La Regione Campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini – Il caso delle Guide Turistiche

guidaturisticaSi avvicinano le Elezioni regionali in Campania e tutti noi dovremmo iniziare a capire e sapere cosa chiedere ad un candidato Governatore e ad un candidato Consigliere. La risposta in sintesi dovrebbe essere semplice: 1) Onestà che dovrebbe essere non un requisito ma un elemento diciamo naturale di ogni persona che si candida a rappresentare il popolo, ma che, purtroppo, proprio i Consiglieri regionali della Campania ci hanno insegnato essere una dote rara, perché il consiglio regionale  al 99 % dei suoi componenti (maggioranza ed opposizione) è indagato con l’accusa di aver rubato soldi pubblici (vedi: la grande bellezza dei consiglieri regionali(clikka); 2) Competenza. Questa dote è più difficile da indagare ma possiamo dire che nella stragrande maggioranza manca visti i risultati.

Dovrebbe, allora, sorgere spontanea la domanda: Come hanno fatto i consiglieri eletti a racimolare oltre 10 mila preferenze? Il popolo è così “bue” da non capire che a candidarsi spesso sono delle “capre”? La risposta è sempre la stessa: Mancano i Partiti in grado di selezionare la classe dirigente!

La Regione deve avere funzioni di programmazione e legislative ed, invece, in Campania assistiamo a tagli lineari che hanno ridotto la sanità, i trasporti e le politiche sociali in uno stato pietoso, con un governatore che è abile a non fare nulla aggirando i problemi anziché affrontarli. E’ esemplificativo, infatti, l’atteggiamento di caldoro sul teatro san carlo (clikka) allorquando preferì sfilarsi per non assumersi responsabilità.

Fatta questa premessa vengo al punto che ha ispirato questo post: Oggi leggo su Repubblica ed. Nazionale (incollo in calce l’articolo) che in Italia ci sono stati 500 mila corsi di formazione che non hanno creato neppure un posto di lavoro se paragonati ai risultati di Francia e Germania! Come è possibile?

Io la spiegazione me la sono data perché ho avuto modo di affrontare il nodo dei corsi di formazione per Guide Turistiche Archeologiche che per me rappresenta l’archetipo di ciò che accade in Regione Campania, senza che ciò susciti il benché minimo moto di indignazione o imbarazzo né per i governatori né per i consiglieri che si sono succeduti!

Il caso concreto mi dimostra che in regione Campania fanno corsi di formazione che hanno avuto (e probabilmente hanno ancora) come unico scopo quello di dare soldi ad amici e parenti che vanno ad insegnare creando spesso anche false aspettative (vedi il caso del progetto BROS) mentre, laddove, il lavoro c’è ed occorre solo prenderselo, senza chiedere nulla a nessuno, la regione resta imbrigliata nel potere delle lobby come nel caso delle guide turistiche.

Ho, infatti, affrontato il caso di un giovane che avendo fatto un corso di formazione regionale di guida turistica archeologica ed avendo conseguito l’attestato di formazione della stessa regione Campania e l’iscrizione nel relativo registro di collocamento, si è visto paradossalmente negare dalla stessa regione l’accesso alla professione perché le guide turistiche già “patentate” non gradiscono l’accesso di altri lavoratori ed i pochi bandi che la regione fa, probabilmente, vengono usati come merce di scambio elettorale. Non mi meraviglierei, infatti, se la regione campania in scadenza emettesse ora un nuovo bando!

Accade, quindi, che un giovane che ha conseguito l’attestato regionale costato soldi pubblici, mentre in Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna può esercitare la professione di guida turistica, mettendo a frutto il corso di formazione seguito, in Campania, invece, l’amministrazione impedisce proprio a coloro che essa stessa ha formato e qualificato di mettere a frutto lavorativamente ciò che hanno imparato!

Una scandalo che non suscita alcuna reazione dei giornali che, invece, dovrebbero mettere alla berlina tutti i giorni il presidente caldoro ed i consiglieri regionali che così facendo stanno rubando il furto dei nostri figli e della nostra regione, oltre ad aver rubato i soldi di un corso di formazione che non è servito a nulla! Lo faranno? Io spero che questo post arrivi lontano e faccia per lo meno vergognare questa classe dirigente regionale che merita solo di scomparire dalla faccia della terra e che i cittadini abbiano modo di capire che quando il voto viene dato in cambio di qualcosa occorre sapere che si sta rubando qualcosa di valore di gran lunga superiore a ciò che hanno ricevuto!

Di seguito uno stralcio dell’atto giudiziario che ho redatto nel caso di cui mi sono occupato e che è ovviamente ancora pendente dall’anno 2007 (possibile che la politica sia sempre in ritardo?) ed a seguire l’articolo oggi apparso su La Repubblica ed. Nazionale che mi fa vergognare di essere cittadino italiano ed in particolare campano. Buon rosicamento di fegato:

“Si ritiene utile, sottolineare i tratti salienti del presente singolare giudizio a mezzo del quale l’istante non ha fatto altro che chiedere la tutela del suo costituzionale diritto al lavoro per svolgere l’attività di guida turistica, essendo in possesso dei requisiti professionali certificati proprio dalla Regione Campania, con un esame conclusivo di un corso di qualificazione professionale indetto dal medesimo ente convenuto! Orbene, per comprendere quale deve essere il canone ermeneutico da seguire nella interpretazione della vigente normativa è il caso di premettere, inoltre, che l’istante, con il presente giudizio, non vuole altro che poter svolgere un lavoro autonomo (realizzarsi, quindi, senza chiedere niente a nessuno e pagare le tasse come tutti i cittadini) per il quale la stessa Regione Campania, in seguito ad un corso di formazione indetto in applicazione della legge regionale n. 40 del 30.07.1977 ha riconosciuto in pieno al Sig….. i requisiti di qualificazione professionale necessari allo svolgimento della professione di guida turistica. In sostanza l’atteggiamento ostruzionistico, tipico, come si vedrà, della sola Regione Campania, di non voler riconoscere l’iscrizione dell’istante all’albo delle guide turistiche, negandogli di fatto il suo diritto al lavoro, si può giustificare solo con la ferma intenzione dei politici e burocrati della Regione stessa di mantenere il monopolio sulla professione di guida turistica utilizzando il meccanismo della iscrizione nell’albo come “scambio”, mentre il corso di formazione professionale, indetto ed organizzato dalla Regione Campania e seguito con profitto dall’istante, visto che non è stato riconosciuto idoneo, dalla stessa regione Campania, per l’esercizio dell’attività di guida turistica, dovremmo ritenerlo essere stato idoneo solo ed esclusivamente a remunerare i docenti (sic!). Appare, inoltre, moralmente riprovevole, specialmente nel periodo di crisi che stiamo vivendo, impedire ad un giovane l’accesso al lavoro per ragioni assolutamente incomprensibili se si pensa che a chiedere di poter svolgere l’attività di guida turistica non è un quivis de populo ma una persona che ha svolto una attività di studio precipua e specialistica con docenti scelti dalla stessa Regione Campania con esame e valutazione finale uguale a quella prevista dalla legge regionale n. 11/1986.

Questi i termini, sia pur polemici, della questione che dimostrano che, come al solito, al cittadino non resta che il ricorso al Giudice, come ultima spiaggia, per poter sperare di porre termine alle ingiustizie perpetrate dalla “burocrazia e dalla politica”. Infine, è facile intuire che la prova di dette affermazioni ci è stata data dal comprensibile e non celato imbarazzo degli impiegati e dei funzionari della Regione ai quali sono state chieste spiegazioni circa il significato da attribuire all’attestato di qualificazione professionale rilasciato dalla medesima Regione se non considerato utile a svolgere la professione di guida turistica !

Nel caso di specie l’istate con raccomandata a mano del 3.05.2007 comunicava alla Regione Campania: i) di essere in possesso dell’Attestato di Qualifica Professionale di Guida Turistica Archeologica, rilasciato dalla stessa Regione Campania, in data 22/03/2000 e conseguito in seguito ad un corso di formazione con esame finale; ii) che detto titolo è idoneo, ai sensi del decreto legge 31 gennaio 2007 n.7, così come modificato ed integrato dalla successiva legge di conversione n. 40 del 02.04.2007, all’esercizio della professione di guida turistica; iii) di essere iscritto nelle liste di collocamento presso il Comune di Pompei dall’anno 2000, con qualifica di guida turistica archeologica; iv) che il diritto al lavoro è costituzionalmente garantito; v) che la Regione Campania nonostante siano scaduti i termini previsti dall’art. 10 comma 7, del decreto legge 31 gennaio 2007, n.7, non ha adottato alcun provvedimento normativo e/o regolamentare; vi) che le norme ed i principi dettati dal decreto legge 31 gennaio 2007, n.7, sono self-executive e non possono soffrire di alcuna deroga da parte della normativa regionale; vii) che pertanto avrebbe iniziato l’attività di guida turistica archeologica sul territorio regionale.

2.- Con raccomandata a mano del 3.05.2007 l’istante chiedeva alla Soprintendenza Archeologica di Pompei il libero e gratuito accesso ai siti archeologici al fine di poter liberamente svolgere l’attività professionale di guida turistica.

3.- Con nota del 05.06.2007 la Soprintendenza di Pompei rispondeva al ricorrente che l’ingresso gratuito ai monumenti ai sensi dell’art. 4 del D.M. 11.12.1997, n. 507, è consentito “alle guide turistiche nell’esercizio della propria attività professionale, mediante esibizione di valida licenza delle competenti autorità. In conseguenza di quanto precede, ai fini della concessione della gratuità alle guide turistiche, gli adempimenti di questa Soprintendenza sono limitati alla semplice verifica, attraverso il proprio concessionario dei servizi di biglietteria, del possesso della licenza in argomento (il cosiddetto patentino) rilasciato dalla Regione Campania, oltre all’accertamento che il titolare della licenza ottenga l’ingresso gratuito soltanto per l’espletamento della propria attività professionale”.

4.- Con nota del 06.06.2007 la Regione Campania in risposta alla comunicazione di inizio attività del 03.05.2007 affermava che l’art. 10, comma 4, del Decreto Legge 31.01.2007, n. 7 (noto come Decreto Bersani sulle liberalizzazioni), nel testo coordinato con la legge di conversione 02.04.2007, n. 40, non avendo innovato la disciplina previgente, contenuta nella legge della Regione Campania, del 16.03.1986, n. 11, rendeva “priva di rilevanza giuridica” la comunicazione di inizio attività fatta dal ricorrente con la sua nota del 03.05.2007 e che in ogni caso non erano decorsi i termini di adeguamento normativo assegnati dal decreto Bersani (?).

5.- Con raccomandata del 26.06.2007 l’istante, impugnando la nota del 06.06.2007 della Regione, chiedeva l’iscrizione all’albo delle Guide Turistiche ex art. 3 legge regionale n. 11/1986, sia in virtù del mutato quadro normativo statale, sia alla luce della chiara e prevalente normativa comunitaria. In risposta alla citata lettera del 26.06.2007 la Regione Campania con nota del 14.08.2007 contestava quanto assunto dall’istante affermando che la sopravvenuta normativa statale non aveva mutato il quadro normativo regionale in virtù del quale, per l’esercizio della professione di guida turistica rimaneva necessario superare l’esame, previsto dall’art. 3 della legge n. 11/1986, volto ad accertare il requisito della capacità professionale, senza però considerare che l’istante era già stato qualificato proprio in seguito ad un corso di formazione professionale regionale istituito in virtù della Legge Regionale n. 40 del 30/07/1977 ed in seguito ad apposito esame attestante il raggiungimento della professionalità richiesta per l’esercizio dell’attività di guida turistica.

Allo stato sia la Soprintendenza, che le forze di polizia addette al controllo ai siti di Pompei ove il ricorrente intende svolgere prevalentemente l’attività lavorativa, impediscono di fatto allo stesso, lo svolgimento dell’attività di guida turistica, in quanto, privo di tesserino e non inserito nell’albo previsto dalla legge n. 11/86 e di cui all’elenco riportato nel BURC n. 36 del 07.08.2006.

Occorre, inoltre, aggiungere che la posizione della Regione Campania è vieppiù incomprensibile se raffrontata alle legislazioni di altre Regioni, probabilmente più europee, nelle quali già da tempo, per l’esercizio della professione di guida turistica, è sufficiente il possesso di un attestato di qualificazione professionale come quello in possesso del ricorrente. Difatti, ciò è previsto dalle leggi regionali del Piemonte n. 33/2001 (doc. 10), della Toscana n. 42/2000 (doc. 11) e della Emilia Romagna n. 15/2000 (doc. 12)”.

Da Repubblica ed. Nazionale di oggi (07.07.2014)

Lo scandalo dei fondi europei 500 mila progetti di formazione non sono serviti a creare lavoro.

L’Italia ha speso 7 miliardi e mezzo in ocrsi di cui non si conoscono né i costi né i benefici. Inclusione sociale, solo 233 nuovi impieghi contro i 30-50 mila di Germania e Francia

Di VALENTINA CONTE

ROMA .

Una montagna di miliardi, sfuggita di mano. Ogni anno l’Italia spende cifre impressionanti in progetti finanziati con fondi strutturali europei, eppure nessuno è in grado di valutarne gli effetti. Se ad esempio favoriscono davvero l’inclusione sociale, se creano nuova occupazione e se questa è strutturale e come viene retribuita. Anzi, va persino peggio. Non solo non conosciamo l’efficacia della spesa, ma ogni euro di fondi ricevuti ce ne costa due in tasse: uno da versare all’Europa come membri dell’Unione e un altro come cofinanziamento, obbligatorio per utilizzare quei fondi. Eppure, nonostante il clamoroso black-out informativo, in cinque anni sono stati messi in campo ben 504 mila progetti di formazione, per una spesa di quasi 7 miliardi e mezzo. Con quali benefici? La risposta dello studio curato dagli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi e pubblicato sul sito lavoce. info è una sola: i benefici sono ignoti.

«Nessuno riesce a districarsi tra piani europei, nazionali e regionali », osserva Perotti, docente alla Bocconi e in passato consigliere economico di Renzi. «Centinaia di documenti stilati per fissare obiettivi che nessuno rispetta. E i soldi diventano una mangiatoia pazzesca per sindacati, assessorati regionali e provinciali ». La soluzione per Perotti è una sola: «Non diamo più soldi a Bruxelles, così non rischiamo di vederli finire nelle mani dei maestri dello spreco, in un sottobosco politico parassitario ». La tesi è ardita, ma suffragata dai numeri dello studio dal titolo “Il disastro dei fondi strutturali europei”.

Nel 2012 l’Italia ha versato 16,5 miliardi come contributi alla Ue e ne ha ricevuti in cambio solo 11, di cui 2,9 di fondi strutturali, tra Fse (per formazione, sussidi al lavoro, inclusione sociale) e Fesr (sussidi alle imprese e infrastrutture). Questi fondi per essere spesi devono essere “doppiati” tramite il cofinanziamento, dunque denari italiani. «Ottima idea, per coinvolgere il beneficiario. Ma se prendiamo il solo Fse, appena il 4% del finanziamento totale viene dalle Regioni (quasi niente dalle Province), il resto è finanziato in parti uguali da Stato italiano e Ue». I soldi di questo fondo dunque «sono completamente gratuiti per i soggetti che poi attuano il progetto, cioè Regioni e Province». Di qui la prima stortura. «Lo scopo del cofinanziamento è completamente negato ». Lo studio passa poi ad esaminare la spesa per i progetti di formazione, che rappresentano la quasi totalità dei progetti dell’Fse (504 mila su 668 mila). Nel periodo 2007-2012 (dati Open-Coesione) ben 7,4 miliardi su 13,5 sono stati impiegati qui. La valutazione di questi corsi è «un’industria che non conosce crisi» e tiene in vita «decine di centri di ricerca» che hanno prodotto tra 2007 e 2011 ben 280 documenti di valutazione, per la stragrande maggioranza «inutili, un sottobosco nel sottobosco ». Poiché nessuno è davvero in grado di raccontare l’efficacia dei corsi. Le variabili di solito citate sono la percentuale di soldi spesi e il tasso di occupazione. Ma la prima non è per forza indice di successo: si possono spendere molti soldi in progetti inutili o dannosi. E la seconda spesso è effetto della congiuntura, se non si riesce a misurare i posti di lavoro che davvero i corsi di formazione e gli stage favoriscono.

Il confronto europeo è poi agghiacciante. Se l’Italia tra 2007 e 2013 ha offerto corsi a 21 mila persone, la Francia aveva 254 mila iscritti e la Germania 208 mila (dati del network di esperti sulla spesa dell’Fse per l’inclusione sociale). Ebbene, tra quelli che hanno completato le attività (appena 233 italiani, contro 50 mila francesi e 32 mila tedeschi), solo il 14% risultava poi occupato in Italia, contro l’85% della Francia e il 35% della Germania. Ma, aggiunge lo studio, «è possibile che i partecipanti italiani abbiano ricevuto servizi non finalizzati a trovare un posto di lavoro». Ma allora a che cosa servono questi corsi?

La Commissione europea, lo scorso marzo, sosteneva che grazie ai fondi Ue in Italia sono stati creati tra 2007 e 2013 più di 47 mila posti, 3.700 nuove imprese, banda larga estesa a più di 940 mila persone, sostegno per 26 mila pmi, 1.500 chilometri di ferrovie e progetti di depurazione delle acque. La Corte dei Conti però, in febbraio, diceva che dal 2003 ad oggi gli “eurofurti” (frodi, imprenditori fasulli, finti progetti, costi gonfiati, incarichi irregolari) hanno raggiunto la cifra record di un miliardo e 200 milioni. Solo nel 2012 ne sono stati scovati 344 milioni (al top la Sicilia con 148 milioni finiti nelle tasche sbagliate, vedi il caso del deputato pd Genovese che secondo le accuse in cinque anni avrebbe lucrato ben 6 milioni di euro di fondi europei destinati proprio alla formazione professionale). Nel 2013 poi la Guardia di Finanza ne ha recuperati altri 228 di milioni. Arrivati come fondi strutturali, poi finiti nelle tasche del malaffare. E certo non usati per creare posti o crescita.

 

La Regione Campania caccia il Comune dallo Stadio Collana

collanaSembra quasi una nemesi, la Regione fa con il Comune ciò che il Comune fa con il Calcio Napoli! Mi chiedo, allora, cosa c’entri questo con lo sport e le tante associazioni sportive che usano l’impianto vomerese!

Del Collana me ne sono occupato quando ero presidente della Commissione Sport ed impianti sportivi ed il 6 ottobre 2012 scrivevo quale sarà il destino dello Stadio Collana (clikka) redigendo anche una relazione (clikka) all’esito di un sopralluogo! Anche questa volta sono stato preveggente!

Ciò che, però, mi preoccupa non poco è che la Regione vorrebbe, essa stessa, dare in concessione l’impianto assumendo funzioni di gestione che sono proprie del Comune per scavalcarlo, guarda caso, in prossimità della scadenza del mandato dell’amministrazione regionale.

Ovviamente a pensare male non si sbaglia e non posso non pensare che tale atteggiamento sia fondato su ragioni elettoralistiche. Come ulteriore riflessione poi Vi chiedo: affidereste Voi la gestione dello stadio collana ad un consiglio regionale indagato al 99% dei consiglieri accusati di essersi appropriati di soldi pubblici? (Vedi: la grande bellezza dei consiglieri regionali(clikka); scandalo regione campania il danaro dei consiglieri (clikka).

Nell’articolo di Repubblica di oggi che Vi incollo in calce, infatti, il consigliere regionale con delega allo sport, Schifone, dichiara che la convenzione è scaduta il 30 giugno scorso (come quella dello stadio san paolo) e quindi ora il Comune di Napoli è fuori poiché non si può stipulare un nuovo contratto di comodato.

Ebbene, credo che il consigliere Schifone dovrebbe approfondire, perché nulla impedisce di rinnovare una convenzione seppure scaduta all’amministrazione Comunale ed, inoltre, non si è mai ben capito come mai la proprietà del Collana sia intestata alla Regione stessa e non al Comune. Se poi devo pensare come la Regione potrebbe gestire il Collana allora Vi invito a leggere il post che scrissi qualche tempo fa sui regali della regione campania (clikka). Se poi debbo pensare come la Regione gestisce il Collana allora vi invito ad andare al Circolo del Tennis del collana dal quale la regione stessa incassa circa 10.000,00 €. all’anno meno dell’affitto di una casa in pieno centro del Vomero!

E’ da tempo che vado dicendo che lo stadio Collana è una miniera d’oro per lo sport e per quello che potrebbe produrre, pertanto, è il caso che oggi il mondo dello sport alzi la guardia perché gli speculatori potrebbero già essere in fila davanti alla porta della Regione Campania a scapito delle tante associazioni che da anni fanno fare sport a migliaia di cittadini Napoletani.

L’impianto, infatti, ospita circa 4.000 sportivi al giorno tanto che un funzionario ieri mi ha detto: “Consigliere sono anni che mi faccio il fegato amaro, il comune potrebbe semplicemente mettere un tornello all’ingresso e consentire a tutti i cittadini di entrarvi mediante il pagamento di 1 solo €., il conto a spanne è presto fatto: 4.000,00 €. al giorno che per soli 200 giorni all’anno fanno 800.000,00 €. quasi il doppio di quanto incassi oggi. Stesso discorso per il San Paolo che per la sola atletica registra circa 1.500 presenze al giorno.

E’ chiaro che occorre andare verso un nuovo modello di gestione che redistribuisca diversamente oneri ed onori, io in tre anni di esperienza mi sono già fatto una idea ascoltando tante associazioni sportive, federazioni, funzionari e dirigenti federali e comunali possibile che non si riesca a programmare mai nulla e tutto ci debba capitare come la cosiddetta tegola sulla tesa.

Da Repubblica Napoli di oggi (04.07.2014)

Gestione Stadio Collana, la Regione mette alla porta il Comune

Schifone: “Il sindaco non si è fatto sentire da un anno. Nessuna proroga, bando pubblico per l’affidamento”

SCADE l’intesa tra Comune e Regione sullo stadio Collana: Palazzo San Giacomo gestiva l’impianto di proprietà di via Santa Lucia. Dal 30 giugno la giunta de Magistris dice addio alla struttura del Vomero. Niente rinnovo. Ora la Regione prepara un bando pubblico ed esclude il Comune. È scontro. Attacca il consigliere Luciano Schifone delegato allo sport dal presidente Stefano Caldoro: «Da un anno il sindaco si occupa delle attività sportive ma non si è fatto mai sentire. Una proroga? Era possibile magari prima della scadenza. Adesso è complicato. Il Comune si è messo in un bel guaio». Sono circa 4 mila la presenze al giorno nell’impianto, 40 le società sportive che utilizzano palestre e campi da gioco, una ventina le disciplina praticate: dal calcio al pattinaggio fino alle arti marziali. Il Comune incassa ogni anno circa 500 mila euro, in cambio garantisce manutenzione e spese di utenza.

IL CASO

OTTANTA anni di storia dello sport in città. Dalle prodezze di Jeppson negli anni ’50 alle recenti fortune della Carpisa, la squadra di calcio femminile. Il Comune è fuori dallo stadio Collana. Dal 30 giugno è scaduto l’accordo con la Regione, proprietaria della struttura, che consentiva a Palazzo San Giacomo di gestire il secondo grande impianto in città dopo il “San Paolo”. Niente rinnovo.

Da via Santa Lucia sbattono la porta in faccia alla giunta di Luigi de Magistris: «Da un anno il sindaco ha la delega allo sport ma non si è fatto sentire – attacca Luciano Schifone, consigliere delegato allo sport dal presidente della Regione Stefano Caldoro – Mi dispiace, ma a piazza Municipio si sono cacciati in un bel guaio». Una media di 4 mila presenze al giorno nello stadio polivalente del Vomero: circa 40 le società sportive che usufruiscono del Collana.

Perché l’impianto non è solo il calcio. Ma abbraccia una ventina di discipline: dall’atletica al pattinaggio, passando per le arti marziali. Nelle casse del Comune finora so- no entrati ogni anno circa 500 mila euro come contributi per l’utilizzo di palestre e campi da gioco. L’intesa con la Regione era di un comodato d’uso gratuito: il gestore (Comune) non pagava il proprietario (Regione), ma in cambio si accollava tutti gli oneri accessori. Dalla manutenzione alle utenze.

L’ultimo contratto durava 6 anni, terminava ad aprile scorso e da Palazzo Santa Lucia hanno prolungato fino a fine giugno per consentire la chiusura della stagione sportiva. Poi il filo tra Regione e Comune si è interrotto. «Con l’ex assessore Tommasielli – racconta Schifone – c’era un dialogo ed erano state avanzate proposte per una gestione pluriennale da parte del Comune. Non se ne è fatto più nulla. In Regione ora stiamo predisponendo gli atti per un avviso pubblico. La legge regionale attribuisce una priorità nella gestione di impianti sportivi a Coni, federazioni e società. Insomma, ad enti che fanno attività sportiva. Il Comune non rientra in questo ambito».

Una proroga? «Adesso è complicato – continua Schifone – bisognava pensarci prima della scadenza. E comunque sarebbe transitoria. Abbiamo l’obbligo della gara, altrimenti come si motiva con la Corte dei conti un affidamento diretto e gratuito? ». I magistrati contabili già hanno acceso i riflettori sul Collana, inchiesta aperta per “illecita gestione contabile” e “conduzione familiare” del personale. «Regione e Comune si siedano al più presto intorno ad un tavolo – dichiara Corrado Grasso, presidente Fidal Napoli (Federazione atletica leggera) – La struttura senza manutenzione peggiora a danno dell’utenza». Spiega l’expresidentedellacommissionesport Gennaro Esposito: «La palestra di basket dopo il crollo del tetto è adibita a campo di calcetto: non ho mai trovato gli atti amministrativi che giustificassero il cambio di destinazione». Nella leggenda sono scritte le giocate di Jeppson e Vinicio nei 15 anni in cui il Collana era la casa del Napoli di Achille Lauro. Fino a che non divenne troppo stretto per contenerne il tifo: proverbiali le immagini del 20 aprile 1958, Napoli- Juventus (4-3 il risultato finale), con il pubblico schierato a pochi centimetri dalle linee di gioco. «È uno stadio strategico per lo sport cittadino – conclude il consigliere Esposito – Il Comune non può perderlo. Non vorrei che fossimo di fronte ad una intromissione della Regione a pochi mesi dalle prossime elezioni regionali. Un’operazione elettoralistica».

La mobilità del Centro Antico e la politica del paletto

palettiE’ indubbio che Napoli soffre di una assoluta mancanza di controllo del territorio. Non si riesce, infatti, neppure a spostare un cassonetto della monnezza, la cui collocazione non è decisa dalla Municipalità competente, ma da cittadini, diciamo, intraprendenti che evidentemente hanno inteso pienamente il principio della cd. “democrazia diretta” decidendo “direttamente” in luogo dell’amministrazione.

Non mi spiegherei altrimenti i dieci cassonetti in Via Tarsia che, tutti insieme, rappresentano una vera e propria discarica abusiva e dei quali, su sollecitazione di alcuni cittadini e commercianti di zona, ho più volte richiesto, senza successo, la delocalizzazione, ovvero, una migliore distribuzione, poiché, tra l’altro, intralciano anche il passaggio dei pedoni sul marciapiede.

Evidentemente questa cosa l’ha capita anche l’amministrazione che, nella II Municipalità in pieno Centro Antico, ha pensato bene di risolverla adottando la filosofia del paletto.

In sostanza una risposta inadeguata al senso di legalità e del rispetto assolutamente al di sotto della soglia di guardia alla quale si cerca di rimediare con l’espediente del paletto “a richiesta” ed a “cura e spese del richiedente”.

Una soluzione che a mio avviso è una resa incondizionata all’illegalità ed alla incapacità a gestire il territorio ed i Vigili Urbani, oltre a non capirsi in ragione di quale piano strategico vengano installati, specialmente nel centro storico nel quale, spesso capita, che prima si mettono e poi si tolgono e poi si rimettono e poi si ritolgono, in un gioco che non ha né capo né coda.

Mi ha impressionato, infatti, la “stesa” indecorosa per un Centro Antico di paletti installata dalla sera alla mattina in Vico II Cisterna dell’Olio di cui alla foto e che sono stati anch’essi posati in opera a cura di un privato ed evidentemente per suo esclusivo interesse e senza neppure interpellare gli altri cittadini e commercianti che insistono nelle immediate vicinanze.

Mi sono chiesto se questo sia il modo di gestire il territorio e, non trovando risposte, ieri ho scritto una lettera (clikka) all’assessore competente, al presidente della II municipalità ed al presidente della commissione municipale competente.

Resto, quindi, in fiduciosa attesa che mi mostrino il “piano strategico dei paletti” del centro antico cosicché si possa capire se questa modalità dell’agire politico/amministrativo almeno abbia una sua logica ….

Nella speranza che alla logica del paletto si sostituisca la logica del lavoro dei Vigili Urbani cosicché  non si limiti inutilmente la mobilità dei cittadini!

La Regione boccia il Comune di Napoli sui finanziamenti europei

PalaArgentoQuello dei finanziamenti europei è u mio pallino e qualche tempo fa scrivevo su questo blog dei finanziamenti perduti per la sicurezza delle nostre scuole (clikka) e di quelli perduti per gli impianti sportivi (clikka). Un pacco di decine di milioni di euro. Erano come si può leggere nei link 13 domande per le scuole e 10 per gli impianti sportivi, a valere su fondi europei, tutte respinte.

C’è da dire che i fondi europei sono gli unici attraverso i quali possiamo fare investimenti e Napoli, di questi soldi ne ha assolutamente bisogno, non solo per ristrutturare i nostri edifici pubblici, ma anche per fare quelle importanti opere di riurbanizzazione che riguardano Napoli est, Napoli ovest ed il Porto. Bisognerebbe chiedersi, infatti, quanti operai avremmo impiegato con la spesa di questi fondi e quante imprese avremmo potuto far crescere e creare. In due parola POSTI DI LAVORO di cui tutti a parole, solo a parole e con grande incapacità, si dicono grandi fautori.

Si potrebbero muovere diversi miliardi di euro ed, invece, la politica è al palo della politica e non si occupa affatto dell’amministrazione. Ci si muove per fare alleanze ed accordi e si perde di vista l’obiettivo principale della politica che è Amministrare nel bene e nell’interesse dei cittadini. Si è, infatti, aperto il TotoCandidatoSindaco ed il TotoCandidatoGovernatore senza parlare dei reali problemi delle amministrazione Regionale e Comunale guardando agli aspiranti leader senza far capire cosa si debba assolutamente chiedere a coloro che aspirano a ricoprire queste importanti cariche. Ci piace solo immaginare che uno che è buono nel taglio e cucito sia, poi, anche bravo ad amministrare una città di un milione di abitanti.

Si passa, infatti, indifferentemente dal manager del pallone a quello delle cravatte, ai quali si potrebbero, a questo punto, aggiungere quelli della pizza  o quelli dei taralli (che pure hanno una loro valenza Napoletana).

Per capirci oggi leggo su il Mattino di Napoli della promessa del Presidente di Confcommercio  di trovare un lavoro alla povera e cara Simona, la fidanzata di Ciro Esposito, senza pensare che i tanti Ciro Esposito di Napoli forse vorrebbero che si mettessero in campo delle serie azioni imprenditorali per creare sviluppo e lavoro per tutti non per una sola persona!

Dello stato attuale ne faccio una colpa alla Regione Campania che ha, contrariamente a quanto affermato, una scarsissima capacità di spesa dei fondi europei ed ai numerosi Comuni, tra cui ovviamente Napoli, che hanno del pari una scarsissima  capacità di organizzare i propri uffici per prendere questi fondi.

Dopo le mie segnalazioni, infatti, si è attivato il Servizio Ispettivo del Comune ed il Segretario Generale, i quali mi hanno relazionato sulle cause che ci hanno fatto perdere i soldi, aprendomi una finestra per farmi vedere in concreto ciò che immaginavo.

La causa principale della perdita dei finanziamenti, infatti, è la disorganizzazione degli uffici che si perdono il filo dei procedimenti amministrativi nei passaggi di consegne. Tra un avvicendamento di dirigenti e funzionari e l’altro si perdono sia le carte sia la memoria del procedimento stesso! Assurdo se poi si pensa che il Comune di Napoli riconosce a tutti i dirigenti indistintamente la retribuzione di risultato (clikka) che viene erogata su obiettivi assolutamente generici (clikka).

Il Paradosso è che con questo andazzo dall’Europa ci prendiamo solo i malefici (vedi fiscal compact) e non i benefici!

Da Repubblica Napoli del 29.06.2014

ALESSIO GEMMA

Impianti sportivi, la Regione boccia i progetti del Comune

Accolte un terzo delle richieste dei municipi. In fumo 30 milioni di fondi Ue

PROGETTI per ristrutturare impianti sportivi “confezionati con superficialità”. Bocciati 20 su 24. E 30 milioni di euro di fondi europei vanno in fumo. Ma è solo la punta dell’iceberg. Perché su “352 richieste presentate dai Comuni alla Regione circa il 75 per cento sono state dichiarate inammissibili o ammissibili ma non idonei”. Sotto accusa i dirigenti dei municipi. Napoli fa l’en plein: su 10 proposte del Comune Palazzo Santa Lucia le respinge tutte. A piazza Municipio scatta un’ispezione interna: c’è “una evidente – si legge nella relazione – ma anche generalizzata carenza nella elaborazione progettuale che determina la mancata utilizzazione dei fondi europei”. Ancora: “Circostanza ancora più grave nell’attuale fase di congiuntura economica, nella quale non ci si può permettere di trascurare alcuna fonte di entrate”. Carte che spariscono, documenti obbligatori che mancano e “l’effetto negativo sull’azione amministrativa prodotto dal continuo avvicendarsi della dirigenza, unitamente alla mancanza di puntuali passaggi di consegne”. In poco più di due anni al servizio impianti sportivi si alternano 7 colletti bianchi. È del 2010 l’avviso della Regione per strutture sportive “situate in zone ad alto rischio di emarginazione”: 43 per cento delle risorse messe a bando sono per le 19 città medie della Campania. Arrivano 24 progetti, ne passano 3. Un flop. Scattano ricorsi al Tar e nel 2013 via Santa Lucia pubblica la graduatoria definitiva: ne passano 4. Napoli non c’è. Niente da fare per l’impianto sportivo di Secondigliano, per le palestre del San Paolo, per due piscine e per il campo di San Gennaro dei Poveri alla Sanità. “I progetti erano carenti di documentazione attestante lo stato attuale e lo stato di degrado, attestazione di coerenza con il piano sociale di zona, quadro con validità quinquennale”. Le conclusioni dell’ispezione non lasciano dubbi: “Occorre profondere il massimo sforzo affinché tali opportunità non vengano sprecate”. Attacca il consigliere Gennaro Esposito di Ricostruzione democratica: «Sembra paradossale che ai dirigenti, pur non avendo raggiunto l’obiettivo di portare fondi nelle casse del Comune e di produrre così posti di lavoro in città, venga poi riconosciuto il premio di risultato». Tra i campi da ammodernare c’era anche l’Hugo Pratt di Scampia intitolato due giorni fa a Ciro Esposito, il tifoso ucciso a maggio scorso a Roma prima della finale di Coppa Italia.

AAA affittasi il Palazzo Reale di Napoli per feste e matrimoni

palazzo realeIeri si è tenuta la festa del Re della cravatta a Palazzo Reale, Maurizio Marinella pur essendo anche il presidente del Circolo Posillipo ha scelto la cornice reale per fare la sua festa dei 100 anni di attività.

Non sopporto, però, il doppiopesismo, pertanto, leggendo i giornali di oggi mi sarei almeno aspettato che qualcuno si fosse chiesto legittimamente come sia possibile fare una festa privata nel Palazzo Reale di Napoli, chi ha dato l’autorizzazione, chi ha affittato il palazzo storico, quanto sia stato incassato dalle scassate casse pubbliche ed una riflessione sul se una tale gestione sia possibile.

Qualche mese fa mi sono espresso molto criticamente sull’affitto di Piazza Plebiscito (clikka) per i concerti a pagamento ma vedo che ormai anche il Soprintendente cozzolino evidentemente sta cambiando idea e quindi credo sia legittima una riflessione.

Certo a Palazzo Reale ieri c’erano altissime personalità del mondo dell’impresa, dello spettacolo e religiose ma possiamo ritenere congrua una tale destinazione sia pure momentanea? Io mi faccio una semplice domanda ed a questo punto se questa è la tendenza vorrei rilanciare:

AFFITTIAMO il Palazzo Reale di Napoli per i matrimoni …. Perché no?

Giusto per amore di precisione su piazza plebiscito ecco cosa mi chiedevo: Chi ha guadagnato con Bruce Spingsteen (clikka)

Comunque è interessante l’intervista a Marinella, pare che gli abbiano chiesto di aggiustare degli orologi (?)

Da Il mattino di napoli di oggi 28.06.2014
Il personaggio La kermesse
Il personaggio Marinella: volevano candidarmi in diretta ma io ho frenato. A rovinare la festa a Maurizio Marinella sono stati i soliti ignoti a Palazzo Reale. Cos’hanno rubato? «Trenta estintori, transenne e altre cose dell’allestimento nonché piante ornamentali non piccole. Rifarei tutto ma un po’ di amaro in bocca ce l’ho». Marinella risponde quindi su una sua ipotetica candidatura a sindaco: «Ma no, non scherziamo. Ora ho voglia solo di godermi quanto di bello mi ha lasciato l’evento. Bruno Vespa, Riccardo Monti e Gubitosi volevano un microfono per annunciare la mia candidatura, ma io li ho stoppati. Lavorerò per la mia città, portandola in giro per il mondo o portandole il resto del mondo a casa. Ma dal mio negozio». Non c’erano riusciti i detrattori, tanti, a rovinare la festa a Maurizio Marinella, ci sono riusciti i soliti ignoti. È bastata una telefonata, arrivata appena in piena notte, che annunciava la notizia: alcuni ladri avevano rubato a Palazzo Reale. Ladri nei giardini reali. Com’è successo? «La dinamica non me l’hanno saputa spiegare. Ma una cosa è certa, qualcuno è riuscito ad entrare nella struttura e persino ad uscirne con un carico quantomeno ingombrante». E cos’hanno rubato? «Quello che potevano: trenta estintori, transenne ed altre cose dell’allestimento nonché una serie di piante ornamentali di non piccola dimensione che avevamo portato nei giardini». Ma non c’era una vigilanza? «Si, ma l’avevamo prevista per le sale di Palazzo Reale, dove c’è la mostra. Francamente a nessuno di noi era venuto in mente che questi oggetti potessero essere a rischio». E adesso? «E adesso ci toccherà pagarli per nuovi, visto che erano tutte cose noleggiate. Oltre al danno, insomma, la beffa». Sarà stata una doccia fredda… «Decisamente. Era da poco finito il party, io ero così contento per i complimenti ricevuti e le attestazioni di amicizia. Camminavo ad un metro da terra. E poi, d’un tratto, questa notizia che ti riporta di botto con i piedi per terra». Vuole dire che è rimasto deluso dai suoi concittadini? «Rifarei tutto altri tré milioni di volte, ma un po’ di amaro in bocca ce l’ho. Avrei potuto organizzare la festa in una delle città in cui ho sedi, Londra come New York, Tokyo o Roma. Ma non ho avuto un solo momento di dubbio: si doveva fare a Napoli». Del resto organizzare l’evento non sarà costato poco.. «Non parliamo di cifre, ma dello sforzo. Ho preso 198 stanze in alberghi del lungomare per gli amici stranieri, noleggiato cinque piatti di portata e relativi bicchieri e posate per 1400 persone, ed in Italia abbiamo trovato una sola ditta in grado di creare la struttura sotto cui si è svolta la cena. Ma ne è valsa la pena: gli stranieri erano tutti ammaliati, dall’atmosfera della serata così come dalla location». Anche le sedi non le saranno state date gratis. «Assolutamente, ma sarebbe stato il meno. Pensi che mi sono dovuto procurare io dei giardinieri per sistemare l’area dei giardini reali, mi hanno imposto di provvedere al restauro della struttura ed alla riparazione di orologi antichi che erano fermi da tempo e non mi chieda perché, sistemato i tendaggi delle sale e tante altre cose che non sto qui ad elencare». Gira voce che abbia dovuto persino garantire un parcheggio ai dipendenti di Palazzo Reale che sarebbero soliti sostare nell’androne. E se non si fosse chiamato Marinella? «Non lo so, ma sicuramente non ho avuto molte agevolazioni. La serata è costata alla fine una cifra importante, ma io sono andato avanti imperterrito, preparato com’ero alle napoletanità: non ho guardato in faccia a nessuno, dritto perla mia strada come sempre». E adesso, si è pentito? «Questo mai. Vede, io sono un uomo molto semplice: non faccio quasi mai vacanze, non sono avvezzo a
i weekend, non ho la vola. Ho una vita regolarissima, apro alle sei e mezza tutte le mattine il mio negozio, sono molto dedito al lavoro. Ma per questa occasione ho fatto un’eccezione, e l’ho fatto perché volevo fare una cosa bella perla mia famiglia, per la mia città». Per il bene di questa città sarebbe disposto a fare il sindaco? «Ma no. Ora ho voglia solo di godermi quanto di bello mi ha lasciato l’evento. Pensi che Vespa, Monti e Gubitosi volevano un microfono per annunciare la mia candidatura, ma io li ho stoppati. Lavorerò sempre per la mia città, portandola in giro per il mondo o portandole il resto del mondo a casa.

Napoli la Città dello Sport

tizzano

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato alla importante iniziativa che si è tenuta oggi nonché coloro che, seppure, non sono intervenuti mi hanno manifestato un concreto interessamento alle tematiche dello sport e dell’impiantistica sportiva cittadina. Ora occorre essere uniti, attori sportivi e pubblici, affinché si metta in campo una concreta politica per lo sport e l’impiantistica sportiva sfruttando le importanti strutture disseminate sul territorio cittadino.

La prima caratteristica di uno sportivo è la costanza che porta sempre ad un risultato ed oggi ne abbiamo avuto la dimostrazione. L’Amministrazione ha manifestato chiaramente di voler accogliere le iniziative che si potranno mettere in capo sfruttando lo speciale percorso amministrativo voluto dal legislatore con la legge di stabilità 2013.

Sono sicuro che se cogliamo questo momento potremo fare di Napoli la Città dello Sport

COMUNICATO STAMPA

Convegno su Enti Locali e Gestione degli impianti sportivi (clikka)

Oggi, 23 giugno, in Via Verdi, nel palazzo del Consiglio Comunale di Napoli, su iniziativa del Gruppo Consiliare di Ricostruzione Democratica, si è svolto un ampio e proficuo confronto tra amministratori pubblici ed un’ampia e prestigiosa platea di campioni, Federazioni e società sportive sulle tematiche del recupero e sviluppo dell’impiantistica sportiva, ma soprattutto sulla gestione ed affidamento degli impianti nella città di Napoli, a partire da quelli realizzati con la Legge n. 219/1981.

Prendendo spunto dalla pubblicazione a quattro mani di Enzo Marra, Ufficio Studi e Consulenze del CONI, ed Anna Lecora, segretario del Comune di Formia, su “La Sussidiarietà nella gestione pubblica del patrimonio immobiliare sportivo”, la platea si è confrontata su esperienze territoriali, linee di indirizzo e procedure della Legge n. 147/2013 (recupero e sviluppo dell’impiantistica sportiva, Legge quadro sullo sport della Regione Campania, criticità relative all’affidamento e gestione degli impianti, ruolo sociale dello sport e straordinari risultati conseguiti in ambito sportivo da Federazioni e Società Sportive della nostra città.

Tra gli altri sono intervenuti il Capo di Gabinetto del Sindaco di Napoli, Dr. Attilio Auricchio, la Consigliera Regionale Angela Cortese, l’Assessore al Patrimonio del Comune di Napoli, Sandro Fucito, nonché i campioni olimpici Davide Tizzano e Paolo Trapanese, oggi entrambi impegnati come dirigenti federali, oltre ai Maestri Gianni Maddaloni e Peppe Marmo. Nell’incontro, che, come era nelle intenzioni dei promotori, ha assunto la forma della sessione di studio, si è affrontata la tematica a tutto tondo della Legge n. 147/2013 con un contributo specifico di Giuseppe Ranieri dell’Istituto Credito Sportivo, dei Dirigenti del Comune di Napoli e dell’Arch. Mario Martorano.

L’indirizzo delineato dall’Amministrazione Comunale è quello di invitare gli attori sportivi ad utilizzare il procedimento disegnato dalla Legge n.147/2013, ovvero la presentazione in rete da parte delle Associazioni Sportive di proposte di gestione degli impianti con procedure snelle ed al tempo stesso scandite nel tempo. Contestualmente, è emersa dirompente l’istanza di chiarezza sulla gestione degli impianti sportivi realizzati con la Legge n. 219/1981 e l’esigenza di ritrovarsi a breve e periodicamente sulle questioni affrontate.

Il servizio della WEBTV(clikka)

 

Il Commercio ostaggio dei Caschi Bianchi

VVUUA scanso di equivoci dico subito che sono convinto che i caschi bianchi siano una risorsa per la tutela dei cittadini, l’ordine e la corretta gestione del territorio e che il loro lavoro è difficile. Spesso però, come sicuramente sarà capitato a molti di Voi, mi trovo ad ascoltare cose inenarrabili che li riguardano circa vessazioni a commercianti o cittadini che ovviamente prendo sempre con le molle e con molta attenzione.

Oggi, nella mia qualità di consigliere comunale, quando sento queste cose chiedo sempre al mio interlocutore se se la sente di fare specifica denuncia, ovviamente, ottengo sempre un no categorico giustificato dal timore di ritorsioni. Altrettanto, ovviamente in queste condizioni non giudico, ma come ogni altro cittadino osservo, rifletto e faccio raffronti.

Sicuramente a qualcuno di Voi sarà capitato di incappare in una striscia blu con grattino scaduto o in un altro tipo di violazione chiedendosi perché proprio a lui sia stata fatta la contravvenzione, quando tutto intorno ci sono violazioni più diffuse e più gravi.

Con i commercianti, poi, la cosa diventa ancora più evidente ed esasperante quando ad esempio i caschi bianchi finiscono per guardare il centimetro in più di occupazione di suolo e semmai l’esercizio commerciale a confine è per il 50 % abusivo, occupando una superficie superiore a quella concessa. Oppure quando ci sono occupazioni di suolo incomprensibili se legittime (come l’occupazione di suolo di una pizzeria in  Via Benedetto Croce trafficatissima dai pedoni).

In questi casi il rigore esercitato solo nei confronti di uno solo, o di pochi, diventa una ingiustizia sostanziale e genera un senso di frustrazione e di voglia diffusa di non rispettare le regole. Per non dire poi dei commercianti scrupolosi che hanno, per quanto possibile, tutto in regola e che si vedono fare una concorrenza sfrenata e sleale da parte degli abusivi tal volta lasciati indisturbati.

A ciò si aggiunge che spesso le maglie larghe o i dubbi interpretativi di questo o quel regolamento o delibera determinano spazi interpretativi che danno luogo a veri e propri soprusi (forse inconsapevoli) da parte della polizia amministrativa e dei dirigenti SUAP, peraltro, forieri di una grave violazione della giustizia sostanziale e del principio di uguaglianza.

Ebbene, mi sono occupato in quest’ultimo periodo delle cd vetrine nelle ante dei negozi che vediamo in moltissimi negozi della città ed in particolare del centro storico e mi sono imbattuto in sanzioni elevate perché ritenute, dai caschi bianchi, abusive e non regolarizzabili. Ebbene, ho scoperto che in questo settore ogni municipalità fa ciò che vuole a seconda del dirigente e della polizia amministrativa. Difatti, seppure tale tipo di occupazione secondo me è possibile desumerla dall’art. 2 del vigente regolamento COSAP, in molte municipalità il dirigente SUAP e la polizia amministrativa la ritiengono non assentibile, pare, perché in violazione del piano regolatore.

E’ chiaro che ho investito immediatamente sia l’assessore al commercio riferendo della incredibile discrezione che, in via Costantinopoli, a confine con due municipalità (IV e II) ha generato una regolamentazione assurda con palese violazione del principio di imparzialità e di uguaglianza. Difatti, alcuni (non tutti forse a seconda della simpatia) commercianti che stanno da un lato della strada si beccano le multe ed altri che stanno sul lato opposto la fanno franca. Proprio sulla questione qualche anno fa ci fu una sollevazione dei commercianti di Via Benedetto Croce che, all’improvviso, si videro multate tutte le vetrine nelle ante e la questione si risolse, mi consta, alla napoletana dicendo vabbuò vi lasciamo stare senza affrontare alla radice i problema!

Ora, come dicevo, della questione il 30 aprile scorso ho chiesto una riunione (clikka) delle due commissioni competenti, Commercio ed Urbanistica, dei Presidenti delle dieci municipalità e dei dirigenti che, ovviamente, i Presidenti Antonio Crocetta (FED) e Ginetta Caiazzo (Verdi) hanno ritenuto di non convocare ancora, lasciando i commercianti in balia dei caschi bianchi che, forse, a seconda della simpatia o dell’antipatia potrebbero sanzionare questo o quel commerciante ingenerando un senso di ingiustizia, assoluto ed ingiustificato, perché dovuto alla negligenza dell’amministrazione che ho provveduto ad avvertire a tutti i livelli. Ho chiesto, infatti, di convocare tutti dirigenti compresi per porre fine a questo scempio del principio di uguaglianza, a tutto danno dei cittadini e dei commercianti, al fine di chiarire, una volta per tutte, se la disciplina è unica su tutto il territorio comunale!

Le vetrine nelle ante, infatti, le hanno moltissimi esercizi commerciali e vietarle significa, da un lato non andare incontro al senso comune, dall’altro impedire che l’amministrazione incassi i relativi oneri per la occupazione, con danno alle casse del Comune stesso e con l’aggravante di costringere i commercianti a stare in una condizione di abusivismo, preda di possibili  altrettanti abusi, da parte di qualche  casco bianco, che fino ad oggi mi è stato solo raccontato!

Andrò avanti in quest’altra battaglia ma il mio sentimento di giustizia e la mia passione politica mi impongono di dire BASTA! Questo è un modo barbaro per far sentire i cittadini SUDDITI!

Vedi anche:

Sul lavoro della Commissioni e sui VVUU (clikka)

I vigili urbani più impegnati a dirigere il sindacato che il traffico (clikka)

Convegno su enti locali e gestione degli impianti sportivi

sanpaoloConsiglio Comunale

Gruppo Consiliare “Ricostruzione Democratica”

Lunedì 23 giugno 2014, ore 10.00

Sala Nugnes – Palazzo del Consiglio Comunale – Via Verdi 35

 ENTI LOCALI E GESTIONE DEGLI IMPIANTI SPORTIVI

FUNZIONE PUBBLICA E SUSSIDIARIETÀ NELLA GESTIONE PUBBLICA DEL PATRIMONIO SPORTIVO

 I^ Sessione

            Appare sempre più urgente riprendere la riflessione e il confronto sull’impiantistica sportiva nella nostra città: ad oggi, sono ancora tutte aperte ed in attesa di definizione le questioni inerenti gli impianti ex Legge n. 219/81, la convenzione con la Società Sportiva Calcio Napoli ed il recupero funzionale dello Stadio San Paolo, l’approvazione di un nuovo regolamento d’uso degli impianti sportivi comunali, la ricostruzione del Palazzetto dello Sport “Mario Argento”, ecc. .

           La Legge 27 dicembre 2013 n. 147 (Legge di stabilità 2014 – art. 1, commi 303-304-305 – “recupero e sviluppo dell’impiantistica sportiva, sicurezza e fruibilità, semplificazione delle procedure amministrative e modalità innovative di finanziamento), la Legge Regionale della Campania 25 novembre 2013 n.18, possono favorire un confronto operativo su modelli di gestione e modalità di affidamento.

           A tal fine, Lunedì 23 giugno 2014, presso la Sala Nugnes del Palazzo del Consiglio Comunale di Napoli in Via Verdi 35, si terrà una prima “SESSIONE di STUDIO” su “Enti Locali e Gestione degli Impianti Sportivi: Funzione Pubblica e Sussidiarietà nella Gestione Pubblica del Patrimonio Sportivo”.

 PROGRAMMA

 Sessione Mattutina

 ore 10.00                     saluti istituzionali e introduzione

 coordina e modera Avv. Gennaro Esposito, Consigliere Comunale già Presidente della Commissione Sport del Consigli Comunale di Napoli.

 Interventi Preordinati

ore 10.30    Dr. Enzo Marra, Ufficio Sudi e Consulenze CONI Campania – Dr.ssa Anna Lecora, segretario Comune del Comune di Formia

                  “La sussidiarietà nella gestione pubblica del patrimonio sportivo”

ore 11.00  Alessandro Fucito, Assessore al Patrimonio del Comune di Napoli

ore 11.30    Prof. Angela Cortese, Consigliere Regionale, Segretario VI^ Commissione Consiliare, Relatrice di minoranza Legge Quadro sullo sport della Regione Campania (L.R. n.18/2013)

“La Legge Quadro sullo Sport della Regione Campania e lo sviluppo dell’Impiantistica Sportiva”

ore 12.00    Avv. Paolo Trapanese, Presidente FIN – CR Campania, campione olimpico:

    “Federazione Italiana Nuoto e Società Affiliate: Esperienze Gestionali in ambito territoriale ed Ipotesi di Lavoro”

 ore 12.30    Prof. Davide Tizzano, Vicepresidente Nazionale FIC, campione olimpico

ore 12.45    Dr. Attilio Auricchio, Capo di Gabinetto del Sindaco di Napoli, Direttore Generale del Comune di Napoli

ore 13.15    Dr. Giuseppe Ranieri, CONI Servizi spa, ICS – Istituto per il Credito Sportivo, Ref. Campania

                  “Legge 27 dicembre 2013, n. 147 e modalità innovative di finanziamento

                  per il recupero    e sviluppo dell’impiantistica sportiva”

ore 13.30    Arch. Mario Martorano,

                  “Legge 27 dicembre 2013 n. 147: progetto preliminare,

                  pubblico interesse e profilo urbanistico piani di fattibilità”

ore 14.00    Coffee Break

 Sessione Pomeridiana

ore 14.15    Ing. Andrea Esposito, Dirigente Progettazione, Realizzazione e Manutenzione Impianti Sportivi Comune di Napoli

Esperienze Gestionali, Proposte ed Ipotesi di Sviluppo Impiantistica Sportiva”

 

ore 14.45    Maestro Gianni Maddaloni, presidente ASD Star Judo Club

 “Il Centro Sportivo di Scampia ed il Sogno delle caserme dismesse”

 ore 15.00    Prof. Giuseppe Marmo, presidente ASD Kodokan Club Napoli

                  “Lo sport, il Real Albergo dei Poveri e la Città dei Giovani”

 ore 15.15    Interventi Federazioni Sportive Nazionali e Società Affidatarie Impianti ex Legge n. 219/81

 FIN – FIP – FIPAV – FIDAL – Associazione Centro Ester -Ente Morale

FIJLKAM – Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali

Aldo Nasti, Presidente CR Campania – Raffaele Parlati, Presidente A.S.D. Nippon Club

FIN – Federazioni Italiana Nuoto

                  ASD Circolo Canottieri Napoli

                  CN Posillipo                        

                  ASD Rari Nantes Napoli

                  ASD Acquachiara Ati 2000

                  ASD Sporting Nuoto Club

                  Consorzio AquaGis

                  ASD Aquila Nuoto

                 FGI – Federazione Ginnastica d’Italia – Prof. Rosario Pitton, Vice presidente Nazionale

                  Prof. Michele Sessa, Presidente CR Campania – Prof. Aldo Castaldo, Vicepresidente CR

                  Campania, Presidente ASD Ginnastica Campania 2000

                  FIP – Federazione Italiana Pallacanestro –      Prof. Manfredo Fucile, Presidente CR Campania –

                  Dr. Roberto Erricchiello, Presidente ASD Collana Basket                        

                  FIPAV – Federazione Italiana Pallavolo

                  Avv. Ernesto Boccia, Presidente CR Campania – Dr. Umberto Capolongo, Presidente CP Napoli

                  FIDAL – Federazione Italiana Atletica Leggera

                  Dr. Sandro Del Naia, Presidente CR Campania – Prof. Corrado Grasso, Presidente CP Napoli

                  Carlo Cantales, Consigliere CR Campania, Pietro Boatta, Resp. Impianti CR Campania

ore 16.00   Interventi Enti di Promozione Sportiva Nazionali

                 A.I.C.S. Associazione Italiana Cultura e Sport

                  Alessandro Papaccio – Presidente CR Campania

                  CSI – Centro Sportivo Italiano

                  Salvatore Maturo, Presidenza Nazionale, Antonio Papa , Presidente CP Napoli

                  UISP – Unione Italiana Sport per Tutti

                  Antonio Mastroianni, Presidente CP Napoli

 ore 16.45 Dibattito

 ore 17.15  Conclusioni Sessione di Studio e Report Proposte Condivise

Appello del pd alle dimissioni di Caldoro

regionecampaniaOggi (18.06.2014) leggo su repubblica Napoli, il bollettino di guerra del Consiglio Regionale (con 56 consiglieri indagati su 60) e registro anche l’invito della segretaria regionale del PD Assunta Tartaglione alle dimissioni di caldoro, solo che sento la necessità di chiedermi perché il pd, che oggi si fa giustamente  paladino della legalità e del rispetto dell’etica pubblica e della moralità, non impone, ai suoi consiglieri regionali indagati nella vicenda dei fondi economali, di dimettersi? E’ chiaro che la credibilità di un partito passa attraverso atti di coerenza che oggi credo siano dovuti ai cittadini della regione Campania. Come fa il pd a non capire questo elementare concetto dopo la batosta delle recenti elezioni amministrative che segnano un palese scollamento tra ciò che sta accadendo a livello centrale ed il degrado della classe dirigente locale.  In tutto questo spero che caldoro faccia un atto di coraggio e ponga fine a questa condizione che i cittadini non meritano.

Da Repubblica Napoli di oggi 18.06.2014

 Consiglio regionale dalle mani sporche 56 indagati su 61

Rapporti con la camorra, truffe e rimborsi fasulli da mesi l’attività dell’assemblea e paralizzata. Trataglione: “Un Caso nazionale, Caldoro si dimetta”

CINQUANTASEI indagati su sessantuno. Rimborsi contestati dai pm per un milione 675 mila euro, ma anche rapporti con i clan, condanne in primo grado per concorso esterno in associazione camorristica e abusi sessuali. Accuse per tentata concussione e truffa aggravata. Inchieste su falsi invalidi e Asl. Questo è oggi il consiglio regionale. Questa è l’assemblea che dovrebbe decidere le sorti della Campania dalla sanità ai trasporti, dall’urbanistica ai fondi europei, dal sistema integrato dei rifiuti fino al ciclo delle acque. Un’assemblea al 90 per cento sotto inchiesta su cui pesano anche condanne e processi. L’ultima indagine sui rapporti tra il clan Polverino di Marano e il vicepresidente del Consiglio, Biagio Iacolare dell’Udc, è insomma tutt’altro che un’eccezione all’isola F 13 del Centro direzionale dove l’ex presidente Paolo Romano è stato arrestato appena un mese fa. Un grattacielo assediato dalle indagini e paralizzato nell’attività legislativa. Da mesi in Regione non si riesce a votare non solo una legge, ma neppure un semplice ordine del giorno e ora il Partito democratico, con il segretario regionale Assunta Tartaglione, annuncia un’iniziativa per arrivare allo scioglimento anticipato dell’assemblea. Accuse di «irresponsabilità» sul Consiglio della Campania arrivano anche da Lina Lucci, leader regionale della Cisl.

Clan, truffe rimborsi fasulli ecco il palazzo degli inquisiti in 56 su 61 sotto inchiesta

Il vicepresidente Iacolare è solo l’ultimo della lista Chi sono i consiglieri nei guai con la giustizia

LA SITUA ZIONE

RAPPORTI con i clan, consiglieri condannati in primo grado per concorso esterno in associazione camorristica. Tentata concussione e truffa aggravata. Abusi sessuali. Inchieste su falsi invalidi e sulle Asl. Indagine sul 90 per cento dei consiglieri per i rimborsi gonfiati destinati ai gruppi. Il campionario di processi e indagini che coinvolgono l’assemblea regionale della Campania comprende un’infinità di articoli del codice penale. E l’isola F 13 al Centro direzionale è un fortino paralizzato. Un’assemblea, assediata dagli investigatori, incapace di approvare anche un solo ordine del giorno. Dopo l’arresto dell’ex presidente del consiglio Paolo Romano e l’inchiesta sul clan di Marano che coinvolge il vicepresidente Biagio Iacolare, il Pd ha deciso di avviare un’iniziativa che porti allo scioglimento. E anche Lina Lucci, segretario regionale della Cisl, definisce l’assemblea «irresponsabile».

L’ANALISI

DOPO l’arresto di Paolo Romano la maggioranza di centrodestra avrebbe voluto eleggere alla presidenza dell’assemblea regionale un consigliere non inquisito.

Ambizione svanita rapidamente, appena segretari e capigruppo si sono resi conto che la rosa degli immacolati era ristretta, tropo ristretta, in un’assemblea che ha 56 inquisiti su sessantuno.

E se gran parte di loro devono rispondere per la gestione dissennata dei rimborsi destinati ai gruppi, c’è una folta pattuglia sotto accusa per altri reati anche di camorra. I rapporti su cui indaga la Dda, Direzione distrettuale antimafia, tra il vicepresidente del consiglio regionale, Biagio Iacolare dell’Udc, e il clan Polverino di Marano non sono insomma un’eccezione nell’assemblea più inquisita e meno produttiva d’Italia.

C’è Iacolare, ritenuto un prestanome del clan e titolare di una cooperativa finita sotto sequestro, ma c’è anche dell’altro. Ad esempio Roberto Conte. Molti ne avevano perse le tracce, ma è tuttora consigliere regionale. Quattro anni fa Conte ha portato diecimila voti al centrodestra con la lista Alleanza di popolo, poi è stato sospeso per una condanna in primo grado a due anni e otto mesi per concorso esterno in associazione camorristica. Reintegrato, è stato arrestato un anno fa per i diplomi facili in alcuni Comuni dell’area nolana-vesuviana in un’altra inchiesta della Procura di Torre Annunziata. Rimesso in libertà, Conte è tornato per la seconda volta in Consiglio.

Così come è tornato in aula, sempre sorridente, Giovanni Baldi di Forza Italia. Un professionista di Cava de’ Tirreni finito ai domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in un’inchiesta sui falsi invalidi. Nella sua vicenda, secondo le accuse, furono date le pensioni di invalidità anche a una suora perfettamente in grado di camminare; il tutto, non in cambio di denaro ma in cambio di voti.

Ride meno invece, e appare sempre scuro in volto, l’altro consigliere di Forza Italia Massimo Ianniciello che ha fatto un po’ da apripista, quasi un rompighiaccio nelle indagini sui rimborsi fasulli. Un’ordinanza di custodia cautelare lo portò agli arresti domiciliari per truffa aggravata. Secondo l’accusa, avrebbe percepito illecitamente un rimborso di circa 64 mila euro esibendo fatture per operazioni inesistenti.

Un recordman Ianniciello? Niente affatto. Lo ha battuto nettamente il socialista di destra Gennaro Salvatore il quale avrebbe percepito la somma più elevata: oltre 93 mila euro. Anche per lui i domiciliari, le dimissioni da presidente del gruppo “Caldoro presidente” e il ritorno in aula. La somme complessive contestate dai pm ammontano a 1.218.449 euro ai singoli consiglieri più altri 456.648 come spese non documentate relative al funzionamento dei gruppi per un totale pari a 1.675.097 percorrendo trasversalmente tutti i gruppi con l’eccezione di Carlo Aveta della Destra che, non a caso, nei giorni successivi all’arresto di Paolo Romano provò inutilmente a candidarsi alla guida dell’assemblea.

Una condanna in primo grado a quattro anni, per presunti abusi sessuali sulle figlie della compagna, pesa anche sul socialista di sinistra Corrado Gabriele, ex assessore con Bassolino. Sempre a sinistra c’è Enrico Fabozzi, passato dal Pd al gruppo misto, arrestato, rimesso in libertà, ritornato in consiglio e ora sotto processo nell’inchiesta su appalti, finanziamenti ed ecoballe nella qualità di ex sindaco del Comune casertano di Villa Literno.

In tanti dall’aula agli arresti e ritorno. È invece ancora ai domiciliari Paolo Romano del Nuovo centrodestra. È stato arrestato il 20 maggio per tentata concussione in un’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sulla Asl di Caserta. Nei giorni scorsi le carte sono passate alla Procura di Napoli.

C’è anche chi è coinvolto nella vicenda falsi invalidi: Giovanni Baldi, professionista originario di Cava de’ Tirreni

IACOLARE

Il vicepresidente Biagio Iacolare è indagato in una indagine sul clan Polverino di Marano

IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PD, TARTAGLIONE “Ormai è un caso nazionale Caldoro ne prenda atto e lasci”

È più un problema politico o, piuttosto, una questione di legalità?

«Una questione di legalità Una priorità. Il Pd non accetta anche solo i rapporti ambigui. Lo ha detto Renzi più volte e ne siamo tutti convinti. Non c’è solo un caso Iacolare, tanto per citare l’ultimo consigliere coinvolto. Il punto è che non c’è mattina in cui non spunti la Regione. A strettissimo giro, dunque, mettiamo in moto con il nostro gruppo ogni iniziativa per arrivare allo scioglimento».

Quale iniziativa?

«Un’iniziativa nostra a livello di partito e di prospettiva futura, ben sapendo che in ogni caso sarà una campagna elettorale difficile».

Anche il Pd nazionale è d’accordo??

«Il nazionale è in linea. Renzi lo ha detto più volte platealmente e in modo inequivocabile. E il suo pensiero è da tutti noi condiviso. Ne parlerò anche con il vicesegretario nazionale Guerini. Una situazione troppo delicata. È importante oggi ristabilire la capacità della politica di apparire su un fronte unico a difesa della legalità per poter fare il bene dei cittadini. Questo sarà il tema fondante del programma per le regionali che ci apprestiamo a preparare in vista delle primarie per scegliere il migliore candidato presidente della Regione. Il Pd è tutti i giorni in prima fila per difendere la legalità e combattere rapporti anche solo ambigui che per noi sono inaccettabili». ( o. l.)

Riuniremo il partito per avviare una iniziativa che porti al rapido scioglimento dell’assemblea

«IN REGIONE c’è una seria questione di legalità ormai all’attenzione nazionale. Il presidente Caldoro prenda atto e si dimetta». Assunta Tartaglione, segretario regionale del Pd, annuncia una iniziativa dopo la nuova raffica di inchieste che nelle ultime settimane ha prima decapitato e poi colpito nuovamente il vertice del consiglio regionale.

Segretario, chiederete ai vostri con sceglierei di dimettersi?

«Riuniremo il partito con il gruppo regionale per avviare un’iniziativa che porti al rapido scioglimento dell’assemblea. Ormai da tempo con c’è inchiesta che non coinvolga la Regione».

Assemblea Cittadina sull’Acqua Pubblica

acqua.assembleaIl recente disegno di legge della regione Campania sul servizio idrico integrato rappresenta un clamoroso passo indietro rispetto alle politiche elaborate nel settore negli ultimi anni. Il provvedimento, oltre a mancare nel riconoscimento dell’acqua come “bene comune”, da un punto di vista pratico ridetermina i confini degli ATO (Ambito Territoriale Ottimale, ovvero le aree all’interno delle quali vengono organizzati i servizi pubblici), allargandoli e cadendo in contraddizione con la legge nazionale che richiede una “coerenza” dell’ATO con il bacino idrografico corrispondente.

In Campania, stando a ciò che stabilisce il decreto, gli ATO passeranno da cinque a tre, riducendo ulteriormente i livelli di partecipazione dei cittadini e persino delle amministrazioni locali all’interno di enti la cui gestione diventa sempre più verticistica. Una contraddizione normativa di questo genere apre inoltre le porte a nuovi rischi riguardanti la privatizzazione dei servizi, tanto più in un contesto di incertezza riguardo l’affidamento degli stessi servizi idrici all’azienda pubblica napoletana.

In un quadro così ambiguo, l’enorme risultato scaturito dal referendum del 2011, che vide esprimere oltre venti milioni di italiani contro la privatizzazione dell’acqua e a favore del suo riconoscimento come “bene comune”, rischia di essere vanificato dopo nemmeno tre anni.
Per questi motivi, per ribadire la contrarietà a ogni forma di privatizzazione, per discutere dei problemi che interessano l’azienda napoletana Acqua Bene Comune, il gruppo consiliare di Ricostruzione Democratica ha organizzato per mercoledì 18 giugno, alle 16,00, un incontro pubblico all’interno della Sala multimediale del palazzo del consiglio comunale, in via Verdi 35. All’incontro sono invitati a partecipare tutti i cittadini interessati, gli esponenti dei comitati che da anni lavorano e combattono per la gestione pubblica dell’acqua, i lavoratori dell’azienda pubblica napoletana, assieme ai rappresentanti dell’amministrazione comunale, i consiglieri e i rappresentanti delle forze politiche cittadine..

assembleacqua

La Guerra dei Mercatini dei Prodotti Biologici

Confagricoltura via Cervantes (2)-2Immagino che molti di Voi avranno, almeno una volta, fatto la spesa in un mercatino “biologico” dei prodotti della terra, dal Centro Direzionale alla Villa Comunale passando per Piazza Dante e Via Cervantes. Immagino, altresì, che quelli di Voi che si sono dedicati a questa piacevole attività, per lo più domenicale, siano tornati a casa con il carrellino o le buste piene di frutta e verdura. I più assidui frequentatori di questi mercati, immagino, si saranno anche accorti che in questi ultimi mesi ci sono state delle interruzioni e che ultimamente abbiamo saltato due settimane.

Vi siete chiesti il perché? Per una questione di trasparenza e di correttezza politica credo sia utile spiegarvelo.

Dunque, la questione verrà di nuovo all’attenzione del Consiglio Comunale il 12 giugno prossimo poiché è in discussione una proposta di delibera di iniziativa consiliare a firma di Antonio Borriello (PD), io (RD della serie non mi faccio mancare niente), Elena Coccia (FED) e Marco Russo (gruppo misto), con la quale si propone la modifica del Regolamento sui mercati agricoli approvato il 26.06.2013 (clikka).

Ebbene, in consiglio ci sono due distinte battaglie politiche una che riguarda la sostanza ed un’altra che riguarda la forma.

La prima ha ad oggetto lo scontro tra chi ritiene che questi mercati vadano limitati per non creare concorrenza con i negozianti che si vedono sottratte consistenti fette di mercato col rischio di saltare, di qui la ferma opposizione al passaggio dalla cadenza mensile (prevista) alla cadenza settimanale (proposta) ed all’aumento dei siti e chi (come me), invece, ritiene che questi mercati siano un modo per accorciare la filiera, promuovere i prodotti locali, calmierare il mercato ed opporsi alla grande distribuzione che sta distruggendo i prodotti italiani ed in particolare quelli Campani visti gli ultimi fatti relativi alla terra dei fuochi.

Immagino che avrete sicuramente sentito parlare di agricoltori che lasciano i prodotti sugli alberi perché non conviene raccoglierli o di tonnellate di frutta e verdura che vanno al macero per ragioni economiche. Ricordo che Report ha fatto più di un servizio sul tema.

L’altra battaglia politica, dicevo, verte, invece, sulla forma perché a proporre la modifica è stato come detto solo un gruppetto di consiglieri, neppure tutti di maggioranza, e non la giunta e questo in un certo qual modo avrebbe fatto indispettire i consiglieri di maggioranza e la giunta stessa che così si sarebbe vista espropriata di un merito, tanto che è stata anche proposta una delibera di Giunta più o meno con il medesimo contenuto. Capisco che vi sembrerà una quisquilia ma, a mie spese e sulla mia pelle, ho scoperto che questa cosa vale tante discussioni … ed in politica l’IO è sempre una montagna da scalare …

Orbene, in commissione il 9 giugno scorso si è deciso che la delibera di iniziativa consiliare è di tutti (speriamo bene) e che potrà andare in consiglio il 12 p.v. non senza preoccupazioni perché a scontrarsi come dicevo prima, per fare nomi e cognomi, non saranno solo i consiglieri ma anche le organizzazioni rappresentative degli agricoltori (coldiretti e confagricoltura) da una parte e quelle dei commercianti (confcommercio) dall’altra.

Io credo che la Politica dovrebbe farsi carico di una visione e di un indirizzo che per me, nel caso di specie, è quello di dare una spinta ai nostri prodotti interni, sperando che, i produttori nostrani, un giorno possano rifornire direttamente i nostri negozianti e che il consumo della frutta e verdura “biologica” sia alla portata di tutti e non solo di quelli che si possono permettere di acquistare un chilo di ciliegie a 5 €. … ma forse sogno … e forse il dovere di un politico è sognare ….

Per la cronaca i due più ardenti sostenitori della battaglia contro i mercatini della terra, ovvero per la loro limitazione, sono Fiola (PD) e Moretto (Fretelli d’Italia), tanto che, per quest’ultimo caso, nel mio intervento in commissione del 9 u.s. non ho fatto mancare la mia critica meravigliandomi del fatto che questa dovrebbe essere una battaglia propria di Fratelli d’Italia che dovrebbe avere a cuore la produzione nazionale … ma in politica tal volta non si capisce nulla.

Ovviamente, e concludo, restano assolutamente salvi tutti i controlli necessari per evitare frodi e comportamenti scorretti di agricoltori che dovessero proporre prodotti non della loro terra ma acquistati al mercato!!! che Dio ce la mandi buona ….

Gli obiettivi dell’amministrazione carte alla mano

comuneStamane in Commissione abbiamo trattato della tematica dei dipendenti Comunali avendo l’opportunità di sentire anche i rappresentanti del Comitato dei Dipendenti. Il tema è centrale per l’amministrazione e le questioni poste, contrariamente a quello che si può pensare, non sono state il salario accessorio o le posizioni organizzative (temi tipici dei sindacati) ma di come sia possibile fare in modo che il lavoro dei dipendenti sia dignitosamente svolto. Sono, ovviamente, intervenuto per dire che ho accolto positivamente questa interlocuzione che è da stimolo anche per i sindacati stessi i quali devono ormai spostarsi sul terreno della difesa del lavoro, per perseguire il fine della difesa dei lavoratori e della loro dignità che non è e non deve essere mai merce di scambio!

E’ chiaro che la riforma della macchina comunale doveva essere il primo obiettivo dell’amministrazione. Senza dubbio possiamo dire che quello che si vede in giro per la città dimostra chiaramente che la macchina comunale non è un granché registrata per non dire sgangherata. Si va dalle recenti lamentele che ho avuto per la consegna dei certificati elettorali alla inadeguatezza dei controlli sui servizi.

La necessità di avere obiettivi chiari ed altrettanti controlli sugli obiettivi è, dunque, di primaria importanza e secondo me è un segnale positivo che a dirlo sono stati proprio i dipendenti che abbiamo sentito stamane. Io stesso ho denunciato diverse inefficienze che a mio avviso sono state gravi come è accaduto per i finanziamenti perduti per la sicurezza delle nostre scuole (clikka) o per quelli relativi agli impianti sportivi (clikka), per i quali ho anche inviato una mia richiesta al Segretario Generale affinché provvedesse ad investire il Servizio Ispettivo. La procedura devo dire che sta andando avanti.

Ebbene, il tema degli obiettivi per come è gestito sfiora il ridicolo! Difatti, pare che gli obiettivi se li diano gli stessi dirigenti, così come i criteri di verifica del raggiungimento degli obiettivi stessi, quindi, il gioco è fatto tutti gli obiettivi non potranno che essere raggiunti con il minimo sforzo ed il massimo risultato … personale dei dirigenti stessi che lucreranno sempre la retribuzione di risultato!

Per rendervi conto di quello di cui sto parlando vi invito a leggere le schede del Piano Provvisorio Operativo 2014 che poi andrà a confluire nel Piano Economico Gestionale 2014, anche perché dal raggiungimento degli obiettivi dipende la Retribuzioni_di risultato dei dirigenti (clikka) che Vi invito a leggere e che è di tutto rispetto.

Qualche tempo fa, infatti, scrivevo che al pagamento (clikka) integrale della retribuzione di risultato a tutti i dirigenti del comune dovrebbe corrispondere una qualità dei servizi eccellente …. lascio a voi ogni valutazione …. qui (clikka) troverete anche tutti i PEG consultateli e divertitevi a trovare quelli che vin interessano cosicché potrete valutare se siano stati raggiunti o meno.

Ricordo che in un mio intervento in consiglio comunale non recentissimo criticai che per le politiche sportive l’obiettivo che si era dato l’assessorato era la sottoscrizione della transazione con il Calcio Napoli che sappiamo tutti come è andata a finire  …. secondo voi il dirigente l’avrà avuta la retribuzione di risultato ? è probabile che si.

Infine, una cosa che mi ha fatto piacere è che gli stessi dipendenti con i quali abbiamo interloquito hanno riferito della grave situazione dell’arruolamento di dirigenti a contratto  e di come, invece, sia necessario avere dirigenti indipendenti dal potere politico. Ovviamente ho richiamato il mio ultimo intervento sul punto in consiglio comunale (clikka) e dei grossi rischi della riforma Renzi.

Dalla Repubblica delle Idee alla repubblica delle banane

mazzetteNon abbiamo ancora finito di alzare il lenzuolo dall’EXPO di Milano che il caso MOSE in Veneto mostra uno spaccato per alcuni versi più preoccupante. Lì, infatti, il “sistema” pare consentisse anche l’acquisto delle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato. A trattare era Corrado Crialese ex presidente di Fintecna con tanto di tariffario che andava dagli 80 mila ai 120 mila euro.

Oggi a guidare la FINTECNA, società di Stato,  che ha fatto fallire Bagnoli Futura, ed alla quale, molto probabilmente, sarà affidato il compito di portare avanti la bonifica di Bagnoli e la realizzazione del progetto di vendita dei suoli c’è Maurizio Prato per il quale per ragioni di trasparenza occorrerebbe sapere in virtù di quali logiche è stato nominato …. non resta che affidarci al “FUORI I LADRI DAI PARTITI” pronunciato da Renzi a Napoli . Spero che inizi presto e le prossime elezioni regionali saranno il banco di prova atteso che la pressoché totalità dei consiglieri regionali uscenti sono sottoposti ad indagine per aver distratto i fondi economali per centinaia di migliaia di euro… Aspettiamoci una bella pulizia …. altrimenti prevarranno le solite logiche spartitorie al ribasso dei capibastone buoni a far vincere le primarie ma non determinanti alle elezioni … così da passare dalla Repubblica delle Idee alla repubblica delle banane di berlusconiana memoria

Da Repubblica di oggi (08.06.2014)

Giudici comprati al Consiglio di Stato

Gli imprenditori del Mose compravano le sentenze. E per farlo si affidavano ad un avvocato cassazionista, Corrado Crialese, ex presidente di Fintecna (la finanziaria pubblica per il settore industriale). Si occupava solo di questo Crialese, pagare i giudici. Sia quelli del Tribunale amministrativo regionale, sia quelli del Consiglio di Stato. Agiva per conto delle ditte del Consorzio Venezia Nuova.

È QUANTO mettono a verbale Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan (onorevole di Forza Italia ed ex governatore del Veneto) e Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani, primo socio del Consorzio Venezia Nuova. Una sentenza costava tra gli 80 e 120mila euro. Ma non è tutto. Durante due interrogatori- confessione spunta anche un nome: quello del presidente del Tribunale amministrativo del Veneto Bruno Amoroso. È la Minutillo la prima a parlarne, quando i tre magistrati Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini il 19 marzo 2013 le chiedono conto di una mazzetta di 20mila euro.

IL TARIFFARIO

“Poi, signora, a un certo punto registriamo all’interno del suo ufficio la consegna di una somma di denaro che lei dà a un suo dipendente, da portare a Roma. Siamo nel febbraio del 2013… Insomma, qualche settimana fa, poco prima del suo arresto” dice il pm Buccini. “Sì lo ricordo – risponde la Minutillo – quel giorno, venne in ufficio da noi Corrado Crialese che ha una serie di rapporti importanti, tant’è che lui proprio lui una volta mi disse: sai, forse adesso viene il mio amico Amato, forse lo fanno Presidente della Repubblica. Fu il giorno della grandissima nevicata. E io dissi a Piergiorgio Baita: guarda che forse questo qua viene perché vuole qualcosa. E infatti era così. Bisognava corrispondergli 20mila euro che lui avrebbe fatto avere, diceva, al suo amico presidente del Tar del Veneto, Amoroso”.

“CONDIZIONARE I RICORSI”

Chiede il pm Tonini: “Perché essere consegnata questa somma?”. “Così si poteva influire sui ricorsi – risponde la Minutillo – su alcuni che erano in atto, in particolare quelli sull’Autostrada del Mare. E vincemmo noi. Ma ce n’erano stati anche altri. Maltauro aveva fatto ricorso contro di noi sulla Valsugana, e so che era anche in crisi per questo. Perché (il giudice, ndr) era amico sia di Mantovani (attraverso Crialese) che di Maltauro. Alla fine Maltauro ritirò il ricorso e si misero d’accordo Mantovani e Maltauro. In realtà i ricorsi servivano proprio a questo: un concorrente li fa per costringerti poi a tirarlo dentro. Funziona quasi sempre”. La interrompe il pm Ancilotto: “Ecco, ma allora perché pagare?”. “Perché questo è un sistema consolidato, nel senso che avviene anche ai più alti livelli oltre che al Tar…” risponde l’ex segretaria di Galan. “Senta, è l’unico pagamento fatto ad Amoroso o in passato ne vennero fatti altri dal Baita?” chiede ancora uno dei tre inquirenti. “Ce ne furono altri, come questo cui ho appena accennato: il ricorso della Valsugana, che infatti vincemmo”. Anche Baita, nell’interrogatorio del 28 maggio 2013 conferma tutto. E va oltre. “Conosco Crialese quando come vicepresidente di Fintecna si offre di fare il mediatore nell’acquisto dell’area ex Alumix, dove avevamo un progetto di piattaforma logistica presso il Porto di Venezia. Per favorire la vendita lui chiede una parte in nero, credo 160mila euro. Gli affidiamo poi degli incarichi anche come avvocato per le cause amministrative e oltre al pagamento della parcella ci chiede sempre una parte in nero”. “E come la giustifica questa parte in nero?” chie- dono i magistrati. “Che lui ha i suoi rapporti da…pagare ”.

LA LISTA

E poi fa la lista delle mazzette per i giudici: “Abbiamo pagato sia per alcune sentenze del Consiglio di Stato che del Tar del Veneto. Per la sentenza sulla Pedemontana Veneta 120 mila euro. Per vincere il ricorso contro Sacyr che poi, però, abbiamo perso, 100mila euro… In quel caso qualcun altro deve dato di più. Poi anche per un ricorso contro Maltauro sulla Valsugana. E contro Net Engineering credo altri 80 o 100mila euro. E ancora per la vicenda Jesolo Mare al Consiglio di Stato. Pagavamo sempre, perché Crialese diceva che se non glieli davamo avremmo perso…”. Crialese ora per lo scandalo del Mose è agli arresti domiciliari con la sola accusa di millantato credito.

La super mazzetta per Tremonti

COSA sapeva l’ex ministro Giulio Tremonti delle manovre del suo braccio destro Marco Milanese, affaccendato — scoprono i pm veneziani — per far arrivare 400 milioni di euro al Mose? Come faceva Milanese a garantire al presidente del Consorzio Venezia Nuova, «in cambio di 500mila euro», che il parere positivo del dicastero dell’Economia, necessario per sbloccare i fondi del Cipe, sarebbe arrivato?

VENEZIA

SONO domande a cui manca ancora una risposta, e i pm veneti stanno pensando di ascoltare Tremonti come persona informata dei fatti. Potrebbe essere chiamato già nelle prossime settimane. Lui, e solo lui, può spiegare.

LA VERITÀ DELLA DOGESSA

C’è in particolare una dichiarazione, messa a verbale nell’interrogatorio del 14 luglio 2013 da Claudia Minutillo, la “Dogessa”, l’ex segretaria di Giancarlo Galan, che ha bisogno di un qualche approfondimento. «Tra i destinatari delle somme raccolte da Mazzacurati (Giovanni, il presidente del Consorzio Venezia Nuova che costruisce il Mose, ndr) vi erano… omissis… e Marco Milanese, uomo di fiducia di Tremonti. A quest’ultimo era destinata la somma di 500mila euro che l’ingegner Neri (stretto collaboratore di Mazzacurati, ndr) conservava nel suo ufficio al momento dell’ispezione della Guardia di Finanza».

La Minutillo, dunque, il testimone chiave dell’inchiesta ritenuta attendibile dai pm, è sicura. Quei bigliettoni, dice, erano per Tremonti. A scanso di equivoci lo ripete anche in un altro passaggio: «Neri li aveva nel cassetto, da consegnare a Marco Milanese per Tremonti, e li buttò dietro l’armadio. La Finanza sigillò l’armadio ma la sera andarono a recuperarli e furono poi consegnati a Milanese il 7 giugno del 2010». Non c’è traccia né prova, nelle 700 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, di un successivo approdo della somma nelle mani dell’ex ministro, che non è indagato.

Milanese, «il nostro amico», come lo definiscono gli uomini della cupola del Mose, «l’uomo con le mani in pasta in questa storia», come lo presenta Mazzacurati ai magistrati, ha la bocca chiusa, non parla. Il suo nome è nell’elenco dei cento indagati dell’inchiesta sulle tangenti veneziane ma una ventina di giorni fa, pochi giorni prima che scattassero gli arresti, la procura ne ha revocato la richiesta di custodia cautelare, non si sa se in carcere o ai domiciliari.

L’INCONTRO DELLA SVOLTA

Tremonti viene tirato in ballo anche da Piergiorgio Baita, l’ex presidente della Mantovani, quando gli viene chiesto di raccontare come avessero fatto a ottenere lo sblocco nel 2010 dei soldi del Comitato interministeriale per la programmazione economica. Gianni Letta aveva consigliato a Mazzacurati di «trovare una strada» per rivolgersi a Tremonti. Quella strada si chiama Roberto Meneguzzo, è il direttore dell’azienda vicentina Palladio. Costui fissa a Milano un appuntamento tra Tremonti e il presidente del Consorzio. «Quando ritorna a Venezia — spiega Baita in un verbale — Mazzacurati fa una convocazione d’emergenza dei soci e dice: “Se volete sbloccare il Cipe ci sono 500 mila euro da consegnare all’onorevole Milanese, almeno una settimana prima della delibera”».

La “pratica Milanese”, quindi, pare avviarsi subito dopo l’incontro faccia a faccia con Tremonti. Cosa si sono detti in quell’appuntamento? Perché tanta fretta, da parte di Mazzacurati, nel convocare i sodali che siedono nel Consorzio? Sarà poi Mazzacurati stesso ad ammettere di avere consegnato «in una scatola» il denaro al consigliere politico di Tremonti nella sede della Palladio Finanziaria, a Milano. Quell’incontro, di pochi minuti, lo lascia perplesso. «Mi dice che si adopererà e che pensa di riuscire… poi mi ha detto solo grazie, mi ha sorpreso questa cosa, perché è un po’ imbarazzante anche, ma insomma, non importa… lui mi ha detto grazie».

IL VIA LIBERA DA ROMA

L’impegno porta i frutti sperati. Il 13 maggio 2010 il Cipe approva la delibera n. 31 per la «continuità funzionale di opere di difesa idraulica». Tradotto, significa che dopo molti mesi di stallo per le ditte del Mose stanno arrivando 400 milioni di euro dal governo Berlusconi. Scrive il gip veneziano nell’ordinanza di custodia cautelare: «L’intervento di Milanese è stato determinante per l’introduzione di una norma ad hoc», l’ex finanziere è riuscito a contattare e a parlare «con Ercole Incalza e con Claudio Iafolla». Sono persone che contano, sono il capo della struttura tecnica e il capo di gabinetto del ministero delle Infrastrutture. E però — annota il gip — Milanese è stato «efficace» anche sul “fronte interno”, su chi cioè reggeva in quel momento il dicastero dell’Economia, Giulio Tremonti, il quale — secondo gli imprenditori veneziani arrestati — non era mai stato troppo favorevole allo sblocco.

Quello stesso 13 maggio, alle 16.15, Paolo Emilio Signorini, il capo dipartimento delle Politiche Economiche della presidenza del Consiglio, chiama Mazzacurati al telefono: «Non abbiamo potuto già oggi dare la destinazione di 400 miloni al Mose, ma il ministero dell’Economia sta predisponendo una norma che dà direttamente l’assegnazione…». E poi, rassicura il presidente del Consorzio: «Mi sentirei abbastanza tranquillo perché l’Economia mi è sembrata decisissima su questo, ora fanno la norma… sarà molto rapido, li ho visti veramente molto molto decisi».

Il nuovo servizio informazioni del Tribunale di Napoli

ServizioInformazioniTribunaleIl 3 maggio scorso chiedo ad un’assistente di cancelleria del Tribunale di Napoli il rilascio delle copie di un ricorso con pedissequo decreto di fissazione di udienza con il termine fino al 20 giugno p.v. per la notifica. Chiedo le copie non urgenti e l’impiegato candidamente mi dice: “Guardi avvocato deve fare la richiesta urgente perché con la richiesta ordinaria potrei rilasciargliele dopo il 20 giugno, pertanto, deve integrare i bolli con ulteriori 60 €.”
In sostanza per un disservizio interno all’amministrazione il cittadino è costretto a pagare il triplo all’amministrazione stessa che non è in grado di far funzionare gli uffici.

Ovviamente mi è venuta una forte risata nervosa … alla quale è seguita una ferma protesta che ha determinato una mediazione con il rilascio delle copie dal giorno 13 giugno in poi.

Ora visto i trascorsi non so se l’impiegato ci ha provato … ma a pensare male … non si sbaglia visto il recente servizio di striscia la notizia proprio al Tribunale di Napoli che consiglio di vedere fino alla fine (clikka) per capire il degrado morale nel quale viviamo.

Tra il serio ed il faceto nella foto il nuovo servizio informazioni del Tribunale di Napoli, diciamo un fai da te partenopeo con tanto di richiesta “a piacere” e devo dire che ho sentito il “nuovo” addetto, dare delle informazioni puntuali sugli uffici. Spero solo che non sia un avvocato che ha pensato bene di appendere la toga per lo sfascio della giustizia.

Vedi anche:

gli avvocati come le pecore (clikka)

il palazzo di ingiustizia di napoli (clikka)

Effetto elezioni Regionali: Il car sharing scappa da Napoli

car sharingDopo tre anni di politica attiva ho ormai una visione distorta e, quindi, leggo i fatti che accadono in città con una certa malizia. Tutto quello che sta accadendo in queste settimane, infatti, mi sembra già proiettato alla partecipazione alla più importante consultazione elettorale del paese: Le prossime elezioni alla Regione Campania. Le elezioni regionali, infatti, per quanto mi consta, sono le più importanti per il rilievo che hanno i consiglieri regionali e per il loro status.

Ora è sotto gli occhi di tutti che gli attuali consiglieri regionali per quattro anni, diciamo, sono stati pressoché assenti dalla vita cittadina, se non per l’affare dei fondi economali, per i quali sono quasi tutti indagati, ed allora diventa, forse, necessario che si creino delle “occasioni stressate” per poi prendersi il merito di risolverle. Diversamente non mi spiegherei, infatti, sia il ravvivarsi della vicenda dei BROS, per la quale ho ricevuto delle sollecitazioni politiche nonché quella, degli addetti alle pulizie delle ASL, entrambe questioni di competenza della Regione Campania. Così come pure in questo periodo, mi puzzano le promozioni di massa nelle aziende pubbliche …

Ad ogni buon conto potrebbe essere letta in questo senso anche la vicenda relativa alla dismissione del car sharing dal sistema di mobilità napoletano. Ma ovviamente mi sbaglio!

Oggi, infatti, leggo sulla stampa cittadina che all’improvviso ed inaspettatamente sono stati annullati, in una sola volta, i benefici per incentivare il trasporto condiviso lanciato a Napoli da una azienda napoletana la “Bee”.

In sostanza il Comune, che aveva fatto del car sharing un fiore all’occhiello della Smart City, ha negato di fatto la prosecuzione di questo progetto senza sentire ragioni, mentre, nelle maggiori città italiane, questa modalità è assolutamente incentivata. Il progetto della CI.RO (City Roaming clikka), infatti, resta fermo al palo del 2013 e sembra essere stato mandato in soffitta insieme al progetto della Bee, mentre nelle grandi città come Milano (clikka)Roma (clikka) e Torino (clikka) questa modalità di trasporto è assolutamente incentivata.

Come al solito Milano mi sembra più avanti di noi anni luce poiché il servizio è stato appaltato mediante una gara pubblica, così come aveva anche proposto la Bee, che si era dichiarata disposta a partecipare ad una selezione pubblica per aggiudicarsi il servizio che sembrava stesse prendendo piede nella nostra caotica città.

Ebbene, il legame perverso tra le prossime elezioni regionali ed il car sharing potrebbero essere i tassisti, da sempre contrari ad ogni ulteriore forma di trasporto alternativo a loro, e che sono assolutamente compatti rappresentando un bacino di voti nel quale pescare ! Ovviamente, ripeto, mi sbaglierò, ma come dicevano gli antichi a pensar male non si sbaglia mai … e la malapolitica che ci affoga da anni è fatta non nell’interesse pubblico ma nella sola direzione di acquisire il consenso elettorale da questo o quella categoria di cittadini a scapito degli altri …

Per il CAR SHERING oggi si chiarisce il caso:

Estratto da pagina 10 di ROMA del 05-06-2014 – Autore: PAOLETTI MICHELE

IL CASO

Car sharing, un`altra brutta figura

IL GASO II Comune dimentica di approvare i permessi per Ztl e strisce blu per le auto elettriche, la società; via da Nap Car sharing, un’altra brutta figuri DI MICHELE PAOLETTI NAPOLI. Il Comune perde il car sharing. E solo per un errore di comunicazione. Un’altra brutta figura firmata dall’Amministrazione di Palazzo San Giacomo. La società Bee, ha portato in città il progetto di car sharing con le piccole Renault Twizy, la seconda città d’Europa dopo Parigi ad utilizzare questi mezzi. Nei giorni scorsi ha chiesto informazioni al Comune su permessi per sostare nelle strisce blu e per transitare liberamente nelle Ztl. Ecco la risposta del delegato del sindaco: “Si comunica che non è possibile prorogare l’autorizzazione richiesta in quanto a tutto oggi non vi è un atto formale che indichi chiaramente che i veicoli elettrici utilizzati per il car sharing debbano essere autorizzati gratuitamente o quantomeno indichi un costo per tale rilascio. Pertanto si invitano i destinatari di questa e-mail a non far circolare detti veicoli in Zone a Traffico Limitato (Ztl). Si porgono distinti saluti”. Il delegato non era informato del fatto che qualche giorno dopo la giunta comunale avrebbe firmato una delibera proprio per consentire la libera circolazione e le agevolazioni per le auto elettriche, comprese quelle della Bee. E evidente, però, che più di una cosa non ha funzionato. Innanzitutto, i ritardi da parte della Giunta nell’approvare un provvedimento che dovrebbe essere prioritario per un’amministrazione cosi attenta alla sostenibilità, almeno nelle parole. Era talmente evidente che il provvedimento non era in agenda che neanche il delegato del sindaco sapeva nulla sulla sua possibile approvazione. Sciatteria che si è dimostrata in maniera lampante quando ieri dal Comune ne è stata data notizia solo dopo che la Bee aveva annunciato la sua intenzione di abbandonare Napoli. «Non è un paese per car sharing – affermano i responsabili della Bee – Sembra il titolo di un thriller americano ed è invece un atto amaro di una sceneggiata nostrana. Noi di Bee – il primo car sharing elettrico d’Italia, realizzato da un’azienda napoletana ed esportato nel resto del Paese -abbiamo atte so fino all’ultimo giorno utile il rinnovo del permesso (scaduto il 31.05.14) e la possibilità di avere la sosta libera sulle strisce blu, decidendo addirittura di sostenere il costo delle eventuali contravvenzioni che saranno elevate in questi primi giorni di giugno perché fiduciosi che prevalesse il buon senso nel Comune di Napoli». «I fatti dicono altro: dopo due anni di proposte di ogni genere fatte con l’unico scopo di fornire un servizio all’avanguardia, tutte rifiutate dal Comune – affermano da Bee – non solo non abbiamo ottenuto per voi di sostare a titolo gratuito sulle strisce blu, come avviene in tutte le città italiane ed europee in cui esista un car sharing elettrico, ma vi è stato revocato l’unico vantaggio che in qualche modo mostrasse l’interesse del Comune per la mobilità sostenibile». «Bee-Green Mobility Sharing sta lavorando da mesi per inserire nel servizio le centinaia di migliorie che ci avete indicato in questi anni, ma comincia ad essere difficilissimo fare battaglie in una città che stenta a stare al passo coi tempi – dicono ancora – che respinge le aziende o, meglio, che spinge le aziende locali che fanno innovazione ad andare altrove: molte città chiedono i nostri servizi e, ad oggi, Be gestisce un servizio simile Milano e presto sarà present anche a Roma. Continuerem – concludono – però a lavorar ed a investire e ritagliare or preziose per fare in modo eh un utente napoletano sia tra tato come un utente milanes o romano. Vogliamo un ci sharing serio, diffuso, a zer emissioni, che renda i cittadh liberi di muoversi e che peí metta loro di risparmiare ten” pò e denaro».

Da il Mattino di Napoli di oggi (04.06.2014)

Auto elettriche, niente agevolazioni: «Bee» va via

Il caso La società ha introdotto il car sharing ecologico a Napoli: «Dal Comune stop alle strisce blu gratis e all’accesso alle preferenziali. Auto elettriche, niente agevolazioni: «Bee» va via

II manager contro l’amministrazione: le altre città hanno sposato il progetto la nostra ci ha fatto solo perdere tempo Diletta Capissi: Niente strisce blu gratis per le auto elettriche a Napoli. «Purtroppo le nostre speranze di poter sfruttare questa opportunità analogamente a quanto avviene in tante altre città – sono risultate vane. Dal primo giugno ci hanno revocato perfino la possibilità di passare nelle preferenziali e ztl». A raccontare, con rammarico e rabbia, è Valerio Siniscalco, ingegnere e amministratore delegato di Nhp che, come ramo d’azienda, ha lanciato il marchio «Bee-Green mobility sharing», che consiste in un sistema di car sharing full elettrico. Il primo in Italia e secondo in Europa solo a Parigi. Oltre 40 auto elettriche, 2500 abbonati: dal primo giugno il Comune di Napoli ha revocato l’accesso in preferenziale e nelle ztl, cioè nelle zone a traffico limitato. «La mia azienda ha implementato un servizio di car sharing, erogato con una flotta di veicoli completamente elettrici – continua Siniscalco -. Il nostro è un progetto davvero innovativo pensato e localizzato a Napoli, anche e soprattutto per provare a dare un contributo alla rinascita della mia città, quella che mi ostino ad amare e che è perennemente congestionata». Speravano di implementare il progetto  anche sotto il Vesuvio, come hanno fatto con Milano, dove gestiscono il car sharing elettrico in accordo con il Comune con 120 auto di proprietà dell’ente: «Siamo solo i gestori e le auto elettriche le puoi parcheggiare ovunque», ripete Siniscalco. Ma qual è problema e perché una città così affogata nel traffico non adotta un più diffuso modello mobilità sostenibile? Risponde Siniscalco:·«In questi anni ci siamo interfacciati con l’ex assessore alla Mo bilità Anna Donati e il suo staff, con i quali abbiamo annunciato in un paio di conferenze stampa congiunte il fatto che Napoli si dotava di un car sharing all’avanguardia. Abbiamo inoltre incontrato il sindaco de Magistris e il vicesindaco Sodano, i funzionari comunali, discusso con le exmunicipalizzate, pianificato la diffusione sul territorio. Insomma, abbiamo fatto tutto quanto necessario per dare ai cittadini napoletani un servizio degno di una grande capitale europea, come del resto sembrava essere l’intenzione dell’amministrazione». E invece ecco una mail del 5 maggio 2014, a firma del delegato del sindaco, con la quale si revoca l’autorizzazione: «È vero che è consentito l’accesso alle Zti dei veicoli elettrici, ma tali autorizzazioni, come riportato nel disciplinare di accesso alle ZÜ e Aree pedonali, sono a pagamento, infatti nell’ordinanza 604 al punto 2 è riportato “a pagamento secondo la tariffa prevista per i non residenti/titolari di posto auto fuori sede stradale, il cui costo annuo a veicolo è di euro 100,00”. Pertanto vi invito a non accedere a tali aree a partire dal 30 maggio senza aver provveduto alla richiesta e relativo rilascio di contrassegni. Inoltre si declina qualsiasi responsabilità a partire dalla predetta data per eventuali verbali elevati ai vostri veicoli». Nel frattempo Bee è diventato un bench markitaliano, tanto che l’azienda è chiamata da molte dita: è presente a Milano già da un anno e sbarcherà a Roma nei prossimi mesi. «La cosa incredibile, ma non tanto, visto il grado di innovazione del progetto  continua arrabbiato Siniscalco – è che le altre città ci corteggiano, mentre casa nostra, l’amata Napoli, d respinge. Sarebbe stato meglio dichiarare dall’inizio la mancanza di interesse dell’amministrazione verso il progetto, invece di partecipare a conferenze stampa di presentazione del servizio. Non ci avrebbero fatto perdere tempo e denaro». Eppure di proposte ne hanno fatte. Riassumendole: tariffe forfettarie per l’utilizzo delle strisce blu da parte della flotta Bee. Rifiutata. Hanno proposto un regime di concorrenza pura, attraverso un avviso pubblico e trasparente, ispirato a quelli di Milano e Roma, che permettesse a tutti gli operatori europei. Niente. «Napoli invece otterrà un car sharing sperimentale che offre solo 4 stazioni (contro le nostre 33) e 12 vetture (contro le nostre 40 attuali). Questo sì, può usare le strisce blu». Ultima beffa: nonostante le promesse dell’amministrazione di rendere definitivo l’accesso alle Ztl e alle corsie preferenziali al car sharing, Bee è andata avanti con permessi provvisori bimestrali. Fino alla settimana scorsa, quando l’azienda ha ricevuto dal Comune la lettera con la quale comunicano che non rinnoveranno il permesso per l’accesso alle Zti e alle preferenziali al car sharing, a causa della mancanza di un atto amministrativo formale. Napoli perde un’altra occasione, sottolinea Siniscalsco: «Perde il car sharing ma introduce una misura di riduzione dell’inquinamento e del traffico davvero innovativa: la domenica ecologica». L’affondo ..Rifiutate tutte le proposte Ci hanno liquidato con una lettera»

L’ANM in Tilt ed il Gioco delle nomine

atan3371mkaiOrmai a Palazzo San Giacomo sembra di essere al grande fratello solo che qui chi è nominato non esce ma entra in questa o quella società partecipata! Ieri la nomina di un altro staffista (è il terzo dopo il CAAN (clikka)  e la NapoliHolding (clikka) sempre senza applicare il regolamento approvato il 15 maggio scorso.

La cronaca la apprendo dal Mattino di Napoli nel quale si dice che il Sindaco avrebbe valutato se applicare o meno il Regolamento solo che, siccome questa era una nomina non a scadenza ordinaria, ma su dimissioni di Brunetti, allora, il Sindaco della Casa di Vetro e della Trasparenza, ha preferito non applicarlo e scegliere lui, tanto a pagare saranno sempre e solo le tasche dei napoletani! Sostanzialmente un sotterfugio!

Da oggi in poi mi aspetto tutte dimissioni e nomine di chi voglio io. A questo punto non mi resta che consigliare al Sindaco De Magistris di andare a scuola di stile politico ed amministrativo dal Sindaco di Milano Pisapia (clikka) e dal Sindaco di Cagliari Zedda (clikka) cosicché anche Napoli un giorno possa essere considerata una città politicamente civile.

Ad ogni buon conto la gestione dell’ANM, da un lato non è un affare privato, da gestire con nomine di staffisti, dall’altro è una questione delicata perché riguarda la mobilità dei napoletani, in una azienda con un alto indice di sindacalizzazione che, come abbiamo visto per i Vigili Urbani (clikka), spesso determina distorsioni della tutela dei lavoratori piegata non alla protezione del lavoro, ma all’esercizio di un potere nelle mani di pochi ed in danno dei dipendenti stessi.

Ieri (03.06.2014), infatti, al deposito di Cavallegeri d’Aosta c’è stata una protesta dei lavoratori che ha determinato il blocco di tutti i mezzi, poiché come accaduto nei Vigili Urbani, si profila un avanzamento in carriera a Capolinea che probabilmente sarà condizionato dalle solite logiche di appartenenza sindacale o politica e ciò in danno della stragrande maggioranza dei dipendenti anziani che sono stati di fatto esclusi da questo avanzamento.

Il meccanismo per agevolare gli amici è stato quello di prevedere il requisito del diploma per una funzione per la quale è necessario avere solo l’esperienza, con il risultato abnorme di lasciare alla guida dei mezzi pubblici gli autisti più anziani. Ora per chi non è del mestiere, Vi assicuro che all’età di 55/60 anni guidare per otto ore un mezzo pubblico con il carico di responsabilità e di tensione che ne consegue non è una cosa facile. Ricordo bene il ritorno di mio padre dal lavoro con la divisa, la barba sfatta  e le occhiaie, specialmente quando doveva fare la cd. doppia giornata per mandare a all’università cinque figli ….

A questo punto ce la farà lo staffista del sindaco a dirigere l’azienda napoletana? Sopratutto siamo sicuri che non avremmo trovato di meglio attraverso un avviso pubblico ?

Di seguito la rassegna stampa nella quale si da’ conto del tema che ormai è ad arte voluto controverso dall’Amministrazione per fare i propri comodi.

Mercoledì 4 Giugno, 2014 CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – NAPOLI

Anm, Pino al posto di Brunetti. Ed è già polemica

All’Anm lascia Brunetti, al suo posto de Magistris indica il capostaff dell’assessorato alla Mobilità, Carlo Pino. Ma scoppiano le polemiche. Il gruppo di Rd pone l’accento sul fatto che «si tratta di un’altra persona di fiducia del sindaco dopo l’incarico di Giordano al Caan». Intanto è caos trasporti: Regione contro Comune per lo sfascio al Beverello. Mentre i sindaci preparano la class action contro Cumana e Circum.

NAPOLI — Il curriculum di Carlo Pino, con due lauree all’attivo, è indiscutibilmente ricco di esperienze nel settore dei trasporti, atteso che si tratta di un dirigente delle Ferrovie dello Stato. Solo che come è accaduto per Gaetano Giordano, staffista del sindaco nominato nel cda del Caan; e, precedentemente, con Alessandro Nardi, vicecapo di gabinetto dello stesso sindaco e indicato al vertice della Holding dei trasporti; anche nel caso di Pino, da ieri nuovo presidente dell’Anm, si tratta di un capostaff, stavolta dell’assessorato alla Mobilità. Continua dunque l’azione di de Magistris che sta rivolgendosi ai fedelissimi messi nei centri di potere, cosa che sta scatenando da giorni un vespaio di polemiche. «Guadagnerà un terzo, cioè duemila euro al mese rispetto ai seimila del suo predecessore», puntualizza in tutta fretta la portavoce di de Magistris. Ma le polemiche si scatenano subito. E’ il caso di Ricostruzione democratica, il gruppo nato da una costola della lista civica che sostenne il sindaco alle elezioni del 2011 e ora diventato strenuo oppositore in aula del primo cittadino. «Dopo la nomina di uno staffista come consigliere di amministrazione del Caan e quella di qualche mese fa di Nardi al vertice della Holding dei trasporti, è arrivata la nomina di un altro staffista alla guida dell’Azienda Napoletana Mobilità», scrive il capogruppo Gennaro Esposito. «Possiamo dire quindi che le società partecipate sono in assoluto terra di conquista della politica. Era proprio per scongiurare operazioni simili che Ricostruzione Democratica, oltre due anni fa, propose un regolamento per disciplinare le nomine nelle aziende comunali, regolamento approvato il 15 maggio scorso dal consiglio comunale. Come è possibile allora che il regolamento non sia stato rispettato?». Esposito sottolinea come sia «bene raccontare un aneddoto avvenuto durante la fase della votazione del regolamento da noi proposto che spiega la contraddizione. Di questa delibera, infatti, la presidenza non chiese, al contrario di quanto spesso accade, l’immediata esecuzione. Fu sostenuto che gli uffici avessero bisogno di un pò di tempo per adeguarsi e, pertanto, era il caso di non chiedere l’immediata esecuzione. Di questa singolarità demmo pubblica notizia in aula chiedendo formalmente l’impegno della giunta di non procedere a nessuna nomina nelle more; sembrò che ponessimo una questione scontata. Ora è evidente che si è trattato di una scusa che, come le bugie, ha avuto anche le gambe corte». Paolo Cuozzo

Da Repubblica Napoli di oggi (04.06.2014) ANM un capostaf come presidente

Arriva Carlo Pino al posto di Brunetti E scoppia la polemica LA NOMINA

CAMBIO al vertice dell’Anm. Ma è polemica. L’assemblea dei soci di Anm Spa ha ratificato le dimissioni del presidente Renzo Brunetti, procedendo poi alla nomina del nuovo presidente, Carlo Pino. Brunetti salutando i dipendenti ha spiegato «lascio per motivi familiari». Ma i rumor in azienda parlano del terzo bilancio in passivo da approvare e di possibili sanzioni.

Pino è un esperto di Trasporti, con un curriculum specifico: 58 anni, dal luglio 2011 fino ad oggi è stato capo staff dell’assessorato alla Mobilità e Infrastrutture del Comune. Due lauree umanistiche conseguite con il massimo dei voti, Pino ha una lunga esperienza nel risanamento delle aziende, nei processi di efficientamento e nella riorganizzazione dei servizi di trasporto. «L’uomo giusto per un passaggio di consegne veloce e per avere un presidente operativo da subito», dice a Palazzo San Giacomo chi lo conosce. Ma Pino è anche un uomo portato al Comune dall’ex assessore al ramo, Anna Donati. È uno staffista. Il secondo che la giunta de Magistris piazza alla guida di una partecipata, in meno di dieci giorni. La settimana scorsa è scoppiato il caso Caan (il centro agroalimentare di Volla). Eppure il consiglio comunale, il 15 maggio, ha approvato un regolamento per disciplinare le nomine nelle aziende partecipate. Regolamento che non consentirebbe nomine come quella di Pino. Ricostruzione democratica insorge e il consigliere Carlo Iannello spiega: «Di questa delibera la presidenza non ha chiesto, al contrario di quanto spesso accade, l’immediata esecuzione. Ora è evidente che si è trattato di una scusa e come tutte le bugie, ha avuto anche le gambe corte. Da persone che hanno ruoli istituzionali comportamenti di questo tipo non sono accettabili».

Una volta arrivata in Consiglio, la delibera è stata approvata con il voto determinante delle forze di sinistra, di maggioranza e di opposizione, mentre hanno votato contro, dopo aver tentato di far mancare il numero legale, IDV, Centro Democratico, Napoli è tua (rappresentata oramai da un solo consigliere), saldandosi così con la destra. Resta il cambio al vertice di un’azienda strategica come l’Anm, in un momento delicatissimo per la città. «Ringrazio il dottor Brunetti per il lavoro svolto in questi anni ed auguro un buon lavoro al nuovo presidente Pino», è il saluto del sindaco Luigi de Magistris. (cristina zagaria)

Da il Mattino di Napoli di oggi 04.06.2014

Luigi Roano Sostituzione lampo alla presidenza di Anm, al dimissionario Renzo Brunetti subentra Carlo Pino, «risorsa intema» del Comune precisano subito da Palazzo San Giacomo e «scelta di profilo alto». Pino, 58 anni, messinese, giornalista pubblicista, è stato capo staff dell’assessorato alla Mobilità e Infrastrutture del Comune. Oltre 35 anni in Fs e Trenitalia sempre da direttore poi l’addio nel 2009 La mobilità, la nomina Decisione lampo dell’assemblea dei soci dopo le dimissioni di Brunetti: il nuovo presidente è Carlo Pin Anm, al vertice Ãåõ capostaff della Donai Per il manager intemo scatta la promozione ma a stipendio ridotto Luigi Roano Sostituzione lampo alla presidenza di Anm, al dimissionario Renzo Brunetti subentra Carlo Pino, «risorsa interna» del Comune precisano subito da Palazzo San Giacomo e «scelta di profilo alto». Oltre 35 anni m Fs e Trenitalia sempre da direttore poi l’addio nel 2009 «per contrasti con il mio amico Mauro Moretti» dice Pino. Moretti è oggi il numero uno di Finmeccanica dopo essere stato per 8 anni alla guida di Trenitalia. Messinese, 58 anni, giornalista pubblicista «orgoglioso di avere ideato due riviste come “Amico Treno”, un milione di copie di tiratura e “Amico Metrebus” tiratura 500 mila copie», Pino arriva a Palazzo San Giacomo come capostaff dell’allora assessore alla Mobilità Anna Donati nel 2011 all’indomani dell’elezione del sindaco Luigi de Magistris. «Davanti alla televisione facevo il tifo per de Magistris e per Pisapia». Il neopresidente di Anm con il nuovo incarico perde in termini di stipendio: da circa 3000 euro netti mensili scende a 2000 ovvero il 45% dello stipendio del sindaco. «Ma è grande la soddisfazione per questa promozione anche se sono consapevole dell’impegno che mi spetta». Una decisione, quella della nomina del nuovo presidente, presa ieri pomeriggio dall’assemblea dei soci di Anm Spa e della quale si assume la responsabilità direttamente il sindaco: «Ringrazio il dottor Brunetti per il lavoro svolto in questi armi ed auguro un buon lavoro al nuovo presidente Pino. L’Anmrappresenta – si legge m una nota a firma del primo cittadino – una risorsa strategica per una amministrazione che da sempre ha puntato sulla mobilità pubblica lavorando, pur tra tante difficoltà finanziarie, ad un suo potenziamento al fine di rendere il servizio, progressivamente, più efficiente per i cittadini». E il regolamento per le nomine varato dal Consiglio comunale? Il tema che potesse essere preso in considerazione è stato dibattito all’indomani delle dimissioni di Brunetti. Dalla lettura dello stesso regolamento, stando a quello che trapela, sarebbe stato preso alla lettera, in particolare l’articolo 2 che recita così: «II sindaco, ovvero il presidente del Consiglio comunale, a seconda delle competenze, trenta giorni prima della scadenza ordinaria entro cui deve provvedere a norma di legge, di statuto o di regolamento a nomine o designazioni di rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società ancorché consortili e istituzioni, divulga con avviso pubblico gli incarichi da affidare e le loro caratteristiche». Nella sostanza le dimissioni sono un fatto straordinario e non ordinario – il ragionamento fatto in Comune – di qui la decisione di optare per immediatamente per Carlo Pino che inoltre è un intemo e non esterno. Chiarito ciò, chi è questo messinese cin- quantottenne? Certo ha esperienza, è un trasportìsta che ha vissuto gran parte della sua carriera in Trenitalia occupando ruoli di prestigio e importanti, avventura poi finita bruscamente nel 2009 come da lui stesso ricordato: «Stimo molto Moretti però lui ha voglia di mettere bocca su tutto io invece penso che un amministratore debba avere una sua autonomia quando ho capito che l’ambiente
non era più per me, facevo il direttore nel Lazio, sono andato via. Lei sa che i dirigenti vengono valutati per le loro performance io sono andato via con un punteggio di 108 superiore al punteggio massimo». Si diceva del curriculum. Tra le altre cose vale la pena segnalare che «Dal 1977 – si legge – ha lavorato nel Gruppo Ferrovie dello Stato. Dal 1991 al 1999 è stato Re sponsabile nazionale dei rapporti estemi della divisione trasporto Locale. Da agosto 1994 a ottobre 1995 ha fatto parte di un gruppo di lavoro delle Ferrovie dello Stato che, su incarico del Sindaco del Comune di Roma, ha lavorato per il risanamento di Atac e Cotral, le Aziende di Trasporto pubblico di Roma e del Lazio. Pino pur avendo nel ferro la sua passione ha lavorato molto sul trasporto su gomma: Dal 1999 al 2002 ha ricoperto l’incarico di responsabile del progetto «Ferrovie m gestione commissariale governativa». D progetto prevedeva il risanamento e la ristrutturazione di 16 aziende di trasporto ferroviario e su gomma, che impiegavano complessivamente 14.075 addetti e 120 dirigenti m tutta Italia, è stato portato a termine con la trasformazione in società a responsabilità limitata di 13 aziende. «Anm – dice il manager – è la terza azienda di trasporti in Italia per quello che ri guarda la gomma. Il mio impegno sarà principalmente su due fronti: arrivare subito all’impresa unica dei trasporti, siamo un po’ indietro e a ottimizzare il sistema dei trasporti. La gomma deve coprire quello che non copre la metropolitana e le funicolari. Nella consapevolezza che Alberto Ramaglia, l’amministratore delegato, è quanto di meglio ci possa essere in giro».

 

Ci siamo sbagliati tutti: Bagnoli è balneabile!

BagnoliIeri scrivevo della grande responsabilità dell’informazione descrivendo i disastri di Napoli Est e quelli di Napoli Ovest (Clikka), tutto sommato limitandomi, perché sempre sul Corriere del Mezzogiorno di ieri si dava anche la notizia che Bagnoli presto tornerà balneabile e che gli stessi dati emersi dalla Commissione Parlamentare di inchiesta su Bagnoli confermerebbero questa ipotesi.

Cosa dire un’altra notizia/Spot per invogliare i napoletani a spendere i loro soldi nei lidi di Bagnoli spuntati come i funghi per gonfiare le tasche ed ingrassare le pance di titolari di concessioni rilasciate dall’Autorità Portuale, forse con leggerezza, almeno da quanto emerse da un confronto tra le assise di Bagnoli e l’allora Commissario della Autorità Dassatti, a cui partecipai.

Ebbene, la rassicurante notizia è smentita dalla stessa relazione della Commissione Parlamentare (clikka) che qualche tempo fa ebbi modo di studiare e che è accessibile anche a Voi tutti. Ricordo bene, infatti, che l’ipotesi di fare la Coppa America a Bagnoli saltò proprio perché i siti erano inquinati e non si poteva correre il rischio che, smuovendo i fondali, le persone venissero in contatto con le sostanze inquinati ivi depositate.

Orebene, proprio la Commissione interrogò sia il Sindaco di Napoli De Magistris, sia il ViceSindaco Sodano e questi dati furono confermati. Mi ri-richiedo è possibile che il giornalista nel caso di specie non si sia neppure preoccupato di andare a leggersi la relazione della Commissione Parlamentare di Inchiesta facilmente reperibile sul web che egli stesso cita, ovvero, il decreto di sequestro di Bagnoli (clikka) nel quale c’è un’ampia disamina di ciò che inquina Bagnoli?

E’ questo il modo di fare informazione col rischio di trarre in inganno i cittadini che potrebbero ritenere salubri le spiagge di Bagnoli?

Dobbiamo allora ritenere che su Bagnoli abbiamo tutti sbagliato compreso il Premier Matteo Renzi che oggi ha dichiarato di voler intervenire in prima persona per porre fine al disastro dovuto alla incapacità di politici ed amministratori?

Su Bagnoli vedi anche: si ha paura di discutere di bagnoli (clikka)Sul decreto di Sequestro (clikka)

Da Corriere del Mezzogiorno del 01.06.2014

Bagnolifutura fallita, ma almeno il mare tornerà balneabile

Il Comune pronto a rivedere i divieti dopo l’istanza del legale dei lidi «Per correre rischi si dovrebbero bere per anni litri di acqua e sabbia»

NAPOLI — Da Bagnoli arriva anche una notizia parzialmente positiva: il Comune di Napoli ha deciso di riesaminare il divieto di balneazione sul litorale. L’ordinanza sindacale di revisione, che è stata già inoltrata agli uffici che si occupano di ambiente e inquinamento, è nata a seguito dell’istanza presentata dall’avvocato Roberto Giugliano (docente di Diritto Ambientale) per conto di associazioni e imprese che operano nel quartiere e sul litorale: Consorzio Mare Bagnoli (CoMaBa) che riunisce una ventina di esercenti balneari, del Centro Commerciale Naturale (oltre cento esercenti del quartiere), dei Lidi Diramare e Fortuna, del FoCoMe Group, Trimar, Nesis, Arci Mare Bagnoli. L’associazione Napoli in Movimento ha diffuso la notizia a tutti i media.

Nella istanza dell’avvocato viene dimostrato come le motivazioni che indussero a suo tempo (2006) il Comune a vietare la balneazione derivano da pareri espressi «per assurdo» dall’Istituto Superiore della Sanità ma presi per realistici, configurando così «una follia logica prima che scientifica».

Nella nota si fa presente che «il mare di Bagnoli viene definito «eccellente» dall’ente scientifico Arpac addetto alle analisi e alle valutazioni secondo criteri stabiliti con legge nazionale. E si segnala come lo stesso commissario per la bonifica prof. Arcangelo Cesarano abbia dichiarato alla commissione Ambiente del Senato (aprile 2007) che, per suscitare quel divieto, «le analisi erano state basate su una indagine improvvisata…con un metodo totalmente inventato…», come si legge nel verbale. Inoltre, scrive l’avvocato: «Si è addirittura sostenuto che i rischi potevano derivare da massicce e prolungate ingestioni di acqua marina e di sabbia: eventi chiaramente impossibili a qualsiasi essere umano di qualsiasi età».

Anche in questo caso c’è una interpretazione folle di altri dati: «Perfino gli atti dell’Istituto Superiore di Sanità confermano i risultati accettabili forniti da un campione indisturbato a pelo d’acqua e non oltre i 30 cm di profondità». L’avvocato, citando il parere dell’Istituto di Sanità, segnala che non poteva dare gli stessi risultati «il campione disturbato a circa 30 cm dal fondo previa risospensione dei sedimenti ottenuta con mezzi meccanici (rastrello) ossia mescolando l’acqua con la sabbia del fondo».

Dunque un inquinamento creato ad arte simulando una piccola tempesta (e quando c’è tempesta non solo non si nuota, ma le analisi non sono valide!). «Quindi – ribadisce l’avvocato delle imprese bagnolesi – non si è proceduto ad una analisi dell’acqua ma al campionamento della sabbia disciolta, non si sa neanche in quale concentrazione in acqua marina prelevata a soli 30 cm da un fondale un attimo prima rastrellato…!».

L’avvocato Giugliano conclude l’istanza dichiarando: «L’ipotesi che qualcuno possa ingerire acqua marina così disturbata e piena di sabbia nuotando 2 ore al giorno per 30 anni, e che un bambino possa bere acqua e sabbia nuotando a 30 cm dal fondo è davvero una follia logica prima ancora che scientifica».

Re. Po.           

Napoli EST : Porto Fiorito = Napoli OVEST : Bagnoli mentre l’informazione sta a zero

Porto FioritoCon il fallimento di Bagnoli Futura ho manifestato tutto il mio rammarico per la scarsa attenzione dei giornali alla azione di Ricostruzione Democratica nel Consiglio Comunale e sulla scena della politica cittadina, nonostante avessimo previsto tutto! A scapito dell’opinione pubblica  registro, infatti, una scarsa propensione dei giornalisti a mettere insieme i fatti che accadono in città perdendosi, forse volutamente, l’occasione di dare ai cittadini un quadro completo.

Sulle nostre spalle, quindi, grava non solo il pesante onere di studiarci centinaia di pagine e capire dove sono gli inghippi per poi trovarci, quasi sempre, coinvolti in uno scontro politico, dovuto sia ad interessi di parte, sia alla scarsa documentazione e studio degli altri attori politici (consiglieri ed assessori), ma anche il non facile compito di rendere partecipe la cittadinanza e fare giusta informazione. Dopo lunghe insistenze, infatti, solo ieri su La Repubblica Napoli è uscita una breve dichiarazione di Carlo Iannello sulla questione Bagnoli Futura.

Oggi (01.06.2014) per la prima volta sul Corriere del Mezzogiorno, nella stessa pagina si accostano la questione di Bagnoli con quella di Napoli Est, facendo ciò che sto cercando di fare io da diversi mesi ma, ovviamente,  trattando in malo modo sia l’uno che l’altro argomento.

Difatti, su Bagnoli Futura il Corriere fa comparire addirittura una intervista a paolo cirino pomicino che, effettivamente, fa più scena del quivis de populo “Gennaro Esposito”, con il malsano effetto di riabilitare un personaggio politico che, forse (ma anche senza forse), per quello che è stato andrebbe dimenticato, mentre su Napoi Est viene intervistata l’imprenditrice di Naplest Marilù Faraone Mennella, solo che dalla intervista il giornalista si è guardato bene dal fare le domande scomode che forse con un po’ di studio avrebbe potuto fare. Ebbene, il risultato di quest’ultima intervista è stato quasi uno spot di NaplEst.

A questo punto mi richiedo e Vi richiedo: è possibile che i giornalisti non sentano la responsabilità del loro ruolo sociale? E’ possibile che i giornalisti non si sentano responsabili per lo stato malfermo dei politici e non sentano anche la responsabilità verso il mondo dell’impresa che dovrebbe essere più stimolato da una informazione libera, in grado di fare le pulci senza fare sconti a nessuno ?

Ebbene, per ritornare a Napoli Est dalla lettura della intervista/spot, sembra che vada tutto bene, poiché l’imprenditrice dichiara che il progetto NaplEst è immune dai disastri di Bagnoli perché non è il Pubblico ad intervenire, in quanto, l’intera operazione è affidata ai privati senza un euro di finanziamento pubblico. Per tutta l’intervista non una domanda sulla reale condizione dell’area, cosicché oggi i cittadini di Posillipo, quelli del Vomero, ma anche quelli di Scampia e del Centro Storico e tutti gli altri che non conoscono il luogo, oggi pensano che a Napoli Est andrà tutto bene e presto avremo un porto turistico e l’imprenditrice è una donna in gamba ed i politici che hanno trattato quell’area sono in gamba anch’essi. Possiamo tutti insieme dire che se abbiamo perso l’area OVEST almeno ci rimane l’area EST. Non c’è che dire veramente una operazione di ottimo giornalismo non me lo sarei mai aspettato! Ovviamente scherzo per non piangere!

Il giornalista, infatti, avrebbe potuto e dovuto per lo meno chiedere come mai per il progetto della marina di vigliena (vedi sito Napolest clikka), anche detto Porto Fiorito (la versa storia clikka), è tutto fermo da oltre 13 anni, mentre dal sito web (clikka) sembra un intervento che risale appena al 2011.  Ed, inoltre, se non doveva considerarsi un vero e proprio regalo o finanziamento o comunque essere considerato un intervento pubblico, la concessione gratuita per 99 anni dell’intera area della ex Corradini alla Porto Fiorito S.p.a., costata circa sei milioni di euro! Niente di tutto questo il giornalista evidentemente del tutto inconsapevolmente ha prodotto uno spot su NaplEst, perdendo una occasione di far capire ai cittadini che Napoli Est sta a Porto Fiorito come Napoli Ovest sta a Bagnoli e l’informazione sta a ZERO!

Sul fallimento di bagnoli futura (clikka)

Ovviamente chi volesse approfondire con la lettura degli atti amministrativi ecco: il-disastro della politica su porto fiorito(clikka)porto fiorito un altro caso bagnoli nell’indifferenza dei giornali (clikka)

Questo mi sembra un buon servizio altro che tutto bene della Mennella: http://youmedia.fanpage.it/video/aa/Uj4RBuSwNHVN1rWi

Ecco, infine, le due interviste a Marilù Faraone Mennella ed a paolo cirino pomicino apparse oggi sul Corriere del Mezzogiorno:

Marilù Faraone Mennella: «Politica fuori da NaplEst»

L’imprenditrice: qui non faremo la stessa fine

NAPOLI — Dopo il fallimento di Bagnolifutura, non teme che la politica rovini anche NaplEst?

«Non ho questo timore. NaplEst ha dentro di sè gli anticorpi giusti per evitarlo. Ma è giusto riconoscere che, sempre più spesso, quando la politica è troppo dentro le cose, fa guai. Bagnoli non è l’unico esempio, c’è anche l’Expo».

L’imprenditrice Marilù Faraone Mennella è a capo del comitato NaplEst (l’operazione di riqualificazione dell’area orientale di Napoli), che ha «blindato» contro assalti esterni.

Dunque la politica è assolutamente bandita?

«NaplEst nasce da principi opposti a quelli di Bagnolifutura. E’ un comitato di privati che si sono messi insieme nel 2010, tutti detentori di iniziative immobiliari proprie in cui erano stati investiti capitali per acquisire terreni e sviluppare progetti; iniziative in parte già terminate, dal momento che fin dall’inizio avevamo autorizzazioni di vario tipo. Nel 2010 c’era la tragedia dei rifiuti che aveva coinvolto Napoli e si pensò di fare fronte comune investendo quattrini propri. Non abbiamo neanche un euro di finanziamento pubblico e questo è un altro degli anticorpi cui facevo riferimento».

Siete una alternativa al pubblico?

«Non è esattamente così. Avendo prodotti immobiliari da vendere, tutti importanti in una logica di mercato, tutti presenti nell’area orientale, pensammo ad un progetto. Il paragone con Bagnolifutura, una Stu pubblica con i limiti che spesso ci sono, non è possibile. In termini di fare, programmare, produrre reddito, gestire i bilanci con un principio aziendalista abbiamo scelto di condividere le responsabilità nella gestione di un corpo di mezzo. Notiamo le carenze del pubblico a tutti i livelli, ma andiamo avanti con obiettivi concreti operando in maniera trasparente e stimolando le pubbliche amministrazioni a fare di più e meglio».

La struttura non ha un vertice, lei è un ‘‘primus inter pares”. Anche questo è un anticorpo efficace?

«Sì, noi siamo un comitato. Non ho voluto niente di più strutturato. Siamo liquidi, tutti sentono la responsabilità di portare avanti un obiettivo, tutti scommettono con il proprio portafoglio. L’autodeterminazione di ciascuno è molto forte e non ci sono cariche che si perpetuano, se non legate ad obiettivi. Siamo molti uniti con una governance trasparente e chiara. Fin dal primo momento abbiamo interloquito con le pubbliche amministrazioni locali, proponendo e firmando con loro un protocollo attraverso il quale NaplEst si è fatta promotrice nel 2011 della individuazione di infrastrutture non solo hard — fogne e strade — ma anche sociali, nell’area dove ricadono gli interventi dei gruppi».

Insomma, avete ribaltato le posizioni rispetto al ruolo della politica?

«In qualche modo sì. La Comunità europea per la prima volta, un caso unico, ci ha riconosciuto un ruolo formale, consentendoci di stare nella cabina di regia del grande progetto di Napoli orientale. Abbiamo il controllo, la verifica e lo stimolo alla spesa dei fondi comunitari. La cosa in fondo è semplice: dobbiamo avere tutti molto chiaro che la politica non va eliminata, poiché ci vogliono interlocutori che svolgano il proprio ruolo. Non occorre inventarsi nulla, le norme ci sono già. Basta applicare le leggi comunitarie e quelle nazionali, avendo la pazienza di studiarle».

Se dovesse definire il vostro ruolo?

«In senso europeo viene definito come ‘‘sussidiarietà orizzontale”. Quella verticale è tipica dei governi, quella orizzontale coinvolge i corpi intermedi che hanno poteri e ruoli e sono forniti di regole trasparenti. Io non amo le leggi speciali e i commissari e la Campania è stata spesso teatro di queste iniziative. Dove si annidano quello che Squinzi, nell’intervento di tre giorni fa alla convention di Confindustria, ha definito come il seme negativo, che è quello della corruzione». Anna Paola Merone

Ecco l’intervista a pomicino:

«Il crac della società mista? Con Fintecna l’avremmo evitato»

NAPOLI — Non ha mai avuto dubbi. «Era un esito prevedibile e previsto appunto da vent’anni». Per Paolo Cirino Pomicino il fallimento di Bagnolifutura spa e più in generale del «sogno» Bagnoli è stato il frutto inevitabile di una scelta di fondo sbagliata: «Non affidare la bonifica e la realizzazione del progetto di riqualificazione alla Fintecna», vale a dire la società pubblica di proprietà della Cassa depositi e prestiti, «che era proprietaria dei suoli e che aveva risorse e professionalità adeguate all’obiettivo». Pomicino ne parla col consueto disincanto, nel quale si annullano il legittimo autocompiacimento per aver dato il là all’ipotesi di riconversione turistica dell’ex area Italsider e la delusione per la «sciagurata gestione» dell’idea iniziale. «La proposta di risanamento dell’area — ricorda — risale al 1991 quando il sottoscritto era ministro del Bilancio. Insieme con uno straordinario gruppo di intellettuali di orientamenti culturali diversi demmo vita a Neonapoli. Si ipotizzava la realizzazione di una serie di opere mai nemmeno immaginate nella nostra Napoli. Il risanamento di Bagnoli sarebbe stato un pezzo di un progetto più generale chiamato Utopia che prevedeva il recupero anche delle aree siderurgiche di Piombino e di Genova e la delocalizzazione delle attività appunto di Genova e Napoli. Naturalmente, quando proponemmo tutto questo, Antonio Bassolino si schierò a difesa dello stabilimento siderurgico». Dal 1991 al 1993: solo due anni, ma due anni in cui la politica e la società italiana vissero trasformazioni epocali. E così, mentre Pomicino e gli altri protagonisti della prima repubblica scomparivano dalla scena politica, Bassolino ascendeva sulla poltrona più importante del Comune di Napoli. «Fu commessa — ricorda l’ex ministro — una serie impressionante di errori, da Bassolino, ma anche da Rastrelli (l’ex governatore di An eletto nel 1995, ndr). Soprattutto, anziché affidare tutto a Fintecna, si preferì creare una sorta di municipalizzata, senza né soldi, né esperienza. Peraltro, mi dispiace che Bagnolifutura sia fallita nelle mani di una persona di elevate qualità morali e professionali come Omero Ambrogi».

Secondo Pomicino l’esempio da seguire sarebbe stato quello della realizzazione del Centro direzionale. «In quel caso a portare a compimento l’opera fu una società pubblica (la Mededil, ndr) che poteva mettere in campo risorse e professionalità. Perché Bassolino, Rastrelli e gli altri non hanno seguito la stessa strada per Bagnoli? E se proprio vuole sapere la verità, le dico che non si è trattato di una scelta “dolosa”, al contrario in questi venti anni siamo stati sovrastati dal dilettantismo demagogico e dal pressapochismo amministrativo. Oltretutto, chi aveva responsabilità di governo se avesse affidato a Fintecna la realizzazione delle bonifica e tutto il resto, si sarebbe scrollato di dosso tutte le responsabilità». Un’ultima amara considerazione. «Ora, rischia di fare la fine di Bagnoli anche il porto. Eppure tanti professionisti qualificati come recentemente Aldo Loris Rossi hanno proposto soluzioni di alto profilo per il rilancio. Invece si continua a discutere sulla presidenza dell’Autorità. Roba da terzo mondo. Anzi no, da quarto o anche da quinto». Gimmo Cuomo

Porto Fiorito: un altro caso Bagnoli nell’indifferenza dei giornali

Porto Fiorito corradiniOggi come avevo già previsto ieri (clikka) i giornali (nonostante li avessimo chiamati tutti), non hanno proprio considerato che noi di Ricostruzione Democratica su Bagnoli Futura avevamo previsto tutto, proponendo il 16.10.2012 la liquidazione della società che oggi avrebbe salvato 150 milioni di beni dei cittadini napoletani e dato il tempo di risolvere il problema dei 53 lavoratori, dando anche la possibilità di  una riprogrammazione per l’area. Oggi, infatti, abbiamo avuto solo un trafiletto su Il Mattino.

Ebbene, sui giornali, tal volta mi è difficile non dare ragione a grillo. Oggi tutti, compresi i veri responsabili del disastro Bagnoli hanno parlato e sono stati intervistati riabilitandosi, agli occhi dei cittadini meno informati.

I giornali hanno fatto parlare coloro che hanno ingrassato i loro consensi elettorali spendendo i soldi dei contribuenti male, anzi malissimo, e lasciando una eredità pesantissima ai napoletani!

La stampa cittadina avrebbe sicuramente potuto darci lo spazio che meritavamo almeno per far capire che c’è anche una politica buona che cerca di fare l’interesse pubblico. Per fortuna ci sono i Blog ed i social network.

Il sospetto è che ci siano degli ordini di scuderia: adesso che ha vinto renzi tutti allineati e coperti, dobbiamo riabilitare tutto il pd. Solo che così facendo non si farà mai il bene del pd stesso perché le tante persone perbene che ci sono e che si impegnano si troveranno sempre la strada sbarrata dai potenti che di fatto comandano anche i giornali.

Mi sarebbe, infatti, piaciuto che almeno qualche giornalista avesse chiesto come mai Bagnoli Futura aveva maturato tutta questa debitoria e come mai i controlli sulle bonifiche venivano, diciamo, addomesticati, almeno secondo le ipotesi della magistratura inquirente, nonché come mai Bagnoli Futura avesse acquistato suoli dalla FINTECNA pagandoli come oro nonostante ci volessero somme di gran lunga superiore al loro valore per bonificarli.

Niente di tutto questo! Non una domanda diciamo pepata in grado di far capire ai cittadini dove sta il marcio! Tutti a sparare a zero sull’amministrazione con lo scopo di far passare nel dimenticatoio le loro colpe ben più gravi!

Visto il risultato, adesso nell’esercizio della nostra inascoltata “arte divinatoria” vi svelo, per la seconda volta, che un’altra Bagnoli Futura c’è anche alle porte di San Giovanni e si chiama Porto fiorito (clikka).

Proprio per lasciare traccia, che spero non servirà solo ai posteri, ho scritto l’interrogazione che vi incollo di seguito e che è stata firmata oltre che da noi di Ricostruzione Democratica, anche da Antonio Borriello del pd e da Marco Russo (gruppo misto) entrambi della zona orientale.

Nella speranza che ci sia una stampa libera in grado di leggere con indipendenza, serietà, attenzione e scrupolo la politica cittadina facendo in modo di contribuire all’alto compito di formare correttamente l’opinione pubblica!

Ecco il testo dell’Interrogazione:

Napoli, 30 maggio 2014

prot n. 59/rd/2014

 

                                                                             Al Sig. Assessore all’Ambiente

                                                                              Dr. Tommaso Sodano

                                                                             Al Sig. Assessore Infrastrutture, Lavori Pubblici e Mobilità

                                                                             Ing. Mario Calabrese

                                                                             Al Sig. Assessore Politiche Urbane, Urbanistica e Beni Comuni

                                                                             Arch. Carmine Piscopo

                                                                            Al Dipartimento Consiglio Comunale

                                                          e p.c.       Al Sig. Sindaco

                                                                           On. Luigi de Magistris

Oggetto: INTERROGAZIONE CONSILIARE urgente con risposta in aula

 Premesso

 che, come può evincersi dalle pagine dedicate sul sito web istituzionale, con delibera di G.C. 11 giugno 1999 n. 1947 e successivo atto notarile n. rep. 101156 del 10 novembre 1999, l’Amministrazione Comunale ha acquisito il complesso immobiliare denominato “ex stabilimento metallurgico Corradini” sito in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

 che, con delibera di G.C. 26 agosto 1999 n. 2832, l’Amministrazione Comunale ha approvato, ai sensi del Dm 8 ottobre 1998, il programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio della città di Napoli;

 che, nel dettaglio, il programma in parola prevedeva la riqualificazione della fascia litoranea del quartiere di San Giovanni a Teduccio con la realizzazione di un sistema di interventi integrati a livello urbano e territoriale, tra cui, così come previsto dalla variante generale al PRG, un insediamento universitario ed un porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature negli ex complessi industriali Cirio e Corradini;

 che, con delibera di Consiglio Comunale 24 novembre 1999 n. 434, si è provveduto, da un lato, all’individuazione, ai sensi dell’art. 37 bis della legge 109/94 e successive modifiche ed integrazioni, “degli interventi pubblici e di pubblica utilità da realizzarsi con il concorso totale o parziale di capitale privato”, dall’altro, all’attivazione delle procedure pertinenti l’inoltro delle proposte progettuali da parte di soggetti privati in possesso dei requisiti di legge;

che nella precitata deliberazione, tra gli interventi ritenuti prioritari ai fini della riqualificazione urbana era stato altresì individuato il “completamento della riqualificazione dell’area ex Corradini non utilizzata dall’Università Federico II° e dell’area prospiciente, di mare e di costa, per la realizzazione di un porto turistico con relative infrastrutture, nonché la realizzazione di strutture ricettive e impianti sportivi”;

che, in data 28 luglio 2000, la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. ha presentato una proposta progettuale afferente la realizzazione di un porto turistico e relative infrastrutture a terra in corrispondenza dell’ex opificio Corradini in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

che, in data 14 dicembre 2000, l’Amministrazione Comunale ha accertato in via preliminare all’esame della proposta presentata, il possesso dei requisiti di legge del proponente;

che, in data 23 dicembre 2000, Regione Campania, Comune di Napoli, Autorità portuale di Napoli, Capitaneria di Porto di Napoli, Ministero dei trasporti, Ministero dei Lavori pubblici, Università degli Studi Federico II di Napoli, ai sensi dell’art. 34 del TUEL 267/2000, hanno sottoscritto specifico accordo di programma per la riqualificazione dell’area degli ex complessi industriali Cirio e Corradini e per la realizzazione di nuove sedi universitarie, di attrezzature pubbliche, di un approdo turistico e dell’adeguamento dell’area portuale;

che nell’accordo in parola venivano altresì definiti gli elementi normativi e le indicazioni per la progettazione degli interventi, stabilendo, tra l’altro, che gli interventi previsti dovessero attuarsi mediante progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, ai sensi della Legge n. 109/1994, nel rispetto della disciplina urbanistica e delle norme di attuazione della variante generale al Prg adottata;

che, con delibera 16 gennaio 2001 n.14, il Consiglio Comunale ha preso atto del predetto accordo di programma;

che, con Decreto del Presidente della Giunta Regionale 1 marzo 2001 n. 325, pubblicato sul BURC n. 14 del 12 marzo 2001, la Regione Campania ha approvato l’accordo in parola e gli interventi previsti dalla proposta di project financing;

che, in data 16 luglio 2001, il Servizio Pianificazione Urbanistica – in relazione alla nuova disciplina urbanistica, al parere espresso dall’Unità Tecnica “Finanza di Progetto” istituita con delibera di G.R. n. 1460/2001, nonché all’istruttoria dei competenti uffici del Comune di Napoli, ha richiesto l’integrazione o parziale modifica degli elaborati progettuali presentati dalla società Porto Fiorito s.c.a.r.l.;

che, in data 2 luglio 2002, la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. ha consegnato la documentazione integrativa alla proposta originaria;

che, in data 16 aprile e 6 maggio 2003, la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. ha consegnato ulteriori documenti a modifica ed integrazione di quelli presentati;

che, in data 8 maggio 2003, Comune di Napoli ed Autorità Portuale hanno stipulato specifico accordo di programma in relazione al coordinamento delle modalità di affidamento in concessione delle aree e degli immobili di proprietà sia comunale, sia del demanio marittimo, a favore del soggetto aggiudicatario, e alla definizione del procedimento congiunto di aggiudicazione delle concessioni, così come disciplinate dall’art. 19 della Legge n. 109/1994, dalla Legge n. 84/1994 e dal codice della navigazione;

che, con delibera di G.C. 13 maggio 2003 n. 1525, è stata approvata, ai sensi dell’art. 37 ter della legge 109/94, la dichiarazione di pubblico interesse per la proposta presentata dalla società Porto Fiorito s.c.a.r.l. in ordine alla progettazione, costruzione e gestione di un porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

che, con delibera di G.C. 30 luglio 2003 n. 2903, è stata approvata la modifica della precitata deliberazione di G.C. 13 maggio 2003 n. 1525 per la parte in cui, nel dettare prescrizioni alla proposta della società Porto Fiorito s.c.a.r.l., si pongono implicitamente a carico del concessionario gli oneri relativi alla bonifica dei terreni;

che, nel mese di settembre 2003, è stato approvato il disciplinare di gara e la pubblicazione del bando relativo all’affidamento, mediante gara col sistema della licitazione privata ed eventuale procedura negoziata, della concessione per la progettazione definitiva e esecutiva, la costruzione e gestione funzionale ed economica del porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature, sulla base del progetto preliminare presentato dal promotore, società Porto Fiorito s.c.a.r.l.;

che, in data 11 marzo 2004, la commissione giudicatrice dichiarava il promotore, società Porto Fiorito s.c.a.r.l., aggiudicatario provvisorio della procedura alle condizioni di cui alla proposta presentata dallo stesso ed emendata con delibere di G.C. 13 maggio 2003 n. 1525 e 30 luglio 2003 n. 2903;

che, in data 28 maggio 2004, si è provveduto – d’intesa con il Presidente dell’Autorità Portuale di Napoli – all’aggiudicazione definitiva alla società Porto Fiorito s.c.a.r.l. della concessione per la progettazione definitiva e esecutiva, la costruzione e gestione funzionale ed economica di un porto turistico con relative infrastrutture e attrezzature in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio;

che, con delibera 25 luglio 2005 n. 66, il Consiglio Comunale ha ratificato l’Accordo di programma sottoscritto in data 12.7.2005 tra il Comune di Napoli, la Provincia di Napoli, l’Autorità Portuale di Napoli e Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania per la variazione alla disciplina urbanistica, di cui all’art. 144 delle NTA della Variante al PRG del Comune di Napoli approvata con DPGRC n° 323/2004;

che, in data 27 settembre 2005, è stata stipulata specifica convenzione con la società Porto Fiorito s.c.a.r.l., i cui aspetti salienti sono di seguito riportati:

  1. affidamento in concessione della progettazione definitiva ed esecutiva, della costruzione e gestione funzionale ed economica di un porto turistico con relative infrastrutture da realizzarsi in località Vigliena a San Giovanni a Teduccio;
  1. intervento di recupero di parte del dismesso opificio “Corradini”, in parte di proprietà comunale e in parte di proprietà del demanio marittimo;
  1. intervento, comprensivo delle relative opere di urbanizzazione, su aree di costa demaniale e su porzione di mare territoriale ottenuti in concessione demaniale dall’Autorità Portuale, ovvero: bacino acqueo protetto da moli e corredato da banchine di attracco per complessivi 850 posti barca; box per auto e deposito attrezzature; torre di controllo del traffico; pompa carburante; servizi idrici, elettrici, telefonici, antincendio; area cantieristica per il rimessaggio al coperto e allo scoperto per imbarcazioni; club house; aree verdi e di stoccaggio; area attrezzata e immobile per la sosta degli autoveicoli dei titolari dei posti barca o esercenti attività di servizio e commerciale dell’area portuale; attrezzature sportive e commerciali, artigianali, di servizio e ricettive complete di parcheggi pertinenziali e di aree verdi;
  1. opere infrastrutturali esterne alle aree interessate alla concessione, ovvero strada di collegamento tra via Ponte dei Granili ed area in concessione, piazza antistante l’università, molo per l’attracco aliscafi, passeggiata a mare, sistemazione della foce dell’alveo Pollena, che, dopo il collaudo, dovranno essere consegnate al Comune,

Atteso

che l’importo complessivo delle opere era di € 77.627.660,00 ed il tempo massimo di esecuzione dei lavori previsto per la realizzazione dell’intero intervento era di 54 mesi;

che per le aree e immobili di proprietà comunale la durata della concessione era stata stabilita in 99 anni con costituzione a favore della società Porto Fiorito s.c.a.r.l. del diritto di superficie sulle aree e sugli immobili per la stessa durata della concessione senza pagamento di alcun canone o corrispettivo ulteriore rispetto alla esecuzione delle opere;

che per le aree demaniali marittime ricadenti sulla linea di costa e afferenti gli specchi acquei la durata della concessione era stata stabilita in 40 anni, mentre per le rimanenti aree demaniali la durata sarebbe stata di 99 anni;

 Preso atto

 che, con deliberazione di G.C. 3 Agosto 2006 n° 3739, è stato approvato il progetto definitivo del nuovo porto turistico di Vigliena a San Giovanni a Teduccio, definendo la consegna delle aree di proprietà del demanio e delle aree e degli immobili di proprietà del Comune di Napoli;

 Ritenuto

che, per quanto risulta, pressoché nulla di quanto era stato programmato, deliberato e stipulato, sia stato realizzato;

che, a distanza di anni, sia evidente e stridente l’analogia con Bagnoli e l’area occidentale della città;

che, al tempo stesso, nell’ambito delle operazioni preliminari al cosiddetto investimento, si è persa l’esistente struttura di mq. 30,00 di area a terra e specchio acqueo dei Cantieri Navali Partenope s.r.l., che a pieno regime impiegava 30 posti di lavoro oltre l’indotto per effetto della revoca della concessione demaniale giustificata paradossalmente per pubblica utilità;

che, a fronte del nulla, sembrerebbe che, paradossalmente, i rappresentanti della società Porto Fiorito s.c.a.r.l. abbiano richiesto un allungamento della concessione;

che sia quantomeno improprio quanto ancora oggi viene riportato nelle pagine dedicate a Porto Fiorito sul sito web istituzionale, ovvero che il contributo del Comune a fronte del complesso intervento sarebbe stato esclusivamente quello della concessione degli immobili dell’ex opificio Corradini;

che, al riguardo, si sarebbe dovuto perlomeno precisare che l’acquisizione da parte del Comune dell’area in parola, concessa successivamente per 99 anni alla precitata Porto Fiorito s.c.a.r.l. a fronte della bonifica e della riqualificazione dell’area e di quanto su riportato (progettazione definitiva ed esecutiva, costruzione e gestione funzionale ed economica di un porto turistico con relative infrastrutture, ecc.), aveva comportato per il Comune una spesa di 10 miliardi di vecchie lire;

che l’Amministrazione Comunale debba con ogni urgenza chiedere conto alla precitata Porto Fiorito s.c.a.r.l. di quello che ad oggi appare a tutti come un fallimento;

che in questi anni, in diverse occasioni, anche in questa Consiliatura, si è accennato al porto turistico di Vigliena come prolungamento naturale del porto di Napoli e straordinaria opportunità di infrastrutture e servizi in grado di rispondere alle esigenze di mercato e di riqualificazione dell’area orientale;

Tanto premesso,i sottoscritti Consigliere Comunali, Gennaro Esposito, Simona Molisso, Carlo Iannello, appartenenti al Gruppo Consiliare “Ricostruzione Democratica”, ed Antonio Borriello, appartenenti al Gruppo Consiliare “Partito Democratico”,

INTERROGA

Il SIG. ASSESSORE ALL’AMBIENTE, IL SIG. ASSESSORE ALLE INFRASTRUTTURE, LAVORI PUBBLICI E MOBLITÀ, IL SIG. ASSESSORE ALLE POLITICHE URBANE, URBANISTICA E BENI COMUNI

1.- per conoscere quale sia lo stato di fatto attuale delle predette aree concesse alla Porto Fiorito s.c.a.r.l., che avrebbero dovuto essere in breve tempo (massimo di 54 mesi)oggetto di riqualificazione urbana, sociale ed occupazionale per la città di Napoli e per i suoi cittadini;

2.- per conoscere quali degli interventi previsti in concessione per l’area dell’ex opificio Corradini in località Vigliena – San Giovanni a Teduccio – bonifica dell’area, progettazione, costruzione e gestione di un porto turistico con relative infrastrutture (recupero del dismesso opificio “Corradini”, bacino acqueo protetto da moli e corredato da banchine di attracco per 850 posti barca; box auto e deposito attrezzature; torre di controllo; pompa carburante; servizi idrici, elettrici, telefonici, antincendio; area cantieristica per il rimessaggio delle imbarcazioni; club house; aree verdi e di stoccaggio; attrezzature sportive e commerciali; parcheggi pertinenziali ed aree verdi; molo per l’attracco aliscafi, passeggiata a mare, ecc.) – la società Porto Fiorito s.c.a.r.l. abbia realizzato in questi anni;

3.- quali provvedimenti l’Amministrazione Comunale intende adottare per lo stato in cui versa l’area oggetto della concessione e se sono riscontrabili inadempimenti agli obblighi assunti da parte degli interlocutori sia pubblici che privati, anche a tutela dei lavoratori, tali da compromettere la realizzabilità dell’intervento di riqualificazione dell’area.

F.to Gennaro Esposito

F.to Antonio Borriello

F.to Simona Molisso                                                       

F.to Carlo Iannello                                                                             

F.to Marco Russo

Chi risponderà del fallimento di Bagnoli Futura S.p.a.

auditorium-bagnoli-futura32Oggi (29.05.2014) il Tribunale di Napoli ha dichiarato il Fallimento di Bagnoli Futura, la società partecipata dal Comune di Napoli, Regione Campania e Provincia di Napoli che si sarebbe dovuta occupare del destino di bagnoli. Un duro colpo per la città che forse si sarebbe potuto evitare, visto che noi di Ricostruzione Democratica nel Consiglio Comunale del 16.10.2012 (clikka), nel quale si discuteva della ricapitalizzazione della società,  ne proponemmo la liquidazione.

In sostanza ci opponemmo con tutte le  nostre forze alla ricapitalizzazione (clikka) della società, che consisteva nella attribuzione patrimoniale della Porta del Parco, del Parco dello Sport e del Turtle Point, beni dal valore di decine di milioni di euro, dicendo chiaramente che tale attribuzione patrimoniale avrebbe messo a rischio proprio i citati beni che, invece, dovevano essere trasferiti al patrimonio indisponibile del Comune.

Adesso il problema è che questi beni saranno attratti al fallimento per soddisfare i creditori di Bagnoli Futura seppure realizzati con soldi pubblici provenienti dalla Comunità Europea, col rischio di doverli restituire alla stessa Comunità Europea aggiungendo danno a danno.

Ovvio che non abbiamo capacità divinatorie, ma era facile capire che una società con una debitoria così accentuata rischiava di fallire e non era opportuna una tale attribuzione patrimoniale che oggi, se la decisione del Tribunale Fallimentare dovesse essere confermata, potrebbe dare luogo ad una evidente responsabilità per danno erariale della giunta e di coloro che hanno votato quella delibera anche tenuto conto del fatto che in aula tutte le questioni connesse ad un eventuale fallimento le dichiarammo apertamente avvisando i consiglieri e la giunta.

L’unica cosa amara è che a promuovere il ricorso di fallimento è stata la FINTECNA, la società che è la maggiore responsabile dell’inquinamento delle aree e che è uscita sconfitta in una recente pronuncia del Consiglio di Stato che ha dato ragione al Comune di Napoli che aveva chiesto la bonifica alla medesima FINTECNA con una ordinanza sindacale (clikka).

Ora riapro la questione informazione e giornali: Ebbene mi chiedo perché i giornali non hanno seguito la nostra posizione e non ne hanno dato risalto visto che le ragioni erano assolutamente fondate? E’ possibile che l’informazione non segua l’unico gruppo consiliare che ha dimostrato più e più volte di anticipare sempre per tempo gli eventi?

Vediamo se qualcuno domani tra le tante pagine che si scriveranno sul fallimento della Bagnoli Futura scriverà che tre anime isolate avevano previsto tutto ed avvertito Sindaco, Assessori e consiglieri!

Per curiosità vi invito a leggere la proposta di emendamento che scrissi dove troverete tutti gli avvertimenti che, purtroppo, non convinsero né i consiglieri né il sindaco:

CONSIGLIO COMUNALE  DI NAPOLI

del 16 ottobre 2012

PROPOSTA DI EMENDAMENTO

DELIBERA DI GIUNTA DI PROPOSTA AL CONSIGLIO N. 661 del 09/08/2012

PREMESSO CHE:

I.- Con la delibera di giunta indicata in epigrafe l’Amministrazione ha proposto la modifica dell’atto costitutivo della società Bagnoli Futura S.p.a., dello Statuto della stessa e della convenzione stipulata tra gli enti soci della Bagnoli Futura S.p.a. e quest’ultima;

II.- scopo delle modifiche è quello di consentire alla Bagnoli Futura S.p.a. di trattenere in proprietà le opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature tra cui la Porta del Parco, il Parco dello Sport e l’acquario tematico delle tartarughe attraverso un atto di liberalità indiretto;

III.- dalla relazione del Sindaco in aula è emersa la conferma della drammatica condizione economico/finanziaria della società Bagnoli Futura S.p.a., definita a rischio di fallimento;

IV.- la grave condizione economico/finanziaria emerge anche dalle relazioni dei Collegio dei Revisori con note del 18.09.2012 e del 15.10.2012;

IV.- con i citati pareri del Collegio dei Revisori si sottolineava, infatti, anche la necessità di approfondire la compatibilità della donazione indiretta alla società Bagnoli Futura S.p.a. con la normativa relativa alla erogazione dei contributi pubblici europei che potrebbero essere revocati in caso di violazione dei vincoli di destinazione imposti dai regolamenti europei;

V.- la patrimonializzazione della società attraverso l’attribuzione di immobili realizzati con fondi pubblici allo stato non risolve le problematiche finanziarie della Bagnoli Futura S.p.a.  che, se in stato di illiquidità, in ogni caso incorrerebbe nell’obbligo di adottare tutte le misure necessarie sia alla tutela dell’interesse pubblico che a quello dei creditori;

VI.- i beni di cui si chiede con la delibera in epigrafe l’attribuzione in proprietà in virtù degli accordi vigenti devono essere trasferiti al patrimonio indisponibile dell’ente appena eseguiti i collaudi;

VII.- il grave stato di decozione della Bagnoli Futura S.p.a. dichiarato dal Sindaco e dal Collegio dei Revisori, rende opportuno l’immediato adempimento degli obblighi di trasferimento al Comune affinché al Comune stesso sia data la possibilità di imporre il vincolo di indisponibilità;

VIII.- ogni eventuale valutazione circa le scelte da adottare deve essere preceduta da una attenta verifica delle capacità della società di far fronte agli impegni ed agli obiettivi da raggiungere, dovendo, inoltre, essere preceduta dai necessari pareri di legittimità tecnica, amministrativa e contabile così come previsto dal recente Decreto Legge n. 174/2010 art. 3 e s.s. allo stato non ancora acquisiti agli atti;

IX.- prima di ogni attribuzione patrimoniale è inoltre necessario acquisire il piano industriale della Società Bagnoli Futura S.p.a.

Tutto ciò premesso e ritenuto ed a mente dell’art. 44 del vigente Regolamento Consiliare si propone l’adozione del seguente emendamento:

1.- Abrogare i punti 2 della parte dispositiva della delibera in oggetto, ivi compresi i punti sub 2) da i) ad vii);

2.- sostituire la parte dispositiva abrogata con il seguente testo:

.-  Alla luce delle considerazioni svolte chiedere la immediata convocazione di una assemblea degli azionisti, con all’ordine del giorno la verifica della messa in liquidazione della società Bagnoli Futura S.p.a. e la nomina di un liquidatore che verifichi la percorribilità di ogni procedura volta al ripianamento dei debiti anche attraverso le procedure concordatarie vigenti.

I proponenti:

Simona Molisso

Carlo Iannello

Gennaro Esposito

Al CAAN si perde il pelo ma non il vizio di nominare gli amici

diana

Posso dire che forse ce l’aspettavamo. In Comune, ancora una volta, abbiamo dimostrato che del cambiamento e del rinnovamente, quando si tratta di esercitare un potere, non c’è verso di cambiare. Ancora una volta nonostante le iniziali dichiarazioni del Sindaco sul regolamento sulle nomine, c’è stato il bliz approfittando della distrazione elettorale per tentare di far passare la cosa sottobanco. Per fortuna sia il Mattino di Napoli che il Roma hanno dato spazio alla notizia della palese violazione degli accordi politici dell’amministrazione sul regolamento sulle nomine. Ancora una volta, si è premiato un politico (diciamo uscito fuori dal circuito elettorale) privo di ogni esperienza manageriale. Si è rinominato lorenzo diana a capo del CAAN nonostante a distanza di oltre un anno non avesse provveduto a fare in modo che fosse rispettata una decisione del Consiglio Comunale. In sostanza nel Comune di  Napoli è invalsa l’usanza di dare il premio per il mancato raggiungimento del risultato!

Evidentemente si è temuto di mettere a confronto il curriculum vitae (clikka) del diana e degli altri nominati con quelli che sarebbero potuti arrivare mettendo a bando la nomina così come dispone il nuovo regolamento. Sono però soddisfatto perché siamo riusciti a mettere al centro dell’attenzione l’unico vero problema della politica: quello delle nomine agli amici degli amici per ragioni di consenso elettorale di cui proprio in questi giorni si è molto sentito parlare.

Una nota non polemica sui siti del Comune di Napoli e delle società partecipate, credo in violazione di legge, non ci sono i curriculum vitae dei nominati alla NapoliServizi (domenico allocca) ed alla NapoliHolding (alessandro nardi), sarà un caso o ci dobbiamo preoccupare?

Eccol testo definitivo del regolamento (clikka)

Degli articoli che vi incollo condivido tutto:

Estratto da pagina 29 di MATTINO NAPOLI del 27-05-2014 – Autore: VITTORIO DEL TUFO

Una mossa sbagliata

Il commento Una mossa sbagliata Vittorio Del Tufo II Pd vola anche a Napoli (41%) e a De Magistris manda subito a dire: «Ora in città può aprirsi una fase nuova». Un messaggio chiaro che mette fine a un lungo travaglio e a tentennamenti infiniti. Il partito di Renzi si prepara a dare la spallata finale a un sindaco in pre-dissesto, sempre più isolato e senza un «tetto» politico sulla testa? La tentazione, tra i Democrat, è forte e non c’è da stupirsi, pertanto, che De Magistris replichi all’avviso di sfratto con un segnale di pace: «La vittoria di Renzi è un risultato storico. Dimostra come il Paese voglia essere governato all’insegna di un cambiamento, anche generazionale. Si rafforza dunque il mio convincimento in merito a quanto sia indispensabile proseguire sulla strada del dialogo istituzionale, in particolare fra enti locali e governo». Da De Magistris, a questo punto, ci sarebbe da attendersi un cambiamento di rotta, una sterzata in direzione del dialogo, finalmente costruttivo, con il primo partito della città. L’esigenza, se non altro, di condurre a termine una consiliatura sempre più traballante – di portare a casa, politicamente, la pelle – dovrebbe indurre il sindaco a lasciarsi alle spalle la stagione dell’arroccamento e delle decisioni solitàrie. Dovrebbe indurlo, semmai, a chiedere al Pd che vola sulle ali di Renzi un’assunzione diretta di responsabilità nelle scelte amministrative e nel governo della città. E invece, proprio mentre il gruppo dirigente dei Democratici brinda a un successo del tutto insperato, il sindaco, in barba alle nuove regole sulle nomine delle Partecipate, decide di imporre uomini di sua fiducia, e finanche un suo stafiìsta, nel consiglio di amministrazione del nuovo Centro agroalimentare. Appena due settimane fa, il consiglio comunale aveva approvato a maggioranza la delibera sulle modifiche al regolamento per le nomine all’interno di enti, istituzioni e società, riducendo drasticamente la discrezionalità del sindaco nella scelta dei vertici delle Partecipate e imponendo una selezione meritocratica del personale fondata sulla valutazione di curriculum dei candidati, visionabili da chiunque sulla Rete. De Magistris si era detto d’accordo «purché non prevalga – aveva chiarito – un eccesso diformalismo e burocratizzazione». Al primo banco di prova, il sindaco ha deciso invece di giocare d’anticipo su quell’accordo, non ancora entrato in vigore, ed è entrato a piedi uniti sulla nomina dei vertici del Caan. Ragioni di opportunità, prima ancora che di coerenza politica, avrebbero dovuto sconsigliare a De Magistris una mossa che rischia di apparire come una prova di forza e di trasformare le assunzioni nelle municipalizzate in uno strumento per blindare il consenso. I risultati, modesti, dell’azione amministrativa si sono già incaricati di dimostrare che con la linea dell’arroccamento non si va danessunaparte. Ma evidentemente, la coazione a ripetere gli stessi errori è più forte del desiderio di voltare pagi- -tit_org- Una mossa sbagliata

Il Mattino di Napoli

Lettieri attacca: metodo vergognoso Rd: ha violato anche le quote rosa

Lettíeri attacca: metodo vergognoso Rd: ha violato anche le quote rosa Le reazioni Accuse al presidente Diana: «Riconfermato senza meriti» n Pd: decisione irrispettosa Valerio Esca Le nomine del Caan non sono piaciute all’opposizione del sindaco Luigi de Magistris. Piovono sul primo cittadino critiche sia da Ricostruzione democratica, proponente della delibera sulle nomine approvata in Consiglio comunale meno di due settimane fa, che da pezzi di Pd. Mentre per il centrodestra è un assist a porta vuota. I tré rappresentanti scelti dal Comune nella società consortile sono Lorenzo Diana, riconfermato presidente; Angelo Capasse e Carmine Giordano come consiglieri, quest’ultimo staffista del sindaco a titolo gratuito. Il più critico è il consigliere di Rd, Gennaro Esposito, che sottolinea: «Noi ci sentiamo mortificati come Consiglio comunale. Queste nomine anche se amministrativamente corrette, nonio sono dal punto di vista politico. Nominare un suo staffista in una società partecipata del Comune è scandaloso». Esposito poi rincarala dose: «Ð sindaco non potendolo inquadrare come staff ha pensato bene di dargli l’incarico in un Cda». Il consigliere di opposizione ne ha per tutti, non risparmia nean che il presidente riconfermato: «Si premia Lorenzo Diana che non è stato capace di raggiungere gli obiettivi che il Consiglio comunale gli aveva assegnato, come il fatto che il mercato ittico dovesse rimanere a piazza Duca degliAbruzzi, come sostenuto in un atto approvato un anno fa». Il consigliere ne fa poi un fatto di competenze: «È un laureato in lettere, oltre che attivista m associazioni anticamorra e segretario della commissione antimafia al Senato. Ma esperienze in campo manageriale non ne ha mai avute. Il sindaco ha dunque pensato bene di nominarlo immediatamente per evitare confronti imbarazzanti con i curriculum se si fosse fatto l’avviso pubblico, come previsto nel nuovo regolamento delle nomine». «Siamo proprio alla solita spartizione delle prebende» aggiunge Esposito, che racconta poi un retroscena: «Quando ci riunimmo nella saletta alle spalle dell’aula consiliare di via Verdi, con il consigliere di maggioranza Lebro ci spiegarono che occorreva un po’ di tempo prima di poter far entrare in vigore il regolamento per allestire gli uffici, farpartìre gli avvisi e mettere in piedi la pagina web. Noi accettammo perché non eravamo stati messi a conoscenza delle scadenze immediate su alcune nomine come appunto quella del Caan». Insomma il clima si fa rovente. Basti pensare la che capogruppo di Rd, Simona Molisso, è pronta a «scrivere al ministero» per «il mancato rispetto delle quote rosa». «Nel regolamento e’ è il richiamo alla normativa vigente rispetto delle quote rosa. Non mi resta che denunciare la cosa al ministero visto che all’amministrazione avevo già segnalato II centrodestra II leader: uno sfregio al regolamento Moretto: grave che l’ex pm decida tutto da solo la questione con un’interrogazione in Consiglio. Solo una delle partecipate del Comune rispetta le quote rosa nei Cda. Attiverò a questo punto il procedimento sanzionatorio previsto perlegge». Il capo dell’opposizione Gianni Lettieri, lascia il suo commento ad un cinguettio: «In sfregio al regolamento comunale ed a quanto promesso nei giorni scorsi, al Cda del Caan hanno nominato uno staffista. Il metodo De Magistris è e resta vergognoso» tuona su twitter il presidente di Fare Città. Piuttosto sorpreso Antonio Borriello del Pd: «Penso che il sindaco dopo la dichiarazione rilasciata al Mattino nelle settimane scorse in modo molto chiaro aveva affermato che avrebbe attuato il regolamento sin da subito. Fare le nomine senza evidenza pubblica, così come declinato dalla delibera, sarebbe un errore e soprattutto un atto irrispettoso nei confronti dell’assemblea. Inoltre essendo a scadenza ordinaria poteva anche aspettare un mese, non c’era fretta di farle ora». Per Vincenzo Moretto di Fratelli d’Italia il sindaco «non ha violato il patto della delibera visto che non ha avuto effetto immediato». «La cosa che mi lascia perplesso – sos

tiene il consigliere di centrodestra – è il fatto che il sindaco continui a nominare persone legate alui. Amici, parenti, conoscenti, ora anchestaffisti.Una volta decidevano i partiti della maggioranza, oggi decide uno solo, senza nemmeno il rispetto del ruolo dell’opposizione». ORIPRODUZIONERISERVATA -tit_org- Lettieri attacca: metodo vergognoso Rd: ha violato anche le quote rosa

 Il caso nomine

Caan, blitz del sindaco un suo staffista nel Cda = Nomine Caan, nel Cda uno staffista del sindaco

Non applicate le nuove regole; è bufera De Magistris non applica le nuove regole e impone uomini di fiducia. L’ira delle opposizioni

Il caso nomine Caan, blitz del sindaco unsuostaffistanelCda Non applicate le nuove regole: è bufera Nomine al Caan (Centro agroalimentare): De Magistris non applica le nuove regole, secondo le quali i prescelti a ricoprire le cariche devono essere selezionati con il curriculum, e impone uomini di sua fiducia. Nel CdA anche uno staffista del sindaco. Critiche sia da Ricostruzione democratica che da pezzi di Pd. E Ã opposizione insorge. > Esca e Roano a ðàä. 41 La partecipata, il caso Nomine Caan, nel Cda uno staffista del sindao De Magistris non applica le nuove regole e impone uomini di fiducia. L’ira delle opposizio Si rinnova il Consiglio di amministrazione del Caan – il Centro agroalimentare di Volla – i mèmbri da 8 scendono a 5, ma è polemica sulle nomine del Comune. Polemiche che arrivano dal fronte delle opposizioni perché il sindaco Luigi de Magistris non awebbe rispettato il regolamento varato dal Consiglio comunale secondo il quale i prescelti a ricoprire queste cariche devono essere selezionati con il curriculum. L’articolo 1 recita così: «Ogni nomina, designazione e revoca di rappresentanti del Comune di Napoli presso Enti, Aziende, Società ancorché consortili ed Istituzioni deve essere eseguita nel pieno ed incondizionato rispetto dei principi costituzionali di buon andamento, imparzialità, partecipazione e trasparenza della Pubblica Amministrazione in modo da assicurare la migliore scelta nell’interesse cittadino per capacità, competenze, integrità ed imparzialità». Regolamento, che, tuttavia, non è ancora in vigore. Polemiche che si concentrano sulla nomina, in particolare, di un consulente a titolo gratuito da tré anni dello stesso sindaco, proveniente dal Mibac, si tratta di Cannine Giordano e per la nomina di Alberto Capasso vicepresindente regionale del presidio slow food. Giordano e Capasso sono le due nuove entrate vo lute da de Magistris, quali consiglieri del Cda, confermato invece alla presidenza Lorenzo Diana. Un Cda che si completa con l’ingresso di Pietro Russo in quota Camera di Commercio socio del Caan e dell’avvocato Cristina Riccardi per conto del Comune di Volla dove risiede il centro. Per il collegio sindacale entrano Monica Franzese, Luigi Maria Rocca e il dottor Sibilio. Detto questo, la cura dimagrante è dovuta all’effetto della spending review e perché fl Comune è in stato di predissesto, tagli che portano un risparmio di circa 60mila euro sulle spese dello stesso Cda. Diana guadagnerà 53mila euro l’anno (il 60 per cento dello stipendio del sindaco) e i due consiglieri 15mila euro, tutte cifre al lordo. È il presidente che spiega come stanno le cose: «Sul regolamento – spiega Diana – c’è un parere del ministero degli Interni e ad ora non è vigore e su questo non ci piove, decorre da quindici delle pubblicazione e non è stato ancora pubblicato. Ma il tema è un altro e riguarda la vita dello stesso Caan». La sostanza è questa secondo Diana: «I bilanci delle società vanno approvati entro il 31 marzo e dall’assemblea dei soci entro il 30 aprile. Per cui il cda ha dato mandato al presidente per la convocazione dell’Assemblea dei soci al 30 aprile. Bisogna sapere che i cda decadono con l’approvazione del terzo bilancio ed è il caso in questione. Andata deserta l’assemblea del 30 aprile ci siamo aggiornati al 19 maggio senza chiudere l’assemblea in prosieguo la stessa assemblea si è aggiornata a ieri». E si arriva alle nomine: «Premesso che il regolamento non è in vigore, e non è applicabile in maniera retroattiva perché la procedura è iniziata a marzo, se non avessimo approvato il bilancio avremmo lasciato il Caan senza guida in un momento decisivo. Dopo perdite per 5 milioni negli ultimi anni abbiamo per la prima vol- ta avuto un bilancio che un segno positivo per mezzo milione e un risparmio di spese per circa 32,5. Dati che mi sono costad altre lettere minatorie che ho denunciato al questore e in Procura», n presidente del cda non sfugge alla questione nomine e spiega ancora: «Per mettere in piedi la procedura del regolamento avremmo dovuto fare il bando,

nominare una commissione esaminatrice, quindi tirare le somme. Si sarebbero persi tré mesi. E ci tengo a sottolineare una cosa: sono state lispettate le quote rosa». lu.ro. La struttura II Centro agroalimentare di Napoli ha sede a Volta; a sinistra il presidente riconfermato Lorenzo Diana -tit_org- Caan, blitz del sindaco un suo staffista nel Cda – Nomine Caan, nel Cda uno staffista del sindaco

 Estratto da pagina 25 di ROMA del 27-05-2014 – Autore: PFRATT

Consiglio ridotto da cinque a tre, entrano Alberto Capasso e lo staffista del sindaco Carmine Giordano

Caan, nuovo Cda: ma con le vecchie regole

PARTECIPATE Consiglio ridotto da cinque a tre, entrano Alberto Capasso e lo staffista del sindaco Carmine Giordai Caan, nuovo Cda: ma con le vecchie regole NAPOLI. Il Comune rinnova il Cda del Caan, il centro agroalimentare di Volla, ma senza rispettare il nuovo regolamento sulla trasparenza delle nomine nelle società partecipate, approvato dal consiglio comunale il 15 maggio scorso, a dispetto di quanto promesso dal sindaco Luigi de Magistris all’indomani della votazione. Il decreto sindacale numero 45, infatti, è stato pubblicato ieri mattina direttamente sull’Albo Pretorio, senza la preventiva pubblicazione dei curricula dei candidati, così come prevede il nuovo regolamento, e non porta la firma del sindaco, bensì quella del suo vice Tommaso Sodano. De Magistris, infatti, ieri era ancora in Medio Oriente in visita istituzionale. Ma non finisce qui. Se viene confermato alla presidenza del Cda Lorenzo Diana, fanno il loro ingresso come consiglieri, invece, Alberto Capasse e Cannine Giordano, staffista del sindaco a titolo gratuito nonché l’unico con la laurea tra le new entry. Prenderanno entrambi un gettone di presenza di 230 euro. Il regolamento sulle nomine, è bene precisarlo, tecnicamente non è entrato ancora in vigore, in quanto nella seduta consiliare del 15 maggio l’assemblea non votò per l’immediata esecutorietà, per consentire – questa la motivazione del Comune – la preparazione degli uffici al nuovo sistema. Un’esecutorietà che, comunque, scatta in automatico dopo 15 giorni. Quindi, sarebbe bastato aspettare la fine di questa settimana. «Una mossa scorretta — commenta Gennaro Esposito, consigliere di Rd ed estensore del regolamento -. Se dal punto di vista amministrativo le nomine possono essere legittime, da quello politico sono uno schiaffo in faccia ai consiglieri ed alla maggioranza che hanno votato il provvedimento. Ci saremmo aspettati che il primo cittadino accogliesse subito lo spirito del regolamento e l’indicazione fornita dall’aula, selezionando le nomine sulla base del confronto dei curricula. C’è, poi, la nomina di Cannine Giordano, che del sindaco è collaboratore a titolo gratuito. Inoltre, l’esperienza di Diana al Caan non mi pare positiva, considerando la lentezza con la quale è stata trattata la questione del mercato del pesce». Il Cda, intanto, in vigore per i prossimi 3 anni, viene ridotto da 5 a 3 componenti, in ossequio alla spending review. Scompare la figura dell’amministratore delegato. Non confermata l’uscente Valentina Sanfelice di Bagnoli. PFROT Lorenzo Diana confermato -tit_org- Caan, nuovo Cda: ma con le vecchie regole

Bagnoli e Città della Scienza

città della scienzaBagnoli è una ferita aperta nella città di Napoli, pertanto, credo sia utile leggere la delibera di Giunta Regionale n. 120 del 24.04.2014 (clikka), con allegati: 1) il protocollo di intesa (clikka); 2) Relazione Tecnica (clikka); 3) Accordo di programma quadro (clikka); 4) piano finanziario (clikka); 5) Programma degli interventi (clikka).

Dalla lettura di questi atti si capisce che Città della Scienza dovrà essere il motore di sviluppo dell’intera area di Bagnoli. Atti, peraltro, che poi dovranno essere approvati anche dal Consiglio Comunale, o meglio semplicemente ratificati, visto che sarà pressoché impossibile modificare alcunché, con buona pace, non solo della democrazia partecipata, ma anche di quella rappresentativa.

Ebbene, nella relazione tecnica si legge che gli obiettivi globali dell’Accordo di Programma sono: 1) “quello politico con l’obiettivo di dare una chiara e forte risposta all’atto criminale ricostruendo dove era lo Science Centre incendiato; 2) quello economico con l’obiettivo di mettere il potenziale tecnico e simbolico di città della scienza al servizio della città, rafforzando la sua funzione pubblica, grazie alla sua capacità di coniugare cultura e scienza, ambiente e natura, con l’obiettivo di essere tra i soggetti promotori dello sviluppo economico, di attrattore dell’innovazione, di creazione di lavoro vero nell’area”.

Ora non voglio certo riportare qui tutti i passi degli atti che ho avuto modo di esaminare ma, l’impressione che ho avuto, è che gli atti siano usciti direttamente dagli uffici di città della scienza, vista la pressoché totale celebrazione della Fondazione IDIS e la assoluta mancanza di qualsivoglia riferimento sia alla importante Ordinanza del Sindaco (clikka) di qualche mese fa, (confermata, peraltro, in via cautelare anche dal Consiglio di Stato), che impone alla stessa Città della Scienza di esibire i Certificati di avvenuta bonifica dell’area, sia di una importante iniziativa cittadina, attraverso la quale si sono raccolte oltre 10.000 firme, che poi ha portato all’adozione di una delibera Consiliare con la quale si è stabilito che la linea di costa di bagnoli coroglio dovrà essere ripristinata con la realizzazione di una grande spiaggia pubblica per i napoletani.

Bagnoli rappresenta il luogo di grandi ed accesi contrasti, tra i sostenitori di Città della Scienza, che la vogliono ricostruita la dov’era e coloro (le assise cittadine e molti comitati spontanei) che, invece, vogliono il ripristino della legalità attraverso il rispetto del PRG e dei vincoli paesistico/ambientali che impongono la delocalizzazione dei manufatti incendiati per lo meno al di la della strada per lasciare completamente libera la spiaggia.

In questo caso la scelta dell’amministrazione regionale è stata precisa, ha vinto Città della Scienza. Nella relazione tecnica, infatti, si legge: “In fase di progettazione si provvederà al massimo arretramento del museo dalla linea di costa, obiettivo che sarà realizzato introducendo modifiche strutturali al museo che porteranno all’eliminazione delle ultime due campate più prospicienti il mare liberando così da costruzioni un’area che sarà destinata alla fruizione pubblica“.

Ad ogni buon conto i numeri sono questi: l’intervento costerà €. 69.557.520,00 di cui 27.241.520,00 messi dalla Fondazione IDIS (immagino provenienti dalla raccolta fondi e dall’assicurazione).

La cosa che non mi quadra, oltre alla procedura assolutamente unilaterale e non condivisa, è sempre la stessa: A capo della fondazione IDIS, che opera in regime di diritto privato, nata nei primi anni novanta, a suon di miliardi di lire (circa 100) nell’epoca bassoliniana, ci sono sempre stati Vittorio Silvestrini (presidente) ed Enzo Lipardi (direttore generale) e non vi è stato mai un cambio di persone, mai nessuno che abbia detto alcunché sul punto. Città della Scienza è in sostanza una  creatura di Silvestrini, pur essendo sempre stata finanziata con fondi pubblici. Ancora oggi la quasi totalità dell’intervento di poco meno di 70 milioni di euro sarà gestito dalla Fondazione Idis nominata soggetto attuatore.

Sarà forse un mio problema ma non mi sono mai piaciute le situazioni sclerotizzate che poi finiscono sempre per cerare delle posizioni di potere che tal volta è difficile giustificare…. Ovviamente le questioni che sollevano le carte che Vi ho allegato sono stante e crediamo di dover mettere in piedi una ulteriore iniziativa per poterne discutere tutti. Buona lettura.

Nelle Vele di Scampia

vele26Qualche tempo fa scrivevo di scampia e dei miei ricordi di ragazzino (clikka) giovedì scorso (22.05) sono tornato nelle Vele per vederle dal di dentro con Vittorio Passeggio.

Non so ma questi luoghi per me sono comunque vicini perché li ho conosciuti prima dello scempio e della ottusità urbanistica e sociologica che li ha violentati. Con Vittorio abbiamo parlato di quella che è la prospettiva e della necessità di andare oltre.

Il programma è l’abbattimento delle Vele che oggi sono abitate da un centinaio di persone che non trovando altro alloggio dimorano tra mura sgarrupate, ferro arrugginito, cumuli di rifiuti di ogni genere ed acqua, tanta acqua che esce dai tubi marci, sia quelli di scarico, con liquami ovunque al piano sottoposto, sia quelli di carico con acqua brillante e preziosa che va perduta in uno spreco assurdo!

Mi ha colpito una ragazza giovane, già mamma che portava nel passeggino un fagottino rosa di poscissimi mesi, alla quale Vittorio ha chiesto: “arò puort’ stu schizz’ e sole”.

Il problema che si porrà un momento prima dell’abbattimento (se mai si farà) è dove mettere queste persone che per la gran parte sono occupanti abusivi tra cui ci sono anche perone con grave disabilità. Per vivere in quei luoghi, in quelle condizioni ce ne vuole e gli occupanti non possono non essere considerati con la dignità che spetta ad ogni essere umano!

Una esperienza che mi ha lasciato un grosso senso di ingiustizia e di rivalsa, quella che sentivo da ragazzino, da incanalare nel verso giusto quello buono, della capacità di dare una risposta con l’impegno di persone capaci e competenti ed in grado di articolare un pensiero compiuto. Ecco queste persone, che pure ci sono a Napoli, oggi hanno il dovere di impegnarsi affinché nelle istituzioni ci siano persone degne di rappresentare i cittadini! Grazie Vittorio.

Ecco le Foto:

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I tartassati: TASI IMU e TARI = IUC Istruzioni per l’USO

dissestoEcco le quattro delibere relative al nuovo sistema di fiscalità locale che com’è noto si compone di tre imposte, IMU (imposta municipale unica), TASI (tassa sui servizi indivisibili) e TARI (tassa sui rifiuti) – Aliquote Imu (clikka)IUC – Regolamento (clikka), Modifica IMU clikkaAliquote TASI (clikka) – che confluiscono nella cd. IUC, approvate nel consiglio comunale del 15.05 scorso con l’astensione di Ricostruzione Democratica.

L’incastro tra norme e scadenze (a prescindere dal termine per i bilanci preventivi del 31 luglio) ha determinato l’impellenza di approvare le tariffe Tasi entro il 23 maggio, in modo tale da consentire il versamento dell’acconto entro il 16 giugno (anche se il governo ha dato una proroga fino a settembre per i Comuni inadempienti). E’ chiaro però che la non approvazione entro il termine del 23.05 avrebbe determinato seri problemi di liquidità.

L’amministrazione ha chiaramente dovuto anche regolamentare l’Imu (da cui la prima casa è esentata per legge), alla quale, la  TASI è strettamente legata dalla clausola di “equivalenza” tra vecchia Imu e nuova Tasi + Imu.

Per la TARI non si evidenziano nuovi problemi, in quanto, il suo funzionamento sarà molto simile alla TARES.

Per la Tasi, invece, i margini di manovra per il Comune di Napoli sono ristretti poiché il quadro disegnato dalla legge di stabilità e dal Salva Roma ter impone le aliquote massime per i comuni in predissesto.

Sulle aliquote le scelte operate dall’Amministrazione sono state le seguenti:

 1.- IMU su seconde case e altri immobili al massimo: 10.6 per mille con agevolazioni per le case locate con i contratti convenzionati;

 2.- TASI al 3,3 per mille sulle prime case con detrazioni di 150 e 100 euro a seconda se la rendita catastale è inferiore o superiore a 300 euro;

3.- TASI zero sulle seconde case (è da notare che fissando a zero l’aliquota sulla seconda casa, non si pone il problema di suddividere il carico tra proprietario e inquilino in caso di locazione dell’immobile).

La scelta fondamentale ci sembra sia stata quella di far diventare la TASI una tassa patrimoniale sull’abitazione di residenza.

Ciò lo si può comprendere dal punto di vista sociale (l’Imu su seconde case e attività produttive è già al massimo), ma appare discutibile sotto il profilo della congruità fiscale, in quanto l’imposta dovrebbe finanziare i servizi indivisibili e quindi gravare su tutti gli utenti di questi servizi (questo è il motivo per cui addirittura si ritiene che la norma che consente questo obiettivo snaturamento dell’imposta potrebbe essere illegittima).

Quindi, il finanziamento delle detrazioni per le prime case con bassa rendita catastale vengono finanziate esclusivamente dai proprietari di prime case con rendita più elevata (questo è il caso quindi in cui non opera il meccanismo dell’equivalenza).

L’altra scelta importante è quella di non legare, anche parzialmente, le detrazioni alla numerosità del nucleo familiare, come hanno invece fatto pochi – per la verità – grandi comuni (per es. Torino).

Va sottolineato, inoltre, che al contrario di quanto stabilisce la legge, il regolamento approvato non definisce come e quali sono i servizi indivisibili che la TASI va a finanziare, demandando questo adempimento al bilancio di previsione. Si tratta della usuale sottovalutazione degli aspetti gestionali che dovrebbero essere alla base delle scelte di una corretta e razionale politica finanziaria. Sul punto il regolamento IUC, all’articolo 40, rimanda all’allegato “C” con il quale “sono individuati i servizi indivisibili forniti dal Comune ed alla cui copertura la Tasi è diretta”.

L’allegato quindi propone un elenco di servizi, senza però far capire:

 1.- se secondo l’Amministrazione l’elenco comprende tutti i servizi indivisibili offerti dal Comune;

2.- se sono soltanto i servizi indivisibili i cui costi che verranno coperti con la TASI a prescindere dai punti precedenti;

3.- qual è il costo complessivo dei singoli servizi e qual è la percentuale di copertura di tali costi che si prevede di coprire con la TASI.

 Quest’ultima osservazione in realtà palesa il punto debole di tutta la manovra, e cioè il fatto che la delibera sulla TASI non contiene neppure un numero:

1.- nessuna stima del gettito;

2.- nessuna stima dei soggetti eventualmente esenti grazie alle detrazioni previste;

3.- nessun raffronto con la platea di prime case percossa dalla vecchia IMU (sia in versione 2012 o in versione 2013).

E’ stata, quindi, introdotta una nuova imposta che sicuramente colpirà soggetti che lo scorso anno erano esenti Imu, senza sapere neppure approssimativamente quale sarà l’impatto sui contribuenti.

Tra l’altro, come accennato, il Regolamento potrebbe essere passibile di illegittimità in quanto la norma di riferimento (comma 682 L. 147/2013) stabilisce senza ambiguità che con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 52 del Decreto Legislativo n. 446 del 1997, il Comune determina la disciplina per l’applicazione della IUC, concernente tra l’altro per quanto riguarda la TASI:

 1) la disciplina delle riduzioni, che tengano conto altresì della capacità contributiva della famiglia, anche attraverso l’applicazione dell’ISEE;

2) l’individuazione dei servizi indivisibili e l’indicazione analitica, per ciascuno di tali servizi, dei relativi costi alla cui copertura la TASI e’ diretta.”

La circostanza, peraltro, è richiamata anche dal Segretario generale nelle osservazioni alla delibera.

Quanto all’individuazione – in generale – dei servizi cosiddetti indivisibili non c’è un criterio stabilito da atti normativi. Per esclusione, quindi, vengono considerati servizi indivisibili tutti gli i servizi forniti alla collettività per i quali non è attivo alcun tributo o tariffa o provento a specifica destinazione.

Cioè il criterio finanziario prevale su quello economico: non necessariamente il servizio indivisibile deve essere diretto indistintamente all’insieme dei cittadini.

Pertanto non possono sicuramente entrare nel novero dei servizi indivisibili servizi quali la nettezza urbana o la mensa scolastica. Tipici servizi indivisibili sono, invece, il verde pubblico, l’illuminazione, servizi amministrativi come anagrafe ed elettorale, ma secondo il criterio visto, anche alcuni servizi sociali possono essere inseriti tra quelli indivisibili, sebbene siano assolutamente “divisibili”.

 Per fare due conti:

  • nel 2012 a napoli l’aliquota imu sulle prime case era il 5 per mille con una detrazione fissa di 200€ e una variabile di 50€ per ogni figlio minore di 26 anni;
  • nel 2013 le prime case erano esenti IMU (a parte i pochi spiccioli del pasticcio mini-imu che credo ben pochi abbiano versato). In questo caso, però, per un corretto raffronto, occorrerebbe tenere conto, dell’addizionale di 3 cent per mq destinata alla copertura dei servizi indivisibili che l’anno scorso venne imposta sulla TARES e che quest’anno è stata virtualmente trasfusa nella TASI.

Quindi, per una prima casa di 100 mq e 719 euro di rendita – famiglia-tipo di due coniugi con due figli abbiamo:

imu 2012

719€ (rendita catastale) X 160 (moltiplicatore fisso) = 115.040 euro (base imponibile imu)

115.040 X 5/1000 (aliquota) = 572 euro (imposta lorda)

572 euro – 300€ (detrazioni totali) = 272 euro (imposta da versare)

IMU 2013

IMU = 0€

addizionale TARES = 100 mq X 0.3 = 30€ (imposta da versare)

tasi 2014

115.040 euro (stessa base imponibile IMU) X 3.3/1000 = 380 euro (imposta lorda)

380€ – 100€ (detrazioni totali) = 280 € (imposta da versare)

pertanto:

se facciamo il raffronto con il 2012 la famiglia-tipo presa in esame paga per la TASI poco più che per l’IMU;

se facciamo il raffronto con il 2013 la differenza, nel caso in esame, è molto consistente.

Intendiamoci: il ragionamento visto sopra vale per quel tipo di contribuente non in assoluto.

Se prendessimo il caso di una prima casa di 60 mq – rendita 280 € – con nucleo familiare di una sola persona avremmo invece:

IMU 2012:  24 euro

addizionale 2013: 18 euro

TASI 2014: 0 euro

Ovviamente il tutto salvo errori o omissioni e salvo che la materia è un groviglio di acronimi di cui se non fosse stato per Stefano non ci avrei capito molto … ma a pensarci pene ho ancora molti dubbi!!!

La soprintendenza ai BB.AA. di Napoli che non soprintende

patatine fritteNon mi ha appassionato il contrasto che c’è stato tra Sindaco e Soprintendente Cozzolino e non mi è piaciuto, da un punto di vista istituzionale l’attacco che ha subito la Soprintendenza da parte del Sindaco, per il quale ho manifestato solidarietà a Cozzolino, ma solo perché credo che tra le istituzioni occorre sempre un confronto sereno e costruttivo senza incorrere nel rischio della delegittimazione.

Sento però il dovere di richiamare la Soprintendenza alle sue funzioni poiché è pressoché assente e, per quello che mi è sembrato di capire, è un luogo di timbri, carte e spesso di vessazione per i malcapitati cittadini che hanno la sfortuna di incapparci. Poi in passato non mancano gli scandali anche in questo delicato settore della P.A. (tangenti alla soprintendenza (clikka) e da ultimo c’è stato il paradossale caso dell’orto abusivo a San Martino (clikka).

E’ chiaro che la funzione di tutela di quest’organo dello Stato andrebbe rivista facendo in modo che non diventi solo il luogo del no o del si, ma un luogo di studio per verificare come le trasformazioni possano essere fatte nel rispetto dei beni soggetti a tutela. Un luogo dove le cose si fanno insieme con il privato guidato dalla mano esperta di tecnici pagati con le nostre tasse.

Per quanto riguarda i controlli, poi, assistiamo a continue invasioni in pieno centro storico, senza che la Soprintendenza faccia nulla, come sta accadendo con i numerosi esercizi commerciali che vendono le “patatine fritte” che stanno spuntando come i funghi in pieno centro storico (via Toledo, via Benedetto Croce e via San Sebastiano), con insegne verdi invadenti e mostre sporgenti rigorosamente di plastica (si spera ignifughe), per le quali mi chiedo cosa pensi o abbia pensato la soprintendenza nel dare l’autorizzazione, semmai l’abbia data, oppure se, se ne sia accorta dello scempio in corso.

Mi chiedo, infatti, se i funzionari e dirigenti girino per napoli ed abbiano quel minimo senso dell’estetica che dovrebbe essere la prima dote di un addetto alla tutela del paesaggio e dei beni storico/artistici della città.

Sembra, infatti, che questa nostra soprintendenza abbia due pesi e due misure assolutamente incomprensibili (per me che sono un profano). Da un lato, infatti, consente in pieno centro storico, scempi inenarrabili, dall’altro si impegna in battaglie di principio opponendosi all’abbattimento delle vele di scampia (clikka) ovvero pianta una grana infinita sui sampietrini delle strade.

Mi farebbe piacere, infatti, sentire cosa ne pensa il nuovo Soprintendente dell’imbustamento degli angioletti dell’obelisco di piazza del Gesù (ormai soffocati visto che sono passati oltre due anni) ovvero dell’imbustamento in corso dei cornicioni del Convitto Vittorio Emanuele in Piazza Dante che chissà quanto durerà.

Ancora non mi capacito, dopo tutta la passione messa dal Soprintendente Cozzolino sulla vicenda di Piazza Plebiscito, come abbia potuto dare parere favorevole ad un intervento assolutamente invasivo in pieno centro storico in Vico pallonetto a Santa Chiara angolo Via San Giovanni Maggiore Pignatelli (clikka) nel quale è prevista la incredibile realizzazione di un parcheggio interrato di tre piani sotto il livello stradale, tanto che, dopo aver convocato una commissione oltre un anno fa e scritto una richiesta di documenti il 09.05.2013 (clikka), rimasta senza risconto, ho dovuto inoltrare una ulteriore esplicita richiesta di sopralluogo (clikka) sia agli uffici comunali sia alla Soprintendenza stessa.

Sono curioso di leggere, ove mai mi risponderà il Soprintendente, le motivazioni che hanno determinato la Soprintendenza a dare i pareri favorevoli.

Peraltro, sull’intervento di Vico Santa Chiara ho moltissime perplessità poiché in soldoni la società esecutrice si è risparmiata oltre cinque milioni di euro di oneri di urbanizzazione in cambio della parziale destinazione ad uso pubblico di attrezzature sportive e foresterie (?). A me sembra già uno studentato ma forse mi sbaglio … Vedremo quale sarà la prossima puntata

Il testo definitivo del Regolamento sulle Nomine

gennaro consiglioTal volta mi chiedo se valga la pena impegnarsi tanto e se a tutto l’impegno poi corrispondano i risultati utili per la collettività. I dubbi sono sempre tanti e non si è mai sicuri di aver fatto la cosa giusta.

Per mio carattere diffido sempre di quelli che si sentono troppo sicuri, spesso la sicurezza nasconde una profonda superficialità. Mi fa piacere però condividere con Voi il testo definitivo del regolamento sulle nomine del Sindaco e del Consiglio Comunale che è stato il frutto, per chi mi ha seguito, di una costante e tenace battaglia di legalità e culturale che abbiamo condotto nel Consiglio Comunale.

Nonostante gli scandali all’ordine del giorno, l’ultimo qualche giorno fa, in Regione Campania con l’arresto del Presidente del Consiglio Paolo Romano, ci sono ancora alcuni consiglieri (IDV e Centro Democratico) che sostengono che la politica debba avere le mani libere nelle nomine. Credo e spero che questo approccio antistorico sia spazzato via presto.

Sul risultato del testo posso ritenermi soddisfatto. Certo non è quello di Milano, dove c’è addirittura una commissione di esperti che ha il compito di valutare l’esperienza e le capacità dei candidati, ma siamo ad un buon punto perché con questo regolamento abbiamo fatto trasparenza ed introdotto il principio della competenza nella assegnazione degli incarichi.

E’ chiaro che il Sindaco ed il consiglio comunale potrebbero sempre infischiarsene e nominare, come è accaduto, uno che non ha alcuna esperienza di settore e manageriale, ad esempio un asino o un cavallo, per fare un riferimento storico, ma ciò emergerà dal confronto dei curriculum che tutti potranno fare accedendo al web. Ora però la palla passa nelle mani dell’informazione che dovrà essere la prima a vigilare … speriamo bene

Ecco il testo:

COMUNE DI NAPOLI

TESTO COORDINATO

REGOLAMENTO NOMINE, DESIGNAZIONI E REVOCHE DI RAPPRESENTANTI DEL COMUNE PRESSO ENTI, AZIENDE, SOCIETÀ  ANCORCHE’ CONSORTILI ED  ISTITUZIONI

Art. 1 PRINCIPI

1. Ogni nomina, designazione e revoca di rappresentanti del Comune di Napoli presso Enti, Aziende, Società ancorchè consortili ed Istituzioni deve essere eseguita nel pieno ed incondizionato rispetto dei principi costituzionali di buon andamento, imparzialità, partecipazione e trasparenza della Pubblica Amministrazione in modo da assicurare la migliore scelta nell’interesse cittadino per capacità, competenze, integrità ed imparzialità.

2. (elimina trattino) Il presente regolamento si applica a tutte le nomine, designazioni e/o revoche dell’Amministrazione Comunale sia del Sindaco che del Consiglio Comunale.

ART. 2 PUBBLICITÁ

1. Il Sindaco, ovvero il Presidente del Consiglio Comunale, a seconda delle competenze, trentagiorni prima della scadenza  ordinaria entro cui deve provvedere a norma di legge, di statuto o di regolamento a nomine o designazioni di rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società ancorchè consortili e istituzioni, divulga con avviso pubblico gli incarichi da affidare e le loro caratteristiche.

2. L’avviso del Sindaco ovvero del Presidente del Consiglio Comunale, a seconda delle competenze è affisso all’Albo Pretorio e pubblicato sul sito istituzionale del Comune di Napoli, è inoltre trasmesso ai Presidenti dei Gruppi consiliari, delle Commissioni consiliari permanenti ed agli organi di informazione.

3. Nell’avviso sono sinteticamente indicate per ciascun ente, azienda, società ancorchè consortili ed istituzione:

a. l’organismo e la carica cui si riferisce la nomina o la designazione;

b. i requisiti di carattere generale e specifici e le cause di incompatibilità e di esclusione;

c. gli emolumenti a qualsiasi titolo connessi alla carica;

d. gli scopi statutari dell’ente interessato.

ART. 3 REQUISITI

1. I rappresentanti del Comune negli enti, nelle aziende, nelle società ancorchè consortili e nelle istituzioni devono possedere una competenza tecnica, giuridica o amministrativa adeguata.

2. A tal fine, i rappresentanti sono scelti considerando le qualità professionali e le competenze risultanti da esperienze professionali e/o da impegno sociale e civile.

3. Al fine di assicurare le condizioni di pari opportunità previste dall’art. 51 della Costituzione e dall’art.1 del D.Lgs. n. 198/2006, le nomine o le designazioni dei rappresentanti del Comune negli enti, nelle aziende, nelle società ancorchè consortili e nelle istituzioni sono compiute in modo da garantire che ciascun genere sia rappresentato per almeno un terzo.

4. Per i collegi sindacali o dei revisori è necessaria l’iscrizione al Registro dei Revisori Contabili, ai sensi di legge.

ART. 4  CAUSE DI INCOMPATIBILITÁ E DI ESCLUSIONE

1. Salvo le altre incompatibilità stabilite dalla normativa vigente, non può essere nominato o designato rappresentante del Comune presso enti, aziende, società ancorchè consortili  ed  istituzioni:

a. chi è in stato di conflitto di interessi rispetto all’ente, azienda, società ancorchè consortili  o istituzione nel quale rappresenta il Comune;

b. chi è stato dichiarato fallito;

c. chi ha liti pendenti con il Comune di Napoli ovvero con l’ente, l’azienda, la società ancorchè consortili , l’istituzione presso cui dovrebbe essere nominato;

d. chi è in una delle condizioni di incandidabilità, ineleggibilità, incompatibilità ed inconferibilità previste dalla legge;

e. i dipendenti, consulenti o incaricati del Comune di Napoli che operano in settori con compiti di controllo o indirizzo sulla attività dello specifico ente;

f. chi è stato nominato consecutivamente piu’ di tre volte nello stesso organismo del Comune di Napoli;

g. chi è stato oggetto di revoca della nomina o designazione del Comune per motivate ragioni comportamentali;

h. chi ricopre la carica di Consigliere Comunale, Assessore, Presidente e Consigliere di Municipalità nel Comune di Napoli;

i .chi è stato candidato  all’ultima competizione elettorale al Consiglio Comunale di Napoli e non è stato eletto, alla Provincia di Napoli, alla Regione Campania ovvero al Parlamento e non è stato eletto;

l. i magistrati ordinari, amministrativi o della Corte dei Conti in servizio;

m. chi si trovi in posizione di conflitto di interessi con il Comune di Napoli e/o l’Ente presso il quale dovrebbe essere nominato, salvo che l’interessato faccia venir meno il conflitto entro il termine prefissato dal Sindaco.

n. colui il quale si trovi in una delle situazioni che determinerebbero ineleggibilità a Consigliere Comunale.

o. colui il quale sia stato o sia sottoposto a misure di prevenzione o sicurezza o che sia sottoposto a misure cautelari personali.

p. colui il quale sia stato revocato, per giusta causa, in precedenti incarichi dal Comune o da altro Ente pubblico;

q. colui il quale sia stato o sia iscritto ad associazione segreta ;

r. colui il quale sia parente o affine entro il secondo grado, di Sindaco, Assessori o Consiglieri comunali di Napoli;

2. Il sopravvenire di una delle cause di incompatibilità e di esclusione nel corso del mandato comporta la decadenza automatica dalla nomina o dalla designazione.

ART. 5 OBBLIGHI DEI NOMINATI E DESIGNATI

1. I rappresentanti del Comune presso enti aziende, società  ancorchè consortili ed istituzioni, all’atto della nomina o designazione, devono rendere pubblica la propria appartenenza ad Organismi, Associazioni o Società che hanno rapporti con il Comune.

2. I soggetti di cui al comma 1 devono, altresì, rendere pubblica la propria situazione reddituale e patrimoniale in analogia con quanto previsto per i Consiglieri Comunali.

3. I rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società ancorchè consortili ed istituzioni si impegnano formalmente a rispettare gli indirizzi programmatici stabiliti dal Consiglio per l’ente interessato anche se formulati successivamente alla nomina.

4. I rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società ancorchè consortili ed istituzioni sono tenuti alla osservanza dei seguenti adempimenti nel rispetto di quanto previsto dalle leggi di riferimento:

a. intervenire, se richiesti, alle sedute delle Commissioni consiliari e produrre l’eventuale documentazione richiesta, ivi compresi i verbali delle assemblee; l’impossibilità ad intervenire dovrà essere comunicata con tempestività;

b. trasmettere al Sindaco, alla Presidenza del Consiglio Comunale ed ai Capigruppo consiliari l’ordine del giorno dell’assemblea ordinaria ed in particolare quello delle assemblee straordinarie;

c. trasmettere al Sindaco i programmi, i bilanci, l’ordine del giorno e le delibere degli organi;

d. presentare al Sindaco e alla Presidenza del Consiglio una relazione entro il 31 dicembre di ogni anno sulle attività dell’ente, azienda, società ancorchè consortili ed istituzione per la quale sono stati nominati o designati;

e. presentare al Sindaco e alla Presidenza del Consiglio Comunale, entro due mesi dalla conclusione dell’esercizio, la relazione informativa annuale, prevista dallo Statuto comunale, sullo stato dell’ente e sull’attività da essi svolta sulla base degli indirizzi avuti. Le relazioni sono portate tempestivamente a conoscenza dei Gruppi consiliari e sono oggetto di verifica nelle Commissioni competenti;

f. riferire al Sindaco eventuali procedure in atto ritenute in contrasto o non compatibili con gli indirizzi programmatici approvati dal Consiglio Comunale ed eventuali gravi carenze nell’attività o nella gestione aziendale.

5. Il Presidente del Consiglio comunale, su segnalazione del Presidente della Commissione Permanente competente per materia, comunica al Sindaco i mancati adempimenti di cui al comma 4, lett. a), per l’adozione dei provvedimenti di cui al comma successivo.

6. Il Sindaco contesta ai rappresentanti del Comune il mancato adempimento degli obblighi previsti dal presente articolo e, in caso di grave inadempienza, attiva la procedura di revoca.

ART. 6 PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATURE

1. La disponibilità a ricoprire una specifica carica è espressa direttamente al Sindaco mediante candidatura redatta secondo i moduli predisposti dal Comune e corredata, a pena d’inammissibilità:

a. da un curriculum in cui si dà atto del possesso dei requisiti richiesti;

b. dalla sottoscrizione di una dichiarazione di osservanza degli adempimenti ed obblighi previsti dal presente Regolamento e dal Codice etico del Comune di Napoli;

c. dalla dichiarazione di non sussistenza delle cause di incompatibilità ed esclusione previste dall’art. 4 del presente Regolamento.

2. Il termine per la presentazione delle candidature è stabilito nell’avviso di cui all’art. 2 del presente regolamento e non è inferiore a venti giorni.

ART.7 PUBBLICITÀ DELLE CANDIDATURE

1. Non oltre cinque giorni dalla chiusura del termine di cui all’art. 6, comma 2 del presente Regolamento, l’elenco delle candidature pervenute (con allegato curriculum vitae nel rispetto dei dati sensibili in base al decreto legislativo 196 del 2003) è pubblicato sul sito istituzionale del Comune di Napoli, è inoltre trasmesso ai Presidenti dei Gruppi consiliari, ai Presidenti delle Commissioni consiliari permanenti nonché agli organi di informazione.

ART. 8 INFORMATIVA DEL SINDACO

1. Il Sindaco, effettuata la scelta, deposita presso il proprio Gabinetto i nominativi dei soggetti nominati e designati, dandone notizia scritta al Presidente del Consiglio per l’immediata informazione ai Consiglieri comunali.

2. Il Sindaco dispone l’immediata pubblicazione sul sito istituzionale degli atti di nomina o designazione

ART. 9 REVOCA

1. Il Sindaco procede con proprio atto alla revoca delle nomine e delle designazioni del Comune in caso di sopraggiunta incompatibilità, di motivate gravi ragioni relative a comportamenti contraddittori od omissivi o a reiterate inottemperanze alle direttive espresse dall’Amministrazione Comunale, di inosservanza degli obblighi e delle norme stabilite dal presente Regolamento nonché in caso di reiterate assenze ingiustificate. Della revoca è tempestivamente informato il Consiglio Comunale.

ART. 10 TRASPARENZA

1. Il Comune di Napoli garantisce la trasparenza delle nomine e delle designazioni presso enti, aziende, società ancorchè consortili ed istituzioni mediante un apposito Albo pubblicato sul proprio sito istituzionale ed accessibile a tutti gli interessati, in cui sono raccolti i dati relativi agli enti, alle aziende, alle società ancorchè consortili ed istituzioni cui partecipa ed ai soggetti in essi nominati o designati.

 Art. 11

 1.Le norme previste nel presente Regolamento sono da considerarsi non applicabili nel caso che queste non  risultino  compatibili con le Leggi vigenti”

Per approfondimenti:

le nomine al CAAN (clikka)

Le nomine e le colpe dell’informazione (clikka)

il giorno dell’approvazione (clikka)

le nomine in NapoliServizi (clikka)

NapoliSevizi il banchetto delle nomine (clikka)

il sindaco opaco ed il regolamento sulle nomine (clikka)

partecipate le nomine alla vecchia maniera (clikka)

La proposta del regolamento (clikka)

Il nuovo regolamento degli Artisti di strada proposto dalla giunta

artistiOggi ho appreso della proposta al Consiglio Comunale di approvazione del regolamento degli artisti di strada (clikka) che Vi invito a leggere per darci qualche consiglio o suggerimento, altrimenti poi non lamentatevi di ciò che uscirà!

Napoli, si spera, aspira e si avvia ad essere una città turistica a tutto tondo e sono convinto che l’arte di strada sia una componente importante per una grande città.

E’ chiaro che l’arte è libera ma deve conciliarsi anche con il vivere civile dei cittadini e con la fruizione dei luoghi e dei monumenti ed un regolamento deve fare in modo che gli artisti, i cittadini ed i turisti siano tutelati da una disciplina che contemperi tutti gli interessi in gioco.

Ovviamente mi sono andato a vedere gli altri regolamenti delle altre grandi città, come Roma (clikka) e Milano (clikka) ed altrettanto ovviamente già a vederli noterete un diverso stile di redazione ed una diversa attenzione a quelli che sono i luoghi dell’arte.

Sia a Roma che a Milano si indicano le strade e le piazze nelle quali gli artisti si possano esibire tenuto conto del particolare valore dei luoghi e della affluenza.

A Milano addirittura c’è una registrazione on line e la possibilità per i cittadini di essere informati delle iniziative artistiche che si tengono nella propria città.

Firenze (clikka) per garantire a tutti di poter esibirsi è addirittura prevista una rotazione ed una registrazione. Che dire nelle altre grandi città è indubbio che gli uffici lavorano meglio e che noi dobbiamo aspirare a raggiungere quei livelli se vogliamo che i cittadini abbiano servizi di livello. Tutto sommato siamo tutti cittadini con pari diritti e pari doveri da Milano a Canicattì!

AGGIORNAMENTO:

Il 2 luglio è stato approvato il regolamento ecco il mio intervento al 2:54:44

Le colpe dell’informazione e l’arresto del Presidente del Consiglio Regionale della Campania

Paolo-RomanoPaolo Romano, presidente del Consiglio Regionale della Campania, è stato arrestato per le pressioni esercitate sul direttore dell’ASL Casertana per le nomine che egli pretendeva nella sanità. Ora potrà essere anche possibile che questo personaggio politico alla fine sia scagionato dalle accuse, facendo rientrare le “pressioni” esercitate in una sorta di prerogativa politica (la vedo difficile ma tutto può essere), ma ciò che i giornali non fanno affatto è la domanda provocatoria ai cittadini: Vi fareste mai mettere le mani addosso da un medico che ha avuto il solo merito di aver aiutato un politico in campagna elettorale procurandogli qualche migliaia di voti o comunque scelto senza alcuna valutazione del merito professionale o scientifico ?

Tutti i giornali si limitano al raccontino senza sollecitare nella opinione pubblica alcuna riflessione. A questa riflessione io ne aggiungerei un’altra: E’ possibile che nel Comune di Napoli è stato, dopo due anni di battaglia, finalmente approvato un regolamento sulle nomine ed in Regione Campania il tema non viene neppure accennato nonostante i continui scandali regionali e nazionali ?

Non un giornalista che abbia messo in relazione le notizie! E’ questo il modo di fare informazione? Spero che i giornali seri seguano la pista mettendo alle strette caldoro come noi abbiamo fatto in consiglio comunale con de magistris.

Lo stato in cui stiamo credo sia anche colpa dell’informazione che preferisce correre dietro lo scoop ed agli equilibri politici, senza pensare che il più alto compito dell’informazione e dei giornali è quello di contribuire a fare in modo che si formi una corretta opinione pubblica.

Da Repubblica Napoli di oggi 21.05.2014

La malasanità al telefono “Come ti sei permesso di fare quella nomina?”

Una denuncia e intercettazioni portano all’arresto di Paolo Romano. Nell’inchiesta anche il consigliere Ncd Giordano

DAL NOSTRO INVIATO

CONCHITA SANNINO

PRESSIONI indebite esercitate sul direttore generale della Asl casertana per incidere sulle nomine dei direttori, sanitario e regionale. Ingerenze esercitate anche a favore della moglie-medico di qualche amico del proprio gruppo politico. E poi telefonate dal tono vendicativo. E perfino «campagne stampa» denigratorie messe a segno su un giornale casertano, articoli che si iscriverebbero nello stesso disegno «illecito». Oltre trenta pagine di accuse. Così, a poche ore dall’apertura delle urne, crolla il sogno europeo del candidato Ncd, (all’ottavo posto in lista) Paolo Romano. Anche se non pare intenzionato a ritirare la candidatura a Bruxelles. E i suoi amici di partito si offrono di fare campagna elettorale per lui.

Un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere spedisce agli arresti domiciliari il 49enne presidente del consiglio regionale, l’ex cosentiniano che aveva rotto i ponti con l’allora sottosegretario Pdl casalese, oggi l’uomo del pacchetto da 15mila voti considerato molto

utile al debutto elettorale della nuova formazione di Angelino Alfano. L’accusa: tentata concussione per costrizione. Una contestazione, quest’ultima, riformulata dal giudice in una declinazione più grave rispetto all’iniziale ipotesi di tentata concussione per induzione, prevista dalla Procura con i finanzieri del colonnello Gaetano Senatore, sotto il coordinamento del comandante Giuseppe Verrocchi. Stessa ipotesi per gli altri tre inquisiti, per i quali il gip Sergio Enea ha invece respinto la richiesta di arresti domiciliari: si stratta del consigliere regionale, ex Idv e ora esponente Ncd, Eduardo Giordano; dell’avvocato Francesco Pecorario, già registrato come responsabile Pdl in zona aversana, e di Giuseppe Perrotta, cronista della “Gazzetta di Caserta”, tutti casertani.

LA DENUNCIA DI MENDUNI.

È il 31 luglio del 2010 quando Paolo Menduni, dg della Asl di Caserta, sporge denuncia alla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Racconta: «Sono direttore generale della Asl dall’ottobre 2011. Avevo la necessità, appena insediatomi, di nominare il direttore sanitario e il direttore amministrativo. Ma durante questo periodo ho ricevuto numerose pressioni politiche per nominare persone di fiducia del presidente Romano. Nelle predette occasioni il Romano riferiva che essendo presidente del consiglio regionale a lui spettava l’indicazione del direttore sanitario ». Quanto alle intimidazioni di cui sarebbe stato vittima, il dg precisa: «Non ci sono state minacce esplicite, ma vaghi riferimenti al fatto che se non avessi ottemperato all’invito, sarei stato sottoposto a delle pressanti attività di verifiche e controlli sulla gestione della mia azienda. Cosa poi puntualmente verificatasi. Tali pressioni si sono protratte fino al gennaio 2012, fino a quando non ho nominato come mio direttore di fiducia il dottor Gaetano Danzi. Lui stesso è a conoscenza dei fatti narrati, perché è stato avvicinato dal direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano, dottor Bottino, che gli aveva offerto di nominarlo direttore sanitario della predetta azienda al fine di indurlo a lasciare libero il posto da direttore della Asl di Caserta ».

I DIKTAT DI ROMANO.

Ma c’è un’altra vicenda all’attenzione della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Ed è la storia della nomina della dottoressa Tessitore, quale direttore del distretto di Capua, ovvero il “regno” di Romano. Ecco perché, sottolinea il gip nella misura, arriva un giorno al telefono la «furiosa telefonata» di Romano a Menduni. Il presidente lo apostrofa così: «Come ti sei permesso di mettere quella nel mio distretto? ». Aggiunge Menduni: «Dopo tale episodio sono partiti come da lui preventivati alcuni attacchi giornalistici nei quali il Romano, insieme al consigliere Eduardo Giordano, criticavano fortemente la gestione della mia azienda sanitaria, ipotizzando diversi illeciti. Inoltre il coinvolgimento di Giordano avviene a seguito di altri contrasti » su vicende di nomine e di persone non gradite a quelli che all’epoca sono gli esponenti più in vista dell’area casertana del Pdl. Tra i fatti che seminano veleni e intralciano la serenità del lavoro ai vertici della Asl, le pressioni per revocare un trasferimento della dottoressa Caputo, moglie di un altro degli inquisiti. E la nomina «nel reparto di Medicina di Aversa».

“ABBIAMO DECRETATO LA TUA FINE”.

Agli atti dell’inchiesta, anche se non riferiti alle condotte dei quattro indagati eccellenti, anche alcuni messaggi, sotto forma di sms, che sono stati recapitati al manager Menduni, ormai nel mirino di alcuni avversari politici e professionali. Uno di questi diceva così: “Abbiamo decretato la tua fine».

Nelle carte dell’accusa, firmate dalla Tributaria di Caserta sotto la direzione della Procura, anche la copia di alcuni servizi giornalistici comparsi sulla Gazzetta di Caserta che avrebbero avuto l’obiettivo di screditare stretegicamente l’operato del direttore generale. E gli inquirenti ritengono che con la stessa strategia sia stata organizzata, in consiglio regionale, una corale conferenza stampa ad opera di Paolo Romano, ma anche di altri assessori e di alcuni esponenti dell’opposizione di centro sinistra, per muovere un vero e proprio attacco concentrico contro il direttore generale che non si piegava ai suoi diktat. Un teorema del tutto «inconsistente », ribatte però l’avvocato Nicola Garofalo, che assiste Romano. «Non vedo riscontri né il fumus di indizi», aggiunge infatti il legale, spiegando di aver avuto modo di leggere «solo l’ordinanza di custodia cautelare notificata.

Le nomine al CAAN che dorme ed i timori del Sindaco per il nuovo regolamento

dissestoDopo l’approvazione del Regolamento del 15 maggio scorso (clikka), sulle nomine  in società, enti o istituzioni, ho letto molti articoli apparsi sul il Mattino di Napoli che si è occupato, quindi, di un tema centrale per il miglioramento della politica e dell’amministrazione cittadina.

Su questo importante tema credo che anche in Regione Campania, si dovrebbe iniziare a mettere mano, visto che i numerosi scandali nazionali hanno fatto dichiarare a più di un esponente del governo che occorre maggiore trasparenza ed imparzialità anche per le nomine di competenza governativa. E’ recente, infatti, la dichiarazione del nuovo Presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, secondo cui i suoi collaboratori saranno selezionati attraverso una call pubblica. Sento però il dovere istituzionale, essendo l’estensore del regolamento sulle nomine, di sgombrare il campo dai dubbi manifestati dal Sindaco sulle pagine del suo giornale circa l’eccesso di burocrazia che potrebbe essere di danno all’Amministrazione. E’ bene, infatti, osservare che con il regolamento approvato, da una parte si è sostituito quello vecchio che presentava dubbi di applicabilità per il mutato quadro normativo, dall’altra non si è fatto altro che rendere trasparente un procedimento che, invece, si è sempre svolto in stanze chiuse e secondo logiche di cui il paese ormai deve fare a meno. L’ultima nomina sindacale, infatti, è stata quella in NapoliServizi, di Allocca che ha sostituito Scalella e che, nei corridoi del Comune, si dice sia attribuibile alla componente ex UDC del Consiglio Comunale.

Le prossime nomine di cui ho letto sui giornali sono, invece, quelle dei componenti del CDA del Centro Agroalimentare di Napoli (CAAN) rispetto alle quali, pare, ci sia una indicazione che va da Centro Democratico ad IDV, non a caso i partiti che si sono espressi contro l’approvazione del regolamento. Per essere chiari, in Consiglio Comunale il dibattito si è acceso proprio sugli emendamenti che tendevano a vanificare lo spirito della trasparenza del regolamento, nonché sulla immediata esecuzione del regolamento medesimo, che secondo alcuni esponenti della maggioranza richiedeva l’allestimento degli uffici. Ebbene, oggi il sospetto che ho avuto durante i lavori del Consiglio trova conferma proprio in occasione della imminente scadenza delle dette nomine al CAAN.

Orbene, non posso non unirmi al coro di coloro che esortano il Sindaco ad applicare immediatamente il regolamento evitando di nominare persone semplicemente indicate dai partiti. Peraltro, proprio nel CAAN di Volla ho avuto modo di comprendere quanto sia necessario avere personale dirigente qualificato. Difatti, nonostante il Consiglio Comunale si sia espresso da oltre un anno affinché il mercato ittico di Napoli rimanesse a Napoli nel suo edificio storico di Piazza Duca Degli Abruzzi, ad oggi tale importante mercato non è ancora rientrato, rimanendo a Volla con un danno economico enorme per i 29 operatori dell’ittico. Ebbene, a gestire tale vicenda è stato il Presidente del CDA del CAAN, ex senatore Lorenzo Diana, in sostanza un politico laureato in storia e filosofia, con nessuna esperienza manageriale di rilievo e con il solo merito di essere esperto di anticamorra.

Sono convinto, invece, che per le nostre società partecipate le quali gestiscono decine e centinaia di milioni di euro, provenienti per la maggior parte dalle tasche dei contribuenti, dobbiamo pretendere di più.

Da il Mattino del 18.05.2014 – Valerio Esca

Nomine, ok del sindaco ai paletti «Ma attenti a troppa burocrazia»
Lettteri: «Se non le applica subito il Consiglio lo sfiduci»
Le partecipate, le regole Nomine, ok del sindaco ai paletti «Ma attenti a troppa burocrazia» Lettieri: «Se non le applica subito il Consiglio lo sfiduci» Valerio Esca Sì alla trasparenza, no agli eccessi di burocratizzazione. Il pensiero del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, dopo il voto in Consiglio comunale di giovedì, che ha visto approvata a maggioranza la delibera sulle modiche al regolamento per le nomine all’intemo di enti, istituzioni e società, è chiaro. Un ragionamento figlio di una lunga riflessione che il primo cittadino ha maturato in questi ultimi due giorni. Un regolamento che secondo i proponenti, i tré di Rd (Molisso, lannello, Esposito), si fa portatore del principio democratico della trasparenza. Il sindaco su questo punto chiarisce: «Noi siamo sempre stati super-trasparenti. Tutte le nomine sono sempre state fatte al di fuori dei contesti del passato. Che ci siano poi regole che valgano come carattere generale e che rafforzano anche per il futuro i procedimenti di nomine è un fatto positivo purché non prevalga un eccesso di formalismo e burocratizzazione». In sostanza il sindaco teme checisipossa impantanare in procedimenti fatti di carte e lungaggini che poco aiutino il funzionamento della macchina amministrativa. L’ex pm infatti spiega: «Spesso si deve intervenire rapidamente e nominare in dei posti decisivi delle persone competenti, quindi bisogna sempre avere un giusto equilibrio tra rapidità, efficacia, prontezza e trasparenza. Le regole servono ma la nostra trasparenza è indipendente dalle norme che vengono messe. Per il futuro è bene creare un recinto giuridico che funzioni». Il primo banco di prova sarà il Caan: il mandato dei vertid scade lunedì, anche se non è un termine perentorio. In passato ci sono voluti anche mesi prima di sostituire gli amministratori di una partecipata. Proprio su questo punto il capo dell’opposizione di centrodestra in Consiglio comunale, Gianni Lettieri, lancia strali al primo cittadino e tuona: «Mi aspetto che de Magistris rispetti il regolamento sulle nomine nelle società partecipate, approvato in Consiglio comunale, già a partire da lunedì con il Caan. Non è possibile che faccia finta di nulla andando avanti con laprassi seguita finora. Adesso bisogna scegliere tra i curriculum che saranno ricevuti per ogni singola nomina, valutando i più adatti sulla base esclusiva del merito e delle competenze, e non su logiche’conoscitive·da prima Repubblica di spartizione partitica». Poi l’affondo del presidente di Fare Città: «Se le nomine dovessero essere effettuate senza seguire il nuovo regolamento, avremo la conferma che il Consiglio comunale è utilizzato dall’amministrazione solo per fare chiacchiere. In questo caso mi aspetto una sfiducia compatta da parte di tutti quelli che hanno votato il regolamento, per sapere se davvero fanno sul serio nell’opposizione al metodo de Magistris». L’ex pm ci tiene a chiarire anche questo punto: «Adesso vediamo quello che dobbiamo fare. I regolamenti si mettono in pratica, quindi applicheremo le procedure previste». Le modiche comunque non entreranno subito m vigore fanno sapere da Palazzo San Giacomo perché non c’è stata ese cuzione immediata. Bisognerà attendere i tempi della pubblicazione: si tratta di 15 o al massimo 20 giorni. Intanto, il voto dell’aula di giovedì ha visto spacchettarsi ancora una volta la maggioranza di de Magistris, che non ne fa un dramma: «Sono atti sui quali è fisiologico che ci possa essere una divisione». Ha fatto discutere invece il voto contrario di Idv e Cd, che si schierano dalla parte dell’ex pm. Il segretario cittadino di Cd, Vincenzo Varriale, sottolinea: «Noi di Cd già nella riunione dei capigruppo avevamo dichiarato che avremmo votato in maniera contraria all’atto. Mentre una minoranza, nascondendosi dietro il nome della trasparenza di fatto, anche se indirettamente, ha sfiduciato il sindaco, che per legge e su mandato dei cittadini aveva il diritto dovere di indicare dei nomi ai vertid delle partecipate, assumendosene la responsabilità». La delibera votata dall’assemblea dovrebbe entrare in vigore entro 15 giorni o al massimo 20 L’efficacia De Magistris: «Serve equilibrio spesso si deve intervenire rapidamente» II primo cittadino Scelta giusta per il futuro, perché noi siamo stati sempre super-trasparenti II leader del centrodestra Basta con la prassi seguita fino ad oggi ora bisogna scegliere tra i curriculum Il Regolamento delle nomine di rappresentanti dei Comyne Apertura dei termini per le candidature a tutti i cittadini Dopo la chiamata i cittadini interessati possono partecipare inviando il proprio curriculum Entro 5 giorni dalla chiusura della il Comune dovrà pubblicare sul sito proprio sito istituzionale tutti i curriculum pervenuti Dalle candidature presso enti, aziende e società partecipate sono esclusi (oltre agli eletti in Consiglio comunale come già previsto) i cittadini non eletti, ma che hanno preso parte all’ultima tornata elettorale del Consiglio comunale sindaco è tenuto a scegliere la persona da nominare esclusivamente fra quelle inserite nell’elenco dei candidati cosi formato -tit_org- Nomine, ok del sindaco ai paletti «Ma attenti a troppa burocrazia»

Stadio e Vigili Urbani nel disinteresse delle Commissioni Consiliari

consiglio comunaleOggi (15.05.2014) sono, inoltre, intervenuto in Consiglio Comunale su un tema fondamentale per la democrazia che è quello della centralità dell’organo consiliare e del lavoro delle Commissioni permanenti, che nonostante la loro “natura permanente”, non si occupano di temi fondamentali della città come quello dello Stadio (con convenzione ormai scaduta e rischio di danno erariale) e quello dei Vigili Urbani. Ho, infatti, ricordato che nel programma elettorale, di cui ho letto un passo importante, il consiglio comunale lo si affermava come organo centrale dell’amministrazione contrastando, quindi, il concetto del cd. uomo solo al comando.

Il mio intervento al 02:22

Al Consiglio Comunale di Napoli si discute della riforma Renzi sui Segretari Comunali e Dirigenti Pubblici

gennaro consiglioOggi (15.05.2014) ho portato in Consiglio l’ODG sulla riforma renzi (clikka) che abolisce la figura del Segretario Comunale e precarizza i dirigenti pubblici  che è stato rinviato poiché non era compreso nel tema in discussione su parere del vicesegretario generale. Abbiamo, però, preso l’impegno di portarlo al prossimo consiglio comunale. Spero che lo mantengano. Ovviamente ho avuto una certa opposizione dei consiglieri del PD.

Questo il mio intervento sul tema al 51:59

vedi anche: la politica che uccide l’amministrazione (clikka)

Approvato il regolamento sulle nomine del Comune di Napoli

gennaro consiglioOggi (15.05.2014) il consiglio comunale – dopo un lunghissimo e ostacolato percorso – ha approvato la nostra proposta di regolamento per le nomine e designazioni negli organismi partecipati del comune. Si tratta di un grande risultato per la città e per la sua democrazia, non soltanto per il contenuto del regolamento, ma anche per il fatto che si tratta di una delle rare volte in cui viene adottato un provvedimento di grande rilevanza politico-amministrativa che scaturisce dalla volontà e dallo studio dei consiglieri comunali. Ciò restituisce, almeno in parte, dignità ed efficacia all’organismo consiliare, negli ultimi tempi particolarmente appannata.
Da oggi l’Amministrazione Comunale – il Sindaco in primis – non potrà più effettuare nomine nelle società, nelle fondazioni negli enti in maniera indiscriminata, com’è avvenuto finora, ma dovrà – responsabilmente e in maniera trasparente – motivare le proprie scelta sulla base di un raffronto tra curriculum che qualsiasi cittadino potrà inviare dopo la pubblicazione di un avviso pubblico.
Si tratta di una grande innovazione, culturale prima ancora che politica, che va nella direzione del funzionamento delle grandi città europee, quale Napoli è e si candida a diventare sempre di più in vista dell’istituzione della Città Metropolitana.
Come gruppo di Ricostruzione Democratica non possiamo che esprimere grande soddisfazione, avendo dimostrato ancora una volta che anche dall’opposizione la forza delle idee può diventare forza governante nell’interesse della collettività.

Per i particolari dell’atto vedi: la travagliata vicenda (clikka)

Il mio intervento all’1:07:02

 

Napoli più cara per la refezione scolastica

mensa-scolasticaIl Mattino del 13.05.2014 ha ripreso il post che ho scritto sulla refezione scolastica (clikka), mettendo all’ordine dell’opinione pubblica il tema, poi ripreso da altre testate, col risultato assolutamente positivo di far discutere di un argomento di assoluto interesse cittadino. Oggi, infatti, ho partecipato ad una commissione congiunta Scuola/Bilancio nella quale si è discusso, carte alla mano, proprio in ragione dell’attenzione che c’è stata da parte dei giornali che, come sempre ho sostenuto, hanno un grande ruolo e, quindi, una corrispondente grande responsabilità sociale.

Ho notato, però, una certa insofferenza alla divulgazione di tabelle ed ipotesi di aumento delle tariffe da me pubblicate che, a parere di qualcuno, erano esclusivamente ad uso interno. Io, invece, credo che, proprio quando si parla di questi temi, è bene che i cittadini sappiano quali siano i ragionamenti che si svolgono all’interno dell’amministrazione proprio perché si parla delle tasche dei contribuenti e delle famiglie. Ciò a prescindere dal risultato che potrebbe essere anche un aumento che però deve essere giustificato e reso trasparente agli occhi della pubblica opinione.

Ad ogni buon conto l’assessore palmieri ha affermato subito che non era sua intenzione aumentare le tariffe e che le schede che io ho postato sarebbero state una elaborazione autonoma dei servizi (?). Non saprei che dire, ad ogni buon conto almeno abbiamo incassato una presa di posizione chiara da parte del governo della città su un punto fondamentale: Le tariffe secondo l’amministrazione non aumenteranno! Vederemo e speriamo bene.

Ad ogni modo, come sempre, più ci si addentra nella questione e più si capisce di cosa stiamo parlando. Ebbene, i numeri di oggi mi hanno aperto un altro scenario perché ho capito che a noi la refezione scolastica ci costerebbe di più che alla ricca Milano. Uso il condizionale poiché i funzionari dei servizi, oggi presenti, non mi hanno saputo confermare un dato che per me era fondamentale e che è stato usato molto durante la discussione: Il costo medio del pasto che per il Comune di Napoli sarebbe di €. 4,74.

Ora voi direte sono pochi soldi, in realtà se consideriamo che i pasti sono circa 20 al mese e che ogni pasto viene fornito a circa 40.000 bambini, per nove mesi all’anno, il conto è presto fatto 4,74X20X40.000X9= 34.128.000 €.

Orbene il costo del pasto nella ricca Milano (clikka) è €. 4.23. Il che significa che a parità di condizioni applicando quest’ultimo prezzo il Comune di Napoli avrebbe pagato il servizio €. 30.456.000 anziché 34.128.000, con un risparmio di €. 3.672.000 all’anno che di questi tempi non sono bruscolini!

Ho considerato Milano perché come dimensioni è più vicina a noi, ma anche il Comune di Bassano Romano (clikka), di poche anime e pochi pasti, riesce a fare meglio di noi, spendendo €. 4,50 a pasto per soli 21.000 pasti all’anno, contro i nostri 40.000 al giorno! Ora se è una cosa che capisco di economia è che se compro all'”ingrosso” in così grandi quantità il prezzo deve scendere ed, invece, per il Comune di Napoli non è così il prezzo sale (sic!).

Ovviamente queste cose le ho dette all’assessore la quale mi ha risposto che a Milano si risparmierebbe perché a fare il servizio è la Milano Ristorazioni, società partecipata del Comune, rendendomi ovviamente facile la risposta che da noi in genere le partecipate ci forniscono servizi al di sopra dei prezzi di mercato, per i noti problemi di costi e di sprechi e che in questo caso l’argomento non era spendibile. Ad ogni modo non nascondo che la cosa mi fa un po’ rabbia e vorrei che Napoli non fosse sempre considerata la solita mucca da mungere perché alla fine il latte potrebbe pure finire.

p.s. ovviamente i costi dei pasti sono tutti oltre IVA.

I Vigili Urbani più impegnati a dirigere il Sindacato che il traffico

VVUUOgni tanto ripenso alle informazioni che sono emerse sui caschi bianchi napoletani che lasciano effettivamente basiti: circa 400 rappresentanti sindacali su un corpo che conta, circa 1900 addetti, di cui oltre 300 non idonei al servizio in strada, oltre mille ultracinquantenni e di questi oltre la metà ultrasessantenne. Abbondano poi i permessi studio e quelli della legge 104.

Questi i dati, che si commentano da soli, forniti da Ciro Esposito componente del triunvirato al vertice del comando dei caschi bianchi. Da cittadino, prima ancora che da consigliere comunale, credo che abbiamo trovato la risposta ad una delle domande che ci facciamo più spesso, quando siamo imbottigliati nel traffico, ovvero, quando incappiamo in comportamenti abusivi ed illeciti di ogni specie, dai venditori ai parcheggiatori abusivi, alla completa mancanza di controllo del territorio: Dove stanno i Vigili Urbani?

In effetti, un rappresentante sindacale ogni 4,7 vigili mi sembra un po’ troppo e forse sono così tanti perché i sindacati hanno strumentalizzato la funzione della rappresentanza sindacale assegnata non per “meriti ed impegno sindacale” ma per impedire i trasferimenti di loro colleghi, ovvero per opporsi al comando, cosicché ogni ordine non gradito dal Vigile Urbano, potesse essere trasformato in attività antisindacale. 

Ebbene, a Napoli abbiamo l’esempio eclatante per il quale lo stesso concetto di sindacato è andato in crisi ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti e non meraviglia che il Premier Renzi scriva direttamente ai lavoratori, non ritenendo il sindacato un interlocutore qualificato, facendo, quindi, del sindacato ciò che Grillo fa dei partiti con un danno di sistema i cui risultati negativi per la società sono sotto gli occhi di tutti e permarranno a lungo.

Siamo, infatti, distanti anni luce dal modello tedesco, dove il sindacato è nei CDA delle aziende. Ciò che mi fa ancora minimamente sperare, almeno per i Caschi Bianchi, è stato il fatto che la denuncia dell’uso distorto dei permessi sindacali è pervenuta da Emilio Pagano, egli stesso Vigile Urbano e sindacalista dei Caschi Bianchi napoletani, nonché le prime ancora timide reazioni di alcuni rappresentanti che si sono dimessi e di alcuni dirigenti sindacali che hanno essi stessi dichiarato di voler mettere mano riconoscendo, quindi, l’esistenza del problema.

Tra i lavoratori del Comune non Vigili Urbani registro, inoltre, un certo risentimento verso la categoria dei caschi bianchi comunali ritenuti per un certo versi privilegiati sia per la retribuzione sensibilmente più alta, sia per il loro forte potere contrattuale poiché una loro agitazione è in grado di mandare in tilt la città, anche se, a guardare bene, la città non è che dal punto di vista dell’ordine e del controllo non lo sia già in tilt!

Vedo però ancora una reazione timida da parte dell’Amministrazione che, invece, dovrebbe ora più che mai aprire un tavolo sindacale facendo ancora più luce sui dati che ormai è chiaro, i cittadini napoletani, non si possono più permettere né possono essere presi in giro, di modo che, i tanti Vigili Urbani che lavorano sodo e si impegnano, siano messi nella condizione di riscattare l’onore ferito.

Occorre, quindi, che si indichi inequivocabilmente un Comandante munito di tutti i necessari requisiti di legge e di merito senza indugiare in confuse assegnazioni di deleghe a consiglieri che si limitano a dirigere il traffico o spartizioni di capitani in concorso, che non fanno altro che confondere ancora di più le responsabilità, che mai come in un corpo di polizia devono essere assolutamente chiare ed inequivoche.

vedi anche: i furbetti del quartierino dei vigili urbani di Napoli (clikka)

Refezione Scolastica: In aumento il costo per i nostri bambini

mensa-scolasticaIl tema della tariffa per la refezione scolastica è molto sentito nel consiglio comunale ed apre scenari su un mondo nel quale ovviamente ognuno di noi vorrebbe che tutti i bambini indistintamente avessero accesso al pasto.

Chi ha i bimbi a scuola conosce già le attuali tariffe (clikka) che sono state il frutto di una mediazione avvenuta in questa consiliatura che ha visto già degli aumenti a causa della grave crisi nella quale versa il Comune di Napoli ormai nota a tutti.

Oggi ci risiamo di nuovo con i ritocchi alle tariffe, per le quali, occorre sapere che i pasti forniti dal Comune di Napoli ai bambini delle scuole materne ed elementari (queste ultime sempre meno attesa la progressiva riduzione del tempo scuola), sono circa 30.000 e l’appalto per la refezione scolastica ci costa circa venti milioni di euro all’anno, che gioco forza devono uscire dal bilancio comunale.

Orbene vi offro in anteprima le ipotesi di rimodulazione delle tariffe proposte dall’assessorato (clikka).

Sono sette ipotesi (dalla A alla G) sulle quali c’è stata anche una ulteriore proposta di tariffa unica con esenzione per le famiglie che non ce la fanno.

Io sarei per una progressione e per fare in modo che non si mortifichino coloro con redditi bassi anche se a questo mio sentire c’è chi si oppone ritenendo assolutamente alta, come al solito, il tasso di evasione. Voi che ne pensate? quale tariffa vi sembra più adatta al tessuto sociale nel quale viviamo?

Avete sette possibilità di scelta con una ottava che è, come dicevo, la tariffa unica. I Vostri suggerimenti ovviamente sono sempre graditi visto che poi mi dovrò assumere la responsabilità di votare. Grazie.

Oggi il caso su Il Mattino del 13.05.2014

Gli Ultrà della Roma: La vergogna del Calcio!

Ultrà RomaI gravi fatti della Coppa Italia giocata a Roma del 3 maggio scorso hanno fatto si che si gettassero tonnellate di fango su Napoli ed i Napoletani.

Sono il primo ad essere critico sulla mia città perché sono ostinatamente convinto che debba migliorare, ma ciò che mi ha colpito molto è stata la iniziale mancanza di solidarietà verso Ciro Esposito attinto da uno dei tanti colpi di pistola sparati da Daniele De Santis, romanista/nazifascista (per quello che si è scoperto dopo), che gli ha lesionato la colonna vertebrale e che ancora oggi lotta tra la vita e la morte. Sappiamo tutti come si sono svolti i fatti nel campo e della pessima figura che abbiamo fatto tutti, sia come cittadini che come istituzioni.

La reazione postuma dell’istituzione è stata quella di alfano che ha preteso il DASPO per cinque anni per “Genny a Carogna” di cui ormai si conosce tutto, mentre i giudici sportivi, invece, hanno squalificato il San Paolo per due turni punendo, quindi, la tifoseria napoletana. Atti che a valutarli rappresentano una reazione scomposta di uno Stato incapace di assicurare l’ordine pubblico ai propri cittadini.

Un messaggio assolutamente distorto per un calcio che muove miliardi di euro e che è facile pensare che comanda le istituzioni. Alla tifoseria romana, infatti, non è stato torto un capello anche se è evidente che il comportamento degli ultrà romanisti è vieppiù grave poiché, nonostante non fossero coinvolti in alcuna competizione, hanno atteso i napoletani nei pressi dell’Olimpico per scagliarsi contro di loro con una violenza inaudita. Pura violenza non supportata neppure da una competizione!

Che, invece, fosse necessaria una reazione dura contro gli ultrà romani, per me, non c’era dubbio tanto che oggi (11.05.2014) alla partita con la Juve questi animali, che nulla hanno a che fare con lo sport, hanno inneggiato con cori razzisti (il solito vesuvio lavali col fuoco) mostrando anche una scritta “forza daniele” manifestando quindi solidarietà alla carogna (quella vera!!) che è stata il carnefice di Ciro Esposito.

Con rammarico devo constatare che una lezione l’abbiamo avuta  ancora una volta dai tedeschi, dove i tifosi del Bayern Monaco e del Borussia Dortmund durante la partita hanno mostrato uno striscione con su scritto “Ciro Non Mollare Mai” scritta che avrei voluto vedere oggi sugli spalti degli Ultrà Romani.  Ora voglio vedere se il ministro alfano avrà il senso istituzionale di dare il DASPO a vita (volendo essere proporzionati) agli ultrà della roma e se i giornali riserveranno a roma ed ai romani ciò che hanno riservato a Napoli ed ai Napoletani!

Vedi anche: Coppa Italia il Papa incontra il Napoli e la Fiorentina (clikka)

I furbetti del quartierino dei Vigili Urbani di Napoli

VVUUA Napoli è diffuso il bisogno di ordine e di controllo iniziando dai parcheggiatori abusivi per finire ai venditori abusivi di ogni cosa, passando dalle continue violazione di ogni sorta di segnale stradale. L’argomento dei Vigili Urbani ricorre spesso nelle discussioni tra i cittadini Napoletani piantati nel traffico e che spesso si chiedono dove siano.

Che il male venga da lontano lo dimostra la nota scena del film “Così Parlò Bellavista” del 1984 con vigili intenti a prendere il caffè mentre fuori c’era un traffico infernale.

Oggi (07.05.2014) il Mattino di Napoli in un articolo che vi incollo in calce, prova a dare una spiegazione snocciolando dati allarmanti a facendo capire che dei circa 2000 caschi bianchi in servizio circa 400, sono rappresentanti sindacali e che di questi 400 c’è una sensibile percentuale che utilizza i permessi sindacali nei giorni festivi o prefestivi lasciando intendere, ovviamente, che sono permessi fasulli per non andare a lavorare prendendo lo stesso lo stipendio.

Questi dati ci sono stati forniti dal Colonnello Ciro Esposito che compone il triunvirato a capo dei Vigili con Carriola e Maida. Triunvirato che, a quanto pare, sta sconquassando l’ordine e la gerarchia all’interno del corpo, essendo incerta la linea di comando. Ebbene, anche in questo caso l’Amministrazione ha avuto l’abilità di mettersi contro tutti i sindacati.

Il dato che mi fa ancora sperare è legato al fatto, passato sotto tono, che la questione permessi sindacali è scaturita, non dagli organi di controllo dell’amministrazione né dal consigliere “cosiddetto delegato” (impegnato a farsi fotografare mentre dirige il traffico e denuncia i sindacalisti) ma proprio da un Vigile Urbano rappresentante sindacale, Emilio Pagano, che ha avuto il coraggio di chiedere conto e ragione, anticipando ancora una volta l’amministrazione, dei permessi sindacali concessi in giornate festive e prefestive, scatenando quello che poi è accaduto. Nasce spontanea la domanda come mai in tre anni questa cosa l’amministrazione non l’abbia fatta emergere prima.

Il tema, in sostanza, è sempre lo stesso i comportamenti scorretti vanno immediatamente repressi coinvolgendo nel processo innanzitutto i lavoratori che per primi condannano questi comportamenti nonché le stesse organizzazioni sindacali che devono essere sfidate proprio sul campo del rispetto delle regole.

In tutto questo lo stesso Emilio Pagano che, come detto, ha avuto il merito di aver sollevato la questione, ha anche chiesto, come organizzazione sindacale, al Prefetto di Napoli, il commissariamento del Corpo, avendo ravvisato gravi  irregolarità nella assegnazione degli incarichi di vertice e nella trasformazione dei Vigili Urbani da corpo autonomo con funzioni mista, comunali e statali, in Servizio.

E’ chiaro che occorre andarci con i piedi di piombo iniziando dalla valorizzazione dei tanti caschi bianchi che vogliono lavorare ed essere soddisfatti del loro lavoro, facendo tesoro della cultura del buon esempio da seguire, per sconfiggere quella odiosa, diffusa e dannosa opinione secondo cui chi ruba lo stipendio è un furbo e gli altri che lavorano sono fessi. Forse la prima cosa da fare sarebbe quella di contare quanti sono i furbi …

Vedi anche: caos cittadino chi comanda i vigili urbani (clikka)

Riporto la rettifica richiesta all’articolo de Il mattino sotto incollato da parte del Sig. Daniele Minichini  Vigile Urbano e RSU:

“Il caso «Privilegiato? Sfido a vivere i miei drammi» Daniele Minichini, rappresentante del Lipol,è uno dei nominativi inseriti dal comando dei vigili nell’utilizzo distorto dei permessi sindacali. Minichini però precisa come stanno le cose:«Leggendo l’articolo sui permessi sindacali e sui privilegi viene citato il mio nome non per i citati permessi ma perché nel 2012 e nel 2013 avrei usufruito di legge 104 nei giorni festivi: tutto questo dando la chiara impressione che io abusi di tale normativa.Ma se avere la legge 104 per un figlio autistico grave o essere idoneo con limitazione a seguito di due infortuni gravi è un privilegio,non mi resta che augurare lo stesso a chi la pensa così. Nella guerra tra P.a. e furbetti c’è chi non si è preso la briga di accertare sui singoli casi la realtà».

Aggiornamento del Mattino del 09.05. sui vigili urbani (clikka)

Da il Mattino di Napoli del 08.05.2014 Luigi Roano

Il dossier Giorni liberi anche domeniche e festivi Il Comune, gli abusi

Permessi sindacali ecco i vigili privilegiati

Nel 2012/2013 e nel primo trimestre del 2014 i soli rappresentanti sindacali della Polizia municipale, ben 392, hanno usufruito di permessi retribuiti per 18mila e cinque ore pari a circa 300Mila euro versati dai contribuenti. La grandissima parte di queste ore sono state consumate nelle domeniche, nei festivi e prefestivi, persino a Natale e Capodanno sguarnendo i servizi essenziali. Ciro Esposito, il dirigente operativo dei vigili urbani, ha inviato al direttore generale, al sindaco Luigi de Magistris, al consigliere delegato Carmine Sgambati e all’ufficio prerogative sindacali un dossier, nel quale risponde alla richiesta di approfondimenti sull’uso dei permessi retribuiti già oggetto d’inchiesta della Procura. Nel dossier del Comando nomi e casi di assenze reiterate: servizi sguarniti e costi fuori controllo. Quando la città di domenica e nei giorni festa è travolta dal traffico e si da’ addosso ai vigili urbani – gli incolpevoli che lavorano – bisogna tener conto di un dato. Nel 2012/2013 e nel primo trimestre del 2014 i soli rappresentanti sindacali della Polizia municipale, ben 392, hanno usufruito di permessi retribuiti per 18mila e cinque ore pari a circa 300Mila euro versati dai contribuenti. Cosa significa? La grandissima parte di queste ore sono state consumate nelle domeniche, nei giorni festivi e prefestivi, persino a Natale e Capodanno sguarnendo i servizi essenziali con quasi 400 unità in meno. La battaglia del premier Matteo Renzi per riformare la pubblica amministrazione – con esplicito riferimento all’abbattimento dei permessi sindacali – potrebbe avere in Napoli il caso più paradigmatico. Ciro Esposito, il dirigente operativo dei vigili urbani, ha inviato al direttore generale, al sindaco Luigi de Magistris, al consigliere delegato Carmine Sgambati e all’ufficio delle prerogative sindacali un dossier, nel quale si risponde alla richiesta di approfondimenti sull’uso dei permessi retribuiti già oggetto di una inchiesta della Procura. Con nomi e cognomi venuti fuori da uno screening che evidenzia «l’uso distorto dei permessi sindacali». Analisi confortata da un esposto-denuncia alla Procura e alla Corte dei Conti fatto proprio da un sindacalista – Emilio Pagano, un Rsu – che il 24 aprile ha spedito l’esposto e contestualmente una diffida all’ufficio Prerogative sindacali dove scrive che «constatato che le normative vigenti non attribuiscono al singolo componente Rsu la possibilità di richiesta di fruizione di permessi retribuiti, diffida ad avallare simili richieste». Esposito è molto puntuale: «Criticità strutturali che, di fatto, pregiudicano il servizio che la Polizia municipale eroga alla collettività, con particolare riferimento alle giornate prefestive e festive» si legge nel dossier. Quali sono le criticità? «La forte concentrazione di esenzione dai servizi festivi e notturni del personale titolare di legge 104, ad oggi parliamo di 242 operatori, o di permessi studi, altri 111 dipendenti, indde fortemente sulle già ridotte risorse umane del Corpo in gran parte costituito da ultracinquantenni, ben 763, di cui 547 già ultrasessantenni. Senza dimenticare poi la questione del personale inidoneo ai servizi di front line di viabilità in maniera totale o parziale, 310 dipendenti idonei solo ai servizi intemi e 283 parzialmente idonei». E veniamo alla questione dei sindacalisti e dei permessi: «Nel Corpo sono ben 392 i componenti eletti nei direttivi sindacali, nelle strutture aziendali, semplicemente nominati tali dai sindacati e le Rsu, ed ogni qualvolta risulti necessario un loro trasferimento presso una unità operativa diversa da dove prestano servizio per rinforzare alcuni Reparti a fronte di esigenze operative, occorre avere il nulla osta dai sindacati di appartenenza». Esposito rivela un altro aspetto della questione: «Spesso vengono registrate dichiarazioni sconcertanti secondo le quali gli stessi dirigenti sindacali evidenziano che il ricorso a tale pratica ha proprio la motivazione di evitare la mobilità presso altri Reparti. Infatti, ove il trasferimento non è gradito al dipendente interessato il nulla osta non arriva ed anzi i sindacati ricorrono al giudice per comportamento antisindacale». Insomma il comando ostaggio dei sindacati. Veniamo ai nomi citati nel dossier da Esposito: «Tra i 9 distaccati part time al 50% del Servizio Autonomo di Polizia Locale, si segnalano alcuni casi emblematici di utilizzo delle giornate di distacco in periodi festivi e prefestivi: Agostino Anselmi (Cisl) nel 2012: mai lavorato il sabato, le domeniche ed i festivi infrasettimanali; nel 2013 lavorati solo 3 sabato; mai lavorato domeniche e festivi infrasettimanali e ha usufruito di permessi nell’agosto per le giornate del 12/13/14el7eadicembre per le giornate del 23/24/27/31. Nel 2014 ha lavorato un sabato e mai nelle domeniche e nei festivi infrasettimanali e ha usufruito di permessi per il 1 /2/3/4 gennaio». La lista dei nomi comprende Giovanni Bonora (Diecap) che «nel 2012 non ha lavorato il giovedì, venerdì e sabato così come nel 2013 e nel primo trimestre del 2014». Michele Bossa (Csa) nei tre anni in questione non è mai stato m servizio perché ha utilizzato i permessi di sabato, domenica, prefestivi e festivo infrasettimanale». E ancora: «Antonio Micillo (Uil) per tutti e tre gli anni è stato in libertà sindacale per i festivi infrasettimanali. Simona Orefice (Cisl) nel 2012 ha usufruito di libertà sindacale per 2 festivi e 3 sabato; nel 2013 per 4 sabato e 5 domeniche ed 1 festivo infrasettimanale; anno 2014 permessi per 7 sabato e 2 festivi». Senza dimenticare la vicenda di Francesco Gragnano (Cgil) che non ha mai lavorato. «Quanto sopra – si legge nel dossier – nella considerazione che tale vincolo su permessi interamente a carico dell’Ente rende necessario assicurare trasparenza poiché potrebbe anche evidenziarsi un danno legato al costo della mancata erogazione della giornata di lavoro». Non è finita qui. «Tra i 392 delegati, dirigenti ed Rsu ve ne sono una parte che in maniera ripetuta cumulano le varie tipologie di permessi, quelli per la carica Rsu e quelli richiesti dalle varie organizzazioni in quanto anche delegati sindacali che li tiene lontani dal lavoro in maniera sistematica con particolare riferimento a giornate festive». Esposito mette anche qui nomi e sigle e si tratta di 7 casi: «Umberto Cacace (Cisl) che nel 2012 ha lavorato solo 4 domeniche a 3 ore. Non risultano prestazioni erogate in festivi infrasettimanali. Gran parte dei sabato ha usufruito di per- messi sindacali a tré ore; nel 2013 lavorato solo 2 domeniche a 3 ore. Ha usufruito permessi a dicembre per le giornate del 24 e del 31; Dario Dell’Aquila (Cisl) nel 2012 non ha lavorato nessun festivo, nel 2013 una sola domenica e ha usufruito permessi a dicembre per il 31; nel 2014 permessi sindacali a 2 o tré ore sabato e domeniche comprese. Carlo Giordano (Cgil) nel 2012 è stato in distacco per 2 sabato e 2 domeniche; 2013 per 5 sabato e 1 domenica nell’anno in corso per 4 sabato. Daniele Guerriero (Uil) nei tré anni permessi per alcuni sabato, domenica e festivo infrasettimanale». Si arriva così a «Daniele Minichini (Lipol) che nel 2012 non ha usufruito di permessi ma di domenica ha messo in campo il beneficio della 104 così come nel 2013 e 2014. Pietro Piscopo (Cisl) che nel 2012 ha usufruito di 70 libertà sindacali per 23 sabato e 4 domeniche ed 1 festivo infrasettimanale, nel 2013 di 54 libertà sindacali per 16 sabato e 5 domeniche ed 1 festivo infrasettimanale; nell’anno in corso di 33 libertà sindacali per 12 sabato e 2 domeniche». Chiude la lista «Antonio Zuppieri (Cgil) che nel 2012 ha usufruito di 30 giorni di libertà sindacale per 4 festivi; nel 2013 di 13 giorni di libertà sindacale per 1 sabato e 1 domeniche e nel 2014 di 35 libertà sindacale, mai di sabato o di domenica». Dati che parlano da soli e che pretendono una risposta a un interrogativo: perché l’attività sindacale si concentra il sabato, la domenica e nei giorni di festa?

La politica che uccide l’amministrazione

controlliLa mia esperienza come consigliere comunale di Napoli mi porta a dire che la politica che stiamo vivendo è assolutamente pervasiva e spesso invade campi che non dovrebbe invadere, come quello riservato alla valutazione della legittimità dell’azione amministrativa nonché ai principi di imparzialità, indipendenza e buon andamento della pubblica amministrazione, campo che negli enti locali è appannaggio e garanzia per i cittadini, dei Dirigenti e dei Segretari Comunali nonostante le ultime riforme che ne hanno indebolito l’autonomia.

Oggi la burocrazia per come è congeniata ha due velocità, da una parte assolutamente supina alla politica, dall’altra assolutamente incomprensibile per il cittadino che ne rimane schiacciato.

Per mia diretta esperienza ci troviamo sempre più davanti ad una classe politica squalificata, che non conosce i principi costituzionali, se non per sentito dire, né i principi cardine di ogni azione amministrativa. Ebbene, in questo stato di cose il politico spesso è preda, spesso è protagonista, di vere e proprie azioni scellerate che risentono in minima parte del controllo della burocrazia che, negli enti locali si articola come detto nei dirigenti e nella figura del Segretario Comunale i cui controlli si sono via via assottigliati attraverso il sistema della chiamata dei Segretari comunali ed attraverso il sistema dei cd. Dirigenti a contratto, quindi, asserviti al Sindaco, Presidente di Regione etc etc.

A fronte di questo stato di cose il cambiare verso dell’attuale governo, posso dire che è assolutamente inconcepibile poiché va verso la eliminazione dei minimi controlli e verso la “schiavizzazione della burocrazia” alla politica. In sostanza al n. 13 del programma di Renzi nella lettera ai dipendenti pubblici (clikka) si prevede espressamente l’abolizione della figura del Segretario Comunale nonché una riforma radicale della dirigenza pubblica che va verso la precarizzazione di tutti i dirigenti, di modo che un dirigente dopo aver vinto un concorso pubblico resta in attesa di essere chiamato ed una volta chiamato, per restare, è chiaro che sarà disposto a fare qualunque cosa per ingraziarsi il politico di turno fino a chiudere tutti e due gli occhi.

A comandare sarà solo ed esclusivamente la politica, il Sindaco, il Presidente di Regione, il Presidente del Consiglio etc etc. La riforma della dirigenza è ampiamente spiegata in un articolo del Dott. Oliveri di cui consiglio la lettura (clikka).

Per farvi comprendere vi posso dire che io stesso nell’ambito della mia azione di indirizzo e controllo riservatami della legge, per capire come stanno veramente le cose, prima di leggere una delibera mi leggo il parere del Segretario Comunale e poi quello dei Dirigenti dei Servizi, al fine di evitare di incorrere in responsabilità e spesso trovo che i rilievi critici che riscontro contribuiscono a formare il mio convincimento.

Nella mia esperienza, infatti, posso fare tanti esempi tra cui quello dell’inconcepibile acquisto di Piazza Garibaldi (clikka), quello della delibera di racapitalizzazione di Bagnoli futura (clikka), ma anche tutta l’azione che ho portato avanti sul sullo stadio e sulla debitoria del calcio napoli verso il comune (clikka).

Ora per chiarire ai cittadini l’azione del governo del cambiare verso non è volta ad eliminare la burocrazia, ma solo ad eliminare i controlli sull’azione amministrativa spesso portata avanti da gente che non ha neppure le nozioni della scuola dell’obbligo, altrimenti non ci spiegheremmo i tanti interventi della Corte dei Conti! Spero che la politica abbia un ripensamento e non farà corpo per avere le mani libere … di metterle nelle nostre tasche ….

Caos Cittadino chi comanda i Vigili Urbani

10300691_10203511656262350_2707717537176159862_nUna delle cose che mi chiedono più spesso i cittadini è dove stanno i Vigili Urbani? A questa domanda cerco sempre di dare qualche risposta dando dei numeri. Gli ultimi apparsi sulle pagine dei giornali: circa 2.000 caschi bianchi e di questi circa 400 rappresentanti sindacali. Tal volta mi sento pure in colpa e condivido un senso di rassegnazione poiché effettivamente non si riesce a tenere sotto controllo il territorio cittadino.

Ci sono quartieri centrali abbandonati a loro stessi piazze e strade principali gestite dalla camorra, addirittura intorno al palazzo del consiglio ci sono parcheggiatori abusivi. Si dalla CAMORRA perché non saprei come chiamare quelli che ti chiedono dei soldi per parcheggiare e che se provi a fare quello che fanno loro ti menano pure. Il paradosso è poi nel pieno centro storico dove nonostante un servizio delle Iene (clikka) del 2011 ci sono parcheggiatori abusivi che si fanno pagare il pizzo di 100 €. al mese dai cittadini residenti per parcheggiare. A dire il vero in quest’ultimo caso credo che anche quei cittadini debbano essere considerati complici perché si riservano il posto per la macchina a discapito dei loro concittadini che si rifiutano di pagare il pizzo. Oltre ai parcheggiatori abusivi, che sono dappertutto, ci sono anche quelli che vendono qualunque cosa e pure questi sono della camorra. L’ultimo evento è stato il COMICON (dall’1 al 4 maggio) alla mostra d’oltre mare. Ebbene, ci sono andato il 1 maggio e c’erano venditori di crepes ed hot dog a 3 €. e quelli che vendevano le bibite ad 1 €. Tutto davanti agli occhi di tutti e neppure un vigile, una guardia di finanza, un carabiniere, un poliziotto o un militare dell’esercito o dell’aeronautica. Ho pensato che se arrivassi io con un mio carrettino di bibite o crepes mi avrebbero per lo meno gambizzato, visto che i cassetti dei carretti di questi abusivi erano pienissimi di banconote traboccanti.

Non posso dire che c’erano perché non c’erano le forze dell’ordine perché allo stadio ad ogni partita ci sono le forze dell’ordine in tenuta antisommossa ma assolutamente tolleranti verso gli abusivi di ogni genere.  Molti a questa mia constatazione con tono di compatimento mi dicono ma che cosa dovrebbero fare queste povere anime senza pensare che questi occupano il territorio in modo camorristico poiché non consentono a nessun altro di fare la loro stessa cosa!

Di fronte a tutto questo cosa fare? Abbiamo lo stesso numero di vigili che ha Torino (che ha il nostro stesso numero di abitanti) ma un tasso camorristico rispetto a Torino assolutamente sproporzionato ed una cittadinanza piegata su se stessa rassegnata.

Inoltre, abbiamo un sorta di triunvirato nei VV.UU. ,non si capisce bene chi comanda, non abbiamo un assessore, ma in compenso abbiamo un consigliere comunale che si è fatto dare una sorta di delega (assolutamente illegittima in quanto sconosciuta al TUEL)  dal Sindaco che non sa fare meglio che litigare con i sindacalisti dei caschi bianchi e farsi fotografare mentre dirige il traffico, non capisco con quali poteri e con quale aspirazione. In questa condizione non c’è altra soluzione, fare corpo con i tanti Caschi bianchi che conosco e si sentono abbandonati non valorizzati e che non aspettano altro che avere una guida affidabile ed un vertice politico che sappia distinguere quali sono le mele marce e quali no e sappia risolvere prima i nodi amministrativi, che spesso generano disastri ed approfittamento di gente senza scrupoli che purtroppo è presente anche tra i Caschi Bianchi come in tutte le altre categorie. Credo sia capitato a tutti sentirsi riferire una lamentala da qualche commerciante vessato dal vigile bullo di turno.

vedi pure: i napoletani e l’ordine costituito (clikka)

Di seguito due articoli apparsi oggi sui giornali cittadini sul COMICON e sui VV.UU

Da Il MATTINO NAPOLI del 03-05-2014 – Autore: CERBONE DAVIDE

L’evento Comicon, tra zombie e manga trionfano bagarini e abusivi.

Comicon, tra zombie e manga trionfano bagarini e abusivi Davide Gerbone Ancor più delle file ai botteghini, più dei ragazzi travestiti da fumetti che anche sotto la pioggia riempiono piazzale Tecchio, più dei numeri, i testimoni di un successo, sotto il Vesuvio, sono bagarini e parcheggiatori abusivi. Che sia una partita, un concerto o una fiera, ogni evento che si rispetti se li porta m dote, come un indotto accessorio che ne misura con corrispondenza scientifica il peso, l’importanza. Così, neanche per Ï boom di Comicon i professionisti dell’espediente si sono fatti trovare impreparati. E già dalle prime ore del primo maggio (nel giorno di apertura la XVI edizione ha registrato ben 20mila visitatori, tra i quali anche il sindaco de Magistris), hanno preso servizio alla Mostra per proporre biglietti contraffatti o acquistati ordine con carte donate. Alberto, che ha 44 anni ed è venuto da Milano, ne ha contati una ventina. «Stavano lì come avvoltoi, impossibile non vederli. E con una sola cassa aperta, la tentazione c’era», ammette. Del resto, gli stessi organizzatori dell’happening delfùmetto e del videogioco avevano lanciato l’allarme, raccomandandosi di fare attenzione ai venditori non autorizzati. I biglietti acquistati con carte dona te (la segnalazione è partita dal portale Boxol.it) sono stati annullati e con la vendita online chiusa il botteghino si è ritrovato sotto assedio. Pure Lorenzo, che viene da Firenze ed è in fila allo stand della Bonelli, conferma: «Certo, era una bella comodità: in pochi minuti avevi il biglietto ed entravi. Ma noi abbiamo preferito la via regolare», chiarisce. Senza trattenere, però, il disappunto sui trasporti: «Pervenire coi mezzi dalla stazione alla Mostra ci abbiamo messo tré ore. E per entrare un’altra ora abbondante. È inammissibile», racconta. Lì fuori, nel piazzale pieno di musica, di ragazzi e di chioschi con bibite e panini, tre sbarbatelli pianificano un’entrata da portoghesi. Impresa ardua, poiché da quest’anno è previsto l’obbligo di indossare il braccialetto colorato che viene dato all’ingresso e di conservare il biglietto. Una regola ferrea per la quale ha fatto le spese pure Enrico, distinto cinquantenne venuto da Torino. «Avendo il polso sottile, ho perso il braccialetto e mi hanno ritirato il biglietto. Ma le pare che faccio nulle chilometri per sentirmi dare del ladro?», domanda stizzito. E mentre dentro la Mostra impazza il carnevale dei “cosplay”, una ridda di adolescenti travestiti elfi, zombie, lottatori e principesse prelevati di peso da manga, anime e videogames, su viale Kennedy si da da fare una squadra di parcheggiatori abusivi. «Oggi ce ne sono di meno, ieri ce n’erano a frotte», dice Davide, che ha deciso di spendere qui il suo ponte del primo maggio. Anche i parcheggi autorizzati, però, fanno i loro bravi affari. «Ho pagato otto euro per un motorino», dice Andrea, e non pagano neanche le tasse.

REPUBBLICA NAPOLI del 03-05-2014 – Autore: GEMMA ALESSIO

L’AGITAZIONE IL RETROSCENA

QUASI 400 vigili urbani hanno stracciato la tessera del loro sindacato di appartenenza: la Cgil. Un terremoto nel corpo della polizia municipale dove gli agenti sono circa 2000 e oltre 800 erano gli iscritti alla maggiore confederazione sindacale italiana. All’origine dello scontro c’è la linea da tenere nei confronti dell’amministrazione de Magistris. Ieri la Cgil insieme ad altre 4 sigle tra cui usi e Uil ha annunciato lo stato di agitazione. Ciò vuol dire che nel mese di maggio i caschi bianchi, a turno, invece di scendere in strada, si riuniranno in assemblea. A via Torino, sede del sindacato “rosso”, non nascondono l’emorragia di consenso m Comune. E pare che la diaspora iniziata tra i vigili urbani possa prendere piede anche tra i dipendenti amministrativi. Erano 1800 sul totale di 9 mila gli appartenenti alla Cgil a Palazzo San Giacomo: si riducono a 1400. “Ora cambieranno gli assetti. Non siamo la stampella del sindaco”, spiega il segretario della funzione pubblica Salvatore Massimo. La miccia è scattata quando da via Torino si è deciso di togliere il distacco sindacale al coordinatore della polizia municipale Luciano Addeo. Che non ci ha pensato due volte e si è dimesso. Da allora e fino al 30 aprile una valanga di disdette. “Questi iscritti – spiega Massimo -hanno un rapporto più accomodante nei confronti di questa giunta, mentre alla Cgil abbiamo una visione più critica. C’erano divergenze sulle azioni da portare avanti per rendere il comando dei vigili più efficiente. Il corpo è allo sbando, nei giorni di Pasquetta e del 25 aprile la città era paralizzata. La triade che dirige la polizia municipale non è all’altezza. Chiediamo da mesi un confronto sull’organizzazione del corpo, ma l’amministrazione non ci ascolta”. Trasferimenti, straordinari, carenza di divise, turni di lavoro: queste le dolenti note che hanno costretto ora tutte le sigle sindacali a proclamare l’agitazione con richiesta di intervento al prefetto. Proprio la scelta della Cgil di unirsi alle proteste degli altri sindacati ha fatto storcere il naso ai 400 in fuga da via Torino. Che non hanno apprezzato a gennaio scorso il ricorso promosso dalla Cgil contro il Comune per garantire le promozioni ai dipendenti interni a svantaggio dei 235 assunti a fine 2013 tra gli idonei all’ultimo concorso: 100 di quei 235 sono entrati nei vigili. «La funzione pubblica della Cgil – attacca Addeo – ha ormai una gestione padronale. Si è passati dalla lettera di due mesi fa in cui il segretario si rivolgeva al sindaco con un “Caro Luigi…” e chiedeva di conoscere ßç anticipo le nomine dirigenziali alla decisione ultima di indire assemblee pubbliche definendo l’amministrazione truffaldina. Cosa è in cambiato in due mesi? In Cgil tutti fanno come le tré scimmiette».

Coppa Italia: Papa Francesco incontra il Napoli e la Fiorentina

FotoPapaFrancescoDeLaurentiisOggi (02.04.2014) Papa Francesco ha incontrato le squadre del Napoli e della Fiorentina che domani si misureranno per la conquista della Coppa Italia. Ho ascoltato il breve intervento del Papa al telegiornale e devo dire che mi ha colpito il suo pensiero. Non so come spiegare, ma quando parla questo Papa si ha la netta percezione che parli l’uomo non la figura che egli rappresenta.

Probabilmente anche i calciatori e gli staff tecnici si sarebbero meritati una bella messa alle sei del mattino, come accaduto con i politici italiani, ma il riferimento alla responsabilità ed alla cultura dell’esempio mi è piaciuto molto.

Il Papa in sostanza ha paternamente ammonito i presenti affermando che loro, i calciatori, i tecnici ed i patron, in quanto, famosi devono essere di esempio per le tantissime persone che li seguono e, pertanto, hanno una grande responsabilità non potendosi permettere il lusso di sbagliare molto. Tutto il contrario di ciò che, invece, i più pensano: loro sono ricchi e famosi e si possono permettere di fare ciò che vogliono.

Credo sia la prima volta che un Papa ha un approccio del genere con il mondo dello sport che conta e che trova il modo e la forza per sottolineare un messaggio che io ho metabolizzato in tanti anni di sport agonistico guardando sempre con rispetto e cercando di imitare i campioni che mi precedevano nella mia disciplina sportiva.

In questi tre anni di consiliatura al Comune di Napoli ho, infatti, cercato in tutti i modi ed in ogni occasione di far comprendere il grande ruolo che ha, nella formazione del cittadino, lo sport agonistico, ricevendo una grande vicinanza delle tante realtà sportive che hanno variamente partecipato a riunioni e commissione e registrando, invece, la quasi totale indifferenza della politica ad un tema così importante.

Chissà cosa avrà pensato il Patron del Napoli circa la cultura dell’esempio. Ovviamente il riferimento non è casuale, della serie se i tanti tifosi seguissero l’esempio di De Laurentiis, è capace che non pagherebbero un euro di tasse visto cosa ci è voluto per fargli pagare e neppure integralmente l’uso dello stadio (pare, infatti, che manchi all’appello ancora qualche milioncino di euro) ed in effetti mi pare che ad entrate tributarie non è che se la passi bene il Comune avendo accumulato oltre 800 milioni di euro di crediti non incassati.

Oggi posso dire che il Papa con le sue parole mi ha ripagato dandomi speranza.

Sabato 3 Maggio, 2014 CORRIERE DEL MEZZOGIORNO –
Papa Francesco agli azzurri «Siate modello per i giovani» Napoli e Fiorentina: una giornata particolare col Pontefice De Laurentiis gli dona la maglia numero 1, Rafa un pallone DALLA NOSTRA INVIATA
ROMA – Papa Francesco da ragazzino andava allo stadio. E’ argentino e ha sempre fatto il tifo per il San Lorenzo, la squadra che aveva lanciato il Pocho Lavezzi. Stasera non sarà certo in tribuna all’Olimpico ma ha dedicato nella mattinata di ieri una breve udienza alle due squadre che si sfideranno per la coppa Italia, accompagnate dal presidente della Lega Calcio, Maurizio Beretta.
Alle 12.17 nella sala del Concistoro, al secondo piano del palazzo Apostolico, Papa Francesco ha sorriso, ha regalato emozioni alle delegazioni di Napoli e Fiorentina, ha stretto la mano ai presidenti Aurelio de Laurentiis e Andrea della Valle. Ha donato un Rosario a tutti i calciatori ai quali ha chiesto addirittura di non inginocchiarsi. E con la stessa umiltà ha ringraziato i due club per la visita, sottolineando il ruolo sociale che ha il calcio, soprattutto in Italia e in Argentina.
Un’atmosfera di grande familiarità, nonostante l’austerità e la sacralità della sede, il Pontefice ha stabilito immediatamente una sintonia con i ragazzi, forse anche affinché le sue parole toccassero le corde giuste e non sortissero l’effetto di una paternale fine a se stessa. Forte e chiaro è stato infatti l’appello rivolto sia ai club che ai calciatori: restituite dignità sportiva agli eventi. Rivolgendosi ai protagonisti del campo: «Avete una grande responsabilità, il calcio deve recuperare la dimensione della festa. Ricordo quando con la mia famiglia, da bambino, andavo a vedere le partite. I momenti di gioia, di fratellanza delle tifoserie. Oggi questo sport è per lo più business, si muove in un grande giro di affari. Ma il fattore economico non deve prevalere su quello sportivo, si rischia di inquinare tutto».
Un richiamo al senso di responsabilità di chi va in campo ed è seguito da milioni di fan.
«Ragazzi, siete al centro dell’attenzione. I vostri comportamenti hanno una grande risonanza, nel bene e nel male. Dovete dare voi l’esempio a tutti i vostri ammiratori, giovani e meno giovani. Lo sport ha una valenza educativa per la crescita personale e sociale. Per i principi di lealtà e rispetto».
Il sorriso di Papa Francesco ha emozionato i presenti, gli auguri per la sfida di stasera hanno creato un clima di grande rispetto, di assoluta complicità tra i due club avversari. Sul campo sarà poi una battaglia vera per la conquista di un trofeo importante, ma in Vaticano è stata una benedizione suggestiva e molto partecipata. Le due squadre quasi al completo, per il Napoli non erano presenti i giocatori di religione musulmana Inler, Behrami, Dzemaili e Ghoulam. De Laurentiis ha donato al Santo Padre un maglia azzurra ricamata con lo stemma pontificio con la scritta Francesco 1, firmata da tutti i calciatori e sistemata in una teca in legno realizzata a mano.
La squadra ha poi consegnato al Papa un pallone con tutte le firme. «Papa Francesco è il portiere delle anime», ha detto il presidente De Laurentiis. «Sia noi che la Fiorentina gli abbiano regalato la maglia numero uno. La sfida contro il mio amico e socio Della Valle sarà molto combattuta. All’Olimpico vinca il migliore».
Aveva già incontrato il Papa con l’Argentina, Gonzalo Higuain: «Un’emozione forte, le sue parole ci hanno colpito profondamente». Anche per Insigne e Maggio si è trattato della seconda volta in Vaticano. «Vivere questa esperienza col Napoli ci ha dato una emozione ancora più forte – hanno sottolineato i giocatori azzurri». «L’atmosfera del Vaticano è magica e emozionante – ha aggiunto Insigne – sono momenti che non si dimenticano». Al termine dell’udienza, le squadre hanno visitato alcune sale del Palazzo Apostolico, tra cui la sala Clementina dove sono state scattate tante foto ricordo, immediatamente postate sui social. «E’ stato un incontro di grande effetto – ha scritto Hamsik sul suo sito ufficiale. L’emozione di ricevere la benedizione del Papa è unica e irripetibile».
Dall’acqua santa al diavolo, ché il clima che si respirerà stasera all’Olimpico, tra le due opposte tifoserie, tiene in allerta le forze dell’ordine. Il pericolo maggiore per le questure di Napoli e Roma è anche quello della tifoseria infiltrata giallorossa.
Olimpico diviso in due: da un lato i settori Sud e Monte Mario riservati alla tifoseria fiorentina (27mila), mentre i settori Nord e Tribuna Tevere assegnati ai napoletani (30mila). Costituite due fasce di sicurezza: una in Tribuna Tevere lato Sud ed una in Tribuna Monte Mario lato Nord.
Ad aspettare i supporter partenopei ci saranno i pullman con le forze dell’ordine ai due caselli Autostradali A1 Roma Sud e Roma Est. Da qui saranno accompagnati allo stadio percorrendo itinerari predeterminati, parcheggiando nella zona esterna a nord dello stadio Olimpico, per una capienza totale di circa 160 pullman.

Nuova tornata di nomine al Comune di Napoli: Cervelli non scappate!!

comuneIn questi ultimi giorni sui giornali si parla di nomine da rifare nel CDA di ANM, NapoliServizi, CAAN e NapoliHolding mentre in Consiglio Comunale si è discusso e rinviata in Commissione, per la terza volta, la nostra proposta di regolamento sulle nomine (clikka). Ebbene ci sono due commissioni che ne discutono: Affari Istituzionali e Trasparenza. Nella prima si è andati nel corpo del regolamento proposto e si sono concordati degli emendamenti con la maggioranza che tendono in sostanza ad annacquare la sindacabilità delle scelte del Sindaco. E’ stata, infatti,  interessante la tesi secondo cui si dovevano eliminare i riferimenti alla particolare esperienza dei candidati, motivando che altrimenti avremmo dovuto mettere nelle società partecipate tutti ” scienziati, professori”, avvocati, commercialisti, etc etc… e non potevamo imbrigliare troppo la discrezionalità del sindaco.

Senonché mi sono andato a vedere cosa accade a Milano con Pisapia. Ebbene nella (da questo punto di vista) più civile Lombardia Pisapia ha adottato un nuovo regolamento il 29.03.2012 prevedendo tutta una serie di innovazioni WEB che consentono un controllo costante delle nomine da parte dei cittadini e l’acquisizione delle candidature a mezzo autenticazione sul sito stesso.

A Napoli, in Campania e nel SUD stiamo inguaiati, basti pensare cosa sta accadendo all’Autorità Portuale perché la politica soffoca la città in una morsa di autoreferenzialità credendo di amministrare non cittadini ma sudditi!

Inoltre, mentre a Napoli ci avviamo ad approvare un regolamento che già era blando (perché non era mia intenzione scioccare i miei interlocutori) ed ora lo diventerà ancora di più, a Milano i candidati devono avere una comprovata esperienza, tanto che nei criteri di valutazione si legge: “al fine della valutazione dell’esperienza professionale di cui al medesimo articolo, la Commissione valuta la durata e la tipologia dell’attività lavorativa e professionale svolta, la qualifica, le mansioni ed il reddito dichiarato dal candidato nei due anni precedenti ai fini della ponderazione della congruità tra questo, la posizione professionale ricoperta e quella per la quale viene proposta la candidatura. Il candidato deve documentare di aver svolto esperienze professionali qualificate per almeno un quinquennio, che, per coloro che si trovano in regime di lavoro subordinato, devono essere di tipo dirigenziale“…

In sostanza a Napoli i sudditi si possono anche meritare uno “scafesso” qualunque basta che sia “raccomandato dalla politica” a Milano i cittadini pretendono che a guidare le società pubbliche ci siano degli esperti. Ebbene su questi presupposti è chiaro che stiamo come stiamo!

Stamane (23.04.2014) in Commissione trasparenza mi sono imbattuto in imbarazzanti discussioni perché ho chiesto alla malcapitata funzionaria del gabinetto del sindaco come la mettevamo col fatto che il vigente regolamento sulle nomine (clikka) non è stato mai applicato in tre anni che sono al Comune e come saranno fatte le future nomine. La povera funzionaria non sapeva che dire e tra un balbettio ed un altro ha confessato che avrebbe avuto bisogno di uno studio più approfondito (che sfortunatamente io avevo fatto). Ho, pertanto, fatto verbalizzare il mio invito al Presidente della Commissione affinché scrivesse al Sindaco invitandolo o a rispettare il regolamento vigente, ovvero, a sospendere ogni nomina fino alla verifica della validità del regolamento stesso, sotto minaccia che in mancanza mi sarei dovuto rivolgere alle Autorità di Controllo esterne (leggi Corte dei Conti) anche per la sua omissione.

Che fatica, ma chi me lo fa fare, ma, poi per come sono fatto e per mia sfortuna, non mollo! Pertanto, ho pensato di lanciare un appello ai cittadini europei che hanno avuto la pazienza di leggere questo articolo fino in fondo ed in possesso dei requisiti previsti dal regolamento vigente affinché mi facciamo pervenire le proposte di candidatura per le cariche nei CDA in NapoliServizi, NapoliHolding, CAAN, ANM, che io presenterò ai sensi degli artt. 3, 4 e 5 del vigente regolamento sulle nomine (clikka). La documentazione potrete farmela pervenire al seguente indirizzo di posta elettronica: ricostruzione.democratica@comune.napoli.it ed ovviamente dovrà essere corredata da una domanda redatta sulla base della citata normativa regolamentare con allegato un curriculum vitae.

Per questo abbiamo allestito il nostro ufficio ecco i nostri numeri: 0817959733 – 0817959909 a cui risponderanno Mario Vilone, Germana Grimaldi o Stefano D’Ambrosio con i quali fissare un appuntamento con noi consiglieri per portare avanti l’operazione di cittadinzna: Cervelli non scappate!

A Milano Pisapia le nomine le fa così (clikka)!

 

Ricostruzione Etica e Democratica

Papa1Ricostruzione Etica e Democratica. Questo Papa mi piace, oltre ad avere pronunciato parole chiare sul lavoro e sul danaro, fa anche una chiamata all’impegno politico che diventa un obbligo per chiunque si ritenga un buon cattolico. Il Papa richiama l’etica e la morale nella politica senza mezzi termini. Consiglio la visione di questo servizio, che mi ha emozionato in più momenti, mandato in onda la sera della domenica di pasqua su La 7. Prendetevi una pausa e guardatelo fa bene al cuore:

http://www.la7.it/film-e-fiction/rivedila7/sostiene-francesco-21-04-2014-130558

Vedi anche: il papa fratello sole sorella luna (clikka)

Il nostro no al rendiconto consuntivo 2013 del comune

comuneIl mio intervento al 35:12. Stamane (15/04/2014) nel consiglio comunale si è discusso il rendiconto consuntivo 2013 del Comune. Noi di Ricostruzione Democratica abbiamo votato contro l’approvazione, spiegando i motivi tecnici e politici che ci hanno impedito di dare un voto favorevole. Il documento contabile, infatti, rappresenta anche il primo indice di buona amministrazione. I dati che ho commentato sono quelli della  relazione tecnica di cui al mio precedente articolo (clikka). Ebbene, nella relazione alcuni dati sono assolutamente preoccupanti, come l’assoluta inadeguatezza degli importi accertati per le sanzioni elevate per conferimento illecito o illegittimo di rifiuti, che lascia trasparire una azione amministrativa di governo del territorio assolutamente assente e tanti altri dati, come le entrate da illeciti contrattuali di poche migliaia di euro che, su un bilancio di quattro miliardi, mal si concilia se poi vediamo che le riparazioni che sono eseguite ad esempio su edifici scolastici o sui manti stradali sono sempre fallaci.

Ringrazio i tanti amici che mi hanno fatto pervenire le loro considerazioni su un documento tanto importante, perché da un lato mi hanno fatto sentire meno solo in questa scelta e dall’altro mi hanno dimostrato che si può ancora credere di partecipare al governo della città. Sono, infatti, convinto che dobbiamo uscire da una visione del potere “lideristico” per andare verso una forma di governo condiviso, dove all’umiltà di chiedere aiuto, corrisponde un sentimento di partecipazione alla cosa pubblica che ripaga dalle fatiche e senza la quale sarebbe difficile per me continuare ad andare avanti. Grazie!

Il mio intervento al  35:12

BLATTE ROSSE: Il Calendario della disinfestazione 2014

blatte_4_originalPoiché mi è stato richiesto da molti cittadini ho pensato di farmi dare il calendario completo degli interventi di deblattizzazione 2014. La disinfestazione è divisa in una prima fase sulle larve e in altri due interventi sulle blatte adulte. Buona lettura.

 

I e II MUNICIPALITA’

III e V MUNICIPALITA’

IV MUNICIPALITA’

VI MUNICIPALITA’

VI MUNIPALITA

VII e VIII MUNICIPALITA’

 IX e X MUNICIPALITA’

Le nomine di NapoliServizi

volpedo il quarto statoDa Repubblica Napoli di oggi (12.04.2013) Le nomine di NapoliServizi

GLI articoli che ho letto sulle pagine di questo giornale sulla Napoli Servizi, forse la più importante società partecipata del Comune di Napoli, aprono ancora una volta una finestra su quello che credo sia il tema dei temi della politica nazionale e locale: le nomine politiche nelle società, enti o istituzioni pubbliche. Orbene, al consiglio comunale dell’8 aprile scorso c’era all’odg un regolamento proposto da noi di Ricostruzione democratica, che si poneva l’obiettivo di fare trasparenza sui procedimenti di nomina politica, poiché fino a oggi le scelte, anche di questa amministrazione, sono state esclusivamente fatte in stanze chiuse; proprio in quelle stanze che il sindaco, in campagna elettorale, aveva annunciato di voler aprire «per fare uscire il puzzo del compromesso». Ricordo bene che furono proprio queste le parole usate da de Magistris. Ebbene, il regolamento è stato rinviato per la terza volta in commissione, nonostante i pareri favorevoli e, quindi, ancora oggi ci troviamo nella condizione, ormai politicamente anacronistica, di voler mantenere questo potere nelle mani della politica, mentre in molti altri Paesi del Nord Europa la politica non si occupa delle nomine, che sono appannaggio di una burocrazia strutturata e collaudata, attraverso la quale si cerca di mettere sempre l’uomo giusto al posto giusto. Si continua, quindi, a perdere tempo senza mettere in campo un diverso approccio più moderno ed europeo, che avrebbe sicuramente potuto innescare un meccanismo virtuoso cercando di coinvolgere proprio quei cervelli della cui fuga spesso ci lamentiamo. Gennaro Esposito

Vedi anche: Le nomine nel comune di napoli un cancro da estirpare (clikka)

L’ex assessore del FORUM delle Culture

forumIl servizio delle Iene sull’ex assessore nicola oddati dice tutto (clikka) e mi lascia assolutamente basito. Peraltro oddati l’ho sentito parlare del Forum Universale delle Culture e ne ho sentito parlare, non immagino cosa possa essere accaduto prima e cosa poteva accadere dopo se la gestione fosse rimasta la stessa.

Da Repubblica Napoli di oggi 11.04.2014

Stipendi mai pagati sulla Elpis Le Iene stanano l’ex assessore Nicola Oddati

Denuncia di un ex stagista del Comune “Lasciò in ufficio una busta con i soldi”

UNA storia di versamenti fittizi e di tasse mai versate. Un’inchiesta, già nota, sulle voragini e le inefficienze per milioni di euro della società Elpis, che ora getta ombre ancora più inquietanti sulla partecipata delle affissioni e pubblicità del Comune, usata anche per eventi, poi travolta dai sospetti di illeciti e non a caso liquidata dalla nuova giunta. Ma ora nella vicenda spunta a sorpresa, grazie a una clamorosa testimonianza lanciata dall’ultima puntata tv de Le Ie-ne, l’anomalo ruolo di Nicola Oddati. Nel servizio realizzato da Giulio Golia, e trasmesso mercoledì scorso, ecco il racconto di un giovane, Pietro Lombardi, laurea triennale in Giornalismo al Suor Orsola e specialistica alla Sapienza, racconta che dopo aver prestato nel 2009 il suo servizio da stagista presso il Comune (com- plessivamente non retribuito), riceve a casa una cartella esattoriale da cui emerge che la Elpis gli avrebbe versato 5mila euro su cui non ha versato le tasse. Ma quei soldi corrispondono a stipendi mai pagati. Lombardi ne parla in Comune, e poi chiama la Elpis. D’un tratto, dice Lombardi, gli arriva la telefonata di Oddati e si incontrano in un bar: cosa che avviene quasi 10 mesi fa. Ripreso da videocamera occultata, Oddati assicura che la Elpis pagherà le tasse che il giovane ovviamente non intende pagare e gli suggerisce di dire, a un eventuale accertamento della giustizia, che aveva dimenticato. Lombardi, poco dopo, verrà invece sentito dalla Guardia di finanza, nell’ambito della doppia inchiesta in corso sulla Elpis: quella della Corte dei conti e quella della Procura di Napoli, titolare il pm Fabiana Mato gnetta. Lombardi dirà: «Non ho mai ricevuto soldi dalla Elpis».

L’ex assessore comunale ed ex patron del Forum delle Culture, registrato in audio e video a sua insaputa da Lombardi – volto e voce dell’ex politico sono coperti, eppure Oddati resta riconoscibile per i napoletani – interviene a favore del ragazzo ma spinge per mettere le cose “a posto” senza che, almeno così appare, gli accertamenti amministrativi possano creare altri problemi alla società o appurare la verità su quello che, evidentemente, è accadu- alla Elpis. Possibile che abbia qualcosa da nascondere, un amico da proteggere? Intervistato da Golia, Oddati sembra riconoscere di aver commesso «uno sbaglio», a far da mediatore in una storia dai contorni opachi. Anche perché avrebbe preparato una busta con dei soldi a titolo evidentemente risarcitorio per quel giovane gabbato dalla Elpis. Ieri sera, Lombardi, sentito da Repubblica, aggiunge: «La cosa curiosa è che io mai avevo avuto rapporti con la Elpis, solo con lo staff di Oddati e col consiglio comunale. Ho fatto lo stagista per oltre un anno al consiglio: mio referente e tutor era Mimmo Annunziata. E non so chi possa aver riferito a Oddati, all’improvviso, che io cercavo chiarezza negli uffici di Elpis». (conchita sannino)  Il giovane: “Il mio tutor in consiglio comunale era Mimmo Annunziata”

Le nomine nel Comune di Napoli un cancro difficile da estirpare

volpedo il quarto statoOggi (08.04.2014) in Consiglio Comunale è stata discussa per la terza volta la nostra proposta sulle nomine sindacali e consiliari (clikka) in enti, istituzioni e società partecipate, secondo Voi come è andata a finire? Ebbene abbiamo ripetuto ciò che è accaduto al consiglio del 23.01.2014 (clikka). La maggioranza non ha avuto la forza di bocciarlo e di mostrare il suo vero volto ed il Presidente della Commissione regolamenti nonostante avesse dato in commissione insieme a tutti gli altri per la seconda volta parere favorevole ha avuto il coraggio di chiedere un rinvio in commissione per la terza volta. In politica ho capito che è facile rimangiarsi la parole anzi le parole! Non dico altro ma vi invito a vedere il filmato di uno sfacelo istituzionale e politico figlio della vecchia politica. Un particolare plauso va ad Elena Coccia per il peso che essa stessa ha portato essendo della maggioranza ma non tirandosi affatto indietro per ordini di scuderia. Grazie Elena!

Ovviamente per tutta la discussione il Sindaco è stato completamente assente.

Ecco il Video che consiglio di vedere inizia dal 03:20:20 e poi al 04:29:10 (con una mia dura replica) ma consiglio di vedere anche gli altri interventi tra cui quello di Elena Coccia al 03:53:51 e quello di Simona Molisso al 03:47:17

Alla luce di ciò che è accaduto ho provveduto a fare la seguente richiesta sulle nomine (clikka)

Rendiconto 2013: La relazione Tecnica di accompagnamento

comuneVi allego la relazione tecnica al rendiconto 2013 (clikka per scaricare), sono 44 pagine dense di tabelle numeri e schede riassuntive, che dovrebbero far intendere  il polso del Comune di Napoli dal punto di vista economico/finanziario. Tale relazione c’è stata data stamane (07.04.2014) per essere votata insieme alla delibera di Giunta (clikka) domani (08.04.2014). Ora con tutto il bene e la fiducia nell’Assessore Palma io avrei qualche problema anche perché lo stesso assessore stamane in commissione ci ha detto che il bilancio è tutto “rose e fiori” anzi quasi quasi che forse abbiamo anche qualche soldo in più. Sul punto è singolare come anche il Segretario Generale nel suo parere alla delibera di giunta stigmatizzi il comportamento di dare gli atti all’ultimo minuto, specialmente quando questi atti, dico io, prevedono l’approvazione di manovre di 4 miliardi di €. Ovviamente resto in attesa di Vostre osservazioni, commenti e sopratutto DRITTE! Buona lettura

Ricostruzione Democratica: Ricostruiamo l’alternativa!

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Dopo la conferenza stampa di ieri (04.04.2014) sento il bisogno di ringraziare tutti coloro che hanno partecipato,  nonostante il maltempo e l’ora particolare ed anche le molte amiche ed amici che mi hanno, in vario modo,  comunicato  il loro impedimento a partecipare ma, in ogni caso, manifestato la loro vicinanza. E’ stato per me emozionante perché ho avuto chiara la percezione che ciò che stiamo facendo nell’amministrazione ed in città non è inutile anzi.  Ringrazio, quindi, gli amici del parco dei ventaglieri, del centro storico, gli amici del rugby, quelli dell’atletica, quelli della lotta, del judo ed arti marziali ed in vario modo quelli dello SPORT, i rappresentanti delle associazioni culturali e civiche del centro storico di Napoli, dell’area Est, quelli dell’area Ovest e quelli di Napoli Nord. Ho sentito forte un sentimento di partecipazione e riscatto nonché una volontà di impegnarsi per il bene e l’interesse pubblico e di fare tesoro della esperienza di Ricostruzione Democratica nell’amministrazione. Sono intervenuti anche i rappresentanti delle forze politiche cittadine, segno che c’è interesse verso un movimento che metta insieme le forze civiche della città, che si vuole organizzare, per non essere usato solo al momento delle elezioni, per poi essere rottamato un minuto dopo. Sappiamo che la strada è in salita ma vedo che ci sono gambe e braccia e le idee non mancano. Qualche giorno fa Carlo Iannello scriveva “Napoli deve Risorgere”. Siamo sulla strada giusta ma da soli non andiamo lontano, occorre che ci sia una vera partecipazione popolare e per fare questo c’è bisogno che ognuno di noi faccia la sua parte per organizzare la nostra presenza sul territorio cittadino e per far capire che è possibile fare Buona Politica e Buona Amministrazione. Grazie amici grazie di cuore.

Da Corriere del Mezzogiorno del 05.04.2014

«Pronti alla lista civica» Pezzi di sinistra a lavoro per il dopo de Magistris

La conferenza di Rd: guardiamo già al voto

NAPOLI — Questa volta la società civile, o almeno un pezzo di quella società civile che a Napoli appare e scompare troppo spesso, gioca d’anticipo provando a ragionare come se le elezioni comunali fossero dietro l’angolo. Probabilmente, perché poi, al momento del voto, sempre la società civile si disperde in mille rivoli. Ecco allora che Ricostruzione democratica, che poi la società civile che sostenne de Magistris alle ultime elezioni con la lista civica Napoli è Tua, poi implosa, si muove per tempo. E con i suoi tre consiglieri comunali, Gennaro Esposito, Carlo Iannello e Simona Molisso, prova a guardare anche oltre la stessa Ricostruzione democratica chiamando a raccolta numerosi esponenti del mondo delle professioni ma anche delle associazioni e della sinistra che in Consiglio comunale fa opposizione al sindaco de Magistris.

Ecco allora che capita che Antonio Borriello del Pd, Vittorio Vasquez ed Elena Coccia, della Federazione delle sinistre si ritrovino insieme a Marta Herling, a Riccardo Realfonzo o a Giuseppe Comella, presidente delle assise di Palazzo Marigliano. Oppure, insieme al segretario del Prc Gabriele Gesso o a Guido Donatone di Italia Nostra. «Oggi comincia un percorso che si articolerà in più punti programmatici su temi specifici articolati via via che ci avviciniamo alle prossime elezioni», racconta Carlo Iannello, uno degli animatori della convention di via Verdi. Che conferma «nel modo più assoluto», come questo percorso «porterà alla creazione di una lista civica che si raccorderà con interi pezzi di città nel momento elettorale». Tradotto: partiamo prima per aggregare prima chi poi al momento del voto viene attirato da altri. Più o meno. «Presto avremo un comitato promotore dell’iniziativa nel quale vogliamo che ci sia gente come Riccardo Realfonzo ed Enrico Pennella», quest’ultimo con un lungo passato da presidente del Consiglio provinciale all’epoca dei Ds. Marta Herling ha battuto moltissimo, ovviamente, sul tasto della cultura: è quello, a suo avviso e non solo il suo, il collante più forte che tiene assieme tutto. Ma è la presenza di esponenti del Pd e di Fds a dirla tutta sulle prove di accordo tra alcuni pezzi della sinistra — si vedrà più avanti se in chiave Pd o in chiave lista civica — che stanno saldandosi in Consiglio comunale e che hanno già dato vita ad un formale patto di consultazione per indicare almeno linee programmatiche comuni.

E così, la conferenza di via Verdi si è di fatto trasformata in un’assemblea pubblica con rappresentanti di realtà associative, forze sociali e politiche, comitati. La stessa gente, in pratica, che circa tre anni sosteneva de Magistris nella sua campagna elettorale. All’incontro hanno preso la parola, tra gli altri, Guido Donatone, Umberto De Gregorio, Marta Herling, Francesco Saverio Lauro, Riccardo Realfonzo e Enrico Pennella.

I tre consiglieri di Rd hanno annunciato l’avvio «di un percorso pubblico, aperto, con l’obiettivo ambizioso di far incontrare le forze del civismo a Napoli che ancora si battono e vogliono battersi per la buona amministrazione, per una politica che si prefigga come unico scopo l’interesse della collettività». L’idea è di «lanciare delle vere e proprie “primarie delle idee” che coinvolgano le energie migliori della città. Tutto ciò attraverso un dibattito programmatico, vero, non costretto nei limiti temporali e politici di una campagna elettorale, dia corpo e struttura a una formazione civica che si ponga l’obiettivo dichiarato di portare nel prossimo consiglio comunale competenze, rappresentanze sociali, persone libere, energie a servizio esclusivo della città». Accanto al percorso tematico, che si articolerà in forum di discussione, si svilupperà anche un percorso politico-organizzativo che vedrà convocare un’assemblea pubblica da parte di un comitato organizzatore». Nessun rapporto privilegiato, invece, col Movimento Cinquestelle. Almeno per ora. Paolo Cuozzo

Da il Mattino di Napoli del 05.04.2014

La politica Rd: «Appello al civismo e primarie delle idee»

La política Rd: «Appello al civismo e primarie delle idee» n gruppo consiliare prepara la lista per il dopo arancioni II gruppo di Ricostruzione democratica (Simona Molisso, Gennaro Esposito e Carlo lannello) lanciano le «primarie delle idee». Lo fanno dall’aula multimediale di via Verdi, il palazzo del Consiglio comunale. Facile il gioco di parole: «L’idea è di lanciare delle vere e proprie “primarie delle idee” – spiegano – che coinvolgano le energie migliori della città. Attraverso un dibattito programmatico, vero, non costretto nei limiti temporali e politici di una campagna elettorale, che dia corpo e struttura a una formazione civica che si ponga l’obiettivo dichiarato di portare nel prossimo consiglio comunale competenze, rappresentanze sociali, persone libere, energie a servizio esclusivo della città». Insomma, dopo ave re lasciato «Napoli è tua», la lista civica che sostenne l’ascesa dell’attuale sindaco Luigi de Magistris, i tré ci riprovano. «Rd si è posta all’opposizione dell’amministrazione de Magistris, nel momento in cui è apparso chiaro alla città che il sindaco aveva sostanzialmente tradito il programma di rinnovamento politico e amministrativo annunciato nel 2011». Una conferenza stampa «che si è trasformata – dicono i consiglieri – in un’assemblea pubblica in quanto la sala comunale si è affollata di oltre 100 cittadini, rappresentanti di realtà associative, forze sociali e politiche, comitat come Guido Donatone, Marta Herling, Francesco Saverio Lauro, Enrico Pennella. Ed esponentipolitici come gli eretici della Fds Elena Coccia eVittorio Vasquez, Antonio Borriello (Pd), Emilia Leonetti. Il segretario del Prc Gabriele Gesso». Assemblee e forum pubblici che si ripeteranno a stretto giro di posta. Dove si collocherebbe e con chi si collegllerebbe la nuova formazione civica a livello politico? «A nessuna singola persona, ma in una fase in cui persino a livello nazionale le ambigue categorie centrodestra e centrosinistra appaiono quantomeno messe in discussione, a livello civico appare molto più vitale la dialettica tra conservatori e progressisti. Ricostruzione Democratica si colloca senza dubbio tra i progressisti». Luigi Roano

Da il Roma del 05.04.2014 FRATTASI PIERLUIGI

IL CASO Gli arancioni ci riprovano, ma senza de Magistris

IL CASO Realfonzo, D’Angelo e Rd vogliono ricostruire la rete civica che sostenne “Napoli è tua”, ma il sindaco non sarà più leader. Gli arancioni ci riprovano, ma senza de Magistriì NAPOLI. Gli arancioni ci riprovano, ma senza de Magistris. A distanza di quasi tré anni dalle amministrative del 2011, il popolo che diede vita a “Napoli è tua”, la lista civica a sostegno di de Magistris, prova a riorganizzarsi, per cercare di rimettere assieme quella rete di associazioni e comitati che portò l’ex pm a Palazzo San Giacomo, ormai quasi del tutto sfilacciata. Tra gli animatori degli “arancioni 2.0” ci sono anche un paio di ex assessori. Sergio D’Angelo, da una parte, e Riccardo Realfonzo, dall’altra, che hanno già cominciato a muoversi nella società civile per raccogliere le forze del civismo sano della città e creare un’alternativa di governo. In consiglio comunale, invece, possono contare rispettivamente sull’affinità politica dei “ribelli” di FdsLpa, Vittorio Vasquez e Pietro Rinaldi e del gruppo Ricostruzione Democratica, composto da Simona Molisso, Carlo lannnello e Gennaro Esposito. Ieri mattina, i consiglieri di Rd hanno tenuto un primo incon tro, in via Verdi, con le associazioni in passato vicine agli arancioni per avviare un nuovo progetto. Tra i partecipanti, oltre a Realfonzo, Marta Herling, Umberto De Gregorio, Guido Donatone di Italia Nostra. Nel parterre, anche Elena Coccia, Antonio Borriello, Vittorio Vasquez. Ed ancora, Emilia Leonetti, Edvige Nastri, Lucio Criscuolo, Nicola Cecere, e i rappresentanti dell’Assise di Bagnoli. Tanti i delusi dall’amministrazione de Magistris: da Francesco Saverio Lauro di Libertà e Giustizia, all’ex Napoli è tua Fortuna Longobardi. Duro il giudizio di Realfonzo: «De Magistris ha messo da parte chi voleva il cambiamento. Narducci ed io siamo stati ostacolati e poi allontanati e la società civile è rimasta ignorata e senza strumenti per parlare. Solo Rd ha avuto il coraggio di prendere le distanze da questa politica». Sullo sfondo anche il rapporto con i partiti tradizionali. «Rd non è anti-partitica chiosa Realfonzo -, ma si propone di strutturare la società ci vile». Concorda Molisso: «L’interlocuzione con i partiti serve, ma noi ci rivolgiamo alle forze civiche che non possono essere strumentalizzate dalla politica». Per De Gregorio, «il sindaco è ostaggio della parte peggiore del Pd. La sua rivoluzione è fallita. Ma non si può far a meno dei partiti». Ricostruzione Democratica mette in campo la società civile

Da Repubblica Napoli del 05.04.2014

CARLO Iannello, Simona Molisso e Gennaro Esposito, consiglieri comunali di Ricostruzione democratica, lanciano la loro proposta. «Le forze del civismo sono sempre determinanti in campagna elettorale — spiega Iannello — ma alla fine vengono solo sfruttate. Questo accade perché non hanno alla base un progetto politico ». L’obiettivo è creare una nuova lista civica. Iannello lancia «gli stati generali della città» per «rimettere al centro dell’azione pubblica i programmi al di là dei protagonismi». E pensa a due momenti: una assemblea e forum tematici. Parla di «primarie delle idee». E nella sala scatta l’applauso.

La Sala Nugnes di via Verdi è gremita. Volti noti e no. Ci sono: Giuseppe Comella presidente delle Assise di Palazzo Marigliano, Guido Donatone di Italia Nostra, Marta Herling, Mario De Cunzo, Eugenio Donise, Francesco Lauro, Gianni Maddaloni, il maestro di karate di Scampia, Edvige Nastri, rappresentanti dei comitati per Bagnoli, esponenti storiche del femminismo da Laura Capobianco a Simona Ricciardelli. Ci sono i volti noti della politica (Elena Coccia, Antonio Borriello, Vittorio Vasquez, Emilia Leonetti, Gabriele Gesso), le associazioni e uomini e donne del mondo della cultura. «Vogliamo creare una alternativa civica — aggiunge Simona Molisso — crediamo nei partiti, ma crediamo anche in una classe politica alimentata dalle forze del civismo». E la Molisso lancia un appello: «Cittadini, ora più che mai abbiamo bisogno di voi».

C’è già un comitato promotore. Per ora sono stati invitati a farne parte Enrico Pennella, radici nel Pc ed ex presidente del consiglio provinciale, e Riccardo Realfonzo, l’assessore Robin Hood della prima giunta de Magistris. «A questa iniziativa porto la mia esperienza — spiega Realfonzo — nel momento di difficoltà, io e l’assessore Narducci difendevamo gli interessi dei cittadini, ma siamo stati sopraffatti dagli interessi dei partiti e delle lobby, perché non c’era una forza civica organizzata. Ora l’obiettivo è tessere una rete civica salda e forte. Non vogliamo mai più essere utilizzati». Applauso.

Prendono la parola Marta Herling che parla di cultura e Forum delle culture, «come di pagine sconcertanti nella storia della città», e Guido Donatone che parla di Bagnoli e Città della Scienza. Quando in sala si parla di partiti (e spunta il nome del Pd) partono i fischi e le proteste. «Noi ci rivolgiamo alla categoria politica del progressismo » chiarisce Iannello. «Non siamo i Cinque Stelle — precisa la Molisso — noi crediamo nella forza istituzionale del partito. Solo che non crediamo più nei partiti come sono oggi». Insomma pronti al dialogo, ma «determinati a costruire un’alternativa ». ( cristina zagaria)

 

Comune di Napoli Rendiconto Consuntivo 2013

comuneQualche giorno fa in Sala Giunta del Comune di Napoli è stato presentato il Rendiconto 2013 (clikka). Dico subito che non è di facile lettura e, pertanto, come sempre, ove mai ci fosse qualche anima buona che volesse confrontarsi noi di Ricostruzione Democratica siamo sempre disponibili. Fiducioso resto in attesa.

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