Gennaro Esposito

Alza la Testa

Napoli EST : Porto Fiorito = Napoli OVEST : Bagnoli mentre l’informazione sta a zero

Porto FioritoCon il fallimento di Bagnoli Futura ho manifestato tutto il mio rammarico per la scarsa attenzione dei giornali alla azione di Ricostruzione Democratica nel Consiglio Comunale e sulla scena della politica cittadina, nonostante avessimo previsto tutto! A scapito dell’opinione pubblica  registro, infatti, una scarsa propensione dei giornalisti a mettere insieme i fatti che accadono in città perdendosi, forse volutamente, l’occasione di dare ai cittadini un quadro completo.

Sulle nostre spalle, quindi, grava non solo il pesante onere di studiarci centinaia di pagine e capire dove sono gli inghippi per poi trovarci, quasi sempre, coinvolti in uno scontro politico, dovuto sia ad interessi di parte, sia alla scarsa documentazione e studio degli altri attori politici (consiglieri ed assessori), ma anche il non facile compito di rendere partecipe la cittadinanza e fare giusta informazione. Dopo lunghe insistenze, infatti, solo ieri su La Repubblica Napoli è uscita una breve dichiarazione di Carlo Iannello sulla questione Bagnoli Futura.

Oggi (01.06.2014) per la prima volta sul Corriere del Mezzogiorno, nella stessa pagina si accostano la questione di Bagnoli con quella di Napoli Est, facendo ciò che sto cercando di fare io da diversi mesi ma, ovviamente,  trattando in malo modo sia l’uno che l’altro argomento.

Difatti, su Bagnoli Futura il Corriere fa comparire addirittura una intervista a paolo cirino pomicino che, effettivamente, fa più scena del quivis de populo “Gennaro Esposito”, con il malsano effetto di riabilitare un personaggio politico che, forse (ma anche senza forse), per quello che è stato andrebbe dimenticato, mentre su Napoi Est viene intervistata l’imprenditrice di Naplest Marilù Faraone Mennella, solo che dalla intervista il giornalista si è guardato bene dal fare le domande scomode che forse con un po’ di studio avrebbe potuto fare. Ebbene, il risultato di quest’ultima intervista è stato quasi uno spot di NaplEst.

A questo punto mi richiedo e Vi richiedo: è possibile che i giornalisti non sentano la responsabilità del loro ruolo sociale? E’ possibile che i giornalisti non si sentano responsabili per lo stato malfermo dei politici e non sentano anche la responsabilità verso il mondo dell’impresa che dovrebbe essere più stimolato da una informazione libera, in grado di fare le pulci senza fare sconti a nessuno ?

Ebbene, per ritornare a Napoli Est dalla lettura della intervista/spot, sembra che vada tutto bene, poiché l’imprenditrice dichiara che il progetto NaplEst è immune dai disastri di Bagnoli perché non è il Pubblico ad intervenire, in quanto, l’intera operazione è affidata ai privati senza un euro di finanziamento pubblico. Per tutta l’intervista non una domanda sulla reale condizione dell’area, cosicché oggi i cittadini di Posillipo, quelli del Vomero, ma anche quelli di Scampia e del Centro Storico e tutti gli altri che non conoscono il luogo, oggi pensano che a Napoli Est andrà tutto bene e presto avremo un porto turistico e l’imprenditrice è una donna in gamba ed i politici che hanno trattato quell’area sono in gamba anch’essi. Possiamo tutti insieme dire che se abbiamo perso l’area OVEST almeno ci rimane l’area EST. Non c’è che dire veramente una operazione di ottimo giornalismo non me lo sarei mai aspettato! Ovviamente scherzo per non piangere!

Il giornalista, infatti, avrebbe potuto e dovuto per lo meno chiedere come mai per il progetto della marina di vigliena (vedi sito Napolest clikka), anche detto Porto Fiorito (la versa storia clikka), è tutto fermo da oltre 13 anni, mentre dal sito web (clikka) sembra un intervento che risale appena al 2011.  Ed, inoltre, se non doveva considerarsi un vero e proprio regalo o finanziamento o comunque essere considerato un intervento pubblico, la concessione gratuita per 99 anni dell’intera area della ex Corradini alla Porto Fiorito S.p.a., costata circa sei milioni di euro! Niente di tutto questo il giornalista evidentemente del tutto inconsapevolmente ha prodotto uno spot su NaplEst, perdendo una occasione di far capire ai cittadini che Napoli Est sta a Porto Fiorito come Napoli Ovest sta a Bagnoli e l’informazione sta a ZERO!

Sul fallimento di bagnoli futura (clikka)

Ovviamente chi volesse approfondire con la lettura degli atti amministrativi ecco: il-disastro della politica su porto fiorito(clikka)porto fiorito un altro caso bagnoli nell’indifferenza dei giornali (clikka)

Questo mi sembra un buon servizio altro che tutto bene della Mennella: http://youmedia.fanpage.it/video/aa/Uj4RBuSwNHVN1rWi

Ecco, infine, le due interviste a Marilù Faraone Mennella ed a paolo cirino pomicino apparse oggi sul Corriere del Mezzogiorno:

Marilù Faraone Mennella: «Politica fuori da NaplEst»

L’imprenditrice: qui non faremo la stessa fine

NAPOLI — Dopo il fallimento di Bagnolifutura, non teme che la politica rovini anche NaplEst?

«Non ho questo timore. NaplEst ha dentro di sè gli anticorpi giusti per evitarlo. Ma è giusto riconoscere che, sempre più spesso, quando la politica è troppo dentro le cose, fa guai. Bagnoli non è l’unico esempio, c’è anche l’Expo».

L’imprenditrice Marilù Faraone Mennella è a capo del comitato NaplEst (l’operazione di riqualificazione dell’area orientale di Napoli), che ha «blindato» contro assalti esterni.

Dunque la politica è assolutamente bandita?

«NaplEst nasce da principi opposti a quelli di Bagnolifutura. E’ un comitato di privati che si sono messi insieme nel 2010, tutti detentori di iniziative immobiliari proprie in cui erano stati investiti capitali per acquisire terreni e sviluppare progetti; iniziative in parte già terminate, dal momento che fin dall’inizio avevamo autorizzazioni di vario tipo. Nel 2010 c’era la tragedia dei rifiuti che aveva coinvolto Napoli e si pensò di fare fronte comune investendo quattrini propri. Non abbiamo neanche un euro di finanziamento pubblico e questo è un altro degli anticorpi cui facevo riferimento».

Siete una alternativa al pubblico?

«Non è esattamente così. Avendo prodotti immobiliari da vendere, tutti importanti in una logica di mercato, tutti presenti nell’area orientale, pensammo ad un progetto. Il paragone con Bagnolifutura, una Stu pubblica con i limiti che spesso ci sono, non è possibile. In termini di fare, programmare, produrre reddito, gestire i bilanci con un principio aziendalista abbiamo scelto di condividere le responsabilità nella gestione di un corpo di mezzo. Notiamo le carenze del pubblico a tutti i livelli, ma andiamo avanti con obiettivi concreti operando in maniera trasparente e stimolando le pubbliche amministrazioni a fare di più e meglio».

La struttura non ha un vertice, lei è un ‘‘primus inter pares”. Anche questo è un anticorpo efficace?

«Sì, noi siamo un comitato. Non ho voluto niente di più strutturato. Siamo liquidi, tutti sentono la responsabilità di portare avanti un obiettivo, tutti scommettono con il proprio portafoglio. L’autodeterminazione di ciascuno è molto forte e non ci sono cariche che si perpetuano, se non legate ad obiettivi. Siamo molti uniti con una governance trasparente e chiara. Fin dal primo momento abbiamo interloquito con le pubbliche amministrazioni locali, proponendo e firmando con loro un protocollo attraverso il quale NaplEst si è fatta promotrice nel 2011 della individuazione di infrastrutture non solo hard — fogne e strade — ma anche sociali, nell’area dove ricadono gli interventi dei gruppi».

Insomma, avete ribaltato le posizioni rispetto al ruolo della politica?

«In qualche modo sì. La Comunità europea per la prima volta, un caso unico, ci ha riconosciuto un ruolo formale, consentendoci di stare nella cabina di regia del grande progetto di Napoli orientale. Abbiamo il controllo, la verifica e lo stimolo alla spesa dei fondi comunitari. La cosa in fondo è semplice: dobbiamo avere tutti molto chiaro che la politica non va eliminata, poiché ci vogliono interlocutori che svolgano il proprio ruolo. Non occorre inventarsi nulla, le norme ci sono già. Basta applicare le leggi comunitarie e quelle nazionali, avendo la pazienza di studiarle».

Se dovesse definire il vostro ruolo?

«In senso europeo viene definito come ‘‘sussidiarietà orizzontale”. Quella verticale è tipica dei governi, quella orizzontale coinvolge i corpi intermedi che hanno poteri e ruoli e sono forniti di regole trasparenti. Io non amo le leggi speciali e i commissari e la Campania è stata spesso teatro di queste iniziative. Dove si annidano quello che Squinzi, nell’intervento di tre giorni fa alla convention di Confindustria, ha definito come il seme negativo, che è quello della corruzione». Anna Paola Merone

Ecco l’intervista a pomicino:

«Il crac della società mista? Con Fintecna l’avremmo evitato»

NAPOLI — Non ha mai avuto dubbi. «Era un esito prevedibile e previsto appunto da vent’anni». Per Paolo Cirino Pomicino il fallimento di Bagnolifutura spa e più in generale del «sogno» Bagnoli è stato il frutto inevitabile di una scelta di fondo sbagliata: «Non affidare la bonifica e la realizzazione del progetto di riqualificazione alla Fintecna», vale a dire la società pubblica di proprietà della Cassa depositi e prestiti, «che era proprietaria dei suoli e che aveva risorse e professionalità adeguate all’obiettivo». Pomicino ne parla col consueto disincanto, nel quale si annullano il legittimo autocompiacimento per aver dato il là all’ipotesi di riconversione turistica dell’ex area Italsider e la delusione per la «sciagurata gestione» dell’idea iniziale. «La proposta di risanamento dell’area — ricorda — risale al 1991 quando il sottoscritto era ministro del Bilancio. Insieme con uno straordinario gruppo di intellettuali di orientamenti culturali diversi demmo vita a Neonapoli. Si ipotizzava la realizzazione di una serie di opere mai nemmeno immaginate nella nostra Napoli. Il risanamento di Bagnoli sarebbe stato un pezzo di un progetto più generale chiamato Utopia che prevedeva il recupero anche delle aree siderurgiche di Piombino e di Genova e la delocalizzazione delle attività appunto di Genova e Napoli. Naturalmente, quando proponemmo tutto questo, Antonio Bassolino si schierò a difesa dello stabilimento siderurgico». Dal 1991 al 1993: solo due anni, ma due anni in cui la politica e la società italiana vissero trasformazioni epocali. E così, mentre Pomicino e gli altri protagonisti della prima repubblica scomparivano dalla scena politica, Bassolino ascendeva sulla poltrona più importante del Comune di Napoli. «Fu commessa — ricorda l’ex ministro — una serie impressionante di errori, da Bassolino, ma anche da Rastrelli (l’ex governatore di An eletto nel 1995, ndr). Soprattutto, anziché affidare tutto a Fintecna, si preferì creare una sorta di municipalizzata, senza né soldi, né esperienza. Peraltro, mi dispiace che Bagnolifutura sia fallita nelle mani di una persona di elevate qualità morali e professionali come Omero Ambrogi».

Secondo Pomicino l’esempio da seguire sarebbe stato quello della realizzazione del Centro direzionale. «In quel caso a portare a compimento l’opera fu una società pubblica (la Mededil, ndr) che poteva mettere in campo risorse e professionalità. Perché Bassolino, Rastrelli e gli altri non hanno seguito la stessa strada per Bagnoli? E se proprio vuole sapere la verità, le dico che non si è trattato di una scelta “dolosa”, al contrario in questi venti anni siamo stati sovrastati dal dilettantismo demagogico e dal pressapochismo amministrativo. Oltretutto, chi aveva responsabilità di governo se avesse affidato a Fintecna la realizzazione delle bonifica e tutto il resto, si sarebbe scrollato di dosso tutte le responsabilità». Un’ultima amara considerazione. «Ora, rischia di fare la fine di Bagnoli anche il porto. Eppure tanti professionisti qualificati come recentemente Aldo Loris Rossi hanno proposto soluzioni di alto profilo per il rilancio. Invece si continua a discutere sulla presidenza dell’Autorità. Roba da terzo mondo. Anzi no, da quarto o anche da quinto». Gimmo Cuomo

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