale di guida turistica archeologica ed avendo conseguito l’attestato di formazione della stessa regione Campania e l’iscrizione nel relativo registro di collocamento, si è visto paradossalmente negare dalla stessa regione l’accesso alla professione perché le guide turistiche già “patentate” non gradiscono l’accesso di altri lavoratori ed i pochi bandi che la regione fa, probabilmente, vengono usati come merce di scambio elettorale. Non mi meraviglierei, infatti, se la regione campania in scadenza emettesse ora un nuovo bando!

Accade, quindi, che un giovane che ha conseguito l’attestato regionale costato soldi pubblici, mentre in Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna può esercitare la professione di guida turistica, mettendo a frutto il corso di formazione seguito, in Campania, invece, l’amministrazione impedisce proprio a coloro che essa stessa ha formato e qualificato di mettere a frutto lavorativamente ciò che hanno imparato!

Una scandalo che non suscita alcuna reazione dei giornali che, invece, dovrebbero mettere alla berlina tutti i giorni il presidente caldoro ed i consiglieri regionali che così facendo stanno rubando il furto dei nostri figli e della nostra regione, oltre ad aver rubato i soldi di un corso di formazione che non è servito a nulla! Lo faranno? Io spero che questo post arrivi lontano e faccia per lo meno vergognare questa classe dirigente regionale che merita solo di scomparire dalla faccia della terra e che i cittadini abbiano modo di capire che quando il voto viene dato in cambio di qualcosa occorre sapere che si sta rubando qualcosa di valore di gran lunga superiore a ciò che hanno ricevuto!

Di seguito uno stralcio dell’atto giudiziario che ho redatto nel caso di cui mi sono occupato e che è ovviamente ancora pendente dall’anno 2007 (possibile che la politica sia sempre in ritardo?) ed a seguire l’articolo oggi apparso su La Repubblica ed. Nazionale che mi fa vergognare di essere cittadino italiano ed in particolare campano. Buon rosicamento di fegato:

“Si ritiene utile, sottolineare i tratti salienti del presente singolare giudizio a mezzo del quale l’istante non ha fatto altro che chiedere la tutela del suo costituzionale diritto al lavoro per svolgere l’attività di guida turistica, essendo in possesso dei requisiti professionali certificati proprio dalla Regione Campania, con un esame conclusivo di un corso di qualificazione professionale indetto dal medesimo ente convenuto! Orbene, per comprendere quale deve essere il canone ermeneutico da seguire nella interpretazione della vigente normativa è il caso di premettere, inoltre, che l’istante, con il presente giudizio, non vuole altro che poter svolgere un lavoro autonomo (realizzarsi, quindi, senza chiedere niente a nessuno e pagare le tasse come tutti i cittadini) per il quale la stessa Regione Campania, in seguito ad un corso di formazione indetto in applicazione della legge regionale n. 40 del 30.07.1977 ha riconosciuto in pieno al Sig….. i requisiti di qualificazione professionale necessari allo svolgimento della professione di guida turistica. In sostanza l’atteggiamento ostruzionistico, tipico, come si vedrà, della sola Regione Campania, di non voler riconoscere l’iscrizione dell’istante all’albo delle guide turistiche, negandogli di fatto il suo diritto al lavoro, si può giustificare solo con la ferma intenzione dei politici e burocrati della Regione stessa di mantenere il monopolio sulla professione di guida turistica utilizzando il meccanismo della iscrizione nell’albo come “scambio”, mentre il corso di formazione professionale, indetto ed organizzato dalla Regione Campania e seguito con profitto dall’istante, visto che non è stato riconosciuto idoneo, dalla stessa regione Campania, per l’esercizio dell’attività di guida turistica, dovremmo ritenerlo essere stato idoneo solo ed esclusivamente a remunerare i docenti (sic!). Appare, inoltre, moralmente riprovevole, specialmente nel periodo di crisi che stiamo vivendo, impedire ad un giovane l’accesso al lavoro per ragioni assolutamente incomprensibili se si pensa che a chiedere di poter svolgere l’attività di guida turistica non è un quivis de populo ma una persona che ha svolto una attività di studio precipua e specialistica con docenti scelti dalla stessa Regione Campania con esame e valutazione finale uguale a quella prevista dalla legge regionale n. 11/1986.

Questi i termini, sia pur polemici, della questione che dimostrano che, come al solito, al cittadino non resta che il ricorso al Giudice, come ultima spiaggia, per poter sperare di porre termine alle ingiustizie perpetrate dalla “burocrazia e dalla politica”. Infine, è facile intuire che la prova di dette affermazioni ci è stata data dal comprensibile e non celato imbarazzo degli impiegati e dei funzionari della Regione ai quali sono state chieste spiegazioni circa il significato da attribuire all’attestato di qualificazione professionale rilasciato dalla medesima Regione se non considerato utile a svolgere la professione di guida turistica !

Nel caso di specie l’istate con raccomandata a mano del 3.05.2007 comunicava alla Regione Campania: i) di essere in possesso dell’Attestato di Qualifica Professionale di Guida Turistica Archeologica, rilasciato dalla stessa Regione Campania, in data 22/03/2000 e conseguito in seguito ad un corso di formazione con esame finale; ii) che detto titolo è idoneo, ai sensi del decreto legge 31 gennaio 2007 n.7, così come modificato ed integrato dalla successiva legge di conversione n. 40 del 02.04.2007, all’esercizio della professione di guida turistica; iii) di essere iscritto nelle liste di collocamento presso il Comune di Pompei dall’anno 2000, con qualifica di guida turistica archeologica; iv) che il diritto al lavoro è costituzionalmente garantito; v) che la Regione Campania nonostante siano scaduti i termini previsti dall’art. 10 comma 7, del decreto legge 31 gennaio 2007, n.7, non ha adottato alcun provvedimento normativo e/o regolamentare; vi) che le norme ed i principi dettati dal decreto legge 31 gennaio 2007, n.7, sono self-executive e non possono soffrire di alcuna deroga da parte della normativa regionale; vii) che pertanto avrebbe iniziato l’attività di guida turistica archeologica sul territorio regionale.

2.- Con raccomandata a mano del 3.05.2007 l’istante chiedeva alla Soprintendenza Archeologica di Pompei il libero e gratuito accesso ai siti archeologici al fine di poter liberamente svolgere l’attività professionale di guida turistica.

3.- Con nota del 05.06.2007 la Soprintendenza di Pompei rispondeva al ricorrente che l’ingresso gratuito ai monumenti ai sensi dell’art. 4 del D.M. 11.12.1997, n. 507, è consentito “alle guide turistiche nell’esercizio della propria attività professionale, mediante esibizione di valida licenza delle competenti autorità. In conseguenza di quanto precede, ai fini della concessione della gratuità alle guide turistiche, gli adempimenti di questa Soprintendenza sono limitati alla semplice verifica, attraverso il proprio concessionario dei servizi di biglietteria, del possesso della licenza in argomento (il cosiddetto patentino) rilasciato dalla Regione Campania, oltre all’accertamento che il titolare della licenza ottenga l’ingresso gratuito soltanto per l’espletamento della propria attività professionale”.

4.- Con nota del 06.06.2007 la Regione Campania in risposta alla comunicazione di inizio attività del 03.05.2007 affermava che l’art. 10, comma 4, del Decreto Legge 31.01.2007, n. 7 (noto come Decreto Bersani sulle liberalizzazioni), nel testo coordinato con la legge di conversione 02.04.2007, n. 40, non avendo innovato la disciplina previgente, contenuta nella legge della Regione Campania, del 16.03.1986, n. 11, rendeva “priva di rilevanza giuridica” la comunicazione di inizio attività fatta dal ricorrente con la sua nota del 03.05.2007 e che in ogni caso non erano decorsi i termini di adeguamento normativo assegnati dal decreto Bersani (?).

5.- Con raccomandata del 26.06.2007 l’istante, impugnando la nota del 06.06.2007 della Regione, chiedeva l’iscrizione all’albo delle Guide Turistiche ex art. 3 legge regionale n. 11/1986, sia in virtù del mutato quadro normativo statale, sia alla luce della chiara e prevalente normativa comunitaria. In risposta alla citata lettera del 26.06.2007 la Regione Campania con nota del 14.08.2007 contestava quanto assunto dall’istante affermando che la sopravvenuta normativa statale non aveva mutato il quadro normativo regionale in virtù del quale, per l’esercizio della professione di guida turistica rimaneva necessario superare l’esame, previsto dall’art. 3 della legge n. 11/1986, volto ad accertare il requisito della capacità professionale, senza però considerare che l’istante era già stato qualificato proprio in seguito ad un corso di formazione professionale regionale istituito in virtù della Legge Regionale n. 40 del 30/07/1977 ed in seguito ad apposito esame attestante il raggiungimento della professionalità richiesta per l’esercizio dell’attività di guida turistica.

Allo stato sia la Soprintendenza, che le forze di polizia addette al controllo ai siti di Pompei ove il ricorrente intende svolgere prevalentemente l’attività lavorativa, impediscono di fatto allo stesso, lo svolgimento dell’attività di guida turistica, in quanto, privo di tesserino e non inserito nell’albo previsto dalla legge n. 11/86 e di cui all’elenco riportato nel BURC n. 36 del 07.08.2006.

Occorre, inoltre, aggiungere che la posizione della Regione Campania è vieppiù incomprensibile se raffrontata alle legislazioni di altre Regioni, probabilmente più europee, nelle quali già da tempo, per l’esercizio della professione di guida turistica, è sufficiente il possesso di un attestato di qualificazione professionale come quello in possesso del ricorrente. Difatti, ciò è previsto dalle leggi regionali del Piemonte n. 33/2001 (doc. 10), della Toscana n. 42/2000 (doc. 11) e della Emilia Romagna n. 15/2000 (doc. 12)”.

Da Repubblica ed. Nazionale di oggi (07.07.2014)

Lo scandalo dei fondi europei 500 mila progetti di formazione non sono serviti a creare lavoro.

L’Italia ha speso 7 miliardi e mezzo in ocrsi di cui non si conoscono né i costi né i benefici. Inclusione sociale, solo 233 nuovi impieghi contro i 30-50 mila di Germania e Francia

Di VALENTINA CONTE

ROMA .

Una montagna di miliardi, sfuggita di mano. Ogni anno l’Italia spende cifre impressionanti in progetti finanziati con fondi strutturali europei, eppure nessuno è in grado di valutarne gli effetti. Se ad esempio favoriscono davvero l’inclusione sociale, se creano nuova occupazione e se questa è strutturale e come viene retribuita. Anzi, va persino peggio. Non solo non conosciamo l’efficacia della spesa, ma ogni euro di fondi ricevuti ce ne costa due in tasse: uno da versare all’Europa come membri dell’Unione e un altro come cofinanziamento, obbligatorio per utilizzare quei fondi. Eppure, nonostante il clamoroso black-out informativo, in cinque anni sono stati messi in campo ben 504 mila progetti di formazione, per una spesa di quasi 7 miliardi e mezzo. Con quali benefici? La risposta dello studio curato dagli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi e pubblicato sul sito lavoce. info è una sola: i benefici sono ignoti.

«Nessuno riesce a districarsi tra piani europei, nazionali e regionali », osserva Perotti, docente alla Bocconi e in passato consigliere economico di Renzi. «Centinaia di documenti stilati per fissare obiettivi che nessuno rispetta. E i soldi diventano una mangiatoia pazzesca per sindacati, assessorati regionali e provinciali ». La soluzione per Perotti è una sola: «Non diamo più soldi a Bruxelles, così non rischiamo di vederli finire nelle mani dei maestri dello spreco, in un sottobosco politico parassitario ». La tesi è ardita, ma suffragata dai numeri dello studio dal titolo “Il disastro dei fondi strutturali europei”.

Nel 2012 l’Italia ha versato 16,5 miliardi come contributi alla Ue e ne ha ricevuti in cambio solo 11, di cui 2,9 di fondi strutturali, tra Fse (per formazione, sussidi al lavoro, inclusione sociale) e Fesr (sussidi alle imprese e infrastrutture). Questi fondi per essere spesi devono essere “doppiati” tramite il cofinanziamento, dunque denari italiani. «Ottima idea, per coinvolgere il beneficiario. Ma se prendiamo il solo Fse, appena il 4% del finanziamento totale viene dalle Regioni (quasi niente dalle Province), il resto è finanziato in parti uguali da Stato italiano e Ue». I soldi di questo fondo dunque «sono completamente gratuiti per i soggetti che poi attuano il progetto, cioè Regioni e Province». Di qui la prima stortura. «Lo scopo del cofinanziamento è completamente negato ». Lo studio passa poi ad esaminare la spesa per i progetti di formazione, che rappresentano la quasi totalità dei progetti dell’Fse (504 mila su 668 mila). Nel periodo 2007-2012 (dati Open-Coesione) ben 7,4 miliardi su 13,5 sono stati impiegati qui. La valutazione di questi corsi è «un’industria che non conosce crisi» e tiene in vita «decine di centri di ricerca» che hanno prodotto tra 2007 e 2011 ben 280 documenti di valutazione, per la stragrande maggioranza «inutili, un sottobosco nel sottobosco ». Poiché nessuno è davvero in grado di raccontare l’efficacia dei corsi. Le variabili di solito citate sono la percentuale di soldi spesi e il tasso di occupazione. Ma la prima non è per forza indice di successo: si possono spendere molti soldi in progetti inutili o dannosi. E la seconda spesso è effetto della congiuntura, se non si riesce a misurare i posti di lavoro che davvero i corsi di formazione e gli stage favoriscono.

Il confronto europeo è poi agghiacciante. Se l’Italia tra 2007 e 2013 ha offerto corsi a 21 mila persone, la Francia aveva 254 mila iscritti e la Germania 208 mila (dati del network di esperti sulla spesa dell’Fse per l’inclusione sociale). Ebbene, tra quelli che hanno completato le attività (appena 233 italiani, contro 50 mila francesi e 32 mila tedeschi), solo il 14% risultava poi occupato in Italia, contro l’85% della Francia e il 35% della Germania. Ma, aggiunge lo studio, «è possibile che i partecipanti italiani abbiano ricevuto servizi non finalizzati a trovare un posto di lavoro». Ma allora a che cosa servono questi corsi?

La Commissione europea, lo scorso marzo, sosteneva che grazie ai fondi Ue in Italia sono stati creati tra 2007 e 2013 più di 47 mila posti, 3.700 nuove imprese, banda larga estesa a più di 940 mila persone, sostegno per 26 mila pmi, 1.500 chilometri di ferrovie e progetti di depurazione delle acque. La Corte dei Conti però, in febbraio, diceva che dal 2003 ad oggi gli “eurofurti” (frodi, imprenditori fasulli, finti progetti, costi gonfiati, incarichi irregolari) hanno raggiunto la cifra record di un miliardo e 200 milioni. Solo nel 2012 ne sono stati scovati 344 milioni (al top la Sicilia con 148 milioni finiti nelle tasche sbagliate, vedi il caso del deputato pd Genovese che secondo le accuse in cinque anni avrebbe lucrato ben 6 milioni di euro di fondi europei destinati proprio alla formazione professionale). Nel 2013 poi la Guardia di Finanza ne ha recuperati altri 228 di milioni. Arrivati come fondi strutturali, poi finiti nelle tasche del malaffare. E certo non usati per creare posti o crescita.

 

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