STADIO COLLANA E VIVIBILITA’

STADIO COLLANA: La Vivibilità è un concetto ampio e comprende la cura del Cittadino e della Città e non c’è dubbio che lo Sport ha un ruolo fondamentale per la salute ed il benessere di tutti, giovani e meno giovani, pertanto, siamo intervenuti su una questione che riteniamo importante e mettiamo a disposizione il nostro esposto sul Collana che individuava molte criticità sull’atto aggiuntivo stipulato tra Regione e Concessionaria, nonché il provvedimento del Commissario che ha dichiarato la decadenza della concessionaria dal rapporto di gestione. Tutte le criticità che abbiamo denunciato sulla modifica, si legge bene, non sono state valutate dal Commissario essendo ritenute assorbenti dalla decadenza, quindi, a nostro avviso si aggiungono alle sia pur gravi questioni sollevate dal medesimo Commissario. Il TAR allo stato ha temporaneamente sospeso la decadenza con un atto “tecnicamente dovuto”. Si spera si faccia quanto prima chiarezza e si vada oltre quest’affidamento che è nato male e si valuti solo ed esclusivamente il beneficio dello Sport e degli Sportivi. Al riguardo è significativa la drastica riduzione della partecipazione di Ferraro e Cannavaro dalla compagine societaria della Concessionaria che ne caratterizzava la natura sportiva. A questi due Campioni del Calcio, che forse hanno poco a che fare con lo sport di base, vorremmo chiedere il motivo del loro ripensamento. https://www.facebook.com/1396936600607302/posts/2609718195995797/?d=n

Il mondo di mezzo della Regione Campania

Inizialmente non si poteva credere che ci si arricchisse ancora con l’inquinamento del territorio e la morte delle persone, poi l’inchiesta di Fanpage ha scoperto un mondo sommerso che ha mostrato tutti i limiti di un controllo formale buono soltanto a calmare la coscienza. Come dire le carte stanno “apposto”. Il cd. modello virtuoso ANAC di cui parla De Luca, che non serve a nulla, possiamo dire oggi. Il nuovo filmato di Fanpage fa parlare Fausto Morrone, ex responsabile anticorruzione della SMA azienda regionale dei rifiuti. Ciò che rivela è di una evidenza agghiacciante, comprensibile anche per un bambino. Con l’esperienza di 5 anni in Consiglio Comunale, posso dire senza timore di essere smentito, che i consiglieri regionali di buona volontà se ne sarebbero dovuti accorgere. In 5 anni di Comune di Napoli ho macinato carte, inoltrando io stesso alla Corte dei Conti denunce. Quella più eclatante (ma non è l’unica) è stata sullo stadio San Paolo che ha portato nelle casse del comune 6.230.000,00 €.

Come è possibile che nonostante un funzionario di buona volontà abbia scritto nero su bianco all’ANAC ed alla Regione ciò che accadeva in SMA, mai nessuno l’abbia chiamato?

Mi cascano le braccia, ma non mi faccio assalire dal senso di impotenza. Il nostro ruolo di cittadini è quello di chiedere conto e ragione ad una Regione i cui consiglieri regionali, sia di maggioranza che di opposizione, farebbero bene a dimettersi in massa andandosi a nascondere per non farsi vedere dai loro elettori! Non dico altro vedetevi gli 11 minuti di filmato ne vale la pena … poi però non ci demoralizziamo … riflettiamo per capire come e cosa fare…

https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WpBb8eSwR86CChXX

25 Anni: Il Disastro di Bagnoli su Radio Radicale

25 anni senza vedere nulla di concreto se non l’inquinamento per IPA e PCB ne parlano Giuseppe Mastrolorenzo (primo Ricercatore all’INGV) e l’Avv. Gennaro Esposito su Radio Radicale nel programma Overshoot di Enrico Salvatori. Una occasione per dire che, al netto delle condanne penali di cui probabilmente ai cittadini non interessa nulla, a Bagnoli si è consumato oltre ad un disastro ambientale anche uno sociale ed umano. Quando sono arrivato nel 2011 ad occuparmi della vicenda, come tanti napoletani, ho sperato che si potesse invertire la tendenza ed invece è stata un’altra occasione mancara. L’epilogo lo conosciamo e non perdo l’occasione anche questa volta per dire che ciò che è accaduto a Napoli Ovest, ex polo siderurgico (di cui per lo meno si parla), è accaduto anche a Napoli Est (polo petrolchimico) di cui non si parla, ovvero, non se ne parla abbastanza.Colpa dei cittadini, della politica, delle istituzioni … Ascoltate e fatevene una ragione per impegnarvi per lo meno a conoscere se non a fare vuoi stessi … Per saperne di più e leggere atti e documenti basta cercare in questo sito (clikka) che mi è valso anni di lavoro e di studio. Spero ne sia valsa la pena, quanto meno per la mia coscienza…

 

 

 

 

Sistema Sanitario inefficiente nonostante i proclami

Le mie riflessioni sul sistema sanitario Campano su Repubblica Napoli di oggi: Grave è l’accusa al Sistema Sanitario Campano, rimasta senza risposta, di Gennaro Savoia (clikka), primario in pensione di anestesia e rianimazione dell’AORN Cardarelli, apparsa sulle pagine di questo giornale qualche giorno fa. A parlare, infatti, è un primario, seppure in pensione, di uno dei più delicati reparti, del più importante Ospedale del Mezzogiorno. Una replica o una presa di posizione da parte delle Istituzioni chiamate in causa da Savoia avrebbe rassicurato i cittadini campani ed, invece, di nuovo un silenzio “tombale”, parlino le indagini della magistratura e ministeriali sull’ultimo caso sospetto di mala sanità che ha drammaticamente travolto un ragazzo di 23 anni. Sennonché i cittadini sembrano solo storditi dalla mole di inchieste su cui ciclicamente si accendono i riflettori, per poi spegnersi ed accendersi di nuovo sul più recente caso, seppure ugualmente incredibile ed eclatante. Ad essere chiamata in causa è la politica con i suoi commissari e con le sue nomine di persone che se non responsabili penalmente lo sono sicuramente politicamente per non essere stati in grado, non di risolvere i problemi con la bacchetta magica, ma almeno invertire la rotta. Ebbene agli occhi dei cittadini campani la rotta è sempre la stessa, nonostante i proclami. Sembra lontano, ma solo a febbraio scorso, i media nazionali si sono occupati dei 55 arresti e 94 indagati per assenteismo, nello stesso Loreto Mare cosicché la morte di Antonio di 23 anni, non dovrebbe suscitare sorpresa ma solo indignazione, proprio per la mancata riorganizzazione di un efficiente ed efficace sistema di emergenza-urgenza sanitario di cui ormai non se ne può più fare a meno. Non è accettabile che i campani che hanno la sfortuna di “passare un guaio” nella loro regione rischino di morire rispetto ai cittadini delle più efficienti strutture sanitarie di altre regioni del nord.

Sanità La mia lettera del 24.08.20177 su repubblica (clikka)

Gli Irresponsabili della Sanità

Gli ultimi fatti accaduti nella Sanità Campana, all’attenzione delle cronache cittadine, destano non poche preoccupazioni, in quanto, drammaticamente rappresentano un continuum con il passato non roseo. Solo a pensare agli ultimi mesi ci vengono in mente i pazienti adagiati sul pavimento dell’Ospedale di Nola, i ben 94 indagati, di cui 55 arrestati, “ladri del cartellino” del Loreto Mare, il caso dell’Ospedale dei Tumori Pascale, che ha addirittura coinvolto il Direttore Generale dell’ASL NA 1 Centro, e la condanna di questi giorni, sempre per vicende legate alla Sanità, dell’ex capogabinetto, Nello Masturzi, del Presidente De Luca, per una vicenda che ha coinvolto anche un Magistrato Napoletano, moglie di un dirigente Sanitario. Fatti, che gettano senz’altro i cittadini nello sconforto più totale alimentando la sfiducia in una classe dirigente ridotta ai minimi termini.  Con De Luca si sperava in un cambio di passo, si confidava nella sua buona amministrazione, nel fatto che potesse replicare, su scala regionale, il successo della piccola Salerno ed, invece, alla prova del nove, sembra avere grossi cedimenti anche lui. Si sarebbe dovuti uscire dalla logica clientelare per applicare con rigore i canoni del merito e della buona amministrazione ed, invece, dobbiamo aspettare sempre che la Magistratura intervenga quando ormai la “frittata è fatta” con la conseguenza di una sempre maggiore perdita di credibilità della politica, incapace di fare da sola pulizia dei cd. “furbetti”, sia essi del cartellino o degli appalti, con milioni di euro che, anziché trasformarsi in cure e servizi decenti per i cittadini, vanno ad arricchire le tasche di quelli che rubano sul lavoro o sugli appalti. Basterebbe pensare che nella sanità ogni soldo non speso bene, è una risorsa che viene sottratta ai nostri concittadini più sfortunati. Ebbene, se la nomina del Direttore Generale dell’ASL Napoli 1 Centro, è stata frutto di una scelta discrezionale del Presidente De Luca, in un paese normale, dovrebbe essere logico aspettarsi che siano tratte anche delle conseguenze di carattere politico che, invece, non arrivano mai. Non si può esercitare una scelta discrezionale e poi non pagarne le conseguenza. Sono anni ormai che si parla di merito e di concorsi per coprire posti di alta responsabilità, ma quando poi si deve esercitare il potere, alla fine lo si esercita sempre come meglio aggrada al politico di turno, lamentandoci poi della cd. fuga dei cervelli.

La Variante dei Campi Flegrei una questione di Coscienza

campiflegrei“I terremoti vengono casualmente ma i morti no”: Il terremoto del Centro Italia ci restituisce una immagine che purtroppo abbiamo visto molte volte. Una macchina dei soccorsi formidabile che si muove alla perfezione sia sull’onda della solidarietà ma anche, forse, sull’onda di un rimorso di coscienza per non aver fatto abbastanza per prevenire il disastro e le centinaia di morti. Lo stesso Comune di Napoli si è mosso per inviare soccorsi ma è esso stesso vittima di questa mancanza culturale e di questo rimorso di coscienza per non aver fatto nulla per il territorio cittadino. E’, difatti, di questi giorni l’annuncio della nuova Variante urbanistica per l’area occidentale. Sulla stampa cittadina si è letto che questo importante atto manda in soffitta il Piano di Vezio De Lucia ed apre ai privati. Occorrerebbe chiedersi per fare cosa, vista la natura vulcanica del territorio e la sua inclusione nella Zona Rossa rischio Vulcanico con un livello di allarme giallo. Per intenderci per l’area rossa del Vesuvio l’allarme è verde, quindi, di gran lunga inferiore, eppure, in quest’area non è possibile incrementare neppure di un metro cubo l’edilizia residenziale per effetto della legge Regione Campania n. 21 del 10.12.2003. Cosa aspetta il Comune di Napoli e la Regione Campania a fare lo stesso per l’area occidentale? Lo stesso INGV, che è stato interpellato in questi giorni sul recente terremoto, afferma che “I Campi Flegrei sono una caldera vulcanica e, come il Vesuvio, presentano un rischio molto elevato per la presenza di numerosi centri abitati nell’area e per la loro immediata vicinanza alla città di Napoli”. Cosa ne pensa il Comune di Napoli che apre ai privati di questo chiaro ed inequivoco avvertimento fatto da un istituto specializzato? Io stesso il  14 ottobre 2015, nello svolgimento delle mie funzioni di consigliere comunale, proposi al Comune di Napoli una delibera (clikka) che richiamava pedissequamente la citata legge regionale estendendola anche ai campi flegrei e posso dire senza tema di smentita che fui visto quasi come un marziano a dimostrazione del fatto che la cultura della prevenzione non ci appartiene, a questa preferiamo il rimorso della coscienza. Forse dovremmo almeno chiedere cosa ne pensano i cittadini.

Le riflessioni di Guido Trombetti su Terremoto e Politica (clikka)

Anche su Repubblica Napoli (clikka)

Segretario Regionale di SEL Tonino-scala-campiflegrei-rischio-vulcanico (clikka)

Morire nella corsa tra due ospedali

cardarelliL’inizio dell’anno è un “Bollettino Sanitario di Guerra”. Il Mattino di Napoli di oggi mette in luce un grave fatto di morte causato probabilmente dalla pessima organizzazione del sistema sanitario regionale. A morire questa volta è un padre di famiglia che nella corsa tra l‘Ospedale di Pozzuoli e quello di Giugliano (clikka) non ce l’ha fatta. Una Cronaca (clikka) che, purtroppo, non è l’ultima e non è isolata. La causa è stata che a Pozzuoli la TAC era guasta!!!

Il Mattino mette anche in primo piano la pessima distribuzione delle Apparecchiature Sanitarie (clikka) e la loro obsolescenza. Qualche tempo fa leggevo, invece, delle sale operatorie del Loreto Mare bloccate dalla rottura di un apparecchio per sterilizzare i ferri. Si punta il dito sulla  Riorganizzazione (clikka) e sui  Tetti di Spesa (clikka) e mi chiedo quanto ci costano equipe di medici, chirurghi e personale sanitario fermi per l’inefficienza delle apparecchiature!!

Mi fermo qui la lettura della rassegna stampa ci restituisce una condizione del sistema sanitario regionale raccapricciante nel completo silenzio dei consiglieri regionali forse tanto impegnati a spendersi le laute indennità. Spero che qualcuno si svegli.

Come dico sempre lo stato della Sanità Campana dovrebbe spingere i cittadini ad invadere le piazze e le strade di manifestazioni purtroppo i cittadini che non ne hanno bisogno al momento non ci pensano e quelli che invece ci sono incappati perché ammalati sono troppo deboli per alzare la voce … che assurdità!!!

L’aggiornamento che il Mattino di oggi (06.01.2016) fa della vicenda è ancora più raccapricciante: Denuncia Primario (clikka) Lorenzin Manda i NAS (clikka); Trasferimento dei pazienti (clikka); Eppure ho avuto la fortuna di organizzare un convegno sulla rete dell’emergenza urgenza nella sanità campana (clikka) e persino io che non sono del settore ho capito che molte cose si possono fare sin da ora senza neppure spendere molti soldi!!!

clikka per altri articoli

Il “Magna Magna” alla Buvette della Regione Campania

regioneBen quattro articoli in due giorni sulla buvette del Consiglio Regionale della Campania una vera e propria inchiesta portata avanti da Il Mattino di Napoli di ieri e di oggi (20.12.2015). Li potrete leggere (1clikka,  2clikka, 3clikka4clikka) per comprendere il livello di sciatteria amministrativa e politica che si usa nella gestione del danaro e dei beni pubblici.

Il Mattino punta all’articolo sensazionalistico sui prezzi della buvette, parlando con titoli a tutta pagina di Consiglieri Regionali che mangiano a prezzi stracciati, mentre secondo me la questione è più grave perché è la dimostrazione che quando si gestisce danaro pubblico, e non si paga di tasca propria, si è assolutamente larghi di manica, tanto che se ad agire non fosse una istituzione, ma una persona fisica è probabile che dovrebbe essere interdetta per prodigalità. Il bando pare sia della gestione Caldoro ma lascia assolutamente perplessi.

In sostanza i prezzi che la buvette sembra praticare, riportati dai giornali, non mi sembrano inferiori a quelli dei ristoranti del Centro Direzionale o del bar e della mensa/buvette che è nello stesso Tribunale di Napoli dove prendono il caffè a 50 cent gli stessi magistrati che oggi pare stiano indagando sulla vicenda!

La cosa grave è che all’aggiudicatario la Regione Campania regala 500.000,00 €. e questa cosa proprio non si capisce. In genere i prezzi di queste buvette sono più bassi, in quanto, i gestori di questi servizi pagano un canone basso comprensivo anche delle utenze mentre qui addirittura chi si aggiudica l’appalto riceve un contributo di 500 mila euro a carico dei cittadini campani, ed occorrerebbe chiedersi se è previsto un canone di locazione. A questo punto i consiglieri della regione campana più che “magnoni” mi sembrano “fessi” ovvero non avveduti o meglio assolutamente incapaci di gestore un servizio così semplice figuriamoci le altre cose ben più importanti di cui si dovrebbero occupare!! Agli stessi PM che si stanno occupando della buvette del Consiglio Regionale consiglierei di dare una sbirciatina anche in casa loro per verificare l’appalto dato al BAR ed al ristorante del Tribunale ….

Nel Comune di Napoli una cosa simile l’ho segnalata da 4 anni, non riguarda la buvette, ma l’abbonamento all’ANSA che ci costa qualche centinaio di miglia di euro all’anno e che è assolutamente inutile per l’uso dei mezzi di informazione che ormai viaggiano tutti sul web. Un servizio che in sostanza di consente di avere accesso direttamente alle notizie ANSA come se i consiglieri comunali dovessero essere aggiornati secondo per secondo!!! Ma ovviamente cane non morde cane e sui giornali sarà difficile che troverete una notizia scandalistica su questo tema.

Il Commissario per Bagnoli ed il Rischio Vulcanico dei Campi Flegrei. Regione Campania batti un colpo

campi-flegrei-supervolcanoCon lo sciame sismico di ieri di cui oggi parlano tutti i giornali (clikka) sembra che anche la natura voglia dire la propria su Bagnoli. Che la questione sia seria io me ne sono accorto immediatamente mettendo in relazione il decreto sblocca Italia ed il risultato del tavolo della protezione civile sul rischio vulcanico dei campi flegrei (clikka). Ancora non molto tempo fa, ospitato dalle pagine Repubblica Napoli (clikka), ponevo i quesiti che sono rimasti tuttora senza risposta, tra cui la questione di sicurezza e rischio vulcanico. Ieri (08.10.2015) una affollata riunione di associazioni e comitati sulla questione di Bagnoli e del commissariamento, nel Palazzo del Consiglio di Via Verdi, alla quale ha partecipato anche l’assessore Carmine Piscopo per il Comune.

Il leitmotiv di tutti è no al Commissario no ai poteri forti! Ho già detto come la penso sullo Sblocca Italia e sulla sua farraginosità, sennonché oggi lo sciame sismico ci riporta tutti con i piedi per terra. Cosa fare per Bagnoli? Presto detto: Adottare immediatamente una legge regionale che dica cosa si può fare e cosa no. Ebbene, per come la vedo io si dovrebbe adottare il medesimo criterio di massima protezione adottato con la legge Regione Campania n. 21.2003 (clikka) per il rischio vulcanico dell’area Vesuviana. I Campi Flegrei, infatti, sono il vulcano di gran lunga più pericoloso del Vesuvio, tanto che è definito SuperVulcano, quindi, Commissario si Commissario no, il problema serio adesso è in Regione Campania. Vedremo se De Luca sarà più sensibile ai poteri forti o alla sicurezza dei cittadini.

Questa volta per copiare è sufficiente restare in Campania ed adattare l’art. 1 e 2 della citata legge regionale n. 21.2003, a mente dei quali: “Articolo 1. 1. La presente legge si applica ai comuni rientranti nella zona rossa ad alto rischio vulcanico della pianificazione nazionale d’emergenza dell’area vesuviana [sostituire con area dei campi flegrei] del dipartimento della protezione civile – prefettura di Napoli – osservatorio vesuviano [sostituire con osservatorio campi flegrei]. 2. La pianificazione di cui al comma 1 e le variazioni successive sono parte integrante della presente legge.  Articolo 2 1. Gli strumenti urbanistici generali ed attuativi dei comuni di cui all’articolo 1 non possono contenere disposizioni che consentono l’incremento dell’edificazione a scopo residenziale, mediante l’aumento dei volumi abitabili e dei carichi urbanistici derivanti dai pesi insediativi nei rispettivi territori. 2. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge è vietato alle amministrazioni competenti assumere provvedimenti di approvazione o di esecutività, previsti da disposizioni di legge vigenti in materia, degli strumenti attuativi dei piani regolatori generali dei comuni individuati all’Articolo 1, comportanti incrementi delle edificazioni a scopo residenziale. 3. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, la provincia di Napoli , d’intesa con la regione e con i comuni di cui all’articolo 1, provvede alla redazione di un piano strategico operativo da approvare in Consiglio regionale, al fine di determinare e definire: a) le aree e gli insediamenti da sottoporre a programmi di interventi e di opere finalizzate alla decompressione della densità insediativa presente, nonché al potenziamento e miglioramento delle vie di fuga anche attraverso interventi di ristrutturazione urbanistica ed edilizia, di demolizione senza ricostruzione, di riqualificazione e di recupero ambientale, di valorizzazione dei centri storici, e di rifunzionalizzazione in favore delle attività produttive, turistico ricettive, terziarie ed attrezzature pubbliche e di interesse pubblico; b) le eventuali possibilità di attuazione di interventi compensativi, nelle aree e per gli interventi già destinati negli strumenti urbanistici vigenti a scopo residenziale di cui alla lettera a), nell’ambito degli obiettivi per la eliminazione di case ed insediamenti malsani, degradati o comunque per processi di riqualificazione urbana, purchè non comportanti pesi residenziali aggiuntivi incompatibili con le finalità della presente legge“. Come detto semplice semplice occorre solo sostituire “area vesuviana” con “area dei campi flegrei“! Saranno sufficientemente abili i nostri rappresentanti in Regione ?

Una buona politica anziché parlare di commissari e superfici edificabili farebbe un buon piano di evacuazione, paradossalmente ad oggi ancora non adottato!

Nota di colore: Ieri in contemporanea con l’assemblea di cui dicevo prima c’era anche il consiglio comunale sulla convenzione dello Stadio San Paolo, ebbene mentre al terzo piano si affermava di voler combattere i poteri forti del decreto sblocca italia, al quinto piano il potere forte si accarezzava e coccolava, tanto è vero che l’amministrazione quando ha capito che il fronte per avere una convenzione più giusta ed equa per i cittadini e le casse del comune, ha fatto marcia indietro ed ha chiesto la sospensione della discussione. Sia chiaro per tutti i Poteri Forti si combattono con i fatti non con le chiacchiere! Ieri ho sentito solo chiacchiere dall’amministrazione!

 

Il rapporto SVIMEZ ed i compiti a casa

SUDIl rapporto SVIMEZ (clikka) ci ha restituito una verità che i cittadini campani conoscono bene, un divario tra nord e sud del Paese che mortifica il principio di uguaglianza. Il paradosso di cui parla Saviano (clikka) nella sua lettera al Presidente Renzi, che dal sud scappano anche le mafie, perché preferiscono investire altrove i danari insanguinati dal crimine. La questione meridionale agli onori delle cronache e la richiesta da più parti, della istituzione del Ministero per il Mezzogiorno o della coesione sociale con uno staziamento apposito che faccia decollare l’economia del sud. Siamo sicuri che queste sono le giuste ricette? Siamo sicuri che non occorra, per usare una fraseologia europea, prima fare i compiti a casa? Ci potevamo espettare dati diversi da quelli forniti dallo SVIMEZ? Credo che con orgoglio la classe dirigente del sud, prima di andare con il cappello in mano a Roma debba fare un approfondito esame di coscienza e farsi delle domande: Come mai se si chiama un ufficio di un comune del nord, come mi è capitato, ed il numero è occupato, dopo qualche minuto arriva una telefonata dall’impeccabile dipendente settentrionale il quale chiede in cosa poter essere utile? Come mai se si chiama un qualunque numero URP di qualunque amministrazione della Campania il telefono suona a vuoto oppure è sempre occupato? Come mai se un cittadino campano vuole avviare una attività economica deve fare la pallina da ping pong tra uffici, comunali, regionali, sanitari e statali, che non parlano la stessa lingua, dando informazioni contrastanti? Tutte questioni per la quali ho cognizione diretta sia per la mia esperienza ventennale di avvocato, sia dalla più recente esperienza di consigliere comunale a Napoli. Una volta occupandomi dello stadio San Paolo ho chiesto al Comune di Milano di avere la convenzione del San Siro: Mi è giunta dopo pochi minuti nella mia casella di posta elettronica ed il raffronto tra la convenzione milanese e quella napoletana è stato drammatico la prima era “addirittura” corredata dalle planimetrie. E’ periodo di bilancio ed ho avuto gli atti della manovra più importante del Comune su un cdrom, circa 2000 pagine scannerizzate, tal volta anche non leggibili e per le quali non è possibile neppure fare la ricerca per parole in modo da rendere il lavoro più semplice in un tempo peraltro ristrettissimo. Ovviamente ho messo a confronto gli atti ricevuti con quelli che sono caricati sul sito del comune di Milano ed è tutta un’altra storia! Il Previsionale Milanese è stato portato in consiglio ed approvato il 15 luglio scorso, noi ci avviamo alla maratona del 5 e 6 agosto. Profonde anche le differenze sulle nomine negli enti, società ed istituzioni regionale e comunali, in Lombardia tutto si svolge attraverso un procedimento pubblico con una commissione che valuta l’esperienza ed il merito dei candidati, obbligando la politica a scegliere i migliori, in Campania questo meccanismo è assolutamente sconosciuto o quasi! Nel Comune di Napoli, infatti, solo il 15 maggio 2014, dopo due anni di battaglie, è passato un regolamento sulle nomine che è ho proposto ma che purtroppo, per effetto di emendamenti, non incide sulle valutazioni di merito perché ha trovato una forte opposizione politica da tutta la maggioranza e di pezzi dell’opposizione all’insegna di un non meglio specificato “primato” della politica. Basta sentire i discorsi nella metro o negli autobus dove prevale la mancanza di speranza e l’opinione comune sulla politica del “fanno tutti schifo”. Invertire la rotta solo con una “iniezione” di danaro? L’esperienza del terremoto del 1980 credo sia emblematica, migliaia di miliardi riversati nel sud che non hanno costituito un benessere strutturato ma, anzi in alcuni casi, hanno finito per distruggere le realtà storiche urbanistiche di interi paesini che hanno sostituito la pietra con il cemento armato. Interventi anche più recenti hanno dimostrato che i soldi riversati sul territorio tal volta lo abbrutiscono e lo mortificano inutilmente. Per restare a Bagnoli, ma sarebbero tanti gli esempi: La porta del parco di Bagnoli costata circa 40 milioni di euro che giace inutilizzata! Mettere mano alla macchina comunale e regionale è la priorità principale. Nel Comune di Napoli è pressoché impossibile spostare un vigile da una municipalità ad un’altra, sono tutti Rappresentanti Sindacali, eppure, per il loro ruolo, sarebbe sano prevedere, come lo sarebbe anche per i dirigenti, una rotazione che impedisca incrostazioni che spesso paralizzano l’azione amministrativa creando ingiustificate posizioni di potere. Le ricette sarebbe facile immaginarle: Basterebbe saper copiare le buone prassi amministrative dalle altre realtà.

I Politici tra Rimborsi e Gettoni di presenza

spreco-di-soldi-pubbliciSi dovrebbe parlare di politica e di sviluppo ma spesso la politica è inquinata da malversazioni o sospette tali ed alla fine si finisce a parlare di gettoni di presenza e rimborsi vari di consiglieri eletti nelle varie assemblee rappresentative del popolo. Dell’argomento me ne sono occupato molto manifestando tutto il mio sdegno. Credo, però, sia utile mettere insieme due notizie della scorsa settimana che riguardano la richiesta di rinvio a giudizio dei Consiglieri Regionali (vecchi e nuovi) della Campania per l’appropriazione dei fondi economali apparsa su Il Mattino di Napoli del 06.06. u.s. (clikka) nonché il grido (se così lo possiamo chiamare) di allarme del consigliere municipale Francesco Ruotolo su “Il Mattino di Napoli” del 07.06 u.s. (clikka) che denuncia lo sperpero dei fondi pubblici per le commissioni consiliari delle municipalità, che non giustificano neppure il gettone di presenza vista la loro durata di pochi minuti. Ebbene, se questo è il motivo credo che tutti i consiglieri interpellati dal Giornalista de Il Mattino, avrebbero dovuto ovviamente affermare che il gettone di presenza non è dovuto se la commissione dura pochi minuti né si giustifica l’assenza per l’intera giornata dal lavoro mentre, invece, lo stesso Ruotolo mi sembrerebbe ammettere di aver percepito egli stesso il ghiotto gettone (?).

Ebbene, sono quattro anni, che applico rigorosamente (e forse per alcuni stupidamente) le norme del TUEL (artt. 79 e ss) in materia di gettoni di presenza ed il risultato è che la mia indennità mensile varia tra gli 80 ed i 270 €. al mese se non proprio ZERO, come accaduto per il mese di maggio2015 (clikka). Il che ovviamente è uno scandalo al contrario visto il lavoro che svolgo con studio, diligenza e dedizione e viste le responsabilità che assumo (clikka).

Una curiosità che mi ha colpito è la circostanza che quelli che malversano di più o sono accusati (ingiustamente fino a sentenza passata in giudicato) di tali reati sono tendenzialmente i rappresentanti del popolo che “spopolano“. Per capire con degli esempi, a Roma Mirko Coratti (presidente del Consiglio Comunale di Roma) viene eletto con 6.565 voti (arrestato nell’ambito di mafiacapitale) poi c’è il più famoso Franco Fiorito che, in Regione Lazio, venne eletto con 26.217 voti, arrestato anch’esso proprio nell’ambito delle indagini relative ai fondi dei gruppi consiliari.

A Napoli, per dirne una tra i rinviati a giudizio e gli indagati (innocenti fino a sentenza passata in giudicato) ci sono il recordman Mario Casillo con oltre 31.000 preferenze, Nicola Marrazzo con oltre 12.000 preferenze, Carmine Mocerino con oltre 10.000 preferenze ed Angela Cortese con oltre 9800 preferenze (non eletta) ed altri con una minore cifra elettorale.

Non so come dire secondo me al numero di voti ricevuto dovrebbe corrispondere un proporzionale sentimento di responsabilità e peso della rappresentanza. Immagino, infatti, la preoccupazione di queste persone che investite da una così rilevante cifra elettorale si sentiranno sulle spalle tutto il peso del numero di preferenze ricevute.

Vedi pure:

la politica scabrosa dei consiglieri regionali (clikka)

Il danaro dei consiglieri regionali (clikka)

quanto costano i consiglieri (clikka)

la regione campania indagata (clikka)

Fondi UE: La Campania Bocciata ed il silenzio della politica

FondiEuropeiDopo l’articolo di Gemma su Repubblica Napoli del 5 giugno u.s. (clikka) sui Finanziamenti europei, mi sarei aspettato (e mi sono augurato) una valanga di smentite e precisazioni ed, invece, nulla! A leggere la cronaca del destino di queste risorse, infatti, tremano i polsi.

Progetti per otto miliardi di euro del piano di sviluppo elaborato da Caldoro 2014-2020 che la commissione di Bruxelles boccia. Un vero e proprio crimine contro l’umanità! I cittadini Campani abbandonati al loro destino di sottosviluppo e sottoproletariato urbano per colpa di una politica incapace di governare i processi burocratici ed amministrativi!

Occorrerebbe chiedersi immediatamente chi sono i “burocrati” che hanno elaborato la progettazione e chi sono i politici che non hanno neppure compreso che la progettazione presentata a Bruxelles era “farlocca”!

Un campo su cui si sarebbero dovuti misurare non solo i candidati presidente ma anche i candidati consiglieri in Campagna elettorale nonché i consiglieri regionali vecchi e nuovi.

Ebbene, neppure abbiamo saputo nulla dai nostri parlamentari europei, in tutto 17 per l’italia meridionale, e di questi 7 Campani! Alcuna presa di posizione ho letto sui giornali, né da altri mezzi di informazione, da parte di tutti i nostri rappresentanti politici di maggioranza o di opposizione.

Verrebbe da chiedersi perché abbiamo eletto tutte queste persone che per lo più sono di nome e di persona sconosciuti al popolo che li ha votati. Tutti impegnati in una continua campagna elettorale, senza considerare che negli organismi Europei occorrerebbe mettere da parte le distinzioni politiche e fare squadra affinché il paese riparta.

Più che aspettare che si sbagli occorrerebbe impedire per tempo gli errori agevolando presso gli organismi europei i contatti tra le burocrazie locali ed europee.

Aspetterò ancora nella speranza di leggere di qualche commento o di qualche impegno volto a riparare gli errori. Intanto trovo assolutamente incredibile che nella importante istituzione regionale si siano mandate, in larga misura, persone che non hanno mai avuto alcuna esperienza oppure, per i riconfermati, persone che hanno dimostrato di non sapersi occupare della cosa pubblica essendo stati completamente assenti nel dibattito pubblico su temi fondamentali. Si vota scrivendo un cognome indicato da personaggi spesso discutibili ed altri non votano (la stragrande meggioranza) perché sfiduciati.

Eppure trovo assurdo che se uno deve spendere qualche decina di migliaia di euro nella ristrutturazione della propria casa, selezione ed acquisisce preventivi e referenze se, invece, deve scegliere uno che si deve poi occupare della “ristrutturazione” della propria regione, spendendo miliardi di euro, sceglie un perfetto sconosciuto!

Occorrerebbe seguire le aule Consiliari così come si segue il calcio!

Intanto il futuro di questa città e di questa regione è anche il nostro futuro e quello dei nostri figli! Spero lo capiscano in tanti!

Su questo argomento è lunga la mia battaglia:

Il fallimento dei fondi UNESCO per il centro storico (clikka)

Sui fondi europei (clikka)

La Sanità e la Diversabilità non sono una priorità per caldoro

Biagio.TuttiAscuolaCredo che occorre mettere in fila tre notizie che ho appreso in questi giorni dai giornali che mi hanno dato conferma della inconsistenza della politica di Caldoro. A parlare non sono io, che sono candidato alla regione campania (clikka), ma coloro che operano in settori nei quali la politica regionale in questi cinque anni è stata fallimentare.

Per avere il polso della situazione basta leggere la lettera di Toni Nocchetti (clikka) pubblicata su Repubblica Napoli il 19.05 u.s. che descrive chiaramente lo stato dell’assistenza ai diversamente abili, nonché la lettera di un medico, Bruno Zuccarelli (clikka), apparsa oggi (23.05.2015) sempre su Repubblica Napoli che descrive lo stato della sanità campana che in campagna elettorale, guarda caso, diventa diciamo quasi “efficiente”. A condire il tutto la manifestazione di ieri (22.05.2015) sul lungo  mare dei  Diversamente abili e dei lavoratori del settore socioassistenziale (clikka) per protestare contro i laceranti tagli all’assistenza alla disabilità.

A sentire caldoro, invece, sembrerebbe che va tutto bene e che la Regione Campania è particolarmente attenta al settore delle politiche sociali sennonché in questo caso per sconfessare le bugie basta solo tener conto di quanto ci viene riferito da coloro che ogni giorno ed ogni ora della loro vita si trovano a subire sulla propria pelle la scure di caldoro!

Ogni tanto mi chiedo come si fa a non tenere conto di quanto qualche mese fa ha scritto il papà di Biagio (clikka), che sentendo sulle spalle tutto il peso dei tagli alla assistenza ai disabili ha lanciato un grido di allarme assolutamente ignorato da caldoro! Sono convinto che la sofferenza ed il disagio delle famiglie si può combattere solo con una politica di uguaglianza e solidarietà che ponga al centro l’uomo e non i tagli!

La mia proposta di legge regionale per il contrasto alla Ludopatia

ludopatiaFatti non parole: I candidati alla Regione Campania dovrebbero misurarsi sulle proposte ed, invece, si vedono solo facce di plastica attaccate ai muri! I consiglieri regionali uscenti sia di maggioranza che di opposizione  non hanno fatto nulla in materie delicatissime che richiedevano un intervento immediato. Ai consiglieri uscenti, infatti, dovremmo chiedere se è stato bello passare 5 anni a girarsi i pollici percependo una bella indennità a cui hanno aggiunto anche i fondi economali per i quali non pochi sono ancora sotto processo (clikka).

Ebbene, mentre nelle altre regioni si adottavano provvedimenti efficaci per contrastare la piaga sociale del gioco d’azzardo, seppure lecito, in Regione Campania hanno adottato 7 commi in una legge (clikka) che parla di tutt’altro affermando solo delle dichiarazioni di principio senza disciplinare nulla!

Io in consiglio comunale ho depositato già una proposta di regolamento (clikka) copiata in massima parte dal provvedimento adottato dal Comune di Genova. Ebbene, oggi come candidato alla Regione Campania (clikka) ho elaborato una proposta di legge regionale, anche questa in massima parte copiata dalla legge regionale della Liguria! Basta copiare ed, ovviamente, come diceva il mio maestro, anche per copiare occorre competenza e studio: quanti candidati ne sono dotati? Al netto del fatto che quelli uscenti già hanno dimostrato di non valere poi tanto!

A quelli che si candidano per la prima volta dovremmo chiedere, invece, se hanno una visione amministrativa e politica di quello che vorrebbero fare in Regione e se si sono mai occupati della politica regionale! Fate questo test prima di andare a votare ne va del vostro futuro e del futuro dei vostri figli!

Ad ogni buon conto voglio rispondere a quelli che in questi giorni mi stanno chiamando manifestandomi apprezzamento e dichiarandomi che io sarei per loro il candidato ideale ma purtroppo si sono già “impegnati”. Confesso che quando sento i nomi di questi altri candidati mi si accappona la pelle, in massima parte gente non degna di toccare il danaro pubblico e la cosa pubblica, per manifesta incapacità dimostrata (per gli uscenti) o gente che non ha mai manifestato una visione politica ed amministrativa e che oggi si trova ad essere supportata da pezzi di sindacati e pezzi di società organizzata! Se vogliamo cambiare veramente dobbiamo cercare altro però mi raccomando non chiamatemi per comunicarmi che sostenete altra gente perché poi mi nasce spontanea la domanda: in cambio di cosa uno si è impegnato a sostenere un candidato se poi non ha alcuna certezza delle sue capacità ? perché se è in cambio di niente la cosa è veramente bizzarra se è in cambio di qualcosa allora diciamo che mi fa un po’ schifo. Misteri della politica.

Di seguito la proposta di legge, che ovviamente si aggiunge a quella sulla promozione dello sport (clikka). FATTI NON PAROLE!

Consiglio Regionale della Campania

 Proposta di legge di Iniziativa Consiliare ai sensi dell’art. 28

dello Statuto della Regione Campania

Disciplina delle sale da gioco lecito

Articolo 1 (Finalità)

  1. La presente legge, nell’ambito delle competenze spettanti alla regione in materia di tutela della salute e di politiche sociali, detta norme finalizzate a prevenire il vizio del gioco, anche se lecito, e a tutelare determinate categorie di persone, oltreché a contenere l’impatto delle attività connesse all’esercizio di sale da gioco sulla sicurezza urbana, sulla viabilità, sull’inquinamento acustico e sulla quiete pubblica.
  2. L’esercizio delle sale da gioco e il gioco lecito nei locali aperti al pubblico sono soggetti all’autorizzazione del Sindaco del Comune territorialmente competente.

Articolo 2 (Giochi leciti)

  1. Ai fini della presente legge, l’autorizzazione all’esercizio di cui all’articolo 1, ai sensi del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) e successive modificazioni ed integrazioni, non viene concessa nel caso di ubicazione in un raggio di 500 metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socioassistenziale ed inoltre strutture ricettive per categorie protette. L’autorizzazione viene concessa per cinque anni e ne può essere chiesto il rinnovo dopo la scadenza. Per le autorizzazioni esistenti il termine di cinque anni decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge.
  2. Il Comune può individuare altri luoghi sensibili in cui può non essere concessa l’autorizzazione di cui al comma 1, tenuto conto dell’impatto della stessa sul contesto urbano e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica.
  3. E’ vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco.

Articolo 3 (Sanzioni amministrative)

  1. Ogni violazione delle disposizioni contenute nella presente legge, fermo restando l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria per i reati eventualmente accertati e previsti dal codice penale ogni qualvolta ne ricorrano gli estremi, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di euro 1.000,00 ad un massimo di euro 5.000,00.
  2. All’accertamento delle violazioni e all’irrogazione delle sanzioni di cui alla presente legge provvedono il Comune competente per territorio e gli altri soggetti a ciò delegati.

Articolo 4 (Dichiarazione d’urgenza)

  1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania.

E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Campania.

Il fallimento dei Fondi UNESCO per il Centro Storico di Napoli

san Domenico MaggioreLeggo su Repubblica Napoli, di oggi (13.05.2015) un contributo di Giulio Pane (clikka) che riassume le fasi di un molto probabile e vicino fallimento del progetto di riqualificazione del Centro Storico di Napoli patrimonio UNESCO. Le cifre sono impressionanti si parte da circa 700 milioni di euro inizialmente programmati poi ridotti (per incapacità?) a 100 milioni, per non parlare del dei 240 milioni destinati al porto delle nebbie (clikka) anch’essi passati in cavalleria. Tutto da rendicontare entro il 31.12.2015! Sul tema ho molto scritto su questo blog (clikka) preannunciando per tempo il naufragio nonostante i commenti rassicuranti dell’Assessore Cosenza su alcuni articoli da me scritti. Credo però che compito della politica debba essere quello di individuare i nodi affinché non si ripetano più i ritardi che finiscono per soffocare l’economia della Regione e della Città di Napoli. Infatti, i lavori non sono solo riqualificazione urbana ma anche veri e proprio posti di lavoro ed ossigeno per le imprese!

Qualche anno fa, insieme ad altri amministratori locali dei comuni italiani, ho seguito un corso in materia di finanziamenti europei presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ebbene mi impressionò la reazione di alcuni tecnici che vennero a farci lezione. Questi, infatti, quando riferivo che ero di Napoli manifestavano reazioni di ilarità e preoccupazione per la manifesta incapacità degli uffici a spendere le risorse europee disponibili. Ovviamente provai un senso di mortificazione ed imbarazzo dovendo assumere mio malgrado la parte del napoletano inconcludente tutto pizza e mandolino.

Credo, allora, che dobbiamo chiederci cosa sia accaduto e spiegarlo ai cittadini per essere credibili! Ebbene, spesso sento parlare di una scarsa qualità della progettazione degli interventi in larga misura eseguiti dagli uffici della Sopraintendenza e da quelli Comunali. La strada dei concorsi di progettazione, infatti, non pare abbia mai sfondato nelle nostre amministrazioni, in quanto, credo che la politica sia ostaggio di una burocrazia alla ricerca del compenso aggiuntivo sullo stipendio legato alla attività di progettazione stessa. Questo, senz’altro un nodo da sciogliere, cosicché mentre in altri paesi europei si confrontano nella progettazione famosi ed abili architetti dando sfogo alla creatività in Campania la progettazione si fa negli uffici polverosi delle amministrazioni con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti con ritardi e qualità discutibile!

Ebbene, in Regione Campania non ci servono politici schiavi dei burocrati, perché incapaci, ma politici che abbiano una visione amministrativa dei procedimenti che sappiano capire come raggiungere l’obiettivo sfruttando tutte le opportunità! Ogni euro non speso è un grave delitto contro i tanti cittadini oggi in cerca di lavoro per il mancato sviluppo del nostro prezioso territorio!

Centro Storico quanti errori Repubblica Napoli del 14.05.2015 (clikka)

La riflessione di Pasquale Belfiore (clikka)

La mia candidatura alla Regione Campania (clikka)

Il Rendiconto Consuntivo 2014 del Comune di Napoli

comuneCome ogni anno metto a Vostra disposizione la delibera di proposta al Consiglio di approvazione del Rendiconto Consuntivo 2014 (clikka) nonché gli allegati contabili alla delibera stessa (clikka) ed il parere del collegio dei Revisori dei Conti (clikka)

Sono circa 1200 pagine chiedo una mano a tutti Voi e mi attendo Vostri commenti ed osservazioni stiamo parlando di un bilancio di circa 2 miliardi e cinquecento milioni di euro! Al di la del giudizio politico sull’amministrazione potrete renderVi conto che per essere amministratori locali occorre preparazione, competenza e sopratutto studio. Come dico sempre, non fatevi illudere dalle sirene di chi vi dice che in politica possono avere un ruolo tutti anche coloro che non hanno alcuna competenza o esperienza!

Quello che dice ad esempio Grillo è sbagliato in radice! Non si possono scegliere candidati nel mucchio attraverso una semplice consultazione online. Noi conosciamo solo quelli più famosi che ci sembrano preparati, ma quanti antonio razzi (clikka) ci sono nelle amministrazioni locali ed in Parlamento, compresi quelli del m5s?

Occorre, invece, che i partiti ritornino a svolgere il loro precipuo ruolo che è quello della formazione di una classe dirigente che sappia leggere e scrivere! Dobbiamo opporci al populismo e dobbiamo pretendere che una cittadina o cittadino che aspiri a svolgere un ruolo pubblico sia preparato. Altro che due mandati ed a casa! Così avremo sempre degli improvvisati di cui non abbiamo bisogno! Occorre, invece, che i partiti formino la classe dirigente facendo in modo che i giovani abbiano le prima esperienza nelle municipalità, poi al comune, poi alla regione e poi al parlamento, se hanno dato prova di essere dei buoni ed onesti amministratori!

Dovremmo chiederci come potrebbe mai andare bene una azienda che ogni 10 anni cambia tutti i suoi dipendenti, rottamando semmai proprio coloro che hanno maturato una esperienza ed hanno imparato a conoscere la macchina amministrativa e dello Stato!

Riflettiamo oggi siamo chiamati ad un’altra consultazione elettorale io mi sono candidato alla Regione Campania (clikka) nella consapevolezza dei miei e delle mie capacità mentre abbiamo consiglieri comunali, regionali e parlamentari che non sono mai intervenuti nelle assemblee nelle quali sono stati eletti e dubito che sappiano addirittura parlare, leggere e scrivere in italiano! Il nostro Paese non ha certo bisogno di improvvisazione politica ed amministrativa! Fuori i mercanti dal Tempio!

Il consiglio per l’approvazione del bilancio è calendarizzato per il 21.05 p.v., pertanto, abbiamo un po’ di tempo per studiare!

In Consiglio Regionale per ridare dignità allo Sport

scandone de LucaStamane sono stato prima alla Piscina Scandone per la mianifestazione “Io nuoto e gioco per il futuro di Napoli” poi al Circolo Ilva con i miei amici della lotta Stile Libero che stanno preparando i MASTER che si terranno a giugno. Sulla materassina c’erano per lo meno tre generazioni di atleti ed una atmosfera incredibile che mi ha fatto venire tanta nostalgia. L’Ilva, nella disciplina della Lotta Olimpionica rappresenta una tradizione che non si deve perdere e che nasce per figli degli operai, come fu per me nel 1980 con il CRAL ATAN  perché i luoghi di lavoro erano centri di aggregazione e condivisione sociale (clikka).

Alla manifestazione della Scandone era presente anche Vincenzo De Luca con il quale ho avuto modo di scambiare qualche idea sullo Sport che, in Regione (come ho cercato di far capire invano al Comune di Napoli), deve diventare la prima politica sociale in quanto, come sempre dico, lo Sport svolge un ruolo di integrazione, prevenzione e recupero delle marginalità sociali. Senza dimenticare al ruolo dello Sport per i diversamente abili.

Credo, infatti, sia ormai chiaro a tutti quelli che mi conoscono, come la penso in proposito, per la mia forte esperienza sportiva. Purtroppo la politica non ha mai capito le potenzialità dello Sport e non è un caso che spesso gli assessori siano stati scelti tra i medici, quasi lo Sport fosse una malattia!

Sono, invece, convinto questa volta che lo SPORT debba “scendere in campo” selezionando tra i candidati coloro che hanno capacità, esperienza ed attitudine, affinché la politica non usi lo Sport, cannibalizzandolo, come semplice bacino elettorale, senza prendersi veramente in carico le sue problematiche legate alla pessima cura dell’impiantistica ed alla scarsa valorizzazione dei talenti sportivi che, oltre a dare lustro alla nostra Regione, sono anche un esempio da seguire.

Nella occasione di stamane con Vincenzo De Luca, infatti, ho avuto modo di discutere, insieme al Presidente Paolo Trapanese e Franco Porzio che, quando saremo in Regione, dovremo fare in modo di far spendere ai comuni tutti i fondi provenienti dall’Europa per l’impiantistica sportiva affinché non accada ciò che  è accaduto nel Comune di Napoli (clikka).

A noi sportivi è chiaro, infatti, che nello Sport valgono il merito ed il risultato sportivo e sociale che sono evidenti e verificabili sul campo, quindi, niente più contributi a pioggia distribuiti, semmai, agli amici degli amici, ma solo mediante il meccanismo della premialità del risultato sportivo e sociale, perché una associazione che accoglie i bambini ed i ragazzi dalle fasce sociali deboli o che riesce a portare i suoi atleti ai massimi livelli svolge un grosso lavoro sociale sul territorio. Per creare il Campione, infatti, devi creare lo spogliatoio! Quanti politici lo capiscono?

I settori, quindi, sono due e spesso si integrano e completano a vicenda: Lo Sport Sociale e lo Sport Agonistico entrambi di pari dignità e livello ed entrambi facilmente verificabili. Con me in Regione  con De Luca Presidente per dare forza e dignità allo Sport!

la mia candidatura alla Regione Campania (clikka)

La Mia Candidatura alla Regione Campania

fac simile gennaroHo lasciato passare sia le elezioni europee che quelle parlamentari, tirandomi fuori dalla competizione elettorale, ma credo che in politica occorre confrontarsi innanzitutto con il corpo elettorale senza timore, con animo libero, in coscienza e nella consapevolezza che in quattro anni non mi sono mai risparmiato, cercando di affrontare sempre le questioni politiche ed amministrative con passione, studio, scrupolo, competenza e spirito di servizio. Credo, pertanto, che dopo quattro anni di battaglie amministrative e politiche nel Comune di Napoli, sia giunto il momento di fare un test elettorale per portare in Regione l’esperienza che ho maturato nell’amministrazione comunale, quindi, mi candido al Consiglio della Regione Campania, nella lista Civica Campania Libera, che sostiene Vincenzo De Luca.

Sono, infatti, giunto alla conclusione che avere le mani pulite in tasca non serve a nulla né migliora la società occorre, invece, impegnarsi affinché si affrontino i temi dello sviluppo, del lavoro, della spesa sociale, della sanità e dei trasporti e dei tanti altri lasciati ingovernati dalla giunta caldoro.

Tanti sono stati i pensieri in questi giorni ed alla fine mi sono convinto per l’unica prospettiva amministrativa credibile a me più vicina e sopratutto attuabile, con l’impegno che manterrò sempre il mio animo libero ed indipendente, ma sempre aperto al confronto ed al dialogo al fine di ricercare le soluzioni migliori nell’esclusivo interesse pubblico.

Ora occorre la forza moltiplicatrice di tutti voi che mi avete in questi anni sostenuto ed incoraggiato ad andare avanti nell’impegno politico, per dimostrare di volere una politica diversa e libera da compromessi al ribasso o su interessi privati.

fac simile gennaro

L’ldealista politico (clikka)

Il mio curriculum (clikka)

Questo il contributo che darò al Consiglio Regionale su temi di pari dignità e grado:

La mia proposta di legge per combattere la ludopatia ed il gioco d’azzardo (clikka)

La mia proposta di legge per la promozione dello sport (clikka)

Per una sana politica nello Sport che ha accompagnato tutta la mia formazione come uomo e come cittadino (clikka);

La salute dei cittadini al centro di una sana riflessione affinché la sanità non sia solo un bacino elettorale da cui attingere (clikka);

Finanziamenti Europei l’unica risorsa da cui attingere Napoli, la Campania con le sue aree di sviluppo deve diventare il motore di tutto il sud (clikka);

I tagli delle risorse per le politiche sociali non possono essere fatti sulla pelle dei più deboli facendo venir meno l’assistenza sociosanitaria (clikka) ed alle Case Famiglia (clikka);

La gestione dell’acqua è e deve rimanere pubblica (clikka);

La Cultura non deve essere uno strumento di consenso ed il  Teatro San Carlo deve essere il centro della lirica partenopea (clikka).

Il Mercato di Fuorigrotta prigioniero

ErmannoRussoIl 26 marzo scorso sono stato al mercato di Fuorigrotta di Via Metastasio per un sopralluogo, di cui ho già parlato in un precedente post (clikka). Ieri (02.04.2015) ho letto un articolo su il Roma (clikka) che conferma le mie preoccupazioni che, peraltro, trovano preciso riscontro anche nei documenti che ho acquisito e che, come sempre, metto a Vostra disposizione.

Dalla lettura delle carte si comprende che tra Regione e Comune è in atto uno scontro  sulla gestione dei beni pubblici che mortifica proprio gli interessi di cui la stessa Regione dovrebbe farsi carico.

Con  lettera del 27.03.2015  (clikka), infatti, il Comune ha sollecitato la soluzione urgente della problematica del mercato di Fuorigrotta, già segnalata con nota del 12 marzo (clikka). Ebbene, la Regione con  lettera del 27 marzo (clikka) ha sostanzialmente chiuso il dialogo col Comune, affermando che sarebbe stata disponibile, solo a parole, al rinnovo del contratto di affitto con scadenza 27.11.2015, ma ad un canone di mercato e senza la riduzione del 15%, riduzione, ricordiamo, imposta dal piano di predissesto del Comune di Napoli. Tradotto in parole povere ciò  vuol dire che la Regione ha intenzione di gestire in proprio il mercato impedendo, di fatto, il ripristino delle condizioni di sicurezza, in quanto, il Comune, per i vincoli i bilancio imposti dalla legge, non può accettare le condizioni dettate dalla Regione e non può procedere alle riparazioni di un bene che dovrà riconsegnare di qui a pochi mesi. Che la posizione della Regione sia strumentale è evidente in quanto la tesi sostenuta della necessità di mettere a reddito il bene, per evitare responsabilità contabile, o è frutto di una clamorosa scusa smentita dalla legge (art. 1 comma 1 bis della legge n. 20/1994) la quale, ovviamente sancisce che nei rapporti tra amministrazioni pubbliche non ci può essere danno erariale oppure è frutto di ignoranza e tra le due ovviamente non so quale è peggio.

La cosa che mi lascia perplesso e che con lettera del 30 marzo 2015 (clikka), indirizzata, non si capisce perché, anche ad un rappresentante dei mercatali di fuorigrotta, tal Salvatore Guerriero, l’assessore Ermanno Russo (in piena campagna elettorale) ha dichiarato che la Regione sarebbe disponibile al rinnovo del contratto senza, però, riportare le condizioni che di fatto impediscono il rinnovo al Comune. E’ chiaro che, stando così le cose, il mercato di Fuorigrotta resterà prigioniero della cattiva politica e che la soluzione la potremo trovare solo se in Regione cambieranno gli attori che oggi tengono in ostaggio il commercio, il lavoro e lo sviluppo del territorio.

I tagli della Regione Campania sulla pelle dei diversamente abili

Biagio.TuttiAscuolaOggi ho sentito il dovere di intervenire in Consiglio Comunale per leggere la lettera scritta da Tommaso Giugliano, papà di Biagio, a Toni Nocchetti dell’Associazione Tutti a Scuola, che è apparsa qualche settimana fa su “Il Fatto Quotidiano” (clikka).

Il mio intervento al 36:37

Il testo della lettera:

Caro Toni,

               come sai il ragazzo ritratto nella foto è mio figlio Biagio,23 anni, affetto da autismo associato ad un grave ritardo mentale e epilessia.

Biagio è una delle 1530 vittime sacrificali immolate sull’altare del risanamento di bilancio che la Regione Campania con il decreto 108/2014 ha provveduto ad attuare. Ad oggi mio figlio frequenta un centro di riabilitazione in regime di semiconvitto (perlomeno fino al 23/02/2015) dove si reca ogni giorno e trascorre circa metà della sua giornata.

Biagio è un ragazzo molto difficile e con tante problematiche. Non parla e non è autonomo, ha bisogno di assistenza continua per essere lavato, vestito e per tutte le attività che svolge nel corso della giornata. In questi anni, però, grazie all’impegno coordinato di esperti, psicologi, terapisti e della nostra famiglia, ha compiuto tanti piccoli progressi che ci ripagano degli sforzi quotidiani e che hanno migliorato non solo la sua quotidianità ma anche quella di tutta la famiglia. Al centro, per esempio, grazie al lavoro di un’instancabile terapista ha imparato ad andare in bagno da solo (ci sono voluti circa 7 anni) a mangiare a tavola e ad usare le posate.

Ma al di là dei progressi e delle autonomie personali raggiunte, il centro per Biagio rappresenta qualcosa di più: il semiconvitto è il luogo principale dove trascorre la sua giornata, dove incontra gli amici, dove socializza e dove svolge attività più o meno piacevoli ed educative. Come ho già detto, Biagio non parla ma per comprendere la sua gioia nell’andare ogni mattina al centro non servono parole. Basta guardarlo mentre scende le scale di casa per prendere il pulmino che lo condurrà al centro per cogliere la sua felicità. I suoi occhi e il suo sorriso nel rivedere ogni mattina l’autista e i suoi amici già pronti ai loro posti sono così loquaci da rendere inutile ogni parola. Probabilmente addirittura un politico riuscirebbe a cogliere quella felicità e a capire cosa significa per Biagio e per tutti i ragazzi come lui, avere un luogo in cui sentirsi accettati, impegnati, compresi e aiutati.

Cosa succederà a Biagio e ai suoi 1530 compagni di sventura quando questo maledetto decreto troverà la sua completa applicazione? Accadranno due cose: la prima, nota a tutti, è la destabilizzazione dei ragazzi che subiranno un peggioramento delle loro condizioni di vita. Cosa faranno durante tutta la giornata? Come impegneranno il loro tempo?  Dovranno rinunciare alle attività che svolgono e a vedere i loro amici? Alcuni probabilmente perderanno le autonomie faticosamente raggiunte nel corso di anni ed anni della loro vita, altri avranno un peggioramento delle loro condizioni psichiche, altri ancora aumenteranno i comportamenti autolesivi e violenti, altri le stereotipie ecc.

L’altro effetto che avrà questo decreto, di cui nessuno finora ha parlato, è l’impatto devastante che subiranno le famiglie quando dovranno assistere, completamente sole, il loro congiunto o il loro figlio 24 ore su 24. Non pensate che ad oggi la situazione sia facile, vivere con una persona che ha bisogno di assistenza ed attenzione continua e che non può essere lasciata sola neanche per 10 minuti cambia profondamente le dinamiche di una famiglia. Come sanno bene tutti quelli che assistono una persona disabile, spesso anche le azioni più semplici come fare la spesa o fare una passeggiata diventano enormemente problematiche. Non parliamo poi dell’impatto sulla vita di coppia o sulla vita sociale della famiglia.

Quando Biagio è a casa tutto si svolge in sua funzione, trascurando spesso anche gli altri nostri figli. Le nostre poche ore libere sono rappresentate da quelle che Biagio trascorre al centro, quando, fiduciosi che si trovi tra persone competenti, possiamo tirare un sospiro di sollievo e riposarci. Allora la domanda è: cosa succederà alla mia famiglia e a quelle di tutti gli altri ragazzi, se dovessimo prenderci cura di Biagio 24 ore su 24?

Non posso fare a meno di pensarci.

Tommaso Giugliano
54 anni, papà di Biagio

Leggi anche:

case famiglia un punto della sinistra (clikka)

La barzelletta dello Stadio Collana

collanaA raccontare la vicenda dello Stadio Collana ad un tedesco o un inglese credo che si farebbero grasse risate mentre i cittadini napoletani ovviamente si stanno facendo il fatto grosso. La Regione Campania, infatti, non sta contribuendo affatto a risolvere il problema ma l’ha ulteriormente complicato creando una confusione tra regole e procedure  che credo sarà foriera di ricorsi e perdite di tempo a danno dei cittadini.

Dopo la fuga in avanti la Regione ha prorogato il comodato (clikka) al Comune di Napoli fino a quando non verrà definitivamente aggiudicato, all’esito della procedura di selezione che ad oggi è alle battute finali essendo elasso il termine per la presentazione delle domande ed occorre solo che si insedi la commissione. E’, invece, singolare e da leggere il verbale di riconsegna dello Stadio (clikka) che ad esaminarlo viene spontanea la domanda cosa abbia mai fatto la Regione Campania e come siano stati spesi i circa 90 mila euro per opere di messa in sicurezza, senza neppure aver affrontare il tema dell’impianto di illuminazione. Ad oggi, infatti, la Regione ha dimostrato di non essere stata neppure in grado di saper affrontare l’unico vero problema che impedisce a migliaia di atleti napoletani di potersi allenare allo stadio dopo il tramonto! La pista di atletica e quella di pattinaggio, infatti, sono entrambe interdette al calar del sole, perché l’impianto elettrico di illuminazione non è a norma e ripararlo richiederebbe un impegno di spesa, tra gruppi elettrogeni etc etc, di diverse centinaia di migliaia di euro se non di qualche milionicino.

Ora la riflessione che ho fatto con alcuni utenti e presidenti di associazioni sportive che operano nel Collana è stato quello di pensare a come associazioni sportive possano sopperire con milioni di euro alla manutenzione e ristrutturazione dello stadio senza l’intervento pubblico!

C’è un ulteriore dato preoccupante che, ovviamente, a buste aperte genererà non poche difficoltà, dovuto al fatto che la Regione nel corso dei termini per il deposito delle domande, ha modificato il bando di gara chiedendo ai partecipanti di integrare la loro offerta in attuazione di quanto previsto dalla cd. legge sugli stadi (147/2013 art. 303 e ss). Ebbene, con buona approssimazione la Regione, in questo caso, è stata capace di creare un mostro giuridico a metà tra la legge regionale n. 18/2013 e quella statale provocando, a mio avviso una confusione tra finalità e procedure che non potranno non ripercuotersi sui tempi dell’affidamento e sulla affidabilità che la struttura resti sempre e comunque destinata all’uso pubblico, per li oltre 5 mila cittadini napoletani che ogni giorno frequentano lo stadio!

Orbene alla già inconcepibile ed assurda chiusura dello Stadio Collana (clikka) oggi si aggiunge anche la completa incertezza del su destino visto che i dirigenti e funzionari della Regione Campania rifiutano ogni collaborazione con quelli del Comune. Ad ogni buon conto domani ci sarà una commissione consiliare alla quale sono stati invitati tutti, compresi i funzionari regionali, non ho molta fiducia che partecipino, ma non avrò remore a dire chiaramente le cose come stanno.

La chiusura dello Stadio Collana tra Regione e Comune

campianati italianiesordientiDevo preliminarmente dire che allo stadio Collana sono molto legato perché, in quest’impianto ho partecipato alla mia prima gara, conquistando il titolo di Campione d’Italia esordienti, di Lotta Stile Libero. Era il 1981 (quello più in alto sono io a 13 anni che nostalgia :).

Che lo Stadio Collana, dopo oltre 70 anni di gestione da parte del Comune di Napoli, fosse diventato oggetto di contesa tra Regione e Comune, ormai l’avevo capito. La cosa che mi ha fatto saltare dalla sedia è la assoluta mancanza di cortesia istituzionale che c’è stata tra Regione e Comune, assolutamente inconcepibile, poiché chi resta a pagarne le conseguenze, è solo ed esclusivamente il Cittadino che, in questo caso, sono gli oltre cinquemila atleti, piccoli o grandi, che si recano ogni giorno nell’impianto per allenarsi. La regione, infatti, prima di chiudere tutto l’impianto, avrebbe fatto meglio a convocare un tavolo urgente concordando con il Comune il da farsi ed, invece, ha preferito agire con le maniere forti!

Per chiarire ai tanti che mi hanno chiesto: La struttura è stata chiusa con Determina del 02.12.2014 (clikka) della Regione Campania, a cui è seguita immediata risposta del 02.12.2014 (clikka) del Comune di Napoli, con la quale si dava piena disponibilità ad eseguire i lavori, evitando l’intera chiusura dell’impianto.

Per tutta risposta la Regione Campania con nota del 03.12.2014 (clikka) ha respinto ogni disponibilità riservandosi addirittura di richiedere il risarcimento dei danni al Comune! Il che è assolutamente assurdo perché qui i danni l’hanno subiti le associazioni ed i cittadini a cui evidentemente la regione non ha pensato.

Ovviamente che lo stadio Collana versi in una condizione di cattiva manutenzione, è sotto gli occhi di tutti ma, che la Regione sia assolutamente latitante, è altrettanto sotto gli occhi di tutti, perché non ha mai provveduto ad eseguire le opere di manutenzione straordinaria cui per contratto (clikka) era obbligata ad eseguire. La fattispecie infatti si inquadra nell’ambito del Comodato d’uso per cui a mente dell’art. 1808 c.c. le spese per la manutenzione straordinaria sono a carico della Regione Campania.

Ancora ritengo assurdo che la Regione Campania, titolare di miliardi di fondi europei, non si sia mai fatta carico di un progetto di ristrutturazione dell’impianto ma, ovviamente, questa cosa si inquadra nella più ampia responsabilità (clikka) che l’amministrazione caldoro si porta addosso (e della quale si parla poco) per non essere riuscita, per incapacità, a spendere la ragguardevole somma di 2 miliardi ed ottocentomilioni di euro di fondi europei!

Ad ogni buon conto i lavori al Collana stanno continuando e continueranno anche in questi prossimi giorni ma, è tutta della Regione Campania, la inconcepibile decisione di interdire l’intera struttura, violando il medesimo art. 8 della convenzione a mente del quale: “Qualora il complesso immobiliare fosse bisognevole di interventi di manutenzione straordinaria si procederà all’inibizione all’uso di quella parte interessata da tali interventi”.

Ad ogni buon conto le questioni sullo Stadio Collana non sono destinate a finire, poiché la Regione, dopo oltre 60 anni, ha deciso di sottrarre l’impianto alla gestione pubblica del Comune, per affidarlo alle associazioni sportive (si spera), ma da quello che so il bando, che scadeva il 20.10.2014, è stato sospeso e poi il Consiglio Regionale ha deciso di farlo proseguire ma, finora, non mi pare che ci sia stata la riapertura dei termini e le domande già inoltrare pare siano oltre venti. Mi chiedo, in mancanza di una ferrea regolamentazione che assicuri a tutte le associazioni ed ai cittadini di poter godere di un bene pubblico, se questa sia la scelta migliore. Molte persone che si sono proposte a gestire lo Stadio le conosco e sono convinto che hanno a cuore lo sport e l’interesse pubblico, ma con tutti coloro che si sono fatti avanti e si faranno avanti,  la tutela dell’interesse pubblico credo possa essere a rischio. Senza considerare che i costi di gestione sono altissimi e solo un intervento pubblico, con risorse europee, sarebbe in grado di garantire un trattamento uguale di tutti i cittadini per l’accesso allo sport.

Il tutto senza considerare che il Comune, seppure con gravissimo ritardo, con  delibera di Giunta dell’11.06.2014 (clikka)  ha stanziato 5 milioni di euro per opere di ristrutturazione dell’impianto che, ovviamente, andranno destinati ad altro, in caso di affidamento a terzi da parte della Regione. Non c’è che dire una vera disdetta!!

E’ interessante una piccola nota storica: Lo Stadio Collana era dell’Ente Gioventù Italiana del Littorio fondato il 29.10.1937 e sorto dalle ceneri dei fasci giovanili di combattimento. Sciolta dopo il 25.07.1943, con decreto del Capo del governo del 6 maggio 1944 venne istituito il “Commissariato per la gioventù italiana”, il cui fine era provvedere alla conservazione e temporanea amministrazione del patrimonio dell’ex GIL. Nel 1972 la “Gioventù italiana” fu individuata come persona giuridica e riconosciuta come ente pubblico. Venne soppressa con L. 18 novembre 1975 n. 764. Formalmente la GIL fu soppressa nel febbraio 1996 dal Parlamento. Una storia che forse ha esaltato il consigliere con delega allo sport Luciano Schifone e lo stesso Caldoro.

Altra piccola curiosità: il palazzetto del Basket, dove io ho partecipato a molte gare, è stato abbattuto e trasformato in un campetto di calcetto all’aperto e devo dire con rammarico che non ho rinvenuto alcuna autorizzazione o altro tipo di documento amministrativo che riguardasse questo scempio! Consiglio la lettura della relazione che feci quando ero presidente della Commissione Sport del 22.05.2013 (clikka).

Sullo Stadio Collana vedi anche:

Il mio intervento al TG3 Campania 03.12.2014 al 12:16 (clikka)

la contesa dello stadio collana (clikka)

La regione mette a bando lo stadio collana (clikka)

La regione caccia il comune dallo stadio collana (clikka)

Il destino dello stadio collana (clikka)

Regione Campania: 2 miliardiottocentomilioni di euro di investimenti persi

regione2 Miliardi ed ottocentomilioni di Euro (clikka) che si sarebbero dovuti spendere entro il 31.12.2015, questa è l’impressionante somma dei finanziamenti  europei che la Regione Campania ha fatto perdere ai cittadini campani! Questo è il risultato di quest’amministrazione regionale anestetizzata dalla figura di caldoro che nella politica dai bassi toni, del dolce far niente, si limita a gestire l’ordinario, peraltro, male.

Nella prossima campagna elettorale dovremmo essere in grado di spiegare bene ai cittadini campani cosa significa aver perso questi tre miliardi di euro in termini di mancato sviluppo, mancata occupazione, depressione sociale ed emarginazione e sfidare caldoro a dimostrare il contrario.

Ovviamente per fare questo occorre una classe dirigente alternativa, rinnovata ed in grado di essere credibile, poiché quanto a fondi europei diciamo l’altra parte non ha brillato affatto. E’ di questi giorni, infatti, la notizia sulle indagini della truffa dei  corsi di formazione (clikka) che vede la vecchia amministrazione regionale bassoliniana responsabile e di cui ho scritto in relazione ai corsi di formazione per guide turistiche (clikka).

Ad ogni buon conto,  per i responsabili politici di questo disastro ci vorrebbero duemiliardi ed ottocento milioni di carcere.

Non è la prima volta che scrivo di queste cose e chi volesse approfondire le responsabilità dell’amministrazione regionale, che forse sono di gran lunga maggiori di quelle dell’amministrazione comunale (che pure ne ha) basta clikkare qui.

il sole 24 ore sui fondi europei (clikka)

Il fallimento di Caldoro e la politica anestetica

caldoroQualche giorno fa riflettevo con un amico sul fatto che il vero disastro amministrativo locale è stato commesso (e continua ad essere commesso) da caldoro che con la sua politica anestetica dei bassi toni, senza dare nell’occhio, ha aggravato una situazione già compromessa dalle passate amministrazioni.

Il risultato è agghiacciante rispetto al suo aplomb e per capirlo basta leggere la relazione (clikka) sulla coesione economica, sociale e territoriale della Commissione Europea, che analizza la qualità del governo delle Regioni nel 2011-2013. Periodo in cui la Campania è ultima in Europa, assieme a due province rumene e bulgare, per qualità di governo, servizi pubblici essenziali e spesa dei fondi comunitari. Un allarme rilanciato appena tre settimane fa a Pompei dal commissario uscente dell’UE José Manuel Barroso.

Poi la bocciatura del bilancio regionale 2012 da parte della Corte dei Conti che censura e scopre (finalmente) la grande bugia di caldoro sulla sanità, poiché rileva persistenti disfunzioni sul controllo dei processi di spesa e di salvaguardia dei livelli minimi di assistenza oltre ad un indebitamento di sette miliardi e 600 milioni che fanno il 59,2% rispetto alle entrate. (Repubblica Napoli di oggi 04.11.2014).

Sul versante dei rifiuti, giovedì prossimo alle ore 9,30, la sesta sezione della Corte di giustizia esaminerà il ricorso presentato dall’Italia contro la decisione della commissione di non versare all’Italia i contributi Fesr (fondi europei di sviluppo regionale) per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Il rischio è che potrebbero essere paradossalmente bloccati proprio i fondi necessari a mandare avanti la raccolta differenziata: 46 milioni e 634 mila euro è la quota dei cofinanziamenti europei.

Altro regalo di caldoro è la multa di 156.200,00 €. al giorno oltre a 60 milioni di euro forfettari, per la mancata attuazione dei piani di bonifica di cui sappiamo benissimo di quanto ne abbiamo bisogno.

La cosa allucinante e che leggo da Il Mattino di Napoli di oggi è che in regione nessuno si interessa di questa mannaia che grava sui cittadini campani.

C’è il cadavere, caldoro con la pistola fumante in mano e nessuno gli chiede conto e ragione dei disastri a lui imputabili.

Vedi anche:

continua il fallimento di caldoro sui fondi europei (clikka)

I nostri soldi che restano in europa a beneficio di altri paesi (clikka)

Lo sfacelo della sanità di caldoro (clikka)

Progetto UNESCO ed incapacità (clikka)

La città crolla e la regione restituisce i soldi (clikka)

La regione campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini (clikka)

Un commissario anche per Napoli EST

Porto FioritoOggi (08.09.2014) leggo su il Mattino di Napoli un articolo sulla bonifica dell’aria orientale una sorta di accusa della Regione al Comune per ritardi ad esso imputabili. Siamo alle solite le bonifiche si devono rendicontare entro il 31.12.2015 per poter beneficiare dei finanziamenti europei. La regione oggi si è svegliata! Si avvicinano le elezioni e si vuole dimostrare che si è solerti. Come se fosse facile recuperare quattro anni di “nulla di fatto”. E’ come se caldoro, al primo mandato, doveva imparare sulla pelle dei cittadini campani come si guida una regione!

Dell’area EST me ne sto occupando da circa un anno ed ho capito subito che siamo nella stessa condizione di Bagnoli. Il 30.05 scorso ho anche proposto all’amministrazione una interrogazione (clikka) che ad oggi non ha avuto alcuna risposta. Niente di più facile che anche questa volta sarò attaccato da uno sparuto gruppetto di facinorosi del web, tifosi del sindaco, che tenteranno di dire che è tutto apposto, che non c’è nulla di cui preoccuparsi, che farei meglio ad occuparmi di cose più importanti, che dovrei lasciare le carte e stare in mezzo alla gente per capire quali sono i problemi veri (?). Ebbene, mi sto convincendo che in politica dovrebbe valere il principio della causa remota: Chi ha innescato il processo o non ha fatto nulla per impedirlo deve rispondere politicamente. Chi ha innescato il degrado o non ha fatto nulla per creare sviluppo nell’area occidentale deve rispondere politicamente della morte di Davive al Rione Traiano o di quella del povero Salvatore sotto i calcinacci della Galleria Umberto I di Napoli se non ha fatto tutto ciò che era possibile per spendere proficuamente i soldi UNESCO.

Accadrà mai una cosa del genere? I cittadini sapranno trarre le conseguenze al momento opportuno?

Politicamente non è una fatalità aver speso solo il 33% dei fondi europei che avrebbero potuto fare tanto in una regione con il più alto tasso di disoccupazione. Ebbene, di Porto Fiorito ho postato gli atti più importanti (clikka) che dimostrano la incapacità totale di politica ed impresa e dove la sua parte l’ha avuta anche l’Autorità Portuale di Napoli! Di questo passo si finirà per commissariare anche la bonifica nell’area orientale così come accaduto a Bagnoli e perché no commissariamo anche la regione ed il comune di napoli fino a quando i cittadini campani ed i partiti non saranno in grado di esprimere una classe dirigente degna, ed all’altezza di tutelare il bene e l’interesse pubblico.

Da Il MATTINO NAPOLI del 08-09-2014

Napoli est, la bonifica resta al palo dal governatore appello a Renzi

Napoli est, la bonifica resta al palo dal governatore appello a Renzi. Dopo Bagnoli e la Terra dei fuochi, sarà l’area orientale di Napoli l’altro tema che porterà, sul piano del disastro ambientale, il governatore Stefano Caldoro a chiedere un confronto con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Le premesse ci sono tutte. A lanciare l’allarme è proprio la Regione nella riunione convocata dal ministero dell’Ambiente per la definizione di un impianto di trattamento delle acque di falda (Taf) affidato alla Sogesid e finanziato con fondi Fesr 2007-13 per 25 milioni di euro. Un intervento che non si riesce neanche a progettare per la mancanza di indicazioni sull’area di sedime da parte del Comune di Napoli. Una riunione che è servita per fare il punto della situazione sul Sin di Napoli Orientale. Ma andiamo con ordine. Eravamo nel 1999 quando venne istituito il Sin (sito di bonifica di interesse nazionale) di Napoli Orientale, a norma della legge 426/98 che delimitava un’area molto vasta (820 ettari) di vitale importanza per lo sviluppo della città di Napoli, al punto di indurre la Regione a stanziare importanti finanziamenti a valere sui Fesr 2007-13 sul Grande progetto Napoli Est (100 milioni di euro), sul Grande progetto porto di Napoli (154,2 milioni di euro) e sugli stessi interventi di bonifica (25 milioni di euro). All’allora sindaco di Napoli, Antonio Bassolino vennero assegnati poteri commissariali e, a seguito di una costosissima campagna di caratterizzazione del suolo e a valle di un lungo percorso (che tra l’altro si incrociava nel 2004 con l’approvazione della variante al Piano regolatore comunale per il centro storico e per l’area orientale, che prevedeva la delocalizzazione dei depositi costieri presenti in tale area), si arrivò il 15 novembre del 2007 a un accordo di programma per la bonifica dei suoli contaminati e la messa in sicurezza delle falde contaminate. Le attività previste in tale accordo assumono importanza strategica per Napoli, con il varo di un programma articolato su 4 assi di intervento: 1) messa in sicurezza acque di falda; 2) bonifica suoli e falde di proprietà pubblica; 3) bonifica suoli e falde di proprietà privata; 4) Bonifica arenili e sedimenti inquinati a mare. Dal testo dell’accordo si evidenzia che il ministero dell’Ambiente è il «soggetto responsabile» dell’accordo e del rispetto del cronoprogrammi e che i «soggetti attuatori» per gli interventi di caratterizzazione e bonifica sono il ministero stesso, Arpac, Icram, Iss, Apat, Ceta e Sogesid (società pubblica successivamente individuata) e per la bonifica delle aree del demanio marittimo l’Autorità portuale di Napoli. Nelle premesse dell’accordo è richiamata la decisione che riguarda le responsabilità di chi produce inquinamento ambientale (chi inquina paga) e sono individuati quali soggetti responsabili dell’inquinamento le società che hanno i depositi costieri (e prima del 1983 le raffinerie), valutando invia presuntiva il danno ambientale in 200 milioni di euro. Il risultato emerso dalla riunione è che il cronoprogramma di 24 mesi non è stato rispettato e che molti soggetti privati, che coraggiosamente hanno deciso di operare per la riqualificazione di tale area, hanno versato e continuano a versare somme per la bonifica delle falde e dei suoli. Ma dove sono finiti questi soldi? Dove sono i programmi previsti nell’accordo? Questo, tra gli altri, il tema posto dalla Regione che, dal canto suo, ha sollecitato il Comune di Napoli a prendere una decisione sulla localizzazione del Taf affidato alla Sogesid, anche qui con finanziamenti da rendicontare entro dicembre 2015.

La sanità campana: Siamo cittadini di serie b

cardarelliIeri 30.09.2014 il Mattino di Napoli ha riportato una lunga intervista al Dott. Giuseppe Russo neurochirurgo del Cardarelli che ha chiaramente esposto quali sono i danni che derivano dalla disorganizzazione della rete dell’emergenza nella nostra Regione. La cosa che mi colpisce è che sono tutte cose assolutamente logiche che da anni, sono sicuro, sono state riferite ai politici che avrebbero dovuto intervenire e non sono intervenuti.

Ciò che registro è, infatti, la grande insensibilità da parte delle amministrazioni regionali che si sono succedute che, ovviamente, vanno tutte messe sul banco d’accusa per aver contribuito in un certo qual modo alla morte o all’aggravamento della salute di molti nostri concittadini campani.

La cosa che effettivamente fa rabbia è che il caso regione campania è assolutamente singolare poiché in tutte le altre regioni d’Italia i Policlinici Universitari sono stati inseriti nella rete dell’emergenza e sopratutto esiste una vera e propria rete delle emergenze. Non è un caso che fino ad ora sul ruolo del Policlinico non ci sia stata una parola degli addetti ai lavori, di modo che possiamo legittimamente pensare che avranno di che vergognarsi per non avere avuto neppure il coraggio di spiegare le loro ragioni come, invece, hanno fatto i manager del Monaldi che hanno dato la loro piena disponibilità alla rete delle emergenze.

Ad ogni buon conto a fine settembre organizzeremo un convegno invitando tutti coloro che sono stati chiamati in causa al fine di comprendere come effettivamente stanno le cose e cosa si potrebbe e dovrebbe fare per porre per fare in modo che i cittadini campani non siano considerati di serie b dalla politica locale.

MATTINO NAPOLI del 31-08-2014

Protestano anche i neurochirurghi «Ictus, manca una rete per i soccorsi»

Protestano anche i neurochirurghi «Ictus, manca una rete per i soccorsi» II caso L’allarme delle associazioni: in Campania mortalità record potrebbe essere dimezzata A Milano ce ne sono nove. A Torino cinque. Altrettante a Roma. A Genova tré e due a Palermo. A Napoli nessuna. Parliamo delle «stroke unit», le unità di urgenza ictus. Da Giuseppe Russo, neurochirurgo del Cardarelli, nonché presidente regionale di Alice, l’associazione nazionale per la lotta all’ictus cerebrale, parte la denuncia: «In Campania abbiamo l’indice nazionale più alto di incidenza per l’ictus ischemico e la più alta mortalità sia per l’ischemico che per l’emorragico. La causa? La mancanza di una rete di unità operative dedicate, di percorsi condivisi per la trombolisi, di centri di rifermento regionali per gli aneurismi cerebrali e le emorragie cerebrali. Tutte cose già definite con un decreto ad hoc e mai attuate» dice Russo. E aggiunge subito: «L’ictus è la prima causa di disabilità nell’adulto. Ed è gravato da una elevata mortalità sino all’ottanta per cento per l’emorragico. Una mortalità che può essere dimezzata con un sistema di emergenza efficiente. Hanno rilevato che con questa modalità gestionale si riducono statisticamente sia la mortalità sia il grado di invalidità di chi ha subito un ictus, indipendentemente dalla gravita e dall’età di chi è colpito. Essenziale è cercare di far arrivare la persona nella struttura specializzata quanto prima in modo che esegua subito gli esami, la Tac in particolare, per capire se l’ictus è stato determinato da un’ischemia o da un’emorragia. Nel primo caso, infatti, si può procedere alla trombolisi, una tecnica in grado di sciogliere il coagulo che impedisce al sangue di arrivare al cervello. La cosa importante, però, è agire entro le prime tre-quattro ore al massimo perché, dopo quest’arco di tempo può verificarsi un’emorragia in seguito al trattamento. Naturalmente, prima si interviene, più parti di cervello possono essere salvate. m.l.p. I dati A Milano nove «stroke unit» a Torino e a Roma cinque Nessuna a Napoli «II piano c’è ma è inattuato». Gli interventi Russo, presidente di Alice: tutti i pazienti al Cardarelli dove non è possibile un’assistenza adeguata Innanzitutto col trasporto immediato, «time is brain», come dicono gli americani. In secondo luogo il paziente deve essere assistito presso centri qualificati. Oggi nel migliore dei casi si fa quel che si dice «la corsa dell’asino». Il 118 trasporta, infatti, il paziente presso l’ospedale più vicino e poi verso il Cardarelli dove non esiste una struttura adeguata (unità ictus) e troppo spesso c’è personale stressato, non specificamente addestrato ne supportato da percorsi assistenziali dedicati». Per l’ictus, spiega ancora il neurochirurgo, il piano regionale per l’emergenza è già stato scritto da una commissione ad hoc presso il commissariato, e dichiara ancora il professionista del Cardarelli – «custodito nei cassetti da più di un anno». Intanto i pazienti che si rivolgono in strutture tipo Casoria, Pozzuoli e tutti gli altri ospedali minori, non trovano altro che essere trasferiti al Cardarelli con perdita di tempo talvolta fatale. Quelli che vi giungono in tempo ricevono assistenza inadeguata se non «incivile», su barelle nei corridoi, garantita da personale sotto stress e talvolta non specificamente competente. Le Unità Urgenza Ictus o Stroke unit sono composte da un team di professionisti di vario genere (sia medici sia infermieri) che conoscono il problema e sono in grado di trattarlo a perfezione.

MATTINO NAPOLI del 31-08-2014 La Penna Marisa

Pronto soccorso sì del Monaldi alla rete unica = Emergenza, il Monaldi apre al decreto Romano

Parla il direttore generale dell’Ospedale dei Colli che riunisce in una sola azienda il Monaldi, il Cotugno e il Cto. Il Monaldi, spiega Giordano, «è già nella rete territoriale di emergenza per quanto riguarda la cardiologia, la cardiologia interventistica, la chirurgia toracica, la cardiochirurgia pediatrica e per adulti e la chirurgia vascolare». > La sanità Emergenza, il Monaldi apre al decreto Romani II D.G. Giordano: «Già siamo integrati, ma i pazienti li distribuisce meglio l’azienda territoriale. «Per noi non cambia nulla. Siamo già nella rete dell’emergenza. Siamo sempre a disposizione delle esigenze regionali». Parla il direttore generale dell’Ospedale dei Colli che riunisce in una sola azienda il Monaldi, il Cotugno e il Cto. All’indomani dell’intervista rilasciata al Mattino da Ferdinando Romano, il capo di dipartimento Salute della Regione Campania, nella quale anticipa i contenuti di un decreto, già pronto, che sancirà il raccordo funzionale tra Cardarelli, Monaldi e Policlinico federiciano – vale a dire una rete polare al servizio dell’ospedale più grande del Mezzogiorno, un decreto, come ha ribadito lo stesso Romano «a cui nessuno potrà sottrarsi» – il direttore Antonio Giordano si dice, dunque, «assolutamente a disposizione». E aggiunge subito: «Siamo comunque da sempre nella rete. Tanto per fare un esempio proprio questa mattina (ieri ndr), personale medico e infermieri stico del Cotugno, ospedale che cura le malattie infettive è stato al porto ad accettare i migranti giunti in nave». «Ribadisco comunque che siamo da sempre a disposizione. Sicuramente saluto con grande interesse il decreto. Auspicando, così, un maggiore coordinamento delle attività dell’emergenza. Perché questo aiuta tutta l’assistenza nella regione Campania». «Poco cambia nel nostro modo di lavorare. Per il paziente si cercherà la migliore destinazione per la patologia di cui è affetto. In ogni caso è molto meglio se il coordinamento dell’emergenza venga svolto da un’azienda territoriale che può distribuire meglio i pazienti, a seconda delle disponibilità e delle discipline a disposizione di ogni singolo presidio». Il Monaldi, che rappresenta un’eccellenza in molte discipline, ricorda Giordano, «è già nella rete territoriale di emergenza per quanto riguarda la cardiologia, la cardiologia interventistica, la chirurgia toracica, la cardiochirurgia pediatrica e per adulti e la chirurgia vascolare». E conclude: «Inoltre abbiamo già un pronto soccorso operativo al Cotugno per le malattie infettive». Non vuole invece commentare il decreto il direttore generale del Policlinico, Giovanni Persico. Ma quali sono le novità del decreto? Innanzitutto Ferdinando Romano ha chiarito, una volta per tutte, che sarebbe inutile tenere tré pronto soccorso (al Cardarelli, al Monaldi e al Policlinico) nel raggio di un centinaio di metri quadrati. «Sarebbe scarsamente funzionale, è molto più logico, invece, mettere in campo efficaci sinergie» ha dichiarato ieri al Mattino. In quanto al decreto, «esso sancirai! raccordo funzionale tra il più grande ospedale del Mezzogiorno, il Monaldi e il policlinico dell’Università Federico л. Una rete polare, ha spiegato il capo dipartimento Salute della Regione Campania, al servizio del pronto soccorso del Cardarelli. Come abbiamo scritto nei giorni scorsi al pronto soccorso del Cardarelli si registrano mediamente trecento accessi al giorno. In alcuni casi si arriva anche a trecentocinquanta. Un lavoro improbo per i medici e di attese talvolta lunghe per l’utenza, che sempre più spesso sfocia in episodi di violenza ai danni dei sanitari da parte di familiari di degenti in attesa di essere visitati. Nel solo mese di agosto ben tre sanitari del pronto soccorso (di cui due infermieri) sono stati malmenati ed hanno dovuto a loro volta essere curati dai colleghi del reparto di emergenza.

I killer della sanità campana

caldoroProsegue l’inchiesta de il Mattino di Napoli sulla Sanità campana e questa volta a parlare è il primario della Chirurgia Vascolare del Cardarelli Carlo Ruotolo. Consiglio la lettura dell’intervista in calce perché fa capire quanto la politica sia approssimativa e superficiale poiché potrebbe semplicemente riorganizzare un servizio, senza ulteriori spese, a tutela della salute pubblica, ed omette di farlo.

Il tema vero è che tutti quelli che vedo impegnati in politica pensano di avere le doti per fare il parlamentare, il ministro, il governatore, il sindaco, il consigliere regionale o comunale senza pensare che dalla loro attività, una volta eletti, dipendono la vita di milioni o centinaia di migliaia di persone. L’altra faccia della medaglia è che molti cittadini non pensano che dal loro voto dipende la loro vita e quella dei loro familiari, pertanto, è bene che ci siano inchieste di questo tipo non fosse altro per far capire ai cittadini che quando votano stanno mettendo a rischio la loro pelle e quella dei loro figli! In diritto c’è un principio sul nesso di causalità che si esprime con il brocardo latino causa causae est causa causati. Ecco questo principio dovrebbe essere applicato per accertare la responsabilità politica!

Nonostante i numerosi articoli ed interviste continuo a registrare il silenzio di caldoro e dei consiglieri regionali. Non c’è che dire dei politici di alto profilo!

il nuovo policlinico ostaggio dei baroni dell’università (clikka)

Da il Mattino di Napoli del 29.08.2014 Maria Pirro

Intervista a Carlo Ruotolo – «Manca una rete sulle emergenze ognuno fa da sé» = «Molti centri per il cuore ma non c`è coordinamento»

Ruotolo, primario del Cardarelli: manca una rete regionale.

II primario del Cardarelli «Manca una rete sulle emergenze ognuno fa da sé».

Carlo Ruotolo è direttore della Chinirgia vascolare dell’ospedale Cardarelli. Il chirurgo avverte che, oltre le vicende riportate dalle cronache di questi giorni, c’è una questione di organizzazione: «Questo è il vero problema: la mancanza di una rete regionale per l’emergenza vascolare e la distribuzione delle risorse, che va organizzata diversamente. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza è decisivo. Ma il problema è politico: non c’è una visione di insieme. Difatti, noi specialisti che operiamo sul campo in questi anni non siamo stati mai convocati e ascoltati dalle istituzioni». Carlo Ruotolo è direttore della Chinirgia vascolare dell’ospedale Cardarelli. Con la sua équipe esegue quasi 900 interventi all’ anno, di cui circa 120 in regime d’urgenza. Avvisa: «A Napoli le difficoltà nel ricovero del paziente affetto da dissezione dell’aorta, giunte alle cronache in questi giorni, sono emblematiche perché evidenziano i problemi nella gestione dell’emergenza che riguardano tutte le specialità, in particolare chirurgiche». Quanti casi di dissezione dell’aorta si verificano all’anno? «Circa quattro ogni 100mila abitanti. Si contano 60-70 diagnosi all’anno m Campania. Si tratta di una patologia poco frequente, ma complessa e grave, che richiede pertanto un preciso percorso diagnostico teraupeutico. La sua principale ma non unica manifestazione clinica è un dolore al torace, quindi un sintomo a-specifico, spesso associato a un aumento della pressione». Che fare in questi casi? «Andare subito al pronto soccorso, in una struttura che abbia possibilità di eseguire una valutazione da un punto di vista cardiologico e cardiochirurgico». Avuta la diagnosi, cosa accade? «La dissezione dell’aorta va trattata solo in centro di cardiochirurgia. Sono tre le opzioni terapeutiche. Se la dissezione avviene all’origine dell’aorta, nel primo segmento ascendente (tipoA), se possibile occorre intervenire chirurgicamente in urgenza con una circolazione extra-corporea: c’è un rischio di morte improvvisa per tamponamento cardiaco, che aumenta con il passare delle ore». Quali sono le altre opzioni? «Se la dissezione interessa l’aorta toracica discendente (tipo B), esistono due possibilità terapeutiche, in funzione del quadro clinico: una terapia medica farmacologica per il controllo della pressione arteriosa e del dolore, oppure un trattamento endovascolare, senza intervento a cuore aperto». Aldilà delle vicende di cronaca, nell’ambito della sua specialità come nelle altre spedalità chirurgiche, c’è un problema di organizzazione della rete di emergenza? «Questo è il vero problema: la mancanza di una rete regionale per l’emergenza vascolare e la distribuzione delle risorse, che va organizzata diversamente. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza è decisivo. Ma il problema è politico: non c’è una visione di insieme. Difatti, noi specialisti che operiamo sul campo in questi anni non siamo stati mai convocati e ascoltati dalle istituzioni». Cosa propone? «Le urgenze vascolari riguardano molte patologie che possono causare anche la morte del paziente o l’amputazione di un arto. Ad esempio, solo al Cardarelli trattiamo circa 20 aneurismi dell’aorta rotti all’anno, una patologia più frequente delle dissezioni aortiche (circa 9 casi all’anno ogni 100.000 abitanti) e con una mortalità che sfiora 1’80% perché circa un terzo dei pazienti non arriva neppure in ospedale o è già in condizioni gravissime. E tutti vanno operati in emergenza, a meno che non si tratti di pazienti “compassionevoli”». Stesse difficoltà di intervento in questi casi? «Anche il trattamento degli aneurismi rotti richiede una centralizzazione regionale dei percorsi terapeutici per poter offrire le diverse opzioni terapeutiche attualmente disponibili (chirurgia a cielo aperto, trattamento endovascolare) e che non possono essere offerte se non da pochi centri. La patologia Dissezione dell’aorta, in Campania si contano solo 70 casi ogni anno adeguatamente attrezzati. Lo dicono tutti i dati della letteratura scientifica disponibili». Quindi? «È indispensabile creare una rete dell’emergenza vascolare. Noi chirurghi vascolari specialisti stiamo cercando di organizzarci per agire dal basso in questa direzione e fare sinergia tra centri specializzati, Cardarelli, Vecchio Pellegrini, San Giovanni Bosco, Monaldi. Oltre alle strutture ospedaliere, c’è il Nuovo Policlinico. E una struttura specializzata per ogni ospedale di provincia. Più i privati convenzionati». Troppi centri o troppo pochi? «Ci sono risorse e mezzi, anche se sempre più limitati, ma manca un’opera di razionalizzazione. Il problema vero è questo, che le energie non sono ben distribuite. Dipende da volontà e competenze. Occorre una fotografia delle diverse realtà locali che operano sul territorio a livello regionale, individuare le loro criticità, valutarne l’attività e riorganizzarne un funzionamento in sinergia in base alle esigenze del territorio». Si riferisce anzitutto all’assistenza in emergenza? «Anche nei trasferimenti tramite il 118 esiste un problema: al Cardarelli, in relazione alla mia esperienza ma so che accade anche altrove, capita di essere chiamati a trattare contemporaneamente più emergenze vascolari e questo significa far ‘ aspettare il i paziente arrivato per ultimo. Esiste un problema di accoglienza nelle altre strutture. La rete dell’emergenza vascolare sarebbe utile anche a smistare meglio le richieste in quei centri con immediata disponibilità anche in camera operatoria. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza». In che modo riorganizzare la rete? «Si potrebbe, ad esempio, concepire una turnazione per determinate patologie rare, particolarmente onerose per la loro presa a carico, come si fa già in altre regioni, come in Piemonte. Una riorganizzazione in questo senso migliorerebbe innanzitutto i risultati dei nostri interventi in termini di salute e condurrebbe altresì a un risparmio anche economico razionalizzando il sistema».

Il Nuovo Policlinico ostaggio dei Baroni dell’Università

policlinicoGrazie alla campagna di informazione iniziata da La Repubblica Napoli e continuata da Il Mattino di Napoli oggi possiamo dire che abbiamo contezza di un fenomeno che lascia assolutamente esterefatti. Ebbene ciò che i giornalisti hanno portato alla luce in qualche settimana, dando voce a medici, infermieri e sindacati, era, dobbiamo assurdamente ritenere, sconosciuto alla politica!

E’ avvilente, infatti, che né il Governatore della Campania, che ha in mano le chiavi della sanità, né alcun consigliere regionale, si sia mai interessato, semmai anche solo denunciando, del fatto assolutamente assurdo che mentre all’Ospedale Cardarelli di Napoli ci si fa in quattro, al vicino Policlinico, che ci costa circa 200 milioni all’anno, si girano i pollici perché, almeno questo è ciò che si è scoperto, il Policlinico non è in rete con il sistema di emergenza dei pronti soccorsi poiché a ciò si oppongono i “Baroni” dell’Università Federico II che comandano la Clinica Universitaria Nuovo Policlinico. E’ avvilente, infatti, che caldoro in quattro anni non abbia fatto nulla per spezzare le catene dei “BARONI” del Policlinico così come hanno fatto in tutte le altre regioni italiane.

Il fatto è vieppiù grave poiché caldoro è sposato con la Dott.ssa Annamaria Colao, medico e professoressa ordinaria (clikka) proprio presso l’università Federico II di Napoli, quindi, si potrebbe addirittura pensare, ma credo sia una fantasia, che caldoro non abbia volutamente toccato i “Baroni” del policlinico anche perché la moglie potrebbe essa stessa essere una “baronessa”.

Ebbene, che vi possa essere un conflitto di interessi di caldoro non sarebbe la prima volta. Il Governatore della Campania, infatti, non molto tempo fa ebbe il buon gusto di nominare la moglie in un osservatorio sulla sanità campana (clikka) e solo dopo che il caso fu portato a conoscenza dell’opinione pubblica dal Corriere del Mezzogiorno, la nominata si dimise.

E’ chiaro che tutta questa situazione non contribuisce a dare autorevolezza alla classe politica di modo che il governatore della regione resta ostaggio dei baroni dell’università di medicina. Non ci resta che auguraci di stare in buona salute…

vedi anche: non taccia caldoro sui mali della sanità (clikka)

sanità campana il silenzio arrogante della politica (clikka)

Di seguito l’inchiesta de il Mattino di Napoli pubblicata oggi 28.08.2014

Nel deserto di viali e padiglioni, aperto il pronto soccorso ginecologico l`unica struttura che funziona a pieno regime e si fa pure la fila

Nel deserto di viali e padiglioni, aperto il pronto soccorso ginecologico l’unica struttura che funziona a pieno regime e si fa pure la fila «Questo mese abbiamo fissato appuntamenti, tra l’altro, in oculistica, odontoiatria e otorinolaringoiatria, tranne che a ridosso del Ferragosto – spiegano dal centro unico prenotazioni, dove di pomeriggio è in servizio un solo impiegato a fronte delle quattro scrivanie e degli altrettanti sportelli dell’ufficio – alcuni servizi funzionano ad un orario ridotto, altri non vengono garantiti per lavori. Ma ciò si spiega anche perché non facciamo parte della rete delle emergenze». Ecco, è proprio questo il punto. In quasi tutte le regioni italiane i Policlinici universitari hanno il pronto soccorso. A Napoli no. Ci hanno provato in tanti alla Regione a coinvolgerli (qualche anno fa Bassolino e oggi Caldoro), ma finora senza risultato. Eppure di soldi questa enorme città sanitaria, che si estende per 440mila metri quadrati e ha mille posti letto, ne riceve tanti: circa 200 milioni all’anno. Secondo i medici ospedalieri fin troppi. Perché, a fronte di questi finanziamenti, non assicura il supporto necessario quando si tratta di gestire casi gravi ed emergenze. Da qui l’affondo: «I colleghi che lavorano nelle strutture universitarie sono privilegiati perché non devono sopportare lo stress del pronto soccorso – osserva Antonio De Falco, segretario regionale del Cimo – è chiaro che allora nelle corsie dei reparti non si vedano barelle, anzi è capitato in passato che ci fossero pure molti posti letto vuoti». Eppure se senti medici e professori che lavorano al Policlinico cercheranno in tutti i modi di mostrarti l’altra faccia della medaglia. Che cioè da quasi dieci anni, a causa dei conti in rosso della sanità, è in vigore un blocco del turn over, per effetto del quale gli operatori che vanno in pensione o che lasciano il lavoro non vengono sostituiti. Dal 2006 ad oggi il nosocomio ha dovuto rinunciare a 1500 unità. Però questa situazione vale per tutti i presìdi della Campania, non solo per il Policlinico federiciano. Ma, numeri alla mano, quanti sono gli operatori in servizio nella città della salute della zona ospedaliera? Attualmente i dipendenti dell’azienda universitaria sono circa 2mila, di cui 800 medici e professori. Anche se è come se fossero molti di meno perché questi camici bianchi, per contratto, lavorano 26 ore alla settimana contro le 38 dei colleghi di un normale ospedale. I conti non tornano pure perché una parte dei medici si dedica esclusivamente all’insegnamento lasciando agli altri le attività di assistenza. Ad agosto, naturalmente, il quadro si aggrava. Secondo le stime dei sindacati, infatti, solo il 30 per cento dei dipendenti è in servizio in questo periodo. Gli altri, è ovvio, sono in vacanza, magari in barca o a spasso in chissà quale parte del mondo. Così si assiste talvolta ad un fenomeno che fa infuriare molti addetti ai lavori: a tappare le falle delle strutture universitarie sono, in virtù di accordi e convenzioni, anche gli stessi operatori sanitari ospedalieri. Già, perché mancano gli infermieri, mancano i portantini, scarseggiano persino tecnici e magazzinieri. Negli anni Settanta e Ottanta, i tempi d’oro, il Policlinico della Federico II poteva permettersi di utilizzare una squadra di dipendenti come fattorini. Ogni giorno raccoglievano i prelievi di sangue dai vari padiglioni per portarli al laboratorio centrale. Oggi, invece, quei dipendenti-fattorini non esistono più. E, sempre a causa del blocco del turn over, non sono stati rimpiazzati. Così per risolvere il problema si è fatto ricorso a una ditta esterna. Stesso copione per il magazzino e la farmacia. Le polemiche abbondano e i disagi si moltiplicano. Tuttavia si va avanti, si tira a campare, come si dice dalle nostre parti. Eppure la legge parla chiaro. Nel piano di razionalizzazione della rete ospedaliera e territoriale, approvato dopo un lungo iter dalla Regione nel 2010, è scritto espressamente che i prof devono rassegnarsi perché il Policlinico è destinato ad entrare nella rete delle emergenze. Da allora sono passati quattro anni ma questo obiettivo non è stato ancora centrato e la riorganizzazione immaginata a Palazzo Santa Lucia è rimasta nel cassetto. «Ci sono troppe differenze, se gli ospedali e le università continueranno ad essere considerati come due universi separati sarà davvero dura realizzare nuove sinergie» avverte Vittorio Russo, presidente regionale dell’Anpo, il sindacato dei primari. «Ma soprattutto – aggiunge Russo – non potrà esserci un sistema integrato del pronto soccorso senza il coordinamento della Regione, che nessuno è mai riuscito o ha mai voluto istituire». Due mondi diversi, insomma. Distanze siderali. Se ne accorgerebbe anche un alieno appena sbarcato da Marte. È sufficiente trascorrere qualche minuto nel pronto soccorso del Cardarelli e poi spostarsi al Policlinico. Persino ad agosto il nosocomio più grande del Mezzogiorno viene preso d’assalto dai pazienti e dai familiari inferociti. Nella struttura universitaria, al contrario, regna la quiete, e un silenzio surreale. Tant’è che qualcuno ha pensato pure di andare a farci jogging. Come dargli torto? Se per le visite bisogna aspettare il rientro dei medici vacanzieri, allora meglio tenersi in forma.

Policlinico, al lavoro tre medici su dieci = Policlinico, chiuso per ferie le emergenze restano fuori

Gerardo Ausiello

Corridoi deserti e reparti chiusi. I sindacati: qui letti vuoti, gli altri ospedali scoppiano. Viaggio tra i padiglioni della cittadella universitaria: vuoto e silenzio

I sindacati: qui letti vuoti, gli altri ospedali scoppiano. Trovare un medico al Policlinico della Federico II è quasi come vincere un terno secco sulla ruota di Napoli. Siamo a fine agosto ma è ancora chiuso per ferie. Spazi deserti, poche anime solitarie, qualche impavido parente che si avventura a caccia di informazioni. La cardiochirurgia è praticamente terra di nessuno. Precisamente dal 25 luglio, quando sono iniziati gli interventi urgenti di ristrutturazione del pavimento della terapia intensiva e di bonifica dell’intero reparto. L’unica struttura che somiglia vagamente ad un pronto soccorso è l’UTIC, l’unità terapia intensiva coronarica, anche se l’organico è ridotto all’osso. Ambulatori a scartamento ridotto e parcheggi chiusi. Ed è rimasto sulla carta il progetto di far rientrare il Policlinico nella rete delle emergenze. Cercansi medici disperatamente. Trovarne uno di questi tempi al Policlinico della Federico II è quasi come vincere un terno secco sulla ruota di Napoli. Di quelli che per azzeccarli, suggerisce Luciano De Crescenzo nelle vesti del professor Bellavista, devi solo rivolgerti ad assistiti o, peggio ancora, a monaci guardoni. Siamo a fine agosto ma il Policlinico è ancora chiuso per ferie. Te ne accorgi subito perché persino i servizi più elementari vengono spudoratamente negati. Il parcheggio, ad esempio: strada sbarrata e cartelli disseminati qua e là, in cui si dice senza giri di parole che dal primo al 31 agosto non ce n’è per nessuno. Un bell’inizio. Se poi percorri i lunghi viali che costeggiano i 21 padiglioni, la sensazione iniziale diventa certezza assoluta. E sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando imbattersi in un’auto era come vivere un’esperienza mistica. Spazi deserti, poche anime solitarie, qualche impavido parente che si avventura a caccia di informazioni. D’accordo, si obietterà, siamo ad agosto ma i servizi sanitari, almeno quelli, saranno assicurati. E invece entrando nei padiglioni la musica non cambia. Anzi. La cardiochirurgia guidata da Carlo Vosa, quella finita nella bufera perché da un mese è chiusa per lavori, è praticamente terra di nessuno. Precisamente dal 25 luglio, quando sono iniziati gli interventi urgenti di ristrutturazione del pavimento della terapia intensiva e di bonifica dell’intero reparto. Nell’edificio 2, quello più lontano dall’ingresso principale, l’unica struttura che somiglia vagamente ad un pronto soccorso è l’Utic, l’unità terapia intensiva coronarica, anche se l’organico è ridotto all’osso. Per il resto ogni incombenza è rinviata a settembre. Basti pensare che sulle scale che portano all’ultimo piano, fino alle sale operatorie della cardiochirurgia, giacciono abbandonate sedie e poltroncine, dismesse senza pretese dalla sala di attesa che si trova poco distante. L’unico vero reparto che funziona come quello di un normale ospedale è il pronto soccorso ginecologico. Lì puoi arrivare a qualsiasi ora e ricevere assistenza, anche se ad agosto si va facilmente in affanno. In generale è essenziale che ci siano almeno due medici di mattina, uno off limits. Ambulatori a scartamento ridotto Parcheggi chiusi: «Ripassate il primo settembre di pomeriggio, uno di notte e un altro reperibile per qualsiasi urgenza. E chiaro, però, che in caso di superlavoro la situazione si fa difficile.

 Una struttura d`avanguardia nella ricerca, mille posti letto e nel 1980 divenne il rifugio antisismico dopo il 23 novembre

La storia: Una struttura d’avanguardia nella ricerca, mille posti letto e nel 1980 divenne il rifugio antisismico dopo il 23 novembre II Policlinico, meglio noto come cittadella universitaria, insiste nella zona collinare dal 1972, anno di apertura di quello che è ritenuto un centro d’eccellenza soprattutto per la ricerca, trasformatisi poi man mano negli anni anche in vero e proprio nosocomio. All’epoca del terremoto, siamo nel 1980, visto che i suoi edifici erano antisismici e all’epoca in città non ce ne erano moltissimi, furono tanti i napoletani che trascorsero quei giorni di paura in quelle strutture solide. La costruzione, progettata da Carlo Cocchia e iniziata nei primi anni sessanta terminò nel 1972. Nel 1995 diventa «Azienda Universitaria Policlinico”, e il Primo gennaio 2004 ha assunto l’attuale nome di Azienda Ospedaliera Universitaria in seguito a un protocollo d’intesa stipulato nel 2003 tra l’Università degli Studi di Napoli Federico II e la Regione Campania. La struttura ospedaliera si estende per un totale di 440mila metri quadrati di superficie con 21 edifici a destinazione assistenziale, per un totale di 1000 posti letto per ricoveri ordinati e 200 posti letto per day hospital. Il totale di impiegati, tra medici, infermieri, tecnici, ausiliari è di circa 2mila unità. Con i suoi edifici l’Azienda ospedaliera ha cambiato il volto di un pezzo di città, quello della zona collinare, quartiere che da allora è semplicemente definito dai napoletani la «zona ospedaliera». Infatti, li ci sono i maggiori ospedali della città quali il Cardarelli, Monaldi, Cotugno e il Pascale centro d’eccellenza per la cura dei tumori. Un quartiere dove gli ospedali danno lavoro a tanti residenti.

Paziente trasferito, verifiche sulle responsabilità del 118 = «Cardiochirurgie out, paziente a Salerno»

Cardiochirurgie out, paziente a Salerno. L’inchiesta della Regione: trovato il posto ma non a Potenza, ora verifiche. «Quel paziente cardiopatico a Potenza non è mai andato. Perché in extremis si è liberato un posto al Ruggi di Salemo ed è stato trasferito lì». Il duello tra Regione e 118 continua. Terreno dello scontro è sempre il clamoroso caso dell’uomo di Frattamaggiore che il 6 agosto ha riportato una grave dissecazione aortica del tratto discendente e necessitava dunque di un intervento chirurgico urgente. A Napoli, però, non ha trovato posto perché le cardiochirurgie del Monaldi e del Policlinico erano chiuse e stanno riaprendo i battenti solo in queste ore, rispettivamente dopo una settimana e un mese di stop. «L’unico via libera – ha raccontato Giuseppe Galano, presidente campano dell’Aar (Associazione anestesisti rianimatori) nonché direttore della centrale operativa regionale del 118 – è arrivato dall’ospedale di Potenza». Ma proprio questa circostanza viene contestata dalla Regione, che ha avviato un’indagine interna per fare luce sulla vicenda. Alla fine, dopo le informazioni e gli atti raccolti dal dipartimento Salute dell’ente e dagli uffici dell’Aran, a Palazzo Santa Lucia hanno tirato le somme. «In base agli accertamenti effettuati dagli uffici il giorno 6 agosto è pervenuta alla centrale operativa regionale del 118 la richiesta, da parte della centrale 118 di Napoli 2 Nord, di disponibilità di ricovero in cardiochirurgia per un paziente ricoverato in pronto soccorso all’ospedale di Frattamaggiore – si legge nel dossier messo a punto dagli esperti dell’ente – La centrale regionale ha effettuato la ricerca di posti letto presso le centrali operative provinciali e presso gli ospedali di Napoli ottenendo riscontro negativo». Subito dopo «la stessa centrale ha effettuato richiesta di disponibilità di reparto operatorio di cardiochirurgia agli stessi indirizzi ottenendo riscontro negativo». A questo punto è partita la ricerca fuori dai confini regionali ed è arrivato il primo via libera, dal nosocomio di Potenza. Fin qui le versioni del 118 e della Regione coincidono. Ma è questo anche il momento in cui la centrale regionale esce di scena perché il trasferimento non viene gestito dal 118 bensì direttamente dall’ospedale che ha in carico il paziente. Ebbene, secondo le informazioni raccolte dal dipartimento Salute e dagli uffici dell’Arsan, alla fine, grazie ad un contatto diretto tra l’ospedale di Frattamaggiore e quello di Salerno, il cardiopatico sarebbe stato «trasferito proprio nel nosocomio di Salerno»: «È stato visitato in cardiochirurgia, dove non è stato ritenuto necessario l’intervento chirurgico. Ricoverato in cardiologia, è stato dimesso il 13 agosto». «Da ulteriori informazioni assunte presso le basi di volo degli elisoccorsi di Napoli e Salerno è stato verificato che nel mese di agosto dalla base di Napoli non è stato effettuato alcun trasferimento extraregionale. Da Salerno sono stati effettuati, invece, due trasferimenti extraregionali» fanno sapere infine da Palazzo Santa Lucia. La vicenda, comunque, non si chiude qui. Perché la giunta Caldoro non esclude verifiche sull’operato del 118 per accertare se siano stati commessi errori e irregolarità o se dalla centrale operativa siano state fatte comunicazioni sbagliate. È questo solo l’ennesimo round di una battaglia che va avanti da tempo e che riguarda la riorganizzazione del sistema di soccorso: il governatore Stefano Caldoro vorrebbe affidarlo alle Asl, Galano spinge per mantenerlo in capo al Cardarelli e ha ottenuto una prima vittoria al TAR. Il problema, comunque, non è tanto quello dei trasferimenti, che si verificano quasi quotidianamente, quanto il fatto che la rete delle emergenze a Napoli è pericolosamente in affanno. In sofferenza sono soprattutto Cardarelli, Loreto Mare e San Giovanni Bosco, che devono fronteggiare ogni giorno l’afflusso record di pazienti provenienti non solo dalla città e dall’hinterland ma anche dalle altre province campane. E allora la via d’uscita principale resta quella di inserire i Policlinici, della Federico II e della Seconda Università di Napoli, nella rete delle emergenze. Ma la strada appare in salita soprattutto a causa delle resistenze dei docenti. Ora la giunta Caldoro punta ad accelerare su questo versante mentre lavora ad una più intensa sinergia tra Cardarelli, Monaldi e Policlinico. L’ultimo pezzo della strategia prevede il rafforzamento della rete territoriale (Asl e distretti) attraverso la creazione di 300 unità complesse di cure primarie: strutture in grado di fornire primi soccorsi ma che non sono costose e complesse come i pronto soccorso ospedalieri.

Sanità Campana: Il silenzio arrogante della politica

cardarelliNonostante Repubblica Napoli abbia riportato in più articoli i gravissimi fatti accaduti all’Ospedale Cardarelli e ciò che accade (anzi che non accade) al Policlinico Nuovo di Napli, caldoro insiste con il suo arrogante silenzio.

Ieri (26.07.2014) sempre Repubblica Napoli ha riportato nelle lettere una mia riflessione (clikka) proprio su questo tema che invito a leggere per chi non l’avesse già fatto.

Oggi (27.08.2014) su Il Mattino di Napoli compaiono tre articoli tutti incentrati sulla malasanità Campana. Sarà il caldo, saranno le ferie, ma registro un assoluto silenzio anche dei consiglieri regionali e di tutte le forze politiche.

E’, infatti, imbarazzante che si parli di Fonderia democratica e non si pongono in primo piano i veri problemi che affliggono i cittadini Campani e Napoletani!

Nell’ultimo articolo troverete enunciata l’ideaona del governatore che, dopo aver chiuso ospedali e reparti e costretto i cittadini campani ad andare a curarsi in emergenza a Potenza, si è inventata una accelerazione nell’ultimo anno di amministrazione mettendo sulla carta la istituzione delle cd. Unità Operative Complesse di Cure Primarie. Come dire, prima si chiudono i presidi e poi si creano 300 unità che forse serviranno a dare dei posti e delle indennità aggiuntive ad amici e parenti.

Poiché si avvicinano le elezioni regionali Vi consiglio una attenta lettura almeno per sapere con chi avremo a che fare in campagna elettorale non fosse altro per potere rintuzzare i candidati sui veri temi politici!

Da Il Mattino di Napoli di oggi (26.08.2014)

Gerardo Ausiello

Sanità, il caso dei reparti chiusi = Paziente trasferito a Potenza giallo sui posti letto esauriti

Cardiopatico trasferito a Potenza, giallo sugli otto no: caccia ai documenti sui posti letto non utilizzati Dagli ospedali campani otto no al ricovero, i dubbi della Regione.

Bufera sui servizi negati ad agosto. La Regione: anche i Policlinici nell’emergenza. Ma i docenti fanno resistenza; Sanità, il caso dei reparti chiusi Cardiopatico trasferito a Potenza, giallo sugli otto no: caccia ai documenti sui posti letto non utilizzi Gerardo Ausiello Una rete delle emergenze insufficiente, la mancanza di coordinamento tra gli ospedali, lo scarso personale in servizio (sia a causa delle ferie che del blocco del rum over). C’è tutto questo dietro il clamoroso caso del paziente cardiopatico che il 6 agosto è stato trasferito m elicottero da Napoli a Potenza. Paziente che necessitava di un intervento chirurgico urgente. E invece si è perso tempo prezioso alla disperata ricerca di un nosocomio che potesse accoglierlo. Le cardiochirurgie cittadine, del Monaldi e del Policlinico, erano infatti chiuse e stanno riaprendo i battenti solo in queste ore. La sfida della Regione: anche i Policlinici nell’emergenza. Ma i docenti universitari fanno resistenza. La sanità, il caso Paziente trasferito a Potenza giallo sui posti letto esauriti Dagli ospedali campani otto no al ricovero, i dubbi della Regione. Una rete delle emergenze insufficiente, la mancanza di coordinamento tra gli ospedali, lo scarso personale in servizio (sia a causa delle ferie che del blocco del turn over). C’è tutto questo dietro il clamoroso caso del paziente cardiopatico che il 6 agosto è stato trasferito in elicottero da Napoli fino a Potenza. È rio che emerge dalle prime indagini. Il paziente aveva riportato una grave dissecazione aortica del tratto discendente e necessitava di un intervento chirurgico urgente. E invece si è perso tempo prezioso alla disperata ricerca di un nosocomio che potesse accoglierlo. Le cardiochirurgie cittadine, del Monaldi e del Policlinico, erano infatti chiuse e stanno riaprendo i battenti solo in queste ore, rispettivamente dopo una settimana e un mese di stop. Alla fine L’unico via libera è arrivato da un ospedale che dista 150 chilometri da Frattamaggiore, dove l’uomo era stato ricoverato. Com’è possibile che in Campania non ci fosse neppure una struttura in grado di intervenire? E perché? Per dare una risposta a queste domande la Regione ha avviato nelle scorse ore un’indagine interna. Qualcosa, è evidente, non ha funzionato. Ma cosa è successo davvero quel giorno di inizio agosto? Una volta fatta la diagnosi, i medici del presidio di Frattamaggiore (che non ha la cardiochirurgia) hanno disposto il trasferimento urgente dell’ammalato nell’ospedale più vicino. Si è cosi messa in moto la macchina del 118, che ha incassato una lunga serie di dinieghi. Il primo è arrivato dal Monaldi, dove era in corso un intervento di bonifica (obbligatorio almeno due volte all’anno) che ha determinato la chiusura della cardiochirurgia per adulti, guidata da Gianantonio Nappi. L’assistenza è stata comunque assicurata utilizzando per le urgenze la cardiochirurgia pediatrica ma quel giorno, dicono dall’azienda dei Colli, i quattro posti letto in terapia intensiva pediatrica erano tutti occupati. Stessa risposta dal Policlinico della Federico II, e per motivi simili: nel re- parto, diretto da Carlo Vosa, erano in corso gli interventi di bonifica e i lavori di ristrutturazione del pavimento della terapia intensiva. Entrambe le cardiochirurgie, dunque, hanno chiuso i battenti contemporaneamente e senza coordinarsi. Subito dopo i sanitari hanno incassato l’indisponibilità della cllnica Mediterranea, convenzionata con il servizio sanitario regionale, che dispone della cardiochirurgia ma che non fa parte della rete delle emergenze: «Non abbiamo potuto accogliere quel paziente per mancanza di posti disponibili e ce ne rammarichiamo – spiega l’amministratore delegato Celeste Condorelli – tuttavia se la Regione coinvolgerà anche i privati nella rete delle emergenze, non ci tireremo indietro». A questo punto la centrale operativa del 118 si è rivolta alle altre province campane, che dispongono di cinque cardiochirurgie (presso gli ospedali di Caserta, Salem

o e Avellino, la casa di cura Pineta Grande di Castelvoltumo e la clinica Malzoni nel capoluogo irpino): «Tutte le centrali operative contattate hanno dichiarato la non disponibilità – ribadisce Giuseppe Galano, presidente regionale dell’Aaroi (Associazione anestesisti rianimatori) nonché direttore della centrale operativa regionale del 118 – per questo d siamo rivolti all’ospedale di Potenza». Complessivamente otto no, dunque. È su tale circostanza che si registra un giallo. Già, perché gli esperti della Regione avanzano dubbi sul fatto che tutti i reparti fossero effettivamente saturi, senza personale adeguato o impreparati ad effettuare l’intervento chirurgico. Da qui l’inchiesta, che punta a fare chiarezza sugli aspetti oscuri della vicenda. Sullo sfondo c’è il braccio di ferro giudiziario proprio tra Regione e 118 sulla riorganizzazione del sistema di soccorso: il governatore Stefano Caldoro vorrebbe affidarlo alle Asi, Galano spinge per mantenerlo in capo al Cardarelli e ha ottenuto una prima vittoria al TAR. Il problema, comunque, non è tanto quello dei trasferimenti, che si verificano quasi quotidiana mente. Proprio l’altro ieri un uomo coinvolto in un incidente stradale in Irpinia è stato portato in elicottero a San Giovanni Rotondo perché sia il trauma center del Cardarelli che quello dell’ospedale di Caserta erano pieni. Il punto è piuttosto che la rete delle emergenze a Napoli non riesce più a reggere e mostra preoccupanti falle. In difficoltà sono soprattutto Cardarelli, Loreto Mare e San Giovanni Bosco. Cosa fare, dunque? Molti operatori sanitari non hanno dubbi: la soluzione sarebbe coinvolgere i Policlinici nella rete delle emergenze.

Intervista a Antonio Mignone«Il Policlinico? I medici guadagnano di più ma ad agosto tutti in ferie»

«Il Policlinico? I medici guadagnano di più ma ad agosto tutti in ferie) L’intervista Mignone (Smi): nell’università si lavora quattro volte di meno rispetto agli ospedali Marisa La Penna Carichi di lavoro estremamente sbilanciati tra i medici che prestano servizio in ospedali con pronto soccorso e strutture che non hanno l’emergenza. Antonio Mignone, medico anestesista rianimatore, segretario regionale dello Smi, il sindacato dei medici italiani non usa giri di parole. «Nelle strutture universitarie – dice – si lavora la quarta parte rispetto agli ospedali con pronto soccorso». Due categorie di medici, dunque? «Assolutamente sì. Partiamo da quello di cui si parla tanto in questi giorni: il Cardarelli. Nell’ospedale più grande del Mezzogiorno si lavora in urgenza e si prende tutto. Nessun paziente viene respinto. Anche in sovraffollamento, anche se scoppia di barelle. U policlinico, per fare un esempio, tiene un carico di lavoro solo mattutino e non nel periodo estivo quando molte sale operatorie vengono fermate e molti reparti “accorpati”. Anche il blocco chirurgico viene accorpato. E così la struttura si svuota, il personale può fare ferie. La verità è che, a mio parere, i medici dovrebbero essere pagati in base ai carichi di lavoro e alla qualità di assistenza che offrono. La cosa paradossale è che gli universitari guadagnano addirittura di più». Da un lato posti letto vuoti e dall’altro inferno di barelle. Come mai? «Andiamo per ordine. Partiamo dal decreto 49 sul rapporto posti-letto paziente secondo cui il rapporto deve essere di tré ogni mille abitanti. Napoli ha un milione di persone. Stesso numero, più o meno, di Salemo e provincia. Ebbene, a Napoli al momento ci sono 7500 posti letto e a Salemo 2500. Quelli di Salemo sono tutti con pronto soccorso aperto. Mentre a Napoli i due policlinici e l’ospedale dei Colli che contano arca tremila posti letto e cinque ospedali del centro storico non hanno pronto soccorso. Ecco che finisce tutto al Cardarelli, al Loreto Mare e al San Giovanni Bosco». E allora? «E allora succede che siamo costretti a trasferire i pazienti fuori regione. Capita tutti i santi giorni. Nell’ultima settimana ho dovuto personalmente trasferire a Potenza due pazienti per la Neurochirurgia. C’è insomma una II presidio II Policlinico universitario; a destra Antonio Mignone dello Smi pessima distribuzione dei posti letto sul territorio regionale oltre che su Napoli. Molte strutture, nell’emergenza, non sono accessibili perché senza pronto soccorso. Qualcuna, addirittura, non si è resa disponibile per la rianimazione, pur avendo il posto disponibile. C’è infatti un’inchiesta della magistratura per valutare le responsabilità penali dell’accaduto. La polizia giudiziaria ha sequestrato le cartelle cliniche ed ha accertato che avevano mentito. Rifiutando di aiutare in tal modo un paziente morente. In alcuni policlinici non c’è, per esempio, un tasso di utilizzo dei posti letto secondi i parametri nazionali». L’accusa «Pessima la distribuzione delle degenze Costretti quotidianamente a far viaggiare gli ammalati»

 La sfida di Caldoro: i Policlinici nell’emergenza

Strutture universitarie a supporto dei pronto soccorso, ma i prof fanno resistenza.

Lo scenario. La sfida di Caldoro: i Policlinici nell’emergenza. Strutture universitarie a supporto dei pronto soccorso, ma i prof. fanno resistenza. Da un lato la riorganizzazione della rete delle emergenze con il nodo dei Policlinici, dall’altro il potenziamento delle strutture sanitarie territoriali, quelle cioè che fanno capo ad Asl e distretti. È un piano in due mosse quello studiato dalla Regione per far fronte ai gravi disagi dei pronto soccorso a Napoli, sovraffollati e incapaci di reggere l’assalto quotidiano dei pazienti dopo i tagli determinati dai conti in rosso. In sofferenza sono soprattutto Cardarelli, Loreto Mare e San Giovanni Bosco, che accolgono non solo ammalati dalla città ma anche dai comuni dell’hinterland e spesso dalle altre province. L’altra faccia della medaglia sono invece i Policlinici, della Federico II e della Seconda Università di Napoli, che non devono sopportare lo stress dei pronto soccorso e di conseguenza non hanno un problema quotidiano con le barelle. La soluzione, allora, sarebbe quella di coinvolgerli nella rete delle emergenze, anche perché i costi di mantenimento di tali strutture sono da sempre molto elevati. È un obiettivo, questo, che viene inseguito da tempo dalla Regione (prima con Bassolino e poi con Caldoro) ma finora senza risultato. Basti pensare che nel piano di razionalizzazione della rete ospedaliera e territoriale, approvato nel 2010 al termine di un lungo iter, si parla espressamente proprio di questa improcrastinabile esigenza. Uno dei scogli maggiori da affrontare è rappresentato dalle resistenze dei docenti universitari. La sinergia tra strutture di ricerca medica e cura già nel piano sanitario 2010 che i medici ospedalieri chiamano «baroni» per i loro privilegi. Ora la giunta Caldoro punta ad accelerare su questo versante mentre in parallelo lavora ad una più intensa sinergia tra il Cardarelli e il suo pronto soccorso da un lato, il Monaldi e lo stesso Policlinico federiciano dall’altro. Sul fronte dell’assistenza territoriale, invece, la rivoluzione (che scatterà nelle prossime settimane per poi entrare nel vivo entro fine anno) prevede l’istituzione di presidi oggi esistenti solo sulla carta: le Uccp, ovvero le unità complesse di cure primarie. Di cosa si tratta? Di strutture in grado di fornire primi soccorsi ma che non sono costose e complesse come i pronto soccorso ospedalieri. Saranno in funzione 7 giorni su 7, 24 ore su 24, e potranno disporre di medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, medici della continuità assistenziale (le guardie mediche) nonché di unità infermieristiche e di operatori che potranno muoversi sul territorio. Un cittadino che dovesse accusare un malore potrà allora rivolgersi a queste unità che effettueranno le prime diagnosi. In molti casi, secondo gli esperti, i problemi di salute sono infatti risolvibili senza particolari interventi o senza ricorrere alla chirurgia. Si pensi ai tantissimi codici bianchi ospedalieri, a fronte dei quali la Regione ha istituito un ticket aggiuntivo a quello statale (il costo totale della prestazione è 50 euro). D’accordo, ma perché un paziente dovrebbe rivolgersi ad un’unità complessa territoriale con il rischio di dover poi essere comunque trasferito in ospedale? L’idea I costi Investimenti nelle università per garantire la formazione ma obblighi assistenziali ridotti della Regione, che con il capo di partimento della Salute Ferdinando Romano sta lavorando senza sosta al progetto, è che sarà più conveniente per il cittadino farlo poiché le Uccp si troveranno in media a pochi chilometri da casa. In tutta la Campania ne dovrebbero sorgere oltre 300, così suddivise: nelle città più grandi ce ne sarà una per non più di 30mila abitanti; per quelle medie ogni 15mila abitanti; per quelle a bassa densità (si pensi al Cilento o alle aree interne, dall’Irpinia al Sannio) l’Uccp servirà un bacino di 5-l0 mila persone. Non solo. Un altro vantaggio sarà rappresentato dal raccordo telematico tra queste strutture e gli ospedali in una rete

della salute che provvederà a prendere in carico il paziente e ad accompagnarlo fino alla risoluzione del problema. L’istituzione di queste unità sarà propedeutica ad un altro obiettivo, altrettanto ambizioso: la telemedicina. Quando sarà realtà, un paziente cardiopatico potrà effettuare comodamente a casa un elettrocardiogramma e trasmetterlo in tempo reale ai medici di turno, che effettueranno la diagnosi e decideranno sul da farsi.

Il disastro del Cardarelli e l’inefficienza del Policlinico: Perché caldoro non risponde?

caldoroLe mie riflessioni pubblicate su Repubblica Napoli del 26.08.2014. Caldoro non Taccia sui mali della sanità: Gli articoli di Concita Sannino e le lettere pubblicate su Repubblica in questa estate agostana, su ciò che accade nei due complessi ospedalieri di primaria importanza per Napoli e la Campania, il Cardarelli ed il Nuovo Policlinico, ci hanno dato la possibilità di guardare da un angolo diverso un mondo con il quale ogni cittadino gioco forza deve fare i conti.

A parlare questa volta sono stati addetti al lavori, la Dott.ssa Rossana Spatola (clikka), anestesista del Cardarelli, il Manager dello stesso Ospedale Cardarelli, Giuseppe Del Bello, nonché i rappresentanti sindacali dell’Anaao, Verde, Orsini e Gragnano, tutti d’accordo sulla ricostruzione dei fatti. La questione è stata poi ripresa, con lo sfogo del manager del Cardarelli, sulla insufficienza di personale, nella occasione dei recenti gravissimi fatti legati al vero e proprio assalto di camorra che ha subito il Cardarelli.

A fronte di queste gravi, precise e circostanziate accuse ciò che colpisce è il silenzio assordante del Presidente Caldoro, titolare della delega alla Sanità e quella dei responsabili del Nuovo Policlinico la cui organizzazione (definita un potere baronale)  è stata, sostanzialmente messa sotto accusa, sia per la scarsa produttività, efficacia ed efficienza, almeno per quello che serve alla nostra città, sia per il singolare stratagemma di avere come pronto soccorso la sola ostetricia e ginecologia, con evidente allusione al fatto che così facendo i medici hanno la possibilità di assistere in Ospedale le loro “clienti”. Fatti, ad oggi, non smentiti dai diretti interessati, spero perché distratti dalle vacanze, ma su cui ogni cittadino ha diritto di avere conto e ragione.

Chi ha avuto la sfortuna di essere ricoverato o di avere ricoverato un prossimo congiunto nell’Ospedale Cardarelli di Napoli ha, infatti, toccato con mano la vera e propria indecenza e mortificazione di vedere il proprio anziano genitore, figlio, fratello o sorella sistemato su una barella in un corridoio della medicina di urgenza o in altro reparto con medici ed infermieri che, fortunatamente, mostrano essi stessi un senso di mortificazione ed indignazione per lo stato nel quale sono costretti ad operare.

Indignazione e mortificazione che si accrescono se gli stessi medici impegnati quotidianamente al Cardarelli, a ferragosto, denunciano che al vicino Nuovo Policlinico, pur essendoci strutture e posti letto i medici attendono le ferie girandosi i pollici!

Possibile che il nostro Governatore ed i responsabili del Policlinico non abbiano avuto il tempo di mettere penna in carta e dare spiegazioni ai cittadini napoletani che sfortunatamente si sono trovati e si trovano, in pieno agosto, ad avere a che fare con una sanità della quale ci si vanta solo di aver ridotto i costi, con tagli lineari, da ritenere, a questo punto, sulla carne viva dei campani e senza neppure aver tentato di razionalizzare ed efficiente la spesa sanitaria?  Spero che qualcuno ci dia una risposta degna dello status di cittadini e non di sudditi ….

Da Repubblica Napoli del 15.08.2014

Scandalo del Nuovo Policlinico Roccaforte dei Poteri Baronali

GIUSEPPE DEL BELLO

LADENUNCIA di ieri dell’anestesista Rossana Spatola sullo scandalo del Policlinico è destinata a rimanere anche stavolta senza conseguenze. Ennesimo appello inascoltato di uno dei tanti camici bianchi che lavorano in uno dei pronti soccorso più affollati d’Italia e a due passi dalla megastruttura accademica dove, invece, uno sparuto gruppo di colleghi è in attesa di ferie. Spesso occupando il tempo in turni di guardia in reparti semivuoti. In nessuna parte del mondo una contraddizione così offensiva resterebbe tale. A Napoli sì.

PUNTUALE, onesta e chiarissima, l’analisi della professionista mette il dito in una piaga antica, nella melmosa palude che caratterizza la nostrana politica sanitaria, una politica fatta (come in questo caso) di convenienze lobbystiche universitarie e, in generale, di calcoli elettorali dei singoli partiti. E alla fine, a farne le spese sono i pazienti, privati di un’assistenza dignitosa, e gli studenti considerati alla stregua di merce indispensabile per far andare avanti la baracca universitaria. Fanno amaramente sorridere le numerose proposte sullo spostamento di sede (l’ultima, in ordine di tempo, Scampia) del Nuovo Policlinico. La Cittadella universitaria di Cappella Cangiani nacque nei primi anni Settanta per soddisfare la sacrosanta necessità di avere un policlinico davvero idoneo all’assistenza e alla didattica. Gli obiettivi sono rimasti sulla carta: il Nuovo Policlinico, soprattutto dopo il terremoto dell’80, è diventato la roccaforte dei poteri baronali. Aprire un pronto soccorso sarebbe stato il doveroso e imprescindibile impegno della Federico II, in cambio dei cospicui finanziamenti ricevuti ogni anno dalla Regione. I vari protocolli d’intesa prevedevano l’erogazione di un’assistenza sul territorio che avrebbe dovuto integrarsi con quella delle Asl. E invece, no. I soldi da Santa Lucia sono stati distribuiti a entrambi i policlinici, mentre di assistenza se ne è sempre vista poca. O comunque in minima parte rispetto ai fondi ricevuti. Ma tant’è, in Campania e a Napoli, la strana commistione tra potere politico e autorevolezza accademica ha reso possibile lo scempio. Ora, discutere sulla futura localizzazione del Nuovo Policlinico appare un paradosso, ma il rischio che questo accada, che cioè tra vent’anni ci si trovi con un’altra struttura universitaria (non importa dove) c’è. E non bisogna essere profeti per intuire che avremo un’altra facoltà di medicina, mentre quella di Cappella Cangiani resterà così com’è. In questo modo saranno tutti contenti: i baroni che potranno sistemare tanti allievi (?) nelle nuove cattedre, i politici che avranno di che fertilizzare il terreno elettorale, gli imprenditori (e gli immancabili camorristi) impegnati nella realizzazione dell’opera. Il copione si ripete. Il Vecchio Policlinico aspetta da anni di essere chiuso e trasferito a Caserta. Lo promise Bassolino che voleva far emergere l’Acropoli partenopea nel centro storico. Ma è ancora lì, mentre a Caserta c’è ancora il cantiere. E per finire, un accenno all’Ospedale del Mare. Da un po’ di tempo se ne riparla. Siamo vicini all’apertura della struttura che disporrà di 500 posti letto. Doveva esser completata cinque anni fa, poi improvvisamente lo strano fallimento del project financing ha provocato il cambio delle carte in tavola: l’impresa costruttrice che avrebbe dovuto occuparsi della gestione dei servizi in cambio dell’appalto ricevuto si è defilata e ha passato la mano alla Asl Napoli 1. E, adesso, per far funzionare l’ospedale per il quale si sono già sfrenati gli appetiti di medici e amministratori (sarà ben più importante del Cardarelli), si potrà contare solo sull’azienda sanitaria metropolitana. Non sarà facile, viste le condizioni economiche in cui versa. Nel frattempo, il Nuovo Policlinico resta la torretta di osservazione. Di lì, in silenzio si vedono benissimo le barelle e le corsie del Cardarelli.

Da Repubblica Napoli Lettere del 17.08.2014

Assurdo che il Policlinico non abbia il pronto soccorso

Gabriele Mazzacca

mazzacca@unina.it

La considerevole sottoutilizzazione del Policlinico di Cappella dei Cangiani, denunciata su queste colonne dalla dottoressa Spatola qualche giorno fa e, poi, stigmatizzata duramente nel commento di Giuseppe Del Bello pubblicato sempre su queste pagine, viene da lontano. Non esiste al mondo un ospedale della ricettività di quel Policlinico che sia privo di pronto soccorso. Al Policlinico di Cappella dei Cangiani il pronto soccorso è limitato alla specialità ostetrico-ginecologica. Specialità per la quale, guarda caso, la mancanza di un pronto soccorso ricadrebbe negativamente sulla gestione da parte dei relativi docenti della loro “utenza” privata. La storia delle due “scuole” di medicina napoletane e dei loro insediamenti ospedalieri testimonia la latitanza del senso del dovere istituzionale in buona parte dei rispettivi corpi docenti. Nella completa, pluridecennale, indifferenza della Regione. A nulla è servito che più volte nel corso degli anni passati alcune voci responsabili del mondo accademico abbiano cercato di sensibilizzare al gravissimo problema la Regione. E anche questo non sorprende. Il personale medico e non medico dei Policlinici è in vario modo inquadrato in ruoli universitari. In altre parole essi Policlinici sfuggono alla competenza diretta dell’assessorato regionale alla Sanità quanto ad arruolamento di medici e non medici. Cioè non sono stati e non sono ambiti di inserimento delle clientele del ceto politico regionale. Sono ambiti, piuttosto, di attuazione del “familismo” accademico. Anche ora che sono formalmente “aziendalizzati”. Il formalmente va rimarcato. L’attuale direttore dell’Azienda Policlinico della Federico II è stato preside delle rispettiva facoltà medica, in profondo contrasto con il principio stesso della “aziendalizzazione” dei policlinici universitari, che mirava e mira a separare la gestione dell’ospedale dal corpo docente, nel pieno rispetto dei suoi doveri didattici, scientifici, ai quali l’attività clinico- assistenziale strettamente deve correlarsi.

È necessario che le competenze pregevoli e istituzionalmente responsabili presenti nelle due scuole di medicina facciano sentire la loro voce e chiedano che l’aziendalizzazione del Policlinico sia ciò che ha da essere. Vale la pena di ricordare che quando, negli anni ‘90, a una effettiva aziendalizzazione si riuscì ad approdare dopo asperrimi contrasti con settori della facoltà che ad essa si opponevano perché riducente notevolmente il loro strapotere, la spesa farmaceutica si ridusse del 20 per cento. Ancora: si solleciti una convenzione Università – Cardarelli, in virtù della quale per le afferenze cliniche al dipartimento di emergenza del Cardarelli ritenute bisognevoli di ospedalizzazione siano tenute in conto tanto la disponibilità di posti-letto nel Cardarelli quanto quella dei reparti del Policlinico. Si porrebbe, così, finalmente rimedio alla assenza di pronto soccorso del Policlinico. Una assenza tra l’altro gravemente incidente sulla effettiva formazione clinica degli studenti che a quel Policlinico afferiscono.

Da Repubblica Napoli del 20.08.2014

Troppo lavoro per il cardrelli

Franco Verde, Luigi Orsini, Eugenio Gragnano

segreteria Anaao – Napoli

La segreteria Anaao aziendale- medici dirigenti dell’ospedale Cardarelli è in piena sintonia con il contenuto della lettera della dottoressa Spatola e condivide il suo “grido di dolore” per un ospedale e i suoi operatori giunti ormai al limite. La sua precisa e puntuale denuncia, seguita dall’apprezzabile commento su “Repubblica” di Giuseppe Del Bello che faceva una minuziosa disamina delle non-scelte della politica sulla sanità campana, apre uno squarcio sulla realtà: alcuni ospedali sono in prima linea, altri come i Policlinici, non inseriti nella rete assistenziale di emergenza, in estate possono chiudere per ferie! La lettera della dottoressa Spatola, intrisa di passione, amarezza, senso di responsabilità verso i pazienti e la struttura ospedaliera dovrebbe pesare come un macigno sulla coscienza del presidente Caldoro per due motivi: 1) L’insostenibile carico di lavoro gravante sul Cardarelli per assenza di filtro territoriale e chiusura di T.S. ospedalieri insieme al mantenimento di sacche di privilegio non ha mai avuto un sostegno tangibile da parte della Regione innanzitutto sul versante delle risorse umane, per cui al Cardarelli oggi lavora un personale stremato e di numero insufficiente anche a causa del perdurante blocco del turnover.

2) La situazione dei Policlinici, descritta così puntualmente dalla dottoressa Spatola e che l’Anaao denuncia da tempo immemorabile, non è più difendibile.

Sarebbe bello se il presidente Caldoro trascorresse tre ore del suo tempo in questi giorni per visitare sia il Cardarelli che il Policlinico, ma egli si guarderà dal farlo.

 

Da Repubblica Napoli del 22.08.2014

Allarme del manager sembrava una strategia accerterò se c’erano dei complici interni

L’irruzione nel più grande presidio ospedaliero del Mezzogiorno ha destato impressione nell’opinione pubblica e preoccupa i dirigenti. Rocco Granata, manager dell’azienda, affida il suo sfogo a “Repubblica”: “Qui subiamo violenza quotidianamente. L’azione portata a segno nella notte tra lunedì e martedì è il frutto di questa condizione”. Granata descrive il raid: “Un gruppo di almeno 150 individui si è spinto fin nella Neurologia. Ovviamente, approfittando dell’assenza della guardia giurata accorsa in aiuto in corsia. E pensare che c’era anche il drappello di polizia, mentre è intervenuta una volante chiamata dal piantone”. Poi denuncia le carenze di personale: “Abbiamo perso ben 1200 dipendenti in tre anni. Oggi ne sono rimasti 2800. Nel dettaglio: all’appello mancano quindici primari di ruolo e centomedici. E per la vigilanza spendiamo tantissimo”

LA DENUNCIA

GIUSEPPE DEL BELLO

ILCADAVERE “rubato” nel reparto riaccende i riflettori sul Cardarelli. Stavolta più che mai il gigante della sanità metropolitana si è dimostrato fragile. E ha dovuto sventolare bandiera bianca di fronte alla folla di criminali che, tre giorni fa, ha messo sotto scacco l’intera struttura per riappropriarsi del “caro estinto” imparentato con un boss. Rocco Granata, da anni manager dell’azienda ospedaliera e in regime di proroga fino al 29 agosto, si sfoga. E denuncia la situazione di un presidio che ormai «si vede sotto assedio continuo».

Direttore, lei è al timone del più grande ospedale del sud, dovrebbe essere anche il più “sicuro” e

sorvegliato. Come è potuta accadere una cosa del genere?

«Qui, subiamo violenza quotidianamente. L’azione portata a segno nella notte tra lunedì e martedì è il frutto di questa condizione. Da quanto siamo riusciti a ricostruire è stato compiuto un intervento su due fronti, dall’esterno e dall’interno dell’ospedale. Un gruppo di persone, una trentina, si è intrufolato nel pronto soccorso, un altro foltissimo, almeno 150 individui, si è spinto fin nella Neurologia. Ovviamente, approfittando dell’assenza della guardia giurata accorsa in aiuto in corsia. E pensare che c’era anche il drappello di polizia, mentre è intervenuta una volante chiamata dal piantone. Insomma, è sembrata una vera e propria strategia. Ho avviato un’indagine interna per accertare l’eventuale responsabilità di qualche operatore del Cardarelli».

Stiamo parlando di eventuali connivenze di qualche operatore interno con gli autori dell’assedio?

«Non posso dirlo. Ma certo è mio dovere eliminare ogni dubbio su eventuali, dico eventuali, ipotesi di collegamenti con persone che lavorano all’interno».

Sarà difficile ricomporre il puzzle?

«Non credo. Ho fiducia negli inquirenti. Ora tutto il materiale è all’esame di polizia e magistrati».

Ma se possono verificarsi blitz come questo, significa che la vigilanza al Cardarelli è insufficiente?

«In senso generale devo dire no: perché questa non è una caserma. Abbiamo uno sbarramento di guardie giurate in pronto soccorso, fuori c’è un’altra unità, e per ogni piano, di notte, c’è almeno una guardia in servizio. Spendiamo tantissimo per la vigilanza, ma poi c’è un problema di cultura. È vero che ci sono operatori che lavorano in condizioni precarie, ma la violenza è un’altra cosa. Se poi ci riferiamo alle carenze di personale, allora ce n’è da dire».

In che senso?

«Un dato. Sa quante persone se ne sono andate senza essere sostituite? Ben 1200 dipendenti in 3 anni. Oggi ne sono rimasti 2800. Nel dettaglio: all’appello mancano 15 primari di ruolo e 100 medici. Andiamo avanti con personale sanitario precario che presta servizio con incarichi rinnovati di volta in volta, per ora, fino al 2016. Ma sono professionisti senza certezza di stabilità. Di infermieri siamo sotto di qualche centinaio di unità, mentre la grossa piaga è rappresentata dagli ausiliari».

Anche questi sono pochi?

«Ce ne vorrebbero 250, ma il problema annoso non è mai stato risolto dalla Regione, né prima, né ora con Caldoro. A suo tempo era stato finanziato con fondi europei un corso di formazione destinato a 13mila sociosanitari: persone formate sulla carta che poi avrebbero dovuto essere assunte. A noi è stato detto di fare i corsi, ma come li avremmo dovuti selezionare? Il meccanismo è perverso: trascorsi i sei mesi di incarico, non avrei come sostituirli ».

Nel frattempo, come ha risolto?

«Nel dubbio, non ho assunto nessuno, e il lavoro che sarebbe degli ausiliari viene svolto dagli infermieri, in straordinario».

Anche lei deve fare i conti col blocco del turn-over: non sente di ribellarsi a una situazione capestro?

«Certo, e infatti mi sono fatto sentire. Ho spedito lettere al ministro della Salute, prefetto e governatore. Ho fatto presente che Caldoro dovrebbe avere poteri straordinari e invece è in difficoltà perché tutto deve passare al vaglio del tavolo tecnico dei ministeri di Economia e Sanità».

Un’anestesista del suo ospedale, Spatola, ha denunciato a Repubblica lo scandalo del Policlinico che non fa emergenza…

«Ho letto e apprezzato. La verità è che quando si vuole organizzare un’attività di pronto soccorso non si chiede, si organizza assicurando il personale necessario. Si doveva completare il procedimento con l’integrazione della legge 517: nelle altre regioni è stato fatto. Mi devono spiegare perché i posti letto del Cardarelli non possono essere utilizzati per fare formazione. Gli specializzandi universitari li integrerei con i dipendenti in accompagnamento al medico strutturato. Così, invece di avere in turno 3 unità, ne lascerei 2, con un terzo, lo specializzando, che imparerebbe sul campo. E poi, mi spiegassero come mai i pronto soccorso ostetrici funzionano alla perfezione».

Fondi UE: I nostri soldi che restano in Europa a beneficio di altri paesi

regionecampaniaOggi (13.08.2014) su La Repubblica edizione Nazionale viene descritto il disastro dei fondi europei con la Commissione UE che boccia il programma Italiano 2014/2020 perché siamo inaffidabili e, quando riusciamo a spendere, non controlliamo la spesa e, quindi, le ricadute occupazionali e sociali che è sotto gli occhi di tutti sono assolutamente inconsistenti.

Il lungo articolo riporta su scala nazionale ciò che vado dicendo da qualche mese sulla incapacità della Regione Campania di fare programmazione e sviluppo aggiungendo che la prossima istituzione delle Città Metropolitane potrebbe essere un ulteriore “ingarbugliamento” tra istituzioni pubbliche e competenze.

E’ interessante notare che il 75% dei 40 miliardi sarebbero destinati al mezzogiorno ed in particolare alle quattro regioni ad obiettivo convergenza: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Ciò che però non leggo nell’articolo, poiché implicito, ma che secondo me va sempre ribadito è che i 40 Miliardi di euro sono innanzitutto soldi dei cittadini italiani che dovrebbero ritornare e che invece andranno ad altri paesi!

Non dico altro se non avere la amara conferma che ci vuole un cambio di passo della classe dirigente che si è dimostrata non solamente priva di idee e di una visione politico/amministrativa ma è stata anche assolutamente incapace di innescare una riforma strutturale della macchina amministrativa che ancora ad oggi non riesce né a spendere né a controllare i risultati della spesa!

vedi anche:

continua il fallimento di caldoro sui fondi europei (clikka)

Da La Repubblica edizione Nazionale del 13.08.2014

A rischio 40 milioni di fondi UE

DOSSIER DI BRUXELLES ACCUSA L’ITALIA: MANCA PROGRAMMA DI UTILIZZO

VALENTINA CONTE

RICERCA , innovazione, agenda digitale, competitività, sviluppo tecnologico, cultura: l’Italia non ha una strategia. E per questo la Commissione europea, nella lettera inviata al governo Renzi un mese fa e finora inedita, rimanda a settembre il piano italiano sui nuovi fondi europei, quelli relativi al settennato 2014-2020. Respinge al mittente cioè proprio l’Accordo di partenariato, quel documento chiave che ogni paese è chiamato a predisporre e che l’Italia ha inviato il 22 aprile scorso.

INDISPENSABILE per sbloccare i singoli programmi, nazionali e regionali. Senza l’assenso di Bruxelles su questo particolare Accordo si ferma tutto, non arrivano i soldi e non si inizia a spendere. Una partita che vale per l’Italia 41 miliardi e mezzo in sette anni. Cifra che raddoppia con il cofinanziamento nazionale. E che ora dunque si congela. Con lo svantaggio per l’Italia di partire male e in ritardo sui fondi strutturali, pure stavolta. Ma Bruxelles è categorica. Senza un piano e una strategia chiari ed efficaci, appunto, l’assenso non c’è. Anche perché – ed è questa la critica più forte – l’Italia ha gravi problemi di governance. La sua pubblica amministrazione non è efficiente e ben funzionante. E quando il motore è inceppato, non si può sperare che la linfa europea contribuisca a rivitalizzare il paese. Anzi i fondi rischiano di imboccare di nuovo la via, biasimata, degli incentivi a pioggia. Se non è una bocciatura, poco ci manca.

CAPACITÀ ISTITUZIONALE

In 249 punti e 37 pagine, la Commissione europea analizza passaggio per passaggio tutto il piano italiano. E chiede ancora una volta al governo, come aveva raccomandato già in marzo, di rispondere sulla sua «capacità amministrativa ». Se sia cioè migliorata e come, non tanto l’abilità e l’organizzazione tecnica nel gestire i programmi operativi. Quanto il quadro complessivo, la cornice in cui si muove questo fiume di denaro: la pubblica amministrazione. Per Bruxelles l’Italia confonde tra «assistenza tecnica » e «capacità istituzionale». Se la prima si può ovviare con l’Agenzia per la coesione (istituita di recente e coordinata direttamente da Palazzo Chigi, sotto la supervisione del sottosegretario Graziano Delrio), per la seconda occorre «sostenere ampie e orizzontali riforme» della p.a. e «buone iniziative di governance». Di più, «il ruolo delle diverse istituzioni deve essere chiarito, definendo chi fa cosa, quando e come ». Punto fondamentale, visto che si tratta di una spesa ad alta incidenza territoriale. Laddove però centro e periferia (assai parcellizzata) faticano a coordinarsi. Con i magri risultati di questi anni: soldi spesi tardi, male, in qualche caso persi in mille rivoli o restituiti al mittente.

SPECIALIZZAZIONE INTELLIGENTE

L’altro buco nero italiano, che la Commissione torna a denunciare come fa da almeno tre anni, è quello delle “Strategie di specializzazione intelligente”. Una definizione burocratica per intendere, in buona sostanza, un piano su come far ripartire il Paese (anche con i soldi europei), ora necessario più che mai, visto il ritorno dell’Italia in recessione. Non solo il governo non ha «per il momento» ancora adottato queste Strategie, «a livello nazionale e regionale». Ma risulta, agli occhi della Ue, deficitario praticamente in tutti gli ambiti che contano per il rilancio. Agenda digitale: «Manca una vera strategia». Innovazione: «Calo significativo dei fondi», ma «ciò non deve comportare un calo delle risorse per la ricerca industriale nel settore privato». Aziende: «Identificazione ancora insufficiente degli interventi strutturali necessari per riguadagnare competitività». Anzi, sottolinea Bruxelles, «regimi di aiuto “generalisti” orizzontali andrebbero evitati». E sostituiti da «un sostegno mirato alle imprese legato allo sviluppo tecnologico ». A questo proposito, la Commissione si chiede anche che fine abbia fatto il piano Giavazzi per sfoltire incentivi alle aziende. E quale effetto abbiano avuto i crediti d’imposta concessi dai vari governi. Cultura: «Assenza di un progetto strategico e di cenni alle lezioni apprese dal periodo di programmazione 2007-2013». E cioè il disastro Pompei (fondi ancora non spesi pari a 105 milioni, rimessi da poco in pista) e 15 milioni restituiti. Addirittura, la Commissione ricorda che «il Fesr (uno dei fondi strutturali, ndr) non sostiene “eventi” culturali e turistici che sono considerati a basso valore aggiunto». Ma «solo interventi strutturali e che possono avere un impatto strutturale ». Insomma, meno sagre e più patrimonio culturale da curare, restaurare, far fruttare. Infine, istruzione: «Le percentuali di risorse destinate all’abbandono scolastico per le regioni meno sviluppare (12%) e di partecipazio- ne all’istruzione superiore (2%) sembrano basse rispetto alla portata dei problemi in queste aree».

PROGRAMMI A RISCHIO

Il governo Renzi dovrà rispondere su questi e altri punti. Ma è chiaro che la tirata d’orecchie non fa piacere, specie in un momento non proprio brillante per l’Italia sul fronte dei risultati economici. Se la Commissione da una parte dà pur adito all’esecutivo di voler accentrare, per meglio fluidificare, la gestione dei fondi europei – anzi si dice «favorevole al rafforzamento degli interventi gestiti dalle amministrazioni centrali» – dall’altra parte «sospende le sue considerazioni in attesa di una valutazione approfondita degli obiettivi» su tre proposte: legalità, aree metropolitane e cultura. In particolare, ritiene che l’attuazione del programma nazionale sulle Città metropolitane «appare a rischio, in considerazione della architettura complessa e dei rischi di sovrapposizione con programmi regionali». Insomma troppa confusione, tra piani nazionali per città metropolitane che ancora non esistono e piani regionali per città non metropolitane, spesso assai piccole (5 mila comuni italiani su 8 mila hanno meno di 5 mila abitanti). La domanda di Bruxelles sembra essere: ma ce la fate?

CRONOPROGRAMMA

Tra l’altro, osserva ancora la Commissione, in molti casi non ci sono proprio le premesse per spendere. Mancano o sono insufficienti le «condizioni ex ante». In particolare, considera «solo parzialmente soddisfatte», tra le altre, le condizionalità in materia di «agenda digitale, gestione delle acque, trasporti, politiche del lavoro, abbandono scolastico, sistemi di controllo sugli aiuti di Stato». Per questo chiede al governo italiano di «fornire un cronoprogramma plausibile per l’adozione dei vari provvedimenti». E «si riserva di valutare l’effettivo soddisfacimento delle condizionalità quando tutte le informazioni saranno disponibili». Altra bacchettata. Infine un richiamo pure sul «gran numero» dei soggetti chiamati ad attuare questo Accordo di partenariato. Può anche andar bene, ma Bruxelles vorrebbe che fossero esplicitati «i criteri per la selezione dei partner ». Anche qui troppa superficialità.

MEZZOGIORNO IN AFFANNO

È chiaro che una pagella siffatta fa male soprattutto alle regioni meridionali, destinatarie del 71,1% delle risorse messe a disposizione dall’Europa, come calcola il Servizio politiche territoriali della Uil. Un Sud Italia che non sempre è stato messo in condizione, dalla politica locale e nazionale, di lavorare bene. Ne parlerà forse Renzi con gli amministratori delle città che visiterà a partire da domani.

La contesa sullo Stadio Collana

collanaQualche giorno fa ho pubblicato il Bando Regionale sull’affidamento dello Stadio Collana (clikka), oggi (11.08.2014) leggo su il Mattino di Napoli della querelle che c’è tra il Comune di Napoli e la Regione. Ai cittadini, ovviamente, non interessa chi di fatto gestirà lo stadio Collana, ma, ovviamente, come verrà gestito. Orbene, la Regione Campania ha decisamente scelto di darlo in concessione per 15 anni. Cosa accadrà con questa formula e che fine faranno le tante realtà già presenti nel Collana che da anni fanno fare sport ai cittadini napoletani lo vedremo solo all’esito dell’aggiudicazione che dovrebbe avvenire nel prossimo ottobre/novembre. Come detto la valutazione sarà condotta su tre profili: Offerta tecnica; offerta gestionale; offerta economica. Dove ai primi due profili viene dato un valore maggiore ferma, in ogni caso, l’esperienza decennale da parte dei candidati in una delle discipline che si pratica nell’impianto anche se praticata altrove.

Ebbene, il giochetto potrebbe essere facile per sia per una società di costruzioni che per una società commerciale che “vende” sport (tipo Virgin o Decatlon) che potrebbero acquisire facilmente un partenariato con una delle tante associazioni che si potrebbero “prestare” nell’affare.

La cosa di cui mi rammarico è che fino ad oggi non ho sentito (né i giornali si sono preoccupati di sentire) le associazioni presenti nella struttura né è stata data voce agli organi istituzionali del CONI e delle Federazioni interessate. Possibile che gli attori principali non abbiano fatto un comunicato stampa, possibile che su una decisione così importante proprio coloro che dovrebbero parlare non dicono nulla?

Io per come la vedo, credo che la Regione abbia commesso un errore poiché è intervenuta in una attività di gestione che non è propria dell’ente che, invece, si dovrebbe occupare di programmazione e sviluppo territoriale. Azioni che è sotto gli occhi di tutti la Regione svolge assolutamente in modo carente se guardiamo ai miliardi di euro europei che per negligenza ed incapacità non spende (vedi in tema di finanziamenti UE: Progetto Unesco ed incapacità binomio assoluto e perfetto (clikka)!

Orbene, sul Collana gravano anni di incuria e malagestio, sia perché manca un effettivo controllo, sia perché la manutenzione ordinaria non è stata mai eseguita dal Comune troppo impegnato ad occuparsi dello stadio San Paolo per andare incontro alle necessità del campionato e della Champions, mentre la manutenzione straordinaria sarebbe dovuta essere della Regione e, su questo versante, possiamo dire che nessun colpo è stato mai battuto né da caldoro né da schifone.

Non mi spiego però le dichiarazioni che ho letto di schifone secondo cui lo stadio Collana dovrebbe essere messo a bando in virtù della legge regionale sullo sport e che l’affidamento dovrebbe essere gioco forza a titolo oneroso. Ebbene, tali dichiarazioni fanno a pugni con la legge nazionale vigente sui contratti pubblici, secondo cui non occorre il bando quando un bene pubblico viene assegnato ad un altro ente pubblico cui ovviamente viene assegnata una delega di gestione, né pare che la Corte dei Conti abbia mai contestato il comodato gratuito al Comune di Napoli assolutamente in linea con i principi di buon andamento della P.A.

 Ad ogni buon conto la scelta poteva essere quella di rinnovare il comodato d’uso al Comune di Napoli, che si avvia a riservarsi la gestione diretta di pochi impianti ritenuti strategici, tra cui il Collana, inserito in un contesto urbano altamente popoloso, facendo però in modo di destinare all’impianto stesso una fetta dei finanziamenti che la Regione nega al Comune per la ristrutturazione degli impianti sportivi (finanziamenti regionali perduti (clikka) (clikka). In sostanza lo stratagemma della Regione è duplice, da un lato nega le risorse al Comune, dall’altro contestando la mancata manutenzione si intromette in una gestione che non le compete.

Ovviamente il tutto mi sembra una manovra dal sapore vagamente elettorale. Spero che non ci vadano di mezzo le tante associazioni ed i cittadini che usano il Collana.

Da Il Mattino di Napoli dell’11.08.2014 Valerio Esca

Braccio di ferro sul Collana, la Regione: basta uso gratuito

Braccio di ferro sul Collana, la Regione: basta uso gratuito.

Schifone, delegato di Caldoro: «Impensabile ritirare il bando». Il sindaco sollecita il governatore.

«La Regione Campania non ha alcuna intenzione di ritirare il bando sullo stadio Collana». Con queste parole Luciano Schifone, consigliere regionale delegato allo sport del presidente Stefano Caldoro, mette un punto fermo sulla querelle tra Comune di Napoli e Regione Campania. Nelle ultime settimane si è, infatti, accesa una dura polemica tra i due palazzi sulle modalità di assegnazione della gestione dell’impianto del Vomero. Da un lato il sindaco Luigi de Magistris, secondo il quale «il bando regionale per l’affidamento ai privati del Collana rientra in una logica di vecchia politica, senza per altro garantire il suo ammodernamento e contravvenendo anche all’impegno assunto dal presidente Caldoro». Dall’altro c’è la Regione Campania, che non intende fare passi indietro, come spiega appunto Schifone: «Mi sorprende l’approccio virulento del sindaco che si è svegliato dopo un lungo letargo e finalmente si è accorto che il Collana esiste». Dopo il j’accuse Schifone entra nel merito della vicenda: «Abbiamo avuto con l’ex assessore comunale allo Sport, Pina Tommasielli, un fitto dialogo per trovare una strada per il rilancio della struttura. Dal dopo Tommasielli, ovvero da quando le deleghe sono passate al sindaco, si è chiusa ogni forma di trasmissione. Basti pensare che siamo arrivati quasi a scadenza della convenzione e non abbiamo avuto nessuna indicazione dal Comune sulle prospettive che aveva rispetto all’impianto. Cosi abbiamo attuato una prima proroga da aprile a giugno per permettere alle società di concludere la stagione sportiva senza problemi, per poi passare ad una seconda che va in scadenza a dicembre». Poi Schifone rivela: «Ci tengo a ricordare che la legge promulgata dalla Regione, parlo della legge 18, fu varata in accordo con il Comune e concordata con la Tommasielli, dove l’articolo 20, obbliga tutti ad indire le gare per gli impianti sportivi. Inoltre la Regione ha un diktat della Corte dei conti che ci obbliga a mettere a reddito gli impianti. Per questo non possiamo più dare in comodato d’uso gratuito gli impianti». In pratica sul bando la Regione non fa sconti: «L’atto tanto discusso sottolinea ancora Schifone – nasce dall’idea di preservare le finalità e la missione pubblica degli impianti sportivi per garantirne la fruibilità. A tutela abbiamo inserito un requisito ben preciso, ovvero che per aggiudicarsi la gara la società sportiva dovrà risultare iscritta agli elenchi del Coni e lavorare da 10 anni nel mondo delle discipline sportive che si praticano al Collana. Tutto questo sgombra il campo da qualsiasi dubbio, al quale anche il presidente della V municipalità, Mario Coppeto si lascia andare. Evidentemente Coppeto, che definisce vergognoso il provvedimento, non ha idea di cosa parla e non credo abbia letto le carte. Di vergognoso ci sono solo le condizioni dello stadio». Secondo Schifone «anche il Comune sta facendo un bando simile, nel quale si affidano gli impianti alle società. Evidentemente al Comune da fastidio che le gare siano fatte dalla Regione e non da loro». Per quanto riguarda l’incontro previsto per domani, tra Caldoro e de Magistris, Schifone spiega che «si parlerà solo dell’arrivo del premier Renzi». Ma da San Giacomo controbattono: «Si parlerà dei vari temi, oltre che di Bagnoli, di Città metropolitana, della visita di Renzi, anche del Collana che per noi è una priorità e chiederemo al presidente Caldoro di ritirare del bando».

Continua il fallimento di Caldoro sui fondi europei

caldoroPiù passa il tempo più si avvicina la scadenza della Giunta Regionale più gli atti di Caldoro rappresentano una confessione della incapacità a fare l’unica cosa che una regione avrebbe dovuto fare: Programmazione e sviluppo mediante la spesa dei Fondi Europei!

Come già ho segnalato in qualche altro post, Caldoro in questi ultimi mesi è come se si fosse svegliato da un sonno, un sonno mortale non per lui ma per i cittadini campani ed ha preso a produrre atti con due obiettivi il primo quello di dimostrare di spendere oggi ciò che avrebbe dovuto spendere ieri, il secondo “sollecitare” il suo elettorato ed il mondo delle imprese attraverso la riproposizione di progetti da realizzare in quest’ultimo anno di mandato; come se ciò che si doveva fare in cinque anni lo si potesse fare in meno di 12 mesi! Qualche mese fa, infatti, ha adottato addirittura una delibera di accelerazione della spesa dei fondi europei su cui ho già scritto (clikka).

Oggi, invece, da quello che leggo da Repubblica Napoli (in calce l’articolo) mi sembra che caldoro da un lato fa outing, dimostrando di aver sbagliato a revocare le delibere adottate negli ultimi sei mesi del mandato della Giunta Bassolino, dall’altro fa peggio e per spendere i soldi dei progetti europei già assegnati, abolisce i vincoli e le verifiche, cosicché i soggetti beneficiari dei fondi europei non dovranno dimostrare di aver conseguito gli obiettivi che, invece, dovevano conseguire.

In sostanza Caldoro fa l’unica cosa che non avrebbe dovuto fare: Stende una mano alle imprese che in un certo qual modo sono venute meno al “patto”. Sarebbe stato meglio insistere con i controlli per non dare i soldi ai cd. furbetti dei fondi europei.

Sono, infatti, convinto che l’unica cosa seria che si debba fare con i fondi europei, ed in generale con la spesa pubblica, sia il controllo del raggiungimento degli obiettivi perché la nostra regione, ma anche il Comune, è piena di progetti e programmi finanziati con milioni di euro di fondi erogati solo per spenderli e basta, dove non c’è nessuno che controlla se sono stati spesi bene.

La prova è che parlando con un mio vecchio amico questi mi racconta un fatto che mi ha confermato i miei dubbi. Qualche tempo fa, infatti, la regione commissionò uno studio ad un gruppo di giovani professionisti (tra cui il mio amico) per verificare la ricaduta concreta dei finanziamenti europei, ebbene, il risultato fu duplice: 1) nel team fu arruolata una quota di amici degli amici pagati per non fare nulla; 2) quelli che lavorarono scoprirono che con la spesa di milioni di euro nessun posto di lavoro era stato creato. Nei corsi di formazione, infatti, c’erano più docenti che discenti. Chi non ricorda, infatti, i cd. progetto ISOLA o BROS, milioni di euro spesi solo per fare consenso elettorale. La cosa bella è che questo mio amico mi ha detto che lo studio fu archiviato e non diffuso ed a coloro che lo condussero fu fatta firmare una clausola di segretezza. NOn c’è che dire dei veri signori del bene e dell’interesse pubblico!

La riprova di ciò che dico è il caso delle guide turistiche di cui ho parlato in un altro post (clikka) e che è uno scandalo presente solo nella regione campania!

Proposta:

Caro Caldoro, non si affanni tanto a dimostrare ciò che ormai non può più dimostrare, la spesa dei fondi europei nella regione da Lei amministrata è al 33 % e questo è un dato che non può recuperare in pochi mesi. Se volesse veramente il bene della Regione non continui a proporre atti amministrativamente e politicamente indecenti, organizzi un buon team di dirigenti e funzionari della regione in grado di portare avanti i programmi ed i progetti europei. Non si può costruire un edificio senza le fondamenta! Se non ha le professionalità interne, allora, provveda a recuperarle all’esterno saranno soldi spesi bene!

Vedi anche:

Progetto UNESCO ed incapacità un binomio assoluto e perfetto (clikka)

il grande progetto unesco una corsa persa contro il tempo (clikka)

Da Repubblica Napoli del 10.08.2014

FONDI EUROPEI 2000-2006

Pagamenti alle imprese, caldoro cancella i vincoli

Caldoro segue le tracce della giunta Bassolino

ALESSIO GEMMA

NIENTE più “indicatori” da rispettare per meritare i fondi europei. Niente graduatorie da scalare. Il presidente della Regione Stefano Caldoro spiana alle imprese la strada per ottenere i contributi di almeno 8 anni fa: quelli programmati tra il 2000 e il 2006 dalla prima amministrazione di Antonio Bassolino.

UNA mossa per recuperare il ritardo nella spesa degli attuali finanziamenti 2007-2013 ed evitare di perdere risorse per il prossimo ciclo di investimenti 2014-2020.

E’ scritto in una norma, passata sotto silenzio, del maxi emendamento approvato con la legge finanziaria. Così recita l’articolo 11: “in considerazione della particolare gravità della crisi economica internazionale e nazionale, che ha colpito anche il sistema produttivo regionale campano, le imprese beneficiarie delle agevolazioni del Por Campania 2000-2006 non sono più tenute al rispetto degli obblighi derivanti dal calcolo degli indicatori utilizzati per la formazione delle graduatorie. Sono fatti salvi i provvedimenti amministrativi già adottati”. Cosa significa? Che per i progetti europei, dei quali sono stati impegnati i fondi di due consiliature fa, saltano le “regole” pattuite. Le imprese beneficiarie dei finanziamenti residui non dovranno più eguagliare quegli obiettivi stabiliti all’inizio della programmazione con la Regione, necessari per intascare i contributi. Numero di posti di lavoro generati, rapporto tra il totale di investimenti attivati e il totale della spesa pubblica: questi i principali “indicatori”. Vuol dire, ad esempio, che per vedersi assegnare i fondi, una particolare azienda doveva dimostrare che il progetto portato avanti era in grado di creare un certo numero di occupati. Non ce ne sarà più bisogno. Via libera, quindi, a 10 vecchi capitoli di spesa per ridare ossigeno all’economia campana in recessione come quella italiana. Rifiuti, turismo, beni culturali, innovazione tecnologica, artigianato: c’è di tutto nelle misure privilegiate da Caldoro. Ecco il dettaglio: sostegno alle imprese per la costruzione di impianti di compostaggio e di energie rinnovabili; contributi a piccole imprese che operano nella ristorazione, nella ricettività turistica, nei parchi; aiuti a “imprese commerciali inserite in contesti urbani da recuperare” e a “imprese di artigianato coinvolte in scambi con l’estero”.

Quello che può sembrare un assist da parte di Caldoro all’ex governatore Bassolino, si rivela in realtà una strategia per ridurre lo svantaggio della Campania sui fondi 2014-2020. Logico il ragionamento seguito ai piani alti di Palazzo Santa Lucia: se i finanziamenti europei 2007-2013 sono stati spesi solo per il 33 per cento, c’è il rischio di avere meno soldi sul programma 2014-2020, anche alla luce del fatto che la Regione ha riproposto all’Europa i “Grandi progetti” rimasti al palo negli ultimi 6 anni. Come porto di Napoli e Regi Lagni. Nel 2010 infatti la giunta Caldoro aveva “congelato” gli atti approvati dalla vecchia amministrazione per sottoporli a verifica e sbloccarli solo nell’ultimo anno. Ora la soluzione escogitata è di fare “sponda” con la programmazione precedente 2000-2006 per aumentare i fondi già spesi. E convincere anche il premier Renzi a non tagliare la quota di cofinanziamento da parte dello Stato sui progetti che partiranno dal 2014.

Progetto UNESCO ed incapacità binomio assoluto e perfetto!

regionecampaniaIl tema dei finanziamenti europei è un tema centrale del quale mi sto occupando cercando di segnalare tutti i giri inutili che hanno portato al serio e concreto rischio di perderne una buona fetta. Ho scritto infatti del grande progetto Unesco una corsa persa contro il tempo (clikka), per il quale contando le date mi sono reso conto che si è maturato un ritardo sin dal momento ideativo dell’investimento.

Oggi la lettura di un articolo di Repubblica Napoli, purtroppo mi da’ ragione, riportando una dichiarazione del commissario europeo Johannes Hahn che afferma “Non ci saranno proroghe, i fondi non spesi saranno persi”. Condanna al sistema politico/burocratico della Regione e del Comune che adesso sta cercando di recuperare sperando nella benevolenza e nella comprensione dell’Europa che stenda una mano alla povera classe dirigente Campana e Napoletana che non è stata capace di portare avanti un progetto che significa soldi, sviluppo e sicurezza per la città! Una classe politica che si dovrà presentare col cappello in mano a chiedere la carità per avere un altro po’ di tempo!

Secondo Voi cosa ci dovrebbe rispondere l’Europa se non dire: Siete stati incapaci di spendere e quello che avete in passato speso è stato speso male, non avete alcuna credibilità, i soldi ce li riprendiamo e li destiniamo a quei paesi che ne hanno bisogno. Ed oggi le regioni ad obiettivo convergenza, con l’ingresso dei paesi dell’EST europa, sono cresciuti! Ci sarà la fila per prendersi i soldi degli italiani che non sono tornati in Italia!

Le conseguenze quali saranno? Probabilmente il tema dei fondi UNESCO sarà addirittura tema di campagna elettorale del centro destra per le Regionali 2015, che sicuramente dirà che loro sono stati bravi a spendere, mentre il tempo li inchioda alle loro precise responsabilità!

I cittadini lo capiranno questo? I cittadini sapranno valutare questa classe dirigente che non è stata in grado di rispondere alle necessità del territorio? Nell’articolo che Vi incollo si parla di 30 milioni che sono andati a bando ed è probabile che i futuri candidati, si faranno merito di questo senza dire, però, che queste opere sono andate a bando nell’ultimo anno possibile e si dovranno eseguire e rendicontare entro il 31.12.2015 cosa che ritengo IMPOSSIBILE se vedo il tempo medio di realizzazione delle opere pubbliche!

Ebbene, a questi politici che si vanteranno di questa loro “genialata” dovremo essere in grado di rispondere per le rime e rintuzzarli, mese per mese, di ogni ritardo maturato! Accadrà mai una cosa del genere se non siamo stati informati su come veramente sono andate le cose?

Ovviamente per fare questo dovremmo avere una società civile che al momento del voto sia capace di non farsi “infinocchiare” dalle chiacchiere e di una borghesia che non sia connivente con i venditori di fumo e che collabori a dare le giuste informazioni ….  Via i mercati dal tempio!!!

Da Repubblica Napoli del 07.08.2014:

Centro storico e EAV, nuovi spiragli

Pubblicati in gazzetta europea tre bandi di gara da 30 milioni di euro per il Grande progetto Unesco e alla Camera il Governo si impegna a prorogare il blocco dei pignoramenti alle aziende di trasporto

OTTAVIO LUCARELLI

CORSA contro il tempo sull’asse Napoli-Pompei. Dai Decumani agli Scavi si accelera per non perdere i fondi europei da spendere entro il 31 dicembre 2015. Il monito di metà luglio per Pompei da parte del commissario europeo Johannes Hahn («Non ci saranno proroghe, i fondi non spesi saranno persi») ha dato una scossa anche sul versante di un altro grande progetto, quello per il Centro storico di Napoli che vale cento milioni di euro, poco meno dei 105 milioni per le Domus. Si prova ad accelerare e ieri sulla Gazzetta europea sono stati pubblicati i bandi per tre gare che valgono complessivamente trenta milioni di euro e riguardano la riqualificazione (strade, impianti fognari, arredo urbano) di gran parte dei Decumani e dei relativi assi trasversali del Centro storico.

Con la pubblicazione di questi tre bandi sono sedici le gare già partite, di cui undici per le realizzazioni e cinque per le progettazioni, per un valore di 72 milioni di euro pari al 72 per cento dell’intero pacchetto. Altre 13 gare del Grande progetto, per i rimanenti 28 milioni di euro, saranno bandite entro dicembre. Al momento sono state aggiudicati tre soli lotti di lavori: Insula Duomo, Cappella Pignatelli e Complesso dei Santi Severino e Sossio per complessivi 10 milioni di euro. Tutti gli altri lotti del Centro storico targato Unesco partiranno tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. Tutti fondi, in analogia con Pompei, da spendere entro la fine del prossimo anno A curare tutta l’operazione è l’assessore regionale Edoardo Cosenza con gli assessori comunali ai lavori pubblici Mario Calabrese e all’urbanistica Carmine Piscopo. «Il Grande progetto Unesco, approvato da Bruxelles il 25 settembre 2013 — ricordano i tre in una nota — vede il Comune di Napoli quale ente beneficiario e la soprintendenza come soggetto che ha progettato gran parte delle opere. La Regione è l’ente finanziatore poiché il 25 per cento dei fondi sono attinti dal bilancio regionale. Il progetto si avvale anche della consulenza scientifica dei Dipartimenti della scuola politecnica della Federico II».

La Regione prova ad accelerare la spesa dei fondi europei ma dal Pd continuano a piovere critiche. «Sui fondi europei — accusa Antonio Marciano del Pd — si omette un particolare: i programmi sono enormemente ridotti rispetto alla dotazione iniziale. Il fondo Fesr, ad esempio, è passato da sette a 4.57 miliardi e al 31 maggio la spesa certificata era di circa 1.52 miliardi. Il fondo Fse, invece, aveva una quota di 1.118 miliardi di euro, poi ridotta a 868 milioni con spesa certificata ferma a 470 milioni».

Ieri, intanto, il governo si è impegnato a concedere alla società regionale Eav, che comprende Circumvesuviana, Sepsa e Metrocampania nordest, una proroga al blocco delle azioni esecutive e dei pignoramenti. Una soluzione trovata su iniziativa del neo deputato Pd Anna Maria Carloni nel corso dell’esame in aula al decreto competitività. La proroga verrà inserita in un prossimo provvedimento e consentirà alla società di trasporto pubblico locale (la seconda in Italia per utenti e chilometri coperti, attualmente commissariata e sottoposta ad un piano di risanamento) di non soccombere sotto il peso di decreti ingiuntivi e pignoramenti. In questo modo Eav potrà arginare una situazione debitoria estremamente critica che sta causando disagi pesantissimi agli utenti.

Regione Campania: Si avvicinano le elezioni

caldoroIncollo tre articolo de Il Mattino di Napoli di oggi (30.08.2014) e di ieri che inchiodano il governatore della Regione Campania alle proprie responsabilità, poiché sono la dimostrazione che durante tutto il suo mandato non ha fatto altro che girarsi i pollici non facendo nulla per costringere dirigenti e funzionari a spendere, in modo serio e costruttivo i nostri soldi europei. Ieri leggo che sono addirittura a rischio i finanziamenti per il porto di napoli (che significa macato sviluppo e posti di lavoro), oggi leggo di una delibera con la quale, guarda caso solo ora, si sarebbero sbloccati 300 milioni di euro. Il governatore sostanzialmente in  meno di un anno vorrebbe spendere ciò che non è riuscito a spendere né a programmare in cinque anni.

La Regione Campania  muore di disoccupazione e Napoli è stretta nella morsa della decadenza, con palazzi che letteralmente crollano anche perché non si è riusciti a creare un circolo virtuoso mediante la spesa dei finanziamenti europei. Oggi addirittura leggo che il governatore si sarebbe ricordato della stazione di Montesantangelo, per intenderci quella dell’opera di Kapoor di cui ho già scritto addirittura nell’agosto del 2012 quando i giornali se ne occuparono facendo scoppiare il caso: gli sprechi della metropolitana (clikka)lo scandalo della metropolitana di Kapoor ed i giornali (clikka)le stazioni di montesantangelo di Kapoor (clikka).

Ora mi chiedo caldoro oltre a non leggere i giornali dai quali poteva accorgersi della questione già nel 2012, non parla neppure con i suoi dirigenti e funzionari che forse gli avrebbero potuto dire che il progetto di montesantangelo era bloccato. Guarda caso caldoro si accorge di questi progetti proprio in questo periodo di campagna elettorale per sollecitare i suoi elettori e dimostrare che sta facendo qualcosa. Peccato che proprio questi suoi colpi di coda dimostrano ancora di più la sua incapacità ed il grave ritardo.

vedi anche:

la città crolla e la regione restituisce i soldi (clikka)

la regione che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini (clikka)

Da Il MATTINO NAPOLI del 29-07-2014

Grande progetto al palo, assedio all`Authority

Le gare non decollano, frenata sul piano regolatore: a rischio anche i fondi 2014/2020.

Le infrastrutture, il caso Grande progetto al palo, assedio all’Authoriti. Le gare non decollano, frenata sul piano regolatore: a rischio anche i fondi 2014-202

Attuazione del Grande Progetto e revisione del Piano regolatore portuale. I due grandi eterni che riguardano il rilancio del porto di Napoli camminano a braccetto anche perché, se non si arriva all’approvazione definitiva del Piano regolatore, è a rischio anche la parte del Grande Progetto che è già stata appostata sull’Agenda UE 2014-2020. Tutti si sarebbero aspettati, però, uno sforzo energico per tentare di salvare i finanziamenti per 154 milioni già concessi dalla UE, invece, giorno dopo giorno emerge con sempre maggiore chiarezza che le spinte in atto mirano soprattutto alla modifica del Piano regolatore e in particolare al salvataggio della darsena petroli. Il Piano, infatti, ha nel tombamento della darsena petroli uno dei suoi punti qualificanti: l’intervento eliminerebbe un grande rischio, quello dell’alimentazione da mare dei depositi di prodotti petroliferi e di gas combustibile posizionati a due passi dalle abitazioni e dai terminal dove lavorano qualche centinaia di operai. E ieri la questione dello strumento di pianificazione portuale ha avuto anche una eco nella prima riunione del Comitato Portuale presieduto dal commissario Francesco Karrer. «Il Commissario ha aperto i lavori – spiega una nota – informando sulle attività sin qui svolte (riordino in materia di concessioni, lavori infrastrutturali in corso, piano regolatore dell’intera circoscrizione portuale, opere presenti nel Grande Progetto) e proponendo un calendario di sedute per sottolineare l’impegno. La riforma Avanza nel decreto «Sblocca Italia» il progetto di fusione delle Autorità ad affrontare le questioni principali per la ripresa dello scalo partenopeo: la revisione del nuovo piano regolatore (il Consiglio superiore dei lavori pubblici nel marzo 2013 ha rinviato all’AP il documento urbanistico) e l’attuazione del Grande Progetto; per passare quindi alla verifica delle concessioni e della riscossione dei canoni dovuti». Come se il tempo si fosse fermato al dicembre 2013, data in cui la magistratura ha estromesso dal porto il commissario Dassatti. Ma a ben vedere stanno venendo al pettine tutti i nodi che riguardano i ritardi accumulati dall’Autorità Portuale di Napoli. Il governatore Stefano Caldoro va all’attacco sul Grande Progetto del porto di Napoli e mette sotto accusa senza mezzi termini proprio l’Autorità Portuale. «Il porto di Napoli ha candidato ai finanziamenti del Grande Progetto – ha detto al “Mattino” – opere che erano state programmate e progettate ben prima del 2011, alcune delle quali definananziate per il mancato inizio dei lavori». Come dire: stiamo parlando di opere che potevano già essere state realizzate e che, invece, non si è riusciti a portare avanti. Incapacità? Litigiosità? Volontà di remare contro? In questi anni si è detto di tutto e siamo passati dalle accuse ai dirigenti lanciate dall’ex presidenti e commissario Luciano Dassatti alla «situazione complicata» del commissario Felice Angrisano, comandante generale della Capitanerie di porto, allo «spirito collaborativo: trovato dal commissario Karrer. Ma non si fanno passi in avanti. E non bisogna dimenticare che è dovuto intervenire anche il capo di gabinetto di Lupi Giacomo Aiello. Sarebbe successo tutto questo se l’Autorità Portuale avesse avuto una governance stabile? Se, invece di cinque commissari consecutivi ci fosse stato un presidente? Un uomo capace di cogliere subito i ritardi sul Grandi Progetto, un presidente che, dopo aver fatte approvare le linee di indirizzo al Comitato Portuale, avesse fatto scattare una difesa a spada tratta i punti fondamentali del piano regolatore portuale? Facile credere di no. Il fatto che Salerno, con una guida stabile da anni, sia in forte anticipo su Napoli sembrerebbe una risposta. D’altro canto i problemi legati ai continui commissariamenti per l’incapacità della politica di trovare soluzioni condivise si sta facendo carico

anche il governo. È in questa direzione, infatti, che il ministro Lupi ha inserito nel DL Sblocca Italia 1o schema di massima che prefigura una vera i propria rivoluzione delle Autorità Portuali 15 in tutto, e la possibilità di ulteriori fusioni e aggregazioni. Si parla di Autorità portuali e logistiche di rilevanza europea» e Napoli dovrebbe saldarsi con Salemo, così come lo stesso Lupi aveva già prefigurato all’atto della prima bozza di riforma.

Da Il Mattino di Napoli del 29.07.2014

«Opere bloccate dai veti incrociati ora è meglio ricollocare quei soldi»

Le reazioni. I sindacati: concentrarsi su settori che consentano di creare occupazione sicura. Ritardi e responsabilità. Il governatore Stefano Caldoro ha detto chiaro e tondo che se il Grande Progetto del porto di Napoli non produrrà gli effetti sperati, le colpe bisognerà cercarle altrove. Una diagnosi che non piace all’opposizione. Antonio Marciano, vice capogruppo del Pd in Consiglio regionale, non ci sta: «Ritorna – dice – il refrain tanto caro a Caldoro del “tutti responsabili, tranne me”. Lui che, tra l’altro, siede di diritto nel Comitato Portuale (anche se in 4 anni non ha mai preso parte ad alcuna seduta), e dunque avrebbe potuto trasferire eventuali preoccupazioni o doverose sollecitazioni in tempi, modi, sedi adeguate. Addebitare oggi le colpe dei problemi del Porto di Napoli all’Authority è testimonianza di pochezza politica e di assenza di rispetto istituzionale». E ancora. «Ricordare oggi che il Porto di Napoli e, in generale, il sistema della logistica sono i principali datori di lavoro della Campania suona quasi come una beffa, di fronte all’inerzia di questi quattro anni di governo Caldoro. Anni in cui il Porto ha perso competitività e attrattività, ha ridotto il proprio traffico crocieristico e quello relativo ai container, vede imprenditori che sono già andati via e altri che sono tentati dal seguire la stessa strada». Lina Lucci, segretario regionale della Cisl, vuole vederci chiaro. «Le parole rassicuranti pronunciate da Francesco Karrer sull’avvio delle gare del Grande Progetto porto di Napoli nel prossimo mese di settembre stridono fortemente con quanto da lui stesso rappresentato al tavolo istituzionale della Cabina di regia sulla portualità. Ci preoccupano ancora di più le affermazioni di Karrer sul Piano regolatore portuale sembrano a sostegno di quei concessionari dei depositi costieri che si oppongono, da anni, alla delocalizzazione degli ormeggi per i traffici petroliferi, pur sapendo che le loro attività sono al tempo stesso pericolose per il rischio da incidente rilevante e fortemente inquinanti in quanto generano condizioni ambientali altamente cancerogene. Su questo tema è assordante il silenzio del sindaco de Magistris che, più di tutti, dovrebbe spingere per velocizzare la delocalizzazione dei depositi di petroli e gas nell’area di Napoli Est». E non basta. «Caldoro fa bene a sottolineare – spiega Lucci – di aver invitato da tempo, anche su nostra richiesta, l’Autorità Portuale a preparare progetti e ad avviare le gare in attesa della formalizzazione dei finanziamenti. A lui abbiamo già chiesto – proprio in sede di cabina di regia – che alla luce dei ritardi accumulati dall’Autorità Portuale e sulla base di uno scarica barile a cui continuiamo ad assistere, di definanziare il progetto e spostare quelle risorse su segmenti produttivi di spesa certa, per creare nuovi posti di lavoro subito». Per Anna Rea, segretario regionale della Uil, è arrivato il momento di mettere da parte polemiche e accuse: «Rivolgo un invito a tutti – ha dette affinché si passi dalle parole spesso inutili ai fatti. Il commissario Karrer è intenzionato a fare di tutto per recuperare il tempo perso: benissimo cerchiamo di centrare questo che obiettivo. Gli errori sono stati fatti su tutti i versanti, o è necessaria una scossa e, responsabilmente, la dobbiamo dare tutti insieme. Questa situazione è anche figlia di veti incrociati dei partiti nel definire una governance stabile per il porto». Rea mette tutti sul banco degli imputati: «Più che piantare bandierine mi sembra sia giunto il momento di dare un segnale di concretezza. Le gare devono partire subito e tutti i soggetti istituzionali, i dipendenti e i dirigenti, devono fare uno sforzo comune: il porto di Napli non può perdere anche questa occasione».

Da Il Mattino di Napoli del 30.07.2014

Trecento milioni per le opere incompiute, ripartono i lavori per la stazione di Monte Sant’Angelo.

Sblocca Campania: ecco i fondi = Turismo, passa la legge: nasce l’Agenzia regionale

La Regione vara la legge sul turismo: chiudono Ept e Agenzie di soggiorno. II sì in Consiglio dopo 31 anni: cancellati gli Ept. Gli operatori: da qui inizia la ripresa.

Trecento milioni per le opere incompiute, ripartono i lavori per la stazione di Monte Sant’Angel Sblocca-Campama: ecco i fondi. La Regione vara la legge sul turismo: chiudono Ept e Agenzie di soggiorno. Arriva lo «Sblocca Campania». Quasi trecento milioni stanziati per completare quattro opere incompiute. A partire dalla Metropolitana di Monte Sant’Angelo, fermata Università. Lì dove il treno è un desiderio che non passa: cantieri fantasma da tanti, troppi anni. La svolta a sorpresa è annunciata dal governatore Stefano Caldoro, nel giorno in cui inizia la maratona in Consiglio per l’approvazione del collegato di bilancio e viene licenziata la legge sul turismo, 31 anni per definire i 31 articoli che regoleranno «l’industria» più importante della regione. In concreto, gli Ept e le Aziende autonome di cura e soggiorno, già in fase di scioglimento, vengono definitivamente cancellati entro 180 giorni, e il personale trasferito in Regione. Nasce l’Agenzia regionale per la promozione del turismo e dei beni culturali, decisiva per sostenere una programmazione strutturata, con scadenze definite e prefissate. Novità anche per il turismo rurale e altre iniziative di sviluppo. > Il Consiglio regionale ha approvato con 32 voti favorevoli il testo che disciplina il settore. «Bene, un altro passo avanti» scrive su Twitter, in tempo reale dall’aula, il governatore Stefano Caldoro. «Una svolta senza precedenti: lo strumento giusto per promuovere sviluppo economico» sottolinea l’assessore Pasquale Sommese. E il presidente dell’Ente bilaterale del turismo, Costanze laccarino, anche presidente di Federalberghi: «Da qui inizia la ripresa. È un momento che aspettavamo tutti da tempo, un plauso a tutti quelli che ci hanno creduto fino alla fine». «Si metta mano adesso al riordino legislativo dei diversi settori, dalle agenzie di viaggio fino alla classificazione alberghiera» sollecita il presidente di Unioncamere, Maurizio Maddaloni. La legge riorganizza il sistema turistico e ne disciplina la governance. Definisce con nettezza ruoli, competenze e funzioni. Promuove più collaborazione tra pubblico e privato, attraverso i Poli turistici locali. In concreto, gli Enti provinciali per il turismo e le Aziende autonome di cura e soggiorno, già in fase di scioglimento, vengono definitivamente cancellati entro 180 giorni, e il personale viene trasferito in Regione. Nasce l’Agenzia regionale per la promozione del turismo e dei beni culturali (composta da un consiglio di indirizzo, un direttore generale e un collegio di revisori dei conti). «L’Agenzia regionale farà da collettore di sinergie, orientata da una visione strategica più ampia» sottolinea Luigi Cobellis, capogruppo Udc. Alla Regione è affidato il ruolo di programmazione e indirizzo (attraverso l’adozione di un piano triennale per il turismo e un programma annuale), ma anche il compito di regolamentazione e vigilanza sugli standard di qualità. Rilevanti le competenze sono, infatti, attribuite ai Comuni, che devono attivare i cosiddetti Siat, acronimo che sta per Servizi di informazione e accoglienza turistica. Coordinamento anche attraverso un Tavolo istituzionale delle politiche turistiche, presieduto dal governatore o da un suo delegato. Valorizzato il ruolo delle Pro loco, costituendo un albo regionale sotto l’egida dell’Unione nazionale Pro Loco d’Italia. «Tra le novità c’è il riconoscimento del “Turismo rurale” che ingloba l’agriturismo, il turismo verde, equestre e altro» argomenta il presidente del Consiglio, Pietro Foglia, promotore degli emendamenti nella precedente veste di presidente di commissione. Ancora: introdotta per legge la Carta dei diritti del turista, con informazioni obbligatorie sulle tutele. «Mettere ordine detta le basi per la ripresa dell’occupazione» sottolinea la consigliera di Fi Mafalda Amente, «II turismo in Campania è come il petrolio. Ora lavoreremo in giunta affinchè si raggiungano al più presto gli indirizzi delle linee programmatiche» annuncia l’assessore Bianca D’Angelo. Laborioso risultato delle proposte di Schifone-Lonardo, Nappi-Aveta e D’Angelo-Mucciolo con il disegno di legge a firma dell’ex assessore Giuseppe De Mita, oggi parlamentare che avvisa: «Una legge non risolve i problemi, definisce le condizioni per risolverli». L’opposizione fa notare: «E passata la nostra idea di governance per il turismo, condivisa anche dalle associazioni di rappresentanza del settore e dal sistema camerale» dice il vicecapogruppo pd, Antonio Marciano. La prova di forza vera oggi sul collegato alla finanziaria. Modifiche annunciate sull’eleggibilità dei sindaci e le dimissioni probabilmente necessarie solo al momento della candidatura e nei comuni con più di 15mila abitanti anziché 5mila. «È stato fatto un grande lavoro» afferma il capogruppo di Fi, Gennaro Nocera. Sul piede di guerra invece i gruppi di opposizione con Lello Topo, Anita Sala e Corrado Gabriele che a Caldoro chiedono di non ricorrere alla fiducia su un maxiemendamento.

La Regione Campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini – Il caso delle Guide Turistiche

guidaturisticaSi avvicinano le Elezioni regionali in Campania e tutti noi dovremmo iniziare a capire e sapere cosa chiedere ad un candidato Governatore e ad un candidato Consigliere. La risposta in sintesi dovrebbe essere semplice: 1) Onestà che dovrebbe essere non un requisito ma un elemento diciamo naturale di ogni persona che si candida a rappresentare il popolo, ma che, purtroppo, proprio i Consiglieri regionali della Campania ci hanno insegnato essere una dote rara, perché il consiglio regionale  al 99 % dei suoi componenti (maggioranza ed opposizione) è indagato con l’accusa di aver rubato soldi pubblici (vedi: la grande bellezza dei consiglieri regionali(clikka); 2) Competenza. Questa dote è più difficile da indagare ma possiamo dire che nella stragrande maggioranza manca visti i risultati.

Dovrebbe, allora, sorgere spontanea la domanda: Come hanno fatto i consiglieri eletti a racimolare oltre 10 mila preferenze? Il popolo è così “bue” da non capire che a candidarsi spesso sono delle “capre”? La risposta è sempre la stessa: Mancano i Partiti in grado di selezionare la classe dirigente!

La Regione deve avere funzioni di programmazione e legislative ed, invece, in Campania assistiamo a tagli lineari che hanno ridotto la sanità, i trasporti e le politiche sociali in uno stato pietoso, con un governatore che è abile a non fare nulla aggirando i problemi anziché affrontarli. E’ esemplificativo, infatti, l’atteggiamento di caldoro sul teatro san carlo (clikka) allorquando preferì sfilarsi per non assumersi responsabilità.

Fatta questa premessa vengo al punto che ha ispirato questo post: Oggi leggo su Repubblica ed. Nazionale (incollo in calce l’articolo) che in Italia ci sono stati 500 mila corsi di formazione che non hanno creato neppure un posto di lavoro se paragonati ai risultati di Francia e Germania! Come è possibile?

Io la spiegazione me la sono data perché ho avuto modo di affrontare il nodo dei corsi di formazione per Guide Turistiche Archeologiche che per me rappresenta l’archetipo di ciò che accade in Regione Campania, senza che ciò susciti il benché minimo moto di indignazione o imbarazzo né per i governatori né per i consiglieri che si sono succeduti!

Il caso concreto mi dimostra che in regione Campania fanno corsi di formazione che hanno avuto (e probabilmente hanno ancora) come unico scopo quello di dare soldi ad amici e parenti che vanno ad insegnare creando spesso anche false aspettative (vedi il caso del progetto BROS) mentre, laddove, il lavoro c’è ed occorre solo prenderselo, senza chiedere nulla a nessuno, la regione resta imbrigliata nel potere delle lobby come nel caso delle guide turistiche.

Ho, infatti, affrontato il caso di un giovane che avendo fatto un corso di formazione regionale di guida turistica archeologica ed avendo conseguito l’attestato di formazione della stessa regione Campania e l’iscrizione nel relativo registro di collocamento, si è visto paradossalmente negare dalla stessa regione l’accesso alla professione perché le guide turistiche già “patentate” non gradiscono l’accesso di altri lavoratori ed i pochi bandi che la regione fa, probabilmente, vengono usati come merce di scambio elettorale. Non mi meraviglierei, infatti, se la regione campania in scadenza emettesse ora un nuovo bando!

Accade, quindi, che un giovane che ha conseguito l’attestato regionale costato soldi pubblici, mentre in Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna può esercitare la professione di guida turistica, mettendo a frutto il corso di formazione seguito, in Campania, invece, l’amministrazione impedisce proprio a coloro che essa stessa ha formato e qualificato di mettere a frutto lavorativamente ciò che hanno imparato!

Una scandalo che non suscita alcuna reazione dei giornali che, invece, dovrebbero mettere alla berlina tutti i giorni il presidente caldoro ed i consiglieri regionali che così facendo stanno rubando il furto dei nostri figli e della nostra regione, oltre ad aver rubato i soldi di un corso di formazione che non è servito a nulla! Lo faranno? Io spero che questo post arrivi lontano e faccia per lo meno vergognare questa classe dirigente regionale che merita solo di scomparire dalla faccia della terra e che i cittadini abbiano modo di capire che quando il voto viene dato in cambio di qualcosa occorre sapere che si sta rubando qualcosa di valore di gran lunga superiore a ciò che hanno ricevuto!

Di seguito uno stralcio dell’atto giudiziario che ho redatto nel caso di cui mi sono occupato e che è ovviamente ancora pendente dall’anno 2007 (possibile che la politica sia sempre in ritardo?) ed a seguire l’articolo oggi apparso su La Repubblica ed. Nazionale che mi fa vergognare di essere cittadino italiano ed in particolare campano. Buon rosicamento di fegato:

“Si ritiene utile, sottolineare i tratti salienti del presente singolare giudizio a mezzo del quale l’istante non ha fatto altro che chiedere la tutela del suo costituzionale diritto al lavoro per svolgere l’attività di guida turistica, essendo in possesso dei requisiti professionali certificati proprio dalla Regione Campania, con un esame conclusivo di un corso di qualificazione professionale indetto dal medesimo ente convenuto! Orbene, per comprendere quale deve essere il canone ermeneutico da seguire nella interpretazione della vigente normativa è il caso di premettere, inoltre, che l’istante, con il presente giudizio, non vuole altro che poter svolgere un lavoro autonomo (realizzarsi, quindi, senza chiedere niente a nessuno e pagare le tasse come tutti i cittadini) per il quale la stessa Regione Campania, in seguito ad un corso di formazione indetto in applicazione della legge regionale n. 40 del 30.07.1977 ha riconosciuto in pieno al Sig….. i requisiti di qualificazione professionale necessari allo svolgimento della professione di guida turistica. In sostanza l’atteggiamento ostruzionistico, tipico, come si vedrà, della sola Regione Campania, di non voler riconoscere l’iscrizione dell’istante all’albo delle guide turistiche, negandogli di fatto il suo diritto al lavoro, si può giustificare solo con la ferma intenzione dei politici e burocrati della Regione stessa di mantenere il monopolio sulla professione di guida turistica utilizzando il meccanismo della iscrizione nell’albo come “scambio”, mentre il corso di formazione professionale, indetto ed organizzato dalla Regione Campania e seguito con profitto dall’istante, visto che non è stato riconosciuto idoneo, dalla stessa regione Campania, per l’esercizio dell’attività di guida turistica, dovremmo ritenerlo essere stato idoneo solo ed esclusivamente a remunerare i docenti (sic!). Appare, inoltre, moralmente riprovevole, specialmente nel periodo di crisi che stiamo vivendo, impedire ad un giovane l’accesso al lavoro per ragioni assolutamente incomprensibili se si pensa che a chiedere di poter svolgere l’attività di guida turistica non è un quivis de populo ma una persona che ha svolto una attività di studio precipua e specialistica con docenti scelti dalla stessa Regione Campania con esame e valutazione finale uguale a quella prevista dalla legge regionale n. 11/1986.

Questi i termini, sia pur polemici, della questione che dimostrano che, come al solito, al cittadino non resta che il ricorso al Giudice, come ultima spiaggia, per poter sperare di porre termine alle ingiustizie perpetrate dalla “burocrazia e dalla politica”. Infine, è facile intuire che la prova di dette affermazioni ci è stata data dal comprensibile e non celato imbarazzo degli impiegati e dei funzionari della Regione ai quali sono state chieste spiegazioni circa il significato da attribuire all’attestato di qualificazione professionale rilasciato dalla medesima Regione se non considerato utile a svolgere la professione di guida turistica !

Nel caso di specie l’istate con raccomandata a mano del 3.05.2007 comunicava alla Regione Campania: i) di essere in possesso dell’Attestato di Qualifica Professionale di Guida Turistica Archeologica, rilasciato dalla stessa Regione Campania, in data 22/03/2000 e conseguito in seguito ad un corso di formazione con esame finale; ii) che detto titolo è idoneo, ai sensi del decreto legge 31 gennaio 2007 n.7, così come modificato ed integrato dalla successiva legge di conversione n. 40 del 02.04.2007, all’esercizio della professione di guida turistica; iii) di essere iscritto nelle liste di collocamento presso il Comune di Pompei dall’anno 2000, con qualifica di guida turistica archeologica; iv) che il diritto al lavoro è costituzionalmente garantito; v) che la Regione Campania nonostante siano scaduti i termini previsti dall’art. 10 comma 7, del decreto legge 31 gennaio 2007, n.7, non ha adottato alcun provvedimento normativo e/o regolamentare; vi) che le norme ed i principi dettati dal decreto legge 31 gennaio 2007, n.7, sono self-executive e non possono soffrire di alcuna deroga da parte della normativa regionale; vii) che pertanto avrebbe iniziato l’attività di guida turistica archeologica sul territorio regionale.

2.- Con raccomandata a mano del 3.05.2007 l’istante chiedeva alla Soprintendenza Archeologica di Pompei il libero e gratuito accesso ai siti archeologici al fine di poter liberamente svolgere l’attività professionale di guida turistica.

3.- Con nota del 05.06.2007 la Soprintendenza di Pompei rispondeva al ricorrente che l’ingresso gratuito ai monumenti ai sensi dell’art. 4 del D.M. 11.12.1997, n. 507, è consentito “alle guide turistiche nell’esercizio della propria attività professionale, mediante esibizione di valida licenza delle competenti autorità. In conseguenza di quanto precede, ai fini della concessione della gratuità alle guide turistiche, gli adempimenti di questa Soprintendenza sono limitati alla semplice verifica, attraverso il proprio concessionario dei servizi di biglietteria, del possesso della licenza in argomento (il cosiddetto patentino) rilasciato dalla Regione Campania, oltre all’accertamento che il titolare della licenza ottenga l’ingresso gratuito soltanto per l’espletamento della propria attività professionale”.

4.- Con nota del 06.06.2007 la Regione Campania in risposta alla comunicazione di inizio attività del 03.05.2007 affermava che l’art. 10, comma 4, del Decreto Legge 31.01.2007, n. 7 (noto come Decreto Bersani sulle liberalizzazioni), nel testo coordinato con la legge di conversione 02.04.2007, n. 40, non avendo innovato la disciplina previgente, contenuta nella legge della Regione Campania, del 16.03.1986, n. 11, rendeva “priva di rilevanza giuridica” la comunicazione di inizio attività fatta dal ricorrente con la sua nota del 03.05.2007 e che in ogni caso non erano decorsi i termini di adeguamento normativo assegnati dal decreto Bersani (?).

5.- Con raccomandata del 26.06.2007 l’istante, impugnando la nota del 06.06.2007 della Regione, chiedeva l’iscrizione all’albo delle Guide Turistiche ex art. 3 legge regionale n. 11/1986, sia in virtù del mutato quadro normativo statale, sia alla luce della chiara e prevalente normativa comunitaria. In risposta alla citata lettera del 26.06.2007 la Regione Campania con nota del 14.08.2007 contestava quanto assunto dall’istante affermando che la sopravvenuta normativa statale non aveva mutato il quadro normativo regionale in virtù del quale, per l’esercizio della professione di guida turistica rimaneva necessario superare l’esame, previsto dall’art. 3 della legge n. 11/1986, volto ad accertare il requisito della capacità professionale, senza però considerare che l’istante era già stato qualificato proprio in seguito ad un corso di formazione professionale regionale istituito in virtù della Legge Regionale n. 40 del 30/07/1977 ed in seguito ad apposito esame attestante il raggiungimento della professionalità richiesta per l’esercizio dell’attività di guida turistica.

Allo stato sia la Soprintendenza, che le forze di polizia addette al controllo ai siti di Pompei ove il ricorrente intende svolgere prevalentemente l’attività lavorativa, impediscono di fatto allo stesso, lo svolgimento dell’attività di guida turistica, in quanto, privo di tesserino e non inserito nell’albo previsto dalla legge n. 11/86 e di cui all’elenco riportato nel BURC n. 36 del 07.08.2006.

Occorre, inoltre, aggiungere che la posizione della Regione Campania è vieppiù incomprensibile se raffrontata alle legislazioni di altre Regioni, probabilmente più europee, nelle quali già da tempo, per l’esercizio della professione di guida turistica, è sufficiente il possesso di un attestato di qualificazione professionale come quello in possesso del ricorrente. Difatti, ciò è previsto dalle leggi regionali del Piemonte n. 33/2001 (doc. 10), della Toscana n. 42/2000 (doc. 11) e della Emilia Romagna n. 15/2000 (doc. 12)”.

Da Repubblica ed. Nazionale di oggi (07.07.2014)

Lo scandalo dei fondi europei 500 mila progetti di formazione non sono serviti a creare lavoro.

L’Italia ha speso 7 miliardi e mezzo in ocrsi di cui non si conoscono né i costi né i benefici. Inclusione sociale, solo 233 nuovi impieghi contro i 30-50 mila di Germania e Francia

Di VALENTINA CONTE

ROMA .

Una montagna di miliardi, sfuggita di mano. Ogni anno l’Italia spende cifre impressionanti in progetti finanziati con fondi strutturali europei, eppure nessuno è in grado di valutarne gli effetti. Se ad esempio favoriscono davvero l’inclusione sociale, se creano nuova occupazione e se questa è strutturale e come viene retribuita. Anzi, va persino peggio. Non solo non conosciamo l’efficacia della spesa, ma ogni euro di fondi ricevuti ce ne costa due in tasse: uno da versare all’Europa come membri dell’Unione e un altro come cofinanziamento, obbligatorio per utilizzare quei fondi. Eppure, nonostante il clamoroso black-out informativo, in cinque anni sono stati messi in campo ben 504 mila progetti di formazione, per una spesa di quasi 7 miliardi e mezzo. Con quali benefici? La risposta dello studio curato dagli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi e pubblicato sul sito lavoce. info è una sola: i benefici sono ignoti.

«Nessuno riesce a districarsi tra piani europei, nazionali e regionali », osserva Perotti, docente alla Bocconi e in passato consigliere economico di Renzi. «Centinaia di documenti stilati per fissare obiettivi che nessuno rispetta. E i soldi diventano una mangiatoia pazzesca per sindacati, assessorati regionali e provinciali ». La soluzione per Perotti è una sola: «Non diamo più soldi a Bruxelles, così non rischiamo di vederli finire nelle mani dei maestri dello spreco, in un sottobosco politico parassitario ». La tesi è ardita, ma suffragata dai numeri dello studio dal titolo “Il disastro dei fondi strutturali europei”.

Nel 2012 l’Italia ha versato 16,5 miliardi come contributi alla Ue e ne ha ricevuti in cambio solo 11, di cui 2,9 di fondi strutturali, tra Fse (per formazione, sussidi al lavoro, inclusione sociale) e Fesr (sussidi alle imprese e infrastrutture). Questi fondi per essere spesi devono essere “doppiati” tramite il cofinanziamento, dunque denari italiani. «Ottima idea, per coinvolgere il beneficiario. Ma se prendiamo il solo Fse, appena il 4% del finanziamento totale viene dalle Regioni (quasi niente dalle Province), il resto è finanziato in parti uguali da Stato italiano e Ue». I soldi di questo fondo dunque «sono completamente gratuiti per i soggetti che poi attuano il progetto, cioè Regioni e Province». Di qui la prima stortura. «Lo scopo del cofinanziamento è completamente negato ». Lo studio passa poi ad esaminare la spesa per i progetti di formazione, che rappresentano la quasi totalità dei progetti dell’Fse (504 mila su 668 mila). Nel periodo 2007-2012 (dati Open-Coesione) ben 7,4 miliardi su 13,5 sono stati impiegati qui. La valutazione di questi corsi è «un’industria che non conosce crisi» e tiene in vita «decine di centri di ricerca» che hanno prodotto tra 2007 e 2011 ben 280 documenti di valutazione, per la stragrande maggioranza «inutili, un sottobosco nel sottobosco ». Poiché nessuno è davvero in grado di raccontare l’efficacia dei corsi. Le variabili di solito citate sono la percentuale di soldi spesi e il tasso di occupazione. Ma la prima non è per forza indice di successo: si possono spendere molti soldi in progetti inutili o dannosi. E la seconda spesso è effetto della congiuntura, se non si riesce a misurare i posti di lavoro che davvero i corsi di formazione e gli stage favoriscono.

Il confronto europeo è poi agghiacciante. Se l’Italia tra 2007 e 2013 ha offerto corsi a 21 mila persone, la Francia aveva 254 mila iscritti e la Germania 208 mila (dati del network di esperti sulla spesa dell’Fse per l’inclusione sociale). Ebbene, tra quelli che hanno completato le attività (appena 233 italiani, contro 50 mila francesi e 32 mila tedeschi), solo il 14% risultava poi occupato in Italia, contro l’85% della Francia e il 35% della Germania. Ma, aggiunge lo studio, «è possibile che i partecipanti italiani abbiano ricevuto servizi non finalizzati a trovare un posto di lavoro». Ma allora a che cosa servono questi corsi?

La Commissione europea, lo scorso marzo, sosteneva che grazie ai fondi Ue in Italia sono stati creati tra 2007 e 2013 più di 47 mila posti, 3.700 nuove imprese, banda larga estesa a più di 940 mila persone, sostegno per 26 mila pmi, 1.500 chilometri di ferrovie e progetti di depurazione delle acque. La Corte dei Conti però, in febbraio, diceva che dal 2003 ad oggi gli “eurofurti” (frodi, imprenditori fasulli, finti progetti, costi gonfiati, incarichi irregolari) hanno raggiunto la cifra record di un miliardo e 200 milioni. Solo nel 2012 ne sono stati scovati 344 milioni (al top la Sicilia con 148 milioni finiti nelle tasche sbagliate, vedi il caso del deputato pd Genovese che secondo le accuse in cinque anni avrebbe lucrato ben 6 milioni di euro di fondi europei destinati proprio alla formazione professionale). Nel 2013 poi la Guardia di Finanza ne ha recuperati altri 228 di milioni. Arrivati come fondi strutturali, poi finiti nelle tasche del malaffare. E certo non usati per creare posti o crescita.

 

La Regione Campania caccia il Comune dallo Stadio Collana

collanaSembra quasi una nemesi, la Regione fa con il Comune ciò che il Comune fa con il Calcio Napoli! Mi chiedo, allora, cosa c’entri questo con lo sport e le tante associazioni sportive che usano l’impianto vomerese!

Del Collana me ne sono occupato quando ero presidente della Commissione Sport ed impianti sportivi ed il 6 ottobre 2012 scrivevo quale sarà il destino dello Stadio Collana (clikka) redigendo anche una relazione (clikka) all’esito di un sopralluogo! Anche questa volta sono stato preveggente!

Ciò che, però, mi preoccupa non poco è che la Regione vorrebbe, essa stessa, dare in concessione l’impianto assumendo funzioni di gestione che sono proprie del Comune per scavalcarlo, guarda caso, in prossimità della scadenza del mandato dell’amministrazione regionale.

Ovviamente a pensare male non si sbaglia e non posso non pensare che tale atteggiamento sia fondato su ragioni elettoralistiche. Come ulteriore riflessione poi Vi chiedo: affidereste Voi la gestione dello stadio collana ad un consiglio regionale indagato al 99% dei consiglieri accusati di essersi appropriati di soldi pubblici? (Vedi: la grande bellezza dei consiglieri regionali(clikka); scandalo regione campania il danaro dei consiglieri (clikka).

Nell’articolo di Repubblica di oggi che Vi incollo in calce, infatti, il consigliere regionale con delega allo sport, Schifone, dichiara che la convenzione è scaduta il 30 giugno scorso (come quella dello stadio san paolo) e quindi ora il Comune di Napoli è fuori poiché non si può stipulare un nuovo contratto di comodato.

Ebbene, credo che il consigliere Schifone dovrebbe approfondire, perché nulla impedisce di rinnovare una convenzione seppure scaduta all’amministrazione Comunale ed, inoltre, non si è mai ben capito come mai la proprietà del Collana sia intestata alla Regione stessa e non al Comune. Se poi devo pensare come la Regione potrebbe gestire il Collana allora Vi invito a leggere il post che scrissi qualche tempo fa sui regali della regione campania (clikka). Se poi debbo pensare come la Regione gestisce il Collana allora vi invito ad andare al Circolo del Tennis del collana dal quale la regione stessa incassa circa 10.000,00 €. all’anno meno dell’affitto di una casa in pieno centro del Vomero!

E’ da tempo che vado dicendo che lo stadio Collana è una miniera d’oro per lo sport e per quello che potrebbe produrre, pertanto, è il caso che oggi il mondo dello sport alzi la guardia perché gli speculatori potrebbero già essere in fila davanti alla porta della Regione Campania a scapito delle tante associazioni che da anni fanno fare sport a migliaia di cittadini Napoletani.

L’impianto, infatti, ospita circa 4.000 sportivi al giorno tanto che un funzionario ieri mi ha detto: “Consigliere sono anni che mi faccio il fegato amaro, il comune potrebbe semplicemente mettere un tornello all’ingresso e consentire a tutti i cittadini di entrarvi mediante il pagamento di 1 solo €., il conto a spanne è presto fatto: 4.000,00 €. al giorno che per soli 200 giorni all’anno fanno 800.000,00 €. quasi il doppio di quanto incassi oggi. Stesso discorso per il San Paolo che per la sola atletica registra circa 1.500 presenze al giorno.

E’ chiaro che occorre andare verso un nuovo modello di gestione che redistribuisca diversamente oneri ed onori, io in tre anni di esperienza mi sono già fatto una idea ascoltando tante associazioni sportive, federazioni, funzionari e dirigenti federali e comunali possibile che non si riesca a programmare mai nulla e tutto ci debba capitare come la cosiddetta tegola sulla tesa.

Da Repubblica Napoli di oggi (04.07.2014)

Gestione Stadio Collana, la Regione mette alla porta il Comune

Schifone: “Il sindaco non si è fatto sentire da un anno. Nessuna proroga, bando pubblico per l’affidamento”

SCADE l’intesa tra Comune e Regione sullo stadio Collana: Palazzo San Giacomo gestiva l’impianto di proprietà di via Santa Lucia. Dal 30 giugno la giunta de Magistris dice addio alla struttura del Vomero. Niente rinnovo. Ora la Regione prepara un bando pubblico ed esclude il Comune. È scontro. Attacca il consigliere Luciano Schifone delegato allo sport dal presidente Stefano Caldoro: «Da un anno il sindaco si occupa delle attività sportive ma non si è fatto mai sentire. Una proroga? Era possibile magari prima della scadenza. Adesso è complicato. Il Comune si è messo in un bel guaio». Sono circa 4 mila la presenze al giorno nell’impianto, 40 le società sportive che utilizzano palestre e campi da gioco, una ventina le disciplina praticate: dal calcio al pattinaggio fino alle arti marziali. Il Comune incassa ogni anno circa 500 mila euro, in cambio garantisce manutenzione e spese di utenza.

IL CASO

OTTANTA anni di storia dello sport in città. Dalle prodezze di Jeppson negli anni ’50 alle recenti fortune della Carpisa, la squadra di calcio femminile. Il Comune è fuori dallo stadio Collana. Dal 30 giugno è scaduto l’accordo con la Regione, proprietaria della struttura, che consentiva a Palazzo San Giacomo di gestire il secondo grande impianto in città dopo il “San Paolo”. Niente rinnovo.

Da via Santa Lucia sbattono la porta in faccia alla giunta di Luigi de Magistris: «Da un anno il sindaco ha la delega allo sport ma non si è fatto sentire – attacca Luciano Schifone, consigliere delegato allo sport dal presidente della Regione Stefano Caldoro – Mi dispiace, ma a piazza Municipio si sono cacciati in un bel guaio». Una media di 4 mila presenze al giorno nello stadio polivalente del Vomero: circa 40 le società sportive che usufruiscono del Collana.

Perché l’impianto non è solo il calcio. Ma abbraccia una ventina di discipline: dall’atletica al pattinaggio, passando per le arti marziali. Nelle casse del Comune finora so- no entrati ogni anno circa 500 mila euro come contributi per l’utilizzo di palestre e campi da gioco. L’intesa con la Regione era di un comodato d’uso gratuito: il gestore (Comune) non pagava il proprietario (Regione), ma in cambio si accollava tutti gli oneri accessori. Dalla manutenzione alle utenze.

L’ultimo contratto durava 6 anni, terminava ad aprile scorso e da Palazzo Santa Lucia hanno prolungato fino a fine giugno per consentire la chiusura della stagione sportiva. Poi il filo tra Regione e Comune si è interrotto. «Con l’ex assessore Tommasielli – racconta Schifone – c’era un dialogo ed erano state avanzate proposte per una gestione pluriennale da parte del Comune. Non se ne è fatto più nulla. In Regione ora stiamo predisponendo gli atti per un avviso pubblico. La legge regionale attribuisce una priorità nella gestione di impianti sportivi a Coni, federazioni e società. Insomma, ad enti che fanno attività sportiva. Il Comune non rientra in questo ambito».

Una proroga? «Adesso è complicato – continua Schifone – bisognava pensarci prima della scadenza. E comunque sarebbe transitoria. Abbiamo l’obbligo della gara, altrimenti come si motiva con la Corte dei conti un affidamento diretto e gratuito? ». I magistrati contabili già hanno acceso i riflettori sul Collana, inchiesta aperta per “illecita gestione contabile” e “conduzione familiare” del personale. «Regione e Comune si siedano al più presto intorno ad un tavolo – dichiara Corrado Grasso, presidente Fidal Napoli (Federazione atletica leggera) – La struttura senza manutenzione peggiora a danno dell’utenza». Spiega l’expresidentedellacommissionesport Gennaro Esposito: «La palestra di basket dopo il crollo del tetto è adibita a campo di calcetto: non ho mai trovato gli atti amministrativi che giustificassero il cambio di destinazione». Nella leggenda sono scritte le giocate di Jeppson e Vinicio nei 15 anni in cui il Collana era la casa del Napoli di Achille Lauro. Fino a che non divenne troppo stretto per contenerne il tifo: proverbiali le immagini del 20 aprile 1958, Napoli- Juventus (4-3 il risultato finale), con il pubblico schierato a pochi centimetri dalle linee di gioco. «È uno stadio strategico per lo sport cittadino – conclude il consigliere Esposito – Il Comune non può perderlo. Non vorrei che fossimo di fronte ad una intromissione della Regione a pochi mesi dalle prossime elezioni regionali. Un’operazione elettoralistica».

Effetto elezioni Regionali: Il car sharing scappa da Napoli

car sharingDopo tre anni di politica attiva ho ormai una visione distorta e, quindi, leggo i fatti che accadono in città con una certa malizia. Tutto quello che sta accadendo in queste settimane, infatti, mi sembra già proiettato alla partecipazione alla più importante consultazione elettorale del paese: Le prossime elezioni alla Regione Campania. Le elezioni regionali, infatti, per quanto mi consta, sono le più importanti per il rilievo che hanno i consiglieri regionali e per il loro status.

Ora è sotto gli occhi di tutti che gli attuali consiglieri regionali per quattro anni, diciamo, sono stati pressoché assenti dalla vita cittadina, se non per l’affare dei fondi economali, per i quali sono quasi tutti indagati, ed allora diventa, forse, necessario che si creino delle “occasioni stressate” per poi prendersi il merito di risolverle. Diversamente non mi spiegherei, infatti, sia il ravvivarsi della vicenda dei BROS, per la quale ho ricevuto delle sollecitazioni politiche nonché quella, degli addetti alle pulizie delle ASL, entrambe questioni di competenza della Regione Campania. Così come pure in questo periodo, mi puzzano le promozioni di massa nelle aziende pubbliche …

Ad ogni buon conto potrebbe essere letta in questo senso anche la vicenda relativa alla dismissione del car sharing dal sistema di mobilità napoletano. Ma ovviamente mi sbaglio!

Oggi, infatti, leggo sulla stampa cittadina che all’improvviso ed inaspettatamente sono stati annullati, in una sola volta, i benefici per incentivare il trasporto condiviso lanciato a Napoli da una azienda napoletana la “Bee”.

In sostanza il Comune, che aveva fatto del car sharing un fiore all’occhiello della Smart City, ha negato di fatto la prosecuzione di questo progetto senza sentire ragioni, mentre, nelle maggiori città italiane, questa modalità è assolutamente incentivata. Il progetto della CI.RO (City Roaming clikka), infatti, resta fermo al palo del 2013 e sembra essere stato mandato in soffitta insieme al progetto della Bee, mentre nelle grandi città come Milano (clikka)Roma (clikka) e Torino (clikka) questa modalità di trasporto è assolutamente incentivata.

Come al solito Milano mi sembra più avanti di noi anni luce poiché il servizio è stato appaltato mediante una gara pubblica, così come aveva anche proposto la Bee, che si era dichiarata disposta a partecipare ad una selezione pubblica per aggiudicarsi il servizio che sembrava stesse prendendo piede nella nostra caotica città.

Ebbene, il legame perverso tra le prossime elezioni regionali ed il car sharing potrebbero essere i tassisti, da sempre contrari ad ogni ulteriore forma di trasporto alternativo a loro, e che sono assolutamente compatti rappresentando un bacino di voti nel quale pescare ! Ovviamente, ripeto, mi sbaglierò, ma come dicevano gli antichi a pensar male non si sbaglia mai … e la malapolitica che ci affoga da anni è fatta non nell’interesse pubblico ma nella sola direzione di acquisire il consenso elettorale da questo o quella categoria di cittadini a scapito degli altri …

Per il CAR SHERING oggi si chiarisce il caso:

Estratto da pagina 10 di ROMA del 05-06-2014 – Autore: PAOLETTI MICHELE

IL CASO

Car sharing, un`altra brutta figura

IL GASO II Comune dimentica di approvare i permessi per Ztl e strisce blu per le auto elettriche, la società; via da Nap Car sharing, un’altra brutta figuri DI MICHELE PAOLETTI NAPOLI. Il Comune perde il car sharing. E solo per un errore di comunicazione. Un’altra brutta figura firmata dall’Amministrazione di Palazzo San Giacomo. La società Bee, ha portato in città il progetto di car sharing con le piccole Renault Twizy, la seconda città d’Europa dopo Parigi ad utilizzare questi mezzi. Nei giorni scorsi ha chiesto informazioni al Comune su permessi per sostare nelle strisce blu e per transitare liberamente nelle Ztl. Ecco la risposta del delegato del sindaco: “Si comunica che non è possibile prorogare l’autorizzazione richiesta in quanto a tutto oggi non vi è un atto formale che indichi chiaramente che i veicoli elettrici utilizzati per il car sharing debbano essere autorizzati gratuitamente o quantomeno indichi un costo per tale rilascio. Pertanto si invitano i destinatari di questa e-mail a non far circolare detti veicoli in Zone a Traffico Limitato (Ztl). Si porgono distinti saluti”. Il delegato non era informato del fatto che qualche giorno dopo la giunta comunale avrebbe firmato una delibera proprio per consentire la libera circolazione e le agevolazioni per le auto elettriche, comprese quelle della Bee. E evidente, però, che più di una cosa non ha funzionato. Innanzitutto, i ritardi da parte della Giunta nell’approvare un provvedimento che dovrebbe essere prioritario per un’amministrazione cosi attenta alla sostenibilità, almeno nelle parole. Era talmente evidente che il provvedimento non era in agenda che neanche il delegato del sindaco sapeva nulla sulla sua possibile approvazione. Sciatteria che si è dimostrata in maniera lampante quando ieri dal Comune ne è stata data notizia solo dopo che la Bee aveva annunciato la sua intenzione di abbandonare Napoli. «Non è un paese per car sharing – affermano i responsabili della Bee – Sembra il titolo di un thriller americano ed è invece un atto amaro di una sceneggiata nostrana. Noi di Bee – il primo car sharing elettrico d’Italia, realizzato da un’azienda napoletana ed esportato nel resto del Paese -abbiamo atte so fino all’ultimo giorno utile il rinnovo del permesso (scaduto il 31.05.14) e la possibilità di avere la sosta libera sulle strisce blu, decidendo addirittura di sostenere il costo delle eventuali contravvenzioni che saranno elevate in questi primi giorni di giugno perché fiduciosi che prevalesse il buon senso nel Comune di Napoli». «I fatti dicono altro: dopo due anni di proposte di ogni genere fatte con l’unico scopo di fornire un servizio all’avanguardia, tutte rifiutate dal Comune – affermano da Bee – non solo non abbiamo ottenuto per voi di sostare a titolo gratuito sulle strisce blu, come avviene in tutte le città italiane ed europee in cui esista un car sharing elettrico, ma vi è stato revocato l’unico vantaggio che in qualche modo mostrasse l’interesse del Comune per la mobilità sostenibile». «Bee-Green Mobility Sharing sta lavorando da mesi per inserire nel servizio le centinaia di migliorie che ci avete indicato in questi anni, ma comincia ad essere difficilissimo fare battaglie in una città che stenta a stare al passo coi tempi – dicono ancora – che respinge le aziende o, meglio, che spinge le aziende locali che fanno innovazione ad andare altrove: molte città chiedono i nostri servizi e, ad oggi, Be gestisce un servizio simile Milano e presto sarà present anche a Roma. Continuerem – concludono – però a lavorar ed a investire e ritagliare or preziose per fare in modo eh un utente napoletano sia tra tato come un utente milanes o romano. Vogliamo un ci sharing serio, diffuso, a zer emissioni, che renda i cittadh liberi di muoversi e che peí metta loro di risparmiare ten” pò e denaro».

Da il Mattino di Napoli di oggi (04.06.2014)

Auto elettriche, niente agevolazioni: «Bee» va via

Il caso La società ha introdotto il car sharing ecologico a Napoli: «Dal Comune stop alle strisce blu gratis e all’accesso alle preferenziali. Auto elettriche, niente agevolazioni: «Bee» va via

II manager contro l’amministrazione: le altre città hanno sposato il progetto la nostra ci ha fatto solo perdere tempo Diletta Capissi: Niente strisce blu gratis per le auto elettriche a Napoli. «Purtroppo le nostre speranze di poter sfruttare questa opportunità analogamente a quanto avviene in tante altre città – sono risultate vane. Dal primo giugno ci hanno revocato perfino la possibilità di passare nelle preferenziali e ztl». A raccontare, con rammarico e rabbia, è Valerio Siniscalco, ingegnere e amministratore delegato di Nhp che, come ramo d’azienda, ha lanciato il marchio «Bee-Green mobility sharing», che consiste in un sistema di car sharing full elettrico. Il primo in Italia e secondo in Europa solo a Parigi. Oltre 40 auto elettriche, 2500 abbonati: dal primo giugno il Comune di Napoli ha revocato l’accesso in preferenziale e nelle ztl, cioè nelle zone a traffico limitato. «La mia azienda ha implementato un servizio di car sharing, erogato con una flotta di veicoli completamente elettrici – continua Siniscalco -. Il nostro è un progetto davvero innovativo pensato e localizzato a Napoli, anche e soprattutto per provare a dare un contributo alla rinascita della mia città, quella che mi ostino ad amare e che è perennemente congestionata». Speravano di implementare il progetto  anche sotto il Vesuvio, come hanno fatto con Milano, dove gestiscono il car sharing elettrico in accordo con il Comune con 120 auto di proprietà dell’ente: «Siamo solo i gestori e le auto elettriche le puoi parcheggiare ovunque», ripete Siniscalco. Ma qual è problema e perché una città così affogata nel traffico non adotta un più diffuso modello mobilità sostenibile? Risponde Siniscalco:·«In questi anni ci siamo interfacciati con l’ex assessore alla Mo bilità Anna Donati e il suo staff, con i quali abbiamo annunciato in un paio di conferenze stampa congiunte il fatto che Napoli si dotava di un car sharing all’avanguardia. Abbiamo inoltre incontrato il sindaco de Magistris e il vicesindaco Sodano, i funzionari comunali, discusso con le exmunicipalizzate, pianificato la diffusione sul territorio. Insomma, abbiamo fatto tutto quanto necessario per dare ai cittadini napoletani un servizio degno di una grande capitale europea, come del resto sembrava essere l’intenzione dell’amministrazione». E invece ecco una mail del 5 maggio 2014, a firma del delegato del sindaco, con la quale si revoca l’autorizzazione: «È vero che è consentito l’accesso alle Zti dei veicoli elettrici, ma tali autorizzazioni, come riportato nel disciplinare di accesso alle ZÜ e Aree pedonali, sono a pagamento, infatti nell’ordinanza 604 al punto 2 è riportato “a pagamento secondo la tariffa prevista per i non residenti/titolari di posto auto fuori sede stradale, il cui costo annuo a veicolo è di euro 100,00”. Pertanto vi invito a non accedere a tali aree a partire dal 30 maggio senza aver provveduto alla richiesta e relativo rilascio di contrassegni. Inoltre si declina qualsiasi responsabilità a partire dalla predetta data per eventuali verbali elevati ai vostri veicoli». Nel frattempo Bee è diventato un bench markitaliano, tanto che l’azienda è chiamata da molte dita: è presente a Milano già da un anno e sbarcherà a Roma nei prossimi mesi. «La cosa incredibile, ma non tanto, visto il grado di innovazione del progetto  continua arrabbiato Siniscalco – è che le altre città ci corteggiano, mentre casa nostra, l’amata Napoli, d respinge. Sarebbe stato meglio dichiarare dall’inizio la mancanza di interesse dell’amministrazione verso il progetto, invece di partecipare a conferenze stampa di presentazione del servizio. Non ci avrebbero fatto perdere tempo e denaro». Eppure di proposte ne hanno fatte. Riassumendole: tariffe forfettarie per l’utilizzo delle strisce blu da parte della flotta Bee. Rifiutata. Hanno proposto un regime di concorrenza pura, attraverso un avviso pubblico e trasparente, ispirato a quelli di Milano e Roma, che permettesse a tutti gli operatori europei. Niente. «Napoli invece otterrà un car sharing sperimentale che offre solo 4 stazioni (contro le nostre 33) e 12 vetture (contro le nostre 40 attuali). Questo sì, può usare le strisce blu». Ultima beffa: nonostante le promesse dell’amministrazione di rendere definitivo l’accesso alle Ztl e alle corsie preferenziali al car sharing, Bee è andata avanti con permessi provvisori bimestrali. Fino alla settimana scorsa, quando l’azienda ha ricevuto dal Comune la lettera con la quale comunicano che non rinnoveranno il permesso per l’accesso alle Zti e alle preferenziali al car sharing, a causa della mancanza di un atto amministrativo formale. Napoli perde un’altra occasione, sottolinea Siniscalsco: «Perde il car sharing ma introduce una misura di riduzione dell’inquinamento e del traffico davvero innovativa: la domenica ecologica». L’affondo ..Rifiutate tutte le proposte Ci hanno liquidato con una lettera»

Le colpe dell’informazione e l’arresto del Presidente del Consiglio Regionale della Campania

Paolo-RomanoPaolo Romano, presidente del Consiglio Regionale della Campania, è stato arrestato per le pressioni esercitate sul direttore dell’ASL Casertana per le nomine che egli pretendeva nella sanità. Ora potrà essere anche possibile che questo personaggio politico alla fine sia scagionato dalle accuse, facendo rientrare le “pressioni” esercitate in una sorta di prerogativa politica (la vedo difficile ma tutto può essere), ma ciò che i giornali non fanno affatto è la domanda provocatoria ai cittadini: Vi fareste mai mettere le mani addosso da un medico che ha avuto il solo merito di aver aiutato un politico in campagna elettorale procurandogli qualche migliaia di voti o comunque scelto senza alcuna valutazione del merito professionale o scientifico ?

Tutti i giornali si limitano al raccontino senza sollecitare nella opinione pubblica alcuna riflessione. A questa riflessione io ne aggiungerei un’altra: E’ possibile che nel Comune di Napoli è stato, dopo due anni di battaglia, finalmente approvato un regolamento sulle nomine ed in Regione Campania il tema non viene neppure accennato nonostante i continui scandali regionali e nazionali ?

Non un giornalista che abbia messo in relazione le notizie! E’ questo il modo di fare informazione? Spero che i giornali seri seguano la pista mettendo alle strette caldoro come noi abbiamo fatto in consiglio comunale con de magistris.

Lo stato in cui stiamo credo sia anche colpa dell’informazione che preferisce correre dietro lo scoop ed agli equilibri politici, senza pensare che il più alto compito dell’informazione e dei giornali è quello di contribuire a fare in modo che si formi una corretta opinione pubblica.

Da Repubblica Napoli di oggi 21.05.2014

La malasanità al telefono “Come ti sei permesso di fare quella nomina?”

Una denuncia e intercettazioni portano all’arresto di Paolo Romano. Nell’inchiesta anche il consigliere Ncd Giordano

DAL NOSTRO INVIATO

CONCHITA SANNINO

PRESSIONI indebite esercitate sul direttore generale della Asl casertana per incidere sulle nomine dei direttori, sanitario e regionale. Ingerenze esercitate anche a favore della moglie-medico di qualche amico del proprio gruppo politico. E poi telefonate dal tono vendicativo. E perfino «campagne stampa» denigratorie messe a segno su un giornale casertano, articoli che si iscriverebbero nello stesso disegno «illecito». Oltre trenta pagine di accuse. Così, a poche ore dall’apertura delle urne, crolla il sogno europeo del candidato Ncd, (all’ottavo posto in lista) Paolo Romano. Anche se non pare intenzionato a ritirare la candidatura a Bruxelles. E i suoi amici di partito si offrono di fare campagna elettorale per lui.

Un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere spedisce agli arresti domiciliari il 49enne presidente del consiglio regionale, l’ex cosentiniano che aveva rotto i ponti con l’allora sottosegretario Pdl casalese, oggi l’uomo del pacchetto da 15mila voti considerato molto

utile al debutto elettorale della nuova formazione di Angelino Alfano. L’accusa: tentata concussione per costrizione. Una contestazione, quest’ultima, riformulata dal giudice in una declinazione più grave rispetto all’iniziale ipotesi di tentata concussione per induzione, prevista dalla Procura con i finanzieri del colonnello Gaetano Senatore, sotto il coordinamento del comandante Giuseppe Verrocchi. Stessa ipotesi per gli altri tre inquisiti, per i quali il gip Sergio Enea ha invece respinto la richiesta di arresti domiciliari: si stratta del consigliere regionale, ex Idv e ora esponente Ncd, Eduardo Giordano; dell’avvocato Francesco Pecorario, già registrato come responsabile Pdl in zona aversana, e di Giuseppe Perrotta, cronista della “Gazzetta di Caserta”, tutti casertani.

LA DENUNCIA DI MENDUNI.

È il 31 luglio del 2010 quando Paolo Menduni, dg della Asl di Caserta, sporge denuncia alla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Racconta: «Sono direttore generale della Asl dall’ottobre 2011. Avevo la necessità, appena insediatomi, di nominare il direttore sanitario e il direttore amministrativo. Ma durante questo periodo ho ricevuto numerose pressioni politiche per nominare persone di fiducia del presidente Romano. Nelle predette occasioni il Romano riferiva che essendo presidente del consiglio regionale a lui spettava l’indicazione del direttore sanitario ». Quanto alle intimidazioni di cui sarebbe stato vittima, il dg precisa: «Non ci sono state minacce esplicite, ma vaghi riferimenti al fatto che se non avessi ottemperato all’invito, sarei stato sottoposto a delle pressanti attività di verifiche e controlli sulla gestione della mia azienda. Cosa poi puntualmente verificatasi. Tali pressioni si sono protratte fino al gennaio 2012, fino a quando non ho nominato come mio direttore di fiducia il dottor Gaetano Danzi. Lui stesso è a conoscenza dei fatti narrati, perché è stato avvicinato dal direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano, dottor Bottino, che gli aveva offerto di nominarlo direttore sanitario della predetta azienda al fine di indurlo a lasciare libero il posto da direttore della Asl di Caserta ».

I DIKTAT DI ROMANO.

Ma c’è un’altra vicenda all’attenzione della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Ed è la storia della nomina della dottoressa Tessitore, quale direttore del distretto di Capua, ovvero il “regno” di Romano. Ecco perché, sottolinea il gip nella misura, arriva un giorno al telefono la «furiosa telefonata» di Romano a Menduni. Il presidente lo apostrofa così: «Come ti sei permesso di mettere quella nel mio distretto? ». Aggiunge Menduni: «Dopo tale episodio sono partiti come da lui preventivati alcuni attacchi giornalistici nei quali il Romano, insieme al consigliere Eduardo Giordano, criticavano fortemente la gestione della mia azienda sanitaria, ipotizzando diversi illeciti. Inoltre il coinvolgimento di Giordano avviene a seguito di altri contrasti » su vicende di nomine e di persone non gradite a quelli che all’epoca sono gli esponenti più in vista dell’area casertana del Pdl. Tra i fatti che seminano veleni e intralciano la serenità del lavoro ai vertici della Asl, le pressioni per revocare un trasferimento della dottoressa Caputo, moglie di un altro degli inquisiti. E la nomina «nel reparto di Medicina di Aversa».

“ABBIAMO DECRETATO LA TUA FINE”.

Agli atti dell’inchiesta, anche se non riferiti alle condotte dei quattro indagati eccellenti, anche alcuni messaggi, sotto forma di sms, che sono stati recapitati al manager Menduni, ormai nel mirino di alcuni avversari politici e professionali. Uno di questi diceva così: “Abbiamo decretato la tua fine».

Nelle carte dell’accusa, firmate dalla Tributaria di Caserta sotto la direzione della Procura, anche la copia di alcuni servizi giornalistici comparsi sulla Gazzetta di Caserta che avrebbero avuto l’obiettivo di screditare stretegicamente l’operato del direttore generale. E gli inquirenti ritengono che con la stessa strategia sia stata organizzata, in consiglio regionale, una corale conferenza stampa ad opera di Paolo Romano, ma anche di altri assessori e di alcuni esponenti dell’opposizione di centro sinistra, per muovere un vero e proprio attacco concentrico contro il direttore generale che non si piegava ai suoi diktat. Un teorema del tutto «inconsistente », ribatte però l’avvocato Nicola Garofalo, che assiste Romano. «Non vedo riscontri né il fumus di indizi», aggiunge infatti il legale, spiegando di aver avuto modo di leggere «solo l’ordinanza di custodia cautelare notificata.

La politica scabrosa dei consiglieri della Regione Campania

regione

Con la crisi che sta vivendo il paese c’è gente che spende migliaia di euro di danaro pubblico in cravatte, dolciumi, trucchi e chi più ne ha più ne metta, senza neppure vergognarsi, difendendosi con la scusa che non ci sarebbe un obbligo di rendicontazione! Spero che tutti i consiglieri coinvolti ne escano puliti ma la vedo difficile perché seppure non dovessero rispondere penalmente degli acquisti fatti in ogni caso resta il dato politico di consiglieri che hanno approfittato del danaro pubblico a scapito della collettività di modo che dovrebbero tutti sparire dalla scena politica! Allo stato solo una decina di consiglieri sono riusciti a dimostrare di non aver avuto la mano larga con i soldi pubblici.

Dal CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – NAPOLI di oggi (02.04.2014)

Titti Beneduce

Spese per cravatte e manifesti Nei guai 51 consiglieri regionali

La Procura chiude le indagini sui rimborsi per tutti i gruppi Il recordman degli acquisti è Gennaro Salvatore: 96 mila euro

NAPOLI — L’uomo dei record è Gennaro Salvatore, del Nuovo Psi, con 95.955 euro. Ma oltre a lui ci sono altri 50 consiglieri regionali accusati di avere ricevuto indebitamente rimborsi dal Consiglio regionale per importi più o meno elevati: si va dai 6.166,08 di Luciana Scalzi, Pdl, ai 29.008 di Luigi Cobellis, Udc, passando per gli 11.300 di molti del Pd, incluso il sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro. Nei confronti dei 51 (tutti dell’attuale consiliatura a eccezione di Pietro Diodato) il pm Giancarlo Novelli ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari, ipotizzando a vario titolo i reati di peculato (per le spese dei gruppi) e truffa (per le spese della comunicazione).

Gli avvisi (55 in tutto perché quattro riguardano collaboratori dei consiglieri o imprenditori che hanno fornito fatture false per giustificare le spese) sono stati notificati agli interessati dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza; tra i destinatari anche due ex consiglieri oggi senatori, Eva Longo e Domenico De Siano, entrambi del Pdl. Per tredici consiglieri, infine, il pm ha chiesto l’archiviazione, ma per tre di loro (Nicola Caputo, Pd; Sergio Nappi, Noi Sud; Angelo Polverino, Pdl) la richiesta, che dovrà essere vagliata dal gip, riguarda solo l’accusa di peculato e non anche quella di truffa: di conseguenza il loro nome figura in entrambi gli elenchi. Nell’inchiesta non è mai entrato il presidente della Regione, Stefano Caldoro.

Dagli avvisi, suddivisi per gruppi, emergono alcune curiosità. A Cobellis, per esempio, oltre ai 29.008 euro ricevuti direttamente, vengono contestati anche 1.125 euro spesi per articoli da regalo, articoli per la casa, piante e fiori e articoli da negozio di ottica. Simile la situazione di Giuseppe Russo, ex capogruppo del Pd, il quale, oltre ad aver ricevuto direttamente 24.800 euro, ne ha spesi 7.896 per materiale propagandistico adoperato da Luca Mascolo, candidato a sindaco di Agerola, e 3.970 per cravatte. Ma anche nel caso degli acquisti bizzarri il record appartiene a Gennaro Salvatore, arrestato nei mesi scorsi e ancora ai domiciliari: con i soldi del consiglio regionale, infatti, a quanto risulta dagli scontrini, ha comprato, per esempio, giocattoli, articoli sportivi, un accappatoio, make up per donna, kit per la colorazione dei capelli, occhiali da vista, cialde di caffè, prodotti di pasticceria, farmaci, alberghi.

I consiglieri che hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini hanno ora 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati dal pm o di rendere dichiarazioni spontanee, o ancora di depositare memorie difensive.

In caso contrario, il magistrato chiederà il rinvio a giudizio. Potrebbero chiedere si essere interrogati, in particolare, i consiglieri del Pd, i quali, nel corso delle indagini, dopo essersi consultati con un avvocato, si presentarono al pm sostenendo di non essere tenuti a giustificare le spese: orientamento non condiviso nè dalla Procura ordinaria nè da quella contabile, che sta conducendo un’inchiesta parallela in base al protocollo d’intesa firmato dai vertici dei due uffici giudiziari.
La notifica dell’avviso di chiusura indagini a Umberto Del Basso De Caro ha riacceso la polemica sulle sue dimissioni. È il Movimento 5 Stelle a tornare alla carica: «Fare un passo indietro, dimettersi e difendersi senza ricoprire la carica di sottosegretario sarebbe un atto di decenza»: questa la posizione dei deputati grillini. «Il rinvio a giudizio, probabile dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, non è una condanna, ma ci chiediamo quale sarà la posizione del segretario del Partito Democratico. Difficile da sapere. Per la Cancellieri chiedeva le dimissioni, senza alcun procedimento giudiziario in corso. Per Francesca Barracciu, un altro sottosegretario del PD, dimissioni solo in caso di condanna. E ora?». I deputati pentastellati sottolineano anche l’importanza dell’inchiesta della magistratura campana: «L’accusa di peculato e in alcuni casi di truffa è molto impegnativa. Come al solito ci sono i soldi pubblici di mezzo, soldi dei cittadini che sono finti nelle spese più varie. De Caro ha il diritto di difendersi, ma da comune cittadino».

 

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Gimmo Cuomo

 

Marino: «È stato molto utile conservare i biglietti dei treni»

NAPOLI — Angelo Marino del gruppo Caldoro Presidente è uno dei dieci virtuosi per i quali è stata chiesta l’archiviazione dell’indagine per truffa e peculato. Gli altri sono Fulvio Martusciello, Carlo Aveta, Bianca D’Angelo, Lucia Esposito, Francesco Nappi, Annalisa Vessella, Ettore Zecchino, Gennaro Oliviero e Carmine Sommese.

Marino, cosa si prova ad essere una delle dieci mosche bianche?

«Lo dico francamente, credo che ci siano altri virtuosi. Io ho solo risposto alla magistratura giustificando le spese. Penso che molti altri miei colleghi riusciranno a farlo. Io l’ho fatto in prima battuta, l’ho sentito come un dovere civile».

Come ha affrontato l’attesa?

«Sono rimasto sereno. L’avevo detto quando ho ricevuto l’informazione di garanzia».
Difficile non adeguarsi all’andazzo?

«Ma quale andazzo? La magistratura è nostra alleata in questo procedimento. Se ci sono delle spese, vanno giustificate. Anche nella vacatio normativa è importante giustificare le spese. Non credo all’accanimento».
Insomma, ha rendicontato tutte le spese?

«Sì, tutte».

Cosa si faceva rimborsare?

«Partecipazioni a convegni, a seminari, viaggi a ministeri, Camera, Senato. Solo spese per attività istituzionali. In prevalenza, rimborsi di biglietti del treno».

Mai pranzi importanti?

«No, solo in occasione della presentazione di proposte di legge ho ricevuto a pranzo i rappresentanti istituzionali del territorio. Ma siamo stati al ristorante del Consiglio».
Pensa che la sua virtù renderà qualcosa in termini elettorali?

«Io credo, e non è una provocazione, di rappresentare la normalità. Sono una persona umile, figlio di un semplice dipendente dell’ex mitica ferrovia Alifana».

Quasi tutto il Consiglio ancora sott’inchiesta per i rimborsi, alcuni consiglieri coinvolti anche in altre vicende giudiziarie. Esiste un problema di mancanza di legittimazione?
«Secondo si potrà valutare la situazione solo dopo che saranno trascorsi i 20 giorni a disposizione di ognuno per rendicontare le spese».

Il sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro dovrebbe dimettersi?
«Non penso. Credo che debba solo vincere la riluttanza a esibire scontrini e documenti giustificativi. Lo conosco come collega e come persona, è un esempio per noi ex giovani avvocati».
Chissà quante volte avrà pensato: “meno male che nel 2010, quando si votò, il Movimento 5 Stelle” ancora non era esploso.

«No, mai. Mi onoro di appartenere al gruppo Caldoro Presidente. Ce la stiamo mettendo tutta. Poi saranno gli elettori a decidere».

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Simona Brandolini

Del Basso De Caro: dimettermi? Non scherziamo, perché mai

NAPOLI — «Non è spiacevole. Ricorda Enea e Didone? È sempre la stessa notizia. È l’avviso di garanzia di due anni fa». Serafico, non fa una piega il sottosegretario alle Infrastrutture, Umberto Del Basso de Caro. A lui, ex capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale, l’avviso di chiusura delle indagini non è ancora stato notificato. «Sono a Roma».
E cosa farà ora?

«Chiederò di essere sentito. Mi difenderò».

La sua difesa resta non dovevo rendicontare?

«Certo, mica cambio difesa io. Non c’è una legge, un regolamento, una delibera dell’Ufficio di presidenza del consiglio che mi imponesse di conservare gli scontrini e di rendicontare. Per fortuna poi nel frattempo altre procure hanno fatto chiarezza».

Cioé?
«La Procura di Milano ha chiesto la chiusura dell’indagine a carico dei consiglieri lombardi. Idem quella di Torino. Anche questo fa parte della mia difesa».

Ma come si spiega che per 13 è stata chiesta l’archiviazione e per altri no?
«Perché alcuni hanno giustificato le spese, andando ben oltre il dettato della legge».
Si tratta di soldi pubblici.

«Ma la legge è chiara: nessuno può essere processato per un fatto che non è previsto da nessuna norma. Non c’è il regolamento, neanche scritto sulla carta igienica. Il peculato è un reato a dolo specifico».
Se dovesse essere rinviato a giudizio si dimetterà da sottosegretario alle Infrastrutture?
«Non ci penso minimamente».

E se dovesse chiederlo il suo partito?

«Sono un uomo di partito, ma non credo me lo chiederà. Il nostro codice etico prevede le dimissioni in caso di condanna in primo grado».

Si renderà conto, che al di là dell’inchiesta, non rendicontare risorse pubbliche è un privilegio che giustamente fa molto arrabbiare i cittadini?

«Certo che lo capisco. Ma io che ho sempre pensato alla Campania come Sodoma e Gomorra devo dire che stranamente questa volta non lo è».

Che vuol dire?

«Che si tratta di cifre irrisorie. Insomma qua Batman non lo troverà mai. Non ho notizia francamente di colleghi che si sono portati l’amichetta in beauty farm».

C’è differenza?

«No, la differenza la fanno i comportamenti individuali. Per me la sobrietà è una condotta normale. Da sottosegretario ho rinunciato ad auto, scorta, a Benevento torno con i miei piedi. Ho la presunzione dell’essere, va. Sono fatto in una certa maniera, per cui è ovvio che certe cose mi danno anche fastidio».
Cosa ci ha fatto con i rimborsi?

«Mille manifestazioni sul territorio. Aragoste non le troveranno, me le regala un mio amico di Barletta. Ma il momento è particolare e capisco che la magistratura fa solo il suo lavoro, non mi lamento e non mi preoccupo. Però mi lasci dire una cosa scabrosa».
Scabrosa?
«Mi fa strano che abbiano indagato solo questo consiglio regionale e non il precedente, dal  momento che potevano farlo. Perché gli altri sono immuni?».

Le Stazioni di Monte Sant’angelo di Kapoor

kapoorEd alla fine l’opera d’arte architettonica realizzata in Olanda ed ivi in deposito fa discutere non poco tra la pretesa dell’artista anglo indiano di riaverla e l’immobilismo dell’amministrazione cittadina e regionale. Quest’ultima sostiene che tutto è fermo poiché la passata amministrazione bassolino approvò il progetto e le opere senza prevedere le coperture (?). Sulle pagine di Repubblica Napoli oggi sul tema si scontrano due tesi quella di un architetto e storico della architettura (Giulio Pane) e quella di un filosofo, impegnato nell’arte (Eduardo Cicellyn). In mezzo allo scontro di idee ci sono i cittadini Napoletani, che chiedono conto e ragione dei soldi spesi e lo stesso Kapoor che con una lettera pure pubblicata sui giornali chiede che l’opera o sia terminata ed installata (quasi ad horas) ovvero restituita a lui stesso con conseguente restituzione di quanto ricevuto (circa 11 milioni di euro). Kapoor, infatti, sostiene di ricevere un danno dal fatto che un’opera realizzata ormai da quasi dieci anni non sia ancora installata.  Le stazioni realizzate da Kapoor sono due una di Monte Santangelo e l’altra nel Rione Traiano e sulle quali ho già scritto più volte (lo scandalo della metropolitana di Kapoor clikka).  Che dire la metropolitana di Napoli: è l’ennesima telenovela….

Ecco lo scambio tra Pane e Cicellyn, nel quale quest’ultimo diciamo non gliela manda a dire, mi aspetto una replica del Prof. Pane

Da Repubblica Napoli di ieri (28.03.2014)

La Stazione di Kapoor

GIULIO PANE

L’ARTISTA anglo-indiano Anish Kapoor, che tanto piacque all’amministrazione Bassolino, lamenta il mancato impiego — non il mancato compenso — della sua opera, che avrebbe dovuto essere posta quale ingresso vulvare alla stazione della metropolitana di Monte Sant’Angelo. Egli lamenta cioè l’offesa portata alla sua arte, perché l’opera non viene ultimata, e che ciò lo danneggia professionalmente.

Apriti cielo, piovono le geremiadi di chi ne accusa la Regione, colpevole di avere bloccato i relativi finanziamenti, quelle di chi accusa la stessa di cecità e imprevidenza, per non avere accolto la testimonianza di un artista contemporaneo che si può firmare addirittura “Sir”. Manca, per la verità, la protesta di chi intanto si accorge che l’opera sarebbe costata addirittura tre milioni di euro, si fa un po’ di conti e scopre anche che la nostra metropolitana dell’arte è forse la più cara del mondo (costo medio per abitante, a tutt’oggi, di 260,1 milioni di euro a km, fonte: http://www.cityrailways.it), proprio per gl’interventi “accessori” richiesti ad alcuni progettisti e per l’investimento “territoriale” delle relative stazioni (vedi l’ultima, di Dominique Perrault, in piazza Garibaldi, con l’inutile e invasiva selva d’acciaio).

Si legge poi che la stazione suddetta non si farà; sembra di capire che ciò avvenga proprio perché non possiamo avere o non vogliamo più l’opera di Kapoor. Siamo così al capovolgimento di ogni logica: se il rinnovamento del sistema trasportistico locale si lascia subordinare all’esecuzione di questa o quella opera d’arte, qualcuno dovrà pur rendere conto di questa stolta impostazione, che priva i cittadini di un concreto vantaggio, in nome della mancata realizzazione di un progetto faraonico.

Al contrario, se vi sono ancora le ragioni tecniche, funzionali e urbanistiche perché la stazione si faccia, non si vede perché non vi si debba provvedere nel modo più semplice, con un progetto di elementare funzionalità, anche facendo a meno della esibizione di una ennesima copia gestuale del prolifico artista angloindiano (a proposito, non è vero che si tratterebbe di una novità pensata per Napoli: il suo precedente è già al Millennium Park di Chicago, come il precedente della scultura Tarantatara, in piazza Plebiscito nel Natale del 2003, era al Baltic Centre di Gateshead, England).

Il mondo è pieno di metropolitane perfettamente funzionanti, puntuali, frequenti, usatissime dalla gente che se ne serve per andare al lavoro o al cinema. Potremmo anche spendere meglio i tre milioni previsti. Ma sembra che Kapoor non voglia rinunciarvi, e con ragione. Ecco ancora una volta un tema da Corte dei conti. Infine, perché non consentire a Kapoor di riprendersi la scultura urbana, restituendoci l’importo del suo compenso e quello della costruzione dell’opera, per consentirci di risparmiare qualcosa e finire la stazione, con vantaggio per gli studenti e tutti i pendolari?

Da Repubblica Napoli di oggi (29.03.2014)

Kapoor è il progettista non il decoratore

Eduardo Cicelyn

L’ARCHITETTO e storico dell’architettura Giulio Pane sostiene sulla Repubblicadi ieri che la stazione di Kapoor a Monte Sant’Angelo è parte di un progetto faraonico (stranamente celebrato in tutto il mondo); e, nella fattispecie, includerebbe opere non originali dell’artista e particolarmente costose.

Al di là della questione economica che appare pretestuosa e non documentata, colpisce il mix di ignoranza (dei fatti) e di approssimazione (culturale) che conduce il professor Pane nel vicolo cieco dell’arroganza.

Prima di tutto, Kapoor è il progettista e non il decoratore di Monte Sant’Angelo. Vale a dire che le sue sculture plasmano tutto lo spazio architettonico e lo determinano completamente per quel che sarà la sua funzione. Per dirla meglio, la stazione in questo caso è un’unica scultura. Infatti, ciò che sfugge al professor Pane è il senso innovativo del progetto: l’aver fatto di un’opera d’arte un oggetto d’uso comune, transitabile, abitabile, democraticamente disponibile e non elitariamente esposto al semplice giudizio estetico. Facoltà che peraltro il professor Pane sembra esercitare in modo un po’ troppo personale, visto che addirittura confonde la Cloud Gate del Millennium Park di Chicago con una delle forme disegnate per Napoli da lui solo intraviste sui giornali. La coppia di opere di Kapoor a cui si riferisce il professore sono le porte d’ingresso della stazione (una nel campus universitario, l’altra nel Rione Traiano) e sono due distinti oggetti, diversissimi tra loro, che non è dato capire come possano essere considerati in modo così spregiativo «l’ennesima copia gestuale del prolifico artista anglo-indiano». Le immagini sono reperibili su Internet. Chiunque può farsi un’idea dell’arbitrarietà malevola del paragone.

Ma non è questo il problema. Sconcerta dover spiegare a un architetto che è anche storico della disciplina ciò che è già chiaro a un suo studente del primo anno. Un progetto artistico-architettonico su scala urbana, come quello di cui si discute, ha una valenza monumentale che insiste sul paesaggio, lo legge, lo inquadra e lo modifica. Se ne può fare a meno, certamente. Nel caso, però, quella stazione e il sito dove si colloca andrebbero totalmente ridisegnati. Ripeto, non si tratterebbe di togliere opere d’arte da un’architettura come suggerisce Pane. Senza l’artista non ci sarebbe più neanche l’architettura: è chiaro o non è chiaro? Qualcuno perciò dovrebbe ridisegnare tutto ciò che Kapoor (insieme con Future Systems) ha progettato, modellato e consegnato ai suoi committenti ormai 9 anni fa e che in larga parte è stato già realizzato dalle imprese edili. Tutto questo solo perché un professore di architettura napoletano non conosce e non apprezza Anish Kapoor?

“La Grande Bellezza” dei Consiglieri Regionali

maialiinfestaIl tema ha investito tutti i consigli regionali. In Campania sono tre giorni che la questione è trattata dai quotidiani poiché sono scattati gli inviti a dedurre della Corte dei Conti ai consiglieri pescati con le dita nella marmellata. Nella marmellata pare ci sia finito anche il presidente caldoro ed il suo fido consigliere gennaro salvatore agli arresti domiciliari.

La notizia buona, che occorre mettere in risalto, per conservare una speranza, è che su 60 consiglieri solo due hanno potuto dimostrare di aver speso i fondi economali per attività istituzionale. I due, a questo punto, eroi, sono Roberto Aveta di Forza Campania ed un consigliere  di NCD appartenenti, quindi, a due forze politiche lontane da me, ma ai quali per la evidente distorsione del sistema, vanno fatti i complimenti. Questi, infatti, non si sono trincerati dietro l’insulsa scusa della mancanza dell’obbligo di rendicontazione.

Tutti gli altri consiglieri, infatti, fanno fronte comune dicendo che non c’era l’obbligo di rendicontare. Tremilioni e mezzo di euro, anno 2011/2012 che, secondo i consiglieri regionali, dovrebbero essere considerati un regalo che i cittadini campani hanno voluto fare a loro ed alle loro felici e grasse famiglie. Credo che questa tesi la si dovrebbe spiegare anche ai tanti lavoratori delle partecipate regionali che non prendono lo stipendio ovvero agli ormai cronici inoccupati BROS.

Anche sulla base della legislazione europea credo, invece, che occorra sempre rendicontare quando si maneggia danaro pubblico ed in ogni caso seppure fosse valida la tesi sostenuta, mi chiedo se questa “scusa” sia idonea ad assolvere politicamente consiglieri regionali che con i nostri soldi si sono comprati cravatte, gioielli, pagati la TARES di casa dicendo che era la sede politica, mutande verdi, il banchetto di nozze del figlio etc etc., distraendo queste importanti risorse all’evidente bisogno di buona politica che c’è nel Paese.

Mi chiedo, infatti, se i tanti militanti di sinistra e di destra che frequentano le sezioni (quelle poche rimaste), avranno mai visto un euro di questi tremilioniemezzo. Questi soldi  li si sarebbe potuti utilizzati per fare scuole di politica e di amministrazione, per la sensibilizzazione dei cittadini ai temi della politica regionale, per fare studi sociologici etc etc. Ebbene, credo che possiamo con buona approssimazione dire che a questi ragazzi è molto probabile non sia arrivato un euro.

Un giovane antropologo tedesco, che ho recentemente conosciuto, è in Italia da oltre un anno per fare uno studio sulla popolazione napoletana, grazie ad una borsa di studio data da un partito politico tedesco. E’ altamente probabile che le capre/politici del nostro paese una cosa del genere forse non se la riescono neppure ad immaginare. I consiglieri italiani non vanno più in là delle mutande verdi, della stecca di sigarette, di gioielli etc etc.

Una realtà amaramente rappresentata da Sorrentino nella Grande Bellezza. Un paese decaduto che campa sul nulla e sulle feste di maiali che indossano teste di maiale per divertirsi (Corriere della sera clikka).

Vedremo se questa gente che oggi occupa anche posti di sottosegretari di stato avrà la sensibilità di dimettersi.

Da Repubblica Napoli del 09.03.2014

Corte dei Conti del 09.03.2014

DARIO DEL PORTO

LE NOTIFICHE non sono ancora concluse, le schermaglie fra accusa e difesa però sono già iniziate. «Mi lascia molto perplesso la formulazione dell’accusa da parte della Procura regionale della Corte dei conti», commenta l’avvocato Vincenzo Maiello, legale di tre dei 60 consiglieri regionali destinatari dell’invito a dedurre firmato dalla magistratura contabile nel filone riguardante le spese per attività istituzionali rimborsate nel periodo 2011-2012. Anche l’avvocato Alfonso Furgiuele, che assiste il governatore Stefano Caldoro e i consiglieri Gennaro Salvatore (quest’ultimo indagato anche nell’indagine penale e da alcuni giorni agli arresti domiciliari) Sandra Lonardo e Fulvio Martusciello, parla di «ipotesi d’accusa forzata». E spiega: «La legge non prevedeva in capo ai consiglieri l’obbligo di rendicontazione di quelle spese. Questi rimborsi non vanno confusi con quelli erogati dal fondo comunicazione, dove era richiesta la documentazione giustificativa. Al contrario, nel caso delle attività istituzionali al consigliere può essere solo chiesto di chiarire se la spesa era compatibile con le funzioni previste».

La Procura regionale della Corte dei conti è invece di parere diverso. «La circostanza di non essere tenuti a fornire alcuna giustificazione della spesa — si legge nelle motivazioni dell’invito a dedurre firmato dai pm contabili Pierpaolo Grasso e Ferruccio Capalbo — non esime gli utilizzatori dall’impiegarli solo per le specifiche finalità previste dalla legge e, conseguentemente, di essereobbligati a dimostrare la conformità delle spese effettuate alla finalità della legge stessa». Solo 4 consiglieri, fra i quali Roberto Aveta del gruppo Forza Campania e il capogruppo di Ncd Ugo De Flaviis, avevano rendicontato le spese e non sono stati raggiunti dall’avviso che è stato notificato dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Ora gli interessati hanno 30 giorni di tempo dalla notifica per presentare la documentazione o chiedere interrogatori, poi la Procura regionale avrà 120 giorni per chiedere il giudizio. Caldoro su Facebook ribadisce: «Presenteremo tutte le carte. Abbiamo drasticamente ridotto i costi della politica ed eliminato i benefit. Pochi nel Paese hanno avuto il nostro stesso coraggio».

Ma il ragionamento della Procura contabile non convince l’avvocato Maiello, che argomenta: «In questo modo si verifica un singolare rovesciamento dell’onere della prova. La stessa Procura regionale della Corte dei conti riconosce che la legge escludeva esplicitamente l’obbligo di rendicontazione. Una eventuale utilizzazione per fini diversi dall’interesse pubblico deve essere dimostrata dalla pubblica accusa». A sostegno delle proprie tesi, la Procura ricorda una recentissima sentenza della Corte costituzionale che sancisce l’obbligo di rendicontazione, per chi gestisce denaro pubblico. «Ma ci vuole cautela — replica l’avvocato Maiello — prima di chiamare in causa soggetti per fatti avvenuti quando questo obbligo non esisteva e per giunta non si era ancora formata una giurisprudenza sul punto».

Sul tema vedi anche:

scandalo in regione campania cosa dovrebbe fare la politica clikka

La Regione Campania Indagata: Cosa dovrebbe fare la politica?

regioneLo scandalo dei presunti peculati dei consiglieri regionali di tutta Italia dovrebbe spingere la politica a fare una riflessione seria. Il leit motiv è quello del “così fan tutti” e del conseguente corollario del “salvi tutti”! Con i fondi economali, assegnati ai gruppi politici, per attività politico/istituzionale, delle assemblee elettive, le cronache di quest’anno hanno dimostrato che ci si è comprato di tutto, dalla tintura dei capelli da parte di consiglieri calvi, a caramelle, sigarette, dolciumi, mutande verdi, c’è addirittura chi si è pagato il matrimonio della figlia e chi si è pagato la TARES di casa sua, dichiarando, poi, che era sede di partito, occorrerebbe prima o poi fare un libro con tutti i casi strambi. Anche in questo caso la politica non fa ciò che avrebbe fatto in ogni altro paese civile: una indagine interna e la conseguente espulsione di coloro che sono stati pescati con le dita nella marmellata. Ciò porterebbe ad un azzeramento della intera classe politica, salvo rare eccezioni, che sono rinvenibili in ogni schieramento e, quindi, non solo nel m5s! Niente di tutto questo, si attende che l’acqua scorra sotto i ponti e che il tempo possa riabilitare chi, tutto sommato, per la politica ha commesso un peccato veniale di qualche centinaia di migliaia di euro! Il vero problema è che questo stato di cose si autoprotegge proprio perché alle spalle di ogni uomo politico c’è il vuoto pneumatico creato un po’ ad arte un po’ per il principio “io sono io e gli altri non sono un … niente“. Oggi è stato arrestato addirittura il braccio destro di caldoro in regione che dire, il presidente della regione anziché aprire una finestra e fare pulizia ha immediatamente dichiarato che metterebbe sul suo fido metterebbe la mano sul fuoco, forse non solo la mano … forse occorrerebbe mettere tutto il braccio … il destro. Sulla questione vedremo cosa farà la neo nominata assunta tartaglione nuova segretaria regionale del pd.

Il tema mi è molto caro vedi anche: scandalo in regione campania il denaro dei consiglieri (clikka)

Da Repubblica Napoli di oggi (18.02.2014) Scandalo rimborsi alla Regione gomme e tintura per i capelli 

Il consigliere regionale socialista Gennaro Salvatore fu già condannato due volte per concussione – Braccio Destro di Caldoro agli arresti domiciliari. C’È LO scontrino dell’ormai nota tintura per capelli, più «make up e toletteria », per 78 euro. C’è l’acquisto del chewingum, 1.95. E poi, ovviamente, corposi acquisti, hotel ristoranti e gioiellerie. La lista di spese personali, per 100 mila euro di fondi pubblici, manda agli arresti domiciliari Gennaro Salvatore, consigliere regionale e fedelissimo del governatore. E Caldoro va oltre il suo garantismo. «Salvatore? Serio e corretto». Non un’ombra di disagio, in apparenza. Intanto quell’aula è gremita di scandali e personaggi inquisiti.

Scandalo rimbosi alla Regione gomme e tintura per i capelli

Ai domiciliari Salvatore, uomo-ombra di Caldoro

CONCHITA SANNINO

LASCIARE la poltrona di capogruppo non lo ha salvato dalla detenzione. È quasi un ritorno al passato per Gennaro Salvatore, considerato politicamente l’uomo- ombra del presidente Stefano Caldoro, il socialista approdato a nuova vita politica, dopo le regionali del 2010, nell’aula del Centro direzionale. La sua elezione e il ruolo di presidente del gruppo “Nuovo Psi- Caldoro Presidente” arrivavano infatti dopo la controversa fase della Prima Repubblica e le sue due condanne per concussione, durante gli anni della Tangentopoli napoletana, 1991 e 1992, quand’era assessore comunale nella giunta di un altro socialista, Nello Polese sindaco.

Stavolta, per Salvatore, l’accusa è di peculato continuato. È accusato di avere prelevato poco più di 100mila euro, e di questo denaro di aver percepito indebitamente 95mila euro, tra il 2010 e il 2012. Il consigliere, stando all’indagine del pm Giancarlo Novelli coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco, avrebbe però destinato quei soldi del cosiddetto Fondo istituzionale «per il funzionamento dei gruppi» a utilità e acquisti del tutto lontani dagli obiettivi previsti dalla norma. Spese che, secondo la Procura, o non sono state mai documentate, oppure sono state documentate con «pezze di appoggio» palesemente incongruenti rispetto alle finalità istituzionali in vista delle quali quel contributo veniva erogato. Nel 2010 per esempio spiccano, come si rileva dall’ordinanza del gip D’Auria, le spese per libri scolastici, articoli per la casa per oltre 2mila e 200 euro, gomme da masticare e prodotti per l’igiene della persona (toiletteria, make up donna e kit colorazione capelli, puntualizza pignolo il consulente). Poi, l’anno successivo, ecco nella lista gli occhiali da vista, le sigarette e articoli da regalo acquistati in gioielleria, ma anche accessori per motocicli e farmaci. Nel 2012, infine, sono stati rimborsati anche cialde di caffè, farmaci e dolciumi.

La primavera scorsa, esplode lo scandalo dei rimborsi, che travolge quasi per intero il consiglio regionale, con i suoi membri indagati per l’uso più che disinvolto dei cosiddetti “fondi per i gruppi”, ma la mannaia scatta per Salvatore in virtù di una condotta considerata «particolarmente grave». Lo scorso settembre, è lo stesso consigliere socialista a chiedere diessere sentito dal pm e di spiegare (esigenza che, in verità, tanti altri consiglieri del Pd e del Pdl si guardano bene dal sentire). Assistito dagli avvocati Alfonso Furgiuele e Fabio Carbonelli, Salvatore spiega che è stato uno stupido errore fare arrivare alla magistratura anche gli scontrini su tintura per capelli e giocattoli. «Gli scontrini sono il risultato di un’attività disorganizzata di raccolta che si riferiva a tutte le spese affrontate da me e dai miei collaboratori anche quando, per la loro natura chiaramente personale, ero io stesso a pagare con i miei soldi», fa mettere a verbale il consigliere. Aggiunge: «Era tutto piuttosto disorganizzato, messo in un bustone in segreteria», e tira in ballo anche qualche errore dei collaboratori.

Una tesi difensiva che il giudiceritiene «irrilevante e comunque contraddetta dal rinvenimento di documentazione univocamente connessa alla vita privata dell’indagato », anche perché alcuni scontrini sono “parlanti” e come quelli della farmacia recano il codice fiscale dello stesso Salvatore.

In serata, dopo 12 ore, ecco la presa di posizione netta del governatore a favore del suo fedelissimo. Il governatore, notoriamente garantista, stavolta va persino oltre e afferma: «Gennaro Salvatore è persona seria e corretta. Sono convinto che dimostrerà alla magistratura la sua piena innocenza, peraltro non avendo certamente ricavato alcun beneficio personale, come del resto confermato dal tenore di vita suo e della famiglia». Non si attacca un uomo se vive un dramma, spiegano nel suo entourage. Attacca invece Sel, col coordinatore regionale Salvatore Vozza. «Il consiglio regionale della Campania è oramai travolto da continui scandali ed inchieste, e la sua credibilità scivola ogni giorno di più in abissi intollerabili». Vasta la schiera degli inquisiti e condannati, in quel consiglio.

Da Massimo Ianniciello, reduce dagli arresti per un’altra truffa dei rimborsi, a Roberto Conte, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Da Corrado Gabriele e Angelo Marino, già indagati per i rimborsi e di recente colpiti anche dall’inchiesta sul ricatto sociale dei Bros, ad Angelo Polverino, arrestato nell’inchiesta sugli appalti truccati della sanità.

L’Italiano furbo ed i costi della Sanità

deficit-sanitaLa Regione Campania, ha già i suoi problemi tra i consiglieri regionali che si “magnano” i fondi economali comprandosi generi vari alimentari e non, facendosi fare false fatture per intascare le somme, ovvero pagandosi la TARES di casa, dichiarando poi che è la sede politica. Oppure in modo istituzionale facendo regali (clikka) a questa o quell’associazione sponsorizzata da questo e quel consigliere regionale.

Una classe dirigente che, probabilmente non sa neppure quali sono gli effetti dei tagli sul sistema sanitario. Oggi ho pensato di usare il servizio sanitario pubblico per fare degli accertamenti. Il servizio è stato buono e veloce e le persone che ho incontrato gentili ma, alla fine, mi sono accorto che, molto probabilmente, ho speso di più che in un laboratorio privato. Mi hanno, infatti, spiegato che c’è un costo fisso per ogni ricetta e tra una somma e l’altra sono arrivato a pagare circa 140,00 €. per gli esami. Mi chiedo come potrebbe un operaio o un impiegato pagare una somma del genere!

Ho pensato vabbé meglio dare questi soldi al sistema pubblico che al privato, solo che, mentre pagavo l’esoso tiket, ho assistito ad una scena di un tizio “napoletanissimo” e simpaticissimo, che ha portato una carta allo sportello tiket ed ha chiesto: “giuvà vir nu poc'”; l’impiegato gli ha risposto; “rafè qua sono 23,00 €.!” ed il “napoletanissimo” signor Raffaele di rimando gli ha detto: ” giuvà! nun fa o scem! vir nu poc’ che fa!”, e così mentre io pagavo i miei 140,00 €. il signore Raffaele se ne andava con il suo bel foglio di esenzione o simile. Ovviamente i nomi sono di fantasia e mi ha fatto ricordare che nel nostro centro storico a volte capita, in farmacia, di assistere a scene dove il farmacista chiede al cliente: “signò a chi e scrivimm’ queste medicine?”  e la signora che risponde: “scrivitele a cuncetta … no no è meglio a titina!”. Della serie in un quartiere popolare basta che ci siano due o tre esentati tiket per esentare tutto il quartiere o quasi … ed io pago diceva il buon Totò!!

Mi chiedo se il presidente caldoro o qualche consigliere regionale abbiano mai fatto gli esami in un ospedale pubblico facendo la fila come qualsiasi altro cittadino ed avendo, quindi, la possibilità di assistere, come è capitato a me, a scene  di questo tipo che tutto sommato rappresentano anch’esse un tratto della nostra napoletanità di trovare la scappatoia e l’amico.

Per quanto leggo dai giornali l’unico nesso evidente tra sanità è politica è solo in termini di bustarelle e di nomine di personaggi in posti chiave che spesso di medicina non capiscono nulla ed hanno il solo pregio di fare le campagne elettorali per l’amico che l’ha sponsorizzati.  Ebbene credo che dalla sanità come nella cultura la politica debba essere messa alla porta e non debba mai permettersi di fare nomine!

In effetti ha ragione Vittorino Andreoli che, recentemente dalla Gruber, ha dichiarato che gli italiani sono dei ladri (chi più chi meno) ed è per questo che eleggono altri ladri e non si indignano quando li scoprono con le mani nella marmellata … o meglio mi verrebbe da dire con le mani nelle loro tasche!

Il Forum Universale delle Beffe

forumDel  Forum delle Culture 2013 (clikka) ci siamo occupati più volte e di recente la stampa tiene quasi un bollettino di guerra sull’evento del quale ormai non si capisce più nulla tra comune, regione, fratelli e Fondazione; ovvero, è molto probabile che si sta facendo in modo di non far capire più nulla visto che dovrebbero, a questo punto, arrivare i soldi e l’intendimento, da quello che leggo sui giornali, parrebbe quello di tenere fuori la fondazione forse perché non “controllabile”. Sulla vicenda addirittura è stato tirato in ballo in modo del tutto incomprensibile, dall’assessore daniele, anche oddati che ovviamente ha declinato l’invito sbattendo la porta e rilasciando anche una lunga intervista al Corriere sui suoi meriti e sulla sua lungimiranza nell’aver intercettato il Forum Universale delle Culture. Credo sia utile, per capire come sono andate effettivamente le cose, leggere l’intervista apparsa oggi (27.08.2013) su corriere del mezzogiorno, di Beatrice Carrillo, professoressa all’Istituto Tecnico Professionale di San Giovanni a Teduccio. A ciò occorre aggiungere che l’amministrazione oddati del “forum senza forum” ha lasciato ulteriori molti debiti che occorrerà onorare e sui quali, pare, sia in corso un’accertamento da parte della Magistratura Contabile. Sulla vicenda fratellino del sindaco ovviamente mi sono già espresso manifestando tutto il mio disappunto con una dichiarazione che riporto in calce all’articolo e che ho già postato su FB. Mi verrebbe da dire archiviamo questa pagina e tiriamo le somme facendo in modo che almeno questa volta chi ha sbagliato paghi! In effetti era questo ciò che mi sarei aspettato dall’amministrazione che abbiamo contribuito a far eleggere … ma evidentemente ci siamo sbagliati il rigore, la trasparenza, la partecipazione e la condivisione del potere erano solo uno promesse elettorali alle quali, invece, noi di Ricostruzione Democratica crediamo ancora!!

Dal Corrire del mezzogiorno di oggi (27.08.2013) Paolo Cuozzo

Forum, beffati cento professori

Formati nel 2010, avevano predisposto progetti per migliaia di studenti

Cento insegnanti — per altrettante scuole napoletane — incaricati di redigere progetti per il Forum delle Culture. Un’idea del Comune di Napoli datata 2008. Professori che hanno anche svolto corsi di formazione professionale, due volte a settimana per 46 ore ore totali, da pagare 17,50 euro-l’ora. Ma i soldi, per ora, non li hanno ancora avuti «nonostante i progetti siano stati fatti, i ragazzi abbiano seguito i nostri corsi e le scuole abbinano messo a disposizione le strutture», dice Beatrice Carrillo, insegnante della Livatino di San Giovanni a Teduccio che ha sollevato il caso.

NAPOLI — Beatrice Carrillo, di professione professoressa di Italiano e Storia all’Istituto Tecnico, professionale e scientifico Rosario Livatino di San Giovanni a Teduccio, al Forum delle Culture aveva creduto profondamente. Tanto da dedicarci, nella sua qualità di prof, anche alcune ore — 46, per la precisione — al di fuori dell’orario di lavoro per formarsi e predisporre un progetto da illustrare ai propri alunni. Poi, però, come altri 99 suoi colleghi, da oltre due anni e mezzo non solo non ha saputo più nulla del progetto, ma neppure dei soldi che il Comune di Napoli avrebbe dovuto riconoscergli per la formazione professionale «effettuata — racconta — da docenti dell’orientale, della Federico II e del Suor Orsola Benincasa».

Scusi, ma da quando non ha più notizie?

«Dal gennaio del 2011 quando incontrammo l’ex assessore alla Cultura, Nicola Oddati, poco prima della sua candidatura alle primarie. Da allora, è stato silenzio totale e nessuno ci ha fatto sapere più nulla».

Lei ha seguito dei corsi di formazione che dovevano essere retribuiti. Ma in che misura?

«Per le 46 ore, suddivise in due turni settimanali da tre ore ciascuno, avremmo dovuto avere 17,50 euro l’ora per un totale di 873 euro che, almeno io, ma penso anche gli altri, non ho mai avuto».

Ora che farà?

«Non so come mi regolerò. Anche se, sia chiaro, il problema non è avere i soldi ma sollevare il caso su come vengono distribuiti e utilizzati i soldi del Forum».

Cosa avreste dovuto fare per il Forum?

«Nel progetto, che Oddati avviò nel 2008 per essere pronti per tempo, furono coinvolte cento scuole napoletane ognuna delle quali indicò un proprio docente. I corsi di formazione si tennero al Palazzo della Conoscenza di via Terracina. Si trattò di corsi organizzati sulla base di appartenenza alle scuole, quindi per elementari, medie inferiori e superiori. Ognuno di noi ha dovuto predisporre un progetto per un corso che si sarebbe chiamato “Pacemaker a Scuola, nell’ambito di iniziative di preparazione al Forum delle culture”. E noi preparammo anche un progetto».

Scusi, ma solo voi o anche le altre 99 scuole avete predisposto il progetto?

«Tutti e cento. Il nostro progetto si chiamava “L’Etica della Pace”. Abbiamo anche invitato un imam ai nostri corsi e proposto una serie di film nell’anno scolastico 2010-2011 per preparare i ragazzi al Forum. Dal Comune abbiamo anche avuto tanto materiale e schede da compilare da consegnare entro il 20 gennaio 2010. Per la mia scuola, inoltre, c’era un piano finanziario che comportava un impegno di spesa di circa 6.000 euro».

E questi soldi la sua scuola li ha avuti?

«No. Mi risulta che la segreteria si è anche messa in contatto col Comune per avere notizie, anche perché le scuole hanno sostenuto dei costi per tenere le aule aperte di pomeriggio, pagando personale di segreteria, personale Ata e così via. Ma nessuno ci ha saputo dire mai nulla».

Cosa si aspetta a questo punto?

«Davvero non lo so. Anche perché dal 18 gennaio del 2011 ad oggi pareva che il Forum fosse qualcosa di tramontato e solo ora se ne riparla».

La mia dichiarazione sulle vicende ferragostane comunali:

Ritengo le dichiarazioni della assessora tommasielli la negazione della politica. Questo scorcio di estate napoletana ci sta mostrando una prospettiva assolutamente singolare per come era iniziata l’esperienza de magistris fondata su basi assolutamente diverse ed invece finite nel solco di una politica compromessa che era proprio quella che i cittadini volevano sconfiggere. Nomine di dirigenti, perdoni ed ipotesi di incarichi retribuiti a parenti stretti del sindaco in pieno ferragosto mi lasciano l’amato in bocca e mi confermano l’idea che non si può essere della stessa parte. Ricostruzione Democratica è nata in consiglio comunale proprio per mantenere acceso quello che era lo spirito iniziale di tanti cittadine e cittadini che hanno avuto la convinzione che si poteva voltare pagina, con serietà, competenza e spirito di abnegazione, purtroppo traditi già all’alba di quello che doveva essere il nuovo inizio con incarichi a cugine e fratelli che oggi appaiono qualificanti di una azione amministrativa che combatteremo politicamente con tutte le nostre forze.

Scandalo Regione Campania: II danaro dei Consiglieri!

spreco-di-soldi-pubbliciSono convinto che i consiglieri regionali che si trovano coinvolti nella vicenda pensano di aver subito un torto dalla indagine della Guardia di Finanza relativa ai fondi cd. economali dati ai gruppi (stiamo parlando di 2 milioni di euro). Difatti, la prima giustificazione è stata quella di dire che non c’è una norma che regola la rendicontazione (della serie ne faccio ciò che voglio) e poi che sono quattro spiccioli (DUEMILIONI) rispetto alle ruberie di cui sono accusati consiglieri di altre regioni. E’ chiaro che occorrono i processi e le sentenze per essere certi penalmente delle malefatte ma, come qualche giorno fa ha detto D’Avigo in una nota trasmissione, se l’ospite che invito a casa mia va via con le posate io per non invitarlo più non aspetto che la sentenza di condanna passi in giudicato! Ecco anche questa vicenda da’ il metro della inadeguatezza di una intera classe politica che è pericolosissima, in quanto, è in grado di corrompere anche chi si avvicina alla politica nelle istituzioni per la prima volta e viene contaminato sull’onda del “così fan tutti”. Prendi i soldi anche tu e partecipa al banchetto e se non lo fai è capace che ti fanno sentire anche un fesso, oppure strano, in sostanza una persona da evitare, un marziano che è sceso dalla luna e che non capisce come va la vita nelle istituzioni! E’ infatti per questo che mi spiego un così diffuso malcostume che ovviamente potrà anche portare a 60 assoluzioni o archiviazioni, ma ciò non toglie che il danaro pubblico è sacro! Giusto per spiegare i fondi economali servono a far funzionare i gruppi consiliare sia per l’acquisto di cancelleria, sia per la cd. comunicazione delle attività politico/istituzionali. Non c’è bisogno di dire che noi di Ricostruzione Democratica di fondi economali non ne abbiamo mai visti né abbiamo stanze e strutture adeguate nel palazzo del Consiglio Comunale come gli altri gruppi. Siamo, posso dire, un gruppo politico strano. Eppure non credo che la politica si possa fare senza soldi pubblici ma oggi occorre un segnale forte se vuoi marcare delle differenze! In tutta questa vicenda trovo scandaloso non che questi si sono mangiati i soldi in pasticceria, avorio, gioielli e collaboratori al nero, ma che i fondi che erano destinati ad iniziative politiche sono stati stoltamente distolti, mentre molte persone si dedicano ad attività politiche, di qualunque parte esse siano, senza mezzi e soldi. Penso, infatti, a quanti come i Giovani Democratici o ai giovani compagni di SEL ma credo anche a quelli del PDL hanno dedicato il loro tempo ed i loro soldi per attaccare manifesti, fare volantinaggio, fare convegni, assemblee, discussioni etc. etc. rimettendoci credendoci, facendo la cd. politica pura, solo ed esclusivamente perché credono in una idea di società! Ecco credo che a loro questi consiglieri dovrebbero chiedere scusa!

Sul tema e su come facciamo noi di Ricostruzione Democratica vedi:

i fondi economali di napoli è tua clikka

i nostri costi della politica clikka

una nuova tangentopoli clikka

la politica dell’occupazione e del saccheggio clikka

360 kg di aragoste e polipi clikka

quanto costano i consiglieri clikka

malapolitica e danaro pubblico clikka

l’utopia della politica ed i costi dei politicanti clikka

cesare lombroso e la politica clikka

maiali al pascolo clikka

Da Repubblica Nazionale di oggi 04.07.2013

Cene, gioielli, porcellane e giocattoli le spese pazze della Regione Campania Sessanta consiglieri indagati: 2 milioni di fondi pubblici “bruciati”.
CONCHITA SANNINO
NAPOLI — Due milioni e mezzo di fondi regionali bruciati, in due anni, come spiccioli personali. Gettati via dai consiglieri dell’assemblea in cene e vini, regali e sigarette, pasticcini, caffè, gioielli e viaggi, acquisti futili e necessità private. Ma appena la Guardia di Finanza bussa ai loro uffici per capire cosa avessero fatto di quei soldi pubblici, comincia la folle corsa a raccattare scontrini improbabili e a presentare malaccorte giustifiche, carte che dovevano riparare e invece rivelavano altri squarci. Così, (quasi) l’intero consiglio regionale della Campania si é incastrato da solo.
Nella (vecchia) storia che alimenta rabbia e anti-politica arriva un nuovo capitolo: vedi alla voce Fondo 5011, il capitolo di bilancio dell’ente destinato al «Funzionamento dei gruppi regionali». Biennio: 2010-2012. La Guardia di Finanza è tornata ieri nel grattacielo del Centro Direzionale: con 57 “inviti a comparire”, per altrettanti esponenti politici, voluti dal procuratore Francesco Greco e dal pm Giancarlo Novelli. L’accusa: peculato. A dover rispondere del «disegno criminoso» sono i gruppi “Caldoro Presidente”, Pdl, Pd, Udc, Udeur, Noi Sud, Moderati, Centro democratico e tutta la vecchia Idv, oggi nel Misto. Ne escono indenni solo: due consiglieri del gruppo “Socialisti europei” (Mucciolo e Oliviero, eletti con Sel); uno del Pdl, Colasanto; e il governatore Caldoro, sebbene proprio il politico a lui più vicino, Gennaro Salvatore, capogruppo di “Caldoro presidente”, risulti in cima alla lista degli inquisiti come recordman di incasso arbitrario: 93mila 215 euro. Ma gli indagati sono 60 in tutto, compresi anche tre ex eletti dell’aula diventati parlamentari: il deputato Pd, Umberto Del Basso De Caro, e i senatori Pdl, Eva Longo e Domenico De Siano.
AVORIO E TARSU
Denari dei contribuenti piegati all’uso «privatistico» dell’assemblea dei consiglieri della Campania, scrivono gli inquirenti. Le più fantasiose, improbabili spese da accostare al lavoro di un organo legislativo si possono scorrere ora, negli atti dell’indagine. Un consigliere ha comprato prodotti di gioielleria, tra cui un corno di avorio, per 1900 euro. Un altro, bombole di gas per centinaia di euro. Il Pdl attesta l’acquisto di 11mila euro tra bar e pasticcerie. Più 3.400 euro di giornali. Ma per quelli non c’è già il Fondo Comunicazione? La stessa clamorosa svista è del Pd: che infatti prova a spiegare i suoi complessivi 500mila euro di spese con un congresso “Big Fish”, festa dei giovanidemocrat, con la pubblicità per tre emittenti e un contratto da ben 30mila euro con la società Kidea, peraltro già toccata dallo scandalo sulla Coppa America. E ancora: acquisti di porcellane e quadri fino a 500 euro a pezzo. Pezzi d’arte, ma anche cianfrusaglie da supermercato. Il gruppo “Caldoro presidente” presenta scontrini di prodotti per igiene personale da 203 euro, di cui 3 perla tintura per capelli da uomo. C’è anche chi si fa gli occhiali da vista con i soldi pubblici, chi acquista una Barbie, una bottiglia da enoteca. Ma il capolavoro lo firma un esponente del gruppo Misto che si giustifica portando alla Finanza la ricevuta della Tarsu: sì, la tassa sui rifiuti. D’altro canto, c’è un modo più indolore di versare le imposte che un qualunque cittadino (politico o no) deve allo Stato? Pagare allo Stato con soldi sottratti allo Stato. Poi ecco la «spiegazione» presentata dai consiglieri Udeur, Ugo De Flaviis e Sandra Lonardo (ovvero lady Mastella), interrogati solo poche ore fa: quei soldi, dicono, li hanno utilizzati per pagare collaboratori. Ovviamente in nero, senza contributi.
I PIÙ RAPACI
Sette mesi di analisi da parte della Tributaria guidata dal colonnello Nicola Altiero e del commercialista Paolo Barba, consulente della Procura. Ma alla fine emergono due elementi con forza. Primo: alcune voci di spesa son osostenute «per finalità strettamente personali», per niente legate al funzionamento dei gruppi e comunque non coerenti con gli obiettivi «della legge regionale 6/1972». Secondo: il 60 per cento delle somme erogate ai gruppi consiliari viene trasferito dai capigruppo ai consiglieri «senza che questi ultimi né, tantomeno, i rispettivi colleghi-presidenti (che hanno la responsabilità ammini-strativa della gestione dei fondi) abbiano prodotto alcuna documentazione che attesti l’effettivo impiego delle somme incamerate ». Così il consulente Barba può calcolare, in percentuali, la lista dei più rapaci: al 95 % di utilizzoscorretto del Fondo si attestano i gruppi Idv (ora nel Misto) e l’Udeur; a quota 91 % c’è il gruppo “Caldoro Presidente — Nuovo Psi”, all’89 il Pdl, subito inseguito dal Pd all’82 %, mentre al 65 si piazzano i centristi dell’Udc.
«NIENTE DIMISSIONI»
Qualche imbarazzo appena, ieri in Regione. Mentre Sel e Movimento 5 Stelle chiedono le dimissioni dell’intero consiglio regionale, tra i consiglieri agitati si coglie più sollievo che sensi di colpa. Dal presidente Caldoro in giù, tutti promettono «massima collaborazione con la magistratura». In realtà, tanti dicono: «Mica siamo come i Fiorito, qui c’erano solo i pidocchi da prendere…». E tutti si fanno scudo delle parole, definite da qualcuno fin troppo generose, che in mattinata il procuratore capo di Napoli Giovanni Colangelo aveva stringatamente dedicato al blitz. «In fondo la norma sulla rendicontazione non è univoca».
L’intervista a Gennaro Nocera, capogruppo Pdl: “Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni”
“Quegli 11mila euro di pasticcceria? Non ricordo…”
NAPOLI — Gennaro Nocera, lei è il capogruppo del Pdl in Regione. «Certo, so di cosa dobbiamo parlare. Ma sono in farmacia, abbia pazienza, sto pagando… «.
Scusi la franchezza, visti gli scontrini ormai sotto inchiesta: in farmacia sta pagando con soldi suoi o nostri?
Ride. «Eh capisco. La battuta ci sta… Ecco, pago 18 euro di tasca mia, banali pillole. Io sono unfesso: ho sempre pagato di tasca miacaffè e bibite, anche se ero in trasferta istituzionale. Neanche il traghetto a Venezia mi feci rimborsare».
Non si direbbe. Nel suo caso, l’importo contestato è di 35mila e 258 euro.
«Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni. Ma io sono davvero fiducioso nella magistratura che con misura ed equilibrio sta vagliando le posizioni. D’altro canto, l’avete sentito il procuratore, Colangelo? Lo ha detto anche lui che la legge è vaga».
Veramente, è la stessa Procura che vi accusa di peculato.
«Non voglio pensare che siano vere le cose che girano: chi si è comprato il gioiello, chi la porcellana, chi la tintura per capelli. Mica ci sono colleghi matti? Poi fa ridere ‘sta storia della tintura, legata proprio a un capogruppo calvo. Magari una sua segretaria avrà fatto confusione».
Parliamo del gruppo Pdl: esibite scontrini singolari, 11mila euro solo di bar e pasticceria, 3.400 euro di giornali.
«Sono capogruppo da ottobre, non so niente di prima».
Avete ripianato con questi fondi persino un «furto di 190 euro» dalla cassa. Chi ruba al gruppo Pdl?
«Ma non ero capogruppo all’epoca. Non ne so niente, glielo giuro sui figli…».

I fondi dei gruppi politici: una nuova “Tangentopoli”

Ianniciello

I fatti della Lomabrdia, del Lazio e della Regione Campania mi fanno pensare che ancora una volta tocca alla magistratura fare pulizia nei partiti! Credo che quella a cui stiamo assistendo è una vera e propria “tangentopoli”. Sono convinto, infatti, che se si indagasse in tutti i consigli comunali, provinciali, regionali ed in parlamento circa le spese fatte con i cd. fondi economali assegnati ai gruppi politici si scoprirebbe che il 99% sono stati spesi in modo improprio e per fini assolutamente personali. Io stesso come consigliere comunale ho sentito dire cose strane su come si sarebbero dovuti spendere i fondi assegnati, tanto che ho sentito la necessità di pubblicare tutto ciò che mi riguarda ed ha riguardato al gruppo di cui ho fatto parte (Il rendiconto di Napoli è Tua clikka). Occorre pulizia ed intransigenza e fare intendere ai politici che si candidano a svolgere un ruolo pubblico che ciò significa sacrificio non privilegi né soldi pubblici da spendere a piacimento! Svolgere un ruolo pubblico significa avere l’onore di rappresentare il popolo e la voglia di restituire qualcosa alla società di cui facciamo parte, nient’altro! Ancora oggi trovo assolutamente inadeguati i partiti a svolgere questo compito ed allora spero che le Procure arrestino tutti coloro che si sono macchiati le mani con la marmellata perché ormai il vasetto è vuoto e non possiamo permetterci che questa gente spregevole resti tra le fila degli amministratori della cosa comune.

Di seguito l’articolo del corriere del mezzogiorno di oggi (21.12.2012)

NAPOLI — Sessantaquattromila euro facili facili, ottenuti dalla Regione grazie a fatture false e, secondo l’accusa, a un controllo dei documenti pressocché nullo. Massimo Ianniciello, quarantenne consigliere regionale del Pdl (ausospesosi dal gruppo consiliare), è da ieri mattina agli arresti domiciliari con l’accusa di truffa aggravata e si ritrova la casa sotto sequestro fino all’importo della truffa; indagati il suo commercialista, Antonio Pazzona, e l’ex capogruppo del Pdl Fulvio Martusciello, la cui casa è stata perquisita. L’inchiesta è quella avviata alcuni mesi fa dal pm Giancarlo Novelli con il coordinamento del procuratore aggiunto Francesco Greco. Semplicissima la truffa, ricostruita dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria: presentando fatture false, prima emesse da una ditta che produce cartelloni e segnali stradali, poi da un’azienda fantasma formalmente attiva nel settore del commercio all’ingrosso di rottami, otteneva rimborsi che in realtà sarebbero destinati ad attività di comunicazione. Martusciello, ricostruisce il gip Roberto D’Auria nell’ordinanza di custodia cautelare, avrebbe dovuto svolgere ma non ha svolto l’«idonea istruttoria» che la legge regionale impone ai capigruppo. Le prime fatture false vengono fornite nel 2010 a Ianniciello da una ditta del Vesuviano che si occupa di pubblicità stradale. Il titolare, Giuseppe Vastola, ha riferito agli inquirenti di essere stato contattato da alcune persone vicine a Ianniciello, tra cui Antonio Pazzona: «Mi hanno chiesto di emettere le fatture per importo rispettivamente di 11.700 e 2.304 euro. Mi è stato dettato l’oggetto della prestazione da indicare nelle stesse fatture che ho provveduto io stesso a redigere. Non ho reso alcun tipo di collaborazione o prestazione». In base all’accordo, Ianniciello avrebbe dovuto liquidare l’importo delle fatture e successivamente la somma, scomputata dell’Iva riconosciuta alla società, sarebbe stata rimessa ai richiedenti. «In verità — ha spiegato ancora Vastola — non è stato corrisposto alcun compenso né tantomeno il rimborso dell’Iva. Pazzona e la persona che era con lui promisero vantaggi lavorativi e facilitazioni burocratiche con i vari Comuni dove la mia ditta avrebbe dovuto operare. Non ho mai ottenuto alcun tipo di vantaggio o agevolazione per qualsivoglia esigenza connessa con la mia attività nè tantomeno privata». Ottenute le fatture, gli amici di Ianniciello scompaiono: Vastola va una volta allo studio di Pazzona per sollecitare il pagamento dell’Iva, ma poi si arrende e rinuncia. Nel frattempo, il consigliere regionale trova un altro modo per procurarsi le fatture. Se le fa rilasciare da una società fantasma, la general Trade International srl, ufficialmente attiva nel settore del commercio all’ingrosso di rottami. La società avrebbe sede a Bacoli, ma la Guardia di Finanza si accorge che l’indirizzo corrisponde ad un appartamento disabitato. Soci e amministratori delegati risultano essere due cittadini svedesi irreperibili, Patric Kennet Svensson e Stig Roger Nordlund; institore risulta tale Vincenzo Rufolo, pluripregiudicato per spaccio di droga e reati contro il patrimonio. Interrogato, dichiara di non conoscere nessuno svedese, di non avere mai commerciato in rottami e di avere dato, anni fa, il suo documento a un conoscente in cambio di 150 euro.
Titti Beneduce

La politica e l’Area NATO di Bagnoli – Occorre Vigilare!

VarrialeIeri al Consiglio Comunale avrei voluto fare un intervento per invitare l’Amministrazione Comunale ad occuparsi di ciò che sta accadendo a Bagnoli con riferimento al Collegio Ciano meglio conosciuto come Base NATO e non mi è stato possibile perché (credo per giochi politici) non abbiamo raggiunto il numero legale (c’era la questione CAAN e mercato Ittico).  La questione è questa: L’ex base NATO pare che sia (uso il condizionale perché si dovrebbe fare uno studio) della Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’infanzia, nata dalla trasformazione di una IPAB (istituto per l’assistenza e beneficenza, che era pubblica!!) mentre la Fondazione viene dichiarata di diritto privato (?) come si legge nello statuto della fondazione (clikka). Bene nella Fondazione c’entra anche il Comune che ha il ruolo di nominare un consigliere di amministrazione e l’area della ex NATO è nel territorio cittadino, quindi, credo che dovremmo avere sicuramente qualcosa da dire almeno per l’indirizzo da dare all’area ed, invece, niente di tutto questo perché la Regione giocando in solitaria ha dichiarato di volerci trasferire i suoi uffici. Per tutta risposta l’amministratrice della Fondazione dott.ssa Lidia Genovese (nominata pare ai tempi di Bassolino e Iervolino e comunque ascrivibile in quell’area) con delibera del 13.12.2012 (clikka), in soldoni, ha chiesto alla Regione se ci vuole trasferire gli uffici ed in mancanza di dichiarazione entro il 28.12.2012, in tal senso, ha disposto che per il Collegio Ciano (la base ex NATO) dal 31.12.2012 si raccolgono manifestazioni di interesse per chi volesse utilizzare il complesso. La cosa mi preoccupa perché il Collegio Ciano fu riservato storicamente per opere di assistenza e beneficenza (era come detto in proprietà di una IPAB) ed oggi dopo decenni di occupazione militare sarebbe il caso di restituirlo alla sua destinazione originaria. Ad ogni buon conto occorre che si vigili perché la gestione della Fondazione credo che possa instillare qualche perplessità. Infatti, nel cercare le carte ho scoperto che un appartamento della Fondazione nella prestigiosa Via Petrarca, è stato assegnato in affitto ad un politico (tal Salvatore Varriale Superdirigente della giunta Caldoro ed ex deputato in calce il curriculum) che non accontentandosi neppure di quello che aveva avuto ha chiesto di poterlo sostituire con un’altro sito sempre in via Petrarca, come si capisce dalla delibera del 28.10.2011 (clikka). Ora sono convinto che siano state rispettate tutte le procedure ma credo che i politici per quanto è accaduto in passato dovrebbero stare alla larga dalle case! Comunque spero che qualcuno di buna volontà indaghi almeno per sapere quanto paga il politico di affitto!

13 aprile 2012 Corriere del Mezzogiorno

Nuova «macchina» regionale: arrivano 5 super-dirigenti

Salvatore Varriale nominato Capo del Dipartimento dipartimento delle risorse finanziarie,
umane e strumentali. Nato a Napoli il 9 agosto del 1954. Nel 1983 consegue presso l’Università di Napoli Federico II la laurea in Economia e Commercio.
Deputato, è stato componente della commissione Finanza della Camera. Dal 2004 al 2010 è
stato componente deI nucleo di valutazione e controllo strategico dell’Inpdap.
In virtù di questa nomina ha diretto una struttura complessa di carattere economico
gestionale. Revisore dei conti presso Ansaldo trasporti ed Enel Facility management spa.
Nel 2010 ha collaborato con l’Anci Campania ed è componente Caff quale Esperto
Federalismo Fiscale.
Sempre nel 2010 è Componente Commissione affari finanziari della Conferenza StatoRegioni.
Nel 2011 è Presidente del Cda della Soresa (Società Regionale per la Sanità Spa).

Il regalo di natale della Regione Campania al Cardinale

sepe_blog-150x150Oggi (11.12.2012) il mattino riporta la notizia che è stata varata una legge dalla Regione Campania con la quale si finanziano le attività oratoriali del nostro Cardinale stanziando ben 2.500.000 euro mediante un aumento del bollo auto del 10%. Non dico che ciò sia sbagliato ma credo che le necessità se le volessimo cercare ce ne sarebbero (e come!) nella stessa casa dei cattolici. Abbiamo, infatti, di recente affrontato in consiglio comunale il nodo tragico dei semiconvitti che svolgono sul territorio una funzione anche importante di sostegno al disagio ed all’istruzione giovanile. Qualche settimana fa, infatti, per la grave crisi del comune ho assistito alla mortificante scena di due suore che si sono incatenate ad un palo davanti Palazzo San Giacomo, perché i semiconvitti dalle stesse gestite vantano crediti nei confronti del comune che non sono stati onorati gettandoli nella condizione di essere a rischio di chiusura buttando in mezzo alla strada i minori che sono presso di loro alloggiati. In Consiglio Comunale abbiamo anche approvato un ordine del giorno che tiene conto della particolare attività svolta da queste strutture per cercare di verificare la possibilità di erogare i pagamenti in anticipo e non secondo l’ordine cronologico che ha tempi di oltre quattro anni. Ebbene mi sarebbe piaciuto se la Regione avesse meglio meditato questo suo atto di liberalità che, peraltro, ricorre ogni anno più o meno nello stesso periodo. Riporto, infatti, in calce all’articolo  de Il mattino, che vale la pena leggere (non fosse altro per la gara che c’è stata tra i consiglieri regionali), due mie considerazioni fatte su analogo finanziamento (2.700.000 €) e sul quale ci fu anche un interessante dibattito. Ciò perché credo sia utile non perdere la memoria delle cose che ci accadono e per capire dove i nostri rappresentanti ci portano visto che tra poco si andrà a rivotare!

Da il Mattino di oggi 11.12.2012 Paolo Mainiero
Era dicembre del 2008 quando al cardinale Sepe, in visita in consiglio regionale, fu promessa una legge per gli oratori. Ieri, dopo ben quattro anni, l’aula ha tenuto fede a quell’impegno approvando all’unanimità il testo che riconosce la funzione sociale degli oratori. La legge stanzia 2 milioni e 500mila euro recuperati dall’aumento del 10 per cento del bollo auto stabilito dalla scorsa finanziaria. Dal prossimo anno la legge sarà invece finanziata con i risparmi ricavati dal taglio dei costi della politica.
Sei gli articoli di una legge sollecitata da Sepe e attesa dalle parrocchie. «È il più bel regalo di Natale per il cardinale», commenta Pasquale Sommese che promosse la legge nella scorsa legislatura da consigliere e l’ha riproposta oggi da assessore. I finanziamenti potranno essere utilizzati per l’acquisto di attrezzature didattiche e di arredamento pari al 50 per cento del valore dell’investimento complessivo che non deve superare i 25mila euro. Sarà sostenuta finanziariamente anche la formazione degli operatori che lavorano negli oratori e nei laboratori formativi delle parrocchie e delle diocesi, anche in questo caso nel limite del 50 per cento della spesa. Le risorse inoltre saranno destinate, sempre nella misura del 50 per cento della spesa, a iniziative sperimentali e di ricerca di nuove metodiche di intervento anche attraverso progetti tra le diocesi. Infine verranno finanziate, fino al limite di 30mila euro, iniziative per le attività ricreative, educative e formative. Un 50 per cento dei fondi sarà erogato in base alla popolazione minorile del territorio; l’altro 50 sul numero di parrocchie e oratori. I progetti saranno valutati da un Comitato tecnico-scientifico formato da sette componenti e presieduto dall’assessore regionale alle Politiche sociali. Per la presentazione di domande e progetti sarà pubblicato un apposito bando annuale.
Da destra a sinistra, i partiti trasudano soddisfazione e c’è da chiedersi il perchè, se tutti erano d’accordo, ci siano voluti quattro anni per approvare la legge. «Era una legge attesa – dice il governatore Caldoro – che dà possibilità di risposta alle attività delle parrocchie che svolgono funzioni di carattere sociale». Il presidente del consiglio Paolo Romano aveva assicurato che la legge sarebbe stata approvata entro il 31 dicembre. «Abbiamo mantenuto la promessa e ringraziamo Sepe – dice – per la potente azione di stimolo». Per Carmine Mocerino (Udc) «il consiglio regionale ha scritto una pagina di buona politica» mentre Rosetta D’Amelio (Pd) chiede che si vada oltre e «si rifinanzi il Fondo per l’assistenza sociale perchè la situazione in Campania è drammatica». Luciano Schifone (Pdl) sottolinea «il grande valore educativo che da sempre esercitano gli oratori». 
Nella stessa seduta di ieri il consiglio ha approvato anche la legge per la cooperazione, pure molto attesa perchè se ne riconosce, per la prima volta, il ruolo nell’economia regionale. La legge introduce norme in tema di occupazione dei giovani, delle donne e delle categorie svantaggiate, istituisce la Consulta regionale a sostegno della cooperazione, prevede la concertazione in settori che, ad esempio l’agricoltura, non hanno potuto partecipare ai tavoli e concorrere alla definizione delle politiche agricole. «Il voto di oggi – dice il consigliere del Pd Antonio Marciano – è importante perchè colma un vuoto legislativo ed è significativo che venga approvato in questo periodo di forte crisi economica». «La legge – interviene Pietro Foglia, presidente della commissione Agricoltura – potrà dare un contributo reale all’emergenza occupazionale».

Queste due riflessioni su quanto scrivevo sull’argomento l’anno scorso:

Inviato: venerdì 16 settembre 2011 16:14 A: neapolisagoghe@googlegroups.com Oggetto: dove vanno i nostri soldi

Il leitmotiv al Comune di Napoli, così come negli altri Comuni d’Italia, è che non ci sono soldi. Il 15 settembre scorso a Napoli si è tenuto un consiglio comunale sulla manovra finanziaria ed è stato uno stillicidio di numeri e percentuali, assolutamente avvilente. Questa estate si è parlato molto dei sacrifici che gli italiani devono fare e sulle cronache hanno avuto risalto sia i privilegi della casta politica sia i privilegi di cui gode la chiesa cattolica. Sono profondamente convinto che fare un regalo alla chiesa non significa accontentare i milioni di credenti, ma semplicemente ingraziarsi la benevolenza della casta del clero, in ossequio ad un vecchio modo di fare politica che non tiene conto del fatto che oggi le informazioni passano rapidamente e, quindi, giungono anche alle orecchie di quelli che dovrebbero essere i soggetti su cui la casta beneficiata, dovrebbe avere un ascendente. Per le politiche giovanili, lo sport e le politiche sociali, il Comune di Napoli, senza tema di smentita, è in enorme sofferenza per i tagli ricevuti, mentre la Regione Campania, in questi giorni di lacrime e sangue, stipula con l’Arcidiocesi di Napoli, il 5 settembre scorso, un protocollo di intesa in virtù del quale, assegna al nostro cardinale, per le attività oratoriali (sportive, culturali, sociali ecc..), la somma di €. 2.730.000,00 con determina dirigenziale n. 58 del medesimo giorno. La cosa mi lascia assolutamente perplesso, in quanto, la Regione evidentemente ha scelto quale sua amministrazione di riferimento nell’azione sul territorio un soggetto privato anziché il Comune, che per la sua funzione e per le sue precipue caratteristiche di ente locale, garantisce una maggiore affidabilità ed una migliore distribuzione dei servizi, tenuto conto del fatto che molto probabilmente alle attività che sicuramente saranno svolte dall’Arcidiocesi di Napoli non parteciperanno coloro che hanno un diverso credo religioso o semplicemente, pur essendo cattolici, non partecipano alle attività ricreative degli oratori In un momento di crisi come questo credo che i cittadini, ai quali si chiede uno sforzo economico/sociale intenso, abbiano il diritto di sapere verso quale direzione si muove l’amministrazione regionale che taglia servizi pubblici essenziali, come i trasporti, destinando importanti somme verso altre direzioni.
cari saluti
gennaro

Data: 28/10/2011 23.57
Ogg: presepe

Si approssima il natale e qualche giorno fa ho incontrato un’amica che fa parte della associazione presepistica napoletana, per intenderci l’associazione che ogni anno a natale nella sala valeriana, androne scuola media ugo foscolo di piazza del gesù, espone una collezione di presepi napoletani molto belli e che attirano ogni anno molti turisti e cittadini. Bene quest’anno mi è stato spiegato che la sala valeriana, gestita dalla parrocchia del Gesù Nuovo, non sarà disponibile per l’esposizione dei presepi poiché occupata. Se si passa da piazza del gesù si nota che è stato apposto un telo con su scritto associazione culturale gestita, credo, dalla stessa chiesa del Gesù. Ebbene, qualche settimana fa già ebbi a denunciare che la nostra regione in virtù di un protocollo di intesa, tanto per iniziare, ha dato al Cardinale Sepe per attività oratoriali, la somma di €. 2.700.000,00. All’epoca commentai che la Regione, per le politiche sociali, preferisce come interlocutore la Curia anzicché il Comune di Napoli. Oggi mi sento ancora più deluso poiché mi sembrerebbe che la chiesa del gesù di fatto ha sfrattato decine di rappresentazioni della natività. E’ come se avessimo fatto un salto nel passato di duemila anni fa solo che questa volta a cercare rifugio non è solo la sacra familia ma tutta la rappresentazione compresi i re magi, la stella cometa il bue e l’asinello.
cari saluti e prepariamoci per il natale se le premesse sono queste.
Gennaro

I Regali della Regione Campania

E’ interessante vedere come la Regione Campania ha elargito oltre 1.600.000,00 €. ad enti ed associazioni varie. A pensare male verrebbe in mente che è iniziata la campagna elettorale spero che in questo momento di così grave crisi abbiano un valido fondamento questi regali e che siano rispettate le norme previste e sopratutto il principio di imparzialità della pubblica amministrazione. L’elenco è lunghissimo e ci sono somme da 500,00 a 30.000,00 euro di soldi pubblici erogati per ragioni che dagli atti pubblicati non è dato sapere. Mentre il Comune di Napoli annega nei debiti la regione fa i regali. Buona lettura

contributi elargiti dalla Regione Campania clikka

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