Gennaro Esposito

Alza la Testa

Di chi è la colpa della rabbia sociale?

vincenzo soccavoTre fatti gravissimi accaduti in poco tempo nell’area occidentale di Napoli: Davide che non si ferma all’alt e viene sparato da un carabiniere, Vincenzo seviziato da un imbecille criminale di 24 anni mentre gli amici guardano e riprendono la scena, Giuseppe, autista dell’ANM, picchiato dal branco.

Episodi che lasciano chiaramente intendere che c’è un degrado morale e sociale che pervade intere fasce di popolazione. Di gente che interpreta gli accadimenti con superficialità e giustificando ogni cosa come per il caso di Vincenzo a cui è stato asportato il colon a 14 anni ed avrà per tutta la vita una borsetta per raccogliere le feci. Una vita segnata!

Giuseppe Perna, l’autista dell’ANM, è stato pestato davanti a persone che hanno assistito senza muovere un dito.

C’è una sorta di assuefazione alla violenza, della quale ce ne accorgiamo solo quando prendiamo consapevolezza del danno subito, forse, perché pensiamo poteva capitare a noi o ad un nostro figlio.

Di chi è la colpa ?

Come cittadino sento un senso di rabbia ed oggi ancora di più come consigliere comunale perché studio carte del recente passato che mi raccontano storie amministrative assurde.

Tutta la mia infanzia l’ho trascorsa in un quartiere popolare dell’area NORD di Napoli con mio padre che si svegliava alle 5 del mattino per montare su un autobus tornando a casa con la puzza di smog addosso, dopo aver fatto la cosiddetta “doppia giornata”. Da solo ha cresciuto e laureato 5 figli. Mai un giorno di sciopero o filone ero consapevole che questo era il mio dovere per ripagare i sacrifici di mio padre.

Se oggi vediamo ed ascoltiamo le famiglie di questi carnefici ci accorgiamo che sono tutte famiglie nelle quali non c’è il lavoro e si vive di espedienti.

Credo che dovremmo chiederci tutti come cresce un ragazzino che vede il padre svegliarsi alle 10 del mattino, perché non ha il lavoro, oppure che vive di espedienti. Le periferie sono diventate quartieri di sottoproletariato urbano dove non c’è la dignità del lavoro e, quindi, dove le persone non si sentono parte del processo produttivo e sociale della città!

Come sarebbero stati questi quartieri se, in vent’anni, avessimo bonificato e resi produttivi gli ex insediamenti industriali con la creazione delle migliaia di posti di lavoro che abbiamo perso con la deindustrializzazione, come avvenuto in Germania Est o in Polonia. Forse una parte di colpe l’abbiamo anche noi che non siamo riusciti a condizionare chi ha deciso al posto nostro nell’interesse di altri.

5 commenti su “Di chi è la colpa della rabbia sociale?

  1. Gianni
    13 ottobre 2014

    Carissimo, stavolta devo in parte dissentire perchè se dovessi legare le due parti del tuo ragionamento dovrei dire che se tuo padre non avesse avuto un lavoro tu non solo non saresti andato all’università ma con molta probabilità saresti diventato un delinquente. Credo invece che tuo padre ti abbia educato all’onestà perchè aveva un lavoro soprattutto perchè era onesto, lo sarebbe stato anche senza un lavoro. Gianni

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  2. isabella guarini
    13 ottobre 2014

    Penso che la violenza di cui parliamo sia una violenza metropolitana che prescinde dalle condizioni economiche e che investe poveri e benestanti, a causa della perdita di valori, del “nullismo consumistico” a cui sono avviati i giovani dalle famiglie, dalle scuole e dalle stesse istituzioni!

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  3. pierluigi
    13 ottobre 2014

    ci sono posti poveri in mezza europa senza questa delinquenza di strada, non vedo giustificazioni alla violenza o, perlomeno, non è la causa principale – nè tutti gli episodi di violenza hanno come autori persone vittime di povertà etc etc.
    Farei un po’ una ragionevole previsione di quale possa essere la sanzione per i vari autori dei fatti di violenza che citi. Ad esempio, quanto alla aggressione dell’autista del pullman, sono sicuro che la “repressione” sarà acqua fresca (ed umiliazione per l’autista). Anzi, spero che non vengano arrestati: starebbero in galera un paio di giorni e tale breve arresto sarebbe solo ragione per potersi vantare con gli “amici” di essere gente tosta (“io la galera me la sono fatta” “vedi che abbiamo combinato, siamo su tutti i giornali”).
    saluti

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  4. g de marino
    14 ottobre 2014

    caro Gennaro, grazie per le tue riflessioni , fare processi potrebbe essere utile solo per non perdere la memoria dei fatti.
    comunque penso che fare la politica significa resistere ogni giorno nei luoghi dove viviamo cercando di far funzionare le cose . Anagrafe scolastica assistenti sociali- professori appassionati e motivati – attività sociali aperte a tutti – Ambiente -sport e cultura – solo suggerimenti.
    Un esempio: negli anni 80 accompagnavo, un bambino a “rischio” tutte le mattine a scuola . MI ha incontrato qualche anno fa …professo’ mi sono salvato…
    I paesi anglosassoni investono molto nei programmi educativi , noi non teniamo i soldi …la miopia della nostra classe politica puo’ essere combattuta solo con l’impegno pratico e quotidiano personale . un caro saluto G. De Marino

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  5. luciano
    14 ottobre 2014

    La violenza è violenza, la criminalità è criminalità e nulla, soprattutto se gratuita e feroce, può giustificarla. E lasciarla impunita.
    Prigionieri di una retorica stantia ed ideologizzata, che non tiene conto della complessità, riconduciamo ogni sopraffazione al solito disagio economico, ritenuto inevitabilmente causa di ogni male.
    Se è vero che la marginalità può esitare in comportamenti criminali, è pur vero che questo non è la regola.
    Non è la mancanza di un lavoro, stabile e sicuro, che fa di te un criminale. Il povero per lo più si chiude nella solitudine del proprio dolore. Spesso dignitosamente. Il disagio economico produce svalutazione della propria persona, evolve in crisi di autostima, annichilimento personale e deriva depressiva causa di auto aggressività che spesso sfocia in manifestazioni di autolesionismo, anche estremo. Fino al suicidio.
    E’ la pochezza d’animo, l’invidia sociale, la facile disponibilità di danaro a basso prezzo, il conformismo morale,non la miseria, ad alimentare deliri di onnipotenza e quel disprezzo paranoico che arma la mano di giovani ed adolescenti ormai anestetizzati ad ogni sentimento di appartenenza che vada oltre i limiti del clan. Stiamo sfociando in una modalità di vita tribale che fa dell’altro un potenziale nemico da calpestare al minimo sospetto, secondo una logica del branco, sempre più caratterizzante la violenza metropolitana, sempre più incattivita in forza di un clima di impunità e di folle deresponsabilizzazione individuale .
    A furia di scaricare sulla classe politica ogni tipo di responsabilità circa il disfacimento della società in cui viviamo, stiamo perdendo di vista il concetto di responsabilità personale e di libera scelta delle nostra azioni. Stiamo costruendo un comodo alibi dietro cui nascondere il nostro egoismo e la nostra mediocrità, se non la nostra indifferenza. Forse non ne abbiamo piena consapevolezza, ma questa deriva ha in sé qualcosa di eversivo poiché contraddice uno dei principi fondamentali della democrazia : l’invenzione politica dell’individuo. Prima di esso solo tribù, orde o imperi. L’individualizzazione, per affermarsi come valore fondante, passa attraverso il rafforzamento della responsabilità individuale. Di tutti.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 ottobre 2014 da in Napoli con tag , , , , , .
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