La contesa sullo Stadio Collana

collanaQualche giorno fa ho pubblicato il Bando Regionale sull’affidamento dello Stadio Collana (clikka), oggi (11.08.2014) leggo su il Mattino di Napoli della querelle che c’è tra il Comune di Napoli e la Regione. Ai cittadini, ovviamente, non interessa chi di fatto gestirà lo stadio Collana, ma, ovviamente, come verrà gestito. Orbene, la Regione Campania ha decisamente scelto di darlo in concessione per 15 anni. Cosa accadrà con questa formula e che fine faranno le tante realtà già presenti nel Collana che da anni fanno fare sport ai cittadini napoletani lo vedremo solo all’esito dell’aggiudicazione che dovrebbe avvenire nel prossimo ottobre/novembre. Come detto la valutazione sarà condotta su tre profili: Offerta tecnica; offerta gestionale; offerta economica. Dove ai primi due profili viene dato un valore maggiore ferma, in ogni caso, l’esperienza decennale da parte dei candidati in una delle discipline che si pratica nell’impianto anche se praticata altrove.

Ebbene, il giochetto potrebbe essere facile per sia per una società di costruzioni che per una società commerciale che “vende” sport (tipo Virgin o Decatlon) che potrebbero acquisire facilmente un partenariato con una delle tante associazioni che si potrebbero “prestare” nell’affare.

La cosa di cui mi rammarico è che fino ad oggi non ho sentito (né i giornali si sono preoccupati di sentire) le associazioni presenti nella struttura né è stata data voce agli organi istituzionali del CONI e delle Federazioni interessate. Possibile che gli attori principali non abbiano fatto un comunicato stampa, possibile che su una decisione così importante proprio coloro che dovrebbero parlare non dicono nulla?

Io per come la vedo, credo che la Regione abbia commesso un errore poiché è intervenuta in una attività di gestione che non è propria dell’ente che, invece, si dovrebbe occupare di programmazione e sviluppo territoriale. Azioni che è sotto gli occhi di tutti la Regione svolge assolutamente in modo carente se guardiamo ai miliardi di euro europei che per negligenza ed incapacità non spende (vedi in tema di finanziamenti UE: Progetto Unesco ed incapacità binomio assoluto e perfetto (clikka)!

Orbene, sul Collana gravano anni di incuria e malagestio, sia perché manca un effettivo controllo, sia perché la manutenzione ordinaria non è stata mai eseguita dal Comune troppo impegnato ad occuparsi dello stadio San Paolo per andare incontro alle necessità del campionato e della Champions, mentre la manutenzione straordinaria sarebbe dovuta essere della Regione e, su questo versante, possiamo dire che nessun colpo è stato mai battuto né da caldoro né da schifone.

Non mi spiego però le dichiarazioni che ho letto di schifone secondo cui lo stadio Collana dovrebbe essere messo a bando in virtù della legge regionale sullo sport e che l’affidamento dovrebbe essere gioco forza a titolo oneroso. Ebbene, tali dichiarazioni fanno a pugni con la legge nazionale vigente sui contratti pubblici, secondo cui non occorre il bando quando un bene pubblico viene assegnato ad un altro ente pubblico cui ovviamente viene assegnata una delega di gestione, né pare che la Corte dei Conti abbia mai contestato il comodato gratuito al Comune di Napoli assolutamente in linea con i principi di buon andamento della P.A.

 Ad ogni buon conto la scelta poteva essere quella di rinnovare il comodato d’uso al Comune di Napoli, che si avvia a riservarsi la gestione diretta di pochi impianti ritenuti strategici, tra cui il Collana, inserito in un contesto urbano altamente popoloso, facendo però in modo di destinare all’impianto stesso una fetta dei finanziamenti che la Regione nega al Comune per la ristrutturazione degli impianti sportivi (finanziamenti regionali perduti (clikka) (clikka). In sostanza lo stratagemma della Regione è duplice, da un lato nega le risorse al Comune, dall’altro contestando la mancata manutenzione si intromette in una gestione che non le compete.

Ovviamente il tutto mi sembra una manovra dal sapore vagamente elettorale. Spero che non ci vadano di mezzo le tante associazioni ed i cittadini che usano il Collana.

Da Il Mattino di Napoli dell’11.08.2014 Valerio Esca

Braccio di ferro sul Collana, la Regione: basta uso gratuito

Braccio di ferro sul Collana, la Regione: basta uso gratuito.

Schifone, delegato di Caldoro: «Impensabile ritirare il bando». Il sindaco sollecita il governatore.

«La Regione Campania non ha alcuna intenzione di ritirare il bando sullo stadio Collana». Con queste parole Luciano Schifone, consigliere regionale delegato allo sport del presidente Stefano Caldoro, mette un punto fermo sulla querelle tra Comune di Napoli e Regione Campania. Nelle ultime settimane si è, infatti, accesa una dura polemica tra i due palazzi sulle modalità di assegnazione della gestione dell’impianto del Vomero. Da un lato il sindaco Luigi de Magistris, secondo il quale «il bando regionale per l’affidamento ai privati del Collana rientra in una logica di vecchia politica, senza per altro garantire il suo ammodernamento e contravvenendo anche all’impegno assunto dal presidente Caldoro». Dall’altro c’è la Regione Campania, che non intende fare passi indietro, come spiega appunto Schifone: «Mi sorprende l’approccio virulento del sindaco che si è svegliato dopo un lungo letargo e finalmente si è accorto che il Collana esiste». Dopo il j’accuse Schifone entra nel merito della vicenda: «Abbiamo avuto con l’ex assessore comunale allo Sport, Pina Tommasielli, un fitto dialogo per trovare una strada per il rilancio della struttura. Dal dopo Tommasielli, ovvero da quando le deleghe sono passate al sindaco, si è chiusa ogni forma di trasmissione. Basti pensare che siamo arrivati quasi a scadenza della convenzione e non abbiamo avuto nessuna indicazione dal Comune sulle prospettive che aveva rispetto all’impianto. Cosi abbiamo attuato una prima proroga da aprile a giugno per permettere alle società di concludere la stagione sportiva senza problemi, per poi passare ad una seconda che va in scadenza a dicembre». Poi Schifone rivela: «Ci tengo a ricordare che la legge promulgata dalla Regione, parlo della legge 18, fu varata in accordo con il Comune e concordata con la Tommasielli, dove l’articolo 20, obbliga tutti ad indire le gare per gli impianti sportivi. Inoltre la Regione ha un diktat della Corte dei conti che ci obbliga a mettere a reddito gli impianti. Per questo non possiamo più dare in comodato d’uso gratuito gli impianti». In pratica sul bando la Regione non fa sconti: «L’atto tanto discusso sottolinea ancora Schifone – nasce dall’idea di preservare le finalità e la missione pubblica degli impianti sportivi per garantirne la fruibilità. A tutela abbiamo inserito un requisito ben preciso, ovvero che per aggiudicarsi la gara la società sportiva dovrà risultare iscritta agli elenchi del Coni e lavorare da 10 anni nel mondo delle discipline sportive che si praticano al Collana. Tutto questo sgombra il campo da qualsiasi dubbio, al quale anche il presidente della V municipalità, Mario Coppeto si lascia andare. Evidentemente Coppeto, che definisce vergognoso il provvedimento, non ha idea di cosa parla e non credo abbia letto le carte. Di vergognoso ci sono solo le condizioni dello stadio». Secondo Schifone «anche il Comune sta facendo un bando simile, nel quale si affidano gli impianti alle società. Evidentemente al Comune da fastidio che le gare siano fatte dalla Regione e non da loro». Per quanto riguarda l’incontro previsto per domani, tra Caldoro e de Magistris, Schifone spiega che «si parlerà solo dell’arrivo del premier Renzi». Ma da San Giacomo controbattono: «Si parlerà dei vari temi, oltre che di Bagnoli, di Città metropolitana, della visita di Renzi, anche del Collana che per noi è una priorità e chiederemo al presidente Caldoro di ritirare del bando».

I costi dello Stadio San Paolo e la gestione degli altri Impianti sportivi

stadioSabato 9 agosto scorso la Giunta del Comune di Napoli si è dedicata allo sport emettendo tre delibere, due dedicate allo Stadio San Paolo con le quali, sono stati previsti lavori per altri 150.000,00 €. per rifare bagni e copertura e l’altra per dare un indirizzo al mondo sportivo interessato alla gestione degli impianti che, come si sa, tranne rare eccezioni, sono in pessime condizioni.

Contrariamente a quel che pensano molti, il Comune di Napoli per far giocare la squadra cittadina al San Paolo spende molti soldi e le delibere di questo tipo non sono isolate anzi sono ormai la regola (clikka).

Lo Stadio, è bene ribadire che, tranne il campo di gioco, è completamente a carico dei cittadini napoletani e, forse, è per questo motivo che il patron del Napoli non ha alcuna intenzione di mettere mano a qualsivoglia rinnovo della convenzione poiché nello stato attuale, i costi sono a carico della collettività, mentre gli utili sono in favore della società calcio napoli. Una condizione assolutamente invidiabile per qualsivoglia altro “imprenditore del pallone”.

Quanto alla gestione degli altri impianti sportivi la Giunta ha assunto l’indirizzo emerso in due convegni organizzati da noi il 24 giugno (clikka) ed il 14 luglio scorsi (clikka) nei quali abbiamo trattato proprio il tema della legge 147/2013, nata come legge sugli stadi. Questa legge, infatti, potrà essere utilizzata da quanti oggi si trovano nella gestione dei grandi impianti realizzati con la legge 219/1981 e per i quali la concessione CONI è ormai scaduta e non rinnovata. Ovviamente, occorrerà fare in modo che si mantenga il giusto equilibrio tra l’interesse pubblico all’uso collettivo degli impianti e quello degli investimenti necessari alla  corretta manutenzione.

Da Repubblica Napoli del 10.08.2014

ANTONIO DI COSTANZO

Soldi per il San Paolo e impianti ai privati

LA CONVENZIONE con il Napoli calcio ancora non c’è e quindi tocca al Comune riparare i servizi igienici del San Paolo. Costo dell’intervento intorno ai 150 mila euro, tutti a carico di Palazzo San Giacomo. Il Comune annuncia anche l’avvio di lavori di «adeguamento funzionale» della copertura dell’impianto di Fuorigrotta.

Restailing al San Paolo e 100 impianti sportivi in gestione ai privati

Dal Comune 150 mila euro per bagni e la copertura dello stadio. Manca ancora la firma alla nuova convenzione con il Napoli

IPROVVEDIMENTI sono contenuti in due delibere approvate nella tarda serata di venerdì. Si tratta di delibere “fuorisacco” arrivate in giunta poche ore prima dell’approvazione, tanto che neanche il Napoli calcio ieri sapeva di questi nuovi lavori al San Paolo. Quella della inadeguatezza della copertura è una storia vecchia, che risale agli anni Novanta quando per i Mondiali l’impianto fu “ingabbiato”. La pesante struttura in ferro ha creato spesso dei disagi, tanto che è stato ipotizzato più volte di rimuoverla senza mai riuscirci. Come ancora non è stato trovato l’accordo con la società di Aurelio De Laurentiis, nonostante i ripetuti annunci del sindaco Luigi de Magistris, sulla gestione del San Paolo dopo che la convenzione è scaduta.

Da Palazzo San Giacomo, invece, via libera alla delibera che dà la possibilità ai privati di prendere in gestione gli altri impianti sportivi cittadini in linea con quanto previsto dall’ultima legge finanziaria e con «lo scopo di valorizzarli anche attraverso operazioni di riammodernamento », afferma il Comune che sarà affiancato da “Coni Servizi” per la valutazione degli studi di fattibilità. In pratica chi vorrà ottenere l’uso degli impianti dovrà impegnarsi anche nei lavori di ristrutturazione e manutenzione.

L’obiettivo è quello di recuperare oltre cento strutture sportive comunali che saranno affidate alle società che «garantiranno la massima partecipazione e fruizione da parte dei cittadini alle attività sportive e ludico-sportive». Non dovrebbero rientrare nel programma il Palabarbuto, la piscina Scandone, il parco Virgiliano e le palestre del polifunzionale di Soccavo. Sarà istituito anche un “fascicolo del fabbricato” per gli edifici sportivi. Le associazioni interessate potranno rivolgersi direttamente all’ufficio tecnico progettazione realizzazione e manutenzione impianti sportivi del Comune.

«Questa poteva essere una buona soluzione anche per lo stadio San Paolo — afferma Gennaro Esposito, consigliere comunale di Ricostruzione democratica — invece, a convenzione scaduta, andiamo avanti a piccoli interventi. Avremmo dovuto risolvere già da tempo questa situazione».

Esposito, ex presidente della commissione sport lancia anche un appello alle associazioni sportive: «Il mondo dello sport si svegli proponendo dei modelli di gestione soprattutto per gli impianti della legge 219 che hanno fatto di Napoli una delle madri dell’atletica con tante medaglie conquistate ». Intanto, è polemica sullo stadio Collana dopo la decisione della Regione di pubblicare un bando per assegnare lo storico impianto del Vomero. Sulla vicenda è durissimo Mario Coppeto, presidente della quinta municipalità: «Il governatore Stefano Caldoro ritiri il bando per l’assegnazione ai privati dello stadio Collana, pubblicato a fine luglio mentre era ancora in corso la trattativa tra la Regione, proprietaria dell’impianto, il Comune e il Coni». Coppeto chiede a sindaco e governatore di «convocare subito un tavolo con la municipalità per bloccare il bando e trovare insieme una soluzione per garantire lo sport a costi sociali come avviene adesso. Il Collana — conclude il presidente della Municipalità — è l’unico impianto sportivo pubblico del Vomero, sarebbe un grave danno al quartiere e alla città darlo ai privati».

Continua il fallimento di Caldoro sui fondi europei

caldoroPiù passa il tempo più si avvicina la scadenza della Giunta Regionale più gli atti di Caldoro rappresentano una confessione della incapacità a fare l’unica cosa che una regione avrebbe dovuto fare: Programmazione e sviluppo mediante la spesa dei Fondi Europei!

Come già ho segnalato in qualche altro post, Caldoro in questi ultimi mesi è come se si fosse svegliato da un sonno, un sonno mortale non per lui ma per i cittadini campani ed ha preso a produrre atti con due obiettivi il primo quello di dimostrare di spendere oggi ciò che avrebbe dovuto spendere ieri, il secondo “sollecitare” il suo elettorato ed il mondo delle imprese attraverso la riproposizione di progetti da realizzare in quest’ultimo anno di mandato; come se ciò che si doveva fare in cinque anni lo si potesse fare in meno di 12 mesi! Qualche mese fa, infatti, ha adottato addirittura una delibera di accelerazione della spesa dei fondi europei su cui ho già scritto (clikka).

Oggi, invece, da quello che leggo da Repubblica Napoli (in calce l’articolo) mi sembra che caldoro da un lato fa outing, dimostrando di aver sbagliato a revocare le delibere adottate negli ultimi sei mesi del mandato della Giunta Bassolino, dall’altro fa peggio e per spendere i soldi dei progetti europei già assegnati, abolisce i vincoli e le verifiche, cosicché i soggetti beneficiari dei fondi europei non dovranno dimostrare di aver conseguito gli obiettivi che, invece, dovevano conseguire.

In sostanza Caldoro fa l’unica cosa che non avrebbe dovuto fare: Stende una mano alle imprese che in un certo qual modo sono venute meno al “patto”. Sarebbe stato meglio insistere con i controlli per non dare i soldi ai cd. furbetti dei fondi europei.

Sono, infatti, convinto che l’unica cosa seria che si debba fare con i fondi europei, ed in generale con la spesa pubblica, sia il controllo del raggiungimento degli obiettivi perché la nostra regione, ma anche il Comune, è piena di progetti e programmi finanziati con milioni di euro di fondi erogati solo per spenderli e basta, dove non c’è nessuno che controlla se sono stati spesi bene.

La prova è che parlando con un mio vecchio amico questi mi racconta un fatto che mi ha confermato i miei dubbi. Qualche tempo fa, infatti, la regione commissionò uno studio ad un gruppo di giovani professionisti (tra cui il mio amico) per verificare la ricaduta concreta dei finanziamenti europei, ebbene, il risultato fu duplice: 1) nel team fu arruolata una quota di amici degli amici pagati per non fare nulla; 2) quelli che lavorarono scoprirono che con la spesa di milioni di euro nessun posto di lavoro era stato creato. Nei corsi di formazione, infatti, c’erano più docenti che discenti. Chi non ricorda, infatti, i cd. progetto ISOLA o BROS, milioni di euro spesi solo per fare consenso elettorale. La cosa bella è che questo mio amico mi ha detto che lo studio fu archiviato e non diffuso ed a coloro che lo condussero fu fatta firmare una clausola di segretezza. NOn c’è che dire dei veri signori del bene e dell’interesse pubblico!

La riprova di ciò che dico è il caso delle guide turistiche di cui ho parlato in un altro post (clikka) e che è uno scandalo presente solo nella regione campania!

Proposta:

Caro Caldoro, non si affanni tanto a dimostrare ciò che ormai non può più dimostrare, la spesa dei fondi europei nella regione da Lei amministrata è al 33 % e questo è un dato che non può recuperare in pochi mesi. Se volesse veramente il bene della Regione non continui a proporre atti amministrativamente e politicamente indecenti, organizzi un buon team di dirigenti e funzionari della regione in grado di portare avanti i programmi ed i progetti europei. Non si può costruire un edificio senza le fondamenta! Se non ha le professionalità interne, allora, provveda a recuperarle all’esterno saranno soldi spesi bene!

Vedi anche:

Progetto UNESCO ed incapacità un binomio assoluto e perfetto (clikka)

il grande progetto unesco una corsa persa contro il tempo (clikka)

Da Repubblica Napoli del 10.08.2014

FONDI EUROPEI 2000-2006

Pagamenti alle imprese, caldoro cancella i vincoli

Caldoro segue le tracce della giunta Bassolino

ALESSIO GEMMA

NIENTE più “indicatori” da rispettare per meritare i fondi europei. Niente graduatorie da scalare. Il presidente della Regione Stefano Caldoro spiana alle imprese la strada per ottenere i contributi di almeno 8 anni fa: quelli programmati tra il 2000 e il 2006 dalla prima amministrazione di Antonio Bassolino.

UNA mossa per recuperare il ritardo nella spesa degli attuali finanziamenti 2007-2013 ed evitare di perdere risorse per il prossimo ciclo di investimenti 2014-2020.

E’ scritto in una norma, passata sotto silenzio, del maxi emendamento approvato con la legge finanziaria. Così recita l’articolo 11: “in considerazione della particolare gravità della crisi economica internazionale e nazionale, che ha colpito anche il sistema produttivo regionale campano, le imprese beneficiarie delle agevolazioni del Por Campania 2000-2006 non sono più tenute al rispetto degli obblighi derivanti dal calcolo degli indicatori utilizzati per la formazione delle graduatorie. Sono fatti salvi i provvedimenti amministrativi già adottati”. Cosa significa? Che per i progetti europei, dei quali sono stati impegnati i fondi di due consiliature fa, saltano le “regole” pattuite. Le imprese beneficiarie dei finanziamenti residui non dovranno più eguagliare quegli obiettivi stabiliti all’inizio della programmazione con la Regione, necessari per intascare i contributi. Numero di posti di lavoro generati, rapporto tra il totale di investimenti attivati e il totale della spesa pubblica: questi i principali “indicatori”. Vuol dire, ad esempio, che per vedersi assegnare i fondi, una particolare azienda doveva dimostrare che il progetto portato avanti era in grado di creare un certo numero di occupati. Non ce ne sarà più bisogno. Via libera, quindi, a 10 vecchi capitoli di spesa per ridare ossigeno all’economia campana in recessione come quella italiana. Rifiuti, turismo, beni culturali, innovazione tecnologica, artigianato: c’è di tutto nelle misure privilegiate da Caldoro. Ecco il dettaglio: sostegno alle imprese per la costruzione di impianti di compostaggio e di energie rinnovabili; contributi a piccole imprese che operano nella ristorazione, nella ricettività turistica, nei parchi; aiuti a “imprese commerciali inserite in contesti urbani da recuperare” e a “imprese di artigianato coinvolte in scambi con l’estero”.

Quello che può sembrare un assist da parte di Caldoro all’ex governatore Bassolino, si rivela in realtà una strategia per ridurre lo svantaggio della Campania sui fondi 2014-2020. Logico il ragionamento seguito ai piani alti di Palazzo Santa Lucia: se i finanziamenti europei 2007-2013 sono stati spesi solo per il 33 per cento, c’è il rischio di avere meno soldi sul programma 2014-2020, anche alla luce del fatto che la Regione ha riproposto all’Europa i “Grandi progetti” rimasti al palo negli ultimi 6 anni. Come porto di Napoli e Regi Lagni. Nel 2010 infatti la giunta Caldoro aveva “congelato” gli atti approvati dalla vecchia amministrazione per sottoporli a verifica e sbloccarli solo nell’ultimo anno. Ora la soluzione escogitata è di fare “sponda” con la programmazione precedente 2000-2006 per aumentare i fondi già spesi. E convincere anche il premier Renzi a non tagliare la quota di cofinanziamento da parte dello Stato sui progetti che partiranno dal 2014.

A ferragosto si firma l’accordo su Bagnoli

GennaroOggi (07.08.2014) in Consiglio Comunale sono intervenuto sulla prossima firma dell’accordo sull’area di Bagnoli che dovrà avvenire il 14.08 p.v. senza che il consiglio abbia avuto la possibilità di discutere. Ho richiamato il comunicato che mi è stato consegnato con le firme di: Assise Cittadina per Bagnoli, comitato “Una spiaggia per tutti”, Italia Nostra Campania, Verdi Ambiente e Società, Bancarotta Bagnoli, laboratorio politico ISKRA, Ex Funivia, movimento per il diritto all’abitare “Magnammoce ‘o pesone”, Assise di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia, Sinistra anticapitalista, Monitor Napoli, Insu Tv, gruppo comunale, Movimento 5 Stelle Napoli, deputato M5S Roberto Fico.

 Per questo motivo ho proposto un Ordine del Giorno (clikka) con il quale sostanzialmente ho chiesto che si informassero prima i cittadini ed il consiglio comunale di ciò che il Sindaco andrà a firmare con il Presidente del Consiglio il prossimo 14.08. Al fine di far comprender alla città quali sono i gruppi politici che vogliono ed attuano la trasparenza e quali invece quelli che tale trasparenza la predicano ma non la praticano ecco chi ha firmato e chi no:

FIRMATARI: Gennaro Esposito (RD), Carlo Iannello (RD), Vittorio Vasqez (SIM), Marco Russo (SIM), Antonio Borriello (PD), Ciro Fiola (PD), Simona Marino (Città Ideale), Ciro Borriello (SEL), Giovanni Lettieri (NCD), Carmine Attanasio (Verdi), Ginetta Caiazzo (Verdi), Antonio Crocetta (PSI – FED)

I NON FIRMATARI:  IDV (Luongo, Troncone, Lorenzi, Beatrice, Formisano, Frezza), Centro DemocrAtico (Varriale e Pace), NET (Sgambati).

Nel mio intervento ho richiamato gli atti della Regione Campania di cui al mio precedente post (clikka)

Il mio intervento al 02:03:22

Di seguito la lettera di Gerardo Mazziotti da Il Roma di oggi (07.08.2014)

L’OPINIONE La repubblica napoletana

DI GERARDO MAZZIOTTI

Anche se non proclamata ufficialmente come accadde nel 1799 la città di Napoli è, di fatto, una piccola repubblica. Verrebbe da dire delle banane visto il modo come viene amministrata da decenni. Invece è una repubblica dei soprusi, delle prevaricazioni, delle prepotenze. In uno, della illegalità. Le leggi dello Stato italiano e gli accordi stipulati col suo governo non vi hanno alcun valore. A dispetto del fatto che il suo Capo, ex magistrato rigoroso, ha promesso ai napoletani “discontinuità col passato e legalità “. Non si spiega altrimenti il diverso destino della legge numero 582, recante “Disposizioni urgenti per il risanamento dei siti industriali delle aree di Bagnoli e di Sesto San Giovanni “, approvata dal Parlamento il 18 novembre 1996. Anche a seguito delle sollecitazioni dell ‘Unicef per il ripristino della balneazione dei bambini a Coroglio. A Milano, facente parte dello Stato italiano, le disposizioni per Sesto San Giovanni sono state sollecitamente attuate. Nella repubblica napoletana invece il comma 14 dell’articolo 1, che “prescrive il sollecito ripristino della morfologia naturale della costa di Bagnoli (…) con rimozione di tutto quanto l’ha alterata “, ha dato luogo a uno scontro, che dura da diciotto anni, tra un blocco sociale (costruttori, industriali, professionisti, docenti universitari, amministratori, giornalisti, politici e faccendieri) che non intendono rispettare la legge 582/96 e il fronte degli ambientalisti (assise cittadina di Palazzo Marigliano, La repubblica napoletana Comitato giuridico di difesa ecologica, Italia Nostra, Fondazione lannello, Associazione “Salviamo Bagnoli “, Fondazione Internazionale Medici dell’Ambiente, AssiseBagnoli e altre) che sono determinati nel difendere il diritto dei napoletani a ripristinare la balneazione delle spiagge e del mare di Coroglio. Il nodo della questione è la cosiddetta “colmata a mare”. Una montagna di veleni (tra i quali gli idrocarburi policiclici aromatici altamente cancerogeni) che, negli anni ’60, ha trasformato la spiaggia di Coroglio in una discarica dei rifiuti industriali. Una colmata pericolosissima, che i ministri dell ‘Ambiente Edo Ronchi, Altero Mattioli e Alfonso Pecoraro Scanio hanno definito “una bomba ecologica da rimuovere sollecitamente per salvaguardare la salute pubblica e per ridare ai napoletani la loro spiaggia e il loro mare “. E la rimozione della colmata è prevista dall ‘Accordo di Programma del luglio 2003, firmato col ministro dell’Ambiente del governo Berlusconi, ed è confermata nel! ‘Accordo di Programma Quadro, firmato nel dicembre 2007 con sette ministri del governo Prodi. Non solo. ma la sua rimozione è prevista dal Pue di Bagnoli (piano urbanistico esecutivo) del novembre 2003, approvato dal consiglio comu nale in vista della Coppa America che il giorno 26 lo svizzero Alinghi avrebbe dovuto assegnare a Napoli (sul fallimento di quella operazione e sulle ingenti risorse economiche investite questa città generosa ha steso un velo pietoso…). La sua rimozione è confermata dal vigente Pua (piano urbanistico attuativo) dell ‘aprile 2005. E siccome hanno forza di legge non posso no essere violati. Nemmeno a Napoli. E opportuno precisare che questi AdP sono stati firmati dagli amministratori del Comune, della Provincia e della Regione e anche dalla BagnoliFutura, quando nel suo CdA ñ ‘era ‘ingegner Ambrogio Prezioso in rappresentanza dell ‘Acen. Perciò la sua proposta dell ‘altro ieri di non rimuovere la colmata lascia stupefatti. Siamo riusciti a impedire ali ‘assessore Rocco Papa di realizzare il porto canale. E a impedire al super assessore Nicola Oddati di utilizzare la colmata come location del Forum delle Culture. E al vice sindaco Tino Santagelo di trasformarla “nella passeggiata a mare più bella mondo “. E al sindaco Luigi de Magistris di farne la sede delle regate veliche della Vuitton Cup. Riusciremo a impedire che la colmata diventi un suolo edificatorio di utilizzare la colmata a mare di Bagnoli
come suolo edificatorio per alberghi, ristoranti e abitazioni con discesa a mare, serviti da un porto turistico.

Il Paese in Recessione e la pensione del Presidente della Corte Costituzionale

TesauroOggi i giornali riportano ampie pagine sui tagli alla pubblica amministrazione ed il lavoro che stanno facendo Cantone e Cottarelli accompagnando queste notizia, con la certificazione ISTAT che il Pese è in recessione, quindi, la crisi si aggrava ma non si riduce.

Come al solito si parla di responsabilità civile dei magistrati, ma nessuno pone l’accento su quelli che sono i valori ed i principi che sono in gioco in questa materia, per spiegare in modo semplice ai cittadini come stanno veramente le cose. Ovviamente sono tutti temi complessi e non credo sia utile discuterne su questo blog attraverso il quale circo solo di porre delle domande.

Ebbene, quando, si parla di responsabilità civile dei magistrati nessuno parla del principio di indipendenza della magistratura. Nessuno che chieda ai cittadini volete un Giudice indipendente, che non guardi in faccia a nessuno, oppure, un Giudice che semmai ha paura di giudicare in cause diciamo delicate che potrebbero esporlo ad una azione di responsabilità. Anche i giudici, infatti, sono donne ed uomini, quindi, immaginerete, nel caso dovesse passare la tesi della responsabilità diretta dei magistrati (per il momento pare scongiurata) lo stato d’animo di un Giudice che dovesse decidere in un giudizio tra un semplice cittadino ed un magnate della finanza, ovvero un presidente del consiglio o della repubblica. E’ chiaro che di populismo su questa materia se ne può fare a tonnellate ma, credo, che dovremmo chiederci, quale è il vero interesse dei cittadini e dove stanno veramente i privilegi e le caste.

Il nostro assetto costituzionale è nato dalle ceneri di un regime ed ha in se tutti gli anticorpi affinché ciò che è accaduto nel ventennio fascista non accada più, quindi, quando si mette mano a queste materie bisogna andarci con i piedi di piombo. Quando sento discutere di questi argomenti, mi torna sempre in mente il testo del 1926 scritto all’alba dello scioglimento dell’associazione nazionale dei magistrati (l’Idea che non muore Clikka) e che consiglio a tutti di leggere, perché quando si parla di giustizia occorre avere saldi i principi etici, politici e morali.

Ebbene, nella magistratura, guarda caso, c’è un caso macroscopico di privilegio di cui nessuno parla, avendolo rintracciato solo in un articolo de  “Il Fatto Quotidiano” on line (clikka) che ci racconta cosa accade ad ogni cambio di Presidenza della Corte Costituzionale, e di cui mi rammarico né Cantone né Cottarelli ne hanno fatto cenno.

Ebbene, l’uso invalso nella Corte pare sia quello di nominare Presidente il più anziano dei componenti affinché possa conseguire la bella pensioncina di presidente di appena appena 549.407,00 euro lordi all’anno, di cui solo il 70% è tassato (mentre il restante 30% è sottratto ad ogni imposizione fiscale). Con questo stratagemma basta aspettare il turno e tutti coloro che sono passati per la Corte Costituzionale come componenti seppure presidenti per pochi giorni si “pappano” (è il caso di dire) un bel regalo a spese nostre.

Voglio dichiarare che ho un profondo rispetto della Corte Costituzionale e proprio per questo non mi va neppure per un minuto di pensare che gli emeriti Giudici siano tutti d’accordo a “fregare” lo stato che con le loro sentenze ogni giorno difendono.

La Corte Costituzionale è il massimo organo giurisdizionale dello Stato e, quindi, per mantenere il rispetto dovuto all’istituzione che è sacra e tale deve rimanere, occorre che questa prassi assolutamente indegna per uno stato civile venga stroncata per il rispetto che dobbiamo alla Costituzione stessa che all’art. 1 sancisce che lo Stato Italiano è una Repubblica fondata sul lavoro non sulle pensioni né sui furbetti con l’ermellino.

Orbene, quest’anno la bella fetta di torta è capitata ad un napoletano, Giuseppe Tesauro, guarda caso il più anziano della Corte, che qualche giorno fa è stato eletto Presidente. Spero che il neo presidente Tesauro abbia uno scatto di resipiscenza e per dimostrare che queste cose sono inventate rinunci al trattamento privilegiato restituendo alla Corte la dignità istituzionale che le spetta.

Da Il Fatto quotidiano on line:

Corte Costituzionale, ermellini in scadenza

I vecchi vizi e privilegi di casta della prima e della Seconda Repubblica, con i loro parassitismi, la loro immoralità senza vergogna, continuano anche oggi. È il caso della recente elezione di Giuseppe Tesauro a Presidente della Corte Costituzionale, la quale ripropone la prassi (non seguita con l’elezione di Quaranta) di eleggere alla presidenza il membro più anziano di nomina, ossia quello più vicino alla scadenza del mandato (quello di Tesauro, finirà il prossimo novembre).

I casi recenti di De Siervo (Presidente per soli 140 giorni), Onida (4 mesi e 8 giorni), Flick (tre mesi e 4 giorni), nonché l’eccezionale caso di Caianiello, presidente per soli 44 giorni, fanno capire che una ragione deve pur esserci. Si tratta, lo si ripete, di una prassi, e niente altro. La Costituzione (art. 135), infatti, prevede che il Presidente rimanga in carica per un triennio e sia rieleggibile, fermi restando i termini di scadenza dall’ufficio di giudice. La disposizione è stata, di fatto, elusa dalla Consulta, proprio mediante l’elezione di giudici in scadenza, con la conseguenza che, dal 1956 ad oggi, si sono succeduti ben 38 presidenti (quando avrebbero potuto, anche a non voler considerare la rieleggibilità, una ventina).

Il fatto che la Corte abbia deciso di “forzare” la norma costituzionale e di seguire la strada delle “presidenze-lampo”, non dipende altro che dalla serie di benefici e privilegi economici che spettano al Presidente. Anzitutto, rispetto agli altri giudici della Corte, al Presidente è attribuita una indennità di rappresentanza pari ad 1/5 della retribuzione (L. 87/1953 e successive modifiche). L’attribuzione del Presidente della Corte arriva così a circa 549.407,00 euro lordi all’anno. Di cui solo il 70% è tassato (mentre il restante 30% è sottratto ad ogni imposizione fiscale). Abbiamo, poi, l’alloggio di servizio, segretari, assistenti, telefoni, e, ovviamente, la pensione. Pochi mesi di Presidenza, e anche Tesauro potrà godersi la pensione da emerito (che si aggira sui 200.000,00 euro l’anno).

Nonostante l’attuale momento di crisi economica del Paese, nonostante sia ormai chiara a tutti gli italiani l’odiosa e non più sostenibile esistenza della casta, i giudici della Corte continuano, imperturbabili, a conservare le loro abitudini da antico regime, tra ermellini e super-pensioni. Certo, qualcuno deve aver cominciato a sentire che l’aria sta cambiando, se l’elezione di Tesauro è stata decisa a 7 voti contro 6 (e chissà chi ha votato Tesauro…). Forse si sarebbe potuta aspettare almeno la nomina degli altri due giudici che dovrebbero completare la composizione della Corte, che dovrà eleggere il Parlamento in seduta comune. Ma questo avrebbe fatto “saltare” a Tesauro il proprio turno.

Allo Stadio San Paolo c’è chi gioca e c’è chi paga

sanpaoloLo Stadio San Paolo è diventato un esempio di come vengono gestiti male i beni pubblici per il forte condizionamento della politica.

Eppure le parole d’ordine della campagna elettorale del 2011 sono state Bene Comune e Democrazia Partecipata, parole che si sono rivelate, purtroppo, frutto di una speculazione sia dottrinaria che politica e che hanno prodotto solo la trasformazione dell’ARIN in ABC con implicazioni di regime giuridico che non vi sto qui a raccontare.

Il vigente ordinamento, infatti, conosce solo la distinzione tra beni pubblici e beni privati e l’esperienza, purtroppo, ci ha insegnato che la solita tiritera della incapacità a gestire i beni pubblici è servita solo a s-vendere il patrimonio pubblico e ad esternalizzare i servizi pubblici che restano l’unica fonte sicura di reddito per gli imprenditore in cerca di affari.

Ebbene, anche il San Paolo non si sottrae a questa tesi se, l’unica proposta pervenuta qualche tempo fa dal Patron del Napoli, è stata quella di acquistarlo per 1 €. (il cd. nummo uno di romana memoria).

Devo dire però che di fronte al Calcio tutte le amministrazioni cittadine sono state supine al volere del Patron del Napoli, nessun politico, infatti, ha mai avuto il coraggio di chiedere neppure il pagamento del dovuto a De Laurentiis e da quanto mi dicono questo valeva anche per Ferlaino e gli altri Patron che si sono succeduti nel tempo.

Abbiamo, purtroppo, avuto tutti politici con la paura di inimicarsi i tifosi, come se questi non fossero pure cittadini che pagano le tasse ed il biglietto per andare a vedere la partita! Solo grazie ad un esposto proposto da noi alla Corte dei Conti, infatti, si è giunti a far pagare al Calcio Napoli la somma di 6.230.000,00 €. dovuti dal 2006 al febbraio 2014 per canoni di concessione.

Oggi (03.08.2014) da quello che leggo su Repubblica Napoli ci risiamo poiché il Patron del Napoli, a convenzione scaduta, pretenderebbe dal Comune e, quindi, dai cittadini napoletani, tifosi e non, che sostituisca un “momento momento” i 60.000 seggiolini del San Paolo per adeguarlo alle prescrizioni UEFA e, quindi, sborsi di tasca NOSTRA “appena appena” 6.000.000 di €., minacciando, come al solito di andarsene a giocare altrove o di non giocare proprio la Champions.

Ora mi chiedo è possibile che colui che incassa milioni di euro sfruttando un bene pubblico, ivi compresa, acqua, luce e gas per diversi milioni all’anno a carico NOSTRO, arrivi a pretendere anche un ulteriore esborso quando le condizioni della città sono sotto gli occhi di tutti? E’ possibile che un imprenditore importante come De Laurentiis non capisca che le vacche sono talmente magre che sono morte?

Eppure, tutte le volte che ho sentito il Patron del Napoli parlare è sempre stato molto duro con la politica anche se poi quando capita l’occasione, come in questo caso, è egli stesso a pretendere un comportamento politicamente scorretto.

Il fatto è che la scarsa considerazione della politica e dei politici indebolisce l’autorevolezza delle donne e degli uomini alla guida delle istituzioni e consente ai cd. poteri forti di sopraffare il bene e l’interesse pubblico ed è per questo motivo che è sempre più urgente arruolare una classe dirigente autorevole che non faccia sconti a nessuno quando si tratta di tutelare gli interessi dei cittadini!

Ovviamente la mia proposta di fare qualche soldo con lo stadio vendendo il nome (clikka) giace nei cassetti del Consiglio Comunale perché evidentemente potrebbe disturbare i manovratori! Allo Stadio San Paolo c’è chi gioca e c’è chi paga solo che a pagare siamo sempre noi cittadini.

La mia proposta: Caro De Laurentiis mi dispiace ma non possiamo pagare i seggiolini faremmo un torto ai cittadini. Le consiglio di mettere mano alla tasca; compri i seggiolini e li doni al Comune. Credo che anche Lei comprende benissimo che non si possono spendere dei soldi per comprare dei seggiolini quando si devono aggiustare le buche per strada, i cornicioni che cadono, si devono potare gli alberi che cadono, si deve pagare la mensa scolastica, la case famiglia, i dipendenti, i semiconvitti, il trasporto pubblico etc etc etc etc …. forza faccia uno sforzo che tutto sommato il calcio rende …

Vedi anche:

Il sequestro della Corte dei Conti (clikka)

la mia intervista sullo Stadio San Paolo (clikka)

Stadio San Paolo più politica e meno gossip (clikka)

per lo stadio san paolo occorre che si rispettino i ruoli (clikka)

Il destino dello stadio san paolo (clikka)

Da Repubblica Napoli di oggi 03.08.2014

Seggiolini nuovi o addio champions

ALESSIO GEMMA

I SEGGIOLINI dello stadio San Paolo non sono a norma. Devono essere sostituiti per la stagione calcistica 2015/2016. Lo ha deciso la Uefa, pena l’esclusione del Calcio Napoli dalle coppe europee. Il club di Aurelio De Laurentiis lo ha comunicato un mese fa al Comune. Si tratta di 60 mila posti a sedere: la spesa per cambiarli si aggirerebbe sui 6 milioni di euro. Per quest’anno è scattata una deroga, ma per il prossimo anno bisogna completare l’intervento. Chi pagherà? “Il proprietario dell’impianto”, fanno sapere dalla società azzurra. A Palazzo San Giacomo si è aperta la querelle. Per gli uffici tecnici deve essere il patron a finanziare l’opera. Non la pensano allo stesso modo i collaboratori del sindaco. È l’ultima grana che si incrocia con la scadenza, il 30 giugno scorso, del rapporto tra Comune e società sportiva sulla concessione dello stadio. La giunta ha dato l’ok ad una proroga di due mesi. La soluzione per continuare a giocare a Fuorigrotta da settembre sarebbe un accordoponte di due anni. Con alcuni termini da rivedere rispetto all’attuale convenzione: De Laurentiis pagherebbe un canone fisso e non più una percentuale sull’incasso; le utenze, acqua e luce, sarebbero a carico del club e non più del Comune. Ma soprattutto il patron dovrà presentare entro un anno un progetto di riqualificazione dell’impianto. «Credo che i seggiolini spettino al Calcio Napoli — dichiara Gennaro Esposito, già presidente della commissione sport —. Non si può chiederlo ai cittadini, visto quanto ricava il Napoli dal San Paolo».

Il Grande Progetto UNESCO: Una corsa persa contro il tempo

53bffdbde4b01ce682ad299d_750x361I crolli che sono accaduti in città e che tuttora accadono, mi hanno spinto ad approfondire il tema dei finanziamenti europei non spesi e della gravissima responsabilità che è addebitabile ad una classe dirigente che non è in grado di creare opportunità di sviluppo per la città e per la regione.

Con mortificazione e rammarico constato che Napoli è diventata una città interdetta dai nastri bianchi e rossi che segnalano il pericolo di crolli di intonaci e calcinacci finanche nel pieno centro antico con i turisti costretti a scavalcare gli ostacoli.

Il crollo del cornicione della galleria mi ha ferito, come ha ferito i tanti genitori napoletani che non potrebbero mai accettare la morte di un loro figlio per una cosa del genere. Ho, pertanto, chiesto all’Amministrazione l’Elenco dei Progetti UNESCO (clikka) nonché gli Incarichi Progettazione (clikka), per capire innanzi tutto chi sono i dirigenti ed i funzionari che si occupano del Grande Progetto UNESCO che sta diventando un po’ come il Forum delle Culture che si starebbe realizzando ma nessuno se n’è accorto.

Orbene come sempre mi faccio delle domande e nei documenti cerco le risposte.

Dalla lettura della Determina del 13.01.2014 (clikka) ho tratto alcune riflessioni che mi sembrano confermino i miei dubbi e che voglio condividere perché sono convinto che la trasparenza ed il confronto siano il sale della politica e della buona e corretta amministrazione.

In primo luogo il finanziamento UNESCO è relativo al programma 2007/2013 ma, diciamo l’idea del Grande Progetto ai nostri “geniacci” dell’amministrazione regionale è venuta solo il 28.03.2011, data nella quale è stata adottata la Delibera Regionale di Giunta con la quale si è deciso di spendere i fondi che erano già destinati a noi dal 2007, mentre la commissione europea ha dichiarato ricevibile il progetto (dopo sette mesi) il 19.10.2011.

In sostanza per quello che posso capire dal 2007 al 2011 ci abbiamo messo 4 anni per programmare la spesa dei soldi nostri (che corriamo il rischio di perdere ) e solo dopo che ci era stato comunicato che era a rischio il riconoscimento UNESCO!

Le date sono importanti per capire e smascherare chi si giustifica e cerca di scaricarsi le responsabilità. Difatti, solo il 25.05.2012, quindi, un anno prima della fine della programmazione (2013) si è individuato il responsabile unico del procedimento del GRANDE PROGETTO UNESCO. In sostanza ci abbiamo messo sette mesi per scegliere il dirigente che dovrebbe coordinare tutta la progettazione e che a sua volta dal 2012 al 2014 ci ha messo due anni per scegliere i tecnici che dovrebbero curare la progettazione (come risulta dalle date delle stesse determine (clikka).

Va detto che per concludere le opere abbiamo due anni di tempo dalla chiusura della programmazione, quindi, come tutti sanno le opere dovrebbero essere terminate entro il 31.12.2015, quindi, tra poco più di un anno, salvo una proroga che potrebbe forse essere concessa ma che, in un convegno un assessore regionale, disse che noi non avremmo chiesto (?).

Ora mi domando sono in ballo 100.000.000,00 di €. e dovremmo mandare a bando opere per le quali ad oggi non abbiamo la sicurezza che saranno accettate dall’UE poiché fuori tempo massimo? E’ possibile una cosa del genere? E’ possibile che tra l’idea e la realizzazione dobbiamo perdere anni e quindi i soldi?

Parlando con alcuni tecnici pare che uno dei nodi stia nel fatto che ai Dirigenti e Funzionari (del Comune e della Sopraintendenza) va un compenso per la progettazione che si quantifica nel 2% sull’importo dei lavori, quindi, 2.000.000,00 di €. e che tale modalità sia fortemente caldeggiata dalla burocrazia interna poiché, ovviamente, è fonte di reddito.

L’alternativa, forse, poteva essere quella di mettere a bando la progettazione, con lo stesso compenso previsto per i tecnici interni, assegnando tempi certi e perentori sicuramente più ridotti rispetto a quelli della burocrazia, col conseguente beneficio di mettere anche in circolazione idee e lavoro per studi, architetti ed ingegneri che forse, in questo momento, non avendo il reddito fisso dei dirigenti e funzionari del Comune e della Soprintendenza, avrebbero avuto sicuramente più bisogno.

Inoltre, con la modalità del bando di progettazione si sarebbe evitata anche una spiacevole commistione di ruoli che, purtroppo, c’è nella progettazione interna dovuta al fatto che i progetti vengono validati dagli stessi uffici che li redigono, mentre, invece, avremmo potuto assegnare ai nostri bravi tecnici interni il solo compito di controllare e validare i progetti che avremmo potuto mettere a bando generando quindi sicuramente una maggiore imparzialità nelle valutazioni!

Per come vanno le cose per un momento ho temuto che non realizzandosi le opere avremmo comunque dovuto pagare la progettazione poi dal servizio mi sono fatto mandare il regolamento incentivi che pare disponga il pagamento solo al collaudo delle opere … mi chiedo e se le opere progettate non si dovessero realizzarsi, non è che ci potremmo trovare anche nella spiacevole condizione di dover comunque pagare questi nostri bravi architetti?

Sono sicuro che mi sono sbagliato su tutto e che entro il 31.12.2015 avremo tutte le opere UNESCO realizzate … con 100.000.000,00 di € spesi e quindi con posti di lavoro ed economia … ne sono certo vedo già la città risplendere di luce UNESCO …

Sulla spinta della indignazione ho scritto sul punto post che Vi linko:

Non sia inutile la morte di Salvatore (clikka),

una città che crolla e la cultura della sicurezza (clikka),

la città crolla e la regione restituisce i soldi (clikka)

 

La Regione mette a Bando lo Stadio Collana

collanaIl Collana è stato sempre gestito dal Comune, seppure, per una circostanza ignota risulterebbe essere in proprietà della Regione che, impropriamente, oggi ha pensato di estromettere l’amministrazione comunale per giocarsi la partita in prima persona. E’ chiaro che anche questa mossa serve a giustificare la presenza di consiglieri regionali sul territorio snaturando la funzione stessa dell’ente locale che è, occorre ricordare, quella di programmazione e legislativa. Ieri, infatti, scrivevo che caldoro sente avvicinarsi le elezioni (clikka) ed oggi leggo sul BURC Regionale addirittura di questa scelta di mettere a Bando lo Stadio Collana (clikka). Diciamo che i consiglieri regionali di maggioranza, pressoché tutti inquisiti, per aver speso senza giustificazione milioni di euro pubblici (vedi la grande bellezza dei consiglieri regionali clikka), oggi hanno pensato bene di sollecitare gli elettori anche mediante questo stratagemma.

Ad ogni buon conto i termini della questione Collana sono questi: Si possono candidare alla gestione dell’impianto cittadino, per 15 anni non rinnovabili, società e/o associazioni anche consorziate o raggruppate che abbiano una esperienza decennale negli sports che si praticano nell’impianto, anche se praticati in un’altra struttura, siano in regola con tutti i requisiti richiesti, facciano domanda nelle forme e modalità richieste dal bando, entro il le h. 12,00 del 20.10.2014.

La base d’asta è 120.000,00 €. (iva inclusa) per i primi otto anni e per i successivi sette anni un incremento di altri 50.000,00 €. Ovviamente occorre leggere bene il bando e per chi è interessato condivido anche lo schema di convenzione collana (clikka) ed il modello di domanda collana (clikka).

Cosa dire i pericoli sono tanti ed avere l’assicurazione che nel Collana si potrà continuare a praticare lo sport come è accaduto fino ad ora lo potremo vedere solo all’esito della gara di aggiudicazione, ma le domande sono tante. La struttura del bando è, infatti, a punteggio dove l’offerta di incremento economico è valutata 20 punti mentre quella tecnica e quella gestionale sono valutate 40 punti ciascuna.

Alcune domande:

perché non è compreso il tennis che è affidato al circolo mi pare per circa 10.000,00 €. all’anno?

perché non è stata prevista sin da ora il ripristino della palestra di Basket?

che fine faranno la corsa ed il nuoto libero ?

Comunque il bando è in fase di studio ed a settembre provvederemo a tirare le conclusioni mediante un confronto. Speriamo bene …

Un dato curioso io lo stadio l’ho sempre indicato come quella in Piazza Quattro Giornate è curioso che negli atti della regione si è fatto di tutto per evitare di indicarlo come sede in questo modo …

vedi anche:

Lo Stadio Collana (clikka)

A conferma che la regione si stia muovendo sono in un ottica elettoralistica vi incollo l’articolo de la Repubblica di cui Vi ho parlato:

Da Repubblica Napoli di oggi 31.08.2014

Elezioni, la Regione dà il via libera a cemento selvaggio

Si aprono i condoni edilizi di venti e trenta anni fa. Protestano sinistra e Legambiente: “Colpo di Mano”

OTTAVIO LUCARELLI

SI RIAPRONO in Campania i condoni edilizi del 1985 e del 1994. Il termine del 31 dicembre 2006 slitta alla fine del 2015 e si restringe anche l’area protetta della penisola sorrentina che perde tutto il versante nocerino-stabiese. Passano gli anni, i decenni, ma alla fine le partite elettorali a Napoli e dintorni si continuano a giocare sempre sul cemento. E stasera in consiglio regionale, sul condono contenuto nel maxi emendamento collegato alla Finanziaria su cui il presidente Stefano Caldoro ha posto il voto di fiducia, si apre di fatto la campagna per le elezioni regionali della primavera 2015. È il punto 72 del maxi emendamento a scatenare la protesta degli ambientalisti. Una sanatoria che, in sostanza, comprende tutti gli abusi edilizi esclusi quelli realizzati nelle aree in cui è prevista “l’inedificabilità assoluta”. «La maggioranza di centrodestra — accusa Anna Savarese, vicepresidente regionale di Legambiente — si prepara in Regione a un colpo di mano degno della prima Repubblica certificando sul fronte del cemento un “via libera” a tutti. Una follia che rischia di portare un nuovo sacco al patrimonio ambientale e paesaggistico della Campania. In dieci anni la “Cemento spa” ha realizzato infatti nella nostra regione oltre sessantamila case abusive pari a oltre nove milioni di metri quadrati di superficie». Ieri pomeriggio, nel momento in cui è stata posta la fiducia, l’opposizione di centrosinistra per protesta è uscita dall’aula.

QUARANTA pagine, oltre duecento articoli. Quando ieri pomeriggio l’assessore regionale alle finanze, Gaetano Giancane, ha annunciato su delega del presidente Caldoro il voto di fiducia sul maxi emendamento, le opposizioni hanno abbandonato l’aula protestando duramente. «La maggioranza — accusa Raffaele Topo, capogruppo del Pd — sta stravolgendo tutte le regole. I provvedimenti collegati devono essere approvati prima del bilancio di riferimento e, invece, ci ritroviamo sei mesi dopo a discutere del maxi emendamento in un clima che vede calpestati i principi fondamentali di correttezza amministrativa».

Le accuse di centrosinistra e ambientalisti, in sostanza, riguardano il fatto che il punto 72 del maxi emendamento contiene un super condono perché cancella una serie di aree protette e consente aumenti di volumetrie anche nella zona rossa del Vesuvio. Per quest’area le nuove norme urbanistiche ribadiscono il divieto di costruire nuovi edifici a scopo residenziale e di ampliare immobili esistenti, ma consentono adeguamenti per garantire la stabilità degli edifici nel rispetto della normativa antisismica e interventi finalizzati all’efficienza energetica degli immobili.

«Il centrodestra in questa fase — accusa Antonio Marciano del Pd — mostra tutta l’arroganza per nascondere la propria inconsistenza. Manca cultura di governo, manca rispetto per le istituzioni e il Consiglio oltre alle più elementari regole a tutela della democrazia. Da oggi abbiamo un’aula fuorilegge».

Parte la campagna elettorale e rimane nel maxi emendamento, anche se modificata rispetto alla prima stesura, la cosiddetta norma “anti De Luca”, il sindaco di Salerno che nel 2010 fu l’anti Caldoro. La norma al punto 214 decreta l’ineleggibilità alle cariche di presidente della giunta e di consigliere regionale per «i sindaci dei Comuni superiori a cinquemila abitanti compresi nel territorio regionale» e anche per «i componenti dell’esecutivo delle aree metropolitane, presidenti e componenti delle giunte provinciali». Per essere eletti dovranno dimettersi «non oltre il giorno fissato per la presentazione delle candidature».

Sicurezza e Controllo Cittadino

gennaro consiglioStamane (29.07.2014) in consiglio comunale ho voluto sottolineare la necessità di discutere della sicurezza e del controllo della città. Sono partito dalla strana soluzione adottata per i clochard in Piazza Carlo III, usando dei dissuasori sulle panchine per impedire che vi si stendano, per poi citare la incredibile ed inaccettabile condizione di Piazza Bellini abbandonata al degrado nella serate della “movida”. Ovviamente i primi ad essere chiamati a questo compito sono i Vigili Urbani, pertanto, non ho potuto non citare ciò che è apparso sulle pagine dei giornali cittadini in questi ultimi tre giorni. Incollo, in calce, l’articolo apparso su Repubblica Napoli di oggi che tiene conto degli accertamenti in corso e dei primi risultati di questi accertamenti. Stasera su Rai 3 alle 21,05 nella Trasmissione “Millenium” c’è una mia intervista sul caso dei Vigili Urbani.

Il mio intervento al 01.:13:39

Da Repubblica Napoli del 29.07.2014

Da Malati a sani: Stanati i primi imboscati

Dopo il dossier del responsabile della polizia municipale scattano le visite mediche per i “non idonei” Su 44, sei risultano abili al servizio in strada, dubbi sulle patologie per altri 18, che saranno rivisti.

ALESSIO GEMMA

ERANOstati tolti dalla strada perché malati. Ma per i medici che li hanno visitati nelle ultime ore hanno tutti i requisiti per dirigere il traffico.

Sono i primi sei agenti “guariti”. O meglio, dichiarati improvvisamente abili al servizio. Accade dopo il dossier del responsabile della polizia municipale, Francesco Maida, dove si denunciano al sindaco «privilegi e benefici» goduti dai caschi bianchi. Nel dossier si preannunciavano le visite mediche, scattate per accertare chi, tra i quasi 700 vigili “non idonei”, può continuare ad indossare la divisa.

In mattinata sono arrivati dal Policlinico i risultati dei primi 44 accertamenti (su 100). E i numeri danno ragione, in percentuale, alle perplessità avanzate nel dossier. Perché per la prima volta l’amministrazione aveva chiesto alla commissione medica un verdetto definitivo: i vigili visitati dovranno essere dichiarati abili a svolgere le mansioni in strada oppure verranno trasferiti in altri uffici del Comune. Basta con le tante “limitazioni di salute” che permettevano agli agenti di non uscire in strada ma di conservare in busta paga le indennità tipiche della professione.

Dunque, dei 44 sottoposti ai test, sono 16 quelli che appenderanno la divisa al chiodo: effettivamente “non compatibili”. Ciò vuol dire che dovranno rinunciare fino a 520 euro al mese tra “vigilanza, produttività, turnazione e reperibilità”. Non solo. Per altri 18 malati che sulla carta possono restare in piedi solo per 3 ore consecutive e non per un turno totale di 6 ore, i dottori vogliono vederci chiaro: torneranno in ospedale tra sei mesi. Il che fa presumere che altri agenti potrebbero essere recuperati alla viabilità. Altri 4 sono stati riconosciuti “non idonei” ma “temporaneamente”, mentre tra i 6 che avevano un certificato medico diventato da ieri carta straccia c’era un vigile assunto da soli 4 anni.

Entro il 4 agosto il Policlinico dovrebbe inviare il responso sugli altri 56 agenti.

Per poi completare le 700 visite nei prossimi mesi. Al comando già si elaborano le prime proiezioni. Se le percentuali dovessero essere confermate allora tornerebbero abili e operativi almeno un centinaio di caschi bianchi e soprattutto oltre 200 dovrebbero cambiare di ruolo per far posto in polizia municipale agli idonei dell’ultimo concorso e a nuove assunzioni. Intanto il triumvirato al comando finito nel mirino dei sindacati che hanno annunciato un contro-dossier sull’organizzazione del Corpo da inviare in Procura, risponde con i dati delle attività svolte da gennaio a giugno 2014.

Ecco il report firmato il 23 luglio dal dirigente dell’area operativa Ciro Esposito: rispetto al 2013 si registra un aumento del 5 per cento dei controlli effettuati per violazioni al codice della strada, al commercio, all’edilizia e all’ambiente. Senza contare le 21200 notifiche di verbali e atti di polizia giudiziaria, gli 8574 accertamenti di carte d’identità, i 1833 controlli ai cantieri e i sequestri di merci per 53853 giocattoli e 51257 accessori per telefonini. Esposito sottolinea al sindaco «la maggiore efficienza raggiunta nonostante in tale periodo si sia registrato un depauperamento dell’organico».

E intanto non si placano le polemiche. «I sindacati – attacca Carmine Sgambati, consigliere delegato alla polizia municipale – devono capire che bisogna tenere lontana la polizia municipale da una politica clientelare. Spostamenti e trasferimenti di agenti e sindacalisti non sono materia di contrattazione ma spettano al sindaco». Per il consigliere Gennaro Esposito invece «sarebbe facile fare populismo dicendo che i sindacati così come i partiti sono da abolire. Occorre, invece, far capire ai cittadini che questi organismi sono la cinghia di trasmissione tra cittadini-lavoratori ed istituzioni dei quali non possiamo fare a meno». Il caso dei vigili urbani di Napoli sbarca in prima serata stasera su Rai3 alla trasmissione “Millenium”.

La Relazione del Comandante dei Vigili Urbani

VigiliCome promesso ieri oggi offro alla Vostra lettura la Relazione del Comandante Dott. Maida VVUU (clikka) sullo stato di salute dei caschi bianchi di cui ancora oggi (28.07.2014) si discute su La Repubblica Napoli.
Credo che valga la pena leggerla per capire quale è lo stato dell’arte e come si potrebbe cercare di fare in modo che non accadano usi distorti di prerogative che sono previste dalla legge a tutela dei lavoratori.
I Sindacati, così come i partiti, intesi nella loro funzione sociale e politica, sono necessari alla vita democratica del Paese e, pertanto, vanno difesi in ogni luogo e momento anche mediante la repressione di quei comportamenti che strumentalizzando il loro ruolo ne minano la credibilità.
Sarebbe facile fare populismo dicendo che i sindacati così come i partiti sono da abolire, ma questa non è la soluzione del male anzi. Occorre, invece, far capire ai cittadini che questi organismi, che costituiscono i cd. corpi intermedi, sono la cinghia di trasmissione tra cittadini/lavoratori ed istituzioni dei quali non possiamo fare a meno. Chi dice il contrario o mente per fare proselitismo o mente perché pensa ad un regime dittatoriale!
Reprime e discutere di eventuali comportamenti scorretti dei sindacati, significa difenderne il ruolo e le funzioni che sono il frutto di conquiste pagate con la vita ed il sangue dei nostri concittadini!
Segnalo che domani 29.07.2014 su Rai Tre in prima serata Durante la Trasmissione Millenium si parlerà della questione dei Vigili Urbani di Napoli.
Ed il caso sbarca su RAI tre nella Trasmissione MILLENNIUM (clikka)
Vedi il post di ieri
Da Repubblica Napoli di oggi 28.07.2014.
Caso vigili urbani i sindacati sotto choc provano a reagire
Preparato un contro-dossier da inviare in Procura “Non c’è un comandante, il triumvirato fa danni”
ALESSIO GEMMA
«LE REGOLE? Siamo stati i primi ad averle chieste all’amministrazione». Parola di Cgil, Cisl e Uil. I tre sindacati non porgono l’altra guancia. E passano al contrattacco di fronte al dossier inviato al sindaco dal responsabile dei vigili urbani Francesco Maida, rivelato ieri da Repubblica, dove si punta l’indice contro «benefici, permessi e boom di certificati medici» che producono «troppe zone d’ombra» tra gli agenti. Lo schiaffo brucia, per chi ora si ritrova tra i propri iscritti al sindacato anche alcuni di «quei 1100 caschi bianchi» che come scrive Maida vivono di «privilegi». Ma per i sindacati la causa di tutti mali del corpo di polizia municipale ha un nome che evoca accenti imperiali: «il triumvirato». E cioè il vertice composto da tre dirigenti, insediatosi da febbraio scorso e che ha l’effetto di «disperdere le responsabilità». Guastare la catena di comando. Ecco allora spuntare un contro-dossier preparato dai sindacati e che sarà inviato presto in Procura: l’altra “verità” per la quale a tremare dovrebbe essere la giunta di Luigi de Magistris e non solo dipendenti e sindacalisti. Senza contare — spiegavano ieri gli agenti — che ai benefit legati alla legge 104, ai permessi studio e per motivi familiari e alle «infermità» godute dai vigili fanno da contraltare i tagli al salario accessorio patiti negli ultimi due anni a causa degli squilibri di bilancio. Stretta su turnazioni, indennità di rischio.
Il caso vigili urbani scuote i sindacati “Maida non ha torto”
Dopo la denuncia sui privilegi degli agenti in arrivo un contro-dossier di Cgil, Cisl e Uil
ALESSIO GEMMA
«SUL piano etico – dichiara Massimo Salvatore, segretario funzione pubblica della Cgil – sono d’accordo con Maida. Molte cose di quel dossier le condivido. Come la questione degli inidonei ai compiti in strada: non tutti hanno inabilità. Ma ci vorrebbe più confronto con i sindacati. E maggiore equità nella rotazione dei capi di sezione. Perché a Fuorigrotta e Soccavo non cambiano? È chiaro che servono più vigili in strada perché la città è abbandonata.Mamagaric’èda dire che il corpo non è diretto come dovrebbe: una divisione di compiti tra tre responsabili non genera chiarezza. Noi rivendichiamo il diritto del sindacato ad essere informato quando un dirigente sindacale viene spostato da una sezione. Possiamo chiederlo perché da noi i sindacalisti se ne sono andati: forse non consentivamo loro di mantenere certi privilegi».
Un caso dalla Cgil: i 900 iscritti tra gli agenti sono passati a poco meno di 200 nell’ultimo anno. Chi non ci sta è il segretario della funzione pubblica del- la Cisl, Salvatore Altieri: «Quel dossier dà una visione distorta. In primis, vanno sottratti gli agenti dell’ufficio legale, gli addetti alla Procura e quelli impegnati nei piantonamenti, per cui i vigili a disposizione in strada passano da duemila a 1200. Sulla carta. Il problema non sono permessi e benefici che sono ormai diventati un alibi, ma le inefficienze che attengono all’organizzazione del corpo da parte di un comando costituito da persone con un curriculum nel settore sicuramente non ricco, fatta eccezione per l’area legale».
Spiega Antonio Micillo, coordinatore regionale polizia locale Uil: «Non c’è un comandante effettivo, nel vuoto di potere succede che intere periferie restino sguarnite di vigili. O che i 1100 privilegiati non sono in strada perché stanno svolgendo gli altri 20 compiti a cui è chiamato il Corpo. C’è da chiedersi: il direttore generale Attilio Auricchio quando ha comandato cosa ha fatto? Perché tutti questi privilegi li scopre Maida? Se c’è abuso di benefici allora c’è una “culpa in vigilando” di chi non ha visto o non ha voluto vedere. L’amministrazione ha la facoltà di cambiare ruoli ai vigili. Ma perché se ne accorge proprio adesso? Forse si vogliono far scorrere le graduatorie e bandire nuovi concorsi in polizia municipale a ridosso delle elezioni comunali 2016?». Per non parlare di una ventina di nuovi dirigenti da nominare: pare che tra i vigili senza laurea sia scattata la corsa per iscriversi a università fuori Napoli.
«Abbiamo ottenuto dei grossi risultati – commenta Carmine Sgambati, consigliere delegato alla polizia municipale -Erano 14 anni che non si compravano le divise e la gara è in itinere, tra due mesi avremo macchine nuove. Certi istituti contrattuali erano usati in maniera delirante». Si chiede il consigliere Gennaro Esposito: «Perché questa relazione di Maida era riservata? Il sindaco voleva trasformare il Comune in una casa di vetro, ma intanto si continua a violare la trasparenza degli atti». E lo sconforto ieri assaliva qualche agente: «Ora quando faremo le multe i cittadini ci diranno che siamo tra i 1100 vigili che non ne vogliono sapere di lavorare».

Il caso dei Vigili Urbani tra trasparenza e buona amministrazione

VVUUOggi (27.07.2014) leggo su Repubblica Napoli un ampio articolo su una relazione fatta da un componente del triunvirato del Comando dei Vigili Urbani da cui si desumono, ancora una volta, dei dati allarmanti sulla gestione dei Caschi Bianchi. Ora a prescindere dai fatti esposti bene nell’articolo, la cosa che mi colpisce è che questa relazione sarebbe “riservata” il che credo contrasti  con il principio di Trasparenza che, a mio avviso, è il primo gradino per la buona e corretta amministrazione ed, inoltre, come al solito contrasta anche con la cd. “casa di vetro” di cui il sindaco parlava in campagna elettorale.

La trasparenza, infatti, se da un lato rende conto ai cittadini di come si spendono i loro soldi, dall’altro costringe la stessa pubblica amministrazione ad assumere comportamenti virtuosi avendo, tra l’altro anche un effetto sugli stessi dipendenti della pubblica amministrazione che si vedono costretti al confronto.

Inoltre, parlare pubblicamente di questi fatti rende giustizia ai tanti altri dipendenti che, invece, fanno il loro dovere. Nel caso di specie, però, apprendiamo un dato assolutamente anomalo e cioè che circa la metà del totale dei Vigili Urbani avrebbe un comportamento scorretto (900 su 2000).

Ad ogni buon conto pare di capire, per non scoraggiarci, che da quando si è iniziato a parlare di permessi sindacali pubblicamente sui giornali si sia ridotto drasticamente il loro uso il che evidentemente conferma la mia tesi. Ora mi aspetto che i sindacati facciano una seria revisione della loro rappresentanza e riducano drasticamente il loro numero non essendo credibile né sostenibile che in un corpo che conta 1940 vigili ci siano 430 rappresentanti sindacali (una media di 1 RSA ogni 4,4 Vigili).

Vedi anche:

Vigili Urbani nel disinteresse delle commissioni (clikka)

vigili urbani più impegnati a dirigere il sindacato che il traffico (clikka)

I furbetti del quartierino dei vigili urbani (clikka)

Caos cittadino chi comanda i Vigili Urbani (clikka)

Da Repubblica Naoli di oggi 27.07.2014

Scoppia lo scandalo dei vigili “Ecco perché più della metà non compie i l proprio dovere.

Il responsabile della polizia municipale, Maida, invia un fascicolo al sindaco Nel mirino benefici, permessi sindacali e familiari e il boom di certificati medici

ALESSIO GEMMA

«SOLO900 vigili urbani svolgono il proprio dovere, gli altri 1100 possono contare su privilegi che incidono negativamente sul rendimento dei reparti operativi». L’accusa, in un dossier riservato. Firmato dal responsabile della polizia municipale Francesco Maida. Un fascicolo inviato il 4 luglio ai vertici di Palazzo San Giacomo: il sindaco Luigi de Magistris, l’assessore al Personale Francesco Moxedano, il direttore generale Attilio Auricchio, il presidente della commissione Personale Elio Izzi.

Cinque pagine dove sono elencati con cifre e dati permessi, benefici, certificati medici dei caschi bianchi. E le iniziative adottate da marzo per imporre «regole certe e trasparenti». Un’operazione definita, testualmente, di «pulizia etica, morale ed organizzativa », scrive Maida.

Un passo indietro per capire come si è arrivati a questo dossier. Il nuovo corso parte a febbraio quando il sindaco affida il comando della polizia municipale a tre uomini: il vicedirettore al Personale del Comune, Francesco Maida, il dirigente al settore Legale Aldo Carriola e il responsabile dell’area operativa Ciro Esposito.

È appena tramontata la possibilità di nominare a capo del corpo di polizia municipale il tenente colonnello della Guardia di Finanza Luigi Acanfora, ufficiale che aveva collaborato con de Magistris quando era magistrato in Calabria e che a dicembre 2013 aveva anche messo piede in “via sperimentale” nella sede del comando di via De Giaxa. La bocciatura a gennaio 2014 del piano di rientro dal debito da parte della sezione campana della Corte dei conti aveva dunque costretto il sindaco a ritirare l’investitura di Acanfora: niente soldi in cassa per stipulare il contratto di comandante ad un esterno.

Meglio, quindi, distribuire i compiti a 3 dirigenti interni. Che passano subito al setaccio l’organizzazione del corpo. Da qui quelle pagine finite ora sulla scrivania di de Magistris.

«Troppe zone d’ombra»,scrive Maida. «Ci siamo accorti che nella dura gestione della realtà quotidiana sani principi istituzionali si sono trasformati in sacche paludari dove ognuno ha trovato la personale soluzione ai propri problemi che hanno prevaricato e condizionato le superiori esigenze del servizio da offrire alla nostra città».

A cosa si riferisce il responsabile dei vigili? Maida entra nel dettaglio: «Ai permessi studio e a quelli per motivi familiari, ai permessi sindacali, ai benefici della legge 104, alle infermità, semi infermità e para infermità».

Gli effetti di questi «privilegi», come li definisce Maida, sono racchiusi in due paradossi descritti dal dirigente: «Di domenica e nei giorni festivi la forza lavoro non superava le 200 unità, come nel caso del primo maggio quando per tutte le 24 ore vi erano non più di 180 unità». Con le scene delle auto imbottigliate in via Marina fino al lungomare che riempirono le cronache dei giornali.

Ancora: «Tra i quasi 500 vigili non idonei ai servizi in strada si annoverano anche agenti assunti solo 4 anni fa».

Per il responsabile dei vigili individuare la causa di tutti i mali è semplice: «La cattiva ed erronea interpretazione degli istituti contrattuali che regolano il salario accessorio e l’attività dei dipendenti a cui si sono aggiunte fasi di lassismo e protezionismo di varia natura e genere».

Con episodi denunciati anche dai cittadini ai consiglieri comunali che li hanno resi noti in diverse sedute in via Verdi. «Vogliamo il numero certo e preciso dei rappresentanti sindacali presenti tra i vigili», tuonava ad esempio in aula il consigliere Gennaro Esposito (Ricostruzione democratica).

E ancora: Marco Russo, all’epoca capogruppo dell’Idv, scriveva al sindaco di un «sistema nei vigili che produce favoritismi e clientelismi ad amici imboscati»; mentre il consigliere delegato alla polizia municipale Carmine Sgambati (Napoli è tua) diffondeva le minacce ricevute dai sindacati.

Il dossier riprende in parte questi temi, non solo però. Contiene anche le decisioni assunte dal nuovo comando che si sono tradotte – certifica Maida – in «risparmi di centinaia e centinaia di migliaia di euro». In primis, la rotazione dei responsabili delle unità operative che «ha dato i suoi frutti sul controllo del territorio »; i tagli ai permessi studio e a quelli della legge 104 che insieme hanno consentito di «recuperare » per i festivi quasi 300 unità; la riduzione del 59 per cento dei permessi sindacali che «erano fruiti anche di domenica e nei giorni festivi».

Ma soprattutto una nuova «intesa con la medicina del lavoro» per accertare chi sono gli agenti «non idonei al servizio». Perché, scrive Maida, «chi non è in grado di svolgere determinate mansioni può essere impegnato in attività alternative a supporto di altri servizi del Comune».

Tra i caschi bianchi ci sono «600 idonei con limitazioni, delle quali l’85 per cento ai servizi di viabilità o ai servizi esterni». La soluzione pronta sono i cambi di profilo professionale per impiegare i non idonei nei settori del patrimonio e dell’antiabusivismo. Liberando posti nella polizia municipale, assicura Maida, «per far scorrere le graduatorie dei vincitori di concorso e bandire nuove assunzioni».

La Città Crolla e la Regione restituisce i soldi

caldoroQuanto è difficile spiegare le cose alla gente. I cittadini, giustamente, appena hanno a tiro un rappresentate delle istituzioni gli chiedono il conto di tutto, ma proprio tutto e l’argomento che ricorre sono le buche per strada, i palazzi che crollano e la munnezza, tre cose, tre obiettivi che possiamo dire falliti ed il fallimento è sotto giochi di tutti.

Ovviamente anch’io da cittadino mi sento soffocato da queste tre impellenze e, nonostante il mio ruolo di consigliere sia solo di indirizzo e controllo, mi sento anche responsabile nella misura in cui non riesco a entrare in comunicazione con la gente (ma ci provo sempre) per far comprendere dove veramente c’è il cancro ovvero il crimine. Si perché non spendere o saper spendere gli unici soldi che ci vengono assegnati dall’europa è un crimine che in un certo qual modo io in comune ho cercato di perseguire chiedendo le indagini sui fondi europei persi per la sicurezza delle nostre scuole (clikka) e per la sicurezza degli gli impianti sportivi napoletani (clikka) giungendo anche a chieder l’azione disciplinare verso i responsabili.

Ogni politico, ogni dirigente, ogni funzionario, ogni impiegato, ogni usciere o operaio che in un certo qual modo ha il compito di spendere i soldi europei o partecipa al complesso procedimento di spesa, credo che oggi ha un piccolo pezzetto di responsabilità per la morte di Salvatore Giordano (schiacciato dal cornicione della Galleria), delle tante persone che inciampano nelle buche e si rompono qualche osso, dei tanti incidenti che accadono per le buche per strada e delle tante autovetture che si “scassano” per lo stesso motivo.

Poi c’è un altro pezzo dei finanziamenti europei che riguarda i fondi per lo sviluppo sociale (FSE) e quelli per l’ambiente ed il lavoro ed allora gli stessi soggetti di cui ho detto prima hanno un ulteriore pezzetto di responsabilità per la mancata creazione di posti di lavoro, l’aumento dei furti, l’aumento degli “scippi”, l’aumento degli omicidi, l’aumento delle malattie per le mancate bonifiche e l’aumento della criminalità in genere. Ovviamente mi potrete dire che allargo troppo il campo ma, invece, dico che non è così perché non spendere i fondi europei oggi significa essere correi o corresponsabili (ditelo come volete) della povertà e della morte di tante persone il che significa essere CRIMINALI.

Ieri ho letto l’articolo che vi incollo in calce che non mi pare sia stato smentito dalla Regione Campania, dal quale si deduce che, contrariamente a quello che dice caldoro, la regione spende meno di due miliardi di euro a fronte degli otto, raggiungendo appena il 33,3% dei fondi europei, nonostante qualche suo assessore abbia dichiarato che la regione raggiunge invece il 60%. Ovviamente quest’ultimo dato è falso altrimenti non staremmo come stiamo con ospedali che chiudono e progetti di sviluppo fermi al palo (da Bagnoli a Napoli Est).

Ebbene, la prova della falsità di quanto va dicendo caldoro ed i suoi amici di giunta la si può desumere dal fatto che solo il 26.02.2014, quindi, a seiennio scaduto da oltre un anno, la Regione si ricorda di fare una delibera di accelerazione della spesa dei fondi europei (clikka) per spendere oltre quattro miliardi non spesi,  definendola così quasi a voler sfottere i cittadini campani!

In sostanza la regione vorrebbe spendere quello che non è riuscita a spendere per tutta la consiliatura in questi pochi mesi che la separano dalla scadenza del mandato. Lo scopo dell’amministrazione regionale, a pensar male (che nonni sbaglia mai) è ovviamente quello di campagna elettorale, senza alcuna dignità e vergogna verso le morti e le tragedie di cui, come ho detto prima, lo stesso caldoro ed i suoi amici di giunta sono da ritenere responsabili. Almeno responsabili nella misura in cui non hanno LICENZIATO i dirigenti, i funzionari, gli impiegati o gli uscieri che hanno sbagliato qualcosa nel complesso procedimento volto alla spesa dei fondi europei.

Allora come faccio io a spiegare ai cittadini che mi chiedono conto e ragione dello sfascio? Confesso che, quando incontro gente semplice con la quale è difficile entrare in comunicazione, alla fine ne esco sempre con un “fegato così” chiedendo loro chi hanno votato e perché hanno votato questo o quello, ottenendo sempre la stessa risposta: “sono tutti uguali“. A questo punto mi viene l’orticaria, penso ai miei figli ed alloro futuro, penso di scappare, o per lo meno di dare loro gli strumenti per scappare da questa città, questa regione da questo paese!

Non è possibile io non sono uguale a loro, non sono uguale a caldoro né a cesari! E’ così che ci vogliono far credere per impedirci di lottare. Ci vogliono rassegnati per rubarci il voto al momento opportuno … tanto sono tutti uguali per 50, 25 euro o la busta della spesa o la visita mediaca, o l’esame di scuola o la buca sotto casa mia, posso pure farmelo rubare questo voto tanto sono tutti uguali.

Vedi anche:

una citta che crolla e la cultura della sicurezza (clikka)

La Regione Campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini (clikka)

La Regione boccia il comune di napoli sui finanziamenti europei (clikka)

Da Repubblica Napoli del 25.07.2014

Fondi Europei, ecco i progetti

Caldoro approva il ciclo di investimenti: otto miliardi che dovranno produrre opere e lavoro entro il 2020 Bonifica dei territori inquinati e lotta alla disoccupazione giovanile sono le priorità di Palazzo Santa Lucia

ALESSIO GEMMA

AMIANTO. E generazione “neet”: giovani che non studiano e non lavorano. Ecco il nuovo lessico dei fondi europei firmati dalla Regione per il 2014-2020. Bonifica dei territori inquinati e lotta alla disoccupazione giovanile. Ma anche il completamento dei 13 grandi progetti, alcuni dei quali aspettano di vedere la luce da 15 anni. Come il porto di Napoli e Bagnoli. La giunta del governatore Stefano Caldoro ha approvato il prossimo ciclo di investimenti per lo sviluppo: quasi 8 miliardi di euro, soldi distribuiti su 16 misure di intervento che dovranno produrre opere e lavoro entro il 2020. È il documento venuto fuori il 16 luglio dalla riunione con il governo e gli altri presidenti di Regione: come distribuire le risorse in arrivo da Bruxelles. Con l’impegno dello Stato di metterci di tasca propria il 50 per cento di “cofinanziamento”, una prassi che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan vorrebbe abbandonare dal 2014 per risanare i conti dell’Italia e che forse spiega la scelta del presidente Caldoro di giocare d’anticipo sulla presentazione del programma campano.

Tre le strategie a cui punta Palazzo Santa Lucia: innovazione d’impresa, cura dell’ambiente e inclusione sociale. Con 3.1 miliardi di euro, ossia il 46 per cento dei fondi, impegnati sul “verde”. La politica che ricorre più spesso negli atti preparati ai piani alti di via Santa Lucia è “continuità”. Si traduce nell’accavallarsi di soldi freschi su investimenti vecchi: cantieri ancora aperti o progetti rimasti nei cassetti. Perché al 31 maggio scorso la Campania risulta ultima in Italia nella spesa dei fondi per lo sviluppo economico (Fesr) relativi al 2007-2013: 33.3 per cento l’obiettivo raggiunto, meno di 2 miliardi utilizzati su una dotazione iniziale di 8 miliardi. Ritornano allora riqualificazione litorale Domitio, Regi Lagni, Campi Flegrei, Porti di Napoli e di Salerno, sistema metropolitano regionale, banda larga. E le tre grandi incompiute di Napoli città: Bagnoli, Centro storico, Napoli Est. Da 8 miliardi del 2007 il fondo per lo sviluppo passa a 6 miliardi nel 2014, complice l’ingresso di altri paesi nella comunità europea. Ben 1,2 miliardi saranno spesi per «bonifiche, decontaminazione da amianto, impianti di depurazione, risorsa mare». Altri 800 milioni per costruire «edifici ad efficienza energetica, impianti di trattamento di rifiuti».

È un modo per aggredire le stime negative della regione: 20 per cento di costa non balneabile e 86 per cento di comuni a rischio idrogeologico. Non va meglio sul fronte sociale: tasso di disoccupazione più alto in Italia al 21,9 per cento, oltre il 48 per cento nella fascia fino ai 24 anni. Ecco perché 204 milioni su 1,3 miliardi del fondo sociale saranno dirottati sull’occupazione giovanile con contratti di apprendistato, sostegno a creazione d’impresa e alternanza scuola-lavoro. E per la prima volta partiranno in Campania strumenti già sperimentati in regioni del centro e del Nord come le “cooperative per l’autocostruzione”: gruppi di famiglie che si mettono insieme per sconfiggere il disagio abitativo. Poi c’è la sfida della competitività nella Regione dove il Pil è calato dal 2008 al 2012 del 9 per cento rispetto alla media italiana del 7,5 per cento. Ci sarà un miliardo per incentivi alle imprese soprattutto agroalimentari e si punta a reti di aziende «in ambito di parchi e aree protette per offerta di prodotti culturali e turistici». Resta un vizio tipico nella spesa campana dei fondi Ue, condannato in passato dall’Europa: i soldi appostati per consulenze chiamate in gergo «assistenza tecnica ». Per il periodo 2014-2020 sono previsti quasi 200 milioni di euro.

I lanciaRazzi sulla Costituzione Italiana

razziSi parla tanto di riforme costituzionali e di abolizione del senato e, quindi, del bicameralismo perfetto, ma il marcio non è nella struttura dello Stato, ovvero non tutto nella struttura dello Stato, che fu pensata, con pesi e contrappesi, per garantire la democrazia dopo il ventennio fascista.

Paradossalmente, il Parlamento funzionerebbe male anche se si dovesse prevedere una camera con soli 100 deputati, se questi 100 deputati saranno selezionare come si selezionano oggi (senza, ovviamente, considerare le pericolose derive antidemocratiche).

Per intenderci un antonio razzi resta tale sia in un Parlamento di due camere che in un Parlamento composto da una sola camera! Anzi, forse in quello con due camere, gli antonio razzi, vengono diluiti e mediati. E quanti antonio razzi abbiamo in parlamento?

L’istituzione è fatta da uomini e se gli uomini vengono scelti così come avviene oggi l’istituzione funzionerà sempre male. Prima di mettere le mani sulla costituzione sarebbe il caso di mettere mano ad una seria moralizzazione della vita politica, dei politici e ad una legge che disciplini  i partiti politici, ma per fare questo ci vogliono gli uomini e torniamo sempre allo stesso punto, quindi, si corre il rischio di cambiare gli strumenti ma la musica potrebbe rimanere sempre la stessa …. o addirittura peggiorare.

Odio gli indifferenti

gramsci“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e  partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è  vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.  L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Antonio Gramsci – Indifferenti 11 febbraio 1917

Questo scritto di Antonio Gramsci mi ha fatto venire in mente ciò che scrivevo nel 2009 in occasione delle elezioni Politiche che mi fa piacere riproporVi e che, in un certo modo, spiega anche con quale animo poi nel 2011 mi sono candidato nella lista civica Napoli è Tua a sostegno di Luigi De Magistris…

Da: genn.esposito@libero.it
Data: 26/05/2009 21.28
A: <<neaneapolisagoghe@googlegroups.com>>,
Ogg: Gli ignavi

Qualche giorno fa mi sono ritrovato a rileggere, con non poca impressione,
il III Canto della Divina Commedia che vi incollo nella parte più tragica (per me):
” Ed elli a me: <<Questo misero mondo tengon l’anime triste di coloro che  visser sanza ‘nfamia e senza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furono ribelli né  fur fedeli a Dio, ma per se fuoro.
Caccianli i ciel per non esser men belli, né lo profondo inferno li riceve,  ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli….>>.

L’effetto su di me è stato immediato, il buon Dante mi ha dato una bella scossa e che faccio?… Che faccio me lo chiedo e me lo sto chiedendo.

Intanto mi arrivano via e-mail e per posta varie richieste di voto per questo o per quello. Ed allora l’alternativa qual è: da un lato in pochi giorni un premier che si rifiuta di rispondere ai giornalisti; che dichiara di non avere alcun potere esecutivo; che dichiara il parlamento in sovrannumero, perché dovrebbe essere composto al massimo da 100 persone; che accusa i giudici che lo hanno giudicato di essere politicamente schierati contro di lui.

 …. No .. No non posso proprio non ce la faccio! è contro i  miei elementari principi (neppure politici) è vero che la dittatura costa di meno, ma è anche vero che la libertà non ha prezzo! non voto a  destra ! (seppure ci fosse una destra). Dall’altro abbiamo una sinistra che non ha avuto il coraggio di  assumere le decisioni importanti per la nostra Napoli volendo, per ridurre i danni,  essere campanilistico; mi sarei almeno aspettato, dopo lo scandalo  munnezza (termine divenuto internazionale) e quello Romeo (che non  è quello di Giulietta), una dichiarzione o una presa di posizione della sinistra per scollare bassolino e la iervolino dalle loro rispettive poltrone, facendo politicamente piazza  pulita di tutti quelli che sono stati trovati con le mani nella marmellata. Forse  che non me lo merito o non ce lo meritiamo noi  napoletani ?? E’  avvilente!

Poi la dichiarazione di invito al voto di Fraceschini ad anno  zero: andate a votare per noi perché se vince Berlusconi con un  plebiscito è in pericolo la democrazia …. Ma è possibile che sono costretto a rimanere un ignavo nonostante  dall’altro lato c’è un partito/persona che politicamente non ha  nulla ? c’è ghedina, calderoli, bossi (solo a pensarci mi viene la  pelle d’oca) C’è una via d’uscita ? Io per il momento non l’ho  ancora trovata,  mi piacerebbe sapere Voi che avete come me un  futuro da regalare ai vostri figli….   mi piacerebbe non sentirmi un ignavo e partecipare con il mio voto  al futuro di questo Paese.

Spero sempre che queste mie e-mail entrino in punta di piedi nelle  Vostre caselle di posta.
saluti
gennaro

Una città che crolla e la cultura della sicurezza

53bffdbde4b01ce682ad299d_750x361I giornali sono un bollettino di guerra e si moltiplicano le segnalazioni di crolli o pericoli di crollo, la mia posizione di consigliere comunale mi consente una prospettiva più ampia ed immagino che innanzi a questi fatti, gli altri 47 consiglieri comunali, compreso il Sindaco, si stiano interrogando e si stiano interrogando anche i consiglieri municipali e quelli regionali su quali siano le cause di un tale sfascio cittadino.

Sulla questione ho già scritto un post con il quale invitavo ad una riflessione più ampia (non sia inutile la morte di salvatore (clikka), oggi leggendo i giornali che parlano di avvisi di garanzia, autopsia e nuovi interventi rifletto che in città manca proprio la cultura della sicurezza e manchi anche una visione di ciò che deve essere l’amministrazione che si compone di tanti piccoli passi. Ebbene, su questo blog già si possono trovare tutti i passi, purtroppo molti falsi, che avrebbero potuto impedire che accadesse ciò che è accaduto o comunque che avrebbero potuto iniziare un ragionamento complessivo. Il primo passo falso è ovviamente la formazione della classe dirigente (clikka), assolutamente assente e che genera la presunzione di chiunque si trovi a ricoprire una carica elettiva o di nomina di essere competente.

Altro passo falso è la individuazione degli obiettivi (clikka) amministrativi inserti nel Piano Esecutivo di Gestione anch’essi assolutamente falsi ed assegnati ai dirigenti, solo per l’erogazione della cd. retribuzione di risultato (clikka). Nell’elenco che vi ho linkato, infatti, troverete che tutti i dirigenti (compresi quelli oggi indagati) hanno avuto il loro bel premio di risultato per decine di migliaia di euro! Ergo la città, come mi ha detto un cittadino, “dovrebbe essere uno specchio” ed invece letteralmente CROLLA!

Altro passo falso è la incapacità a spendere i fondi europei per la rigenerazione del nostro patrimonio pubblico: Fondi UNESCO per la ristrutturazione edilizia del centro storico di cui si è perdono le tracce, fondi per la sicurezza dell’edilizia scolastica perduti (clikka), fondi per la sicurezza dell’edilizia sportiva perduti (clikka) che mi hanno spinto ad investire il servizio ispettivo ed a sollecitare la valutazione di procedere in sede disciplinare contro coloro che si dovessero individuare come responsabili! Mi chiedo come si sarebbero potute sentire queste persone se a crollare fosse stato un cornicione di una scuola o di un impianto sportivo non ammesso a finanziamento! Così come pure la Galleria Principe non avrebbe potuto beneficiare dei fondi UNESCO?

Altro passo falso il mancato controllo del territorio: automobili parcheggiate costantemente in divieto di sosta in vicoli stretti che impediscono ai mezzi di soccorso di sopraggiungere e la conseguente follia amministrativa di mettere paletti che impediscono alle autovetture di parcheggiarsi ma che hanno lo stesso effetto di impedire ai mezzi di soccorso di giungere sul posto.

Basterebbe parlare con un Vigile del Fuoco per capire che abbiamo una amministrazione assolutamente folle e priva di qualsivoglia cultura della sicurezza.

Un caso vale per tutti: Qualche giorno fa ho segnalato la improvvisa installazione di paletti (clikka) in un vicolo stretto del Centro Storico, per il momento ho ricevuto due risposte contrastanti dal Presidente della II municipalità, che dichiara la mia richiesta “risibile” e di aver osservato la procedura e della commissione della stessa municipalità che mi comunica di non saperne nulla. Ebbene, ovviamente ho già chiesto gli atti amministrativi, all’esito dei quali, procederò a segnalare la cosa alla Procura della Repubblica, perché nel vicolo in esame per effetto dei paletti non potrebbe accedere, in caso di necessità, un montascale dei VV.FF. e salvare, quindi, vite umane  Ecco questa è la cultura della sicurezza! (la mobilita del centro antico e la politica del paletto (clikka).

Non sia inutile la morte di Salvatore

salvatoreSabato scorso (05.07) si stacca un grosso pezzo di cornicione dalla Galleria Umberto I che investe Salvatore. Ieri Salvatore non ce l’ha fatta.

In città c’è un’atmosfera che si taglia con il coltello. Un senso di frustrazione che si cerca di lenire andando alla ricerca delle responsabilità immediate, si vuole il colpevole e non si guarda più in la del proprio naso.

I genitori di Salvatore vogliono che la morte del loro figlio non sia inutile cercano dare un senso a ciò che non può avere un senso. Eppure l’altruismo di queste parole mi ha colpito. Rifuggo però dall’esame del caso concreto perché non mi interessa di chi sia la responsabilità di una sciagura dalla quale non si può più tornare indietro, mi interessa capire dov’è il cancro che si sta mangiando la città.

Come avvocato non è la prima volta che mi capita di incappare in simili questioni ed il nodo è sempre lo stesso: i cittadini proprietari di case (in realtà di proprietà delle banche) non ce la fanno a pagare altro se non la rata di mutuo. Le assemblee di condominio dove si devono discutere ed approvare i lavori sono sempre deserte e se non vanno deserte alla fine non si decide mai di fare i lavori. Non ci sono soldi! I condomini svicolano da tutte le parti.  Le sovvenzioni SIRENA del Comune sono terminate e la società è stata messa in liquidazione. Da ieri le strade ed i marciapiedi della città sono decorati di strisce bianche e rosse. C’è paura!

Ultimamente ho ascoltato l’assessore Cosenza della Regione Campania in un convegno nel quale ci ha candidamente detto che i lavori connessi alla salvaguardia del centro storico patrimonio UNESCO, 100 milioni di euro, molto probabilmente non si faranno perché li si sarebbe dovuti rendicontare entro il 31.12.2015! Mi chiedo quanti  edifici del centro antico in stato fatiscente avremmo potuto  ristrutturare con 100 milioni di €. ?

Piuttosto che fare a gara nella ricerca della responsabilità della Galleria Umberto, di cui si deve occupare la magistratura, perché non andiamo alla ricerca delle responsabilità ben più gravi di quegli amministratori che non hanno saputo cogliere le occasioni che offre la nostra città creando, quindi, solo depressione sociale e pericolo per i nostri figli.

Se vogliamo dare un senso alla morte di Salvatore allunghiamo la vista e guardiamo lontano … i genitori di Salvatore ci guardano e se restiamo inermi non saremo in grado di sostenere il loro sguardo.

Ecco un bel servizio di Fanpage (clikka)

Il Civismo tra partiti Movimenti

civismoLunedì 14 luglio ore 16.00, nel palazzo del Consiglio Comunale di Napoli, in via Verdi 35, IV piano, si terrà un dibattito, promosso da Ricostruzione Democratica, dal titolo

Il civismo tra partiti e movimenti

Ne discutono

Giuseppe De Cristofaro, Carlo Iannello, Francesco Nicodemo, Riccardo Realfonzo, Valeria Valente
Modera: Simona Molisso
Introduce: Gennaro Esposito

Intervengono:
Giuseppe Comella, Assise di Palazzo Marigliano
Guido Donatone, Italia Nostra
Sergio Fedele, Napolipuntoacapo
Lucio Mauro, Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli

Gli impianti Sportivi II sessione di studio

collana Lunedì 14 luglio 2014, alle h. 10,00, nel palazzo del Consiglio Comunale di Napoli, in Via Verdi, 35, al IV piano terremo la II sessione del Convegno sugli Impianti Sportivi (clikka per leggere il programma). I temi sono tanti ma posso dire che lo scambio di idee che c’è stato il 23 giugno scorso ha dato buoni risultati. L’amministrazione, infatti, ha avviato il procedimento per arrivare all’approvazione di una delibera di giunta che recepisce molte delle indicazioni che sono pervenute dal Convegno del 23 giugno. Gli obiettivi credo siano chiari ed occorre solo impegnarsi per trovare la strada giusta per raggiungerli. Un tema caldo del quale di parlerà sarà lo stadio Collana sul quale ho avuto modo di leggere pochi giorni fa la posizione della Regione e del Comune e su cui non ho mancato di dire la mia (vedi la Regione caccia il Comune dallo stadio Collana clikka).

Il CAAN CAAN delle responsabilità al mercato ittico di Napoli

ItticoDurante questa consiliatura mi sono occupato del mercato ittico di Napoli e della folle scelta di delocalizzarlo al CAAN di Volla. E’ stata una battaglia che abbiamo vinto in consiglio comunale ma che l’amministrazione tarda ad attuare per incapacità gestionale della società partecipata. Il tema, quindi, ha finito per attraversare anche la questione delle nomine sindacali su cui ho scritto anche post su questo blog (clikka) attraverso il quale ho censurato il comportamento del Sindaco che all’indomani dell’approvazione del regolamento sulle nomine, ha preferito adottare uno stratagemma anziché applicare i criteri che in consiglio abbiamo approvato.

Inizio a sentire la stanchezza di chi è costretto a dire sempre l’avevo previsto! Ebbene al CAAN nonostante il Consiglio avesse dato precise istruzioni al Sindaco ed alla società partecipata e nonostante, io avessi detto chiaramente che la nomina di lorenzo diana da San Cipriano d’Aversa, non fosse opportuna né consigliabile perché occorreva  scegliere un vero manager d’azienda il Sindaco ci è ricascato ed i nefasti risultati non sono tardati a venire. Il sito del Mercato Ittico di Piazza Duca degli Abruzzi è diventato una discarica abusiva, per colpa del CAAN e quindi del suo amministratore ed è stato addirittura occupato dai senza tetto che hanno anche provveduto, pare, a distruggere le opere costate diverse centinaia di migliaia di euro pubblici!

Ebbene in una condizione normale il diana non solo non sarebbe stato confermato nella carica ma oggi, atteso il disastro amministrativo, sarebbe stato diciamo destituito dall’incarico fiduciario.

Ieri, infatti, sono stato sul posto ed ho avuto modo di vedere lo stato pietoso nel quale è stato ridotto il mercato storico di Napoli. Ho parlato con i mercatali in agitazione che giustamente aspettano risposte da oltre due anni e non credono più a nulla ed a nessuno.

Sul caso mi hanno colpito le dichiarazioni dei Consiglieri Lebro (ex UDC) e Fiola (PD) riportate da il Mattino di Napoli i quali hanno affermato che il tempo è scaduto ed occorre fare qualcosa per i mercatali! Eppure proprio i consiglieri Lebro (che io tra il serio ed il faceto definisco il capo della maggioranza) e Fiola hanno fatto una opposizione durissima alla approvazione del regolamento sulle nomine ed il primo fu, peraltro, uno dei fautori della non esecutorietà immediata alla delibera di approvazione, proprio perché, ho scoperto dopo, si dovevano fare queste nomine. Oggi, pertanto, mi fa specie leggere tali dichiarazioni della serie ci potevano pensare prima. Se avessimo, infatti, applicato il regolamento sulle nomine immediatamente oggi, forse, avremmo un vero manager alla guida del CAAN e non saremmo costretti al CAAN CAAN delle responsabilità!

Mi piacerebbe sapere anche chi paga oggi la protesta di ieri costata: 4 mezzi del VVFF, un materassone gonfiabile in funzione, dieci VVFF, e quattro agenti della DIGOS impiegati. Secondo Voi quanto ci è costato questo scherzo di diana e chi paga …. le conseguenze dello scherzo

Da Il Mattino di Napoli del 08.07.2014

Lavori fermi al mercato ittico scoppia la rivolta degli operatori

Lavori fermi al mercato ittico scoppia la rivolta degli operatori La vertenza In ventisette si incatenano alla storica struttura degradata: «È un bivacco per clandestini» «Stanchi di aspettare una soluzione che sembra non arrivare mai»: dall’alba di ieri, ventisette operatori del Consorzio Mercato ittico, si sono incatenati al cancello della storica struttura di piazza Duca degli Abruzzi. La denuncia dei lavoratori è chiara: «Per colpa della lentezza burocratica stiamo aspettando da un oltre un anno che ci facciano entrare nella struttura e che ci facciano utilizzare lo spazio a noi assegnato». I lavori del mercato, iniziati nel maggio 2013 dovevano finire, spiegano gli operatori, nell’agosto del 2013 e sono stati anche finanziati dal Comune. Ad oggi il cantiere è ancora chiuso e si è trasformato in un dormitorio di fortuna di extracomunitari allestito m quelle che dovevano essere delle celle frigorifero. E intanto «noi siamo sull’orlo del disastro economico», denunciano. «Stiamo in attesa perenne di soluzioni – spiega un portavoce – e chi paga, in tutti i sensi, siamo noi. Stiamo lavorando al Caan pagando oltre il 200% in più di costi di gestione e con oltre il 60% di calo del fatturato». «Resteremo incatenati qui fino a quando qualcuno non ci darà risposte e soluzioni, qui si tratta della nostra vita e non molleremo», conclude. Ed è arrivata una prima risposta da parte dell’amministrazione comunale. «Constatata la situazione, in contatto con il presidente del Caan, è stata sollecitata subito la programmazione di interventi tempestivi per la bonifica dell’area circostante la struttura del mercato ittico di Napoli e per la vigilanza, anche notturna, della stessa». Lo afferma in una nota l’assessore alle Attività Produttive Enrico Panini che ieri mattina si è recato presso la struttura di Via Duca degli Abruzzi non appena informato della protesta in atto; «È stata sollecitata, inoltre, la predisposizione di un crono-programma che consenta di garantire, agli operatori ed ai cittadini, tempi certi per la ripresa delle attività all’interno del mercato ittico: per questa amministrazione, infatti, la ripresa della vendita ittica deve avvenire nel più breve tempo possibile», ha aggiunto l’assessore. Ma in seno al consiglio comunale scoppia la polemica. «Il tempo delle attese è finito. Non si può più pensare di continuare a rimandare una situazione che si sarebbe potuta risolvere in pochi mesi, con ovvie ripercussioni occupazionali ed economiche per gli operatori del settore ittico». Così David Lebro, presidente di Campania Domani e consigliere comunale di Napoli, commenta la protesta oggi degli operatori del Consorzio, che si sono incatenati al cancello della struttura di piazza Duca degli Abruzzi. «Il presidente del Caan, a cui spetta la definizione dell’ultimo step per la programmazione dei restanti lavori, non faccia passare altro tempo prezioso e passi dalle parole ai fatti». Per Ciro Fiola, consigliere del Pd, «nonostante siano stati spesi centinaia di migliaia di euro della collettività il mercato ittico di Napoli versa in uno stato di degrado vergognoso, in una struttura abbandonata a se stessa e divenuta dimora di extracomunitari. Tutto ciò malgrado i grandi proclami e progetti da parte dell’amministrazione comunale e del presidente del Caan, Lorenzo Diana. Purtroppo, lo stato di totale abbandono interessa l’intera zona della Marinella, la quale è diventata un vero e proprio ricettacolo di immondizia, dove mancano interventi da parte dell’Asia; questa parte della città è una vera pattumiera, quando dovrebbe rappresentare per Napoli, perla posizione che occupa, un vero biglietto da visita per i tanti turisti che la visitano quotidianamente».

La Regione Campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini – Il caso delle Guide Turistiche

guidaturisticaSi avvicinano le Elezioni regionali in Campania e tutti noi dovremmo iniziare a capire e sapere cosa chiedere ad un candidato Governatore e ad un candidato Consigliere. La risposta in sintesi dovrebbe essere semplice: 1) Onestà che dovrebbe essere non un requisito ma un elemento diciamo naturale di ogni persona che si candida a rappresentare il popolo, ma che, purtroppo, proprio i Consiglieri regionali della Campania ci hanno insegnato essere una dote rara, perché il consiglio regionale  al 99 % dei suoi componenti (maggioranza ed opposizione) è indagato con l’accusa di aver rubato soldi pubblici (vedi: la grande bellezza dei consiglieri regionali(clikka); 2) Competenza. Questa dote è più difficile da indagare ma possiamo dire che nella stragrande maggioranza manca visti i risultati.

Dovrebbe, allora, sorgere spontanea la domanda: Come hanno fatto i consiglieri eletti a racimolare oltre 10 mila preferenze? Il popolo è così “bue” da non capire che a candidarsi spesso sono delle “capre”? La risposta è sempre la stessa: Mancano i Partiti in grado di selezionare la classe dirigente!

La Regione deve avere funzioni di programmazione e legislative ed, invece, in Campania assistiamo a tagli lineari che hanno ridotto la sanità, i trasporti e le politiche sociali in uno stato pietoso, con un governatore che è abile a non fare nulla aggirando i problemi anziché affrontarli. E’ esemplificativo, infatti, l’atteggiamento di caldoro sul teatro san carlo (clikka) allorquando preferì sfilarsi per non assumersi responsabilità.

Fatta questa premessa vengo al punto che ha ispirato questo post: Oggi leggo su Repubblica ed. Nazionale (incollo in calce l’articolo) che in Italia ci sono stati 500 mila corsi di formazione che non hanno creato neppure un posto di lavoro se paragonati ai risultati di Francia e Germania! Come è possibile?

Io la spiegazione me la sono data perché ho avuto modo di affrontare il nodo dei corsi di formazione per Guide Turistiche Archeologiche che per me rappresenta l’archetipo di ciò che accade in Regione Campania, senza che ciò susciti il benché minimo moto di indignazione o imbarazzo né per i governatori né per i consiglieri che si sono succeduti!

Il caso concreto mi dimostra che in regione Campania fanno corsi di formazione che hanno avuto (e probabilmente hanno ancora) come unico scopo quello di dare soldi ad amici e parenti che vanno ad insegnare creando spesso anche false aspettative (vedi il caso del progetto BROS) mentre, laddove, il lavoro c’è ed occorre solo prenderselo, senza chiedere nulla a nessuno, la regione resta imbrigliata nel potere delle lobby come nel caso delle guide turistiche.

Ho, infatti, affrontato il caso di un giovane che avendo fatto un corso di formazione regionale di guida turistica archeologica ed avendo conseguito l’attestato di formazione della stessa regione Campania e l’iscrizione nel relativo registro di collocamento, si è visto paradossalmente negare dalla stessa regione l’accesso alla professione perché le guide turistiche già “patentate” non gradiscono l’accesso di altri lavoratori ed i pochi bandi che la regione fa, probabilmente, vengono usati come merce di scambio elettorale. Non mi meraviglierei, infatti, se la regione campania in scadenza emettesse ora un nuovo bando!

Accade, quindi, che un giovane che ha conseguito l’attestato regionale costato soldi pubblici, mentre in Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna può esercitare la professione di guida turistica, mettendo a frutto il corso di formazione seguito, in Campania, invece, l’amministrazione impedisce proprio a coloro che essa stessa ha formato e qualificato di mettere a frutto lavorativamente ciò che hanno imparato!

Una scandalo che non suscita alcuna reazione dei giornali che, invece, dovrebbero mettere alla berlina tutti i giorni il presidente caldoro ed i consiglieri regionali che così facendo stanno rubando il furto dei nostri figli e della nostra regione, oltre ad aver rubato i soldi di un corso di formazione che non è servito a nulla! Lo faranno? Io spero che questo post arrivi lontano e faccia per lo meno vergognare questa classe dirigente regionale che merita solo di scomparire dalla faccia della terra e che i cittadini abbiano modo di capire che quando il voto viene dato in cambio di qualcosa occorre sapere che si sta rubando qualcosa di valore di gran lunga superiore a ciò che hanno ricevuto!

Di seguito uno stralcio dell’atto giudiziario che ho redatto nel caso di cui mi sono occupato e che è ovviamente ancora pendente dall’anno 2007 (possibile che la politica sia sempre in ritardo?) ed a seguire l’articolo oggi apparso su La Repubblica ed. Nazionale che mi fa vergognare di essere cittadino italiano ed in particolare campano. Buon rosicamento di fegato:

“Si ritiene utile, sottolineare i tratti salienti del presente singolare giudizio a mezzo del quale l’istante non ha fatto altro che chiedere la tutela del suo costituzionale diritto al lavoro per svolgere l’attività di guida turistica, essendo in possesso dei requisiti professionali certificati proprio dalla Regione Campania, con un esame conclusivo di un corso di qualificazione professionale indetto dal medesimo ente convenuto! Orbene, per comprendere quale deve essere il canone ermeneutico da seguire nella interpretazione della vigente normativa è il caso di premettere, inoltre, che l’istante, con il presente giudizio, non vuole altro che poter svolgere un lavoro autonomo (realizzarsi, quindi, senza chiedere niente a nessuno e pagare le tasse come tutti i cittadini) per il quale la stessa Regione Campania, in seguito ad un corso di formazione indetto in applicazione della legge regionale n. 40 del 30.07.1977 ha riconosciuto in pieno al Sig….. i requisiti di qualificazione professionale necessari allo svolgimento della professione di guida turistica. In sostanza l’atteggiamento ostruzionistico, tipico, come si vedrà, della sola Regione Campania, di non voler riconoscere l’iscrizione dell’istante all’albo delle guide turistiche, negandogli di fatto il suo diritto al lavoro, si può giustificare solo con la ferma intenzione dei politici e burocrati della Regione stessa di mantenere il monopolio sulla professione di guida turistica utilizzando il meccanismo della iscrizione nell’albo come “scambio”, mentre il corso di formazione professionale, indetto ed organizzato dalla Regione Campania e seguito con profitto dall’istante, visto che non è stato riconosciuto idoneo, dalla stessa regione Campania, per l’esercizio dell’attività di guida turistica, dovremmo ritenerlo essere stato idoneo solo ed esclusivamente a remunerare i docenti (sic!). Appare, inoltre, moralmente riprovevole, specialmente nel periodo di crisi che stiamo vivendo, impedire ad un giovane l’accesso al lavoro per ragioni assolutamente incomprensibili se si pensa che a chiedere di poter svolgere l’attività di guida turistica non è un quivis de populo ma una persona che ha svolto una attività di studio precipua e specialistica con docenti scelti dalla stessa Regione Campania con esame e valutazione finale uguale a quella prevista dalla legge regionale n. 11/1986.

Questi i termini, sia pur polemici, della questione che dimostrano che, come al solito, al cittadino non resta che il ricorso al Giudice, come ultima spiaggia, per poter sperare di porre termine alle ingiustizie perpetrate dalla “burocrazia e dalla politica”. Infine, è facile intuire che la prova di dette affermazioni ci è stata data dal comprensibile e non celato imbarazzo degli impiegati e dei funzionari della Regione ai quali sono state chieste spiegazioni circa il significato da attribuire all’attestato di qualificazione professionale rilasciato dalla medesima Regione se non considerato utile a svolgere la professione di guida turistica !

Nel caso di specie l’istate con raccomandata a mano del 3.05.2007 comunicava alla Regione Campania: i) di essere in possesso dell’Attestato di Qualifica Professionale di Guida Turistica Archeologica, rilasciato dalla stessa Regione Campania, in data 22/03/2000 e conseguito in seguito ad un corso di formazione con esame finale; ii) che detto titolo è idoneo, ai sensi del decreto legge 31 gennaio 2007 n.7, così come modificato ed integrato dalla successiva legge di conversione n. 40 del 02.04.2007, all’esercizio della professione di guida turistica; iii) di essere iscritto nelle liste di collocamento presso il Comune di Pompei dall’anno 2000, con qualifica di guida turistica archeologica; iv) che il diritto al lavoro è costituzionalmente garantito; v) che la Regione Campania nonostante siano scaduti i termini previsti dall’art. 10 comma 7, del decreto legge 31 gennaio 2007, n.7, non ha adottato alcun provvedimento normativo e/o regolamentare; vi) che le norme ed i principi dettati dal decreto legge 31 gennaio 2007, n.7, sono self-executive e non possono soffrire di alcuna deroga da parte della normativa regionale; vii) che pertanto avrebbe iniziato l’attività di guida turistica archeologica sul territorio regionale.

2.- Con raccomandata a mano del 3.05.2007 l’istante chiedeva alla Soprintendenza Archeologica di Pompei il libero e gratuito accesso ai siti archeologici al fine di poter liberamente svolgere l’attività professionale di guida turistica.

3.- Con nota del 05.06.2007 la Soprintendenza di Pompei rispondeva al ricorrente che l’ingresso gratuito ai monumenti ai sensi dell’art. 4 del D.M. 11.12.1997, n. 507, è consentito “alle guide turistiche nell’esercizio della propria attività professionale, mediante esibizione di valida licenza delle competenti autorità. In conseguenza di quanto precede, ai fini della concessione della gratuità alle guide turistiche, gli adempimenti di questa Soprintendenza sono limitati alla semplice verifica, attraverso il proprio concessionario dei servizi di biglietteria, del possesso della licenza in argomento (il cosiddetto patentino) rilasciato dalla Regione Campania, oltre all’accertamento che il titolare della licenza ottenga l’ingresso gratuito soltanto per l’espletamento della propria attività professionale”.

4.- Con nota del 06.06.2007 la Regione Campania in risposta alla comunicazione di inizio attività del 03.05.2007 affermava che l’art. 10, comma 4, del Decreto Legge 31.01.2007, n. 7 (noto come Decreto Bersani sulle liberalizzazioni), nel testo coordinato con la legge di conversione 02.04.2007, n. 40, non avendo innovato la disciplina previgente, contenuta nella legge della Regione Campania, del 16.03.1986, n. 11, rendeva “priva di rilevanza giuridica” la comunicazione di inizio attività fatta dal ricorrente con la sua nota del 03.05.2007 e che in ogni caso non erano decorsi i termini di adeguamento normativo assegnati dal decreto Bersani (?).

5.- Con raccomandata del 26.06.2007 l’istante, impugnando la nota del 06.06.2007 della Regione, chiedeva l’iscrizione all’albo delle Guide Turistiche ex art. 3 legge regionale n. 11/1986, sia in virtù del mutato quadro normativo statale, sia alla luce della chiara e prevalente normativa comunitaria. In risposta alla citata lettera del 26.06.2007 la Regione Campania con nota del 14.08.2007 contestava quanto assunto dall’istante affermando che la sopravvenuta normativa statale non aveva mutato il quadro normativo regionale in virtù del quale, per l’esercizio della professione di guida turistica rimaneva necessario superare l’esame, previsto dall’art. 3 della legge n. 11/1986, volto ad accertare il requisito della capacità professionale, senza però considerare che l’istante era già stato qualificato proprio in seguito ad un corso di formazione professionale regionale istituito in virtù della Legge Regionale n. 40 del 30/07/1977 ed in seguito ad apposito esame attestante il raggiungimento della professionalità richiesta per l’esercizio dell’attività di guida turistica.

Allo stato sia la Soprintendenza, che le forze di polizia addette al controllo ai siti di Pompei ove il ricorrente intende svolgere prevalentemente l’attività lavorativa, impediscono di fatto allo stesso, lo svolgimento dell’attività di guida turistica, in quanto, privo di tesserino e non inserito nell’albo previsto dalla legge n. 11/86 e di cui all’elenco riportato nel BURC n. 36 del 07.08.2006.

Occorre, inoltre, aggiungere che la posizione della Regione Campania è vieppiù incomprensibile se raffrontata alle legislazioni di altre Regioni, probabilmente più europee, nelle quali già da tempo, per l’esercizio della professione di guida turistica, è sufficiente il possesso di un attestato di qualificazione professionale come quello in possesso del ricorrente. Difatti, ciò è previsto dalle leggi regionali del Piemonte n. 33/2001 (doc. 10), della Toscana n. 42/2000 (doc. 11) e della Emilia Romagna n. 15/2000 (doc. 12)”.

Da Repubblica ed. Nazionale di oggi (07.07.2014)

Lo scandalo dei fondi europei 500 mila progetti di formazione non sono serviti a creare lavoro.

L’Italia ha speso 7 miliardi e mezzo in ocrsi di cui non si conoscono né i costi né i benefici. Inclusione sociale, solo 233 nuovi impieghi contro i 30-50 mila di Germania e Francia

Di VALENTINA CONTE

ROMA .

Una montagna di miliardi, sfuggita di mano. Ogni anno l’Italia spende cifre impressionanti in progetti finanziati con fondi strutturali europei, eppure nessuno è in grado di valutarne gli effetti. Se ad esempio favoriscono davvero l’inclusione sociale, se creano nuova occupazione e se questa è strutturale e come viene retribuita. Anzi, va persino peggio. Non solo non conosciamo l’efficacia della spesa, ma ogni euro di fondi ricevuti ce ne costa due in tasse: uno da versare all’Europa come membri dell’Unione e un altro come cofinanziamento, obbligatorio per utilizzare quei fondi. Eppure, nonostante il clamoroso black-out informativo, in cinque anni sono stati messi in campo ben 504 mila progetti di formazione, per una spesa di quasi 7 miliardi e mezzo. Con quali benefici? La risposta dello studio curato dagli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi e pubblicato sul sito lavoce. info è una sola: i benefici sono ignoti.

«Nessuno riesce a districarsi tra piani europei, nazionali e regionali », osserva Perotti, docente alla Bocconi e in passato consigliere economico di Renzi. «Centinaia di documenti stilati per fissare obiettivi che nessuno rispetta. E i soldi diventano una mangiatoia pazzesca per sindacati, assessorati regionali e provinciali ». La soluzione per Perotti è una sola: «Non diamo più soldi a Bruxelles, così non rischiamo di vederli finire nelle mani dei maestri dello spreco, in un sottobosco politico parassitario ». La tesi è ardita, ma suffragata dai numeri dello studio dal titolo “Il disastro dei fondi strutturali europei”.

Nel 2012 l’Italia ha versato 16,5 miliardi come contributi alla Ue e ne ha ricevuti in cambio solo 11, di cui 2,9 di fondi strutturali, tra Fse (per formazione, sussidi al lavoro, inclusione sociale) e Fesr (sussidi alle imprese e infrastrutture). Questi fondi per essere spesi devono essere “doppiati” tramite il cofinanziamento, dunque denari italiani. «Ottima idea, per coinvolgere il beneficiario. Ma se prendiamo il solo Fse, appena il 4% del finanziamento totale viene dalle Regioni (quasi niente dalle Province), il resto è finanziato in parti uguali da Stato italiano e Ue». I soldi di questo fondo dunque «sono completamente gratuiti per i soggetti che poi attuano il progetto, cioè Regioni e Province». Di qui la prima stortura. «Lo scopo del cofinanziamento è completamente negato ». Lo studio passa poi ad esaminare la spesa per i progetti di formazione, che rappresentano la quasi totalità dei progetti dell’Fse (504 mila su 668 mila). Nel periodo 2007-2012 (dati Open-Coesione) ben 7,4 miliardi su 13,5 sono stati impiegati qui. La valutazione di questi corsi è «un’industria che non conosce crisi» e tiene in vita «decine di centri di ricerca» che hanno prodotto tra 2007 e 2011 ben 280 documenti di valutazione, per la stragrande maggioranza «inutili, un sottobosco nel sottobosco ». Poiché nessuno è davvero in grado di raccontare l’efficacia dei corsi. Le variabili di solito citate sono la percentuale di soldi spesi e il tasso di occupazione. Ma la prima non è per forza indice di successo: si possono spendere molti soldi in progetti inutili o dannosi. E la seconda spesso è effetto della congiuntura, se non si riesce a misurare i posti di lavoro che davvero i corsi di formazione e gli stage favoriscono.

Il confronto europeo è poi agghiacciante. Se l’Italia tra 2007 e 2013 ha offerto corsi a 21 mila persone, la Francia aveva 254 mila iscritti e la Germania 208 mila (dati del network di esperti sulla spesa dell’Fse per l’inclusione sociale). Ebbene, tra quelli che hanno completato le attività (appena 233 italiani, contro 50 mila francesi e 32 mila tedeschi), solo il 14% risultava poi occupato in Italia, contro l’85% della Francia e il 35% della Germania. Ma, aggiunge lo studio, «è possibile che i partecipanti italiani abbiano ricevuto servizi non finalizzati a trovare un posto di lavoro». Ma allora a che cosa servono questi corsi?

La Commissione europea, lo scorso marzo, sosteneva che grazie ai fondi Ue in Italia sono stati creati tra 2007 e 2013 più di 47 mila posti, 3.700 nuove imprese, banda larga estesa a più di 940 mila persone, sostegno per 26 mila pmi, 1.500 chilometri di ferrovie e progetti di depurazione delle acque. La Corte dei Conti però, in febbraio, diceva che dal 2003 ad oggi gli “eurofurti” (frodi, imprenditori fasulli, finti progetti, costi gonfiati, incarichi irregolari) hanno raggiunto la cifra record di un miliardo e 200 milioni. Solo nel 2012 ne sono stati scovati 344 milioni (al top la Sicilia con 148 milioni finiti nelle tasche sbagliate, vedi il caso del deputato pd Genovese che secondo le accuse in cinque anni avrebbe lucrato ben 6 milioni di euro di fondi europei destinati proprio alla formazione professionale). Nel 2013 poi la Guardia di Finanza ne ha recuperati altri 228 di milioni. Arrivati come fondi strutturali, poi finiti nelle tasche del malaffare. E certo non usati per creare posti o crescita.

 

La Regione Campania caccia il Comune dallo Stadio Collana

collanaSembra quasi una nemesi, la Regione fa con il Comune ciò che il Comune fa con il Calcio Napoli! Mi chiedo, allora, cosa c’entri questo con lo sport e le tante associazioni sportive che usano l’impianto vomerese!

Del Collana me ne sono occupato quando ero presidente della Commissione Sport ed impianti sportivi ed il 6 ottobre 2012 scrivevo quale sarà il destino dello Stadio Collana (clikka) redigendo anche una relazione (clikka) all’esito di un sopralluogo! Anche questa volta sono stato preveggente!

Ciò che, però, mi preoccupa non poco è che la Regione vorrebbe, essa stessa, dare in concessione l’impianto assumendo funzioni di gestione che sono proprie del Comune per scavalcarlo, guarda caso, in prossimità della scadenza del mandato dell’amministrazione regionale.

Ovviamente a pensare male non si sbaglia e non posso non pensare che tale atteggiamento sia fondato su ragioni elettoralistiche. Come ulteriore riflessione poi Vi chiedo: affidereste Voi la gestione dello stadio collana ad un consiglio regionale indagato al 99% dei consiglieri accusati di essersi appropriati di soldi pubblici? (Vedi: la grande bellezza dei consiglieri regionali(clikka); scandalo regione campania il danaro dei consiglieri (clikka).

Nell’articolo di Repubblica di oggi che Vi incollo in calce, infatti, il consigliere regionale con delega allo sport, Schifone, dichiara che la convenzione è scaduta il 30 giugno scorso (come quella dello stadio san paolo) e quindi ora il Comune di Napoli è fuori poiché non si può stipulare un nuovo contratto di comodato.

Ebbene, credo che il consigliere Schifone dovrebbe approfondire, perché nulla impedisce di rinnovare una convenzione seppure scaduta all’amministrazione Comunale ed, inoltre, non si è mai ben capito come mai la proprietà del Collana sia intestata alla Regione stessa e non al Comune. Se poi devo pensare come la Regione potrebbe gestire il Collana allora Vi invito a leggere il post che scrissi qualche tempo fa sui regali della regione campania (clikka). Se poi debbo pensare come la Regione gestisce il Collana allora vi invito ad andare al Circolo del Tennis del collana dal quale la regione stessa incassa circa 10.000,00 €. all’anno meno dell’affitto di una casa in pieno centro del Vomero!

E’ da tempo che vado dicendo che lo stadio Collana è una miniera d’oro per lo sport e per quello che potrebbe produrre, pertanto, è il caso che oggi il mondo dello sport alzi la guardia perché gli speculatori potrebbero già essere in fila davanti alla porta della Regione Campania a scapito delle tante associazioni che da anni fanno fare sport a migliaia di cittadini Napoletani.

L’impianto, infatti, ospita circa 4.000 sportivi al giorno tanto che un funzionario ieri mi ha detto: “Consigliere sono anni che mi faccio il fegato amaro, il comune potrebbe semplicemente mettere un tornello all’ingresso e consentire a tutti i cittadini di entrarvi mediante il pagamento di 1 solo €., il conto a spanne è presto fatto: 4.000,00 €. al giorno che per soli 200 giorni all’anno fanno 800.000,00 €. quasi il doppio di quanto incassi oggi. Stesso discorso per il San Paolo che per la sola atletica registra circa 1.500 presenze al giorno.

E’ chiaro che occorre andare verso un nuovo modello di gestione che redistribuisca diversamente oneri ed onori, io in tre anni di esperienza mi sono già fatto una idea ascoltando tante associazioni sportive, federazioni, funzionari e dirigenti federali e comunali possibile che non si riesca a programmare mai nulla e tutto ci debba capitare come la cosiddetta tegola sulla tesa.

Da Repubblica Napoli di oggi (04.07.2014)

Gestione Stadio Collana, la Regione mette alla porta il Comune

Schifone: “Il sindaco non si è fatto sentire da un anno. Nessuna proroga, bando pubblico per l’affidamento”

SCADE l’intesa tra Comune e Regione sullo stadio Collana: Palazzo San Giacomo gestiva l’impianto di proprietà di via Santa Lucia. Dal 30 giugno la giunta de Magistris dice addio alla struttura del Vomero. Niente rinnovo. Ora la Regione prepara un bando pubblico ed esclude il Comune. È scontro. Attacca il consigliere Luciano Schifone delegato allo sport dal presidente Stefano Caldoro: «Da un anno il sindaco si occupa delle attività sportive ma non si è fatto mai sentire. Una proroga? Era possibile magari prima della scadenza. Adesso è complicato. Il Comune si è messo in un bel guaio». Sono circa 4 mila la presenze al giorno nell’impianto, 40 le società sportive che utilizzano palestre e campi da gioco, una ventina le disciplina praticate: dal calcio al pattinaggio fino alle arti marziali. Il Comune incassa ogni anno circa 500 mila euro, in cambio garantisce manutenzione e spese di utenza.

IL CASO

OTTANTA anni di storia dello sport in città. Dalle prodezze di Jeppson negli anni ’50 alle recenti fortune della Carpisa, la squadra di calcio femminile. Il Comune è fuori dallo stadio Collana. Dal 30 giugno è scaduto l’accordo con la Regione, proprietaria della struttura, che consentiva a Palazzo San Giacomo di gestire il secondo grande impianto in città dopo il “San Paolo”. Niente rinnovo.

Da via Santa Lucia sbattono la porta in faccia alla giunta di Luigi de Magistris: «Da un anno il sindaco ha la delega allo sport ma non si è fatto sentire – attacca Luciano Schifone, consigliere delegato allo sport dal presidente della Regione Stefano Caldoro – Mi dispiace, ma a piazza Municipio si sono cacciati in un bel guaio». Una media di 4 mila presenze al giorno nello stadio polivalente del Vomero: circa 40 le società sportive che usufruiscono del Collana.

Perché l’impianto non è solo il calcio. Ma abbraccia una ventina di discipline: dall’atletica al pattinaggio, passando per le arti marziali. Nelle casse del Comune finora so- no entrati ogni anno circa 500 mila euro come contributi per l’utilizzo di palestre e campi da gioco. L’intesa con la Regione era di un comodato d’uso gratuito: il gestore (Comune) non pagava il proprietario (Regione), ma in cambio si accollava tutti gli oneri accessori. Dalla manutenzione alle utenze.

L’ultimo contratto durava 6 anni, terminava ad aprile scorso e da Palazzo Santa Lucia hanno prolungato fino a fine giugno per consentire la chiusura della stagione sportiva. Poi il filo tra Regione e Comune si è interrotto. «Con l’ex assessore Tommasielli – racconta Schifone – c’era un dialogo ed erano state avanzate proposte per una gestione pluriennale da parte del Comune. Non se ne è fatto più nulla. In Regione ora stiamo predisponendo gli atti per un avviso pubblico. La legge regionale attribuisce una priorità nella gestione di impianti sportivi a Coni, federazioni e società. Insomma, ad enti che fanno attività sportiva. Il Comune non rientra in questo ambito».

Una proroga? «Adesso è complicato – continua Schifone – bisognava pensarci prima della scadenza. E comunque sarebbe transitoria. Abbiamo l’obbligo della gara, altrimenti come si motiva con la Corte dei conti un affidamento diretto e gratuito? ». I magistrati contabili già hanno acceso i riflettori sul Collana, inchiesta aperta per “illecita gestione contabile” e “conduzione familiare” del personale. «Regione e Comune si siedano al più presto intorno ad un tavolo – dichiara Corrado Grasso, presidente Fidal Napoli (Federazione atletica leggera) – La struttura senza manutenzione peggiora a danno dell’utenza». Spiega l’expresidentedellacommissionesport Gennaro Esposito: «La palestra di basket dopo il crollo del tetto è adibita a campo di calcetto: non ho mai trovato gli atti amministrativi che giustificassero il cambio di destinazione». Nella leggenda sono scritte le giocate di Jeppson e Vinicio nei 15 anni in cui il Collana era la casa del Napoli di Achille Lauro. Fino a che non divenne troppo stretto per contenerne il tifo: proverbiali le immagini del 20 aprile 1958, Napoli- Juventus (4-3 il risultato finale), con il pubblico schierato a pochi centimetri dalle linee di gioco. «È uno stadio strategico per lo sport cittadino – conclude il consigliere Esposito – Il Comune non può perderlo. Non vorrei che fossimo di fronte ad una intromissione della Regione a pochi mesi dalle prossime elezioni regionali. Un’operazione elettoralistica».

La mobilità del Centro Antico e la politica del paletto

palettiE’ indubbio che Napoli soffre di una assoluta mancanza di controllo del territorio. Non si riesce, infatti, neppure a spostare un cassonetto della monnezza, la cui collocazione non è decisa dalla Municipalità competente, ma da cittadini, diciamo, intraprendenti che evidentemente hanno inteso pienamente il principio della cd. “democrazia diretta” decidendo “direttamente” in luogo dell’amministrazione.

Non mi spiegherei altrimenti i dieci cassonetti in Via Tarsia che, tutti insieme, rappresentano una vera e propria discarica abusiva e dei quali, su sollecitazione di alcuni cittadini e commercianti di zona, ho più volte richiesto, senza successo, la delocalizzazione, ovvero, una migliore distribuzione, poiché, tra l’altro, intralciano anche il passaggio dei pedoni sul marciapiede.

Evidentemente questa cosa l’ha capita anche l’amministrazione che, nella II Municipalità in pieno Centro Antico, ha pensato bene di risolverla adottando la filosofia del paletto.

In sostanza una risposta inadeguata al senso di legalità e del rispetto assolutamente al di sotto della soglia di guardia alla quale si cerca di rimediare con l’espediente del paletto “a richiesta” ed a “cura e spese del richiedente”.

Una soluzione che a mio avviso è una resa incondizionata all’illegalità ed alla incapacità a gestire il territorio ed i Vigili Urbani, oltre a non capirsi in ragione di quale piano strategico vengano installati, specialmente nel centro storico nel quale, spesso capita, che prima si mettono e poi si tolgono e poi si rimettono e poi si ritolgono, in un gioco che non ha né capo né coda.

Mi ha impressionato, infatti, la “stesa” indecorosa per un Centro Antico di paletti installata dalla sera alla mattina in Vico II Cisterna dell’Olio di cui alla foto e che sono stati anch’essi posati in opera a cura di un privato ed evidentemente per suo esclusivo interesse e senza neppure interpellare gli altri cittadini e commercianti che insistono nelle immediate vicinanze.

Mi sono chiesto se questo sia il modo di gestire il territorio e, non trovando risposte, ieri ho scritto una lettera (clikka) all’assessore competente, al presidente della II municipalità ed al presidente della commissione municipale competente.

Resto, quindi, in fiduciosa attesa che mi mostrino il “piano strategico dei paletti” del centro antico cosicché si possa capire se questa modalità dell’agire politico/amministrativo almeno abbia una sua logica ….

Nella speranza che alla logica del paletto si sostituisca la logica del lavoro dei Vigili Urbani cosicché  non si limiti inutilmente la mobilità dei cittadini!

La Regione boccia il Comune di Napoli sui finanziamenti europei

PalaArgentoQuello dei finanziamenti europei è u mio pallino e qualche tempo fa scrivevo su questo blog dei finanziamenti perduti per la sicurezza delle nostre scuole (clikka) e di quelli perduti per gli impianti sportivi (clikka). Un pacco di decine di milioni di euro. Erano come si può leggere nei link 13 domande per le scuole e 10 per gli impianti sportivi, a valere su fondi europei, tutte respinte.

C’è da dire che i fondi europei sono gli unici attraverso i quali possiamo fare investimenti e Napoli, di questi soldi ne ha assolutamente bisogno, non solo per ristrutturare i nostri edifici pubblici, ma anche per fare quelle importanti opere di riurbanizzazione che riguardano Napoli est, Napoli ovest ed il Porto. Bisognerebbe chiedersi, infatti, quanti operai avremmo impiegato con la spesa di questi fondi e quante imprese avremmo potuto far crescere e creare. In due parola POSTI DI LAVORO di cui tutti a parole, solo a parole e con grande incapacità, si dicono grandi fautori.

Si potrebbero muovere diversi miliardi di euro ed, invece, la politica è al palo della politica e non si occupa affatto dell’amministrazione. Ci si muove per fare alleanze ed accordi e si perde di vista l’obiettivo principale della politica che è Amministrare nel bene e nell’interesse dei cittadini. Si è, infatti, aperto il TotoCandidatoSindaco ed il TotoCandidatoGovernatore senza parlare dei reali problemi delle amministrazione Regionale e Comunale guardando agli aspiranti leader senza far capire cosa si debba assolutamente chiedere a coloro che aspirano a ricoprire queste importanti cariche. Ci piace solo immaginare che uno che è buono nel taglio e cucito sia, poi, anche bravo ad amministrare una città di un milione di abitanti.

Si passa, infatti, indifferentemente dal manager del pallone a quello delle cravatte, ai quali si potrebbero, a questo punto, aggiungere quelli della pizza  o quelli dei taralli (che pure hanno una loro valenza Napoletana).

Per capirci oggi leggo su il Mattino di Napoli della promessa del Presidente di Confcommercio  di trovare un lavoro alla povera e cara Simona, la fidanzata di Ciro Esposito, senza pensare che i tanti Ciro Esposito di Napoli forse vorrebbero che si mettessero in campo delle serie azioni imprenditorali per creare sviluppo e lavoro per tutti non per una sola persona!

Dello stato attuale ne faccio una colpa alla Regione Campania che ha, contrariamente a quanto affermato, una scarsissima capacità di spesa dei fondi europei ed ai numerosi Comuni, tra cui ovviamente Napoli, che hanno del pari una scarsissima  capacità di organizzare i propri uffici per prendere questi fondi.

Dopo le mie segnalazioni, infatti, si è attivato il Servizio Ispettivo del Comune ed il Segretario Generale, i quali mi hanno relazionato sulle cause che ci hanno fatto perdere i soldi, aprendomi una finestra per farmi vedere in concreto ciò che immaginavo.

La causa principale della perdita dei finanziamenti, infatti, è la disorganizzazione degli uffici che si perdono il filo dei procedimenti amministrativi nei passaggi di consegne. Tra un avvicendamento di dirigenti e funzionari e l’altro si perdono sia le carte sia la memoria del procedimento stesso! Assurdo se poi si pensa che il Comune di Napoli riconosce a tutti i dirigenti indistintamente la retribuzione di risultato (clikka) che viene erogata su obiettivi assolutamente generici (clikka).

Il Paradosso è che con questo andazzo dall’Europa ci prendiamo solo i malefici (vedi fiscal compact) e non i benefici!

Da Repubblica Napoli del 29.06.2014

ALESSIO GEMMA

Impianti sportivi, la Regione boccia i progetti del Comune

Accolte un terzo delle richieste dei municipi. In fumo 30 milioni di fondi Ue

PROGETTI per ristrutturare impianti sportivi “confezionati con superficialità”. Bocciati 20 su 24. E 30 milioni di euro di fondi europei vanno in fumo. Ma è solo la punta dell’iceberg. Perché su “352 richieste presentate dai Comuni alla Regione circa il 75 per cento sono state dichiarate inammissibili o ammissibili ma non idonei”. Sotto accusa i dirigenti dei municipi. Napoli fa l’en plein: su 10 proposte del Comune Palazzo Santa Lucia le respinge tutte. A piazza Municipio scatta un’ispezione interna: c’è “una evidente – si legge nella relazione – ma anche generalizzata carenza nella elaborazione progettuale che determina la mancata utilizzazione dei fondi europei”. Ancora: “Circostanza ancora più grave nell’attuale fase di congiuntura economica, nella quale non ci si può permettere di trascurare alcuna fonte di entrate”. Carte che spariscono, documenti obbligatori che mancano e “l’effetto negativo sull’azione amministrativa prodotto dal continuo avvicendarsi della dirigenza, unitamente alla mancanza di puntuali passaggi di consegne”. In poco più di due anni al servizio impianti sportivi si alternano 7 colletti bianchi. È del 2010 l’avviso della Regione per strutture sportive “situate in zone ad alto rischio di emarginazione”: 43 per cento delle risorse messe a bando sono per le 19 città medie della Campania. Arrivano 24 progetti, ne passano 3. Un flop. Scattano ricorsi al Tar e nel 2013 via Santa Lucia pubblica la graduatoria definitiva: ne passano 4. Napoli non c’è. Niente da fare per l’impianto sportivo di Secondigliano, per le palestre del San Paolo, per due piscine e per il campo di San Gennaro dei Poveri alla Sanità. “I progetti erano carenti di documentazione attestante lo stato attuale e lo stato di degrado, attestazione di coerenza con il piano sociale di zona, quadro con validità quinquennale”. Le conclusioni dell’ispezione non lasciano dubbi: “Occorre profondere il massimo sforzo affinché tali opportunità non vengano sprecate”. Attacca il consigliere Gennaro Esposito di Ricostruzione democratica: «Sembra paradossale che ai dirigenti, pur non avendo raggiunto l’obiettivo di portare fondi nelle casse del Comune e di produrre così posti di lavoro in città, venga poi riconosciuto il premio di risultato». Tra i campi da ammodernare c’era anche l’Hugo Pratt di Scampia intitolato due giorni fa a Ciro Esposito, il tifoso ucciso a maggio scorso a Roma prima della finale di Coppa Italia.

AAA affittasi il Palazzo Reale di Napoli per feste e matrimoni

palazzo realeIeri si è tenuta la festa del Re della cravatta a Palazzo Reale, Maurizio Marinella pur essendo anche il presidente del Circolo Posillipo ha scelto la cornice reale per fare la sua festa dei 100 anni di attività.

Non sopporto, però, il doppiopesismo, pertanto, leggendo i giornali di oggi mi sarei almeno aspettato che qualcuno si fosse chiesto legittimamente come sia possibile fare una festa privata nel Palazzo Reale di Napoli, chi ha dato l’autorizzazione, chi ha affittato il palazzo storico, quanto sia stato incassato dalle scassate casse pubbliche ed una riflessione sul se una tale gestione sia possibile.

Qualche mese fa mi sono espresso molto criticamente sull’affitto di Piazza Plebiscito (clikka) per i concerti a pagamento ma vedo che ormai anche il Soprintendente cozzolino evidentemente sta cambiando idea e quindi credo sia legittima una riflessione.

Certo a Palazzo Reale ieri c’erano altissime personalità del mondo dell’impresa, dello spettacolo e religiose ma possiamo ritenere congrua una tale destinazione sia pure momentanea? Io mi faccio una semplice domanda ed a questo punto se questa è la tendenza vorrei rilanciare:

AFFITTIAMO il Palazzo Reale di Napoli per i matrimoni …. Perché no?

Giusto per amore di precisione su piazza plebiscito ecco cosa mi chiedevo: Chi ha guadagnato con Bruce Spingsteen (clikka)

Comunque è interessante l’intervista a Marinella, pare che gli abbiano chiesto di aggiustare degli orologi (?)

Da Il mattino di napoli di oggi 28.06.2014
Il personaggio La kermesse
Il personaggio Marinella: volevano candidarmi in diretta ma io ho frenato. A rovinare la festa a Maurizio Marinella sono stati i soliti ignoti a Palazzo Reale. Cos’hanno rubato? «Trenta estintori, transenne e altre cose dell’allestimento nonché piante ornamentali non piccole. Rifarei tutto ma un po’ di amaro in bocca ce l’ho». Marinella risponde quindi su una sua ipotetica candidatura a sindaco: «Ma no, non scherziamo. Ora ho voglia solo di godermi quanto di bello mi ha lasciato l’evento. Bruno Vespa, Riccardo Monti e Gubitosi volevano un microfono per annunciare la mia candidatura, ma io li ho stoppati. Lavorerò per la mia città, portandola in giro per il mondo o portandole il resto del mondo a casa. Ma dal mio negozio». Non c’erano riusciti i detrattori, tanti, a rovinare la festa a Maurizio Marinella, ci sono riusciti i soliti ignoti. È bastata una telefonata, arrivata appena in piena notte, che annunciava la notizia: alcuni ladri avevano rubato a Palazzo Reale. Ladri nei giardini reali. Com’è successo? «La dinamica non me l’hanno saputa spiegare. Ma una cosa è certa, qualcuno è riuscito ad entrare nella struttura e persino ad uscirne con un carico quantomeno ingombrante». E cos’hanno rubato? «Quello che potevano: trenta estintori, transenne ed altre cose dell’allestimento nonché una serie di piante ornamentali di non piccola dimensione che avevamo portato nei giardini». Ma non c’era una vigilanza? «Si, ma l’avevamo prevista per le sale di Palazzo Reale, dove c’è la mostra. Francamente a nessuno di noi era venuto in mente che questi oggetti potessero essere a rischio». E adesso? «E adesso ci toccherà pagarli per nuovi, visto che erano tutte cose noleggiate. Oltre al danno, insomma, la beffa». Sarà stata una doccia fredda… «Decisamente. Era da poco finito il party, io ero così contento per i complimenti ricevuti e le attestazioni di amicizia. Camminavo ad un metro da terra. E poi, d’un tratto, questa notizia che ti riporta di botto con i piedi per terra». Vuole dire che è rimasto deluso dai suoi concittadini? «Rifarei tutto altri tré milioni di volte, ma un po’ di amaro in bocca ce l’ho. Avrei potuto organizzare la festa in una delle città in cui ho sedi, Londra come New York, Tokyo o Roma. Ma non ho avuto un solo momento di dubbio: si doveva fare a Napoli». Del resto organizzare l’evento non sarà costato poco.. «Non parliamo di cifre, ma dello sforzo. Ho preso 198 stanze in alberghi del lungomare per gli amici stranieri, noleggiato cinque piatti di portata e relativi bicchieri e posate per 1400 persone, ed in Italia abbiamo trovato una sola ditta in grado di creare la struttura sotto cui si è svolta la cena. Ma ne è valsa la pena: gli stranieri erano tutti ammaliati, dall’atmosfera della serata così come dalla location». Anche le sedi non le saranno state date gratis. «Assolutamente, ma sarebbe stato il meno. Pensi che mi sono dovuto procurare io dei giardinieri per sistemare l’area dei giardini reali, mi hanno imposto di provvedere al restauro della struttura ed alla riparazione di orologi antichi che erano fermi da tempo e non mi chieda perché, sistemato i tendaggi delle sale e tante altre cose che non sto qui ad elencare». Gira voce che abbia dovuto persino garantire un parcheggio ai dipendenti di Palazzo Reale che sarebbero soliti sostare nell’androne. E se non si fosse chiamato Marinella? «Non lo so, ma sicuramente non ho avuto molte agevolazioni. La serata è costata alla fine una cifra importante, ma io sono andato avanti imperterrito, preparato com’ero alle napoletanità: non ho guardato in faccia a nessuno, dritto perla mia strada come sempre». E adesso, si è pentito? «Questo mai. Vede, io sono un uomo molto semplice: non faccio quasi mai vacanze, non sono avvezzo a
i weekend, non ho la vola. Ho una vita regolarissima, apro alle sei e mezza tutte le mattine il mio negozio, sono molto dedito al lavoro. Ma per questa occasione ho fatto un’eccezione, e l’ho fatto perché volevo fare una cosa bella perla mia famiglia, per la mia città». Per il bene di questa città sarebbe disposto a fare il sindaco? «Ma no. Ora ho voglia solo di godermi quanto di bello mi ha lasciato l’evento. Pensi che Vespa, Monti e Gubitosi volevano un microfono per annunciare la mia candidatura, ma io li ho stoppati. Lavorerò sempre per la mia città, portandola in giro per il mondo o portandole il resto del mondo a casa.

Napoli la Città dello Sport

tizzano

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato alla importante iniziativa che si è tenuta oggi nonché coloro che, seppure, non sono intervenuti mi hanno manifestato un concreto interessamento alle tematiche dello sport e dell’impiantistica sportiva cittadina. Ora occorre essere uniti, attori sportivi e pubblici, affinché si metta in campo una concreta politica per lo sport e l’impiantistica sportiva sfruttando le importanti strutture disseminate sul territorio cittadino.

La prima caratteristica di uno sportivo è la costanza che porta sempre ad un risultato ed oggi ne abbiamo avuto la dimostrazione. L’Amministrazione ha manifestato chiaramente di voler accogliere le iniziative che si potranno mettere in capo sfruttando lo speciale percorso amministrativo voluto dal legislatore con la legge di stabilità 2013.

Sono sicuro che se cogliamo questo momento potremo fare di Napoli la Città dello Sport

COMUNICATO STAMPA

Convegno su Enti Locali e Gestione degli impianti sportivi (clikka)

Oggi, 23 giugno, in Via Verdi, nel palazzo del Consiglio Comunale di Napoli, su iniziativa del Gruppo Consiliare di Ricostruzione Democratica, si è svolto un ampio e proficuo confronto tra amministratori pubblici ed un’ampia e prestigiosa platea di campioni, Federazioni e società sportive sulle tematiche del recupero e sviluppo dell’impiantistica sportiva, ma soprattutto sulla gestione ed affidamento degli impianti nella città di Napoli, a partire da quelli realizzati con la Legge n. 219/1981.

Prendendo spunto dalla pubblicazione a quattro mani di Enzo Marra, Ufficio Studi e Consulenze del CONI, ed Anna Lecora, segretario del Comune di Formia, su “La Sussidiarietà nella gestione pubblica del patrimonio immobiliare sportivo”, la platea si è confrontata su esperienze territoriali, linee di indirizzo e procedure della Legge n. 147/2013 (recupero e sviluppo dell’impiantistica sportiva, Legge quadro sullo sport della Regione Campania, criticità relative all’affidamento e gestione degli impianti, ruolo sociale dello sport e straordinari risultati conseguiti in ambito sportivo da Federazioni e Società Sportive della nostra città.

Tra gli altri sono intervenuti il Capo di Gabinetto del Sindaco di Napoli, Dr. Attilio Auricchio, la Consigliera Regionale Angela Cortese, l’Assessore al Patrimonio del Comune di Napoli, Sandro Fucito, nonché i campioni olimpici Davide Tizzano e Paolo Trapanese, oggi entrambi impegnati come dirigenti federali, oltre ai Maestri Gianni Maddaloni e Peppe Marmo. Nell’incontro, che, come era nelle intenzioni dei promotori, ha assunto la forma della sessione di studio, si è affrontata la tematica a tutto tondo della Legge n. 147/2013 con un contributo specifico di Giuseppe Ranieri dell’Istituto Credito Sportivo, dei Dirigenti del Comune di Napoli e dell’Arch. Mario Martorano.

L’indirizzo delineato dall’Amministrazione Comunale è quello di invitare gli attori sportivi ad utilizzare il procedimento disegnato dalla Legge n.147/2013, ovvero la presentazione in rete da parte delle Associazioni Sportive di proposte di gestione degli impianti con procedure snelle ed al tempo stesso scandite nel tempo. Contestualmente, è emersa dirompente l’istanza di chiarezza sulla gestione degli impianti sportivi realizzati con la Legge n. 219/1981 e l’esigenza di ritrovarsi a breve e periodicamente sulle questioni affrontate.

Il servizio della WEBTV(clikka)

 

Il Commercio ostaggio dei Caschi Bianchi

VVUUA scanso di equivoci dico subito che sono convinto che i caschi bianchi siano una risorsa per la tutela dei cittadini, l’ordine e la corretta gestione del territorio e che il loro lavoro è difficile. Spesso però, come sicuramente sarà capitato a molti di Voi, mi trovo ad ascoltare cose inenarrabili che li riguardano circa vessazioni a commercianti o cittadini che ovviamente prendo sempre con le molle e con molta attenzione.

Oggi, nella mia qualità di consigliere comunale, quando sento queste cose chiedo sempre al mio interlocutore se se la sente di fare specifica denuncia, ovviamente, ottengo sempre un no categorico giustificato dal timore di ritorsioni. Altrettanto, ovviamente in queste condizioni non giudico, ma come ogni altro cittadino osservo, rifletto e faccio raffronti.

Sicuramente a qualcuno di Voi sarà capitato di incappare in una striscia blu con grattino scaduto o in un altro tipo di violazione chiedendosi perché proprio a lui sia stata fatta la contravvenzione, quando tutto intorno ci sono violazioni più diffuse e più gravi.

Con i commercianti, poi, la cosa diventa ancora più evidente ed esasperante quando ad esempio i caschi bianchi finiscono per guardare il centimetro in più di occupazione di suolo e semmai l’esercizio commerciale a confine è per il 50 % abusivo, occupando una superficie superiore a quella concessa. Oppure quando ci sono occupazioni di suolo incomprensibili se legittime (come l’occupazione di suolo di una pizzeria in  Via Benedetto Croce trafficatissima dai pedoni).

In questi casi il rigore esercitato solo nei confronti di uno solo, o di pochi, diventa una ingiustizia sostanziale e genera un senso di frustrazione e di voglia diffusa di non rispettare le regole. Per non dire poi dei commercianti scrupolosi che hanno, per quanto possibile, tutto in regola e che si vedono fare una concorrenza sfrenata e sleale da parte degli abusivi tal volta lasciati indisturbati.

A ciò si aggiunge che spesso le maglie larghe o i dubbi interpretativi di questo o quel regolamento o delibera determinano spazi interpretativi che danno luogo a veri e propri soprusi (forse inconsapevoli) da parte della polizia amministrativa e dei dirigenti SUAP, peraltro, forieri di una grave violazione della giustizia sostanziale e del principio di uguaglianza.

Ebbene, mi sono occupato in quest’ultimo periodo delle cd vetrine nelle ante dei negozi che vediamo in moltissimi negozi della città ed in particolare del centro storico e mi sono imbattuto in sanzioni elevate perché ritenute, dai caschi bianchi, abusive e non regolarizzabili. Ebbene, ho scoperto che in questo settore ogni municipalità fa ciò che vuole a seconda del dirigente e della polizia amministrativa. Difatti, seppure tale tipo di occupazione secondo me è possibile desumerla dall’art. 2 del vigente regolamento COSAP, in molte municipalità il dirigente SUAP e la polizia amministrativa la ritiengono non assentibile, pare, perché in violazione del piano regolatore.

E’ chiaro che ho investito immediatamente sia l’assessore al commercio riferendo della incredibile discrezione che, in via Costantinopoli, a confine con due municipalità (IV e II) ha generato una regolamentazione assurda con palese violazione del principio di imparzialità e di uguaglianza. Difatti, alcuni (non tutti forse a seconda della simpatia) commercianti che stanno da un lato della strada si beccano le multe ed altri che stanno sul lato opposto la fanno franca. Proprio sulla questione qualche anno fa ci fu una sollevazione dei commercianti di Via Benedetto Croce che, all’improvviso, si videro multate tutte le vetrine nelle ante e la questione si risolse, mi consta, alla napoletana dicendo vabbuò vi lasciamo stare senza affrontare alla radice i problema!

Ora, come dicevo, della questione il 30 aprile scorso ho chiesto una riunione (clikka) delle due commissioni competenti, Commercio ed Urbanistica, dei Presidenti delle dieci municipalità e dei dirigenti che, ovviamente, i Presidenti Antonio Crocetta (FED) e Ginetta Caiazzo (Verdi) hanno ritenuto di non convocare ancora, lasciando i commercianti in balia dei caschi bianchi che, forse, a seconda della simpatia o dell’antipatia potrebbero sanzionare questo o quel commerciante ingenerando un senso di ingiustizia, assoluto ed ingiustificato, perché dovuto alla negligenza dell’amministrazione che ho provveduto ad avvertire a tutti i livelli. Ho chiesto, infatti, di convocare tutti dirigenti compresi per porre fine a questo scempio del principio di uguaglianza, a tutto danno dei cittadini e dei commercianti, al fine di chiarire, una volta per tutte, se la disciplina è unica su tutto il territorio comunale!

Le vetrine nelle ante, infatti, le hanno moltissimi esercizi commerciali e vietarle significa, da un lato non andare incontro al senso comune, dall’altro impedire che l’amministrazione incassi i relativi oneri per la occupazione, con danno alle casse del Comune stesso e con l’aggravante di costringere i commercianti a stare in una condizione di abusivismo, preda di possibili  altrettanti abusi, da parte di qualche  casco bianco, che fino ad oggi mi è stato solo raccontato!

Andrò avanti in quest’altra battaglia ma il mio sentimento di giustizia e la mia passione politica mi impongono di dire BASTA! Questo è un modo barbaro per far sentire i cittadini SUDDITI!

Vedi anche:

Sul lavoro della Commissioni e sui VVUU (clikka)

I vigili urbani più impegnati a dirigere il sindacato che il traffico (clikka)

Convegno su enti locali e gestione degli impianti sportivi

sanpaoloConsiglio Comunale

Gruppo Consiliare “Ricostruzione Democratica”

Lunedì 23 giugno 2014, ore 10.00

Sala Nugnes – Palazzo del Consiglio Comunale – Via Verdi 35

 ENTI LOCALI E GESTIONE DEGLI IMPIANTI SPORTIVI

FUNZIONE PUBBLICA E SUSSIDIARIETÀ NELLA GESTIONE PUBBLICA DEL PATRIMONIO SPORTIVO

 I^ Sessione

            Appare sempre più urgente riprendere la riflessione e il confronto sull’impiantistica sportiva nella nostra città: ad oggi, sono ancora tutte aperte ed in attesa di definizione le questioni inerenti gli impianti ex Legge n. 219/81, la convenzione con la Società Sportiva Calcio Napoli ed il recupero funzionale dello Stadio San Paolo, l’approvazione di un nuovo regolamento d’uso degli impianti sportivi comunali, la ricostruzione del Palazzetto dello Sport “Mario Argento”, ecc. .

           La Legge 27 dicembre 2013 n. 147 (Legge di stabilità 2014 – art. 1, commi 303-304-305 – “recupero e sviluppo dell’impiantistica sportiva, sicurezza e fruibilità, semplificazione delle procedure amministrative e modalità innovative di finanziamento), la Legge Regionale della Campania 25 novembre 2013 n.18, possono favorire un confronto operativo su modelli di gestione e modalità di affidamento.

           A tal fine, Lunedì 23 giugno 2014, presso la Sala Nugnes del Palazzo del Consiglio Comunale di Napoli in Via Verdi 35, si terrà una prima “SESSIONE di STUDIO” su “Enti Locali e Gestione degli Impianti Sportivi: Funzione Pubblica e Sussidiarietà nella Gestione Pubblica del Patrimonio Sportivo”.

 PROGRAMMA

 Sessione Mattutina

 ore 10.00                     saluti istituzionali e introduzione

 coordina e modera Avv. Gennaro Esposito, Consigliere Comunale già Presidente della Commissione Sport del Consigli Comunale di Napoli.

 Interventi Preordinati

ore 10.30    Dr. Enzo Marra, Ufficio Sudi e Consulenze CONI Campania – Dr.ssa Anna Lecora, segretario Comune del Comune di Formia

                  “La sussidiarietà nella gestione pubblica del patrimonio sportivo”

ore 11.00  Alessandro Fucito, Assessore al Patrimonio del Comune di Napoli

ore 11.30    Prof. Angela Cortese, Consigliere Regionale, Segretario VI^ Commissione Consiliare, Relatrice di minoranza Legge Quadro sullo sport della Regione Campania (L.R. n.18/2013)

“La Legge Quadro sullo Sport della Regione Campania e lo sviluppo dell’Impiantistica Sportiva”

ore 12.00    Avv. Paolo Trapanese, Presidente FIN – CR Campania, campione olimpico:

    “Federazione Italiana Nuoto e Società Affiliate: Esperienze Gestionali in ambito territoriale ed Ipotesi di Lavoro”

 ore 12.30    Prof. Davide Tizzano, Vicepresidente Nazionale FIC, campione olimpico

ore 12.45    Dr. Attilio Auricchio, Capo di Gabinetto del Sindaco di Napoli, Direttore Generale del Comune di Napoli

ore 13.15    Dr. Giuseppe Ranieri, CONI Servizi spa, ICS – Istituto per il Credito Sportivo, Ref. Campania

                  “Legge 27 dicembre 2013, n. 147 e modalità innovative di finanziamento

                  per il recupero    e sviluppo dell’impiantistica sportiva”

ore 13.30    Arch. Mario Martorano,

                  “Legge 27 dicembre 2013 n. 147: progetto preliminare,

                  pubblico interesse e profilo urbanistico piani di fattibilità”

ore 14.00    Coffee Break

 Sessione Pomeridiana

ore 14.15    Ing. Andrea Esposito, Dirigente Progettazione, Realizzazione e Manutenzione Impianti Sportivi Comune di Napoli

Esperienze Gestionali, Proposte ed Ipotesi di Sviluppo Impiantistica Sportiva”

 

ore 14.45    Maestro Gianni Maddaloni, presidente ASD Star Judo Club

 “Il Centro Sportivo di Scampia ed il Sogno delle caserme dismesse”

 ore 15.00    Prof. Giuseppe Marmo, presidente ASD Kodokan Club Napoli

                  “Lo sport, il Real Albergo dei Poveri e la Città dei Giovani”

 ore 15.15    Interventi Federazioni Sportive Nazionali e Società Affidatarie Impianti ex Legge n. 219/81

 FIN – FIP – FIPAV – FIDAL – Associazione Centro Ester -Ente Morale

FIJLKAM – Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali

Aldo Nasti, Presidente CR Campania – Raffaele Parlati, Presidente A.S.D. Nippon Club

FIN – Federazioni Italiana Nuoto

                  ASD Circolo Canottieri Napoli

                  CN Posillipo                        

                  ASD Rari Nantes Napoli

                  ASD Acquachiara Ati 2000

                  ASD Sporting Nuoto Club

                  Consorzio AquaGis

                  ASD Aquila Nuoto

                 FGI – Federazione Ginnastica d’Italia – Prof. Rosario Pitton, Vice presidente Nazionale

                  Prof. Michele Sessa, Presidente CR Campania – Prof. Aldo Castaldo, Vicepresidente CR

                  Campania, Presidente ASD Ginnastica Campania 2000

                  FIP – Federazione Italiana Pallacanestro –      Prof. Manfredo Fucile, Presidente CR Campania –

                  Dr. Roberto Erricchiello, Presidente ASD Collana Basket                        

                  FIPAV – Federazione Italiana Pallavolo

                  Avv. Ernesto Boccia, Presidente CR Campania – Dr. Umberto Capolongo, Presidente CP Napoli

                  FIDAL – Federazione Italiana Atletica Leggera

                  Dr. Sandro Del Naia, Presidente CR Campania – Prof. Corrado Grasso, Presidente CP Napoli

                  Carlo Cantales, Consigliere CR Campania, Pietro Boatta, Resp. Impianti CR Campania

ore 16.00   Interventi Enti di Promozione Sportiva Nazionali

                 A.I.C.S. Associazione Italiana Cultura e Sport

                  Alessandro Papaccio – Presidente CR Campania

                  CSI – Centro Sportivo Italiano

                  Salvatore Maturo, Presidenza Nazionale, Antonio Papa , Presidente CP Napoli

                  UISP – Unione Italiana Sport per Tutti

                  Antonio Mastroianni, Presidente CP Napoli

 ore 16.45 Dibattito

 ore 17.15  Conclusioni Sessione di Studio e Report Proposte Condivise

Appello del pd alle dimissioni di Caldoro

regionecampaniaOggi (18.06.2014) leggo su repubblica Napoli, il bollettino di guerra del Consiglio Regionale (con 56 consiglieri indagati su 60) e registro anche l’invito della segretaria regionale del PD Assunta Tartaglione alle dimissioni di caldoro, solo che sento la necessità di chiedermi perché il pd, che oggi si fa giustamente  paladino della legalità e del rispetto dell’etica pubblica e della moralità, non impone, ai suoi consiglieri regionali indagati nella vicenda dei fondi economali, di dimettersi? E’ chiaro che la credibilità di un partito passa attraverso atti di coerenza che oggi credo siano dovuti ai cittadini della regione Campania. Come fa il pd a non capire questo elementare concetto dopo la batosta delle recenti elezioni amministrative che segnano un palese scollamento tra ciò che sta accadendo a livello centrale ed il degrado della classe dirigente locale.  In tutto questo spero che caldoro faccia un atto di coraggio e ponga fine a questa condizione che i cittadini non meritano.

Da Repubblica Napoli di oggi 18.06.2014

 Consiglio regionale dalle mani sporche 56 indagati su 61

Rapporti con la camorra, truffe e rimborsi fasulli da mesi l’attività dell’assemblea e paralizzata. Trataglione: “Un Caso nazionale, Caldoro si dimetta”

CINQUANTASEI indagati su sessantuno. Rimborsi contestati dai pm per un milione 675 mila euro, ma anche rapporti con i clan, condanne in primo grado per concorso esterno in associazione camorristica e abusi sessuali. Accuse per tentata concussione e truffa aggravata. Inchieste su falsi invalidi e Asl. Questo è oggi il consiglio regionale. Questa è l’assemblea che dovrebbe decidere le sorti della Campania dalla sanità ai trasporti, dall’urbanistica ai fondi europei, dal sistema integrato dei rifiuti fino al ciclo delle acque. Un’assemblea al 90 per cento sotto inchiesta su cui pesano anche condanne e processi. L’ultima indagine sui rapporti tra il clan Polverino di Marano e il vicepresidente del Consiglio, Biagio Iacolare dell’Udc, è insomma tutt’altro che un’eccezione all’isola F 13 del Centro direzionale dove l’ex presidente Paolo Romano è stato arrestato appena un mese fa. Un grattacielo assediato dalle indagini e paralizzato nell’attività legislativa. Da mesi in Regione non si riesce a votare non solo una legge, ma neppure un semplice ordine del giorno e ora il Partito democratico, con il segretario regionale Assunta Tartaglione, annuncia un’iniziativa per arrivare allo scioglimento anticipato dell’assemblea. Accuse di «irresponsabilità» sul Consiglio della Campania arrivano anche da Lina Lucci, leader regionale della Cisl.

Clan, truffe rimborsi fasulli ecco il palazzo degli inquisiti in 56 su 61 sotto inchiesta

Il vicepresidente Iacolare è solo l’ultimo della lista Chi sono i consiglieri nei guai con la giustizia

LA SITUA ZIONE

RAPPORTI con i clan, consiglieri condannati in primo grado per concorso esterno in associazione camorristica. Tentata concussione e truffa aggravata. Abusi sessuali. Inchieste su falsi invalidi e sulle Asl. Indagine sul 90 per cento dei consiglieri per i rimborsi gonfiati destinati ai gruppi. Il campionario di processi e indagini che coinvolgono l’assemblea regionale della Campania comprende un’infinità di articoli del codice penale. E l’isola F 13 al Centro direzionale è un fortino paralizzato. Un’assemblea, assediata dagli investigatori, incapace di approvare anche un solo ordine del giorno. Dopo l’arresto dell’ex presidente del consiglio Paolo Romano e l’inchiesta sul clan di Marano che coinvolge il vicepresidente Biagio Iacolare, il Pd ha deciso di avviare un’iniziativa che porti allo scioglimento. E anche Lina Lucci, segretario regionale della Cisl, definisce l’assemblea «irresponsabile».

L’ANALISI

DOPO l’arresto di Paolo Romano la maggioranza di centrodestra avrebbe voluto eleggere alla presidenza dell’assemblea regionale un consigliere non inquisito.

Ambizione svanita rapidamente, appena segretari e capigruppo si sono resi conto che la rosa degli immacolati era ristretta, tropo ristretta, in un’assemblea che ha 56 inquisiti su sessantuno.

E se gran parte di loro devono rispondere per la gestione dissennata dei rimborsi destinati ai gruppi, c’è una folta pattuglia sotto accusa per altri reati anche di camorra. I rapporti su cui indaga la Dda, Direzione distrettuale antimafia, tra il vicepresidente del consiglio regionale, Biagio Iacolare dell’Udc, e il clan Polverino di Marano non sono insomma un’eccezione nell’assemblea più inquisita e meno produttiva d’Italia.

C’è Iacolare, ritenuto un prestanome del clan e titolare di una cooperativa finita sotto sequestro, ma c’è anche dell’altro. Ad esempio Roberto Conte. Molti ne avevano perse le tracce, ma è tuttora consigliere regionale. Quattro anni fa Conte ha portato diecimila voti al centrodestra con la lista Alleanza di popolo, poi è stato sospeso per una condanna in primo grado a due anni e otto mesi per concorso esterno in associazione camorristica. Reintegrato, è stato arrestato un anno fa per i diplomi facili in alcuni Comuni dell’area nolana-vesuviana in un’altra inchiesta della Procura di Torre Annunziata. Rimesso in libertà, Conte è tornato per la seconda volta in Consiglio.

Così come è tornato in aula, sempre sorridente, Giovanni Baldi di Forza Italia. Un professionista di Cava de’ Tirreni finito ai domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in un’inchiesta sui falsi invalidi. Nella sua vicenda, secondo le accuse, furono date le pensioni di invalidità anche a una suora perfettamente in grado di camminare; il tutto, non in cambio di denaro ma in cambio di voti.

Ride meno invece, e appare sempre scuro in volto, l’altro consigliere di Forza Italia Massimo Ianniciello che ha fatto un po’ da apripista, quasi un rompighiaccio nelle indagini sui rimborsi fasulli. Un’ordinanza di custodia cautelare lo portò agli arresti domiciliari per truffa aggravata. Secondo l’accusa, avrebbe percepito illecitamente un rimborso di circa 64 mila euro esibendo fatture per operazioni inesistenti.

Un recordman Ianniciello? Niente affatto. Lo ha battuto nettamente il socialista di destra Gennaro Salvatore il quale avrebbe percepito la somma più elevata: oltre 93 mila euro. Anche per lui i domiciliari, le dimissioni da presidente del gruppo “Caldoro presidente” e il ritorno in aula. La somme complessive contestate dai pm ammontano a 1.218.449 euro ai singoli consiglieri più altri 456.648 come spese non documentate relative al funzionamento dei gruppi per un totale pari a 1.675.097 percorrendo trasversalmente tutti i gruppi con l’eccezione di Carlo Aveta della Destra che, non a caso, nei giorni successivi all’arresto di Paolo Romano provò inutilmente a candidarsi alla guida dell’assemblea.

Una condanna in primo grado a quattro anni, per presunti abusi sessuali sulle figlie della compagna, pesa anche sul socialista di sinistra Corrado Gabriele, ex assessore con Bassolino. Sempre a sinistra c’è Enrico Fabozzi, passato dal Pd al gruppo misto, arrestato, rimesso in libertà, ritornato in consiglio e ora sotto processo nell’inchiesta su appalti, finanziamenti ed ecoballe nella qualità di ex sindaco del Comune casertano di Villa Literno.

In tanti dall’aula agli arresti e ritorno. È invece ancora ai domiciliari Paolo Romano del Nuovo centrodestra. È stato arrestato il 20 maggio per tentata concussione in un’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sulla Asl di Caserta. Nei giorni scorsi le carte sono passate alla Procura di Napoli.

C’è anche chi è coinvolto nella vicenda falsi invalidi: Giovanni Baldi, professionista originario di Cava de’ Tirreni

IACOLARE

Il vicepresidente Biagio Iacolare è indagato in una indagine sul clan Polverino di Marano

IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PD, TARTAGLIONE “Ormai è un caso nazionale Caldoro ne prenda atto e lasci”

È più un problema politico o, piuttosto, una questione di legalità?

«Una questione di legalità Una priorità. Il Pd non accetta anche solo i rapporti ambigui. Lo ha detto Renzi più volte e ne siamo tutti convinti. Non c’è solo un caso Iacolare, tanto per citare l’ultimo consigliere coinvolto. Il punto è che non c’è mattina in cui non spunti la Regione. A strettissimo giro, dunque, mettiamo in moto con il nostro gruppo ogni iniziativa per arrivare allo scioglimento».

Quale iniziativa?

«Un’iniziativa nostra a livello di partito e di prospettiva futura, ben sapendo che in ogni caso sarà una campagna elettorale difficile».

Anche il Pd nazionale è d’accordo??

«Il nazionale è in linea. Renzi lo ha detto più volte platealmente e in modo inequivocabile. E il suo pensiero è da tutti noi condiviso. Ne parlerò anche con il vicesegretario nazionale Guerini. Una situazione troppo delicata. È importante oggi ristabilire la capacità della politica di apparire su un fronte unico a difesa della legalità per poter fare il bene dei cittadini. Questo sarà il tema fondante del programma per le regionali che ci apprestiamo a preparare in vista delle primarie per scegliere il migliore candidato presidente della Regione. Il Pd è tutti i giorni in prima fila per difendere la legalità e combattere rapporti anche solo ambigui che per noi sono inaccettabili». ( o. l.)

Riuniremo il partito per avviare una iniziativa che porti al rapido scioglimento dell’assemblea

«IN REGIONE c’è una seria questione di legalità ormai all’attenzione nazionale. Il presidente Caldoro prenda atto e si dimetta». Assunta Tartaglione, segretario regionale del Pd, annuncia una iniziativa dopo la nuova raffica di inchieste che nelle ultime settimane ha prima decapitato e poi colpito nuovamente il vertice del consiglio regionale.

Segretario, chiederete ai vostri con sceglierei di dimettersi?

«Riuniremo il partito con il gruppo regionale per avviare un’iniziativa che porti al rapido scioglimento dell’assemblea. Ormai da tempo con c’è inchiesta che non coinvolga la Regione».

Assemblea Cittadina sull’Acqua Pubblica

acqua.assembleaIl recente disegno di legge della regione Campania sul servizio idrico integrato rappresenta un clamoroso passo indietro rispetto alle politiche elaborate nel settore negli ultimi anni. Il provvedimento, oltre a mancare nel riconoscimento dell’acqua come “bene comune”, da un punto di vista pratico ridetermina i confini degli ATO (Ambito Territoriale Ottimale, ovvero le aree all’interno delle quali vengono organizzati i servizi pubblici), allargandoli e cadendo in contraddizione con la legge nazionale che richiede una “coerenza” dell’ATO con il bacino idrografico corrispondente.

In Campania, stando a ciò che stabilisce il decreto, gli ATO passeranno da cinque a tre, riducendo ulteriormente i livelli di partecipazione dei cittadini e persino delle amministrazioni locali all’interno di enti la cui gestione diventa sempre più verticistica. Una contraddizione normativa di questo genere apre inoltre le porte a nuovi rischi riguardanti la privatizzazione dei servizi, tanto più in un contesto di incertezza riguardo l’affidamento degli stessi servizi idrici all’azienda pubblica napoletana.

In un quadro così ambiguo, l’enorme risultato scaturito dal referendum del 2011, che vide esprimere oltre venti milioni di italiani contro la privatizzazione dell’acqua e a favore del suo riconoscimento come “bene comune”, rischia di essere vanificato dopo nemmeno tre anni.
Per questi motivi, per ribadire la contrarietà a ogni forma di privatizzazione, per discutere dei problemi che interessano l’azienda napoletana Acqua Bene Comune, il gruppo consiliare di Ricostruzione Democratica ha organizzato per mercoledì 18 giugno, alle 16,00, un incontro pubblico all’interno della Sala multimediale del palazzo del consiglio comunale, in via Verdi 35. All’incontro sono invitati a partecipare tutti i cittadini interessati, gli esponenti dei comitati che da anni lavorano e combattono per la gestione pubblica dell’acqua, i lavoratori dell’azienda pubblica napoletana, assieme ai rappresentanti dell’amministrazione comunale, i consiglieri e i rappresentanti delle forze politiche cittadine..

assembleacqua

La Guerra dei Mercatini dei Prodotti Biologici

Confagricoltura via Cervantes (2)-2Immagino che molti di Voi avranno, almeno una volta, fatto la spesa in un mercatino “biologico” dei prodotti della terra, dal Centro Direzionale alla Villa Comunale passando per Piazza Dante e Via Cervantes. Immagino, altresì, che quelli di Voi che si sono dedicati a questa piacevole attività, per lo più domenicale, siano tornati a casa con il carrellino o le buste piene di frutta e verdura. I più assidui frequentatori di questi mercati, immagino, si saranno anche accorti che in questi ultimi mesi ci sono state delle interruzioni e che ultimamente abbiamo saltato due settimane.

Vi siete chiesti il perché? Per una questione di trasparenza e di correttezza politica credo sia utile spiegarvelo.

Dunque, la questione verrà di nuovo all’attenzione del Consiglio Comunale il 12 giugno prossimo poiché è in discussione una proposta di delibera di iniziativa consiliare a firma di Antonio Borriello (PD), io (RD della serie non mi faccio mancare niente), Elena Coccia (FED) e Marco Russo (gruppo misto), con la quale si propone la modifica del Regolamento sui mercati agricoli approvato il 26.06.2013 (clikka).

Ebbene, in consiglio ci sono due distinte battaglie politiche una che riguarda la sostanza ed un’altra che riguarda la forma.

La prima ha ad oggetto lo scontro tra chi ritiene che questi mercati vadano limitati per non creare concorrenza con i negozianti che si vedono sottratte consistenti fette di mercato col rischio di saltare, di qui la ferma opposizione al passaggio dalla cadenza mensile (prevista) alla cadenza settimanale (proposta) ed all’aumento dei siti e chi (come me), invece, ritiene che questi mercati siano un modo per accorciare la filiera, promuovere i prodotti locali, calmierare il mercato ed opporsi alla grande distribuzione che sta distruggendo i prodotti italiani ed in particolare quelli Campani visti gli ultimi fatti relativi alla terra dei fuochi.

Immagino che avrete sicuramente sentito parlare di agricoltori che lasciano i prodotti sugli alberi perché non conviene raccoglierli o di tonnellate di frutta e verdura che vanno al macero per ragioni economiche. Ricordo che Report ha fatto più di un servizio sul tema.

L’altra battaglia politica, dicevo, verte, invece, sulla forma perché a proporre la modifica è stato come detto solo un gruppetto di consiglieri, neppure tutti di maggioranza, e non la giunta e questo in un certo qual modo avrebbe fatto indispettire i consiglieri di maggioranza e la giunta stessa che così si sarebbe vista espropriata di un merito, tanto che è stata anche proposta una delibera di Giunta più o meno con il medesimo contenuto. Capisco che vi sembrerà una quisquilia ma, a mie spese e sulla mia pelle, ho scoperto che questa cosa vale tante discussioni … ed in politica l’IO è sempre una montagna da scalare …

Orbene, in commissione il 9 giugno scorso si è deciso che la delibera di iniziativa consiliare è di tutti (speriamo bene) e che potrà andare in consiglio il 12 p.v. non senza preoccupazioni perché a scontrarsi come dicevo prima, per fare nomi e cognomi, non saranno solo i consiglieri ma anche le organizzazioni rappresentative degli agricoltori (coldiretti e confagricoltura) da una parte e quelle dei commercianti (confcommercio) dall’altra.

Io credo che la Politica dovrebbe farsi carico di una visione e di un indirizzo che per me, nel caso di specie, è quello di dare una spinta ai nostri prodotti interni, sperando che, i produttori nostrani, un giorno possano rifornire direttamente i nostri negozianti e che il consumo della frutta e verdura “biologica” sia alla portata di tutti e non solo di quelli che si possono permettere di acquistare un chilo di ciliegie a 5 €. … ma forse sogno … e forse il dovere di un politico è sognare ….

Per la cronaca i due più ardenti sostenitori della battaglia contro i mercatini della terra, ovvero per la loro limitazione, sono Fiola (PD) e Moretto (Fretelli d’Italia), tanto che, per quest’ultimo caso, nel mio intervento in commissione del 9 u.s. non ho fatto mancare la mia critica meravigliandomi del fatto che questa dovrebbe essere una battaglia propria di Fratelli d’Italia che dovrebbe avere a cuore la produzione nazionale … ma in politica tal volta non si capisce nulla.

Ovviamente, e concludo, restano assolutamente salvi tutti i controlli necessari per evitare frodi e comportamenti scorretti di agricoltori che dovessero proporre prodotti non della loro terra ma acquistati al mercato!!! che Dio ce la mandi buona ….

Gli obiettivi dell’amministrazione carte alla mano

comuneStamane in Commissione abbiamo trattato della tematica dei dipendenti Comunali avendo l’opportunità di sentire anche i rappresentanti del Comitato dei Dipendenti. Il tema è centrale per l’amministrazione e le questioni poste, contrariamente a quello che si può pensare, non sono state il salario accessorio o le posizioni organizzative (temi tipici dei sindacati) ma di come sia possibile fare in modo che il lavoro dei dipendenti sia dignitosamente svolto. Sono, ovviamente, intervenuto per dire che ho accolto positivamente questa interlocuzione che è da stimolo anche per i sindacati stessi i quali devono ormai spostarsi sul terreno della difesa del lavoro, per perseguire il fine della difesa dei lavoratori e della loro dignità che non è e non deve essere mai merce di scambio!

E’ chiaro che la riforma della macchina comunale doveva essere il primo obiettivo dell’amministrazione. Senza dubbio possiamo dire che quello che si vede in giro per la città dimostra chiaramente che la macchina comunale non è un granché registrata per non dire sgangherata. Si va dalle recenti lamentele che ho avuto per la consegna dei certificati elettorali alla inadeguatezza dei controlli sui servizi.

La necessità di avere obiettivi chiari ed altrettanti controlli sugli obiettivi è, dunque, di primaria importanza e secondo me è un segnale positivo che a dirlo sono stati proprio i dipendenti che abbiamo sentito stamane. Io stesso ho denunciato diverse inefficienze che a mio avviso sono state gravi come è accaduto per i finanziamenti perduti per la sicurezza delle nostre scuole (clikka) o per quelli relativi agli impianti sportivi (clikka), per i quali ho anche inviato una mia richiesta al Segretario Generale affinché provvedesse ad investire il Servizio Ispettivo. La procedura devo dire che sta andando avanti.

Ebbene, il tema degli obiettivi per come è gestito sfiora il ridicolo! Difatti, pare che gli obiettivi se li diano gli stessi dirigenti, così come i criteri di verifica del raggiungimento degli obiettivi stessi, quindi, il gioco è fatto tutti gli obiettivi non potranno che essere raggiunti con il minimo sforzo ed il massimo risultato … personale dei dirigenti stessi che lucreranno sempre la retribuzione di risultato!

Per rendervi conto di quello di cui sto parlando vi invito a leggere le schede del Piano Provvisorio Operativo 2014 che poi andrà a confluire nel Piano Economico Gestionale 2014, anche perché dal raggiungimento degli obiettivi dipende la Retribuzioni_di risultato dei dirigenti (clikka) che Vi invito a leggere e che è di tutto rispetto.

Qualche tempo fa, infatti, scrivevo che al pagamento (clikka) integrale della retribuzione di risultato a tutti i dirigenti del comune dovrebbe corrispondere una qualità dei servizi eccellente …. lascio a voi ogni valutazione …. qui (clikka) troverete anche tutti i PEG consultateli e divertitevi a trovare quelli che vin interessano cosicché potrete valutare se siano stati raggiunti o meno.

Ricordo che in un mio intervento in consiglio comunale non recentissimo criticai che per le politiche sportive l’obiettivo che si era dato l’assessorato era la sottoscrizione della transazione con il Calcio Napoli che sappiamo tutti come è andata a finire  …. secondo voi il dirigente l’avrà avuta la retribuzione di risultato ? è probabile che si.

Infine, una cosa che mi ha fatto piacere è che gli stessi dipendenti con i quali abbiamo interloquito hanno riferito della grave situazione dell’arruolamento di dirigenti a contratto  e di come, invece, sia necessario avere dirigenti indipendenti dal potere politico. Ovviamente ho richiamato il mio ultimo intervento sul punto in consiglio comunale (clikka) e dei grossi rischi della riforma Renzi.

Dalla Repubblica delle Idee alla repubblica delle banane

mazzetteNon abbiamo ancora finito di alzare il lenzuolo dall’EXPO di Milano che il caso MOSE in Veneto mostra uno spaccato per alcuni versi più preoccupante. Lì, infatti, il “sistema” pare consentisse anche l’acquisto delle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato. A trattare era Corrado Crialese ex presidente di Fintecna con tanto di tariffario che andava dagli 80 mila ai 120 mila euro.

Oggi a guidare la FINTECNA, società di Stato,  che ha fatto fallire Bagnoli Futura, ed alla quale, molto probabilmente, sarà affidato il compito di portare avanti la bonifica di Bagnoli e la realizzazione del progetto di vendita dei suoli c’è Maurizio Prato per il quale per ragioni di trasparenza occorrerebbe sapere in virtù di quali logiche è stato nominato …. non resta che affidarci al “FUORI I LADRI DAI PARTITI” pronunciato da Renzi a Napoli . Spero che inizi presto e le prossime elezioni regionali saranno il banco di prova atteso che la pressoché totalità dei consiglieri regionali uscenti sono sottoposti ad indagine per aver distratto i fondi economali per centinaia di migliaia di euro… Aspettiamoci una bella pulizia …. altrimenti prevarranno le solite logiche spartitorie al ribasso dei capibastone buoni a far vincere le primarie ma non determinanti alle elezioni … così da passare dalla Repubblica delle Idee alla repubblica delle banane di berlusconiana memoria

Da Repubblica di oggi (08.06.2014)

Giudici comprati al Consiglio di Stato

Gli imprenditori del Mose compravano le sentenze. E per farlo si affidavano ad un avvocato cassazionista, Corrado Crialese, ex presidente di Fintecna (la finanziaria pubblica per il settore industriale). Si occupava solo di questo Crialese, pagare i giudici. Sia quelli del Tribunale amministrativo regionale, sia quelli del Consiglio di Stato. Agiva per conto delle ditte del Consorzio Venezia Nuova.

È QUANTO mettono a verbale Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan (onorevole di Forza Italia ed ex governatore del Veneto) e Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani, primo socio del Consorzio Venezia Nuova. Una sentenza costava tra gli 80 e 120mila euro. Ma non è tutto. Durante due interrogatori- confessione spunta anche un nome: quello del presidente del Tribunale amministrativo del Veneto Bruno Amoroso. È la Minutillo la prima a parlarne, quando i tre magistrati Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini il 19 marzo 2013 le chiedono conto di una mazzetta di 20mila euro.

IL TARIFFARIO

“Poi, signora, a un certo punto registriamo all’interno del suo ufficio la consegna di una somma di denaro che lei dà a un suo dipendente, da portare a Roma. Siamo nel febbraio del 2013… Insomma, qualche settimana fa, poco prima del suo arresto” dice il pm Buccini. “Sì lo ricordo – risponde la Minutillo – quel giorno, venne in ufficio da noi Corrado Crialese che ha una serie di rapporti importanti, tant’è che lui proprio lui una volta mi disse: sai, forse adesso viene il mio amico Amato, forse lo fanno Presidente della Repubblica. Fu il giorno della grandissima nevicata. E io dissi a Piergiorgio Baita: guarda che forse questo qua viene perché vuole qualcosa. E infatti era così. Bisognava corrispondergli 20mila euro che lui avrebbe fatto avere, diceva, al suo amico presidente del Tar del Veneto, Amoroso”.

“CONDIZIONARE I RICORSI”

Chiede il pm Tonini: “Perché essere consegnata questa somma?”. “Così si poteva influire sui ricorsi – risponde la Minutillo – su alcuni che erano in atto, in particolare quelli sull’Autostrada del Mare. E vincemmo noi. Ma ce n’erano stati anche altri. Maltauro aveva fatto ricorso contro di noi sulla Valsugana, e so che era anche in crisi per questo. Perché (il giudice, ndr) era amico sia di Mantovani (attraverso Crialese) che di Maltauro. Alla fine Maltauro ritirò il ricorso e si misero d’accordo Mantovani e Maltauro. In realtà i ricorsi servivano proprio a questo: un concorrente li fa per costringerti poi a tirarlo dentro. Funziona quasi sempre”. La interrompe il pm Ancilotto: “Ecco, ma allora perché pagare?”. “Perché questo è un sistema consolidato, nel senso che avviene anche ai più alti livelli oltre che al Tar…” risponde l’ex segretaria di Galan. “Senta, è l’unico pagamento fatto ad Amoroso o in passato ne vennero fatti altri dal Baita?” chiede ancora uno dei tre inquirenti. “Ce ne furono altri, come questo cui ho appena accennato: il ricorso della Valsugana, che infatti vincemmo”. Anche Baita, nell’interrogatorio del 28 maggio 2013 conferma tutto. E va oltre. “Conosco Crialese quando come vicepresidente di Fintecna si offre di fare il mediatore nell’acquisto dell’area ex Alumix, dove avevamo un progetto di piattaforma logistica presso il Porto di Venezia. Per favorire la vendita lui chiede una parte in nero, credo 160mila euro. Gli affidiamo poi degli incarichi anche come avvocato per le cause amministrative e oltre al pagamento della parcella ci chiede sempre una parte in nero”. “E come la giustifica questa parte in nero?” chie- dono i magistrati. “Che lui ha i suoi rapporti da…pagare ”.

LA LISTA

E poi fa la lista delle mazzette per i giudici: “Abbiamo pagato sia per alcune sentenze del Consiglio di Stato che del Tar del Veneto. Per la sentenza sulla Pedemontana Veneta 120 mila euro. Per vincere il ricorso contro Sacyr che poi, però, abbiamo perso, 100mila euro… In quel caso qualcun altro deve dato di più. Poi anche per un ricorso contro Maltauro sulla Valsugana. E contro Net Engineering credo altri 80 o 100mila euro. E ancora per la vicenda Jesolo Mare al Consiglio di Stato. Pagavamo sempre, perché Crialese diceva che se non glieli davamo avremmo perso…”. Crialese ora per lo scandalo del Mose è agli arresti domiciliari con la sola accusa di millantato credito.

La super mazzetta per Tremonti

COSA sapeva l’ex ministro Giulio Tremonti delle manovre del suo braccio destro Marco Milanese, affaccendato — scoprono i pm veneziani — per far arrivare 400 milioni di euro al Mose? Come faceva Milanese a garantire al presidente del Consorzio Venezia Nuova, «in cambio di 500mila euro», che il parere positivo del dicastero dell’Economia, necessario per sbloccare i fondi del Cipe, sarebbe arrivato?

VENEZIA

SONO domande a cui manca ancora una risposta, e i pm veneti stanno pensando di ascoltare Tremonti come persona informata dei fatti. Potrebbe essere chiamato già nelle prossime settimane. Lui, e solo lui, può spiegare.

LA VERITÀ DELLA DOGESSA

C’è in particolare una dichiarazione, messa a verbale nell’interrogatorio del 14 luglio 2013 da Claudia Minutillo, la “Dogessa”, l’ex segretaria di Giancarlo Galan, che ha bisogno di un qualche approfondimento. «Tra i destinatari delle somme raccolte da Mazzacurati (Giovanni, il presidente del Consorzio Venezia Nuova che costruisce il Mose, ndr) vi erano… omissis… e Marco Milanese, uomo di fiducia di Tremonti. A quest’ultimo era destinata la somma di 500mila euro che l’ingegner Neri (stretto collaboratore di Mazzacurati, ndr) conservava nel suo ufficio al momento dell’ispezione della Guardia di Finanza».

La Minutillo, dunque, il testimone chiave dell’inchiesta ritenuta attendibile dai pm, è sicura. Quei bigliettoni, dice, erano per Tremonti. A scanso di equivoci lo ripete anche in un altro passaggio: «Neri li aveva nel cassetto, da consegnare a Marco Milanese per Tremonti, e li buttò dietro l’armadio. La Finanza sigillò l’armadio ma la sera andarono a recuperarli e furono poi consegnati a Milanese il 7 giugno del 2010». Non c’è traccia né prova, nelle 700 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, di un successivo approdo della somma nelle mani dell’ex ministro, che non è indagato.

Milanese, «il nostro amico», come lo definiscono gli uomini della cupola del Mose, «l’uomo con le mani in pasta in questa storia», come lo presenta Mazzacurati ai magistrati, ha la bocca chiusa, non parla. Il suo nome è nell’elenco dei cento indagati dell’inchiesta sulle tangenti veneziane ma una ventina di giorni fa, pochi giorni prima che scattassero gli arresti, la procura ne ha revocato la richiesta di custodia cautelare, non si sa se in carcere o ai domiciliari.

L’INCONTRO DELLA SVOLTA

Tremonti viene tirato in ballo anche da Piergiorgio Baita, l’ex presidente della Mantovani, quando gli viene chiesto di raccontare come avessero fatto a ottenere lo sblocco nel 2010 dei soldi del Comitato interministeriale per la programmazione economica. Gianni Letta aveva consigliato a Mazzacurati di «trovare una strada» per rivolgersi a Tremonti. Quella strada si chiama Roberto Meneguzzo, è il direttore dell’azienda vicentina Palladio. Costui fissa a Milano un appuntamento tra Tremonti e il presidente del Consorzio. «Quando ritorna a Venezia — spiega Baita in un verbale — Mazzacurati fa una convocazione d’emergenza dei soci e dice: “Se volete sbloccare il Cipe ci sono 500 mila euro da consegnare all’onorevole Milanese, almeno una settimana prima della delibera”».

La “pratica Milanese”, quindi, pare avviarsi subito dopo l’incontro faccia a faccia con Tremonti. Cosa si sono detti in quell’appuntamento? Perché tanta fretta, da parte di Mazzacurati, nel convocare i sodali che siedono nel Consorzio? Sarà poi Mazzacurati stesso ad ammettere di avere consegnato «in una scatola» il denaro al consigliere politico di Tremonti nella sede della Palladio Finanziaria, a Milano. Quell’incontro, di pochi minuti, lo lascia perplesso. «Mi dice che si adopererà e che pensa di riuscire… poi mi ha detto solo grazie, mi ha sorpreso questa cosa, perché è un po’ imbarazzante anche, ma insomma, non importa… lui mi ha detto grazie».

IL VIA LIBERA DA ROMA

L’impegno porta i frutti sperati. Il 13 maggio 2010 il Cipe approva la delibera n. 31 per la «continuità funzionale di opere di difesa idraulica». Tradotto, significa che dopo molti mesi di stallo per le ditte del Mose stanno arrivando 400 milioni di euro dal governo Berlusconi. Scrive il gip veneziano nell’ordinanza di custodia cautelare: «L’intervento di Milanese è stato determinante per l’introduzione di una norma ad hoc», l’ex finanziere è riuscito a contattare e a parlare «con Ercole Incalza e con Claudio Iafolla». Sono persone che contano, sono il capo della struttura tecnica e il capo di gabinetto del ministero delle Infrastrutture. E però — annota il gip — Milanese è stato «efficace» anche sul “fronte interno”, su chi cioè reggeva in quel momento il dicastero dell’Economia, Giulio Tremonti, il quale — secondo gli imprenditori veneziani arrestati — non era mai stato troppo favorevole allo sblocco.

Quello stesso 13 maggio, alle 16.15, Paolo Emilio Signorini, il capo dipartimento delle Politiche Economiche della presidenza del Consiglio, chiama Mazzacurati al telefono: «Non abbiamo potuto già oggi dare la destinazione di 400 miloni al Mose, ma il ministero dell’Economia sta predisponendo una norma che dà direttamente l’assegnazione…». E poi, rassicura il presidente del Consorzio: «Mi sentirei abbastanza tranquillo perché l’Economia mi è sembrata decisissima su questo, ora fanno la norma… sarà molto rapido, li ho visti veramente molto molto decisi».

Il nuovo servizio informazioni del Tribunale di Napoli

ServizioInformazioniTribunaleIl 3 maggio scorso chiedo ad un’assistente di cancelleria del Tribunale di Napoli il rilascio delle copie di un ricorso con pedissequo decreto di fissazione di udienza con il termine fino al 20 giugno p.v. per la notifica. Chiedo le copie non urgenti e l’impiegato candidamente mi dice: “Guardi avvocato deve fare la richiesta urgente perché con la richiesta ordinaria potrei rilasciargliele dopo il 20 giugno, pertanto, deve integrare i bolli con ulteriori 60 €.”
In sostanza per un disservizio interno all’amministrazione il cittadino è costretto a pagare il triplo all’amministrazione stessa che non è in grado di far funzionare gli uffici.

Ovviamente mi è venuta una forte risata nervosa … alla quale è seguita una ferma protesta che ha determinato una mediazione con il rilascio delle copie dal giorno 13 giugno in poi.

Ora visto i trascorsi non so se l’impiegato ci ha provato … ma a pensare male … non si sbaglia visto il recente servizio di striscia la notizia proprio al Tribunale di Napoli che consiglio di vedere fino alla fine (clikka) per capire il degrado morale nel quale viviamo.

Tra il serio ed il faceto nella foto il nuovo servizio informazioni del Tribunale di Napoli, diciamo un fai da te partenopeo con tanto di richiesta “a piacere” e devo dire che ho sentito il “nuovo” addetto, dare delle informazioni puntuali sugli uffici. Spero solo che non sia un avvocato che ha pensato bene di appendere la toga per lo sfascio della giustizia.

Vedi anche:

gli avvocati come le pecore (clikka)

il palazzo di ingiustizia di napoli (clikka)

Effetto elezioni Regionali: Il car sharing scappa da Napoli

car sharingDopo tre anni di politica attiva ho ormai una visione distorta e, quindi, leggo i fatti che accadono in città con una certa malizia. Tutto quello che sta accadendo in queste settimane, infatti, mi sembra già proiettato alla partecipazione alla più importante consultazione elettorale del paese: Le prossime elezioni alla Regione Campania. Le elezioni regionali, infatti, per quanto mi consta, sono le più importanti per il rilievo che hanno i consiglieri regionali e per il loro status.

Ora è sotto gli occhi di tutti che gli attuali consiglieri regionali per quattro anni, diciamo, sono stati pressoché assenti dalla vita cittadina, se non per l’affare dei fondi economali, per i quali sono quasi tutti indagati, ed allora diventa, forse, necessario che si creino delle “occasioni stressate” per poi prendersi il merito di risolverle. Diversamente non mi spiegherei, infatti, sia il ravvivarsi della vicenda dei BROS, per la quale ho ricevuto delle sollecitazioni politiche nonché quella, degli addetti alle pulizie delle ASL, entrambe questioni di competenza della Regione Campania. Così come pure in questo periodo, mi puzzano le promozioni di massa nelle aziende pubbliche …

Ad ogni buon conto potrebbe essere letta in questo senso anche la vicenda relativa alla dismissione del car sharing dal sistema di mobilità napoletano. Ma ovviamente mi sbaglio!

Oggi, infatti, leggo sulla stampa cittadina che all’improvviso ed inaspettatamente sono stati annullati, in una sola volta, i benefici per incentivare il trasporto condiviso lanciato a Napoli da una azienda napoletana la “Bee”.

In sostanza il Comune, che aveva fatto del car sharing un fiore all’occhiello della Smart City, ha negato di fatto la prosecuzione di questo progetto senza sentire ragioni, mentre, nelle maggiori città italiane, questa modalità è assolutamente incentivata. Il progetto della CI.RO (City Roaming clikka), infatti, resta fermo al palo del 2013 e sembra essere stato mandato in soffitta insieme al progetto della Bee, mentre nelle grandi città come Milano (clikka)Roma (clikka) e Torino (clikka) questa modalità di trasporto è assolutamente incentivata.

Come al solito Milano mi sembra più avanti di noi anni luce poiché il servizio è stato appaltato mediante una gara pubblica, così come aveva anche proposto la Bee, che si era dichiarata disposta a partecipare ad una selezione pubblica per aggiudicarsi il servizio che sembrava stesse prendendo piede nella nostra caotica città.

Ebbene, il legame perverso tra le prossime elezioni regionali ed il car sharing potrebbero essere i tassisti, da sempre contrari ad ogni ulteriore forma di trasporto alternativo a loro, e che sono assolutamente compatti rappresentando un bacino di voti nel quale pescare ! Ovviamente, ripeto, mi sbaglierò, ma come dicevano gli antichi a pensar male non si sbaglia mai … e la malapolitica che ci affoga da anni è fatta non nell’interesse pubblico ma nella sola direzione di acquisire il consenso elettorale da questo o quella categoria di cittadini a scapito degli altri …

Per il CAR SHERING oggi si chiarisce il caso:

Estratto da pagina 10 di ROMA del 05-06-2014 – Autore: PAOLETTI MICHELE

IL CASO

Car sharing, un`altra brutta figura

IL GASO II Comune dimentica di approvare i permessi per Ztl e strisce blu per le auto elettriche, la società; via da Nap Car sharing, un’altra brutta figuri DI MICHELE PAOLETTI NAPOLI. Il Comune perde il car sharing. E solo per un errore di comunicazione. Un’altra brutta figura firmata dall’Amministrazione di Palazzo San Giacomo. La società Bee, ha portato in città il progetto di car sharing con le piccole Renault Twizy, la seconda città d’Europa dopo Parigi ad utilizzare questi mezzi. Nei giorni scorsi ha chiesto informazioni al Comune su permessi per sostare nelle strisce blu e per transitare liberamente nelle Ztl. Ecco la risposta del delegato del sindaco: “Si comunica che non è possibile prorogare l’autorizzazione richiesta in quanto a tutto oggi non vi è un atto formale che indichi chiaramente che i veicoli elettrici utilizzati per il car sharing debbano essere autorizzati gratuitamente o quantomeno indichi un costo per tale rilascio. Pertanto si invitano i destinatari di questa e-mail a non far circolare detti veicoli in Zone a Traffico Limitato (Ztl). Si porgono distinti saluti”. Il delegato non era informato del fatto che qualche giorno dopo la giunta comunale avrebbe firmato una delibera proprio per consentire la libera circolazione e le agevolazioni per le auto elettriche, comprese quelle della Bee. E evidente, però, che più di una cosa non ha funzionato. Innanzitutto, i ritardi da parte della Giunta nell’approvare un provvedimento che dovrebbe essere prioritario per un’amministrazione cosi attenta alla sostenibilità, almeno nelle parole. Era talmente evidente che il provvedimento non era in agenda che neanche il delegato del sindaco sapeva nulla sulla sua possibile approvazione. Sciatteria che si è dimostrata in maniera lampante quando ieri dal Comune ne è stata data notizia solo dopo che la Bee aveva annunciato la sua intenzione di abbandonare Napoli. «Non è un paese per car sharing – affermano i responsabili della Bee – Sembra il titolo di un thriller americano ed è invece un atto amaro di una sceneggiata nostrana. Noi di Bee – il primo car sharing elettrico d’Italia, realizzato da un’azienda napoletana ed esportato nel resto del Paese -abbiamo atte so fino all’ultimo giorno utile il rinnovo del permesso (scaduto il 31.05.14) e la possibilità di avere la sosta libera sulle strisce blu, decidendo addirittura di sostenere il costo delle eventuali contravvenzioni che saranno elevate in questi primi giorni di giugno perché fiduciosi che prevalesse il buon senso nel Comune di Napoli». «I fatti dicono altro: dopo due anni di proposte di ogni genere fatte con l’unico scopo di fornire un servizio all’avanguardia, tutte rifiutate dal Comune – affermano da Bee – non solo non abbiamo ottenuto per voi di sostare a titolo gratuito sulle strisce blu, come avviene in tutte le città italiane ed europee in cui esista un car sharing elettrico, ma vi è stato revocato l’unico vantaggio che in qualche modo mostrasse l’interesse del Comune per la mobilità sostenibile». «Bee-Green Mobility Sharing sta lavorando da mesi per inserire nel servizio le centinaia di migliorie che ci avete indicato in questi anni, ma comincia ad essere difficilissimo fare battaglie in una città che stenta a stare al passo coi tempi – dicono ancora – che respinge le aziende o, meglio, che spinge le aziende locali che fanno innovazione ad andare altrove: molte città chiedono i nostri servizi e, ad oggi, Be gestisce un servizio simile Milano e presto sarà present anche a Roma. Continuerem – concludono – però a lavorar ed a investire e ritagliare or preziose per fare in modo eh un utente napoletano sia tra tato come un utente milanes o romano. Vogliamo un ci sharing serio, diffuso, a zer emissioni, che renda i cittadh liberi di muoversi e che peí metta loro di risparmiare ten” pò e denaro».

Da il Mattino di Napoli di oggi (04.06.2014)

Auto elettriche, niente agevolazioni: «Bee» va via

Il caso La società ha introdotto il car sharing ecologico a Napoli: «Dal Comune stop alle strisce blu gratis e all’accesso alle preferenziali. Auto elettriche, niente agevolazioni: «Bee» va via

II manager contro l’amministrazione: le altre città hanno sposato il progetto la nostra ci ha fatto solo perdere tempo Diletta Capissi: Niente strisce blu gratis per le auto elettriche a Napoli. «Purtroppo le nostre speranze di poter sfruttare questa opportunità analogamente a quanto avviene in tante altre città – sono risultate vane. Dal primo giugno ci hanno revocato perfino la possibilità di passare nelle preferenziali e ztl». A raccontare, con rammarico e rabbia, è Valerio Siniscalco, ingegnere e amministratore delegato di Nhp che, come ramo d’azienda, ha lanciato il marchio «Bee-Green mobility sharing», che consiste in un sistema di car sharing full elettrico. Il primo in Italia e secondo in Europa solo a Parigi. Oltre 40 auto elettriche, 2500 abbonati: dal primo giugno il Comune di Napoli ha revocato l’accesso in preferenziale e nelle ztl, cioè nelle zone a traffico limitato. «La mia azienda ha implementato un servizio di car sharing, erogato con una flotta di veicoli completamente elettrici – continua Siniscalco -. Il nostro è un progetto davvero innovativo pensato e localizzato a Napoli, anche e soprattutto per provare a dare un contributo alla rinascita della mia città, quella che mi ostino ad amare e che è perennemente congestionata». Speravano di implementare il progetto  anche sotto il Vesuvio, come hanno fatto con Milano, dove gestiscono il car sharing elettrico in accordo con il Comune con 120 auto di proprietà dell’ente: «Siamo solo i gestori e le auto elettriche le puoi parcheggiare ovunque», ripete Siniscalco. Ma qual è problema e perché una città così affogata nel traffico non adotta un più diffuso modello mobilità sostenibile? Risponde Siniscalco:·«In questi anni ci siamo interfacciati con l’ex assessore alla Mo bilità Anna Donati e il suo staff, con i quali abbiamo annunciato in un paio di conferenze stampa congiunte il fatto che Napoli si dotava di un car sharing all’avanguardia. Abbiamo inoltre incontrato il sindaco de Magistris e il vicesindaco Sodano, i funzionari comunali, discusso con le exmunicipalizzate, pianificato la diffusione sul territorio. Insomma, abbiamo fatto tutto quanto necessario per dare ai cittadini napoletani un servizio degno di una grande capitale europea, come del resto sembrava essere l’intenzione dell’amministrazione». E invece ecco una mail del 5 maggio 2014, a firma del delegato del sindaco, con la quale si revoca l’autorizzazione: «È vero che è consentito l’accesso alle Zti dei veicoli elettrici, ma tali autorizzazioni, come riportato nel disciplinare di accesso alle ZÜ e Aree pedonali, sono a pagamento, infatti nell’ordinanza 604 al punto 2 è riportato “a pagamento secondo la tariffa prevista per i non residenti/titolari di posto auto fuori sede stradale, il cui costo annuo a veicolo è di euro 100,00”. Pertanto vi invito a non accedere a tali aree a partire dal 30 maggio senza aver provveduto alla richiesta e relativo rilascio di contrassegni. Inoltre si declina qualsiasi responsabilità a partire dalla predetta data per eventuali verbali elevati ai vostri veicoli». Nel frattempo Bee è diventato un bench markitaliano, tanto che l’azienda è chiamata da molte dita: è presente a Milano già da un anno e sbarcherà a Roma nei prossimi mesi. «La cosa incredibile, ma non tanto, visto il grado di innovazione del progetto  continua arrabbiato Siniscalco – è che le altre città ci corteggiano, mentre casa nostra, l’amata Napoli, d respinge. Sarebbe stato meglio dichiarare dall’inizio la mancanza di interesse dell’amministrazione verso il progetto, invece di partecipare a conferenze stampa di presentazione del servizio. Non ci avrebbero fatto perdere tempo e denaro». Eppure di proposte ne hanno fatte. Riassumendole: tariffe forfettarie per l’utilizzo delle strisce blu da parte della flotta Bee. Rifiutata. Hanno proposto un regime di concorrenza pura, attraverso un avviso pubblico e trasparente, ispirato a quelli di Milano e Roma, che permettesse a tutti gli operatori europei. Niente. «Napoli invece otterrà un car sharing sperimentale che offre solo 4 stazioni (contro le nostre 33) e 12 vetture (contro le nostre 40 attuali). Questo sì, può usare le strisce blu». Ultima beffa: nonostante le promesse dell’amministrazione di rendere definitivo l’accesso alle Ztl e alle corsie preferenziali al car sharing, Bee è andata avanti con permessi provvisori bimestrali. Fino alla settimana scorsa, quando l’azienda ha ricevuto dal Comune la lettera con la quale comunicano che non rinnoveranno il permesso per l’accesso alle Zti e alle preferenziali al car sharing, a causa della mancanza di un atto amministrativo formale. Napoli perde un’altra occasione, sottolinea Siniscalsco: «Perde il car sharing ma introduce una misura di riduzione dell’inquinamento e del traffico davvero innovativa: la domenica ecologica». L’affondo ..Rifiutate tutte le proposte Ci hanno liquidato con una lettera»

L’ANM in Tilt ed il Gioco delle nomine

atan3371mkaiOrmai a Palazzo San Giacomo sembra di essere al grande fratello solo che qui chi è nominato non esce ma entra in questa o quella società partecipata! Ieri la nomina di un altro staffista (è il terzo dopo il CAAN (clikka)  e la NapoliHolding (clikka) sempre senza applicare il regolamento approvato il 15 maggio scorso.

La cronaca la apprendo dal Mattino di Napoli nel quale si dice che il Sindaco avrebbe valutato se applicare o meno il Regolamento solo che, siccome questa era una nomina non a scadenza ordinaria, ma su dimissioni di Brunetti, allora, il Sindaco della Casa di Vetro e della Trasparenza, ha preferito non applicarlo e scegliere lui, tanto a pagare saranno sempre e solo le tasche dei napoletani! Sostanzialmente un sotterfugio!

Da oggi in poi mi aspetto tutte dimissioni e nomine di chi voglio io. A questo punto non mi resta che consigliare al Sindaco De Magistris di andare a scuola di stile politico ed amministrativo dal Sindaco di Milano Pisapia (clikka) e dal Sindaco di Cagliari Zedda (clikka) cosicché anche Napoli un giorno possa essere considerata una città politicamente civile.

Ad ogni buon conto la gestione dell’ANM, da un lato non è un affare privato, da gestire con nomine di staffisti, dall’altro è una questione delicata perché riguarda la mobilità dei napoletani, in una azienda con un alto indice di sindacalizzazione che, come abbiamo visto per i Vigili Urbani (clikka), spesso determina distorsioni della tutela dei lavoratori piegata non alla protezione del lavoro, ma all’esercizio di un potere nelle mani di pochi ed in danno dei dipendenti stessi.

Ieri (03.06.2014), infatti, al deposito di Cavallegeri d’Aosta c’è stata una protesta dei lavoratori che ha determinato il blocco di tutti i mezzi, poiché come accaduto nei Vigili Urbani, si profila un avanzamento in carriera a Capolinea che probabilmente sarà condizionato dalle solite logiche di appartenenza sindacale o politica e ciò in danno della stragrande maggioranza dei dipendenti anziani che sono stati di fatto esclusi da questo avanzamento.

Il meccanismo per agevolare gli amici è stato quello di prevedere il requisito del diploma per una funzione per la quale è necessario avere solo l’esperienza, con il risultato abnorme di lasciare alla guida dei mezzi pubblici gli autisti più anziani. Ora per chi non è del mestiere, Vi assicuro che all’età di 55/60 anni guidare per otto ore un mezzo pubblico con il carico di responsabilità e di tensione che ne consegue non è una cosa facile. Ricordo bene il ritorno di mio padre dal lavoro con la divisa, la barba sfatta  e le occhiaie, specialmente quando doveva fare la cd. doppia giornata per mandare a all’università cinque figli ….

A questo punto ce la farà lo staffista del sindaco a dirigere l’azienda napoletana? Sopratutto siamo sicuri che non avremmo trovato di meglio attraverso un avviso pubblico ?

Di seguito la rassegna stampa nella quale si da’ conto del tema che ormai è ad arte voluto controverso dall’Amministrazione per fare i propri comodi.

Mercoledì 4 Giugno, 2014 CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – NAPOLI

Anm, Pino al posto di Brunetti. Ed è già polemica

All’Anm lascia Brunetti, al suo posto de Magistris indica il capostaff dell’assessorato alla Mobilità, Carlo Pino. Ma scoppiano le polemiche. Il gruppo di Rd pone l’accento sul fatto che «si tratta di un’altra persona di fiducia del sindaco dopo l’incarico di Giordano al Caan». Intanto è caos trasporti: Regione contro Comune per lo sfascio al Beverello. Mentre i sindaci preparano la class action contro Cumana e Circum.

NAPOLI — Il curriculum di Carlo Pino, con due lauree all’attivo, è indiscutibilmente ricco di esperienze nel settore dei trasporti, atteso che si tratta di un dirigente delle Ferrovie dello Stato. Solo che come è accaduto per Gaetano Giordano, staffista del sindaco nominato nel cda del Caan; e, precedentemente, con Alessandro Nardi, vicecapo di gabinetto dello stesso sindaco e indicato al vertice della Holding dei trasporti; anche nel caso di Pino, da ieri nuovo presidente dell’Anm, si tratta di un capostaff, stavolta dell’assessorato alla Mobilità. Continua dunque l’azione di de Magistris che sta rivolgendosi ai fedelissimi messi nei centri di potere, cosa che sta scatenando da giorni un vespaio di polemiche. «Guadagnerà un terzo, cioè duemila euro al mese rispetto ai seimila del suo predecessore», puntualizza in tutta fretta la portavoce di de Magistris. Ma le polemiche si scatenano subito. E’ il caso di Ricostruzione democratica, il gruppo nato da una costola della lista civica che sostenne il sindaco alle elezioni del 2011 e ora diventato strenuo oppositore in aula del primo cittadino. «Dopo la nomina di uno staffista come consigliere di amministrazione del Caan e quella di qualche mese fa di Nardi al vertice della Holding dei trasporti, è arrivata la nomina di un altro staffista alla guida dell’Azienda Napoletana Mobilità», scrive il capogruppo Gennaro Esposito. «Possiamo dire quindi che le società partecipate sono in assoluto terra di conquista della politica. Era proprio per scongiurare operazioni simili che Ricostruzione Democratica, oltre due anni fa, propose un regolamento per disciplinare le nomine nelle aziende comunali, regolamento approvato il 15 maggio scorso dal consiglio comunale. Come è possibile allora che il regolamento non sia stato rispettato?». Esposito sottolinea come sia «bene raccontare un aneddoto avvenuto durante la fase della votazione del regolamento da noi proposto che spiega la contraddizione. Di questa delibera, infatti, la presidenza non chiese, al contrario di quanto spesso accade, l’immediata esecuzione. Fu sostenuto che gli uffici avessero bisogno di un pò di tempo per adeguarsi e, pertanto, era il caso di non chiedere l’immediata esecuzione. Di questa singolarità demmo pubblica notizia in aula chiedendo formalmente l’impegno della giunta di non procedere a nessuna nomina nelle more; sembrò che ponessimo una questione scontata. Ora è evidente che si è trattato di una scusa che, come le bugie, ha avuto anche le gambe corte». Paolo Cuozzo

Da Repubblica Napoli di oggi (04.06.2014) ANM un capostaf come presidente

Arriva Carlo Pino al posto di Brunetti E scoppia la polemica LA NOMINA

CAMBIO al vertice dell’Anm. Ma è polemica. L’assemblea dei soci di Anm Spa ha ratificato le dimissioni del presidente Renzo Brunetti, procedendo poi alla nomina del nuovo presidente, Carlo Pino. Brunetti salutando i dipendenti ha spiegato «lascio per motivi familiari». Ma i rumor in azienda parlano del terzo bilancio in passivo da approvare e di possibili sanzioni.

Pino è un esperto di Trasporti, con un curriculum specifico: 58 anni, dal luglio 2011 fino ad oggi è stato capo staff dell’assessorato alla Mobilità e Infrastrutture del Comune. Due lauree umanistiche conseguite con il massimo dei voti, Pino ha una lunga esperienza nel risanamento delle aziende, nei processi di efficientamento e nella riorganizzazione dei servizi di trasporto. «L’uomo giusto per un passaggio di consegne veloce e per avere un presidente operativo da subito», dice a Palazzo San Giacomo chi lo conosce. Ma Pino è anche un uomo portato al Comune dall’ex assessore al ramo, Anna Donati. È uno staffista. Il secondo che la giunta de Magistris piazza alla guida di una partecipata, in meno di dieci giorni. La settimana scorsa è scoppiato il caso Caan (il centro agroalimentare di Volla). Eppure il consiglio comunale, il 15 maggio, ha approvato un regolamento per disciplinare le nomine nelle aziende partecipate. Regolamento che non consentirebbe nomine come quella di Pino. Ricostruzione democratica insorge e il consigliere Carlo Iannello spiega: «Di questa delibera la presidenza non ha chiesto, al contrario di quanto spesso accade, l’immediata esecuzione. Ora è evidente che si è trattato di una scusa e come tutte le bugie, ha avuto anche le gambe corte. Da persone che hanno ruoli istituzionali comportamenti di questo tipo non sono accettabili».

Una volta arrivata in Consiglio, la delibera è stata approvata con il voto determinante delle forze di sinistra, di maggioranza e di opposizione, mentre hanno votato contro, dopo aver tentato di far mancare il numero legale, IDV, Centro Democratico, Napoli è tua (rappresentata oramai da un solo consigliere), saldandosi così con la destra. Resta il cambio al vertice di un’azienda strategica come l’Anm, in un momento delicatissimo per la città. «Ringrazio il dottor Brunetti per il lavoro svolto in questi anni ed auguro un buon lavoro al nuovo presidente Pino», è il saluto del sindaco Luigi de Magistris. (cristina zagaria)

Da il Mattino di Napoli di oggi 04.06.2014

Luigi Roano Sostituzione lampo alla presidenza di Anm, al dimissionario Renzo Brunetti subentra Carlo Pino, «risorsa intema» del Comune precisano subito da Palazzo San Giacomo e «scelta di profilo alto». Pino, 58 anni, messinese, giornalista pubblicista, è stato capo staff dell’assessorato alla Mobilità e Infrastrutture del Comune. Oltre 35 anni in Fs e Trenitalia sempre da direttore poi l’addio nel 2009 La mobilità, la nomina Decisione lampo dell’assemblea dei soci dopo le dimissioni di Brunetti: il nuovo presidente è Carlo Pin Anm, al vertice Ãåõ capostaff della Donai Per il manager intemo scatta la promozione ma a stipendio ridotto Luigi Roano Sostituzione lampo alla presidenza di Anm, al dimissionario Renzo Brunetti subentra Carlo Pino, «risorsa interna» del Comune precisano subito da Palazzo San Giacomo e «scelta di profilo alto». Oltre 35 anni m Fs e Trenitalia sempre da direttore poi l’addio nel 2009 «per contrasti con il mio amico Mauro Moretti» dice Pino. Moretti è oggi il numero uno di Finmeccanica dopo essere stato per 8 anni alla guida di Trenitalia. Messinese, 58 anni, giornalista pubblicista «orgoglioso di avere ideato due riviste come “Amico Treno”, un milione di copie di tiratura e “Amico Metrebus” tiratura 500 mila copie», Pino arriva a Palazzo San Giacomo come capostaff dell’allora assessore alla Mobilità Anna Donati nel 2011 all’indomani dell’elezione del sindaco Luigi de Magistris. «Davanti alla televisione facevo il tifo per de Magistris e per Pisapia». Il neopresidente di Anm con il nuovo incarico perde in termini di stipendio: da circa 3000 euro netti mensili scende a 2000 ovvero il 45% dello stipendio del sindaco. «Ma è grande la soddisfazione per questa promozione anche se sono consapevole dell’impegno che mi spetta». Una decisione, quella della nomina del nuovo presidente, presa ieri pomeriggio dall’assemblea dei soci di Anm Spa e della quale si assume la responsabilità direttamente il sindaco: «Ringrazio il dottor Brunetti per il lavoro svolto in questi armi ed auguro un buon lavoro al nuovo presidente Pino. L’Anmrappresenta – si legge m una nota a firma del primo cittadino – una risorsa strategica per una amministrazione che da sempre ha puntato sulla mobilità pubblica lavorando, pur tra tante difficoltà finanziarie, ad un suo potenziamento al fine di rendere il servizio, progressivamente, più efficiente per i cittadini». E il regolamento per le nomine varato dal Consiglio comunale? Il tema che potesse essere preso in considerazione è stato dibattito all’indomani delle dimissioni di Brunetti. Dalla lettura dello stesso regolamento, stando a quello che trapela, sarebbe stato preso alla lettera, in particolare l’articolo 2 che recita così: «II sindaco, ovvero il presidente del Consiglio comunale, a seconda delle competenze, trenta giorni prima della scadenza ordinaria entro cui deve provvedere a norma di legge, di statuto o di regolamento a nomine o designazioni di rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società ancorché consortili e istituzioni, divulga con avviso pubblico gli incarichi da affidare e le loro caratteristiche». Nella sostanza le dimissioni sono un fatto straordinario e non ordinario – il ragionamento fatto in Comune – di qui la decisione di optare per immediatamente per Carlo Pino che inoltre è un intemo e non esterno. Chiarito ciò, chi è questo messinese cin- quantottenne? Certo ha esperienza, è un trasportìsta che ha vissuto gran parte della sua carriera in Trenitalia occupando ruoli di prestigio e importanti, avventura poi finita bruscamente nel 2009 come da lui stesso ricordato: «Stimo molto Moretti però lui ha voglia di mettere bocca su tutto io invece penso che un amministratore debba avere una sua autonomia quando ho capito che l’ambiente
non era più per me, facevo il direttore nel Lazio, sono andato via. Lei sa che i dirigenti vengono valutati per le loro performance io sono andato via con un punteggio di 108 superiore al punteggio massimo». Si diceva del curriculum. Tra le altre cose vale la pena segnalare che «Dal 1977 – si legge – ha lavorato nel Gruppo Ferrovie dello Stato. Dal 1991 al 1999 è stato Re sponsabile nazionale dei rapporti estemi della divisione trasporto Locale. Da agosto 1994 a ottobre 1995 ha fatto parte di un gruppo di lavoro delle Ferrovie dello Stato che, su incarico del Sindaco del Comune di Roma, ha lavorato per il risanamento di Atac e Cotral, le Aziende di Trasporto pubblico di Roma e del Lazio. Pino pur avendo nel ferro la sua passione ha lavorato molto sul trasporto su gomma: Dal 1999 al 2002 ha ricoperto l’incarico di responsabile del progetto «Ferrovie m gestione commissariale governativa». D progetto prevedeva il risanamento e la ristrutturazione di 16 aziende di trasporto ferroviario e su gomma, che impiegavano complessivamente 14.075 addetti e 120 dirigenti m tutta Italia, è stato portato a termine con la trasformazione in società a responsabilità limitata di 13 aziende. «Anm – dice il manager – è la terza azienda di trasporti in Italia per quello che ri guarda la gomma. Il mio impegno sarà principalmente su due fronti: arrivare subito all’impresa unica dei trasporti, siamo un po’ indietro e a ottimizzare il sistema dei trasporti. La gomma deve coprire quello che non copre la metropolitana e le funicolari. Nella consapevolezza che Alberto Ramaglia, l’amministratore delegato, è quanto di meglio ci possa essere in giro».

 

Ci siamo sbagliati tutti: Bagnoli è balneabile!

BagnoliIeri scrivevo della grande responsabilità dell’informazione descrivendo i disastri di Napoli Est e quelli di Napoli Ovest (Clikka), tutto sommato limitandomi, perché sempre sul Corriere del Mezzogiorno di ieri si dava anche la notizia che Bagnoli presto tornerà balneabile e che gli stessi dati emersi dalla Commissione Parlamentare di inchiesta su Bagnoli confermerebbero questa ipotesi.

Cosa dire un’altra notizia/Spot per invogliare i napoletani a spendere i loro soldi nei lidi di Bagnoli spuntati come i funghi per gonfiare le tasche ed ingrassare le pance di titolari di concessioni rilasciate dall’Autorità Portuale, forse con leggerezza, almeno da quanto emerse da un confronto tra le assise di Bagnoli e l’allora Commissario della Autorità Dassatti, a cui partecipai.

Ebbene, la rassicurante notizia è smentita dalla stessa relazione della Commissione Parlamentare (clikka) che qualche tempo fa ebbi modo di studiare e che è accessibile anche a Voi tutti. Ricordo bene, infatti, che l’ipotesi di fare la Coppa America a Bagnoli saltò proprio perché i siti erano inquinati e non si poteva correre il rischio che, smuovendo i fondali, le persone venissero in contatto con le sostanze inquinati ivi depositate.

Orebene, proprio la Commissione interrogò sia il Sindaco di Napoli De Magistris, sia il ViceSindaco Sodano e questi dati furono confermati. Mi ri-richiedo è possibile che il giornalista nel caso di specie non si sia neppure preoccupato di andare a leggersi la relazione della Commissione Parlamentare di Inchiesta facilmente reperibile sul web che egli stesso cita, ovvero, il decreto di sequestro di Bagnoli (clikka) nel quale c’è un’ampia disamina di ciò che inquina Bagnoli?

E’ questo il modo di fare informazione col rischio di trarre in inganno i cittadini che potrebbero ritenere salubri le spiagge di Bagnoli?

Dobbiamo allora ritenere che su Bagnoli abbiamo tutti sbagliato compreso il Premier Matteo Renzi che oggi ha dichiarato di voler intervenire in prima persona per porre fine al disastro dovuto alla incapacità di politici ed amministratori?

Su Bagnoli vedi anche: si ha paura di discutere di bagnoli (clikka)Sul decreto di Sequestro (clikka)

Da Corriere del Mezzogiorno del 01.06.2014

Bagnolifutura fallita, ma almeno il mare tornerà balneabile

Il Comune pronto a rivedere i divieti dopo l’istanza del legale dei lidi «Per correre rischi si dovrebbero bere per anni litri di acqua e sabbia»

NAPOLI — Da Bagnoli arriva anche una notizia parzialmente positiva: il Comune di Napoli ha deciso di riesaminare il divieto di balneazione sul litorale. L’ordinanza sindacale di revisione, che è stata già inoltrata agli uffici che si occupano di ambiente e inquinamento, è nata a seguito dell’istanza presentata dall’avvocato Roberto Giugliano (docente di Diritto Ambientale) per conto di associazioni e imprese che operano nel quartiere e sul litorale: Consorzio Mare Bagnoli (CoMaBa) che riunisce una ventina di esercenti balneari, del Centro Commerciale Naturale (oltre cento esercenti del quartiere), dei Lidi Diramare e Fortuna, del FoCoMe Group, Trimar, Nesis, Arci Mare Bagnoli. L’associazione Napoli in Movimento ha diffuso la notizia a tutti i media.

Nella istanza dell’avvocato viene dimostrato come le motivazioni che indussero a suo tempo (2006) il Comune a vietare la balneazione derivano da pareri espressi «per assurdo» dall’Istituto Superiore della Sanità ma presi per realistici, configurando così «una follia logica prima che scientifica».

Nella nota si fa presente che «il mare di Bagnoli viene definito «eccellente» dall’ente scientifico Arpac addetto alle analisi e alle valutazioni secondo criteri stabiliti con legge nazionale. E si segnala come lo stesso commissario per la bonifica prof. Arcangelo Cesarano abbia dichiarato alla commissione Ambiente del Senato (aprile 2007) che, per suscitare quel divieto, «le analisi erano state basate su una indagine improvvisata…con un metodo totalmente inventato…», come si legge nel verbale. Inoltre, scrive l’avvocato: «Si è addirittura sostenuto che i rischi potevano derivare da massicce e prolungate ingestioni di acqua marina e di sabbia: eventi chiaramente impossibili a qualsiasi essere umano di qualsiasi età».

Anche in questo caso c’è una interpretazione folle di altri dati: «Perfino gli atti dell’Istituto Superiore di Sanità confermano i risultati accettabili forniti da un campione indisturbato a pelo d’acqua e non oltre i 30 cm di profondità». L’avvocato, citando il parere dell’Istituto di Sanità, segnala che non poteva dare gli stessi risultati «il campione disturbato a circa 30 cm dal fondo previa risospensione dei sedimenti ottenuta con mezzi meccanici (rastrello) ossia mescolando l’acqua con la sabbia del fondo».

Dunque un inquinamento creato ad arte simulando una piccola tempesta (e quando c’è tempesta non solo non si nuota, ma le analisi non sono valide!). «Quindi – ribadisce l’avvocato delle imprese bagnolesi – non si è proceduto ad una analisi dell’acqua ma al campionamento della sabbia disciolta, non si sa neanche in quale concentrazione in acqua marina prelevata a soli 30 cm da un fondale un attimo prima rastrellato…!».

L’avvocato Giugliano conclude l’istanza dichiarando: «L’ipotesi che qualcuno possa ingerire acqua marina così disturbata e piena di sabbia nuotando 2 ore al giorno per 30 anni, e che un bambino possa bere acqua e sabbia nuotando a 30 cm dal fondo è davvero una follia logica prima ancora che scientifica».

Re. Po.           

Napoli EST : Porto Fiorito = Napoli OVEST : Bagnoli mentre l’informazione sta a zero

Porto FioritoCon il fallimento di Bagnoli Futura ho manifestato tutto il mio rammarico per la scarsa attenzione dei giornali alla azione di Ricostruzione Democratica nel Consiglio Comunale e sulla scena della politica cittadina, nonostante avessimo previsto tutto! A scapito dell’opinione pubblica  registro, infatti, una scarsa propensione dei giornalisti a mettere insieme i fatti che accadono in città perdendosi, forse volutamente, l’occasione di dare ai cittadini un quadro completo.

Sulle nostre spalle, quindi, grava non solo il pesante onere di studiarci centinaia di pagine e capire dove sono gli inghippi per poi trovarci, quasi sempre, coinvolti in uno scontro politico, dovuto sia ad interessi di parte, sia alla scarsa documentazione e studio degli altri attori politici (consiglieri ed assessori), ma anche il non facile compito di rendere partecipe la cittadinanza e fare giusta informazione. Dopo lunghe insistenze, infatti, solo ieri su La Repubblica Napoli è uscita una breve dichiarazione di Carlo Iannello sulla questione Bagnoli Futura.

Oggi (01.06.2014) per la prima volta sul Corriere del Mezzogiorno, nella stessa pagina si accostano la questione di Bagnoli con quella di Napoli Est, facendo ciò che sto cercando di fare io da diversi mesi ma, ovviamente,  trattando in malo modo sia l’uno che l’altro argomento.

Difatti, su Bagnoli Futura il Corriere fa comparire addirittura una intervista a paolo cirino pomicino che, effettivamente, fa più scena del quivis de populo “Gennaro Esposito”, con il malsano effetto di riabilitare un personaggio politico che, forse (ma anche senza forse), per quello che è stato andrebbe dimenticato, mentre su Napoi Est viene intervistata l’imprenditrice di Naplest Marilù Faraone Mennella, solo che dalla intervista il giornalista si è guardato bene dal fare le domande scomode che forse con un po’ di studio avrebbe potuto fare. Ebbene, il risultato di quest’ultima intervista è stato quasi uno spot di NaplEst.

A questo punto mi richiedo e Vi richiedo: è possibile che i giornalisti non sentano la responsabilità del loro ruolo sociale? E’ possibile che i giornalisti non si sentano responsabili per lo stato malfermo dei politici e non sentano anche la responsabilità verso il mondo dell’impresa che dovrebbe essere più stimolato da una informazione libera, in grado di fare le pulci senza fare sconti a nessuno ?

Ebbene, per ritornare a Napoli Est dalla lettura della intervista/spot, sembra che vada tutto bene, poiché l’imprenditrice dichiara che il progetto NaplEst è immune dai disastri di Bagnoli perché non è il Pubblico ad intervenire, in quanto, l’intera operazione è affidata ai privati senza un euro di finanziamento pubblico. Per tutta l’intervista non una domanda sulla reale condizione dell’area, cosicché oggi i cittadini di Posillipo, quelli del Vomero, ma anche quelli di Scampia e del Centro Storico e tutti gli altri che non conoscono il luogo, oggi pensano che a Napoli Est andrà tutto bene e presto avremo un porto turistico e l’imprenditrice è una donna in gamba ed i politici che hanno trattato quell’area sono in gamba anch’essi. Possiamo tutti insieme dire che se abbiamo perso l’area OVEST almeno ci rimane l’area EST. Non c’è che dire veramente una operazione di ottimo giornalismo non me lo sarei mai aspettato! Ovviamente scherzo per non piangere!

Il giornalista, infatti, avrebbe potuto e dovuto per lo meno chiedere come mai per il progetto della marina di vigliena (vedi sito Napolest clikka), anche detto Porto Fiorito (la versa storia clikka), è tutto fermo da oltre 13 anni, mentre dal sito web (clikka) sembra un intervento che risale appena al 2011.  Ed, inoltre, se non doveva considerarsi un vero e proprio regalo o finanziamento o comunque essere considerato un intervento pubblico, la concessione gratuita per 99 anni dell’intera area della ex Corradini alla Porto Fiorito S.p.a., costata circa sei milioni di euro! Niente di tutto questo il giornalista evidentemente del tutto inconsapevolmente ha prodotto uno spot su NaplEst, perdendo una occasione di far capire ai cittadini che Napoli Est sta a Porto Fiorito come Napoli Ovest sta a Bagnoli e l’informazione sta a ZERO!

Sul fallimento di bagnoli futura (clikka)

Ovviamente chi volesse approfondire con la lettura degli atti amministrativi ecco: il-disastro della politica su porto fiorito(clikka)porto fiorito un altro caso bagnoli nell’indifferenza dei giornali (clikka)

Questo mi sembra un buon servizio altro che tutto bene della Mennella: http://youmedia.fanpage.it/video/aa/Uj4RBuSwNHVN1rWi

Ecco, infine, le due interviste a Marilù Faraone Mennella ed a paolo cirino pomicino apparse oggi sul Corriere del Mezzogiorno:

Marilù Faraone Mennella: «Politica fuori da NaplEst»

L’imprenditrice: qui non faremo la stessa fine

NAPOLI — Dopo il fallimento di Bagnolifutura, non teme che la politica rovini anche NaplEst?

«Non ho questo timore. NaplEst ha dentro di sè gli anticorpi giusti per evitarlo. Ma è giusto riconoscere che, sempre più spesso, quando la politica è troppo dentro le cose, fa guai. Bagnoli non è l’unico esempio, c’è anche l’Expo».

L’imprenditrice Marilù Faraone Mennella è a capo del comitato NaplEst (l’operazione di riqualificazione dell’area orientale di Napoli), che ha «blindato» contro assalti esterni.

Dunque la politica è assolutamente bandita?

«NaplEst nasce da principi opposti a quelli di Bagnolifutura. E’ un comitato di privati che si sono messi insieme nel 2010, tutti detentori di iniziative immobiliari proprie in cui erano stati investiti capitali per acquisire terreni e sviluppare progetti; iniziative in parte già terminate, dal momento che fin dall’inizio avevamo autorizzazioni di vario tipo. Nel 2010 c’era la tragedia dei rifiuti che aveva coinvolto Napoli e si pensò di fare fronte comune investendo quattrini propri. Non abbiamo neanche un euro di finanziamento pubblico e questo è un altro degli anticorpi cui facevo riferimento».

Siete una alternativa al pubblico?

«Non è esattamente così. Avendo prodotti immobiliari da vendere, tutti importanti in una logica di mercato, tutti presenti nell’area orientale, pensammo ad un progetto. Il paragone con Bagnolifutura, una Stu pubblica con i limiti che spesso ci sono, non è possibile. In termini di fare, programmare, produrre reddito, gestire i bilanci con un principio aziendalista abbiamo scelto di condividere le responsabilità nella gestione di un corpo di mezzo. Notiamo le carenze del pubblico a tutti i livelli, ma andiamo avanti con obiettivi concreti operando in maniera trasparente e stimolando le pubbliche amministrazioni a fare di più e meglio».

La struttura non ha un vertice, lei è un ‘‘primus inter pares”. Anche questo è un anticorpo efficace?

«Sì, noi siamo un comitato. Non ho voluto niente di più strutturato. Siamo liquidi, tutti sentono la responsabilità di portare avanti un obiettivo, tutti scommettono con il proprio portafoglio. L’autodeterminazione di ciascuno è molto forte e non ci sono cariche che si perpetuano, se non legate ad obiettivi. Siamo molti uniti con una governance trasparente e chiara. Fin dal primo momento abbiamo interloquito con le pubbliche amministrazioni locali, proponendo e firmando con loro un protocollo attraverso il quale NaplEst si è fatta promotrice nel 2011 della individuazione di infrastrutture non solo hard — fogne e strade — ma anche sociali, nell’area dove ricadono gli interventi dei gruppi».

Insomma, avete ribaltato le posizioni rispetto al ruolo della politica?

«In qualche modo sì. La Comunità europea per la prima volta, un caso unico, ci ha riconosciuto un ruolo formale, consentendoci di stare nella cabina di regia del grande progetto di Napoli orientale. Abbiamo il controllo, la verifica e lo stimolo alla spesa dei fondi comunitari. La cosa in fondo è semplice: dobbiamo avere tutti molto chiaro che la politica non va eliminata, poiché ci vogliono interlocutori che svolgano il proprio ruolo. Non occorre inventarsi nulla, le norme ci sono già. Basta applicare le leggi comunitarie e quelle nazionali, avendo la pazienza di studiarle».

Se dovesse definire il vostro ruolo?

«In senso europeo viene definito come ‘‘sussidiarietà orizzontale”. Quella verticale è tipica dei governi, quella orizzontale coinvolge i corpi intermedi che hanno poteri e ruoli e sono forniti di regole trasparenti. Io non amo le leggi speciali e i commissari e la Campania è stata spesso teatro di queste iniziative. Dove si annidano quello che Squinzi, nell’intervento di tre giorni fa alla convention di Confindustria, ha definito come il seme negativo, che è quello della corruzione». Anna Paola Merone

Ecco l’intervista a pomicino:

«Il crac della società mista? Con Fintecna l’avremmo evitato»

NAPOLI — Non ha mai avuto dubbi. «Era un esito prevedibile e previsto appunto da vent’anni». Per Paolo Cirino Pomicino il fallimento di Bagnolifutura spa e più in generale del «sogno» Bagnoli è stato il frutto inevitabile di una scelta di fondo sbagliata: «Non affidare la bonifica e la realizzazione del progetto di riqualificazione alla Fintecna», vale a dire la società pubblica di proprietà della Cassa depositi e prestiti, «che era proprietaria dei suoli e che aveva risorse e professionalità adeguate all’obiettivo». Pomicino ne parla col consueto disincanto, nel quale si annullano il legittimo autocompiacimento per aver dato il là all’ipotesi di riconversione turistica dell’ex area Italsider e la delusione per la «sciagurata gestione» dell’idea iniziale. «La proposta di risanamento dell’area — ricorda — risale al 1991 quando il sottoscritto era ministro del Bilancio. Insieme con uno straordinario gruppo di intellettuali di orientamenti culturali diversi demmo vita a Neonapoli. Si ipotizzava la realizzazione di una serie di opere mai nemmeno immaginate nella nostra Napoli. Il risanamento di Bagnoli sarebbe stato un pezzo di un progetto più generale chiamato Utopia che prevedeva il recupero anche delle aree siderurgiche di Piombino e di Genova e la delocalizzazione delle attività appunto di Genova e Napoli. Naturalmente, quando proponemmo tutto questo, Antonio Bassolino si schierò a difesa dello stabilimento siderurgico». Dal 1991 al 1993: solo due anni, ma due anni in cui la politica e la società italiana vissero trasformazioni epocali. E così, mentre Pomicino e gli altri protagonisti della prima repubblica scomparivano dalla scena politica, Bassolino ascendeva sulla poltrona più importante del Comune di Napoli. «Fu commessa — ricorda l’ex ministro — una serie impressionante di errori, da Bassolino, ma anche da Rastrelli (l’ex governatore di An eletto nel 1995, ndr). Soprattutto, anziché affidare tutto a Fintecna, si preferì creare una sorta di municipalizzata, senza né soldi, né esperienza. Peraltro, mi dispiace che Bagnolifutura sia fallita nelle mani di una persona di elevate qualità morali e professionali come Omero Ambrogi».

Secondo Pomicino l’esempio da seguire sarebbe stato quello della realizzazione del Centro direzionale. «In quel caso a portare a compimento l’opera fu una società pubblica (la Mededil, ndr) che poteva mettere in campo risorse e professionalità. Perché Bassolino, Rastrelli e gli altri non hanno seguito la stessa strada per Bagnoli? E se proprio vuole sapere la verità, le dico che non si è trattato di una scelta “dolosa”, al contrario in questi venti anni siamo stati sovrastati dal dilettantismo demagogico e dal pressapochismo amministrativo. Oltretutto, chi aveva responsabilità di governo se avesse affidato a Fintecna la realizzazione delle bonifica e tutto il resto, si sarebbe scrollato di dosso tutte le responsabilità». Un’ultima amara considerazione. «Ora, rischia di fare la fine di Bagnoli anche il porto. Eppure tanti professionisti qualificati come recentemente Aldo Loris Rossi hanno proposto soluzioni di alto profilo per il rilancio. Invece si continua a discutere sulla presidenza dell’Autorità. Roba da terzo mondo. Anzi no, da quarto o anche da quinto». Gimmo Cuomo

Porto Fiorito: un altro caso Bagnoli nell’indifferenza dei giornali

Porto Fiorito corradiniOggi come avevo già previsto ieri (clikka) i giornali (nonostante li avessimo chiamati tutti), non hanno proprio considerato che noi di Ricostruzione Democratica su Bagnoli Futura avevamo previsto tutto, proponendo il 16.10.2012 la liquidazione della società che oggi avrebbe salvato 150 milioni di beni dei cittadini napoletani e dato il tempo di risolvere il problema dei 53 lavoratori, dando anche la possibilità di  una riprogrammazione per l’area. Oggi, infatti, abbiamo avuto solo un trafiletto su Il Mattino.

Ebbene, sui giornali, tal volta mi è difficile non dare ragione a grillo. Oggi tutti, compresi i veri responsabili del disastro Bagnoli hanno parlato e sono stati intervistati riabilitandosi, agli occhi dei cittadini meno informati.

I giornali hanno fatto parlare coloro che hanno ingrassato i loro consensi elettorali spendendo i soldi dei contribuenti male, anzi malissimo, e lasciando una eredità pesantissima ai napoletani!

La stampa cittadina avrebbe sicuramente potuto darci lo spazio che meritavamo almeno per far capire che c’è anche una politica buona che cerca di fare l’interesse pubblico. Per fortuna ci sono i Blog ed i social network.

Il sospetto è che ci siano degli ordini di scuderia: adesso che ha vinto renzi tutti allineati e coperti, dobbiamo riabilitare tutto il pd. Solo che così facendo non si farà mai il bene del pd stesso perché le tante persone perbene che ci sono e che si impegnano si troveranno sempre la strada sbarrata dai potenti che di fatto comandano anche i giornali.

Mi sarebbe, infatti, piaciuto che almeno qualche giornalista avesse chiesto come mai Bagnoli Futura aveva maturato tutta questa debitoria e come mai i controlli sulle bonifiche venivano, diciamo, addomesticati, almeno secondo le ipotesi della magistratura inquirente, nonché come mai Bagnoli Futura avesse acquistato suoli dalla FINTECNA pagandoli come oro nonostante ci volessero somme di gran lunga superiore al loro valore per bonificarli.

Niente di tutto questo! Non una domanda diciamo pepata in grado di far capire ai cittadini dove sta il marcio! Tutti a sparare a zero sull’amministrazione con lo scopo di far passare nel dimenticatoio le loro colpe ben più gravi!

Visto il risultato, adesso nell’esercizio della nostra inascoltata “arte divinatoria” vi svelo, per la seconda volta, che un’altra Bagnoli Futura c’è anche alle porte di San Giovanni e si chiama Porto fiorito (clikka).

Proprio per lasciare traccia, che spero non servirà solo ai posteri, ho scritto l’interrogazione che vi incollo di seguito e che è stata firmata oltre che da noi di Ricostruzione Democratica, anche da Antonio Borriello del pd e da Marco Russo (gruppo misto) entrambi della zona orientale.

Nella speranza che ci sia una stampa libera in grado di leggere con indipendenza, serietà, attenzione e scrupolo la politica cittadina facendo in modo di contribuire all’alto compito di formare correttamente l’opinione pubblica!

Ecco il testo dell’Interrogazione:

Napoli, 30 maggio 2014

prot n. 59/rd/2014

 

                                                                             Al Sig. Assessore all’Ambiente

                                                                              Dr. Tommaso Sodano

                                                                             Al Sig. Assessore Infrastrutture, Lavori Pubblici e Mobilità

                                                                             Ing. Mario Calabrese

                                                                             Al Sig. Assessore Politiche Urbane, Urbanistica e Beni Comuni

                                                                             Arch. Carmine Piscopo

                                                                            Al Dipartimento Consiglio Comunale

                                                          e p.c.       Al Sig. Sindaco

                                                                           On. Luigi de Magistris

Oggetto: INTERROGAZIONE CONSILIARE urgente con risposta in aula

 Premesso

 che, come può evincersi dalle pagine dedicate sul sito web istituzionale, con delibera di G.C. 11 giugno 1999 n. 1947 e successivo atto notarile n. rep. 101156 del 10 novembre 1999, l’Amministrazione Comunale ha acquisito il complesso immobiliare denominato “ex stabilimento metallurgico Corradini” sito in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

 che, con delibera di G.C. 26 agosto 1999 n. 2832, l’Amministrazione Comunale ha approvato, ai sensi del Dm 8 ottobre 1998, il programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio della città di Napoli;

 che, nel dettaglio, il programma in parola prevedeva la riqualificazione della fascia litoranea del quartiere di San Giovanni a Teduccio con la realizzazione di un sistema di interventi integrati a livello urbano e territoriale, tra cui, così come previsto dalla variante generale al PRG, un insediamento universitario ed un porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature negli ex complessi industriali Cirio e Corradini;

 che, con delibera di Consiglio Comunale 24 novembre 1999 n. 434, si è provveduto, da un lato, all’individuazione, ai sensi dell’art. 37 bis della legge 109/94 e successive modifiche ed integrazioni, “degli interventi pubblici e di pubblica utilità da realizzarsi con il concorso totale o parziale di capitale privato”, dall’altro, all’attivazione delle procedure pertinenti l’inoltro delle proposte progettuali da parte di soggetti privati in possesso dei requisiti di legge;

che nella precitata deliberazione, tra gli interventi ritenuti prioritari ai fini della riqualificazione urbana era stato altresì individuato il “completamento della riqualificazione dell’area ex Corradini non utilizzata dall’Università Federico II° e dell’area prospiciente, di mare e di costa, per la realizzazione di un porto turistico con relative infrastrutture, nonché la realizzazione di strutture ricettive e impianti sportivi”;

che, in data 28 luglio 2000, la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. ha presentato una proposta progettuale afferente la realizzazione di un porto turistico e relative infrastrutture a terra in corrispondenza dell’ex opificio Corradini in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

che, in data 14 dicembre 2000, l’Amministrazione Comunale ha accertato in via preliminare all’esame della proposta presentata, il possesso dei requisiti di legge del proponente;

che, in data 23 dicembre 2000, Regione Campania, Comune di Napoli, Autorità portuale di Napoli, Capitaneria di Porto di Napoli, Ministero dei trasporti, Ministero dei Lavori pubblici, Università degli Studi Federico II di Napoli, ai sensi dell’art. 34 del TUEL 267/2000, hanno sottoscritto specifico accordo di programma per la riqualificazione dell’area degli ex complessi industriali Cirio e Corradini e per la realizzazione di nuove sedi universitarie, di attrezzature pubbliche, di un approdo turistico e dell’adeguamento dell’area portuale;

che nell’accordo in parola venivano altresì definiti gli elementi normativi e le indicazioni per la progettazione degli interventi, stabilendo, tra l’altro, che gli interventi previsti dovessero attuarsi mediante progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, ai sensi della Legge n. 109/1994, nel rispetto della disciplina urbanistica e delle norme di attuazione della variante generale al Prg adottata;

che, con delibera 16 gennaio 2001 n.14, il Consiglio Comunale ha preso atto del predetto accordo di programma;

che, con Decreto del Presidente della Giunta Regionale 1 marzo 2001 n. 325, pubblicato sul BURC n. 14 del 12 marzo 2001, la Regione Campania ha approvato l’accordo in parola e gli interventi previsti dalla proposta di project financing;

che, in data 16 luglio 2001, il Servizio Pianificazione Urbanistica – in relazione alla nuova disciplina urbanistica, al parere espresso dall’Unità Tecnica “Finanza di Progetto” istituita con delibera di G.R. n. 1460/2001, nonché all’istruttoria dei competenti uffici del Comune di Napoli, ha richiesto l’integrazione o parziale modifica degli elaborati progettuali presentati dalla società Porto Fiorito s.c.a.r.l.;

che, in data 2 luglio 2002, la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. ha consegnato la documentazione integrativa alla proposta originaria;

che, in data 16 aprile e 6 maggio 2003, la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. ha consegnato ulteriori documenti a modifica ed integrazione di quelli presentati;

che, in data 8 maggio 2003, Comune di Napoli ed Autorità Portuale hanno stipulato specifico accordo di programma in relazione al coordinamento delle modalità di affidamento in concessione delle aree e degli immobili di proprietà sia comunale, sia del demanio marittimo, a favore del soggetto aggiudicatario, e alla definizione del procedimento congiunto di aggiudicazione delle concessioni, così come disciplinate dall’art. 19 della Legge n. 109/1994, dalla Legge n. 84/1994 e dal codice della navigazione;

che, con delibera di G.C. 13 maggio 2003 n. 1525, è stata approvata, ai sensi dell’art. 37 ter della legge 109/94, la dichiarazione di pubblico interesse per la proposta presentata dalla società Porto Fiorito s.c.a.r.l. in ordine alla progettazione, costruzione e gestione di un porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

che, con delibera di G.C. 30 luglio 2003 n. 2903, è stata approvata la modifica della precitata deliberazione di G.C. 13 maggio 2003 n. 1525 per la parte in cui, nel dettare prescrizioni alla proposta della società Porto Fiorito s.c.a.r.l., si pongono implicitamente a carico del concessionario gli oneri relativi alla bonifica dei terreni;

che, nel mese di settembre 2003, è stato approvato il disciplinare di gara e la pubblicazione del bando relativo all’affidamento, mediante gara col sistema della licitazione privata ed eventuale procedura negoziata, della concessione per la progettazione definitiva e esecutiva, la costruzione e gestione funzionale ed economica del porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature, sulla base del progetto preliminare presentato dal promotore, società Porto Fiorito s.c.a.r.l.;

che, in data 11 marzo 2004, la commissione giudicatrice dichiarava il promotore, società Porto Fiorito s.c.a.r.l., aggiudicatario provvisorio della procedura alle condizioni di cui alla proposta presentata dallo stesso ed emendata con delibere di G.C. 13 maggio 2003 n. 1525 e 30 luglio 2003 n. 2903;

che, in data 28 maggio 2004, si è provveduto – d’intesa con il Presidente dell’Autorità Portuale di Napoli – all’aggiudicazione definitiva alla società Porto Fiorito s.c.a.r.l. della concessione per la progettazione definitiva e esecutiva, la costruzione e gestione funzionale ed economica di un porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

che, con delibera 25 luglio 2005 n. 66, il Consiglio Comunale ha ratificato l’Accordo di programma sottoscritto in data 12.7.2005 tra il Comune di Napoli, la Provincia di Napoli, l’Autorità Portuale di Napoli e Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania per la variazione alla disciplina urbanistica, di cui all’art. 144 delle NTA della Variante al PRG del Comune di Napoli approvata con DPGRC n° 323/2004;

che, in data 27 settembre 2005, è stata stipulata specifica convenzione con la società Porto Fiorito s.c.a.r.l., i cui aspetti salienti sono di seguito riportati:

  1. affidamento in concessione della progettazione definitiva ed esecutiva, della costruzione e gestione funzionale ed economica di un porto turistico con relative infrastrutture da realizzarsi in località Vigliena a San Giovanni a Teduccio;
  1. intervento di recupero di parte del dismesso opificio “Corradini”, in parte di proprietà comunale e in parte di proprietà del demanio marittimo;
  1. intervento, comprensivo delle relative opere di urbanizzazione, su aree di costa demaniale e su porzione di mare territoriale ottenuti in concessione demaniale dall’Autorità Portuale, ovvero: bacino acqueo protetto da moli e corredato da banchine di attracco per complessivi 850 posti barca; box per auto e deposito attrezzature; torre di controllo del traffico; pompa carburante; servizi idrici, elettrici, telefonici, antincendio; area cantieristica per il rimessaggio al coperto e allo scoperto per imbarcazioni; club house; aree verdi e di stoccaggio; area attrezzata e immobile per la sosta degli autoveicoli dei titolari dei posti barca o esercenti attività di servizio e commerciale dell’area portuale; attrezzature sportive e commerciali, artigianali, di servizio e ricettive complete di parcheggi pertinenziali e di aree verdi;
  1. opere infrastrutturali esterne alle aree interessate alla concessione, ovvero strada di collegamento tra via Ponte dei Granili ed area in concessione, piazza antistante l’università, molo per l’attracco aliscafi, passeggiata a mare, sistemazione della foce dell’alveo Pollena, che, dopo il collaudo, dovranno essere consegnate al Comune,

Atteso

che l’importo complessivo delle opere era di € 77.627.660,00 ed il tempo massimo di esecuzione dei lavori previsto per la realizzazione dell’intero intervento era di 54 mesi;

che per le aree e immobili di proprietà comunale la durata della concessione era stata stabilita in 99 anni con costituzione a favore della società Porto Fiorito s.c.a.r.l. del diritto di superficie sulle aree e sugli immobili per la stessa durata della concessione senza pagamento di alcun canone o corrispettivo ulteriore rispetto alla esecuzione delle opere;

che per le aree demaniali marittime ricadenti sulla linea di costa e afferenti gli specchi acquei la durata della concessione era stata stabilita in 40 anni, mentre per le rimanenti aree demaniali la durata sarebbe stata di 99 anni;

 Preso atto

 che, con deliberazione di G.C. 3 Agosto 2006 n° 3739, è stato approvato il progetto definitivo del nuovo porto turistico di Vigliena a San Giovanni a Teduccio, definendo la consegna delle aree di proprietà del demanio e delle aree e degli immobili di proprietà del Comune di Napoli;

 Ritenuto

che, per quanto risulta, pressoché nulla di quanto era stato programmato, deliberato e stipulato, sia stato realizzato;

che, a distanza di anni, sia evidente e stridente l’analogia con Bagnoli e l’area occidentale della città;

che, al tempo stesso, nell’ambito delle operazioni preliminari al cosiddetto investimento, si è persa l’esistente struttura di mq. 30,00 di area a terra e specchio acqueo dei Cantieri Navali Partenope s.r.l., che a pieno regime impiegava 30 posti di lavoro oltre l’indotto per effetto della revoca della concessione demaniale giustificata paradossalmente per pubblica utilità;

che, a fronte del nulla, sembrerebbe che, paradossalmente, i rappresentanti della società Porto Fiorito s.c.a.r.l. abbiano richiesto un allungamento della concessione;

che sia quantomeno improprio quanto ancora oggi viene riportato nelle pagine dedicate a Porto Fiorito sul sito web istituzionale, ovvero che il contributo del Comune a fronte del complesso intervento sarebbe stato esclusivamente quello della concessione degli immobili dell’ex opificio Corradini;

che, al riguardo, si sarebbe dovuto perlomeno precisare che l’acquisizione da parte del Comune dell’area in parola, concessa successivamente per 99 anni alla precitata Porto Fiorito s.c.a.r.l. a fronte della bonifica e della riqualificazione dell’area e di quanto su riportato (progettazione definitiva ed esecutiva, costruzione e gestione funzionale ed economica di un porto turistico con relative infrastrutture, ecc.), aveva comportato per il Comune una spesa di 10 miliardi di vecchie lire;

che l’Amministrazione Comunale debba con ogni urgenza chiedere conto alla precitata Porto Fiorito s.c.a.r.l. di quello che ad oggi appare a tutti come un fallimento;

che in questi anni, in diverse occasioni, anche in questa Consiliatura, si è accennato al porto turistico di Vigliena come prolungamento naturale del porto di Napoli e straordinaria opportunità di infrastrutture e servizi in grado di rispondere alle esigenze di mercato e di riqualificazione dell’area orientale;

Tanto premesso,i sottoscritti Consigliere Comunali, Gennaro Esposito, Simona Molisso, Carlo Iannello, appartenenti al Gruppo Consiliare “Ricostruzione Democratica”, ed Antonio Borriello, appartenenti al Gruppo Consiliare “Partito Democratico”,

INTERROGA

Il SIG. ASSESSORE ALL’AMBIENTE, IL SIG. ASSESSORE ALLE INFRASTRUTTURE, LAVORI PUBBLICI E MOBLITÀ, IL SIG. ASSESSORE ALLE POLITICHE URBANE, URBANISTICA E BENI COMUNI

1.- per conoscere quale sia lo stato di fatto attuale delle predette aree concesse alla Porto Fiorito s.c.a.r.l., che avrebbero dovuto essere in breve tempo (massimo di 54 mesi)oggetto di riqualificazione urbana, sociale ed occupazionale per la città di Napoli e per i suoi cittadini;

2.- per conoscere quali degli interventi previsti in concessione per l’area dell’ex opificio Corradini in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio – bonifica dell’area, progettazione, costruzione e gestione di un porto turistico con relative infrastrutture (recupero del dismesso opificio “Corradini”, bacino acqueo protetto da moli e corredato da banchine di attracco per 850 posti barca; box auto e deposito attrezzature; torre di controllo; pompa carburante; servizi idrici, elettrici, telefonici, antincendio; area cantieristica per il rimessaggio delle imbarcazioni; club house; aree verdi e di stoccaggio; attrezzature sportive e commerciali; parcheggi pertinenziali ed aree verdi; molo per l’attracco aliscafi, passeggiata a mare, ecc.) – la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. abbia realizzato in questi anni;

3.- quali provvedimenti l’Amministrazione Comunale intende adottare per lo stato in cui versa l’area oggetto della concessione e se sono riscontrabili inadempimenti agli obblighi assunti da parte degli interlocutori sia pubblici che privati, anche a tutela dei lavoratori, tali da compromettere la realizzabilità dell’intervento di riqualificazione dell’area.

F.to Gennaro Esposito

F.to Antonio Borriello

F.to Simona Molisso                                                       

F.to Carlo Iannello                                                                             

F.to Marco Russo

Chi risponderà del fallimento di Bagnoli Futura S.p.a.

auditorium-bagnoli-futura32Oggi (29.05.2014) il Tribunale di Napoli ha dichiarato il Fallimento di Bagnoli Futura, la società partecipata dal Comune di Napoli, Regione Campania e Provincia di Napoli che si sarebbe dovuta occupare del destino di bagnoli. Un duro colpo per la città che forse si sarebbe potuto evitare, visto che noi di Ricostruzione Democratica nel Consiglio Comunale del 16.10.2012 (clikka), nel quale si discuteva della ricapitalizzazione della società,  ne proponemmo la liquidazione.

In sostanza ci opponemmo con tutte le  nostre forze alla ricapitalizzazione (clikka) della società, che consisteva nella attribuzione patrimoniale della Porta del Parco, del Parco dello Sport e del Turtle Point, beni dal valore di decine di milioni di euro, dicendo chiaramente che tale attribuzione patrimoniale avrebbe messo a rischio proprio i citati beni che, invece, dovevano essere trasferiti al patrimonio indisponibile del Comune.

Adesso il problema è che questi beni saranno attratti al fallimento per soddisfare i creditori di Bagnoli Futura seppure realizzati con soldi pubblici provenienti dalla Comunità Europea, col rischio di doverli restituire alla stessa Comunità Europea aggiungendo danno a danno.

Ovvio che non abbiamo capacità divinatorie, ma era facile capire che una società con una debitoria così accentuata rischiava di fallire e non era opportuna una tale attribuzione patrimoniale che oggi, se la decisione del Tribunale Fallimentare dovesse essere confermata, potrebbe dare luogo ad una evidente responsabilità per danno erariale della giunta e di coloro che hanno votato quella delibera anche tenuto conto del fatto che in aula tutte le questioni connesse ad un eventuale fallimento le dichiarammo apertamente avvisando i consiglieri e la giunta.

L’unica cosa amara è che a promuovere il ricorso di fallimento è stata la FINTECNA, la società che è la maggiore responsabile dell’inquinamento delle aree e che è uscita sconfitta in una recente pronuncia del Consiglio di Stato che ha dato ragione al Comune di Napoli che aveva chiesto la bonifica alla medesima FINTECNA con una ordinanza sindacale (clikka).

Ora riapro la questione informazione e giornali: Ebbene mi chiedo perché i giornali non hanno seguito la nostra posizione e non ne hanno dato risalto visto che le ragioni erano assolutamente fondate? E’ possibile che l’informazione non segua l’unico gruppo consiliare che ha dimostrato più e più volte di anticipare sempre per tempo gli eventi?

Vediamo se qualcuno domani tra le tante pagine che si scriveranno sul fallimento della Bagnoli Futura scriverà che tre anime isolate avevano previsto tutto ed avvertito Sindaco, Assessori e consiglieri!

Per curiosità vi invito a leggere la proposta di emendamento che scrissi dove troverete tutti gli avvertimenti che, purtroppo, non convinsero né i consiglieri né il sindaco:

CONSIGLIO COMUNALE  DI NAPOLI

del 16 ottobre 2012

PROPOSTA DI EMENDAMENTO

DELIBERA DI GIUNTA DI PROPOSTA AL CONSIGLIO N. 661 del 09/08/2012

PREMESSO CHE:

I.- Con la delibera di giunta indicata in epigrafe l’Amministrazione ha proposto la modifica dell’atto costitutivo della società Bagnoli Futura S.p.a., dello Statuto della stessa e della convenzione stipulata tra gli enti soci della Bagnoli Futura S.p.a. e quest’ultima;

II.- scopo delle modifiche è quello di consentire alla Bagnoli Futura S.p.a. di trattenere in proprietà le opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature tra cui la Porta del Parco, il Parco dello Sport e l’acquario tematico delle tartarughe attraverso un atto di liberalità indiretto;

III.- dalla relazione del Sindaco in aula è emersa la conferma della drammatica condizione economico/finanziaria della società Bagnoli Futura S.p.a., definita a rischio di fallimento;

IV.- la grave condizione economico/finanziaria emerge anche dalle relazioni dei Collegio dei Revisori con note del 18.09.2012 e del 15.10.2012;

IV.- con i citati pareri del Collegio dei Revisori si sottolineava, infatti, anche la necessità di approfondire la compatibilità della donazione indiretta alla società Bagnoli Futura S.p.a. con la normativa relativa alla erogazione dei contributi pubblici europei che potrebbero essere revocati in caso di violazione dei vincoli di destinazione imposti dai regolamenti europei;

V.- la patrimonializzazione della società attraverso l’attribuzione di immobili realizzati con fondi pubblici allo stato non risolve le problematiche finanziarie della Bagnoli Futura S.p.a.  che, se in stato di illiquidità, in ogni caso incorrerebbe nell’obbligo di adottare tutte le misure necessarie sia alla tutela dell’interesse pubblico che a quello dei creditori;

VI.- i beni di cui si chiede con la delibera in epigrafe l’attribuzione in proprietà in virtù degli accordi vigenti devono essere trasferiti al patrimonio indisponibile dell’ente appena eseguiti i collaudi;

VII.- il grave stato di decozione della Bagnoli Futura S.p.a. dichiarato dal Sindaco e dal Collegio dei Revisori, rende opportuno l’immediato adempimento degli obblighi di trasferimento al Comune affinché al Comune stesso sia data la possibilità di imporre il vincolo di indisponibilità;

VIII.- ogni eventuale valutazione circa le scelte da adottare deve essere preceduta da una attenta verifica delle capacità della società di far fronte agli impegni ed agli obiettivi da raggiungere, dovendo, inoltre, essere preceduta dai necessari pareri di legittimità tecnica, amministrativa e contabile così come previsto dal recente Decreto Legge n. 174/2010 art. 3 e s.s. allo stato non ancora acquisiti agli atti;

IX.- prima di ogni attribuzione patrimoniale è inoltre necessario acquisire il piano industriale della Società Bagnoli Futura S.p.a.

Tutto ciò premesso e ritenuto ed a mente dell’art. 44 del vigente Regolamento Consiliare si propone l’adozione del seguente emendamento:

1.- Abrogare i punti 2 della parte dispositiva della delibera in oggetto, ivi compresi i punti sub 2) da i) ad vii);

2.- sostituire la parte dispositiva abrogata con il seguente testo:

.-  Alla luce delle considerazioni svolte chiedere la immediata convocazione di una assemblea degli azionisti, con all’ordine del giorno la verifica della messa in liquidazione della società Bagnoli Futura S.p.a. e la nomina di un liquidatore che verifichi la percorribilità di ogni procedura volta al ripianamento dei debiti anche attraverso le procedure concordatarie vigenti.

I proponenti:

Simona Molisso

Carlo Iannello

Gennaro Esposito

Al CAAN si perde il pelo ma non il vizio di nominare gli amici

diana

Posso dire che forse ce l’aspettavamo. In Comune, ancora una volta, abbiamo dimostrato che del cambiamento e del rinnovamente, quando si tratta di esercitare un potere, non c’è verso di cambiare. Ancora una volta nonostante le iniziali dichiarazioni del Sindaco sul regolamento sulle nomine, c’è stato il bliz approfittando della distrazione elettorale per tentare di far passare la cosa sottobanco. Per fortuna sia il Mattino di Napoli che il Roma hanno dato spazio alla notizia della palese violazione degli accordi politici dell’amministrazione sul regolamento sulle nomine. Ancora una volta, si è premiato un politico (diciamo uscito fuori dal circuito elettorale) privo di ogni esperienza manageriale. Si è rinominato lorenzo diana a capo del CAAN nonostante a distanza di oltre un anno non avesse provveduto a fare in modo che fosse rispettata una decisione del Consiglio Comunale. In sostanza nel Comune di  Napoli è invalsa l’usanza di dare il premio per il mancato raggiungimento del risultato!

Evidentemente si è temuto di mettere a confronto il curriculum vitae (clikka) del diana e degli altri nominati con quelli che sarebbero potuti arrivare mettendo a bando la nomina così come dispone il nuovo regolamento. Sono però soddisfatto perché siamo riusciti a mettere al centro dell’attenzione l’unico vero problema della politica: quello delle nomine agli amici degli amici per ragioni di consenso elettorale di cui proprio in questi giorni si è molto sentito parlare.

Una nota non polemica sui siti del Comune di Napoli e delle società partecipate, credo in violazione di legge, non ci sono i curriculum vitae dei nominati alla NapoliServizi (domenico allocca) ed alla NapoliHolding (alessandro nardi), sarà un caso o ci dobbiamo preoccupare?

Eccol testo definitivo del regolamento (clikka)

Degli articoli che vi incollo condivido tutto:

Estratto da pagina 29 di MATTINO NAPOLI del 27-05-2014 – Autore: VITTORIO DEL TUFO

Una mossa sbagliata

Il commento Una mossa sbagliata Vittorio Del Tufo II Pd vola anche a Napoli (41%) e a De Magistris manda subito a dire: «Ora in città può aprirsi una fase nuova». Un messaggio chiaro che mette fine a un lungo travaglio e a tentennamenti infiniti. Il partito di Renzi si prepara a dare la spallata finale a un sindaco in pre-dissesto, sempre più isolato e senza un «tetto» politico sulla testa? La tentazione, tra i Democrat, è forte e non c’è da stupirsi, pertanto, che De Magistris replichi all’avviso di sfratto con un segnale di pace: «La vittoria di Renzi è un risultato storico. Dimostra come il Paese voglia essere governato all’insegna di un cambiamento, anche generazionale. Si rafforza dunque il mio convincimento in merito a quanto sia indispensabile proseguire sulla strada del dialogo istituzionale, in particolare fra enti locali e governo». Da De Magistris, a questo punto, ci sarebbe da attendersi un cambiamento di rotta, una sterzata in direzione del dialogo, finalmente costruttivo, con il primo partito della città. L’esigenza, se non altro, di condurre a termine una consiliatura sempre più traballante – di portare a casa, politicamente, la pelle – dovrebbe indurre il sindaco a lasciarsi alle spalle la stagione dell’arroccamento e delle decisioni solitàrie. Dovrebbe indurlo, semmai, a chiedere al Pd che vola sulle ali di Renzi un’assunzione diretta di responsabilità nelle scelte amministrative e nel governo della città. E invece, proprio mentre il gruppo dirigente dei Democratici brinda a un successo del tutto insperato, il sindaco, in barba alle nuove regole sulle nomine delle Partecipate, decide di imporre uomini di sua fiducia, e finanche un suo stafiìsta, nel consiglio di amministrazione del nuovo Centro agroalimentare. Appena due settimane fa, il consiglio comunale aveva approvato a maggioranza la delibera sulle modifiche al regolamento per le nomine all’interno di enti, istituzioni e società, riducendo drasticamente la discrezionalità del sindaco nella scelta dei vertici delle Partecipate e imponendo una selezione meritocratica del personale fondata sulla valutazione di curriculum dei candidati, visionabili da chiunque sulla Rete. De Magistris si era detto d’accordo «purché non prevalga – aveva chiarito – un eccesso diformalismo e burocratizzazione». Al primo banco di prova, il sindaco ha deciso invece di giocare d’anticipo su quell’accordo, non ancora entrato in vigore, ed è entrato a piedi uniti sulla nomina dei vertici del Caan. Ragioni di opportunità, prima ancora che di coerenza politica, avrebbero dovuto sconsigliare a De Magistris una mossa che rischia di apparire come una prova di forza e di trasformare le assunzioni nelle municipalizzate in uno strumento per blindare il consenso. I risultati, modesti, dell’azione amministrativa si sono già incaricati di dimostrare che con la linea dell’arroccamento non si va danessunaparte. Ma evidentemente, la coazione a ripetere gli stessi errori è più forte del desiderio di voltare pagi- -tit_org- Una mossa sbagliata

Il Mattino di Napoli

Lettieri attacca: metodo vergognoso Rd: ha violato anche le quote rosa

Lettíeri attacca: metodo vergognoso Rd: ha violato anche le quote rosa Le reazioni Accuse al presidente Diana: «Riconfermato senza meriti» n Pd: decisione irrispettosa Valerio Esca Le nomine del Caan non sono piaciute all’opposizione del sindaco Luigi de Magistris. Piovono sul primo cittadino critiche sia da Ricostruzione democratica, proponente della delibera sulle nomine approvata in Consiglio comunale meno di due settimane fa, che da pezzi di Pd. Mentre per il centrodestra è un assist a porta vuota. I tré rappresentanti scelti dal Comune nella società consortile sono Lorenzo Diana, riconfermato presidente; Angelo Capasse e Carmine Giordano come consiglieri, quest’ultimo staffista del sindaco a titolo gratuito. Il più critico è il consigliere di Rd, Gennaro Esposito, che sottolinea: «Noi ci sentiamo mortificati come Consiglio comunale. Queste nomine anche se amministrativamente corrette, nonio sono dal punto di vista politico. Nominare un suo staffista in una società partecipata del Comune è scandaloso». Esposito poi rincarala dose: «Ð sindaco non potendolo inquadrare come staff ha pensato bene di dargli l’incarico in un Cda». Il consigliere di opposizione ne ha per tutti, non risparmia nean che il presidente riconfermato: «Si premia Lorenzo Diana che non è stato capace di raggiungere gli obiettivi che il Consiglio comunale gli aveva assegnato, come il fatto che il mercato ittico dovesse rimanere a piazza Duca degliAbruzzi, come sostenuto in un atto approvato un anno fa». Il consigliere ne fa poi un fatto di competenze: «È un laureato in lettere, oltre che attivista m associazioni anticamorra e segretario della commissione antimafia al Senato. Ma esperienze in campo manageriale non ne ha mai avute. Il sindaco ha dunque pensato bene di nominarlo immediatamente per evitare confronti imbarazzanti con i curriculum se si fosse fatto l’avviso pubblico, come previsto nel nuovo regolamento delle nomine». «Siamo proprio alla solita spartizione delle prebende» aggiunge Esposito, che racconta poi un retroscena: «Quando ci riunimmo nella saletta alle spalle dell’aula consiliare di via Verdi, con il consigliere di maggioranza Lebro ci spiegarono che occorreva un po’ di tempo prima di poter far entrare in vigore il regolamento per allestire gli uffici, farpartìre gli avvisi e mettere in piedi la pagina web. Noi accettammo perché non eravamo stati messi a conoscenza delle scadenze immediate su alcune nomine come appunto quella del Caan». Insomma il clima si fa rovente. Basti pensare la che capogruppo di Rd, Simona Molisso, è pronta a «scrivere al ministero» per «il mancato rispetto delle quote rosa». «Nel regolamento e’ è il richiamo alla normativa vigente rispetto delle quote rosa. Non mi resta che denunciare la cosa al ministero visto che all’amministrazione avevo già segnalato II centrodestra II leader: uno sfregio al regolamento Moretto: grave che l’ex pm decida tutto da solo la questione con un’interrogazione in Consiglio. Solo una delle partecipate del Comune rispetta le quote rosa nei Cda. Attiverò a questo punto il procedimento sanzionatorio previsto perlegge». Il capo dell’opposizione Gianni Lettieri, lascia il suo commento ad un cinguettio: «In sfregio al regolamento comunale ed a quanto promesso nei giorni scorsi, al Cda del Caan hanno nominato uno staffista. Il metodo De Magistris è e resta vergognoso» tuona su twitter il presidente di Fare Città. Piuttosto sorpreso Antonio Borriello del Pd: «Penso che il sindaco dopo la dichiarazione rilasciata al Mattino nelle settimane scorse in modo molto chiaro aveva affermato che avrebbe attuato il regolamento sin da subito. Fare le nomine senza evidenza pubblica, così come declinato dalla delibera, sarebbe un errore e soprattutto un atto irrispettoso nei confronti dell’assemblea. Inoltre essendo a scadenza ordinaria poteva anche aspettare un mese, non c’era fretta di farle ora». Per Vincenzo Moretto di Fratelli d’Italia il sindaco «non ha violato il patto della delibera visto che non ha avuto effetto immediato». «La cosa che mi lascia perplesso – sos

tiene il consigliere di centrodestra – è il fatto che il sindaco continui a nominare persone legate alui. Amici, parenti, conoscenti, ora anchestaffisti.Una volta decidevano i partiti della maggioranza, oggi decide uno solo, senza nemmeno il rispetto del ruolo dell’opposizione». ORIPRODUZIONERISERVATA -tit_org- Lettieri attacca: metodo vergognoso Rd: ha violato anche le quote rosa

 Il caso nomine

Caan, blitz del sindaco un suo staffista nel Cda = Nomine Caan, nel Cda uno staffista del sindaco

Non applicate le nuove regole; è bufera De Magistris non applica le nuove regole e impone uomini di fiducia. L’ira delle opposizioni

Il caso nomine Caan, blitz del sindaco unsuostaffistanelCda Non applicate le nuove regole: è bufera Nomine al Caan (Centro agroalimentare): De Magistris non applica le nuove regole, secondo le quali i prescelti a ricoprire le cariche devono essere selezionati con il curriculum, e impone uomini di sua fiducia. Nel CdA anche uno staffista del sindaco. Critiche sia da Ricostruzione democratica che da pezzi di Pd. E Ã opposizione insorge. > Esca e Roano a ðàä. 41 La partecipata, il caso Nomine Caan, nel Cda uno staffista del sindao De Magistris non applica le nuove regole e impone uomini di fiducia. L’ira delle opposizio Si rinnova il Consiglio di amministrazione del Caan – il Centro agroalimentare di Volla – i mèmbri da 8 scendono a 5, ma è polemica sulle nomine del Comune. Polemiche che arrivano dal fronte delle opposizioni perché il sindaco Luigi de Magistris non awebbe rispettato il regolamento varato dal Consiglio comunale secondo il quale i prescelti a ricoprire queste cariche devono essere selezionati con il curriculum. L’articolo 1 recita così: «Ogni nomina, designazione e revoca di rappresentanti del Comune di Napoli presso Enti, Aziende, Società ancorché consortili ed Istituzioni deve essere eseguita nel pieno ed incondizionato rispetto dei principi costituzionali di buon andamento, imparzialità, partecipazione e trasparenza della Pubblica Amministrazione in modo da assicurare la migliore scelta nell’interesse cittadino per capacità, competenze, integrità ed imparzialità». Regolamento, che, tuttavia, non è ancora in vigore. Polemiche che si concentrano sulla nomina, in particolare, di un consulente a titolo gratuito da tré anni dello stesso sindaco, proveniente dal Mibac, si tratta di Cannine Giordano e per la nomina di Alberto Capasso vicepresindente regionale del presidio slow food. Giordano e Capasso sono le due nuove entrate vo lute da de Magistris, quali consiglieri del Cda, confermato invece alla presidenza Lorenzo Diana. Un Cda che si completa con l’ingresso di Pietro Russo in quota Camera di Commercio socio del Caan e dell’avvocato Cristina Riccardi per conto del Comune di Volla dove risiede il centro. Per il collegio sindacale entrano Monica Franzese, Luigi Maria Rocca e il dottor Sibilio. Detto questo, la cura dimagrante è dovuta all’effetto della spending review e perché fl Comune è in stato di predissesto, tagli che portano un risparmio di circa 60mila euro sulle spese dello stesso Cda. Diana guadagnerà 53mila euro l’anno (il 60 per cento dello stipendio del sindaco) e i due consiglieri 15mila euro, tutte cifre al lordo. È il presidente che spiega come stanno le cose: «Sul regolamento – spiega Diana – c’è un parere del ministero degli Interni e ad ora non è vigore e su questo non ci piove, decorre da quindici delle pubblicazione e non è stato ancora pubblicato. Ma il tema è un altro e riguarda la vita dello stesso Caan». La sostanza è questa secondo Diana: «I bilanci delle società vanno approvati entro il 31 marzo e dall’assemblea dei soci entro il 30 aprile. Per cui il cda ha dato mandato al presidente per la convocazione dell’Assemblea dei soci al 30 aprile. Bisogna sapere che i cda decadono con l’approvazione del terzo bilancio ed è il caso in questione. Andata deserta l’assemblea del 30 aprile ci siamo aggiornati al 19 maggio senza chiudere l’assemblea in prosieguo la stessa assemblea si è aggiornata a ieri». E si arriva alle nomine: «Premesso che il regolamento non è in vigore, e non è applicabile in maniera retroattiva perché la procedura è iniziata a marzo, se non avessimo approvato il bilancio avremmo lasciato il Caan senza guida in un momento decisivo. Dopo perdite per 5 milioni negli ultimi anni abbiamo per la prima vol- ta avuto un bilancio che un segno positivo per mezzo milione e un risparmio di spese per circa 32,5. Dati che mi sono costad altre lettere minatorie che ho denunciato al questore e in Procura», n presidente del cda non sfugge alla questione nomine e spiega ancora: «Per mettere in piedi la procedura del regolamento avremmo dovuto fare il bando,

nominare una commissione esaminatrice, quindi tirare le somme. Si sarebbero persi tré mesi. E ci tengo a sottolineare una cosa: sono state lispettate le quote rosa». lu.ro. La struttura II Centro agroalimentare di Napoli ha sede a Volta; a sinistra il presidente riconfermato Lorenzo Diana -tit_org- Caan, blitz del sindaco un suo staffista nel Cda – Nomine Caan, nel Cda uno staffista del sindaco

 Estratto da pagina 25 di ROMA del 27-05-2014 – Autore: PFRATT

Consiglio ridotto da cinque a tre, entrano Alberto Capasso e lo staffista del sindaco Carmine Giordano

Caan, nuovo Cda: ma con le vecchie regole

PARTECIPATE Consiglio ridotto da cinque a tre, entrano Alberto Capasso e lo staffista del sindaco Carmine Giordai Caan, nuovo Cda: ma con le vecchie regole NAPOLI. Il Comune rinnova il Cda del Caan, il centro agroalimentare di Volla, ma senza rispettare il nuovo regolamento sulla trasparenza delle nomine nelle società partecipate, approvato dal consiglio comunale il 15 maggio scorso, a dispetto di quanto promesso dal sindaco Luigi de Magistris all’indomani della votazione. Il decreto sindacale numero 45, infatti, è stato pubblicato ieri mattina direttamente sull’Albo Pretorio, senza la preventiva pubblicazione dei curricula dei candidati, così come prevede il nuovo regolamento, e non porta la firma del sindaco, bensì quella del suo vice Tommaso Sodano. De Magistris, infatti, ieri era ancora in Medio Oriente in visita istituzionale. Ma non finisce qui. Se viene confermato alla presidenza del Cda Lorenzo Diana, fanno il loro ingresso come consiglieri, invece, Alberto Capasse e Cannine Giordano, staffista del sindaco a titolo gratuito nonché l’unico con la laurea tra le new entry. Prenderanno entrambi un gettone di presenza di 230 euro. Il regolamento sulle nomine, è bene precisarlo, tecnicamente non è entrato ancora in vigore, in quanto nella seduta consiliare del 15 maggio l’assemblea non votò per l’immediata esecutorietà, per consentire – questa la motivazione del Comune – la preparazione degli uffici al nuovo sistema. Un’esecutorietà che, comunque, scatta in automatico dopo 15 giorni. Quindi, sarebbe bastato aspettare la fine di questa settimana. «Una mossa scorretta — commenta Gennaro Esposito, consigliere di Rd ed estensore del regolamento -. Se dal punto di vista amministrativo le nomine possono essere legittime, da quello politico sono uno schiaffo in faccia ai consiglieri ed alla maggioranza che hanno votato il provvedimento. Ci saremmo aspettati che il primo cittadino accogliesse subito lo spirito del regolamento e l’indicazione fornita dall’aula, selezionando le nomine sulla base del confronto dei curricula. C’è, poi, la nomina di Cannine Giordano, che del sindaco è collaboratore a titolo gratuito. Inoltre, l’esperienza di Diana al Caan non mi pare positiva, considerando la lentezza con la quale è stata trattata la questione del mercato del pesce». Il Cda, intanto, in vigore per i prossimi 3 anni, viene ridotto da 5 a 3 componenti, in ossequio alla spending review. Scompare la figura dell’amministratore delegato. Non confermata l’uscente Valentina Sanfelice di Bagnoli. PFROT Lorenzo Diana confermato -tit_org- Caan, nuovo Cda: ma con le vecchie regole

Bagnoli e Città della Scienza

città della scienzaBagnoli è una ferita aperta nella città di Napoli, pertanto, credo sia utile leggere la delibera di Giunta Regionale n. 120 del 24.04.2014 (clikka), con allegati: 1) il protocollo di intesa (clikka); 2) Relazione Tecnica (clikka); 3) Accordo di programma quadro (clikka); 4) piano finanziario (clikka); 5) Programma degli interventi (clikka).

Dalla lettura di questi atti si capisce che Città della Scienza dovrà essere il motore di sviluppo dell’intera area di Bagnoli. Atti, peraltro, che poi dovranno essere approvati anche dal Consiglio Comunale, o meglio semplicemente ratificati, visto che sarà pressoché impossibile modificare alcunché, con buona pace, non solo della democrazia partecipata, ma anche di quella rappresentativa.

Ebbene, nella relazione tecnica si legge che gli obiettivi globali dell’Accordo di Programma sono: 1) “quello politico con l’obiettivo di dare una chiara e forte risposta all’atto criminale ricostruendo dove era lo Science Centre incendiato; 2) quello economico con l’obiettivo di mettere il potenziale tecnico e simbolico di città della scienza al servizio della città, rafforzando la sua funzione pubblica, grazie alla sua capacità di coniugare cultura e scienza, ambiente e natura, con l’obiettivo di essere tra i soggetti promotori dello sviluppo economico, di attrattore dell’innovazione, di creazione di lavoro vero nell’area”.

Ora non voglio certo riportare qui tutti i passi degli atti che ho avuto modo di esaminare ma, l’impressione che ho avuto, è che gli atti siano usciti direttamente dagli uffici di città della scienza, vista la pressoché totale celebrazione della Fondazione IDIS e la assoluta mancanza di qualsivoglia riferimento sia alla importante Ordinanza del Sindaco (clikka) di qualche mese fa, (confermata, peraltro, in via cautelare anche dal Consiglio di Stato), che impone alla stessa Città della Scienza di esibire i Certificati di avvenuta bonifica dell’area, sia di una importante iniziativa cittadina, attraverso la quale si sono raccolte oltre 10.000 firme, che poi ha portato all’adozione di una delibera Consiliare con la quale si è stabilito che la linea di costa di bagnoli coroglio dovrà essere ripristinata con la realizzazione di una grande spiaggia pubblica per i napoletani.

Bagnoli rappresenta il luogo di grandi ed accesi contrasti, tra i sostenitori di Città della Scienza, che la vogliono ricostruita la dov’era e coloro (le assise cittadine e molti comitati spontanei) che, invece, vogliono il ripristino della legalità attraverso il rispetto del PRG e dei vincoli paesistico/ambientali che impongono la delocalizzazione dei manufatti incendiati per lo meno al di la della strada per lasciare completamente libera la spiaggia.

In questo caso la scelta dell’amministrazione regionale è stata precisa, ha vinto Città della Scienza. Nella relazione tecnica, infatti, si legge: “In fase di progettazione si provvederà al massimo arretramento del museo dalla linea di costa, obiettivo che sarà realizzato introducendo modifiche strutturali al museo che porteranno all’eliminazione delle ultime due campate più prospicienti il mare liberando così da costruzioni un’area che sarà destinata alla fruizione pubblica“.

Ad ogni buon conto i numeri sono questi: l’intervento costerà €. 69.557.520,00 di cui 27.241.520,00 messi dalla Fondazione IDIS (immagino provenienti dalla raccolta fondi e dall’assicurazione).

La cosa che non mi quadra, oltre alla procedura assolutamente unilaterale e non condivisa, è sempre la stessa: A capo della fondazione IDIS, che opera in regime di diritto privato, nata nei primi anni novanta, a suon di miliardi di lire (circa 100) nell’epoca bassoliniana, ci sono sempre stati Vittorio Silvestrini (presidente) ed Enzo Lipardi (direttore generale) e non vi è stato mai un cambio di persone, mai nessuno che abbia detto alcunché sul punto. Città della Scienza è in sostanza una  creatura di Silvestrini, pur essendo sempre stata finanziata con fondi pubblici. Ancora oggi la quasi totalità dell’intervento di poco meno di 70 milioni di euro sarà gestito dalla Fondazione Idis nominata soggetto attuatore.

Sarà forse un mio problema ma non mi sono mai piaciute le situazioni sclerotizzate che poi finiscono sempre per cerare delle posizioni di potere che tal volta è difficile giustificare…. Ovviamente le questioni che sollevano le carte che Vi ho allegato sono stante e crediamo di dover mettere in piedi una ulteriore iniziativa per poterne discutere tutti. Buona lettura.

Nelle Vele di Scampia

vele26Qualche tempo fa scrivevo di scampia e dei miei ricordi di ragazzino (clikka) giovedì scorso (22.05) sono tornato nelle Vele per vederle dal di dentro con Vittorio Passeggio.

Non so ma questi luoghi per me sono comunque vicini perché li ho conosciuti prima dello scempio e della ottusità urbanistica e sociologica che li ha violentati. Con Vittorio abbiamo parlato di quella che è la prospettiva e della necessità di andare oltre.

Il programma è l’abbattimento delle Vele che oggi sono abitate da un centinaio di persone che non trovando altro alloggio dimorano tra mura sgarrupate, ferro arrugginito, cumuli di rifiuti di ogni genere ed acqua, tanta acqua che esce dai tubi marci, sia quelli di scarico, con liquami ovunque al piano sottoposto, sia quelli di carico con acqua brillante e preziosa che va perduta in uno spreco assurdo!

Mi ha colpito una ragazza giovane, già mamma che portava nel passeggino un fagottino rosa di poscissimi mesi, alla quale Vittorio ha chiesto: “arò puort’ stu schizz’ e sole”.

Il problema che si porrà un momento prima dell’abbattimento (se mai si farà) è dove mettere queste persone che per la gran parte sono occupanti abusivi tra cui ci sono anche perone con grave disabilità. Per vivere in quei luoghi, in quelle condizioni ce ne vuole e gli occupanti non possono non essere considerati con la dignità che spetta ad ogni essere umano!

Una esperienza che mi ha lasciato un grosso senso di ingiustizia e di rivalsa, quella che sentivo da ragazzino, da incanalare nel verso giusto quello buono, della capacità di dare una risposta con l’impegno di persone capaci e competenti ed in grado di articolare un pensiero compiuto. Ecco queste persone, che pure ci sono a Napoli, oggi hanno il dovere di impegnarsi affinché nelle istituzioni ci siano persone degne di rappresentare i cittadini! Grazie Vittorio.

Ecco le Foto:

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I tartassati: TASI IMU e TARI = IUC Istruzioni per l’USO

dissestoEcco le quattro delibere relative al nuovo sistema di fiscalità locale che com’è noto si compone di tre imposte, IMU (imposta municipale unica), TASI (tassa sui servizi indivisibili) e TARI (tassa sui rifiuti) – Aliquote Imu (clikka)IUC – Regolamento (clikka), Modifica IMU clikkaAliquote TASI (clikka) – che confluiscono nella cd. IUC, approvate nel consiglio comunale del 15.05 scorso con l’astensione di Ricostruzione Democratica.

L’incastro tra norme e scadenze (a prescindere dal termine per i bilanci preventivi del 31 luglio) ha determinato l’impellenza di approvare le tariffe Tasi entro il 23 maggio, in modo tale da consentire il versamento dell’acconto entro il 16 giugno (anche se il governo ha dato una proroga fino a settembre per i Comuni inadempienti). E’ chiaro però che la non approvazione entro il termine del 23.05 avrebbe determinato seri problemi di liquidità.

L’amministrazione ha chiaramente dovuto anche regolamentare l’Imu (da cui la prima casa è esentata per legge), alla quale, la  TASI è strettamente legata dalla clausola di “equivalenza” tra vecchia Imu e nuova Tasi + Imu.

Per la TARI non si evidenziano nuovi problemi, in quanto, il suo funzionamento sarà molto simile alla TARES.

Per la Tasi, invece, i margini di manovra per il Comune di Napoli sono ristretti poiché il quadro disegnato dalla legge di stabilità e dal Salva Roma ter impone le aliquote massime per i comuni in predissesto.

Sulle aliquote le scelte operate dall’Amministrazione sono state le seguenti:

 1.- IMU su seconde case e altri immobili al massimo: 10.6 per mille con agevolazioni per le case locate con i contratti convenzionati;

 2.- TASI al 3,3 per mille sulle prime case con detrazioni di 150 e 100 euro a seconda se la rendita catastale è inferiore o superiore a 300 euro;

3.- TASI zero sulle seconde case (è da notare che fissando a zero l’aliquota sulla seconda casa, non si pone il problema di suddividere il carico tra proprietario e inquilino in caso di locazione dell’immobile).

La scelta fondamentale ci sembra sia stata quella di far diventare la TASI una tassa patrimoniale sull’abitazione di residenza.

Ciò lo si può comprendere dal punto di vista sociale (l’Imu su seconde case e attività produttive è già al massimo), ma appare discutibile sotto il profilo della congruità fiscale, in quanto l’imposta dovrebbe finanziare i servizi indivisibili e quindi gravare su tutti gli utenti di questi servizi (questo è il motivo per cui addirittura si ritiene che la norma che consente questo obiettivo snaturamento dell’imposta potrebbe essere illegittima).

Quindi, il finanziamento delle detrazioni per le prime case con bassa rendita catastale vengono finanziate esclusivamente dai proprietari di prime case con rendita più elevata (questo è il caso quindi in cui non opera il meccanismo dell’equivalenza).

L’altra scelta importante è quella di non legare, anche parzialmente, le detrazioni alla numerosità del nucleo familiare, come hanno invece fatto pochi – per la verità – grandi comuni (per es. Torino).

Va sottolineato, inoltre, che al contrario di quanto stabilisce la legge, il regolamento approvato non definisce come e quali sono i servizi indivisibili che la TASI va a finanziare, demandando questo adempimento al bilancio di previsione. Si tratta della usuale sottovalutazione degli aspetti gestionali che dovrebbero essere alla base delle scelte di una corretta e razionale politica finanziaria. Sul punto il regolamento IUC, all’articolo 40, rimanda all’allegato “C” con il quale “sono individuati i servizi indivisibili forniti dal Comune ed alla cui copertura la Tasi è diretta”.

L’allegato quindi propone un elenco di servizi, senza però far capire:

 1.- se secondo l’Amministrazione l’elenco comprende tutti i servizi indivisibili offerti dal Comune;

2.- se sono soltanto i servizi indivisibili i cui costi che verranno coperti con la TASI a prescindere dai punti precedenti;

3.- qual è il costo complessivo dei singoli servizi e qual è la percentuale di copertura di tali costi che si prevede di coprire con la TASI.

 Quest’ultima osservazione in realtà palesa il punto debole di tutta la manovra, e cioè il fatto che la delibera sulla TASI non contiene neppure un numero:

1.- nessuna stima del gettito;

2.- nessuna stima dei soggetti eventualmente esenti grazie alle detrazioni previste;

3.- nessun raffronto con la platea di prime case percossa dalla vecchia IMU (sia in versione 2012 o in versione 2013).

E’ stata, quindi, introdotta una nuova imposta che sicuramente colpirà soggetti che lo scorso anno erano esenti Imu, senza sapere neppure approssimativamente quale sarà l’impatto sui contribuenti.

Tra l’altro, come accennato, il Regolamento potrebbe essere passibile di illegittimità in quanto la norma di riferimento (comma 682 L. 147/2013) stabilisce senza ambiguità che con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 52 del Decreto Legislativo n. 446 del 1997, il Comune determina la disciplina per l’applicazione della IUC, concernente tra l’altro per quanto riguarda la TASI:

 1) la disciplina delle riduzioni, che tengano conto altresì della capacità contributiva della famiglia, anche attraverso l’applicazione dell’ISEE;

2) l’individuazione dei servizi indivisibili e l’indicazione analitica, per ciascuno di tali servizi, dei relativi costi alla cui copertura la TASI e’ diretta.”

La circostanza, peraltro, è richiamata anche dal Segretario generale nelle osservazioni alla delibera.

Quanto all’individuazione – in generale – dei servizi cosiddetti indivisibili non c’è un criterio stabilito da atti normativi. Per esclusione, quindi, vengono considerati servizi indivisibili tutti gli i servizi forniti alla collettività per i quali non è attivo alcun tributo o tariffa o provento a specifica destinazione.

Cioè il criterio finanziario prevale su quello economico: non necessariamente il servizio indivisibile deve essere diretto indistintamente all’insieme dei cittadini.

Pertanto non possono sicuramente entrare nel novero dei servizi indivisibili servizi quali la nettezza urbana o la mensa scolastica. Tipici servizi indivisibili sono, invece, il verde pubblico, l’illuminazione, servizi amministrativi come anagrafe ed elettorale, ma secondo il criterio visto, anche alcuni servizi sociali possono essere inseriti tra quelli indivisibili, sebbene siano assolutamente “divisibili”.

 Per fare due conti:

  • nel 2012 a napoli l’aliquota imu sulle prime case era il 5 per mille con una detrazione fissa di 200€ e una variabile di 50€ per ogni figlio minore di 26 anni;
  • nel 2013 le prime case erano esenti IMU (a parte i pochi spiccioli del pasticcio mini-imu che credo ben pochi abbiano versato). In questo caso, però, per un corretto raffronto, occorrerebbe tenere conto, dell’addizionale di 3 cent per mq destinata alla copertura dei servizi indivisibili che l’anno scorso venne imposta sulla TARES e che quest’anno è stata virtualmente trasfusa nella TASI.

Quindi, per una prima casa di 100 mq e 719 euro di rendita – famiglia-tipo di due coniugi con due figli abbiamo:

imu 2012

719€ (rendita catastale) X 160 (moltiplicatore fisso) = 115.040 euro (base imponibile imu)

115.040 X 5/1000 (aliquota) = 572 euro (imposta lorda)

572 euro – 300€ (detrazioni totali) = 272 euro (imposta da versare)

IMU 2013

IMU = 0€

addizionale TARES = 100 mq X 0.3 = 30€ (imposta da versare)

tasi 2014

115.040 euro (stessa base imponibile IMU) X 3.3/1000 = 380 euro (imposta lorda)

380€ – 100€ (detrazioni totali) = 280 € (imposta da versare)

pertanto:

se facciamo il raffronto con il 2012 la famiglia-tipo presa in esame paga per la TASI poco più che per l’IMU;

se facciamo il raffronto con il 2013 la differenza, nel caso in esame, è molto consistente.

Intendiamoci: il ragionamento visto sopra vale per quel tipo di contribuente non in assoluto.

Se prendessimo il caso di una prima casa di 60 mq – rendita 280 € – con nucleo familiare di una sola persona avremmo invece:

IMU 2012:  24 euro

addizionale 2013: 18 euro

TASI 2014: 0 euro

Ovviamente il tutto salvo errori o omissioni e salvo che la materia è un groviglio di acronimi di cui se non fosse stato per Stefano non ci avrei capito molto … ma a pensarci pene ho ancora molti dubbi!!!

La soprintendenza ai BB.AA. di Napoli che non soprintende

patatine fritteNon mi ha appassionato il contrasto che c’è stato tra Sindaco e Soprintendente Cozzolino e non mi è piaciuto, da un punto di vista istituzionale l’attacco che ha subito la Soprintendenza da parte del Sindaco, per il quale ho manifestato solidarietà a Cozzolino, ma solo perché credo che tra le istituzioni occorre sempre un confronto sereno e costruttivo senza incorrere nel rischio della delegittimazione.

Sento però il dovere di richiamare la Soprintendenza alle sue funzioni poiché è pressoché assente e, per quello che mi è sembrato di capire, è un luogo di timbri, carte e spesso di vessazione per i malcapitati cittadini che hanno la sfortuna di incapparci. Poi in passato non mancano gli scandali anche in questo delicato settore della P.A. (tangenti alla soprintendenza (clikka) e da ultimo c’è stato il paradossale caso dell’orto abusivo a San Martino (clikka).

E’ chiaro che la funzione di tutela di quest’organo dello Stato andrebbe rivista facendo in modo che non diventi solo il luogo del no o del si, ma un luogo di studio per verificare come le trasformazioni possano essere fatte nel rispetto dei beni soggetti a tutela. Un luogo dove le cose si fanno insieme con il privato guidato dalla mano esperta di tecnici pagati con le nostre tasse.

Per quanto riguarda i controlli, poi, assistiamo a continue invasioni in pieno centro storico, senza che la Soprintendenza faccia nulla, come sta accadendo con i numerosi esercizi commerciali che vendono le “patatine fritte” che stanno spuntando come i funghi in pieno centro storico (via Toledo, via Benedetto Croce e via San Sebastiano), con insegne verdi invadenti e mostre sporgenti rigorosamente di plastica (si spera ignifughe), per le quali mi chiedo cosa pensi o abbia pensato la soprintendenza nel dare l’autorizzazione, semmai l’abbia data, oppure se, se ne sia accorta dello scempio in corso.

Mi chiedo, infatti, se i funzionari e dirigenti girino per napoli ed abbiano quel minimo senso dell’estetica che dovrebbe essere la prima dote di un addetto alla tutela del paesaggio e dei beni storico/artistici della città.

Sembra, infatti, che questa nostra soprintendenza abbia due pesi e due misure assolutamente incomprensibili (per me che sono un profano). Da un lato, infatti, consente in pieno centro storico, scempi inenarrabili, dall’altro si impegna in battaglie di principio opponendosi all’abbattimento delle vele di scampia (clikka) ovvero pianta una grana infinita sui sampietrini delle strade.

Mi farebbe piacere, infatti, sentire cosa ne pensa il nuovo Soprintendente dell’imbustamento degli angioletti dell’obelisco di piazza del Gesù (ormai soffocati visto che sono passati oltre due anni) ovvero dell’imbustamento in corso dei cornicioni del Convitto Vittorio Emanuele in Piazza Dante che chissà quanto durerà.

Ancora non mi capacito, dopo tutta la passione messa dal Soprintendente Cozzolino sulla vicenda di Piazza Plebiscito, come abbia potuto dare parere favorevole ad un intervento assolutamente invasivo in pieno centro storico in Vico pallonetto a Santa Chiara angolo Via San Giovanni Maggiore Pignatelli (clikka) nel quale è prevista la incredibile realizzazione di un parcheggio interrato di tre piani sotto il livello stradale, tanto che, dopo aver convocato una commissione oltre un anno fa e scritto una richiesta di documenti il 09.05.2013 (clikka), rimasta senza risconto, ho dovuto inoltrare una ulteriore esplicita richiesta di sopralluogo (clikka) sia agli uffici comunali sia alla Soprintendenza stessa.

Sono curioso di leggere, ove mai mi risponderà il Soprintendente, le motivazioni che hanno determinato la Soprintendenza a dare i pareri favorevoli.

Peraltro, sull’intervento di Vico Santa Chiara ho moltissime perplessità poiché in soldoni la società esecutrice si è risparmiata oltre cinque milioni di euro di oneri di urbanizzazione in cambio della parziale destinazione ad uso pubblico di attrezzature sportive e foresterie (?). A me sembra già uno studentato ma forse mi sbaglio … Vedremo quale sarà la prossima puntata

Il testo definitivo del Regolamento sulle Nomine

gennaro consiglioTal volta mi chiedo se valga la pena impegnarsi tanto e se a tutto l’impegno poi corrispondano i risultati utili per la collettività. I dubbi sono sempre tanti e non si è mai sicuri di aver fatto la cosa giusta.

Per mio carattere diffido sempre di quelli che si sentono troppo sicuri, spesso la sicurezza nasconde una profonda superficialità. Mi fa piacere però condividere con Voi il testo definitivo del regolamento sulle nomine del Sindaco e del Consiglio Comunale che è stato il frutto, per chi mi ha seguito, di una costante e tenace battaglia di legalità e culturale che abbiamo condotto nel Consiglio Comunale.

Nonostante gli scandali all’ordine del giorno, l’ultimo qualche giorno fa, in Regione Campania con l’arresto del Presidente del Consiglio Paolo Romano, ci sono ancora alcuni consiglieri (IDV e Centro Democratico) che sostengono che la politica debba avere le mani libere nelle nomine. Credo e spero che questo approccio antistorico sia spazzato via presto.

Sul risultato del testo posso ritenermi soddisfatto. Certo non è quello di Milano, dove c’è addirittura una commissione di esperti che ha il compito di valutare l’esperienza e le capacità dei candidati, ma siamo ad un buon punto perché con questo regolamento abbiamo fatto trasparenza ed introdotto il principio della competenza nella assegnazione degli incarichi.

E’ chiaro che il Sindaco ed il consiglio comunale potrebbero sempre infischiarsene e nominare, come è accaduto, uno che non ha alcuna esperienza di settore e manageriale, ad esempio un asino o un cavallo, per fare un riferimento storico, ma ciò emergerà dal confronto dei curriculum che tutti potranno fare accedendo al web. Ora però la palla passa nelle mani dell’informazione che dovrà essere la prima a vigilare … speriamo bene

Ecco il testo:

COMUNE DI NAPOLI

TESTO COORDINATO

REGOLAMENTO NOMINE, DESIGNAZIONI E REVOCHE DI RAPPRESENTANTI DEL COMUNE PRESSO ENTI, AZIENDE, SOCIETÀ  ANCORCHE’ CONSORTILI ED  ISTITUZIONI

Art. 1 PRINCIPI

1. Ogni nomina, designazione e revoca di rappresentanti del Comune di Napoli presso Enti, Aziende, Società ancorchè consortili ed Istituzioni deve essere eseguita nel pieno ed incondizionato rispetto dei principi costituzionali di buon andamento, imparzialità, partecipazione e trasparenza della Pubblica Amministrazione in modo da assicurare la migliore scelta nell’interesse cittadino per capacità, competenze, integrità ed imparzialità.

2. (elimina trattino) Il presente regolamento si applica a tutte le nomine, designazioni e/o revoche dell’Amministrazione Comunale sia del Sindaco che del Consiglio Comunale.

ART. 2 PUBBLICITÁ

1. Il Sindaco, ovvero il Presidente del Consiglio Comunale, a seconda delle competenze, trentagiorni prima della scadenza  ordinaria entro cui deve provvedere a norma di legge, di statuto o di regolamento a nomine o designazioni di rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società ancorchè consortili e istituzioni, divulga con avviso pubblico gli incarichi da affidare e le loro caratteristiche.

2. L’avviso del Sindaco ovvero del Presidente del Consiglio Comunale, a seconda delle competenze è affisso all’Albo Pretorio e pubblicato sul sito istituzionale del Comune di Napoli, è inoltre trasmesso ai Presidenti dei Gruppi consiliari, delle Commissioni consiliari permanenti ed agli organi di informazione.

3. Nell’avviso sono sinteticamente indicate per ciascun ente, azienda, società ancorchè consortili ed istituzione:

a. l’organismo e la carica cui si riferisce la nomina o la designazione;

b. i requisiti di carattere generale e specifici e le cause di incompatibilità e di esclusione;

c. gli emolumenti a qualsiasi titolo connessi alla carica;

d. gli scopi statutari dell’ente interessato.

ART. 3 REQUISITI

1. I rappresentanti del Comune negli enti, nelle aziende, nelle società ancorchè consortili e nelle istituzioni devono possedere una competenza tecnica, giuridica o amministrativa adeguata.

2. A tal fine, i rappresentanti sono scelti considerando le qualità professionali e le competenze risultanti da esperienze professionali e/o da impegno sociale e civile.

3. Al fine di assicurare le condizioni di pari opportunità previste dall’art. 51 della Costituzione e dall’art.1 del D.Lgs. n. 198/2006, le nomine o le designazioni dei rappresentanti del Comune negli enti, nelle aziende, nelle società ancorchè consortili e nelle istituzioni sono compiute in modo da garantire che ciascun genere sia rappresentato per almeno un terzo.

4. Per i collegi sindacali o dei revisori è necessaria l’iscrizione al Registro dei Revisori Contabili, ai sensi di legge.

ART. 4  CAUSE DI INCOMPATIBILITÁ E DI ESCLUSIONE

1. Salvo le altre incompatibilità stabilite dalla normativa vigente, non può essere nominato o designato rappresentante del Comune presso enti, aziende, società ancorchè consortili  ed  istituzioni:

a. chi è in stato di conflitto di interessi rispetto all’ente, azienda, società ancorchè consortili  o istituzione nel quale rappresenta il Comune;

b. chi è stato dichiarato fallito;

c. chi ha liti pendenti con il Comune di Napoli ovvero con l’ente, l’azienda, la società ancorchè consortili , l’istituzione presso cui dovrebbe essere nominato;

d. chi è in una delle condizioni di incandidabilità, ineleggibilità, incompatibilità ed inconferibilità previste dalla legge;

e. i dipendenti, consulenti o incaricati del Comune di Napoli che operano in settori con compiti di controllo o indirizzo sulla attività dello specifico ente;

f. chi è stato nominato consecutivamente piu’ di tre volte nello stesso organismo del Comune di Napoli;

g. chi è stato oggetto di revoca della nomina o designazione del Comune per motivate ragioni comportamentali;

h. chi ricopre la carica di Consigliere Comunale, Assessore, Presidente e Consigliere di Municipalità nel Comune di Napoli;

i .chi è stato candidato  all’ultima competizione elettorale al Consiglio Comunale di Napoli e non è stato eletto, alla Provincia di Napoli, alla Regione Campania ovvero al Parlamento e non è stato eletto;

l. i magistrati ordinari, amministrativi o della Corte dei Conti in servizio;

m. chi si trovi in posizione di conflitto di interessi con il Comune di Napoli e/o l’Ente presso il quale dovrebbe essere nominato, salvo che l’interessato faccia venir meno il conflitto entro il termine prefissato dal Sindaco.

n. colui il quale si trovi in una delle situazioni che determinerebbero ineleggibilità a Consigliere Comunale.

o. colui il quale sia stato o sia sottoposto a misure di prevenzione o sicurezza o che sia sottoposto a misure cautelari personali.

p. colui il quale sia stato revocato, per giusta causa, in precedenti incarichi dal Comune o da altro Ente pubblico;

q. colui il quale sia stato o sia iscritto ad associazione segreta ;

r. colui il quale sia parente o affine entro il secondo grado, di Sindaco, Assessori o Consiglieri comunali di Napoli;

2. Il sopravvenire di una delle cause di incompatibilità e di esclusione nel corso del mandato comporta la decadenza automatica dalla nomina o dalla designazione.

ART. 5 OBBLIGHI DEI NOMINATI E DESIGNATI

1. I rappresentanti del Comune presso enti aziende, società  ancorchè consortili ed istituzioni, all’atto della nomina o designazione, devono rendere pubblica la propria appartenenza ad Organismi, Associazioni o Società che hanno rapporti con il Comune.

2. I soggetti di cui al comma 1 devono, altresì, rendere pubblica la propria situazione reddituale e patrimoniale in analogia con quanto previsto per i Consiglieri Comunali.

3. I rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società ancorchè consortili ed istituzioni si impegnano formalmente a rispettare gli indirizzi programmatici stabiliti dal Consiglio per l’ente interessato anche se formulati successivamente alla nomina.

4. I rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società ancorchè consortili ed istituzioni sono tenuti alla osservanza dei seguenti adempimenti nel rispetto di quanto previsto dalle leggi di riferimento:

a. intervenire, se richiesti, alle sedute delle Commissioni consiliari e produrre l’eventuale documentazione richiesta, ivi compresi i verbali delle assemblee; l’impossibilità ad intervenire dovrà essere comunicata con tempestività;

b. trasmettere al Sindaco, alla Presidenza del Consiglio Comunale ed ai Capigruppo consiliari l’ordine del giorno dell’assemblea ordinaria ed in particolare quello delle assemblee straordinarie;

c. trasmettere al Sindaco i programmi, i bilanci, l’ordine del giorno e le delibere degli organi;

d. presentare al Sindaco e alla Presidenza del Consiglio una relazione entro il 31 dicembre di ogni anno sulle attività dell’ente, azienda, società ancorchè consortili ed istituzione per la quale sono stati nominati o designati;

e. presentare al Sindaco e alla Presidenza del Consiglio Comunale, entro due mesi dalla conclusione dell’esercizio, la relazione informativa annuale, prevista dallo Statuto comunale, sullo stato dell’ente e sull’attività da essi svolta sulla base degli indirizzi avuti. Le relazioni sono portate tempestivamente a conoscenza dei Gruppi consiliari e sono oggetto di verifica nelle Commissioni competenti;

f. riferire al Sindaco eventuali procedure in atto ritenute in contrasto o non compatibili con gli indirizzi programmatici approvati dal Consiglio Comunale ed eventuali gravi carenze nell’attività o nella gestione aziendale.

5. Il Presidente del Consiglio comunale, su segnalazione del Presidente della Commissione Permanente competente per materia, comunica al Sindaco i mancati adempimenti di cui al comma 4, lett. a), per l’adozione dei provvedimenti di cui al comma successivo.

6. Il Sindaco contesta ai rappresentanti del Comune il mancato adempimento degli obblighi previsti dal presente articolo e, in caso di grave inadempienza, attiva la procedura di revoca.

ART. 6 PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATURE

1. La disponibilità a ricoprire una specifica carica è espressa direttamente al Sindaco mediante candidatura redatta secondo i moduli predisposti dal Comune e corredata, a pena d’inammissibilità:

a. da un curriculum in cui si dà atto del possesso dei requisiti richiesti;

b. dalla sottoscrizione di una dichiarazione di osservanza degli adempimenti ed obblighi previsti dal presente Regolamento e dal Codice etico del Comune di Napoli;

c. dalla dichiarazione di non sussistenza delle cause di incompatibilità ed esclusione previste dall’art. 4 del presente Regolamento.

2. Il termine per la presentazione delle candidature è stabilito nell’avviso di cui all’art. 2 del presente regolamento e non è inferiore a venti giorni.

ART.7 PUBBLICITÀ DELLE CANDIDATURE

1. Non oltre cinque giorni dalla chiusura del termine di cui all’art. 6, comma 2 del presente Regolamento, l’elenco delle candidature pervenute (con allegato curriculum vitae nel rispetto dei dati sensibili in base al decreto legislativo 196 del 2003) è pubblicato sul sito istituzionale del Comune di Napoli, è inoltre trasmesso ai Presidenti dei Gruppi consiliari, ai Presidenti delle Commissioni consiliari permanenti nonché agli organi di informazione.

ART. 8 INFORMATIVA DEL SINDACO

1. Il Sindaco, effettuata la scelta, deposita presso il proprio Gabinetto i nominativi dei soggetti nominati e designati, dandone notizia scritta al Presidente del Consiglio per l’immediata informazione ai Consiglieri comunali.

2. Il Sindaco dispone l’immediata pubblicazione sul sito istituzionale degli atti di nomina o designazione

ART. 9 REVOCA

1. Il Sindaco procede con proprio atto alla revoca delle nomine e delle designazioni del Comune in caso di sopraggiunta incompatibilità, di motivate gravi ragioni relative a comportamenti contraddittori od omissivi o a reiterate inottemperanze alle direttive espresse dall’Amministrazione Comunale, di inosservanza degli obblighi e delle norme stabilite dal presente Regolamento nonché in caso di reiterate assenze ingiustificate. Della revoca è tempestivamente informato il Consiglio Comunale.

ART. 10 TRASPARENZA

1. Il Comune di Napoli garantisce la trasparenza delle nomine e delle designazioni presso enti, aziende, società ancorchè consortili ed istituzioni mediante un apposito Albo pubblicato sul proprio sito istituzionale ed accessibile a tutti gli interessati, in cui sono raccolti i dati relativi agli enti, alle aziende, alle società ancorchè consortili ed istituzioni cui partecipa ed ai soggetti in essi nominati o designati.

 Art. 11

 1.Le norme previste nel presente Regolamento sono da considerarsi non applicabili nel caso che queste non  risultino  compatibili con le Leggi vigenti”

Per approfondimenti:

le nomine al CAAN (clikka)

Le nomine e le colpe dell’informazione (clikka)

il giorno dell’approvazione (clikka)

le nomine in NapoliServizi (clikka)

NapoliSevizi il banchetto delle nomine (clikka)

il sindaco opaco ed il regolamento sulle nomine (clikka)

partecipate le nomine alla vecchia maniera (clikka)

La proposta del regolamento (clikka)

Le colpe dell’informazione e l’arresto del Presidente del Consiglio Regionale della Campania

Paolo-RomanoPaolo Romano, presidente del Consiglio Regionale della Campania, è stato arrestato per le pressioni esercitate sul direttore dell’ASL Casertana per le nomine che egli pretendeva nella sanità. Ora potrà essere anche possibile che questo personaggio politico alla fine sia scagionato dalle accuse, facendo rientrare le “pressioni” esercitate in una sorta di prerogativa politica (la vedo difficile ma tutto può essere), ma ciò che i giornali non fanno affatto è la domanda provocatoria ai cittadini: Vi fareste mai mettere le mani addosso da un medico che ha avuto il solo merito di aver aiutato un politico in campagna elettorale procurandogli qualche migliaia di voti o comunque scelto senza alcuna valutazione del merito professionale o scientifico ?

Tutti i giornali si limitano al raccontino senza sollecitare nella opinione pubblica alcuna riflessione. A questa riflessione io ne aggiungerei un’altra: E’ possibile che nel Comune di Napoli è stato, dopo due anni di battaglia, finalmente approvato un regolamento sulle nomine ed in Regione Campania il tema non viene neppure accennato nonostante i continui scandali regionali e nazionali ?

Non un giornalista che abbia messo in relazione le notizie! E’ questo il modo di fare informazione? Spero che i giornali seri seguano la pista mettendo alle strette caldoro come noi abbiamo fatto in consiglio comunale con de magistris.

Lo stato in cui stiamo credo sia anche colpa dell’informazione che preferisce correre dietro lo scoop ed agli equilibri politici, senza pensare che il più alto compito dell’informazione e dei giornali è quello di contribuire a fare in modo che si formi una corretta opinione pubblica.

Da Repubblica Napoli di oggi 21.05.2014

La malasanità al telefono “Come ti sei permesso di fare quella nomina?”

Una denuncia e intercettazioni portano all’arresto di Paolo Romano. Nell’inchiesta anche il consigliere Ncd Giordano

DAL NOSTRO INVIATO

CONCHITA SANNINO

PRESSIONI indebite esercitate sul direttore generale della Asl casertana per incidere sulle nomine dei direttori, sanitario e regionale. Ingerenze esercitate anche a favore della moglie-medico di qualche amico del proprio gruppo politico. E poi telefonate dal tono vendicativo. E perfino «campagne stampa» denigratorie messe a segno su un giornale casertano, articoli che si iscriverebbero nello stesso disegno «illecito». Oltre trenta pagine di accuse. Così, a poche ore dall’apertura delle urne, crolla il sogno europeo del candidato Ncd, (all’ottavo posto in lista) Paolo Romano. Anche se non pare intenzionato a ritirare la candidatura a Bruxelles. E i suoi amici di partito si offrono di fare campagna elettorale per lui.

Un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere spedisce agli arresti domiciliari il 49enne presidente del consiglio regionale, l’ex cosentiniano che aveva rotto i ponti con l’allora sottosegretario Pdl casalese, oggi l’uomo del pacchetto da 15mila voti considerato molto

utile al debutto elettorale della nuova formazione di Angelino Alfano. L’accusa: tentata concussione per costrizione. Una contestazione, quest’ultima, riformulata dal giudice in una declinazione più grave rispetto all’iniziale ipotesi di tentata concussione per induzione, prevista dalla Procura con i finanzieri del colonnello Gaetano Senatore, sotto il coordinamento del comandante Giuseppe Verrocchi. Stessa ipotesi per gli altri tre inquisiti, per i quali il gip Sergio Enea ha invece respinto la richiesta di arresti domiciliari: si stratta del consigliere regionale, ex Idv e ora esponente Ncd, Eduardo Giordano; dell’avvocato Francesco Pecorario, già registrato come responsabile Pdl in zona aversana, e di Giuseppe Perrotta, cronista della “Gazzetta di Caserta”, tutti casertani.

LA DENUNCIA DI MENDUNI.

È il 31 luglio del 2010 quando Paolo Menduni, dg della Asl di Caserta, sporge denuncia alla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Racconta: «Sono direttore generale della Asl dall’ottobre 2011. Avevo la necessità, appena insediatomi, di nominare il direttore sanitario e il direttore amministrativo. Ma durante questo periodo ho ricevuto numerose pressioni politiche per nominare persone di fiducia del presidente Romano. Nelle predette occasioni il Romano riferiva che essendo presidente del consiglio regionale a lui spettava l’indicazione del direttore sanitario ». Quanto alle intimidazioni di cui sarebbe stato vittima, il dg precisa: «Non ci sono state minacce esplicite, ma vaghi riferimenti al fatto che se non avessi ottemperato all’invito, sarei stato sottoposto a delle pressanti attività di verifiche e controlli sulla gestione della mia azienda. Cosa poi puntualmente verificatasi. Tali pressioni si sono protratte fino al gennaio 2012, fino a quando non ho nominato come mio direttore di fiducia il dottor Gaetano Danzi. Lui stesso è a conoscenza dei fatti narrati, perché è stato avvicinato dal direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano, dottor Bottino, che gli aveva offerto di nominarlo direttore sanitario della predetta azienda al fine di indurlo a lasciare libero il posto da direttore della Asl di Caserta ».

I DIKTAT DI ROMANO.

Ma c’è un’altra vicenda all’attenzione della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Ed è la storia della nomina della dottoressa Tessitore, quale direttore del distretto di Capua, ovvero il “regno” di Romano. Ecco perché, sottolinea il gip nella misura, arriva un giorno al telefono la «furiosa telefonata» di Romano a Menduni. Il presidente lo apostrofa così: «Come ti sei permesso di mettere quella nel mio distretto? ». Aggiunge Menduni: «Dopo tale episodio sono partiti come da lui preventivati alcuni attacchi giornalistici nei quali il Romano, insieme al consigliere Eduardo Giordano, criticavano fortemente la gestione della mia azienda sanitaria, ipotizzando diversi illeciti. Inoltre il coinvolgimento di Giordano avviene a seguito di altri contrasti » su vicende di nomine e di persone non gradite a quelli che all’epoca sono gli esponenti più in vista dell’area casertana del Pdl. Tra i fatti che seminano veleni e intralciano la serenità del lavoro ai vertici della Asl, le pressioni per revocare un trasferimento della dottoressa Caputo, moglie di un altro degli inquisiti. E la nomina «nel reparto di Medicina di Aversa».

“ABBIAMO DECRETATO LA TUA FINE”.

Agli atti dell’inchiesta, anche se non riferiti alle condotte dei quattro indagati eccellenti, anche alcuni messaggi, sotto forma di sms, che sono stati recapitati al manager Menduni, ormai nel mirino di alcuni avversari politici e professionali. Uno di questi diceva così: “Abbiamo decretato la tua fine».

Nelle carte dell’accusa, firmate dalla Tributaria di Caserta sotto la direzione della Procura, anche la copia di alcuni servizi giornalistici comparsi sulla Gazzetta di Caserta che avrebbero avuto l’obiettivo di screditare stretegicamente l’operato del direttore generale. E gli inquirenti ritengono che con la stessa strategia sia stata organizzata, in consiglio regionale, una corale conferenza stampa ad opera di Paolo Romano, ma anche di altri assessori e di alcuni esponenti dell’opposizione di centro sinistra, per muovere un vero e proprio attacco concentrico contro il direttore generale che non si piegava ai suoi diktat. Un teorema del tutto «inconsistente », ribatte però l’avvocato Nicola Garofalo, che assiste Romano. «Non vedo riscontri né il fumus di indizi», aggiunge infatti il legale, spiegando di aver avuto modo di leggere «solo l’ordinanza di custodia cautelare notificata.

Le nomine al CAAN che dorme ed i timori del Sindaco per il nuovo regolamento

dissestoDopo l’approvazione del Regolamento del 15 maggio scorso (clikka), sulle nomine  in società, enti o istituzioni, ho letto molti articoli apparsi sul il Mattino di Napoli che si è occupato, quindi, di un tema centrale per il miglioramento della politica e dell’amministrazione cittadina.

Su questo importante tema credo che anche in Regione Campania, si dovrebbe iniziare a mettere mano, visto che i numerosi scandali nazionali hanno fatto dichiarare a più di un esponente del governo che occorre maggiore trasparenza ed imparzialità anche per le nomine di competenza governativa. E’ recente, infatti, la dichiarazione del nuovo Presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, secondo cui i suoi collaboratori saranno selezionati attraverso una call pubblica. Sento però il dovere istituzionale, essendo l’estensore del regolamento sulle nomine, di sgombrare il campo dai dubbi manifestati dal Sindaco sulle pagine del suo giornale circa l’eccesso di burocrazia che potrebbe essere di danno all’Amministrazione. E’ bene, infatti, osservare che con il regolamento approvato, da una parte si è sostituito quello vecchio che presentava dubbi di applicabilità per il mutato quadro normativo, dall’altra non si è fatto altro che rendere trasparente un procedimento che, invece, si è sempre svolto in stanze chiuse e secondo logiche di cui il paese ormai deve fare a meno. L’ultima nomina sindacale, infatti, è stata quella in NapoliServizi, di Allocca che ha sostituito Scalella e che, nei corridoi del Comune, si dice sia attribuibile alla componente ex UDC del Consiglio Comunale.

Le prossime nomine di cui ho letto sui giornali sono, invece, quelle dei componenti del CDA del Centro Agroalimentare di Napoli (CAAN) rispetto alle quali, pare, ci sia una indicazione che va da Centro Democratico ad IDV, non a caso i partiti che si sono espressi contro l’approvazione del regolamento. Per essere chiari, in Consiglio Comunale il dibattito si è acceso proprio sugli emendamenti che tendevano a vanificare lo spirito della trasparenza del regolamento, nonché sulla immediata esecuzione del regolamento medesimo, che secondo alcuni esponenti della maggioranza richiedeva l’allestimento degli uffici. Ebbene, oggi il sospetto che ho avuto durante i lavori del Consiglio trova conferma proprio in occasione della imminente scadenza delle dette nomine al CAAN.

Orbene, non posso non unirmi al coro di coloro che esortano il Sindaco ad applicare immediatamente il regolamento evitando di nominare persone semplicemente indicate dai partiti. Peraltro, proprio nel CAAN di Volla ho avuto modo di comprendere quanto sia necessario avere personale dirigente qualificato. Difatti, nonostante il Consiglio Comunale si sia espresso da oltre un anno affinché il mercato ittico di Napoli rimanesse a Napoli nel suo edificio storico di Piazza Duca Degli Abruzzi, ad oggi tale importante mercato non è ancora rientrato, rimanendo a Volla con un danno economico enorme per i 29 operatori dell’ittico. Ebbene, a gestire tale vicenda è stato il Presidente del CDA del CAAN, ex senatore Lorenzo Diana, in sostanza un politico laureato in storia e filosofia, con nessuna esperienza manageriale di rilievo e con il solo merito di essere esperto di anticamorra.

Sono convinto, invece, che per le nostre società partecipate le quali gestiscono decine e centinaia di milioni di euro, provenienti per la maggior parte dalle tasche dei contribuenti, dobbiamo pretendere di più.

Da il Mattino del 18.05.2014 – Valerio Esca

Nomine, ok del sindaco ai paletti «Ma attenti a troppa burocrazia»
Lettteri: «Se non le applica subito il Consiglio lo sfiduci»
Le partecipate, le regole Nomine, ok del sindaco ai paletti «Ma attenti a troppa burocrazia» Lettieri: «Se non le applica subito il Consiglio lo sfiduci» Valerio Esca Sì alla trasparenza, no agli eccessi di burocratizzazione. Il pensiero del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, dopo il voto in Consiglio comunale di giovedì, che ha visto approvata a maggioranza la delibera sulle modiche al regolamento per le nomine all’intemo di enti, istituzioni e società, è chiaro. Un ragionamento figlio di una lunga riflessione che il primo cittadino ha maturato in questi ultimi due giorni. Un regolamento che secondo i proponenti, i tré di Rd (Molisso, lannello, Esposito), si fa portatore del principio democratico della trasparenza. Il sindaco su questo punto chiarisce: «Noi siamo sempre stati super-trasparenti. Tutte le nomine sono sempre state fatte al di fuori dei contesti del passato. Che ci siano poi regole che valgano come carattere generale e che rafforzano anche per il futuro i procedimenti di nomine è un fatto positivo purché non prevalga un eccesso di formalismo e burocratizzazione». In sostanza il sindaco teme checisipossa impantanare in procedimenti fatti di carte e lungaggini che poco aiutino il funzionamento della macchina amministrativa. L’ex pm infatti spiega: «Spesso si deve intervenire rapidamente e nominare in dei posti decisivi delle persone competenti, quindi bisogna sempre avere un giusto equilibrio tra rapidità, efficacia, prontezza e trasparenza. Le regole servono ma la nostra trasparenza è indipendente dalle norme che vengono messe. Per il futuro è bene creare un recinto giuridico che funzioni». Il primo banco di prova sarà il Caan: il mandato dei vertid scade lunedì, anche se non è un termine perentorio. In passato ci sono voluti anche mesi prima di sostituire gli amministratori di una partecipata. Proprio su questo punto il capo dell’opposizione di centrodestra in Consiglio comunale, Gianni Lettieri, lancia strali al primo cittadino e tuona: «Mi aspetto che de Magistris rispetti il regolamento sulle nomine nelle società partecipate, approvato in Consiglio comunale, già a partire da lunedì con il Caan. Non è possibile che faccia finta di nulla andando avanti con laprassi seguita finora. Adesso bisogna scegliere tra i curriculum che saranno ricevuti per ogni singola nomina, valutando i più adatti sulla base esclusiva del merito e delle competenze, e non su logiche’conoscitive·da prima Repubblica di spartizione partitica». Poi l’affondo del presidente di Fare Città: «Se le nomine dovessero essere effettuate senza seguire il nuovo regolamento, avremo la conferma che il Consiglio comunale è utilizzato dall’amministrazione solo per fare chiacchiere. In questo caso mi aspetto una sfiducia compatta da parte di tutti quelli che hanno votato il regolamento, per sapere se davvero fanno sul serio nell’opposizione al metodo de Magistris». L’ex pm ci tiene a chiarire anche questo punto: «Adesso vediamo quello che dobbiamo fare. I regolamenti si mettono in pratica, quindi applicheremo le procedure previste». Le modiche comunque non entreranno subito m vigore fanno sapere da Palazzo San Giacomo perché non c’è stata ese cuzione immediata. Bisognerà attendere i tempi della pubblicazione: si tratta di 15 o al massimo 20 giorni. Intanto, il voto dell’aula di giovedì ha visto spacchettarsi ancora una volta la maggioranza di de Magistris, che non ne fa un dramma: «Sono atti sui quali è fisiologico che ci possa essere una divisione». Ha fatto discutere invece il voto contrario di Idv e Cd, che si schierano dalla parte dell’ex pm. Il segretario cittadino di Cd, Vincenzo Varriale, sottolinea: «Noi di Cd già nella riunione dei capigruppo avevamo dichiarato che avremmo votato in maniera contraria all’atto. Mentre una minoranza, nascondendosi dietro il nome della trasparenza di fatto, anche se indirettamente, ha sfiduciato il sindaco, che per legge e su mandato dei cittadini aveva il diritto dovere di indicare dei nomi ai vertid delle partecipate, assumendosene la responsabilità». La delibera votata dall’assemblea dovrebbe entrare in vigore entro 15 giorni o al massimo 20 L’efficacia De Magistris: «Serve equilibrio spesso si deve intervenire rapidamente» II primo cittadino Scelta giusta per il futuro, perché noi siamo stati sempre super-trasparenti II leader del centrodestra Basta con la prassi seguita fino ad oggi ora bisogna scegliere tra i curriculum Il Regolamento delle nomine di rappresentanti dei Comyne Apertura dei termini per le candidature a tutti i cittadini Dopo la chiamata i cittadini interessati possono partecipare inviando il proprio curriculum Entro 5 giorni dalla chiusura della il Comune dovrà pubblicare sul sito proprio sito istituzionale tutti i curriculum pervenuti Dalle candidature presso enti, aziende e società partecipate sono esclusi (oltre agli eletti in Consiglio comunale come già previsto) i cittadini non eletti, ma che hanno preso parte all’ultima tornata elettorale del Consiglio comunale sindaco è tenuto a scegliere la persona da nominare esclusivamente fra quelle inserite nell’elenco dei candidati cosi formato -tit_org- Nomine, ok del sindaco ai paletti «Ma attenti a troppa burocrazia»

Stadio e Vigili Urbani nel disinteresse delle Commissioni Consiliari

consiglio comunaleOggi (15.05.2014) sono, inoltre, intervenuto in Consiglio Comunale su un tema fondamentale per la democrazia che è quello della centralità dell’organo consiliare e del lavoro delle Commissioni permanenti, che nonostante la loro “natura permanente”, non si occupano di temi fondamentali della città come quello dello Stadio (con convenzione ormai scaduta e rischio di danno erariale) e quello dei Vigili Urbani. Ho, infatti, ricordato che nel programma elettorale, di cui ho letto un passo importante, il consiglio comunale lo si affermava come organo centrale dell’amministrazione contrastando, quindi, il concetto del cd. uomo solo al comando.

Il mio intervento al 02:22

Al Consiglio Comunale di Napoli si discute della riforma Renzi sui Segretari Comunali e Dirigenti Pubblici

gennaro consiglioOggi (15.05.2014) ho portato in Consiglio l’ODG sulla riforma renzi (clikka) che abolisce la figura del Segretario Comunale e precarizza i dirigenti pubblici  che è stato rinviato poiché non era compreso nel tema in discussione su parere del vicesegretario generale. Abbiamo, però, preso l’impegno di portarlo al prossimo consiglio comunale. Spero che lo mantengano. Ovviamente ho avuto una certa opposizione dei consiglieri del PD.

Questo il mio intervento sul tema al 51:59

vedi anche: la politica che uccide l’amministrazione (clikka)

Approvato il regolamento sulle nomine del Comune di Napoli

gennaro consiglioOggi (15.05.2014) il consiglio comunale – dopo un lunghissimo e ostacolato percorso – ha approvato la nostra proposta di regolamento per le nomine e designazioni negli organismi partecipati del comune. Si tratta di un grande risultato per la città e per la sua democrazia, non soltanto per il contenuto del regolamento, ma anche per il fatto che si tratta di una delle rare volte in cui viene adottato un provvedimento di grande rilevanza politico-amministrativa che scaturisce dalla volontà e dallo studio dei consiglieri comunali. Ciò restituisce, almeno in parte, dignità ed efficacia all’organismo consiliare, negli ultimi tempi particolarmente appannata.
Da oggi l’Amministrazione Comunale – il Sindaco in primis – non potrà più effettuare nomine nelle società, nelle fondazioni negli enti in maniera indiscriminata, com’è avvenuto finora, ma dovrà – responsabilmente e in maniera trasparente – motivare le proprie scelta sulla base di un raffronto tra curriculum che qualsiasi cittadino potrà inviare dopo la pubblicazione di un avviso pubblico.
Si tratta di una grande innovazione, culturale prima ancora che politica, che va nella direzione del funzionamento delle grandi città europee, quale Napoli è e si candida a diventare sempre di più in vista dell’istituzione della Città Metropolitana.
Come gruppo di Ricostruzione Democratica non possiamo che esprimere grande soddisfazione, avendo dimostrato ancora una volta che anche dall’opposizione la forza delle idee può diventare forza governante nell’interesse della collettività.

Per i particolari dell’atto vedi: la travagliata vicenda (clikka)

Il mio intervento all’1:07:02

 

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