De Laurentiis paghi i Canoni al Comune di Napoli

Il mio intervento al Consiglio Comunale del 26.07.2022

Gaetano Manfredi non “tentenni” sullo Stadio: Ritengo assolutamente ingiustificato il comportamento del Patron del Napoli che non paga il canone al comune. La somma con gli importi dovuti per questa stagione ormai si aggira intorno ai 4 milioni di euro. Il Sindaco, che tra l’altro ha la delega sullo Stadio, ha il dovere di pretendere il pagamento a tutela degli interessi pubblici. Penso che proprio sullo stadio sia necessario dare un segno di discontinuità con la passata giunta, non possiamo tollerare un simile grave inadempimento quando poi dalle famiglie napoletane imponiamo un incremento dell’addizionale IRPEF.

I Cittadini Napoletani regalano 2,4 Milioni a De Laurentiis

Il tema è lo sperpero dei soldi pubblici da parte del Comune di Napoli che ha un deficit che va dal miliardo ed ottocento milioni di euro a circa 2 miliardi e trecento milioni e, nonostante questa voragine abbia provocato il taglio della spesa sociale come l’assistenza ai disabili, leggo oggi su Repubblica Napoli (clikka) che De Magistris ha deciso di regalare 2 milioni e quattrocentomila euro a De Laurentiis come rimborsi di presunti lavori che non sono mai stati documentati. Quando ero consigliere, infatti, sono riuscito ad impedire questo scempio, denunciando la cosa alla Procura della Corte Dei Conti (clikka) che addirittura sequestrò la somma di €. 6.230.000,00, per il mancato pagamento dei canoni di concessione, al Calcio Napoli che poi fu incassata interamente dall’amministrazione.

Dal febbraio 2014 temo che il Calcio Napoli non abbia più pagato nulla per l’uso dello Stadio, nonostante incassi centinaia di milioni di euro!

La stessa Corte dei Conti  con  l’Ordinanza 163.2014 (clikka) ha ricostruito il rapporto contrattuale bacchettando il Comune, per la troppa “benevolenza” economica verso il Patron del Napoli! Basta leggere i documenti.

Sono indignato! Ho studiato le carte e da avvocato posso dire, senza tema di smentita, che questa cosa è assolutamente incomprensibile si danno ben 2 milioni e quattrocentomila €. senza alcuna giustificazione legale facendo torto ai tanti che, come ha più volte sottolineato il mio amico Toni Nocchetti, con la sua associazione “Tutti a Scuola” hanno subito sulla loro pelle i tagli alla spesa sociale.

Vergogna solo Vergogna! Ci sono gli impianti sportivi cittadini chiusi ed al collasso e si regalano milioni di euro!  Il Calcio sta costando alla città somme vieppiù ingiustificate per il grave stato di dissesto che affligge le casse del Comune. Eppure i cittadini, grazie a De Magistris, si sono già indebitati con un mutuo di 20 milioni di euro per far fare ancora più soldi al Patron del Napoli che, nella sua evidente volgarità, non ha mai riconosciuto nulla alla città, approfittando della passione e dell’amore dei Napoletani verso la Squadra Cittadina…. Spero che qualcuno intervenga!

P.S. Il perché è evidente: Il Patron del Napoli è “un potere forte” ed il Sindaco di Napoli, contrariamente a quanto dichiarato, ha sempre ossequiato i poteri forti, contro i quali quando era magistrato diceva di combattere …

 

Stadio San Paolo: I Cittadini pagano ed il Calcio Napoli no!

delaurentiisdemagistrisA beneficio dei cittadini napoletani e delle Casse Comunali, sono dovuto ricorrere alla Corte Dei Conti (clikka) per ottenere il pagamento dei canoni  dovuti dal 2006 al 2014 dal Calcio Napoli (ben 6.230.000.000,00 €.) per l’uso dello stadio San Paolo, da cui, è il caso di osservare, il patron del napoli, ricava circa 120 milioni di euro all’anno! Ebbene, proprio perché, posso dire di “conoscere i miei polli” ho chiesto se per caso non si fosse di nuovo verificata una situazione del genere, avendo la conferma (non la sorpresa) di scoprire che è così! Dall’ultimo pagamento, infatti, il Calcio Napoli si è guardato bene dal pagare accumulando un debito di altri 644.593,83 €. come certificato dal Servizio Comunale (clikka) oltre alle altre somme dovute per la mancata sottoscrizione della convenzione. E’ singolare la risposta dal Calcio Napoli secondo cui non avrebbero ricevuto la diffida a pagare, come se fosse necessaria la diffida per sapere che i debiti vanno onorati alla scadenza!
Possibile che la politica è tanto debole verso i forti e tanto forte verso i deboli? Penso alle tante imprese e cittadini strozzati dall’Equitalia per qualche migliaio di euro e qui, invece, abbiamo crediti per milioni di euro che vengono lasciati inadempiuti per paura di “disturbare” e crearsi dissenso anziché consenso. Come dire in servizio fino agli ultimi giorni di cosiliatura! spero che nel nuovo consiglio comunale ci sia qualcuno che porti avanti questa battaglia di giustizia sostanziale!!!
Giusto per: Nel 2011 ho fatto una campagna elettorale con il megafono al grido: “Contro i Poteri Forti di questa Città Votate e fate Votare ….” con amarezza devo dire che mi sono ricreduto…
Repubblica Napoli (clikka) del 08.06.2016, Alessio Gemma:
Il Calcio Napoli non paga, il Comune lo diffida. Palazzo San Giacomo ha “messo in mora” la società di De Laurentiis. Il motivo? Il club non ha ancora versato i canoni di concessione dello stadio San Paolo per l’anno scorso. Si riapre lo scontro sull’impianto di Fuorigrotta.
Il Napoli non onora parte del fitto per il campo di proprietà del Comune: una somma di 644 mila euro. E gli uffici di piazza Municipio ricorrono alle carte bollate. “Si precisa – si legge in una nota interna del 6 giugno – che il servizio gestione grandi impianti sportivi ha notificato alla Società Sportiva Calcio Napoli diffida al pagamento e contestuale messa in mora per un importo complessivo pari a 644.593,83 (Iva inclusa) per i canoni concessori per il periodo 1 settembre 2014 a tutto il 30 settembre 2015, comprensivo di relativo canone pubblicità stesso periodo”.Dalla società sportiva fanno sapere di non aver ricevuto tale comunicazione dal Comune. Nella stessa nota si dà conto che il Napoli ha “regolarmente pagato i canoni relativi al periodo marzo-agosto 2014”, ma si apprende che il periodo successivo, cioè settembre 2014-settembre 2015, non è l’unico ancora scoperto. Perché si legge – “si resta in attesa della nuova convenzione approvata dal consiglio comunale”, per cui restano anche da pagare i canoni dall’1 ottobre 2015 al giugno 2016. Per quest’ultimo periodo è entrata in vigore il nuovo accordo tra Comune e club, che prevede un aumento del 20 per cento con altre spese a carico del Napoli. Per la nuova convenzione, approvata dal consiglio comunale, ci vuole un ultimo passaggio in giunta comunale.

Ma De Laurentiis la firmerà? Pare che il Napoli si sia fatto avanti in Comune per eseguire parte dei lavori allo stadio: bagni e area accoglienza per la Champions. Somme che la società potrebbe voler “compensare” con i canoni ora arretrati. Intanto il Comune ha già chiesto il mutuo da 25 milioni per ristrutturare lo stadio. Attacca Gennaro Esposito, ex presidente della commissione Sport: “Solo con l’intervento della Corte dei conti, il Comune ha incassato i 6 milioni di canoni antecedenti al 2014. Adesso ci risiamo poiché l’ente non è in grado di far rispettare gli obblighi contrattuali alla società. Spero che nel rinnovato consiglio comunale ci sarà qualcuno che svolga questa importante funzione di controllo e indirizzo”.

La proposta indecente sullo Stadio San Paolo

CollanaStadioCredo che la gestione dei beni pubblici del Comune di Napoli sia un indicatore della capacità politica ed amministrativa complessiva dell’ente. In più occasioni mi sono occupato dei beni pubblici ed ho avuto modo di capire che il Comune di Napoli, da sempre, è un ente tanto prodigo verso “alcuni privati” che si potrebbe giungere, se fosse possibile, alla sua “inabilitazione” per prodigalità, così come è previsto dal nostro codice civile all’art. 415 per le persone fisiche.

Ho, infatti, più volte sottolineato la grosse storture di beni di elevato pregio concessi a pochi spicci (clikka), ovvero di beni sfruttati da privati addirittura sconosciuti (clikka) al Comune di Napoli seppure in sua proprietà.

Con lo Stadio San Paolo poi si potrebbe scrivere un testo di diritto amministrativo partenopeo tanto è stata ed è singolare la sua disciplina. Ebbene, il prossimo 30 settembre è all’esame del Consiglio Comunale la delibera n. 598 del 14.09.2015 (clikka) con la quale si concede per un altro anno lo sfruttamento dello Stadio al Calcio Napoli, ad un canone che è stato determinato non si capisce bene come, visto che sia il ragioniere comunale, sia il segretario generale hanno manifestato perplessità circa la determinazione degli importi. Chi volesse approfondire potrebbe leggere anche l’Ordinanza n.163.2014 (clikka) della Corte dei Conti Sez.ne Regionale della Campania, unitamente alla delibera del Consiglio Comunale n. 716/2005 (clikka).

Ovviamente io una proposta risolutiva ce l’avrei e l’ho anche indicata al Comune di Napoli attraverso una vera e propria proposta di delibera (clikka) che non toglierebbe 1 €. dalle tasche di De Laurentiis e consentirebbe alla squadra cittadina di continuare a giocare nell’impianto. Come sempre siccome è una buona idea, che farebbe guadagnare al Comune di Napoli un bel po’ di milioni di euro, rispetto ai 650 mila previsti con la delibera n. 598, il comune si guarda bene dal considerarla. Come al solito non ho fatto altro che copiare cosa hanno fatto in altre città europee. Ma Napoli è in Europa?

Ovviamente il tutto si inquadra in una proposta formulata sempre dal calcio napoli con la quale si chiederebbe lo sfruttamento per 99 anni dell’impianto, dietro la promessa di investimenti per 20 milioni di €. In sostanza il buon imprenditore si garantirebbe il terreno di gioco, lo sfruttamento di aree commerciali interne ed esterne e parcheggi per poco più di duecentomila euro all’anno. Basti pensare che i Milanesi incassano oltre settemilioni all’anno dallo sfruttamento del San Siro. Altra domanda: Ma i Milanesi sono meglio dei Napoletani?

per approfondire l’argomento (clikka)

Ovviamente sempre Forza Napoli

Aggiornamento: Credo sia utile poter consultare il parere dei revisori conti sulla delibera (clikka) a cui è seguita una mia richiesta di informazioni Richiesta informazioni (clikka).

Di seguito le proposte di emendamento ed odg che ho elaborato e che sottoporrò al consiglio domani. Segnalo l’emendamento sulla “vendita del nome dello stadio e la sponsorizzazione delle aree esterne” per il quale ho già formulato proposta di delibera (clikka) che ha avuto i pereri (clikka) favorevoli del Servizio PRM del Segretario Generale e del  Ragioniere Generale. Peraltro l’esperienza è buona a Napoli perché con la sponsorizzazione si sono recuperati i fondi per ristrutturare il Ponte di Chiaia (800.000,00 €.), la “Colonna Spezzata di Belen” e la Fontana del Carciofo a Piazza Triete e Trento.

EmendamentoConsumi (clikka)

EmendamentoBouvette (clikka)

EmendamentodelibeSanPaoloAltriSport (clikka)

EmendamentodelibeSanPaoloConcerti (clikka)

EmendamentodelibraPubblicitàEsternaStadio

EmendamentodelibraUsoIndividuale (clikka)

EmendamentoImportoCanone (clikka)

ODGPianodiFattibilità (clikka)

EmendamentoCauzione

EmendamentopolizzaDanni

Lo Stadio San Paolo un banco di prova per i candidati

stadioA breve ricomincerà il carosello delle notizie sulla concessione dello stadio San Paolo che è scaduta il 30 giugno scorso e che è stata prorogata fino al 30 settembre prossimo, nella passata nottata del bilancio previsionale, con un emendamento (clikka) a sorpresa inserito, in un primo momento tra quelli “tecnici” (ma che di tecnico non aveva assolutamente nulla) che ci ha tenuti inchiodati in consiglio a discutere alle 4,30 del mattino, per una buona ora. C’è da dire che poche ore prima, non conoscendo ancora della esistenza del citato emendamento avevo provveduto a proporre io stesso un emendamento(clikka), poi approvato, che, diciamo, metteva al sicuro l’uso dello stadio alla squadra cittadina mediante un riequilibrio della tariffa ad uso individuale, parametrata, in un certo qual modo, ai valori di concessione degli altri stadi italiani. E’ fuor di dubbio che la buona amministrazione dell’impianto sportivo più importante della città assurge a valore di esempio anche per l’alta qualità dell’imprenditore interessato allo sfruttamento. Occorre, quindi, un atto di buona amministrazione che dovrebbe essere il frutto di una sinergia tra pubblico e privato e che sia, quindi, equilibrato sia negli aspetti amministrativi, tenendo conto di tutti gli interessi sportivi in gioco, sia in quelli economici, su cui, è il caso di ricordare, la Corte dei Conti, già ebbe ad esprimersi con toni alquanto critici, con l’ordinanza del 28.03.2014, n. 163. Basti pensare che ulteriore motivo di controversia, su cui pare non si voglia ancora discutere, è il consumo dell’acqua servita, immagino, per innaffiare il campo da gioco e che ad oggi ammonti a diverse centinaia di migliaia di euro di cui la stessa Società Calcio Napoli pare non voglia assumersi l’onere. D’altro canto non c’è dubbio che, dopo il dibattito pubblico sul rapporto SVIMEZ ed i tanti appelli a collaborare ed impegnarsi per uscire dalla grave crisi, degli Intellettuali Napoletani a partiti, imprenditori e società civile, proprio la buona amministrazione dello Stadio San Paolo sia un banco di prova su cui misurare non solo l’attuale Amministrazione Comunale ma anche il Patron del Napoli nella sua qualità di imprenditore ed anche coloro che, diciamo, si candidano alla carica di Sindaco della città. Come si voglia affrontare il tema in concreto e con toni non populistici, credo sia un atto dovuto per tutti i citati soggetti coinvolti. Parlare, infatti, di programmi astratti o di buoni propositi è un esercizio alquanto semplice e fumoso, calarsi, invece, in un problema concreto e prospettare la soluzione immediata credo sia il modo più efficace per aiutare gli elettori a scegliere. Per quanto mi riguarda più volte sono intervenuto sul tema, sia in consiglio comunale, che su queste pagine dichiarando semplicemente che non occorre far altro che copiare le buone prassi, con procedure chiare, trasparenti e tempi certi così come accade nelle altre città, con un piccolo sforzo di collaborazione anche del Presidente De Laurentiis, imprenditore di alto valore, che saprà sicuramente essere di buon esempio per gli altri Imprenditori e Cittadini Napoletani.

Sullo Stadio San Paolo per altri contributi clikka qui

BuonePrassiSanPaolo

La telenovela dello Stadio San Paolo

sanpaoloSi susseguono le notizie sulla stampa cittadina relative alla gestione dello Stadio San Paolo incentrate su una polemica che credo non abbia diritto di cittadinanza in una comunità civile perché offende l’intelligenza dei napoletani. Come cittadino, ed ancor di più come consigliere comunale, credo che la storia relativa al rinnovo della concessione ed ai concerti sia assolutamente ingiustificata ed ingiustificabile in qualunque altra città europea. Non penso, infatti, sia normale arrivare alla scadenza di una convenzione senza averne, per tempo, prevista un’altra e senza che si sia raggiunto un accordo che soddisfi tutte le parti in causa e gli interessi pubblici e privati, è il caso di dire, in gioco. Eppure il tempo è trascorso pur avendo io stesso, nella mia precedente carica di Presidente della Commissione Consiliare Sport, sin dal 2011 (appena insediati) avviato un serio confronto tra i dirigenti del Calcio Napoli, gli altri operatori sportivi dello Stadio e l’amministrazione, rappresentata dall’assessore all’epoca in carica, avendo ben chiara la scadenza del 30 giugno 2014. Il 13 novembre 2013, infatti, nell’ottica dell’amministrazione trasparente, arrivai anche a celebrare una commissione con la presenza del Presidente De Laurentiis solo che quel percorso, tutto istituzionale, è stato interrotto dando spazio a malintesi, passi in avanti e dietrofront nelle stanze chiuse di Palazzo San Giacomo. Ebbene, credo che nessuno possa negare che questa vicenda non sarebbe capita da qualsivoglia altro cittadino europeo così come non la capiscono i napoletani. E’ possibile che Napoli anche in questo debba negativamente contraddistinguersi? Eppure non credo che lo Stadio San Paolo presenti difficoltà amministrative e gestionali maggiori del Stadio San Siro di cui mi feci, addirittura mandare dal Comune di Milano, anche la relativa concessione. In definitiva, basterebbe copiare dagli altri esempi prevedendo un buon programma di manutenzione che sia sostenuto dal relativo reddito, affinché non si perpetui lo squilibrio attualmente vigente che vede il Comune accollarsi tutti i costi ed il Calcio Napoli assorbire tutti gli utili, seppure in uno stadio che letteralmente cade a pezzi. Dovrebbe, quindi, essere interesse di tutte le parti andare immediatamente alla conclusione di questa vera e propria “telenovela” senza considerare che in tutti gli stadi del mondo si fanno i concerti nei periodi in cui non si giocano le partite. Evidentemente se al San Paolo ad organizzare i concerti fosse stata la FILMAURO forse il terreno di gioco sarebbe stato più al sicuro.

Oggi 27.06.2015 su Il Mattino di Napoli (clikka) il progetto di De Laurentiis: Via la pista di atletica!!

Sullo Stadio San Paolo solo polemiche e poca amministrazione

sanpaoloL’ennesima bagarre sullo stadio San Paolo, di cui si è parlato nei giorni scorsi sui giornali, mi induce alcune riflessioni sul rispetto del principio di legalità, di trasparenza e di buona amministrazione che credo manchino dal tavolo di discussioni polarizzato, semplicemente sullo scontro tra le parti senza tener conto del binario tracciato dalla legge e dai provvedimenti adottati dall’Amministrazione stessa. Da una parte il Sindaco, che invita il Patron a presentare il piano di fattibilità in ragione della delibera di giunta di proposta al Consiglio n,  619 (clikka), approvata dall’assemblea cittadina il 22.10.2014, con la quale, tra l’altro, si dispone la rinnovazione della convenzione del 2004, agli stessi patti e condizioni, dall’altro il Patron che non pare abbia alcuna voglia di aderire all’invito, non volendo forse assumerersi gli oneri di un piano di fattibilità al buio. Orbene, tralasciando tutti i dubbi sui ritardi e sulla delibera n. 619/2014 (clikka), la vera questione di cui nessuno discute, è che se il Calcio Napoli non ha sottoscritto il rinnovo della convenzione, è chiaro che la stessa non può essere in alcun modo applicata e, quindi, gli importi dovuti dal Concessionario al Comune, gioco forza non possono essere determinati sulla base della vecchia convenzione, ma sulla base delle tariffe approvate dal Consiglio Comunale, nella notte del bilancio del 23.09.2014, così come modificate da un emendamento (clikka) che presentai e che fu approvato dallo stesso Consiglio Comunale. Ovviamente la questione, di cui non si discute, non è parva materia perché a fronte dei circa 800 mila euro all’anno previsti dalla vecchia convenzione, come detto non applicabile, il Calcio Napoli dovrebbe versare al Comune, applicando le citate tariffe, circa 3 milioni di euro all’anno che, ovviamente, sono ben al di sotto dei circa 7 milioni che incassa il Comune di Milano per l’uso del Meazza, ma che comunque sono l’unico riferimento applicabile. Spero, quindi, che l’Amministrazione ed il Calcio Napoli si facciano carico della questione nei giusti termini, evitando di incorrere di nuovo nella incresciosa vicenda del febbraio 2014 che ha visto l’intervento della Corte dei Conti con l’ordinanza n.163.2014 (clikka), all’esito della quale il Calcio Napoli ha versato al Comune la somma di 6 milioni 230mila.

In definitiva se non si parte dai reali termini della questione non credo si troverà mai la soluzione che è fondamentale affinché la squadra possa avere lo stadio che si merita.

Comune di Napoli: In bilancio il calcio mercato per il Napoli

stadioStamane ho partecipato alla commissione Sport ed ho avuto modo di esaminare la delibera di Proroga della concessione dello Stadio (clikka) che contiene anche lo studio fatto dal CONI Servizi S.p.a. sulla determinazione di un canone congruo per l’impianto.

Per semplificare si dice al Calcio Napoli potrai continuare ad usare lo stadio alle stesse condizioni della concessione del 2004 (clikka) fino alla fine del campionato 2014/2015, con l’obbligo per De Laurentiis di presentare uno studio di fattibilità sulla ristrutturazione e sulla gestione dello stadio, così come prevede la legge 147/2013, entro il 15.03.2015.

Ad ogni buon conto, senza entrare nei particolari, la cosa che mi ha colpito, non poco, è che, diversamente da come mi aspettavo, il CONI Servizi S.p.a. ha ritenuto che il canone annuo di circa 800 mila euro, pagato mediamente dal Calcio Napoli al Comune (diciamo con qualche resistenza),  sia congruo, sconfessando, non solo, i tanti vecchi consiglieri comunali che, in varie sedi, hanno sempre ritenuto che quella convenzione fu redatta e si giustificava solo ed esclusivamente per aiutare il Napoli in serie C, ma anche la recente pronuncia della Corte dei Conti del febbraio scorso (clikka) che, nell’esaminare la convenzione ha messo in luce molti aspetti assolutamente incomprensibili, sotto l’aspetto economico, poiché in contrasto con gli atti istruttori della delibera stessa di approvazione della concessione di cui sopra.

E’ peraltro da segnalare che lo studio del CONI Servizi non regge il confronto con quanto le altre squadre Italiane pagano per lo stadio. Ad esempio per lo Stadio San Siro il Comune di Milano incassa 6.975.912,45 di €. oltre IVA all’anno! Ora molti mi diranno che il raffronto tra Napoli e Milano non si può fare ed io, invece, mi chiedo se i napoletani valgono meno dei milanesi!

La cosa, peraltro, appare ancora più singolare se pensiamo che, nello scorso mese di agosto, la giunta comunale ha approvato una delibera con la quale si è impegnato a fare lavori nello stadio per 11.700.000,00 (clikka), prevedendo, non solo, la ristrutturazione di alcune parti, ma anche la sostituzione dei 60.000 seggiolini imposta dalla UEFA (che costerebbero circa 6 milioni di euro), quindi, non obbligatori per legge, senza tenere neppure in minimo conto del fatto che il Calcio Napoli, proprio dalla partecipazione alla Europa League, ha incassato dalla UEFA, ad agosto scorso, 0ltre 40 milioni di euro (clikka).

In sostanza De Laurentiis incassa un pacco di soldi dalla UEFA e non caccia neppure qualche milioncino per partecipare alle gare UEFA!

E’ utile osservare, inoltre, a quelli che pensano che i lavori nello stadio li fa De Laurentiis che gli 11.700.000,00 non sono gli unici soldi di manutenzione spesi dall’Amministrazione, poiché il Comune, in quest’anno ha già speso altri 704.712,64 €. per prescrizioni UEFA (clikka), €. 150.000,00 per lavori ai servizi igienici (clikka), €. 366.688,70 per altri lavori di adeguamento (clikka).

Solo nel 2014, quindi, l’amministrazione comunale, in dissesto finanziario e con le casse scassate ha sostenuto costi per oltre 1.200.000,00 caricandoli, ovviamente su tutti i napoletani, tifosi e non!

La ciliegina sulla torta è che di tutte queste decine di milioni di euro spesi ed in programma, non ce n’è uno per il ripristino della pista di atletica del San Paolo, usata da migliaia di ragazzini delle scolaresche e dai nostri atleti napoletani che nell’impianto si allenano tutti i giorni!

Ora una riflessione credo vada fatta: con tutti i soldi che De Laurentiis ha risparmiato fino ad ora, almeno poteva fare una buona campagna acquisti …. ma forse è meglio non insistere su questo punto, altrimenti è capace che nel bilancio previsionale del Comune di Napoli, in prossima approvazione, ci possa trovare appostata qualche decina di milioni di euro per acquistare un difensore! …. Per ora possiamo dire che i Napoletani rispetto ai Milanesi sembrano avere l’anello al naso …

Stadio San Paolo: Napoli non è in Europa

22nd European Athletics Championships - Day FourZurigo è una città con appena 366.000 abitanti ed ha ospitato gli EUROPEI di atletica leggera 2014 con la dignità che merita una città europea. A confronto Napoli col suo milione di abitanti è una periferia non in grado di assumere il ruolo di capitale del mezzogiorno. Lo si vede chiaramente dalle vicende che stanno riguardano il San Paolo e la querelle tra l’Amministrazione e l’imprenditore de laurentis su cui ho scritto molto e del quale ormai credo di conoscere bene le vicende.

Guardando le finali degli europei confesso mi è venuta un po’ di invidia verso i cittadini di Zurigo che evidentemente, seppure meno della metà dei napoletani, hanno a disposizione una classe politica che non si piega ai voleri di un qualunque patron del calcio che pretende di fare di un bene pubblico un bene privato.

Non capisco, infatti, perché Napoli con un 1.000.000 di abitanti non possa avere l’aspirazione di ospitare un evento simile. Con il calcio, infatti, tutte le amministrazioni hanno avuto un atteggiamento prono ai voleri del patron, giungendo persino a non chiedergli neppure i canoni, da ultimo pagati, solo grazie ad una nostra denuncia presso l’Autorità Giudiziaria Contabile.

Abbiamo sempre avuto, infatti, amministrazioni pronte a rispondere ad ogni schiocco di dita del patron, pronte a rifondere milioni di euro per ristrutturare seggiolini, bagni, spalti, impianti elettrici etc etc. giungendo persino a fornire la scorta personale al figlio del produttore cinematrografico con i nostri agenti del VV.UU. e quindi pagati da noi.

Ebbene, in tutto questo fiume di risorse pubbliche che se ne vanno per lo Stadio San Paolo e per compiacere de laurentiis non c’è stato un euro speso per la pista di atletica che anzi, pare, sia apposta danneggiata per scoraggiarne l’uso.

In tutto questo ci vedo una assoluta mancanza di autorevolezza della classe politica e dei politici che finiscono, pertanto, preda dei capricci di qualunque personaggio che abbia un po’ di seguito, ovvero, che si creda abbia un po’ di seguito.

Con rammarico posso dire che da quando è cambiata la presidenza della commissione sport non si è tenuta più alcuna riunione … che tristezza!

Che dire mi rincuorano le medaglie dei nostri atleti azzurri agli europei di nuoto (clikka) e di atletica (clikka). Nessun oro napoletano ….

Per un’ampia rassegna di notizie e documenti sullo Stadio San Paolo (clikka)

Allo Stadio San Paolo c’è chi gioca e c’è chi paga

sanpaoloLo Stadio San Paolo è diventato un esempio di come vengono gestiti male i beni pubblici per il forte condizionamento della politica.

Eppure le parole d’ordine della campagna elettorale del 2011 sono state Bene Comune e Democrazia Partecipata, parole che si sono rivelate, purtroppo, frutto di una speculazione sia dottrinaria che politica e che hanno prodotto solo la trasformazione dell’ARIN in ABC con implicazioni di regime giuridico che non vi sto qui a raccontare.

Il vigente ordinamento, infatti, conosce solo la distinzione tra beni pubblici e beni privati e l’esperienza, purtroppo, ci ha insegnato che la solita tiritera della incapacità a gestire i beni pubblici è servita solo a s-vendere il patrimonio pubblico e ad esternalizzare i servizi pubblici che restano l’unica fonte sicura di reddito per gli imprenditore in cerca di affari.

Ebbene, anche il San Paolo non si sottrae a questa tesi se, l’unica proposta pervenuta qualche tempo fa dal Patron del Napoli, è stata quella di acquistarlo per 1 €. (il cd. nummo uno di romana memoria).

Devo dire però che di fronte al Calcio tutte le amministrazioni cittadine sono state supine al volere del Patron del Napoli, nessun politico, infatti, ha mai avuto il coraggio di chiedere neppure il pagamento del dovuto a De Laurentiis e da quanto mi dicono questo valeva anche per Ferlaino e gli altri Patron che si sono succeduti nel tempo.

Abbiamo, purtroppo, avuto tutti politici con la paura di inimicarsi i tifosi, come se questi non fossero pure cittadini che pagano le tasse ed il biglietto per andare a vedere la partita! Solo grazie ad un esposto proposto da noi alla Corte dei Conti, infatti, si è giunti a far pagare al Calcio Napoli la somma di 6.230.000,00 €. dovuti dal 2006 al febbraio 2014 per canoni di concessione.

Oggi (03.08.2014) da quello che leggo su Repubblica Napoli ci risiamo poiché il Patron del Napoli, a convenzione scaduta, pretenderebbe dal Comune e, quindi, dai cittadini napoletani, tifosi e non, che sostituisca un “momento momento” i 60.000 seggiolini del San Paolo per adeguarlo alle prescrizioni UEFA e, quindi, sborsi di tasca NOSTRA “appena appena” 6.000.000 di €., minacciando, come al solito di andarsene a giocare altrove o di non giocare proprio la Champions.

Ora mi chiedo è possibile che colui che incassa milioni di euro sfruttando un bene pubblico, ivi compresa, acqua, luce e gas per diversi milioni all’anno a carico NOSTRO, arrivi a pretendere anche un ulteriore esborso quando le condizioni della città sono sotto gli occhi di tutti? E’ possibile che un imprenditore importante come De Laurentiis non capisca che le vacche sono talmente magre che sono morte?

Eppure, tutte le volte che ho sentito il Patron del Napoli parlare è sempre stato molto duro con la politica anche se poi quando capita l’occasione, come in questo caso, è egli stesso a pretendere un comportamento politicamente scorretto.

Il fatto è che la scarsa considerazione della politica e dei politici indebolisce l’autorevolezza delle donne e degli uomini alla guida delle istituzioni e consente ai cd. poteri forti di sopraffare il bene e l’interesse pubblico ed è per questo motivo che è sempre più urgente arruolare una classe dirigente autorevole che non faccia sconti a nessuno quando si tratta di tutelare gli interessi dei cittadini!

Ovviamente la mia proposta di fare qualche soldo con lo stadio vendendo il nome (clikka) giace nei cassetti del Consiglio Comunale perché evidentemente potrebbe disturbare i manovratori! Allo Stadio San Paolo c’è chi gioca e c’è chi paga solo che a pagare siamo sempre noi cittadini.

La mia proposta: Caro De Laurentiis mi dispiace ma non possiamo pagare i seggiolini faremmo un torto ai cittadini. Le consiglio di mettere mano alla tasca; compri i seggiolini e li doni al Comune. Credo che anche Lei comprende benissimo che non si possono spendere dei soldi per comprare dei seggiolini quando si devono aggiustare le buche per strada, i cornicioni che cadono, si devono potare gli alberi che cadono, si deve pagare la mensa scolastica, la case famiglia, i dipendenti, i semiconvitti, il trasporto pubblico etc etc etc etc …. forza faccia uno sforzo che tutto sommato il calcio rende …

Vedi anche:

Il sequestro della Corte dei Conti (clikka)

la mia intervista sullo Stadio San Paolo (clikka)

Stadio San Paolo più politica e meno gossip (clikka)

per lo stadio san paolo occorre che si rispettino i ruoli (clikka)

Il destino dello stadio san paolo (clikka)

Da Repubblica Napoli di oggi 03.08.2014

Seggiolini nuovi o addio champions

ALESSIO GEMMA

I SEGGIOLINI dello stadio San Paolo non sono a norma. Devono essere sostituiti per la stagione calcistica 2015/2016. Lo ha deciso la Uefa, pena l’esclusione del Calcio Napoli dalle coppe europee. Il club di Aurelio De Laurentiis lo ha comunicato un mese fa al Comune. Si tratta di 60 mila posti a sedere: la spesa per cambiarli si aggirerebbe sui 6 milioni di euro. Per quest’anno è scattata una deroga, ma per il prossimo anno bisogna completare l’intervento. Chi pagherà? “Il proprietario dell’impianto”, fanno sapere dalla società azzurra. A Palazzo San Giacomo si è aperta la querelle. Per gli uffici tecnici deve essere il patron a finanziare l’opera. Non la pensano allo stesso modo i collaboratori del sindaco. È l’ultima grana che si incrocia con la scadenza, il 30 giugno scorso, del rapporto tra Comune e società sportiva sulla concessione dello stadio. La giunta ha dato l’ok ad una proroga di due mesi. La soluzione per continuare a giocare a Fuorigrotta da settembre sarebbe un accordoponte di due anni. Con alcuni termini da rivedere rispetto all’attuale convenzione: De Laurentiis pagherebbe un canone fisso e non più una percentuale sull’incasso; le utenze, acqua e luce, sarebbero a carico del club e non più del Comune. Ma soprattutto il patron dovrà presentare entro un anno un progetto di riqualificazione dell’impianto. «Credo che i seggiolini spettino al Calcio Napoli — dichiara Gennaro Esposito, già presidente della commissione sport —. Non si può chiederlo ai cittadini, visto quanto ricava il Napoli dal San Paolo».

Gli Ultrà della Roma: La vergogna del Calcio!

Ultrà RomaI gravi fatti della Coppa Italia giocata a Roma del 3 maggio scorso hanno fatto si che si gettassero tonnellate di fango su Napoli ed i Napoletani.

Sono il primo ad essere critico sulla mia città perché sono ostinatamente convinto che debba migliorare, ma ciò che mi ha colpito molto è stata la iniziale mancanza di solidarietà verso Ciro Esposito attinto da uno dei tanti colpi di pistola sparati da Daniele De Santis, romanista/nazifascista (per quello che si è scoperto dopo), che gli ha lesionato la colonna vertebrale e che ancora oggi lotta tra la vita e la morte. Sappiamo tutti come si sono svolti i fatti nel campo e della pessima figura che abbiamo fatto tutti, sia come cittadini che come istituzioni.

La reazione postuma dell’istituzione è stata quella di alfano che ha preteso il DASPO per cinque anni per “Genny a Carogna” di cui ormai si conosce tutto, mentre i giudici sportivi, invece, hanno squalificato il San Paolo per due turni punendo, quindi, la tifoseria napoletana. Atti che a valutarli rappresentano una reazione scomposta di uno Stato incapace di assicurare l’ordine pubblico ai propri cittadini.

Un messaggio assolutamente distorto per un calcio che muove miliardi di euro e che è facile pensare che comanda le istituzioni. Alla tifoseria romana, infatti, non è stato torto un capello anche se è evidente che il comportamento degli ultrà romanisti è vieppiù grave poiché, nonostante non fossero coinvolti in alcuna competizione, hanno atteso i napoletani nei pressi dell’Olimpico per scagliarsi contro di loro con una violenza inaudita. Pura violenza non supportata neppure da una competizione!

Che, invece, fosse necessaria una reazione dura contro gli ultrà romani, per me, non c’era dubbio tanto che oggi (11.05.2014) alla partita con la Juve questi animali, che nulla hanno a che fare con lo sport, hanno inneggiato con cori razzisti (il solito vesuvio lavali col fuoco) mostrando anche una scritta “forza daniele” manifestando quindi solidarietà alla carogna (quella vera!!) che è stata il carnefice di Ciro Esposito.

Con rammarico devo constatare che una lezione l’abbiamo avuta  ancora una volta dai tedeschi, dove i tifosi del Bayern Monaco e del Borussia Dortmund durante la partita hanno mostrato uno striscione con su scritto “Ciro Non Mollare Mai” scritta che avrei voluto vedere oggi sugli spalti degli Ultrà Romani.  Ora voglio vedere se il ministro alfano avrà il senso istituzionale di dare il DASPO a vita (volendo essere proporzionati) agli ultrà della roma e se i giornali riserveranno a roma ed ai romani ciò che hanno riservato a Napoli ed ai Napoletani!

Vedi anche: Coppa Italia il Papa incontra il Napoli e la Fiorentina (clikka)

Coppa Italia: Papa Francesco incontra il Napoli e la Fiorentina

FotoPapaFrancescoDeLaurentiisOggi (02.04.2014) Papa Francesco ha incontrato le squadre del Napoli e della Fiorentina che domani si misureranno per la conquista della Coppa Italia. Ho ascoltato il breve intervento del Papa al telegiornale e devo dire che mi ha colpito il suo pensiero. Non so come spiegare, ma quando parla questo Papa si ha la netta percezione che parli l’uomo non la figura che egli rappresenta.

Probabilmente anche i calciatori e gli staff tecnici si sarebbero meritati una bella messa alle sei del mattino, come accaduto con i politici italiani, ma il riferimento alla responsabilità ed alla cultura dell’esempio mi è piaciuto molto.

Il Papa in sostanza ha paternamente ammonito i presenti affermando che loro, i calciatori, i tecnici ed i patron, in quanto, famosi devono essere di esempio per le tantissime persone che li seguono e, pertanto, hanno una grande responsabilità non potendosi permettere il lusso di sbagliare molto. Tutto il contrario di ciò che, invece, i più pensano: loro sono ricchi e famosi e si possono permettere di fare ciò che vogliono.

Credo sia la prima volta che un Papa ha un approccio del genere con il mondo dello sport che conta e che trova il modo e la forza per sottolineare un messaggio che io ho metabolizzato in tanti anni di sport agonistico guardando sempre con rispetto e cercando di imitare i campioni che mi precedevano nella mia disciplina sportiva.

In questi tre anni di consiliatura al Comune di Napoli ho, infatti, cercato in tutti i modi ed in ogni occasione di far comprendere il grande ruolo che ha, nella formazione del cittadino, lo sport agonistico, ricevendo una grande vicinanza delle tante realtà sportive che hanno variamente partecipato a riunioni e commissione e registrando, invece, la quasi totale indifferenza della politica ad un tema così importante.

Chissà cosa avrà pensato il Patron del Napoli circa la cultura dell’esempio. Ovviamente il riferimento non è casuale, della serie se i tanti tifosi seguissero l’esempio di De Laurentiis, è capace che non pagherebbero un euro di tasse visto cosa ci è voluto per fargli pagare e neppure integralmente l’uso dello stadio (pare, infatti, che manchi all’appello ancora qualche milioncino di euro) ed in effetti mi pare che ad entrate tributarie non è che se la passi bene il Comune avendo accumulato oltre 800 milioni di euro di crediti non incassati.

Oggi posso dire che il Papa con le sue parole mi ha ripagato dandomi speranza.

Sabato 3 Maggio, 2014 CORRIERE DEL MEZZOGIORNO –
Papa Francesco agli azzurri «Siate modello per i giovani» Napoli e Fiorentina: una giornata particolare col Pontefice De Laurentiis gli dona la maglia numero 1, Rafa un pallone DALLA NOSTRA INVIATA
ROMA – Papa Francesco da ragazzino andava allo stadio. E’ argentino e ha sempre fatto il tifo per il San Lorenzo, la squadra che aveva lanciato il Pocho Lavezzi. Stasera non sarà certo in tribuna all’Olimpico ma ha dedicato nella mattinata di ieri una breve udienza alle due squadre che si sfideranno per la coppa Italia, accompagnate dal presidente della Lega Calcio, Maurizio Beretta.
Alle 12.17 nella sala del Concistoro, al secondo piano del palazzo Apostolico, Papa Francesco ha sorriso, ha regalato emozioni alle delegazioni di Napoli e Fiorentina, ha stretto la mano ai presidenti Aurelio de Laurentiis e Andrea della Valle. Ha donato un Rosario a tutti i calciatori ai quali ha chiesto addirittura di non inginocchiarsi. E con la stessa umiltà ha ringraziato i due club per la visita, sottolineando il ruolo sociale che ha il calcio, soprattutto in Italia e in Argentina.
Un’atmosfera di grande familiarità, nonostante l’austerità e la sacralità della sede, il Pontefice ha stabilito immediatamente una sintonia con i ragazzi, forse anche affinché le sue parole toccassero le corde giuste e non sortissero l’effetto di una paternale fine a se stessa. Forte e chiaro è stato infatti l’appello rivolto sia ai club che ai calciatori: restituite dignità sportiva agli eventi. Rivolgendosi ai protagonisti del campo: «Avete una grande responsabilità, il calcio deve recuperare la dimensione della festa. Ricordo quando con la mia famiglia, da bambino, andavo a vedere le partite. I momenti di gioia, di fratellanza delle tifoserie. Oggi questo sport è per lo più business, si muove in un grande giro di affari. Ma il fattore economico non deve prevalere su quello sportivo, si rischia di inquinare tutto».
Un richiamo al senso di responsabilità di chi va in campo ed è seguito da milioni di fan.
«Ragazzi, siete al centro dell’attenzione. I vostri comportamenti hanno una grande risonanza, nel bene e nel male. Dovete dare voi l’esempio a tutti i vostri ammiratori, giovani e meno giovani. Lo sport ha una valenza educativa per la crescita personale e sociale. Per i principi di lealtà e rispetto».
Il sorriso di Papa Francesco ha emozionato i presenti, gli auguri per la sfida di stasera hanno creato un clima di grande rispetto, di assoluta complicità tra i due club avversari. Sul campo sarà poi una battaglia vera per la conquista di un trofeo importante, ma in Vaticano è stata una benedizione suggestiva e molto partecipata. Le due squadre quasi al completo, per il Napoli non erano presenti i giocatori di religione musulmana Inler, Behrami, Dzemaili e Ghoulam. De Laurentiis ha donato al Santo Padre un maglia azzurra ricamata con lo stemma pontificio con la scritta Francesco 1, firmata da tutti i calciatori e sistemata in una teca in legno realizzata a mano.
La squadra ha poi consegnato al Papa un pallone con tutte le firme. «Papa Francesco è il portiere delle anime», ha detto il presidente De Laurentiis. «Sia noi che la Fiorentina gli abbiano regalato la maglia numero uno. La sfida contro il mio amico e socio Della Valle sarà molto combattuta. All’Olimpico vinca il migliore».
Aveva già incontrato il Papa con l’Argentina, Gonzalo Higuain: «Un’emozione forte, le sue parole ci hanno colpito profondamente». Anche per Insigne e Maggio si è trattato della seconda volta in Vaticano. «Vivere questa esperienza col Napoli ci ha dato una emozione ancora più forte – hanno sottolineato i giocatori azzurri». «L’atmosfera del Vaticano è magica e emozionante – ha aggiunto Insigne – sono momenti che non si dimenticano». Al termine dell’udienza, le squadre hanno visitato alcune sale del Palazzo Apostolico, tra cui la sala Clementina dove sono state scattate tante foto ricordo, immediatamente postate sui social. «E’ stato un incontro di grande effetto – ha scritto Hamsik sul suo sito ufficiale. L’emozione di ricevere la benedizione del Papa è unica e irripetibile».
Dall’acqua santa al diavolo, ché il clima che si respirerà stasera all’Olimpico, tra le due opposte tifoserie, tiene in allerta le forze dell’ordine. Il pericolo maggiore per le questure di Napoli e Roma è anche quello della tifoseria infiltrata giallorossa.
Olimpico diviso in due: da un lato i settori Sud e Monte Mario riservati alla tifoseria fiorentina (27mila), mentre i settori Nord e Tribuna Tevere assegnati ai napoletani (30mila). Costituite due fasce di sicurezza: una in Tribuna Tevere lato Sud ed una in Tribuna Monte Mario lato Nord.
Ad aspettare i supporter partenopei ci saranno i pullman con le forze dell’ordine ai due caselli Autostradali A1 Roma Sud e Roma Est. Da qui saranno accompagnati allo stadio percorrendo itinerari predeterminati, parcheggiando nella zona esterna a nord dello stadio Olimpico, per una capienza totale di circa 160 pullman.

Vendiamo il nome dello Stadio

stadio

La Pubblicità è l’anima del Commercio: Ecco la proposta di delibera sul san paolo (clikka) che abbiamo presentato ieri (25.03.2014) al Consiglio Comunale per recuperare un po’ di soldi (forse non pochi) per lo Stadio San Paolo. Sul punto il Sindaco e De Laurentiis sono fermi al palo. Infatti, nonostante si avvicini il termine di scadenza della convenzione (maggio 2014) nessuno dei due è stato capace fino ad ora di fare una proposta seria alla città. Vi invito ad una riflessione: Prima di De Laurentiis nella stagione calcistica 1997/1998, il Comune di Napoli, in soli sei mesi, per la sola pubblicità a bordo campo incassava 465.000.000 di lire (240.649,59 €.) come risulta dalla relazione del Dirigente dell’epoca Ida Vernì alla delibera di approvazione della convenzione oggi vigente (vedi pag. 17 della delibera 716/2005 (clikka). Pensate quanto potrebbe valere il nome dello stadio e la pubblicità sulle aree esterne.

Credo che oggi non cogliere questa occasione sia un “crimine politico ed imprenditoriale”  oltre che una dimostrazione di grande incapacità e mancanza di visione!

E’ chiaro che questo meccanismo di sponsorizzazione potrebbe essere usato anche per gli altri immobili, penso, infatti, alle mura greche di Piazza Bellini o allo Stadio Collana oppure alla ormai nota proposta di Diego Della Valle di ristrutturare a sue spese il Colosseo,  ma ci vorrebbe una classe politica ed imprenditoriale napoletana all’altezza. Merce rara di questi tempi dove tutti pensano di essere più furbi degli altri occupando poltrone anche se non ne sono all’altezza!

 Da “Il Mattino” di oggi (26.03.2014) Luigi Roano

«Cambiamo nome allo stadio San Paolo per attrarre gli sponsor»

«Cambiamo nome allo stadio San Paolo per attrarre gli sponsor. La mossa presentata in aula con l’obiettivo di recuperare i fondi per la ristrutturazione.

Alla fine il Consiglio comunale al di là delle nomine è riuscito ad approvare la delibera con la quale si affida a Napoliservizi la manutenzione straordinaria degli immobili del Comune. Una delibera dal valore di 1,1 milioni che consentirà di mettere mano nell’immediato alle situazioni più critiche, dalla manutenzione degli ascensori a molto altro. Il Consiglio comunale ha approvato a maggioranza l’affidamento del servizio con il voto contrario di ncd e dei consiglieri del Gruppo misto Luigi Esposito e Carmine Schiano. Non hanno partecipato al voto Fratelli d’Italia e il Pdl. Astenuti il presidente Pasquino e il consigliere Guangi. Su questa delibera la settimana scorsa cadde il numero legale ed esplose la questione delle commissioni consiliari. In aula ieri il gruppo di Ricostruzione democratica composto da Simona Molisso, Carlo lannello e Gennaro Esposito ha presentato una delibera di indirizzo di iniziativa consiliare dal titolo emblematico: «Reperimento fondi per la ristrutturazione del San Paolo». Di cosa si tratta? Nella sostanza i tré consiglieri propongono «il cambio di denominazione del San Paolo al fine di trovare sponsorizzazioni e reperire fondi necessari alla ristrutturazione» della vetusta struttura di Fuorigrotta. «In questo modo – spiega Esposito – da un lato l’amministrazione potrebbe tornare a dire la sua su un impianto di proprietà pubblica, dall’altra il presidente Aurelio De Laurentiis potrebbe fare lui una proposta. La aspettiamo da tempo per capire cosa vuole fare per il San Paolo». Una iniziativa, quella di Ricostruzione democratica, volta a «offrire alla squadra del Napoli uno stadio degno del suo valore sportivo e a migliorare la vivibilità» dei napoletani che abitano a Fuorigrotta. Nella proposta di delibera vengono precisati i motivi di questa iniziativa: «La squadra del Napoli è motivo di orgoglio cittadino e deve avere la possibilità di esprimere calcio in uno stadio degno di questo nome, inoltre lo stadio deve rappresentare un degno biglietto da visita p er la città poiché è meta di decine di migliaia di tifosi nazionali e internazionali». Il modello inseguito è quello che è m voga in tutta Europa infatti nella delibera si fa riferimenti a quanto avviene a Londra dove lo stadio dell’Arsenale porta il nome Emirets Stadium, oppure a Monaco conia celebre Allianz Arena.

Dal Corriere del Mezzoggiorno di oggi (26.03.2014) Paolo Cuozzo

Soldi per ristrutturare il San Paolo «Vendiamo il nome dello stadio»

Vendere il nome del San Paolo agli sponsor, magari internazionali, in modo da ricavarne i soldi per la ristrutturazione dello stadio. Un’idea già applicata a Londra come a Monaco o a Nizza, alla quale al Comune di Napoli guardano sul serio. Tanto che tre consiglieri di Rd hanno depositato alla presidenza del Consiglio comunale la richiesta per avviare l’iter di una delibera di iniziativa consiliare. Difficile immaginare come finirà: dedicare il nome di uno stadio ad uno sponsor significa denaro contante per il privato quando si compra lo stadio o quando lo ha in concessione. Ma visto che la questione stadio col Napoli va per le lunghe, al Comune c’è chi comincia a guardarsi intorno per far cassa. «Diamo il nome del San Paolo agli sponsor»

NAPOLI — Vendere il nome del San Paolo ad uno sponsor in modo da ricavarne soldi. Un’idea semplice semplice, ma, sperimentata altrove, senza dubbio efficace. L’hanno proposta tre consiglieri comunali di Ricostruzione democratica, Carlo Iannello, Simona Molisso e Gennaro Esposito che, evidentemente, tanto ci credono nell’iniziativa da avviare l’iter per predisporne una delibera di iniziativa consiliare (protocollo 24/2014), cosa rara visto che quasi sempre le delibere le fa la giunta e l’aula le approva. Ma quando invece le delibere cominciano il loro cammino dall’aula, l’iniziativa diventa più forte e, spesso, viene approvata. Aspettando però l’esito dell’iter che seguirà la delibera, resta il fatto. Fatto che per Napoli è innovativo, sopratutto se si tratta di cambiare il nome tanto amato del San Paolo. «Sarebbe però un’occasione per il Comune di riprendere la gestione di un bene pubblico come lo stadio», spiega Esposito convintissimo della bontà dell’iniziativa.

Vendere il nome del San Paolo ad uno sponsor, dunque, per far cassa con soldi da reinvestire poi nella ristrutturazione dello stadio. Proprio come accade altrove. «Sono infatti noti i cambi di denominazione degli stadi dell’Arsenal — si legge nel documento — (da Highbury ad Emirates Stadium), del Bayern Monaco (da Olympiastadion ad Allianz Arena) e del Nizza da Stade Municipal du Ray ad Allianz Riviera)». Esempi concreti, insomma. Anche perché «il Comune di Napoli, al fine di reperire i fondi per la ristrutturazione dello stadio San Paolo, che ha una capacità di ospitare fino a 60mila spettatori a partita, ben può ricorrere a tale forma di sponsorizzazione al fine di offrire alla squadra cittadina uno stadio degno del valore sportivo e degno dei tifosi napoletani». I tre esponenti di Ricostruzione democratica ricordano poi nella proposta che «un serio progetto di ristutturazione dello stadio, oltre ad offrire una migliore collocazione alla squadra tanto amata dai napoletani, rappresenta anche un’occasione di sviluppo del quartiere che sarebbe in grado di dare anche posti di lavoro per le tante attività che si possono immaginare nello stadio». Da qui, la proposta avanzata con tutta la solennità del caso «affinché — recita il documento — la giunta, nell’esercizio dei suoi poteri amministrativi», predisponga «tutti gli atti necessari a sollecitare proposte per il cambio di denominazione dello stadio San Paolo, ovvero in altre forme di sponsorizzazione al fine di reperire i fondi necessari alla ristrutturazione del massimo impianto cittadino». Rivoluzione o realtà? Si vedrà. Certo, dedicare il nome dello stadio ad uno sponsor significa fare soldi. Molti soldi. Ma rappresenta, generalmente, anche il cuore centrale di ogni accordo di concessione pluriennale per l’affidamento di uno stadio da un soggetto pubblico ad uno privato. Come potrebbe essere tra il Comune di Napoli e il calcio Napoli. Come potrebbe, appunto. Visto che l’accordo tra le parti appare sempre più complicato da trovare. Ecco perché al Comune di Napoli c’è chi comincia a guardarsi intorno.

  • Giovedì 27 Marzo, 2014
  • CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – NAPOLI
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San Paolo, affare milionario Così è nato l’Allianz Arena
 Ottanta milioni a Monaco, l’Emirates ne vale cento
 NAPOLI — Ha rotto schemi e modificato strategie la richiesta di delibera dei tre consiglieri comunali di Ricostruzione democratica, Molisso, Iannello e Esposito, che hanno avviato l’iter per portare in Consiglio comunale una delibera che in sostanza vende agli sponsor il nome dello stadio San Paolo. Una proposta rivoluzionaria e percorribile, ma che creerebbe ancor più problemi nella difficile trattativa per la firma sulla convenzione tra Napoli e Comune di Napoli. Innanzitutto, perché uno sponsor tanto investe nel nome del San Paolo se al San Paolo ci gioca il Napoli; eppoi perché senza la possibilità di vendere il nome dello stadio difficilmente si potrebbe immaginare una concessione pluriennale — almeno di 50 anni — per affidare ad un soggetto privato lo stadio. Solo che l’idea dei tre consiglieri vale parecchi milioni di euro. Ma parecchi davvero. A Monaco, per esempio, l’Allianz ha versato circa 80 milioni di euro; a Londra, gli Emirates addirittura 100. Soldi, e molti anche, che servirebbero per rifare definitivamente lo stadio, indipendentemente da qualsiasi accordo. Ecco perché la proposta nata al Comune di Napoli non viene esclusa a priori. Del resto, un vecchio studio predisposto dall’ex gestore del patrimonio immobiliare, la Romeo Gestioni, già individuava la possibilità di dedicare lo stadio ad un solo sponsor. Argomento questo a cui guarda ovviamente anche il calcio Napoli, consapevole del fatto che il nome dello stadio non può essere escluso da un pacchetto più ampio legato alla concessione. Solo che per ora tutto è fermo e il San Paolo continua a versare nelle condizioni che tutti conoscono. Ecco perché forse qualcuno a Palazzo San Giacomo si è scocciato di attendere, sebbene la convenzione col Napoli scada solo a fine maggio. Ma visti i tanti tira e molla, i continui rinvii e le ostilità dovute al sequestro di 5 milioni dalle casse del Napoli da parte della Corte dei conti, proprio per l’uso dello stadio e la gestione della pubblicità, cominciano a farsi strada ipotesi alternative.
Paolo Cuozzo

Stadio San Paolo più Politica e meno gossip

sanpaoloIeri (12.11.2013) in commissione sport ed impianti sportivi c’è stata l’audizione del Presidente Aurelio De Laurentiis che è venuto a spiegare quali sono le sue idee sul San Paolo, visto che la convenzione andrà a scadenza alla fine del campionato 2013/2014. La richiesta di incontro è provenuta dal Calcio Napoli con la condizione che fosse una riunione senza la stampa ma con tutti i consiglieri comunali. Tutte le commissioni che ho tenuto sui temi cittadini sono sempre state pubbliche così come i sopraluoghi che ho tenuto sugli impianti sportivi. In questo caso, invece, c’è stata una richiesta specifica proveniente dal Patron del Napoli, richiesta, ribadita, all’apertura dell’audizione, su mia specifica domanda, che, peraltro, ho girato ai consiglieri presenti, di maggioranza e di opposizione, che sono stati tutti d’accordo nel proseguire. Decisione, peraltro, è il caso di dire, legittima poiché ad essere ascoltato non era un pubblico dirigente, ma un privato cittadino titolare del diritto alla riservatezza seppure personaggio di pubblica fama. Sono intervenuti quasi tutti i consiglieri presenti, tanto che ad un certo punto ho dovuto ridurre il tempo degli interventi e la riunione comunque è durata circa tre ore.

Il Presidente del Napoli ha parlato molto rispondendo sia a domande che a critiche. Credo che per la prima volta si è trattato un tema così importante in una sede istituzionale, in ogni caso aperta, ai rappresentanti dei cittadini sia di maggioranza che di opposizione, garantendo, quindi, la trasparenza e la partecipazione democratica. Ciò peraltro è dimostrato  dal fatto che si è saputo praticamente tutto immediatamente, ed io stesso, ho rilasciato delle dichiarazioni.

Di tutta questa vicenda ciò che è apparso su alcuni giornali cittadini di rilievo, è stato il gossip di qualche dichiarazione, diciamo, colorita di De Laurentiis, perdendo di vista il vero tema della questione: Cosa fare dello stadio? Darlo in gestione totale alla società calcistica oppure mantenere la multidisciplinarietà con gli altri sport? Inoltre, altra domanda che noi di Ricostruzione Democratica ci facciamo continuamente: Può la città di Napoli privarsi definitivamente o per 99 anni di un impianto cittadino senza la possibilità di vedersi candidata ad ospitare eventi sportivi di fama internazionale di atletica o di altri sport che richiedono l’uso di un impianto di simili dimensioni?  Possibile che non si possa trovare una soluzione che tenga dentro tutti gli interessi quelli pubblici e quelli privati? Credo che il compito della stampa sia quello di sollecitare il dibattito cittadino e l’interesse verso la gestione della cosa pubblica piuttosto che il gossip e voglio credere, anzi sono convinto, che la dichiarazione che il Napoli potrebbe andare a giocare da un’altra parte (leggi Caserta) sia solo una provocazione del Presidente De Laurentiis che cerca di fare il suo “gioco”. Ad ogni buon noi di Ricostruzione Democratica ci stiamo interrogando su quale sia la migliore scelta nell’interesse della città e sono sicuro che alla fine in scienza e coscienza giungeremo a trovare la quadra rimettendo ai cittadini il giudizio sul nostro operato.

Mi rammarico piuttosto che tra i presenti alla riunione (consiglieri e segretario della commissione) ci sia stato qualcuno che, con scarso senso del pudore e cattivo gusto, non solo ha registrato la riunione ma ha anche dato a qualche giornale (chissà se gratuitamente o dietro quale promessa di remunerazione), addirittura l’audio “gossipparo” dell’audizione. Non credo che in questo modo si faccia il bene e l’interesse pubblico poiché non solo si è venuti meno ad un patto tra gentiluomini ma si è anche danneggiato, per esclusivo interesse personale, l’interesse pubblico. Spero non accada mai più, ne va della dignità della politica!

 Ad ogni buon conto mi farebbe piacere avere il vostro parere sulle domande ben più importanti del gossip, tenendo presente che il Calcio Napoli ha in sostanza avanzato la richiesta di avere una proroga della convenzione vigente di un anno circa, per attendere l’approvazione del disegno di legge sugli stadi che, da una prima lettura, darebbe alle società calcistiche la possibilità di acquistare il diritto di superficie o di proprietà degli impianti sportivi, introducendo, tra l’altro, una strana forma di proprietà diciamo temporanea o comunque condizionata che occorrerebbe studiare. Mi appello a quelli di buona volontà che vogliono collaborare ecco il disegno di legge sugli stadi buona lettura (clikka).

Credo che occasioni di confronto e di democrazia come queste siano costruttive affinché finalmente si possa fare in modo che tra pubblico e privato si inneschi una sinergia che non danneggi nessuno ma che sia soddisfacente e dignitosa per tutti.

In questo blog per una selezione di articoli sullo stadio clikka

I soldi nel pallone ed i valori dello sport

delaurentiisDopo la commissione sullo Stadio San Paolo di ieri 24.10.2013 (clikka) oggi apprendo una dichiarazione del Patron del Calcio Napoli, che dovrebbe far accapponare la pelle a tutti i cittadini ed in particolare agli sportivi ed a quelli che amano lo Sport. Il patron si è addirittura permesso di dire che, le Nazionali dovrebbero pagare un milione di euro ai clubs titolari dei cartellini dei giocatori per farli giocare nelle partite delle Nazionali stesse.

La dichiarazione la sento particolarmente perché mi capitò una cosa  del genere quando da ragazzo atleta agonista, un mio presidente di una squadra romana, mi dichiarò apertamente che a lui della nazionale non fregava nulla e che, a fronte di un torneo internazionale a cui dovevo partecipare, avrei fatto bene e meglio a partecipare ad un campionato regionale che portava punti alla società! Ovviamente la mia risposta fu fulminea e senza esitazioni, mandai a quel paese presidente ed associazione e ritornai alla mia squadra di origine dei Vigili del Fuoco nonostante la squadra romana mi avesse promesso di accogliermi in una sorta di College per studenti sportivi! Paradossalmente il patron che opera nel mondo dello sport ed ha un così importante rilievo, non sa neppure dove stanno di casa i valori sportivi. Per ogni atleta, compreso credo i calciatori, indossare la maglia della Nazionale è un Onore ed un Dovere! Ad ogni buon conto non posso non fare a meno di notare il cd. doppiopesismo di cui è affetto il patron: quando si tratta di avere soldi è diligentissimo quando, invece, si tratta di pagare lo stadio al Comune, non ha la stessa diligenza! Più che un imprenditore un furbo.

Da Repubblica Napoli di oggi 25.10.2013

De Laurentiis ritiene inaccettabile che un giocatore vada a giocare con la sua nazionale gratis. Vorrebbe 1.000.000 di euro per ogni partita. Strano che tutto questo rigore non l’abbia con il pagamento dei canoni di concessione del San Paolo!
Oggi su repubblica Napoli: De Laurentiis, scacco al potere ultimatum per Blatter e Platini
PASQUALE TINA
UNA vocazione europea confermata pure dall’ultimo ranking Uefa (azzurri al tredicesimo posto assieme al Milan, la Juve è 21esima). Al patron, però, questo sistema così com’è non piace tanto che indossa nuovamente la divisa del rottamatore. Nel mirino Platini e Blatter. «Non mi accontento di guadagnare 40 milioni dalla Champions — ha spiegato a l’Equipe — ne voglio 150 o 200». La ricetta è pronta: «Ho in mente un’unica coppa, alla quale parteciperebbero le migliori cinque squadre di ogni campionato. Una competizione del genere genererebbe introiti di 5 miliardi». I dettagli: «Una settimana giocheremmo i tornei nazionali da 16 squadre e non più da 20, l’altra quello continentale. I presidenti americani dei club inglesi e i tedeschi sono d’accordo con me, con le altre è difficile parlare, soprattutto Real e Barcellona che si basano sull’azionariato popolare. Mi auguro che tra due o tre anni ci siano novità». L’appello è per Michel Platini: «Deve sedersi al tavolo e trattare con noi. Possiamo pure fargli un contratto ventennale, ma deve portare più introiti sfruttando il marketing e vendendo le partite su internet. Non possiamo basarci solo sulle tv, da queste bisognerebbe avere un utilizzo solo meccanico per poi versare loro una percentuale degli introiti generati dalla vendita dei match ai telespettatori, meccanismo che si utilizza per le sale cinematografiche. Se la Uefa non ci ascolta, saremmo costretti a creare una lega parallela ».
La scissione, dunque, è la minaccia che può essere evitata solo se parte una trattativa. De Laurentiis ne vuole anche un’altra: «Bisogna rivedere i rapporti con le federazioni. Se il Psg paga Cavani 64 milioni, il Matador non può giocare gratis con l’Uruguay. Le nazionali devono versare un indennizzo di 1 milione a ogni convocazione. Blatter e Platini non possono fare i furbi alle nostre spalle».
De Laurentiis non dimentica neanche i problemi di casa sua, ovvero lo stadio. È in agenda un incontro con de Magistris per accelerare il tavolo tecnico. «Voglio il San Paolo», ha sempre detto. Lo stadio di proprietà, del resto, è la pietra miliare del suo kolossal. E oggi pranzo tra la first lady Jacqueline e le mogli dei giocatori: per fare gruppo.

Concessione dello stadio San Paolo parte l’esposto alla Corte dei conti
STADIO San Paolo, presentato un esposto alla Corte dei conti contro il Comune. A rivolgersi alla magistratura contabile sono i consiglieri di Ricostruzione democratica Simona Molisso, Gennaro Esposito e Carlo Iannello. Il danno erariale ipotizzato si riferisce al fatto che la società sportiva calcio Napoli dal 2006 non paga il canone di concessione dell’impianto di Fuorigrotta. «Il motivo del mancato pagamento – affermano i tre – risalirebbe a una vantata compensazione di presunti lavori eseguiti dal concessionario per 1.787.514 euro a fronte di un maggior credito del Comune di 3.806.235 euro». Se così fosse, secondo i consiglieri, Palazzo San Giacomo potrebbe non aver rispettato l’ordine cronologico del pagamento dei creditori, favorendo la società sportiva e contravvenuto alla normativa che prevede una gara per l’assegnazione dei lavori di un bene pubblico. Il San Paolo è stato argomento della riunione della commissione sport alla quale hanno preso parte federazioni e associazioni sportive, che utilizzano lo stadio con un «movimento di circa 4 mila persone al giorno», preoccupate di un’eventuale cessione a De Laurentiis. Dal mondo degli “altri sport” parte un appello al Comune affinché faccia rispettare le regole: «Noi paghiamo il canone di concessione, il Napoli faccia lo stesso». Denunciata la situazione di degrado dello stadio: «La pista d’atletica è indecente».
(antonio di costanzo)

Il destino dello Stadio San Paolo

sanpaolo
Oggi (28.08.2013) su Repubblica Napoli:
È sbagliato cedere lo stadio a De Laurentiis
SONO giorni che i giornali si stanno  occupando del futuro della stadio San Paolo trattando la vicenda  come se fosse una “partita a due” sindaco/patron. Credo, invece, che occorra allargare la prospettiva facendo capire ai napoletani  in che termini si pone la questione visto che il patron in una delle sue “uscite” sui giornali  ha addirittura dichiarato che l’impianto gli spetterebbe di diritto  dietro il versamento di un solo  euro. È chiaro che molti napoletani  ritengono che lo stadio, per come è gestito, andrebbe “regalato”  al Calcio Napoli sostenendo questa tesi con l’argomento che esso è solo un costo per la collettività  vista la incapacità di gestione  del Comune. Ora se questo argomento  è comprensibile, quando  esposto da un cittadino “scontento”,  non credo che possa ritenersi  valido per qualunque amministratore  pubblico, compreso il sindaco, che dovrebbe  fare in modo di rendere, come in altre grandi città, per lo meno in pareggio l’impianto. In verità credo che dovremmo chiedere ai cittadini napoletani se la terza città d’Italia si può permettere di perdere un impianto così importante,  che dovrebbe essere destinato  ad ospitare non solo le partite  di calcio, ma anche importanti kermesse sportive di livello nazionale
ed internazionale. Se l’Italia  si dovesse aggiudicare un campionato del mondo di atletica  o altro evento superiore o di pari livello, mi chiedo quale impianto  resterebbe alla città di Napoli  per candidarsi? Stesso discorso  vale per i grandi eventi di spettacolo. Non ci dimentichiamo,  infatti, che ultimamente Bruce Sprengsteen noi l’abbiamo  dovuto ospitare in piazza Plebiscito,  con tutte le polemiche che ne sono derivate, mentre a Milano lo stesso artista, si è esibito  allo stadio comunale Meazza e non mi sembra che le squadre cittadine  abbiano fatto una piega, anzi! Altro quesito che porrei ai napoletani è questo: se dovessimo  “regalare” lo stadio al patron e questi lo “infilasse” in qualche altra sua società sganciandolo dai destini del Calcio Napoli che resterebbe alla città ed ai tifosi? Ci potremmo ritrovare nella incresciosa  situazione di avere in futuro  un soggetto terzo, che non sarà più il Comune, interlocutore del Calcio Napoli che potrebbe dettare  legge senza se e senza ma. Né credo che questa ipotesi si possa eccessivamente limitare con vincoli  più stringenti o con un diritto di prelazione in favore del Comune  (cronicamente senza soldi) per questioni giuridiche che non sto qui a trattare. In una parola lo Stadio oggi rappresenta un’anomalia  perché per come è attualmente  gestito è una posta molto attiva per il Calcio Napoli, mentre è una posta molto passiva per la collettività, che ci rimette per la straordinaria ed ordinaria manutenzione  ed inoltre non è neppure  capace di farsi pagare i canoni di concessione e la percentuale dovuta per la pubblicità esposta nell’impianto, forse per il timore di non scontentare troppo il patron  che potrebbe, forse, influenzare  il consenso dei tifosi verso l’amministrazione. Ebbene, io non credo che i napoletani debbano  essere trattati come “bambini”  a cui non si può sottrarre il “giocattolo”. Occorre solo riequilibrare  il rapporto prendendo spunto da quello che hanno fatto in altre grandi città, dove lo stadio è comunale e resta tale e la collettività  non ci rimette anche l’accompagnamento  del figlio del patron. Ovviamente sempre forza Napoli.
Gennaro Esposito
Consigliere Comune Napoli

Stadio San Paolo: De Laurentiis il patron padrone

stadioOggi (17.07.2013) continua l’affondo del patron del Calcio Napoli di cui ho scritto ieri (stadio san paolo le pretese del patron clikka) e sinceramente come cittadino trovo sconcertanti le dichiarazioni del presidentissimo apparse oggi sulla stampa cittadina, che giustifico solo perché volte a stressare una trattativa per portare acqua al proprio mulino. E’ chiaro che il calcio è una cosa importante per la città ma le affermazioni del patron/padrone mi sembrano eccessive e sinceramente affermare che il Sindaco non avrebbe “peso politico” per trattare con il patron, mi sembra una tattica elementare di isolamento per poter “pesare” di più. De Laurentiis, ha dichiarato di voler trattare solo col Sindaco, ebbene il patron, dall’alto della sua esperienza, dovrebbe sapere che un Sindaco di una città di un milione di abitanti ha tante cose a cui pensare che, in una scala di valori, vengono prima del calcio, tra cui, per dire la prima che mi viene in mente, i 500 minori ricoverati presso le case famiglia che sono al collasso, le buche per strada, la refezione scolastica, il disastro della riviera di chiaia, la manutenzione delle scuole … etc etc… Se è così allora il patron si accontenti di parlare pure con l’assessore allo sport (inteso come istituzione) e non pretenda di rubare del tempo prezioso ad una persona che ha compiti, funzioni e responsabilità che non gli consentono neppure più di pensare alla propria famiglia. Non si tratta di peso politico ma di dare ordine alle priorità della città. Il patron dovrebbe capire, invece, che dietro al Sindaco di Napoli, ci sono il Consiglio Comunale, le Commissioni, i consigolieri, i Consigli di Municipalità ed i cittadini che, come più volte detto in campagna elettorale hanno il pieno diritto di partecipazione alle scelte dell’amministrazione ed alla condivisione del potere. Su questo punto noi di Ricostruzione Democratica siamo intransigenti. Ciò non significa che il Sindaco non ha potere anzi! La forza di queste parole, partecipazione, condivisione e bene comune, ha mobilitato centinaia di migliaia di napoletani è spero che il Sindaco faccia tesoro di questa esperienza. Lui non è solo in questa decisione e questo per me è forza non debolezza. La città non è costituita da tifosi ottusi, ma da persone che prima di essere tifosi sono cittadini, padri, madri e figli e l’interesse della città è certamente superiore all’arroganza di un ricco signore solo al timone di comando. Non credo che i Napoletani abbiano l’anello al naso e spero che i giornali contribuiscano a far sentire non solo la voce del Sindaco ma anche quella degli altri organi rappresentativi e facciano capire ai lettori qual’è il nocciolo della questione. Oggi con la crisi non si può guardare allo Stadio San Paolo senza capire che da questa struttura devono arrivare al Comune delle risorse per contribuire a soddisfare, ormai, i bisogni primari dei cittadini. E’ una grande responsabilità cui è chiamata l’informazione innanzitutto, che deve rappresentare ai lettori come stanno effettivamente le cose. Io stesso mi confronto spesso con tifosi innamorati del Napoli e quando spiego loro che le cose vanno viste nel loro complesso e che il Calcio Napoli alla città non ha mai dato nulla in termini di risorse poiché lo sfruttamento del San Paolo è un debito per la Comunità, ma una ricchezza per una sola persona, allora, vedo che si accendono le lampadine ed anche il tifoso più accanito diventa padre, madre, figlio o nonno e pensa che il bene comune deve essere sfruttato per l’interesse pubblico. Credo che tutti i Napoletani sappiano che a Napoli non ci serve un patron/padrone e se questi dovesse decidere di andare via dallo storico stadio cittadino, allora sarà una sua scelta che dimostrerà ovviamente che lui non vuole bene alla città a lui non interessa nulla dei 500 minori nelle case famiglia, delle buche per strada, dei trasporti al collasso, della manutenzione scolastica etc etc… La città, dovrebbe capire il patron, è una comunità dove ognuno deve fare la sua parte. De Laurentiis faccia la sua! Il Sindaco, se saprà giocare bene le sue carte, non sarà un uomo solo al comando!

Da Repubblica Napoli del 17.07.2013

Stadio San Paolo, affondo del presidente contro il primo cittadino, che replica: “Le regole valgono per tutti”

Lo schiaffo di De Laurentiis

“Porto il Napoli a Caserta, il sindaco non ha peso politico”

«AL sindaco de Magistris ho dato tempo fino al 31 luglio, se non vuole vendermi lo stadio San Paolo andrò a costruirlo a Caserta dove sono già pronti 60 ettari di terreno». L’ultimatum del presidente Aurelio de Laurentiis arriva da Dimaro in Trentino. Il patron lancia pesanti critiche al primo cittadino e afferma anche che «non ha peso politico ». De Magistris replica: «Probabilmente il presidente ha confuso il peso politico con quello fisico: voleva dire che il sindaco è dimagrito ». Poi l’ex pm lancia un invito: «Sono pronto a incontrarlo anche stasera. Io non vado a Los Angeles».

Napoli

“Basta, porto il Napoli a Caserta de Magistris non governa la città”

San Paolo, affondo di De Laurentiis: “Aspetto fino al 31 luglio”

MARCO AZZI

DAL NOSTRO INVIATO

DIMARO — La minaccia è sempre la stessa: l’esilio del calcio. «Io non ci voglio andare, ma potrei essere costretto. Caserta non è un territorio nemico». Aurelio De Laurentiis aveva già adombrato molte altre volte questa mossa clamorosa, l’addio del Napoli alla città: mai però aveva rafforzato il suo ultimatum con una data così ravvicinata e soprattutto con parole tanto dure. «Con l’assessore allo Sport non devo parlare: devo parlare soltanto con il sindaco, che è l’artefice del bene della città e deve decidere se vuole mantenere al San Paolo la casa del calcio e del Napoli. Gli ho dato tempo fino al 31 luglio, se lui dice che l’impianto di Fuorigrotta non può vendermelo, pazienza: andremo altrove ».

De Laurentiis vuole il San Paolo ed è convinto che gli spetti. «La nuova legge apre alla vendita a cifre simboliche degli stadi ai club di calcio che intendono ristrutturarli. I problemi di questo genere ce li hanno tutti in Italia, tranne la Juve che ha cominciato quest’avventura sette-otto anni fa, beneficiando di un progettocon un investimento a fondo perduto. De Magistris s’informi bene sulla situazione legislativa, che evidentemente non conosce: così si metterà finalmente l’anima in pace», tuona il presidente dal ritiro di Dimaro, dove sta seguendo i primi allenamenti della nuova squadra di Benitez. Ma in cima ai pensieri del numero uno azzurro c’è sempre la questione di Fuorigrotta. «Il nuovo impianto a Ponticelli è irrealizzabile e il mio obiettivo è restare a Napoli, però se mi costringono a emigrare dovrò farlo. I casertatemponi a differenza dei salernitani sono nostri grandi tifosi: ci stanno già aspettando a braccia aperte e non vedono l’ora…».

L’ultimatum a de Magistris sembra più di una provocazione, questa volta. «Gli ho dato fino al 31 luglio, se lui dice ancora che lo stadio non me lo può vendere, pazienza: andremo a giocare altrove. Si informi sulle leggi, se vuole: così si rasserena un po’. Il nostro sindaco è molto all’antica, pur essendo più giovane di me: non mi ha voluto fare togliere nemmeno la pista d’atletica. Mi sta anche simpatico e va rispettato, certo, però io sono proteso verso il futuro e sono stufo della burocratizzazione. Me lo devono dire pubblicamente che non mi danno il San Paolo, poi si prenderanno le lororesponsabilità. Io ho già 60 ettari di terreno a disposizione per costruire una città dello sport a Caserta, anche se logicamente mi dispiacerà andare via e non essere più sotto l’egida di Napoli. Ma tutta la nuova area verrà servita benissimo dal punto di vista dei trasporti, i napoletani si potranno inquietare solo all’inizio, poi avranno un tempio del calcio tutto loro. I soldi li metto io, all’amministrazione pubblica non chiedo niente».

L’ora X scatterà alla fine del mese. E De Laurentiis proverà fino alla fine a trovare un accordo. «Spero che il tempio dello sport me lo facciano fare al San Paolo, basta che si decidano. Ma de Magistris non ha il peso politico per governare la città al cento per cento: è questo il principale problema. E allora vorrei fare un confronto civilissimo e serenissimo con tutto il consiglio comunale, oltre che con il sindaco: per il bene della città, non per i miei interessi personali o per quelli politici. Noi del calcio siamo la seconda entità d’Italia, non mi pare che l’amministrazione cittadina abbia brillato altrettanto per management». Ormai è uno scontro frontale.

Le reazioni

Il primo cittadino, sorpreso dalle parole del presidente degli azzurri, non chiude al confronto con la società

Il sindaco disponibile alla trattativa “Ma rispetti le regole e porti i quattrini”

ANTONIO DI COSTANZO

«PROBABILMENTE il presidente De Laurentiis ha confuso il peso politico con quello fisico: voleva dire che il sindaco è dimagrito». Luigi de Magistris tenta di stemperare così la tensione dopo le bordate arrivate nella tarda serata di lunedì dal patron del Napoli in merito allo stadio e «allo scarso peso politico» dell’inquilino di Palazzo San Giacomo. «Non c’è alcun conflitto con De Laurentiis — dice il primo cittadino — siamo due persone vivaci. A che ora ha parlato? Non vi dico la conversazione dell’altra mattina alle 7,20. Per questo chiedo a che ora ha parlato, si vede che era tardi».

Al di là del tentativo di gettare acqua sul fuoco di una querelle che si trascina da due anni, le accuse di De Laurentiis piovute giù da Dimaro, ritiro azzurro in Trentino, sono durissime e lasciano il segno. La risposta di de Magistris arriva dopo una mattinata iniziata con le urla, continuata con pause di riflessioni e, forse, con una telefonata. Quello che si presenta davanti ai giornalisti, dopo aver conferito la cittadinanza onoraria al presidente del tribunale Carlo Alemi, è un primo cittadino apparentemente sereno anche se non rinuncia a rispondere per le rime al patron azzurro: «Sono pronto a incontrare De Laurentiis anche stasera. Io non vado a Los Angeles, sto qui, a lavorare per la città». Il primo cittadino ribadisce la vecchia promessa fatta in campagna elettorale: «Napoli avrà un nuovo stadio, sono pronto a sfidare chiunque». L’unico problema sono i «quattrini», parola che l’ex pm ripete più volte: «Il Napoli non giocherà mai fuori. Abbiamo avuto i complimenti della Ue per l’agibilità. Ora vediamo se chi ha i soldi li caccia. Dobbiamo seguire la strada fatta dagli altri. La cornice giuridica si trova, in altre parti si sono fatte concessioni di 99 anni che è come vendere. Qui servono i quattrini: bisogna vedere se ci sono gli imprenditori che cacciano i soldi. Con il presidente avevamo fatto un cronoprogramma: prima l’agibilità che non era una cosa scontata ed è stato un lavoro faticoso. Ora dobbiamo risolverela transazione. Di solito il Comune è sempre debitore, invece, per il San Paolo siamo creditori. Il presidente che ha un’avversione forte ad altri progetti ed ha manifestato il gradimento che si rifacesse l’impianto a Fuorigrotta. Ho ritenuto giusto che si desse la preferenza a questo desiderio, ora siamo nella fase dei quattrini. Chi cimette i soldi?».

Il sindaco sancisce che l’idea dello stadio a conchiglia, avanzata nei mesi scorsi dall’imprenditrice Marilù Faraone Mennella, è un capitolo chiuso, però spiega che per il nuovo San Paolo bisognerà seguire le norme: «Si farà una procedura di evidenza pubblica. Le regole vanno rispettate, il presidente si deve abituare. Io non ho cambiato idea e se nemmeno lui ha cambiato idea ci sediamo intorno a un tavolo, ci possiamo vedere anche oggi, e chiudiamo la transazione. Potrebbero esserci anche altri imprenditori che vogliono investire: non c’è una legge che lo vieta. In tutta Italia si fanno degli accordi».

Oltre alla questione stadio c’è un’altra vicenda che turba il sindaco: l’inchiesta sulla Coppa America. «La rifarei in ogni caso anche se, per ipotesi, emergessero responsabilità di una, due, tre persone. Stando alle intercettazioni, quello che leggo è fango — afferma de Magistris — finora non ho rilevato nulla di penalmente rilevante almeno per quanto riguarda le persone che ho a cuore e delle quali mi fido. In particolare del capo di gabinetto Attilio Auricchio e di mio fratello Claudio. Persone che stanno dedicando la vita, uno senza prendere neanche un euro, a questa città e a questa amministrazione. Ho grande fiducia su chi indaga che saprà chiarire la vicenda. Io parlerò alla fine dell’inchiesta su quello che sta avvenendo in città».

Un’inchiesta che vede indagati anche Mario Hubler, ex ammini-stratore unico di Acn, Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di commercio, Paolo Graziano, leader degli industriali napoletani, l’avvocato Antonio Nardone e il dirigente comunale Gianfranco Ferulano.

Stadio San Paolo: Le pretese del patron

sanpaoloLeggo le gravi e pesanti dichiarazioni fatte da de laurentiis sullo Stadio San Paolo e sul Sindaco De Magistris e come cittadino e Presidente della Commissione Sport ed impianti sportivi del Comune di Napoli devo dichiarare di essere indignato! Il patron del  Calcio Napoli fa affermazioni che danno la misura della considerazione che egli ha dei cittadini napoletani e dei tifosi. Credo che prima di parlare il manager del calcio, per dimostrare la sua serietà ed il suo rispetto verso i tifosi ed i cittadini, dovrebbe prima pagare ciò che egli deve al Comune di Napoli per canoni (io sono rimasto ad oltre 7 milioni di euro) oltre a comunicare i contratti di pubblicitari su cui al Comune per convenzione spetta il 4,50%! Questi sono i dati reali ed oggi il Comune è costretto a fare tagli su tutto, dalla refezione scolastica ai trasporti e quindi prima di pensare ai tifosi occorre che una amministrazione serie e diligente si occupi dei figli dei tifosi, mentre il patron, invece, di bussare sempre cassa per lavori straordinari al San Paolo, dovrebbe passarsi “la mano per la coscienza” e capire che oggi è il Comune ad avere necessità di un aiuto così come nel 2004 il Comune stese una mano al calcio napoli stipulando una convenzione di gran lunga vantaggiosa per il club, con la quale diede anche dei contributi alla squadra cittadina. Ciò è facile comprenderlo leggendo la convenzione che ho anche pubblicato su questo blog (il patrimonio comunale una questione di giustizia sociale clikka). Il patron, quindi, farebbe bene a capire, leggendo qualche legge, che lo Stadio San Paolo è un bene del patrimonio indisponibile, che non può essere alienato ed, inoltre, costituisce un assett a cui l’amministrazione cittadina non può rinunciare per trarne finalmente reddito. Non si capisce, infatti, perché mentre tutti gli altri comuni ci guadagnano con lo Stadio perché il Comune di Napoli ci debba rimettere a solo vantaggio della società calcio napoli che è l’unica a trarne profitto! E’ chiaro che occorre rivedere la convenzione facendo si che il Comune ci guadagni e non ci rimetta, mentre  i toni terroristici e le minacce di andare via da Napoli del patron, da una parte dimostrano come egli non ama i suoi tifosi e dall’altro sono, ovviamente, volti solo a spuntare un’altra convenzione supervantaggiosa in danno della collettività. Io provocatoriamente direi al de laurentiis fatti lo stadio nuovo ma paga prima i debiti che i tifosi napoletani non hanno l’anello al naso!

Di seguito le dichiarazioni apparse su Il Mattino.it del 16.07.2013:

«Al sindaco De Magistris ho dato tempo fino al 31 luglio, se non vuole vendermi lo stadio San Paolo andrò a costruirlo a Caserta dove sono già pronti 60 ettari di terreno». Nel Forum sul fair play finanziariosvoltosi in serata nel Teatro comunale di Dimaro, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis è tornato a parlare del tema stadio.

E ha aggiunto che a De Magistris ha dato tempo fino al 31 luglio per dargli una risposta sull’acquisto dello stadio, avendo già pronti a Caserta 60 ettari di terreno.

«Il sindaco fa il sindaco – ha continuato De Laurentiis – e quindi è ignorante in materia di sport. La prossima legge dirà che il Comune dovrà cedere a una cifra simbolica, forse un euro, l’impianto al club se si occuperà della ristrutturazione dell’impianto. La Juventus ha sfruttato Sport Five. Io non devo parlare con l’assessore allo sport, ma con il sindaco. Il sindaco si informasse, così può leggere le leggi. Il sindaco è molto antico, non mi ha voluto far togliere la pista d’atletica leggera. Io sono proteso verso il futuro».

«Gli ho dato tempo fino al 31 luglio – ha aggiunto – per darmi una risposta sull’acquisto del San Paolo. Io ho già il terreno pronto a Caserta, sono pronti 60 ettari. Sarà servita bene dal punto di vista dei trasporti. Sarà un tempio del calcio. Non voglio soldi dal sindaco e dalla città. Il sindaco non ha un sufficiente peso politico per governare la città al 100%». «Vorrei fare un incontro serenissimo con il consiglio comunale – ha concluso il presidente – Facciamo un dibattito per la città, non per gli interessi personali. Se lavoriamo bene tuteliamo anche gli interessi personali».

vedi anche:

quanto ci costa il calcio clikka

il calcio è una priorità per napoli clikka

le sorprese dello stadio san paolo clikka

Quanto ci costa il Calcio

stadioOggi ho avuto modo di leggere la  determina del 22.03.2013 che segue una delibera di giunta comunale del 15.02.2013 (clikka) che riguarda dei lavori da eseguire allo stadio San Paolo per prescrizioni che sono state date dalla UEFA. Dello Stadio cittadino me ne sono occupato già in passato ma la cosa che mi lascia perplesso e che esso pur costituendo una fonte di arricchimento per la società privata che lo gestisce è, invece, per l’amministrazione una vero e proprio pozzo senza fondo dove se ne vanno molti dei soldi di noi contribuenti. Questa volta la somma è di 704.712,64 €. Di questi tempi non credo siano spiccioli. Ma la cosa che mi lascia perplesso è il fatto che i lavori non verranno appaltati secondo ciò che dice la normativa di settore ma eseguiti dalla società calcistica che si è offerta di eseguirli con un ribasso di circa il 30%. Questa strada sarebbe percorribile in quanto la convenzione  tra il comune e la società (che ho pubblicato in un altro articolo clikka), la prevede. La domanda sorge spontanea: possibile che una convenzione deroghi ai principi ed alle norme nazionali e comunitarie che prevedono sempre e comunque il procedimento di evidenza pubblica quando si devono spendere soldi pubblici per fare lavori pubblici? Di seguito incollo l’art. 57  del codice sui contratti pubblici di cui al DLGS 163/2006 che indica (credo in modo tassativo) quali sono i casi in cui si può andare alla cd. procedure negoziata. Ad ogni buon conto mi faccio l’ultima domanda: ma quanto ci costa questo calcio e soprattutto non è che dopo dobbiamo anche ringraziare ?

sullo stadio vedi anche:

le sorprese dello stadio san paolo

stadio san paolo e calcio napoli

commissione sport sullo stadio del 12.12.2011

stadio san paolo zoo edenlandia quale destino

Codice sui contratti pubblici

Articolo 57 Articolo
Procedura negoziata senza previa pubblicazione
di un bando di gara

(art. 31, direttiva 2004/18; art. 9, d.lgs. n. 358/1992; co. 2, art. 6, legge n. 537/1993;
art. 24, legge n. 109/1994; art. 7, d.lgs. n. 157/1995)
1. Le stazioni appaltanti possono aggiudicare contratti pubblici mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara nelle ipotesi seguenti, dandone conto con adeguata motivazione nella delibera o determina a contrarre.
2. Nei contratti pubblici relativi a lavori, forniture, servizi, la procedura è consentita:
a) qualora, in esito all’esperimento di una procedura aperta o ristretta, non sia stata presentata nessuna offerta, o nessuna offerta appropriata, o nessuna candidatura. Nella procedura negoziata non possono essere modificate in modo sostanziale le condizioni iniziali del contratto. Alla Commissione, su sua richiesta, va trasmessa una relazione sulle ragioni della mancata aggiudicazione a seguito di procedura aperta o ristretta e sulla opportunità della procedura negoziata.[ Le disposizioni contenute nella presente lettera si applicano ai lavori di importo inferiore a un milione di euro] (1);
b) qualora, per ragioni di natura tecnica o artistica ovvero attinenti alla tutela di diritti esclusivi, il contratto possa essere affidato unicamente ad un operatore economico determinato;
c) nella misura strettamente necessaria, quando l’estrema urgenza, risultante da eventi imprevedibili per le stazioni appaltanti, non è compatibile con i termini imposti dalle procedure aperte, ristrette, o negoziate previa pubblicazione di un bando di gara. Le circostanze invocate a giustificazione della estrema urgenza non devono essere imputabili alle stazioni appaltanti.
3. Nei contratti pubblici relativi a forniture, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita:
a) qualora i prodotti oggetto del contratto siano fabbricati esclusivamente a scopo di sperimentazione, di studio o di sviluppo, a meno che non si tratti di produzione in quantità sufficiente ad accertare la redditività del prodotto o a coprire i costi di ricerca e messa a punto;
b) nel caso di consegne complementari effettuate dal fornitore originario e destinate al rinnovo parziale di forniture o di impianti di uso corrente o all’ampliamento di forniture o impianti esistenti, qualora il cambiamento di fornitore obbligherebbe la stazione appaltante ad acquistare materiali con caratteristiche tecniche differenti, il cui impiego o la cui manutenzione comporterebbero incompatibilità o difficoltà tecniche sproporzionate; la durata di tali contratti e dei contratti rinnovabili non può comunque di regola superare i tre anni;
c) per forniture quotate e acquistate in una borsa di materie prime;
d) per l’acquisto di forniture a condizioni particolarmente vantaggiose, da un fornitore che cessa definitivamente l’attività commerciale oppure dal curatore o liquidatore di un fallimento, di un concordato preventivo, di una liquidazione coatta amministrativa, di un’amministrazione straordinaria di grandi imprese.
4. Nei contratti pubblici relativi a servizi, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita qualora il contratto faccia seguito ad un concorso di progettazione e debba, in base alle norme applicabili, essere aggiudicato al vincitore o a uno dei vincitori del concorso; in quest’ultimo caso tutti i vincitori devono essere invitati a partecipare ai negoziati.
5. Nei contratti pubblici relativi a lavori e negli appalti pubblici relativi a servizi, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita:
a) per i lavori o i servizi complementari, non compresi nel progetto iniziale nè nel contratto iniziale, che, a seguito di una circostanza imprevista, sono divenuti necessari all’esecuzione dell’opera o del servizio oggetto del progetto o del contratto iniziale, purché aggiudicati all’operatore economico che presta tale servizio o esegue tale opera, nel rispetto delle seguenti condizioni:
a.1) tali lavori o servizi complementari non possono essere separati, sotto il profilo tecnico o economico, dal contratto iniziale, senza recare gravi inconvenienti alla stazione appaltante, ovvero pur essendo separabili dall’esecuzione del contratto iniziale, sono strettamente necessari al suo perfezionamento;
a.2) il valore complessivo stimato dei contratti aggiudicati per lavori o servizi complementari non supera il cinquanta per cento dell’importo del contratto iniziale;
b) per nuovi servizi consistenti nella ripetizione di servizi analoghi gia’ affidati all’operatore economico aggiudicatario del contratto iniziale dalla medesima stazione appaltante, a condizione che tali servizi siano conformi a un progetto di base e che tale progetto sia stato oggetto di un primo contratto aggiudicato secondo una procedura aperta o ristretta; in questa ipotesi la possibilita’ del ricorso alla procedura negoziata senza bando e’ consentita solo nei tre anni successivi alla stipulazione del contratto iniziale e deve essere indicata nel bando del contratto originario; l’importo complessivo stimato dei servizi successivi e’ computato per la determinazione del valore globale del contratto, ai fini delle soglie di cui all’articolo 28 (2).
6. Ove possibile, la stazione appaltante individua gli operatori economici da consultare sulla base di informazioni riguardanti le caratteristiche di qualificazione economico finanziaria e tecnico organizzativa desunte dal mercato, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, rotazione, e seleziona almeno tre operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti idonei. Gli operatori economici selezionati vengono contemporaneamente invitati a presentare le offerte oggetto della negoziazione, con lettera contenente gli elementi essenziali della prestazione richiesta. La stazione appaltante sceglie l’operatore economico che ha offerto le condizioni più vantaggiose, secondo il criterio del prezzo più basso o dell’offerta economicamente più vantaggiosa, previa verifica del possesso dei requisiti di qualificazione previsti per l’affidamento di contratti di uguale importo mediante procedura aperta, ristretta, o negoziata previo bando.
7. È in ogni caso vietato il rinnovo tacito dei contratti aventi ad oggetto forniture, servizi, lavori, e i contratti rinnovati tacitamente sono nulli.

Il Calcio Napoli ed i costi per la collettività

delaurentiisOggi (27.10.2012) leggo su “La Repubblica Napoli” del patron del Calcio Napoli che si lamenta della intimazione degli ispettori della UEFA, i quali hanno richiamato la società sulle condizioni dello Stadio San Paolo, dichiarandolo non idoneo in larga misura. A questo richiamo De Laurentiis ha risposto chiedendo al Comune di Napoli di fare con urgenza i lavori, dichiarandosi, però, disponibile ad eseguirli lui solo ed esclusivamente se potrà portarseli a deconto del canone di concessione. Come Presidente della commissione Sport ed Impiantistica sportiva del Comune di Napoli e prima ancora come cittadino e tifoso resto perplesso. Conosco bene la convenzione che lega il Calcio Napoli al Comune e posso dire che, essendo stata stipulata il 03.11.2005, in un periodo in cui il Napoli era in difficoltà, militando in serie C, la città fu molto benevola con la squadra del cuore, prevedendo una serie di agevolazioni ed un canone, credo oggi assolutamente fuori mercato, con dei meccanismi di calcolo a percentuali che trovo anche abbastanza complicati, prestando il fianco ad interpretazioni dubbie ed a verifiche periodiche di documenti. Ebbene, oggi i rapporti tra Città e Calcio Napoli sono assolutamente capovolti. Abbiamo, infatti, un’amministrazione in piena crisi economico/finanziarie. Non ci sono soldi per pagare gli operatori socio assistenziali (OSA) che si occupano di dare assistenza ai diversamente abili nelle case e nelle scuole, non ci sono soldi per le aziende di trasporti, non ci sono soldi per la scuola e la refezione scolastica, non ci sono soldi per riparare le buche per le strade ed il Patron del Calcio Napoli chiede al Comune di far fronte con priorità assoluta alla sistemazione dello Stadio! L’assessora allo sport Tommasielli ha dichiarato, sempre su La repubblica di oggi: “ce la faremo!” Io mi chiedo in che senso? Possiamo noi in questo momento scavalcare i bisogni primari della città per dare la possibilità alla squadra del cuore di fare la partita di campionato? Io non ho una risposta sicura ma sono convinto che dando dei soldi a De Laurentiis poi dovremo spiegare ai tanti cittadini napoletani che sono “in fila” titolari di diritti e bisogni assolutamente primari rispetto a quelli della partita di calcio, come mai non potremo far fronte ai loro essenziali bisogni. Cosa diremo a quei creditori, tra cui imprenditori in grave sofferenza, del Comune di Napoli che aspettano da oltre 40 mesi il pagamento del dovuto? Come cittadino e come amministratore posso dire solo che non ci sto! La città oggi più che mai ha bisogno di rivedere le sue priorità dando prevalenza agli interessi ed ai bisogni di “peso” dei cittadini. Inoltre, posso anche dire che da mie cognizioni dirette il Calcio Napoli per la convenzione è obbligato alla esecuzione della manutenzione ordinaria delle strutture date in concessione e che spesso la mancata esecuzione della manutenzione ordinaria poi trasforma ciò che è ordinario in straordinario! Proprio in questi ultimi giorni ho saputo che sono in corso dei lavori allo stadio San Paolo di manutenzione ordinaria nei servizi igienici che a parere del funzionario interpellato dovevano essere eseguiti dal Calcio Napoli. Oggi più che mai ognuno deve fare la sua parte, gli amministratori pubblici, i cittadini ed anche i patron delle squadre di calcio. Oggi Napoliha bisogno che alla guida delle sue istituzioni ci siano donne ed uomini coraggiosi in grado di mettere sui piatti della bilancia i diritti, i doveri ed i bisogni essenziali e primari dei cittadini senza timore di scontentare qualche tifoso o qualche patron di squadra di calcio!

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