Chi si occupa dei Malati di Gioco D’Azzardo

giocoIl 21 dicembre scorso il Consiglio Comunale di Napoli ha approvato il regolamento sulle Sale da Gioco e Giochi leciti (clikka) che ho proposto e che limita molto il proliferare dei punti “sanguisuga” dei cittadini Napoletani. Il Consiglio Comunale ed il Sindaco, contrariamente a ciò che accade in Parlamento e nel Governo, hanno dimostrato di stare dalla parte dei cittadini. Da allora ho cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica in tutti i modi diffondendo la notizia anche tra associazioni che si occupano della cd. lotta alla ludopatia, parlando anche con preti e cittadini affinché si formasse una massa critica a favore dell’importante iniziativa che ad oggi è sub judice, in quanto pendono numerosi ricorsi innanzi al TAR Campania degli imprenditori delle scommesse.

Per tutti quelli che ancora oggi mostrano una certa “indifferenza” al problema ho selezionato 6 servizi dell’inchiesta fatti da Gianluigi Paragone nel suo programma “La Gabbia”. Sono per lo più testimonianze dirette e statistica, che fanno capire bene qual è la tragedia delle centinaia di migliaia di famiglie che ci cascano, qual è l’atteggiamento dello Stato e quale la dimensione del fenomeno. La cosa che mi fa letteralmente schifo è che lo Stato lucra sulla disperazione dei cittadini incassando un piatto di lenticchie rispetto a quello che incassano gli imprenditori del gioco. Uno Stato stolto ed incapace, ostaggio della potente lobby che opera attraverso parlamentari a libro paga.

Alle tante persone che ho incontrato e che in un certo qual modo mi hanno mostrato apprezzamento seguito poi da una certa indifferenza ne consiglio la visione.

Il modo di fare politica credo che nel paese cambierà solo quando i cittadini avranno l’interesse affinché il mondo in cui vivono cambi veramente e non solo a parole. Basti pensare che un geniaccio in parlamento ha anche avuto il barbaro coraggio di proporre una percentuale sugli incassi ai comuni col rischio di ritrovarci tante piccole Las Vegas … ogni popolo ha i politici che si merita …

Buona Visione:

L’Approfondimento de “Il Corvo” sul regolamento approvato a Napoli (clikka)

Il Governo premia i comuni che giocano d’azzardo (clikka)

lo Stato non rinuncia a fare cassa sulla pelle dei cittadini che giocano d’azzardo (clikka)

Il maxi sconto del fisco alle case da gioco (clikka)

per il vizio del gioco ho rubato i risparmi dei clienti (clikka)

La lobby delle slot vince sempre (clikka)

Giochi per tutti (clikka)

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Grazie per la risposta. ✨

 

 

Morire nella corsa tra due ospedali

cardarelliL’inizio dell’anno è un “Bollettino Sanitario di Guerra”. Il Mattino di Napoli di oggi mette in luce un grave fatto di morte causato probabilmente dalla pessima organizzazione del sistema sanitario regionale. A morire questa volta è un padre di famiglia che nella corsa tra l‘Ospedale di Pozzuoli e quello di Giugliano (clikka) non ce l’ha fatta. Una Cronaca (clikka) che, purtroppo, non è l’ultima e non è isolata. La causa è stata che a Pozzuoli la TAC era guasta!!!

Il Mattino mette anche in primo piano la pessima distribuzione delle Apparecchiature Sanitarie (clikka) e la loro obsolescenza. Qualche tempo fa leggevo, invece, delle sale operatorie del Loreto Mare bloccate dalla rottura di un apparecchio per sterilizzare i ferri. Si punta il dito sulla  Riorganizzazione (clikka) e sui  Tetti di Spesa (clikka) e mi chiedo quanto ci costano equipe di medici, chirurghi e personale sanitario fermi per l’inefficienza delle apparecchiature!!

Mi fermo qui la lettura della rassegna stampa ci restituisce una condizione del sistema sanitario regionale raccapricciante nel completo silenzio dei consiglieri regionali forse tanto impegnati a spendersi le laute indennità. Spero che qualcuno si svegli.

Come dico sempre lo stato della Sanità Campana dovrebbe spingere i cittadini ad invadere le piazze e le strade di manifestazioni purtroppo i cittadini che non ne hanno bisogno al momento non ci pensano e quelli che invece ci sono incappati perché ammalati sono troppo deboli per alzare la voce … che assurdità!!!

L’aggiornamento che il Mattino di oggi (06.01.2016) fa della vicenda è ancora più raccapricciante: Denuncia Primario (clikka) Lorenzin Manda i NAS (clikka); Trasferimento dei pazienti (clikka); Eppure ho avuto la fortuna di organizzare un convegno sulla rete dell’emergenza urgenza nella sanità campana (clikka) e persino io che non sono del settore ho capito che molte cose si possono fare sin da ora senza neppure spendere molti soldi!!!

clikka per altri articoli

Sullo Stadio San Paolo “tutte chiacchiere e distintivo”

San PaoloEbbene non ce l’ho fatto e dico anch’io la mia sulla magra figura che Napoli ed i suoi amministratori hanno fatto nella trasmissione di Giletti l’Arena di ieri (clikka) oggi ripresa anche dai giornali cittadini. Ovviamente sono dispiaciuto della cosa e pur essendo uno dei 5 consiglieri che ha votato per la eliminazione del privilegio dei biglietti, sono certo che la trasmissione non abbia fatto un buon servizio con notizie date a buon mercato all’insegna del populismo.

Ebbene, la riprova di quello che dico l’ho avuto qualche sabato fa, quando, invitato ad una assemblea cittadina a Bagnoli ho avuto modo di spiegare come stanno effettivamente le cose nello Stadio San Paolo, e dopo di me è intervenuto l’assessore Piscopo, a cui la gente ha chiesto di riferire sullo stesso tema. Ebbene, ho avuto una sorpresa quando l’assessore, volendo sviare anch’egli l’argomento, ha iniziato a parlare dei biglietti perché c’è stata una sorta di “sollevazione popolare”. Le persone hanno, infatti, “stoppato” subito l’assessore dicendo che a loro non “fregava” nulla dei biglietti ma volevano sapere se era vero ciò che avevo riferito poco prima. Ho pensato che c’è speranza e l’informazione dovrebbe fare meno populismo e più informazione per far comprendere che la politica non è tutta uguale e che ci sono persone che aspirano al bene ed all’interesse pubblico anche nei consessi elettivi.

Quali sarebbero potute essere le domande, oltre a quelle sui biglietti, che purtroppo nessuno ha fatto e fa? Eccole:

1.- Perché il Comune di Napoli in 10 anni ha finanziato il Calcio Napoli con 40 Milioni di euro accollandosi pulizia, tutti i consumi e la custodia?

2.- perché il Sindaco e la maggioranza hanno respinto un emendamento che prevedeva una cauzione (clikka) per il mancato pagamento del canone benché lo stesso concessionario negli anni passati non avesse mai pagato il dovuto se non dopo un mio esposto alla Corte Dei Conti (clikka)?

3.- perché il Sindaco e la maggioranza hanno respinto un emendamento che prevedeva una polizza per danni a persone e/o cose (clikka)? P.S. E’ stato diciamo singolare il modo con il quale il Sindaco della terza città d’Italia l’ha liquidato: uno scongiuro!

4.- perché il Sindaco e la maggioranza hanno respinto un emendamento che prevedeva l’accollo al concessionario di tutti i consumi come accade in tutte le città d’Italia (clikka)?

5.- perché il Sindaco e la sua maggioranza hanno respinto un emendamento che prevedeva un introito sullo sfruttamento della concessione del servizio di ristorazione (clikka).

Alla fine sono riuscito a far passare solo due emendamenti e non so neppure io come: quello sulla compatibilità dell’uso dello stadio con le altre attività sportive (clikka) e quello sullo sfruttamento pubblicitario sull’esterno  dello Stadio (clikka)

Queste credo erano le domande scomode da porre, ma forse erano tanto scomode che neppure Giletti nella sua trasmissione ha avuto il coraggio di porre perché diciamo incidono su un potere forte…. Il resto sono tutte chiacchiere e distintivo.

Consiglio la lettura e la visione del video al seguente link: la verità sullo stadio san paolo nel consiglio comunale (clikka)

I Politici tra Rimborsi e Gettoni di presenza

spreco-di-soldi-pubbliciSi dovrebbe parlare di politica e di sviluppo ma spesso la politica è inquinata da malversazioni o sospette tali ed alla fine si finisce a parlare di gettoni di presenza e rimborsi vari di consiglieri eletti nelle varie assemblee rappresentative del popolo. Dell’argomento me ne sono occupato molto manifestando tutto il mio sdegno. Credo, però, sia utile mettere insieme due notizie della scorsa settimana che riguardano la richiesta di rinvio a giudizio dei Consiglieri Regionali (vecchi e nuovi) della Campania per l’appropriazione dei fondi economali apparsa su Il Mattino di Napoli del 06.06. u.s. (clikka) nonché il grido (se così lo possiamo chiamare) di allarme del consigliere municipale Francesco Ruotolo su “Il Mattino di Napoli” del 07.06 u.s. (clikka) che denuncia lo sperpero dei fondi pubblici per le commissioni consiliari delle municipalità, che non giustificano neppure il gettone di presenza vista la loro durata di pochi minuti. Ebbene, se questo è il motivo credo che tutti i consiglieri interpellati dal Giornalista de Il Mattino, avrebbero dovuto ovviamente affermare che il gettone di presenza non è dovuto se la commissione dura pochi minuti né si giustifica l’assenza per l’intera giornata dal lavoro mentre, invece, lo stesso Ruotolo mi sembrerebbe ammettere di aver percepito egli stesso il ghiotto gettone (?).

Ebbene, sono quattro anni, che applico rigorosamente (e forse per alcuni stupidamente) le norme del TUEL (artt. 79 e ss) in materia di gettoni di presenza ed il risultato è che la mia indennità mensile varia tra gli 80 ed i 270 €. al mese se non proprio ZERO, come accaduto per il mese di maggio2015 (clikka). Il che ovviamente è uno scandalo al contrario visto il lavoro che svolgo con studio, diligenza e dedizione e viste le responsabilità che assumo (clikka).

Una curiosità che mi ha colpito è la circostanza che quelli che malversano di più o sono accusati (ingiustamente fino a sentenza passata in giudicato) di tali reati sono tendenzialmente i rappresentanti del popolo che “spopolano“. Per capire con degli esempi, a Roma Mirko Coratti (presidente del Consiglio Comunale di Roma) viene eletto con 6.565 voti (arrestato nell’ambito di mafiacapitale) poi c’è il più famoso Franco Fiorito che, in Regione Lazio, venne eletto con 26.217 voti, arrestato anch’esso proprio nell’ambito delle indagini relative ai fondi dei gruppi consiliari.

A Napoli, per dirne una tra i rinviati a giudizio e gli indagati (innocenti fino a sentenza passata in giudicato) ci sono il recordman Mario Casillo con oltre 31.000 preferenze, Nicola Marrazzo con oltre 12.000 preferenze, Carmine Mocerino con oltre 10.000 preferenze ed Angela Cortese con oltre 9800 preferenze (non eletta) ed altri con una minore cifra elettorale.

Non so come dire secondo me al numero di voti ricevuto dovrebbe corrispondere un proporzionale sentimento di responsabilità e peso della rappresentanza. Immagino, infatti, la preoccupazione di queste persone che investite da una così rilevante cifra elettorale si sentiranno sulle spalle tutto il peso del numero di preferenze ricevute.

Vedi pure:

la politica scabrosa dei consiglieri regionali (clikka)

Il danaro dei consiglieri regionali (clikka)

quanto costano i consiglieri (clikka)

la regione campania indagata (clikka)

La discussione sul Rendiconto Consuntivo 2014

consiglio comunaleStamane in consiglio comunale abbiamo esaminato il rendiconto consuntivo 2014 (clikka) del Comune di Napoli. Io, come avevo già dichiarato, mi sono astenuto, nella speranza di poter fare un patto con la maggioranza e portare in porto alcune importanti proposte di delibere che ho depositato in Consiglio Comunale, tra cui il regolamento delle sale da gioco (clikka) e quella di regolamento di uso e gestione degli impianti sportivi (clikka). Credo, infatti, che la politica debba essere una continua ricerca di miglioramento della società e non chiudersi in una sorda opposizione che non fa bene a nessuno!

Il mio intervento è stato incentrato sulla particolare e drammatica riduzione delle entrate da parte del comune che, da una parte, evidenzia lo stato di crisi nel quale versano i cittadini napoletani dall’altro, per le altre voci, una completa incapacità della politica di mettere mano ad un serio e fattivo efficientamento della macchina amministrativa.

Ho poi segnalato la assoluta esiguità delle risorse destinate per lo sport che, a mio avviso, dovrebbe essere la prima politica sociale, in quanto, come dico sempre svolge la doppia funzione di prevenzione e recupero delle marginalità!

Il mio intervento al 2:42:00

Quiete Pubblica: Il Comune Commissariato dal Tribunale di Napoli

insonnia_2Non c’è dubbio che ad una politica ottusa corrisponde una grave sofferenza dei cittadini. Sono mesi che mi sto battendo in Consiglio Comunale affinché si prenda cognizione del grave fenomeno del disturbo alla quiete pubblica localizzato in alcuni punti della città e si adotti una disciplina adeguata. Per portare avanti questa battaglia ho messo a disposizione dei cittadini tutto il mio impegno politico, amministrativo e professionale!

Qualche giorno fa ho sentito al telefono una cittadina di chiaia che abita nei pressi dei baretti che è disperata nel senso letterale del termine e verso la quale provo un senso ci mortificazione, sia come cittadino ma ancora di più come consigliere comunale. Ovviamente non mi fermo e non ci fermeremo con i Comitati per la Quiete Pubblica che si sono costituiti in città. Oggi (01.05.2015) Repubblica Napoli (clikka) da conto di una Ordinanza della quarta sezione del Tribunale di Napoli (clikka) che sicuramente farà scuola.

Pendono, infatti, innanzi alla stessa Sezione altri tre ricorsi della stessa natura e specie. Il Tribunale in sostanza non ha fatto altro che fare ciò che avrebbe dovuto fare il Sindaco con una ordinanza emessa ai sensi della legge 447/1995, che ho chiesto in tutti i miei interventi in Consiglio Comunale (clikka).

Il Sindaco, per la sua esperienza di magistrato, dovrebbe sapere più degli altri politici, che l’amministratore pubblico ancora più del Giudice, deve essere colui che contempera gli interessi dei cittadini, nel caso di specie il diritto alla salute delle persone ed il diritto ad esercitare una attività economica da parte di altri cittadini, ebbene non v’è chi non veda che il diritto alla salute anche di una sola persona è superiore al diritto a fare soldi anche di 1000 persone e questo, credo, oltre ad essere patrimonio comune è una delle cose più elementari che si insegnano tra i banchi della facoltà di giurisprudenza.

Il tema è sempre lo stesso la politica sceglie chi ha i soldi mortificando i diritti dei più deboli e pensare che per questa mia battaglia ho ricevuto attacchi proprio dalla sinistra radicale che siede tra i banchi del consiglio comunale, una sinistra ottusa che pensa di gestire il fenomeno con slogan canzonatori volendo difendere uno pseudo diritto al divertimento, senza considerare che così facendo mortifica proprio i diritti dei cittadini più deboli di cui troppe volte solo a parole si dichiara paladina!

Ricordo, infatti, in Consiglio Comunale le parole canzonatorie di chi invitava i cittadini a cambiare casa e quelle violente del consigliere iannello (tra l’altro professore di diritto) che ha ritenuto una mia proposta di regolare gli orari di quei locali fracassoni una proposta fascista e conservatrice (?).  Mi chiedo quanta strada dovremo fare affinché si attui una politica seria, competente, non speculativa e soprattutto nell’interesse pubblico, che si fa carico dei bisogni dei cittadini più deboli che non hanno la possibilità di ricorrere alla magistratura per gli alti costi della giustizia!

Il tema non è chiudere i locali ma costringere i gestori a fare una regolare insonorizzazione rispettando le regole prescritte dalla legge e se ciò non fosse possibile costringerli a chiudere in un orario che consenta la pace e la tranquillità dei cittadini! Se devo scegliere con chi stare io sto con salvatore (clikka).

Per portare avanti anche questa battaglia oggi mi sono candidato alla Consiglio Regionale della Campania (clikka) con l’intento di contarci e dimostrare che la buona politica non clientelare e nel solo interesse dei cittadini è quella vincente e che crea consenso! Il 31 maggio lo dimostreremo ne sono convinto! #noisiamodipiù

Ringrazio i colleghi Avvocati Pasquale Carrano e Pio Della Pietra che come me in Tribunale stanno portando avanti questa battaglia di giustizia.

Quiete Pubblica: Io sto con Salvatore

Avventori serviti su suolo pubblDevo effettivamente constatare che l’Amministrazione non ha nessuna intenzione di affrontare il tema della quiete pubblica, pertanto, ieri (16.03.2015), nell’ambito degli interventi consiliari, ho voluto portare il caso di Salvatore abitante di Bagnoli che convive con uno studio di registrazione, sito al piano immediatamente sotto la sua abitazione, che suona a palla tutto il giorno tutti i gironi della settimana, assolutamente indisturbato nonostante le numerose denunce sporte dal nostro concittadino.

Il problema lo stiamo affrontando a tutto tondo sia dal punto di vista giudiziario, sia dal punto di vista politico ed amministrativo, avviando tutte le strade possibili della magistratura ordinaria (civile e penale). Il problema è sempre lo stesso: Sarà un caso ma quando arriva la Polizia Giudiziaria con l’ASL i destinatari del “controllo a sorpresa” è difficile che si fanno pescare a superare i limiti di legge! Ovviamente non credo che sia necessaria la flagranza del reato per contestare il disturbo che in tutti i casi che ho avuto modo di esaminare è testimoniato dagli abitanti dello sfortunato condominio ove è localizzata l’attività rumorosa.

Il problema involge la salute pubblica ed individuale dei malcapitati cittadini ma questa cosa non pare che la politica voglia considerarla preferendo correre dietro il consenso dei più numerosi, secondo loro, frequentatori dei locali … il che è tutto dire … comunque #iostoconsalvatore

L’inferno del disturbo alla quiete pubblica (clikka)

Una quiete pubblica disturbata (clikka)

Il mio intervento al 1:06:34

Estorsori parcheggiatori abusivi: Io sto con Alessia

abusiviLoretoIl video de “Le Iene” sulla storia di Alessia (clikka) mi ha suscitato un forte moto di indignazione tanto che stamane non ce l’ho fatta e sono andato al Suo garage ed ho parlato con un suo dipendente a cui ho manifestato la mia indignazione e solidarietà. Solidarietà che ho sentito di dare anche al Comandante della Polizia Locale quale rappresentante degli agenti che lavorano in strada con dignità ed onore e sui quali occorre puntare affinché la “pulizia” avvenga dall’interno.

Alessia non rappresenta solo la lotta alla illegalità, ma anche la voglia di una giovane donna che con coraggio ha deciso di restare ed investire a Napoli. Se Alessia vorrà, nella mia qualità di consigliere comunale, chiederò al Sindaco ed al Presidente del Consiglio Comunale di discutere del grave problema della legalità, e se del caso, celebrare anche ufficialmente una riunione del Consiglio Comunale sotto il Garage di Alessia affinché si rappresenti senza ombra di dubbio che le istituzioni stanno dalla parte giusta, quella di Alessia e dei tanti giovani che vogliono farcela a Napoli!

Il video delle iene, che Vi consiglio di vedere interamente, è assolutamente eloquente e dimostra lo “Stato” violento in cui, credo, noi tutti ci riconosciamo.

Una comunità è tale quando reagisce in massa al soppruso ed alla prevaricazione inflitta ad un suo componente. Ebbene, stamane non c’era nessuno al Garage di Alessia, nonostante l’articolo di oggi sul Mattino di Napoli (clikka) ed il servizio de Le Iene del 5 marzo scorso, rimandato ieri su Rete 4.

Oggi intorno all’Ospedale Loreto era tutto un mare di auto ed una festa per i parcheggiatori abusivi che facevano soldi quelli veri, come se nulla fosse accaduto e lo stesso dipendente del Garage con il quale ho parlato mi ha fatto vedere dalla videosorveglianza come, tutto intorno, si faceva commercio abusivo di posti auto abusivi come se nulla fosse. Un abuso totale a cui le istituzioni devono dare una risposta forte, decisa, senza esitazione!

La riflessione che mi induce il video delle Iene e che mi fa vergognare di essere Napoletano, è che ad un certo punto un “signore abusivo” intervistato da Giulio Golia, dichiara che lui si è abbracciato e baciato con il Vigile Urbano (il tutto ripreso delle telecamere), così come fa con tanti altri rappresentanti delle Forze dell’Ordine, perché li conosce, poiché spesso li aiuta quando devono fare una visita medica in ospedale, perché evidentemente conosce i medici. Medici, che molto probabilmente parcheggiano abusivamente sul suolo pubblico aiutati dal parcheggiatore abusivo a cui, quindi, gli riconoscono una Autorità! Ancora nel video si vede che il parcheggiatore abusivo imputa ad Alessia di non averlo assunto nel Garage legale ebbene sono convinto che quello che guadagna il parcheggiatore abusivo è di gran lunga superiore a quello che gli spetterebbe con un lavoro legale.

Ho anche riflettuto sui costi di una pattuglia fissa di uno due uomini e credo che tutto sommato la presenza ci farebbe addirittura guadagnare di più, poiché ciò che guadagnerebbe in più il Garage legale genererebbe un gettito fiscale che coprirebbe le spese di due uomini in servizio!

Oggi mi chiedo se i medici e gli infermieri del Loreto Mare hanno visto il filmato o hanno letto i giornali. Spero, non li abbiano letti!

E’ molto probabile, come accaduto in altre situazione, che anche i parcheggiatori abusivi, troveranno uno sponsor politico, pronto a dare loro una mano con la scusa dello stato di necessità. Che schifo!

Nella foto potrete notare un parcheggiatore abusivo di stamane e quello legale nei pressi dell’ingresso del Garage di Alessia.

A proposito di garage: scuole belle ed innanzitutto sicure (clikka)

#iostoconalessia

Ho pescato addirittura un video del 2011, Vi posso dire che stamane lo stato era uguale!

Progetto UNESCO ed incapacità binomio assoluto e perfetto!

regionecampaniaIl tema dei finanziamenti europei è un tema centrale del quale mi sto occupando cercando di segnalare tutti i giri inutili che hanno portato al serio e concreto rischio di perderne una buona fetta. Ho scritto infatti del grande progetto Unesco una corsa persa contro il tempo (clikka), per il quale contando le date mi sono reso conto che si è maturato un ritardo sin dal momento ideativo dell’investimento.

Oggi la lettura di un articolo di Repubblica Napoli, purtroppo mi da’ ragione, riportando una dichiarazione del commissario europeo Johannes Hahn che afferma “Non ci saranno proroghe, i fondi non spesi saranno persi”. Condanna al sistema politico/burocratico della Regione e del Comune che adesso sta cercando di recuperare sperando nella benevolenza e nella comprensione dell’Europa che stenda una mano alla povera classe dirigente Campana e Napoletana che non è stata capace di portare avanti un progetto che significa soldi, sviluppo e sicurezza per la città! Una classe politica che si dovrà presentare col cappello in mano a chiedere la carità per avere un altro po’ di tempo!

Secondo Voi cosa ci dovrebbe rispondere l’Europa se non dire: Siete stati incapaci di spendere e quello che avete in passato speso è stato speso male, non avete alcuna credibilità, i soldi ce li riprendiamo e li destiniamo a quei paesi che ne hanno bisogno. Ed oggi le regioni ad obiettivo convergenza, con l’ingresso dei paesi dell’EST europa, sono cresciuti! Ci sarà la fila per prendersi i soldi degli italiani che non sono tornati in Italia!

Le conseguenze quali saranno? Probabilmente il tema dei fondi UNESCO sarà addirittura tema di campagna elettorale del centro destra per le Regionali 2015, che sicuramente dirà che loro sono stati bravi a spendere, mentre il tempo li inchioda alle loro precise responsabilità!

I cittadini lo capiranno questo? I cittadini sapranno valutare questa classe dirigente che non è stata in grado di rispondere alle necessità del territorio? Nell’articolo che Vi incollo si parla di 30 milioni che sono andati a bando ed è probabile che i futuri candidati, si faranno merito di questo senza dire, però, che queste opere sono andate a bando nell’ultimo anno possibile e si dovranno eseguire e rendicontare entro il 31.12.2015 cosa che ritengo IMPOSSIBILE se vedo il tempo medio di realizzazione delle opere pubbliche!

Ebbene, a questi politici che si vanteranno di questa loro “genialata” dovremo essere in grado di rispondere per le rime e rintuzzarli, mese per mese, di ogni ritardo maturato! Accadrà mai una cosa del genere se non siamo stati informati su come veramente sono andate le cose?

Ovviamente per fare questo dovremmo avere una società civile che al momento del voto sia capace di non farsi “infinocchiare” dalle chiacchiere e di una borghesia che non sia connivente con i venditori di fumo e che collabori a dare le giuste informazioni ….  Via i mercati dal tempio!!!

Da Repubblica Napoli del 07.08.2014:

Centro storico e EAV, nuovi spiragli

Pubblicati in gazzetta europea tre bandi di gara da 30 milioni di euro per il Grande progetto Unesco e alla Camera il Governo si impegna a prorogare il blocco dei pignoramenti alle aziende di trasporto

OTTAVIO LUCARELLI

CORSA contro il tempo sull’asse Napoli-Pompei. Dai Decumani agli Scavi si accelera per non perdere i fondi europei da spendere entro il 31 dicembre 2015. Il monito di metà luglio per Pompei da parte del commissario europeo Johannes Hahn («Non ci saranno proroghe, i fondi non spesi saranno persi») ha dato una scossa anche sul versante di un altro grande progetto, quello per il Centro storico di Napoli che vale cento milioni di euro, poco meno dei 105 milioni per le Domus. Si prova ad accelerare e ieri sulla Gazzetta europea sono stati pubblicati i bandi per tre gare che valgono complessivamente trenta milioni di euro e riguardano la riqualificazione (strade, impianti fognari, arredo urbano) di gran parte dei Decumani e dei relativi assi trasversali del Centro storico.

Con la pubblicazione di questi tre bandi sono sedici le gare già partite, di cui undici per le realizzazioni e cinque per le progettazioni, per un valore di 72 milioni di euro pari al 72 per cento dell’intero pacchetto. Altre 13 gare del Grande progetto, per i rimanenti 28 milioni di euro, saranno bandite entro dicembre. Al momento sono state aggiudicati tre soli lotti di lavori: Insula Duomo, Cappella Pignatelli e Complesso dei Santi Severino e Sossio per complessivi 10 milioni di euro. Tutti gli altri lotti del Centro storico targato Unesco partiranno tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. Tutti fondi, in analogia con Pompei, da spendere entro la fine del prossimo anno A curare tutta l’operazione è l’assessore regionale Edoardo Cosenza con gli assessori comunali ai lavori pubblici Mario Calabrese e all’urbanistica Carmine Piscopo. «Il Grande progetto Unesco, approvato da Bruxelles il 25 settembre 2013 — ricordano i tre in una nota — vede il Comune di Napoli quale ente beneficiario e la soprintendenza come soggetto che ha progettato gran parte delle opere. La Regione è l’ente finanziatore poiché il 25 per cento dei fondi sono attinti dal bilancio regionale. Il progetto si avvale anche della consulenza scientifica dei Dipartimenti della scuola politecnica della Federico II».

La Regione prova ad accelerare la spesa dei fondi europei ma dal Pd continuano a piovere critiche. «Sui fondi europei — accusa Antonio Marciano del Pd — si omette un particolare: i programmi sono enormemente ridotti rispetto alla dotazione iniziale. Il fondo Fesr, ad esempio, è passato da sette a 4.57 miliardi e al 31 maggio la spesa certificata era di circa 1.52 miliardi. Il fondo Fse, invece, aveva una quota di 1.118 miliardi di euro, poi ridotta a 868 milioni con spesa certificata ferma a 470 milioni».

Ieri, intanto, il governo si è impegnato a concedere alla società regionale Eav, che comprende Circumvesuviana, Sepsa e Metrocampania nordest, una proroga al blocco delle azioni esecutive e dei pignoramenti. Una soluzione trovata su iniziativa del neo deputato Pd Anna Maria Carloni nel corso dell’esame in aula al decreto competitività. La proroga verrà inserita in un prossimo provvedimento e consentirà alla società di trasporto pubblico locale (la seconda in Italia per utenti e chilometri coperti, attualmente commissariata e sottoposta ad un piano di risanamento) di non soccombere sotto il peso di decreti ingiuntivi e pignoramenti. In questo modo Eav potrà arginare una situazione debitoria estremamente critica che sta causando disagi pesantissimi agli utenti.

Il Grande Progetto UNESCO: Una corsa persa contro il tempo

53bffdbde4b01ce682ad299d_750x361I crolli che sono accaduti in città e che tuttora accadono, mi hanno spinto ad approfondire il tema dei finanziamenti europei non spesi e della gravissima responsabilità che è addebitabile ad una classe dirigente che non è in grado di creare opportunità di sviluppo per la città e per la regione.

Con mortificazione e rammarico constato che Napoli è diventata una città interdetta dai nastri bianchi e rossi che segnalano il pericolo di crolli di intonaci e calcinacci finanche nel pieno centro antico con i turisti costretti a scavalcare gli ostacoli.

Il crollo del cornicione della galleria mi ha ferito, come ha ferito i tanti genitori napoletani che non potrebbero mai accettare la morte di un loro figlio per una cosa del genere. Ho, pertanto, chiesto all’Amministrazione l’Elenco dei Progetti UNESCO (clikka) nonché gli Incarichi Progettazione (clikka), per capire innanzi tutto chi sono i dirigenti ed i funzionari che si occupano del Grande Progetto UNESCO che sta diventando un po’ come il Forum delle Culture che si starebbe realizzando ma nessuno se n’è accorto.

Orbene come sempre mi faccio delle domande e nei documenti cerco le risposte.

Dalla lettura della Determina del 13.01.2014 (clikka) ho tratto alcune riflessioni che mi sembrano confermino i miei dubbi e che voglio condividere perché sono convinto che la trasparenza ed il confronto siano il sale della politica e della buona e corretta amministrazione.

In primo luogo il finanziamento UNESCO è relativo al programma 2007/2013 ma, diciamo l’idea del Grande Progetto ai nostri “geniacci” dell’amministrazione regionale è venuta solo il 28.03.2011, data nella quale è stata adottata la Delibera Regionale di Giunta con la quale si è deciso di spendere i fondi che erano già destinati a noi dal 2007, mentre la commissione europea ha dichiarato ricevibile il progetto (dopo sette mesi) il 19.10.2011.

In sostanza per quello che posso capire dal 2007 al 2011 ci abbiamo messo 4 anni per programmare la spesa dei soldi nostri (che corriamo il rischio di perdere ) e solo dopo che ci era stato comunicato che era a rischio il riconoscimento UNESCO!

Le date sono importanti per capire e smascherare chi si giustifica e cerca di scaricarsi le responsabilità. Difatti, solo il 25.05.2012, quindi, un anno prima della fine della programmazione (2013) si è individuato il responsabile unico del procedimento del GRANDE PROGETTO UNESCO. In sostanza ci abbiamo messo sette mesi per scegliere il dirigente che dovrebbe coordinare tutta la progettazione e che a sua volta dal 2012 al 2014 ci ha messo due anni per scegliere i tecnici che dovrebbero curare la progettazione (come risulta dalle date delle stesse determine (clikka).

Va detto che per concludere le opere abbiamo due anni di tempo dalla chiusura della programmazione, quindi, come tutti sanno le opere dovrebbero essere terminate entro il 31.12.2015, quindi, tra poco più di un anno, salvo una proroga che potrebbe forse essere concessa ma che, in un convegno un assessore regionale, disse che noi non avremmo chiesto (?).

Ora mi domando sono in ballo 100.000.000,00 di €. e dovremmo mandare a bando opere per le quali ad oggi non abbiamo la sicurezza che saranno accettate dall’UE poiché fuori tempo massimo? E’ possibile una cosa del genere? E’ possibile che tra l’idea e la realizzazione dobbiamo perdere anni e quindi i soldi?

Parlando con alcuni tecnici pare che uno dei nodi stia nel fatto che ai Dirigenti e Funzionari (del Comune e della Sopraintendenza) va un compenso per la progettazione che si quantifica nel 2% sull’importo dei lavori, quindi, 2.000.000,00 di €. e che tale modalità sia fortemente caldeggiata dalla burocrazia interna poiché, ovviamente, è fonte di reddito.

L’alternativa, forse, poteva essere quella di mettere a bando la progettazione, con lo stesso compenso previsto per i tecnici interni, assegnando tempi certi e perentori sicuramente più ridotti rispetto a quelli della burocrazia, col conseguente beneficio di mettere anche in circolazione idee e lavoro per studi, architetti ed ingegneri che forse, in questo momento, non avendo il reddito fisso dei dirigenti e funzionari del Comune e della Soprintendenza, avrebbero avuto sicuramente più bisogno.

Inoltre, con la modalità del bando di progettazione si sarebbe evitata anche una spiacevole commistione di ruoli che, purtroppo, c’è nella progettazione interna dovuta al fatto che i progetti vengono validati dagli stessi uffici che li redigono, mentre, invece, avremmo potuto assegnare ai nostri bravi tecnici interni il solo compito di controllare e validare i progetti che avremmo potuto mettere a bando generando quindi sicuramente una maggiore imparzialità nelle valutazioni!

Per come vanno le cose per un momento ho temuto che non realizzandosi le opere avremmo comunque dovuto pagare la progettazione poi dal servizio mi sono fatto mandare il regolamento incentivi che pare disponga il pagamento solo al collaudo delle opere … mi chiedo e se le opere progettate non si dovessero realizzarsi, non è che ci potremmo trovare anche nella spiacevole condizione di dover comunque pagare questi nostri bravi architetti?

Sono sicuro che mi sono sbagliato su tutto e che entro il 31.12.2015 avremo tutte le opere UNESCO realizzate … con 100.000.000,00 di € spesi e quindi con posti di lavoro ed economia … ne sono certo vedo già la città risplendere di luce UNESCO …

Sulla spinta della indignazione ho scritto sul punto post che Vi linko:

Non sia inutile la morte di Salvatore (clikka),

una città che crolla e la cultura della sicurezza (clikka),

la città crolla e la regione restituisce i soldi (clikka)

 

Il CAAN CAAN delle responsabilità al mercato ittico di Napoli

ItticoDurante questa consiliatura mi sono occupato del mercato ittico di Napoli e della folle scelta di delocalizzarlo al CAAN di Volla. E’ stata una battaglia che abbiamo vinto in consiglio comunale ma che l’amministrazione tarda ad attuare per incapacità gestionale della società partecipata. Il tema, quindi, ha finito per attraversare anche la questione delle nomine sindacali su cui ho scritto anche post su questo blog (clikka) attraverso il quale ho censurato il comportamento del Sindaco che all’indomani dell’approvazione del regolamento sulle nomine, ha preferito adottare uno stratagemma anziché applicare i criteri che in consiglio abbiamo approvato.

Inizio a sentire la stanchezza di chi è costretto a dire sempre l’avevo previsto! Ebbene al CAAN nonostante il Consiglio avesse dato precise istruzioni al Sindaco ed alla società partecipata e nonostante, io avessi detto chiaramente che la nomina di lorenzo diana da San Cipriano d’Aversa, non fosse opportuna né consigliabile perché occorreva  scegliere un vero manager d’azienda il Sindaco ci è ricascato ed i nefasti risultati non sono tardati a venire. Il sito del Mercato Ittico di Piazza Duca degli Abruzzi è diventato una discarica abusiva, per colpa del CAAN e quindi del suo amministratore ed è stato addirittura occupato dai senza tetto che hanno anche provveduto, pare, a distruggere le opere costate diverse centinaia di migliaia di euro pubblici!

Ebbene in una condizione normale il diana non solo non sarebbe stato confermato nella carica ma oggi, atteso il disastro amministrativo, sarebbe stato diciamo destituito dall’incarico fiduciario.

Ieri, infatti, sono stato sul posto ed ho avuto modo di vedere lo stato pietoso nel quale è stato ridotto il mercato storico di Napoli. Ho parlato con i mercatali in agitazione che giustamente aspettano risposte da oltre due anni e non credono più a nulla ed a nessuno.

Sul caso mi hanno colpito le dichiarazioni dei Consiglieri Lebro (ex UDC) e Fiola (PD) riportate da il Mattino di Napoli i quali hanno affermato che il tempo è scaduto ed occorre fare qualcosa per i mercatali! Eppure proprio i consiglieri Lebro (che io tra il serio ed il faceto definisco il capo della maggioranza) e Fiola hanno fatto una opposizione durissima alla approvazione del regolamento sulle nomine ed il primo fu, peraltro, uno dei fautori della non esecutorietà immediata alla delibera di approvazione, proprio perché, ho scoperto dopo, si dovevano fare queste nomine. Oggi, pertanto, mi fa specie leggere tali dichiarazioni della serie ci potevano pensare prima. Se avessimo, infatti, applicato il regolamento sulle nomine immediatamente oggi, forse, avremmo un vero manager alla guida del CAAN e non saremmo costretti al CAAN CAAN delle responsabilità!

Mi piacerebbe sapere anche chi paga oggi la protesta di ieri costata: 4 mezzi del VVFF, un materassone gonfiabile in funzione, dieci VVFF, e quattro agenti della DIGOS impiegati. Secondo Voi quanto ci è costato questo scherzo di diana e chi paga …. le conseguenze dello scherzo

Da Il Mattino di Napoli del 08.07.2014

Lavori fermi al mercato ittico scoppia la rivolta degli operatori

Lavori fermi al mercato ittico scoppia la rivolta degli operatori La vertenza In ventisette si incatenano alla storica struttura degradata: «È un bivacco per clandestini» «Stanchi di aspettare una soluzione che sembra non arrivare mai»: dall’alba di ieri, ventisette operatori del Consorzio Mercato ittico, si sono incatenati al cancello della storica struttura di piazza Duca degli Abruzzi. La denuncia dei lavoratori è chiara: «Per colpa della lentezza burocratica stiamo aspettando da un oltre un anno che ci facciano entrare nella struttura e che ci facciano utilizzare lo spazio a noi assegnato». I lavori del mercato, iniziati nel maggio 2013 dovevano finire, spiegano gli operatori, nell’agosto del 2013 e sono stati anche finanziati dal Comune. Ad oggi il cantiere è ancora chiuso e si è trasformato in un dormitorio di fortuna di extracomunitari allestito m quelle che dovevano essere delle celle frigorifero. E intanto «noi siamo sull’orlo del disastro economico», denunciano. «Stiamo in attesa perenne di soluzioni – spiega un portavoce – e chi paga, in tutti i sensi, siamo noi. Stiamo lavorando al Caan pagando oltre il 200% in più di costi di gestione e con oltre il 60% di calo del fatturato». «Resteremo incatenati qui fino a quando qualcuno non ci darà risposte e soluzioni, qui si tratta della nostra vita e non molleremo», conclude. Ed è arrivata una prima risposta da parte dell’amministrazione comunale. «Constatata la situazione, in contatto con il presidente del Caan, è stata sollecitata subito la programmazione di interventi tempestivi per la bonifica dell’area circostante la struttura del mercato ittico di Napoli e per la vigilanza, anche notturna, della stessa». Lo afferma in una nota l’assessore alle Attività Produttive Enrico Panini che ieri mattina si è recato presso la struttura di Via Duca degli Abruzzi non appena informato della protesta in atto; «È stata sollecitata, inoltre, la predisposizione di un crono-programma che consenta di garantire, agli operatori ed ai cittadini, tempi certi per la ripresa delle attività all’interno del mercato ittico: per questa amministrazione, infatti, la ripresa della vendita ittica deve avvenire nel più breve tempo possibile», ha aggiunto l’assessore. Ma in seno al consiglio comunale scoppia la polemica. «Il tempo delle attese è finito. Non si può più pensare di continuare a rimandare una situazione che si sarebbe potuta risolvere in pochi mesi, con ovvie ripercussioni occupazionali ed economiche per gli operatori del settore ittico». Così David Lebro, presidente di Campania Domani e consigliere comunale di Napoli, commenta la protesta oggi degli operatori del Consorzio, che si sono incatenati al cancello della struttura di piazza Duca degli Abruzzi. «Il presidente del Caan, a cui spetta la definizione dell’ultimo step per la programmazione dei restanti lavori, non faccia passare altro tempo prezioso e passi dalle parole ai fatti». Per Ciro Fiola, consigliere del Pd, «nonostante siano stati spesi centinaia di migliaia di euro della collettività il mercato ittico di Napoli versa in uno stato di degrado vergognoso, in una struttura abbandonata a se stessa e divenuta dimora di extracomunitari. Tutto ciò malgrado i grandi proclami e progetti da parte dell’amministrazione comunale e del presidente del Caan, Lorenzo Diana. Purtroppo, lo stato di totale abbandono interessa l’intera zona della Marinella, la quale è diventata un vero e proprio ricettacolo di immondizia, dove mancano interventi da parte dell’Asia; questa parte della città è una vera pattumiera, quando dovrebbe rappresentare per Napoli, perla posizione che occupa, un vero biglietto da visita per i tanti turisti che la visitano quotidianamente».

Il nuovo regolamento degli Artisti di strada proposto dalla giunta

artistiOggi ho appreso della proposta al Consiglio Comunale di approvazione del regolamento degli artisti di strada (clikka) che Vi invito a leggere per darci qualche consiglio o suggerimento, altrimenti poi non lamentatevi di ciò che uscirà!

Napoli, si spera, aspira e si avvia ad essere una città turistica a tutto tondo e sono convinto che l’arte di strada sia una componente importante per una grande città.

E’ chiaro che l’arte è libera ma deve conciliarsi anche con il vivere civile dei cittadini e con la fruizione dei luoghi e dei monumenti ed un regolamento deve fare in modo che gli artisti, i cittadini ed i turisti siano tutelati da una disciplina che contemperi tutti gli interessi in gioco.

Ovviamente mi sono andato a vedere gli altri regolamenti delle altre grandi città, come Roma (clikka) e Milano (clikka) ed altrettanto ovviamente già a vederli noterete un diverso stile di redazione ed una diversa attenzione a quelli che sono i luoghi dell’arte.

Sia a Roma che a Milano si indicano le strade e le piazze nelle quali gli artisti si possano esibire tenuto conto del particolare valore dei luoghi e della affluenza.

A Milano addirittura c’è una registrazione on line e la possibilità per i cittadini di essere informati delle iniziative artistiche che si tengono nella propria città.

Firenze (clikka) per garantire a tutti di poter esibirsi è addirittura prevista una rotazione ed una registrazione. Che dire nelle altre grandi città è indubbio che gli uffici lavorano meglio e che noi dobbiamo aspirare a raggiungere quei livelli se vogliamo che i cittadini abbiano servizi di livello. Tutto sommato siamo tutti cittadini con pari diritti e pari doveri da Milano a Canicattì!

AGGIORNAMENTO:

Il 2 luglio è stato approvato il regolamento ecco il mio intervento al 2:54:44

Gli Ultrà della Roma: La vergogna del Calcio!

Ultrà RomaI gravi fatti della Coppa Italia giocata a Roma del 3 maggio scorso hanno fatto si che si gettassero tonnellate di fango su Napoli ed i Napoletani.

Sono il primo ad essere critico sulla mia città perché sono ostinatamente convinto che debba migliorare, ma ciò che mi ha colpito molto è stata la iniziale mancanza di solidarietà verso Ciro Esposito attinto da uno dei tanti colpi di pistola sparati da Daniele De Santis, romanista/nazifascista (per quello che si è scoperto dopo), che gli ha lesionato la colonna vertebrale e che ancora oggi lotta tra la vita e la morte. Sappiamo tutti come si sono svolti i fatti nel campo e della pessima figura che abbiamo fatto tutti, sia come cittadini che come istituzioni.

La reazione postuma dell’istituzione è stata quella di alfano che ha preteso il DASPO per cinque anni per “Genny a Carogna” di cui ormai si conosce tutto, mentre i giudici sportivi, invece, hanno squalificato il San Paolo per due turni punendo, quindi, la tifoseria napoletana. Atti che a valutarli rappresentano una reazione scomposta di uno Stato incapace di assicurare l’ordine pubblico ai propri cittadini.

Un messaggio assolutamente distorto per un calcio che muove miliardi di euro e che è facile pensare che comanda le istituzioni. Alla tifoseria romana, infatti, non è stato torto un capello anche se è evidente che il comportamento degli ultrà romanisti è vieppiù grave poiché, nonostante non fossero coinvolti in alcuna competizione, hanno atteso i napoletani nei pressi dell’Olimpico per scagliarsi contro di loro con una violenza inaudita. Pura violenza non supportata neppure da una competizione!

Che, invece, fosse necessaria una reazione dura contro gli ultrà romani, per me, non c’era dubbio tanto che oggi (11.05.2014) alla partita con la Juve questi animali, che nulla hanno a che fare con lo sport, hanno inneggiato con cori razzisti (il solito vesuvio lavali col fuoco) mostrando anche una scritta “forza daniele” manifestando quindi solidarietà alla carogna (quella vera!!) che è stata il carnefice di Ciro Esposito.

Con rammarico devo constatare che una lezione l’abbiamo avuta  ancora una volta dai tedeschi, dove i tifosi del Bayern Monaco e del Borussia Dortmund durante la partita hanno mostrato uno striscione con su scritto “Ciro Non Mollare Mai” scritta che avrei voluto vedere oggi sugli spalti degli Ultrà Romani.  Ora voglio vedere se il ministro alfano avrà il senso istituzionale di dare il DASPO a vita (volendo essere proporzionati) agli ultrà della roma e se i giornali riserveranno a roma ed ai romani ciò che hanno riservato a Napoli ed ai Napoletani!

Vedi anche: Coppa Italia il Papa incontra il Napoli e la Fiorentina (clikka)

Finte dimissione ed il rispetto delle istituzioni

consiglio comunaleOggi (17.03.2014) in Consiglio Comunale è scoppiato il caso delle finte dimissioni del Presidente del Consiglio Comunale Prof. Raimondo Pasquino. Io e Carlo Iannello abbiamo sollevato il caso poiché crediamo che oltre le persone ci sono le istituzioni che vanno in ogni modo salvaguardate da beghe politiche. Il rispetto che ad esse dobbiamo oggi è divenuta l’unica luce che per tenere la barra dritta dobbiamo seguire.

Il mio intervento al 02:27:30

Populismo e Costi della Politica

spreco-di-soldi-pubbliciIeri (13.02.2014) sul Corriere del Mezzogiorno era uscito un articolo sul costo dei consiglieri (che incollo in calce) che non faceva nessuna distinzione, mettendo tutto e tutti in un unico calderone. Oggi sempre su Corriere del Mezzogiorno è stata pubblicata la lettera che descrive la posizione di Ricostruzione Democratica. Su questo Blog molti articoli sul tema: I nostri costi della politica (clikka)

Corriere del Mezzogiorno del 13.02.2014:

Al Comune di Napoli, serve nuova trasparenza di GENNARO ESPOSITO

Caro direttore, ho letto con attenzione gli articoli di Locoratolo e Cuozzo sui costi dei consiglieri comunali e vorrei esprimere la mia amarezza come cittadino e Consigliere Comunale di Ricostruzione Democratica. Questi articoli correttamente informano la cittadinanza su prassi scorrette quanto diffuse, che generano disaffezione dalla vita pubblica. Tuttavia potrebbero rendere un servizio migliore, nell’interesse collettivo, se solo fossero più completi, mettendo cioè in luce anche i rari casi di diversità, che pure ci sono. Purtroppo però ciò che dovrebbe essere la normalità non fa notizia, mentre spesso si cerca il sensazionalismo: è notizia lo spreco dei fondi pubblici e l’uso improprio delle risorse collettive, ma non il contrario. L’effetto, tuttavia, è duplice: di far apparire marcia tutta la politica e di aumentare la disaffezione dalla vita pubblica, con un danno per tutta la collettività. Non solo il cittadino si forma la convinzione che sono tutti uguali, (confondendo quelli che hanno «rubato» con quelli onesti) ma alla fine se sono tutti uguali come dare torto a chi il voto lo vende per 50 euro? Così, inoltre, si disincentivano dall’impegno proprio coloro che utilizzano il potere correttamente, che già combattono ad armi impari con i loro avversari. Mi sorge allora il dubbio che il nostro impegno, oltre ad essere defatigante e difficile, sia anche inutile. E’ inutile essere scrupolosi con i gettoni di presenza, ciò che comporta percepire solo due o trecento euro al mese, è inutile spendere oculatamente i fondi economali per le strette esigenze, restituendone una parte, è inutile avere solo la metà dei collaboratori, perché non necessari nella quotidianità – ma utilissimi tre mesi ogni cinque anni, ossia in campagna elettorale – è inutile studiare atti e delibere cercando di dare un contributo costruttivo alla vita pubblica della città. È inutile, insomma, cercare di essere rigorosi nella misura in cui il risultato di questo impegno non viene nemmeno riconosciuto. Se dovesse essere così, allora anche ai miei occhi apparirebbe certamente più scaltro chi sfrutta la sua posizione per ottenere qualche prebenda. Sicuri che non è affatto intenzione del Corriere del Mezzogiorno dipingere un quadro in cui tutte le vacche sono nere, auspichiamo che il Suo giornale voglia seguire con attenzione una delle nostre proposte in tema di trasparenza e buona amministrazione. A maggio 2012 presentammo una proposta di regolamento per procedimentalizzare le nomine nelle società partecipate, enti o istituzioni del Comune, proposta che con grande fatica eravamo riusciti a portare all’attenzione dell’aula durante lo scorso consiglio, ma che è stata irresponsabilmente rinviata in commissione dalla maggioranza per ulteriori approfondimenti (sic!). Riuscirà il Consiglio comunale a scrivere una pagina di trasparenza sulle nomine negli enti?

 Capogruppo di Ricostruzione Democratica

 Ps. Ecco lo statino paga del consigliere “ingenuo” che nonostante sia tutto inutile ci crede ancora:

statino paga (clikka)

Corriere del Mezzogiorno del 13.02.2014

Ecco la supercasta di Napoli

Comune, record di gruppi (16). E ce ne sono 6 con un solo eletto

Una norma incredibile stabilisce che per un solo eletto al Comune di Napoli, capogruppo di se stesso, sia possibile avere fino a cinque dipendenti comunali a disposizione, oltre ovviamente ad una stanza e a tutto quanto occorre per fare politica: uno smartphone, fondi per le spese vive dell’ufficio, l’abbonamento gratuito alla rassegna stampa e così via, senza dimenticare che ai consiglieri spettano anche due biglietti per lo stadio che è di proprietà comunale. E la cosa diventa ancor più incredibile se solo si pensa che in via Verdi, sede del Consiglio comunale, siano presenti addirittura sei gruppi composti da un solo consigliere. Ma non solo. A Napoli è record italiano per la presenza di partiti in aula: ce ne sono addirittura 16, nove di centrosinistra e 7 di centrodestra.

 

Costi dei partiti, 5 dipendenti per un solo eletto

Comune in predissesto, ma spese alle stelle per i gruppi formati da un consigliere

NAPOLI — Sedici gruppi consiliari, sette di centrodestra e nove di centrosinistra, nei quali confluiscono 20 partiti o sigle per appena 48 consiglieri eletti. Ma anche sei partiti composti da un solo consigliere comunale. Se altrove c’è disaffezione per la politica, Napoli va in controtendenza. E in Consiglio comunale partiti e monopartiti si moltiplicano.
Il capoluogo campano detiene questo squallido record tra le grandi città italiane: Milano, Roma, Firenze, Torino, Bologna, Genova, Bari e Palermo non hanno assolutamente tanta frammentazione nelle assemblee cittadine, cosa che è poi alla base dell’ingovernabilità. E il fenomeno non sembra arrestarsi. In via Verdi, solo nell’ultimo mese, sono nati due gruppi di centrodestra: Forza Italia e Nuovo Centrodestra. Mentre da ieri è in arrivo un possibile nuovo «iscritto» al Gruppo Misto, cioè Marco Russo, ex capogruppo dimissionario dell’Idv che non ne ha potuto più del fatto che «nel mio partito si pensa solo alle poltrone» e si è dimesso da gruppo e partito. Russo, infatti, a meno che non confluisca in un partito esistente, non potrà far altro che iscriversi al gruppo Misto, gruppo diventato il partito grazie al quale de Magistris governa sul filo di una maggioranza che, dichiarazioni di voto alla mano, oscilla tra i 25 e i 26 consiglieri comunali. Come dire che basta nulla, un po’ di traffico o un’influenza, per far venir meno il numero legale in aula. Frammentazione che si aggiunge a frammentazione per un’assemblea che, ad appena 32 mesi dall’elezione, ha visto esplodere i due partiti del sindaco, l’Idv, partito di origine di de Magistris, passato da 15 consiglieri a 9; e «Napoli è Tua», la lista civica del primo cittadino, entrata in aula con sei eletti e oggi ridotta ad un unico consigliere. Ma perché, alla faccia del tanto sponsorizzato sistema elettorale dei sindaci, c’è tanta frammentazione? Null’altro che semplice opportunità. Perché avere un gruppo autonomo, benché composto da un solo eletto, serve, ad esempio, ad avere fino 5 dipendenti comunali distaccati: la norma consente infatti di assegnare 3 dipendenti per ogni gruppo, un altro al capogruppo ed un altro ancora per ogni consigliere eletto. Fatti due conti, se i monogruppi sono sei, si può arrivare fino a 30 dipendenti comunali distaccati al servizio di sei consiglieri. E non solo. Perché i capigruppo di se stessi, oltre a prendere parte alla conferenza dei capigruppo, quindi ad incidere nelle scelte strategiche del Consiglio, hanno ovviamente diritto alla propria quota di fondi per l’economato. Prendiamo il dato relativo al Peg, il Piano esecutivo di gestione 2013, che ha assegnato ai Gruppi per acquisti di beni di consumo, prestazioni di servizio e acquisto di beni durevoli 163.800 euro. I soldi sono stati così suddivisi: il 50 per cento, quindi 81.900 euro, tra tutti i 48 consiglieri; altri 81.900 euro per ogni gruppo politico. Va da sé che chi è capogruppo di se stesso ha diritto a molti più fondi rispetto ad un singolo consigliere di un partito ben più ampio. Immancabile, poi, il classico gettone-presenza per ogni riunione di commissione e ogni Consiglio comunale, con gli eletti che, mediamente, arrivano a percepire tra gli 800 e i 1.200 euro al mese a testa. Il consigliere, inoltre, può contare pure sull’astensione dal lavoro retribuita nelle ore in cui c’è commissione o Consiglio. Immancabili, infine, quelle che sono le dotazioni di servizio: stanza, telefono, smartphone, abbonamenti per la lettura gratuita dei giornali oltre ai classici due biglietti di tribuna Autorità per ogni gara casalinga del Napoli. Insomma, proprio male non è fare il consigliere comunale. Tanto più se si ha la fortuna che, dal tuo partito, tutti gli eletti vanno via e rimani da solo. In quel caso diventa un vero affare.
Paolo Cuozzo

Razzi e l’italiano del “fatti li cazzi tua”

scippoL’articolo che leggo oggi (06.02.2014) su Repubblica Napoli di Concita Sannino mi suscita un senso di disagio, spero che abbia avuto lo stesso effetto negli altri. Manca ormai lo spirito di “concittadinanza” e di quartiere. Una donna anziana scippata in pieno centro storico in via Domenico Capitelli  sotto gli occhi di altri passanti che inermi, quasi compatiscono lo scippatore che se non fosse stato per un nostro, (a questo punto a pieno titolo) concittadino africano, se la sarebbe pure squagliata indenne quasi aiutato dai passanti. Guardate il video (clikka) è allucinante. Siamo un popolo vecchio, inerme e tollerante perché ne abbiamo viste di tutti i colori e ci permettiamo pure, tal volta, di essere razzisti. Il “il fatti li cazzi tua” lo tolleriamo addirittura in Parlamento, mentre in ogni altro paese civile, razzi, l’avrebbero già cacciato a calci sull’onda dell’indignazione, ed un partito non si sarebbe mai permesso di accoglierlo tra le sue fila figuriamoci di candidarlo. Siamo arrivati al paradosso, provocato dalla malapolitica, che adesso chiunque si occupi o abbia l’aspirazione o la tensione emotiva di occuparsi del bene e dell’interesse pubblico viene guardato con sospetto, deve prima superare un esame anzi tanti esami con ogni persona che incontra. In questo, poi, i cd. grillini  sono maestri, chiunque è diverso da loro e si occupa della politica è per antonomasia un corrotto un concusso etc. etc., hanno la patente della “purezza”. Se non usciamo da questa palude difficilmente ce la faremo. L’episodio di oggi me ne fa ritornare in mente tanti altri ed uno per tutti l’omicidio di Petru il rumeno con la fisarmonica che venne freddato da un proiettile vagante nella stazione di Montesanto da una banda di cani bastardi cocainomani. Forse possiamo ringiovanire il nostro sangue con gli immigrati che forse molto più civilmente di noi sanno manifestare la loro solidarietà a prescindere dal colore della pelle ….
Da Repubblica Napoli di oggi (06.02.2014)
Una scena impietosa. Dura, in tutto, un minuto e diciannove secondi. Il filmato che
Repubblica è in grado di mostrare, allegato agli atti di un arresto per scippo, sembra un saggio sull’indifferenza contemporanea. Una storia in cui la notizia, stavolta, è soprattutto un’altra. C’è un’unica persona che assiste la vittima e si ribella al delinquente fino a cercare di scongiurarne la fuga, con le mani: più volte, e vanamente. E non è un napoletano, l’unico che sembra indignato. Ma un nordafricano, di mestiere: mendicante.
È il primo febbraio scorso. Pieno centro, via Domenico Capitelli, due passi da piazza del Gesù. Un rapinatore, al secolo Carmine Troise, 38enne, una sfilza di precedenti penali, si vede sfrecciare dal fondo in sella al suo scooter: prima costeggia la sua vittima che procede a passo lento, poi torna in direzione opposta e per strapparle la borsa, scaraventa la donna a terra con inaudita ferocia, trascinandola per la tracolla. Lei batte la testa sulla strada, vicinissima alle ruote della moto. E cade anche lui. Ma, durante il minuto e diciannove secondi dell’incredibile scena, solo il mendicante nordafricano inveisce contro l’uomo. Prima raccoglie la borsa e la restituisce alla donna, poi lo accusa dello scippo, lo indica agli altri passanti che nel frattempo si raccolgono a capannello. La donna dolorante, si appoggia intanto sul bordo di una fioriera.
L’audio non c’è, ma la scena “parla” ugualmente. L’immagisene della folla che si accalca mite e bonaria intorno al bandito, fa a pugni con la determinazione e la solitaria rabbia dell’immigrato che continua ad attaccare verbalmente Troise. Intorno, uomini che rabboniscono il rapinatore, un altro che sembra chiedergli se si è fatto male, un altro sembra dirgli “però, calmati, vai piano”. La stessa vittima del colpo, quasi sotto choc, è come inebetita. For- la donna ha paura, forse teme di avere la peggio perché il colpo è andato male. Nemmeno lei denuncerà l’accaduto. Quando Troise, il bandito, cerca di svignarsela certo di averla fatta franca, ancora una volta è l’africano senza nome a opporsi. Lo rincorre, con le mani prova a fermare il pregiudicato, vorrebbe consegnarlo alla giustizia. Addirittura, lo butta giù dalla sella: ancora unavolta è solo. Troise dà uno strattone, scappa. La sua cattura avverrà di lì a qualche ora. Le forze dell’ordine sono, e devono, essere più avanti di chi ha fatto finta di niente. Anche se è un caso minore, non ci sono clan da perseguire, e nemmeno grandi boss da catturare: ma sono le storie che incidono più di tutte nel senso di insicurezza. E un’operazione strategica vede correre in paralle-lo l’indagine lampo dei carabinieri di Napoli, guidati dal comandante provinciale Marco Minicucci e dal colonnello Francesco Rizzo, e il lavoro dell’Ufficio di prevenzione della questura (le volanti), diretto dal vicequestore Michele Spina.
La risposta arriva subito. Perché c’è un negoziante che indica agli investigatori la sua telecamera, che ha registrato tutto in viaCapitelli. E perché Troise è una faccia nota ai segugi della trincea napoletana: lo riconoscono. Gli uomini dell’Arma e dei falchi della Mobile trovano a casa di Troise sia lo scooter usato per il colpo, sia il pullover con cui il bandito copriva la targa durante i suoi colpi. Il rapinatore non reagisce, chiede solo una visita medica, ha un lancinante dolore a una spalla: lo portano in ospedale, viene assistito per una lussazione al Vecchio Pellergini, giudicato guaribile in trenta giorni, e trasferito al carcere di Poggioreale.
La sua cattura si deve anche a quel negoziante, al suo occhio elettronico che ha ripreso una scena che resterà impressa. È un cittadino che ha fatto il suo dovere, fino in fondo. Proprio come quell’immigrato che voleva, da solo, aiutare una anziana donna ad avere giustizia.

Burocrazia omicida!

burocrazia1La mia esperienza professionale e da ultima amministrativa, da tempo, mi ha fatto comprendere che nella burocrazia si annida la corruzione, la concussione ed il malaffare. Cavilli legali ed amministrativi che uccidono l’iniziativa imprenditoriale ed imbrigliano i fattori di produzione e lavoro e fanno dei cittadini dei sudditi col capo chino di cui non ci si può fidare! Inghippi burocratici talvolta creati per evitare di assumersi qualche responsabilità. Eppure formiamo laureati e professionisti a cui, come negli altri paesi più civili del nostro, potremmo attribuire  la responsabilità di certificazione globale. Il tutto si concluderebbe con un unico atto, un’assunzione di responsabilità ed una parcella pagata, nella consapevolezza che il professionista che sbaglia poi è fuori dal mercato. Nel nostro paese, invece, chi vuole mettere in piedi un’impresa o dare lavoro ad una impresa deve fare le messe scalze tra VVFF, COMUNE, COMMISSIONE PROVINCIALE, COMMISSIONE COMUNALE, SCIA, DIA, PERMESSO DI COSTRUIRE, GENIO CIVILE, SOPRINTENDENZA, CATASTO, UFFICIO URBANISTICO, con un esercito di marescialli/uscieri, marescialli/impiegati, colonnelli/funzionari e generali/dirigenti pronti a farti il piacere in cambio di qualcosa o semplicemente per il gusto di dire qui comando io, tranne che in rare circostanze nelle quali, illuminati sulla via di damasco, si calano nel problema ed ammettono l’inadeguatezza della burocrazia. A Napoli vige la minitangente del caffé la mancetta che viene data all’usciere accompagnata dal: “grazie questo è per il caffè“; poi ci si meraviglia se con tutte le mancette accumulate una del caffè si compra la fabbrica. Si parla di agevolare l’impresa ed il lavoro, più che finanziamenti, forse occorrerebbe partire da qui! Ricordo una trasmissione di REPORT sulle cd. pratiche edilizie con il raffronto tra Italia e Germania: In Germania il regolamento edilizio di una media città è scritto su un foglio, i Land tedeschi per qualsivoglia opera edile su un fabbricato si accontentano di una certificazione di un tecnico il quale verifica la compatibilità delle opere a farsi con le leggi ed i regolamenti vigenti. Il Land si disinteressa di quello che ci fai nella tua casa basta che non tocchi il prospetto ed il profilo architettonico e non rechi pregiudizio a nessuno! In Italia …. lascio i puntini sospensivi …. 

Il “pasticciaccio brutto” sul Teatro San Carlo

San CarloTra il serio ed il faceto oggi leggo la delibera di giunta di proposta al Consiglio n. 5 dell’8 gennaio 2014 (clikka) sul San Carlo di cui si è discusso molto in questi giorni. In sostanza la proposta un po’ bizzarra, che ha determinato le dimissioni del CDA, di conferire alla Fondazione del Teatro San Carlo 20 milioni di euro in beni immobili che poi sono arrivati mediaticamente 40. Probabilmente molti si sono affannati a discutere senza avere avuto la possibilità di leggere la citata delibera.

Il 14 gennaio scorso sono intervenuto nella commissione cultura del Comune dicendo che era assurdo che si fosse arrivati alla scadenza del termine per la presentazione del piano di riequilibrio, quando proprio io nel consiglio comunale del 02.10.2013 avevo già segnalato tutte le problematiche poi venute drammaticamente al pettine. Non lo dico per fare il grillo parlante, ma per dire che è assurdo che ciò che si dice in consiglio non abbia poi all’atto pratico alcun effetto!  Sulla questione ho anche scritto un’altro post  (teatro san carlo in liquidazione (clikka).

Ebbene, è curioso leggere i pareri allegati alla citata delibera di cui consiglio anche a voi la lettura. Il Ragioniere generale in sostanza sembra quasi abbia detto cittadini non vi preoccupate! E’ una “bufala”! L’atto è di mero indirizzo e non dispone di alcun bene e pertanto non mi devo preoccupare dell’impatto che potrebbe creare al bilancio del comune ed al rispetto del piano di riequilibrio pluriennale di cui al DL 174/2013! Una presa in giro mi chiedo?

Il segretario Generale, invece, è stato più cauto ed ha avvertito il Consiglio, che poi si dovrà pronunciare, che vi sono precisi vincoli di legge che devono essere rispettati citando anche la normativa. La delibera come detto è una proposta al Consiglio e pertanto noi dovremmo votarla assumendoci tutte le responsabilità politiche, amministrative e contabili. Voi che fareste? Io per il momento sono un po’ preoccupato per l’approssimazione con al quale si agisce a tutti i livelli e poi anche perché “la legge è legge e va sì rispettata” come diceva Eduardo in una nota poesia!

Sul fronte della Regione, invece, con Decreto Dirigenziale_n_434_del_27_12_2013 (clikka) si è disposta l’assegnazione di 11 milioni di euro al San Carlo a valere sui fondi PAC. Ora mi sovviene un dubbio ma questi fondi non è che sono quelli che erano riservati al FORUM delle Culture? Non saprei proprio… Per il momento su detti fondi è stato solo staccato un assegno mi par di capire di circa 2 milioni.

Ad ogni buon conto nella commissione del 14 gennaio scorso una delle prime cose che ho detto, riprendendo l’assessore alla cultura Daniele, è stato che al Paese manca una classe dirigente degna di questo nome, riportando quanto mi ha riferito un dipendente del San Carlo il quale mi ha detto: “Io sono stato sotto il parlamento quando si doveva votare la conversione in legge del decreto ho parlato con i parlamentari a cui ho riferito i problemi che c’erano sul decreto e nessuno sapeva niente di ciò che stava andando a votare!”

A futura memoria ecco il mio intervento al Consiglio del 02.10.2013 … parole al vento!

Ma i nostri Parlamentari napoletani che fanno a ROMA!

In tutto questo noto una completa assenza della stampa che avrebbe dovuto per lo meno riportare la notizia che un gruppo consiliare aveva già previsto tutto … ma ovviamente i giornali rispondono ad altre logiche populistiche!

Ecco il mio intervento al 01:34:24

Il Costo diretto della Dirigenza Burocratica al Comune di Napoli

burocrazia1Per dovere di trasparenza ecco gli stipendi annui dei dirigenti del Comue di Napoli_anno_2012 (clikka) pubblicati sul sito. Mi sono preso la briga di evidenziare quelli sopra i 90.000,00 €. l’anno ma ci sono punte oltre i 140.000,00 fino ad arrivare ad oltre 230.000,00. E’ interessante vedere che tutti hanno preso una “retribuzione di risultato” per diverse decine di migliaia di euro. Mi verrebbe da chiedermi e da chiedervi quale risultato visto che stiamo come stiamo?

Ovviamente, per scongiurare ogni strumentalizzazione, conosco molti dirigenti assolutamente validi ma anche molti diciamo meno validi.

Non voglio fare un commento populista, per me chi vale, lavora ed ha investito per buona parte della sua gioventù studiando ha diritto ad avere una retribuzione commisurata al lavoro di qualità che presta e sopratutto alle responsabilità che si assume.

Non posso però non constatare, credo come tutti, che il paese è ingessato, bloccato, fermo da una burocrazia che ha inconsapevolmente o consapevolmente approfittato della ignoranza ed insipienza dei politici per creare leggi, regolamenti e circolari con mille arzigogoli sicchè il burocrate ha sempre la scusa, nonostante spesso lautamente pagato, per non assumersi responsabilità che, per dovere di ufficio e lealtà verso i cittadini, dovrebbe, invece, assumersi.

Non si spiegherebbe altrimenti l’enorme differenza di retribuzione che c’è tra un usciere ed un alto/basso dirigente.

Spesso il burocrate si nasconde dietro il cavillo ed impedisce addirittura l’attuazione di quelle norme costituzionali immediatamente precettive. L’esempio più eclatante per me è stato quando mi sono imbattuto, per ragioni professionali, con un altissimo dirigente/capo/caprone di una Agenzia del Territorio di una Regione del SUD a cui avevo richiesto l’esenzione per l’iscrizione di una ipoteca a tutela di un minore figlio non legittimo di un papà riottoso a pagare gli alimenti. Ebbene, nonostante ci fosse un mare di sentenze della Corte Costituzionale che equiparavano il figlio naturale  a quello legittimo (per il quale è prevista l’esenzione) ed in altre regioni tale equiparazione era ormai acquisita, questo burocrate/capo/caprone/piccolo/piccolo, ma con grande potere di direzione, mi rispondeva che la Corte Costituzionale non aveva però deciso su questo specifico punto e quindi il povero piccolo minore figlio naturale senza soldi e senza un padre degno di questo nome, per poter tutelare i propri diritti alimentari avrebbe dovuto spendere diverse decine di migliaia di euro in bolli e tasse per iscrivere ipoteca sui bene del becero ed avaro padre naturale. Il risultato è stato che il piccolo non ha iscritto ipoteca e si è visto negare un diritto sacrosanto da un burocrate/capo/caprone/piccolo/piccolo! Né ho potuto continuare a fare causa perché la madre era stata oramai sfiancata, sconfitta e depressa dalla burocrazia e da un lungo giudizio per il riconoscimento della paternità.

Ovviamente poi c’è tutto il tema del costo della burocrazia in termini di piaceri e corruzioni che aggrava ancora di più la condizione del nostro paese di scartoffie.

Aggiornamento:

Ecco invece le retribuzioni dirigenti regione campania (clikka) che però deve essere letta tenendo conto che alle somme indicate occorre aggiungere la cd. retribuzione di risultato che, in modo assolutamente scorretto e furbesco non è stata indicata e che si dice ammonti mediamente a 18.000,00 €. solo  che questa è l’indicazione della cd. media del pollo mentre è facile intuire che per ogni dirigente tale importo può arrivare anche al doppio dello stipendio base. Complimenti alla regione di caldoro proprio furba!!

Per lo Stadio San Paolo occorre che si rispettino i ruoli

commissioneLo Stadio San Paolo nell’immaginario collettivo dei Napoletani rappresenta il tempio del calcio e fino ad oggi, da parte del Sindaco e del Patron del Calcio Napoli, abbiamo sentito solo delle dichiarazioni di principio, senza mai scendere nei particolari. La riunione della Commissione Sport ed Impiantistica Sportiva del Consiglio Comunale, che si è tenuta oggi (24 ottobre 2013), con all’Ordine del Giorno “Stadio San Paolo e Modelli di gestione tra sport e spettacolo”, rappresenta punto di partenza per iniziare effettivamente a capire come si possano procedimentalizzare, nel migliore dei modi possibili, tutti gli interessi pubblici e privati, è il caso di dire, in gioco. Purtroppo non ha partecipato “al gioco” né il Calcio Napoli (che ha inviato un fax) né il Sindaco. Posso dire che tutte le forze politiche del Consiglio Comunale, attraverso i Consiglieri, hanno dichiarato che il primo punto da mettere sul tavolo è il pagamento dei debiti pregressi da parte del Patron De Laurentiis e che nello stadio San Paolo occorre fare in modo di far coesistere tutte le realtà sportive presenti che, tra l’altro, hanno partecipato al tavolo della commissione attraverso i loro rappresentanti federali e del CONI. Tutte le forze politiche, inoltre, hanno rivendicato il ruolo del Consiglio Comunale quale unico organo deputato ad approvare il rinnovo della concessione o qualsivoglia altra proposta dovesse provenire dal Patron. In sostanza non si accettano, sulla gestione dello stadio, trattative a porte chiuse né atti preconfezionati da sottoporre al consiglio per la sola ratifica.

La convenzione attualmente vigente del 03.11.2005 scadrà definitivamente col termine della stagione agonistica 2013/2014. Convenzione, occorre ricordare, che venne stipulata quando il Calcio Napoli versava in condizioni assolutamente diverse, da quelle nelle quali versa oggi e per le quali il Consiglio Comunale di allora diede una “grossa mano” al Patron per consentirgli di fare al meglio il campionato, stabilendo un canone di concessione proporzionato agli incassi e dando un forte contributo in termini di adeguamenti e lavori della struttura stessa. Solo da poco in città si è aperto il dibattito sull’attuazione dello schema contrattuale del 2005 che ha dato luogo ad opposte richieste ed a fraintendimenti tra Patron e Comune, proprio perché non si disciplinò a dovere ciò che doveva essere chiarito provocando attriti tra le parti per le richieste di pagamento dei canoni e per  la manutenzione ed adeguamento dell’impianto, che hanno visto sempre l’amministrazione soccombente, per la incapacità di gestire al meglio i problemi ed il timore di non “inimicarsi” i tifosi. Il cuore dei cittadini napoletani, infatti, si divide tra il Napoli e San Gennaro, quasi che le vittorie della squadra cittadina li riscattasse dalla loro condizione di popolo che vede un Nord produttivo ed un Sud depresso. Ciò, però, non può e non deve impedire ad un Buon Amministratore di fare in modo che chi utilizzi un bene pubblico, traendone profitto, in questo caso anche considerevole, debba poi riversarne una parte alla collettività, ovviamente il giusto, mentre nella condizione attuale, non solo il Comune, dal San Paolo, non trae reddito ma, anzi, riesce addirittura a rimetterci, per il costo della manutenzione e del personale senza neppure, come detto, riuscire a farsi pagare ciò che gli è dovuto dal 2007 per incassi e percentuale sui contratti pubblicitari. Lo stadio San Paolo, per tutti i Napoletani, tifosi e non, è la casa del Napoli e, quindi, occorre fare in modo che l’intero quartiere nel quale è inserito abbia la percezione di avere una risorsa e non un problema. Occorre, fare in modo che i tifosi possano facilmente raggiungere a piedi e con i mezzi pubblici l’impianto, occorre che quel luogo sia frequentato sempre da tifosi, turisti e curiosi creando occupazione e sviluppo compatibile e sostenibile, occorre che si crei una vera ricchezza per il quartiere di Fuorigrotta e, quindi, per la Città, ma, per fare questo occorre collaborazione innanzitutto da parte del patron del Napoli. I veri imprenditori, infatti, sono coloro che creano sviluppo ed occupazione nel rispetto dei ruoli e sopratutto rispettando il bene e l’interesse pubblico che non può mai essere pregiudicato facendo prevalere solo ed esclusivamente l’interesse privato. Lo Stadio San Paolo può, infatti, essere un nuovo modello da mettere in campo dove il privato offre idee e risorse per mettere a frutto il bene pubblico. Il Consiglio Comunale, quindi, sarà presto chiamato a decidere ma, per fare questo, occorre acquisire di tutti i dati necessari che dovrebbero essere offerti in prima battuta proprio dal Patron del Calcio Napoli (oggi assente) e da tutti gli sportivi che attualmente lo frequentano. Il primo obiettivo della Commissione, quindi, è stato l’acquisizione e la prima valutazione delle istanze che provengono dalla cittadinanza e dal modo sportivo, peccato che mancavano le due figure principali … ma sarà stato un caso … in queste circostanze occorre che si rispettino tutti ruoli.

Il servizio di julie news clikka

vedi anche:

i soldi nel pallone ed i valori dello sport (clikka)

I finanziamenti perduti per gli impianti sportivi napoletani

collanaOggi ho avuto modo di leggere la graduatoria regionale dei comuni ammessi a finanziamento per ristrutturazione degli impianti sportivi e mi sono venuti i brividi non di freddo! Credo che la necessità di ristrutturare e manutenere gli impianti cittadini sia di dominio pubblico, sia perché è necessario che siano adeguate le strutture sia perché è necessario che si attivino in città cantieri e lavoro! Mi hanno colpito le motivazioni del decreto dirigenziale regionale delle esclusioni di cui vi offro in lettura l’estratto (clikka). Su dieci domande di ristrutturazione di importanti impianti cittadini abbiamo avuto dieci rigetti! Delle due l’una o ha sbagliato la Regione oppure ha sbagliato il comune ed i dirigenti che non hanno saputo compilare neppure una domanda, che per loro dovrebbe essere pane quotidiano! Vi offro in lettura anche lo stralcio della graduatoria dei comuni  ammessi a finanziamento (clikka) da cui si può capire di che cifre stiamo parlando. Per chi volesse essere più preciso anche il decreto dirigenziale completo (clikka). Direi che le questioni sono assolutamente attuali e Napoli non si può permettere errori di questo tipo! Occorre che si sfruttino tutti i canali e le linee di finanziamento per cercare di risollevare le sorti della città e se non si inizia con il discorso della imputazione delle responsabilità questa città non ne uscirà. Occorre che tutti facciano il loro dovere dal primo operatore ecologico all’ultimo dirigente del Comune, ivi compresi i politici che troppe volte finiscono per scaricare sui dirigenti colpe amministrative derivanti da malsane azioni politiche che spesso portano a sviare il potere amministrativo verso obiettivi non utili alla collettività o non raggiungibili. Oggi sono sempre più convinto che i politici “puri” non servono alla causa ovvero non servono proprio! Occorrono politici che oltre ad essere “mediatori politici” abbiano anche una visione amministrativa e la capacità di capire se il procedimento amministrativo rappresentato dal dirigente o dal funzionario di turno sia in grado di perseguire l’obiettivo; occorrono politici in grado di capire se il dirigente sbaglia, oppure se il dirigente sta frapponendo intralci al raggiungimento dell’obiettivo, tal volta per eccesso di prudenza, aggravando il procedimento; occorrono politici che siano in grado di immaginarsi il percorso amministrativo che si deve mettere in piedi per raggiungere l’obiettivo. Occorre la vecchia scuola di partito che riusciva a far discutere gli operai di Hegel (come dice una mia cara amica!).

L’Italia ha bisogno di giornali responsabili

tommasielliE’ da tempo che rifletto sulla inadeguatezza della qualità dei giornali! Sul caso tommasielli (su cui ieri ho scritto il post l’assessora irresponsabile clikka) ciò emerge in modo emblematico. Dopo la conferenza stampa, infatti, oggi (31.07.2013) nessun articolo nessun giornalista che abbia fatto una analisi della bontà delle cose che l’assessora ha dichiarato di aver fatto come amministratore locale! Nessuno si è preso la briga di verificare se veramente l’assessora si è profusa per riequilibrare i rapporti  tra Comune e Calcio Napoli, nessun giornalista che si sia preso la briga di verificare quale è stata la produzione politico/amministrativa dell’assessora, nessun giornalista che si sia chiesto quali sarebbero questi poteri forti che l’hanno ostacolata (nomi e cognomi), nessun giornalista che abbia avuto lo scrupolo di chiedere come è andata a finire la questione, importante per la città, dell’affidamento degli impianti 219, nessun giornalista che abbia avuto l’idea di capire come sia stato organizzato il sea sport, nessun giornalista che si sia soffermato sulla questione ippodromo, chiedendo di chi sono e chi paga per i 235 cavalli ivi collocati in pensione, nessun giornalista che si è offeso per aver partecipato ad un “comizio stampa” più che ad una conferenza senza la possibilità di fare domande! Credo che possiamo dire che la responsabilità dei giornalisti è pari a quella dei politici e degli imprenditori nello sfascio della società e dello Stato cui stiamo da anni assistendo. I giornali dovrebbero contribuire alla formazione della morale e del senso civico di un paese ma è sempre più difficile trovare giornalisti in grado di entrare e comprendere realmente i fatti che accadono spiegandoli ai cittadini. La ricostruzione della democrazia in un paese passa attraverso un nuovo modo di fare giornalismo che non è quello dello scoop sensazionale ma è quello di iniziare a spiegare puntigliosamente a coloro che vogliono conoscere i fatti come essi realmente stanno con carte e documenti alla mano. Il caso tommasielli a livello locale è solo un caso emblematico di come si fa giornalismo in Italia. Si riportano tesi andando all’attacco della persona appigliandosi alle parole e non ai fatti e sempre più spesso i più bravi sono i freelance pagati con un mezzo piatto di lenticchie ed ai quali non è consentito invadere il campo dei “professionisti della parola scritta”. La cartina di tronasole sta nel fatto che mentre negli altri paesi basta una multa affinché l’opinione pubblica di “scandalizzi” provocando dimissioni a catena  di ministri e premier in Italia invece i potenti della politica si possono permettere anche di mettere su un giro di prostituzione anche minorile senza che si provochi un moto di popolo. Per salvare l’Italia non occorre un salvatore della patria ma che tutti facciano la loro parte!

Assessora convinca suo cognato magistrato a pagare le multe!

sindaco gaudieroLe informazioni passano ed il quadro si fa più completo sulla vicenda della assessora Tommasielli che scopre altri scenari e spinge ad altre riflessioni. I soggetti che sarebbero stati avvantaggiati dall’azione dell’assessora nella cancellazione delle multe non sono semplicemente parenti (cognato e sorella) dell’assessora tommasielli. Mi ha, infatti, colpito la notizia che il cognato della tommasielli è francesco gaudieri, Sindaco di Villaricca e magistrato al TAR (eletto in coalizione PD/UDC). La difesa dell’assessora, a quanto pare è che il cognato sarebbe passato per piazza dante a volte con l’auto di servizio a volte con la sua auto intestata alla moglie sempre per ragioni di servizio. Ebbene, non capisco cosa c’entrino le cariche istituzionali il buon sindaco di villaricca non poteva farsi il giro per piazza garibaldi come tutti gli altri cittadini? ovvero non poteva inviare una nota ufficiale chiedendo se era titolato ad avere lo sgravio? Devo dire che ricordo bene la questione dei privilegi con la assessora donati quando si discusse di permessi, fui fermo a sostenerla nel dire che non si sarebbero dovuti emettere permessi per favoritismi di ogni genere e grado. Ricordo, infatti, che la donati veniva conn l’autobus dalla stazione al Comune. I consiglieri comunali che pure spingevano non hanno avuto i permessi e qualche assessora regionale ha preso anche qualche multa per l’accesso nelle corsie preferenziali. Non capisco perché il sindaco di un piccolo comune limitrofo debba avere diritto al permesso. Di questo passo allora si dovrebbero emettere i permessi anche per tutti i sindaci dei comuni limitrofi ed allora perché no anche ai presidenti delle municipalità (che amministrano territori con popolazione superiore ai piccoli comuni) e di questo passo anche ai consiglieri comunali ed a quelli municipali! A peggiorare la situazione c’è anche la qualità di magistrato dell’agevolato sindaco di Villarcca. Mi convinco sempre più che occorre senso civico e moralità e questa giunta per come è nata deve dare l’esempio! Assessora si dimetta! Abbiamo l’obbligo dell’esempio e parli anche con suo cognato magistrato: lo convinca a pagare le multe.

Il Mattino Roano sul caso Tomamsielli clikka

Le dimissioni della assessora. Cosa farebbero gli inglesi clikka

Partono le modifiche alla ZTL

sorianoFinalmente sono riuscito ad avere la delibera di giunta di modifiche alla ztl(clikka) che recepisce una serie di suggerimenti e che invito tutti a leggere per avere un confronto. Sul punto ho già assunto al consiglio comunale del 10.07. u.s. una posizione nella quale spiegavo il grave disagio dei residenti nelle zone a ridosso (effetti collaterali della ZTL clikka) proponendo anche un atto di indirizzo che non è stato ancora votato per la pervicace opposizione dell’IDV (l’IDV non c’è più ed i cittadini ne pagano le conseguenze clikka). Per mia formazione se non vedo e leggo le carte io non mi convinco ora spero si adottino quanto prima gli ulteriore provvedimenti attuativi del caso.

Aggiornamento:

ecco il richiesta sgravio multa clikka

ecco il provvedimento di sgravio delle multe clikka

Preti e Politica

don merolaNon discuto il ruolo di Don Luigi Merola spero che ci siano presto delle smentite o delle correzioni di rotta. Non credo si tratti di un nuovo Don Sturzo col quale, per l’aspetto politico, mi pare abbia in comune solo il nome Luigi. Spero si tenga fuori dall’impegno politico diretto, in questo momento, sarebbe un ulteriore vulnus alla chiarezza, finendo per essere strumentalizzato. Ce ne sarebbe da dire ma non voglio neppure entrare nell’argomento, sarebbe facile finire su sentieri scoscesi. Se sente questa spinta e passione politica allora deponga la toga!  Speriamo bene…. 

Da Repubblica Napoli 04.07.2013

“Io assolvo Berlusconi e Cosentino”

Don Merola: “Silvio perseguitato, Nicola non è un camorrista”

SARÀ prete anticamorra, ma i suoi strali non sono contro i boss. E come ospite alla trasmissione radio “La zanzara” su Radio 24 spara bombe. E non sono esplosioni a basso potenziale. Parla di Berlusconi e Cosentino, del magistrato Woodcock titolare di alcune delle inchieste sull’ex coordinatore del Pdl in Campania oggi in carcere, inquisito per i suoi rapporti con i Casalesi. Insomma, è proprio un exploit, quello di don Luigi Merola, ex parroco di San Giorgio ai Mannesi nei drammatici giorni della morte della quattordicenne Annalisa Durante e oggi, fondatore dell’associazione ‘A voce de criature, opinionista sui grandi casi di attualità. «Berlusconi? È un perseguitato — dice ai microfoni de “La zanzara” — I magistrati lo perseguitano tanto». Insiste: «Lo perseguitano come hanno fatto con Clemente Mastella. Alcuni magistrati sono politicizzati e ignoranti, devono leggere e studiare di più. Ci vuole la formazione permanente dopo il concorso. Berlusconi — aggiunge — è un peccatore come tanti altri. Sono stato a Roma tre anni per lavorare al ministero dell’Istruzione e dico che quello che fa Berlusconi lo fanno tutti, politici di sinistra e di destra, alti funzionari e magistrati. Tutta gente — svela il parroco anticamorra — che ha la seconda, la terza e la quarta amante da cui si fanno accompagnare con l’auto blu. Farò nomi e cognomi. Berlusconi lo assolvo per il fatto che fa mangiare ottantamila famiglie in Italia. Lo perdono con l’assoluzione per qualsiasi cosa abbia fatto».

Assoluzione senza confessione e pentimento. Meraviglia relativamente, visto il momento di forte feeling tra il Cavaliere e il parroco datato gennaio 2013. Vigilia delle politiche, il Pdl corteggia don Merola. Lo vuole in lista. E Merola sta per accettare, visto che per il diritto canonico potrebbe (e comunque dovrebbe) ottenere una dispensa da parte del vescovo della Diocesi di appartenenza. Dunque si tratta, si vocifera. Preme per quella candidatura anche il governatore Caldoro. Ma infine, colpo di scena, don Merola rifiuta. Motivo: in lista c’è il pluri- inquisito per camorra Nicola Cosentino. E il parroco si considera incompatibile. Fin qui tutto bene. Ma ieri, ai microfoni de “La Zanzara”, arriva il colpo di scena. «Leggendo gli atti che riguardano Cosentino — dice Merola — mi sono fatto l’idea che non ci sono le prove per direche è camorrista e per stare in carcere. È immorale e ingiusto che sia in prigione, non può inquinare le prove perché si è costituito e il procedimento è chiuso». Parole che appena sei mesi fa sarebbero suonate assurde. Poi il parroco attacca il pm di alcune delle inchieste contro Cosentino, Henry John Woodcock: «Lo considero di estrema sinistra, ho saputo che è diventato magistrato dopo due bocciature al concorso. Come prete vengo a sapere tante cose, Woodcock potrà essere preparato sullo sport ma sul diritto deve studiare un po’ di più».

Per la “ministressa” gli avvocati sono un ostacolo da eliminare

cancellieriNAPOLI  «Vado a incontrarli, così ce li togliamo dai piedi». È la frase pronunciata dal ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri durante la protesta degli avvocati napoletani sabato scorso (29.06.2013), nell’ex palazzo di giustizia a Castel Capuano. Le parole della Cancellieri sono finite al centro di una dura polemica da parte degli avvocati napoletani. Questa la ricostruzione di quei momenti di agitazione: appena partono i cori e le urla degli avvocati, il Guardasigilli si avvicina al magistrato Cafiero de Raho e gli sussura la frase finita al centro della bufera. Tutte le parole, però, sono “catturate” da una telecamera di SkyTg24 che stava riprendendo il dibattito in diretta. Poco dopo la Cancellieri ha incontrato i legali, ascoltando le loro richieste.

Il governo delle lobby è chiaro che non è interessato ai cittadini né al bene ed all’interesse pubblico se una sua “ministressa” giunge a dire agli avvocati che si devono togliere dai piedi. Credo che una Ministra della Giustizia non possa ritenere l’avvocatura un ostacolo e nella frase pronunciata dalla rappresentante della giustizia c’è tutto il disprezzo di quella che è la classe politica di questo governo verso gli interessi generali dei cittadini. La prova è nell’odioso ricorso alla mediazione obbligatoria nel processo civile che meriterebbe le dimissioni di questo governo che non ha alcuna legittimazione né politica né morale né culturale né sociale. Questo è un governo che serve solo ed esclusivamente alla cannibalizzazione del bene e dell’interesse pubblico per salvare quelli che sono i cd. poteri economici forti. Da un governo di emergenza nazionale si richiederebbero ben altri provvedimenti spero che accada qualcosa che ci tolga dall’imbarazzo di avere un pastrocchio alla guida del paese. Si comprende ancora di più l’atteggiamento di questo governicchio verso gli avvocati da ciò che la stessa “ministressa” ha dichiarato al Presidente del Consiglio dell’Ordine di Napoli, Francesco Caia, che ci ha inviato una nota clikka che riporta affermazioni ancora più gravi pronunciate della “ministressa”.

Per approfondire l’insipienza di questo governo vedi anche:

mediazione obbligatoria l’europa non ci obbliga clikka

mediazione obbligatoria il governo letta non molla clikka

 il parlamento e la lobby della mediazione obbligatoria clikka

mediazione obbligatoria ricordiamoci di questi politici clikka

https://www.youtube.com/watch?v=t6dIiwI3MBQ

Ippodromo di Agnano: chi sussurra ai 235 cavalli?

agnanoOggi (20.06.2013) in commissione sport ed impianti sportivi, riunita in sede di audizione, abbiamo trattato della delibera che riguarda l’ippodromo di Agnano di cui ad un mio recente precedente post (il comune che sussurrava ai cavalli clikka).

Il quartiere di Fuorigrotta sembra essere stato colpito da un’anatema poiché come per lo zoo e l’edenlandia anche per la pista ippica c’è un fallimento, pertanto, ho pensato fosse utile invitare anche la curatela del fallimento della Ippodromo di Agnano S.p.a. nonché gli assessori al lavoro (Panini), al patrimonio (Fucito), agli impianti sportivi (tommasielli) ed ai beni comuni (Piscopo).

Hanno partecipato tutti tranne Piscopo, in quanto impegnato in altra sede e come dicevo la curatela con i suoi tecnici. Nonostante la strana e non comprensibile ostruzione dell’assessore Tommasielli che ha cercato in tutti i modi di non far celebrare la commissione chiedendo, stranamente (per un assessore), la verifica del numero legale, abbiamo avuto la possibilità di capire che diversamente da quanto accaduto allo Zoo (almeno per come la vedo io), in questo caso fosse più che auspicabile una collaborazione con il Tribunale, poiché il fallimento è proprietario di beni strumentali che sono depositati presso l’impianto e che potrebbero servire o rendere più appetibile la struttura consentendo a chi si dovesse trovare aggiudicatario di infilare immediatamente le chiavi nel cruscotto.

Ad ogni modo con la proficua collaborazione degli assessori Panini e Fucito abbiamo capito che forse era il caso di fermarsi un attimo con il bando per non rischiare contenziosi dopo una eventuale aggiudicazione tra comune, fallimento ed aggiudicatario, e capire, tutti insieme, Tribunale e Comune, come fare al meglio l’interesse pubblico e quello dei creditori (tra cui anche l’amministrazione) evitando inutili contenziosi. Confido molto nelle capacità degli assessori al lavoro ed al patrimonio che dall’audizione hanno compreso quali sono i nodi da sciogliere e sopratutto evitare di cadere in errori che si trascinerebbero per anni.

Il tema vero ed immediato, però, è quello della custodia che la curatela ha chiesto al comune in più occasioni compreso stamane e che non può essere tralasciato. Solo che, come dicevo, c’è una questione sulla detenzione e sulla conseguente custodia ed in questo equivoco si sono inseriti, 235 cavalli! Si proprio 235, che sono ospitati ed accuditi nelle stalle dell’ippodromo con biada strigliatura e ferratura (immagino) non si sa bene da chi (e sopratutto di chi). L’attenzione di Ricostruzione Democratica al tema dell’uso dei beni pubblici, credo che ormai sia risaputa, ed a fare i conti ci vuole poco. Mettiamo, infatti, che se posseggo un cavallo sono disposto a pagare per la sua pensione circa 300,00 €. al mese e se faccio questa semplice moltiplicazione posso dire che si potrebbe, con buona approssimazione, arrivare a mettere in piedi un business di 70.500,00 €./mese per la sola pensione dei cavalli in un area di 48 ettari, che di questi tempi non è poco. All’assessora tommasielli, visto che pareva informata della cosa ho chiesto chiarimenti senza, ovviamente, ottenere una risposta chiara ma solo due risposte contraddittorie che scontano l’equivoco di cui dicevo.

Alla fine non siamo riusciti a capire chi ad Agnano sussurra a 200 cavalli!

P.S. Varrà la pena tutto sto lavoro che stiamo facendo? Il dubbio a noi di Ricostruzione Democratica ci viene sempre e le risposte non sempre ce le sappiamo dare. Diciamo che come dicevamo in campagna elettorale per noi il comune è una casa di vetro.

Napoli forse è meravigliosa anche per questo, eccessiva in tutte le sue cose (mettiamola così!).

sul tema:

il patrimonio comunale una questione di giustizia sociale clikka

Salvatore Settis: Cittadini e Costituzione

settisRiporto un passo del libro di S. Settis (Azione Popolare) nel quale colgo i principi in cui noi di Ricostruzione Democratica ci riconosciamo profondamente. E’ per me una soddisfazione riscontrare come le cose che dice Settis, noi in ogni atto amministrativo o politico che abbiamo adottato, tal volta con sofferenza immensa, le abbiamo attuate senza esitazione ma, ripeto, con sofferenza. Vi invito a rivedere la conferenza stampa della nascita di Ricostruzione Democratica (clikka) in essa troverete molte similitudini tra ciò che all’epoca dicemmo ed il pensiero di Settis. La Costituzione per noi è un faro ed è un programma da seguire! Nel Paese sento che c’è un filo che unisce la stragrande maggioranza degli Italiani un filo che oggi gli uomini di buona volontà hanno l’obbligo di seguire.

Da Azione Popolare di S. Settis:

In un paese dove i partiti e governi d’ogni sorta e d’ogni colore hanno identificato il bene comune con la cieca ubbidienza ai mercati, i cittadini non possono accontentarsi del ruolo di elettori, subendo passivamente ogni decisione. In una democrazia rappresentativa è cruciale l’idea che il popolo sovrano conservi un potere negativo che gli consente di vigilare, giudicare, influenzare e censurare i propri legislatori. Il potere negativo dei cittadini non nega la rappresentanza politica e non si sostituisce ad essa, ma ne è l’indispensabile contrappeso e completamento: sovranità informale che esiste al di fuori delle istituzioni statali allo stesso tempo fornisce quell’esprit che rende tali istituzioni legittime agli occhi degli individui. … L’esercizio del potere negativo da parte di organizzazioni militanti ma non di partito può oggi essere  più diffuso, efficace e intenso grazie alle tecnologie informatiche. Esso non comporta la rivendicazione del potere politico, anzi la esclude, perché punta sulla figura del cittadino-giudice, che non vuole sminuire la legittimità morale delle istituzioni  rappresentative; al contrario tende a potenziarle. Non fa antipolitica, anzi genera antidoti contro la vera antipolitica, perché getta le basi per una nuova consapevolezza dell’identità fra comunità dei cittadini e Stato, per una nuova responsabilità. Innesca percorsi attraverso i quali i cittadini che non si riconoscono in una determinata azione di governo possono impedirla o sovvertirla con mezzi legali. Impone a chi milita nei comitati una riflessione di fondo non solo sui singoli interessi e problemi ma sui principi in nome dei quali è giusto metterli a fuoco ed esigere una soluzione. E questi principi, basta saperlo e basta volerlo, sono contenuti nella nostra Costituzione. E’ in suo nome, cioè in nome del bene comune, che può avvenire non solo la confluenza dei movimenti, ma anche una vasta riaggregazione dei cittadini intorno a ideali politici che vengono dal passato (Resistenza e la Costituente) e possono ispirare il futuro perché garantiti dalla Carta suprema del nostro ordinamento. Riappropriarsi della cittadinanza e della democrazia mediante consapevoli atti di cittadinanza richiede molto lavoro dei cittadini su se stessi e sulle istituzioni. Ma lo sbocco di questa riflessione e di questa azione non è necessariamente l’insurrezione… La nostra Costituzione, al contrario, ci autorizza a rispondere alla crisi della rappresentanza e della democrazia con una ribellione civile in nome della legalità costituzionale. Rivisitare la genealogia della Costituzione e riattivarne pienamente il progetto è la strada obbligata per sfuggire alla trappola mortale di un movimentismo senza meta, di un orizzonte irraggiungibile dove il traguardo è nulla, il movimento è tutto. Dobbiamo spronare le istituzioni, in nome della legalità Costituzionale, a camminare verso un traguardo ben definito. Verso un’idea d’Italia…. Nella nostra Costituzione il potere negativo dei cittadini c’è già. Suo fondamento è la sovranità popolare, l’insistenza della collettività e sulla nazione, il ruolo chiave dei diritti di cittadinanza, la centralità del lavoro e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese….

Gli atti dei poteri pubblici, per passiva acquiescenza al dispotismo dei mercati, restringono ogni giorno lo spazio dei diritti civili, dei beni comuni, dei servizi sociali. Ci tolgono libertà e democrazia. L’antidoto è la sempre più attiva e concreta partecipazione di tutti alla cosa pubblica, una piena assunzione di responsabilità. In prima persona!

Philip Glass: “Ogni Volta che la legge della giustizia va spegnendosi e il male domina la terra, noi emergiamo alla vita, generazione dopo generazione, prendiamo forma visibile e agiamo, ogni uomo fra altri uomini, per tutelare il bene, respingendo il male e ricollocando la virtù sul trono

La burocrazia sulle spalle dei bambini

maniE’ da un po’ di tempo che ci stiamo occupando della questione delle case famiglia e della grande difficoltà che stanno attraversando. In consiglio comunale come gruppo consiliare ci siamo prodigati per chiedere la fissazione di un consiglio comunale sulle politiche sociali, prima convocato e poi spostato a data da destinarsi. Il problema nelle condizioni in cui stiamo è drammatico le case famiglia accolgono minori abusati o maltrattati pesantemente dalle famiglie e l’invio presso queste strutture convenzionate è disposto sempre su intervento della magistratura. Oggi da quanto ho capito dovrebbero essere arrivati i soldi della legge del predissesto ed il timore di questi operatori è quello che ci sia stata una gara all’accaparramento di questi fondi a loro scapito. In queste condizioni credo che l’unica cosa che un’amministrazione dovrebbe fare è Trasparenza ed applicazione rigida dei principi di Imparzialità e di Giustizia Sociale! Non si scappa! Non un passo indietro! Nella crisi siamo tutti uguali e non è consentito a nessuno (ovviamente alle stesse condizioni) di passare avanti. Inoltre, ora che parrebbe che un po’ di soldi ci sono l’inghippo pare essere burocratico: il funzionario ha un arretrato di atti da liquidare che risalgono al 2009 (mi immagino quintalate di documenti) e le case famiglia indebitate con le banche attendono i soldi per continuare a andare avanti. In tutto questo  il funzionario pare voglia essere sicuro di liquidare il giusto col rischio di aprire un’indagine per ogni pratica, il che significa che si arriva al 2080, se va bene, mentre i bambini andrebbero per strada. Capisco che nel passato non molto lontano ci sono stati dei comportamenti illeciti ma credo che ad un funzionario addetto alle liquidazioni non spetti il compito di investigatore, agli atti vi sono solitamente decreto del tribunale, fattura e dichiarazione di responsabilità del preposto alla struttura, un controllo a campione forse potrebbe andare anche bene, se poi chi doveva controllare e non l’ha fatto, questo non può cadere sulle spalle di chi ha ben operato ed oggi è in difficoltà. Gli operatori oggi (11.06.2013) hanno minacciato di occupare prima le stanze del consiglio, poi quelle a san giacomo, sono disperati! E’ un carico grosso ed è assurdo che dal 2009 non ci siano ancora le liquidazioni. Noi di Ricostruzione Democratica stasera abbiamo incontrato l’assessore con i rappresentati delle strutture, forse domani (un domani che è già stato pronunciato ed annunciato molte volte) si riuscirà a fronteggiare il problema, ci siamo anche immaginati un percorso amministrativo per risolverlo, speriamo che di questo passo il welfar non diventi un lusso e che la burocrazia non finisca per pesare sulle spalle dei bambini!

Ma una comunità che non è i grado di prendersi cura dei propri figli, quale futuro può avere?

Ecco la lettera cha abbiamo inviato oggi (12.06.2013) all’assessore (clikka)

Oggi (12.06.2013) su Repubblica Napoli:

LA BEFFA DEI RITARDI  SUI PAGAMENTI DEL WELFARE
GIOVANNI LAINO
Alcuniresponsabili di comunità alloggio hanno avviato uno sciopero della fame. In realtà molti  lavoratori dei servizi sociali fanno la fame da tanti mesi e i responsabili degli enti mendicano  presso le banche anticipazioni di fatture che ormai nessuno prende più come titolo di credito  credibile. Da anni anche su questo giornale si è evidenziata la particolare condizione delle  cooperative sociali, delle associazioni e degli istituti che aspettano dal Comune almeno cento milioni di pagamenti per servizi realizzati, a valle di gare vinte, monitoraggi e rendiconti presentati da mesi. Finalmente sono arrivati i soldi del prestito statale con cui il Comune deve  pagare una parte dei debiti. Soldi che spesso servono per aggiornare i debiti che queste imprese  hanno con le banche e poter poi dare almeno  un po’ di arretrati ai lavoratori, pagare un po’ di morosità e continuare a combattere.  Obiettivamente il sindaco ha cumulato un deficit di lealtà e trasparenza con questo settore  che era stato in ampia parte suo elettorato.  La delega alle politiche sociali è passata per tre assessori, tutti competenti, scelti direttamente da de Magistris.
  Evitando giudizi sommari, è obiettivo il fatto che queste organizzazioni sono vittime di pratiche dilatorie, evasive, con decine di incontri al vertice ove sono state fatte precise promesse puntualmente non mantenute. In molti quartieri l’ottanta per cento dei progetti  sociali è stato sospeso da un anno e sono stati pagati ben pochi arretrati ma ora si sta consumando una beffa ulteriore. Come è noto  in questi due anni nel Comune vi è stato anche  un avvicendamento dei dirigenti, oltre a qualche pensionamento, altri esterni non hanno avuto il rinnovo del contratto o sono tornati agli enti da cui erano distaccati. I dirigenti  rimasti lamentano poi una grave carenza  di personale idoneo per cui sembra che non vi sia chi possa materialmente lavorare le pratiche. Di fatto le procedure dei pagamenti  sono risultate sempre più farraginose. La discontinuità dei dirigenti diventa motivo di discontinuità amministrativa, spesso gli uffici  chiedono più volte gli stessi documenti. Pare  che anche la nuova assessora non abbia neanche trovato l’archivio dei predecessori. Capita poi che il nuovo dirigente di un ufficio ritiene giusto e corretto chiedere documenti non richiesti prima e questo sempre a scapito  dei tempi di effettivo pagamento. Molto spesso i contratti vengono firmati in grave ritardo.  A voce funzionari e dirigenti chiedono di attenersi a modalità di calcolo e di rendicontazione  che poi vengono disconosciute dal nuovo (o anche dallo stesso) dirigente.
  C’è un clima di sospetto. Per gravi colpe che sono emerse per alcuni pochi casi, per cui vi sono indagini in merito a episodi di corruzione  di addetti dell’Amministrazione, i dirigenti  sono molto diligenti arrivando però a incarnare modi di fare che in letteratura vengono  nominati come “incapacità positiva”, quel particolare tipo di incompetenza che si accompagna all’eccessiva competenza, la condotta per cui proprio per il rigido rispetto di criteri formali, non di rado letti in termini discrezionali, non si realizzano le cose, andando  di fatto contro lo spirito delle regole. Queste e altre cause fanno sì che molte liquidazioni  dei pagamenti firmate dai dirigenti del settore poi vengono contestate dalla Ragioneria,  tornano negli uffici dei dirigenti e quindi perdono il posto nella fila dei debiti da pagare.
  Secondo le regole imposte dal Parlamento i soldi del prestito nazionale arrivati al Comune  devono essere spesi e rendicontati entro poche settimane. Per i motivi detti prima si profila quindi per case famiglia, associazioni e istituti una beffa esiziale. Il sindaco, che è il primo e fondamentale riferimento dei cittadini,  anche dei cittadini fornitori, ha quindi una chiara responsabilità: come ha già fatto in qualche altro caso, deve assumere direttamente  la responsabilità di buona parte di questi pagamenti arretrati promessi da anni, evitando che le nebbie della burocrazia di fatto  siano una fregatura per tanti lavoratori. Nascondendosi dietro ai timbri, oltre ad assumere  una responsabilità grave, de Magistris  consentirà una sostanziale ingiustizia perché i creditori che lavorano in filiere meglio  organizzate negli uffici comunali e meglio  protette da assessori più anziani, saranno  obiettivamente favoriti rispetto a chi da anni fa debiti per fornire servizi e dare un vero  contributo alla coesione sociale in città.

I nostri costi della politica

spreco-di-soldi-pubbliciSono molto sensibile all’argomento dei costi della politica ed ho ribrezzo per quanti hanno approfittato della politica saccheggiando soldi pubblici attribuiti ai gruppi consiliari in comuni, regioni e province, senza dimenticare che c’è anche il capitolo dei fondi economali parlamentari assegnati ai gruppi politici che pesano diversi milioni di euro e che vengono anch’essi saccheggiati senza possibilità di controllo e di sanzione perché il parlamento è dotato di autodichìa (della serie facciamo quello che vogliamo e state zitti e non rompete, manco la Corte dei Conti ci può mettere il naso!). C’è poi il tema della abolizione del finanziamento pubblico ai partiti che difficilmente, in questo parlamento, troverà mai soluzione come del resto per la riforma della legge elettorale che da ciò che è accaduto ieri avrà un percorso accidentato ed impervio.  Pubblico allora il CUD 2012 (clikka) ed il CUD 2013 (clikka) da dove si evince che ho ricevuto dal Comune rispettivamente le somme di €. 7.125,53 lorde (per il 2012) ed €. 9.956,25 lorde (per il 2013) ed aggiungo che noi di Ricostruzione Democratica non abbiamo avuto neppure un euro di fondi economali per la gestione dell’attività politico/istituzionale pure avendo svolto molte attività tra cui la scuola di politica e di amministrazione. Dei fondi di Napoli è Tua ho già scritto ed offerto rendiconto e fatture.  Non sono per la completa abolizione del finanziamento pubblico ma per una seria rivisitazione con l’introduzione di una regola: chi ruba è fuori dal mondo politico e dalle istituzioni per sempre! 

vedi anche:

https://gennaroespositoblog.com/2012/09/23/lutopia-della-politica-ed-i-costi-dei-politicanti/

https://gennaroespositoblog.com/2012/12/15/uno-schiaffo-in-faccia-alla-dignita-dei-cittadini/

https://gennaroespositoblog.com/2012/12/18/trasparenza-i-fondi-economali-di-napoli-e-tua/

https://gennaroespositoblog.com/2012/09/16/scandalo-alla-regione-lazio-una-buona-occasione-per-fare-pulizia/

https://gennaroespositoblog.com/2012/10/11/cesare-lombroso-e-la-politica/

Scandone, Palabarbuto e Polifunzionale

soccavo polifunzionaleNell’ottica della più ampia trasparenza dell’azione politico/amministrativa che sto conducendo per assolvere al mio mandato di Consigliere Comunale metto a disposizione la relazione (clikka) che ho redatto in seguito al sopralluogo che ho condotto presso gli impianti Scandone, Palabarbuto e Polifunzionale di Soccavo. Una piccola considerazione: dopo due anni di amministrazione credo siamo ancora lontanissimi dalla trasparente, afficace ed efficiente gestione di queste strutture.

Spesso mi chiedo se servirà mai a qualcosa ciò che sto facendo. Durante questi due anni ho la sensazione che ognuno tende a mantenere le sue posizioni di privilegio, conquistate non si sa in che modo, fregandosene del bene e dell’interesse pubblico e sopratutto senza vergognarsene tanto che penso che la vergogna è un sentimento sconosciuto ai napoletani.

Consiglio la lettura del documento che è interessante per chi vuole essere cittadino.

vedi anche sui sopralluoghi:

Sopralluogo sullo stadio Collana, San Paolo e Piscine napoletane (clikka)

Chi ha guadagnato con Bruce Springsteen

buce springsteenDico subito, che tutto sommato ho cambiato idea sui concerti in piazza plebiscito che, a precise e trasparenti condizioni, si potrebbero fare. Dico, inoltre, che ho aderito al progetto De Magistris, impegnandomi in politica in prima persona, per la prima volta, perché ho creduto che la sua figura fosse di garanzia dei principi di imparzialità, buona andamento dell’amministrazione e della trasparenza dell’azione amministrativa. Tutta la mia azione di indirizzo e controllo politico/amministrativo è incentrata su questi principi nei quali credo, non per spirito semplicemente legalitario, ma per un più profondo senso di giustizia sociale. La mia esperienza professionale e di vita è ricca di ingiustizie e privilegi contro cui ho dovuto combattere (ed ancora combatto) per farmi spazio. Qualche giorno fa ho già espresso la mia opinione sul concerto in piazza plebiscito di bruce springsteen (clikka), spiegando quali sono i principi che secondo me sono stati travalicati.  Al netto di tutte le polemiche sollevate dal Sovraintendente, che si è svegliato dal sonno troppo tardi, credo che ci dovremmo fare delle domande. Prima però è il caso di pubblicare la delibera di giunta n. 382 del 20.05.2013 (clikka), con la quale si è affidata Piazza Plebiscito alla Veragency s.r.l. gratuitamente (chi volesse può consultare lo statuto veragency clikka e la visura soci veragency clikka) la quale è la medesima società che ha organizzato i concerti di ligabue e pausini (clikka) su cui ho già scritto a tempo debito (piazza plebiscito ed i concerti clikka piazza plebiscito e l’anticamera dell’insula clikka). Tornando alle domande:

1) Perché si è scelta la veragency s.r.l. con procedura diretta e non con bando pubblico? Ciò è consentito dalla legge?

2) quanto ha guadagnato la veragency s.r.l. e, quindi, i soci Sigg.ri Lino Rocco, Lino Veronica e Lino Nicola?

3) quanto ha guadagnato Napoli?

4) quanto ha speso l’amministrazione per l’evento sia pure indirettamente?

5) perché la delibera di giunta 382 è stata confezionata in prossimità dell’evento il 20.05.2013, quando si sapeva da mesi la data del concerto?

La cd. COSAP per la piazza era stimata in €. 10,00 al mq. al giorno la piazza è 25.000 mq. quindi la veragency ha rispsrimiato €. 250.000,00 al giorno ditemi se è poco per un comune disastrato!!

Devo dire che è stato difficilissimo avere la delibera 382/2013. In tutta la campagna elettorale ho sempre detto che dovevamo marcare le differenze e la stessa cosa dico ancora oggi in consiglio comunale. L’istituzione attraverso il Servizio del Cerimoniale nonostante il Comune avesse dato gratuitamente la piazza, non era in possesso di biglietti per le cd. “autorità”. I consiglieri, per avere i biglietti, dovevano chiedere una sorta di piacere personale. Non so quanti consiglieri siano andati al concerto gratis io ho preferito vedere, quasi in contemporanea, il Rigoletto al San Carlo a pagamento! 

L’incenerimento dei rifiuti è ancora attuale?

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Quest’articolo dimostra come gli inceneritori a fronte di una buona raccolta differenziata non servono e sono un inutile spreco di risorse oltre a creare il problema di rifiuti speciali relativi alle ceneri ed al rischio di vedere tra qualche anno ciò che è accaduto per l’amianto se pensiamo alle nanoparticelle che comunque escono dai camini. Io in questo caso sarei per l’applicazione delle regole di protezione della salute.
Da La Repubblica di oggi (05.05.2013)
“Vendeteci i rifiuti o restiamo al buio” l’emergenza al contrario dei paesi nordici
Riciclo al top e discariche a secco: l’appello di Svezia e Norvegia
ROMA — La Norvegia ha un problema. Ha finito la spazzatura  e non sa più come riscaldarsi  e produrre energia. Tutta colpa dei suoi abitanti, che riciclano  quasi la metà di ciò che buttano  e lasciano un misero 2 per cento alla discarica. Oslo non può nemmeno chiedere aiuto ai vicini.  La Svezia, che ha un problema analogo, lo scorso novembre ha dovuto lanciare una campagna extra di importazioni per arrivare alla fine dell’inverno. Con la loro capacità di inghiottire 700 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, i paesi del Nord Europa non riescono  a sfamarsi con una produzione  di materia prima che si ferma a meno di un quinto del necessario.  Per fortuna ci siamo noi. A compensare il deficit di spazzatura  dell’Europa del Nord (Norvegia,  Svezia, Danimarca, Germania,  Olanda e Belgio le nazioni che si affidano di più gli inceneritori) ci pensano Italia, Gran Bretagna, Spagna e Francia: paesi ancora molto affezionati alle discariche. Per le capitali virtuose, l’affare è vantaggioso due volte. La prima perché sono gli stessi esportatori a pagare le balle di rifiuti spediti via treno o via nave. La seconda perché il calore e l’elettricità generati  dalle centrali a spazzatura riscaldano e illuminano le città, permettendo di risparmiare petrolio.  La Norvegia, grazie all’energia  dei rifiuti e a quella idroe-lettrica,  può permettersi di vendere  gli idrocarburi che estrae. Oslo, una città di quasi un milione e mezzo di abitanti, riscalda le sue scuole e metà delle abitazioni con gli scarti domestici. La Svezia, che con la spazzatura dà elettricità a 13 milioni di abitanti e calore a 12 milioni (riscaldando 810mila case,  il 20% del totale), può permettersi  di risparmiare ogni anno 1,1 milioni di metri cubi di petrolio, secondo i dati dell’agenzia nazionale  Swedish Waste Management.  Tra i paesi che trattano i rifiuti come una risorsa e quelli per cui la spazzatura è un problema si sta sviluppando così una nuova autostrada  commerciale. A un prezzo  di 100-150 euro a tonnellata (a seconda di quanto la spazzatura sia umida o secca, quindi capace di generare energia) il mercato è ancora limitato a una manciata di milioni di tonnellate, ma è in continuo  aumento in un mondo alla disperata ricerca di fonti di energia  compatibili con l’ambiente.  E che gli inceneritori moderni siano compatibili con l’ambiente è un dato che non viene messo in discussione dagli abitanti dell’Europa  del Nord. Dal 1985 al 2007 i livelli di piombo, mercurio, cadmio e acido cloridrico emessi dai comignoli sono stati ridotti del 99%, secondo uno studio dello  Swedish Waste Management. Bruciando 4,4 milioni di tonnellate  di rifiuti negli inceneritori del paese, ogni anno la Svezia immette  nell’ambiente solo un grammo di diossina. Tra la fornace in cui la spazzatura brucia a mille gradi e ilcamino esterno che rilascia i fumi nell’atmosfera corrono diverse decine di chilometri di tubi. Al loro  interno i prodotti della combustione  vengono trattati e filtrati, catturando quasi tutte le sostanze tossiche e rilasciando alla fine vapore  acqueo e anidride carbonica.  Profu, un’agenzia di consulenza  specializzata in commercio  internazionale dei rifiuti, calcola  che dalle discariche viene rilasciato nell’atmosfera un gas  serra molto più potente dell’anidride  carbonica: il metano. E  traducendo il potere inquinante  del metano in CO2, risulta che bruciare una tonnellata di spazzatura  anziché gettarla in discarica  fa risparmiare l’equivalente di 500 chili di anidride carbonica. L’impianto di Oslo, con le sue curve e le luci dei comignoli, è tra l’altro diventato un punto di riferimento  della città. A Roskild, in Danimarca, la costruzione dell’“Energy Tower” che brucia rifiuti e genera calore ed elettricità è stata affidata a una gara internazionale  di architetti. Il vincitore, l’archistar olandese Erick van Egeraat, si è ispirato alle “cattedrali  nordiche” e a “un faro nella notte”. Ma l’impianto più caratteristico  è quello di Spittelau a Vienna.  Situato in pieno centro cittadino,  oltre a riscaldare l’ospedale vicino, con le sue piastrelle colorate  e il globo in cima alla ciminiera  viene citato nelle guide turistiche  della città.©

Il governo della disperazione

gasparriL’episodio di stamani lascia sgomenti. L’atto va condannato senza mezzi termini ma non si può tacere il malessere e la disperazione che c’è nel paese e che forse ha armato la mano del “povero” Luigi Preiti l’attentatore che ha esploso sei colpi di pistola contro due carabinieri ed una donna e che dopo ha gridato sparatemi. I Cittadini che hanno ancora qualche speranza si sentono traditi dall’agire politico che vede ancora una volta entrare nei palazzi dell’amministrazione l’antipolitica degli interessi particolari e dell’economia. Quali riforme potrà mai fare un governo come quello che è nato oggi e che finirà per condizionare il lavoro del parlamento, che finirà ancora una volta, gioco forza, privato del suo ruolo centrale. Mi chiedo, infatti, quale riforma elettorale, quale legge sul conflitto di interessi, quale legge sulla corruzione, quale legge sul lavoro potrà mai fare un tale miscuglio di individualismi. Non credo ci voglia molta arguzia per capire che questo è un governo del compromesso, che in Italia è pesantemente condizionato da un partito di pseudodestra  berlusconicentrica. Per questo motivo, come in tanti, non condivido le parole pronunciate qualche giorno fa del presidente della repubblica. Non si può fare un governo di salvataggio destra/sinistra in Italia perché la destra italiana non rappresenta alcuna ideologia ma solo interessi personali si è ormai perso ogni visione ideale della politica. Il governo letta è, infatti, la dimostrazione che le ideologie non c’entrano più nulla con la politica. Ormai da anni nella lotta politica a scontrarsi non sono diverse visioni del mondo ma semplici questioni di interesse dove l’economia la fa da padrona indirizzando le scelte e rendendo insignificanti i politici. I partiti sono morti nel momento in cui hanno abbandonato gli ideali ed hanno iniziato ad arruolare individui senza scrupoli che hanno avuto – ed hanno – come unico obiettivo l’accrescimento della ricchezza e del potere personale. Contrariamente a ciò che pensano in molti occorrerebbe un ritorno delle ideologie portate da uomini onesti che hanno una visione del mondo e della economia globale che, purtroppo, sempre più va verso una finanza astratta sganciata da quella reale che anzi ne risulta compromessa. Occorre che la politica si riappropri del suo ruolo di laboratorio di idee ed abbia una visione del mondo in grado di coinvolgere  il popolo, ovviamente no alla violenza ma questo andrebbe spiegato a gasparri, che qualche giorno fa mostrava il dito medio alla folla di cittadini radunatasi per l’elezione del Presidente della Repubblica, ma anche a quelle persone che non hanno alcuna dignità per sedere su uno scranno parlamentare.

Pare che valga ancora questo video preveggente di Guzzanti: il paese non è né di destra né di sinistra è di berlusconi:

Concorso di Toponomastica Femminile in Comune

525164_2990358414041_1617260925_nIl concorso di Toponomastica femminile viene dopo un Convegno sulla toponomastica (clikka) e dopo un  percorso amministrativo (clikka) a valle del quale siamo riusciti anche ad eleggere all’interno della Commissione per la toponomastica Giuliana Cacciapuoti che ci ha aiutato a comprendere il tema di genere sulla attribuzione degli odonimi alle strade. Molto costruttivo ed interessante il rapporto con i ragazzi. Il 17 aprile 2013, presso la sala del Consiglio Comunale, abbiamo celebrato la premiazione del primo concorso di Toponomastica femminile.  Bella partecipazione vivace dei giovani studenti e mi sono emozionato per alcune biografie, in particolare quella di Rita Atria.

Ecco i vincitori:

Categoria profilo biografico locale :

 – Liceo Linguistico  Istituto T. Campanella — Professor Livio Miccoli  per la biografia di Enrichetta Caracciolo
.

Categoria profilo biografico nazionale:

 – Liceo Linguistico Istituto T. Campanella — Professoressa Daniela Esposito, per la biografia di Rita Atria.

Categoria  profilo biografico internazionale:


- Istituto per i servizi turistici A.Serra — Professoressa Cinzia Azzalini -per la biografia di  Hannah Arendt
.

Ecco le biografie:

Rita Atria

   “Forse un mondo onesto non esisterà mai,  ma chi c’impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo

 Le parole di una giovane ragazza dall’aspetto esile e dolce, dai capelli ed occhi neri, neri come tanti dei suoi giorni passati per combattere la mafia, neri come i lutti che ha dovuto subire e neri come il mondo in cui ha vissuto. Esile e dolce ma con una grande forza di combattere e di cambiare il mondo della mafia.

Rita è nata il 4 settembre del 1974  a Partanna, un piccolo paese poco conosciuto del comune di Belice,  divenuto poi famoso in seguito al terremoto. Rita era figlia del “boss” locale ovvero Vito Atria. Il padre fu ucciso quando la piccola Rita aveva 11 anni, ciò la portò a legarsi con il fratello Nicola e la cognata Piera Aiello. In questo periodo il fratello le “svela” svariati progetti, nomi e azioni fella mafia. Purtroppo però anche il fratello nel giugno del 1991 fu ucciso dalla mafia. In seguito a questo lutto la moglie di Nicola, Piera, presa  dalla rabbia incominciò a collaborare con la polizia, così anche Rita prendendo esempio dalla cognata, incominciò a collaborare con la polizia e conobbe il giudice Paolo Borsellino. Sin dal loro primo incontro fra i due ci fu un amore filiale e da quel momento non si lasciarono più.  Paolo l’adotto, lei era la sua “picciridda” e per Rita “ zio Paolo” era veramente ragione di vita! Grazie all’intervento di Rita furono arrestati vari mafiosi. Per sicurezza la ragazza viveva a Roma in un indirizzo segretissimo. Qui studiava,  ma la sua vita era veramente difficile, non poteva avere vita sociale e doveva essere sempre scortata perché ogni giorno c’era rischio di morte. S’impegnava tanto negli studi; sta di fatto che pochi giorni prima della sua tragica morte, aveva dato l’esame di maturità portando come argomento di tesina Giovanni Falcone .

Purtroppo dopo la strage di “via d’Amelio“ la quale portò la morte di Paolo Borsellino, esattamente dopo una settimana, Rita si lanciò dal settimo piano del suo “palazzo segreto”.  La polizia trovò sul tavolo una lettera per Paolo Borsellino dove stava scritto : “Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita.

Tutti hanno paura,  ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi.

Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amicila mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarci.  
Borsellino,  sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta.
Rita Atria”

Così il 26 luglio del 1992 si chiudono per l’ultima volta i dolci occhi neri della piccola Rita.

Al funerale della piccola Rita non si presentarono i compaesani, il suo fidanzato,  ma soprattutto la cosa più strana e pazzesca è che a quel funerale non ci fu neanche la madre!

Si presentò solo dopo la cerimonia, si presentò dinanzi la sua tomba con un martello distruggendo la lapide di marmo, e non “contenta” distrusse anche la foto della sua bambina. Non era rabbia per la sua morte, non era dolore, non era la sofferenza della perdita della figlia, non era lutto,  era odio, odio per la sua bambina, per ciò che aveva portato in grembo per nove mesi, per il sangue del suo sangue.

““”””Fimmina con lingua longa e amica degli sbirri”,  queste furono le uniche  parole della madre in quella occasione.

La riteneva una vergogna per tutti i mafiosi le ripeteva in continuazione che doveva farsi i fatti suoi . Era “na Fimmina senza onore” per la madre.

Ma Rita è morta per noi ed è importante che noi la ricordiamo per quello che è stato  per quello che è !

HANNAH  ARENDT

Hannah Arendt (Linden, 14 ottobre 1906 – New York, 4 dicembre 1975) è stata una filosofa, storica e scrittrice tedesca naturalizzata statunitense. Emigrata negli Stati Uniti d’America, da cui ottenne anche la cittadinanza, rifiutò sempre di essere categorizzata come filosofa.

Nata da una famiglia ebraica a Linden e cresciuta a Königsberg prima (città natale del suo ammirato precursore Immanuel Kant) e Berlino poi, Arendt fu studentessa di filosofia di Martin Heidegger all’Università di Marburgo. Ebbe una relazione sentimentale segreta con quest’ultimo, scoprendone solo piuttosto tardi le simpatie naziste, da cui si dissociò, non riuscendo tuttavia mai del tutto a cancellare l’amore e la devozione verso il suo primo maestro. Dopo aver chiuso questa relazione, Hanna Arendt si trasferì a Heidelberg dove si laureò con una tesi sul concetto di amore in sant’Agostino.

La tesi fu pubblicata nel 1929, ma a Arendt fu negata la possibilità di venire abilitata all’insegnamento nelle università tedesche nel 1933, per via delle sue origini ebraiche. Dopo di che lasciò la Germania per Parigi. Durante la sua permanenza in Francia Hannah Arendt si prodigò per aiutare esuli ebrei della Germania nazista. Ad ogni modo, dopo l’invasione tedesca (e conseguente occupazione) della Francia durante la seconda guerra mondiale, e la successiva deportazione di ebrei e ebree verso i campi di concentramento tedeschi, Hannah Arendt dovette emigrare anche da qui. Nel 1940 sposò il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher, con cui emigrò (assieme a sua madre) negli Stati Uniti, con l’aiuto del giornalista americano Varian Fry. Dopo di che divenne attivista nella comunità ebraica tedesca di New York, e scrisse per il settimanale Aufbau.

Dopo la seconda guerra mondiale si riconciliò con Heidegger e testimoniò in suo favore durante un processo in cui lo si accusava di aver favorito il regime nazista. Morì il 4 dicembre 1975 in seguito ad un attacco cardiaco, fu sepolta al Bard College, in Annandale sullo Hudson, New York. Nel 1985 a Parigi si tenne un convegno sull’opere della Arendt organizzato da Françoise Collin, filosofa e saggista belga nonché illustre appartenente al Movimento femminista francese; questo ciclo di conferenze aprì la strada ad una innovativa interpretazione del pensiero Arendtiano.

Le opere

I lavori della Arendt riguardarono la natura del potere, la politica, l’autorità e il totalitarismo.

Nel suo resoconto del processo ad Eichmann per il New Yorker (che divenne poi il libro La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme (1963)) Arendt ha sollevato la questione che il male possa non essere radicale: anzi è proprio l’assenza di radici, di memoria, del non ritornare sui propri pensieri e sulle proprie azioni mediante un dialogo con se stessi (dialogo che la Arendt definisce due in uno e da cui secondo lei scaturisce e si giustifica l’azione morale) che persone spesso banali si trasformano in autentici agenti del male. È questa stessa banalità a rendere, com’è accaduto nella Germania nazista, un popolo acquiescente quando non complice con i più terribili misfatti della storia ed a far sentire l’individuo non responsabile dei suoi crimini, senza il benché minimo senso critico.

Scrisse anche Le origini del totalitarismo (1951), in cui tracciò le radici dello stalinismo e del nazismo, e le loro connessioni con l’antisemitismo. Questo libro fu al centro di molte controversie, perché comparava due sistemi che alla maggior parte degli studiosi europei – e anche a molti statunitensi – sembravano diametralmente opposti.

L’opera però che delinea in maniera esemplare la sua teoria politica venne pubblicata nel 1958 con il titolo Vita Activa. La Condizione umana in cui compie una spregiudicata analisi della società di massa ed un’accorata denuncia della condizione dell’uomo contemporaneo condannato a una sostanziale solitudine.

ENRICHETTA CARACCIOLO (Napoli, 1821 – 1901)

Enrichetta Caracciolo nacque a Napoli il 17 Febbraio 1821, figlia di Don Fabio Caracciolo e della nobildonna palermitana Teresa Cutelli. Alla morte del padre, la madre, desiderosa di risposarsi e di restare libera dai precedenti vincoli familiari, la costrinse ad entrare nel convento di San Gregorio Armeno a Napoli.

  Nel 1840, all’età di diciannove anni, Enrichetta fu costretta dunque a prendere i voti ma nel 1846 presentò al Papa Pio IX una richiesta di essere sciolta dai vincoli monacali. La sua richiesta però non fu accolta.

  Nel 1848, in occasione della prima guerra d’Indipendenza, prese posizione contro i Borboni, per quanto le fosse possibile considerando la sua condizione di monaca, introducendo in convento giornali liberali e denunciando il fenomeno delle monacazioni forzate.

  Il 7 Settembre del 1860, quando Giuseppe Garibaldi entrò a Napoli, durante la messa di ringraziamento per la sconfitta dei Borboni, Enrichetta depose sull’altare il velo monacale, lasciando per sempre il convento. Più tardi, nonostante l’età – aveva superato i quaranta anni e dunque all’epoca non era più considerata in età da matrimonio – e il suo trascorso monacale, sposò il patriota Giovanni Greuther e pubblicò un libro di memorie, I misteri del Chiostro Napoletano (1864), che destò grande interesse e fu tradotto in sei lingue. L’opera ebbe un successo immediato in Italia e all’estero, suscitò anche vivaci polemiche per il suo taglio violentemente anticlericale e fu apprezzata anche da personaggi come Manzoni, Settembrini e dal principe di Galles. Inoltre Garibaldi le scrisse una lettera per ringraziarla di alcuni bellissimi sonetti che aveva a lui dedicato.

  Nel 1866, anno della terza guerra d’Indipendenza, pubblicò un Proclama alla Donna Italiana in cui esortava le donne a sostenere la causa nazionale. Nel 1867 fece parte del Comitato femminile Napoletano di sostegno al disegno di legge di Salvatore Morelli per i diritti femminili.

  Nonostante la sua notorietà e la sua infaticabile attività, Enrichetta non ebbe alcun riconoscimento ufficiale dal governo italiano. Garibaldi, partendo dall’assedio di Capua, non fece in tempo a firmare il decreto con il quale aveva intenzione di nominarla ispettrice agli educandati di Napoli.  Riteniamo giusto intitolare una strada di Napoli ad Enrichetta Caracciolo: pur essendo stata una figura molto importante nella storia – partecipò attivamente all’Unità d’Italia e fu tra le prime ispiratrici del movimento femminista – non ha mai goduto di un riconoscimento ufficiale, che giungerebbe ora finalmente da parte della sua Città.

  Ammirevole è stato il suo coraggio di esprimere le proprio idee e di raccontare la sua esperienza in un libro, in un periodo in cui era quasi impossibile per una donna ribellarsi, far valere i propri diritti ma soprattutto battersi contro la monacazione forzata

 Dobbiamo considerarci fieri di aver avuto una donna di gran valore a Napoli che merita l’intitolazione di una strada cittadina.

  Il 17 febbraio del 1600, il filosofo Giordano Bruno fu condannato al rogo dalla Chiesa di Roma per non aver rinnegato le sue idee. Egli è considerato un martire del libero pensiero contro l’oscurantismo e l’intolleranza della religione.

Il 17 febbraio – celebrato da molti come il giorno della libertà di pensiero – potrebbe essere considerato per i napoletani come un giorno doppiamente importante: infatti è anche il giorno della nascita di Enrichetta Caracciolo che – come il filosofo nolano – si è battuta con determinazione fino alla fine dei suoi giorni per difendere ed affermare le sue idee.

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Il “rigore” in politica … non viene mai fischiato!

imagesOggi leggo le reazioni dei politici tutti dichiarati assolti anche in secondo grado per la questione Romeo mentre per il caso Bagnoli si è aperta una inquietante finestra sulle bonifiche. Devo dire che venerdì scorso (11.04) in commissione ambiente ho avuto modo di esprimere tutto il mio rammarico verso l’amministrazione dichiarando che non è possibile che arrivi sempre prima la magistratura e che la politica sia sempre in ritardo. Sulla questione, infatti, noi di Ricostruzione Democratica ci siamo espressi molte volte chiedendo alla giunta di accertare cosa era accaduto nella partecipata e di giungere allo scioglimento della stessa (clikka). Manco a dirlo siamo stati completamente inascoltati ed oggi ci troviamo nell’antipatico ruolo di chi afferma “ve l’avevamo detto!”. Ora, invece, gli amministratori dell’affare Romeo festeggiano per la loro assoluzione che, ovviamente, non metto in discussione nel modo più assoluto, ma spero che la politica (quando sarà il caso) non vada dietro a questa cosa ma esamini con diligenza e perizia i comportamenti facilmente riscontrabili dalle intercettazioni telefoniche relative a quel giudizio che emergono dalla Ordinanza del GIP presso il Tribunale di Napoli che convalidò la richiesta di misure cautelati. Per carità non voglio fare o rifare alcun processo ma da quegli atti emerge che gli amministratori interloquivano eccome in modo assolutamente amichevole con l’imprenditore Romeo a cui la Corte di Appello di Napoli ha aggravata la pena per alcuni dei reati in ogni caso ritenuti commessi! Con ciò voglio dire che la Politica dovrebbe essere, secondo me, ancora più rigorosa della Giustizia, proprio perché è in gioco l’interesse pubblico e la buona amministrazione dovrebbe arrivare prima della magistratura, perché tal volta ciò che non è reato è inopportuno o talvolta illegittimo per un pubblico amministratore. Per questi motivi ho chiesto in commissione venerdì scorso le dimissioni del CDA di Bagnoli Futura che in due anni anziché verificare le carte e leggere con attenzione la relazione della Commissione Parlamentare di inchiesta, ha proseguito il programma della precedete giunta in modo assolutamente acritico e supino. Non c’è che fare in politica la parola “rigore” è riferita solo al allo sport del calcio e tutti sembrano avere la memoria corta, se sui principali giornali oggi si leggono interviste di importanti politici campani politicamente responsabili del disastro Napoli. Spero che la demolizione del presente non serva come lascia passare alla vecchia politica compromessa per uomini ed azioni.

La memoria: Su Romeo altri post che chiariscono il suo importante ruolo nell’amministrazione cittadina.

Romeo e l’insula

Romeo inaffidabile per il TAR Campania

Il percorso di guerra: la spiegazione di Romeo

L’ass. Tuccillo e la difesa dell’Insulsa

Il percorso di guerra di Romeo

Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 14.04.2013

▪    Lepore: «Mi dispiace per quegli assessori»

L’ex procuratore: capisco l’amarezza. Gambale: accanimento su tesi senza prove di GIANLUCA ABATE

«Stimo Giovandomenico Lepore. E, proprio per questo, ora mi aspetto le sue scuse. Una persona perbene come lui, quando sbaglia, deve avere l’onestà intellettuale di dire che ha commesso un errore». Giuseppe Gambale, l’ex assessore al Comune di Napoli arrestato il 17 dicembre 2008 nell’ambito dell’inchiesta sul Global service e assolto per la seconda volta, commenta così il verdetto emesso due giorni fa dalla corte d’appello. E l’ex procuratore di Napoli, interpellato dal Corriere del Mezzogiorno, si dice «dispiaciuto per quello che gli assessori hanno patito in questo periodo». Insomma, se non sono le scuse richieste, poco ci manca.

L’ex assessore

Breve riepilogo della vicenda. Giuseppe Gambale, Felice Laudadio, Ferdinando Di Mezza ed Enrico Cardillo due giorni fa vengono assolti al termine del processo d’appello. I giudici inaspriscono le pene per Alfredo Romeo e Felice Mautone, ma escludono l’associazione a delinquere e confermano dunque il verdetto di primo grado per gli ex assessori della giunta di Rosa Russo Iervolino. «Tutto ciò si poteva evitare», dice amareggiato Gambale. «Bastava leggersi gli atti. La verità era nelle carte già dal 17 dicembre 2008, il giorno degli arresti. C’erano le delibere, la sospensione della gara. Sarebbero stati sufficienti più accortezza e minore pregiudizio per evitare tutte queste sofferenze. Il giudice Enrico Campoli, nell’assolverci, parlò di autismo giudiziario. Ecco, credo che se si è arrivati a questo punto è proprio per quel volersi accanire su una tesi senza avere i riscontri». L’ex assessore, però, non ce l’ha con i magistrati: «Giovandomenico Lepore l’ho sempre stimato. Ed è proprio per questo che adesso mi aspetto le sue scuse. Così come attendo quelle di Franco Roberti, un altro magistrato di valore. Sono due persone perbene, e credo che una persona perbene, quando sbaglia, debba avere l’onestà intellettuale di dire che ha commesso un errore. Sia chiaro, io non nutro alcun risentimento neppure nei confronti dei tre pm che mi hanno indagato, e lo può testimoniare proprio uno di loro, Vincenzo D’Onofrio, cui ho pubblicamente stretto la mano. Il problema sta nel fatto che questa non era un’inchiesta di competenza della Procura antimafia, ma andava assegnata al pool che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione. Quei tre pm fanno inchieste straordinarie sulla criminalità organizzata, ma in questi casi è diverso il modo di leggere gli atti, di valutare un’intercettazione». Le ultime due stoccate sono per Rosa Russo Iervolino («Se invece di definirci sfrantummati ci avesse difeso, oggi avrebbe potuto rivendicare la sua scelta») e per il Pd: «La custodia cautelare è usata come clava: la giustizia va riformata, sono in gioco le garanzie dei cittadini».

L’ex procuratore

La parola «scuse» l’ex procuratore di Napoli non la pronuncia mai. Ma Giovandomenico Lepore mostra comunque un coraggio non comune nel commentare la sentenza: «Ho appreso dalla stampa che è stata confermata la nostra linea su Romeo e Mautone, ma che è stata invece decisa ancora una volta l’assoluzione degli ex assessori. Rispetto la decisione, evidentemente la nostra tesi era poco convincente. E per questo, avendo firmato anche io sia gli atti di quel procedimento che il ricorso in appello, oggi ritengo di dover esprimere a titolo personale dispiacere per le sofferenze patite dagli assessori in questi anni». È l’ammissione di un errore? «Se i giudici non hanno condiviso la nostra impostazione sugli assessori in tutti e due i gradi di giudizio, allora è evidente che l’errore l’abbiamo commesso noi».

Enrico Cardillo «Riconosciuta la mia onestà»

NAPOLI — È una sorta di liberazione l’assoluzione nel processo sul «presunto sistema Romeo» per Enrico Cardillo, all’epoca dei fatti assessore al Bilancio della della giunta Iervolino. L’ex sindacalista affida la sua soddisfazione ad una nota, nella quale spiega che «ancora una volta e definitivamente si riconosce l’onestà e la moralità con cui mi ero messo a disposizione di Napoli. Quando ho ascoltato in aula la sentenza il pensiero è andato alle sofferenze della mia forte famiglia, ma soprattutto a quella di Giorgio Nugnes, che non c’è più. La sentenza di appello demolisce definitivamente la malafede di quanti vollero leggere nel mio addio con le dimissioni da assessore, come una fuga. In questi cinque anni sono stati tanti i momenti di forte sofferenza, ma la certezza di essere una persona onesta, e di avere sempre operato affermando la legalità, sono stati pienamente riconosciuti dai giudici».

A. S.

Scene di guerriglia urbana per la ZTL

follaStamane (10.04.2013) Napoli ha subito una vera e propria scena di guerriglia urbana per la manifestazione indetta dai commercianti con serrata dei negozi e cortei sfociati innanzi a Palazzo San Giacomo con lancio di bombe carta e tafferugli. Non discuto che gli organizzatori fossero in buona fede ed abbiano voluto manifestare un disagio, ma la mia esperienza diretta è stata assolutamente preoccupante. La gente sembra avere ormai in testa solo l’azzeramento delle ZTL a cui a parole tutti sono d’accordo, ma poi, mettici la crisi trasporti e le eccezioni ed alla fine tutto salta. In sostanza dire che si è per le ZTL come in tutti i paesi europei, è solo una questione di moda. Su questo blog troverete altri miei interventi ed anche una proposta di modifica della ZTL del 20.04.2012 (clikka) che faceva propri i suggerimenti della Municipalità, quindi, non credo di dover dimostrare come la penso. Ad ogni buon conto stamane la scena che mi si è parata davanti è stata davvero raccapricciante: Prima ho incontrato un mio conoscente titolare di un Bar a Via Tarsia che mi ha detto che l’hanno fatto chiudere per forza a suon di minacce, poi, ho incontrato davanti piazza municipio, tra le tante persone che conoscevo, una signora anziana in mezzo alla folla, che mi ha gridato contro “eccolo io ho votato a De Magistris per mezza sua!”, rischiando di aizzarmi così la folla contro! Per fortuna ho mantenuto la calma e prontamente e con fermezza gli ho gridato di rimando e contro che a De Magistris lei l’aveva votato perché aveva il figlio candidato alla municipalità col sindaco in napoli è tua mentre al Comune aveva votato altra “persona” portata dal figlio stesso!! Dopo questa esperienza mi viene solo da dire che schifo! In piazza, salvando le persone in buona fede che erano la stragrande maggioranza, io ci ho visto la peggio borghesia di questa città e la camorra!

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Sulla ZTL qualche tempo fa scrivevo: “Una nota di esperienza: sono nato ed ho vissuto buona parte della mia vita nella periferia nord di Napoli (Marianella) ricordo che vivevo con un grande senso di frustrazione i tentativi di dispositivi di ZTL degli anni ’80 perché mi sentivo respinto dalla Napoli che mi aveva partorito. Io che vivevo in un quartiere degradato quando venivo al centro, la città mi respingeva, sentivo come se ci fosse qualcosa o qualcuno che voleva farmi rimanere nel degrado. Non vorrei che accadesse anche questa volta! La ZTL non deve essere una operazione come dire “borghese” ma “popolare”, proprio coloro che hanno meno mezzi e si devono spostare finiscono paradossalmente per essere colpiti dalla ZTL perché hanno maggior bisogno di spostarsi con l’auto. L’operaio che deve passare dal centro per andare a pomigliano a lavorare in FIAT  trova più conveniente infilare la chiave nel cruscotto e forse se ne frega altamente della ZTL se non gli consentiamo di andare a lavorare per far mangiare i propri figli”.

In tutto questo cosa ne penserà il M5S la terza forza del paese?

La camorra come sistema di risoluzione dei conflitti familiari

camorraNella mia esperienza professionale di avvocato civilista è la seconda volta che mi capita di inciampare, per fortuna indirettamente, nella camorra come maldestro mezzo di risoluzione dei conflitti familiari. Il primo caso, risale a qualche anno fa, è stato quello di un marito vessato da “o sistema” perché non versava, secondo quanto ritenuto adeguato dalla moglie, l’assegno alimentare. Un boss, (mi dissero di grosso calibro) del quartiere sollecitato dalla moglie, pare che sarebbe intervenuto direttamente e, poi, tramite i suoi guardaspalle sul povero malcapitato e modesto signore, solo che poi l’intervento, divenuto ripetuto, si sarebbe trasformato anche in canzonatorio, finendo per ledere in profondità l’orgoglio, dell’incensurato e modesto malcapitato, che una sera, in preda ad una accecata crisi, mista di rabbia e mortificazione, rientrava a casa per poi riuscirne munito di coltellaccio che prontamente infilava, con evidente sorpresa di tutti, nella pancia del “bigboss”, riparando, poi, presso un vicino comando di polizia. La cosa, se si può dire “divertente” (anche perché chi me lo ha raccontato, arrivato a questo punto, rideva a crepapelle), fu che la polizia, avendo di fronte un uomo, assolutamente modesto ed incensurato, si apprestò ad arrestare il boss gravemente ferito all’ospedale presso cui si era ricoverato d’urgenza. Un altro caso che mi è capitato più recentemente e mi ha fatto venire in mente quello che ho appena raccontato, riguarderebbe una donna che avendo in sostanza perso il requisito dell’assegno alimentare si sarebbe rivolta alla camorra affinché convincesse l’ex marito a rinunciare al ricorso giudiziario per la revoca dell’assegno. La cosa che mi ha colpito, questa volta, è stata che al malcapitato ex marito la camorra non avrebbe imposto la sola rinuncia della causa, ma avrebbe chiesto anche un compenso di mille euro per l’intervento “illegale”. In sostanza mentre gli avvocati ricevono un compenso per l’intervento legale, così la camorra richiede un compenso per l’intervento “illegale”. Ovviamente questa cosa mi ha fatto incazzare ma ha anche suscitato in me una certa ilarità, ritenendo questa gente oltre che assolutamente scadente anche molto più vicina alla figura cabarettistica del cd. “guappo e cartone”.  Mi chiedo se per la camorra valga il brocardo: “tra moglie e marito non metterci il dito”.

Ovviamente lascio a voi ogni considerazione di carattere strettamente sociale ….

La Costituzione congelata di Massimo Villone

villoneUna classe politica sempre alla ricerca del consenso spicciolo ed in prossimità delle consultazioni che non ha voluto e saputo cerare una coscienza politica nel paese. Formazioni di sinistra che fanno l’occhiolino al centrodestra e formazioni di destra populiste che in campagna elettorale propongono condoni in tutte le materie ed a tutto spiano. Il maggioritario che, per l’incapacità dei partiti, non ha creato due blocchi di idee contrapposte, ma corpuscoli del 29/30% che pensano da soli di dover governare l’Italia senza ter conto dell’altro 70% . Il risultato è stato grillo leader Maximus che dice di non essere né di destra né di sinistra ma di sopra (creando una singolare nuova visione politica) mettendo insieme gli opposti ideali degli italiani che lo faranno implodere. Occorre ritornare al passato, al primo dopoguerra, mettendoci in testa che non ci sono scorciatoie, che la società italiana deve avere movimenti politici delineati nei loro Ideali senza ammiccamenti ed inciuci e con l’obiettivo di formare una classe dirigente. Oggi sentendo le notizie sui saggi nominati da Napolitano, mi fanno un po’ schifo tutti! Il M5S, attraverso crimi fa sapere che anziché tenersi monti sarebbe stato meglio che bersani si fosse presentato alle Camere, perché pur non ottenendo la fiducia, sarebbe rimasto in carica per il solo disbrigo degli affari correnti, col risultato minimo di avere almeno un governo più aderente al risultato elettorale. E’ durato qualche minuto perché il “grilloparlantepadrone” l’ha smentito immediatamente dicendo che bersani è uguale a monti!
Leggete questo bell’articolo di Villone che ci chiarisce un po’ di cose ed è stato colto, almeno in parte, dal crimi senza saperlo.
Editoriale di di Massimo Villone – Su il Manifesto di oggi 02.04.2013
Napolitano ha surgelato la crisi. Il capo dello Stato, il governo pre-voto, il parlamento neo-eletto restano ciascuno al proprio posto. Nuovi sono solo i saggi, che dovrebbero dare a tutti lumi sul che fare. È opinabile che sia la via utile e costituzionalmente corretta. Su una cosa Napolitano ha ragione. Un governo esiste, comunque e sempre. Allo stato, è il governo Monti. Dimissionario e senza fiducia, ma con i poteri formali necessari anche per i provvedimenti d’urgenza di cui si manifestasse la necessità. E il governo è parte necessaria anche nei lavori parlamentari, quale che sia l’opinione del M5S. Basta leggere i regolamenti di Camera e Senato per saperlo. Ma un dubbio viene: se governo senza fiducia doveva essere, perché Monti? Se il popolo sovrano avesse voluto Monti ancora in carica, l’avrebbe votato in massa. È accaduto il contrario. Per di più, Monti ha rotto il rapporto fiduciario già prima del voto, con le dimissioni. Realizzando così la stessa situazione che sarebbe seguita al diniego della fiducia per un governo di nuova formazione, oggi. Perché allora opporre a Bersani l’ostacolo – di fatto insuperabile – di un sostegno parlamentare certo, per poi giungere a un governo per cui era ed è certa la mancanza di sostegno? Perché non puntare a un governo magari senza fiducia, ma comunque legittimato dal consenso prevalente degli italiani, come Bersani, per giungere invece a un governo parimenti senza fiducia, e in più colpito dal dissenso prevalente degli stessi italiani, come Monti? Ci si richiama al gradimento europeo e dei mercati. Ma non può essere l’unico elemento a sostegno del permanere in carica di un governo. E in specie per il costituzionalista si pongono quattro domande. La prima: può il capo dello Stato omettere ogni iniziativa, e lasciare in carica il governo Monti, senza ulteriori formalità? A mio avviso, no. Per l’art. 94, primo comma, Cost., il governo «deve» avere la fiducia delle Camere. Ciò significa quanto meno che non si può ignorare se il governo la fiducia l’abbia o non l’abbia, né si può lasciare in carica a tempo indeterminato un governo senza fiducia. Tale è invece inevitabilmente il caso per l’attuale governo, che non ha alcun rapporto con il Parlamento espresso dal voto. Per questo, è necessaria una nuova nomina di premier e ministri, sia pure con le stesse persone. A seguire, la presentazione alle Camere e il voto di fiducia ai sensi dell’art. 94, commi 2 e 3. La seconda domanda: laddove manchi una nuova nomina, può il governo così congelato in carica evitare un passaggio in Parlamento con voto sulla fiducia? Non può. Per gli stessi motivi di cui al punto precedente, il venire in essere di nuove Camere rende inevitabile la verifica del rapporto con il governo. Nella nostra forma di governo l’esistenza o inesistenza del rapporto fiduciario non si presume. Si certifica per il sì o per il no, con il voto sulla fiducia. L’ipotesi di un governo che rimanga in carica senza sapere se mai si giungerà a quel voto non è compatibile con l’art. 94. La terza domanda: qual è la posizione dei saggi nei lavori parlamentari? Nei regolamenti delle Camere, gli unici soggetti legittimati alla presenza e alla iniziativa sono i parlamentari e il governo. Salvo casi specifici come la petizione, o alcune limitate ipotesi di iniziativa legislativa, gli apporti di soggetti terzi sono eventuali e a richiesta, ed entrano nel procedimento solo se fatti propri da un soggetto legittimato. Chi si renderà portatore del prodotto dei saggi? I presidenti di commissione? I parlamentari? Il governo? Chi difenderà quel prodotto nella gestione degli emendamenti, e come? Un governo che non può mettere la questione di fiducia, perché per definizione la fiducia non l’ha, e dovrà – per il parere obbligatorio – rimettersi costantemente all’Aula? Alla fine, decideranno gruppi parlamentari e partiti. Ma allora bastava partire dalle proposte che sono state avanzate nel corso degli anni. Cosa potranno inventare di nuovo i saggi? La quarta domanda: che fine fa la responsabilità politica? Un governo già dimissionario, imbalsamato dopo la cesura elettorale, condotto dal leader meno legittimato politicamente nel voto, senza fiducia parlamentare, a chi risponde di che? E i saggi chiamati a risollevare la repubblica, a chi rispondono a loro volta? A un presidente che nel frattempo avrà terminato il suo mandato? E se il nuovo capo dello Stato volesse dei saggi più saggi, potrebbe più o meno motivatamente licenziare i primi? Se il disastro del paese dovesse confermarsi o addirittura aggravarsi chi ne assumerebbe la responsabilità, e sulle spalle di chi cadrebbe la censura per i costi sociali, politici, economici? Quali elementi utili per il nuovo turno elettorale, comunque vicino, darà l’esperienza che ora si avvia? In qualche punto si è smarrita la via giusta. Una lettura ci dice che il pensiero unico della governabilità a ogni costo ha prevalso, come da venti anni a questa parte, e pur essendone venuti disastri indiscutibili. Non si sfugge alla sensazione che l’Italia dei governicchi fosse alla fine più governata dell’Italia di oggi. Si parla di soluzione olandese. Il richiamo all’esperienza straniera è sempre elegante. Ma attenzione: può accadere che partendo dai tulipani si giunga ai crisantemi.

Il Consiglio Comunale su Bagnoli la grande incompiuta

colmataIeri (28.03.2013) c’è stato il Consiglio Comunale. Il tema da discutere era Bagnoli, un’area che da vent’anni aspetta di essere restituita ai cittadini. Noi ci siamo già più volte espressi su molte questioni e molti sono i post su questo blog: parco dello sport (clikka)Bagnoli Futura (clikka) e la nostra posizione di opposizione alla ricapitalizzazione (clikka)la bonifica (clikka) e tante altre questioni che riguardano anche lo Zoo, Edenlandia e Cinodromo (clikka), il Collegio Ciano (ex NATO) clikka etc. Di recente c’è stato poi l’incendio di Città della Scienza un colpo al cuore per l’intera area che ha aperto una discussione sulla ricostruzione che in ragione degli strumenti urbanistici vigenti e del vincolo ambientale sull’area non potrebbe essere ricostruita dov’era. La questione è spinosissima ed a me non è ancora del tutto chiara ma ne stiamo con coscienza discutendo fra noi, con i cittadini di buona volontà e l’assise di Bagnoli. Ieri il Sindaco di cui posto il video, ha iniziato ad esporre la sua idea su Bagnoli ricomprendendo anche le altre aree e devo dire che sia io, che Carlo Iannello che Simona Molisso, abbiamo apprezzato molto la visione offerta, sembrava di sentire uno di noi o di leggere uno dei nostri blog. La cosa che mi ha colpito è stata la reazione di qualche consigliere di maggioranza che, forse abituato a vederci critici ci ha, in un certo qual modo, redarguiti dicendo che erano solo chiacchiere e non ci sono atti e fatti a conforto. Ho ovviamente risposto che noi siamo e siamo stati critici tutte le volte che c’è stato bisogno, secondo la nostra visione, di essere critici votando anche contro importanti atti (i link sopra lo dimostrano), ma che non abbiamo alcuna preclusione di sorta verso il sindaco mentre, invece, gruppi o colleghi di maggioranza, seppure critici, quando si è trattato di votare poi hanno sempre votato appoggiando le scelte. Voglio dire che per noi non c’è alcuna preclusione preconcetta, la nostra strada è sempre e comunque l’interesse pubblico e se il Sindaco dimostra di essere sintonizzato su questo “canale” ovviamente avrà il nostro appoggio non dovendo dimostrare nulla a nessuno e nella consapevolezza di poter sempre valutare in scienza e coscienza gli atti su cui si chiede un nostro voto. Ad ogni buon conto anche questa volta le notizie uscite sul giornale sono inadeguate perché rappresentano una realtà semplicistica, il TG3 Campania ha titolato: “Nulla di Fatto” perché ci siamo aggiornati (sic!). Invece credo e spero che l’intervento del Sindaco sia stato qualcosa di più che noi ovviamente misureremo sui singoli atti! Un’altra questione che mi ha colpito è l’articolo di oggi sul Corriere (che vi incollo stotto) che riporta la notizia della visita del nuovissimo Presidente del Senato a Città della Scienza e la sua dichiarazione che questa venga ricostruita la dov’era! Mi chiedo se i politici di “grosso calibro” (noi siamo degli artigiani della politica) si informino e studino prima di parlare. La questione è assolutamente dilaniante per noi! Da un lato, infatti, c’è la tesi di quelli che non vogliono darla vinta alla camorra (sempreché sia stata la camorra a combinare il disastro) dall’altro c’è la voglia di ripristinare la linea di costa e di dare libero accesso alla spiaggia nel rispetto dei vincoli ambientali e del PRG. Inoltre, ci sono i lavoratori che sono stati (non capisco il perché) catechizzati sulla tesi della ricostruzione di Città della Scienza là dov’era. In realtà nel ragionamento che stiamo portando avanti c’è che il nostro territorio non ha bisogno di altro cemento, che nell’area ci sono altri manufatti immediatamente disponibili, che rischierebbero l’abbandono o la speculazione, tra cui il collegio Ciano, la Mostra d’Oltre Mare, le aree Zoo, Edenlandia, Cinodromo, che potrebbero essere utilizzate sin da subito facendo in modo che i soldi che dovrebbero essere spesi in cemento, potrebbero essere spesi in formazione e progetti, in una parola in persone, e poi non capisco cosa possa interessare ai lavoratori, lavorare lì dov’era o a pochi metri! Allo stato è ancora tutto ingarbugliato come è strana la circostanza che il Comune di Napoli sarebbe socio della Fondazione Idis solo a metà perché non avrebbe completato, a distanza di vent’anni, il procedimento di adesione (?). Io sono caparbio e voglio capire! Napoli è una città difficile e senza i suoi cittadini di buona volontà non si solleverà MAI !

In consiglio abbiamo depositato due ordini del giorno che vi invito a leggere: 1.ODGbagnoli28.03.2013 (clikka)2.ODGbagnoli28.03.2013 (clikka)

L’intervento del Sindaco al 2:15:00

Dal Corriere del Mezzogiorno del 29.03.2013 Angelo Lo Monaco:

Grasso: Città della Scienza risorgerà dov’era

Il presidente del Senato a Coroglio accolto dal governatore e Silvestrini

NAPOLI — Nella sua visita a Città della Scienza, il presidente del Senato Pietro Grasso ha scelto parole pienamente in linea con lo spirito pasquale del periodo: «Sono qui — ha detto — in un atto di solidarietà per quello che è successo, un atto di vicinanza ai lavoratori rimasti senza lavoro. Per commemorare quello che è morto ma che deve rinascere. Non si può sottostare al ricatto di chi voleva distruggere questo sito che ha una valenza eccezionale sotto il profilo del paese, dell’Italia, della formazione dei nostri ragazzi, della scienza, della tecnica. Dev’essere ricostruito qui, in questa sede. Intanto perché è molto più facile ricostruire qui e molto più rapido. E poi so che ci sono già iniziative per convogliare dei fondi su Città della Scienza, seppure in un momento economico difficile». Prima di lasciare Coroglio, il nuovo presidente di Palazzo Madama, che ha scelto Napoli per la sua prima trasferta da quando gli è stata assegnata l’alta carica, ha poi fatto una promessa: «So che in questo mese è prevista una cerimonia di riapertura con gli allievi delle scuole: io tornerò per essere presente, per fare un giro insieme ai ragazzi, che certamente riprenderanno piano piano a frequentare questo luogo».

La cerimonia, che sarà sostanzialmente simbolica, è prevista per mercoledì 10 aprile (alle 20 nella Sala Newton) con un concerto di sostegno alla ricostruzione dello Science Centre dopo l’incendio del 4 marzo (biglietto d’ingresso fissato a 25 euro e prezzo scontato di 10 euro per i giovani fino a 18 anni). In quell’occasione il maestro Michele Campanella, che nel ’96 aveva suonato alla prima inaugurazione, eseguirà al pianoforte musiche di Liszt, Verdi e Wagner. A seguire si terrà l’inaugurazione di parte delle aree espositive, che riapriranno al pubblico dal giorno successivo. Per tutto il fine settimana si terranno eventi, animazioni e incontri, ovviamente utilizzando principalmente gli spazi all’aperto e quelli che il fuoco non ha devastato.

La visita di Grasso, raccontano i collaboratori di Vittorio Silvestrini, è nata per iniziativa dello stesso presidente del Senato, che alcuni giorni fa ha telefonato per comunicare le proprie intenzioni. Ieri, poi, è arrivato alle 14.40, dopo aver partecipato alla Festa dell’Aeronautica in piazza Plebiscito con il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, Grasso è stato accolto dal governatore Stefano Caldoro e dal professore Vittorio Silvestrini, fondatore e presidente della Fondazione Idis. Con loro si è fermato per i saluti di rito e per un aggiornamento sulla situazione dopo l’incendio. Successivamente, sempre con Caldoro e Silvestrini, Grasso si è avvicinato all’area del rogo. Al di là del nastro bianco e rosso, però, neppure lui è potuto andare, perché l’accesso è consentito soltanto ai vigili del fuoco impegnati nella rimozione delle macerie e dei detriti pericolosi. A porte chiuse, in quella che era la sede del sito web introdotta da un cartello con la scritta «Educazione alla scienza 2.0», il presidente del Senato ha incontrato una delegazione dei lavoratori di Città della Scienza che hanno perso, letteralmente, il posto di lavoro.

Al di là della visita e degli auspici espressi nell’occasione da Grasso, qual è la situazione concreta? Ci sono oppure no i soldi per la ricostruzione? E sarà una ricostruzione oppure un trasloco? Caldoro è fiducioso: «La volontà c’è tutta, attendiamo che il Governo approvi un decreto che rafforzerà la collaborazione interistituzionale. Inoltre, si è sbloccata la situazione di Corporea». Corporea è il museo in costruzione nell’area che ospita l’incubatore di imprese, proprio di fronte all’ingresso di Città della Scienza e ad essa destinato. I fondi sono gestiti dalla società regionale Campania Innovazione e i lavori sono fermi. Ma stanno per riprendere: per il completamento occorreranno dieci mesi. Meno di quanti ne occorrano per restaurare i padiglioni divorati dalle fiamme. «Corporea ha una superficie di 5.000 metri quadri, mentre nell’area distrutta ne avevamo 10.000», dice Silvestrini, che come Grasso sottolinea: «Città della Scienza resta qua, i suoli sono della Fondazione Idis. Per ricostruirla — aggiunge — occorre soltanto presentare una dia, la dichiarazione di inizio lavori, perché non serve una variante al piano regolatore, che invece sarebbe necessaria per spostare tutto altrove. L’edificio era stato costruito in epoca borbonica ed era lì dal 1853». Prima di presentare la dia, occorrerà verificare che somma riconoscerà l’assicurazione. E prima di ricostruire dovrà essere bonificato il terreno dalle sostanze inquinanti prodotte dall’incendio, no? «Sì, e per quell’operazione ci sono 5 milioni stanziati dal ministro Passera. All’inizio della prossima settimana sarò al Provveditorato alle Opere pubbliche, che se ne occuperà, per concordare un piano d’azione», dice con decisione Silvestrini. I tempi? «Diciotto mesi dall’inizio dei lavori, quindi per fine 2014 il museo sarà pronto».

Allarme per gli animali dello Zoo

208937_10200790566196317_1282480663_nOggi 24.03.2013 continuo a leggere sui giornali del problema dello Zoo ed in particolare della necessità che vengano alimentati gli animali. Devo dire che non mi piace il gioco del “te l’avevo detto” ma credo che occorra avere la capacità di leggere gli eventi che sulla vicenda si sono susseguiti e si susseguono. Ieri ho raccontato l’esito della commissione Bilancio  sulla Mostra d’Oltre Mare e sulla necessità che questa assumesse un ruolo da protagonista nella vicenda Zoo/Edenlandia/Cinodromo (commissione bilancio del 21.03.2013 clikka). Oggi, leggo sui giornali l’avallo di questa tesi e cioè che per gli animali, a parere del Tribunale, debba essere il Sindaco ad occuparsene, anche attraverso la nomina di un commissario e che la delibera con la quale si è affidato il compito al curatore fallimentare di spendere 50.000,00 €. in cibo per animali non è idonea per la diversa funzione che il curatore stesso svolge (sic!). Nel mio post citato, infatti, ho sottolineato che la funzione del Fallimento è quella di recuperare soldi per i creditori e che proprio per questo l’amministratore della Mostra d’Oltre Mare avrebbe dovuto assumersi la responsabilità della gestione della concessione delle aree di cui è proprietaria, non subendo supinamente le decisioni del Tribunale Fallimentare che, seppure guidato da un Giudice Delegato (Nicola Graziano) armato di buone intenzioni, non è l’organo giusto a tutelare gli interessi pubblici della gestione di quelle aree. Ora si è in cerca di un commissario che spenda i 50.000,00 €. in cibo per gli animali. Ebbene, a rischio di sgolarmi, secondo voi chi dovrebbe essere? Secondo me l’amministratore della Mostra D’Oltre Mare, proprietaria dei 17 ettari dell’intero parco che, a questo punto, dovrebbe cercare anche il modo di sciogliere il contratto stipulato con il fallimento (e non è detto che sia possibile) per fare egli stesso il bando europeo di concessione delle aree! E’ in gioco l’interesse pubblico. A breve, con i compagni di Ricostruzione Democratica e di quelli che ci stanno, penserei di lanciare una assemblea pubblica per raccogliere un po’ le idee sulla vicenda, sempreché l’Amministratore mi onori di darmi le carte che ho più volte chiesto. Ancora una volta registro la superficialità dei giornali che parlano dei soli effetti e non delle cause, quasi che i giornalisti credano che i cittadini non siano in grado di capirle. Come Carlo Iannello ha detto in un recente intervento in Consiglio Comunale, credo che la responsabilità della condizione nella quale ci troviamo non è solo determinata da una politica superficiale e sprecona ma anche da una altrettanta superficialità dei giornalisti che corrono dietro la notizia spot. Nel caso di specie “gli animali muoiono di fame” senza spiegare che, invece, la causa è l’assenza della politica, dell’amministrazione e di una imprenditoria degna di questo nome! Penso sempre più che questo paese vada ricostruito dalle fondamenta!

Da il Corriere del Mezzogiorno di oggi 24.03.2013

Il giudice bacchetta il sindaco: «Sullo zoo delibera sbagliata»

Gli animali ora hanno cibo solo fino a martedì

    NAPOLI — Nuovo colpo di scena nella vicenda dello zoo. La boccata d’ossigeno rappresentata dai 50.000 euro stanziati venerdì dal Comune rischia di saltare: la somma, infatti, non può essere affidata, come la delibera prevede, al curatore fallimentare della società Parks and Leisure srl, che gestiva la struttura: il curatore, infatti, ha il solo compito di liquidare la società. Di conseguenza il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, deve nominare una persona che sia responsabile della gestione della crisi del giardino zoologico. Lo ha stabilito il giudice delegato alla gestione fallimentare, Nicola Graziano, in un’ordinanza notificata a Palazzo San Giacomo. Nel provvedimento il giudice sottolinea che nelle celle frigorifere e nei magazzini dello zoo c’è cibo sufficiente per circa quattro giorni: se il sindaco non interverrà ad horas, i 50.000 euro non saranno spendibili e agli animali, a partire da mercoledì, non sarà garantita l’alimentazione. Nell’ordinanza, il giudice Graziano — che si è molto speso per salvare lo zoo assieme al pm Giovanni Corona — premette di aver ricevuto dal curatore fallimentare, Salvatore Lauria, una mail con «un file contenente la deliberazione della giunta comunale di Napoli n. 190 del 22 marzo 2013, con esecuzione immediata, con la quale si autorizzava il trasferimento della somma di euro 50.000 in favore del curatore fallimentare della società Parks and Leisure srl che dovrà essere specificamente autorizzato dal giudice delegato all’espletamento di tutte le attività necessarie ad assicurare il mantenimento degli animali». Tuttavia «non vi è luogo a provvedere in ordine alla richiesta di autorizzazione posta come condizione nella delibera»: «Appare evidente — si legge ancora nel provvedimento — che, per effetto della essazione dell’esercizio provvisorio, non la giunta comunale ma il sindaco di Napoli, pure sollecitato dal prefetto ed ancora prima dal procuratore della Repubblica, era chiamato ad esercitare ogni potere riconosciutogli dalla legge per scongiurare pericoli per l’igiene, la salute e l’incolumità pubblica, nell’ambito di quanto previsto rispettivamente dall’art. 50 del Testo unico degli enti locali, come prerogativa di sua esclusiva competenza, e dall’art. 54 del medesimo Testo Unico, nella veste di ufficiale di Governo. L’estrema urgenza in cui si versa induce il sottoscritto a ritenere, sia pure in modo del tutto atecnico, la deliberazione di giunta comunale alla stregua di un’ordinanza contingibile ed urgente dalla quale può ricavarsi che la previsione di somma di euro 50.000 appare una prima risposta operativa per affrontare da parte del Comune di Napoli il problema derivante dalle attuali condizioni dello Zoo di Napoli così come sopra descritto, potendosi individuare nella persona del dott. Salvatore Lauria una sorta di commissario ad acta. In tale ultimo (immaginato) caso appare chiaro che il dott. Lauria si porrebbe in una situazione di evidente incompatibilità se dovesse trovarsi a rivestire, nello stesso tempo, sia il ruolo di curatore fallimentare sia quello di longa manus del sindaco quale ufficiale di Governo, per cui si invita il sig. sindaco di Napoli ad individuare un funzionario che possa essere il responsabile del procedimento “gestione della crisi Zoo di Napoli”». La patata bollente torna dunque nelle mani di de Magistris. Intanto, il tempo stringe.

Zoo/Edenlandia/Cinodromo: Mostra d’Oltre Mare Assente

zooGià mi sono occupato in un precedente post della questione Zoo/Edenlandia/Cinodromo (clikka) ed alla luce dell’esame degli atti fondato essenzialmente sui provvedimenti del Tribunale di Napoli Sez.ne Fallimentare, mi ero ripromesso di chiedere degli approfondimenti all’amministratore della Mostra D’Oltre Mare, Dott. Rea, tanto che con una nota chiesi, in ragione delle mie prerogative di consigliere, di avere la perizia di stima ed il contratto di locazione stipulato con il fallimento, in ragione dei quali il canone di locazione da 840.000,00 €. era stato ridotto a 400.000,00 €. per trent’anni. Per tutta risposta ebbi un invito dell’amministratore presso la Mostra che ovviamente non compresi tanto, ripromettendomi di invitare l’amministratore stesso alla commissione che presiedo con delega alle politiche giovanili per chiarire anche i nostri ruoli istituzionali. Sennonché ho avuto la fortuna che il Presidente della Commissione Bilancio prima di me aveva invitato i vertici della Mostra e quindi, armato di buona speranza, scrivevo un’altra lettera all’Amministratore con la quale chiedevo l’invio dei documenti, prima della commissione stessa, affinché io potessi studiare le carte. Manco a dirlo la risposta dell’amministratore anche in questo cosa era interlocutoria riferendomi che in sede di commissione ne avremmo parlato (?). Armato ancor più di buone intenzioni mi sono presentato in commissione ed ho, con rammarico dovuto constatare, che anche in commissione le carte non c’erano. Con tono piccato ho fatto rilevare la cosa all’amministratore ed al Presidente della Commissione. Ad ogni buon conto ho sostenuto che nella vicenda per una scelta sbagliata dall’amministratore è mancato il controllo pubblico nella gestione del problema avendo in sostanza scelto la Mostra di far fare tutto al Tribunale Fallimentare di Napoli. Ho anche spiegato che le funzioni del Tribunale fallimentare sono quelle di tutelare prevalentemente i creditori, mentre quello della Mostra, è quello di tutelare l’interesse pubblico essendo la stessa partecipata da enti pubblici! Inoltre ho precisato che un contratto con canone più che dimezzato avrebbe forse richiesto un approfondimento e che le carte in ogni caso dovevano essere fornite ai consiglieri comunali in ragione delle loro prerogative di legge e di regolamento. Devo dire che la risposta dell’amministratore mi ha fatto cadere le braccia, egli ha sostenuto, infatti, che gli atti sarebbero, secondo lui, riservati e che la Mostra non avrebbe potuto far niente  nella vicenda perché il Tribunale Fallimentare precluderebbe ogni attività del proprietario del bene (sic!). Ho ritenuto, e l’ho anche detto che tale tesi è sbagliata tecnicamente e che mi avrebbero spinto a chieder le dimissione dell’amministratore nel caso si perseverasse in questa direzione. E’ difatti di palmare evidenza che la procedura fallimentare certo non incide così pesantemente sul diritto di proprietà di un terzo che peraltro, come nel caso di specie, prima del fallimento aveva già chiesto il rilascio con procedimento di sfratto per morosità. Inoltre, le procedure per la concessione di un bene pubblico danno maggiori garanzie di quelle adottate in sede di procedura fallimentare. Devo dire che sono anche deluso per le poche notizie che sono uscite il giorno dopo, nonostante fossero presenti un buon numero di giornalisti in commissione, nelle quali sono riportati aspetti assolutamente marginali e non rilevanti e che sono l’effetto e non la causa dello stato dello ZOO, dei Lavoratori e degli animali dei quali ancora oggi leggo sui giornali. Nell’area, credo, sia mancata, ed ancora manca, la mano pubblica di manager capaci di affrontare la situazione! Non capisco perché i beni pubblici, nella maggior parte dei casi, alla fine finiscono sempre per essere svenduti?

Di seguito l’articolo del Corriere del Mezzogiorno del 22.03.

Partono le lettere di licenziamento per i settanta dipendenti Dalla Mostra all’Ippodromo muoiono gli impianti di Fuorigrotta

NAPOLI — «C’è a questo punto il rischio che salti perfino la licenza dello zoo». Andrea Rea, presidente della Mostra d’Oltremare, ha lanciato ieri l’allarme, in occasione della sua audizione in commissione Bilancio del Comune. Parole, quelle di Rea, che hanno pienamente confermato la gravità della situazione in cui versano il giardino zoologico, l’Edenlandia e l’ex cinodromo.

«Alfredo Villa — ha aggiunto il presidente — il proprietario di Clair Lesisure, mi risulta che abbia già chiesto alla curatela fallimentare la restituzione dei 150.000 euro che aveva versato a titolo di caparra per l’acquisizione dell’azienda». E’ notte fonda, dunque, mentre stanno per partire le lettere di licenziamento e si prospetta a breve l’apposizione dei sigilli.

L’offerta del finanziere Villa, l’unica che era pervenuta mesi fa alla curatela, dopo il fallimento della gestione di Cesare Falchero, sfuma adesso, quando pareva che la vicenda fosse chiusa. Ufficialmente, l’imprenditore si è tirato indietro dopo aver saputo che ristorante, uffici, birreria ed altre strutture interne all’Edenlandia sono abusive ed oggetto di ordinanza di demolizione. Va anche detto, però, che la società, nei mesi scorsi, aveva a lungo trattato sui costi di acquisto dell’azienda e sul canone di affitto da versare alla Mostra, proprietaria dei suoli. In ogni caso Villa, già al centro della contestazione del Wwf e del Fai per un maxi progetto di parco giochi in una zona incontaminata del Piemonte, tira ora i remi in barca e con lui sfuma la cordata di napoletani che avrebbe dovuto sostenerlo in questa avventura. Alternative, ad oggi, non ce ne sono. I dipendenti, circa 70, da mesi senza stipendio, protestano, manifestano, ipotizzano di costituire una cooperativa che gestirebbe zoo ed Edenlandia, ma per ora confidano soprattutto nell’accesso alla cassa integrazione straordinaria. Quanto al ruolo della Mostra, ieri Rea in Commissione, replicando alle critiche di alcuni consiglieri comunali che hanno conteatato l’assenza dell’ente nella predisposizione, tempo addietro, dei bandi per zoo ed Edenlandia, ha precisato: «Abbiamo offerto collaborazione, ma non eravamo titolati ad intervenire, essendo in corso una procedura fallimentare». 

Precipita, insomma, la crisi dello zoo, del parco giochi e dell’ex cinodromo di Fuorigrotta, epicentro di una sofferenza che investe complessivamente tutta l’area occidentale. A cominciare, come ha ribadito in commissione Bilancio il presidente Rea, in carica da pochi mesi, dalla stessa Mostra d’Oltremare, che ha 50 dipendenti, diciotto dei quali addetti alla vigilanza. «La situazione è veramente pesante», ha sottolineato il manager. Le cifre sono drammatiche: 13 milioni di perdite di bilancio negli ultimi cinque anni, una esposizione di 5 milioni nei confronti di Unicredit, che ha chiesto già due volte a Rea di sottoscrivere un impegno per il rientro; un saldo negativo tra debiti complessivi e crediti da riscuotere pari a 7 milioni di euro. «Noi siamo una partecipata del Comune, abbiamo come soci anche la Regione e la Provincia — ha detto il presidente — ma non riceviamo un centesimo pubblico, non graviamo sui bilanci. Le opportunità di rilancio sono legate alla capacità di stare sul mercato». Aspettando il piano industriale, ormai quasi pronto, e l’erogazione da parte della Regione dei 40 milioni di fondi europei stanziati per una serie di interventi di ristrutturazione degli edifici e degli spazi della Mostra, si lavora ad alcuni eventi: una rassegna dedicata alla bicicletta, a maggio; un expò della musica, a settembre; giornate dedicate alla dieta mediterranea, a dicembre. Intanto, però, si soffre. Come, del resto, in altri centri nevralgici dell’area occidentale. L’ippodromo di Agnano è in crisi profonda ormai da anni; è in fase di allestimento la gara europea per un affidamento definitivo La piscina Scandone ha appena chiuso per irregolarità riscontrare dalla Asl e resterà inutilizzabile fino alla conclusione di urgenti lavori.

Dello sferisterio, incendiato ormai tanti anni fa, si è persa perfino la memoria. L’annunciata apertura della palestra Virgin è appena slittata a data da destinarsi. Il Palasport è stato abbattuto. Restano le speranze legate alla riutilizzazione dell’ex Collegio Ciano, finalmente abbandonato dalla Nato. Ospiterà gli uffici regionali, ma è sufficientemente vasto perché possa essere adibito anche ad altre funzioni: sociali, sportive, culturali. Potrebbe anche accogliere, dopo il rogo, la nuova Città della Scienza, come auspicano ed hanno chiesto al sindaco de Magistris le Assise di Bagnoli, anche nella prospettiva di un futuro recupero della linea di costa di Coroglio. Quest’ultima da destinare, se mai saranno effettuate la bonifica dei fondali e la rimozione della colmata, ad una grande spiaggia pubblica. 

Trasparenza: quanto guadagnano i nominati nelle società partecipate

comuneHo sempre manifestato il mio pensiero circa la trasparenza, che cerco di introdurre e rafforzare nel Comune di Napoli attraverso il mio ruolo di consigliere. Per fortuna ho trovato altre due persone a cui sono vicino per cultura, formazione ed opinioni, Carlo Iannello e Simona Molisso. Insieme abbiamo costituito il gruppo consiliare di Ricostruzione Democratica. Siamo tre su quarantotto. Qualcuno strumentalmente e legato a vecchie logiche di partito, fa fatica a collocarci come maggioranza o opposizione, perché valutiamo con attenzione ogni atto che, nei limiti delle nostre disponibilità di tempo e di conoscenza, cerchiamo sempre di studiare al fine di poter esprimere un voto in scienza e coscienza. Siamo fedeli al programma elettorale che ci ha portato in consiglio comunale con pochi voti (ma, credo, tutti di peso). Il nostro pensiero sui meccanismi di nomina l’abbiamo manifestato espressamente con una proposta di regolamento che giace presso la presidenza del consiglio comunale (clikka) in attesa che la conferenza dei capigruppo decida di metterla all’ordine del giorno di un prossimo consiglio (lo farà mai?). In quest’ottica pubblico l’elenco degli amministratori nominati dal sindaco (clikka) e dei loro compensi su cui ovviamente non esprimo alcun giudizio, non sapendo quali sono stati i meccanismi attraverso cui si è giunti a nominarli (anche se su alcuni nomi resto perplesso) né se sia giusto o non giusto il compenso, ma valutandoli in ragione dei loro atti. Sono soldi nostri che versiamo alle casse del Comune con le nostre tasse. Con la nostra azione tentiamo, come dice Salvatore Settis, di “ridare dignità alla politica non delegittimando i partiti, ma guarendoli dalle loro sordità con la forza delle idee”. Forse sarà solo testimonianza ma  questa talvolta ha un senso.

Cara INPS. La burocrazia che uccide!

burocraziaBurocrazia infantile, becera, inadeguata, stupida, ingolfata, compromessa, corrotta, incivile, che mortifica, che spegne le speranze, irrazionale, punitiva, da incendiare, a fottere, piena di carte inutili, della giustificazione, sprecona, prepotente, arrogante …

Questi sono gli aggettivi che mi vengo, per ora in mente, leggendo la lettera di un caro amico che voglio condividere con voi. Il racconto riguarda l’INPS ma, purtroppo facilmente, si replica in ogni amministrazione dove c’è gente ignobile che interpreta le circolari come se fossero superiori alle leggi e fatte non per andare incontro ai cittadini ma per punirli, una burocrazia esercitata da piccoli uomini che esercitano così un potere per autocelebrazione  … che schifo!

Alla Direzione I N P S – Sede di Napoli, Via G. Ferraris 4 – 80142 Napoli

Caro INPS, ti riassumerò brevemente ciò che ho sentito stamattina ad uno dei tuoi sportelli della Città di Napoli – in Via Cervantes per essere precisi.

Sono il papà di un ragazzino autistico di dodici anni, il quale, non avendo uso della parola, dipende in tutto e per tutto dagli altri. È incapace di provvedere a se stesso, per intendersi. Da circa otto-nove anni il ragazzo percepisce una ‘pensione di accompagnamento’ corrisposta dall’INPS. Dal momento che entrambi i genitori lavorano – è questa è una fortuna per il mio ragazzo, dato che in Italia il carico principale della disabilità pesa sulle famiglie – e dunque non possono disporre del proprio tempo in modo autonomo, fu deciso che la pensione sarebbe stata versata sul conto corrente bancario del papà, e cioè il conto corrente del sottoscritto.

Ora è accaduto – i casi della vita sono sempre in movimento – che si è reso necessario un cambiamento in questo stato delle cose. Si è deciso cioè di chiedere che la pensione del ragazzo venga versata sul conto corrente intestato alla madre, invece che su quello intestato padre. Il funzionario della banca cui avevo chiesto informazioni sulla procedura, mi aveva detto che l’INPS avrebbe rilasciato un modulo, da riempire con le nuove coordinate bancarie e il timbro della banca, e da ripresentare agli sportelli INPS. Questo, come tu dovresti sapere, anche se è meglio ricordarlo, significa perdere almeno due mattinate intere di lavoro, tenuto conto dell’estensione della città, dei tempi di spostamento, ecc.

Sacrificando la mattinata di oggi, sono passato ai tuoi sportelli di Via Cervantes. Dopo la mia brava oretta d’attesa, mi son sentito dire dal funzionario allo sportello che è impossibile che una pensione d’accompagnamento venga versata in un conto corrente a nome di un genitore. Voleva avvertirmi che per l’accredito occorre un conto corrente co-intestato. Queste sono le ‘nuove disposizioni’ che tu, INPS, hai emanate forse già da un po’, ma che a me erano ignote. Ecco dunque la nuova situazione: la madre di mio figlio dovrà aprire un nuovo conto corrente, un conto co-intestato a lei e ad una persona che è un disabile mentale completo incapace di parlare, e dunque di leggere e scrivere.

Il funzionario, con gentilezza ed aria di sincera commiserazione, mi ha fatto l’elenco degli atti che il sottoscritto e la povera madre del ragazzo dovranno compiere e che comporteranno: (1) la perdita di almeno altre quattro mattinate lavorative; (2) il dilatarsi del tempo necessario per portare a compimento l’operazione; (3) l’accensione di un nuovo conto corrente, che comporterà nuove spese ed un ulteriore complicazione nella già drammatica esistenza quotidiana, comune a tutti i genitori di disabili. Cose da poco, si dirà.

Caro INPS, lasciati però dire quel che mi è passato per la mente, nella parte rimanente di questa mattinata inutile e irritante. Lasciati dire che ho ricordato al funzionario allo sportello le condizioni in cui vivono i genitori di un minore disabile: tra mille difficoltà burocratiche, con la spesa che sale oltre ogni limite di decenza. Credo, caro INPS, che tu sappia che la pensione del mio sfortunato ragazzo non copre neanche la metà delle spese che dobbiamo sostenere per fargli avere una vita decente. E per vita decente non intendo certo auto blu o vacanze ai Caraibi – quelle forse sono i tuoi alti dirigenti a potersele permettere, assieme a tanti esponenti della classe politica di questo paese, non certo il mio ragazzo. Vita decente è semplicemente, per lui, poter usufruire di terapie opportune, avere un tetto sopra la testa, frequentare la scuola per stare tra i suoi coetanei, svolgere qualche attività ricreativa – poche purtroppo, vista la sua condizione…

Questo però è un lusso, non ce lo possiamo permettere. Sono quindi giustificate le leggi sulla tassazione delle pensioni di accompagnamento, è giustificata la compartecipazione (il pagamento di una parte della spesa per la presa in carico del disabile da parte delle strutture competenti), sono più che comprensibili gli aumenti generalizzati dei costi della vita, i quali come si sa non hanno alcun riguardo per le famiglie con un problema serio di disabilità. Ed ultima, anche se mi è difficile immaginarne la necessità, ecco la nuova disposizione sui conti co-intestati.

Caro INPS, lasciamelo dire – l’ho già fatto oggi col tuo funzionario di Via Cervantes – forse è meglio che tu cambi politica, nei confronti della disabilità. Forse è tempo che anche tu recepisca le implicazioni della evoluzione generale della società – non solo la nostra, quella italiana. Oggi ci si chiede di essere efficienti, flessibili e competitivi. Di esser pronti a fare a meno di quei privilegi da dormiglioni che vanno sotto il nome comune di welfare: l’assistenza sanitaria, la presa in carico della disabilità, l’istruzione (scolastica ed universitaria), la giustizia… Insomma, di tutti i capitoli in cui si suddivide l’intervento nel sociale della nostra cara ma ormai superata Repubblica Fondata sul Lavoro.

Anche tu, caro INPS, come interprete di una concezione mutata della società, più adeguata al tempo, e meno incline all’assistenzialismo, potresti fornire un nuovo servizio alla collettività, in relazione alla disabilità. Ti propongo a tal proposito di riabilitare il vecchio progetto nazista di soppressione dei disabili ‘fisici e mentali’: il vecchio e terribilmente famoso T-Project, anche chiamato progetto eutanasia.

Quanto costerebbe, alle finanze italiane, metter su la rete di istituti di soppressione della disabilità che Hitler costruì nel III Reich (e che, per chi ricorda un po’ di storia, fu la struttura entro la quale fu addestrata la classe dirigente dei campi di sterminio dell’Olocausto)? Forse non poco, ma la spesa verrebbe ammortata in breve dall’immenso risparmio in termini di strutture di assistenza e riabilitazione, ed in termini di pagamenti di pensioni.

Perché non ci pensi, caro INPS? Forse i tempi sono davvero cambiati, e tutti noi dovremo essere incoraggiati a migliorare le nostre prestazioni. Per favorire questo processo di modernizzazione (non abbiamo il coraggio di chiamarlo, come facevano i nazisti, purificazione della razza), potremo iniziare con la disabilità, non più nascondendola dietro un falso buonismo, costoso e destinato all’inefficienza, ma al contrario, facendola sparire dalla società.

Con cordialità.

E. C.

Grande progetto Centro Storico di Napoli

commissioneprogettocentrostoricoStamane (18.03.2013) in commissione abbiamo trattato il tema del grande progetto del centro storico di Napoli (clikka), di cui alla delibera di giunta 875/2012 (clikka). E’ possibile anche avere un elenco sintetico delle opere (clikka). Hanno partecipato alla commissione i tecnici dell’assessorato all’urbanistica, tra cui il Responsabile Unico del Procedimento, Arch. Ferulano, i quali ci hanno illustrato per sommi capi i progetti relativi al 27 interventi, di cui due di carattere urbanistico. L’importo stanziato a valere su fondi europei POR FESR è di 100.000.000,00 di €. Tali somme non dovranno andare (meno male) a cronologico, quindi le imprese aggiudicatarie degli appalti saranno pagate con “tempi da cristiani”. Ho chiesto esplicitamente che non si sprecasse l’occasione e prima di scendere nella progettazione definitiva si facesse uno sforzo per avere una visione d’insieme di ciò che dovrebbe essere il centro storico, prevedendo percorsi turistici in anticipo e punti di ritrovo con allestimento di arredo urbano idoneo. Ci mancano nella II municipalità panchine e parchi o piccoli giardini dove portare i bambini. Mio figlio in campagna elettorale una volta che incontrò il candidato sindaco De Magistris e si sentì di fare una richiesta, stette qualche minuto con il ditino alzato e poi chiese: “Luigi io voglio un parco!”. Ho ripetuto questa cosa ma pare che i giochi già siano stati fatti, il progetto che prima era di trecento milioni di euro  si è poi ridotto a centomilioni. Ho chiesto di avere in commissione l’opportunità di avere la progettazione definitiva almeno per le opere di urbanizzazione. Speriamo bene !!!

Il Consiglio Comunale di Napoli approva l’istituzione del registro del testamento biologico

imagesStamane (14.03.2013) il consiglio comunale ha approvato l’istituzione del registro del Testamento Biologico altrimenti detto registro delle dichiarazioni di ultima volontà. E’ stata una nostra proposta che ho anche postato qualche tempo fa (clikka). Di seguito il mio intervento e quello di Carlo Iannello che credo valga la pena di sentire per l’alto valore espresso:

il mio intervento all’1:24:52

l’intervento di Carlo Iannello al 2:01:50

Facciamolo questo governo: Nuovo appello a Grillo

grilloRoberto Saviano, Michele Serra, Jovanotti, Roberto Benigni, don Luigi Ciotti, don Andrea Gallo, Oscar Farinetti, Carlo Petrini, Salvatore Settis e Barbara Spinelli hanno sottoscritto affinchè le forze politiche che nelle dalle ultime elezioni politiche hanno raccolto più voti si impegnino per dare al nostro Paese un “Governo di alto profilo“.

Ecco il testo:

Mai, dal dopoguerra a oggi, il Parlamento italiano è stato così profondamente rinnovato dal voto popolare. Per la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua delle due Camere. Per la prima volta ci sono i numeri per dare corpo a un cambiamento sempre invocato, mai realizzato. Sarebbe grave e triste che questa occasione venisse tradita, soprattutto in presenza di una crisi economica e sociale gravissima.
Noi chiediamo, nel nome della volontà popolare sortita dal voto del 24-25 Febbraio, che questa speranza di cambiamento non venga travolta da interessi di partito, calcoli di vertice, chiusure settarie, diffidenze, personalismi. Lo chiediamo gentilmente, ma ad alta voce, senza avere alcun titolo istituzionale o politico per farlo, ma nella coscienza di interpretare il pensiero e le aspettative di una maggioranza vera, reale di italiani. Questa maggioranza, fatta di cittadine e cittadini elettori che vogliono voltare pagina dopo vent’anni di scandali, di malapolitica, di sperperi, di prepotenze, di illegalità, di discredito dell’Italia nel mondo, chiede ai suoi rappresentanti eletti in Parlamento, ai loro leader e ai loro portavoce, di impegnarsi fino allo stremo per riuscire a dare una fisionomia politica, dunque un governo di alto profilo, alle speranze di cambiamento.

Ecco cosa aggiunge Jovanotti sul suo profilo FB: “Capisco che in molti non ne possano più di firmare appelli che poi finiscono nel vuoto di una politica lontana dalla realtà. Lo capisco bene e sono il primo ad avvertire quella sensazione di nausea ma quella sensazione va combattuta, perchè fa solo male.
Io non mi riconosco in nessuna definizione che mi voglia stringere in un angolo. Sono un uomo libero, non faccio parte di nessuna “corporazione” o chiamatela come vi pare, vorrei che il mio paese ritrovasse energia e slancio e i segnali perchè questo possa accadere sono nel fermento che c’è a tutti i livelli. La differenza delle idee e delle proposte è una ricchezza, non un problema. Ho firmato questa lettera perchè mi piacerebbe vedere che questo ribollire di idee, di parole, di proposte, di rabbia, di passioni, fosse la base per qualcosa di veramente nuovo e serio. E’ un tentativo da fare. E’ una strada lunga, immagino, ma bisogna partire, e questa lettera è un modo per dire “ok, facciamo qualcosa, decidete qualcosa, voi che siete stati eletti, voi tutti che siete stati eletti a rappresentarci”.
Almeno provarci. 

http://temi.repubblica.it/repubblica-appelli/?action=vediappello&idappello=391294&ref=HRER1-1

Partiti e Movimenti. La Costituzione: Non un passo indietro!

images-1Quando sento parlare di riforme costituzionali mi viene il prurito, quando sento parlare  di nuove forme di democrazia ivi compresa quella di moda cd. partecipativa mi viene l’orticaria non vi dico cosa mi viene se sento parlare di webdemocrazia, che ho sintetizzato in un paradosso: test a risposta multipla da somministrare ad ogni cittadino Italiano prima del caffé, il cui risultato confluisce e viene elaborato da un grade “cervellonefratello” che sforna tante belle leggi volute, a questo punto, da tutti i cittadini che così potranno fare a meno del parlmento e della cd. rappresentanza indiretta! Di ciò si parla ancora di più quando un sistema economico/sociale/morale, come quello nostro, è in crisi. Tutti si sentono legittimati a distruggere l’immoralità ed a fare una azione di pulizia e quelli che alzano una voce fuori dal coro o semplicemente non sono della “stessa parte” sono considerati indistintamente collusi e responsabili dello sfascio. Io, invece, credo che nessuno è depositario né della verità né della moralità assoluta né della integrità morale.  Spero che le donne e gli uomini di buona volontà presenti nei partiti ed ancor di più nel M5S, oggi il primo partito in Italia, abbiano la forza di difendere sempre e comunque la libertà e la democrazia per come è stata voluta dai nostri padri per il semplice fatto che è l’unica che conosciamo. Sarà che sono condizionato dai miei studi di diritto costituzionale ma io non conosco una modalità diversa di democrazia da quella rappresentativa tracciata e voluta dai nostri padri costituenti! Ogni parola della costituzione al riguardo è stata scritta col sangue dei nostri concittadini, padri, madri, nonni e figli italiani. Ogni persona che si permette di criticarla di censurarla, da qualunque parte essa provenga, deve fare i conti con i nostri morti! Non un passo indietro! Il rappresentante del popolo italiano ha facoltà, diritti e doveri e mai nessun computer potrà sostituire l’essere umano che, con la sua coscienza, è chiamato a rappresentare i cittadini ed a loro a renderne conto! Per questo non sopporto quelli che, senza alcuna consapevolezza di quello che dicono, fanno affidamento sulla cd. “webdemocrazia o democrazia diretta” quasi che il parlamentare fosse un semplice strumento di trasmissione. La libertà di coscienza è  ciò che rende consapevole l’uomo delle sue responsabilità. Io non potrei mai votare una legge razziale, seppure proposta dal 100% degli italiani attraverso un canale web o in altro modo, sotto l’influenza di un grosso condizionamento collettivo! La libertà di coscienza dei parlamentari è un bene prezioso e quando sento parlare della modifica dell’art. 67 della Costituzione e, quindi, della abolizione della libertà di mandato del parlamentare, mi viene il vomito allo stesso modo di quando vendo seduti negli scranni delle assemblee elettive tipi come razzi, scilipoti, de gregorio, il trota o la minetti! Questo, però, non mi impedisce di difendere sempre e comunque la libertà di coscienza del rappresentante! Il bene è troppo prezioso e vale più di questi figuri! Allo stesso modo mi viene l’orticaria se sento parlare amici e compagni di un parlamento all’80 o al 100% M5S. Alle persone che si propongono come paladini della moralità ed agli amici e compagni a cui voglio bene, col cuore in mano, consiglio la lettura di Piero Calamandrei “La funzione parlamentare sotto il fascismo (clikka)”, sono 38 pagine di cui di seguito riporto le conclusioni ed alcuni passi, che in ogni caso non devono esimerVi dal leggere l’intero! Anche agli albori del Fascismo l’immoralità era dilagante è così è accaduto per il Nazismo (clikka) e quelli che si opponevano alle cd. riforme fasciste e naziste erano ritenuti dei collusi fautori della immoralità. Lo scritto mi sembra tremendamente attuale basta sostituire le parole fascismo/fascista/duce con altre più moderne come libertà di informazione/legge elettorale/conflitto di interessi /democrazia diretta/webdemocrazia/vincolo di mandato. Non un passo indietro!

Piero Calamandrei:

E qui, a cento anni di distanza dalla nascita del Parlamento piemontese, che diventò poi il primo Parlamento d’Italia, potrebbe venir voglia di chiedere se questo ventennio di progressivo oscuramento e poi di totale eclissi delle libertà politiche che si ebbe sotto il fascismo, si debba considerare come una interruzione e come un’aberrazione meramente negativa nella storia delle istituzioni parlamentari, quasi un periodo di smemoratezza e di follia alla fine del quale si riprende senza mutamenti il filo del ragionamento rimasto interrotto, o se viceversa esso possa esser considerato come una espressione, morbosa quanto si vuole e repugnante, ma tuttavia sintomatica ed ammonitrice, di cause profonde preesistenti, al fascismo; si potrebbe domandare, cioè, se il cedimento improvviso dello Stato liberale, che sul cammino della civiltà europea dà l’immagine di un abisso imprevedibile aperto dal crollo di un ponte tra due età, sia stato soltanto l’effetto fatale di una dittatura personale transitoria come una meteora, o non sia stato preparato a lunga scadenza e in un certo senso storicamente giustificato da interne debolezze del sistema parlamentare decaduto a parlamentarismo, dalla cronica instabilità dei governi, dalla invadenza dei partiti, dal vaniloquio delle assemblee e dalla loro inettitudine al lavoro legislativo minuzioso e preciso, dalla mancanza di una maggioranza omogenea e riso- luta e di una opposizione competente e costruttiva; e forse anche da ragioni più remote e più generali, di carattere sociale ed economico, e sopra tutto morale. Qualcuno potrebbe anche sentirsi spinto a guardare più vicino a sé, a queste nostre istituzioni parlamentari, come sono state restaurate e rinvigorite (quasi per celebrare coi fatti più che colle parole il loro centenario) nella Repubblica: ed a fare una specie di esame di coscienza, per trarre dalla dolorosa esperienza ventennale qualche prezioso ammonimento che serva a difenderle e a farle sempre più grandi e rispettate nell’avvenire. Se il ventennio fascista potesse servire a evitare di ricader negli stessi errori che lo prepararono, anche questa catastrofe (come qualcuno dice che sempre accada nella storia) potrebbe essere stata, alla fine, fonte di bene.

PIERO CALAMANDREI

Estratto:

Il sistema del «partito politico unico» è inconciliabile col sistema parlamentare, la cui molla è l’opposizione basata sulla pluralità dei partiti: ciò fu riconosciuto anche dai più seri costituzionalisti del tempo, uno dei quali osservò (2) che sotto il regime del partito unico « è costituzionalmente impossibile parlare di un controllo politico delle Camere «sul governo e di una responsabilità politica del governo verso le Camere. Queste, nell’esercizio delle loro attribuzioni, possono « ormai fare opera solo di collaborazione». (E forse anche parlar di «collaborazione» era troppo audace: sarebbe stato più esatto parlar di sottomissione e di acclamazione).

Il Gran Consiglio, costituito fino dall’ottobre del 1922 come organo supremo del partito fascista, entrò colla legge del 1928 a far parte dell’ordinamento costituzionale italiano, come «organo supremo, che coordina e integra tutte le attività del regime sorto «dalla rivoluzione dell’ottobre 1922 » (art. 1). Così, da organo di partito diventò organo di Stato; ma in realtà, anche dopo questo suo riconoscimento costituzionale, mantenne fisionomia bifronte e funzione ambigua (1)….. Fu, si potrebbe dire, l’organo attraverso il quale il turbolento illegalismo del partito continuava ufficialmente a ricattare la legalità (1): e le sue sessioni ostentarono sempre, anche quando discuteva di affari d’ordinaria amministrazione, un certo cupo tono giacobino da comitato di salute pubblica. …. Il numero dei deputati fu ridotto a quattrocento per tutto il Regno, formante il «collegio unico nazionale », con una sola lista (art. 44, t. u.). Agli elettori fu tolta ogni facoltà di scegliere i candidati, che fu trasferita agli organi sindacali e al Gran Consiglio. La scelta doveva avvenire in due tempi: in un primo tempo erano chiamate le grandi associazioni sindacali giuridicamente riconosciute a proporre candidati in numero doppio a quello dei deputati da eleggere (art. 47-57, t. u.); in un secondo tempo il Gran Consiglio doveva formare la lista dei quattrocento «deputati designati», scegliendoli liberamente nell’elenco dei candidati ed anche fuori di esso, qualora lo ritenesse necessario (art. 52, t. u.). La lista dei deputati designati dal Gran Consiglio, «munita del segno del Fascio littorio », era pubblicata ed affissa in tutti i Comuni. Là votazione doveva avvenire con un sì o con un no, su questa sola lista ammessa (art. 53); e il voto si doveva esprimere collo scegliere nel segreto della cabina tra due schede che il seggio elettorale consegnava ad ogni votante: la scheda tricolore per il sì e la scheda bianca per il no (art. 72).

Non c’è bisogno di lungo commento per spiegare a quale ridicola formalità fossero ridotte con questo sistema le cosiddette elezioni. La scelta dei candidati era rimessa in seconda istanza al Gran Consiglio, ossia, in sostanza, al partito ed al beneplacito del suo capo: il candidato incluso nella lista poteva senz’altro, per questo, considerarsi eletto (tant’è vero che la legge, per gli inclusi nella lista, non parlava più di « candidati, ma di « deputati designati»). Gli elettori erano soltanto chiamati ad approvare in blocco la lista dei deputati scelti dal governo, senza facoltà di apportarvi alcuna variante.

Si trattava dunque di un plebiscito, non di una votazione elettorale (1): il popolo non era chiamato a scegliere i propri rappresentanti, ma ad esprimere in massa non tanto la propria ratifica alla scelta fatta d’autorità, quanto il proprio devoto attaccamento al duce del fascismo ed alla sua politica. Queste cosiddette elezioni dovevano riprodurre in scala nazionale il rito di quei «colloqui colla folla », che in quegli anni ogni tanto risuonavano sulle fortunate piazze d’Italia: nei quali alle concitate domande che l’arringatore rivolgeva alla moltitudine acclamante, non accadeva mai che questa rispondesse di no. Difatti, alla vigilia delle elezioni del 1929, nessuno mai dubitò che l’esito delle medesime sarebbe stato trionfale e che l’unica lista in lizza avrebbe sicuramente sbaragliato quelle avversarie, che non esistevano.

… il capo del governo, nel suo discorso del 9 dicembre 1928 con cui chiuse, alla Camera, la X X V I I legislatura: «Se la Camera, che sta per chiudere oggi i suoi lavori, è stata, «dal punto di, vista numerico, dell’85 per cento fascista, la Camera « che si riunirà qui la prima volta il 20 aprile, sabato, dell’anno VII, « sarà una Camera fascista al cento per cento. E saranno quattrocento fascisti regolarmente iscritti al Partito».

Furono pochissime, specialmente nelle campagne, le sezioni elettorali in cui agli elettori fu consentito di entrare in cabina per fare in segreto la scelta della scheda; in molti luoghi gli stessi elettori, a scanso di guai peggiori, preferirono rifiutarsi di entrare in cabina, per sventolare di fronte al seggio composto di vigili camicie nere, prima di metterla nell’urna, la scheda tricolore documento della loro fedeltà. E poi le schede di Stato erano state opportunamente truccate in modo che, anche quando erano chiuse, si poteva vedere dal di fuori per trasparenza se dentro c’era il bianco o il tricolore: e quegli elettori, che, ignari del trucco, avevan creduto di poter senza pericolo scegliere nel segreto della cabina e poi consegnare ben chiusa al seggio la scheda bianca, avevano poi la brutta sorpresa di trovare sulla porta della sezione gli squadristi addetti a infliggere agli indisciplinati la regolare bastonatura.

Anche nelle grandi città, dove le forme furono più rispettate, avvennero episodi del genere: a Firenze, per esempio, quando, la sera delle elezioni, il segretario federale del tempo annunciò da un balcone la grande vittoria elettorale della giornata, non ebbe scrupolo di denunciare ufficialmente al disprezzo della folla un elenco di «intellettuali antifascisti» che avevano votato scheda bianca. E quegli ingenui, che avevano avuto la dabbenaggine di credere alla legge in cui era scritto che il voto era segreto, dovettero mettersi in salvo per non esser massacrati.

… i deputati, quantunque nominati dalle gerarchie del partito, avevano bisogno per entrare in funzione di una sia pur soltanto simbolica « approvazione » degli elettori, in virtù della quale qualcuno poteva continuare a credere che fossero ancora i loro rappresentanti; e c’era da temere che le garanzie parlamentari di cui continuavano a godere potessero risvegliare in testa a qualcuno di essi velleità di indipendenza; lo stesso nome di «deputati » era sospetto, perché pareva un richiamo alla superata idea del mandato parlamentare. Il ciclo fu concluso colla legge del 19 gennaio 1939, n. 129, il cui articolo 1 così testualmente dispose: «La Camera dei deputati «è soppressa con la fine della X X I X legislatura. È istituita, in sua «vece, la Camera dei fasci e delle corporazioni ». I componenti di questa nuova Camera, che si chiamarono non più deputati, ma «consiglieri nazionali», non ebbero più bisogno di essere scelti: non solo fu abolita per la loro nomina qualsiasi forma, anche puramente simbolica, di consultazione popolare, ma fu escogitato un sistema che rendeva superflua una apposita designazione individuale, in quanto furono chiamati a far parte di quella Camera, ope legis e ratione muneris, tutti coloro che già rivestivano nelle gerarchie del partito e delle corporazioni determinate cariche (1): il solo fatto di ricoprir quegli unici (di componenti del Consiglio nazionale del partito fascista, o di componenti del Consiglio nazionale delle corporazioni: art. 3) produceva automaticamente, di diritto, l’appartenenza alla Camera dei fasci e delle corporazioni. La qualità di consigliere nazionale era in questo modo attaccata, come i doni dell’Epifania, alla poltrona di determinati uffici politici e corporativi; si acquistava con essi e con essi si perdeva (art. 8: «I consiglieri nazionali decadono dalla carica col decadere «dalla funzione esercitata nei Consigli che concorrono a formare «la Camera dei fasci e delle corporazioni»). Con questo sistema il capo del governo, non solo era sicuro di avere ai suoi ordini un consesso di persone disciplinate e ligie (erano gente che egli aveva già scelto in precedenza per metterle ai posti gerarchici del partito e delle corporazioni), ma aveva altresì in mano il mezzo legale per espellere immediatamente dalla Camera qualsiasi sconsigliato che venisse meno al suo dovere di assoluta obbedienza: perché, col revocarlo dalla carica politica o amministrativa che ricopriva nel partito o nelle corporazioni, veniva insieme a togliergli di sotto il seggio di consigliere nazionale (così non c’era pericolo che quei consiglieri facessero movimenti bruschi: rattenevano il fiato, per la paura che quel seggio vacillasse).

Lettera aperta al M5S: Se non ora Quando?

imagesEcco l’appello che leggo su La Repubblica di Oggi (9.3.2013) e sul web, di Remo Bodei, Roberta De Monticelli, Tomaso Montanari, Antonio Padoa-Schioppa, Salvatore Settis, Barbara Spinelli

Un patto per cambiare: se non ora quando? 
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Caro Beppe Grillo, cari amici del Movimento 5 Stelle,

Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria alle elezioni, di cambiare dalle fondamenta il sistema politico in Italia e anche in Europa. Ma si apre ora, qui e subito. E si apre in questa democrazia, dove è sperabile che nessuna formazione raggiunga, da sola, il 100% dei voti. Nessuno di noi può avere la certezza che l’occasione si ripresenti nel futuro. Non potete aspettare di divenire ancora più forti (magari un partito movimento unico) di quel che già siete, perché gli italiani che vi hanno votato vi hanno anche chiamato: esigono alcuni risultati molto concreti, nell’immediato, che concernano lo Stato di diritto e l’economia e l’Europa.

Sappiamo che è difficile dare la fiducia a candidati premier e a governi che includono partiti che da quasi vent’anni hanno detto parole che non hanno mantenuto, consentito a politiche che non hanno restaurato ma disfatto la democrazia, accettato un’Europa interamente concentrata su un’austerità che – lo ricorda il Nobel Joseph Stiglitz – di fatto «è stata una strategia anti-crescita», distruttiva dell’Unione e dell’ideale che la fonda.

Ma dire no a un governo che facesse propri alcuni punti fondamentali della vostra battaglia sarebbe a nostro avviso una forma di suicidio: gli orizzonti che avete aperto si chiuderebbero, non sappiamo per quanto tempo. Le speranze pure. Non otterremmo quelle misure di estrema urgenza che solo con una maggioranza che vi includa diventano possibili.

Tra queste: una legge sul conflitto di interesse che impedisca a presenti e futuri padroni della televisione, della stampa o delle banche di entrare in politica; una legge elettorale maggioritaria con doppio turno alla francese; il dimezzamento dei parlamentari il più presto possibile e dei loro compensi subito; una Camera delle autonomie al posto del Senato, composta di rappresentanti delle regioni e dei comuni; la riduzione al minimo dei rimborsi statali ai partiti; una legge anti-corruzione e antievasione che riformi in senso restrittivo, anche aumentando le pene, la disciplina delle prescrizioni, bloccandole ad esempio al rinvio a giudizio; nuovi reati come autoriciclaggio, collusione mafiosa, e ripristino del falso in bilancio; ineleggibilità per condannati fin dal primo grado, che colpisca corruttori e corrotti e vieti loro l’ingresso in politica; un’operazione di pulizia nelle regioni dove impera la mafia (Lombardia compresa); una confisca dei beni di provenienza non chiara; una tutela rigorosa del paesaggio e limiti netti alla cementificazione; un’abolizione delle province non parziale ma totale; diritti civili non negoziati con la Chiesa; riconsiderazione radicale dei costi e benefici delle opere pubbliche più contestate come la Tav.

E vista l’emergenza povertà e la fuga dei cervelli: più fondi a scuola pubblica e a ricerca, reddito di cittadinanza, Non per ultimo: un bilancio europeo per la crescita e per gli investimenti su territorio, energia, ricerca, gestito da un governo europeo sotto il controllo del Parlamento europeo (non il bilancio ignominiosamente decurtato dagli avvocati dell’austerità nel vertice europeo del 7-8 febbraio).

Non sappiamo quale possa essere la via che vi permetta di dire sì a questi punti di programma consentendo la formazione del nuovo governo che decida di attuarli, e al tempo stesso di non contraddire la vostra vocazione. Nella giunta parlamentare si può fin da subito dar seguito alla richiesta di ineleggibilità di Berlusconi, firmata da ormai duecentomila persone: la fiducia può essere condizionata alla volontà effettiva di darvi seguito.

Quel che sappiamo, è che per la prima volta nei paesi industrializzati e in Europa, un movimento di indignati entra in Parlamento, che un’Azione Popolare diventa possibile. Oggi ha inizio una vostra marcia attraverso le istituzioni, che cambieranno solo se voi non fuggirete in attesa di giorni migliori, o peggiori. Se ci aiuterete a liberarci ora, subito, dell’era Berlusconi: un imprenditore che secondo la legge non avrebbe nemmeno dovuto metter piede in Parlamento e tanto meno a Palazzo Chigi.

Avete detto: «Lo Stato siamo noi». Avete svegliato in Italia una cittadinanza che vuole essere attiva e contare, non più delegando ai partiti tradizionali le proprie aspirazioni. Vale per voi, per noi tutti, la parola con cui questa cittadinanza attiva si è alzata e ha cominciato a camminare, nell’era Berlusconi: «Se non ora, quando?».

 

Aiutiamo lo Sport a Scampia

maddaloniOggi (08.03.2013) sono intervenuto nel Consiglio Comunale anche per esprimere la mia solidarietà a Gianni Maddaloni che in questi giorni e settimane sta vivendo una condizione assolutamente frustrante come è apparso su tutta la stampa cittadina. Di Gianni Maddaloni avevo già manifestato la mia vicinanza all’opera meritoria che svolge sul territorio di scampia (clikka). Ho colto l’occasione anche per fare una riflessione su come si danno i contributi pubblici.

Il mio intervento al 1:14:48

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