La polemica sull’acqua e lo Statuto dell’ABC

ARINL’acqua è un bene prezioso e la sua gestione, grazie ad un referendum del 2011, deve essere pubblica e senza scopo di lucro. In questi giorni sui giornali è apparsa la notizia che il Comune di Napoli, con la delibera n. 850 del 27.11.2014 (che verrà portata in consiglio il 16.12 p.v.), ha incamerato gli utili di esercizio relativi agli anni 2012 e 2013, facendo scoppiare una polemica tra l’amministrazione ed il suo ex Presidente Prof. ugo mattei ed altri attori della scena politica cittadina.

Ad ogni buon conto la cosa che mi colpisce e mi conforta, circa la scelta fatta, non è tanto la questione relativa alla destinazione dell’utile (che, in ogni caso, resta pubblica) e sulla quale ovviamente si può ragionare, ma è l’ammontare dell’utile di circa 16 milioni di euro derivate dalla gestione dell’oro blu, che ci deve convincere, ancora di più, che l’acqua è e deve restare pubblica ad ogni costo e che male fanno coloro che politicamente sostengono la tesi opposta, come la Regione Campania ed i governi che si sono succeduti e che, in varie occasioni, hanno tentato e tuttora tentano di mettere le mani sull’affare dell’acqua.

La partita è molto grossa ed è chiaro che su Napoli le mani che si stendono sono tante e, pertanto, occorre contrastare le lobby. Di questo affare spesso si è occupata REPORT (clikka) dimostrando che nell’acqua, quando entra il privato, ci guadagna a scapito dei cittadini senza migliorare assolutamente nulla.

Tornando alla vicenda dell’utile, tengo a precisare che ugo mattei, fu voluto dall’assessore alberto lucarelli che si occupò di redigere anche lo Statuto vigente di ABC (clikka) il quale all’art. 35 prevede la possibilità di incamerare l’utile di esercizio come ipotesi residuale. Ebbene, mi chiedo come mai sia lucarelli che mattei non abbiano sin dall’inizio vietato la distribuzione dell’utile?

Per fortuna la questione non è chiusa e potrebbe essere rapidamente risolta una volta per tutte, in quanto la Giunta Comunale ha proposto al Consiglio un Nuovo Statuto di ABC (clikka) che, però, anch’esso all’art. 36, ultimo comma, prevede la possibilità, residuale, di incamerare l’eccedenza dell’utile per il Comune come nella versione vigente e voluta da mattei e lucarelli. E’ chiaro, allora, che sulla base della questione che si è aperta, ho elaborato un emendamento (clikka) che, come sempre, vi sottopongo per pareri e giudizi. Lo scopo, ovviamente, è che tutti gli utili siano riversati nell’azienda al fine di contribuire, quanto più è possibile, ad abbassare le tariffe, al fine di consentire a tutti di accedere ad una risorsa così importante vanificandone il suo valore commerciale. Della serie l’acqua non si deve negare a nessuno!

Sempre nella richiamata ottica di assicurare la gestione in mano pubblica, ho partecipato alla Commissione affari istituzionali, nella quale c’è una assoluta convergenza di idee e nella quale abbiamo avuto l’opportunità di elaborare altri 5 emendamenti (clikka):

1) L’emendamento 1 si riferisce alla possibilità per ABC di poter imbustare l’acqua e, quindi, di svolgere un ruolo calmieratore del mercato non potendo l’azienda fare lucro.

2) L’emendamento 2 è volto a consentire ad ABC di stipulare accordi con aziende di Comuni limitrofi, nel quadro della Città metropolitana, onde si possa pervenire ad una gestione partecipata mediante azienda consortile del Servizio Idrico Integrato.

3) Parimenti, con gli emendamenti 3 e 4 si vuole introdurre tra le competenze del CdA anche la stipula di protocolli di intesa con altri enti territoriali, per poi giungere all’affidamento del servizio idrico integrato ad un ente consorziato, per un ipotetico ATO, corrispondente alla Città metropolitana. Tale passo è, a norma dello Sblocca-Italia, la stipula della convenzione con l’Ente di governo dell’Ambito (in ipotesi, la Città metropolitana di Napoli).

4) L’emendamento 5 prevede che tutti gli atti con i quali si concretizzano i passaggi sopra menzionati siano considerati atti fondamentali e sottoposti al Consiglio comunale.

Infine, discutendo con vari esponenti dei movimenti dell’acqua è emersa la necessità che si provveda, quanto prima, alla formalizzazione della Concessione ad ABC del servizio idrico integrato nonché alla redazione ed approvazione della carta dei servizi, per le quali ho anche predisposto una Mozione di accompagnamento della delibera (clikka).

Quanto all’ex Presidente dell’ABC qualche tempo fa ebbi modo di valutarne lo stile scrivendo un post (clikka) su una vicenda che mi lasciò assolutamente perplesso.

Ringrazio Giuliano e Maurizio che mi hanno dato degli spunti per scrivere questo post.

Ovviamente fatemi pervenire osservazioni ed eventuali ulteriori necessità di modifica dello statuto affinché si possa per tempo discutere ed, eventualmente, proporli.

Il futuro di Bagnoli e della Base NATO la nostra Silicon Valley

bagnoliQualche settimana fa scrivevo del decreto sblocca Italia sull’area di Bagnoli (clikka) dimostrando, legge alla mano, che è l’ennesimo groviglio normativo privo di qualsivoglia idea di sviluppo. Si sostituisce, infatti, un soggetto pubblico (BagnoliFuturaFallita) con tre soggetti: Commissario, Ente Attuatore e Società per Azioni, nella speranza che i privati ci mettano i soldi per le bonifiche  e per la realizzazione di un nuovo insediamento (di cosa non si capisce) visto che si prevedono addirittura decisioni in deroga al PRG.

La cosa bella è che gli intellettuali da salotto che, con buona probabilità non credo abbiano mai letto il decreto sblocca “nulladinulla”, hanno fatto quadrato intorno al potere che ha partorito questa brillante decisione. C’è stata, addirittura, anche una polemica con un pezzo da 90 della intellighenzia napoletana ed i Comitati di Base o antagonisti. Tutta la classe “pensante” cittadina (della quale avrei anche piene le tasche) ha applaudito a questa genialata istituzionale. Finanche Raffaele Cantone, ormai buono a fare opinione su ogni cosa, richiesto in occasione di un convegno a Palazzo Serra di Cassano (cui ho partecipato), ha con decisa sicumera affermato, appoggiando la scelta governativa, ciò che tutti vogliono sentirsi dire: dopo vent’anni era ora che qualcuno decidesse su Bagnoli.

Ebbene, per come è scritto il decreto mi sembra che a Bagnoli, con buona approssimazione, dovranno decidere i cd. “capital venture” in salsa italiana che dovrebbero mettere a disposizione della collettività idee, progetti e sopratutto soldi soldi soldi! Voi ce li vedete? Conoscete, o solo vi viene in mente il nome di qualche capital venture Italiano che rischia il suo capitale in un’area come Bagnoli?

Ho sempre pensato all’area Occidentale oggetto di riurbanizzazione come un’area che fa il paio con il Collegio Ciano (la base ex NATO) oggi abbandonato, con Fuorigrotta e, quindi, con lo ZOO, l’Edenlandia, il Cinodromo, la Mostra d’Oltre Mare, lo Stadio San Paolo e sopratutto con il Politecnico. Un’area a marcata ed estrema vocazione giovanile (una risorsa inestimabile a cui nessuno pensa) che potrebbe essere la nostra Silicon Valley perché contiene tutti gli ingredienti.

Un area nella quale occorre, come il pane, investire in Ricerca e Sviluppo! Dove lo Stato, la Regione ed il Comune devono usare fino all’ultimo centesimo dei fondi FES e FESR. Dove le cubature non sono l’obiettivo (spesso di speculatori) ma sono il mezzo e devono essere minime con l’uso di ciò che già c’è sul territorio. Un bacino per le cd. Start Up napoletane e non solo napoletane!

Nessuno parla del Collegio Ciano un area già attrezzata nelle esclusive mani di caldoro (recordman nella perdita di  fondi europei) che potrebbe essere utilizzata immediatamente per metterla a disposizione delle Start Up con servizi da offrire ai tanti giovani che hanno idee. In Cile il governo ha lanciato un programma di innovazione, ricerca e sviluppo (clikka)offrendo 40.000,00 dollari e strutture, per sei mesi, a tutti i cittadini del mondo che voglio andare a provare di realizzare la loro idea in Cile! Si potrebbe semplicemente fare la stessa cosa e copiare attrezzando immediatamente il Collegio Ciano per iniziare e poi estendere l’esperimento affinché si “contamini” (questa volta in senso buono) tutta l’area oggetto di riurbanizzazione di Bagnoli. Basterebbe iniziare usando ciò che è già costruito, sfruttando l’enorme patrimonio di cultura scientifica del vicino Politecnico! Ci lamentiamo che i nostri figli vanno via dall’Italia ma cosa offriamo loro per restare!

Consiglio a tutti coloro che devono decidere la visione del servizio della Gabanelli di ieri per capire quanto siamo ottusi e quanto lo sono irresponsabilmente i nostri governanti, io in consiglio comunale statene certi farò la mia parte! Start Up Stories (clikka)

Su Bagnoli (clikka)

Per capire quale è e deve essere il ruolo dello Stato consiglio la lettura de “Lo Stato Innovatore” di Mariana Mazzucato

Il mio intervento alla Trasmissione  “Il Corvo” su Julie News trasmessa il 20.02.2015 (clikka)

La chiusura dello Stadio Collana tra Regione e Comune

campianati italianiesordientiDevo preliminarmente dire che allo stadio Collana sono molto legato perché, in quest’impianto ho partecipato alla mia prima gara, conquistando il titolo di Campione d’Italia esordienti, di Lotta Stile Libero. Era il 1981 (quello più in alto sono io a 13 anni che nostalgia :).

Che lo Stadio Collana, dopo oltre 70 anni di gestione da parte del Comune di Napoli, fosse diventato oggetto di contesa tra Regione e Comune, ormai l’avevo capito. La cosa che mi ha fatto saltare dalla sedia è la assoluta mancanza di cortesia istituzionale che c’è stata tra Regione e Comune, assolutamente inconcepibile, poiché chi resta a pagarne le conseguenze, è solo ed esclusivamente il Cittadino che, in questo caso, sono gli oltre cinquemila atleti, piccoli o grandi, che si recano ogni giorno nell’impianto per allenarsi. La regione, infatti, prima di chiudere tutto l’impianto, avrebbe fatto meglio a convocare un tavolo urgente concordando con il Comune il da farsi ed, invece, ha preferito agire con le maniere forti!

Per chiarire ai tanti che mi hanno chiesto: La struttura è stata chiusa con Determina del 02.12.2014 (clikka) della Regione Campania, a cui è seguita immediata risposta del 02.12.2014 (clikka) del Comune di Napoli, con la quale si dava piena disponibilità ad eseguire i lavori, evitando l’intera chiusura dell’impianto.

Per tutta risposta la Regione Campania con nota del 03.12.2014 (clikka) ha respinto ogni disponibilità riservandosi addirittura di richiedere il risarcimento dei danni al Comune! Il che è assolutamente assurdo perché qui i danni l’hanno subiti le associazioni ed i cittadini a cui evidentemente la regione non ha pensato.

Ovviamente che lo stadio Collana versi in una condizione di cattiva manutenzione, è sotto gli occhi di tutti ma, che la Regione sia assolutamente latitante, è altrettanto sotto gli occhi di tutti, perché non ha mai provveduto ad eseguire le opere di manutenzione straordinaria cui per contratto (clikka) era obbligata ad eseguire. La fattispecie infatti si inquadra nell’ambito del Comodato d’uso per cui a mente dell’art. 1808 c.c. le spese per la manutenzione straordinaria sono a carico della Regione Campania.

Ancora ritengo assurdo che la Regione Campania, titolare di miliardi di fondi europei, non si sia mai fatta carico di un progetto di ristrutturazione dell’impianto ma, ovviamente, questa cosa si inquadra nella più ampia responsabilità (clikka) che l’amministrazione caldoro si porta addosso (e della quale si parla poco) per non essere riuscita, per incapacità, a spendere la ragguardevole somma di 2 miliardi ed ottocentomilioni di euro di fondi europei!

Ad ogni buon conto i lavori al Collana stanno continuando e continueranno anche in questi prossimi giorni ma, è tutta della Regione Campania, la inconcepibile decisione di interdire l’intera struttura, violando il medesimo art. 8 della convenzione a mente del quale: “Qualora il complesso immobiliare fosse bisognevole di interventi di manutenzione straordinaria si procederà all’inibizione all’uso di quella parte interessata da tali interventi”.

Ad ogni buon conto le questioni sullo Stadio Collana non sono destinate a finire, poiché la Regione, dopo oltre 60 anni, ha deciso di sottrarre l’impianto alla gestione pubblica del Comune, per affidarlo alle associazioni sportive (si spera), ma da quello che so il bando, che scadeva il 20.10.2014, è stato sospeso e poi il Consiglio Regionale ha deciso di farlo proseguire ma, finora, non mi pare che ci sia stata la riapertura dei termini e le domande già inoltrare pare siano oltre venti. Mi chiedo, in mancanza di una ferrea regolamentazione che assicuri a tutte le associazioni ed ai cittadini di poter godere di un bene pubblico, se questa sia la scelta migliore. Molte persone che si sono proposte a gestire lo Stadio le conosco e sono convinto che hanno a cuore lo sport e l’interesse pubblico, ma con tutti coloro che si sono fatti avanti e si faranno avanti,  la tutela dell’interesse pubblico credo possa essere a rischio. Senza considerare che i costi di gestione sono altissimi e solo un intervento pubblico, con risorse europee, sarebbe in grado di garantire un trattamento uguale di tutti i cittadini per l’accesso allo sport.

Il tutto senza considerare che il Comune, seppure con gravissimo ritardo, con  delibera di Giunta dell’11.06.2014 (clikka)  ha stanziato 5 milioni di euro per opere di ristrutturazione dell’impianto che, ovviamente, andranno destinati ad altro, in caso di affidamento a terzi da parte della Regione. Non c’è che dire una vera disdetta!!

E’ interessante una piccola nota storica: Lo Stadio Collana era dell’Ente Gioventù Italiana del Littorio fondato il 29.10.1937 e sorto dalle ceneri dei fasci giovanili di combattimento. Sciolta dopo il 25.07.1943, con decreto del Capo del governo del 6 maggio 1944 venne istituito il “Commissariato per la gioventù italiana”, il cui fine era provvedere alla conservazione e temporanea amministrazione del patrimonio dell’ex GIL. Nel 1972 la “Gioventù italiana” fu individuata come persona giuridica e riconosciuta come ente pubblico. Venne soppressa con L. 18 novembre 1975 n. 764. Formalmente la GIL fu soppressa nel febbraio 1996 dal Parlamento. Una storia che forse ha esaltato il consigliere con delega allo sport Luciano Schifone e lo stesso Caldoro.

Altra piccola curiosità: il palazzetto del Basket, dove io ho partecipato a molte gare, è stato abbattuto e trasformato in un campetto di calcetto all’aperto e devo dire con rammarico che non ho rinvenuto alcuna autorizzazione o altro tipo di documento amministrativo che riguardasse questo scempio! Consiglio la lettura della relazione che feci quando ero presidente della Commissione Sport del 22.05.2013 (clikka).

Sullo Stadio Collana vedi anche:

Il mio intervento al TG3 Campania 03.12.2014 al 12:16 (clikka)

la contesa dello stadio collana (clikka)

La regione mette a bando lo stadio collana (clikka)

La regione caccia il comune dallo stadio collana (clikka)

Il destino dello stadio collana (clikka)

Mafia Camorra e Politica

falconeborsellino1) Milano-EXPO: Mafia-Camorra e Politica;
2) Venezia-Mose: Mafia-Camorra e Politica;
3) Comune di Roma: Mafia-Camorra e Politica.
Questi sono solo gli ultimi tre fatti di una lunga serie. E’ una gara! Una sorta di rincorsa tra Mafia-Camorra e Politica a chi la fa più grossa.

Per il susseguirsi delle notizie, è come se l’ultimo fatto cancellasse quello che l’ha preceduto perché più esteso e più schifoso di quelli precedenti.

Ai cittadini per fortuna viene fatta matabolizzare una schifezza alla volta, cosicché si sopporti il voltastomaco e non si vomiti.
Sono tre anni e mezzo che mi occupo della politica cittadina e questi fatti mi fanno indignare più di quando ero un semplice e libero cittadino. Sono tre anni che mi faccio in quattro ed individuo, ogni volta che metto le mani, i nodi e le sacche dove la burocrazia ed il piccolo potere del politico o del burocrate di turno può strumentalizzare, ad altri fini, la funzione pubblica.

Tutti alla rincorsa dell’accreditamento e del consenso da perseguire ad ogni costo anche della dignità e della reputazione, basta che la pancia sia riempita, di potere o di soldi è indifferente tanto non si ha la percezione che il potere è e deve essere esercitato per un interesse superiore e che è un onore poter servire la collettività anche quando questa urla, recrimina, chiama e ti offende.

Nessuno si pone il problema di interpretare il suo ruolo. Il politico, piccolo o grande che sia, non riflette e non interpreta il sua funzione più importante: quella di essere una guida e di essere giudicati per come si è guidati il popolo. Tutti alla rincorsa per accontentare tutti, senza distinzione e senza far comprendere o chiarire ai cittadini che c’è una scala di valori e di priorità.
E’ così che si finisce per spendere milioni di euro per far tirare quattro calci ad un pallone la domenica, facendo guadagnare un sacco di soldi ad un già ricco signore e lasciando semmai a piedi quelli che si occupano di sostenere i nostri figli più sfortunati semmai ricoverati presso una casa famiglia o di aggiustare una strada o potare un albero per evitare che ammazzino una persona!

Il volta stomaco, sentire e leggere che a Roma gli immigrati sono un business e ti viene il sospetto che anche altrove siano un business, che anche i minori siano un business, che il malessere collettivo ed individuale, sia un business ed una “festa” di tangenti con buona pace dell’Autorità Anticorruzione che fino ad ora la si è sentita solo dopo che i tappi sono saltati.

Io resisto e non mollo prima o poi il fiume sotterraneo uscirà fuori!

La proposta di Regolamento sulle Sale Gioco e Giochi Leciti

ludopatiaEra un po’ che pensavo alla necessità che il Comune di Napoli si dotasse di un regolamento per le sale da gioco. In città, infatti, proliferano i Bingo et similia e laddove c’erano i cinema, è sempre più frequente, trovarci delle sale da gioco.

In un momento di crisi il fenomeno si aggrava sempre di più ed occorre che si pongano dei freni alla diffusioni di slot machine e macchinette mangia soldi, ormai diffuse in bar, tabaccherie ed ogni tipo di locale aperto al pubblico. Il fenomeno viene definito ludopatia e si espande a macchia d’olio proprio nelle fasce sociali più deboli e culturalmente meno attrezzate.

Le direttrici che ho seguito, nella stesura del regolamento, sono state in larga misura il buon lavoro che ha fatto il comune di Genova, utilizzando a man bassa il regolamento dell’amministrazione ligure nonché i provvedimenti adottati a Milano ed a Firenze, in virtù dei quali ho inserito non solo il divieto di installare sale da gioco in prossimità di chiese, scuole impianti sportivi, in una parola i luoghi sensibili, ma anche del divieto di installare sale da gioco nel centro antico della città e nei centro storici delle periferie. Tutte soluzioni, peraltro già passate al vaglio sia della Corte di Giustizia Europea, sia del Tar Liguria e sia del TAR Toscana. Spero di aver fatto un buon lavoro di raccordo sottolinenando come nella nostra Regione Campania, come al solito caldoro ha adottato una legge il 7 agosto scorso limitandosi solo a delle enunciazioni di principio guardandosi bene dal scendere nei dettagli come, invece, ha fatto la Regione Liguria, avanti a noi anni luce con una legge regionale di tre articoli che, però, hanno posto dei paletti chiari.

La proposta è stata depositata stamane (02.12.2014), ed è stata sottoscritta da me, come primo firmatario, nonché dai consiglieri Simona Marino, Elpidio Capasso e Francesco Vernetti (Città Ideale), Vittorio Vasquez e Pietro Rinaldi (Sinistra in Movimento), David Lebro e Maria Lorenzi (la Città Campania Domani), Carmine Sgambati (NET), Antonio Borriello (PD), Antonio Luongo (IDV), Elena Coccia (FED), Salvatore Pace (gruppo misto), Domenico Palmieri (NCD) e Gaetano Troncone (IDV). In sostanza possiamo sperare che passi rapidamente al consiglio in quanto ha il sostegno di tutta la maggioranza delle forze del Consiglio Comunale nonché del Sindaco e della giunta. Questa è la politica che mi piace fatta di cose concrete e non di speculazioni tattiche.

Colgo l’occasione per ringraziare un mio omonimo, Gennaro Esposito, che mi ha sollecitato e fornito molte indicazioni anche tecniche mediante Facebook 🙂

Ecco il Parere del Segretario Generale sulla proposta (clikka)

come contrastare il gioco d’azzardo (clikka)

Le iene e la prevenzione matematica della ludopatia (clikka)

Le iene e le lobby in parlamento (clikka)

Rassegna Stampa:

Repubblica Lettera (clikka) RepubblicaNapoli (clikka) Roma (clikka)

Ecco la proposta di delibera:

CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

PROPOSTA DI DELIBERA DI INIZIATIVA CONSILIARE

AI SENSI DELL’ART. 42 DEL T.U.E.L. E DELL’ART. 54 DEL REGOLAMENTO

DEL CONSIGLIO COMUNALE

di Regolamento Sale da Gioco e Giochi leciti

Premesso che:

1.- Anche nella città di Napoli come nel resto del Paese, si sono moltiplicate la Sale da Gioco e di Bingo ed è sempre più frequente imbattersi in locali aperti al pubblico (bar, tabaccherie, circoli privati) che, tra i vari servizi riservati alla propria clientela offrono la possibilità di giocare alle slot machines, o meglio ribattezzate, macchine mangia soldi ed altre forme di gioco d’azzardo;

2.- dalle recenti statistiche si stima che almeno il 30% della popolazione è interessata a tale tipo di gioco e che vi è un alto rischio di dipendenze dal gioco problematico, con ripercussioni, non solo sul giocatore, bensì su tutto il nucleo familiare che, nella maggior parte dei casi, vede la propria solidità familiare ed economica dissolversi in breve tempo;

3.- lo Stato spende circa 6 milioni di euro all’anno per la cura delle dipendenze da gioco patologico;

4.- la dipendenza da gioco d’azzardo è fenomeno ormai radicato nella nostra città;

5.- l’aspetto della compulsività, spinge le persone, in molti casi adolescenti, a stazionare diverse ore al giorno davanti alle slot machine;

6.- occorre disciplinare la dislocazione sul territorio delle sale da gioco prevedendo espressamente un meccanismo di controllo della attività;

7.- con delibera n. 993 del 23.12.2013 (clikka) la Giunta Comunale di Napoli ha approvato il “programma integrato finalizzato ad aumentare la consapevolezza circa i rischi connessi al gioco, ad istituire la Consulta cittadina permanente sulla dipendenza dal gioco nonché ad introdurre strumenti per proteggere i cittadini, con particolare riferimento a coloro che versano in condizione di maggiore fragilità sociale” prevedendo anche la introduzioni di limitazioni circa l’orario di apertura e circa la localizzazione sul territorio anche attraverso la predisposizione di un regolamento;

8.- la Regione Campania, con legge regionale n. 16 del 7 agosto 2014 (clikka) all’art. 1 comma 197 e ss in armonia con i principi costituzionali e nel rispetto di quanto previsto dal decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 (Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, promuove nelle competenti sedi istituzionali misure volte alla prevenzione, alla riduzione del rischio nonché al contrasto ed alla dipendenza dal Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) anche in osservanza delle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e della Commissione europea sui rischi del gioco d’azzardo;

9.- a mente del comma 201 della legge Regione Campania n. 16 del 07.08.2014: Al fine di perseguire le finalità di cui al comma 197 i Comuni possono dettare, nel rispetto delle pianificazioni di cui all’articolo 7, comma 10, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, (Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del paese mediante un più alto livello di tutela della salute) convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n.189, previsioni urbanistico-territoriali in ordine alla localizzazione delle sale da gioco;

10.- ai sensi dell’art. 54, comma 1, del T.U. approvato con D.L.vo 18 agosto 2000 n. 267, nel testo sostituito per effetto dell’art. 6 del D.L. 23 maggio 2008 n. 92, convertito con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della L. 24 luglio 2008 n. 125, “il Sindaco, quale ufficiale del Governo, sovrintende: a) all’emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza pubblica; b) allo svolgimento delle funzioni affidategli dalla legge in materia di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria; c) alla vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico, informandone preventivamente il Prefetto” (cfr. Consiglio di Stato 01.04.2014, n. 5251);

11.- in virtù dell’art. 19, del d.P.R. n. 616/1977 sono attribuite ai comuni le funzioni di cui al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni tra cui la licenza per sale pubbliche per biliardi o per altri giochi leciti di cui all’art. 86 del TULPS;

12.- la Corte di Giustizia UE, sez. IV, con sentenza del 19/07/2012, n. 470, nella causa tra SIA Garkalns c. Rigas dome ha chiaramente affermato che “L’articolo 49 Ce non osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella del procedimento principale, che conferisce alle autorità locali un ampio margine discrezionale, consentendo loro di rifiutare il rilascio di una licenza di apertura di un casinò, di una sala da gioco, o di una sala bingo, in base all’esistenza di una “lesione sostanziale degli interessi dello Stato e degli abitanti del territorio della circoscrizione amministrativa interessata”, purché tale normativa persegua effettivamente lo scopo di ridurre le occasioni di gioco e di limitare le attività in tale settore in modo coerente e sistematico o di garantire l’ordine pubblico e a condizione che il potere discrezionale delle competenti autorità sia esercitato in maniera trasparente, di modo da consentire il controllo sull’imparzialità dei procedimenti di autorizzazione…..”;

13.- la Corte Costituzionale, con sentenza n. 220 del 09.07.2014, ha affermato che “- in forza della generale previsione dell’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267 del 2000 − il sindaco può disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco e che ciò può fare per esigenze di tutela della salute, della quiete pubblica, ovvero della circolazione stradale” ed, inoltre, che: “il potere di limitare la distribuzione sul territorio delle sale da gioco attraverso l’imposizione di distanze minime rispetto ai cosiddetti luoghi sensibili, potrebbe altresì essere ricondotto alla potestà degli enti locali in materia di pianificazione e governo del territorio, rispetto alla quale la Costituzione e la legge ordinaria conferiscono al Comune le relative funzioni”.

14.- ugualmente la giurisprudenza amministrativa (cfr.: TAR Toscana, Sez.ne II, con sentenza n. 1578, del 2013) ha affermato che in Toscana, l’ordinanza comunale, che dispone la cessazione dell’attività di sala giochi-slot machine (VLT) in un locale del centro storico, non può essere considerata invasiva delle competenze proprie dell’Amministrazione statale, ed in particolare del Questore, privando di efficacia l’autorizzazione da questi rilasciata, atteso che essa non interferisce con l’interesse pubblico alla cui cura e tutela è finalizzata nel caso specifico l’autorizzazione questorile (id est, la pubblica sicurezza), essendo invece rivolta al rispetto delle scelte dell’Amministrazione comunale, niente affatto illogiche, in ordine alla valorizzazione di aree di particolare interesse, quale è il centro storico;

15.- la regolamentazione sulle Sale da Gioco e Giochi leciti è stata adottata anche in altre grandi città, tra cui Genova e Milano, al fine di ridurre il rischio della ludopatia e disciplinare la concessione delle autorizzazioni;

16.- presso il Consiglio Comunale è stata presentata dai Consiglieri Simona Marino, Elpidio Capasso e Francesco Vernetti un proposta di delibera per la adozione di “Misure di contrasto al gioco d’azzardo nei locali pubblici ed incentivi ai locali pubblici al non utilizzo delle slot machines ed ogni altra forma di gioco d’azzardo”.

° ° °

Tanto premesso i sottoscritti Consiglieri Comunali ai sensi e per gli effetti dell’art. 42 del T.U.E.L. e dell’art. 54 del Regolamento del Consiglio comunale, al fine di migliorare la vivibilità dei cittadini Napoletani 

propongono

I.- l’approvazione dell’allegato Regolamento Sale da Gioco e Giochi Leciti;
II.- nonché l’adozione ogni ulteriore atto necessario affinché si possano rapidamente perseguire le finalità del presente atto.
Napoli, 27 novembre 2014

I Consiglieri

COMUNE DI NAPOLI

REGOLAMENTO SALE DA GIOCO E GIOCHI LECITI

INDICE
TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI
Art.1 Ambito di applicazione
Art.2 Finalità e principi generali
Art.3 Normativa di riferimento
Art.4 Giochi vietati
Art.5 Tabella dei giochi proibiti
TITOLO II
SALE PUBBLICHE DA GIOCO

Art.6 Definizione di sala pubblica da gioco
Art.7 Localizzazioni e requisiti dei locali
Art.8 Adempimenti per l’esercizio di sala pubblica da gioco
Art.9 Prescrizioni di esercizio e divieti
Art.10 Durata ed efficacia dell’autorizzazione
Art.11 Subingresso
Art.12 Requisiti morali di accesso all’attività
Art.13 Cessazione dell’attività
Art.14 Revoca, decadenza, sospensione dell’autorizzazione
Art.15 Caratteristiche dei giochi
Art.16 Utilizzo degli apparecchi: prescrizioni e divieti
Art.17 Informazione al pubblico
Art.18 Orari
TITOLO III
INSTALLAZIONE DI APPARECCHI E CONGEGNI AUTOMATICI E SEMIAUTOMATICI NEI LOCALI IN POSSESSO DI LICENZA DI CUI ALL’ART.86 E ALL’ART.88 DEL TULPS E ALTRI GIOCHI LECITI

Art.19 New Slot
Art.20 Prescrizioni generali ed orario di funzionamento
Art.21 Domanda di autorizzazione per installazione giochi
Art.22 Rinnovo
Art.23 Apparecchi da divertimento senza vincita in denaro e biliardi
Art.24 Giochi leciti che non necessitano del nulla osta dell’Amministrazione dello Stato
Art.25 Sanzioni
Art.26 Disposizioni finali e transitorie

TITOLO I – DISPOSIZIONI GENERALI

ART. 1 AMBITO DI APPLICAZIONE
1. Il presente regolamento disciplina le licenze e le autorizzazioni di competenza comunale relative all’esercizio di giochi leciti in conformità a quanto previsto dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza approvato con R.D. 18 giugno 1931 n. 773 e s.m.i., d’ora innanzi TULPS, dalla Legge Regione Campania n. 16 del 7 agosto 2014 e dell’art. 19 del D.P.R. n. 616 del 24.07.1977.
2. Le tipologie dei giochi trattati dal presente regolamento sono:
a) quelle previste dall’art. 110 comma 6 del TULPS, cosiddette new slot e Videolottery (VLT), giochi leciti esercitati in apposite sale pubbliche da gioco, sale dedicate, sale biliardi, agenzie per la raccolta di scommesse ippiche e sportive, agenzie di scommesse; negozi di gioco sale bingo; alberghi, locande e pensioni; trattorie, osterie e ristoranti caffè, enoteche e bar con somministrazione di bevande alcoliche e non, stabilimenti balneari e piscine, rivendite di tabacchi ed attività commerciali;
b) apparecchi dell’articolo 110, comma 7 del TULPS;
c) apparecchi meccanici ed elettromeccanici (AM): Biliardo e apparecchi similari attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo; elettrogrammofono e apparecchi similari attivabili a moneta o gettone (“juke box”); apparecchi meccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: calcio balilla – bigliardini e apparecchi similari; Apparecchi elettromeccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo ( flipper, gioco elettromeccanico dei dardi , cosiddette freccette e apparecchi similari apparecchi meccanici e/o elettromeccanici per bambini attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: congegno a vibrazione tipo “Kiddie rides” e apparecchi similari; apparecchi elettromeccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: gioco a gettone azionato da ruspe e apparecchi similari.
3. Sono escluse dal campo di applicazione del presente regolamento le forme di intrattenimento esercitate su area pubblica e quelle nelle quali è prevalente l’attività di intrattenimento mediante forme di spettacolo.

ART.2 FINALITA’ E PRINCIPI GENERALI
1. Il Comune di Napoli, con il presente Regolamento, si prefigge l’obiettivo di garantire che la diffusione dei locali in cui si pratica il gioco lecito avvenga evitando effetti pregiudizievoli per la sicurezza urbana, la viabilità, l’inquinamento acustico e la quiete pubblica e limitando le conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli, nonché la dequalificazione territoriale e del valore degli immobili.
2. L’Amministrazione intende prevenire il gioco patologico, anche attraverso iniziative di informazione e di educazione e valorizzare le forme di aggregazione sociale e di gestione del tempo libero che stimolino la creazione di relazioni positive, la comunicazione e la creatività.
3. Le procedure amministrative connesse all’apertura, svolgimento, modificazione e cessazione delle attività economiche disciplinate dal presente Regolamento si informano ai seguenti principi:
a) tutela dei minori;
b) tutela degli utilizzatori, con particolare riferimento alla necessità di:
b1. contenere i rischi connessi alla moltiplicazione delle offerte, delle occasioni e dei centri di intrattenimento aventi come oggetto il gioco d’azzardo, in funzione della prevenzione del gioco d’azzardo patologico;
b2. contenere i costi sociali ed economici, oltre che umani e morali, derivanti dall’abuso del gioco d’azzardo, con particolare riferimento alla necessità di contenere i rischi derivanti dal fenomeno della sindrome da gioco patologico e dall’effetto che questi potrebbero avere nel contesto familiare;
c) tutela dell’ordine pubblico, della sicurezza urbana, della salute e della quiete della collettività.
4. Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS, l’Amministrazione comunale si riserva la facoltà di imporre vincoli, prescrizioni, obblighi o altre forme dirette o indirette di limitazione al termine di un procedimento di valutazione in relazione a:
a) rispetto dei vincoli di destinazione urbanistica degli immobili;
b) della prossimità dei locali sede dell’attività a luoghi di pubblico interesse di cui al successivo art.7.
5. I procedimenti amministrativi di cui al presente atto rientrano nella competenza dello Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) competente al rilascio dell’autorizzazione.

ART . 3 NORMATIVA DI RIFERIMENTO
-Regio Decreto 18 giugno 1931 n. 773 e s.m.i. , di seguito TULPS;
– Regolamento di esecuzione del TULPS approvato con R.D. 6 maggio 1940, n. 635;
– Art. 38, commi 1 e 5 del D.L. 4 luglio 2006 n. 223, convertito con modificazioni ed integrazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;
– Art. 22, comma 6, della l. 27 dicembre 2002, n. 289, come modificato dall’art. 38, comma 5, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223 convertito con modificazioni ed integrazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;
– Art. 14 bis del D.P.R. 26.10.1972 n. 640 e successive modificazioni ed integrazioni;
-D.P.R. n. 616 del 24.07.1977 sul rilascio delle licenze attribuite ai Comuni;
– Decreto interdirettoriale 27 ottobre 2003 concernente l’individuazione del numero massimo di apparecchi e congegni di cui all’art. 110, c. 6 e 7 del TULPS che possono essere installati in esercizi pubblici, circoli privati e punti di raccolta di altri giochi autorizzati, nonché le prescrizioni relative all’installazione di tali apparecchi;
– Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 18 gennaio 2007 “individuazione del numero massimo di apparecchi di intrattenimento di cui all’art. 110, commi 6 e 7, del TULPS che possono essere installati per la raccolta del gioco presso i punti vendita;
– Legge 08.11.2012 n. 189 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un piu’ alto livello di tutela della salute.
– Legge Regione Campania n. 16 del 7 agosto 2014;
– Delibera di Giunta Comunale n. 993 del 23.12.2013.
Per quanto non espressamente previsto dal presente Regolamento si applicano le disposizioni di legge vigenti, anche successive, nella materia.

ART. 4 GIOCHI VIETATI
1. L’esercizio del gioco d’azzardo è vietato in tutte le sue manifestazioni e l’installazione e l’uso di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici da gioco d’azzardo sono vietati nei luoghi pubblici o aperti al pubblico e nei circoli ed associazioni di qualunque specie, ad eccezione degli apparecchi e congegni consentiti dalla legge statale.
2. Sono altresì vietati tutti gli apparecchi e congegni che sono privi del nulla osta, ove necessario, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
3. Fatte salve le sanzioni previste nei confronti di chiunque eserciti illecitamente attività di offerta di giochi con vincita in denaro, è vietata la messa a disposizione, presso qualsiasi pubblico esercizio, di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on-line, da soggetti autorizzati all’esercizio dei giochi a distanza, ovvero da soggetti privi di qualsiasi titolo concessorio o autorizzatorio rilasciato dalle competenti autorità.
4. Sono vietati gli apparecchi e i congegni automatici, semiautomatici da trattenimento e da gioco di abilità che, comunque denominati, si richiamino alle regole dei giochi indicati nella tabella dei giochi proibiti, qualunque siano i simboli adottati.

ART. 5 TABELLA DEI GIOCHI PROIBITI
1. Sono considerati giochi proibiti quelli indicati nell’apposita tabella predisposta dal Questore e vidimata dal Comune.
2. In tutte le sale pubbliche da gioco o negli altri esercizi, compresi i circoli privati, autorizzati alla pratica del gioco o alla installazione di apparecchi da gioco, deve essere esposta, in luogo ben visibile, la tabella predisposta dal Questore, nella quale oltre al divieto delle scommesse, sono indicati i giochi d’azzardo e quelli vietati per motivi di pubblico interesse.
3. La copia vidimata dal Sindaco o dal delegato è custodita presso i competenti uffici comunali ed è messa a disposizione sul sito istituzionale del Comune. Gli interessati potranno, quindi, adempiere all’obbligo di cui sopra semplicemente stampando il documento, senza necessità di applicarvi alcuna marca da bollo.

TITOLO II – SALE PUBBLICHE DA GIOCO
SALE BILIARDI – SALE GIOCHI – AGENZIE PER LA RACCOLTA DI SCOMMESSE IPPICHE E SPORTIVE – SALE VLT (videolottery) – SALE BINGO – NEGOZI DEDICATI

ART. 6 DEFINIZIONE DI SALA PUBBLICA DA GIOCO
1. Si intende per sala pubblica da gioco, in seguito denominata anche “sala giochi”, un esercizio composto da uno o più locali, la cui attività prevalente sia mettere a disposizione della clientela una gamma di giochi leciti (biliardo, apparecchi automatici o semiautomatici da gioco di vario tipo, bowling ecc.) e altre apparecchiature per intrattenimento, (ad esclusione di quelle che possano configurarsi quale forma di spettacolo) quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: sale dedicate alle VLT, sale scommesse, sale bingo negozi dedicati al gioco.

ART. 7 LOCALIZZAZIONI E REQUISITI DEI LOCALI
1. Nei casi di agenzie per la raccolta di scommesse, sale VLT o nel caso dell’esercizio di giochi con vincita in denaro, il locale dove viene svolta l’attività deve essere distante almeno 500 metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da:
1) istituti scolastici di qualsiasi grado, sedi e strutture universitarie;
2) luoghi di culto, intendendosi come tali anche i cimiteri;
3) impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani;
4) strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale, strutture ricettive, ed inoltre strutture ricettive per categorie protette;
5) attrezzature balneari e spiagge;
6) giardini, parchi e spazi pubblici attrezzati e altri spazi verdi pubblici attrezzati;
7) musei civici e nazionali.

2. I luoghi di cui ai numeri 1) sedi e strutture universitarie, 5) e 6) del comma precedente sono espressamente individuati dal presente regolamento del Comune di Napoli come luoghi sensibili ai sensi del comma 201 della Legge Regionale Campania n. 16 del 7 agosto 2014.

3. Al fine di tutela della salute pubblica, per evitare che la disponibilità immediata di denaro contante costituisca incentivo al gioco, all’interno del locale non potranno essere presenti sportelli bancari, postali o bancomat e non potranno essere aperte sale nel raggio di 200 mt da sportelli bancari, postali o bancomat, né agenzie di prestiti di pegno o attività in cui si eserciti l’acquisto di oro, argento od oggetti preziosi.
4. Non è richiesto il requisito della distanza di 500 metri dai luoghi sensibili nel caso di apertura sala biliardi o sala giochi che non installi apparecchi da gioco con vincita in denaro.
5. Ai fini della misurazione della distanza tra locali e i luoghi di cui al primo comma, essa dovrà essere misurata partendo dal centro della porta di ingresso al locale e seguendo il percorso pedonale più breve, nel rispetto del Codice della Strada, fino al centro della porta di ingresso del luogo sensibile individuato.
6. L’esercizio delle attività di cui al presente titolo sono vietate:
-negli immobili di proprietà della Civica Amministrazione, che opererà, inoltre, affinché analogo divieto venga introdotto con riferimento agli immobili delle società partecipate della stessa;
-nei chioschi su suolo pubblico;
– nel perimetro del Centro Antico cittadino ricompreso nell’area tra le seguenti Vie anch’esse incluse nel perimetro interdetto: Corso Umberto I, Via G. San Felice, Via A. Diaz, Via Toledo, Via E. Pessina, Via Foria, Via Domenico Cirillo, Via Carbonara, Via A. Poerio, Corso Umberto I;
– nell’area del Centro Storico delle Municipalità così come perimetrata zona A del vigente piano regolatore.
7. Nel caso in cui tali attività fossero presenti in immobili locati o concessi dall’Amministrazione, non si procederà al rinnovo del contratto alla prima scadenza di legge.
8. Il locale adibito alle attività disciplinate dal presente titolo deve essere ubicato esclusivamente al piano terra degli edifici purché non all’interno o adiacenti a unità immobiliari residenziali; non è ammesso l’utilizzo di locali interrati o seminterrati e l’accesso ai locali deve avvenire direttamente dalla pubblica via.
9. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione il locale deve rispettare:
la normativa vigente in materia di barriere architettoniche;
la normativa vigente in materia di inquinamento acustico;
la normativa vigente in materia igienico-sanitaria e sicurezza sui luoghi di lavoro;
i regolamenti locali di Polizia Urbana;
la normativa urbanistica edilizia vigente;
10. Il locale deve rispondere ai requisiti di sorvegliabilità previsti dall’art. 4 del D.M. 564/92 modificato con successivo decreto 5.8.1994 n.534.

ART. 8 ADEMPIMENTI PER L’ESERCIZIO DI SALA PUBBLICA DA GIOCO
1. L’ apertura delle sale pubbliche da gioco di cui al presente titolo, il loro trasferimento di sede, l’ampliamento della superficie, il cambio di titolarità sono sempre subordinati all’ottenimento dell’autorizzazione comunale, ai sensi dell’articolo 86 del TULPS e dell’art. 19 del D.P.R. n. 616 del 24.07.1977.
2. Per l’apertura di agenzie per la raccolta di scommesse ippiche e sportive e per sale dedicate all’installazione di apparecchi o sistemi di gioco VLT (Video Lottery Terminal) di cui all’art. 110 comma 6 lettera b) del TULPS, dovrà parimenti essere ottenuta la prescritta licenza di cui all’art. 88 del TULPS rilasciata dalla Questura. L’autorizzazione comunale costituisce comunque condizione di esercizio dell’attività sul territorio comunale.
3. La domanda di apertura o di trasferimento di sede di una sala pubblica da gioco è redatta su apposita modulistica scaricabile dal sito internet comunale ed inviata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza verrà inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.
4. In caso di richiesta di apertura di una agenzia per la raccolta di scommesse ippiche e sportive, di sale VLT (videolottery) si dovrà dichiarare anche il possesso di quanto previsto dall’art. 88 del TULPS e dalle successive eventuali normative in materia.
5.Alla domanda devono essere allegati:
-una relazione descrittiva dei locali, a firma di tecnico abilitato, contenente la dichiarazione del rispetto delle distanze e dei divieti di cui all’art. 7 che precede, la superficie totale ed utile degli stessi, la capienza massima, l’indicazione degli ingressi, delle eventuali uscite di sicurezza e dei servizi igienici, corredata di planimetria dei locali in scala 1:100, datata e firmata, che riporti le superfici dei locali, la loro destinazione funzionale e la disposizione degli apparecchi, con particolare riferimento a quelli appartenenti alla tipologia dell’articolo 110 comma 6 e 7 del TULPS;
-copia della licenza ex art.88 del TULPS (in caso di agenzie per la raccolta scommesse ippiche e sportive, sale VLT), ovvero dell’istanza;
-nel solo caso di locali destinati ad accogliere biliardi, relazione tecnica contenente la dichiarazione attestante la solidità del piano di appoggio (minimo 600 kg. x mq.);
-dichiarazione di un tecnico abilitato attestante la conformità dell’impianto elettrico alle normative vigenti in materia;
-copia dei nulla osta, denunce e certificazioni, ove previsti, rilasciati dall’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli per ogni apparecchio anche ai sensi dell’art. 14 bis D.P.R. 26.10.1972, n. 640;

-certificato di prevenzione incendi ove previsto dalla legge.

6. L’autorizzazione è rilasciata entro 90 giorni dal ricevimento della domanda da parte del SUAP, termine decorso il quale la domanda si intende accolta (art.20 L.241/90 s.m.i.) ed ha la durata di cinque anni.

ART. 9 PRESCRIZIONI DI ESERCIZIO E DIVIETI
1. E’ ammessa la rappresentanza nella gestione dell’attività da parte di soggetto che abbia i requisiti previsti e che, a tal fine, deve risultare autorizzato.
2. I giochi devono essere leciti e tali da non presentare rischi per l’incolumità degli utilizzatori;
3. Gli apparecchi da gioco di cui all’art.110 comma 6 e 7 del TULPS devono essere dotati del Nulla Osta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
4. In nessun caso è consentita l’installazione degli apparecchi da gioco all’esterno dei locali.
5. Il numero massimo degli apparecchi da gioco di cui all’art.110 C.6 del TULPS è stabilito dal Decreto 27 luglio 2011 “ Determinazione dei criteri e parametri numerici quantitativi per l’installabilità di apparecchi di cui all’art.110, comma 6 del TULPS” del Ministero dell’Economia e delle Finanze e s.m.i.
6. La variazione del numero o della tipologia degli apparecchi da gioco nelle sale giochi è subordinata alla presentazione di Segnalazione Certificata Inizio Attività al SUAP.
7. Il titolare dell’esercizio commerciale, del locale ovvero del punto di offerta del gioco con vincite in denaro identifica i minori di età mediante richiesta di esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età sia manifesta.
8. Per la sostituzione di un apparecchio da gioco nell’ambito della stessa tipologia è sufficiente inviare al SUAP il Nulla Osta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la loro matricola identificativa.
9. Costituisce esercizio non autorizzato dell’attività di sala giochi, punito ai sensi delle vigenti normative:
a) il superamento dei limiti numerici previsti dalla legge;
b) la realizzazione, pur nel rispetto formale dei limiti numerici, di sale attrezzate, funzionalmente o strutturalmente con accesso separato dall’attività principale e dedicate all’esercizio dell’attività di intrattenimento mediante giochi e congegni.
10. L’attività di somministrazione è ammessa, previa SCIA da presentare al SUAP e la superficie utilizzata non potrà essere superiore a 1/4 della superficie complessiva del locale.
11. L’attività di somministrazione può essere svolta unicamente negli orari stabiliti per l’erogazione del gioco e non disgiuntamente all’attività di gioco stessa.
12. La superficie utilizzata per la somministrazione è da intendersi come attività meramente accessoria e servente rispetto a quella dell’offerta di gioco pubblico.
13. L’accesso all’area di somministrazione non può avvenire da ingresso diverso da quello di accesso al locale in cui si svolge il gioco e l’area di somministrazione non deve essere collocata immediatamente dopo l’ingresso al locale stesso.
14. L’autorizzazione comunale, la tabella dei giochi proibiti e la tariffa dei prezzi devono essere sempre tenute esposte nel locale sede dell’attività in luogo visibile e mostrate agli organi di controllo per gli accertamenti di competenza. Sono inoltre vietate le esposizioni esterne al locale di cartelli, manoscritti e/o proiezioni che pubblicizzano vincite temporali appena accadute o storiche.
15. E’ vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco.
16. Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS, oltre alle condizioni previste dalle normative in vigore, chiunque eserciti le attività disciplinate dal presente regolamento deve anche osservare le eventuali prescrizioni che l’autorità comunale ritenga di imporgli nel pubblico interesse.

ART. 10 DURATA ED EFFICACIA DELL’AUTORIZZAZIONE
1. Le autorizzazioni di cui all’articolo 86 e 88 del TULPS e quelle delegate ai sensi dell’art. 19, primo comma n. 8 del DPR 616/1977, aventi ad oggetto l’installazione degli apparecchi di cui all’art. 1 che precede, sono concesse per cinque anni e ne può essere richiesto il rinnovo dopo la scadenza.
2. Per le autorizzazioni esistenti il termine di cinque anni decorre dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
3. Determinano l’efficacia dell’autorizzazione:
a) la validità dei nulla osta rilasciati dall’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli agli apparecchi installati;
b) il regolare pagamento delle imposte stabilite dallo Stato sugli apparecchi installati;
c) il possesso della tabella dei giochi proibiti.

ART. 11 SUBINGRESSO
1. Ai fini della tutela dei valori di cui all’art. 2, il trasferimento della proprietà o della gestione dell’azienda comporta il rilascio di una nuova autorizzazione al subentrante. A tal fine il cessionario, acquisito il titolo, deve presentare apposita domanda e non può iniziare l’attività se non dopo il rilascio dell’autorizzazione.
2. L’istanza deve essere predisposta su apposita modulistica scaricabile dal sito internet comunale ed inviata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza verrà inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.
3. In caso di subingresso verrà verificata la corrispondenza dei locali e delle strutture con le prescrizioni previste dall’art.7 del presente regolamento.
4. L’autorità di pubblica sicurezza può ordinare la cessazione dell’attività se l’interessato o il rappresentante esercente sia privo dei requisiti soggettivi previsti dalle vigenti normative e dal presente regolamento.

ART. 12 REQUISITI MORALI DI ACCESSO ALL’ATTIVITA’
1. Per poter richiedere ed ottenere il rilascio dell’autorizzazione all’attività, il titolare di impresa individuale deve:
a) essere in possesso dei requisiti soggettivi previsti dagli artt. 11 e 92 del TULPS:
b) non essere sottoposto a misure di prevenzione che costituiscano “cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all’art. 10 della legge 31.5.1965, n. 575” e succ. mod. (antimafia);
c) deve dichiarare di essere in regola con il pagamento di ogni tassa, imposta o onere verso l’amministrazione Comunale (programma 100);
d) allegare alla domanda di autorizzazione il certificato antimafia rilasciato dalla competente autorità;
2. In caso di società, tutte le persone di cui al D.P.R. n.252/98, art. 2, (AMMINISTRATORI, SOCI) devono essere in possesso dei requisiti morali di cui al precedente comma 1:
a) per le S.N.C.: tutti i soci
b) per le S.A.S: e le S.A.P.A.: tutti i soci accomandatari
c) per le S.P.A. e le S.R.L.: dall’amministratore unico oppure dal Presidente e dai Consiglieri del Consiglio di Amministrazione.
3. I requisiti di cui sopra devono essere posseduti all’atto della presentazione della richiesta di autorizzazione e la loro perdita costituisce presupposto per la decadenza.
4. Sono fatte salve le disposizioni in materia di permesso di soggiorno per i cittadini non appartenenti all’unione Europea.

ART. 13 CESSAZIONE DELL’ATTIVITA’
1. Il titolare di autorizzazione per l’esercizio dell’attività di sala giochi e assimilabili che cessa di esercitare l’attività a qualunque titolo, deve trasmettere all’Ufficio comunale competente, entro 30 giorni dalla cessazione, apposita comunicazione scritta allegando l’originale della autorizzazione stessa.
2. L’avvenuta presentazione della comunicazione di prosecuzione di attività da parte del subentrante, non esime il cedente dall’obbligo di comunicare la cessazione e restituire l’autorizzazione.
3. In caso di morte del titolare, l’obbligo di comunicazione della cessazione spetta agli eredi.

ART. 14 REVOCA, DECADENZA, SOSPENSIONE DELL’AUTORIZZAZIONE
1) L’autorizzazione comunale rilasciata decade d’ufficio in caso di:
a) perdita dei requisiti soggettivi da parte del titolare;
b) revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività prevalente di cui agli art. 86 e 88 del TULPS;
c) mancata attivazione dell’esercizio entro 180 giorni dal rilascio dell’autorizzazione, salvo proroga per comprovata necessità debitamente documentata;
d) trasferimento di sede o di titolarità dell’azienda oggetto di autorizzazione ex art. 86 e 88 del TULPS;
e) sospensione dell’attività per un periodo superiore a 8 giorni senza darne comunicazione al SUAP, così come previsto dall’art. 99 del TULPS;
f) sospensione dell’attività per un periodo superiore a quello comunicato al Comune o, comunque, superiore a 90 giorni, salvo proroga per comprovata necessità;
g) su richiesta del Prefetto per motivi di ordine pubblico;
h) recidiva o reiterazione delle violazioni previste dall’articolo 110 comma 9 del TULPS da parte del titolare. Per recidiva e reiterazione si intende l’inosservanza per due volte alla medesima disposizione;
i) reiterata violazione delle norme del presente Regolamento, previa contestazione dell’addebito nelle forme e con le garanzie procedimentali di cui alla L. 241/90 e s.m.i. successivamente a provvedimento di sospensione. Per recidiva e reiterazione si intende l’inosservanza per due volte alla medesima disposizione;
j) accertato e reiterato superamento dei limiti di rumore previsti dalle vigenti normative. L’accertamento deve essere effettuato dai competenti organi di controllo, con procedura di cui al precedente punto i). Per recidiva e reiterazione si intende l’inosservanza per due volte alla medesima disposizione.
2.L’autorizzazione comunale può essere revocata:
a) quando il titolare non osservi i provvedimenti di sospensione o non ripristini i requisiti mancanti nei termini indicati;
b) nei casi stabiliti dal Comune per motivi di pubblico interesse, quali a titolo esemplificativo sicurezza urbana, quiete pubblica, viabilità;
c) quando al titolare per due volte nell’arco di 12 mesi viene assegnata la sospensione di cui al comma 5.
3. L’autorizzazione comunale può essere sospesa:
a) quando venga meno la sorvegliabilità dei locali. L’attività è sospesa per una durata non inferiore a tre giorni e non superiore a novanta giorni, termine entro il quale, salvo proroga in caso di comprovata necessità e previa motivata istanza, il titolare può riprendere l’attività, ripristinati i requisiti mancanti;
b) nel caso in cui l’esercente non rispetti gli orari, le prescrizioni e le eventuali indicazioni operative decise dal Comune, nonché le disposizioni previste dalle normative vigenti e dal presente Regolamento.
4. L’attività può essere sospesa per motivi di igiene e per inosservanza delle norme contenute nel presente regolamento. Qualora il titolare non provveda al ripristino delle condizioni prescritte dall’autorità entro i termini dalla stessa stabiliti, l’autorizzazione può essere revocata, salvo proroghe per accertata necessità.
5. La sospensione dell’attività ai sensi dell’articolo 10 del TULPS in caso di abuso del titolare, intendendosi per tale ogni comportamento in contrasto con il pubblico interesse o con le prescrizioni generali imposte dalla legge, dall’autorità o da quanto contenuto nel presente Regolamento è la seguente:
I) 15 giorni nel caso di comportamento in contrasto con il pubblico interesse;
II) 60 giorni nel caso di comportamento in contrasto con il pubblico interesse o con le prescrizioni generali imposte dalla legge, dall’autorità o da quanto contenuto nel presente Regolamento.

ART. 15 CARATTERISTICHE DEI GIOCHI
1. I giochi devono essere leciti e conformi a quanto disposto dalla vigente legislazione nazionale.
2. E’ consentita l’installazione e la gestione di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici di trattenimenti e da gioco di abilità ed aleatorietà così come definiti dall’art. 110 T.U.LP.S. e s.m.i. Tali apparecchi dovranno avere le caratteristiche del decreto 11 marzo 2003 e s.m.i. ed essere muniti dei relativi nulla osta rilasciati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
3. E’ consentita l’installazione di apparecchi telematici senza vincita in denaro con connessione ad INTERNET, utilizzabili anche come strumenti di gioco da intrattenimento, purchè autorizzati secondo le vigenti normative e nel rispetto delle condizioni di cui al comma precedente.
4. E’ vietata l’installazione e l’uso degli apparecchi o congegni automatici, semiautomatici ed elettronici per il gioco d’azzardo, fatta eccezione per i giochi espressamente ammessi dalla legge .
5.Sono ritenuti giochi proibiti quelli indicati nella tabella predisposta dalla competente Questura, vidimata dal Sindaco o suo delegato, o quella predisposta dal Ministero dell’Interno in caso di giochi a carattere nazionale.

ART. 16 UTILIZZO DEGLI APPARECCHI: PRESCRIZIONI e DIVIETI
1. Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS le attività di cui al presente regolamento devono osservare tutte le condizioni stabilite dalle normative vigenti, quelle riportate nella tabella dei giochi proibiti, nonché quelle particolari disposte nel pubblico interesse e di seguito elencate:
a) l’obbligo di installare l’apparecchio in posizione tale da non arrecare intralcio al normale funzionamento dell’esercizio e non arrecare disturbo alla quiete pubblica e privata;
b) l’obbligo di adottare le necessarie misure per la prevenzione dei rischi e la sicurezza degli ambienti di lavoro ai sensi della L. 81/2008 e s.m.i.;
c) il divieto di installare qualsiasi gioco all’esterno dei locali o aree destinate all’attività, con esclusione dei soli giochi per bambini, tenendo conto dello spazio a disposizione che deve essere adiacente al fabbricato sede dell’attività e non intralciare il pubblico passaggio, nel rispetto di quanto stabilito dal locale regolamento di occupazione del suolo pubblico;
d) il divieto, già sopra menzionato, di utilizzare per i minori di anni 18 gli apparecchi e i congegni di cui all’articolo 110 comma 6 del TULPS e il divieto del gioco delle carte, del biliardo e altri giochi simili e quant’altro indicato nella tabella dei giochi proibiti per i minori di anni 14;
e) ove ricorrano le circostanze, il rispetto del D.M. 16/02/1982 e s.m.i. in materia di prevenzione incendi;
f) il rispetto delle vigenti norme in materia di inquinamento acustico;
g) l’impianto elettrico dei locali deve essere realizzato in conformità alla vigente normativa di sicurezza, attestato con la procedura di cui alla L. 46/90 e successivi regolamenti di applicazione, come da dichiarazione di conformità sottoscritta da professionista abilitato;
h) il divieto di apportare modifiche alla normale sistemazione o collocazione degli arredi nel pubblico esercizio, al fine di trasformare il locale in una vera e propria sala da gioco;
i) l’obbligo di osservare le disposizioni legislative in materia di divieto di fumo;
j) il divieto di attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale giochi.

ART. 17 INFORMAZIONE AL PUBBLICO
1. All’interno dei locali autorizzati a detenere apparecchi da gioco deve essere esposto in modo chiaro e ben visibile un cartello contenente le indicazioni di utilizzo degli apparecchi in uso.
2. Deve essere esposto in modo chiaro e ben visibile un cartello che riporti il divieto di utilizzo degli apparecchi e congegni di cui all’art.110 comma 6 del TULPS ai minori di anni 18 nonché per quei videogiochi che, per il loro contenuto osceno o violento, siano menzionati nella tabella dei giochi proibiti.
3. Anche all’esterno di ciascun apparecchio o congegno di cui all’articolo 110 comma 6 del TULPS deve essere chiaramente visibile il divieto di utilizzo ai minori di 18 anni.
4. Nel cartello dovrà anche essere menzionata la limitazione di utilizzo ai minori di anni 14 se non accompagnati da un familiare o altro parente maggiorenne per tutti gli altri apparecchi e congegni meccanici ed elettromeccanici da gioco di cui all’articolo 110 comma 7 lett. a) e c) del TULPS.
5. I cartelli dovranno avere le dimensioni minime del formato A4 (mm.210×297 secondo lo standard ISO 216) e dovranno essere scritti in italiano, inglese, francese e spagnolo in caratteri chiaramente leggibili;
6. Esternamente a ciascun apparecchio o congegno di cui all’articolo 110 del TULPS, devono essere chiaramente indicati, i valori relativi al costo della partita, le regole del gioco e la descrizione delle combinazioni o sequenze vincenti.
7. Nel locale deve essere esposta in modo chiaro e ben visibile, ai sensi dell’articolo 180 del Regolamento di attuazione del TULPS, la S.C.I.A. presentata ai sensi dell’articolo 19 della L. 241/90 e s.m.i. o l’autorizzazione rilasciata dal Comune.
8. Nel locale deve essere esposta in modo chiaro e ben visibile la tabella dei giochi proibiti rilasciata dal Questore e vidimata dal Sindaco o suo delegato.
9. Ai sensi della legge 8.11.2012 n.189, gli esercenti sono tenuti a esporre, all’ingresso e all’interno dei locali, il materiale informativo eventualmente predisposto dalla competente ASL, diretto ad evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate al gioco d’azzardo patologico.
10. All’esterno del locale ove esistessero indicazioni di vincite effettuate, devono essere riportati anche gli importi totali delle giocate relative a quella vincita.
11. Gli esercenti sono tenuti altresì ad esporre in modo chiaramente visibile la percentuale di probabilità di vincita che il soggetto ha nel singolo gioco. Qualora la stessa percentuale non sia definibile, è indicata la percentuale storica per giochi similari”. I cartelli devono avere dimensioni ed essere in numero tale da poter risultare facilmente visibili alla generalità dei giocatori.
12. Ai sensi del comma 200 della legge Regione Campania n. 16 del 7 agosto 2014 gli esercizi commerciali e ad altri soggetti deputati all’intrattenimento che scelgono di non installare nel proprio
esercizio apparecchiature per il gioco d’azzardo potranno esporre il marchio “SLOT FREE” per il quale non è dovuta alcuna imposta o tassa all’amministrazione comunale.

Art. 18 ORARI
1. Anche ai sensi dell’art. 50, comma 7 del vigente TUEL l’orario di attività delle sale da gioco è dalle 09,00 alle 12,00 e dalle 18,00 alle 23,00 di tutti i giorni, festivi compresi.
2. Nell’ambito di tali limiti il titolare della licenza ha facoltà di scegliere il proprio orario di apertura e di chiusura dandone comunicazione scritta al Servizio Attività Produttive del Comune.
3. La chiusura infrasettimanale e festiva sono facoltative, se non diversamente disciplinate con Ordinanza del Sindaco.
4. L’orario adottato dovrà essere reso noto al pubblico con l’esposizione di apposito cartello nel quale dovranno anche essere riportati gli estremi della comunicazione inoltrata al Comune.
5. Fatta salva l’applicazione delle norme del Codice penale, del Codice civile ed in materia di inquinamento acustico, in caso di necessità, connessa al ricorrente e comprovato disturbo alla quiete pubblica ed inquinamento acustico e nelle altre ipotesi previste dall’articolo 54, comma 3 del D.lgs. 18 agosto 2000 n. 267, il Sindaco dispone, anche per singole attività, la riduzione dell’orario di chiusura serale delle sale pubbliche da gioco e/o il divieto di utilizzo di apparecchi da gioco rumorosi in particolari orari della giornata.
6. La riduzione dell’orario di cui al comma precedente è disposta dal Sindaco per un periodo:
a) di giorni sette, per la prima volta in cui viene accertato il disturbo alla quiete pubblica;
b) di giorni quindici, in caso di secondo accertamento di disturbo alla quiete pubblica commesso nello stesso anno;
c) di mesi tre, per ogni successivo accertamento al secondo del disturbo alla quiete pubblica, indipendentemente dall’arco temporale di tale accertamento rispetto al precedente.

TITOLO III – GIOCO LECITO NEI LOCALI APERTI AL PUBBLICO

ART. 19 NEW SLOT
1. Il presente articolo disciplina gli apparecchi previsti dall’art. 110 comma 6 lettera a) del TULPS comunemente detti new slot.
2. Detti apparecchi, dotati di attestato di conformità alle disposizioni vigenti rilasciato dal Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e obbligatoriamente collegati alla rete telematica di cui all’ articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, si attivano con l’introduzione di moneta metallica ovvero con appositi strumenti di pagamento elettronico definiti con provvedimenti del Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, nei quali insieme con l’elemento aleatorio sono presenti anche elementi di abilità, che consentono al giocatore la possibilità di scegliere, all’avvio o nel corso della partita, la propria strategia, selezionando appositamente le opzioni di gara ritenute più favorevoli tra quelle proposte dal gioco, il costo della partita non supera 1 euro, la durata minima della partita è di quattro secondi e che distribuiscono vincite in denaro, ciascuna comunque di valore non superiore a 100 euro, erogate dalla macchina. Le vincite, computate dall’apparecchio in modo non predeterminabile su un ciclo complessivo di non più di 140.000 partite, devono risultare non inferiori al 75 per cento delle somme giocate. In ogni caso tali apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o comunque le sue regole fondamentali.
3. Relativamente agli apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici di cui al comma precedente è necessaria l’autorizzazione prevista dall’art. 86 TULPS:
a) per l’installazione negli esercizi già autorizzati ai sensi dell’art.86 del TULPS per la somministrazione di alimenti e bevande, alberghi.
b) per l’installazione in esercizi commerciali, artigianali, rivendite di tabacchi, edicole;
c) per l’installazione in internet point, phone center, anche se già autorizzati ai sensi dell’art.88 del TULPS.
4. Gli apparecchi e congegni di cui al presente articolo non possono , in alcun caso, essere installati negli esercizi pubblici, qualora gli stessi si trovino all’interno di ospedali, luoghi di cura, scuole od istituti scolastici, sedi e strutture universitarie, ovvero all’interno delle pertinenze di luoghi di culto; nei locali di proprietà della Civica Amministrazione e delle società partecipate, anche se concessi o locati a terzi; in esercizi insistenti su area pubblica rilasciata in concessione, compresi i dehor. Inoltre, non possono essere installati all’interno di circoli privati, sedi di associazioni, Società di Mutuo Soccorso e Pubbliche assistenze, non autorizzati alla somministrazione ai sensi dell’art.86 del TULPS.
5. Non possono installarsi apparecchi di intrattenimento e svago, come definiti dall’art. 110 T.U.L.P.S. ai commi 6 e 7 in aree appositamente destinate e allestite individuate all’interno dei locali di somministrazione.
6. Nei circoli privati l’area in cui vengono installati gli apparecchi di cui sopra deve essere funzionalmente separata da quella di somministrazione.
7. E’ facoltà del SUAP predisporre ogni altro accertamento e richiedere eventuale altra documentazione integrativa che ritenesse necessaria ai fini della sicurezza, dell’ordine pubblico, della quiete della collettività e per motivi igienico-sanitari.
8. Al titolare di somministrazione che detiene giochi all’interno del proprio locale non sono rilasciate concessioni di occupazione suolo pubblico.

ART. 20 PRESCRIZIONI GENERALI ED ORARIO DI FUNZIONAMENTO
1. In nessun caso è consentita l’installazione degli apparecchi da gioco all’esterno dei locali, ad eccezione dei giochi riservati esclusivamente ai bambini.
2. L’orario massimo di funzionamento degli apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, del TULPS, collocati nelle tipologie di esercizi di cui al presente titolo III, è fissato dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 18.00 alle ore 20.00, di tutti i giorni, festivi compresi. Le violazioni alle disposizioni e prescrizioni del presente provvedimento saranno punite applicandosi la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di € 25,00 ad un massimo di € 500,00, ai sensi dell’art. 7 bis del d. Igs. 267/2000;

ART. 21 DOMANDA DI AUTORIZZAZIONE PER INSTALLAZIONE GIOCHI
1. L’installazione e il trasferimento di apparecchi e congegni automatici e semiautomatici da intrattenimento e svago in locali già in possesso dell’autorizzazione di cui all’art.86 del TULPS, nonché nelle altre attività commerciali e artigianali deve essere comunicata all’Amministrazione cittadina all’ufficio commercio che ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. 616 del 24.07.1977, rilascia l’autorizzazione all’esercizio.
2. La domanda di autorizzazione, di cui al presente titolo, è redatta su apposita modulistica scaricabile dal sito internet comunale ed inviata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza verrà inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.
3.Alla domanda si devono altresì allegare:
a) copia dei nulla osta rilasciati dall’Amministrazione Finanziaria dello Stato al soggetto proprietario degli apparecchi o congegni da gioco di cui all’articolo 110 comma 6 lettera a) del TULPS;
b) copia dei nulla osta, denuncie e certificazioni, ove previsti, rilasciati dall’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli per ogni apparecchio anche ai sensi dell’art. 14 bis D.P.R. 26.10.1972, n. 640;
c) copia della planimetria dei locali in scala 1:100 con l’esatta ubicazione degli apparecchi o congegni da gioco;
d) fotocopia del documento d’identità, in corso di validità, del titolare della ditta individuale o del legale rappresentante della società richiedente;
e) copia del permesso di soggiorno in corso di validità in caso di cittadini non appartenenti all’Unione Europea;
f) dichiarazione di regolarità dei pagamenti verso l’amministrazione (programma 100);
g) certificato Antimafia.
4. In caso di sostituzione di un apparecchio o congegno da gioco, solo nell’ambito della stessa tipologia, si deve inviare una comunicazione indirizzata al SUAP, inviata anche via fax, contenente gli estremi identificativi dell’apparecchio sostituito, a condizione che questo sia conforme alle vigenti disposizioni di legge.
5. In caso di variazione del numero o della tipologia di uno o più apparecchi o congegni da gioco si deve procedere alla presentazione di nuova istanza, che sarà sostitutiva della precedente e alla quale andranno allegati i nulla osta rilasciati dall’Amministrazione Statale.
6. In caso di trasferimento di proprietà o gestione dell’attività dei locali nei quali sono collocati gli apparecchi o congegni da gioco, il nuovo titolare o gestore è tenuto a presentare istanza di subingresso, contenente gli elementi sopra indicati.
7. L’autorizzazione rilasciata per subingresso avrà la stessa validità temporale di quella originaria, fermo restando quanto previsto in materia di rinnovo dal successivo articolo 22.
8. L’eventuale rigetto della domanda, con le motivazioni del mancato accoglimento, è notificato al richiedente nel termine previsto dalla L.241/90 e s.m.i.

ART. 22 RINNOVO
1. Gli esercenti detentori di giochi dovranno chiedere il rinnovo dell’autorizzazione alla scadenza dei cinque anni. Tale termine varrà anche nel caso di trasferimento della proprietà o della gestione dell’esercizio detentore di giochi.
2. I titolari di autorizzazione rilasciata dovranno chiedere il rinnovo alla data di scadenza indicata sulla stessa.
3. Il rinnovo dell’autorizzazione è in ogni caso subordinato alla verifica della sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa regionale di cui sopra.

ART. 23 APPARECCHI DA DIVERTIMENTO SENZA VINCITA IN DENARO E BILIARDI
1. Apparecchi di cui all’art. 110, comma 7 lett. a) del TULPS: apparecchi e congegni per il gioco lecito di tipo elettromeccanico, privi di monitor attraverso i quali il giocatore esprime la sua abilità fisica, mentale o strategica, attivabili unicamente con l’introduzione di monete metalliche, di valore complessivo non superiore, per ciascuna partita, a €. 1,00, che distribuiscono, direttamente e immediatamente dopo la conclusione della partita, premi consistenti in prodotti di piccola oggettistica, non convertibili in denaro o scambiabili con premi di diversa specie. In tal caso il valore complessivo di ogni premio non è superiore a venti volte il costo della partita; detti apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o, comunque, anche in parte, le sue regole fondamentali;
apparecchi di cui all’art. 110, comma 7 lett. c) del TULPS: apparecchi e congegni per il gioco lecito basati sulla sola abilità fisica, mentale o strategica, che non distribuiscono premi, per i quali la durata della partita può variare in relazione all’abilità del giocatore e il costo della singola partita può essere superiore a € 0,50; detti apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o, comunque, anche in parte, le sue regole fondamentali.
Apparecchi di cui all’art.110, comma 7 lett.c-bis) del TULPS: quelli, meccanici ed elettromeccanici differenti dagli apparecchi di cui alle lettere a) e c), attivabili con moneta, con gettone ovvero con altri strumenti elettronici di pagamento e che possono distribuire tagliandi direttamente e immediatamente dopo la conclusione della partita.
Apparecchi di cui all’art.110, comma 7 lett.c-ter) del TULPS: quelli, meccanici ed elettromeccanici, per i quali l’accesso al gioco è regolato senza introduzione di denaro ma con utilizzo a tempo o a scopo.
2. Biliardi. L’installazione di uno o più biliardi e degli apparecchi di cui al presente articolo è soggetta alla presentazione di Segnalazione Certificata Inizio Attività, con la finalità di prendere atto della volontà dell’esercizio del gioco e consentire al comune di avere dati aggiornati.
La SCIA va inoltrata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza dovrà essere inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.

ART. 24 GIOCHI LECITI CHE NON NECESSITANO DEL NULLA OSTA DELL’AMMINISTRAZIONE DELLO STATO
1. Giochi per i quali non è previsto il versamento di somme di danaro collegate all’alea della vincita di una somma maggiore o minore, quali carte, bocce, flipper, calciobalilla, ping pong, giochi da tavolo (dama, scacchi, giochi di società in genere), giochi tramite l’utilizzo si specifiche consolle (es. Playstation, Nintendo, Xbox), giochi con il computer senza collegamento a internet.
2. I giochi di cui al presente articolo non sono assoggettati ad alcun procedimento amministrativo e possono essere installati liberamente negli esercizi già autorizzati ai sensi dell’art.86 del TULPS. All’interno dell’esercizio deve comunque essere esposta la Tabella dei giochi proibiti rilasciata dal Questore e vidimata dal Sindaco o suo delegato.

ART. 25 SANZIONI
1. Ferme restando le sanzioni penali, le violazioni al Testo Unico delle Leggi di Pubblica sicurezza di cui al R.D. 773/1931, sono punite a norma degli artt. 17bis, 17ter, 17-quater e 110 del medesimo.
2. Le altre violazioni al presente Regolamento comportano l’applicazione della sanzione amministrativa prevista dall’art. 7 bis del Dlgs. 267/2000 Testo Unico delle leggi sugli enti locali, il cui importo è rideterminato ai sensi dell’art. 16 comma 2 della L. 689/1981 in Euro 500,00.
4. In caso di reiterate violazioni, potrà essere disposta ai sensi dell’art. 10 del TULPS la sanzione della sospensione dell’autorizzazione amministrativa dell’esercizio, o della decadenza in caso di grave e reiterate violazioni dello stesso tenore.
5. Inoltre, ai sensi dell’art. 110, comma 10, del TULPS, il titolare di Pubblico Esercizio che configuri gli illeciti di cui all’art. 110, comma 9, l’autorizzazione amministrativa dell’esercizio sarà sospesa per un periodo da uno a 30 giorni ed in caso di reiterazione sarà revocata.
6.Per quanto non previsto nel presente atto, vale quanto stabilito dalle leggi vigenti in materia.

ART. 26 DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE
1. Il presente regolamento entra in vigore il giorno della sua pubblicazione mentre le prescrizioni relative alla sola localizzazione e distanze, di cui all’art. 7 che precede, per gli esercizi già autorizzati, se non previste da altre vigenti norme anche regolamentari, entrano in vigore decorsi anni 5 (cinque) dalla pubblicazione sull’Albo Pretorio digitale del Comune di Napoli della delibera di approvazione.
2. Per quanto non espressamente disciplinato dal presente regolamento, si rinvia alle disposizioni di legge statali e regionali vigenti in materia.

La delibera è stata approvata nel consiglio comunale del 21.12.2015 con i seguenti emendamenti (clikka)

Il Disastro di Pianura tra morti, colpe e responsabilità non dette

rifiuti specialiIeri (24.11.2014) nel consiglio comunale è stata discussa la delibera n. 966/2013 (clikka) con la quale si impone al Comune di Napoli di pagare la somma di circa 25 milioni di euro (comprensiva di interessi) derivanti da un rapporto contrattuale con la DI.FRA.BI. (della famiglia Di Francia), società che ha gestito la discarica di Pianura di contrada Pisani di cui, immagino, molti di voi hanno sentito parlare. Per me è stata una occasione per aprire una finestra su coloro che devono essere ritenuti responsabili almeno politicamente, ed a prescindere dalle responsabilità penali che si scontrano con il macigno della prescrizione, come è accaduto per il caso ETERNIT.

Una ingiustizia sostanziale che a Napoli è ancora più pesante perché, noi, a coloro che hanno inquinato e dato morte a persone e territorio non solo non li perseguiamo “per prescrizione del reato” ma gli dobbiamo anche dare 25 milioni di euro, facendoli anche continuare a lavorare dietro il paravento di altre società! La cosa devo confessare mi brucia molto e devo dire che durante l’intervento sono stato male, perché ho discusso con i documenti che mi ha fornito Vincenzo Russo un cittadino di Pianura (che ringrazio per il suo impegno) il quale sta pagando con la malattia dei propri cari gli errori commessi da una classe dirigente indegna e che deve essere cancellata dalla memoria del popolo italiano!

Ebbene, la prescrizione del reato di disastro ambientale è 12 anni e decorre dalla data di chiusura della discarica, avvenuta nel 1996!!

Oggi leggo la cronaca politica dei giornali e nessuno fa i nomi e cognomi di coloro che spesso vengono ospitati sulle stesse pagine dei quotidiani come saggi e maestri. Sento, pertanto, il dovere di ricostruire in minima parte i fatti:

Verbale della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei Rifiuti del 7 ottobre 1997 (clikka), desecretato solo il 30.10.2013. Il presidente era Massimo Scalia (Verde Ambientalista gruppo misto) nonché altri 64 parlamentari, rappresentanti di tutti i partiti della XIII legislatura (clikka) che avevano ed hanno avuto accesso al citato verbale del 7 ottobre 1997 (clikka), nel quale da pagina 15 in poi, potrete leggere le dichiarazioni di Carmine Schiavone, sulla discarica di pianura, che ho letto in aula, e dalle quali si evince che i Di Francia, con la collusione del clan, hanno sotterrato milioni e milioni di rifiuti e fanghi tossici ivi compreso quelli dell’Acna di Cengio.

Presidente della Regione e Sindaco di napoli dell’epoca rispettivamente Antonio Rastrelli ed Antonio Bassolino, al netto dei commissari ai rifiuti che si sono succeduti.

Ebbene, dal 1996 in poi, tutte queste persone devono essere considerate i responsabili politici (e forse non solo politici) di questo disastro perché oltre a non aver denunciato ciò che è stato appreso con l’audizione di Carmine Schiavone il 07.10.1997, non hanno neppure attivato i controlli su una attività che, per la quantità di materiale interrato, è molto probabile che sia stata fatta sotto gli occhi di tutti!

Eppure lo stato del disastro ormai è ben chiaro poiché abbondano le relazioni ufficiali (clikka) e nessuno prende le sia pur minime precauzioni. Basti pensare che Ennio Italico Armando Noviello, primo ricercatore dell’Istituto di metodologie chimiche del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) e consulente della procura di Napoli (che ha archiviato l’indagine essendo prescritto il reato di disastro), ha chiaramente affermato che “a causa della grande quantità di idrocarburi dispersi e della cattiva qualità dell’ossigeno, in alcune zone di Pianura è praticamente impossibile respirare. Alcuni rilievi sono stati effettuati all’esterno della discarica entro un raggio di 1500 metri. I valori di tutti i parametri sono risultati disomogenei e diversamente alterati e quasi sempre di gran lunga, fino a mille volte superiori, ai valori limite consentiti.” Il documento, inoltre, afferma che in alcune zone il livello di inquinamento era talmente alto che la qualità dell’ossigeno non era compatibile con la vita umana.

Allo stato non ci resta che sperare, ancora una volta, nella magistratura penale affinché, come per l’amara esperienza del caso Eternit, si svegli qualche Procura della Repubblica ed abbia il coraggio di configurare il reato di omicidio plurimo aggravato per le morti che sono addebitabili all’inquinamento affinché si dia un po’ di giustizia al popolo Napoletano.

Senza considerare che il caso della discarica di Pianura è unico poiché la discarica è stata impiantata in un sito archeologico(clikka) con una evidente compromissione del nostro patrimonio culturale.

Che dire, a Napoli noi non ci facciamo mancare nulla. Intanto l’ultima barriera a questa palese ingiustizia l’hanno frapposta il Sindaco Luigi De Magistris, il Vicesindaco Tommaso Sodano ed il Consiglio Comunale, ritardando il pagamento di quanto richiesto, nella speranza che qualche procura si svegli e proceda con un sequestro conservativo visto che i responsabili, tra società in liquidazioni e scatole cinesi, sarebbe difficile perseguirli sotto il profilo economico.

La riflessione che faccio è che sono troppi i casi di ingiustizia che devono farci capire che il reato di disastro ambientale deve essere riformulato prevedendo una prescrizione più lunga e facendola decorrere dall’avvenuto disinquinamento. Il territorio e la natura, sono beni preziosi e di rilevanza primaria, che devono essere difesi ad ogni costo ed ormai abbiamo capito che non è possibile che im-prenditori fasulli e senza scrupoli facciano utili lasciando i disastri alla comunità.

Il mio intervento in Consiglio Comunale al 02:14:47

Da una intervista de il Corriere del mezzogiorno intervista a Vincenzo Russo (clikka)

Il commercio dei bambini nello sport

basketVado subito al caso concreto che mi ha fatto saltare dalla sedia, sia come atleta (ormai ex), sia come cittadino, sia come consigliere comunale e, pertanto, retoricamente, Vi chiedo: E’ possibile che una associazione sportiva di pallacanestro, che ha la disponibilità di una preziosissimo bene pubblico (non del Comune di Napoli), in pieno centro di Napoli, imponga ad un genitore, il pagamento della incredibile somma di €. 2.500,00 per svincolare il figlio di appena 13 anni, che ha manifestato il desiderio di andare a giocare in un’altra squadra per seguire gli amici? E’ possibile che dopo una lunga trattativa la blasonata associazione sportiva riduca la richiesta a 450,00 €., imponendo però che la ricevuta non sarà emessa come somma presa a titolo di svincolo, ma come pagamento della intera annualità quando sa già che il ragazzo andrà via? E’ possibile che ai genitori che sottoscrivono il tesseramento del loro figlio dodicenne non venga spiegato affatto che, in virtù dell’art. 5 dello statuto FIP, stanno vincolando il loro bambino fino all’età di 21 anni? E’ possibile che nessuno della FIP si sia mai preso la briga di gridare che questa norma è inconcepibile da tutti i punti di vista, immorale e contro lo sport? E’ possibile che si parli di soldi nello sport dilettantistico che, per definizione, ha uno scopo ludico/ricreativo e, quindi, privo di lucro?

Lo sfortunato cittadino cui è capitata la scabrosa vicenda è Rosario Rota il quale mi ha investito della questione che mi ha lasciato basito poiché le risposte che ho avuto sono state assolutamente sconfortanti. Addirittura ad un certo punto mi è stato detto: “queste sono le regole della federazione e se uno le contesta può anche rivolgersi agli enti di promozione”.

E’ chiaro che farò di tutto affinché l’amministrazione Comunale sancisca il principio di negare ogni beneficio, contributo o assegnazione di impianti alle associazioni che praticano il vincolo sportivo così come concepito dalla FIP.

Eppure, che il vincolo sportivo sia una mostruosità è addirittura chiaro anche alla FIGC che, nel suo regolamento interno, per la disciplina dell’attività giovanile, all’art. 24 dispone chiaramente che il vincolo sportivo per i giovani calciatori non professionisti ha la durata della sola stagione sportiva. La FIGC, infatti, si è adeguata alle pronunce della Corte di Giustizia Europea sui casi Bosman e Bernard (clikka), le quali hanno sancito il principio secondo cui le società calcistiche possono richiedere il pagamento di un’indennità per i giovani giocatori di cui abbiano curato la formazione, solo agli atleti che abbiano firmato il loro primo contratto da professionista con una società diversa da quella che li ha formati, affermando, altresì, chiaramente che l’importo di detta indennità dovrà essere determinato tenendo conto delle spese effettivamente sostenute dalle società ai fini della formazione. E’ chiaro che questa normativa dovrebbe tagliare la testa al toro ma, invece, anche nel calcio nonostante la chiarezza della disciplina c’è chi fa il furbo ed impone ai calciatori dilettanti il pagamento di diverse migliaia di euro (clikka) in modo assolutamente illegittimo (clikka). Per capire di cosa sto parlando basta vedere il servizio di REPORT del 5 maggio scorso a partire dal minuto 00:05:08 ed ascoltare bene sia le parole dell’ottimo Presidente della scuola calcio romana di Tor di Quinto, sia le dichiarazioni del Presidente della lega dilettanti (oggi promosso a presidente della lega pro) Tavecchio.

Ebbene, è facile capire che la pratica del vincolo sportivo per i giovani contrasta: 1) con gli art. 15 e 16 della convenzione internazionale sui diritti del fanciullo (clikka); 2) con l’art. 11 della convenzione Europea del diritti dell’Uomo; 3) con l’art. 2 della costituzione, che tutela i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo che nelle formazioni sociali; 4) con l’art. 3 della Costituzione, rispetto agli atleti professionisti, per i quali l’art. 16 della legge 23 marzo 1981 n. 91, ha disposto espressamente l’abolizione del vincolo sportivo, integrante letteralmente le «limitazioni alla libertà contrattuale dell’atleta professionista».

Senza dimenticare, nel caso di atleta minore, dell’onere per il genitore di stipulare atti di straordinaria amministrazione, come è il caso di un vincolo di così lunga durata, con l’autorizzazione del giudice tutelare ex art. 322 c.c. A fronte di un così corposo fronte normativo è chiaro che il vincolo sportivo rappresenta un sopruso insopportabile che va nel modo più assoluto soppresso e combattuto laddove previsto.

Orbene, in barba a tale chiaro supporto normativo, l’art. 179 del regolamento organico della Federazione Italiana Pallacanestro dispone un vero e proprio tariffario della “carne umana” prevedendo che per lo svincolo degli atleti sin dalla tenera età di 12 anni il versamento delle seguenti somme:

Campionato Controbuto Maggiorazione
Serie A 11.500,00
Legadue 9.750,00
Serie A Dilettanti 9.200,00 3.500,00
Serie B Dilettanti 7.450,00 3.000,00
Serie C Dilettanti 4.000,00 2.500,00
Serie C Reg. 1.400,00 1.000,00
Serie D 350,00 250,00
Altri Campionati Normale tesseramento

Il gioco ovviamente è facile perché le dette somme seppure previste a carico delle società sportive che acquisiscono il cartellino finiscono per gravare sulle famiglie che, per accontentare il proprio figlio, come è accaduto nel caso di specie, sono pronte a farvi fronte. Ovviamente, sono molto coinvolto perché se fosse accaduto a me la stessa cosa quando ero atleta, non ho vergogna a dire, che la mia famigli operaia non avrebbe potuto sopportare il peso economico di un mio trasferimento. Eppure questa esperienza non mi è estranea in quanto mi è capitata addirittura quando ero atleta azzurro della nazionale italiana senza che la mia associazione sportiva frapponesse alcun ostacolo!

Ora ovviamente, siccome si parla di soldi per la “vendita” di ragazzini, mi viene la voglia di fare qualche domanda alla blasonata associazione sportiva (che pare sia anche molto protetta non ho capito bene da chi) e chiedere:

1) Quanto paga di affitto per il prestigioso immobile del demanio?

2) quanto paga gli istruttori che si dedicano all’insegnamento sportivo?

3) quanto incassa complessivamente dalle rette mensili per tutti gli sport che si praticano nel complesso peraltro monumentale?

4) se incassa qualcosa e quanto per il parcheggio (probabilmente abusivo) delle centinaia di auto disseminate sia nel cortile che lungo la strada privata che porta al cortile stesso?

5) quanto incassa dalle altre attività tra cui i campi estivi che si tengono puntualmente ogni anno?

6) quali sono le attività sociali che l’associazione svolge in favore della collettività?

Ovviamente mi aspetto che questo mio scritto possa essere un punto di partenza per i giornalisti che vogliono dare un contributo al miglioramento della società nella quale con tanti disagi viviamo.

Ad ogni buon conto occorre evitare che si faccia di tutt’erba un fascio, perché nel modo sportivo ci sono tantissime persone che conosco personalmente le quali si impegnano portando risultati sociali e sportivi assolutamente degni di ogni considerazione ed al di sopra di ogni sospetto.

Regione Campania: 2 miliardiottocentomilioni di euro di investimenti persi

regione2 Miliardi ed ottocentomilioni di Euro (clikka) che si sarebbero dovuti spendere entro il 31.12.2015, questa è l’impressionante somma dei finanziamenti  europei che la Regione Campania ha fatto perdere ai cittadini campani! Questo è il risultato di quest’amministrazione regionale anestetizzata dalla figura di caldoro che nella politica dai bassi toni, del dolce far niente, si limita a gestire l’ordinario, peraltro, male.

Nella prossima campagna elettorale dovremmo essere in grado di spiegare bene ai cittadini campani cosa significa aver perso questi tre miliardi di euro in termini di mancato sviluppo, mancata occupazione, depressione sociale ed emarginazione e sfidare caldoro a dimostrare il contrario.

Ovviamente per fare questo occorre una classe dirigente alternativa, rinnovata ed in grado di essere credibile, poiché quanto a fondi europei diciamo l’altra parte non ha brillato affatto. E’ di questi giorni, infatti, la notizia sulle indagini della truffa dei  corsi di formazione (clikka) che vede la vecchia amministrazione regionale bassoliniana responsabile e di cui ho scritto in relazione ai corsi di formazione per guide turistiche (clikka).

Ad ogni buon conto,  per i responsabili politici di questo disastro ci vorrebbero duemiliardi ed ottocento milioni di carcere.

Non è la prima volta che scrivo di queste cose e chi volesse approfondire le responsabilità dell’amministrazione regionale, che forse sono di gran lunga maggiori di quelle dell’amministrazione comunale (che pure ne ha) basta clikkare qui.

il sole 24 ore sui fondi europei (clikka)

Il decreto sblocca Bagnoli ed il rischio vulcanico

bagnoliIeri (07.11.2014) in Senato è passato il decreto sblocca Italia che contiene norme che si occupano, tra l’altro, anche di ciò che dovrà avvenire a Bagnoli. Uno sbandierato taglio netto alla burocrazia. Sennonché non v’è chi non veda che con il decreto sblocca Italia, alla Bagnoli Futura società pubblica (fallita) si sostituiscono ben tre soggetti: Commissario governativo, Soggetto Attuatore e Società per azione mista pubblico/privato. C’è poi un ruolo dato ad una conferenza di servizi (regione, comune e soggetto attuatore) ed alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Non c’è che dire una vera e propria sburocartizzazione a carico delle nostre tasche che, secondo me, non promette nulla di buono. Come dire il fine potrebbe essere giusto, finalmente si mette mano, ma la soluzione è sbagliata.

Per quanto concerne, invece, le procedure nel decreto c’è una accelerazione sul versante delle autorizzazioni che sono tutte aggirate dall’approvazione del “programma di rigenerazione urbana” che può andare anche in deroga ai vigenti strumenti urbanistici e sostituire anche tutte le cd. valutazioni ambientali. Sennonché è da qualche giorno che associata a questa notizia mi gira per la mente anche un’altra recentissima notizia che nessuno mette in relazione e che riguarda la medesima area: la nuova riperimetrazione della zona rossa dell’area flegrea, proposta il 20 ottobre u.s., che comprende, tra le altre aree, anche Bagnoli. Ebbene, fa impressione constatare che è la stessa Protezione Civile (clikka) ad affermare chiaramente che “i Campi Flegrei sono una caldera vulcanica e, come il Vesuvio, presentano un rischio molto elevato per la presenza di numerosi centri abitati nell’area e per la loro immediata vicinanza alla città di Napoli.

Sorge, quindi, spontanea la domanda: Ma se Bagnoli è zona rossa non è che non si può costruire nulla? e seppure si potesse costruire in ragione delle deroghe dello sblocca Italia, costruire, non sarebbe un azzardo ed una contraddizione intollerabile che metterebbe a rischio la vita dei cittadini napoletani?

Abbiamo, quindi, il paradosso che da una parte lo Stato, attraverso la Protezione Civile, dice che c’è un elevato rischio vulcanico e dall’altro, manifesta l’intenzione di realizzare manufatti abitativi e non abitativi per rendere appetibili i suoli.

Possibile che nessun giornalista abbia fatto questa considerazione? Oggi (08.11.2014), infatti, i giornali parlano della protesta ma nessuno riesce a fare una considerazione o una domanda così semplice. E se devo dirla tutta su Repubblica Napoli di oggi (clikka) c’è anche l’ennesima intervista a Raffaele Cantone,  che sta diventando il massimo esperto di tutti i guai di questo paese. I giornali, come al solito, stanno costruendo l’ennesimo personaggio da dare in pasto agli Italiani, di bocca buona, che hanno bisogno di essere rassicurati. Ebbene, è singolare che anche Cantone, così attento, non dica nulla su questa palese contraddizione, sposando in pieno la posizione del commissariamento di Renzi, con la scusa che non si è fatto mai nulla ben sapendo che i commissariamenti non hanno mai portato nulla di buono.

Se così stanno le cose, regole di normale prudenza, a Bagnoli consiglierebbero: 1) di mettere mano alle bonifiche delle aree che, non essendo destinate a residenza, sarebbero di gran lunga meno costose; 2) realizzare un grande parco urbano o bosco attraverso la piantumazione di essenze arboree scelte con cura; 3) recuperare le sole cubature già esistenti attraverso il restauro della cd. archeologia industriale, come avvenuto in Germania nella Ruhr; 4) eliminare la colmata; 5) fare una grande spiaggia pubblica con attività turistiche a basso impatto ambientale e minime costruzioni, non residenziali, a servizio.

Ovviamente quanto detto a futura, molto futura memoria, vista l’avviata che abbiamo preso. Ho la sensazione che, come al solito, la politica si muove su piani assolutamente diversi da quelli che sono gli interessi primari della collettività, spero con tutte le mie forze di sbagliarmi.

Di seguito il decreto sblocca Italia ed il Comunicato stampa della Protezione Civile sulla riperimetrazione dell’area rossa fletterà.

Decreto Sblocca Italia BAGNOLI

CAPO VIII – MISURE URGENTI IN MATERIA AMBIENTALE

Art. 33. Bonifica ambientale e rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale – comprensorio Bagnoli – Coroglio

1. Attengono alla tutela dell’ambiente di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s) della Costituzione nonche’ ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all’art. 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione le disposizioni finalizzate alla bonifica ambientale e alla rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale contenute nei commi seguenti, e tra queste, in particolare, le disposizioni relative alla disciplina del procedimento di bonifica, al trasferimento delle aree, nonche’ al procedimento di formazione, approvazione e attuazione del programma di riqualificazione ambientale e di rigenerazione urbana, finalizzato al risanamento ambientale e alla riconversione delle aree dismesse e dei beni immobili pubblici, al superamento del degrado urbanistico ed edilizio, alla dotazione dei servizi personali e reali e dei servizi a rete, alla garanzia della sicurezza urbana. Esse hanno l’obiettivo prioritario di assicurare la programmazione, realizzazione e gestione unitaria degli interventi di bonifica ambientale e di rigenerazione urbana in tempi certi e brevi.

2. Sulla base dei principi di sussidiarieta’ ed adeguatezza le funzioni amministrative relative al procedimento di cui ai seguenti commi sono attribuite allo Stato per assicurarne l’esercizio unitario, garantendo comunque la partecipazione degli enti territoriali interessati alle determinazioni in materia di governo del territorio, funzionali al perseguimento degli obiettivi di cui al comma 1.

3. Le aree di rilevante interesse nazionale alle quali si applicano le disposizioni del presente articolo sono individuate con deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentita la Conferenza Stato-Regioni. Alla seduta del Consiglio dei Ministri partecipano i Presidenti delle Regioni interessate. In relazione a ciascuna area di interesse nazionale cosi’ individuata e’ predisposto uno specifico programma di risanamento ambientale e un documento di indirizzo strategico per la rigenerazione urbana finalizzati, in particolare:

 a) a individuare e realizzare i lavori di messa in sicurezza e bonifica dell’area;

 b) a definire gli indirizzi per la riqualificazione urbana dell’area;

 c) a valorizzare eventuali immobili di proprieta’ pubblica meritevoli di salvaguardia e riqualificazione;

 d) a localizzare e realizzare le opere infrastrutturali per il potenziamento della rete stradale e dei trasporti pubblici, per i collegamenti aerei e marittimi, per gli impianti di depurazione e le opere di urbanizzazione primaria e secondaria funzionali agli interventi pubblici e privati, e il relativo fabbisogno finanziario, cui si fa fronte, per quanto riguarda la parte di competenza dello Stato, nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente.

4. Alla formazione, approvazione e attuazione del programma di risanamento ambientale e del documento di indirizzo strategico per la rigenerazione urbana di cui al precedente comma 3, sono preposti un Commissario straordinario del Governo e un Soggetto Attuatore, anche ai fini dell’adozione di misure straordinarie di salvaguardia e tutela ambientale. Il Commissario e il Soggetto attuatore procedono anche in deroga agli articoli 252 e 252-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, per i soli profili procedimentali e non anche con riguardo ai criteri, alle modalita’ per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti di inquinamento e comunque per la riduzione delle sostanze inquinanti, in armonia con i principi e le norme comunitarie.

5. Il Commissario straordinario del Governo e’ nominato in conformita’ all’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentito il Presidente della Regione interessata. Allo stesso sono attribuiti compiti di coordinamento degli interventi infrastrutturali d’interesse statale con quelli privati da effettuare nell’area di rilevante interesse nazionale di cui al comma 1, nonche’ i compiti di cui ai commi successivi. Agli eventuali oneri del Commissario si fa fronte nell’ambito delle risorse del bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

6. Il Soggetto Attuatore e’ nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nel rispetto dei principi europei di trasparenza e di concorrenza. Ad esso compete l’elaborazione e l’attuazione del programma di risanamento e rigenerazione di cui al comma 3, con le risorse disponibili a legislazione vigente per la parte pubblica. Lo stesso opera altresi’ come stazione appaltante per l’affidamento dei lavori di bonifica ambientale e di realizzazione delle opere infrastrutturali. In via straordinaria, per l’espletamento di tutte le procedure ad evidenza pubblica di cui al presente articolo i termini previsti dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, ad esclusione di quelli processuali, sono dimezzati.

7. Al fine di conseguire celermente gli obiettivi di cui al comma 1, le aree di interesse nazionale di cui al medesimo comma sono trasferite al Soggetto attuatore, secondo le modalita’ stabilite dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 6.

8. Il Soggetto Attuatore, entro il termine indicato nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 6, trasmette al Commissario straordinario di Governo la proposta di programma di risanamento ambientale e rigenerazione urbana di cui al comma 3, corredata dallo specifico progetto di bonifica degli interventi sulla base dei dati dello stato di contaminazione del sito, dal cronoprogramma di svolgimento dei lavori di cui all’articolo 242-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, da uno studio di fattibilita’ territoriale e ambientale, dalla valutazione ambientale strategica (VAS) e dalla valutazione di impatto ambientale (VIA), nonche’ da un piano economico-finanziario relativo alla sostenibilita’ degli interventi previsti, contenente l’indicazione delle fonti finanziarie pubbliche disponibili e dell’ulteriore fabbisogno necessario alla realizzazione complessiva del programma. La proposta di programma e il documento di indirizzo strategico dovranno altresi’ contenere la previsione urbanistico-edilizia degli interventi di demolizione e ricostruzione e di nuova edificazione e mutamento di destinazione d’uso dei beni immobili, comprensivi di eventuali premialita’ edificatorie, la previsione delle opere pubbliche o d’interesse pubblico di cui al comma 3 e di quelle che abbiano ricaduta a favore della collettivita’ locale anche fuori del sito di riferimento, i tempi ed i modi di attuazione degli interventi con particolare riferimento al rispetto del principio di concorrenza e dell’evidenza pubblica e del possibile ricorso da parte delle amministrazioni pubbliche interessate all’uso di modelli privatistici e consensuali per finalita’ di pubblico interesse.

9. Il Commissario straordinario di Governo, ricevuta la proposta di cui al comma 8, convoca immediatamente una conferenza di servizi al fine di ottenere tutti gli atti di assenso e di intesa da parte delle amministrazioni competenti. La durata della conferenza, cui partecipa altresi’ il Soggetto Attuatore, non puo’ superare il termine di 30 giorni dalla sua indizione, entro il quale devono essere altresi’ esaminati il progetto di bonifica, il cronoprogramma di svolgimento dei lavori di cui all’art.242-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, la valutazione ambientale strategica e la valutazione di impatto ambientale. Se la Conferenza non raggiunge un accordo entro il termine predetto, provvede il Consiglio dei Ministri anche in deroga alle vigenti previsioni di legge. Alla seduta del Consiglio dei Ministri partecipa il Presidente della Regione interessata.

10. Il programma di rigenerazione urbana, da attuarsi con le risorse disponibili a legislazione vigente, e’ adottato dal Commissario straordinario del Governo, entro 10 giorni dalla conclusione della conferenza di servizi o dalla deliberazione del Consiglio dei Ministri di cui al comma 9, ed e’ approvato con decreto del Presidente della Repubblica previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. L’approvazione del programma sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente, fermo restando il riconoscimento degli oneri costruttivi in favore delle amministrazioni interessate. Costituisce altresi’ variante urbanistica automatica e comporta dichiarazione di pubblica utilita’ delle opere e di urgenza e indifferibilita’ dei lavori. Il Commissario straordinario del Governo vigila sull’attuazione del programma ed esercita i poteri sostitutivi previsti dal programma medesimo.

11. Considerate le condizioni di estremo degrado ambientale in cui versano le aree comprese nel comprensorio Bagnoli-Coroglio sito nel Comune di Napoli, perimetrate ai sensi dell’art.114 della legge n. 388 del 2000 con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 31 agosto 2001, le stesse sono dichiarate con il presente provvedimento aree di rilevante interesse nazionale per gli effetti di cui ai precedenti commi.

12. In riferimento al predetto comprensorio Bagnoli-Coroglio, con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 6 e’ trasferita al Soggetto Attuatore, con oneri a carico del medesimo, la proprieta’ delle aree e degli immobili di cui e’ attualmente titolare la societa’ Bagnoli Futura S.p.A. in stato di fallimento. Il Soggetto Attuatore costituisce allo scopo una societa’ per azioni, il cui capitale azionario potra’ essere aperto ad altri soggetti che conferiranno ulteriori aree ed immobili limitrofi al comprensorio di Bagnoli-Coroglio meritevoli di salvaguardia e riqualificazione, previa autorizzazione del Commissario straordinario del Governo. Alla procedura fallimentare della societa’ Bagnoli Futura S.p.A. e’ riconosciuto dalla societa’ costituita dal Soggetto Attuatore un importo determinato sulla base del valore di mercato delle aree e degli immobili trasferiti rilevato dall’Agenzia del Demanio alla data del trasferimento della proprieta’, che potra’ essere versato mediante azioni o altri strumenti finanziari emessi dalla societa’, il cui rimborso e’ legato all’incasso delle somme rivenienti dagli atti di disposizione delle aree e degli immobili trasferiti, secondo le modalita’ indicate con il decreto di nomina del Soggetto Attuatore. La trascrizione del decreto di nomina del Soggetto Attuatore produce gli effetti di cui all’articolo 2644, secondo comma, del codice civile. Successivamente alla trascrizione del decreto e alla consegna dei titoli, tutti i diritti relativi alle aree e agli immobili trasferiti, ivi compresi quelli inerenti alla procedura fallimentare della societa’ Bagnoli Futura S.p.A., sono estinti e le relative trascrizioni cancellate. La trascrizione del decreto di nomina del Soggetto Attuatore e degli altri atti previsti dal presente comma e conseguenti sono esenti da imposte di registro, di bollo e da ogni altro onere ed imposta.

13. Per il comprensorio Bagnoli-Coroglio, il Soggetto Attuatore e la societa’ di cui al comma 12 partecipano alle procedure di definizione e di approvazione del programma di rigenerazione urbana e di bonifica ambientale, al fine di garantire la sostenibilita’ economica-finanziaria dell’operazione.

Comunicati Stampa

Riunione sul rischio vulcanico nell’area dei Campi Flegrei

20 ottobre 2014

Si è svolta oggi pomeriggio a Napoli, presso la sede della Regione Campania, una riunione volta a discutere della ridefinizione della zona rossa – elaborata sulla base degli ultimi studi scientifici e sulle indicazioni fornite dalla Commissione Grandi Rischi – e delle attività future riferite alla pianificazione di emergenza per il rischio vulcanico nell’area dei Campi Flegrei.

All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, l’assessore alla protezione civile della Regione Campania, Edoardo Cosenza, il direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Giuseppe De Natale, il vicesindaco di Napoli facente funzioni di sindaco, Tommaso Sodano, i sindaci di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, di Bacoli, Ermanno Schiano, di Monte di Procida, Francesco Paolo Iannuzzi, i Commissari straordinari dei Comuni di Quarto, Silvana Macchiarella, e Giugliano, Luigi Colucci, l’Assessore alla Protezione civile di Marano, Gennaro Ruggero, nonché i rappresentanti della Prefettura e della Provincia di Napoli.

Nel corso della riunione, infatti, è stata presentata alle locali autorità di protezione civile la proposta – elaborata dal Dipartimento della Protezione civile d’intesa con la Regione Campania – della nuova zona rossa ai Campi Flegrei che comprende i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto, parte di Marano e una piccola zona di Giugliano, nonché alcune zone di Napoli (Bagnoli, Fuorigrotta, Pianura, Soccavo, Posillipo, Chiaia, una parte di Arenella, Vomero e Chiaiano, e una piccolissima parte di San Ferdinando).

Nel corso dell’incontro, il direttore dell’Osservatorio Vesuviano ha anche presentato i dati riferiti alle ultime rilevazioni sullo stato dell’attività del vulcano dei Campi Flegrei – che, dalla fine del 2012, si trovano in uno “stato di attenzione” -, sottolineando che le reti di monitoraggio, nell’ultimo periodo, non hanno registrato variazioni significative dei parametri sismici, geochimici e di deformazione del suolo. Nel corso dell’incontro Dipartimento, Regione, Prefettura, Provincia e Comuni hanno discusso delle successive attività da intraprendere affinché si accelerino, per quanto possibile, i tempi e le attività per l’aggiornamento della pianificazione che ha come obiettivo l’emanazione di un atto normativo del Presidente del Consiglio dei Ministri, seguendo lo stesso percorso di condivisione intrapreso in merito alla pianificazione per rischio vulcanico al Vesuvio. Il prossimo step è stato fissato al 30 novembre: entro quella data i Comuni dovranno inviare alla Regione tutte le eventuali osservazioni in merito ai nuovi confini proposti per la zona rossa.«Vorrei che si comprendesse che oggi non è stato presentato nulla a scatola chiusa» ha detto il Prefetto Franco Gabrielli. «È stato un ulteriore importante passaggio del percorso volto all’aggiornamento del piano di emergenza ai Campi Flegrei, come fatto anche per il Vesuvio. Voglio sottolineare l’approccio estremamente positivo e propositivo di tutti i partecipanti, soprattutto dei sindaci: ho avuto la sensazione che l’intero sistema sia orientato a remare nella stessa direzione, nell’interesse dei cittadini».

Ecco come fa la politica tedesca in un’area industriale da riconvertire:

Il fallimento di Caldoro e la politica anestetica

caldoroQualche giorno fa riflettevo con un amico sul fatto che il vero disastro amministrativo locale è stato commesso (e continua ad essere commesso) da caldoro che con la sua politica anestetica dei bassi toni, senza dare nell’occhio, ha aggravato una situazione già compromessa dalle passate amministrazioni.

Il risultato è agghiacciante rispetto al suo aplomb e per capirlo basta leggere la relazione (clikka) sulla coesione economica, sociale e territoriale della Commissione Europea, che analizza la qualità del governo delle Regioni nel 2011-2013. Periodo in cui la Campania è ultima in Europa, assieme a due province rumene e bulgare, per qualità di governo, servizi pubblici essenziali e spesa dei fondi comunitari. Un allarme rilanciato appena tre settimane fa a Pompei dal commissario uscente dell’UE José Manuel Barroso.

Poi la bocciatura del bilancio regionale 2012 da parte della Corte dei Conti che censura e scopre (finalmente) la grande bugia di caldoro sulla sanità, poiché rileva persistenti disfunzioni sul controllo dei processi di spesa e di salvaguardia dei livelli minimi di assistenza oltre ad un indebitamento di sette miliardi e 600 milioni che fanno il 59,2% rispetto alle entrate. (Repubblica Napoli di oggi 04.11.2014).

Sul versante dei rifiuti, giovedì prossimo alle ore 9,30, la sesta sezione della Corte di giustizia esaminerà il ricorso presentato dall’Italia contro la decisione della commissione di non versare all’Italia i contributi Fesr (fondi europei di sviluppo regionale) per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Il rischio è che potrebbero essere paradossalmente bloccati proprio i fondi necessari a mandare avanti la raccolta differenziata: 46 milioni e 634 mila euro è la quota dei cofinanziamenti europei.

Altro regalo di caldoro è la multa di 156.200,00 €. al giorno oltre a 60 milioni di euro forfettari, per la mancata attuazione dei piani di bonifica di cui sappiamo benissimo di quanto ne abbiamo bisogno.

La cosa allucinante e che leggo da Il Mattino di Napoli di oggi è che in regione nessuno si interessa di questa mannaia che grava sui cittadini campani.

C’è il cadavere, caldoro con la pistola fumante in mano e nessuno gli chiede conto e ragione dei disastri a lui imputabili.

Vedi anche:

continua il fallimento di caldoro sui fondi europei (clikka)

I nostri soldi che restano in europa a beneficio di altri paesi (clikka)

Lo sfacelo della sanità di caldoro (clikka)

Progetto UNESCO ed incapacità (clikka)

La città crolla e la regione restituisce i soldi (clikka)

La regione campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini (clikka)

La vita a rischio: I Pronto soccorso e la politica

prontosoccorso

Venerdì scorso si è svolta la La Tavola Rotonda sulla Rete dell’Emergenza-Urgenza nella sanità campana (clikka) e per capire la gravità della situazione basta leggere i titoli dei giornali di oggi (02.11.2014):

REPUBBLICA NAPOLI. Ospedale Cardarelli di Napoli. Far West al pronto soccorso picchiati gli infermieri. Ospedale Cardarelli botte agli infermieri del pronto soccorso. Attese lunghe, due raid contro il personale in servizio. Interviene una guardia giurata e viene pestata. Il Mattino di Napoli. San Giovanni Bosco. La protesta. C’è la possibilità che i turni ordinari non vengano garantiti. Manca il personale, il San Giovanni Bosco rischia lo stop. CORRIERE DEL MEZZOGIORNO NAPOLI E CAMPANIA. «Per noi lavorare al Cardarelli è come andare sul campo di battaglia». Ancora infermieri aggrediti al Pronto soccorso. La denuncia del commissario Caputo. «Per noi lavorare al Cardarelli è come andare sul campo di battaglia» Ancora infermieri aggrediti al Pronto soccorso. ROMA del 02-11-2014 – Autore: Redazione. Non vogliono aspettare il turno per la visita, i parenti aggrediscono a calci e pugni infermieri e guardie giurate – Cardarelli, ore d`attesa: scoppia la rissa.

Venerdì ho avuto la fortuna di sentire come stanno le cose nella sanità campana per quanto concerne la rete dell’emergenza-urgenza, in una parola come è messo il nostro sistema dei pronto soccorso. A parlare sono stati i medici che ogni giorno sono impegnati a salvare la vita dei nostri concittadini. Hanno partecipato cittadini ed abbiamo avuto anche il contributo di idee del Prof. Fernando Schilardi, un luminare di fama internazionale e primario dell’Ospedale San Paolo di Napoli, che ci ha confermato che la migliore organizzazione della rete del primo soccorso non solo sarebbe a costo zero ma, per alcuni versi, ci farebbe addirittura risparmiare risorse economiche. Si parla, infatti, spesso della cd. demedicalizzazione delle ambulanze con la sostituzione dei medici a bordo con infermieri specializzati con laurea breve, ovvero, della organizzazione delle cd. Unità Complesse di cure primarie al fine di ridurre al minimo i codici verdi e gialli.

Brillanti ed approfondite sono state le relazioni del Dott. Salvatore Cuomo, Maurizio Postiglione, Giuseppe Russo e Emanuele Durante Mangoni, dalle quali abbiamo capito che occorrerebbe una vera e propria educazione al pronto soccorso sin dalla prima telefonata al 118.

E’ curioso, infatti, sapere che spessissimo si perdono minuti preziosi perché chi telefona non  sa neppure dove si trova ed allora è capace che chi chiama da San Giorgio dicendo che è al Corso Vittorio Emanuale pensi di essere al corso Vittorio Emanuele di Napoli e che tale difficoltà potrebbe essere banalmente superata con la cd. geolocalizzazione del numero chiamante, come accade in ogni altro paese civile del mondo ma, ovviamente, la politica si occupa di posti di strategie, di chi farà il governatore, il sindaco o l’assessore, senza neppure pensare minimamente che per ricoprire questi ruoli occorrono capacità di ascolto, studio, sensibilità e sopratutto spirito di servizio!

Al termine della tavola rotonda alla quale non ha potuto partecipare il Prof. Raffaele Calabrò, per un sopraggiunto impegno, abbiamo capito che questo evento lo dovremmo ripetere nelle scuole al fine di educare i cittadini nella comunicazione e nelle prime cure di emergenza nell’attesa che arrivi il pronto soccorso.

Una curiosità a Napoli le Ambulanze in servizio sono solo 20, mentre a Roma ed a Milano sono oltre 80, fate voi i conti e diteci se Caldoro ha fatto qualcosa per la sanità campana in questi cinque anni.

Thomas Sankara diceva che la politica si deve occupare della felicità delle persone. Dopo più di tre anni, da quando è iniziata la mia prima esperienza politica al Comune di Napoli, posso dire che la politica in concreto si occupa solo ed esclusivamente della strategia per occupare posti di potere, senza neppure pensare per un momento che al potere è strettamente connessa la responsabilità e più potere hai maggiore è la responsabilità che devi avere nell’esercizio del potere. Basta leggere i giornali di oggi, di ieri e di domani per capire che pochi sono i politici che per migliorare il paese fanno proposte la maggior parte di loro è concentrata a distruggere ed a criticare per la loro naturale incapacità di avere una visione.

Al Roma di Napoli il merito di aver parlato della nostra tavola rotonda dalla quale sono emerse non solo le criticità ma anche le soluzioni per risolverla.

Estratto da pagina 2 di ROMA del 02-11-2014 – Autore: Redazione

Non vogliono aspettare il turno per la visita, i parenti aggrediscono a calci e pugni infermieri e guardie giurate

Cardarelli, ore d`attesa: scoppia la rissa

SANITÀ Non vogliono aspettare il turno per la visita, i parenti aggrediscono a calci e pugni infermieri e guardie giure Cardarelli, ore d’attesa: scoppia la rissi NAPOLI. Tempi di attesa troppo lunghi e al Pronto Soccorso del Cardarelli si scatena l’ennesima rissa. Questa volta a fame le spese sono due infermieri di passaggio e una guardia giurata, aggrediti dalla furia di un parente che accompagnava un degente, infastiditosi per l’attesa troppo lunga per la visita. L’accompagnatore, andato m escandescenze, ha tempestato di calci e pugni i malcapitati. Una rabbia irrefrenabile che ha contagiato inspiegabilmente anche un accompagnatore di un altro paziente, del tutto estraneo al primo, e che è sfociata alla fine in una maxi-rissa, con una massa di persone del tutte estranee ai due pazienti che ha aggredito infermieri e guardie giurate accorse per riportare l’ordine. A denunciare l’episodio, il sindacalista della Uil, Renato Rivelli, che ha spiegato l’accaduto in una nota congiunta con Cgil e Cisl. «Una violenza inaudita e per di più ingiustificata — racconta Rivelli – visto che il paziente non era in gravi condizioni, ma dopo aver ricevuto le prime analisi, gli era stato assegnato un codice verde, tra i meno gravi». «La dinamica dei fatti è a dir poco inverosimile – spiega il sindacalista -, i colleghi sono stati aggrediti e picchiati come è successo in altre circostanze dal parente di un paziente. Al quale, già noto ai sanitari del pronto soccorso, erano tempestivamente stati rilevati i parametri vitali, effettuato l’elettrocardiogramma ed attribuito un codice “verde”. Il parente per il solo fatto di non voler aspettare il turno per la visita, ha aggredito il malcapitato infermiere di turno. Una persona estranea, accompagnatrice di un altro paziente in attesa di visita.ha a sua volta aggredito senza ulteriore motivo un’altra Infermiera presente. La guardia giurata, prontamente intervenuta pure è stata raggiunta da calci e pugni da parte dei malviventi. A questo punto succede l’inimmaginabile, dopo essere riusciti a fermare e bloccare il rissoso parente, una massa di persone del tutto estranee al paziente si riversa sugli infermieri e sulle guardie giurate di turno e solo grazie al senso di responsabilità che lentamente il personale è riuscito a portare la tranquillità calmando gli animi esagitati degli accompagnatori dei pazienti». Episodi di violenza che, purtroppo, sono sempre più frequenti nel nosocomio napoletano, sempre a corto di personale per poter far fronte all’elevato numero di accessi al Pronto Soccorso. «Chi ha avuto la sfortuna di essere ricoverato o di avere ricoverato un prossimo congiunto nell’Ospedale Cardarelli di Napoli commenta il consigliere comunale Gennaro Esposito, di Ricostruzione Democratica, che ve- nerdi ha partecipato ad un convegno proprio sullo stato di difficoltà in cui versa la rete dell’emergenza campana, accanto a Raffaele Calabrò, Giuseppe Galano, Giuseppe Russo, Maurizio Postiglione, Emaunele Durante Mangoni, Angela Cortese – ha, infatti, toccato con mano la vera e propria indecenza e mortificazione di vedere il proprio anziano genitore, figlio, fratello o sorella sistemato su una barella in un corridoio della medicina di urgenza o m altro reparto con medici ed infermieri che, fortunatamente, mostrano essi stessi un senso di mortificazione ed indignazione per lo stato nel quale sono costretti ad operare. Indignazione e mortificazione che si accrescono se gli stessi medici impegnati quotidianamente al Cardarelli, a ferragosto, denunciano che al vicino Nuovo Policlinico ci sono strutture e posti letto inutilizzati».

Guardate come arriva il defibrillatore in questo filmato. Ci arriveremo mai con la nostra sanità?

Aggiornamento:

Da il Mattino di Napoli del 03.11.2014

«Noi nella trincea del Cardarelli tra violenti e odiosi prepotenti»; «Unico pronto soccorso aperto qui è come andare in trincea»

Davide Gerbone. Al Cardarelli, raccontano gli infermieri del Pronto soccorso, l’aggressività corre su un doppio binario: «Ci sono persone che sembrano per bene e invece si comportano uno schifo. E sinceramente preferisco lo schiaffo di un povero Cristo all’abuso di potere di uno altolocato». Viaggio nell’emergenza Cardarelli «Unico pronto soccorso aperto qui è come andare in trincea» Sotto la pensilina del pronto soccorso, amici e parenti si radunano a parlottare in piccoli capannelli. Qualcuno, più in là, sfumacchia in solitudine, mentre un ragazzo consuma le suole delle sue scarpe sportive ricalcando cento volte i suoi stessi passi. Combattono tutti, ciascuno a modo proprio, lo stesso avversario: l’attesa. Una nemica che qui è seconda solo alla paura. È una tranquilla domenica, al Cardarelli. Tranquilla, sì. Fino a prova contraria. Che anche nel giorno consacrato ai morti arriva puntuale. Stavolta l’alterco si consuma nella sala dell’accettazione, a pochi passi dai malati parcheggiati sulle barelle nell’atrio in attesa di essere visitati. Oggi sono una decina, poca roba a confronto dei giorni caldi. Eppure. «Eppure pochi minuti fa un esponente delle forze dell’ordine è venuto qui ad alzare la voce, pretendendo che sua madre fosse vista subito. Ma questa prepotenza e questa confidenza se la concedono solo con noi, con i medici non si permettono. Ed è ancora più mortificante». Il racconto è di un’infermiera che, vinta un’iniziale reticenza, sgrana il rosario delle vessazioni. Il quadro che ne viene fuori è più composito di quanto si possa immaginare. Sono diversi, infatti, i paramedici a descrivere un doppio binario dell’aggressività. «Qui le aggressioni verbali sono all’ordine del giorno – racconta l’infermiera -. Certo, tanti sono terra terra, ma ci sono anche persone che sembrano per bene e invece si comportano uno schifo. E sinceramente preferisco lo schiaffo di un povero Cristo che non sa che pesci prendere al “lei non sa chi sono io” o all’abuso di potere di un altolocato». La sua collega di turno annuisce, e la sua conferma l’affida alla forza espressiva del dialetto: «II pronto soccorso per loro significa “mo’ mo’»: tutti pretendono il servizio subito, senza capire che c’è una differenza tra casi più e meno urgenti. «Io confida – a luglio sono stata aggredita físicamente da una signora che non voleva darmi le generalità. Ti pago e devi fare quello che dico io mi ha minacciato. Se mi sento in pericolo? Certo, vengo a lavorare con la paura addosso. Da un anno a questa parte ancora di più». Una condizione portata più volte all’attenzione del primario del pronto soccorso. «Che cosa ci ha risposto? Neanche lei può farci niente. Purtroppo hanno chiuso gli altri pronto soccorso in città e si riversano tutti qui». Una lettura ampiamente condivisa dal personale del più grande ospedale del Mezzogiorno. «Abbiamo l’unico policlinico d’Italia senza pronto soccorso e in pochi mesi solo a Napoli ne hanno chiusi tré. In qualsiasi altra città la gente si sarebbe ribellata. Qui invece stanno zitti con le istituzioni e se la prendono con noi», dice un chirurgo di guardia, mostrando le piaghe di un’assistenza che deve fare tutto con poco. Sono in molti a sostenere che l’aumento della tensione è il risultato inevitabile dei tagli. Argomento confortato col racconto di una quotidiana resistenza: «Non sappiamo dove mettere la gente – aggiunge un altro medico – spesso finiscono le barelle e gli ammalati dobbiamo sistemarli sulle poltroncine. Anche sulla mia: io mi accomodo su un bidone». In ambulatorio, intanto, i pazienti vengono visitati senza alcun riguardo per la privacy. «Si sa che è così, che dobbiamo fare?», sospira rassegnata una signora coi capelli bianchi che attende il proprio turno su una barella nel grande corridoio che fa da sala d’attesa. «Siamo in 13, divisi in tré turni: 8-14.14-20 e 20-8. Molte volte siamo in sottonumero: 10, perfino 9 – racconta un altro infermiere. Ovviamente il servizio è più lento e la gente si irrita. In accettazione, poi, i posti sono pochissimi: 35 a fronte di circa 300 accessi al giorno. Il posto letto qui dentro è la barella». E allora non c’è da meravigliarsi se questo luogo in cui la sofferenza cerca riparo finisce col diventare il catalizzatore di opposte frustrazioni. All’attesa logorante delle cure corrisponde la pressione insostenibile cui sono sottoposti gli operatori, presi d’assalto e non sempre per metafora. L’invito di Mena Cirillo, che al Cardarelli fa l’internista, è di quelli che non si possono rifiutare: «Venga il lunedì o il martedì: a inizio settimana: siamo presi d’assedio, la tensione è altissima». Medici e infermieri accusano «Presi d’assedio, colpa dei tagli e l’attesa fa salire la tensione».

La rete dell’Emergenza-Urgenza nella Sanità Campana

TavolaRotondaSanitàIl 31 ottobre 2014 alle h. 16,30 in Via Verdi, 35, nella sala del Consiglio Comunale di Napoli, discuteremo con coloro che si trovano a lavorare, in grandi difficoltà, nella sanità Campana, in importanti plessi ospedalieri facendo salti mortali per salvare la vita delle persone.

L’argomento riguarda tutti perché tutti, bene o male, ci siamo capitati direttamente o indirettamente con un nostro prossimo congiunto o amico e, quindi, sappiamo cosa significa, in momenti difficili, essere presi dalla morsa dell’inefficienza della sanità campana.

Un incidente accaduto a mio figlio, infatti, mi spinse a scrivere la proposta di regolamento sulle nomine e designazioni del comune di Napoli (clikka) che poi è stata approvata il 15.05.2014 (clikka).

Ebbene, il problema sembra nascere già a monte, in quanto, il sistema dell’Emergenza-Urgenza sanitario non tiene conto, già dal momento dell’arrivo del 118, della patologia che si individua al primo soccorso, in quanto, non è coordinato con la rete ospedaliere e dei pronto soccorso, poiché il malcapitato cittadino bisognoso di cure urgenti non viene portato nell’ospedale più adatto alle sue cure, ma semplicemente in quello che da’ la sua disponibilità ad accogliere il paziente. La questione, questa volta, non pare che abbia a che fare tanto con la spesa sanitaria ma con la sola migliore organizzazione.

Questa estate sono accaduti dei casi che hanno calcato la ribalta dei giornali con la polemica circa la mancata inclusione dell’Ospedale Policlinico Nuovo nella rete dei Pronto Soccorso.

Vi aspetto per discutere e capire insieme come dare un contributo ad un dibattito che ci riguarda tutti da vicino.

Vedi anche:

sanità campana il silenzio arrogante della politica (clikka)

il disastro del cardarelli e l’inefficianza del policlinico (clikka)

la sanità campana: siamo cittadini di serie B (clikka)

Degrado sociale, sicurezza e mancato sviluppo: Il Porto delle nebbie di Napoli in alto mare

ScoppioRaffineriaE’ un po’ di tempo che vado dicendo che il degrado sociale al quale assistiamo è strettamente connesso con il mancato sviluppo delle ex aree industriali di Napoli e che la perdita dei finanziamenti UE sono un vero e proprio crimine. Ovviamente questa condizione è maggiormente aggravata dal fatto che la criminalità organizzata nella condizione di sottosviluppo economico è assolutamente concorrenziale e ci sono famiglie intere che si reggono con i proventi dello spaccio di droga e che forse (spero una piccola percentuale) non si sognerebbero proprio di svolgere un lavoro vero.

Oggi le notizie che leggo sul Porto di Napoli e sulla perdita dei finanziamenti sono avvilenti. 154 milioni di euro, che sono solo una fetta di ciò che è rimasto, da spendere entro il 31.12.2015 che ovviamente fanno il paio con gli altri 100 milioni del Grande Progetto Centro Storico UNESCO  (clikka), e siamo a 254 milioni che avrebbero creato, se spesi bene, sviluppo e lavoro!

Come è possibile che nelle istituzioni i politici, sia di maggioranza che di opposizione, non si indignino e facciano il mea culpa? Come è possibile che non ci sia una sollevazione popolare? Come è possibile non mettere in relazione le notizie e capire che tra mancato sviluppo e degrado sociale c’è un nesso immediato e diretto?

Tutto passa in second’ordine poiché la politica è incapace ed i giornali sono distratti preferendo più inserirsi nella polemica politica e nel gossip che affrontare ed inchiodare i politici alle loro responsabilità!

Sul porto delle nebbie di napoli, inoltre, ci sono nodi che riguardano non solo il mancato sviluppo ma anche la sicurezza dei cittadini. La darsena petroli, infatti, nel progetto approvato dovrebbe essere spostata lontana dalle abitazioni su una piattaforma off shore per ragioni di sicurezza ed a carico delle compagnie petrolifere che ovviamente stanno facendo (è il caso di dire) fuoco e fiamme.

Ebbene, il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, dopo uno studio sui rischi commissionato all’Ing. Fiadini (ex comandante dei Vigili del Fuoco), pare abbia chiesto, conto e ragione della sicurezza visto che trattasi di petrolio e, quindi, di attività pericolose. Il risultato è che i VV.FF., smentendo il loro ex comandante, dichiarano che non c’è alcuna autorizzazione, perché l’attività non sarebbe pericolosa. Cosa che mi ha fatto saltare dalla sedia e mi ha spinto a fare una piccola ricerca in virtù della quale sul web ho trovato uno  studio della Kuwait Petroli concessionaria di una raffineria (clikka) che, invece, dice chiaramente che quelle attività sono RIR (Rischio Incidente Rilevante). Difatti, i collegamenti tra la darsena ed i serbatoi avvengono per il tramite di tubi che attraversano aree densamente abitate.

Quelli della mia età, infatti, ricorderanno gli incidenti avvenuti nelle raffinerie nel 1985 e nel 1992 (clikka). Come si possa dire che l’attività non è a rischio non me lo spiego proprio e come sia possibile che la politica si arrovelli sulle nomine anziché sulla soluzione me lo spiego eccome!

progetto UNESCO ed incapacità (clikka)

progetto UNESCO una corsa contro il tempo (clikka)

una città che crolla e la cultura della sicurezza (clikka)

non sia inutile la morte di salvatore (clikka)

napoli est porto fiorito napoli ovest bagnoli mentre l’informazione sta a zero (clikka)

Estratto da il Mattino di Napoli di oggi (25.10.2014)

Operatori spaccati sulla rivoluzione delle boe

Sfida a colpi di ricorsi sulla copertura della darsena petroli: in ballo concessioni e fondi La guerra delle boe. Per comprendere bene cosa realmente c’è alla base di tutto quello che accade in questi giorni nel porto di Napoli occorre fare un passo indietro. A giugno del 2011, per la precisione, quando Caldoro convoca il primo tavolo per il rilancio della logistica e del sistema portuale campano, mettendo insieme le Autorità Portuali, l’Unione Industriali, le Camere di Commercio, i sindacati confederali e le altre istituzioni per avviare un percorso di rilancio complessivo della logistica. Ma per fare questo si rende necessario attivare un processo di riordino e di adeguamento delle infrastrutture portuali, da troppo tempo carente. Una svolta, anche se i tempi per candidare il porto di Napoli ai finanziamenti FESR sono ridottissimi e il deficit pianificatorio enorme. Così il Comitato portuale, compulsato dalle Regione, approva le linee di indirizzo per lo sviluppo del porto di Napoli, un documento posto a sostegno della candidatura per il Grande Progetto. La Commissione UE impiega meno di 60 giorni per accettare la proposta e per dichiarare il finanziamento del porto esigibile da parte della Regione, avviando così una pesante istruttoria tecnica seguita passo passo dagli uffici di Caldoro. Tra le azioni previste vi è anche quella di mettere mano al principale strumento pianificazione del porto: il Piano regolatore portuale. Nel giro di pochi mesi l’Autorità Portuale elabora un Piano regolatore, che a giugno 2012 è approvato dal Comitato, a luglio dalla giunta comunale, ad agosto dal Consiglio comunale, per essere poi, a fine settembre, definitivamente approvato. Il piano prevede di liberare da camion e auto tutta l’area portuale a ridosso di piazza Municipio, delocalizzando a scacchiera il traffico commerciale su ruota nei pressi dello svincolo autostradale del porto (varco Bausan, ove ora sono i contenitori) e conseguentemente il traffico contenitori nell’area orientale del porto. Un disegno strategico che impatta con l’attuale posizionamento della darsena petroli, che, praticamente, spezza in due il porto. La darsena petroli ospita le navi cisterna che scaricano nel porto prodotti petroliferi diretti ai depositi costieri di Napoli Est, attraversando per diversi chilometri, con grandi tubazioni in acciaio, gli abitati dell’area orientale di Napoli. Per porre rimedio a tale incongruenza, l’unica soluzione è quella di prevedere il tombamento della darsena petroli e spostare i punti di ormeggio e di carico di prodotti petroliferi all’esterno della diga foranea, lontano dalle abitazioni, su boe off-shore in grado di trasferire i prodotti petroliferi attraverso condutture sottomarine. Un sistema molto diffuso in Italia e nel mondo. La rivoluzione non è condivisa dai concessionari dei depositi petroliferi e di gas. Cosa accade? Nel settembre 2012 il Piano regolatore viene inviato al Consiglio superiore dei lavori pubblici per acquisire il parere di competenza. Il Consiglio, a seguito dei una relazione dell’ingegner Fiadini (ex comandante del Corpo dei Vigili del fuoco) si sofferma sugli aspetti che riguardano il terminal petroli, rilevando che tali attività sono da ritenere «a rischio di incidente rilevante», trattando prodotti altamente incendiabili, e che il piano non può essere analizzato per mancanza di un rapporto sulla sicurezza (necessario quando un porto ospita attività «Rir», ovvero a rischio di incidente rilevante). Alla richiesta dei tecnici della Regione Campania di voler verificare l’autorizzazione dei Vigili del fuoco sulle attività «Rir» attualmente operate dai petrolieri nel porto di Napoli, a pochi metri dalle abitazioni, la risposta è: non c’è alcuna autorizzazione, in quanto le operazioni sono state considerate non a rischio. A questo punto viene prodotto un parere dei Vigili del fuoco, che, smentendo il Consiglio superiore dei lavori pubblici, afferma che il piano, anche con le boe esterne (ritenute preferibili in quanto allontanano il rischio dalle abitazioni) formano un impianto «non Rir» e quindi il piano può essere esaminato senza le richieste formulate dal Consiglio. I petrolieri presentano una serie di ricorsi al TAR formulati separatamente sul Grande Progetto e sul Piano regolatore dai singoli concessionari, con l’obiettivo di confermare le operazioni di travaso delle petroliere negli attuali terminal a terra. All’Autorita portuale, intanto, le richieste di integrazioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici (che tra l’altro esprime un parere non vincolante) non sono state ancora inviate. Infine, il primo mandato di Karrer si conclude con l’annuncio della necessità di «riscrivere» il Piano Regolatore Portuale.

……

Al di là dei nomi quello che preoccupa di più è lo stato dell’arte. I numeri che emergono da uno studio dell’ufficio tecnico dell’Autorità portuale sono impietosi; dei 154 milioni di euro stanziati dall’Europa nell’agenda 2007-2013 nella migliore delle ipotesi se ne riusciranno a spendere una quarantina. E i dragaggi? Altra tegola: le prescrizioni tecniche del ministero dell’Ambiente sono tante e tali che, difficilmente, anche su questo fronte si riuscirà a fare qualcosa di concreto entro il 31 dicembre del 2015. È vero, c’è la nuova agenda, quella2014-20; è anche vero, però, che sulla nuova programmazione erano già state spostate le altre opere, quelle che richiedevano la definitiva approvazione del Piano regolatore portuale, perle quali sono in ballo altri cento milioni di euro. Ma questa era una previsione ottimistica, annunciata quando il Prp non sembrava che dovesse essere riscritto. «Due anni di gestione commissariale avrebbero paralizzato anche il porto di Rotter dam, figurarsi quello di Napoli». Gianni Punzo, l’uomo che guida il Cis-Interporto di Noia parla con la solita franchezza. «La mia è una valutazione da imprenditore e volutamente non entro nel merito della mancanza di scelte politiche che possono determinare lo sviluppo economico, constato però che intanto Napoli è ferma e

c’è da chiedersi: c’è una strategia ben precisa in tal senso? Mentre si litiga per le poltrone, il porto di Napoli affonda. Forse non saremmo arrivati a tanto se negli ultimi due anni l’Autorità Portuale avesse avuto una governance con pieni poteri. Continuiamo a discutere delle nomine lasciando senza testa la principale risorsa economica del nostro territorio».

Stadio San Paolo: la proroga al Calcio Napoli al giro di boa

sanpaoloOggi (22.10.2014) in consiglio comunale abbiamo trattato, tra le tante delibere all’Ordine del Giorno, anche la delibera n. 619.2014 relativa alla proroga della concessione dello Stadio San Paolo al Calcio Napoli (clikka). Ho avuto modo  di intervenire e dire chiaramente che si è consumato molto tempo in trattative, timori ed indecisioni, quando tutti gli elementi erano già chiari sin dal 2011, da quando, da Presidente della Commissione Sport, iniziai ad occuparmene esaminando la Convenzione del 2004 (clikka) che ho avuto modo di raffrontare con quella stipulata dal Comune di Milano per lo Stadio San Siro (clikka). Ovviamente dal confronto tra i due atti noi siamo assolutamente perdenti e Vi invito al curioso esercizio di comparazione.

La delibera, prevede la proroga della vecchia convenzione fino alla stagione sportiva 2014/2015, non l’ho votata in quanto giunta fuori tempo utile ed affetta da criticità che ho segnalato, ma ho proposto un Ordine del Giorno (clikka) che è stato sottoscritto da tutta la maggioranza e, quindi, approvato, con il quale abbiamo impegnato in ogni caso l’amministrazione a predisporre uno schema di convenzione con computo estimativo delle opere ordinarie e straordinarie, nel caso in cui il Calcio Napoli non dovesse predisporre il cd. piano di fattibilità di cui alla vigente legge 147/2013 e, quindi, non fare la proposta di gestione e manutenzione. Ovviamente ho precisato che nella struttura si svolgono anche altre attività tra cui l’atletica, la ginnastica, il pugilato e le arti marziali delle quale se ne dovrà tenere conto poiché impegnano circa 5000 cittadini al giorno.

Credo di aver contribuito a dare una mano alla città, sperando che presto si possa avere uno stadio di livello internazionale essendo questo il giro di boa che dovrebbe portarci al traguardo se solo si andasse tutti nella stessa direzione con mente ed animo liberi e sopratutto senza i timori di inimicarsi i tifosi che tutto sommato sono cittadini che pagano le tasse come noi ed anche il biglietto per andare allo stadio e, quindi, ben comprendono che lo stadio è un costo che deve essere accollato alla società che dallo stesso trae un evidente vantaggio economico.

il mio intervento al 01:23:37

Per un approfondimento sulle questioni che riguardano lo Stadio San Paolo (clikka)

L’esperienza De Magistris e la Società Civile

gennaro consiglioIeri (21.10.2014) in consiglio comunale sono intervenuto nel dichiarare la mia posizione politica rispetto ai gravi fatti accaduti nell’amministrazione. Ho sentito il dovere di richiamare la mia estrazione civica scevra da ogni condizionamento partitico ricordando che nel 2011 De Magistris ha vinto le elezioni perché i cittadini hanno, innanzitutto, voluto archiviare una esperienza politica esaurita e della quale erano stanchi. Tutti ricordano l’esperienza del ventennio Bassolino/Iervolino.

Mi sono dichiarato pronto a firmare le mie dimissioni dalla carica di consigliere comunale, purché le forze del centro sinistra indichino una strada da percorrere, dicano chiaramente qual è il progetto politico della città e quali saranno le donne e gli uomini chiamati ad attuarlo non essendo disposto alla “restaurazione”, per fedeltà al mandato politico ricevuto nel 2011.

Dico basta alla politica gridata, fatta solo per attirare l’attenzione mediatica volta solo a creare discredito alla classe politica stessa e degli show man che, poi, non hanno alcuna capacità né amministrativa né politica di fare squadra, col risultato di allontanare le menti migliori dai palazzi delle istituzioni e dai partiti.

L’esperienza De Magistris, infatti, mostra tutti i limiti della società civile nell’amministrazione della città. Se non c’è un progetto comune forte ed una condivisione non si va da nessuna parte e si finisce tutti per essere strumentalizzati.

La dimostrazione, e per questo faccio io stesso autocritica, anche se sono sempre stato in consiglio e mai nell’amministrazione, è che la società civile nella giunta De Magistris, non è riuscita a fare squadra pur avendo un numero sostanzioso di esponenti che forse avrebbero potuto maggiormente condizionare le scelte politiche se solo avessero avuto una maggiore sintonia tra loro e con i consiglieri che avevano – ed hanno – la stessa estrazione civica.

Nella Giunta Comunale di Napoli, infatti, all’inizio dell’esperienza c’erano gli assessori Narducci, Realfonzo, De Falco e Lucarelli, quattro assessori di peso e personalità nonché il  vicecapogabinetto Sergio Marotta, tutti provenienti dalla stessa parte della società civile (associazioni ed accademia), eppure non sono stati capaci di fare squadra né tra loro né con i consiglieri, tanto che sono stati espulsi uno alla volta. E’ da qui che occorre partire per capire come la società civile, che tanto va di moda, possa essere al servizio dei cittadini in politica.

Napoli in questo è un vero e proprio laboratorio politico del quale occorre fare tesoro altrimenti finiremmo per commettere sempre gli stessi errori.  La società civile presa in ordine sparso ed all’ultimo momento non serve perché prevalgono più i personalismi che il sentimento collettivo e lo spirito di squadra.

Il mio intervento al 03:13:32

Sullo stesso argomento:

si addensano le nubi su regione e comune (clikka)

comune di napoli e mozione di sfiducia (clikka)

il sindaco sospeso e la difesa delle istituzioni (clikka)

 

 

I rischi della Metropolitana

metropolitanaQualche giorno fa è giunta nella mia casella postale una denuncia anonima (che dovrebbe essere stata inoltrata alle anche alla redazione de “Le  Iene”) relativa a presunte manchevolezze nella sicurezza dei treni della Metropolitana di Napoli, linea 1, corredata di rilievi fotografici che mostrano un treno in stazione (credo) deragliato.

Oggi ho provveduto a girare il tutto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli (clikka) nonché all’Assessore alle partecipate del Comune di Napoli ed al Presidente della Commissione mobilità del Consiglio Comunale, per senso del dovere e collaborazione istituzionale.

La denuncia mi sembra scritta da una persona interna e competente, spero con tutto il cuore che sia una bufala ma non avendo alcuno strumento tecnico/giuridico per agire, ho inoltrato alle Autorità competenti.

A dire il vero ero anche indeciso se scrivere questo post per eventuali esigenze investigative che potrebbero essere bruciate dalla pubblicità ma, sono fermamente convinto, che sopra di tutto ci debba essere la sicurezza dei cittadini e dei nostri figli e, quindi, è bene che si proceda quanto prima alle verifiche.

Chissà se i giornali riprenderanno questa notizia in modo da spingere le Autorità competenti a fare le verifiche.

Sembrerebbe, infatti che agli italiani piaccia di più stracciarsi le vesti per i disastri che spellarsi le mani per evitare che accadano.

Di chi è la colpa della rabbia sociale?

vincenzo soccavoTre fatti gravissimi accaduti in poco tempo nell’area occidentale di Napoli: Davide che non si ferma all’alt e viene sparato da un carabiniere, Vincenzo seviziato da un imbecille criminale di 24 anni mentre gli amici guardano e riprendono la scena, Giuseppe, autista dell’ANM, picchiato dal branco.

Episodi che lasciano chiaramente intendere che c’è un degrado morale e sociale che pervade intere fasce di popolazione. Di gente che interpreta gli accadimenti con superficialità e giustificando ogni cosa come per il caso di Vincenzo a cui è stato asportato il colon a 14 anni ed avrà per tutta la vita una borsetta per raccogliere le feci. Una vita segnata!

Giuseppe Perna, l’autista dell’ANM, è stato pestato davanti a persone che hanno assistito senza muovere un dito.

C’è una sorta di assuefazione alla violenza, della quale ce ne accorgiamo solo quando prendiamo consapevolezza del danno subito, forse, perché pensiamo poteva capitare a noi o ad un nostro figlio.

Di chi è la colpa ?

Come cittadino sento un senso di rabbia ed oggi ancora di più come consigliere comunale perché studio carte del recente passato che mi raccontano storie amministrative assurde.

Tutta la mia infanzia l’ho trascorsa in un quartiere popolare dell’area NORD di Napoli con mio padre che si svegliava alle 5 del mattino per montare su un autobus tornando a casa con la puzza di smog addosso, dopo aver fatto la cosiddetta “doppia giornata”. Da solo ha cresciuto e laureato 5 figli. Mai un giorno di sciopero o filone ero consapevole che questo era il mio dovere per ripagare i sacrifici di mio padre.

Se oggi vediamo ed ascoltiamo le famiglie di questi carnefici ci accorgiamo che sono tutte famiglie nelle quali non c’è il lavoro e si vive di espedienti.

Credo che dovremmo chiederci tutti come cresce un ragazzino che vede il padre svegliarsi alle 10 del mattino, perché non ha il lavoro, oppure che vive di espedienti. Le periferie sono diventate quartieri di sottoproletariato urbano dove non c’è la dignità del lavoro e, quindi, dove le persone non si sentono parte del processo produttivo e sociale della città!

Come sarebbero stati questi quartieri se, in vent’anni, avessimo bonificato e resi produttivi gli ex insediamenti industriali con la creazione delle migliaia di posti di lavoro che abbiamo perso con la deindustrializzazione, come avvenuto in Germania Est o in Polonia. Forse una parte di colpe l’abbiamo anche noi che non siamo riusciti a condizionare chi ha deciso al posto nostro nell’interesse di altri.

Comune di Napoli e mozione di sfiducia

demagistisPer amore di verità e per sgombrare il campo da ogni dubbio devo dire chiaramente che sulla mozione di sfiducia al vicesindaco Sodano, firmata dai miei compagni di gruppo Iannello e Molisso, contrariamente da quanto riferito sui giornali, non ci ho messo molto a capire che non poteva essere da me sottoscritta per modalità e tempi di presentazione.

Non è difficile, infatti, capire che essa non ha molte speranze, cogliendo solo un aspetto mediatico, alzando i toni dello scontro istituzionale e sociale e finendo addirittura per avere un risultato contrario a quello voluto: aumentare il consenso al Sindaco. La decisione, infatti, mi è stata comunicata telefonicamente, maturata, quindi, senza un confronto, in circa due ore, con il solo effetto di anticipare le altre forze politiche. Il risultato è facile prevederlo, immagino rimarrà firmata solo da Iannello e Molisso e forse da Fratelli d’Italia.

La mia breve esperienza in Consiglio, infatti, mi ha fatto capire che per raggiungere un risultato vero, non quello solo mediatico, occorre coinvolgere le forze politiche ed i singoli consiglieri fin dall’inizio per renderli, ovviamente, partecipi all’elaborazione, facendo un vero e proprio porta a porta, discutendo e sondando le sensibilità affinché ci sia un lavoro collettivo. Così è accaduto, infatti, con l’unica mozione di sfiducia che ha sortito un esito positivo in quest’amministrazione: quella all’assessore allo sport Pina Tommasielli che è stata scritta e discussa insieme agli altri consiglieri.

Lo stesso Partito Democratico alla questione ha dedicato una Direzione Provinciale. Quindi, per chiarire, ciò che avevo già chiarito ai miei compagni: sono con loro all’opposizione ho sempre fatto valere la mia opinione ed il mio voto su atti di amministrazione contestandoli con studio, rigore e fermezza sin dal 2012 senza dubbi o tentennamenti. Bado più al risultato politico istituzionale ed al bene della città che non alla visibilità mediatica. La vicenda giudiziaria del sindaco non può essere la causa della conclusione della sua esperienza, altrimenti ripeteremmo gli stessi errori commessi in vent’anni: Andremmo a fare una campagna elettorale contro qualcuno e non per un programma, con la rimozione di quanto avvenuto in città negli ultimi vent’anni. Ogni decisione di questo tipo non può vedere fughe in avanti di una sola forza politica e men che meno di due consiglieri.

E’ questa la mia riflessione: Ricostruzione Democratica non può che restare unita su questi principi nei quali credo fermamente e non può prescindere dalle altre forze politiche e civiche del centro sinistra a cui va rivolto un appello per una idea di città e del programma per attuarla.

Questo è ciò che scrivevo qualche giorno fa mandandolo ai giornali che riportavano di un mio “momento di riflessione” e che ovviamente non è stato riportato.

Oggi (12.10.2014) leggo su Il Mattino di Napoli (clikka) del ritiro della mozione di sfiducia, da parte di Iannello, perché rimasta al palo con due sole firme (della serie ve l’avevo detto) e contestualmente dell’Appello al Voto (clikka) alla Città metropolitana, con una contraddizione in termini evidente che mi lascia perplesso.

In virtù del comma 21 dell’art. 1 della legge 56/2014 (legge Del Rio), infatti, “Il consiglio metropolitano dura in carica cinque anni. In caso di rinnovo del consiglio del comune capoluogo, si procede a nuove elezioni del consiglio metropolitano entro sessanta giorni dalla proclamazione del sindaco del comune capoluogo“.

Domanda:
Come si concilia questo chiaro disposto normativo con la volontà di sciogliere il consiglio comunale di napoli tanto sbandierata? Come è possibile che da una parte si dichiara di voler andare al voto al Comune di Napoli e dall’altra si va al voto e si fa un appello per andare al voto per costituire un ente che si dovrà gioco forza sciogliere in caso di scioglimento del comune di napoli? Quanto ci costa sta pazziella? chi paga?

Come si dice: A “fravecare” e “sfravecare” non si perde mai tempo ….

Ovviamente oggi, in un quadro così frammentato e per altri fondamentali motivi, con rammarico e sofferenza, mi asterrò dal voto alla Città Metropolitana ed altrettanto ovviamente occorrerà che metta un po’ d’ordine in casa mia prima di ripartire con la “Ricostruzione”

Democrazia Sospesa

napolitano_giorgioLegge elettorale: Nulla di Fatto! Nomina componenti della Corte Costituzionale: Nulla di fatto!! Nomina componenti del Consiglio Superiore della Magistratura: Quel “pasticciaccio brutto del Palazzo dei Marescialli”! Napoli: Sindaco Sospeso!

Di questo grave stallo istituzionale nessuno parla! Eppure sulla legge elettorale lo stesso Presidente della Repubblica ci mise la faccia all’atto della sua riconferma dichiarando che, in caso non si fosse superata l’impasse, si sarebbe dimesso. Sembra passato un secolo e nessuno più ricorda che addirittura Napolitano nominò, non molto tempo fa, una “commissione di 10 saggi”. E se domani si dovesse andare a votare cosa accadrebbe? Andremmo con una legge uscita dalla mannaia della Corte Costituzionale che con la sua sentenza ha ammazzato il porcellum (clikka) in un disordine normativo che Dio ce la mandi buona!

Stessa solfa per la Corte Costituzionale la mancata elezione dei suoi componenti costituisce un vulnus al sistema, eppure nessun “saggio”, studioso, professore emerito, ordinario, associato, ricercatore in materia dice nulla! Al Parlamento spetta la nomina di 5 componenti su 15 e se la Corte scende al di sotto degli 11 Giudici non può funzionare il che significa che viene meno un pilastro che assicura l’equilibrio costituzionale. Una sorta di vendetta del Parlamento che, per lavare l’onta subita sulla legge elettorale, si libera della stessa Corte Costituzionale paralizzandola. La soluzione: Il Presidente della Repubblica, quello immaginato dai nostri Padri Costituenti, dovrebbe immediatamente sciogliere le Camere essendo a rischio l’istituzione stessa dello Stato Italiano.

Consiglio Superiore della Magistratura: Sono 24 in tutto i componenti, di questi, il parlamento ne deve nominare 8 ed è giunto a nominarne una (Teresa Bene) che è stata dichiarata ineleggibile dallo stesso CSM per mancanza di requisiti, col risultato che la Bene ha iniziato la via delle carte bollate (il posto infatti frutta circa 100.000,00 €. all’anno) con addirittura un atto di significazione e diffida inoltrato alla Presidente Boldrini.

Ora in tutto questo marasma noi a Napoli abbiamo qualcosa in più, dobbiamo, come dire, essere insuperabili e, quindi, abbiamo anche il Sindaco Sospeso, con un terremoto giornalistico di impressionanti dimensioni, con dimissioni e sfiducie minacciate al solo scopo di stare sui giornali per smarcasi ed iniziare l’ennesima campagna elettorale all’insegna del contro qualcuno e non per un programma (che tanto quello si dimentica), quando il rispetto delle istituzioni imporrebbe di stare zitti aspettare la manovra di assestamento, tra qualche mese e fotografare il dato politico chiaro e senza infingimenti. Tutti gridano allo scandalo ma nessuno si fa carico della difesa delle istituzioni democratiche a cui io nostalgicamente sono legato.

Il Sindaco sospeso e la difesa delle istituzioni (clikka)

Vedi pure:

i padri porci del porcellum (clikka);

legge elettorale e principi parla la Corte (clikka);

Il Parlamento deformato (clikka).

Sulla Presidenza della Corte una caduta di stile:

La pensione del Presidente della Consulta (clikka)

Il Sindaco sopeso e la difesa delle istituzioni

demagistisSono profondamente convinto che gli uomini delle istituzioni debbano, prima di tutto, difendere le istituzioni democratiche costate il sangue dei nostri padri costituenti. Sono altresì convinto che una politica seria, concreta e trasparente debba avere ad oggetto il bene e l’interesse pubblico  ed essere volta prima di tutto all’Amministrazione.

La politica dell’audience, fondata sulla pura strategia mediatica ed alla ricerca affannosa del consenso ci ha portato nel guado dove siamo, poiché è talmente concentrata a partecipare alla canea mediatica, lontana anni luce dai problemi dei cittadini, che dimentica tutto il resto. In virtù di questo principio, infatti, non ho avuto alcun dubbio ad agire sulla vicenda del Calcio Napoli, nonostante tutti, politici e non, mi dicessero che mi sarei trovato i Napoletani contro.

Il caso Napoli, col Sindaco Sospeso, è un concentrato di malapolitica, scontro istituzionale, sociale e circo mediatico che, credo, debba far riflettere tutti coloro che sono impegnati in politica, nel momento in cui la questione non è più la vicenda processuale di De Magistris, ma la stessa considerazione dell’istituzione Comunale, con un Sindaco Sospeso che chiama le forze sociali a raccolta contro la “magistratura deviata” e “poteri forti”, passando per martire. Una volta chieste le dimissioni (ed RD è stata la prima a chiederle) e ricevuta la risposta del “non mi dimetto”, ripetuto più volte nei talk show, credo che la politica, quella con la P maiuscola dovrebbe portare la discussione nelle sedi istituzionali con compostezza, serietà e sopratutto senza gridare, proprio per non alimentare lo scontro sociale ed istituzionale che non fa bene a nessuno. Peraltro, anche il percorso delle dimissioni di 25 consiglieri è pressoché impraticabile tanto che nella giunta iervolino, pare, costò un procedimento disciplinare al Notaio che si prestò alla causa.

In questa vicenda, quindi, credo che occorra contare fino a 10 prima di parlare ed evitare di insistere a chiedere, dieci, cento, mille volte le dimissioni, per non portare a livelli alti il termometro dello scontro sociale sulle istituzioni e screditare, non la politica (che già lo è), ma l’istituzione stessa, col risultato di contribuire ad allontanare ancora di più i cittadini dai palazzi del potere.

Chi è impegnato in politica, quindi, non dovrebbe tanto alimentare il circo mediatico ma fare in modo che i cittadini scelgano i loro rappresentanti non perché sono contro questo o quello, ma perché hanno potuto verificare innanzitutto le loro capacità amministrative e se non facciamo tutti uno sforzo, ci ritroveremo sempre a capo delle istituzioni degli ottimi show man, ma degli scarsi amministratori. Insomma dei professionisti della strategia politica fine a se stessa impegnati sullo scontro sociale alla sola ricerca di consenso e non alla “ricostruzione” di un filo amministrativo con una idea di città!

l’Idealista Politico (clikka)

Bilancio previsionale del Comune: Un assalto alla diligenza

gennaro consiglioIn tutte le sedute di bilancio del comune di Napoli c’è un continuo rinvio ai principi di economicità e razionalizzazione della spesa pubblica e delle entrate, ebbene la mia esperienza, sia pur breve, in consiglio comunale mi ha fatto capire che tutto sommato questi principi non sono altro che dichiarazioni di stile poiché poi nessuno, tra consiglio e giunta, ha veramente a cuore l’aggressione alla “mala amministrazione”.

A ben vedere posso dire che questo non è un tratto caratteristico solo di quest’amministrazione poiché anche nelle passate amministrazioni mai nessuno ha esaminato con la dovuta perizia le pieghe del bilancio per scorgere dove possono essere nascosti i privilegi e gli sprechi di risorse. Tutti si fidano dei cosiddetti dati storici che ormai, in molti casi, sono assolutamente anacronistici. Difatti, tutte le stime dei dirigenti sono sempre pressoché uguali a quelle degli anni precedenti di modo che l’ingiustizia si perpetua preferendo, in molti casi, operare in modo indiscriminato attraverso operazioni lineari e non selettive.

Con fatica, infatti, sono riuscito a farmi approvare un emendamento sulle tariffe dello Stadio S. Paolo (clikka) per l’uso del terreno di gioco e per una palestra molto redditizia, nonostante il buon assessore al bilancio, non preoccupandosi della efficienza e della razionalizzazione dell’entrata, come detto semplicemente affermata, ha proposto, in modo economicamente inspiegabile, che l’emendamento andasse in commissione, al fine di mantenere ancora per un anno i privilegi che si volevano colpire e nonostante che i servizi avessero espresso ovviamente parere favorevole. Per fortuna il consiglio, a maggioranza, e nonostante il parere sfavorevole dell’amministrazione, ha approvato l’emendamento non ascoltando l’assessore. Ma, evidentemente, è stato un caso fortunato.

Difatti, per un’altra vicenda, la Giunta si è opposta e la maggioranza l’ha seguita, ad una proposta con la quale si chiedeva all’amministrazione di risparmiare circa 3.700.000,00 €. all’anno affidando il servizio notifiche degli atti, alla Polizia Municipale (clikka). Stima del risparmio, peraltro, ben conosciuta dall’amministrazione poiché indicata nella delibera di giunta n. 1200 del 2011 (clikka) voluta all’epoca dall’assessore Pino Narducci, proprio in attuazione dei tanto invocati principi di efficienza ed economicità. Ebbene, ancora oggi non mi spiego perché l’amministrazione non abbia voluto questo risparmio perpetuando un spreco ai danni dei cittadini napoletani!

Ancora nella occasione del bilancio 2014 ho proposto una mozione (clikka) con la quale chiedevo all’amministrazione di porre fine ad un uso assolutamente inspiegabile di tessere a pagamento, per docce ed asciuga capelli in alcuni impianti sportivi i cui proventi, ancora ad oggi, non si sa da chi vengano incamerati. Ebbene, l’amministrazione non si è smentita, pur apprezzando la proposta ha chiesto che tale atto fosse degradato da mozione a raccomandazione senza che vi fosse stato da parte del Consiglio e della Giunta una chiara presa di posizione su un fatto che è assolutamente inconcepibile.

Alla fine le sedute del bilancio previsionale al Comune di Napoli danno l’impressione di un assalto alla diligenza poiché la stragrande maggioranza dei migliaia di ordini del giorno, mozioni ed emendamenti sono tutti volti a spendere danaro, senza alcuna programmazione, per correre dietro questa o quella buca, senza considerare che proprio nel bilancio previsionale alla voce risarcimento danni per inadempimento contrattuale, sono appostati circa 4.000,00 €. segno che quando si ripara una buca o si esegue qualsivoglia appalto di opera pubblica, non c’è nessuno che controlli l’esatta e perfetta esecuzione delle opere commissionate. Diversamente dovremmo avere una città che risplende ed, invece, è sotto gli occhi di tutti il pessimo stato manutentivo nel quale versa.

Il caso delle tariffe dello Stadio San Paolo al 44:31

Il caso della Polizia Locale e della razionalizzazione del consumo dell’acqua ed energia al 05:35:30

Il mio intervento conclusivo al 06:36:19

Stadio San Paolo e Polizia Locale nel Bilancio previsionale 2014

gennaro consiglioStamane (23.09.2014) è iniziata la lunga maratona dell’approvazione del bilancio previsionale 2014 (clikka) che continuerà domani 24 e venerdì 26. Si prevedono migliaia di emendamenti, mozioni ed ordini del giorno.

Io ho presentati solo due proposte. Un emendamento sulle tariffe dello Stadio S. Paolo (clikka) con il quale non ho fatto altro che aumentare le percentuali relative all’uso dello Stadio per le manifestazioni sportive relative al terreno di gioco, facendo tesoro di quanto ho avuto modo di apprendere anche alla luce dell‘ultima commissione a cui ho partecipato (clikka)

In sostanza in questi tre anni mi sono reso conto che il Comune di Napoli dall’uso dello Stadio per le manifestazioni calcistiche non riesce neppure a coprire i costi di gestione mentre al concessionario vanno tutti gli utili. Tale previsione tariffaria, è il caso di notare, si fa assolutamente seria e concreta, in quanto, se non si giungerà alla firma di una nuova convenzione dobbiamo avere dei parametri di riferimento che secondo la previsione originaria del servizio ci avrebbero portato ad un incasso di circa 1.800.000,00/anno (contro i 7 milioni che incassa il Comune di Milano dal San Siro). Con il mio  piccolo ritocco non ho fatto altro che aumentare di qualche punto percentuale il ricavo in modo di avere una maggiore copertura dei costi (leggendo l’emendamento ciò lo si percepisce chiaramente).

Sempre sul San Paolo ho, peraltro, avuto modo di ritoccare anche la tariffa mensile dell’uso di due palestre usate per il Fitnes (quindi per sport diciamo commerciale), aggiornando la tariffa proposta di €. 940,00/mese ad €. 2.500,00/mese. Non ci ho messo molto a giungere a tale determinazione, in quanto, non ho fatto altro che chiamare un amico che ha una palestra di fitnes più o meno delle stesse dimensioni, affittata da un privato, il quale mi ha riferito che il suo canone di locazione è di €. 3.500,00 + ISTAT al mese, oltre utenze per diverse migliaia di euro. Nello stadio San Paolo, invece, tutte le utenze (luce, acqua e gas) sono a carico nostro, quindi, nel caso di specie la palestra in questione ha un margine enorme visto che all’ingresso ha posizionato un bel tornello ed incassa una retta mensile di circa €. 40,00/45,00 da, moltiplicare per circa 400 iscritti. E’ evidente allora che 940,00 €./m effettivamente mi sono sembrate un po’ poco!

Ho presentato inoltre anche una mozione che riguarda la Polizia Municipale (clikka) con la quale non ho fatto altro che chiedere all’amministrazione di affidare il servizio di notifica degli atti alle nostre guardie cittadine così come era stato previsto da una delibera di Giunta del 2011 (clikka) rimasta lettera morta. Dall’attuazione di questa mozione, infatti, avremmo un risparmio di qualche milioncino di euro visto che attualmente notifichiamo gli atti a mezzo posta con un costo di circa il doppio di quello che sarebbe possibile attuando quest’indirizzo!

Il mio intervento sull’emendamento alle tariffe del San Paolo al 44:35

Infine, sono intervenuto su una questione che era nell’aria: il commissariamento di Bagnoli non facendo altro che richiamare quanto avevamo già previsto e documentato qualche anno fa (clikka).

Il mio intervento su Bagnoli al 59:19

Una Cappella abusiva nel rione Traiano per Davide

cappelladavideLa vicenda del povero Davide ha delle caratteristiche che andrebbero studiate poiché rappresenta un forma mentis assolutamente radicata e diffusa sul territorio cittadino in alcune strade o quartieri.

Ci sono, infatti, gruppi di cittadini che si isolano dallo Stato inteso come collettività, manifestando chiaramente di non accettare né sopportare alcuna regola che non sia quella che, nel ristretto cerchio, gli stessi componenti del “clan” si sono dati. Regole non scritte che nascono dalla pervicace volontà di non riconoscere alcuna autorità e di sopportare quella diciamo costituita di mal grado. Una affermazione di forza che si manifesta in ogni momento, dalle bancarelle abusive di ogni cosa che nascono in occasioni di eventi, alla stabile occupazione di pezzi del territorio. Tanto che non molto tempo fa mi chiedevo quale fosse il rapporto tra i napoletani e l’ordine costituito (clikka).

Oggi leggo della realizzazione della cappella abusiva in favore del povero Davide in corso di realizzazione, ma a buon punto (come si vede dalla foto) ed oggi stesso, leggo anche la notizia dell’avvenuto sequestro del manufatto che, molto probabilmente sarà stato eseguito anche con denuncia contro ignoti.

Bene si potrebbe dire lo Stato c’è! Ma a riflettere, io sarei pronto a giocarmi tutto, che tutti i cittadini del quartiere sanno benissimo chi la stava realizzando, ma nessuno si è indignato né ha protestato né ha chiesto lumi ritenendo assolutamente normale il modo di agire. Probabilmente fra  qualche giorno sarà eliminato anche il nastro bianco e rosso, la scritta del sequestro e molto probabilmente anche la municipalità provvederà a dare il suo benestare perché sarà assediata da una massa di cittadini (minoritaria ma agguerrita) che pretendono di avere la cappella! Attenzione la mia non è una critica ma una constatazione che nei territori lo Stato non può intervenire solo con azioni repressive ma deve essere presente con programmi di sviluppo di solidarietà e sopratutto con la buona politica volta unicamente a far intendere ai cittadini con fatti concreti che se lo Stato esiste è meglio per tutti.

i cittadini del rione traiano abbandonati dalle istituzioni (clikka)

Davide una morte di Stato o della Politica (clikka)

Mario Messi (che non conosco) mi ha linkato questo suo video che mi ha fatto riflettere e che ringrazio:

Si nun tien sem nun può fa radici:

Da Repubblca Napoli di oggi 17.09.2014

Un Casotto di cemento tirato su in ventiquattr’ore “Ma il questore e il prefetto cosa dicono?”

ROBERTO FUCCILLO

«MA QUALCUNO l’ha autorizzata?». Domanda oziosa forse, ma è quella che si è posto ieri un sacerdote come don Aniello Manganiello, parroco a Scampia, di fronte alle immagini della minicappella che sta sorgendo al rione Traiano sul luogo dove è stato ucciso Davide Bifolco. Un casotto di cemento, eretto nei giardinetti lungo il viale, in quattro e quattr’otto come una qualsiasi palazzina abusiva. Non a caso Manganiello si chiede se l’opera «è stata autorizzata oppure ci troviamo dinanzi a un abuso». Di fatto i lavori sono iniziati l’altro ieri, con la gittata di un’ampia base di cemento armato, e sono proseguiti ieri con la elevazione di un muro, tre pareti a nicchia, destinato a far da ossatura alla “cappella” su cui campeggia per ora il megastriscione intitolato a Davide. La pietà per il ragazzo ucciso è fuori discussione. L’interrogativo è sul come possa essere tirato su un immobile di questo tipo, dichiaratamente destinato a non dimenticare la sorte la Davide, senza che nessuna autorità ne sappia nulla.

«QUEL tipo di cappelle ovviamente non dipendono dalla parrocchia — dice seccamente don Lorenzo Manca, il parroco del Rione che celebrò i funerali di Davide — se il Comune l’ha autorizzata, va bene». Il Comune però ne è all’oscuro. A Palazzo San Giacomo non risulta nulla, e gli uffici notano che la tipologia di intervento sarebbe di competenza della Municipalità.

«Non mi risulta sia pervenuta nessuna domanda — rimpalla il presidente di Municipalità Maurizio Lezzi — peraltro non ho mai saputo che sia compito della Municipalità rilasciare concessioni edilizie». D’altro canto Lezzi non esita a concludere che «se qualcuno ha fatto una simile costruzione, è chiauffici. ro che con tutta probabilità è abusiva. A me però non risulta nulla. Neanche i vigili mi hanno riferito nulla di rilevante, se non una parete, una specie di “murales” con una foto del ragazzo, nessuna cappella».

Risultato: l’autorità è ormai definitivamente espulsa da Rione Traiano. Costretta a chinare il cappello, poi a rinunciare alla divisa, infine a constatare che il governo del territorio da quelle parti risiede in altri «Se nessuno ha autorizzato quest’opera — nota Manganiello — e chi di dovere decide di non intervenire, allora davvero dobbiamo constatare con dolore che a Rione Traiano lo Stato e anche il minimo rispetto di qualsiasi forma di legalità sono definitivamente scomparsi. Oppure il questore e il prefetto per questa vicenda hanno deciso di dare un lasciapassare straordinario per cui tutto è consentito?». Polemica avvelenata. Alla quale si aggiunge la notazione del dirigente Verde Francesco Borrelli: «Gran parte di quelle lapidi contengono ritratti di morti ammazzati, di vittime di raid e di conflitti a fuoco compiuti durante le varie guerre di camorra a Napoli. Sono in prevalenza gestite e realizzate dalla camorra per presidiare e circoscrivere il territorio. Sono costruite abusivamente, ma nessuno ha il coraggio di abbatterle. Anche in questo modo la criminalità mostra la sua forza e il controllo di pezzi importanti della città».

Un modo insomma per impossessarsi della vecchia tradizione delle edicole votive dedicate a santi o immagini sacre, oggi spesso sostituite dagli “eroi” delle guerra di malavita. O, come nel caso di Davide, dal ragazzo di un quartiere che non riconosce più lo Stato.

Nomina componenti del CDA dell’ANM

atan3371mkaiQuando apprendo queste notizie mi fa sempre piacere, pertanto, vi linko l’Avviso pubblico per le Candidature nel CDA dell’ANM (clikka).

Questa cosa ci è costata un anno di battaglia in consiglio comunale, mi raccomando partecipate la scadenza è il 25 settembre p.v.!!!

Ovviamente mentre al Comune di Napoli siamo riusciti a portare in porto questa battaglia di imparzialità e di trasparenza in Regione Campania non c’è nessuno che ha avuto la sensibilità di fare la stessa cosa!!!

Vi ricordo gli altri avvisi con scadenza prossima:

Avvisi pubblici fondazioni e Mostra d’Oltre Mare (clikka)

Refezione scolastica: Tariffe 2014 e regolamento della commissione

mensa-scolasticaL’approvazione del Bilancio del Comune di Napoli è alle porte e nelle commissioni si stanno discutendo vari capitoli. Stamane abbiamo trattato il Regolamento delle Commissioni sulla Refezione scolastica (clikka) che Vi invito a leggere per una questione di trasparenza e per avere un contributo alla discussione prima che venga trattato in Consiglio. Io ho due appunti uno che riguarda la composizione (art. 2) nella quale, per evitare di appesantire l’organo di controllo, riterrei che la partecipazione fosse limitata al solo Presidente della Commissione Scuola e non, quindi, di tutta la commissione, nonché il punto che riguarda i poteri della Commissione Municipale e di quella di istituto (rispettivamente artt. 11 e 15) per i quali ai commissari non sarebbe consentito né procedere al prelievo di campioni né di chiedere copia di documenti. Sul primo punto sarei anche d’accordo perché implica il contatto con gli alimenti sul secondo, invece, no.

Credo, infatti, che per una commissione il potere di controllo debba essere effettivo, quindi, proporrò, eventualmente un emendamento col quale prevedere, non solo la possibilità di richiedere documenti, ma anche di fare rilievi fotografici che, ognuno, ormai munito di smartphone, può fare.

Quanto alla proposta di nuove tariffe 2014 (clikka) c’è un aumento ed un cambio di modalità della determinazione del contributo che passa al pagamento a pasto consumato. Il meccanismo ha spiegato l’assessore dovrebbe contenere una modalità di protezione delle fasce deboli che sono esentate. Anche per queste come al solito Vi invito al confronto.

vedi anche:

Napoli più cara per la refezione scolastica (clikka)

refezione scolastica in aumento i costi per i nostri bambini (clikka)

maestre e refezione scolastica nel comune di Napoli (clikka)

I cittadini del Rione Traiano abbandonati dalle istituzioni

Traiano corteoDue articoli di oggi del Corriere del Mezzogiorno e de la Repubblica Napoli, uno riporta una intervista al Prefetto Musolino, il quale sostiene che nel Rione Traiano, dopo la tragedia è meglio avere un profilo basso, fino a quando non si siano calmate le acque, l’altro che nel Rione Traiano, of limits per le forze dell’ordine, lo spaccio è ritornato alla normalità e per di più indisturbato.

Non riesco a non pensare ai tanti cittadini del Rione Traiano che credono nelle istituzioni, lavorano, pagano le tasse e portano i bambini a scuola nella speranza che il loro futuro sia migliore.

Mi chiedo come si sentano queste persone? Sconfitte? demotivate? lasciate a loro stesse? prigioniere? Siamo sicuri che la scelta del Prefetto sia quella giusta? Per credere nelle istituzioni c’è bisogno che queste siano presenti proprio nei momenti difficili e dimostrino ai cittadini la loro capacità di saper incidere sul territorio ed, invece, assistiamo sempre più ad istituzioni che “trattano” non si capisce cosa e con quale capacità.

Non mi allontano molto nel ricordare la trattativa delle istituzioni con la malavita del parco verde di Caivano che, non più di qualche settimana fa, ha trafugato dall’Ospedale Cardarelli di Napoli, con una vera e propria azione di camorra, la salma del cognato del camorrista, altrimenti conosciuto come “zicarminuccio”.

Uno Stato debole risultato di una politica debole e non autorevole incapace di dare l’esempio e di fare da guida!

Davide una morte di Stato o della Politica (clikka)

Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 14.09.2014

Il prefetto: «Lo Stato non s’è arreso Rione Traiano, torneremo visibili»

Musolino: «Agenti in borghese per non dare un’impressione di prepotenza Dobbiamo rispetto ai familiari del giovane ucciso e alle forze dell’ordine»

NAPOLI — Francesco Musolino, prefetto di Napoli, l’uomo che presiede il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Hanno ragione i poliziotti ad essere arrabbiati? Al rione Traiano lo Stato s’è davvero arreso?

«No. Non ci siamo mai ritirati, né da quel rione né da alcun quartiere di Napoli».

La strategia del basso profilo però è evidente.

«Guardi, purtroppo è avvenuto un evento doloroso, drammatico, tragico, per il quale bisogna avere tutta la considerazione del caso».

E di quest’evento — un ragazzo di 17 anni, Davide Bifolco, ucciso da un carabiniere — lei che idea s’è fatto?

«L’operazione bisognerà che la giudichi qualcuno, e per questo c’è l’autorità giudiziaria. Io credo che si debba avere grande rispetto nei confronti della famiglia, perché assistere alla fine di un ragazzo è sempre una tragedia. E mi sento di rinnovare anche un’altra forma di rispetto, quello nei confronti delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine che lottano ogni giorno per noi. La mia fiducia nei carabinieri non è intaccata. Quanto all’episodio specifico, lo Stato è in grado di sanzionare un comportamento sbagliato se va sanzionato».

Quelle donne e quegli uomini delle forze dell’ordine, però, lamentano di essere stati costretti a nascondersi: nessuna divisa, nessuna volante all’interno del rione Traiano. Non significa abdicare?

«Assolutamente no. Lo Stato da quella zona non se n’è mai andato. Si è semplicemente reso meno visibile. Opportunamente, aggiungo. Ché in quel momento si doveva evitare di innescare il nervosismo».

Dice che gli uomini in uniforme avrebbero arroventato un clima già caldo?

«Dico che noi abbiamo la responsabilità della gestione dell’ordine pubblico, e credo che in questo caso lo si sia fatto bene. Tutta la vicenda è stata governata in maniera sensibile e delicata, mostrando il rispetto che dobbiamo portare ogni giorno ai cittadini».

I sindacati di polizia la leggono in maniera diversa, dicono che siete arretrati di fronte alla prepotenza.

«La gestione sensibile di una circostanza a me non sembra un arretramento. L’obiettivo era il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, per questo andava disinnescata qualsiasi tensione. Abbiamo una piazza delicata dove è facile che si accendano nervosismi, la cosa fondamentale in questo momento era evitare sia le provocazioni che il ricorso alla forza. Poliziotti e carabinieri in questi giorni sono andati in giro in borghese per non dare l’impressione di essere aggressivi o, peggio, prepotenti».

E crede che alla fine questa tattica abbia pagato?

«La prevenzione è un elemento sempre difficile da valutare, perché di ciò che non accade non si ha la percezione. Però devo dire che, oggettivamente, non è si è registrato alcun episodio di tensione. Tutta la vicenda è stata governata con efficacia e sensibilità. E bisogna dare atto anche del comportamento degli abitanti del rione Traiano. Certo, la protesta c’è stata, hanno fatto manifestazioni, ma nei fatti hanno utilizzato toni che non hanno mai reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine».

Quando rivedremo le divise al rione Traiano?

«Così come siamo stati capaci di renderci invisibili, così sapremo renderci di nuovo visibili. Lo faremo man mano che la nebbia si dirada. E mi sembra che si stia già diradando».

Da Repubblica Napoli di oggi 14.09.2014

Lo spaccio ritorna alla normalità nel rione di Davide

ANTONIO DI COSTANZO

IL DICIASSETTENNE ucciso da un carabiniere, indagato per omicidio colposo, nel corso di un inseguimento. Sul Rione Traiano risplende un caldo sole che quasi sembra voler stabilire un tregua, dopo dieci giorni di pioggia, lacrime e parole di odio versate. Nella “terra di nessuno”, senza divise di polizia, carabinieri e vigili urbani tutto sembra tornato alla normalità, se di normalità si può parlare in un quartiere che ha strappato a Scampia il primato nello spaccio di droga.

Quest’angolo della periferia occidentale da tempo è un supermarket di hashish e soprattutto della micidiale Amnèsia, la marijuana trattata con additivi o eroina che fa perdere la memoria e causa una veloce dipendenza.

«Più su la vendono a cinque euro a dose» spiega una persona che conosce queste strade come le sue tasche. Il “più sopra” sarebbe via Tertulliano che parte proprio dal viale Traiano, all’altezza del parco comunale, e sale fin su alla Loggetta «lì dove c’è cocaina a iosa».

Una delle serie tv americane più amata dal presidente degli stati uniti Barak Obama si chiama “The Wire” e racconta della lotta agli spacciatori ingaggiata a Baltimora da una squadra di poliziotti e di tutto il contorno, compreso politica e giornalismo, che ruota intorno al grande business dello spaccio.

Nella serie in alcune strade di un quartiere periferico che viene ribattezzato “Amsterdam”, la vendita della droga è praticamente libera e tollerata. Qualcosa di simile accade in questi giorni in via Tertulliano. Qui un esercito di giovanissimi spacciatori aspetta i clienti agli incroci o davanti agli androni dei fatiscenti palazzi. Accolgono i visitatori “dell’Amsterdam partenopea” con fischi, urlando o suonando ai clacson degli scooter. Tutto alla luce del sole. Senza alcun imbarazzo o paura. A pattugliare via Tertulliano, dopo la tragedia di Davide e le tensioni che sono seguite, non ci sono volanti della polizia o gazzella dei carabinieri, ma moto che seguono chi entra nel budello che attraversa i caseggiati popolari. Incuriosisce il fatto che alcuni motociclisti portino anche i caschi, una vera rarità in queste strade.

Far luce sulla morte di Davide e accertare tutte le eventuali responsabilità sarà compito della magistratura, ma intanto in questi giorni la camorra ha fatto affari d’oro indisturbata dopo la rivolta che ha allontanato, momentaneamente, le forze dell’ordine dal Rione. «Anche se erba e fumo vengono ceduti a prezzi stracciati», spiega un residente. Bassi sarebbero anche gli stipendi per vedette e pusher al dettaglio. Una vedetta o un piccolo spacciatore non si metterebbero in tasca più di 100-150 euro a settimana. Ma in un quartiere dove i tassi di disoccupazione superano il 50 per cento e dove la linea di demarcazione tra legalità e illegalità è sottilissima, è chiaro come la camorra non faccia alcuna fatica a trovare “manodopera”damandareal massacro per pochi spiccioli. Oltre alla droga nel quartiere non mancano le bancarelle con le sigarette di contrabbando e quelle che espongono pane cotto e venduto abusivamente.

In via Marco Anzio un uomo è in sella con due figli su uno scooter. Tutti e tre sono senza casco. Anche Davide Bifolco viaggiava così su uno scooter per giunta privo di assicurazione. «È normale — dice Marco Liuzzi — l’assicurazione e il casco costano, qui la gente non se lo può permettere. E non è vero che il casco non si usa per farsi riconoscere in faccia ed evitare rischi». Marco lavora nel bar di Agostino Basile, papà della fidanzata, che si trova in via Marco Aurelio, davanti alla chiesa di Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa dove venerdì si sono svolti i funerali del 17enne. E proprio da questa strada si intravvede una speranza. «Con altri commercianti della zona — spiega Agostino — vogliamo promuovere una scuola di formazione professionale per i giovani e insegnare loro un mestiere. Così, possiamo dare un’opportunità a chi non vuole avere a che fare con storie di droga e criminalità ». A farsi carico di questa richiesta padre Lorenzo Manca che domani incontrerà il sindaco Luigi de Magistris. «Noi siamo pronti – spiega Basile – Ci devono dare solo una struttura dove organizzare e svolgere i corsi. C’è il vecchio palazzo Iacp in via- le Adriano che ospitava un supermercato, oggi chiuso. Potremmo utilizzare quello. Il Comune ci deve dare solo il via libera, noi siamo pronti. All’iniziativa vogliono partecipare anche la macelleria e la pizzeria della strada».

Agostino ricorda Davide: «Quando andava ancora a scuola veniva prima qui a fare colazione — racconta — a questi ragazzi dobbiamo dare una alternativa, un futuro in cui credere. Bisogna metterli nelle condizioni di svolgere un lavoro onesto». Il commerciante dice anche che poche ore prima in via Marco Aurelio è passata una gazzella dei carabinieri: «Sono passati e nessuno ha detto niente», aggiunge. E nel rione che fa parte del quartiere di Soccavo sono in molti ora a chiedere interventi concreti. Tra loro anche Bonito Costante, storico presidente del locale comitato assegnatari Gescal che ricorda un’altra tragedia avvenuta nella primavera del 1969: «Un ragazzo Enzo Coppola cadde in un vallone del viale Traiano e anche allora scoppiarono delle proteste che portarono alla sistemazione delle vallate e alla costruzione di cento appartamenti abitati tutt’oggi da altrettante famiglie».

Comune di Napoli: In bilancio il calcio mercato per il Napoli

stadioStamane ho partecipato alla commissione Sport ed ho avuto modo di esaminare la delibera di Proroga della concessione dello Stadio (clikka) che contiene anche lo studio fatto dal CONI Servizi S.p.a. sulla determinazione di un canone congruo per l’impianto.

Per semplificare si dice al Calcio Napoli potrai continuare ad usare lo stadio alle stesse condizioni della concessione del 2004 (clikka) fino alla fine del campionato 2014/2015, con l’obbligo per De Laurentiis di presentare uno studio di fattibilità sulla ristrutturazione e sulla gestione dello stadio, così come prevede la legge 147/2013, entro il 15.03.2015.

Ad ogni buon conto, senza entrare nei particolari, la cosa che mi ha colpito, non poco, è che, diversamente da come mi aspettavo, il CONI Servizi S.p.a. ha ritenuto che il canone annuo di circa 800 mila euro, pagato mediamente dal Calcio Napoli al Comune (diciamo con qualche resistenza),  sia congruo, sconfessando, non solo, i tanti vecchi consiglieri comunali che, in varie sedi, hanno sempre ritenuto che quella convenzione fu redatta e si giustificava solo ed esclusivamente per aiutare il Napoli in serie C, ma anche la recente pronuncia della Corte dei Conti del febbraio scorso (clikka) che, nell’esaminare la convenzione ha messo in luce molti aspetti assolutamente incomprensibili, sotto l’aspetto economico, poiché in contrasto con gli atti istruttori della delibera stessa di approvazione della concessione di cui sopra.

E’ peraltro da segnalare che lo studio del CONI Servizi non regge il confronto con quanto le altre squadre Italiane pagano per lo stadio. Ad esempio per lo Stadio San Siro il Comune di Milano incassa 6.975.912,45 di €. oltre IVA all’anno! Ora molti mi diranno che il raffronto tra Napoli e Milano non si può fare ed io, invece, mi chiedo se i napoletani valgono meno dei milanesi!

La cosa, peraltro, appare ancora più singolare se pensiamo che, nello scorso mese di agosto, la giunta comunale ha approvato una delibera con la quale si è impegnato a fare lavori nello stadio per 11.700.000,00 (clikka), prevedendo, non solo, la ristrutturazione di alcune parti, ma anche la sostituzione dei 60.000 seggiolini imposta dalla UEFA (che costerebbero circa 6 milioni di euro), quindi, non obbligatori per legge, senza tenere neppure in minimo conto del fatto che il Calcio Napoli, proprio dalla partecipazione alla Europa League, ha incassato dalla UEFA, ad agosto scorso, 0ltre 40 milioni di euro (clikka).

In sostanza De Laurentiis incassa un pacco di soldi dalla UEFA e non caccia neppure qualche milioncino per partecipare alle gare UEFA!

E’ utile osservare, inoltre, a quelli che pensano che i lavori nello stadio li fa De Laurentiis che gli 11.700.000,00 non sono gli unici soldi di manutenzione spesi dall’Amministrazione, poiché il Comune, in quest’anno ha già speso altri 704.712,64 €. per prescrizioni UEFA (clikka), €. 150.000,00 per lavori ai servizi igienici (clikka), €. 366.688,70 per altri lavori di adeguamento (clikka).

Solo nel 2014, quindi, l’amministrazione comunale, in dissesto finanziario e con le casse scassate ha sostenuto costi per oltre 1.200.000,00 caricandoli, ovviamente su tutti i napoletani, tifosi e non!

La ciliegina sulla torta è che di tutte queste decine di milioni di euro spesi ed in programma, non ce n’è uno per il ripristino della pista di atletica del San Paolo, usata da migliaia di ragazzini delle scolaresche e dai nostri atleti napoletani che nell’impianto si allenano tutti i giorni!

Ora una riflessione credo vada fatta: con tutti i soldi che De Laurentiis ha risparmiato fino ad ora, almeno poteva fare una buona campagna acquisti …. ma forse è meglio non insistere su questo punto, altrimenti è capace che nel bilancio previsionale del Comune di Napoli, in prossima approvazione, ci possa trovare appostata qualche decina di milioni di euro per acquistare un difensore! …. Per ora possiamo dire che i Napoletani rispetto ai Milanesi sembrano avere l’anello al naso …

Avvisi pubblici per la nomina in due CDA

gennaro consiglioProvo una certa soddisfazione nel vedere che il regolamento sulle nomine sindacali inizia a camminare da solo. Qualche settimana fa, infatti, ho pubblicato l’avviso (clikka) per la selezione di cinque componenti in una fondazione, oggi pubblico l’avviso per la selezione dei componenti del CDA di Nomina Sindacale nella Mostra D’Oltremare (clikka) e la relativa domanda di candidatura (clikka), nonché l’avviso per la selezione  dei componenti del CDA di nomina sindacale della Fondazione Strachan-Rodinò (clikka) con la relativa dichiarazione di incompatibilità (clikka).

Il termine di presentazione delle domande, che potranno inoltrarsi anche a mezzo e-mail, è il 18.09.2014 h. 12.

Chi è interessato potrà reperire maggiori informazioni presso il comune stesso.

Ad ogni buon conto la riflessione che voglio fare è che nella Mostra d’Oltre Mare altri consiglieri verranno nominati anche dalla Regione e dalla Camera di Commercio, non so chi nominerà quelli di competenza della provincia, e devo dire che provo un senso di ingiustizia e di indignazione perché questi ultimi enti faranno come vorranno senza rendere conto a nessuno ne mai alcun consigliere regionale si è mai impegnato affinché ciò non accada più!

Prima della approvazione del regolamento che ho scritto, proposto, voluto e combattuto per farlo approvare non immaginavo neppure che il Sindaco avesse un tale numero di nomine a sua esclusiva disposizione!! Partecipate, Partecipate, PARTECIPATE!!

Dal sito Ufficiale del comune:

avviso Mostra D’Oltremare (clikka)

avviso Strachan-Rodinò (clikka)

Un commissario anche per Napoli EST

Porto FioritoOggi (08.09.2014) leggo su il Mattino di Napoli un articolo sulla bonifica dell’aria orientale una sorta di accusa della Regione al Comune per ritardi ad esso imputabili. Siamo alle solite le bonifiche si devono rendicontare entro il 31.12.2015 per poter beneficiare dei finanziamenti europei. La regione oggi si è svegliata! Si avvicinano le elezioni e si vuole dimostrare che si è solerti. Come se fosse facile recuperare quattro anni di “nulla di fatto”. E’ come se caldoro, al primo mandato, doveva imparare sulla pelle dei cittadini campani come si guida una regione!

Dell’area EST me ne sto occupando da circa un anno ed ho capito subito che siamo nella stessa condizione di Bagnoli. Il 30.05 scorso ho anche proposto all’amministrazione una interrogazione (clikka) che ad oggi non ha avuto alcuna risposta. Niente di più facile che anche questa volta sarò attaccato da uno sparuto gruppetto di facinorosi del web, tifosi del sindaco, che tenteranno di dire che è tutto apposto, che non c’è nulla di cui preoccuparsi, che farei meglio ad occuparmi di cose più importanti, che dovrei lasciare le carte e stare in mezzo alla gente per capire quali sono i problemi veri (?). Ebbene, mi sto convincendo che in politica dovrebbe valere il principio della causa remota: Chi ha innescato il processo o non ha fatto nulla per impedirlo deve rispondere politicamente. Chi ha innescato il degrado o non ha fatto nulla per creare sviluppo nell’area occidentale deve rispondere politicamente della morte di Davive al Rione Traiano o di quella del povero Salvatore sotto i calcinacci della Galleria Umberto I di Napoli se non ha fatto tutto ciò che era possibile per spendere proficuamente i soldi UNESCO.

Accadrà mai una cosa del genere? I cittadini sapranno trarre le conseguenze al momento opportuno?

Politicamente non è una fatalità aver speso solo il 33% dei fondi europei che avrebbero potuto fare tanto in una regione con il più alto tasso di disoccupazione. Ebbene, di Porto Fiorito ho postato gli atti più importanti (clikka) che dimostrano la incapacità totale di politica ed impresa e dove la sua parte l’ha avuta anche l’Autorità Portuale di Napoli! Di questo passo si finirà per commissariare anche la bonifica nell’area orientale così come accaduto a Bagnoli e perché no commissariamo anche la regione ed il comune di napoli fino a quando i cittadini campani ed i partiti non saranno in grado di esprimere una classe dirigente degna, ed all’altezza di tutelare il bene e l’interesse pubblico.

Da Il MATTINO NAPOLI del 08-09-2014

Napoli est, la bonifica resta al palo dal governatore appello a Renzi

Napoli est, la bonifica resta al palo dal governatore appello a Renzi. Dopo Bagnoli e la Terra dei fuochi, sarà l’area orientale di Napoli l’altro tema che porterà, sul piano del disastro ambientale, il governatore Stefano Caldoro a chiedere un confronto con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Le premesse ci sono tutte. A lanciare l’allarme è proprio la Regione nella riunione convocata dal ministero dell’Ambiente per la definizione di un impianto di trattamento delle acque di falda (Taf) affidato alla Sogesid e finanziato con fondi Fesr 2007-13 per 25 milioni di euro. Un intervento che non si riesce neanche a progettare per la mancanza di indicazioni sull’area di sedime da parte del Comune di Napoli. Una riunione che è servita per fare il punto della situazione sul Sin di Napoli Orientale. Ma andiamo con ordine. Eravamo nel 1999 quando venne istituito il Sin (sito di bonifica di interesse nazionale) di Napoli Orientale, a norma della legge 426/98 che delimitava un’area molto vasta (820 ettari) di vitale importanza per lo sviluppo della città di Napoli, al punto di indurre la Regione a stanziare importanti finanziamenti a valere sui Fesr 2007-13 sul Grande progetto Napoli Est (100 milioni di euro), sul Grande progetto porto di Napoli (154,2 milioni di euro) e sugli stessi interventi di bonifica (25 milioni di euro). All’allora sindaco di Napoli, Antonio Bassolino vennero assegnati poteri commissariali e, a seguito di una costosissima campagna di caratterizzazione del suolo e a valle di un lungo percorso (che tra l’altro si incrociava nel 2004 con l’approvazione della variante al Piano regolatore comunale per il centro storico e per l’area orientale, che prevedeva la delocalizzazione dei depositi costieri presenti in tale area), si arrivò il 15 novembre del 2007 a un accordo di programma per la bonifica dei suoli contaminati e la messa in sicurezza delle falde contaminate. Le attività previste in tale accordo assumono importanza strategica per Napoli, con il varo di un programma articolato su 4 assi di intervento: 1) messa in sicurezza acque di falda; 2) bonifica suoli e falde di proprietà pubblica; 3) bonifica suoli e falde di proprietà privata; 4) Bonifica arenili e sedimenti inquinati a mare. Dal testo dell’accordo si evidenzia che il ministero dell’Ambiente è il «soggetto responsabile» dell’accordo e del rispetto del cronoprogrammi e che i «soggetti attuatori» per gli interventi di caratterizzazione e bonifica sono il ministero stesso, Arpac, Icram, Iss, Apat, Ceta e Sogesid (società pubblica successivamente individuata) e per la bonifica delle aree del demanio marittimo l’Autorità portuale di Napoli. Nelle premesse dell’accordo è richiamata la decisione che riguarda le responsabilità di chi produce inquinamento ambientale (chi inquina paga) e sono individuati quali soggetti responsabili dell’inquinamento le società che hanno i depositi costieri (e prima del 1983 le raffinerie), valutando invia presuntiva il danno ambientale in 200 milioni di euro. Il risultato emerso dalla riunione è che il cronoprogramma di 24 mesi non è stato rispettato e che molti soggetti privati, che coraggiosamente hanno deciso di operare per la riqualificazione di tale area, hanno versato e continuano a versare somme per la bonifica delle falde e dei suoli. Ma dove sono finiti questi soldi? Dove sono i programmi previsti nell’accordo? Questo, tra gli altri, il tema posto dalla Regione che, dal canto suo, ha sollecitato il Comune di Napoli a prendere una decisione sulla localizzazione del Taf affidato alla Sogesid, anche qui con finanziamenti da rendicontare entro dicembre 2015.

Davide: Una morte di Stato o della politica

Traiano corteoLa morte di un ragazzo di appena 17 anni è una tragedia e non oso neppure immaginare cosa stiano provando i genitori, i parenti e gli amici ma ciò che sta accadendo nel Rione Traiano mi indigna come cittadino! Una folla suggestionata che pensa che lo Stato sia da combattere, da respingere da tenere lontano.

Le Forze dell’ordine additate come responsabili indistintamente, per un giovane carabiniere che spara in preda alla paura e non all’altezza di fronteggiare la particolare situazione di un motorino con tre persone a bordo che, senza casco, non si ferma all’ALT in un quartiere di camorra!

Un quartiere difficile che viene saccheggiato dalla camorra ritenuta oggi addirittura “benigna” che da’ posti di lavoro a guardia delle piazza di spaccio a fronte di uno Stato che non è in grado di creare sviluppo per sottrarre le forze alla camorra!

Mi indigno e penso che forse Davide a quest’ora non sarebbe morto se nella vicina Bagnoli, in questi 30 anni, si fosse creato sviluppo e posti di lavoro. Forse il papà di Davide o il fratello o Davide stesso, a quest’ora potevano essere impiegati in una qualche attività turistica o terziaria che si sarebbe potuta sviluppare nell’area dell’ex italsider e, quindi, avrebbe potuto pagare la maledetta assicurazione del motorino o forse non si sarebbe trovato nel posto sbagliato perché stanco dal lavoro o perché l’indomani sarebbe dovuto andare al lavoro.

Forse in trent’anni Davide o qualche suo familiare avrebbe potuto trovare lavoro in una qualche attività che si sarebbe potuta sviluppare a Napoli Est, per esempio nel solo immaginato polo di Porto Fiorito, altro progetto fallito, oppure avrebbe potuto trovare lavoro in un’area sviluppata del porto o al Parco della Marinella, nelle vicinanze del Mercato del Pesce, inserito in un polo della ristorazione del seefood.

Ecco Davide, due sere fa, poteva non essere a bordo di quel motorino, oppure, poteva tranquillamente fermarsi all’ALT dei carabinieri perché aveva tutto in regola, non avremmo, così, regalato nulla alla camorra matrigna, se solo chi aveva – ed ha – l’obbligo di immaginare e programmare nelle istituzioni avesse fatto il suo dovere con competenza e lungimiranza! La politica sembra distante da noi ma è l’unica responsabile nel bene e nel male di ciò che ci accade!

Da Repubblica Napoli di oggi (06.09.2014)

Tutte Bugie è stato un omicidio e nel rione c’è chi inneggia alla camorra

CONCHITA SANNINO

Voleva essere un felino, ma non ce l’ha fatta a scappare da se stesso e dalla gabbia del suo destino, dalle notti passate in giro a «16 anni, quasi 17», dagli amici pericolosi o solo nullafacenti, mentre qualcuno gli aveva persino assicurato una promettente carriera di calciatore, «attaccante, però a patto che studi, ti concentri e smetti di fumare».

Ma Davide non era stato formato alla disciplina, o all’esercizio della sopravvivenza o al calcolo che ti fa svoltare. «Come un leone affronto la vita, supererò ogni salita», scriveva sul suo profilo Facebook e invece è finito bruciato mentre scappava chissà da cosa, ucciso da un proiettile sparato dal suo inseguitore, ammazzato mentre voltava le spalle al carabiniere che in una notte d’afa si è trasformato nel suo cacciatore. Davide Bifolco era questo, e forse non avrebbe mai immaginato che lo Stato, un giorno, dovesse rendergli giustizia.

Un ragazzo in bilico, come il suo Rione Traiano fatto di case popolari — da quartiere operaio scivolato verso il ghetto lungo la fascia di Napoli ovest — una distesa di palazzoni senza colore, famiglie eternamente in bolletta, alleanze tra clan sventate e di nuovo ricomposte, famiglie oneste che si chiudono in casa e aiuole che nessuno cura e che a nessun cittadino sembrano appartenere. Terreno ricco solo di espedienti facili, aspiranti ladruncoli e scippatori, piazze di spaccio ed economia di camorra, unico ufficio di collocamento aperto sul territorio.

Un rione che è stato tutto il perimetro della sua giovane vita, dove adesso, in una piovosa mattina di lutto, tanti altri Davide piangono, si disperano, accusano «i bastardi» delle forze dell’ordine, e si fanno intervistare e sfogano dolore e angoscia, per «tutte le bugie che vi stanno raccontando», per «tutte le infamità che ora ci rovesciano addosso pur di non pagare il prezzo di una morte innocente». «Non le scrivete le cazzate, ora stanno dicendo alla tivvù che hanno trovato una pistola giocattolo a quaranta metri da qui? Non vi macchiate la coscienza, pure voi», implora e insieme grida una zia di Davide.

E allora com’è andata, tra le 2.30 e le 3 di notte, lì a viale Traiano? Cos’è successo nello spazio che separa il prima e il dopo della tragedia? La voce di Davide spavalda che rientra un attimo in casa, per svegliare la madre con un sorriso, «Ma’ senti: mi prendo un cappellino e il giubbotto, c’ho freddo sul motorino, non ti preoccupare, mo’ torno, sto con gli amici». Fino a quelle sirene metalliche che annunciano la tragedia e portano il tam tam alla porta: «Prenda i documenti di suo figlio, Davide è ferito, un brutto incidente».

«È andata che lo hanno ammazzato». Salvatore Triunfo, 18 anni, qualche precedente alle spalle, il ragazzo proprietario di quello scooter Sh 300 che li ha portati dritti all’inferno, accusa e trema ancora: «Sì, è vero, c’ero io su quel motorino. Sono stato in caserma tutta la notte, mo’ mi hanno rilasciato. Non è vero che è stato un incidente. E non è vero che con noi c’era un latitante. Perché non ci siamo fermati? Perché eravamo senza casco, senza assicurazione. Siamo fuggiti e i carabinieri ci sono venuti addosso, ci hanno buttato per aria, siamo finiti in un’aiuola. Davide stava per alzarsi quando il ca- rabiniere che stava vicino a noi gli ha sparato. Poi gli ha messo le manette».

Arriva Enzo, un altro di neanche vent’anni, un altro che dice di aver visto tutto, che sostiene di essere lui il terzo su quel dannato scooter diretto all’inferno. Piange. Più che parlare, singhiozza, si copre gli occhi con le mani. «Siamo scappati perché non volevamo avere problemi, ma noi, noi non potevamo immaginare». Si ferma, lo incoraggiano: «Parla, ché solo così avremo giustizia, respira e parla». Enzo continua: «Ci hanno sparato alle spalle, abbiamo sentito un colpo e ha preso al petto Davide. Poi lo hanno subito portato in un’ambulanza, secondo me lo sapevano che era morto, ma hanno spostato il nostro Sh, hanno spostato la loro auto, lo sapevano che stava per succedere la guerra ».

La guerra, cioè seicento persone che calano giù da mezzo Rione Traiano, che sputano, lanciano pietre e inveiscono contro i carabinieri e la polizia che intanto è venuta a placare la rivolta, smontano le targhe da volanti e gazzelle, sull’onda dello sgomento minacciano di morte uomini e donne in divisa. Scene che avvengono quando a sparare è un carabiniere. Ma non, come avvenne nel 1991, fu la camorra a uccidere per sbaglio Fabio de Pandi, ragazzino di 11 anni.

Mentre ora le voci che si alimentano, la sete di vendetta montano sotto gli scrosci d’acqua violenti. Parenti, amici, familiari vanno prima in ospedale, poi in caserma: urlano, battono la testa, non ci vogliono credere che Davide è morto così. Sei ore dopo, quando la pioggia sembra sedata e goccioline della tempesta scivolano sopra le facce immobili di un centinaio di ragazzi, mentre il corpo del 17enne è ormai al Policlinico in attesa solo di un’autopsia rivelatrice, arriva il padre di Davide da un comune dell’hinterland dov’era andato a fare l’ambulante. E la sua minaccia strazia. «Dove sta il carabiniere? Gli devo uccidere il figlio. Adesso io che ci campo a fare?». Un’anziana zia dice secca, come una profezia: «La verità è una: la camorra ci protegge, e lo Stato ci uccide i figli».

Un zio di Davide, Felice, con gli occhi gonfi e rassegnati, sembra più lucido. «È stata un’ingiustizia e lo Stato deve pagare. Però questi ragazzi sono condannati, fanno cose pericolose. Le famiglie qui non possono seguire niente: troppi guai, troppi debiti, troppa povertà. Io e il padre di Davide avevamo un negozietto: siamo andati sotto e sopra, con le tasse non ce la facevamo, abbiamo venduto e siamo ambulanti. Qualcuno di noi ha fatto errori. Pensare che Davide un futuro ce l’aveva, era un bravo attaccante, piaceva tanto a Pasquale Foggia, lo sapete no, il calciatore della Salernitana. Ma poi il ragazzo non ci è andato più, voleva stare dietro alla fidanzatina, voleva la sua vita». Interviene un operaio della zona. «Lo sport è un lusso, se c’hai i genitori che ti seguono o hanno i soldi, vai ai tornei e cresci, sennò resti indietro ».

A sera cala una calma apparente sul rione in rivolta. Lo Stato resta nemico. Gli altri, capipiazza, spacciatori, rapinatori o perditempo, ci marciano, e soffiano disprezzo verso le “guardie”.

Il mio povero Davide meglio in carcere che così al cimitero

LOPOTEVA picchiare, me lo poteva mandare in ospedale. Perché me l’ha ucciso?».

Flora, 48 anni, è madre di Davide e già nonna. Piange e brucia Marlboro. La testa è sorretta dalle mani di una delle tante vicine che popolano il cortile di casa, lei alterna l’ira allo shock, scossa dalle lacrime e dalla tosse da fumatrice.

Signora, lei come pensa che sia andata?

«Hanno parlato della pistola trovata qui vicino, della pallottola che è partita per errore. Ma quale incidente? I ragazzi che erano con mio figlio mi hanno detto che Davide stava a faccia a terra nell’aiuola e si stava rialzando, quando il carabiniere me l’ha ucciso ».

Perché era in giro di notte? Le aveva detto con chi era uscito?

«Con i compagni suoi: niente di strano. Mio figlio non faceva nulla di male. È estate, Davide non lavorava ancora, era un bambino, la sera uscivano e stavano qui intorno. Mio figlio grande Tommaso (detenuto ai domiciliari, anche se è in strada con gli altri, ndr), gli aveva detto che quando risolveva le sue cose se lo portava a lavorare, manutenzione degli ascensori. Invece ci hanno distrutto. Era meglio che lo “imparavo” delinquente, almeno sparava lui. Almeno Davide si difendeva».

A 17 anni?

«Ma almeno lo andavo a trovare in carcere. Non al cimitero. Invece chi nasce qui, o è buono o è cattivo, sempre è condannato. Sia che stai su un motorino senza l’assicurazione, sia che sei un criminale, sempre nella tomba vai a finire. Vi sembra giusto?»

Gli atti del bilancio previsionale 2014 del Comune di Napoli

dissestoE’ un po’ di giorni che, sui giornali, si discute del bilancio previsionale 2014 e devo dire che quest’anno gli atti contabili approvati in luglio ed agosto dalla Giunta sono assolutamente corposi poiché si completano, finalmente, anche dei bilanci delle società partecipate e della delibera, con relativi allegati, di approvazione dei debiti fuori bilancio nonché di una serie di delibere che vale la pena studiare. E’ chiaro che una tale produzione di documenti, credo sia il frutto del lavoro che ha svolto la Corte dei Conti che con lente di ingrandimento ha esaminato gli atti contabili del Comune di Napoli come non si era fatto mai fino ad ora.

Sono interessanti le delibere collegate al Bilancio previsionale 2014 che finiranno per incidere sulla carne viva dei napoletani e che riguardano: 1) le modifiche al regolamento IMU, 2) la determinazione delle aliquote IMU, 3) il regolamento della disciplina dell’UIC, 4) la determinazione delle aliquote TASI, 5) il regolamento sulla imposta di soggiorno, 6) la determinazione delle tariffe della imposta di soggiorno, 7) la determinazione del prezzo delle aree e dei fabbricati che potranno essere cedute a terzi, 8) la delibera del rendiconto di gestione 2012, 9) la delibera del rendiconto di gestione 2013, 10) la relazione sui DERIVATI, 11) i parametri del DEFICIT 2013, 12) il programma triennale dei lavori pubblici 2014/2016. Non c’è che dire credo che il consiglio comunale questa volta durerà diversi giorni e diverse notti!

Nell’ottica della trasparenza e della condivisione, metto a Vostra disposizione tutti gli atti di bilancio che ho provveduto a caricare sul server. Mi farebbe piacere se vi fosse qualche anima di buona volontà disposta ad esaminarli per un confronto visto che tra circa 20 giorni gli atti dovranno essere votati in consiglio.

In questi momenti penso a quanto i politici italiani siano stati miopi a non conservare una classe dirigente in grado di fare squadra in circostanze come queste. Mi immagino un partito che sia di supporto con studi ed approfondimenti ai propri rappresentanti nelle istituzioni ed, invece, assisto puntualmente a consiglieri che in ordine sparso votano svogliatamente atti dei quali forse non hanno manco letto la prima pagina! Al contrario di quello che si potrebbe pensare l’Italia muore per la mancanza di partiti veri. Ecco gli atti:

Bilanci delle società partecipate (clikka)

Bilanci previsionali delle Municipalità (clikka)

Delibera di riconoscimento dei debiti fuori bilancio con allegati (clikka)

delibere collegate al bilancio previsionale 2014 (clikka)

delibera e schede tariffe servizi a domanda individuale 2014 (clikka)

relazione previsionale e programmatica con schede (clikka)

per accedere a tutti gli atti del bilancio clikka

Intanto Vi incollo le prime considerazioni che ci sono pervenute sui debiti fuori bilancio:

“E’ stata approvata finalmente in giunta la delibera relativa al riconoscimento dell’ultima tranche dei dfb del 2013 (1-11/31-12 2013).
Già in occasione dell’approvazione del rendiconto 2013 avevamo accennato al fatto che appariva singolare la presentazione di un consuntivo che non tenesse conto di tutti i debiti fuori bilancio originatisi nell’esercizio…

D’altronde – comunque – secondo l’impostazione dell’amministrazione ciò avrebbe avuto un rilievo meramente ricognitivo, non contabile in quanto anche la prima tranche di debiti (relativa al periodo 1-1/31-10 2013) era stata fatta gravare (con la scusa del plafond stabilito nel piano di riequilibrio) su esercizi futuri!!!

Infatti va sottolineato che “l’importo dei dfb rilevato nei primi dieci mesi del 2013 è di poco più di 64 mleuro. Di cui circa 35 riferibili alla lettera a) dell’art. 194 comma Tuel (cioè spese per sentenze) e circa 29 mleuro riferibili alla lettera e) (cioè spese in violazione dei procedimenti contabili)… i 64 milioni sono stati spalmati in 3 anni (0.7 milioni nel 2014; 29,3 milioni 2015 e 33,1 milioni nel 2016); un milione è stato coperto con residui 2013”.

Pertanto già oltre 62 mleuro erano stati “allontanati” sugli esercizi 2015-2016 (alleggerendo non solo il bilancio 2013 – cioè l’esercizio dove andavano correttamente imputati – ma anche il 2014). Adesso, secondo la delibera di proposta al consiglio 626 del 21-7-2014, la giunta propone di far gravare per 19,56 mleuro (cioè la quasi totalità della massa rilevata nell’ultimo bimestre dell’anno, tranne 0,35 mleuro gravanti su residui) i debiti fuori bilancio addirittura sul 2017!!!

In questo caso si tratta non soltanto di una scorrettezza formale ma anche politica: infatti non solo si posticipa arbitrariamente una spesa che pertiene con tutta evidenza all’esercizio 2013, ma addirittura si ipoteca il bilancio relativo a un esercizio ricadente al di fuori dello stesso mandato del sindaco.

Altre due considerazioni che richiedono attenzione:
1) come già notato in occasione della prima ricognizione 2013, non sono stati rispettati i termini stabiliti dall’art. 194 TUEL e dal corrispondente articolo del regolamento di contabilità per il riconoscimento dei debiti fuori bilancio (questo fatto viene addirittura rilevato dal collegio dei revisori…).
2) il rinvio ulteriore al 2017 per la procedura di impegno, liquidazione e pagamento dei creditori delle diverse partite riconosciute come dfb rende del tutto aleatori gli equilibri di bilancio dell’esercizio in corso in quanto non si tiene conto degli oneri di giustizia e degli interessi che per consapevole scelta discrezionale dell’amministrazione si genereranno nel corso dei prossimi anni fino a quando, finalmente, i creditori saranno soddisfatti. Il provvedimento, pertanto, potrebbe esporre anche ad eventuali responsabilità di funzionari e amministratori; per i funzionari in particolare, in questo caso va considerato che è pienamente operante il comma 2 dell’art. 9 D.L. 78/2009.

Infine permane il “mistero” del maxi-debito ubi factor-elektrica (circa 18,5 mleuro), emerso con una sentenza del consiglio di stato e riconosciuto dalla giunta il 19 dicembre 2013 insieme alla ricognizione dei primi dieci mesi, di cui non si è sentito più parlare”.

Chi paga per gli errori nella stazione della metropolitana di Piazza Garibaldi

stazionegaribaldiSettembre è un periodo di piogge e mi aspetto di rivedere le stesse scene a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi nella nuovissima stazione di piazza Garibaldi della metropolitana dove, quando, piove, piove anche dentro la stazione. Ovviamente è una cosa assurda e pertanto il 2 maggio scorso ho formulato una interrogazione (clikka) all’assessore alle infrastrutture al fine di capire se è normale che piova dentro una stazione appena realizzata e pagata fior di centinaia di milioni di euro! Purtroppo, fino ad oggi, nonostante la interrogazione sia assolutamente specifica e circostanziata, non ho avuto alcuna risposta.

Il fatto gravissimo è che nella nuova stazione i lavori stanno continuando, pertanto, abbiamo la fortuna che l’impresa appaltatrice è ancora presente nel cantiere e, quindi, potremmo chiedere conto e ragione di ciò che accade ad ogni pioggia.

Ebbene, secondo Voi cosa farebbero il sindaco, gli assessori, ovvero, ogni persona sana di mente se l’impresa chiamata per ristrutturare la propria casa installasse gli infissi in modo tale che ad ogni temporale occorrerebbe prendere la canoa per andare dalla cucina al salotto ? E’ chiaro che quando si tratta della propria tasca il comportamento è facile da immaginare: non paghi e cacci l’impresa!

Nel caso dell’amministrazione della cosa pubblica, invece, non accade nulla! I soldi sono pubblici, quindi, di nessuno e si possono pure buttare dalla finestra, tanto questi fessi di cittadini italiani ed in particolare di napoletani non si lamentano manco.

Secondo Voi un cittadino tedesco o inglese come reagirebbe all’inerzia della pubblica amministrazione ed a questo scempio dei soldi pubblici? Anche questo è facile da immaginare!

E’ possibile, dunque, che l’amministrazione non si degni neppure di spigare, non al sottoscritto consigliere che rompe le scatole, ma alla cittadinanza di chi è la colpa?

Orbene, nel caso di specie la causa potrebbe essere anche un errore di progettazione ma nessuno si è degnato, quando si sono verificati i fatti, di accertare alcunché.

Nell’interrogazione troverete alcune richieste specifiche poiché per esperienza professionale sono sicuro che l’impresa appaltatrice è stata puntuale a fare le sue riserve e richieste all’amministrazione mentre quast’ultima, molto probabilmente, potrebbe non aver fatto nulla per difendere il bene e l’interesse pubblico, tal volta per incapacità dei titolare del potere di controllo, tal volta per altre ragioni che non mi va neppure di immaginare …

Per vedere il video di quello che accade nella stazione Garibaldi e toccare con mano quanto siamo “fessi”, incapaci ed inadeguati nella tutela del bene e dell’interesse pubblico clikka qui

Spero che da questo post nasca una inchiesta giornalistica affinché esca fuori la verità e si vergogni chi si deve vergognare di come ha lavorato!

Degli “affari” su piazza Garibaldi, peraltro, me ne sono già occupato in una singolare vicenda:

Piazza Garibaldi come la fontana di Trevi in un noto film (clikka)

Piazza garibaldi è pubblica (clikka)

grandi stazioni in piazza garibaldi (clikka)

La sanità campana: Siamo cittadini di serie b

cardarelliIeri 30.09.2014 il Mattino di Napoli ha riportato una lunga intervista al Dott. Giuseppe Russo neurochirurgo del Cardarelli che ha chiaramente esposto quali sono i danni che derivano dalla disorganizzazione della rete dell’emergenza nella nostra Regione. La cosa che mi colpisce è che sono tutte cose assolutamente logiche che da anni, sono sicuro, sono state riferite ai politici che avrebbero dovuto intervenire e non sono intervenuti.

Ciò che registro è, infatti, la grande insensibilità da parte delle amministrazioni regionali che si sono succedute che, ovviamente, vanno tutte messe sul banco d’accusa per aver contribuito in un certo qual modo alla morte o all’aggravamento della salute di molti nostri concittadini campani.

La cosa che effettivamente fa rabbia è che il caso regione campania è assolutamente singolare poiché in tutte le altre regioni d’Italia i Policlinici Universitari sono stati inseriti nella rete dell’emergenza e sopratutto esiste una vera e propria rete delle emergenze. Non è un caso che fino ad ora sul ruolo del Policlinico non ci sia stata una parola degli addetti ai lavori, di modo che possiamo legittimamente pensare che avranno di che vergognarsi per non avere avuto neppure il coraggio di spiegare le loro ragioni come, invece, hanno fatto i manager del Monaldi che hanno dato la loro piena disponibilità alla rete delle emergenze.

Ad ogni buon conto a fine settembre organizzeremo un convegno invitando tutti coloro che sono stati chiamati in causa al fine di comprendere come effettivamente stanno le cose e cosa si potrebbe e dovrebbe fare per porre per fare in modo che i cittadini campani non siano considerati di serie b dalla politica locale.

MATTINO NAPOLI del 31-08-2014

Protestano anche i neurochirurghi «Ictus, manca una rete per i soccorsi»

Protestano anche i neurochirurghi «Ictus, manca una rete per i soccorsi» II caso L’allarme delle associazioni: in Campania mortalità record potrebbe essere dimezzata A Milano ce ne sono nove. A Torino cinque. Altrettante a Roma. A Genova tré e due a Palermo. A Napoli nessuna. Parliamo delle «stroke unit», le unità di urgenza ictus. Da Giuseppe Russo, neurochirurgo del Cardarelli, nonché presidente regionale di Alice, l’associazione nazionale per la lotta all’ictus cerebrale, parte la denuncia: «In Campania abbiamo l’indice nazionale più alto di incidenza per l’ictus ischemico e la più alta mortalità sia per l’ischemico che per l’emorragico. La causa? La mancanza di una rete di unità operative dedicate, di percorsi condivisi per la trombolisi, di centri di rifermento regionali per gli aneurismi cerebrali e le emorragie cerebrali. Tutte cose già definite con un decreto ad hoc e mai attuate» dice Russo. E aggiunge subito: «L’ictus è la prima causa di disabilità nell’adulto. Ed è gravato da una elevata mortalità sino all’ottanta per cento per l’emorragico. Una mortalità che può essere dimezzata con un sistema di emergenza efficiente. Hanno rilevato che con questa modalità gestionale si riducono statisticamente sia la mortalità sia il grado di invalidità di chi ha subito un ictus, indipendentemente dalla gravita e dall’età di chi è colpito. Essenziale è cercare di far arrivare la persona nella struttura specializzata quanto prima in modo che esegua subito gli esami, la Tac in particolare, per capire se l’ictus è stato determinato da un’ischemia o da un’emorragia. Nel primo caso, infatti, si può procedere alla trombolisi, una tecnica in grado di sciogliere il coagulo che impedisce al sangue di arrivare al cervello. La cosa importante, però, è agire entro le prime tre-quattro ore al massimo perché, dopo quest’arco di tempo può verificarsi un’emorragia in seguito al trattamento. Naturalmente, prima si interviene, più parti di cervello possono essere salvate. m.l.p. I dati A Milano nove «stroke unit» a Torino e a Roma cinque Nessuna a Napoli «II piano c’è ma è inattuato». Gli interventi Russo, presidente di Alice: tutti i pazienti al Cardarelli dove non è possibile un’assistenza adeguata Innanzitutto col trasporto immediato, «time is brain», come dicono gli americani. In secondo luogo il paziente deve essere assistito presso centri qualificati. Oggi nel migliore dei casi si fa quel che si dice «la corsa dell’asino». Il 118 trasporta, infatti, il paziente presso l’ospedale più vicino e poi verso il Cardarelli dove non esiste una struttura adeguata (unità ictus) e troppo spesso c’è personale stressato, non specificamente addestrato ne supportato da percorsi assistenziali dedicati». Per l’ictus, spiega ancora il neurochirurgo, il piano regionale per l’emergenza è già stato scritto da una commissione ad hoc presso il commissariato, e dichiara ancora il professionista del Cardarelli – «custodito nei cassetti da più di un anno». Intanto i pazienti che si rivolgono in strutture tipo Casoria, Pozzuoli e tutti gli altri ospedali minori, non trovano altro che essere trasferiti al Cardarelli con perdita di tempo talvolta fatale. Quelli che vi giungono in tempo ricevono assistenza inadeguata se non «incivile», su barelle nei corridoi, garantita da personale sotto stress e talvolta non specificamente competente. Le Unità Urgenza Ictus o Stroke unit sono composte da un team di professionisti di vario genere (sia medici sia infermieri) che conoscono il problema e sono in grado di trattarlo a perfezione.

MATTINO NAPOLI del 31-08-2014 La Penna Marisa

Pronto soccorso sì del Monaldi alla rete unica = Emergenza, il Monaldi apre al decreto Romano

Parla il direttore generale dell’Ospedale dei Colli che riunisce in una sola azienda il Monaldi, il Cotugno e il Cto. Il Monaldi, spiega Giordano, «è già nella rete territoriale di emergenza per quanto riguarda la cardiologia, la cardiologia interventistica, la chirurgia toracica, la cardiochirurgia pediatrica e per adulti e la chirurgia vascolare». > La sanità Emergenza, il Monaldi apre al decreto Romani II D.G. Giordano: «Già siamo integrati, ma i pazienti li distribuisce meglio l’azienda territoriale. «Per noi non cambia nulla. Siamo già nella rete dell’emergenza. Siamo sempre a disposizione delle esigenze regionali». Parla il direttore generale dell’Ospedale dei Colli che riunisce in una sola azienda il Monaldi, il Cotugno e il Cto. All’indomani dell’intervista rilasciata al Mattino da Ferdinando Romano, il capo di dipartimento Salute della Regione Campania, nella quale anticipa i contenuti di un decreto, già pronto, che sancirà il raccordo funzionale tra Cardarelli, Monaldi e Policlinico federiciano – vale a dire una rete polare al servizio dell’ospedale più grande del Mezzogiorno, un decreto, come ha ribadito lo stesso Romano «a cui nessuno potrà sottrarsi» – il direttore Antonio Giordano si dice, dunque, «assolutamente a disposizione». E aggiunge subito: «Siamo comunque da sempre nella rete. Tanto per fare un esempio proprio questa mattina (ieri ndr), personale medico e infermieri stico del Cotugno, ospedale che cura le malattie infettive è stato al porto ad accettare i migranti giunti in nave». «Ribadisco comunque che siamo da sempre a disposizione. Sicuramente saluto con grande interesse il decreto. Auspicando, così, un maggiore coordinamento delle attività dell’emergenza. Perché questo aiuta tutta l’assistenza nella regione Campania». «Poco cambia nel nostro modo di lavorare. Per il paziente si cercherà la migliore destinazione per la patologia di cui è affetto. In ogni caso è molto meglio se il coordinamento dell’emergenza venga svolto da un’azienda territoriale che può distribuire meglio i pazienti, a seconda delle disponibilità e delle discipline a disposizione di ogni singolo presidio». Il Monaldi, che rappresenta un’eccellenza in molte discipline, ricorda Giordano, «è già nella rete territoriale di emergenza per quanto riguarda la cardiologia, la cardiologia interventistica, la chirurgia toracica, la cardiochirurgia pediatrica e per adulti e la chirurgia vascolare». E conclude: «Inoltre abbiamo già un pronto soccorso operativo al Cotugno per le malattie infettive». Non vuole invece commentare il decreto il direttore generale del Policlinico, Giovanni Persico. Ma quali sono le novità del decreto? Innanzitutto Ferdinando Romano ha chiarito, una volta per tutte, che sarebbe inutile tenere tré pronto soccorso (al Cardarelli, al Monaldi e al Policlinico) nel raggio di un centinaio di metri quadrati. «Sarebbe scarsamente funzionale, è molto più logico, invece, mettere in campo efficaci sinergie» ha dichiarato ieri al Mattino. In quanto al decreto, «esso sancirai! raccordo funzionale tra il più grande ospedale del Mezzogiorno, il Monaldi e il policlinico dell’Università Federico л. Una rete polare, ha spiegato il capo dipartimento Salute della Regione Campania, al servizio del pronto soccorso del Cardarelli. Come abbiamo scritto nei giorni scorsi al pronto soccorso del Cardarelli si registrano mediamente trecento accessi al giorno. In alcuni casi si arriva anche a trecentocinquanta. Un lavoro improbo per i medici e di attese talvolta lunghe per l’utenza, che sempre più spesso sfocia in episodi di violenza ai danni dei sanitari da parte di familiari di degenti in attesa di essere visitati. Nel solo mese di agosto ben tre sanitari del pronto soccorso (di cui due infermieri) sono stati malmenati ed hanno dovuto a loro volta essere curati dai colleghi del reparto di emergenza.

Il degrado dello storico mercato ittico di Napoli

dianaQuella del mercato ittico di Napoli è stata una battaglia sin dall’inizio della consiliatura. Grazie alla sinergia che si è creata nel consiglio comunale, infatti, per evitare che fosse trasferito in virtù di una decisione della giunta iervolinoe prima ancora di quella bassolino, sono riuscito ad immaginare una soluzione che prevedesse la ricapitalizzazione del CAAN di Volla (una cattedrale nel deserto costata ai cittadini qualche centinaio di milioni di euro e, guarda caso in crisi economico/finanziaria) attraverso il conferimento della gestione del mercato storico del pesce di Napoli alla società partecipata dal comune. Valutai, infatti, positivamente le istanze che venivano dai mercatali che rappresentavano un pezzo dell’economia cittadina con un giro di affari di circa 200 milioni di euro l’anno che, in un momento di crisi, doveva essere preservato.

Orbene, sono fermamente convinto che la politica e l’amministrazione pubblica debbano giocare di sponda con l’economia e con l’imprenditoria, creando le condizioni affinché essa si sviluppi. Constato, invece, che tutte le volte in cui la politica e l’amministrazione pubblica entrano in contatto col mondo dell’impresa si creano veri e propri sfaceli. Ciò sta accadendo con il Mercato Ittico di Napoli di cui a questo punto della storia conosciamo i nomi ed i cognomi dei responsabili politici ed amministrativi!

L’inizio della vicenda è stato traumatico perché il Sindaco pare avesse avuto l’idea di sloggiare il mercato ittico e, nel segno dell’ospitalità, trasformare il fabbricato dello storico mercato in una Moschea. Vista la linea del sindaco, l’assessore Marco Esposito, fece ogni cosa per scoraggiare l’indirizzo politico che stava nascendo in consiglio. Ci vollero molti consigli comunali e molti interventi, infatti, per raddrizzare una barca che sembrava stesse affondando con tutti i mercatali dentro. Poi finalmente riuscimmo a far approvare dal Consiglio Comunale all’unanimità prima un Ordine del giorno (clikka) e poi una delibera (clikka) che, credevo, avessero messo fine alle traversie del mercato ittico.

I mercatali a questo punto per consentire l’esecuzione dei lavori di adeguamento al fabbricato Cosenza accettarono di trasferirsi momentaneamente a Volla con l’idea di rientrare dopo qualche mese, anzi, con la promessa del rientro entro il natale 2013 per consentire la consueta celebrazione della vendita della notte dell’antivigilia. Ebbene, i fatti ci hanno amaramente dimostrato che non solo è trascorso natale ma anche pasqua 2014 con l’aggravante che al vertice della società che dovrebbe guidare il CAAN è stato riconfermato un esperto, per così dire, di camorra, l’ex senatore Lorenzo Diana (clikka), che aveva già dimostrato di non essere tagliato per fare il manager di una società pubblica.

Abbiamo, quindi, il caso particolare dove la politica del consiglio comunale ha fatto il proprio dovere dando un indirizzo preciso, mentre quella della giunta capitanata da Sindaco ed Assessore alle attività produttive, Enrico Panini, con il loro alfiere, Don Lorenzo Diana, messo a capo del CAAN, si sono impantanati in un groviglio da cui un intero pezzo dell’economia napoletana sta subendo le conseguenze negative.

Eppure basterebbe parlare con i tanti pescivendoli di napoli e chiedere cosa ne pensano della localizzazione del mercato a Volla, per capire che il settore è in crisi a causa del trasferimento e che di questa crisi, tutta napoletana, se ne stanno avvantaggiando il mercato di Mugnano e quello di Pozzuoli. Orbene oggi il problema serio è legato al fatto che i ritardi provocati dalla malagestio della vicenda hanno fatto scadere il certificato CEE per il mercato di Piazza Duca degli Abruzzi e che per la riemissione di tale certificato occorrerebbe una preparazione tecnico/manageriale che il CAAN con il suo attuale CDA ha dimostrato di non avere, avendo scelto di dare spazio ai riciclati della politica anziché a figure manageriali!

Orbene oggi gli articoli che leggo sulla stampa cittadina, mi lasciano l’amaro in bocca e mi mortificato poiché un luogo che è sempre stato vissuto come un’area viva e vitale per napoli e la sua economia oggi è riparo dei senza fissa dimora ed in uno stato di degrado provocato dalla stessa amministrazione e senza che se ne sia tratta la benché minima conseguenza!

Sarà un caso ma leggo che nelle more del trasferimento, ci sono state le elezioni politiche e poi quelle europee e fra poco ci saranno anche quelle regionali e poi comunali potrebbe sorgere il dubbio che questi disastri potrebbero essere causati, ovvero, prolungati ad arte. Come si dice a pensar male non si sbaglia ….

per un’ampia trattazione dell’argomento (clikka)

Da Repubblica Napoli di oggi 29.08.2014

Ex mercato ittico il dormitorio degli immigrati

ANNA LAURA DE ROSA

LO STORICO mercato ittico di piazza Duca degli Abruzzi ridotto a dormitorio abusivo. Brandine, tende e giacigli di fortuna circondano l’edificio progettato da Luigi Cosenza. Circa trenta persone di nazionalità diverse, per lo più extracomunitari, vivono in condizioni di degrado davanti ai locali in passato destinati alla vendita dei frutti di mare. Un uomo ciondola tra i materassi dopo una birra di troppo, discute con un immigrato e poi si allontana. Il resto del gruppo bivacca tra stracci e rifiuti sotto gli occhi inquietati degli utenti Anm in attesa alla fermata di via Ponte della Maddalena. Non c’è indignazione «ma scoramento » tra i cittadini, per la città degli invisibili che cresce tra spazi pubblici e opere incompiute. «Non abbiamo soldi né un posto dove andare – dice uno dei senzatetto – Qui non ci vede nessuno, a chi diamo fastidio? Perché dovremmo andarcene? ». Il mercato ittico è vuoto dal giugno del 2013, da quando gli operatori della borsa del pesce lasciarono i locali per volere dell’amministrazione, che promise con una delibera di adeguare in breve tempo la struttura alle prescrizioni igienico sanitarie dell’Asl. «Ma ad oggi è tutto fermo – protesta il portavoce del “Consorzio mercato ittico di Napoli” Pietro Chiaro – Siamo ancora relegati nel centro agroalimentare di Volla con un calo delle vendite del 60 per cento, in attesa di una nuova assegnazione dei box nel mercato di Napoli da parte del Caan e dell’avvio dei lavori. Speriamo si smuova qualcosa nelle prossime settimane». «Ci hanno preso in giro – incalza l’ex presidente del Consorzio, Antonio Maraucci – Non riavremo mai la nostra sede». Non è l’unico progetto di riqualificazione in ritardo che spalanca le porte al degrado. A due passi dai locali vuoti del mercato ittico e dal dormitorio abusivo, ci sono gli spazi del parco della Marinella, utilizzati come vespasiano dai senzatetto. L’area dell’incompiuta Villa del popolo, fu sgomberata due anni fa dall’amministrazione: c’era un campo rom. É riapparsa tra l’erba alta qualche baracca. Una piccola casetta di legno si nasconde invece nella strada sottostante il ponte della Maddalena, all’altezza dell’Ufficio scolastico regionale. In una grande discarica abusiva si distingue appena l’uscio dell’abitazione. E accanto alla porta, colpisce l’ordinata scrivania sistemata accanto ai rifiuti ingombranti.

Un altro gruppo di circa venti persone vive tra i rifiuti. L’insediamento della vergogna cresce ogni giorno in via Amerigo Vespucci, all’altezza di piazza Mercato, nei giardini alle spalle delle Torri aragonesi: una bicicletta e un motorino lasciati accanto a una casetta di cartone costruita tra l’erba selvaggia. Sono sotto gli occhi di tutti invece i senzatetto stesi tra le aiuole alle spalle della fermata Anm: «Accendono fuochi per cucinare, si ubriacano e litigano – denunciano i residenti – A volte si spingono fino alla Circumvesuviana per rimediare qualche euro. È un pezzo di città che solo un’amministrazione troppo distratta può permettersi di non vedere».

I killer della sanità campana

caldoroProsegue l’inchiesta de il Mattino di Napoli sulla Sanità campana e questa volta a parlare è il primario della Chirurgia Vascolare del Cardarelli Carlo Ruotolo. Consiglio la lettura dell’intervista in calce perché fa capire quanto la politica sia approssimativa e superficiale poiché potrebbe semplicemente riorganizzare un servizio, senza ulteriori spese, a tutela della salute pubblica, ed omette di farlo.

Il tema vero è che tutti quelli che vedo impegnati in politica pensano di avere le doti per fare il parlamentare, il ministro, il governatore, il sindaco, il consigliere regionale o comunale senza pensare che dalla loro attività, una volta eletti, dipendono la vita di milioni o centinaia di migliaia di persone. L’altra faccia della medaglia è che molti cittadini non pensano che dal loro voto dipende la loro vita e quella dei loro familiari, pertanto, è bene che ci siano inchieste di questo tipo non fosse altro per far capire ai cittadini che quando votano stanno mettendo a rischio la loro pelle e quella dei loro figli! In diritto c’è un principio sul nesso di causalità che si esprime con il brocardo latino causa causae est causa causati. Ecco questo principio dovrebbe essere applicato per accertare la responsabilità politica!

Nonostante i numerosi articoli ed interviste continuo a registrare il silenzio di caldoro e dei consiglieri regionali. Non c’è che dire dei politici di alto profilo!

il nuovo policlinico ostaggio dei baroni dell’università (clikka)

Da il Mattino di Napoli del 29.08.2014 Maria Pirro

Intervista a Carlo Ruotolo – «Manca una rete sulle emergenze ognuno fa da sé» = «Molti centri per il cuore ma non c`è coordinamento»

Ruotolo, primario del Cardarelli: manca una rete regionale.

II primario del Cardarelli «Manca una rete sulle emergenze ognuno fa da sé».

Carlo Ruotolo è direttore della Chinirgia vascolare dell’ospedale Cardarelli. Il chirurgo avverte che, oltre le vicende riportate dalle cronache di questi giorni, c’è una questione di organizzazione: «Questo è il vero problema: la mancanza di una rete regionale per l’emergenza vascolare e la distribuzione delle risorse, che va organizzata diversamente. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza è decisivo. Ma il problema è politico: non c’è una visione di insieme. Difatti, noi specialisti che operiamo sul campo in questi anni non siamo stati mai convocati e ascoltati dalle istituzioni». Carlo Ruotolo è direttore della Chinirgia vascolare dell’ospedale Cardarelli. Con la sua équipe esegue quasi 900 interventi all’ anno, di cui circa 120 in regime d’urgenza. Avvisa: «A Napoli le difficoltà nel ricovero del paziente affetto da dissezione dell’aorta, giunte alle cronache in questi giorni, sono emblematiche perché evidenziano i problemi nella gestione dell’emergenza che riguardano tutte le specialità, in particolare chirurgiche». Quanti casi di dissezione dell’aorta si verificano all’anno? «Circa quattro ogni 100mila abitanti. Si contano 60-70 diagnosi all’anno m Campania. Si tratta di una patologia poco frequente, ma complessa e grave, che richiede pertanto un preciso percorso diagnostico teraupeutico. La sua principale ma non unica manifestazione clinica è un dolore al torace, quindi un sintomo a-specifico, spesso associato a un aumento della pressione». Che fare in questi casi? «Andare subito al pronto soccorso, in una struttura che abbia possibilità di eseguire una valutazione da un punto di vista cardiologico e cardiochirurgico». Avuta la diagnosi, cosa accade? «La dissezione dell’aorta va trattata solo in centro di cardiochirurgia. Sono tre le opzioni terapeutiche. Se la dissezione avviene all’origine dell’aorta, nel primo segmento ascendente (tipoA), se possibile occorre intervenire chirurgicamente in urgenza con una circolazione extra-corporea: c’è un rischio di morte improvvisa per tamponamento cardiaco, che aumenta con il passare delle ore». Quali sono le altre opzioni? «Se la dissezione interessa l’aorta toracica discendente (tipo B), esistono due possibilità terapeutiche, in funzione del quadro clinico: una terapia medica farmacologica per il controllo della pressione arteriosa e del dolore, oppure un trattamento endovascolare, senza intervento a cuore aperto». Aldilà delle vicende di cronaca, nell’ambito della sua specialità come nelle altre spedalità chirurgiche, c’è un problema di organizzazione della rete di emergenza? «Questo è il vero problema: la mancanza di una rete regionale per l’emergenza vascolare e la distribuzione delle risorse, che va organizzata diversamente. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza è decisivo. Ma il problema è politico: non c’è una visione di insieme. Difatti, noi specialisti che operiamo sul campo in questi anni non siamo stati mai convocati e ascoltati dalle istituzioni». Cosa propone? «Le urgenze vascolari riguardano molte patologie che possono causare anche la morte del paziente o l’amputazione di un arto. Ad esempio, solo al Cardarelli trattiamo circa 20 aneurismi dell’aorta rotti all’anno, una patologia più frequente delle dissezioni aortiche (circa 9 casi all’anno ogni 100.000 abitanti) e con una mortalità che sfiora 1’80% perché circa un terzo dei pazienti non arriva neppure in ospedale o è già in condizioni gravissime. E tutti vanno operati in emergenza, a meno che non si tratti di pazienti “compassionevoli”». Stesse difficoltà di intervento in questi casi? «Anche il trattamento degli aneurismi rotti richiede una centralizzazione regionale dei percorsi terapeutici per poter offrire le diverse opzioni terapeutiche attualmente disponibili (chirurgia a cielo aperto, trattamento endovascolare) e che non possono essere offerte se non da pochi centri. La patologia Dissezione dell’aorta, in Campania si contano solo 70 casi ogni anno adeguatamente attrezzati. Lo dicono tutti i dati della letteratura scientifica disponibili». Quindi? «È indispensabile creare una rete dell’emergenza vascolare. Noi chirurghi vascolari specialisti stiamo cercando di organizzarci per agire dal basso in questa direzione e fare sinergia tra centri specializzati, Cardarelli, Vecchio Pellegrini, San Giovanni Bosco, Monaldi. Oltre alle strutture ospedaliere, c’è il Nuovo Policlinico. E una struttura specializzata per ogni ospedale di provincia. Più i privati convenzionati». Troppi centri o troppo pochi? «Ci sono risorse e mezzi, anche se sempre più limitati, ma manca un’opera di razionalizzazione. Il problema vero è questo, che le energie non sono ben distribuite. Dipende da volontà e competenze. Occorre una fotografia delle diverse realtà locali che operano sul territorio a livello regionale, individuare le loro criticità, valutarne l’attività e riorganizzarne un funzionamento in sinergia in base alle esigenze del territorio». Si riferisce anzitutto all’assistenza in emergenza? «Anche nei trasferimenti tramite il 118 esiste un problema: al Cardarelli, in relazione alla mia esperienza ma so che accade anche altrove, capita di essere chiamati a trattare contemporaneamente più emergenze vascolari e questo significa far ‘ aspettare il i paziente arrivato per ultimo. Esiste un problema di accoglienza nelle altre strutture. La rete dell’emergenza vascolare sarebbe utile anche a smistare meglio le richieste in quei centri con immediata disponibilità anche in camera operatoria. Sapere a chi ci si deve rivolgere in un momento di difficoltà e urgenza». In che modo riorganizzare la rete? «Si potrebbe, ad esempio, concepire una turnazione per determinate patologie rare, particolarmente onerose per la loro presa a carico, come si fa già in altre regioni, come in Piemonte. Una riorganizzazione in questo senso migliorerebbe innanzitutto i risultati dei nostri interventi in termini di salute e condurrebbe altresì a un risparmio anche economico razionalizzando il sistema».

Il Nuovo Policlinico ostaggio dei Baroni dell’Università

policlinicoGrazie alla campagna di informazione iniziata da La Repubblica Napoli e continuata da Il Mattino di Napoli oggi possiamo dire che abbiamo contezza di un fenomeno che lascia assolutamente esterefatti. Ebbene ciò che i giornalisti hanno portato alla luce in qualche settimana, dando voce a medici, infermieri e sindacati, era, dobbiamo assurdamente ritenere, sconosciuto alla politica!

E’ avvilente, infatti, che né il Governatore della Campania, che ha in mano le chiavi della sanità, né alcun consigliere regionale, si sia mai interessato, semmai anche solo denunciando, del fatto assolutamente assurdo che mentre all’Ospedale Cardarelli di Napoli ci si fa in quattro, al vicino Policlinico, che ci costa circa 200 milioni all’anno, si girano i pollici perché, almeno questo è ciò che si è scoperto, il Policlinico non è in rete con il sistema di emergenza dei pronti soccorsi poiché a ciò si oppongono i “Baroni” dell’Università Federico II che comandano la Clinica Universitaria Nuovo Policlinico. E’ avvilente, infatti, che caldoro in quattro anni non abbia fatto nulla per spezzare le catene dei “BARONI” del Policlinico così come hanno fatto in tutte le altre regioni italiane.

Il fatto è vieppiù grave poiché caldoro è sposato con la Dott.ssa Annamaria Colao, medico e professoressa ordinaria (clikka) proprio presso l’università Federico II di Napoli, quindi, si potrebbe addirittura pensare, ma credo sia una fantasia, che caldoro non abbia volutamente toccato i “Baroni” del policlinico anche perché la moglie potrebbe essa stessa essere una “baronessa”.

Ebbene, che vi possa essere un conflitto di interessi di caldoro non sarebbe la prima volta. Il Governatore della Campania, infatti, non molto tempo fa ebbe il buon gusto di nominare la moglie in un osservatorio sulla sanità campana (clikka) e solo dopo che il caso fu portato a conoscenza dell’opinione pubblica dal Corriere del Mezzogiorno, la nominata si dimise.

E’ chiaro che tutta questa situazione non contribuisce a dare autorevolezza alla classe politica di modo che il governatore della regione resta ostaggio dei baroni dell’università di medicina. Non ci resta che auguraci di stare in buona salute…

vedi anche: non taccia caldoro sui mali della sanità (clikka)

sanità campana il silenzio arrogante della politica (clikka)

Di seguito l’inchiesta de il Mattino di Napoli pubblicata oggi 28.08.2014

Nel deserto di viali e padiglioni, aperto il pronto soccorso ginecologico l`unica struttura che funziona a pieno regime e si fa pure la fila

Nel deserto di viali e padiglioni, aperto il pronto soccorso ginecologico l’unica struttura che funziona a pieno regime e si fa pure la fila «Questo mese abbiamo fissato appuntamenti, tra l’altro, in oculistica, odontoiatria e otorinolaringoiatria, tranne che a ridosso del Ferragosto – spiegano dal centro unico prenotazioni, dove di pomeriggio è in servizio un solo impiegato a fronte delle quattro scrivanie e degli altrettanti sportelli dell’ufficio – alcuni servizi funzionano ad un orario ridotto, altri non vengono garantiti per lavori. Ma ciò si spiega anche perché non facciamo parte della rete delle emergenze». Ecco, è proprio questo il punto. In quasi tutte le regioni italiane i Policlinici universitari hanno il pronto soccorso. A Napoli no. Ci hanno provato in tanti alla Regione a coinvolgerli (qualche anno fa Bassolino e oggi Caldoro), ma finora senza risultato. Eppure di soldi questa enorme città sanitaria, che si estende per 440mila metri quadrati e ha mille posti letto, ne riceve tanti: circa 200 milioni all’anno. Secondo i medici ospedalieri fin troppi. Perché, a fronte di questi finanziamenti, non assicura il supporto necessario quando si tratta di gestire casi gravi ed emergenze. Da qui l’affondo: «I colleghi che lavorano nelle strutture universitarie sono privilegiati perché non devono sopportare lo stress del pronto soccorso – osserva Antonio De Falco, segretario regionale del Cimo – è chiaro che allora nelle corsie dei reparti non si vedano barelle, anzi è capitato in passato che ci fossero pure molti posti letto vuoti». Eppure se senti medici e professori che lavorano al Policlinico cercheranno in tutti i modi di mostrarti l’altra faccia della medaglia. Che cioè da quasi dieci anni, a causa dei conti in rosso della sanità, è in vigore un blocco del turn over, per effetto del quale gli operatori che vanno in pensione o che lasciano il lavoro non vengono sostituiti. Dal 2006 ad oggi il nosocomio ha dovuto rinunciare a 1500 unità. Però questa situazione vale per tutti i presìdi della Campania, non solo per il Policlinico federiciano. Ma, numeri alla mano, quanti sono gli operatori in servizio nella città della salute della zona ospedaliera? Attualmente i dipendenti dell’azienda universitaria sono circa 2mila, di cui 800 medici e professori. Anche se è come se fossero molti di meno perché questi camici bianchi, per contratto, lavorano 26 ore alla settimana contro le 38 dei colleghi di un normale ospedale. I conti non tornano pure perché una parte dei medici si dedica esclusivamente all’insegnamento lasciando agli altri le attività di assistenza. Ad agosto, naturalmente, il quadro si aggrava. Secondo le stime dei sindacati, infatti, solo il 30 per cento dei dipendenti è in servizio in questo periodo. Gli altri, è ovvio, sono in vacanza, magari in barca o a spasso in chissà quale parte del mondo. Così si assiste talvolta ad un fenomeno che fa infuriare molti addetti ai lavori: a tappare le falle delle strutture universitarie sono, in virtù di accordi e convenzioni, anche gli stessi operatori sanitari ospedalieri. Già, perché mancano gli infermieri, mancano i portantini, scarseggiano persino tecnici e magazzinieri. Negli anni Settanta e Ottanta, i tempi d’oro, il Policlinico della Federico II poteva permettersi di utilizzare una squadra di dipendenti come fattorini. Ogni giorno raccoglievano i prelievi di sangue dai vari padiglioni per portarli al laboratorio centrale. Oggi, invece, quei dipendenti-fattorini non esistono più. E, sempre a causa del blocco del turn over, non sono stati rimpiazzati. Così per risolvere il problema si è fatto ricorso a una ditta esterna. Stesso copione per il magazzino e la farmacia. Le polemiche abbondano e i disagi si moltiplicano. Tuttavia si va avanti, si tira a campare, come si dice dalle nostre parti. Eppure la legge parla chiaro. Nel piano di razionalizzazione della rete ospedaliera e territoriale, approvato dopo un lungo iter dalla Regione nel 2010, è scritto espressamente che i prof devono rassegnarsi perché il Policlinico è destinato ad entrare nella rete delle emergenze. Da allora sono passati quattro anni ma questo obiettivo non è stato ancora centrato e la riorganizzazione immaginata a Palazzo Santa Lucia è rimasta nel cassetto. «Ci sono troppe differenze, se gli ospedali e le università continueranno ad essere considerati come due universi separati sarà davvero dura realizzare nuove sinergie» avverte Vittorio Russo, presidente regionale dell’Anpo, il sindacato dei primari. «Ma soprattutto – aggiunge Russo – non potrà esserci un sistema integrato del pronto soccorso senza il coordinamento della Regione, che nessuno è mai riuscito o ha mai voluto istituire». Due mondi diversi, insomma. Distanze siderali. Se ne accorgerebbe anche un alieno appena sbarcato da Marte. È sufficiente trascorrere qualche minuto nel pronto soccorso del Cardarelli e poi spostarsi al Policlinico. Persino ad agosto il nosocomio più grande del Mezzogiorno viene preso d’assalto dai pazienti e dai familiari inferociti. Nella struttura universitaria, al contrario, regna la quiete, e un silenzio surreale. Tant’è che qualcuno ha pensato pure di andare a farci jogging. Come dargli torto? Se per le visite bisogna aspettare il rientro dei medici vacanzieri, allora meglio tenersi in forma.

Policlinico, al lavoro tre medici su dieci = Policlinico, chiuso per ferie le emergenze restano fuori

Gerardo Ausiello

Corridoi deserti e reparti chiusi. I sindacati: qui letti vuoti, gli altri ospedali scoppiano. Viaggio tra i padiglioni della cittadella universitaria: vuoto e silenzio

I sindacati: qui letti vuoti, gli altri ospedali scoppiano. Trovare un medico al Policlinico della Federico II è quasi come vincere un terno secco sulla ruota di Napoli. Siamo a fine agosto ma è ancora chiuso per ferie. Spazi deserti, poche anime solitarie, qualche impavido parente che si avventura a caccia di informazioni. La cardiochirurgia è praticamente terra di nessuno. Precisamente dal 25 luglio, quando sono iniziati gli interventi urgenti di ristrutturazione del pavimento della terapia intensiva e di bonifica dell’intero reparto. L’unica struttura che somiglia vagamente ad un pronto soccorso è l’UTIC, l’unità terapia intensiva coronarica, anche se l’organico è ridotto all’osso. Ambulatori a scartamento ridotto e parcheggi chiusi. Ed è rimasto sulla carta il progetto di far rientrare il Policlinico nella rete delle emergenze. Cercansi medici disperatamente. Trovarne uno di questi tempi al Policlinico della Federico II è quasi come vincere un terno secco sulla ruota di Napoli. Di quelli che per azzeccarli, suggerisce Luciano De Crescenzo nelle vesti del professor Bellavista, devi solo rivolgerti ad assistiti o, peggio ancora, a monaci guardoni. Siamo a fine agosto ma il Policlinico è ancora chiuso per ferie. Te ne accorgi subito perché persino i servizi più elementari vengono spudoratamente negati. Il parcheggio, ad esempio: strada sbarrata e cartelli disseminati qua e là, in cui si dice senza giri di parole che dal primo al 31 agosto non ce n’è per nessuno. Un bell’inizio. Se poi percorri i lunghi viali che costeggiano i 21 padiglioni, la sensazione iniziale diventa certezza assoluta. E sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando imbattersi in un’auto era come vivere un’esperienza mistica. Spazi deserti, poche anime solitarie, qualche impavido parente che si avventura a caccia di informazioni. D’accordo, si obietterà, siamo ad agosto ma i servizi sanitari, almeno quelli, saranno assicurati. E invece entrando nei padiglioni la musica non cambia. Anzi. La cardiochirurgia guidata da Carlo Vosa, quella finita nella bufera perché da un mese è chiusa per lavori, è praticamente terra di nessuno. Precisamente dal 25 luglio, quando sono iniziati gli interventi urgenti di ristrutturazione del pavimento della terapia intensiva e di bonifica dell’intero reparto. Nell’edificio 2, quello più lontano dall’ingresso principale, l’unica struttura che somiglia vagamente ad un pronto soccorso è l’Utic, l’unità terapia intensiva coronarica, anche se l’organico è ridotto all’osso. Per il resto ogni incombenza è rinviata a settembre. Basti pensare che sulle scale che portano all’ultimo piano, fino alle sale operatorie della cardiochirurgia, giacciono abbandonate sedie e poltroncine, dismesse senza pretese dalla sala di attesa che si trova poco distante. L’unico vero reparto che funziona come quello di un normale ospedale è il pronto soccorso ginecologico. Lì puoi arrivare a qualsiasi ora e ricevere assistenza, anche se ad agosto si va facilmente in affanno. In generale è essenziale che ci siano almeno due medici di mattina, uno off limits. Ambulatori a scartamento ridotto Parcheggi chiusi: «Ripassate il primo settembre di pomeriggio, uno di notte e un altro reperibile per qualsiasi urgenza. E chiaro, però, che in caso di superlavoro la situazione si fa difficile.

 Una struttura d`avanguardia nella ricerca, mille posti letto e nel 1980 divenne il rifugio antisismico dopo il 23 novembre

La storia: Una struttura d’avanguardia nella ricerca, mille posti letto e nel 1980 divenne il rifugio antisismico dopo il 23 novembre II Policlinico, meglio noto come cittadella universitaria, insiste nella zona collinare dal 1972, anno di apertura di quello che è ritenuto un centro d’eccellenza soprattutto per la ricerca, trasformatisi poi man mano negli anni anche in vero e proprio nosocomio. All’epoca del terremoto, siamo nel 1980, visto che i suoi edifici erano antisismici e all’epoca in città non ce ne erano moltissimi, furono tanti i napoletani che trascorsero quei giorni di paura in quelle strutture solide. La costruzione, progettata da Carlo Cocchia e iniziata nei primi anni sessanta terminò nel 1972. Nel 1995 diventa «Azienda Universitaria Policlinico”, e il Primo gennaio 2004 ha assunto l’attuale nome di Azienda Ospedaliera Universitaria in seguito a un protocollo d’intesa stipulato nel 2003 tra l’Università degli Studi di Napoli Federico II e la Regione Campania. La struttura ospedaliera si estende per un totale di 440mila metri quadrati di superficie con 21 edifici a destinazione assistenziale, per un totale di 1000 posti letto per ricoveri ordinati e 200 posti letto per day hospital. Il totale di impiegati, tra medici, infermieri, tecnici, ausiliari è di circa 2mila unità. Con i suoi edifici l’Azienda ospedaliera ha cambiato il volto di un pezzo di città, quello della zona collinare, quartiere che da allora è semplicemente definito dai napoletani la «zona ospedaliera». Infatti, li ci sono i maggiori ospedali della città quali il Cardarelli, Monaldi, Cotugno e il Pascale centro d’eccellenza per la cura dei tumori. Un quartiere dove gli ospedali danno lavoro a tanti residenti.

Paziente trasferito, verifiche sulle responsabilità del 118 = «Cardiochirurgie out, paziente a Salerno»

Cardiochirurgie out, paziente a Salerno. L’inchiesta della Regione: trovato il posto ma non a Potenza, ora verifiche. «Quel paziente cardiopatico a Potenza non è mai andato. Perché in extremis si è liberato un posto al Ruggi di Salemo ed è stato trasferito lì». Il duello tra Regione e 118 continua. Terreno dello scontro è sempre il clamoroso caso dell’uomo di Frattamaggiore che il 6 agosto ha riportato una grave dissecazione aortica del tratto discendente e necessitava dunque di un intervento chirurgico urgente. A Napoli, però, non ha trovato posto perché le cardiochirurgie del Monaldi e del Policlinico erano chiuse e stanno riaprendo i battenti solo in queste ore, rispettivamente dopo una settimana e un mese di stop. «L’unico via libera – ha raccontato Giuseppe Galano, presidente campano dell’Aar (Associazione anestesisti rianimatori) nonché direttore della centrale operativa regionale del 118 – è arrivato dall’ospedale di Potenza». Ma proprio questa circostanza viene contestata dalla Regione, che ha avviato un’indagine interna per fare luce sulla vicenda. Alla fine, dopo le informazioni e gli atti raccolti dal dipartimento Salute dell’ente e dagli uffici dell’Aran, a Palazzo Santa Lucia hanno tirato le somme. «In base agli accertamenti effettuati dagli uffici il giorno 6 agosto è pervenuta alla centrale operativa regionale del 118 la richiesta, da parte della centrale 118 di Napoli 2 Nord, di disponibilità di ricovero in cardiochirurgia per un paziente ricoverato in pronto soccorso all’ospedale di Frattamaggiore – si legge nel dossier messo a punto dagli esperti dell’ente – La centrale regionale ha effettuato la ricerca di posti letto presso le centrali operative provinciali e presso gli ospedali di Napoli ottenendo riscontro negativo». Subito dopo «la stessa centrale ha effettuato richiesta di disponibilità di reparto operatorio di cardiochirurgia agli stessi indirizzi ottenendo riscontro negativo». A questo punto è partita la ricerca fuori dai confini regionali ed è arrivato il primo via libera, dal nosocomio di Potenza. Fin qui le versioni del 118 e della Regione coincidono. Ma è questo anche il momento in cui la centrale regionale esce di scena perché il trasferimento non viene gestito dal 118 bensì direttamente dall’ospedale che ha in carico il paziente. Ebbene, secondo le informazioni raccolte dal dipartimento Salute e dagli uffici dell’Arsan, alla fine, grazie ad un contatto diretto tra l’ospedale di Frattamaggiore e quello di Salerno, il cardiopatico sarebbe stato «trasferito proprio nel nosocomio di Salerno»: «È stato visitato in cardiochirurgia, dove non è stato ritenuto necessario l’intervento chirurgico. Ricoverato in cardiologia, è stato dimesso il 13 agosto». «Da ulteriori informazioni assunte presso le basi di volo degli elisoccorsi di Napoli e Salerno è stato verificato che nel mese di agosto dalla base di Napoli non è stato effettuato alcun trasferimento extraregionale. Da Salerno sono stati effettuati, invece, due trasferimenti extraregionali» fanno sapere infine da Palazzo Santa Lucia. La vicenda, comunque, non si chiude qui. Perché la giunta Caldoro non esclude verifiche sull’operato del 118 per accertare se siano stati commessi errori e irregolarità o se dalla centrale operativa siano state fatte comunicazioni sbagliate. È questo solo l’ennesimo round di una battaglia che va avanti da tempo e che riguarda la riorganizzazione del sistema di soccorso: il governatore Stefano Caldoro vorrebbe affidarlo alle Asl, Galano spinge per mantenerlo in capo al Cardarelli e ha ottenuto una prima vittoria al TAR. Il problema, comunque, non è tanto quello dei trasferimenti, che si verificano quasi quotidianamente, quanto il fatto che la rete delle emergenze a Napoli è pericolosamente in affanno. In sofferenza sono soprattutto Cardarelli, Loreto Mare e San Giovanni Bosco, che devono fronteggiare ogni giorno l’afflusso record di pazienti provenienti non solo dalla città e dall’hinterland ma anche dalle altre province campane. E allora la via d’uscita principale resta quella di inserire i Policlinici, della Federico II e della Seconda Università di Napoli, nella rete delle emergenze. Ma la strada appare in salita soprattutto a causa delle resistenze dei docenti. Ora la giunta Caldoro punta ad accelerare su questo versante mentre lavora ad una più intensa sinergia tra Cardarelli, Monaldi e Policlinico. L’ultimo pezzo della strategia prevede il rafforzamento della rete territoriale (Asl e distretti) attraverso la creazione di 300 unità complesse di cure primarie: strutture in grado di fornire primi soccorsi ma che non sono costose e complesse come i pronto soccorso ospedalieri.

Sanità Campana: Il silenzio arrogante della politica

cardarelliNonostante Repubblica Napoli abbia riportato in più articoli i gravissimi fatti accaduti all’Ospedale Cardarelli e ciò che accade (anzi che non accade) al Policlinico Nuovo di Napli, caldoro insiste con il suo arrogante silenzio.

Ieri (26.07.2014) sempre Repubblica Napoli ha riportato nelle lettere una mia riflessione (clikka) proprio su questo tema che invito a leggere per chi non l’avesse già fatto.

Oggi (27.08.2014) su Il Mattino di Napoli compaiono tre articoli tutti incentrati sulla malasanità Campana. Sarà il caldo, saranno le ferie, ma registro un assoluto silenzio anche dei consiglieri regionali e di tutte le forze politiche.

E’, infatti, imbarazzante che si parli di Fonderia democratica e non si pongono in primo piano i veri problemi che affliggono i cittadini Campani e Napoletani!

Nell’ultimo articolo troverete enunciata l’ideaona del governatore che, dopo aver chiuso ospedali e reparti e costretto i cittadini campani ad andare a curarsi in emergenza a Potenza, si è inventata una accelerazione nell’ultimo anno di amministrazione mettendo sulla carta la istituzione delle cd. Unità Operative Complesse di Cure Primarie. Come dire, prima si chiudono i presidi e poi si creano 300 unità che forse serviranno a dare dei posti e delle indennità aggiuntive ad amici e parenti.

Poiché si avvicinano le elezioni regionali Vi consiglio una attenta lettura almeno per sapere con chi avremo a che fare in campagna elettorale non fosse altro per potere rintuzzare i candidati sui veri temi politici!

Da Il Mattino di Napoli di oggi (26.08.2014)

Gerardo Ausiello

Sanità, il caso dei reparti chiusi = Paziente trasferito a Potenza giallo sui posti letto esauriti

Cardiopatico trasferito a Potenza, giallo sugli otto no: caccia ai documenti sui posti letto non utilizzati Dagli ospedali campani otto no al ricovero, i dubbi della Regione.

Bufera sui servizi negati ad agosto. La Regione: anche i Policlinici nell’emergenza. Ma i docenti fanno resistenza; Sanità, il caso dei reparti chiusi Cardiopatico trasferito a Potenza, giallo sugli otto no: caccia ai documenti sui posti letto non utilizzi Gerardo Ausiello Una rete delle emergenze insufficiente, la mancanza di coordinamento tra gli ospedali, lo scarso personale in servizio (sia a causa delle ferie che del blocco del rum over). C’è tutto questo dietro il clamoroso caso del paziente cardiopatico che il 6 agosto è stato trasferito m elicottero da Napoli a Potenza. Paziente che necessitava di un intervento chirurgico urgente. E invece si è perso tempo prezioso alla disperata ricerca di un nosocomio che potesse accoglierlo. Le cardiochirurgie cittadine, del Monaldi e del Policlinico, erano infatti chiuse e stanno riaprendo i battenti solo in queste ore. La sfida della Regione: anche i Policlinici nell’emergenza. Ma i docenti universitari fanno resistenza. La sanità, il caso Paziente trasferito a Potenza giallo sui posti letto esauriti Dagli ospedali campani otto no al ricovero, i dubbi della Regione. Una rete delle emergenze insufficiente, la mancanza di coordinamento tra gli ospedali, lo scarso personale in servizio (sia a causa delle ferie che del blocco del turn over). C’è tutto questo dietro il clamoroso caso del paziente cardiopatico che il 6 agosto è stato trasferito in elicottero da Napoli fino a Potenza. È rio che emerge dalle prime indagini. Il paziente aveva riportato una grave dissecazione aortica del tratto discendente e necessitava di un intervento chirurgico urgente. E invece si è perso tempo prezioso alla disperata ricerca di un nosocomio che potesse accoglierlo. Le cardiochirurgie cittadine, del Monaldi e del Policlinico, erano infatti chiuse e stanno riaprendo i battenti solo in queste ore, rispettivamente dopo una settimana e un mese di stop. Alla fine L’unico via libera è arrivato da un ospedale che dista 150 chilometri da Frattamaggiore, dove l’uomo era stato ricoverato. Com’è possibile che in Campania non ci fosse neppure una struttura in grado di intervenire? E perché? Per dare una risposta a queste domande la Regione ha avviato nelle scorse ore un’indagine interna. Qualcosa, è evidente, non ha funzionato. Ma cosa è successo davvero quel giorno di inizio agosto? Una volta fatta la diagnosi, i medici del presidio di Frattamaggiore (che non ha la cardiochirurgia) hanno disposto il trasferimento urgente dell’ammalato nell’ospedale più vicino. Si è cosi messa in moto la macchina del 118, che ha incassato una lunga serie di dinieghi. Il primo è arrivato dal Monaldi, dove era in corso un intervento di bonifica (obbligatorio almeno due volte all’anno) che ha determinato la chiusura della cardiochirurgia per adulti, guidata da Gianantonio Nappi. L’assistenza è stata comunque assicurata utilizzando per le urgenze la cardiochirurgia pediatrica ma quel giorno, dicono dall’azienda dei Colli, i quattro posti letto in terapia intensiva pediatrica erano tutti occupati. Stessa risposta dal Policlinico della Federico II, e per motivi simili: nel re- parto, diretto da Carlo Vosa, erano in corso gli interventi di bonifica e i lavori di ristrutturazione del pavimento della terapia intensiva. Entrambe le cardiochirurgie, dunque, hanno chiuso i battenti contemporaneamente e senza coordinarsi. Subito dopo i sanitari hanno incassato l’indisponibilità della cllnica Mediterranea, convenzionata con il servizio sanitario regionale, che dispone della cardiochirurgia ma che non fa parte della rete delle emergenze: «Non abbiamo potuto accogliere quel paziente per mancanza di posti disponibili e ce ne rammarichiamo – spiega l’amministratore delegato Celeste Condorelli – tuttavia se la Regione coinvolgerà anche i privati nella rete delle emergenze, non ci tireremo indietro». A questo punto la centrale operativa del 118 si è rivolta alle altre province campane, che dispongono di cinque cardiochirurgie (presso gli ospedali di Caserta, Salem

o e Avellino, la casa di cura Pineta Grande di Castelvoltumo e la clinica Malzoni nel capoluogo irpino): «Tutte le centrali operative contattate hanno dichiarato la non disponibilità – ribadisce Giuseppe Galano, presidente regionale dell’Aaroi (Associazione anestesisti rianimatori) nonché direttore della centrale operativa regionale del 118 – per questo d siamo rivolti all’ospedale di Potenza». Complessivamente otto no, dunque. È su tale circostanza che si registra un giallo. Già, perché gli esperti della Regione avanzano dubbi sul fatto che tutti i reparti fossero effettivamente saturi, senza personale adeguato o impreparati ad effettuare l’intervento chirurgico. Da qui l’inchiesta, che punta a fare chiarezza sugli aspetti oscuri della vicenda. Sullo sfondo c’è il braccio di ferro giudiziario proprio tra Regione e 118 sulla riorganizzazione del sistema di soccorso: il governatore Stefano Caldoro vorrebbe affidarlo alle Asi, Galano spinge per mantenerlo in capo al Cardarelli e ha ottenuto una prima vittoria al TAR. Il problema, comunque, non è tanto quello dei trasferimenti, che si verificano quasi quotidiana mente. Proprio l’altro ieri un uomo coinvolto in un incidente stradale in Irpinia è stato portato in elicottero a San Giovanni Rotondo perché sia il trauma center del Cardarelli che quello dell’ospedale di Caserta erano pieni. Il punto è piuttosto che la rete delle emergenze a Napoli non riesce più a reggere e mostra preoccupanti falle. In difficoltà sono soprattutto Cardarelli, Loreto Mare e San Giovanni Bosco. Cosa fare, dunque? Molti operatori sanitari non hanno dubbi: la soluzione sarebbe coinvolgere i Policlinici nella rete delle emergenze.

Intervista a Antonio Mignone«Il Policlinico? I medici guadagnano di più ma ad agosto tutti in ferie»

«Il Policlinico? I medici guadagnano di più ma ad agosto tutti in ferie) L’intervista Mignone (Smi): nell’università si lavora quattro volte di meno rispetto agli ospedali Marisa La Penna Carichi di lavoro estremamente sbilanciati tra i medici che prestano servizio in ospedali con pronto soccorso e strutture che non hanno l’emergenza. Antonio Mignone, medico anestesista rianimatore, segretario regionale dello Smi, il sindacato dei medici italiani non usa giri di parole. «Nelle strutture universitarie – dice – si lavora la quarta parte rispetto agli ospedali con pronto soccorso». Due categorie di medici, dunque? «Assolutamente sì. Partiamo da quello di cui si parla tanto in questi giorni: il Cardarelli. Nell’ospedale più grande del Mezzogiorno si lavora in urgenza e si prende tutto. Nessun paziente viene respinto. Anche in sovraffollamento, anche se scoppia di barelle. U policlinico, per fare un esempio, tiene un carico di lavoro solo mattutino e non nel periodo estivo quando molte sale operatorie vengono fermate e molti reparti “accorpati”. Anche il blocco chirurgico viene accorpato. E così la struttura si svuota, il personale può fare ferie. La verità è che, a mio parere, i medici dovrebbero essere pagati in base ai carichi di lavoro e alla qualità di assistenza che offrono. La cosa paradossale è che gli universitari guadagnano addirittura di più». Da un lato posti letto vuoti e dall’altro inferno di barelle. Come mai? «Andiamo per ordine. Partiamo dal decreto 49 sul rapporto posti-letto paziente secondo cui il rapporto deve essere di tré ogni mille abitanti. Napoli ha un milione di persone. Stesso numero, più o meno, di Salemo e provincia. Ebbene, a Napoli al momento ci sono 7500 posti letto e a Salemo 2500. Quelli di Salemo sono tutti con pronto soccorso aperto. Mentre a Napoli i due policlinici e l’ospedale dei Colli che contano arca tremila posti letto e cinque ospedali del centro storico non hanno pronto soccorso. Ecco che finisce tutto al Cardarelli, al Loreto Mare e al San Giovanni Bosco». E allora? «E allora succede che siamo costretti a trasferire i pazienti fuori regione. Capita tutti i santi giorni. Nell’ultima settimana ho dovuto personalmente trasferire a Potenza due pazienti per la Neurochirurgia. C’è insomma una II presidio II Policlinico universitario; a destra Antonio Mignone dello Smi pessima distribuzione dei posti letto sul territorio regionale oltre che su Napoli. Molte strutture, nell’emergenza, non sono accessibili perché senza pronto soccorso. Qualcuna, addirittura, non si è resa disponibile per la rianimazione, pur avendo il posto disponibile. C’è infatti un’inchiesta della magistratura per valutare le responsabilità penali dell’accaduto. La polizia giudiziaria ha sequestrato le cartelle cliniche ed ha accertato che avevano mentito. Rifiutando di aiutare in tal modo un paziente morente. In alcuni policlinici non c’è, per esempio, un tasso di utilizzo dei posti letto secondi i parametri nazionali». L’accusa «Pessima la distribuzione delle degenze Costretti quotidianamente a far viaggiare gli ammalati»

 La sfida di Caldoro: i Policlinici nell’emergenza

Strutture universitarie a supporto dei pronto soccorso, ma i prof fanno resistenza.

Lo scenario. La sfida di Caldoro: i Policlinici nell’emergenza. Strutture universitarie a supporto dei pronto soccorso, ma i prof. fanno resistenza. Da un lato la riorganizzazione della rete delle emergenze con il nodo dei Policlinici, dall’altro il potenziamento delle strutture sanitarie territoriali, quelle cioè che fanno capo ad Asl e distretti. È un piano in due mosse quello studiato dalla Regione per far fronte ai gravi disagi dei pronto soccorso a Napoli, sovraffollati e incapaci di reggere l’assalto quotidiano dei pazienti dopo i tagli determinati dai conti in rosso. In sofferenza sono soprattutto Cardarelli, Loreto Mare e San Giovanni Bosco, che accolgono non solo ammalati dalla città ma anche dai comuni dell’hinterland e spesso dalle altre province. L’altra faccia della medaglia sono invece i Policlinici, della Federico II e della Seconda Università di Napoli, che non devono sopportare lo stress dei pronto soccorso e di conseguenza non hanno un problema quotidiano con le barelle. La soluzione, allora, sarebbe quella di coinvolgerli nella rete delle emergenze, anche perché i costi di mantenimento di tali strutture sono da sempre molto elevati. È un obiettivo, questo, che viene inseguito da tempo dalla Regione (prima con Bassolino e poi con Caldoro) ma finora senza risultato. Basti pensare che nel piano di razionalizzazione della rete ospedaliera e territoriale, approvato nel 2010 al termine di un lungo iter, si parla espressamente proprio di questa improcrastinabile esigenza. Uno dei scogli maggiori da affrontare è rappresentato dalle resistenze dei docenti universitari. La sinergia tra strutture di ricerca medica e cura già nel piano sanitario 2010 che i medici ospedalieri chiamano «baroni» per i loro privilegi. Ora la giunta Caldoro punta ad accelerare su questo versante mentre in parallelo lavora ad una più intensa sinergia tra il Cardarelli e il suo pronto soccorso da un lato, il Monaldi e lo stesso Policlinico federiciano dall’altro. Sul fronte dell’assistenza territoriale, invece, la rivoluzione (che scatterà nelle prossime settimane per poi entrare nel vivo entro fine anno) prevede l’istituzione di presidi oggi esistenti solo sulla carta: le Uccp, ovvero le unità complesse di cure primarie. Di cosa si tratta? Di strutture in grado di fornire primi soccorsi ma che non sono costose e complesse come i pronto soccorso ospedalieri. Saranno in funzione 7 giorni su 7, 24 ore su 24, e potranno disporre di medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, medici della continuità assistenziale (le guardie mediche) nonché di unità infermieristiche e di operatori che potranno muoversi sul territorio. Un cittadino che dovesse accusare un malore potrà allora rivolgersi a queste unità che effettueranno le prime diagnosi. In molti casi, secondo gli esperti, i problemi di salute sono infatti risolvibili senza particolari interventi o senza ricorrere alla chirurgia. Si pensi ai tantissimi codici bianchi ospedalieri, a fronte dei quali la Regione ha istituito un ticket aggiuntivo a quello statale (il costo totale della prestazione è 50 euro). D’accordo, ma perché un paziente dovrebbe rivolgersi ad un’unità complessa territoriale con il rischio di dover poi essere comunque trasferito in ospedale? L’idea I costi Investimenti nelle università per garantire la formazione ma obblighi assistenziali ridotti della Regione, che con il capo di partimento della Salute Ferdinando Romano sta lavorando senza sosta al progetto, è che sarà più conveniente per il cittadino farlo poiché le Uccp si troveranno in media a pochi chilometri da casa. In tutta la Campania ne dovrebbero sorgere oltre 300, così suddivise: nelle città più grandi ce ne sarà una per non più di 30mila abitanti; per quelle medie ogni 15mila abitanti; per quelle a bassa densità (si pensi al Cilento o alle aree interne, dall’Irpinia al Sannio) l’Uccp servirà un bacino di 5-l0 mila persone. Non solo. Un altro vantaggio sarà rappresentato dal raccordo telematico tra queste strutture e gli ospedali in una rete

della salute che provvederà a prendere in carico il paziente e ad accompagnarlo fino alla risoluzione del problema. L’istituzione di queste unità sarà propedeutica ad un altro obiettivo, altrettanto ambizioso: la telemedicina. Quando sarà realtà, un paziente cardiopatico potrà effettuare comodamente a casa un elettrocardiogramma e trasmetterlo in tempo reale ai medici di turno, che effettueranno la diagnosi e decideranno sul da farsi.

Stadio San Paolo: Napoli non è in Europa

22nd European Athletics Championships - Day FourZurigo è una città con appena 366.000 abitanti ed ha ospitato gli EUROPEI di atletica leggera 2014 con la dignità che merita una città europea. A confronto Napoli col suo milione di abitanti è una periferia non in grado di assumere il ruolo di capitale del mezzogiorno. Lo si vede chiaramente dalle vicende che stanno riguardano il San Paolo e la querelle tra l’Amministrazione e l’imprenditore de laurentis su cui ho scritto molto e del quale ormai credo di conoscere bene le vicende.

Guardando le finali degli europei confesso mi è venuta un po’ di invidia verso i cittadini di Zurigo che evidentemente, seppure meno della metà dei napoletani, hanno a disposizione una classe politica che non si piega ai voleri di un qualunque patron del calcio che pretende di fare di un bene pubblico un bene privato.

Non capisco, infatti, perché Napoli con un 1.000.000 di abitanti non possa avere l’aspirazione di ospitare un evento simile. Con il calcio, infatti, tutte le amministrazioni hanno avuto un atteggiamento prono ai voleri del patron, giungendo persino a non chiedergli neppure i canoni, da ultimo pagati, solo grazie ad una nostra denuncia presso l’Autorità Giudiziaria Contabile.

Abbiamo sempre avuto, infatti, amministrazioni pronte a rispondere ad ogni schiocco di dita del patron, pronte a rifondere milioni di euro per ristrutturare seggiolini, bagni, spalti, impianti elettrici etc etc. giungendo persino a fornire la scorta personale al figlio del produttore cinematrografico con i nostri agenti del VV.UU. e quindi pagati da noi.

Ebbene, in tutto questo fiume di risorse pubbliche che se ne vanno per lo Stadio San Paolo e per compiacere de laurentiis non c’è stato un euro speso per la pista di atletica che anzi, pare, sia apposta danneggiata per scoraggiarne l’uso.

In tutto questo ci vedo una assoluta mancanza di autorevolezza della classe politica e dei politici che finiscono, pertanto, preda dei capricci di qualunque personaggio che abbia un po’ di seguito, ovvero, che si creda abbia un po’ di seguito.

Con rammarico posso dire che da quando è cambiata la presidenza della commissione sport non si è tenuta più alcuna riunione … che tristezza!

Che dire mi rincuorano le medaglie dei nostri atleti azzurri agli europei di nuoto (clikka) e di atletica (clikka). Nessun oro napoletano ….

Per un’ampia rassegna di notizie e documenti sullo Stadio San Paolo (clikka)

Il disastro del Cardarelli e l’inefficienza del Policlinico: Perché caldoro non risponde?

caldoroLe mie riflessioni pubblicate su Repubblica Napoli del 26.08.2014. Caldoro non Taccia sui mali della sanità: Gli articoli di Concita Sannino e le lettere pubblicate su Repubblica in questa estate agostana, su ciò che accade nei due complessi ospedalieri di primaria importanza per Napoli e la Campania, il Cardarelli ed il Nuovo Policlinico, ci hanno dato la possibilità di guardare da un angolo diverso un mondo con il quale ogni cittadino gioco forza deve fare i conti.

A parlare questa volta sono stati addetti al lavori, la Dott.ssa Rossana Spatola (clikka), anestesista del Cardarelli, il Manager dello stesso Ospedale Cardarelli, Giuseppe Del Bello, nonché i rappresentanti sindacali dell’Anaao, Verde, Orsini e Gragnano, tutti d’accordo sulla ricostruzione dei fatti. La questione è stata poi ripresa, con lo sfogo del manager del Cardarelli, sulla insufficienza di personale, nella occasione dei recenti gravissimi fatti legati al vero e proprio assalto di camorra che ha subito il Cardarelli.

A fronte di queste gravi, precise e circostanziate accuse ciò che colpisce è il silenzio assordante del Presidente Caldoro, titolare della delega alla Sanità e quella dei responsabili del Nuovo Policlinico la cui organizzazione (definita un potere baronale)  è stata, sostanzialmente messa sotto accusa, sia per la scarsa produttività, efficacia ed efficienza, almeno per quello che serve alla nostra città, sia per il singolare stratagemma di avere come pronto soccorso la sola ostetricia e ginecologia, con evidente allusione al fatto che così facendo i medici hanno la possibilità di assistere in Ospedale le loro “clienti”. Fatti, ad oggi, non smentiti dai diretti interessati, spero perché distratti dalle vacanze, ma su cui ogni cittadino ha diritto di avere conto e ragione.

Chi ha avuto la sfortuna di essere ricoverato o di avere ricoverato un prossimo congiunto nell’Ospedale Cardarelli di Napoli ha, infatti, toccato con mano la vera e propria indecenza e mortificazione di vedere il proprio anziano genitore, figlio, fratello o sorella sistemato su una barella in un corridoio della medicina di urgenza o in altro reparto con medici ed infermieri che, fortunatamente, mostrano essi stessi un senso di mortificazione ed indignazione per lo stato nel quale sono costretti ad operare.

Indignazione e mortificazione che si accrescono se gli stessi medici impegnati quotidianamente al Cardarelli, a ferragosto, denunciano che al vicino Nuovo Policlinico, pur essendoci strutture e posti letto i medici attendono le ferie girandosi i pollici!

Possibile che il nostro Governatore ed i responsabili del Policlinico non abbiano avuto il tempo di mettere penna in carta e dare spiegazioni ai cittadini napoletani che sfortunatamente si sono trovati e si trovano, in pieno agosto, ad avere a che fare con una sanità della quale ci si vanta solo di aver ridotto i costi, con tagli lineari, da ritenere, a questo punto, sulla carne viva dei campani e senza neppure aver tentato di razionalizzare ed efficiente la spesa sanitaria?  Spero che qualcuno ci dia una risposta degna dello status di cittadini e non di sudditi ….

Da Repubblica Napoli del 15.08.2014

Scandalo del Nuovo Policlinico Roccaforte dei Poteri Baronali

GIUSEPPE DEL BELLO

LADENUNCIA di ieri dell’anestesista Rossana Spatola sullo scandalo del Policlinico è destinata a rimanere anche stavolta senza conseguenze. Ennesimo appello inascoltato di uno dei tanti camici bianchi che lavorano in uno dei pronti soccorso più affollati d’Italia e a due passi dalla megastruttura accademica dove, invece, uno sparuto gruppo di colleghi è in attesa di ferie. Spesso occupando il tempo in turni di guardia in reparti semivuoti. In nessuna parte del mondo una contraddizione così offensiva resterebbe tale. A Napoli sì.

PUNTUALE, onesta e chiarissima, l’analisi della professionista mette il dito in una piaga antica, nella melmosa palude che caratterizza la nostrana politica sanitaria, una politica fatta (come in questo caso) di convenienze lobbystiche universitarie e, in generale, di calcoli elettorali dei singoli partiti. E alla fine, a farne le spese sono i pazienti, privati di un’assistenza dignitosa, e gli studenti considerati alla stregua di merce indispensabile per far andare avanti la baracca universitaria. Fanno amaramente sorridere le numerose proposte sullo spostamento di sede (l’ultima, in ordine di tempo, Scampia) del Nuovo Policlinico. La Cittadella universitaria di Cappella Cangiani nacque nei primi anni Settanta per soddisfare la sacrosanta necessità di avere un policlinico davvero idoneo all’assistenza e alla didattica. Gli obiettivi sono rimasti sulla carta: il Nuovo Policlinico, soprattutto dopo il terremoto dell’80, è diventato la roccaforte dei poteri baronali. Aprire un pronto soccorso sarebbe stato il doveroso e imprescindibile impegno della Federico II, in cambio dei cospicui finanziamenti ricevuti ogni anno dalla Regione. I vari protocolli d’intesa prevedevano l’erogazione di un’assistenza sul territorio che avrebbe dovuto integrarsi con quella delle Asl. E invece, no. I soldi da Santa Lucia sono stati distribuiti a entrambi i policlinici, mentre di assistenza se ne è sempre vista poca. O comunque in minima parte rispetto ai fondi ricevuti. Ma tant’è, in Campania e a Napoli, la strana commistione tra potere politico e autorevolezza accademica ha reso possibile lo scempio. Ora, discutere sulla futura localizzazione del Nuovo Policlinico appare un paradosso, ma il rischio che questo accada, che cioè tra vent’anni ci si trovi con un’altra struttura universitaria (non importa dove) c’è. E non bisogna essere profeti per intuire che avremo un’altra facoltà di medicina, mentre quella di Cappella Cangiani resterà così com’è. In questo modo saranno tutti contenti: i baroni che potranno sistemare tanti allievi (?) nelle nuove cattedre, i politici che avranno di che fertilizzare il terreno elettorale, gli imprenditori (e gli immancabili camorristi) impegnati nella realizzazione dell’opera. Il copione si ripete. Il Vecchio Policlinico aspetta da anni di essere chiuso e trasferito a Caserta. Lo promise Bassolino che voleva far emergere l’Acropoli partenopea nel centro storico. Ma è ancora lì, mentre a Caserta c’è ancora il cantiere. E per finire, un accenno all’Ospedale del Mare. Da un po’ di tempo se ne riparla. Siamo vicini all’apertura della struttura che disporrà di 500 posti letto. Doveva esser completata cinque anni fa, poi improvvisamente lo strano fallimento del project financing ha provocato il cambio delle carte in tavola: l’impresa costruttrice che avrebbe dovuto occuparsi della gestione dei servizi in cambio dell’appalto ricevuto si è defilata e ha passato la mano alla Asl Napoli 1. E, adesso, per far funzionare l’ospedale per il quale si sono già sfrenati gli appetiti di medici e amministratori (sarà ben più importante del Cardarelli), si potrà contare solo sull’azienda sanitaria metropolitana. Non sarà facile, viste le condizioni economiche in cui versa. Nel frattempo, il Nuovo Policlinico resta la torretta di osservazione. Di lì, in silenzio si vedono benissimo le barelle e le corsie del Cardarelli.

Da Repubblica Napoli Lettere del 17.08.2014

Assurdo che il Policlinico non abbia il pronto soccorso

Gabriele Mazzacca

mazzacca@unina.it

La considerevole sottoutilizzazione del Policlinico di Cappella dei Cangiani, denunciata su queste colonne dalla dottoressa Spatola qualche giorno fa e, poi, stigmatizzata duramente nel commento di Giuseppe Del Bello pubblicato sempre su queste pagine, viene da lontano. Non esiste al mondo un ospedale della ricettività di quel Policlinico che sia privo di pronto soccorso. Al Policlinico di Cappella dei Cangiani il pronto soccorso è limitato alla specialità ostetrico-ginecologica. Specialità per la quale, guarda caso, la mancanza di un pronto soccorso ricadrebbe negativamente sulla gestione da parte dei relativi docenti della loro “utenza” privata. La storia delle due “scuole” di medicina napoletane e dei loro insediamenti ospedalieri testimonia la latitanza del senso del dovere istituzionale in buona parte dei rispettivi corpi docenti. Nella completa, pluridecennale, indifferenza della Regione. A nulla è servito che più volte nel corso degli anni passati alcune voci responsabili del mondo accademico abbiano cercato di sensibilizzare al gravissimo problema la Regione. E anche questo non sorprende. Il personale medico e non medico dei Policlinici è in vario modo inquadrato in ruoli universitari. In altre parole essi Policlinici sfuggono alla competenza diretta dell’assessorato regionale alla Sanità quanto ad arruolamento di medici e non medici. Cioè non sono stati e non sono ambiti di inserimento delle clientele del ceto politico regionale. Sono ambiti, piuttosto, di attuazione del “familismo” accademico. Anche ora che sono formalmente “aziendalizzati”. Il formalmente va rimarcato. L’attuale direttore dell’Azienda Policlinico della Federico II è stato preside delle rispettiva facoltà medica, in profondo contrasto con il principio stesso della “aziendalizzazione” dei policlinici universitari, che mirava e mira a separare la gestione dell’ospedale dal corpo docente, nel pieno rispetto dei suoi doveri didattici, scientifici, ai quali l’attività clinico- assistenziale strettamente deve correlarsi.

È necessario che le competenze pregevoli e istituzionalmente responsabili presenti nelle due scuole di medicina facciano sentire la loro voce e chiedano che l’aziendalizzazione del Policlinico sia ciò che ha da essere. Vale la pena di ricordare che quando, negli anni ‘90, a una effettiva aziendalizzazione si riuscì ad approdare dopo asperrimi contrasti con settori della facoltà che ad essa si opponevano perché riducente notevolmente il loro strapotere, la spesa farmaceutica si ridusse del 20 per cento. Ancora: si solleciti una convenzione Università – Cardarelli, in virtù della quale per le afferenze cliniche al dipartimento di emergenza del Cardarelli ritenute bisognevoli di ospedalizzazione siano tenute in conto tanto la disponibilità di posti-letto nel Cardarelli quanto quella dei reparti del Policlinico. Si porrebbe, così, finalmente rimedio alla assenza di pronto soccorso del Policlinico. Una assenza tra l’altro gravemente incidente sulla effettiva formazione clinica degli studenti che a quel Policlinico afferiscono.

Da Repubblica Napoli del 20.08.2014

Troppo lavoro per il cardrelli

Franco Verde, Luigi Orsini, Eugenio Gragnano

segreteria Anaao – Napoli

La segreteria Anaao aziendale- medici dirigenti dell’ospedale Cardarelli è in piena sintonia con il contenuto della lettera della dottoressa Spatola e condivide il suo “grido di dolore” per un ospedale e i suoi operatori giunti ormai al limite. La sua precisa e puntuale denuncia, seguita dall’apprezzabile commento su “Repubblica” di Giuseppe Del Bello che faceva una minuziosa disamina delle non-scelte della politica sulla sanità campana, apre uno squarcio sulla realtà: alcuni ospedali sono in prima linea, altri come i Policlinici, non inseriti nella rete assistenziale di emergenza, in estate possono chiudere per ferie! La lettera della dottoressa Spatola, intrisa di passione, amarezza, senso di responsabilità verso i pazienti e la struttura ospedaliera dovrebbe pesare come un macigno sulla coscienza del presidente Caldoro per due motivi: 1) L’insostenibile carico di lavoro gravante sul Cardarelli per assenza di filtro territoriale e chiusura di T.S. ospedalieri insieme al mantenimento di sacche di privilegio non ha mai avuto un sostegno tangibile da parte della Regione innanzitutto sul versante delle risorse umane, per cui al Cardarelli oggi lavora un personale stremato e di numero insufficiente anche a causa del perdurante blocco del turnover.

2) La situazione dei Policlinici, descritta così puntualmente dalla dottoressa Spatola e che l’Anaao denuncia da tempo immemorabile, non è più difendibile.

Sarebbe bello se il presidente Caldoro trascorresse tre ore del suo tempo in questi giorni per visitare sia il Cardarelli che il Policlinico, ma egli si guarderà dal farlo.

 

Da Repubblica Napoli del 22.08.2014

Allarme del manager sembrava una strategia accerterò se c’erano dei complici interni

L’irruzione nel più grande presidio ospedaliero del Mezzogiorno ha destato impressione nell’opinione pubblica e preoccupa i dirigenti. Rocco Granata, manager dell’azienda, affida il suo sfogo a “Repubblica”: “Qui subiamo violenza quotidianamente. L’azione portata a segno nella notte tra lunedì e martedì è il frutto di questa condizione”. Granata descrive il raid: “Un gruppo di almeno 150 individui si è spinto fin nella Neurologia. Ovviamente, approfittando dell’assenza della guardia giurata accorsa in aiuto in corsia. E pensare che c’era anche il drappello di polizia, mentre è intervenuta una volante chiamata dal piantone”. Poi denuncia le carenze di personale: “Abbiamo perso ben 1200 dipendenti in tre anni. Oggi ne sono rimasti 2800. Nel dettaglio: all’appello mancano quindici primari di ruolo e centomedici. E per la vigilanza spendiamo tantissimo”

LA DENUNCIA

GIUSEPPE DEL BELLO

ILCADAVERE “rubato” nel reparto riaccende i riflettori sul Cardarelli. Stavolta più che mai il gigante della sanità metropolitana si è dimostrato fragile. E ha dovuto sventolare bandiera bianca di fronte alla folla di criminali che, tre giorni fa, ha messo sotto scacco l’intera struttura per riappropriarsi del “caro estinto” imparentato con un boss. Rocco Granata, da anni manager dell’azienda ospedaliera e in regime di proroga fino al 29 agosto, si sfoga. E denuncia la situazione di un presidio che ormai «si vede sotto assedio continuo».

Direttore, lei è al timone del più grande ospedale del sud, dovrebbe essere anche il più “sicuro” e

sorvegliato. Come è potuta accadere una cosa del genere?

«Qui, subiamo violenza quotidianamente. L’azione portata a segno nella notte tra lunedì e martedì è il frutto di questa condizione. Da quanto siamo riusciti a ricostruire è stato compiuto un intervento su due fronti, dall’esterno e dall’interno dell’ospedale. Un gruppo di persone, una trentina, si è intrufolato nel pronto soccorso, un altro foltissimo, almeno 150 individui, si è spinto fin nella Neurologia. Ovviamente, approfittando dell’assenza della guardia giurata accorsa in aiuto in corsia. E pensare che c’era anche il drappello di polizia, mentre è intervenuta una volante chiamata dal piantone. Insomma, è sembrata una vera e propria strategia. Ho avviato un’indagine interna per accertare l’eventuale responsabilità di qualche operatore del Cardarelli».

Stiamo parlando di eventuali connivenze di qualche operatore interno con gli autori dell’assedio?

«Non posso dirlo. Ma certo è mio dovere eliminare ogni dubbio su eventuali, dico eventuali, ipotesi di collegamenti con persone che lavorano all’interno».

Sarà difficile ricomporre il puzzle?

«Non credo. Ho fiducia negli inquirenti. Ora tutto il materiale è all’esame di polizia e magistrati».

Ma se possono verificarsi blitz come questo, significa che la vigilanza al Cardarelli è insufficiente?

«In senso generale devo dire no: perché questa non è una caserma. Abbiamo uno sbarramento di guardie giurate in pronto soccorso, fuori c’è un’altra unità, e per ogni piano, di notte, c’è almeno una guardia in servizio. Spendiamo tantissimo per la vigilanza, ma poi c’è un problema di cultura. È vero che ci sono operatori che lavorano in condizioni precarie, ma la violenza è un’altra cosa. Se poi ci riferiamo alle carenze di personale, allora ce n’è da dire».

In che senso?

«Un dato. Sa quante persone se ne sono andate senza essere sostituite? Ben 1200 dipendenti in 3 anni. Oggi ne sono rimasti 2800. Nel dettaglio: all’appello mancano 15 primari di ruolo e 100 medici. Andiamo avanti con personale sanitario precario che presta servizio con incarichi rinnovati di volta in volta, per ora, fino al 2016. Ma sono professionisti senza certezza di stabilità. Di infermieri siamo sotto di qualche centinaio di unità, mentre la grossa piaga è rappresentata dagli ausiliari».

Anche questi sono pochi?

«Ce ne vorrebbero 250, ma il problema annoso non è mai stato risolto dalla Regione, né prima, né ora con Caldoro. A suo tempo era stato finanziato con fondi europei un corso di formazione destinato a 13mila sociosanitari: persone formate sulla carta che poi avrebbero dovuto essere assunte. A noi è stato detto di fare i corsi, ma come li avremmo dovuti selezionare? Il meccanismo è perverso: trascorsi i sei mesi di incarico, non avrei come sostituirli ».

Nel frattempo, come ha risolto?

«Nel dubbio, non ho assunto nessuno, e il lavoro che sarebbe degli ausiliari viene svolto dagli infermieri, in straordinario».

Anche lei deve fare i conti col blocco del turn-over: non sente di ribellarsi a una situazione capestro?

«Certo, e infatti mi sono fatto sentire. Ho spedito lettere al ministro della Salute, prefetto e governatore. Ho fatto presente che Caldoro dovrebbe avere poteri straordinari e invece è in difficoltà perché tutto deve passare al vaglio del tavolo tecnico dei ministeri di Economia e Sanità».

Un’anestesista del suo ospedale, Spatola, ha denunciato a Repubblica lo scandalo del Policlinico che non fa emergenza…

«Ho letto e apprezzato. La verità è che quando si vuole organizzare un’attività di pronto soccorso non si chiede, si organizza assicurando il personale necessario. Si doveva completare il procedimento con l’integrazione della legge 517: nelle altre regioni è stato fatto. Mi devono spiegare perché i posti letto del Cardarelli non possono essere utilizzati per fare formazione. Gli specializzandi universitari li integrerei con i dipendenti in accompagnamento al medico strutturato. Così, invece di avere in turno 3 unità, ne lascerei 2, con un terzo, lo specializzando, che imparerebbe sul campo. E poi, mi spiegassero come mai i pronto soccorso ostetrici funzionano alla perfezione».

Avviso per la nomina di 5 Consiglieri di Amministrazione

gennaro consiglioProvo un senso di soddisfazione nel leggere il primo avviso pubblico per la nomina di cinque componenti nel CDA della fondazione Famiglia di Maria (clikka) in ossequio al Regolamento sulle nomine che abbiamo fortemente voluto e che ci è costato una battaglia in consiglio comunale durata due anni.

Scrissi la proposta di regolamento (clikka) il 13 maggio 2012 e molte sono state le vicissitudini che hanno contraddistinto questa lotta politica che doveva, invece, essere forse il primo obiettivo dell’amministrazione De Magistris che in campagna elettorale aveva annunciato che palazzo San Giacomo sarebbe diventato un palazzo di vetro!

L’applicazione di questo regolamento mi gratifica e mi da forza nel sostenere senza se e senza ma il processo di rinnovamento per il quale mi sono impegnato in politica iniziando una campagna elettorale piena di speranze. Credo che a noi, che siamo stati eletti con il Sindaco, più degli altri, tocca il peso della coerenza per dimostrare che si può fare politica nel segno del bene e dell’interesse pubblico e senza compromessi al ribasso.

Ora, ovviamente, spetta ai cittadini partecipare ai bandi che si dovranno gioco forza indire per le nomine sindacali perché solo in questo modo potremo avere il controllo e la trasparenza sull’amministrazione Cittadina. PARTECIPATE!!!

Il termine per la presentazione delle candidature è il 10 settembre 2014. Leggete attentamente il bando che Vi ho linkato.

L’unico rammarico che ho è che l’informazione non si è sufficientemente occupata di questa piccola rivoluzione nel modo di fare politica che abbiamo fatto.

Sarebbe stata utile una vera e propria campagna di informazione affinché anche le altre amministrazioni, prime fra tutte, la Regione, adottassero un regolamento sulle nomine. E’, infatti, triste pensare che in Regione non ci sia nessun consigliere, di maggioranza o di opposizione, che si sia indignato per le modalità con le quali caldoro fa le nomine neppure quando è giunto a nominare la moglie in un osservatorio sulla Sanità (clikka).

Per chi volesse ripercorrere le tappe di questa lotta ecco i link da consultare:

proposta-di-regolamento-nomine-e-designazioni-del-comune (clikka)

il-testo-definitivo-del-regolamento-sulle-nomine (clikka)

le-nomine-al-caan-che-dorme-ed-i-timori-del-sindaco-per-il-nuovo-regolamento (clikka)

approvato-il-regolamento-sulle-nomine-del-comune-di-napoli (clikka)

il-sindaco-opaco-ed-il-regolamento-sulla-trasparenza-delle-nomine (clikka)

l’anm-in-tilt-ed-il-gioco-delle-nomine (clikka)

nuova-tornata-di-nomine-al-comune-di-napoli-cervelli-non-scappate (clikka)

le-nomine-di-napoliservizi (clikka)

le-nomine-nel-comune-di-napoli-un-cancro-difficile-da-estirpare (clikka)

napoli-servizi-il-banchetto-delle-nomine (clikka)

la-malapolitica-delle-nomine-attecchisce-in-municipalita (clikka)

le-nomine-un-cancro-per-la-politica (clikka)

san-carlo-chi-decide-sulle-nomine (clikka)

spending-review-regione-campania-e-nomine (clikka)

Città sporca: Le colpe della “munnezza” di Napoli

munnezzaSono due giorni che tra il presidente della II Municipalità, Francesco Chirico, ed il presidente di ASIA, Raffaele Del Giudice, c’è una polemica sul fatto che la II Municipalità ed in particolare il Centro Storico di Napoli è sporco. Ebbene, i due presidenti continuano a beccandosi perché entrambi si sentono dalla parte della ragione, l’uno chiede la pulizia, l’altro sostiene che esegue con puntualità tutti gli obblighi del contratto e che siano in sostanza i cittadini, compresa la municipalità, ad essere degli “zozzoni”.

Del Giudice, addirittura, ieri, su repubblica ha rinfacciato al presidente Chirico che nello stesso palazzo della II Municipalità è dovuto intervenire per rimuovere una discarica!

Ebbene, vi sembrerà strano ma io credo ad entrambi!

Il centro storico è sporco e tal volta puzza pure e raffaele del giudice ha ragione quando dice che fa il proprio dovere.

Entrambi, come spesso accade, hanno la consapevolezza del problema me non ne sanno o non ne vogliono individuare la causa seppure, e mi dispiace fare il grillo parlante, era già tutto previsto e prevedibile solo che nessuno ha il coraggio di dire la verità!

Ebbene, ho studiato il contratto di servizi ASIA (clikka) che ci costa, appena appena, 160 milioni di euro l’anno, ed ebbi modo di segnalare tutti i nodi, nella occasione della sua discussione (clikka) facendo raffronti con i contratti di servizi delle altre grandi città italiane. Ovviamente non l’ho votato perché è un contratto di servizi che non prevede prestazioni adeguate ad un centro storico con delle prestazioni, da parte del gestore, che non sono in grado di assorbire tutta la “munnezza” che centinaia di migliaia di cittadini producono!

E’, allora, evidente che sia chirico, che del giudice si beccano per non dire che la responsabilità della munnezza del centro storico è anche di coloro che hanno scritto il contratto, quindi, dell’assessorato all’ambiente del comune di Napoli che non ha saputo dare le giuste indicazioni all’ASIA redigendo un buon contratto! Vi consiglio sul punto di seguire il mio intervento nella discussione dove ebbi modo di spiegare alla giunta ed al consiglio dove ritenevo fossero i nodi, senza che nessuno si preoccupasse di farne tesoro a dimostrazione del fatto che nessuno legge le carte!

A ciò si aggiunge anche un altro dato, imputabile sempre all’amministrazione, al quale sia chirico che del giudice non fanno cenno e che ebbi modo di segnalare nella occasione dell’esame e della discussione del rendiconto consuntivo 2013 (clikka) (quello da ultimo riportato in consiglio e che ovviamente non ho votato) nel quale osservai che alcuna sanzione o multa sia mai stata irrogata per illegittimo conferimento di rifiuti per gli anni 2010, 2011, 2012, mentre nel 2013 le sanzioni erano assolutamente risibili rispetto a ciò che tutti notiamo in città!

Giusto per far capire lo stato d’animo di cittadini ed operatori ASIA nel centro storico ma immagino in tutta la città: Una volta mi fermai a chiedere ad una operatrice ecologica dell’ASIA del perché una strada del centro storico non fosse stata spazzata nonostante fosse enormemente sporca, questa iniziò dapprima a balbettare, poi mi disse che era dalle sei della mattina a pulire ed erano le 12,00 e non ce la faceva più, che la strada non era compresa nel suo giro …  mentre mi diceva queste cose si formò subito un capannello di cittadini che iniziò ad imprecare verso la malcapitata alla quale offrii una via di fuga troncando la discussione per evitare che fosse pure malmenata …. me ne andai con una profonda delusine ed un senso di mortificazione sia verso i cittadini del capannello sia verso la malcapitata operatrice ecologica ….

Non è possibile alla Politica ed ai Politici dobbiamo chiedere di più … per lo meno che si leggano le carte!

Da Repubblica Napoli del 15.08.2014

PARLA IL PRESIDENTE DELLA II MUNICIPALITÀ

Stop alle polemiche mi aspetto le strade più pulite

ANTONIO DI COSTANZO

«RAFFAELEDel Giudice vuole solo applausi come del resto ha fatto in occasione dell’avvio della raccolta differenziata ai Quartieri spagnoli, fortemente voluta dalla Municipalità e ostacolata in prima istanza dal presidente Asìa». Francesco Chirico non ha alcuna intenzione di porgere l’altra guancia. Anzi: il presidente della seconda Municipalità riparte all’attacco del numero uno di Asìa che l’aveva a sua volta accusato per la frase riportata su Facebook: «Non ho mai visto le strade così sporche». Chirico ha aggiunto anche su Repubblica che ci sono «alcune vie del centro storico che non vengono pulite da 40 giorni» scatenando l’ira di Del Giudice che lo ha accusato «di mentire e che è la municipalità a distogliere gli spazzini dai loro compiti per far raccogliere i rifiuti ingombranti fin dentro la sede del parlamentino». Ieri, nuovo capitolo nello scontro. «Rimuovere discariche controreplica Chirico – è il suo dovere. Purtroppo il fatto che le strade siano sporche è inconfutabile, decine di mail di cittadini lo segnalano. Rappresento 91 mila abitanti, accogliamo migliaia di turisti nel territorio, Del Giudice farebbe bene a non personalizzare la polemica. Ricordo al presidente di Asìa che attendo da circa due anni i cassonetti per la zona adiacente Sant’Eligio. L’ordinanza sindacale risale al 2012 e nemmeno il recente incendio scoppiato all’ingresso del polo orafo la “Bulla” ha fatto sì che Del Giudice desse seguito a quanto disposto. Mi aspetto che nei prossimi giorni le strade del centro siano più pulite e che l’Asìa doti i suoi uomini di attrezzature all’avanguardia e che l’azienda cambi passo verso la realizzazione di un sito di compostaggio e verso una politica di riduzione dei rifiuti, e quindi del numero di cassonetti sulle strade. Il Centro antico – conclude – attende da troppi anni l’avvio della raccolta differenziata porta a porta. I cittadini sono pronti alla sfida, e l’Asìa?». Meno risentita, questa volta, la risposta di Del Giudice che nega di andare alla ricerca di consensi e invita alla collaborazione: «Lascio gli applausi ai nostri lavoratori e ai cittadini che collaborano. Asìa serve la città con grande senso di responsabilità. Quando riteniamo di non meritare critiche veniamo assaliti da un pizzico di amarezza, ma siamo convinti che solo la collaborazione tra le istituzioni può portare risultati. In merito alla sostituzione e posizionamento dei nuovi cassonetti in piazza Mercato ricordiamo che per ben due volte, l’ultima a fine giugno, dopo appena 48 ore dal collocamento alcuni cassonetti sono stati trafugati, incendiati e spostati, da ignoti, in altri luoghi».

Da Repubblica Napoli del 14.08.2014

Il Presidente ASIA contro la Municipalità. Ecco i veri numeri dello spazzamento

Il responsabile dell’azienda rifiuti: “Sono 41 gli spazzini in servizio ogni giorno” Ad accusare Del Giudice è stato Francesco Chirico “Il Centro storico è sporco”

RAFFAELE Del Giudice, presidente di Asìa, risponde così alle accuse di Francesco Chirico. Una polemica istituzionale scoppiata dopo un durissimo post «Non ho mai visto strade tanto sporche» pubblicato dal presidente della Municipalità sul suo profilo di Facebook. «Non meritiamo queste critiche ingiuste — replica Del Giudice — dall’inizio dell’anno e in modo particolare da Pasqua, abbiamo esteso servizi, prelievi e spazzamento al fine di vincere la sfida delle tantissime presenze turistiche e manifestazioni. Abbiamo bonificato da ingombranti zone che da decenni non erano prese in considerazione, abbiamo ripristinato postazioni di cassonetti ed installato il circuito raccolta vetro commerciale denominato “Vetro Antico”. A luglio, durante l’operazione le “4 giornate degli ingombranti”, abbiamo raccolto nella seconda municipalità ben 160 quintali di rifiuti ingombranti. Cerchiamo, in tutti i modi di intervenire nelle immediate ore post-movida con rapidità, avendo più volte spiegato che le strade sono piene di cittadini giovani che le frequentano fino alle prime ore della mattina successiva, condizionando l’inizio delle operazioni di pulizia».

Il presidente dell’Asìa difende a spada tratta gli sforzi compiuti e accusa: «Ai Quartieri Spagnoli dopo anni non ci sono più cumuli di spazzatura. Ma oggi forse una lattina fa lo stesso effetto di una discarica». L’azienda di igiene e ambiente snocciola anche dati sul personale in servizio nelle 92 zone di spazzamento: «Gli operai, nonostante le ferie estive le malattie e i pensionamenti, sono 41, senza contare le zone coperte dallo straordinario. A riguardo possiamo confermare che circa il 50 per cento delle strade è stato spazzato manualmente. Inoltre, alle 4 spazzatrici che, tutto l’anno, sono impiegate sette giorni su sette nella Municipalità, l’Azienda ha messo a disposizione dal 21 giugno, una ulteriore spazzatrice “Jolly”. Quest’ultima è impiegata nel turno di pulizia a partire dalle 10,30 e fino alle 16,30, in un servizio meccanizzato aggiuntivo che, assicura Del Giudice «non solo risulta efficace al fine di compensare il personale in ferie, ma con il quale, approfittando dell’assenza di veicoli in alcune strade, stiamo realizzando pulizie radicali difficilmente effettuabili durante gli altri mesi dell’anno a causa di auto in sosta. Il tutto senza ricorrere agli “storici“ appalti esterni».

Sulla carta esisterebbe anche un altro servizio di spazzamento meccanizzato che prevede il divieto di sosta in giorni prestabiliti della settimana in alcune strade della seconda Municipalità che, però, non è potuto partire, secondo l’Asìa, «per i numerosi problemi di partecipazione attiva da parte della municipa- lità e dei vigili urbani». Insomma, se alcune strade non verrebbero pulite è anche colpa della stessa Municipalità.

«Sono perplesso — attacca ancora Del Giudice — di certe dichiarazioni di Chirico che si lamenta del personale operativo distolto dallo spazzamento quando è lui stesso a chiedere la collaborazione di Asìa per effettuare servizi aggiuntivi che non sono di competenza aziendale come la rimozione del verde nei parchi, delle potature effettuate dai giardinieri su strada, le bonifiche all’interno di scuole, ultima delle quali è avvenuta poche settimane fa all’istituto Cuoco Schipa in via Salvator Rosa». E infine l’ultima stoccata: «Siamo stati chiamati — conclude Del Giudice — anche alla rimozione di ingombranti all’interno di strutture comunali, come la sede della stessa Municipalità dove, addirittura, compare ciclicamente una discarica di rifiuti ingombranti proprio nel cortile dell’edificio. Ovviamente, per garantire questa collaborazione siamo costretti, a volte, a rimandare le operazioni programmate». (antonio di costanzo)

Lo sfacelo della Sanità di Caldoro

ospedale.sangennaroIeri (14.08.2014) ho letto una lettera accorata su Repubblica Napoli, di Rossana Spatola, medico dell’ospedale Cardarelli di Napoli, che mi ha colpito per la lucidità con la quale viene descritto uno spreco di risorse della sanità a vantaggio dei soliti potentati. Spesso parlo con amici medici e ciò che mi dicono è che nella sanità abbiamo superato l’orlo del precipizio ed ora siamo in caduta libera.

Ovviamente la politica e l’amministrazione della sanità è nelle competenze della Regione Campania, eppure, ciò che non mi spiego è che caldoro dovrebbe intendersi di sanità anche perché ha la moglie, annamaria colao, medico ed accademica che, peraltro, egli stesso nel 2012 nominò componente dell’osservatorio regionale sulla formazione medico specialistica (clikka). Ora, delle due l’una, o la dott.ssa colao osserva poco, oppure, non parla col marito.

Ad ogni buon conto spesso parlo con persone ed amici “affascinati” dalla politica di caldoro i quali la prima cosa che mi dicono è che ha risanato i conti (?). Ebbene, non capisco come si possa essere così di parte se poi alla giunta caldoro, da un lato va attribuita una grossa responsabilità nella perdita dei finanziamenti europei, dall’altro il risanamento dei conti viene effettuato solo attraverso la chiusura di ospedali e reparti. L’ultimo esempio è la prossima proclamata chiusura del reparto maternità dell’Ospedale San Gennaro della Sanità … se questo è risanare i conti … lascio a voi ogni valutazione …. Ovviamente questa è solo una piccola parte del bubbone sanità a cui caldoro non ha messo mano e proprio ieri sempre sulle pagine di Repubblica napoli c’era un altro articolo che descrive lo stato dei precari degli ospedali che di precario hanno solo lo stipendio e la pensione che non vedranno mai ….

Da Repubblica Napoli del 14.08.2014

Lo Scandalo del Policlinico Vuoto

ROSSANA SPATOLA

CARO direttore, ogni estate, più ancora che durante l’anno, balzano agli onori della cronaca le notizie: 30 barelle in medicina d’urgenza al Cardarelli, cadute dalle barelle e relativi avvisi di garanzia, otto ore di attesa al pronto soccorso del Cardarelli. E il policlinico? Ad appena 200 metri dal Cardarelli, interamente vuoto! Niente pazienti, nessuna sala operatoria aperta d’estate, medici che fanno turni di 72 ore di seguito di guardia alle mura. E così potranno poi partire per le vacanze senza dover usufruire delle licenze ordinarie e già ben riposati.

Dove è lo scandalo, nelle barelle al Cardarelli o nel 2 policlinico vuoto? Nelle 20 sale operatorie funzionanti al Cardarelli di cui ben 6 in funzione 24 ore su 24, o nelle 2 sole camere operatorie funzionanti al policlinico durante l’estate? Quante volte si è letto del 2 policlinico privo di pronto soccorso (esclusa l’ostetricia). Cosa si può insegnare agli studenti (i futuri medici) se non si ha un pronto soccorso? Cosa possono imparare i futuri neurochirurghi, ortopedici, chirurghi o i medici internisti se non si trovano all’improvviso davanti a un trauma toracico, cranico o politrauma, a un improvviso svenimento, a una insufficienza respiratoria acuta, a una cefalea acuta, dolore toracico o addominale acuto e ingravescente? Sono sintomi che possono sottendere a decine se non centinaia di patologie del tutto misconosciute al paziente che giunge al pronto soccorso.

Potrei continuare all’infinito perché infinito e sempre nuovo è il lavoro del pronto soccorso del Cardarelli. Eppure si parla solo di 8 ore di attesa per un codice giallo. Ma cosa dovremmo fare, far passare il codice giallo prima della rottura traumatica della milza di un ragazzino investito sul motorino o della rottura dell’aneurisma dell’aorta addominale di un sessantenne o di un infarto acuto del miocardio che in 30 minuti avrà già avuto la sua coronarografia e lo stent che gli salveranno la vita? Naturalmente con 30 posti letto di rianimazione e terapia intensiva è evidente che i medici del Cardarelli non possono avere il diritto costituzionale alle ferie di legge. A tacere delle quotidiane aggressioni di parenti storditi da una certa magistratura che con avvisi di garanzia a pioggia e infondati ha dato luogo a quel triste fenomeno che è la medicina difensiva. Non mi interessa tessere le lodi del Cardarelli anche perché so bene come i livelli della sanità campana siano in caduta libera da quando è dominata dalle spartizioni politico-clientelari. Non parlare del policlinico è molto sospetto. Conviene non toccare i poteri forti (massoneria bianca o nera). Non ho mai smesso di sperare e vorrei continuare a farlo. Sono convinta che la minoranza silenziosa che lavora coscienziosamente è quella che permette a questo paese, profondamente corrotto, di essere ancora in piedi.

Fondi UE: I nostri soldi che restano in Europa a beneficio di altri paesi

regionecampaniaOggi (13.08.2014) su La Repubblica edizione Nazionale viene descritto il disastro dei fondi europei con la Commissione UE che boccia il programma Italiano 2014/2020 perché siamo inaffidabili e, quando riusciamo a spendere, non controlliamo la spesa e, quindi, le ricadute occupazionali e sociali che è sotto gli occhi di tutti sono assolutamente inconsistenti.

Il lungo articolo riporta su scala nazionale ciò che vado dicendo da qualche mese sulla incapacità della Regione Campania di fare programmazione e sviluppo aggiungendo che la prossima istituzione delle Città Metropolitane potrebbe essere un ulteriore “ingarbugliamento” tra istituzioni pubbliche e competenze.

E’ interessante notare che il 75% dei 40 miliardi sarebbero destinati al mezzogiorno ed in particolare alle quattro regioni ad obiettivo convergenza: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Ciò che però non leggo nell’articolo, poiché implicito, ma che secondo me va sempre ribadito è che i 40 Miliardi di euro sono innanzitutto soldi dei cittadini italiani che dovrebbero ritornare e che invece andranno ad altri paesi!

Non dico altro se non avere la amara conferma che ci vuole un cambio di passo della classe dirigente che si è dimostrata non solamente priva di idee e di una visione politico/amministrativa ma è stata anche assolutamente incapace di innescare una riforma strutturale della macchina amministrativa che ancora ad oggi non riesce né a spendere né a controllare i risultati della spesa!

vedi anche:

continua il fallimento di caldoro sui fondi europei (clikka)

Da La Repubblica edizione Nazionale del 13.08.2014

A rischio 40 milioni di fondi UE

DOSSIER DI BRUXELLES ACCUSA L’ITALIA: MANCA PROGRAMMA DI UTILIZZO

VALENTINA CONTE

RICERCA , innovazione, agenda digitale, competitività, sviluppo tecnologico, cultura: l’Italia non ha una strategia. E per questo la Commissione europea, nella lettera inviata al governo Renzi un mese fa e finora inedita, rimanda a settembre il piano italiano sui nuovi fondi europei, quelli relativi al settennato 2014-2020. Respinge al mittente cioè proprio l’Accordo di partenariato, quel documento chiave che ogni paese è chiamato a predisporre e che l’Italia ha inviato il 22 aprile scorso.

INDISPENSABILE per sbloccare i singoli programmi, nazionali e regionali. Senza l’assenso di Bruxelles su questo particolare Accordo si ferma tutto, non arrivano i soldi e non si inizia a spendere. Una partita che vale per l’Italia 41 miliardi e mezzo in sette anni. Cifra che raddoppia con il cofinanziamento nazionale. E che ora dunque si congela. Con lo svantaggio per l’Italia di partire male e in ritardo sui fondi strutturali, pure stavolta. Ma Bruxelles è categorica. Senza un piano e una strategia chiari ed efficaci, appunto, l’assenso non c’è. Anche perché – ed è questa la critica più forte – l’Italia ha gravi problemi di governance. La sua pubblica amministrazione non è efficiente e ben funzionante. E quando il motore è inceppato, non si può sperare che la linfa europea contribuisca a rivitalizzare il paese. Anzi i fondi rischiano di imboccare di nuovo la via, biasimata, degli incentivi a pioggia. Se non è una bocciatura, poco ci manca.

CAPACITÀ ISTITUZIONALE

In 249 punti e 37 pagine, la Commissione europea analizza passaggio per passaggio tutto il piano italiano. E chiede ancora una volta al governo, come aveva raccomandato già in marzo, di rispondere sulla sua «capacità amministrativa ». Se sia cioè migliorata e come, non tanto l’abilità e l’organizzazione tecnica nel gestire i programmi operativi. Quanto il quadro complessivo, la cornice in cui si muove questo fiume di denaro: la pubblica amministrazione. Per Bruxelles l’Italia confonde tra «assistenza tecnica » e «capacità istituzionale». Se la prima si può ovviare con l’Agenzia per la coesione (istituita di recente e coordinata direttamente da Palazzo Chigi, sotto la supervisione del sottosegretario Graziano Delrio), per la seconda occorre «sostenere ampie e orizzontali riforme» della p.a. e «buone iniziative di governance». Di più, «il ruolo delle diverse istituzioni deve essere chiarito, definendo chi fa cosa, quando e come ». Punto fondamentale, visto che si tratta di una spesa ad alta incidenza territoriale. Laddove però centro e periferia (assai parcellizzata) faticano a coordinarsi. Con i magri risultati di questi anni: soldi spesi tardi, male, in qualche caso persi in mille rivoli o restituiti al mittente.

SPECIALIZZAZIONE INTELLIGENTE

L’altro buco nero italiano, che la Commissione torna a denunciare come fa da almeno tre anni, è quello delle “Strategie di specializzazione intelligente”. Una definizione burocratica per intendere, in buona sostanza, un piano su come far ripartire il Paese (anche con i soldi europei), ora necessario più che mai, visto il ritorno dell’Italia in recessione. Non solo il governo non ha «per il momento» ancora adottato queste Strategie, «a livello nazionale e regionale». Ma risulta, agli occhi della Ue, deficitario praticamente in tutti gli ambiti che contano per il rilancio. Agenda digitale: «Manca una vera strategia». Innovazione: «Calo significativo dei fondi», ma «ciò non deve comportare un calo delle risorse per la ricerca industriale nel settore privato». Aziende: «Identificazione ancora insufficiente degli interventi strutturali necessari per riguadagnare competitività». Anzi, sottolinea Bruxelles, «regimi di aiuto “generalisti” orizzontali andrebbero evitati». E sostituiti da «un sostegno mirato alle imprese legato allo sviluppo tecnologico ». A questo proposito, la Commissione si chiede anche che fine abbia fatto il piano Giavazzi per sfoltire incentivi alle aziende. E quale effetto abbiano avuto i crediti d’imposta concessi dai vari governi. Cultura: «Assenza di un progetto strategico e di cenni alle lezioni apprese dal periodo di programmazione 2007-2013». E cioè il disastro Pompei (fondi ancora non spesi pari a 105 milioni, rimessi da poco in pista) e 15 milioni restituiti. Addirittura, la Commissione ricorda che «il Fesr (uno dei fondi strutturali, ndr) non sostiene “eventi” culturali e turistici che sono considerati a basso valore aggiunto». Ma «solo interventi strutturali e che possono avere un impatto strutturale ». Insomma, meno sagre e più patrimonio culturale da curare, restaurare, far fruttare. Infine, istruzione: «Le percentuali di risorse destinate all’abbandono scolastico per le regioni meno sviluppare (12%) e di partecipazio- ne all’istruzione superiore (2%) sembrano basse rispetto alla portata dei problemi in queste aree».

PROGRAMMI A RISCHIO

Il governo Renzi dovrà rispondere su questi e altri punti. Ma è chiaro che la tirata d’orecchie non fa piacere, specie in un momento non proprio brillante per l’Italia sul fronte dei risultati economici. Se la Commissione da una parte dà pur adito all’esecutivo di voler accentrare, per meglio fluidificare, la gestione dei fondi europei – anzi si dice «favorevole al rafforzamento degli interventi gestiti dalle amministrazioni centrali» – dall’altra parte «sospende le sue considerazioni in attesa di una valutazione approfondita degli obiettivi» su tre proposte: legalità, aree metropolitane e cultura. In particolare, ritiene che l’attuazione del programma nazionale sulle Città metropolitane «appare a rischio, in considerazione della architettura complessa e dei rischi di sovrapposizione con programmi regionali». Insomma troppa confusione, tra piani nazionali per città metropolitane che ancora non esistono e piani regionali per città non metropolitane, spesso assai piccole (5 mila comuni italiani su 8 mila hanno meno di 5 mila abitanti). La domanda di Bruxelles sembra essere: ma ce la fate?

CRONOPROGRAMMA

Tra l’altro, osserva ancora la Commissione, in molti casi non ci sono proprio le premesse per spendere. Mancano o sono insufficienti le «condizioni ex ante». In particolare, considera «solo parzialmente soddisfatte», tra le altre, le condizionalità in materia di «agenda digitale, gestione delle acque, trasporti, politiche del lavoro, abbandono scolastico, sistemi di controllo sugli aiuti di Stato». Per questo chiede al governo italiano di «fornire un cronoprogramma plausibile per l’adozione dei vari provvedimenti». E «si riserva di valutare l’effettivo soddisfacimento delle condizionalità quando tutte le informazioni saranno disponibili». Altra bacchettata. Infine un richiamo pure sul «gran numero» dei soggetti chiamati ad attuare questo Accordo di partenariato. Può anche andar bene, ma Bruxelles vorrebbe che fossero esplicitati «i criteri per la selezione dei partner ». Anche qui troppa superficialità.

MEZZOGIORNO IN AFFANNO

È chiaro che una pagella siffatta fa male soprattutto alle regioni meridionali, destinatarie del 71,1% delle risorse messe a disposizione dall’Europa, come calcola il Servizio politiche territoriali della Uil. Un Sud Italia che non sempre è stato messo in condizione, dalla politica locale e nazionale, di lavorare bene. Ne parlerà forse Renzi con gli amministratori delle città che visiterà a partire da domani.

Tra lidi e concessioni il mare non bagna Napoli

posillipoAl “Mattino di Napoli” va il merito di sollevare, in solitaria ed ogni anno, il problema del rispetto della legge da parte dei titolari dei lidi balneari.

Già nel 2012 (clikka) il medesimo giornale sollevò la questione che notai. Quest’anno ancora una volta si affronta l’argomento anche se si fa il pelo ai lidi posillipini sull’accesso libero al mare, senza però chiedere quanto gli stessi pagano di concessione demaniale. Su questo fronte è il caso di osservare che gli stessi lidi oltre ad offrire lettino ed ombrellone offrono anche  servizi di ristorazione facendo, quindi, concorrenza a chi il ristorante nella stessa zona l’affitta per tutto l’anno a costi assolutamente stratosferici, mentre le concessioni il più delle volte vengono assegnate senza un vero e proprio bando pubblico sempre alle stesse persone ed a quattro lire.

Ricordo che gli amici di una Spiaggia per Tutti qualche tempo fa tentarono di accedere al mare senza riuscirci tanto è vero che gli stessi titolari dei lidi, ricordo, chiamarono le forze dell’ordine e questi anziché difendere il sacrosanto diritto di farsi un bagno finirono per difendere i concessionari. Ebbene, dopo questo palese sopruso commesso dalle forze dell’ordine mai nessuno, in primis prefetto e questore, pare abbia adottato alcun provvedimento disciplinare nei confronti di una azione tanto “singolare” che sicuramente avrà avuto un capo.

Siamo in Italia anzi, peggio, siamo a Napoli dove il diritto somiglia più al rovescio …Buon bagno

L’unica cosa buona che trovo nell’articolo in calce è che il Bagno Elena pare si sia adeguata alla legge nazionale.

Da il Mattino di Napoli del 12.08.2014

Melina Chiapparino.

Battigia libera? Così i balneatori «aggirano» la legge

Battigia libera? Così i balneatori «aggirano» la legge La norma: transito gratuito attraverso gli stabilimenti privati. Ma in città la «tassa» è la regola. La legge c’è ma quando si tratta di rispettarla, abbondano le interpretazioni ed ognuno applica la norma a modo suo. E’ questa la confusione che regna a Napoli dove, nei lidi privati, non tutti i regolamenti concedono il passaggio ai bagnanti che intendono solo attraversare la proprietà per giungere alla battigia, come invece è previsto per legge. «Per attraversare il nostro lido occorre comunque pagare il biglietto di ingresso in quanto si entra in una proprietà privata – spiega un membro dello staff del Bagno Ideal in via Posillipo – chi desidera attraversare la striscia antistante il mare deve accedere dalla spiaggia pubblica che precede i lidi privati, in caso contrario il nostro biglietto costa 10 euro nei quali è compreso il lettino -. All’Ideal imposti i 10 euro dell’ingresso. Al Bagno Elena si paga l’ombrellone non il passaggio no, gli stessi che vanno pagati per chi vuole in qualche modo attraversare solo il demanio privato». Se la normativa, affermata dall’articolo 11 della legge 217/2011, spiega chiaramente che i concessionari devono garantire «il diritto libero e gratuito di accesso e di fruizione della battigia, anche ai fini della balneazione», nella pratica l’applicazione della norma lascia a desiderare e spesso è soggetta alla volontà dei gestori dei lidi. «Ad orario di chiusura, passate le 17.30 possiamo anche concedere il passaggio attraverso il lido – continua un impiegato del Bagno Ideal – ma è una concessione che facciamo in via informale perché nel momento in cui si entra in questa proprietà privata bisogna pagare il biglietto, queste sono le direttive che dobbiamo applicare». Non tutti però sono così inflessibili quando si tratta di un semplice passaggio per camminare sul bagnasciuga. «Non facciamo assolutamente problemi ai visitatori che vogliono raggiungere la battigia entrando dal nostro lido – dicono dal team del Bagno Elena – molti bagnanti chiedono di passare per raggiungere dalla spiaggia il Palazzo Donn’Anna e, secondo quanto dicono le norme, non vietiamo di fare il bagno a chi è di passaggio. Però non consentiamo di sostare nei pressi della riva, ne di poggiare i teli altrimenti si snaturerebbe la natura del lido privato». In realtà il principio del articolo 11, stabilito dalla Legge Finanziaria del 2007, sancisce anche la necessità di un percorso libero all’interno del lido per consentire il passaggio di chi voglia solo raggiungere il bagnasciuga, passaggio che non è presente su alcun lido privato nella zona di Posillipo, ne di Marechiaro. Anche nel caso di Bagno Sirena, a Posillipo, il passaggio per il bagnasciuga è consentito come fosse un favore «perché di regola si dovrebbero pagare 10 euro». Una gestione forse dovuta anche all’interpretabilità della legge che accenna alla possibilità di balneazione senza fornire ulteriori dettagli a riguardo. «Non è consentito nessun passaggio all’interno della nostra area privata – spiega un ragazzo dell’equipe di Villa Imperiale a Marechiaro – chiunque voglia accedere deve comunque pagare il biglietto, a partire da 22 euro, inoltre la nostra area non è un semplice lido ma è un demanio attrezzato con ristorante, bar piscina e ovviamente la discesa a mare. Ci sono gli scoglioni alla fine della discesa di Marechiaro per chi voglia accedere al mare pubblicamente». Il Bagno Elena È tra i lidi privati che garantisce l’accesso ai tratti liberi.

 

La contesa sullo Stadio Collana

collanaQualche giorno fa ho pubblicato il Bando Regionale sull’affidamento dello Stadio Collana (clikka), oggi (11.08.2014) leggo su il Mattino di Napoli della querelle che c’è tra il Comune di Napoli e la Regione. Ai cittadini, ovviamente, non interessa chi di fatto gestirà lo stadio Collana, ma, ovviamente, come verrà gestito. Orbene, la Regione Campania ha decisamente scelto di darlo in concessione per 15 anni. Cosa accadrà con questa formula e che fine faranno le tante realtà già presenti nel Collana che da anni fanno fare sport ai cittadini napoletani lo vedremo solo all’esito dell’aggiudicazione che dovrebbe avvenire nel prossimo ottobre/novembre. Come detto la valutazione sarà condotta su tre profili: Offerta tecnica; offerta gestionale; offerta economica. Dove ai primi due profili viene dato un valore maggiore ferma, in ogni caso, l’esperienza decennale da parte dei candidati in una delle discipline che si pratica nell’impianto anche se praticata altrove.

Ebbene, il giochetto potrebbe essere facile per sia per una società di costruzioni che per una società commerciale che “vende” sport (tipo Virgin o Decatlon) che potrebbero acquisire facilmente un partenariato con una delle tante associazioni che si potrebbero “prestare” nell’affare.

La cosa di cui mi rammarico è che fino ad oggi non ho sentito (né i giornali si sono preoccupati di sentire) le associazioni presenti nella struttura né è stata data voce agli organi istituzionali del CONI e delle Federazioni interessate. Possibile che gli attori principali non abbiano fatto un comunicato stampa, possibile che su una decisione così importante proprio coloro che dovrebbero parlare non dicono nulla?

Io per come la vedo, credo che la Regione abbia commesso un errore poiché è intervenuta in una attività di gestione che non è propria dell’ente che, invece, si dovrebbe occupare di programmazione e sviluppo territoriale. Azioni che è sotto gli occhi di tutti la Regione svolge assolutamente in modo carente se guardiamo ai miliardi di euro europei che per negligenza ed incapacità non spende (vedi in tema di finanziamenti UE: Progetto Unesco ed incapacità binomio assoluto e perfetto (clikka)!

Orbene, sul Collana gravano anni di incuria e malagestio, sia perché manca un effettivo controllo, sia perché la manutenzione ordinaria non è stata mai eseguita dal Comune troppo impegnato ad occuparsi dello stadio San Paolo per andare incontro alle necessità del campionato e della Champions, mentre la manutenzione straordinaria sarebbe dovuta essere della Regione e, su questo versante, possiamo dire che nessun colpo è stato mai battuto né da caldoro né da schifone.

Non mi spiego però le dichiarazioni che ho letto di schifone secondo cui lo stadio Collana dovrebbe essere messo a bando in virtù della legge regionale sullo sport e che l’affidamento dovrebbe essere gioco forza a titolo oneroso. Ebbene, tali dichiarazioni fanno a pugni con la legge nazionale vigente sui contratti pubblici, secondo cui non occorre il bando quando un bene pubblico viene assegnato ad un altro ente pubblico cui ovviamente viene assegnata una delega di gestione, né pare che la Corte dei Conti abbia mai contestato il comodato gratuito al Comune di Napoli assolutamente in linea con i principi di buon andamento della P.A.

 Ad ogni buon conto la scelta poteva essere quella di rinnovare il comodato d’uso al Comune di Napoli, che si avvia a riservarsi la gestione diretta di pochi impianti ritenuti strategici, tra cui il Collana, inserito in un contesto urbano altamente popoloso, facendo però in modo di destinare all’impianto stesso una fetta dei finanziamenti che la Regione nega al Comune per la ristrutturazione degli impianti sportivi (finanziamenti regionali perduti (clikka) (clikka). In sostanza lo stratagemma della Regione è duplice, da un lato nega le risorse al Comune, dall’altro contestando la mancata manutenzione si intromette in una gestione che non le compete.

Ovviamente il tutto mi sembra una manovra dal sapore vagamente elettorale. Spero che non ci vadano di mezzo le tante associazioni ed i cittadini che usano il Collana.

Da Il Mattino di Napoli dell’11.08.2014 Valerio Esca

Braccio di ferro sul Collana, la Regione: basta uso gratuito

Braccio di ferro sul Collana, la Regione: basta uso gratuito.

Schifone, delegato di Caldoro: «Impensabile ritirare il bando». Il sindaco sollecita il governatore.

«La Regione Campania non ha alcuna intenzione di ritirare il bando sullo stadio Collana». Con queste parole Luciano Schifone, consigliere regionale delegato allo sport del presidente Stefano Caldoro, mette un punto fermo sulla querelle tra Comune di Napoli e Regione Campania. Nelle ultime settimane si è, infatti, accesa una dura polemica tra i due palazzi sulle modalità di assegnazione della gestione dell’impianto del Vomero. Da un lato il sindaco Luigi de Magistris, secondo il quale «il bando regionale per l’affidamento ai privati del Collana rientra in una logica di vecchia politica, senza per altro garantire il suo ammodernamento e contravvenendo anche all’impegno assunto dal presidente Caldoro». Dall’altro c’è la Regione Campania, che non intende fare passi indietro, come spiega appunto Schifone: «Mi sorprende l’approccio virulento del sindaco che si è svegliato dopo un lungo letargo e finalmente si è accorto che il Collana esiste». Dopo il j’accuse Schifone entra nel merito della vicenda: «Abbiamo avuto con l’ex assessore comunale allo Sport, Pina Tommasielli, un fitto dialogo per trovare una strada per il rilancio della struttura. Dal dopo Tommasielli, ovvero da quando le deleghe sono passate al sindaco, si è chiusa ogni forma di trasmissione. Basti pensare che siamo arrivati quasi a scadenza della convenzione e non abbiamo avuto nessuna indicazione dal Comune sulle prospettive che aveva rispetto all’impianto. Cosi abbiamo attuato una prima proroga da aprile a giugno per permettere alle società di concludere la stagione sportiva senza problemi, per poi passare ad una seconda che va in scadenza a dicembre». Poi Schifone rivela: «Ci tengo a ricordare che la legge promulgata dalla Regione, parlo della legge 18, fu varata in accordo con il Comune e concordata con la Tommasielli, dove l’articolo 20, obbliga tutti ad indire le gare per gli impianti sportivi. Inoltre la Regione ha un diktat della Corte dei conti che ci obbliga a mettere a reddito gli impianti. Per questo non possiamo più dare in comodato d’uso gratuito gli impianti». In pratica sul bando la Regione non fa sconti: «L’atto tanto discusso sottolinea ancora Schifone – nasce dall’idea di preservare le finalità e la missione pubblica degli impianti sportivi per garantirne la fruibilità. A tutela abbiamo inserito un requisito ben preciso, ovvero che per aggiudicarsi la gara la società sportiva dovrà risultare iscritta agli elenchi del Coni e lavorare da 10 anni nel mondo delle discipline sportive che si praticano al Collana. Tutto questo sgombra il campo da qualsiasi dubbio, al quale anche il presidente della V municipalità, Mario Coppeto si lascia andare. Evidentemente Coppeto, che definisce vergognoso il provvedimento, non ha idea di cosa parla e non credo abbia letto le carte. Di vergognoso ci sono solo le condizioni dello stadio». Secondo Schifone «anche il Comune sta facendo un bando simile, nel quale si affidano gli impianti alle società. Evidentemente al Comune da fastidio che le gare siano fatte dalla Regione e non da loro». Per quanto riguarda l’incontro previsto per domani, tra Caldoro e de Magistris, Schifone spiega che «si parlerà solo dell’arrivo del premier Renzi». Ma da San Giacomo controbattono: «Si parlerà dei vari temi, oltre che di Bagnoli, di Città metropolitana, della visita di Renzi, anche del Collana che per noi è una priorità e chiederemo al presidente Caldoro di ritirare del bando».

I costi dello Stadio San Paolo e la gestione degli altri Impianti sportivi

stadioSabato 9 agosto scorso la Giunta del Comune di Napoli si è dedicata allo sport emettendo tre delibere, due dedicate allo Stadio San Paolo con le quali, sono stati previsti lavori per altri 150.000,00 €. per rifare bagni e copertura e l’altra per dare un indirizzo al mondo sportivo interessato alla gestione degli impianti che, come si sa, tranne rare eccezioni, sono in pessime condizioni.

Contrariamente a quel che pensano molti, il Comune di Napoli per far giocare la squadra cittadina al San Paolo spende molti soldi e le delibere di questo tipo non sono isolate anzi sono ormai la regola (clikka).

Lo Stadio, è bene ribadire che, tranne il campo di gioco, è completamente a carico dei cittadini napoletani e, forse, è per questo motivo che il patron del Napoli non ha alcuna intenzione di mettere mano a qualsivoglia rinnovo della convenzione poiché nello stato attuale, i costi sono a carico della collettività, mentre gli utili sono in favore della società calcio napoli. Una condizione assolutamente invidiabile per qualsivoglia altro “imprenditore del pallone”.

Quanto alla gestione degli altri impianti sportivi la Giunta ha assunto l’indirizzo emerso in due convegni organizzati da noi il 24 giugno (clikka) ed il 14 luglio scorsi (clikka) nei quali abbiamo trattato proprio il tema della legge 147/2013, nata come legge sugli stadi. Questa legge, infatti, potrà essere utilizzata da quanti oggi si trovano nella gestione dei grandi impianti realizzati con la legge 219/1981 e per i quali la concessione CONI è ormai scaduta e non rinnovata. Ovviamente, occorrerà fare in modo che si mantenga il giusto equilibrio tra l’interesse pubblico all’uso collettivo degli impianti e quello degli investimenti necessari alla  corretta manutenzione.

Da Repubblica Napoli del 10.08.2014

ANTONIO DI COSTANZO

Soldi per il San Paolo e impianti ai privati

LA CONVENZIONE con il Napoli calcio ancora non c’è e quindi tocca al Comune riparare i servizi igienici del San Paolo. Costo dell’intervento intorno ai 150 mila euro, tutti a carico di Palazzo San Giacomo. Il Comune annuncia anche l’avvio di lavori di «adeguamento funzionale» della copertura dell’impianto di Fuorigrotta.

Restailing al San Paolo e 100 impianti sportivi in gestione ai privati

Dal Comune 150 mila euro per bagni e la copertura dello stadio. Manca ancora la firma alla nuova convenzione con il Napoli

IPROVVEDIMENTI sono contenuti in due delibere approvate nella tarda serata di venerdì. Si tratta di delibere “fuorisacco” arrivate in giunta poche ore prima dell’approvazione, tanto che neanche il Napoli calcio ieri sapeva di questi nuovi lavori al San Paolo. Quella della inadeguatezza della copertura è una storia vecchia, che risale agli anni Novanta quando per i Mondiali l’impianto fu “ingabbiato”. La pesante struttura in ferro ha creato spesso dei disagi, tanto che è stato ipotizzato più volte di rimuoverla senza mai riuscirci. Come ancora non è stato trovato l’accordo con la società di Aurelio De Laurentiis, nonostante i ripetuti annunci del sindaco Luigi de Magistris, sulla gestione del San Paolo dopo che la convenzione è scaduta.

Da Palazzo San Giacomo, invece, via libera alla delibera che dà la possibilità ai privati di prendere in gestione gli altri impianti sportivi cittadini in linea con quanto previsto dall’ultima legge finanziaria e con «lo scopo di valorizzarli anche attraverso operazioni di riammodernamento », afferma il Comune che sarà affiancato da “Coni Servizi” per la valutazione degli studi di fattibilità. In pratica chi vorrà ottenere l’uso degli impianti dovrà impegnarsi anche nei lavori di ristrutturazione e manutenzione.

L’obiettivo è quello di recuperare oltre cento strutture sportive comunali che saranno affidate alle società che «garantiranno la massima partecipazione e fruizione da parte dei cittadini alle attività sportive e ludico-sportive». Non dovrebbero rientrare nel programma il Palabarbuto, la piscina Scandone, il parco Virgiliano e le palestre del polifunzionale di Soccavo. Sarà istituito anche un “fascicolo del fabbricato” per gli edifici sportivi. Le associazioni interessate potranno rivolgersi direttamente all’ufficio tecnico progettazione realizzazione e manutenzione impianti sportivi del Comune.

«Questa poteva essere una buona soluzione anche per lo stadio San Paolo — afferma Gennaro Esposito, consigliere comunale di Ricostruzione democratica — invece, a convenzione scaduta, andiamo avanti a piccoli interventi. Avremmo dovuto risolvere già da tempo questa situazione».

Esposito, ex presidente della commissione sport lancia anche un appello alle associazioni sportive: «Il mondo dello sport si svegli proponendo dei modelli di gestione soprattutto per gli impianti della legge 219 che hanno fatto di Napoli una delle madri dell’atletica con tante medaglie conquistate ». Intanto, è polemica sullo stadio Collana dopo la decisione della Regione di pubblicare un bando per assegnare lo storico impianto del Vomero. Sulla vicenda è durissimo Mario Coppeto, presidente della quinta municipalità: «Il governatore Stefano Caldoro ritiri il bando per l’assegnazione ai privati dello stadio Collana, pubblicato a fine luglio mentre era ancora in corso la trattativa tra la Regione, proprietaria dell’impianto, il Comune e il Coni». Coppeto chiede a sindaco e governatore di «convocare subito un tavolo con la municipalità per bloccare il bando e trovare insieme una soluzione per garantire lo sport a costi sociali come avviene adesso. Il Collana — conclude il presidente della Municipalità — è l’unico impianto sportivo pubblico del Vomero, sarebbe un grave danno al quartiere e alla città darlo ai privati».

Continua il fallimento di Caldoro sui fondi europei

caldoroPiù passa il tempo più si avvicina la scadenza della Giunta Regionale più gli atti di Caldoro rappresentano una confessione della incapacità a fare l’unica cosa che una regione avrebbe dovuto fare: Programmazione e sviluppo mediante la spesa dei Fondi Europei!

Come già ho segnalato in qualche altro post, Caldoro in questi ultimi mesi è come se si fosse svegliato da un sonno, un sonno mortale non per lui ma per i cittadini campani ed ha preso a produrre atti con due obiettivi il primo quello di dimostrare di spendere oggi ciò che avrebbe dovuto spendere ieri, il secondo “sollecitare” il suo elettorato ed il mondo delle imprese attraverso la riproposizione di progetti da realizzare in quest’ultimo anno di mandato; come se ciò che si doveva fare in cinque anni lo si potesse fare in meno di 12 mesi! Qualche mese fa, infatti, ha adottato addirittura una delibera di accelerazione della spesa dei fondi europei su cui ho già scritto (clikka).

Oggi, invece, da quello che leggo da Repubblica Napoli (in calce l’articolo) mi sembra che caldoro da un lato fa outing, dimostrando di aver sbagliato a revocare le delibere adottate negli ultimi sei mesi del mandato della Giunta Bassolino, dall’altro fa peggio e per spendere i soldi dei progetti europei già assegnati, abolisce i vincoli e le verifiche, cosicché i soggetti beneficiari dei fondi europei non dovranno dimostrare di aver conseguito gli obiettivi che, invece, dovevano conseguire.

In sostanza Caldoro fa l’unica cosa che non avrebbe dovuto fare: Stende una mano alle imprese che in un certo qual modo sono venute meno al “patto”. Sarebbe stato meglio insistere con i controlli per non dare i soldi ai cd. furbetti dei fondi europei.

Sono, infatti, convinto che l’unica cosa seria che si debba fare con i fondi europei, ed in generale con la spesa pubblica, sia il controllo del raggiungimento degli obiettivi perché la nostra regione, ma anche il Comune, è piena di progetti e programmi finanziati con milioni di euro di fondi erogati solo per spenderli e basta, dove non c’è nessuno che controlla se sono stati spesi bene.

La prova è che parlando con un mio vecchio amico questi mi racconta un fatto che mi ha confermato i miei dubbi. Qualche tempo fa, infatti, la regione commissionò uno studio ad un gruppo di giovani professionisti (tra cui il mio amico) per verificare la ricaduta concreta dei finanziamenti europei, ebbene, il risultato fu duplice: 1) nel team fu arruolata una quota di amici degli amici pagati per non fare nulla; 2) quelli che lavorarono scoprirono che con la spesa di milioni di euro nessun posto di lavoro era stato creato. Nei corsi di formazione, infatti, c’erano più docenti che discenti. Chi non ricorda, infatti, i cd. progetto ISOLA o BROS, milioni di euro spesi solo per fare consenso elettorale. La cosa bella è che questo mio amico mi ha detto che lo studio fu archiviato e non diffuso ed a coloro che lo condussero fu fatta firmare una clausola di segretezza. NOn c’è che dire dei veri signori del bene e dell’interesse pubblico!

La riprova di ciò che dico è il caso delle guide turistiche di cui ho parlato in un altro post (clikka) e che è uno scandalo presente solo nella regione campania!

Proposta:

Caro Caldoro, non si affanni tanto a dimostrare ciò che ormai non può più dimostrare, la spesa dei fondi europei nella regione da Lei amministrata è al 33 % e questo è un dato che non può recuperare in pochi mesi. Se volesse veramente il bene della Regione non continui a proporre atti amministrativamente e politicamente indecenti, organizzi un buon team di dirigenti e funzionari della regione in grado di portare avanti i programmi ed i progetti europei. Non si può costruire un edificio senza le fondamenta! Se non ha le professionalità interne, allora, provveda a recuperarle all’esterno saranno soldi spesi bene!

Vedi anche:

Progetto UNESCO ed incapacità un binomio assoluto e perfetto (clikka)

il grande progetto unesco una corsa persa contro il tempo (clikka)

Da Repubblica Napoli del 10.08.2014

FONDI EUROPEI 2000-2006

Pagamenti alle imprese, caldoro cancella i vincoli

Caldoro segue le tracce della giunta Bassolino

ALESSIO GEMMA

NIENTE più “indicatori” da rispettare per meritare i fondi europei. Niente graduatorie da scalare. Il presidente della Regione Stefano Caldoro spiana alle imprese la strada per ottenere i contributi di almeno 8 anni fa: quelli programmati tra il 2000 e il 2006 dalla prima amministrazione di Antonio Bassolino.

UNA mossa per recuperare il ritardo nella spesa degli attuali finanziamenti 2007-2013 ed evitare di perdere risorse per il prossimo ciclo di investimenti 2014-2020.

E’ scritto in una norma, passata sotto silenzio, del maxi emendamento approvato con la legge finanziaria. Così recita l’articolo 11: “in considerazione della particolare gravità della crisi economica internazionale e nazionale, che ha colpito anche il sistema produttivo regionale campano, le imprese beneficiarie delle agevolazioni del Por Campania 2000-2006 non sono più tenute al rispetto degli obblighi derivanti dal calcolo degli indicatori utilizzati per la formazione delle graduatorie. Sono fatti salvi i provvedimenti amministrativi già adottati”. Cosa significa? Che per i progetti europei, dei quali sono stati impegnati i fondi di due consiliature fa, saltano le “regole” pattuite. Le imprese beneficiarie dei finanziamenti residui non dovranno più eguagliare quegli obiettivi stabiliti all’inizio della programmazione con la Regione, necessari per intascare i contributi. Numero di posti di lavoro generati, rapporto tra il totale di investimenti attivati e il totale della spesa pubblica: questi i principali “indicatori”. Vuol dire, ad esempio, che per vedersi assegnare i fondi, una particolare azienda doveva dimostrare che il progetto portato avanti era in grado di creare un certo numero di occupati. Non ce ne sarà più bisogno. Via libera, quindi, a 10 vecchi capitoli di spesa per ridare ossigeno all’economia campana in recessione come quella italiana. Rifiuti, turismo, beni culturali, innovazione tecnologica, artigianato: c’è di tutto nelle misure privilegiate da Caldoro. Ecco il dettaglio: sostegno alle imprese per la costruzione di impianti di compostaggio e di energie rinnovabili; contributi a piccole imprese che operano nella ristorazione, nella ricettività turistica, nei parchi; aiuti a “imprese commerciali inserite in contesti urbani da recuperare” e a “imprese di artigianato coinvolte in scambi con l’estero”.

Quello che può sembrare un assist da parte di Caldoro all’ex governatore Bassolino, si rivela in realtà una strategia per ridurre lo svantaggio della Campania sui fondi 2014-2020. Logico il ragionamento seguito ai piani alti di Palazzo Santa Lucia: se i finanziamenti europei 2007-2013 sono stati spesi solo per il 33 per cento, c’è il rischio di avere meno soldi sul programma 2014-2020, anche alla luce del fatto che la Regione ha riproposto all’Europa i “Grandi progetti” rimasti al palo negli ultimi 6 anni. Come porto di Napoli e Regi Lagni. Nel 2010 infatti la giunta Caldoro aveva “congelato” gli atti approvati dalla vecchia amministrazione per sottoporli a verifica e sbloccarli solo nell’ultimo anno. Ora la soluzione escogitata è di fare “sponda” con la programmazione precedente 2000-2006 per aumentare i fondi già spesi. E convincere anche il premier Renzi a non tagliare la quota di cofinanziamento da parte dello Stato sui progetti che partiranno dal 2014.

Progetto UNESCO ed incapacità binomio assoluto e perfetto!

regionecampaniaIl tema dei finanziamenti europei è un tema centrale del quale mi sto occupando cercando di segnalare tutti i giri inutili che hanno portato al serio e concreto rischio di perderne una buona fetta. Ho scritto infatti del grande progetto Unesco una corsa persa contro il tempo (clikka), per il quale contando le date mi sono reso conto che si è maturato un ritardo sin dal momento ideativo dell’investimento.

Oggi la lettura di un articolo di Repubblica Napoli, purtroppo mi da’ ragione, riportando una dichiarazione del commissario europeo Johannes Hahn che afferma “Non ci saranno proroghe, i fondi non spesi saranno persi”. Condanna al sistema politico/burocratico della Regione e del Comune che adesso sta cercando di recuperare sperando nella benevolenza e nella comprensione dell’Europa che stenda una mano alla povera classe dirigente Campana e Napoletana che non è stata capace di portare avanti un progetto che significa soldi, sviluppo e sicurezza per la città! Una classe politica che si dovrà presentare col cappello in mano a chiedere la carità per avere un altro po’ di tempo!

Secondo Voi cosa ci dovrebbe rispondere l’Europa se non dire: Siete stati incapaci di spendere e quello che avete in passato speso è stato speso male, non avete alcuna credibilità, i soldi ce li riprendiamo e li destiniamo a quei paesi che ne hanno bisogno. Ed oggi le regioni ad obiettivo convergenza, con l’ingresso dei paesi dell’EST europa, sono cresciuti! Ci sarà la fila per prendersi i soldi degli italiani che non sono tornati in Italia!

Le conseguenze quali saranno? Probabilmente il tema dei fondi UNESCO sarà addirittura tema di campagna elettorale del centro destra per le Regionali 2015, che sicuramente dirà che loro sono stati bravi a spendere, mentre il tempo li inchioda alle loro precise responsabilità!

I cittadini lo capiranno questo? I cittadini sapranno valutare questa classe dirigente che non è stata in grado di rispondere alle necessità del territorio? Nell’articolo che Vi incollo si parla di 30 milioni che sono andati a bando ed è probabile che i futuri candidati, si faranno merito di questo senza dire, però, che queste opere sono andate a bando nell’ultimo anno possibile e si dovranno eseguire e rendicontare entro il 31.12.2015 cosa che ritengo IMPOSSIBILE se vedo il tempo medio di realizzazione delle opere pubbliche!

Ebbene, a questi politici che si vanteranno di questa loro “genialata” dovremo essere in grado di rispondere per le rime e rintuzzarli, mese per mese, di ogni ritardo maturato! Accadrà mai una cosa del genere se non siamo stati informati su come veramente sono andate le cose?

Ovviamente per fare questo dovremmo avere una società civile che al momento del voto sia capace di non farsi “infinocchiare” dalle chiacchiere e di una borghesia che non sia connivente con i venditori di fumo e che collabori a dare le giuste informazioni ….  Via i mercati dal tempio!!!

Da Repubblica Napoli del 07.08.2014:

Centro storico e EAV, nuovi spiragli

Pubblicati in gazzetta europea tre bandi di gara da 30 milioni di euro per il Grande progetto Unesco e alla Camera il Governo si impegna a prorogare il blocco dei pignoramenti alle aziende di trasporto

OTTAVIO LUCARELLI

CORSA contro il tempo sull’asse Napoli-Pompei. Dai Decumani agli Scavi si accelera per non perdere i fondi europei da spendere entro il 31 dicembre 2015. Il monito di metà luglio per Pompei da parte del commissario europeo Johannes Hahn («Non ci saranno proroghe, i fondi non spesi saranno persi») ha dato una scossa anche sul versante di un altro grande progetto, quello per il Centro storico di Napoli che vale cento milioni di euro, poco meno dei 105 milioni per le Domus. Si prova ad accelerare e ieri sulla Gazzetta europea sono stati pubblicati i bandi per tre gare che valgono complessivamente trenta milioni di euro e riguardano la riqualificazione (strade, impianti fognari, arredo urbano) di gran parte dei Decumani e dei relativi assi trasversali del Centro storico.

Con la pubblicazione di questi tre bandi sono sedici le gare già partite, di cui undici per le realizzazioni e cinque per le progettazioni, per un valore di 72 milioni di euro pari al 72 per cento dell’intero pacchetto. Altre 13 gare del Grande progetto, per i rimanenti 28 milioni di euro, saranno bandite entro dicembre. Al momento sono state aggiudicati tre soli lotti di lavori: Insula Duomo, Cappella Pignatelli e Complesso dei Santi Severino e Sossio per complessivi 10 milioni di euro. Tutti gli altri lotti del Centro storico targato Unesco partiranno tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. Tutti fondi, in analogia con Pompei, da spendere entro la fine del prossimo anno A curare tutta l’operazione è l’assessore regionale Edoardo Cosenza con gli assessori comunali ai lavori pubblici Mario Calabrese e all’urbanistica Carmine Piscopo. «Il Grande progetto Unesco, approvato da Bruxelles il 25 settembre 2013 — ricordano i tre in una nota — vede il Comune di Napoli quale ente beneficiario e la soprintendenza come soggetto che ha progettato gran parte delle opere. La Regione è l’ente finanziatore poiché il 25 per cento dei fondi sono attinti dal bilancio regionale. Il progetto si avvale anche della consulenza scientifica dei Dipartimenti della scuola politecnica della Federico II».

La Regione prova ad accelerare la spesa dei fondi europei ma dal Pd continuano a piovere critiche. «Sui fondi europei — accusa Antonio Marciano del Pd — si omette un particolare: i programmi sono enormemente ridotti rispetto alla dotazione iniziale. Il fondo Fesr, ad esempio, è passato da sette a 4.57 miliardi e al 31 maggio la spesa certificata era di circa 1.52 miliardi. Il fondo Fse, invece, aveva una quota di 1.118 miliardi di euro, poi ridotta a 868 milioni con spesa certificata ferma a 470 milioni».

Ieri, intanto, il governo si è impegnato a concedere alla società regionale Eav, che comprende Circumvesuviana, Sepsa e Metrocampania nordest, una proroga al blocco delle azioni esecutive e dei pignoramenti. Una soluzione trovata su iniziativa del neo deputato Pd Anna Maria Carloni nel corso dell’esame in aula al decreto competitività. La proroga verrà inserita in un prossimo provvedimento e consentirà alla società di trasporto pubblico locale (la seconda in Italia per utenti e chilometri coperti, attualmente commissariata e sottoposta ad un piano di risanamento) di non soccombere sotto il peso di decreti ingiuntivi e pignoramenti. In questo modo Eav potrà arginare una situazione debitoria estremamente critica che sta causando disagi pesantissimi agli utenti.

Allo Stadio San Paolo c’è chi gioca e c’è chi paga

sanpaoloLo Stadio San Paolo è diventato un esempio di come vengono gestiti male i beni pubblici per il forte condizionamento della politica.

Eppure le parole d’ordine della campagna elettorale del 2011 sono state Bene Comune e Democrazia Partecipata, parole che si sono rivelate, purtroppo, frutto di una speculazione sia dottrinaria che politica e che hanno prodotto solo la trasformazione dell’ARIN in ABC con implicazioni di regime giuridico che non vi sto qui a raccontare.

Il vigente ordinamento, infatti, conosce solo la distinzione tra beni pubblici e beni privati e l’esperienza, purtroppo, ci ha insegnato che la solita tiritera della incapacità a gestire i beni pubblici è servita solo a s-vendere il patrimonio pubblico e ad esternalizzare i servizi pubblici che restano l’unica fonte sicura di reddito per gli imprenditore in cerca di affari.

Ebbene, anche il San Paolo non si sottrae a questa tesi se, l’unica proposta pervenuta qualche tempo fa dal Patron del Napoli, è stata quella di acquistarlo per 1 €. (il cd. nummo uno di romana memoria).

Devo dire però che di fronte al Calcio tutte le amministrazioni cittadine sono state supine al volere del Patron del Napoli, nessun politico, infatti, ha mai avuto il coraggio di chiedere neppure il pagamento del dovuto a De Laurentiis e da quanto mi dicono questo valeva anche per Ferlaino e gli altri Patron che si sono succeduti nel tempo.

Abbiamo, purtroppo, avuto tutti politici con la paura di inimicarsi i tifosi, come se questi non fossero pure cittadini che pagano le tasse ed il biglietto per andare a vedere la partita! Solo grazie ad un esposto proposto da noi alla Corte dei Conti, infatti, si è giunti a far pagare al Calcio Napoli la somma di 6.230.000,00 €. dovuti dal 2006 al febbraio 2014 per canoni di concessione.

Oggi (03.08.2014) da quello che leggo su Repubblica Napoli ci risiamo poiché il Patron del Napoli, a convenzione scaduta, pretenderebbe dal Comune e, quindi, dai cittadini napoletani, tifosi e non, che sostituisca un “momento momento” i 60.000 seggiolini del San Paolo per adeguarlo alle prescrizioni UEFA e, quindi, sborsi di tasca NOSTRA “appena appena” 6.000.000 di €., minacciando, come al solito di andarsene a giocare altrove o di non giocare proprio la Champions.

Ora mi chiedo è possibile che colui che incassa milioni di euro sfruttando un bene pubblico, ivi compresa, acqua, luce e gas per diversi milioni all’anno a carico NOSTRO, arrivi a pretendere anche un ulteriore esborso quando le condizioni della città sono sotto gli occhi di tutti? E’ possibile che un imprenditore importante come De Laurentiis non capisca che le vacche sono talmente magre che sono morte?

Eppure, tutte le volte che ho sentito il Patron del Napoli parlare è sempre stato molto duro con la politica anche se poi quando capita l’occasione, come in questo caso, è egli stesso a pretendere un comportamento politicamente scorretto.

Il fatto è che la scarsa considerazione della politica e dei politici indebolisce l’autorevolezza delle donne e degli uomini alla guida delle istituzioni e consente ai cd. poteri forti di sopraffare il bene e l’interesse pubblico ed è per questo motivo che è sempre più urgente arruolare una classe dirigente autorevole che non faccia sconti a nessuno quando si tratta di tutelare gli interessi dei cittadini!

Ovviamente la mia proposta di fare qualche soldo con lo stadio vendendo il nome (clikka) giace nei cassetti del Consiglio Comunale perché evidentemente potrebbe disturbare i manovratori! Allo Stadio San Paolo c’è chi gioca e c’è chi paga solo che a pagare siamo sempre noi cittadini.

La mia proposta: Caro De Laurentiis mi dispiace ma non possiamo pagare i seggiolini faremmo un torto ai cittadini. Le consiglio di mettere mano alla tasca; compri i seggiolini e li doni al Comune. Credo che anche Lei comprende benissimo che non si possono spendere dei soldi per comprare dei seggiolini quando si devono aggiustare le buche per strada, i cornicioni che cadono, si devono potare gli alberi che cadono, si deve pagare la mensa scolastica, la case famiglia, i dipendenti, i semiconvitti, il trasporto pubblico etc etc etc etc …. forza faccia uno sforzo che tutto sommato il calcio rende …

Vedi anche:

Il sequestro della Corte dei Conti (clikka)

la mia intervista sullo Stadio San Paolo (clikka)

Stadio San Paolo più politica e meno gossip (clikka)

per lo stadio san paolo occorre che si rispettino i ruoli (clikka)

Il destino dello stadio san paolo (clikka)

Da Repubblica Napoli di oggi 03.08.2014

Seggiolini nuovi o addio champions

ALESSIO GEMMA

I SEGGIOLINI dello stadio San Paolo non sono a norma. Devono essere sostituiti per la stagione calcistica 2015/2016. Lo ha deciso la Uefa, pena l’esclusione del Calcio Napoli dalle coppe europee. Il club di Aurelio De Laurentiis lo ha comunicato un mese fa al Comune. Si tratta di 60 mila posti a sedere: la spesa per cambiarli si aggirerebbe sui 6 milioni di euro. Per quest’anno è scattata una deroga, ma per il prossimo anno bisogna completare l’intervento. Chi pagherà? “Il proprietario dell’impianto”, fanno sapere dalla società azzurra. A Palazzo San Giacomo si è aperta la querelle. Per gli uffici tecnici deve essere il patron a finanziare l’opera. Non la pensano allo stesso modo i collaboratori del sindaco. È l’ultima grana che si incrocia con la scadenza, il 30 giugno scorso, del rapporto tra Comune e società sportiva sulla concessione dello stadio. La giunta ha dato l’ok ad una proroga di due mesi. La soluzione per continuare a giocare a Fuorigrotta da settembre sarebbe un accordoponte di due anni. Con alcuni termini da rivedere rispetto all’attuale convenzione: De Laurentiis pagherebbe un canone fisso e non più una percentuale sull’incasso; le utenze, acqua e luce, sarebbero a carico del club e non più del Comune. Ma soprattutto il patron dovrà presentare entro un anno un progetto di riqualificazione dell’impianto. «Credo che i seggiolini spettino al Calcio Napoli — dichiara Gennaro Esposito, già presidente della commissione sport —. Non si può chiederlo ai cittadini, visto quanto ricava il Napoli dal San Paolo».

Il Grande Progetto UNESCO: Una corsa persa contro il tempo

53bffdbde4b01ce682ad299d_750x361I crolli che sono accaduti in città e che tuttora accadono, mi hanno spinto ad approfondire il tema dei finanziamenti europei non spesi e della gravissima responsabilità che è addebitabile ad una classe dirigente che non è in grado di creare opportunità di sviluppo per la città e per la regione.

Con mortificazione e rammarico constato che Napoli è diventata una città interdetta dai nastri bianchi e rossi che segnalano il pericolo di crolli di intonaci e calcinacci finanche nel pieno centro antico con i turisti costretti a scavalcare gli ostacoli.

Il crollo del cornicione della galleria mi ha ferito, come ha ferito i tanti genitori napoletani che non potrebbero mai accettare la morte di un loro figlio per una cosa del genere. Ho, pertanto, chiesto all’Amministrazione l’Elenco dei Progetti UNESCO (clikka) nonché gli Incarichi Progettazione (clikka), per capire innanzi tutto chi sono i dirigenti ed i funzionari che si occupano del Grande Progetto UNESCO che sta diventando un po’ come il Forum delle Culture che si starebbe realizzando ma nessuno se n’è accorto.

Orbene come sempre mi faccio delle domande e nei documenti cerco le risposte.

Dalla lettura della Determina del 13.01.2014 (clikka) ho tratto alcune riflessioni che mi sembrano confermino i miei dubbi e che voglio condividere perché sono convinto che la trasparenza ed il confronto siano il sale della politica e della buona e corretta amministrazione.

In primo luogo il finanziamento UNESCO è relativo al programma 2007/2013 ma, diciamo l’idea del Grande Progetto ai nostri “geniacci” dell’amministrazione regionale è venuta solo il 28.03.2011, data nella quale è stata adottata la Delibera Regionale di Giunta con la quale si è deciso di spendere i fondi che erano già destinati a noi dal 2007, mentre la commissione europea ha dichiarato ricevibile il progetto (dopo sette mesi) il 19.10.2011.

In sostanza per quello che posso capire dal 2007 al 2011 ci abbiamo messo 4 anni per programmare la spesa dei soldi nostri (che corriamo il rischio di perdere ) e solo dopo che ci era stato comunicato che era a rischio il riconoscimento UNESCO!

Le date sono importanti per capire e smascherare chi si giustifica e cerca di scaricarsi le responsabilità. Difatti, solo il 25.05.2012, quindi, un anno prima della fine della programmazione (2013) si è individuato il responsabile unico del procedimento del GRANDE PROGETTO UNESCO. In sostanza ci abbiamo messo sette mesi per scegliere il dirigente che dovrebbe coordinare tutta la progettazione e che a sua volta dal 2012 al 2014 ci ha messo due anni per scegliere i tecnici che dovrebbero curare la progettazione (come risulta dalle date delle stesse determine (clikka).

Va detto che per concludere le opere abbiamo due anni di tempo dalla chiusura della programmazione, quindi, come tutti sanno le opere dovrebbero essere terminate entro il 31.12.2015, quindi, tra poco più di un anno, salvo una proroga che potrebbe forse essere concessa ma che, in un convegno un assessore regionale, disse che noi non avremmo chiesto (?).

Ora mi domando sono in ballo 100.000.000,00 di €. e dovremmo mandare a bando opere per le quali ad oggi non abbiamo la sicurezza che saranno accettate dall’UE poiché fuori tempo massimo? E’ possibile una cosa del genere? E’ possibile che tra l’idea e la realizzazione dobbiamo perdere anni e quindi i soldi?

Parlando con alcuni tecnici pare che uno dei nodi stia nel fatto che ai Dirigenti e Funzionari (del Comune e della Sopraintendenza) va un compenso per la progettazione che si quantifica nel 2% sull’importo dei lavori, quindi, 2.000.000,00 di €. e che tale modalità sia fortemente caldeggiata dalla burocrazia interna poiché, ovviamente, è fonte di reddito.

L’alternativa, forse, poteva essere quella di mettere a bando la progettazione, con lo stesso compenso previsto per i tecnici interni, assegnando tempi certi e perentori sicuramente più ridotti rispetto a quelli della burocrazia, col conseguente beneficio di mettere anche in circolazione idee e lavoro per studi, architetti ed ingegneri che forse, in questo momento, non avendo il reddito fisso dei dirigenti e funzionari del Comune e della Soprintendenza, avrebbero avuto sicuramente più bisogno.

Inoltre, con la modalità del bando di progettazione si sarebbe evitata anche una spiacevole commistione di ruoli che, purtroppo, c’è nella progettazione interna dovuta al fatto che i progetti vengono validati dagli stessi uffici che li redigono, mentre, invece, avremmo potuto assegnare ai nostri bravi tecnici interni il solo compito di controllare e validare i progetti che avremmo potuto mettere a bando generando quindi sicuramente una maggiore imparzialità nelle valutazioni!

Per come vanno le cose per un momento ho temuto che non realizzandosi le opere avremmo comunque dovuto pagare la progettazione poi dal servizio mi sono fatto mandare il regolamento incentivi che pare disponga il pagamento solo al collaudo delle opere … mi chiedo e se le opere progettate non si dovessero realizzarsi, non è che ci potremmo trovare anche nella spiacevole condizione di dover comunque pagare questi nostri bravi architetti?

Sono sicuro che mi sono sbagliato su tutto e che entro il 31.12.2015 avremo tutte le opere UNESCO realizzate … con 100.000.000,00 di € spesi e quindi con posti di lavoro ed economia … ne sono certo vedo già la città risplendere di luce UNESCO …

Sulla spinta della indignazione ho scritto sul punto post che Vi linko:

Non sia inutile la morte di Salvatore (clikka),

una città che crolla e la cultura della sicurezza (clikka),

la città crolla e la regione restituisce i soldi (clikka)

 

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