Gennaro Esposito

Alza la Testa

I killer della sanità campana

caldoroProsegue l’inchiesta de il Mattino di Napoli sulla Sanità campana e questa volta a parlare è il primario della Chirurgia Vascolare del Cardarelli Carlo Ruotolo. Consiglio la lettura dell’intervista in calce perché fa capire quanto la politica sia approssimativa e superficiale poiché potrebbe semplicemente riorganizzare un servizio, senza ulteriori spese, a tutela della salute pubblica, ed omette di farlo.

Il tema vero è che tutti quelli che vedo impegnati in politica pensano di avere le doti per fare il parlamentare, il ministro, il governatore, il sindaco, il consigliere regionale o comunale senza pensare che dalla loro attività, una volta eletti, dipendono la vita di milioni o centinaia di migliaia di persone. L’altra faccia della medaglia è che molti cittadini non pensano che dal loro voto dipende la loro vita e quella dei loro familiari, pertanto, è bene che ci siano inchieste di questo tipo non fosse altro per far capire ai cittadini che quando votano stanno mettendo a rischio la loro pelle e quella dei loro figli! In diritto c’è un principio sul nesso di causalità che si esprime con il brocardo latino causa causae est causa causati. Ecco questo principio dovrebbe essere applicato per accertare la responsabilità politica!

Nonostante i numerosi articoli ed interviste continuo a registrare il silenzio di caldoro e dei consiglieri regionali. Non c’è che dire dei politici di alto profilo!

il nuovo policlinico ostaggio dei baroni dell’università (clikka)

Da il Mattino di Napoli del 29.08.2014 Maria Pirro

Intervista a Carlo Ruotolo – «Manca una rete sulle emergenze ognuno fa da sé» = «Molti centri per il cuore ma non c`è coordinamento»

Ruotolo, primario del Cardarelli: manca una rete regionale.

II primario del Cardarelli «Manca una rete sulle emergenze ognuno fa da sé».

Carlo Ruotolo è direttore della Chinirgia vascolare dell’ospedale Cardarelli. Il chirurgo avverte che, oltre le vicende riportate dalle cronache di questi giorni, c’è una questione di organizzazione: «Questo è il vero problema: la mancanza di una rete regionale per l’emergenza vascolare e la distribuzione delle risorse, che va organizzata diversamente. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza è decisivo. Ma il problema è politico: non c’è una visione di insieme. Difatti, noi specialisti che operiamo sul campo in questi anni non siamo stati mai convocati e ascoltati dalle istituzioni». Carlo Ruotolo è direttore della Chinirgia vascolare dell’ospedale Cardarelli. Con la sua équipe esegue quasi 900 interventi all’ anno, di cui circa 120 in regime d’urgenza. Avvisa: «A Napoli le difficoltà nel ricovero del paziente affetto da dissezione dell’aorta, giunte alle cronache in questi giorni, sono emblematiche perché evidenziano i problemi nella gestione dell’emergenza che riguardano tutte le specialità, in particolare chirurgiche». Quanti casi di dissezione dell’aorta si verificano all’anno? «Circa quattro ogni 100mila abitanti. Si contano 60-70 diagnosi all’anno m Campania. Si tratta di una patologia poco frequente, ma complessa e grave, che richiede pertanto un preciso percorso diagnostico teraupeutico. La sua principale ma non unica manifestazione clinica è un dolore al torace, quindi un sintomo a-specifico, spesso associato a un aumento della pressione». Che fare in questi casi? «Andare subito al pronto soccorso, in una struttura che abbia possibilità di eseguire una valutazione da un punto di vista cardiologico e cardiochirurgico». Avuta la diagnosi, cosa accade? «La dissezione dell’aorta va trattata solo in centro di cardiochirurgia. Sono tre le opzioni terapeutiche. Se la dissezione avviene all’origine dell’aorta, nel primo segmento ascendente (tipoA), se possibile occorre intervenire chirurgicamente in urgenza con una circolazione extra-corporea: c’è un rischio di morte improvvisa per tamponamento cardiaco, che aumenta con il passare delle ore». Quali sono le altre opzioni? «Se la dissezione interessa l’aorta toracica discendente (tipo B), esistono due possibilità terapeutiche, in funzione del quadro clinico: una terapia medica farmacologica per il controllo della pressione arteriosa e del dolore, oppure un trattamento endovascolare, senza intervento a cuore aperto». Aldilà delle vicende di cronaca, nell’ambito della sua specialità come nelle altre spedalità chirurgiche, c’è un problema di organizzazione della rete di emergenza? «Questo è il vero problema: la mancanza di una rete regionale per l’emergenza vascolare e la distribuzione delle risorse, che va organizzata diversamente. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza è decisivo. Ma il problema è politico: non c’è una visione di insieme. Difatti, noi specialisti che operiamo sul campo in questi anni non siamo stati mai convocati e ascoltati dalle istituzioni». Cosa propone? «Le urgenze vascolari riguardano molte patologie che possono causare anche la morte del paziente o l’amputazione di un arto. Ad esempio, solo al Cardarelli trattiamo circa 20 aneurismi dell’aorta rotti all’anno, una patologia più frequente delle dissezioni aortiche (circa 9 casi all’anno ogni 100.000 abitanti) e con una mortalità che sfiora 1’80% perché circa un terzo dei pazienti non arriva neppure in ospedale o è già in condizioni gravissime. E tutti vanno operati in emergenza, a meno che non si tratti di pazienti “compassionevoli”». Stesse difficoltà di intervento in questi casi? «Anche il trattamento degli aneurismi rotti richiede una centralizzazione regionale dei percorsi terapeutici per poter offrire le diverse opzioni terapeutiche attualmente disponibili (chirurgia a cielo aperto, trattamento endovascolare) e che non possono essere offerte se non da pochi centri. La patologia Dissezione dell’aorta, in Campania si contano solo 70 casi ogni anno adeguatamente attrezzati. Lo dicono tutti i dati della letteratura scientifica disponibili». Quindi? «È indispensabile creare una rete dell’emergenza vascolare. Noi chirurghi vascolari specialisti stiamo cercando di organizzarci per agire dal basso in questa direzione e fare sinergia tra centri specializzati, Cardarelli, Vecchio Pellegrini, San Giovanni Bosco, Monaldi. Oltre alle strutture ospedaliere, c’è il Nuovo Policlinico. E una struttura specializzata per ogni ospedale di provincia. Più i privati convenzionati». Troppi centri o troppo pochi? «Ci sono risorse e mezzi, anche se sempre più limitati, ma manca un’opera di razionalizzazione. Il problema vero è questo, che le energie non sono ben distribuite. Dipende da volontà e competenze. Occorre una fotografia delle diverse realtà locali che operano sul territorio a livello regionale, individuare le loro criticità, valutarne l’attività e riorganizzarne un funzionamento in sinergia in base alle esigenze del territorio». Si riferisce anzitutto all’assistenza in emergenza? «Anche nei trasferimenti tramite il 118 esiste un problema: al Cardarelli, in relazione alla mia esperienza ma so che accade anche altrove, capita di essere chiamati a trattare contemporaneamente più emergenze vascolari e questo significa far ‘ aspettare il i paziente arrivato per ultimo. Esiste un problema di accoglienza nelle altre strutture. La rete dell’emergenza vascolare sarebbe utile anche a smistare meglio le richieste in quei centri con immediata disponibilità anche in camera operatoria. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza». In che modo riorganizzare la rete? «Si potrebbe, ad esempio, concepire una turnazione per determinate patologie rare, particolarmente onerose per la loro presa a carico, come si fa già in altre regioni, come in Piemonte. Una riorganizzazione in questo senso migliorerebbe innanzitutto i risultati dei nostri interventi in termini di salute e condurrebbe altresì a un risparmio anche economico razionalizzando il sistema».

Un commento su “I killer della sanità campana

  1. Antonietta Garofalo
    26 giugno 2018

    Cosa significa organizzazione in un ospedale di prima linea o ospedale da guerra qual’è il Cardarelli.Solo chi ha esperienze dirette come un ammalato può realmente denunciare,ma a chi.Quale é organo a cui rivolgersi senza finire nei meandri politici ammalato deve poter parlare ed avere spiegazioni dal primario in questo caso Ruotolo e non si politici che per dovere a già scelto .a 60anni dopo aver lavorato pagato le tasse aver fatto il proprio dovere di vero Italiano bisogna aspettare ben 18ore et passare dall’inferno dell’OBI in reparto di chirurgia vascolare con gamba sx e dx con ischemia e aneurisma diabete pressione alta mignolo nero e prendersi un infezione per 3batteri che sono lì da tempo come Killer .Mi chiedo se Ruotolo fosse stato al posto di questo sfigato italiano cosa avrebbe organizzato chiudo perché le lacrime mi rendono cieca ed essendo religiosa affido tutti alla volontà di Dio

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