Gennaro Esposito

Alza la Testa

La politica scabrosa dei consiglieri della Regione Campania

regione

Con la crisi che sta vivendo il paese c’è gente che spende migliaia di euro di danaro pubblico in cravatte, dolciumi, trucchi e chi più ne ha più ne metta, senza neppure vergognarsi, difendendosi con la scusa che non ci sarebbe un obbligo di rendicontazione! Spero che tutti i consiglieri coinvolti ne escano puliti ma la vedo difficile perché seppure non dovessero rispondere penalmente degli acquisti fatti in ogni caso resta il dato politico di consiglieri che hanno approfittato del danaro pubblico a scapito della collettività di modo che dovrebbero tutti sparire dalla scena politica! Allo stato solo una decina di consiglieri sono riusciti a dimostrare di non aver avuto la mano larga con i soldi pubblici.

Dal CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – NAPOLI di oggi (02.04.2014)

Titti Beneduce

Spese per cravatte e manifesti Nei guai 51 consiglieri regionali

La Procura chiude le indagini sui rimborsi per tutti i gruppi Il recordman degli acquisti è Gennaro Salvatore: 96 mila euro

NAPOLI — L’uomo dei record è Gennaro Salvatore, del Nuovo Psi, con 95.955 euro. Ma oltre a lui ci sono altri 50 consiglieri regionali accusati di avere ricevuto indebitamente rimborsi dal Consiglio regionale per importi più o meno elevati: si va dai 6.166,08 di Luciana Scalzi, Pdl, ai 29.008 di Luigi Cobellis, Udc, passando per gli 11.300 di molti del Pd, incluso il sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro. Nei confronti dei 51 (tutti dell’attuale consiliatura a eccezione di Pietro Diodato) il pm Giancarlo Novelli ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari, ipotizzando a vario titolo i reati di peculato (per le spese dei gruppi) e truffa (per le spese della comunicazione).

Gli avvisi (55 in tutto perché quattro riguardano collaboratori dei consiglieri o imprenditori che hanno fornito fatture false per giustificare le spese) sono stati notificati agli interessati dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza; tra i destinatari anche due ex consiglieri oggi senatori, Eva Longo e Domenico De Siano, entrambi del Pdl. Per tredici consiglieri, infine, il pm ha chiesto l’archiviazione, ma per tre di loro (Nicola Caputo, Pd; Sergio Nappi, Noi Sud; Angelo Polverino, Pdl) la richiesta, che dovrà essere vagliata dal gip, riguarda solo l’accusa di peculato e non anche quella di truffa: di conseguenza il loro nome figura in entrambi gli elenchi. Nell’inchiesta non è mai entrato il presidente della Regione, Stefano Caldoro.

Dagli avvisi, suddivisi per gruppi, emergono alcune curiosità. A Cobellis, per esempio, oltre ai 29.008 euro ricevuti direttamente, vengono contestati anche 1.125 euro spesi per articoli da regalo, articoli per la casa, piante e fiori e articoli da negozio di ottica. Simile la situazione di Giuseppe Russo, ex capogruppo del Pd, il quale, oltre ad aver ricevuto direttamente 24.800 euro, ne ha spesi 7.896 per materiale propagandistico adoperato da Luca Mascolo, candidato a sindaco di Agerola, e 3.970 per cravatte. Ma anche nel caso degli acquisti bizzarri il record appartiene a Gennaro Salvatore, arrestato nei mesi scorsi e ancora ai domiciliari: con i soldi del consiglio regionale, infatti, a quanto risulta dagli scontrini, ha comprato, per esempio, giocattoli, articoli sportivi, un accappatoio, make up per donna, kit per la colorazione dei capelli, occhiali da vista, cialde di caffè, prodotti di pasticceria, farmaci, alberghi.

I consiglieri che hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini hanno ora 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati dal pm o di rendere dichiarazioni spontanee, o ancora di depositare memorie difensive.

In caso contrario, il magistrato chiederà il rinvio a giudizio. Potrebbero chiedere si essere interrogati, in particolare, i consiglieri del Pd, i quali, nel corso delle indagini, dopo essersi consultati con un avvocato, si presentarono al pm sostenendo di non essere tenuti a giustificare le spese: orientamento non condiviso nè dalla Procura ordinaria nè da quella contabile, che sta conducendo un’inchiesta parallela in base al protocollo d’intesa firmato dai vertici dei due uffici giudiziari.
La notifica dell’avviso di chiusura indagini a Umberto Del Basso De Caro ha riacceso la polemica sulle sue dimissioni. È il Movimento 5 Stelle a tornare alla carica: «Fare un passo indietro, dimettersi e difendersi senza ricoprire la carica di sottosegretario sarebbe un atto di decenza»: questa la posizione dei deputati grillini. «Il rinvio a giudizio, probabile dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, non è una condanna, ma ci chiediamo quale sarà la posizione del segretario del Partito Democratico. Difficile da sapere. Per la Cancellieri chiedeva le dimissioni, senza alcun procedimento giudiziario in corso. Per Francesca Barracciu, un altro sottosegretario del PD, dimissioni solo in caso di condanna. E ora?». I deputati pentastellati sottolineano anche l’importanza dell’inchiesta della magistratura campana: «L’accusa di peculato e in alcuni casi di truffa è molto impegnativa. Come al solito ci sono i soldi pubblici di mezzo, soldi dei cittadini che sono finti nelle spese più varie. De Caro ha il diritto di difendersi, ma da comune cittadino».

 

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Gimmo Cuomo

 

Marino: «È stato molto utile conservare i biglietti dei treni»

NAPOLI — Angelo Marino del gruppo Caldoro Presidente è uno dei dieci virtuosi per i quali è stata chiesta l’archiviazione dell’indagine per truffa e peculato. Gli altri sono Fulvio Martusciello, Carlo Aveta, Bianca D’Angelo, Lucia Esposito, Francesco Nappi, Annalisa Vessella, Ettore Zecchino, Gennaro Oliviero e Carmine Sommese.

Marino, cosa si prova ad essere una delle dieci mosche bianche?

«Lo dico francamente, credo che ci siano altri virtuosi. Io ho solo risposto alla magistratura giustificando le spese. Penso che molti altri miei colleghi riusciranno a farlo. Io l’ho fatto in prima battuta, l’ho sentito come un dovere civile».

Come ha affrontato l’attesa?

«Sono rimasto sereno. L’avevo detto quando ho ricevuto l’informazione di garanzia».
Difficile non adeguarsi all’andazzo?

«Ma quale andazzo? La magistratura è nostra alleata in questo procedimento. Se ci sono delle spese, vanno giustificate. Anche nella vacatio normativa è importante giustificare le spese. Non credo all’accanimento».
Insomma, ha rendicontato tutte le spese?

«Sì, tutte».

Cosa si faceva rimborsare?

«Partecipazioni a convegni, a seminari, viaggi a ministeri, Camera, Senato. Solo spese per attività istituzionali. In prevalenza, rimborsi di biglietti del treno».

Mai pranzi importanti?

«No, solo in occasione della presentazione di proposte di legge ho ricevuto a pranzo i rappresentanti istituzionali del territorio. Ma siamo stati al ristorante del Consiglio».
Pensa che la sua virtù renderà qualcosa in termini elettorali?

«Io credo, e non è una provocazione, di rappresentare la normalità. Sono una persona umile, figlio di un semplice dipendente dell’ex mitica ferrovia Alifana».

Quasi tutto il Consiglio ancora sott’inchiesta per i rimborsi, alcuni consiglieri coinvolti anche in altre vicende giudiziarie. Esiste un problema di mancanza di legittimazione?
«Secondo si potrà valutare la situazione solo dopo che saranno trascorsi i 20 giorni a disposizione di ognuno per rendicontare le spese».

Il sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro dovrebbe dimettersi?
«Non penso. Credo che debba solo vincere la riluttanza a esibire scontrini e documenti giustificativi. Lo conosco come collega e come persona, è un esempio per noi ex giovani avvocati».
Chissà quante volte avrà pensato: “meno male che nel 2010, quando si votò, il Movimento 5 Stelle” ancora non era esploso.

«No, mai. Mi onoro di appartenere al gruppo Caldoro Presidente. Ce la stiamo mettendo tutta. Poi saranno gli elettori a decidere».

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Simona Brandolini

Del Basso De Caro: dimettermi? Non scherziamo, perché mai

NAPOLI — «Non è spiacevole. Ricorda Enea e Didone? È sempre la stessa notizia. È l’avviso di garanzia di due anni fa». Serafico, non fa una piega il sottosegretario alle Infrastrutture, Umberto Del Basso de Caro. A lui, ex capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale, l’avviso di chiusura delle indagini non è ancora stato notificato. «Sono a Roma».
E cosa farà ora?

«Chiederò di essere sentito. Mi difenderò».

La sua difesa resta non dovevo rendicontare?

«Certo, mica cambio difesa io. Non c’è una legge, un regolamento, una delibera dell’Ufficio di presidenza del consiglio che mi imponesse di conservare gli scontrini e di rendicontare. Per fortuna poi nel frattempo altre procure hanno fatto chiarezza».

Cioé?
«La Procura di Milano ha chiesto la chiusura dell’indagine a carico dei consiglieri lombardi. Idem quella di Torino. Anche questo fa parte della mia difesa».

Ma come si spiega che per 13 è stata chiesta l’archiviazione e per altri no?
«Perché alcuni hanno giustificato le spese, andando ben oltre il dettato della legge».
Si tratta di soldi pubblici.

«Ma la legge è chiara: nessuno può essere processato per un fatto che non è previsto da nessuna norma. Non c’è il regolamento, neanche scritto sulla carta igienica. Il peculato è un reato a dolo specifico».
Se dovesse essere rinviato a giudizio si dimetterà da sottosegretario alle Infrastrutture?
«Non ci penso minimamente».

E se dovesse chiederlo il suo partito?

«Sono un uomo di partito, ma non credo me lo chiederà. Il nostro codice etico prevede le dimissioni in caso di condanna in primo grado».

Si renderà conto, che al di là dell’inchiesta, non rendicontare risorse pubbliche è un privilegio che giustamente fa molto arrabbiare i cittadini?

«Certo che lo capisco. Ma io che ho sempre pensato alla Campania come Sodoma e Gomorra devo dire che stranamente questa volta non lo è».

Che vuol dire?

«Che si tratta di cifre irrisorie. Insomma qua Batman non lo troverà mai. Non ho notizia francamente di colleghi che si sono portati l’amichetta in beauty farm».

C’è differenza?

«No, la differenza la fanno i comportamenti individuali. Per me la sobrietà è una condotta normale. Da sottosegretario ho rinunciato ad auto, scorta, a Benevento torno con i miei piedi. Ho la presunzione dell’essere, va. Sono fatto in una certa maniera, per cui è ovvio che certe cose mi danno anche fastidio».
Cosa ci ha fatto con i rimborsi?

«Mille manifestazioni sul territorio. Aragoste non le troveranno, me le regala un mio amico di Barletta. Ma il momento è particolare e capisco che la magistratura fa solo il suo lavoro, non mi lamento e non mi preoccupo. Però mi lasci dire una cosa scabrosa».
Scabrosa?
«Mi fa strano che abbiano indagato solo questo consiglio regionale e non il precedente, dal  momento che potevano farlo. Perché gli altri sono immuni?».

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Questa voce è stata pubblicata il 2 aprile 2014 da in Napoli con tag , , , .
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