Finalmente oggi una dichiarazione dell’assessora tommasielli sulla grave questione dell’ippodromo di cui ho scritto ieri in un post (ippodromo di agnano chi paga clikka). L’assessora dichiara tra le altre cose che a ripulire l’ippodromo saranno i padroni dei cavalli. Si ma chi sono? Chi ha usato fino ad oggi un bene pubblico senza comunicare nulla all’amministrazione proprietaria? chi sta incassando i soldi di pensione equina? cosa fanno 235 cavalli all’ippodromo se la struttura è chiusa? Domande che ovviamente dovrebbero avere una risposta. Vuoi vedere che alla fine pagheranno i cavalli?
Oggi (10.06.2013) da Repubblica Napoli
Ippodromo, il Comune accusa “Danneggiati dal gestore fallito”
ALESSIO GEMMA
SE I cavalli non corrono, non arrivano i finanziamenti del ministero dell’Agricoltura. Anzi, vengono dirottati altrove: agli altri ippodromi. Funziona così l’ippica in Italia. I soldi per Agnano, fallita la società che gestiva l’impianto, sono finiti in Puglia. «Un danno per la città — si rammarica l’assessore allo Sport Pina Tommasielli — Abbiamo scoperto che il gestore fallito era lì senza titolo. Per questo non riconosciamo ora neanche la curatela fallimentare. Ci auguriamo che qualcuno risponda alla gara bandita da poche ore per gestire l’ippodromo nei prossimi 12 mesi».
Ci sono 15 giorni di tempo per presentare le offerte. Chi arriva ad Agnano dovrà organizzare subito il Gran Premio di ottobre: il ministero è pronto a ridare credito al circuito napoletano. È quanto riferito in un vertice a Roma all’assessore Tommasielli e al capo di gabinetto Attilio Auricchio. Ma ci vuole la garanzia di un nuovo gestore. Perché quello precedente, prima di essere dichiarato fallito il mese scorso dal tribunale di Napoli, era stato messo in mora a febbraio proprio dal dicastero dell’Agricoltura. Che gli revocò la concessione per i troppi debiti che aveva. «Noi lo stavamo sgomberando già a dicembre — racconta la Tommasielli — era pronta l’ordinanza».
Un passo indietro per ricostruire i fatti: l’amministrazione stipula un accordo legittimo nel ‘98 con una azienda che poi negli anni si sdoppia in altre società, subentrate ad Agnano senza che il Comune le autorizzi. Abusive e pure morose, visto che il Comune vanta un credito di 2 milioniper il fitto. Le ultime due società, la Ippodromi di Agnano e la Agnano service, hanno lasciato in dote 124 dipendenti che ora devono essere assorbiti da chi vince la gara. «Vogliamo rilanciare la struttura e al contempo tutelare i lavoratori — incalza la Tommasielli — Ma chi si aggiudicherà il bando avrà come unico interlocutore il Comune. La curatela fallimentare si interessi dell’azienda fallita, l’immobile invece è nostro ».
Non sono mancate negli ultimi giorni frizioni, emerse anche in commissione sport, tra il Comune e i tecnici del tribunale fallimentare. E in primo luogo si sono accessi sull’ippodromo anche i riflettori della sezione Ambiente della Procura che ha inviato Asl e forestale: fotografati “cumuli di sterco e rifiuti”. Perché nelle stalle di Agnano sono in pensione 235 cavalli i cui proprietari non pagano alcun fitto. Rassicura l’assessore: «Abbiamo la disponibilità dei padroni a ripulire di tasca loro l’impianto». Dopo la gara provvisoria, ci sarà un bando europeo da approvare in consiglio per una concessione di 20 o 30 anni. Non solo ippica: Agnano sarà area di tempo libero e concerti. «E se i privati non si fanno avanti — promette la Tommasielli — il Comune gestirà in proprio l’ippodromo».
Oggi (09.07.2013) in commissione abbiamo trattato la delibera (clikka) che prevede l’accorpamento delle società partecipate della mobilità ANM, Napolipark e Metronapoli per creare una holding dei trasporti. Ho ascoltato i buoni propositi e ne ho colto la bontà manifestando la necessità di verificare e studiare il piano industriale. Nel mio intervento ho detto che di tutta la vicenda quello che a noi di Ricostruzione Democratica pesa è la vendita del 40% della partecipazione del trasporto pubblico locale manifestando la disponibilità a ragionare sul fatto che se proprio si deve vendere il 40%, anziché cercare un socio unico forte, noi avremmo preferito tentare la strada dell’azionariato diffuso facendo semmai entrare i lavoratori ed i cittadini nella proprietà e diluendo, quindi, i rischi di posizioni dominanti. Ovviamente ciò lo dichiarato sulla scorta di quanto noi abbiamo affermato in campagna elettorale sui beni comuni e sulla partecipazione popolare e che questa sarebbe una cosa su cui riflettere. Ho chiesto della possibilità di inserire nella governance della holding i lavoratori (come accade in altri paesi) cercando così di instillare nei dipendenti un senso di appartenenza che ormai in molti è smarrito. La cosa che mi ha colpito è stata la risatina di un giornalista che giustamente ha pensato che se i napoletani non pagano il biglietto figuriamoci se si acquistano qualche azione. Effettivamente è una constatazione amara e ci fa capire quale è il metro su cui noi misuriamo tutto. Un metro che si potrebbe ridurre forse a qualche centimetro.
Ma questa non doveva essere l’amministrazione della rivoluzione? Non avevamo noi il compito di capovolgere i vecchi schemi? De Magistris non è stato scelto perché era un diversamente politico?
Noi di Ricostruzione Democratica ci vogliamo ancora credere, del resto se i napoletani non avessero avuto voglia di cambiare noi non saremmo stati in consiglio. Forse la nostra funzione è quella di credere che cambiare si può o solo testimoniare che i napoletani hanno creduto che cambiare si poteva. Per chiarezza ho chiesto anche quanto le società avessero speso per perizie e consulenze per gli accorpamenti e mi è stato riferito che non è stato speso nulla essendo sufficiente la certificazione del bilancio da parte della società di revisione. Meno male.
Di seguito Vi allego Tutti i documenti relativi al piano industriale. Io non ho competenze specifiche e pertanto Vi sarei molto grato se, qualche cittadino di buona volontà, mi facesse pervenire qualche impressione. Buono studio.
Ho già trattato della questione dell’Ippodromo di Agnano (chi sussurra ai 200 cavalli clikka). Quando si tratta di cavalli la strada è ad ostacoli ed i bivi sono tanti. Dopo l’audizione in commissione del 20.06.2013, nella quale l’assessora tommasielli ha fatto di tutto per non evitare il confronto, è stata, infatti, predisposta la gara per l’affidamento temporaneo dell’ippodromo (clikka) ma, ancora, ci sono dei dubbi circa i rapporti con il fallimento e la detenzione del bene. La cosa che, invece, è paradossale è che nell’ippodromo ci sono seri problemi circa lo smaltimento di montagne di letame (che potrebbero anche essere una risorsa) prodotte da 235 cavalli che stazionano in pensione (immagino completa) nell’impianto come ha potuto constatare la polizia ambientale e l’ASL NA1. Ora già scrissi sul costo dell’albergo di questi amabili animali ma la cosa di cui non mi faccio capace è che ancora oggi non si sa di chi siano ! L’assessore allo sport tommasielli, infatti, è a conoscenza della loro esistenza in quanto si è fatta rilasciare una sorta di liberatoria (clikka) in data 23.04.2013 sottoscritta da Unione Proprietari Trotto, A.A.G.T. Campania e FENAGAT che nonostante mi sforzi non riesco poi tanto a comprendere. Difatti, vorrei capire come queste associazioni garantiscano i cittadini manlevandoli da ogni e qualsiasi danno che dovesse derivare ivi compreso lo smaltimento dello stallatico. In sostanza oggi sia il Comune, che la procedura fallimentare (che sembra essersene fatta carico), hanno il grosso problema del letame che si accumula e nonostante ciò non si è ancora provveduto ad identificare i proprietari di questi cavalli (che peraltro dovrebbero essere muniti di microchip) a cui accollare, senza se e senza ma, il costo dello smaltimento nonché forse una bella multa per discarica abusiva! Non vorrei che ancora una volta ci sia chi sfrutta il bene pubblico arricchendosi lasciando ai cittadini tutti i costi in ossequio del principio neoliberista di privatizzare gli utili e socializzare le perdite.
Aggiornamento: il Comune, senza tenere in conto di nulla, ha emesso un Bando (clikka) per l’affidamento temporaneo che spero abbia larga diffusione e partecipazione di privati seri che sappiano fare insieme all’interesse privato anche quello pubblico!
P.S. inizialmente, in un altro post, avevo indicato i cavalli in n. di 400 poi si scoperto che invece sono solo (si fa per dire) 235!
Da Repubblica Napoli di oggi 09.07.2013. Alessio Gemma
Degrado e rifiuti all’ippodromo
Dossier del corpo forestale e dell’Asl: indaga la Procura
CUMULI di sterco di cavallo a ridosso delle scuderie. Macchie di percolato. Rifiuti sparsi ovunque. Sterpaglie ed erbacce lungo le piste. Ecco la fotografia dell’ippodromo di Agnano scattata dal corpo forestale il primo luglio in un sopralluogo con l’Asl: «Stato dei luoghi precario da un punto di vista igienico sanitario”, certificano i medici veterinari. Come se non bastasse il fallimento della società che gestiva l’impianto dichiarato il 5 giugno dal Tribunale di Napoli, spunta anche l’indagine della sezione Urbanistica e Ambiente della Procura della Repubblica di Napoli. Blitz di due ore e mezza, dalle 10 alle 12.30, degli ufficiali del comando provinciale del corpo forestale, coordinati da Pietro Alvino: «Lo stato dei luoghi — è scritto nel verbale inviato alla Procura — si presenta in condizioni di abbandono. I giardini incolti, i cassonetti per la raccolta rifiuti pieni, la presenza notevole di letame sono la dimostrazione che la manutenzione non viene fatta da tempo ». Gli escrementi, come mostra il materiale fotografico realizzato dagli agenti, si concentrano intorno alle scuderie e ad un’area di stoccaggio che «al momento dell’ispezione era relativamente vuota: ciò a dimostrazione che manca un servizio di raccolta del letame dalla zona scuderie all’area stoccaggio ». Ancora: il prelievo «probabilmente avviene a fasi alterne oppure quando si raggiungono limiti quantitativi preoccupanti ». Non manca una «giacenza a terra di rifiuti abbondante e ferma da diversi mesi». Nel rapporto di polizia giudiziaria risulta anche che «il viale percorso per il sopralluogo risultava disconnesso e pieno di buche, nonché colmo di acqua stagnante». Nella struttura sono ospitati e accuditi 235 cavalli. E i proprietari non pagano alcun fitto: «sono inadempienti, non si sa da quanto tempo», ha dichiarato la settimana scorsa in commissione sport la curatela fallimentare. «Vogliamo chiarimenti — afferma il presidente della commissione Gennaro Esposito — se posseggo un cavallo e sono disposto a pagare 300 euro al mese per la sua pensione, si arriva a mettere in piedi un business da 60 mila euro mensili che non è poco di questi tempi». Ombre, mentre il giudice delegato alla gestione fallimentare, Nicola Graziano, sta valutando le pretese dei creditori e inventariando le attrezzature che appartenevano alla fallita “Ippodromi di Agnano”: dagli starter ai macchinari di irrigazione. E intanto il Comune pubblica un bando per affidare l’impianto nei prossimi 12 mesi, in attesa di preparare una gara per la concessione pluriennale: 20 anni. Chi vince dovrà assicurare lo svolgimento delle gare di trotto e galoppo, in particolare il gran premio di Agnano, pulire le scuderie, fare la manutenzione di piste e aree verdi. E assumere i dipendenti dell’ex gestore: 77 a tempo pieno e altri 47 inpart time. L’offerta parte da un canone mensile di 21 mila euro. «Abbiamo bandito una gara per affidare l’ippodromo al massimo per un anno — spiega l’assessore comunale al Lavoro, Enrico Panini — così salva-guardiamo l’occupazione e il premio Lotteria Agnano. Poi prevediamo un’altra gara per la gestione ventennale dell’ippodromo. Chiederemo ai partecipanti un piano industriale».
Non discuto il ruolo di Don Luigi Merola spero che ci siano presto delle smentite o delle correzioni di rotta. Non credo si tratti di un nuovo Don Sturzo col quale, per l’aspetto politico, mi pare abbia in comune solo il nome Luigi. Spero si tenga fuori dall’impegno politico diretto, in questo momento, sarebbe un ulteriore vulnus alla chiarezza, finendo per essere strumentalizzato. Ce ne sarebbe da dire ma non voglio neppure entrare nell’argomento, sarebbe facile finire su sentieri scoscesi. Se sente questa spinta e passione politica allora deponga la toga! Speriamo bene….
Da Repubblica Napoli 04.07.2013
“Io assolvo Berlusconi e Cosentino”
Don Merola: “Silvio perseguitato, Nicola non è un camorrista”
SARÀ prete anticamorra, ma i suoi strali non sono contro i boss. E come ospite alla trasmissione radio “La zanzara” su Radio 24 spara bombe. E non sono esplosioni a basso potenziale. Parla di Berlusconi e Cosentino, del magistrato Woodcock titolare di alcune delle inchieste sull’ex coordinatore del Pdl in Campania oggi in carcere, inquisito per i suoi rapporti con i Casalesi. Insomma, è proprio un exploit, quello di don Luigi Merola, ex parroco di San Giorgio ai Mannesi nei drammatici giorni della morte della quattordicenne Annalisa Durante e oggi, fondatore dell’associazione ‘A voce de criature, opinionista sui grandi casi di attualità. «Berlusconi? È un perseguitato — dice ai microfoni de “La zanzara” — I magistrati lo perseguitano tanto». Insiste: «Lo perseguitano come hanno fatto con Clemente Mastella. Alcuni magistrati sono politicizzati e ignoranti, devono leggere e studiare di più. Ci vuole la formazione permanente dopo il concorso. Berlusconi — aggiunge — è un peccatore come tanti altri. Sono stato a Roma tre anni per lavorare al ministero dell’Istruzione e dico che quello che fa Berlusconi lo fanno tutti, politici di sinistra e di destra, alti funzionari e magistrati. Tutta gente — svela il parroco anticamorra — che ha la seconda, la terza e la quarta amante da cui si fanno accompagnare con l’auto blu. Farò nomi e cognomi. Berlusconi lo assolvo per il fatto che fa mangiare ottantamila famiglie in Italia. Lo perdono con l’assoluzione per qualsiasi cosa abbia fatto».
Assoluzione senza confessione e pentimento. Meraviglia relativamente, visto il momento di forte feeling tra il Cavaliere e il parroco datato gennaio 2013. Vigilia delle politiche, il Pdl corteggia don Merola. Lo vuole in lista. E Merola sta per accettare, visto che per il diritto canonico potrebbe (e comunque dovrebbe) ottenere una dispensa da parte del vescovo della Diocesi di appartenenza. Dunque si tratta, si vocifera. Preme per quella candidatura anche il governatore Caldoro. Ma infine, colpo di scena, don Merola rifiuta. Motivo: in lista c’è il pluri- inquisito per camorra Nicola Cosentino. E il parroco si considera incompatibile. Fin qui tutto bene. Ma ieri, ai microfoni de “La Zanzara”, arriva il colpo di scena. «Leggendo gli atti che riguardano Cosentino — dice Merola — mi sono fatto l’idea che non ci sono le prove per direche è camorrista e per stare in carcere. È immorale e ingiusto che sia in prigione, non può inquinare le prove perché si è costituito e il procedimento è chiuso». Parole che appena sei mesi fa sarebbero suonate assurde. Poi il parroco attacca il pm di alcune delle inchieste contro Cosentino, Henry John Woodcock: «Lo considero di estrema sinistra, ho saputo che è diventato magistrato dopo due bocciature al concorso. Come prete vengo a sapere tante cose, Woodcock potrà essere preparato sullo sport ma sul diritto deve studiare un po’ di più».
Sono convinto che i consiglieri regionali che si trovano coinvolti nella vicenda pensano di aver subito un torto dalla indagine della Guardia di Finanza relativa ai fondi cd. economali dati ai gruppi (stiamo parlando di 2 milioni di euro). Difatti, la prima giustificazione è stata quella di dire che non c’è una norma che regola la rendicontazione (della serie ne faccio ciò che voglio) e poi che sono quattro spiccioli (DUEMILIONI) rispetto alle ruberie di cui sono accusati consiglieri di altre regioni. E’ chiaro che occorrono i processi e le sentenze per essere certi penalmente delle malefatte ma, come qualche giorno fa ha detto D’Avigo in una nota trasmissione, se l’ospite che invito a casa mia va via con le posate io per non invitarlo più non aspetto che la sentenza di condanna passi in giudicato! Ecco anche questa vicenda da’ il metro della inadeguatezza di una intera classe politica che è pericolosissima, in quanto, è in grado di corrompere anche chi si avvicina alla politica nelle istituzioni per la prima volta e viene contaminato sull’onda del “così fan tutti”. Prendi i soldi anche tu e partecipa al banchetto e se non lo fai è capace che ti fanno sentire anche un fesso, oppure strano, in sostanza una persona da evitare, un marziano che è sceso dalla luna e che non capisce come va la vita nelle istituzioni! E’ infatti per questo che mi spiego un così diffuso malcostume che ovviamente potrà anche portare a 60 assoluzioni o archiviazioni, ma ciò non toglie che il danaro pubblico è sacro! Giusto per spiegare i fondi economali servono a far funzionare i gruppi consiliare sia per l’acquisto di cancelleria, sia per la cd. comunicazione delle attività politico/istituzionali. Non c’è bisogno di dire che noi di Ricostruzione Democratica di fondi economali non ne abbiamo mai visti né abbiamo stanze e strutture adeguate nel palazzo del Consiglio Comunale come gli altri gruppi. Siamo, posso dire, un gruppo politico strano. Eppure non credo che la politica si possa fare senza soldi pubblici ma oggi occorre un segnale forte se vuoi marcare delle differenze! In tutta questa vicenda trovo scandaloso non che questi si sono mangiati i soldi in pasticceria, avorio, gioielli e collaboratori al nero, ma che i fondi che erano destinati ad iniziative politiche sono stati stoltamente distolti, mentre molte persone si dedicano ad attività politiche, di qualunque parte esse siano, senza mezzi e soldi. Penso, infatti, a quanti come i Giovani Democratici o ai giovani compagni di SEL ma credo anche a quelli del PDL hanno dedicato il loro tempo ed i loro soldi per attaccare manifesti, fare volantinaggio, fare convegni, assemblee, discussioni etc. etc. rimettendoci credendoci, facendo la cd. politica pura, solo ed esclusivamente perché credono in una idea di società! Ecco credo che a loro questi consiglieri dovrebbero chiedere scusa!
Sul tema e su come facciamo noi di Ricostruzione Democratica vedi:
Cene, gioielli, porcellane e giocattoli le spese pazze della Regione Campania Sessanta consiglieri indagati: 2 milioni di fondi pubblici “bruciati”.
CONCHITA SANNINO
NAPOLI — Due milioni e mezzo di fondi regionali bruciati, in due anni, come spiccioli personali. Gettati via dai consiglieri dell’assemblea in cene e vini, regali e sigarette, pasticcini, caffè, gioielli e viaggi, acquisti futili e necessità private. Ma appena la Guardia di Finanza bussa ai loro uffici per capire cosa avessero fatto di quei soldi pubblici, comincia la folle corsa a raccattare scontrini improbabili e a presentare malaccorte giustifiche, carte che dovevano riparare e invece rivelavano altri squarci. Così, (quasi) l’intero consiglio regionale della Campania si é incastrato da solo.
Nella (vecchia) storia che alimenta rabbia e anti-politica arriva un nuovo capitolo: vedi alla voce Fondo 5011, il capitolo di bilancio dell’ente destinato al «Funzionamento dei gruppi regionali». Biennio: 2010-2012. La Guardia di Finanza è tornata ieri nel grattacielo del Centro Direzionale: con 57 “inviti a comparire”, per altrettanti esponenti politici, voluti dal procuratore Francesco Greco e dal pm Giancarlo Novelli. L’accusa: peculato. A dover rispondere del «disegno criminoso» sono i gruppi “Caldoro Presidente”, Pdl, Pd, Udc, Udeur, Noi Sud, Moderati, Centro democratico e tutta la vecchia Idv, oggi nel Misto. Ne escono indenni solo: due consiglieri del gruppo “Socialisti europei” (Mucciolo e Oliviero, eletti con Sel); uno del Pdl, Colasanto; e il governatore Caldoro, sebbene proprio il politico a lui più vicino, Gennaro Salvatore, capogruppo di “Caldoro presidente”, risulti in cima alla lista degli inquisiti come recordman di incasso arbitrario: 93mila 215 euro. Ma gli indagati sono 60 in tutto, compresi anche tre ex eletti dell’aula diventati parlamentari: il deputato Pd, Umberto Del Basso De Caro, e i senatori Pdl, Eva Longo e Domenico De Siano.
AVORIO E TARSU
Denari dei contribuenti piegati all’uso «privatistico» dell’assemblea dei consiglieri della Campania, scrivono gli inquirenti. Le più fantasiose, improbabili spese da accostare al lavoro di un organo legislativo si possono scorrere ora, negli atti dell’indagine. Un consigliere ha comprato prodotti di gioielleria, tra cui un corno di avorio, per 1900 euro. Un altro, bombole di gas per centinaia di euro. Il Pdl attesta l’acquisto di 11mila euro tra bar e pasticcerie. Più 3.400 euro di giornali. Ma per quelli non c’è già il Fondo Comunicazione? La stessa clamorosa svista è del Pd: che infatti prova a spiegare i suoi complessivi 500mila euro di spese con un congresso “Big Fish”, festa dei giovanidemocrat, con la pubblicità per tre emittenti e un contratto da ben 30mila euro con la società Kidea, peraltro già toccata dallo scandalo sulla Coppa America. E ancora: acquisti di porcellane e quadri fino a 500 euro a pezzo. Pezzi d’arte, ma anche cianfrusaglie da supermercato. Il gruppo “Caldoro presidente” presenta scontrini di prodotti per igiene personale da 203 euro, di cui 3 perla tintura per capelli da uomo. C’è anche chi si fa gli occhiali da vista con i soldi pubblici, chi acquista una Barbie, una bottiglia da enoteca. Ma il capolavoro lo firma un esponente del gruppo Misto che si giustifica portando alla Finanza la ricevuta della Tarsu: sì, la tassa sui rifiuti. D’altro canto, c’è un modo più indolore di versare le imposte che un qualunque cittadino (politico o no) deve allo Stato? Pagare allo Stato con soldi sottratti allo Stato. Poi ecco la «spiegazione» presentata dai consiglieri Udeur, Ugo De Flaviis e Sandra Lonardo (ovvero lady Mastella), interrogati solo poche ore fa: quei soldi, dicono, li hanno utilizzati per pagare collaboratori. Ovviamente in nero, senza contributi.
I PIÙ RAPACI
Sette mesi di analisi da parte della Tributaria guidata dal colonnello Nicola Altiero e del commercialista Paolo Barba, consulente della Procura. Ma alla fine emergono due elementi con forza. Primo: alcune voci di spesa son osostenute «per finalità strettamente personali», per niente legate al funzionamento dei gruppi e comunque non coerenti con gli obiettivi «della legge regionale 6/1972». Secondo: il 60 per cento delle somme erogate ai gruppi consiliari viene trasferito dai capigruppo ai consiglieri «senza che questi ultimi né, tantomeno, i rispettivi colleghi-presidenti (che hanno la responsabilità ammini-strativa della gestione dei fondi) abbiano prodotto alcuna documentazione che attesti l’effettivo impiego delle somme incamerate ». Così il consulente Barba può calcolare, in percentuali, la lista dei più rapaci: al 95 % di utilizzoscorretto del Fondo si attestano i gruppi Idv (ora nel Misto) e l’Udeur; a quota 91 % c’è il gruppo “Caldoro Presidente — Nuovo Psi”, all’89 il Pdl, subito inseguito dal Pd all’82 %, mentre al 65 si piazzano i centristi dell’Udc.
«NIENTE DIMISSIONI»
Qualche imbarazzo appena, ieri in Regione. Mentre Sel e Movimento 5 Stelle chiedono le dimissioni dell’intero consiglio regionale, tra i consiglieri agitati si coglie più sollievo che sensi di colpa. Dal presidente Caldoro in giù, tutti promettono «massima collaborazione con la magistratura». In realtà, tanti dicono: «Mica siamo come i Fiorito, qui c’erano solo i pidocchi da prendere…». E tutti si fanno scudo delle parole, definite da qualcuno fin troppo generose, che in mattinata il procuratore capo di Napoli Giovanni Colangelo aveva stringatamente dedicato al blitz. «In fondo la norma sulla rendicontazione non è univoca».
L’intervista a Gennaro Nocera, capogruppo Pdl: “Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni”
“Quegli 11mila euro di pasticcceria? Non ricordo…”
NAPOLI — Gennaro Nocera, lei è il capogruppo del Pdl in Regione. «Certo, so di cosa dobbiamo parlare. Ma sono in farmacia, abbia pazienza, sto pagando… «.
Scusi la franchezza, visti gli scontrini ormai sotto inchiesta: in farmacia sta pagando con soldi suoi o nostri?
Ride. «Eh capisco. La battuta ci sta… Ecco, pago 18 euro di tasca mia, banali pillole. Io sono unfesso: ho sempre pagato di tasca miacaffè e bibite, anche se ero in trasferta istituzionale. Neanche il traghetto a Venezia mi feci rimborsare».
Non si direbbe. Nel suo caso, l’importo contestato è di 35mila e 258 euro.
«Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni. Ma io sono davvero fiducioso nella magistratura che con misura ed equilibrio sta vagliando le posizioni. D’altro canto, l’avete sentito il procuratore, Colangelo? Lo ha detto anche lui che la legge è vaga».
Veramente, è la stessa Procura che vi accusa di peculato.
«Non voglio pensare che siano vere le cose che girano: chi si è comprato il gioiello, chi la porcellana, chi la tintura per capelli. Mica ci sono colleghi matti? Poi fa ridere ‘sta storia della tintura, legata proprio a un capogruppo calvo. Magari una sua segretaria avrà fatto confusione».
Parliamo del gruppo Pdl: esibite scontrini singolari, 11mila euro solo di bar e pasticceria, 3.400 euro di giornali.
«Sono capogruppo da ottobre, non so niente di prima».
Avete ripianato con questi fondi persino un «furto di 190 euro» dalla cassa. Chi ruba al gruppo Pdl?
«Ma non ero capogruppo all’epoca. Non ne so niente, glielo giuro sui figli…».
Ho già parlato della questione riportando anche la delibera di proposta al consiglio in un separato post (cosa fare del patrimonio del Comune di Napoli clikka). Oggi (01.07.2013) abbiamo deciso di affidare alla Napoli Servizi S.p.a. la gestione del patrimonio pubblico. La delibera è stata adottata a maggioranza con il contributo di tutte le forze di sinistra. In Consiglio Comunale sia io che Carlo Iannello, coerentemente con quello che avevamo annunciato abbiamo votato a favore della delibera proponendo anche emendamento (clikka) che è stato approvato con la stessa maggioranza e con il quale abbiamo dichiarato la Napoli Servizi S.p.a di interesse generale. Devo dire che ho trovato soddisfacente avere la possibilità di contribuire a questa decisione. Ora tocca agli amministratori di Napoli Servizi ed ancora prima ai lavoratori della società che spero capiscano l’importanza del loro impegno e sappiano con onore servire la Città.
Ecco i nostri interventi:
Il mio intervento al 2:16:12 e quello di Carlo Iannello all’1:28:50
Oggi leggo sul mattino due intere pagine sul Calcio Napoli, sullo Stadio San Paolo e sui rapporti con il Sindaco di Napoli (Debito e Nuova Convenzione clikka – il Napoli Giocherà al San Paolo clikka). Eppure non posso non provare un senso di fastidio nelle notizie che ho letto perché ai cittadini i giornali offrono solo e sempre una faccia della medaglia senza alcuna spiegazione e senza alcun approfondimento. Devo confessare che sono condizionato dal fatto che ieri (28.06.2013) c’era uno stuolo di giornalisti sotto palazzo San Giacomo ad aspettare di fare uno scatto a De Laurentiis ed in contemporanea sotto San Giacomo c’erano anche in accampamento stabile ormai da settimane, notte e giorno, i rappresentanti delle Case Famiglia e gli operatori sociali che non vedono un euro da trenta mesi e che rischiano la chiusura, con 500 minori che andrebbero in mezzo alla strada. Ebbene a fronte di questi fatti intere pagine su ciò che si sono detti de laurentiis e de magistris con il primo che minaccia di andarsene a giocare a Caserta ovvero a Palermo ed il sindaco che l’assicura che ci sarà l’agibilità dello stadio per tempo! Mi è venuto un senso di disagio a cui non posso sottrarmi, sia per i giornalisti che per la situazione in se. In tutto questo Anna, di una casa famiglia, ieri mi ha chiesto se potevo intercedere per fare in modo che un bambino della sua casa famiglia incontrasse De Laurentiis che in quel momento era dal Sindaco. Dopo aver sentito le notizie non posso non dire che avrei preferito un Sindaco che avesse detto al caro patron, prima di parlare d’altro, di pagare i debiti verso il Comune che, contrariamente a quanto indicato dal Mattino, non ammontano ad €. 1.700.000 ma a circa €. 7.000.000 (il Calcio Napoli infatti non paga il canone dal 2007). Come dire per dimostrami la tua serietà caro de laurentiis paga prima il tuo debito e poi parliamo del resto. Sullo stadio so abbastanza ed ho addirittura girato un servizio con presa diretta che poi non è uscito per pressioni fatte sui giornalisti di uno staff che credevo inossidabile. Ecco con il Calcio Napoli ci troviamo innanzi ad uno di quei poteri forti che spesso i politici non sono in grado di affrontare poiché troppo supini a ricercar consenso ovvero a non perderlo. Ebbene, posso dire che per come è la convenzione (che pure ho postato su questo blog clikka) il Calcio Napoli, quando era in difficoltà ha beneficiato addirittura di un contributo del Comune per diversi milioni di euro, ed oggi credo avrebbe fatto bene a caricarsi dei lavori della UEFA mentre, invece, il Patron non ha perso tempo a pretenderli dal Comune in un momento in cui il Comune non ce la fa manco a pagare i servizi essenziali ed indispensabili usando la minaccia di andarsene a giocare altrove. Mi viene da dire che amore per la Città e per i suoi tifosi che ha questo patron! (Sul punto vedi quanto ci costa il calcio clikka). Non so come spiegarlo ma io prima di pensare ai tifosi avrei pensato innanzitutto ai figli dei tifosi ed ai figli dei napoletani che stanno nelle case famiglia e devono andare a scuola ed a cui noi stiamo sottraendo ossigeno e prospettive di vita. Senza tema di smentita posso dire che il Calcio in una scala di priorità non è certo al primo posto ed occorrerebbe che i giornali oltre a dare le notizie giuste, le mettessero anche in relazione per offrire ai cittadini l’opportunità di farsi un’idea di come vogliono che sia la loro città!
Ad ogni buon conto noi di Ricostruzione Democratica stiamo lavorando ad una proposta di delibera con una nuova convenzione del Calcio Napoli e per avere un raffronto ci siamo fatti mandare la convenzione dello stadio Meazza dal Comune di Milano … come dire crediamo che la casa di vetro significhi che la trattativa tra De Laurentiis ed il Sindaco debba essere pubblica …. altro che stanze chiuse i cittadini devono sapere tutto!
Vi linko la delibera che definisce i compiti di Napoli Servizi (clikka) nonché tutta una serie di altre funzioni dichiarate di interesse generale. L’atto non è di facile lettura ed è all’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale di lunedì 1 luglio p.v. Noi di Ricostruzione Democratica siamo del parere di approvarlo ed appoggiarne la sua adozione perché crediamo che la gestione del patrimonio pubblico debba essere pubblica, non essendo, peraltro, questo il momento di affidare ai privati questa importante funzione. Guardando al passato, infatti, possiamo dire che l’esperienza maturata è stata fallimentare con un contenzioso terminato con una transazione che noi abbiamo contestato. Sull’affidamento della gestione del patrimonio comunale ad una società in house, inoltre, ci eravamo anche impegnati in campagna elettorale e crediamo che questa linea oggi debba essere supportata anche per ragioni di coerenza. In Consiglio Comunale a dire il vero c’è una linea politica contrapposta e trasversale a tutti i partiti che speriamo di poter battere al momento del voto. Il tema vero è che oggi, forse anche per la crisi, non abbiamo un privato all’altezza di poter fare i suoi interessi congiuntamente a quelli pubblici. La dimostrazione di questa tesi la possiamo facilmente rinvenire nella incredibile difficoltà di allocare presso i privati aree di interesse rilevante come quelle di napoli Ovest vedi lo Zoo, l’edenlandia, il cinodromo, l’ippodromo etc. etc. Siamo convinti che insieme alla politica si debba ricostruire anche una classe imprenditoriale che non vada a rimorchio ovvero a braccetto della politica. Nella gestione del patrimonio immobiliare, inoltre, occorre una particolare attenzione poiché l’esperienza ci dice che questo è stato il campo da arare da parte di una certa politica che ha avuto uno scopo esclusivamente elettorale e di consenso: Della serie se sono un inquilino del Comune di Napoli, ed ho qualche infiltrazione o altro problema, conoscendo il consigliere comunale di turno, lo risolvo in un momento poiché questi intercede per me verso il gestore che a sua volta per ingraziarsi il consigliere fa fare la riparazione immediatamente (sic!). Racconto quest’aneddoto: Una volta eravamo in una riunione di consiglio per decidere su un atto relativo alla gestione del patrimonio, ebbene, rispetto a noi di Ricostruzione Democratica che ci arrampichiamo su principi costituzionali, norme di legge e interesse generale, gli altri consiglieri, cd. anziani, sapevano tutto della chiamata e sull’intervento per manutenzione ordinaria o straordinaria degli alloggi di edilizia residenziale e pubblica (ERP). Sarà un caso? Come sempre resto in attesa di avere qualche impressione erudita sulla delibera per la quale noi di Ricostruzione Democratica stiamo già pensando a qualche emendamento di natura tecnica relativo alla definizione di “interesse generale” della società Napoli Servizi cosicché da evitarne la vendita. Difatti, crediamo che la delibera per rispondere alla disciplina più che definire i settori di interesse generale deve definire le società comunali che l’ente ritiene di non collocare sul mercato. Questo per evitare che il comune sia svuotato di ogni funzione relegandolo a semplice ufficio di anagrafe. La lotta prevedo sarà dura perché gli interessi sono tanti e molto forti!
Sempre ieri in consiglio comunale abbiano anche approvato la delibera n. 384 del 20.05.2013 (clikka) che stabilisce, una volta per tutte, che il mercato ittico resterà nella sua sede storica in Piazza Duca degli Abruzzi. Al fine di collaborare con l’amministrazione ho anche proposto una mozione di accompagnamento (clikka) che è stata approvata all’unanimità e che chiarisce alcuni punti che erano stati anche segnalati dal Segretario Generale nel suo parere. Credo sia stata una vittoria per la città di Napoli che non ha visto sottrarsi posti di lavoro e reddito ed anche una piccola vittoria di Ricostruzione Democratica che in uno spirito collaborativo ha mostrato che le cose si possono fare. Speriamo bene!!
Il mio intervento all’1:11:05
Sull’argomento già ho detto e la strada la indicammo nel consiglio comunale del 18.12.2012. Ci siamo arrivati infine e credo sia stata una bella cosa. Sul punto vedi: caan e mercato ittico (clikka)
Anche oggi (26.06.2013) al Consiglio Comunale, sono intervenuto, insieme ad altri consiglieri, per manifestare la nostra solidarietà agli operatori sociali che notte e giorno sono accampati in Piazza Municipio per manifestare il loro malessere. Spero che la comunità cittadina alla quale tutti noi apparteniamo si faccia carico di questa gravissima condizione. Siamo tutti nella stessa barca e nessuno si può esimere dal remare!
Oggi (26.06.2013) in Consiglio Comunale noi di Ricostruzione Democratica abbiamo portato un ordine del giorno (clikka) sulla ZTL che tentava di dare una certezza ai tanti cittadini napoletani residenti nella ZTL del centro storico nonché in Piazza Dante ed in Via Duomo che, in questi ultimi giorni, si sono visti arrivare pacchi di multe per il ritardato rinnovo del premesso di accesso, peraltro ingenerato dalle notizie rilasciate a mezzo stampa dall’amministrazione circa le modifiche al dispositivo di traffico, nonché di ristabilire un senso di giustizia verso quei cittadini che hanno pagato il permesso e non si sono visti attivare la ZTL. Siccome non era in discussione l’argomento, per trattarlo e votarlo, occorreva che lo sottoscrivessero per lo meno un rappresentante di ogni gruppo consiliare. Ebbene, l’ODG l’hanno firmato TUTTE le forze politiche, dalla Federazione della Sinistra al PDL, essendo i consiglieri consapevoli del problema. L’unica forza politica che si è rifiutata di firmare e, quindi, ha impedito la discussione è stata l’IDV che così ha sconfessato anche un deliberato della II Municipalità, il cui presidente è Francesco Chirico, dell’IDV e che mi aveva già dichiarato la sua adesione. Trovo che nell’amministrazione di una città ci voglia serietà e consapevolezza dei problemi, ritengo che tale responsabilità oggi non l’abbia dimostrata il maggior gruppo di maggioranza dell’amministrazione che irresponsabilmente ha rifiutato la sottoscrizione dell’Ordine del Giorno impedendone la discussione e costringendo, quindi, centinaia di cittadini residenti ed aventi diritto al permesso di accesso a fare ricorso avverso i verbali che a pacchi sono arrivati. Eppure sono dell’IDV due consiglieri residenti nella stessa II Municipalità Ginetta Caiazzo e Vincenzo Gallotto, non so se a loro sono arrivate le stesse sollecitazioni che sono arrivate a me sul grave problema, evidentemente l’IDV non c’è più!
Per un principio di responsabilità politica ed amministrativa ecco i consiglieri dell’IDV che, credo, debbano dare conto ai loro elettori:
Vincenzo Gallotto (1651), Fulvio Frezza (1491), Elpidio Capasso (1358); Gaetano Troncone (505); Antonio Luongo (481); Giovanni Formisano (420); Marco Russo (402) CAPOGRUPPO; Teresa Caiazzo (382); Maria Lorenzi (371); Carmine Schiano (328); Luigi Esposito (306); Amalia Beatrice (244); Francesco Vernetti (225); Simona Marino.
Per capire quello che è accaduto basta vedere il video al 1:48:35
Peraltro l’ODG che non è stato firmato poteva essere emendato dallo stesso IDV che a raffica durante la discussione per una sorta di antipatia politica che non ho ben compreso ha semplicemente continuato a trovare scuse per non discuterlo.
Sul tema ho già scritto e da ultimo sono anche intervenuto in Consiglio Comunale (clikka) oggi ci sono i decreti di nomina nel Consiglio di Amministrazione dell’ABC (ex ARIN) clikka, e nel Collegio Sindacale dell’ANM clikka. Queste sono nomine che determinano ovviamente un compenso per i “nominati” che ho anche riportato in un altro post (Trasparenza quanto guadagnano i nominati clikka). Sono nomi che non conosco proprio, tranne quello di Ugo Mattei (non personalmente) e che noi di Ricostruzione Democratica non sappiamo neppure se siano il frutto di un accordo politico o meno, né in che modo si siano valutate le professionalità. Un’altra occasione persa per fare trasparenza, partecipazione ed imparzialità e semmai per dare qualche posto giovani laureati meritevoli, perché poi se se ne vanno non ci possiamo lamentare che c’è la fuga dei cervelli!
Ecco lo stralcio dei (a me) perfetti sconosciuti. Speriamo facciano bene e sopratutto chi ha notizie le rendesse pubbliche affinché ci sia almeno una partecipazione postuma:
1) Collegio sindacale della società ANM – Azienda Napoletana
Mobilità S.p.A.”:
Dott. Abbondio Causa, nato a Napoli il 03/07/1960 (presidente);
Dott.ssa Monica Montuoro, nata a Napoli il 04/07/1965 (sindaco effettivo);
Dott. Salvatore Galiero, nato a Napoli il 18/04/1960 (sindaco effettivo);
Dott.ssa Simonetta Di Simone, nata a Napoli il 11/05/1967 (sindaco supplente);
Dott. Massimo Maresca, nato a Piano di Sotrento (NA) il 01/12/1964 (sindaco supplente).
2) Consiglio di Amministrazione di “Acqua Bene Comune Napoli”:
Oggi (20.06.2013) in commissione sport ed impianti sportivi, riunita in sede di audizione, abbiamo trattato della delibera che riguarda l’ippodromo di Agnano di cui ad un mio recente precedente post (il comune che sussurrava ai cavalli clikka).
Il quartiere di Fuorigrotta sembra essere stato colpito da un’anatema poiché come per lo zoo e l’edenlandia anche per la pista ippica c’è un fallimento, pertanto, ho pensato fosse utile invitare anche la curatela del fallimento della Ippodromo di Agnano S.p.a. nonché gli assessori al lavoro (Panini), al patrimonio (Fucito), agli impianti sportivi (tommasielli) ed ai beni comuni (Piscopo).
Hanno partecipato tutti tranne Piscopo, in quanto impegnato in altra sede e come dicevo la curatela con i suoi tecnici. Nonostante la strana e non comprensibile ostruzione dell’assessore Tommasielli che ha cercato in tutti i modi di non far celebrare la commissione chiedendo, stranamente (per un assessore), la verifica del numero legale, abbiamo avuto la possibilità di capire che diversamente da quanto accaduto allo Zoo (almeno per come la vedo io), in questo caso fosse più che auspicabile una collaborazione con il Tribunale, poiché il fallimento è proprietario di beni strumentali che sono depositati presso l’impianto e che potrebbero servire o rendere più appetibile la struttura consentendo a chi si dovesse trovare aggiudicatario di infilare immediatamente le chiavi nel cruscotto.
Ad ogni modo con la proficua collaborazione degli assessori Panini e Fucito abbiamo capito che forse era il caso di fermarsi un attimo con il bando per non rischiare contenziosi dopo una eventuale aggiudicazione tra comune, fallimento ed aggiudicatario, e capire, tutti insieme, Tribunale e Comune, come fare al meglio l’interesse pubblico e quello dei creditori (tra cui anche l’amministrazione) evitando inutili contenziosi. Confido molto nelle capacità degli assessori al lavoro ed al patrimonio che dall’audizione hanno compreso quali sono i nodi da sciogliere e sopratutto evitare di cadere in errori che si trascinerebbero per anni.
Il tema vero ed immediato, però, è quello della custodia che la curatela ha chiesto al comune in più occasioni compreso stamane e che non può essere tralasciato. Solo che, come dicevo, c’è una questione sulla detenzione e sulla conseguente custodia ed in questo equivoco si sono inseriti, 235 cavalli! Si proprio 235, che sono ospitati ed accuditi nelle stalle dell’ippodromo con biada strigliatura e ferratura (immagino) non si sa bene da chi (e sopratutto di chi). L’attenzione di Ricostruzione Democratica al tema dell’uso dei beni pubblici, credo che ormai sia risaputa, ed a fare i conti ci vuole poco. Mettiamo, infatti, che se posseggo un cavallo sono disposto a pagare per la sua pensione circa 300,00 €. al mese e se faccio questa semplice moltiplicazione posso dire che si potrebbe, con buona approssimazione, arrivare a mettere in piedi un business di 70.500,00 €./mese per la sola pensione dei cavalli in un area di 48 ettari, che di questi tempi non è poco. All’assessora tommasielli, visto che pareva informata della cosa ho chiesto chiarimenti senza, ovviamente, ottenere una risposta chiara ma solo due risposte contraddittorie che scontano l’equivoco di cui dicevo.
Alla fine non siamo riusciti a capire chi ad Agnano sussurra a 200 cavalli!
P.S. Varrà la pena tutto sto lavoro che stiamo facendo? Il dubbio a noi di Ricostruzione Democratica ci viene sempre e le risposte non sempre ce le sappiamo dare. Diciamo che come dicevamo in campagna elettorale per noi il comune è una casa di vetro.
Napoli forse è meravigliosa anche per questo, eccessiva in tutte le sue cose (mettiamola così!).
Oggi (19.06.2013) al consiglio comunale, dopo molti giorni di discussioni sulle Case Famiglia nelle commissioni, sono intervenuto sul drammatico tema del pagamento di questi importanti servizi ai minori. La questione è scottante ed il principio di imparzialità nella crisi che oggi stiamo vivendo è più che mai è sentito dalla collettività. Quello che facciamo oggi potrebbe essere il faro che illumina la strada di una Amministrazione limpida, trasparenze ed imparziale …
Sull’argomento ho scritto qualche giorno fa: politiche sociali prima le donne ed i bambini (clikka). Sono giorni che sono dilaniato pensando a ciò che sta accadendo ai più deboli. C’è stato anche qualcuno che per ragioni di “partigianeria” commentando il mio post ha detto che quelli delle case famiglia sono tutti ladri e che ci sono state indagini che hanno accertato le malversazioni. Questa cosa mi ha fatto ancora di più arrabbiare ed essere determinato rispondendo provocatoriamente allora il sindaco le chiudesse tutte! Per me anche un solo bambino vale la pena di impegnarsi e combattere! Non lasceremo nessuno indietro era questa una delle cose che dicevamo in campagna elettorale! Già il programma … Ecco la lettera che Fedele (titolare di una casa famiglia) ha scritto al Sindaco, leggetela. Per essere parte di una comunità occorre condividere il peso (lettera al Sindaco Clikka).
Prima le donne ed i bambini, così si dice se la nave sta affondando ed è così che ho iniziato il mio intervento stamane in commissione congiunta politiche sociali e bilancio con oggetto il pagamento delle prestazioni rese dalle case famiglia e per il sostegno alla cosiddette ragazze madri in difficoltà. Il dato che tutti noi cittadini dobbiamo conoscere è che presso le strutture napoletane ci sono oltre 500 bambini, tra cui, Neonati affetti da ADS, Bambini abusati, Bambini torturati, Bambini maltrattati, Bambini deprivati, Bambini repressi e Bambini depressi … Ebbene, per questi bambini il Comune è tenuto a pagare le rette alle Case Famiglie che non paga dal 2009 con la conseguenza che le case famiglia sono tutte indebitate con le banche e gli operatori non percepiscono lo stipendio da 15 a 20 mesi. In sostanza queste persone che stanno assistendo gli ultimi della nostra maledetta società (mi scuso ma non riesco a trattenermi) stanno facendo da bancomat al comune e quindi a noi cittadini ma ovviamente ora non ce la fanno più! Al Comune sono pervenuti i fondi del D.L. 174/2012 e 58 milioni di euro sono stati stanziati per i servizi indispensabili. Ebbene, tra questi servizi solo 6 milioni sono stati destinati alle case famiglia e per i servizi in favore delle ragazze madri (che dal 2009 hanno un credito di circa 30 milioni) e che ovviamente con uno stanziamento del genere non riusciranno neppure a pagare i debiti in banca, figuriamoci gli stipendi! Ho chiesto con forza di conoscere che destinazione hanno avuto gli altri 52 milioni. Mi è stato riferito che sono andati agli altri servizi indispensabili come illuminazione, munnezza, buche etc. (non so cosa sono gli altri etc.). Come avreste reagito voi a questa risposta? Ho detto che quando la barca affonda si salvano prima le donne ed i bambini e, provocatoriamente, si spengano pure tutte le luci della città purché si assistano i bambini in difficoltà! Occorre che tutti coloro che si ritengono cittadini sappiano perché quando in TV si parla di tagli poi abbiano coscienza del fatto che si stanno tagliando le gambe anche ai nostri bambini maltrattati! Il neo assessore Roberta Gaeta ha dichiarato che provvederà a farsi carico del problema, noi di Ricostruzione Democratica abbiamo chiesto che si blocchino tutti gli altri pagamenti al fine di poter capire cosa si sta pagando e cosa no e per poter in scienza e coscienza fare quella comparazione di interessi che la nostra carta costituzionale impone e dove i valori della solidarietà, dell’uguaglianza, della assistenza sanitaria e sociale costituiscono il nucleo duro dei principi sempre più violati e deprivati da una politica economica che schiaccia i deboli ed arricchisce i padroni della finanza virtuale. Io non ci sto! e voi?
Ecco il documento che molti consiglieri comunali fanno firmato clikka
Mi fa piacere diffondere questa iniziativa di Salvatore Nappa, alla quale penso di partecipare:
In occasione della Giornata del Rifugiato
Domenica 23 Giugno 2013 ore 20,30
c/o Tendo Struttura
Via Dietro La Vigna Piscinola
Presentazione del film
Non tutti i neri vengono per nuocere
di Salvatore Nappa
con: Elisabeth Edigin, Jean Renè Bilongo, Peppe Lanzetta, Franco Melone, Eduardo Melone
Due sono le storie narrate nel film, quella di Jean, un ragazzo di colore che tiene una rubrica radiofonica ma che non è gradito a molti per il suo parlare chiaro e schietto e quella di Elisabeth, ragazza di colore che, venuta dall’Africa piena di speranza, viene invece prostituita divenendo in seguito ed a sua insaputa, strumento nelle mani dei clan che gestiscono i traffici illeciti sul litorale domizio. Elisabeth, a seguito di queste vicende, viene arresta per spaccio di droga poi le viene tolta anche la figlia. Un precipitare verso l’inferno che ci fa capire quale è il destino di chi si affaccia all’uscio della nostra casa quando le porte del cuore restano chiuse.
Un film facile da vedere, accattivante, con momenti di tensione e altri di dolcezza, un buon punto di partenza per una discussione sui problemi di oggi.
Gli spazi del film sono due, il primo Castel Volturno, luogo d’immigrati insediati in numero considerevole, dove non mancano i problemi legati alla convivenza..
Il secondo Scampia, un luogo alla ricerca di una nuova identità che lo faccia uscire dal clichè che l’ha macchiato. Una serie di immagini crude, violenti alle quali si affiancano segnali di speranze come le scritte che campeggiano sulle vele: Amare senza limiti – Quando il vento dei soprusi sarà finito le vele saranno spiegate verso la felicità. Così come non possiamo dimenticare il grande lavoro che le associazioni svolgono sul territorio. Questi sono i segnali che la popolazione ci sta dando e che noi dobbiamo raccogliere. Salvatore Nappa
Sullo ius soli ho scritto qualcosa e pare che il governo si stia muovendo in tal senso visto che la normativa c’è già ed occorrono solo norme regolamentari per poter rendere più agevole il precorso amministrativo:
Credo che già abbiano avuto una buona pubblicità (o almeno spero) ad ogni buon conto vi incollo due bandi del Comune di Napoli, uno relativo all’estate ragazzi 2013 clikka con scadenza per la presentazione delle domande entro il 19.06. p.v. h. 12,00, Il taglio è di 19.000,00 €. a progetto, per dieci progetti, con procedura negoziata (e tutti sanno la mia idiosincrasia per le procedure negoziate); l’altro è rivolto agli anziani Estate sociale 2013 clikka con scadenza per la presentazione delle domande entro il 25.06.2013 h. 12,00 e taglio di circa 11.000,00 €. a progetto, per 10 lotti, da farsi nelle 10 municipalità. Ho letto i bandi per sommi capi con gli occhi di chi da tre giorni si sta occupando del grave problema delle case famiglia di cui al mio recente post: la burocrazia sulle spalle dei bambini (clikka). Ebbene, non posso non farmi la domanda di come si possa andare avanti in questo modo facendo bandi per spendere altri soldi che chissà quando pagheremo, senza essere capaci di far fronte ad impegni essenziali risalenti al 2009 per i bambini collocati nelle case famiglia. Qualcuno che mi vuole bene nell’amministrazione mi ha anche detto, Gennaro con le case famiglia ti stai buttando in una cosa che è grossa, complicata e che non troverà soluzione. Oggi ne ho avuto consapevolezza, difatti ieri si parlava con gli operatori che non vedono, come dicevo, un pagamento dal 2009 e si parlava di pagare quattro bimestri e noi con buona volontà ci siamo fatti tutta una serie di ragionamenti su una trattativa che avrebbe dovuto portare ad almeno sei bimestri per consentire alle case famiglia di non pagare solo le banche che hanno anticipato. Bene, oggi la risposta è stata che di bimestri se ne possono pagare solo due! Spero non abbia ragione la mia amica … lo spero proprio …
E’ da un po’ di tempo che ci stiamo occupando della questione delle case famiglia e della grande difficoltà che stanno attraversando. In consiglio comunale come gruppo consiliare ci siamo prodigati per chiedere la fissazione di un consiglio comunale sulle politiche sociali, prima convocato e poi spostato a data da destinarsi. Il problema nelle condizioni in cui stiamo è drammatico le case famiglia accolgono minori abusati o maltrattati pesantemente dalle famiglie e l’invio presso queste strutture convenzionate è disposto sempre su intervento della magistratura. Oggi da quanto ho capito dovrebbero essere arrivati i soldi della legge del predissesto ed il timore di questi operatori è quello che ci sia stata una gara all’accaparramento di questi fondi a loro scapito. In queste condizioni credo che l’unica cosa che un’amministrazione dovrebbe fare è Trasparenza ed applicazione rigida dei principi di Imparzialità e di Giustizia Sociale! Non si scappa! Non un passo indietro! Nella crisi siamo tutti uguali e non è consentito a nessuno (ovviamente alle stesse condizioni) di passare avanti. Inoltre, ora che parrebbe che un po’ di soldi ci sono l’inghippo pare essere burocratico: il funzionario ha un arretrato di atti da liquidare che risalgono al 2009 (mi immagino quintalate di documenti) e le case famiglia indebitate con le banche attendono i soldi per continuare a andare avanti. In tutto questo il funzionario pare voglia essere sicuro di liquidare il giusto col rischio di aprire un’indagine per ogni pratica, il che significa che si arriva al 2080, se va bene, mentre i bambini andrebbero per strada. Capisco che nel passato non molto lontano ci sono stati dei comportamenti illeciti ma credo che ad un funzionario addetto alle liquidazioni non spetti il compito di investigatore, agli atti vi sono solitamente decreto del tribunale, fattura e dichiarazione di responsabilità del preposto alla struttura, un controllo a campione forse potrebbe andare anche bene, se poi chi doveva controllare e non l’ha fatto, questo non può cadere sulle spalle di chi ha ben operato ed oggi è in difficoltà. Gli operatori oggi (11.06.2013) hanno minacciato di occupare prima le stanze del consiglio, poi quelle a san giacomo, sono disperati! E’ un carico grosso ed è assurdo che dal 2009 non ci siano ancora le liquidazioni. Noi di Ricostruzione Democratica stasera abbiamo incontrato l’assessore con i rappresentati delle strutture, forse domani (un domani che è già stato pronunciato ed annunciato molte volte) si riuscirà a fronteggiare il problema, ci siamo anche immaginati un percorso amministrativo per risolverlo, speriamo che di questo passo il welfar non diventi un lusso e che la burocrazia non finisca per pesare sulle spalle dei bambini!
Ma una comunità che non è i grado di prendersi cura dei propri figli, quale futuro può avere?
Alcuniresponsabili di comunità alloggio hanno avviato uno sciopero della fame. In realtà molti lavoratori dei servizi sociali fanno la fame da tanti mesi e i responsabili degli enti mendicano presso le banche anticipazioni di fatture che ormai nessuno prende più come titolo di credito credibile. Da anni anche su questo giornale si è evidenziata la particolare condizione delle cooperative sociali, delle associazioni e degli istituti che aspettano dal Comune almeno cento milioni di pagamenti per servizi realizzati, a valle di gare vinte, monitoraggi e rendiconti presentati da mesi. Finalmente sono arrivati i soldi del prestito statale con cui il Comune deve pagare una parte dei debiti. Soldi che spesso servono per aggiornare i debiti che queste imprese hanno con le banche e poter poi dare almeno un po’ di arretrati ai lavoratori, pagare un po’ di morosità e continuare a combattere. Obiettivamente il sindaco ha cumulato un deficit di lealtà e trasparenza con questo settore che era stato in ampia parte suo elettorato. La delega alle politiche sociali è passata per tre assessori, tutti competenti, scelti direttamente da de Magistris.
Evitando giudizi sommari, è obiettivo il fatto che queste organizzazioni sono vittime di pratiche dilatorie, evasive, con decine di incontri al vertice ove sono state fatte precise promesse puntualmente non mantenute. In molti quartieri l’ottanta per cento dei progetti sociali è stato sospeso da un anno e sono stati pagati ben pochi arretrati ma ora si sta consumando una beffa ulteriore. Come è noto in questi due anni nel Comune vi è stato anche un avvicendamento dei dirigenti, oltre a qualche pensionamento, altri esterni non hanno avuto il rinnovo del contratto o sono tornati agli enti da cui erano distaccati. I dirigenti rimasti lamentano poi una grave carenza di personale idoneo per cui sembra che non vi sia chi possa materialmente lavorare le pratiche. Di fatto le procedure dei pagamenti sono risultate sempre più farraginose. La discontinuità dei dirigenti diventa motivo di discontinuità amministrativa, spesso gli uffici chiedono più volte gli stessi documenti. Pare che anche la nuova assessora non abbia neanche trovato l’archivio dei predecessori. Capita poi che il nuovo dirigente di un ufficio ritiene giusto e corretto chiedere documenti non richiesti prima e questo sempre a scapito dei tempi di effettivo pagamento. Molto spesso i contratti vengono firmati in grave ritardo. A voce funzionari e dirigenti chiedono di attenersi a modalità di calcolo e di rendicontazione che poi vengono disconosciute dal nuovo (o anche dallo stesso) dirigente.
C’è un clima di sospetto. Per gravi colpe che sono emerse per alcuni pochi casi, per cui vi sono indagini in merito a episodi di corruzione di addetti dell’Amministrazione, i dirigenti sono molto diligenti arrivando però a incarnare modi di fare che in letteratura vengono nominati come “incapacità positiva”, quel particolare tipo di incompetenza che si accompagna all’eccessiva competenza, la condotta per cui proprio per il rigido rispetto di criteri formali, non di rado letti in termini discrezionali, non si realizzano le cose, andando di fatto contro lo spirito delle regole. Queste e altre cause fanno sì che molte liquidazioni dei pagamenti firmate dai dirigenti del settore poi vengono contestate dalla Ragioneria, tornano negli uffici dei dirigenti e quindi perdono il posto nella fila dei debiti da pagare.
Secondo le regole imposte dal Parlamento i soldi del prestito nazionale arrivati al Comune devono essere spesi e rendicontati entro poche settimane. Per i motivi detti prima si profila quindi per case famiglia, associazioni e istituti una beffa esiziale. Il sindaco, che è il primo e fondamentale riferimento dei cittadini, anche dei cittadini fornitori, ha quindi una chiara responsabilità: come ha già fatto in qualche altro caso, deve assumere direttamente la responsabilità di buona parte di questi pagamenti arretrati promessi da anni, evitando che le nebbie della burocrazia di fatto siano una fregatura per tanti lavoratori. Nascondendosi dietro ai timbri, oltre ad assumere una responsabilità grave, de Magistris consentirà una sostanziale ingiustizia perché i creditori che lavorano in filiere meglio organizzate negli uffici comunali e meglio protette da assessori più anziani, saranno obiettivamente favoriti rispetto a chi da anni fa debiti per fornire servizi e dare un vero contributo alla coesione sociale in città.
Nonostante la crisi della politica la politica non vuole imparare e continua ad essere affetta dal cancro delle nomine, tanto che ciò che è accaduto al consiglio comunale del 04.06.2013 ha determinato le dimissioni del presidente della commissione Gaetano Troncone clikka. Per essere chiari il Presidente Troncone, che aveva condotto l’istruttoria dei candidati alla commissione edilizia, ha contestato fino alla fine la non candidabilità di persone che avevano depositato in ritardo la candidatura. Ebbene una di queste era il candidato dell’udc e quindi del consigliere Lebro e del presidente Pasquino (due new entry nella maggioranza). Il risultato è stato non solo l’ammissione di questo candidato ma anche la sua elezione e, quindi, le dimissioni di Troncone dalla presidenza. La nostra posizione l’ho spiegata in un post di qualche giorno fa (ai nominati della politica diciamo no clikka) da cui si può anche vedere il video dell’intervento. Confesso sono amareggiato la vecchia politica affarista, “spartizionista” e stracciona non riusciamo proprio a sconfiggerla. In consiglio dopo il mio intervento io stesso ho subito un attacco del Presidente del Consiglio Pasquino che nel suo ruolo avrebbe dovuto semplicemente dirigere i lavori senza interloquire con i consiglieri ed, invece, ha finito per voler replicare al mio intervento avendo capito che aveva la capacità di paralizzare la spartizione politica in atto. La richiesta di Ricostruzione Democratica, di rinvio delle nomine a dopo l’approvazione del regolamento che abbiamo proposto, non è passata pur avendo l’aula votato 17 a favore, 17 contrari e 4 astenuti (parità, quindi, respinta). Un consiglio politicamente spaccato proprio sugli argomenti spesi in campagna elettorale che dovrebbero essere vangelo per non venire meno al patto con gli elettori. Confesso l’amarezza, vorrei che il sindaco non continuasse su questa scia e non desse ingresso a spartizioni da qui a breve nelle nomine dei CDA delle partecipate o comunque non decidesse da solo senza almeno spiegare il ragionamento che c’è dietro ogni nomina. Il potere va esercitato in favore ed in condivisione con i cittadini, i quali devono essere per lo meno informati sulle capacità dei proposti. Noi in campagna elettorale ed in consiglio ci siamo battuti e ci battiamo contro questa politica che crediamo sia superata ed abbia definitivamente stufato i cittadini! Benvero, per le vecchie nomine fatte dal sindaco non capisco proprio quale sia stato il ragionamento o il percorso logico e, peraltro, ho anche qualche dubbio sulla legittimità visto che, a quanto mi consta, non sarebbe stato neppure applicato il regolamento vigente. Vorrei, infatti, sapere cosa c’entri per le terme di agnano, marinella de nigris siniscalchi (avvocato e moglie del senatore, chissà se ha prevalso la prima o la seconda qualità?), oppure omero ambrogi (magistrato anziano in pensione alla guida di bagnoli futura, una società che avrebbe richiesto persone con ben altre caratteristiche), ovvero, ancora, andrea rea alla mostra d’oltre mare che continua a disinteressarsi delle vicende dello zoo, edenlandia e cinodromo sull’erroneo convincimento che prevarrebbe la gestione fallimentare nella collocazione di queste importanti aree pubbliche … Perché il sindaco ha scelto queste persone? I tecnici alla guida di una azienda non potrebbero essere condivisi con la città? Infine, per la recente nomina, alla commissione edilizia, molti nei corridoi e per strada mi hanno chiesto quali qualità specifiche avrebbe l’ex assessore ed ex parlamentare ed ex dirigente di rifondazione comunista raffale tecce proposto dall’ex consigliere fucito (tutti questi ex insieme), visto che nella sua carriera di tutto si è occupato tranne che di edilizia ed urbanistica? Credo proprio che le nomine siano un cancro per la politica difficile da estirpare eppure in campagna elettorale ci eravamo detti tante volte che non avremmo applicato le logiche di partito … ca va sans dire!
Da Repubblica Napoli di oggi (06.06.2013)
Nomine commissioni, si dimette Troncone sul patrimonio è scontro tra due neoassessori
ACQUE agitate in Comune. La giornata di ieri si è aperta con le polemiche dimissioni del presidente della commissione diritti. Gaetano Troncone, esponente dell’Idv, ha inviato una lettera a tutti i colleghi, nella quale si autosospende dalla carica di presidente. La causa della protesta affonda le radici nella seduta di Consiglio di lunedì scorso, e nella procedura seguita per la nomina dei «tecnici» da mandare nella commissione edilizia integrata. Tecnici tutti ben sponsorizzati dalle varie forze politiche, Pdl compresa, a cominciare da una vecchia conoscenza come Raffaele Tecce, assessore ai tempi di Bassolino e oggi responsabile degli enti locali di Rifondazione. Troncone denuncia che in aula sono stati stravolti i criteri fissati dalla commissione per il voto, accogliendo anche le candidature presentate fuori tempo massimo e «consentendo di votare componenti che non ne avevano il diritto ». Colpevole numero uno il presidente dell’aula Raimondo Pasquino: «Non gli delego più la mia fiducia – scrive Troncone – Al tempo stesso non condivido l’ingresso del suo gruppo in maggioranza ».
Cresce dunque la tensione. Troncone manda a quel paese l’Udc, che nella bagarre ha comunque piazzato un suo uomo fra i cinque. Sempre più arrabbiati quelli di Ricostruzione democratica: già lunedì erano usciti dall’aula prima del voto, ieri le dimissioni di Troncone hanno anche impedito alla commissione di esaminare la loro proposta per la regolamentazione delle nomine in enti e società partecipate. Clima non felicissimo. Di certo non un gran viatico alla nuova seduta, convocata il 19 giugno, per proseguire il dibattito sulla nuova amministrazione. Dibattito che era stato interrotto qualche giorno fa quando il sindaco si era allontanato dall’aula.
E, se i consiglieri fibrillano, ecco il primo contrasto fra i due neoassessori Sandro Fucito (Fds) e Franco Moxedano (Idv). Quest’ultimo, assessore al Personale, non vede di buon occhio la proposta del primo, assessore al Patrimonio, di utilizzare 120 unità di personale interno per la manutenzione straordinaria di alcuni immobili: «Ritengo inopportunoe poco proficuo – dice Moxedano – l’utilizzo di 120 unità della logistica per la manutenzione degli alloggi non a reddito. Stiamo parlando di lavoratori quasi tutti prossimi alla pensione, l’età media va dai 60 ai 65 anni. Passare la manutenzione straordinaria dalla società partecipata alle dipendenze del Comune penso significhitornare a forme di gestione che già in passato hanno procurato gravi disservizi ai cittadini che occupano il patrimonio comunale ». Insomma un invito a confermare la cessione di quei compiti a Napoli Servizi. Fucito subisce peraltro anche il contropiede di Elpidio Capasso, altro esponente Idv, presidente della commissione bilancio. Stavolta è in ballo l’approccio col quale Fucito ha detto di volersi concentrare soprattutto sulla vendita di case Erp nel primo triennio. Capasso ammette che l’arrivo dei fondi dal decreto 35 potrebbe far calare subito il fabbisogno di realizzi del Comune. Però invita comunque Fucito e il collega al bilancio Salvatore Palma a «chiarire la portata generale del piano di riequilibrio nel suo intero decennio, non limitandosi semplicemente a previsione triennali, per non far venire meno gli impegni che la città si è assunta nel risanamento dei conti».
Qualche giorno fa commentavo ciò che i magistrati di Taranto hanno fatto con il sequestro dei beni alla famiglia Riva intitolando le mie riflessioni: Taranto chiama bagnoli! chi risponde? clikka. Oggi è il secondo giorno in cui si parla di Bagnoli in relazione alla sentenza della Corte di Appello di Torino. Ebbene, dopo l’attenta lettura del decreto di sequestro del Tribunale di Napoli delle aree di Bagnoli mi sarei aspettato tutta una serie di ulteriori attività conseguenti, anche urgenti viste le raccomandazioni contenute nel decreto. Oggi a chiamare Bagnoli c’è anche Torino. Risponderà mai qualcuno?
Da Repubblica Napoli di oggi 05.06.2013
STELLA CERVASIO: L’AMIANTO riconosciuto killer dalla Corte d’Appello di Torino riapre una strada anche per Bagnoli. Intervenuto al convegno “Salute e sicurezza in edilizia”, il procuratore aggiunto torinese Raffaele Guariniello ha fatto riferimento alla sentenza della Corte d’Appello di lunedì sul caso Eternit, che ha condannato a 18 anni di reclusione a uno dei due ad della multinazionale, lo svizzero Stephan Schmidheiny, dopo la morte dell’altro accusato, Louis de Cartier, morto il 21 maggio a 92 anni, per il quale la Corte ha deciso il non luogo a procedere.
«I reati contestati nel processo sono gli stessi per cui c’è stata la condanna e qui siamo già avanti in questa direzione – ha commentato il magistrato – perché sembra che anche in questa zona la Procura stia lavorando molto bene. La Corte d’Appello ha esteso il disastro ambientale anche a Bagnoli, mentre nella sentenza di primo grado lo avevano ritenuto non dimostrato. Nella zona ovest di Napoli c’è tutta la questione del disastro ambientale e credo che se ne stia occupando molto bene la Procura di Napoli. Noi – ha detto Guariniello – l’abbiamo affrontato dal punto di vista dell’Eternit, ma lì non c’è solo l’Eternit. Credo ci siano anche altre situazioni, però questo è già un primo importante risultato».
Al convegno dove il pm era relatore si sono presentati alcuni eredi delle vittime dell’amianto di Bagnoli, alle quali Guariniello ha espresso solidarietà. «Spero che questa sentenza – ha detto sia la strada che porti tutti a sperare che la giustizia non è solo un sogno. È un punto di arrivo per tutte le altre zone del nostro paese in cui si sono consumate queste tragedie». Ai parenti che hanno sollevato la questione del risarcimento, il pm ha detto che «chi ne ha diritto dovrà poi muoversi per ottenerlo». Ma non c’è stata solo quella fabbrica a produrre danni così gravi: «In giro per l’Italia – ha sottolineato Guariniello – si costituiscono associazioni di familiari che non riescono ad avere giustizia. L’ultimo caso di cui ho notizia è quello di uno stabilimento fra Salerno e Avellino dove si smontavano vagoni ferroviari pieni di amianto. Cominciano ad esservi numerosi decessi fra i lavoratori e nessuno apre un’indagine».
La sentenza torinese è un motivo in più per «attendere che sia fatta giustizia» anche per le vittime dello stabilimento ex Ilva di Bagnoli, purché si proceda con un «aggiornamento delle indagini e si celebrino urgentemente i processi per accertare le responsabilità »: è questo il pensiero del sostituto procuratore generale di Napoli Donato Ceglie, anche lui tra gli invitati al convegno. Le Procure campane, assicura il pm, «sono tutte impegnate nello svolgere puntuali e approfondite indagini in tema di crimini ambientali e violazione delle normative di sicurezza che, come ci dice la sentenza torinese, tutelano la salute di chiunque sia stato esposto, e non solo dei lavoratori ». Il problema è però «la qualitàdelle indagini e i tempi, perché il rischio peggiore è la prescrizione del reato e la vanificazione dei processi». Fondamentale, quindi, «celebrarli con urgenza». Un ritardo – afferma Ceglie – che rende «non scusabile l’istituzione diun registro dei tumori nella regione delle ecomafie e degli ecocrimini ». Non è competenza della magistratura farlo, dice ancora il pm, ma «se siamo in presenza di centinaia di morti per tumore connesse con lavorazioni pericolose svolte in violazione della normativa antinfortunistica o per smaltimento illecito dei rifiuti, la magistratura ha l’obbligo di procedere e non si tratta di una questione di sensibilità».
“Pensavamo che fosse una via impraticabile”
LUIGI Scotti, assessore alla Legalità della giunta di Rosa Russo Iervolino, scava nel passato per ritrovare le cause della mancata costituzione di Palazzo San Giacomo come parte civile al processo Eternit. Il Comune di Napoli, al contrario di altre amministrazioni, associazioni e sindacati non beneficerà dei risarcimenti stabiliti dalla Corte d’appello di Torino nella sentenza che ha condannato a 18 anni il magnate dell’amianto killer. «Non ricordo bene come è andata — confessa Scotti — probabilmente abbiamo ritenuto improbabile questa strada, di difficile legittimazione ». Eppure Scotti ricorda il contributo dato all’inchiesta: «La Iervolino è andata a testimoniare a Torino. Aiuti economici sono stati dati alle famiglie che volevano presenziare al processo. Abbiamo consegnato anche una medaglia d’oro al pm Raffaele Guariniello».
Singolare la mancata costituzione ingiudizio della Regione presente come parte civile in primo grado ma assente in appello. Assenza che sarebbe stata determinata dalla morte dell’avvocato: «La Regione non ha cambiato posizione sulla vicenda — si legge in una nota — si costituì regolarmente parte civile. A seguito dellaprematura scomparsa del legale incaricato di rappresentare l’ente nel processo penale, si ritenne di non affidare un ulteriore incarico nella stessa sede e di adire direttamente il giudice civile per una più adeguata e precisa valutazione del danno ». Posizione che non convince il consigliere Corrado Gabriele (Pse): «Chiederò alla Corte dei conti di valutare eventuali addebiti nei confronti della giunta». Duro Franco Tavella, segretario regionale della Cgil: «Gesto di sottovalutazione politica, che dimostra assoluta mancanza di sensibilità su una vicenda che ha coinvolto migliaia di lavoratori». Per il sindaco Luigi de Magistris «la costituzione di parte civile era una scelta che spettava alla precedente amministrazione che, sbagliando, optò per la non costituzione. Noi procederemo sulla strada dell’azione civile».
(antonio di costanzo)
Allego la delibera sulla concessione dell’Ippodromo (clikka) che verrà portata in consiglio comunale e che sto studiando. Il tema che si introduce con la proposta è la concessione dell’area per la durata di 30 anni e la possibilità di adibire la stessa ad altre attività ludico sportive che però si mostra, per quanto mi riguarda, monca, in quanto, la valutazione della convenienza dipende dall’offerta economica e di sviluppo che non mi sembra verrà portata in Consiglio Comunale. Il rischio credo sia sempre lo stesso: se valutiamo il solo ippodromo senza avere una visione di insieme non è che rischiamo di cerare ulteriori doppioni in città? Voi che ne pensate?
Di seguito la parte dispositiva di cui consiglio la lettura:
DELIBERA
Per i motivi esposti in narrativa che qui si intendono riportati, di proporre al Consiglio
Comunale:
1. Prendere atto della risoluzione per gravi e reiterati inadempimenti del contratto tra il Comune i Napoli e la “SIVGA” S.p.a. nonché con qualunque altro soggetto sia subentrato, a qualunque titolo, in detto rapporto, avente ad oggetto l’utilizzo dell’impianto sportivo denominato “Ippodromo di Agnano”.
2. Avviare la procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento in concessione della gestione dell’impianto sportivo denominato “Ippodromo di Agnano”, per un periodo di anni 20 (venti), ovvero fino ad un massimo di anni 30 (trenta) secondo le previsioni del piano economico finanziario ai sensi dell’art. 30 del D. Lgs. 163/2006 e ss.mm.ii., e successive modifiche e integrazioni, con il criterio di cui al successivo art. 83, alle condizioni descritte in premessa e qui integralmente richiamate;
3. Stabilire che la concessione avrà per oggetto la gestione dell’impianto, utilizzato per riunioni di corse al trotto ed al galoppo, cui è annessa attività di ristorazione nei locali realizzati entro il perimetro del complesso immobiliare e che al fine di far fronte alla crisi economica del settore ippico, nonché promuovere e valorizzare l’impianto, potranno altresì essere svolti all’interno del medesimo complesso servizi alle persone, alle imprese ed attività ricettive, sportive e commerciali nonché attività d’interesse pubblico ed ogni altra attività compatibile con la destinazione della struttura e con le vigenti previsioni urbanistiche;
4. Stabilire, altresì, che è a carico ed è obbligo del concessionario procedere con la redazione di un progetto di sviluppo e valorizzazione dell’Ippodromo, corredato da crono programma, studio di fattibilità, nonché piano economico/finanziario, con particolare riguardo:
a) al rifacimento delle piste e alla modernizzazione del complesso;
b) all’implementazione delle scommesse sportive e dei movimenti di gioco;
c) all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, al contenimento dei consumi energetici, alla produzione di energia elettrica e/o termica anche mediante lo smaltimento del letame dell’ippodromo e dei rifiuti organici urbani;
d) alla realizzazione nel comprensorio di aree attrezzate e/o impianti per altre attività sportive e ludiche, anche polivalenti (quali ad es. calcio, calcetto, tennis, beach volley, fitness, percorsi adventure, arrampicata, tiro con l’arco, tiro al piattello, golf, minigolf, gokart, ecc.,) con relative funzioni di servizio, ristorazione e marketing, che possano consentire l’apertura e la frequentazione del complesso o di una sua parte anche in giorni diversi da quelli dedicati alle corse dei cavalli; e) alla realizzazione di strutture e/o aree attrezzate per lo svolgimento di concerti, manifestazioni, grandi spettacoli, ecc.
Oggi in consiglio comunale si è discusso di una questione che è particolarmente a cuore dell’intero gruppo di Ricostruzione Democratica si è trattato della elezione dei componenti della Commissione Edilizia. Sono intervenuto per ribadire con forza che noi avevamo l’obbligo di mutare le regole tanto che ho richiamato la proposta di regolamento delle nomine (clikka) che noi abbiamo presentato e che ha anche ricevuto il parere del segretario generale (clikka). La cosa che ho voluto precisare è che noi non ci siamo mossi di una virgola da quello che era lo spirito del programma elettorale della partecipazione e della condivisione nelle decisioni, mentre il Sindaco ha continuato a seguire le vecchie regole nominando persone di suo esclusivo gradimento negli enti e nelle partecipate cosa che, ovviamente, contrasta con quanto promesso in campagna elettorale. La cosa che mi fa veramente male è che noi in queste cose ci abbiamo creduto ed oggi sono costretto a stare all’opposizione per la mancata attuazione di quelle idee che ci hanno spinto ad impegnarci per il bene della città. So già che si scatenerà, ancora una volta, la polemica sul fatto che noi non avremmo rispettato la volontà degli elettori che ci hanno eletto in una lista e con il sindaco e noi avremmo tradito, ma io mi chiedo e vi chiedo è possibile che non si capisca che noi ci stiamo battendo per le stesse idee per le quali ci siamo candidati. Noi siamo convinti che la nostra fedeltà va riconosciuta al progetto non alla persona ed io, sia pure con i miei 600 voti, terrò fede alle idee ed al progetto politico per il quale mi sono candidato e sono stato eletto! Lo so che è strano per molti che si sento animati da uno spirito di parte ma la nostra è una battaglia culturale e di idee e non faremo un passo indietro! Sarà una testimonianza ma la politica che ci ha annichilito è quella dei leader e dei fedelissimi ai leader, una sfaccettatura del berlusconismo, dove si dice o sei con me, qualunque cosa accada, o sei contro di me! In un momento in cui si dice che non ci sono più ideologie, noi, in ostinata direzione contraria, diciamo che siamo per la battaglia delle idee, costi quel che costi!
P.S. Non capisco come qualche consigliere che mi ha replicato si sia potuto sentire offeso dal fatto che abbia invocato più volte l’imparzialità e la trasparenza.
Il mio intervento al 1:19:06
Alla fine sono state “nominate” tutte persone sponsorizzate dai consiglieri, addirittura un ex assessore e nessuno proposto da organismi esterni quali università e consigli dell’ordine:
1) Carla Quatrano proposta dal consigliere antonio luongo idv;
2) Roberto Landolfi proposto dal consigliere marco mansueto pdl;
3) Mario De Matteis proposto dal consigliere david lebro udc;
4) raffaele tecce proposto dal consigliere alessandro fucito fed;
5) Rosanna Mercuri proposta dal consigliere andrea santoro fli.
Dovremmo essere giunti alle battute finali di una vicenda che ha visto Ricostruzione Democratica in prima linea in consiglio comunale per contraddire la scelta della passata amministrazione, secondo noi, scellerata, di delocalizzare il mercato ittico dallo storico luogo dove è collocato (fabbricato storico di Luigi Cosenza a piazza Duca degli Abruzzi) al CAAN di Volla. Ho già scritto sulla questione e sono intervenuto anche in consiglio comunale e su questo blog si possono trovare altri articoli (vedi tra i tanti: il caan per l’aia e le politiche di sviluppo (clikka). In particolare c’era una esigenza di carattere patrimoniale/contabile per la partecipata del Comune di avere gli operatori economici dell’ittico nel mercato di Volla gestito appunto dal CAAN che poi abbiamo risolto, con un po’ di ritardo, con il conferimento della gestione del mercato ittico al CAAN stesso. Gli operatori, purtroppo, si sono dovuti in ogni caso spostare a Volla per consentire la esecuzione di lavori prescritti dall’ASL nel fabbricato di Piazza Duca degli Abruzzi. Ovviamente, come era prevedibile c’è stato una contrasto con l’amministrazione sulla esecuzione dei lavori stessi e sulla possibilità di eseguirli senza sospendere le attività mercatali. Gli stessi operatori, costituitisi in Consorzio si erano dichiarati disposti ad eseguirli a loro cura e spese sollevando l’amministrazione da ogni onere e peso fermo ogni controllo. Su questa proposta ci avevamo anche ragionato proponendo la possibilità per l’amministrazione di fare il bando delle concessioni inserendo nel bando stesso anche la esecuzione dei lavori prescritti. In questo modo l’amministrazione avrebbe risparmiato circa 70.000,00 €. Secondo Voi come è andata a finire? Non c’è stato dubbio ha prevalso la burocrazia fine a se stessa! Abbiamo voluto caparbiamente fare i lavori a spese dei cittadini nonostante l’offerta e costringendo i mercatali a spostarsi momentaneamente a Volla. Siamo stati bravi potevamo fare la torta con la ciliegina ed invece no! E’ come quando una sta per mettere la palla in rete e c’è quello che arriva e si porta via il pallone! Ovviamente sono alla mia prima esperienza amministrativa ed in più sono condizionato dal fatto che svolgo la professione di avvocato e che nel gruppo di Ricostruzione Democratica c’è Simona Molisso avvocato e Carlo Iannello, Professore universitario di diritto pubblico e, quindi, sfortunatamente riusciamo a vedere delle cose che forse altri consiglieri che sono a digiuno di nozioni di diritto e di procedimenti amministrativi non vedono. E’ proprio una vera sfortuna ci facciamo un fegato così! Difatti, proprio non ho capito come si sia potuta respingere una proposta di operatori del settore che, ovviamente per il loro interesse di restare aperti, si sarebbero anche accollati il costo delle opere sgravando la collettività. Il tutto, ovviamente, con il rispetto del principio di imparzialità perché si sarebbe fatto comunque un bando per le concessioni con le prescrizioni. Non ho capito bene quali sarebbero stati gli inghippi burocratico/amministrativi se poi per un caso analogo e per somme assolutamente superiori, però questa volta a carico della collettività, si è autorizzato il calcio Napoli a fare dei lavori per 700.000,00 €. a carico dei cittadini “dispensandolo” anche dall’obbligo di rispettare il bando pubblico pur dovendosi spendere dei soldi pubblici (quanto ci costa il calcio clikka). Oppure in un altro caso dove si è autorizzata una associazione sportiva a trasformare il palazzetto del basket del Collana coperto in campetto di calcio scoperto (vedi Relazioni sugli impianti sportivi (clikka), oppure ancora per l’ex cinodromo di fuorigrotta trasformato, di fatto e senza l’adozione di alcun atto amministrativo della P.A. nè di un provvedimento del Tribunale fallimentare né del Mostra d’Oltremare proprietaria, in area mercatale (mercatino delle pulci) a beneficio dei “pulciai” non c’è dubbio ma anche forse a “particolare beneficio” di un pulciaio più grosso che avrebbe il compito di aprire e chiudere i cancelli assegnando i posti mi chiedo: gratuitamente? In un certo qual modo dovremmo almeno essere contenti di aver messo il CAAN al guinzaglio sperando che sia un CAAN guida altrimenti stiamo freschi.
Il risultato raggiunto per il mercato ittico rispetto a quello che la precedente amministrazione aveva, in modo così assurdo previsto, è strabiliante anche grazie all’impegno degli altri consiglieri, ovviamente in questa fase delicata continueremo a vigilare affinché non ci si perda nelle pieghe della burocrazia.
Ieri (31.05.2013) il Sindaco De Magistris è venuto in Consiglio Comunale a riferire sulle nuove linee programmatiche per la città e sui nuovi assessori. Noi di Ricostruzione Democratica abbiamo sempre svolto un ruolo di studio, indirizzo e di controllo, abbiamo ascoltato e preso appunti, sennonché verso le 16,30 il Sindaco ha lasciato l’aula così come la maggior parte degli assessori. In particolare dei nuovi assessori erano presenti solo Fucito e Moxedano. Con spirito critico e con responsabilità noi abbiamo rinunciato all’intervento ed abbiamo abbandonato l’aula in segno di protesta, ovviamente il consiglio non ha retto perché la maggioranza non ha tenuto i numeri per proseguire. Non sono giochi politici ma credo sia una questione di correttezza istituzionale se non di educazione. Il consiglio viene programmato con settimane di anticipo e proprio in questo caso noi abbiamo ritenuto necessaria la presenza del Sindaco e degli assessori. Ma chi sostiene la maggioranza? Ci sono per lo meno due comportamenti che non si comprendono: I consiglieri dell’UDC hanno dichiarato di aderire alla maggioranza mentre il partito UDC li ha smentiti, uguale comportamento lo ritrovo in SEL che a mezzo stampa ha smentito la sua appartenenza alla maggioranza mentre il consigliere Ciro Borriello ieri ha, invece, col suo comportamento manifestato il contrario. La cosa che spero non accada mai in questa amministrazione è la spartizione di assessorati e partecipate anzi spero che presto si approvi la nostra proposta di regolamento nomine e designazioni (clikka) … accadrà mai? accadrà mai che i politici Napoletani compiano un atto di condivisione del potere che pure viene loro conferito dal popolo? ….
Si discute del finanziamento pubblico ai partiti ed è facile da un lato scivolare nella demagogia e dall’altro di far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. Sul tema dei costi della politica sono molto sensibile, però questa volta voglio andare contro corrente per dire che la rigorosa e scrupolosa osservanza dell’art. 83 del TUEL determina una ingiustificata ed assoluta sproporzione tra quanto viene riconosciuto al Consigliere Comunale, quanto lavora (per quelli che effettivamente lavorano per il bene comune) e quanto rischia, tenuto conto che l’errore è dietro l’angolo e le cifre per un Comune come quello di Napoli, sono sempre di diversi milioni di euro. Basti pensare che il Bilancio di un comune con un milione di abitanti è intorno ai 4 miliardi di euro. Ebbene, osservo con scrupolo l’art. 82 del TUEL nella determinazione delle presenze per come vengono considerate, recandomi, però, in Comune con una cadenza giornaliera, compio atti amministrativi e di controllo è l’effetto per la vigente legge è che viene riconosciuta al Consigliere “scrupoloso” l’indennità mensile che si aggira tra i 79,00 €. ed i 250,00 €. (ecco gli statini di marzo aprile e maggio 2013 clikka) con punte a seconda delle presenze di €. 500,00. Potrei dire che esiste una categoria di sottopagati della politica. E’ indubbio che l’applicazione rigorosa della legge determina un vero e proprio lavoro malretribuito, poi, ovviamente, occorrerebbe guardare alla produttività per capire se questi pochi soldi sono stati spesi bene dalla collettività. Effettivamente, non capisco come si possa, per una campagna elettorale al comune di Napoli, arrivare a spendere decine ed anche centinaia di migliaia di euro, cosa c’è dietro? Ovviamente ognuno si comporta come detta la sua coscienza e quelli coscienzosi se non fossero animati da passione e da senso del dovere civico potrebbero anche chiedersi: Ma chi ce lo fa fare? Chiaramente discorso a parte va fatto per i consiglieri regionali, provinciali e per i parlamentari, dove probabilmente si rischia di meno e si incassa di più … molto di più! ma questa è la solita contraddizione del sistema. Se, poi, penso ai grillini che si lambiccano il cervello sulle note spese … mi vien quasi da ridere … o no? …
Art. 83 TUEL
2. I consiglieri comunali, provinciali, circoscrizionali, limitatamente ai comuni capoluogo di provincia, e delle comunità montane hanno diritto a percepire, nei limiti fissati dal presente capo, un gettone di presenza per la partecipazione a consigli e commissioni. In nessun caso l’ammontare percepito nell’ambito di un mese da un consigliere può superare l’importo pari ad un quarto dell’indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o presidente in base al decreto di cui al comma 8. Nessuna indennità è dovuta ai consiglieri circoscrizionali, ad eccezione dei consiglieri circoscrizionali delle città metropolitane per i quali l’ammontare del gettone di presenza non può superare l’importo pari ad un quarto dell’indennità prevista per il rispettivo presidente. In nessun caso gli oneri a carico dei predetti enti per i permessi retribuiti dei lavoratori dipendenti da privati o da enti pubblici economici possono mensilmente superare, per ciascun consigliere circoscrizionale, l’importo pari ad un quarto dell’indennità prevista per il rispettivo presidente. (2)
11. La corresponsione dei gettoni di presenza è comunque subordinata alla effettiva partecipazione del consigliere a consigli e commissioni; il regolamento ne stabilisce termini e modalità. (7)
Niente soldi ai partiti dal 2017 donazioni volontarie e 2×1000 Letta: “Legge da approvare subito”
I dubbi di Pd e Pdl. Grillo: “È solo una truffa”
ROMA — Il Consiglio dei ministri ha deciso di cancellare il finanziamento pubblico ai partiti e ha approvato un disegno di legge che propone nuovi metodi per fare arrivare soldi alla politica: contributi volontari dei privati, 2 per mille, servizi e agevolazioni tipo spot gratis sulla Rai. Una riforma che comunque avrà una fase transitoria e sarà pienamente operante solo nel 2017. Sparirà così il meccanismo dei rimborsi elettorali che “occulta” un finanziamento che gli italiani avevano cancellato nel 1993 dicendo sì in massa ad un referendum radicale. Un colpo di spugna, quindi, su quello che il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello ha definito «un’insopportabile ipocrisia». Il via libera del Cdm però non piace per niente a Beppe Grillo che sul blog dà il via alla rivolta della base attaccando: «È una legge truffa, una presa in giro per i cittadini che continueranno a pagare per far campare i partiti». Con i deputati grillini che annunciano «proteste clamorose».
Il governo, comunque, canta vittoria. Nonostante sul testo gravi un “salvo intese” avallato da alcuni ministri. Uno stato di “sospensione” che il premier Enrico Letta si è affrettato a spiegare con «un controllo che deve fare la Ragioneria generale dello Stato». Perché non ci sono nodi politici. Perché «la coesione politica della maggioranza su questo punto è stata molto importante ». E adesso ha aggiunto Letta, «confido nel fatto che il Parlamento approvi rapidamente il ddl perché ne va della credibilità del sistema politico italiano».
L’ottimismo corre comunque. Soprattutto su Twitter. A cominciare dallo stesso Letta che annuncia il «passaggio a incentivazione fiscale contributi cittadini ». Cinguetta soddisfatto anche Silvio Berlusconi: «Promessa mantenuta!». Tocca a Quagliariello spiegare i contenuti della riforma. A partire da quel legame fra democrazia interna e trasparenza dei bilanci e diritto dei partiti ad avere il finanziamento.
Il ministro delle Riforme insiste sul fatto che il meccanismo del 2 per mille non è simile a quello del contestato 8 per mille alle chiese. Anche in questo caso i soldi potranno essere dati ai partiti o allo Stato. Ma il denaro di chi non farà scelte sarà divisofra Stato e partiti rispecchiando questa prima scelta. Quelli destinati alla politica saranno poi distribuiti ai partiti in maniera proporzionale alle scelte fatte in loro favore dei contribuenti. Comunque i partiti, dal gettito del due per mille non potranno avere più di 61 milioni. E i soldi risparmiati rispetto ad oggi andranno in un fondo per risanare il debito pubblico.
Critiche al testo arrivano da avversari storici del finanziamento pubblico come il segretario di Radicali italiani Mario Staderini, convinto che «non è unaabolizione bensì una modalità diversa». E per questo ricorda che oggi i radicali iniziano unacampagna referendaria su 10 quesiti che prevede anche l’abolizione del finanziamento. Ma il ddl è bocciato anche da paladinistorici del finanziamento. Come, per esempio, il tesoriere storico dei Ds Ugo Sposetti che boccia il 2 per mille perché «non funziona così la democrazia». Pollice verso anche da tesoriere del Pdl Maurizio Bianconi. La riforma di Letta, spiega, «è un po’ di carosello per avere una fiducia popolare che teme di non avere». Scettico anche Fabrizio Cicchitto che di fronte al testo solleva il dubbio: «Quale sarà l’autorità che valuterà se lo statuto di un partito risponde a criteri di trasparenza e di democraticità?».
Sono molto sensibile all’argomento dei costi della politica ed ho ribrezzo per quanti hanno approfittato della politica saccheggiando soldi pubblici attribuiti ai gruppi consiliari in comuni, regioni e province, senza dimenticare che c’è anche il capitolo dei fondi economali parlamentari assegnati ai gruppi politici che pesano diversi milioni di euro e che vengono anch’essi saccheggiati senza possibilità di controllo e di sanzione perché il parlamento è dotato di autodichìa (della serie facciamo quello che vogliamo e state zitti e non rompete, manco la Corte dei Conti ci può mettere il naso!). C’è poi il tema della abolizione del finanziamento pubblico ai partiti che difficilmente, in questo parlamento, troverà mai soluzione come del resto per la riforma della legge elettorale che da ciò che è accaduto ieri avrà un percorso accidentato ed impervio. Pubblico allora il CUD 2012 (clikka) ed il CUD 2013 (clikka) da dove si evince che ho ricevuto dal Comune rispettivamente le somme di €. 7.125,53 lorde (per il 2012) ed €. 9.956,25 lorde (per il 2013) ed aggiungo che noi di Ricostruzione Democratica non abbiamo avuto neppure un euro di fondi economali per la gestione dell’attività politico/istituzionale pure avendo svolto molte attività tra cui la scuola di politica e di amministrazione. Dei fondi di Napoli è Tua ho già scritto ed offerto rendiconto e fatture. Non sono per la completa abolizione del finanziamento pubblico ma per una seria rivisitazione con l’introduzione di una regola: chi ruba è fuori dal mondo politico e dalle istituzioni per sempre!
Trascrivo il post dell’ex assessore Marco Esposito che leggo oggi su FB, ed incollo in calce i link dei post che scrissi all’epoca in favore dell’amministrazione De Magistris che ebbe il merito di adottare la difficile scelta, da noi sostenuta sin dall’inizio (senza se e senza ma!) e che portò alle dimissioni del Direttore Generale Silvana Riccio che si rifiutò di firmare i contratti di assunzione a tempo determinato delle circa 300 maestre. Ciò a dimostrazione del fatto che noi di Ricostruzione Democratica non abbiamo preconcetti ma preferiamo scendere nel merito delle questioni e siamo pronti ad assumerci le responsabilità, (e, come qualcuno dice, a sporcarci le mani) avendo studiato e compreso bene le questioni nell’interesse dei cittadini!
Marco Esposito
CORTE DEI CONTI: GIUSTO ASSUMERE LE MAESTRE La Corte dei Conti della Campania ha stabilito che il Comune non ha commesso alcun reato nell’assumere le 282 maestre all’inizio dell’anno scolastico 2012-2013, nonostante il quel momento sul Comune di Napoli vigesse il divieto di assumere chiunque, quale penale per aver superato nel 2011 il tetto del 50% alla spesa per il personale tra ente centrale e partecipate. La certificazione del superamento del tetto del 50% era arrivata a giugno 2012 e aveva portato, tra le diverse conseguenze, l’impossibilità di rinnovare contratti a termine per dirigenti e tecnici, che a luglio lasciarono in massa il Comune.
Subito dopo, nel settembre 2012, scoppiò il caso delle maestre a termine, quelle che vengono assunte anno per anno, e ci fu uno scontro fortissimo tra chi, come il direttore generale Silvana Riccio e i dirigenti comunali del ramo, sosteneva che il vincolo alle assunzioni non fosse superabile in alcun modo, e chi, con in testa il sindaco Luigi de Magistris, voleva assumere le maestre anche per affermare il principio che un diritto costituzionalmente garantito, come l’istruzione, non può essere impedito da una sanzione.
La Riccio prima si dimise, poi ci ripensò e fu allontanata, quindi si è rivolta a un avvocato e ha fatto causa al Comune. Al suo posto fu nominato Attilio Auricchio e le 282 maestre furono assunte (a termine).
La Corte dei Conti, ovviamente, ha aperto un’inchiesta e in pratica ha osservato che ci sono momenti in cui – quando amministri una città – come ti muovi sbagli: se assumi le maestre violi la legge, se non le assumi offendi la Costituzione e i cittadini che ti hanno eletto per amministrare. La Corte dei Conti della Campania ha dato ragione a de Magistris (e alla sua giunta).
La nostra delibera, del resto non era scritta a casaccio: la spesa per l’assunzione delle maestre era ammortizzata da altri risparmi e motivata con l’oggettiva impossibilità di garantire il servizio di asilo a tempo pieno in altra maniera.
Adesso mi auguro che l’intervento della Corte dei Conti sia l’occasione per riflettere tutti non tanto sulle difficoltà nelle quali si è trovato a operare de Magistris (quelle la città le conosceva, altrimenti non lo avrebbe eletto) quanto nel coraggio mostrato lavorando ai limiti della legge, pur di garantire la città. L’immagine di una Giunta impegnata a organizzare feste e festicciole mentre la città affonda, francamente, è lontanissima dalla realtà.
Il tema della imparzialità della P.A. passa attraverso i bandi pubblici e le procedura di evidenza pubblica. Ogni volta che si deve decidere a chi dare un bene pubblico ovvero a chi affidare un servizio pubblico o dare un contributo, per evitare qualsivoglia sospetto e rispettare la legge nazionale ed europea, occorre procedere con bandi e gare a cui tutti devono avere la possibilità di partecipare senza se e senza ma! Noi di Ricostruzione Democratica quando incontriamo un caso di mancata osservanza della normativa dei bandi e procedure di evidenza pubblica (Dlgs. 163/2006) non fondata su precise e comprensibili cause ammesse dalla legge, sembrerà strano, ma ci scandalizziamo e ci indignamo! Pensiamo che chi amministra deve essere come la moglie di cesare al di sopra di ogni sospetto. Ciò, inoltre, credo favorisca anche il mercato perché la libera e pari concorrenza di tutti i cittadini e gli operatori è garanzia affinché solo i migliori possano vincere ed inoltre assicura la migliore collocazione del bene nell’interesse pubblico. Ecco alcuni esempi che mi sono capitati sotto mano tra la passata e la presente amministrazione: Affido diretto scandone2012 (clikka)affido diretto scandone2011 (clikka)affido diretto collana 2011 (clikka)affido diretto polifunzionale 2011 (clikka). Da notare che gli affidi della passata amministrazione sono tutti adottati nella prossimità della scadenza del mandato. In questi giorni stiamo anche pensando che per lo Stadio San Paolo per evitare il consolidamento di posizioni contrattuali forti si potrebbe pensare di mettere a bando tutti i servizi connessi all’uso che verrebbe in ogni caso riservato alla massima squadra: buvette, palestre, parcheggi (allo stato non utilizzati), are commerciali, pubblicità e sponsorizzazioni, etc etc, andando verso un modello di gestione mista tra società calcio napoli ed altri privati che potrebbero offrire di più.
Noi tre consiglieri comunali di Ricostruzione Democratica su Bagnoli abbiano detto e fatto tutto quello che ci era possibile fare. Su questo Blog, ma anche su quelli di Simona Molisso e di Carlo Iannello, con una semplice ricerca si trovano molti interventi e proposte sul sito tanto disgraziato della nostra città. Eppure, non si può fare a meno di parlare ancora di Bagnoli per le evidenti contraddizioni e per l’evidente simile destino con l’ILVA di Taranto. E’, infatti, da qualche giorno che si sente parlare dell’azione della Procura di Taranto e del sequestro del patrimonio dei RIVA in ossequio al principio, che in tutti i modi stiamo cercando di portare avanti in Consiglio, “CHI INQUINA PAGA”. Ebbene, basta leggere il decreto di sequestro dell’area di Bagnoli emesso il mese scorso dal Tribunale di Napoli per capire che mentre a Taranto la Procura va avanti cercando di applicare questo principio, a Napoli la complessità è tale che forse il quadro non è ancora del tutto chiaro. Eppure nel decreto di sequestro che forse non molti hanno avuto modo di studiare, tra le tante cose interessanti si legge: “Da ultimo, per completezza di valutazione, al fine di evidenziare come risulti assolutamente Illogico prevedere un intervento stralcio che preveda lo bonifica dei litorali prima della rimozione delle principali cause di inquinamento, giova segnalare un particolare che, pur non avendo formato oggetto di attuali approfondimenti ed investigazioni, è agevolmente desumibile, in tutta lo sua gravità, dal verbale della conferenza di servizi decisoria del 5 luglio 2011. In particolare, compulsando con attenzione detto verbale si intende che il Ministeroebbe a valutare il progetto di bonifica dei terreni della CEMENTIR spa. Si tratta di una azienda, che per quello che è possibile comprendere da detto verbale, non risulta interessata dalle dismissioni industriali affidate alle Bagnoli futura, ma che pure insiste nell’area in esame e, in conseguenza del massivo inquinamento dei propri terreni, inquina lo falda sottostante, recapitando in mare robuste dosi di inquinanti. Orbene, giova ribadire che non è allo stato noto quale sia l’esito delle operazioni di bonifica prescritte alla Cementir. Pare però innegabile che al momento in cui fu progettato ed approvato il piano stralcio proposto dal Commissariato per lo emergenza bonifiche, le acque del mare (e quindi i relativi litorali) risultassero ampiamente contaminate anche da tale fonte di inquinamento….“. Ebbene, oggi la Repubblica descrive con dovizia di particolari cosa hanno fatto i RIVA, per sfuggire al sequestro dei loro beni mettendo in piedi una serie di trust in paradisi fiscali. Mi chiedo cosa stiamo aspettando noi amministrazione comunale e cosa stia aspettando la Procura per verificare la percorribilità di una strada simile a quella intrapresa dalla coraggiosa Procura Tarantina. Cosa aspettiamo che sparisca la CEMENTIR come è accaduto per la FINTECNA e la CIMIMONTUBI? Non è possibile immaginarci una strada simile a quella di Taranto?
Noi, tre semplici consiglieri comunali, sul punto ci siamo anche pronunciati con un atto formale del quale il Consiglio Comunale non ha voluto parlare perché si ha paura di discutere di bagnoli (clikka).
Da La Repubblica Nazionale di oggi (26.05.2013)
Il Grande Inganno dei Riva così hanno fatto sparire 7 miliardi e preso in giro il governo Monti
I magistrati: sull’ambiente gravissime responsabilità
NELLE carte dei magistrati di Taranto e Milano c’è la storia di un Grande Inganno.
QUELLO che la famiglia Riva ha consumato per vent’anni ai danni del Paese e dei suoi governi, di una città intera, dei suoi operai, dell’ambiente. I proprietari dell’Ilva pompavano montagne di veleni nei cieli di Taranto e montagne di denaro oltre confine. Otto miliardi e 100 milioni di euro. Blandivano e assicuravano l’opinione pubblica, mentre i loro avvocati lavoravano per rendere impermeabili dall’aggressione della magistratura i trust off-shore che di quell’immensa ricchezza erano la cassaforte.
Questo denaro, in buona parte, è sparito. E ne è prova la frustrazione di chi, nelle ultime 36 ore lo è andato inseguendo con in mano un decreto di sequestro. «Abbiamo cercato in dodici città — racconta una fonte investigativa — Da Potenza a Milano. Abbiamo visitato 16 banche diverse, bloccato e aggredito depositi, titoli, partecipazioni societarie, immobili. Presto apriremo le cassette di sicurezza. Ma stiamo cercando di superare con grande fatica il miliardo». Dove sono finiti dunque gli altri 7 miliardi?
LA SVIZZERA E JERSEY
Conviene partire da quanto annota la Guardia di Finanza nell’indagine della Procura di Milano che, nei giorni scorsi, ha già portato al congelamento di un miliardoe 200 milioni di beni della famiglia Riva (gli atti di indagine sono arrivati ieri a Taranto). «L’Ilva — si legge — crea otto trust,Orion, Sirius, Antares, Venus, Lucam, Minerva, Paella e Felgma,nel paradiso fiscale di Jersey». E su questi trust convoglia la liquidità pompata dall’azienda dopo averla fatta transitare per la Svizzera. «Si tratta — documenta la Finanza — di un mero espediente giuridico, che ha lo scopo di occultare la titolarità del denaro e creare un diaframma che eluda le ragioni dei creditori, compreso l’Erario». Non a caso, nel marzo scorso, mentre Enrico Bondi viene presentato al Paese dai Riva come nuovo amministratoredelegato, epifania di una nuova stagione di “trasparenza e impegno”, la famiglia si preoccupa di mettere al riparo ciò che ha già fatto sparire. «C’è un tentativo — scrive il gip di Milano, Fabrizio D’Arcangelo — di modificare la giurisdizione dei trust per effetto delle iniziative dell’autorità giudiziaria di Taranto».
IL PATTO SEGRETO
La dissimulazione, del resto, appare il mantra dei Riva. E la Guardia di Finanza ne ha conferma quando scopre il “patto di famiglia” che governa i trust e individua nel vecchio Emilio il suodominus. «In ragione dell’accordo, il capitale sociale del gruppo Riva Fire Spa (la cassaforte del gruppo finita sotto sequestro, ndr)è detenuto da società che, sia direttamente che indirettamente (Carini Spa per il 25%, Stahlbridge srl per il 35,1% e Utia Sa per il 39,9%), sono controllate da Emilio Riva». Il Patriarca «può decidere in solitudine sullequestioni di maggior rilievo per le società». Perché «detiene la maggioranza di voto sulla nomina o revoca degli amministratori delle società del gruppo» e sulle «operazioni di particolare rilevanza (acquisto o vendita di partecipazioni o stabilimenti industriali) che, pur rientrando nei poteri degli amministratori delegati o dei consigli di amministrazione delle società del gruppo, venivano considerate di carattere strategico dai membri attivi del consiglio».
Il “patto” — documenta l’inchiesta — prevede che nel Sinedrio di famiglia siedano membri con diritto di voto (Fabio, Claudio, Nicola, Cesare ed Angelo), membri onorari con diritto di intervenire nella discussione (Emilio, Adriano e Laura Bottinelli) e un osservatore (Emilio Massimo) senza diritto di voto». Ma il patto stabilisce soprattutto che il voto di Emilio, «in particolare sulla politica dei dividendi e il piano di investimenti, valga 60 su 100».
OLTRAGGIO ALL’AMBIENTE
Nella saga di acciaio e veleni dell’Ilva, nulla di ciò che appare è vero. Vale per i profitti del Gruppo esportati illegalmente all’estero e dall’estero fatti in parte rientrare con lo scudo fiscale. Vale per l’ambiente. Accade dunque anche con la nomina di Bruno Ferrante. L’ex prefetto è la “garanzia di legalità” offerta a Taranto e alla magistratura. Quella che convince il governo Monti ad approvare la nuova Autorizzazione ambientale e concedere la ripresa della produzione. Ebbene, ecco cosa scrivono oggi di Ferrante i magistrati di Taranto che lo indagano: «Ha operato e non impedito, con continuità e piena consapevolezza, una massiva attività di sversamento nell’aria e nell’ambiente di sostanze nocive per la salute umana, animale e vegetale, diffondendo tali sostanze nelle aree interne allo stabilimento, nonché rurali ed urbane. In particolare, IPA, benzo (a) pirene, diossine, metalli ed altre polveri nocivedeterminando gravissimo pericolo e cagionando eventi di malattie e morte nella popolazione».
ACCORDI DI CARTAPESTA
Si capisce così perché anche il “cronoprogramma” di interventi che l’azienda si era impegnata a rispettare appena sei mesi fa diventi una burla. Annota l’Arpa Puglia il 13 febbraio scorso: «Allo stato attuale, la società Ilva non ha attuato, o comunque completato nei tempi prescritti, gli interventi relativi alla fermata delle batterie di cokefazione 3 e 4, al rifacimento dei refrattari a lotti della batteria 10, all’installazione dei sistemi di depolverazione e di chiusura edificio stock house delI’AFO/2, all’adeguamento dei sistemi di condensazione vapori di loppa AFO/4, alla realizzazione del sistema di aspirazione e desolforazione ghisa in siviera presso l’acciaieria ACC/1 e ACC/2, alla realizzazione di una nuova rete idranti per la bagnatura dei cumuli (attualmente in fase di progettazione), nonché all’adeguamento dei sistemi di monitoraggio in continuo per i camini delle aree a caldo ed alla realizzazione di sistemi di videosorveglianza e monitoraggio ambientale».
Nell’ottica della più ampia trasparenza dell’azione politico/amministrativa che sto conducendo per assolvere al mio mandato di Consigliere Comunale metto a disposizione la relazione (clikka) che ho redatto in seguito al sopralluogo che ho condotto presso gli impianti Scandone, Palabarbuto e Polifunzionale di Soccavo. Una piccola considerazione: dopo due anni di amministrazione credo siamo ancora lontanissimi dalla trasparente, afficace ed efficiente gestione di queste strutture.
Spesso mi chiedo se servirà mai a qualcosa ciò che sto facendo. Durante questi due anni ho la sensazione che ognuno tende a mantenere le sue posizioni di privilegio, conquistate non si sa in che modo, fregandosene del bene e dell’interesse pubblico e sopratutto senza vergognarsene tanto che penso che la vergogna è un sentimento sconosciuto ai napoletani.
Consiglio la lettura del documento che è interessante per chi vuole essere cittadino.
Dico subito, che tutto sommato ho cambiato idea sui concerti in piazza plebiscito che, a precise e trasparenti condizioni, si potrebbero fare. Dico, inoltre, che ho aderito al progetto De Magistris, impegnandomi in politica in prima persona, per la prima volta, perché ho creduto che la sua figura fosse di garanzia dei principi di imparzialità, buona andamento dell’amministrazione e della trasparenza dell’azione amministrativa. Tutta la mia azione di indirizzo e controllo politico/amministrativo è incentrata su questi principi nei quali credo, non per spirito semplicemente legalitario, ma per un più profondo senso di giustizia sociale. La mia esperienza professionale e di vita è ricca di ingiustizie e privilegi contro cui ho dovuto combattere (ed ancora combatto) per farmi spazio. Qualche giorno fa ho già espresso la mia opinione sul concerto in piazza plebiscito di bruce springsteen (clikka), spiegando quali sono i principi che secondo me sono stati travalicati. Al netto di tutte le polemiche sollevate dal Sovraintendente, che si è svegliato dal sonno troppo tardi, credo che ci dovremmo fare delle domande. Prima però è il caso di pubblicare la delibera di giunta n. 382 del 20.05.2013 (clikka), con la quale si è affidata Piazza Plebiscito alla Veragency s.r.l. gratuitamente (chi volesse può consultare lo statuto veragency clikka e la visura soci veragency clikka) la quale è la medesima società che ha organizzato i concerti di ligabue e pausini (clikka) su cui ho già scritto a tempo debito (piazza plebiscito ed i concerti clikkapiazza plebiscito e l’anticamera dell’insula clikka). Tornando alle domande:
1) Perché si è scelta la veragency s.r.l. con procedura diretta e non con bando pubblico? Ciò è consentito dalla legge?
2) quanto ha guadagnato la veragency s.r.l. e, quindi, i soci Sigg.ri Lino Rocco, Lino Veronica e Lino Nicola?
3) quanto ha guadagnato Napoli?
4) quanto ha speso l’amministrazione per l’evento sia pure indirettamente?
5) perché la delibera di giunta 382 è stata confezionata in prossimità dell’evento il 20.05.2013, quando si sapeva da mesi la data del concerto?
La cd. COSAP per la piazza era stimata in €. 10,00 al mq. al giorno la piazza è 25.000 mq. quindi la veragency ha rispsrimiato €. 250.000,00 al giorno ditemi se è poco per un comune disastrato!!
Devo dire che è stato difficilissimo avere la delibera 382/2013. In tutta la campagna elettorale ho sempre detto che dovevamo marcare le differenze e la stessa cosa dico ancora oggi in consiglio comunale. L’istituzione attraverso il Servizio del Cerimoniale nonostante il Comune avesse dato gratuitamente la piazza, non era in possesso di biglietti per le cd. “autorità”. I consiglieri, per avere i biglietti, dovevano chiedere una sorta di piacere personale. Non so quanti consiglieri siano andati al concerto gratis io ho preferito vedere, quasi in contemporanea, il Rigoletto al San Carlo a pagamento!
Nel corso della mia attività di presidente della commissione Sport ed Impianti Sportivi, per la quale ho rassegnato le dimissioni per sopraggiunti motivi politici (clikka), ho condotto una serie di sopralluoghi che credo siano di interesse per i cittadini e che, pertanto, offro in visione affinché ognuno si possa fare la sua opinione e possa contribuire all’azione politico/amministrativa sul territorio del nostro comune:
Bruce Springsten, in Piazza Plebiscito, per carità è un grande cantante ed un grande evento non si discute! Già ebbi modo di scrivere sui concerti di Ligabue e della Pausini (clikka), e di precisare cosa ne pensavo della questione (clikka), pubblicando anche la delibera di giunta (clikka) che concedeva la piazza gratuitamente. Oggi ci risiamo e la cosa era annunciata tanto che noi di Ricostruzione Democratica, il 18 aprile scorso, per non stare con le mani in mano, abbiamo anche presentato al Consiglio Comunale una proposta di delibera (clikka) che riduce al massimo al 50% la possibilità dello sconto per le attività che sono lucrative per i privati. Ripeto, per prevenire le solite critiche, sono convinto che è un evento importante ma dopo una piccola riflessione io mi sento di contestarne la modalità e la forma con la quale è stata data Piazza Plebiscito, consentendo, e questo credo sia indubbio, che altri ne traggano vantaggio economico, anche rilevante, usando un bene comune in via esclusiva e senza mettere sullo stesso piano i cittadini e le imprese che avrebbero potuto organizzare lo stesso evento o un altro evento simile. Un amico, infatti, mi ha giustamente detto: Gennaro dammela a me gratuitamente Piazza Plebiscito per organizzare un concerto e ti faccio vedere chi ti porto. Questo per dire che nel caso di specie è stato violato il principio di imparzialità della Pubblica Amministrazione espresso chiaramente dall’art. 97 della nostra Costituzione, su cui si fonda tutta la legislazione, nazionale ed europea, in virtù della quale quando si dispone di un bene pubblico occorrono procedimenti di evidenza pubblica e bandi che garantiscano l’equa partecipazione dei cittadini e degli operatori economici. In questo caso mi chiedo chi ha scelto l’impresa che ha organizzato l’evento? Aggiungo, e chiudo, che già l’anno scorso mi contattò il titolare di un bar sotto i portici della piazza che era inviperito, perché ciò che si crea a piazza Plebiscito è un villaggio dove gli ospiti che entrano vi stazionano e consumano nei punti ristoro allestiti ad hoc con buona pace delle realtà locali esistenti. Cosa dire, come cittadino anch’io voglio la possibilità di avere la piazza plebiscito gratuitamente per farci un concerto! e Voi?
Notizia utile per il traffico in occasione del concerto:
In occasione del concerto di Bruce Springsteen in programma a Piazza del Plebiscito giovedì 23 maggio, è stato istituito un particolare dispositivo di traffico per consentire il corretto svolgimento dellevento. In particolare :
· dal 22 maggio a fine cessate esigenze del 23 maggio 2013 il divieto di sosta con rimozione coatta in piazza Trieste e Trento e in via Cesario Console, da via Santa Lucia a Piazza Plebiscito;
· il 23 maggio dalle ore 1,00 e fino a cessate esigenze il divieto di transito veicolare, eccetto i veicoli dei residenti, taxi, disabili muniti di contrassegno H, mezzi di emergenza e di soccorso, Forze dell’Ordine, nelle carreggiate di piazza del Plebiscito antistanti la Prefettura e il Commiliter, in via Solitaria, piazzetta Salazar, Rampe Paggeria, dove si potrà circolare a senso unico alternato; in piazza Santa Maria Degli Angeli, via G.Serra, piazza Carolina, via Monte di Dio, via Chiaia; in via Vittorio Emanuele III dalla confluenza con piazza Municipio, via S, Carlo, piazza Trieste e Trento, via Nardones, via Cesario Console nel tratto compreso tra via Santa Lucia e piazza Plebiscito, via Filangieri, dalla confluenza di via Acton a quella di via San Carlo;
· Sospendere dalle ore 1,00 del 23 maggio e fino a cessate esigenze: il parcheggio delle auto a tassametro (taxi) poste in via San Carlo e in piazza Carolina, l’obbligo dei veicoli circolanti in via De Cesare di svoltare a sinistra allintersezione di via Toledo; il senso unico di circolazione in via Toledo dall’intersezione di via De Cesare a quella di via Santa Brigida.
Un articolo apparso oggi (18.05.2013) su La Repubblica Nazionale da condividere in pieno, è assurdo che non si metta immediatamente mano alla riforma del porcellum. Ogni giorno che passa è un giorno perso ed i cittadini questo ormai l’hanno capito, continuando così questa gente verrà seppellita dagli eventi.
di GIANLUIGI PELLEGRINO
OGNI giorno che resta in vita il Porcellum è un giorno rubato alla democrazia. Ora è scolpito anche in una decisione della Corte suprema di Cassazione emessa in nome del popolo italiano. Ma gli alti giudici, nel provvedimento anticipato ieri da Liana Milella, hanno detto persino di più. L’attuale Parlamento è deformato nella sua composizione da una norma che nelle ultime elezioni ha dato i suoi frutti più velenosi. Il Pd e Sel non solo hanno avuto alla Camera un premio di maggioranza abnorme, ottenendo il 55 per cento dei seggi pur bocciati da più di due italiani su tre, ma poi si sono anche separati sciogliendo quella coalizione che avevapermesso di accedere al premio.
Con Sel che è andata all’opposizione non condividendo un governo che forse è di necessità, ma certamente è in frontale contrasto con il voto chiesto agli elettori. Berlusconi dovrebbe lamentarsene se avesse minimamente a cuore non solo la democrazia ma anche il suo stesso partito. Ma lui pensa solo a se stesso e il Porcellum resta il sistema più funzionale alla sua strategia di breve, medio e lungo periodo anche per il salvacondotto che potrebbe ottenere nella prossima legislatura.
I giudici inoltre non limitano la censura al premio di maggioranza, ma sottolineano come si esponga all’incostituzionalità anche la parte più intollerabile per il senso comune, le liste bloccate. E condannano espressamente la modifica del sistema per collegio previsto nel Mattarellum che invece garantisce il rispetto della Costituzione: elezione dei parlamentari “libera” e “diretta” da parte dei cittadini.
La Cassazione evidenzia ancora (con un specifico passaggio della motivazione) che un parlamento così deturpato nella sua composizione rischia di delegittimare anche la scelta delle autorità di garanzia che hanno funzioni e durata ben più ampie delle legislatura. La Corte ovviamente non cita condotte e circostanze ma il riferimento esplicito è alla elezione del Presidente della Repubblica, dei componenti della Consulta, del Csm e delle autorità indipendenti. Il Parlamento ha compiti troppo alti per poter continuare a convivere con vizi così clamorosi nella sua composizione, rifiutandosi pure di emendarli.
A questo punto non c’è più spazio per infingimenti e nemmeno per pezze a colori come quelle che ha da ultimo ipotizzato il governo dopo il ritiro in abbazia: e cioè limitare l’intervento urgente ad una minimale manutenzione del Porcellum inserendo semplicemente una soglia per il premio di maggioranza. Rinviando il resto a future riforme tutte di là da venire.
Sarebbe un grave arretramento persino rispetto agli impegni assunti da Letta nel suo discorso di insediamento. E oggi sarebbe una pecetta del tutto insufficiente anche a superare le obiezioni sollevate dalla Cassazione. Resteremmo clamorosamente esposti ad una censura della Consulta senza precedenti. Rinviare poi sarebbe insieme miopee in contrasto con specifiche direttive europee. Miope perché abrogare oggi il Porcellum darebbe al governo la legittimazione necessaria per poter fare quanto di difficile e utile serve, prima di tornare al voto. Al contrario sarebbe esiziale cedere alla tentazione di traccheggiare per tirare a campare.
Il Consiglio d’Europa del resto ha invitato espressamente a non cambiare le leggi elettorali troppo a ridosso del voto: rinviare ci esporrebbe così ad un’ulteriore censura comunitaria.
Per questo anche al Pd è chiesto qualcosa di più. Non basta proporre disegni di legge e poi farsi scudo del niet di Berlusconi, come avvenuto sullo scempio della concussione che inrealtà andava bene a tutti. Deve pretendere, il Pd, che il governo ripristini subito il Mattarellum anche con decreto legge e con tanto di voto di fiducia. Subito, con la stessa forza con cui Berlusconi ha preteso l’intervento sull’Imu. Altrimenti i democratici facciano sul punto blocco con i grillini senza se e senza ma.
Non è una delle cose da fare. Ma la precondizione di agibilità democratica del paese e di credibilità minima di forze politiche che vogliano dimostrare di avere a cuore, almeno un po’, l’interesse nazionale. E, a ben vedere, anche la loro stessa sopravvivenza.
Dopo il nostro no alla giunta de Magistris (clikka) di ieri sul bilancio consuntivo 2012, mi piace riportare l’opinione di Aldo Masullo ed Antonio Guarino, dei quali ho avuto modo di cogliere l’aurea in alcune occasioni della mia vita. Sembra una coincidenza ma i nostri vecchi saggi napoletani sono apparsi in contemporanea sul Corriere e su la Repubblica. Come non condividere le loro opinioni.
Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 16.05.2013
Masullo e il linguaggio politico «Guitti a destra, tristi a sinistra»
NAPOLI — Guarda pochissimo la tv, s’informa in rete. A Ballarò ha strappato applausi e a fine puntata ringraziamenti dai ragazzi in studio. Ha novant’anni il filosofo Aldo Masullo e una modernità ed efficacia di linguaggio davvero rare. «Sono tornato da Roma alle due di notte, ma non potevo rinunciare ad un bellissimo incontro con gli studenti del Genovesi proprio sull’informazione».
Come è stato l’impatto con uno dei talk show più noti della tv italiana?
«Una novità per me. Mi è parso condotto con grande serietà anche se nell’insieme secondo me è risultato molto noioso. Gli interlocutori si sono arrotolati nel dibattito su Berlusconi da una parte, sulla Boccassini dall’altra. Tant’è che ho detto subito: a me non importa nulla, ci interessa capire come impostare una politica di risposta ai problemi gravissimi. La cosa è stata apprezzata perché alla fine s’è radunata intorno a me una folla di giovani. Oggi l’unica forza di cui disponiamo è quella delle ultimissime generazioni, hanno preso consapevolezza delle difficoltà, si sono risvegliati dal sonno consumistico. Sentono il morso delle difficoltà sulla propria carne, sul proprio destino».
Pensa che queste generazioni siano le più vicine a quella del dopoguerra?
«Nel dopoguerra eravamo in condizioni disastrate come oggi ma per ragioni diverse. Uscivamo dalla guerra con grande speranza. Ricordo la sete di libri per rifarci del tempo perduto. Avevamo uno stato d’animo allegro, quindi. Oggi siamo sotto il peso non di una sconfitta subita e lasciata alle nostre spalle, ma che incombe su di noi. Il nostro stato d’animo è quello di cui parlava uno scrittore del ‘600, Burton, in Anatomia della malinconia, cioé uno stato di depressione collettiva».
Quanto è importante in questo contesto il linguaggio?
«È fondamentale, è come la pelle per l’organismo vivente. Quella di un essere umano rivela con le sue imperfezioni lo stato di salute malandato. E così è la lingua per una società».
E come è cambiato allora?
«Dilaga il vaffa di Grillo e di tanti altri che dimostrano impotenza e mancanza di pazienza. Ad aggravare la situazione ci sono i nuovi strumenti, i social network. Tutti vogliono comunicare, poi si sentono impotenti e dicono vaffa e dirlo esime dallo spiegare il perché. Con un tweet affermi mi hai scocciato, ma poi escludi qualsiasi ragionamento».
Ma lei utilizza la rete?
«Certo per informarmi e il pc per scrivere. E non utilizzo a caso la parola informarmi. Napoli è la patria di Vico che distingueva il certo, cioé ciò che si dà, dal vero. Comunicare è quando passo dall’accettazione del dato allo sforzo di capire cosa c’è dietro quel dato e questa è politica, quella dei cittadini non di Montecitorio. Informarsi vuol dire sapere cosa è accaduto o cosa mi si vuol far credere sia accaduto. In questo quadro confuso quella che un tempo era l’opinione pubblica s’è trasformata in una massa di improperi, ingiurie e insoddisfazioni. Un gallinaio. Giordano Bruno parlava del suo secolo come confusissimo. Bene, la confusione del nostro secolo è l’opposto dell’opinione pubblica».
Tra destra e sinistra come cambia il linguaggio?
«Abbiamo una destra ridotta allo strepito del guitto e una sinistra che è una congrega di trappisti ossessionati dalla propria tristezza. Da una parte i buffoni, dall’altra i tristi, è la negazione della nostra società».
Il sindaco de Magistris fa parte dei tristi?
«De Magistris è una persona seria, fa un’impressione, se mi si consente e se mi si comprende, patetica. Perché crede in quello che immagina di fare, ma s’innamora di questo suo stesso credere e non avverte la distanza tra il sogno e la realtà. Tende in fondo alla supremazia sui suoi stessi collaboratori, è un uomo solo. Un sindaco, e vale per tutti, dovrebbe stare sulla strada, parlare, aprirsi, lasciarsi contestare. Solo così riuscirebbe ad avere il polso della situazione e la fiducia dei cittadini».
E Vendola?
«Il linguaggio di Vendola è immaginifico, molto declamato ma ancora una volta secondo me è il sintomo di una solitudine, un’incapacità di superare la separatezza di sè dalla realtà. Anche lui ha sentito fortemente il dolore di quelli che stando a sinistra dovrebbero essere portatori del cambiamento e non lo sono».
E Caldoro?
«Non sono in grado di dirlo. I miei non sono mai giudizi, è un rispetto dato da una responsabilità intellettuale che avverto sempre. Noi non abbiamo più la pazienza di andare al fondo delle cose. I partiti una volta rappresentavano luoghi dove un gruppo di persone cercavano una verità. La coesione sociale nasce dal costruirsi una verità. Ciò che manca oggi».
Simona Brandolini
Repubblica Napoli di oggi 16.05.2013
Da Berlusconi a de Magistris, l’ironia del professore 99enne
DARIO DEL PORTO
Antonio Guarino 99 anni portati con ironia
Sulla scrivania del professore non ci sono solo testi giuridici. Anche una pila di quotidiani e un racconto di Roberto Saviano, intitolato “Super Santos”, come il pallone più amato da intere generazioni di giovanissimi.
Perché non le piace come continua il racconto di Saviano?
«Perché quella comitiva di ragazzini si trasforma in un gruppo di malviventi. Saviano scrive diverse cose esatte, ma vede il brutto dovunque. Ma è anche vero che è la vita, troppo spesso, a essere così. Mi sembra scritto in maniera deliziosa, soprattutto la descrizione di un gruppo di ragazzini che giocava in piazza del Plebiscito e uno di loro era specializzato nel colpire il dito della statua di Carlo V. Peccato solo per la seconda parte», commenta l’insigne giurista Antonio Guarino, seduto nello studio affacciato sul mare. Oggi il professore compie 99 anni. E con l’ironia che affascinava i suoi studenti, stempera il disincanto per il momento della città e del Paese. «Devo riconoscerlo, non sono per niente fiducioso. Oggi siamo come ai tempi di Nerone».
Ha conosciuto il sindaco de Magistris, professore?
«No. E a dire il vero non desidero conoscerlo. Ma trovo che stia commettendo molti errori. Non si è accorto che quella gara di catamarani che chiamano Coppa America era come il club di Buffalo Bill, che andava in giro con i cavalieri a fare spettacoli».
Non sarà un giudizio troppo severo?
«Di questi tempi ho la fortuna di uscire poco. Ma tutti quelli che mi vengono a trovare hanno l’aspetto smunto. Uno arriva dalla Riviera di Chiaia, l’altro dalla Villa Comunale. Hanno rovinato anche via Caracciolo. Non ho mai incontrato il nostro sindaco, però l’ho sentito parlare tante volte: ha ancora il tono insofferente del pubblico ministero».
Qual è la sua opinione del governatore Caldoro?
«Mi sembra un tipo deboluccio. Ma anche una persona abbastanza perbene. Non ha la fronte bassa come Cosentino, ma insomma, può capitare».
Perché tanto pessimismo, professore?
«Ho l’impressione che questo governo non potrà reggere troppo a lungo. Il Pdl ha perso la testa appresso a Berlusconi. Ecco, Nerone era come lui. Non era cattivo, attenzione. Era una brava persona, amava la musica, gli piacevano le donne, non faceva uccidere gli schiavi. Era più cattivo Tigellino, che mi ricorda Alfano».
Da giurista, come valuta le polemiche sulla requisitoria del pm di Milano Ilda Boccassini al processo Ruby?
«Berlusconi può essermi antipatico, ma si è comportato come nove uomini su dieci, anche tra i più illibati. Si indigna e pensa di non dover essere imputato. Poi si convince o rassegna e si rivolge al Ghedini di turno. Anche Sant’Agostino ne fece di cotte e di crude in gioventù, poi è invecchiato. Berlusconi, questo è il punto, non è ancora abbastanza invecchiato. Ma diamogli tempo, e niente viagra, invecchierà anche lui».
Molti hanno criticato il pm Boccassini.
«È una luminosa figura di magistrato, ha fatto solo il suo dovere. L’interdizione dai pubblici uffici non è “l’ergastolo per Silvio”, come ha sostenuto la Santanchè, ma una sanzione accessoria che poteva essere legittimamente invocata. Detto questo, effettivamente i magistrati se la sono presa un po’ con Berlusconi».
Che cosa pensa della rielezione di Napolitano?
«È come l’ultima tavola cui ci si aggrappa mentre il Titanic affonda. Invece mi ha deluso Supermario Monti, l’ha presa in maniera troppo semplicistica».
e di Aldo Masullo consiglio di vedere il breve intervento a Ballarò
Come l’anno scorso pubblico la delibera di giunta 299/2013 (clikka) che approva il bilancio consuntivo 2012 e che verrà nei termini sottoposto all’approvazione del Consiglio Comune. Per il momento non ho ancora la relazione del Collegio dei Revisori i tecnici di buona voltà potranno dilettarsi e, semmai, darmci qualche suggerimento. Allego anche le schede tecniche (clikka).
Le polemiche che hanno investito la “festa” del 1 maggio a Bagnoli tra sindacato, sindaco ed amministrazione mi sembrano che non colgano il segno. Ancora oggi i giornali riportano notizie circa il malessere manifestato dai dirigenti sindacali per le dichiarazioni del sindaco ritenute ambigue perché insieme alla condanna alla violenza il primo cittadino ha manifestato anche una certa comprensione verso i giovani ed i lavoratori che hanno reagito perché privati della parola. Che a Bagnoli sarebbe accaduto qualcosa, a dire il vero, me l’aspettavo, non ci voleva molto per capirlo. Io dopo la festa a San Laise, che si è svolta in un clima assolutamente piacevole e sociale, per un pezzo ho accompagnato il corteo dei movimenti. Alcuni dei giovani li ho conosciuti anche perché hanno partecipato alle iniziative da noi svolte in Consiglio Comunale sulle tristi vicende di Bagnoli. Colgo un senso di ottusità in tutto questo. I sindacati che dovrebbero essere vicini ai lavoratori e formare la coscienza del lavoro si sono rizelati per il comportamento di coloro che sono stati definiti semplicemente facinorosi e violenti. Cosa si aspettavano i dirigenti fiori e pasticcini dopo che Bagnoli ha subito un doppio attacco criminale con l’incendio e con un fallimento ventennale, di ciò che è stato ritenuto solo un affare: la bonifica! Bagnoli come tante altre realtà è stata utilizzata per dare posti di lavoro a buon mercato senza pensare ad un progetto a lunga scadenza né ad un piano industriale serio che desse veri posti di lavoro! La lotta sindacale che non vuole essere miope deve, infatti, mirare a stanare la classe imprenditoriale e politica che non è stata capace di creare vero sviluppo, mettendo a confronto realtà europee già esistenti (vedi la Ruhr in germania) e non solo limitarsi a tutelare i posti di lavoro “creati nel nulla”, non in grado di dare sviluppo e benessere ai cittadini! Dalla lettura del decreto di sequestro di bagnoli futura emergerebbe, infatti, che la partecipata si è comportata come una società privata delle peggiori specie con l’unico obiettivo di conservare se stessa: posti di CDA, posti di Direttori, posti di dipendenti assunti senza alcun concorso pubblico. Città della scienza altro contenitore con 160 dipendenti ed un investimento pubblico iniziale di 110 miliari di lire (soldi nostri!). Per carità sono vicino a tutti questi lavoratori ma ciò non mi porta ad assolvere la classe dirigente che non ha fatto ciò che doveva limitandosi alla politica del posto di lavoro e non del lavoro. I giovani che ho sentito ed ho visto hanno voglia di sapere e di trarre le conseguenze ed io mi chiedo perché negarglielo? Oggi leggo sul Mattino dello sfascio del trasporto pubblico regionale e napoletano, la non bella figura fatta col ministro, e l’accusa di aver dato pensioni d’oro ed appetitose buone uscite ad amici degli amici, con una polemica tra bassolino, caldoro e de magistris …. Io voglio pensare ad un effetto purificatore della crisi chi ha avuto privilegi oggi deve mollare e chi ha consentito a questi privilegi oggi deve pagare in termini sia politici (scomparendo definitivamente dalla scena!), sia amministrativi che penali se ci sono gli estremi. Il processo politico, questo l’ho detto in più occasioni, è – e deve essere – più rigoroso di quello amministrativo e penale! Non ci basta l’assoluzione per dire che un politico ha ben amministrato! Non si devono fare sconti ed in questo i giornali hanno una grandissima responsabilità quando si limitano al dato giudiziario dell’assoluzione (come nel caso caso global service clikka) per sbandierare la correttezza e le capacità del politico santificato dal provvedimento giudiziario favorevole e dalle scuse di tutti senza scendere nel vero cuore del problema! L’ultima in un ente partecipato da Regione e Comune: non si capisce in ragione di cosa ha distribuito indennità supplementari di 2.000,00 €. (in sostanza un altro stipendio) a dipendenti distaccati. Occorre rigore e persone che non hanno paura di denunciare ciò che è accaduto contribuendo alla definitiva distruzione di una classe politico/borghese/imprenditoriale che ha solo succhiato linfa vitale ai cittadini. Spero che i sindacati confederali abbiano il coraggio di rinnovarsi e di affrontare a viso aperto queste vicende per onorare le vere lotte sindacali e la memoria di gente come Giuseppe Di Vittorio (clikka)!
Oggi ho avuto modo di leggere la determina del 22.03.2013 che segue una delibera di giunta comunale del 15.02.2013 (clikka) che riguarda dei lavori da eseguire allo stadio San Paolo per prescrizioni che sono state date dalla UEFA. Dello Stadio cittadino me ne sono occupato già in passato ma la cosa che mi lascia perplesso e che esso pur costituendo una fonte di arricchimento per la società privata che lo gestisce è, invece, per l’amministrazione una vero e proprio pozzo senza fondo dove se ne vanno molti dei soldi di noi contribuenti. Questa volta la somma è di 704.712,64 €. Di questi tempi non credo siano spiccioli. Ma la cosa che mi lascia perplesso è il fatto che i lavori non verranno appaltati secondo ciò che dice la normativa di settore ma eseguiti dalla società calcistica che si è offerta di eseguirli con un ribasso di circa il 30%. Questa strada sarebbe percorribile in quanto la convenzione tra il comune e la società (che ho pubblicato in un altro articolo clikka), la prevede. La domanda sorge spontanea: possibile che una convenzione deroghi ai principi ed alle norme nazionali e comunitarie che prevedono sempre e comunque il procedimento di evidenza pubblica quando si devono spendere soldi pubblici per fare lavori pubblici? Di seguito incollo l’art. 57 del codice sui contratti pubblici di cui al DLGS 163/2006 che indica (credo in modo tassativo) quali sono i casi in cui si può andare alla cd. procedure negoziata. Ad ogni buon conto mi faccio l’ultima domanda: ma quanto ci costa questo calcio e soprattutto non è che dopo dobbiamo anche ringraziare ?
Articolo 57 Articolo
Procedura negoziata senza previa pubblicazione
di un bando di gara
(art. 31, direttiva 2004/18; art. 9, d.lgs. n. 358/1992; co. 2, art. 6, legge n. 537/1993;
art. 24, legge n. 109/1994; art. 7, d.lgs. n. 157/1995)
1. Le stazioni appaltanti possono aggiudicare contratti pubblici mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara nelle ipotesi seguenti, dandone conto con adeguata motivazione nella delibera o determina a contrarre.
2. Nei contratti pubblici relativi a lavori, forniture, servizi, la procedura è consentita:
a) qualora, in esito all’esperimento di una procedura aperta o ristretta, non sia stata presentata nessuna offerta, o nessuna offerta appropriata, o nessuna candidatura. Nella procedura negoziata non possono essere modificate in modo sostanziale le condizioni iniziali del contratto. Alla Commissione, su sua richiesta, va trasmessa una relazione sulle ragioni della mancata aggiudicazione a seguito di procedura aperta o ristretta e sulla opportunità della procedura negoziata.[ Le disposizioni contenute nella presente lettera si applicano ai lavori di importo inferiore a un milione di euro] (1);
b) qualora, per ragioni di natura tecnica o artistica ovvero attinenti alla tutela di diritti esclusivi, il contratto possa essere affidato unicamente ad un operatore economico determinato;
c) nella misura strettamente necessaria, quando l’estrema urgenza, risultante da eventi imprevedibili per le stazioni appaltanti, non è compatibile con i termini imposti dalle procedure aperte, ristrette, o negoziate previa pubblicazione di un bando di gara. Le circostanze invocate a giustificazione della estrema urgenza non devono essere imputabili alle stazioni appaltanti.
3. Nei contratti pubblici relativi a forniture, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita:
a) qualora i prodotti oggetto del contratto siano fabbricati esclusivamente a scopo di sperimentazione, di studio o di sviluppo, a meno che non si tratti di produzione in quantità sufficiente ad accertare la redditività del prodotto o a coprire i costi di ricerca e messa a punto;
b) nel caso di consegne complementari effettuate dal fornitore originario e destinate al rinnovo parziale di forniture o di impianti di uso corrente o all’ampliamento di forniture o impianti esistenti, qualora il cambiamento di fornitore obbligherebbe la stazione appaltante ad acquistare materiali con caratteristiche tecniche differenti, il cui impiego o la cui manutenzione comporterebbero incompatibilità o difficoltà tecniche sproporzionate; la durata di tali contratti e dei contratti rinnovabili non può comunque di regola superare i tre anni;
c) per forniture quotate e acquistate in una borsa di materie prime;
d) per l’acquisto di forniture a condizioni particolarmente vantaggiose, da un fornitore che cessa definitivamente l’attività commerciale oppure dal curatore o liquidatore di un fallimento, di un concordato preventivo, di una liquidazione coatta amministrativa, di un’amministrazione straordinaria di grandi imprese.
4. Nei contratti pubblici relativi a servizi, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita qualora il contratto faccia seguito ad un concorso di progettazione e debba, in base alle norme applicabili, essere aggiudicato al vincitore o a uno dei vincitori del concorso; in quest’ultimo caso tutti i vincitori devono essere invitati a partecipare ai negoziati.
5. Nei contratti pubblici relativi a lavori e negli appalti pubblici relativi a servizi, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita:
a) per i lavori o i servizi complementari, non compresi nel progetto iniziale nè nel contratto iniziale, che, a seguito di una circostanza imprevista, sono divenuti necessari all’esecuzione dell’opera o del servizio oggetto del progetto o del contratto iniziale, purché aggiudicati all’operatore economico che presta tale servizio o esegue tale opera, nel rispetto delle seguenti condizioni:
a.1) tali lavori o servizi complementari non possono essere separati, sotto il profilo tecnico o economico, dal contratto iniziale, senza recare gravi inconvenienti alla stazione appaltante, ovvero pur essendo separabili dall’esecuzione del contratto iniziale, sono strettamente necessari al suo perfezionamento;
a.2) il valore complessivo stimato dei contratti aggiudicati per lavori o servizi complementari non supera il cinquanta per cento dell’importo del contratto iniziale;
b) per nuovi servizi consistenti nella ripetizione di servizi analoghi gia’ affidati all’operatore economico aggiudicatario del contratto iniziale dalla medesima stazione appaltante, a condizione che tali servizi siano conformi a un progetto di base e che tale progetto sia stato oggetto di un primo contratto aggiudicato secondo una procedura aperta o ristretta; in questa ipotesi la possibilita’ del ricorso alla procedura negoziata senza bando e’ consentita solo nei tre anni successivi alla stipulazione del contratto iniziale e deve essere indicata nel bando del contratto originario; l’importo complessivo stimato dei servizi successivi e’ computato per la determinazione del valore globale del contratto, ai fini delle soglie di cui all’articolo 28 (2).
6. Ove possibile, la stazione appaltante individua gli operatori economici da consultare sulla base di informazioni riguardanti le caratteristiche di qualificazione economico finanziaria e tecnico organizzativa desunte dal mercato, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, rotazione, e seleziona almeno tre operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti idonei. Gli operatori economici selezionati vengono contemporaneamente invitati a presentare le offerte oggetto della negoziazione, con lettera contenente gli elementi essenziali della prestazione richiesta. La stazione appaltante sceglie l’operatore economico che ha offerto le condizioni più vantaggiose, secondo il criterio del prezzo più basso o dell’offerta economicamente più vantaggiosa, previa verifica del possesso dei requisiti di qualificazione previsti per l’affidamento di contratti di uguale importo mediante procedura aperta, ristretta, o negoziata previo bando.
7. È in ogni caso vietato il rinnovo tacito dei contratti aventi ad oggetto forniture, servizi, lavori, e i contratti rinnovati tacitamente sono nulli.
Oggi leggo le reazioni dei politici tutti dichiarati assolti anche in secondo grado per la questione Romeo mentre per il caso Bagnoli si è aperta una inquietante finestra sulle bonifiche. Devo dire che venerdì scorso (11.04) in commissione ambiente ho avuto modo di esprimere tutto il mio rammarico verso l’amministrazione dichiarando che non è possibile che arrivi sempre prima la magistratura e che la politica sia sempre in ritardo. Sulla questione, infatti, noi di Ricostruzione Democratica ci siamo espressi molte volte chiedendo alla giunta di accertare cosa era accaduto nella partecipata e di giungere allo scioglimento della stessa (clikka). Manco a dirlo siamo stati completamente inascoltati ed oggi ci troviamo nell’antipatico ruolo di chi afferma “ve l’avevamo detto!”. Ora, invece, gli amministratori dell’affare Romeo festeggiano per la loro assoluzione che, ovviamente, non metto in discussione nel modo più assoluto, ma spero che la politica (quando sarà il caso) non vada dietro a questa cosa ma esamini con diligenza e perizia i comportamenti facilmente riscontrabili dalle intercettazioni telefoniche relative a quel giudizio che emergono dalla Ordinanza del GIP presso il Tribunale di Napoli che convalidò la richiesta di misure cautelati. Per carità non voglio fare o rifare alcun processo ma da quegli atti emerge che gli amministratori interloquivano eccome in modo assolutamente amichevole con l’imprenditore Romeo a cui la Corte di Appello di Napoli ha aggravata la pena per alcuni dei reati in ogni caso ritenuti commessi! Con ciò voglio dire che la Politica dovrebbe essere, secondo me, ancora più rigorosa della Giustizia, proprio perché è in gioco l’interesse pubblico e la buona amministrazione dovrebbe arrivare prima della magistratura, perché tal volta ciò che non è reato è inopportuno o talvolta illegittimo per un pubblico amministratore. Per questi motivi ho chiesto in commissione venerdì scorso le dimissioni del CDA di Bagnoli Futura che in due anni anziché verificare le carte e leggere con attenzione la relazione della Commissione Parlamentare di inchiesta, ha proseguito il programma della precedete giunta in modo assolutamente acritico e supino. Non c’è che fare in politica la parola “rigore” è riferita solo al allo sport del calcio e tutti sembrano avere la memoria corta, se sui principali giornali oggi si leggono interviste di importanti politici campani politicamente responsabili del disastro Napoli. Spero che la demolizione del presente non serva come lascia passare alla vecchia politica compromessa per uomini ed azioni.
La memoria: Su Romeo altri post che chiariscono il suo importante ruolo nell’amministrazione cittadina.
L’ex procuratore: capisco l’amarezza. Gambale: accanimento su tesi senza prove di GIANLUCA ABATE
«Stimo Giovandomenico Lepore. E, proprio per questo, ora mi aspetto le sue scuse. Una persona perbene come lui, quando sbaglia, deve avere l’onestà intellettuale di dire che ha commesso un errore». Giuseppe Gambale, l’ex assessore al Comune di Napoli arrestato il 17 dicembre 2008 nell’ambito dell’inchiesta sul Global service e assolto per la seconda volta, commenta così il verdetto emesso due giorni fa dalla corte d’appello. E l’ex procuratore di Napoli, interpellato dal Corriere del Mezzogiorno, si dice «dispiaciuto per quello che gli assessori hanno patito in questo periodo». Insomma, se non sono le scuse richieste, poco ci manca.
L’ex assessore
Breve riepilogo della vicenda. Giuseppe Gambale, Felice Laudadio, Ferdinando Di Mezza ed Enrico Cardillo due giorni fa vengono assolti al termine del processo d’appello. I giudici inaspriscono le pene per Alfredo Romeo e Felice Mautone, ma escludono l’associazione a delinquere e confermano dunque il verdetto di primo grado per gli ex assessori della giunta di Rosa Russo Iervolino. «Tutto ciò si poteva evitare», dice amareggiato Gambale. «Bastava leggersi gli atti. La verità era nelle carte già dal 17 dicembre 2008, il giorno degli arresti. C’erano le delibere, la sospensione della gara. Sarebbero stati sufficienti più accortezza e minore pregiudizio per evitare tutte queste sofferenze. Il giudice Enrico Campoli, nell’assolverci, parlò di autismo giudiziario. Ecco, credo che se si è arrivati a questo punto è proprio per quel volersi accanire su una tesi senza avere i riscontri». L’ex assessore, però, non ce l’ha con i magistrati: «Giovandomenico Lepore l’ho sempre stimato. Ed è proprio per questo che adesso mi aspetto le sue scuse. Così come attendo quelle di Franco Roberti, un altro magistrato di valore. Sono due persone perbene, e credo che una persona perbene, quando sbaglia, debba avere l’onestà intellettuale di dire che ha commesso un errore. Sia chiaro, io non nutro alcun risentimento neppure nei confronti dei tre pm che mi hanno indagato, e lo può testimoniare proprio uno di loro, Vincenzo D’Onofrio, cui ho pubblicamente stretto la mano. Il problema sta nel fatto che questa non era un’inchiesta di competenza della Procura antimafia, ma andava assegnata al pool che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione. Quei tre pm fanno inchieste straordinarie sulla criminalità organizzata, ma in questi casi è diverso il modo di leggere gli atti, di valutare un’intercettazione». Le ultime due stoccate sono per Rosa Russo Iervolino («Se invece di definirci sfrantummati ci avesse difeso, oggi avrebbe potuto rivendicare la sua scelta») e per il Pd: «La custodia cautelare è usata come clava: la giustizia va riformata, sono in gioco le garanzie dei cittadini».
L’ex procuratore
La parola «scuse» l’ex procuratore di Napoli non la pronuncia mai. Ma Giovandomenico Lepore mostra comunque un coraggio non comune nel commentare la sentenza: «Ho appreso dalla stampa che è stata confermata la nostra linea su Romeo e Mautone, ma che è stata invece decisa ancora una volta l’assoluzione degli ex assessori. Rispetto la decisione, evidentemente la nostra tesi era poco convincente. E per questo, avendo firmato anche io sia gli atti di quel procedimento che il ricorso in appello, oggi ritengo di dover esprimere a titolo personale dispiacere per le sofferenze patite dagli assessori in questi anni». È l’ammissione di un errore? «Se i giudici non hanno condiviso la nostra impostazione sugli assessori in tutti e due i gradi di giudizio, allora è evidente che l’errore l’abbiamo commesso noi».
Enrico Cardillo «Riconosciuta la mia onestà»
NAPOLI — È una sorta di liberazione l’assoluzione nel processo sul «presunto sistema Romeo» per Enrico Cardillo, all’epoca dei fatti assessore al Bilancio della della giunta Iervolino. L’ex sindacalista affida la sua soddisfazione ad una nota, nella quale spiega che «ancora una volta e definitivamente si riconosce l’onestà e la moralità con cui mi ero messo a disposizione di Napoli. Quando ho ascoltato in aula la sentenza il pensiero è andato alle sofferenze della mia forte famiglia, ma soprattutto a quella di Giorgio Nugnes, che non c’è più. La sentenza di appello demolisce definitivamente la malafede di quanti vollero leggere nel mio addio con le dimissioni da assessore, come una fuga. In questi cinque anni sono stati tanti i momenti di forte sofferenza, ma la certezza di essere una persona onesta, e di avere sempre operato affermando la legalità, sono stati pienamente riconosciuti dai giudici».
Le mie impressioni sulla assemblea di ieri (11.04.2013) organizzata da Umberto De Gregorio, che ringrazio e che ha svolto il compito (è il caso di dire difficile) di moderatore, ed alla quale hanno partecipato vari esponenti della passata ed attuale amministrazione cittadina.
Stamane (10.04.2013) Napoli ha subito una vera e propria scena di guerriglia urbana per la manifestazione indetta dai commercianti con serrata dei negozi e cortei sfociati innanzi a Palazzo San Giacomo con lancio di bombe carta e tafferugli. Non discuto che gli organizzatori fossero in buona fede ed abbiano voluto manifestare un disagio, ma la mia esperienza diretta è stata assolutamente preoccupante. La gente sembra avere ormai in testa solo l’azzeramento delle ZTL a cui a parole tutti sono d’accordo, ma poi, mettici la crisi trasporti e le eccezioni ed alla fine tutto salta. In sostanza dire che si è per le ZTL come in tutti i paesi europei, è solo una questione di moda. Su questo blog troverete altri miei interventi ed anche una proposta di modifica della ZTL del 20.04.2012 (clikka) che faceva propri i suggerimenti della Municipalità, quindi, non credo di dover dimostrare come la penso. Ad ogni buon conto stamane la scena che mi si è parata davanti è stata davvero raccapricciante: Prima ho incontrato un mio conoscente titolare di un Bar a Via Tarsia che mi ha detto che l’hanno fatto chiudere per forza a suon di minacce, poi, ho incontrato davanti piazza municipio, tra le tante persone che conoscevo, una signora anziana in mezzo alla folla, che mi ha gridato contro “eccolo io ho votato a De Magistris per mezza sua!”, rischiando di aizzarmi così la folla contro! Per fortuna ho mantenuto la calma e prontamente e con fermezza gli ho gridato di rimando e contro che a De Magistris lei l’aveva votato perché aveva il figlio candidato alla municipalità col sindaco in napoli è tua mentre al Comune aveva votato altra “persona” portata dal figlio stesso!! Dopo questa esperienza mi viene solo da dire che schifo! In piazza, salvando le persone in buona fede che erano la stragrande maggioranza, io ci ho visto la peggio borghesia di questa città e la camorra!
Sulla ZTL qualche tempo fa scrivevo: “Una nota di esperienza: sono nato ed ho vissuto buona parte della mia vita nella periferia nord di Napoli (Marianella) ricordo che vivevo con un grande senso di frustrazione i tentativi di dispositivi di ZTL degli anni ’80 perché mi sentivo respinto dalla Napoli che mi aveva partorito. Io che vivevo in un quartiere degradato quando venivo al centro, la città mi respingeva, sentivo come se ci fosse qualcosa o qualcuno che voleva farmi rimanere nel degrado. Non vorrei che accadesse anche questa volta! La ZTL non deve essere una operazione come dire “borghese” ma “popolare”, proprio coloro che hanno meno mezzi e si devono spostare finiscono paradossalmente per essere colpiti dalla ZTL perché hanno maggior bisogno di spostarsi con l’auto. L’operaio che deve passare dal centro per andare a pomigliano a lavorare in FIAT trova più conveniente infilare la chiave nel cruscotto e forse se ne frega altamente della ZTL se non gli consentiamo di andare a lavorare per far mangiare i propri figli”.
In tutto questo cosa ne penserà il M5S la terza forza del paese?
Ho iniziato la mia esperienza amministrativa pensando di dover fare una “rivoluzione”, si una rivoluzione della normalità. Ho cercato e sto cercando in tutti i modi di fare il possibile affinché si attuino i principi di buona, imparziale e corretta amministrazione. Con le condizioni economiche pietose nelle quali versa il Comune credo sia un obbligo per un buon amministratore cercare di far pagare ciò che è giusto a coloro che sfruttano i beni pubblici, quando lo sfruttamento penda in massima parte dal lato del privato, prima di chiedere il pagamento delle tasse, delle imposte ed il pagamento delle tariffe dei servizi che oggi, per effetto delle vigenti leggi, sono poste al massimo livello. Nelle condizioni in cui siamo credo, infatti, che coloro che si trovano in condizione di privilegio, forse dovrebbero avere il buon gusto di stendere una mano al pubblico per riequilibrare rapporti non più sostenibili. Ecco perché ho esaminato con rigore la convenzione del Calcio Napoli con il Comune di Napoli approvata con la delibera 716/2005 (clikka), che vi invito a leggere e dalla quale si desume che non è più attuale, poiché dallo stadio San Paolo il Comune paradossalmente ci rimette e ci rimette tantissimo, perché ciò che incassa l’amministrazione per effetto della convezione è pochissimo e non copre neppure le spese. Se aggiungo, poi, che il Calcio Napoli ha una morosità che si trascina dal 2007, allora, credo che la misura sia colma se si pensa, inoltre, che, in passato, la squadra cittadina ha beneficiato anche di contributi del comune. In quest’ottica, ho chiesto anche di sapere quali sono i canoni che il Comune incassa per i suoi beni più preziosi ed ho anche dovuto insistere non poco per avere risposte. Ebbene, credo che i cittadini dovrebbero sapere che dal Circolo Posillipo, frequentato da cittadini più che benestanti, il Comune incassa mensilmente €. 6.083,01, mentre dal Circolo del Tennis della Villa Comunale €. 8.884,56. Lascio ovviamente a Voi valutare, visto che un mio amico che ha una piccolo locale, dove vende la pizza da asporto di circa 15 mq. in Via Toledo paga circa 2.700,00 €. al mese. Per gli impianti sportivi poi ci sono delle cose che non mi quadrano. Ebbene, per ogni impianto sportivo di grosse dimensioni costruito grazie alla legge 219/81 si incassa un canone annuale di €. 11.360,00. Lo stesso canone per tutte le strutture, da quella che si trova al Corso Vittorio Emanuele (piscina Poerio), gestita sempre dal Circolo Posillipo, a quella che si trova nella 167 di Napoli, in Via Labriola. Ho già scritto in un mio precedente post delle piscine comunali gestite dalle associazioni (clikka) ma credo che se alla piscina Poerio un corso di nuoto per una volta a settimana costa dai 60,00 ai 75,00 €. al mese, a fronte di un canone mensile versato al comune di 946,00 €. allora c’è qualcosa che non mi quadra. Stessa cosa vale per le piscine superaccessoriate con palestra e solarium site al Frullone gestite dall’Acquachiara, dove le rette mensili si aggirano intorno ai 60,00 €. al mese e dove la ricettività è circa di 1.000,00 persone. Il conto credo che sia presto fatto: a fronte di un canone mensile di 946,00 €. che si versa al Comune si potrebbero incassare “forse” circa 60.000,00 €. al mese, da cui ovviamente togliere le spese che non so quanto siano. Ancora è recente un mio sopralluogo alle palestre dello stadio San Paolo (clikka) dove a dire il vero abbiamo trovato varie cose che devo ancora spiegarmi visto che tutte sono da concedersi ad uso individuale cioè a giorni ed a ore. Orbene, c’è un buon centro di Fitness che propone una retta di 45,00 €. al mese e paga un canone mensile di circa €. 940,00 con una possibilità di avere una ricettività di circa 450 persone con l’agevolazione che tutto, luce, acqua e gas sono a carico del Comune, quindi, a nostro carico. Il conto lo faccio io? bene 450X45= 20.250,00 €. al mese a fronte di €. 940,00 al mese! Non so Voi ma io mi sono candidato e sono stato eletto proprio per rompere questi grumi di potere e vi devo dire che è difficilissimo. Il bando delle piscine dopo il mio sopralluogo è stato bloccato, e dico io per fortuna, perché non recava la descrizione degli impianti e metteva sostanzialmente sullo stesso piano tutte le strutture che, invece, hanno una potenzialità economica assolutamente diversa. Il patrimonio è una questione di giustizia sociale!
AAAAAAAOffresi!! non ho le cognizioni per capire se è poco, molto o giusto. Facciamo una simulazione per la collocazione dei beni pubblici su cui ovviamente va fatto poi un ragionamento sulla loro funzione sociale in termini di servizi ovvero in termini di reddito da reinvestire nei servizi al cittadino: 1) Affitto grande impianto sportivo sito in Via Marco Rocco di Torre Padula a pochi metri dalla fermata della metro composto da tre piani (piscina a primo piano, piscina al secondo piano, sala attrezzi al terzo piano e solarium) canone di partenza €. 946,00 mensile; 2) affitto piscina Carlo Poerio al Corso Vittorio Emanuele di grandi dimensioni canone di partenza €. 946,00 mensili; 3) intero complesso in una delle zone più belle di Napoli Via Posillipo, con discesa al mare, posti barca e ristorante, canone mensile di partenza €. 6.083,01 attualmente in detenzione al Circolo Posillipo; 4) ampia struttura con campi da tennis, ristorante, bar e servizi, sita in Villa Comunale attualmente in detenzione al Circolo del Tennis canone di partenza €. 8.884,56; 5) due ampi locali da adibire a palestre con ricettività di circa 400 persone, luce, acqua, gas compresi nel canone di locazione di €. 940,00. Questa la simulazione per vedere chi offre di più!
Quanto paga di affitto al mese un ristorante a Posillipo ?
Altre domande:
Quanto è la quota di iscrizione ad un circolo od altro consesso che usa in esclusiva ovvero a tempo un immobile comunale?
quanto costa far frequentare presso un circolo, palestra o piscina un campo estivo ad un bambini?
quanto costa un corso sportivo presso una struttura comunale?
quanto costa pranzare o cenare presso un circolo che ha sede in un immobile del comune?
quanto costa un posto barca presso il circolo Posillipo?
quanto costa l’accesso al mare ed i servizi (sdraio ombrellone o lettino) presso il circolo posillipo?
Si potrebbe fare in modo di far frequentare un posto bello come i circoli siti nelle proprietà comunali anche ad altri cittadini che del pari pagano le tasse o sono in condizioni di disagio?
Un operatore di una casa famiglia mi ha detto che i loro piccoli ospiti non hanno mai messo piede in un circolo o altra struttura natatoria del comune di napoli. E’ possibile tollerare tutto ciò in un momento in cui la crisi impone parametri di imparzialità ed uguaglianza assolutamente più rigidi? A Voi le risposte.
Nella mia esperienza professionale di avvocato civilista è la seconda volta che mi capita di inciampare, per fortuna indirettamente, nella camorra come maldestro mezzo di risoluzione dei conflitti familiari. Il primo caso, risale a qualche anno fa, è stato quello di un marito vessato da “o sistema” perché non versava, secondo quanto ritenuto adeguato dalla moglie, l’assegno alimentare. Un boss, (mi dissero di grosso calibro) del quartiere sollecitato dalla moglie, pare che sarebbe intervenuto direttamente e, poi, tramite i suoi guardaspalle sul povero malcapitato e modesto signore, solo che poi l’intervento, divenuto ripetuto, si sarebbe trasformato anche in canzonatorio, finendo per ledere in profondità l’orgoglio, dell’incensurato e modesto malcapitato, che una sera, in preda ad una accecata crisi, mista di rabbia e mortificazione, rientrava a casa per poi riuscirne munito di coltellaccio che prontamente infilava, con evidente sorpresa di tutti, nella pancia del “bigboss”, riparando, poi, presso un vicino comando di polizia. La cosa, se si può dire “divertente” (anche perché chi me lo ha raccontato, arrivato a questo punto, rideva a crepapelle), fu che la polizia, avendo di fronte un uomo, assolutamente modesto ed incensurato, si apprestò ad arrestare il boss gravemente ferito all’ospedale presso cui si era ricoverato d’urgenza. Un altro caso che mi è capitato più recentemente e mi ha fatto venire in mente quello che ho appena raccontato, riguarderebbe una donna che avendo in sostanza perso il requisito dell’assegno alimentare si sarebbe rivolta alla camorra affinché convincesse l’ex marito a rinunciare al ricorso giudiziario per la revoca dell’assegno. La cosa che mi ha colpito, questa volta, è stata che al malcapitato ex marito la camorra non avrebbe imposto la sola rinuncia della causa, ma avrebbe chiesto anche un compenso di mille euro per l’intervento “illegale”. In sostanza mentre gli avvocati ricevono un compenso per l’intervento legale, così la camorra richiede un compenso per l’intervento “illegale”. Ovviamente questa cosa mi ha fatto incazzare ma ha anche suscitato in me una certa ilarità, ritenendo questa gente oltre che assolutamente scadente anche molto più vicina alla figura cabarettistica del cd. “guappo e cartone”. Mi chiedo se per la camorra valga il brocardo: “tra moglie e marito non metterci il dito”.
Ovviamente lascio a voi ogni considerazione di carattere strettamente sociale ….
Il fuoco di fila sull’amministrazione cittadina è partito da tempo ed in particolare dal dopo voto delle politiche tutti si sentono ringalluzziti e legittimati a parlare. Esponenti politici delle passate amministrazioni ed esponenti del mondo della cultura che sono stati vicini a queste ultime trovano ampi spazi sui giornali per dispensare consigli. La cosa non mi va proprio giù! Io con i compagni del gruppo Ricostruzione Democratica abbiamo dato sempre un contributo critico e di studio su fatti ed atti precisi in consiglio comunale, riscontrando il silenzio diffuso di questi “grilliparlanti” ed uscendo spesse volte sconfitti da una maggioranza prona ai “capricci” del Sindaco. In ogni caso credo sia un errore contribuire ad un’opera di distruzione volta unicamente a rilegittimare chi ha già sbagliato in passato per quello che ha fatto o non ha fatto! Occorre guardare avanti ma anche “guardarsi alle spalle”! Occorre selezionare e valutare esperienze passate ed uomini passati, sarebbe un errore non farlo! Per quello che posso conoscere in virtù della esperienza di quest’ultimi due anni di presidenza della Commissione Sport, trovo un certo disagio a leggere le dichiarazioni dell’ex assessore allo sport, alfredo ponticelli, che si unisce all’appello del prof. galasso e parla di nuovo civismo e di un contenitore che vada oltre la sinistra e la destra. Spero non faccia sul serio e che il Segretario Gino Cimmino del PD, pure intervistato nell’articolo, non stia a sentire queste sirene se non vuole che il PD scompaia dalla città. Ebbene, credo che un ex assessore prima di dare consigli debba dare risposte sul suo operato e chiarire alla città quali principi di buona e corretta amministrazione abbia adottato nell’azione amministrativa. Ad esempio spieghi Ponticelli quali criteri abbia adottato nei rapporti con il Calcio Napoli e del debito che è stato accumulato negli anni dalla società sportiva verso la quale, l’ho detto più volte, l’amministrazione, anche questa, ha avuto sempre una sorta di “timor reverentialis”. Inoltre, dovrebbe spiegare l’ex assessore il perché le poche risorse siano state impiegate per lo più per “abbellire” impianti in “quartieri in” mentre altri impianti di altri quartieri meno “in” sono stati abbandonati alla buona volontà dei concessionari. Dovrebbe spiegare l’ex assessore, e queste sono domande che ho rivolto anche alla attuale assessore, il perché ci sono impianti ad altissima redditività, come la piscina Acqua Chiara del Frullone, quella Poerio del corso Vittorio Emanuale, l’Aquila di Secondigliano, ma anche le palestre dello stadio San Paolo (oggetto di una mia recente ispezione (clikka) che versano alle casse del comune quattro spiccioli, rispetto agli incassi di decine di migliaia di euro mensili che i titolari conseguono. Non conosco personalmente l’ex assessore ponticelli ma ho avuto modo di riscontrare in un certo qual modo la sua azione amministrativa e di farmi qualche domanda a cui non so ancora rispondere, ma sono fermamente convinto che la città non abbia bisogno di una “restaurazione” ma di uno slancio amministrativo quotidiano, ordinario, serio e concreto che certo non può essere assicurato da chi ha avuto un ruolo nelle passate amministrazioni, a meno che non dimostri con i fatti ed i documenti alla mano, senza silenzi assordanti quali risultati la città ha conseguito grazie al suo lavoro!
Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 7.4.2013
Cimmino: nuova fase. Laboccetta: largo alla società civile Ponticelli: sì all’appello di Galasso, serve ricompattarsi.
NAPOLI — Luigi de Magistris, come Diogene, ora con la sua lanterna cerca l’uomo. Anzi, più d’uno: basta che siano incorruttibili ma pronti a dargli una mano per andare avanti. E sebbene annunci che a fine aprile offrirà la cittadinanza onoraria al leader palestinese Abu Mazen, sarebbe pronto a far sconti «a chi non la pensa» come lui. Lo ha detto ieri: «In queste settimane — ha sottolineato — ho dato in questo senso dei segnali che vanno nella direzione di voler allargare l’azione dell’amministrazione anche oltre la mia maggioranza, il mio pensiero e le mie convinzioni radicali. Credo — ha aggiunto — che bisogna aprirsi e cercare di ascoltare anche chi è diverso da me». Un comportamento che il sindaco di Napoli si augura sia messo in atto «anche da altri perché — ha concluso — il muro contro muro non serve a nessuno».
Ieri, dal Corriere del Mezzogiorno, lo storico Giuseppe Galasso è tornato a lanciare un appello alla città perché sappia guardare oltre l’esperienza amministrativa attuale: «Noti, il sindaco — ha scritto Galasso — la forza che sembra vada acquistando l’idea di una lista civica per un ‘‘governo tecnico” della città. Noti la spontaneità con la quale, al di fuori dei partiti, largamente assenti in materia, si va manifestando lo spirito di un civismo non inerte presso i più diversi ambienti cittadini, in una città che non è apparsa toccata come altre dal turbine grillino». Galasso auspica una lista che, tuttavia, «non sia solo l’idea dei circoli ‘‘bene” e di questo o quel salotto cittadino; che sappia ben parlare, oltre alla testa, anche alla pancia dei napoletani; che sappia penetrare nei quartieri più popolari». L’appello di Galasso è fatto proprio dai repubblicani che domani, alle 17,30, all’Hotel Oriente di via Diaz, hanno organizzato un convegno sul tema Napoli, con fiducia oltre la Giunta. Ripensare le politiche della città. Ne discuteranno i docenti universitari Pasquale Belfiore, Tullio D’Aponte, Lucio Palombini, Ernesto Paolozzi con Giuseppe Ossorio, Salvatore Scognamiglio, Pino De Angelis e Salvatore Piro. Introdurrà i lavori l’ex assessore comunale Alfredo Ponticelli. «Aderiamo — spiega quest’ultimo — all’appello del professore Galasso, il quale già dopo il crollo di Riviera di Chiaia e il rogo di Città della Scienza invocò la necessità di una giunta tecnica. Oggi Galasso è tornato, con lo stesso spirito, a chiedere un nuovo protagonismo delle forze sane della città: dai partiti al volontariato, dall’associazionismo alla società civile. È necessario che la società civile si ricompatti. Destra e sinistra sono distinzioni che, nelle condizioni disperate in cui versa Napoli, significano poco, mentre occorre prioritariamente pensare al bene della città e alla sua rinascita».
E se persino Gino Cimmino, segretario provinciale del Partito democratico, si dice d’accordo con le analisi del direttore del Corriere del Mezzogiorno, Marco Demarco (il quale, qualche giorno fa, ha chiesto le dimissioni del sindaco de Magistris) e del professore Galasso, vuol dire che oltre gli auspici si avverte come indispensabile un passo avanti per cambiare registro: «Demarco e Galasso — sostiene il segretario del Pd — ci hanno sottolineato che si è aperta una fase interessante per la vita della città. C’è una nuova consapevolezza, una forte presa di coscienza da parte di ampi settori che ‘‘gridano” l’esigenza che Napoli non sia abbandonata ad un destino di declino e che si produca uno sforzo inedito perché la città si doti di un progetto credibile per il suo futuro, facendo leva sulle sue migliori energie. È giusta l’osservazione di Galasso quando afferma che questo sforzo deve essere perseguito in modo sinergico, tenendo insieme espressioni autorevoli della società civile e della politica; dal cuore di Napoli alle sue periferie. L’invito all’ascolto della città è stato ripetutamente sollecitato al sindaco di Napoli. Per la nostra parte saremo impegnati nei prossimi giorni con l’appuntamento della nostra assemblea provinciale per dare voce a quella esigenza di cambiamento che non può essere più rinviata. Il nostro scopo è quello di definire con chiarezza un quadro di obiettivi perseguibili che possano aiutare la città ad uscire dalle sue profonde incertezze e costruire una credibile prospettiva di futuro insieme a tutte le forze che hanno a cuore il tema della rinascita civile di Napoli». Sembra che la stessa consapevolezza pervada la volontà del Pdl, forza politica che alle ultime elezioni politiche ha dimostrato di mantenere un diffuso consenso popolare. «De Magistris — commenta Amedeo Laboccetta, coordinatore cittadino del Popolo della Libertà — stacchi la spina, si dimetta e arresti così l’agonia alla quale ha costretto Napoli. Il sindaco è un soggetto politicamente pericoloso perché non crede in nulla, tranne che in se stesso. Ora dice addirittura che la Coppa America non l’ha voluta lui. Ma parlano le carte, dalle quali emerge chiaramente la sua ostinazione. L’unica soluzione, ora, è l’autoscioglimento del consiglio comunale. Il futuro? Certamente i partiti hanno commesso degli errori, ma sono necessari. Per questo è indispensabile che quando si andrà a votare alle elezioni amministrative, assieme alle liste ufficiali del Pdl compaiano anche liste civiche, in grado di restituire ai cittadini il dovuto protagonismo attivo».
Ieri ho condotto una ispezione allo stadio San Paolo e posso dire che sono ancora stupito. Nel mentre mi accingo a scrivere una relazione da inviare agli organi competenti, riporto l’articolo di Alessio Gemma uscito oggi (5.4.2013) su Repubblica Napoli. Posso solo dire che ci scontriamo con situazioni consolidate che richiederebbero un’azione amministrativa di accertamento e di reale cambiamento nelle quali mai nessuno ci ha mai voluto o potuto mettere le mani. Sono sempre più convinto che oggi chi possiede beni pubblici ha maggiori obblighi verso la collettività di chi invece impiega risorse proprie per esercitare un’impresa.
Ecco l’articolo:
Sorpresa, c’è un centro massaggi allo stadio San Paolo. Doppio blitz nella struttura sportiva. Prima la Finanza, che indaga sui ricavi derivanti dall’uso dell’impianto. Poi la commissione sport del Comune che fa una scoperta… Di mattina bussa la Guardia di finanza, di pomeriggio i consiglieri comunali. Doppio blitz allo stadio San Paolo. Al centro delle indagini dei finanzieri i ricavi derivanti dall’utilizzo dell’impianto sportivo. Nel mirino della commissione sport del Comune invece finisce la gestione delle palestre dello stadio: scoperto a sorpresa anche un centro massaggi. “Ci dicono che il centro massaggi paga regolarmente il fitto, ma avvieremo controlli”, dichiara il presidente della commissione Gennaro Esposito. In piazzale Tecchio arrivano gli agenti del nucleo investigativo della Guardia di finanza. Due ore trascorse negli uffici dello stadio per acquisire le carte relative alla convenzione tra Palazzo San Giacomo e il Calcio Napoli. Le indagini partirebbero da un esposto presentato nei mesi scorsi alla Procura della Corte dei conti. Storia di un debito pregresso tra il presidente De Laurentiis e il Comune che è proprietario del San Paolo: quasi 5 milioni i soldi non versati dal Napoli fino a giugno 2012 per la concessione dell’impianto. A dicembre scorso il sindaco de Magistris e la società sportiva siglano un accordo. Necessario. Il Comune rischia un danno erariale sui canoni non riscossi, come scrive anche l’avvocatura. Da gennaio De Laurentiis è pronto a pagare, ma manca su quell’atto ancora la firma del dirigente comunale: è stallo a Palazzo San Giacomo. Perché si stanno esaminando centinaia di fatture dal 2005: da un lato il Napoli non ha pagato il fitto, ma dall’altro ha finanziato negli anni lavori di manutenzione che spettavano al Comune. Per cui si è pervenuti a una compensazione. Attacca il presidente della commissione sport, Esposito: “Non penso si possano scontare dai canoni le somme spese dal Napoli per lavori nello stadio, vigendo in materia la normativa sull’appalto per le opere pubbliche che richiede sempre e comunque la procedura di evidenza pubblica per eseguire i lavori”. Vanno via i finanzieri ed entrano verso le 15.30 i consiglieri comunali della commissione sport: il presidente Esposito, accompagnato dal commissario David Lebro (Udc). Ispezione nelle sei palestre dello stadio assegnate ad associazioni sportive a fronte di un fitto orario o mensile. “Sono emerse situazioni anomale – dichiara Lebro – riguardano l’utilizzo e la distribuzione degli spazi. Le esamineremo in commissione, dove spero si presenterà il dirigente del servizio grandi impianti sportivi, Giuseppe Arzillo, oggi assente pur essendo a conoscenza di questo appuntamento”. Panico tra i dipendenti dello stadio quando i consiglieri pretendono di aprire una porta blindata all’interno di una palestra adibita a scuola di ballo. Nessuno ha le chiavi. Che cosa si nasconde? Tende color lilla, un lettino, cartelli con un prezziario e numeri di telefono di massaggiatrici. “Mi dicono che viene pagato regolarmente un fitto per questa stanza – dichiara il presidente Esposito – ma voglio approfondire. Nutro forti perplessità: alcune aree potrebbero avere un’altissima redditività, ma il Comune per ora ricava pochissimo rischiando di creare sacche di privilegio”. (05 aprile 2013)
Ieri (28.03.2013) c’è stato il Consiglio Comunale. Il tema da discutere era Bagnoli, un’area che da vent’anni aspetta di essere restituita ai cittadini. Noi ci siamo già più volte espressi su molte questioni e molti sono i post su questo blog: parco dello sport (clikka); Bagnoli Futura (clikka) e la nostra posizione di opposizione alla ricapitalizzazione (clikka), la bonifica (clikka) e tante altre questioni che riguardano anche lo Zoo, Edenlandia e Cinodromo (clikka), il Collegio Ciano (ex NATO) clikka etc. Di recente c’è stato poi l’incendio di Città della Scienza un colpo al cuore per l’intera area che ha aperto una discussione sulla ricostruzione che in ragione degli strumenti urbanistici vigenti e del vincolo ambientale sull’area non potrebbe essere ricostruita dov’era. La questione è spinosissima ed a me non è ancora del tutto chiara ma ne stiamo con coscienza discutendo fra noi, con i cittadini di buona volontà e l’assise di Bagnoli. Ieri il Sindaco di cui posto il video, ha iniziato ad esporre la sua idea su Bagnoli ricomprendendo anche le altre aree e devo dire che sia io, che Carlo Iannello che Simona Molisso, abbiamo apprezzato molto la visione offerta, sembrava di sentire uno di noi o di leggere uno dei nostri blog. La cosa che mi ha colpito è stata la reazione di qualche consigliere di maggioranza che, forse abituato a vederci critici ci ha, in un certo qual modo, redarguiti dicendo che erano solo chiacchiere e non ci sono atti e fatti a conforto. Ho ovviamente risposto che noi siamo e siamo stati critici tutte le volte che c’è stato bisogno, secondo la nostra visione, di essere critici votando anche contro importanti atti (i link sopra lo dimostrano), ma che non abbiamo alcuna preclusione di sorta verso il sindaco mentre, invece, gruppi o colleghi di maggioranza, seppure critici, quando si è trattato di votare poi hanno sempre votato appoggiando le scelte. Voglio dire che per noi non c’è alcuna preclusione preconcetta, la nostra strada è sempre e comunque l’interesse pubblico e se il Sindaco dimostra di essere sintonizzato su questo “canale” ovviamente avrà il nostro appoggio non dovendo dimostrare nulla a nessuno e nella consapevolezza di poter sempre valutare in scienza e coscienza gli atti su cui si chiede un nostro voto. Ad ogni buon conto anche questa volta le notizie uscite sul giornale sono inadeguate perché rappresentano una realtà semplicistica, il TG3 Campania ha titolato: “Nulla di Fatto” perché ci siamo aggiornati (sic!). Invece credo e spero che l’intervento del Sindaco sia stato qualcosa di più che noi ovviamente misureremo sui singoli atti! Un’altra questione che mi ha colpito è l’articolo di oggi sul Corriere (che vi incollo stotto) che riporta la notizia della visita del nuovissimo Presidente del Senato a Città della Scienza e la sua dichiarazione che questa venga ricostruita la dov’era! Mi chiedo se i politici di “grosso calibro” (noi siamo degli artigiani della politica) si informino e studino prima di parlare. La questione è assolutamente dilaniante per noi! Da un lato, infatti, c’è la tesi di quelli che non vogliono darla vinta alla camorra (sempreché sia stata la camorra a combinare il disastro) dall’altro c’è la voglia di ripristinare la linea di costa e di dare libero accesso alla spiaggia nel rispetto dei vincoli ambientali e del PRG. Inoltre, ci sono i lavoratori che sono stati (non capisco il perché) catechizzati sulla tesi della ricostruzione di Città della Scienza là dov’era. In realtà nel ragionamento che stiamo portando avanti c’è che il nostro territorio non ha bisogno di altro cemento, che nell’area ci sono altri manufatti immediatamente disponibili, che rischierebbero l’abbandono o la speculazione, tra cui il collegio Ciano, la Mostra d’Oltre Mare, le aree Zoo, Edenlandia, Cinodromo, che potrebbero essere utilizzate sin da subito facendo in modo che i soldi che dovrebbero essere spesi in cemento, potrebbero essere spesi in formazione e progetti, in una parola in persone, e poi non capisco cosa possa interessare ai lavoratori, lavorare lì dov’era o a pochi metri! Allo stato è ancora tutto ingarbugliato come è strana la circostanza che il Comune di Napoli sarebbe socio della Fondazione Idis solo a metà perché non avrebbe completato, a distanza di vent’anni, il procedimento di adesione (?). Io sono caparbio e voglio capire! Napoli è una città difficile e senza i suoi cittadini di buona volontà non si solleverà MAI !
Dal Corriere del Mezzogiorno del 29.03.2013 Angelo Lo Monaco:
Grasso: Città della Scienza risorgerà dov’era
Il presidente del Senato a Coroglio accolto dal governatore e Silvestrini
NAPOLI — Nella sua visita a Città della Scienza, il presidente del Senato Pietro Grasso ha scelto parole pienamente in linea con lo spirito pasquale del periodo: «Sono qui — ha detto — in un atto di solidarietà per quello che è successo, un atto di vicinanza ai lavoratori rimasti senza lavoro. Per commemorare quello che è morto ma che deve rinascere. Non si può sottostare al ricatto di chi voleva distruggere questo sito che ha una valenza eccezionale sotto il profilo del paese, dell’Italia, della formazione dei nostri ragazzi, della scienza, della tecnica. Dev’essere ricostruito qui, in questa sede. Intanto perché è molto più facile ricostruire qui e molto più rapido. E poi so che ci sono già iniziative per convogliare dei fondi su Città della Scienza, seppure in un momento economico difficile». Prima di lasciare Coroglio, il nuovo presidente di Palazzo Madama, che ha scelto Napoli per la sua prima trasferta da quando gli è stata assegnata l’alta carica, ha poi fatto una promessa: «So che in questo mese è prevista una cerimonia di riapertura con gli allievi delle scuole: io tornerò per essere presente, per fare un giro insieme ai ragazzi, che certamente riprenderanno piano piano a frequentare questo luogo».
La cerimonia, che sarà sostanzialmente simbolica, è prevista per mercoledì 10 aprile (alle 20 nella Sala Newton) con un concerto di sostegno alla ricostruzione dello Science Centre dopo l’incendio del 4 marzo (biglietto d’ingresso fissato a 25 euro e prezzo scontato di 10 euro per i giovani fino a 18 anni). In quell’occasione il maestro Michele Campanella, che nel ’96 aveva suonato alla prima inaugurazione, eseguirà al pianoforte musiche di Liszt, Verdi e Wagner. A seguire si terrà l’inaugurazione di parte delle aree espositive, che riapriranno al pubblico dal giorno successivo. Per tutto il fine settimana si terranno eventi, animazioni e incontri, ovviamente utilizzando principalmente gli spazi all’aperto e quelli che il fuoco non ha devastato.
La visita di Grasso, raccontano i collaboratori di Vittorio Silvestrini, è nata per iniziativa dello stesso presidente del Senato, che alcuni giorni fa ha telefonato per comunicare le proprie intenzioni. Ieri, poi, è arrivato alle 14.40, dopo aver partecipato alla Festa dell’Aeronautica in piazza Plebiscito con il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, Grasso è stato accolto dal governatore Stefano Caldoro e dal professore Vittorio Silvestrini, fondatore e presidente della Fondazione Idis. Con loro si è fermato per i saluti di rito e per un aggiornamento sulla situazione dopo l’incendio. Successivamente, sempre con Caldoro e Silvestrini, Grasso si è avvicinato all’area del rogo. Al di là del nastro bianco e rosso, però, neppure lui è potuto andare, perché l’accesso è consentito soltanto ai vigili del fuoco impegnati nella rimozione delle macerie e dei detriti pericolosi. A porte chiuse, in quella che era la sede del sito web introdotta da un cartello con la scritta «Educazione alla scienza 2.0», il presidente del Senato ha incontrato una delegazione dei lavoratori di Città della Scienza che hanno perso, letteralmente, il posto di lavoro.
Al di là della visita e degli auspici espressi nell’occasione da Grasso, qual è la situazione concreta? Ci sono oppure no i soldi per la ricostruzione? E sarà una ricostruzione oppure un trasloco? Caldoro è fiducioso: «La volontà c’è tutta, attendiamo che il Governo approvi un decreto che rafforzerà la collaborazione interistituzionale. Inoltre, si è sbloccata la situazione di Corporea». Corporea è il museo in costruzione nell’area che ospita l’incubatore di imprese, proprio di fronte all’ingresso di Città della Scienza e ad essa destinato. I fondi sono gestiti dalla società regionale Campania Innovazione e i lavori sono fermi. Ma stanno per riprendere: per il completamento occorreranno dieci mesi. Meno di quanti ne occorrano per restaurare i padiglioni divorati dalle fiamme. «Corporea ha una superficie di 5.000 metri quadri, mentre nell’area distrutta ne avevamo 10.000», dice Silvestrini, che come Grasso sottolinea: «Città della Scienza resta qua, i suoli sono della Fondazione Idis. Per ricostruirla — aggiunge — occorre soltanto presentare una dia, la dichiarazione di inizio lavori, perché non serve una variante al piano regolatore, che invece sarebbe necessaria per spostare tutto altrove. L’edificio era stato costruito in epoca borbonica ed era lì dal 1853». Prima di presentare la dia, occorrerà verificare che somma riconoscerà l’assicurazione. E prima di ricostruire dovrà essere bonificato il terreno dalle sostanze inquinanti prodotte dall’incendio, no? «Sì, e per quell’operazione ci sono 5 milioni stanziati dal ministro Passera. All’inizio della prossima settimana sarò al Provveditorato alle Opere pubbliche, che se ne occuperà, per concordare un piano d’azione», dice con decisione Silvestrini. I tempi? «Diciotto mesi dall’inizio dei lavori, quindi per fine 2014 il museo sarà pronto».
Oggi 24.03.2013 continuo a leggere sui giornali del problema dello Zoo ed in particolare della necessità che vengano alimentati gli animali. Devo dire che non mi piace il gioco del “te l’avevo detto” ma credo che occorra avere la capacità di leggere gli eventi che sulla vicenda si sono susseguiti e si susseguono. Ieri ho raccontato l’esito della commissione Bilancio sulla Mostra d’Oltre Mare e sulla necessità che questa assumesse un ruolo da protagonista nella vicenda Zoo/Edenlandia/Cinodromo (commissione bilancio del 21.03.2013 clikka). Oggi, leggo sui giornali l’avallo di questa tesi e cioè che per gli animali, a parere del Tribunale, debba essere il Sindaco ad occuparsene, anche attraverso la nomina di un commissario e che la delibera con la quale si è affidato il compito al curatore fallimentare di spendere 50.000,00 €. in cibo per animali non è idonea per la diversa funzione che il curatore stesso svolge (sic!). Nel mio post citato, infatti, ho sottolineato che la funzione del Fallimento è quella di recuperare soldi per i creditori e che proprio per questo l’amministratore della Mostra d’Oltre Mare avrebbe dovuto assumersi la responsabilità della gestione della concessione delle aree di cui è proprietaria, non subendo supinamente le decisioni del Tribunale Fallimentare che, seppure guidato da un Giudice Delegato (Nicola Graziano) armato di buone intenzioni, non è l’organo giusto a tutelare gli interessi pubblici della gestione di quelle aree. Ora si è in cerca di un commissario che spenda i 50.000,00 €. in cibo per gli animali. Ebbene, a rischio di sgolarmi, secondo voi chi dovrebbe essere? Secondo me l’amministratore della Mostra D’Oltre Mare, proprietaria dei 17 ettari dell’intero parco che, a questo punto, dovrebbe cercare anche il modo di sciogliere il contratto stipulato con il fallimento (e non è detto che sia possibile) per fare egli stesso il bando europeo di concessione delle aree! E’ in gioco l’interesse pubblico. A breve, con i compagni di Ricostruzione Democratica e di quelli che ci stanno, penserei di lanciare una assemblea pubblica per raccogliere un po’ le idee sulla vicenda, sempreché l’Amministratore mi onori di darmi le carte che ho più volte chiesto. Ancora una volta registro la superficialità dei giornali che parlano dei soli effetti e non delle cause, quasi che i giornalisti credano che i cittadini non siano in grado di capirle. Come Carlo Iannello ha detto in un recente intervento in Consiglio Comunale, credo che la responsabilità della condizione nella quale ci troviamo non è solo determinata da una politica superficiale e sprecona ma anche da una altrettanta superficialità dei giornalisti che corrono dietro la notizia spot. Nel caso di specie “gli animali muoiono di fame” senza spiegare che, invece, la causa è l’assenza della politica, dell’amministrazione e di una imprenditoria degna di questo nome! Penso sempre più che questo paese vada ricostruito dalle fondamenta!
Da il Corriere del Mezzogiorno di oggi 24.03.2013
Il giudice bacchetta il sindaco: «Sullo zoo delibera sbagliata»
Gli animali ora hanno cibo solo fino a martedì
NAPOLI — Nuovo colpo di scena nella vicenda dello zoo. La boccata d’ossigeno rappresentata dai 50.000 euro stanziati venerdì dal Comune rischia di saltare: la somma, infatti, non può essere affidata, come la delibera prevede, al curatore fallimentare della società Parks and Leisure srl, che gestiva la struttura: il curatore, infatti, ha il solo compito di liquidare la società. Di conseguenza il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, deve nominare una persona che sia responsabile della gestione della crisi del giardino zoologico. Lo ha stabilito il giudice delegato alla gestione fallimentare, Nicola Graziano, in un’ordinanza notificata a Palazzo San Giacomo. Nel provvedimento il giudice sottolinea che nelle celle frigorifere e nei magazzini dello zoo c’è cibo sufficiente per circa quattro giorni: se il sindaco non interverrà ad horas, i 50.000 euro non saranno spendibili e agli animali, a partire da mercoledì, non sarà garantita l’alimentazione. Nell’ordinanza, il giudice Graziano — che si è molto speso per salvare lo zoo assieme al pm Giovanni Corona — premette di aver ricevuto dal curatore fallimentare, Salvatore Lauria, una mail con «un file contenente la deliberazione della giunta comunale di Napoli n. 190 del 22 marzo 2013, con esecuzione immediata, con la quale si autorizzava il trasferimento della somma di euro 50.000 in favore del curatore fallimentare della società Parks and Leisure srl che dovrà essere specificamente autorizzato dal giudice delegato all’espletamento di tutte le attività necessarie ad assicurare il mantenimento degli animali». Tuttavia «non vi è luogo a provvedere in ordine alla richiesta di autorizzazione posta come condizione nella delibera»: «Appare evidente — si legge ancora nel provvedimento — che, per effetto della essazione dell’esercizio provvisorio, non la giunta comunale ma il sindaco di Napoli, pure sollecitato dal prefetto ed ancora prima dal procuratore della Repubblica, era chiamato ad esercitare ogni potere riconosciutogli dalla legge per scongiurare pericoli per l’igiene, la salute e l’incolumità pubblica, nell’ambito di quanto previsto rispettivamente dall’art. 50 del Testo unico degli enti locali, come prerogativa di sua esclusiva competenza, e dall’art. 54 del medesimo Testo Unico, nella veste di ufficiale di Governo. L’estrema urgenza in cui si versa induce il sottoscritto a ritenere, sia pure in modo del tutto atecnico, la deliberazione di giunta comunale alla stregua di un’ordinanza contingibile ed urgente dalla quale può ricavarsi che la previsione di somma di euro 50.000 appare una prima risposta operativa per affrontare da parte del Comune di Napoli il problema derivante dalle attuali condizioni dello Zoo di Napoli così come sopra descritto, potendosi individuare nella persona del dott. Salvatore Lauria una sorta di commissario ad acta. In tale ultimo (immaginato) caso appare chiaro che il dott. Lauria si porrebbe in una situazione di evidente incompatibilità se dovesse trovarsi a rivestire, nello stesso tempo, sia il ruolo di curatore fallimentare sia quello di longa manus del sindaco quale ufficiale di Governo, per cui si invita il sig. sindaco di Napoli ad individuare un funzionario che possa essere il responsabile del procedimento “gestione della crisi Zoo di Napoli”». La patata bollente torna dunque nelle mani di de Magistris. Intanto, il tempo stringe.
Già mi sono occupato in un precedente post della questione Zoo/Edenlandia/Cinodromo (clikka) ed alla luce dell’esame degli atti fondato essenzialmente sui provvedimenti del Tribunale di Napoli Sez.ne Fallimentare, mi ero ripromesso di chiedere degli approfondimenti all’amministratore della Mostra D’Oltre Mare, Dott. Rea, tanto che con una nota chiesi, in ragione delle mie prerogative di consigliere, di avere la perizia di stima ed il contratto di locazione stipulato con il fallimento, in ragione dei quali il canone di locazione da 840.000,00 €. era stato ridotto a 400.000,00 €. per trent’anni. Per tutta risposta ebbi un invito dell’amministratore presso la Mostra che ovviamente non compresi tanto, ripromettendomi di invitare l’amministratore stesso alla commissione che presiedo con delega alle politiche giovanili per chiarire anche i nostri ruoli istituzionali. Sennonché ho avuto la fortuna che il Presidente della Commissione Bilancio prima di me aveva invitato i vertici della Mostra e quindi, armato di buona speranza, scrivevo un’altra lettera all’Amministratore con la quale chiedevo l’invio dei documenti, prima della commissione stessa, affinché io potessi studiare le carte. Manco a dirlo la risposta dell’amministratore anche in questo cosa era interlocutoria riferendomi che in sede di commissione ne avremmo parlato (?). Armato ancor più di buone intenzioni mi sono presentato in commissione ed ho, con rammarico dovuto constatare, che anche in commissione le carte non c’erano. Con tono piccato ho fatto rilevare la cosa all’amministratore ed al Presidente della Commissione. Ad ogni buon conto ho sostenuto che nella vicenda per una scelta sbagliata dall’amministratore è mancato il controllo pubblico nella gestione del problema avendo in sostanza scelto la Mostra di far fare tutto al Tribunale Fallimentare di Napoli. Ho anche spiegato che le funzioni del Tribunale fallimentare sono quelle di tutelare prevalentemente i creditori, mentre quello della Mostra, è quello di tutelare l’interesse pubblico essendo la stessa partecipata da enti pubblici! Inoltre ho precisato che un contratto con canone più che dimezzato avrebbe forse richiesto un approfondimento e che le carte in ogni caso dovevano essere fornite ai consiglieri comunali in ragione delle loro prerogative di legge e di regolamento. Devo dire che la risposta dell’amministratore mi ha fatto cadere le braccia, egli ha sostenuto, infatti, che gli atti sarebbero, secondo lui, riservati e che la Mostra non avrebbe potuto far niente nella vicenda perché il Tribunale Fallimentare precluderebbe ogni attività del proprietario del bene (sic!). Ho ritenuto, e l’ho anche detto che tale tesi è sbagliata tecnicamente e che mi avrebbero spinto a chieder le dimissione dell’amministratore nel caso si perseverasse in questa direzione. E’ difatti di palmare evidenza che la procedura fallimentare certo non incide così pesantemente sul diritto di proprietà di un terzo che peraltro, come nel caso di specie, prima del fallimento aveva già chiesto il rilascio con procedimento di sfratto per morosità. Inoltre, le procedure per la concessione di un bene pubblico danno maggiori garanzie di quelle adottate in sede di procedura fallimentare. Devo dire che sono anche deluso per le poche notizie che sono uscite il giorno dopo, nonostante fossero presenti un buon numero di giornalisti in commissione, nelle quali sono riportati aspetti assolutamente marginali e non rilevanti e che sono l’effetto e non la causa dello stato dello ZOO, dei Lavoratori e degli animali dei quali ancora oggi leggo sui giornali. Nell’area, credo, sia mancata, ed ancora manca, la mano pubblica di manager capaci di affrontare la situazione! Non capisco perché i beni pubblici, nella maggior parte dei casi, alla fine finiscono sempre per essere svenduti?
Di seguito l’articolo del Corriere del Mezzogiorno del 22.03.
Partono le lettere di licenziamento per i settanta dipendenti Dalla Mostra all’Ippodromo muoiono gli impianti di Fuorigrotta
NAPOLI — «C’è a questo punto il rischio che salti perfino la licenza dello zoo». Andrea Rea, presidente della Mostra d’Oltremare, ha lanciato ieri l’allarme, in occasione della sua audizione in commissione Bilancio del Comune. Parole, quelle di Rea, che hanno pienamente confermato la gravità della situazione in cui versano il giardino zoologico, l’Edenlandia e l’ex cinodromo.
«Alfredo Villa — ha aggiunto il presidente — il proprietario di Clair Lesisure, mi risulta che abbia già chiesto alla curatela fallimentare la restituzione dei 150.000 euro che aveva versato a titolo di caparra per l’acquisizione dell’azienda». E’ notte fonda, dunque, mentre stanno per partire le lettere di licenziamento e si prospetta a breve l’apposizione dei sigilli.
L’offerta del finanziere Villa, l’unica che era pervenuta mesi fa alla curatela, dopo il fallimento della gestione di Cesare Falchero, sfuma adesso, quando pareva che la vicenda fosse chiusa. Ufficialmente, l’imprenditore si è tirato indietro dopo aver saputo che ristorante, uffici, birreria ed altre strutture interne all’Edenlandia sono abusive ed oggetto di ordinanza di demolizione. Va anche detto, però, che la società, nei mesi scorsi, aveva a lungo trattato sui costi di acquisto dell’azienda e sul canone di affitto da versare alla Mostra, proprietaria dei suoli. In ogni caso Villa, già al centro della contestazione del Wwf e del Fai per un maxi progetto di parco giochi in una zona incontaminata del Piemonte, tira ora i remi in barca e con lui sfuma la cordata di napoletani che avrebbe dovuto sostenerlo in questa avventura. Alternative, ad oggi, non ce ne sono. I dipendenti, circa 70, da mesi senza stipendio, protestano, manifestano, ipotizzano di costituire una cooperativa che gestirebbe zoo ed Edenlandia, ma per ora confidano soprattutto nell’accesso alla cassa integrazione straordinaria. Quanto al ruolo della Mostra, ieri Rea in Commissione, replicando alle critiche di alcuni consiglieri comunali che hanno conteatato l’assenza dell’ente nella predisposizione, tempo addietro, dei bandi per zoo ed Edenlandia, ha precisato: «Abbiamo offerto collaborazione, ma non eravamo titolati ad intervenire, essendo in corso una procedura fallimentare».
Precipita, insomma, la crisi dello zoo, del parco giochi e dell’ex cinodromo di Fuorigrotta, epicentro di una sofferenza che investe complessivamente tutta l’area occidentale. A cominciare, come ha ribadito in commissione Bilancio il presidente Rea, in carica da pochi mesi, dalla stessa Mostra d’Oltremare, che ha 50 dipendenti, diciotto dei quali addetti alla vigilanza. «La situazione è veramente pesante», ha sottolineato il manager. Le cifre sono drammatiche: 13 milioni di perdite di bilancio negli ultimi cinque anni, una esposizione di 5 milioni nei confronti di Unicredit, che ha chiesto già due volte a Rea di sottoscrivere un impegno per il rientro; un saldo negativo tra debiti complessivi e crediti da riscuotere pari a 7 milioni di euro. «Noi siamo una partecipata del Comune, abbiamo come soci anche la Regione e la Provincia — ha detto il presidente — ma non riceviamo un centesimo pubblico, non graviamo sui bilanci. Le opportunità di rilancio sono legate alla capacità di stare sul mercato». Aspettando il piano industriale, ormai quasi pronto, e l’erogazione da parte della Regione dei 40 milioni di fondi europei stanziati per una serie di interventi di ristrutturazione degli edifici e degli spazi della Mostra, si lavora ad alcuni eventi: una rassegna dedicata alla bicicletta, a maggio; un expò della musica, a settembre; giornate dedicate alla dieta mediterranea, a dicembre. Intanto, però, si soffre. Come, del resto, in altri centri nevralgici dell’area occidentale. L’ippodromo di Agnano è in crisi profonda ormai da anni; è in fase di allestimento la gara europea per un affidamento definitivo La piscina Scandone ha appena chiuso per irregolarità riscontrare dalla Asl e resterà inutilizzabile fino alla conclusione di urgenti lavori.
Dello sferisterio, incendiato ormai tanti anni fa, si è persa perfino la memoria. L’annunciata apertura della palestra Virgin è appena slittata a data da destinarsi. Il Palasport è stato abbattuto. Restano le speranze legate alla riutilizzazione dell’ex Collegio Ciano, finalmente abbandonato dalla Nato. Ospiterà gli uffici regionali, ma è sufficientemente vasto perché possa essere adibito anche ad altre funzioni: sociali, sportive, culturali. Potrebbe anche accogliere, dopo il rogo, la nuova Città della Scienza, come auspicano ed hanno chiesto al sindaco de Magistris le Assise di Bagnoli, anche nella prospettiva di un futuro recupero della linea di costa di Coroglio. Quest’ultima da destinare, se mai saranno effettuate la bonifica dei fondali e la rimozione della colmata, ad una grande spiaggia pubblica.
Ho sempre manifestato il mio pensiero circa la trasparenza, che cerco di introdurre e rafforzare nel Comune di Napoli attraverso il mio ruolo di consigliere. Per fortuna ho trovato altre due persone a cui sono vicino per cultura, formazione ed opinioni, Carlo Iannello e Simona Molisso. Insieme abbiamo costituito il gruppo consiliare di Ricostruzione Democratica. Siamo tre su quarantotto. Qualcuno strumentalmente e legato a vecchie logiche di partito, fa fatica a collocarci come maggioranza o opposizione, perché valutiamo con attenzione ogni atto che, nei limiti delle nostre disponibilità di tempo e di conoscenza, cerchiamo sempre di studiare al fine di poter esprimere un voto in scienza e coscienza. Siamo fedeli al programma elettorale che ci ha portato in consiglio comunale con pochi voti (ma, credo, tutti di peso). Il nostro pensiero sui meccanismi di nomina l’abbiamo manifestato espressamente con una proposta di regolamento che giace presso la presidenza del consiglio comunale (clikka) in attesa che la conferenza dei capigruppo decida di metterla all’ordine del giorno di un prossimo consiglio (lo farà mai?). In quest’ottica pubblico l’elenco degli amministratori nominati dal sindaco (clikka) e dei loro compensi su cui ovviamente non esprimo alcun giudizio, non sapendo quali sono stati i meccanismi attraverso cui si è giunti a nominarli (anche se su alcuni nomi resto perplesso) né se sia giusto o non giusto il compenso, ma valutandoli in ragione dei loro atti. Sono soldi nostri che versiamo alle casse del Comune con le nostre tasse. Con la nostra azione tentiamo, come dice Salvatore Settis, di “ridare dignità alla politica non delegittimando i partiti, ma guarendoli dalle loro sordità con la forza delle idee”. Forse sarà solo testimonianza ma questa talvolta ha un senso.