Gennaro Esposito

Alza la Testa

Il commercio dei bambini nello sport

basketVado subito al caso concreto che mi ha fatto saltare dalla sedia, sia come atleta (ormai ex), sia come cittadino, sia come consigliere comunale e, pertanto, retoricamente, Vi chiedo: E’ possibile che una associazione sportiva di pallacanestro, che ha la disponibilità di una preziosissimo bene pubblico (non del Comune di Napoli), in pieno centro di Napoli, imponga ad un genitore, il pagamento della incredibile somma di €. 2.500,00 per svincolare il figlio di appena 13 anni, che ha manifestato il desiderio di andare a giocare in un’altra squadra per seguire gli amici? E’ possibile che dopo una lunga trattativa la blasonata associazione sportiva riduca la richiesta a 450,00 €., imponendo però che la ricevuta non sarà emessa come somma presa a titolo di svincolo, ma come pagamento della intera annualità quando sa già che il ragazzo andrà via? E’ possibile che ai genitori che sottoscrivono il tesseramento del loro figlio dodicenne non venga spiegato affatto che, in virtù dell’art. 5 dello statuto FIP, stanno vincolando il loro bambino fino all’età di 21 anni? E’ possibile che nessuno della FIP si sia mai preso la briga di gridare che questa norma è inconcepibile da tutti i punti di vista, immorale e contro lo sport? E’ possibile che si parli di soldi nello sport dilettantistico che, per definizione, ha uno scopo ludico/ricreativo e, quindi, privo di lucro?

Lo sfortunato cittadino cui è capitata la scabrosa vicenda è Rosario Rota il quale mi ha investito della questione che mi ha lasciato basito poiché le risposte che ho avuto sono state assolutamente sconfortanti. Addirittura ad un certo punto mi è stato detto: “queste sono le regole della federazione e se uno le contesta può anche rivolgersi agli enti di promozione”.

E’ chiaro che farò di tutto affinché l’amministrazione Comunale sancisca il principio di negare ogni beneficio, contributo o assegnazione di impianti alle associazioni che praticano il vincolo sportivo così come concepito dalla FIP.

Eppure, che il vincolo sportivo sia una mostruosità è addirittura chiaro anche alla FIGC che, nel suo regolamento interno, per la disciplina dell’attività giovanile, all’art. 24 dispone chiaramente che il vincolo sportivo per i giovani calciatori non professionisti ha la durata della sola stagione sportiva. La FIGC, infatti, si è adeguata alle pronunce della Corte di Giustizia Europea sui casi Bosman e Bernard (clikka), le quali hanno sancito il principio secondo cui le società calcistiche possono richiedere il pagamento di un’indennità per i giovani giocatori di cui abbiano curato la formazione, solo agli atleti che abbiano firmato il loro primo contratto da professionista con una società diversa da quella che li ha formati, affermando, altresì, chiaramente che l’importo di detta indennità dovrà essere determinato tenendo conto delle spese effettivamente sostenute dalle società ai fini della formazione. E’ chiaro che questa normativa dovrebbe tagliare la testa al toro ma, invece, anche nel calcio nonostante la chiarezza della disciplina c’è chi fa il furbo ed impone ai calciatori dilettanti il pagamento di diverse migliaia di euro (clikka) in modo assolutamente illegittimo (clikka). Per capire di cosa sto parlando basta vedere il servizio di REPORT del 5 maggio scorso a partire dal minuto 00:05:08 ed ascoltare bene sia le parole dell’ottimo Presidente della scuola calcio romana di Tor di Quinto, sia le dichiarazioni del Presidente della lega dilettanti (oggi promosso a presidente della lega pro) Tavecchio.

Ebbene, è facile capire che la pratica del vincolo sportivo per i giovani contrasta: 1) con gli art. 15 e 16 della convenzione internazionale sui diritti del fanciullo (clikka); 2) con l’art. 11 della convenzione Europea del diritti dell’Uomo; 3) con l’art. 2 della costituzione, che tutela i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo che nelle formazioni sociali; 4) con l’art. 3 della Costituzione, rispetto agli atleti professionisti, per i quali l’art. 16 della legge 23 marzo 1981 n. 91, ha disposto espressamente l’abolizione del vincolo sportivo, integrante letteralmente le «limitazioni alla libertà contrattuale dell’atleta professionista».

Senza dimenticare, nel caso di atleta minore, dell’onere per il genitore di stipulare atti di straordinaria amministrazione, come è il caso di un vincolo di così lunga durata, con l’autorizzazione del giudice tutelare ex art. 322 c.c. A fronte di un così corposo fronte normativo è chiaro che il vincolo sportivo rappresenta un sopruso insopportabile che va nel modo più assoluto soppresso e combattuto laddove previsto.

Orbene, in barba a tale chiaro supporto normativo, l’art. 179 del regolamento organico della Federazione Italiana Pallacanestro dispone un vero e proprio tariffario della “carne umana” prevedendo che per lo svincolo degli atleti sin dalla tenera età di 12 anni il versamento delle seguenti somme:

Campionato Controbuto Maggiorazione
Serie A 11.500,00
Legadue 9.750,00
Serie A Dilettanti 9.200,00 3.500,00
Serie B Dilettanti 7.450,00 3.000,00
Serie C Dilettanti 4.000,00 2.500,00
Serie C Reg. 1.400,00 1.000,00
Serie D 350,00 250,00
Altri Campionati Normale tesseramento

Il gioco ovviamente è facile perché le dette somme seppure previste a carico delle società sportive che acquisiscono il cartellino finiscono per gravare sulle famiglie che, per accontentare il proprio figlio, come è accaduto nel caso di specie, sono pronte a farvi fronte. Ovviamente, sono molto coinvolto perché se fosse accaduto a me la stessa cosa quando ero atleta, non ho vergogna a dire, che la mia famigli operaia non avrebbe potuto sopportare il peso economico di un mio trasferimento. Eppure questa esperienza non mi è estranea in quanto mi è capitata addirittura quando ero atleta azzurro della nazionale italiana senza che la mia associazione sportiva frapponesse alcun ostacolo!

Ora ovviamente, siccome si parla di soldi per la “vendita” di ragazzini, mi viene la voglia di fare qualche domanda alla blasonata associazione sportiva (che pare sia anche molto protetta non ho capito bene da chi) e chiedere:

1) Quanto paga di affitto per il prestigioso immobile del demanio?

2) quanto paga gli istruttori che si dedicano all’insegnamento sportivo?

3) quanto incassa complessivamente dalle rette mensili per tutti gli sport che si praticano nel complesso peraltro monumentale?

4) se incassa qualcosa e quanto per il parcheggio (probabilmente abusivo) delle centinaia di auto disseminate sia nel cortile che lungo la strada privata che porta al cortile stesso?

5) quanto incassa dalle altre attività tra cui i campi estivi che si tengono puntualmente ogni anno?

6) quali sono le attività sociali che l’associazione svolge in favore della collettività?

Ovviamente mi aspetto che questo mio scritto possa essere un punto di partenza per i giornalisti che vogliono dare un contributo al miglioramento della società nella quale con tanti disagi viviamo.

Ad ogni buon conto occorre evitare che si faccia di tutt’erba un fascio, perché nel modo sportivo ci sono tantissime persone che conosco personalmente le quali si impegnano portando risultati sociali e sportivi assolutamente degni di ogni considerazione ed al di sopra di ogni sospetto.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 novembre 2014 da in Napoli con tag , , , , , .
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