STADIO COLLANA E VIVIBILITA’

STADIO COLLANA: La Vivibilità è un concetto ampio e comprende la cura del Cittadino e della Città e non c’è dubbio che lo Sport ha un ruolo fondamentale per la salute ed il benessere di tutti, giovani e meno giovani, pertanto, siamo intervenuti su una questione che riteniamo importante e mettiamo a disposizione il nostro esposto sul Collana che individuava molte criticità sull’atto aggiuntivo stipulato tra Regione e Concessionaria, nonché il provvedimento del Commissario che ha dichiarato la decadenza della concessionaria dal rapporto di gestione. Tutte le criticità che abbiamo denunciato sulla modifica, si legge bene, non sono state valutate dal Commissario essendo ritenute assorbenti dalla decadenza, quindi, a nostro avviso si aggiungono alle sia pur gravi questioni sollevate dal medesimo Commissario. Il TAR allo stato ha temporaneamente sospeso la decadenza con un atto “tecnicamente dovuto”. Si spera si faccia quanto prima chiarezza e si vada oltre quest’affidamento che è nato male e si valuti solo ed esclusivamente il beneficio dello Sport e degli Sportivi. Al riguardo è significativa la drastica riduzione della partecipazione di Ferraro e Cannavaro dalla compagine societaria della Concessionaria che ne caratterizzava la natura sportiva. A questi due Campioni del Calcio, che forse hanno poco a che fare con lo sport di base, vorremmo chiedere il motivo del loro ripensamento. https://www.facebook.com/1396936600607302/posts/2609718195995797/?d=n

La Borghesia dello Spritz nella Monnezza

Abbiamo la fortuna di abitare in una delle Città più belle del mondo, con molti problemi, ma senza dubbio bella. Abbiamo tutto: patrimonio artistico/monumentale, mare e bellezze naturali. Avvolti da tanta bellezza, dovremmo avere nel nostro DNA un sentimento di protezione e tutela di ciò che ci è stato donato per diritto di nascita. Purtroppo, il degrado anche nel Centro Antico è palpabile, con rifiuti che non si riescono a smaltire regolarmente, strade dissestate ed orrendi “scarabocchi” su tutti i muri e portoni che offendono i nostri Palazzi Monumentali. Il problema è che ci siamo abituati a questa forma di degrado che affonda le sue radici, non solo nelle classi culturalmente più “disagiate”, ma anche nella “colta” borghesia napoletana, piccola, media o alta che sia. Sento, pertanto, il dovere di fare “outing sociale”, sentendomi, in un certo qual modo, anch’io colpevole: ieri sera, passando per il centro storico, mi sono imbattuto in un gruppo di persone, 40enni e 50enni, davanti ad un baretto, rispettoso delle regole e, pertanto, chiuso a quell’ora, solo che, tutto intorno, c’erano bottiglie e bicchieri che, forse non sapendo dove lasciarli, erano stati abilmente ammonticchiati, a forma di “castello di carte”, sui bidoni della differenziata, usati, non si capisce bene, se come tavolini o come punto di discarica. In particolare, il bidone dell’umido era stracolmo e, pertanto, non utilizzabile, senza provocare il crollo del “castello di carte”. Anche questa volta, purtroppo, non ce l’ho fatta a farmi i cd. fatti miei, quindi, ho manifestato agli astanti, qualcuno ancora intento a sorbire l’ultimo drink, tutta la mia indignazione, cercando di attirare l’attenzione sullo “schifo” nel quale tutti eravamo immersi, ovviamente, senza ottener alcuna risposta dalle persone presenti anzi, cogliendo un atteggiamento quasi di fastidio verso il cd. solito “rompiscatole”. Persone della cd. borghesia napoletana, professionisti, impiegati pubblici e privati, che parlavano un perfetto italiano, nei quali in un certo qual modo mi riconosco, per classe sociale e per età. Non riuscendo ad attirare l’attenzione sul fatto che quella “costruzione” avrebbe impedito l’uso del bidone della differenziata, ho appena alzato, di poco, il coperchio che, in ogni caso, si sarebbe dovuto alzare, essendo la sera dell’umido, cosicché tutto il “castello” di bottiglie, bicchieri e cannucce è chiaramente venuto giù, facendo fracasso ed ottenendo, finalmente, l’attenzione degli astanti che, con mia sorpresa, mi si sono rivolti contro, definendo questo mio poco accorto gesto, una “provocazione” nei loro confronti e facendomi capire che loro, per fortuna per me, erano persone perbene perché altrimenti me la sarei vista brutta. Non un cenno di mortificazione, non un cenno di sofferenza per la “monnezza” che ci attorniava, si sentivano perfettamente a loro agio. Forse, ora che ci penso, avrei dovuto scusarmi per il fracasso e, nel caso lo faccio adesso, ma non ho colto nessun senso di disagio di questi non tanto giovani signori della buona società napoletana. Ebbene, a capo di questa “rivolta”, c’era un signore che ho riconosciuto essere un architetto, addirittura funzionario del Comune di Napoli. Come dire, una doppia aggravante sia per il titolo, che per la funzione pubblica, entrambi requisiti che avrebbero dovuto suscitare nel signore un senso di riprovazione e di indignazione, ben superiore al mio. Con questo, non voglio dire che i citati astanti siano stati loro a costruire i “castelli di carte” sui bidoni della differenziata, lungi da me dal pensare così male, ma, almeno, mi sarei aspettato lo stesso moto di indignazione che ho avuto io o, quantomeno, un senso di condivisione e sconforto. Spero che almeno questo mio gesto, forse inconsulto, sia stato utile per una riflessione. A questo punto, non mi resta che ringraziare Gaetano, il mio giovane cane, che spesso mi accompagna in queste circostanze, assistendo sempre con aria perplessa. Forse ha ragione lui!

Avv. Gennaro Esposito

Idee Ricostruttive della Democrazia

LE IDEE RICOSTRUTTIVE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA
(Roma, 1943)

Le “Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana” furono pubblicate sul “Popolo” del 12 novembre 1943, e poi in un opuscolo del 1944, diffuso clandestinamente in tutta Italia a nome dello pseudonimo Demofilo. Fu Alcide De Gasperi l’ispiratore del documento, alla cui parteciparono tra il 1942 ed i primi mesi del 1943 anche molti dei più vicini collaboratori di De Gasperi: Paolo Bonomi, Piero Campilli, Camillo Corsanego, Guido Gonella, Achille Grandi, Giovanni Gronchi, Stefano Riccio, Pasquale Saraceno, Mario Scelba, Giuseppe Spataro. Le riunioni redazionali si svolsero a Roma nelle abitazioni di Gonella, di Scelba e di Spataro. Oggi lo riprendo perché credo che le origini della nostra giovane democrazia vadano riscoperte e tenute sempre ben a mente:


Non è questo il momento di lanciare programmi di parte, il che sarebbe impari al carattere di quest’ora solenne che reclama l’unità di tutti gli italiani. Pensiamo tuttavia che queste idee ricostruttive, ispirate alle tradizioni della Democrazia Cristiana, ma rivolte ad una cerchia più ampia e più varia, debbono fermentare già ora nel travaglio dell’aspra vigilia, affinché nel tempo della ricostruzione possano diventare le idee-forza che animeranno la volontà libera del popolo italiano.

PREMESSA INDISPENSABILE
Il regime di violenza ha investito così a fondo le stesse basi costitutive dello Stato da rendere necessaria la sua ricostruzione con nuove leggi fondamentali. Il popolo italiano sarà chiamato a deliberare. Pur rimettendo al suo voto ogni concreta riforma istituzionale, sin d’ora si può affermare essere profonda negli animi di tutti la convinzione che indispensabile premessa e necessario presidio dei diritti inviolabili della persona umana e di ogni libertà civile è la libertà politica.

REGIME DEMOCRATICO
La libertà politica sarà quindi il segno di distinzione del regime democratico; così come il rispetto del metodo della libertà sarà il segno di riconoscimento e l’impegno d’onore di tutti gli uomini veramente liberi.Una democrazia rappresentativa, espressa dal suffragio universale, fondata sulla uguaglianza dei diritti e dei doveri e animata dallo spirito di fraternità, che è fermento vitale della civiltà cristiana: questo deve essere il regime di domani.Nella netta distinzione dei poteri dello Stato – efficace garanzia della libertà politica – il primato spetterà al Parlamento, come la più alta rappresentanza dei supremi interessi della comunità nazionale, e soltanto il Parlamento potrà decidere la guerra e la pace.Accanto all’Assemblea espressa dal suffragio universale, dovrà crearsi un’Assemblea Nazionale degli interessi organizzati, fondata prevalentemente sulla rappresentanza eletta dalle organizzazioni professionali costituite nelle regioni.Sarà assicurata la stabilità del Governo, l’autorità e la forza dell’Esecutivo, l’Indipendenza della Magistratura. Il controllo sulle fonti finanziarie degli organi di pubblica opinione darà alla stampa maggiore indipendenza e più acuto senso di responsabilità.

CORTE SUPREMA DI GARANZIA

Una Corte Suprema di garanzia dovrà tutelare lo spirito e la lettera della Costituzione, difendendola dagli abusi dei pubblici poteri e dagli attentati dei Partiti.

CREAZIONE DELLE REGIONI

La più efficace garanzia organica della libertà sarà data dalla costituzione delle Regioni come enti autonomi, rappresentativi e amministrativi degli interessi professionali e locali e come mezzi normali di decentramento dell’attività statale.Dal libero sviluppo delle energie regionali e dalla collaborazione tra queste rappresentanze elettive e gli organi statali risulterà rinsaldata la stessa unità nazionale.Nell’ambito dell’autonomia regionale troveranno adeguata soluzione i problemi specifici del Mezzogiorno e delle Isole. Il corpo rappresentativo della Regione si fonderà prevalentemente sull’organizzazione professionale; mentre per quello del Comune, restituito a libertà, sarà elemento prevalente il voto dei capi di famiglia.

VALORI MORALI E LIBERTA’ DELLE COSCIENZE

Consapevoli che un libero regime sarà saldo solo se fondato sui valori morali, lo Stato democratico tutelerà la moralità, proteggerà l’integrità della famiglia e coadiuverà i genitori nella loro missione di educare cristianamente le nuove generazioni.Questa stessa nostra tremenda esperienza conferma che solo lo spirito di fraternità portato e alimentato dal Vangelo può salvare i popoli dalla catastrofe a cui li conducono i miti totalitari.E’ quindi particolare interesse della democrazia che tale lievito cristiano fermenti in tutta la sua vita sociale, che la missione spirituale della Chiesa Cattolica si svolga in piena libertà, e che la voce del Romano Pontefice, levatasi così spesso in difesa della dignità umana, possa risuonare liberamente in Italia e nel mondo.Contro ogni intolleranza di razza e di religione, il regime democratico serberà il più riguardoso rispetto per la libertà delle coscienze. E’ in nome di essa, oltreché per le tradizioni del popolo italiano, che lo Stato riconosce efficacia giuridica al matrimonio religioso e assicura la libertà della scuola che può essere mortificante strumento di partito.

LA GIUSTIZIA SOCIALE
Oggi, in mezzo a tante rovine, si impone ineluttabile il pensiero che dovendosi ricostruire un mondo nuovo, il massimo sforzo sociale debba essere diretto ad assicurare a tutti non solo il pane e il lavoro, ma altresì l’accesso alla proprietà.Bandito per sempre, utilizzando tutte le forze sociali e le risorse economiche disponibili, lo spettro della disoccupazione, estese le assicurazioni sociali, semplificato il loro organismo e decentrata la loro gestione che va affidata alle categorie interessate, la meta che si deve raggiungere è la soppressione del proletariato.A tal fine importanti riforme si imporranno nell’industria, nell’agricoltura, nel regime tributario.
a) Nell’industriaSarà attuata la partecipazione con titolo giuridico dei lavoratori agli utili, alla gestione e al capitale d’impresa.Le forme concrete di questa partecipazione e cooperazione dovranno essere realizzate salvaguardandosi la necessaria unità direttiva dell’Azienda e riducendo rischi e sperequazioni fra le varie categorie degli operai con provvedimenti di solidarietà e di compensazione.Oltre queste misure di accesso alla proprietà aziendale, altri provvedimenti dovranno essere presi con la finalità di deproletarizzare la classe operaia, assicurando tra l’altro alla famiglia operaia la casa e garantendo agli operai la possibilità di avviare i loro figli meritevoli agli studi medi e superiori, affinché i migliori fra di loro diventino i dirigenti industriali di domani.Questa politica sociale, diretta a dare al lavoro l’adeguato riconoscimento, è in piena rispondenza con la politica economica richiesta dalla particolare condizione del nostro Paese che – povero di risorse naturali – deve contare sul massimo sforzo produttivo della classe operaia, congiunto allo spirito creativo dei tecnici ed alla iniziativa degli imprenditori.Tale politica è in armonia con lo stato presente del nostro sviluppo industriale.Le statistiche ci indicano invero che in Italia l’artigianato, la media e piccola industria prevalgono ancora sulla grande industria a carattere essenzialmente capitalistico e spesso monopolistico. E’ quindi criterio di sano realismo promuovere e rinforzare questa struttura economica, della quale l’iniziativa privata ed il libero mercato costituiscono gli elementi propulsori.Ma poiché anche per la libertà economica valgono i limiti dettati dall’etica e dall’interesse pubblico, lo Stato dovrà eliminare quelle concentrazioni industriali e finanziarie che sono creazioni artificiose dell’imperialismo economico; e modificare le leggi che hanno favorito fin qui l’accentramento in poche mani dei mezzi di produzione e della ricchezza. Esso tenderà inoltre alla demolizione dei monopoli che non siano per forza di cose e per ragioni tecniche veramente inevitabili, e, a quelli che risulteranno tali, imporrà il pubblico controllo; o, se più convenga – e salva una giusta indennità – li sottrarrà alla proprietà privata, sottoponendoli preferibilmente a gestione associata; e questo non come un avviamento al sistema collettivista nei cui benefici economici non crediamo e che consideriamo lesivo della libertà, ma come misura di difesa contro il costituirsi ed il permanere di un feudalismo industriale e finanziario che consideriamo ugualmente pericoloso per un popolo libero.In un ordinamento bancario meglio rispondente alle esigenze della economia nazionale dovranno avere particolare rilievo gli istituti di credito specializzato e le banche regionali per l’incremento della agricoltura e dell’industria locali.Questa politica economica sarà possibile senza improvvisazioni rivoluzionarie, date le condizioni attuali nel campo industriale, finanziario e bancario e l’esistenza di taluni Istituti che, creati con spirito e scopo di dominio politico, potranno, opportunamente modificati, essere indirizzati a realizzare una migliore distribuzione della ricchezza e ad impedirne il concentramento in poche mani.
b) Nell’agricoltura Una prima mèta si impone: la graduale trasformazione dei braccianti in mezzadri e proprietari, ovvero, quando ragioni tecniche lo esigano, in associati alla gestione di imprese agricole a tipo industriale.Salvi necessari riguardi alla produttività e alle esigenze della conduzione, bisognerà quindi promuovere il riscatto delle terre da parte dei contadini con una riforma terriera che limiti la proprietà fondiaria per consentire la costituzione di una classe sana di piccoli proprietari indipendenti.L’attuazione di tale riforma, con i criteri più appropriati ai luoghi, alle condizioni e qualità dei terreni e agli aspetti produttivi, sarà uno dei compiti fondamentali delle rappresentanze regionali.Sarà assicurato in ogni caso ai lavoratori agricoli il diritto di prelazione con facilitazioni fiscali e finanziarie per l’acquisto e la conduzione diretta dei fondi.Nel complesso quadro delle riforme agrarie la colonizzazione del latifondo dovrà trovare finalmente effettiva attuazione.
c) Nel regime tributario Una migliore distribuzione della ricchezza dovrà essere favorita anche da una riforma del sistema fiscale.Unificate le imposte e semplificato il sistema di accertamento, il criterio della progressività, coll’esenzione delle quote minime, costituirà il perno fondamentale del sistema tributario, e uno dei mezzi per impedire la esorbitante concentrazione della ricchezza.Altro mezzo per fornire l’accesso dei lavoratori alla proprietà dovrà trovarsi in una riforma del diritto di successione, chiamando, in determinati casi, i lavoratori a concorrere alla eredità delle imprese e delle terre fecondate dal loro lavoro. Riforme, queste, che dovranno essere precedute da provvedimenti di emergenza, quale l’incameramento dei sopraprofitti della guerra e del regime fascista, e accompagnate da provvedimenti che dovranno tenere nella doverosa giusta considerazione la consistenza delle classi medie, i risparmi, frutto del lavoro e della previdenza, e le dotazioni delle istituzioni di utilità sociale.

RAPPRESENTANZA PROFESSIONALE DEGLI INTERESSI E DEMOCRAZIA ECONOMICA
Siamo contro il ritorno ai metodi della lotta di classe, ma anche contro l’attuale macchinoso sistema di burocrazia corporativa che sfrutta, a scopo di dominio politico, l’idea democratico-cristiana della libera collaborazione organica di tutti i fattori della produzione.Garantita anche nel campo sindacale ampia libertà d’associazione, alcune funzioni essenziali, quali la conclusione e la tutela dei contratti collettivi e la soluzione dei conflitti del lavoro mediante l’arbitrato obbligatorio, saranno riservate a organizzazioni professionali di diritto pubblico, comprendenti, per iscrizione d’ufficio, tutti gli appartenenti alla categoria, i quali eleggeranno col sistema proporzionale i loro organi direttivi.Oltre a questo compito interno, specificatamente sindacale, le professioni organizzate saranno chiamate a una funzione più vasta, a costituire cioè, sotto l’alta vigilanza dello Stato, lo strumento di propulsione e direzione della nuova economia e a tale scopo, raggruppate in grandi unità saranno – come si è già detto – la base delle rappresentanze degli interessi e nomineranno loro rappresentanti nelle Regioni e, a mezzo di essi, nella seconda Assemblea Nazionale. In questo sistema di suffragio economico, integrativo del suffragio politico, sarà garantita una adeguata rappresentanza alle categorie dei tecnici e delle libere professioni e una rappresentanza speciale ai consumatori.

RICOSTRUZIONE DELL’ORDINE INTERNAZIONALE SECONDO GIUSTIZIA
Ogni piano d’interno rinnovamento si ridurrebbe però a vana utopia se la pace futura si basasse su un “diktat” e non su principi di ricostruzione secondo giustizia.Autorevoli voci e quella augusta del Sommo Pontefice ne hanno indicato i principi.Una “Dichiarazione dei diritti e dei doveri delle Nazioni” dovrà conciliare nazione e umanità, libertà e solidarietà internazionale.Il principio dell’autodecisione sarà riconosciuto a tutti i popoli, ma essi dovranno accettare limitazioni della loro sovranità statale in favore d’una più vasta solidarietà fra i popoli liberi.Dovranno quindi essere promossi organismi confederali con legami continentali e intercontinentali. Le società nazionali rinunzieranno a farsi giustizia da sé ed accetteranno una giurisdizione avente mezzi sufficienti per risolvere pacificamente i conflitti inevitabili.

LA NUOVA COMUNITA’ INTERNAZIONALE
La Società delle Nazioni è fallita per inadeguatezza d’istituzioni e di mezzi.Per non ripetere tale esperienza, la nuova Comunità dovrà avere compiti più precisi, mezzi più efficaci ed una struttura più adeguata alla realtà. Fondata su un corpo più deliberante, costituito da delegazioni governative e da rappresentanze popolari più dirette, essa avrà nel Consiglio il suo organo esecutivo e il suo organo giudiziario nella Corte di Giustizia internazionale. Sue funzioni politico-giuridiche La nuova Comunità dovrà procedere al disarmo progressivo e controllato sia dei vinti che dei vincitori e attuare l’arbitrato obbligatorio, valendosi per applicare e far rispettare le decisioni internazionali, anche di quegli strumenti militari che nei vari Paesi, oltre le forze di polizia, potranno sopravvivere a scopo di difesa.Sua funzione inderogabile sarà anche quella di rivedere i trattati ingiusti ed inapplicabili e promuovere modificazioni.Rientrerà altresì nei suoi compiti la codificazione del diritto internazionale ed il coordinamento dei singoli diritti nazionali con tendenza ad allargare il concetto di cittadinanza.
Funzioni politico-economiche della Comunità internazionale Bisogna affermare che per eliminare le nefaste rivalità fra le potenze colonizzatrici, s’impone il trasferimento dei territori di natura strettamente coloniale alla Comunità internazionale, la quale, stabilito il principio della porta aperta, disciplinerà il libero accesso alle colonie, avendo di mira il progresso morale e l’autogoverno dei popoli di colore.Per assicurare poi a tutti i popoli le condizioni indispensabili di esistenza, è necessario garantir loro un’equa ripartizione delle materie prime sopprimendo i privilegi e favorendo gli acquisti da parte delle Nazioni meno abbienti; stabilire la libertà di un’emigrazione, disciplinata non solo da trattati, ma anche dalla legislazione internazionale del lavoro; accordare a ogni popolo la libertà delle vie internazionali di comunicazione e, eliminando gradualmente le autarchie e i protezionismi, tendere ad una sempre più larga attuazione del libero scambio. Un organismo finanziario, promosso dalla Comunità internazionale, potrà avere la funzione di agevolare la stabilizzazione delle monete, la disciplina del movimento internazionale dei capitali e la cooperazione fra gli istituti bancari.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA
Il Popolo italiano, al quale, come è stato da ogni parte solennemente ammesso, non sono imputabili guerre di conquista, attende pieno di riconoscimento della sua indipendenza e integrità nazionale, e nella Comunità internazionale reclamerà il posto dignitoso che gli è dovuto per la sua civiltà, per il suo contributo al progresso umano e per la laboriosità dei suoi figli.Le esigenze di vita del popolo italiano e la necessità di soddisfare con riosorse naturali ai bisogni del suo eccedente potenziale di lavoro, richiedono che esso possa: acceder alle materie prime a parità di condizioni con gli altri popoli, avere il suo posto nel popolamento e nella messa in valore dei territori coloniali, emigrare in dignitosa libertà e sviluppare senza arbitrari ostacoli i suoi traffici nel mondo. Così l’Italia, superata la crisi del suo libero reggimento, ed in tal modo riacquistando nuova dignità spirituale e politica, collaborando lealmente mnella Comunità europea, potrà riprendere la sua secolare funzione civilizzatrice.

Il Rischio dell’Alcol nei Minori Un feomeno che non si vuole Combattere

Riporto un post pubblicato su Facebook ed una lettera scritta da due mamme, non aggiungo altro se non che la foto è stata scattata qualche notte fa a Chiaia:

“Che stasera ho proprio difficoltà ad addormentarmi e chi mi conosce sa che non è una cosa che mi appartiene!!! Stasera sono veramente disgustata e triste…ho deciso di andare al cinema al Metropolitan con mio marito alle 23 e il film è finito all’una…immaginatevi la serata gelida oltretutto di mercoledì e dunque per strada veramente poca gente…facciamo una passeggiata x tornare alla macchina e si apre la prima scena a via Imbriani: una ragazza (minorenne) delirante a terra che si rotolava e lamentava completamente in balia di alcool o droghe varie con un ragazzo steso su di lei. Ovviamente chiamiamo la polizia e iniziano scene raccapriccianti che non voglio star qui a raccontare. Vigiliamo fino all’arrivo dell’ ambulanza e andiamo via con un peso sullo stomaco incredibile pensando come al solito ai nostri figli per fortuna al caldo dei loro letti.
Giriamo a via Carducci, nel frattempo si era fatta l’1.30 e ci si apre la seconda scena…vicino alla nostra macchina troviamo un ragazzino riverso a terra ricoperto di vomito delirante e completamente incosciente …chiamiamo un’altra pattuglia della polizia che, diversamente dai primi, arriva e si catapulta su di lui cercando di aiutarlo in qualche modo…ma non si riprende e viene anche lui portato via in ambulanza.
Prima di uscire avevo letto e postato la lettera di una mamma di Pozzuoli scioccata dopo aver visto delle scene raccapriccianti fuori ad una discoteca a Capodanno sempre a danno di ragazzini minorenni…bene non ho più parole, commenti, lamentele, richieste da fare…queste cose mi lasciano un senso di amarezza profonda e saranno difficili da cancellare dalla mia testa i loro volti privi di dignità riversi su un marciapiede sporco dei nostri permissivismi!!!!
Noi genitori abbiamo le colpe maggiori ma lasciatemi pensare che tutta la giostra di locali, bar e persone che girano intorno a questi ragazzi e si arricchisce distruggendoli senza scrupoli dovrebbe essere punita selvaggiamente e senza sconti. Ma come al solito mi piace sognare…
PS ovviamente li ho resi irriconoscibili perché sebbene sembrino degli emarginati della società sono invece i figli della Napoli “bene” !”

Una Mamma di Napoli

“Caro Direttore, Le scrivo perché da stamattina non riesco a chiudere occhio dopo quello che ho visto fino all’alba all’esterno di una discoteca di Coroglio, dove c’è stato il veglione di Capodanno. L’apocalisse. Non sapevo se potevo fare filmati o foto e, nel dubbio, non ne ho fatti. Sono arrivata a litigare con un buttafuori. Un energumeno senza pietà. Sinceramente ho avuto timore.

Ragazzine, molte delle quali minorenni, visi conosciuti a Pozzuoli, ubriache al punto da non reggersi in piedi. Ragazzi stesi a terra incoscienti, aiutati da loro coetanei. Una ragazza che urlava come una matta (aveva avuto una crisi) trascinata per terra dai buttafuori come si trascina un tappeto, un’altra presa per i capelli, come ho visto attraverso i cancelli. Sono arrabbiata. Anche mio figlio si é sentito male. Buttafuori che hanno massacrato un ragazzo perché ubriaco. Ragazzini fuori dal locale che si pestavano.

Hanno bevuto da morire. Il “tavolo”: oggi si dice cosi, fanno “il tavolo”. Cosa bisogna fare, aspettare la tragedia? Non so quanti di loro sono rientrati a casa, prego Dio che non sia successo nulla. Ma i genitori, dov’erano? Sono consapevoli di cosa succede ai loro figli? Vergogna! Volete a tutti i costi adeguarvi ai tempi. I tempi sono cambiati????? Vergogna! Voi siete cambiati? Voi volete lavarvene le mani. Mi aiuti Direttore..qui nessuno ascolta. Questi ragazzi hanno bisogno di regole. Non ho visto forze dell’ordine. Ho passato la notte in macchina ad aspettare che finisse il veglione. Non ho visto una volante o una pattuglia. Svegliatevi! Denunciate!

Siamo davvero alla frutta. Mi si é spezzato il cuore e non mi perdono di non essere intervenuta lì dove forse avrei potuto. Ma tremavo della paura, i buttafuori facevano da scudo e i miei ragazzi erano spaventati: ecco, forse l’unica cosa positiva è che i miei figli si sono spaventati da morire. E soprattutto che li ho riportati a casa intatti. Uno di essi, ripeto, si è sentito male: ha solo vomitato. Per ora la cosa importante è che sia sano e salvo, poi mi incazzerò di brutto anche con lui. E la prossima volta, se ci sarà una prossima volta, non mi limiterò soltanto a litigare con un buttafuori e ad assistere passivamente a quello scempio. Allerterò polizia e carabinieri, girerò video e scatterò foto. Dobbiamo farlo per i nostri figli. E per tanti genitori irresponsabili o incoscienti.

*Una mamma di Pozzuoli

Blocchiamo il furto delle Spiagge nella Finanziaria!

Il tema delle concessioni balneari è di queste ore e sono decenni che rappresenta un vero e proprio furto ai danni dei cittadini italiani. Difatti, le concessioni balneari per fare un piacere elettorale alla lobby delle spiagge a pagamento non vanno a bando da decenni e di proroga, in proroga nel 2020 verranno a scadenza di modo che si è messo in moto un meccanismo di “persuasione” nei confronti dei parlamentari che devono fare l’ennesimo regalo. Gli Emendamenti alla Finanziaria per le Concessioni Balneari (clikka) li ho recuperati, vi consiglio di leggerli per rendervi conto di quanto sono benevoli, una benevoleza che nei confronti di noi cittadini normali non si è mai vista. In sostanza si va dalla proroga senza gara da 15 a 20 anni a proposte oscene di sconti e snatorie fiscali. Il problema è serio perché si stanno sperticando le mani anche i parlamentari di maggioranza, M5S e Lega. A dirigere la maggioranza infatti è Sergio Battelli che rilascia anche interviste (clikka), che con il suo brillante intuito politico pensa di poter mettere bocca su un tema tanto delicato che involge i diritti dei cittadini per accaparrarsi qualche consenso. Per dirne una a Bagnoli (Napoli) le cronache giudiziarie ci hanno svelato che un concessionario, in questo caso era il Club Partenopeo, che ha trasformato la concessione balneare in discoteca, incassava 130.000/140.000 € ogni tre giorni pagando un canone concessorio mensile di 171,61 €. Per far comprendere il furto Vi offriamo lo schema riassuntivo delle concessioni balneari del litorale flegreo (clikka). Ora il Governo Giallo/Verde vuole prorogare le concessioni balneari di 15 o 20 anni, concessioni, che sono state già prorogate con legge fino al 31.12.2020, in violazione della costituzione e delle direttive europee, dai precedenti governi/ladri. Questa cosa è oscena! Occorre che si formi una mobilitazione cittadina contro questo scippo! Non un passo indietro. Sono ore decisive perchè il tutto lo si vuole fare con gli emendamenti alla manovra finanziaria! Scrivete a tutti, simpatizzanti, attivisti, parlamentari del M5S e della Lega che conoscete! Smascherateli fategli sapere che voi sapete, devono vergognarsi di votare un tale furto. Questa cosa deve essere un punto irrinunciabile su cui devono capire che devono far cadere anche il governo.

Ai parlamentari e ad ogni eletto del M5S in qualsivoglia amministrazione dico che questo è il momento di ribellarsi e minacciare di dimettersi dal gruppo questa cosa tradisce lo spirito dei cittadini che vi hanno votato: MINACCIATE DI DIMETTERVI TUTTI DAI RISPETTIVI GRUPPI POLITICI!

Quanto alla legittimità della scelta l’Europa si è già espressa molte volte ed i queste ore filtrano notizie dalla Corte di Giustizia Europea che sottolinea come una proroga sarebbe in contrasto con il trattato: leggi Repubblica.it (clikka)

Per rendervi la cosa semplice non solo Vi ho selezionato i Parlamentari resposnabili di questo scempio (clikka) con tanto di foto e di appartenenza ai partiti ma vi ho anche già selezionato i loro indirizzi email cosicché voi possiate inondarli di mail di protesta con un semplice copia ed incolla:

battelli_s@camera.it;antonio.saccone@senato.it;  massimo.ferro@senato.it;raffaele.fantetti@senato.it;

donatella.conzatti@senato.it;fiammetta.modena@senato.it;
gilberto.pichettofratin@senato.it;cristiano.zuliani@senato.it;

christian.solinas@senato.it;roberta.ferrero@senato.it;erica.rivolta@senato.it;
alberto.bagnai@senato.it;roberto.marti@senato.it;paolo.ripamonti@senato.it;

marco.marsilio@senato.it;antonio.depoli@senato.it;

emilio.floris@senato.it; licia.ronzulli@senato.it;roberta.toffanin@senato.it;

antonio.barboni@senato.it;massimo.mallegni@senato.it;

dario.damiani@senato.it;caterina.biti@senato.it
massimiliano.romeo@senato.it;maurizio.gasparri@senato.it;

antonio.iannone@senato.it

Lo Stadio Collana come il Mario Argento

La notizia viene riporatata oggi da Il Mattino di Napoli (clikka) si ritira Ciro Ferrara dalla GIANO società vincitrice del bando per l’assegnazione del Collana. Che il bando fosse stato scritto male l’avevo detto sin dall’inizio ma adesso che i nodi stanno arrivando al pettine e non si sciolgono, vedo sempre più lo Stadio Collana come il Mario Argento. Il rischio che diventi un altro cimitero dello sport è altissimo ed il prezzo altissimo, le associazioni sportive napoletane e gli atleti lo stanno già pagando. Aggiungo, alle chiare resposnabilità politiche ed amministrative che sono tutte indiviabili nelle Giunte Caldoro, De Luca e De Magistris, di regione e comune, anche quelle delle Istituzioni Sportive che, per essere prone alla politica hanno contribuito, col loro “devoto” silenzio, al disastro annunciato. Cosa di deve fare: Semplice revocare per giusta causa l’affidamento alla GIANO ed andare rapidamente, non c’è più tempo per fare un bando, all’affidamento diretto al Comune, stipulando un contratto di comodato d’uso! Ovviamente anche questa scelta in presenza della manifesta incapacità tra regione, comune ed istituzioni sportive sarebbe foriera di inefficienze ed ulteriori ritardi ma non c’è altra scelta! La mia solidarietà va agli sportivi Fatevi, Facciamoci, Forza noi siamo quelli che conoscono lo SPORT!

FLORES il Re di Bagnoli a 5 Stelle

Stamane tutti i giornali cittadini danno la notizia della nomina di Francesco Floro Flores come Commissario di Bagnoli. Scelta che dovrebbe ricevere solo la firma del Presidente del Consiglio Conte. La decisione viene raccontata come un accordo tra De Magistris e Fico. Un accordo Giallo/Arancioine; sennonché, a prescindere delle valutazioni politiche (che pure ci sono), sorgono spontanee delle domande circa l’opportunità di nominare un imprenditore che ha preso a “quattro lire” dal Comune e dalla Mostra d’Oltre Mare, Zoo ed Arena Flegrea, con l’aggravante che lo stesso imprenditore ha nominato, quale Direttore Artistico della Arena Flegrea, il Fratello del Sindaco di Napoli, Claudio de Magistris. Tra l’altro il medesimo imprenditore è stato anche nominato dai 5stelle al CDA della Cassa Depositi e Prestiti. Come dire stanno cerando un potere tutto loro e per loro. Possibile che non ci siano altre persone, anche tra gli attivisti dei 5stelle? Come dire non mi sarei scandalizzato se avessero nominato Commissario di Bagnoli Mariano Peluso, napoletano da sempre attivista del M5S e Geologo, un uomo come dire “qualunque”.

Cosa pensare ? E’ evidente che questa nomina cozza con tutti i principi di Sana e Corretta Amministrazione in attuazione dei quali il Conflitto di interessi, seppure potenziale, deve essere in ogni caso scongiurato. In sostanza si concentra nelle mani di un imprenditore che ha interssi nell’area un potere enorme facendolo diventare il RE Francesco di Bagnoli!

Pensiamo poi cosa potrebbe mai dire il Sindaco di Napoli in caso di questioni che involgono l’affitto dello Zoo visto che poi potrebbe scontare una attegiamento “ostico” sull’area Italsider. Ovviamente gli esempi possono essere tanti.

Poi c’è un altro profilo che lascia veramente l’amaro in bocca: Ma la scelta dei manager pubblici perché i 5stelle le fanno nelle “stanzette” senza nessuna partecipazione pubblica?  Perchè gli elettori dei 5stelle non si ribellano subito a questa cosa che fa polpette del principio di partecipazione tanto sbandierato da grillo e dai grillini? Possibile che queste cose così semplici non le pensa nessuno? Ancora una volta Napoli oltraggiata nei principi”! Io non ci sto!

Stamane un intervista del Prof. Aldo Masullo sulle pagine di Repubblica Napoli che richiama all’unità delle classi sociali sperando in una borghesia industriale ed intellettuale che si faccia carico dei problemi di Napoli …. sono già curioso di vedere, su quest’argomento, quanta parte di questa borghesia avrà il coraggio, non di alzare la voce, ma per lo meno di dire qualcosa ….

Napoli tra Turistizzazione e Barettizzazione

Napoli tra turistizzazione e Barettizzazione (clikka) Non capiamo perché quelli che parlano di Turistizzazione del centro storico non spiegano anche il fenomeno della “Barettizzazione”. Noi abbiamo il polso della situazione nel centro storico ed in altri quartieri e possiamo dire di conoscere bene la tematica. Il fenomeno è più complesso e si articola sovente in modo ancora più traumatico e violento per i cittadini, ma sembra che di questo aspetto non si possa o debba parlare perché secondo qualcuno la “città è viva” e chi non la pensa così, se ne deve andare, salvo poi a parlare, a questo punto, non si sa a quale titolo e con quale autorevolezza, di turistizzazione che espelle i residenti dal centro storico. Ebbene, il centro storico sta diventando un’intera area dedita al “fast ed furious food ed beverage” ad ogni ora del giorno e della notte, accompagnato da decibel, balli, feste di compleanno, fiaccolate, fuochi d’artificio e centri sociali che si traformano in aree concerti e discoteche, che rendono la vita impossibile ai residenti, i quali, volendosene andare, perché spesso non riescono neppure a rientrare nelle loro abitazioni né una volta tronati non riescono neppure a chiudere occhio, hanno venduto, stanno vendendo o venderanno le loro case inabitabili a pochi euro a gente che, gioco forza, li adibirà a B&B…. Perché si racconta il fenomeno a metà? Perché quelli che parlano di turistizzazione poi non parlano anche di barettizzazione ? Noi abbiamo racchiuso il tema in un incipit: “LA CITTA’ NON E’ UN BENE DI CONSUMO”

Napoli Ribelle ed Abusiva

La foto in quetso post non ritrae Napoli e neppure l’Italia, è Barcellona! Questi Sono un fioraio ed un fruttivendolo, in una strada di periferia di Barcellona che ovviamente non occupano suolo pubblico perché è vietato, viste le dimensioni del marciapiede. A Napoli? A Napoli ognuno fa quello che gli pare. La Polizia Municipale nel centro storico, chiude entrambi gli occhi, si ottura le orecchie e forse anche il naso. In tutto il centro storico ci sono strade di ridotte dimensioni dove addirittura esercizi d’asporto, che non potrebbero mai avere l’occupazione di suolo, installano fino a due tre file di tavolini, con la conseguenza di ridurre anche drasticamente le condizioni di sicurezza, perché un mezzo di soccorso non potrebbe mai passare. Gli occupanti abusivi una volta che hanno consolidato, in breve tempo, la loro occupazione abusiva si sentono in diritto di occupare abusivamente “investendo” in proporzione ai coperti abusivi, di modo che se interviene il vigile rigoroso (inesistente nel centro storico), si sentono lesi nel loro abusivo diritto! Come dire non siamo qua a spaccare il capello in quattro ma se nella Pignasecca ci sono esercenti, che occupano abusivamente gli ingressi di altri esercizi commerciali … senza che nessuno dica nulla allora significa che la misura è colma e questo sistema, fondato sul più forte, è fonte di sopruso che gioco forza, mancando l’istituzione crea un vuoto che forse è già stato riempito dalla Camorra. Probabilmente per Napoli Ribelle si intende questo … solo che nella città/giungla vincono solo i più forti perché manca Tarzan …. i deboli sono destinati a soccombere…

Una Battaglia di Civiltà

I giornali di oggi ci raccontano bene la battaglia di civiltà che stiamo conducendo vi consigliamo, pertanto di leggere l’articolo di M.G. Capone su Il Mattino di Napoli del 27.05.2018(clikka) quello di D. De Martino su Il Roma del 27.05.2018(clikka) nonché la lettera di Antonio Lombardi su repubblica Napoli del 26.05.2018(clikka). Oggi si è tenuta anche la corsa contro la violenza a cui ho partecipato, organizzata dalla mamma del giovane Arturo vittima, qualche mese fa, di una brutale aggressione. Credo che le questioni sono connesse. Non posso non condividere anche l’intervista a Davide Tizzano (clikka) apparsa oggi su Il Mattino di Napoli. Ciò che descrivono i giornali di oggi lo potrete vedere nel filmato che segue e siccome abbiamo un aggiornamento quotidiano al filmato successivo ciò che è accaduto stanotte…

 

 

Napoli Svelata Imbrattata

NAPOLI. Comitato per la Quiete Pubblica e la Vivibilità Cittadina. Il nostro patrimonio urbano è un regalo che ci hanno lasciato i nostri avi, distruggerlo, imbrattarlo o, in vario modo, danneggiarlo è un crimine verso l’umanità e verso le generazioni future. Le Istituzioni hanno l’obbligo di tutelarlo e conservarlo. Il nostro compito, di fortunati abitanti di questi luoghi, è quello di rispettarlo! Se guardiamo i centri storici delle altre città Italiane non notiamo questo degrado urbano connesso a comporetamenti criminali di persone che non hanno la percezione del danno urbano e monumentale che stanno provocando. I Napoletani ormai non ci fanno neppure più caso, i nostri figli sono abituati al degrado e le generazioni future si cureranno ancora meno della Città. Occorre un mutamento Culturale. La Città non è un Bene di Consumo!

Le Proposte per la Vivibilità della Città

La Rassegna Stampa di ieri 08.05.2018 (clikka) da’ conto del grande lavoro che stiamo facendo in città per la vivibilità dei cittadini sia essi residenti che avventori. Non occorre aggiungere nulla se non il filmato che abbiamo montato che dimostra quali sono le condizioni di Napoli, dove ciò che può essere una risorsa finisce per diventare un calvario. Mettiamo a disposizione l’Appello che abbiamo rivolto a Sindaco, Prefetto e Questore (clikka) nonché la sintesi con le slide (clikka). 

Ho molto apprezzato, e la cosa mi lusinga anche, l’articolo di Antonio Polito (clikka) apparso sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno del 06.05.2018.

 

 

 

La Lettera del Papà di Nico un altro Ragazzo Vittima dello Sballo

Da quanto tempo stiamo parlando della violenza notturna e dei fiumi di alcol che scorrono nella Movida Alcolica Napoletana! Inascoltati, Ci dobbiamo solo chiedere a quando il prossimo morto, per coma etilico, incidente stradale o altra causa connessa allo sballo! Vi ricordate di Lele,  il ragazzo morto (clikka) a 23 anni, in Piazza San Domenico Maggiore caduto dall’obelisco su cui si stava arrampicando con centinaia di altri ragazzi in sballo che incitavano e facevano selfie e tifo?

Questa è la lettera del papà di Nico morto a Positano:

“Nico è solo stato un estratto a sorte di quella maledetta domenica, come ce ne sono stati tanti e come purtroppo tanti, molti, ce ne saranno ancora. Mio figlio era un ragazzo pazzesco, con un cuore e una mente enorme, con una vita a disposizione ma che gli andava stretta per le tantissime cose che programmava e del quale era il primo realizzatore. La sua giornata non era formata da 24 ore, ma era indefinita, infinita. Il giorno e la notte erano solo un susseguirsi di eventi temporali nei quali cercava a malapena di adattarsi, tanto era preso dagli amici, dallo sport, dal divertimento, dallo studio, dalla famiglia e da tutti coloro che vedevano in lui un riferimento in tutto, forse in troppe cose. La vita voleva viverla, dominarla, controllarla, possederla. Adesso non c’è più, e sto a chiedermi il perché con una domanda che non avrà mai risposte o forse tante. L’ho cercato dappertutto in quelle maledette ore, ma in cuor nostro sapevamo che non l’avremmo mai più rivisto. Avvertiva dei suoi ritardi. Sempre. Ho passato l’intera giornata e anche la notte seguente alla scomparsa di Nico girovagando, da anima dannata, per le stradine di Positano, nell’assurda speranza di incontrarlo, magari smemorato o stordito, ma di stringerlo e portarmelo a casa. E ho assistito a scene che mai avrei immaginato. È una mattanza impunita ciò che si verifica all’uscita dei locali notturni dove tutti, e dico “tutti” i nostri ragazzi si riversano. Sembrava un campo di battaglia con decine di ragazzi e ragazze che vagavano semincoscienti, vestiti a malapena con camicie sudate e abiti leggeri nel freddo della tarda notte, chiazze di vomito dappertutto. E si accasciavano esanimi su panchine, gradini, a terra. In un’atmosfera di irreale consuetudine. Maledetto e spaventoso alcol!
Ma perché tutto questo…? Nico ha voluto inconsapevolmente, casualmente ma purtroppo tragicamente manifestare che si è arrivati a un punto di non ritorno. E adesso sto a piangerlo con un dolore che mi fa morire giorno dopo giorno, ma che mi fa rabbia e costringe ad urlare che non può e non deve succedere. Abbracciate i vostri figli, coccolateli, fate loro leggere queste parole, la vita è preziosissima, non può essere ceduta in cambio di uno sballo. Il ritorno a casa dopo il divertimento deve essere qualcosa di normale e scontato. Non si può pregare e sperare ogni volta nel miracolo ordinario di rivedere il proprio figlio riposare, al sicuro, nel proprio letto. A me non è più consentito… Ciao Nico, a presto. Papà ti ama.”

La rassegna Stampa di oggi 09.04.2018 (clikka) ci restituisce un immaginario che diventa realtà, come dire ci eravamo già arrivati mettendo in guardia per tempo e ieri abbiamo assistito ad una sparatoria sul “lungomarelibberato”. L’ipotesi degli spari sembra essere quella di una persona (evidentemente un malvivente) che si è ribellato al sopruso di quelli che banchettano al tavolo della Movida Alcolica molesta, tra parcheggiare abusivi e tanti altri “profili professionali”. Come dire si è superato il segno se, addirittura, uno con la pistola si vede vessato e reagisce a sua volta contro i “vessatori”. La cosa comica (si fa per dire) è che i parcheggiatori abusivi sono scappati con tutte le chiavi delle auto parcheggiate, lasciando i poveri malcapitati a piedi. Altro aspetto: E’ da incoscienti non mettere nel conto che possa accadere un episodio del genere (o di altra natura) che scatena l’allarme e, quindi, il fuggi fuggi generale, con la conseguenza che l’incredibile assembramento a cui assistiamo nelle notti di movida alcolica molesta, tra piazza bellini, san domenico maggiore, aniello falcone, chiaia, bagnoli, banchi nuovi etc etc … si trasformi in un mostro che travolge i giovani mietendo vittime. Questa cosa la stiamo dicendo da tempo ed abbiamo anche fatto delle denunce specifiche ma nulla accade! Le forze dell’ordine assenti ovvero impossibilitate ad agire! Le istituzioni assenti! La Procura di Napoli che su questi fatti archivia tutte le nostre denunce senza considerare che se prima o poi accade un “guaio” sarà anche colpa di questo modo assurdo di operare lasciando impuniti tanti piccoli reati che messi insieme costituiscono il brodo di coltura per il disastri perfetto! Questa volta siamo stati fortunati che il “lungomarelibberato” è una strada ampia! Immaginate cosa sarebbe potuto accadere in un luogo ristretto ed affollato come piazza bellini, banchi nuovi o i baretti di chiaia o il groviglio di auto e persone di angelo falcone e via coroglio… Noi ci rifiutiamo dai aspettare l’ennesimo morto!! Il 18 aprile alle 11,30 partenza pizza matteotti ci saremo anche noi alla marcia contro le notti alcoliche e drogate a tutela dei nostri figli!

Movida Molesta le Risposte dell’amministrazione

Ieri abbiamo avuto un confronto durato circa 2 ore con l’assessore Alessandra Celemente, oggi descritto dai giornali cittadini (clikka), dai quali abbiamo appreso che l’assessore sarebbe stata la notte appena passata in piazza bellini. Siamo sicuri che non è poi riuscita a passare perché stanotte in piazza bellini ed in piazza san domenico maggiore come ai banchi nuovi c’è stato l’inferno. Una grande festa di decibel alcol e droghe varie. Abbiamo anche interloquito con gli agenti di due volanti intervenute in piazza san domenico maggiore dove c’erano diverse centinaia di persone, tra questi molti studenti spagnoli. La cosa incredibile è che questi giovani si erano attrezzati con quattro casse acustiche potenti come quella del giovinastro in foto, e sopratutto con due bidoni di 50 lt di vino bianco, oltre a casse di birra e superalcolici! Inoltre in mezzo a loro c’erano anche un gruppetto di spacciatori! Gli agenti intervenuti ci hanno detto che non avrebbero potuto fare molto. I giovani non sono neppure stati identificati né sono stati sequestrate le casse elettroacustiche che sparavano decibel in tutta la piazza né i bidoni di vino in taniche da 50lt. L’unico effetto è stato quelli di aver ottenuto l’abbassamento del volume delle casse. Ciò tra le 01:00 e le 02:00 di stanotte. Clemente forza e coraggio facci vedere cosa il Comune di Napoli è in grado di fare per contrastare questo degrado che il sindaco si ostina a chiamare movida…

 

Stamattina (8/04/18) h 1,30 a piazza san domenico due bidoni da 50lt di vino bianco tanta birra e tanti superalcolici oltre a quattro casse acustiche portatili. Sono intervenute due volanti non hanno identificato nessuno nè hanno sequestrato le casse acustiche nè i bidoni da 50lf di vino ..
Piazza Bellini h. 01:00 del 08.04.2018 Voleante della Polizia in mezzo al CAOS totale

L’Indecente proposta della vendita dello Stadio San Paolo

Non è la prima volta che si parla della vendita dello Stadio San Paolo su cui  ho avuto anche modo di esprimere pubblicamente la mia opinione (clikka). Il Patron del Napoli ha più volte proposto l’acquisto “nummo uno”, aggiungendo anche un progetto per la realizzazione di un centro commerciale annesso di circa 400.000 mq., sempre, previa concessione gratuita per 99 anni. In un paese ed una città normale una tale posizione la si sarebbe presa come uno scherzo di un burlone, invece, a Napoli il Patron queste proposte ha avuto il coraggio di sostenerle pubblicamente. Oggi vista la stretta sui conti il Sindaco ci ritorna e sui giornali cittadini parla proprio di vendita (clikka), sennonché, occorrerebbe ricordare al Capo dell’Amministarzione Comunale, che lo Stadio San Paolo appartiene al cd. patrimonio indisponibile del Comune di Napoli e non credo che lo si possa vendere. Ebbene, ciò che mi sconvolge non è tanto la proposta “illegale” fondata sull’ignoranza, ma il fatto che si dichiarino cose del genere senza neppure aver tentato di racimolare diversamente una economia dal medesimo impianto che ha enormi potenzialità. Possibile che al Comune nessuno abbia mai pensato di sponsorizzare lo Stadio, possibile che mai nessuno si sia accorto che qualche anno fa è stata fatta anche una proposta alternativa (clikka) che ebbi modo, io stesso in qualità di consigliere comunale, di depositare come proposta di delibera per la sponsorizzazione? Come dire si liquida il patrimoio in saldo e non si ricercano altre soluzioni per fare in modo di proteggere ciò che abbiamo, per lasciarlo ai nostri figli!

L’Allarme Sociale della Movida Alcolica

Oggi (04.04.2018) un’ampia Rassegna Stampa su Alcol e Movida (clikka), dopo la morte di Nico, un ragazzo di 20 anni che a Positano, grazie ad una notte alcolica è morto precipitando giù da una scarpata. Molti commentatori chiriscono quali sono i termini della questione, su cui invano, con il Comitato per la Quiete Pubblica e la Vivibilità Cittadina, stiamo cercando di portare all’attenzione delle Istituzioni. Siamo addirittura giunti a redigere un Questionario (clikka) da somministrare nelle scuole medie secondarie, perché crediamo che il fenomeno debba prima essere studiato nella sua dimensione. Ebbene il Questionario lo abbiamo consegnato, nella occasione in cui abbiamo partecipato al Tavolo per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica in Prefettura, a Sindaco, Prefetto e Questore, chiedendo di essere aiutati a far decollare l’iniziativa, semmai con la collaborazioen del Provveditorato Regionale all’Istruzione e dell’ASL. Secondo voi abbiamo avuto una risposta? E’ ovvio che non ne abbiamo avute! Coloro che occupano le Istituzioni, politici o burocrati che siano, hanno l’obbligo si essere lungimiranti per prevenire i disastri sociali o naturali che siano. Come è possibile che queste persone non vedono ciò che viediamo e tocchiamo con mano noi. Basta osservare le pagine social dei tanti baretti, locali o discoteche per capire quale è l’approccio delle notti di movida acolica ed allucinogena napoletana. Abbiamo selezionato solo alcune delle pubblicità che costituiscono un vero e proprio incitamento allo sballo (clikka), se le guardate vi renderete conto di cosa stiamo parlando. La ricerca è lo sballo e vanno bene sia gli alcolici che le droghe fino a stare male. Il vomito è la meta da raggiungere è la riprova che si è andati oltre il limite. Forse abituati ai rapporti virtuali i giovani quando si incontrano cercano di ricostruire un mondo alterato dei sensi per evitare di incontrarsi veramente.

Napoli tra Turisti e Debito

In questi giorni sembra che si raccontino due Napoli, una effervescente per il consistente afflusso turistico e l’altra, avviluppata dal debito di cui il Sindaco parla incitando alla rivolta. Eppure, non v’è chi non veda, uno stridente contrasto tra l’uno e l’altro “fenomeno”. Da una parte, infatti, i nostri “gioielli di famiglia” in vendita per far fronte ai debiti ed ai servizi essenziali, che devono essere degni di una città che si propone come capitale del sud, dall’altra un turismo che porta economia ma che, inesorabilmente, aggrava il carico urbanistico, poiché al maggior afflusso di persone in città occorre far fronte con maggiori e più efficienti servizi e controlli. Volendo esemplificare i cestini sparsi per le strade prese d’assalto dai turisti devono aumentare ed il servizio di prelievo deve essere, gioco forza, incrementato. Ugualmente dicasi per i trasporti. Stessa sorte la vita notturna, se Napoli deve vivere anche la notte è chiaro che di notte devono essere previsti gli stessi servizi e controlli che di giorno. Ad un maggior “consumo” della città occorre opporre una più incisiva politica dei controlli e dei servizi, altrimenti, si corre il rischio che si consumino, come sta accadendo, anche i cittadini insieme alla città. L’ulteriore riflessione l’ho fatta parlando con dei turisti del nordest nel giorno di pasquetta, i quali, entusiasti di Napoli, mi chiedevano delle difficoltà della città in ordine a pulizia, traffico e trasporti, ai quali ho dovuto spiegare che abbiamo le casse vuote e che, forse, non si riempiono per far fronte ai servizi perché c’è anche molta economia “sommersa”. I medesimi turisti, visibilmente mortificati, mi hanno confessato che, loro stessi, ospiti di una casa vacanze, hanno accettato la richiesta “cortesemente” formulata dal loro “oste” di non fare la “ricevuta”. Probabilmente siamo davanti al solito cane che si morde la coda: non si pagano le tasse perché i servizi sono scadenti ed i servizi sono scadenti perché non si pagano le tasse ed, aggiungo, non si amministra bene quello che si ha.

Rassegna Stampa di Pasquetta 2018(clikka)

 

Il mondo di mezzo della Regione Campania

Inizialmente non si poteva credere che ci si arricchisse ancora con l’inquinamento del territorio e la morte delle persone, poi l’inchiesta di Fanpage ha scoperto un mondo sommerso che ha mostrato tutti i limiti di un controllo formale buono soltanto a calmare la coscienza. Come dire le carte stanno “apposto”. Il cd. modello virtuoso ANAC di cui parla De Luca, che non serve a nulla, possiamo dire oggi. Il nuovo filmato di Fanpage fa parlare Fausto Morrone, ex responsabile anticorruzione della SMA azienda regionale dei rifiuti. Ciò che rivela è di una evidenza agghiacciante, comprensibile anche per un bambino. Con l’esperienza di 5 anni in Consiglio Comunale, posso dire senza timore di essere smentito, che i consiglieri regionali di buona volontà se ne sarebbero dovuti accorgere. In 5 anni di Comune di Napoli ho macinato carte, inoltrando io stesso alla Corte dei Conti denunce. Quella più eclatante (ma non è l’unica) è stata sullo stadio San Paolo che ha portato nelle casse del comune 6.230.000,00 €.

Come è possibile che nonostante un funzionario di buona volontà abbia scritto nero su bianco all’ANAC ed alla Regione ciò che accadeva in SMA, mai nessuno l’abbia chiamato?

Mi cascano le braccia, ma non mi faccio assalire dal senso di impotenza. Il nostro ruolo di cittadini è quello di chiedere conto e ragione ad una Regione i cui consiglieri regionali, sia di maggioranza che di opposizione, farebbero bene a dimettersi in massa andandosi a nascondere per non farsi vedere dai loro elettori! Non dico altro vedetevi gli 11 minuti di filmato ne vale la pena … poi però non ci demoralizziamo … riflettiamo per capire come e cosa fare…

https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WpBb8eSwR86CChXX

25 Anni: Il Disastro di Bagnoli su Radio Radicale

25 anni senza vedere nulla di concreto se non l’inquinamento per IPA e PCB ne parlano Giuseppe Mastrolorenzo (primo Ricercatore all’INGV) e l’Avv. Gennaro Esposito su Radio Radicale nel programma Overshoot di Enrico Salvatori. Una occasione per dire che, al netto delle condanne penali di cui probabilmente ai cittadini non interessa nulla, a Bagnoli si è consumato oltre ad un disastro ambientale anche uno sociale ed umano. Quando sono arrivato nel 2011 ad occuparmi della vicenda, come tanti napoletani, ho sperato che si potesse invertire la tendenza ed invece è stata un’altra occasione mancara. L’epilogo lo conosciamo e non perdo l’occasione anche questa volta per dire che ciò che è accaduto a Napoli Ovest, ex polo siderurgico (di cui per lo meno si parla), è accaduto anche a Napoli Est (polo petrolchimico) di cui non si parla, ovvero, non se ne parla abbastanza.Colpa dei cittadini, della politica, delle istituzioni … Ascoltate e fatevene una ragione per impegnarvi per lo meno a conoscere se non a fare vuoi stessi … Per saperne di più e leggere atti e documenti basta cercare in questo sito (clikka) che mi è valso anni di lavoro e di studio. Spero ne sia valsa la pena, quanto meno per la mia coscienza…

 

 

 

 

Piazza del Gesù Nuovo: Intervenga l’UNESCO

Ieri insieme ad altri cittadini, tutti residenti in Piazza del Gesù Nuovo abbiamo provveduto a diffidare le Autorità Locali e quelle Statali, investendo anche l’UNESCO, poiché riteniamo assurdo che la storica Piazza del Gesù Nuovo del 1700, venga utilizzata come fosse uno stadio col rischio di danneggiare gli storici Monumenti. E’ raccapricciante, infatti, guardare nelle immagini di repertorio gli angioletti della Guglia che, pur essendo in pericolo di crollo e, quindi, assicurati tottora, da una rete, siano messi a rischio dalla incapacità delle istituzioni di tuleare la Città ed i suoi Cittadini. Noi al Diritto al Divertimento di cui parla il Sindaco, contrapponiamo il Diritto alla Città di cui parla Henri Lefebvre.

Atto di Significazione Invito e Diffida

A tutela della Storica Piazza Del Gesù Nuovo

Patrimonio UNESCO e dei Suoi Cittadini Residenti

I Sigg.ri : 1)             ; 2)    ; 3)  ; 4) ; 5)  ; 6)   ; 7) ; 8)  ; 9)  ; 10)  ; tutti residenti in Napoli, alla Piazza del Gesù Nuovo,  ed il Sig. 11)  ; 12) Il Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina, C.F. 95231680638, in persona del Suo Presidente Avv. Gennaro Esposito, i quali, hanno conferito mandato al sottoscritto avvocato, presso cui elettivamente domiciliano, fine di

SIGNIFICARE

1.- Al Comune di Napoli, in persona del Sindaco On.le Dott. Luigi De Magistris, domiciliato per la Carica presso la Casa Comunale, protocollo@pec.comune.napoli.it unesco.valorizzazione.cittastorica@pec.comune.napoli.it

2.- Alla II Municipalità del Comune di Napoli, in persona del Suo Presidente Dott. Francesco Chirico, domiciliato per la carica presso la sede municipale in Napoli, alla Piazza Dante, municipalita2.presidenza@pec.comune.napoli.it

3.- Osservatorio Permanente per il Centro Storico di Napoli – Sito Unesco, in persona del Presidente Consigliera Elena Coccia, protocollo@pec.comune.napoli.it

4.- Alla Commissione Nazionale UNESCO, in persona del suo presidente e legale rappresentante p.t., commissione.unesco@cert.esteri.it

5.- All’United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, in persona del suo Direttore di Divisione del Patrimonio Mondiale Mechtild Rossler, p.t., con sede in Parigi (Francia), 7 posto Fontenoy,  m.rossler@unesco.org

6.- Al Ministro dell’Ambiente On.le Gian Luca Galletti, domiciliato per la carica presso il Ministero, pec: mattm@pec.minambiente.it

7.- All’Ufficio Ambiente del Comune di Napoli, in persona del Dirigente p.t. pec. controlli.ambientali@pec.comune.napoli.it

8.- All’ASL Napoli Centro 1, in persona del Dirigente p.t., del Dipartimento Igiene e Sanità  Pubblica dip.prevenzione@pec.aslna1centro.it sisp@pec.aslna1centro.it

9.- Alla Sopraintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, in persona del Suo legale rappresentante p.t., con sede in Napoli, alla Piazza del Plebiscito, 1 mbac-sabap-na@mailcert.beniculturali.it

che:

 1.- La storica Piazza del Gesù Nuovo, dove risiedono e sono proprietari degli immobili i soprascritti Signori, è inserita nell’area del centro storico patrimonio UNESCO. Data la sua importanza ed il suo pregio è proprio in questa Piazza, sulle mura della storica chiesa del Gesù, che è affissa la targa che riporta la motivazione del riconoscimento UNESCO: “Napoli è una delle città più antiche d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo preserva gli elementi della sua lunga e importante storia”.

 

2.- Piazza del Gesù nuovo è il centro dei più importanti monumenti di Napoli, essa ruota intorno alla Guglia dell’Immacolata. Sul lato Ovest vi sono storici palazzi nobiliari in stile tardo barocco, come il palazzo Pandola ed il palazzo Pignatelli di Monteleone. Sul lato opposto ad essi, vi è la Chiesa delle Clarisse, un altrettanto importante complesso architettonico monumentale di età medioevale. Nella medesima piazza, vi sono due delle più importanti chiese napoletane: La chiesa del Gesù Nuovo ed il Monastero di Santa Chiara; la prima con facciata quattrocentesca con bugnato a punta di diamante in pietra piperina, il più antico esempio di barocco napoletano; la seconda, è la più grande chiesa di stile gotico della città, ove è posto il sepolcreto ufficiale dei Borbone, nel quale riposano i sovrani del Regno delle Due Sicilie, da Ferdinando a Francesco II. Ai lati della chiesa del Gesù Nuovo, vi sono altri due monumentali edifici: il palazzo delle Congregazioni ed il Palazzo Professa, il primo divenuto Liceo “Antonio Genovesi”, il secondo “Liceo Eleonora Pimentel Fonseca”.

 

3.- La Guglia dell’Immacolata è un obelisco barocco marmoreo, eretto nel 1700, su progetto di Giuseppe Genoino, insiste al centro della cosiddetta “insula gesuitica” ed al terzo livello sono posti 4 puttini in marmo, di rilevanti dimensioni, assicurati da una rete apposta per impedirne il distacco, segno di un evidente pericolo per la pubblica e privata incolumità e per il bene monumentale stesso.

 

4.- Nonostante le storiche caratteristiche, assolutamente di pregio di Piazza del Gesù Nuovo, il Comune di Napoli organizza, ovvero autorizza, usualmente dei concerti con l’uso di apparecchiature elettroacustiche di rilevantissima portata, tanto che durante l’esecuzione degli stessi, negli appartamenti dei residenti del civico n. 15, vibrano vetri e suppellettili con notevole compromissione della vivibilità della piazza e con notevole compromissione della strutture monumentali ed, in particolare, dei fregi e dei decori marmorei e di stucco.

 

5.- Tra gli ultimi concerti, infatti, il 9 giugno 2017, nella storica Piazza del Gesù Nuovo si  è esibito l’artista Goran Bregovic con la sua band, con la partecipazione di oltre cinquemila persone e l’uso di impianti elettroacustici di rilevanti dimensioni, come si evince dalle foto che si allegano e dai filmati che possono essere rinvenuti sul web.

 

5.- Proprio in data odierna è stato allestito un palco, in prossimità della Guglia, con la predisposizione di casse acustiche di rilevanti dimensioni, per festeggiare il riconoscimento della Pizza Napoletana, dell’UNESCO e con la installazione di ben 10 forni per la cottura di pizze muniti di canne fumarie tutte in funzioni contemporaneamente, che appestano l’aria dei residenti del civico 15 rendendo di fatto la loro vivibilità impossibile.

 

6.- Tenuto conto della particolare conformazione della piazza è indubbio che il suo uso debba essere consentito nel rispetto della vita e della vivibilità dei residenti e nel rispetto dei monumenti ed opere d’arte che ovviamente devono essere tutelate per il loro particolare valore storico artistico, per il quale si nutrono non pochi dubbi, in quanto, come detto la Guglia è assicurata da una rete di protezione che dimostra come il monumento presenta già elementi che hanno subito danni che potrebbero aggravarsi per effetto dell’impatto acustico che viene prodotto durante i concerti.  

 

4.- Nella occasione dei medesimi concerti, inoltre, si ammassano migliaia di persone, che la medesima piazza non è neppure in grado di contenere con evidente compromissione dell’ordine e della sicurezza pubblica.

5.- Nonostante la presenza di tre complessi edifici di culto, come detto di particolare valore, nella piazza si esibiscono anche gli artisti di strada spesso, con l’uso di apparecchiature di amplificazione elettroacustica, contribuendo a rendere invivibile il luogo che è di pregio anche per il tessuto sociale/urbano che per la invivibilità corre il rischio di scomparire.

6.- Il Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilià Cittadina è una associazione non lucrativa che si occupa della vivibilità della città, troppe volte compromessa da scelte amministrative che contrastano con la conservazione del tessuto urbano e sociale che, proprio in questi ultimi anni sta subendo un notevole cambiamento per fenomeni di gentrificazione.

Tanto premesso i soprascritti Signori ed il Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina, a mezzo del sottoscritto Avvocato

Invitano e Diffidano

1.- Il Comune di Napoli, in persona del Sindaco On.le Dott. Luigi De Magistris;

2.- La II Municipalità del Comune di Napoli in persona del Suo Presidente Dott. Francesco Chirico;

3.- Osservatorio Permanente per il Centro Storico di Napoli – Sito Unesco, in persona del Presidente Consigliera Elena Coccia;

4.- La Commissione Nazionale UNESCO, in persona del suo presidente e legale rappresentante p.t.;

5.- Il Ministro dell’Ambiente On.le Gian Luca Galletti;

6.- L’Ufficio Ambiente del Comune di Napoli;

7.- L’ASL Napoli Centro 1, in persona del Dirigente p.t., del Dipartimento Igiene e Sanità  Pubblica;

8.- La Sopraintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli,

affinché ciascuno per quanto di loro competenza:

I) Nell’immediato dispongano la rimozione dei 10 forni per la cottura di pizze che rendono la vita impossibile agli abitanti del civico 15 e dintorni;

III) non si organizzino o autorizzino concerti di dimensioni ed impatto acustico che ledono la vivibilità della piazza e compromettano la staticità di monumenti, stucchi, decori e marmi  dei medesimi monumenti;

IV) adottino ogni provvedimento utile alla protezione della Storica Piazza del Gesù Nuovo e del relativo tessuto sociale impedendo anche l’uso di apparecchiature elettroacustiche per le esibizioni dei cd. artisti di strada;

V) risarciscano ogni danno subito dai soprascritti residenti costretti a vivere da oltre un decennio in condizioni di precarietà e stress fisico e psicologico per il ripetersi di eventi di rilevante impatto ambientale e nonché sulla vivibilità dei cittadini residenti.

Ai dell’art. 5 Dlgs 14.03.2013, n. 33

Si insta affinché le Autorità Amministrative in indirizzo forniscano agli istanti elettivamente domiciliati, presso il sottoscritto Avvocato, anche a mezzo strumento digitale, le autorizzazioni concesse per gli eventi del 09.06.2017 (concerto Goran Bregovic) e delle manifestazioni successive (ivi comprese quella odierna) per le quali è previsto l’uso di apparecchiature elettroacustiche ivi comprese le prescrizioni date dal competente Ufficio Ambiente del Comune di Napoli, dall’ASL e dalla competente Sopraintendenza, a tutela della pubblica e privata incolumità con la indicazione dei limiti di emissione acustica compatibili con il tessuto urbano e con la conformazione monumentale e storica di Piazza del Gesù nuovo.

     Il presente atto viene notificato anche a S.E. il Sig. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Penale di Napoli, affinché provveda ad avviare ogni necessaria ed opportuna indagine, volta ad accertare qualsivoglia ipotesi di reato per il grave pregiudizio alla Salute dei Cittadini e della Storica Piazza del Gesù Nuovo, dovuta alla grave e colpevole inerzia dei Pubblici Amministratori responsabili, anche ai sensi dell’art. 328 c.p.

Napoli, 14 dicembre 2017

RELATA DI NOTIFICA

Io sottoscritto Avv. Gennaro Esposito (SPSGNR68P05G309Z) iscritto all’albo degli Avvocati di Napoli, al n. 13884 ai sensi della L. 53/1994, notifico copia del presente atto in formato digitale a:

1.- Al Comune di Napoli, in persona del Sindaco On.le Dott. Luigi De Magistris, domiciliato per la Carica presso la Casa Comunale, protocollo@pec.comune.napoli.it unesco.valorizzazione.cittastorica@pec.comune.napoli.it

2.- Al II Municipalità del Comune di Napoli in persona del Suo Presidente Dott. Francesco Chirico, domiciliato per la carica presso la sede municipale in Napoli, alla Piazza Dante, municipalita2.presidenza@pec.comune.napoli.it

3.- Osservatorio Permanente per il Centro Storico di Napoli – Sito Unesco, in persona del Presidente Consigliera Elena Coccia, protocollo@pec.comune.napoli.it

4.- Alla Commissione Nazionale UNESCO, in persona del suo presidente e legale rappresentante p.t., commissione.unesco@cert.esteri.it

5.- All’United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, in persona del suo Direttore di Divisione del Patrimonio Mondiale Mechtild Rossler, p.t., con sede in Parigi (Francia), 7 posto Fontenoy,  m.rossler@unesco.org

6.- Al Ministro dell’Ambiente On.le Gian Luca Galletti, domiciliato per la carica presso il Ministero, pec: mattm@pec.minambiente.it

7.- All’Ufficio Ambiente del Comune di Napoli, in persona del Dirigente p.t. pec. controlli.ambientali@pec.comune.napoli.it

8.- All’ASL Napoli Centro 1, in persona del Dirigente p.t., del Dipartimento Igiene e Sanità  Pubblica dip.prevenzione@pec.aslna1centro.it sisp@pec.aslna1centro.it

9.- Alla Sopraintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, in persona del Suo legale rappresentante p.t., con sede in Napoli, alla Piazza del Plebiscito, 1 mbac-sabap-na@mailcert.beniculturali.it

10.- Per Conoscenza a S.E. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, a mezzo pec. prot.procura.napoli@giustiziacert.it

Il Consumo di Alcool nei minori. Intervengano le Scuole

La quantità di bottiglie che si rinvengono la mattina nei luoghi della cod. Movida Molesta Napoletana mi ha sempre impressionato e, credo che impressioni anche Voi. Diciamo che il sospetto che vi sia un abuso, tra i minori, di sostanze alcoliche con i cicchetti, di pessima qualità, venduti a uno o due €. non fa ben sperare, se uniti alla quantità di bottiglie di birre, vino e di superalcolici che si rinvengono nelle nostre piazze e strade. Il Mattino di Napoli ha fatto una inchiesta che non lascia presagire nulla di buono riferendo che ogni giorno almeno due ragazzi vengono trasportati in ospedale in coma etilico (clikka) e che specialmente i minori sono vittima dell’abuso di alcol (clikka) . Mi sarei aspettato una presa di posizione dell’ASL e del Provveditorato Regionale e Provinciale agli studi ed, invece, il nulla totale come se Il Mattino di Napoli  avesse scritto “panzane” o peggio come se questa situazione sia ineluttabile. Ovviamente non me ne capacito e penso che occorre intervenire per lo meno per capire.

In Islanda (clikka) hanno avuto lo stesso problema e l’hanno affrontato, innanzitutto, studiando la dimensione del fenomeno attraverso la somministrazione, nelle scuole, di un questionario, per poi mettere in campo delle politiche volte ad arginarlo.

I nostri giovani sono il nostro futuro ed è assurdo che nessuna mente illuminata dei nostri Politici ed Amministratori si sia posto il problema, come se fare politica significhi solo ed esclusivamente fare i propri interessi non quelli pubblici o collettivi  ed allora meglio avere cittadini storditi sin da adolescenti si venderanno più facilmente il loro voto e penseranno anche loro che il destino della nostra città è ineluttabile!

In ogni caso non venitemi a dire che non siamo in Islanda e che l’Islanda ha la dimensione del nostro quartiere Vomero, perché non ci sto! Questa è una battaglia che è volta alla tutele della salute, della vivibilità e del futuro della nostra città.

Per fortuna mi sono messo a cercare sul web e con soddisfazione ho trovato che lo stesso problema se l’è posto il Convitto Nazionale di Arezzo, sul cui sito ho rinvenuto un ottimo questionario, che, come al solito, non ho fatto altro che adattare alla nostra città inserendo qualche altra domanda sulla scorta della esperienza Islandese. Ora con il Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina, che presiedo, ci siamo posti l’obiettivo di convincere i nostri Dirigenti Scolastici delle scuole medie superiori di somministrarlo ai ragazzi.

Lo offro anche a Voi tutti, è una bozza, credo abbastanza definitiva, e Vi chiedo di aiutarci a diffonderlo ed a presentarlo nelle scuole:  Questionario Consumo di Alcol tra i Giovani (clikka).

 Ringrazio pubblicamente il Convitto Nazionale di Arezzo (che ho contattato) complimentandomi ancora una volta con loro. Spero di complimentarmi presto anche con qualche istituzione scolastica napoletana!

L’immagine è della Fontana di Monteoliveto, frequentatissima da adolescenti e posta davanti alla Caserma dei Carabinieri Pastrengo, possibile che mai nessuno si sia chiesto chi si “scola” le tante bottiglie che poi vanno puntualmente a finire nella fontana, deturpandola indegnamente?

Il Discorso di Pericle ai Napoletani

Recentemente, in un anfratto dell’isolotto di Megaride, è stato rinvenuto uno scritto storico di rilevantissimo valore archeologico che, per ragioni incomprensibili, è stato distrutto immediatamente, appena giunto nelle mani del Sindaco, il quale, si racconta, l’abbia addirittura mangiato. A me è giunta solo una copia ed un brandello, neppure troppo grande che ne conferma l’esistenza. Ebbene, lo scritto racconta che Pericle ha vissuto qualche tempo a Neapolis ed ebbe modo di fare ai Napoletani lo stesso discorso che fece agli Ateniesi … seppure con qualche piccola differenza.

Discorso di Pericle ai Napoletani:

“Qui a Neapolis noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i pochi invece dei molti e lo stesso viene chiamato democrazia.

Qui a Neapolis noi facciamo così.
Le leggi qui, solo in astratto assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private. Noi ignoriamo sempre i meriti e l’eccellenza. Vanno avanti solo i nostri amici.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà invitato a farsi da parte, egli non sarà chiamato a servire lo Stato perché altrimenti dal confronto si vedrebbero tutte le nostre pochezze, e la povertà, in ogni caso, costituisce un impedimento.

Qui a Neapolis noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo è solo una illusione siamo costantemente impediti a fare ciò che vogliamo e non ci ribelliamo; noi siamo sospettosi l’uno dell’altro ed infastidiamo il nostro prossimo, ci piace vivere a modo nostro fino a quando non incontriamo uno più forte di noi.
Non siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace, e siamo sempre pronti ad evitare di fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino napoletano trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private, sempre!

Qui a Neapolis noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di non rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di non rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo voltarci dall’altra parte se qualcuno riceve un’offesa in nostra presenza, noi stiamo attenti a farci i fatti nostri!
E ci è stato anche insegnato di non rispettare soprattutto quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso, vige la legge del più forte, ed ognuno fa quelli che gli pare, fino a quando non incontra uno più forte di lui, nella consapevolezza che lo Stato non lo punirà mai.

Qui a Neapolis noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato è meritevole e quando va a votare lo premiamo anche con 50 dracme, egli è utile al sistema e benché pochi sono in grado di dare vita ad una politica, tutti qui a Neapolis sono in grado di giudicarla a secondo del “posto” o delle 50 dracme.
Noi consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà di ognuno di fare quello che vuole anche e soprattutto a scapito degli altri.

Insomma, io proclamo che Neapolis è la scuola Partenopea e che ogni napoletano cresce sviluppando in sé una infelice versatilità per tirare a campare, la sfiducia in se stesso e negli altri, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero, li accogliamo e li facciamo vivere in condizioni ignobili come e peggio delle bestie.
Qui a Neapolis noi facciamo così”.

Spero che Pericle non si stia rivoltando nella tomba …

Comune di Napoli Rischio Dissesto: I Soldi Buttati nel “Gabinetto”

Se solo i cittadini mettessero insieme le notizie per trarre qualche conclusione:  Qualche giorno fa le mie riflessioni  su Repubblica Napoli circa le priorità dell’Amministrazione Comunale e la crisi finanziaria (clikka) oggi Frattasi su il Mattino di Napoli (clikka) ci racconta che il Comune di Napoli spenderà un altro milione di euro per i bagni dello Stadio che si aggiunge ai 27 milioni e 400.000,00 €. spesi sempre per lo Stadio San Paolo e per un non meglio specificato rimborso al Patron del Napoli. A questo punto ci dovremmo chiedere cosa abbiamo ristrutturato con l’appalto di 25 milioni di euro (io ne ho una idea).

Sempre oggi Gemma, su Repubblica Napoli (clikka) illustra una relazione di 30 pagine fatta dal Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Napoli nella quale si conclude dicendo che ormai sono esaurite tutte le misure previste dalla legge per rimettere in sesto il bilancio, aprendo, così, le porte al dissesto. Non aggiungo altro se non un riferimento normativo che, credo, sia puntuale e più che significativo:

Art. 248, V comma, TUEL “I sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili ai sensi del periodo precedente, inoltre, non sono candidabili, per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonché di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo.

P.S. Spero che non si giunga a questo ma che almeno si inizi ad usare la consapevolezza e la accortezza della buona madre o del buon padre di famiglia quando si spendono i soldi pubblici, facendo attenzione alle priorità…

Gli Incapaci professionisti dello Sport

Il Mattino di Napoli ieri ricostruisce lo stato pietoso dell’Impiantistica Sportiva napoletana (clikka); oggi leggo i buoni auspici dell’Assessore allo Sport su Il Mattino di Napoli (clikka) e non posso fare a meno di farmi delle semplici domande:

Voi affidereste di nuovo la vostra casa ad un’impresa che in 6 anni non è stata in grado di ristrutturarla, costringendovi a dormire sotto i ponti? Perché dovremmo credere che dopo 6 anni di malgoverno dell’impiantistica sportiva le cose possano cambiare?

Per sgombrare il campo è il caso di dirlo forte: Il problema non è la mancanza di soldi, affatto! Nello sport i soldi, sarebbero venuti dallo sport, se solo fossero state liberate le risorse e le energie che lo animano. In questi anni ho sentito proposte provenienti dagli sportivi assolutamente valide.

La mia indignazione è proprio questa: I Napoletani perseverano nel credere che siano avvinti da un destino ineluttabile, non credono di essere artefici del proprio destino. La riscossa del popolo napoletano, sono convinto, potrà partire non da pseudorivoluzioni della domenica, di qualunque colore essi siano, ma dalla consapevolezza che il destino non è ineluttabile, dalla capacità di essere comunità che cura i propri interessi per non lasciare macerie ai nostri figli ed alle prossime generazioni. Possibile che dopo 6 anni di gestione De Magistris si ha ancora il coraggio di non ammettere i propri errori e le proprie responsabilità? Se non si è capaci di riconoscere i propri errori, si sarà poi in grado di evitare di commetterne altri?

Inquinamento Acustico nelle città: Dove sono le Associazioni Ambientaliste?

L’inquinamento acustico è fonte di danni alla salute al pari delle altre forme di inquinamento e deve essere combattuto da tutti quelli che hanno a cuore la salubrità dell’Ambiente ed, invece, si registra, purtroppo, la completa assenza delle associazioni ambientaliste sul tema. Semplicemente sembra ignorino il problema.

Come Comitato per la Quiete Pubblica e la Vivibilità Cittadina (che presiedo) stiamo combattendo una battaglia in solitaria eppure occorrerebbe che anche altri soggetti associativi si muovano sul tema. A giugno abbiamo richiesto ed ottenuto  all’ASL NA 1 Centro un accertamento in Piazza Bellini che ha dato un risultato assolutamente allarmante. Non aggiungo altro Vi invito solo a leggere il verbale di accertamento del 17-18.06.2017 (clikka), che mi ha convinto a diffidare, ancora una volta, il Sindaco, il Presidente della Regione Campania, il Prefetto ed il Ministro per l’ambiente, affinché intervengano immediatamente visti i risultati dell’accertamento!

Su il Mattino di Napoli la denuncia (clikka)

Leggi anche il Mattino cartaceo del 29.07.2017 (clikka)

Come Comitato Napoletano stiamo collaborando anche con altri comitati cittadini di altre province. Il problema, infatti, è nazionale e, pertanto, sento il dovere di mettere a disposizione l’atto che abbiamo notificato il 27 luglio scorso:

Atto di Significazione Invito e Diffida ad Adempire

ai Doveri d’Ufficio

a Tutela della Salute dei Cittadini e della Salubrità della Pubblica Piazza Bellini in Napoli

            II Sottoscritto Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina, in persona del Suo Presidente p.t., Avv. Gennaro Esposito, con sede in Napoli alla Piazza Dante, 22,

S I G N I F I C A

1) al Sindaco di Napoli On.le Dott. Luigi de Magistris, anche nella sua veste di Sindaco della Città Metropolitana;

2) al Presidente della Giunta Regionale Campania On.le Dott. Vincenzo De Luca;

3) a S.E. Il Prefetto di Napoli Dott.ssa Carmela Pagano;

4) al Ministro per l’Ambiente On.le Gian Luca Galletti;

5) all’Ufficio Ambiente del Comune di Napoli, in persona del dirigente protempore che:

1.-  Con precedenti atti di significazione invito e diffida (che si allegano), notificati in data 18.01.2016, 28.12.2016, 18.05.2017 e da ultimo il 15.06.2017, i comitati spontanei dei cittadini residenti e l’esponente Comitato Significavano la insostenibilità, tra l’altro per l’inquinamento acustico ed invivibilità dei quartieri ben noti alle cronache cittadine, tra cui Piazza Bellini, per episodi di movida molesta ed incontrollata;

2.- dopo l’ennesima denuncia, da parte dei residenti e dell’esponente Comitato, nella notte tra il 17 ed il 18 giugno 2017, dirigenti l’ASL Napoli 1 Centro, hanno accertato che in Napoli nella pubblica Piazza Bellini, con l’uso di apparecchiature regolarmente calibrate, si è registrato un inquinamento acustico, da solo rumore “antropico”, di oltre 50 decibel superiore al limite di 55 decibel previsto dal Piano di Zonizzazione Acustica, approvato con deliberazione del Consiglio comunale n° 204 del 21 dicembre 2001, che ai sensi della legge n. 447 del 26.10.1995 ha integrato il piano regolatore generale, come da comunicazione del 20.06.2017 che si allega;

3.- il limite di 55 db per letteratura medica, per l’Organizzazione Mondiale della Sanità e per l’agenzia Europea per l’Ambiente è assolutamente invalicabile e la protratta esposizione a livelli di inquinamento superiore determina malattie quali ipertensione arteriosa, disturbi cardiovascolari, disturbi del sonno e dell’apprendimento, depressione e stress post reattivo oltre a tutta una serie di vere e proprie malattie psichiatriche e psicologiche facilmente comprensibili;

4.- normalmente nelle notti di Piazza Bellini al rumore antropico, come detto misurato in 105 db, si aggiunge anche quello prodotto dai locali, bar e baretti di varia natura che in modo abusivo contribuiscono a peggiorare le condizioni di insalubrità presenti nella Pubblica Piazza recando anche direttamente disturbo nelle abitazioni dei residenti che si trovano a subire danni alla salute ingenti;

5.- a mente dell’art. 9 della legge 447/1995 “Qualora sia richiesto da eccezionali ed urgenti necessità di tutela della salute pubblica o dell’ambiente il sindaco, il presidente della provincia, il presidente della giunta regionale, il prefetto, il Ministro dell’ambiente, secondo quanto previsto dall’articolo 8 della legge 3 marzo 1987, n. 59, e il Presidente del Consiglio dei ministri, nell’ambito delle rispettive competenze, con provvedimento motivato, possono ordinare il ricorso temporaneo a speciali forme di contenimento o di abbattimento delle emissioni sonore, inclusa l’inibitoria parziale o totale di determinate attività”;

            6.- nonostante la situazione in Piazza Bellini sia assolutamente nota, anche per il risalto quotidiano dato dalle cronache cittadine, nessuno degli organi locali competenti alla tutela della salute pubblica e della salubrità ha mai adottato qualsivoglia provvedimento volto a tutelare la cittadinanza benché più volte invitati e diffidati.

° ° °

Alla luce di quanto esposto ed anche documentato da molte riprese video, audio e fotografiche reperibili sul WEB, nonché alla luce dell’accertamento eseguito da personale dell’ASL Napoli 1 Centro, il sottoscritto Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina

Invita e Diffida

1) Il Sindaco di Napoli On.le Dott. Luigi de Magistris, anche nella sua veste di Sindaco della Città Metropolitana

2) Il Presidente della Giunta Regionale Campania On.le Dott. Vincenzo De Luca

3) S.E. Il Prefetto di Napoli Dott.ssa Carmela Pagano,

4) Il Ministro per l’Ambiente On.le Gian Luca Galletti,

5) l’Ufficio Ambiente del Comune di Napoli, in persona del dirigente protempore:

1) Ad adottare, ciascuno per quanto di loro competenza i provvedimenti di cui all’art. 9 della legge n. 447, del 26.10.1995 e di cui all’art. 8 della Legge n. 59 del 03.03.1987, disponendo, se del caso, la chiusura delle attività commerciali inquinanti ovvero la inibizione di ogni ulteriore immissione acustica dalle h. 22,00 alle 06,00 del giorno dopo di ogni giorno della settimana nell’attesa dell’adozione di un piano di risanamento acustico della Pubblica Piazza Bellini;

2) a disporre ogni altro e necessario provvedimento a tutela dell’inquinamento acustico e della salute dei cittadini attesa la continua violazione dei limiti di inquinamento acustico di cui al vigente Piano di Zonizzazione Acustica.

            Il presente atto viene notificato anche a S.E. il Sig. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Penale di Napoli, affinché provveda ad avviare ogni necessaria ed opportuna indagine, volta ad accertare qualsivoglia ipotesi di reato per il grave pregiudizio alla Salute dei Cittadini, dovuta alla grave e colpevole inerzia dei Pubblici Amministratori responsabili, anche ai sensi dell’art. 328 c.p. Si allegano gli atti di Significazione Invito e diffida notificati in data notificati in data 18.01.2016, 28.12.2016, 18.05.2017 e da ultimo il 15.06.2017; Comunicazione dell’ASL NA 1 Centro del 20.06.2017con allegato verbale di rilevazione inquinamento acustico

Napoli, 27 luglio 2017

 

 

I Cittadini Napoletani regalano 2,4 Milioni a De Laurentiis

Il tema è lo sperpero dei soldi pubblici da parte del Comune di Napoli che ha un deficit che va dal miliardo ed ottocento milioni di euro a circa 2 miliardi e trecento milioni e, nonostante questa voragine abbia provocato il taglio della spesa sociale come l’assistenza ai disabili, leggo oggi su Repubblica Napoli (clikka) che De Magistris ha deciso di regalare 2 milioni e quattrocentomila euro a De Laurentiis come rimborsi di presunti lavori che non sono mai stati documentati. Quando ero consigliere, infatti, sono riuscito ad impedire questo scempio, denunciando la cosa alla Procura della Corte Dei Conti (clikka) che addirittura sequestrò la somma di €. 6.230.000,00, per il mancato pagamento dei canoni di concessione, al Calcio Napoli che poi fu incassata interamente dall’amministrazione.

Dal febbraio 2014 temo che il Calcio Napoli non abbia più pagato nulla per l’uso dello Stadio, nonostante incassi centinaia di milioni di euro!

La stessa Corte dei Conti  con  l’Ordinanza 163.2014 (clikka) ha ricostruito il rapporto contrattuale bacchettando il Comune, per la troppa “benevolenza” economica verso il Patron del Napoli! Basta leggere i documenti.

Sono indignato! Ho studiato le carte e da avvocato posso dire, senza tema di smentita, che questa cosa è assolutamente incomprensibile si danno ben 2 milioni e quattrocentomila €. senza alcuna giustificazione legale facendo torto ai tanti che, come ha più volte sottolineato il mio amico Toni Nocchetti, con la sua associazione “Tutti a Scuola” hanno subito sulla loro pelle i tagli alla spesa sociale.

Vergogna solo Vergogna! Ci sono gli impianti sportivi cittadini chiusi ed al collasso e si regalano milioni di euro!  Il Calcio sta costando alla città somme vieppiù ingiustificate per il grave stato di dissesto che affligge le casse del Comune. Eppure i cittadini, grazie a De Magistris, si sono già indebitati con un mutuo di 20 milioni di euro per far fare ancora più soldi al Patron del Napoli che, nella sua evidente volgarità, non ha mai riconosciuto nulla alla città, approfittando della passione e dell’amore dei Napoletani verso la Squadra Cittadina…. Spero che qualcuno intervenga!

P.S. Il perché è evidente: Il Patron del Napoli è “un potere forte” ed il Sindaco di Napoli, contrariamente a quanto dichiarato, ha sempre ossequiato i poteri forti, contro i quali quando era magistrato diceva di combattere …

 

La Truffa del Parcheggio. Un Amministratore Competente Vale 100 Magistrati

Oggi su Il Mattino di Napoli ben tre articoli sulle strisce blu napoletane. La truffa della sosta (clikka), l’Affare dei permessi Falsi (clikka), e una intervista al Presidente dell’ACI Coppola (clikka). Della questione, nella mia qualità di Consigliere Comunale, me ne interessai nel 2015, studiai le carte, sentii qualche dipendente e poi feci un Esposto alla Corte dei Conti (clikka).

Leggendo gli articoli la considerazione che mi viene da fare è che un solo amministratore capace, potrebbe valere, più di cento magistrati, non perché siano più bravi, ma perché le funzioni sono ovviamente diverse. L’amministratore, infatti, incide direttamente sulla carne viva del tessuto sociale con provvedimenti autoritativi, che hanno forza di legge, mentre la Magistratura interviene quando il guaio è già stato fatto per reprimere le condotte illecite. Ora Vi renderete conto che le condotte illecite sono talmente tante che ci vorrebbe un intero paese di magistrati per reprimerle. Spetta, invece, all’amministratore fare in modo di evitare che si verifichino storture che tal volta non costituiscono neppure reato ma impongono scelte diverse nell’interesse pubblico.

E’ chiaro che quando mi candidai nel 2011 avevo l’intenzione di “raddrizzare”, quanto più è possibile, l’azione amministrativa, rendendo un po’ di giustizia sociale, credendo, ingenuamente, di essere garantito da un Sindaco neoeletto magistrato, quindi, con tutti gli strumenti culturali idonei a fare questo “sporco lavoro”. Ebbene, confesso, sono stato ingenuo e mi sono sbagliato. Di storture come questa nell’amministrazione cittadina ce ne sono ancora in numero spropositato e sono evidenti, mi viene solo da chiedermi cosa fanno i consiglieri, gli assessori ed il sindaco per cercare di raddrizzarle.

Questo stato di cose conferma, inoltre, la completa incapacità anche dei cd. “grillini” oggi al Comune ed in Regione di cui finora nessuno si è accorto della loro presenza, con la conseguenza che prenderanno anche pochi soldi (ma non è vero) ma comunque sono soldi buttati, come quelli dati agli altri diciamo amministratori.

Continuerò le mia battaglie dall’esterno ma, sono convinto, che ritorneremo anche noi gente comune che si è stancata di questo stato di cose… basta organizzarsi!

Aggiornamento: Permessi Falsi (clikka)

 

 

 

Comune di Napoli: Illegalità e Saccheggio dei Beni Pubblici

Risale al 5 marzo 2015 l’accertamento della Polizia Giudiziaria (clikka) che ebbi modo di acquisire quale Consigliere Comunale, che mi lasciò di stucco, non solo perché incredibile (ne consiglio la lettura), ma anche per l’accuratezza delle indagini svolte dalla Polizia Municipale.

I termini sono i seguenti: locali di circa 1300 mq. usati abusivamente come autorimessa da una sedicente associazione titolare di assegnazione di altro bene per un canone mensile di appena €. 230,85 MAI VERSATO. Accertamento che fa desumere chiaramente come lo sfruttamento di circa 100 posti auto affittati abusivamente per circa 120,00 €. al mese, fruttano, senza fare niente, all’abusivo circa 12.000,00 €./mese esentasse! Che con la fame che c’è oggi non sono bruscolini!

Ora direte Voi che l’amministrazione De Magistris, retta da un ex Pubblico Ministero, quanto meno a distanza di due anni, non dico il giorno dopo, avrebbe dovuto fare “piazza pulita” adottando i provvedimenti necessari e sopratutto facendoli eseguire dalla Polizia Municipale ed, invece, no! Vi devo dare questo dispiacere, non è così, il Pubblico Ministero non ha funzionato, la legalità e la lotta al saccheggio dei beni pubblici, è dura e non c’è verso di vincerla questa battaglia. Mi dispiace per me e per Voi che ogni giorno ci svegliamo per andare a lavorare per guadagnare la cd. pagnotta che viene consumata da affitto/mutuo, bolette, spesa, scuola, sport etc etc e dopo, molto probabilmente, non ci resta nulla… mentre, invece, con 12.000,00 €. al mese credo che si camperebbe tutti un po’ meglio …

L’amarezza è che non c’è verso di far comprendere ai Cittadini Napoletani che con il saccheggio del bene pubblico è come se ci mettessero ogni giorno le mani in tasca con la conseguenza che non ci sono soldi per i trasporti, per le buche pere strada, per l’assistenza ai disabili, per l’assistenza ai poveri, in una parola l’inefficienza è un crimine contro tutti coloro che hanno bisogno ed ai quali noi sottraiamo risorse. Non so quando ci metteremo bene in testa che lo sfruttamento del patrimonio Comunale è una questione sociale (clikka) Ovviamente questo non è che uno dei tanti casi ai quali ho dedicato i miei sforzi …

 

Movida Molesta: Se l’Attività è nociva il “Baretto” deve chiudere

Consiglio la lettura dell’interessante sentenza del Tribunale di Torino del 25.01.2017 (clikka), in materia di molestie causate da un locale notturno, che non fa altro che dire una cosa assolutamente scontata per chi ha un minimo di cultura giuridica e di senso civico: Se l’attività svolta dal Bar, Baretto, Locale o Discoteca è molesta e, quindi, reca pregiudizio al cittadino residente essa deve immediatamente cessare! A Napoli tale affermazione sembra strana, perché siamo troppo abituati al principio che il lavoro è lavoro (il più delle volte al nero) e, pertanto, dobbiamo consentire soprusi inenarrabili, come accaduto di recente con una mamma che, disperata, è dovuta scendere in piena notte per chiedere, senza successo, alle forze dell’ordine presenti di intervenire, poiché non riusciva a dormire con la sua bambina per il disturbo causato da un balordo che aveva deciso di suonare una batteria tutta la notte. Forze dell’ordine che poi, ovviamente, sono state, a loro volta, denunciate per omissione di atti di ufficio.

 

 

Il De Magistris Diffidato a Tutelare la Sicurezza pubblica

Atto di Significazione Invito e Diffida

A Tutela dell’Ordine, della Sicurezza Pubblica e della Salute dei Cittadini

per l’attuazione del Decreto Sicurezza e della cd. Circolare Gabrielli

            II Sottoscritto Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina, in persona del Suo Presidente p.t., Avv. Gennaro Esposito, con sede in Napoli, alla Piazza Dante,

S I G N I F I C A

            al Sig. Sindaco di Napoli On.le Dott. Luigi De Magistris, domiciliato per la Carica presso la Casa Comunale, anche nella Sua qualità di Ufficiale di Governo;

            a S.E. Il Prefetto della Città di Napoli Dott.ssa Carmela Pagano, domiciliata per la carica presso l’Ufficio della Prefettura della Provincia di Napoli, anche quale organo addetto al coordinamento per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica;

            a S.E. il Questore di Napoli, Dott. Antonio De Iesu, domiciliato per la Carica presso gli Uffici della Questura di Napoli, anche quale responsabile dell’Ordine e la Sicurezza Pubblica e delle forze di Polizia anche Amministrativa;

al Sig. Comandante della Polizia Locale del Comune di Napoli Dott. Ciro Esposito, dom.to in Napoli, Comando Generale in Via Vincenzo De Giaxa, 5, quale responsabile delle forze di Polizia Locale ed Amministrativa;

            al Sig. Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli, dom.to in Napoli, al Largo Tarantini, 1 che:

            1.-  Con precedenti atti di significazione invito e diffida, notificati in data 18.01.2016, 28.12.2016, e del 18.05.2017, i comitati spontanei dei cittadini residenti in Napoli, Significavano la insostenibilità delle condizioni di sicurezza, ordine pubblico ed invivibilità dei quartieri ben noti alle cronache cittadine per episodi di movida molesta ed incontrollata, con annessi fenomeni di spaccio di droga,  parcheggiatori abusivi, occupazione abusiva di suolo pubblico, evasione fiscale e contributiva e vendita di alcolici a minori;

            2.- a mente dell’art. 50 e 54 del TUEL, così come modificati ed integrati con Decreto Legge n. 14 del 20.02.2017 (cd. Decreto Sicurezza), convertito in legge 18.04.2017, n. 48, in materie di ordinanze non contingibili ed urgenti: “[Comma 5] Le medesime ordinanze sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale, in relazione all’urgente necessità di interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio, dell’ambiente e del patrimonio culturale o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana, con particolare riferimento alle esigenze di tutela della tranquillita’ e del riposo dei residenti, anche intervenendo in materia di orari di vendita, anche per asporto, e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche. [7-bis] Il Sindaco, al fine di assicurare il soddisfacimento delle esigenze di tutela della tranquillita’ e del riposo dei residenti nonche’ dell’ambiente e del patrimonio culturale in determinate aree delle citta’ interessate da afflusso particolarmente rilevante di persone, anche in relazione allo svolgimento di specifici eventi, nel rispetto dell’articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241, puo’ disporre, per un periodo comunque non superiore a trenta giorni, con ordinanza non contingibile e urgente, limitazioni in materia di orari di vendita, anche per asporto, e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche. [art. 54 comma 4 bis] I provvedimenti adottati ai sensi del comma 4 concernenti l’incolumita’ pubblica sono diretti a tutelare l’integrita’ fisica della popolazione, quelli concernenti la sicurezza urbana sono diretti a prevenire e contrastare l’insorgere di fenomeni criminosi o di illegalità, quali lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, la tratta di persone, l’accattonaggio con impiego di minori e disabili, ovvero riguardano fenomeni di abusivismo, quale l’illecita occupazione di spazi pubblici, o di violenza, anche legati all’abuso di alcool o all’uso di sostanze stupefacenti“;

            3.- a mente dell’art. 100 del TLPS, così come modificato ed integrato con Decreto Legge n. 14 del 20.02.2017 (cd. Decreto Sicurezza), convertito in legge 18.04.2017, n. 48: “Oltre i casi indicati dalla legge, il Questore può sospendere la licenza di un esercizio, anche di vicinato, nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini”;

           

            4.- dopo i gravi fatti accaduti in Piazza San Carlo a Torino il 03.06.2017, il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha adottato una Circolare con la quale si sono disposte misure di sicurezza per i cd. “eventi di piazza” ai quali partecipano un numero considerevole di persone al fine di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica;

            5.- a Napoli, così come in altri grandi centri urbani, ci sono spontanei assembramenti di migliaia persone, per la cd. movida molesta ed incontrollata, che costituiscono veri e propri “eventi di piazza” seppure non organizzati, che determinano una uguale condizione di pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica, specialmente nei fine settimana, ed in particolare dal giovedì alla domenica, nei quartieri di Bagnoli/Via Coroglio, Chiaia ai cd. baretti, Centro Storico, Piazza Bellini/Via Bellini, Piazza San Domenico Maggiore/Piazzetta Nilo/Via Paladino/Via Carrozzieri/Piazza del Gesù, Quartiere Vomero, Via  Aniello Falcone nella zona dei cd. Baretti, Quartiere Posillipo, Via Ferdinando Russo.

Alla luce dei citati fatti e delle vicende ampiamente documentate da riprese video, audio e fotografiche nonché accertamenti svolti da Pubbliche Autorità e così come più volte rappresentate mediante l’inoltro di segnalazioni ed esposti dai cittadini, il sottoscritto Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina

Invita e Diffida

Il Sindaco di Napoli On.le Dott. Luigi de Magistris,

S.E. Il Prefetto di Napoli Dott.ssa Carmela Pagano,

S.E. Questore di Napoli Dott. Antonio De Iesu,

l’Ill.mo Comandante della Polizia Municipale Dott. Ciro Esposito;

Ill.mo Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli Ing. Emanuele Franculli

1) Ad adottare, ciascuno per quanto di loro competenza, ogni provvedimento necessario ed urgente, volto a tutelare l’Ordine, la Sicurezza Pubblica e la vivibilità dei citati quartieri, per la tutela della Salute, della Vivibilità e del Riposo dei Cittadini, disponendo, ai sensi degli artt. 50 e 54 del TUEL ed ai sensi dell’art. 100 TULPS, in via preventiva, la sospensione e/o la chiusura, degli esercizi commerciali, ed irrogando ove necessario le sanzioni della revoca e/o sospensione dei titoli abilitativi all’esercizio dell’attività, predisponendo, ove necessario, nei citati quartieri, la chiusura anticipata dei locali, ovvero la regolamentazione della somministrazione di bevande alcoliche, onde evitare l’assieparsi di folle incontrollate ed incontrollabili, valutando, anche, la eventuale limitazione della installazione di nuove attività produttive inquinanti nei quartieri già saturi così come imposto nei centri storici delle altre città italiane;

2) a disporre ai sensi dell’art. 9 della legge 447/1995 ogni e necessario provvedimento a tutela dell’inquinamento acustico e della salute dei cittadini attesa la continua violazione dei limiti di inquinamento acustico di cui al vigente Piano di Zonizzazione Acustica.

            Il presente atto viene notificato anche a S.E. il Sig. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Penale di Napoli, affinché provveda ad avviare ogni necessaria ed opportuna indagine, volta ad accertare qualsivoglia ipotesi di reato per il grave pregiudizio all’Ordine ed alla Sicurezza pubblica nonché alla Salute dei Cittadini, dovuta alla grave e colpevole inerzia dei Pubblici Amministratori responsabili, anche ai sensi dell’art. 328 c.p.

Napoli, 15 giugno 2017

 

 

La Movida Pericolosa: Dove sono le Istituzioni

Dopo i gravi fatti di Torino, dove si sono ferite oltre 1.500 persone per il panico scatenato da una suggestione collettiva, la recente Circolare del Capo della Polizia, Franco Gabrielli, prevede delle misure di sicurezza da adottare per i cd. eventi che si organizzano nelle città italiane, anche se già le norme di sicurezza vigenti avrebbero dovuto impedire i citati gravi fatti che hanno scatenato il caso piemontese. Fuori dall’ipotesi del cd. evento di piazza, invece, le misure di sicurezza da adottare si lasciano alla valutazione delle istituzioni preposte. Sennonché non v’è chi non veda che a Napoli, così come in altre grandi o piccole città, la situazione del cd. “evento di piazza”, diciamo, costituisce la normalità che resta assolutamente ingovernata. Si pensi a Bagnoli/Via Coroglio, a Chiaia ai cd. baretti, a Piazza Bellini/via Bellini, a Piazza San Domenico Maggiore/Via Nilo/Via Paladino/Via Carrozzieri, ad Aniello Falcone ed altri pochi luoghi dove ogni sera si radunano migliaia di cittadine e cittadini, giovani e meno giovani che, nella loro incosapevolezza, vengono messi a rischio. Difatti, in tutti questi posti si radunano migliaia di persone anche perché i locali ivi collocati o sono vere e proprie discoteche, che non rispettano le norme di sicurezza (è difficile, infatti, vedere Vigili del Fuoco ed Ambulanze per il numero di persone presenti), o sono dei locali autorizzati alla sola somministrazione di bevande, o anche alimenti, che si trasformano in veri e propri locali di pubblico spettacolo canoro, disco o danzanti, senza averne i minimi requisiti di sicurezza, prescritti dalla legge quando si organizzano eventi di tal tipo. Ebbene, la cosa che preoccupa è che il tutto avviene alla luce del giorno, ovvero della notte. Migliaia di persone, infatti, si riversano in locali di pochi metri quadrati, con avventori che occupano strade e marciapiedi, che semmai hanno organizzato la notte “DJ SET”, ovvero in locali seppure di discrete dimensioni che, però, non potrebbero fare eventi di pubblico spettacolo, perché carenti dei requisiti di legge, come ad esempio le uscite di sicurezza su lati contrapposti. Il tutto è condito dal fatto che ciò accade o nelle immediate vicinanze di centri abitati o, addirittura, in locali inseriti in edifici ad esclusiva vocazione residenziale. E’ il caso del cd. Baretto inserito in un condominio, dove tutte le altre unità sono abitazioni di famiglie, lavoratori, bambini ed anziani che restano svegli per notti intere e per la gran parte della settimana. Ebbene, con il cd. Decreto Minniti, n. 14/2017, si sono accresciute le prerogative del Sindaco e del Questore, che hanno più incisivi strumenti amministrativi ed il compito, finora non assolto, di adottare provvedimenti ad hoc, proprio per far fronte a tale ingovernata situazione. Ci chiediamo quando mai adotteranno un provvedimento ovvero, se del caso, dobbiamo prima attendere il disastro confidando nella Provvidenza affinché non accada nulla di grave!

Camorra Prevaricazione e Movida

Questa notte siamo scesi in piazza contro il degrado della città, ancora una volta, abbiamo assistito a comportamenti arroganti e prevaricatori. Arrivati in Via Bellini, in compagnia delle Forze dell’Ordine che ci scortavano, abbiamo assistito ad atti di prevaricazione e mortificazione degli elementari diritti dei cittadini, abbiamo subito aggressioni verbali e minacce. Un comportamento che, non esitiamo a qualificare, a tutti gli effetti CAMORRISTICO. Un Baretto/Discoteca al nostro passaggio, come accaduto con un altro locale durante la manifestazione a Bagnoli il 20 maggio scorso, ha mostrato tutta la sua arroganza alzando il volume degli impianti elettroacustici, nella convinzione di non subire nulla nè alcun controllo.

Abbiamo più volte chiesto alle FF.OO. di intervenire e di andare immediatamente a controllare se avevano la relazione di impatto acustico, prevista per legge, nonchè di verificare se gli impianti elettroacustici indicati nella relazione erano quelli in esercizio. La Funzionaria della Polizia ci ha detto che avevano mandato a fare un controllo, seduta stante. Noi non ci fidiamo più! Stanotte il locale in questione ha una ennesima serata con DJ SET, cosa vietatissima e nociva in un fabbricato residenziale. Il Baretto in questione si trasformerà per l’ennesima volta in una vera e propria discoteca. I cittadini sono stanchi di subire la Camorra della Movida molesta ed incontrollata e di subire soprusi che potrebbero essere repressi facilmente, come accade nelle altre più civili città d’Europa! Abbiamo una classe dirigente Impreparata è Collusa con un sistema sregolato, contro il quale si ha paura di agire. Se i cittadini, anche uno solo, sono abbandonati a loro stessi, allora non ha più senso far parte di una comunità ! Se il Comune e le Forze dell’Ordine non intervengono a tutela di diritti di minima convivenza civile, allora, non ci possiamo neppure chiamare cittadini nè italiani ancor meno napoletani! Siamo un’altra cosa, siamo dei sudditi spremuti dalle tasse che servono per pagare stipendi ed indennità a gente che non ci tutela ma che ci mortifica nel nostro senso di appartenenze! “Io non mi sento Italiano”

La Croncaca della manifestazione su Il Mattino (clikka)

La mia intervista Su il Mattino (clikka)

Anche su il Mattino on line (clikka)

Se un Chiostro del 1500 può essere trasformato in Discoteca

Accade al Chiostro del 1500, di Santa Caterina al Formiello: Chi potrebbe essere così folle da pensare anche lontanamente di trasformare un chiostro del 1500 in una discoteca anche solo per una notte? Eppure accade nella indifferenza della Regione Campania (proprietaria del chiostro), della Sopraintendenza, che non controlla nulla dell’immenso patrimonio artistico culturale del centro storico di Napoli e dei giornali che danno una sola versione dei fatti. Allo stato la Procura, infatti, ha solo disposto il sequestro del chiostro per abusi edilizi, ma non pare si sia occupata anche di tale importante aspetto che è altrettanto grave e pericoloso per il chiostro e per le opere d’arte custodite nella chiesa adiacente. Ebbene, ieri ed oggi sui giornali è apparsa una sola versione, quella della cd. Fondazione Made in Cloister, gestore privato del Chiostro che fa corpo con Porta Capuana, come detto in proprietà della Regione Campania. Sostanzialmente l’allarme lanciato da Don Carmine, Parroco della chiesa di Santa Caterina a Formiello e dai  Cittadini residenti, per la Fondazione Made in Cloister, sarebbe addirittura una Maldicenza come si legge oggi sul  Corriere del Mezzogiorno (clikka). Tra l’altro anche ieri c’era un articolo celebrativo su il Mattino di Napoli senza che nessun giornalista si sia preso la briga di vedere i filmati che potrete vedere in questo post che mostrano tutt’altra storia! A parere della Fondazione le serate sarebbero state solo 5 e sarebbero anche state autorizzate, a questo punto sarebbe il caso di chiedere chi avrebbe mai autorizzato una cosa del genere! Sarebbe come se ad un certo punto qualcuno autorizzasse una “serata discoteca” nella Galleria degli Uffizi di Firenze! A questo punto, questo Davide De Blasio  della Tramontano Arte che parla di maldicenze del parroco, dovrebbe tirare fuori le carte e farci vedere chi avrebbe mai potuto autorizzare uno scempio del genere.

Noi abbiamo accolto le lamentele, assolutamente giustificate di Don Carmine, parroco della Chiesa di Santa Caterina a Formiello, il quale ha documentato lo scempio che, a parere del De Blasio. Questa volta non voglio neppure considerare il grave danno alla salute subito dai cittadini per le notti insonni, ma il fatto che le vibrazioni provocate da potenti apparecchi elettroacustici sono in grado di colpire a morte un patrimonio monumentale che andrebbe, invece, tutelato. Ieri qualcuno mi diceva che Napoli è bella perché è un po’ anarchica … forse si sta esagerando ….

Guardate Voi stessi cosa accade nel cd. Museo Made in Cloister:

Una considerazione: Se consentiamo di fare una discoteca in un chiostro del 1500, confinante con una chiesa che custodisce opere d’arte, allora dobbiamo dire che Sylvain Bellenger, direttore del Museo di Capodimonte, è un pazzo ed un visionario, se teme che il passaggio degli aerei possano danneggiare le opere d’arte ivi custodite: Fanpage (clikka)

Piazza Bagnoli e Corso Vittorio Emanuele altre 2 chiusure di Sale da Gioco

Grazie al regolamento che ho voluto a fatto approvare dal Consiglio Comunale di Napoli oggi leggo di altri due interventi del servizio SUAP del Comune di Napoli che ha comminato la chiusura di una Sala da Giochi in Piazza Bagnoli (clikka) e di un altra al Corso Vittorio Emanuele (clikka), per l’evidente contrasto con i limiti di distanze che ebbi modo di inserire nell’articolata disciplina che ha già superato positivamente il vaglio del TAR CAMPANIA (clikka), segno che, se la politica vuole incidere sulla società, può farlo senz’altro.

Ad una politica supina all’indirizzo di lobby economiche, piccole o grandi che siano, preferisco quella che è tesa a dare un’indirizzo di sviluppo che si manifesta attraverso una visione della città e del paese che, purtroppo, ai nostri amministratori manca, essendo troppo impegnati a seguire il consenso spicciolo a scapito dell’interesse pubblico.

Spero che si coaguli presto un gruppo di donne ed uomini di buona volontà che abbiano a cuore le sorti della nostra città.

Movida Militare

Oggi leggo l’intervista del Questore su Il Mattino (clikka), riporto la posizione del Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e Vivibilità Cittadina che presiedo: “Come Comitato abbiamo sempre espresso la massima stima per gli agenti delle Forze dell’Ordine e per i Militari. In più occasioni abbiamo dato la nostra solidarietà agli agenti che sono stati mandati a fronteggiare situazioni che non erano in grado di gestire, per l’eccessivo assembramento di persone, provocato dalle notti della movida napoletana. Ricordiamo, infatti, ciò che accadde nella notte del 15.10.2016, quando un agente della Polizia di Stato, venne letteralmente travolto da un motoveicolo in fuga, oltre alle tante risse, accoltellamenti e spari, a cui sono seguiti arresti ed imputazioni per droga o per altri reati. Proprio per l’esperienza maturata sul campo, pensiamo che mandare due agenti di pubblica sicurezza, accompagnati da tre militari, sia un rimedio non molto efficace, anche per la necessità di eseguire un controllo amministrativo sugli esercizi commerciali che di notte da bar e baretti si trasformano in vere e proprie discoteche all’aperto ed al chiuso, attirando centinaia di giovani che tal volta, sotto l’effetto di droghe ed alcol, si trasformano essi stessi in cantanti e musicisti, percuotendo qualunque cosa a mo di tamburo. Ci chiediamo, infatti, cosa farà questa sparuta pattuglia quando si troverà innanzi al muro umano della movida napoletana, che tal volta impedisce anche ai residenti di tornare alle proprie abitazioni ed ai mezzi di soccorso di giungere a destinazione. Ci chiediamo, ancora, cosa faranno i 5 agenti quando passeranno tra le nuvole di fumo di erbe di varia natura e cosa faranno quando si troveranno ad ascoltare cantanti e brani musicali sparati da casse acustiche piazzate all’interno o fuori dagli esercizi commerciali, che svolgono la loro attività rigorosamente a porte aperte. E’ chiaro che, il proliferare incontrollato di questo tipo di attività, ha creato e crea disagio alla cittadinanza ed innegabili problemi di ordine e sicurezza pubblica, poiché il fenomeno è assolutamente ingovernato; bar e baretti e locali di varia natura spuntano come funghi, aprendosi in condomini che hanno natura residenziale, senza alcuna limitazione e nella completa indifferenza dell’Amministrazione Comunale che, anzi, propone un modello di città sveglia h24, mentre in altre città si è aperta per lo meno una riflessione sulla necessità di limitare la proliferazione di queste attività inquinanti. Siamo, allora, convinti che se l’amministrazione comunale non adotterà alcun provvedimento strutturale e di programmazione, si dovrà giungere, gioco forza, a sollecitare l’emissione dei provvedimenti volti a tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica da parte delle Autorità di Pubblica Sicurezza alla quale ci siamo rivolti chiedendo di essere ascoltati, poiché contrariamente a quanto si afferma, i residenti che conosciamo, non sono mai stati ricevuti.

Avv. Gennaro Esposito

Presidente del Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina

quietepubblicanapoletana@gmail.com

Via Marina e la Politica Inutile

Ho sempre sostenuto che la Politica ha senso solo se è buona amministrazione, tutti i “maneggi” per occupare poltrone sono, invece, speculazione politica. Il caso degli impianti sportivi, di cui ho più volte parlato ne è un esempio. Oggi leggo di nuovo, su il Mattino di Napoli, di Via Marina (clikka) e della l’Intervista (clikka) fatta all’assessore alle infrastrutture, Prof. Mario Calabrese, ottima persone, solo che forse la sua permanenza in politica ne ha determinato una mutazione genetica. Ciò che balza agli occhi, infatti, è la sua insistenza nell’affermare che non è possibile dare una data sulla conclusione dei lavori, sennonché, sarebbe il caso di osservare, che uno degli atti tecnici, semplici semplici, che devono esistere in ogni appalto è il cd. cronoprogramma dei lavori, che nel caso di via marina sembrerebbe essere quasi un “terno al lotto”.

La domanda che sorge spontanea è: Se la politica non è in grado di gestire neppure una cosa così semplice come la ristrutturazione di una strada, salvo incredibili sorprese (che nel caso di specie non sembrano ricorrere) a cosa serve?

  Sul Cantiere, ricordo, ci fu anche l’interessamento della commissione consiliare con tanto di foto , servizi al TG£ Campania ed interessamento dell'”ingegnereconsiglierea5stelle”, eppure, dovrebbe essere semplice, se non c’è alcuna valida “sorpresa”, allora si sanzioni l’impresa, se non ci sono i soldi, allora, si assuma la responsabilità politica di aver avviato un cantiere così invasivo per la città, senza una valida programmazione finanziaria e si traggano le conseguenze politiche, ma forse sarebbe pretendere troppo dalla politica…

Gioco D’Azzardo: Il TAR Campania Conferma il Regolamento di Napoli

Provo una grande soddisfazione per il lavoro fatto come consigliere comunale e contemporaneamente una sensazione di rammarico per quanto avrei potuto fare di più e si potrebbe ancora fare, non solo nel settore del gioco d’azzardo ma nell’amministrazione della città in generale. Oggi sono molto vicino ai miei amici sportivi che si trovano ad essere ostacolati da una amministrazione disastrosa degli impianti sportivi, eppure anche in questo settore avevo elaborato un regolamento (clikka) che, se approvato, avrebbe segnato un enorme passo in avanti, prevenendo anche molti nodi che oggi sono venuti al pettine. Che dire, godiamoci il momento sperando che questa decisione resista innanzi al Consiglio di Stato. Mi sento di ringraziare l’Assessore Enrico Panini che ha difeso quest’atto in molte sedi resistendo alle tante pressioni politiche contrarie.

Il testo del Comunicato stampa del Comune

La Sezione Terza del TAR della Campania, con sentenza 1567 del 22 marzo 2017, ha esaminato nel merito e respinto il ricorso presentato da HBG ARCADES s.r.l. contro la Delibera n 74 del 21.12.2015 (clikka), avente ad oggetto “Regolamento Sale da gioco e giochi leciti” , e contro l’Ordinanza del Sindaco di Napoli in materia di limiti orari di funzionamento delle Sale gioco

Ad eccezione di alcuni punti piuttosto marginali, relativi all’incremento/sostituzione delle macchinette e alle forme di pubblicità delle sale da gioco, il giudice amministrativo ha ritenuto infondati il ricorso ed i motivi aggiunti proposti, dichiarando, di fatto, valido l’intero impianto della disciplina comunale sul gioco.

In particolare, è stata confermata la legittimità delle limitazioni di orario introdotte dall’Ordinanza sindacale sulla base delle deliberazioni del Consiglio comunale per contrastare la crescita del Gioco d’Azzardo Patalogico e delle distanze minime che devono osservare le Sale gioco rispetto ai cd. “Luoghi sensibili”.

Si tratta della prima decisione di merito, destinata a fare scuola, sulle norme vigenti nel territorio cittadino.

Di seguito la sentenza. Per me è un piacere è stato un piacere leggerla:

Pubblicato il 22/03/2017

01567/2017 REG.PROV.COLL.

01192/2016 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1192 del 2016, e sui relativi motivi aggiunti, proposti da:
HBG ARCADES s.r.l., con sede legale in Roma, in persona dell’amministratore unico e legale rappresentante pro tempore, dott. Filippo De Luca, rappresentata e difesa dall’avv. Cino Benelli (cod. fisc. BNLCNI72L24D612B), con indirizzo PEC cinobenelli@pec.avvocati.prato.it, anche quali esclusivi recapiti presso cui ricevere comunicazioni e avvisi di cui all’odierno ricorso, e domiciliato per legge presso la Segreteria del TAR Campania, Napoli;

contro

Comune di Napoli, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Antonio Andreottola, Accattatis Chalon d’Oranges, Eleonora Carpentieri, Bruno Crimaldi, Annalisa Cuomo, Anna Ivana Furnari, Giacomo Pizza, Anna Pulcini, Bruno Ricci e Gabriele Romano con i quali elettivamente domicilia, in Napoli, Piazza Municipio, Palazzo San Giacomo, presso l’Avvocatura comunale;

e con l’intervento di

ad adiuvandum:
– A.C.A.D.I., Associazione Concessionari Apparecchi da Intrattenimento (di seguito ACADI), con sede in Roma, in persona del legale rappresentante, Guglielmo Angelozzi, rappresentato e difeso dall’avv. Carlo Geronimo Cardia ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Stefano Grieco in Napoli, Piazza Salvatore di Giacomo, n. 123, indirizzo PEC: info@pec.gclegal.it ;
– CODERE NETWORK S.P.A. (di seguito CODERE), con sede in Roma, in persona del legale rappresentante pro tempore, Stefano Natalicchio, rappresentato e difeso dall’avv. Luca Giacobbe ed elettivamente domiciliato presso lo studio del prof. Avv. Erik Furno, via Cesario Console, n. 3, indirizzo PEC: giacobbe@pec.sglaw.it;
ad opponendum:
– FEDERCONSUMATORI CAMPANIA, Federazione regionale di consumatori e utenti, in persona del legale rappresentante pro tempore, Presidente Rosario Stornaiuolo, con sede legale in Napoli,
– FEDERCONSUMATORI PROVINCIALE NAPOLI, Federazione Provinciale di consumatori e utenti, in persona del Presidente Rosario Stornaiuolo, con sede legale in Napoli,
– LIBERA NAPOLI – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, con sede in napoli, in persona del legale rappresentante pro tempore, Antonio D’Amore
– LA CASA SULLA ROCCIA – CENTRO DI SOLIDARIETA’, con sede in Avellino,
– FAMIGLIE IN GIOCO, con sede in Salerno, in persona del Presidente, legale rappresentante pro tempore,
– ADA NAPOLI E PROVINCIA – Associazione per i diritti degli anziani, con sede in Napoli, in persona del presidente Massimo Sabatino,
– ACLI – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, con sede legale in Napoli,
tutte rappresentati e difesi dagli avv. Claudia Piscione (PEC: avvclaudiapiscione@pec.it), Patrizia Kivel Mazuy (PEC: avvileanacapurro@postecert.it), Osvaldo Ciriello (PEC: osvaldo.cirilello@pec.it);

per l’annullamento:

  1. A) quanto al ricorso introduttivo, notificato il 15 marzo 2016 e depositato il successivo 16:
  2. a) della deliberazione del consiglio comunale di Napoli n. 74 del 21 dicembre 2015, avente ad oggetto: “Regolamento Sale da gioco e giochi leciti”, pubblicata sull’Albo pretorio dal 4 gennaio 2016 al 19 gennaio 2016, comprensiva di ogni allegato e, in particolare del Regolamento da essa approvato;
  3. b) di ogni altro provvedimento connesso, conseguente e/o conseguenziale comunque lesivo degli interessi della ricorrente.
  4. B) Quanto al ricorso per motivi aggiunti, notificato il 6 giugno 2016 e depositato il successivo 7:
  5. a) dell’ordinanza del sindaco n. 1 del 4 aprile 2016 (prot. n. 387), avente ad oggetto: “Disciplina degli orari di apertura e chiusura delle sale giochi autorizzate di cui al Regolamento Sale da gioco e Giochi leciti, approvato con delibera consiliare n. 74 del 21 dicembre 2015, depositata presso la Segreteria del Tar il 6 aprile 2016;
  6. b) dell’ordinanza sindacale n. 2 del 1° giugno 2016 (prot. n. 735), avente ad oggetto: “Differimento dell’entrata in vigore dell’Ordinanza n. 1 del 4 aprile 2016” di cui sopra;
  7. c) dell’ordinanza sindacale del 1° giugno 2016 (prot. n. 736) recante la “Parziale rettifica dell’ordinanza sindacale n. 735 del 1° giugno 2016”.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti gli atti di intervento ad adiuvandum di A.C.A.D.I. e CODERE

Visti gli atti di intervento ad opponendum di FEDERCONSUMATORI CAMPANIA, FEDERCONSUMATORI PROVINCIALE NAPOLI, LIBERA NAPOLI, LA CASA SULLA ROCCIA – CENTRO DI SOLIDARIETA’, FAMIGLIE IN GIOCO, ADA NAPOLI E PROVINCIA, ACLI;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 6 dicembre 2016 il dott. Gianmario Palliggiano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

1.- La società HBG Arcades, in qualità di concessionaria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ai sensi del D.M. 29/2000, gestisce nell’ambito del territorio del comune di Napoli, in via della Maddalena, n. 40, una sala bingo, all’interno della quale è svolta, a partire dall’anno 2010, attività di raccolta delle giocate, anche mediante apparecchi da intrattenimento di cui all’art. 110, comma 6, Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza, di seguito TULPS), in virtù di titoli abilitativi rilasciati dalla locale Questura.

Con delibera del consiglio comunale n. 74 del 21 dicembre 2015, avente ad oggetto il “Regolamento sale da gioco e giochi leciti” (di seguito: Regolamento), pubblicata sull’albo pretorio dal 4 gennaio 2016 al 19 gennaio 2016, il comune di Napoli ha disposto una serie di regole, che la ricorrente sostiene essere eccessivamente restrittive e gravose, all’esercizio delle attività di gioco lecito nell’ambito del territorio comunale.

Avverso le previsioni regolamentari la società HBG Arcades ha proposto l’odierno ricorso, notificato il 15 marzo 2016 e depositato il successivo 16.

Il comune di Napoli costituitosi in giudizio ha chiesto la reiezione del ricorso.

Con atto e documentazione depositate il 4 dicembre 2016, sono intervenute ad opponendum le Associazioni: FEDERCONSUMATORI CAMPANIA, FEDERCONSUMATORI PROVINCIALE NAPOLI, LIBERA NAPOLI, LA CASA SULLA ROCCIA – CENTRO DI SOLIDARIETA’, FAMIGLIE IN GIOCO, ADA NAPOLI E PROVINCIA, ACLI.

Con memoria hanno ampiamente illustrato circa l’infondatezza nel merito del ricorso.

Sono intervenute ad adiuvandum le Associazioni ACADI e CODERE con atti rispettivamente depositati il 1° e 2 aprile 2016, nei quali hanno articolato difese a sostegno della società ricorrente; ACADI ha anche depositato perizia di parte volta a dimostrare gli effetti assolutamente impeditivi derivanti dall’approvazione del Regolamento riguardo all’apertura di nuovi locali per lo svolgimento dell’attività del gioco legale, a causa dell’obbligo di garantire distanze minime da determinate attività esistenti.

In data 6 aprile 2016, il Comune di Napoli ha prodotto in giudizio l’ordinanza sindacale n. 1, prot. n. 387, del 4 aprile 2016, avente ad oggetto la “Disciplina degli orari di apertura e chiusura delle sale giochi autorizzate di cui al Regolamento sale da gioco e giochi leciti, approvato con delibera consiliare sopra indicata n. 74 del 2015.”.

Con tale ordinanza, il sindaco ha disposto che l’orario di esercizio delle “sale giochi” di cui al Regolamento impugnato con ricorso introduttivo “è fissato dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle ore 18,00 alle ore 23,00 di tutti i giorni, festivi compresi”.

La vigenza della menzionata ordinanza, in origine fissata “decorsi 60 giorni dalla compiuta pubblicazione dell’Albo pretorio on line”, è stata in seguito differita di ulteriori 60 giorni con l’ordinanza n. 2 del 1° giugno 2016 (prot. n. 735), in considerazione della necessità di “attendere gli esiti delle numerose istanze cautelari promosse da parte degli esercenti delle sale da gioco unitamente ai ricorsi giurisdizionali aventi ad oggetto l’ordinanza in questione.”.

Nella stessa data del 1° giugno 2016 (prot. n. 736), il comune di Napoli ha poi emanato un’altra ordinanza sindacale recante la “Parziale rettifica dell’ordinanza sindacale progr. n. 735 del 1° giugno 2016”, con la quale ha disposto che: “l’Ordinanza sindacale prot. n. 735 del 1° giugno 2016 è rettificata nel senso che il riferimento all’Ordinanza sindacale n. 1 del 4/4/2016 deve intendersi sostituito con quello all’Ordinanza sindacale progr. 387, di pari data”.

2.- HBG Arcades ha impugnato le predette ordinanze con ricorso per motivi aggiunti, notificato il notificato il 6 giugno 2016 e depositato il successivo 7.

Il comune di Napoli, con memoria depositata il 4 novembre 2016, ha articolato ulteriori difese per chiedere il rigetto del ricorso introduttivo e di quello per motivi aggiunti.

La domanda incidentale di sospensione non è stata trattata essendo cancellata dal ruolo cautelare.

Le parti hanno scambiato memorie in vista dell’udienza pubblica del 6 dicembre 2016, nella quale, dopo ampia discussione, la causa è stata trattenuta per la decisione.

DIRITTO

1.- Precede l’esame del ricorso introduttivo.

Con il primo motivo la società ricorrente deduce le seguenti censure: violazione dell’ art. 1, comma 201, Legge reg. Campania n. 16 del 2014; degli artt. 22 e seguenti Legge reg. Campania n. 16 del 2004; dell’art. 7, comma 10, d. l. n. 158/2012 conv. L. n. 189/2012 (Cd. Decreto Balduzzi); eccesso di potere per carenza dei presupposti e difetto d’istruttoria.

1.1.- Ad avviso della società ricorrente, non sarebbero stati considerati i presupposti, richiesti dal legislatore regionale, per incardinare il potere del comune nel localizzare le sale pubbliche da gioco.

In particolare, l’art. 6, intitolato “Localizzazioni e requisiti dei locali”, del Regolamento impugnato, ai commi 1, 2, 3 ha enucleato una serie di c.d. “luoghi sensibili” in relazione ai quali, per l’esercizio delle attività di gioco lecito, deve essere rispettata una distanza di cinquecento metri, ridotti a duecento nei casi di “sportelli bancari, postali o bancomat” o “agenzie di prestiti di pegno o attività in cui si eserciti l’acquisto di oro, argento o oggetti preziosi”.

L’art. 6, comma 6, decreta inoltre un divieto generalizzato di esercizio delle attività di gioco “nel perimetro del Centro Antico cittadino”.

Sempre secondo la società ricorrente, le sopra citate previsioni di localizzazione, seppure dal marcato carattere urbanistico-territoriale (cfr. art. 1, comma 201, L. reg. Campania n. 16/2014, il quale richiede l’esercizio della potestà di localizzazione comunale delle sale pubbliche da gioco mediante apposite “previsioni urbanistico-territoriali”), sono state inserite all’interno di un semplice Regolamento di polizia amministrativa e, pertanto, senza il rispetto non solo delle pianificazioni previste dal c.d. “decreto Balduzzi” ma anche delle forme e dei modi tipici del procedimento imposto dalla legge regionale Campania n. 16 del 2004 (cita al riguardo, Cons. Stato, sez. III, 10 febbraio 2016, n. 578).

Parte ricorrente menziona anche l’orientamento espresso dalla Corte costituzionale, con sentenza n. 220 del 2014, secondo cui il potere di limitare la distribuzione sul territorio delle sale dal gioco tramite l’imposizione di distanze minime rispetto ai cosiddetti luoghi sensibili, potrebbe essere ricondotto alla potestà degli enti locali in materia di pianificazione e governo del territorio, rispetto alla quale la Costituzione e la legge ordinaria conferiscono al comune le relative funzioni.

1.2.- Il motivo è inammissibile.

In primo luogo, la società ricorrente non ha dimostrato di trovarsi in una condizione di vicinanza con i “luoghi sensibili” tale da pregiudicarne la sopravvivenza. Ne consegue che la censura relativa alla localizzazione delle sale da gioco, nel difettare del presupposto dell’esistenza di una lesione, anche solo potenziale, finisce per mostrarsi inammissibile per carenza di concretezza ed attualità dell’interesse.

Peraltro, eventuali limitazioni dovute al rispetto delle prescrizioni in tema di distanze da determinati “luoghi sensibili”, hanno l’indiscutibile effetto di contenere l’ingresso nel settore di eventuali altri operatori, circostanza che non contrasta ma anzi viene incontro all’interesse imprenditoriale della società ricorrente, orientato ad evitare che nuovi soggetti possano operare in concorrenza in luoghi prossimi ai propri locali.

1.3.- In ogni caso, il motivo è infondato.

In tema di localizzazione delle attività, il decreto legge n. 158 del 2012 (cd Balduzzi) contiene disposizioni restrittive sulla collocazione di apparecchi da gioco rispetto a determinati luoghi “sensibili”.

Nello specifico, l’art. 7, comma 10, del menzionato decreto legge n. 158 del 2012 dispone che “L’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e, a seguito della sua incorporazione, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, tenuto conto degli interessi pubblici di settore, sulla base di criteri, anche relativi alle distanze da istituti di istruzione primaria e secondaria, da strutture sanitarie e ospedaliere, da luoghi di culto, da centri socio-ricreativi e sportivi, definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa sancita in sede di Conferenza unificata (…) provvede a pianificare forme di progressiva ricollocazione dei punti della rete fisica di raccolta del gioco praticato mediante gli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a), del testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni, che risultano territorialmente prossimi ai predetti luoghi. Le pianificazioni operano relativamente alle concessioni di raccolta di gioco pubblico bandite successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e valgono, per ciascuna nuova concessione, in funzione della dislocazione territoriale degli istituti scolastici primari e secondari, delle strutture sanitarie ed ospedaliere, dei luoghi di culto esistenti alla data del relativo bando. (…)”.

La citata previsione predispone misure concertate volte a contrastare il fenomeno della ludopatia o gioco d’azzardo patologico (cd. GAP), le quali, dall’entrata in vigore del cd decreto Balduzzi, rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) a tutela del diritto alla salute, di cui all’art. 32 della Costituzione.

Inoltre, l’art. 1, comma 201, della legge regionale Campania 7 agosto 2014, n. 16 ha stabilito che – al fine di perseguire le finalità volte alla prevenzione, alla riduzione del rischio nonché al contrasto ed alla dipendenza dal GAP, di cui al precedente comma 197 – i comuni possano dettare disposizioni di carattere urbanistico territoriale in ordine alla localizzazione delle sale da gioco; tutto ciò risulta coerente con gli orientamenti espressi dalla Corte Costituzionale che, con la sentenza 18 luglio 2014 n. 220, ha attribuito alla potestà degli enti locali la collocazione delle sale giochi sul territorio cittadino, nell’ambito dell’attività di pianificazione e governo del territorio, “rispetto alla quale la Costituzione e la legge ordinaria conferiscono al Comune le relative funzioni”.

Più precisamente, la Corte ha ritenuto che le disposizioni sui limiti di distanza imposti alle sale da gioco siano dirette al perseguimento di finalità prevalentemente di carattere socio-sanitario.

Pertanto, lo Stato ha il compito di fissare i principi generali che ispirano la materia, dettati dalla riduzione e dal contrasto all’attività del gioco d’azzardo; mentre le Regioni e gli enti locali hanno il potere di disciplinarne le concrete modalità, avuto riguardo, da un lato, agli obiettivi programmati a livello nazionale, e, dall’altro, alle caratteristiche peculiari del territorio entro cui le attività del gioco sono destinate ad incidere.

Peraltro, con la recente sentenza 10 febbraio 2016, n. 579, il Consiglio di Stato ha evidenziato che il potere di pianificazione territoriale non investe tematiche solo di carattere edificatorio, ma “…deve essere ricostruito come intervento degli enti esponenziali sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo ed armonico del medesimo, che tenga conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli, sia di valori ambientali e paesistici, sia di esigenza di tutela della salute e quindi della vita salubre degli abitanti”.

La sentenza ha anche sottolineato che, ancorché non siano stati ancora fissati i parametri di distanza da luoghi sensibili per l’intero territorio nazionale, ciò tuttavia non impedisce alle Regioni e agli Enti Locali di esercitare il proprio potere concorrente indirizzato alle medesime finalità.

L’obiettivo può ben essere realizzato mediante l’adozione di un testo regolamentare, in quanto il riferimento, nell’art. 1, co. 201, della legge regionale n. 16 del 2014, a “previsioni urbanistico-territoriali” allude essenzialmente al carattere, al contenuto ed alle finalità delle prescrizioni e non comporti anche il rinvio al complesso iter procedimentale per la formazione o la variazione di uno strumento urbanistico.

2.- Con il secondo motivo di ricorso, la società ricorrente deduce la violazione dei principi di certezza, affidamento e ragionevolezza, violazione dell’art. 11 preleggi al cod. civ.; l’eccesso di potere per carenza dei presupposti.

2.1.- Sostiene l’illegittimità del regolamento impugnato, posto che alcune previsioni nello stesso contenute – in particolare, l’art. 25, comma 1, relativo all’entrata in vigore del regolamento; l’art.7 relativo alla necessità dell’autorizzazione comunale, in aggiunta a quella del Questore; l’art. 9 sull’efficacia quinquennale delle autorizzazioni – troverebbero applicazione anche agli esercizi già autorizzati e, pertanto, avrebbero efficacia retroattiva con svilimento del principio ragionevolezza posto che gli operatori del settore avrebbero fatto incolpevole affidamento sulla portata ed estensione delle autorizzazioni già ricevute.

2.2.- La censura non è condivisibile e va respinta.

Le previsioni regolamentari che estendono la loro efficacia anche ai soggetti già autorizzati risponde alla giustificabile esigenza di bilanciare l’interesse alla salvaguardia delle attività economiche con quella legata alla prevenzione delle ludopatie la quale, come sopra illustrato, rientra nell’ambito delle esigenze di tutela della salute, in linea con i principi fissati dall’art. 32 della Costituzione.

E’ in primo luogo da osservare che l’estensione dell’applicazione a tutti gli operatori del settore, ivi compresi quelli già operanti, non implica una retroattività delle disposizioni ma è piuttosto finalizzata ad escludere situazioni franche da una verifica periodica con la sottrazione totale dei soggetti già autorizzati da ogni possibilità di controllo e verifica successiva, con inammissibile incisione anche sui principi di imparzialità e di par condicio tra operatori del settore.

D’altronde, la Corte costituzionale in più occasioni (sentenze n. 264 e n. 15 del 2012, n. 303, n. 238 e n. 93 del 2011, n. 317 e n. 311 del 2009, n. 362 e n. 172 del 2008) ha rammentato che il legislatore, nei limiti del criterio di ragionevolezza e senza mai “incidere arbitrariamente sulle situazioni sostanziali poste in essere da leggi precedenti, può valutare la scelta tra retroattività e irretroattività”.

La stessa Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali non esclude radicalmente la possibilità di leggi che, operando retroattivamente, incidano sull’andamento di giudizi in corso, quando sussistano esigenze di ordine pubblico o addirittura “motivi imperativi di interesse generale”

Nel caso specifico, si ribadisce, la previsione regolamentare in discussione risponde alla ben chiara finalità di realizzare un contemperamento dell’interesse privato dei titolari al mantenimento degli apparecchi da gioco leciti e quello pubblico ad un controllo continuo e periodico in un settore sensibile, per i suoi rilevanti effetti sociali e sulla salute.

Giova inoltre richiamare l’orientamento della giurisprudenza secondo cui “L’esistenza di un’autorizzazione pregressa non può giustificare una deroga permanente, che sottragga l’operatore all’applicazione della disciplina regolamentare a tutela della salute, quale che siano le vicende e le ubicazioni future del suo esercizio commerciale. Altrimenti, oltre a vanificare la portata della disciplina di tutela, si determinerebbe nel settore, attraverso la sorta di contingentamento e la forte valorizzazione delle autorizzazioni preesistenti che ne conseguirebbero, una distorsione della concorrenza maggiore di quella che potrebbe essere imputata alle distanze minime.” (Consiglio di stato, sentenza n.579 del 2016).

  1. Con il terzo motivo di ricorso, parte ricorrente deduce la violazione del principio di legalità; degli artt. 23 e 41 Cost.; dell’art. 7 TUEL, l’eccesso di potere per carenza dei presupposti.

3.1.- Osserva la società ricorrente che gli artt. 7, 9, 10, 20 e 21 del regolamento impugnato imporrebbero agli operatori economici di munirsi di autorizzazione comunale, non solo in caso di nuova apertura dei locali, ma anche per gli esercizi esistenti, nonché nei casi di trasferimento di proprietà e/o gestione dell’azienda; la previsione regolamentare non avrebbe idonea copertura normativa statale che, al riguardo, richiede esclusivamente l’autorizzazione del Questore e non anche quella del Comune.

3.2.- Anche questo motivo è infondato.

In primo luogo, l’autorizzazione trova fondamento normativo nell’art. 86 del regio decreto n. 773 del 1934, concernente l’apertura degli esercizi pubblici, comprendenti le “sale pubbliche per bigliardi o per altri giuochi leciti”, che rientra tra le attribuzioni di polizia amministrativa trasferite al comune in forza dell’art. 19 del d.P.R. n. 616 del 1977.

Per il resto l’autorizzazione del Questore e quella del comune rispondono a due distinte finalità.

Invero, la competenza del Questore, di cui all’art. 88 del R.D. 18 giugno 1931, n. 773 (Testo unico di pubblica sicurezza – TULPS) e dell’art. 2, comma 2 quater, del D.L. 25 marzo 2010, n. 40 convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2010, n. 73 ha ad oggetto aspetti attinenti alla pubblica sicurezza.

Al contrario, la competenza del Sindaco, e più in generale del Consiglio comunale, coinvolge l’ambito della comunità locale; è chiaro quindi che le relative competenze rispondono ad interessi diversi e tra di loro complementari e non sovrapponibili.

Circa il rilievo della mancanza di copertura normativa del potere del Consiglio comunale e del sindaco, è sufficiente sul punto ricondursi, oltre che alle norme di pubblica sicurezza, alle già citate fonti normative di cui al d. lgs. 158 del 2012 e della Legge regionale n. 16 del 2014.

4.- Con il quarto motivo di ricorso, la società ricorrente deduce la violazione degli artt. 42 e 50, comma 7, TUEL; l’eccesso di potere per carenza dei presupposti, l’incompetenza.

4.1.- Sostiene in particolare che la previsione di rigidi orari di apertura e chiusura non trovi copertura normativa nell’art. 50, comma 7, del TUEL.

Il Consiglio comunale, mediante le previsioni contenute all’art. 17 (intitolato “Orari”), commi 1 e 2, e all’art. 19 (intitolato “Prescrizioni generali ed orario di funzionamento”), non avrebbe rispettato l’ordine delle competenze delineato dal TUEL, essendo la disciplina oraria di funzionamento degli apparecchi da gioco pacificamente rimessa alla discrezionalità del Sindaco, ai sensi dell’art. 50, comma 7, dello stesso TUEL.

4.2.- L’assunto è privo di fondamento.

Il potere regolamentare generale è attribuito al Consiglio comunale, ai sensi dell’art. 42 del d. lgs. 267 del 2000, in quanto organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo.

Riguardo ai poteri del sindaco, l’articolo 50, comma 7, TUEL, prevede che “Il sindaco, altresì, coordina e riorganizza, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d’intesa con i responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio, al fine di armonizzare l’espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli utenti.”.

La norma attribuisce al consiglio comunale il compito di delineare gli indirizzi di carattere generale in tema di orari, sul cui tracciato il Sindaco esercita il proprio potere discrezionale teso a fissare un orario più o meno contenuto nell’ambito delle fasce orario predeterminate dal consiglio medesimo, in coerenza con l’interesse pubblico perseguito.

Al contrario, la mancata adozione da parte del consiglio comunale di prescrizioni sulle fasce orarie, avrebbe l’effetto sostanziale di ampliare la discrezionalità del Sindaco che, con propria ordinanza, non sarebbe più soggetto ad alcuna cornice di riferimento regolamentare.

In proposito, il Consiglio di Stato ha ritenuto non condivisibile “la tesi che l ‘art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267 del 2000 possa essere interpretato nel senso che la competenza del Sindaco non riguardi anche la materia dei giochi, atteso che la disposizione gli attribuisce espressamente il compito di coordinare e riorganizzare, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito di eventuali criteri fissati dalla Regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici. Dalla particolare ampiezza della nozione di ‘pubblico esercizio’ contenuta nella disposizione, deve ritenersi che rientrino senz’altro nella nozione anche le attività di intrattenimento espletate all’interno delle sale giochi e degli esercizi in cui siano stati installati apparecchi di ‘gioco lecito’: il connotato tipizzante di un pubblico esercizio è la fruibilità delle attività ivi svolte da parte della collettività indifferenziata, i cui componenti siano ammessi a parteciparvi.

Le sale giochi e gli esercizi dotati di apparecchiature da gioco, in quanto locali ove si svolge l’attività attualmente consentita dalla legge, sono qualificabili, seguendo l’elencazione contenuta nell’art. 50, comma 7, d.lg. n. 267 del 2000, come ‘pubblici esercizi’, di talché per dette sale il Sindaco può esercitare il proprio potere regolatorio, anche quando si tratti dell’esercizio del gioco d’azzardo, quando le relative determinazioni siano funzionali ad esigenze di tutela della salute e della quiete pubblica” (Consiglio di Stato, sez. V, 20 ottobre 2015, n. 4794).

Nel caso di specie, il Consiglio comunale ha introdotto previsioni sull’orario di esercizio le quali si pongono quali parametri generali ai quali il Sindaco si è attenuto nell’adozione dell’ordinanza applicativa.

Né si può escludere che il Consiglio comunale detti, per converso, criteri rigidi e restrittivi, tanto da vincolare in misura stringente della discrezionalità devoluta al Sindaco, senza tuttavia obliterare l’esercizio del potere sindacale che può nondimeno esercitarsi nell’ambito delle fasce orarie determinate dal regolamento comunale. Infatti l’art. 18 del Regolamento in questione, pur fissando limiti di orario tassativi non manca di contemplare espressamente l’art. 50, co. 7, del d. lgs. n. 267 del 2000, rendendo con ciò evidente l’intendimento di rinviare comunque all’emanazione di un’apposita determinazione sindacale la concreta applicazione degli orari di apertura.

Del resto le eventuali incertezze nell’interpretazione di un testo normativo vanno, secondo un principio che permea in senso trasversale l’ordinamento giuridico, risolte in senso compatibile con la legittimità e la conservazione degli atti giuridici.

4.3.- La società ricorrente a sostegno delle proprie affermazioni cita la sentenza del Consiglio di Stato 1° agosto 2015, n. 3778.

Il richiamo si palesa tuttavia improprio.

Il Consiglio di Stato con la richiamata sentenza aveva semplicemente chiarito che l’ordinanza sindacale, avente ad oggetto gli orari di apertura delle sale da gioco, non deve essere necessariamente adottata “sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla Regione”, come previsto dal menzionato art. 50 comma 7, TUEL, con ciò riconoscendo a monte la competenza in materia del consiglio comunale nel definire i parametri generali di riferimento degli orari; è chiaro tuttavia che la mancata approvazione di indirizzi espressi dal Consiglio comunale non può paralizzare l’attività del Sindaco, titolare del relativo potere di ordinanza, ma comporta per quest’ultimo un legittimo e più ampio esercizio della propria discrezionalità nell’individuare le misure ritenute più efficaci per perseguire le finalità pubbliche, senza previa fissazione di vincoli da parte del Consiglio (in questo senso si era espresso in primo grado il Tar Campania, Salerno, Sez. II, n. 2075 del 2011).

4.4.- Riguardo poi ai criteri regionali, la norma, con l’inciso “eventualmente indicati” ne ha testualmente escluso la tassatività e l’obbligatorietà, con la conseguenza che la loro assenza ha rilievo giuridico negli stretti termini di non vincolare l’operato del sindaco.

Relativamente, infine, ai rapporti con l’art. 88 TULPS, è evidente che il potere esercitato dal Sindaco nel definire gli orari di apertura delle sale da gioco non interferisce con quello di licenza del Questore, atteso che la competenza di quest’ultima ha ad oggetto rilevanti aspetti di pubblica sicurezza, mentre quella del Sindaco attiene in senso lato agli interessi della comunità locale, con la conseguenza che le rispettive competenze operano su piani parzialmente diversi, senza che sia configurabile alcuna violazione dell’art. 117 comma 2 lett. h), Cost.

4.5.- Si rammenta, in proposito, che anche la Corte Costituzionale, con sentenza 18 luglio 2014, n. 220, ha valutato compatibile con i principi di cui agli artt. 32 e 118 Costituzione l’evoluzione della giurisprudenza amministrativa sia di legittimità sia di merito in merito l’interpretazione dell’art. 50, comma 7, TUEL nel senso che la disposizione fornisce un fondamento legislativo al potere sindacale di disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco, a fronte di esigenze di tutela della salute, della quiete pubblica, ovvero della circolazione stradale.

In quest’ottica, le limitazioni in termini orari all’attività degli esercizi commerciali si giustificano, in conformità ai principi costituzionali in tema di salute pubblica e della normativa comunitaria sulla libertà dell’iniziativa economica, con la necessità di prevenire il fenomeno della ludopatia, particolarmente tra le fasce più deboli della popolazione.

La normativa in materia di gioco d’azzardo, con riguardo alle conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli, nonché dell’impatto sul territorio dell’afflusso ai giochi degli utenti, non è riferibile alla competenza statale esclusiva in materia di ordine pubblico e sicurezza di cui all’art. 117 comma 2 lett. h), Cost., bensì più propriamente alla tutela del benessere psico-fisico dei soggetti maggiormente vulnerabili e della quiete pubblica.

Questo ambito di tutela dell’interesse pubblico rientra nelle attribuzioni del comune, ai sensi degli artt. 3 e 5 TUEL.

In conclusione, la disciplina degli orari delle sale da gioco è quindi volta a tutelare in via primaria non l’ordine pubblico, ma la salute ed il benessere psichico e socio economico dei cittadini, compresi nelle attribuzioni del Comune; pertanto, il potere esercitato dal Sindaco nel definire gli orari di apertura delle sale da gioco non interferisce con quello degli organi statali preposti alla tutela dell’ordine e della sicurezza, atteso che la competenza di questi ha ad oggetto rilevanti aspetti di pubblica sicurezza, mentre quella del Sindaco concerne in senso lato gli interessi della comunità locale, con la conseguenza che le rispettive competenze operano su piani diversi e non concomitanti, in linea con il riparto delle competenze legislative di cui all’art. 117 comma 2 lett. h), Cost. (Cons. Stato, sez. V, 20 ottobre 2015, n. 4794).

5.- Con il quinto motivo di ricorso, la società ricorrente deduce la violazione degli artt. 3, 23, 41, 97 e 117, comma 3 della Cost., dell’art. 7 del TUEL; dell’art. 7 D.L. n.158/2012.

5.1.- Parte ricorrente censura gli artt. 8, comma 15, e 15, comma 1, lett. j) del Regolamento, per violazione dei principi di legalità e proporzionalità, nei punti in cui prescrivono il divieto assoluto di forme di pubblicità.

A suo avviso, i suddetti divieti non troverebbe fondamento in alcuna norma statale o regionale di rango primario, in violazione della riserva di legge di cui agli artt. 21 e 41 Cost.

5.2.- Il motivo appare fondato.

5.2.1.- L’art. 8 del Regolamento, rubricato “Prescrizioni di esercizio e divieti”, al comma 15, dispone il divieto “di qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco”.

Il divieto è poi contemplato anche dall’art. 15, comma 1, lett. j) del medesimo Regolamento quale prescrizione da osservare per gli esercizi che utilizzano apparecchi da gioco.

La violazione delle prescrizioni di cui sopra è sanzionata ai sensi dell’art. 24.

Il Collegio è dell’avviso che le norme regolamentari non siano assistite da una copertura normativa.

Sul punto, giova ricordare che il d.l. n. 158/2012 (Decreto Balduzzi) non contiene un divieto assoluto in materia di pubblicità e di attività promozionali connesse ai giochi leciti che prevedono vincite in denaro.

5.2.2.- Ed invero, il legislatore statale, all’art. 7, comma 4, d.l. 158/2012, al cui testo si rimanda, delinea compiutamente la sfera dei divieti, riguardo sia al contenuto del messaggio pubblicitario sia agli strumenti di comunicazione dello stesso.

I successivi commi 4-bis (introdotto in sede di conversione dalla L. n. 189 del 2012) e 5 introducono una disciplina volta a contenere l’attività pubblicitaria o comunque promozionale entro parametri certi in termini di tempi, spazi, modalità e strumenti mediatici.

Essenziale è poi l’obbligo sancito dal comma 5, di inserire in qualsiasi messaggio pubblicitario sui giochi: “Formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica di giochi con vincite in denaro, nonché’ le relative probabilità di vincita devono altresì figurare sulle schedine ovvero sui tagliandi di tali giochi”.

Le illustrate disposizioni del decreto Balduzzi sono state in seguito parzialmente integrate dalla L. n. 208 del 2015 (Legge stabilità per il 2016) che all’art. 1, commi 937, 938, 939, 940 ha completato il regime normativo statuale di regolamentazione della pubblicità nel settore.

In particolare, il comma 938 introduce prescrizioni puntuali in merito al contenuto stesso del messaggio pubblicitario, il quale deve essere privo di elementi suggestivi circa le probabilità di vincita e volti a rafforzare l’intenzione di giocare.

La normativa statale appena descritta si completa con la previsione di un apparato sanzionatorio, fissato dal comma 940 dell’art. 1 L. n. 208 del 2015.

5.2.3.- Il legislatore statale ha quindi fissato una cornice di riferimento compiuta e certa in ordine ai limiti ed alle modalità della pubblicità nel delicato settore dei giochi leciti, limiti che prendono in considerazione, da un lato, i rischi sociali e sulla salute collegati all’eccessiva diffusione dei giochi e, dall’altro, le esigenze dei gestori, comuni a imprenditori di qualsiasi iniziativa commerciale, di promozione e pubblicizzazione della propria attività.

Per questa ragione, la scelta dell’amministrazione comunale di introdurre divieti assoluti a forme di pubblicità, anziché rinviare all’esaustiva legislazione statuale appare lesiva dei principi di legalità e di proporzionalità.

6.- Con il sesto motivo di ricorso, la società ricorrente deduce l’ulteriore violazione del principio di proporzionalità, nonché degli artt. 3 e 97 Cost.

6.1.- Più precisamente la società ricorrente lamenta che gli artt. 7, 9, 10, 20 e 21 del Regolamento in parola richiedono agli operatori economici di munirsi obbligatoriamente dell’autorizzazione comunale nei casi di trasferimento della proprietà o della gestione di azienda e/o di sub ingresso, oltre all’ipotesi di inizio attività, non essendo consentito al concessionario di “iniziare l’attività se non dopo il rilascio dell’autorizzazione” (cfr. art. 10, comma 1).

Le menzionate previsioni regolamentari sarebbero a suo avviso confliggenti con i principi di adeguatezza, ragionevolezza e proporzionalità.

Ravvisa l’inutilità dell’autorizzazione comunale, in ragione del fatto che i locali di esercizio sarebbero gli stessi, e pertanto, non sarebbe necessaria altra autorizzazione oltre quella già richiesta dall’art. 88 TULPS.

6.2.- A parte ogni considerazione sulla ammissibilità dell’impugnativa in parte qua, la censura non è comunque condivisibile.

Sul punto, la necessità di munirsi dell’autorizzazione comunale, in aggiunta a quella del questore da richiedere per motivi legati all’ordine ed alla sicurezza pubblici, risponde alla diversa finalità di sottoporre gli operatori economici a specifici controlli in ordine ai requisiti di carattere morale di cui gli stessi devono essere in possesso, ai sensi dell’art. 11 del Regolamento.

Quest’ultima disposizione prevede che, per il rilascio dell’autorizzazione all’attività, il titolare dell’impresa individuale – ovvero tutti i soci, in caso di società di persone, o gli amministratori, il presidente o i componenti del consiglio di amministrazione, nel caso di società di capitale – devono:

  1. a) essere in possesso dei requisiti soggettivi previsti dagli artt. 11 e 92 TULPS;
  2. b) non essere sottoposto a misure di prevenzione che costituiscano cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all’art. 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575 (interdittiva antimafia);
  3. c) dichiarare di essere in regola con gli adempimenti di ogni tassa, imposta o onere verso l’amministrazione comunale;
  4. d) allegare alla domanda di autorizzazione il certificato antimafia rilasciato dalla competente autorità.

Appare quindi del tutto comprensibile che, in considerazione del pericolo di infiltrazione mafiosa, nell’ambito del gioco lecito, la verifica da parte del comune di Napoli non si limiti ai soli locali già in esercizio ma si estenda anche ai requisiti soggettivi degli operatori che gestiscono o subentrano nell’attività del gioco d’azzardo. E’ da rammentare infatti che, in base all’art. 8 del regio decreto n. 773 del 1934, le autorizzazione di polizia sono, in linea di principio, strettamente personali.

Diversamente, i passaggi successivi nella titolarità o nella gestione delle sale da gioco sfuggirebbero a qualsiasi possibilità di verifica preventiva ovvero di controllo da parte dell’amministrazione comunale.

Le prescrizioni regolamentari sul punto si sottraggono pertanto ai dedotti profili di irragionevolezza, rispondendo ad un chiara esigenza pubblica di monitorare in via continuativa e permanente i requisiti soggettivi ed oggettivi degli operatori del settore.

7.- Con il settimo motivo, la società ricorrente censura sotto ulteriore profilo la violazione del principio di proporzionalità; degli artt. 3 e 97 Cost.; degli artt. 31, comma 2, d. l. n. 201/2001 convertito nella L. n. 214/2011; dell’art. 1 d.l. n. 1/2012, conv. L. n. 27/2012.

7.1.- La società ricorrente si duole del fatto che l’art. 6, comma 6, del Regolamento commini un divieto generalizzato di esercizio delle attività di gioco “nel perimetro del Centro Antico cittadino ricompreso nell’area tra le seguenti vie anch’esse incluse nel perimetro interdetto: ….” nonché “nell’area del Centro Storico delle Municipalità così come perimetrata zona A del vigente piano regolatore”.

Sempre l’art. 6, al comma 8, precisa poi che “il locale adibito alle attività disciplinate dal presente titolo deve essere ubicato esclusivamente al piano terra degli edifici purché non all’interno o adiacenti a unità immobiliari residenziali”.

La ricorrente rileva come queste disposizioni regolamentari siano non rispettose delle norme poste dalla legge regionale Campania n. 16 del 2004, delle norme di cui all’art. 31, comma 2, d.l. n. 201 del 2011 con riferimento alla libertà di stabilimento e nella prestazione di servizi, ma anche sproporzionate e non precedute da alcuna idonea istruttoria.

7.2.- La censura è inammissibile perché la ricorrente non ha presentato alcuna richiesta fondante un interesse diretto, concreto ed attuale di svolgere l’attività del gioco nel centro antico cittadino o in sua prossimità ovvero in una soluzione logistica contrastante con il divieto di cui all’art. 6, comma 8.

7.3.- In ogni caso, non si ravvisa alcuna violazione delle invocate norme in materia di concorrenza e violazione del principio della libertà di impresa.

Ed invero, le stesse disposizioni del Trattato dell’Unione europea hanno previsto la possibilità di inserire misure derogatorie in senso restrittivo alla libertà di stabilimento per ragioni di ordine e interesse pubblico legati alla tutela della salute pubblica.

Inoltre, la Corte di Giustizia ha valutato la conformità all’ordinamento dell’Unione di una disciplina normativa nazionale che fissi una durata più breve delle nuove concessioni e il riordino del sistema delle concessioni tramite il riallineamento temporale delle scadenze.

Questo perché, in assenza di una disciplina unitaria a livello europeo, spetta al singolo Stato membro valutare, in questi settori sensibili, il grado di tutela degli interessi coinvolti, valutando se questa finalità possa essere realizzata mediante un divieto totale o parziale delle attività riconducibili ai giochi e alle scommesse, oppure soltanto limitarle e prevedere a tale fine modalità di controllo più o meno rigorose (v. sentenza Digibet e Albers, c-156/13).

8.- Con l’ottavo motivo la società ricorrente deduce l’ulteriore violazione del principio di proporzionalità, degli artt. 3 e 97 Cost., l’eccesso di potere per carenza d’istruttoria.

8.1.- Osserva, più in particolare, come dall’impugnata deliberazione consiliare non sia possibile ricavare i dati epidemiologici, statistici e clinici dai quali sarebbe stata desunta un fattore di pericolo per la salute delle persone derivante dai servizi di gioco lecito, tale da meritare così gravose limitazioni alla libertà d’impresa, garantite in ambito europeo e costituzionale, con particolare riferimento agli orari degli esercizi e di funzionamento degli apparecchi da gioco, ai criteri di localizzazione dei locali di esercizio, ai divieti generalizzati di pubblicità e di insediamento per intere zone cittadine nonché agli istituiti regimi di autorizzazione e di comunicazione.

In altri termini, il Comune di Napoli, prima di dare corso alla deliberazione consiliare contestata, avrebbe dovuto analizzare in modo approfondito l’incidenza della c.d. “ludopatia” sul proprio territorio e, in relazione ad essa, valutare quali limitazioni e quali misure proporzionate e sostenibili avrebbero potuto considerarsi in astratto appropriate rispetto al fenomeno da contrastare (cita a sostegno delle proprie affermazioni, Consiglio di Stato, sez. III, 10 febbraio 2016, n. 578 e 579).

8.2.- Il motivo è infondato.

Con lo stesso la ricorrente ripropone, ampliandole, le deduzioni difensive già formulate col primo, terzo, quarto motivo di ricorso.

Parte ricorrente, per di più, sostiene che l’azione amministrativa sia stata posta in essere in assenza della necessaria attività istruttoria e con carente motivazione, nonché in assenza di dati statistici e clinici dal quale si ricaverebbe la pericolosità sulla salute per le persone, dall’attività del gioco d’azzardo.

La censura appare priva di pregio e viene smentita, nei fatti, ove si consideri che, con la delibera n. 993 del 23 dicembre 2013, non impugnata, alla base dei provvedimenti oggi impugnati, veniva posta la dovuta attenzione al fenomeno della ludopatia, con la previsione di istituire un’apposita consulta sulla dipendenza dal gioco, preceduta dal richiamo in materia degli interventi legislativi e degli arresti giurisprudenziali, anche della Corte di giustizia europea e della Corte costituzionale.

Con la delibera n. 993 del 2013, l’amministrazione aveva illustrato precisi dati a supporto delle proprie determinazione: si chiariva infatti che la diffusione del gioco ha comportato in Campania una spesa attestatasi sugli 8,9 miliardi di euro nel 2011, calcolato nella città di Napoli sul numero totale degli utenti che, nell’anno 2012, ha fatto ricorso ai servizi sanitari della ASL Na I Centro. Di questi, il 91% è rappresentato da maschi, il 9% da femmine, mentre le fasce d’età più rappresentate sono quelle dai 35 anni ai 39 anni (pari al 20% del totale) e oltre i 65 anni (pari al 16% degli accessi totale).

L’analisi compiuta sul fenomeno del gioco d’azzardo nella città di Napoli rende giustizia sul fatto che l’amministrazione ha compiuto un’adeguata istruttoria, fondata anche su un’attenta indagine statistica precedente l’adozione del contestato Regolamento. In questo senso, le scelte operate dall’amministrazione comunale non appaiono affatto arbitrarie ma si fondano su ricerche e dati statistici che confermano la tesi – non certa in via assoluta ma pur sempre fornita di elementi plausibili – del collegamento riscontrabile tra l’aumento della diffusione sul territorio delle sale da gioco e l’incremento della tendenza alla ludopatia.

9.- Con il nono motivo, la società ricorrente deduce la violazione degli artt. 23, 41 e 117, comma 2, lett. h) della Costituzione nonché dell’art. 159, comma 2, d. lgs. n. 112/1998; l’eccesso di potere per sviamento.

9.1.- Censura il fatto che l’art. 8, rubricato “Prescrizioni di esercizio e divieti”, dopo avere contraddittoriamente richiamato, al comma 5, il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 27 luglio 2011, avente ad oggetto la “Determinazione dei criteri e parametri numerici quantitativi per l’installabilità di apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, del TULPS”, stabilisce al comma 6 l’obbligo di presentare al SUAP una segnalazione certificata di inizio attività per “la variazione del numero e della tipologia degli apparecchi nelle sale giochi […]” ed, al comma 8, l’obbligo di comunicare telematicamente sempre al SUAP, anche al semplice “sostituzione di un apparecchio da gioco nell’ambito della stessa tipologia”.

Ad avviso di parte ricorrente, i descritti obblighi di comunicazione s’imporrebbero in ogni caso ai destinatari, ovverosia anche qualora la variazione del numero degli apparecchi avvenga per difetto (e non per eccesso) ed a prescindere dalle ragioni anche tecniche che giustifichino la sostituzione di questi ultimi. In questo modo, l’ente locale, lungi dal limitarsi a tutelare la propria comunità dai potenziali rischi connessi al fenomeno della c.d. “ludopatia” ovvero da possibili situazioni di degrado sul contesto urbano connesse col gioco lecito con vincite di denaro, avrebbe agito in palese carenza di copertura normativa.

9.2.- Il motivo è condivisibile.

I procedimenti di verifica e di controllo del numero e della tipologia di apparecchiature da gioco, installate in locali autorizzati, nonché della loro sostituzione è demandata alla competenza esclusiva dello Stato. Ciò si fonda non solo su profili riguardanti la pubblica sicurezza, come previsti dal TULPS, quanto per quelli fiscali, come emerge dalla disciplina applicativa riposta nel Decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 27 luglio 2011, emanato anche in attuazione di quanto previsto dalla legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge finanziaria per il 2011), art. 1, commi 70, 72, 80, 81 e 82.

Sul punto, non a caso la Corte costituzionale, con sentenze n. 237/2006, n. 72/2010 e n. 300/2011, ha chiarito che le prescrizioni in tema di c.d. “contingentamento” degli apparecchi da gioco attiene alla materia dell’ordine pubblico e sicurezza.

Peraltro, la previsione di richiedere la SCIA ad un soggetto già autorizzato non sembra essere pienamente aderente al tenore dell’art. 19 L. n. 241 del 1990; la SCIA è infatti lo strumento giuridico che, tramite atto dichiarativo del privato, realizza in via ormai alternativa lo stesso effetto del tradizionale atto autorizzatorio, proveniente dalla competente amministrazione, ciò allo scopo di facilitare l’inizio dell’attività imprenditoriale o commerciale.

La SCIA appare invero sovradimensionata laddove si tratti di comunicare all’amministrazione variazioni che si verificano nella conduzione dell’attività commerciale le quali non abbiano tuttavia alcuna incidenza sui requisiti previsti dalle normative di legge e regolamentare per iniziare o proseguire l’attività medesima.

10.- Con il decimo motivo di ricorso (per presumibile errore indicato come undicesimo motivo), la società ricorrente deduce la violazione dei principi di certezza, affidamento e ragionevolezza; la violazione dell’art. 2, comma 1, L. n. 180/2011, la violazione dell’art. 9 TULPS l’eccesso di potere per indeterminatezza assoluta.

10.1.- Censura, in particolare, per indeterminatezza la disposizione contenuta all’art. 8, comma 16, del Regolamento, per indeterminatezza nonché per contraddittorietà con quella posta all’art. 2, comma 4, del Regolamento medesimo.

La richiamata disposizione regolamentare sarebbe quindi posta in violazione dell’art. 9 TULPS che riserva alla sola autorità di pubblica sicurezza un potere simile, nonché dell’art. 2, comma 1, L. n. 180 del 2011 – contenente “Norme per la tutela della libertà d’impresa. Statuto delle imprese” – il quale riconosce espressamente il “diritto dell’impresa di operare in un contesto normativo certo…riducendo al minimo i margini di discrezionalità dell’azione amministrativa”.

Ad avviso di parte ricorrente, risulterebbe violato anche il principio di certezza del diritto, posto che non è possibile conoscere in anticipo i limiti e gli ostacoli che si frapporrebbero all’esercizio delle attività di gioco con vincite in danaro.

10.2.- Il motivo è inammissibile per carenza di interesse, in quanto non risulta alcuna diretta ed attuale lesione nella sfera giuridica del ricorrente, prima dell’eventuale adozione di atti applicativi della disposizione regolamentare concretamente pregiudizievoli.

Comunque, per completezza di trattazione, si può osservare che l’art. 9 TULPS stabilisce che, “oltre le condizioni stabilite dalla legge, chiunque ottenga un’autorizzazione di polizia deve osservare le prescrizioni, che l’autorità di pubblica sicurezza ritenga di imporgli nel pubblico interesse”.

La norma attribuisce un ampio potere discrezionale all’autorità di polizia di fissare determinate prescrizioni a tutela di esigenze di pubblica sicurezza non preventivabili al momento in cui l’autorizzazione viene rilasciata. L’indeterminatezza circa il contenuto delle prescrizioni si giustifica con la necessità di garantire comunque un presidio effettivo, duraturo nel tempo, delle esigenze pubbliche di sicurezza e di fare fronte a situazioni non prevedibili.

Ciò chiarito, venendo al Regolamento, il contestato art. 8, comma 16, dispone che: “Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS, oltre alle condizioni previste dalle normative in vigore, chiunque eserciti le attività disciplinate dal presente regolamento deve anche osservare le eventuali prescrizioni che l’autorità comunale ritenga di imporgli nel pubblico interesse”. E’ evidente che il regolamento opera una mera e tautologica riproduzione della disposizione contenuta nel testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

E’ utile a questo punto richiamare il testo dell’art. 2, comma 4, del Regolamento medesimo, invocato dalla società ricorrente per avvalorare l’assunto circa i profili di contraddittorietà rilevabili tra le previsioni regolamentari, in particolare rispetto al contestato art. 8, comma 16.

La disposizione di cui al menzionato art. 2, comma 4, così recita:

“Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS, l’amministrazione comunale si riserva la facoltà di imporre vincoli, prescrizioni, obblighi o altre forme dirette o indirette di limitazione al termine di un procedimento di valutazione in relazione a:

  1. a) rispetto dei vincoli di destinazione urbanistica degli immobili;
  2. b) della prossimità dei locali sede dell’attività a luoghi di pubblico interesse di cui al successivo art. 7.”.

Tra le due disposizioni regolamentari vi sono quindi molti elementi in comune:

  1. a) in primo luogo, il richiamo all’art. 9 del TULPS;
  2. b) anche riguardo al “pubblico interesse”, che costituisce la ragione fondante delle ulteriori prescrizioni, vi è tra le due norme sintonia e non contraddizione, sebbene, va osservato, mentre l’art. 8, comma 16, lo invoca testualmente, l’art. 2, comma 4, sembra prescinderne, salvo chiarire che la facoltà di prevedere nuove limitazioni è esercitabile “al termine di un procedimento di valutazione” e, quindi, di una fase istruttoria indeclinabile nella quale è evidente che debba essere valutata la sussistenza per l’appunto di un “pubblico interesse”.

Su questi profili in comune, l’art. 2, comma 4, contempla poi specifiche ipotesi per l’imposizione di vincoli, prescrizioni, obblighi o comunque limitazioni ulteriori.

Il Collegio osserva che l’art. 8, comma 16, più che porsi in contraddizione con l’art. 2, comma 4, del Regolamento, riveste, rispetto a quest’ultima disposizione, carattere di previsione generale; può quindi sostenersi che tra le due disposizioni regolamentari vi sia un rapporto di genere a specie.

11.- Può infine passarsi all’esame del ricorso per motivi aggiunti.

11.1.- Il ricorso per motivi aggiunti risulta inammissibile relativamente all’impugnazione dell’ordinanza sindacale prot. n. 735 del 1° giugno 2016 e dell’ordinanza sindacale di parziale rettifica n. 736 di pari data.

Con tali ordinanze, il sindaco ha semplicemente disposto il differimento di sessanta giorni dell’entrata in vigore dell’ordinanza n. 387 del 4 aprile 2016, avendo considerato “opportuno attendere gli esiti” del contenzioso in corso.

Appare evidente che non vi è alcun interesse della società ricorrente ad impugnare un’ordinanza di differimento di una precedente ordinanza, anch’essa impugnata, il cui contenuto, in quanto considerato lesivo, è oggetto di molteplici contestazioni in questa sede.

11.2.- L’esame del ricorso dei motivi aggiunti può quindi concentrarsi sulla menzionata ordinanza prot. n. 387 del 2016, con la quale il sindaco ha stabilito che “l’orario di esercizio delle sale giochi è fissato dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle ore 18,00 alle ore 23,00 di tutti i giorni, festivi compresi, salvo diversa determinazione nell’esercizio dei poteri previsti dalla legge”

Aggiunge l’ordinanza al punto 2) della parte dispositiva che: “nell’ambito di tali limiti massimi di orario il titolare della licenza ha facoltà di scegliere il proprio orario di apertura e di chiusura dandone comunicazione scritta al Servizio SUAP del comune e al punto 3) che: “la chiusura infrasettimanale e festiva sono facoltative”.

11.3.- Con un unico, articolato motivo di ricorso, la società ricorrente propone la medesima censura formulata col ricorso introduttivo, per violazione dell’art. 50, comma 7, del TUEL, principalmente sotto il profilo di una presunta carenza istruttoria e di motivazione con particolare riflesso sul carattere irragionevole della regolamentazione comunale sul gioco lecito, percepita eccessivamente restrittiva.

11.4.- La censura è infondata.

L’ordinanza sindacale in questione trova infatti il suo presupposto nella deliberazione del consiglio comunale n. 74 del 2015 sulla cui legittimità, soprattutto in tema di determinazione degli orari, si è ampiamente argomentato nel corso dell’esame del ricorso introduttivo, in particolare dell’ottavo motivo di ricorso al cui contenuto, per ragioni di sintesi, si rinvia.

In motivazione sono stati anche sufficientemente illustrati i rapporti che, in tema di determinazione degli orari di apertura delle sale da gioco, intercorrono tra il potere deliberativo del Consiglio comunale e quello del sindaco, in linea con le prescrizioni di cui all’art. 50, comma 7, del TUEL; alle relative conclusioni, sempre per ragioni di sintesi, non può che rinviarsi.

11.5.- In conclusione, il ricorso per motivi aggiunti è in parte inammissibile e per il resto infondato e va quindi respinto.

12.- Le spese sono per la metà compensate, in considerazione della parziale reciproca soccombenza; per l’altra metà sono imputate, nella misura indicata in dispositivo, a carico della società ricorrente ed a favore del comune di Napoli, dovendo considerarsi che la soccombenza della società ricorrente ha carattere prevalente rispetto a quella del comune di Napoli, limitata solo ad una parte delle disposizioni regolamentari.

Appare equo compensarle integralmente nei confronti dei soggetti interventori, ad adiuvandum e ad opponendum, in considerazione dei rispettivi ruoli assunti nell’odierno contenzioso.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

1) dichiara in parte inammissibili il ricorso introduttivo ed i motivi aggiunti ed in parte li respinge, nei sensi di cui in motivazione;

2) in parziale accoglimento, per quanto di ragione e nei limiti illustrati in motivazione, delle censure di cui ai punti 5 e 9 della parte motiva, annulla, in parte qua, le seguenti disposizioni della deliberazione del Consiglio comunale di Napoli n. 74 del 21 dicembre 2015: articolo 8, commi 6, 8 e 15; articolo 15, comma 1, lett. j).

Le spese sono per la metà compensate; per l’altra metà, determinate nella misura di € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre accessori come per legge, imputate a carico di HBG Arcades s.r.l. in favore del comune di Napoli; sono compensate integralmente nei confronti degli interventori ad adiuvandum e ad opponendum.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nelle camere di consiglio del 6 dicembre 2016 e del 14 marzo 2017, con l’intervento dei magistrati:

Fabio Donadono, Presidente

Gianmario Palliggiano, Consigliere, Estensore

Giuseppe Esposito, Consigliere

 

Un atto di coraggio: Le Dimissioni dell’Assessore allo Sport

Stamane Repubblica Napoli fa il punto sull’impiantistica sportiva illustrando lo stato del Palastadera (clikka), del Collana, del Palavesuvio e della piscina della Mosra D’Oltre Mare. Tutti impianti chiusi, a parere dell’assessore allo sport Ciro Borriello (clikka), non per responsabilità dell’Amministrazione, ma per colpa della Giustizia Amministrativa. Conosco le vicende amministrative degli impianti sportivi e posso dire, con cognizione di causa, che in un paese normale l’assessore in-competente, per una tale raccapricciante situazione, sarebbe stato già da tempo  “espulso dal campo”. Tutti i problemi, infatti, nascono dal non governo degli affidamenti degli impianti che non hanno consentito alle associazioni sportive di avere titolo per chiedere le autorizzazioni necessarie. Oggi l’Assessore giunge addirittura ad affermare che per la chiusura del Palastadera non sarebbe responsabile l’amministrazione, dimenticandosi di dire che l’associazione sportiva che lo gestisce, così come per il Palavesuvio e per tutti gli altri impianti 219, non potrà mai chiedere la cd. SCIA Antincendio perché non ha titolo. Uguale condizione per il Collana che è stato letteralmente abbandonato per oltre 20 anni di gestione comunale ed oggi è al centro di una articolata controversia. Che tristezza

Gli Irresponsabili della Sanità

Gli ultimi fatti accaduti nella Sanità Campana, all’attenzione delle cronache cittadine, destano non poche preoccupazioni, in quanto, drammaticamente rappresentano un continuum con il passato non roseo. Solo a pensare agli ultimi mesi ci vengono in mente i pazienti adagiati sul pavimento dell’Ospedale di Nola, i ben 94 indagati, di cui 55 arrestati, “ladri del cartellino” del Loreto Mare, il caso dell’Ospedale dei Tumori Pascale, che ha addirittura coinvolto il Direttore Generale dell’ASL NA 1 Centro, e la condanna di questi giorni, sempre per vicende legate alla Sanità, dell’ex capogabinetto, Nello Masturzi, del Presidente De Luca, per una vicenda che ha coinvolto anche un Magistrato Napoletano, moglie di un dirigente Sanitario. Fatti, che gettano senz’altro i cittadini nello sconforto più totale alimentando la sfiducia in una classe dirigente ridotta ai minimi termini.  Con De Luca si sperava in un cambio di passo, si confidava nella sua buona amministrazione, nel fatto che potesse replicare, su scala regionale, il successo della piccola Salerno ed, invece, alla prova del nove, sembra avere grossi cedimenti anche lui. Si sarebbe dovuti uscire dalla logica clientelare per applicare con rigore i canoni del merito e della buona amministrazione ed, invece, dobbiamo aspettare sempre che la Magistratura intervenga quando ormai la “frittata è fatta” con la conseguenza di una sempre maggiore perdita di credibilità della politica, incapace di fare da sola pulizia dei cd. “furbetti”, sia essi del cartellino o degli appalti, con milioni di euro che, anziché trasformarsi in cure e servizi decenti per i cittadini, vanno ad arricchire le tasche di quelli che rubano sul lavoro o sugli appalti. Basterebbe pensare che nella sanità ogni soldo non speso bene, è una risorsa che viene sottratta ai nostri concittadini più sfortunati. Ebbene, se la nomina del Direttore Generale dell’ASL Napoli 1 Centro, è stata frutto di una scelta discrezionale del Presidente De Luca, in un paese normale, dovrebbe essere logico aspettarsi che siano tratte anche delle conseguenze di carattere politico che, invece, non arrivano mai. Non si può esercitare una scelta discrezionale e poi non pagarne le conseguenza. Sono anni ormai che si parla di merito e di concorsi per coprire posti di alta responsabilità, ma quando poi si deve esercitare il potere, alla fine lo si esercita sempre come meglio aggrada al politico di turno, lamentandoci poi della cd. fuga dei cervelli.

L’occupazione dello Stadio Collana

collanaStamane i Giornali cittadini danno conto della sentenza del Consiglio di Stato con la quale è stata annullata l’aggiudicazione alla CESPORT dello Stadio Collana, su ricorso di un altro raggruppamento di imprese ed associazioni che fanno capo ai giocatori Ferrara e Cannavaro ed all’imprenditore Pagliara. Come dire un intrigo giuridico, amministrativo e politico che, per quanto mi è dato sapere dura da oltre 20 anni, con un Comune di Napoli incapace di gestirlo come dovrebbe e la Regione (Giunta Caldoro) che ad un certo punto ha approfittato della incapacità del Comune per assegnarlo ai privati. Un ragionamento tutto politico, fatto proprio anche dal Presidente De Luca, fondato sul fatto che i rappresentanti del Comune di Napoli sono ormai avversari politici di quelli che siedono (e sedevano) in Regione Campania; il tutto a scapito dei cittadini. Il risultato è che dal 25 gennaio scorso il Collana è chiuso!

Ovviamente la mia solidarietà va agli OTTOMILA cittadini e cittadine Napoletane ed alle tante associazioni sportive che allo stato sono fuori i cancelli dello Stadio pagando un prezzo altissimo per evidenti incapacità politiche, amministrative e civili … altrettanto ovviamente i responsabili, per come la vedo io, dovrebbero essere cacciati a calci dalle istituzioni, solo che difficilmente questi si accerteranno, anche per il disinteresse generale verso la politica (termine ormai divenuto sinonimo di nefandezze ed incapacità)…

A questo punto e provocatoriamente, mi aspetto che il Sindaco di Napoli ed i movimenti che svolgono il cd. controllo popolare, in un impeto rivoluzionario, prendano in mano la situazione ed occupino lo Stadio Collana, trasformandolo in un grande Centro Sociale aperto al Popolo ed alla Popolazione ….

La storia dello Stadio Collana su questo Blog (clikka)

Il Mattino (clikka)

La Repubblica Napoli (clikka)

Corriere del Mezzogiorno (clikka)

Chiuse 6 Sale da Gioco Illegali

salagiochiIl regolamento sulle sale da gioco (clikka) che proposi e feci approvare al Consiglio Comunale di Napoli nel dicembre 2015, mantiene la sua validità ed efficacia. Tra l’altro sia il TAR Campania, sia il Consiglio di Stato, nelle numerose procedure cautelari intentate dagli esercenti ne hanno confermato l’impianto che, occorre ricordare, è unicamente volto a limitare quella che ormai è da considerare una vera e propria piaga sociale, tanto che la ludopatia è stata di recente inserita tra i cd. LEA (livelli essenziali di assistenza) dal Ministero della Salute.

Devo dire che mi giungono molte segnalazioni di sale da gioco, punti scommesse ed altri esercizi commerciali, muniti delle cd. slot e vlt, che non rispettano l’orario di funzionamento, tal volta addirittura espongono un orario diverso come accade nella frequentatissima galleria commerciale della Stazione Garibaldi. E’ chiaro occorre attenzione, controllo e collaborazione istituzionale. Difatti, per le SLOT e le VLT collegate telematicamente all’Amministrazione dei Monopoli di Stato, si potrebbe semplicemente inviare, da parte del Comune una richiesta di disattivazione negli orari non consenstiti, di modo che il problema del controllo sarebbe risolto alla radice. Lo farà mai il Sindaco o qualche zelante Amministratore del Comune di Napoli, io spero di si, perché così si alleggerirebbe il lavoro alla Polizia Municipale. Ad ogni buon conto colgo con piacere i provvedimenti emessi dalla dirigente del SUAP di Napoli con i quali sono state chiuse le Sale Gioco che non rispettavano il regolamento site in:  Via Arenaccia (clikka),  Corso V. Eamanuele (clikka),  Corso San Giovanni (clikka)Piazza Garibaldi (clikka), Via A. Poerio (clikka) e di nuovo un altra in  Via Arenaccia (clikka).

Vi consiglio di dare una lettura, ai citati provvedimenti, per capire come un atto regolamentare possa incidere così tanto nel tessuto sociale. Un vero e proprio atto di amministrazione con il quale si sceglie da che parte stare; cosa rara per una politica che sempre troppo interessata a raccattare consenso a destra ed a manca. Quello che voglio dire è che la cd. buona amministrazione vale molto di più di qualsivoglia provvedimento giurisdizionale che, ovviamente, per sua natura non è rivolto alla comunità.

La Movida a Spese dei Cittadini Napoletani

slashOggi (26.01.2017) su Repubblica Napoli un caso tipico della movida Napoletana (clikka) da cui si comprende che i cd. bar, baretti e locali di varia natura, spesso esercitano la loro attività a spese dei malcapitati cittadini Napoletani. Il Tribunale di Napoli è intervenuto per l’ennesima volta dando ragione ai residenti. E’ emerso, infatti, chiaramente che l’immobile utilizzato per la tipica attività della movida era sprovvisto dei necessari presidi a tutela della salute pubblica e privata, sia per quanto concerne le immissioni sonore, sia per quelle dovute agli schiamazzi. Fenomeno, purtroppo, comune a molti baretti che accolgono migliaia di giovani e meno giovani che si assiepano in locali e strade tal volta non idonee ad accoglierli.
La conseguenza è che il mancato adeguamento strutturale si trasforma in un costo e sofferenza sociale. Ancora una volta il Tribunale ha dovuto supplire ad una mancanza dell’Amministrazione locale. Eppure, in Italia ci sono esempi di buone prassi come quella del Comune di Verona, che ha adottato un vero e proprio regolamento che disciplina le attività rumorose con l’obbligo dei gestori di chiedere, sempre, alla Direzione Ambiente, il nulla osta di impatto acustico seppure l’attività musicale non sia quella principale. A Napoli, invece, nonostante la situazione sia gravissima chiunque può permettersi di aprire un locale e fare quello che vuole senza dover chiedere nulla a nessuno beneficiando di una incontrollata semplificazione amministrativa che in alcuni casi determina più danni che benefici.

Bugie o Incompetenza sul Cantiere di Via Marina?

riviera

Del cantiere di Via Marina, in tempi non sospetti ed invano ho chiesto, la cortesia e per piacere, ai consiglieri del m5s, di poter leggere gli atti per capire quale era il cronoprogramma, se erano in regola con i tempi delle lavorazioni e se i tempi contrattuali erano compatibili con la particolare natura dell’asse viario. Al Tg3 regionale si sono visti i consiglieri comunali ed il presidente della commissione mobilità che parlano di ritardi inaccettabili e di impresa non all’altezza. La domanda sorge spontanea: non se ne potevano accorgere prima visto che il termine di ultimazione era il 17/01/2017?

Oggi si legge sui giornali cittadini (clikka) che il Sindaco ha assicurato che il cantiere finirà per il prossimo mese di marzo, dobbiamo crederci? Mi riaffiora, allora, un ricordo di un altro annuncio: Era il 4 marzo 2013, quando crollava il palazzo alla Riviera di Chiaia, di li a poco arrivò il Sindaco comunicando che i poveri sfollati sarebbero rientrati per Pasqua (non specificando di quale anno). Ad oggi la situazione è inalterata …

La Sanità allo Sbando e la Riduzione della Tutela dei Cittadini

cardarelliE’ evidente che la Sanità Campana sia una vera e propria spina nel fianco dei cittadini. Si sperava nelle capacità amministrative del Presidente De Luca, sennonché, dopo Caldoro anche il Sindaco/Governatore, sembra, speriamo di no, destinato a fallire, sia per gli scandali relativi alle nomine nella sanità, sia per i gravi disagi e disservizi che i cittadini continuano a subire. Possiamo dire, una vera e propria vergogna che ha fatto, in un certo qual modo, indignare l’opinione pubblica Nazionale, visto il risalto mediatico che hanno avuto i pazienti assistiti a terra all’Ospedale di Nola. Eppure, per mia esperienza basterebbe parlare, con i medici che sono in prima linea, per cogliere spunti che farebbero risparmiare  danaro pubblico, con netto miglioramento del servizio sanitario locale e conseguente miglioramento della vita dei pazienti. Basti pensare che ogni giorno di degenza in Campania costa circa 800,00 €. e che le degenze, si protraggono per decine di giorni per la mancanza di anestesisti, di modo che basterebbe spendere poche migliaia di euro, per assumere qualche anestesista in più e, quindi, risparmiare centinaia di migliaia di euro, con la riduzione dei giorni di degenza. Possibile che questa cosa così semplice non la si vuole capire, insistendo con il blocco delle assunzioni che, in questo caso, determina un vero e proprio spreco di danaro pubblico? Così anche per la vicenda degli ospedali, inspiegabilmente, privi di Pronto Soccorso, come il Policlinico Nuovo ed il Monaldi di cui si è in passato occupata, senza esito, la cronaca cittadina. Come se non bastasse, in Parlamento avanza una proposta di legge sulla responsabilità professionale dei medici (clikka) e delle strutture sanitarie (primo firmatario On.le Francesco B. Fucci del PDL di professione medico ginecologo), che è stata pubblicizzata come a favore dei cittadini, fondandola sulla cd. medicina difensiva, ovverosia la paura dei medici di intervenire sui pazienti per evitare guai giudiziari, con la quale, a fronte dello sfacelo della sanità pubblica, anziché imporre un miglioramento qualitativo del servizio sanitario e della professione medica, dispone una inconcepibile riduzione della tutela dei pazienti, trasformando di fatto la “responsabilità medica da contrattuale in extracontrattuale”, con conseguenze pesantissime, in ordine all’onere della prova (a carico del paziente), alla prescrizione (ridotta da 10 a 5 anni) ed all’accesso alla giustizia (con una pesante condizione di procedibilità) e disponendo, inoltre, che il medico possa rispondere dei reati di omicidio e lesioni colpose solo in ipotesi di colpa grave, quindi, sostanzialmente mai. Una curiosità che ovviamente mi ha fatto molto riflettere: tra i 33 Onorevoli proponenti ci sono ben nove medici, un infermiere ed una fisioterapista, appartenenti, in varia misura, al PDL, al M5S, a Scelta Civica ed al PD. Sarà sicuramente un caso.

La Polemica tra Saviano e De Magistris

savianodemagistrisA proposito di camorra e legalità nessuno parla più della notte di capodanno archiviata come la bella notte di divertimento in Piazza del Plebiscito e sul Lungomare, senza nulla dire sui bossoli ritrovati nei quartieri di Napoli e del fatto che una persona, a Montesanto, in pieno centro storico, è stata addirittura attinta al collo da un colpo di arma da fuoco rischiando la vita. Eppure, sulla stampa cittadina divampa il tema della “legalità” ancorata all’attualità del “vile raid” alla Duchesca, al Comitato sulla legalità che il Sindaco ha pensato bene di istituire per esorcizzare la “camorra ed ogni forma di illegalità” ed alla forte polemica tra il Sindaco di Napoli e Roberto Saviano, assurta agli onori della cronaca nazionale. In tutto questo è scattata una gara a chi sta con la narrazione di Saviano o con quella di de Magistris. A questo punto è bene dirlo che a Saviano, va senz’altro, il merito di parlare di un tema su cui la città e lo Stato non devono mai abbassare la guardia e sinceramente come cittadino non comprendo la reazione scomposta del Sindaco che dovrebbe, invece, cogliere, nelle critiche di Saviano ed in generale di quelli che non la pensano come lui, non un attacco personale, ma la spinta per migliorare le condizioni di vivibilità della nostra città che, è indubbio, non sono rose e fiori. La personalizzazione che il Sindaco fa delle critiche non fa bene alla città e sinceramente come cittadino mi preoccupa non poco. Chi nega il problema ed addirittura pretende che altri non ne parlino è esso stesso il problema. Capisco la spinta “emozionale” del Sindaco ma come cittadino non mi basta. La Camorra, il Sindaco lo dovrebbe sapere, trova il suo brodo di coltura anche nelle istituzioni ed, invece, di attaccare Saviano dovrebbe, spiegare ai cittadini cosa ha fatto per evitare che ciò accada nell’Amministrazione Comunale. Non molto tempo fa, infatti, un alto Dirigente del Comune di Napoli riferì chiaramente che la gestione delle assegnazioni delle case del Comunali (clikka), in alcuni quartieri, è nelle mani della camorra. Così come quando da avvocato, tal volta mi è capitato di ascoltare un cliente che innanzi all’opposizione del funzionario comunale, per superare l’impasse, si è fatto “raccomandare” dal “boss” del quartiere ottenendo una risposta che qualsivoglia Giudice ci avrebbe messo anni. Così come quando da Consigliere Comunale sono andato a fare un sopralluogo nel quartiere Sanità alle “Fontanelle” per verificare la “strana” gestione di un campo di calcetto, sulla quale ho prontamente, e senza successivo esito, relazionato al Sindaco. Così come quando da presidente del Comitato per la Quiete Pubblica e la Vivibilità Cittadina ho dovuto notificare al Sindaco due atti di diffida, per cercare di fargli comprendere che le condizioni di vita di molti cittadini, in alcuni quartieri, sono ostaggio di soprusi perpetrati da imprenditori commerciali che non rispettano né la legge né le minime regole del vivere civile, provocando anche seri problemi di ordine e sicurezza pubblica. La narrazione del Sindaco non convince e non spinge i cittadini di “buona volontà” a migliorarsi. Eppure, basterebbe andare allo stadio per capire che la legalità è un concetto molto relativo perché le regole non sono quelle della legge, ma quelle imposte da altre forze che non sono certamente quelle dell’Ordine Costituito. L’articolo di Di Costanzo (clikka) sulle pagine di Repubblica Napoli di qualche giorno fa, sui fatti accaduti alla Duchesca ci dice chiaramente che i Senegalesi, vittime del raid, non erano al mercato per ordine della camorra e nonostante vi fossero le Forze dell’Ordine a presidio. Certo è che se un Sindaco, ex PM, affiancato da un Capogabinetto, Colonnello dei Carabinieri, pensa che sulla legalità occorre un Comitato di Saggi, delle due l’una, o ci dobbiamo preoccupare, o è l’ennesima “arma di distrazione di massa”.

Il Blitz di Fine Anno: I Bandi degli Impianti Sportivi Napoletani

palavesuvioCondivido con Voi lo schema del bando di gara per l’affidamento degli impianti sportivi (clikka) emesso dal Dirigente del Comune di Napoli il 29.12.2016. In sostanza il Comune di Napoli si appresta ad assegnare i più importanti impianti sportivi cittadini senza passare dal Consiglio Comunale. La modalità scelta dal Comune, infatti, è tutt’altro che partecipazione e democrazia con l’aggravante di aver espropriato il Consiglio Comunale e le Commissioni da qualsivoglia ruolo nella importante vicenda. La tecnica è stata quella che qualche volta sono riuscito a bloccare in Consiglio Comunale quando ero Consigliere. In sostanza questa scelta la si è inserita della cd. Relazione Previsionale e Programmatica (RPP) composta di migliaia di pagine consegnata nell’imminenza della citazione e che non legge mai nessuno, anche perché sarebbe impossibile e che accompagna il bilancio previsionale triennale 2015/2017, proposta in blocco e sottoposta ad una approvazione senza dare la possibilità ai consiglieri di poter modificare alcunché.  In sostanza un vero e proprio blitz dell’amministrazione che spero il cd. Controllo Popolare “di fiducia” dell’amministrazione controlli!

La scelta  che, invece, ho sempre sostenuto, in un’ottica di democrazia e partecipazione e stata quella di scrivere, insieme alle realtà sportive un regolamento per l’uso e la gestione degli impianti sportivi (clikka) che proposi per l’approvazione ma che, purtroppo, non venne neppure calendarizzato dalla passata consiliatura (in politica vige il principio che se hai fatto una cosa tu, anche se è buona, noi la bocciamo perché non l’abbiamo fatta noi!)

Ad ogni buon conto le domande ad una prima lettura sono queste: 1) tutti gli impianti dal punto di vista economico sono trattati allo stesso modo senza alcuna distinzione. Ad esempio la piscina Galante a Scampia ho la stessa valutazione economica della piscina Poerio, a Chiaia (€. 19.500,00) e non si capisce il perché, questione, peraltro, già segnalata a suo tempo più volte all’amministrazione (clikka)! 2) che fine faranno le 30 domande corredate di progetto di gestione presentate al Comune ai sensi della legge 147.2013, ed in virtù di espressa delibera costati decine di migliaia di euro alle associazioni? 3) per il Palavesuvio di Ponticelli si è scelto di accorpare tutte le aree esterne comuni al palazzetto INDOR per il quale è stata presentata una proposta per farci sport (secondo me poco) e molti concerti. Una volta, infatti, ho partecipato ad una riunione sul tema e si disse chiaramente che quando si sarebbero tenuti i concerti tutte le attività sportive dovevano sospendersi così come accade per lo stadio san paolo; 4) perché non si è scelto di condividere il percorso con associazioni, CONI e Federazioni? 5) come si concilia l’affidamento con l’intervento pubblico per quegli impianti che saranno scelti per le Universiadi?; 6) la durata di 7 anni del contratto sarà sufficiente ad ammortizzare gli investimenti per la sistemazione degli impianti? 7) è pienamente rispetta la vigente legge regionale sullo sport neppure citata?

Ovviamente queste sono le prime impressioni, mi aspetto che il mondo dello sport dica qualcosa … per lo meno per orgoglio.

Le Istituzioni Diffidate per la Vergogna/Movida

chiaiavigilia2016Ciò che le Istituzioni Cittadine e Statali hanno fatto per arginare il fenomeno della cd. Vergogna/Movida a Napoli, lascia molto a desiderare. E’ evidente che non si può pretendere di usare gli stessi mezzi usati finora se il fenomeno del divertimento cittadino è cambiato radicalmente. Il problema deve essere affrontato con nuove misure che richiedono un maggiore impegno finanziario solo che, con buona approssimazione, ad un accresciuto arricchimento degli operatori del settore/movida, non corrisponde un incremento delle risorse pubbliche, sia perché molta economia è sommersa, tra evasione fiscale e contributiva, sia perché le amministrazioni sono indebitate fino al collo ed ogni maggiore risorsa viene impiegata per ripianare il debito.

A fronte di tale chiara condizione non si fa nulla ed il tutto viene lascito alla buona sorte. Per comprender di cosa sto parlando basta vedere il servizio de Il Mattino WEB sulla vigilia di natale scorsa (clikka), o quello, sempre de Il Mattino, del mese scorso (clikka).

Come Presidente del Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina, viste le chiare responsabilità, ieri abbiano notificato un altro atto di Significazione Invito e Diffida (clikka) con il quale abbiamo reiterato quello già notificato il 18.01.2016 (clikka). Le cronache cittadine di oggi parlano di una presunta ordinanza, nata da una altrettanto presunto codice di autoregolamentazione, che sarebbe stata scritta con il contributo di residenti e imprenditori della movida e sul quale, voglio dire con forza dire, noi sia come comitato di coordinamento, sia come comitati di quartiere, non siamo stati affatto interpellati sul testo che è rimasto un mistero. Di seguito la rassegna stampa di oggi: ilmattino29-12-2016 (clikka); mattino 29-12-2016 (clikka) Repubblcia 29-12-2016 (clikka).

Aggiornamento al 30.12.2016: Codice Auto Regolamentazione (clikka) Ilmattino30-12-2016 (clikka) Ilmattino30-12-2016intervistesucodice (clikka) Ilmattino Intervista Prefetto30-12-2016 (clikka) Il Mattino30-12-2016capodanno (clikka) Il Mattino30-12-2016 interviste su codice di autoregolamentazione(clikka) ordinanza sindaco movida capodanno (clikka) Repubblica30-12-2016 (clikka)Il Mattino 31.12.2016 Barbuto Il Mattino 31.12.2016 Del Tufo

Ecco il testo della diffida:

Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina

quietepubblicaevivibilitacittadina@pec.it

Atto di Significazione Invito e Diffida

a Tutela dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica dei Cittadini

         II Sottoscritto Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina, in persona del Suo Presidente p.t., Avv. Gennaro Esposito, con sede in Napoli alla Piazza Dante, 22,

S I G N I F I C A

         al Sig. Sindaco di Napoli On.le Dott. Luigi De Magistris, domiciliato per la Carica presso la Casa Comunale, anche nella Sua qualità di Ufficiale di Governo;

         a S.E. Il Prefetto della Città di Napoli Dott.ssa Gerarda Pantalone, domiciliata per la carica presso l’Ufficio della Prefettura della Provincia di Napoli, anche quale organo addetto al coordinamento per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica;

            a S.E. il Questore di Napoli, Dott. Guido Marino, domiciliato per la Carica presso gli Uffici della Questura di Napoli, anche quale responsabile dell’Ordine e la Sicurezza Pubblica e delle forze di Polizia anche Amministrativa;

al Sig. Comandante della Polizia Locale del Comune di Napoli Dott. Ciro Esposito, dom.to in Napoli, Comando Generale in Via Vincenzo De Giaxa, 5, quale responsabile delle forze di Polizia Locale ed Amministrativa;

Per Conoscenza a S.E. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Dott. Giovanni Colangelo,

         1) che il sottoscritto comitato svolge un ruolo di coordinamento dei comitati spontanei dei cittadini dei quartieri dove si svolge la cd. Movida Molesta ed Incontrollata;

         2) che con atto di significazione invito e diffida notificato in data 18.01.2016 (che si abbia qui per ripetuto e trascritto e che si allega al presente), i comitati spontanei dei cittadini residenti nei quartieri di Napoli Significavano la insostenibilità delle condizioni di sicurezza, ordine pubblico ed invivibilità dei quartieri ben noti alle cronache cittadine per episodi di movida molesta ed incontrollata;

3) che nonostante il richiamato atto di significazione invito e diffida notificato in data 18.01.2016 alcuna attività di prevenzione è stata messa in campo dalle istituzioni preposte affinché si migliorassero le condizioni di Sicurezza ed Ordine Pubblico e di vivibilità dei cittadini afflitti da un costante, continuato ed insostenibile inquinamento acustico, tanto che i disagi dei cittadini residenti dal 18.01.2016 ad oggi sono aumentati così come sono aumentate le denuncie raccolte dai media e formalizzate presso le Pubbliche Autorità;

4) che in data 24.12.2016 come ogni anno, ormai, si è registrata in alcuni quartieri di Napoli una affluenza tale di persone che addirittura per i cittadini residenti è stato impossibile rientrare a casa o uscire fuori dalle proprie abitazioni e per i commercianti è stato addirittura impossibile aprire i negozi;

5) che dalle numerose immagini reperibili dai giornali (si veda tra le tante quelle di Repubblica Napoli del 27.12.2016) e dai social network emerge chiaramente che la condizione di sicurezza ed ordine pubblico nei quartieri ben conosciuti quali quelli di Chiaia (nella zona dei cd. Baretti), Centro Storico (Piazza Bellini e dintorni), Bagnoli (Piazza Bagnoli e dintorni), Vomero (Via Aniello Falcone e dintorni) è assolutamente precaria e che alcun rimedio concreto è stato adottato per assicurare le condizioni minime di sicurezza dei cittadini;

6) che, come riportato dai giornali in data odierna, sembrerebbe che in seguito al tavolo per l’ordine e la sicurezza pubblica presso la Prefettura di Napoli, si sia deciso di adottare solo misure per prevenire il terrorismo ma nulla di concreto per evitare assembramenti di persone e le condizioni di insicurezza e turbamento dell’Ordine Pubblico, affidandosi ad un non meglio specificato “codice di autoregolamentazione” la cui sottoscrizione è stata annunciata da mesi ed il cui contenuto non, stando alle notizie apparse sui media, non sembrerebbe risolvano alcunché in termini di prevenzione, sicurezza ed ordine pubblico;

7) che lo stato di insicurezza non è solo di pregiudizio ai cittadini ma anche alle Forze dell’Ordine che vengono mandate, in numero insufficiente e senza l’adozione di misure di prevenzione volte ad evitare gli assembramenti di migliaia di persone, a curare l’ordine e la sicurezza pubblica in condizioni di assoluta impossibilità col rischio per gli stessi agenti delle Forze dell’Ordine come è accaduta in Piazza Bellini, nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre 2016.

Alla luce dei citati fatti e delle vicende ampiamente documentate da riprese video, audio e fotografiche nonché accertamenti svolti da Pubbliche Autorità e così come più volte rappresentate mediante l’inoltro di segnalazioni ed esposti, il sottoscritto Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina

Invita e Diffida

Il Sindaco di Napoli On.le Dott. Luigi de Magistris,

S.E. Il Prefetto di Napoli Dott.ssa Gerarda Pantalone,

S.E. Questore di Napoli Dott. Guido Marino,

l’Ill.mo Comandante della Polizia Municipale Dott. Ciro Esposito:

1) anche in considerazione dell’imminente festeggiamento del Capodanno 2016/2017, per il quale si prevede una imminente affluenza di persone nei quartieri della cd. movida napoletana, come accaduto nella giornata del 24.12.2016, ad adottare, ciascuno per quanto di loro competenza, ogni provvedimento necessario ed urgente, volto a tutelare l’Ordine e Sicurezza Pubblica dei citati quartieri, per la tutela della Salute dei Cittadini, disponendo, anche ai sensi dell’art. 100 TULPS, in via preventiva, la sospensione e/o la chiusura degli esercizi commerciali, ed irrogando ove necessario le sanzioni della revoca e/o sospensione dei titoli abilitativi all’esercizio dell’attività, predisponendo, ove necessario, nei citati quartieri, la chiusura anticipata dei locali onde evitare l’assieparsi di folle incontrollate ed incontrollabili;

2) a disporre ai sensi dell’art. 9 della legge 447/1995 ogni e necessario provvedimento a tutela dell’inquinamento acustico e della salute dei cittadini.

Il tutto con espresso avviso che in mancanza si provvederà ad adire l’Autorità Giudiziaria onde tutelare i diritti dei cittadini residenti.

         Il presente atto viene notificato anche a S.E. il Sig. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Penale di Napoli, affinché provveda ad avviare ogni necessaria ed opportuna indagine, volta ad accertare qualsivoglia ipotesi di reato per il grave pregiudizio all’Ordine ed alla Sicurezza pubblica nonché alla Salute dei Cittadini, dovuta alla grave e colpevole inerzia dei Pubblici Amministratori responsabili, anche ai sensi dell’art. 328 c.p.

Si allega l’atto di Significazione Invito e Diffida notificato in data 18.01.2016.

Napoli, 28 dicembre 2016

RELATA DI NOTIFICA

Io sottoscritto Avv. Gennaro Esposito (SPSGNR68P05G309Z) iscritto all’albo degli Avvocati di Napoli, al n. 13884 ai sensi della L. 53/1994, anche quale Presidente del Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina

n o t i f i c o

1) Al Sig. Sindaco di Napoli On.le Dott. Luigi De Magistris, domiciliato per la Carica presso la Casa Comunale, anche nella Sua qualità di Ufficiale di Governo a mezzo pec: protocollo@pec.comune.napoli.it;

2) a S.E. Il Prefetto della Città di Napoli Dott.ssa Gerarda Pantalone, domiciliata per la carica presso l’Ufficio della Prefettura della Provincia di Napoli, anche quale organo addetto al coordinamento per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica a mezzo pec: area1bis.prefna@pec.interno.it

3) a S.E. il Questore di Napoli, Dott. Guido Marino, domiciliato per la Carica presso gli Uffici della Questura di Napoli, anche quale responsabile dell’Ordine e la Sicurezza Pubblica e delle forze di Polizia anche Amministrativa a mezzo pec. urp.quest.na@pecps.poliziadistato.it, questore.na@pecpspoliziadistato.it

4) al Sig. Comandante della Polizia Locale del Comune di Napoli Dott. Ciro Esposito, dom.to in Napoli, Comando Generale in Via Vincenzo De Giaxa, 5, quale responsabile delle forze di Polizia Locale ed Amministrativa, a mezzo pec.: polizialocale.ufficioprotocollo@comune.napoli.it

5) Per Conoscenza a S.E. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Dott. Giovanni Colangelo, a mezzo pec. prot.procura.napoli@giustiziacert.it, sezpgprocura.tribunaledinapoli.na@pecps.poliziadistato.it

l’atto di Invito Significazione e Diffida sovra esteso composto di n. 4 pagine compresa questa, attestando che la presente copia fotoriprodotta, firmata digitalmente, è conforme all’originale da cui è stata estratta.

N’Albero: Un isolato modello di Efficienza Amministrativa

nalberoSe da un lato N’Albero ha suscitato molte critiche sul dubbio gusto dell’installazione, dall’altro se ne deve apprezzare sicuramente l’efficacia, la rapidità e la “tenacia” amministrativa con la quale sono stati ottenuti tutti i permessi, in un area soggetta al vincolo paesaggistico e, quindi, ad autorizzazione della Soprintendenza. Efficacia, rapidità e tenacia che, come ci racconta Frattasi sulle pagine de Il Mattino di Napoli (clikka) di oggi, purtroppo non è stata messa in campo, dall’amministrazione comunale allo stesso modo per l’utilizzo dei fondi PAC destinati all’assistenza domiciliare di anziani e disabili nonché agli asili. Da una parte, uno sforzo amministrativo che doveva servire ai bisogni essenziali dei cittadini, in grave stato di necessità, che hanno pagato un prezzo altissimo con quest’amministrazione per i ristretti vincoli di bilancio, dall’altra uno “sfavillante” centro commerciale verticale di cui beneficia, a ragione, un aggiudicatario imprenditore privato, con negozi, ristorante ed installazioni pubblicitarie che daranno transitori posti di lavoro assicurati, molto probabilmente, con i tanto vituperati voucher di renziana memoria. Da una parte 12,6 milioni di euro che non approderanno a Napoli per un vero e proprio disastro amministrativo, di cui si dovrebbero conoscere i nomi e cognomi dei responsabili, dall’altra, poche decine di migliaia di euro, per una occupazione di suolo pubblico, concessa a prezzi scontati dal comune. La domanda, un po’ ingenua ed un po’ retorica, che sorge spontanea, è perché non possiamo ottenere la medesima rapidità, efficacia ed efficienza amministrativa messa in campo per N’Albero anche per i servizi ai cittadini ovvero, per lo meno, per quelli che si devono rendere ai nostri concittadini in stato di bisogno? Come direbbe qualcuno fatevi una domanda e datevi una risposta.

Movida Illegale: Un’altra Vittoria in Tribunale

copertinaE’ evidente che l’idea di città dei fratelli De Magistris  sulla movida non coincide con la tutela del diritto alla salute ed all’ambiente salubre dei cittadini, difatti oggi Il Mattino di Napoli (clikka) da’ conto di una completa chiusura della lobby della movida a qualsivoglia regolamentazione, assecondata dal silenzio amministrativo del Comune. Ebbene, è dell’altro giorno l’ennesima Ordinanza del Tribunale di Napoli (clikka) con la quale ancora una volta, nella completa latitanza dell’Amministrazione, sono riuscito ad ottenere il giusto riconoscimento del diritto dei residenti alla tutela della propria abitazione, imponendo ad un “locale fracassone”, peraltro vicino all’amministrazione, la chiusura alle 23,30. La tesi degli im-prenditori della lobby della movida è sempre la stessa: I posti di lavoro! E’ un po’ come l’Ilva di Taranto o gli altri esempi di fabbriche inquinanti per le quali in cambio del lavoro si richiede il sacrificio di altri cittadini. Il gioco è sempre lo stesso, un vero e proprio “ricatto sociale” come se non potesse esistere un lavoro che non crei depressione e morte. Eppure la nostra Carta fondamentale è chiara, il diritto alla salute ed all’ambiente salubre anche di una sola persona prevale sul diritto al lavoro, al divertimento ed a fare soldi da parte della lobby della movida. Ebbene, la scusa del lavoro è solo una scusa perché la Movida molesta uccide sane realtà imprenditoriali, basta leggere le recensioni ad un hotel (clikka) immerso nelle strade e nei quartieri della movida, per capire che il turismo, quello non mordi e fuggi, subisce un grave pregiudizio, cosicché gli albergatori sono seriamente danneggiati.

Ancora una Volta il Reportage de Il Mattino di Napoli (clikka)

La Vergogna della Movida Napoletana

copertinaChi dice che la movida napoletana incontrollata porta ricchezza alla città dovrebbe vedere il reportage girato da Il Mattino di Napoli, con il quale come Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina abbiamo collaborato, aprendo le nostre case.

È evidente che l’amministrazione cittadina ritiene che il “sopruso” della lobby dei “baretti” e delle discoteche abusive all’aperto, è superiore al diritto alla salute ed all’ambiente salubre dei cittadini. Potrei dire che questa è l’idea di città “edenlandia” dei fratelli de magistris ma sarei riduttivo perché questo è il vero volto della politica del paese, volta solo a conquistare il consenso senza scontentare i portatori di voti. Una politica vuota di contenuti che va dietro a chi ha i soldi o li mette facendo finta che spende per il bene pubblico. Chi difende questo modello di divertimento e di sviluppo dietro la scusa dei posti di lavoro mostra una evidente incapacità di immaginare una città diversa e possibile:  Il Filmato de Il Mattino di Napoli on line (clikka)

Domenica scorsa siamo stati a Bagnoli ed abbiamo raccolto altre 150 adesioni ecco il filmato:

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