Gennaro Esposito

Alza la Testa

Vendiamo il nome dello Stadio

stadio

La Pubblicità è l’anima del Commercio: Ecco la proposta di delibera sul san paolo (clikka) che abbiamo presentato ieri (25.03.2014) al Consiglio Comunale per recuperare un po’ di soldi (forse non pochi) per lo Stadio San Paolo. Sul punto il Sindaco e De Laurentiis sono fermi al palo. Infatti, nonostante si avvicini il termine di scadenza della convenzione (maggio 2014) nessuno dei due è stato capace fino ad ora di fare una proposta seria alla città. Vi invito ad una riflessione: Prima di De Laurentiis nella stagione calcistica 1997/1998, il Comune di Napoli, in soli sei mesi, per la sola pubblicità a bordo campo incassava 465.000.000 di lire (240.649,59 €.) come risulta dalla relazione del Dirigente dell’epoca Ida Vernì alla delibera di approvazione della convenzione oggi vigente (vedi pag. 17 della delibera 716/2005 (clikka). Pensate quanto potrebbe valere il nome dello stadio e la pubblicità sulle aree esterne.

Credo che oggi non cogliere questa occasione sia un “crimine politico ed imprenditoriale”  oltre che una dimostrazione di grande incapacità e mancanza di visione!

E’ chiaro che questo meccanismo di sponsorizzazione potrebbe essere usato anche per gli altri immobili, penso, infatti, alle mura greche di Piazza Bellini o allo Stadio Collana oppure alla ormai nota proposta di Diego Della Valle di ristrutturare a sue spese il Colosseo,  ma ci vorrebbe una classe politica ed imprenditoriale napoletana all’altezza. Merce rara di questi tempi dove tutti pensano di essere più furbi degli altri occupando poltrone anche se non ne sono all’altezza!

 Da “Il Mattino” di oggi (26.03.2014) Luigi Roano

«Cambiamo nome allo stadio San Paolo per attrarre gli sponsor»

«Cambiamo nome allo stadio San Paolo per attrarre gli sponsor. La mossa presentata in aula con l’obiettivo di recuperare i fondi per la ristrutturazione.

Alla fine il Consiglio comunale al di là delle nomine è riuscito ad approvare la delibera con la quale si affida a Napoliservizi la manutenzione straordinaria degli immobili del Comune. Una delibera dal valore di 1,1 milioni che consentirà di mettere mano nell’immediato alle situazioni più critiche, dalla manutenzione degli ascensori a molto altro. Il Consiglio comunale ha approvato a maggioranza l’affidamento del servizio con il voto contrario di ncd e dei consiglieri del Gruppo misto Luigi Esposito e Carmine Schiano. Non hanno partecipato al voto Fratelli d’Italia e il Pdl. Astenuti il presidente Pasquino e il consigliere Guangi. Su questa delibera la settimana scorsa cadde il numero legale ed esplose la questione delle commissioni consiliari. In aula ieri il gruppo di Ricostruzione democratica composto da Simona Molisso, Carlo lannello e Gennaro Esposito ha presentato una delibera di indirizzo di iniziativa consiliare dal titolo emblematico: «Reperimento fondi per la ristrutturazione del San Paolo». Di cosa si tratta? Nella sostanza i tré consiglieri propongono «il cambio di denominazione del San Paolo al fine di trovare sponsorizzazioni e reperire fondi necessari alla ristrutturazione» della vetusta struttura di Fuorigrotta. «In questo modo – spiega Esposito – da un lato l’amministrazione potrebbe tornare a dire la sua su un impianto di proprietà pubblica, dall’altra il presidente Aurelio De Laurentiis potrebbe fare lui una proposta. La aspettiamo da tempo per capire cosa vuole fare per il San Paolo». Una iniziativa, quella di Ricostruzione democratica, volta a «offrire alla squadra del Napoli uno stadio degno del suo valore sportivo e a migliorare la vivibilità» dei napoletani che abitano a Fuorigrotta. Nella proposta di delibera vengono precisati i motivi di questa iniziativa: «La squadra del Napoli è motivo di orgoglio cittadino e deve avere la possibilità di esprimere calcio in uno stadio degno di questo nome, inoltre lo stadio deve rappresentare un degno biglietto da visita p er la città poiché è meta di decine di migliaia di tifosi nazionali e internazionali». Il modello inseguito è quello che è m voga in tutta Europa infatti nella delibera si fa riferimenti a quanto avviene a Londra dove lo stadio dell’Arsenale porta il nome Emirets Stadium, oppure a Monaco conia celebre Allianz Arena.

Dal Corriere del Mezzoggiorno di oggi (26.03.2014) Paolo Cuozzo

Soldi per ristrutturare il San Paolo «Vendiamo il nome dello stadio»

Vendere il nome del San Paolo agli sponsor, magari internazionali, in modo da ricavarne i soldi per la ristrutturazione dello stadio. Un’idea già applicata a Londra come a Monaco o a Nizza, alla quale al Comune di Napoli guardano sul serio. Tanto che tre consiglieri di Rd hanno depositato alla presidenza del Consiglio comunale la richiesta per avviare l’iter di una delibera di iniziativa consiliare. Difficile immaginare come finirà: dedicare il nome di uno stadio ad uno sponsor significa denaro contante per il privato quando si compra lo stadio o quando lo ha in concessione. Ma visto che la questione stadio col Napoli va per le lunghe, al Comune c’è chi comincia a guardarsi intorno per far cassa. «Diamo il nome del San Paolo agli sponsor»

NAPOLI — Vendere il nome del San Paolo ad uno sponsor in modo da ricavarne soldi. Un’idea semplice semplice, ma, sperimentata altrove, senza dubbio efficace. L’hanno proposta tre consiglieri comunali di Ricostruzione democratica, Carlo Iannello, Simona Molisso e Gennaro Esposito che, evidentemente, tanto ci credono nell’iniziativa da avviare l’iter per predisporne una delibera di iniziativa consiliare (protocollo 24/2014), cosa rara visto che quasi sempre le delibere le fa la giunta e l’aula le approva. Ma quando invece le delibere cominciano il loro cammino dall’aula, l’iniziativa diventa più forte e, spesso, viene approvata. Aspettando però l’esito dell’iter che seguirà la delibera, resta il fatto. Fatto che per Napoli è innovativo, sopratutto se si tratta di cambiare il nome tanto amato del San Paolo. «Sarebbe però un’occasione per il Comune di riprendere la gestione di un bene pubblico come lo stadio», spiega Esposito convintissimo della bontà dell’iniziativa.

Vendere il nome del San Paolo ad uno sponsor, dunque, per far cassa con soldi da reinvestire poi nella ristrutturazione dello stadio. Proprio come accade altrove. «Sono infatti noti i cambi di denominazione degli stadi dell’Arsenal — si legge nel documento — (da Highbury ad Emirates Stadium), del Bayern Monaco (da Olympiastadion ad Allianz Arena) e del Nizza da Stade Municipal du Ray ad Allianz Riviera)». Esempi concreti, insomma. Anche perché «il Comune di Napoli, al fine di reperire i fondi per la ristrutturazione dello stadio San Paolo, che ha una capacità di ospitare fino a 60mila spettatori a partita, ben può ricorrere a tale forma di sponsorizzazione al fine di offrire alla squadra cittadina uno stadio degno del valore sportivo e degno dei tifosi napoletani». I tre esponenti di Ricostruzione democratica ricordano poi nella proposta che «un serio progetto di ristutturazione dello stadio, oltre ad offrire una migliore collocazione alla squadra tanto amata dai napoletani, rappresenta anche un’occasione di sviluppo del quartiere che sarebbe in grado di dare anche posti di lavoro per le tante attività che si possono immaginare nello stadio». Da qui, la proposta avanzata con tutta la solennità del caso «affinché — recita il documento — la giunta, nell’esercizio dei suoi poteri amministrativi», predisponga «tutti gli atti necessari a sollecitare proposte per il cambio di denominazione dello stadio San Paolo, ovvero in altre forme di sponsorizzazione al fine di reperire i fondi necessari alla ristrutturazione del massimo impianto cittadino». Rivoluzione o realtà? Si vedrà. Certo, dedicare il nome dello stadio ad uno sponsor significa fare soldi. Molti soldi. Ma rappresenta, generalmente, anche il cuore centrale di ogni accordo di concessione pluriennale per l’affidamento di uno stadio da un soggetto pubblico ad uno privato. Come potrebbe essere tra il Comune di Napoli e il calcio Napoli. Come potrebbe, appunto. Visto che l’accordo tra le parti appare sempre più complicato da trovare. Ecco perché al Comune di Napoli c’è chi comincia a guardarsi intorno.

  • Giovedì 27 Marzo, 2014
  • CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – NAPOLI
  • © RIPRODUZIONE RISERVATA
San Paolo, affare milionario Così è nato l’Allianz Arena
 Ottanta milioni a Monaco, l’Emirates ne vale cento
 NAPOLI — Ha rotto schemi e modificato strategie la richiesta di delibera dei tre consiglieri comunali di Ricostruzione democratica, Molisso, Iannello e Esposito, che hanno avviato l’iter per portare in Consiglio comunale una delibera che in sostanza vende agli sponsor il nome dello stadio San Paolo. Una proposta rivoluzionaria e percorribile, ma che creerebbe ancor più problemi nella difficile trattativa per la firma sulla convenzione tra Napoli e Comune di Napoli. Innanzitutto, perché uno sponsor tanto investe nel nome del San Paolo se al San Paolo ci gioca il Napoli; eppoi perché senza la possibilità di vendere il nome dello stadio difficilmente si potrebbe immaginare una concessione pluriennale — almeno di 50 anni — per affidare ad un soggetto privato lo stadio. Solo che l’idea dei tre consiglieri vale parecchi milioni di euro. Ma parecchi davvero. A Monaco, per esempio, l’Allianz ha versato circa 80 milioni di euro; a Londra, gli Emirates addirittura 100. Soldi, e molti anche, che servirebbero per rifare definitivamente lo stadio, indipendentemente da qualsiasi accordo. Ecco perché la proposta nata al Comune di Napoli non viene esclusa a priori. Del resto, un vecchio studio predisposto dall’ex gestore del patrimonio immobiliare, la Romeo Gestioni, già individuava la possibilità di dedicare lo stadio ad un solo sponsor. Argomento questo a cui guarda ovviamente anche il calcio Napoli, consapevole del fatto che il nome dello stadio non può essere escluso da un pacchetto più ampio legato alla concessione. Solo che per ora tutto è fermo e il San Paolo continua a versare nelle condizioni che tutti conoscono. Ecco perché forse qualcuno a Palazzo San Giacomo si è scocciato di attendere, sebbene la convenzione col Napoli scada solo a fine maggio. Ma visti i tanti tira e molla, i continui rinvii e le ostilità dovute al sequestro di 5 milioni dalle casse del Napoli da parte della Corte dei conti, proprio per l’uso dello stadio e la gestione della pubblicità, cominciano a farsi strada ipotesi alternative.
Paolo Cuozzo

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