Gennaro Esposito

Alza la Testa

La camorra come sistema di risoluzione dei conflitti familiari

camorraNella mia esperienza professionale di avvocato civilista è la seconda volta che mi capita di inciampare, per fortuna indirettamente, nella camorra come maldestro mezzo di risoluzione dei conflitti familiari. Il primo caso, risale a qualche anno fa, è stato quello di un marito vessato da “o sistema” perché non versava, secondo quanto ritenuto adeguato dalla moglie, l’assegno alimentare. Un boss, (mi dissero di grosso calibro) del quartiere sollecitato dalla moglie, pare che sarebbe intervenuto direttamente e, poi, tramite i suoi guardaspalle sul povero malcapitato e modesto signore, solo che poi l’intervento, divenuto ripetuto, si sarebbe trasformato anche in canzonatorio, finendo per ledere in profondità l’orgoglio, dell’incensurato e modesto malcapitato, che una sera, in preda ad una accecata crisi, mista di rabbia e mortificazione, rientrava a casa per poi riuscirne munito di coltellaccio che prontamente infilava, con evidente sorpresa di tutti, nella pancia del “bigboss”, riparando, poi, presso un vicino comando di polizia. La cosa, se si può dire “divertente” (anche perché chi me lo ha raccontato, arrivato a questo punto, rideva a crepapelle), fu che la polizia, avendo di fronte un uomo, assolutamente modesto ed incensurato, si apprestò ad arrestare il boss gravemente ferito all’ospedale presso cui si era ricoverato d’urgenza. Un altro caso che mi è capitato più recentemente e mi ha fatto venire in mente quello che ho appena raccontato, riguarderebbe una donna che avendo in sostanza perso il requisito dell’assegno alimentare si sarebbe rivolta alla camorra affinché convincesse l’ex marito a rinunciare al ricorso giudiziario per la revoca dell’assegno. La cosa che mi ha colpito, questa volta, è stata che al malcapitato ex marito la camorra non avrebbe imposto la sola rinuncia della causa, ma avrebbe chiesto anche un compenso di mille euro per l’intervento “illegale”. In sostanza mentre gli avvocati ricevono un compenso per l’intervento legale, così la camorra richiede un compenso per l’intervento “illegale”. Ovviamente questa cosa mi ha fatto incazzare ma ha anche suscitato in me una certa ilarità, ritenendo questa gente oltre che assolutamente scadente anche molto più vicina alla figura cabarettistica del cd. “guappo e cartone”.  Mi chiedo se per la camorra valga il brocardo: “tra moglie e marito non metterci il dito”.

Ovviamente lascio a voi ogni considerazione di carattere strettamente sociale ….

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Questa voce è stata pubblicata il 7 aprile 2013 da in Napoli con tag , , , , .
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