Sempre in difesa dei Cittadini

Oggi sono candidato con Gaetano Manfredi al Consiglio Comunale di Napoli del 3 e 4 ottobre prossimo. Nel 2011 fui eletto al Consiglio con De Magistris che purtroppo si rivelò immediatamente non all’altezza della sfida della Città tanto che dopo sei mesi, iniziai una lunga battaglia di opposizione in Consiglio cercando di correggere gli errori che vedevo. Molte cose è possibile leggerle su questo blog ma ci sono tante battaglie condotte che vale la pena ricordare come:

  1. la battaglia sullo stadio San Paolo che ho condotto con profitto facendo incassare al Comune di Napoli 6.230.000,00 €. https://gennaroespositoblogdotcom.files.wordpress.com/2014/12/cortedeiconticalcionapoli.pdf https://gennaroespositoblog.com/2014/02/09/sequestro-corte-dei-conti-stadio-san-paolo-e-la-politica-supina-ai-voleri-del-patron/
  2. Il regolamento per la limitazione del gioco d’azzardo che scrissi e feci approvare dal consiglio comunale https://gennaroespositoblog.com/2017/03/23/gioco-dazzardo-il-tar-campania-conferma-il-regolamento-di-napoli/ https://gennaroespositoblog.com/2014/11/27/la-proposta-di-regolamento-sulle-sale-gioco-e-giochi-leciti/
  3. il regolamento per le nomine del Sindaco che scrissi e feci approvare: https://gennaroespositoblog.com/2014/05/22/il-testo-definitivo-del-regolamento-sulle-nomine/ https://gennaroespositoblog.com/2012/06/03/proposta-di-regolamento-nomine-e-designazioni-del-comune/
  4. Il tentativo di evitare il fallimento di Bagnoli Futura https://gennaroespositoblog.com/2014/05/29/chi-rispondera-del-fallimento-di-bagnoli-futura-s-p-a/
  5. Tante altre battaglie condotte come Presidente del Comitato Vivibilità Cittadina.

Follia al Centro Storico di Napoli

Da tempo dico che non è più possibile andare aventi così, il senso di impunità ha raggiunto livelli di guardia che spingono persone a compiere atti nella consapevolezza (sbagliata) di restare impuniti. Gli agenti delle FF.OO., ieri sera, in Piazza Trieste e Trento, davanti allo storico bar Gambrinus, hanno dovuto usare le armi per fermare il folle sparando nelle ruote dell’auto. E’ da tempo che dico che a Napoli c’è un grosso problema di Autorevolezza delle Forze dell’Ordine che va recuperata al più presto!

NON HO MAI FATTO MANCARE LA MIA VOCE

Posso dire, senza tema di sementita, che nel dibattito cittadino non ho mai fatto mancare la mia voce. Ho sempre ricercato il confronto e sempre espresso la mia visione di città e la visione del Comitato Vivibilità Cittadina che presiedo dalla sua costituzione.

La domanda che Vi faccio è: Quanti candidati alla carica di Consigliere Comunale possono dire la stessa cosa? Li conoscete i Vostri candidati, sapete cosa pensano della città e del suo sviluppo? Li avete mai messi alla prova? Sapranno amministrare? Napoli è una città bellissima che amo e spero che questa volta abbia gli amministratori che si merita!

Qui trovate i miei scritti ed interviste che sono state pubblicate dalle testate giornalistiche cittadine, che ringrazio dell’ospitalità e della opportunità che mi hanno dato. Potrete capire molto dalla lettura che vi invito a fare per conoscermi e sapere cosa andrò a fare una volta eletto con Gaetano Manfredi Sindaco e con gli altri candidati del nostro gruppo Vivibilità Cittadina

Ora tocca a Voi, il 3 e 4 ottobre 2021, alle elezioni amministrative di Napoli, scegliete i candidati che possono fare il bene di Napoli e dei Napoletani

STADIO COLLANA E VIVIBILITA’

STADIO COLLANA: La Vivibilità è un concetto ampio e comprende la cura del Cittadino e della Città e non c’è dubbio che lo Sport ha un ruolo fondamentale per la salute ed il benessere di tutti, giovani e meno giovani, pertanto, siamo intervenuti su una questione che riteniamo importante e mettiamo a disposizione il nostro esposto sul Collana che individuava molte criticità sull’atto aggiuntivo stipulato tra Regione e Concessionaria, nonché il provvedimento del Commissario che ha dichiarato la decadenza della concessionaria dal rapporto di gestione. Tutte le criticità che abbiamo denunciato sulla modifica, si legge bene, non sono state valutate dal Commissario essendo ritenute assorbenti dalla decadenza, quindi, a nostro avviso si aggiungono alle sia pur gravi questioni sollevate dal medesimo Commissario. Il TAR allo stato ha temporaneamente sospeso la decadenza con un atto “tecnicamente dovuto”. Si spera si faccia quanto prima chiarezza e si vada oltre quest’affidamento che è nato male e si valuti solo ed esclusivamente il beneficio dello Sport e degli Sportivi. Al riguardo è significativa la drastica riduzione della partecipazione di Ferraro e Cannavaro dalla compagine societaria della Concessionaria che ne caratterizzava la natura sportiva. A questi due Campioni del Calcio, che forse hanno poco a che fare con lo sport di base, vorremmo chiedere il motivo del loro ripensamento. https://www.facebook.com/1396936600607302/posts/2609718195995797/?d=n

Alcol Prevention Day

Nel silenzio della Politica un problema sociale da affrontare

Il 14 maggio scorso si è celebrato, si fa per dire, l’Alcol Prévention Day, con la presentazione dei dati statistici sul consumo, o meglio sull’abuso, dell’alcol. Una giornata, passata in sordina, organizzata dal Ministero della Sanità che ha presentato un approfondito lavoro statistico dell’I.S.S. Come Comitato, l’argomento non ci è nuovo e, proprio perché siamo costantemente informati su cosa accade, notte dopo notte, sotto le nostre finestre, in data 11.11.2017, nella occasione di un tavolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, tenutosi in Prefettura, al quale partecipammo, offrimmo a Prefetto, Questore e Sindaco un lavoro scrupoloso sul tema del consumo dell’alcol tra i minori, consegnando alle Autorità presenti un questionario anonimo, copiato in larga misura da una esperienza di Arezzo, da somministrare agli adolescenti ed ai giovani delle scuole, per capire quali erano le loro abitudini “alcoliche”, nella elementare ottica che, per combattere un fenomeno, occorre studiarlo e conoscerlo. Neanche a dirlo, fummo molto apprezzati ma, completamente ignorati. Il 16.01.2020, vedendo con i nostri occhi cosa accadeva – ed accade tuttora – nelle strade e nelle piazze della cd. movida napoletana, abbiamo inoltrato un espresso invito alle Autorità Amministrative ed alle Forze dell’Ordine ad espletare, per lo meno, i controlli circa il rispetto delle prescrizioni di cui all’art. 6 del D.L. 117/2007 che prevede una serie di obblighi, per i gestori di attività di somministrazione di bevande alcoliche, puntualmente disattesi. Ovviamente, mai nessuno ci ha risposto. Con Antonio Gallo, medico nostro associato, siamo anche andati in alcune scuole a spiegare i danni che l’alcol provoca specialmente ai minori. Sulla nostra pagina Facebook, pubblichiamo filmati e foto di giovani riversi a terra in vario modo, in preda a “crisi alcoliche”, spesso soccorsi con l’intervento delle ambulanze. Del tema si parla per lo più il giorno di capodanno poiché i “pronto soccorso” per crisi o coma etilico fanno concorrenza a quelli per i botti. Oggi leggiamo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità che per noi sono agghiaccianti, perché ne conosciamo la corrispondenza nella “carne e nelle ossa” dei nostri adolescenti e giovani che si trascinano nelle notti alcoliche napoletane, definiti dai residenti, nei loro commenti sui nostri gruppi chat di quartiere, “zombie”. Il fenomeno, lo dobbiamo dire con forza, è assolutamente sottovalutato e fuori controllo, mentre l’offerta di cicchetti ad 1 €., birrette ad 1 € e Spritz a 1 o 2 €. sono capillarmente e “democraticamente” distribuiti in tutti i luoghi della cd. movida, dove le pubblicità che incitano a bere sono accattivanti e, soprattutto, rivolte ad un pubblico adolescente. Come: ”I have a dream” di M.L. King, opportunamente modificato in “I have a Drink”. E’ possibile che solo noi ce ne accorgiamo? Eppure, alle Autorità basterebbe farsi un giro nelle notti, appena trascorse della cd. movida napoletana, per vedere il tappeto di bottiglie di birra, di vino e di superalcolici a cui si mescolano spesso anche boccettine di psicofarmaci; per non parlare della quantità di erba che si fuma, la cui “fragranza” giunge fino ai piani alti dei vicoli, ovvero, della  cocaina che si consuma che pure abbiamo filmato e denunciato. Ebbene, vediamo che gli adolescenti ed i giovani escono già con l’intenzione di “schiattarsi la capa” e non importa se il bicchiere è pieno di vino, di birra, di vodka o di altro superalcolico, per loro l’alcol è tutto uguale, ignorando qualsivoglia informazione sulla sua gradazione. Il fenomeno, più in “voga” tra i giovani, si legge nel citato rapporto, si chiama “binge drinking” e consiste nella “abbuffata” alcolica di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione, il cui costo, come detto, è alla portata di tutti, “praticata da oltre 3,8 milioni di consumatori (2,8 milioni maschi; 1 milione femmine) di cui 830.000 11-25enni che giungono all’intossicazione, rappresentando un grave problema, sia di salute che di enorme pressione, sul sistema di pronto intervento per le procedure di disintossicazione e di ricovero. Nel 2019 i binge drinkers rappresentano il 10,8% tra gli uomini e il 3,5% delle donne con età superiore agli 11 anni; lo studio dei modelli di consumo tra i giovani ha mostrato che, nel 2019, i livelli più elevati in assoluto nella popolazione hanno riguardato in particolare il 16% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età, di questi il 20,6% maschi e l’11% femmine”. A questo punto corre l’obbligo di guardare cosa fanno nelle altre città europee e scopriamo che a Madrid (dove è nata la Movida), a Londra ed a Berlino è vietato consumare alcolici nei luoghi pubblici. Napoli, invece, possiamo confermare, è piena di giovani, tra cui molti Spagnoli, che trascorrono, in questo periodo di “semilockdown”, le notti napoletane, portandosi dietro buste piene di bottiglie di ogni genere di alcol, nella assoluta indifferenza delle Istituzioni.

Avv. Gennaro Esposito

Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

La Borghesia dello Spritz nella Monnezza

Abbiamo la fortuna di abitare in una delle Città più belle del mondo, con molti problemi, ma senza dubbio bella. Abbiamo tutto: patrimonio artistico/monumentale, mare e bellezze naturali. Avvolti da tanta bellezza, dovremmo avere nel nostro DNA un sentimento di protezione e tutela di ciò che ci è stato donato per diritto di nascita. Purtroppo, il degrado anche nel Centro Antico è palpabile, con rifiuti che non si riescono a smaltire regolarmente, strade dissestate ed orrendi “scarabocchi” su tutti i muri e portoni che offendono i nostri Palazzi Monumentali. Il problema è che ci siamo abituati a questa forma di degrado che affonda le sue radici, non solo nelle classi culturalmente più “disagiate”, ma anche nella “colta” borghesia napoletana, piccola, media o alta che sia. Sento, pertanto, il dovere di fare “outing sociale”, sentendomi, in un certo qual modo, anch’io colpevole: ieri sera, passando per il centro storico, mi sono imbattuto in un gruppo di persone, 40enni e 50enni, davanti ad un baretto, rispettoso delle regole e, pertanto, chiuso a quell’ora, solo che, tutto intorno, c’erano bottiglie e bicchieri che, forse non sapendo dove lasciarli, erano stati abilmente ammonticchiati, a forma di “castello di carte”, sui bidoni della differenziata, usati, non si capisce bene, se come tavolini o come punto di discarica. In particolare, il bidone dell’umido era stracolmo e, pertanto, non utilizzabile, senza provocare il crollo del “castello di carte”. Anche questa volta, purtroppo, non ce l’ho fatta a farmi i cd. fatti miei, quindi, ho manifestato agli astanti, qualcuno ancora intento a sorbire l’ultimo drink, tutta la mia indignazione, cercando di attirare l’attenzione sullo “schifo” nel quale tutti eravamo immersi, ovviamente, senza ottener alcuna risposta dalle persone presenti anzi, cogliendo un atteggiamento quasi di fastidio verso il cd. solito “rompiscatole”. Persone della cd. borghesia napoletana, professionisti, impiegati pubblici e privati, che parlavano un perfetto italiano, nei quali in un certo qual modo mi riconosco, per classe sociale e per età. Non riuscendo ad attirare l’attenzione sul fatto che quella “costruzione” avrebbe impedito l’uso del bidone della differenziata, ho appena alzato, di poco, il coperchio che, in ogni caso, si sarebbe dovuto alzare, essendo la sera dell’umido, cosicché tutto il “castello” di bottiglie, bicchieri e cannucce è chiaramente venuto giù, facendo fracasso ed ottenendo, finalmente, l’attenzione degli astanti che, con mia sorpresa, mi si sono rivolti contro, definendo questo mio poco accorto gesto, una “provocazione” nei loro confronti e facendomi capire che loro, per fortuna per me, erano persone perbene perché altrimenti me la sarei vista brutta. Non un cenno di mortificazione, non un cenno di sofferenza per la “monnezza” che ci attorniava, si sentivano perfettamente a loro agio. Forse, ora che ci penso, avrei dovuto scusarmi per il fracasso e, nel caso lo faccio adesso, ma non ho colto nessun senso di disagio di questi non tanto giovani signori della buona società napoletana. Ebbene, a capo di questa “rivolta”, c’era un signore che ho riconosciuto essere un architetto, addirittura funzionario del Comune di Napoli. Come dire, una doppia aggravante sia per il titolo, che per la funzione pubblica, entrambi requisiti che avrebbero dovuto suscitare nel signore un senso di riprovazione e di indignazione, ben superiore al mio. Con questo, non voglio dire che i citati astanti siano stati loro a costruire i “castelli di carte” sui bidoni della differenziata, lungi da me dal pensare così male, ma, almeno, mi sarei aspettato lo stesso moto di indignazione che ho avuto io o, quantomeno, un senso di condivisione e sconforto. Spero che almeno questo mio gesto, forse inconsulto, sia stato utile per una riflessione. A questo punto, non mi resta che ringraziare Gaetano, il mio giovane cane, che spesso mi accompagna in queste circostanze, assistendo sempre con aria perplessa. Forse ha ragione lui!

Avv. Gennaro Esposito

Idee Ricostruttive della Democrazia

LE IDEE RICOSTRUTTIVE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA
(Roma, 1943)

Le “Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana” furono pubblicate sul “Popolo” del 12 novembre 1943, e poi in un opuscolo del 1944, diffuso clandestinamente in tutta Italia a nome dello pseudonimo Demofilo. Fu Alcide De Gasperi l’ispiratore del documento, alla cui parteciparono tra il 1942 ed i primi mesi del 1943 anche molti dei più vicini collaboratori di De Gasperi: Paolo Bonomi, Piero Campilli, Camillo Corsanego, Guido Gonella, Achille Grandi, Giovanni Gronchi, Stefano Riccio, Pasquale Saraceno, Mario Scelba, Giuseppe Spataro. Le riunioni redazionali si svolsero a Roma nelle abitazioni di Gonella, di Scelba e di Spataro. Oggi lo riprendo perché credo che le origini della nostra giovane democrazia vadano riscoperte e tenute sempre ben a mente:


Non è questo il momento di lanciare programmi di parte, il che sarebbe impari al carattere di quest’ora solenne che reclama l’unità di tutti gli italiani. Pensiamo tuttavia che queste idee ricostruttive, ispirate alle tradizioni della Democrazia Cristiana, ma rivolte ad una cerchia più ampia e più varia, debbono fermentare già ora nel travaglio dell’aspra vigilia, affinché nel tempo della ricostruzione possano diventare le idee-forza che animeranno la volontà libera del popolo italiano.

PREMESSA INDISPENSABILE
Il regime di violenza ha investito così a fondo le stesse basi costitutive dello Stato da rendere necessaria la sua ricostruzione con nuove leggi fondamentali. Il popolo italiano sarà chiamato a deliberare. Pur rimettendo al suo voto ogni concreta riforma istituzionale, sin d’ora si può affermare essere profonda negli animi di tutti la convinzione che indispensabile premessa e necessario presidio dei diritti inviolabili della persona umana e di ogni libertà civile è la libertà politica.

REGIME DEMOCRATICO
La libertà politica sarà quindi il segno di distinzione del regime democratico; così come il rispetto del metodo della libertà sarà il segno di riconoscimento e l’impegno d’onore di tutti gli uomini veramente liberi.Una democrazia rappresentativa, espressa dal suffragio universale, fondata sulla uguaglianza dei diritti e dei doveri e animata dallo spirito di fraternità, che è fermento vitale della civiltà cristiana: questo deve essere il regime di domani.Nella netta distinzione dei poteri dello Stato – efficace garanzia della libertà politica – il primato spetterà al Parlamento, come la più alta rappresentanza dei supremi interessi della comunità nazionale, e soltanto il Parlamento potrà decidere la guerra e la pace.Accanto all’Assemblea espressa dal suffragio universale, dovrà crearsi un’Assemblea Nazionale degli interessi organizzati, fondata prevalentemente sulla rappresentanza eletta dalle organizzazioni professionali costituite nelle regioni.Sarà assicurata la stabilità del Governo, l’autorità e la forza dell’Esecutivo, l’Indipendenza della Magistratura. Il controllo sulle fonti finanziarie degli organi di pubblica opinione darà alla stampa maggiore indipendenza e più acuto senso di responsabilità.

CORTE SUPREMA DI GARANZIA

Una Corte Suprema di garanzia dovrà tutelare lo spirito e la lettera della Costituzione, difendendola dagli abusi dei pubblici poteri e dagli attentati dei Partiti.

CREAZIONE DELLE REGIONI

La più efficace garanzia organica della libertà sarà data dalla costituzione delle Regioni come enti autonomi, rappresentativi e amministrativi degli interessi professionali e locali e come mezzi normali di decentramento dell’attività statale.Dal libero sviluppo delle energie regionali e dalla collaborazione tra queste rappresentanze elettive e gli organi statali risulterà rinsaldata la stessa unità nazionale.Nell’ambito dell’autonomia regionale troveranno adeguata soluzione i problemi specifici del Mezzogiorno e delle Isole. Il corpo rappresentativo della Regione si fonderà prevalentemente sull’organizzazione professionale; mentre per quello del Comune, restituito a libertà, sarà elemento prevalente il voto dei capi di famiglia.

VALORI MORALI E LIBERTA’ DELLE COSCIENZE

Consapevoli che un libero regime sarà saldo solo se fondato sui valori morali, lo Stato democratico tutelerà la moralità, proteggerà l’integrità della famiglia e coadiuverà i genitori nella loro missione di educare cristianamente le nuove generazioni.Questa stessa nostra tremenda esperienza conferma che solo lo spirito di fraternità portato e alimentato dal Vangelo può salvare i popoli dalla catastrofe a cui li conducono i miti totalitari.E’ quindi particolare interesse della democrazia che tale lievito cristiano fermenti in tutta la sua vita sociale, che la missione spirituale della Chiesa Cattolica si svolga in piena libertà, e che la voce del Romano Pontefice, levatasi così spesso in difesa della dignità umana, possa risuonare liberamente in Italia e nel mondo.Contro ogni intolleranza di razza e di religione, il regime democratico serberà il più riguardoso rispetto per la libertà delle coscienze. E’ in nome di essa, oltreché per le tradizioni del popolo italiano, che lo Stato riconosce efficacia giuridica al matrimonio religioso e assicura la libertà della scuola che può essere mortificante strumento di partito.

LA GIUSTIZIA SOCIALE
Oggi, in mezzo a tante rovine, si impone ineluttabile il pensiero che dovendosi ricostruire un mondo nuovo, il massimo sforzo sociale debba essere diretto ad assicurare a tutti non solo il pane e il lavoro, ma altresì l’accesso alla proprietà.Bandito per sempre, utilizzando tutte le forze sociali e le risorse economiche disponibili, lo spettro della disoccupazione, estese le assicurazioni sociali, semplificato il loro organismo e decentrata la loro gestione che va affidata alle categorie interessate, la meta che si deve raggiungere è la soppressione del proletariato.A tal fine importanti riforme si imporranno nell’industria, nell’agricoltura, nel regime tributario.
a) Nell’industriaSarà attuata la partecipazione con titolo giuridico dei lavoratori agli utili, alla gestione e al capitale d’impresa.Le forme concrete di questa partecipazione e cooperazione dovranno essere realizzate salvaguardandosi la necessaria unità direttiva dell’Azienda e riducendo rischi e sperequazioni fra le varie categorie degli operai con provvedimenti di solidarietà e di compensazione.Oltre queste misure di accesso alla proprietà aziendale, altri provvedimenti dovranno essere presi con la finalità di deproletarizzare la classe operaia, assicurando tra l’altro alla famiglia operaia la casa e garantendo agli operai la possibilità di avviare i loro figli meritevoli agli studi medi e superiori, affinché i migliori fra di loro diventino i dirigenti industriali di domani.Questa politica sociale, diretta a dare al lavoro l’adeguato riconoscimento, è in piena rispondenza con la politica economica richiesta dalla particolare condizione del nostro Paese che – povero di risorse naturali – deve contare sul massimo sforzo produttivo della classe operaia, congiunto allo spirito creativo dei tecnici ed alla iniziativa degli imprenditori.Tale politica è in armonia con lo stato presente del nostro sviluppo industriale.Le statistiche ci indicano invero che in Italia l’artigianato, la media e piccola industria prevalgono ancora sulla grande industria a carattere essenzialmente capitalistico e spesso monopolistico. E’ quindi criterio di sano realismo promuovere e rinforzare questa struttura economica, della quale l’iniziativa privata ed il libero mercato costituiscono gli elementi propulsori.Ma poiché anche per la libertà economica valgono i limiti dettati dall’etica e dall’interesse pubblico, lo Stato dovrà eliminare quelle concentrazioni industriali e finanziarie che sono creazioni artificiose dell’imperialismo economico; e modificare le leggi che hanno favorito fin qui l’accentramento in poche mani dei mezzi di produzione e della ricchezza. Esso tenderà inoltre alla demolizione dei monopoli che non siano per forza di cose e per ragioni tecniche veramente inevitabili, e, a quelli che risulteranno tali, imporrà il pubblico controllo; o, se più convenga – e salva una giusta indennità – li sottrarrà alla proprietà privata, sottoponendoli preferibilmente a gestione associata; e questo non come un avviamento al sistema collettivista nei cui benefici economici non crediamo e che consideriamo lesivo della libertà, ma come misura di difesa contro il costituirsi ed il permanere di un feudalismo industriale e finanziario che consideriamo ugualmente pericoloso per un popolo libero.In un ordinamento bancario meglio rispondente alle esigenze della economia nazionale dovranno avere particolare rilievo gli istituti di credito specializzato e le banche regionali per l’incremento della agricoltura e dell’industria locali.Questa politica economica sarà possibile senza improvvisazioni rivoluzionarie, date le condizioni attuali nel campo industriale, finanziario e bancario e l’esistenza di taluni Istituti che, creati con spirito e scopo di dominio politico, potranno, opportunamente modificati, essere indirizzati a realizzare una migliore distribuzione della ricchezza e ad impedirne il concentramento in poche mani.
b) Nell’agricoltura Una prima mèta si impone: la graduale trasformazione dei braccianti in mezzadri e proprietari, ovvero, quando ragioni tecniche lo esigano, in associati alla gestione di imprese agricole a tipo industriale.Salvi necessari riguardi alla produttività e alle esigenze della conduzione, bisognerà quindi promuovere il riscatto delle terre da parte dei contadini con una riforma terriera che limiti la proprietà fondiaria per consentire la costituzione di una classe sana di piccoli proprietari indipendenti.L’attuazione di tale riforma, con i criteri più appropriati ai luoghi, alle condizioni e qualità dei terreni e agli aspetti produttivi, sarà uno dei compiti fondamentali delle rappresentanze regionali.Sarà assicurato in ogni caso ai lavoratori agricoli il diritto di prelazione con facilitazioni fiscali e finanziarie per l’acquisto e la conduzione diretta dei fondi.Nel complesso quadro delle riforme agrarie la colonizzazione del latifondo dovrà trovare finalmente effettiva attuazione.
c) Nel regime tributario Una migliore distribuzione della ricchezza dovrà essere favorita anche da una riforma del sistema fiscale.Unificate le imposte e semplificato il sistema di accertamento, il criterio della progressività, coll’esenzione delle quote minime, costituirà il perno fondamentale del sistema tributario, e uno dei mezzi per impedire la esorbitante concentrazione della ricchezza.Altro mezzo per fornire l’accesso dei lavoratori alla proprietà dovrà trovarsi in una riforma del diritto di successione, chiamando, in determinati casi, i lavoratori a concorrere alla eredità delle imprese e delle terre fecondate dal loro lavoro. Riforme, queste, che dovranno essere precedute da provvedimenti di emergenza, quale l’incameramento dei sopraprofitti della guerra e del regime fascista, e accompagnate da provvedimenti che dovranno tenere nella doverosa giusta considerazione la consistenza delle classi medie, i risparmi, frutto del lavoro e della previdenza, e le dotazioni delle istituzioni di utilità sociale.

RAPPRESENTANZA PROFESSIONALE DEGLI INTERESSI E DEMOCRAZIA ECONOMICA
Siamo contro il ritorno ai metodi della lotta di classe, ma anche contro l’attuale macchinoso sistema di burocrazia corporativa che sfrutta, a scopo di dominio politico, l’idea democratico-cristiana della libera collaborazione organica di tutti i fattori della produzione.Garantita anche nel campo sindacale ampia libertà d’associazione, alcune funzioni essenziali, quali la conclusione e la tutela dei contratti collettivi e la soluzione dei conflitti del lavoro mediante l’arbitrato obbligatorio, saranno riservate a organizzazioni professionali di diritto pubblico, comprendenti, per iscrizione d’ufficio, tutti gli appartenenti alla categoria, i quali eleggeranno col sistema proporzionale i loro organi direttivi.Oltre a questo compito interno, specificatamente sindacale, le professioni organizzate saranno chiamate a una funzione più vasta, a costituire cioè, sotto l’alta vigilanza dello Stato, lo strumento di propulsione e direzione della nuova economia e a tale scopo, raggruppate in grandi unità saranno – come si è già detto – la base delle rappresentanze degli interessi e nomineranno loro rappresentanti nelle Regioni e, a mezzo di essi, nella seconda Assemblea Nazionale. In questo sistema di suffragio economico, integrativo del suffragio politico, sarà garantita una adeguata rappresentanza alle categorie dei tecnici e delle libere professioni e una rappresentanza speciale ai consumatori.

RICOSTRUZIONE DELL’ORDINE INTERNAZIONALE SECONDO GIUSTIZIA
Ogni piano d’interno rinnovamento si ridurrebbe però a vana utopia se la pace futura si basasse su un “diktat” e non su principi di ricostruzione secondo giustizia.Autorevoli voci e quella augusta del Sommo Pontefice ne hanno indicato i principi.Una “Dichiarazione dei diritti e dei doveri delle Nazioni” dovrà conciliare nazione e umanità, libertà e solidarietà internazionale.Il principio dell’autodecisione sarà riconosciuto a tutti i popoli, ma essi dovranno accettare limitazioni della loro sovranità statale in favore d’una più vasta solidarietà fra i popoli liberi.Dovranno quindi essere promossi organismi confederali con legami continentali e intercontinentali. Le società nazionali rinunzieranno a farsi giustizia da sé ed accetteranno una giurisdizione avente mezzi sufficienti per risolvere pacificamente i conflitti inevitabili.

LA NUOVA COMUNITA’ INTERNAZIONALE
La Società delle Nazioni è fallita per inadeguatezza d’istituzioni e di mezzi.Per non ripetere tale esperienza, la nuova Comunità dovrà avere compiti più precisi, mezzi più efficaci ed una struttura più adeguata alla realtà. Fondata su un corpo più deliberante, costituito da delegazioni governative e da rappresentanze popolari più dirette, essa avrà nel Consiglio il suo organo esecutivo e il suo organo giudiziario nella Corte di Giustizia internazionale. Sue funzioni politico-giuridiche La nuova Comunità dovrà procedere al disarmo progressivo e controllato sia dei vinti che dei vincitori e attuare l’arbitrato obbligatorio, valendosi per applicare e far rispettare le decisioni internazionali, anche di quegli strumenti militari che nei vari Paesi, oltre le forze di polizia, potranno sopravvivere a scopo di difesa.Sua funzione inderogabile sarà anche quella di rivedere i trattati ingiusti ed inapplicabili e promuovere modificazioni.Rientrerà altresì nei suoi compiti la codificazione del diritto internazionale ed il coordinamento dei singoli diritti nazionali con tendenza ad allargare il concetto di cittadinanza.
Funzioni politico-economiche della Comunità internazionale Bisogna affermare che per eliminare le nefaste rivalità fra le potenze colonizzatrici, s’impone il trasferimento dei territori di natura strettamente coloniale alla Comunità internazionale, la quale, stabilito il principio della porta aperta, disciplinerà il libero accesso alle colonie, avendo di mira il progresso morale e l’autogoverno dei popoli di colore.Per assicurare poi a tutti i popoli le condizioni indispensabili di esistenza, è necessario garantir loro un’equa ripartizione delle materie prime sopprimendo i privilegi e favorendo gli acquisti da parte delle Nazioni meno abbienti; stabilire la libertà di un’emigrazione, disciplinata non solo da trattati, ma anche dalla legislazione internazionale del lavoro; accordare a ogni popolo la libertà delle vie internazionali di comunicazione e, eliminando gradualmente le autarchie e i protezionismi, tendere ad una sempre più larga attuazione del libero scambio. Un organismo finanziario, promosso dalla Comunità internazionale, potrà avere la funzione di agevolare la stabilizzazione delle monete, la disciplina del movimento internazionale dei capitali e la cooperazione fra gli istituti bancari.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA
Il Popolo italiano, al quale, come è stato da ogni parte solennemente ammesso, non sono imputabili guerre di conquista, attende pieno di riconoscimento della sua indipendenza e integrità nazionale, e nella Comunità internazionale reclamerà il posto dignitoso che gli è dovuto per la sua civiltà, per il suo contributo al progresso umano e per la laboriosità dei suoi figli.Le esigenze di vita del popolo italiano e la necessità di soddisfare con riosorse naturali ai bisogni del suo eccedente potenziale di lavoro, richiedono che esso possa: acceder alle materie prime a parità di condizioni con gli altri popoli, avere il suo posto nel popolamento e nella messa in valore dei territori coloniali, emigrare in dignitosa libertà e sviluppare senza arbitrari ostacoli i suoi traffici nel mondo. Così l’Italia, superata la crisi del suo libero reggimento, ed in tal modo riacquistando nuova dignità spirituale e politica, collaborando lealmente mnella Comunità europea, potrà riprendere la sua secolare funzione civilizzatrice.

Bagnoli un fallimento di 900 Milioni

L’articolo di Antonio Di Costanzo, sulle pagine di Repubblica Napoli del 04.12.2020, illustra la recente relazione della Corte dei Conti, Sez.ne di Controllo, sulla ormai quasi trentennale vicenda della bonifica e riqualificazione di Bagnoli. 900 sono i milioni di euro spesi. Di realizzato, si fa per dire, c’è il Parco dello Sport, il Turtle Point e la Porta del Parco, quest’ultimo un auditorium di 300 posti, sito a poche centinaia di metri dal centro congressi della Mostra D’Oltremare, di fatto completamente inutilizzato. Il Parco dello Sport, fu oggetto di uno dei miei primi interventi in Consiglio Comunale, quando ero consigliere. Era il 10.10.2011, appena eletto, quando relazionai al massimo consesso cittadino, il disastro di centosettantamila metri quadrati che sarebbero dovuti essere a disposizione della Città o, per lo meno del quartiere, e nel quale poi la Magistratura, tra perizie e controperizie, ha rinvenuto tra gli altri materiali inquinanti, ben 400 tonnellate (avete letto bene) di morchie oleose, per le quali un improbabile assessore del Comune di Napoli, con una nota del 13.04.2010, prescriveva di “realizzare delle barriere non valicabili delle aree verdi, in modo da evitare del tutto il contatto dermico col suolo”. In buona sostanza, l’inconcepibile idea di ingabbiare le aiuole! Il fatto è che, dopo trent’anni, la Corte dei Conti individua anche nella attuale governance e piano di sviluppo delle difficoltà a gestire il fiume carsico di soldi che attraversa Bagnoli, senza che i Cittadini se ne siano ancora accorti. Non c’è dubbio che è mancata la visione dello sviluppo dell’area, se si sono realizzate opere inutili o poco utili ed è mancato il controllo e forse anche un sano spirito imprenditoriale. Se questo è lo stato dell’arte, probabilmente ci si è seduti ad una tavola imbandita da cui ognuno ha preso quel che poteva prendere. Oggi, abbiamo un Commissario (attualmente figura un po’ in disgrazia), neppure normale ma straordinario, una cabina di regia e, come “soggetto attuatore”, Invitalia. Tre soggetti, al posto di uno, che sono subentrati alla Società di Trasformazione Urbana Bagnoli Futura, cotta, decotta e stracotta col suo fallimento, per evidenti responsabilità della gestione De Magistris che, ovviamente, si aggiunge a quelle della gestione Bassolino e Iervolino. La scelta, si fa per dire, di semplificazione, fu del governo Renzi, confermata dai successivi governi, cosicché oggi ci ritroviamo con un commissario straordinario, nonché componente del CDA di Cassa Depositi e Prestiti, in un recente passato anche a capo dello Zoo di Napoli e dell’Arena Flegrea, senza considerare che ad occuparsi di Bagnoli dovrebbe esserci l’A.D. di Invitalia, Domenico Arcuri, anch’egli “pluricommissario” di qualsivoglia emergenza COVID. Ovviamente, il Commissario straordinario di Bagnoli ha voluto subito precisare di non essere responsabile dei disastri del passato, elencando tutte le cose fatte ed assicurando che, presto, si giungerà al concorso di progettazione, cosicché i cittadini, dopo trent’anni, finalmente sapranno quale sarà il disegno urbanistico di Bagnoli. Tra il serio, il faceto ed il paradosso, forse si sarebbe fatto prima e meglio, a distribuire i danari direttamente ai Bagnolesi per risarcirli degli 87 anni di inquinamento dell’Italsider, lasciando alla natura il compito di bonificare l’area. Di questo e di altre problematiche di Bagnoli ne parleremo insieme ai cittadini mercoledì 9 dicembre in una diretta Facebook sulla pagina del Comitato Vivibilità Cittadina nell’ambito di un programma settimanale che abbiamo intitolato “Dialoghi Cittadini sulla Vivibilità”.

L’appello per gli ultimi alla Società Civile

Su Repubblica Napoli del 22 agosto scorso un Appello (clikka) alla società civile che ha deciso di impegnarsi per la città, scritto a sei mani da Morgera, Ricciardi e Salomone, dell’associazione jonathan onlus affinché, non si dimentichino gli ultimi ed in particolare i minori più sfortunati, che in assoluto, rappresentano una parte debole di cui, forse ci si dimentica perché non elettori. Un appello, soprattutto, alla concretezza in un settore che non può soffrire ritardi. Un appello che la “società civile” deve far proprio con immediatezza e che, come cittadino napoletano, sento il dovere di accogliere facendo, tra l’altro, tesoro dell’esperienza che ho avuto modo di maturare nei cinque anni (2011-2016), in cui ho svolto l’incarico di Consigliere Comunale. Ebbene, in quest’ultima esperienza più volte mi sono imbattuto nelle pressanti e giustificate proteste degli esponenti di questo delicato settore, all’epoca, giunti addirittura ad occupare il piazzale di Piazza Municipio con presidio diurno e notturno. Nel mio studio fui instradato da un dipendente comunale, Mario Vilone, e, grazie a lui ebbi modo di approfondire le tematiche amministrative che generavano il malcontento, legato al fatto che il Comune di Napoli, non saldava i suoi debiti, per milioni di euro, verso case famiglia ed associazioni affidatarie di minori, purtroppo, sfortunati col risultato che gli “ultimi” finivano per essere di fatto abbandonati. Indignato, nell’estate del 2013, intervenni più volte in Consiglio Comunale evidenziando i motivi di tale “impasse” che si faceva finta di ignorare. Bambini e ragazzini, sfortunati, allontanati dalle proprie famiglie con provvedimento del Tribunale per i Minorenni, “affidati” al Comune che, per il tramite dei servizi sociali, provvedeva a collocarli presso le associazioni e le case famiglia, in condizione “protetta”. Operazione che, ovviamente, veniva – e viene – finanziata con fondi vincolati previsti dalla legge 28.08.1997, n. 285 e dalla legge 28.12.2000, n. 385. Ebbene, dovetti fare uno sforzo per capire il motivo per cui, fondi vincolati stanziati dal Ministero extrabilancio comunale non giungevano a destinazione se non dopo anni (circa 3).. Capii che c’era qualcosa che non andava nella gestione di questi fondi vincolati che venivano usati come “elasticità di cassa” in luogo dell’anticipazione di tesoreria, come mi spiegò l’assessore al bilancio. Il risultato di tale “disguido” era evidente: le case famiglia finivano per essere strangolate dalle banche con operatori sociali ed educatori per lunghi mesi senza stipendio. Ebbi modo di conoscere un mondo assolutamente valido e motivato, soprattutto di giovani che si prendevano cura di bambini e ragazzini divenendo il loro punto di riferimento. Un mondo di giovani professionalmente preparati distrutto dalla incapacità amministrativa, finanziaria e contabile dell’amministrazione comunale, sulla quale intervenni molte volte andando a rispolverare il regolamento di contabilità del comune che finiva per essere di fatto disapplicato. Un sistema interno che non funzionava con operatori sociali che lamentavano il mancato inserimento del loro credito nell’elenco cronologico dei pagamenti, per inefficienza dei servizi da cui dipendeva il “completamento” della pratica. Capii che il pagamento per rispettare il principio di neutralità e di imparzialità sancito dall’art. 2 del citato regolamento di contabilità comunale non poteva dipendere dall’efficienza dei servizi o da “raccomandazione” di cui si percepiva il sospetto e che mi indignava. Proposi anche una soluzione ma non sono al corrente se oggi sia stata adottata o meno. Oggi sono convinto che il bene più prezioso della società civile, a cui si rivolgono Morgera, Ricciardi e Salomone, è la indipendenza e l’apporto di professionalità e competenza che dovranno confluire in un ragionamento politico congiunto ed essere da stimolo per i partiti e movimenti che dir si voglia.

Avv. Gennaro Esposito

Comitato Vivibilità Cittadina

Per Napoli Civile

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La falsa pedonalizzazione del Centro Antico di Napoli della Giunta De Magistris

Il 6 agosto scorso, la Giunta De Magistris ha approvato la trasformazione permanente della ZTL del Centro Antico, in Area pedonale. Tale scelta stabilizza, in modo definitivo, la trasformazione provvisoria, adottata per l’emergenza Coronavirus con delibera di giunta n. 169 del 29/05/2020, che aveva, come obiettivo principale, quello di agevolare il distanziamento sociale, consentendo alle attività commerciali di poter occupare la sede stradale con tavolini e sedie, cui si aggiungono, abusivamente, anche insegne pubblicitarie, cartelli e suppellettili di vario genere e natura. Tale decisione segue quella del mese scorso con la quale si è pedonalizzato Vico Lungo Gelso ai Quartieri Spagnoli. Nulla di grave, anzi sarebbero da salutare con favore, se tali pedonalizzazioni fossero, nella loro sostanza, delle vere e proprie operazioni di liberazione delle strade dai veicoli, in un’ottica ecosostenibile, inserite in una visione complessiva della Città. Invece, non è difficile constatare che le auto ed i motocicli, per questi vicoli e strade, continuano a passare tranquillamente, anche in violazione delle nuove disposizioni, solo che adesso devono passare in mezzo ad avventori, sedie, tavolini, cartelli, insegne e suppellettili. Non è difficile capire, anche dalla semplice lettura dei citati atti, che tali operazioni, sono assolutamente svincolate da una qualsivoglia visione complessiva della viabilità, dei trasporti e, soprattutto, della vivibilità e costituiscono semplicemente delle operazioni di commercializzazione e privatizzazione selvaggia delle sedi stradali, con cittadini che finiscono per essere sequestrati in casa, oppure, a non potervi rientrare agevolmente. Il risultato è un “cocktail” da cui il cittadino difficilmente riesce a sfuggire, destinato a vivere una vita grama nel proprio domicilio domestico, assaltato da immissioni acustiche ed esalazioni di fumi nauseabondi di ogni genere e natura. Il tutto, aggravato dal fatto che, da un lato, mancano nel modo più assoluto i controlli, dall’altro, la polizia municipale, così come le altre Forze dell’Ordine, scontano una scarsa attenzione alla formazione, oltre ad essere in numero assolutamente esiguo. Non è raro, infatti, incappare in risposte singolari, tipo quella secondo cui, fino a mezzanotte, sarebbe tutto ammissibile. Ebbene, è sotto gli occhi di tutti, ciò che accade ogni giorno nel Centro Antico, dove diventa difficile passare anche a piedi, se non a costo di fare lo “slalom gigante” tra tavolini e sedie. Non è raro, infatti, per i residenti rientrare a casa in auto e chiedere la cortesia ad improbabili avventori, intenti a sorbire uno spritz, di prendere sedie e tavolini e spostarsi, per non mettere a rischio la loro incolumità. L’operazione “commerciale” è fin troppo evidente: si cambia semplicemente il nome da ZTL ad Area Pedonale, con il semplice scopo di derogare al codice della strada, per consentire occupazioni di suolo pubblico che, altrimenti, sarebbero vietate; senza considerare che, a Napoli, fare una operazione del genere è pericolosissimo, sia per la dimensione delle strade (veri e propri vicoli), sia per la pervasività delle attività commerciali, mentre i poveri residenti finiscono per subire un vero e proprio sequestro di persona. Addirittura, i tassisti si rifiutano di passare per alcune strade, lasciando i residenti a piedi, con notevole compromissione delle libertà individuali. In quest’ottica, il Centro Antico si è trasformato in un vero e proprio “fast and furious food and beverage”, per le ultime cartucce sparate da un’amministrazione alla fine del proprio mandato. Sarà dura lottare per una Napoli più Civile.

Rimetto a voi gli atti varati dalla Giunta De Magistris: 1) dgc_060820_281; 2) L1075_050820_003_signed; 3) o.d._1320820_608 Pedonalizzazione Centro Antico; 3) o.d._1320820_609;  4) o.d._1320820_611; 5) OD_040620_372__1_

Noterete che tutta l’istruttoria è stata fatta congiuntamente alla II Municipalità.

Avv. Gennaro Esposito

Comitato Vivibilità Cittadina

Per Napoli Civile

La Vivibilità al Tavolo di Discussione del Partito Democratico

Questo il mio intervento al Tavolo della Vivibilità Cittadina dell’11.07.2020 del Partito democratico: Occorre coraggio per parlare di Vivibilità o di qualità della Vita a Napoli, così come in molte altre grandi città del Sud purtroppo. E’ una considerazione amara ma occorre farla. Va dato merito al PD, al Suo Segretario ed al Suo Presidente Metropolitano di averne voluto la discussione. Gli indici complessivi della Vivibilità, infatti, ci inchiodano ma devono indurre chiunque aspiri a governare a riflettere. Napoli nella classifica per la qualità della vita 2019 del Sole24h (Classifiche Sole 24h clikka) delle città italiane, è all’81° posto, su 107 città; non andava meglio nel 2011, perché era al 105° posto, neppure nel 2006 al 96° posto, né nel 2001 al 75° posto. Tale è il posizionamento anche solo per la voce “ambiente e servizi”. Non siamo mai riusciti a scapolare la metà della classifica. Al primo posto per il citato quotidiano economico, nel 2019, c’è Milano un’altra metropoli, non un paesino sperduto del nord o del centro Italia. E’ significativo che il Sindaco di Napoli, anziché riflettere su questi dati, li abbia commentato ogni anno, parlando della “Città dell’Ammore” e di “PIL emozionale”. Di invivibilità discuto tutti i giorni essendo presidente di un Comitato Cittadino che si occupa di questa tematica, che può sembrare fumosa ma nella quale si annida un profondo senso di disagio e sfiducia verso le Istituzioni e, quindi, verso i partiti. Cosa vogliamo dire a chi vive, al centro o nelle periferie, in un costante stato di degrado, per lo scarso servizio di nettezza urbana o per i continui dissesti stradali, oppure a chi è costretto a vivere in un immobile ERP o altro immobile comunale, come quello ove è vissuto San Giuseppe Moscati, in pieno centro storico, dove deve sperare nel bel tempo, perché altrimenti gli scorre l’acqua in casa. Cosa vogliamo dire a chi non riesce a tornare a casa la sera dei fine settimana, che iniziano il giovedì, oppure a chi pur rientrato a casa non dorme tutta la notte nei medesimi fine settimana che iniziano, in alcuni quartieri anche prima del giovedì. Cosa vogliamo dire a chi nel quartiere Vasto ha timore di uscire di casa (a proposito c’è qualcuno del Vasto in platea? no perché mi dicono che sono tutti della lega). Per non parlare del verde cittadino (o meglio di questi tempi del giallo cittadino). Senza considerare aiuole e rotonde, i parchi come la villa comunale, la Floridiana ed il Virgiliano sono ridotti nelle condizioni che tutti conosciamo. E’ vivibile o invivibile una città nella quale se si alza un po’ di vento o pioggia si chiudono  scuole, cimiteri e parchi per timore degli alberi o per il timore della caduta di calcinacci e cornicioni, come purtroppo è accaduto con conseguente perdita di vite umane (ci sentiamo responsabili per questo?). Riflettiamo perché tutte queste persone sono o possono essere vittime del populismo becero di chi addita i problemi ma non offre le soluzioni. Cari amici, c’è poco da menare il can per l’aia, occorrono buone prassi amministrative e controlli, concreti non a chiacchiere, al fine di ripristinare le condizioni minime di vivibilità. Partecipo ad una chat del comitato con 120 persone di tutti i quartieri di Napoli, che funziona tutti i giorni della settimana – per lo più di notte – ed una pagina facebook del Comitato con oltre 5.000 iscritti, dove mi scrivono in privato molti cittadini. Quasi tutti preferiscono l’anonimato perché hanno paura di esporsi perché hanno sfiducia nelle istituzioni non si sentono, non solo protetti, ma neppure ascoltati. Gente sfiduciata a cui occorre parlare ed alla quale la politica ha da anni rinunciato a parlare ma, soprattutto, a cui occorre dare delle soluzioni senza timore di scontentare nessuno, tentando di fare delle improbabili mediazioni, per non perdere consenso elettorale, su diritti sui quali non si può mediare alcunché perché “costituzionalmente incomprimibili”. A queste persone ho girato l’invito a partecipare al Tavolo della Vivibilità del PD, con scarso risultato ed il motivo è assolutamente evidente. Proprio ieri, ma accade quasi ogni giorno, Marco, un cittadino del centro storico mi ha scritto “Gennaro da Napoli bisognerebbe scappare e penso che ognuno di noi ci stia pensando” e se non ci sta pensando, aggiungo io, pensa in ogni caso di crescere i propri figli sperando che vadano via da Napoli. Enrico un infermiere di terapia intensiva anch’egli del centro storico, che passa notti insonni che si aggiungono a quelle di lavoro notturno, mi scrive sulla stessa chat “Quando vai a chiedere spiegazioni nessuno ti dice nulla e tu ti senti frustrato. Grazie al COVID 19 negli ultimi tre mesi siamo stati tranquilli ma non mi sento di sperare che si ripresenti, perché ho un infinito rispetto per tutte le persone che sono morte e poi come infermiere me la sono vista brutta”. E’ in questa disperazione e senso di sfiducia che si annida l’astensionismo e, quindi, trova terreno fertile il populismo. Nelle ultime elezioni comunali ha votato solo il 38% degli aventi diritto al voto! Nel 2006, la Iervolino ha governato con il 36,79% dei consensi, nel 2011 De Magistris con il 32.55%, nel 2016, invece, solo con il 23,58% dei consensi. De Magistris al ballottaggio 2016, rispetto al ballottaggio 2011 perde 78.525 voti andando a governare la vita di 505.333 Cittadini Napoletani che non l’hanno votato e questo dato, in un’amministrazione di prossimità come quella comunale, è una chiara bocciatura. E’ evidente, quindi, che Napoli è un città sconnessa con i suoi rappresentanti per la pessima mancanza di capacità amministrative (non venitemi a dire che è solo perché non ci sono soldi!). Occorre capire che l’invivibilità di Napoli è inversamente proporzionale alla partecipazione al voto e se si continuerà di questo passo, offrendo una classe dirigente non credibile ed incompetente, incapace di immaginare soluzioni e priva di una visione di città, si riproporrà una seria questione di democrazia, forse ancora più grave di quella di De Magistris. E’ imminente riflettere sullo sviluppo incontrollato e sulla incapacità di amministrare il territorio, lasciato nelle mani di uno “spontaneismo” economico accolto come unica soluzione per recuperare risorse. E’ da anni in atto un processo di mercificazione delle città che espelle i cittadini perché rende le Città non accoglienti, se non ostili verso i Cittadini stessi. “Il Diritto alla Città” rappresenta il faro per ogni azione politico/amministrativa, per la quale occorre riproporre la vivibilità come condizione essenziale e primigenia per il benessere individuale e, quindi, collettivo. Per attuare questi principi occorre ripristinare il rispetto delle regole minime di convivenza civile, e far comprendere, a chi svolge un servizio pubblico, che è un dovere e soprattutto un onore farlo (mio padre era un autista dell’ATAN ne era riconoscente e soprattutto orgoglioso, dobbiamo chiederci perché non è più così?). La città è un continuo contrapporsi di diritti ed interessi che vanno commisurati con il bilancino dell’orafo, ma è certo che non è un bene di consumo.

Il Sindaco Spritz

La sequenza degli accadimenti e le dichiarazioni del Sindaco di Napoli sul primo week and dopo il lock down totale, destano un senso di disagio e disorientamento che credo provino i napoletani, sia per il contrasto istituzionale in atto con la Regione ed il Governo, sia perché si è giunti addirittura a negare l’evidenza con riferimento alla notte trascorsa sul lungomare liberato tra sabato e domenica scorsa. Ebbene, posso dire da “testimone oculare” che via Pertenope, già dalle 18,00 alle 20,00 di sabato 23 maggio, era una distesa di persone con poche mascherine ed agenti della polizia municipale che passavano in mezzo ad una folla che, ovviamente, non avrebbero mai potuto disperdere se non a costo di sollevare una sommossa popolare; mentre, Via Caracciolo, a quell’ora, era già paralizzata dal traffico veicolare. In questa situazione non possiamo che manifestare la  nostra solidarietà agli agenti delle forze dell’ordine poiché, quando non si prepara bene il terreno, poi non si può pretendere da sparuti agenti la repressione di comportamenti scorretti così diffusi. Ebbene, mentre i Sindaci di tutta Italia richiamano i Cittadini all’ordine ed al rispetto delle regole di distanziamento, minacciando la adozione di misure restrittive e giungendo finanche a chiudere le piazze, il Sindaco De Magistris sostiene la tesi della necessaria riapertura h. 24 di tutto e di tutte le attività connesse alla cd. movida, quindi, bar, baretti e locali di vario genere e natura, lasciando, quindi, libero il popolo della notte di fare quello che vuole. Orbene, il Sindaco della “libertà” avrebbe dovuto almeno fare i conti con la esperienza “precovid”, documentata, tra l’altro, dalla cronaca quotidiana e da numerosissimi filmati pubblicati dai giornali on line e sulla nostra pagina facebook, per misurare bene le sue parole. Invece, niente di tutto questo, il Sindaco di Napoli, preannuncia ordinanze che, in ragione di una non meglio specificata libertà daranno la possibilità al popolo della notte, di esprimersi per tutte le notti, tutta la notte, senza fare i conti con le esigue risorse del Comune per fare i controlli ed irrogare le eventuali sanzioni, o meglio, una volta irrogate, poi effettivamente riscuoterle per renderle efficacemente deterrenti. Il Sindaco de Magistris, infatti, dimentica gli assembramenti ampiamente documentati delle notti napoletane appellandosi ad una fiducia che non si comprende proprio dove si poggi, tenuto conto che in tutta Napoli le forze di Polizia Municipale sono in numero assolutamente esiguo e che le sanzioni per comportamenti scorretti, da parte di gestori non sono mai state pressocché incassate, tanto da raggiungere la ragguardevole somma di circa 40 milioni di euro come risulta dal bilancio consuntivo 2018. Il Sindaco di Napoli, in buona sostanza, impartisce il “liberi tutti” in modo irresponsabile, in quanto, non fa i conti con le reali forze di cui l’amministrazione dispone, con la tragica conseguenza di mettere a repentaglio sia, la sicurezza e l’incolumità dei suoi agenti di Polizia Municipale e delle altre forze dell’ordine, sia la salute pubblica. Dispiace che la prova di quello che ormai andiamo professando da circa 8 anni, l’abbiamo purtroppo avuta nel mentre il Sindaco di Napoli annunciava le sue “ordinanze liberatorie”, con l’accoltellamento del povero ragazzo di colore in Piazza Bellini, teatro di tanti disastri legati alla cd. movida. Rammarica, altresì, che si professi un “liberi tutti”, senza alcuna base scientifica (o meglio contro le basi scientifiche) ed, inoltre, non si colga l’occasione per correggere comportamenti scorretti adottando misure ad hoc, che, invece, il Sindaco di Napoli sembrerebbe addirittura incoraggiare. Fanno, infatti, un certo effetto le parole pronunciate dal primo cittadino al TG1 ed al TG3regionale, circa il traffico veicolare su via Caracciolo ritornato, secondo lui, alle normali dimensioni precovid, senza neppure aver, per un minuto, considerato che quel traffico è un nemico della salute dei cittadini e che la libertà declinata in questo modo, senza considerare la dimensione collettiva, non è libertà ma sopruso. In conclusione, avvicinandosi la scadenza del secondo mandato, è molto probabile che De Magistris verrà ricordato come il Sindaco dello Spritz.

Avv. Gennaro Esposito

Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

lettera pubblicata su Repubblia Napoli del 29.05.2020

Occorre una Economia di Guerra

Sul web gira un filmato molto convincente di un consulente bancario sugli aiuti di Stato alle piccole e medie imprese. In buona sostanza 400 miliardi stanziati dal Governo che in realtà non sono stanziati, ma solo “garantiti” alle banche. I tanto sbandierati 25.000,00€. da erogare alle imprese, entro il 25% del loro fatturato, che non sono altro che un prestito alle imprese delle banche, alle quali deve essere restituito poiché, in mancanza di restituzione nei termini, vi provvederà lo Stato. Nella mia esperienza di 25 anni forense, non ho mai incontrato alcuna impresa che non abbia avuto una esposizione debitoria, piccola o grande che fosse, verso il sistema bancario. L’intralcio è facile da capire. Se una impresa, avendo fatturato nel 2018, 100.000,00€., ha diritto e chiede tutti e 25.000,00€. di prestito, la Banca, per ammetterlo gli chiederà di estinguere la sua esposizione debitoria, di modo che, se ha per esempio 20.000,00€. di debito con la stessa Banca, il finanziamento verrà concretamente erogato per la sola residua parte di 5.000,00€., di modo che sarà solo la banca ad aver effettivamente beneficiato della trasformazione del suo credito da chirografario in garantito dallo Stato, mentre all’impresa resteranno liquidi in tasca solo 5.000,00€. ma ne dovrà restituire sempre 25.000,00 e, come detto, se non li restituirà subentrerà lo Stato non senza conseguenze però per l’impresa medesima.

Sotto altra prospettiva, quella delle Banche, va detto che queste, per avere i soldi da prestare dovranno farseli prestare a loro volta dalla BCE, ma, quest’ultima, per erogarli chiederà alle Banche stesse di garantire il prestito con titoli soldi, quindi, Bund Tedeschi, che tra l’altro hanno un rendimento negativo. Paradossalmente si assiste, inermi, ad una fuga di liquidità dall’Italia verso la Germania che, anche in questa circostanza, ci guadagna. Senza giri di parole la Germania, quello che non è riuscita a fare nel ’39 con la seconda guerra mondiale, lo sta facendo con l’economia con l’aggiunta che l’Europa si è indebolita, perché ne è uscita l’UK che poteva fare fronte comune con Italiani e Francesi.

Non so cosa bisogna fare, ma queste riflessioni ci devono far capire che in Italia occorre una Economia di Guerra che rilanci innanzitutto il SUD Italia che, rispetto al NORD ha margini di miglioramento di gran lunga superiori. Se parte il SUD parte tutta l’Italia che forse è potrà competere alla pari con la Germania, diversamente, ci dovremo accontentare di diventare una colonia tedesca…

CORONAVIRUS ed Emergenza Normativa

Da operatore del diritto sento il dovere di segnalare che lo stramaledettissimo COVID 19, oltre ad aver determinato l’emergenza sanitaria nel Paese, sta anche determinando un vero e proprio Tsunami normativo a tutti i livelli istituzionali, con discipline Nazionali, Regionali e Comunali che, inconsapevolmente, si accavallano. Settori che vengono trattati in provvedimenti di centinaia di articoli, con rinvii ed emendamenti che vengono sfornati di giorno in giorno, prima ancora di essere approvati. Versioni che noi “poveri” operatori del diritto cerchiamo di studiare, inutilmente, perché poi subiscono cambiamenti in corso d’opera intrecciandosi in grovigli di rinvii ed emendamenti. Ad oggi, infatti, nel settore della Giustizia, non si riesce ancora a capire come si terranno le udienza nei Tribunali, nelle Corti di Appello ed in Cassazione, ovvero in quale “etere” si celebrerà l’incontro tra Magistrato, Avvocati e Cittadini, con una produzione normativa sul tema che è tutto fuorché semplificata. Questa riflessione mi è stata indotta, non solo da un senso di latente avvilimento che rinvengo nella categoria dei colleghi Avvocati che commentano nei vari gruppi chat, ma anche in quella dei commercialisti e degli operatori economici che, in vario modo, sono stati colpiti dal lockdown. Ebbene, a fronte di un vero e proprio “Vietnam normativo”, forse non è un caso che, ad oggi, nonostante le migliaia di pagine scritte e commentate dai giornali, tra articoli e codicilli di vario genere e natura, ancora nulla di concreto, sia giunto alle famiglie ed alle imprese, benché si discuta di manovre di emergenza con diverse centinaia di milioni di euro appostate in bilancio. Ebbene, devo dire che la cosa mi ha vieppiù colpito e, in un certo senso mortificato, come cittadino ed avvocato, quando ho ascoltato un noto commentatore della politica italiana, americano, il quale, ospite in un noto salotto televisivo, ha osservato che mentre negli Stati Uniti la produzione normativa dell’emergenza si riduce a circa otto pagine, in Italia, invece, la disciplina dello stesso fenomeno ha già totalizzato migliaia di pagine in codici, articoli e codicilli. Evidentemente il Paese deve aver smarrito il prezioso insegnamento di Piero Calamandrei che, nella scrittura della Costituzione, avvisava il Parlamento affinché “Le leggi siano poche, semplici, chiare: affinché nessuno, per capirle, abbia bisogno di nessuno

Gennaro Esposito

Avvocato del Libero Foro di Napoli

Non Buttiamo fra le Braccia della Camorra i Poveri dell’emergenza

Sulla stampa cittadina si analizza un nuovo aspetto dell’emergenza legato alla Camorra. Interviste a Magistrati ed esponeti delle FF.OO. tra cui il Procuratore Antimafia Cafiero de Rao, dai quali apprendiamo come la camorra si stia adattando all’emergenza. Sospensione dell’usura, delle estorsioni e pizzi vari e, con una sorta di welfare criminale, sostegno alimentare con soldi o pacchi a chi, fino al mese scorso, campava alla giornata con un lavoro al nero ed oggi si ritrova licenziato e senza reddito. Un esercito di migliaia di persone di cui lo Stato fino ad oggi non se n’è occupato, tollerando, per la pace sociale, questa forma di sfruttamento del lavoro cd. invisibile a cui si aggiungono i tanti artigiani e piccoli esercenti che oggi non ce la fanno più ad andare avanti. Oggi queste persone in carne ed ossa con le loro famiglie emergono dal mondo dell’invisibile e reclamano un sostegno. Il nostro compito, necessario per la tenuta sociale, è quello di evitare che queste persone cadino tra le braccia della camorra e del malaffare che, una volta passata la tempesta, non tarderà a passare all’incasso. L’appello è alle persone che oggi sono coperte da una maggiore possibilità economica:

Se vogliamo che Napoli non subisca un colpo ferale al tessuto socio/economico dobbiamo darci da fare, dobbiamo arrivare prima della camorra con la solidarietà ed il sostegno. Ognuno compia lo sforzo che è nelle sue possibilità, semmai mettendosi in rete con associazioni o altri cittadini.

Una GOCCIA insieme ad altre GOCCE fa il MARE!

CORONAVIRUS: La Rete Sanitaria dell’Emergenza/Urgenza Campana

Il calvario della famiglia di Arianna sulla stampa cittadina (clikka) fa emerge con evidenza, la macanza di una rete di emergenza/urgenza della Sanità Campana. Una valida organizzazione del soccorso e delle cure da approntare nell’immediatezza dell’emergenza. Me ne sono occupato, per mia sensibilità, in tempi non sospetti, ascoltando medici e professionisti. Il 31.10.2014, pur essendo consigliere comunale e non avendo nel mio mandato competenze specifiche, per sensibilità organizzai un Convegno sul tema della rete dell’emergenza/Urgenza della sanità Campana clikka. Ebbi modo di approfondire, per quanto nelle mie possibilità, ascoltando i medici che da decenni sono inascoltati dalla politica che ha sempre usato la sanità per scopi elettorali. Sul lato degli ospedali, vi sembrerà strano, ma mancano i cd. DVR (Documenti Valutazione Rischi) e se ci sono oggi, come  in ogni altro luogo di lavoro, dovrebbero essere arricchiti con le misure necessarie a fronteggiare l’emergenza virale in atto, affinché gli ospedali non siano letali per gli stessi sanitari e non diventino incubatori virali come accaduto a Bergamo. Come dire anche nell’emergenza siamo ancor più disorganizzati. Ho letto la lettera di un medico dell’ospedale di Torre del Greco che lancia un allarme agghiacciante. I ricoverati per coronavirus usano gli stessi percorsi che usano gli altri ammalati, ovviamente non protetti, sanitari senza mascherine e guanti che si trasformano a loro volta in untori, Tamponi eseguiti solo su pazienti sintomatici in un modo incredibilmente assurdo: i malcapitati attendono per ore tutti in una medesima sala di fare il tampone cosicché una volta ottenuto il risultatro coloro che sono risultati negativi vengono mandati a casa nonostante in tutte quelle ore trascorse con quelli che, invece, sono risultati positivi è molto probabile si siano infettati! Un ragionamento sempli semplice eppure non viene fatto! I sanitari affrontano, come denunciato dallo stesso Presidente De Luca, l’emergenza sanitaria a mani nude ma di chi è la colpa di non approntare una valida organizzazione proprio in questo momento ancora più delicato? Cosa voglio dire: Cari miei concittadini lo stato della sanità campana è questo, avremo (spero) il tempo di fare i conti e di guardarci in faccia, ma adesso spetta solo a noi essere attentissimi e non sgarrare. Restiamo a casa perché se ci capita di andare per sbaglio in ospedale è molto probabile che se pure non siamo contagiati è altamente probabile che ci contageremo. Occorre un grosso sforzo di unità del Paese e della Città. In un momento come questo dobbiamo essere uniti e camminare tutti in un’unica direzione. Sconfiggiamo il contagio e poi ci rtroveremo più forti di prima. Il mio impegno, come sempre, c’è. Insieme potremo fare la differenza!

Ecco la lettera del Dott. Antonio Braucci che Vi consiglio di leggere attentamente:

All’attenzione del

Presidente della Giunta Regione Campania

On. Vincenzo De Luca

Direttore Generale ASL Napoli 3 Sud

Dr. Gennaro Sosto

Direttore Sanitario Aziendale ASL Napoli 3 Sud

Dr. Gaetano D’Onofrio

Direttore Sanitario O.O.R.R. Area Vesuviana
Dr. Francesco Siani

Oggetto: Emergenza SARS COV2

Ill.mo Presidente,
Spett.li Direttori,

Mi chiamo Antonio Braucci e sono un medico specialista in Chirurgia Generale, attualmente in forze presso il Pronto Soccorso degli O.O.R.R. dell’Area Vesuviana, con incarico trimestrale, per cui ringrazio voi tutti in questa sede, per far fronte all’emergenza COVID19 che sta mettendo in ginocchio questo Paese.

Con la passione e la dedizione che ha sempre caratterizzato il mio operato di Dirigente Ospedaliero, ho richiesto, come ben sapete, di essere impiegato quanto prima presso la Sanità Pubblica per far fronte all’attuale situazione, essendo assegnato alla Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza della ASL Napoli 3 Sud, in particolare presso gli O.O.R.R. Area Vesuviana.

Con spirito di abnegazione, ho accettato mansioni e turni che poco hanno a che vedere con la Specialità Chirurgica in cui mi sono formato, cercando nel breve tempo di approfondire gli aspetti del nuovo lavoro che avrei di necessità presto dovuto affrontare. Ovviamente, tra gli aggiornamenti fondamentali, ho preso visione del protocollo esistente già a partire dal 12 marzo 2020 presso questa Azienda (allegato) per la gestione dei pazienti sospetti, probabili e accertati con infezione da COVID19, e per la prevenzione del contagio.
Ho trovato il documento sopra citato di estrema utilità nello svolgimento di questo lavoro, MANCANDO NEL CONTEMPO OGNI TIPO DI FORMAZIONE DEL PERSONALE MEDICO, INFERMIERISTICO E SOCIOSANITARIO IN LOCO CHE IN UNA SITUAZIONE DI REALE EMERGENZA HA UNA RILEVANZA ESTREMAMENTE Più IMPORTANTE DEL REITERATO MONITO AI CITTADINI DI DENUNCIA PENALE NEL CASO ABBANDONINO LE LORO CASE CHE ORMAI IMPERVERSA SU MEDIA E SOCIAL A PARTIRE DAL 11 MARZO.
E’ proprio così: noi medici, infermieri, operatori sociosanitari veniamo assunti e mandati in trincea senza un minimo di organizzazione e preparazione, per far fronte a una situazione, come quella attuale, che mai prima d’ora abbiamo vissuto in prima persona, potendo fare affidamento soltanto sulla reciproca solidarietà tra noi operatori esposti in prima linea.

Inutile, aggiungere a questo mio appello, anche quello che sicuramente sarà arrivato alla vostra attenzione, a rendere disponibile un numero maggiore di DPI per gli operatori sanitari, dal momento che siamo costretti ad averne meno di uno a testa per turno di servizio, il che costringe, in una realtà particolare come quella del PS di Torre del Greco, in cui non esiste un vero e proprio percorso COVID 19, che non sia sovrapponibile a quello che dovrebbe essere un percorso PULITO, medici e infermieri a dover scegliere se prestare la propria opera presso il PS generale o l’area riservata ai pazienti con SARS-COV2. Per di più, avendo una durata limitata il filtro delle maschere FFP2 e FFP3, la loro protezione risulta vana, dovendo rimanere a contatto con un paziente sospetto o accertato almeno 6 ore, se non 12, vista la carenza di ulteriori dispositivi e di personale. Ne consegue che un operatore sanitario sarà inevitabilmente esposto a una carica virale non indifferente da Coronavirus, e senza possibilità, a meno che non sia sintomatico, di effettuare il tampone.

Ma torniamo alla NOSTRA PROCEDURA OPERATIVA. Se leggiamo a partire dalla pagina 18/53 ci rendiamo conto che esiste un’ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE composta da MMG e Operatori 118, la cui funzione sarebbe quella di evitare l’intasamento e il disservizio del PS e dei Reparti di Degenza COVID 19, attraverso la Centralizzazione dei casi sospetti, probabili, accertati. La procedura descritta è molto semplice e consiste nel contatto personale o telefonico del MMG o del Medico di 118 con il paziente, al fine della raccolta anamnestica, nella segnalazione del caso di dubbio al Dipartimento di Prevenzione – UOPC di appartenenza, nella compilazione della scheda di Segnalazione di caso sospetto, probabile, accertato (allegato 4) e nella prescrizione della quarantena del paziente in attesa di tampone, a meno di gravi comorbidità o di condizioni scadenti di salute che ne giustifichino un accesso al centro COVID19 di competenza, che per la ASL Napoli 3 Sud è individuato nel P.O. di Boscotrecase.
E invece cosa succede nella realtà? La situazione che ormai si ripete costantemente è che il 118 porta in Pronto Soccorso a Torre del Greco, peraltro, e non a Boscotrecase, anche pazienti paucisintomatici, con una sola diagnosi di sospetto, che potrebbero, come da protocollo e linee guida nazionali e internazionali, anche se positivi, trascorrere la quarantena a casa, con controlli da parte del Servizio di Sorveglianza Territoriale. Portare pazienti COVID19 sospetti al Pronto Soccorso non attrezzato comporta una chiusura del PS stesso per lo scopo che incarna alle necessità della comunità, dovendo andare incontro a processi di sanificazione, ma solo dopo che avrà smaltito il carico di pazienti sospetti per COVID 19, che, nel frattempo, continuano a susseguirsi.
Il tutto si traduce in disservizio per i pazienti non COVID 19, disagio per gli operatori sanitari che, come dicevamo sopra, non hanno DPI a sufficienza, disagio per lo stesso paziente sospetto, che verrà posto, immancabilmente, per assenza di aree differenziate, in contatto con altri pazienti sospetti, i quali il più delle volte si rivelano positivi.
A questo punto sopraggiunge il lato, consentitemi, comico. Ve lo spiego con un esempio pratico.
Ho due pazienti sospetti per stanza, ricoverati, diciamo, nella stessa giornata e che, in casi fortunati, effettuano subito il tampone (normalmente per avere la disponibilità di un tampone, per eseguire il test, attendiamo anche fino a 36 ore). I risultati arrivano, nella media, dopo 4 giorni dall’esecuzione del test. In questo lasso di tempo, i pazienti soggiornano nello stesso ambiente di Pronto Soccorso, non areato a sufficienza, figuriamoci se a pressione negativa, scambiandosi l’aria che respirano ed eventualmente anche i patogeni presenti nelle loro vie aeree. Arriva finalmente la risposta del tampone che, casualmente, sarà positivo in un paziente e negativo nell’altro (parlo di esperienza reale vissuta più volte). A questo punto, da normativa vigente, dovrei trasferire il paziente positivo, anche se in buone condizioni cliniche, perfettamente gestibile presso il proprio domicilio, al PO di Boscotrecase, d’ora in avanti centro COVID19, e dimettere il paziente negativo, che probabilmente in questo lasso temporale si è positivizzato, visto che il risultato del mio tampone è la fotografia di una situazione datata 4 giorni prima, ed esporre tutti i suoi contatti, dal momento che mette piede fuori dal pronto soccorso, e per tutto il tragitto che percorrerà sino a casa, a possibile contagio.

A tutto questo, si aggiunge l’inadeguatezza strutturale del PS di Torre del Greco, progettato in un tempo in cui non poteva prevedersi una Pandemia di tale entità, che non ha modo di isolare realmente pazienti COVID19 positivi o sospetti, da tutta l’utenza che vi giunge, esponendola di conseguenza, insieme a tutto il personale sanitario, al contagio virale.
E l’inadeguatezza del PS di Torre del Greco a gestire una tale emergenza si configura anche nell’assenza non solo di dispositivi di ventilazione meccanica (CPAP) ma anche di dispositivi di misurazione dei parametri vitali, banali come un pulsiossimetro o un elettrocardiografo, che consentano di monitorare contemporaneamente l’area COVID 19 positiva e quella standard, anziché averne a disposizione uno solo, che deve essere continuamente, e per forza di cose non adeguatamente, sanificato per passare da un paziente “standard“ a uno COVID 19, sospetto o positivo. E allo stesso tempo c’è la gravissima carenza di banale fornitura quale guanti, mascherine chirurgiche, copricalzari, occhiali protettivi, visiere protettive, cuffiette…
Eppure, in base a quanto affermato nel Protocollo Aziendale, il PS del PO Maresca di Torre del Greco dovrebbe servire il territorio esclusivamente come Pronto Soccorso e non come CENTRO DI SMISTAMENTO dei pz COVID 19 positivi e sospetti, funzione che dovrebbe essere assunta dal CENTRO COVID 19 di Boscotrecase e che accoglie invece solo casi positivi.
Dove, dunque, si pensa di destinare i pazienti COVID19 sospetti o probabili, ed in che modo e in che tempi si deciderà di attrezzare suddette strutture ricettive?

Ma la cosa più grave, caro Presidente e cari Direttori, è la mancanza di personale sanitario in numero adeguato per ciascun turno per soddisfare la duplice richiesta di occuparsi contemporaneamente della gestione del PS e dei sospetti COVID 19: ci è stato imposto di lavorare con un solo medico per turno. E’ inammissibile! Questo presupporrebbe che il medico abbia il dono dell’ubiquità e possa trovarsi contemporaneamente nell’area di quarantena e in quella del percorso normale, tanto più, che nell’area COVID 19, i computer non sono neanche dotati del programma per gestire la cartella elettronica, e le comunicazioni con l’altra ala vengono fatte “urlando” o “esponendo gli altri al contatto”, dal momento che manca persino il telefono. E, se anche dovessimo analizzare un servizio di pronto soccorso, in periodo di non emergenza, un solo medico per turno sarebbe, comunque, inadeguato a gestire una media di 60000 accessi/anno.

Come vede, Ill.mo Governatore, Spett.li Direttori, i protocolli esistono e, se fossero applicati, ci permetterebbero di lavorare con maggiore efficienza e sicurezza per noi e per i cittadini, contribuendo a fermare la diffusione del contagio. Ma non vengono applicati perché mancano le premesse per applicarli, perché manca tutto ciò che è necessario per gestire un normale pronto soccorso, figurarsi per gestirne uno adibito, in emergenza, anche a centro di smistamento COVID; non vengono diffusi e, nella stragrande maggioranza dei casi, gli stessi responsabili della salvaguardia della salute dei cittadini (medici di medicina generale, medici del 118, medici ospedalieri, infermieri, OSS) non li hanno ancora letti e assimilati, PERCHÉ NON SONO STATI EDOTTI DELLA LORO ESISTENZA!!! NON HANNO RICEVUTO ALCUN CORSO DI FORMAZIONE PER FAR FRONTE A QUESTA EMERGENZA!!!

Oggi, leggevo con attenzione la lettera di risentimento presentata dal Direttore Generale della ASL Napoli 1, indirizzata ai 5 colleghi AIF in Anestesia e Rianimazione, che hanno rifiutato l’incarico, adducendo come motivazione una retribuzione non adeguata. Benché possa essere rammaricato dal leggere che un collega, in questo momento di necessità, ponga davanti al Giuramento che ha fatto il vile denaro, non posso non FARMI ASSALIRE DAL DUBBIO CHE una tale rinuncia DERIVI ANCHE DALLA PAURA DI ESSERE MANDATO AL FRONTE SENZA ARMI ADEGUATE A FRONTEGGIARE QUESTO NEMICO, che si configura nella PAURA CHE IL NOSTRO SSN SIA INADEGUATO A GARANTIRE LA NOSTRA SALVAGUARDIA E INCOLUMITÀ, dettaglio che nelle dichiarazioni del Direttore viene probabilmente taciuto.

Per troppo tempo, noi operatori sanitari, soprattutto quelli collocati in prima linea, siamo stati oggetto di aggressioni, denunce, minacce e oggi anche al rischio di esposizione al contagio, perché trascurati da un sistema sanitario, di cui siamo gli attori principali e che dovrebbe tutelarci ma NON LO FA AFFATTO! Anzi, così come organizzato, il SSN ci sfrutta, ci manda a morire come carne da macello, pretende e non assurge ai propri doveri di tutela per i suoi operatori, e oggi, in particolare, caro Governatore, ci viene chiesto di accettare contratti eccezionali e provvisori offerti a medici in formazione specialistica, a neolaureati, a pensionati, anziché stabilizzare chi da anni vive nel precariato. Sono sconcertato.
E’ questo anche il mio caso, in attesa di scorrimento di graduatoria, vengo impiegato con un contratto di Specialistica Ambulatoriale a tempo determinato, anziché essere assunto, per scorrimento di graduatoria, NECESSARIO IN QUESTA EMERGENZA, come Dirigente Medico a tempo indeterminato.

Eppure, nonostante tutto ciò, la stragrande maggioranza di noi medici continua ogni giorno a lottare per la salute dei pazienti, a lottare contro malattie, infezioni, ignoranza, minacce, aggressioni, a lottare contro uno Stato che non ci garantisce il diritto basilare della SICUREZZA SUL LAVORO, contro un Sistema Sanitario che non tutela quelli che oggi sono definiti i suoi EROI, mentre fino a ieri eravamo, tutti insieme, definiti MALASANITA’.
Ma, caro Governatore, credo di parlare a nome di tutti, se dico che non vogliamo essere definiti EROI, perché questo sostantivo è quello che, più poeticamente, si presta ad affiancare l’altro, con cui gli eroi vengono spesso definiti, MARTIRI.
NOI SIAMO LAVORATORI LAUREATI, con una FORMAZIONE SPECIALISTICA, a detta del Sistema Formativo stesso, ALTAMENTE PROFESSIONALIZZANTE, e abbiamo il DIRITTO, per Legge, di eseguire le nostre delicate mansioni in CONDIZIONI DI LAVORO OTTIMALI. Abbiamo il DIRITTO di essere RETRIBUITI IN MODO ADEGUATO per la nostra opera CIVILE, PROFESSIONALE, UMANITARIA, PENALE.
NOI PRETENDIAMO CHE QUESTO ACCADA PER LA TUTELA NOSTRA E DELL’UTENZA CHE A NOI SI RIVOLGE! NOI ABBIAMO IL DIRITTO DI ESSERE GUIDATI DA PERSONALE SELEZIONATO PER VIA MERITOCRATICA E NON, COME SPESSO AVVIENE, PER FAVORITISMI POLITICI!
E lo sa perché caro Presidente? Non per invidia perché non ho “Santi in Paradiso”. Non per un motivo egoistico, non mi appartiene. Ma perché lo vede anche lei dove si finisce in una situazione di emergenza, se chi è a capo non sa fare il suo lavoro…

Caro Governatore, cari Direttori, voi dovete conoscere ciò che succede qui giù, nei piani bassi, dove ogni giorno tante persone, come me, che salvano la Sanità da un collasso che sarebbe meritato, solo perché la nostra ETICA e un GIURAMENTO, in cui crediamo fermamente, ci impongono di continuare a lavorare per la salute pubblica, anziché chiudere i battenti e scioperare, come avremmo ogni diritto e ragione di fare!
LA GENTE DEVE SAPERE! Il Popolo Italiano deve sapere, così la prossima aggressione non sarà diretta a noi, che siamo solo vittime di un sistema violentato e stuprato da anni di politica corrotta.

Detto questo, nonostante sia consapevole che, come tantissimi colleghi, io sia esposto, ogni ora in PS, non al rischio di contagio ma al contagio virale stesso, io non resto a casa!
Finché la mia salute me lo permetterà, io vado in trincea!

Io continuo a servire il mio Paese!

Io ci sono ora!

Torre del Greco, 24 marzo 2020

In Fede

Dr Antonio Braucci

Medico Chirurgo – Specialista in Chirurgia Generale

OMCEO NA33158

 

Coronavirus e Prezzi al Consumo

La sorpresa è di stamattina: “Avvocà è aumentato tutto di 60 centesimi. Le arance non arrivano più dalla Sicilia, vanno a peso d’oro. Le mele dal Trentino, neppure. Dalla Spagna e dalla Grecia, non arriva più niente. Nelle campagne non c’è nessuno che raccoglie”. Parole che lasciano perplessi. Scacciato il pensiero della speculazione, che va perseguita e punita, la riflessione va alle tante inchieste giornalistiche sulla filiera dell’agroalimentare e sulla prepotenza delle società di distribuzione che dettano prezzi e condizioni, con quintali di frutta e verdura al macero, perché il prezzo imposto non copre i costi della produzione. La crisi da coronavirus diventa una crisi di sistema del Paese a cui hanno chiuso le frontiere che, stando al mio fruttivendolo, diventano addirittura regionali. Rimpiangiamo la mela annurca di Giugliano in Campania, i cui agricoltori non sono, forse, sufficientemente sostenuti, ma anche la campania felix martoriata dall’inquinamento. All’emergenza sanitaria che si sta fronteggiando con giusti provvedimenti draconiani, si associa quella economica che richiede altrettanti provvedimenti immediati, onde evitare, sia le speculazioni, sia che si blocchino le filiere della distribuzione, lasciando spazio agli speculatori. Alle società di distribuzione che, fino ad oggi, hanno dettato legge e condizioni, va chiesto uno sforzo. Non c’è dubbio che il comparto dell’agroalimentare va messo sotto stretta sorveglianza, onde evitare il peggio. Il Presidente De Luca, con decisione, sta cercando di evitare che vada in crisi il claudicante sistema sanitario campano, che non potrebbe reggere l’onda d’urto, subita da quello Lombardo. Bene i provvedimenti draconiani che richiedono un sacrificio personale ai cittadini che, inizialmente, non hanno dato buona prova di disciplina, ma c’è un sistema produttivo che impatta direttamente sulle famiglie che deve essere tenuto sotto stretta osservazione, creando un’apposita unità di crisi in seno alla regione Campania, al fine di evitare “distorsioni” del mercato che si scaricherebbero sulle fasce più deboli della popolazione. Sindaci, Presidente della Regione e Governo Nazionale, in questo momento, ognuno faccia la sua parte, senza invasioni di campo; i cittadini sapranno rispondere ed avere fiducia, cosicché ne usciremo con un accresciuto e rinnovato senso di comunità e più forti di prima.
Avv. Gennaro Esposito
Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

Entrambi Vittime della Camorra

Ugo Russo una giovane vita spezzata (nella notte tra il 28 ed il 1 marzo 2020) per una rapina ed un’altra giovane vita travolta da un atto di difesa estremo che mai nessuno vorrebbe compiere. Fino a qui siamo nella dinamica, purtroppo, già conosciuta nel Paese. Quello che lascia sgomenti sono i gravissimi atti criminali, nell’imminenza della morte del rapinatore quindicenne, con spari alla caserma dell’arma dei Carabinieri e la devastazione del Pronto Soccorso dell’Ospedale Pellegrini. Atti di cui non si riesce a credere. Ho, difatti, raccontato l’accaduto ad una persona giovane, completamente a digiuno di informazione (purtroppo non sono poche), ottenendo una reazione di incredulità, pensava stessi raccontando un episodio di Narcos o di Gomorra. La mia reazione è stata prima di sorpresa e poi di mortificazione. Fatti, sui quali sono stato interrogato anche da amici non napoletani, anch’essi increduli. La domanda, che non trova una risposta immediata, è, come siamo arrivati a questo punto? Varie le riflessioni, sociologiche, psicologiche e politiche, che richiedono un approfondimento sul tema dei ragazzini lasciati soli, in balia di famiglie e di una città, ostili alla loro crescita civile, che propongono un modello di vita violenta e camorristica. Ma intanto cosa facciamo? Qual è la risposta immediata dello Stato? Tra poco ci dimenticheremo anche di questa tragedia fino alla prossima? Cosa possono fare i cittadini? Cosa stanno facendo le Istituzioni? Finora quello che vedo nei cittadini, è accettazione supina e passiva di ciò che accade, che trova il suo brodo di coltura, in un senso di sfiducia generale verso le Istituzioni, nella errata convinzione che non possano tutelarci. Convinzione che, purtroppo, da un lato rafforza un senso di rassegnazione, dall’altro rafforza chi si pone fuori dal recinto sociale e civile e che reagisce, compiendo una stesa davanti all’Arma dei Carabinieri, inaccettabile, in quanto, un atto intimidatorio verso l’Istituzione e, quindi, verso i medesimi cittadini. Senza tentennamenti o distinguo, pur nella tragedia, occorre manifestare solidarietà alle Istituzioni colpite da questi esecrabili ed inaccettabili atti camorristici. Nelle Istituzioni si deve gioco forza credere per la tenuta dello Stato. Le istituzioni, reagiscano in concreto, concertando azioni a lungo termine ed immediate perché i cittadini hanno il bisogno di essere rassicurati ora con la presenza dello Stato. Mai come in questo momento, gli uomini delle istituzioni hanno il dovere di non arrendersi, piegandosi ad un costume di illegalità diffusa e di piccoli soprusi, di cui si nutre la camorra e la mentalità camorristica della prepotenza e della sottomissione. L’appello, deciso, fermo, serio, va a coloro che hanno riversato la loro rabbia verso i Carabinieri ed il pronto soccorso dell’Ospedale Pellegrini, presso il quale era ricoverata una giovane donna vittima di violenza poi deceduta, affinché, queste persone, capiscano che, per onorare la morte del loro giovane amico o congiunto, devono immediatamente cambiare strada. A prevalere sia il senso di pietà e comprensione verso questo ragazzino e verso il giovane carabiniere. Due vittime della camorra!

Il Piano Trasporto Aereo Poco Ecologico

Il 15 gennaio scorso, insieme ad un gruppo di cittadini napoletani, siamo stati sentiti dalla VIII Commissione Lavori Pubblici del Senato delle Repubblica Italiana, sul Disegno di legge 727 (clikka) di “Delega al Governo, per il riordino delle disposizioni legislative in materia di trasporto aereo”, prima firmataria l’On.le Giulia Lupo del M5S. Siamo stati ascoltati come Cittadini napoletani organizzati che sentono il grave disagio di avere uno scalo praticamente in città, con aerei che sorvolano, a bassa quota, i popolosi quartieri del Vomero, Capodimonte e Centro Storico, patrimonio UNESCO, con passaggi, nelle ore di punta, di un aereo ogni tre minuti, perché, ormai, l’aeroporto di Capodichino ha superato la soglia di ottantaquattromila voli ed 11 milioni di passeggeri all’anno. Diligentemente, non abbiamo solo manifestato la nostra insofferenza, ma abbiamo anche dato la soluzione di riprendere il progetto dello scalo di Grazzanise, spiegando tutti i conseguenti vantaggi per il Sud del Paese di avere uno scalo internazionale merci e passeggeri, degno di questo nome. Lo stesso Ministero per i beni e le attività culturali, con una sua nota del 28-5-2019, prot. n. 14771 (clikka), ha segnalato, al Ministero dell’Ambiente, alla Soprintendenza, all’ENAC ed al gestore, la necessità di evitare il sorvolo, sia in decollo che in atterraggio, sulla Reggia di Capodimonte e sul Centro Storico, a tutela  dei siti museali e monumentali. Sennonché ci ha colpito, non poco, il contenuto del citato disegno di legge 727, cinque “paginette”, un solo articolo ed otto densi commi, con un elenco per il quale sono state utilizzate tutte le 21 lettere dell’alfabeto. Disegno di legge con il quale ci si è posto l’ambizioso obiettivo di dare una delega, “in bianco”, al Governo, sul trasporto aereo, fissando dei principi ispiratori. Ebbene, nonostante il mondo intero abbia battezzato il nuovo anno, all’insegna della tutela dell’ambiente, celebrando una bambina, che ha avuto il coraggio di bacchettare i grandi del pianeta, e nonostante Beppe Grillo, capo ideologico del M5S, abbia percorso il Paese in lungo ed in largo con spettacoli nei quali si faceva l’areosol sui fumi di scarico di un’automobile ad idrogeno, nel citato disegno di legge non v’è pressoché traccia della tutela dell’ambiente e della tutela della salute dei Cittadini, nonostante l’indiscutibile significativo impatto ambientale e sulla salute, di aerei ed aeroporti. Per essere sicuri di aver letto bene, con la ricerca nel testo di legge abbiamo, con sorpresa, constatato che la parola “tutela” è riferita esclusivamente al personale di volo ed ai passeggeri, quindi, cittadini intesi come consumatori, mentre, la parola “ambiente” è pressoché esclusivamente riferita alla necessità di incentivare la raccolta differenziata a bordo degli aeromobili. Problema, evidentemente cruciale per la proponente che, in buona sostanza, ha omesso di considerare tutti i problemi connessi alle emissioni gassose ed acustiche e, a tutte le conseguenze nefaste derivanti dallo sviluppo incontrollato di tale trasporto. Incuriositi di cotanta “saggezza”, abbiamo constatato che la Senatrice Lupo è di professione hostess dell’Alitalia. Evidentemente, non è sufficiente volare, per avere l’ambizione di disciplinare l’intero sistema di trasporto aereo del Paese!
Avv. Gennaro Esposito
Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

La Tolleranza delle Istituzioni sull’Abuso di Alcol tra i Giovani

Dopo il capodanno appena trascorso, con 20 ragazzini in coma etilico, è quotidiano il racconto della cronaca cittadina di una gioventù avvezza all’uso, o meglio all’abuso, dell’alcol. Lorenzo Marone, qualche giorno fa sulle pagine di Repubblica, ha snocciolato i dati delle conseguenze dirette ed indirette dell’alcol, che fanno letteralmente rabbrividire. Dati, che è facile riscontrare nella realtà. Basta, infatti, immergersi, da attento osservatore, nella cd. movida napoletana, per vedere giovanissimi che girano per strada, muniti di bottiglie di birra, se va bene, altrimenti non mancano bottiglie di vino e di superalcolici. La raffigurazione plastica di quello che raccontano i giornali è nelle migliaia di bottiglie che si rinvengono, sparse dappertutto nei luoghi frequentati dai ragazzini, da giovani e da meno giovani. Manca la percezione della pericolosità della bevanda alcolica. Per un ragazzino, è indifferente trangugiare un bicchiere pieno di coca cola, di vino o di whisky, inforcando, semmai dopo, il motorino, poiché manca la consapevolezza della dannosità e  si beve, non per il piacere di bere, ma più semplicemente, per lo sballo. Inoltre, nei cd. “baretti” abbondano gli inviti pubblicitari (clikka) espliciti allo “sballo”, con esaltazione dello stato di incoscienza alcolica. Basta andare sulle pagine facebook dei vari bar e baretti e vedere una grande quantità di inviti ammiccanti con cicchetti ad 1 €. Noi del Comitato Vivibilità Cittadina, nella consapevolezza che per combattere il fenomeno dilagante dell’uso dell’alcol tra i giovani, occorre prima conoscerlo, l’11.11.2017, nella occasione in cui partecipammo al tavolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, consegnammo a Prefetto, Questore e Sindaco un questionario (clikka), da somministrare nelle scuole, che in larga misura copiammo da una esperienza di una scuola di Arezzo, adattandolo alla realtà napoletana, grazie al contributo di alcuni sociologi che aderiscono al nostro Comitato. Ebbene, del pregevole lavoro fatto, alcun riscontro abbiamo ottenuto, né l’idea, che è indiscutibilmente buona, è stata fatta propria dalle istituzioni interpellate. Che le notti alcoliche siano un danno serio per i giovani è acclarato e la normativa nazionale, seppure esistente, non viene in larga misura fatta rispettare quasi per non “turbare” il divertimento cui hanno diritto i giovani. Ebbene, Repubblica, qualche giorno fa, ha dato la notizia della nuova disciplina regionale di contrasto all’abuso di alcol, emessa dal Governo Regionale Socialista di Francina Armegol che per le isole Baleari, patria della movida spagnola, Maiorca, Magaluf ed El Arenal ed Ibiza ha imposto il divieto di vendita di alcolici dalle 21,30 alle 8,00 del mattino, bandendo i tour alcolici a basso costo, con multe che arrivano fino a 600 mila euro e chiusura da 1 a tre anni per i proprietari dei bar che violano la normativa, mentre Napoli, come abbiamo più volte documentato sulla nostra pagina facebook, è diventata la meta turistica degli studenti erasmus che organizzano party alcolici in Piazza San Domenico Maggiore. Studenti che scelgono Napoli proprio per la completa libertà negli eccessi e negli abusi, mentre gli stessi vertici delle Forze dell’Ordine che partecipano, attivamente, al dibattito sul tema, più volte li abbiamo dovuti sollecitare, affinché si esigesse il rispetto della normativa nazionale che contrasta la diffusione dell’alcol e dello sballo. Ebbene, siamo arrivati anche ad invitare (clikka) espressamente le Forze dell’Ordine, affinché, adempiendo al loro dovere istituzionale, sanzionino il mancato rispetto del D.L. 117/2007 che, all’art. 6, impone a tutti gli esercizi commerciali che somministrano alcol, restando aperti oltre la mezzanotte, di avere all’entrata, all’uscita ed all’interno del locale, ben due tabelle: la prima, con la “descrizione dei sintomi correlati ai diversi livelli di concentrazione alcolemica nell’aria alveolare espirata e, la seconda, con le quantità, espresse in centimetri cubici, delle bevande alcoliche più comuni che determinano il superamento del tasso alcolemico per la guida in stato di ebbrezza, pari a 0,5 grammi per litro, da determinare anche sulla base del peso corporeo”. Oltre a ciò, sempre il citato art. 6 impone agli esercizi commerciali, di mettere, a disposizione degli avventori, un etilometro, per misurare il tasso alcolemico. Ebbene, sono pochissimi i locali che rispettano tale normativa e gli “osti” di buona volontà, talvolta, espongono tabelle con caratteri illeggibili (basta farsi un giro per constatare la completa evasione degli obblighi), nonostante la loro violazione implichi sanzioni (da 5.000,00 a 20.000 €.), non a livello di quelle spagnole, che giungono fino alla sospensione della licenza, da sette a trenta giorni. Orbene, noi del comitato non ci spieghiamo come sia possibile la totale inosservanza della normativa in commento. Potremmo dire che ormai la misura è colma e, quindi, se vogliamo evitare di creare una generazione di alcolizzati, occorre finire con le “chiacchiere”  ed avviare un processo di informazione presso le scuole fin dalla prima media, istituendo, inoltre, un osservatorio permanente che informi settimanalmente i cittadini del numero di controlli eseguiti, del numero di infrazioni rilevate, divise per tipologia ed il numero di sanzioni irrogate, nella consapevolezza che, a Napoli, le uniche sanzioni a cui sono sensibili i commercianti sono quelle che prevedono la chiusura, poiché, da quello che abbiamo appreso dal bilancio consuntivo del Comune di Napoli, le sanzioni pecuniarie, seppure elevate, non vengono poi riscosse dall’amministrazione.

Avv. Gennaro Esposito

Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

Le Nomine nelle Società Partecipate

Al centro del dibattito cittadino, l’ennesima nomina del Sindaco De Magistris. Questa volta è toccato alla Mostra d’Oltremare, società partecipata del Comune di Napoli, con un bilancio di diverse decine di milioni di euro ed un CDA, che dovrebbe guidarla, facendo gli interessi aziendali e, quindi, dei napoletani. Qualche mese fa, la nomina della Sig. Maria De Marco all’ASIA, con un dibattito assolutamente sovrapponibile a quello attuale, relativo al Dott. Remo Minopoli (per lo meno questa volta c’è un laureato). Dibattito, frutto di un regolamento che, quando ero consigliere comunale, proposi il 14.05.2012 (clikka), ottenendone l’approvazione con emendamenti voluti dalla maggioranza, il 15/05/2014 (clikka). Ben due anni di gestazione, nei quali feci di tutto per convincere il Sindaco De Magistris ed il Consiglio Comunale che era opportuno, anzi, era necessario che il Comune della terza città d’Italia si dotasse di un regolamento che facesse leva sul merito e sulla trasparenza. Poi, la mediazione al ribasso fu quella di elidere il merito e lasciare la trasparenza, perché nonostante il Sindaco De Magistris, appena eletto, avesse dichiarato di non avere “nessuno da piazzare”, poi, quando iniziò a fare le nomine e ad usare questo perverso meccanismo, si fece prendere la mano. La soddisfazione, sarà anche magra, però è stata almeno quella di rendere trasparente le nomine ed il ragionamento che le supporta. Tuttavia, sento il dovere di intervenire di nuovo nel dibattito pubblico, per dire con forza che il regolamento napoletano non è affatto una monade, perché, ad esempio, a Milano a Firenze ed a Torino, il regolamento applicato non è solo per la trasparenza, ma anche e soprattutto per il merito, con addirittura, in alcuni casi, una commissione che può ascoltare i candidati per valutarne la competenza! Il chiarimento è dovuto perché c’è chi, sbagliando, afferma, ancora, che la scelta dei manager è una scelta politica e discrezionale ed è bene chiarire che, mentre gli assessori sono e devono essere il frutto di una scelta politica discrezionale mediata dalla maggioranza di governo, i manager devono essere, in ogni caso, dei tecnici, poiché, con tutto il beneficio delle tessere di partito, non si può, nel modo più assoluto, sostenere né tollerare che, alla guida dell’ASIA, ci sia una esperta di dolci e, alla guida della Mostra d’Oltre Mare, un esperto del “by night”. La cosa che proprio non riesco a comprendere è che, sia in Regione, sia in Città Metropolitana, le nomine si continuano a fare nelle segrete stanze, poiché, mancando un regolamento ovvero mancando un regolamento efficace (in regione), non si fanno i bandi ovvero non si pubblicizzano sufficientemente e non si raffrontano i curriculum dei candidati, e così il dibattito pubblico verte solo sulle nomine del Comune. Possibile che il Governatore non abbia pensato a questo tema e che nessun Consigliere Regionale o Metropolitano abbia avuto l’idea di proporlo? E’ chiaro che la domanda è retorica, ma, ai Campani ed in particolare ai Napoletani resta l’amaro in bocca, poiché questo è uno dei motivi dell’arretratezza dello sviluppo della Campania e del Sud in generale, poco avvezzo alla trasparenza e sopratutto al merito, col risultato che i nostri preziosi giovani sono costretti a lasciare la propria terra!
Avv. Gennaro Esposito
Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

Il Sindaco di Napoli e la Notte Bianca Abusiva

Parole di fuoco quelle pronunciate dal Sindaco De Magistris, riportate da tutti i media cittadini, sul fallimento dei concerti della notte bianca del centro storico. Parole che, senza girarci intorno, individuano la responsabilità in capo alla Polizia Municipale ed alla Polizia di Stato (che ha eseguito i controlli), nella misura in cui, secondo il primo cittadino, i concerti si sarebbero potuti tenere ugualmente, se solo si fosse data una “interpretazione giuridica diversa” (quale?) e usando il “buon senso” (in che senso?). Preoccupano ancora le illazioni, sempre del Sindaco De Magistris, secondo cui in città stiano accadendo cose strane (quali?) e che i controlli sarebbero “maniacali”, in alcuni casi, ed assenti, laddove “sarebbero necessari” (dove?). Non manca, poi, il tentativo del Sindaco di “buttarla in politica”, riferendo che le elezioni sono alle porte. Senonché non v’è chi non veda, nelle dichiarazioni del primo cittadino, un serio e preoccupante contrasto istituzionale, tutto interno al Comune, che non fa bene né alla Città né ai Cittadini. Come Comitato abbiamo chiesto e chiediamo spesso, l’intervento delle forze dell’ordine per reprimere comportamenti scorretti, talvolta anche costituenti reato, che rendono la vita difficile ai cittadini. Basta ricordare la cronaca quotidiana di ciò che provoca la movida molesta napoletana o i concerti nell’area di Bagnoli/Coroglio, che noi documentiamo con foto e filmati sulle nostre pagine social. Ebbene, la mancanza di un atto amministrativo così importante, come quello contestato dalla Polizia Municipale per la trascorsa notte bianca, non si comprende come lo si sarebbe potuto aggirare, usando il buon senso, atteso che le citate norme sono a presidio della sicurezza pubblica e, la procedura amministrativa è tutta intestata allo Sportello Unico Attività Produttive cui inviare, ai sensi dell’art. 68 del Testo Unico Pubblica Sicurezza, una corposa documentazione che dimostri, come i cittadini che assisteranno o,  saranno a vario titolo coinvolti nell’evento di pubblico spettacolo, non correranno rischi di alcun genere. Anzi, possiamo tranquillamente dire, perché l’abbiamo riscontrato con i nostri disagi, che, spesse volte, anche quando le “carte sono apposto” i controlli sarebbero sacrosanti perché, ad esempio, si usano apparecchiature elettroacustiche, sicuramente superiori rispetto a quelle dichiarate, ovvero, messe ad una potenza superiore a quella consentita della legge, mentre i controlli si limitano al solo piano formale. Questa volta non possiamo non plaudire all’intervento delle forze dell’ordine che, anzi, è stato anche fin troppo tollerante. Basta, infatti, vedere il muro umano che si è creato nella notte bianca nei vicoli del centro storico, con persone, assiepate come formiche che, nel caso in cui fosse stato necessario, non avrebbero lasciato passare alcun tipo di mezzo di soccorso o di emergenza. Un’ambulanza, un mezzo dei pompieri, una moto delle forze dell’ordine sarebbe stato impossibile farlo passare per Via Benedetto Croce e strade adiacenti (abbiamo le foto ed i filmati). A questo punto, il Sindaco dovrebbe dire ai cittadini quali sarebbero i controlli necessari mancati da parte della Polizia Municipale; noi li conosciamo, li denunciamo, li invochiamo, ma abbiamo sempre pensato, a questo punto a torto, che il Sindaco ne fosse all’oscuro. Anzi, sarebbe il caso di avere un confronto chiarificatore sul punto. Siamo convinti che in città, oggi più che mai, occorre scegliere da che parte stare, senza fraintendimenti, senza dubbi; occorre scegliere se stare dalla parte della legalità e della tutela della vivibilità, o dalla parte della illegalità e dell’abuso che, gioco forza, prevarica i diritti umani dei cittadini. Siamo stanchi di sentirci dire che la città avrebbe ben altre priorità e non è accettabile, sentirsi dire, proprio dal primo cittadino che, rispetto alle irregolarità riscontrate, ci sarebbero ben altri illeciti da reprimere, per giustificare comportamenti e violazioni comunque illegali. Da un Sindaco i cittadini hanno il diritto di aspettarsi di più!
Avv. Gennaro Esposito
Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

Sardine Napoletane in Progress

Teste pensanti che si ritrovano in piazza, cittadini stanchi di una rappresentazione semplificata che parla alla pancia e non alla testa. Il messaggio semplificato dei porti chiusi, come arma di distrazione di massa, per fare gli interessi propri (i 49 milioni di €. della lega) o degli amici politici (da ultimo la proposta di svendita  delle spiagge pubbliche (clikka), sempre della lega, che completa il regalo della proroga di 15 anni delle concessioni demaniali nella scorsa finanziaria). Una politica che fomenta l’odio come unico messaggio, su cui attecchiscono malsani pensieri, da ultimo la pazzia di un pugno di estremisti di costituire il partito nazionalsocialista dei lavoratori a Caltanissetta; la buona notizia, è che li hanno arrestati, perché c’è ancora la Costituzione, che ci hanno regalato i nostri padri, che ci protegge. La Ricongiunzione generazionale affinché non si perda la memoria di ciò che è stato il fascismo ed il nazismo in Italia ed in Europa. Un popolo assopito, ha fatto credere che si potesse professare l’ateismo politico, “né di destra né di sinistra”, consentendo a partiti o movimenti di poter scegliere, a seconda della convenienza elettorale del momento, senza fare i conti con la coscienza propria e popolare. La politica è ricerca del bene ed interesse pubblico; ricerca volta a migliorare le condizioni di vita di tutti, affrontando con serietà i temi dell’ambiente, dell’equità e giustizia sociale, del lavoro e della solidarietà umana. Che queste piazze siano di monito alla destra, affinché si affranchi dal becero messaggio politico di Salvini e della sua cricca, per diventare una destra liberale e non schiava dei messaggi del passato; una destra che noi combattiamo perché lontana da noi; e siano di monito alla sinistra, affinché sia una sinistra della solidarietà, della giustizia sociale, della difesa del lavoro e dell’ambiente, alla strenua ricerca del benessere comune, affinché una economia sempre più invadente ed invasiva, non pregiudichi l’uomo e l’ambiente in cui vive. Per fare questo, occorre che si ritorni alla Politica, si sblocchi l’ascensore sociale, si infonda speranza e sicurezza nel futuro, si aiuti chi non è in grado di farcela da solo, si adottino politiche coraggiose volte alla tutela dell’ambiente, scegliendo quali interessi collettivi, proteggere; la strada ce l’abbiamo: è la nostra Costituzione Antifascista ed Antirazzista! Gennaro Esposito sardina napoletana, si spera, in progress

La Classifica della Vivibilità

Classifica delle città più Vivibili fatta da ItaliaOggi in collaborazione con l’Univesità La Sapienza di Roma e Cattolica Assicurazioni che è possibile leggere in un Dossier molto articolato (clikka) ci dice che le prime 68 città dove si vive meglio sono tutte del nord, qualcuna del centro/nord. La prima città del sud è al 69esimo posto ed è Potenza seguita subito dopo da Matera. Napoli al 105esimo posto su 107, scavalca solo Crotone ed Agrigento. Poi c’è il Sindaco De Magistris che parla di PIL della felicità, ma come si concilia questo PIL con buche per strade, “munnezza”, verde pericoloso abbandonato ed inesistente, trasporti sempre in ritardo, scuole che cadono a pezzi, turisti mordi&fuggi, navi, aerei e traffico automobilistico che rendono l’aria irrespirabile e chi più ne ha più ne metta. Essere Napoletani e sopratutto vivervi a Napoli è una missione degna di santificazione per martirio. Noi ci restiamo per migliorarla, perché pensiamo di dare l’opportunità ai nostri figli di vivere nella nostra terra, ricca di tesori maltrattati ma bellissimi, con un patrimonio storico, monumentale e naturalistico immenso ma oltraggiato ogni giorno da amministratori e cittadini indegni. Noi pensiamo che il cambio di paradigma passi da un cambio culturale il cui motore sono e saranno i Napoletani stessi, quelli orgogliosi e degni di essere napoletani ed amare questa terra. Non veniteci a dire che Napoli non può essere paragonata a Trento, perché nella classifica ci sono anche le altre grandi città ed i cittadini devono in ogni caso sapere dove si vive meglio perché per lo meno saranno in condizione di poter scegliere!

Riflessioni Sul Bilancio del Comune di Napoli

Napoli, riflessioni sul bilancio comunale

Riceviamo e pubblichiamo una nota dell’avvocato Gennaro Esposito del Comitato Vivibilità Cittadina

Servizi comunali ridotti al lumicino, ivi compresi quelli essenziali: strade dissestate, verde bruciato o sradicato, scuole che cadono a pezzi, rifiuti per strada, trasporti su gomma, inesistenti e quelli sul ferro, in perenne ritardo. Potrei continuare ad elencare, ma, credo che ognuno di noi possa farlo da solo, vivendo semplicemente la realtà quotidiana napoletana. Non v’è chi non veda, infatti, che Napoli è alla “canna del gas”, seppure, per fortuna, bellissima ed affascinante per i turisti, di passaggio per pochi giorni, non costretti a misurarsi con i disagi quotidiani e perenni. Tutti fatti che subiamo e che, è bene dirlo, dipendono dalle risorse che non ci sono, oltre le scarse che, invece, sono mal amministrate. Numeri e rendiconti che non si comprendono, o non si cercano affatto, seppure pubblicati sul sito del Comune di Napoli. Atti che, neppure chi è deputato a votarli, conosce, altrimenti non li voterebbe. E’, infatti, di questi giorni, l’approvazione della Giunta Comunale del bilancio consolidato 2018, con l’annuncio dell’Assessore al Bilancio che è “tutto apposto”, che il nostro patrimonio, di circa 9 miliardi di euro, è superiore al debito, di circa quattro miliardi e mezzo di euro. Come dire, in modo semplicistico, abbiamo le “proprietà”, possiamo andare avanti! Ebbene, scendere nel dettaglio dei numeri è noioso e, chi ha le leve del comando in mano, lo sa bene ed ha gioco facile a spararla grossa, tanto mai nessuno andrà a scoprire il bluff. L’ultimo, il bilancio consolidato 2018, che è l’aggregato dei conti delle società, enti o istituzioni dell’amministrazione pubblica locale; sette società su diciotto quelle da considerare. E’ l’atto, successivo al rendiconto consuntivo 2018, che non lascia presagire nulla di buono, se non, che è la continuazione del disastro contabile comunale che si perpetua da anni, senza avere il coraggio di affrontare i nodi contabili che hanno un impatto sociale e politico. Orbene, dall’esame di quest’ultimo atto, si nota un trend negativo che lascia perplessi, con un incremento da un anno all’altro dei crediti non riscossi, riportati nell’attivo del bilancio consolidato di oltre quattrocentocinquanta milioni (per la precisione 463.800.325€.), così come pure dal lato passivo, si nota un incremento dei debiti del gruppo, di circa quattrocentomilioni di €. (per la precisione 394.739.916€.). Nel complesso, la somma delle passività del gruppo subisce un incremento di circa un miliardo di euro (per la precisione 717.466.007€.). In buona sostanza, crescono i crediti che non si è in grado di riscuotere, mettendoli bellamente in bilancio, anche nelle società partecipate e cresce, di pari passo, anche l’indebitamento, segno che l’amministrazione cittadina è, gioco forza delle sue partecipate, fa acqua da tutte le parti.

Come dire, tutte somme stratosferiche che sembrano quasi incredibili agli occhi dei cittadini, se non si dice loro che la nave sta andando a sbattere contro un iceberg che, nonostante il cambiamento climatico, non accenna a ridursi. Difatti, come possa l’assessore Panini brindare con questi numeri, non si capisce proprio. Spiccano i crediti, nella pancia della nostra azienda idrica ABC, di oltre trecento milioni (per la precisione 308.579.746€.) dato che appare, vieppiù grave, se si pensa che a Napoli prevale l’opinione “popolare” diffusa che  “tanto l’acqua non si paga, perché non la possono staccare!” Non da meno, le altre partecipate del gruppo Comune di Napoli, tutte con crediti e debiti milionari. Ebbene, non è difficile capire, che l’efficienza di una azienda si misura anche con la sua capacità di farsi pagare e di pagare e, posso dire con cognizione di causa, che tale efficienza non rinvengo certamente nel Comune di Napoli che ha una capacità di riscossione, direttamente proporzionata al gradimento di cui gode. Orbene, per far comprendere quanto sia inefficiente l’amministrazione e la politica cittadina, è facile osservare che la sua capacità di riscossione, per un comparto essenziale come quello delle entrate per canoni, tasse, sanzioni ed in genere tutte le cd. entrate extratributarie (il cd. titolo III del bilancio) è appena del 3,61%, lasciando sul “campo” per il solo anno 2018 un credito non esatto (che non si esigerà forse mai) di oltre un miliardo di euro! Così si resta perplessi per gli incrementi impressionanti che ci sono stati tra il 2017 ed il 2018, sia per i crediti non esatti, oltre mezzo miliardo di euro (per la precisione €. 584.816.038,12) che per i debiti non pagati, oltre settecentomilioni di euro (per la precisione 707.566.259,84). Debiti non pagati e crediti non riscossi che ammontano complessivamente, anche per le annualità pregresse, i primi, ad oltre tre miliardi di euro (per la precisione 3.617.047.416,10) ed i secondi a circa due miliardi (per la precisione 1.914.027.216,40). Orbene, per chi non si fosse annoiato con i numeri e, fosse giunto fino a questo punto, il dato sociale e politico di tutto questo parlare è che mai nessun Sindaco e, men che meno de Magistris, nonostante la sua qualità di ex magistrato, accompagnato da un Colonnello dei Carabinieri, ha mai avuto il coraggio di aggredire il “credito storico” del Comune di Napoli, per paura di alienarsi il consenso elettorale. Il Sindaco di Napoli, infatti, preferisce parlare di debito storico, per sviare l’attenzione da ciò che la legge ed i canoni di buona amministrazione gli impongono. In conclusione, sarebbe anche venuto il momento, di non trattare il popolo napoletano come un bambino a cui vengono raccontate frottole, e, si faccia un appello affinché ci si rimbocchi le maniche, ma per questo, forse, dovremo aspettare di cambiare sindaco.

Avv. Gennaro Esposito

Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

 

Il Bilancio del Comune di Napoli: Napoletani Sfiduciati!

Leggo, in questi giorni, che la Giunta De Magistris si accinge ad approvare il bilancio consolidato del 2018. Con i numeri di bilancio comunale, mi sono confrontato varie volte, quando ero Consigliere Comunale (2011-2016), scoprendo tante cose che raccontano l’efficacia, o meglio l’inefficacia, dell’azione amministrativa. Da ultimo, ho studiato, per soddisfare la mia passione civica, il rendiconto consuntivo del 2018 che, credo, dovrebbe essere spiegato meglio ai napoletani. De Magistris, posso dire con cognizione di causa, non è stato nulla di più degli altri (forse qualcosa di meno). Certamente va dato merito a De Magistris per l’invezione del “debito storico”, cosa di cui lui parla spesso per celare, dico io, il “credito storico” che, ad oggi, ammonta alla stratosferica cifra di oltre tremiliardi e mezzo! Un credito che verrà incassato solo in minima parte, dal momento che è usato per “comprarsi” il consenso a buon mercato dei Cittadini. Esso é un vero e proprio strumento politico che serve ad evitare di inimicarsi intere categorie. In questo credito ci sono, infatti, circa 43 milioni di €. per evasione di tassa, canone e sanzioni per la occupazione, legittima o abusiva, di suolo pubblico che il Sindaco non ha mai inteso mettere, realmente, in riscossione. Eppure, potrebbe essere incassato facilmente, applicando i regolamenti comunali che sanciscono, chiaramente, che coloro che sono debitori del Comune, non possono ottenere concessioni, o autorizzazioni, ivi compresa quella alla occupazione di suolo pubblico. Inoltre, nel cd. credito storico, ci sono circa 700 milioni di €. di sanzioni, per violazione al codice della strada che non verranno mai incassati. Appaiono, pertanto, non facilmente comprensibili le dichiarazioni dell’assessore al bilancio del Comune di Napoli che usa un po’ di mestiere per celare il fallimento, più volte decretato da pronunce della sezione regionale della Corte dei Conti, poi ribaltate in sede centrale, anche per l’intervento successivo di leggi, emanate “ad hoc”, per salvare i Comuni. Egli, infatti, parla del patrimonio di circa 9 miliardi di euro del Comune di Napoli che viene messo sul piatto della bilancia, per far fronte al debito di circa cinque miliardi di euro, senza dire, però, che il patrimonio non si liquida affatto e che, la mancanza di liquidità è proprio il presupposto per dichiarare il fallimento (rectius Dissesto) di un Comune. Lo stesso Assessore si guarda bene dal far cenno al “credito storico” che, da solo, coprirebbe gran parte del debito, perché ciò significherebbe mettere in campo pratiche di buona amministrazione, andando a chiedere i soldi a chi li deve, primi, tra tutti i cittadini che, dal canto loro, non ottenendo alcun servizio, degno di questo nome dal Comune, omettono di pagare quanto dovuto. Occorrerebbe, invece, spiegare ai napoletani che saranno sempre presi in giro da una politica che, per scopi poltronistici, ha sempre omesso di affrontare il problema del Credito Storico, gonfiando i bilanci previsionali di somme fasulle, che non si ha il coraggio politico di incassare e che, proprio per questo, non andranno mai a finanziare alcun servizio! Occorre che i Napoletani maturino e comprendano che, chi paga le tasse, le multe ed i canoni, dovuti al Comune, non è più “fesso” degli altri, ma, per far questo, credo che, ormai, occorra cambiare Sindaco!

 

 

Il Credito Storico del Comune di Napoli

43 (per essere precisi 42.952.251,35) sono i milioni di euro che il comune di Napoli ha indicato nel bilancio consuntivo 2018, come crediti non riscossi, per le occupazioni di suolo pubblico, sia esse legittime (munite di concessione) sia esse abusive, in toto o in parte. Il dato è allarmante se si pensa che la città, in particolare il centro storico, è diventata una enorme tavola sempre imbandita con tavolini, ombrelloni, panche, panchette ed orpelli di vario genere e natura, adattati, all’occorrenza su ogni cosa, per consentire la seduta o l’appoggio di avventori e turisti, tanto da generarsi una vera e propria questione di sicurezza pubblica, quando la sede stradale è troppo ridotta per ospitare i malcapitati clienti che, all’occorrenza, si devono alzare, per consentire il passaggio di auto, se non addirittura di motoveicoli, per non parlare dei mezzi di soccorso e di emergenza che, puntualmente, ritardano il loro “percorso ad ostacoli”. 43 milioni di euro, di cui circa 36 milioni sono dovuti per la occupazione abusiva di suolo pubblico, sia essa in eccedenza, rispetto a quella autorizzata, sia essa completamente abusiva. Cifre da capogiro che, in un Comune in predissesto ed alla canna del gas, fanno traballare anche i servizi pubblici essenziali ormai “ridotti all’osso”. Soldi che potrebbero essere incassati “domani mattina”, se solo si applicassero le leggi già vigenti, come l’obbligo di non rinnovare le concessioni di occupazioni di suolo pubblico a chi è in debito con l’amministrazione comunale; per intenderci, il cosiddetto programma 100 del Comune di Napoli che impone il pagamento preventivo dei debiti, a chiunque voglia ottenere dall’amministrazione, un’autorizzazione o una concessione o stipulare un contratto di appalto pubblico. Eppure i media cittadini riportano, con una cadenza settimanale, le solerti azioni della Polizia Municipale che sanziona e contesta occupazioni di suolo pubblico abusivo, per centinaia di migliaia di euro che, a questo punto sappiamo, non si incasseranno mai. La tragica conseguenza è che, dalla energica e meritoria azione della Polizia Municipale non si ottiene alcun mutamento dello stato dei luoghi. Chi occupa abusivamente, continuerà a farlo, a partire da un minuto dopo la consegna del “verbale”, così come accade per gli “inossidabili” parcheggiatori abusivi, i quali, non avendo nulla da perdere, collezionano multe per decine e decine di migliaia di euro; d’altra parte, è facile constatare che, di solito, l’occupante abusivo di suolo pubblico, rispetto al parcheggiatore abusivo, è titolare di una autorizzazione all’esercizio di una attività commerciale se non, come detto, di una vera e propria concessione di suolo pubblico che, a “rigor di legge”, dovrebbe essere revocata o sospesa, almeno fino a quando il responsabile non mostri resipiscenza, mediante il pagamento o la richiesta di rateizzazione, prevista dal regolamento di contabilità Comunale. Ebbene, nulla si muove tutto si distrugge, sì, perché al sempre maggiore carico urbanistico, cui viene sottoposta la Città, non corrisponde un maggior gettito fiscale per le casse comunali, di modo che è facile vedere comodi avventori e turisti, seduti a tavolini posti a pochi metri da cumuli di pattume che non viene raccolto per la impossibilità di far fronte ai maggiori costi. Una evasione, che il Sindaco di Napoli non ha mai neppure dichiarato di voler combattere, che finirà per danneggiare chi saccheggia il bene pubblico, fino al punto da “distruggerlo”. E’ chiaro che non si debba criminalizzare una categoria produttiva ma è altresì chiaro che l’Amministrazione debba fare di più e meglio anziché non fare nulla. Difatti, su altro analogo fronte, si registra il medesimo atteggiamento dell’amministrazione comunale che in violazione di legge (l’Art. 22, comma 3 bis del D.L. n. 50/2017) omette di farsi pagare il costo degli straordinari che si devono pagare alla Polizia Municipale per gli eventi privati, primi tra tutti, le partite allo Stadio San Paolo che, invece, contra legem, si caricano sulle spalle dei poveri cittadini tartassati è il caso di dire. In conclusione, il Sindaco di Napoli più che fare una battaglia tutta politica e “campata in aria” sul cd. debito storico del Comune, farebbe bene ad amministrare la Città impegnandosi a riscuotere il Credito Recente e Storico senza farsi condizionare dal timore del consenso elettorale.

Avv. Gennaro Esposito Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

Le Crociere Sui Mari tra Ambiente e Divertimento

Balconi Sul Mare: Una inchiesta del Giornale tedesco Der Spiegel del 10 agosto scorso che vale la pena leggere per capire quanto l’uomo stia consumando la Terra e quanto gli interessi economici sopravanzino i diritti. Le Navi da crociera giungono nei nostri porti, in alcuni casi “attraversando” le città, portandoci la ricchezza del turismo, ma quanto del nostro ambiente e della nostra salute siamo disposti a sacrificare? Questa lettura apre una prospettiva diversa che ci deve far riflettere…

Buona lettura

Traduzione a cura di Enrico Palazzi e Georg Demetz

Turismo di massa. Il boom delle crociere mostra sempre più spesso il suo lato odioso: le navi appestano l’aria e gli oceani, i loro passeggeri vogliono sentirsi a bordo come a casa e fanno escursioni in “squadre”.
Anche le città costiere più difficili da raggiungere, non sono più al riparo dai croceristi. Chi paga il prezzo per questa follia?

***

La nave “Mein Schiff 6”, lunga quasi 300 m, alta sull’acqua quasi 60 m, sarebbe per i pirati un grasso bottino. Nel momento in cui è salpata, a fine giugno, da Trieste, aveva caricato 9,5 tonnellate di carne fresca, 5,3 tonnellate di pesce e crostacei, 14,4 tonnellate di verdura,11,6 tonnellate di frutta, 28000 uova, 7100 croissants, quasi 14000 litri di birra, vino e prosecco.

Da qualche parte, nella pancia profonda della nave, sono conservati anche 32 kilogrammi di caviale e un paio di centinaia di bottiglie di champagne; provviste per 3500 anime che si mettono in mare per sette giorni: circa un migliaio di uomini d’equipaggio e 2534 crocieristi di questo primo scorcio del 21o secolo.

Il mare davanti a Trieste è tranquillo in questa sera di domenica; a bordo la musica rimbomba così forte, da raggiungere ogni angolo della nave. Sta andando una canzone che chiamano: “L’inno della partenza” e che unisce ormai numerose generazioni di ospiti della flotta “Mein Schiff”.

“Oh, grande libertà, io ho nostalgia di te” – canta la banda “Unhelig”. “ Tu sei un figlio del mare, ed il mondo giace ai tuoi piedi “.

La canzone si adatta bene alle parole che, in caratteri cubitali, sono dipinte sui fianchi della nave: Stupore. Meraviglia. Respiro. Benessere. Sarebbe stata, in passato, una vera sventura se una canzone popolare tedesca avesse diffuso le sue note nel Golfo di Trieste. È possibile che oggi sia nuovamente così, anche se per motivi del tutto diversi. In giro per il mondo esplodono già nuove battaglie etiche, che trasformano per certi

versi in un campo minato ideologico il regno delle vacanze e del turismo – e l’industria crocieristica in particolare.

Una delle cose caratteristiche dell’ecologismo è, sin dal suo nascere, il trovarsi in contraddizione non soltanto con l’economia organizzata in modo capitalistico, ma anche con la libertà individuale. Si pongono oggi ovunque domande intorno al modo di vivere tipico delle società del benessere, alle quali riesce sempre più difficile provare un soddisfatto sentimento di benessere davanti al cambiamento climatico. È ragionevole volare da Berlino a Trieste e poi incrociare per le acque del Mediterraneo un’intera settimana con una nave? È un atteggiamento responsabile quello di andare in giro per il mare, per divertimento, se, per questo, vengono bruciate ogni ora sino a 5 t di carburante, di preferenza olio combustibile pesante, come è anche il caso della nave “Mein Schiff 6”, di cui stiamo parlando? Non è una scena vergognosa quella a cui si assiste, quando uno di questi hotel galleggianti, grandi e pesanti come un condominio, scivolano sin dentro la delicata e fine Venezia o davanti al centro storico di Dubrovnik? E, ancora, non nota forse chiunque quanto assurda sia la simultaneità tra le crociere e le barche dei migranti nel Mar Mediterraneo?

Mentre alla fine di giugno, davanti a Trieste, a poppa, scompaiono le luci della costa, nei 12 bar della nave “Mein Schiff” si dà l’attacco alle scorte di birra, vino e prosecco. Ad uno dei balconi troviamo i coniugi Pape: Dietmar e Renate, lui di 78 anni e lei di 74, entrambi insegnanti in pensione provenienti da Braunschweig, alla loro sesta crociera. Sul ponte troviamo invece il capitano Simon Boettger, 37 anni, dello Holstein, il quale, da 17 anni, viaggia in mare e ha anche lavorato sulla MS “Deutschland”: la “nave da sogno famosa in tutto il mondo “. Inoltre, sottocoperta: Harold, un lavoratore anonimo della squadra per l’igiene il quale, per 2,81 dollari all’ora di stipendio, per sette giorni la settimana, si prende cura di garantire la pulizia, che viene così tanto stimata importante dai passeggeri della crociera. La nave “Mein Schiff 6” è stata costruita per ospitare più di 2500 passeggeri ed è una delle sette navi della ditta TUI Cruises. Ci si muove in un mercato globale in crescita: nel 2018 furono 28,5 milioni i vacanzieri in tutto il mondo che scelsero di fare una crociera, quasi 11 milioni in più rispetto al 2009. Soltanto il numero dei tedeschi è, nei passati 10 anni, più che raddoppiato, arrivando a 2,2 milioni; in Europa sono soltanto gli inglesi ad essere altrettanto entusiasti delle crociere. Il trend indica una salita vertiginosa verso l’altro. L’associazione dell’industria crocieristica, CLIA, muove dal presupposto che, di qui al 2030, 6 milioni di tedeschi potrebbero scegliere di trascorrere le loro vacanze annuali a bordo di una nave. Che cosa vi cercano? I coniugi Pape, da Braunschweig, fanno normalmente le loro vacanze in camper; le crociere sono per loro qualcosa di molto particolare, con cui si regalano una ricompensa di tanto in tanto. Durante un viaggio di ritorno in camper dal sud, sono giunti una volta davanti al porto di Trieste ed hanno, dall’autostrada, dall’alto, visto le navi e l’acqua scintillante e hanno deciso, una volta o l’altra, di prendere il largo da qui. Durante la settimana a bordo della nave “Mein Schiff 6”, i Pape siedono ogni sera, intorno alle 18, davanti alla finestra nel ristorante “ Atlantico-Mediterraneo “, al ponte quattro. Si godono le cinque portate che sono comprese nel prezzo, bevono il Rosè, che è sua volta a disposizione senza un sovrapprezzo. Fanno i calcoli per capire dove vogliono concedersi un’escursione e dove invece possono rinunciare. Dubrovnik la conoscono già, per cui si recheranno senza guida ad esplorarla. A Kotor, invece, mettono in conto di fare un’escursione, poiché lì non ci sono mai stati. La cosa più importante è, per loro, alloggiare in una cabina con balcone. Senza questa, è chiaro, non avrebbero nemmeno iniziato la crociera. I Pape hanno prenotato la tariffa “cabina flessibile Flex”, per € 1500 a persona, il che significa che soltanto pochi giorni prima della partenza avrebbero saputo quale cabina gli sarebbe stata assegnata. A casa loro, a Braunschweig, dormono in stanze da letto separate, in crociera invece condividono lo stesso letto. Dopo cena Dietmar Pape si prende una birra, sua moglie un drink analcolico al bar e si godono il tramonto sul balcone. E’ significativamente molto pratico, per loro, il fatto che, durante le notti nel Mediterraneo, si possa semplicemente tenere aperta la porta balcone…

Sicurezza ed igiene sono molto quotate presso i passeggeri della crociera. Le crociere sono il modo più comodo di scoprire il mondo, dicono, nelle rilevazioni del settore, gli intervistati per più dell’80% e questo si lascia facilmente interpretare come una reazione alle crisi attuali. I tempi nei quali ci si poteva recare a Damasco, in viaggio di formazione, possibilmente seguendo vie terrestri, sono, fino a nuovo ordine, del tutto “out”. I, un tempo classici, paesi di vacanza come l’Egitto, la Tunisia o la Turchia sono stati fortemente danneggiati a causa di attacchi terroristici ed altri sconvolgimenti. Il paese straniero, nel quale un tempo si apriva la possibilità di ampliare il proprio orizzonte, appare ora più minaccioso che mai. L’industria crocieristica promette di aiutare ad avere una vacanza senza pentimenti, dando ad intendere di poter far sposare insieme due mondi che non possono essere uniti: nella cabina con balcone si fondono il viaggio verso luoghi lontani e il sentirsi a casa, il viaggio in cui si è presso di sé e allo stesso tempo altrove. Durante il tour della nave “Mein Schiff 6”, da Trieste a Malta, sempre lungo la costa, i Balcani si trovano sempre lontani soltanto un tiro di schioppo dai balconi ed è questa, in definitiva, tutta l’idea. Ciò che è estraneo conserva il suo fascino, ma non spaventa più. Il mondo si risolve in gite ben organizzate e il movimento con gli altri segue un chiaro e ben orchestrato piano quotidiano. Nessuno deve provare ansia, se nel frattempo non dovesse trovare una toilette ben ordinata, perché tanto è garantito il ritorno ad un proprio lavandino e, contro la nostalgia di casa, ci sono il polpettone e i piatti tipici della cucina tedesca. I Pape possono non riconoscere in tutto questo qualcosa di avulso dalla realtà o di superficiale, e desiderano – così dicono – semplicemente lo svago multiforme del viaggio in nave. Il fatto che, durante una sola settimana, possano vedere così tanti posti diversi è considerato bello. Che il viaggio, dal decollo ad Hannover fino al viaggio di ritorno in aereo dalla Valletta sia reso possibile attraverso una prenotazione, è considerato pratico. Come clienti abituali di TUI Cruises , racconta il signor Pape, essi ricevono continuamente per mail delle offerte e, quando una di queste appare loro interessante, allora se la aggiudicano. Particolarmente affascinanti hanno trovato le isole greche: ragion per cui vogliono presto recarsi lì nuovamente. Ci sono anche, certamente, dei contrattempi, ma solo di piccola entità… La loro cabina, questa volta, si trova presso una scala spesso frequentata ed è posta sopra un Imbiss, che rimane aperto ad ogni ora. I troppi corpi in piscina, racconta la signora Pape, le molte persone, questo è per loro qualche volta un po’ eccessivo… Ma hanno apprezzato il fatto che si possa, come in Francia, mangiare a bordo cibo molto raffinato e che questo sia compreso nel prezzo. Inoltre apprezzano le piccole porzioni. Qualche volta, dice la signora Pape, per molto tempo non succede nulla in un viaggio di questo genere. “Ma questo starsene a guardare il mare, io lo trovo veramente eccezionale “.

TUI Cruises aspira ad offrire le crociere tedesche “Premium” per i vacanzieri dalla Germania. E quindi ci si comporta in modo confacente. Il check-in a Trieste scorre liscio. Successivamente ogni passeggero ottiene, in corrispondenza della sua carta di credito, una carta di bordo collegata la quale, durante la settimana, viene utilizzata per i pagamenti e che serve anche come cartellino orario prima e durante le escursioni, affinché nessuno venga dimenticato all’estero. TUI Cruises sa, grazie alla carta di bordo, quando un passeggero entra ed esce dalla sua cabina. Quali ristoranti a pagamento visita. Quali creme solari compra. Tutto questo serve alla continua ottimizzazione dell’offerta. In occasione del primo ingresso in cabina viene fatto passare un film di benvenuto per i passeggeri su un bianco televisore a schermo piatto. Viene mostrata un’illustrazione: un disegno della nave dalla quale spuntano delle foglie verdi, come se si trattasse di un albero. “La flotta “Mein Schiff” stabilisce nuove norme riguardo all’efficienza energetica, la riduzione delle emissioni e difesa delle risorse“, racconta una voce maschile. Essa utilizzerebbe circa il 30% di energia in meno rispetto alle altre navi con cui può essere confrontata. Le emissioni di zolfo verrebbero, attraverso il sistema di trattamento dei gas di scarico, abbattute fino al 99%, l’ossido di azoto al 75% e il particolato al 60%. Sul canale 11 della televisione di bordo scorrono prese in diretta della piscina. Ancor prima che la valigia sia portata all’interno della cabina, grazie al film deve venire stimolata l’impressione che un eventuale scetticismo riguardante questioni relative all’ambiente è fuori luogo: l’ospite può sintonizzarsi nella modalità “benessere” senza cattiva coscienza. La

nave “Mein Schiff 6” viaggia non sotto bandiera tedesca, ma maltese, benché sia stata “battezzata” il 1 giugno 2017 nel porto di Amburgo davanti alla Filarmonica dell’Elba. Per la festa inaugurale vennero Natascha Ochsenknecht, Heino e Didi Hallervorden. A bordo nulla ricorda Malta, ma tutto Amburgo. La galleria commerciale sul ponte 4 si chiama Neuer Wall, come la strada amburghese degli acquisti; il teatro al ponte 3 si chiama “Grosse Freiheit”, e nel bar “Aussenalster”, sul ponte 14, le bevande comprese nel prezzo sono: Pils di Bitburger, la birra chiara Paulaner, e l’atmosfera li è solitamente molto piacevole. Il mattino comincia con un annuncio: con voce rassicurante si presenta “la vostra Wiebke”, la direttrice della crociera. E’ lei che presenta i punti salienti del programma quotidiano, promuove attività di bordo e offerte all’interno dei negozi. Nei giorni di navigazione, quando gli ospiti non possono uscire dalla nave, rimangono soltanto i negozi a bordo per placare il desiderio consumistico. Le spese dei passeggeri nei negozi di bordo costituiscono fino a 1/5 delle vendite di una crociera. Il prezzo base per una settimana di crociera si attesta ovunque mediamente intorno ai $ 1300 a persona, in Germania intorno ai € 1500. In aggiunta, ogni ospite spende in media dai 200 ai € 300 nei bar e nei caffè a bordo, quasi € 100 per le escursioni, € 50 per gli ingressi nelle Spa. Inoltre ogni giorno si aggiungono € 20 per le mance. E poi ci sono anche questi continui inviti a spendere del denaro per degli extra: degustazione di carni nella Steakhouse, sul ponte 5 (€ 30), workshop “Il mio sapone – un pezzo di vacanza per quando si è a casa” (€ 20)… Soltanto incontrarsi al bar Diamant al ponte 5 non costa nulla. Dal lato opposto del TUI bar, al ponte 4, i passeggeri possono, parlando con un consulente di viaggio, già prenotare la prossima crociera con il 3% di sconto. Se la TUI in Germania gestisse un hotel dell’ordine di grandezza della nave “Mein Schiff 6”, il gruppo industriale dovrebbe versare imposte sul valore aggiunto e l’imposta sull’industria e ai suoi impiegati pagare i contributi sociali, previdenziali ed assicurativi e non potrebbe offrire lavoro sotto il salario minimo per l’industria alberghiera che ammonta a 9,19 euro per ora. I collaboratori avrebbero diritto alle ferie e a prender parte al consiglio di gestione, il quale è deputato a rappresentare i loro interessi. In mare aperto questi obblighi non ci sono. È anche per questo motivo che l’industria crocieristica cresce in modo così impetuoso: perché sul mare può guadagnare denaro in modo comparativamente deregolato. Inoltre, il modello aziendale si basa sul fatto di sfruttare al meglio le poche regole. Le navi vengono immatricolate in paesi che, sotto il profilo fiscale e delle imposte, sono “amici”; le sedi delle imprese stesse vengono poste in Liberia, Panama o anche a Malta. In questo modo i pagamenti delle tasse sono evitati nell’ordine di grandezza di miliardi e gli impiegati possono essere occupati a condizioni lavorative come quelle che si trovano nei Sweatshops. Tutto è subordinato al profitto. Si risparmia perfino sulle scialuppe di salvataggio, al fine di poter affittare un maggior numero di cabine col balcone. Le 13 scialuppe di salvataggio che si trovano sulla nave “Mein Schiff 6”, secondo il capitano, sono sufficienti per 2534 passeggeri. In caso di necessità l’equipaggio dovrebbe provvedere a salvarsi grazie alle isole di salvataggio. La manutenzione delle scialuppe di salvataggio è costosa. A considerare i molti annunci e le offerte delle compagnie crocieristiche sorge l’impressione che l’industria delle crociere consti di una moltitudine di aziende, che sarebbero tra loro in concorrenza. Ma in realtà è proprio il contrario. L’industria crocieristica è un oligopolio: quattro gruppi industriali: Carnival Cruise, Royal Caribbean, Norwegian Cruise Line ed MSC dominano, per più del 90%, il mercato. Realizzano rendite da fatturato da capogiro, che gli altri settori possono soltanto sognarsi. Le moderne navi da crociera rappresentano un’evoluzione orientata al tipo di vacanze preferite dagli americani. A Miami, Florida, si conobbero intorno alla metà degli anni ‘60, inizio degli anni ‘70, tre uomini con grandi idee. Ted Arison, era un uomo d’affari israeliano, Knut Kloster e Arne Wilhelmsen che venivano da una dinastia di armatori norvegesi. Sebbene i tre uomini fossero fondamentalmente diversi, erano però uniti da una visione: erano convinti che avrebbero potuto guadagnare molti soldi, se fosse riuscito loro di fare in modo che le persone si divertissero sulle navi da crociera. Kloster e Arison fondarono la Norwegian Cruise line, Arison la Carnival Cruise e Wilhelmsen la Royal Caribbean Cruises. Essi tolsero, per così dire, la polvere alla vecchia e fredda immagine della crociera, allentarono le regole dell’etichetta, offrirono viaggi vicino ai Caraibi e presero a guadagnare soprattutto col gioco d’azzardo,

che era consentito al di fuori della zona delle 12 miglia. Siccome la maggior parte degli americani non aveva più che 15 giorni di vacanza all’anno, si poteva prenotare una crociera anche soltanto per tre giorni. I casinò e gli alberghi galleggianti si trasformarono nel corso dei decenni in Resorts galleggianti con onde artificiali per i surfisti e piste di pattinaggio sul ghiaccio per pattinatori. Quanto più grandi erano le navi, tanto più a buon prezzo gli armatori potevano offrire le crociere e tanti più ricavi potevano ottenere. E fu così che nacque la attuale flotta della Royal Caribbean, che sembra uscita da un film fantasy. La “Sinfonia dei mari”, l’”Oasi dei mari”, l’”Allure dei mari” viaggiavano sul mare con più di 5000 passeggeri, piccole città galleggianti alla caccia del massimo “shareholder value”. La società GmbH TUI appartiene per una metà alla TUI e per l’altra ad una holding olandese della Royal Caribbean. TUI Cruises l’anno scorso, secondo il rendiconto di gestione, ha contribuito al risultato del complesso industriale TUI con un guadagno di 200 milioni di euro. Royal Caribbean ha registrato un guadagno netto di 1,9 miliardi di dollari, la concorrente Carnival 3,2 miliardi di dollari, e le due aziende sono entrambe quotate in borsa. Dal momento che la nave “Mein Schiff 6” viaggia battendo bandiera maltese, non hanno luogo ad essere applicate le tasse sulle vendite di bordo. TUI Cruises deve pagare a Malta soltanto le imposte per la registrazione della nave. La “Mein Schiff 6”, che si presenta così tedesca, è così poco una nave tedesca come lo sono le navi della flotta “Aida”. Questa appartiene infatti alla società armatoriale Costa, figlia al 100% della Carnival Cruise, l’azienda leader del settore. I Pape di Braunschweig fanno la loro vacanza e si godono il loro tempo sul balcone. Sì, c’erano state anche delle persone, nella loro cerchia di conoscenze, che li avevano rimproverati, quando loro erano partiti ancora una volta per una crociera. Ma cosa vuoi farci? E questo film sull’ambiente nella cabina che chiarisce in che modo pulito viaggi la nave Mein Schiff 6, “questo non può proprio essere una bugia”, dice Renate Pape. Durante i giorni di navigazione, sul ponte -solarium, non rimane libera neanche una sdraio. I crocieristi più esperti si prenotano il loro posto preferito presso la piscina già di primo mattino con gli asciugamani. Sulle grandi navi da crociera i passeggeri devono faticare per ottenere il posto che bramano. Siccome gli asciugamani “benessere” sulla nave Mein schiff 6 sono tutti uguali, qualche volta ai margini della piscina “benessere” si giunge a delle dispute. Queste e simili scene in futuro diventeranno parte del viaggio. La situazione, alla fine di giugno, è che 124 nuove navi da crociera, con un volume di ordinazioni di più di 69 miliardi di dollari, verranno costruite nei prossimi anni. Da tempo ormai non ci sono più limiti alle mete turistiche. Coloro che parlano della “vergogna” di viaggiare in aereo, dovranno anche trovare una nuova parola, per descrivere questa situazione: che delle persone viaggeranno in crociera in Antartide per osservare le calotte polari durante lo scioglimento. E in quella berranno del Prosecco…

A Dubrovnik, la “Mein Schiff 6” attracca poco dopo le sette del mattino. Ciò significa che sarà l’unica nave da crociera nel porto. Dubrovnik, la perla dell’Adriatico, costituisce in modo particolare uno spaventoso esempio del fenomeno del cosiddetto: “overtourism”, l’occupazione nemica di una città attraverso il turismo di massa. “Lasciatevi incantare dal fascino di Dubrovnik, attraverso una passeggiata nelle vie pittoresche del centro storico “, si legge nel programma giornaliero che ogni sera viene esposto. Chi dovesse trovare questo noioso, ha sempre la possibilità di guardare a teatro “Games of thrones”.

Gli ospiti vengono portati, per soli 9 euro, con bus da viaggio sin davanti al centro storico di Dubrovnik. La città è circondata da una cinta muraria percorribile a piedi ed è designata dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Il più importante motivo di attrazione sarebbe la più antica farmacia d’Europa nel chiostro francescano, che fu aperta nel 1317. Ma adesso è chiusa perché è un giorno festivo. Già al mattino ci sono quasi 40°. Davanti alla porta cittadina aspettano centinaia di persone che spingono per poter entrare nella città vecchia di Dubrovnik: visitatori da ogni parte del mondo che seguono il cartello della loro guida di viaggio. L’ingresso alle mura cittadine costa 200 Kune croate, quasi € 30, ma questo non tiene lontano nessuno. Il giro delle mura avviene stando tutti vicini vicini, in fila indiana, e dura una buona mezz’ora. Ogni selfie provoca una coda. Davanti alla città luccica il mare. Personale sanitario mette sulla nuca dei turisti delle

borse del ghiaccio. Circa 3 milioni di visitatori hanno inondato la città storica durante l’anno passato. Più di 400 navi da crociera hanno attraccato in porto: è un duro e crudele assedio. I turisti giornalieri portano soldi, ma non hanno bisogno dei negozi per le esigenze quotidiane. Dove c’erano fornai a Dubrovnik, ora vengono vendute cianfrusaglie cinesi. Là dove si trovavano i macellai, vengono ora posti sul banco dei souvenir del Game of Thrones. Dove prima c’erano i residenti, ora si sente parlare soltanto inglese. “Quando, dopo la guerra, giungevano a Dubrovnik le prime navi da crociera, noi eravamo lì a riceverle con la nostra orchestra di strumenti a fiato “, racconta Mato Frankovic, sindaco di Dubrovnik, raggiunto al telefono dallo Spiegel. “ In queste navi noi avevamo visto il futuro “. Adesso è con fatica che si torna indietro, al passato.

Da quest’anno possono attraccare contemporaneamente nel porto di Dubrovnik solo due navi da crociera, una terza soltanto a partire da mezzogiorno. Dal prossimo anno potranno sbarcare ogni giorno solo fino a 4000 passeggeri; dal 2021, secondo Francovic, verrà esatta un’imposta straordinaria di due euro per passeggero. Inoltre, le navi da crociera che sino ad ora durante la loro permanenza nei porti, per ragioni relative ai costi, mantenevano accesi i loro motori, al fine di produrre l’energia di cui avevano bisogno in modo conveniente; le navi da crociera dovranno tassativamente provvedere alla loro alimentazione energetica mediante allacciamento agli impianti della rete di terra. Tutto questo è per la città e per il suo sindaco un discorso scabroso e difficile. L’80% degli abitanti di Dubrovnik vive infatti di turismo. E questo frena lo slancio nella lotta a favore di una maggiore sostenibilità e di una riduzione del turismo stesso.

A Venezia le cose vanno anche peggio. Le voci critiche dicono che la città lagunare, diversamente da Dubrovnik, si è svenduta completamente all’industria crocieristica. Il porto crocieristico è gestito da una società per azioni che appartiene in misura massiccia al complesso industriale americano Carnival Cruise e ad altre società crocieristiche. Alla stazione marittima possono ormeggiare sino a 10 navi contemporaneamente e in alta stagione è proprio quello che succede. Se prima non si trovavano più camere libere, non era naturalmente più possibile che qualcuno pernottasse oltre il limite dei posti. Oggi le navi da crociera aggiungono alla Serenissima una specie di un’aggiuntiva isola artificiale, per la quale non deve essere ottenuto ulteriore terreno. L’arrivo e la partenza dei condomini galleggianti si svolge lungo il corso del canale della Giudecca, davanti al Palazzo Ducale e a piazza San Marco. Chi si trova in città durante il loro passaggio, avverte quasi epidermicamente la sproporzione tra le gigantesche navi e la fragile città. Il passaggio appartiene in effetti alle attrattive offerte ai crocieristi, i quali possono godersi la strepitosa visione dal loro balcone e dal parapetto, a dispetto di tutto. È un’immagine plastica della tracotanza umana e del consumismo privo di pensiero e, contestualmente, il peggior incubo per i pochi veneziani che ancora si difendono.

“No grandi navi” – si chiama un’iniziativa cittadina che, regolarmente, cerca di proibire l’ingresso delle città galleggianti con piccole imbarcazioni. Ora sembra che essa possa cominciare a registrare i primi successi.
Il Financial Times, giovedì scorso, ha riferito che, a partire dal mese di settembre, alcune navi da crociera dovrebbero venire deviate. La nave “Mein Schiff 6” non si ferma a Venezia durante il suo viaggio attraverso il Mediterraneo. I coniugi Pape di Braunschweig sono già stati però molto spesso nella città lagunare. Questa volta faranno due escursioni, quella denominata: “ Perle della costa adriatica in un piccolo circuito“, ossia verso Kotor in Montenegro e poi un viaggio di gruppo a Matera, presso Bari, per visitare i Sassi. La signora Pape spiegherà che entrambe le gite le hanno però fatto saltare i nervi. L’escursione “ Perle “ è costata € 75, i partecipanti sono stati al mattino condotti attraverso il Golfo di Kotor in scialuppa di salvataggio, mentre la nave stazionava nella rada. La gita è proseguita con una guida attraverso il centro storico di Kotor, ma, a causa del gran caldo, non è durata a lungo. Al mercato c’erano delle albicocche fresche che, come sempre, potevano essere mangiate soltanto a proprio rischio e pericolo. In un film sulla sicurezza proiettato a bordo della nave, la compagnia TUI Cruises ha messo in guardia tutti i passeggeri dal consumo di frutta cruda nei paesi coinvolti nelle escursioni. La società del rischio mette le sue trappole dappertutto.

All’inizio della cena intorno alle 18:00 tutti gli escursionisti erano di ritorno sani e salvi a bordo della nave. Nel ristorante Atlantico-Mediterraneo, sul ponte 4, la nostra coppia di coniugi ha mangiato: stufato di pollo con polenta di castagne, seguita da Loup de mer con orzo perlato, il tutto accompagnato da un Rosè, senza sovrapprezzo. Kotor, Montenegro, tutto molto bello, ma non è strettamente necessario che nell’ambito di una crociera vengano visitati… Matera è stata ancor peggiore. Il viaggio in autobus per arrivarci è durato un’ora e mezzo all’andata e un’ora e mezzo al ritorno, la permanenza è durata due ore e mezza, un’unica e continua marcia forzata nella calura. La guida, racconta la signora Pape, ha indicato loro il posto in cui si trova un interessante museo, ma tempo per andare a visitarlo non ne avrebbero avuto. Il signor Pape spiega che, poi, la guida ha lasciato una mezz’ora di libertà in un posto del tutto inondato di sole, “ dove non si poteva trovare da nessuna parte un locale “. Per l’ultima discesa la coppia non ha prenotato nessuna escursione: ha deciso di esplorare la città di propria iniziativa. Una sera, nel corso di quella settimana, si è presentato nel teatro della nave il capitano con la sua squadra. Simon Boettger porta i suoi capelli biondi impomatati all’indietro. “Ci sono degli Svevi qui”? chiede il capitano per riscaldare l’atmosfera, “li riconoscerete, per il fatto che vogliono affittarvi le sdraio in piscina”. Risate, applausi. Si nota subito che a questo capitano piace fare il mattacchione. Boettger presenta il capo della sicurezza come fosse la CIA, l’FBI, la cavalleria della nave. L’ufficiale di origine serba competente sull’ambiente viene presentato come “La nostra Greta Thunberg”. Il Serbo spiega che lui è responsabile degli impianti di depurazione e trattamento dei gas di scarico ed ha inoltre per gli ospiti anche un suggerimento molto particolare: “ Per risparmiare l’acqua, fatevi la doccia in due e bevete molta birra! “

Più tardi, nel corso della settimana, il capitano Boettger fa un’altra comparsata. Un pomeriggio è organizzato l’evento: “L’ora delle domande al capitano”. Boettger porta questa volta un abito bianco che gli sta così stretto, come se fosse direttamente pennellato sul suo corpo snello. Sul grande schermo alle sue spalle viene mostrato uno schizzo della nave. “La “Mein Schiff 6” è lunga 2,8 campi di calcio” – spiega il capitano e, facendo lo spiritoso: “in pratica due campi di calcio interi e uno della squadra Hamburger SV. Loro infatti non hanno così tanto bisogno dell’area di rigore avversaria”.

Nella sua cantilena tipica del tedesco del Nord, il monologo di Boettger si svolge in un tono come se parlasse a dei bambini. Come ultima cosa propone una variazione sul tema-annuncio di marketing sempre ripetuto, secondo cui la compagnia TUI Cruises è un marchio al top e le sue navi sono, sotto ogni profilo, il massimo e che né le mete del viaggio, né l’ambiente vengono minimamente danneggiati dalle crociere.

Boettger racconta come la “Mein Schiff 6” sia stata costruita nella città finlandese di Turku; come 10717 piastre di acciaio, grazie a 2000 km di linee di saldatura, siano state unite insieme; che l’impostazione della chiglia sia stata realizzata il 21 agosto 2015 e che la definitiva consegna della nave sia andata in scena il 9 maggio 2017. Il cantiere navale di Turku appartiene al complesso industriale Meyer di Papenburg , uno dei 3 più grandi cantieri navali del mondo, in grado di costruire questi giganti galleggianti. Sul grande schermo all’interno del teatro si può anche vedere l’impianto di trattamento dei gas di scarico, il quale è indicato e ed espresso nella lingua tedesca, mediante una parola di 26 lettere (“Abgasnachbehandlungsanlage”) la quale, già di per sé, rappresenta elemento di stupore. L’impianto, ad ogni modo, si trova dietro il fumaiolo e, nel linguaggio tecnico, è chiamato Scrubber. Si comprende correttamente il pensiero del capitano Boettger, quando si comprende che questo Scrubber “sgrossa” e filtra a tal punto l’aria di scarico, da renderla quasi pura. Il capitano chiede in modo retorico intorno a sé: “ Sì, va bene, da che cosa è mossa la vostra nave? Beh, nelle nostre taniche abbiamo olio combustibile pesante, che conoscete anche nelle vostre case: esso viene malignamente screditato, anche sulla stampa, al momento, ma non bisogna chiedersi che cosa contenga al suo interno, bensì che cosa esca dal camino sopra di noi, alla fine “. E sopra, spiega, non esce fuori un granché…

Gli esperti della tedesca NABU “Lega per la protezione della natura” possono, al contrario, dimostrare dettagliatamente che questa rappresentazione è praticamente una sciocchezza e che molto, nella lezione- conferenza del capitano Boettger è decisamente abbellito ad arte.

“Che le navi da crociera della TUI viaggino emettendo gas di scarico con solo lo 0,8% di contenuto di zolfo non appare plausibile e non è questo qualcosa che si possa nascondere con le mere asserzioni tratte dai resoconti sulla sostenibilità della stessa compagnia TUI Cruises”, spiega Soenke Diesener della Lega per la protezione della natura(NABU). L’associazione si occupa, ormai da anni, dell’industria crocieristica, fa degli studi e compila annualmente una graduatoria delle navi nella quale queste vengono valutate secondo criteri ambientali. “La nave “Mein Schiff 6” – dice Diesener – si muove grazie ad oli combustibili velenosi che però sono a buon mercato, ed è per questo che dispone di uno Scrubber: per rispettare i limiti nelle emissioni di zolfo. Lo Scrubber non è una tecnologia ecologica. È una possibilità tecnica, per poter utilizzare un olio combustibile che costa poco. Gli studi più recenti dimostrano che questi Scrubber hanno una bilancia ecologica chiaramente molto inferiore rispetto a quella che sarebbe offerta dal passaggio al diesel marittimo”. Nel frattempo, una parte del settore ha però riconosciuto il problema. Carnival ha introdotto, con la “Aida nova” , la prima nave da crociera a metano, ed entro il 2025 dovrebbe produrre altri 10 modelli con questo tipo di motore a propulsione (crf. Spiegel 23/2019). Ma di tutto questo all’interno del teatro della “Mein Schiff 6” non si fa parola. Le persone ascoltano e si rallegrano per le battute dello snello capitano. Boettger non dice nulla a proposito del fatto che le navi della TUI Cruises non utilizzano la rete energetica a terra, ma che, invece, nei porti, giorno e notte, tengono accesi i loro motori e generatori che vanno ad olio combustibile pesante velenoso, per tenere in funzione frigoriferi, impianti di climatizzazione dell’aria, lampade, televisori, fornelli, impianti di erogazione delle bevande. In alcune parti di Venezia si deve temere che, a causa dei fumi che provengono dalla nave, la biancheria stesa ad asciugare diventi nera. Ma questo è economicamente più conveniente. Ancora domande? “ Perché viaggiamo con una bandiera maltese? “, chiede un passeggero in seguito alla conferenza di Boettgers. Il capitano inizia dicendo così: “ il rosso-bianco è quello che meglio si adatta al logo TUI…” Risate. “No, no, aggiunge poi, i motivi sono evidenti. Si tratta di ragioni fiscali: la società armatoriale risparmia molto sulle tasse se, per esempio, non espone alcuna bandiera tedesca”.

“Un ulteriore vantaggio della bandiera maltese – spiega Boettger – consiste nel fatto che il capitano può celebrare a bordo dei matrimoni civili. Nel primo giorno di navigazione si è infatti celebrato un matrimonio. “ E divorzi? “, chiede una persona dal pubblico. “ Divorzi non ne facciamo neanche uno “, dice Boettger. L’ora delle domande finisce nuovamente in risate. Non dappertutto, però, sulla nave le cose finiscono sempre in modo così gaio. Sulla strada per arrivare al buffet della colazione i passeggeri passano davanti alle squadre degli addetti alle pulizie, uomini che riordinano le cabine, che cambiano gli asciugamani, che riempiono gli erogatori del sapone, che pescano i capelli dai tubi di scarico. La gerarchia degli impiegati su una nave da crociera assomiglia a una piramide. In cima: il capitano; nel punto più basso: gli addetti alla manutenzione. Questi vengono dalle Filippine, dall’Indonesia o dall’America centrale, corrono su e giù attraverso i corridoi, prima di scomparire con i loro carretti nuovamente dietro le porte sulle quali è scritto: “Crew only” (= “Solo per l’equipaggio”). Tutti coloro che fanno parte del personale addetto alla manutenzione risiedono al ponte 1, in cabine a più letti, senza finestre. Tutti loro non possono sostare nelle aree per i passeggeri, al di fuori dell’orario di lavoro. È fatto loro divieto di parlare con gli ospiti e ancor più di toccarli. Essi devono svolgere il loro lavoro e, per il resto, non disturbare la messa in scena che si svolge nella nave dei sogni. Quando gli va bene, ricevono alla fine del viaggio una mancia. Uno degli uomini racconta della sua vita e del suo lavoro sulla nave, mostra delle foto della sua cambusa e i documenti relativi al contratto di lavoro. A sua protezione deve essere tenuta segreta la sua identità; per questo motivo verrà chiamato qui Harold. Harold guadagna, come da contratto, $ 852 per 303,1 ore di lavoro al mese. Si tratta di 2,81 dollari all’ora fino a 10 ore di lavoro al

giorno, sette giorni la settimana. Le ore straordinarie sono, con ciò, già pagate. Egli non vede sua moglie e i suoi bambini per nove mesi alla volta. Finché dura il suo contratto, la sua vita si svolge tra il ponte 1 e le cabine sporche. E, per comunicare con la sua famiglia, Harold deve comprarsi a bordo l’accesso a Internet.

Harold non è impiegato presso la compagnia TUI Cruises GmbH ad Amburgo – che è quella indicata sulle ricevute degli ospiti come la compagnia crocieristica di riferimento. Il suo datore di lavoro è Sea Chefs Cruises Ltd di Cipro. La ditta è parte della Sea Chefs Holding AG, che è registrata a Zug, in Svizzera. Sul sito Web della Sea Chef, gli interessati possono cercare di ottenere un lavoro presso TUI Cruises ed altre sei società crocieristiche, compresa la Hapag-Lloyd Cruises.

Con questa costruzione e la bandiera maltese a poppa, la TUI Cruises GmbH si sottrae alla responsabilità lavorativa e fiscale nei confronti dei collaboratori come Harold. Secondo il suo contratto, la TUI Cruises ha rimesso alla Celebrity Cruises INC – un marchio figlio della Royal Caribbean – “i compiti e la responsabilità che spettano al proprietario della nave”.

Chi conosce tutto questo, comprende meglio gli annuali rapporti trionfalistici dell’industria crocieristica. Se in essi si legge che l’industria delle crociere tra il 2015 e il 2017 ha creato in Europa più di 43000 nuovi posti di lavoro, questo può significare molto – compreso il fatto che ci siano persone che lavorano 300 ore per $ 852 e che devono pagare per avere Internet a bordo.

La “Mein Schiff 6” raggiunge la sua meta finale, la Valletta, poco prima delle quattro del mattino. La sera precedente ha preso il largo per l’ultima volta al suono dell’Inno della partenza, a Catania, in Sicilia. “ Oh grande libertà, ho nostalgia di te “… Poi è cominciata nel discobar, al ponte 5, ancora una breve notte di discoteca. Nelle caselle numerate delle cabine sono infilate le buste con le ricevute. Il denaro viene automaticamente detratto. Nel lasciare la nave, un collaboratore della TUI Cruises scannerizza per l’ultima volta la carta d’imbarco. La si può tenere, come ricordo di una bella settimana di vacanza sul mare. Sul molo, a Malta, già attende la prossima squadra di vacanzieri, tutti pronti per la piscina, i bar, i ristoranti benessere, per la carne, il pesce, la frutta, la birra, il vino e il Prosecco, per la pelle d’oca al momento della partenza sulle note dell’inno. Gioia. Stupore. Respiro. Benessere. Questo è lo scopo. Si impara molto nello spazio di una settimana a bordo. E ci si può fare l’idea che lì, sui fianchi della nave, manchi qualche parola. Distogliere lo sguardo. Fuga dal mondo. Oblio. Rimozione.

 

Buon Ferragosto

Le ferie sono anche un momento di riflessione per chi ha il privilegio di poter staccare la spina e lasciare scorrere i pensieri. Questa estate non ci sta risparmiando nulla dal punto di vista politico con una crisi di governo e con un ministro dell’interno che asseconda le “viscere” del popolo anziché avere l’aspirazione di guidarlo. Il TAR interviene ed oblitera un provvedimento governativo, che reca le firme di tre ministri, autorizzando lo sbarco dei migranti in via d’urgenza, segno che, come più volte sottolineato da numerosi commentatori, la materia non è politica ma “costituzionale”. La nostra architettura costituzionale, infatti, traccia un recinto oltre il quale la politica non può andare, neppure con il 100% dei consensi del Popolo Italiano. In buona sostanza la salvaguardia della vita umana, a prescindere della provenienza, dal credo religioso, dall’orientamento sessuale, in una parola a prescindere da qualsivoglia differenza, è ciò che ci distingue dalle “bestie”. In questa estate agostana, invece, ci viene mostrata, ancora una volta, una realtà alterata, intossicata da un clima politico, che fa credere agli italiani che il male principale del paese siano i migranti non la loro gestione né la nostra capacità contrattuale con l’Europa. Il problema è, invece, di sistema e di sviluppo, di posti di lavoro, di giovani menti italiane che emigrano lasciando l’Italia. Di giovani, a cui non viene data la possibilità di esprimersi, che vanno via facendo mancare all’Italia il loro apporto di idee, il loro entusiasmo per la vita che è il terreno di coltura di idee vincenti che generano decine di migliaia di posti di lavoro. Non è un caso, infatti, che le piattaforme web “vincenti” siano tutte frutto di “giovani menti straniere”. Per restare in clima vacanziero mi sono meravigliato, ma non troppo, del fatto che tutti i motori di ricerca viaggi e vacanze non siano italiani. Difatti, Booking è una società di diritto olandese, Expedia statunitense, VoloGratis svizzera, Trivago tedesca, AIRB&B irlandese. Motori di ricerca di uso comune che hanno trasformato il modo di viaggiare e che macinano milioni di euro che arricchiscono altri paesi ponendo un grosso problema fiscale non affrontato dalla politica.

Buon Ferragosto con l’augurio che i Vostri pensieri scorrano densi e senza fretta …

Spiagge Libere Napoletane Negate

Con la “bella stagione” riemerge il tema delle spiagge italiane, da sempre a “cuore” della politica Nazionale e poco di quella locale, almeno per Napoli, atteso che il Comune di Napoli, mantiene la materia in capo al Sindaco che, poi, l’avrebbe (Il condizionale è d’obbligo) in un certo qual modo, delegata “gratuitamente” ad un componente esterno alla Giunta, senza però mai aver esercitato i poteri, che pure le leggi sulla progressiva sdemanializzazione dei litorali attribuiscono agli enti locali. Eppure, Napoli di spiagge e demanio marittimo da gestire ne avrebbe, se solo si pensa al lungomare Caracciolo, alle “discese” al mare di Posillipo, ed ai “martoriati” lungomare di Bagnoli/Coroglio e Napoli Est. A Napoli come dire c’è una delega alla “chiacchiera marittima” ma non l’esercizio di un vero e proprio potere amministrativo da parte dell’ente locale. La disciplina, pertanto, resta saldamente nelle mani dell’Autorità Portuale Marittima, che gestisce tra l’altro le concessioni balneari che, uno Stato allergico ai principi europei, rinsalda di proroga in proroga, a “quattro lire”, nelle mani di chi le possiede da decenni. Difatti, anche il Governo del cambiamento Giallo/Verde, accogliendo anch’esso le istanze della lobby della spiaggia, molto forte, con la legge di stabilità 2019, ha prorogato di ben 15 anni tutte le concessioni, che sarebbero legalmente scadute al 31.12.2020. Orbene, l’estate scorsa Alessio Gemma, sulle pagine di Repubblica, con una minuziosa indagine sulle concessioni balneari, fece emergere l’ingiustificato e quasi ridicolo ammontare dei canoni concessori, che qualche Concessionario tentò di giustificare con i necessari e presunti investimenti. Quest’anno le “danze” sono state aperte, invece, dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova, la quale disapplicando la normativa nazionale, perché in violazione della “famigerata” direttiva Bolkestein, ha ipotizzato a carico dei concessionari, il reato di cui all’art. 1161 del codice della navigazione, quindi, la occupazione abusiva degli arenili. Decisione, è il caso di osservare, dirompente ed ampiamente giustificata dalla necessità di non essere per l’ennesima volta e giustamente sanzionati dall’Europa. Decisione, per giunta, avallata dalla Suprema Corte di Cassazione, con sentenza del 12 giugno scorso, destinata ad avere rilievo Nazionale. A Napoli, pertanto, ci si dovrebbe aspettare un cenno, un sussulto o, quanto meno, una riflessione, se non da parte dell’Autorità Portuale Locale, in questi giorni impegnata, nel suo massimo vertice, in una indagine per abuso di ufficio, proprio riferita a concessioni demaniali, almeno della Procura della Repubblica. A Napoli, giusto per non farci mancare niente vi è, anche, una ulteriore gravosa distorsione del potere pubblico in materia, in quanto, le concessioni demaniali riferite all’arenile di Bagnoli/Coroglio, di natura esclusivamente elioterapica, essendo, come noto, inquinato sia il mare che le spiagge, si sono pressoché tutte trasformate in “Concessioni/Discoteche/Concerti”, passando, quindi, da attività diurne e stagionali, poco invasive, in attività permanenti e notturne, di fatto inquinanti, perché rendono la vita impossibile ai residenti a cui viene di fatto impedito di tornare a casa e “chiudere occhio”, con uno snaturamento della originaria concessione elioterapica. Tendenza che, peraltro, non smette di avanzare atteso che l’Autorità Portuale, proprio in questi giorni, ha pubblicato sull’albo pretorio del Comune di Napoli, l’istanza di una nota “associazione” sita a Coroglio che ha richiesto l’autorizzazione ad installare una pedana per dancing floor (leggi discoteca) aggravandosi, in caso di accoglimento, vieppiù il carico urbanistico di cui già l’area soffre. Basti pensare che una simile operazione, è stata “stroncata” dal Comune di Gallipoli, che contrariamente al Comune di Napoli ha esercitato la cd. “sdemanializzazione”, con un provvedimento di decadenza dalla concessione irrogato ad un “notissimo lido balneare” che, inseguendo il notevole profitto aveva mutato la sua attività da balneare a pubblico spettacolo. Provvedimento che ha retto sia innanzi al TAR Puglia, che innanzi al Consiglio di Stato con una ormai nota sentenza del settembre dello scorso anno. Come dire anche i Cittadini Napoletani, nella persistente paralisi amministrativa, sperano in un “Giudice a Berlino” il quale dichiari che il mare bagna Napoli ed i Napoletani.

Avv. Gennaro Esposito Presidente Comitato Vivibilità Cittadina

La Crisi della Giustizia

Il terremoto giudiziario in corso al CSM non accenna a ridursi nella sua dimensione, giungendo a colpire la massima espressione del suo vertice, nella persona del Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, componente di diritto del CSM, titolare (ironia della sorte) del potere disciplinare sui magistrati ed egli stesso coinvolto nelle vicende che colpiscono al cuore il sistema giudiziario, costretto al prepensionamento e, purtroppo, anch’egli oggetto di indagine. Lo spaccato di questi giorni, rivela una innaturale osmosi tra politici ed alti Magistrati, in cerca di protezione i primi, di incarichi i secondi, il tutto condito, sembrerebbe, da un “prosaico” scambio di danaro e favori di vario genere e natura. Allo scandalo Nazionale si accompagna, per una sorta di congiunzione astrale, quello Napoletano, con un magistrato, in buona compagnia (si fa per dire), di un consigliere della decima municipalità, un avvocato ed un personaggio vicino ad un clan camorristico, intenti, sembrerebbe, a comprare sentenze di assoluzione e ad influenzare l’esito di concorsi pubblici fino a quello in Magistratura. Come dire, a Napoli non ci facciamo mancare niente! Cala, purtroppo, il sentimento di fiducia nella Magistratura, poco compresa dai Cittadini, primi utenti del sistema e, nella stragrande maggioranza dei casi, poco avvezzi a codici e codicilli. Sfiducia che registriamo noi avvocati, che per il ruolo sociale che svolgiamo, abbiamo un osservatorio privilegiato sulla cittadinanza. Alla naturale sfiducia in una giustizia che arriva fuori tempo massimo, o avvolta in cavillose questioni processuali non comprensibili ai normali utenti, si aggiunge il sospetto, già strisciante tra i cittadini, di una magistratura permeabile alle “pressioni”. Una sorta di credenza popolare, rafforzata dagli ultimi eventi, che si manifesta, purtroppo, fin dal primo approccio con il mondo della giustizia e con la quale, noi avvocati, dobbiamo fare i conti, tentando di rassicurare cittadini circa la tenuta del sistema. Una Magistratura non indipendente e non imparziale, infatti, mina alla base il lavoro dell’avvocato che verrebbe relegato a ruolo di “faccendiere”. Il Guardasigilli per correre ai ripari annuncia, in modo avventato e forse poco credibile, per la dimensione dell’impegno che richiederebbe, riforme da varare in dieci giorni del processo civile, del processo penale e del sistema di elezione del CSM. A mio sommesso avviso e per esperienza maturata tra “legulei”, il problema non è tanto di regole (fatta la legge scoperto l’inganno), ma di donne ed uomini. Occorre un cambiamento culturale che innalzi il livello di moralità, che può avvenire rapidamente solo se coloro che, essendo (si spera) la stragrande maggioranza, si decidano a scendere in campo, rifiutando di delegare la loro rappresentanza a scatola chiusa e senza alcuna verifica o, peggio ancora, dietro promessa di protezione o di qualsivoglia altra forma di ricompensa. Ne va del bene del Paese!

Gennaro Esposito

Avvocato del Foro di Napoli

La Futura Guida della Città

Umberto Ranieri, sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno, a due anni dalla fine dell’esperienza De Magistris, riflette sul futuro della Città, sollecitando un impegno della cd. “classe dirigente diffusa”. Ranieri fa un appello al PD ed alle altre forze democratiche “illuminate” affinché non facciano mancare il loro appoggio, a questa “spinta” civica dal basso. Una riflessione assolutamente condivisibile che dovrebbe essere il naturale sbocco di un “cammino”, ma occorre sapere che le logiche dei partiti e quelle dei movimenti civici sono, purtroppo, altre e sin da ora occorre capire come interagire affinché si neutralizzino le spinte centrifughe che porterebbero ad un sicuro naufragio. Invero, i partiti e movimenti politici che dir si voglia si muovono secondo logiche “becere” di appartenenza, senza alcun’altra considerazione. Il meccanismo è ben oliato perché è alimentato dal potere, cosa non sconosciuta neppure al movimento 5 stelle che a Napoli si articola nella corrente di Fico e Di Maio, per non parlare delle plurime correnti degli altri partiti. La competizione, pertanto e purtroppo, non si misura sul valore ed affidabilità del progetto politico, ma sul potere dei partiti, correnti o movimenti, che più o meno corrisponde ovvero è proporzionale, al consenso elettorale. Una prova muscolare che, in rare occasioni, ha dato risultati soddisfacenti essendo confluita sempre in compromessi al ribasso. Dall’altro, la società civile è di per sé frammentata e non organizzata per affrontare una competizione elettorale; essa è solitamente saccheggiata dai partiti e movimenti. La prima esperienza De Magistris ne costituisce un esempio. Nella prima giunta, infatti, c’erano Pino Narducci, Luigi De Falco, Alberto Lucarelli, Riccardo Realfonso e Sergio Marotta, tutti decimati, uno ad uno, perché troppo “liberi” per fare politica. Racconto sempre un aneddoto della prima esperienza De Magistris, quando il neosindaco ricevette a Palazzo san Giacomo, per la prima volta, gli otto componenti eletti (di cui facevo parte) di quella che fu la lista civica “Napoli è Tua” dicendo, prima di ogni cosa, che lui sarebbe stato “un monarca, un monarca assoluto”. Cosa che poi attuò preferendo, i signorsì ad una componente civica culturalmente ed intellettualmente dotata di spirito critico che avrebbe sicuramente fatto bene alla città. Paolo Macrì, rispondendo a Ranieri mette il dito nella piaga sottolineando come a Napoli manchino un partito ed una classe dirigente diffusa, ritenendo necessario un leader agguerrito, convincente e carismatico anch’esso assente dal panorama politico cittadino. A mio avviso basterebbe una persona che sia dotata di buon senso e che abbia la capacità di tracciare gli assi di sviluppo della città, in una visione che non sia solo turismo e sfruttamento delle risorse di cui la storia e la natura ci hanno dotato, ma che metta al centro l’uomo e l’ambiente in cui esso vive, che sia in grado di guardare lontano e non al prossimo orizzonte elettorale e che non abbia quale unica aspirazione quella di usare Napoli come trampolino di lancio. Napoli, i Cittadini devono saperlo, ha la grande responsabilità di essere il motore economico del SUD. Chi è stato alla sua guida ha la grande responsabilità (colpevole o incolpevole) di non essere riuscito a sbloccare i processi di riurbanizzazione e riconversione industriale del polo siderurgico ad ovest e di quello petrolchimico ad est. Di non essere riuscito ad imporre uno sviluppo dell’area portuale di livello internazionale, di non aver gridato, per il “furto” dell’aeroporto internazionale di Grazzanise. Assi di sviluppo che avrebbero creato migliaia di posti di lavoro riducendo la fascia del sottoproletariato urbano e disagio sociale che rappresenta il brodo di coltura da cui la camorra attinge i suoi uomini. La strada è lunga e tortuosa, ma vale la pena percorrerla tutta o almeno fino a quando ne avremo la forza.

Evitiamo che Napoli sia la Città della Prevaricazione

La stampa cittadina racconta di un centro sociale che oggi appoggia un Sindaco ex Magistrato e che sarebbe pronto ad appoggiare la candidatura di un Carabiniere, l’attuale capogabinetto al Comune di Napoli (Colonnello della Benemerita Attilio Auricchio). Non c’è dubbio che Napoli è un laboratorio politico all’avanguardia. Intanto la città viene gestita all’insegna della spontaneità e molti cittadini ieri mi hanno comunicato e documentato con filmati l’inferno che hanno vissuto in Via Mezzocannone a causa del concerto abusivo organizzato dal medesimo Centro Sciale, andato avanti fino alle 2 di notte. Concerto abusivo che mette a rischio la incolumità degli stessi avventori visto che non è stata rispettata alcuna norma di sicurezza. Il mio pensiero va alla tragedia della discoteca di Corinaldo che a Napoli non ha insegnato nulla! Cittadini abbandonati ed Istituzioni, seppure preavvertite, assenti dove lo Stato di Diritto ha da tempo alzato bandiera bianca. Siamo in uno Stato dove vige la legge del più forte. In buona sostanza eliminati i Diritti Sociali adesso tocca ai Diritti civili individuali. Un’aggressività sociale che permea anche componenti “politiche” che a chiacchiere dichiarano di battersi per i diritti umani dei migranti e poi fanno giustizia sommaria dei diritti umani dei loro concittadini. Napoli, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, è di chi se la prende con la forza con la connivente assenza delle istituzioni.

Se lo scenario è questo occorre che la “classe pensante” di questa città si metta in moto per creare, questa volta sì dal basso, una alternativa valida, una alternativa solida che pensi alla città come luogo protetto al cui centro c’è l’essere umano e l’ambiente in cui esso vive. Questo è – e deve essere – il principio, il faro, che deve illuminare tutti i campi dell’amministrazione, una domanda a cui rispondere ogni volta che occorre adottare una decisione. E’ da tempo che ci penso e ci pensiamo con altre persone perbene pronte ad impegnarsi, ma occorre essere in tanti e con la voglia di mettersi al servizio della città e del bene comune. Ognuno di noi nel suo settore, nel suo quartiere, deve pensare a come fare per arricchire questo progetto anche perché altra alternativa non c’è … anzi l’unica alternativa è quella di alzare bandiera bianca ed andare via …  Buon Lavoro …

Molestie Acustiche per il Tribunale di Como è Responsabile anche il Comune

Buona notizia dal Tribunale di Como, dopo aver già emesso una ordinanza in tal senso, con sentenza del 18.03.2019 ha condannato il Comune di Como per i danni subiti dai residenti per l’inquinamento acustico, per non aver vigilato sulle attività inquinanti. E’ proprio il medesimo caso che abbiamo sollevato innanzi al Tribunale di Napoli per i giudizi relativi alle molestie subite dai residenti di Bagnoli, Piazza San Domenico e Piazza Bellini. E’ un piacere leggere il PQM della Sentenza e registrare la particolare sensibilità mostrata dal Tribunale nella Tutela dei Diritti individuali azionati: “PQM Pronunciando in via definitiva, ogni contraria istanza, eccezione, domanda rigettata, così provvede: l) accerta l’intollerabilità delle immissioni rumorose subite dagli attori all’interno dell’abitazione sita in via n. 1, Como; 2) accerta la responsabilità concorrente di _____________, Comune di Como nella causazione delle immissioni illecite e per l’effetto; 3) condanna Comune di Como a far cessare le immissioni rumorose all’interno dell’abitazione attorea, mediante l’adozione delle seguenti misure, a conferma dell ‘ordinanza assunta in data 21.6.2018: A) l’uso del plateatico esterno sia interdetto con effetto immediato a decorrere dalle ore 23:00 di ciascun giorno della settimana; B) il personale degli esercenti adotti la massima cautela nell’attività di sparecchi amento e nel ritiro di sedie e tavoli; C) siano interdetti l’installazione di diffusori acustici nell’area esterna e la previsione di intrattenimenti musicali e/o conviviali che comportino affollamento del plateatico, senza previo ottenimento dell’autorizzazione da parte del Comune, ai sensi dell’art. 7 del Regolamento applicativo del piano di azzonamento acustico in vigore; D) gli esercenti resistenti predispongano, entro dieci giorni dalla emissione del presente provvedimento, un servizio d’ordine con personale a ciò specificamente preposto, durante tutto il periodo di apertura dei locali, che disciplini la presenza delle persone nelle rispettive aree di pertinenza esterna e nei corselli di passaggio, al fine di evitare affollamenti e di controllare gli atteggiamenti comportamentali degli avventori che utilizzano le aree, onde prevenire l’insorgere di schiamazzi e l’incremento del disturbo acustico; E) il Comune di Como sia onerato di vigilare rigorosamente sul rispetto delle prescrizioni assunte dall’ente stesso nei provvedimenti concessori rilasciati agli esercenti resistenti, dirette ad evitare affollamenti di persone all’esterno dei locali; F) il Comune di Como sia onerato di incrementare il controllo e la vigilanza su in orario notturno, in modo da rendere effettivo il divieto di sosta e transito veicolare già attualmente vigente nelle aree corrispondenti ai corselli tra il plateatico e i circostanti edifici (con eccezione del dovuto accesso ai frontisti aventi diritto); G) il Comune di Como sia onerato entro trenta giorni dalla emanazione della presente ordinanza di predisporre direttamente tramite i propri uffici tecnici interni o eventualmente – ove ritenuto – tramite ARPA, a predisporre in loco presso la _________ il sistema di monitoraggio acustico prolungato, finalizzato a valutare l ‘ andamento dei fenomeni rumorosi e il contenimento degli stessi entro il limite assoluto e contemporaneamente a tenere sotto controllo il rispetto delle prescrizioni contenute nel presente provvedimento da parte dei gestori resistenti. 4) condanna e Comune di Como a pagare agli attori la somma di euro 10.000,00 oltre interessi compensativi e legali come specificati in parte motiva; 5) condanna Comune di Como a pagare agli attori la somma di euro 50.000,00 , oltre interessi compensativi e legali come specificati in parte motiva; 6) rigetta le domande di manleva svolte dal Comune di Como nei confronti di________  7) pone definitivamente a carico del Comune di Como le spese di C.T.U., come liquidate in corso di causa;  8) condanna …. e Comune di Como al pagamento in favore degli atloci delle spese processuali che licp.iida in € 862,76 per spese, ed in euro € 23.249,20 per compensi, oltre a1150/0 dei suddetti compensi per rimborso forfettario spese generali, 1.y.A. (se non recuperabile in virtù del regime fiscale della parte) e C.P.A.; 8) condanna Comune di Como al pagamento in favore di ___________ delle spese processuali che liquida in € 13.430,00 per compensi, oltre al 15% dei suddetti compensi per rimborso forfettario spese generali , I.V.A. (se non recuperabile in virtù del regime fiscale della parte) e C.P.A., somma da distrarsi in favore del difensore dichiaratosi antistatario; 9) condanna il Comune di Como al pagamento in favore di delle spese processuali che liquida in € 13.430,00 per compensi, oltre al 15% dei suddetti compensi per rimborso forfettario spese generali, I.V.A. (se noo recuperabile in virtù del regime fiscale della parte) e C.P.A., somma da versarsi direttamente in favore del difensore, dichiaratosi antistatario ai sensi dell ‘art. 93 c.p.c. Sentenza per legge esecutiva. Como, 11.3.2019 II Giudice Dr.ssa Laura Serra”

La Triste Attualità di Matilde Serao su Napoli

Ieri abbiamo protestato per il degrado di Napoli, nella Galleria Umberto I di Napoli con le parole di Matilde Serao, ancora tremedamente attuali.

 

Da Il Ventre di Napoli

Alla baronessa Giulia de Rothachild

Pavillon de Pregny

GINEVRA

 Mia signora e amica,

Voi avete amato e Voi seguitate ad amar Napoli, con cuore ardente, con mente illuminata e alta: e il desiderio di bene che Voi nutrite, per la città mirabile, è parte viva di tutto il bene, che è nel Vostro spirito.

Solo a Voi, dunque, io voglio dedicare questo libro di tenerezza, di pietà e di tristezza – per Napoli.

E Voi vogliate bene all’amica Vostra

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Questo libro è stato scritto in tre epoche diverse.

La prima parte, nel 1884, quando in un paese lontano, mi giungeva da Napoli tutto il senso di orrore, di terrore, di pietà, per il flagello che l’attraversava, seminando il morbo e la morte: e il dolore, l’ansia, l’affanno che dominano, in chi scrive, ogni cura, d’arte, dicano quanto dovette soffrire profondamente, allora, il mio cuore di napoletana.

La seconda parte, è scritta venti anni dopo, cioè solo due anni fa, e si riannoda alla prima, con un sentimento più tranquillo, ma, ahimè, più sfiduciato, più scettico che un miglior avvenire sociale e civile, possa esser mai assicurato al popolo napoletano, di cui chi scrive si onora e si gloria di esser fraterna emanazione.

La terza parte è di ieri, è di oggi: nè io debbo chiarirla, poichè essa è come le altre: espressione di un cuore sincero, di un’anima sincera: espressione tenera e dolente: espressione nostalgica e triste di un ideale di giustizia e di pietà, che discenda sovra il popolo napoletano e lo elevi o lo esalti!

 Napoli, autunno 1905

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L’ATTUALE SACCHEGGIO DI NAPOLI

Un’altra cosa molto pittoresca, è il sequestro delle strade, fatto per opera dei piccoli bottegai o dei rivenditori ambulanti. Che quadri di colore acceso, vivo, cangiante, che bella e grande festa degli occhi, che descrizione potente e carnosa, potrebbero ispirare a uno dei moderni sperimentali, troppo preoccupati dell’ambiente! Per via Roma, la più importante strada della città, il tratto da San Nicola alla Carità, fino alle Chianche della Carità, vale a dire, due piazze, due lunghi marciapiedi, sino alle otto della mattina, è abbandonato ai rivenditori di frutta, di erbaggi, di legumi: un contrasto di fichi e di fave, di uva e di cicoria, di pomidori e di peperoni; e un buttar acqua, sempre, uno spruzzare, uno scartare la roba fradicia; dopo le otto, quel tratto è un campo di battaglia di acque fetenti, di buccie, di foglie di cavolo, di frutta marcite, di pomidori crepati, tanto che, come la mano fatale di lady Macbeth, che tutte le acque dell’Oceano non potevano lavare, quel tratto di strada, via Roma, malgrado le premure degli spazzini, non arriva mai a detergersi.

Intanto il grande mercato di Monteoliveto lì presso, resta semi-vuoto, con la malinconia dei grandi fabbricati inutili; quello di San Pasquale a Chiaia, è addirittura chiuso; il venditore napoletano non vuole andarci, vuol vendere nelle strade.

Tutto il quartiere della Pignasecca, dal largo della Carità, sino ai Ventaglieri, passando per Montesanto, è ostruito da un mercato continuo. Vi sono le botteghe, ma tutto si vende nella via; i marciapiedi sono scomparsi, chi li ha mai visti? I maccheroni, gli erbaggi, i generi coloniali, le frutta, i salami ed i formaggi, tutto, tutto nella strada, al sole, alle nuvole, alla pioggia; le casse, il banco, le bilancie, le vetrine, tutto, tutto nella via; vi si frigge, essendovi una famosa friggitrice; vi si vendono i melloni, essendovi un mellonaro famoso per dar la voce; vanno e vengono gli asini carichi di frutta; l’asino è il padrone tranquillo e potente della Pignasecca.

IL VERDE DI NAPOLI

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Mancano, è vero gli alberi, che formano la poesia di tutti i paesi civili del mondo, anche escludendo Parigi ove gli alberi sono la delizia e l’ammirazione dei cittadini: mancano gli alberi e vi sono, in cambio, a irrisione nostra, alcune pianticelle tisiche, mal piantate, non coltivate, non protette e, viceversa, esecrate, odiate, perseguitate dalle autorità istesse, dai cittadini e dai monelli: tanto che sarebbe meglio sradicarle, anzi che assistere a quella lenta agonia di cui nessuno ha pietà, non il sindaco, non l’assessore dei giardini, non i proprietarii delle case, non quelli dei magazzini, salvo la vana pietà di qualche malinconico viandante, che rammenta gli alberi, non di Parigi, per l’amor di Dio, ma quelli di Milano e di Torino, città a cui il Signore non dette il paesaggio ma a cui, gli uomini, si affrettarono a dare il verde e l’ombra dei begli alberi, riposo degli occhi, sogno vago dell’anima.

IL FALLIMENTO DELLA CLASSE DIRIGENTE

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Così, purtroppo, tutte le grandi idee dei grandi uomini, tutti i vasti progetti, a base di milioni, tutte le intraprese colossali, che volevano il risanamento igienico e morale di Napoli, bisogna dirlo hanno fatto fiasco. E non vi è rimedio, dunque? Non vi è altro da fare? Nulla, proprio, di fronte a tante tristezze, a tanti disastri, a tanti pericoli sociali? Chi sa! Vedremo!

LA TURISTIFICAZIONE

Se io leggo giornali, opuscoli, libri che si occupino delle grandi questioni napoletane, se io seguo il movimento delle sue associazioni, se io noto i voti dei congressi, se io odo i lamenti degli albergatori, non veggo da tutto questo che una costante, nobile, ammirevole ed esclusiva preoccupazione di rendere gradito, sempre più, il soggiorno di Napoli, ai forestieri. Benissimo! Ottimamente! Tutti gli sforzi per attirarvi quì, oltre che per il fascino di un indescrivibile paesaggio, oltre che per la dolcezza di un clima soavissimo, per la civiltà e la grazia dell’ambiente, il grande mondo cosmopolita, che tante delizie trova, in inverno, al Cairo e a Nizza, tutti questi esemplari sforzi, fatti non solo per attirare, ma per trattenere quì, fra noi, la ricchissima ed elegantissima società internazionale, sono degni del più grande e profondo incoraggiamento. Sì, formiamo il rione della Beltà, ove, sulle sponde del mare, dal primo angolo di Santa Lucia Nova a Mergellina non sieno che belle case, floridi giardini, magnifici alberghi, botteghe di cose di arte: facciamo che queste vie sieno spazzate bene, due o tre volte al giorno, e che il lastricato non costituisca un pericolo per le ossa dei forestieri: otteniamo che le carrozzelle sieno meno sgangherate, i cocchieri meno laceri e meno sporchi e, sovra tutto, meno avidi e screanzati coi forestieri: compiamo il miracolo di fare sparire i mendicanti schifosi, i venditori ambulanti odiosi, i fiorai petulanti e tanti altri individui anche più bassi, anche più equivoci da questo rione della Beltà: e che i capitalisti costruiscano un kursaal a santa Lucia, aperto in inverno per gli stranieri e in estate per i provinciali: e altri capitalisti facciano un Palais de la jeteè alla rotonda di via Caracciolo, bello e ricco come quello di Nizza: e vi sieno altre attrattive più larghe e più possenti, i cui progetti noi lo sappiamo, fervono nella mente di coloro che amano Napoli: e, su tutto questo, si strombetti ai quattro venti della stampa dei due mondi, che la salubrità e la igiene di Napoli sono diventate di prim’ordine, il che è la verità, si strombetti che la sua mortalità è bassissima di fronte a quella di tante altre capitali europee e di Nizza e del Cairo, sovra tutto, il che è la santissima verità; si strombetti, poichè nessuno lo sa, all’estero, che la sua acqua di Serino è la migliore di tutte le acque europee, come è dichiarato in tutti i bollettini sanitari, con l’analisi alla mano e che non vi è bisogno, quindi, di ricorrere, per gli stranieri, a tutte, le acque minerali che bevono altrove, dalla Saint-Galmier all’Apollinaris, e che domandano anche qui, perchè ignorano il Serino: e in ogni maniera, in ogni forma, si raddoppi, si triplichi il movimento dei forestieri a Napoli, si renda loro il soggiorno così piacevole qui, da trattenerli giorni e settimane, da imprimere nel loro animo, partendo, una nostalgia invincibile, in modo che, lontani non potendo essi tornare, mandino da noi i loro parenti, i loro amici, le loro conoscenze. Questa è opera civile questa è opera bella, anche se confini troppo con la reclame industriale, anche se abbia troppo l’aria di una speculazione, anche se tenda a trasformare sempre più in un enorme Palace, tutta la Napoli che sale, laggiù, dal mare sino alle colline fiorite di Posillipo e del Vomero! Quel che si è fatto a Nizza e a Montecarlo, ha formato la fortuna di tutta la Cornice da Mentone a Hyéres quel che si è fatto al Cairo, ha formato la fortuna di tutto l’Egitto: sia, sia, questa opera buona, questa opera santa, e in questo paese così bello e così povero, così affascinante e così pieno di miseria, in questo paese così delizioso e dove si muore di fame, in questo paese dall’incanto indicibile, si dia alla industria del forestiero la forma larga, felice, fortunata, che porti, a Napoli, il solo modo di far vivere centinaia di migliaia di persone!

Ma si permetta a un’anima solitaria e ardente di passione, pel suo paese, come è la mia, di chiedere una parte di tutto questo, una povera, piccola parte per migliorare le condizioni igieniche e morali del popolo napoletano. Non si chiedono milioni, poichè i milioni hanno fatto fiasco nell’opera del Risanamento, e nessuno, naturalmente, vuol dare più milioni, quando i primi sono stati spesi male o perduti, per fatalità quasi che una mano misteriosa perseguitasse questo buon popolo nostro.

Si chiedono, in nome di quel Dio giusto che volle fossero accolti tutti i poveri, nel suo nome, povero e vagabondo egli medesimo, sulla terra, che alla redenzione fisica e spirituale dei poveri un po’ di attenzione, un po’ di denaro, un po’ di cura sia dedicata da coloro che debbono e possono fare questo! Tutto deve esser fatto con modeste ma tenaci idee di bene, con semplici ma ostinati rimedii, con umili ma costanti intenzioni di giovare. Bando alla rettorica sociale, bando alla rettorica industriale, bando alla rettorica amministrativa, quella che viene dal Comune, la peggior rettorica perchè guasta quanto di pratico, di utile, di buono si potrebbe fare, dagli edili nostri. Perchè dunque non si obbligano la società dei nuovi quartieri al Vasto, all’Arenaccia, al Quartiere Orientale, di ridurre al minimo possibile le pigioni, in modo che le case fatte pel popolo siano abitate proprio da esso e non dalla piccola borghesia, in modo che ogni stanza non costi più di nove o dieci lire e non vi possano per regolamento stare più di due o tre persone, quando vi sono bimbi? Si tenti questo! E se ciò non basta, in tutte le nuove costruzioni sia nei quartieri popolari sia nei quartieri più aristocratici, perchè non si obbligano, con legge, con regolamento, ad avere un piano dei loro palazzi, l’ultimo, fatto in modo che la gente del popolo vi possa abitare, avendo delle stanze, delle soffitte, ciò che si chiama il suppenno che non costino, appunto, più di nove o dieci lire al mese ogni stanza? E se qualche società ancora, qui, vuol costruire sulle colline, o sulla spiaggia, verso la ferrovia o verso il mare, perchè non la si obbliga, per legge o per regolamento, se vuole tale concessione, a costruire al quarto o al quinto piano, tali stanze, a cui si accederebbe dalle scale di servizio? E nei conventi che il Municipio oramai possiede in gran numero, da cui sono state discacciate tante sventurate monache perchè albergano solo dei grandi elettori o dei servitori di consiglieri comunali? Perchè, poichè le povere monacelle furono buttate fuori alla strada, alla miseria e alla morte, non si fa una spesa, una santa spesa per pulire, per restaurare, questi numerosi monasteri e non si affittano, quelle stanze, diventate nette e salubri al popolo napoletano? Un poco di questo denaro che dovrebbe servire, per chiamar qui gente, dall’Europa e dalle Americhe, pochissimo di questo denaro dedicarlo, saviamente, mitemente ma costantemente, a creare delle modicissime, modestissime non case, ma stanze, stanze per il popolo!

…..

AI GOVERNANTI

Che chiedo io, infine, per i miei fratelli del popolo napoletano, che chiedo io come tutti quelli che hanno cuore, e anima, salvo che finisca l’oblio e l’abbandono? Che chiedo io, in nome dell’eguaglianza umana e cristiana, salvo che il popolo di laggiù sia trattato come tutti gli altri cittadini, abbia una casa, abbia della luce, nella notte, dell’acqua, della nettezza, della sorveglianza, sia guardato e protetto contro sè stesso e gli altri? Che chiedo, io, se non l’applicazione della legge umana e sociale, trattar quelli come si trattano gli altri, dar loro quel che spetta loro, come esseri viventi, come cittadini di una grande città? Faccia il suo dovere chiunque, non altro che il suo dovere, verso il popolo napoletano dei quattro grandi quartieri, faccia il suo dovere come lo fa altrove, lo faccia con scrupolo, lo faccia con coscienza e, ogni giorno, lentamente, costantemente, si andrà verso la soluzione del grande problema, senza milioni, senza società, senza intraprese, ogni giorno si andrà migliorando, fino a chè tutto sarà trasformato, miracolosamente, fra lo stupore di tutti, sol perchè, chi doveva si è scosso dalla mancanza, dalla trascuranza, dall’inerzia, dall’ignavia e ha fatto quel che doveva.

Napoli, primavera 1904

Matilde Serao

La Paranza dei Bambini

La Paranza dei Bambini è un bel film che ci mette davanti alle nostre responsabilità sociali, politiche e morali. Lo dico subito per sgombrare il campo e dichiarare, nella stupida polemica che c’è, da che parte sto: dalla parte di chi denuncia perché a trovare le soluzioni poi devono essere gli altri, le istituzioni, i politici, i burocrati… Nel film si racconta la storia di ragazzini aggressivi e mortificati nella loro innocenza, nel loro sentirsi esclusi dal “modello di consumo” cui aspirano e che possono raggiungere, precocemente, solo grazie al crimine, imitando i camorristi, diventando precocemente loro stessi camorristi. Il problema è che lo stanno andando a vedere molti ragazzini dai 9 ai 14 anni, tal volta ed incredibilmente accompagnati dai loro genitori stranamente e per lo più madri. Ragazzini che esultano quando uno della paranza (che sentono uno di loro) ad un certo punto nel corso di una colluttazione prende la pistola spara ed ammazza. Il film è vietato ai minori di anni 14 ma, vi assicuro, è difficile convincere le madri di questi “pargoletti” che i loro figli non possono vederlo …. né sarebbe utile quando sono gli stessi bambini che usano videogiochi vietati ai minori di anni 18 e che sentirebbero il divieto come l’ennessimo “sopruso” da superare con la violenza. L’atteggiamento di questi ragazzini è evidente durante tutta la proiezione, sono spavaldi, fanno il tifo, si sentono anch’essi in grado di poter maneggiare un’arma. Ho avuto tanta voglia di entrare in comunicazione con loro e fargli qualche domanda ma all’uscita stranamente, tutti uguali, si dileguano come se scappassero, eccitati dalle immagini che hanno visto. Forse occorrerebbe approfittare ed intercettarli, fare loro delle domande, cercare di capire e fargli capire che quel mondo non è bello, non è entusiasmante, che impugnare una pistola e sparare ammazzando è tutto li contrario di un atto di coraggio, anzi è l’atto più vile e vigliacco che ci possa essere. Tutti bambini molto precoci, non incerti nella loro andatura, anche quelli più grassottelli, bambini veloci anche di testa, quanto mi sarebbe piaciuto vederli impegnati in uno sport a scaricare tutta la loro rabbia di essere, e sentirsi esclusi, dal falso mondo del consumo di scarpe, magliette e tavoli con cocaina e champagne in discoteca. C’è tanto da lavorare …

Dopo 18 anni il Forno Crematorio a Napoli: Una Soddisfazione (?)

Ieri, affranto, su Facebook, scrivevo: Il mio senso di cittadinanza mi perseguita e mi impedisce di guardare le cose senza spirito critico, ciò, purtroppo, mi è accaduto anche nella occasione della recente scomparsa di mia madre dove al dolore si è aggiunto il disprezzo e l’indignazione quando un addetto ai lavori, ad una mia domanda, mi ha risposto, rassegnato, che nelle pompe funebri purtroppo c’è la camorra. Come dire una cosa non nuova, ma sentirselo dire da un addetto ai lavori è un’altra cosa. La stessa risposta mi è stata data alla domanda perché per la cremazione dei nostri cari si debba andare a Pontecagnano, facendo qualche centinaio di chilometri col cuore infranto, pur essendoci un crematorio costato diversi milioni di euro presso il cimitero di Poggioreale, il cui appalto è partito 18 anni fa e di cui nel 2016, si annunciava l’imminente apertura. Al dolore sordo che provo si è aggiunto il senso di disprezzo per la camorra, per i politici e per gli amministratori che dovrebbero nascondersi e scomparire dalla faccia della terra! A Napoli restiamo per amore … un amore ottuso che ci impedisce di vedere …

Dopo qualche ora dalla pubblicazione, su Facebook, mi veniva segnalato che oggi alle 10,00 andrà in funzione il forno Crematorio di Poggioreale, come oggi riportano i giornali cittadini (clikka).  Una sola linea su tre, le altre due tra sei mesi (spero che vada tutto bene). La cosa che mi ha colpito e fa il paio con quanto diceva ieri in una intervista Giuseppe De Rita (presidente CENSIS) che in Italia non c’è un prima né un dopo, c’è il presente, cosicché non mi hanno stupito le dichiarzioni del Vicesindaco Panini il quale, diemticandosi che sono trascorsi 18 anni, di cui 8 imputabili a De Magistris, parla di evento eccezionale, di grande conquista e di grande soddisfazione per il risultato raggiunto …. in 18 anni!

E dire che durante il mio mandato di consigliere comunale (2011-2016) non mi occupai del Crematorio per un caso e forse per poco essendomi però occupato di un’altro aspetto del pari raccapriccinate (morire-a-napoli-e-un-morire) Clikka

 

Il Parco della Marinella la Rogoredo di Napoli

Quando ero consigliere comunale (2011/2016) ho condotto una vera e propria battaglia per fare in modo che il fabbricato storico dell’architetto Luigi Cosenza restasse adibito alla funzione di mercato ittico storico di Napoli. Su questo blog troverete molti articoli al riguardo documentati da atti ed interventi in consiglio comunale (clikka). Riuscii a mettere insieme una proposta che fu approvata anche dal Consiglio Comunale, mentre il Sindaco pensava di destinare il fabbricato a Moschea. Convinto il Consiglio Comunale sembrava risolta la vicenda senonoché avevo fatto i conti senza l’oste. L’allepoca Amministartore del CAAN Don Lorenzo Diana, nominato da De Magistris (prima versione), ebbe anche il fegato di festeggiare una inaudita e fasulla inaugurazione (clikka). Niente non c’è stato verso, l’incapacità amministartiva e l’azione prevaricatrice del Consiglio Comunale da parte del Sindaco l’hanno avuta vinta.

Il progetto era bello ed inteerssante e prevedeva che l’intera area di interesse dei mercatali diventasse, con il parco della marinella, un distretto del Sea Food, una sorta di Pier 39 di San Francisco. Oggi mi stringe il cuore a leggere che l’insipienza ha fatto sì che il parco della Marinella è la Rogoredo di Napoli, abitata da poveri diavoli, per lo più drogati, che trovano riparo in catapecchie improvvisate aggiungendo degrado a degrado! Di tanto da’ conto il il Mattino di Napoli  di oggi (04.02.2019) di cui consiglio la lettura.

Come dire una occasione di rilancio e sviluppo (l’ennesima) perduta per Napoli. L’area Est di Napoli, con il fallimento del progetto di Porto Fiorito (clikka) avvinta allo stesso destino di Bagnoli!

 

I Trasporti tra Nord e Sud del Paese

Stamane sulle pagine de Il Mattino di Napoli Adolfo Scotto Di Luzio (clikka) fa una analisi dell’arretratezza del SUD connessa allo stato pietoso dei trasporti su ferro chiarendo, come tale stato, sia un “vulnus” alla Democrazia. La riflessione è d’obbligo e mi porta a dire che ciò non accade solo per il ferro ma anche per il trasporto aereo. Sono ormai mesi che si celebra il grande successo dell’aeroporto di Capodichino con baci, abbracci, medaglie e titoli celebrativi di giornale, senza considerare che capodichino è un piccolo aeroporto assolutamente insufficiente a soddisfare i bisogni di una metropoli europea che dovrebbe aspirare e rivendicare il ruolo di Capitale economica del SUD. Il guaio è che in tutta questa celebrazione ci si è dimenticati che, con un tratto di penna, è stato cancellato il progetto di convertire l’aeroporto militare di Grazzanise in civile. Ebbene, qualche mese fa, ascoltando i tecnici del trasporto aereo, nella occasione di un Convegno promosso dal Comitato No Fly Zone, ho compreso bene che la cancellazione dell’aeroporto di Grazzanise è una vero e proprio “scippo”, l’ennesimo, allo sviluppo del SUD ed ai suoi cittadini. Non è difficile capire che se Napoli deve competere su scala europea, come Roma e Milano, deve dotarsi di un altro aeroporto che sia tale, non solo per il trasporto dei passeggeri, ma anche per qullo delle merci. Dovrebbe far indignare noi cittadini del SUD il fatto che una insalata prodotta in campania o in calabria o in sicilia che deve essere esportata in qualsiasi altra parte del mondo, debba fare migliaia di chilometri su gomma per andare ad imbarcarsi a Roma o a Milano! Ebbene, tale considerazione ci dovrebbe far dire chiaramente che Napoli con un altro aeroporto diventerebbe lo scalo commerciale del SUD conquistando fette di mercato interessanti e sgravando, con il traffico passeggeri, l’aeroporto di Capodichino, con il conseguente allegerimento dei sorvoli su centianaia di migliaia di cittadini e monumenti. Nè si può seriamente affermare che l’aeroporto di Pontecagnano è inidoneo ad assolvere il ruolo di scalo civile per il SUD. Questo è semplicemente e volgarmente una “marchetta” politico/elettorale del nostro Governatore De Luca. Orbene, mai come in questo caso, con Grazzanise si coniugherebbe lo sviluppo economico del mezzogiorno d’Italia con la salute dei cittadini! Come dire mentre il nostro sindaco pensa alle europee ed agli equilibri interni impalmando ex consiglieri (clikka) con incarichi di decine di migliaia di euro nella città metropolitana a spese di noi cittadini, Napoli, la Nostra Napoli, viene per l’ennesima volta saccheggiata dalla sua politica.

Se fossimo Cittadini e non Sudditi

Notizie gravi che si incrociano. I giornali le snocciolano senza che accada nulla tra la gente. Forse il problema è che nessuno legge i giornli, forse il problema è che la gente è rassegnata, forse il problema è che nessuno mette insieme le notizie. Si perché, le notizie, messe insieme assumono un altro aspetto, un’altra dimensione. Solo questa settimana con soli cinque temi sollevati dalla stampa, se fossimo cittadini, dovremmo stare tutto il giorno sotto palazzo San Giacomo a chiedere la testa dei responsabili. Cinque temi scabrosi da far salire il termometro della indignazione, visto che la magistratura è un elefante che ha l’andatura di una tartaruga.

1) Assistenza ai disabili assente; 2) Aleggia il sospetto del latrocinio per l’appalto su Via Marina, tanto che è intervenuta la Procura; 3) sembra ci siano consiglieri comunali che rubano rimborsi stratosferici percependo indebitamente indennità per super lavori conquistati dopo il voto; 4) l’aula consiliare oltraggiata dal fantacalcio mentre la città cade a pezzi; 5) cambio di poltrone alla Mostra d’Oltre Mare all’insegna del ci metto gli amici che mi hanno dato una mano.

Una città che vive un momento di risalita turistica abbandonata a se stessa con strade colabrodo che provocano incidenti e sfondano le auto; una politica per lo sport inesistente con impianti fatiscienti, con gente che usa la poltrona di consigliere per incassare gettoni ed indennità senza che nessuno dica niente, con la politica di palazzo che gioca al fantacalcio mentre si scambiano poltrone nelle società partecipate. Se fossimo Cittadini non saremmo arrivati a questo degrado … il sospetto è che siamo diventati sudditi …

Bene abbiamo fatto a dimostrate con la Marea Azzurra per Napoli che c’è un nucleo, piccolo o grande che sia, che ha voglia di cambiare …

 

Il Rischio dell’Alcol nei Minori Un feomeno che non si vuole Combattere

Riporto un post pubblicato su Facebook ed una lettera scritta da due mamme, non aggiungo altro se non che la foto è stata scattata qualche notte fa a Chiaia:

“Che stasera ho proprio difficoltà ad addormentarmi e chi mi conosce sa che non è una cosa che mi appartiene!!! Stasera sono veramente disgustata e triste…ho deciso di andare al cinema al Metropolitan con mio marito alle 23 e il film è finito all’una…immaginatevi la serata gelida oltretutto di mercoledì e dunque per strada veramente poca gente…facciamo una passeggiata x tornare alla macchina e si apre la prima scena a via Imbriani: una ragazza (minorenne) delirante a terra che si rotolava e lamentava completamente in balia di alcool o droghe varie con un ragazzo steso su di lei. Ovviamente chiamiamo la polizia e iniziano scene raccapriccianti che non voglio star qui a raccontare. Vigiliamo fino all’arrivo dell’ ambulanza e andiamo via con un peso sullo stomaco incredibile pensando come al solito ai nostri figli per fortuna al caldo dei loro letti.
Giriamo a via Carducci, nel frattempo si era fatta l’1.30 e ci si apre la seconda scena…vicino alla nostra macchina troviamo un ragazzino riverso a terra ricoperto di vomito delirante e completamente incosciente …chiamiamo un’altra pattuglia della polizia che, diversamente dai primi, arriva e si catapulta su di lui cercando di aiutarlo in qualche modo…ma non si riprende e viene anche lui portato via in ambulanza.
Prima di uscire avevo letto e postato la lettera di una mamma di Pozzuoli scioccata dopo aver visto delle scene raccapriccianti fuori ad una discoteca a Capodanno sempre a danno di ragazzini minorenni…bene non ho più parole, commenti, lamentele, richieste da fare…queste cose mi lasciano un senso di amarezza profonda e saranno difficili da cancellare dalla mia testa i loro volti privi di dignità riversi su un marciapiede sporco dei nostri permissivismi!!!!
Noi genitori abbiamo le colpe maggiori ma lasciatemi pensare che tutta la giostra di locali, bar e persone che girano intorno a questi ragazzi e si arricchisce distruggendoli senza scrupoli dovrebbe essere punita selvaggiamente e senza sconti. Ma come al solito mi piace sognare…
PS ovviamente li ho resi irriconoscibili perché sebbene sembrino degli emarginati della società sono invece i figli della Napoli “bene” !”

Una Mamma di Napoli

“Caro Direttore, Le scrivo perché da stamattina non riesco a chiudere occhio dopo quello che ho visto fino all’alba all’esterno di una discoteca di Coroglio, dove c’è stato il veglione di Capodanno. L’apocalisse. Non sapevo se potevo fare filmati o foto e, nel dubbio, non ne ho fatti. Sono arrivata a litigare con un buttafuori. Un energumeno senza pietà. Sinceramente ho avuto timore.

Ragazzine, molte delle quali minorenni, visi conosciuti a Pozzuoli, ubriache al punto da non reggersi in piedi. Ragazzi stesi a terra incoscienti, aiutati da loro coetanei. Una ragazza che urlava come una matta (aveva avuto una crisi) trascinata per terra dai buttafuori come si trascina un tappeto, un’altra presa per i capelli, come ho visto attraverso i cancelli. Sono arrabbiata. Anche mio figlio si é sentito male. Buttafuori che hanno massacrato un ragazzo perché ubriaco. Ragazzini fuori dal locale che si pestavano.

Hanno bevuto da morire. Il “tavolo”: oggi si dice cosi, fanno “il tavolo”. Cosa bisogna fare, aspettare la tragedia? Non so quanti di loro sono rientrati a casa, prego Dio che non sia successo nulla. Ma i genitori, dov’erano? Sono consapevoli di cosa succede ai loro figli? Vergogna! Volete a tutti i costi adeguarvi ai tempi. I tempi sono cambiati????? Vergogna! Voi siete cambiati? Voi volete lavarvene le mani. Mi aiuti Direttore..qui nessuno ascolta. Questi ragazzi hanno bisogno di regole. Non ho visto forze dell’ordine. Ho passato la notte in macchina ad aspettare che finisse il veglione. Non ho visto una volante o una pattuglia. Svegliatevi! Denunciate!

Siamo davvero alla frutta. Mi si é spezzato il cuore e non mi perdono di non essere intervenuta lì dove forse avrei potuto. Ma tremavo della paura, i buttafuori facevano da scudo e i miei ragazzi erano spaventati: ecco, forse l’unica cosa positiva è che i miei figli si sono spaventati da morire. E soprattutto che li ho riportati a casa intatti. Uno di essi, ripeto, si è sentito male: ha solo vomitato. Per ora la cosa importante è che sia sano e salvo, poi mi incazzerò di brutto anche con lui. E la prossima volta, se ci sarà una prossima volta, non mi limiterò soltanto a litigare con un buttafuori e ad assistere passivamente a quello scempio. Allerterò polizia e carabinieri, girerò video e scatterò foto. Dobbiamo farlo per i nostri figli. E per tanti genitori irresponsabili o incoscienti.

*Una mamma di Pozzuoli

Blocchiamo il furto delle Spiagge nella Finanziaria!

Il tema delle concessioni balneari è di queste ore e sono decenni che rappresenta un vero e proprio furto ai danni dei cittadini italiani. Difatti, le concessioni balneari per fare un piacere elettorale alla lobby delle spiagge a pagamento non vanno a bando da decenni e di proroga, in proroga nel 2020 verranno a scadenza di modo che si è messo in moto un meccanismo di “persuasione” nei confronti dei parlamentari che devono fare l’ennesimo regalo. Gli Emendamenti alla Finanziaria per le Concessioni Balneari (clikka) li ho recuperati, vi consiglio di leggerli per rendervi conto di quanto sono benevoli, una benevoleza che nei confronti di noi cittadini normali non si è mai vista. In sostanza si va dalla proroga senza gara da 15 a 20 anni a proposte oscene di sconti e snatorie fiscali. Il problema è serio perché si stanno sperticando le mani anche i parlamentari di maggioranza, M5S e Lega. A dirigere la maggioranza infatti è Sergio Battelli che rilascia anche interviste (clikka), che con il suo brillante intuito politico pensa di poter mettere bocca su un tema tanto delicato che involge i diritti dei cittadini per accaparrarsi qualche consenso. Per dirne una a Bagnoli (Napoli) le cronache giudiziarie ci hanno svelato che un concessionario, in questo caso era il Club Partenopeo, che ha trasformato la concessione balneare in discoteca, incassava 130.000/140.000 € ogni tre giorni pagando un canone concessorio mensile di 171,61 €. Per far comprendere il furto Vi offriamo lo schema riassuntivo delle concessioni balneari del litorale flegreo (clikka). Ora il Governo Giallo/Verde vuole prorogare le concessioni balneari di 15 o 20 anni, concessioni, che sono state già prorogate con legge fino al 31.12.2020, in violazione della costituzione e delle direttive europee, dai precedenti governi/ladri. Questa cosa è oscena! Occorre che si formi una mobilitazione cittadina contro questo scippo! Non un passo indietro. Sono ore decisive perchè il tutto lo si vuole fare con gli emendamenti alla manovra finanziaria! Scrivete a tutti, simpatizzanti, attivisti, parlamentari del M5S e della Lega che conoscete! Smascherateli fategli sapere che voi sapete, devono vergognarsi di votare un tale furto. Questa cosa deve essere un punto irrinunciabile su cui devono capire che devono far cadere anche il governo.

Ai parlamentari e ad ogni eletto del M5S in qualsivoglia amministrazione dico che questo è il momento di ribellarsi e minacciare di dimettersi dal gruppo questa cosa tradisce lo spirito dei cittadini che vi hanno votato: MINACCIATE DI DIMETTERVI TUTTI DAI RISPETTIVI GRUPPI POLITICI!

Quanto alla legittimità della scelta l’Europa si è già espressa molte volte ed i queste ore filtrano notizie dalla Corte di Giustizia Europea che sottolinea come una proroga sarebbe in contrasto con il trattato: leggi Repubblica.it (clikka)

Per rendervi la cosa semplice non solo Vi ho selezionato i Parlamentari resposnabili di questo scempio (clikka) con tanto di foto e di appartenenza ai partiti ma vi ho anche già selezionato i loro indirizzi email cosicché voi possiate inondarli di mail di protesta con un semplice copia ed incolla:

battelli_s@camera.it;antonio.saccone@senato.it;  massimo.ferro@senato.it;raffaele.fantetti@senato.it;

donatella.conzatti@senato.it;fiammetta.modena@senato.it;
gilberto.pichettofratin@senato.it;cristiano.zuliani@senato.it;

christian.solinas@senato.it;roberta.ferrero@senato.it;erica.rivolta@senato.it;
alberto.bagnai@senato.it;roberto.marti@senato.it;paolo.ripamonti@senato.it;

marco.marsilio@senato.it;antonio.depoli@senato.it;

emilio.floris@senato.it; licia.ronzulli@senato.it;roberta.toffanin@senato.it;

antonio.barboni@senato.it;massimo.mallegni@senato.it;

dario.damiani@senato.it;caterina.biti@senato.it
massimiliano.romeo@senato.it;maurizio.gasparri@senato.it;

antonio.iannone@senato.it

Lo Stadio Collana come il Mario Argento

La notizia viene riporatata oggi da Il Mattino di Napoli (clikka) si ritira Ciro Ferrara dalla GIANO società vincitrice del bando per l’assegnazione del Collana. Che il bando fosse stato scritto male l’avevo detto sin dall’inizio ma adesso che i nodi stanno arrivando al pettine e non si sciolgono, vedo sempre più lo Stadio Collana come il Mario Argento. Il rischio che diventi un altro cimitero dello sport è altissimo ed il prezzo altissimo, le associazioni sportive napoletane e gli atleti lo stanno già pagando. Aggiungo, alle chiare resposnabilità politiche ed amministrative che sono tutte indiviabili nelle Giunte Caldoro, De Luca e De Magistris, di regione e comune, anche quelle delle Istituzioni Sportive che, per essere prone alla politica hanno contribuito, col loro “devoto” silenzio, al disastro annunciato. Cosa di deve fare: Semplice revocare per giusta causa l’affidamento alla GIANO ed andare rapidamente, non c’è più tempo per fare un bando, all’affidamento diretto al Comune, stipulando un contratto di comodato d’uso! Ovviamente anche questa scelta in presenza della manifesta incapacità tra regione, comune ed istituzioni sportive sarebbe foriera di inefficienze ed ulteriori ritardi ma non c’è altra scelta! La mia solidarietà va agli sportivi Fatevi, Facciamoci, Forza noi siamo quelli che conoscono lo SPORT!

La Spontanea Trasformazione Urbanistica di Bagnoli

Sono oltre 20 anni che si parla della destinazione urbanistica di Bagnoli e dell’ex area Italsider, la paralisi è tale che si è arenata anche la nomina del Commissario, da parte del nuovo governo del cambiamento, su cui ho anche avuto modo di dire la mia (clikka). La considerazione è che in assenza di capacità amministrative e di partecipazione popolare (di cui ci si riempie solo la bocca) l’intera area ha “fatto da sola”, come dire, in 2 chilometri si sono installate oltre 7 locali di pubblico spettacolo che attirano decine di migliaia di persone dal giovedì alla domenica e nelle cd. feste comandate. Discoteche che hanno eroso la vivibilità di un intero quartiere in assenza di programmazione e che di fatto hanno finito per espropriare i cittadini residenti, imprimendo una destinazione che è incompatibile con la vita delle persone e delle famiglie. L’amarezza è che nessuno si è mai preoccupato di esaminare ciò che stava accadendo ponendo un freno. L’avvio è stato dato mediante la concessione degli arenili per il solo uso elioterapico facendoli pagare “quattro spicci” aree che giungono anche ad oltre 10.000 mq pagati con un canone inferiore a quello di un appartamento in centro ai quali è stata poi concessa la licenza di pubblico spettacolo, snaturando le concessioni marittime stesse che da diurne e stagionali sono diventate notturne e permanenti. Di chi è la colpa? Questa volta è semplice: Di tutti quelli che per ingraziarsi il consenso elettorale hanno fatto finta di non vedere … come dire di non amministrare …

In questo filmato diamo conto della invivibilità del quartiere e della completa assenza delle istituzioni a tutela dei cittadini; ve ne consiglio la visione, dura solo 10 minuti, ma è riassuntivo di come si sia trasformata Bagnoli:

Bagnoli Risvegliati

SOLIDARIETA’ AI CITTADINI DI BAGNOLI: Questo filmato è di ieri (15.09.2018). Ce l’abbiamo appena fatta in tempo a montarlo che anche oggi (16.09.2018) dalle 12,00 c’è una condizione peggiore. L’aggravante è che in questo momento c’è anche un celerino della polizia presente in via coroglio che non fa nulla, non interviene per ripristinare le condizioni minime di vivibilità del quartiere. Bagnoli è stato il quartiere dell’Orgoglio Operaio, ciò che sta accadendo ci fa capire che è stato talmente mortificato ed abbandonato a se stesso che i Bagnolesi hanno addirittura remora a rivolgersi alle forze dell’Ordine, seppure presenti, per chiedere la tutela dei loro diritti umani. In queste condizioni noi del Comitato Quiete Pubblica e Vivibilità Cittadina diamo la nostra Solidarietà ai cittadini di Bagnoli! A loro diciamo NON ARRENDETEVI! NON MOLLATE! Avete nel sangue l’orgoglio e la responsabilità di onorari i Vostri morti in fabbrica.

FLORES il Re di Bagnoli a 5 Stelle

Stamane tutti i giornali cittadini danno la notizia della nomina di Francesco Floro Flores come Commissario di Bagnoli. Scelta che dovrebbe ricevere solo la firma del Presidente del Consiglio Conte. La decisione viene raccontata come un accordo tra De Magistris e Fico. Un accordo Giallo/Arancioine; sennonché, a prescindere delle valutazioni politiche (che pure ci sono), sorgono spontanee delle domande circa l’opportunità di nominare un imprenditore che ha preso a “quattro lire” dal Comune e dalla Mostra d’Oltre Mare, Zoo ed Arena Flegrea, con l’aggravante che lo stesso imprenditore ha nominato, quale Direttore Artistico della Arena Flegrea, il Fratello del Sindaco di Napoli, Claudio de Magistris. Tra l’altro il medesimo imprenditore è stato anche nominato dai 5stelle al CDA della Cassa Depositi e Prestiti. Come dire stanno cerando un potere tutto loro e per loro. Possibile che non ci siano altre persone, anche tra gli attivisti dei 5stelle? Come dire non mi sarei scandalizzato se avessero nominato Commissario di Bagnoli Mariano Peluso, napoletano da sempre attivista del M5S e Geologo, un uomo come dire “qualunque”.

Cosa pensare ? E’ evidente che questa nomina cozza con tutti i principi di Sana e Corretta Amministrazione in attuazione dei quali il Conflitto di interessi, seppure potenziale, deve essere in ogni caso scongiurato. In sostanza si concentra nelle mani di un imprenditore che ha interssi nell’area un potere enorme facendolo diventare il RE Francesco di Bagnoli!

Pensiamo poi cosa potrebbe mai dire il Sindaco di Napoli in caso di questioni che involgono l’affitto dello Zoo visto che poi potrebbe scontare una attegiamento “ostico” sull’area Italsider. Ovviamente gli esempi possono essere tanti.

Poi c’è un altro profilo che lascia veramente l’amaro in bocca: Ma la scelta dei manager pubblici perché i 5stelle le fanno nelle “stanzette” senza nessuna partecipazione pubblica?  Perchè gli elettori dei 5stelle non si ribellano subito a questa cosa che fa polpette del principio di partecipazione tanto sbandierato da grillo e dai grillini? Possibile che queste cose così semplici non le pensa nessuno? Ancora una volta Napoli oltraggiata nei principi”! Io non ci sto!

Stamane un intervista del Prof. Aldo Masullo sulle pagine di Repubblica Napoli che richiama all’unità delle classi sociali sperando in una borghesia industriale ed intellettuale che si faccia carico dei problemi di Napoli …. sono già curioso di vedere, su quest’argomento, quanta parte di questa borghesia avrà il coraggio, non di alzare la voce, ma per lo meno di dire qualcosa ….

Napoli tra Turistizzazione e Barettizzazione

Napoli tra turistizzazione e Barettizzazione (clikka) Non capiamo perché quelli che parlano di Turistizzazione del centro storico non spiegano anche il fenomeno della “Barettizzazione”. Noi abbiamo il polso della situazione nel centro storico ed in altri quartieri e possiamo dire di conoscere bene la tematica. Il fenomeno è più complesso e si articola sovente in modo ancora più traumatico e violento per i cittadini, ma sembra che di questo aspetto non si possa o debba parlare perché secondo qualcuno la “città è viva” e chi non la pensa così, se ne deve andare, salvo poi a parlare, a questo punto, non si sa a quale titolo e con quale autorevolezza, di turistizzazione che espelle i residenti dal centro storico. Ebbene, il centro storico sta diventando un’intera area dedita al “fast ed furious food ed beverage” ad ogni ora del giorno e della notte, accompagnato da decibel, balli, feste di compleanno, fiaccolate, fuochi d’artificio e centri sociali che si traformano in aree concerti e discoteche, che rendono la vita impossibile ai residenti, i quali, volendosene andare, perché spesso non riescono neppure a rientrare nelle loro abitazioni né una volta tronati non riescono neppure a chiudere occhio, hanno venduto, stanno vendendo o venderanno le loro case inabitabili a pochi euro a gente che, gioco forza, li adibirà a B&B…. Perché si racconta il fenomeno a metà? Perché quelli che parlano di turistizzazione poi non parlano anche di barettizzazione ? Noi abbiamo racchiuso il tema in un incipit: “LA CITTA’ NON E’ UN BENE DI CONSUMO”

Napoli Ribelle ed Abusiva

La foto in quetso post non ritrae Napoli e neppure l’Italia, è Barcellona! Questi Sono un fioraio ed un fruttivendolo, in una strada di periferia di Barcellona che ovviamente non occupano suolo pubblico perché è vietato, viste le dimensioni del marciapiede. A Napoli? A Napoli ognuno fa quello che gli pare. La Polizia Municipale nel centro storico, chiude entrambi gli occhi, si ottura le orecchie e forse anche il naso. In tutto il centro storico ci sono strade di ridotte dimensioni dove addirittura esercizi d’asporto, che non potrebbero mai avere l’occupazione di suolo, installano fino a due tre file di tavolini, con la conseguenza di ridurre anche drasticamente le condizioni di sicurezza, perché un mezzo di soccorso non potrebbe mai passare. Gli occupanti abusivi una volta che hanno consolidato, in breve tempo, la loro occupazione abusiva si sentono in diritto di occupare abusivamente “investendo” in proporzione ai coperti abusivi, di modo che se interviene il vigile rigoroso (inesistente nel centro storico), si sentono lesi nel loro abusivo diritto! Come dire non siamo qua a spaccare il capello in quattro ma se nella Pignasecca ci sono esercenti, che occupano abusivamente gli ingressi di altri esercizi commerciali … senza che nessuno dica nulla allora significa che la misura è colma e questo sistema, fondato sul più forte, è fonte di sopruso che gioco forza, mancando l’istituzione crea un vuoto che forse è già stato riempito dalla Camorra. Probabilmente per Napoli Ribelle si intende questo … solo che nella città/giungla vincono solo i più forti perché manca Tarzan …. i deboli sono destinati a soccombere…

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