Gennaro Esposito

Alza la Testa

Quiete pubblica e Movida Cittadina

Avventori serviti su suolo pubblA Napoli c’è un contrasto aperto tra la movida chiassosa e rumorosa, di alcuni locali cittadini, che sparano musica e bassi a tutto spiano, che si infilano nei muri tufacei dei palazzi e la quiete e soprattutto il sonno dei cittadini residenti. In questo l’amministrazione cittadina sembra essere sensibile solo alla “Città/Edenlandia/del divertimento” senza considerare in alcun modo le lamentele che giungono da cittadini che si sono anche costituiti in comitati per levare più forte la loro voce.

I controlli, infatti, non si fanno mai, un po’ per scelte sbagliate dell’amministrazione un po’ per contiguità di una polizia municipale, i cui componenti non cambiano mai quartiere nel quale fanno servizio, un po’ per incompetenza della natura e delle funzioni stesse della attività di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria che pure sono proprie della Polizia Locale. Nella mia esperienza, infatti, non ho mai visto fare un sequestro preventivo di iniziativa ma sempre su input dell’Autorità Giudiziaria, anche in casi assolutamente evidenti di pseudoassociazioni che, di fatto, esercitano una vera e propria attività commerciale di discoteca, senza neppure assolvere ai requisiti minimi di sicurezza dei locali aperti al pubblico. La risposta che mi è stata data da qualche agente è stata quella di evitare di prendersi delle responsabilità …

Tra l’altro lo stesso ufficio ambiente del Comune di Napoli che, tra le tante cose si occupa anche di inquinamento acustico, è stato praticamente depotenziato.

Il giusto contemperamento dovrebbe essere un serrato controllo delle attività e delle piazze della movida e soprattutto l’esecuzione di un’efficace insonorizzazione dei locali che non viene mai fatta perché costa troppo.

In alcuni punti della città registro, inoltre, una quantità di “munnezza” prodotta che è assolutamente sproporzionata rispetto ai metri quadri dei locali che, alla fine vanno a pagare una tassa smaltimento rifiuti assolutamente insignificante rispetto ai costi di prelievo e smaltimento, facendo, quindi, gravare i costi di produzione dell’utile da loro percepito sulla collettività.

La stessa quantità di munnezza prodotta ed in particolare di bottiglie abbandonate, tra l’altro, potrebbe essere un valido strumento per verificare il reddito dichiarato dai titolari dei locali.

Ovviamente a questi già gravi problemi si aggiungono quelli dell’abusivismo diffuso di venditori di qualunque cosa, di parcheggiatori abusivi nonché lo spaccio di sostanze stupefacenti, che rendono la vita impossibile a chi semplicemente vuole tornarsene a casa, senza incappare nel rischio di una rissa o in un accoltellamento, come le recenti cronache cittadine ci hanno narrato.

Un amico ieri mi diceva: “Napoli è anarchica e le regole servono solo a rendere più emozionate la loro violazione da parte dei Napoletani”. A gennaio abbiamo in mente di organizzare una assemblea pubblica nella quale trattare di queste tematiche con i diretti interessati vi aspetto.

3 commenti su “Quiete pubblica e Movida Cittadina

  1. isabella guarini
    30 dicembre 2014

    Gennaro Esposito, hai messo il dito in una piaga insanabile, che rende Napoli invivibile di giorno e di notte, che si è aggravata con la gestione lassista e anarcoide di de Magistris. Che stress!

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  2. beatrice carrillo
    31 dicembre 2014

    Caro Gennaro, hai descritto a grandi linee il trionfo dell’illegalità e l’inesistenza del bene comune che rappresentano il più grande fallimento dell’attuale amministrazione cittadina. E’ necessario che i cittadini si organizzino autonomamente per protestare nelle sedi competenti, evitando le istituzioni colluse e/o compiacenti.
    Beatrice Carrillo

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  3. n3m0scrapbook
    31 dicembre 2014

    Caro Gennaro,

    Sarebbe un’ottima iniziativa. Io abito nell’occhio del ciclone, e la quiete è solo uno dei tanti diritti negatoci dal “mastro Rafele” di turno: dai locali per figli di papà (la Mela) che paralizzano completamente il centro, alle tante patatinerie/grafferie ecc. Che impestano aria ed inquinano il suolo, mentre gli avventori si premurano delle nostre orecchie. Tra l’altro è evidente che questo business è solo un altro modo per riciclare soldi (vai a chiedere ai kebabari di piazza carità perché NON POSSONO più vendere patatine fritte)…
    ci aggiungerei anche la piaga dei c.d. artisti di strada, gente che anche alle 23 suona e canta con amplificatori e che occupa indebitamente spazio pubblico…
    Come abbiamo detto tante volte qui si tratta di ricostruire il tessuto democratico, inteso anche come semplici regole di convivenza. Così non si può più andare avanti.

    P.S.
    Per piacere, non chiamiamola movida. Chi è stato in Spagna sa che lì masse enormi di persone sanno divertirsi per strada senza arrecare alcun nocumento ai diritti ed alla resa publica

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