Bilancio previsionale del Comune: Un assalto alla diligenza

gennaro consiglioIn tutte le sedute di bilancio del comune di Napoli c’è un continuo rinvio ai principi di economicità e razionalizzazione della spesa pubblica e delle entrate, ebbene la mia esperienza, sia pur breve, in consiglio comunale mi ha fatto capire che tutto sommato questi principi non sono altro che dichiarazioni di stile poiché poi nessuno, tra consiglio e giunta, ha veramente a cuore l’aggressione alla “mala amministrazione”.

A ben vedere posso dire che questo non è un tratto caratteristico solo di quest’amministrazione poiché anche nelle passate amministrazioni mai nessuno ha esaminato con la dovuta perizia le pieghe del bilancio per scorgere dove possono essere nascosti i privilegi e gli sprechi di risorse. Tutti si fidano dei cosiddetti dati storici che ormai, in molti casi, sono assolutamente anacronistici. Difatti, tutte le stime dei dirigenti sono sempre pressoché uguali a quelle degli anni precedenti di modo che l’ingiustizia si perpetua preferendo, in molti casi, operare in modo indiscriminato attraverso operazioni lineari e non selettive.

Con fatica, infatti, sono riuscito a farmi approvare un emendamento sulle tariffe dello Stadio S. Paolo (clikka) per l’uso del terreno di gioco e per una palestra molto redditizia, nonostante il buon assessore al bilancio, non preoccupandosi della efficienza e della razionalizzazione dell’entrata, come detto semplicemente affermata, ha proposto, in modo economicamente inspiegabile, che l’emendamento andasse in commissione, al fine di mantenere ancora per un anno i privilegi che si volevano colpire e nonostante che i servizi avessero espresso ovviamente parere favorevole. Per fortuna il consiglio, a maggioranza, e nonostante il parere sfavorevole dell’amministrazione, ha approvato l’emendamento non ascoltando l’assessore. Ma, evidentemente, è stato un caso fortunato.

Difatti, per un’altra vicenda, la Giunta si è opposta e la maggioranza l’ha seguita, ad una proposta con la quale si chiedeva all’amministrazione di risparmiare circa 3.700.000,00 €. all’anno affidando il servizio notifiche degli atti, alla Polizia Municipale (clikka). Stima del risparmio, peraltro, ben conosciuta dall’amministrazione poiché indicata nella delibera di giunta n. 1200 del 2011 (clikka) voluta all’epoca dall’assessore Pino Narducci, proprio in attuazione dei tanto invocati principi di efficienza ed economicità. Ebbene, ancora oggi non mi spiego perché l’amministrazione non abbia voluto questo risparmio perpetuando un spreco ai danni dei cittadini napoletani!

Ancora nella occasione del bilancio 2014 ho proposto una mozione (clikka) con la quale chiedevo all’amministrazione di porre fine ad un uso assolutamente inspiegabile di tessere a pagamento, per docce ed asciuga capelli in alcuni impianti sportivi i cui proventi, ancora ad oggi, non si sa da chi vengano incamerati. Ebbene, l’amministrazione non si è smentita, pur apprezzando la proposta ha chiesto che tale atto fosse degradato da mozione a raccomandazione senza che vi fosse stato da parte del Consiglio e della Giunta una chiara presa di posizione su un fatto che è assolutamente inconcepibile.

Alla fine le sedute del bilancio previsionale al Comune di Napoli danno l’impressione di un assalto alla diligenza poiché la stragrande maggioranza dei migliaia di ordini del giorno, mozioni ed emendamenti sono tutti volti a spendere danaro, senza alcuna programmazione, per correre dietro questa o quella buca, senza considerare che proprio nel bilancio previsionale alla voce risarcimento danni per inadempimento contrattuale, sono appostati circa 4.000,00 €. segno che quando si ripara una buca o si esegue qualsivoglia appalto di opera pubblica, non c’è nessuno che controlli l’esatta e perfetta esecuzione delle opere commissionate. Diversamente dovremmo avere una città che risplende ed, invece, è sotto gli occhi di tutti il pessimo stato manutentivo nel quale versa.

Il caso delle tariffe dello Stadio San Paolo al 44:31

Il caso della Polizia Locale e della razionalizzazione del consumo dell’acqua ed energia al 05:35:30

Il mio intervento conclusivo al 06:36:19

Stadio San Paolo e Polizia Locale nel Bilancio previsionale 2014

gennaro consiglioStamane (23.09.2014) è iniziata la lunga maratona dell’approvazione del bilancio previsionale 2014 (clikka) che continuerà domani 24 e venerdì 26. Si prevedono migliaia di emendamenti, mozioni ed ordini del giorno.

Io ho presentati solo due proposte. Un emendamento sulle tariffe dello Stadio S. Paolo (clikka) con il quale non ho fatto altro che aumentare le percentuali relative all’uso dello Stadio per le manifestazioni sportive relative al terreno di gioco, facendo tesoro di quanto ho avuto modo di apprendere anche alla luce dell‘ultima commissione a cui ho partecipato (clikka)

In sostanza in questi tre anni mi sono reso conto che il Comune di Napoli dall’uso dello Stadio per le manifestazioni calcistiche non riesce neppure a coprire i costi di gestione mentre al concessionario vanno tutti gli utili. Tale previsione tariffaria, è il caso di notare, si fa assolutamente seria e concreta, in quanto, se non si giungerà alla firma di una nuova convenzione dobbiamo avere dei parametri di riferimento che secondo la previsione originaria del servizio ci avrebbero portato ad un incasso di circa 1.800.000,00/anno (contro i 7 milioni che incassa il Comune di Milano dal San Siro). Con il mio  piccolo ritocco non ho fatto altro che aumentare di qualche punto percentuale il ricavo in modo di avere una maggiore copertura dei costi (leggendo l’emendamento ciò lo si percepisce chiaramente).

Sempre sul San Paolo ho, peraltro, avuto modo di ritoccare anche la tariffa mensile dell’uso di due palestre usate per il Fitnes (quindi per sport diciamo commerciale), aggiornando la tariffa proposta di €. 940,00/mese ad €. 2.500,00/mese. Non ci ho messo molto a giungere a tale determinazione, in quanto, non ho fatto altro che chiamare un amico che ha una palestra di fitnes più o meno delle stesse dimensioni, affittata da un privato, il quale mi ha riferito che il suo canone di locazione è di €. 3.500,00 + ISTAT al mese, oltre utenze per diverse migliaia di euro. Nello stadio San Paolo, invece, tutte le utenze (luce, acqua e gas) sono a carico nostro, quindi, nel caso di specie la palestra in questione ha un margine enorme visto che all’ingresso ha posizionato un bel tornello ed incassa una retta mensile di circa €. 40,00/45,00 da, moltiplicare per circa 400 iscritti. E’ evidente allora che 940,00 €./m effettivamente mi sono sembrate un po’ poco!

Ho presentato inoltre anche una mozione che riguarda la Polizia Municipale (clikka) con la quale non ho fatto altro che chiedere all’amministrazione di affidare il servizio di notifica degli atti alle nostre guardie cittadine così come era stato previsto da una delibera di Giunta del 2011 (clikka) rimasta lettera morta. Dall’attuazione di questa mozione, infatti, avremmo un risparmio di qualche milioncino di euro visto che attualmente notifichiamo gli atti a mezzo posta con un costo di circa il doppio di quello che sarebbe possibile attuando quest’indirizzo!

Il mio intervento sull’emendamento alle tariffe del San Paolo al 44:35

Infine, sono intervenuto su una questione che era nell’aria: il commissariamento di Bagnoli non facendo altro che richiamare quanto avevamo già previsto e documentato qualche anno fa (clikka).

Il mio intervento su Bagnoli al 59:19

Una Cappella abusiva nel rione Traiano per Davide

cappelladavideLa vicenda del povero Davide ha delle caratteristiche che andrebbero studiate poiché rappresenta un forma mentis assolutamente radicata e diffusa sul territorio cittadino in alcune strade o quartieri.

Ci sono, infatti, gruppi di cittadini che si isolano dallo Stato inteso come collettività, manifestando chiaramente di non accettare né sopportare alcuna regola che non sia quella che, nel ristretto cerchio, gli stessi componenti del “clan” si sono dati. Regole non scritte che nascono dalla pervicace volontà di non riconoscere alcuna autorità e di sopportare quella diciamo costituita di mal grado. Una affermazione di forza che si manifesta in ogni momento, dalle bancarelle abusive di ogni cosa che nascono in occasioni di eventi, alla stabile occupazione di pezzi del territorio. Tanto che non molto tempo fa mi chiedevo quale fosse il rapporto tra i napoletani e l’ordine costituito (clikka).

Oggi leggo della realizzazione della cappella abusiva in favore del povero Davide in corso di realizzazione, ma a buon punto (come si vede dalla foto) ed oggi stesso, leggo anche la notizia dell’avvenuto sequestro del manufatto che, molto probabilmente sarà stato eseguito anche con denuncia contro ignoti.

Bene si potrebbe dire lo Stato c’è! Ma a riflettere, io sarei pronto a giocarmi tutto, che tutti i cittadini del quartiere sanno benissimo chi la stava realizzando, ma nessuno si è indignato né ha protestato né ha chiesto lumi ritenendo assolutamente normale il modo di agire. Probabilmente fra  qualche giorno sarà eliminato anche il nastro bianco e rosso, la scritta del sequestro e molto probabilmente anche la municipalità provvederà a dare il suo benestare perché sarà assediata da una massa di cittadini (minoritaria ma agguerrita) che pretendono di avere la cappella! Attenzione la mia non è una critica ma una constatazione che nei territori lo Stato non può intervenire solo con azioni repressive ma deve essere presente con programmi di sviluppo di solidarietà e sopratutto con la buona politica volta unicamente a far intendere ai cittadini con fatti concreti che se lo Stato esiste è meglio per tutti.

i cittadini del rione traiano abbandonati dalle istituzioni (clikka)

Davide una morte di Stato o della Politica (clikka)

Mario Messi (che non conosco) mi ha linkato questo suo video che mi ha fatto riflettere e che ringrazio:

Si nun tien sem nun può fa radici:

Da Repubblca Napoli di oggi 17.09.2014

Un Casotto di cemento tirato su in ventiquattr’ore “Ma il questore e il prefetto cosa dicono?”

ROBERTO FUCCILLO

«MA QUALCUNO l’ha autorizzata?». Domanda oziosa forse, ma è quella che si è posto ieri un sacerdote come don Aniello Manganiello, parroco a Scampia, di fronte alle immagini della minicappella che sta sorgendo al rione Traiano sul luogo dove è stato ucciso Davide Bifolco. Un casotto di cemento, eretto nei giardinetti lungo il viale, in quattro e quattr’otto come una qualsiasi palazzina abusiva. Non a caso Manganiello si chiede se l’opera «è stata autorizzata oppure ci troviamo dinanzi a un abuso». Di fatto i lavori sono iniziati l’altro ieri, con la gittata di un’ampia base di cemento armato, e sono proseguiti ieri con la elevazione di un muro, tre pareti a nicchia, destinato a far da ossatura alla “cappella” su cui campeggia per ora il megastriscione intitolato a Davide. La pietà per il ragazzo ucciso è fuori discussione. L’interrogativo è sul come possa essere tirato su un immobile di questo tipo, dichiaratamente destinato a non dimenticare la sorte la Davide, senza che nessuna autorità ne sappia nulla.

«QUEL tipo di cappelle ovviamente non dipendono dalla parrocchia — dice seccamente don Lorenzo Manca, il parroco del Rione che celebrò i funerali di Davide — se il Comune l’ha autorizzata, va bene». Il Comune però ne è all’oscuro. A Palazzo San Giacomo non risulta nulla, e gli uffici notano che la tipologia di intervento sarebbe di competenza della Municipalità.

«Non mi risulta sia pervenuta nessuna domanda — rimpalla il presidente di Municipalità Maurizio Lezzi — peraltro non ho mai saputo che sia compito della Municipalità rilasciare concessioni edilizie». D’altro canto Lezzi non esita a concludere che «se qualcuno ha fatto una simile costruzione, è chiauffici. ro che con tutta probabilità è abusiva. A me però non risulta nulla. Neanche i vigili mi hanno riferito nulla di rilevante, se non una parete, una specie di “murales” con una foto del ragazzo, nessuna cappella».

Risultato: l’autorità è ormai definitivamente espulsa da Rione Traiano. Costretta a chinare il cappello, poi a rinunciare alla divisa, infine a constatare che il governo del territorio da quelle parti risiede in altri «Se nessuno ha autorizzato quest’opera — nota Manganiello — e chi di dovere decide di non intervenire, allora davvero dobbiamo constatare con dolore che a Rione Traiano lo Stato e anche il minimo rispetto di qualsiasi forma di legalità sono definitivamente scomparsi. Oppure il questore e il prefetto per questa vicenda hanno deciso di dare un lasciapassare straordinario per cui tutto è consentito?». Polemica avvelenata. Alla quale si aggiunge la notazione del dirigente Verde Francesco Borrelli: «Gran parte di quelle lapidi contengono ritratti di morti ammazzati, di vittime di raid e di conflitti a fuoco compiuti durante le varie guerre di camorra a Napoli. Sono in prevalenza gestite e realizzate dalla camorra per presidiare e circoscrivere il territorio. Sono costruite abusivamente, ma nessuno ha il coraggio di abbatterle. Anche in questo modo la criminalità mostra la sua forza e il controllo di pezzi importanti della città».

Un modo insomma per impossessarsi della vecchia tradizione delle edicole votive dedicate a santi o immagini sacre, oggi spesso sostituite dagli “eroi” delle guerra di malavita. O, come nel caso di Davide, dal ragazzo di un quartiere che non riconosce più lo Stato.

Nomina componenti del CDA dell’ANM

atan3371mkaiQuando apprendo queste notizie mi fa sempre piacere, pertanto, vi linko l’Avviso pubblico per le Candidature nel CDA dell’ANM (clikka).

Questa cosa ci è costata un anno di battaglia in consiglio comunale, mi raccomando partecipate la scadenza è il 25 settembre p.v.!!!

Ovviamente mentre al Comune di Napoli siamo riusciti a portare in porto questa battaglia di imparzialità e di trasparenza in Regione Campania non c’è nessuno che ha avuto la sensibilità di fare la stessa cosa!!!

Vi ricordo gli altri avvisi con scadenza prossima:

Avvisi pubblici fondazioni e Mostra d’Oltre Mare (clikka)

Refezione scolastica: Tariffe 2014 e regolamento della commissione

mensa-scolasticaL’approvazione del Bilancio del Comune di Napoli è alle porte e nelle commissioni si stanno discutendo vari capitoli. Stamane abbiamo trattato il Regolamento delle Commissioni sulla Refezione scolastica (clikka) che Vi invito a leggere per una questione di trasparenza e per avere un contributo alla discussione prima che venga trattato in Consiglio. Io ho due appunti uno che riguarda la composizione (art. 2) nella quale, per evitare di appesantire l’organo di controllo, riterrei che la partecipazione fosse limitata al solo Presidente della Commissione Scuola e non, quindi, di tutta la commissione, nonché il punto che riguarda i poteri della Commissione Municipale e di quella di istituto (rispettivamente artt. 11 e 15) per i quali ai commissari non sarebbe consentito né procedere al prelievo di campioni né di chiedere copia di documenti. Sul primo punto sarei anche d’accordo perché implica il contatto con gli alimenti sul secondo, invece, no.

Credo, infatti, che per una commissione il potere di controllo debba essere effettivo, quindi, proporrò, eventualmente un emendamento col quale prevedere, non solo la possibilità di richiedere documenti, ma anche di fare rilievi fotografici che, ognuno, ormai munito di smartphone, può fare.

Quanto alla proposta di nuove tariffe 2014 (clikka) c’è un aumento ed un cambio di modalità della determinazione del contributo che passa al pagamento a pasto consumato. Il meccanismo ha spiegato l’assessore dovrebbe contenere una modalità di protezione delle fasce deboli che sono esentate. Anche per queste come al solito Vi invito al confronto.

vedi anche:

Napoli più cara per la refezione scolastica (clikka)

refezione scolastica in aumento i costi per i nostri bambini (clikka)

maestre e refezione scolastica nel comune di Napoli (clikka)

I cittadini del Rione Traiano abbandonati dalle istituzioni

Traiano corteoDue articoli di oggi del Corriere del Mezzogiorno e de la Repubblica Napoli, uno riporta una intervista al Prefetto Musolino, il quale sostiene che nel Rione Traiano, dopo la tragedia è meglio avere un profilo basso, fino a quando non si siano calmate le acque, l’altro che nel Rione Traiano, of limits per le forze dell’ordine, lo spaccio è ritornato alla normalità e per di più indisturbato.

Non riesco a non pensare ai tanti cittadini del Rione Traiano che credono nelle istituzioni, lavorano, pagano le tasse e portano i bambini a scuola nella speranza che il loro futuro sia migliore.

Mi chiedo come si sentano queste persone? Sconfitte? demotivate? lasciate a loro stesse? prigioniere? Siamo sicuri che la scelta del Prefetto sia quella giusta? Per credere nelle istituzioni c’è bisogno che queste siano presenti proprio nei momenti difficili e dimostrino ai cittadini la loro capacità di saper incidere sul territorio ed, invece, assistiamo sempre più ad istituzioni che “trattano” non si capisce cosa e con quale capacità.

Non mi allontano molto nel ricordare la trattativa delle istituzioni con la malavita del parco verde di Caivano che, non più di qualche settimana fa, ha trafugato dall’Ospedale Cardarelli di Napoli, con una vera e propria azione di camorra, la salma del cognato del camorrista, altrimenti conosciuto come “zicarminuccio”.

Uno Stato debole risultato di una politica debole e non autorevole incapace di dare l’esempio e di fare da guida!

Davide una morte di Stato o della Politica (clikka)

Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 14.09.2014

Il prefetto: «Lo Stato non s’è arreso Rione Traiano, torneremo visibili»

Musolino: «Agenti in borghese per non dare un’impressione di prepotenza Dobbiamo rispetto ai familiari del giovane ucciso e alle forze dell’ordine»

NAPOLI — Francesco Musolino, prefetto di Napoli, l’uomo che presiede il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Hanno ragione i poliziotti ad essere arrabbiati? Al rione Traiano lo Stato s’è davvero arreso?

«No. Non ci siamo mai ritirati, né da quel rione né da alcun quartiere di Napoli».

La strategia del basso profilo però è evidente.

«Guardi, purtroppo è avvenuto un evento doloroso, drammatico, tragico, per il quale bisogna avere tutta la considerazione del caso».

E di quest’evento — un ragazzo di 17 anni, Davide Bifolco, ucciso da un carabiniere — lei che idea s’è fatto?

«L’operazione bisognerà che la giudichi qualcuno, e per questo c’è l’autorità giudiziaria. Io credo che si debba avere grande rispetto nei confronti della famiglia, perché assistere alla fine di un ragazzo è sempre una tragedia. E mi sento di rinnovare anche un’altra forma di rispetto, quello nei confronti delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine che lottano ogni giorno per noi. La mia fiducia nei carabinieri non è intaccata. Quanto all’episodio specifico, lo Stato è in grado di sanzionare un comportamento sbagliato se va sanzionato».

Quelle donne e quegli uomini delle forze dell’ordine, però, lamentano di essere stati costretti a nascondersi: nessuna divisa, nessuna volante all’interno del rione Traiano. Non significa abdicare?

«Assolutamente no. Lo Stato da quella zona non se n’è mai andato. Si è semplicemente reso meno visibile. Opportunamente, aggiungo. Ché in quel momento si doveva evitare di innescare il nervosismo».

Dice che gli uomini in uniforme avrebbero arroventato un clima già caldo?

«Dico che noi abbiamo la responsabilità della gestione dell’ordine pubblico, e credo che in questo caso lo si sia fatto bene. Tutta la vicenda è stata governata in maniera sensibile e delicata, mostrando il rispetto che dobbiamo portare ogni giorno ai cittadini».

I sindacati di polizia la leggono in maniera diversa, dicono che siete arretrati di fronte alla prepotenza.

«La gestione sensibile di una circostanza a me non sembra un arretramento. L’obiettivo era il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, per questo andava disinnescata qualsiasi tensione. Abbiamo una piazza delicata dove è facile che si accendano nervosismi, la cosa fondamentale in questo momento era evitare sia le provocazioni che il ricorso alla forza. Poliziotti e carabinieri in questi giorni sono andati in giro in borghese per non dare l’impressione di essere aggressivi o, peggio, prepotenti».

E crede che alla fine questa tattica abbia pagato?

«La prevenzione è un elemento sempre difficile da valutare, perché di ciò che non accade non si ha la percezione. Però devo dire che, oggettivamente, non è si è registrato alcun episodio di tensione. Tutta la vicenda è stata governata con efficacia e sensibilità. E bisogna dare atto anche del comportamento degli abitanti del rione Traiano. Certo, la protesta c’è stata, hanno fatto manifestazioni, ma nei fatti hanno utilizzato toni che non hanno mai reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine».

Quando rivedremo le divise al rione Traiano?

«Così come siamo stati capaci di renderci invisibili, così sapremo renderci di nuovo visibili. Lo faremo man mano che la nebbia si dirada. E mi sembra che si stia già diradando».

Da Repubblica Napoli di oggi 14.09.2014

Lo spaccio ritorna alla normalità nel rione di Davide

ANTONIO DI COSTANZO

IL DICIASSETTENNE ucciso da un carabiniere, indagato per omicidio colposo, nel corso di un inseguimento. Sul Rione Traiano risplende un caldo sole che quasi sembra voler stabilire un tregua, dopo dieci giorni di pioggia, lacrime e parole di odio versate. Nella “terra di nessuno”, senza divise di polizia, carabinieri e vigili urbani tutto sembra tornato alla normalità, se di normalità si può parlare in un quartiere che ha strappato a Scampia il primato nello spaccio di droga.

Quest’angolo della periferia occidentale da tempo è un supermarket di hashish e soprattutto della micidiale Amnèsia, la marijuana trattata con additivi o eroina che fa perdere la memoria e causa una veloce dipendenza.

«Più su la vendono a cinque euro a dose» spiega una persona che conosce queste strade come le sue tasche. Il “più sopra” sarebbe via Tertulliano che parte proprio dal viale Traiano, all’altezza del parco comunale, e sale fin su alla Loggetta «lì dove c’è cocaina a iosa».

Una delle serie tv americane più amata dal presidente degli stati uniti Barak Obama si chiama “The Wire” e racconta della lotta agli spacciatori ingaggiata a Baltimora da una squadra di poliziotti e di tutto il contorno, compreso politica e giornalismo, che ruota intorno al grande business dello spaccio.

Nella serie in alcune strade di un quartiere periferico che viene ribattezzato “Amsterdam”, la vendita della droga è praticamente libera e tollerata. Qualcosa di simile accade in questi giorni in via Tertulliano. Qui un esercito di giovanissimi spacciatori aspetta i clienti agli incroci o davanti agli androni dei fatiscenti palazzi. Accolgono i visitatori “dell’Amsterdam partenopea” con fischi, urlando o suonando ai clacson degli scooter. Tutto alla luce del sole. Senza alcun imbarazzo o paura. A pattugliare via Tertulliano, dopo la tragedia di Davide e le tensioni che sono seguite, non ci sono volanti della polizia o gazzella dei carabinieri, ma moto che seguono chi entra nel budello che attraversa i caseggiati popolari. Incuriosisce il fatto che alcuni motociclisti portino anche i caschi, una vera rarità in queste strade.

Far luce sulla morte di Davide e accertare tutte le eventuali responsabilità sarà compito della magistratura, ma intanto in questi giorni la camorra ha fatto affari d’oro indisturbata dopo la rivolta che ha allontanato, momentaneamente, le forze dell’ordine dal Rione. «Anche se erba e fumo vengono ceduti a prezzi stracciati», spiega un residente. Bassi sarebbero anche gli stipendi per vedette e pusher al dettaglio. Una vedetta o un piccolo spacciatore non si metterebbero in tasca più di 100-150 euro a settimana. Ma in un quartiere dove i tassi di disoccupazione superano il 50 per cento e dove la linea di demarcazione tra legalità e illegalità è sottilissima, è chiaro come la camorra non faccia alcuna fatica a trovare “manodopera”damandareal massacro per pochi spiccioli. Oltre alla droga nel quartiere non mancano le bancarelle con le sigarette di contrabbando e quelle che espongono pane cotto e venduto abusivamente.

In via Marco Anzio un uomo è in sella con due figli su uno scooter. Tutti e tre sono senza casco. Anche Davide Bifolco viaggiava così su uno scooter per giunta privo di assicurazione. «È normale — dice Marco Liuzzi — l’assicurazione e il casco costano, qui la gente non se lo può permettere. E non è vero che il casco non si usa per farsi riconoscere in faccia ed evitare rischi». Marco lavora nel bar di Agostino Basile, papà della fidanzata, che si trova in via Marco Aurelio, davanti alla chiesa di Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa dove venerdì si sono svolti i funerali del 17enne. E proprio da questa strada si intravvede una speranza. «Con altri commercianti della zona — spiega Agostino — vogliamo promuovere una scuola di formazione professionale per i giovani e insegnare loro un mestiere. Così, possiamo dare un’opportunità a chi non vuole avere a che fare con storie di droga e criminalità ». A farsi carico di questa richiesta padre Lorenzo Manca che domani incontrerà il sindaco Luigi de Magistris. «Noi siamo pronti – spiega Basile – Ci devono dare solo una struttura dove organizzare e svolgere i corsi. C’è il vecchio palazzo Iacp in via- le Adriano che ospitava un supermercato, oggi chiuso. Potremmo utilizzare quello. Il Comune ci deve dare solo il via libera, noi siamo pronti. All’iniziativa vogliono partecipare anche la macelleria e la pizzeria della strada».

Agostino ricorda Davide: «Quando andava ancora a scuola veniva prima qui a fare colazione — racconta — a questi ragazzi dobbiamo dare una alternativa, un futuro in cui credere. Bisogna metterli nelle condizioni di svolgere un lavoro onesto». Il commerciante dice anche che poche ore prima in via Marco Aurelio è passata una gazzella dei carabinieri: «Sono passati e nessuno ha detto niente», aggiunge. E nel rione che fa parte del quartiere di Soccavo sono in molti ora a chiedere interventi concreti. Tra loro anche Bonito Costante, storico presidente del locale comitato assegnatari Gescal che ricorda un’altra tragedia avvenuta nella primavera del 1969: «Un ragazzo Enzo Coppola cadde in un vallone del viale Traiano e anche allora scoppiarono delle proteste che portarono alla sistemazione delle vallate e alla costruzione di cento appartamenti abitati tutt’oggi da altrettante famiglie».

Comune di Napoli: In bilancio il calcio mercato per il Napoli

stadioStamane ho partecipato alla commissione Sport ed ho avuto modo di esaminare la delibera di Proroga della concessione dello Stadio (clikka) che contiene anche lo studio fatto dal CONI Servizi S.p.a. sulla determinazione di un canone congruo per l’impianto.

Per semplificare si dice al Calcio Napoli potrai continuare ad usare lo stadio alle stesse condizioni della concessione del 2004 (clikka) fino alla fine del campionato 2014/2015, con l’obbligo per De Laurentiis di presentare uno studio di fattibilità sulla ristrutturazione e sulla gestione dello stadio, così come prevede la legge 147/2013, entro il 15.03.2015.

Ad ogni buon conto, senza entrare nei particolari, la cosa che mi ha colpito, non poco, è che, diversamente da come mi aspettavo, il CONI Servizi S.p.a. ha ritenuto che il canone annuo di circa 800 mila euro, pagato mediamente dal Calcio Napoli al Comune (diciamo con qualche resistenza),  sia congruo, sconfessando, non solo, i tanti vecchi consiglieri comunali che, in varie sedi, hanno sempre ritenuto che quella convenzione fu redatta e si giustificava solo ed esclusivamente per aiutare il Napoli in serie C, ma anche la recente pronuncia della Corte dei Conti del febbraio scorso (clikka) che, nell’esaminare la convenzione ha messo in luce molti aspetti assolutamente incomprensibili, sotto l’aspetto economico, poiché in contrasto con gli atti istruttori della delibera stessa di approvazione della concessione di cui sopra.

E’ peraltro da segnalare che lo studio del CONI Servizi non regge il confronto con quanto le altre squadre Italiane pagano per lo stadio. Ad esempio per lo Stadio San Siro il Comune di Milano incassa 6.975.912,45 di €. oltre IVA all’anno! Ora molti mi diranno che il raffronto tra Napoli e Milano non si può fare ed io, invece, mi chiedo se i napoletani valgono meno dei milanesi!

La cosa, peraltro, appare ancora più singolare se pensiamo che, nello scorso mese di agosto, la giunta comunale ha approvato una delibera con la quale si è impegnato a fare lavori nello stadio per 11.700.000,00 (clikka), prevedendo, non solo, la ristrutturazione di alcune parti, ma anche la sostituzione dei 60.000 seggiolini imposta dalla UEFA (che costerebbero circa 6 milioni di euro), quindi, non obbligatori per legge, senza tenere neppure in minimo conto del fatto che il Calcio Napoli, proprio dalla partecipazione alla Europa League, ha incassato dalla UEFA, ad agosto scorso, 0ltre 40 milioni di euro (clikka).

In sostanza De Laurentiis incassa un pacco di soldi dalla UEFA e non caccia neppure qualche milioncino per partecipare alle gare UEFA!

E’ utile osservare, inoltre, a quelli che pensano che i lavori nello stadio li fa De Laurentiis che gli 11.700.000,00 non sono gli unici soldi di manutenzione spesi dall’Amministrazione, poiché il Comune, in quest’anno ha già speso altri 704.712,64 €. per prescrizioni UEFA (clikka), €. 150.000,00 per lavori ai servizi igienici (clikka), €. 366.688,70 per altri lavori di adeguamento (clikka).

Solo nel 2014, quindi, l’amministrazione comunale, in dissesto finanziario e con le casse scassate ha sostenuto costi per oltre 1.200.000,00 caricandoli, ovviamente su tutti i napoletani, tifosi e non!

La ciliegina sulla torta è che di tutte queste decine di milioni di euro spesi ed in programma, non ce n’è uno per il ripristino della pista di atletica del San Paolo, usata da migliaia di ragazzini delle scolaresche e dai nostri atleti napoletani che nell’impianto si allenano tutti i giorni!

Ora una riflessione credo vada fatta: con tutti i soldi che De Laurentiis ha risparmiato fino ad ora, almeno poteva fare una buona campagna acquisti …. ma forse è meglio non insistere su questo punto, altrimenti è capace che nel bilancio previsionale del Comune di Napoli, in prossima approvazione, ci possa trovare appostata qualche decina di milioni di euro per acquistare un difensore! …. Per ora possiamo dire che i Napoletani rispetto ai Milanesi sembrano avere l’anello al naso …

Avvisi pubblici per la nomina in due CDA

gennaro consiglioProvo una certa soddisfazione nel vedere che il regolamento sulle nomine sindacali inizia a camminare da solo. Qualche settimana fa, infatti, ho pubblicato l’avviso (clikka) per la selezione di cinque componenti in una fondazione, oggi pubblico l’avviso per la selezione dei componenti del CDA di Nomina Sindacale nella Mostra D’Oltremare (clikka) e la relativa domanda di candidatura (clikka), nonché l’avviso per la selezione  dei componenti del CDA di nomina sindacale della Fondazione Strachan-Rodinò (clikka) con la relativa dichiarazione di incompatibilità (clikka).

Il termine di presentazione delle domande, che potranno inoltrarsi anche a mezzo e-mail, è il 18.09.2014 h. 12.

Chi è interessato potrà reperire maggiori informazioni presso il comune stesso.

Ad ogni buon conto la riflessione che voglio fare è che nella Mostra d’Oltre Mare altri consiglieri verranno nominati anche dalla Regione e dalla Camera di Commercio, non so chi nominerà quelli di competenza della provincia, e devo dire che provo un senso di ingiustizia e di indignazione perché questi ultimi enti faranno come vorranno senza rendere conto a nessuno ne mai alcun consigliere regionale si è mai impegnato affinché ciò non accada più!

Prima della approvazione del regolamento che ho scritto, proposto, voluto e combattuto per farlo approvare non immaginavo neppure che il Sindaco avesse un tale numero di nomine a sua esclusiva disposizione!! Partecipate, Partecipate, PARTECIPATE!!

Dal sito Ufficiale del comune:

avviso Mostra D’Oltremare (clikka)

avviso Strachan-Rodinò (clikka)

Un commissario anche per Napoli EST

Porto FioritoOggi (08.09.2014) leggo su il Mattino di Napoli un articolo sulla bonifica dell’aria orientale una sorta di accusa della Regione al Comune per ritardi ad esso imputabili. Siamo alle solite le bonifiche si devono rendicontare entro il 31.12.2015 per poter beneficiare dei finanziamenti europei. La regione oggi si è svegliata! Si avvicinano le elezioni e si vuole dimostrare che si è solerti. Come se fosse facile recuperare quattro anni di “nulla di fatto”. E’ come se caldoro, al primo mandato, doveva imparare sulla pelle dei cittadini campani come si guida una regione!

Dell’area EST me ne sto occupando da circa un anno ed ho capito subito che siamo nella stessa condizione di Bagnoli. Il 30.05 scorso ho anche proposto all’amministrazione una interrogazione (clikka) che ad oggi non ha avuto alcuna risposta. Niente di più facile che anche questa volta sarò attaccato da uno sparuto gruppetto di facinorosi del web, tifosi del sindaco, che tenteranno di dire che è tutto apposto, che non c’è nulla di cui preoccuparsi, che farei meglio ad occuparmi di cose più importanti, che dovrei lasciare le carte e stare in mezzo alla gente per capire quali sono i problemi veri (?). Ebbene, mi sto convincendo che in politica dovrebbe valere il principio della causa remota: Chi ha innescato il processo o non ha fatto nulla per impedirlo deve rispondere politicamente. Chi ha innescato il degrado o non ha fatto nulla per creare sviluppo nell’area occidentale deve rispondere politicamente della morte di Davive al Rione Traiano o di quella del povero Salvatore sotto i calcinacci della Galleria Umberto I di Napoli se non ha fatto tutto ciò che era possibile per spendere proficuamente i soldi UNESCO.

Accadrà mai una cosa del genere? I cittadini sapranno trarre le conseguenze al momento opportuno?

Politicamente non è una fatalità aver speso solo il 33% dei fondi europei che avrebbero potuto fare tanto in una regione con il più alto tasso di disoccupazione. Ebbene, di Porto Fiorito ho postato gli atti più importanti (clikka) che dimostrano la incapacità totale di politica ed impresa e dove la sua parte l’ha avuta anche l’Autorità Portuale di Napoli! Di questo passo si finirà per commissariare anche la bonifica nell’area orientale così come accaduto a Bagnoli e perché no commissariamo anche la regione ed il comune di napoli fino a quando i cittadini campani ed i partiti non saranno in grado di esprimere una classe dirigente degna, ed all’altezza di tutelare il bene e l’interesse pubblico.

Da Il MATTINO NAPOLI del 08-09-2014

Napoli est, la bonifica resta al palo dal governatore appello a Renzi

Napoli est, la bonifica resta al palo dal governatore appello a Renzi. Dopo Bagnoli e la Terra dei fuochi, sarà l’area orientale di Napoli l’altro tema che porterà, sul piano del disastro ambientale, il governatore Stefano Caldoro a chiedere un confronto con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Le premesse ci sono tutte. A lanciare l’allarme è proprio la Regione nella riunione convocata dal ministero dell’Ambiente per la definizione di un impianto di trattamento delle acque di falda (Taf) affidato alla Sogesid e finanziato con fondi Fesr 2007-13 per 25 milioni di euro. Un intervento che non si riesce neanche a progettare per la mancanza di indicazioni sull’area di sedime da parte del Comune di Napoli. Una riunione che è servita per fare il punto della situazione sul Sin di Napoli Orientale. Ma andiamo con ordine. Eravamo nel 1999 quando venne istituito il Sin (sito di bonifica di interesse nazionale) di Napoli Orientale, a norma della legge 426/98 che delimitava un’area molto vasta (820 ettari) di vitale importanza per lo sviluppo della città di Napoli, al punto di indurre la Regione a stanziare importanti finanziamenti a valere sui Fesr 2007-13 sul Grande progetto Napoli Est (100 milioni di euro), sul Grande progetto porto di Napoli (154,2 milioni di euro) e sugli stessi interventi di bonifica (25 milioni di euro). All’allora sindaco di Napoli, Antonio Bassolino vennero assegnati poteri commissariali e, a seguito di una costosissima campagna di caratterizzazione del suolo e a valle di un lungo percorso (che tra l’altro si incrociava nel 2004 con l’approvazione della variante al Piano regolatore comunale per il centro storico e per l’area orientale, che prevedeva la delocalizzazione dei depositi costieri presenti in tale area), si arrivò il 15 novembre del 2007 a un accordo di programma per la bonifica dei suoli contaminati e la messa in sicurezza delle falde contaminate. Le attività previste in tale accordo assumono importanza strategica per Napoli, con il varo di un programma articolato su 4 assi di intervento: 1) messa in sicurezza acque di falda; 2) bonifica suoli e falde di proprietà pubblica; 3) bonifica suoli e falde di proprietà privata; 4) Bonifica arenili e sedimenti inquinati a mare. Dal testo dell’accordo si evidenzia che il ministero dell’Ambiente è il «soggetto responsabile» dell’accordo e del rispetto del cronoprogrammi e che i «soggetti attuatori» per gli interventi di caratterizzazione e bonifica sono il ministero stesso, Arpac, Icram, Iss, Apat, Ceta e Sogesid (società pubblica successivamente individuata) e per la bonifica delle aree del demanio marittimo l’Autorità portuale di Napoli. Nelle premesse dell’accordo è richiamata la decisione che riguarda le responsabilità di chi produce inquinamento ambientale (chi inquina paga) e sono individuati quali soggetti responsabili dell’inquinamento le società che hanno i depositi costieri (e prima del 1983 le raffinerie), valutando invia presuntiva il danno ambientale in 200 milioni di euro. Il risultato emerso dalla riunione è che il cronoprogramma di 24 mesi non è stato rispettato e che molti soggetti privati, che coraggiosamente hanno deciso di operare per la riqualificazione di tale area, hanno versato e continuano a versare somme per la bonifica delle falde e dei suoli. Ma dove sono finiti questi soldi? Dove sono i programmi previsti nell’accordo? Questo, tra gli altri, il tema posto dalla Regione che, dal canto suo, ha sollecitato il Comune di Napoli a prendere una decisione sulla localizzazione del Taf affidato alla Sogesid, anche qui con finanziamenti da rendicontare entro dicembre 2015.

Davide: Una morte di Stato o della politica

Traiano corteoLa morte di un ragazzo di appena 17 anni è una tragedia e non oso neppure immaginare cosa stiano provando i genitori, i parenti e gli amici ma ciò che sta accadendo nel Rione Traiano mi indigna come cittadino! Una folla suggestionata che pensa che lo Stato sia da combattere, da respingere da tenere lontano.

Le Forze dell’ordine additate come responsabili indistintamente, per un giovane carabiniere che spara in preda alla paura e non all’altezza di fronteggiare la particolare situazione di un motorino con tre persone a bordo che, senza casco, non si ferma all’ALT in un quartiere di camorra!

Un quartiere difficile che viene saccheggiato dalla camorra ritenuta oggi addirittura “benigna” che da’ posti di lavoro a guardia delle piazza di spaccio a fronte di uno Stato che non è in grado di creare sviluppo per sottrarre le forze alla camorra!

Mi indigno e penso che forse Davide a quest’ora non sarebbe morto se nella vicina Bagnoli, in questi 30 anni, si fosse creato sviluppo e posti di lavoro. Forse il papà di Davide o il fratello o Davide stesso, a quest’ora potevano essere impiegati in una qualche attività turistica o terziaria che si sarebbe potuta sviluppare nell’area dell’ex italsider e, quindi, avrebbe potuto pagare la maledetta assicurazione del motorino o forse non si sarebbe trovato nel posto sbagliato perché stanco dal lavoro o perché l’indomani sarebbe dovuto andare al lavoro.

Forse in trent’anni Davide o qualche suo familiare avrebbe potuto trovare lavoro in una qualche attività che si sarebbe potuta sviluppare a Napoli Est, per esempio nel solo immaginato polo di Porto Fiorito, altro progetto fallito, oppure avrebbe potuto trovare lavoro in un’area sviluppata del porto o al Parco della Marinella, nelle vicinanze del Mercato del Pesce, inserito in un polo della ristorazione del seefood.

Ecco Davide, due sere fa, poteva non essere a bordo di quel motorino, oppure, poteva tranquillamente fermarsi all’ALT dei carabinieri perché aveva tutto in regola, non avremmo, così, regalato nulla alla camorra matrigna, se solo chi aveva – ed ha – l’obbligo di immaginare e programmare nelle istituzioni avesse fatto il suo dovere con competenza e lungimiranza! La politica sembra distante da noi ma è l’unica responsabile nel bene e nel male di ciò che ci accade!

Da Repubblica Napoli di oggi (06.09.2014)

Tutte Bugie è stato un omicidio e nel rione c’è chi inneggia alla camorra

CONCHITA SANNINO

Voleva essere un felino, ma non ce l’ha fatta a scappare da se stesso e dalla gabbia del suo destino, dalle notti passate in giro a «16 anni, quasi 17», dagli amici pericolosi o solo nullafacenti, mentre qualcuno gli aveva persino assicurato una promettente carriera di calciatore, «attaccante, però a patto che studi, ti concentri e smetti di fumare».

Ma Davide non era stato formato alla disciplina, o all’esercizio della sopravvivenza o al calcolo che ti fa svoltare. «Come un leone affronto la vita, supererò ogni salita», scriveva sul suo profilo Facebook e invece è finito bruciato mentre scappava chissà da cosa, ucciso da un proiettile sparato dal suo inseguitore, ammazzato mentre voltava le spalle al carabiniere che in una notte d’afa si è trasformato nel suo cacciatore. Davide Bifolco era questo, e forse non avrebbe mai immaginato che lo Stato, un giorno, dovesse rendergli giustizia.

Un ragazzo in bilico, come il suo Rione Traiano fatto di case popolari — da quartiere operaio scivolato verso il ghetto lungo la fascia di Napoli ovest — una distesa di palazzoni senza colore, famiglie eternamente in bolletta, alleanze tra clan sventate e di nuovo ricomposte, famiglie oneste che si chiudono in casa e aiuole che nessuno cura e che a nessun cittadino sembrano appartenere. Terreno ricco solo di espedienti facili, aspiranti ladruncoli e scippatori, piazze di spaccio ed economia di camorra, unico ufficio di collocamento aperto sul territorio.

Un rione che è stato tutto il perimetro della sua giovane vita, dove adesso, in una piovosa mattina di lutto, tanti altri Davide piangono, si disperano, accusano «i bastardi» delle forze dell’ordine, e si fanno intervistare e sfogano dolore e angoscia, per «tutte le bugie che vi stanno raccontando», per «tutte le infamità che ora ci rovesciano addosso pur di non pagare il prezzo di una morte innocente». «Non le scrivete le cazzate, ora stanno dicendo alla tivvù che hanno trovato una pistola giocattolo a quaranta metri da qui? Non vi macchiate la coscienza, pure voi», implora e insieme grida una zia di Davide.

E allora com’è andata, tra le 2.30 e le 3 di notte, lì a viale Traiano? Cos’è successo nello spazio che separa il prima e il dopo della tragedia? La voce di Davide spavalda che rientra un attimo in casa, per svegliare la madre con un sorriso, «Ma’ senti: mi prendo un cappellino e il giubbotto, c’ho freddo sul motorino, non ti preoccupare, mo’ torno, sto con gli amici». Fino a quelle sirene metalliche che annunciano la tragedia e portano il tam tam alla porta: «Prenda i documenti di suo figlio, Davide è ferito, un brutto incidente».

«È andata che lo hanno ammazzato». Salvatore Triunfo, 18 anni, qualche precedente alle spalle, il ragazzo proprietario di quello scooter Sh 300 che li ha portati dritti all’inferno, accusa e trema ancora: «Sì, è vero, c’ero io su quel motorino. Sono stato in caserma tutta la notte, mo’ mi hanno rilasciato. Non è vero che è stato un incidente. E non è vero che con noi c’era un latitante. Perché non ci siamo fermati? Perché eravamo senza casco, senza assicurazione. Siamo fuggiti e i carabinieri ci sono venuti addosso, ci hanno buttato per aria, siamo finiti in un’aiuola. Davide stava per alzarsi quando il ca- rabiniere che stava vicino a noi gli ha sparato. Poi gli ha messo le manette».

Arriva Enzo, un altro di neanche vent’anni, un altro che dice di aver visto tutto, che sostiene di essere lui il terzo su quel dannato scooter diretto all’inferno. Piange. Più che parlare, singhiozza, si copre gli occhi con le mani. «Siamo scappati perché non volevamo avere problemi, ma noi, noi non potevamo immaginare». Si ferma, lo incoraggiano: «Parla, ché solo così avremo giustizia, respira e parla». Enzo continua: «Ci hanno sparato alle spalle, abbiamo sentito un colpo e ha preso al petto Davide. Poi lo hanno subito portato in un’ambulanza, secondo me lo sapevano che era morto, ma hanno spostato il nostro Sh, hanno spostato la loro auto, lo sapevano che stava per succedere la guerra ».

La guerra, cioè seicento persone che calano giù da mezzo Rione Traiano, che sputano, lanciano pietre e inveiscono contro i carabinieri e la polizia che intanto è venuta a placare la rivolta, smontano le targhe da volanti e gazzelle, sull’onda dello sgomento minacciano di morte uomini e donne in divisa. Scene che avvengono quando a sparare è un carabiniere. Ma non, come avvenne nel 1991, fu la camorra a uccidere per sbaglio Fabio de Pandi, ragazzino di 11 anni.

Mentre ora le voci che si alimentano, la sete di vendetta montano sotto gli scrosci d’acqua violenti. Parenti, amici, familiari vanno prima in ospedale, poi in caserma: urlano, battono la testa, non ci vogliono credere che Davide è morto così. Sei ore dopo, quando la pioggia sembra sedata e goccioline della tempesta scivolano sopra le facce immobili di un centinaio di ragazzi, mentre il corpo del 17enne è ormai al Policlinico in attesa solo di un’autopsia rivelatrice, arriva il padre di Davide da un comune dell’hinterland dov’era andato a fare l’ambulante. E la sua minaccia strazia. «Dove sta il carabiniere? Gli devo uccidere il figlio. Adesso io che ci campo a fare?». Un’anziana zia dice secca, come una profezia: «La verità è una: la camorra ci protegge, e lo Stato ci uccide i figli».

Un zio di Davide, Felice, con gli occhi gonfi e rassegnati, sembra più lucido. «È stata un’ingiustizia e lo Stato deve pagare. Però questi ragazzi sono condannati, fanno cose pericolose. Le famiglie qui non possono seguire niente: troppi guai, troppi debiti, troppa povertà. Io e il padre di Davide avevamo un negozietto: siamo andati sotto e sopra, con le tasse non ce la facevamo, abbiamo venduto e siamo ambulanti. Qualcuno di noi ha fatto errori. Pensare che Davide un futuro ce l’aveva, era un bravo attaccante, piaceva tanto a Pasquale Foggia, lo sapete no, il calciatore della Salernitana. Ma poi il ragazzo non ci è andato più, voleva stare dietro alla fidanzatina, voleva la sua vita». Interviene un operaio della zona. «Lo sport è un lusso, se c’hai i genitori che ti seguono o hanno i soldi, vai ai tornei e cresci, sennò resti indietro ».

A sera cala una calma apparente sul rione in rivolta. Lo Stato resta nemico. Gli altri, capipiazza, spacciatori, rapinatori o perditempo, ci marciano, e soffiano disprezzo verso le “guardie”.

Il mio povero Davide meglio in carcere che così al cimitero

LOPOTEVA picchiare, me lo poteva mandare in ospedale. Perché me l’ha ucciso?».

Flora, 48 anni, è madre di Davide e già nonna. Piange e brucia Marlboro. La testa è sorretta dalle mani di una delle tante vicine che popolano il cortile di casa, lei alterna l’ira allo shock, scossa dalle lacrime e dalla tosse da fumatrice.

Signora, lei come pensa che sia andata?

«Hanno parlato della pistola trovata qui vicino, della pallottola che è partita per errore. Ma quale incidente? I ragazzi che erano con mio figlio mi hanno detto che Davide stava a faccia a terra nell’aiuola e si stava rialzando, quando il carabiniere me l’ha ucciso ».

Perché era in giro di notte? Le aveva detto con chi era uscito?

«Con i compagni suoi: niente di strano. Mio figlio non faceva nulla di male. È estate, Davide non lavorava ancora, era un bambino, la sera uscivano e stavano qui intorno. Mio figlio grande Tommaso (detenuto ai domiciliari, anche se è in strada con gli altri, ndr), gli aveva detto che quando risolveva le sue cose se lo portava a lavorare, manutenzione degli ascensori. Invece ci hanno distrutto. Era meglio che lo “imparavo” delinquente, almeno sparava lui. Almeno Davide si difendeva».

A 17 anni?

«Ma almeno lo andavo a trovare in carcere. Non al cimitero. Invece chi nasce qui, o è buono o è cattivo, sempre è condannato. Sia che stai su un motorino senza l’assicurazione, sia che sei un criminale, sempre nella tomba vai a finire. Vi sembra giusto?»

Gli atti del bilancio previsionale 2014 del Comune di Napoli

dissestoE’ un po’ di giorni che, sui giornali, si discute del bilancio previsionale 2014 e devo dire che quest’anno gli atti contabili approvati in luglio ed agosto dalla Giunta sono assolutamente corposi poiché si completano, finalmente, anche dei bilanci delle società partecipate e della delibera, con relativi allegati, di approvazione dei debiti fuori bilancio nonché di una serie di delibere che vale la pena studiare. E’ chiaro che una tale produzione di documenti, credo sia il frutto del lavoro che ha svolto la Corte dei Conti che con lente di ingrandimento ha esaminato gli atti contabili del Comune di Napoli come non si era fatto mai fino ad ora.

Sono interessanti le delibere collegate al Bilancio previsionale 2014 che finiranno per incidere sulla carne viva dei napoletani e che riguardano: 1) le modifiche al regolamento IMU, 2) la determinazione delle aliquote IMU, 3) il regolamento della disciplina dell’UIC, 4) la determinazione delle aliquote TASI, 5) il regolamento sulla imposta di soggiorno, 6) la determinazione delle tariffe della imposta di soggiorno, 7) la determinazione del prezzo delle aree e dei fabbricati che potranno essere cedute a terzi, 8) la delibera del rendiconto di gestione 2012, 9) la delibera del rendiconto di gestione 2013, 10) la relazione sui DERIVATI, 11) i parametri del DEFICIT 2013, 12) il programma triennale dei lavori pubblici 2014/2016. Non c’è che dire credo che il consiglio comunale questa volta durerà diversi giorni e diverse notti!

Nell’ottica della trasparenza e della condivisione, metto a Vostra disposizione tutti gli atti di bilancio che ho provveduto a caricare sul server. Mi farebbe piacere se vi fosse qualche anima di buona volontà disposta ad esaminarli per un confronto visto che tra circa 20 giorni gli atti dovranno essere votati in consiglio.

In questi momenti penso a quanto i politici italiani siano stati miopi a non conservare una classe dirigente in grado di fare squadra in circostanze come queste. Mi immagino un partito che sia di supporto con studi ed approfondimenti ai propri rappresentanti nelle istituzioni ed, invece, assisto puntualmente a consiglieri che in ordine sparso votano svogliatamente atti dei quali forse non hanno manco letto la prima pagina! Al contrario di quello che si potrebbe pensare l’Italia muore per la mancanza di partiti veri. Ecco gli atti:

Bilanci delle società partecipate (clikka)

Bilanci previsionali delle Municipalità (clikka)

Delibera di riconoscimento dei debiti fuori bilancio con allegati (clikka)

delibere collegate al bilancio previsionale 2014 (clikka)

delibera e schede tariffe servizi a domanda individuale 2014 (clikka)

relazione previsionale e programmatica con schede (clikka)

per accedere a tutti gli atti del bilancio clikka

Intanto Vi incollo le prime considerazioni che ci sono pervenute sui debiti fuori bilancio:

“E’ stata approvata finalmente in giunta la delibera relativa al riconoscimento dell’ultima tranche dei dfb del 2013 (1-11/31-12 2013).
Già in occasione dell’approvazione del rendiconto 2013 avevamo accennato al fatto che appariva singolare la presentazione di un consuntivo che non tenesse conto di tutti i debiti fuori bilancio originatisi nell’esercizio…

D’altronde – comunque – secondo l’impostazione dell’amministrazione ciò avrebbe avuto un rilievo meramente ricognitivo, non contabile in quanto anche la prima tranche di debiti (relativa al periodo 1-1/31-10 2013) era stata fatta gravare (con la scusa del plafond stabilito nel piano di riequilibrio) su esercizi futuri!!!

Infatti va sottolineato che “l’importo dei dfb rilevato nei primi dieci mesi del 2013 è di poco più di 64 mleuro. Di cui circa 35 riferibili alla lettera a) dell’art. 194 comma Tuel (cioè spese per sentenze) e circa 29 mleuro riferibili alla lettera e) (cioè spese in violazione dei procedimenti contabili)… i 64 milioni sono stati spalmati in 3 anni (0.7 milioni nel 2014; 29,3 milioni 2015 e 33,1 milioni nel 2016); un milione è stato coperto con residui 2013”.

Pertanto già oltre 62 mleuro erano stati “allontanati” sugli esercizi 2015-2016 (alleggerendo non solo il bilancio 2013 – cioè l’esercizio dove andavano correttamente imputati – ma anche il 2014). Adesso, secondo la delibera di proposta al consiglio 626 del 21-7-2014, la giunta propone di far gravare per 19,56 mleuro (cioè la quasi totalità della massa rilevata nell’ultimo bimestre dell’anno, tranne 0,35 mleuro gravanti su residui) i debiti fuori bilancio addirittura sul 2017!!!

In questo caso si tratta non soltanto di una scorrettezza formale ma anche politica: infatti non solo si posticipa arbitrariamente una spesa che pertiene con tutta evidenza all’esercizio 2013, ma addirittura si ipoteca il bilancio relativo a un esercizio ricadente al di fuori dello stesso mandato del sindaco.

Altre due considerazioni che richiedono attenzione:
1) come già notato in occasione della prima ricognizione 2013, non sono stati rispettati i termini stabiliti dall’art. 194 TUEL e dal corrispondente articolo del regolamento di contabilità per il riconoscimento dei debiti fuori bilancio (questo fatto viene addirittura rilevato dal collegio dei revisori…).
2) il rinvio ulteriore al 2017 per la procedura di impegno, liquidazione e pagamento dei creditori delle diverse partite riconosciute come dfb rende del tutto aleatori gli equilibri di bilancio dell’esercizio in corso in quanto non si tiene conto degli oneri di giustizia e degli interessi che per consapevole scelta discrezionale dell’amministrazione si genereranno nel corso dei prossimi anni fino a quando, finalmente, i creditori saranno soddisfatti. Il provvedimento, pertanto, potrebbe esporre anche ad eventuali responsabilità di funzionari e amministratori; per i funzionari in particolare, in questo caso va considerato che è pienamente operante il comma 2 dell’art. 9 D.L. 78/2009.

Infine permane il “mistero” del maxi-debito ubi factor-elektrica (circa 18,5 mleuro), emerso con una sentenza del consiglio di stato e riconosciuto dalla giunta il 19 dicembre 2013 insieme alla ricognizione dei primi dieci mesi, di cui non si è sentito più parlare”.

Chi paga per gli errori nella stazione della metropolitana di Piazza Garibaldi

stazionegaribaldiSettembre è un periodo di piogge e mi aspetto di rivedere le stesse scene a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi nella nuovissima stazione di piazza Garibaldi della metropolitana dove, quando, piove, piove anche dentro la stazione. Ovviamente è una cosa assurda e pertanto il 2 maggio scorso ho formulato una interrogazione (clikka) all’assessore alle infrastrutture al fine di capire se è normale che piova dentro una stazione appena realizzata e pagata fior di centinaia di milioni di euro! Purtroppo, fino ad oggi, nonostante la interrogazione sia assolutamente specifica e circostanziata, non ho avuto alcuna risposta.

Il fatto gravissimo è che nella nuova stazione i lavori stanno continuando, pertanto, abbiamo la fortuna che l’impresa appaltatrice è ancora presente nel cantiere e, quindi, potremmo chiedere conto e ragione di ciò che accade ad ogni pioggia.

Ebbene, secondo Voi cosa farebbero il sindaco, gli assessori, ovvero, ogni persona sana di mente se l’impresa chiamata per ristrutturare la propria casa installasse gli infissi in modo tale che ad ogni temporale occorrerebbe prendere la canoa per andare dalla cucina al salotto ? E’ chiaro che quando si tratta della propria tasca il comportamento è facile da immaginare: non paghi e cacci l’impresa!

Nel caso dell’amministrazione della cosa pubblica, invece, non accade nulla! I soldi sono pubblici, quindi, di nessuno e si possono pure buttare dalla finestra, tanto questi fessi di cittadini italiani ed in particolare di napoletani non si lamentano manco.

Secondo Voi un cittadino tedesco o inglese come reagirebbe all’inerzia della pubblica amministrazione ed a questo scempio dei soldi pubblici? Anche questo è facile da immaginare!

E’ possibile, dunque, che l’amministrazione non si degni neppure di spigare, non al sottoscritto consigliere che rompe le scatole, ma alla cittadinanza di chi è la colpa?

Orbene, nel caso di specie la causa potrebbe essere anche un errore di progettazione ma nessuno si è degnato, quando si sono verificati i fatti, di accertare alcunché.

Nell’interrogazione troverete alcune richieste specifiche poiché per esperienza professionale sono sicuro che l’impresa appaltatrice è stata puntuale a fare le sue riserve e richieste all’amministrazione mentre quast’ultima, molto probabilmente, potrebbe non aver fatto nulla per difendere il bene e l’interesse pubblico, tal volta per incapacità dei titolare del potere di controllo, tal volta per altre ragioni che non mi va neppure di immaginare …

Per vedere il video di quello che accade nella stazione Garibaldi e toccare con mano quanto siamo “fessi”, incapaci ed inadeguati nella tutela del bene e dell’interesse pubblico clikka qui

Spero che da questo post nasca una inchiesta giornalistica affinché esca fuori la verità e si vergogni chi si deve vergognare di come ha lavorato!

Degli “affari” su piazza Garibaldi, peraltro, me ne sono già occupato in una singolare vicenda:

Piazza Garibaldi come la fontana di Trevi in un noto film (clikka)

Piazza garibaldi è pubblica (clikka)

grandi stazioni in piazza garibaldi (clikka)

La sanità campana: Siamo cittadini di serie b

cardarelliIeri 30.09.2014 il Mattino di Napoli ha riportato una lunga intervista al Dott. Giuseppe Russo neurochirurgo del Cardarelli che ha chiaramente esposto quali sono i danni che derivano dalla disorganizzazione della rete dell’emergenza nella nostra Regione. La cosa che mi colpisce è che sono tutte cose assolutamente logiche che da anni, sono sicuro, sono state riferite ai politici che avrebbero dovuto intervenire e non sono intervenuti.

Ciò che registro è, infatti, la grande insensibilità da parte delle amministrazioni regionali che si sono succedute che, ovviamente, vanno tutte messe sul banco d’accusa per aver contribuito in un certo qual modo alla morte o all’aggravamento della salute di molti nostri concittadini campani.

La cosa che effettivamente fa rabbia è che il caso regione campania è assolutamente singolare poiché in tutte le altre regioni d’Italia i Policlinici Universitari sono stati inseriti nella rete dell’emergenza e sopratutto esiste una vera e propria rete delle emergenze. Non è un caso che fino ad ora sul ruolo del Policlinico non ci sia stata una parola degli addetti ai lavori, di modo che possiamo legittimamente pensare che avranno di che vergognarsi per non avere avuto neppure il coraggio di spiegare le loro ragioni come, invece, hanno fatto i manager del Monaldi che hanno dato la loro piena disponibilità alla rete delle emergenze.

Ad ogni buon conto a fine settembre organizzeremo un convegno invitando tutti coloro che sono stati chiamati in causa al fine di comprendere come effettivamente stanno le cose e cosa si potrebbe e dovrebbe fare per porre per fare in modo che i cittadini campani non siano considerati di serie b dalla politica locale.

MATTINO NAPOLI del 31-08-2014

Protestano anche i neurochirurghi «Ictus, manca una rete per i soccorsi»

Protestano anche i neurochirurghi «Ictus, manca una rete per i soccorsi» II caso L’allarme delle associazioni: in Campania mortalità record potrebbe essere dimezzata A Milano ce ne sono nove. A Torino cinque. Altrettante a Roma. A Genova tré e due a Palermo. A Napoli nessuna. Parliamo delle «stroke unit», le unità di urgenza ictus. Da Giuseppe Russo, neurochirurgo del Cardarelli, nonché presidente regionale di Alice, l’associazione nazionale per la lotta all’ictus cerebrale, parte la denuncia: «In Campania abbiamo l’indice nazionale più alto di incidenza per l’ictus ischemico e la più alta mortalità sia per l’ischemico che per l’emorragico. La causa? La mancanza di una rete di unità operative dedicate, di percorsi condivisi per la trombolisi, di centri di rifermento regionali per gli aneurismi cerebrali e le emorragie cerebrali. Tutte cose già definite con un decreto ad hoc e mai attuate» dice Russo. E aggiunge subito: «L’ictus è la prima causa di disabilità nell’adulto. Ed è gravato da una elevata mortalità sino all’ottanta per cento per l’emorragico. Una mortalità che può essere dimezzata con un sistema di emergenza efficiente. Hanno rilevato che con questa modalità gestionale si riducono statisticamente sia la mortalità sia il grado di invalidità di chi ha subito un ictus, indipendentemente dalla gravita e dall’età di chi è colpito. Essenziale è cercare di far arrivare la persona nella struttura specializzata quanto prima in modo che esegua subito gli esami, la Tac in particolare, per capire se l’ictus è stato determinato da un’ischemia o da un’emorragia. Nel primo caso, infatti, si può procedere alla trombolisi, una tecnica in grado di sciogliere il coagulo che impedisce al sangue di arrivare al cervello. La cosa importante, però, è agire entro le prime tre-quattro ore al massimo perché, dopo quest’arco di tempo può verificarsi un’emorragia in seguito al trattamento. Naturalmente, prima si interviene, più parti di cervello possono essere salvate. m.l.p. I dati A Milano nove «stroke unit» a Torino e a Roma cinque Nessuna a Napoli «II piano c’è ma è inattuato». Gli interventi Russo, presidente di Alice: tutti i pazienti al Cardarelli dove non è possibile un’assistenza adeguata Innanzitutto col trasporto immediato, «time is brain», come dicono gli americani. In secondo luogo il paziente deve essere assistito presso centri qualificati. Oggi nel migliore dei casi si fa quel che si dice «la corsa dell’asino». Il 118 trasporta, infatti, il paziente presso l’ospedale più vicino e poi verso il Cardarelli dove non esiste una struttura adeguata (unità ictus) e troppo spesso c’è personale stressato, non specificamente addestrato ne supportato da percorsi assistenziali dedicati». Per l’ictus, spiega ancora il neurochirurgo, il piano regionale per l’emergenza è già stato scritto da una commissione ad hoc presso il commissariato, e dichiara ancora il professionista del Cardarelli – «custodito nei cassetti da più di un anno». Intanto i pazienti che si rivolgono in strutture tipo Casoria, Pozzuoli e tutti gli altri ospedali minori, non trovano altro che essere trasferiti al Cardarelli con perdita di tempo talvolta fatale. Quelli che vi giungono in tempo ricevono assistenza inadeguata se non «incivile», su barelle nei corridoi, garantita da personale sotto stress e talvolta non specificamente competente. Le Unità Urgenza Ictus o Stroke unit sono composte da un team di professionisti di vario genere (sia medici sia infermieri) che conoscono il problema e sono in grado di trattarlo a perfezione.

MATTINO NAPOLI del 31-08-2014 La Penna Marisa

Pronto soccorso sì del Monaldi alla rete unica = Emergenza, il Monaldi apre al decreto Romano

Parla il direttore generale dell’Ospedale dei Colli che riunisce in una sola azienda il Monaldi, il Cotugno e il Cto. Il Monaldi, spiega Giordano, «è già nella rete territoriale di emergenza per quanto riguarda la cardiologia, la cardiologia interventistica, la chirurgia toracica, la cardiochirurgia pediatrica e per adulti e la chirurgia vascolare». > La sanità Emergenza, il Monaldi apre al decreto Romani II D.G. Giordano: «Già siamo integrati, ma i pazienti li distribuisce meglio l’azienda territoriale. «Per noi non cambia nulla. Siamo già nella rete dell’emergenza. Siamo sempre a disposizione delle esigenze regionali». Parla il direttore generale dell’Ospedale dei Colli che riunisce in una sola azienda il Monaldi, il Cotugno e il Cto. All’indomani dell’intervista rilasciata al Mattino da Ferdinando Romano, il capo di dipartimento Salute della Regione Campania, nella quale anticipa i contenuti di un decreto, già pronto, che sancirà il raccordo funzionale tra Cardarelli, Monaldi e Policlinico federiciano – vale a dire una rete polare al servizio dell’ospedale più grande del Mezzogiorno, un decreto, come ha ribadito lo stesso Romano «a cui nessuno potrà sottrarsi» – il direttore Antonio Giordano si dice, dunque, «assolutamente a disposizione». E aggiunge subito: «Siamo comunque da sempre nella rete. Tanto per fare un esempio proprio questa mattina (ieri ndr), personale medico e infermieri stico del Cotugno, ospedale che cura le malattie infettive è stato al porto ad accettare i migranti giunti in nave». «Ribadisco comunque che siamo da sempre a disposizione. Sicuramente saluto con grande interesse il decreto. Auspicando, così, un maggiore coordinamento delle attività dell’emergenza. Perché questo aiuta tutta l’assistenza nella regione Campania». «Poco cambia nel nostro modo di lavorare. Per il paziente si cercherà la migliore destinazione per la patologia di cui è affetto. In ogni caso è molto meglio se il coordinamento dell’emergenza venga svolto da un’azienda territoriale che può distribuire meglio i pazienti, a seconda delle disponibilità e delle discipline a disposizione di ogni singolo presidio». Il Monaldi, che rappresenta un’eccellenza in molte discipline, ricorda Giordano, «è già nella rete territoriale di emergenza per quanto riguarda la cardiologia, la cardiologia interventistica, la chirurgia toracica, la cardiochirurgia pediatrica e per adulti e la chirurgia vascolare». E conclude: «Inoltre abbiamo già un pronto soccorso operativo al Cotugno per le malattie infettive». Non vuole invece commentare il decreto il direttore generale del Policlinico, Giovanni Persico. Ma quali sono le novità del decreto? Innanzitutto Ferdinando Romano ha chiarito, una volta per tutte, che sarebbe inutile tenere tré pronto soccorso (al Cardarelli, al Monaldi e al Policlinico) nel raggio di un centinaio di metri quadrati. «Sarebbe scarsamente funzionale, è molto più logico, invece, mettere in campo efficaci sinergie» ha dichiarato ieri al Mattino. In quanto al decreto, «esso sancirai! raccordo funzionale tra il più grande ospedale del Mezzogiorno, il Monaldi e il policlinico dell’Università Federico л. Una rete polare, ha spiegato il capo dipartimento Salute della Regione Campania, al servizio del pronto soccorso del Cardarelli. Come abbiamo scritto nei giorni scorsi al pronto soccorso del Cardarelli si registrano mediamente trecento accessi al giorno. In alcuni casi si arriva anche a trecentocinquanta. Un lavoro improbo per i medici e di attese talvolta lunghe per l’utenza, che sempre più spesso sfocia in episodi di violenza ai danni dei sanitari da parte di familiari di degenti in attesa di essere visitati. Nel solo mese di agosto ben tre sanitari del pronto soccorso (di cui due infermieri) sono stati malmenati ed hanno dovuto a loro volta essere curati dai colleghi del reparto di emergenza.

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