Il TAR Campania Sez.ne Salerno accoglie il ricorso dei Cittadini di Angri per regolare la movida

Come il TAR Lombardia nel 2019, ha accolto il ricorso di alcuni cittadini di Milano che si lamentavano della mancata adozione dei provvedimenti, da parte dei Sindaco, di regolamentazione della cd. movida molesta, anche il TAR Campania Sez.ne di Salerno, con la sentenza del 04.04.2022 accoglie il ricorso dei Cittadini residenti di Angri che si sono rivolti al Giudice Amministrativo avverso uguale comportamento inadempiente del Comune di Angri e Prefettura di Salerno. La Sentenza è una delle prime pronunce dei giudici del mezzogiorno d’Italia che fanno giustizia in una materia che, obiettivamente, sta sfuggendo di mano. Con questa pronuncia diminuisce il divario giurisdizionale tra il Nord ed il Sud del Paese, nella tutela dei diritti umani. Una Movida sana e compatibile con la vita delle persone è possibile ed auspicabile. Alle Pubbliche Autorità spetta il compito di assicurare la vivibilità ed il benessere dei cittadini.

Il Restyling Completo di Via Partenope

Da poche ore (04.04.2022) è stata bandita la gara per il restyling completo di Via Partenope. Finalmente abbiamo la possibilità di visionare nel dettaglio il progetto di questo importante pezzo di città. Allo stato Via Partenope è una enorme tavola imbandita che non ha alcuna coerenza con la bellezza del paesaggio. Garantire la fruibilità a tutte ed a tutti ed il rispetto del particolare veduta del golfo di napoli deve essere il principio da osservare. Nel link troverete tutti gli atti di progetto ed il bando di gara:

https://drive.google.com/drive/folders/1Y9oaJAvLaaU6jdu8FxtCg0Gnnz72gOlV?usp=sharing

Il Patto per Napoli

L’alternativa al cd. “Patto per Napoli”, ad ordinamento vigente, è il dissesto con l’applicazione della disciplina prevista dal Testo Unico degli Enti Locali che, negli anni, ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza, non solo a soddisfare i creditori dell’ente locale e rendere ai cittadini servizi degni di questo nome, ma anche a risolvere i problemi di deficit strutturali dei comuni medesimi. Non è assolutamente infrequente, infatti, che un comune dichiarato in dissesto non ci ricada di nuovo l’anno successivo. La legge di bilancio 2022, quindi, offre una alternativa al dissesto, ai comuni capoluogo di città metropolitane, con disavanzo procapite superiore ad €. 700,00. Ebbene, giusto per non lasciarci scappare il primato, Napoli ha il disavanzo più alto di tutte le altre quattro città destinatarie della nuova misura, che ammonta ormai alla stratosferica cifra procapite di €. 2.303,00. Una misura che ricorda, per certi versi, quella adottata con il D.L. 174/2012 del Governo Monti che aveva le medesime finalità ma che, poi, si è rivelata del tutto inefficace per Napoli, anche per la mannaia calata dalla Corte Costituzionale con la nota sentenza n. 80 del 10.02.2021 che ha ridotto il periodo di ammortamento da 30 a 10 anni del fondo anticipazione liquidità, facendo “saltare il banco” a molti comuni italiani. Invero, il Governo Monti all’epoca mise sul tavolo un prestito di 220 milioni di euro da restituire in 10 anni, mentre la situazione complessiva si sarebbe dovuta risanare mediante la vendita del patrimonio, il taglio delle spese e l’aumentando complessivo delle entrate. Successivamente la Sezione Regionale della Corte dei Conti, deputata al controllo del piano di rientro pluriennale, ha ritenuto non raggiunti gli obiettivi della cd. procedura di predissesto costringendo il Comune a ricorrere in appello innanzi alle Sezioni Riunite. Diversamente da come accadde nel 2012, con la legge di bilancio 2022 il Governo ha messo sul “tavolo” napoletano circa 1,3 miliardi di euro a fondo perduto da erogare in 21 anni, con rate non di pari importo, chiedendo in cambio la partecipazione del comune a contribuire, con risorse proprie aggiuntive, al ripiano del disavanzo, nella misura di un quarto del contributo annuo erogato. In buona sostanza il Comune di Napoli dovrà reperire risorse per circa 325 milioni di euro in 21 anni, con rate annuali variabili a seconda dell’ammontare del contributo erogato. Entro il 15 febbraio prossimo dovrà, quindi, essere sottoscritto l’accordo con il quale definire quali delle misure adottare per reperire i 325 milioni di euro, tra quelle previste dalle lettere da a) ad i) del comma 572 della citata legge di bilancio. Tra queste c’è quella dell’incremento della riscossione delle proprie entrate (lettera c) con la facoltà di concedere rateizzazioni da 24 a 36 mesi onde agevolare il pagamento. Ebbene, i cd. residui attivi (si legga crediti) del Comune di Napoli, per imposte tasse, contributi, sanzioni ed altre voci, maturate negli anni, ammontano a circa 4 miliardi di euro, anche frutto di una scarsa propensione dei cittadini napoletani a pagare le tasse per la assoluta inadeguatezza dei servizi. Che questi due dati siano interconnessi è possibile ricavarlo dal semplice raffronto delle classifiche per qualità della vita e percentuale di riscossione; laddove i servizi sono scarsi, il cittadino è più riottoso a pagare le imposte, al netto, ovviamente, di quella fascia di popolazione, non coperta dall’esenzione, che versa in condizioni economiche che non consentono di far fronte ai doveri fiscali in maniera totale o parziale. Che tale dato sia stato considerato dalla legge di Bilancio 2022, lo si ricava dal fatto che alla lettera f) n. 5 si legge che il Comune deve provvedere “all’incremento della qualità, della quantità e della diffusione su tutto il territorio comunale dei servizi erogati alla cittadinanza; a tal fine l’amministrazione è tenuta a predisporre un’apposita relazione annuale”. Sull’altro piatto della bilancia ci sono i debiti commerciali del Comune trattati dai commi 574 e 575 della legge di bilancio 2022, con l’obbligo dei creditori di “insinuarsi al passivo” entro i termini che saranno fissati, per poter essere soddisfatti mediante il pagamento di una percentuale che va dal 40 all’80% del loro ammontare e con la possibilità di rifiutare mantenendo per intero il loro credito e scontando però, in tal caso, tutte le limitazioni connesse al congelamento delle procedure esecutive. L’imperativo categorico, quindi, prima di giungere all’adozione delle altre misure non indolori per i cittadini napoletani, è quello di valorizzare il patrimonio, migliorare i servizi, incrementare la riscossione, razionalizzare la composizione e le funzioni delle società partecipate, riorganizzare gli uffici e le strutture amministrative, ridurre i fitti passivi, utilizzare con cognizione gli investimenti del PNRR. In una parola amministrare ed attuare secondo il dettato Costituzionale il cd. buon andamento della Pubblica Amministrazione affinché si fondi un nuovo patto di fiducia tra cittadini e Comune.

Uso Democratico degli Spazi Pubblici e COVID

Al Consiglio Comunale di Napoli ho sostenuto la battaglia per l’uso democratico degli spazi pubblici anche in regime COVID. Era oggetto di discussione la delibera che proroga i benefici per le attività commerciali, sia quelli statali che quelli previsti in aggiunta dalla precedente Amministrazione. Ho presentato tre emendamenti ed un ordine del giorno volti a ridurre i “danni” che una tale scelta ha dimostrato di portare con se. Purtroppo non sono passati, ma ho attenuto l’impegno del Sindaco Manfredi e dell’Assessore Armato ad esaminare la questione al fine di ripristinare un minimo di ordine alla scadenza della proroga prevista fino al 31.03.2022, sollecitando, altresì, gli uffici ad incrementare i controlli. Confesso è stato un durissimo confronto. Spero di aver ben rappresentato la volontà di coloro che mi hanno scelto quale loro rappresentante. Di seguito i miei interventi per chi ha voglia di vederli e sopratutto di sostenermi in questa battaglia di civilità nonché gli atti che ho avuto modo di studiare e redigere:

Teneri Alcolisti

Dal sito di Repubblica. Questo lavoro è necessario che sia diffuso e letto quanto più è possibile. Le riflessioni e la indagine di Bonini, De Luca, Giannoli, Paolini ed Ammaniti sono un importante approfondimento. A Repubblica ed ai giornalisti va il mio più profondo ringraziamento per aver mostrato questo spaccato di società. Chi può vada a leggere il pezzo sul sito chi non può si abboni al giornale: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/12/23/news/teneri_alcolisti_abuso_di_alcol_e_droghe_tra_i_giovani_cause_ed_effetti_delle_dipendenze-331120325/

Lo sballo degli adolescenti si sta mangiando una generazione. L’alcol è diventata la porta al policonsumo di ogni genere di stupefacente

di Carlo Bonini (coordinamento editoriale e testo) ,  Maria Novella De Luca ,  Viola Giannoli e Alessandra Paolini. Con un commento di Massimo Ammaniti. Coordinamento multimediale di Laura Pertici. Video e foto di Riccardo De Luca. Produzione Gedi Visual

23 Dicembre 2021 25 minuti di lettura

C’è una generazione, che per consuetudine chiamiamo Z, i nati tra il 1995 e il 2010, i cosiddetti “zoomer” o “post millennial”, che viene divorata ogni notte, nelle nostre grandi aree urbane come nelle provincie e in numeri crescenti, da un consumo di alcol in età sempre più precoce. Grazie a “cartelli” sui prezzi di listino studiati dai locali a misura di paghetta, i cocktail a 3 euro, gli shottini a 1, la “vodka del bangla” a 8, sono diventati la sempre più accessibile porta di ingresso non solo a uno dei riti di iniziazione alla vita adulta, ma hanno profondamente modificato la percezione dello sballo e il modo di viverlo. Non si cerca più il piacere, ma la perdita di controllo. In un’alchimia fai da te che non è mai soltanto alcolica, ma di cosiddetto “poliabuso” di sostanze stupefacenti, in cui l’alcol è la “gateway drug”. Siamo andati ad ascoltare queste ragazze e ragazzi nelle piazze della movida, così come nei pronto soccorso e nelle comunità dove spesso finisce la loro corsa. E abbiamo dato la parola a chi se ne occupa ogni giorno, silenziosamente, provando a rimettere insieme i pezzi delle loro giovanissime vite.

Un milione di giovani attaccati al bicchiere. E aumentano le ragazze

Ad alzare il gomito si comincia a 12 anni, perché con il bicchiere gli italiani sono i più precoci al mondo. E a passare da uno shottino a uno spritz o da un prosecco a un mojito ormai ci sono sempre più ragazze, sedotte da cocktail dolciastri o alla frutta rispetto ai loro coetanei che preferiscono la birra o i mix più ruvidi a base di vodka o tequila. Così, nel 2019, 4.723 ragazzi sotto i 18 anni sono finiti al pronto soccorso per aver bevuto troppo, con un aumento del 18 per cento rispetto all’anno precedente. E, tra loro, 2150 erano ragazzine: il 25,4 per cento in più del 2018.

Sono i dati dell’ultimo report dell’Istituto superiore di Sanità e offrono una fotografia allarmante dell’impennata dei consumi alcolici degli adolescenti. Cui ha contribuito anche il periodo di lockdown imposto dalla prima pandemia di Covid, con la novità degli aperitivi distanziati WhatsApp. E tra happy hour e “indianate” in cameretta, è tornato a fare capolino persino un pericolosissimo gioco che sembrava caduto nel dimenticatoio: il “Nek Nomination”. Quello in cui si nominano tre amici che devono filmarsi mentre si scolano un’intera bottiglia.

Delle 48 mila intossicazioni da alcol registrate nel 2020 nei pronto soccorso, il 17 per cento ha riguardato minori di 14 anni

racconta il professore Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio alcol dell’Iss e del Centro Oms per la promozione della salute e la ricerca sull’alcol. E tutto questo si traduce in numeri che fanno spavento: +446 per cento di alcol consumato nel primo anno di pandemia in Italia, +209 per cento nella fascia d’età dai 18 ai 24 anni.

La giovane movida del sabato italiano

Ansia. stress, depressione, isolamento. Il bere in questi due ultimi anni ha seguito le aperture e le chiusure legate alla pandemia: prima del lockdown, a marzo 2020, c’è stato l’assalto agli scaffali dei supermercati. Poi c’è stato il boom del wine delivery. Secondo dati raccolti da Idealo, il portale internazionale dedicato alla comparazione prezzi, c’è stato un +110 per cento di ordini online, con un consumo raddoppiato per l’Italia soprattutto nella fascia giovanile. E a schizzare in alto è stato anche il numero di telefonate arrivate ai servizi territoriali da parte dei genitori alle prese con i figli intossicati. “Gli adolescenti già qualificabili come alcolizzati e presi in carico dai servizi territoriali sono più di 6.000 – spiega Scafato – e rappresentano l’1 per cento dei 67 mila alcoldipendenti che seguiamo. Ma il fenomeno è molto, molto più vasto. Parliamo di una platea di 600 -700 mila ragazzi sotto i diciotto anni che fanno abuso di alcol. Si arriva a un milione se si aggiunge la fascia di età fino a 24 anni”. “L’alcool è un lubrificante sociale e purtroppo in molti casi è una gateway drug, uno stupefacente cosiddetto cancello che apre ad altre sostanze da sballo, leggere e non: canne, pasticche, metadone, droghe varie. Perché fa cadere le inibizioni e amplifica l’effetto delle sostanze”, continua Scafato. E così, nei fine settimana, ecco il “binge drinking”, che significa bere almeno sei bicchieri di alcolici in una stessa sera per arrivare subito a sentirsi “fuori”. L’intossicazione è dietro l’angolo, come pure la dipendenza. E i danni sono a lungo termine.

“I giovani non hanno capacità di metabolizzare l’alcol come gli adulti – spiega il professore – quindi, a quella età, soprattutto tra i 12 e i 21 anni, quando il cervello matura, fa ancora più danno sia diretto che indiretto. È una sorta di ‘killer dei neuroni’: l’alcool presente nel sangue arriva sulle membrane neuronali portando via i fosfolipidi e causa un danno diretto a livello dell’ippocampo, zona altamente specializzata che regola la memoria e influisce sull’orientamento viso-spaziale. Abbiano visto con la risonanza magnetica che nei ragazzi e nelle ragazze che fanno “binge drinking” per almeno due mesi le aree della memoria si spengono: una persona può perdere tra il 10 e il 20 per cento della propria capacità cognitiva. Un deficit che li accompagnerà anche in età adulta”. Sulle ragazze, poi, i danni sono ancora maggiori: avendo, solitamente, minor massa corporea riescono a metabolizzare ancor meno l’alcol. E hanno molti più rischi di sviluppare tumori al seno. “Bisogna far capire ai ragazzi che bevendo bruciano parte della loro possibilità performante. Che le sbronze adolescenziali influiranno anche quando saranno più grandi”, avverte Scafato. “Ma bisogna prestare più attenzione ai messaggi che diamo. Non è un caso che persino le bottiglie con i drink alcolici, che piacciono di più agli adolescenti, siano sempre colorate e bellissime. Ed è impari lo stanziamento delle risorse: solo un milione per la prevenzione contro i 500 milioni investiti ogni anno per pubblicizzare gli alcolici. Vincere, in questo modo, diventa impossibile”.

Notti senza alba e cocktail a 3 euro. La movida romana

Non c’è bisogno di aspettare l’alba a Largo Osci, piazza del mercato di San Lorenzo, per vedere e sentire gli effetti di una notte di movida romana senza limite. All’una del mattino, il selciato è già una lastra scivolosa di umido e cocci di bottiglie, l’odore che brucia le narici è quello di alcool, urina e vomito. Pietro, 17 anni, maglietta a maniche corte nel gelo di dicembre, cammina in gruppo, avanti e indietro: “I cocktail qui costano poco, 3,50 l’uno, ma dentro non ci mettono un cazzo, quindi tocca farsene almeno tre, più una birra, così li cominci a sentire e la serata gira, incontri gente, alla tre torni a casa. Se ti senti male vai all’angoletto e ti liberi, le serate nostre sono queste, scusa che altro dovremmo fare dopo essere stati due anni dentro casa?”. Nella domanda di Pietro, studente del liceo artistico (“no, dai il cognome no, mia madre poi si preoccupa”) c’è più o meno tutto il senso di una generazione smarrita, mentre si reimmerge e scompare nella folla di giovanissimi stretti quasi senza respiro – e senza mascherine – tra i banconi del mercato di San Lorenzo, ex quartiere popolare simbolo della Resistenza, svenduto agli affitti in nero degli studenti fuori sede e aggredito da uno spaccio impossibile da sradicare. Nella strada dove fu uccisa Desirée Mariottini, 16 anni, lasciata morire da due spacciatori dopo essere stata drogata e violentata, ci sono ancora le baracche dove il suo corpo fu ritrovato, i murales di protesta scoloriti, ma nel mezzo del degrado è sorto un improbabile palazzo moderno, dove si fatica a immaginare chi vorrà andare a vivere.

Immagine che contiene testo, persone, gruppo, parecchi

Descrizione generata automaticamenteLargo degli Osci, San Lorenzo – Roma, 18 dicembre 2021 (foto di Riccardo De Luca, Agf)
  

Bere costa poco, pochissimo, perché nelle piazze delle serate dove il rito è la strada con il bicchiere in mano, i locali fanno cartello, attenti alle tasche dei ragazzini. Trastevere, Campo de’ Fiori, Ponte Milvio. San Lorenzo. Tra via dei Sabelli e via dei Ramni, per confluire nella grande area del mercato, il listino prezzi è a misura di paghetta: un cocktail 3,50 euro, shottini (bicchierini di superalcolici) 1,50 euro, birre da 2,50 a salire. Prezzi stracciati anche per dosi e microdosi di hashish, marijuana, o per delle palline di cocaina, per del Mdma, o per qualche nuova e sconosciuta sostanza psicoattiva, spacciata negli angoli bui di questa piazza, tanto allegra la mattina, quanto cupa e tossica la notte. In ogni caso, tra un mojto e uno spritz nei bicchieri di plastica, la nuvola che percorre la piazza è quella delle canne.

Mariangela ha 16 anni, “cala” a San Lorenzo il venerdì sera con le amiche dai Castelli romani (“veniamo con il treno poi ci vengono a prendere i genitori”) e racconta, candidamente, che a loro under-under diciotto l’alcol lo comprano gli amici più grandi. “Mica ti chiedono i documenti, però i ragazzi del bancone più o meno capiscono quanti anni hai e se sembri troppo piccola ti danno la Coca Cola…Così mandiamo avanti quelle che hanno la faccia da maggiorenni. Sì, ogni tanto ci ubriachiamo, capita, il giorno dopo non c’è scuola, i genitori non si scandalizzano troppo, dicono meglio una sbronza che le pasticche. Sono le nostre serate, che male c’è?”.

La piazza è presidiata e normalmente è verso le quattro o le cinque del mattino, quando tra i banconi del mercato restano i più renitenti a tornare a casa e il tasso alcolico è ormai ubriachezza, che scoppiano le risse. “Ogni fine settimana è così – racconta un agente – sequestriamo di tutto, dalla droga ai coltelli. Io li vedo perdersi sti’ ragazzini. Forse le famiglie non si rendono conto di quanto questo “divertimento” sia pericoloso”. Già, mica è facile però. Dopo due anni di lockdown la strada sembra essere rimasta l’unico luogo d’incontro per una generazione smarrita. Che occupa le scuole per dire “ci avete dimenticati”. Complice un mercato criminale che a prezzi stracciati offre ovunque e dappertutto anestetici dell’anima. Così in un venerdì notte di dicembre, con le luci di Natale un po’ meste, da Roma Est ci spostiamo a Roma Nord, a piazza Ponte Milvio, ex enclave popolare tra i quartieri di Vigna Clara e Fleming diventati ricchi negli anni Settanta.

Sabato sera a San Lorenzo: la voce e i volti dei protagonisti

Gli universitari: “Bevono ragazzini sempre più piccoli, nessuno ci può capire”

Quelli di Ponte Milvio

È nel tratto di via Flaminia Vecchia che approda al cavalcavia accanto al quale morirono Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli, 16 anni, travolte dal Suv guidato da Pietro Genovese, 20 anni, che si snodano le notti degli adolescenti (e non solo) di questo quadrante di città. Un locale dietro l’altro, prezzi che salgono a seconda dell’età degli avventori. Qui un Rum&Coca parte dai sette euro, le paghette sono più alte, fino ai 15/20 euro per gli universitari seduti al caldo dei “funghi” nei dehors. “Quanti anni hai?” “Diciassette”. “E questa birra?”. “No problem”. “In che senso?”. “Presa nel frigo del bar e pagata alla cassa”. “Quante a sera?”, “Tre, più o meno, poi stop, altrimenti sale troppo e non riesco a guidare la moto”.

Dicono gli alcolisti anonimi che è così che si inizia. Anzi, che è così che si scivola nella dipendenza, speriamo di no per Francesco, studente del liceo “Farnesina”, che sembra incurante del freddo. Del resto si dice che l’alcol scaldi, anche se il binge drinking nei paesi anglosassoni è il maggior responsabile di principi di assideramento di ragazze teenager che nelle notti gelide del Nord escono vestite di niente e si sbronzano. Patrizia, stessa età, stessa classe, dice: “Noi lo facciamo apposta. Quando sale tutto è più facile. I cocktail li annacquano, ma se ci aggiungi la Vodka del Bangla, una bottiglia basta per tutti, ti diverti un sacco, fa bum bum nella testa, io non ho paura di tornare a casa, vado a piedi, abito qui dietro”. E se ne va, sfuggente, come tutti i ragazzini incontrati in questa notte di dicembre 2021, del resto gli adulti a quest’età sono amici-nemici. Bisogna allora sedersi in un locale “da grandi” per ascoltare una testimonianza vera, dolorosa. Flaminia Cerri e Paolo hanno 22 e 24 anni, quasi ingegnere lei, informatico lui. “Sai, noi ci siamo passati, siamo cresciuti tra questi locali. Ogni sabato sera una sbornia, sembrava normale. Ci stavamo spegnendo e non ce ne accorgevamo”. La voce di Flaminia si fa più grave. “Poi del nostro gruppo in due ci sono rimasti sotto. Marino che aveva iniziato insieme a noi, in piazza, con i drink a 14 anni e alla fine si buttava giù l’alcol puro. Oggi è in comunità e frequenta gli alcolisti anonimi. E Sandra che si è schiantata con il motorino sulla Cassia, mentre tornava all’alba, fatta e sbronza. E’ viva per miracolo. Ma è rimasta zoppa. Era un’atleta, ora non potrà più correre né saltare. È stato quel giorno in ospedale da Sandra che abbiamo detto basta”.

Multe, fermi, sanzioni: i numeri della malamovida romana

Lo scorso anno, i carabinieri hanno accertato 22.073 violazioni per guida sotto gli effetti dell’alcol. Per la metà dei fermati, 10.700, le conseguenze sono state di carattere penale. E dei casi accertati, 5.231, a volergli dare un’etichetta, sono stati ricondotti alla “malamovida”. A quel tour alcolico, da un bar a un altro, da un aperitivo a una birretta che nei primi sei mesi del 2021 ha visto 2.727 adolescenti finire tra gli accertamenti dell’Arma.

“Giovani e alcol, già. È una tendenza in crescita ormai da anni – racconta Alessandro Dominici, tenente colonnello dei carabinieri a capo del Nucleo radio mobile di Roma – che si era un po’ attenuato con il lockdown tra coprifuoco e locali chiusi, ma con il ritorno alla vita quasi normale ha ricominciato a farsi sentire. Specie durante il week end. E già sappiamo, come accade ogni anno, che il periodo di Natale, è uno di quelli a rischio con i giovani in vacanza, lontano dagli impegni scolastici e con la voglia di stare insieme e di divertirsi”. Da Ponte Milvio a Trastevere, da Monti a Campo de’ Fiori, da San Lorenzo a Testaccio. Il tour dell’Arma per controllare le zone della movida si muove dopo il tramonto, tra le strade, le piazze e i vicoli del centro storico della città. Luoghi d’incontro dove è più facile che ragazzi e ragazzini si ubriachino o si calino sostanze. “Io stesso svariate volte ho assistito a ragazzi in strada completamente fuori controllo o privi di sensi – racconta Dominici – e l’immagine è sempre la stessa: lui o lei steso a terra, vomito intorno, e gli amici che cercano come possono di farli riprendere, schiaffeggiandoli, urlando, chiedendo aiuto”.

L’Arma, nel suo sito, ha dedicato un’area in cui dà i consigli ai genitori. Suggerimenti per capire se i propri figli alzano troppo il gomito e se fanno uso di sostanze da sballo: droghe leggere, droghe pesanti, pasticche. “Prestate molta attenzione”, si legge sulla pagina on line, “al rientro dalle serate con amici e soprattutto al ritorno dalla discoteca se sono presenti alcuni indicatori”. E giù con la lista dei campanelli d’allarme: sonnolenza, lentezza del ragionamento, senso di euforia, ridarella, senso del tempo dilatato, linguaggio pasticciato, difficoltà di memoria, pupille strette o molto dilatate. Bisogno di parlare senza avere niente da dire, difficoltà ad addormentarsi, aggressività. “La cosa più importante – spiega il tenente colonnello – è la prevenzione. Per questo da anni andiamo nelle scuole, sia alle medie che alle superiori, per spiegare ai ragazzi le insidie di alcol e droga. Pericoli che diventano esponenziali se vengono assunti nella stessa sera. E che diventano micidiali se in quelle condizioni ci si mette alla guida di un’auto o di un motorino”.

E se un adolescente viene “pizzicato” dalle forze dell’ordine più volte in stato di ubriachezza, quali sono le implicazioni dal punto di vista legale? “Purtroppo, in caso di recidiva dobbiamo rivolgerci al Tribunale dei minori che verificherà se non ci siano anche responsabilità dei genitori. Visto che sono loro a dover vigilare sul ragazzo, se è minorenne. Ma il controllo dei carabinieri si focalizza in maniera ancora più attenta sui commercianti. E su quanti vendono bevande alcoliche a chi non ha ancora compiuto i 18 anni. Perché forse ancora non si è compreso, ma vendere alcol a un minorenne è un reato – continua Dominici -. Il negoziante si assume un grande rischio: dare da bere alcolici a un under 18 è sanzionato penalmente. E il provvedimento amministrativo porta anche alla chiusura del locale. Se poi, mettiamo nell’ipotesi più infausta, il ragazzino dovesse morire, c’è una responsabilità connessa tra l’evento e la condotta dell’esercente che ha fornito l’alcol. In questo caso siamo di fronte alla morte come conseguenza di un altro delitto. E nel caso specifico si passano davvero dei grossi guai. Se chi vende la bottiglia di vodka o di vino a un ragazzino avesse chiaro quanto rischia, sicuramente prima di prendere i soldi chiederebbe la carta d’identità”.

Stella, 26 anni, alcolista, caduta e risorta

Oggi Stella vorrebbe dire a tutti che la vita è bella. Oggi che ha 26 anni e dopo averne passati undici tra alcol e droghe, da 24 mesi cammina nella strada della sobrietà. “La malattia della bottiglia è lenta e insidiosa, inizi perché lo fanno tutti, alcol e canne, cannabis e “birrette”. Tante, da perdere il conto. Non ascoltate chi dice che sono innocue, io sono diventata alcolista a forza di “birrette”. Sembra nulla ed è un veleno che ti entra dentro. Butti giù e stare con gli altri diventa facile.

Avevo 13 anni, vivevo in borgata in una famiglia difficile e non mi sentivo all’altezza dei miei coetanei. Ho toccato il fondo, più nero di una notte buia. Soltanto allora ho cominciato a risalire.

Stella è un nome di fantasia, il resto invece è tanto vero da fare male, una testimonianza che Stella racconta con urgenza, ora che grazie ad Alcolisti Anonimi da due anni è “sobria”, ha un compagno, si è iscritta (di nuovo) all’università, “per diventare assistente sociale e aiutare chi come me è caduto nel fondo di un pozzo”. Cresce a Roma in un contesto difficile Stella, in quei quartieri che sembrano senza sole. “La borgata è dura, ha le sue regole, soprattutto è un market a cielo aperto di sostanze. Però frequentavo il liceo, puoi anche vivere in un bel posto e caderci lo stesso. A chi fa paura un ragazzino con lo “shottino” di gin in mano, o un cocktail bello freddo che va giù dritto e dopo è facile sorridere e farsi vedere con la testa brilla? Le famiglie minimizzano, l’alcol è legale, ma se vuoi sballarti non c’è niente di meglio, lo compri ovunque, credete che a 14 o 15 anni mi chiedessero i documenti?”.

Stella è poco più di una bambina quando scopre la forza “scacciapensieri” delle birrette e dei long drink, quasi subito accompagnati da cannabis. “Lo facevano tutti, sembrava normale. Fuori scuola, il pomeriggio. Ci si vedeva al bar, al parchetto e passavano le ore. Il punto è che se hai un vuoto dentro quel mix è come la medicina di tutti i mali. Mi sbronzavo, mi facevo una canna e dimenticavo il gruppo che non mi accettava, mio padre che faceva uso di sostanze, mia madre che si “beveva” tutte le mie bugie. Poi ho fatto il salto. Farmaci, cocaina, pasticche. E bere, bere, bere. Se non ce l’avevo, l’alcol, uscivo a comprarlo, se non avevo soldi per la droga facevo l’impicci, a Roma si dice così. A vent’anni non avevo più i denti, ero anoressica ed ero stata ricoverata in psichiatria”. Stella è un fiume in piena, racconta la caduta per poter poi “cantare la mia rinascita, la vita al di là della bottiglia, ho scritto una poesia che dice pensavo di essere una pischella condannata invece me so recuperata“. Lo dice chiaro Stella, che oggi è andata a convivere con il suo compagno, studia all’università e continua a frequentare Alcolisti Anonimi: “Io sono una storia estrema, mica tutti i ragazzetti che si sbronzano si riducono come me. Ma quello che voglio gridare è che finire all’inferno con una bottiglia, cominciando a bere da adolescenti, è troppo facile e l’allarme è troppo basso, ci sono pubblicità di alcolici dappertutto, avere il bicchiere in mano, così come una canna a 15 anni ti fa sentire fico, come farsi il tatuaggio, spesso le famiglie preoccupate per la droga, chiudono gli occhi sulle sbronze. Ma l’alcol è subdolo, buono, terribile”.

Fa alcuni tentativi per uscire dal tunnel Stella, ormai è in tutto e per tutto un’alcolista policonsumatrice, contatta per la prima volta i gruppi degli Alcolisti Anonimi. Ossia quella rete, ormai planetaria, di gruppi di auto-aiuto fondata nel 1935 in Usa da Bill William, egli stesso alcolista, e basata sul principio spirituale dei 12 passi, una sorta di progressione e di “elevazione” attraverso la quale si giunge alla sobrietà. Ancora oggi AA è considerato il metodo più efficace per uscire dalla dipendenza dell’alcol. “Non ero pronta però. Andavo, tornavo, scappavo. Ci ricadevo. Anche perché fuori da quel mondo tossico mi ritrovavo sola. E allora cercavo di nuovo i miei falsi amici, i miei compagni di bevute e di viaggi drogati. Poi però mio padre è morto. Di droga. E con lui tanti altri. Li ho persi. Uno dopo l’altro”.

Quando mi chiedono: perché ti drogavi e bevevi, riesco solo a rispondere: perché mi sentivo inferiore, per liberarmi dai complessi, perché dietro le spalle avevo una famiglia a pezzi. O forse perché le sostanze addormentavano il dolore che avevo dentro.

Nel 2019 Stella entra in comunità. E proprio in comunità incontra gli Alcolisti Anonimi. Inizia a essere seguita dai membri già più avanti con il programma di recupero. Ce la fa. Abbandona alcol e droghe. “Sono sobria, sobria, voglio gridarlo a chiunque. Ai ragazzi, perché credano nelle proprie potenzialità, perché si ricordino che valgono per quello che sono e non perché hanno un bicchiere in mano. A quelli che hanno appena iniziato a combattere la dipendenza, che imparerò a prendere per mano, così come altri alcolisti anonimi hanno fatto con me. Al mio uomo, che c’è passato anche lui, al nostro futuro di felicità e sobrietà”.

La guerra perduta

Pasquale è un uomo che ha il dono della pacatezza. Cinquantasei anni, da 17 “sobrio”, è il responsabile di Alcolisti Anonimi per la macroregione del Sud. Come tutti i membri di AA si presenta così semplicemente, “sono Pasquale, alcolista”. Non dicono “ex alcolista”, la sobrietà è una scelta che si rinnova ogni giorno. Di adolescenti che bevono Pasquale nei gruppi ne vede passare (e ne ha visti passare decine e decine). “Ero un adolescente quando ho iniziato e per l’alcol ho sacrificato le cose più belle della mia vita, a cominciare dai miei quattro figli. Non li ho cresciuti, non li ho cullati la notte, perché la notte uscivo per andare a bere. Così quando nei gruppi arrivano i ragazzi di 18, 20 anni, spesso portati dai genitori, devo sempre ricordarmi chi sono stato quando avevo la loro età. E far capire loro quello che si stanno perdendo dalla vita”. Ma la lotta precoce al baby alcolismo che sta ormai diventando un’emergenza nel nostro paese, quel binge drinking delle sbronze del sabato sera che abbiamo mutuato dai paesi anglosassoni, è per adesso una guerra perduta. Non soltanto perché dietro il bere dei giovanissimi c’è un business che cresce ogni giorno, nelle notti alcoliche che fruttano milioni in cocktail a cinque euro l’uno a bar e locali che non chiedono i documenti, e a market etnici che non si fanno scrupoli nello spacciare bottiglie ai ragazzini. Il punto di fondo, dice Pasquale, è che nessuno racconta ai giovani quanto è pericoloso bere.

Da quanto tempo non vengono lanciate campagne dissuasive vere, come fu per il fumo e prima ancora per combattere l’Aids? “E’ quasi impossibile intercettare un ragazzino di 16 o 17 anni. Anche perché l’alcolismo è una malattia lenta nella quale ti ritrovi prigioniero a poco a poco. Una malattia che si è complicata, perché i ragazzi che arrivano da noi oggi mescolano più sostanze. Devo dire che quasi sempre vengono colpiti dal nostro programma dei 12 passi, dal cominciare ad inserire qualcosa di positivo nelle loro vite. Il problema, però, è che vanno via”. Qualche incontro per far piacere ai genitori preoccupati, senza però cambiare definitivamente il proprio stile di vita. La bottiglia insomma. “La pazienza però – scherza Pasquale – è il nostro forte. Anche se abbandonano dopo qualche incontro, o dopo qualche mese, il seme è stato gettato. Sanno che noi siamo qui, sanno che potranno sempre contare su di noi. Perché mica è facile ammettere che si ha un problema. Purtroppo, spesso per arrivare al desiderio di uscirne, tocca andare a fondo. E allora tornano”. Perché il metodo si basa su un percorso di consapevolezza (anche spirituale) chiamato dei “dodici passi”. Il primo dei quali consiste appunto nel riconoscere di avere un problema. “Salve, mi chiamo Franco, sono alcolista”.

Chi sono i ragazzi che bevono così tanto, drink dopo drink, da non poterne più fare a meno? “I ventenni che arrivano sono in gran parte universitari e nella media non provengono da situazioni di disagio o di marginalità. Potrei usare la parola “normali”. Ma forse è questa parola che ci deve fare paura. Perché uscire la sera e stare con il bicchiere in mano fin dagli anni delle scuole superiori, ormai è considerato normale. Poi succede che senza quell’alcol non si riesca più a vivere, a entrare in relazione, a stare bene. Vuol dire che è avvenuto il salto nella dipendenza. Ormai per esperienza so che per aiutare un giovane bisogna aspettare che torni la seconda o la terza volta”. Rivela Pasquale: “Arrivai ai gruppi che ero ubriaco, ogni anno festeggio il mio compleanno di sobrietà. Diciassette compleanni. A volte il desiderio torna, ma è breve, il ricordo di quello che sono stato rispetto alla serenità di oggi è più forte di tutto. È con la testimonianza della mia vita che spingo i giovani a tornare e affrontare il loro alcolismo. Gli racconto di me, dei miei figli che non ho mai preso in braccio, di quello che ho perduto, ma poi riconquistato. A cominciare proprio da loro: i miei meravigliosi quattro figli”.

Nel pronto soccorso di Reggio Emilia

Nel week end, arrivano al pronto soccorso di Santa Maria Nuova di Reggio Emilia sorretti dagli amici. Gli stessi con cui avevano condiviso la seratina, finita in schifo. Ma spesso “quando ce li portano in ambulanza sono purtroppo già in coma etilico”, racconta la dottoressa Anna Maria Ferrari che dirige l’emergenza dell’ospedale emiliano ed è direttore di Faculty Simeu, la società italiana di emergenza urgenza. “Nel fine settimana, naturalmente, il via vai si intensifica, con la movida, le feste private, i locali, le discoteche. E la cosa che mi colpisce di più è vedere madri e padri che quando vengono chiamati nel cuore della notte dall’ospedale, davanti ai medici, cadono dalle nuvole. Quasi nessuno s’immagina di trovare i figli in quelle condizioni. ‘Pensavo neanche bevesse!’ ti dicono. Poi però più dello shock può la preoccupazione per lo stato di salute del ragazzino. E hanno ragione questi genitori, perché il coma etilico non è una passeggiata: può causare anche danni importanti che restano per tutta la vita. L’attesa del risveglio può essere lunga e può lasciare, in caso sia subentrata una condizione di ipo-ossigenazione, dei danni cerebrali o di riduzione delle capacità cognitive. Questo può accadere specialmente se insieme all’alcol si sono mischiate pasticche o droghe varie. Ed in queste occasioni che per noi medici comincia la parte più difficile”.

Spesso, chi entra “sballato” in ospedale non è in grado di raccontare. Perché non è cosciente il più delle volte. E un po’ perché proprio non sa cosa abbia ingerito. “La prima cosa è fare dei test, delle analisi specifiche per capire cosa c’è nel sangue, quali sostanze. Il problema è che la composizione delle droghe, specie quelle sintetiche, è un terno al lotto. Le molecole sono tantissime e l’alchimia cambia di continuo – continua Ferrari – Quindi è tutto più complicato. La raccomandazione che mi sento di dare ai ragazzi è di chiedere sempre cosa c’è nel bicchiere che ti hanno riempito e, nel caso di droghe, che roba è. Capisco che è difficile perché ci troviamo di fronte a volte a dei ragazzi giovanissimi. E sprovveduti. Capisci quanto siano sprovveduti quando stanno meglio e tornano a parlare. ‘Che c’era nella pasticca? Boh! me l’ha dato un amico mio, mi ha detto solo che così mi divertivo di più”. E si stupiscono pure che vengano chiamate le forze dell’ordine. Gli sfugge spesso anche il risvolto penale. Perché un conto è se ci si sbronza in casa, ad una festa privata, un altro se invece a vendere alcol a un minorenne è stato un commerciante”.

Rimedi per evitare di arrivare al pronto soccorso ubriachi fradici? “C’è poco da fare, non bisogna bere. Non bisogna sballarsi – dice – anche la storia che se mandi giù tanta acqua l’ubriacatura non arriva, è una stupidaggine. Ai più giovani mancano gli enzimi necessari che danno al fegato la possibilità di processare l’alcol. Quindi agli adolescenti che escono il sabato sera a caccia di emozioni e di svago dico: “limitatevi”. Se proprio volete bere, fatevi una birretta, evitate i superalcolici che al secondo bicchiere siete già stesi. E la “roba”, la droga, non provatela mai”.

 Droghe. Qualche numero

Già, la droga. A sentire gli esperti è la realtà che meglio si è adattata in poco tempo alle restrizioni connesse alla pandemia. “Con il lockdown abbiamo visto il crollo degli acquisti in strada e un numero inferiore di operazioni, eppure nel 2020 sul fronte sequestri c’è stato un aumento del 7,4% di sostanze requisite – spiega Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza – Questo vuol dire che il mercato si è riorganizzato, utilizzando sempre di più i canali del delivery, ossia la consegna a domicilio, e del dark web”. “Il Covid ha di fatto accelerato – scrive anche Flavio Siniscalchi, capo Dipartimento delle politiche antidroga della presidenza del Consiglio – una tendenza registrata negli ultimi anni, di un mercato sempre più digitalizzato”. E a farne uso sono soprattutto coloro che hanno un po’ di confidenza informatica: gli smanettoni e i nativi digitali della Generazione Z. Non è la sola novità. Nell’ultima Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze pubblicata il 30 giugno scorso si legge quello che i medici del pronto soccorso raccontano dal vivo. E cioè che nelle nuove generazioni c’è “la propensione, sempre più accentuata, verso consumi non legati a una sola sostanza o la compresenza in molti casi di dipendenze da sostanze insieme a quelle comportamentali”. Nero su bianco c’è scritto pure che le storie non sono tutte come quella di Stella, ma “colpiscono i casi in cui l’uso problematico non nasce in presenza di condizioni di emarginazione o fragilità sociale”.

Secondo i dati raccolti grazie a “Espad Italia”, la ricerca campionaria sui consumi psicoattivi, il 26% degli studenti italiani, in un’età che va quindi tra i 15 e i 19 anni, ha utilizzato almeno una sostanza illegale (oppiacei, cocaina, stimolanti, allucinogeni o cannabis). Tra questi il 9,3% è un “poliutilizzatore”: ne prende due, tre o anche di più, tutte insieme. I maschi sono più delle femmine. Il denominatore comune è per la maggioranza di loro la cannabis che è stata la sostanza più utilizzata nel 2020. Subito dietro ci sono le Nps, le nuove sostanze psicoattive, i cannabinoidi sintetici (salvia divinorum, ketamina, oppioidi sintetici), gli stimolanti (ghb ovvero la cosiddetta droga dello stupro che porta alla dipendenza da chemsex, Mdma, amfetamine, ecstasy) e gli allucinogeni (lsd, funghetti) che però sono in costante diminuzione dal 2010. I consumi di cocaina e oppiacei ci sono ma sono meno diffusi. Per trovarle si scende in strada, oppure gli adolescenti le consumano a casa di amici che le comprano, nelle discoteche, ora che hanno riaperto, a scuola e, per uno su dieci, anche su internet. 

La coca arriva dal mercato colombiano, passa in Cile, Ecuador, Venezuela, Brasile e Repubblica Dominicana. La rotta porta dritta in Spagna o in Olanda e poi da lì, prima di calare nelle piazze di spaccio, finisce soprattutto nei porti di Gioia Tauro, Livorno, La Spezia, Genova o negli aeroporti di Fiumicino e Malpensa. La marijuana viaggia invece dalla Spagna e dall’Albania, e da qui, come dal Marocco e dalla Siria, arriva pure l’hashish. Un hashish potenziato nell’ultimo anno perché dalle analisi è emerso che la percentuale di Thc, il tetraidrocannabinolo, nel fumo è cresciuta: del 25% in più. Le droghe sintetiche invece vengono diffuse nelle piazze italiane dall’Olanda oltre che dalla Siria, dal Brasile, dal Perù e, guardando a Oriente, dalla Cina. Per un grammo di marijuana, con cui si “girano” una, due o tre canne, servono tra i 9 e gli 11 euro, a meno che non sia di qualità più raffinata. L’hashish sale, tra 11 e 14 euro, sempre al grammo. Per una pasticca di ecstasy il tariffario varia da 10 a 20 euro. Le amfetamine hanno un prezzo compreso tra 22 e 25 euro, le meta tra 31 e 39, l’Lsd va da 21 a 28 euro. La cocaina è la più cara, 50-70, anche 90 euro al grammo. Ma ci sono le monodosi e tra i ragazzi si “stecca”, si divide in comitiva. L’eroina varia a seconda che sia brown (36-58 euro al grammo) o bianca (49-59 euro), ma viene venduta anche in monodose, a 5 euro. È il cartello del Dipartimento antidroga a dare conto dei prezzi, ma facendo un giro in strada o in quantità superiori si trova a prezzi ribassati.

Tra i minori che la consumano o la vendono c’è chi si è messo nei guai ed è stato segnalato, 9 su 10 sono maschi, in stragrande maggioranza italiani, quasi uno su dieci ha meno di quindici anni. A livello nazionale, i minorenni segnalati per detenzione di sostanze stupefacenti sono stati 155 ogni 100.000 residenti tra i 15 e i 17 anni. Quelli denunciati per spaccio di stupefacenti in un anno sono stati 915 e uno su tre è stato poi arrestato. Il numero aumenta man mano che ci si avvicina alla maggiore età. E più al Nord che al Sud, o almeno è lì che vengono pizzicati più facilmente: è prima la Lombardia per minorenni coinvolti nel traffico di sostanze, poi il Lazio, il Piemonte, il Veneto, la Sicilia, la Sardegna, la Puglia, la Campania e la Toscana.

Nell’ambulatorio delle dipendenze

Al Policlinico Gemelli di Roma c’è un centro dedicato alle dipendenze. Cannabis, alcol, droghe pesanti, gioco d’azzardo, web, ci si prende cura un po’ di tutto. Ci passano decine di ragazzi e di ragazze, ogni anno. “Le persone comunque più intelligenti con cui ho a che fare”, racconta Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta che da molti anni si occupa di dipendenze patologiche e di abuso di sostanze negli adolescenti.  “Di solito funziona quando sono loro a venire da me – sottolinea il professore – Ci prendiamo cura di un ragazzo se è lui a chiedere aiuto. Se un adolescente non è d’accordo, si rifiuta, diventa una missione impossibile aiutarlo. La terapia funziona quando un ragazzo è motivato. Se sono i suoi genitori a venire da noi, aiutiamo loro”. Lo incontriamo in una pausa di lavoro nel suo ambulatorio. E la sua prima risposta, quando gli si chiede di dipendenze tra i giovani, è quella che non ti aspetti: “Starei attento – dice – a parlare di dipendenze patologiche negli adolescenti”. “La mente adolescenziale per sua natura è come la creta fusa: è destinata a diventare un’altra cosa, è in continuo transito, in continuo divenire – spiega Tonioni – Fare diagnosi così nette riduce la complessità dell’adolescenza”.

E allora a cosa siamo spesso davanti? “Io parlerei di ‘fasi di abuso’ che possono poi degenerare certo in una dipendenza patologica oppure risolversi spontaneamente senza il nostro intervento. Non mi stupisco quando incontro un ragazzo di 15 anni che si fa canne dalla mattina alla sera e lo ritrovo a 18-20 anni, cresciuto, maturato, che ne fa un uso saltuario e ludico o addirittura ha smesso con qualsiasi sostanza”. Lo dicono i numeri che abbiamo raccolto, lo conferma l’esperienza di chi è immerso per lavoro tra i giovani: “L’incontro con la cannabis e con le droghe leggere è molto frequente, come lo è quello con l’alcol. Ma tra i 14 e i 18 anni è possibile incontrare anche l’Md, l’ecstasy, e non manca la cocaina, molto meno l’eroina. Esiste anche la ketamina, un anestetico dissociativo, che di solito viene usato in coppia con le amfetamine. Un consumo più frequente, ad esempio, si ha durante i raduni di musica techno”. Se nella miscela ci si aggiunge anche l’Mdma e un colorante, allora ecco che assume una tonalità attraente: è la cosiddetta cocaina rosa. Ad analizzarle, ai rave, nelle feste, in unità mobili su strada, ci pensano spesso gli operatori della riduzione del danno che si occupano di contenere i rischi sulla salute (ma poi anche economici e sociali) di chi fa uso di sostanze. I consumatori vengono invitati a inserire la sostanza che vogliono assumere in una bustina che viene scansionata da uno strumento in grado di riconoscerne il composto. A quel punto l’operatore sociale può fornire una consulenza sui rischi e i danni a cui si va incontro consumando quella specifica droga.

Ma l’elemento nuovo che ha preso piede da un paio di anni è l’uso degli oppioidi sintetici che vengono però assunti per vie anomale, estratti ad esempio dagli sciroppi per la tosse, che in dosi e modi diversi da quelli prescritti o mixati con altri farmaci diventano sostanze psicoattive. Trovarli è talvolta più facile: sono in casa, in famiglia o dagli amici; in farmacia con prescrizione medica; vengono aggiunti su ricette; comprati online nel dark web o al mercato della strada. È sempre Tonioni a parlare: “I ragazzi sanno molte più cose di quelle che sapevamo noi anche sulle sostanze stupefacenti, si nutrono da internet e riescono a fare cocktail tutti loro assumendo oppiacei di sintesi all’interno di farmaci che nella terapia medica sarebbero deputati ad altro”. Le cure del dolore fisico diventano le “cure” di un dolore, di un bisogno, di un desiderio differente.

Il viaggio nella comunità del Ceis di Modena

Droghe: “Noi, ex ragazzi perduti, così abbiamo bruciato la giovinezza”

Novanta nuove droghe

L’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità pubblicato a giugno di quest’anno racconta che sono state 90 le nuove droghe rilevate in Italia dal Sistema nazionale di allerta precoce, lo Snap. L’incremento di segnalazioni rispetto all’anno prima è pari al 200%. Sono le cosiddette nuove sostanze psicoattive, Nps in sigla, droghe sintetiche che mimano in laboratorio quelle tradizionali. Si dicono “nuove” fino a quando non vengono inserite nelle tabelle allegate al Testo unico sugli stupefacenti. Sono sostanze che di solito hanno bassi costi di produzione e appartengono per lo più alla classe dei catinoni sintetici (droghe con struttura e effetti simili alle amfetamine), dei cannabinoidi (la spice è la più famosa) e, appunto, degli oppioidi sintetici. A segnalarle sono i servizi per le dipendenze, le strutture di emergenza, le unità mobili, le comunità che osservano, sul campo, i consumatori di sostanze psicoattive o stupefacenti.

Dal piacere alla perdita di controllo

Ma più che di nuove droghe, secondo Tonioni, bisogna parlare di “un nuovo modo di assumere le droghe”. “Ai nostri tempi – ricorda lo psichiatra che è nato nel ’68 e di anni ne ha 52 – alla base dell’assunzione di droghe c’era l’idea della ricerca del piacere, ora quella della perdita di controllo”. Ma una perdita che in qualche modo Tonioni definisce controllata o programmata. Può sembrare un ossimoro e in effetti il risultato è fallimentare. Per capire meglio usiamo ancora le parole dello psichiatra: “Tra chi si drogava 30 anni fa c’era chi assumeva cocaina, chi oppiacei e questo definiva anche un profilo ambientale e sociale di un certo tipo. Oggi il fenomeno centrale – conferma Tonioni – si chiama poliabuso e consiste nell’assunzione concomitante o in sequenza di più sostanze o di droghe e alcol. L’idea alla base, destinata ovviamente a fallire, è quella di programmare gli stati d’animo attraverso fasi alternate di eccitazione e di sedazione”.

Federico Tonioni, esperto di dipendenze: “I ragazzi mischiano sostanze per controllare le emozioni”

Un’illusione, quella di manipolare umore ed emotività, grazie ai mix che mandano su e giù, up and down, che nasconde altro. “Le droghe diventano un surrogato della vera perdita di controllo che è ancora rappresentata dall’innamorarsi. E di innamorarsi i ragazzi hanno paura”, sostiene Tonioni. Per questo, nell’ambulatorio del Gemelli non si risponde all’abuso, alle dipendenze, con un uso disinvolto degli psicofarmaci. “Io non credo che si possa replicare a un problema affettivo con la chimica. Anche perché chi viene da me dopo essersi reso conto che si fa troppe canne o assume troppe pasticche il suo “farmaco”, tra virgolette, già lo ha. Sotto ogni dipendenza – prosegue Tonioni che ha una formazione psicanalitica – c’è sempre una angoscia più profonda e la dipendenza, con effetti ovviamente devastanti e fallimentari, cerca di prendersi cura proprio di quella angoscia. Allora al centro bisogna rimettere l’affettività, la comprensione”. Qualcosa che curi più a fondo ed elimini il bisogno di una “medicina” illegale. Non ci sono solo storie di chi si fa di eroina, di chi pippa cocaina, butta giù l’ecstasy, mixa farmaci e ci beve sopra. All’ambulatorio arriva anche chi fa uso di droghe leggere, hashish e marijuana. “Sono droghe che possono segnare riti di passaggio in età adolescenziale, che non fanno certo bene, ma non sono il segno di vere e proprie patologie”, spiega Tonioni.

Nel Rapporto al Parlamento si spiega che esiste un test che si chiama Cannabis abuse screening test (Cast), uno strumento standard per individuare gli utilizzatori potenzialmente a rischio che si basa sulle indicazioni fornite dall’European monitoring centre for drugs and drug addiction (EMCDDA) ed è composto da 6 item che descrivono il comportamento di uso di cannabis. Dallo studio del 2020, è emerso che il 21% degli studenti consumatori di cannabis ha un consumo definibile “a rischio”, con una percentuale più elevata fra i ragazzi rispetto alle ragazze tra cui però dal 2020 si è osservato un incremento sensibile. Ma chi sono i consumatori a rischio? Secondo il Cast sono “ragazzi che la usano 20 o più volte al mese, la comprano di tasca sua, la fumano sempre, anche in compagnia di amici, bevono tutti i giorni o quasi, si ubriacano, fanno “binge drinking”, sono poli-utilizzatore, hanno comportamenti potenzialmente pericolosi, segnalazioni alle forze dell’ordine e al prefetto, problemi dentro e fuori casa, risse, furti, danneggiamenti”. Il test però non rappresenta l’equivalente di una diagnosi clinica di patologia.

Ora, mentre è in atto un dibattito sulla legalizzazione, più o meno soft, della cannabis in Italia grazie a una proposta di legge e a un referendum popolare da centinaia di migliaia di firme che chiedono, in forme diverse, l’eliminazione del reato di coltivazione e la depenalizzazione dei reati legati al consumo, c’è chi considera ancora la marijuana come una porta verso droghe più pesanti. “La scalata dalla cannabis all’eroina è una favola – ribadisce lo specialista del Gemelli -. Si diventa tossicodipendenti non se si cominciano a fumare le canne ma se c’è lo spazio interno per diventarlo. Il confine tra lo spinello ricreativo, quello che si fuma la sera, in alcune circostanze, e quello “pesante” è molto sottile. Ma sta nel ruolo che il ragazzo o la ragazza attribuisce alla canna stessa. Se si fuma ogni mattina, prima di entrare a scuola, accompagnandola con una birra, non significa che si è per forza tossicodipendenti ma certo si dà alla marijuana una funzione terapeutica fai-da-te, del tutto illusoria. Quella canna e quella birra così reiterate diventano una sostituzione del pensiero. Viene chiesto loro di svolgere un compito impegnativo che in realtà è una necessità. Lì, in quella crepa, in ragazzi magari un po’ depressi, con una bassa stima di sé, con idee che virano in senso persecutorio, con problemi relazionali a casa e fuori, allora potrebbe esserci lo spazio per l’uso di droghe pesanti come cocaina e metamfetamine”. Molto più raro il passaggio agli oppiacei come l’eroina. “La strada attraverso la quale si arriva lì è diversa”, sostiene Tonioni. “Prima il popolo degli eroinomani proveniva dalle borgate, aveva a che fare con un tipo diverso di mentalità, di ideologia. Oggi gli oppiacei servono soprattutto a smorzare, come si dice in gergo, gli “up”. L’eroina sembra lì per lì a chi la prende la panacea di tutti i mali ma il suo uso nasce solo dall’esigenza di lenire la paranoia scaturita dall’abuso degli psicostimolanti. Poi restano solo gli effetti pesanti e la dipendenza”.

San Lorenzo, Roma


Il legame quasi fatale

di MASSIMO AMMANITI



Adolescenti e droga, è un legame quasi fatale perlomeno nella percezione sociale, che si nutre anche di molti pregiudizi e luoghi comuni. Sicuramente l’adolescenza è un periodo a rischio per l’uso e l’abuso di sostanze e di alcol, anche perché le trasformazioni tipiche di questa fase creano una fragilità psicologica che può predisporre a questo uso. E’ presente infatti un divario fra la forte attivazione emotiva del sistema cerebrale limbico e i sistemi regolativi di controllo di sé che invece maturano più tardivamente, legati quest’ultimi alla corteccia cerebrale frontale e prefrontale. È il motivo per il quale gli adolescenti manifestano spesso forti oscillazioni delle emozioni, in cui si alternano momenti di abbattimento e di vuoto a momenti di eccitamento e di tensione. E quando vengono contrariati o rimproverati reagiscono con improvvisi scoppi di rabbia provocati dalla loro suscettibilità e dalla permalosità essendo molto concentrati su loro stessi. E tutto questo è fonte di malessere e di insofferenza, che a volte subiscono i genitori e gli insegnanti che hanno difficoltà a comprenderne le motivazioni.

Questa forte discontinuità di comportamento che si crea col proprio passato suscita incertezze e addirittura confusioni personali, quasi l’adolescente potesse temere di perdere la direzione di se stesso. E dal momento che non ci si può più appoggiare ai genitori, da cui invece si vuole distaccare, i coetanei diventano indispensabili. Con loro si condividono i propri stati d’animo e i propri interessi superando l’opprimente senso di solitudine che si avverte in alcuni momenti. In gruppo il confronto è continuo per farsi valere ed affermarsi, insieme si scoprono territori sconosciuti ed eccitanti, come le prime esperienze sentimentali e sessuali. Si tratta di una grande risorsa, che stimola il senso di appartenenza e il riconoscimento del proprio ruolo, anche se poi non è facile per un ragazzo o una ragazza sottrarsi alle pressioni e alle seduzioni del gruppo, col rischio di essere rifiutato ed emarginato, esperienza che può compromettere il senso di sé. Fra i comportamenti di iniziazione nei gruppi l’uso dell’alcol e delle droghe rappresenta una vera prova del fuoco, che viene a sancire la stessa appartenenza, anche perché viene considerato un’esperienza esaltante, anche perché proibita e disapprovata dai genitori. Le prime esperienze con le canne hanno quasi un carattere rituale, perlopiù durante una festa nel clima di complicità e di eccitazione lo spinello è quasi un oggetto sacrale, che viene passato da uno all’altro per un tiro insieme.

Per molti ragazzi inizia così un percorso clandestino, che prima o poi viene scoperto dai genitori provocando grandi scontri familiari . Non è facile capire quanto la cannabis sia diffusa fra i ragazzi, una ricerca di qualche anno fa stimava che il 20% degli studenti delle scuole superiori ne facesse uso, sia in modo occasionale che in modo continuativo. Dati più recenti del Dipartimento per le Politiche Antidroga mettono in luce che il 30% dei ragazzi e il 21% delle ragazze non solo ricorrono agli spinelli ma creano cocktail micidiali mettendo insieme marijuana, cocaina, psicofarmaci e droghe sintetiche, quest’ultime ben più pericolose dal momento che provocano reazioni mentali e neurologiche gravi. Molti adolescenti sottovalutano il pericolo dell’uso della cannabis avendo l’illusione che possa risolvere con la sensazione piacevole di rilassamento i malessere e le ansie personali vissute dagli adolescenti. Non va dimenticato che la marijuana e l’hashish che si trovano oggi nel mercato nero sono frutto di ibridazioni molto diverse dal passato, avendo concentrazioni di tetraidrocannabinolo (THC) ben più elevate, addirittura 25 volte superiori. E come hanno confermato numerose ricerche i livelli elevati di THC interferiscono gravemente con la maturazione cerebrale che si verifica durante l’adolescenza, provocando scompensi psichici anche molto gravi.

In questo poliuso di sostanze si assomma frequentemente anche il ricorso all’alcol che si sta diffondendo sempre più fra gli adolescenti soprattutto fra i 14 e i 17 anni, in particolare nelle ragazze. Non è l’alcol che veniva utilizzato in passato per superare blocchi ed inibizioni sociali, viene invece mischiato con le droghe per provocare sballi che a volte esitano in stati di coma. Purtroppo la recente pandemia ha provocato nei giovani un isolamento ed un impoverimento della loro vita sociale aggravando la diffusione dell’uso di sostanze. E’ una piaga che rischia di pregiudicare il futuro delle nuove generazioni, ma il problema più che riguardare soltanto i giovani chiama in causa il mondo degli adulti, se -come scrisse il grande psicoanalista Donald Winnicott- sono abbastanza sani da poterli aiutare senza ricorrere a misure repressive.

C’è ancora chi si ostina a chiamarla “movida”

C’è ancora chi si ostina a chiamarla movida, socialità, economia e posti di lavoro ma quello che va in scena a Napoli, non solo nelle notti del fine settimana, non ha nulla a che vedere con questi concetti. Chi vive ed osserva il fenomeno da vicino, come i residenti, sa bene che il tutto si svolge al di fuori di ogni regola civica ed economica. Spritz, cicchetti, birrette, anche variamente assemblati tra loro, a pochi euro, attirano folle ingestibili ed ingovernabili con musica sparata a decibel da discoteca, che va avanti fino alle prime ore del mattino, all’insegna dello spaccio indisturbato di droghe di ogni genere e natura, con l’unico obiettivo dello sballo alcolico/narcotico che purtroppo travolge anche molte volte minorenni. Sono anni che analizziamo il fenomeno e ci siamo fatti un’idea chiara di come esso è articolato anche nella categoria dei commercianti che non sono tutti uguali e che tutto il comparto diverso dalla somministrazione è anch’esso colpito da questa gestione aggressiva di questo settore, che sta cannibalizzando interi quartieri che subiscono una vera e propria desertificazione sia sociale, sia culturale che commerciale. Ci siamo, infatti, dimenticati della Via San Sebastiano degli strumenti musicali e della Via Mezzocannone di librerie universitarie, dove si rilegavano le tesi di laurea, perché ogni “buco” viene adibito ad esercizio per la somministrazione alcolica, fosse anche di pochi metri quadrati, tanto poi c’è l’occupazione del suolo pubblico che è in grado di triplicare la superfice di vendita. La notte, salvo casi rari, è difficile vedere scontrini e contratti di lavoro regolari. In queste condizioni chi vuole essere in regola e non vendere ad 1 €. cicchetti, birrette e quant’altro, proponendo un approccio luidico, sociale, artistico e culturale al divertimento, viene schiacciato e deve chiudere, poiché non riesce a mantenere la concorrenza con gli “irregolari”, cosicché Napoli, in queste condizioni, perde la possibilità di migliorarsi.  E’ chiaro, allora, che ci dobbiamo chiedere Cui prodest? Sicuramente tutto questo giova alla camorra, che gestisce le piazze di spaccio di cocaina, hashish, marijuana et similia, sicuramente giova, ancora, alla camorra che ricicla tanti danari, sicuramente giova ancora una volta alla camorra che gestisce il business del parcheggio abusivo di tante, tantissime auto di avventori che vengono a Napoli perché sono attratti da droghe ed alcol a buon mercato. Cosa c’è di economia, di culturale e di socialità in tutto questo? Da quello che vediamo noi, niente! I giovani sono visti solo come consumatori, richiamati a migliaia da bassi prezzi, in folle ingovernabili ed ingestibili per consentire lo spaccio. Nelle normali condizioni della movida napoletana, infatti, ogni intervento di polizia è pressoché impedito per ragioni di ordine pubblico; diventa difficile anche un semplice controllo di polizia. Se questi sono i fatti, in larga misura assolutamente incontrovertibili e documentati dai tanti filmati e foto che ormai da anni pubblichiamo sulla nostra pagina Facebook, allora, ci chiediamo quando inizieremo a cambiare l’approccio tentando di arginare con politiche a breve, a medio ed a lungo termine, che puntino su divertimento, cultura e socialità, in un mix che nutra le menti dei nostri giovani e non le disintegri. L’altra faccia della medaglia sono i diritti umani dei cittadini che tentano di condurre una vita regolare nelle loro case di abitazione, diritti che l’art. 2 della nostra Carta Costituzionale definisce, non a caso, “inviolabili” quali il diritto alla salute, alla casa ed alla privacy, diritti connaturali all’essere umano che non sono, quindi, comprimibili. Anche uno studente al primo anno di giurisprudenza capisce che il nostro ordinamento Costituzionale non tollera neppure la minima lesione di questi diritti fondamentali che sopravanzano quelli cd. economici. Se questo è il quadro normativo costituzionale ci chiediamo, allora, in che termini si pongono gli esperti della mediazione politico/sindacale quando si oppongono ad ogni forma di contenimento del fenomeno suddescritto che difficilmente si può inquadrare nei concetti di movida, socialità o economia. E’ evidente che lo stato in cui siamo giunti è il frutto di un approccio anarcocapitalista che non ha nulla a che vedere con i concetti di solidarietà umana e progresso sociale propri della nostra Costituzione. Se questo è il dato normativo e sociale non c’è dubbio che occorre una stretta limitando gli orari di esercizio delle attività commerciali in modo deciso atteso che fino ad oggi i medesimi gestori delle notti napoletane non sono stati in grado di limitare i danni sociali ed economici che gioco forza registriamo da troppo tempo.

Avv. Gennaro Esposito Consigliere Comunale di Napoli e Presidente del Comitato Vivibilità Cittadina

  

Responsabili i Proprietari dei “Baretti”

La Suprema Corte di Cassazione con Sentenza del 09/09/2021, n. 24188, finalmente giunge a ritenere, senza mezzi termini, responsabile il proprietario dell’immobile affittato ad uso BAR, per il grave disturbo subito dai vicini per le immissioni intollerabili. Il tema lo conosco bene e sono anni che mi batto per far valere lo stesso principio a Napoli, riscontrando però una completa insensibilità del Tribunale tanto che sono giunto a parlare di discriminazione giudiziaria tra il Nord ed il Sud sul tema della tutela dei diritti umani, essendo cinvolti in questi conteziosi il diritto alla salute, alla vita di relazione ed alla casa. Un orientamento quello del Tribunale di Napoli frutto di una evidente arretratezza culturale e civica che oggi ancora di più è intollerabile. Ho diretta cognizione di famiglie distrutte da questo fenomeno. Non è raro che davanti alla mia scrivania si siedano persone che, raccontando il calvario che subiscono, scoppino in lacrime. So bene qual è la sofferenza di vivere in queste condizioni ed ho sempre cercato di farlo capire ai Giudici napoletani molto spesso senza successo essendo questi fermi a ritenere resposnabili i soli getsori molto spesso soggetti inconsistenti che si avvicendano ripetendo di nuovo tutto il “film”. In questo momento la mia solidarietà va ancora una volta a tutti quelli che ho assistito e si sono visti addirittura condannare alle spese verso i proprietari che da questi affitti ricavano somme ragguardevoli a scapito della collettività. Spero che il Tribunale di Napoli inizi a cambiare idea sul punto allinendosi alla giurisprudenza della Suprema Corte ed a quella dei Tribunali del Nord del Paese.

Sempre in difesa dei Cittadini

Oggi sono candidato con Gaetano Manfredi al Consiglio Comunale di Napoli del 3 e 4 ottobre prossimo. Nel 2011 fui eletto al Consiglio con De Magistris che purtroppo si rivelò immediatamente non all’altezza della sfida della Città tanto che dopo sei mesi, iniziai una lunga battaglia di opposizione in Consiglio cercando di correggere gli errori che vedevo. Molte cose è possibile leggerle su questo blog ma ci sono tante battaglie condotte che vale la pena ricordare come:

  1. la battaglia sullo stadio San Paolo che ho condotto con profitto facendo incassare al Comune di Napoli 6.230.000,00 €. https://gennaroespositoblogdotcom.files.wordpress.com/2014/12/cortedeiconticalcionapoli.pdf https://gennaroespositoblog.com/2014/02/09/sequestro-corte-dei-conti-stadio-san-paolo-e-la-politica-supina-ai-voleri-del-patron/
  2. Il regolamento per la limitazione del gioco d’azzardo che scrissi e feci approvare dal consiglio comunale https://gennaroespositoblog.com/2017/03/23/gioco-dazzardo-il-tar-campania-conferma-il-regolamento-di-napoli/ https://gennaroespositoblog.com/2014/11/27/la-proposta-di-regolamento-sulle-sale-gioco-e-giochi-leciti/
  3. il regolamento per le nomine del Sindaco che scrissi e feci approvare: https://gennaroespositoblog.com/2014/05/22/il-testo-definitivo-del-regolamento-sulle-nomine/ https://gennaroespositoblog.com/2012/06/03/proposta-di-regolamento-nomine-e-designazioni-del-comune/
  4. Il tentativo di evitare il fallimento di Bagnoli Futura https://gennaroespositoblog.com/2014/05/29/chi-rispondera-del-fallimento-di-bagnoli-futura-s-p-a/
  5. Tante altre battaglie condotte come Presidente del Comitato Vivibilità Cittadina.

Follia al Centro Storico di Napoli

Da tempo dico che non è più possibile andare aventi così, il senso di impunità ha raggiunto livelli di guardia che spingono persone a compiere atti nella consapevolezza (sbagliata) di restare impuniti. Gli agenti delle FF.OO., ieri sera, in Piazza Trieste e Trento, davanti allo storico bar Gambrinus, hanno dovuto usare le armi per fermare il folle sparando nelle ruote dell’auto. E’ da tempo che dico che a Napoli c’è un grosso problema di Autorevolezza delle Forze dell’Ordine che va recuperata al più presto!

Quartiere Sanità: Ci mettiamo sempre la faccia

Ieri sera al Quartiere Sanità ci abbiamo messo la faccia! Un quartiere bello e complicato. Penso che siamo stati gli unici ad andare a fare un comizio per parlare delle elezioni amministrative di Napoli alle quali, insieme ad altri 16 splendide persone, del gruppo vivibilità, sono candidato. La sensazione è di abbandono totale da parte delle istituzioni, così come nei Quartieri Spagnoli (dove abbiamo fatto un altro comizio), ma ancora peggio; così al Vasto e nelle periferie. Ancora una volta a rimetterci sono i più piccoli, i nostri bambini, che non hanno uno spazio idoneo alla loro crescita, ma addirittura pericoloso e nocivo. Parlare di diritto alla salute, alla casa vivibilie ed alla tutela dell’ambiente, in una parola, parlare di Diritti Umani, in questi luoghi è un obbligo per chiunque voglia amministrare Napoli. Ieri, auto e scooter che sfrecciavano ovunque, compresi i marciapiedi, mentre noi ci alternavamo a parlare, un rumore assordante che si sentiva nel petto. Alcuni genitori ci hanno detto che hanno paura a lasciare i loro figli camminare per la piazza per il pericolo di essere investiti, in casa devono poi chiudersi dentro per trovare un po’ di pace. La sensazione è di un quartiere dove non ci sono regole, dove ognuno fa quello che vuole, come vuole senza alcuna considerazione dei diritti degli altri. Un quartiere cresciuto con l’insegnamento della Camorra, dove vige la legge del più forte, dove i più deboli devono subire in silenzio. Il nostro mantra è “La Città a Misura di Bambino”, con l’obbligo di declinare ogni atto ed azione amministrativa con questo obiettivo!

La mortificazione ci ha colpito forte in faccia quando una donna anziana ci ha detto: “O vulit’ o vot’ mio? m’avita ra’ 100,00 €. Ia famiglia mia è gross’!” (Lo volete il mio voto mi dovete dare 100,00 €. la mia famiglia è grande). Mi fermo qui!

Ringrazio i nostri nostri candidati che ci stanno mettendo con me la faccia e mi stanno dando una forza incredibile! Grazie di Cuore!

NON HO MAI FATTO MANCARE LA MIA VOCE

NON HO MAI FATTO MANCARE LA MIA VOCE

Posso dire, senza tema di sementita, che nel dibattito cittadino non ho mai fatto mancare la mia voce. Ho sempre ricercato il confronto e sempre espresso la mia visione di città e la visione del Comitato Vivibilità Cittadina che presiedo dalla sua costituzione.

La domanda che Vi faccio è: Quanti candidati alla carica di Consigliere Comunale possono dire la stessa cosa? Li conoscete i Vostri candidati, sapete cosa pensano della città e del suo sviluppo? Li avete mai messi alla prova? Sapranno amministrare? Napoli è una città bellissima che amo e spero che questa volta abbia gli amministratori che si merita!

Qui trovate i miei scritti ed interviste che sono state pubblicate dalle testate giornalistiche cittadine, che ringrazio dell’ospitalità e della opportunità che mi hanno dato. Potrete capire molto dalla lettura che vi invito a fare per conoscermi e sapere cosa andrò a fare una volta eletto con Gaetano Manfredi Sindaco e con gli altri candidati del nostro gruppo Vivibilità Cittadina

Ora tocca a Voi, il 3 e 4 ottobre 2021, alle elezioni amministrative di Napoli, scegliete i candidati che possono fare il bene di Napoli e dei Napoletani

STADIO COLLANA E VIVIBILITA’

STADIO COLLANA: La Vivibilità è un concetto ampio e comprende la cura del Cittadino e della Città e non c’è dubbio che lo Sport ha un ruolo fondamentale per la salute ed il benessere di tutti, giovani e meno giovani, pertanto, siamo intervenuti su una questione che riteniamo importante e mettiamo a disposizione il nostro esposto sul Collana che individuava molte criticità sull’atto aggiuntivo stipulato tra Regione e Concessionaria, nonché il provvedimento del Commissario che ha dichiarato la decadenza della concessionaria dal rapporto di gestione. Tutte le criticità che abbiamo denunciato sulla modifica, si legge bene, non sono state valutate dal Commissario essendo ritenute assorbenti dalla decadenza, quindi, a nostro avviso si aggiungono alle sia pur gravi questioni sollevate dal medesimo Commissario. Il TAR allo stato ha temporaneamente sospeso la decadenza con un atto “tecnicamente dovuto”. Si spera si faccia quanto prima chiarezza e si vada oltre quest’affidamento che è nato male e si valuti solo ed esclusivamente il beneficio dello Sport e degli Sportivi. Al riguardo è significativa la drastica riduzione della partecipazione di Ferraro e Cannavaro dalla compagine societaria della Concessionaria che ne caratterizzava la natura sportiva. A questi due Campioni del Calcio, che forse hanno poco a che fare con lo sport di base, vorremmo chiedere il motivo del loro ripensamento. https://www.facebook.com/1396936600607302/posts/2609718195995797/?d=n

Napoli: Verso le Elezioni Comunali

Il panorama politico a Napoli è avvilente e si sta preparando la “tempesta perfetta” come nel 2011. Il puzzle sarà sempre più difficile ricomporlo con la evidente spaccatura che c’è nel PD e nel M5S, i quali, sto iniziando a pensare, non porteranno nulla di buono a Napoli ed alla sua gente. In questi anni abbiamo lavorato moltissimo su molti fronti riuscendo a mettere sul tavolo della discussione cittadina molti temi importanti. Oggi trovo che la Città sia impermeabile ai buoni propositi di tantissimi cittadini che si impegnano per fare di Napoli una Città migliore. Non sono abituato a mollare e con me tanti amici, vuol dire che continueremo le nostre battaglie guardando negli occhi i responsabili …

La Galleria della Sconfitta

La Galleria della Vittoria ma anche Via Marina, arterie fondamentali per la città, non trovano una soluzione rapida. In questi casi il tempo è un fattore determinante, perché misura l’efficienza, la cura e la vivibilità di una città. A Napoli queste due opere pubbliche di competenza dell’Amministrazione De Magistris & C. rappresentano la fine di una giunta che ha fatto strame di una città che già nel 2011 usciva da un decennio diciamo non proprio roseo. Oggi occorre raccogliere i cocci e cercare di fare scattare quell’entusisasmo tra i cittadini affinché si scelga bene la prossima amministrazione. In bocca al lupo cari miei concittadini!La Galleria della Vittoria ma anche Via Marina, arterie fondamentali per la città, non trovano una soluzione rapida. In questi casi il tempo è un fattore determinante, perché misura l’efficienza, la cura e la vivibilità di una città. A Napoli queste due opere pubbliche di competenza dell’Amministrazione De Magistris & C. rappresentano la fine di una giunta che ha fatto strame di una città che già nel 2011 usciva da un decennio diciamo non proprio roseo. Oggi occorre raccogliere i cocci e cercare di fare scattare quell’entusisasmo tra i cittadini affinché si scelga bene la prossima amministrazione. In bocca al lupo cari miei concittadini!

Napoli come uscire Fuori dal Tunnel

E’ difficile non essere d’accordo con l’analisi di Giuseppe De Mita in una intervista oggi su “Il Mattino di Napoli”. Concordo sul fatto che il tavolo del PD, per come sta procedendo, potrebbe naufragare di qui a poco, schiacciato dalla presenza di Bassolino da un lato e De Luca dall’altro, ovvero, partorire un frutto amaro per la Città. Come si fa non capire questa semplice circostanza. Inoltre, siamo in una fase in cui i l’abbraccio con i 5stelle potrebbe essere mortale. Questi ultimi alla fine si immedesimano nel “ministroadognicosto” Di Maio che identifica ciò che De Mita in buona sostanza chiama fame di potere e questo i militanti 5 stelle lo stanno capendo ad ogni piè sospinto. Questa volta, per Napoli, è veramente difficile trovare il bandolo della matassa. Il problema è che per lo meno lo si dovrebbe iniziare a cercare invitando le migliori forze e menti progressiste e riformiste della città a mettersi insieme. Mai come questa volta occorre coesione tra le donne e gli uomini di buona volontà che hanno a cuore le sorti di Napoli. Penso, infatti, che questa volta siamo in una situazione veramente difficile, tutto si giocherà sulla maturità politica e sulla lungimiranza di una classe politica locale che spesso è stata distratta e lontana dalla città intenta solo al grande gioco delle poltrone. Mai come questa volta occorrerebbe che tutti facessero uno sforzo di Umiltà poiché le scelte da fare non possono stare sulle spalle di poche persone, questa volta il fardello è troppo grande! Chi non è consapevole di questo, e pensa di avere la verità in tasca è inaffidabile per Napoli e per i Napoletani che meritano di vivere in una capitale europea! Chi ha passione politica ed ama la città oggi soffre il tormento di non vedere la luce oltre il tunnel della stagione politica di De Magistris.

Unisciti a Noi

Venerdì 19 Febbraio alle 18:30, presenteremo il Movimento e il programma per Napoli e raccoglieremo suggerimenti e proposte, nonché le adesioni al progetto.
Chiunque vorrà, potrà anche mettersi in gioco in prima persona!
Vi aspettiamo, con la preghiera di comunicare per tempo la vs partecipazione all’incontro, lasciando in commento a questo articolo o inviandoci una mail: ricostruzionedemocratica@outlook.com

Come cittadini “semplicemente” perbene e che amano Napoli, non possiamo più rimanere fermi sull’uscio ad aspettare che la città cambi e migliori da sola…serve davvero il contributo di tutti!!!

A Venerdì 19/02 alle ore 1830 su Zoom, utilizzando questo link:

https://us02web.zoom.us/j/81808951681

Ti aspettiamo!

La Borghesia dello Spritz nella Monnezza

Abbiamo la fortuna di abitare in una delle Città più belle del mondo, con molti problemi, ma senza dubbio bella. Abbiamo tutto: patrimonio artistico/monumentale, mare e bellezze naturali. Avvolti da tanta bellezza, dovremmo avere nel nostro DNA un sentimento di protezione e tutela di ciò che ci è stato donato per diritto di nascita. Purtroppo, il degrado anche nel Centro Antico è palpabile, con rifiuti che non si riescono a smaltire regolarmente, strade dissestate ed orrendi “scarabocchi” su tutti i muri e portoni che offendono i nostri Palazzi Monumentali. Il problema è che ci siamo abituati a questa forma di degrado che affonda le sue radici, non solo nelle classi culturalmente più “disagiate”, ma anche nella “colta” borghesia napoletana, piccola, media o alta che sia. Sento, pertanto, il dovere di fare “outing sociale”, sentendomi, in un certo qual modo, anch’io colpevole: ieri sera, passando per il centro storico, mi sono imbattuto in un gruppo di persone, 40enni e 50enni, davanti ad un baretto, rispettoso delle regole e, pertanto, chiuso a quell’ora, solo che, tutto intorno, c’erano bottiglie e bicchieri che, forse non sapendo dove lasciarli, erano stati abilmente ammonticchiati, a forma di “castello di carte”, sui bidoni della differenziata, usati, non si capisce bene, se come tavolini o come punto di discarica. In particolare, il bidone dell’umido era stracolmo e, pertanto, non utilizzabile, senza provocare il crollo del “castello di carte”. Anche questa volta, purtroppo, non ce l’ho fatta a farmi i cd. fatti miei, quindi, ho manifestato agli astanti, qualcuno ancora intento a sorbire l’ultimo drink, tutta la mia indignazione, cercando di attirare l’attenzione sullo “schifo” nel quale tutti eravamo immersi, ovviamente, senza ottener alcuna risposta dalle persone presenti anzi, cogliendo un atteggiamento quasi di fastidio verso il cd. solito “rompiscatole”. Persone della cd. borghesia napoletana, professionisti, impiegati pubblici e privati, che parlavano un perfetto italiano, nei quali in un certo qual modo mi riconosco, per classe sociale e per età. Non riuscendo ad attirare l’attenzione sul fatto che quella “costruzione” avrebbe impedito l’uso del bidone della differenziata, ho appena alzato, di poco, il coperchio che, in ogni caso, si sarebbe dovuto alzare, essendo la sera dell’umido, cosicché tutto il “castello” di bottiglie, bicchieri e cannucce è chiaramente venuto giù, facendo fracasso ed ottenendo, finalmente, l’attenzione degli astanti che, con mia sorpresa, mi si sono rivolti contro, definendo questo mio poco accorto gesto, una “provocazione” nei loro confronti e facendomi capire che loro, per fortuna per me, erano persone perbene perché altrimenti me la sarei vista brutta. Non un cenno di mortificazione, non un cenno di sofferenza per la “monnezza” che ci attorniava, si sentivano perfettamente a loro agio. Forse, ora che ci penso, avrei dovuto scusarmi per il fracasso e, nel caso lo faccio adesso, ma non ho colto nessun senso di disagio di questi non tanto giovani signori della buona società napoletana. Ebbene, a capo di questa “rivolta”, c’era un signore che ho riconosciuto essere un architetto, addirittura funzionario del Comune di Napoli. Come dire, una doppia aggravante sia per il titolo, che per la funzione pubblica, entrambi requisiti che avrebbero dovuto suscitare nel signore un senso di riprovazione e di indignazione, ben superiore al mio. Con questo, non voglio dire che i citati astanti siano stati loro a costruire i “castelli di carte” sui bidoni della differenziata, lungi da me dal pensare così male, ma, almeno, mi sarei aspettato lo stesso moto di indignazione che ho avuto io o, quantomeno, un senso di condivisione e sconforto. Spero che almeno questo mio gesto, forse inconsulto, sia stato utile per una riflessione. A questo punto, non mi resta che ringraziare Gaetano, il mio giovane cane, che spesso mi accompagna in queste circostanze, assistendo sempre con aria perplessa. Forse ha ragione lui!

Avv. Gennaro Esposito

Il Candidato Sindaco Togato: Interviene il CSM

Prima con le elezioni regionali, poi con quelle comunali, sono ormai mesi che si discute della candidatura di un Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli, prima a Governatore della Campania, oggi a Sindaco di Napoli. Questa volta però, rispetto alle elezioni regionali, l’ipotesi è diventata ancora più insistente. Anzi, sui giornali cittadini, qualche settimana fa, ho avuto modo di leggere anche un virgolettato di Don Antonio Manganiello, il quale riferendosi al Sostituto Procuratore Generale, ha dichiarato che: “Ha deciso di candidarsi a sindaco, me lo ha detto venerdì scorso…” Dichiarazione che non ha ricevuto smentita ma che, anzi, è stata addirittura corroborata da un tour “elettorale” del citato Magistrato a Scampia. A tale fatto è seguita, giustamente, una comunicazione del Procuratore Generale, Luigi Riello, al CSM, affinché valutasse il comportamento del Collega Sostituto, aprendosi in seno al medesimo CSM anche un dibattito, apparso sui giornali, tra i Consiglieri Cascini (critico) e Di Matteo (favorevole). Sennonché in un’ANSA del 26.01.2021 si apprende, con sorpresa, che la prima Commissione del CSM, con 4 voti a favore e 2 contrari, ha deciso di proporre al Plenum l’archiviazione della procedura, ritenendo che non vi siano gli estremi per far scattare il procedimento per incompatibilità; che tutto è normale e che ben può un Magistrato, nel territorio in cui svolge le sue funzioni, avere incontri anche con politici, per valutare la sua candidatura, tenuto conto che gli stessi giornali cittadini hanno anche riportato che vi sarebbe stata una telefonata tra Silvio Berlusconi ed il citato Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli, proprio per valutare la sua candidatura. Ebbene, devo dire che, con stupore, ciò accade dopo che è appena trascorso un vero e proprio “annus horribilis” della Giustizia, per il Caso Palamara, che ha letteralmente devastato il mondo giudiziario, proprio per gli intrecci, incontri e conversazioni di magistrati, con politici, con l’adozione di pesanti sanzioni disciplinari che sono giunte sino alla destituzione dall’ordine di Luca Palamara e con sanzioni disciplinari che hanno determinato le dimissioni di alcuni consiglieri del medesimo massimo organo di autogoverno della Magistratura. Il tutto, tra l’altro, riportato, con dovizia di particolari, dalla pubblicazione, di questi giorni, del libro/intervista a Luca Palamara, nel quale si indicano trame ed intrecci tra Magistrati e Politici, con nomi e cognomi di alti Magistrati, ancora seduti saldamente sulle loro poltrone. Come se nulla fosse, quindi, il plenum del CSM si appresterebbe ad archiviare il caso. Ebbene, spero in un serio, profondo e pacato ripensamento del CSM, atteso che il bene più prezioso della Giustizia è l’imparzialità e la indipendenza della Magistratura sia nel dato formale che sostanziale. La Magistratura deve non solo essere imparziale ed indipendente ma anche apparire come tale agli occhi di cittadini. Il CSM dovrebbe sapere che non c’è competizione elettorale più accesa ed aspra di quella Comunale, più delle elezioni regionali e politiche. Il candidato deve avere rapporti con ampi strati della popolazione, di ogni genere e di ogni fascia sociale per valutare l’affidabilità e la giustezza delle istanze che esse muovono sul territorio cosa che, per un Magistrato, è il contrario di quello che normalmente fa o dovrebbe fare e la mancanza di una specifica norma scritta, di un codicillo o di una disposizione precipua che vieti al Magistrato di fare campagna elettorale e di esporsi, così come sta accadendo per il citato Sostituto, non significa nulla, per la valutazione di opportunità che il CSM deve fare! E’ ovvio che per un Magistrato, con la Toga sulla spalle, non è opportuno che abbia incontri politici con personale politico e con fasce rappresentative delle istanze sociali. In una parola non occorre la norma scritta ma bastano i cd. Principi Costituzionali per dire che un Magistrato per fare questo deve mettersi per lo meno in aspettativa e se possibile dovrebbe farlo in un luogo in cui non ha svolto o svolge le sue funzioni! Il CSM dovrebbe sapere che in una competizione elettorale comunale, il numero di candidati è stratosferico, tra liste comunali e liste nelle dieci municipalità, quasi un candidato in ogni famiglia e chi ci dice che tra le carte affidate al Sostituto Procuratore presso la Corte di Appello di Napoli non vi sia qualche candidato della sua parte politica o civica o della parte avversa! Dobbiamo, quindi, sperare che il CSM oggi valuti bene questi aspetti e si comporti di conseguenza, altrimenti il precedente potrebbe aprire la strada ad una dilagante, reciproca commistione tra magistratura e politica, più di quello che accade oggi con le cd. porte girevoli, che proprio i fatti di Palamara hanno dimostrato essere un “Sistema” sicuramente in contrasto con la Costituzione.

Avv. Gennaro Esposito

Presidente Ricostruzione Democratica

Idee Ricostruttive della Democrazia

LE IDEE RICOSTRUTTIVE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA
(Roma, 1943)

Le “Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana” furono pubblicate sul “Popolo” del 12 novembre 1943, e poi in un opuscolo del 1944, diffuso clandestinamente in tutta Italia a nome dello pseudonimo Demofilo. Fu Alcide De Gasperi l’ispiratore del documento, alla cui parteciparono tra il 1942 ed i primi mesi del 1943 anche molti dei più vicini collaboratori di De Gasperi: Paolo Bonomi, Piero Campilli, Camillo Corsanego, Guido Gonella, Achille Grandi, Giovanni Gronchi, Stefano Riccio, Pasquale Saraceno, Mario Scelba, Giuseppe Spataro. Le riunioni redazionali si svolsero a Roma nelle abitazioni di Gonella, di Scelba e di Spataro. Oggi lo riprendo perché credo che le origini della nostra giovane democrazia vadano riscoperte e tenute sempre ben a mente:


Non è questo il momento di lanciare programmi di parte, il che sarebbe impari al carattere di quest’ora solenne che reclama l’unità di tutti gli italiani. Pensiamo tuttavia che queste idee ricostruttive, ispirate alle tradizioni della Democrazia Cristiana, ma rivolte ad una cerchia più ampia e più varia, debbono fermentare già ora nel travaglio dell’aspra vigilia, affinché nel tempo della ricostruzione possano diventare le idee-forza che animeranno la volontà libera del popolo italiano.

PREMESSA INDISPENSABILE
Il regime di violenza ha investito così a fondo le stesse basi costitutive dello Stato da rendere necessaria la sua ricostruzione con nuove leggi fondamentali. Il popolo italiano sarà chiamato a deliberare. Pur rimettendo al suo voto ogni concreta riforma istituzionale, sin d’ora si può affermare essere profonda negli animi di tutti la convinzione che indispensabile premessa e necessario presidio dei diritti inviolabili della persona umana e di ogni libertà civile è la libertà politica.

REGIME DEMOCRATICO
La libertà politica sarà quindi il segno di distinzione del regime democratico; così come il rispetto del metodo della libertà sarà il segno di riconoscimento e l’impegno d’onore di tutti gli uomini veramente liberi.Una democrazia rappresentativa, espressa dal suffragio universale, fondata sulla uguaglianza dei diritti e dei doveri e animata dallo spirito di fraternità, che è fermento vitale della civiltà cristiana: questo deve essere il regime di domani.Nella netta distinzione dei poteri dello Stato – efficace garanzia della libertà politica – il primato spetterà al Parlamento, come la più alta rappresentanza dei supremi interessi della comunità nazionale, e soltanto il Parlamento potrà decidere la guerra e la pace.Accanto all’Assemblea espressa dal suffragio universale, dovrà crearsi un’Assemblea Nazionale degli interessi organizzati, fondata prevalentemente sulla rappresentanza eletta dalle organizzazioni professionali costituite nelle regioni.Sarà assicurata la stabilità del Governo, l’autorità e la forza dell’Esecutivo, l’Indipendenza della Magistratura. Il controllo sulle fonti finanziarie degli organi di pubblica opinione darà alla stampa maggiore indipendenza e più acuto senso di responsabilità.

CORTE SUPREMA DI GARANZIA

Una Corte Suprema di garanzia dovrà tutelare lo spirito e la lettera della Costituzione, difendendola dagli abusi dei pubblici poteri e dagli attentati dei Partiti.

CREAZIONE DELLE REGIONI

La più efficace garanzia organica della libertà sarà data dalla costituzione delle Regioni come enti autonomi, rappresentativi e amministrativi degli interessi professionali e locali e come mezzi normali di decentramento dell’attività statale.Dal libero sviluppo delle energie regionali e dalla collaborazione tra queste rappresentanze elettive e gli organi statali risulterà rinsaldata la stessa unità nazionale.Nell’ambito dell’autonomia regionale troveranno adeguata soluzione i problemi specifici del Mezzogiorno e delle Isole. Il corpo rappresentativo della Regione si fonderà prevalentemente sull’organizzazione professionale; mentre per quello del Comune, restituito a libertà, sarà elemento prevalente il voto dei capi di famiglia.

VALORI MORALI E LIBERTA’ DELLE COSCIENZE

Consapevoli che un libero regime sarà saldo solo se fondato sui valori morali, lo Stato democratico tutelerà la moralità, proteggerà l’integrità della famiglia e coadiuverà i genitori nella loro missione di educare cristianamente le nuove generazioni.Questa stessa nostra tremenda esperienza conferma che solo lo spirito di fraternità portato e alimentato dal Vangelo può salvare i popoli dalla catastrofe a cui li conducono i miti totalitari.E’ quindi particolare interesse della democrazia che tale lievito cristiano fermenti in tutta la sua vita sociale, che la missione spirituale della Chiesa Cattolica si svolga in piena libertà, e che la voce del Romano Pontefice, levatasi così spesso in difesa della dignità umana, possa risuonare liberamente in Italia e nel mondo.Contro ogni intolleranza di razza e di religione, il regime democratico serberà il più riguardoso rispetto per la libertà delle coscienze. E’ in nome di essa, oltreché per le tradizioni del popolo italiano, che lo Stato riconosce efficacia giuridica al matrimonio religioso e assicura la libertà della scuola che può essere mortificante strumento di partito.

LA GIUSTIZIA SOCIALE
Oggi, in mezzo a tante rovine, si impone ineluttabile il pensiero che dovendosi ricostruire un mondo nuovo, il massimo sforzo sociale debba essere diretto ad assicurare a tutti non solo il pane e il lavoro, ma altresì l’accesso alla proprietà.Bandito per sempre, utilizzando tutte le forze sociali e le risorse economiche disponibili, lo spettro della disoccupazione, estese le assicurazioni sociali, semplificato il loro organismo e decentrata la loro gestione che va affidata alle categorie interessate, la meta che si deve raggiungere è la soppressione del proletariato.A tal fine importanti riforme si imporranno nell’industria, nell’agricoltura, nel regime tributario.
a) Nell’industriaSarà attuata la partecipazione con titolo giuridico dei lavoratori agli utili, alla gestione e al capitale d’impresa.Le forme concrete di questa partecipazione e cooperazione dovranno essere realizzate salvaguardandosi la necessaria unità direttiva dell’Azienda e riducendo rischi e sperequazioni fra le varie categorie degli operai con provvedimenti di solidarietà e di compensazione.Oltre queste misure di accesso alla proprietà aziendale, altri provvedimenti dovranno essere presi con la finalità di deproletarizzare la classe operaia, assicurando tra l’altro alla famiglia operaia la casa e garantendo agli operai la possibilità di avviare i loro figli meritevoli agli studi medi e superiori, affinché i migliori fra di loro diventino i dirigenti industriali di domani.Questa politica sociale, diretta a dare al lavoro l’adeguato riconoscimento, è in piena rispondenza con la politica economica richiesta dalla particolare condizione del nostro Paese che – povero di risorse naturali – deve contare sul massimo sforzo produttivo della classe operaia, congiunto allo spirito creativo dei tecnici ed alla iniziativa degli imprenditori.Tale politica è in armonia con lo stato presente del nostro sviluppo industriale.Le statistiche ci indicano invero che in Italia l’artigianato, la media e piccola industria prevalgono ancora sulla grande industria a carattere essenzialmente capitalistico e spesso monopolistico. E’ quindi criterio di sano realismo promuovere e rinforzare questa struttura economica, della quale l’iniziativa privata ed il libero mercato costituiscono gli elementi propulsori.Ma poiché anche per la libertà economica valgono i limiti dettati dall’etica e dall’interesse pubblico, lo Stato dovrà eliminare quelle concentrazioni industriali e finanziarie che sono creazioni artificiose dell’imperialismo economico; e modificare le leggi che hanno favorito fin qui l’accentramento in poche mani dei mezzi di produzione e della ricchezza. Esso tenderà inoltre alla demolizione dei monopoli che non siano per forza di cose e per ragioni tecniche veramente inevitabili, e, a quelli che risulteranno tali, imporrà il pubblico controllo; o, se più convenga – e salva una giusta indennità – li sottrarrà alla proprietà privata, sottoponendoli preferibilmente a gestione associata; e questo non come un avviamento al sistema collettivista nei cui benefici economici non crediamo e che consideriamo lesivo della libertà, ma come misura di difesa contro il costituirsi ed il permanere di un feudalismo industriale e finanziario che consideriamo ugualmente pericoloso per un popolo libero.In un ordinamento bancario meglio rispondente alle esigenze della economia nazionale dovranno avere particolare rilievo gli istituti di credito specializzato e le banche regionali per l’incremento della agricoltura e dell’industria locali.Questa politica economica sarà possibile senza improvvisazioni rivoluzionarie, date le condizioni attuali nel campo industriale, finanziario e bancario e l’esistenza di taluni Istituti che, creati con spirito e scopo di dominio politico, potranno, opportunamente modificati, essere indirizzati a realizzare una migliore distribuzione della ricchezza e ad impedirne il concentramento in poche mani.
b) Nell’agricoltura Una prima mèta si impone: la graduale trasformazione dei braccianti in mezzadri e proprietari, ovvero, quando ragioni tecniche lo esigano, in associati alla gestione di imprese agricole a tipo industriale.Salvi necessari riguardi alla produttività e alle esigenze della conduzione, bisognerà quindi promuovere il riscatto delle terre da parte dei contadini con una riforma terriera che limiti la proprietà fondiaria per consentire la costituzione di una classe sana di piccoli proprietari indipendenti.L’attuazione di tale riforma, con i criteri più appropriati ai luoghi, alle condizioni e qualità dei terreni e agli aspetti produttivi, sarà uno dei compiti fondamentali delle rappresentanze regionali.Sarà assicurato in ogni caso ai lavoratori agricoli il diritto di prelazione con facilitazioni fiscali e finanziarie per l’acquisto e la conduzione diretta dei fondi.Nel complesso quadro delle riforme agrarie la colonizzazione del latifondo dovrà trovare finalmente effettiva attuazione.
c) Nel regime tributario Una migliore distribuzione della ricchezza dovrà essere favorita anche da una riforma del sistema fiscale.Unificate le imposte e semplificato il sistema di accertamento, il criterio della progressività, coll’esenzione delle quote minime, costituirà il perno fondamentale del sistema tributario, e uno dei mezzi per impedire la esorbitante concentrazione della ricchezza.Altro mezzo per fornire l’accesso dei lavoratori alla proprietà dovrà trovarsi in una riforma del diritto di successione, chiamando, in determinati casi, i lavoratori a concorrere alla eredità delle imprese e delle terre fecondate dal loro lavoro. Riforme, queste, che dovranno essere precedute da provvedimenti di emergenza, quale l’incameramento dei sopraprofitti della guerra e del regime fascista, e accompagnate da provvedimenti che dovranno tenere nella doverosa giusta considerazione la consistenza delle classi medie, i risparmi, frutto del lavoro e della previdenza, e le dotazioni delle istituzioni di utilità sociale.

RAPPRESENTANZA PROFESSIONALE DEGLI INTERESSI E DEMOCRAZIA ECONOMICA
Siamo contro il ritorno ai metodi della lotta di classe, ma anche contro l’attuale macchinoso sistema di burocrazia corporativa che sfrutta, a scopo di dominio politico, l’idea democratico-cristiana della libera collaborazione organica di tutti i fattori della produzione.Garantita anche nel campo sindacale ampia libertà d’associazione, alcune funzioni essenziali, quali la conclusione e la tutela dei contratti collettivi e la soluzione dei conflitti del lavoro mediante l’arbitrato obbligatorio, saranno riservate a organizzazioni professionali di diritto pubblico, comprendenti, per iscrizione d’ufficio, tutti gli appartenenti alla categoria, i quali eleggeranno col sistema proporzionale i loro organi direttivi.Oltre a questo compito interno, specificatamente sindacale, le professioni organizzate saranno chiamate a una funzione più vasta, a costituire cioè, sotto l’alta vigilanza dello Stato, lo strumento di propulsione e direzione della nuova economia e a tale scopo, raggruppate in grandi unità saranno – come si è già detto – la base delle rappresentanze degli interessi e nomineranno loro rappresentanti nelle Regioni e, a mezzo di essi, nella seconda Assemblea Nazionale. In questo sistema di suffragio economico, integrativo del suffragio politico, sarà garantita una adeguata rappresentanza alle categorie dei tecnici e delle libere professioni e una rappresentanza speciale ai consumatori.

RICOSTRUZIONE DELL’ORDINE INTERNAZIONALE SECONDO GIUSTIZIA
Ogni piano d’interno rinnovamento si ridurrebbe però a vana utopia se la pace futura si basasse su un “diktat” e non su principi di ricostruzione secondo giustizia.Autorevoli voci e quella augusta del Sommo Pontefice ne hanno indicato i principi.Una “Dichiarazione dei diritti e dei doveri delle Nazioni” dovrà conciliare nazione e umanità, libertà e solidarietà internazionale.Il principio dell’autodecisione sarà riconosciuto a tutti i popoli, ma essi dovranno accettare limitazioni della loro sovranità statale in favore d’una più vasta solidarietà fra i popoli liberi.Dovranno quindi essere promossi organismi confederali con legami continentali e intercontinentali. Le società nazionali rinunzieranno a farsi giustizia da sé ed accetteranno una giurisdizione avente mezzi sufficienti per risolvere pacificamente i conflitti inevitabili.

LA NUOVA COMUNITA’ INTERNAZIONALE
La Società delle Nazioni è fallita per inadeguatezza d’istituzioni e di mezzi.Per non ripetere tale esperienza, la nuova Comunità dovrà avere compiti più precisi, mezzi più efficaci ed una struttura più adeguata alla realtà. Fondata su un corpo più deliberante, costituito da delegazioni governative e da rappresentanze popolari più dirette, essa avrà nel Consiglio il suo organo esecutivo e il suo organo giudiziario nella Corte di Giustizia internazionale. Sue funzioni politico-giuridiche La nuova Comunità dovrà procedere al disarmo progressivo e controllato sia dei vinti che dei vincitori e attuare l’arbitrato obbligatorio, valendosi per applicare e far rispettare le decisioni internazionali, anche di quegli strumenti militari che nei vari Paesi, oltre le forze di polizia, potranno sopravvivere a scopo di difesa.Sua funzione inderogabile sarà anche quella di rivedere i trattati ingiusti ed inapplicabili e promuovere modificazioni.Rientrerà altresì nei suoi compiti la codificazione del diritto internazionale ed il coordinamento dei singoli diritti nazionali con tendenza ad allargare il concetto di cittadinanza.
Funzioni politico-economiche della Comunità internazionale Bisogna affermare che per eliminare le nefaste rivalità fra le potenze colonizzatrici, s’impone il trasferimento dei territori di natura strettamente coloniale alla Comunità internazionale, la quale, stabilito il principio della porta aperta, disciplinerà il libero accesso alle colonie, avendo di mira il progresso morale e l’autogoverno dei popoli di colore.Per assicurare poi a tutti i popoli le condizioni indispensabili di esistenza, è necessario garantir loro un’equa ripartizione delle materie prime sopprimendo i privilegi e favorendo gli acquisti da parte delle Nazioni meno abbienti; stabilire la libertà di un’emigrazione, disciplinata non solo da trattati, ma anche dalla legislazione internazionale del lavoro; accordare a ogni popolo la libertà delle vie internazionali di comunicazione e, eliminando gradualmente le autarchie e i protezionismi, tendere ad una sempre più larga attuazione del libero scambio. Un organismo finanziario, promosso dalla Comunità internazionale, potrà avere la funzione di agevolare la stabilizzazione delle monete, la disciplina del movimento internazionale dei capitali e la cooperazione fra gli istituti bancari.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA
Il Popolo italiano, al quale, come è stato da ogni parte solennemente ammesso, non sono imputabili guerre di conquista, attende pieno di riconoscimento della sua indipendenza e integrità nazionale, e nella Comunità internazionale reclamerà il posto dignitoso che gli è dovuto per la sua civiltà, per il suo contributo al progresso umano e per la laboriosità dei suoi figli.Le esigenze di vita del popolo italiano e la necessità di soddisfare con riosorse naturali ai bisogni del suo eccedente potenziale di lavoro, richiedono che esso possa: acceder alle materie prime a parità di condizioni con gli altri popoli, avere il suo posto nel popolamento e nella messa in valore dei territori coloniali, emigrare in dignitosa libertà e sviluppare senza arbitrari ostacoli i suoi traffici nel mondo. Così l’Italia, superata la crisi del suo libero reggimento, ed in tal modo riacquistando nuova dignità spirituale e politica, collaborando lealmente mnella Comunità europea, potrà riprendere la sua secolare funzione civilizzatrice.

Bagnoli un fallimento di 900 Milioni

L’articolo di Antonio Di Costanzo, sulle pagine di Repubblica Napoli del 04.12.2020, illustra la recente relazione della Corte dei Conti, Sez.ne di Controllo, sulla ormai quasi trentennale vicenda della bonifica e riqualificazione di Bagnoli. 900 sono i milioni di euro spesi. Di realizzato, si fa per dire, c’è il Parco dello Sport, il Turtle Point e la Porta del Parco, quest’ultimo un auditorium di 300 posti, sito a poche centinaia di metri dal centro congressi della Mostra D’Oltremare, di fatto completamente inutilizzato. Il Parco dello Sport, fu oggetto di uno dei miei primi interventi in Consiglio Comunale, quando ero consigliere. Era il 10.10.2011, appena eletto, quando relazionai al massimo consesso cittadino, il disastro di centosettantamila metri quadrati che sarebbero dovuti essere a disposizione della Città o, per lo meno del quartiere, e nel quale poi la Magistratura, tra perizie e controperizie, ha rinvenuto tra gli altri materiali inquinanti, ben 400 tonnellate (avete letto bene) di morchie oleose, per le quali un improbabile assessore del Comune di Napoli, con una nota del 13.04.2010, prescriveva di “realizzare delle barriere non valicabili delle aree verdi, in modo da evitare del tutto il contatto dermico col suolo”. In buona sostanza, l’inconcepibile idea di ingabbiare le aiuole! Il fatto è che, dopo trent’anni, la Corte dei Conti individua anche nella attuale governance e piano di sviluppo delle difficoltà a gestire il fiume carsico di soldi che attraversa Bagnoli, senza che i Cittadini se ne siano ancora accorti. Non c’è dubbio che è mancata la visione dello sviluppo dell’area, se si sono realizzate opere inutili o poco utili ed è mancato il controllo e forse anche un sano spirito imprenditoriale. Se questo è lo stato dell’arte, probabilmente ci si è seduti ad una tavola imbandita da cui ognuno ha preso quel che poteva prendere. Oggi, abbiamo un Commissario (attualmente figura un po’ in disgrazia), neppure normale ma straordinario, una cabina di regia e, come “soggetto attuatore”, Invitalia. Tre soggetti, al posto di uno, che sono subentrati alla Società di Trasformazione Urbana Bagnoli Futura, cotta, decotta e stracotta col suo fallimento, per evidenti responsabilità della gestione De Magistris che, ovviamente, si aggiunge a quelle della gestione Bassolino e Iervolino. La scelta, si fa per dire, di semplificazione, fu del governo Renzi, confermata dai successivi governi, cosicché oggi ci ritroviamo con un commissario straordinario, nonché componente del CDA di Cassa Depositi e Prestiti, in un recente passato anche a capo dello Zoo di Napoli e dell’Arena Flegrea, senza considerare che ad occuparsi di Bagnoli dovrebbe esserci l’A.D. di Invitalia, Domenico Arcuri, anch’egli “pluricommissario” di qualsivoglia emergenza COVID. Ovviamente, il Commissario straordinario di Bagnoli ha voluto subito precisare di non essere responsabile dei disastri del passato, elencando tutte le cose fatte ed assicurando che, presto, si giungerà al concorso di progettazione, cosicché i cittadini, dopo trent’anni, finalmente sapranno quale sarà il disegno urbanistico di Bagnoli. Tra il serio, il faceto ed il paradosso, forse si sarebbe fatto prima e meglio, a distribuire i danari direttamente ai Bagnolesi per risarcirli degli 87 anni di inquinamento dell’Italsider, lasciando alla natura il compito di bonificare l’area. Di questo e di altre problematiche di Bagnoli ne parleremo insieme ai cittadini mercoledì 9 dicembre in una diretta Facebook sulla pagina del Comitato Vivibilità Cittadina nell’ambito di un programma settimanale che abbiamo intitolato “Dialoghi Cittadini sulla Vivibilità”.

L’appello per gli ultimi alla Società Civile

Su Repubblica Napoli del 22 agosto scorso un Appello (clikka) alla società civile che ha deciso di impegnarsi per la città, scritto a sei mani da Morgera, Ricciardi e Salomone, dell’associazione jonathan onlus affinché, non si dimentichino gli ultimi ed in particolare i minori più sfortunati, che in assoluto, rappresentano una parte debole di cui, forse ci si dimentica perché non elettori. Un appello, soprattutto, alla concretezza in un settore che non può soffrire ritardi. Un appello che la “società civile” deve far proprio con immediatezza e che, come cittadino napoletano, sento il dovere di accogliere facendo, tra l’altro, tesoro dell’esperienza che ho avuto modo di maturare nei cinque anni (2011-2016), in cui ho svolto l’incarico di Consigliere Comunale. Ebbene, in quest’ultima esperienza più volte mi sono imbattuto nelle pressanti e giustificate proteste degli esponenti di questo delicato settore, all’epoca, giunti addirittura ad occupare il piazzale di Piazza Municipio con presidio diurno e notturno. Nel mio studio fui instradato da un dipendente comunale, Mario Vilone, e, grazie a lui ebbi modo di approfondire le tematiche amministrative che generavano il malcontento, legato al fatto che il Comune di Napoli, non saldava i suoi debiti, per milioni di euro, verso case famiglia ed associazioni affidatarie di minori, purtroppo, sfortunati col risultato che gli “ultimi” finivano per essere di fatto abbandonati. Indignato, nell’estate del 2013, intervenni più volte in Consiglio Comunale evidenziando i motivi di tale “impasse” che si faceva finta di ignorare. Bambini e ragazzini, sfortunati, allontanati dalle proprie famiglie con provvedimento del Tribunale per i Minorenni, “affidati” al Comune che, per il tramite dei servizi sociali, provvedeva a collocarli presso le associazioni e le case famiglia, in condizione “protetta”. Operazione che, ovviamente, veniva – e viene – finanziata con fondi vincolati previsti dalla legge 28.08.1997, n. 285 e dalla legge 28.12.2000, n. 385. Ebbene, dovetti fare uno sforzo per capire il motivo per cui, fondi vincolati stanziati dal Ministero extrabilancio comunale non giungevano a destinazione se non dopo anni (circa 3).. Capii che c’era qualcosa che non andava nella gestione di questi fondi vincolati che venivano usati come “elasticità di cassa” in luogo dell’anticipazione di tesoreria, come mi spiegò l’assessore al bilancio. Il risultato di tale “disguido” era evidente: le case famiglia finivano per essere strangolate dalle banche con operatori sociali ed educatori per lunghi mesi senza stipendio. Ebbi modo di conoscere un mondo assolutamente valido e motivato, soprattutto di giovani che si prendevano cura di bambini e ragazzini divenendo il loro punto di riferimento. Un mondo di giovani professionalmente preparati distrutto dalla incapacità amministrativa, finanziaria e contabile dell’amministrazione comunale, sulla quale intervenni molte volte andando a rispolverare il regolamento di contabilità del comune che finiva per essere di fatto disapplicato. Un sistema interno che non funzionava con operatori sociali che lamentavano il mancato inserimento del loro credito nell’elenco cronologico dei pagamenti, per inefficienza dei servizi da cui dipendeva il “completamento” della pratica. Capii che il pagamento per rispettare il principio di neutralità e di imparzialità sancito dall’art. 2 del citato regolamento di contabilità comunale non poteva dipendere dall’efficienza dei servizi o da “raccomandazione” di cui si percepiva il sospetto e che mi indignava. Proposi anche una soluzione ma non sono al corrente se oggi sia stata adottata o meno. Oggi sono convinto che il bene più prezioso della società civile, a cui si rivolgono Morgera, Ricciardi e Salomone, è la indipendenza e l’apporto di professionalità e competenza che dovranno confluire in un ragionamento politico congiunto ed essere da stimolo per i partiti e movimenti che dir si voglia.

Avv. Gennaro Esposito

Comitato Vivibilità Cittadina

Per Napoli Civile

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La falsa pedonalizzazione del Centro Antico di Napoli della Giunta De Magistris

Il 6 agosto scorso, la Giunta De Magistris ha approvato la trasformazione permanente della ZTL del Centro Antico, in Area pedonale. Tale scelta stabilizza, in modo definitivo, la trasformazione provvisoria, adottata per l’emergenza Coronavirus con delibera di giunta n. 169 del 29/05/2020, che aveva, come obiettivo principale, quello di agevolare il distanziamento sociale, consentendo alle attività commerciali di poter occupare la sede stradale con tavolini e sedie, cui si aggiungono, abusivamente, anche insegne pubblicitarie, cartelli e suppellettili di vario genere e natura. Tale decisione segue quella del mese scorso con la quale si è pedonalizzato Vico Lungo Gelso ai Quartieri Spagnoli. Nulla di grave, anzi sarebbero da salutare con favore, se tali pedonalizzazioni fossero, nella loro sostanza, delle vere e proprie operazioni di liberazione delle strade dai veicoli, in un’ottica ecosostenibile, inserite in una visione complessiva della Città. Invece, non è difficile constatare che le auto ed i motocicli, per questi vicoli e strade, continuano a passare tranquillamente, anche in violazione delle nuove disposizioni, solo che adesso devono passare in mezzo ad avventori, sedie, tavolini, cartelli, insegne e suppellettili. Non è difficile capire, anche dalla semplice lettura dei citati atti, che tali operazioni, sono assolutamente svincolate da una qualsivoglia visione complessiva della viabilità, dei trasporti e, soprattutto, della vivibilità e costituiscono semplicemente delle operazioni di commercializzazione e privatizzazione selvaggia delle sedi stradali, con cittadini che finiscono per essere sequestrati in casa, oppure, a non potervi rientrare agevolmente. Il risultato è un “cocktail” da cui il cittadino difficilmente riesce a sfuggire, destinato a vivere una vita grama nel proprio domicilio domestico, assaltato da immissioni acustiche ed esalazioni di fumi nauseabondi di ogni genere e natura. Il tutto, aggravato dal fatto che, da un lato, mancano nel modo più assoluto i controlli, dall’altro, la polizia municipale, così come le altre Forze dell’Ordine, scontano una scarsa attenzione alla formazione, oltre ad essere in numero assolutamente esiguo. Non è raro, infatti, incappare in risposte singolari, tipo quella secondo cui, fino a mezzanotte, sarebbe tutto ammissibile. Ebbene, è sotto gli occhi di tutti, ciò che accade ogni giorno nel Centro Antico, dove diventa difficile passare anche a piedi, se non a costo di fare lo “slalom gigante” tra tavolini e sedie. Non è raro, infatti, per i residenti rientrare a casa in auto e chiedere la cortesia ad improbabili avventori, intenti a sorbire uno spritz, di prendere sedie e tavolini e spostarsi, per non mettere a rischio la loro incolumità. L’operazione “commerciale” è fin troppo evidente: si cambia semplicemente il nome da ZTL ad Area Pedonale, con il semplice scopo di derogare al codice della strada, per consentire occupazioni di suolo pubblico che, altrimenti, sarebbero vietate; senza considerare che, a Napoli, fare una operazione del genere è pericolosissimo, sia per la dimensione delle strade (veri e propri vicoli), sia per la pervasività delle attività commerciali, mentre i poveri residenti finiscono per subire un vero e proprio sequestro di persona. Addirittura, i tassisti si rifiutano di passare per alcune strade, lasciando i residenti a piedi, con notevole compromissione delle libertà individuali. In quest’ottica, il Centro Antico si è trasformato in un vero e proprio “fast and furious food and beverage”, per le ultime cartucce sparate da un’amministrazione alla fine del proprio mandato. Sarà dura lottare per una Napoli più Civile.

Rimetto a voi gli atti varati dalla Giunta De Magistris: 1) dgc_060820_281; 2) L1075_050820_003_signed; 3) o.d._1320820_608 Pedonalizzazione Centro Antico; 3) o.d._1320820_609;  4) o.d._1320820_611; 5) OD_040620_372__1_

Noterete che tutta l’istruttoria è stata fatta congiuntamente alla II Municipalità.

Avv. Gennaro Esposito

Comitato Vivibilità Cittadina

Per Napoli Civile

La Vivibilità al Tavolo di Discussione del Partito Democratico

Questo il mio intervento al Tavolo della Vivibilità Cittadina dell’11.07.2020 del Partito democratico: Occorre coraggio per parlare di Vivibilità o di qualità della Vita a Napoli, così come in molte altre grandi città del Sud purtroppo. E’ una considerazione amara ma occorre farla. Va dato merito al PD, al Suo Segretario ed al Suo Presidente Metropolitano di averne voluto la discussione. Gli indici complessivi della Vivibilità, infatti, ci inchiodano ma devono indurre chiunque aspiri a governare a riflettere. Napoli nella classifica per la qualità della vita 2019 del Sole24h (Classifiche Sole 24h clikka) delle città italiane, è all’81° posto, su 107 città; non andava meglio nel 2011, perché era al 105° posto, neppure nel 2006 al 96° posto, né nel 2001 al 75° posto. Tale è il posizionamento anche solo per la voce “ambiente e servizi”. Non siamo mai riusciti a scapolare la metà della classifica. Al primo posto per il citato quotidiano economico, nel 2019, c’è Milano un’altra metropoli, non un paesino sperduto del nord o del centro Italia. E’ significativo che il Sindaco di Napoli, anziché riflettere su questi dati, li abbia commentato ogni anno, parlando della “Città dell’Ammore” e di “PIL emozionale”. Di invivibilità discuto tutti i giorni essendo presidente di un Comitato Cittadino che si occupa di questa tematica, che può sembrare fumosa ma nella quale si annida un profondo senso di disagio e sfiducia verso le Istituzioni e, quindi, verso i partiti. Cosa vogliamo dire a chi vive, al centro o nelle periferie, in un costante stato di degrado, per lo scarso servizio di nettezza urbana o per i continui dissesti stradali, oppure a chi è costretto a vivere in un immobile ERP o altro immobile comunale, come quello ove è vissuto San Giuseppe Moscati, in pieno centro storico, dove deve sperare nel bel tempo, perché altrimenti gli scorre l’acqua in casa. Cosa vogliamo dire a chi non riesce a tornare a casa la sera dei fine settimana, che iniziano il giovedì, oppure a chi pur rientrato a casa non dorme tutta la notte nei medesimi fine settimana che iniziano, in alcuni quartieri anche prima del giovedì. Cosa vogliamo dire a chi nel quartiere Vasto ha timore di uscire di casa (a proposito c’è qualcuno del Vasto in platea? no perché mi dicono che sono tutti della lega). Per non parlare del verde cittadino (o meglio di questi tempi del giallo cittadino). Senza considerare aiuole e rotonde, i parchi come la villa comunale, la Floridiana ed il Virgiliano sono ridotti nelle condizioni che tutti conosciamo. E’ vivibile o invivibile una città nella quale se si alza un po’ di vento o pioggia si chiudono  scuole, cimiteri e parchi per timore degli alberi o per il timore della caduta di calcinacci e cornicioni, come purtroppo è accaduto con conseguente perdita di vite umane (ci sentiamo responsabili per questo?). Riflettiamo perché tutte queste persone sono o possono essere vittime del populismo becero di chi addita i problemi ma non offre le soluzioni. Cari amici, c’è poco da menare il can per l’aia, occorrono buone prassi amministrative e controlli, concreti non a chiacchiere, al fine di ripristinare le condizioni minime di vivibilità. Partecipo ad una chat del comitato con 120 persone di tutti i quartieri di Napoli, che funziona tutti i giorni della settimana – per lo più di notte – ed una pagina facebook del Comitato con oltre 5.000 iscritti, dove mi scrivono in privato molti cittadini. Quasi tutti preferiscono l’anonimato perché hanno paura di esporsi perché hanno sfiducia nelle istituzioni non si sentono, non solo protetti, ma neppure ascoltati. Gente sfiduciata a cui occorre parlare ed alla quale la politica ha da anni rinunciato a parlare ma, soprattutto, a cui occorre dare delle soluzioni senza timore di scontentare nessuno, tentando di fare delle improbabili mediazioni, per non perdere consenso elettorale, su diritti sui quali non si può mediare alcunché perché “costituzionalmente incomprimibili”. A queste persone ho girato l’invito a partecipare al Tavolo della Vivibilità del PD, con scarso risultato ed il motivo è assolutamente evidente. Proprio ieri, ma accade quasi ogni giorno, Marco, un cittadino del centro storico mi ha scritto “Gennaro da Napoli bisognerebbe scappare e penso che ognuno di noi ci stia pensando” e se non ci sta pensando, aggiungo io, pensa in ogni caso di crescere i propri figli sperando che vadano via da Napoli. Enrico un infermiere di terapia intensiva anch’egli del centro storico, che passa notti insonni che si aggiungono a quelle di lavoro notturno, mi scrive sulla stessa chat “Quando vai a chiedere spiegazioni nessuno ti dice nulla e tu ti senti frustrato. Grazie al COVID 19 negli ultimi tre mesi siamo stati tranquilli ma non mi sento di sperare che si ripresenti, perché ho un infinito rispetto per tutte le persone che sono morte e poi come infermiere me la sono vista brutta”. E’ in questa disperazione e senso di sfiducia che si annida l’astensionismo e, quindi, trova terreno fertile il populismo. Nelle ultime elezioni comunali ha votato solo il 38% degli aventi diritto al voto! Nel 2006, la Iervolino ha governato con il 36,79% dei consensi, nel 2011 De Magistris con il 32.55%, nel 2016, invece, solo con il 23,58% dei consensi. De Magistris al ballottaggio 2016, rispetto al ballottaggio 2011 perde 78.525 voti andando a governare la vita di 505.333 Cittadini Napoletani che non l’hanno votato e questo dato, in un’amministrazione di prossimità come quella comunale, è una chiara bocciatura. E’ evidente, quindi, che Napoli è un città sconnessa con i suoi rappresentanti per la pessima mancanza di capacità amministrative (non venitemi a dire che è solo perché non ci sono soldi!). Occorre capire che l’invivibilità di Napoli è inversamente proporzionale alla partecipazione al voto e se si continuerà di questo passo, offrendo una classe dirigente non credibile ed incompetente, incapace di immaginare soluzioni e priva di una visione di città, si riproporrà una seria questione di democrazia, forse ancora più grave di quella di De Magistris. E’ imminente riflettere sullo sviluppo incontrollato e sulla incapacità di amministrare il territorio, lasciato nelle mani di uno “spontaneismo” economico accolto come unica soluzione per recuperare risorse. E’ da anni in atto un processo di mercificazione delle città che espelle i cittadini perché rende le Città non accoglienti, se non ostili verso i Cittadini stessi. “Il Diritto alla Città” rappresenta il faro per ogni azione politico/amministrativa, per la quale occorre riproporre la vivibilità come condizione essenziale e primigenia per il benessere individuale e, quindi, collettivo. Per attuare questi principi occorre ripristinare il rispetto delle regole minime di convivenza civile, e far comprendere, a chi svolge un servizio pubblico, che è un dovere e soprattutto un onore farlo (mio padre era un autista dell’ATAN ne era riconoscente e soprattutto orgoglioso, dobbiamo chiederci perché non è più così?). La città è un continuo contrapporsi di diritti ed interessi che vanno commisurati con il bilancino dell’orafo, ma è certo che non è un bene di consumo.

La Regione Campania promuove il Gioco d’Azzardo

Sono abituato a fare nomi e cognomi mettendo anche le foto quando si tratta di politici, affinchè i Cittadini sappiano scegliere con giudizio: I proponenti della Legge Regione Campania sul gioco d’azzardo (clikka) si può essere a favore o contrari sono: Mario Casillo, Stefano Graziano e Antonietta Ciaramella, Consiglieri del PD rispettivamente con 31.307 voti, 14.810 voti e 11.146 voti. La Legge è passata in Regione con una Approvazione bipartisan Maggioranza ed Opposizione…

Stamane su Repubblica Napoli, l’intervista a Padre Alex Zanotelli sulla legge regionale sul Gioco d’azzardo “La Legge Regionale sul Gioco Legale Favorisce i Clan” (clikka)

In questi giorni, l’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia, sull’impero delle sale scommesse che parte da Palermo e coinvolge Lazio, Campania e Lombardia. L’ipotesi, al vaglio degli inquirenti, è l’attività di raccolta di scommesse, con un volume di affari di circa cento milioni di euro, allestita da famiglie mafiose, con prestanomi, infiltrati in attività apparentemente lecite, titolari di concessioni statali. Attività, che sono servite, sia per investire che per riciclare il “danaro sporco” nonché, cosa non da poco, per svuotare le tasche degli italiani. Un settore che è, purtroppo, inquinato dalla “malavita”, come riportano anche numerose pagine delle commissioni parlamentari d’inchiesta che si sono succedute nelle varie legislature; settore nel quale non è mancato neppure un ruolo diretto della politica, con parlamentari “sensibili” alla lobby, se non addirittura con l’ex Ministro, della prima repubblica, Vincenzo Scotti, presidente di una società denominata Formula Bingo. Un miscuglio di interessi che il 27.11.2014, attirando la mia attenzione e sfruttando la mia qualità di Consigliere Comunale, mi spinse a formulare una proposta di regolamento al Comune di Napoli che, dopo circa un anno di gestazione, venne poi approvata il 21.12.2015, con un voto che attraversò tutte le componenti politiche del Consiglio Comunale. La delibera fu poi pubblicata il successivo mese di febbraio del 2016 e rappresentò il primo vero e proprio atto di contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo sul territorio comunale. La reazione delle società di scommesse fu immediata e si contarono in diverse decine i ricorsi, al TAR e, poi al Consiglio di Stato, delle società di scommesse, tutti respinti, grazie al lavoro dell’avvocatura municipale che ebbe modo di far affermare la validità dell’impianto regolamentare. Tutto bene, fino a quando non è iniziato il lavoro di demolizione del regolamento, evidentemente troppo stringente, in un primo momento, in seno al Comune di Napoli, con ordinanze Sindacali e modifiche che hanno inciso sugli orari che, insieme al distanziamento dai cosiddetti luoghi sensibili, rappresentava il cuore della nuova restrittiva disciplina; successivamente il lavoro si è spostato in Regione Campania che, come documentato da Alessio Gemma su queste pagine, con legge regionale del 02.03.2020, n. 2, ha in larga misura demolito il regolamento del Comune di Napoli. Come dire, un atto legislativo, giunto all’approvazione nell’ultimo anno di legislatura. In buona sostanza, la Regione Campania si è di fatto arrogato il compito, di andare a disciplinare, in dettaglio, una materia che in altre Regioni traccia solo la cornice, per poi lasciare ai Comuni il compito di governare meglio – e più da vicino – il territorio nel rispetto delle “competenze” assegnate dalla legge. L’intento, riuscito della legge regionale, e della lobby che ha espresso, ovviamente, soddisfazione per il risultato, è stato quello di modificare gli orari ed accorciare le distanze dai cd. luoghi sensibili (scuole, chiese etc etc) da 500 mt a 250 mt, ma anche di assicurare alle sale da gioco, di restare nella loro localizzazione, mentre, invece, il regolamento comunale prevedeva entro il mese di febbraio del 2021, decorsi 5 anni dalla sua pubblicazione, il trasferimento nel rispetto delle distanze, ma ancora di più “l’evacuazione”, dal Centro Storico di Napoli, di sale bingo e scommesse. Oggi, per effetto della proposta portata avanti con successo dai consiglieri regionali Mario Casillo, Stefano Graziano e Maria Antonietta Ciaramella, con l’appoggio delle opposizioni, tutto ciò dovrebbe essersi risolto, come del resto con soddisfazione espresso da Pasquale Chiacchio, presidente dell’associazione gestori scommesse Italia, le cui dichiarazioni di “giubilo” sono state riportate da Alessio Gemma nel citato articolo. Ebbene, la partita potrebbe non essersi conclusa, sia perché la Legge Regionale potrebbe aver invaso un ambito di competenza del Comune, sia perché il regolamento prevede un maggior numero di luoghi sensibili, nonché la dislocazione dal centro storico patrimonio UNESCO, che potrebbero non essere stati travolti dalla legge regionale. A questo punto, occorrerebbe solo che il Comune si facesse carico di portare avanti la battaglia in sede giudiziaria, ovvero, un atto di “resipiscenza” del Governatore De Luca, tanto sensibile alle tematiche della criminalità che mai, come in questo settore, trova uno dei suoi sbocchi naturali. A noi Cittadini non resta che sperare e valutare attentamente, approssimandosi le elezioni, i comportamenti dei nostri politici.

Avv. Gennaro Esposito
Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

Articolo Pubblicato su Repubblica Napoli del 08.06.2020

 

Facciamo Tesoro della Esperienza della Pandemia

Il nostro grazie e la nostra solidarietà, in questo momento così drammatico, va a coloro che con il loro lavoro stanno reggendo le sorti del Paese, in campo sanitario, economico, della sicurezza pubblica, dei trasporti, della distribuzione alimentare, dell’informazione e, non ultimo, del volontariato. Si spera che si possa tornare presto alla “normalità”. Non possiamo, però, nel cinquantesimo anniversario della giornata della Terra, non iniziare a trarre per tempo qualche considerazione sulla lezione che questa immane tragedia sta dando ai popoli, sia dal punto di vista ambientale che socioeconomico. Poco più di un mese di lockdown sembra sia bastato per far tirare un respiro di sollievo alla Sirena Partenope, che in questi giorni sta mostrando un volto che avevamo dimenticato. Sul web si susseguono immagini del golfo popolato da delfini, capodogli e qualche squalo; molte le foto di specie di uccelli, la cui esistenza avevamo dimenticato. Ad un attento osservatore non sfugge neppure che è cambiato anche l’atteggiamento dei nostri amici a quattro zampe, non più immersi nel frastuono della città. Il cielo è terso, di un azzurro pastello che riposa gli occhi. Spettacolare lo sfondo del Vesuvio che chiude l’arco del golfo. In questa cornice paesaggistica unica al mondo, si apprezza la storia millenaria della nostra città d’arte. Non c’è dubbio che la presenza di queste “creature” nel nostro mare e nella nostra città sia il segno di un ambiente finalmente più salubre e vivibile. Una condizione alla quale, come Comitato, abbiamo sempre aspirato, anche prima del Virus, perché siamo innamorati di Napoli e la rispettiamo, come la maggior parte dei napoletani. Non c’è dubbio che l’attenzione che finora abbiamo rivolto alla cosa più preziosa che abbiamo, il nostro ambiente, nonostante leggi e regolamenti, sia stata assolutamente scarsa perché strumentalmente piegati alla necessità della produzione e del lavoro, sotto la cui egida si è consumato e si consuma il saccheggio quotidiano dei nostri beni comuni e dei diritti umani. Con questa tragedia d’un tratto ci siamo accorti della esistenza dei cosiddetti lavoratori fantasma, quelli al nero, che dall’oggi al domani si sono ritrovati a subire il lockdown senza poter usufruire di alcuna garanzia. Lavoratori che incontravamo tutti i giorni, che ci portavano la pizza o ci servivano ai tavoli del bar, lavoratori dei quali non ci accorgevamo né noi né, soprattutto, le Istituzioni, che ne hanno incentivato a dismisura l’utilizzo, promuovendo un modello di sviluppo economico camuffato da pace sociale. Un meccanismo che si è inceppato per la diffusione del virus; un meccanismo che è finalmente servito a questi lavoratori a capire, sulla propria pelle, cosa significhi questa condizione pseudo lavorativa, che non consente alcun diritto ad un futuro garantito. Si è risvegliato, pur se obbligato, il senso di comunità dei napoletani che hanno compreso la necessità di rispettare le regole per preservare la loro stessa vita, quella dei loro cari e quella dei loro concittadini, con un accresciuto senso civico, che ha obliterato quel senso di anarchismo individualista che spesso prevarica i diritti degli altri e che ha trovato terreno fertile nella politica della liberalizzazione selvaggia e dell’illegalità tollerata dalla nostra amministrazione cittadina. Non dimentichiamo, oggi, i gravi problemi di ieri: la disoccupazione, l’invivibilità, l’illegalità, il degrado ambientale, il liberismo estremo. Siamo convinti che questa lezione e i sacrifici che stiamo facendo e che continueremo a fare (per gli effetti del virus) non debbano essere vani. Occorre ripensare il Paese. Noi tutti potremmo iniziare dalla nostra città, ribaltando gli schemi economici e sociali, costruendo un nuovo modello di sviluppo economico basato sul rispetto del territorio e dei diritti di tutti, tra i quali soprattutto quelli di coloro che contribuiscono a promuoverne la bellezza e le tradizioni. Occorre ripartire comprendendo che ieri vivevamo in una normalità distorta, che domani perseverare nello sfruttamento intensivo dell’ambiente potrà ritorcersi contro la nostra comunità. Noi siamo per una “crescita felice” e sostenibile, per una città dove tutti possano ritrovare quegli spazi e quelle condizioni ottimali indispensabili per lasciare alle future generazioni un mondo migliore. Per tutti questi motivi il nostro Comitato continuerà ad offrire la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni alla costruzione del “migliore dei mondi possibili”.

Comitato Vivibilità Cittadina

Il Presidente

Avv. Gennaro Esposito

Pubblicato su Corriere del Mezzogiorno, Mattino di Napoli, Repubblica Napoli e Il Roma del 23.04.2020

Napoli: Il Dopo COVID

Da attenti osservatori del nostro territorio abbiamo sempre svolto un ruolo attivo denunciando agli organi ed istituzioni competenti, di tutti gli ordini e gradi, le tante cose che non andavano in Città. Il protratto lockdown ci ha dimostrato che avevamo pienamente ragione nel segnalare i comportamenti illegali e spesso fonte di responsabilità anche penale; comportamenti che abbiamo prontamente denunciato, perché pensiamo che i cittadini non debbano voltarsi dall’altra parte, ma debbano, invece, prendersi cura della città collaborando con le Istituzioni. Ci siamo accorti, immediatamente, perché lo vedevamo accadere sotto i nostri occhi, che lo sfruttamento intensivo delle nostre risorse non è un modello da perseguire perché espelle i cittadini dalla città e violenta e mortifica il territorio, favorendo il diffondersi di grandi e piccole illegalità travestite da occasioni di lavoro. Quanto, poi, questo modello economico sia stato fallimentare e fragile è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo sempre sostenuto che la Città non è un bene di consumo, facendone il nostro motto e, pertanto, abbiamo denunciato le responsabilità politiche delle maglie larghe nelle quali si sono prontamente inserite iniziative che tendono a trasformare la città in un luna park, ovvero, in un enorme fast food. Non abbiamo scoperto nulla se non che le norme per consentire a tutti i cittadini di vivere la Città nel rispetto dell’ambiente e della salute già esistevano. Ne abbiamo semplicemente richiesto l’applicazione, quasi sempre inascoltati. Sapevamo che il litorale cittadino era inquinato dagli sversamenti illegali, ma non abbiamo mai preteso da chi ne aveva il potere e la responsabilità il doveroso intervento. Oggi, che abbiamo visto cosa è il golfo con i delfini, non possiamo girarci dall’altra parte. Abbiamo apprezzato Napoli nella sua dimensione monumentale, culturale ed artistica senza il roboante rumore di folle di giovani e meno giovani che si accalcano davanti a locali di varia natura, offendendo la storia della città millenaria. Una bulimia orgiastica che tal volta si è tramutata in tragedia, come quella, di qualche anno fa, del giovane Emanuele caduto dall’obelisco di Piazza San Domenico Maggiore, su cui, in piena notte si stava arrampicando sotto gli occhi di migliaia di giovani che facevano il tifo o che si erano, semplicemente, girati dall’altra parte. Il lockdown è per noi una cartina di tornasole da cui apprendiamo che Napoli può essere ancora più bella ed accogliente; occorre però mostrare ai napoletani qual è il percorso da seguire. Ebbene, la fase due richiede attenzione e controllo e può essere l’occasione per impedire le distorsioni del mondo del lavoro e della produzione alle quali istituzioni e cittadini si erano assuefatti. Controlli che, peraltro, sono stati rafforzati dalla ulteriore normativa sopravvenuta relativa all’emergenza covid19 che, finalmente, standardizza nuclei composti da vigili del fuoco, ispettorato del lavoro, comando dei carabinieri per la tutela del lavoro ed aziende sanitarie locali (cfr. circolare ministro dell’interno del 02.05.2020), affinché vi sia una tutela a 360 gradi di cittadini e lavoratori, quelli veri non al nero. Oggi si parla di “regalare” gli spazi pubblici per consentire ad attività commerciali di espandere la loro attività all’esterno e bilanciare, in tal modo, la riduzione degli spazi interni dovuta al cosiddetto “distanziamento sociale”. Ebbene, se da un lato ciò a Napoli è sempre accaduto, non tanto per la mancanza di controlli ma per la assenza della riscossione delle sanzioni, dall’altro dobbiamo dire con forza che gli spazi pubblici sono pubblici e le occupazioni vanno dosate “cum grano salis”, a condizione che si impieghi manodopera regolare ed evitando il saccheggio di spazi e diritti, verificando la compatibilità con strade e piazze di ridotte dimensioni e prevedendo percorsi e postazioni che consentano di evitare gli assembramenti, causa non solo del contagio ma anche di altrettanti gravi disagi che abbiamo sempre segnalato. Occorre amministrare la città con equilibrio e lungimiranza anche per evitare che situazioni precarie si stabilizzino in una colpevole tolleranza. La nostra è una pretesa doverosa e legittima, perché pensiamo che Napoli possa essere il motore dello sviluppo del Sud e del Paese, in una Italia che ormai al Nord ha margini di sviluppo limitati, rispetto a quelli che può avere il Mezzogiorno, al quale vanno riconosciute le risorse necessarie a raggiungere una crescita compatibile con l’ambiente in tutta la sua complessità.

Comitato Vivibilità Cittadina

Il Presidente

Avv. Gennaro Esposito

Pubblicato su Corriere del Mezzogiorno e Repubblica Napoli del 17.05.2020

Il Sindaco Spritz

La sequenza degli accadimenti e le dichiarazioni del Sindaco di Napoli sul primo week and dopo il lock down totale, destano un senso di disagio e disorientamento che credo provino i napoletani, sia per il contrasto istituzionale in atto con la Regione ed il Governo, sia perché si è giunti addirittura a negare l’evidenza con riferimento alla notte trascorsa sul lungomare liberato tra sabato e domenica scorsa. Ebbene, posso dire da “testimone oculare” che via Pertenope, già dalle 18,00 alle 20,00 di sabato 23 maggio, era una distesa di persone con poche mascherine ed agenti della polizia municipale che passavano in mezzo ad una folla che, ovviamente, non avrebbero mai potuto disperdere se non a costo di sollevare una sommossa popolare; mentre, Via Caracciolo, a quell’ora, era già paralizzata dal traffico veicolare. In questa situazione non possiamo che manifestare la  nostra solidarietà agli agenti delle forze dell’ordine poiché, quando non si prepara bene il terreno, poi non si può pretendere da sparuti agenti la repressione di comportamenti scorretti così diffusi. Ebbene, mentre i Sindaci di tutta Italia richiamano i Cittadini all’ordine ed al rispetto delle regole di distanziamento, minacciando la adozione di misure restrittive e giungendo finanche a chiudere le piazze, il Sindaco De Magistris sostiene la tesi della necessaria riapertura h. 24 di tutto e di tutte le attività connesse alla cd. movida, quindi, bar, baretti e locali di vario genere e natura, lasciando, quindi, libero il popolo della notte di fare quello che vuole. Orbene, il Sindaco della “libertà” avrebbe dovuto almeno fare i conti con la esperienza “precovid”, documentata, tra l’altro, dalla cronaca quotidiana e da numerosissimi filmati pubblicati dai giornali on line e sulla nostra pagina facebook, per misurare bene le sue parole. Invece, niente di tutto questo, il Sindaco di Napoli, preannuncia ordinanze che, in ragione di una non meglio specificata libertà daranno la possibilità al popolo della notte, di esprimersi per tutte le notti, tutta la notte, senza fare i conti con le esigue risorse del Comune per fare i controlli ed irrogare le eventuali sanzioni, o meglio, una volta irrogate, poi effettivamente riscuoterle per renderle efficacemente deterrenti. Il Sindaco de Magistris, infatti, dimentica gli assembramenti ampiamente documentati delle notti napoletane appellandosi ad una fiducia che non si comprende proprio dove si poggi, tenuto conto che in tutta Napoli le forze di Polizia Municipale sono in numero assolutamente esiguo e che le sanzioni per comportamenti scorretti, da parte di gestori non sono mai state pressocché incassate, tanto da raggiungere la ragguardevole somma di circa 40 milioni di euro come risulta dal bilancio consuntivo 2018. Il Sindaco di Napoli, in buona sostanza, impartisce il “liberi tutti” in modo irresponsabile, in quanto, non fa i conti con le reali forze di cui l’amministrazione dispone, con la tragica conseguenza di mettere a repentaglio sia, la sicurezza e l’incolumità dei suoi agenti di Polizia Municipale e delle altre forze dell’ordine, sia la salute pubblica. Dispiace che la prova di quello che ormai andiamo professando da circa 8 anni, l’abbiamo purtroppo avuta nel mentre il Sindaco di Napoli annunciava le sue “ordinanze liberatorie”, con l’accoltellamento del povero ragazzo di colore in Piazza Bellini, teatro di tanti disastri legati alla cd. movida. Rammarica, altresì, che si professi un “liberi tutti”, senza alcuna base scientifica (o meglio contro le basi scientifiche) ed, inoltre, non si colga l’occasione per correggere comportamenti scorretti adottando misure ad hoc, che, invece, il Sindaco di Napoli sembrerebbe addirittura incoraggiare. Fanno, infatti, un certo effetto le parole pronunciate dal primo cittadino al TG1 ed al TG3regionale, circa il traffico veicolare su via Caracciolo ritornato, secondo lui, alle normali dimensioni precovid, senza neppure aver, per un minuto, considerato che quel traffico è un nemico della salute dei cittadini e che la libertà declinata in questo modo, senza considerare la dimensione collettiva, non è libertà ma sopruso. In conclusione, avvicinandosi la scadenza del secondo mandato, è molto probabile che De Magistris verrà ricordato come il Sindaco dello Spritz.

Avv. Gennaro Esposito

Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

lettera pubblicata su Repubblia Napoli del 29.05.2020

La Filiera Italiana in tempo di Crisi

Sulle pagine del Corriere della Sera Milena Gabbanelli (clikka), racconta il caso agghiacciante del reperimento sul mercato internazionale delle mascherine e dei cd. presidi di protezione individuale, domostrando tutta la debolezza del sistema economico globale che, innanzi alla crisi che stiamo vivendo, si chiude a riccio, creando barriere tra i paesi europei, che mai ci saremmo immaginati. E’ impressionante leggere anche delle truffe internazionali e dei blocchi di materiale avvenuti negli altri paese, che hanno contraddistinto questa sciagurata vicenda. Il racconto che la Gabbanelli fa della vicenda delle mascherine l’ho letto insieme all’articolo apparso oggi su Il Mattino di Napoli di Gennaro de Biase (clikka) sull’aumento dei prezzi al consumo di alimenti ed ortofrutta. Il motivo è che la grande distribuzione porta sulle nostre tavole frutta e verdura che arriva dagli altri paesi, cosicché mentre le zucchine distribuite nei supermercati, fanno un balzo in avanti arrivando al prezzo di 3€. al kg. le zucchine e l’insalata prodotta da noi va al macero, perché non inserita nella grade distribuzione. E’ il momento di ripensare la nostra produzione almeno per impedire che accada questo enorme spreco. Spero che il Governo e le Regioni organizzino meccanismi di distribuzioni paralleli ovvero convincano le società di distribuzione a fare in modo che intercettino i nostri prodotti.

 

 

 

Non Buttiamo fra le Braccia della Camorra i Poveri dell’emergenza

Sulla stampa cittadina si analizza un nuovo aspetto dell’emergenza legato alla Camorra. Interviste a Magistrati ed esponeti delle FF.OO. tra cui il Procuratore Antimafia Cafiero de Rao, dai quali apprendiamo come la camorra si stia adattando all’emergenza. Sospensione dell’usura, delle estorsioni e pizzi vari e, con una sorta di welfare criminale, sostegno alimentare con soldi o pacchi a chi, fino al mese scorso, campava alla giornata con un lavoro al nero ed oggi si ritrova licenziato e senza reddito. Un esercito di migliaia di persone di cui lo Stato fino ad oggi non se n’è occupato, tollerando, per la pace sociale, questa forma di sfruttamento del lavoro cd. invisibile a cui si aggiungono i tanti artigiani e piccoli esercenti che oggi non ce la fanno più ad andare avanti. Oggi queste persone in carne ed ossa con le loro famiglie emergono dal mondo dell’invisibile e reclamano un sostegno. Il nostro compito, necessario per la tenuta sociale, è quello di evitare che queste persone cadino tra le braccia della camorra e del malaffare che, una volta passata la tempesta, non tarderà a passare all’incasso. L’appello è alle persone che oggi sono coperte da una maggiore possibilità economica:

Se vogliamo che Napoli non subisca un colpo ferale al tessuto socio/economico dobbiamo darci da fare, dobbiamo arrivare prima della camorra con la solidarietà ed il sostegno. Ognuno compia lo sforzo che è nelle sue possibilità, semmai mettendosi in rete con associazioni o altri cittadini.

Una GOCCIA insieme ad altre GOCCE fa il MARE!

CORONAVIRUS: La Rete Sanitaria dell’Emergenza/Urgenza Campana

Il calvario della famiglia di Arianna sulla stampa cittadina (clikka) fa emerge con evidenza, la macanza di una rete di emergenza/urgenza della Sanità Campana. Una valida organizzazione del soccorso e delle cure da approntare nell’immediatezza dell’emergenza. Me ne sono occupato, per mia sensibilità, in tempi non sospetti, ascoltando medici e professionisti. Il 31.10.2014, pur essendo consigliere comunale e non avendo nel mio mandato competenze specifiche, per sensibilità organizzai un Convegno sul tema della rete dell’emergenza/Urgenza della sanità Campana clikka. Ebbi modo di approfondire, per quanto nelle mie possibilità, ascoltando i medici che da decenni sono inascoltati dalla politica che ha sempre usato la sanità per scopi elettorali. Sul lato degli ospedali, vi sembrerà strano, ma mancano i cd. DVR (Documenti Valutazione Rischi) e se ci sono oggi, come  in ogni altro luogo di lavoro, dovrebbero essere arricchiti con le misure necessarie a fronteggiare l’emergenza virale in atto, affinché gli ospedali non siano letali per gli stessi sanitari e non diventino incubatori virali come accaduto a Bergamo. Come dire anche nell’emergenza siamo ancor più disorganizzati. Ho letto la lettera di un medico dell’ospedale di Torre del Greco che lancia un allarme agghiacciante. I ricoverati per coronavirus usano gli stessi percorsi che usano gli altri ammalati, ovviamente non protetti, sanitari senza mascherine e guanti che si trasformano a loro volta in untori, Tamponi eseguiti solo su pazienti sintomatici in un modo incredibilmente assurdo: i malcapitati attendono per ore tutti in una medesima sala di fare il tampone cosicché una volta ottenuto il risultatro coloro che sono risultati negativi vengono mandati a casa nonostante in tutte quelle ore trascorse con quelli che, invece, sono risultati positivi è molto probabile si siano infettati! Un ragionamento sempli semplice eppure non viene fatto! I sanitari affrontano, come denunciato dallo stesso Presidente De Luca, l’emergenza sanitaria a mani nude ma di chi è la colpa di non approntare una valida organizzazione proprio in questo momento ancora più delicato? Cosa voglio dire: Cari miei concittadini lo stato della sanità campana è questo, avremo (spero) il tempo di fare i conti e di guardarci in faccia, ma adesso spetta solo a noi essere attentissimi e non sgarrare. Restiamo a casa perché se ci capita di andare per sbaglio in ospedale è molto probabile che se pure non siamo contagiati è altamente probabile che ci contageremo. Occorre un grosso sforzo di unità del Paese e della Città. In un momento come questo dobbiamo essere uniti e camminare tutti in un’unica direzione. Sconfiggiamo il contagio e poi ci rtroveremo più forti di prima. Il mio impegno, come sempre, c’è. Insieme potremo fare la differenza!

Ecco la lettera del Dott. Antonio Braucci che Vi consiglio di leggere attentamente:

All’attenzione del

Presidente della Giunta Regione Campania

On. Vincenzo De Luca

Direttore Generale ASL Napoli 3 Sud

Dr. Gennaro Sosto

Direttore Sanitario Aziendale ASL Napoli 3 Sud

Dr. Gaetano D’Onofrio

Direttore Sanitario O.O.R.R. Area Vesuviana
Dr. Francesco Siani

Oggetto: Emergenza SARS COV2

Ill.mo Presidente,
Spett.li Direttori,

Mi chiamo Antonio Braucci e sono un medico specialista in Chirurgia Generale, attualmente in forze presso il Pronto Soccorso degli O.O.R.R. dell’Area Vesuviana, con incarico trimestrale, per cui ringrazio voi tutti in questa sede, per far fronte all’emergenza COVID19 che sta mettendo in ginocchio questo Paese.

Con la passione e la dedizione che ha sempre caratterizzato il mio operato di Dirigente Ospedaliero, ho richiesto, come ben sapete, di essere impiegato quanto prima presso la Sanità Pubblica per far fronte all’attuale situazione, essendo assegnato alla Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza della ASL Napoli 3 Sud, in particolare presso gli O.O.R.R. Area Vesuviana.

Con spirito di abnegazione, ho accettato mansioni e turni che poco hanno a che vedere con la Specialità Chirurgica in cui mi sono formato, cercando nel breve tempo di approfondire gli aspetti del nuovo lavoro che avrei di necessità presto dovuto affrontare. Ovviamente, tra gli aggiornamenti fondamentali, ho preso visione del protocollo esistente già a partire dal 12 marzo 2020 presso questa Azienda (allegato) per la gestione dei pazienti sospetti, probabili e accertati con infezione da COVID19, e per la prevenzione del contagio.
Ho trovato il documento sopra citato di estrema utilità nello svolgimento di questo lavoro, MANCANDO NEL CONTEMPO OGNI TIPO DI FORMAZIONE DEL PERSONALE MEDICO, INFERMIERISTICO E SOCIOSANITARIO IN LOCO CHE IN UNA SITUAZIONE DI REALE EMERGENZA HA UNA RILEVANZA ESTREMAMENTE Più IMPORTANTE DEL REITERATO MONITO AI CITTADINI DI DENUNCIA PENALE NEL CASO ABBANDONINO LE LORO CASE CHE ORMAI IMPERVERSA SU MEDIA E SOCIAL A PARTIRE DAL 11 MARZO.
E’ proprio così: noi medici, infermieri, operatori sociosanitari veniamo assunti e mandati in trincea senza un minimo di organizzazione e preparazione, per far fronte a una situazione, come quella attuale, che mai prima d’ora abbiamo vissuto in prima persona, potendo fare affidamento soltanto sulla reciproca solidarietà tra noi operatori esposti in prima linea.

Inutile, aggiungere a questo mio appello, anche quello che sicuramente sarà arrivato alla vostra attenzione, a rendere disponibile un numero maggiore di DPI per gli operatori sanitari, dal momento che siamo costretti ad averne meno di uno a testa per turno di servizio, il che costringe, in una realtà particolare come quella del PS di Torre del Greco, in cui non esiste un vero e proprio percorso COVID 19, che non sia sovrapponibile a quello che dovrebbe essere un percorso PULITO, medici e infermieri a dover scegliere se prestare la propria opera presso il PS generale o l’area riservata ai pazienti con SARS-COV2. Per di più, avendo una durata limitata il filtro delle maschere FFP2 e FFP3, la loro protezione risulta vana, dovendo rimanere a contatto con un paziente sospetto o accertato almeno 6 ore, se non 12, vista la carenza di ulteriori dispositivi e di personale. Ne consegue che un operatore sanitario sarà inevitabilmente esposto a una carica virale non indifferente da Coronavirus, e senza possibilità, a meno che non sia sintomatico, di effettuare il tampone.

Ma torniamo alla NOSTRA PROCEDURA OPERATIVA. Se leggiamo a partire dalla pagina 18/53 ci rendiamo conto che esiste un’ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE composta da MMG e Operatori 118, la cui funzione sarebbe quella di evitare l’intasamento e il disservizio del PS e dei Reparti di Degenza COVID 19, attraverso la Centralizzazione dei casi sospetti, probabili, accertati. La procedura descritta è molto semplice e consiste nel contatto personale o telefonico del MMG o del Medico di 118 con il paziente, al fine della raccolta anamnestica, nella segnalazione del caso di dubbio al Dipartimento di Prevenzione – UOPC di appartenenza, nella compilazione della scheda di Segnalazione di caso sospetto, probabile, accertato (allegato 4) e nella prescrizione della quarantena del paziente in attesa di tampone, a meno di gravi comorbidità o di condizioni scadenti di salute che ne giustifichino un accesso al centro COVID19 di competenza, che per la ASL Napoli 3 Sud è individuato nel P.O. di Boscotrecase.
E invece cosa succede nella realtà? La situazione che ormai si ripete costantemente è che il 118 porta in Pronto Soccorso a Torre del Greco, peraltro, e non a Boscotrecase, anche pazienti paucisintomatici, con una sola diagnosi di sospetto, che potrebbero, come da protocollo e linee guida nazionali e internazionali, anche se positivi, trascorrere la quarantena a casa, con controlli da parte del Servizio di Sorveglianza Territoriale. Portare pazienti COVID19 sospetti al Pronto Soccorso non attrezzato comporta una chiusura del PS stesso per lo scopo che incarna alle necessità della comunità, dovendo andare incontro a processi di sanificazione, ma solo dopo che avrà smaltito il carico di pazienti sospetti per COVID 19, che, nel frattempo, continuano a susseguirsi.
Il tutto si traduce in disservizio per i pazienti non COVID 19, disagio per gli operatori sanitari che, come dicevamo sopra, non hanno DPI a sufficienza, disagio per lo stesso paziente sospetto, che verrà posto, immancabilmente, per assenza di aree differenziate, in contatto con altri pazienti sospetti, i quali il più delle volte si rivelano positivi.
A questo punto sopraggiunge il lato, consentitemi, comico. Ve lo spiego con un esempio pratico.
Ho due pazienti sospetti per stanza, ricoverati, diciamo, nella stessa giornata e che, in casi fortunati, effettuano subito il tampone (normalmente per avere la disponibilità di un tampone, per eseguire il test, attendiamo anche fino a 36 ore). I risultati arrivano, nella media, dopo 4 giorni dall’esecuzione del test. In questo lasso di tempo, i pazienti soggiornano nello stesso ambiente di Pronto Soccorso, non areato a sufficienza, figuriamoci se a pressione negativa, scambiandosi l’aria che respirano ed eventualmente anche i patogeni presenti nelle loro vie aeree. Arriva finalmente la risposta del tampone che, casualmente, sarà positivo in un paziente e negativo nell’altro (parlo di esperienza reale vissuta più volte). A questo punto, da normativa vigente, dovrei trasferire il paziente positivo, anche se in buone condizioni cliniche, perfettamente gestibile presso il proprio domicilio, al PO di Boscotrecase, d’ora in avanti centro COVID19, e dimettere il paziente negativo, che probabilmente in questo lasso temporale si è positivizzato, visto che il risultato del mio tampone è la fotografia di una situazione datata 4 giorni prima, ed esporre tutti i suoi contatti, dal momento che mette piede fuori dal pronto soccorso, e per tutto il tragitto che percorrerà sino a casa, a possibile contagio.

A tutto questo, si aggiunge l’inadeguatezza strutturale del PS di Torre del Greco, progettato in un tempo in cui non poteva prevedersi una Pandemia di tale entità, che non ha modo di isolare realmente pazienti COVID19 positivi o sospetti, da tutta l’utenza che vi giunge, esponendola di conseguenza, insieme a tutto il personale sanitario, al contagio virale.
E l’inadeguatezza del PS di Torre del Greco a gestire una tale emergenza si configura anche nell’assenza non solo di dispositivi di ventilazione meccanica (CPAP) ma anche di dispositivi di misurazione dei parametri vitali, banali come un pulsiossimetro o un elettrocardiografo, che consentano di monitorare contemporaneamente l’area COVID 19 positiva e quella standard, anziché averne a disposizione uno solo, che deve essere continuamente, e per forza di cose non adeguatamente, sanificato per passare da un paziente “standard“ a uno COVID 19, sospetto o positivo. E allo stesso tempo c’è la gravissima carenza di banale fornitura quale guanti, mascherine chirurgiche, copricalzari, occhiali protettivi, visiere protettive, cuffiette…
Eppure, in base a quanto affermato nel Protocollo Aziendale, il PS del PO Maresca di Torre del Greco dovrebbe servire il territorio esclusivamente come Pronto Soccorso e non come CENTRO DI SMISTAMENTO dei pz COVID 19 positivi e sospetti, funzione che dovrebbe essere assunta dal CENTRO COVID 19 di Boscotrecase e che accoglie invece solo casi positivi.
Dove, dunque, si pensa di destinare i pazienti COVID19 sospetti o probabili, ed in che modo e in che tempi si deciderà di attrezzare suddette strutture ricettive?

Ma la cosa più grave, caro Presidente e cari Direttori, è la mancanza di personale sanitario in numero adeguato per ciascun turno per soddisfare la duplice richiesta di occuparsi contemporaneamente della gestione del PS e dei sospetti COVID 19: ci è stato imposto di lavorare con un solo medico per turno. E’ inammissibile! Questo presupporrebbe che il medico abbia il dono dell’ubiquità e possa trovarsi contemporaneamente nell’area di quarantena e in quella del percorso normale, tanto più, che nell’area COVID 19, i computer non sono neanche dotati del programma per gestire la cartella elettronica, e le comunicazioni con l’altra ala vengono fatte “urlando” o “esponendo gli altri al contatto”, dal momento che manca persino il telefono. E, se anche dovessimo analizzare un servizio di pronto soccorso, in periodo di non emergenza, un solo medico per turno sarebbe, comunque, inadeguato a gestire una media di 60000 accessi/anno.

Come vede, Ill.mo Governatore, Spett.li Direttori, i protocolli esistono e, se fossero applicati, ci permetterebbero di lavorare con maggiore efficienza e sicurezza per noi e per i cittadini, contribuendo a fermare la diffusione del contagio. Ma non vengono applicati perché mancano le premesse per applicarli, perché manca tutto ciò che è necessario per gestire un normale pronto soccorso, figurarsi per gestirne uno adibito, in emergenza, anche a centro di smistamento COVID; non vengono diffusi e, nella stragrande maggioranza dei casi, gli stessi responsabili della salvaguardia della salute dei cittadini (medici di medicina generale, medici del 118, medici ospedalieri, infermieri, OSS) non li hanno ancora letti e assimilati, PERCHÉ NON SONO STATI EDOTTI DELLA LORO ESISTENZA!!! NON HANNO RICEVUTO ALCUN CORSO DI FORMAZIONE PER FAR FRONTE A QUESTA EMERGENZA!!!

Oggi, leggevo con attenzione la lettera di risentimento presentata dal Direttore Generale della ASL Napoli 1, indirizzata ai 5 colleghi AIF in Anestesia e Rianimazione, che hanno rifiutato l’incarico, adducendo come motivazione una retribuzione non adeguata. Benché possa essere rammaricato dal leggere che un collega, in questo momento di necessità, ponga davanti al Giuramento che ha fatto il vile denaro, non posso non FARMI ASSALIRE DAL DUBBIO CHE una tale rinuncia DERIVI ANCHE DALLA PAURA DI ESSERE MANDATO AL FRONTE SENZA ARMI ADEGUATE A FRONTEGGIARE QUESTO NEMICO, che si configura nella PAURA CHE IL NOSTRO SSN SIA INADEGUATO A GARANTIRE LA NOSTRA SALVAGUARDIA E INCOLUMITÀ, dettaglio che nelle dichiarazioni del Direttore viene probabilmente taciuto.

Per troppo tempo, noi operatori sanitari, soprattutto quelli collocati in prima linea, siamo stati oggetto di aggressioni, denunce, minacce e oggi anche al rischio di esposizione al contagio, perché trascurati da un sistema sanitario, di cui siamo gli attori principali e che dovrebbe tutelarci ma NON LO FA AFFATTO! Anzi, così come organizzato, il SSN ci sfrutta, ci manda a morire come carne da macello, pretende e non assurge ai propri doveri di tutela per i suoi operatori, e oggi, in particolare, caro Governatore, ci viene chiesto di accettare contratti eccezionali e provvisori offerti a medici in formazione specialistica, a neolaureati, a pensionati, anziché stabilizzare chi da anni vive nel precariato. Sono sconcertato.
E’ questo anche il mio caso, in attesa di scorrimento di graduatoria, vengo impiegato con un contratto di Specialistica Ambulatoriale a tempo determinato, anziché essere assunto, per scorrimento di graduatoria, NECESSARIO IN QUESTA EMERGENZA, come Dirigente Medico a tempo indeterminato.

Eppure, nonostante tutto ciò, la stragrande maggioranza di noi medici continua ogni giorno a lottare per la salute dei pazienti, a lottare contro malattie, infezioni, ignoranza, minacce, aggressioni, a lottare contro uno Stato che non ci garantisce il diritto basilare della SICUREZZA SUL LAVORO, contro un Sistema Sanitario che non tutela quelli che oggi sono definiti i suoi EROI, mentre fino a ieri eravamo, tutti insieme, definiti MALASANITA’.
Ma, caro Governatore, credo di parlare a nome di tutti, se dico che non vogliamo essere definiti EROI, perché questo sostantivo è quello che, più poeticamente, si presta ad affiancare l’altro, con cui gli eroi vengono spesso definiti, MARTIRI.
NOI SIAMO LAVORATORI LAUREATI, con una FORMAZIONE SPECIALISTICA, a detta del Sistema Formativo stesso, ALTAMENTE PROFESSIONALIZZANTE, e abbiamo il DIRITTO, per Legge, di eseguire le nostre delicate mansioni in CONDIZIONI DI LAVORO OTTIMALI. Abbiamo il DIRITTO di essere RETRIBUITI IN MODO ADEGUATO per la nostra opera CIVILE, PROFESSIONALE, UMANITARIA, PENALE.
NOI PRETENDIAMO CHE QUESTO ACCADA PER LA TUTELA NOSTRA E DELL’UTENZA CHE A NOI SI RIVOLGE! NOI ABBIAMO IL DIRITTO DI ESSERE GUIDATI DA PERSONALE SELEZIONATO PER VIA MERITOCRATICA E NON, COME SPESSO AVVIENE, PER FAVORITISMI POLITICI!
E lo sa perché caro Presidente? Non per invidia perché non ho “Santi in Paradiso”. Non per un motivo egoistico, non mi appartiene. Ma perché lo vede anche lei dove si finisce in una situazione di emergenza, se chi è a capo non sa fare il suo lavoro…

Caro Governatore, cari Direttori, voi dovete conoscere ciò che succede qui giù, nei piani bassi, dove ogni giorno tante persone, come me, che salvano la Sanità da un collasso che sarebbe meritato, solo perché la nostra ETICA e un GIURAMENTO, in cui crediamo fermamente, ci impongono di continuare a lavorare per la salute pubblica, anziché chiudere i battenti e scioperare, come avremmo ogni diritto e ragione di fare!
LA GENTE DEVE SAPERE! Il Popolo Italiano deve sapere, così la prossima aggressione non sarà diretta a noi, che siamo solo vittime di un sistema violentato e stuprato da anni di politica corrotta.

Detto questo, nonostante sia consapevole che, come tantissimi colleghi, io sia esposto, ogni ora in PS, non al rischio di contagio ma al contagio virale stesso, io non resto a casa!
Finché la mia salute me lo permetterà, io vado in trincea!

Io continuo a servire il mio Paese!

Io ci sono ora!

Torre del Greco, 24 marzo 2020

In Fede

Dr Antonio Braucci

Medico Chirurgo – Specialista in Chirurgia Generale

OMCEO NA33158

 

Entrambi Vittime della Camorra

Ugo Russo una giovane vita spezzata (nella notte tra il 28 ed il 1 marzo 2020) per una rapina ed un’altra giovane vita travolta da un atto di difesa estremo che mai nessuno vorrebbe compiere. Fino a qui siamo nella dinamica, purtroppo, già conosciuta nel Paese. Quello che lascia sgomenti sono i gravissimi atti criminali, nell’imminenza della morte del rapinatore quindicenne, con spari alla caserma dell’arma dei Carabinieri e la devastazione del Pronto Soccorso dell’Ospedale Pellegrini. Atti di cui non si riesce a credere. Ho, difatti, raccontato l’accaduto ad una persona giovane, completamente a digiuno di informazione (purtroppo non sono poche), ottenendo una reazione di incredulità, pensava stessi raccontando un episodio di Narcos o di Gomorra. La mia reazione è stata prima di sorpresa e poi di mortificazione. Fatti, sui quali sono stato interrogato anche da amici non napoletani, anch’essi increduli. La domanda, che non trova una risposta immediata, è, come siamo arrivati a questo punto? Varie le riflessioni, sociologiche, psicologiche e politiche, che richiedono un approfondimento sul tema dei ragazzini lasciati soli, in balia di famiglie e di una città, ostili alla loro crescita civile, che propongono un modello di vita violenta e camorristica. Ma intanto cosa facciamo? Qual è la risposta immediata dello Stato? Tra poco ci dimenticheremo anche di questa tragedia fino alla prossima? Cosa possono fare i cittadini? Cosa stanno facendo le Istituzioni? Finora quello che vedo nei cittadini, è accettazione supina e passiva di ciò che accade, che trova il suo brodo di coltura, in un senso di sfiducia generale verso le Istituzioni, nella errata convinzione che non possano tutelarci. Convinzione che, purtroppo, da un lato rafforza un senso di rassegnazione, dall’altro rafforza chi si pone fuori dal recinto sociale e civile e che reagisce, compiendo una stesa davanti all’Arma dei Carabinieri, inaccettabile, in quanto, un atto intimidatorio verso l’Istituzione e, quindi, verso i medesimi cittadini. Senza tentennamenti o distinguo, pur nella tragedia, occorre manifestare solidarietà alle Istituzioni colpite da questi esecrabili ed inaccettabili atti camorristici. Nelle Istituzioni si deve gioco forza credere per la tenuta dello Stato. Le istituzioni, reagiscano in concreto, concertando azioni a lungo termine ed immediate perché i cittadini hanno il bisogno di essere rassicurati ora con la presenza dello Stato. Mai come in questo momento, gli uomini delle istituzioni hanno il dovere di non arrendersi, piegandosi ad un costume di illegalità diffusa e di piccoli soprusi, di cui si nutre la camorra e la mentalità camorristica della prepotenza e della sottomissione. L’appello, deciso, fermo, serio, va a coloro che hanno riversato la loro rabbia verso i Carabinieri ed il pronto soccorso dell’Ospedale Pellegrini, presso il quale era ricoverata una giovane donna vittima di violenza poi deceduta, affinché, queste persone, capiscano che, per onorare la morte del loro giovane amico o congiunto, devono immediatamente cambiare strada. A prevalere sia il senso di pietà e comprensione verso questo ragazzino e verso il giovane carabiniere. Due vittime della camorra!

Il Piano Trasporto Aereo Poco Ecologico

Il 15 gennaio scorso, insieme ad un gruppo di cittadini napoletani, siamo stati sentiti dalla VIII Commissione Lavori Pubblici del Senato delle Repubblica Italiana, sul Disegno di legge 727 (clikka) di “Delega al Governo, per il riordino delle disposizioni legislative in materia di trasporto aereo”, prima firmataria l’On.le Giulia Lupo del M5S. Siamo stati ascoltati come Cittadini napoletani organizzati che sentono il grave disagio di avere uno scalo praticamente in città, con aerei che sorvolano, a bassa quota, i popolosi quartieri del Vomero, Capodimonte e Centro Storico, patrimonio UNESCO, con passaggi, nelle ore di punta, di un aereo ogni tre minuti, perché, ormai, l’aeroporto di Capodichino ha superato la soglia di ottantaquattromila voli ed 11 milioni di passeggeri all’anno. Diligentemente, non abbiamo solo manifestato la nostra insofferenza, ma abbiamo anche dato la soluzione di riprendere il progetto dello scalo di Grazzanise, spiegando tutti i conseguenti vantaggi per il Sud del Paese di avere uno scalo internazionale merci e passeggeri, degno di questo nome. Lo stesso Ministero per i beni e le attività culturali, con una sua nota del 28-5-2019, prot. n. 14771 (clikka), ha segnalato, al Ministero dell’Ambiente, alla Soprintendenza, all’ENAC ed al gestore, la necessità di evitare il sorvolo, sia in decollo che in atterraggio, sulla Reggia di Capodimonte e sul Centro Storico, a tutela  dei siti museali e monumentali. Sennonché ci ha colpito, non poco, il contenuto del citato disegno di legge 727, cinque “paginette”, un solo articolo ed otto densi commi, con un elenco per il quale sono state utilizzate tutte le 21 lettere dell’alfabeto. Disegno di legge con il quale ci si è posto l’ambizioso obiettivo di dare una delega, “in bianco”, al Governo, sul trasporto aereo, fissando dei principi ispiratori. Ebbene, nonostante il mondo intero abbia battezzato il nuovo anno, all’insegna della tutela dell’ambiente, celebrando una bambina, che ha avuto il coraggio di bacchettare i grandi del pianeta, e nonostante Beppe Grillo, capo ideologico del M5S, abbia percorso il Paese in lungo ed in largo con spettacoli nei quali si faceva l’areosol sui fumi di scarico di un’automobile ad idrogeno, nel citato disegno di legge non v’è pressoché traccia della tutela dell’ambiente e della tutela della salute dei Cittadini, nonostante l’indiscutibile significativo impatto ambientale e sulla salute, di aerei ed aeroporti. Per essere sicuri di aver letto bene, con la ricerca nel testo di legge abbiamo, con sorpresa, constatato che la parola “tutela” è riferita esclusivamente al personale di volo ed ai passeggeri, quindi, cittadini intesi come consumatori, mentre, la parola “ambiente” è pressoché esclusivamente riferita alla necessità di incentivare la raccolta differenziata a bordo degli aeromobili. Problema, evidentemente cruciale per la proponente che, in buona sostanza, ha omesso di considerare tutti i problemi connessi alle emissioni gassose ed acustiche e, a tutte le conseguenze nefaste derivanti dallo sviluppo incontrollato di tale trasporto. Incuriositi di cotanta “saggezza”, abbiamo constatato che la Senatrice Lupo è di professione hostess dell’Alitalia. Evidentemente, non è sufficiente volare, per avere l’ambizione di disciplinare l’intero sistema di trasporto aereo del Paese!
Avv. Gennaro Esposito
Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

Le Nomine nelle Società Partecipate

Al centro del dibattito cittadino, l’ennesima nomina del Sindaco De Magistris. Questa volta è toccato alla Mostra d’Oltremare, società partecipata del Comune di Napoli, con un bilancio di diverse decine di milioni di euro ed un CDA, che dovrebbe guidarla, facendo gli interessi aziendali e, quindi, dei napoletani. Qualche mese fa, la nomina della Sig. Maria De Marco all’ASIA, con un dibattito assolutamente sovrapponibile a quello attuale, relativo al Dott. Remo Minopoli (per lo meno questa volta c’è un laureato). Dibattito, frutto di un regolamento che, quando ero consigliere comunale, proposi il 14.05.2012 (clikka), ottenendone l’approvazione con emendamenti voluti dalla maggioranza, il 15/05/2014 (clikka). Ben due anni di gestazione, nei quali feci di tutto per convincere il Sindaco De Magistris ed il Consiglio Comunale che era opportuno, anzi, era necessario che il Comune della terza città d’Italia si dotasse di un regolamento che facesse leva sul merito e sulla trasparenza. Poi, la mediazione al ribasso fu quella di elidere il merito e lasciare la trasparenza, perché nonostante il Sindaco De Magistris, appena eletto, avesse dichiarato di non avere “nessuno da piazzare”, poi, quando iniziò a fare le nomine e ad usare questo perverso meccanismo, si fece prendere la mano. La soddisfazione, sarà anche magra, però è stata almeno quella di rendere trasparente le nomine ed il ragionamento che le supporta. Tuttavia, sento il dovere di intervenire di nuovo nel dibattito pubblico, per dire con forza che il regolamento napoletano non è affatto una monade, perché, ad esempio, a Milano a Firenze ed a Torino, il regolamento applicato non è solo per la trasparenza, ma anche e soprattutto per il merito, con addirittura, in alcuni casi, una commissione che può ascoltare i candidati per valutarne la competenza! Il chiarimento è dovuto perché c’è chi, sbagliando, afferma, ancora, che la scelta dei manager è una scelta politica e discrezionale ed è bene chiarire che, mentre gli assessori sono e devono essere il frutto di una scelta politica discrezionale mediata dalla maggioranza di governo, i manager devono essere, in ogni caso, dei tecnici, poiché, con tutto il beneficio delle tessere di partito, non si può, nel modo più assoluto, sostenere né tollerare che, alla guida dell’ASIA, ci sia una esperta di dolci e, alla guida della Mostra d’Oltre Mare, un esperto del “by night”. La cosa che proprio non riesco a comprendere è che, sia in Regione, sia in Città Metropolitana, le nomine si continuano a fare nelle segrete stanze, poiché, mancando un regolamento ovvero mancando un regolamento efficace (in regione), non si fanno i bandi ovvero non si pubblicizzano sufficientemente e non si raffrontano i curriculum dei candidati, e così il dibattito pubblico verte solo sulle nomine del Comune. Possibile che il Governatore non abbia pensato a questo tema e che nessun Consigliere Regionale o Metropolitano abbia avuto l’idea di proporlo? E’ chiaro che la domanda è retorica, ma, ai Campani ed in particolare ai Napoletani resta l’amaro in bocca, poiché questo è uno dei motivi dell’arretratezza dello sviluppo della Campania e del Sud in generale, poco avvezzo alla trasparenza e sopratutto al merito, col risultato che i nostri preziosi giovani sono costretti a lasciare la propria terra!
Avv. Gennaro Esposito
Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

Sardine Napoletane in Progress

Teste pensanti che si ritrovano in piazza, cittadini stanchi di una rappresentazione semplificata che parla alla pancia e non alla testa. Il messaggio semplificato dei porti chiusi, come arma di distrazione di massa, per fare gli interessi propri (i 49 milioni di €. della lega) o degli amici politici (da ultimo la proposta di svendita  delle spiagge pubbliche (clikka), sempre della lega, che completa il regalo della proroga di 15 anni delle concessioni demaniali nella scorsa finanziaria). Una politica che fomenta l’odio come unico messaggio, su cui attecchiscono malsani pensieri, da ultimo la pazzia di un pugno di estremisti di costituire il partito nazionalsocialista dei lavoratori a Caltanissetta; la buona notizia, è che li hanno arrestati, perché c’è ancora la Costituzione, che ci hanno regalato i nostri padri, che ci protegge. La Ricongiunzione generazionale affinché non si perda la memoria di ciò che è stato il fascismo ed il nazismo in Italia ed in Europa. Un popolo assopito, ha fatto credere che si potesse professare l’ateismo politico, “né di destra né di sinistra”, consentendo a partiti o movimenti di poter scegliere, a seconda della convenienza elettorale del momento, senza fare i conti con la coscienza propria e popolare. La politica è ricerca del bene ed interesse pubblico; ricerca volta a migliorare le condizioni di vita di tutti, affrontando con serietà i temi dell’ambiente, dell’equità e giustizia sociale, del lavoro e della solidarietà umana. Che queste piazze siano di monito alla destra, affinché si affranchi dal becero messaggio politico di Salvini e della sua cricca, per diventare una destra liberale e non schiava dei messaggi del passato; una destra che noi combattiamo perché lontana da noi; e siano di monito alla sinistra, affinché sia una sinistra della solidarietà, della giustizia sociale, della difesa del lavoro e dell’ambiente, alla strenua ricerca del benessere comune, affinché una economia sempre più invadente ed invasiva, non pregiudichi l’uomo e l’ambiente in cui vive. Per fare questo, occorre che si ritorni alla Politica, si sblocchi l’ascensore sociale, si infonda speranza e sicurezza nel futuro, si aiuti chi non è in grado di farcela da solo, si adottino politiche coraggiose volte alla tutela dell’ambiente, scegliendo quali interessi collettivi, proteggere; la strada ce l’abbiamo: è la nostra Costituzione Antifascista ed Antirazzista! Gennaro Esposito sardina napoletana, si spera, in progress

Dedicato alla Nuova Presidente di ASIA

E’ di questi giorni lo scandalo della nomina del Sindaco de Magistris di una sua fedelissima a presidente di ASIA S.p.a. (200 milioni di fatturato, oltre 2000 dipendenti e decine di milioni di euro di esposizione bancaria). Nelle foto di stamane (domenica 24.11.2019) lo scandalo che si vede tutti i giorni, tutte le sere, nel cuore del Centro Storico di Napoli Patrimonio UNESCO (piazza del Gesù Nuovo/Piazza Dante. La domanda che dobbiamo porci è: avete mai visto in Piazza della Signoria a Firenze oppure in Piazza Duomo a Milano un simile accumulo di MUNNEZZA? La nuova Presidente di ASIA mi direte è appena arrivata diamole il tempo, ma ci dobbiamo chiedere quale tempo occorre ancora dare ad un sindaco che governa la città da oltre 8 anni? Questa nomina di de magistris è uno schiaffo alle competenze ed al merito e la si può leggere solo all’insegna del cd. familismo amorale. Una nomina di una persona che ha intasca una tessera di partito, una nomina fatta per equilibrismo politico/elettorale. La questione è ancora più grave ed imperdonabile perché a fare questa nomina è una persona che aveva promesso di uscire da queste logiche strambe di cui i Cittadini Italiani ne hanno le tasche piene. L’insegnamento che viene da questa nomina, specialmente verso i giovani costretti ad andare via da Napoli, impoverendo di cervelli la nostra città è che devono avere in tasca una bella tessera di partito o anche di partituncolo e di non impegnarsi più tanto perché il merito ed i titoli di studio non servono a niente! Spero che per lo meno le menti lucide di questa città si inidignino per questo ignobile messaggio che viene dall’amministarzione della terza città d’Italia, che mortifica il futuro dei nostri figli a cui viene dato un esempio ignobile ….

 

 

Sul tema, quando ero consigliere comunale, ho scritto e fatto molto avendo sostenuto la battaglia della moralizzazione delle nomine, giunta al culmine con l’approvazione del vigente regolamento che volli, scrissi e feci approvare, usando tutte le forze di cui disponevo. Ebbene, il regolamento nasceva mettendo al centro, merito e competenze, poi subì la mannaia della maggioranza capitanata dal Sindaco che voleva le “mani libere” e diventò uno strumento, sicuramente importante, di trasparenza. Purtroppo, devo constatare che le partecipate anche per De Magistris sono state – e sono – un mero strumento politico neppure troppo mascherato. Ad ogni buon conto, grazie al citato regolamento oggi è possibile capire qual è stato il ragionamento sotteso anche all’ultima nomina in ASIA. Resta solo il dubbio di come una persona, assolutamente a digiuno di ogni esperienza imprenditoriale, possa gestire un’azienda con oltre duemila dipendenti, con una esposizione bancaria per diverse decine di milioni di euro, cui è affidata la gestione del ciclo integrato dei rifiuti, in una città, dove il problema rifiuti è all’ODG delle cronache cittadine.

Le Nomine e la Spartizione del Potere: Il Caso ASIA

Sulle nomine ho sempre avuto un approccio rigoroso dovuto al fatto che di questo strumento se n’è abusato poichè la politica ha sempre usato le partecipate, gli enti e le istituzioni pubbliche per piazzare “amici & parenti”. Oggi agli onori della cronaca cittadina la nomina in ASIA S.p.a., importante azienda di nettezza urbana del Comune di Napoli, che fattura circa 200 milioni di €. all’anno, della Signora Maria De Marco, la quale, ha scavalcato 43 candidati con curriculum kilometrici, per il sol fatto che ha in tasca la tessera di DEMA, la creatura politica del sindaco, la cui denominazione è tutto un programma. Su questo blog troverete molti articoli sulla mia battaglia di quando ero consigliere sulle nomine, giunta al culmine con l’approvazione di un regolamento sulle nomine che volli, scrissi e feci approvare usando tutte le forze di cui disponevo e di cui sono fiero. Rimando ai tanti articoli ma vi posso dire che il mio regolamento nasceva mettendo al centro il merito e le competenze, poi subì la mannaia della maggioranza capitanata dal Sindaco che voleva le “mani libere”. Orbene, le partecipate anche per De Magistris sono state e sono uno strumento di campagna elettorale e consenso. Ad ogni buon conto, grazie al mio regolamento oggi è possibile capire qual è stato il ragionamento che è sotteso anche all’ultima nomina della Signora Maria De Marco, per la quale su Facebook ho scritto un post che ha scatenato i tifosi del sindaco, in attesa di incarichi, venedo attaccato per essere stato duro, perché secondo i citati tifosi, spazzare le strade di Napoli, sarebbe una vergogna per una signora priva di titoli ed esperienza. Bene io credo che tutti i lavori onesti sono degni. Mio padre era un autista dell’ATAN, con la quinta elementare ed andava fiero del suo lavoro ed io di lui, non capisco come ci possa essere indignazione in questo. Comunque il post è questo: “Non ho dubbi, la Signora Maria De Marco, nuova presidente di ASIA Napoli, ha i titoli per venire essa stessa, ramazza in mano, a rimuovere i rifiuti per strada!”

Le domande retoriche:

Vi fareste Voi operare l’appendice infiammata da Maria de Marco?

Vi immaginate Voi Maria de Marco a trattare con le Banche per farsi dare una maggiore eleasticità nel credito?

Vi immaginate Voi Maria De Marco a studiare e redigere un piano industriale per ASIA?

Continuate voi con le domande …

Fatta questa premessa giudicate voi….

In questi link solo alcuni degli articoli a cui rimando con le dirette web del consiglio comunale da cui si capisce quale fu il grado dello scontro politico…

https://gennaroespositoblog.com/2012/06/03/proposta-di-regolamento-nomine-e-designazioni-del-comune/

https://gennaroespositoblog.com/2014/01/23/il-sindaco-opaco-ed-il-regolamento-sulla-trasparenza-delle-nomine/

 

 

La Classifica della Vivibilità

Classifica delle città più Vivibili fatta da ItaliaOggi in collaborazione con l’Univesità La Sapienza di Roma e Cattolica Assicurazioni che è possibile leggere in un Dossier molto articolato (clikka) ci dice che le prime 68 città dove si vive meglio sono tutte del nord, qualcuna del centro/nord. La prima città del sud è al 69esimo posto ed è Potenza seguita subito dopo da Matera. Napoli al 105esimo posto su 107, scavalca solo Crotone ed Agrigento. Poi c’è il Sindaco De Magistris che parla di PIL della felicità, ma come si concilia questo PIL con buche per strade, “munnezza”, verde pericoloso abbandonato ed inesistente, trasporti sempre in ritardo, scuole che cadono a pezzi, turisti mordi&fuggi, navi, aerei e traffico automobilistico che rendono l’aria irrespirabile e chi più ne ha più ne metta. Essere Napoletani e sopratutto vivervi a Napoli è una missione degna di santificazione per martirio. Noi ci restiamo per migliorarla, perché pensiamo di dare l’opportunità ai nostri figli di vivere nella nostra terra, ricca di tesori maltrattati ma bellissimi, con un patrimonio storico, monumentale e naturalistico immenso ma oltraggiato ogni giorno da amministratori e cittadini indegni. Noi pensiamo che il cambio di paradigma passi da un cambio culturale il cui motore sono e saranno i Napoletani stessi, quelli orgogliosi e degni di essere napoletani ed amare questa terra. Non veniteci a dire che Napoli non può essere paragonata a Trento, perché nella classifica ci sono anche le altre grandi città ed i cittadini devono in ogni caso sapere dove si vive meglio perché per lo meno saranno in condizione di poter scegliere!

Riflessioni Sul Bilancio del Comune di Napoli

Napoli, riflessioni sul bilancio comunale

Riceviamo e pubblichiamo una nota dell’avvocato Gennaro Esposito del Comitato Vivibilità Cittadina

Servizi comunali ridotti al lumicino, ivi compresi quelli essenziali: strade dissestate, verde bruciato o sradicato, scuole che cadono a pezzi, rifiuti per strada, trasporti su gomma, inesistenti e quelli sul ferro, in perenne ritardo. Potrei continuare ad elencare, ma, credo che ognuno di noi possa farlo da solo, vivendo semplicemente la realtà quotidiana napoletana. Non v’è chi non veda, infatti, che Napoli è alla “canna del gas”, seppure, per fortuna, bellissima ed affascinante per i turisti, di passaggio per pochi giorni, non costretti a misurarsi con i disagi quotidiani e perenni. Tutti fatti che subiamo e che, è bene dirlo, dipendono dalle risorse che non ci sono, oltre le scarse che, invece, sono mal amministrate. Numeri e rendiconti che non si comprendono, o non si cercano affatto, seppure pubblicati sul sito del Comune di Napoli. Atti che, neppure chi è deputato a votarli, conosce, altrimenti non li voterebbe. E’, infatti, di questi giorni, l’approvazione della Giunta Comunale del bilancio consolidato 2018, con l’annuncio dell’Assessore al Bilancio che è “tutto apposto”, che il nostro patrimonio, di circa 9 miliardi di euro, è superiore al debito, di circa quattro miliardi e mezzo di euro. Come dire, in modo semplicistico, abbiamo le “proprietà”, possiamo andare avanti! Ebbene, scendere nel dettaglio dei numeri è noioso e, chi ha le leve del comando in mano, lo sa bene ed ha gioco facile a spararla grossa, tanto mai nessuno andrà a scoprire il bluff. L’ultimo, il bilancio consolidato 2018, che è l’aggregato dei conti delle società, enti o istituzioni dell’amministrazione pubblica locale; sette società su diciotto quelle da considerare. E’ l’atto, successivo al rendiconto consuntivo 2018, che non lascia presagire nulla di buono, se non, che è la continuazione del disastro contabile comunale che si perpetua da anni, senza avere il coraggio di affrontare i nodi contabili che hanno un impatto sociale e politico. Orbene, dall’esame di quest’ultimo atto, si nota un trend negativo che lascia perplessi, con un incremento da un anno all’altro dei crediti non riscossi, riportati nell’attivo del bilancio consolidato di oltre quattrocentocinquanta milioni (per la precisione 463.800.325€.), così come pure dal lato passivo, si nota un incremento dei debiti del gruppo, di circa quattrocentomilioni di €. (per la precisione 394.739.916€.). Nel complesso, la somma delle passività del gruppo subisce un incremento di circa un miliardo di euro (per la precisione 717.466.007€.). In buona sostanza, crescono i crediti che non si è in grado di riscuotere, mettendoli bellamente in bilancio, anche nelle società partecipate e cresce, di pari passo, anche l’indebitamento, segno che l’amministrazione cittadina è, gioco forza delle sue partecipate, fa acqua da tutte le parti.

Come dire, tutte somme stratosferiche che sembrano quasi incredibili agli occhi dei cittadini, se non si dice loro che la nave sta andando a sbattere contro un iceberg che, nonostante il cambiamento climatico, non accenna a ridursi. Difatti, come possa l’assessore Panini brindare con questi numeri, non si capisce proprio. Spiccano i crediti, nella pancia della nostra azienda idrica ABC, di oltre trecento milioni (per la precisione 308.579.746€.) dato che appare, vieppiù grave, se si pensa che a Napoli prevale l’opinione “popolare” diffusa che  “tanto l’acqua non si paga, perché non la possono staccare!” Non da meno, le altre partecipate del gruppo Comune di Napoli, tutte con crediti e debiti milionari. Ebbene, non è difficile capire, che l’efficienza di una azienda si misura anche con la sua capacità di farsi pagare e di pagare e, posso dire con cognizione di causa, che tale efficienza non rinvengo certamente nel Comune di Napoli che ha una capacità di riscossione, direttamente proporzionata al gradimento di cui gode. Orbene, per far comprendere quanto sia inefficiente l’amministrazione e la politica cittadina, è facile osservare che la sua capacità di riscossione, per un comparto essenziale come quello delle entrate per canoni, tasse, sanzioni ed in genere tutte le cd. entrate extratributarie (il cd. titolo III del bilancio) è appena del 3,61%, lasciando sul “campo” per il solo anno 2018 un credito non esatto (che non si esigerà forse mai) di oltre un miliardo di euro! Così si resta perplessi per gli incrementi impressionanti che ci sono stati tra il 2017 ed il 2018, sia per i crediti non esatti, oltre mezzo miliardo di euro (per la precisione €. 584.816.038,12) che per i debiti non pagati, oltre settecentomilioni di euro (per la precisione 707.566.259,84). Debiti non pagati e crediti non riscossi che ammontano complessivamente, anche per le annualità pregresse, i primi, ad oltre tre miliardi di euro (per la precisione 3.617.047.416,10) ed i secondi a circa due miliardi (per la precisione 1.914.027.216,40). Orbene, per chi non si fosse annoiato con i numeri e, fosse giunto fino a questo punto, il dato sociale e politico di tutto questo parlare è che mai nessun Sindaco e, men che meno de Magistris, nonostante la sua qualità di ex magistrato, accompagnato da un Colonnello dei Carabinieri, ha mai avuto il coraggio di aggredire il “credito storico” del Comune di Napoli, per paura di alienarsi il consenso elettorale. Il Sindaco di Napoli, infatti, preferisce parlare di debito storico, per sviare l’attenzione da ciò che la legge ed i canoni di buona amministrazione gli impongono. In conclusione, sarebbe anche venuto il momento, di non trattare il popolo napoletano come un bambino a cui vengono raccontate frottole, e, si faccia un appello affinché ci si rimbocchi le maniche, ma per questo, forse, dovremo aspettare di cambiare sindaco.

Avv. Gennaro Esposito

Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

 

Il Bilancio del Comune di Napoli: Napoletani Sfiduciati!

Leggo, in questi giorni, che la Giunta De Magistris si accinge ad approvare il bilancio consolidato del 2018. Con i numeri di bilancio comunale, mi sono confrontato varie volte, quando ero Consigliere Comunale (2011-2016), scoprendo tante cose che raccontano l’efficacia, o meglio l’inefficacia, dell’azione amministrativa. Da ultimo, ho studiato, per soddisfare la mia passione civica, il rendiconto consuntivo del 2018 che, credo, dovrebbe essere spiegato meglio ai napoletani. De Magistris, posso dire con cognizione di causa, non è stato nulla di più degli altri (forse qualcosa di meno). Certamente va dato merito a De Magistris per l’invezione del “debito storico”, cosa di cui lui parla spesso per celare, dico io, il “credito storico” che, ad oggi, ammonta alla stratosferica cifra di oltre tremiliardi e mezzo! Un credito che verrà incassato solo in minima parte, dal momento che è usato per “comprarsi” il consenso a buon mercato dei Cittadini. Esso é un vero e proprio strumento politico che serve ad evitare di inimicarsi intere categorie. In questo credito ci sono, infatti, circa 43 milioni di €. per evasione di tassa, canone e sanzioni per la occupazione, legittima o abusiva, di suolo pubblico che il Sindaco non ha mai inteso mettere, realmente, in riscossione. Eppure, potrebbe essere incassato facilmente, applicando i regolamenti comunali che sanciscono, chiaramente, che coloro che sono debitori del Comune, non possono ottenere concessioni, o autorizzazioni, ivi compresa quella alla occupazione di suolo pubblico. Inoltre, nel cd. credito storico, ci sono circa 700 milioni di €. di sanzioni, per violazione al codice della strada che non verranno mai incassati. Appaiono, pertanto, non facilmente comprensibili le dichiarazioni dell’assessore al bilancio del Comune di Napoli che usa un po’ di mestiere per celare il fallimento, più volte decretato da pronunce della sezione regionale della Corte dei Conti, poi ribaltate in sede centrale, anche per l’intervento successivo di leggi, emanate “ad hoc”, per salvare i Comuni. Egli, infatti, parla del patrimonio di circa 9 miliardi di euro del Comune di Napoli che viene messo sul piatto della bilancia, per far fronte al debito di circa cinque miliardi di euro, senza dire, però, che il patrimonio non si liquida affatto e che, la mancanza di liquidità è proprio il presupposto per dichiarare il fallimento (rectius Dissesto) di un Comune. Lo stesso Assessore si guarda bene dal far cenno al “credito storico” che, da solo, coprirebbe gran parte del debito, perché ciò significherebbe mettere in campo pratiche di buona amministrazione, andando a chiedere i soldi a chi li deve, primi, tra tutti i cittadini che, dal canto loro, non ottenendo alcun servizio, degno di questo nome dal Comune, omettono di pagare quanto dovuto. Occorrerebbe, invece, spiegare ai napoletani che saranno sempre presi in giro da una politica che, per scopi poltronistici, ha sempre omesso di affrontare il problema del Credito Storico, gonfiando i bilanci previsionali di somme fasulle, che non si ha il coraggio politico di incassare e che, proprio per questo, non andranno mai a finanziare alcun servizio! Occorre che i Napoletani maturino e comprendano che, chi paga le tasse, le multe ed i canoni, dovuti al Comune, non è più “fesso” degli altri, ma, per far questo, credo che, ormai, occorra cambiare Sindaco!

 

 

Il Credito Storico del Comune di Napoli

43 (per essere precisi 42.952.251,35) sono i milioni di euro che il comune di Napoli ha indicato nel bilancio consuntivo 2018, come crediti non riscossi, per le occupazioni di suolo pubblico, sia esse legittime (munite di concessione) sia esse abusive, in toto o in parte. Il dato è allarmante se si pensa che la città, in particolare il centro storico, è diventata una enorme tavola sempre imbandita con tavolini, ombrelloni, panche, panchette ed orpelli di vario genere e natura, adattati, all’occorrenza su ogni cosa, per consentire la seduta o l’appoggio di avventori e turisti, tanto da generarsi una vera e propria questione di sicurezza pubblica, quando la sede stradale è troppo ridotta per ospitare i malcapitati clienti che, all’occorrenza, si devono alzare, per consentire il passaggio di auto, se non addirittura di motoveicoli, per non parlare dei mezzi di soccorso e di emergenza che, puntualmente, ritardano il loro “percorso ad ostacoli”. 43 milioni di euro, di cui circa 36 milioni sono dovuti per la occupazione abusiva di suolo pubblico, sia essa in eccedenza, rispetto a quella autorizzata, sia essa completamente abusiva. Cifre da capogiro che, in un Comune in predissesto ed alla canna del gas, fanno traballare anche i servizi pubblici essenziali ormai “ridotti all’osso”. Soldi che potrebbero essere incassati “domani mattina”, se solo si applicassero le leggi già vigenti, come l’obbligo di non rinnovare le concessioni di occupazioni di suolo pubblico a chi è in debito con l’amministrazione comunale; per intenderci, il cosiddetto programma 100 del Comune di Napoli che impone il pagamento preventivo dei debiti, a chiunque voglia ottenere dall’amministrazione, un’autorizzazione o una concessione o stipulare un contratto di appalto pubblico. Eppure i media cittadini riportano, con una cadenza settimanale, le solerti azioni della Polizia Municipale che sanziona e contesta occupazioni di suolo pubblico abusivo, per centinaia di migliaia di euro che, a questo punto sappiamo, non si incasseranno mai. La tragica conseguenza è che, dalla energica e meritoria azione della Polizia Municipale non si ottiene alcun mutamento dello stato dei luoghi. Chi occupa abusivamente, continuerà a farlo, a partire da un minuto dopo la consegna del “verbale”, così come accade per gli “inossidabili” parcheggiatori abusivi, i quali, non avendo nulla da perdere, collezionano multe per decine e decine di migliaia di euro; d’altra parte, è facile constatare che, di solito, l’occupante abusivo di suolo pubblico, rispetto al parcheggiatore abusivo, è titolare di una autorizzazione all’esercizio di una attività commerciale se non, come detto, di una vera e propria concessione di suolo pubblico che, a “rigor di legge”, dovrebbe essere revocata o sospesa, almeno fino a quando il responsabile non mostri resipiscenza, mediante il pagamento o la richiesta di rateizzazione, prevista dal regolamento di contabilità Comunale. Ebbene, nulla si muove tutto si distrugge, sì, perché al sempre maggiore carico urbanistico, cui viene sottoposta la Città, non corrisponde un maggior gettito fiscale per le casse comunali, di modo che è facile vedere comodi avventori e turisti, seduti a tavolini posti a pochi metri da cumuli di pattume che non viene raccolto per la impossibilità di far fronte ai maggiori costi. Una evasione, che il Sindaco di Napoli non ha mai neppure dichiarato di voler combattere, che finirà per danneggiare chi saccheggia il bene pubblico, fino al punto da “distruggerlo”. E’ chiaro che non si debba criminalizzare una categoria produttiva ma è altresì chiaro che l’Amministrazione debba fare di più e meglio anziché non fare nulla. Difatti, su altro analogo fronte, si registra il medesimo atteggiamento dell’amministrazione comunale che in violazione di legge (l’Art. 22, comma 3 bis del D.L. n. 50/2017) omette di farsi pagare il costo degli straordinari che si devono pagare alla Polizia Municipale per gli eventi privati, primi tra tutti, le partite allo Stadio San Paolo che, invece, contra legem, si caricano sulle spalle dei poveri cittadini tartassati è il caso di dire. In conclusione, il Sindaco di Napoli più che fare una battaglia tutta politica e “campata in aria” sul cd. debito storico del Comune, farebbe bene ad amministrare la Città impegnandosi a riscuotere il Credito Recente e Storico senza farsi condizionare dal timore del consenso elettorale.

Avv. Gennaro Esposito Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

Napoli 49 Contro il Degrado della Fontana del Fanzago

Inizio dalla fine: Napoli 49, è il numero della volante della Polizia Municipale, che è intervenuta sabato sera in Piazza Monteoliveto, a tutela della nostra cara Fontana del Fanzago del ‘600, i cui agenti, ai quali va il mio apprezzamento, hanno identificato e denunciato un giovane “imbrattatore” appena diciottenne. Intervento assolutamente significativo per il valore educativo verso i tantissimi giovani che si radunano intorno al famoso monumento napoletano. Ritengo importante descrivere i fatti per capire le dinamiche sociali che si innescano introno ad un monumento tanto bello quanto martoriato. Ebbene, mentre passeggiavo per Piazza Monteoliveto ho visto un giovane, credo appena maggiorenne, che con un pennarello nero era intento ad imbrattare il bordo, su cui era seduto, della Fontana; l’ho guardato, ho avuto l’impulso di andare via per non rovinarmi il sabato sera, poi ho capito che andando via, senza dire niente, sarebbe stato peggio, quindi, mi sono avvicinato ed ho detto all’improvvisato “disegnatore” che stava facendo una cosa non giusta, non corretta, che stava commettendo un reato e che la fontana era un monumento di tutta l’umanità. Il Giovane anziché mortificarsi e scusarsi (forse mi sarebbe bastato), prima ha iniziato ad inventarsi scuse dicendo che lui era il primo a tutelare i monumenti della nostra città e che si riservava la libertà, quasi lo sfizio, di scrivere solo sulla fontana del Fanzago; scusa che, ovviamente, ha fatto crescere il livello del mio risentimento, per cui rivolgendomi ai tanti ragazzi presenti ho fatto notare loro che era assurdo non occuparsi di un monumento tanto prezioso e che era un privilegio godere di tanta bellezza, cosicché il giovane “scrittore di fontane” rincarando la dose ed a mo’ di sfida ha iniziato ad insultarmi pesantemente. Notando un accento straniero gli ho chiesto se fosse italiano e lui mi ha risposto che era brasiliano, cosicché, credendo che fosse un turista, gli ho fatto notare che ancora di più avrebbe dovuto rispettare il monumento chiedendo scusa e mortificandosi. Ebbene, come ultimo tentativo, il “giovane graffitaro”, continuando negli insulti ha tentato di affibbiarmi l’etichetta di razzista, cercando di buttarla in politica per crearsi il consenso degli altri giovani presenti, cosicché ho dovuto dichiarare pubblicamente che non c’entrava nulla il razzismo ed in ogni caso che per me Salvini era il “diavolo”! Non sapendo più come uscirmene l’ho sfidato a mia volta chiedendogli di attendere l’arrivo dei Carabinieri che avrei chiamato, ottenendo, come ulteriore atto di spavalderia giovanile, l’invito a rivolgermi alla vicinissima caserma Pastrengo. Sono, pertanto, trascorsi minuti interminabili durante i quali ho chiamato due volte il 112 e 6 volte il 113, con tanti giovani che seguivano l’accaduto e verso i quali ho sentito tutta la responsabilità di aver innescato una serie di eventi che adesso, proprio per loro, non potevo abbandonare. L’operatore del 112 a cui ho raccontato l’accaduto mi ha detto che i carabinieri non erano di turno e che avrei dovuto chiamare la polizia, cosa che ovviamente mi ha gettato nello sconforto poiché è materialmente inconcepibile che in prossimità di una caserma dei carabinieri possa accadere qualunque cosa senza che la Benemerita intervenga con la scusa che di turno è la polizia. Ho, pertanto, insistito ottenendo una sorta di risposta che ho percepito come pronunciata solo per liberarsi dello scocciatore, cosicché ho chiamato senza successo per sei volte il 113 con un telefono che squillava a vuoto; minuti interminabili che hanno contribuito ad accrescere un senso di impotenza e di sconforto. Nel mentre passavano due motociclette ed una volante dei carabinieri che non si fermavano, quindi, ho detto al “giovane scrittore di fontane” di non allontanarsi, sperando nella sua spavalderia e mi sono piazzato sulla carreggiata fermando materialmente la Volante n. 49 della Polizia Municipale che, a quel punto, mi sono sembrati due angeli caduti dal celo ed a cui ho spiegato l’accaduto accompagnandoli verso il “disegnatore di fontane” a cui, in presenza degli agenti, ho chiesto se fosse stato lui a scrivere il graffito che indicavo. Il giovane, fortunatamente, “inesperto”, sentendosi punto nell’onore, ha ammesso l’atto vandalico in presenza dei due Agenti i quali hanno provveduto ad identificarlo e denunciarlo all’Autorità Giudiziaria. Nel mentre mi si è aperto il cuore perché un ragazzo mi ha dichiarato a bassa voce il suo appoggio, ed un giovane ha addirittura pubblicamente e davanti alla Polizia Municipale manifestato la sua indignazione per l’atto compiuto dal suo coetaneo. Penso che questa città, i nostri giovani, hanno bisogno di esempi che solo noi adulti possiamo dare. Il merito, ovviamente va agli agenti intervenuti ed anche a Gaetano, il mio cane, che ha assistito credo divertito e forse impedendo inconsapevolmente con la sua presenza sorniona, al giovane “scrittore di fontane”, di passare alle vie di fatto. Bravo Gaetano!

Avv. Gennaro Esposito

Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

La Incredibile Gestione dei Rifiuti Campani ed il Vuoto a Rendere

Si approssima la chiusura, per manutenzione e riparazioni, del termovalorizzatore di Acerra, lo si sapeva da tempo, mentre le soluzioni, per correre ai ripari, sono arrivate un po’ in ritardo e non si sa se saranno efficaci ed accettate, attesi i malumori delle comunità che dovranno subire lo stoccaggio temporaneo della spazzatura. Eppure, la nostra Città non ha mai brillato quanto a pulizia delle strade, dei cassonetti, e corretta gestione del ciclo dei rifiuti per questioni che sono legate alle istituzioni Comunale, Metropolitana e Regionale ed alle loro connesse società partecipate. Alessio Gemma ha raccontato, sulle pagine di Repubblica Napoli, le code agli STIR degli autocompattatori costretti a stare in fila anche 36 ore per scaricare il loro carico di “lordume”, con aggravio di costi per lo straordinario di personale, “astretto” a bordo dei mezzi, sotto il sole cocente e la puzza, a fare massacranti turni di lavoro per avanzare di pochi metri, col motore degli automezzi sempre accesi. Non c’è dubbio che tale crisi ciclica trova la sua ragione in una evidente “disorganizzazione”. Nel XXI secolo, infatti, è impensabile che mezzi che devono svolgere il servizio di raccolta per le strade cittadine, restino incastrati in file chilometriche semplicemente per scaricare il loro carico, e si resta basiti per questa incredibile ed inaccettabile situazione di rifiuti che si ammassano per le strade cittadine. Eppure, in altre città europee, per dimensioni del tutto simili a Napoli e Roma, i rifiuti non sono un’impellente emergenza; perché? Una semplice ed evidente circostanza che mi ha lasciato sempre dubbioso è il motivo per il quale non riusciamo ad imitare ciò che accade a Berlino, Copenaghen, Oslo e tante altre città del Nord Europa che utilizzano da decenni il sistema del “reso” del vetro, plastica ed alluminio. Non è raro, in queste città, vedere persone che perlustrano meticolosamente bidoni e contenitori stradali della raccolta dei rifiuti alla ricerca di bottiglie di plastica, vetro ed alluminio, contribuendo ad una consistente riduzione del volume di pattume nei cestini che, nella nostra città, sono debordanti di spazzatura già dalle 12,00 e non è altresì raro vedere nei supermercati dei macchinari che ingoiano questi contenitori in cambio di danaro da decurtare dal conto della spesa. Ebbene, il nostro sistema del riciclo di plastica, alluminio e vetro, invece, è gestito da un Consorzio rigorosamente privato il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), previsto da una legge nazionale costituito da produttori, utilizzatori e distributori di packaging che, da questo punto di vista, mostra un’evidente incapacità, atteso lo stato dei nostri cassonetti e cestini stradali. Ugualmente accade per gli oli esausti gestiti dal altro consorzio privato il CONOE. Consorzi nei quali la parte pubblica è rappresentata dal potere di nomina di un Consigliere d’Amministrazione da parte del Ministro dell’Ambiente e del Ministro dello Sviluppo Economico e nei quali è evidente una stragrande preponderanza della rappresentanza dei produttori e non dei cittadini sui quali si riversano gli effetti delle scelte. Non c’è dubbio che occorre una radicale revisione della Organizzazione che deve muovere i primi passi dalla radicale e sempre solo annunciata e mai attuata riduzione alla fonte del packaging cosa che, ovviamente, è negletta a chi lo produce ed oggi comanda nei citati consorzi.

Spiagge Libere Napoletane Negate

Con la “bella stagione” riemerge il tema delle spiagge italiane, da sempre a “cuore” della politica Nazionale e poco di quella locale, almeno per Napoli, atteso che il Comune di Napoli, mantiene la materia in capo al Sindaco che, poi, l’avrebbe (Il condizionale è d’obbligo) in un certo qual modo, delegata “gratuitamente” ad un componente esterno alla Giunta, senza però mai aver esercitato i poteri, che pure le leggi sulla progressiva sdemanializzazione dei litorali attribuiscono agli enti locali. Eppure, Napoli di spiagge e demanio marittimo da gestire ne avrebbe, se solo si pensa al lungomare Caracciolo, alle “discese” al mare di Posillipo, ed ai “martoriati” lungomare di Bagnoli/Coroglio e Napoli Est. A Napoli come dire c’è una delega alla “chiacchiera marittima” ma non l’esercizio di un vero e proprio potere amministrativo da parte dell’ente locale. La disciplina, pertanto, resta saldamente nelle mani dell’Autorità Portuale Marittima, che gestisce tra l’altro le concessioni balneari che, uno Stato allergico ai principi europei, rinsalda di proroga in proroga, a “quattro lire”, nelle mani di chi le possiede da decenni. Difatti, anche il Governo del cambiamento Giallo/Verde, accogliendo anch’esso le istanze della lobby della spiaggia, molto forte, con la legge di stabilità 2019, ha prorogato di ben 15 anni tutte le concessioni, che sarebbero legalmente scadute al 31.12.2020. Orbene, l’estate scorsa Alessio Gemma, sulle pagine di Repubblica, con una minuziosa indagine sulle concessioni balneari, fece emergere l’ingiustificato e quasi ridicolo ammontare dei canoni concessori, che qualche Concessionario tentò di giustificare con i necessari e presunti investimenti. Quest’anno le “danze” sono state aperte, invece, dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova, la quale disapplicando la normativa nazionale, perché in violazione della “famigerata” direttiva Bolkestein, ha ipotizzato a carico dei concessionari, il reato di cui all’art. 1161 del codice della navigazione, quindi, la occupazione abusiva degli arenili. Decisione, è il caso di osservare, dirompente ed ampiamente giustificata dalla necessità di non essere per l’ennesima volta e giustamente sanzionati dall’Europa. Decisione, per giunta, avallata dalla Suprema Corte di Cassazione, con sentenza del 12 giugno scorso, destinata ad avere rilievo Nazionale. A Napoli, pertanto, ci si dovrebbe aspettare un cenno, un sussulto o, quanto meno, una riflessione, se non da parte dell’Autorità Portuale Locale, in questi giorni impegnata, nel suo massimo vertice, in una indagine per abuso di ufficio, proprio riferita a concessioni demaniali, almeno della Procura della Repubblica. A Napoli, giusto per non farci mancare niente vi è, anche, una ulteriore gravosa distorsione del potere pubblico in materia, in quanto, le concessioni demaniali riferite all’arenile di Bagnoli/Coroglio, di natura esclusivamente elioterapica, essendo, come noto, inquinato sia il mare che le spiagge, si sono pressoché tutte trasformate in “Concessioni/Discoteche/Concerti”, passando, quindi, da attività diurne e stagionali, poco invasive, in attività permanenti e notturne, di fatto inquinanti, perché rendono la vita impossibile ai residenti a cui viene di fatto impedito di tornare a casa e “chiudere occhio”, con uno snaturamento della originaria concessione elioterapica. Tendenza che, peraltro, non smette di avanzare atteso che l’Autorità Portuale, proprio in questi giorni, ha pubblicato sull’albo pretorio del Comune di Napoli, l’istanza di una nota “associazione” sita a Coroglio che ha richiesto l’autorizzazione ad installare una pedana per dancing floor (leggi discoteca) aggravandosi, in caso di accoglimento, vieppiù il carico urbanistico di cui già l’area soffre. Basti pensare che una simile operazione, è stata “stroncata” dal Comune di Gallipoli, che contrariamente al Comune di Napoli ha esercitato la cd. “sdemanializzazione”, con un provvedimento di decadenza dalla concessione irrogato ad un “notissimo lido balneare” che, inseguendo il notevole profitto aveva mutato la sua attività da balneare a pubblico spettacolo. Provvedimento che ha retto sia innanzi al TAR Puglia, che innanzi al Consiglio di Stato con una ormai nota sentenza del settembre dello scorso anno. Come dire anche i Cittadini Napoletani, nella persistente paralisi amministrativa, sperano in un “Giudice a Berlino” il quale dichiari che il mare bagna Napoli ed i Napoletani.

Avv. Gennaro Esposito Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

La Futura Guida della Città

Umberto Ranieri, sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno, a due anni dalla fine dell’esperienza De Magistris, riflette sul futuro della Città, sollecitando un impegno della cd. “classe dirigente diffusa”. Ranieri fa un appello al PD ed alle altre forze democratiche “illuminate” affinché non facciano mancare il loro appoggio, a questa “spinta” civica dal basso. Una riflessione assolutamente condivisibile che dovrebbe essere il naturale sbocco di un “cammino”, ma occorre sapere che le logiche dei partiti e quelle dei movimenti civici sono, purtroppo, altre e sin da ora occorre capire come interagire affinché si neutralizzino le spinte centrifughe che porterebbero ad un sicuro naufragio. Invero, i partiti e movimenti politici che dir si voglia si muovono secondo logiche “becere” di appartenenza, senza alcun’altra considerazione. Il meccanismo è ben oliato perché è alimentato dal potere, cosa non sconosciuta neppure al movimento 5 stelle che a Napoli si articola nella corrente di Fico e Di Maio, per non parlare delle plurime correnti degli altri partiti. La competizione, pertanto e purtroppo, non si misura sul valore ed affidabilità del progetto politico, ma sul potere dei partiti, correnti o movimenti, che più o meno corrisponde ovvero è proporzionale, al consenso elettorale. Una prova muscolare che, in rare occasioni, ha dato risultati soddisfacenti essendo confluita sempre in compromessi al ribasso. Dall’altro, la società civile è di per sé frammentata e non organizzata per affrontare una competizione elettorale; essa è solitamente saccheggiata dai partiti e movimenti. La prima esperienza De Magistris ne costituisce un esempio. Nella prima giunta, infatti, c’erano Pino Narducci, Luigi De Falco, Alberto Lucarelli, Riccardo Realfonso e Sergio Marotta, tutti decimati, uno ad uno, perché troppo “liberi” per fare politica. Racconto sempre un aneddoto della prima esperienza De Magistris, quando il neosindaco ricevette a Palazzo san Giacomo, per la prima volta, gli otto componenti eletti (di cui facevo parte) di quella che fu la lista civica “Napoli è Tua” dicendo, prima di ogni cosa, che lui sarebbe stato “un monarca, un monarca assoluto”. Cosa che poi attuò preferendo, i signorsì ad una componente civica culturalmente ed intellettualmente dotata di spirito critico che avrebbe sicuramente fatto bene alla città. Paolo Macrì, rispondendo a Ranieri mette il dito nella piaga sottolineando come a Napoli manchino un partito ed una classe dirigente diffusa, ritenendo necessario un leader agguerrito, convincente e carismatico anch’esso assente dal panorama politico cittadino. A mio avviso basterebbe una persona che sia dotata di buon senso e che abbia la capacità di tracciare gli assi di sviluppo della città, in una visione che non sia solo turismo e sfruttamento delle risorse di cui la storia e la natura ci hanno dotato, ma che metta al centro l’uomo e l’ambiente in cui esso vive, che sia in grado di guardare lontano e non al prossimo orizzonte elettorale e che non abbia quale unica aspirazione quella di usare Napoli come trampolino di lancio. Napoli, i Cittadini devono saperlo, ha la grande responsabilità di essere il motore economico del SUD. Chi è stato alla sua guida ha la grande responsabilità (colpevole o incolpevole) di non essere riuscito a sbloccare i processi di riurbanizzazione e riconversione industriale del polo siderurgico ad ovest e di quello petrolchimico ad est. Di non essere riuscito ad imporre uno sviluppo dell’area portuale di livello internazionale, di non aver gridato, per il “furto” dell’aeroporto internazionale di Grazzanise. Assi di sviluppo che avrebbero creato migliaia di posti di lavoro riducendo la fascia del sottoproletariato urbano e disagio sociale che rappresenta il brodo di coltura da cui la camorra attinge i suoi uomini. La strada è lunga e tortuosa, ma vale la pena percorrerla tutta o almeno fino a quando ne avremo la forza.

Evitiamo che Napoli sia la Città della Prevaricazione

La stampa cittadina racconta di un centro sociale che oggi appoggia un Sindaco ex Magistrato e che sarebbe pronto ad appoggiare la candidatura di un Carabiniere, l’attuale capogabinetto al Comune di Napoli (Colonnello della Benemerita Attilio Auricchio). Non c’è dubbio che Napoli è un laboratorio politico all’avanguardia. Intanto la città viene gestita all’insegna della spontaneità e molti cittadini ieri mi hanno comunicato e documentato con filmati l’inferno che hanno vissuto in Via Mezzocannone a causa del concerto abusivo organizzato dal medesimo Centro Sciale, andato avanti fino alle 2 di notte. Concerto abusivo che mette a rischio la incolumità degli stessi avventori visto che non è stata rispettata alcuna norma di sicurezza. Il mio pensiero va alla tragedia della discoteca di Corinaldo che a Napoli non ha insegnato nulla! Cittadini abbandonati ed Istituzioni, seppure preavvertite, assenti dove lo Stato di Diritto ha da tempo alzato bandiera bianca. Siamo in uno Stato dove vige la legge del più forte. In buona sostanza eliminati i Diritti Sociali adesso tocca ai Diritti civili individuali. Un’aggressività sociale che permea anche componenti “politiche” che a chiacchiere dichiarano di battersi per i diritti umani dei migranti e poi fanno giustizia sommaria dei diritti umani dei loro concittadini. Napoli, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, è di chi se la prende con la forza con la connivente assenza delle istituzioni.

Se lo scenario è questo occorre che la “classe pensante” di questa città si metta in moto per creare, questa volta sì dal basso, una alternativa valida, una alternativa solida che pensi alla città come luogo protetto al cui centro c’è l’essere umano e l’ambiente in cui esso vive. Questo è – e deve essere – il principio, il faro, che deve illuminare tutti i campi dell’amministrazione, una domanda a cui rispondere ogni volta che occorre adottare una decisione. E’ da tempo che ci penso e ci pensiamo con altre persone perbene pronte ad impegnarsi, ma occorre essere in tanti e con la voglia di mettersi al servizio della città e del bene comune. Ognuno di noi nel suo settore, nel suo quartiere, deve pensare a come fare per arricchire questo progetto anche perché altra alternativa non c’è … anzi l’unica alternativa è quella di alzare bandiera bianca ed andare via …  Buon Lavoro …

La Triste Attualità di Matilde Serao su Napoli

Ieri abbiamo protestato per il degrado di Napoli, nella Galleria Umberto I di Napoli con le parole di Matilde Serao, ancora tremedamente attuali.

 

Da Il Ventre di Napoli

Alla baronessa Giulia de Rothachild

Pavillon de Pregny

GINEVRA

 Mia signora e amica,

Voi avete amato e Voi seguitate ad amar Napoli, con cuore ardente, con mente illuminata e alta: e il desiderio di bene che Voi nutrite, per la città mirabile, è parte viva di tutto il bene, che è nel Vostro spirito.

Solo a Voi, dunque, io voglio dedicare questo libro di tenerezza, di pietà e di tristezza – per Napoli.

E Voi vogliate bene all’amica Vostra

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Questo libro è stato scritto in tre epoche diverse.

La prima parte, nel 1884, quando in un paese lontano, mi giungeva da Napoli tutto il senso di orrore, di terrore, di pietà, per il flagello che l’attraversava, seminando il morbo e la morte: e il dolore, l’ansia, l’affanno che dominano, in chi scrive, ogni cura, d’arte, dicano quanto dovette soffrire profondamente, allora, il mio cuore di napoletana.

La seconda parte, è scritta venti anni dopo, cioè solo due anni fa, e si riannoda alla prima, con un sentimento più tranquillo, ma, ahimè, più sfiduciato, più scettico che un miglior avvenire sociale e civile, possa esser mai assicurato al popolo napoletano, di cui chi scrive si onora e si gloria di esser fraterna emanazione.

La terza parte è di ieri, è di oggi: nè io debbo chiarirla, poichè essa è come le altre: espressione di un cuore sincero, di un’anima sincera: espressione tenera e dolente: espressione nostalgica e triste di un ideale di giustizia e di pietà, che discenda sovra il popolo napoletano e lo elevi o lo esalti!

 Napoli, autunno 1905

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L’ATTUALE SACCHEGGIO DI NAPOLI

Un’altra cosa molto pittoresca, è il sequestro delle strade, fatto per opera dei piccoli bottegai o dei rivenditori ambulanti. Che quadri di colore acceso, vivo, cangiante, che bella e grande festa degli occhi, che descrizione potente e carnosa, potrebbero ispirare a uno dei moderni sperimentali, troppo preoccupati dell’ambiente! Per via Roma, la più importante strada della città, il tratto da San Nicola alla Carità, fino alle Chianche della Carità, vale a dire, due piazze, due lunghi marciapiedi, sino alle otto della mattina, è abbandonato ai rivenditori di frutta, di erbaggi, di legumi: un contrasto di fichi e di fave, di uva e di cicoria, di pomidori e di peperoni; e un buttar acqua, sempre, uno spruzzare, uno scartare la roba fradicia; dopo le otto, quel tratto è un campo di battaglia di acque fetenti, di buccie, di foglie di cavolo, di frutta marcite, di pomidori crepati, tanto che, come la mano fatale di lady Macbeth, che tutte le acque dell’Oceano non potevano lavare, quel tratto di strada, via Roma, malgrado le premure degli spazzini, non arriva mai a detergersi.

Intanto il grande mercato di Monteoliveto lì presso, resta semi-vuoto, con la malinconia dei grandi fabbricati inutili; quello di San Pasquale a Chiaia, è addirittura chiuso; il venditore napoletano non vuole andarci, vuol vendere nelle strade.

Tutto il quartiere della Pignasecca, dal largo della Carità, sino ai Ventaglieri, passando per Montesanto, è ostruito da un mercato continuo. Vi sono le botteghe, ma tutto si vende nella via; i marciapiedi sono scomparsi, chi li ha mai visti? I maccheroni, gli erbaggi, i generi coloniali, le frutta, i salami ed i formaggi, tutto, tutto nella strada, al sole, alle nuvole, alla pioggia; le casse, il banco, le bilancie, le vetrine, tutto, tutto nella via; vi si frigge, essendovi una famosa friggitrice; vi si vendono i melloni, essendovi un mellonaro famoso per dar la voce; vanno e vengono gli asini carichi di frutta; l’asino è il padrone tranquillo e potente della Pignasecca.

IL VERDE DI NAPOLI

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Mancano, è vero gli alberi, che formano la poesia di tutti i paesi civili del mondo, anche escludendo Parigi ove gli alberi sono la delizia e l’ammirazione dei cittadini: mancano gli alberi e vi sono, in cambio, a irrisione nostra, alcune pianticelle tisiche, mal piantate, non coltivate, non protette e, viceversa, esecrate, odiate, perseguitate dalle autorità istesse, dai cittadini e dai monelli: tanto che sarebbe meglio sradicarle, anzi che assistere a quella lenta agonia di cui nessuno ha pietà, non il sindaco, non l’assessore dei giardini, non i proprietarii delle case, non quelli dei magazzini, salvo la vana pietà di qualche malinconico viandante, che rammenta gli alberi, non di Parigi, per l’amor di Dio, ma quelli di Milano e di Torino, città a cui il Signore non dette il paesaggio ma a cui, gli uomini, si affrettarono a dare il verde e l’ombra dei begli alberi, riposo degli occhi, sogno vago dell’anima.

IL FALLIMENTO DELLA CLASSE DIRIGENTE

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Così, purtroppo, tutte le grandi idee dei grandi uomini, tutti i vasti progetti, a base di milioni, tutte le intraprese colossali, che volevano il risanamento igienico e morale di Napoli, bisogna dirlo hanno fatto fiasco. E non vi è rimedio, dunque? Non vi è altro da fare? Nulla, proprio, di fronte a tante tristezze, a tanti disastri, a tanti pericoli sociali? Chi sa! Vedremo!

LA TURISTIFICAZIONE

Se io leggo giornali, opuscoli, libri che si occupino delle grandi questioni napoletane, se io seguo il movimento delle sue associazioni, se io noto i voti dei congressi, se io odo i lamenti degli albergatori, non veggo da tutto questo che una costante, nobile, ammirevole ed esclusiva preoccupazione di rendere gradito, sempre più, il soggiorno di Napoli, ai forestieri. Benissimo! Ottimamente! Tutti gli sforzi per attirarvi quì, oltre che per il fascino di un indescrivibile paesaggio, oltre che per la dolcezza di un clima soavissimo, per la civiltà e la grazia dell’ambiente, il grande mondo cosmopolita, che tante delizie trova, in inverno, al Cairo e a Nizza, tutti questi esemplari sforzi, fatti non solo per attirare, ma per trattenere quì, fra noi, la ricchissima ed elegantissima società internazionale, sono degni del più grande e profondo incoraggiamento. Sì, formiamo il rione della Beltà, ove, sulle sponde del mare, dal primo angolo di Santa Lucia Nova a Mergellina non sieno che belle case, floridi giardini, magnifici alberghi, botteghe di cose di arte: facciamo che queste vie sieno spazzate bene, due o tre volte al giorno, e che il lastricato non costituisca un pericolo per le ossa dei forestieri: otteniamo che le carrozzelle sieno meno sgangherate, i cocchieri meno laceri e meno sporchi e, sovra tutto, meno avidi e screanzati coi forestieri: compiamo il miracolo di fare sparire i mendicanti schifosi, i venditori ambulanti odiosi, i fiorai petulanti e tanti altri individui anche più bassi, anche più equivoci da questo rione della Beltà: e che i capitalisti costruiscano un kursaal a santa Lucia, aperto in inverno per gli stranieri e in estate per i provinciali: e altri capitalisti facciano un Palais de la jeteè alla rotonda di via Caracciolo, bello e ricco come quello di Nizza: e vi sieno altre attrattive più larghe e più possenti, i cui progetti noi lo sappiamo, fervono nella mente di coloro che amano Napoli: e, su tutto questo, si strombetti ai quattro venti della stampa dei due mondi, che la salubrità e la igiene di Napoli sono diventate di prim’ordine, il che è la verità, si strombetti che la sua mortalità è bassissima di fronte a quella di tante altre capitali europee e di Nizza e del Cairo, sovra tutto, il che è la santissima verità; si strombetti, poichè nessuno lo sa, all’estero, che la sua acqua di Serino è la migliore di tutte le acque europee, come è dichiarato in tutti i bollettini sanitari, con l’analisi alla mano e che non vi è bisogno, quindi, di ricorrere, per gli stranieri, a tutte, le acque minerali che bevono altrove, dalla Saint-Galmier all’Apollinaris, e che domandano anche qui, perchè ignorano il Serino: e in ogni maniera, in ogni forma, si raddoppi, si triplichi il movimento dei forestieri a Napoli, si renda loro il soggiorno così piacevole qui, da trattenerli giorni e settimane, da imprimere nel loro animo, partendo, una nostalgia invincibile, in modo che, lontani non potendo essi tornare, mandino da noi i loro parenti, i loro amici, le loro conoscenze. Questa è opera civile questa è opera bella, anche se confini troppo con la reclame industriale, anche se abbia troppo l’aria di una speculazione, anche se tenda a trasformare sempre più in un enorme Palace, tutta la Napoli che sale, laggiù, dal mare sino alle colline fiorite di Posillipo e del Vomero! Quel che si è fatto a Nizza e a Montecarlo, ha formato la fortuna di tutta la Cornice da Mentone a Hyéres quel che si è fatto al Cairo, ha formato la fortuna di tutto l’Egitto: sia, sia, questa opera buona, questa opera santa, e in questo paese così bello e così povero, così affascinante e così pieno di miseria, in questo paese così delizioso e dove si muore di fame, in questo paese dall’incanto indicibile, si dia alla industria del forestiero la forma larga, felice, fortunata, che porti, a Napoli, il solo modo di far vivere centinaia di migliaia di persone!

Ma si permetta a un’anima solitaria e ardente di passione, pel suo paese, come è la mia, di chiedere una parte di tutto questo, una povera, piccola parte per migliorare le condizioni igieniche e morali del popolo napoletano. Non si chiedono milioni, poichè i milioni hanno fatto fiasco nell’opera del Risanamento, e nessuno, naturalmente, vuol dare più milioni, quando i primi sono stati spesi male o perduti, per fatalità quasi che una mano misteriosa perseguitasse questo buon popolo nostro.

Si chiedono, in nome di quel Dio giusto che volle fossero accolti tutti i poveri, nel suo nome, povero e vagabondo egli medesimo, sulla terra, che alla redenzione fisica e spirituale dei poveri un po’ di attenzione, un po’ di denaro, un po’ di cura sia dedicata da coloro che debbono e possono fare questo! Tutto deve esser fatto con modeste ma tenaci idee di bene, con semplici ma ostinati rimedii, con umili ma costanti intenzioni di giovare. Bando alla rettorica sociale, bando alla rettorica industriale, bando alla rettorica amministrativa, quella che viene dal Comune, la peggior rettorica perchè guasta quanto di pratico, di utile, di buono si potrebbe fare, dagli edili nostri. Perchè dunque non si obbligano la società dei nuovi quartieri al Vasto, all’Arenaccia, al Quartiere Orientale, di ridurre al minimo possibile le pigioni, in modo che le case fatte pel popolo siano abitate proprio da esso e non dalla piccola borghesia, in modo che ogni stanza non costi più di nove o dieci lire e non vi possano per regolamento stare più di due o tre persone, quando vi sono bimbi? Si tenti questo! E se ciò non basta, in tutte le nuove costruzioni sia nei quartieri popolari sia nei quartieri più aristocratici, perchè non si obbligano, con legge, con regolamento, ad avere un piano dei loro palazzi, l’ultimo, fatto in modo che la gente del popolo vi possa abitare, avendo delle stanze, delle soffitte, ciò che si chiama il suppenno che non costino, appunto, più di nove o dieci lire al mese ogni stanza? E se qualche società ancora, qui, vuol costruire sulle colline, o sulla spiaggia, verso la ferrovia o verso il mare, perchè non la si obbliga, per legge o per regolamento, se vuole tale concessione, a costruire al quarto o al quinto piano, tali stanze, a cui si accederebbe dalle scale di servizio? E nei conventi che il Municipio oramai possiede in gran numero, da cui sono state discacciate tante sventurate monache perchè albergano solo dei grandi elettori o dei servitori di consiglieri comunali? Perchè, poichè le povere monacelle furono buttate fuori alla strada, alla miseria e alla morte, non si fa una spesa, una santa spesa per pulire, per restaurare, questi numerosi monasteri e non si affittano, quelle stanze, diventate nette e salubri al popolo napoletano? Un poco di questo denaro che dovrebbe servire, per chiamar qui gente, dall’Europa e dalle Americhe, pochissimo di questo denaro dedicarlo, saviamente, mitemente ma costantemente, a creare delle modicissime, modestissime non case, ma stanze, stanze per il popolo!

…..

AI GOVERNANTI

Che chiedo io, infine, per i miei fratelli del popolo napoletano, che chiedo io come tutti quelli che hanno cuore, e anima, salvo che finisca l’oblio e l’abbandono? Che chiedo io, in nome dell’eguaglianza umana e cristiana, salvo che il popolo di laggiù sia trattato come tutti gli altri cittadini, abbia una casa, abbia della luce, nella notte, dell’acqua, della nettezza, della sorveglianza, sia guardato e protetto contro sè stesso e gli altri? Che chiedo, io, se non l’applicazione della legge umana e sociale, trattar quelli come si trattano gli altri, dar loro quel che spetta loro, come esseri viventi, come cittadini di una grande città? Faccia il suo dovere chiunque, non altro che il suo dovere, verso il popolo napoletano dei quattro grandi quartieri, faccia il suo dovere come lo fa altrove, lo faccia con scrupolo, lo faccia con coscienza e, ogni giorno, lentamente, costantemente, si andrà verso la soluzione del grande problema, senza milioni, senza società, senza intraprese, ogni giorno si andrà migliorando, fino a chè tutto sarà trasformato, miracolosamente, fra lo stupore di tutti, sol perchè, chi doveva si è scosso dalla mancanza, dalla trascuranza, dall’inerzia, dall’ignavia e ha fatto quel che doveva.

Napoli, primavera 1904

Matilde Serao

SPORT: In Nazionale se hai i Soldi

Lo dico subito sono coinvolto emotivamente sia perché conosco l’atleta, Vincenzo Succoia, sia perché sono stato atleta azzurro della Nazionale Italiana di Lotta Stile Libero e ne vado orgoglioso perché ho avuto l’onore di rappresentare il mio Paese in competizioni internazionali! Oggi (22.02.2019) Il Mattino di Napoli (clikka) riporta una notizia che mi fa vergognare come napoletano e come italiano, Vincenzo Succoia, Oro ai campionati Assoluti 2019, non potrà partecipare agli europei di Lotta Stile Libero 2019 perché la Nazionale Italiana gli ha detto che dovrebbe farlo a sue spese! Il nostro Atleta napoletano dovrebbe sborsare circa 1000,00 €. per rappresentare il nostro Paese. Delle due l’una o non hai le qualità per partecipare ad una competizione internazionale, oppure, ci partecipi e vesti la maglia della nazionale come si deve! Nello SPORT conta solo il valore atletico non il censo né la capacità economica. La scelta di dignità di Vincenzo Succoia, a cui va la mia solidarietà e la solidarietà di tutto il gruppo dei Lottatori Napoletani, è stata quella di rinunciare! La decisione non è una questione di soldi, ovvero, non solo, ma una questione di dignità! Come si sente un atleta a cui viene fatta una proposta del genere? Grave è la posizione della FIJILKAM. Non posso pensare che un atleta sia trattato così! Quanti ragazzini ci perderemo e quanti, se questa è la politica, ce ne stiamo perdendo, se questa è la strategia di una federazione Nazionale! Sono indignato perché, ripeto so cosa significa in prima persona e con me tanti miei amici lottatori. So cosa significa, perché sono il quarto di cinque figli, di una famiglia operaia della periferia nord di Napoli e non avrei mai potuto partecipare ad una gara internazionale a queste condizioni! Non avrei portato al Paese i risultati che pure ho portato. Lo SPORT mi ha insegnato che non valgono raccomandazione, non valgono soldi, vale solo il Valore Sportivo, il valore del sacrificio e del risultato! Cosa stiamo insegnando ai nostri figli se una Federazione Nazionale si comporta in questo modo? Dove sono le Istituzioni Sportive e dov’è il Comune di Napoli, la Regione Campania, enti che dovrebbero adottare lo Sport come prima politica sociale perché è prevenzione delle devianze e recupero dalle devianze! Caro Vincenzo Succoia noi tutti Atleti Napoletani siamo con te, siamo per lo Sport, siamo per i veri valori che una federazione sportiva dovrebbe promuovere e difendere ad ogni costo! I mille euro se li sarebbero potuti tagliare dagli stipendi o dai gettoni di presenza i nostri rappresentanti federali anzicché fare una così magra figura! Credo nello Sport e lo difenderemo ad ogni costo!

La Paranza dei Bambini

La Paranza dei Bambini è un bel film che ci mette davanti alle nostre responsabilità sociali, politiche e morali. Lo dico subito per sgombrare il campo e dichiarare, nella stupida polemica che c’è, da che parte sto: dalla parte di chi denuncia perché a trovare le soluzioni poi devono essere gli altri, le istituzioni, i politici, i burocrati… Nel film si racconta la storia di ragazzini aggressivi e mortificati nella loro innocenza, nel loro sentirsi esclusi dal “modello di consumo” cui aspirano e che possono raggiungere, precocemente, solo grazie al crimine, imitando i camorristi, diventando precocemente loro stessi camorristi. Il problema è che lo stanno andando a vedere molti ragazzini dai 9 ai 14 anni, tal volta ed incredibilmente accompagnati dai loro genitori stranamente e per lo più madri. Ragazzini che esultano quando uno della paranza (che sentono uno di loro) ad un certo punto nel corso di una colluttazione prende la pistola spara ed ammazza. Il film è vietato ai minori di anni 14 ma, vi assicuro, è difficile convincere le madri di questi “pargoletti” che i loro figli non possono vederlo …. né sarebbe utile quando sono gli stessi bambini che usano videogiochi vietati ai minori di anni 18 e che sentirebbero il divieto come l’ennessimo “sopruso” da superare con la violenza. L’atteggiamento di questi ragazzini è evidente durante tutta la proiezione, sono spavaldi, fanno il tifo, si sentono anch’essi in grado di poter maneggiare un’arma. Ho avuto tanta voglia di entrare in comunicazione con loro e fargli qualche domanda ma all’uscita stranamente, tutti uguali, si dileguano come se scappassero, eccitati dalle immagini che hanno visto. Forse occorrerebbe approfittare ed intercettarli, fare loro delle domande, cercare di capire e fargli capire che quel mondo non è bello, non è entusiasmante, che impugnare una pistola e sparare ammazzando è tutto li contrario di un atto di coraggio, anzi è l’atto più vile e vigliacco che ci possa essere. Tutti bambini molto precoci, non incerti nella loro andatura, anche quelli più grassottelli, bambini veloci anche di testa, quanto mi sarebbe piaciuto vederli impegnati in uno sport a scaricare tutta la loro rabbia di essere, e sentirsi esclusi, dal falso mondo del consumo di scarpe, magliette e tavoli con cocaina e champagne in discoteca. C’è tanto da lavorare …

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