Una prospettiva di sviluppo per l’ex Base NATO di Bagnoli

Manifesto collegio cianoIeri (24.03.2015) è proseguita la discussione, in Consiglio Comunale, sul destino dell’area di Bagnoli della quale ho già scritto in un precedente recente post (chi decide su Bagnoli: il Braccio di ferro tra Comune e Governo clikka). Ovviamente, come di Bagnoli anche delle altre aree deindustrializzate si dovrebbe continuare a discutere per prendere una decisione che faccia intravedere un futuro di sviluppo alla Città.

Credo, infatti, che mentre sull’area occidentale c’è un discreto fermento di idee, sull’area Orientale c’è l’assoluto silenzio, eppure ce ne sarebbero di cose da dire (Porto Fiorito (clikka) Porto Fiorito: un altro caso Bagnoli nella indifferenza dei giornali (clikka) Il disastro della politica su Porto Fiorito (clikka) Un commissario anche per Napoli EST (clikka).

Ad ogni buon conto di Bagnoli si potrebbe parlare per giorni io, questa volta, ho voluto calibrare il mio intervento sull’area dell’ex Base NATO, per la quale ho avuto la possibilità, non solo di fare un sopralluogo, ma anche di avere alcuni fondamentali atti dal Commissario Prof. Sergio Sciarelli che ha manifestato, così, senso di collaborazione  istituzionale che, di questi tempi, è cosa rara e che per questo ringrazio. Ho, infatti, chiesto ed ottenuto il bilancio di previsione 2015 (clikka), il il bilancio consuntivo 2014 (clikka) della Fondazione Banco di Napoli per l’assistenza all’infanzia, nonché una planimetria del Collegio Ciano (clikka).

Una cosa che mi ha colpito è che la Fondazione ha stipulato due contratti di locazione con la Montessori School e la Anglo Italian School (clikka) avendo la brillante idea di riservare ben 20 posti per la frequentazione gratuita dei corsi, nelle dette rinomate e famose scuole, refezione compresa, per i bambini in condizioni svantaggiate della X Municipalità. Ebbene i servizi sociali della X Municipalità nonostante questa occasione non hanno né fatto un bando né avviato alcun bambino. Ovviamente la notizia si commenta da sola perché la Fondazione Banco di Napoli ha dato una opportunità da non perdere ed servizi comunali della municipalità si sono dimostrati assolutamente inefficienti. Per capire di cosa sto parlando vi invito a vedere il video qui sotto.

Ad ogni buon conto il 30 marzo p.v. alle h. 16,00 ci sarà un confronto pubblico nell’antisala dei Baroni del  Maschio Angioino che, per la valenza dei relatori (escludendo me) credo sarà assolutamente interessante sia per la cittadinanza sia per le tante realtà sportive in cerca di casa.

Non nascondo che il mio sogno sarebbe quello di fare del Collegio Costanzo Ciano un grande polo formativo e sportivo della Campania, stile complesso romano di preparazione Olimpica dell’Acqua Acetosa (clikka)  ma con l’aggiunta delle istituzioni scolastiche presenti sul territorio della X Municipalità che, passando negli edifici del complesso, potrebbero corrispondere il canone alla Fondazione. Basti solo pensare che il vicino liceo Labriola è in un immobile privato per il quale pare che corrisponda circa 950.000,00 €. di canone annuo. E’ chiaro è solo una idea ma credo sia migliore di quella avuta da Caldoro che ci vuole trasferire gli uffici della Regione del Centro Direzionale ….

il mio intervento al 1:35:40

Dopo il mio intervento è stato approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale l’Ordine del Giorno che ho proposto (clikka) per la immediata ricostituzione del CDA della Fondazione Banco di Napoli per l’assistenza all’infanzia.

 

Per capire cosa si stanno perdendo in nostri piccoli concittadini di Bagnoli Fuorigrotta:

Il Disturbo alla Quiete Pubblica ed il silenzio dell’Amministrazione

insonnia_2Sulle pagine dei giornali cittadini spesso si è parlato della “movida fracassona”, eppure, mentre in altre città si adottano delle misure per limitare il fenomeno, a Napoli al fracasso cittadino si contrappone il silenzio amministrativo. Invero, la questione viene lasciata incontrollata e trattata con sufficienza da parte di coloro che dovrebbero intervenire, senza considerare che qui non si contrappone chi vuole divertirsi e chi, invece, da “bachettone” vuole stare tranquillo quasi per una questione morale. Chi interpreta la vicenda in questo modo, dimostra di non aver compreso la reale portata e sofferenza di chi vive spesso quattro cinque notti insonni, disturbato da una musica martellante e da un fracasso provocato da migliaia di persone assiepate in stradine strettissime o in locali piccolissimi adibiti a vere e proprie discoteche, inadatti a contenere una folla ingovernata, peraltro, in perenne stato di pericolo anche per la mancanza di uscite di sicurezza dei locali.  La questione, quindi, va presa sul serio così come viene presa sul serio, sia dalla legge italiana che da quella Comunitaria le quali trattano dell’inquinamento acustico al pari di ogni altro inquinamento perché lesivo della salute. Ebbene, da quanto ho potuto verificare, si può dire che i casi sono di due tipologie e riguardano o l’inquinamento diffuso provocato dalla concentrazione di locali in strade o piazze, come i casi di Piazza Bellini e dei baretti di Chiaia o i casi relativi a singoli esercizi che provocano un disturbo, “diciamo localizzato” ad un intero fabbricato. Orbene, l’amministrazione cittadina lascia assolutamente ingovernati sia il primo che il secondo caso limitandosi a degli interventi sporadici, seppure su quello connesso al singolo esercizio, sarebbe facilmente possibile un intervento mediante una semplice verifica tra la potenza delle apparecchiature di riproduzione possedute e la insufficiente insonorizzazione dei locali, spesso anche sprovvisti del nulla osta acustico. Insonorizzare a regola d’arte un locale, infatti, richiede un intervento costoso che spesso gli esercenti la movida non hanno alcuna intenzione di affrontare nella consapevolezza che per giungere alla chiusura occorrono anni di battaglie amministrative e legali. Peraltro, anche le modalità delle verifiche, da quello che ho potuto constatare, spesso sono assolutamente singolari ed il caso vuole troppo spesso che all’atto della visita dell’ASL o degli altri addetti al controllo “cali il silenzio” salvo poi riprendere la sera dopo. Da quando ho sollevato il problema in Consiglio Comunale, dopo l’assemblea pubblica, sul tema del disturbo alla quiete pubblica del 29 gennaio scorso, sono entrato in contatto con i tanti cittadini sottoposti a questo “speciale” trattamento notturno osservando che i malcapitati spesso riportano veri e propri disturbi psichici con l’assunzione di farmaci nei casi più gravi. Nel Consiglio Comunale del 16 marzo scorso, infatti, ho riportato il caso di Salvatore, nostro anziano concittadino di Bagnoli, che ha la sfortuna di abitare sopra uno studio di registrazione musicale subendo un disturbo protratto su sette giorni a settimana, negli orari più svariati, senza che né l’amministrazione né le forze dell’ordine, nonostante le numerose chiamate e richieste scritte, dopo due anni,, abbiano, fino ad oggi, fatto alcunché. Ebbene, in Salvatore come negli altri nostri concittadini che ho avuto modo di contattare non è difficile, anche per un profano della scienza medica, notare che il disturbo alla quiete pubblica determina un vero e proprio danno psicologico oltre che una completa  sfiducia nelle istituzioni! Tutelare la salute pubblica non è da bacchettoni ma da buoni amministratori pubblici.

quiete pubblica: Io sto con Salvatore (clikka)

Quiete Pubblica: Io sto con Salvatore

Avventori serviti su suolo pubblDevo effettivamente constatare che l’Amministrazione non ha nessuna intenzione di affrontare il tema della quiete pubblica, pertanto, ieri (16.03.2015), nell’ambito degli interventi consiliari, ho voluto portare il caso di Salvatore abitante di Bagnoli che convive con uno studio di registrazione, sito al piano immediatamente sotto la sua abitazione, che suona a palla tutto il giorno tutti i gironi della settimana, assolutamente indisturbato nonostante le numerose denunce sporte dal nostro concittadino.

Il problema lo stiamo affrontando a tutto tondo sia dal punto di vista giudiziario, sia dal punto di vista politico ed amministrativo, avviando tutte le strade possibili della magistratura ordinaria (civile e penale). Il problema è sempre lo stesso: Sarà un caso ma quando arriva la Polizia Giudiziaria con l’ASL i destinatari del “controllo a sorpresa” è difficile che si fanno pescare a superare i limiti di legge! Ovviamente non credo che sia necessaria la flagranza del reato per contestare il disturbo che in tutti i casi che ho avuto modo di esaminare è testimoniato dagli abitanti dello sfortunato condominio ove è localizzata l’attività rumorosa.

Il problema involge la salute pubblica ed individuale dei malcapitati cittadini ma questa cosa non pare che la politica voglia considerarla preferendo correre dietro il consenso dei più numerosi, secondo loro, frequentatori dei locali … il che è tutto dire … comunque #iostoconsalvatore

L’inferno del disturbo alla quiete pubblica (clikka)

Una quiete pubblica disturbata (clikka)

Il mio intervento al 1:06:34

Chi decide su Bagnoli: il braccio di ferro tra Comune e Governo

bagnoliIeri (16.03.2015) nel consiglio comunale si è parlato di Bagnoli e dopo una lunga discussione durata oltre otto ore si è approvata a maggioranza una mozione (clikka) il cui nucleo centrale è stata la rivendicazione per il Comune di Napoli del ruolo che devono avere le istituzioni cittadine che di fatto sono state espropriate dal decreto sblocca italia (clikka).

Voglio sottolineare che questa posizione di opposizione all’esproprio delle funzioni urbanistiche del Consiglio Comunale, era assolutamente comune a tutte le forze politiche (comprese quelle di Governo presenti in consiglio) che, però credo per miopia e per ragioni tutte politiche e poco amministrative, hanno pensato di non votare il documento nonostante tutti erano ben consapevoli che anche il minimo riferimento alle cd. linee guida (ivi compresa la portualità leggera) espresse dall’Assessore all’Urbanistica Piscopo, non erano assolutamente vincolanti perché devono essere oggetto di successivi atti (varianti al PRG) che richiederanno, semmai, nuove discussioni e procedimenti assolutamente più articolati.

Il mio contributo alla mozione, che ho firmato e votato, si è incentrato principalmente sul fatto che l’intera area di Bagnoli è stata oggetto di riperimetrazione della Zona Rossa, giusta delibera della giunta regionale della Campania n._669_del_23-12-2014 (clikka), che è stata redatta in virtù di espressa indicazione del comune di Napoli che ha fornito l’allegato n. 1 alla delibera di giunta regionale stessa (clikka). Nella mozione, infatti, troverete un espresso riferimento a questo dato relativo alle volumetrie che, peraltro, è oggetto del tavolo costituito dalla Regione in virtù della delibera sempre della giunta regione campania n_27_del_09-02-2015 (clikka). Tavolo che dovrà stabilire cosa, quanto e come si potrà costruire a Bagnoli.

Ovviamente spero che la politica (quella volta all’interesse pubblico) applichi il cd. principio di precauzione, per la sicurezza dei cittadini e pertanto ripensi, ovviamente riducendole, le volumetrie, stabilendo che non sono consentite volumetrie destinate a residenza (se non in minima parte) atteso che vie di fuga non mi pare che abbondino nell’area di Bagnoli.

L’atto che abbiamo approvato in sostanza non dice ancora nulla di concreto (né poteva) ed ha avuto un prevalente contenuto politico circa il commissariamento. Ora se il Governo manterrà la posizione intrapresa deciderà da solo tutto, sperando che non superi i limiti di sicurezza di cui ho detto, se, invece, avrà un ripensamento, allora il Consiglio Comunale dovrà adottare gli atti urbanistici necessari seguendo le relative procedure.

Su Bagnoli troverete molti miei interventi clikkando qui.

Il mio intervento al 51:40

Chi parla di sport

campianati italianiesordientiTutti sono d’accordo sul valore sociale dello sport, ma poi, è sotto gli occhi di tutti, che i fatti stanno a zero e dopo l’ennesimo festival televisivo dei luoghi comuni sullo Sport, dove tutti, tra medici, magistrati, politici, geometri e vari altri rappresentanti istituzionali e religiosi, parlavano di sport e legalità sento il bisogno di farmi delle domande:

Si può parlare di sport o occuparsene: Senza aver mai sentito la paura, che ti prende la pancia, prima di affrontare una sfida e sentire che nel momento in cui l’hai iniziata è sparita? Senza aver mai passato una notte insonne dopo una sconfitta, ripassandoti tutti i momenti della gara per capire dove hai sbagliato? Senza essere mai salito sul gradino più alto del podio, avvertendo tutto il peso degli allenamenti che, con umiltà e sacrificio hai sostenuto, e renderti conto che, tutto sommato, non avevi fatto altro che fare il tuo dovere? Senza aver mai compreso che la soddisfazione della vittoria è nella stima che i tuoi avversari ti riservano? Senza aver mai capito che chi vince ha la responsabilità di dare, con rinnovato impegno ed umiltà, l’esempio agli altri? Quanti parlano o si occupano di sport senza aver mai avuto la fortuna di comprendere queste cose …. E soprattutto chi non ha vissuto sulla pelle queste esperienze avrà compreso bene il valore dello sport?

La confusione sui Beni Comuni in Comune

benicomuniIl 9 marzo scorso, in consiglio comunale, abbiamo trattato la delibera che disciplina la gestione dei Beni Comuni (clikka), alla quale, lo dico subito, ho votato contro, non perché sia contro i beni comuni anzi, ma perché sono a favore della tutela dei beni pubblici la cui disciplina con questa delibera rischia di essere disordinata e confusa. Il nodo è che per definizione i beni pubblici hanno un loro regime a partire dall’art. 42 della Costituzione, che è garanzia di imparzialità, mentre la cd. categoria dei beni comuni è una elaborazione solo dottrinaria che è priva di un regime giuridico.

Ciò che ho detto nel mio intervento è assolutamente semplice e può essere facilmente desunto da una lettura, neppure molto approfondita, della delibera e del parere del segretario generale allegato, da cui si capisce bene che questi sono “beni ad uso non rivale“, cioè beni il cui uso non esclude gli altri cittadini, come l’acqua, il mare, l’ambiente, il paesaggio ed è chiaro che tra questa categoria di beni, non ci possono, nel modo più assoluto, entrare gli immobili Comunali perché questi sono beni pubblici per i quali l’uso di uno, o di un gruppo, esclude, gioco forza, l’uso degli altri cittadini. Ebbene, posso garantirvi che durante tutta la discussione, si è capito bene che tutti i consiglieri che hanno votato a favore, hanno pensato e pensano che beni comuni sono innanzitutto gli immobili del Comune di Napoli da segnare attraverso una procedura, diciamo, “semplificata” (sic!).

Un esempio concreto: l’asilo filangieri, secondo voi può essere un bene comune? Secondo me no perché è un bene immobile il cui uso esclude gli altri e, quindi, se non gestito direttamente dal Comune, esso deve essere assegnato gioco forza mediante l’applicazione del regolamento sulla assegnazione degli immobili del Comune ed ogni deroga, seppure fondata su questo regolamento dei cd. beni comuni, sarebbe illegittima.

Il mio intervento al 08:34

Estorsori parcheggiatori abusivi: Io sto con Alessia

abusiviLoretoIl video de “Le Iene” sulla storia di Alessia (clikka) mi ha suscitato un forte moto di indignazione tanto che stamane non ce l’ho fatta e sono andato al Suo garage ed ho parlato con un suo dipendente a cui ho manifestato la mia indignazione e solidarietà. Solidarietà che ho sentito di dare anche al Comandante della Polizia Locale quale rappresentante degli agenti che lavorano in strada con dignità ed onore e sui quali occorre puntare affinché la “pulizia” avvenga dall’interno.

Alessia non rappresenta solo la lotta alla illegalità, ma anche la voglia di una giovane donna che con coraggio ha deciso di restare ed investire a Napoli. Se Alessia vorrà, nella mia qualità di consigliere comunale, chiederò al Sindaco ed al Presidente del Consiglio Comunale di discutere del grave problema della legalità, e se del caso, celebrare anche ufficialmente una riunione del Consiglio Comunale sotto il Garage di Alessia affinché si rappresenti senza ombra di dubbio che le istituzioni stanno dalla parte giusta, quella di Alessia e dei tanti giovani che vogliono farcela a Napoli!

Il video delle iene, che Vi consiglio di vedere interamente, è assolutamente eloquente e dimostra lo “Stato” violento in cui, credo, noi tutti ci riconosciamo.

Una comunità è tale quando reagisce in massa al soppruso ed alla prevaricazione inflitta ad un suo componente. Ebbene, stamane non c’era nessuno al Garage di Alessia, nonostante l’articolo di oggi sul Mattino di Napoli (clikka) ed il servizio de Le Iene del 5 marzo scorso, rimandato ieri su Rete 4.

Oggi intorno all’Ospedale Loreto era tutto un mare di auto ed una festa per i parcheggiatori abusivi che facevano soldi quelli veri, come se nulla fosse accaduto e lo stesso dipendente del Garage con il quale ho parlato mi ha fatto vedere dalla videosorveglianza come, tutto intorno, si faceva commercio abusivo di posti auto abusivi come se nulla fosse. Un abuso totale a cui le istituzioni devono dare una risposta forte, decisa, senza esitazione!

La riflessione che mi induce il video delle Iene e che mi fa vergognare di essere Napoletano, è che ad un certo punto un “signore abusivo” intervistato da Giulio Golia, dichiara che lui si è abbracciato e baciato con il Vigile Urbano (il tutto ripreso delle telecamere), così come fa con tanti altri rappresentanti delle Forze dell’Ordine, perché li conosce, poiché spesso li aiuta quando devono fare una visita medica in ospedale, perché evidentemente conosce i medici. Medici, che molto probabilmente parcheggiano abusivamente sul suolo pubblico aiutati dal parcheggiatore abusivo a cui, quindi, gli riconoscono una Autorità! Ancora nel video si vede che il parcheggiatore abusivo imputa ad Alessia di non averlo assunto nel Garage legale ebbene sono convinto che quello che guadagna il parcheggiatore abusivo è di gran lunga superiore a quello che gli spetterebbe con un lavoro legale.

Ho anche riflettuto sui costi di una pattuglia fissa di uno due uomini e credo che tutto sommato la presenza ci farebbe addirittura guadagnare di più, poiché ciò che guadagnerebbe in più il Garage legale genererebbe un gettito fiscale che coprirebbe le spese di due uomini in servizio!

Oggi mi chiedo se i medici e gli infermieri del Loreto Mare hanno visto il filmato o hanno letto i giornali. Spero, non li abbiano letti!

E’ molto probabile, come accaduto in altre situazione, che anche i parcheggiatori abusivi, troveranno uno sponsor politico, pronto a dare loro una mano con la scusa dello stato di necessità. Che schifo!

Nella foto potrete notare un parcheggiatore abusivo di stamane e quello legale nei pressi dell’ingresso del Garage di Alessia.

A proposito di garage: scuole belle ed innanzitutto sicure (clikka)

#iostoconalessia

Ho pescato addirittura un video del 2011, Vi posso dire che stamane lo stato era uguale!

I tagli della Regione Campania sulla pelle dei diversamente abili

Biagio.TuttiAscuolaOggi ho sentito il dovere di intervenire in Consiglio Comunale per leggere la lettera scritta da Tommaso Giugliano, papà di Biagio, a Toni Nocchetti dell’Associazione Tutti a Scuola, che è apparsa qualche settimana fa su “Il Fatto Quotidiano” (clikka).

Il mio intervento al 36:37

Il testo della lettera:

Caro Toni,

               come sai il ragazzo ritratto nella foto è mio figlio Biagio,23 anni, affetto da autismo associato ad un grave ritardo mentale e epilessia.

Biagio è una delle 1530 vittime sacrificali immolate sull’altare del risanamento di bilancio che la Regione Campania con il decreto 108/2014 ha provveduto ad attuare. Ad oggi mio figlio frequenta un centro di riabilitazione in regime di semiconvitto (perlomeno fino al 23/02/2015) dove si reca ogni giorno e trascorre circa metà della sua giornata.

Biagio è un ragazzo molto difficile e con tante problematiche. Non parla e non è autonomo, ha bisogno di assistenza continua per essere lavato, vestito e per tutte le attività che svolge nel corso della giornata. In questi anni, però, grazie all’impegno coordinato di esperti, psicologi, terapisti e della nostra famiglia, ha compiuto tanti piccoli progressi che ci ripagano degli sforzi quotidiani e che hanno migliorato non solo la sua quotidianità ma anche quella di tutta la famiglia. Al centro, per esempio, grazie al lavoro di un’instancabile terapista ha imparato ad andare in bagno da solo (ci sono voluti circa 7 anni) a mangiare a tavola e ad usare le posate.

Ma al di là dei progressi e delle autonomie personali raggiunte, il centro per Biagio rappresenta qualcosa di più: il semiconvitto è il luogo principale dove trascorre la sua giornata, dove incontra gli amici, dove socializza e dove svolge attività più o meno piacevoli ed educative. Come ho già detto, Biagio non parla ma per comprendere la sua gioia nell’andare ogni mattina al centro non servono parole. Basta guardarlo mentre scende le scale di casa per prendere il pulmino che lo condurrà al centro per cogliere la sua felicità. I suoi occhi e il suo sorriso nel rivedere ogni mattina l’autista e i suoi amici già pronti ai loro posti sono così loquaci da rendere inutile ogni parola. Probabilmente addirittura un politico riuscirebbe a cogliere quella felicità e a capire cosa significa per Biagio e per tutti i ragazzi come lui, avere un luogo in cui sentirsi accettati, impegnati, compresi e aiutati.

Cosa succederà a Biagio e ai suoi 1530 compagni di sventura quando questo maledetto decreto troverà la sua completa applicazione? Accadranno due cose: la prima, nota a tutti, è la destabilizzazione dei ragazzi che subiranno un peggioramento delle loro condizioni di vita. Cosa faranno durante tutta la giornata? Come impegneranno il loro tempo?  Dovranno rinunciare alle attività che svolgono e a vedere i loro amici? Alcuni probabilmente perderanno le autonomie faticosamente raggiunte nel corso di anni ed anni della loro vita, altri avranno un peggioramento delle loro condizioni psichiche, altri ancora aumenteranno i comportamenti autolesivi e violenti, altri le stereotipie ecc.

L’altro effetto che avrà questo decreto, di cui nessuno finora ha parlato, è l’impatto devastante che subiranno le famiglie quando dovranno assistere, completamente sole, il loro congiunto o il loro figlio 24 ore su 24. Non pensate che ad oggi la situazione sia facile, vivere con una persona che ha bisogno di assistenza ed attenzione continua e che non può essere lasciata sola neanche per 10 minuti cambia profondamente le dinamiche di una famiglia. Come sanno bene tutti quelli che assistono una persona disabile, spesso anche le azioni più semplici come fare la spesa o fare una passeggiata diventano enormemente problematiche. Non parliamo poi dell’impatto sulla vita di coppia o sulla vita sociale della famiglia.

Quando Biagio è a casa tutto si svolge in sua funzione, trascurando spesso anche gli altri nostri figli. Le nostre poche ore libere sono rappresentate da quelle che Biagio trascorre al centro, quando, fiduciosi che si trovi tra persone competenti, possiamo tirare un sospiro di sollievo e riposarci. Allora la domanda è: cosa succederà alla mia famiglia e a quelle di tutti gli altri ragazzi, se dovessimo prenderci cura di Biagio 24 ore su 24?

Non posso fare a meno di pensarci.

Tommaso Giugliano
54 anni, papà di Biagio

Leggi anche:

case famiglia un punto della sinistra (clikka)

Sono in Campagna Elettorale

gennaro consiglioDiciamola così: C’è una categoria di eletto o aspirante tale o supporter che non ha mai fatto nulla, non è mai intervenuto nel dibattito pubblico, non si è mai occupato della cosa pubblica o se n’é occupato pochissimo o male (o tutte e due cose insieme) che oggi, con le elezioni regionali alle porte, come vede qualcuno fare qualcosa, con grande slancio l’accusa di fare campagna elettorale perché si sente scavalcato o inadeguato a contrapporre validi argomenti e, pertanto, taglia corto con la frase: “si vabbè stai facendo campagna elettorale”, anche per sminuire il tuo lavoro ed il tuo impegno. Questa cosa, ovviamente, mi offende non poco! Di questa malattia è anche affetto qualche cittadino che non conosce nulla della vita politica comunale ed allora ti accusa. Il risultato, ulteriore, è che in campagna elettorale gruppi di cittadini o associazioni quando organizzano qualcosa, semmai con la tua partecipazione, poi ti chiedono di non intervenire  (come mi è capitato, qualche volta, nel 2011).

Ebbene, per sgombrare il campo da ogni equivoco, posso dichiarare che in questi quattro anni di mandato di consigliere comunale io sono sempre stato impegnato in campagna elettorale, occupandomi: di Bagnoli, di Porto Fiorito, della società Bagnoli Futura, dello Stadio San Paolo, dell’ABC, delle case famiglia, degli impianti sportivi 219, della ZTL cittadina, dello ZOO di Napoli, dell’Edenlandia, della Mostra D’Oltre Mare, della società napoli Servizi, degli immobili del comune di napoli, dell’ANM e dei suoi lavoratori, della Metropolitana, del personale del comune, delle nomine nelle società enti ed istituzioni comunali, del regolamento delle sale da gioco, del disastro di alcune scuole cittadine, del regolamento per l’uso e la gestione degli impianti sportivi, della raccolta e smaltimento degli oli esausti, del centro direzionale, della mensa scolastica, dei fondi europei, del porto di napoli, della sanità pubblica, della sicurezza dei fabbricati, del regolamento delle opere dell’ingegno, del CAAN di Volla, del Mercato Ittico di Napoli, del testamento biologico, delle unioni civili, della toponomastica cittadina, del disturbo alla quiete pubblica, dei derivati nel bilancio del comune di napoli, della discarica di pianura, della polizia locale, dei dirigenti del comune di napoli, del Tribunale di Napoli, della professione di Avvocato,  …. potrei continuare ma potrete anche voi fare tutte le ricerche su questo blog e sui giornali che  spesso hanno ospitato mie lettere o miei interventi, trovando sempre, accompagnate alle critiche, anche le proposte!

Allora si sono in campagna elettorale mettetevi l’anima in pace, lo sono sempre stato da quando ho deciso di occuparmi della cosa pubblica, fatelo anche voi, però non lo fate solo in prossimità delle elezioni, fatelo sempre cosicché è capace che questo paese lo raddrizziamo!

Scusate per lo sfogo ma questa cosa la dovevo dire dopo aver ricevuto per l’ennesima volta la stessa accusa per essermi impegnato alla ricerca della risoluzione di questa vicenda: scuole belle ed innanzitutto sicure (clikka)

L’inferno del disturbo alla quiete pubblica

gennaro consiglioIl 19 febbraio scorso nel trattare la delibera “adotta una strada” (clikka) ho avuto modo di proporre una mozione che, per tutelare il diritto alla salute dei cittadini, prevedeva una limitazione di orario degli esercizi commerciali come accade in tante altre città italiane. A fronte di tale mozione mi è giunta addirittura l’accusa di avere fatto una proposta di destra poliziesca perché la cd. movida non si deve disciplinare con limitazioni di orario, ma con non meglio precisate azioni politiche, vuote di ogni contenuto amministrativo e non in grado di dare una immediata risposta ai tanti cittadini che vivono nell’inferno.

Sono giorni che mi chiama tutte le sere verso le 22,30 Salvatore, un cittadino di Bagnoli che ha la sfortuna di vivere al primo piano con sotto addirittura uno studio di registrazione che gli impedisce di dormire sia il giorno che la notte.

Salvatore, pur avendo denunciato sia in procura che al comune l’ingiustizia e la tortura che sta subendo non ha avuto alcuna risposta.

Salvatore è anziano, non ha neppure una disponibilità economica per affrontare un giudizio civile volto a chiedere al Tribunale un provvedimento ex art. 700 c.p.c. con il quale si impedisca tale assurda tortura!

Salvatore è oltre un anno che vive in un vero e proprio inferno ed è costretto a prendere dei farmaci per dormire.

Vorrei che quelle capre che pascolano abusivamente nelle istituzioni, facendo mera speculazione politica senza pensare ai bisogni primari dei cittadini, vivessero qualche settimana a casa di Salvatore!

Giusto per questa è una intervista a Massimo Cacciari che dice tutto sommato le stesse cose

Ed a chi difende la barbarie della cd. movida scatenata consiglio la visione di questa intervista al Prof. Paolo Crepet

Scuole Belle ed innanzitutto Sicure

VentaglieriQualche giorno fa scrivevo del plesso scolastico, materna ed elementare, comunale di Vico sottomonte ai Ventaglieri (clikka) evidenziando la grave condizione nella quale i bambini vengono ospitati e della necessità di provvedere immediatamente a rimuovere la discarica che si è accumulata in una vanella del plesso.

Martedì mattina scorso (24.02.2015) abbiamo fatto un sopralluogo congiunto con il Presidente della Municipalità, gli assessori all’ambiente alla scuola della stessa municipalità, un delegato del Vicesindaco, funzionari della Napoli Servizi, dell’ASIA nonché il dirigente dell’UTC della Muncipalità ed il Dirigente Scolastico. L’obiettivo era verificare se da ambienti sottostanti la scuola, è possibile accedere alla vanella con mezzi meccanici per rimuovere l’ingente quantitativo di “munnezza”.

Le aree sottostanti la scuola, sono tutte in proprietà del Comune e sono state date in uso ad una associazione sportiva. Sennonché ho notato che proprio sotto i piedini dei bambini, nelle aree in questione, alle 10,30 circa, vi erano parcheggiate un notevole numero di autovetture (circa 30) e tutti abbiamo notato, nell’attesa che venisse il titolare della associazione, che ad un certo punto è sopraggiunto un signore, ha aperto il portone ha preso un’auto ed è uscito. Sopraggiunto, credo il titolare della palestra, si è proceduto al sopralluogo, ma quando si è giunti alle aree occupate delle auto quest’ultimo mi ha rimproverato perché stavo contando le auto e scattando qualche foto. In presenza di tutti i partecipanti istituzionali, sono anche stato minacciato di avere due schiaffi ed il sequestro del telefonino, senza capire il perché, visto che il signore continuava a dire che era tutto in ordine e che pagava anche un canone di affitto al comune. Dopo un po’ ho deciso di allontanarmi per far proseguire il sopralluogo, perché era diventato impossibile continuare, ma da quanto mi è stato riferito l’irritazione del signore è continuata fino alla sala del consiglio municipale.

Per capire il motivo di tanta agitazione ho acquisito la  delibera di giunta del 2009 (clikka) con la quale è stato concesso l’uso delle aree ed ho constato che l’uso è stato dato, solo ed esclusivamente per gli ospiti della palestra, con divieto di locazione e sublocazione. Atteso il grave comportamento tenuto dal concessionario ho ritenuto di esporre i fatti nel consiglio comunale del 25.02. scorso consegnando al Sindaco ed agli assessori alla scuola ed al patrimonio una lettera (clikka) con allegate fotografie chiedendo semplicemente di eseguire i controlli necessari.

Della questione, peraltro, se n’è occupato anche Il Roma di ieri con un articolo di Pierluigi Frattasi (clikka).

Credo sia utile segnalare che la questione non è nuova in quanto nel 2009 la scuola per un intervento dei Vigili del Fuoco, fu chiusa per circa 10 giorni perché si scoprì che vi erano un numero consistente di autovetture parcheggiate proprio nelle stesse aree e, quindi, era necessario verificarne le autorizzazioni.

Sono convinto che la battaglia per la legalità e la sicurezza debba essere il frutto di un impegno comune e chi rappresenta le istituzioni ha il dovere di segnalare anche le cose che tal volta i cittadini lasciati soli a loro stessi non hanno la forza di denunciare. Spero sia tutto in ordine ma le domande sorgono spontanee: 1) è opportuna è sicura la scelta di affidare a terzi aree che sono ricomprese in un plesso scolastico? 2) c’è qualcuno che potrebbe guadagnarci con lo sfruttamento delle aree in questione? Spero che le risposte vengano dall’istituzione.

Sulla scuola non è possibile fare un passo indietro da tutti i punti di vista!

Ringrazio i numerosi consiglieri ed amici che mi hanno espresso solidarietà.

Il mio intervento al 46:13

Al Centro Direzionale le strade già sono adottate

cdnNel consiglio comunale di ieri (19.02.2015) abbiamo trattato di nuovo la ormai famosa delibera adotta una strada (clikka). Tra i tanti temi trasversali alla delibera in discussione ho voluto anche centrare l’attenzione sul grosso problema del Centro Direzionale, dove i cittadini residenti e non, sono oltre 30 anni, che hanno già di fatto adottato le aree pubbliche che dovevano essere prese in carico dal Comune e che, invece, sono sempre state gestite dalla GESECEDI una associazione di cittadini residenti, esercenti e professionisti che, oltre a provvedere essi stessi alla manutenzione e cura delle aree pubbliche, sono stati anche costretti a pagare tutte le imposte e tasse comunali. Paradossalmente, per come era scritta la delibera, la GESECEDI, sarebbe stata esclusa dalla possibilità di adottare, in quanto, l’adozione era riservata solo ai Comitati Civici e non alle associazioni. Ho per questo proposto quattro emendamenti all’art. 4 del regolamento (tutti passati all’unanimità dopo che ho spiegato bene qual era il problema) con i quali tra i soggetti legittimati all’adozione si è aggiunto al Comitato Civico anche l’associazione di residenti. Segnalo, infine, che sulla questione c’è un contenzioso spinosissimo sia in sede amministrativa che civile che potrebbe vedere il Comune soccombente per diversi milioni di euro, pertanto, urge verificare la percorribilità di una transazione.

Per comprendere la questione, che si trascina da circa un decennio ma che, secondo me, potrebbe essere facilmente risolta ecco il mio intervento specifico al 05:43:28

Comune di Napoli e Beni Comuni

comunePoiché mi è stato chiesto da molti offro alla visione ed allo studio le tre delibere sui Beni Comuni che domani (19.02.2015) verranno discusse in Consiglio Comunale. Con questi atti si vuole, in un certo qual modo, disciplinare una materia che, a dire il vero, trova un limita nella stessa definizione di bene comune che è allo stato da un punto di vista normativo sconosciuta e quindi sostanzialmente rimessa ad una elaborazione semplicemente teorica. La questione non è di poco conto, in quanto, la mancanza della tipizzazione legale del concetto di bene comune ne determina anche la difficoltà di individuare quale debba essere la disciplina giuridica da applicare. Il nostro ordinamento, infatti, conosce solo due categoria: I beni pubblici ed i beni privati.

Orbene le delibere sono:

1) La n. 258 del 24.04.2014 (clikka) che detta gli indirizzi sulla individuazione e gestione di beni del comune di napoli inutilizzati, o parzialmente inutilizzati, percepiti dalla collettività come beni comuni e suscettibili di fruizione collettiva. Il compito della individuazione di questi beni è rimesso all’Osservatorio permanente sui beni comuni. Il percorso da seguire passa attraverso, un’invito a manifestare l’interesse alla gestione e la redazione di un piano di fattibilità che tenga conto anche della utilità sociale, quindi, non solo del vantaggio economico diretto, che potrebbe derivare dall’uso del bene.

2) La delibera di giunta di proposta al consiglio n. 259 del 24.04.2014 (clikka) con la quale si propone al Consiglio Comunale di approvare un percorso che, su impulso del Sindaco di Napoli, sia finalizzato all’individuazione, anche mediante strumenti di democrazia partecipata, di beni immobili e terreni di proprietà privata che si trovino in uno stato di effettivo abbandono e che siano suscettibili di essere acquisiti al patrimonio immobiliare del Comune di Napoli. Ovviamente per chi ha delle cognizioni giuridiche ho detto tutto, per chi non le ha ci vorrebbe un corso di studi.

3) la terza delibera è quella che si intitola “adotta una strada” (clikka) su cui ho già scritto molto per le sue implicazioni con il tema della movida cittadina e disturbo alla quiete pubblica, a cui rinvio.

Ove mai vi fossero dei suggerimenti, come al solito, sono bene accetti.

Adotta una strada e quiete pubblica al Consiglio Comunale

adottastrada Al Consiglio Comunale di ieri (12.03.2015) abbiamo discusso la delibera “adotta una strada” di cui ho parlato in un mio precedente post (Adotta una strada per la movida cittadina (clikka). Le questioni che ho sollevato sono state il frutto della riflessione che abbiamo fatto all’assemblea pubblica del 29 gennaio scorso e di cui ho parlato nel post sulla quiete pubblica disturbata (clikka).

Il problema serio che ho posto al centro della discussione è la mancanza assoluta di controllo e la scarsa efficacia ed efficienza del servizio qualità spazio urbano. Questioni che hanno spinto il consiglio a rinviare la delibera in commissione per un approfondimento.

Il mio intervento al 01:38:48

Scuole Belle: La vergogna dei bambini nella munnezza

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La Buona Scuola e Scuole Belle sono solo degli slogan elettorali dati in pasto ai cittadini! Vi invito ad andare nel plesso scolastico in questione ed a rendervi consto di cosa stiamo parlando! Da Repubblica Napoli dell’11.02.2015 ALESSIOGEMMA: “Scuola comunale tra i rifiuti e il paradosso degli ex Lsu – Piccoli alunni con annessa discarica Puzza di carogna, miasmi insopportabili, rifiuti di ogni genere nel cortile della Foscolo-Oberdan Il preside: “Ci sono dei palazzi da dove lanciano di tutto e l’Asia dice che non è sua competenza”. Scuola comunale tra i rifiuti e il paradosso degli ex Lsu PLESSO Mazzini, istituto FoscoloOberdan, un asilo e una scuola elementare suddivisi in 900 metri quadrati su due piani incastonati sotto il costone dei Ventaglieri, tra piazza Montesanto e via Tarsia: 120 bambini, tra i 3 e i 10 anni. Ma la scuola comunale affaccia su un cortile lastricato di sacchetti di immondizia, scarti di alimenti, suppellettili, flaconi, resti di carrozzine e giocattoli. Piccoli alunni con annessa discarica puzza di carogna, miasmi insopportabili, rifiuti di ogni genere nel cortile della FoscoloOberdan. II preside: “Ci sono dei palazzi da dove lanciano di tutto e l’Asia dice che non è sua competenza”. La puzza la sentono, la di scarica non la vedono. Perché, per fortuna, i 120 bambini della scuola comunale età compresa tra i 3 ed i 10 anni sono ancora troppo bassi per sporgersi dalle scale: le vetrate colorate di pastello affacciano su un cortile lastricato di sacchetti di immondizia, scarti di alimenti, suppellettili, flaconi, resti di carrozzine e giocattoli se ci prova viene subito allontanato dalle maestre: «Non aprite quella finestra». Plesso Mazzini, istituto Foscolo-Oberdan, un asilo e una scuola elementare suddivisi in 900 metri quadrati su due piani incastonati sotto il costone dei Ventaglieri, tra piazza Montesanto e via Tarsia. D 20 gennaio da vico Lepre è partita una missiva: «Da oltre 10 giorni nell’androne ed in alcune aule si sente un “fetore” di carogna che potrebbe essere addebitabile a qualche animale di piccola taglia morto e sito o nella controsoffittatura o in un altro spazio che rende l’ambiente assolutamente insalubre». Firmato: i genitori della scuola. Destinatari: ASL, polizia ambientale, Municipalità, Comune. Sono scattati i sopralluoghi, gli interventi mancano ancora all’appello: non si sa ancora per chi suona quella “campanella”. E intanto ci hanno pensato le mamme a pulire. La puzza si è affievolita, complici anche gli acquazzoni degli ultimi giorni. Lavano gli odori, non il rammarico delle donne: «Non può piovere per sempre». Un avviso in bacheca del dirigente scolastico chiama in causa pure i vigili del fuoco. «Il problema principale sono i rifiuti — dichiara Marco Ugliano, il dirigente — siamo sotto un costone e nella parte sovrastante ci sono dei palazzi dai quali lanciano di tutto. Con il caldo aumentano insetti e miasmi. Il Comune deve rimuovere quella spazzatura? L’Asia (azienda rifiuti del Comune, ndr) dice che non è di sua competenza». All’ingresso della scuola due contenitori di polistirolo raccolgono gocce di pioggia stillate dalle pareti. I solai sono rigonfi di umidità, le classi infestate di infiltrazioni, dagli infissi si contano i ventri mancanti. Un paio di aule da pochi giorni sono state inibite: l’acqua è entrata pure nei neon. E quando una centralina elettrica è andata in fiamme, ci ha pensato una maestra a imbracciare l’estintore:«I bambini per fortuna non c’erano». Vincenza Petrone ha due figli iscritti all’asilo, 3 e 5 anni: «Per un periodo non ho portato i bambini a scuola. Troppa puzza. Abbiamo comprato noi i portagiubbini, i nostri mariti hanno aggiustato le finestre. Le mamme si sono messe a lavare i bagni, c’erano anche escrementi per le scale. Siamo abbandonati. E ci sentiamo discriminati perché ci dicono sempre che è una zona degradata. Quest’anno dovrò iscrivere la più grande alle elementari: se non vedo un miglioramento, vado in un’altra scuola». Gli spazi ci sono, le iscrizioni calano. Il piano interrato ospita una palestra privata con annesso garage per i soci. Un comodato d’uso autorizzato dal Comune.«Ho scritto ai vigili del fuoco — confessa Ugliano — Possibile che sotto una scuola ci sia un’autorimessa? Non ho mai ricevuto risposta». Attacca il consigliere comunale Gennaro Esposito: «È una situazione indegna caricata sulla spalle di insegnanti e genitori. Nei programmi elettorali la scuola è sempre al primo posto, nei fatti non è così. Non credo che l’assessore sia mai stata in quel plesso». Pare che un plastico dell’edificio costruito ai Ventaglieri negli anni Ottanta sia esposto in un istituto in Germania: come modello di edilizia scolastica. «Mi sembra di essere tornata indietro di vent’ anni — racconta Oksana, ucraina, madre di alunno dell’asilo—nell’URSS facevo i conti tutti i giorni con questo degrado. Ora sono in Europa. Mi chiedo: dove stiamo andando?»”.

Ebbene oggi sono intervenuto in consiglio comunale sull’argomento in quanto ancora indignato per le condizioni un cui versa la scuola. Ritengo opportuno però offrirvi i documenti: lettera dei genitori del 27.01.2015 (clikka)Lettera dirigente scolastico del 04.02.2015 (clikka)prescrizioni ASL (clikka). Vi invito a leggere la nota dell’ASL che a me sembra assolutamente incongrua rispetto alle condizioni indegne nella quale versa la scuola.

Il mio intervento al 01:02:06

Elezioni Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli 2015

Apertura anno Giudiziario NapoliNon c’è parcheggio per gli Avvocati (clikka)Il palazzo di ingiustizia di Napoli (clikka)Pigrizia in Tribunale (clikka)Gli Avvocati come le pecore (clikka)Da Avvocato Digitale a mucca da mungere digitale (clikka)Il nuovo servizio informazioni del Tribunale di Napoli (clikka).

Una volta trovati dei buoni compagni di viaggio con la voglia di dare un contributo al miglioramento della giustizia, era inevitabile che mi candidassi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Le elezioni si terranno dal 2 al 7 marzo dalle 9,00 alle 14,00 di ciascun giorno presso il Palazzo di Giustizia di Napoli. E’ possibile dare addirittura 25 preferenze.

Ecco la lista:

Lista

Il parcheggio per gli avvocati è un miraggio

tribunale torreDelle due l’una o i Palazzi di Giustizia sono costruiti senza prevedere che poi saranno frequentati dagli avvocati, o si pensa che rendere la vita difficile agli avvocati è uno strumento deflativo del contenzioso. Tra i tanti, l’elemento comune di cui spesso faccio caso nei palazzi di giustizia è la assoluta mancanza di parcheggi riservati agli avvocati, i quali si devono sempre arrangiare tra un parcheggio a pagamento ed il parcheggio abusivo, spesso anche in divieto di sosta o su strisce blu, con la rassicurazione che, poi, non verrà torto un capello dalla poco zelante vicina polizia locale.

Tra i tanti ne sono l’esempio il Tribunale di Napoli, quello di Torre Annunziata e quello di Santa Maria Capua Vetere che, tutto sommato sono di recente costruzione. Ci si dovrebbe chiedere, come sia possibile una così evidente ed elementare carenza progettuale. A Napoli il caso è poi paradossale perché in un’area antistante il palazzo di giustizia c’è un parcheggio che è sorvegliatissimo dalle forze dell’ordine affinché non sia usato. Pare, infatti, che sia stato conteso tra avvocati e personale di cancelleria ed alla fine si sia è deciso, un po’ come si fa con i bambini quando litigano, niente a nessuno dei contendenti e non se ne parla più! Il che potrebbe anche andare bene se non fosse che quel parcheggio è costato dei soldi pubblici e come ogni opera pubblica sarebbe bene usarla a pieno regime altro che lasciarlo vuoto! Sul caso ho, addirittura, scoperto  una interrogazione parlamentare del 2009 (clikka) che, ovviamente, non ha sortito effetto alcuno!

A Torre Annunziata, poi, il palazzo di giustizia è stato di recente ampliato ed ormai, in un’unica sede, c’è sia il civile che il penale, solo che il parcheggio, evidentemente, è restato sempre lo stesso ed è, ovviamente, anch’esso rigorosamente vietato agli avvocati i quali si devono accontentare delle strisce blu esterne, se si è fortunati, rigorosamente sorvegliate da parcheggiatore abusivo che, nota simpatica, vende anche abusivamente i fiori! Qualche giorno fa, infatti, sono arrivato al Palazzo di Giustizia Torrese, speranzoso nella nuova sede sicuramente provvista di parcheggi ed ho avuto  modo di interloquire con un collega che, sicuro come me, si era infilato nel parcheggio del Tribunale ricevendo una immediata fischiata nelle orecchie dal Vigile tanto zelante a richiamarlo. Al malcapitato  Collega che chiedeva di sostare solo pochi minuti in presenza del Vigile dicevo guarda che fuori c’è il parcheggiatore abusivo vedi se c’è un posto, ottenendo l’immediata risposta dell’Autorità “Vigilante” che con altrettanto zelo  rispondeva che lui era di Torre Annunziata mentre fuori era già Torre del Greco, quindi, non di sua competenza!

Alla fine credo si possa essere d’accordo che per gli avvocati il parcheggio è un miraggio!

vedi anche:

Elezioni del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli 2015 (clikka)

Il palazzo di ingiustizia di napoli (clikka)

gli avvocati come le pecore (clikka)

Il nuovo servizio informazioni del tribunale di napoli (clikka)

da avvocato digitale e mucca da mungere (clikka)

Al CAAN si festeggia la bufala del ritorno del Mercato Ittico a Napoli

Festa itticoSono due giorni che il Mattino di Napoli pubblica articoli su una presunta (molto presunta) “ottima” politica adottata dal CAAN circa la gestione del mercato Ittico che aveva sede nello storico fabbricato di Luigi Cosenza in Piazza Duca degli Abruzzi e temporaneamente spostato a Volla. Sul giornale, infatti, ieri (31.01.2015), ho letto ben tre articoli sull’argomento, tra cui una intervista a Lorenzo Diana (clikka), ed uno sulla “festa” che si sarebbe fatta sempre ieri sul ritorno del Mercato Ittico a Napoli (clikka). Oggi addirittura il Mattino ritorna sulla “festa” di ieri (clikka). Un solo articolo che cerca di dare la versione dei mercatali lo leggo sul Roma di oggi (01.02.2015 clikka). Della serie come è difficile farsi una opinione.

Su questo blog, troverete molti post sulla vera tragedia che hanno subito i mercatali dell’ittico per colpa del CAAN, del suo amministratore e per le scelte scellerate della passata amministrazione ed in parte dell’attuale che ha fatto mancare il suo controllo sulla partecipata manifestamente incapace. Ebbene oggi, sembra che la scelta strategica di lasciare il mercato ittico nella sua storica sede, sia stata un’idea dell’amministratore del CAAN lorenzo diana (ex parlamentare “esperto” di anticamorra trasformato in manager per la gestione di una azienda pubblica) e della giunta che ha avuto il coraggio di andare contro la folle scelta delle passate amministrazioni.

Ebbene, per dovere di cronaca, è il caso di affermare che la giunta De Magistris ha tentato in tutti i modi di portare in esecuzione il trasferimento dell’ittico a Volla ed in tal senso ha sempre agito anche lorenzo diana. Il Consiglio Comunale, infatti, ha dovuto faticare non poco per capovolgere questa scelta scellerata. All’inizio fui io a porre il problema che, in un momento di forte crisi economica, non era il caso di trasferire una realtà imprenditoriale con un fatturato di circa 200 milioni di euro l’anno. Che il mercato ittico non andasse trasferito era facile comprenderlo ed ognuno di voi, infatti, potrà chiedere al proprio pescivendolo se la collocazione a Volla sia una cosa buona. Sicuramente vi risponderanno che da quando il mercato di Napoli si è trasferito a Volla ha perso molto in favore degli altri mercati ittici campani. Provate a chiedere, poi, ad un cittadino di Pozzuoli o di Mugnano se ritiene utile trasferire il mercato ittico cittadino in un altro comune e vedrete cosa vi risponderà. I nostri politici napoletani, invece, hanno avuto la brillante idea di realizzare un’area mercantale fuori comune costataci circa 100 milioni di euro togliendo ricchezza alla città e senza pensare alla sua collocazione storica ed al suo avviamento!

Ad ogni buon conto è il caso di ricordare che nel Consiglio Comunale del 30.11.2012, fui io ad iniziare la battaglia (clikka), quando ancora la giunta De Magistis, pensando di dover realizzare una Moschea nel fabbricato di Cosenza, si prodigava in ordinanze di sgombero per il trasferimento a Volla. Dopo una lunga riflessione riuscii a trovare anche la soluzione gestionale per salvare il CAAN ed il mercato ittico di Napoli, ossia anziché trasferire materialmente i mercatali a Volla, pensai di proporre il trasferimento della sola gestione del mercato di Piazza Duca degli Abruzzi al CAAN, in modo da ottenere anche una ricapitalizzazione della partecipata. Tale scelta la proposi al consiglio comunale del 17.01.2013 (clikka) con un Ordine del Giorno (clikka) che però per ragioni “politiche” (paternità dell’idea) fu trasformato in un ordine del giorno scritto in aula (clikka) che vi consiglio di guardare, manco di leggerlo, per come è scritto.

Ad ogni buon conto oggi mi sento di dare la giusta versione dei fatti e cioè che la gestione di lorenzo diana è stata ed è assolutamente dannosa per il mercato ittico napoletano, in quanto, è dal 26.06.2013 che il consiglio comunale (clikka) ha deciso definitivamente che il mercato resti a Napoli nella sua storica sede, e nonostante ciò sono trascorsi quasi due anni di continui rinvii. Non capisco, allora, cosa si sia festeggiato ieri, spendendo peraltro soldi pubblici in banchetti e spumanti, se il mercato ittico resterà ancora a Volla! Paradossalmente i ritardi imputabili a lorenzo diana li ha documentati lo stesso Mattino di Napoli, che oggi lo celebra, con un articolo del 08.07.2014 dal titolo Lavori Fermi al Mercato Ittico scoppia la rivolta degli operatori (clikka), ma anche Repubblica Napoli con un articolo del 29.08.2014 dal titolo Ex Mercato Ittico Dormitorio degli Immigrati (clikka). Che dire delle nomine nello stesso CAAN che lo stesso giornale “Il Mattino di Napoli” del 27.05.2004 ha addirittura censurato, con un articolo dal titolo  Una mossa sbagliata (clikka), in quanto, il Sindaco riconfermava diana ed aggiungeva nel cda un suo staffista su cui ritornava ancora il Mattino di Napoli del 18.05.2014 (clikka)!

Ora mi chiedo perché una festa ed una celebrazione di una persona che è stata incapace di rispettare tempi promessi con perdite per i mercatali di decine di milioni di euro! Come è possibile che la stessa stampa dimentichi ciò che ha essa stessa scritto poco tempo fa, su una gestione fallimentare, senza neppure interpellare i mercatali.

Mi sarei aspettato almeno il buon gusto di una festa di apertura ed, invece, assistiamo ad una festa di inizio lavori che, per come sono andate le cose fino ad oggi, non possiamo dire quanto dureranno!

Per una selezione di articoli sul CAAN (clikka)

Impianti sportivi: Una piscina che non ha mai visto una goccia d’acqua

piscina lotto 14/BLOTTO 14/B è una piscina costruita con i fondi della legge 219/1981, si trova a Marianella, in Via Dietro la Vigna, da bambino l’ho vista in corso di realizzazione. Quest’opera rappresenta uno sperpero per il quale nessuno ha pagato né politicamente né amministrativamente. L’impianto, infatti, non ha mai visto una sola goccia d’acqua, è stata realizzata molto probabilmente con degli errori di progettazione e/o di esecuzione, come tante altre opere pubbliche italiane. Balza agli occhi la sua profondità che doveva caratterizzarla per i tuffi, se non fosse che il  solaio di copertura è troppo basso per montarci un trampolino adeguato! Chi ricorda il ponte di Corso Novara? Un’opera inutile in mezzo ai palazzi che poi è stato smantellato. Ora il problema non è solo l’opera inutile ma anche il fatto che mai nessuno paghi se non in minima parte, per il gravissimo sperpero di soldi pubblici.

Ebbene, la responsabilità politica per chi è stato amministratore sia prima che dopo, avrebbe richiesto la sua espulsione dalla classe dirigente, ma ciò non è avvenuto, ovvero, avviene in casi rarissimi e per lotte interne ai partiti, mai per la valutazione del merito e della competenza. E’ il caso di osservare che a tale gravissima responsabilità politica si accompagna anche quella contabile, sia per coloro che hanno approvato e previsto l’opera inutile o progettata e/o realizzata male, ma anche di quelli che si sono succeduti che, per una sorta di “omertà” politica, si sono stati zitti senza denunciare, semmai il compagno di partito, alla Competente Procura presso la Corte dei Conti, rendendosi, quindi, anche loro responsabili sotto il profilo del danno erariale ai sensi dell’art. 1 comma 3 della legge n. 20 del 1994. Il principio sacrosanto espresso da quest’ultima disposizione, infatti, è che se un amministratore pubblico fa prescrivere il diritto al risarcimento del danno in favore della P.A. perché non denuncia o non agisce è anch’egli responsabile.

A fronte della citata chiara disposizione c’è una classe politica bloccata perché a chi sbaglia non viene impedito di sbagliare di nuovo, ma anzi la responsabilità di chi sbaglia viene coperta dai politici che gli succedono, sia essi dello stesso schieramento sia di quello opposto, perché forse è il caso di dire “cane non mangia cane” e di cani, purtroppo in politica ce ne sono! Ovviamente senza offesa per i cani.

Basti pensare che per la mia azione sulla questione dello Stadio San Paolo (clikka), che ha fatto finalmente incassare al Comune 6 milioni 230 mila €. da parte del Calcio Napoli, sono atto duramente contestato da alcuni “politici” i quali ritengono che la politica non si fa con le denunce. Sennonché credo che vada detto chiaramente che se non avessi proceduto in questo modo e secondo legge il Comune se li sarebbe scordati i canoni non pagati dal 2006 al 2014!

Credo allora che ci dobbiamo chiedere chi ha pagato politicamente e contabilmente per: 1) discarica di pianura (clikka); 2) per l’operazione di finanza speculativa con i derivati al Comune di Napoli (clikka); 3) per il paradossale acquisto di Piazza Garibaldi da parte del Comune di Napoli (clikka); 4) per il fallimento di Bagnoli Futura (clikka); 5) per le migliaia di balle di monnezza nel territorio campano non smaltitili … e queste sono solo alcune delle cose che mi sono capitate.

Oggi se riflettiamo i politici di allora per questi gravissimi danni alla collettività, non solo non hanno pagato, se non in minima parte, ma sono ancora tutti dei rispettabilissimi personaggi a cui i giornali danno ancora credito.

Una Quiete Pubblica Disturbata

Assemblea Quiete PubblicaCome era prevedibile la quiete pubblica napoletana è un tema assolutamente caldo e quando se ne parla gli animi non sono affatto quieti anche perché chi ne parla, quasi sempre, non dorme la notte. La dimensione del fenomeno e della esasperazione dei cittadini è stata chiara alla assemblea pubblica che si è tenuta il 29 gennaio scorso nel palazzo del Consiglio Comunale. E’ stato difficile, infatti, portare avanti un discorso con la serenità necessaria a trovare una soluzione al problema. Ciò ovviamente è accaduto ed accade perché i cittadini sono scoraggiati, sconfitti e sopratutto giustamente diffidenti verso le amministrazioni della città che si sono succedute nel tempo e che hanno, in un certo qual modo, risolto il problema, semplicemente ignorandolo o adottando provvedimenti che poi non hanno fatto rispettare. Ciò è, infatti, accaduto con l’amministrazione Iervolino che aveva limitato gli orari di apertura senza farli rispettare e poi con l’attuale amministrazione che ha, invece, eliminato ogni vincolo.

I problemi della cd. movida sono simili in ogni città e sono molte quelle che hanno adottato dei rimedi come a Milano, Parma, Firenze e Ravenna per restare a casa nostra, ma anche a Siviglia e nella città di Strasburgo per andare in europa. Le soluzioni sono varie, si va dalla limitazione degli orari, talvolta accompagnata da un meccanismo di premialità per gli esercenti che rispettano le regole (assenza di contravvenzioni per un periodo di almeno 6 mesi), fino alla adozione di mediatori sociali, nella città di Strasburgo, che, mischiandosi alle folle nelle notti della movida, cercano di sensibilizzare i cittadini notturni a non far rumore ed a rispettare i residenti. A Siviglia si è addirittura assegnato alla polizia il potere di far chiudere i locali rumorosi senza neppure ritenere necessaria la verifica con i fonometri che, effettivamente tal volta, non sono neppure necessari vista l’evidenza del trambusto. A Ravenna, invece, hanno adottato dei fonometri collegati WiFi alla centrale della Polizia Locale con un controllo h24.

All’assemblea del 29 scorso erano presenti cittadini, comitati, consiglieri comunali, dirigenti del servizio ambiente e l’assessore alle attività Produttive Enrico Panini e questa volta credo che si è capito bene la dimensione di un problema che, purtroppo, spesso viene assolutamente sottovalutato anche dalle forze dell’ordine che, chiamate più volte e ripetutamente da cittadini insonni attraverso il 112 ed il 113, nella quasi totalità dei casi non intervengono mai, ritenendo l’insonnia forzata, tutto sommato un problema minore. Cittadini, quindi, lasciati soli e senza tutela, spesso anche minacciati e malmenati da qualche titolare di attività rumorosa, pervasi dalla sfiducia verso le istituzioni e dalla sensazione che le imposte e le tasse sono un furto del Comune e dello Stato che non li proteggono.

A questo punto la soluzione deve essere ricercata ad ogni costo attraverso l’intervento delle istituzioni preposte ed innanzitutto del Sindaco sia con il suo potere di limitare gli orari, sia nella sua duplice funzione di ufficiale di governo ed Autorità Sanitaria!

A margine dell’assemblea, come detto partecipata ed infuocata, l’assessore Panini ha promesso di reincontrare i cittadini e sopratutto di allestire un tavolo di concertazione tra comitati, esercenti commerciali, ufficio ambiente e polizia locale al fine di ricercare soluzioni efficaci che evitino il tormento dei malcapitati residenti.

Ad ogni buon conto al fine di affrontare il problema occorre essere organizzati e, quindi, costituire dei comitati cittadini per i quali metto a disposizione i modelli che Vi saranno sicuramente utili sia per interloquire con l’amministrazione sia per avere una legittimazione maggiore a parlare con le istituzioni: modelloComitatoCittadino (clikka)  Modello Denuncia (clikka) Modello comunicazione ufficio ambiente (clikka)

Invito, infine, a compilare il QUESTIONARIO (clikka) ed andare alla pagina Facebook Comitato Quiete Pubblica Napoletana (clikka)

vedi anche:

 Quiete pubblica e movida cittadina (clikka)

adotta una strada per la movida cittadina (clikka)

Studio sul problema della movida (clikka)

Ringrazio i cittadini del centro storico, quelli del Vomero, di Via Aniello Falcone, di Bagnoli che sono intervenuti all’assemblea nonché l’Associazione AFIDA, il Comitato Chiaia Viva e Vivibile, Il Comitato Bellini, Il Comitato Quiete Pubblica Napoletana.

Mentre la politica studia il malato se ne muore: Caldoro dimettiti

cardarelliSono giorni che i giornali riportano articoli su ciò che è accaduto e sta accadendo nella sanità Campana. I gravi fatti successi al Cardarelli ed al San Giovanni Bosco con cittadini che hanno letteralmente aggredito personale medico e paramedico, con violenza anche sulle cose, dimostrano il grado di disperazione a cui le persone sono giunte. Ieri (19.01) c’erano ben tre articoli di giornale sul Loreto Mare (clikka) sul San Giovaanni Bosco (clikka) nonché una intervista ad Ernesto Esposito Manager dell’ASL (clikka) che descrive il completo fallimento della sanità campana. Oggi leggo della reazione della Regione che promette una cabina di regia (clikka), quando è da tempo che gli stessi medici che stanno in prima linea suggeriscono soluzioni assolutamente inascoltate. Ricordo, infatti, il grido di allarme di questa estate, della Dott.ssa Rossana Spatola (clikka) la quale segnalava chiaramente che mentre al Cardarelli ci si ammazza di lavoro al nuovo Policlinico ci si giravano i pollici (clikka). E’ inconcepibile per un paese normale che i malati siano ricoverati nelle sale operatorie che tra l’altro sono anche soggette ad infiltrazioni d’acqua piovana come al San Giovanni Bosco. E’ una cosa talmente assurda che fa quasi ridere, se non fosse che la cosa riguarda nostri concittadini ricoverati d’urgenza. Mi chiedo se gli assessori della giunta regionale, caldoro ed ogni consigliere regionale non provi vergogna per lo stato a loro, gioco forza addebitabile. Si a tutti i componenti dell’istituzione regionale senza esclusione perché non ho sentito nessuno indignarsi, nessuno mettere penna in carta e scrivere ad un giornale per far capire ai cittadini che non sono soli come è capitato a me quest’estate (clikka) perché indignato e lo sono ancora!

Con cognizione di causa posso dire che la politica ottusa dei tagli liniari di caldoro è un completo fallimento. Ho, infatti, toccato con mano che ad esempio la migliore organizzazione della rete dell’emergenza urgenza (clikka) oltre a dare un servizio efficace ed utile al cittadino determinerebbe anche una riduzione dei costi. Perché caldoro non fa nulla macchiandosi la faccia del sangue dei morti che non ricevono per tempo le cure.

La cosa che proprio non capisco e come si possa continuare a tollerare ancora questa politica che nessun consigliere abbia per dignità chiesto le dimissioni di caldoro.

Il dramma è che si parla di primarie di elezioni di accordi, ma è il caso di dire che mentre il politico studia il malato se ne muore! Una sola parola caldorodimettiti!

Ancora oggi (21.01.2015) su Il Mattino di Napoli il San Giovanni Bosco (clikka) come una groviera.

La barzelletta dello Stadio Collana

collanaA raccontare la vicenda dello Stadio Collana ad un tedesco o un inglese credo che si farebbero grasse risate mentre i cittadini napoletani ovviamente si stanno facendo il fatto grosso. La Regione Campania, infatti, non sta contribuendo affatto a risolvere il problema ma l’ha ulteriormente complicato creando una confusione tra regole e procedure  che credo sarà foriera di ricorsi e perdite di tempo a danno dei cittadini.

Dopo la fuga in avanti la Regione ha prorogato il comodato (clikka) al Comune di Napoli fino a quando non verrà definitivamente aggiudicato, all’esito della procedura di selezione che ad oggi è alle battute finali essendo elasso il termine per la presentazione delle domande ed occorre solo che si insedi la commissione. E’, invece, singolare e da leggere il verbale di riconsegna dello Stadio (clikka) che ad esaminarlo viene spontanea la domanda cosa abbia mai fatto la Regione Campania e come siano stati spesi i circa 90 mila euro per opere di messa in sicurezza, senza neppure aver affrontare il tema dell’impianto di illuminazione. Ad oggi, infatti, la Regione ha dimostrato di non essere stata neppure in grado di saper affrontare l’unico vero problema che impedisce a migliaia di atleti napoletani di potersi allenare allo stadio dopo il tramonto! La pista di atletica e quella di pattinaggio, infatti, sono entrambe interdette al calar del sole, perché l’impianto elettrico di illuminazione non è a norma e ripararlo richiederebbe un impegno di spesa, tra gruppi elettrogeni etc etc, di diverse centinaia di migliaia di euro se non di qualche milionicino.

Ora la riflessione che ho fatto con alcuni utenti e presidenti di associazioni sportive che operano nel Collana è stato quello di pensare a come associazioni sportive possano sopperire con milioni di euro alla manutenzione e ristrutturazione dello stadio senza l’intervento pubblico!

C’è un ulteriore dato preoccupante che, ovviamente, a buste aperte genererà non poche difficoltà, dovuto al fatto che la Regione nel corso dei termini per il deposito delle domande, ha modificato il bando di gara chiedendo ai partecipanti di integrare la loro offerta in attuazione di quanto previsto dalla cd. legge sugli stadi (147/2013 art. 303 e ss). Ebbene, con buona approssimazione la Regione, in questo caso, è stata capace di creare un mostro giuridico a metà tra la legge regionale n. 18/2013 e quella statale provocando, a mio avviso una confusione tra finalità e procedure che non potranno non ripercuotersi sui tempi dell’affidamento e sulla affidabilità che la struttura resti sempre e comunque destinata all’uso pubblico, per li oltre 5 mila cittadini napoletani che ogni giorno frequentano lo stadio!

Orbene alla già inconcepibile ed assurda chiusura dello Stadio Collana (clikka) oggi si aggiunge anche la completa incertezza del su destino visto che i dirigenti e funzionari della Regione Campania rifiutano ogni collaborazione con quelli del Comune. Ad ogni buon conto domani ci sarà una commissione consiliare alla quale sono stati invitati tutti, compresi i funzionari regionali, non ho molta fiducia che partecipino, ma non avrò remore a dire chiaramente le cose come stanno.

Adotta una strada per la Movida Cittadina

adottastradaSono due giorni che sui giornali appaiono notizie circa il disturbo alla quiete pubblica dei cittadini Napoletani. Infatti, ieri Repubblica Napoli (clikka) ha dato spazio a cittadini e comitati dei quartieri di Napoli tartassati dal fracasso dei locali notturni ed oggi lo stesso giornale è ritornato sul tema (clikka) facendo parlare i titolari dei cd. baretti di Chiaia.

Io stesso qualche giorno fa, insieme ad altri cittadini, ho fondato la pagina Facebook Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana (clikka) che ha avuto in men che non si dica circa 350 “like” segno che il problema è sentito dalla cittadinanza.

Ad ogni buon conto oggi è stata sollevata la preoccupazione circa la volontà del Comune di Napoli di affidare a privati le strade cittadine. La delibera di giunta del 18.09.14 n.671 (clikka), che reca il regolamento “Adotta una Strada”, verrà portata in consiglio il prossimo 27 gennaio. Come sempre Vi sarei grato se mi faceste avere eventuali indicazioni o suggerimenti.

Io l’ho letta ed ho qualche preoccupazione perché il rischio è che dietro una “adozione” si celi una “appropriazione”. Le immagini riportate dai giornali (tra cui quella in questo post) e molte testimonianze, infatti, mostrano di come viene utilizzato lo spazio pubblico da parte di alcuni esercizi commerciali notturni che adattano muretti facendoli diventare sedute e tavolini per i loro avventori. Non vorrei che attraverso questo stratagemma non si aggiri la tassazione della cd. occupazione di suolo, con sostanziale sottrazione di spazio pubblico ai cittadini.

Sullo Stadio San Paolo solo polemiche e poca amministrazione

sanpaoloL’ennesima bagarre sullo stadio San Paolo, di cui si è parlato nei giorni scorsi sui giornali, mi induce alcune riflessioni sul rispetto del principio di legalità, di trasparenza e di buona amministrazione che credo manchino dal tavolo di discussioni polarizzato, semplicemente sullo scontro tra le parti senza tener conto del binario tracciato dalla legge e dai provvedimenti adottati dall’Amministrazione stessa. Da una parte il Sindaco, che invita il Patron a presentare il piano di fattibilità in ragione della delibera di giunta di proposta al Consiglio n,  619 (clikka), approvata dall’assemblea cittadina il 22.10.2014, con la quale, tra l’altro, si dispone la rinnovazione della convenzione del 2004, agli stessi patti e condizioni, dall’altro il Patron che non pare abbia alcuna voglia di aderire all’invito, non volendo forse assumerersi gli oneri di un piano di fattibilità al buio. Orbene, tralasciando tutti i dubbi sui ritardi e sulla delibera n. 619/2014 (clikka), la vera questione di cui nessuno discute, è che se il Calcio Napoli non ha sottoscritto il rinnovo della convenzione, è chiaro che la stessa non può essere in alcun modo applicata e, quindi, gli importi dovuti dal Concessionario al Comune, gioco forza non possono essere determinati sulla base della vecchia convenzione, ma sulla base delle tariffe approvate dal Consiglio Comunale, nella notte del bilancio del 23.09.2014, così come modificate da un emendamento (clikka) che presentai e che fu approvato dallo stesso Consiglio Comunale. Ovviamente la questione, di cui non si discute, non è parva materia perché a fronte dei circa 800 mila euro all’anno previsti dalla vecchia convenzione, come detto non applicabile, il Calcio Napoli dovrebbe versare al Comune, applicando le citate tariffe, circa 3 milioni di euro all’anno che, ovviamente, sono ben al di sotto dei circa 7 milioni che incassa il Comune di Milano per l’uso del Meazza, ma che comunque sono l’unico riferimento applicabile. Spero, quindi, che l’Amministrazione ed il Calcio Napoli si facciano carico della questione nei giusti termini, evitando di incorrere di nuovo nella incresciosa vicenda del febbraio 2014 che ha visto l’intervento della Corte dei Conti con l’ordinanza n.163.2014 (clikka), all’esito della quale il Calcio Napoli ha versato al Comune la somma di 6 milioni 230mila.

In definitiva se non si parte dai reali termini della questione non credo si troverà mai la soluzione che è fondamentale affinché la squadra possa avere lo stadio che si merita.

Lo sperpero dei soldi pubblici di Caldoro

caldoro.delaurentiisMilioni di euro che a metterli insieme si potrebbero fare tantissime cose. Basterebbe solo avere un po’ di senso pratico e della realtà cose che, purtroppo, alla maggior parte dei politici che contano, manca perché vivono una “realtà separata”, edulcorata dalle loro poltrone d’oro e dalla mancanza del contatto con i problemi veri della gente comune. Così capita che caldoro finanzi con 600 mila euro il concerto di capodanno, con il precipuo scopo di fare uno spot ai prodotti della terra dei fuochi che non è una terra dei fuochi ma una “terra dei suoni e dei cuori” come dice dal palco gigi d’alessio. Uno spot che si ritorce contro ed indigna le mamme che hanno perso i loro figli a causa di tumori. Poi ci sono i 4 milioni e mezzo dati alle società sportive, di cui 3 milioni e mezzo al patron del Napoli Aurelio De Laurentiis (clikka) sempre per fare una campagna pubblicitaria sui prodotti della terra dei fuochi.

Poi ci sono i 200 mila euro che oggi leggo caldoro ha dato al Cardinale Sepe (clikka) per la visita del Papa che ha fatto indignare finanche Don Gennaro Matino.

Poi ci sono i regali che Caldoro fa al Cardinale ogni anno per milioni di euro  tra cui spiccano i 2 milioni e mezzo del 2012 (clikka).

Poi ci sono i regali che caldoro fa alle associazioni che nel 2012 sono stati 1 milione e 600 mila euro (clikka).

Non ce la faccio più! Sono indignato sono arrabbiato!

Questa è gente che deve scomparire, che i media  dovrebbero cancellare dalle loro programmazioni. In un momento di crisi il problema più serio è lo sperpero del denaro pubblico, gente che non ha neppure idea di quale è il tenore di vita di una famiglia operaia  che abita in una casa popolare e che non arriva a fine mese, per non parlare dei senza lavoro e senza dignità che finiscono per vivere ai limiti della legalità ed anche oltre!

Questa è gente che dovrebbe vergognarsi prima di far fare uno spot sui prodotti della terra dei fuochi finendo per negare l’esistenza del problema, prima ancora di aver provveduto a fare la individuazione delle aree inquinate e prima ancora di aver verificato il vero impatto che c’è tra l’inquinamento ed i malati di tumore di quelle aree, finendo per mortificare ed umiliare coloro che hanno prossimi congiunti, bambini, mariti, padri, madri, sorelle e fratelli morti di cancro nella terra dei fuochi.

Questa è gente che non dovrebbe neppure avere la possibilità di occuparsi del bene pubblico figuriamoci di toccare anche solo un euro del danaro pubblico!

Quiete pubblica e Movida Cittadina

Avventori serviti su suolo pubblA Napoli c’è un contrasto aperto tra la movida chiassosa e rumorosa, di alcuni locali cittadini, che sparano musica e bassi a tutto spiano, che si infilano nei muri tufacei dei palazzi e la quiete e soprattutto il sonno dei cittadini residenti. In questo l’amministrazione cittadina sembra essere sensibile solo alla “Città/Edenlandia/del divertimento” senza considerare in alcun modo le lamentele che giungono da cittadini che si sono anche costituiti in comitati per levare più forte la loro voce.

I controlli, infatti, non si fanno mai, un po’ per scelte sbagliate dell’amministrazione un po’ per contiguità di una polizia municipale, i cui componenti non cambiano mai quartiere nel quale fanno servizio, un po’ per incompetenza della natura e delle funzioni stesse della attività di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria che pure sono proprie della Polizia Locale. Nella mia esperienza, infatti, non ho mai visto fare un sequestro preventivo di iniziativa ma sempre su input dell’Autorità Giudiziaria, anche in casi assolutamente evidenti di pseudoassociazioni che, di fatto, esercitano una vera e propria attività commerciale di discoteca, senza neppure assolvere ai requisiti minimi di sicurezza dei locali aperti al pubblico. La risposta che mi è stata data da qualche agente è stata quella di evitare di prendersi delle responsabilità …

Tra l’altro lo stesso ufficio ambiente del Comune di Napoli che, tra le tante cose si occupa anche di inquinamento acustico, è stato praticamente depotenziato.

Il giusto contemperamento dovrebbe essere un serrato controllo delle attività e delle piazze della movida e soprattutto l’esecuzione di un’efficace insonorizzazione dei locali che non viene mai fatta perché costa troppo.

In alcuni punti della città registro, inoltre, una quantità di “munnezza” prodotta che è assolutamente sproporzionata rispetto ai metri quadri dei locali che, alla fine vanno a pagare una tassa smaltimento rifiuti assolutamente insignificante rispetto ai costi di prelievo e smaltimento, facendo, quindi, gravare i costi di produzione dell’utile da loro percepito sulla collettività.

La stessa quantità di munnezza prodotta ed in particolare di bottiglie abbandonate, tra l’altro, potrebbe essere un valido strumento per verificare il reddito dichiarato dai titolari dei locali.

Ovviamente a questi già gravi problemi si aggiungono quelli dell’abusivismo diffuso di venditori di qualunque cosa, di parcheggiatori abusivi nonché lo spaccio di sostanze stupefacenti, che rendono la vita impossibile a chi semplicemente vuole tornarsene a casa, senza incappare nel rischio di una rissa o in un accoltellamento, come le recenti cronache cittadine ci hanno narrato.

Un amico ieri mi diceva: “Napoli è anarchica e le regole servono solo a rendere più emozionate la loro violazione da parte dei Napoletani”. A gennaio abbiamo in mente di organizzare una assemblea pubblica nella quale trattare di queste tematiche con i diretti interessati vi aspetto.

Il regalo di Caldoro al Calcio Napoli a spese dei cittadini Campani!

caldoro.delaurentiisCome ogni natale non mancano i regali di caldoro a spese nostre ovviamente. Questa volta però, credo, l’abbia fatta grossa disponendo che al Calcio Napoli siano “regalati” per attività di comunicazione sulla terra dei fuochi (?) 3 milioni 546mila! Il tema non è nuovo e devo per forza ricordare che caldoro già nel natale 2012 ha avuto il barbaro coraggio di regalare al Cardinale Sepe 2 milioni e 500mila €. (clikka) e ad associazione della porchetta e varie 1milione e 600mila (clikka)! In sostanza caldoro, quando si tratta di spendere soldi non suoi è sensibile molto sensibile, non ce la fa proprio a trattenersi e, non sapendo spendere i fondi europei, li regala a destra ed a manca. Ebbene, oggi (21.12.2014) sul Corriere del Mezzogiorno esprime la sua indignazione, addirittura, Matteo Salvini il quale dichiara che provvederà a chiedere agli organi europei se tale spesa sia compatibile con le finalità per la quale l’europa l’ha stanziata.

L’oscena scusa di caldoro del regalo di circa 5 milioni di €. al calcio napoli e ad altre società sportive (che non si capisce come siano state scelte!), è che tale ingente somma è destinata alla comunicazione  sui progetti di bonifica della terra dei fuochi. A questo punto chiederei a caldoro di farsi un giro per le tante associazioni sportive che vivono di sacrifici e tirano fuori campioni e ragazzini dalle strade, per capire come sarebbe stato meglio, se proprio questi soldi si dovevano spendere in questo modo, di darli ad associazioni sportive e ad realtà già collaudate anche dal modo della pubblicità come dimostra lo spot della tim girato interamente a scampia!

La cosa, inoltre, appare vieppiù paradossale e grottesca perché caldoro con questa sua decisione da’ dei soldi ad una società che ho addirittura dovuto denunciare alla Corte Dei Conti (clikka) perché non pagava al Comune il canone dello stadio dal 2006. Denuncia che ha poi fatto scattare il sequestro e poi il pagamento di 6 milioni 230mila, che mi è costata anche ritorsioni mediatiche per gli attacchi fatti dal radiocronista raffaele auriemma di si gonfia la rete!

In sostanza il messaggio di caldoro è: diamo 3milioni e mezzo ad uno che non paga neppure quanto deve all’amministrazione pubblica, una sorta di premio per il suo “specchiato” comportamento! Penso allora a Gianni, Antonio e Nunzio a Scampia, a Lello a Ponticelli, ad Anna e Luigi delle case famiglia, a Bianca, Sergio, Ezio e Ciro nel parco dei Ventaglieri ad Angelica, Manuela e Carlo nell’area occidentale a Michele a Melito, a Roberto a Poggioreale ed a tanti altri che porto tutti nel cuore e che da soli o in associazione si fanno in quattro per noi ed i nostri figli perché ogni ragazzino tolto dalla strada è ossigeno vitale per la società nella quale viviamo!

Come detto, stando alla griglia finora individuata, la fetta più grossa spetta al Calcio Napoli, che incasserà 3 milioni e 546mila euro. Seguono Avellino Calcio e Salernitana, a cui verranno assegnati rispettivamente 163mila euro e 139milaeuro. Al Benevento spettano 79mila euro, alla Juve Stabia 78mila e alla Casertana 59mila euro. Nella graduatoria rientrano pure Ischia Isolaverde (35mila euro), Nocerina (26mila euro), Aversa Normanna (25mila euro), Paganese e Sorrento (24mila euro), Arzanese (21.600 euro). Non solo calcio. Il primo club di basket a beneficiare dei finanziamenti è la JuveCaserta, che dalla Regione avrà circa 49mila euro. E ancora saranno coinvolte altre squadre di pallacanestro (Felice Scandone, Dike Basket Napoli, Pb63 Lady Battipaglia, Basket Ariano Irpino e Salerno Basket 92), pallanuoto (Circolo Nautico Posillipo, Acquachiara Napoli, Circolo Canottieri Napoli, Sporting Club Flegreo, Voltumo Sporting Club, Rarinantes Nuoto Salemo) e il Benevento Rugby.

Caro caldoro fai una cosa vergognati per aver avuto questa balzana idea, spero che i cittadini campani al momento del voto se la ricorderanno!

Il bilancio dell’ABC e l’acqua del professore

Lucarelli.Realfonzo

Il 19 dicembre in consiglio comunale, tra le tante delibere di assestamento abbiamo trattato anche la famosa Delibera di G.C. n. 850 del 27.11.2014 (clikka), assurta agli onori delle cronache perché vertente sull’ABC (Acqua Bene Comune) con la quale si proponeva di incamerare l’utile di 16 milioni di €. mediante una compensazione, fino a concorrenza, con i debiti del Comune verso l’Azienda. Molti consiglieri (compreso me) si sono confrontati in commissione con i dirigenti dell’ABC e, poi, con i lavoratori (che ho trovato peraltro molto preparati) e, quindi, in consiglio comunale siamo giunti anche con una idea comune, ma con singole proposte scritte in maniera diversa ma che dicevano tutte la stessa cosa. Io appena arrivato in consiglio ho offerto alla maggioranza ciò che avevo scritto facendo in modo che fosse integrato in un documento comune affinché non si creassero inutili bagarre di posizione. La politica è strana e, pertanto, siccome sono poco politico nel mio intervento (peraltro il primo sull’argomento) ho dichiarato che le quattro proposte erano assolutamente sovrapponibili, avendo tutti parlato con le stesse persone, e che per non fare una brutta figura istituzionale verso i cittadini ed i lavoratori dell’ABC avremmo dovuto fare uno sforzo comune rinunciando alle paternità. E’ stata, quindi, approvata all’unanimità dei presenti, un’unica mozione (clikka) che ha tenuto conto di tutte le necessità, ivi compresa quella di destinare, nel triennio, l’utile di 16 milioni di euro ad investimenti nella azienda speciale.

Altro capitolo che nel mio intervento ho voluto aprire è stato quello della poca accorta operazione posta in essere all’epoca dagli assessori alberto lucarelli (professore ordinario di diritto costituzionale)  e riccardo realfonso (professore ordinario di economia politica) poiché, la trasformazione stessa dell’ARIN S.p.a. in ABC, pare che abbia esposto (ed esponga), l’azienda ed i lavoratori ad un rischio assolutamente serio, peraltro, riportato anche nella relazione sui rischi allegata al bilancio ABC di cui alla citata Delibera G.C. n. 850 del 27.11.2014 (clikka) che, a pagina 115, fa espresso riferimento alla questione previdenziale dei dipendenti che, per effetto della trasformazione, si trovano oggi ad essere dipendenti pubblici, ma con contratto di dipendenti privati e con versamenti previdenziali nella gestione dipendenti privati dell’INPS e, quindi, con la necessità di ricongiungimento dei contributi (gestione ABC). In sostanza un ingarbuglio giuridico/previdenziale che potrebbe costare caro ed amaro ai lavoratori ed all’azienda!

Inoltre, per gli stessi dipendenti si apre un altro grosso problema relativo alla trasformazione del rapporto di lavoro da privato (ARIN S.p.a.), a pubblico (ABC), senza l’adempimento del Concorso pubblico. Tale questione è stata, infatti, più volte affrontata dalla Corte Costituzionale che, in una recente sentenza del 23.07.2013, n. 227 (clikka), in un caso assolutamente simile, ha detto chiaramente che non è possibile trasformare un rapporto di lavoro privato, sia pure in una partecipata pubblica, in rapporto di lavoro pubblico! Il tutto con richiami a precedenti risalenti al 2010 e 2009 che, ovviamente, sarebbero dovuti essere a conoscenza dei professori. Cosa questa che mi ha fatto saltare dalla sedia perché, in commissione (ho recuperato addirittura una foto), ebbi modo di manifestare tutte le mie perplessità sull’operazione chiedendo, espressamente, ai luminari lucarelli e realfonzo se, la trasformazione, da ARIN ad ABC, avesse messo a rischio i lavoratori o l’azienda per la sua onerosità ed ottenendo, per tutta risposta dai professori che l’azienda ed i lavoratori non avrebbero corso alcun rischio perché la trasformazione sarebbe stata a costo zero! Ovviamente, io da semplice consigliere/avvocato mi fidai dei luminari che spero abbiano ragione fino alla fine.

Qualche giorno fa ho letto su Repubblica Napoli una lettera di Lucarelli (clikka) che inizia: “Il Comune sull’Acqua il peggio del peggio” ebbene, spero che sull’acqua non siano stati i professori a fare il peggio del peggio visto che lo statuto performante a cui fa riferimento lucarelli nella sua lettera ha bisogno di essere riscritto (clikka) perché ingessa sotto alcuni aspetti la gestione!

Un altro capitolo meriterebbe l’ipocrisia sull’acqua perché nella battaglia tutti dichiarano di farsene carico, specialmente con i lavoratori e con i movimentisti ma quando poi si tratta di votare si scappa per non assumersi responsabilità. Credo, pertanto, sia opportuno offrire all’opinione pubblica e proprio ai lavoratori che hanno frequentato il Consiglio Comunale la scheda dei presenti (clikka) segnalando che il comportamento di uscire dall’aula, facendo registrare l’assenza, è più grave di quello di restare e votare contro anche perché questo renderebbe almeno chiaro di fronte ai lavoratori chi è veramente interessato e chi, invece, fa semplicemente una speculazione politica a loro spese.

Il mio intervento al 4:42:07

Per chi è arrivato fino in fondo all’articolo: Dopo oltre tre anni di esperienza e di confronti con i tecnici dell’Amministrazione, posso dire che approvare un assestamento il 19 dicembre è una cosa assolutamente assurda perché si fa un assestamento sul previsionale quando restano solo 10 giorni allo scadere dell’anno a cui si riferisce l’assestamento stesso! In sostanza un assestamento che vale 10 giorni. Ciò deriva dal fatto che anche il previsionale, che, per legge dovrebbe approvarsi entro il 31.12. e valere per l’anno successivo, invece, lo si approva, se va bene, entro il 30 giugno e, se va male, entro il 30 settembre, in ragioni di proroghe che il governo da’ perché è egli stesso in ritardo con i riversamenti agli enti locali. La diretta conseguenza è che il Piano Economico Gestionale poi lo si redige ad ottobre e, quindi, gli obiettivi, che sono anche la misura dei risultati dei dirigenti, vengono fissati a cose fatte e, quindi, ogni dirigente finisce per inserire nel PEG l’obiettivo che ha già raggiunto per non trovarsi in difetto. Mi chiedo cosa direbbe un segretario comunale di un Land tedesco o di un comune inglese.

141 Bambini pakistani uccisi a scuola

bambiniQuesta volta scrivo per me! Non so in che altro modo possa sfogare il senso di impotenza e frustrazione: Ieri 141 Bambini ammazzati in Pakistan. Mi fa schifo ed ho un senso di vomito!! Non riesco ad essere insensibile ed a farmi distrarre da ciò che mi circonda, non c’è cosa più importante! L’attacco è stato fatto in una scuola non per sbaglio ma come obiettivo: “Secondo quanto raccontato da una fonte dell’esercito alla tv americana Nbc, i terroristi avrebbero dato fuco ad un insegnante e costretto i bambini a guardarlo mentre moriva. “Sono entrati in classe e gli hanno gettato della benzina su tutto il corpo e gli hanno dato fuoco”, avrebbe raccontato un testimone”.

Una notizia che dovrebbe essere spiegata ai nostri studenti che corrono il rischio di crescere  privi del senso di solidarietà umana essendo induriti da principi fasulli che trovano addirittura spazio in televisione perché propagandati per scopi elettorali.

Una volta ho incontrato una scolaresca di una scuola media superiore della nostra periferia e mi sono meravigliato di come i nostri figli stiano crescendo con il senso del “prima io”, con l’illusione che il fenomeno dell’immigrazione possa essere combattuto con il solo respingimento, oppure come anche è accaduto nel nostro paese, con gli schifosi accordi sporchi di sangue che prima si facevano con gheddafi (clikka), che aveva il compito di disperdere e far morire i migranti nel deserto per impedire che venissero in Italia!

A quelli che non “vogliono capire” perché questi popoli si spostano dalle loro terre chiederei se loro non farebbero la stessa cosa. Io non avrei dubbi! Scapperei con i miei figli e la mia famiglia se intorno a me ci fosse solo morte e disperazione, consapevole del rischio di morire affogato in mezzo al mare con mio figlio in braccio, perché lo scambio è tra una morte certa ed una incerta!

Lo sforzo comune dei popoli non c’è! Si predilige la politica della instabilità e del saccheggio nei paesi arabi ed africani che gioco forza genera l’immigrazione. Il loro sviluppo non è voluto! Thomas Sankara (clikka) ci provò e fu barbaramente ucciso il 15.10.1987, grazie ad un complotto, perché faceva una politica contro il debito dei paesi africani!

Se l’Italia è il primo esportatore di armi e di morte al mondo (cosa che non dice nessuno clikka), poiché ha venduto dal 2008 al 20012 armi per oltre 3 miliardi e 175 milioni di dollari (clikka), poi come facciamo a lamentarci se gli uomini, le donne ed i bambini africani scappano dalle guerre venendo in Italia?

Il leader della lega salvini dovrebbe dirlo agli italiani che il suo Nord produttivo lucra (clikka) dalla morte degli uomini, delle donne e dei bambini africani ed arabi, perché la produzione di armi è tutta nella provincia di Brescia. Una provincia di poco più di 1 milione di abitanti con oltre tre miliardi di produzione di armi!

Per contribuire ad impedire che i migranti vengano in italia mi chiedo perché salvini non propone la riconversione delle fabbriche di armi bresciane?

beppe grillo: la pelle dei migranti per un pugno di voti (clikka)

Il Comune ed i migranti (clikka)

La polemica sull’acqua e lo Statuto dell’ABC

ARINL’acqua è un bene prezioso e la sua gestione, grazie ad un referendum del 2011, deve essere pubblica e senza scopo di lucro. In questi giorni sui giornali è apparsa la notizia che il Comune di Napoli, con la delibera n. 850 del 27.11.2014 (che verrà portata in consiglio il 16.12 p.v.), ha incamerato gli utili di esercizio relativi agli anni 2012 e 2013, facendo scoppiare una polemica tra l’amministrazione ed il suo ex Presidente Prof. ugo mattei ed altri attori della scena politica cittadina.

Ad ogni buon conto la cosa che mi colpisce e mi conforta, circa la scelta fatta, non è tanto la questione relativa alla destinazione dell’utile (che, in ogni caso, resta pubblica) e sulla quale ovviamente si può ragionare, ma è l’ammontare dell’utile di circa 16 milioni di euro derivate dalla gestione dell’oro blu, che ci deve convincere, ancora di più, che l’acqua è e deve restare pubblica ad ogni costo e che male fanno coloro che politicamente sostengono la tesi opposta, come la Regione Campania ed i governi che si sono succeduti e che, in varie occasioni, hanno tentato e tuttora tentano di mettere le mani sull’affare dell’acqua.

La partita è molto grossa ed è chiaro che su Napoli le mani che si stendono sono tante e, pertanto, occorre contrastare le lobby. Di questo affare spesso si è occupata REPORT (clikka) dimostrando che nell’acqua, quando entra il privato, ci guadagna a scapito dei cittadini senza migliorare assolutamente nulla.

Tornando alla vicenda dell’utile, tengo a precisare che ugo mattei, fu voluto dall’assessore alberto lucarelli che si occupò di redigere anche lo Statuto vigente di ABC (clikka) il quale all’art. 35 prevede la possibilità di incamerare l’utile di esercizio come ipotesi residuale. Ebbene, mi chiedo come mai sia lucarelli che mattei non abbiano sin dall’inizio vietato la distribuzione dell’utile?

Per fortuna la questione non è chiusa e potrebbe essere rapidamente risolta una volta per tutte, in quanto la Giunta Comunale ha proposto al Consiglio un Nuovo Statuto di ABC (clikka) che, però, anch’esso all’art. 36, ultimo comma, prevede la possibilità, residuale, di incamerare l’eccedenza dell’utile per il Comune come nella versione vigente e voluta da mattei e lucarelli. E’ chiaro, allora, che sulla base della questione che si è aperta, ho elaborato un emendamento (clikka) che, come sempre, vi sottopongo per pareri e giudizi. Lo scopo, ovviamente, è che tutti gli utili siano riversati nell’azienda al fine di contribuire, quanto più è possibile, ad abbassare le tariffe, al fine di consentire a tutti di accedere ad una risorsa così importante vanificandone il suo valore commerciale. Della serie l’acqua non si deve negare a nessuno!

Sempre nella richiamata ottica di assicurare la gestione in mano pubblica, ho partecipato alla Commissione affari istituzionali, nella quale c’è una assoluta convergenza di idee e nella quale abbiamo avuto l’opportunità di elaborare altri 5 emendamenti (clikka):

1) L’emendamento 1 si riferisce alla possibilità per ABC di poter imbustare l’acqua e, quindi, di svolgere un ruolo calmieratore del mercato non potendo l’azienda fare lucro.

2) L’emendamento 2 è volto a consentire ad ABC di stipulare accordi con aziende di Comuni limitrofi, nel quadro della Città metropolitana, onde si possa pervenire ad una gestione partecipata mediante azienda consortile del Servizio Idrico Integrato.

3) Parimenti, con gli emendamenti 3 e 4 si vuole introdurre tra le competenze del CdA anche la stipula di protocolli di intesa con altri enti territoriali, per poi giungere all’affidamento del servizio idrico integrato ad un ente consorziato, per un ipotetico ATO, corrispondente alla Città metropolitana. Tale passo è, a norma dello Sblocca-Italia, la stipula della convenzione con l’Ente di governo dell’Ambito (in ipotesi, la Città metropolitana di Napoli).

4) L’emendamento 5 prevede che tutti gli atti con i quali si concretizzano i passaggi sopra menzionati siano considerati atti fondamentali e sottoposti al Consiglio comunale.

Infine, discutendo con vari esponenti dei movimenti dell’acqua è emersa la necessità che si provveda, quanto prima, alla formalizzazione della Concessione ad ABC del servizio idrico integrato nonché alla redazione ed approvazione della carta dei servizi, per le quali ho anche predisposto una Mozione di accompagnamento della delibera (clikka).

Quanto all’ex Presidente dell’ABC qualche tempo fa ebbi modo di valutarne lo stile scrivendo un post (clikka) su una vicenda che mi lasciò assolutamente perplesso.

Ringrazio Giuliano e Maurizio che mi hanno dato degli spunti per scrivere questo post.

Ovviamente fatemi pervenire osservazioni ed eventuali ulteriori necessità di modifica dello statuto affinché si possa per tempo discutere ed, eventualmente, proporli.

Il futuro di Bagnoli e della Base NATO la nostra Silicon Valley

bagnoliQualche settimana fa scrivevo del decreto sblocca Italia sull’area di Bagnoli (clikka) dimostrando, legge alla mano, che è l’ennesimo groviglio normativo privo di qualsivoglia idea di sviluppo. Si sostituisce, infatti, un soggetto pubblico (BagnoliFuturaFallita) con tre soggetti: Commissario, Ente Attuatore e Società per Azioni, nella speranza che i privati ci mettano i soldi per le bonifiche  e per la realizzazione di un nuovo insediamento (di cosa non si capisce) visto che si prevedono addirittura decisioni in deroga al PRG.

La cosa bella è che gli intellettuali da salotto che, con buona probabilità non credo abbiano mai letto il decreto sblocca “nulladinulla”, hanno fatto quadrato intorno al potere che ha partorito questa brillante decisione. C’è stata, addirittura, anche una polemica con un pezzo da 90 della intellighenzia napoletana ed i Comitati di Base o antagonisti. Tutta la classe “pensante” cittadina (della quale avrei anche piene le tasche) ha applaudito a questa genialata istituzionale. Finanche Raffaele Cantone, ormai buono a fare opinione su ogni cosa, richiesto in occasione di un convegno a Palazzo Serra di Cassano (cui ho partecipato), ha con decisa sicumera affermato, appoggiando la scelta governativa, ciò che tutti vogliono sentirsi dire: dopo vent’anni era ora che qualcuno decidesse su Bagnoli.

Ebbene, per come è scritto il decreto mi sembra che a Bagnoli, con buona approssimazione, dovranno decidere i cd. “capital venture” in salsa italiana che dovrebbero mettere a disposizione della collettività idee, progetti e sopratutto soldi soldi soldi! Voi ce li vedete? Conoscete, o solo vi viene in mente il nome di qualche capital venture Italiano che rischia il suo capitale in un’area come Bagnoli?

Ho sempre pensato all’area Occidentale oggetto di riurbanizzazione come un’area che fa il paio con il Collegio Ciano (la base ex NATO) oggi abbandonato, con Fuorigrotta e, quindi, con lo ZOO, l’Edenlandia, il Cinodromo, la Mostra d’Oltre Mare, lo Stadio San Paolo e sopratutto con il Politecnico. Un’area a marcata ed estrema vocazione giovanile (una risorsa inestimabile a cui nessuno pensa) che potrebbe essere la nostra Silicon Valley perché contiene tutti gli ingredienti.

Un area nella quale occorre, come il pane, investire in Ricerca e Sviluppo! Dove lo Stato, la Regione ed il Comune devono usare fino all’ultimo centesimo dei fondi FES e FESR. Dove le cubature non sono l’obiettivo (spesso di speculatori) ma sono il mezzo e devono essere minime con l’uso di ciò che già c’è sul territorio. Un bacino per le cd. Start Up napoletane e non solo napoletane!

Nessuno parla del Collegio Ciano un area già attrezzata nelle esclusive mani di caldoro (recordman nella perdita di  fondi europei) che potrebbe essere utilizzata immediatamente per metterla a disposizione delle Start Up con servizi da offrire ai tanti giovani che hanno idee. In Cile il governo ha lanciato un programma di innovazione, ricerca e sviluppo (clikka)offrendo 40.000,00 dollari e strutture, per sei mesi, a tutti i cittadini del mondo che voglio andare a provare di realizzare la loro idea in Cile! Si potrebbe semplicemente fare la stessa cosa e copiare attrezzando immediatamente il Collegio Ciano per iniziare e poi estendere l’esperimento affinché si “contamini” (questa volta in senso buono) tutta l’area oggetto di riurbanizzazione di Bagnoli. Basterebbe iniziare usando ciò che è già costruito, sfruttando l’enorme patrimonio di cultura scientifica del vicino Politecnico! Ci lamentiamo che i nostri figli vanno via dall’Italia ma cosa offriamo loro per restare!

Consiglio a tutti coloro che devono decidere la visione del servizio della Gabanelli di ieri per capire quanto siamo ottusi e quanto lo sono irresponsabilmente i nostri governanti, io in consiglio comunale statene certi farò la mia parte! Start Up Stories (clikka)

Su Bagnoli (clikka)

Per capire quale è e deve essere il ruolo dello Stato consiglio la lettura de “Lo Stato Innovatore” di Mariana Mazzucato

Il mio intervento alla Trasmissione  “Il Corvo” su Julie News trasmessa il 20.02.2015 (clikka)

La chiusura dello Stadio Collana tra Regione e Comune

campianati italianiesordientiDevo preliminarmente dire che allo stadio Collana sono molto legato perché, in quest’impianto ho partecipato alla mia prima gara, conquistando il titolo di Campione d’Italia esordienti, di Lotta Stile Libero. Era il 1981 (quello più in alto sono io a 13 anni che nostalgia :).

Che lo Stadio Collana, dopo oltre 70 anni di gestione da parte del Comune di Napoli, fosse diventato oggetto di contesa tra Regione e Comune, ormai l’avevo capito. La cosa che mi ha fatto saltare dalla sedia è la assoluta mancanza di cortesia istituzionale che c’è stata tra Regione e Comune, assolutamente inconcepibile, poiché chi resta a pagarne le conseguenze, è solo ed esclusivamente il Cittadino che, in questo caso, sono gli oltre cinquemila atleti, piccoli o grandi, che si recano ogni giorno nell’impianto per allenarsi. La regione, infatti, prima di chiudere tutto l’impianto, avrebbe fatto meglio a convocare un tavolo urgente concordando con il Comune il da farsi ed, invece, ha preferito agire con le maniere forti!

Per chiarire ai tanti che mi hanno chiesto: La struttura è stata chiusa con Determina del 02.12.2014 (clikka) della Regione Campania, a cui è seguita immediata risposta del 02.12.2014 (clikka) del Comune di Napoli, con la quale si dava piena disponibilità ad eseguire i lavori, evitando l’intera chiusura dell’impianto.

Per tutta risposta la Regione Campania con nota del 03.12.2014 (clikka) ha respinto ogni disponibilità riservandosi addirittura di richiedere il risarcimento dei danni al Comune! Il che è assolutamente assurdo perché qui i danni l’hanno subiti le associazioni ed i cittadini a cui evidentemente la regione non ha pensato.

Ovviamente che lo stadio Collana versi in una condizione di cattiva manutenzione, è sotto gli occhi di tutti ma, che la Regione sia assolutamente latitante, è altrettanto sotto gli occhi di tutti, perché non ha mai provveduto ad eseguire le opere di manutenzione straordinaria cui per contratto (clikka) era obbligata ad eseguire. La fattispecie infatti si inquadra nell’ambito del Comodato d’uso per cui a mente dell’art. 1808 c.c. le spese per la manutenzione straordinaria sono a carico della Regione Campania.

Ancora ritengo assurdo che la Regione Campania, titolare di miliardi di fondi europei, non si sia mai fatta carico di un progetto di ristrutturazione dell’impianto ma, ovviamente, questa cosa si inquadra nella più ampia responsabilità (clikka) che l’amministrazione caldoro si porta addosso (e della quale si parla poco) per non essere riuscita, per incapacità, a spendere la ragguardevole somma di 2 miliardi ed ottocentomilioni di euro di fondi europei!

Ad ogni buon conto i lavori al Collana stanno continuando e continueranno anche in questi prossimi giorni ma, è tutta della Regione Campania, la inconcepibile decisione di interdire l’intera struttura, violando il medesimo art. 8 della convenzione a mente del quale: “Qualora il complesso immobiliare fosse bisognevole di interventi di manutenzione straordinaria si procederà all’inibizione all’uso di quella parte interessata da tali interventi”.

Ad ogni buon conto le questioni sullo Stadio Collana non sono destinate a finire, poiché la Regione, dopo oltre 60 anni, ha deciso di sottrarre l’impianto alla gestione pubblica del Comune, per affidarlo alle associazioni sportive (si spera), ma da quello che so il bando, che scadeva il 20.10.2014, è stato sospeso e poi il Consiglio Regionale ha deciso di farlo proseguire ma, finora, non mi pare che ci sia stata la riapertura dei termini e le domande già inoltrare pare siano oltre venti. Mi chiedo, in mancanza di una ferrea regolamentazione che assicuri a tutte le associazioni ed ai cittadini di poter godere di un bene pubblico, se questa sia la scelta migliore. Molte persone che si sono proposte a gestire lo Stadio le conosco e sono convinto che hanno a cuore lo sport e l’interesse pubblico, ma con tutti coloro che si sono fatti avanti e si faranno avanti,  la tutela dell’interesse pubblico credo possa essere a rischio. Senza considerare che i costi di gestione sono altissimi e solo un intervento pubblico, con risorse europee, sarebbe in grado di garantire un trattamento uguale di tutti i cittadini per l’accesso allo sport.

Il tutto senza considerare che il Comune, seppure con gravissimo ritardo, con  delibera di Giunta dell’11.06.2014 (clikka)  ha stanziato 5 milioni di euro per opere di ristrutturazione dell’impianto che, ovviamente, andranno destinati ad altro, in caso di affidamento a terzi da parte della Regione. Non c’è che dire una vera disdetta!!

E’ interessante una piccola nota storica: Lo Stadio Collana era dell’Ente Gioventù Italiana del Littorio fondato il 29.10.1937 e sorto dalle ceneri dei fasci giovanili di combattimento. Sciolta dopo il 25.07.1943, con decreto del Capo del governo del 6 maggio 1944 venne istituito il “Commissariato per la gioventù italiana”, il cui fine era provvedere alla conservazione e temporanea amministrazione del patrimonio dell’ex GIL. Nel 1972 la “Gioventù italiana” fu individuata come persona giuridica e riconosciuta come ente pubblico. Venne soppressa con L. 18 novembre 1975 n. 764. Formalmente la GIL fu soppressa nel febbraio 1996 dal Parlamento. Una storia che forse ha esaltato il consigliere con delega allo sport Luciano Schifone e lo stesso Caldoro.

Altra piccola curiosità: il palazzetto del Basket, dove io ho partecipato a molte gare, è stato abbattuto e trasformato in un campetto di calcetto all’aperto e devo dire con rammarico che non ho rinvenuto alcuna autorizzazione o altro tipo di documento amministrativo che riguardasse questo scempio! Consiglio la lettura della relazione che feci quando ero presidente della Commissione Sport del 22.05.2013 (clikka).

Sullo Stadio Collana vedi anche:

Il mio intervento al TG3 Campania 03.12.2014 al 12:16 (clikka)

la contesa dello stadio collana (clikka)

La regione mette a bando lo stadio collana (clikka)

La regione caccia il comune dallo stadio collana (clikka)

Il destino dello stadio collana (clikka)

Mafia Camorra e Politica

falconeborsellino1) Milano-EXPO: Mafia-Camorra e Politica;
2) Venezia-Mose: Mafia-Camorra e Politica;
3) Comune di Roma: Mafia-Camorra e Politica.
Questi sono solo gli ultimi tre fatti di una lunga serie. E’ una gara! Una sorta di rincorsa tra Mafia-Camorra e Politica a chi la fa più grossa.

Per il susseguirsi delle notizie, è come se l’ultimo fatto cancellasse quello che l’ha preceduto perché più esteso e più schifoso di quelli precedenti.

Ai cittadini per fortuna viene fatta matabolizzare una schifezza alla volta, cosicché si sopporti il voltastomaco e non si vomiti.
Sono tre anni e mezzo che mi occupo della politica cittadina e questi fatti mi fanno indignare più di quando ero un semplice e libero cittadino. Sono tre anni che mi faccio in quattro ed individuo, ogni volta che metto le mani, i nodi e le sacche dove la burocrazia ed il piccolo potere del politico o del burocrate di turno può strumentalizzare, ad altri fini, la funzione pubblica.

Tutti alla rincorsa dell’accreditamento e del consenso da perseguire ad ogni costo anche della dignità e della reputazione, basta che la pancia sia riempita, di potere o di soldi è indifferente tanto non si ha la percezione che il potere è e deve essere esercitato per un interesse superiore e che è un onore poter servire la collettività anche quando questa urla, recrimina, chiama e ti offende.

Nessuno si pone il problema di interpretare il suo ruolo. Il politico, piccolo o grande che sia, non riflette e non interpreta il sua funzione più importante: quella di essere una guida e di essere giudicati per come si è guidati il popolo. Tutti alla rincorsa per accontentare tutti, senza distinzione e senza far comprendere o chiarire ai cittadini che c’è una scala di valori e di priorità.
E’ così che si finisce per spendere milioni di euro per far tirare quattro calci ad un pallone la domenica, facendo guadagnare un sacco di soldi ad un già ricco signore e lasciando semmai a piedi quelli che si occupano di sostenere i nostri figli più sfortunati semmai ricoverati presso una casa famiglia o di aggiustare una strada o potare un albero per evitare che ammazzino una persona!

Il volta stomaco, sentire e leggere che a Roma gli immigrati sono un business e ti viene il sospetto che anche altrove siano un business, che anche i minori siano un business, che il malessere collettivo ed individuale, sia un business ed una “festa” di tangenti con buona pace dell’Autorità Anticorruzione che fino ad ora la si è sentita solo dopo che i tappi sono saltati.

Io resisto e non mollo prima o poi il fiume sotterraneo uscirà fuori!

La finanza speculativa della Giunta Iervolino sulle spalle dei napoletani fino al 2035

spreco-di-soldi-pubbliciIl problema dei derivati (clikka) (operazioni di finanza speculativa fatte nel 2004 dal Comune di Napoli) è assolutamente attuale e concreto e per me ha lo stesso significato del Disastro della discarica di Pianura (clikka). Sono entrambi gravissimi errori che ci vengono dalle passate amministrazioni i cui responsabili sono rimasti assolutamente impuniti, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista penale, sia dal punto di vista civilistico, sia dal punto di vista del danno erariale! In sostanza possiamo dire che abbiamo ereditato morte, inquinamento e debiti! Un cocktail melefico di cui voglio, ad ogni costo, chiedere conto e ragione!

Ebbene sono convinto che i cittadini Napoletani hanno diritto ad un po’ di giustizia e di verità su questi gravissimi fatti. Inoltre, credo che sia un preciso dovere di ogni amministratore quello di comunicare agli argani competenti i fatti rilevanti sotto i profili delle responsabilità anche al solo fine di attivare tutte le procedure di recupero necessarie nell’interesse pubblico, che gli organi Giudiziari, a ciò deputati, devono perseguire. Non può, infatti, trovare spazio alcuna “omertà” politica.

Per capire ciò di cui sto parlando, consiglio la visione della trasmissione di Report del 14.10.2007 (clikka) che si occupò anche dell’ottimo assessore cardillo che, pare, abbia sottoscritto i contratti IRS swap, senza neppure accorgersi di una commissione a carico del comune, pagata alle banche di circa 21 milioni di euro! In sostanza a fronte di un prestito di 70 milioni di euro, pare che il conto sia arrivato a circa 204 milioni di euro, con il risultato che l’assessore Cardillo è stato anche premiato assegnandogli il posto di dirigente nella società partecipata dal comune STOA’.

Stamane in consiglio comunale, è stata l’occasione per discutere la questione, trattando la rinegoziazione dei mutui (clikka), tra cui appunto i derivati, in sostanza una opportunità che ci  consente di avere un respiro meno affannoso perché i tassi di interesse praticati dalla Cassa Depositi e Prestito sono più convenienti.

Proprio per fare luce sulla questione dei derivati ho proposto, ed è stato approvato con 31 voti su 48 (quindi la maggioranza e larga parte dell’opposizione), un ODG (clikka) con il quale, non solo si chiede di verificare i citati contratti di finanza derivata, ma anche di procedere alle informative ai competenti organi della Magistratura Contabile ove mai risultassero delle responsabilità e, da quanto emerge dalla trasmissione di Report dell’epoca, pare che è facile che si configurino delle fattispecie perseguibili sotto vari punti di vista.

Senza, peraltro, considerare che stanno aumentando le pronunce della magistratura civile con le quali sono stati dichiarati nulli i contratti di swap come quello che ha in pancia il Comune di Napoli (CDA Milano sentenza n. 3459/2013; CDA Bologna sentenza n. 734/2014).

La domanda sorge spontanea: perché non agire anche noi?

Ecco il mio intervento al :02:35:06

La proposta di Regolamento sulle Sale Gioco e Giochi Leciti

ludopatiaEra un po’ che pensavo alla necessità che il Comune di Napoli si dotasse di un regolamento per le sale da gioco. In città, infatti, proliferano i Bingo et similia e laddove c’erano i cinema, è sempre più frequente, trovarci delle sale da gioco.

In un momento di crisi il fenomeno si aggrava sempre di più ed occorre che si pongano dei freni alla diffusioni di slot machine e macchinette mangia soldi, ormai diffuse in bar, tabaccherie ed ogni tipo di locale aperto al pubblico. Il fenomeno viene definito ludopatia e si espande a macchia d’olio proprio nelle fasce sociali più deboli e culturalmente meno attrezzate.

Le direttrici che ho seguito, nella stesura del regolamento, sono state in larga misura il buon lavoro che ha fatto il comune di Genova, utilizzando a man bassa il regolamento dell’amministrazione ligure nonché i provvedimenti adottati a Milano ed a Firenze, in virtù dei quali ho inserito non solo il divieto di installare sale da gioco in prossimità di chiese, scuole impianti sportivi, in una parola i luoghi sensibili, ma anche del divieto di installare sale da gioco nel centro antico della città e nei centro storici delle periferie. Tutte soluzioni, peraltro già passate al vaglio sia della Corte di Giustizia Europea, sia del Tar Liguria e sia del TAR Toscana. Spero di aver fatto un buon lavoro di raccordo sottolinenando come nella nostra Regione Campania, come al solito caldoro ha adottato una legge il 7 agosto scorso limitandosi solo a delle enunciazioni di principio guardandosi bene dal scendere nei dettagli come, invece, ha fatto la Regione Liguria, avanti a noi anni luce con una legge regionale di tre articoli che, però, hanno posto dei paletti chiari.

La proposta è stata depositata stamane (02.12.2014), ed è stata sottoscritta da me, come primo firmatario, nonché dai consiglieri Simona Marino, Elpidio Capasso e Francesco Vernetti (Città Ideale), Vittorio Vasquez e Pietro Rinaldi (Sinistra in Movimento), David Lebro e Maria Lorenzi (la Città Campania Domani), Carmine Sgambati (NET), Antonio Borriello (PD), Antonio Luongo (IDV), Elena Coccia (FED), Salvatore Pace (gruppo misto), Domenico Palmieri (NCD) e Gaetano Troncone (IDV). In sostanza possiamo sperare che passi rapidamente al consiglio in quanto ha il sostegno di tutta la maggioranza delle forze del Consiglio Comunale nonché del Sindaco e della giunta. Questa è la politica che mi piace fatta di cose concrete e non di speculazioni tattiche.

Colgo l’occasione per ringraziare un mio omonimo, Gennaro Esposito, che mi ha sollecitato e fornito molte indicazioni anche tecniche mediante Facebook 🙂

Ecco il Parere del Segretario Generale sulla proposta (clikka)

come contrastare il gioco d’azzardo (clikka)

Le iene e la prevenzione matematica della ludopatia (clikka)

Le iene e le lobby in parlamento (clikka)

Rassegna Stampa:

Repubblica Lettera (clikka) RepubblicaNapoli (clikka) Roma (clikka)

Ecco la proposta di delibera:

CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

PROPOSTA DI DELIBERA DI INIZIATIVA CONSILIARE

AI SENSI DELL’ART. 42 DEL T.U.E.L. E DELL’ART. 54 DEL REGOLAMENTO

DEL CONSIGLIO COMUNALE

di Regolamento Sale da Gioco e Giochi leciti

Premesso che:

1.- Anche nella città di Napoli come nel resto del Paese, si sono moltiplicate la Sale da Gioco e di Bingo ed è sempre più frequente imbattersi in locali aperti al pubblico (bar, tabaccherie, circoli privati) che, tra i vari servizi riservati alla propria clientela offrono la possibilità di giocare alle slot machines, o meglio ribattezzate, macchine mangia soldi ed altre forme di gioco d’azzardo;

2.- dalle recenti statistiche si stima che almeno il 30% della popolazione è interessata a tale tipo di gioco e che vi è un alto rischio di dipendenze dal gioco problematico, con ripercussioni, non solo sul giocatore, bensì su tutto il nucleo familiare che, nella maggior parte dei casi, vede la propria solidità familiare ed economica dissolversi in breve tempo;

3.- lo Stato spende circa 6 milioni di euro all’anno per la cura delle dipendenze da gioco patologico;

4.- la dipendenza da gioco d’azzardo è fenomeno ormai radicato nella nostra città;

5.- l’aspetto della compulsività, spinge le persone, in molti casi adolescenti, a stazionare diverse ore al giorno davanti alle slot machine;

6.- occorre disciplinare la dislocazione sul territorio delle sale da gioco prevedendo espressamente un meccanismo di controllo della attività;

7.- con delibera n. 993 del 23.12.2013 (clikka) la Giunta Comunale di Napoli ha approvato il “programma integrato finalizzato ad aumentare la consapevolezza circa i rischi connessi al gioco, ad istituire la Consulta cittadina permanente sulla dipendenza dal gioco nonché ad introdurre strumenti per proteggere i cittadini, con particolare riferimento a coloro che versano in condizione di maggiore fragilità sociale” prevedendo anche la introduzioni di limitazioni circa l’orario di apertura e circa la localizzazione sul territorio anche attraverso la predisposizione di un regolamento;

8.- la Regione Campania, con legge regionale n. 16 del 7 agosto 2014 (clikka) all’art. 1 comma 197 e ss in armonia con i principi costituzionali e nel rispetto di quanto previsto dal decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 (Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, promuove nelle competenti sedi istituzionali misure volte alla prevenzione, alla riduzione del rischio nonché al contrasto ed alla dipendenza dal Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) anche in osservanza delle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e della Commissione europea sui rischi del gioco d’azzardo;

9.- a mente del comma 201 della legge Regione Campania n. 16 del 07.08.2014: Al fine di perseguire le finalità di cui al comma 197 i Comuni possono dettare, nel rispetto delle pianificazioni di cui all’articolo 7, comma 10, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, (Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del paese mediante un più alto livello di tutela della salute) convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n.189, previsioni urbanistico-territoriali in ordine alla localizzazione delle sale da gioco;

10.- ai sensi dell’art. 54, comma 1, del T.U. approvato con D.L.vo 18 agosto 2000 n. 267, nel testo sostituito per effetto dell’art. 6 del D.L. 23 maggio 2008 n. 92, convertito con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della L. 24 luglio 2008 n. 125, “il Sindaco, quale ufficiale del Governo, sovrintende: a) all’emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza pubblica; b) allo svolgimento delle funzioni affidategli dalla legge in materia di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria; c) alla vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico, informandone preventivamente il Prefetto” (cfr. Consiglio di Stato 01.04.2014, n. 5251);

11.- in virtù dell’art. 19, del d.P.R. n. 616/1977 sono attribuite ai comuni le funzioni di cui al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni tra cui la licenza per sale pubbliche per biliardi o per altri giochi leciti di cui all’art. 86 del TULPS;

12.- la Corte di Giustizia UE, sez. IV, con sentenza del 19/07/2012, n. 470, nella causa tra SIA Garkalns c. Rigas dome ha chiaramente affermato che “L’articolo 49 Ce non osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella del procedimento principale, che conferisce alle autorità locali un ampio margine discrezionale, consentendo loro di rifiutare il rilascio di una licenza di apertura di un casinò, di una sala da gioco, o di una sala bingo, in base all’esistenza di una “lesione sostanziale degli interessi dello Stato e degli abitanti del territorio della circoscrizione amministrativa interessata”, purché tale normativa persegua effettivamente lo scopo di ridurre le occasioni di gioco e di limitare le attività in tale settore in modo coerente e sistematico o di garantire l’ordine pubblico e a condizione che il potere discrezionale delle competenti autorità sia esercitato in maniera trasparente, di modo da consentire il controllo sull’imparzialità dei procedimenti di autorizzazione…..”;

13.- la Corte Costituzionale, con sentenza n. 220 del 09.07.2014, ha affermato che “- in forza della generale previsione dell’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267 del 2000 − il sindaco può disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco e che ciò può fare per esigenze di tutela della salute, della quiete pubblica, ovvero della circolazione stradale” ed, inoltre, che: “il potere di limitare la distribuzione sul territorio delle sale da gioco attraverso l’imposizione di distanze minime rispetto ai cosiddetti luoghi sensibili, potrebbe altresì essere ricondotto alla potestà degli enti locali in materia di pianificazione e governo del territorio, rispetto alla quale la Costituzione e la legge ordinaria conferiscono al Comune le relative funzioni”.

14.- ugualmente la giurisprudenza amministrativa (cfr.: TAR Toscana, Sez.ne II, con sentenza n. 1578, del 2013) ha affermato che in Toscana, l’ordinanza comunale, che dispone la cessazione dell’attività di sala giochi-slot machine (VLT) in un locale del centro storico, non può essere considerata invasiva delle competenze proprie dell’Amministrazione statale, ed in particolare del Questore, privando di efficacia l’autorizzazione da questi rilasciata, atteso che essa non interferisce con l’interesse pubblico alla cui cura e tutela è finalizzata nel caso specifico l’autorizzazione questorile (id est, la pubblica sicurezza), essendo invece rivolta al rispetto delle scelte dell’Amministrazione comunale, niente affatto illogiche, in ordine alla valorizzazione di aree di particolare interesse, quale è il centro storico;

15.- la regolamentazione sulle Sale da Gioco e Giochi leciti è stata adottata anche in altre grandi città, tra cui Genova e Milano, al fine di ridurre il rischio della ludopatia e disciplinare la concessione delle autorizzazioni;

16.- presso il Consiglio Comunale è stata presentata dai Consiglieri Simona Marino, Elpidio Capasso e Francesco Vernetti un proposta di delibera per la adozione di “Misure di contrasto al gioco d’azzardo nei locali pubblici ed incentivi ai locali pubblici al non utilizzo delle slot machines ed ogni altra forma di gioco d’azzardo”.

° ° °

Tanto premesso i sottoscritti Consiglieri Comunali ai sensi e per gli effetti dell’art. 42 del T.U.E.L. e dell’art. 54 del Regolamento del Consiglio comunale, al fine di migliorare la vivibilità dei cittadini Napoletani 

propongono

I.- l’approvazione dell’allegato Regolamento Sale da Gioco e Giochi Leciti;
II.- nonché l’adozione ogni ulteriore atto necessario affinché si possano rapidamente perseguire le finalità del presente atto.
Napoli, 27 novembre 2014

I Consiglieri

COMUNE DI NAPOLI

REGOLAMENTO SALE DA GIOCO E GIOCHI LECITI

INDICE
TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI
Art.1 Ambito di applicazione
Art.2 Finalità e principi generali
Art.3 Normativa di riferimento
Art.4 Giochi vietati
Art.5 Tabella dei giochi proibiti
TITOLO II
SALE PUBBLICHE DA GIOCO

Art.6 Definizione di sala pubblica da gioco
Art.7 Localizzazioni e requisiti dei locali
Art.8 Adempimenti per l’esercizio di sala pubblica da gioco
Art.9 Prescrizioni di esercizio e divieti
Art.10 Durata ed efficacia dell’autorizzazione
Art.11 Subingresso
Art.12 Requisiti morali di accesso all’attività
Art.13 Cessazione dell’attività
Art.14 Revoca, decadenza, sospensione dell’autorizzazione
Art.15 Caratteristiche dei giochi
Art.16 Utilizzo degli apparecchi: prescrizioni e divieti
Art.17 Informazione al pubblico
Art.18 Orari
TITOLO III
INSTALLAZIONE DI APPARECCHI E CONGEGNI AUTOMATICI E SEMIAUTOMATICI NEI LOCALI IN POSSESSO DI LICENZA DI CUI ALL’ART.86 E ALL’ART.88 DEL TULPS E ALTRI GIOCHI LECITI

Art.19 New Slot
Art.20 Prescrizioni generali ed orario di funzionamento
Art.21 Domanda di autorizzazione per installazione giochi
Art.22 Rinnovo
Art.23 Apparecchi da divertimento senza vincita in denaro e biliardi
Art.24 Giochi leciti che non necessitano del nulla osta dell’Amministrazione dello Stato
Art.25 Sanzioni
Art.26 Disposizioni finali e transitorie

TITOLO I – DISPOSIZIONI GENERALI

ART. 1 AMBITO DI APPLICAZIONE
1. Il presente regolamento disciplina le licenze e le autorizzazioni di competenza comunale relative all’esercizio di giochi leciti in conformità a quanto previsto dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza approvato con R.D. 18 giugno 1931 n. 773 e s.m.i., d’ora innanzi TULPS, dalla Legge Regione Campania n. 16 del 7 agosto 2014 e dell’art. 19 del D.P.R. n. 616 del 24.07.1977.
2. Le tipologie dei giochi trattati dal presente regolamento sono:
a) quelle previste dall’art. 110 comma 6 del TULPS, cosiddette new slot e Videolottery (VLT), giochi leciti esercitati in apposite sale pubbliche da gioco, sale dedicate, sale biliardi, agenzie per la raccolta di scommesse ippiche e sportive, agenzie di scommesse; negozi di gioco sale bingo; alberghi, locande e pensioni; trattorie, osterie e ristoranti caffè, enoteche e bar con somministrazione di bevande alcoliche e non, stabilimenti balneari e piscine, rivendite di tabacchi ed attività commerciali;
b) apparecchi dell’articolo 110, comma 7 del TULPS;
c) apparecchi meccanici ed elettromeccanici (AM): Biliardo e apparecchi similari attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo; elettrogrammofono e apparecchi similari attivabili a moneta o gettone (“juke box”); apparecchi meccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: calcio balilla – bigliardini e apparecchi similari; Apparecchi elettromeccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo ( flipper, gioco elettromeccanico dei dardi , cosiddette freccette e apparecchi similari apparecchi meccanici e/o elettromeccanici per bambini attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: congegno a vibrazione tipo “Kiddie rides” e apparecchi similari; apparecchi elettromeccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: gioco a gettone azionato da ruspe e apparecchi similari.
3. Sono escluse dal campo di applicazione del presente regolamento le forme di intrattenimento esercitate su area pubblica e quelle nelle quali è prevalente l’attività di intrattenimento mediante forme di spettacolo.

ART.2 FINALITA’ E PRINCIPI GENERALI
1. Il Comune di Napoli, con il presente Regolamento, si prefigge l’obiettivo di garantire che la diffusione dei locali in cui si pratica il gioco lecito avvenga evitando effetti pregiudizievoli per la sicurezza urbana, la viabilità, l’inquinamento acustico e la quiete pubblica e limitando le conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli, nonché la dequalificazione territoriale e del valore degli immobili.
2. L’Amministrazione intende prevenire il gioco patologico, anche attraverso iniziative di informazione e di educazione e valorizzare le forme di aggregazione sociale e di gestione del tempo libero che stimolino la creazione di relazioni positive, la comunicazione e la creatività.
3. Le procedure amministrative connesse all’apertura, svolgimento, modificazione e cessazione delle attività economiche disciplinate dal presente Regolamento si informano ai seguenti principi:
a) tutela dei minori;
b) tutela degli utilizzatori, con particolare riferimento alla necessità di:
b1. contenere i rischi connessi alla moltiplicazione delle offerte, delle occasioni e dei centri di intrattenimento aventi come oggetto il gioco d’azzardo, in funzione della prevenzione del gioco d’azzardo patologico;
b2. contenere i costi sociali ed economici, oltre che umani e morali, derivanti dall’abuso del gioco d’azzardo, con particolare riferimento alla necessità di contenere i rischi derivanti dal fenomeno della sindrome da gioco patologico e dall’effetto che questi potrebbero avere nel contesto familiare;
c) tutela dell’ordine pubblico, della sicurezza urbana, della salute e della quiete della collettività.
4. Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS, l’Amministrazione comunale si riserva la facoltà di imporre vincoli, prescrizioni, obblighi o altre forme dirette o indirette di limitazione al termine di un procedimento di valutazione in relazione a:
a) rispetto dei vincoli di destinazione urbanistica degli immobili;
b) della prossimità dei locali sede dell’attività a luoghi di pubblico interesse di cui al successivo art.7.
5. I procedimenti amministrativi di cui al presente atto rientrano nella competenza dello Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) competente al rilascio dell’autorizzazione.

ART . 3 NORMATIVA DI RIFERIMENTO
-Regio Decreto 18 giugno 1931 n. 773 e s.m.i. , di seguito TULPS;
– Regolamento di esecuzione del TULPS approvato con R.D. 6 maggio 1940, n. 635;
– Art. 38, commi 1 e 5 del D.L. 4 luglio 2006 n. 223, convertito con modificazioni ed integrazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;
– Art. 22, comma 6, della l. 27 dicembre 2002, n. 289, come modificato dall’art. 38, comma 5, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223 convertito con modificazioni ed integrazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;
– Art. 14 bis del D.P.R. 26.10.1972 n. 640 e successive modificazioni ed integrazioni;
-D.P.R. n. 616 del 24.07.1977 sul rilascio delle licenze attribuite ai Comuni;
– Decreto interdirettoriale 27 ottobre 2003 concernente l’individuazione del numero massimo di apparecchi e congegni di cui all’art. 110, c. 6 e 7 del TULPS che possono essere installati in esercizi pubblici, circoli privati e punti di raccolta di altri giochi autorizzati, nonché le prescrizioni relative all’installazione di tali apparecchi;
– Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 18 gennaio 2007 “individuazione del numero massimo di apparecchi di intrattenimento di cui all’art. 110, commi 6 e 7, del TULPS che possono essere installati per la raccolta del gioco presso i punti vendita;
– Legge 08.11.2012 n. 189 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un piu’ alto livello di tutela della salute.
– Legge Regione Campania n. 16 del 7 agosto 2014;
– Delibera di Giunta Comunale n. 993 del 23.12.2013.
Per quanto non espressamente previsto dal presente Regolamento si applicano le disposizioni di legge vigenti, anche successive, nella materia.

ART. 4 GIOCHI VIETATI
1. L’esercizio del gioco d’azzardo è vietato in tutte le sue manifestazioni e l’installazione e l’uso di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici da gioco d’azzardo sono vietati nei luoghi pubblici o aperti al pubblico e nei circoli ed associazioni di qualunque specie, ad eccezione degli apparecchi e congegni consentiti dalla legge statale.
2. Sono altresì vietati tutti gli apparecchi e congegni che sono privi del nulla osta, ove necessario, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
3. Fatte salve le sanzioni previste nei confronti di chiunque eserciti illecitamente attività di offerta di giochi con vincita in denaro, è vietata la messa a disposizione, presso qualsiasi pubblico esercizio, di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on-line, da soggetti autorizzati all’esercizio dei giochi a distanza, ovvero da soggetti privi di qualsiasi titolo concessorio o autorizzatorio rilasciato dalle competenti autorità.
4. Sono vietati gli apparecchi e i congegni automatici, semiautomatici da trattenimento e da gioco di abilità che, comunque denominati, si richiamino alle regole dei giochi indicati nella tabella dei giochi proibiti, qualunque siano i simboli adottati.

ART. 5 TABELLA DEI GIOCHI PROIBITI
1. Sono considerati giochi proibiti quelli indicati nell’apposita tabella predisposta dal Questore e vidimata dal Comune.
2. In tutte le sale pubbliche da gioco o negli altri esercizi, compresi i circoli privati, autorizzati alla pratica del gioco o alla installazione di apparecchi da gioco, deve essere esposta, in luogo ben visibile, la tabella predisposta dal Questore, nella quale oltre al divieto delle scommesse, sono indicati i giochi d’azzardo e quelli vietati per motivi di pubblico interesse.
3. La copia vidimata dal Sindaco o dal delegato è custodita presso i competenti uffici comunali ed è messa a disposizione sul sito istituzionale del Comune. Gli interessati potranno, quindi, adempiere all’obbligo di cui sopra semplicemente stampando il documento, senza necessità di applicarvi alcuna marca da bollo.

TITOLO II – SALE PUBBLICHE DA GIOCO
SALE BILIARDI – SALE GIOCHI – AGENZIE PER LA RACCOLTA DI SCOMMESSE IPPICHE E SPORTIVE – SALE VLT (videolottery) – SALE BINGO – NEGOZI DEDICATI

ART. 6 DEFINIZIONE DI SALA PUBBLICA DA GIOCO
1. Si intende per sala pubblica da gioco, in seguito denominata anche “sala giochi”, un esercizio composto da uno o più locali, la cui attività prevalente sia mettere a disposizione della clientela una gamma di giochi leciti (biliardo, apparecchi automatici o semiautomatici da gioco di vario tipo, bowling ecc.) e altre apparecchiature per intrattenimento, (ad esclusione di quelle che possano configurarsi quale forma di spettacolo) quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: sale dedicate alle VLT, sale scommesse, sale bingo negozi dedicati al gioco.

ART. 7 LOCALIZZAZIONI E REQUISITI DEI LOCALI
1. Nei casi di agenzie per la raccolta di scommesse, sale VLT o nel caso dell’esercizio di giochi con vincita in denaro, il locale dove viene svolta l’attività deve essere distante almeno 500 metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da:
1) istituti scolastici di qualsiasi grado, sedi e strutture universitarie;
2) luoghi di culto, intendendosi come tali anche i cimiteri;
3) impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani;
4) strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale, strutture ricettive, ed inoltre strutture ricettive per categorie protette;
5) attrezzature balneari e spiagge;
6) giardini, parchi e spazi pubblici attrezzati e altri spazi verdi pubblici attrezzati;
7) musei civici e nazionali.

2. I luoghi di cui ai numeri 1) sedi e strutture universitarie, 5) e 6) del comma precedente sono espressamente individuati dal presente regolamento del Comune di Napoli come luoghi sensibili ai sensi del comma 201 della Legge Regionale Campania n. 16 del 7 agosto 2014.

3. Al fine di tutela della salute pubblica, per evitare che la disponibilità immediata di denaro contante costituisca incentivo al gioco, all’interno del locale non potranno essere presenti sportelli bancari, postali o bancomat e non potranno essere aperte sale nel raggio di 200 mt da sportelli bancari, postali o bancomat, né agenzie di prestiti di pegno o attività in cui si eserciti l’acquisto di oro, argento od oggetti preziosi.
4. Non è richiesto il requisito della distanza di 500 metri dai luoghi sensibili nel caso di apertura sala biliardi o sala giochi che non installi apparecchi da gioco con vincita in denaro.
5. Ai fini della misurazione della distanza tra locali e i luoghi di cui al primo comma, essa dovrà essere misurata partendo dal centro della porta di ingresso al locale e seguendo il percorso pedonale più breve, nel rispetto del Codice della Strada, fino al centro della porta di ingresso del luogo sensibile individuato.
6. L’esercizio delle attività di cui al presente titolo sono vietate:
-negli immobili di proprietà della Civica Amministrazione, che opererà, inoltre, affinché analogo divieto venga introdotto con riferimento agli immobili delle società partecipate della stessa;
-nei chioschi su suolo pubblico;
– nel perimetro del Centro Antico cittadino ricompreso nell’area tra le seguenti Vie anch’esse incluse nel perimetro interdetto: Corso Umberto I, Via G. San Felice, Via A. Diaz, Via Toledo, Via E. Pessina, Via Foria, Via Domenico Cirillo, Via Carbonara, Via A. Poerio, Corso Umberto I;
– nell’area del Centro Storico delle Municipalità così come perimetrata zona A del vigente piano regolatore.
7. Nel caso in cui tali attività fossero presenti in immobili locati o concessi dall’Amministrazione, non si procederà al rinnovo del contratto alla prima scadenza di legge.
8. Il locale adibito alle attività disciplinate dal presente titolo deve essere ubicato esclusivamente al piano terra degli edifici purché non all’interno o adiacenti a unità immobiliari residenziali; non è ammesso l’utilizzo di locali interrati o seminterrati e l’accesso ai locali deve avvenire direttamente dalla pubblica via.
9. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione il locale deve rispettare:
la normativa vigente in materia di barriere architettoniche;
la normativa vigente in materia di inquinamento acustico;
la normativa vigente in materia igienico-sanitaria e sicurezza sui luoghi di lavoro;
i regolamenti locali di Polizia Urbana;
la normativa urbanistica edilizia vigente;
10. Il locale deve rispondere ai requisiti di sorvegliabilità previsti dall’art. 4 del D.M. 564/92 modificato con successivo decreto 5.8.1994 n.534.

ART. 8 ADEMPIMENTI PER L’ESERCIZIO DI SALA PUBBLICA DA GIOCO
1. L’ apertura delle sale pubbliche da gioco di cui al presente titolo, il loro trasferimento di sede, l’ampliamento della superficie, il cambio di titolarità sono sempre subordinati all’ottenimento dell’autorizzazione comunale, ai sensi dell’articolo 86 del TULPS e dell’art. 19 del D.P.R. n. 616 del 24.07.1977.
2. Per l’apertura di agenzie per la raccolta di scommesse ippiche e sportive e per sale dedicate all’installazione di apparecchi o sistemi di gioco VLT (Video Lottery Terminal) di cui all’art. 110 comma 6 lettera b) del TULPS, dovrà parimenti essere ottenuta la prescritta licenza di cui all’art. 88 del TULPS rilasciata dalla Questura. L’autorizzazione comunale costituisce comunque condizione di esercizio dell’attività sul territorio comunale.
3. La domanda di apertura o di trasferimento di sede di una sala pubblica da gioco è redatta su apposita modulistica scaricabile dal sito internet comunale ed inviata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza verrà inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.
4. In caso di richiesta di apertura di una agenzia per la raccolta di scommesse ippiche e sportive, di sale VLT (videolottery) si dovrà dichiarare anche il possesso di quanto previsto dall’art. 88 del TULPS e dalle successive eventuali normative in materia.
5.Alla domanda devono essere allegati:
-una relazione descrittiva dei locali, a firma di tecnico abilitato, contenente la dichiarazione del rispetto delle distanze e dei divieti di cui all’art. 7 che precede, la superficie totale ed utile degli stessi, la capienza massima, l’indicazione degli ingressi, delle eventuali uscite di sicurezza e dei servizi igienici, corredata di planimetria dei locali in scala 1:100, datata e firmata, che riporti le superfici dei locali, la loro destinazione funzionale e la disposizione degli apparecchi, con particolare riferimento a quelli appartenenti alla tipologia dell’articolo 110 comma 6 e 7 del TULPS;
-copia della licenza ex art.88 del TULPS (in caso di agenzie per la raccolta scommesse ippiche e sportive, sale VLT), ovvero dell’istanza;
-nel solo caso di locali destinati ad accogliere biliardi, relazione tecnica contenente la dichiarazione attestante la solidità del piano di appoggio (minimo 600 kg. x mq.);
-dichiarazione di un tecnico abilitato attestante la conformità dell’impianto elettrico alle normative vigenti in materia;
-copia dei nulla osta, denunce e certificazioni, ove previsti, rilasciati dall’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli per ogni apparecchio anche ai sensi dell’art. 14 bis D.P.R. 26.10.1972, n. 640;

-certificato di prevenzione incendi ove previsto dalla legge.

6. L’autorizzazione è rilasciata entro 90 giorni dal ricevimento della domanda da parte del SUAP, termine decorso il quale la domanda si intende accolta (art.20 L.241/90 s.m.i.) ed ha la durata di cinque anni.

ART. 9 PRESCRIZIONI DI ESERCIZIO E DIVIETI
1. E’ ammessa la rappresentanza nella gestione dell’attività da parte di soggetto che abbia i requisiti previsti e che, a tal fine, deve risultare autorizzato.
2. I giochi devono essere leciti e tali da non presentare rischi per l’incolumità degli utilizzatori;
3. Gli apparecchi da gioco di cui all’art.110 comma 6 e 7 del TULPS devono essere dotati del Nulla Osta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
4. In nessun caso è consentita l’installazione degli apparecchi da gioco all’esterno dei locali.
5. Il numero massimo degli apparecchi da gioco di cui all’art.110 C.6 del TULPS è stabilito dal Decreto 27 luglio 2011 “ Determinazione dei criteri e parametri numerici quantitativi per l’installabilità di apparecchi di cui all’art.110, comma 6 del TULPS” del Ministero dell’Economia e delle Finanze e s.m.i.
6. La variazione del numero o della tipologia degli apparecchi da gioco nelle sale giochi è subordinata alla presentazione di Segnalazione Certificata Inizio Attività al SUAP.
7. Il titolare dell’esercizio commerciale, del locale ovvero del punto di offerta del gioco con vincite in denaro identifica i minori di età mediante richiesta di esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età sia manifesta.
8. Per la sostituzione di un apparecchio da gioco nell’ambito della stessa tipologia è sufficiente inviare al SUAP il Nulla Osta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la loro matricola identificativa.
9. Costituisce esercizio non autorizzato dell’attività di sala giochi, punito ai sensi delle vigenti normative:
a) il superamento dei limiti numerici previsti dalla legge;
b) la realizzazione, pur nel rispetto formale dei limiti numerici, di sale attrezzate, funzionalmente o strutturalmente con accesso separato dall’attività principale e dedicate all’esercizio dell’attività di intrattenimento mediante giochi e congegni.
10. L’attività di somministrazione è ammessa, previa SCIA da presentare al SUAP e la superficie utilizzata non potrà essere superiore a 1/4 della superficie complessiva del locale.
11. L’attività di somministrazione può essere svolta unicamente negli orari stabiliti per l’erogazione del gioco e non disgiuntamente all’attività di gioco stessa.
12. La superficie utilizzata per la somministrazione è da intendersi come attività meramente accessoria e servente rispetto a quella dell’offerta di gioco pubblico.
13. L’accesso all’area di somministrazione non può avvenire da ingresso diverso da quello di accesso al locale in cui si svolge il gioco e l’area di somministrazione non deve essere collocata immediatamente dopo l’ingresso al locale stesso.
14. L’autorizzazione comunale, la tabella dei giochi proibiti e la tariffa dei prezzi devono essere sempre tenute esposte nel locale sede dell’attività in luogo visibile e mostrate agli organi di controllo per gli accertamenti di competenza. Sono inoltre vietate le esposizioni esterne al locale di cartelli, manoscritti e/o proiezioni che pubblicizzano vincite temporali appena accadute o storiche.
15. E’ vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco.
16. Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS, oltre alle condizioni previste dalle normative in vigore, chiunque eserciti le attività disciplinate dal presente regolamento deve anche osservare le eventuali prescrizioni che l’autorità comunale ritenga di imporgli nel pubblico interesse.

ART. 10 DURATA ED EFFICACIA DELL’AUTORIZZAZIONE
1. Le autorizzazioni di cui all’articolo 86 e 88 del TULPS e quelle delegate ai sensi dell’art. 19, primo comma n. 8 del DPR 616/1977, aventi ad oggetto l’installazione degli apparecchi di cui all’art. 1 che precede, sono concesse per cinque anni e ne può essere richiesto il rinnovo dopo la scadenza.
2. Per le autorizzazioni esistenti il termine di cinque anni decorre dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
3. Determinano l’efficacia dell’autorizzazione:
a) la validità dei nulla osta rilasciati dall’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli agli apparecchi installati;
b) il regolare pagamento delle imposte stabilite dallo Stato sugli apparecchi installati;
c) il possesso della tabella dei giochi proibiti.

ART. 11 SUBINGRESSO
1. Ai fini della tutela dei valori di cui all’art. 2, il trasferimento della proprietà o della gestione dell’azienda comporta il rilascio di una nuova autorizzazione al subentrante. A tal fine il cessionario, acquisito il titolo, deve presentare apposita domanda e non può iniziare l’attività se non dopo il rilascio dell’autorizzazione.
2. L’istanza deve essere predisposta su apposita modulistica scaricabile dal sito internet comunale ed inviata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza verrà inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.
3. In caso di subingresso verrà verificata la corrispondenza dei locali e delle strutture con le prescrizioni previste dall’art.7 del presente regolamento.
4. L’autorità di pubblica sicurezza può ordinare la cessazione dell’attività se l’interessato o il rappresentante esercente sia privo dei requisiti soggettivi previsti dalle vigenti normative e dal presente regolamento.

ART. 12 REQUISITI MORALI DI ACCESSO ALL’ATTIVITA’
1. Per poter richiedere ed ottenere il rilascio dell’autorizzazione all’attività, il titolare di impresa individuale deve:
a) essere in possesso dei requisiti soggettivi previsti dagli artt. 11 e 92 del TULPS:
b) non essere sottoposto a misure di prevenzione che costituiscano “cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all’art. 10 della legge 31.5.1965, n. 575” e succ. mod. (antimafia);
c) deve dichiarare di essere in regola con il pagamento di ogni tassa, imposta o onere verso l’amministrazione Comunale (programma 100);
d) allegare alla domanda di autorizzazione il certificato antimafia rilasciato dalla competente autorità;
2. In caso di società, tutte le persone di cui al D.P.R. n.252/98, art. 2, (AMMINISTRATORI, SOCI) devono essere in possesso dei requisiti morali di cui al precedente comma 1:
a) per le S.N.C.: tutti i soci
b) per le S.A.S: e le S.A.P.A.: tutti i soci accomandatari
c) per le S.P.A. e le S.R.L.: dall’amministratore unico oppure dal Presidente e dai Consiglieri del Consiglio di Amministrazione.
3. I requisiti di cui sopra devono essere posseduti all’atto della presentazione della richiesta di autorizzazione e la loro perdita costituisce presupposto per la decadenza.
4. Sono fatte salve le disposizioni in materia di permesso di soggiorno per i cittadini non appartenenti all’unione Europea.

ART. 13 CESSAZIONE DELL’ATTIVITA’
1. Il titolare di autorizzazione per l’esercizio dell’attività di sala giochi e assimilabili che cessa di esercitare l’attività a qualunque titolo, deve trasmettere all’Ufficio comunale competente, entro 30 giorni dalla cessazione, apposita comunicazione scritta allegando l’originale della autorizzazione stessa.
2. L’avvenuta presentazione della comunicazione di prosecuzione di attività da parte del subentrante, non esime il cedente dall’obbligo di comunicare la cessazione e restituire l’autorizzazione.
3. In caso di morte del titolare, l’obbligo di comunicazione della cessazione spetta agli eredi.

ART. 14 REVOCA, DECADENZA, SOSPENSIONE DELL’AUTORIZZAZIONE
1) L’autorizzazione comunale rilasciata decade d’ufficio in caso di:
a) perdita dei requisiti soggettivi da parte del titolare;
b) revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività prevalente di cui agli art. 86 e 88 del TULPS;
c) mancata attivazione dell’esercizio entro 180 giorni dal rilascio dell’autorizzazione, salvo proroga per comprovata necessità debitamente documentata;
d) trasferimento di sede o di titolarità dell’azienda oggetto di autorizzazione ex art. 86 e 88 del TULPS;
e) sospensione dell’attività per un periodo superiore a 8 giorni senza darne comunicazione al SUAP, così come previsto dall’art. 99 del TULPS;
f) sospensione dell’attività per un periodo superiore a quello comunicato al Comune o, comunque, superiore a 90 giorni, salvo proroga per comprovata necessità;
g) su richiesta del Prefetto per motivi di ordine pubblico;
h) recidiva o reiterazione delle violazioni previste dall’articolo 110 comma 9 del TULPS da parte del titolare. Per recidiva e reiterazione si intende l’inosservanza per due volte alla medesima disposizione;
i) reiterata violazione delle norme del presente Regolamento, previa contestazione dell’addebito nelle forme e con le garanzie procedimentali di cui alla L. 241/90 e s.m.i. successivamente a provvedimento di sospensione. Per recidiva e reiterazione si intende l’inosservanza per due volte alla medesima disposizione;
j) accertato e reiterato superamento dei limiti di rumore previsti dalle vigenti normative. L’accertamento deve essere effettuato dai competenti organi di controllo, con procedura di cui al precedente punto i). Per recidiva e reiterazione si intende l’inosservanza per due volte alla medesima disposizione.
2.L’autorizzazione comunale può essere revocata:
a) quando il titolare non osservi i provvedimenti di sospensione o non ripristini i requisiti mancanti nei termini indicati;
b) nei casi stabiliti dal Comune per motivi di pubblico interesse, quali a titolo esemplificativo sicurezza urbana, quiete pubblica, viabilità;
c) quando al titolare per due volte nell’arco di 12 mesi viene assegnata la sospensione di cui al comma 5.
3. L’autorizzazione comunale può essere sospesa:
a) quando venga meno la sorvegliabilità dei locali. L’attività è sospesa per una durata non inferiore a tre giorni e non superiore a novanta giorni, termine entro il quale, salvo proroga in caso di comprovata necessità e previa motivata istanza, il titolare può riprendere l’attività, ripristinati i requisiti mancanti;
b) nel caso in cui l’esercente non rispetti gli orari, le prescrizioni e le eventuali indicazioni operative decise dal Comune, nonché le disposizioni previste dalle normative vigenti e dal presente Regolamento.
4. L’attività può essere sospesa per motivi di igiene e per inosservanza delle norme contenute nel presente regolamento. Qualora il titolare non provveda al ripristino delle condizioni prescritte dall’autorità entro i termini dalla stessa stabiliti, l’autorizzazione può essere revocata, salvo proroghe per accertata necessità.
5. La sospensione dell’attività ai sensi dell’articolo 10 del TULPS in caso di abuso del titolare, intendendosi per tale ogni comportamento in contrasto con il pubblico interesse o con le prescrizioni generali imposte dalla legge, dall’autorità o da quanto contenuto nel presente Regolamento è la seguente:
I) 15 giorni nel caso di comportamento in contrasto con il pubblico interesse;
II) 60 giorni nel caso di comportamento in contrasto con il pubblico interesse o con le prescrizioni generali imposte dalla legge, dall’autorità o da quanto contenuto nel presente Regolamento.

ART. 15 CARATTERISTICHE DEI GIOCHI
1. I giochi devono essere leciti e conformi a quanto disposto dalla vigente legislazione nazionale.
2. E’ consentita l’installazione e la gestione di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici di trattenimenti e da gioco di abilità ed aleatorietà così come definiti dall’art. 110 T.U.LP.S. e s.m.i. Tali apparecchi dovranno avere le caratteristiche del decreto 11 marzo 2003 e s.m.i. ed essere muniti dei relativi nulla osta rilasciati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
3. E’ consentita l’installazione di apparecchi telematici senza vincita in denaro con connessione ad INTERNET, utilizzabili anche come strumenti di gioco da intrattenimento, purchè autorizzati secondo le vigenti normative e nel rispetto delle condizioni di cui al comma precedente.
4. E’ vietata l’installazione e l’uso degli apparecchi o congegni automatici, semiautomatici ed elettronici per il gioco d’azzardo, fatta eccezione per i giochi espressamente ammessi dalla legge .
5.Sono ritenuti giochi proibiti quelli indicati nella tabella predisposta dalla competente Questura, vidimata dal Sindaco o suo delegato, o quella predisposta dal Ministero dell’Interno in caso di giochi a carattere nazionale.

ART. 16 UTILIZZO DEGLI APPARECCHI: PRESCRIZIONI e DIVIETI
1. Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS le attività di cui al presente regolamento devono osservare tutte le condizioni stabilite dalle normative vigenti, quelle riportate nella tabella dei giochi proibiti, nonché quelle particolari disposte nel pubblico interesse e di seguito elencate:
a) l’obbligo di installare l’apparecchio in posizione tale da non arrecare intralcio al normale funzionamento dell’esercizio e non arrecare disturbo alla quiete pubblica e privata;
b) l’obbligo di adottare le necessarie misure per la prevenzione dei rischi e la sicurezza degli ambienti di lavoro ai sensi della L. 81/2008 e s.m.i.;
c) il divieto di installare qualsiasi gioco all’esterno dei locali o aree destinate all’attività, con esclusione dei soli giochi per bambini, tenendo conto dello spazio a disposizione che deve essere adiacente al fabbricato sede dell’attività e non intralciare il pubblico passaggio, nel rispetto di quanto stabilito dal locale regolamento di occupazione del suolo pubblico;
d) il divieto, già sopra menzionato, di utilizzare per i minori di anni 18 gli apparecchi e i congegni di cui all’articolo 110 comma 6 del TULPS e il divieto del gioco delle carte, del biliardo e altri giochi simili e quant’altro indicato nella tabella dei giochi proibiti per i minori di anni 14;
e) ove ricorrano le circostanze, il rispetto del D.M. 16/02/1982 e s.m.i. in materia di prevenzione incendi;
f) il rispetto delle vigenti norme in materia di inquinamento acustico;
g) l’impianto elettrico dei locali deve essere realizzato in conformità alla vigente normativa di sicurezza, attestato con la procedura di cui alla L. 46/90 e successivi regolamenti di applicazione, come da dichiarazione di conformità sottoscritta da professionista abilitato;
h) il divieto di apportare modifiche alla normale sistemazione o collocazione degli arredi nel pubblico esercizio, al fine di trasformare il locale in una vera e propria sala da gioco;
i) l’obbligo di osservare le disposizioni legislative in materia di divieto di fumo;
j) il divieto di attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale giochi.

ART. 17 INFORMAZIONE AL PUBBLICO
1. All’interno dei locali autorizzati a detenere apparecchi da gioco deve essere esposto in modo chiaro e ben visibile un cartello contenente le indicazioni di utilizzo degli apparecchi in uso.
2. Deve essere esposto in modo chiaro e ben visibile un cartello che riporti il divieto di utilizzo degli apparecchi e congegni di cui all’art.110 comma 6 del TULPS ai minori di anni 18 nonché per quei videogiochi che, per il loro contenuto osceno o violento, siano menzionati nella tabella dei giochi proibiti.
3. Anche all’esterno di ciascun apparecchio o congegno di cui all’articolo 110 comma 6 del TULPS deve essere chiaramente visibile il divieto di utilizzo ai minori di 18 anni.
4. Nel cartello dovrà anche essere menzionata la limitazione di utilizzo ai minori di anni 14 se non accompagnati da un familiare o altro parente maggiorenne per tutti gli altri apparecchi e congegni meccanici ed elettromeccanici da gioco di cui all’articolo 110 comma 7 lett. a) e c) del TULPS.
5. I cartelli dovranno avere le dimensioni minime del formato A4 (mm.210×297 secondo lo standard ISO 216) e dovranno essere scritti in italiano, inglese, francese e spagnolo in caratteri chiaramente leggibili;
6. Esternamente a ciascun apparecchio o congegno di cui all’articolo 110 del TULPS, devono essere chiaramente indicati, i valori relativi al costo della partita, le regole del gioco e la descrizione delle combinazioni o sequenze vincenti.
7. Nel locale deve essere esposta in modo chiaro e ben visibile, ai sensi dell’articolo 180 del Regolamento di attuazione del TULPS, la S.C.I.A. presentata ai sensi dell’articolo 19 della L. 241/90 e s.m.i. o l’autorizzazione rilasciata dal Comune.
8. Nel locale deve essere esposta in modo chiaro e ben visibile la tabella dei giochi proibiti rilasciata dal Questore e vidimata dal Sindaco o suo delegato.
9. Ai sensi della legge 8.11.2012 n.189, gli esercenti sono tenuti a esporre, all’ingresso e all’interno dei locali, il materiale informativo eventualmente predisposto dalla competente ASL, diretto ad evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate al gioco d’azzardo patologico.
10. All’esterno del locale ove esistessero indicazioni di vincite effettuate, devono essere riportati anche gli importi totali delle giocate relative a quella vincita.
11. Gli esercenti sono tenuti altresì ad esporre in modo chiaramente visibile la percentuale di probabilità di vincita che il soggetto ha nel singolo gioco. Qualora la stessa percentuale non sia definibile, è indicata la percentuale storica per giochi similari”. I cartelli devono avere dimensioni ed essere in numero tale da poter risultare facilmente visibili alla generalità dei giocatori.
12. Ai sensi del comma 200 della legge Regione Campania n. 16 del 7 agosto 2014 gli esercizi commerciali e ad altri soggetti deputati all’intrattenimento che scelgono di non installare nel proprio
esercizio apparecchiature per il gioco d’azzardo potranno esporre il marchio “SLOT FREE” per il quale non è dovuta alcuna imposta o tassa all’amministrazione comunale.

Art. 18 ORARI
1. Anche ai sensi dell’art. 50, comma 7 del vigente TUEL l’orario di attività delle sale da gioco è dalle 09,00 alle 12,00 e dalle 18,00 alle 23,00 di tutti i giorni, festivi compresi.
2. Nell’ambito di tali limiti il titolare della licenza ha facoltà di scegliere il proprio orario di apertura e di chiusura dandone comunicazione scritta al Servizio Attività Produttive del Comune.
3. La chiusura infrasettimanale e festiva sono facoltative, se non diversamente disciplinate con Ordinanza del Sindaco.
4. L’orario adottato dovrà essere reso noto al pubblico con l’esposizione di apposito cartello nel quale dovranno anche essere riportati gli estremi della comunicazione inoltrata al Comune.
5. Fatta salva l’applicazione delle norme del Codice penale, del Codice civile ed in materia di inquinamento acustico, in caso di necessità, connessa al ricorrente e comprovato disturbo alla quiete pubblica ed inquinamento acustico e nelle altre ipotesi previste dall’articolo 54, comma 3 del D.lgs. 18 agosto 2000 n. 267, il Sindaco dispone, anche per singole attività, la riduzione dell’orario di chiusura serale delle sale pubbliche da gioco e/o il divieto di utilizzo di apparecchi da gioco rumorosi in particolari orari della giornata.
6. La riduzione dell’orario di cui al comma precedente è disposta dal Sindaco per un periodo:
a) di giorni sette, per la prima volta in cui viene accertato il disturbo alla quiete pubblica;
b) di giorni quindici, in caso di secondo accertamento di disturbo alla quiete pubblica commesso nello stesso anno;
c) di mesi tre, per ogni successivo accertamento al secondo del disturbo alla quiete pubblica, indipendentemente dall’arco temporale di tale accertamento rispetto al precedente.

TITOLO III – GIOCO LECITO NEI LOCALI APERTI AL PUBBLICO

ART. 19 NEW SLOT
1. Il presente articolo disciplina gli apparecchi previsti dall’art. 110 comma 6 lettera a) del TULPS comunemente detti new slot.
2. Detti apparecchi, dotati di attestato di conformità alle disposizioni vigenti rilasciato dal Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e obbligatoriamente collegati alla rete telematica di cui all’ articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, si attivano con l’introduzione di moneta metallica ovvero con appositi strumenti di pagamento elettronico definiti con provvedimenti del Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, nei quali insieme con l’elemento aleatorio sono presenti anche elementi di abilità, che consentono al giocatore la possibilità di scegliere, all’avvio o nel corso della partita, la propria strategia, selezionando appositamente le opzioni di gara ritenute più favorevoli tra quelle proposte dal gioco, il costo della partita non supera 1 euro, la durata minima della partita è di quattro secondi e che distribuiscono vincite in denaro, ciascuna comunque di valore non superiore a 100 euro, erogate dalla macchina. Le vincite, computate dall’apparecchio in modo non predeterminabile su un ciclo complessivo di non più di 140.000 partite, devono risultare non inferiori al 75 per cento delle somme giocate. In ogni caso tali apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o comunque le sue regole fondamentali.
3. Relativamente agli apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici di cui al comma precedente è necessaria l’autorizzazione prevista dall’art. 86 TULPS:
a) per l’installazione negli esercizi già autorizzati ai sensi dell’art.86 del TULPS per la somministrazione di alimenti e bevande, alberghi.
b) per l’installazione in esercizi commerciali, artigianali, rivendite di tabacchi, edicole;
c) per l’installazione in internet point, phone center, anche se già autorizzati ai sensi dell’art.88 del TULPS.
4. Gli apparecchi e congegni di cui al presente articolo non possono , in alcun caso, essere installati negli esercizi pubblici, qualora gli stessi si trovino all’interno di ospedali, luoghi di cura, scuole od istituti scolastici, sedi e strutture universitarie, ovvero all’interno delle pertinenze di luoghi di culto; nei locali di proprietà della Civica Amministrazione e delle società partecipate, anche se concessi o locati a terzi; in esercizi insistenti su area pubblica rilasciata in concessione, compresi i dehor. Inoltre, non possono essere installati all’interno di circoli privati, sedi di associazioni, Società di Mutuo Soccorso e Pubbliche assistenze, non autorizzati alla somministrazione ai sensi dell’art.86 del TULPS.
5. Non possono installarsi apparecchi di intrattenimento e svago, come definiti dall’art. 110 T.U.L.P.S. ai commi 6 e 7 in aree appositamente destinate e allestite individuate all’interno dei locali di somministrazione.
6. Nei circoli privati l’area in cui vengono installati gli apparecchi di cui sopra deve essere funzionalmente separata da quella di somministrazione.
7. E’ facoltà del SUAP predisporre ogni altro accertamento e richiedere eventuale altra documentazione integrativa che ritenesse necessaria ai fini della sicurezza, dell’ordine pubblico, della quiete della collettività e per motivi igienico-sanitari.
8. Al titolare di somministrazione che detiene giochi all’interno del proprio locale non sono rilasciate concessioni di occupazione suolo pubblico.

ART. 20 PRESCRIZIONI GENERALI ED ORARIO DI FUNZIONAMENTO
1. In nessun caso è consentita l’installazione degli apparecchi da gioco all’esterno dei locali, ad eccezione dei giochi riservati esclusivamente ai bambini.
2. L’orario massimo di funzionamento degli apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, del TULPS, collocati nelle tipologie di esercizi di cui al presente titolo III, è fissato dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 18.00 alle ore 20.00, di tutti i giorni, festivi compresi. Le violazioni alle disposizioni e prescrizioni del presente provvedimento saranno punite applicandosi la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di € 25,00 ad un massimo di € 500,00, ai sensi dell’art. 7 bis del d. Igs. 267/2000;

ART. 21 DOMANDA DI AUTORIZZAZIONE PER INSTALLAZIONE GIOCHI
1. L’installazione e il trasferimento di apparecchi e congegni automatici e semiautomatici da intrattenimento e svago in locali già in possesso dell’autorizzazione di cui all’art.86 del TULPS, nonché nelle altre attività commerciali e artigianali deve essere comunicata all’Amministrazione cittadina all’ufficio commercio che ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. 616 del 24.07.1977, rilascia l’autorizzazione all’esercizio.
2. La domanda di autorizzazione, di cui al presente titolo, è redatta su apposita modulistica scaricabile dal sito internet comunale ed inviata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza verrà inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.
3.Alla domanda si devono altresì allegare:
a) copia dei nulla osta rilasciati dall’Amministrazione Finanziaria dello Stato al soggetto proprietario degli apparecchi o congegni da gioco di cui all’articolo 110 comma 6 lettera a) del TULPS;
b) copia dei nulla osta, denuncie e certificazioni, ove previsti, rilasciati dall’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli per ogni apparecchio anche ai sensi dell’art. 14 bis D.P.R. 26.10.1972, n. 640;
c) copia della planimetria dei locali in scala 1:100 con l’esatta ubicazione degli apparecchi o congegni da gioco;
d) fotocopia del documento d’identità, in corso di validità, del titolare della ditta individuale o del legale rappresentante della società richiedente;
e) copia del permesso di soggiorno in corso di validità in caso di cittadini non appartenenti all’Unione Europea;
f) dichiarazione di regolarità dei pagamenti verso l’amministrazione (programma 100);
g) certificato Antimafia.
4. In caso di sostituzione di un apparecchio o congegno da gioco, solo nell’ambito della stessa tipologia, si deve inviare una comunicazione indirizzata al SUAP, inviata anche via fax, contenente gli estremi identificativi dell’apparecchio sostituito, a condizione che questo sia conforme alle vigenti disposizioni di legge.
5. In caso di variazione del numero o della tipologia di uno o più apparecchi o congegni da gioco si deve procedere alla presentazione di nuova istanza, che sarà sostitutiva della precedente e alla quale andranno allegati i nulla osta rilasciati dall’Amministrazione Statale.
6. In caso di trasferimento di proprietà o gestione dell’attività dei locali nei quali sono collocati gli apparecchi o congegni da gioco, il nuovo titolare o gestore è tenuto a presentare istanza di subingresso, contenente gli elementi sopra indicati.
7. L’autorizzazione rilasciata per subingresso avrà la stessa validità temporale di quella originaria, fermo restando quanto previsto in materia di rinnovo dal successivo articolo 22.
8. L’eventuale rigetto della domanda, con le motivazioni del mancato accoglimento, è notificato al richiedente nel termine previsto dalla L.241/90 e s.m.i.

ART. 22 RINNOVO
1. Gli esercenti detentori di giochi dovranno chiedere il rinnovo dell’autorizzazione alla scadenza dei cinque anni. Tale termine varrà anche nel caso di trasferimento della proprietà o della gestione dell’esercizio detentore di giochi.
2. I titolari di autorizzazione rilasciata dovranno chiedere il rinnovo alla data di scadenza indicata sulla stessa.
3. Il rinnovo dell’autorizzazione è in ogni caso subordinato alla verifica della sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa regionale di cui sopra.

ART. 23 APPARECCHI DA DIVERTIMENTO SENZA VINCITA IN DENARO E BILIARDI
1. Apparecchi di cui all’art. 110, comma 7 lett. a) del TULPS: apparecchi e congegni per il gioco lecito di tipo elettromeccanico, privi di monitor attraverso i quali il giocatore esprime la sua abilità fisica, mentale o strategica, attivabili unicamente con l’introduzione di monete metalliche, di valore complessivo non superiore, per ciascuna partita, a €. 1,00, che distribuiscono, direttamente e immediatamente dopo la conclusione della partita, premi consistenti in prodotti di piccola oggettistica, non convertibili in denaro o scambiabili con premi di diversa specie. In tal caso il valore complessivo di ogni premio non è superiore a venti volte il costo della partita; detti apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o, comunque, anche in parte, le sue regole fondamentali;
apparecchi di cui all’art. 110, comma 7 lett. c) del TULPS: apparecchi e congegni per il gioco lecito basati sulla sola abilità fisica, mentale o strategica, che non distribuiscono premi, per i quali la durata della partita può variare in relazione all’abilità del giocatore e il costo della singola partita può essere superiore a € 0,50; detti apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o, comunque, anche in parte, le sue regole fondamentali.
Apparecchi di cui all’art.110, comma 7 lett.c-bis) del TULPS: quelli, meccanici ed elettromeccanici differenti dagli apparecchi di cui alle lettere a) e c), attivabili con moneta, con gettone ovvero con altri strumenti elettronici di pagamento e che possono distribuire tagliandi direttamente e immediatamente dopo la conclusione della partita.
Apparecchi di cui all’art.110, comma 7 lett.c-ter) del TULPS: quelli, meccanici ed elettromeccanici, per i quali l’accesso al gioco è regolato senza introduzione di denaro ma con utilizzo a tempo o a scopo.
2. Biliardi. L’installazione di uno o più biliardi e degli apparecchi di cui al presente articolo è soggetta alla presentazione di Segnalazione Certificata Inizio Attività, con la finalità di prendere atto della volontà dell’esercizio del gioco e consentire al comune di avere dati aggiornati.
La SCIA va inoltrata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza dovrà essere inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.

ART. 24 GIOCHI LECITI CHE NON NECESSITANO DEL NULLA OSTA DELL’AMMINISTRAZIONE DELLO STATO
1. Giochi per i quali non è previsto il versamento di somme di danaro collegate all’alea della vincita di una somma maggiore o minore, quali carte, bocce, flipper, calciobalilla, ping pong, giochi da tavolo (dama, scacchi, giochi di società in genere), giochi tramite l’utilizzo si specifiche consolle (es. Playstation, Nintendo, Xbox), giochi con il computer senza collegamento a internet.
2. I giochi di cui al presente articolo non sono assoggettati ad alcun procedimento amministrativo e possono essere installati liberamente negli esercizi già autorizzati ai sensi dell’art.86 del TULPS. All’interno dell’esercizio deve comunque essere esposta la Tabella dei giochi proibiti rilasciata dal Questore e vidimata dal Sindaco o suo delegato.

ART. 25 SANZIONI
1. Ferme restando le sanzioni penali, le violazioni al Testo Unico delle Leggi di Pubblica sicurezza di cui al R.D. 773/1931, sono punite a norma degli artt. 17bis, 17ter, 17-quater e 110 del medesimo.
2. Le altre violazioni al presente Regolamento comportano l’applicazione della sanzione amministrativa prevista dall’art. 7 bis del Dlgs. 267/2000 Testo Unico delle leggi sugli enti locali, il cui importo è rideterminato ai sensi dell’art. 16 comma 2 della L. 689/1981 in Euro 500,00.
4. In caso di reiterate violazioni, potrà essere disposta ai sensi dell’art. 10 del TULPS la sanzione della sospensione dell’autorizzazione amministrativa dell’esercizio, o della decadenza in caso di grave e reiterate violazioni dello stesso tenore.
5. Inoltre, ai sensi dell’art. 110, comma 10, del TULPS, il titolare di Pubblico Esercizio che configuri gli illeciti di cui all’art. 110, comma 9, l’autorizzazione amministrativa dell’esercizio sarà sospesa per un periodo da uno a 30 giorni ed in caso di reiterazione sarà revocata.
6.Per quanto non previsto nel presente atto, vale quanto stabilito dalle leggi vigenti in materia.

ART. 26 DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE
1. Il presente regolamento entra in vigore il giorno della sua pubblicazione mentre le prescrizioni relative alla sola localizzazione e distanze, di cui all’art. 7 che precede, per gli esercizi già autorizzati, se non previste da altre vigenti norme anche regolamentari, entrano in vigore decorsi anni 5 (cinque) dalla pubblicazione sull’Albo Pretorio digitale del Comune di Napoli della delibera di approvazione.
2. Per quanto non espressamente disciplinato dal presente regolamento, si rinvia alle disposizioni di legge statali e regionali vigenti in materia.

La delibera è stata approvata nel consiglio comunale del 21.12.2015 con i seguenti emendamenti (clikka)

Il Disastro di Pianura tra morti, colpe e responsabilità non dette

rifiuti specialiIeri (24.11.2014) nel consiglio comunale è stata discussa la delibera n. 966/2013 (clikka) con la quale si impone al Comune di Napoli di pagare la somma di circa 25 milioni di euro (comprensiva di interessi) derivanti da un rapporto contrattuale con la DI.FRA.BI. (della famiglia Di Francia), società che ha gestito la discarica di Pianura di contrada Pisani di cui, immagino, molti di voi hanno sentito parlare. Per me è stata una occasione per aprire una finestra su coloro che devono essere ritenuti responsabili almeno politicamente, ed a prescindere dalle responsabilità penali che si scontrano con il macigno della prescrizione, come è accaduto per il caso ETERNIT.

Una ingiustizia sostanziale che a Napoli è ancora più pesante perché, noi, a coloro che hanno inquinato e dato morte a persone e territorio non solo non li perseguiamo “per prescrizione del reato” ma gli dobbiamo anche dare 25 milioni di euro, facendoli anche continuare a lavorare dietro il paravento di altre società! La cosa devo confessare mi brucia molto e devo dire che durante l’intervento sono stato male, perché ho discusso con i documenti che mi ha fornito Vincenzo Russo un cittadino di Pianura (che ringrazio per il suo impegno) il quale sta pagando con la malattia dei propri cari gli errori commessi da una classe dirigente indegna e che deve essere cancellata dalla memoria del popolo italiano!

Ebbene, la prescrizione del reato di disastro ambientale è 12 anni e decorre dalla data di chiusura della discarica, avvenuta nel 1996!!

Oggi leggo la cronaca politica dei giornali e nessuno fa i nomi e cognomi di coloro che spesso vengono ospitati sulle stesse pagine dei quotidiani come saggi e maestri. Sento, pertanto, il dovere di ricostruire in minima parte i fatti:

Verbale della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei Rifiuti del 7 ottobre 1997 (clikka), desecretato solo il 30.10.2013. Il presidente era Massimo Scalia (Verde Ambientalista gruppo misto) nonché altri 64 parlamentari, rappresentanti di tutti i partiti della XIII legislatura (clikka) che avevano ed hanno avuto accesso al citato verbale del 7 ottobre 1997 (clikka), nel quale da pagina 15 in poi, potrete leggere le dichiarazioni di Carmine Schiavone, sulla discarica di pianura, che ho letto in aula, e dalle quali si evince che i Di Francia, con la collusione del clan, hanno sotterrato milioni e milioni di rifiuti e fanghi tossici ivi compreso quelli dell’Acna di Cengio.

Presidente della Regione e Sindaco di napoli dell’epoca rispettivamente Antonio Rastrelli ed Antonio Bassolino, al netto dei commissari ai rifiuti che si sono succeduti.

Ebbene, dal 1996 in poi, tutte queste persone devono essere considerate i responsabili politici (e forse non solo politici) di questo disastro perché oltre a non aver denunciato ciò che è stato appreso con l’audizione di Carmine Schiavone il 07.10.1997, non hanno neppure attivato i controlli su una attività che, per la quantità di materiale interrato, è molto probabile che sia stata fatta sotto gli occhi di tutti!

Eppure lo stato del disastro ormai è ben chiaro poiché abbondano le relazioni ufficiali (clikka) e nessuno prende le sia pur minime precauzioni. Basti pensare che Ennio Italico Armando Noviello, primo ricercatore dell’Istituto di metodologie chimiche del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) e consulente della procura di Napoli (che ha archiviato l’indagine essendo prescritto il reato di disastro), ha chiaramente affermato che “a causa della grande quantità di idrocarburi dispersi e della cattiva qualità dell’ossigeno, in alcune zone di Pianura è praticamente impossibile respirare. Alcuni rilievi sono stati effettuati all’esterno della discarica entro un raggio di 1500 metri. I valori di tutti i parametri sono risultati disomogenei e diversamente alterati e quasi sempre di gran lunga, fino a mille volte superiori, ai valori limite consentiti.” Il documento, inoltre, afferma che in alcune zone il livello di inquinamento era talmente alto che la qualità dell’ossigeno non era compatibile con la vita umana.

Allo stato non ci resta che sperare, ancora una volta, nella magistratura penale affinché, come per l’amara esperienza del caso Eternit, si svegli qualche Procura della Repubblica ed abbia il coraggio di configurare il reato di omicidio plurimo aggravato per le morti che sono addebitabili all’inquinamento affinché si dia un po’ di giustizia al popolo Napoletano.

Senza considerare che il caso della discarica di Pianura è unico poiché la discarica è stata impiantata in un sito archeologico(clikka) con una evidente compromissione del nostro patrimonio culturale.

Che dire, a Napoli noi non ci facciamo mancare nulla. Intanto l’ultima barriera a questa palese ingiustizia l’hanno frapposta il Sindaco Luigi De Magistris, il Vicesindaco Tommaso Sodano ed il Consiglio Comunale, ritardando il pagamento di quanto richiesto, nella speranza che qualche procura si svegli e proceda con un sequestro conservativo visto che i responsabili, tra società in liquidazioni e scatole cinesi, sarebbe difficile perseguirli sotto il profilo economico.

La riflessione che faccio è che sono troppi i casi di ingiustizia che devono farci capire che il reato di disastro ambientale deve essere riformulato prevedendo una prescrizione più lunga e facendola decorrere dall’avvenuto disinquinamento. Il territorio e la natura, sono beni preziosi e di rilevanza primaria, che devono essere difesi ad ogni costo ed ormai abbiamo capito che non è possibile che im-prenditori fasulli e senza scrupoli facciano utili lasciando i disastri alla comunità.

Il mio intervento in Consiglio Comunale al 02:14:47

Da una intervista de il Corriere del mezzogiorno intervista a Vincenzo Russo (clikka)

Un incentivo alla sicurezza degli edifici ed alla riduzione dello smog

galleriaOggi (24.11.2014) c’è stato il consiglio comunale e ne ho approfittato per condividere con gli altri consiglieri, una proposta di delibera di iniziativa consiliare, che è nata da una idea di Augusto Crespi dell’associazione Ricostruzione Democratica, con la quale si vuole stimolare la ristrutturazione degli edifici, sia pubblici che privati che, è sotto gli occhi di tutti, versano in uno stato fatiscente e rappresentano anche un pericolo per la pubblica e privata incolumità. E’ chiaro che non possiamo più stare a girarci i pollici e dobbiamo andare alla ricerca di ogni mezzo per stimolare i privati a ristrutturare gli edifici. Qualche tempo fa, infatti, scrivevo non sia inutile la morte di salvatore (clikka) pensando al ragazzino di 13 anni morto sotto le pietre del cornicione della Galleria Umberto di Napoli.

La proposta di delibera (clikka) è stata sottoscritta da tutti i gruppi di maggioranza (Verdi, NèT, IDV, la Città Campania Domani, Città Ideale, Federazione della Sinistra) ed anche dal PD. Lo stesso Sindaco, con il quale ho parlato, ha manifestato interesse affermando che tale misura non è escluso che potrebbe essere adottata già nella delibera di assestamento del bilancio e, quindi, entrare in vigore tra poche settimane.

In sostanza, è un indirizzo all’amministrazione affinché preveda l’esenzione dalla imposta sulla pubblicità che si installa sui ponteggi e che ormai sono anni non si vede più, poiché la giunta Iervolino, la determinò nella misura di circa €. 12,00 al mq., al mese, rendendola assolutamente fuori mercato.

Con la proposta non abbiamo solo voluto stimolare il mercato delle ristrutturazioni, ma abbiamo anche incentivato l’uso delle pitture fotocatalitiche che rappresentano un ritrovato innovativo per la riduzione dello smog (clikka). C’è, infatti, uno studio del CNR dal quale si capisce che un metro quadro di superficie trattata con tali pitture è in grado di decomporre in appena un’ora  il 90% dell’inquinamento presente in 80 m³ di aria.

Ovviamente questo incentivo si dovrebbe aggiungere a quello già in vigore relativo alla esenzione dalla COSAP per le opere urgenti.

Speriamo bene!

CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

 PROPOSTA DI DELIBERA DI INDIRIZZO

AI SENSI DELL’ART. 42 DEL T.U.E.L. E DELL’ART. 54 DEL REGOLAMENTO

DEL CONSIGLIO COMUNALE

 misure volte a contribuire al recupero del patrimonio edilizio urbano sia pubblico che privato, al rilancio dell’economia ed al contrasto dell’inquinamento atmosferico

 Premesso che:

 1.- I fatti anche tragici accaduti nel territorio cittadino hanno mostrato lo stato fatiscente e precario degli edifici privati e pubblici.

2.-  La crisi economica che sta attraversando il paese ed in particolare il Mezzogiorno e la Città di Napoli impone l’adozione di misure volte ad incentivare i cittadini, enti e/o istituzioni sia pubbliche che private al recupero del patrimonio immobiliare attraverso misure fiscali e di agevolazioni.

3.- Una valida opportunità per incentivare le ristrutturazioni edilizie del patrimonio pubblico e privato è quella di sgravare da ogni imposta o tassa la pubblicità sui ponteggi che vengono installati per il risanamento e la manutenzione dei fabbricati insistenti sul territorio cittadino.

4.- la nuova tecnologia della fotocatalisi ha dimostrato che ci sono pitture che a costi contenuti sono in grado di ridurre i principali fattori di inquinamento (biossido di azoto, biossido di zolfo, monossido di carbonio, benzene, ammoniaca, formaldeide, particolato atmosferico PM10) derivanti dagli scarichi delle auto, dalle emissioni delle fabbriche, dal riscaldamento domestico, trasformandoli in sostanze inerti e del tutto innocue evitando così anche il deposito di sporco, muffe e batteri che oltre ad essere dannosi per la salute degradano l’aspetto di case ed edifici.

5.- Ad avvalorare l’efficacia delle pitture fotocatalitiche è intervenuto anche il CNR che in una relazione sul tema ha stabilito che un metro quadro di superficie trattata con tali vernici è in grado di decomporre in appena un’ora  il 90% dell’inquinamento presente in 80 m³ di aria.

6.- Occorre senza indugio procedere a consentire il rilancio dell’attività edilizia anche a tutela della pubblica e privata incolumità adottando con urgenza tutte le misure necessarie a contrastare fenomeni di degrado edile urbano.

 ° ° °

            Tanto premesso i sottoscritti Consiglieri Comunali ai sensi e per gli effetti dell’art. 42 del T.U.E.L. e dell’art. 54 del Regolamento del Consiglio comunale, al fine di migliorare la vivibilità dei cittadini Napoletani e la loro sicurezza

propongono

 alla Consiglio Comunale di adottare la presente delibera di indirizzo politico amministrativo affinché la Giunta, nell’esercizio dei suoi poteri amministrativi predisponga:

I.- la eliminazione di ogni imposta e/o tassa e per la durata di 12 mesi, per la pubblicità installata sui ponteggi posati in opera entro tre anni  dalla adozione dei provvedimenti esecutivi del presente atto di indirizzo, installata sui ponteggi per le ristrutturazioni e manutenzione degli edifici, sia pubblici che privati, che usano nella tinteggiatura pitture fotocatalitiche;

II.- adotti ogni ulteriori atto necessario affinché si possano rapidamente perseguire le finalità del presente atto di indirizzo.

Napoli, 21 novembre 2014

 

I Consiglieri

Il commercio dei bambini nello sport

basketVado subito al caso concreto che mi ha fatto saltare dalla sedia, sia come atleta (ormai ex), sia come cittadino, sia come consigliere comunale e, pertanto, retoricamente, Vi chiedo: E’ possibile che una associazione sportiva di pallacanestro, che ha la disponibilità di una preziosissimo bene pubblico (non del Comune di Napoli), in pieno centro di Napoli, imponga ad un genitore, il pagamento della incredibile somma di €. 2.500,00 per svincolare il figlio di appena 13 anni, che ha manifestato il desiderio di andare a giocare in un’altra squadra per seguire gli amici? E’ possibile che dopo una lunga trattativa la blasonata associazione sportiva riduca la richiesta a 450,00 €., imponendo però che la ricevuta non sarà emessa come somma presa a titolo di svincolo, ma come pagamento della intera annualità quando sa già che il ragazzo andrà via? E’ possibile che ai genitori che sottoscrivono il tesseramento del loro figlio dodicenne non venga spiegato affatto che, in virtù dell’art. 5 dello statuto FIP, stanno vincolando il loro bambino fino all’età di 21 anni? E’ possibile che nessuno della FIP si sia mai preso la briga di gridare che questa norma è inconcepibile da tutti i punti di vista, immorale e contro lo sport? E’ possibile che si parli di soldi nello sport dilettantistico che, per definizione, ha uno scopo ludico/ricreativo e, quindi, privo di lucro?

Lo sfortunato cittadino cui è capitata la scabrosa vicenda è Rosario Rota il quale mi ha investito della questione che mi ha lasciato basito poiché le risposte che ho avuto sono state assolutamente sconfortanti. Addirittura ad un certo punto mi è stato detto: “queste sono le regole della federazione e se uno le contesta può anche rivolgersi agli enti di promozione”.

E’ chiaro che farò di tutto affinché l’amministrazione Comunale sancisca il principio di negare ogni beneficio, contributo o assegnazione di impianti alle associazioni che praticano il vincolo sportivo così come concepito dalla FIP.

Eppure, che il vincolo sportivo sia una mostruosità è addirittura chiaro anche alla FIGC che, nel suo regolamento interno, per la disciplina dell’attività giovanile, all’art. 24 dispone chiaramente che il vincolo sportivo per i giovani calciatori non professionisti ha la durata della sola stagione sportiva. La FIGC, infatti, si è adeguata alle pronunce della Corte di Giustizia Europea sui casi Bosman e Bernard (clikka), le quali hanno sancito il principio secondo cui le società calcistiche possono richiedere il pagamento di un’indennità per i giovani giocatori di cui abbiano curato la formazione, solo agli atleti che abbiano firmato il loro primo contratto da professionista con una società diversa da quella che li ha formati, affermando, altresì, chiaramente che l’importo di detta indennità dovrà essere determinato tenendo conto delle spese effettivamente sostenute dalle società ai fini della formazione. E’ chiaro che questa normativa dovrebbe tagliare la testa al toro ma, invece, anche nel calcio nonostante la chiarezza della disciplina c’è chi fa il furbo ed impone ai calciatori dilettanti il pagamento di diverse migliaia di euro (clikka) in modo assolutamente illegittimo (clikka). Per capire di cosa sto parlando basta vedere il servizio di REPORT del 5 maggio scorso a partire dal minuto 00:05:08 ed ascoltare bene sia le parole dell’ottimo Presidente della scuola calcio romana di Tor di Quinto, sia le dichiarazioni del Presidente della lega dilettanti (oggi promosso a presidente della lega pro) Tavecchio.

Ebbene, è facile capire che la pratica del vincolo sportivo per i giovani contrasta: 1) con gli art. 15 e 16 della convenzione internazionale sui diritti del fanciullo (clikka); 2) con l’art. 11 della convenzione Europea del diritti dell’Uomo; 3) con l’art. 2 della costituzione, che tutela i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo che nelle formazioni sociali; 4) con l’art. 3 della Costituzione, rispetto agli atleti professionisti, per i quali l’art. 16 della legge 23 marzo 1981 n. 91, ha disposto espressamente l’abolizione del vincolo sportivo, integrante letteralmente le «limitazioni alla libertà contrattuale dell’atleta professionista».

Senza dimenticare, nel caso di atleta minore, dell’onere per il genitore di stipulare atti di straordinaria amministrazione, come è il caso di un vincolo di così lunga durata, con l’autorizzazione del giudice tutelare ex art. 322 c.c. A fronte di un così corposo fronte normativo è chiaro che il vincolo sportivo rappresenta un sopruso insopportabile che va nel modo più assoluto soppresso e combattuto laddove previsto.

Orbene, in barba a tale chiaro supporto normativo, l’art. 179 del regolamento organico della Federazione Italiana Pallacanestro dispone un vero e proprio tariffario della “carne umana” prevedendo che per lo svincolo degli atleti sin dalla tenera età di 12 anni il versamento delle seguenti somme:

Campionato Controbuto Maggiorazione
Serie A 11.500,00
Legadue 9.750,00
Serie A Dilettanti 9.200,00 3.500,00
Serie B Dilettanti 7.450,00 3.000,00
Serie C Dilettanti 4.000,00 2.500,00
Serie C Reg. 1.400,00 1.000,00
Serie D 350,00 250,00
Altri Campionati Normale tesseramento

Il gioco ovviamente è facile perché le dette somme seppure previste a carico delle società sportive che acquisiscono il cartellino finiscono per gravare sulle famiglie che, per accontentare il proprio figlio, come è accaduto nel caso di specie, sono pronte a farvi fronte. Ovviamente, sono molto coinvolto perché se fosse accaduto a me la stessa cosa quando ero atleta, non ho vergogna a dire, che la mia famigli operaia non avrebbe potuto sopportare il peso economico di un mio trasferimento. Eppure questa esperienza non mi è estranea in quanto mi è capitata addirittura quando ero atleta azzurro della nazionale italiana senza che la mia associazione sportiva frapponesse alcun ostacolo!

Ora ovviamente, siccome si parla di soldi per la “vendita” di ragazzini, mi viene la voglia di fare qualche domanda alla blasonata associazione sportiva (che pare sia anche molto protetta non ho capito bene da chi) e chiedere:

1) Quanto paga di affitto per il prestigioso immobile del demanio?

2) quanto paga gli istruttori che si dedicano all’insegnamento sportivo?

3) quanto incassa complessivamente dalle rette mensili per tutti gli sport che si praticano nel complesso peraltro monumentale?

4) se incassa qualcosa e quanto per il parcheggio (probabilmente abusivo) delle centinaia di auto disseminate sia nel cortile che lungo la strada privata che porta al cortile stesso?

5) quanto incassa dalle altre attività tra cui i campi estivi che si tengono puntualmente ogni anno?

6) quali sono le attività sociali che l’associazione svolge in favore della collettività?

Ovviamente mi aspetto che questo mio scritto possa essere un punto di partenza per i giornalisti che vogliono dare un contributo al miglioramento della società nella quale con tanti disagi viviamo.

Ad ogni buon conto occorre evitare che si faccia di tutt’erba un fascio, perché nel modo sportivo ci sono tantissime persone che conosco personalmente le quali si impegnano portando risultati sociali e sportivi assolutamente degni di ogni considerazione ed al di sopra di ogni sospetto.

Populismo e Politica: La riforma del Regolamento del Consiglio Comunale

gennaro consiglioIeri scrivevo della proposta di riforma del regolamento del consiglio comunale (clikka) oggi (12.11.2014) in discussione. Stamane sono intervenuto due volte nel dibattito consiliare con lo scopo di far comprendere bene che una cosa è la politica alta a cui noi abbiamo l’obbligo di tendere altra cosa è il populismo.

Dobbiamo, infatti, capire che il tema vero è quello di pretendere che i nostri rappresentanti lavorino nell’interesse della città e che i cd. tagli lineari rischierebbero di tagliare anche la democrazia quando si mette mano allo strumento regolamentare senza cognizione di causa e solo per andare incontro alla moda di dire che si sono tagliati i costi.

In quest’ottica ho proposto anche una mozione (clikka), firmata da tutta la maggioranza e da buona parte dell’opposizione, con la quale si da’ una interpretazione autentica all’art. 37 dello Statuto del Comune al fine di impedire la eccessiva proliferazione gruppi consiliari, con l’aggravio di costi e spese.

Difatti, fino ad oggi l’interpretazione data alla citata norma è stata quella di beneficiare anche ai gruppi consiliari neocostituiti dei cd. diritti quesiti di modo che si potrebbe giungere al paradosso di avere 46 gruppi consiliari su 48 consiglieri.

Mi sono poi opposto ad una richiesta di rinvio in commissione, a cui ho molte volte partecipato, pur non essendone componente, al fine di non far mancare il mio contributo anche tecnico.

La discussione è stata aggiornata al 24 novembre p.v. per consentire il deposito di emendamenti

di seguito i miei interventi:

No al rinvio in commissione per perdere tempo al 49:58

 

Populismo e Politica al 02:13:16

 

La Proposta di un nuovo regolamento del Consiglio Comunale

consiglio comunalePoiché spesso si parla senza cognizione di causa e spesso anche i giornali scrivono solo al fine di fare uno scoop alterando, quindi, la verità delle cose, e poiché credo che prima di parlare occorre, purtroppo, studiare cercando di avere una visione completa Vi posto la nuova Proposta Di Regolamento Consiglio Comunale (clikka) che è al vaglio della assemblea cittadina già da domani (12.11.2014). Ove mai aveste qualche suggerimento, un emendamento o altro sono ben disposto a valutarli e condividerli con l’aula consiliare.

Regione Campania: 2 miliardiottocentomilioni di euro di investimenti persi

regione2 Miliardi ed ottocentomilioni di Euro (clikka) che si sarebbero dovuti spendere entro il 31.12.2015, questa è l’impressionante somma dei finanziamenti  europei che la Regione Campania ha fatto perdere ai cittadini campani! Questo è il risultato di quest’amministrazione regionale anestetizzata dalla figura di caldoro che nella politica dai bassi toni, del dolce far niente, si limita a gestire l’ordinario, peraltro, male.

Nella prossima campagna elettorale dovremmo essere in grado di spiegare bene ai cittadini campani cosa significa aver perso questi tre miliardi di euro in termini di mancato sviluppo, mancata occupazione, depressione sociale ed emarginazione e sfidare caldoro a dimostrare il contrario.

Ovviamente per fare questo occorre una classe dirigente alternativa, rinnovata ed in grado di essere credibile, poiché quanto a fondi europei diciamo l’altra parte non ha brillato affatto. E’ di questi giorni, infatti, la notizia sulle indagini della truffa dei  corsi di formazione (clikka) che vede la vecchia amministrazione regionale bassoliniana responsabile e di cui ho scritto in relazione ai corsi di formazione per guide turistiche (clikka).

Ad ogni buon conto,  per i responsabili politici di questo disastro ci vorrebbero duemiliardi ed ottocento milioni di carcere.

Non è la prima volta che scrivo di queste cose e chi volesse approfondire le responsabilità dell’amministrazione regionale, che forse sono di gran lunga maggiori di quelle dell’amministrazione comunale (che pure ne ha) basta clikkare qui.

il sole 24 ore sui fondi europei (clikka)

Chi è e cosa fa la società civile nell’istituzione

gennaro consiglioMi trovo ad essere un esponente della società civile che, per un caso assolutamente fortuito, si trova nell’istituzione e, dopo oltre tre anni di esperienza, mi sorgono spontanee alcune domande:

1) Qual è il ruolo della società civile che entra nell’istituzione attraverso una lista civica?

2) che differenza c’è tra un esponente della società civile ed un esponente di partito?

3) vale per gli esponenti della società civile il linguaggio proprio dei partiti?

4) vale per gli esponenti della società civile la semplificazione tanto cara ai “giornalai” di maggioranza/opposizione?

5) a cosa è vincolata la società civile rappresentata nelle istituzioni?

Ora vi posso assicurare che se a queste domande farete rispondere un esponete di partito o uno che è stato “drogato” dalla politica o che cerca di scimmiottare i partiti avrete delle risposte diametralmente opposte a quelle che potrebbe dare un libero cittadino/amministratore che è entrato, diciamo in un consiglio comunale, perché si era scocciato dei soliti riti, della solita solfa, non avendo trovato nessuno in grado di rappresentarlo. Parrebbe logico, allora, che il cittadino/amministratore pubblico di certo non imiterà il comportamento di quelli di cui non si fidava.

Chi viene dalla società civile “dovrebbe” portare con se uno spirito libero scevro dalle logiche di partito, senza piegarsi al binomio maggioranza/opposizione e sfuggire ad un linguaggio che fino ad un minuto prima di entrare nell’istituzione gli era, se non sconosciuto, sicuramente negletto. E’, altresì, chiaro che per fare questo il cittadino/amministratore dovrà, gioco forza, lavorare il triplo perché avrà il dovere di valutare atto per atto e, quindi, studiare anche molto, per capire se viene perseguito l’interesse pubblico. L’esponente di partito, o il cittadino che cerca di scimmiottare l’esponente di partito, per sentirsi pari o più affidabile, invece, deciderà secondo la logica maggioranza/opposizion: Senza studiare nulla, voto contro o a favore perché mi sento di opposizione o di maggioranza.

La cosa triste è che anche i pennivendoli, “giornalai” venditori di carta straccia (salvo rarissime eccezioni) per semplificarsi il lavoro sono legati a questa logica maggioranza/opposizione proprio perché è comoda e non impone né di seguire un consiglio comunale (che può durare anche un intero giorno) né di studiarsi le carte.

Il cittadino/amministratore, in sostanza, pensa che le cose si debbano fare nell’interesse dei cittadini, sempre e comunque, a prescindere da chi le fa e sulla base di questo principio dovrebbe tracciare la linea del suo comportamento istituzionale improntato solo ed esclusivamente sul programma elettorale unico vincolo a cui ancorarsi proprio perché non di partito.

Questa considerazione, ad esempio, rende inconcepibile la sorta di “quadriglia” che spesso si mette in scena nelle assemblee consiliari, uscendo dall’aula per far cadere il numero legale, al solo scopo di dimostrare che la maggioranza non ha i numeri, anche quando ci sono da votare delibere importanti e da discutere nell’interesse pubblico. Questo è, infatti, un comportamento barbaro mutuato dalla peggiore politica dei partiti dal quale l’esponente della società civile dovrebbe stare lontano, perché ha l’obbligo, più degli altri, di entrare sempre nel merito. Basti pensare che nel parlamento tedesco se un componente della maggioranza è assente per giustificati motivi, dall’aula, esce anche un componete dell’opposizione al fine di lasciare immutati gli equilibri dovendo vertere lo scontro politico sulle cose concrete da fare e non sulla mera strategia di posizionamento.

L’apporto dell’esponente della società civile nell’istituzione, quindi, deve essere quello di sottrarsi alla logica ed al linguaggio strettamente partitico, con l’obbligo di migliorare il comportamento istituzionale, senza piegarsi alla barbarie dei partiti ma, anzi, ponendosi l’alto compito di migliorarli, dando l’esempio e dimostrando che molti riti e categorie della politica sono sbagliati e non nell’interesse dei cittadini perché improntati ad una logica strettamente partitica e non nell’interesse pubblico. Ma questo ovviamente lo dico perché sono un idealista politico (clikka).

vedi anche:

l’esperienza de magistris e la società civile (clikka)

Il decreto sblocca Bagnoli ed il rischio vulcanico

bagnoliIeri (07.11.2014) in Senato è passato il decreto sblocca Italia che contiene norme che si occupano, tra l’altro, anche di ciò che dovrà avvenire a Bagnoli. Uno sbandierato taglio netto alla burocrazia. Sennonché non v’è chi non veda che con il decreto sblocca Italia, alla Bagnoli Futura società pubblica (fallita) si sostituiscono ben tre soggetti: Commissario governativo, Soggetto Attuatore e Società per azione mista pubblico/privato. C’è poi un ruolo dato ad una conferenza di servizi (regione, comune e soggetto attuatore) ed alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Non c’è che dire una vera e propria sburocartizzazione a carico delle nostre tasche che, secondo me, non promette nulla di buono. Come dire il fine potrebbe essere giusto, finalmente si mette mano, ma la soluzione è sbagliata.

Per quanto concerne, invece, le procedure nel decreto c’è una accelerazione sul versante delle autorizzazioni che sono tutte aggirate dall’approvazione del “programma di rigenerazione urbana” che può andare anche in deroga ai vigenti strumenti urbanistici e sostituire anche tutte le cd. valutazioni ambientali. Sennonché è da qualche giorno che associata a questa notizia mi gira per la mente anche un’altra recentissima notizia che nessuno mette in relazione e che riguarda la medesima area: la nuova riperimetrazione della zona rossa dell’area flegrea, proposta il 20 ottobre u.s., che comprende, tra le altre aree, anche Bagnoli. Ebbene, fa impressione constatare che è la stessa Protezione Civile (clikka) ad affermare chiaramente che “i Campi Flegrei sono una caldera vulcanica e, come il Vesuvio, presentano un rischio molto elevato per la presenza di numerosi centri abitati nell’area e per la loro immediata vicinanza alla città di Napoli.

Sorge, quindi, spontanea la domanda: Ma se Bagnoli è zona rossa non è che non si può costruire nulla? e seppure si potesse costruire in ragione delle deroghe dello sblocca Italia, costruire, non sarebbe un azzardo ed una contraddizione intollerabile che metterebbe a rischio la vita dei cittadini napoletani?

Abbiamo, quindi, il paradosso che da una parte lo Stato, attraverso la Protezione Civile, dice che c’è un elevato rischio vulcanico e dall’altro, manifesta l’intenzione di realizzare manufatti abitativi e non abitativi per rendere appetibili i suoli.

Possibile che nessun giornalista abbia fatto questa considerazione? Oggi (08.11.2014), infatti, i giornali parlano della protesta ma nessuno riesce a fare una considerazione o una domanda così semplice. E se devo dirla tutta su Repubblica Napoli di oggi (clikka) c’è anche l’ennesima intervista a Raffaele Cantone,  che sta diventando il massimo esperto di tutti i guai di questo paese. I giornali, come al solito, stanno costruendo l’ennesimo personaggio da dare in pasto agli Italiani, di bocca buona, che hanno bisogno di essere rassicurati. Ebbene, è singolare che anche Cantone, così attento, non dica nulla su questa palese contraddizione, sposando in pieno la posizione del commissariamento di Renzi, con la scusa che non si è fatto mai nulla ben sapendo che i commissariamenti non hanno mai portato nulla di buono.

Se così stanno le cose, regole di normale prudenza, a Bagnoli consiglierebbero: 1) di mettere mano alle bonifiche delle aree che, non essendo destinate a residenza, sarebbero di gran lunga meno costose; 2) realizzare un grande parco urbano o bosco attraverso la piantumazione di essenze arboree scelte con cura; 3) recuperare le sole cubature già esistenti attraverso il restauro della cd. archeologia industriale, come avvenuto in Germania nella Ruhr; 4) eliminare la colmata; 5) fare una grande spiaggia pubblica con attività turistiche a basso impatto ambientale e minime costruzioni, non residenziali, a servizio.

Ovviamente quanto detto a futura, molto futura memoria, vista l’avviata che abbiamo preso. Ho la sensazione che, come al solito, la politica si muove su piani assolutamente diversi da quelli che sono gli interessi primari della collettività, spero con tutte le mie forze di sbagliarmi.

Di seguito il decreto sblocca Italia ed il Comunicato stampa della Protezione Civile sulla riperimetrazione dell’area rossa fletterà.

Decreto Sblocca Italia BAGNOLI

CAPO VIII – MISURE URGENTI IN MATERIA AMBIENTALE

Art. 33. Bonifica ambientale e rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale – comprensorio Bagnoli – Coroglio

1. Attengono alla tutela dell’ambiente di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s) della Costituzione nonche’ ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all’art. 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione le disposizioni finalizzate alla bonifica ambientale e alla rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale contenute nei commi seguenti, e tra queste, in particolare, le disposizioni relative alla disciplina del procedimento di bonifica, al trasferimento delle aree, nonche’ al procedimento di formazione, approvazione e attuazione del programma di riqualificazione ambientale e di rigenerazione urbana, finalizzato al risanamento ambientale e alla riconversione delle aree dismesse e dei beni immobili pubblici, al superamento del degrado urbanistico ed edilizio, alla dotazione dei servizi personali e reali e dei servizi a rete, alla garanzia della sicurezza urbana. Esse hanno l’obiettivo prioritario di assicurare la programmazione, realizzazione e gestione unitaria degli interventi di bonifica ambientale e di rigenerazione urbana in tempi certi e brevi.

2. Sulla base dei principi di sussidiarieta’ ed adeguatezza le funzioni amministrative relative al procedimento di cui ai seguenti commi sono attribuite allo Stato per assicurarne l’esercizio unitario, garantendo comunque la partecipazione degli enti territoriali interessati alle determinazioni in materia di governo del territorio, funzionali al perseguimento degli obiettivi di cui al comma 1.

3. Le aree di rilevante interesse nazionale alle quali si applicano le disposizioni del presente articolo sono individuate con deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentita la Conferenza Stato-Regioni. Alla seduta del Consiglio dei Ministri partecipano i Presidenti delle Regioni interessate. In relazione a ciascuna area di interesse nazionale cosi’ individuata e’ predisposto uno specifico programma di risanamento ambientale e un documento di indirizzo strategico per la rigenerazione urbana finalizzati, in particolare:

 a) a individuare e realizzare i lavori di messa in sicurezza e bonifica dell’area;

 b) a definire gli indirizzi per la riqualificazione urbana dell’area;

 c) a valorizzare eventuali immobili di proprieta’ pubblica meritevoli di salvaguardia e riqualificazione;

 d) a localizzare e realizzare le opere infrastrutturali per il potenziamento della rete stradale e dei trasporti pubblici, per i collegamenti aerei e marittimi, per gli impianti di depurazione e le opere di urbanizzazione primaria e secondaria funzionali agli interventi pubblici e privati, e il relativo fabbisogno finanziario, cui si fa fronte, per quanto riguarda la parte di competenza dello Stato, nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente.

4. Alla formazione, approvazione e attuazione del programma di risanamento ambientale e del documento di indirizzo strategico per la rigenerazione urbana di cui al precedente comma 3, sono preposti un Commissario straordinario del Governo e un Soggetto Attuatore, anche ai fini dell’adozione di misure straordinarie di salvaguardia e tutela ambientale. Il Commissario e il Soggetto attuatore procedono anche in deroga agli articoli 252 e 252-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, per i soli profili procedimentali e non anche con riguardo ai criteri, alle modalita’ per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti di inquinamento e comunque per la riduzione delle sostanze inquinanti, in armonia con i principi e le norme comunitarie.

5. Il Commissario straordinario del Governo e’ nominato in conformita’ all’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentito il Presidente della Regione interessata. Allo stesso sono attribuiti compiti di coordinamento degli interventi infrastrutturali d’interesse statale con quelli privati da effettuare nell’area di rilevante interesse nazionale di cui al comma 1, nonche’ i compiti di cui ai commi successivi. Agli eventuali oneri del Commissario si fa fronte nell’ambito delle risorse del bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

6. Il Soggetto Attuatore e’ nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nel rispetto dei principi europei di trasparenza e di concorrenza. Ad esso compete l’elaborazione e l’attuazione del programma di risanamento e rigenerazione di cui al comma 3, con le risorse disponibili a legislazione vigente per la parte pubblica. Lo stesso opera altresi’ come stazione appaltante per l’affidamento dei lavori di bonifica ambientale e di realizzazione delle opere infrastrutturali. In via straordinaria, per l’espletamento di tutte le procedure ad evidenza pubblica di cui al presente articolo i termini previsti dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, ad esclusione di quelli processuali, sono dimezzati.

7. Al fine di conseguire celermente gli obiettivi di cui al comma 1, le aree di interesse nazionale di cui al medesimo comma sono trasferite al Soggetto attuatore, secondo le modalita’ stabilite dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 6.

8. Il Soggetto Attuatore, entro il termine indicato nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 6, trasmette al Commissario straordinario di Governo la proposta di programma di risanamento ambientale e rigenerazione urbana di cui al comma 3, corredata dallo specifico progetto di bonifica degli interventi sulla base dei dati dello stato di contaminazione del sito, dal cronoprogramma di svolgimento dei lavori di cui all’articolo 242-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, da uno studio di fattibilita’ territoriale e ambientale, dalla valutazione ambientale strategica (VAS) e dalla valutazione di impatto ambientale (VIA), nonche’ da un piano economico-finanziario relativo alla sostenibilita’ degli interventi previsti, contenente l’indicazione delle fonti finanziarie pubbliche disponibili e dell’ulteriore fabbisogno necessario alla realizzazione complessiva del programma. La proposta di programma e il documento di indirizzo strategico dovranno altresi’ contenere la previsione urbanistico-edilizia degli interventi di demolizione e ricostruzione e di nuova edificazione e mutamento di destinazione d’uso dei beni immobili, comprensivi di eventuali premialita’ edificatorie, la previsione delle opere pubbliche o d’interesse pubblico di cui al comma 3 e di quelle che abbiano ricaduta a favore della collettivita’ locale anche fuori del sito di riferimento, i tempi ed i modi di attuazione degli interventi con particolare riferimento al rispetto del principio di concorrenza e dell’evidenza pubblica e del possibile ricorso da parte delle amministrazioni pubbliche interessate all’uso di modelli privatistici e consensuali per finalita’ di pubblico interesse.

9. Il Commissario straordinario di Governo, ricevuta la proposta di cui al comma 8, convoca immediatamente una conferenza di servizi al fine di ottenere tutti gli atti di assenso e di intesa da parte delle amministrazioni competenti. La durata della conferenza, cui partecipa altresi’ il Soggetto Attuatore, non puo’ superare il termine di 30 giorni dalla sua indizione, entro il quale devono essere altresi’ esaminati il progetto di bonifica, il cronoprogramma di svolgimento dei lavori di cui all’art.242-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, la valutazione ambientale strategica e la valutazione di impatto ambientale. Se la Conferenza non raggiunge un accordo entro il termine predetto, provvede il Consiglio dei Ministri anche in deroga alle vigenti previsioni di legge. Alla seduta del Consiglio dei Ministri partecipa il Presidente della Regione interessata.

10. Il programma di rigenerazione urbana, da attuarsi con le risorse disponibili a legislazione vigente, e’ adottato dal Commissario straordinario del Governo, entro 10 giorni dalla conclusione della conferenza di servizi o dalla deliberazione del Consiglio dei Ministri di cui al comma 9, ed e’ approvato con decreto del Presidente della Repubblica previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. L’approvazione del programma sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente, fermo restando il riconoscimento degli oneri costruttivi in favore delle amministrazioni interessate. Costituisce altresi’ variante urbanistica automatica e comporta dichiarazione di pubblica utilita’ delle opere e di urgenza e indifferibilita’ dei lavori. Il Commissario straordinario del Governo vigila sull’attuazione del programma ed esercita i poteri sostitutivi previsti dal programma medesimo.

11. Considerate le condizioni di estremo degrado ambientale in cui versano le aree comprese nel comprensorio Bagnoli-Coroglio sito nel Comune di Napoli, perimetrate ai sensi dell’art.114 della legge n. 388 del 2000 con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 31 agosto 2001, le stesse sono dichiarate con il presente provvedimento aree di rilevante interesse nazionale per gli effetti di cui ai precedenti commi.

12. In riferimento al predetto comprensorio Bagnoli-Coroglio, con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 6 e’ trasferita al Soggetto Attuatore, con oneri a carico del medesimo, la proprieta’ delle aree e degli immobili di cui e’ attualmente titolare la societa’ Bagnoli Futura S.p.A. in stato di fallimento. Il Soggetto Attuatore costituisce allo scopo una societa’ per azioni, il cui capitale azionario potra’ essere aperto ad altri soggetti che conferiranno ulteriori aree ed immobili limitrofi al comprensorio di Bagnoli-Coroglio meritevoli di salvaguardia e riqualificazione, previa autorizzazione del Commissario straordinario del Governo. Alla procedura fallimentare della societa’ Bagnoli Futura S.p.A. e’ riconosciuto dalla societa’ costituita dal Soggetto Attuatore un importo determinato sulla base del valore di mercato delle aree e degli immobili trasferiti rilevato dall’Agenzia del Demanio alla data del trasferimento della proprieta’, che potra’ essere versato mediante azioni o altri strumenti finanziari emessi dalla societa’, il cui rimborso e’ legato all’incasso delle somme rivenienti dagli atti di disposizione delle aree e degli immobili trasferiti, secondo le modalita’ indicate con il decreto di nomina del Soggetto Attuatore. La trascrizione del decreto di nomina del Soggetto Attuatore produce gli effetti di cui all’articolo 2644, secondo comma, del codice civile. Successivamente alla trascrizione del decreto e alla consegna dei titoli, tutti i diritti relativi alle aree e agli immobili trasferiti, ivi compresi quelli inerenti alla procedura fallimentare della societa’ Bagnoli Futura S.p.A., sono estinti e le relative trascrizioni cancellate. La trascrizione del decreto di nomina del Soggetto Attuatore e degli altri atti previsti dal presente comma e conseguenti sono esenti da imposte di registro, di bollo e da ogni altro onere ed imposta.

13. Per il comprensorio Bagnoli-Coroglio, il Soggetto Attuatore e la societa’ di cui al comma 12 partecipano alle procedure di definizione e di approvazione del programma di rigenerazione urbana e di bonifica ambientale, al fine di garantire la sostenibilita’ economica-finanziaria dell’operazione.

Comunicati Stampa

Riunione sul rischio vulcanico nell’area dei Campi Flegrei

20 ottobre 2014

Si è svolta oggi pomeriggio a Napoli, presso la sede della Regione Campania, una riunione volta a discutere della ridefinizione della zona rossa – elaborata sulla base degli ultimi studi scientifici e sulle indicazioni fornite dalla Commissione Grandi Rischi – e delle attività future riferite alla pianificazione di emergenza per il rischio vulcanico nell’area dei Campi Flegrei.

All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, l’assessore alla protezione civile della Regione Campania, Edoardo Cosenza, il direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Giuseppe De Natale, il vicesindaco di Napoli facente funzioni di sindaco, Tommaso Sodano, i sindaci di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, di Bacoli, Ermanno Schiano, di Monte di Procida, Francesco Paolo Iannuzzi, i Commissari straordinari dei Comuni di Quarto, Silvana Macchiarella, e Giugliano, Luigi Colucci, l’Assessore alla Protezione civile di Marano, Gennaro Ruggero, nonché i rappresentanti della Prefettura e della Provincia di Napoli.

Nel corso della riunione, infatti, è stata presentata alle locali autorità di protezione civile la proposta – elaborata dal Dipartimento della Protezione civile d’intesa con la Regione Campania – della nuova zona rossa ai Campi Flegrei che comprende i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto, parte di Marano e una piccola zona di Giugliano, nonché alcune zone di Napoli (Bagnoli, Fuorigrotta, Pianura, Soccavo, Posillipo, Chiaia, una parte di Arenella, Vomero e Chiaiano, e una piccolissima parte di San Ferdinando).

Nel corso dell’incontro, il direttore dell’Osservatorio Vesuviano ha anche presentato i dati riferiti alle ultime rilevazioni sullo stato dell’attività del vulcano dei Campi Flegrei – che, dalla fine del 2012, si trovano in uno “stato di attenzione” -, sottolineando che le reti di monitoraggio, nell’ultimo periodo, non hanno registrato variazioni significative dei parametri sismici, geochimici e di deformazione del suolo. Nel corso dell’incontro Dipartimento, Regione, Prefettura, Provincia e Comuni hanno discusso delle successive attività da intraprendere affinché si accelerino, per quanto possibile, i tempi e le attività per l’aggiornamento della pianificazione che ha come obiettivo l’emanazione di un atto normativo del Presidente del Consiglio dei Ministri, seguendo lo stesso percorso di condivisione intrapreso in merito alla pianificazione per rischio vulcanico al Vesuvio. Il prossimo step è stato fissato al 30 novembre: entro quella data i Comuni dovranno inviare alla Regione tutte le eventuali osservazioni in merito ai nuovi confini proposti per la zona rossa.«Vorrei che si comprendesse che oggi non è stato presentato nulla a scatola chiusa» ha detto il Prefetto Franco Gabrielli. «È stato un ulteriore importante passaggio del percorso volto all’aggiornamento del piano di emergenza ai Campi Flegrei, come fatto anche per il Vesuvio. Voglio sottolineare l’approccio estremamente positivo e propositivo di tutti i partecipanti, soprattutto dei sindaci: ho avuto la sensazione che l’intero sistema sia orientato a remare nella stessa direzione, nell’interesse dei cittadini».

Ecco come fa la politica tedesca in un’area industriale da riconvertire:

Il fallimento di Caldoro e la politica anestetica

caldoroQualche giorno fa riflettevo con un amico sul fatto che il vero disastro amministrativo locale è stato commesso (e continua ad essere commesso) da caldoro che con la sua politica anestetica dei bassi toni, senza dare nell’occhio, ha aggravato una situazione già compromessa dalle passate amministrazioni.

Il risultato è agghiacciante rispetto al suo aplomb e per capirlo basta leggere la relazione (clikka) sulla coesione economica, sociale e territoriale della Commissione Europea, che analizza la qualità del governo delle Regioni nel 2011-2013. Periodo in cui la Campania è ultima in Europa, assieme a due province rumene e bulgare, per qualità di governo, servizi pubblici essenziali e spesa dei fondi comunitari. Un allarme rilanciato appena tre settimane fa a Pompei dal commissario uscente dell’UE José Manuel Barroso.

Poi la bocciatura del bilancio regionale 2012 da parte della Corte dei Conti che censura e scopre (finalmente) la grande bugia di caldoro sulla sanità, poiché rileva persistenti disfunzioni sul controllo dei processi di spesa e di salvaguardia dei livelli minimi di assistenza oltre ad un indebitamento di sette miliardi e 600 milioni che fanno il 59,2% rispetto alle entrate. (Repubblica Napoli di oggi 04.11.2014).

Sul versante dei rifiuti, giovedì prossimo alle ore 9,30, la sesta sezione della Corte di giustizia esaminerà il ricorso presentato dall’Italia contro la decisione della commissione di non versare all’Italia i contributi Fesr (fondi europei di sviluppo regionale) per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Il rischio è che potrebbero essere paradossalmente bloccati proprio i fondi necessari a mandare avanti la raccolta differenziata: 46 milioni e 634 mila euro è la quota dei cofinanziamenti europei.

Altro regalo di caldoro è la multa di 156.200,00 €. al giorno oltre a 60 milioni di euro forfettari, per la mancata attuazione dei piani di bonifica di cui sappiamo benissimo di quanto ne abbiamo bisogno.

La cosa allucinante e che leggo da Il Mattino di Napoli di oggi è che in regione nessuno si interessa di questa mannaia che grava sui cittadini campani.

C’è il cadavere, caldoro con la pistola fumante in mano e nessuno gli chiede conto e ragione dei disastri a lui imputabili.

Vedi anche:

continua il fallimento di caldoro sui fondi europei (clikka)

I nostri soldi che restano in europa a beneficio di altri paesi (clikka)

Lo sfacelo della sanità di caldoro (clikka)

Progetto UNESCO ed incapacità (clikka)

La città crolla e la regione restituisce i soldi (clikka)

La regione campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini (clikka)

La vita a rischio: I Pronto soccorso e la politica

prontosoccorso

Venerdì scorso si è svolta la La Tavola Rotonda sulla Rete dell’Emergenza-Urgenza nella sanità campana (clikka) e per capire la gravità della situazione basta leggere i titoli dei giornali di oggi (02.11.2014):

REPUBBLICA NAPOLI. Ospedale Cardarelli di Napoli. Far West al pronto soccorso picchiati gli infermieri. Ospedale Cardarelli botte agli infermieri del pronto soccorso. Attese lunghe, due raid contro il personale in servizio. Interviene una guardia giurata e viene pestata. Il Mattino di Napoli. San Giovanni Bosco. La protesta. C’è la possibilità che i turni ordinari non vengano garantiti. Manca il personale, il San Giovanni Bosco rischia lo stop. CORRIERE DEL MEZZOGIORNO NAPOLI E CAMPANIA. «Per noi lavorare al Cardarelli è come andare sul campo di battaglia». Ancora infermieri aggrediti al Pronto soccorso. La denuncia del commissario Caputo. «Per noi lavorare al Cardarelli è come andare sul campo di battaglia» Ancora infermieri aggrediti al Pronto soccorso. ROMA del 02-11-2014 – Autore: Redazione. Non vogliono aspettare il turno per la visita, i parenti aggrediscono a calci e pugni infermieri e guardie giurate – Cardarelli, ore d`attesa: scoppia la rissa.

Venerdì ho avuto la fortuna di sentire come stanno le cose nella sanità campana per quanto concerne la rete dell’emergenza-urgenza, in una parola come è messo il nostro sistema dei pronto soccorso. A parlare sono stati i medici che ogni giorno sono impegnati a salvare la vita dei nostri concittadini. Hanno partecipato cittadini ed abbiamo avuto anche il contributo di idee del Prof. Fernando Schilardi, un luminare di fama internazionale e primario dell’Ospedale San Paolo di Napoli, che ci ha confermato che la migliore organizzazione della rete del primo soccorso non solo sarebbe a costo zero ma, per alcuni versi, ci farebbe addirittura risparmiare risorse economiche. Si parla, infatti, spesso della cd. demedicalizzazione delle ambulanze con la sostituzione dei medici a bordo con infermieri specializzati con laurea breve, ovvero, della organizzazione delle cd. Unità Complesse di cure primarie al fine di ridurre al minimo i codici verdi e gialli.

Brillanti ed approfondite sono state le relazioni del Dott. Salvatore Cuomo, Maurizio Postiglione, Giuseppe Russo e Emanuele Durante Mangoni, dalle quali abbiamo capito che occorrerebbe una vera e propria educazione al pronto soccorso sin dalla prima telefonata al 118.

E’ curioso, infatti, sapere che spessissimo si perdono minuti preziosi perché chi telefona non  sa neppure dove si trova ed allora è capace che chi chiama da San Giorgio dicendo che è al Corso Vittorio Emanuale pensi di essere al corso Vittorio Emanuele di Napoli e che tale difficoltà potrebbe essere banalmente superata con la cd. geolocalizzazione del numero chiamante, come accade in ogni altro paese civile del mondo ma, ovviamente, la politica si occupa di posti di strategie, di chi farà il governatore, il sindaco o l’assessore, senza neppure pensare minimamente che per ricoprire questi ruoli occorrono capacità di ascolto, studio, sensibilità e sopratutto spirito di servizio!

Al termine della tavola rotonda alla quale non ha potuto partecipare il Prof. Raffaele Calabrò, per un sopraggiunto impegno, abbiamo capito che questo evento lo dovremmo ripetere nelle scuole al fine di educare i cittadini nella comunicazione e nelle prime cure di emergenza nell’attesa che arrivi il pronto soccorso.

Una curiosità a Napoli le Ambulanze in servizio sono solo 20, mentre a Roma ed a Milano sono oltre 80, fate voi i conti e diteci se Caldoro ha fatto qualcosa per la sanità campana in questi cinque anni.

Thomas Sankara diceva che la politica si deve occupare della felicità delle persone. Dopo più di tre anni, da quando è iniziata la mia prima esperienza politica al Comune di Napoli, posso dire che la politica in concreto si occupa solo ed esclusivamente della strategia per occupare posti di potere, senza neppure pensare per un momento che al potere è strettamente connessa la responsabilità e più potere hai maggiore è la responsabilità che devi avere nell’esercizio del potere. Basta leggere i giornali di oggi, di ieri e di domani per capire che pochi sono i politici che per migliorare il paese fanno proposte la maggior parte di loro è concentrata a distruggere ed a criticare per la loro naturale incapacità di avere una visione.

Al Roma di Napoli il merito di aver parlato della nostra tavola rotonda dalla quale sono emerse non solo le criticità ma anche le soluzioni per risolverla.

Estratto da pagina 2 di ROMA del 02-11-2014 – Autore: Redazione

Non vogliono aspettare il turno per la visita, i parenti aggrediscono a calci e pugni infermieri e guardie giurate

Cardarelli, ore d`attesa: scoppia la rissa

SANITÀ Non vogliono aspettare il turno per la visita, i parenti aggrediscono a calci e pugni infermieri e guardie giure Cardarelli, ore d’attesa: scoppia la rissi NAPOLI. Tempi di attesa troppo lunghi e al Pronto Soccorso del Cardarelli si scatena l’ennesima rissa. Questa volta a fame le spese sono due infermieri di passaggio e una guardia giurata, aggrediti dalla furia di un parente che accompagnava un degente, infastiditosi per l’attesa troppo lunga per la visita. L’accompagnatore, andato m escandescenze, ha tempestato di calci e pugni i malcapitati. Una rabbia irrefrenabile che ha contagiato inspiegabilmente anche un accompagnatore di un altro paziente, del tutto estraneo al primo, e che è sfociata alla fine in una maxi-rissa, con una massa di persone del tutte estranee ai due pazienti che ha aggredito infermieri e guardie giurate accorse per riportare l’ordine. A denunciare l’episodio, il sindacalista della Uil, Renato Rivelli, che ha spiegato l’accaduto in una nota congiunta con Cgil e Cisl. «Una violenza inaudita e per di più ingiustificata — racconta Rivelli – visto che il paziente non era in gravi condizioni, ma dopo aver ricevuto le prime analisi, gli era stato assegnato un codice verde, tra i meno gravi». «La dinamica dei fatti è a dir poco inverosimile – spiega il sindacalista -, i colleghi sono stati aggrediti e picchiati come è successo in altre circostanze dal parente di un paziente. Al quale, già noto ai sanitari del pronto soccorso, erano tempestivamente stati rilevati i parametri vitali, effettuato l’elettrocardiogramma ed attribuito un codice “verde”. Il parente per il solo fatto di non voler aspettare il turno per la visita, ha aggredito il malcapitato infermiere di turno. Una persona estranea, accompagnatrice di un altro paziente in attesa di visita.ha a sua volta aggredito senza ulteriore motivo un’altra Infermiera presente. La guardia giurata, prontamente intervenuta pure è stata raggiunta da calci e pugni da parte dei malviventi. A questo punto succede l’inimmaginabile, dopo essere riusciti a fermare e bloccare il rissoso parente, una massa di persone del tutto estranee al paziente si riversa sugli infermieri e sulle guardie giurate di turno e solo grazie al senso di responsabilità che lentamente il personale è riuscito a portare la tranquillità calmando gli animi esagitati degli accompagnatori dei pazienti». Episodi di violenza che, purtroppo, sono sempre più frequenti nel nosocomio napoletano, sempre a corto di personale per poter far fronte all’elevato numero di accessi al Pronto Soccorso. «Chi ha avuto la sfortuna di essere ricoverato o di avere ricoverato un prossimo congiunto nell’Ospedale Cardarelli di Napoli commenta il consigliere comunale Gennaro Esposito, di Ricostruzione Democratica, che ve- nerdi ha partecipato ad un convegno proprio sullo stato di difficoltà in cui versa la rete dell’emergenza campana, accanto a Raffaele Calabrò, Giuseppe Galano, Giuseppe Russo, Maurizio Postiglione, Emaunele Durante Mangoni, Angela Cortese – ha, infatti, toccato con mano la vera e propria indecenza e mortificazione di vedere il proprio anziano genitore, figlio, fratello o sorella sistemato su una barella in un corridoio della medicina di urgenza o m altro reparto con medici ed infermieri che, fortunatamente, mostrano essi stessi un senso di mortificazione ed indignazione per lo stato nel quale sono costretti ad operare. Indignazione e mortificazione che si accrescono se gli stessi medici impegnati quotidianamente al Cardarelli, a ferragosto, denunciano che al vicino Nuovo Policlinico ci sono strutture e posti letto inutilizzati».

Guardate come arriva il defibrillatore in questo filmato. Ci arriveremo mai con la nostra sanità?

Aggiornamento:

Da il Mattino di Napoli del 03.11.2014

«Noi nella trincea del Cardarelli tra violenti e odiosi prepotenti»; «Unico pronto soccorso aperto qui è come andare in trincea»

Davide Gerbone. Al Cardarelli, raccontano gli infermieri del Pronto soccorso, l’aggressività corre su un doppio binario: «Ci sono persone che sembrano per bene e invece si comportano uno schifo. E sinceramente preferisco lo schiaffo di un povero Cristo all’abuso di potere di uno altolocato». Viaggio nell’emergenza Cardarelli «Unico pronto soccorso aperto qui è come andare in trincea» Sotto la pensilina del pronto soccorso, amici e parenti si radunano a parlottare in piccoli capannelli. Qualcuno, più in là, sfumacchia in solitudine, mentre un ragazzo consuma le suole delle sue scarpe sportive ricalcando cento volte i suoi stessi passi. Combattono tutti, ciascuno a modo proprio, lo stesso avversario: l’attesa. Una nemica che qui è seconda solo alla paura. È una tranquilla domenica, al Cardarelli. Tranquilla, sì. Fino a prova contraria. Che anche nel giorno consacrato ai morti arriva puntuale. Stavolta l’alterco si consuma nella sala dell’accettazione, a pochi passi dai malati parcheggiati sulle barelle nell’atrio in attesa di essere visitati. Oggi sono una decina, poca roba a confronto dei giorni caldi. Eppure. «Eppure pochi minuti fa un esponente delle forze dell’ordine è venuto qui ad alzare la voce, pretendendo che sua madre fosse vista subito. Ma questa prepotenza e questa confidenza se la concedono solo con noi, con i medici non si permettono. Ed è ancora più mortificante». Il racconto è di un’infermiera che, vinta un’iniziale reticenza, sgrana il rosario delle vessazioni. Il quadro che ne viene fuori è più composito di quanto si possa immaginare. Sono diversi, infatti, i paramedici a descrivere un doppio binario dell’aggressività. «Qui le aggressioni verbali sono all’ordine del giorno – racconta l’infermiera -. Certo, tanti sono terra terra, ma ci sono anche persone che sembrano per bene e invece si comportano uno schifo. E sinceramente preferisco lo schiaffo di un povero Cristo che non sa che pesci prendere al “lei non sa chi sono io” o all’abuso di potere di un altolocato». La sua collega di turno annuisce, e la sua conferma l’affida alla forza espressiva del dialetto: «II pronto soccorso per loro significa “mo’ mo’»: tutti pretendono il servizio subito, senza capire che c’è una differenza tra casi più e meno urgenti. «Io confida – a luglio sono stata aggredita físicamente da una signora che non voleva darmi le generalità. Ti pago e devi fare quello che dico io mi ha minacciato. Se mi sento in pericolo? Certo, vengo a lavorare con la paura addosso. Da un anno a questa parte ancora di più». Una condizione portata più volte all’attenzione del primario del pronto soccorso. «Che cosa ci ha risposto? Neanche lei può farci niente. Purtroppo hanno chiuso gli altri pronto soccorso in città e si riversano tutti qui». Una lettura ampiamente condivisa dal personale del più grande ospedale del Mezzogiorno. «Abbiamo l’unico policlinico d’Italia senza pronto soccorso e in pochi mesi solo a Napoli ne hanno chiusi tré. In qualsiasi altra città la gente si sarebbe ribellata. Qui invece stanno zitti con le istituzioni e se la prendono con noi», dice un chirurgo di guardia, mostrando le piaghe di un’assistenza che deve fare tutto con poco. Sono in molti a sostenere che l’aumento della tensione è il risultato inevitabile dei tagli. Argomento confortato col racconto di una quotidiana resistenza: «Non sappiamo dove mettere la gente – aggiunge un altro medico – spesso finiscono le barelle e gli ammalati dobbiamo sistemarli sulle poltroncine. Anche sulla mia: io mi accomodo su un bidone». In ambulatorio, intanto, i pazienti vengono visitati senza alcun riguardo per la privacy. «Si sa che è così, che dobbiamo fare?», sospira rassegnata una signora coi capelli bianchi che attende il proprio turno su una barella nel grande corridoio che fa da sala d’attesa. «Siamo in 13, divisi in tré turni: 8-14.14-20 e 20-8. Molte volte siamo in sottonumero: 10, perfino 9 – racconta un altro infermiere. Ovviamente il servizio è più lento e la gente si irrita. In accettazione, poi, i posti sono pochissimi: 35 a fronte di circa 300 accessi al giorno. Il posto letto qui dentro è la barella». E allora non c’è da meravigliarsi se questo luogo in cui la sofferenza cerca riparo finisce col diventare il catalizzatore di opposte frustrazioni. All’attesa logorante delle cure corrisponde la pressione insostenibile cui sono sottoposti gli operatori, presi d’assalto e non sempre per metafora. L’invito di Mena Cirillo, che al Cardarelli fa l’internista, è di quelli che non si possono rifiutare: «Venga il lunedì o il martedì: a inizio settimana: siamo presi d’assedio, la tensione è altissima». Medici e infermieri accusano «Presi d’assedio, colpa dei tagli e l’attesa fa salire la tensione».

La rete dell’Emergenza-Urgenza nella Sanità Campana

TavolaRotondaSanitàIl 31 ottobre 2014 alle h. 16,30 in Via Verdi, 35, nella sala del Consiglio Comunale di Napoli, discuteremo con coloro che si trovano a lavorare, in grandi difficoltà, nella sanità Campana, in importanti plessi ospedalieri facendo salti mortali per salvare la vita delle persone.

L’argomento riguarda tutti perché tutti, bene o male, ci siamo capitati direttamente o indirettamente con un nostro prossimo congiunto o amico e, quindi, sappiamo cosa significa, in momenti difficili, essere presi dalla morsa dell’inefficienza della sanità campana.

Un incidente accaduto a mio figlio, infatti, mi spinse a scrivere la proposta di regolamento sulle nomine e designazioni del comune di Napoli (clikka) che poi è stata approvata il 15.05.2014 (clikka).

Ebbene, il problema sembra nascere già a monte, in quanto, il sistema dell’Emergenza-Urgenza sanitario non tiene conto, già dal momento dell’arrivo del 118, della patologia che si individua al primo soccorso, in quanto, non è coordinato con la rete ospedaliere e dei pronto soccorso, poiché il malcapitato cittadino bisognoso di cure urgenti non viene portato nell’ospedale più adatto alle sue cure, ma semplicemente in quello che da’ la sua disponibilità ad accogliere il paziente. La questione, questa volta, non pare che abbia a che fare tanto con la spesa sanitaria ma con la sola migliore organizzazione.

Questa estate sono accaduti dei casi che hanno calcato la ribalta dei giornali con la polemica circa la mancata inclusione dell’Ospedale Policlinico Nuovo nella rete dei Pronto Soccorso.

Vi aspetto per discutere e capire insieme come dare un contributo ad un dibattito che ci riguarda tutti da vicino.

Vedi anche:

sanità campana il silenzio arrogante della politica (clikka)

il disastro del cardarelli e l’inefficianza del policlinico (clikka)

la sanità campana: siamo cittadini di serie B (clikka)

Degrado sociale, sicurezza e mancato sviluppo: Il Porto delle nebbie di Napoli in alto mare

ScoppioRaffineriaE’ un po’ di tempo che vado dicendo che il degrado sociale al quale assistiamo è strettamente connesso con il mancato sviluppo delle ex aree industriali di Napoli e che la perdita dei finanziamenti UE sono un vero e proprio crimine. Ovviamente questa condizione è maggiormente aggravata dal fatto che la criminalità organizzata nella condizione di sottosviluppo economico è assolutamente concorrenziale e ci sono famiglie intere che si reggono con i proventi dello spaccio di droga e che forse (spero una piccola percentuale) non si sognerebbero proprio di svolgere un lavoro vero.

Oggi le notizie che leggo sul Porto di Napoli e sulla perdita dei finanziamenti sono avvilenti. 154 milioni di euro, che sono solo una fetta di ciò che è rimasto, da spendere entro il 31.12.2015 che ovviamente fanno il paio con gli altri 100 milioni del Grande Progetto Centro Storico UNESCO  (clikka), e siamo a 254 milioni che avrebbero creato, se spesi bene, sviluppo e lavoro!

Come è possibile che nelle istituzioni i politici, sia di maggioranza che di opposizione, non si indignino e facciano il mea culpa? Come è possibile che non ci sia una sollevazione popolare? Come è possibile non mettere in relazione le notizie e capire che tra mancato sviluppo e degrado sociale c’è un nesso immediato e diretto?

Tutto passa in second’ordine poiché la politica è incapace ed i giornali sono distratti preferendo più inserirsi nella polemica politica e nel gossip che affrontare ed inchiodare i politici alle loro responsabilità!

Sul porto delle nebbie di napoli, inoltre, ci sono nodi che riguardano non solo il mancato sviluppo ma anche la sicurezza dei cittadini. La darsena petroli, infatti, nel progetto approvato dovrebbe essere spostata lontana dalle abitazioni su una piattaforma off shore per ragioni di sicurezza ed a carico delle compagnie petrolifere che ovviamente stanno facendo (è il caso di dire) fuoco e fiamme.

Ebbene, il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, dopo uno studio sui rischi commissionato all’Ing. Fiadini (ex comandante dei Vigili del Fuoco), pare abbia chiesto, conto e ragione della sicurezza visto che trattasi di petrolio e, quindi, di attività pericolose. Il risultato è che i VV.FF., smentendo il loro ex comandante, dichiarano che non c’è alcuna autorizzazione, perché l’attività non sarebbe pericolosa. Cosa che mi ha fatto saltare dalla sedia e mi ha spinto a fare una piccola ricerca in virtù della quale sul web ho trovato uno  studio della Kuwait Petroli concessionaria di una raffineria (clikka) che, invece, dice chiaramente che quelle attività sono RIR (Rischio Incidente Rilevante). Difatti, i collegamenti tra la darsena ed i serbatoi avvengono per il tramite di tubi che attraversano aree densamente abitate.

Quelli della mia età, infatti, ricorderanno gli incidenti avvenuti nelle raffinerie nel 1985 e nel 1992 (clikka). Come si possa dire che l’attività non è a rischio non me lo spiego proprio e come sia possibile che la politica si arrovelli sulle nomine anziché sulla soluzione me lo spiego eccome!

progetto UNESCO ed incapacità (clikka)

progetto UNESCO una corsa contro il tempo (clikka)

una città che crolla e la cultura della sicurezza (clikka)

non sia inutile la morte di salvatore (clikka)

napoli est porto fiorito napoli ovest bagnoli mentre l’informazione sta a zero (clikka)

Estratto da il Mattino di Napoli di oggi (25.10.2014)

Operatori spaccati sulla rivoluzione delle boe

Sfida a colpi di ricorsi sulla copertura della darsena petroli: in ballo concessioni e fondi La guerra delle boe. Per comprendere bene cosa realmente c’è alla base di tutto quello che accade in questi giorni nel porto di Napoli occorre fare un passo indietro. A giugno del 2011, per la precisione, quando Caldoro convoca il primo tavolo per il rilancio della logistica e del sistema portuale campano, mettendo insieme le Autorità Portuali, l’Unione Industriali, le Camere di Commercio, i sindacati confederali e le altre istituzioni per avviare un percorso di rilancio complessivo della logistica. Ma per fare questo si rende necessario attivare un processo di riordino e di adeguamento delle infrastrutture portuali, da troppo tempo carente. Una svolta, anche se i tempi per candidare il porto di Napoli ai finanziamenti FESR sono ridottissimi e il deficit pianificatorio enorme. Così il Comitato portuale, compulsato dalle Regione, approva le linee di indirizzo per lo sviluppo del porto di Napoli, un documento posto a sostegno della candidatura per il Grande Progetto. La Commissione UE impiega meno di 60 giorni per accettare la proposta e per dichiarare il finanziamento del porto esigibile da parte della Regione, avviando così una pesante istruttoria tecnica seguita passo passo dagli uffici di Caldoro. Tra le azioni previste vi è anche quella di mettere mano al principale strumento pianificazione del porto: il Piano regolatore portuale. Nel giro di pochi mesi l’Autorità Portuale elabora un Piano regolatore, che a giugno 2012 è approvato dal Comitato, a luglio dalla giunta comunale, ad agosto dal Consiglio comunale, per essere poi, a fine settembre, definitivamente approvato. Il piano prevede di liberare da camion e auto tutta l’area portuale a ridosso di piazza Municipio, delocalizzando a scacchiera il traffico commerciale su ruota nei pressi dello svincolo autostradale del porto (varco Bausan, ove ora sono i contenitori) e conseguentemente il traffico contenitori nell’area orientale del porto. Un disegno strategico che impatta con l’attuale posizionamento della darsena petroli, che, praticamente, spezza in due il porto. La darsena petroli ospita le navi cisterna che scaricano nel porto prodotti petroliferi diretti ai depositi costieri di Napoli Est, attraversando per diversi chilometri, con grandi tubazioni in acciaio, gli abitati dell’area orientale di Napoli. Per porre rimedio a tale incongruenza, l’unica soluzione è quella di prevedere il tombamento della darsena petroli e spostare i punti di ormeggio e di carico di prodotti petroliferi all’esterno della diga foranea, lontano dalle abitazioni, su boe off-shore in grado di trasferire i prodotti petroliferi attraverso condutture sottomarine. Un sistema molto diffuso in Italia e nel mondo. La rivoluzione non è condivisa dai concessionari dei depositi petroliferi e di gas. Cosa accade? Nel settembre 2012 il Piano regolatore viene inviato al Consiglio superiore dei lavori pubblici per acquisire il parere di competenza. Il Consiglio, a seguito dei una relazione dell’ingegner Fiadini (ex comandante del Corpo dei Vigili del fuoco) si sofferma sugli aspetti che riguardano il terminal petroli, rilevando che tali attività sono da ritenere «a rischio di incidente rilevante», trattando prodotti altamente incendiabili, e che il piano non può essere analizzato per mancanza di un rapporto sulla sicurezza (necessario quando un porto ospita attività «Rir», ovvero a rischio di incidente rilevante). Alla richiesta dei tecnici della Regione Campania di voler verificare l’autorizzazione dei Vigili del fuoco sulle attività «Rir» attualmente operate dai petrolieri nel porto di Napoli, a pochi metri dalle abitazioni, la risposta è: non c’è alcuna autorizzazione, in quanto le operazioni sono state considerate non a rischio. A questo punto viene prodotto un parere dei Vigili del fuoco, che, smentendo il Consiglio superiore dei lavori pubblici, afferma che il piano, anche con le boe esterne (ritenute preferibili in quanto allontanano il rischio dalle abitazioni) formano un impianto «non Rir» e quindi il piano può essere esaminato senza le richieste formulate dal Consiglio. I petrolieri presentano una serie di ricorsi al TAR formulati separatamente sul Grande Progetto e sul Piano regolatore dai singoli concessionari, con l’obiettivo di confermare le operazioni di travaso delle petroliere negli attuali terminal a terra. All’Autorita portuale, intanto, le richieste di integrazioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici (che tra l’altro esprime un parere non vincolante) non sono state ancora inviate. Infine, il primo mandato di Karrer si conclude con l’annuncio della necessità di «riscrivere» il Piano Regolatore Portuale.

……

Al di là dei nomi quello che preoccupa di più è lo stato dell’arte. I numeri che emergono da uno studio dell’ufficio tecnico dell’Autorità portuale sono impietosi; dei 154 milioni di euro stanziati dall’Europa nell’agenda 2007-2013 nella migliore delle ipotesi se ne riusciranno a spendere una quarantina. E i dragaggi? Altra tegola: le prescrizioni tecniche del ministero dell’Ambiente sono tante e tali che, difficilmente, anche su questo fronte si riuscirà a fare qualcosa di concreto entro il 31 dicembre del 2015. È vero, c’è la nuova agenda, quella2014-20; è anche vero, però, che sulla nuova programmazione erano già state spostate le altre opere, quelle che richiedevano la definitiva approvazione del Piano regolatore portuale, perle quali sono in ballo altri cento milioni di euro. Ma questa era una previsione ottimistica, annunciata quando il Prp non sembrava che dovesse essere riscritto. «Due anni di gestione commissariale avrebbero paralizzato anche il porto di Rotter dam, figurarsi quello di Napoli». Gianni Punzo, l’uomo che guida il Cis-Interporto di Noia parla con la solita franchezza. «La mia è una valutazione da imprenditore e volutamente non entro nel merito della mancanza di scelte politiche che possono determinare lo sviluppo economico, constato però che intanto Napoli è ferma e

c’è da chiedersi: c’è una strategia ben precisa in tal senso? Mentre si litiga per le poltrone, il porto di Napoli affonda. Forse non saremmo arrivati a tanto se negli ultimi due anni l’Autorità Portuale avesse avuto una governance con pieni poteri. Continuiamo a discutere delle nomine lasciando senza testa la principale risorsa economica del nostro territorio».

Stadio San Paolo: la proroga al Calcio Napoli al giro di boa

sanpaoloOggi (22.10.2014) in consiglio comunale abbiamo trattato, tra le tante delibere all’Ordine del Giorno, anche la delibera n. 619.2014 relativa alla proroga della concessione dello Stadio San Paolo al Calcio Napoli (clikka). Ho avuto modo  di intervenire e dire chiaramente che si è consumato molto tempo in trattative, timori ed indecisioni, quando tutti gli elementi erano già chiari sin dal 2011, da quando, da Presidente della Commissione Sport, iniziai ad occuparmene esaminando la Convenzione del 2004 (clikka) che ho avuto modo di raffrontare con quella stipulata dal Comune di Milano per lo Stadio San Siro (clikka). Ovviamente dal confronto tra i due atti noi siamo assolutamente perdenti e Vi invito al curioso esercizio di comparazione.

La delibera, prevede la proroga della vecchia convenzione fino alla stagione sportiva 2014/2015, non l’ho votata in quanto giunta fuori tempo utile ed affetta da criticità che ho segnalato, ma ho proposto un Ordine del Giorno (clikka) che è stato sottoscritto da tutta la maggioranza e, quindi, approvato, con il quale abbiamo impegnato in ogni caso l’amministrazione a predisporre uno schema di convenzione con computo estimativo delle opere ordinarie e straordinarie, nel caso in cui il Calcio Napoli non dovesse predisporre il cd. piano di fattibilità di cui alla vigente legge 147/2013 e, quindi, non fare la proposta di gestione e manutenzione. Ovviamente ho precisato che nella struttura si svolgono anche altre attività tra cui l’atletica, la ginnastica, il pugilato e le arti marziali delle quale se ne dovrà tenere conto poiché impegnano circa 5000 cittadini al giorno.

Credo di aver contribuito a dare una mano alla città, sperando che presto si possa avere uno stadio di livello internazionale essendo questo il giro di boa che dovrebbe portarci al traguardo se solo si andasse tutti nella stessa direzione con mente ed animo liberi e sopratutto senza i timori di inimicarsi i tifosi che tutto sommato sono cittadini che pagano le tasse come noi ed anche il biglietto per andare allo stadio e, quindi, ben comprendono che lo stadio è un costo che deve essere accollato alla società che dallo stesso trae un evidente vantaggio economico.

il mio intervento al 01:23:37

Per un approfondimento sulle questioni che riguardano lo Stadio San Paolo (clikka)

L’esperienza De Magistris e la Società Civile

gennaro consiglioIeri (21.10.2014) in consiglio comunale sono intervenuto nel dichiarare la mia posizione politica rispetto ai gravi fatti accaduti nell’amministrazione. Ho sentito il dovere di richiamare la mia estrazione civica scevra da ogni condizionamento partitico ricordando che nel 2011 De Magistris ha vinto le elezioni perché i cittadini hanno, innanzitutto, voluto archiviare una esperienza politica esaurita e della quale erano stanchi. Tutti ricordano l’esperienza del ventennio Bassolino/Iervolino.

Mi sono dichiarato pronto a firmare le mie dimissioni dalla carica di consigliere comunale, purché le forze del centro sinistra indichino una strada da percorrere, dicano chiaramente qual è il progetto politico della città e quali saranno le donne e gli uomini chiamati ad attuarlo non essendo disposto alla “restaurazione”, per fedeltà al mandato politico ricevuto nel 2011.

Dico basta alla politica gridata, fatta solo per attirare l’attenzione mediatica volta solo a creare discredito alla classe politica stessa e degli show man che, poi, non hanno alcuna capacità né amministrativa né politica di fare squadra, col risultato di allontanare le menti migliori dai palazzi delle istituzioni e dai partiti.

L’esperienza De Magistris, infatti, mostra tutti i limiti della società civile nell’amministrazione della città. Se non c’è un progetto comune forte ed una condivisione non si va da nessuna parte e si finisce tutti per essere strumentalizzati.

La dimostrazione, e per questo faccio io stesso autocritica, anche se sono sempre stato in consiglio e mai nell’amministrazione, è che la società civile nella giunta De Magistris, non è riuscita a fare squadra pur avendo un numero sostanzioso di esponenti che forse avrebbero potuto maggiormente condizionare le scelte politiche se solo avessero avuto una maggiore sintonia tra loro e con i consiglieri che avevano – ed hanno – la stessa estrazione civica.

Nella Giunta Comunale di Napoli, infatti, all’inizio dell’esperienza c’erano gli assessori Narducci, Realfonzo, De Falco e Lucarelli, quattro assessori di peso e personalità nonché il  vicecapogabinetto Sergio Marotta, tutti provenienti dalla stessa parte della società civile (associazioni ed accademia), eppure non sono stati capaci di fare squadra né tra loro né con i consiglieri, tanto che sono stati espulsi uno alla volta. E’ da qui che occorre partire per capire come la società civile, che tanto va di moda, possa essere al servizio dei cittadini in politica.

Napoli in questo è un vero e proprio laboratorio politico del quale occorre fare tesoro altrimenti finiremmo per commettere sempre gli stessi errori.  La società civile presa in ordine sparso ed all’ultimo momento non serve perché prevalgono più i personalismi che il sentimento collettivo e lo spirito di squadra.

Il mio intervento al 03:13:32

Sullo stesso argomento:

si addensano le nubi su regione e comune (clikka)

comune di napoli e mozione di sfiducia (clikka)

il sindaco sospeso e la difesa delle istituzioni (clikka)

 

 

I rischi della Metropolitana

metropolitanaQualche giorno fa è giunta nella mia casella postale una denuncia anonima (che dovrebbe essere stata inoltrata alle anche alla redazione de “Le  Iene”) relativa a presunte manchevolezze nella sicurezza dei treni della Metropolitana di Napoli, linea 1, corredata di rilievi fotografici che mostrano un treno in stazione (credo) deragliato.

Oggi ho provveduto a girare il tutto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli (clikka) nonché all’Assessore alle partecipate del Comune di Napoli ed al Presidente della Commissione mobilità del Consiglio Comunale, per senso del dovere e collaborazione istituzionale.

La denuncia mi sembra scritta da una persona interna e competente, spero con tutto il cuore che sia una bufala ma non avendo alcuno strumento tecnico/giuridico per agire, ho inoltrato alle Autorità competenti.

A dire il vero ero anche indeciso se scrivere questo post per eventuali esigenze investigative che potrebbero essere bruciate dalla pubblicità ma, sono fermamente convinto, che sopra di tutto ci debba essere la sicurezza dei cittadini e dei nostri figli e, quindi, è bene che si proceda quanto prima alle verifiche.

Chissà se i giornali riprenderanno questa notizia in modo da spingere le Autorità competenti a fare le verifiche.

Sembrerebbe, infatti che agli italiani piaccia di più stracciarsi le vesti per i disastri che spellarsi le mani per evitare che accadano.

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