Gennaro Esposito

Alza la Testa

Il Paese in Recessione e la pensione del Presidente della Corte Costituzionale

TesauroOggi i giornali riportano ampie pagine sui tagli alla pubblica amministrazione ed il lavoro che stanno facendo Cantone e Cottarelli accompagnando queste notizia, con la certificazione ISTAT che il Pese è in recessione, quindi, la crisi si aggrava ma non si riduce.

Come al solito si parla di responsabilità civile dei magistrati, ma nessuno pone l’accento su quelli che sono i valori ed i principi che sono in gioco in questa materia, per spiegare in modo semplice ai cittadini come stanno veramente le cose. Ovviamente sono tutti temi complessi e non credo sia utile discuterne su questo blog attraverso il quale circo solo di porre delle domande.

Ebbene, quando, si parla di responsabilità civile dei magistrati nessuno parla del principio di indipendenza della magistratura. Nessuno che chieda ai cittadini volete un Giudice indipendente, che non guardi in faccia a nessuno, oppure, un Giudice che semmai ha paura di giudicare in cause diciamo delicate che potrebbero esporlo ad una azione di responsabilità. Anche i giudici, infatti, sono donne ed uomini, quindi, immaginerete, nel caso dovesse passare la tesi della responsabilità diretta dei magistrati (per il momento pare scongiurata) lo stato d’animo di un Giudice che dovesse decidere in un giudizio tra un semplice cittadino ed un magnate della finanza, ovvero un presidente del consiglio o della repubblica. E’ chiaro che di populismo su questa materia se ne può fare a tonnellate ma, credo, che dovremmo chiederci, quale è il vero interesse dei cittadini e dove stanno veramente i privilegi e le caste.

Il nostro assetto costituzionale è nato dalle ceneri di un regime ed ha in se tutti gli anticorpi affinché ciò che è accaduto nel ventennio fascista non accada più, quindi, quando si mette mano a queste materie bisogna andarci con i piedi di piombo. Quando sento discutere di questi argomenti, mi torna sempre in mente il testo del 1926 scritto all’alba dello scioglimento dell’associazione nazionale dei magistrati (l’Idea che non muore Clikka) e che consiglio a tutti di leggere, perché quando si parla di giustizia occorre avere saldi i principi etici, politici e morali.

Ebbene, nella magistratura, guarda caso, c’è un caso macroscopico di privilegio di cui nessuno parla, avendolo rintracciato solo in un articolo de  “Il Fatto Quotidiano” on line (clikka) che ci racconta cosa accade ad ogni cambio di Presidenza della Corte Costituzionale, e di cui mi rammarico né Cantone né Cottarelli ne hanno fatto cenno.

Ebbene, l’uso invalso nella Corte pare sia quello di nominare Presidente il più anziano dei componenti affinché possa conseguire la bella pensioncina di presidente di appena appena 549.407,00 euro lordi all’anno, di cui solo il 70% è tassato (mentre il restante 30% è sottratto ad ogni imposizione fiscale). Con questo stratagemma basta aspettare il turno e tutti coloro che sono passati per la Corte Costituzionale come componenti seppure presidenti per pochi giorni si “pappano” (è il caso di dire) un bel regalo a spese nostre.

Voglio dichiarare che ho un profondo rispetto della Corte Costituzionale e proprio per questo non mi va neppure per un minuto di pensare che gli emeriti Giudici siano tutti d’accordo a “fregare” lo stato che con le loro sentenze ogni giorno difendono.

La Corte Costituzionale è il massimo organo giurisdizionale dello Stato e, quindi, per mantenere il rispetto dovuto all’istituzione che è sacra e tale deve rimanere, occorre che questa prassi assolutamente indegna per uno stato civile venga stroncata per il rispetto che dobbiamo alla Costituzione stessa che all’art. 1 sancisce che lo Stato Italiano è una Repubblica fondata sul lavoro non sulle pensioni né sui furbetti con l’ermellino.

Orbene, quest’anno la bella fetta di torta è capitata ad un napoletano, Giuseppe Tesauro, guarda caso il più anziano della Corte, che qualche giorno fa è stato eletto Presidente. Spero che il neo presidente Tesauro abbia uno scatto di resipiscenza e per dimostrare che queste cose sono inventate rinunci al trattamento privilegiato restituendo alla Corte la dignità istituzionale che le spetta.

Da Il Fatto quotidiano on line:

Corte Costituzionale, ermellini in scadenza

I vecchi vizi e privilegi di casta della prima e della Seconda Repubblica, con i loro parassitismi, la loro immoralità senza vergogna, continuano anche oggi. È il caso della recente elezione di Giuseppe Tesauro a Presidente della Corte Costituzionale, la quale ripropone la prassi (non seguita con l’elezione di Quaranta) di eleggere alla presidenza il membro più anziano di nomina, ossia quello più vicino alla scadenza del mandato (quello di Tesauro, finirà il prossimo novembre).

I casi recenti di De Siervo (Presidente per soli 140 giorni), Onida (4 mesi e 8 giorni), Flick (tre mesi e 4 giorni), nonché l’eccezionale caso di Caianiello, presidente per soli 44 giorni, fanno capire che una ragione deve pur esserci. Si tratta, lo si ripete, di una prassi, e niente altro. La Costituzione (art. 135), infatti, prevede che il Presidente rimanga in carica per un triennio e sia rieleggibile, fermi restando i termini di scadenza dall’ufficio di giudice. La disposizione è stata, di fatto, elusa dalla Consulta, proprio mediante l’elezione di giudici in scadenza, con la conseguenza che, dal 1956 ad oggi, si sono succeduti ben 38 presidenti (quando avrebbero potuto, anche a non voler considerare la rieleggibilità, una ventina).

Il fatto che la Corte abbia deciso di “forzare” la norma costituzionale e di seguire la strada delle “presidenze-lampo”, non dipende altro che dalla serie di benefici e privilegi economici che spettano al Presidente. Anzitutto, rispetto agli altri giudici della Corte, al Presidente è attribuita una indennità di rappresentanza pari ad 1/5 della retribuzione (L. 87/1953 e successive modifiche). L’attribuzione del Presidente della Corte arriva così a circa 549.407,00 euro lordi all’anno. Di cui solo il 70% è tassato (mentre il restante 30% è sottratto ad ogni imposizione fiscale). Abbiamo, poi, l’alloggio di servizio, segretari, assistenti, telefoni, e, ovviamente, la pensione. Pochi mesi di Presidenza, e anche Tesauro potrà godersi la pensione da emerito (che si aggira sui 200.000,00 euro l’anno).

Nonostante l’attuale momento di crisi economica del Paese, nonostante sia ormai chiara a tutti gli italiani l’odiosa e non più sostenibile esistenza della casta, i giudici della Corte continuano, imperturbabili, a conservare le loro abitudini da antico regime, tra ermellini e super-pensioni. Certo, qualcuno deve aver cominciato a sentire che l’aria sta cambiando, se l’elezione di Tesauro è stata decisa a 7 voti contro 6 (e chissà chi ha votato Tesauro…). Forse si sarebbe potuta aspettare almeno la nomina degli altri due giudici che dovrebbero completare la composizione della Corte, che dovrà eleggere il Parlamento in seduta comune. Ma questo avrebbe fatto “saltare” a Tesauro il proprio turno.

3 commenti su “Il Paese in Recessione e la pensione del Presidente della Corte Costituzionale

  1. mncconte
    6 agosto 2014

    Sono quasi certa che la stessa logica sottesa riguardi anche l’esercito con la nomina dei Generali a fine carriera. Vorrei reperire le iinformazioni per argomentare questa supposizione per ora frutto di notizie “interne”. Per contro, sono certa, che i solo militari italiani inviati in missioni per l’ONU si ritrovano tassata l’indennità….anomalie ne abbiamo molte!

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  2. luciano
    7 agosto 2014

    Che dire ?!
    Solo l’amara constatazione che in questo disgraziato Paese, in modo trasversale, esiste un filo rosso che accomuna saldamente, in una sfrenata ricerca del privilegio, gran parte di coloro che dovrebbero riassumere in sé, nell’ambito del proprio ruolo istituzionale, il più alto senso dello Stato. Poco importa se semplice Vigile Urbano o presidente di Corte Costituzionale, impiegato comunale o alto Dirigente dello Stato : tutti dominati ed interpreti della stessa percezione della Cosa Pubblica. Cioè occasione di bulimica affermazione personale, di scandalosa tutela di interessi di parte, di avida accumulazione di denaro.
    L’indignazione è tanta ed il senso di nausea ha raggiunto livelli di guardia.
    Eppure tutto placidamente scorre, tutto va inesorabilmente, mercé una disinvolta e bizantina strumentalizzazione di principi ed istituti di democrazia che altrove concorrono alla crescita morale, politica e socio – economica di un Paese, e da noi esitano nell’affermazione di nomenclature, caste e lobby.
    Troppe volte al cospetto di tutto questo, e di tanto altro ancora, ci piangiamo addosso; e così andrà finché non sarà maturata l’urgenza e la inevitabile necessità di vedere uniti sotto una sola bandiera tutti gli uomini di buona volontà, decisi a non interpretare più un copione scritto da altri

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  3. Giuliana
    8 agosto 2014

    e ai nostri figli che cosa resterà ?

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