Gennaro Esposito

Alza la Testa

La burocrazia sulle spalle dei bambini

maniE’ da un po’ di tempo che ci stiamo occupando della questione delle case famiglia e della grande difficoltà che stanno attraversando. In consiglio comunale come gruppo consiliare ci siamo prodigati per chiedere la fissazione di un consiglio comunale sulle politiche sociali, prima convocato e poi spostato a data da destinarsi. Il problema nelle condizioni in cui stiamo è drammatico le case famiglia accolgono minori abusati o maltrattati pesantemente dalle famiglie e l’invio presso queste strutture convenzionate è disposto sempre su intervento della magistratura. Oggi da quanto ho capito dovrebbero essere arrivati i soldi della legge del predissesto ed il timore di questi operatori è quello che ci sia stata una gara all’accaparramento di questi fondi a loro scapito. In queste condizioni credo che l’unica cosa che un’amministrazione dovrebbe fare è Trasparenza ed applicazione rigida dei principi di Imparzialità e di Giustizia Sociale! Non si scappa! Non un passo indietro! Nella crisi siamo tutti uguali e non è consentito a nessuno (ovviamente alle stesse condizioni) di passare avanti. Inoltre, ora che parrebbe che un po’ di soldi ci sono l’inghippo pare essere burocratico: il funzionario ha un arretrato di atti da liquidare che risalgono al 2009 (mi immagino quintalate di documenti) e le case famiglia indebitate con le banche attendono i soldi per continuare a andare avanti. In tutto questo  il funzionario pare voglia essere sicuro di liquidare il giusto col rischio di aprire un’indagine per ogni pratica, il che significa che si arriva al 2080, se va bene, mentre i bambini andrebbero per strada. Capisco che nel passato non molto lontano ci sono stati dei comportamenti illeciti ma credo che ad un funzionario addetto alle liquidazioni non spetti il compito di investigatore, agli atti vi sono solitamente decreto del tribunale, fattura e dichiarazione di responsabilità del preposto alla struttura, un controllo a campione forse potrebbe andare anche bene, se poi chi doveva controllare e non l’ha fatto, questo non può cadere sulle spalle di chi ha ben operato ed oggi è in difficoltà. Gli operatori oggi (11.06.2013) hanno minacciato di occupare prima le stanze del consiglio, poi quelle a san giacomo, sono disperati! E’ un carico grosso ed è assurdo che dal 2009 non ci siano ancora le liquidazioni. Noi di Ricostruzione Democratica stasera abbiamo incontrato l’assessore con i rappresentati delle strutture, forse domani (un domani che è già stato pronunciato ed annunciato molte volte) si riuscirà a fronteggiare il problema, ci siamo anche immaginati un percorso amministrativo per risolverlo, speriamo che di questo passo il welfar non diventi un lusso e che la burocrazia non finisca per pesare sulle spalle dei bambini!

Ma una comunità che non è i grado di prendersi cura dei propri figli, quale futuro può avere?

Ecco la lettera cha abbiamo inviato oggi (12.06.2013) all’assessore (clikka)

Oggi (12.06.2013) su Repubblica Napoli:

LA BEFFA DEI RITARDI  SUI PAGAMENTI DEL WELFARE
GIOVANNI LAINO
Alcuniresponsabili di comunità alloggio hanno avviato uno sciopero della fame. In realtà molti  lavoratori dei servizi sociali fanno la fame da tanti mesi e i responsabili degli enti mendicano  presso le banche anticipazioni di fatture che ormai nessuno prende più come titolo di credito  credibile. Da anni anche su questo giornale si è evidenziata la particolare condizione delle  cooperative sociali, delle associazioni e degli istituti che aspettano dal Comune almeno cento milioni di pagamenti per servizi realizzati, a valle di gare vinte, monitoraggi e rendiconti presentati da mesi. Finalmente sono arrivati i soldi del prestito statale con cui il Comune deve  pagare una parte dei debiti. Soldi che spesso servono per aggiornare i debiti che queste imprese  hanno con le banche e poter poi dare almeno  un po’ di arretrati ai lavoratori, pagare un po’ di morosità e continuare a combattere.  Obiettivamente il sindaco ha cumulato un deficit di lealtà e trasparenza con questo settore  che era stato in ampia parte suo elettorato.  La delega alle politiche sociali è passata per tre assessori, tutti competenti, scelti direttamente da de Magistris.
  Evitando giudizi sommari, è obiettivo il fatto che queste organizzazioni sono vittime di pratiche dilatorie, evasive, con decine di incontri al vertice ove sono state fatte precise promesse puntualmente non mantenute. In molti quartieri l’ottanta per cento dei progetti  sociali è stato sospeso da un anno e sono stati pagati ben pochi arretrati ma ora si sta consumando una beffa ulteriore. Come è noto  in questi due anni nel Comune vi è stato anche  un avvicendamento dei dirigenti, oltre a qualche pensionamento, altri esterni non hanno avuto il rinnovo del contratto o sono tornati agli enti da cui erano distaccati. I dirigenti  rimasti lamentano poi una grave carenza  di personale idoneo per cui sembra che non vi sia chi possa materialmente lavorare le pratiche. Di fatto le procedure dei pagamenti  sono risultate sempre più farraginose. La discontinuità dei dirigenti diventa motivo di discontinuità amministrativa, spesso gli uffici  chiedono più volte gli stessi documenti. Pare  che anche la nuova assessora non abbia neanche trovato l’archivio dei predecessori. Capita poi che il nuovo dirigente di un ufficio ritiene giusto e corretto chiedere documenti non richiesti prima e questo sempre a scapito  dei tempi di effettivo pagamento. Molto spesso i contratti vengono firmati in grave ritardo.  A voce funzionari e dirigenti chiedono di attenersi a modalità di calcolo e di rendicontazione  che poi vengono disconosciute dal nuovo (o anche dallo stesso) dirigente.
  C’è un clima di sospetto. Per gravi colpe che sono emerse per alcuni pochi casi, per cui vi sono indagini in merito a episodi di corruzione  di addetti dell’Amministrazione, i dirigenti  sono molto diligenti arrivando però a incarnare modi di fare che in letteratura vengono  nominati come “incapacità positiva”, quel particolare tipo di incompetenza che si accompagna all’eccessiva competenza, la condotta per cui proprio per il rigido rispetto di criteri formali, non di rado letti in termini discrezionali, non si realizzano le cose, andando  di fatto contro lo spirito delle regole. Queste e altre cause fanno sì che molte liquidazioni  dei pagamenti firmate dai dirigenti del settore poi vengono contestate dalla Ragioneria,  tornano negli uffici dei dirigenti e quindi perdono il posto nella fila dei debiti da pagare.
  Secondo le regole imposte dal Parlamento i soldi del prestito nazionale arrivati al Comune  devono essere spesi e rendicontati entro poche settimane. Per i motivi detti prima si profila quindi per case famiglia, associazioni e istituti una beffa esiziale. Il sindaco, che è il primo e fondamentale riferimento dei cittadini,  anche dei cittadini fornitori, ha quindi una chiara responsabilità: come ha già fatto in qualche altro caso, deve assumere direttamente  la responsabilità di buona parte di questi pagamenti arretrati promessi da anni, evitando che le nebbie della burocrazia di fatto  siano una fregatura per tanti lavoratori. Nascondendosi dietro ai timbri, oltre ad assumere  una responsabilità grave, de Magistris  consentirà una sostanziale ingiustizia perché i creditori che lavorano in filiere meglio  organizzate negli uffici comunali e meglio  protette da assessori più anziani, saranno  obiettivamente favoriti rispetto a chi da anni fa debiti per fornire servizi e dare un vero  contributo alla coesione sociale in città.

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