Di seguito l’Ordine del Giorno che ho presentato oggi in Consiglio Comunale e che è stato sottoscritto anche da consiglieri del PD (Borriello ed Esposito), di IDV (Lorenzi, Esposito, Schiano e Beatrice), di Napoli è Tua (Sgambati) e di “Per una Città Ideale” (Marino), Centro Democratico (Pace). L’amministrazione ha chiesto di rinviarne la discussione ed il Sindaco i un colloquio mi ha manifestato di andare avanti con celerità. Spero che si proceda veramente con celerità tenuto conto di quello che è emerso nella riunione della commissione del 12.12.2013.
CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI
sulla manovra di assestamento 2013
16 dicembre 2013
Ordine del Giorno
ai sensi dell’art. 44 del Regolamento Consiliare su
“gestione e custodia degli impianti sportivi ex Lege n. 219/1981”
Premesso che:
1.- Il Comune di Napoli è proprietario di impianti sportivi realizzati sul territorio cittadino grazie alla legge sul terremoto n. 219/1980 e gestiti dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) giusta convenzioni rep. n. 65753 del 18/07/1996 e rep. n. 74491 del 25/01/2005 ormai scadute.
2.- Tenuto conto della scadenza delle citate convenzioni CONI alla riunione della Commissione Sport ed Impiantistica Sportiva tenutasi il 12.12.2013 è emersa, ancora una volta, la necessità di provvedere celermente alla custodia ed alla gestione degli impianti al fine di evitare sia la loro vandalizzazione, se abbandonati, sia di disperdere la straordinaria esperienza sportiva e sociale maturata sui territori.
3.- Il modello di gestione dei citati impianti è stato quello della concessione di uso e gestione ed in virtù del D.Lgs. n. 163/2006 e dell’art. 20 comma 2 e 3 della recente legge Regione Campania 25.11.2013 n. 15, per l’affidamento della gestione a terzi degli impianti sportivi “gli enti pubblici territoriali che non gestiscono direttamente gli impianti sportivi, nel rispetto del principio dell’imparzialità della scelta, affidano la gestione al CONI, al CIP, alle federazioni sportive nazionali, agli enti di promozione sportiva o discipline sportive associate, alle associazioni sportive dilettantistiche iscritte nella sez.ne A prevista nell’art. 11 comma 2 … gli enti pubblici territoriali adottano l’avviso pubblico con le modalità di pubblicità delle procedure di selezione, quale procedura idonea a garantire l’effettiva conoscenza ai soggetti interessati.”
4.- Per consentire una proficua gestione degli impianti occorre procedere con atti di concessione preceduti da idonei avvisi pubblici ed ai fini della emanazione dei provvedimenti necessari alla preparazione degli atti amministrativi necessari occorre procedere alla qualificazione e descrizione degli impianti definendo la loro rilevanza economica, così come previsto dalla medesima Legge Regionale Campania n. 15/2013, tenendo in particolare considerazione, per la determinazione delle basi di gara, le differenze riscontrabili tra gli impianti sia per il loro attuale stato di manutenzione, sia per la loro localizzazione sul territorio cittadino.
5.- Nell’assegnazione degli impianti si dovrà valutare la possibilità di prevedere che le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria sia assunte dai futuri gestori cui, eventualmente, concedere la facoltà di detrarre dal canone annuale previsto le opere necessarie al risanamento statico, ristrutturazione e manutenzione straordinaria che saranno approvate dagli uffici tecnici del Comune di Napoli ed inserite nel piano annuale e triennale delle opere pubbliche, prevedendo una durata della concessione di 15 anni, ovvero una durata che consenta il recupero degli investimenti necessari alla anutenzione, ristrutturazione e risanamento degli impianti stessi.
6.- Nelle more della definizione degli atti amministrativi ed al fine di evitare la dispersione del patrimonio di esperienze sportive occorre che si provveda, in via immediata e provvisoria, a consentire la prosecuzione della gestione e custodia, senza oneri per l’amministrazione, affidandola, se del caso, alle federazioni sportive interessate ovvero ai soggetti, società o associazioni sportive che attualmente si trovano a svolgere l’attività sportiva negli impianti stessi.
Tanto premesso il Consiglio Comunale in virtù degli espressi poteri conferiti dalla vigente legislazione, invita il Sindaco e la Giunta:
1) Ad attuare ogni atto necessario alla rapida definizione degli affidamenti degli impianti realizzati con la legge 219/1981 tenendo in debito conto quanto indicato in premessa e sollecitando i Servizi preposti (Gestione Grandi Impianti Sportivi, Patrimonio, Bilancio, Progettazione e Manutenzione Impianti Sportivi, etc.) affinché adottino tutti gli atti necessari alla istruttoria dei provvedimenti di concessione e prevedendo la costituzione di un tavolo tecnico interassessorile anche con la partecipazione del CONI, quale ente pubblico deputato alla promozione e valorizzazione dello sport;
2) a prevedere nella adozione dei futuri provvedimenti concessori la particolare valorizzazione della esperienza sportiva, sociale ed agonistica maturata sui territori, assicurando l’attuazione dell’interesse pubblico nell’utilizzo dei beni pubblici attraverso l’adozione, da parte dei futuri gestori, dell’obbligo di consentire l’inserimento gratuito nei corsi di pratica sportiva – in orario pomeridiano ed antimeridiano – a cittadini in condizioni di fragilità e di disagio, a rischio di marginalità o di devianza, tenendo conto del cd. “bilancio sociale” nella determinazione dei canoni di concessione;
3) a considerare – nella definizione del cosiddetto “bilancio sociale” e nella determinazione dei canoni di concessione pertinenti gli impianti in parola – specifiche agevolazioni tariffarie in funzione del reddito dei cittadini utenti;
Oggi (13.12.2013) leggo sul Roma un articolo sensazionalistico sui costi del Consiglio Comunale di Napoli con titoli a caratteri cubitali da cui ovviamente voglio prendere le distanze perché ha genericamente applicato la cd. media del pollo poiché riporta che ogni consigliere del Comune di Napoli avrebbe percepito circa 30.000,00 €. all’anno! Il titolo è tutto un programma: “CONSIGLIO COMUNALE MANGIA SOLDI”. Ebbene, voglio prendere le distanze poiché io ho percepito molto meno. Il giornalista avrebbe potuto anche farsi un giro sul web ed accorgersi che ci sono consiglieri che, invece, hanno percepito meno della terza parte di quanto sensazionalisticamente riportato. Ovviamente il tema dei costi della politica è un tema che tira ed è, credo, anche molto populista poiché spesso chi scrive non mette l’accento sulla qualità del lavoro svolto e che si deve pretendere da un eletto dal popolo ma solo su quanto l’eletto percepisce. Per dirla tutta per me anche 100,00 €. sarebbero troppe per un Razzi ed uno Scilipoti (e ce ne sono tanti)! Vorrei sapere quando i giornali inizieranno a fare giornalismo e non sensazionalismo! Sono convinto che il tema vada affrontato e presto ma le questioni vanno poste in modo corretto. Giusto per essere chiari rispetto ai cd. 30.000,00 €. riportati dal ROMA io ho percepito €. 7.125,53 (lorde) nel 2011 (CUD 2012 clikka) ed €. 9.956,00 (lorde) nel 2012 (CUD 2013). Per chi volesse leggerlo ecco il sensazionale articolo del ROMA (clikka). Se continuiamo in questo modo “capronesco” c’è il serio rischio che alla fine potranno fare politica solo nobili possidenti e ricchi commercianti ritornando al medioevo! Come sempre occorre cautela, coscienza ed equilibrio ma di questi tempi l’equilibrio è merce rara!
Consiglio anche quest’altro articolo con rinvii ad altri pezzi che ho scritto su un argomento che mi sta a cuore:
Sento il dovere di condividere con i miei concittadini il peso della manovra di assestamento di bilancio 2013 che pesa diverse decine di milioni di euro, nella speranza che ci sia qualcuno di buona volontà che si dia una scorsa alle oltre (non spaventatevi) 500 pagine che sono comprensive di numerose schede contabili. Ora sfido chiunque a dire che il ruolo di consigliere comunale di un comune di 1.000.000 di abitanti e 4 miliardi di euro sia una cosa tutto sommato semplice e che potrebbe essere ricoperto anche da una brava massaia (senza nulla togliere alla massaia), perché se fosse così, io mi sentirei un po’ in difficoltà, nonostante i miei venti anni di esperienza professionale di avvocato, una laurea in giurisprudenza, un diploma di specializzazione ed una esperienza come Ufficiale della GDF. Non mi dilungo molto ma oggi in commissione bilancio abbiamo ascoltato i componenti del Collegio dei Revisori, che ci hanno detto che è tutto a posto! che il comune è un orologio dal punto di vista della contabilità, che le riscossioni sono in linea ed i pagamenti e spese anche. Io ovviamente sono intervenuto chiedendo la cortesia al presidente di ribadire tali concetti perché tutto sommato ero contento ma, con delle perplessità dovute a ciò che sento in città: bollettini TARES sbagliati, canoni ERP e multe non riscossi e creditori alla porta degli assessorati … Buona lettura mi raccomando attendo osservazioni con ansia. Il consiglio per l’approvazione è fissato per lunedì 16.12 p.v. in sostanza le carte ce le hanno date oggi e dovrei passare il week end a studiare …. ce la faranno mai i nostri eroi???
Per dovere di trasparenza ecco gli stipendi annui dei dirigenti del Comue di Napoli_anno_2012 (clikka) pubblicati sul sito. Mi sono preso la briga di evidenziare quelli sopra i 90.000,00 €. l’anno ma ci sono punte oltre i 140.000,00 fino ad arrivare ad oltre 230.000,00. E’ interessante vedere che tutti hanno preso una “retribuzione di risultato” per diverse decine di migliaia di euro. Mi verrebbe da chiedermi e da chiedervi quale risultato visto che stiamo come stiamo?
Ovviamente, per scongiurare ogni strumentalizzazione, conosco molti dirigenti assolutamente validi ma anche molti diciamo meno validi.
Non voglio fare un commento populista, per me chi vale, lavora ed ha investito per buona parte della sua gioventù studiando ha diritto ad avere una retribuzione commisurata al lavoro di qualità che presta e sopratutto alle responsabilità che si assume.
Non posso però non constatare, credo come tutti, che il paese è ingessato, bloccato, fermo da una burocrazia che ha inconsapevolmente o consapevolmente approfittato della ignoranza ed insipienza dei politici per creare leggi, regolamenti e circolari con mille arzigogoli sicchè il burocrate ha sempre la scusa, nonostante spesso lautamente pagato, per non assumersi responsabilità che, per dovere di ufficio e lealtà verso i cittadini, dovrebbe, invece, assumersi.
Non si spiegherebbe altrimenti l’enorme differenza di retribuzione che c’è tra un usciere ed un alto/basso dirigente.
Spesso il burocrate si nasconde dietro il cavillo ed impedisce addirittura l’attuazione di quelle norme costituzionali immediatamente precettive. L’esempio più eclatante per me è stato quando mi sono imbattuto, per ragioni professionali, con un altissimo dirigente/capo/caprone di una Agenzia del Territorio di una Regione del SUD a cui avevo richiesto l’esenzione per l’iscrizione di una ipoteca a tutela di un minore figlio non legittimo di un papà riottoso a pagare gli alimenti. Ebbene, nonostante ci fosse un mare di sentenze della Corte Costituzionale che equiparavano il figlio naturale a quello legittimo (per il quale è prevista l’esenzione) ed in altre regioni tale equiparazione era ormai acquisita, questo burocrate/capo/caprone/piccolo/piccolo, ma con grande potere di direzione, mi rispondeva che la Corte Costituzionale non aveva però deciso su questo specifico punto e quindi il povero piccolo minore figlio naturale senza soldi e senza un padre degno di questo nome, per poter tutelare i propri diritti alimentari avrebbe dovuto spendere diverse decine di migliaia di euro in bolli e tasse per iscrivere ipoteca sui bene del becero ed avaro padre naturale. Il risultato è stato che il piccolo non ha iscritto ipoteca e si è visto negare un diritto sacrosanto da un burocrate/capo/caprone/piccolo/piccolo! Né ho potuto continuare a fare causa perché la madre era stata oramai sfiancata, sconfitta e depressa dalla burocrazia e da un lungo giudizio per il riconoscimento della paternità.
Ovviamente poi c’è tutto il tema del costo della burocrazia in termini di piaceri e corruzioni che aggrava ancora di più la condizione del nostro paese di scartoffie.
Aggiornamento:
Ecco invece le retribuzioni dirigenti regione campania (clikka) che però deve essere letta tenendo conto che alle somme indicate occorre aggiungere la cd. retribuzione di risultato che, in modo assolutamente scorretto e furbesco non è stata indicata e che si dice ammonti mediamente a 18.000,00 €. solo che questa è l’indicazione della cd. media del pollo mentre è facile intuire che per ogni dirigente tale importo può arrivare anche al doppio dello stipendio base. Complimenti alla regione di caldoro proprio furba!!
Il 9 dicembre scorso il Consiglio Comunale di Napoli ha approvato la delibera n. 904/2013 (clikka) che definitivamente stabilisce la localizzazione del mercato ittico nella sua storica sede di Piazza Duca degli Abruzzi sovvertendo una scelta delle passate amministrazioni, a mia avviso ormai non più attuale, di delocalizzarlo a Volla nel CAAN. Quest’ultimo è un esempio di “cattedrale nel deserto” che dovrà trovare un nuovo slancio. Ci sono voluti un ordine del giorno e due delibere per arrivare alla conclusione. Noi di Ricostruzione Democratica nella strenua ricerca della soluzione nel bene e nell’interesse pubblico proponemmo circa un anno fa il conferimento della gestione della struttura di Napoli, al CAAN al fine di preservare sia la società partecipata che gli operatori all’ingrosso del pesce che rappresentano una realtà economica viva da non compromettere in questo particolare momento di crisi. Oggi si spera che i lavori di adeguamento finiscano prima di Natale agli operatori come da tradizione di aprire le porte del mercato alla città nella notte del 23 dicembre. Speriamo bene.
Sul tema molti altri articoli su questo blog da cui si può evincere l’impegno e la tenacia con la quale è stata portata avanti questa azione di politica e di amministrazione, a seguire l’intervento di Simona Molisso in Consiglio e l’articolo del Corriere del Mezzogiorno dell’11.12.2013:
al 00:16:00 l’intervento di Simona Molisso sulla delibera
Corriere del Mezzogiorno dell’11.12.2013
Il mercato ittico non andrà a Volla
La storica struttura resta a Napoli ma con la gestione del Caan
NAPOLI — Dietrofront, il mercato ittico torna a Napoli. Dal Centro agroalimentare di Volla (Caan) i 29 operatori si ri-trasferiscono al porto partenopeo, nell’hangar di piazza Duca degli Abruzzi, lasciato un anno fa tra le proteste. Un passaggio in provincia previsto da un piano risalente agli anni 80 che i lavoratori non avevano mai mandato giù — numerosi furono i sit-in e le manifestazioni di dissenso — e che ora viene annullato dall’ok alla delibera comunale ad hoc. Carlo Iannello e Gennaro Esposito, consiglieri comunali del gruppo Ricostruzione democratica, esultano: «Battaglia vinta dalla città. Siamo riusciti a far prevalere il buon senso con una convenzione che salva capre e cavoli: gli interessi legittimi del Centro agroalimentare e quelli degli operatori». L’accordo è il seguente: il Caan, società partecipata del Comune presieduta da Lorenzo Diana, rinuncia alla presenza fisica del mercato del pesce all’ingrosso negli spazi di Volla ma non alla gestione, e quindi alla riscossione dei canoni (circa 2000 euro a box).
La struttura di piazza Duca degli Abbruzzi, quindi, ospiterà di nuovo, come ha fatto per settant’anni, i grossisti e il cospicuo indotto (300 lavoratori). Non solo: il capannone disegnato da Luigi Cosenza nel 1930 è un bene di pregio, non un banale deposito commerciale. Nel 2011 l’artista Vanessa Beecroft realizzò una performance con 40 modelle dipinte di nero. Dove osavano orate e spigole fece capolino l’arte più raffinata.
«La struttura— ricorda Esposito — si presta anche ad altri usi, contestuali a quelli mercatali. Abbiamo promosso un ordine del giorno che impegna il Comune e operatori a vagliare la possibilità di farne un polo del consumo del pesce». In pratica, adibire un’ala alla ristorazione, anche veloce, di prodotti ittici che più freschi non si può (tra l’altro questa del polo gastronomico è un’idea che mano solerti hanno già inserito nella pagina Wikipedia del Mercato ittico di Napoli). Il progetto renderebbe attrattiva un’area degradata, visto che sorge alle spalle del mai nato parco della Marinella, landa desertificata dalla sciatteria di più soggetti, Comune in primis.
Tornando al mercato: nei giorni caldi della chiusura vennero contestate anche le condizioni di agibilità e di sicurezza igienica. Quei problemi, ricordano Iannello ed Esposito, ora hanno trovato soluzione grazie all’intervento dell’Asl nei locali. L’adeguamento sarebbe in fase di ultimazione. In tanti sperano che il mercato possa riaprire per la sera del 23 dicembre, quando mezza Napoli per tradizione accorre a scegliere prelibatezze per il Cenone.
Alessandro Chetta
In questi ultimi giorni sembra che si sia invertita la rotta dell’amministrazione che ha segnato tre punti nella direzione che noi di Ricostruzione Democratica abbiamo indicato da oltre un anno. Non posso, infatti, non notare tre fatti a cui abbiamo assistito in questi ultimi giorni che ci danno un po’ di soddisfazione per l’impegno profuso:
1) Bonifica di Bagnoli (clikka) su cui abbiamo detto e scritto tantissimo con numerosi interventi in consiglio comunale, atti e proposte riportati su questo blog che sembrano quasi interamente essere state recepite nella ordinanza del Sindaco sull’obbligo della bonifica;
Certo siamo ancora in attesa di vedere realizzato l’indirizzo dato sul mercato ittico di Piazza Duca degli Abruzzi (clikka), sulla mostra d’oltre mare, lo zoo e l’edenlandia (clikka) e tante altre proposte che con impegno, fatica (tanta) e tenacia stiamo cercando di portare avanti. In questo senso credo che non ci tireremo indietro e saremo pronti a sostenere la lotta politica per il bene e l’interesse pubblico. Fosse fosse che stiamo sulla buona strada? La speranza credo sia una “dote” che dovrebbe avere ogni politico.
Sulla questione delle bonifiche di Bagnoli noi di i Ricostruzione Democratica siamo intervenuti molte volte in Consiglio e l’ultima volta abbiamo chiesto con forza che si facessero i controlli sulla CEMENTIR (a Bagnoli c’è la CEMENTIR ma nessuno ne parla clikka). Oggi (03.12.2013) è stata emessa una ordinanza Sindacale con la quale si ordina la bonifica dei siti alla FINTECNA ed alla CEMENTIR (clikka) e si chiede alla Fondazione IDIS di esibire i certificati di bonifica o di messa in sicurezza. Sono soddisfatto che il Sindaco abbia adottato questa scelta non facile ma credo l’unica possibile. Ora è probabile che piovano ricorsi al TAR per ottenerne l’annullamento previa sospensiva, in tal caso spero che le associazioni ambientaliste ed i cittadini sappiano organizzarsi per intervenire nei relativi probabili giudizi al fine di sostenere le ragioni pubbliche a tutela della salute. Noi siamo pronti a fornire tutto il nostro aiuto. Per capire la gravità dell’inquinamento consiglio la lettura del decreto di sequestro delle aree che apre scenari assolutamente incredibili (decreto di sequestro clikka).
Lunedì 25 novembre u.s. ho fatto un altro sopralluogo negli impianti sportivi che mi fa piacere condividere (Relazione impianti sanità clikka). Credo, infatti, che per un amministratore pubblico conoscere il territorio e le cose che deve amministrare è un dovere imprescindibile dalla funzione. Certo andare nel quartiere Sanità alle Fontanelle è sempre una sorpresa inaspettata … tal volta anche per gli amministrativi. Consiglio la lettura del PDF che è corredato da rilievi fotografici.
Leggo l’articolo del Corriere del Mezzogiorno di oggi sull’inquinamento di Bagnoli e della sua incidenza sui tumori che si sono riscontrati tra i cittadini che vivono nell’area occidentale, ed allora da una parte non capisco perché il Consiglio non abbia voluto approvare un Ordine del Giorno che noi di Ricostruzione Democratica proponemmo sul punto (a bagnoli c’è la CEMENTIR ed il Consiglio non ne parla (clikka) e dall’altra sono ansioso di leggere il provvedimento che il Sindaco ha più volte annunciato anche in consiglio comunale ed oggi sul Corriere. Sono fiducioso e spero che si metta mano, anche se il passato mi lascia l’amaro in bocca.
Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 27.11.2013
NAPOLI — Nell’ex area industriale di Bagnoli-Fuorigrotta aumenta l’incidenza di tumori per mesotelioma — derivanti dall’esposizione all’amianto — e di tumori vescicali rispetto al resto di Napoli e dell’Italia. Il dato, che certamente impressiona, viene fuori da uno studio dell’Osservatorio Oncologico promosso dal Comune di Napoli e presentato dal sindaco Luigi de Magistris e dall’ex assessore alla Sanità del Comune, Pina Tommasielli, che ha fatto così il suo «ritorno» a Palazzo San Giacomo. Cresce anche il numero di nuovi casi in un anno di tumore ai polmoni: gli incrementi, anche se in misura diversa, riguardano sia gli uomini che le donne. Lo studio è stato condotto utilizzando la banca dati dei medici di medicina generale che nella decima Municipalità assistono 55.586 soggetti che costituiscono il 55 per cento della popolazione residente. Il periodo osservato va dal 2008 al 2012. Secondo i dati forniti, nell’area di Bagnoli-Fuorigrotta, per quanto riguarda il tumore vescicale, su un tasso standardizzato di 100mila abitanti, negli uomini si registrano 79 nuovi casi, a Napoli 50 e in Italia 51. Sul fronte femminile, i nuovi casi nell’area ovest sono 16,9, nel resto della città sono 9,9 e in Italia 9. Per quanto riguarda il mesotelioma, i dati riferiscono che nelle donne dell’area ovest di Napoli si registra l’1 per cento di nuovi casi, a Napoli e in Italia lo 0,6, mentre negli uomini a Bagnoli i casi sono 2,4, a Napoli 1,3 e in Italia 2,2. Dallo studio emerge, inoltre, che nell’area occidentale i tumori maggiormente riscontrati nella popolazione maschile sono al polmone, alla prostata e alla vescica, mentre nelle donne al seno, al colon e al polmone. Per quanto riguarda il cancro al seno, a Bagnoli, su un tasso di incidenza standardizzato ogni 100mila abitanti, si registrano 116 nuovi casi annui a Napoli 118 e in Italia 110. «Dai dati dell’Osservatorio — ha spiegato la Tommasielli — viene un allarme che va analizzato scientificamente. Noi riteniamo che ogni Comune debba dotarsi di uno strumento di analisi epidemiologico dei propri cittadini soprattutto in un momento di spending review in cui vi è una compressione dell’offerta sanitaria pubblica».
Il sindaco ha invece sottolineato l’aspetto legato alla differenza di tumori quartiere per quartiere, «sintomo che l’ambiente e la sua tutela è determinante», rimarcando come «a Napoli dovanno circolare sempre meno auto». Perciò de Magistris invita «Governo e e Regione ad impegnare risorse significative per intervenire lì dove esistono situazioni di rischio legate a danni ambientali». E non solo. Perché l’ex magistrato ha annunciato l’arrivo di «una delibera su Bagnoli, con la quale chi inquina paga, col risarcimento del danno e facendosi carico delle bonifiche ambientali». «Per ora — ha detto l’ex pm — partiamo da Bagnoli. Presto esporteremo questo modello di delibera anche in altre parti della città dove c’è o c’è stato un problema ambientale: penso a Pianura e Chiaiano». Un provvedimento, questo, considerato «delicato» ma al tempo stesso «forte e d’impatto», che — racconta chi sta vicino al sindaco — potrebbe anche andare a modificare equilibri istituzionali.
Paolo Cuozzo
Qualche giorno fa mi sono trovato a parlare con dei giovani giornalisti precari, il discorso è scivolato immediatamente sulla importanza del lavoro di giornalista che contribuisce alla formazione della opinione pubblica. Sullo stadio nella immediatezza dell’audizione del Presidente De Laurentiis il 12.11.2013, sono stato intervistato dai tanti giornalisti presenti alla ricerca di notizie, ho ripetuto questo concetto, dicendo chiaramente che i giornali avrebbero dovuto porre delle domande precise ai cittadini contribuendo al dibattito sul destino dell’impianto. Dibattito che, se correttamente articolato, aiuterebbe molto la politica a decidere. In sostanza piuttosto che riportare frasi sconce e gossip sarebbe il caso che i giornali avessero posto delle domande. Sul punto ho anche scritto un post su questo blog dal titolo Stadio San Paolo più politica e meno gossip (clikka). Il 21 novembre scorso sulle pagine del mattino è apparsa una intervista che mi sarebbe stata fatta in parte da Luigi Roano in parte tratta da Radio Marte. Ebbene non ho fatto alcuna intervista né con Roano né con Radio Marte e per tale motivo ho chiesto la rettifica non pubblicata e che perciò vi incollo in calce. Potevo anche lasciare stare, ma il tono dell’articolo mi ha spinto a chiederla poiché il taglio del pezzo è ancora una volta tendente al gossip tra mie dimissioni, docce fredde ed arrabbiature. Per carità non mi permetto di dire come si fa giornalismo ma almeno non vorrei che apparissero più mie interviste mai rilasciate. Roano, come altri, avrebbe potuto chiamarmi ed avere una mia dichiarazione così come ha fatto Repubblica di cui incollo in calce il pezzo di Antonio Di Costanzo apparso sempre il 21.11.2013 su Repubblica Napoli.
Di seguito l’articolo apparso su il Mattino di Napoli il 21.11.2013 di Luigi Roano
Lo stadio
Salta l`audizione con De Laurentiis «Prima la legge»
Salta il secondo appuntamento tra il patron del Napoli Aurelio De Laurentiis e la commissione sport del Consiglio comunale presieduta da Gennaro Esposito di Ricostruzione democratica. Il quale si dichiara «pronto a dimettersi». Il presidente era atteso, poi la doccia freddo del no. I motivi del forfait, ufficialmente, non si conoscono, ma da via Verdi fanno trapelare che la rinuncia all’audizione, con al centro il futuro del San Paolo e la richiesta di proroga della convenzione in scadenza a giugno, sarebbe dovuta alla fuga di notizie della prima riunione. Ovvero il famoso «scornacchiato» rivolta all’ex allenatore Walter Mazzarri. In realtà c’è un motivo ancora più valido a spiegare la mancata audizione. Il governo, con il premier Enrico Letta e il vicepremier Gioacchino Alfano, ha annunciato un emendamento nella legge di Stabilità per sburocratizzare i procedimenti relativi alla costruzione di nuovi impianti o Lo stadio Salta l’audizione con De Laurentiis «Prima la legge» al rifacimento di quelli esistenti. Non è la legge sugli stadi, ma qualcosa di molto simile. Il caso lo pone lo stesso Esposito, che attacca i suoi colleghi. In una intervista a Radio Marte il consigliere comunale è molto critico: «II presidente De Laurentiis non ci ha fatto sapere più nulla – spiega Esposito – quindi l’incontro è da ritenersi annulla. Il patron è molto arrabbiato, per non dire offeso, dalla diffusione delle sue frasi della scorsa settimana e credo che abbia disertato per questo motivo. Io da presidente non posso che esprimere la mia profonda amarezza per quanto fatto dai consiglieri, che hanno condiviso con la stampa le frasi del presidente, dette in II caso Irritazione per l’audio su Mazzarri II presidente di commissione «Pronto a dimettermi» un contesto scherzoso e privato». Il presidente della Commissione sport va poi all’attacco: «Mi vergogno per ciò che hanno fatto i miei colleghi, si è trattata di una pessima figura che abbiamo fatto nei confronti di De Laurentiis». Il patron, tuttavia, è uomo di mondo, e negli affari non si lascia certo impressionare dalle polemiche: «È quello che mi auguro – conclude Esposito – non vorrei che quanto accaduto renda le cose ancora più difficili. Io sono anche pronto a dimettermi perché è accaduto un fatto grave». Al di là dei propositi di Esposito, c’è un’altra data da segnare con il cerchietto rosso. De Laurentiis avrebbe dato la sua disponibilità a incontrare i consiglieri comunali tra il 2 e il 7 dicembre. lu.ro.
Ecco la mia richiesta di rettifica rimasta priva di riscontro:
Gentile direttore,
con riferimento all’articolo a firma del dott. Luigi Roano, apparso oggi [21.11.2013] sul giornale da Lei diretto a pag. 42, Le chiedo – ai sensi della legge sulla stampa – di pubblicare la seguente dichiarazione: “Preciso di non aver rilasciato alcuna intervista al Dott. Roano sulla questione dello Stadio San Paolo, né tantomeno, come imprecisamente riportato nell’articolo, averla rilasciata a Radio Marte. Il mio mandato di Presidente della Commissione Sport, infatti, l’ho messo a disposizione del Consiglio, in data 16.05.2013, per fatti assolutamente estranei alle vicende indicate nell’articolo del Dott. Roano:
Ecco invece il pezzo di Antonio Di Costanzo da La Repubblica Napoli del 21.11.2013 a cui elevo rilasciato una dichiarazione.
Slitta la riunione sul futuro dello stadio – Niente incontro bis tra De Laurentiis e consiglio comunale
Slitta la riunione sul futuro dello stadio Niente incontrobis traDeLaurentiis e consiglio comunale L’ACCORDO sullo stadio è ancora lontano. Anzi, ad ogni passo in avanti sembrano seguirne due indietro. Ieri era previsto un nuovo incontro tra il patron azzurro e i consiglieri comunali della commissione sport. Incontro poi sfumato. Ufficialmente perché il Napoli deve valutare meglio la situazione anche in virtù della nuova legge sugli stadi e in attesa di una proposta daparte del Comune meno fumosa e più concreta. Un’altra versione, però, parla di un Aurelio De Laurentiis indispettito dopoché, nel corso dell’ultima riunione, svoltasi in via Verdi a porte chiuse, qualcuno, probabilmente un consigliere comunale, ha registrato di nascosto alcune sue frasi e in particolare quello «scornacchiato» rivolto a Mazzarri. Getta acqua sul fuoco Gennaro Esposito, consigliere di Ricostruzione democratica e presi dente della commissione sport che da tempo è impegnato a riportare chiarezza sulla gestione dello stadio: «L’incontro non era stato fissato ufficialmente — spiega — il ragionamento sta andando avanti e anche il presi dente De Laurentiis non è chiuso sulle proprie posizioni ma pronto ad ascoltare tutte le parti. Il nostro desiderio è proprio quello di aprire un ragionamento con tutti coloro che sono legati alla vicenda. L’obiettivo è trovare una soluzione. Dobbiamo capire se è possibile rinnovare la convenzione, se affidare lo stadio al Nap oli in via esclusiva o se venderlo, tenendo presenteperòchelanuovaleggeintroduce il controverso concetto di proprietà a tempo». (a. dicost.)
Ho già postato su questo blog il il contratto di servizio ASIA (clikka) con le sue belle 297 pagine tra testo contrattuale ed allegati tecnici, per il quale non ho ricevuto alcuna indicazione specifica (la democrazia e la partecipazione è faticosa). Alla fine mi sono studiato l’atto ed ho rinvenuto una serie di questioni che ho sollevato nella discussione: 1) inadeguatezza di alcuni servizi (spazamento e svuotamento cestini); 2) sistema di contestazione inadempimenti inadeguato; 3) potenziamento attività di vigilanza comunale; 4) la insoddisfacente attività di pulizia in alcuni quartieri, citando anche l’esempio di via tarsia.
Ho colto anche l’occasione per dire che la questione dei rifiuti e della pulizia della città è anche un fatto culturale di alcuni napoletani (con la “n” “minuscolissima”) esortando Sindaco ed Assessore all’Ambiente a fare una corretta “comunicazione sociale” dicendo chiaramente che i napoletani che gettano le carte a terra e sporcano la loro città senza rispettare le regole di conferimento sono degli zozzoni”. Noi di Ricostruzione Democratica alla fine non abbiamo partecipato al voto non ritenendo soddisfacente l’atto per i motivi che ho ampiamente spiegato nell’intervento. Consiglio di seguire l’intervento al quale non c’è stata una sostanziale risposta se non una replica tendente a sminuire le questioni sollevate che, per noi, invece restano essenziali.
Ieri (12.11.2013) in commissione sport ed impianti sportivi c’è stata l’audizione del Presidente Aurelio De Laurentiis che è venuto a spiegare quali sono le sue idee sul San Paolo, visto che la convenzione andrà a scadenza alla fine del campionato 2013/2014. La richiesta di incontro è provenuta dal Calcio Napoli con la condizione che fosse una riunione senza la stampa ma con tutti i consiglieri comunali. Tutte le commissioni che ho tenuto sui temi cittadini sono sempre state pubbliche così come i sopraluoghi che ho tenuto sugli impianti sportivi. In questo caso, invece, c’è stata una richiesta specifica proveniente dal Patron del Napoli, richiesta, ribadita, all’apertura dell’audizione, su mia specifica domanda, che, peraltro, ho girato ai consiglieri presenti, di maggioranza e di opposizione, che sono stati tutti d’accordo nel proseguire. Decisione, peraltro, è il caso di dire, legittima poiché ad essere ascoltato non era un pubblico dirigente, ma un privato cittadino titolare del diritto alla riservatezza seppure personaggio di pubblica fama. Sono intervenuti quasi tutti i consiglieri presenti, tanto che ad un certo punto ho dovuto ridurre il tempo degli interventi e la riunione comunque è durata circa tre ore.
Il Presidente del Napoli ha parlato molto rispondendo sia a domande che a critiche. Credo che per la prima volta si è trattato un tema così importante in una sede istituzionale, in ogni caso aperta, ai rappresentanti dei cittadini sia di maggioranza che di opposizione, garantendo, quindi, la trasparenza e la partecipazione democratica. Ciò peraltro è dimostrato dal fatto che si è saputo praticamente tutto immediatamente, ed io stesso, ho rilasciato delle dichiarazioni.
Di tutta questa vicenda ciò che è apparso su alcuni giornali cittadini di rilievo, è stato il gossip di qualche dichiarazione, diciamo, colorita di De Laurentiis, perdendo di vista il vero tema della questione: Cosa fare dello stadio? Darlo in gestione totale alla società calcistica oppure mantenere la multidisciplinarietà con gli altri sport? Inoltre, altra domanda che noi di Ricostruzione Democratica ci facciamo continuamente: Può la città di Napoli privarsi definitivamente o per 99 anni di un impianto cittadino senza la possibilità di vedersi candidata ad ospitare eventi sportivi di fama internazionale di atletica o di altri sport che richiedono l’uso di un impianto di simili dimensioni? Possibile che non si possa trovare una soluzione che tenga dentro tutti gli interessi quelli pubblici e quelli privati? Credo che il compito della stampa sia quello di sollecitare il dibattito cittadino e l’interesse verso la gestione della cosa pubblica piuttosto che il gossip e voglio credere, anzi sono convinto, che la dichiarazione che il Napoli potrebbe andare a giocare da un’altra parte (leggi Caserta) sia solo una provocazione del Presidente De Laurentiis che cerca di fare il suo “gioco”. Ad ogni buon noi di Ricostruzione Democratica ci stiamo interrogando su quale sia la migliore scelta nell’interesse della città e sono sicuro che alla fine in scienza e coscienza giungeremo a trovare la quadra rimettendo ai cittadini il giudizio sul nostro operato.
Mi rammarico piuttosto che tra i presenti alla riunione (consiglieri e segretario della commissione) ci sia stato qualcuno che, con scarso senso del pudore e cattivo gusto, non solo ha registrato la riunione ma ha anche dato a qualche giornale (chissà se gratuitamente o dietro quale promessa di remunerazione), addirittura l’audio “gossipparo” dell’audizione. Non credo che in questo modo si faccia il bene e l’interesse pubblico poiché non solo si è venuti meno ad un patto tra gentiluomini ma si è anche danneggiato, per esclusivo interesse personale, l’interesse pubblico. Spero non accada mai più, ne va della dignità della politica!
Ad ogni buon conto mi farebbe piacere avere il vostro parere sulle domande ben più importanti del gossip, tenendo presente che il Calcio Napoli ha in sostanza avanzato la richiesta di avere una proroga della convenzione vigente di un anno circa, per attendere l’approvazione del disegno di legge sugli stadi che, da una prima lettura, darebbe alle società calcistiche la possibilità di acquistare il diritto di superficie o di proprietà degli impianti sportivi, introducendo, tra l’altro, una strana forma di proprietà diciamo temporanea o comunque condizionata che occorrerebbe studiare. Mi appello a quelli di buona volontà che vogliono collaborare ecco il disegno di legge sugli stadi buona lettura (clikka).
Credo che occasioni di confronto e di democrazia come queste siano costruttive affinché finalmente si possa fare in modo che tra pubblico e privato si inneschi una sinergia che non danneggi nessuno ma che sia soddisfacente e dignitosa per tutti.
Mercoledì, 13 novembre 2013, in Via Verdi, 35, al IV piano nella sala Nugnes, alle h. 16,30 l’Assise di Bagnoli convoca i cittadini per discutere dello ZOO e delle altre importanti aree di Fuorigrotta. Le ultime notizie giornalistiche ci dicono che l’area ZOO è stata assegnata ad un imprenditore napoletano affinché rinasca. Molte volte sono intervenuto sulla questione perché la gestione di questi beni pubblici richiede l’attenzione degli attori pubblici, primo fra tutti il Consiglio Comunale che in realtà non se n’è mai occupato precipuamente lasciando, sostanzialmente mano libera alla Mostra D’Oltre Mare. Dopo mie insistenti richieste solo il 5 novembre u.s. sono riuscito ad avere la copia del contratto di locazione stipulato tra la Mostra D’Oltre Mare e la neocostituita società “Lo Zoo Di Napoli S.r.l.” in proprietà dell’imprenditore Floro Flores. Confesso che sono molti i miei dubbi sulle modalità di gestione dell’area, modalità che, ovviamente, va esaminata poiché potrebbe costituire l’esempio per la gestione delle altre importanti aree limitrofe (Edenlandia, Cinodromo, Ippodromo ma anche l’area ex NATO). Ebbene su questi importanti asset territoriali il Consiglio Comunale nulla ha detto non c’è stata alcuna discussione. Io sto ancora studiando ma dalle prime risposte che ho avuto dal Presidente della Mostra D’Oltre Mare, mi sorgono varie domande tecniche ma che nascondono la mia caparbia volontà di applicare i principi costituzionali sulla gestione dei beni pubblici. Ebbene mi chiedo:
1) può una società pubblica sottostare alle decisioni del Tribunale fallimentare circa la vendita dell’azienda Zoo fallita?
2) se l’oggetto della procedura fallimentare è l’azienda ZOO nel quale non c’è più il contratto di affitto, come è possibile estendere le decisioni del Tribunale Fallimentare sull’azienda anche all’area in proprietà pubblica obbligando con ciò la società partecipata a contrarre con l’aggiudicatario della azienda scelta dopo varie aste deserte mediante trattativa privata?
3) è possibile prevedere nel contratto di locazione stipulato un diritto di prelazione a fine durata senza che siano violate le procedure di evidenza pubblica.
A queste domande cercheremo di dare qualche risposta mercoledì anche perché l’11 novembre p.v. ho convocato una commissione nella quale discutere dello zoo spero partecipino i vertici della Mostra D’Oltre Mare e se sarà proficua sarò contento di esporre le questione nell’assemblea del 13 novembre p.v.
Chiudo facendomi una ulteriore domanda scomoda che ho già fatto direttamente agli amministratori interessati riscuotendo n po’ di imbarazzo:
Come è possibile che l’area dell’ex cinodromo di Napoli, pure affidata al Tribunale fallimentare, ogni domenica venga usata da un centinaio di cd. pulciai, per farci il mercatino, senza che nessuna Autorità pubblica ne sappia nulla e senza che né il Fallimento né la Mostra D’Oltre Mare incassi alcunché prefigurando così un probabile danno erariale, poiché di fatto quell’area è gestita da un gruppetto di persone che assegnano i posti, pare, dietro pagamento di un corrispettivo che ammonta a circa 50 €. a posto Come al solito il conto è presto fatto 100X 50€. = 5000,00 € a domenica, che fanno un guadagno di tutto rispetto di circa €. 20.000,00 al mese. In quale tasche andranno questi soldi credo che sia il Tribunale Fallimentare sia la Mostra D’Oltre Mare dovrebbero darci risposte. So solo che i soggetti interessati, molto interessati, in una occasione di un mio sopralluogo, in presenza di tante persone e con l’arroganza di chi sa di essere “protetto”, a queste domande risposero, diciamo, non con molta gentilezza. Con rammarico mi chiedo se è’ possibile che la politica debba sempre aspettare la magistratura per mettere ordine. Vi aspetto mercoledì 13 novembre, alle 16,30 almeno se non discute il consiglio discutiamo noi cittadini!
Ieri (07.11.2013) Servizio Pubblico ha mandato delle interviste (clikka) a giovani italiani tutti scappati a Londra perché l’Italia non da’ loro sbocchi, perché l’Italia li mortifica, perché la politica è sempre quella degli amici e dei parenti ed il caso cancellieri è solo l’ultimo. I nomi sono sempre gli stessi! Questi nostri giovani concittadini che sono emigrati per lavoro a Londra erano tutti delusi, ma la cosa che mi ha colpito, era che nelle loro parole non c’era rabbia, ma rassegnazione e schifo per una classe politica assolutamente corrotta che risponde solo a logiche familistiche! Ebbene, in questo, nel caso Napoletano c’è una grandissima responsabilità di Luigi De Magistris che ha deluso le mie aspettativa e quelle di tanti giovani e cittadini napoletani che gli hanno creduto ed hanno sperato. Luigi De Magistris si sarebbe potuto mettere a capo di una rivoluzione culturale e politica ed, invece, ha avuto paura! Avrebbe dovuto per tutti i posti nelle aziende partecipate e nell’amministrazione mettere in campo una azione, questa sì rivoluzionaria, volta ad aprire il comune ai tanti giovani, facendo trasparenza ed invitandoli a partecipare a selezioni aperte per posti in CDA, di staff e di dirigente nel Comune ed, invece, pur avendone avuto la possibilità, perché era libero dai partiti in crisi, ha fatto come tutti gli altri prendendosi come staffisti (qualcuno anche con lauti stipendi) persone che hanno avuto il solo merito di aver partecipato alla campagna elettorale come se il “posto in comune” fosse un premio per la vittoria; ha assegnato posti nelle partecipate e di dirigenti con meccanismi oscuri, mai spiegati all’aula consiliare, ma che sicuramente, devo pensare, soggiacciono a vecchie logiche (partecipate le nuove nomine alla vecchia maniera clikka). Il nostro Sindaco non ha, purtroppo, capito che, invece, avrebbe dovuto fare altro. Avrebbe potuto e dovuto innescare nei cittadini napoletani fiducia, trasparenza e speranza, rispettando semplicemente il sacro principio di imparzialità, scritto nella Carta Costituzionale col sangue dei nostri partigiani. La scelta operata in questo modo sarebbe stata rivoluzionaria ed avrebbe dato un motivo ai tanti giovani cervelli napoletani per restare anziché scappare, avrebbe dato fiducia e speranza garantita dal rigoroso ed intransigente rispetto del principio di imparzialità. Basti pensare che nel Regno unito anche gli staff dei ministri vengono scelti attraverso una selezione pubblica! Il Sindaco su questo punto cosa ha fatto? In Consiglio Comunale da più di un anno giace una nostra proposta (clikka) che, ovviamente, non verrà mai discussa perché il vecchio potere non si vuole rinnovare è chiuso in se stesso ed il Sindaco si è seduto al tavolo imbandito delle nomine, senza capire che gli Italiani sono stanchi, avviliti, schiacciati, ma sono sicuro reagiranno in un modo o nell’altro reagiranno. Io lo penso, e voglio pensarla così per me e per i nostri figli e per il senso di giustizia che è in ognuno di noi e che nell’urna boccerà chi ha avuto paura, chi ha tradito, chi ha pensato che solo con la distribuzione di prebende si conserva il potere ed il consenso!
Ad ogni buon conto oggi una buona notizia, il Sindaco ha revocato le assunzioni dei 29 dirigenti del 16 agosto perché costretto dalla Corte dei Conti! Mi fa male constatare che ancora una volta abbiamo avuto ragione, eppure basterebbe studiare un po’. Per il resto vale quanto ho già scritto ne: “assunzioni al comune tra trasparenza ed incapacità” (clikka). Se non capiamo che i giovani e le loro speranze sono la garanzia ed il motore per il nostro futuro allora significa che non meritiamo nulla !
Da il CORRIERE DEL MEZZOGIORNO NAPOLI E CAMPANIA del 08-11-2013
La decisione Manca il via libera della commissione ministeriale sul rientro del debito
Il sindaco ha revocato gli incarichi ai 29 dirigenti nominati ad agosto
La decisione Manca ¡I via libera della commissione ministeriale sul rientro del debito n sindaco ha revocato gli incarichi ai 29 dirigenti nominati ad agosto NAPOLI — Ð Comune di Napoli ha revocato il decreto per l’incarico a 29 dirigenti nominati lo scorso 14 agosto. Dalla Commissione interministeriale che analizza i Piani di rientro dei Comuni che hanno aderito al predissesto (decreto 174) non è arrivato ancora il via libera alla stipula dei contratti a termine. E dunque, dopo tré rinvii (14 agosto, 16 ottobre e 4 novembre scorsi), il sindaco de Magistris non ha potuto far altro che tornare sui suoi passi e firmare l’ordinanza di revoca. Lo stop da Roma è arrivato il 29 ottobre scorso quando «la commissione — scrive il primo cittadino nell’ordinanza sindacale di revoca — ha disposto un ulteriore differimento a breve, al fine di acquisire elementi istruttori aggiuntivi, e definire in tal modo il numero di contratti ammissibili per incarichi dirigenziali a tempo determinato». A Palazzo San Giacomo sperano che la situazione possa sbloccarsi in fretta. Sebbene pare che i 29 dirigenti nominati ad agosto difficilmente potranno essere nominati tutti. Questo perché da Roma pare sia arrivata l’indicazione che, al massimo, quando ci saranno le condizioni per fare nuovi contratti, il Comune di Napoli potrà nominare non più del io per cento dell’attuale pianta organica dirigenziale, quindi 18 o 19 dirigenti a fronte dei 29 previsti. I tempi però sono incerti. Anche se l’assessore al Personale, Francesco Moxedano, ostenti ottimismo e si dica sicuro che tutto si risolverà in tempi stretti. Sarà. Tra i contratti bloccati c’è anche quello del tenente colonnello della Guardia di Finanza, Luigi Acanfora, che sarà il nuovo comandante dei vigili urbani scelto dal sindaco. Ma per ora tutto è fermo. Tutto ruota intorno alla spesa per il Personale, che il comune ha certificato essere scesa, rispetto all’anno precedente, sotto la fatidica soglia del 50 per cento, oltre la quale non è possibile stipulare nuovi contratti. Ma su questo, ministero e Corte dei conti stanno effettuando un approfondimento e dovranno esprimersi a breve. Da Roma dovrà quindi arrivare il via libera anche allo scorrimento delle graduatorie degli idonei al concorso del 2010 (149 persone) e alla stabilizzazione di 60 Lsu storici. Restano sul tappeto le tante polemiche che sindaco e giunta si sono attirati per aver fatto le nomine alla vigilia di ferragosto, salvo poi non poterle perfezionare. Pa. Cu. Palazzo San Giacomo -tit_org- Il sindaco ha revocato gli incarichi ai 29 dirigenti nominati ad agosto
C’è una grande attenzione sulle assunzioni al Comune di Napoli perché, nell’immaginario collettivo diffuso soprattutto tra gli stessi dipendenti comunali, sono sempre state viste come uno strumento di consenso elettorale. Il posto di lavoro è in sostanza la prima merce di scambio. Io stesso posso confermare perché la gente, anche a me che sono un “semplice e povero” consigliere comunale senza alcun potere di gestione, chiede il posto ed ai voglia a spigare che la politica del posto di lavoro non porta da nessuna parte ed occorre una politica seria che guardi al benessere collettivo senza creare assistenzialismo.
Come la penso sul punto l’ho già scritto ne il posto di lavoro e la politica (clikka). Oggi (01.11.2013) leggo su Repubblica Napoli l’ennesimo articolo (che incollo in calce) sul blocco delle assunzioni dei 29 dirigenti e, paradossalmente, delle promesse di assunzioni dell’assessore al personale francesco moxedano, ancora promesse, come se non bastassero le batoste già ricevute dalla Corte dei Conti e dal MEF sul punto. Eppure occorrerebbe studiare un po’ ed essere intellettualmente onesti, specialmente nei confronti di quelli che aspettano di essere assunti tra LSU, in cerca di stabilizzazione ed idonei al concorso comunale di qualche anno fa. Peraltro tutte persone di queste due categorie che io ho incontrato, sono in grado di capire e spesso anche di spiegare quali sono i vincoli di legge in questa delicata materia e conoscono addirittura il percorso amministrativo che si dovrebbe percorrere.
E’ antipatico dire l’avevamo detto ma, non posso resistere. Si perché noi di Ricostruzione Democratica, avendo studiato qualche legge, da semplici “artigiani” del diritto, sulle maestre dicemmo immediatamente che non c’erano storie, la giunta aveva fatto bene a rinnovare i contratti (R.D. a sostegno della Giunta De Magistris clikka), mentre quando ci venne chiesto di votare una presa d’atto (che sembrava più una presa per i fondelli) che il comune era rientrato nel patto di stabilità interno dicemmo immediatamente no! che la cosa non quadrava e che non l’avremmo votata. Vedi infatti: nuove assunzioni al comune (clikka) e assestamento il comune apre la strada a nuove assunzioni (clikka). In quest’ultima occasioni ci prendemmo anche qualche strigliata degli idonei al concorso che ovviamente aspettano da anni, ma non potemmo fare a meno di manifestare, seppure impopolarmente, la nostra perplessità essendo in noi prevalente l’amore per la verità (merce rara in politica) rispetto all’illusione volta a creare consenso. Ora sul punto credo che sia chiaro il mio pensiero ed in più occasioni ho dichiarato che occorre essere onesti con i cittadini a cui non vanno regalati posti di lavoro, o l’illusione di posti di lavoro, ma va promessa ed attuata una amministrazione ed una politica seria, responsabile e competente, senza avere paura di dire la verità, anche perché ormai la situazione economico/finanziaria è tale che le magagne vengono fuori! Non capisco, allora, oltre a non conoscere quali sono gli studi e le esperienze professionali dell’assessore al personale moxedano, come si possano fare questi errori, che forse o sono determinati dalla speranza di dare il “posto” di lavoro ai cittadini oltre che a parenti o, più probabilmente, dalla incapacità di leggere le carte ed interpretare il momento politico/amministrativo che stiamo vivendo. Al buon assessore al personale moxedano, infatti, vorrei, retoricamente, chiedere con quale faccia, in piena procedura di predissesto, il Comune può andare a Roma al MEF e chiedere di essere autorizzati a stipulare 29 contratti di dirigenti e 16 di staffisti!
Slitta l’assunzione dei dirigenti e scoppia la protesta degli Lsu
Moxedano: “A gennaio bandiremo un nuovo concorso”
I DECRETI per l’assunzione dei nuovi dirigenti erano già pronti ma sono già carta straccia. Il 4 novembre dovevano essere assunti dal Comune in 29, ai quali andava aggiunto un gruppo di una quindicina di staffisti. Non se ne farà niente e l’operazione rischia di slittare al 2014. Il progetto presentato a Roma dal capogabinetto Attilio Auricchio, bravo comunque a strappare l’ok al piano di rientro, non ha convinto la commissione per il riequilibrio finanziario dei Comuni in predissesto guidata dal sottosegretario Gianpiero Bocci. Assunzioni bocciate, quindi, compresa quella di Luigi Acanfora, il tenente colonnello della Finanza indicato dal sindaco Luigi de Magistris quale nuovo comandante della polizia municipale.
Surreale la sua vicenda. Il sindaco ha annunciato che sarà lui il prossimo capo dei vigili, ma non riesce ad assumerlo. Il problema sembrava risolto quando Palazzo San Giacomo comunicò di essere sceso sotto la soglia del 50 per cento della spesa del personale rispetto a quella corrente. Ma persino questo dato è tornato in discussione, tanto che la Corte dei conti ha aperto un’indagine sulla vicenda. Con lo stop arrivato da Roma, si aggiungono altri problemi. A far saltare il piano anche il fatto che dei nuovi 29 dirigenti individuati dal Comune 12 avrebbero dovuto ottenere un rinnovo di contratto, cosache non è possibile perché da un anno non lavorano più a Palazzo San Giacomo. La giunta, infatti, non ha potuto rinnovare i contratti in corso a causa dello sforamento della spesa del personale. Insomma, storia molto ingarbugliata, che ricorda quella delle maestre. Il Comune tenta di correre ai ripari. La prima strada è di far scendere a 18 il numero dei nuovi dirigenti da arruolare, anche se si sta valutando la possibilità di portare alcune modifiche per salvare tutto il pacchetto di assunzioni varato lo scorso agosto. Per il comandante dei vigili, invece, il sindaco potrebbe decidere di forzare, come già fece con le maestre vincendo poi la sfida. Ma sulla nomina di Acanfora, esperto e stimato tenente colonnello della Finanza, c’è anche il rischio che vengano presentati ricorsi, già annunciati da personale scontento della polizia municipale.
Insomma, caos assoluto. E come se non bastasse scendono sul piede di guerra anche i lavoratori socialmente utili di Palazzo San Giacomo. I precari minacciano di bloccare la “macchina” comunale se non arriveranno risposte chiare dal sindaco nell’incontro fissato per lunedì sera sulla questione della stabilizzazione degli oltre 680 lavoratori. I rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl si dicono «stanchi di promesse mai mantenute» e annunciano iniziative clamorose se non si risolverà in tempi rapidi una situazione che si protrae da 18 anni. «Dimostrino di essere la giunta della legalità e della dignità delle persone — dice Gianni Nugnes della Cgil — altrimenti chiameremo i lavoratoriallo sciopero e alla lotta già dopo l’incontro di lunedì, bloccando le attività che vanno avanti solo grazie agli lsu all’interno dell’amministrazione centrale, delle partecipate e delle municipalità ». Il componente della segreteria regionale della Cisl, Carlo D’Andrea, fa notare che il Comune «pretende da queste figure professionali mansioni equiparabili a quelle dei dipendenti che guadagnano anche 3 mila euro il mese. E, anche riconoscendo loro un’integrazione di meno di 200 euro, si aggiunge a un salario di 570 euro, senza il versamento di contributi previdenziali». La Uil, attraverso il responsabile dell’area metropolitana Fulvio Bartolo, ricorda che «da due anni è pronta una graduatoria per le 60 unità da stabilizzare in base alle richieste di Napoli Servizi» e che «bisogna solo dare seguito a questi atti e proseguire con gli altri 50 da destinare alla nuova holding dei trasporti». GianfrancoDe Miranda della segreteria confederale dell’Ugl ricorda che il 31 dicembre potrebbero scattare i primi licenziamenti: «Non siamo più disponibili ad ascoltare frottole. Il Comune deve chiarire una volta per tutte se è sceso davvero sotto la soglia del 50 per cento della spesa per il personale sul totale della spesa corrente per procedere a nuove assunzioni, altrimenti bloccheremo gli uffici in cui gli Lsu sono impiegati ».
A tentare di riportare la calma in una situazione esplosiva ci prova l’assessore al Personale, Franco Moxedano: «Innanzitutto voglio dire che a inizio 2014 bandiremo un concorso per dirigenti a tempo indeterminato. Dobbiamo coprire un fabbisogno di 99 unità: il 50 per cento dei posti sarà riservato a interni». Moxedano promette anche che saranno assunti i 60 lsu il cui contratto scade a gennaio e per altri 110 conferma che c’è «l’impegno del sindaco affinché 60 siano assorbiti da Napoli Servizi e 50 dalla nuova holding della mobilità ». Moxedano apre anche alla possibilità di procedere a progressioni verticali: «Abbiamo ottenuto un parere positivo da parte del dipartimento della funzione pubblica e possiamo utilizzare il bando del 2009».
Finalmente, sarebbe il caso di dire, ecco il contratto di servizio dell’ASIA approvata con delibera del 14.10.13_743 (clikka) . Non l’ho ancora letta tutta (sono un bel po’ di pagine) ma credo che i cittadini attenti è bene che abbiano questa anteprima che poi verrà rimessa al consiglio per l’approvazione. Giusto per ma per il Comune di Napoli è un evento storico. Ad ogni buon conto, e brevemente, io in Piazza del Gesù tutte le mattine assisto a questa scena: Spazzini ASIA in due in pausa caffè uno sull’uscio del bar e l’altro che gioca d’azzardo alle macchinette. Mentre assisto a questa scena, nella indifferenza di tutti i passanti titolati e non, mi attraversano due pensieri: 1) in ogni parte del cd. mondo civilizzato i cittadini si sarebbero indignati cronometrando la pausa ed inveendo contro i poveri malcapitati dipendenti/spazzini, noi, niente! 2) tutto sommato almeno uno dei due spazzini si sta autopunendo infliggendosi da solo la sanzione disciplinare, perdendo lo stipendio alla macchinetta. Ovviamente sono ben accetti consigli e commenti a quest’importante documento affinché ci si possa confrontare al meglio e possa portare le prime impressione dei cittadini nel consiglio comunale.
ARIN-ABC un altro capitolo del quale ci siamo interessati come gruppo consiliare alzando l’ennesima questione di trasparenza e correttezza nella gestione della cosa pubblica. Oggi leggo un altro pezzo dal Corriere del Mezzoggiorno e mi rendo conto che avevamo ragione, quando, io e Carlo Iannello, pensavamo che la semplice trasformazione da azienda speciale ad ente pubblico era un azzardo giuridico, inventato per ragioni tutte politiche e poco giuridiche, se non accompagnato da una seria e corretta amministrazione, tanto che Ugo Mattei, il Presidente dell’ABC lo ammette, in un certo qual modo, nell’intervista che Vi incollo, gettando la croce sulla politicabecera quando dice che per ogni decisione nell’ABC “si aprono costantemente dei mercati, in quanto per farti passare il bilancio devi cambiare il tubo alla suocera del vicecapogruppo del gruppo x. E questo è un problemone non un problemino“. Poiché combatto contro questo modo di fare politica (anzi di non fare politica), spero che qualche sostituto procuratore di buona volontà, si chiami questo Prof. Mattei per chiedergli spiegazioni su questo “mercato dei tubi di suocera” e, quindi, escano i nomi affinché i cittadini sappino chi hanno votato!
Non smetterò mai di dire che uno dei grossi problemi della politica sono gli uomini “di fiducia” nelle aziende, enti ed istituzioni pubbliche che vengono beneficiati dal politico di turno su cui, purtroppo, questa amministrazione comunale non ha fatto la differenza. Difatti, anche nell’ABC ci sono persone di “fiducia” dell’ex assessore Lucarelli che, di fatto, ha contraddetto se stesso perché, se un lato predicava la teoria del bene comune/partecipazione/trasparenza, dall’altro non ha perso l’occasione per infilare i “suoi” nel CDA dell’ARIN, mentre, invece, avrebbe fatto bene ad adottare immediatamente un criterio di selezione dei dirigenti e dei consiglieri del CDA, trasparente come quello elaborato da noi con la proposta consiliare che giace nella segreteria del Consiglio Comunale (regolamento (clikka).
Ma vi è di più all’ABC c’è un direttore generale licenziato e non si capisce ancora se riassunto o in trattativa per la riassunzione, tal Francesco Panico (con stipendio di circa 430.000,00 €. all’anno) che insieme all’ex Presidente Maurizio Barracco (di cui difficilmente si parla ed oggi presidente del Banco di Napoli – della serie non se ne vanno mai) ha subito un sequestro da parte della Corte dei Conti per un presunto danno erariale. Difatti, al Panico gli si imputa un danno erariale per €. 629.800,14 ed al Barracco un danno erariale per €. 3.052.241,15 che si aggiunge ad altro sequestro per €. 312.894,56. Ora non so ancora se sull’ipotesi accusatoria della Procura Regionale della Corte dei Conti, si sia innestata anche una doverosa indagine interna da parte dell’Amministrazione dell’ABC, ma è chiaro che al cittadino non “gliene può fregare di meno” se l’ARIN si chiami ABC o se sia azienda pubblica speciale o ente pubblico. Al Cittadino interessa che l’acqua, come ogni altro bene, azienda o ente pubblico, sia gestito con correttezza, prudenza e diligenza e che i dirigenti siano pagati il giusto e sopratutto che nessuno “rubi”!
E’ il caso di dire che al buco nei conti dell’ABC si sia aggiunto un buco nell’acqua.
Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi (31.10.2013)
Abc, lascia un altro consigliere Mattei: il problema è la politica
Il presidente: per far passare il bilancio devi cambiare il tubo al consigliere
NAPOLI — Dal sogno alla realtà, il risveglio è una doccia fredda. La vicenda Abc, cioè della ripubblicizzazione dell’azienda che gestisce l’acquedotto napoletano, è un’utopia diventata un boomerang. Forse la vicenda più emblematica del fallimento della rivoluzione arancione. Sicuramente la meno mediatica, ma importante sul piano politico e giuridico dei princìpi che l’hanno ispirata. Ed è lo stesso presidente Ugo Mattei a spiegarlo, lontano da Napoli, a Torino, il 26 marzo scorso al caffè Basaglia. Invitato a raccontare l’esperienza partenopea, apripista in Italia, Mattei ricorda la partenza all’indomani della vittoria referendaria. Ma soprattutto le criticità. «Fatta la trasformazione ci siamo trovati con due problemi», dice alla platea piemontese. Il primo: Alberto Lucarelli, assessore ai Beni comuni, tra gli ispiratori della trasformazione di Arin da spa in municipalizzata Abc, «il compagno referendario», si candida alle politiche e lascia il Comune. Mattei spiega che per un’operazione così complessa serve una spalla forte nelle istituzioni e per farlo capire meglio utilizza una metafora: «Ora che abbiamo fatto il giochetto ma non abbiamo un clima amichevole né a Napoli né a livello nazionale, è come se ci fossimo affidati ad uno strumento da mettere a punto ma non abbiamo il meccanico per metterlo a punto». Il secondo: il problema dei problemi, la politica. Il passaggio da spa ad azienda speciale, con la normativa vigente, di fatto è un ritorno al passato. Mentre la spa prevede un’autonomia gestionale e una flessibilità maggiore, «l’azienda speciale non conosce assemblea dei soci e quindi tutti gli atti devono passare per il consiglio comunale e questo è una roba catastrofica». Parola del presidente che utilizza un paradosso per rendere l’idea: «A parte i tempi estremamente complicati ci sta il fatto che si aprono costantemente dei mercati, in quanto per farti passare il bilancio devi cambiare il tubo alla suocera del vicecapogruppo del gruppo x. E questo è un problemone non un problemino». L’articolo 40 dello statuto di Abc è chiarissimo in materia: gli atti soggetti all’approvazione del consiglio comunale sono il piano programma; il bilancio ecologico di previsione pluriennale di durata triennale; il bilancio ecologico di previsione annuale; il bilancio d’esercizio; eventuali variazioni al bilancio. A tutt’oggi nell’assemblea di via Verdi non è stata calendarizzata alcuna approvazione del primo bilancio Abc. Ci sono poi «questioni e questioncine» legate al diritto del lavoro. I dipendenti di un’azienda privata sono iscritti ad una cassa di previdenza (Inps), quelli pubblici ad un’altra (Inpdap), più costosa. Questo piccolo, non tanto, particolare comporta «una mazzata di soldi» in più e non è stato per niente preso in considerazione. Nella relazione sulla «trasformabilità dell’Arin in azienda speciale», il notaio Giancarlo Laurini aveva parlato delle difficoltà di cambiare strada in assenza «di norme che regolino e legittimino le procedure di una siffatta trasformazione». Il testo unico in materia prevede il passaggio pubblico-privato, ma non privato-pubblico. «La trasformazione della spa in azienda speciale era una ambiziosa iniziativa politica che ho sostenuto insieme a Lucarelli», afferma l’ex assessore al Bilancio del comune di Napoli, Riccardo Realfonzo, poi aggiunge: «Il problema è che questa trasformazione doveva essere seguita da passaggi gestionali e amministrativi che riguardavano aspetti economico-finanziari e giuridici. Passaggi complessi che dovevano essere seguiti con grandissima competenza e mi pare evidente non si è verificato. E così quella che doveva essere una grande bandiera per la giunta de Magistris è diventato un boomerang. Mi auguro che ci sia un colpo d’ala, ma bisogna recuperare le competenze».
Come se non bastasse l’altroieri durante il consiglio di amministrazione, che avrebbe dovuto decidere sulla delicata trattativa tra l’azienda e l’ex direttore licenziato Francesco Panico, si è dimesso uno dei membri, il terzo per la verità in pochi mesi, Antonio Esposito. Un’altra tegola.
Simona Brandolini
Dopo la commissione sullo Stadio San Paolo di ieri 24.10.2013 (clikka) oggi apprendo una dichiarazione del Patron del Calcio Napoli, che dovrebbe far accapponare la pelle a tutti i cittadini ed in particolare agli sportivi ed a quelli che amano lo Sport. Il patron si è addirittura permesso di dire che, le Nazionali dovrebbero pagare un milione di euro ai clubs titolari dei cartellini dei giocatori per farli giocare nelle partite delle Nazionali stesse.
La dichiarazione la sento particolarmente perché mi capitò una cosa del genere quando da ragazzo atleta agonista, un mio presidente di una squadra romana, mi dichiarò apertamente che a lui della nazionale non fregava nulla e che, a fronte di un torneo internazionale a cui dovevo partecipare, avrei fatto bene e meglio a partecipare ad un campionato regionale che portava punti alla società! Ovviamente la mia risposta fu fulminea e senza esitazioni, mandai a quel paese presidente ed associazione e ritornai alla mia squadra di origine dei Vigili del Fuoco nonostante la squadra romana mi avesse promesso di accogliermi in una sorta di College per studenti sportivi! Paradossalmente il patron che opera nel mondo dello sport ed ha un così importante rilievo, non sa neppure dove stanno di casa i valori sportivi. Per ogni atleta, compreso credo i calciatori, indossare la maglia della Nazionale è un Onore ed un Dovere! Ad ogni buon conto non posso non fare a meno di notare il cd. doppiopesismo di cui è affetto il patron: quando si tratta di avere soldi è diligentissimo quando, invece, si tratta di pagare lo stadio al Comune, non ha la stessa diligenza! Più che un imprenditore un furbo.
Da Repubblica Napoli di oggi 25.10.2013
De Laurentiis ritiene inaccettabile che un giocatore vada a giocare con la sua nazionale gratis. Vorrebbe 1.000.000 di euro per ogni partita. Strano che tutto questo rigore non l’abbia con il pagamento dei canoni di concessione del San Paolo!
Oggi su repubblica Napoli: De Laurentiis, scacco al potere ultimatum per Blatter e Platini
PASQUALE TINA
UNA vocazione europea confermata pure dall’ultimo ranking Uefa (azzurri al tredicesimo posto assieme al Milan, la Juve è 21esima). Al patron, però, questo sistema così com’è non piace tanto che indossa nuovamente la divisa del rottamatore. Nel mirino Platini e Blatter. «Non mi accontento di guadagnare 40 milioni dalla Champions — ha spiegato a l’Equipe — ne voglio 150 o 200». La ricetta è pronta: «Ho in mente un’unica coppa, alla quale parteciperebbero le migliori cinque squadre di ogni campionato. Una competizione del genere genererebbe introiti di 5 miliardi». I dettagli: «Una settimana giocheremmo i tornei nazionali da 16 squadre e non più da 20, l’altra quello continentale. I presidenti americani dei club inglesi e i tedeschi sono d’accordo con me, con le altre è difficile parlare, soprattutto Real e Barcellona che si basano sull’azionariato popolare. Mi auguro che tra due o tre anni ci siano novità». L’appello è per Michel Platini: «Deve sedersi al tavolo e trattare con noi. Possiamo pure fargli un contratto ventennale, ma deve portare più introiti sfruttando il marketing e vendendo le partite su internet. Non possiamo basarci solo sulle tv, da queste bisognerebbe avere un utilizzo solo meccanico per poi versare loro una percentuale degli introiti generati dalla vendita dei match ai telespettatori, meccanismo che si utilizza per le sale cinematografiche. Se la Uefa non ci ascolta, saremmo costretti a creare una lega parallela ». La scissione, dunque, è la minaccia che può essere evitata solo se parte una trattativa. De Laurentiis ne vuole anche un’altra: «Bisogna rivedere i rapporti con le federazioni. Se il Psg paga Cavani 64 milioni, il Matador non può giocare gratis con l’Uruguay. Le nazionali devono versare un indennizzo di 1 milione a ogni convocazione. Blatter e Platini non possono fare i furbi alle nostre spalle».
De Laurentiis non dimentica neanche i problemi di casa sua, ovvero lo stadio. È in agenda un incontro con de Magistris per accelerare il tavolo tecnico. «Voglio il San Paolo», ha sempre detto. Lo stadio di proprietà, del resto, è la pietra miliare del suo kolossal. E oggi pranzo tra la first lady Jacqueline e le mogli dei giocatori: per fare gruppo.
Concessione dello stadio San Paolo parte l’esposto alla Corte dei conti
STADIO San Paolo, presentato un esposto alla Corte dei conti contro il Comune. A rivolgersi alla magistratura contabile sono i consiglieri di Ricostruzione democratica Simona Molisso, Gennaro Esposito e Carlo Iannello. Il danno erariale ipotizzato si riferisce al fatto che la società sportiva calcio Napoli dal 2006 non paga il canone di concessione dell’impianto di Fuorigrotta. «Il motivo del mancato pagamento – affermano i tre – risalirebbe a una vantata compensazione di presunti lavori eseguiti dal concessionario per 1.787.514 euro a fronte di un maggior credito del Comune di 3.806.235 euro». Se così fosse, secondo i consiglieri, Palazzo San Giacomo potrebbe non aver rispettato l’ordine cronologico del pagamento dei creditori, favorendo la società sportiva e contravvenuto alla normativa che prevede una gara per l’assegnazione dei lavori di un bene pubblico. Il San Paolo è stato argomento della riunione della commissione sport alla quale hanno preso parte federazioni e associazioni sportive, che utilizzano lo stadio con un «movimento di circa 4 mila persone al giorno», preoccupate di un’eventuale cessione a De Laurentiis. Dal mondo degli “altri sport” parte un appello al Comune affinché faccia rispettare le regole: «Noi paghiamo il canone di concessione, il Napoli faccia lo stesso». Denunciata la situazione di degrado dello stadio: «La pista d’atletica è indecente».
Lo Stadio San Paolo nell’immaginario collettivo dei Napoletani rappresenta il tempio del calcio e fino ad oggi, da parte del Sindaco e del Patron del Calcio Napoli, abbiamo sentito solo delle dichiarazioni di principio, senza mai scendere nei particolari. La riunione della Commissione Sport ed Impiantistica Sportiva del Consiglio Comunale, che si è tenuta oggi (24 ottobre 2013), con all’Ordine del Giorno “Stadio San Paolo e Modelli di gestione tra sport e spettacolo”, rappresenta punto di partenza per iniziare effettivamente a capire come si possano procedimentalizzare, nel migliore dei modi possibili, tutti gli interessi pubblici e privati, è il caso di dire, in gioco. Purtroppo non ha partecipato “al gioco” né il Calcio Napoli (che ha inviato un fax) né il Sindaco. Posso dire che tutte le forze politiche del Consiglio Comunale, attraverso i Consiglieri, hanno dichiarato che il primo punto da mettere sul tavolo è il pagamento dei debiti pregressi da parte del Patron De Laurentiis e che nello stadio San Paolo occorre fare in modo di far coesistere tutte le realtà sportive presenti che, tra l’altro, hanno partecipato al tavolo della commissione attraverso i loro rappresentanti federali e del CONI. Tutte le forze politiche, inoltre, hanno rivendicato il ruolo del Consiglio Comunale quale unico organo deputato ad approvare il rinnovo della concessione o qualsivoglia altra proposta dovesse provenire dal Patron. In sostanza non si accettano, sulla gestione dello stadio, trattative a porte chiuse né atti preconfezionati da sottoporre al consiglio per la sola ratifica.
La convenzione attualmente vigente del 03.11.2005 scadrà definitivamente col termine della stagione agonistica 2013/2014. Convenzione, occorre ricordare, che venne stipulata quando il Calcio Napoli versava in condizioni assolutamente diverse, da quelle nelle quali versa oggi e per le quali il Consiglio Comunale di allora diede una “grossa mano” al Patron per consentirgli di fare al meglio il campionato, stabilendo un canone di concessione proporzionato agli incassi e dando un forte contributo in termini di adeguamenti e lavori della struttura stessa. Solo da poco in città si è aperto il dibattito sull’attuazione dello schema contrattuale del 2005 che ha dato luogo ad opposte richieste ed a fraintendimenti tra Patron e Comune, proprio perché non si disciplinò a dovere ciò che doveva essere chiarito provocando attriti tra le parti per le richieste di pagamento dei canoni e per la manutenzione ed adeguamento dell’impianto, che hanno visto sempre l’amministrazione soccombente, per la incapacità di gestire al meglio i problemi ed il timore di non “inimicarsi” i tifosi. Il cuore dei cittadini napoletani, infatti, si divide tra il Napoli e San Gennaro, quasi che le vittorie della squadra cittadina li riscattasse dalla loro condizione di popolo che vede un Nord produttivo ed un Sud depresso. Ciò, però, non può e non deve impedire ad un Buon Amministratore di fare in modo che chi utilizzi un bene pubblico, traendone profitto, in questo caso anche considerevole, debba poi riversarne una parte alla collettività, ovviamente il giusto, mentre nella condizione attuale, non solo il Comune, dal San Paolo, non trae reddito ma, anzi, riesce addirittura a rimetterci, per il costo della manutenzione e del personale senza neppure, come detto, riuscire a farsi pagare ciò che gli è dovuto dal 2007 per incassi e percentuale sui contratti pubblicitari. Lo stadio San Paolo, per tutti i Napoletani, tifosi e non, è la casa del Napoli e, quindi, occorre fare in modo che l’intero quartiere nel quale è inserito abbia la percezione di avere una risorsa e non un problema. Occorre, fare in modo che i tifosi possano facilmente raggiungere a piedi e con i mezzi pubblici l’impianto, occorre che quel luogo sia frequentato sempre da tifosi, turisti e curiosi creando occupazione e sviluppo compatibile e sostenibile, occorre che si crei una vera ricchezza per il quartiere di Fuorigrotta e, quindi, per la Città, ma, per fare questo occorre collaborazione innanzitutto da parte del patron del Napoli. I veri imprenditori, infatti, sono coloro che creano sviluppo ed occupazione nel rispetto dei ruoli e sopratutto rispettando il bene e l’interesse pubblico che non può mai essere pregiudicato facendo prevalere solo ed esclusivamente l’interesse privato. Lo Stadio San Paolo può, infatti, essere un nuovo modello da mettere in campo dove il privato offre idee e risorse per mettere a frutto il bene pubblico. Il Consiglio Comunale, quindi, sarà presto chiamato a decidere ma, per fare questo, occorre acquisire di tutti i dati necessari che dovrebbero essere offerti in prima battuta proprio dal Patron del Calcio Napoli (oggi assente) e da tutti gli sportivi che attualmente lo frequentano. Il primo obiettivo della Commissione, quindi, è stato l’acquisizione e la prima valutazione delle istanze che provengono dalla cittadinanza e dal modo sportivo, peccato che mancavano le due figure principali … ma sarà stato un caso … in queste circostanze occorre che si rispettino tutti ruoli.
Sulla questione già ebbi modo di spendere parole di indignazione quando venne fuori la storia che i parlamentari si facevano pagare le visite mediche per decine di milioni di euro, per loro e per i loro familiari (sanità dei parlamentari un punto da programma elettorale clikka). Oggi su repubblica compare una notizia, a dir poco allucinante, perché questi sembrerebbe che si sarebbero addirittura fatti fare delle ricevute e fatture per spese sanitarie false per portare a casa qualche altro spicciolo (rispetto a quanto guadagnano) da aggiungere alla loro lauta indennità. La Procura di Napoli, infatti, ha aperto una indagine sul caso, ipotizzando la truffa, attraverso l’emissione di fatture false da parte di uno studio laboratorio medico, della provincia di napoli, che avrebbe svolto il compito di società “cartiera” emettendo fatture per prestazioni sanitarie in favore di parlamentari per fargli ottenere il rimborso per spese inesistenti. Il parlamentare che sembrerebbe essere indagato ha dichiarato che le prestazioni erogate sono vere e non false, senza capire che già questo privilegio per i normali cittadini è odioso. Giusto ieri ho pagato un ticket di 103,00 €. per visita cardiologica ed elettrocardiogramma ai miei 2 bambini per la pratica sportiva, non capisco perché questi debbano avere questo privilegio guadagnando indennità di gran lunga superiori al reddito medio dei cittadini.
Da Repubblica Napoli di oggi (19.10.2013)
False cure per i rimborsi ai parlamentari
Inchiesta della Procura, ipotesi truffa. Perquisizione a un ex deputato Pdl
DARIO DEL PORTO
L’INCHIESTA condotta dal pm Henry John Woodcock configura una truffa ai danni del Servizio sanitario integrativo dei parlamentari. Il raggiro sarebbe stato perpetrato utilizzando il centro fisioterapico della provincia di Napoli, “Fisiodomus srl” come «cartiera» per l’emissione di fatture e altra certificazione riferita a prestazioni ritenute mai effettuate. Gli altri indagati sono un medico di origine giordana, Alì Rashed Mohmoud, indicato come il dominus del centro, l’amministratore unico della società, Raffaele Iovine, la contitolare Maria Pia Casamassa e Carlo Finizio, dipendente della “Fisiodomus”. Il pm ipotizza i reati di associazione per delinquere finalizzata al falso e alla truffa.
Tutti i protagonisti dell’indagine potranno replicare alle contestazioni nei successivi passaggi del procedimento. La difesa potrà proporre ricorso alRiesame per ottenere la restituzione del materiale eventualmente sequestrato nel corso delle perquisizioni, che nella giornata di ieri si sono estese anche allo studio di un commercialista napoletano, non indagato. Il lavoro degli inquirenti è destinato ad entrare nel vivo proprio in queste ore. E l’inchiesta potrebbe allargarsi ancora. Alla Camera, i magistrati hanno chiesto di acquisire la documentazione riguardante i rimborsi erogati a fronte della certificazione ora all’esame degli investigatori. I carabinieri del Noe hanno inoltre iniziato ad ascoltare i primi testimoni. Gli elementi raccolti dovranno poi essere valutati dal pm Woodcock alla luce di quanto emerso durante la prima fase dell’indagine.
Secondo la ricostruzione della Procura, il centro “Fisiodomus”, indicato come struttura «fantasma», risultata dalle verifiche investigative chiusa da tempo, con i locali offerti in locazione, sarebbe stato utilizzato allo scopo di rilasciare, «in modo assolutamente sistematico», fatture, certificati e attestati riguardanti cure fisioterapiche a favore di parlamentari e loro familiari. Ma queste cure, sospettano i magistrati, non sarebbero mai state effettuate, né presso la sede del centro né presso le abitazioni dei pazienti. La documentazione sarebbe stata emessa con il solo intento di esibirla allo scopo di ottenere i rimborsi, considerati pertanto non dovuti, che sono previsti dal Servizio sanitario integrativo per le competenze dei parlamentari. Negli atti a sostegno delle perquisizioni scattate ieri, la Procura lascia intendere che di questo sistema potrebbero aver beneficiatopiù deputati. Fra questi ci sarebbe Pugliese, eletto alla Camera nel 2008 con le liste del Pdl ma non riconfermato nel 2013, quando si era candidato come capolista per Grande Sud. In serata, dopo un incontro con i suoi legali, l’imprenditore ed esponente politico irpino diffonde una nota con la quale replica alle accuse dicendosi «totalmenteesterrefatto» per la vicenda contestata dalla magistratura napoletana. Sottolinea, Pugliese, di aver «realmente ricevuto presso il centro fisioterapico Fisiodomus, specializzato in terapie riabilitative, assistenza sanitaria e fisioterapica a seguito di gravi infortuni e interventi chirurgici subiti». L’ex deputato aggiunge poi che la vicenda «riguarda rimborsi relativi ad importi irrisori, dell’ammontare di qualche centinaio di euro, così come tra l’altro previsto dal tariffario per l’assistenza sanitaria integrativa dei deputati». Ai suoi avvocati, Pugliese ha affidato il mandato «al fine di affermare ed acclarare la propria totale estraneità ai fatti».
Qualche tempo fa ho segnalato che il Comune di Napoli si è perso i fondi regionali per la ristrutturazione di impianti sportivi (finanziamenti perduti per gli impianti sportivi clikka). In qual caso le dieci istanze corredate di progetti sono state dichiarate tutte e dieci inammissibili dalla Regione Campania. Come un copione già scritto la cosa si è ripetuta con i finanziamenti per la ristrutturazione delle scuole napoletane che, sappiamo tutti, quanto sia necessaria per la sicurezza dei nostri bambini. Ebbene, tredici istanze di finanziamento su tredici, sono state dichiarate inammissibili come risulta dalla graduatoria regionale (clikka), in quanto, non hanno rispettato le clausole per lo più formali dell’avviso pubblico (clikka). Chiaramente la cosa mi indigna poiché la responsabilità dovrebbe essere imputabile ai dirigenti o funzionari che non hanno saputo redigere le istanze di finanziamento, ovvero, come anche qualcuno ha sostenuto, all’indirizzo politico/amministrativo, evidentemente non corretto, che la regione campania potrebbe aver dato (cosa che ovviamente escludo…) per iniziare la campagna elettorale. Da queste cose capisco quanto sia necessario avere delle persone preparate e scrupolose a dirigere gli uffici, poiché, è da loro che dipende la nostra vita e la vita dei nostri figli. Ecco perché a me il cd. Spoils System non piace, preferendo sempre e comunque una selezione attraverso un meccanismo trasparente, per mezzo del quale i cittadini possano mettere a confronto i curriculum dei candidati a ricoprire i posti eventualmente scoperti. Sul punto, infatti, ho anche proposto un regolamento per le nomine (clikka) che è rimasto lettera morta, anzi è stato assolutamente obliterato poiché con l’ultima infornata di agosto di dirigenti nel Comune di Napoli, uno staffista dell’assessorato all’ambiente è stato promosso addirittura dirigente con una valutazione esclusivamente politica e non amministrativa e con un considerevole aumento di stipendio! Non finirò mai di dire che se la politica vecchia e nuova non finirà presto con questa storia delle nomine ce la vedremo brutta lasciando sempre spazio all’improvvisazione dell’antipolitica! A questo punto credo che come consigliere comunale investirò il servizio ispettivo del comune affinché si verifichino le procedure e si individuino eventualmente i responsabili. BASTA!!
E pensare che il Comune di Napoli spende 713.401.408,00 €. in buste paga dovremmo avere dei progetti stratosferici ed inattaccabili per questa somma!!!
Ad ogni buon conto pare che il MEF ha sospeso le nomine dei dirigenti.
dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 17.10.2013
Stop ai nuovi dirigenti, Roma non dà il via libera – Slitta la firma dei contratti prevista ieri
NAPOLI — Il Comune di Napoli non ha firmato i contratti ai 29 nuovi dirigenti. L’appuntamento era fissato per ieri, ma tutto è saltato. Da Roma, infatti — dalla commissione mista composta da tecnici del ministero dello Sviluppo economico e del ministero dell’Interno — pare sia arrivato uno stop. O, comunque, un’ulteriore richiesta di integrazione al piano di riequilibrio finanziario. Perché tutto ruota intorno a quello visto che per fare nuovi dirigenti, sebbene a termine e seppur attingendo da personale interno, occorre tenere sotto controllo la spesa. Da qui, l’occhio attento del governo, che al Comune ha prestato i soldi per il predissesto; predissesto che, in origine, prevedeva un rigido blocco del turn over. Ecco perché la nomina dei nuovi dirigenti slitta di mese in mese. Le 29 nuove figure dirigenziali, peraltro, si aggiungerebbero ai circa 90 già in organico.
La scelta delle nuove figure dirigenziali risale al 14 agosto scorso. Dopo le polemiche sui nomi, l’appuntamento successivo per la firma dei contratti era stato fissato per il 12 settembre. Ma anche allora tutto è saltato con un rinvio al 16 ottobre, cioè ieri. Ma ieri non è cambiato nulla con la firma sui contratti che ora è slittata al 4 novembre, cioè dopo il nuovo incontro tra Comune e i due ministeri fissato per il 29 ottobre prossimo. Ma ora nessuno scommette più un solo centesimo su come finirà la vicenda. Perché fare nuovi dirigenti, per molti, con la spesa per il personale che il Comune ha certificato sia arrivata ora appena sotto il 50 per cento (49,5%), è sembrata una scelta inutile. E’ il caso di Agostino Anselmi, responsabile per la Cisl del Comune di Napoli, che senza giri di parole va al cuore del problema: «Ben vengano nuovi contratti — dice —, ma come si può affermare che siano necessari tutti questi dirigenti? Dico questo, perché l’attuale modello organizzativo del Comune prevede 150 servizi, perché allora servono addirittura 180 dirigenti? Cioè, 30 in più rispetto ai servizi?». Dice ancora il sindacalista: «Peraltro, occorrerebbe la costituzione di un organismo comparativo per valutare i curricula di coloro che hanno i requisiti per essere nominati dirigenti. Ma questo organismo non è stato mai nominato eppure si prosegue solo con nomine discrezionali. Mentre era opportuno verificare innanzitutto i profili, quelli utili s’intende. Per esempio, perché, se abbiamo una carenza di ingegneri e informatici, si scelgono profili che hanno un carattere amministrativo in senso lato?».
Intanto il Comune ha erogato oltre 6 milioni per voci accessorie dei contratti dei lavoratori. Si tratta di oltre 3 milioni e 300 mila euro per il salario accessorio dei dipendenti comunali e oltre 2 milioni e 800 mila euro per la produttività, quest’ultima da consumarsi entro fine dicembre. In pratica, in poco più di due mesi i dipendenti dovrebbero centrare tutti gli obiettivi per averne diritto. Roba da record.
Metto a disposizione dei cittadini di buona volontà la relazione semestrale del servizio ispettivo del Comune di Napoli clikka nonché la relazione semestrale del Sindaco (clikka) redatte ai sensi del famoso D.L. 174/2012 e del vigente TUEL che sono convinto avranno letto giusto coloro che l’hanno redatte. E’ chiaramente una “caterva” di informazioni che ho trovato interessanti anche perché a noi consiglieri questi atti ci vengono ufficialmente comunicati e sugli stessi si potrebbe fondare anche una nostra responsabilità prima ancora che politica, amministrativa e contabile. E’ chiaro che già io con i mie pochi strumenti culturali e professionali ho trovato una enorme difficoltà, vi lascio immaginare il vomito che potrebbe aver avuto qualche consigliere non aduso alla lettura! Questo per dire che per assumere un incarico politico/istituzionale occorre preparazione, studio e fatica e non basta sedersi su una sedia e sparare parole vuote per dire di essere politici.
Credo che dopo il fallimento dei partiti e della società civile occorre dare dignità alla politica ed ai politici sulle poltrone voglio vedere sedute le migliori menti per trattare gli interessi ed il bene pubblico della mia città e del paese!
Paradossalmente dalla politica istituzionale tutte le persone perbene, competenti e preparate si tengono alla larga per non mischiarsi. Addirittura dire di essere consigliere instilla, in chi non ti conosce, un alone di sospetto ed è ritenuto disdicevole senza capire che più ci diciamo che la politica fa schifo e più aumenta questo senso di sporco e di allontanamento dai palazzi del potere delle persone serie competenti e perbene. E’ un gatto che si morde la coda! Questo pensiero mi viene da un po’ di tempo e mi è ritornato in mente con le accorate parole proferite ieri (15.10.2013) da Don Maurizio Patriciello al consiglio comunale di Napoli. Per spezzare questa incredibile maledizione penso che quando un cittadino manifesta tutta la sua indignazione verso questa disdicevole classe politica, debba anche dire e cercare di convincere le persone perbene che conosce ad occuparsi della cosa pubblica mettendoci la faccia candidandosi pure e, se del caso, facendogli anche la campagna elettorale per togliere spazio a coloro che si sono dimostrati corrotti o incapaci!! Non è più tempo né delle accuse né delle lamentele ma dell’agire politico/amministrativo. Se non si capisce questo dovremo senz’altro dire che ci meritiamo la calasse politica che abbiamo, in un modo o nell’altro, finito per volere o determinare col nostro comportamento.
Consiglio la lettura dei due documenti linkati: 1) quello dei servizi ispettivi contenenti critiche e censure anche all’apparato dirigenziale sulla gestione dei dipendenti poco diligenti e sulla gestione del patrimonio pubblico; 2) quello dei Sindaco per i dati che ci vengono offerti, da cui ad esempio si capisce che €. 713.401.408,00 è la somma complessiva che spende il Comune di Napoli per i suoi dipendenti e per i dipendenti delle partecipate “senza avere le strade passate di cera liù”.
Lancio la sfida alla lettura …. vediamo chi la raccoglie …. potreste anche divertirvi a fare qualche domanda ai vostri consiglieri di riferimento per vedere se almeno sanno che esistono questi documenti che come me hanno ricevuto in posta elettronica…. “Ça va sans dire” vediamo chi ha la forza di guardare dentro palazzo san giacomo tra numeri e tabelle.
L’amministrazione cittadina è nata sull’onda della partecipazione e dei beni comuni e la gestione del San Paolo rappresenta un sorta di cartina di tornasole per verificare la reale declinazione di questi concetti. Già ho scritto sul punto e credo che si potrebbe senz’altro già iniziare ad immaginare un percorso al fine di consentire ai cittadini di controllare ciò che accade e come si gestirà lo stadio. Provo, pertanto, ad immaginare una sorta di piano di lavoro che potrebbe essere articolato come segue:
1) Trasparenza e partecipazione. Il Sindaco ed il Patron più che fare un tavolo in una stanza chiusa dovrebbero dire alla città quali sono le proposte in campo spiegando tutti i particolari.
2) Lo schema da seguire, tra concessione, diritto di superficie e vendita: Queste sono le opzioni che sono uscite ieri (03.10.2013) sui giornali dopo l’incontro tra patron e sindaco. La scelta non è ovviamente insensibile ed ha un diverso grado di controllo e di partecipazione tra pubblico e privato. Se, infatti, si vuole che lo stadio rimanga sotto il controllo pubblico l’istituto non può che essere quello della concessione (come accade a Milano) che, rispetto alla vendita ed al trasferimento del diritto di superficie, garantisce un maggiore controllo. Con la concessione, infatti, il bene resta pubblico poiché essa è una sorta di delega al privato per la gestione del bene. Con il trasferimento del diritto di superficie, invece, c’è la costituzione di un vero e proprio diritto reale, disciplinato dal codice civile, che viene costituito sul bene per un tot di anni (pare 99 anni) scaduti i quali il bene ritorna al pubblico. Con la vendita, infine, lo stadio diventerebbe un bene privato col rischio che potrebbe un domani anche essere alienato sganciandolo del calcio napoli (questa opzione però pare che incontri i limiti della natura di bene indisponibile dello stadio stesso).
3) Altro profilo è quello della continuità della altre attività sportive all’interno del San Paolo. Molti pensano, infatti, che lo stadio sia usato solo per il calcio, niente di più sbagliato! Nello stadio ci sono molte attività sportive tra cui l’atletica, la ginnastica, il pugilato etc etc. Allo stato le associazioni svolgono le loro attività in regime di cd. “uso individuale”. Cosa accadrà a queste associazioni? Inoltre, occorre interrogarsi anche sulla pista di atletica. Pare, infatti, che il patron voglia eliminarla. Occorre, quindi, chiedersi se la città di Napoli si può permettersi di non avere un luogo dove ospitare un olimpiade di atletica ovvero altri campionati di atletica rinunciando, quindi, alla emozione di vedere un Usain Bolt sfrecciare sui 100 e sui 200 metri.
4) Il patron dice che è interessato anche a Piazzale Tecchio. In che senso? E’ chiaro che nella riqualificazione dello stadio ci debba entrare anche una riflessione sulle aree circostanti ma in virtù di cosa? Forse occorrerebbe indire (sarebbe una delle prime volte) un concorso internazionale di progettazione per capire come dovrà essere riqualificata la piazza e non andare al buio.
5) Chi paga? Il comune non ha soldi. Occorre capire cosa vuole fare il patron. La struttura del rapporto deve essere ovviamente incentrata attraverso un buon equilibrio di interessi dove i lavori di riqualificazione e l’investimento deve essere calibrato in modo da bilanciarlo col reddito che il patron ricaverà dalla gestione del bene. In questo reddito ovviamente c’è lo sfruttamento derivante dalle competizioni (biglietti), pubblicità (parte molto cospicua), attività commerciali che verrebbero messe in piedi e dalla cui gestione il Comune ovviamente dovrebbe ricavarne il giusto. Tutte voci che ovviamente andranno a regime una volta terminato l’intervento, pertanto, si potrebbe, come di solito accade negli affitti, fare in modo che il patron inizi a pagare il canone da un certo punto in poi. Tutti punti che ovviamente devono essere attentamente vagliati e su cui occorre studiare e capire.
Questo è solo l’inizio di un ragionamento che ovviamente dovrà essere sviscerato e completato in tempi brevi.
Ovviamente il presupposto per valutare la serietà di ogni offerta è il pagamento dei debiti del club verso il comune…
Ecco il testo pubblicato ieri (02.10.2013) da il Desk Quotidiano Indipendente.
Leggo con attenzione gli articoli riportati dai quotidiani cittadini sulle affermazioni del patron del Napoli, che dichiara di voler acquistare lo stadio San Paolo per una cifra simbolica. Già mi sono espresso più volte sul tema, manifestando il mio pensiero, e mi rammarico che l’informazione focalizzi, semplicisticamente, la sua attenzione solo sullo scontro Sindaco/Patron senza affrontare il vero tema che la questione pone. La vicenda, infatti, attiene all’interesse pubblico, alla democrazia ed al giusto rapporto che ci deve essere tra la politica, le istituzioni e l’imprenditoria. Credo, infatti, che la crisi che ci attanaglia e l’incapacità della politica di dare le giuste risposte siano anche il risultato della pessima declinazione di questi concetti. Declinazione che spesso è stata inquinata da una politica a braccetto della imprenditoria, ovvero, da una politica debole ed impreparata rispetto ad un imprenditoria che ha proposto soluzioni nel solo interesse privato, ovvero, ancora, da una imprenditoria che ha preso solo risorse pubbliche drogando il mercato e la concorrenza. Occorre, dunque, fare in modo di procedimentalizzare tutti gli interessi in gioco sia pubblici che privati creando il giusto rapporto tra le aspettative dei cittadini, quelle del privato e le casse pubbliche, aprendo innanzitutto le porte, senza nascondere nulla ai cittadini. In buona sostanza non vi devono essere, quando si tratta di un bene pubblico, “trattative riservate”. Il privato che vuole usare un bene pubblico per suoi legittimi interessi ha l’obbligo di essere chiaro ed altrettanto deve fare l’amministratore di qualunque rango esso sia. Progetti di sviluppo e piani industriali devono essere mostrati alla comunità già nella fase delle trattative, altrimenti la partecipazione di cui tutti si ammantano resta vuota. Non basta, infatti, la promessa della creazione di posti di lavoro poiché questa esperienza, purtroppo, già l’abbiamo fatta con importanti beni della città. Progetti non chiari e fondati solo sulla promessa del mantenimento dei posti di lavoro come lo Zoo, l’Edenlandia, il cinodromo e l’ippodromo, tutti nell’area di Fuorigrotta/Agnano, si sono rivelati inadeguati andando incontro a plurime vicende fallimentari che alla fine non hanno neppure garantito i posti di lavoro promessi. Ebbene, tutte queste belle parole vorrei trovassero spazio, anche per la funzione di controllo che svolgo, nei rapporti tra Amministrazione Cittadina e Calcio Napoli, affinché si tengano presenti i numerosi interessi in gioco tra cui, le casse pubbliche, la tutela del bene pubblico, la promozione dello sport, l’esistenza nell’impianto di altre attività sportive, lo sviluppo territoriale ed imprenditoriale dell’area. Interessi per i quali tra pubblico e privato occorre creare una sinergia affinché la bilancia non penda da nessuna delle parti come, invece, accade oggi e non certo dal lato del pubblico. Ebbene, nelle ultime affermazioni rilasciate dall’ottimo imprenditore calcistico e cinematografico ravviso un grave attacco sia all’interesse pubblico sia alla democrazia. Il patron del Napoli, infatti, dice due cose gravi, la prima che lo stadio gli deve essere regalato (perché l’acquisto per una cifra simbolica è un regalo), la seconda che, se il Sindaco non fosse in grado di assicurargli, con la sua unica decisione, il regalo, lui se ne andrebbe a Caserta non potendo sopportare che la decisione sia rimessa al Consiglio Comunale. Tutto ciò ci fornisce il metro per misurare il concetto di democrazia che ha il patron del Napoli. In buona sostanza, il San Paolo è un bene pubblico che deve essere amministrato nell’interesse pubblico, interesse, che non coincide, in questo caso, con quello del patron del Napoli, e la decisione per legge è rimessa all’assemblea cittadina, perché siamo in democrazia. Quanto al patron del Napoli è bene ribadire ai Cittadini che egli è debitore del Comune. E visto che tira aria di referendum, io chiederei ai Napoletani: sareste disposti a regalare un immobile in vostra proprietà ad un vostro inquilino che non vi paga il canone dal 2007?
(Gennaro Esposito – presidente della Commissione Sport ed impianti Sportivi del Comune di Napoli)
Di seguito i quesiti del referendum proposto dal PD Napoletano contro l’amministrazione De Magistris, con un piccolo mio commento sintetico e qualche mia considerazione in calce:
1) Sei favorevole a lasciare inalterato il volto storico di via Caracciolo (da Mergellina e Piazza Vittoria) ed a bloccare ogni ipotesi di intervento di trasformazione (come ad esempio l’apertura della villa comunale sul mare) teso a mutare l’assetto storico della zona di via Caracciolo e della villa comunale? (Sull’area c’è più di un vincolo che referendum vuoi fare basta chiedere il rispetto della legge!)
2) Sei favorevole a destinare le risorse finanziarie che si vorrebbero impegnare nel progetto di trasformazione del volto storico di via Caracciolo verso destinazioni alternative in quartieri periferici? (mette contro i cittadini di via Caracciolo con il resto dei napoletani e poi quali quartieri periferici e quante risorse?)
3) Sei favorevole ad ipotesi di vendita o concessione in uso almeno ultrasessantennale dello Stadio San Paolo di Napoli dal Comune alla S.S.C. NAPOLI, liberando il Comune dagli oneri finanziari di gestione e garantendo altresì un immediato introito finanziario per le casse pubbliche da destinare alla manutenzione di altre strutture sportive comunali esistenti che versano in stato di degrado ed abbandono? (lo stadio fa parte del patrimonio indisponibile e non può essere venduto di questo passo farei anche un referendum sulla vendita di castel dell’ovo. Per capire come stanno le cose consiglio di leggere Il destino dello stadio san paolo clikka
4) Sei favorevole alla messa in liquidazione della società “Bagnoli futura Spa” che ponga fine allo sperpero di denaro pubblico e che determini lo sblocco di uno stallo progettuale che condanna da troppo tempo all’immobilismo lo sviluppo dell’intera area di Bagnoli? (RD in consiglio è stata l’unica forza che ha proposto lo scioglimento il PD ha, invece, votato ha già votato per ricapitalizzarla: lo scioglimento di bagnoli futura clikka)
5) Condividete la delibera di indirizzo approvata nella seduta del Consiglio Comunale del 10 settembre 2013 in materia di patrimonio immobiliare, in particolare per la parte riguardante la decisione di aderire alla possibilità di attuare la legge regionale che prevede la facoltà per i comuni di regolarizzare gli occupanti di alloggi di edilizia residenziale pubblica, privi di regolare titolo? (il pd in consiglio prima decide in un modo e poi fa il referendum. Sul punto leggi: il diritto alla casa e principio di legalità clikka, sulla sanatoria parla bassolino clikka )
6) Condividete il programma di governo dell’amministrazione in carica, cosi come illustrato e discusso nella seduta del consiglio comunale del 16 giugno 2011 e contenuto nella delibera numero 13 di quella seduta? (questo non lo capisco io che sono consigliere figuriamoci i cittadini e se deve essere un giudizio sull’amministrazione occorrono le elezioni).
Tra il serio ed il faceto io proporrei un referendum interno al PD con questi quesiti:
1) volete voi elettori del PD che non si parli più di bassolino, cozzolino, oddati, gabriele e tutti quelli che risultano aver utilizzato risorse pubbliche per fini non istituzionali vedi i fondi economali regionali?
2) volete voi elettori del PD un partito che sia in grado di formare una classe dirigente degna di questo nome evitando primarie tarocche?
3) volete voi elettori del PD l’azzeramento di tutti i vertici del pd campano con immediato avvicendamento nei posti chiave con gli esponenti dei GIOVANI DEMOCRATICI?
4) volete voi elettori del PD entrare in massa nel partito e rivoltarlo come un calzino? Cosa aspettate? 🙂
5) volete voi elettori del PD imporre ai vostri rappresentanti di fare una bella legge elettorale proporzionale dimettendosi un minuto dopo l’approvazione?
Napoli si è capito deve ripartire da un profondo rinnovamento della classe dirigente dei partiti mettendo al centro onestà, integrità morale, merito e competenza senza cadere nel pervicace errore delle spartizioni (vedi il posto di lavoro e la politica clikka).
Da Repubblica Napoli di oggi 28 settembre 2013
«Il Pd è in campo – spiega Cimmino – per costruire ancora di più un’idea di politica sana chiamando a partecipare i cittadini».
I primi cinque quesiti riguardano via Caracciolo, lo stadio, le periferie, e la sanatoria regionale sulle occupazioni abusive di alloggi di edilizia popolare. L’ultimo è di carattere più politico e suscita qualche dubbio di legittimità: chiede ai cittadini di esprimersi sull’operato complessivo del sindaco Luigi de Magistris e della sua amministrazione. Dal referendum sparisce l’argomento Ztl sostituito da due più generici quesiti sul futuro di via Caracciolo, partendo da un’idea, ancora non tramutata in progetto, illustrata in agosto dal sindaco. «Da oggi aggiunge Ruggiero – inizia una straordinaria campagna referendaria che consentirà a tutti di dire la propria idea e di contribuire per far uscire Napoli da una situazione estremamente difficile. Mi auguro che non ci siano ostacoli e che si lavori per facilitare quest’esperienza inedita ». L’iter burocratico prevede che il comitato dei garanti abbia trenta giorni per esprimersi, cui seguono cinque giorni per notificare la decisione ai promotori. Solo dopo questi passaggi può partire la raccolta di circa 40 mila firme (il 5 per cento degli elettori) che deve terminare entro il 31 dicembre. Martedì si terrà una riunione del comitato dei garanti con all’ordine del giorno l’esame e l’approvazione dei quesiti, annuncia il presidente del consiglio comunale Raimondo Pasquino al quale il comitato promotore consegna un pacchetto di proposte per agevolare l’iter. Due le richieste principali: consentire un termine di 90 giorni per la raccolta delle firme a partire dal giorno di stampa delle schede e fissare a 20 mila il numero di firme da raggiungere come prevede la norma dello statuto comunale e non a 40 mila come dice il regolamento. «Non è un referendum contro il sindaco – spiega de Gregorio che sarà il rappresentante del comitato promotore – non è un referendum del Pd. È un referendum per la città e per discutere con i cittadini su grandi temi e sul nostro futuro per indirizzare a scegliere chi ci amministra. Chiediamo a tutti di partecipare al di là dei colori politici di appartenenza ».
Quasi contemporaneamente in via Verdi va in scena la conferenza stampa convocata dal gruppo di Ricostruzione democratica dopo le polemiche delle scorse settimane: Simona Mo-lisso, Carlo Iannello e GennaroEsposito vogliono spiegare i motivi della decisione di astenersi dal voto sulla manovra di bilancio, cosa che è stata letta come un nuovo avvicinamento alla maggioranza che sostiene Luigi de Magistris. Una sorta di soccorso “arancione”. «Non è così – spiegano da Ricostruzione democratica – siamo per una posizione terzista. Un’opposizione costruttiva e rigorosa che ha l’obiettivo di inserire nel consiglio comunale elementi del programma elettorale del 2011, completamente disatteso dal sindaco. Il progetto politico di de Magistris è fallito, ma noi non siamo fondamentalisti e lottiamo per ottenere quanti più attinell’interesse pubblico e della città. Astenendoci sul bilancio abbiamo ottenuto che le piazze non siano date più gratis ma che si paghi la Cosap, una mozione per rivedere le tariffe per la concessione degli impianti sportivi e la promessa dell’addio dell’assessore Pina Tommasielli». Accuse pesanti anche nei confronti del Pd che secondo Iannello è tra le cause dei principali errori commessi dal sindaco: «Non ha compreso la voglia di cambiamento della città. Anche il Pd è fermo al 2011». Presto Ricostruzione democratica otterrà una sede in via Verdi o a Palazzo San Giacomo.
Si susseguono sulle pagine dei giornali cittadini editoriali sulle condizioni di invivibilità di Napoli. Anche il Cardinale il giorno di San Gennaro ha dichiarato dall’altare che Napoli è sull’orlo di un grave collasso. Eppure sono giorni che da napoletano impegnato nella vita politica cittadina ho un senso di disagio, dovuto a fatti che appaiono distanti tra loro ma che hanno un filo conduttore. Mi ritornano spesso in mente, infatti, in sequenza, le notizie dei cd. terroristi in Val di Susa, la partita del Napoli col Borussia Dortmund e la giornata del miracolo di San Gennaro.
Tre fatti che si sono susseguiti che, per i numerosi articoli che leggo da qualche giorno sui giornali, avranno inconsciamente colpito anche i napoletani attenti. Ora se terrorista è colui che vuole, con la forza, sovvertire l’ordine costituito, mi chiedo se Napoli non sia abitata da terroristi che cercano di sovvertire o meglio arginare l’ordine costituito che, mi rendo purtroppo conto, non è quello dello Stato Italiano.
La sensazione chiara, come fosse una fotografia, l’ho avuta allo stadio il 18 settembre scorso, quando sono andato a vedere la partita del Napoli contro il Borussia Dortmund in una situazione, assolutamente consueta, di caos totale, dove i carabinieri, polizia e vigili urbani sono, a tutti gli effetti, da considerare dei “terroristi” poiché con la sola manifestazione della forza tentano di arginare e sovvertire (senza successo) il vigente dis-ordine costituito rappresentato da parcheggiatori abusivi (a cinque euro), venditori abusivi di qualunque cosa ed ogni forma di sregolatezza urbana. Addirittura il parcheggiatore abusivo a cinque metri dal cellulare della polizia è in grado di rassicurarti, senza timore di essere notato o disturbato, con tono saccente ed arrogante, che non ti sarà rimossa l’auto né fatta la multa per il divieto di sosta e che, seppure ci dovesse essere qualche vigile “poco disciplinato” dalla contravvenzione facile, lui sarebbe in grado di intervenire immediatamente essendo lui il vero rappresentante del dis-ordine costituito.
La medesima sensazione viene nello stesso momento in cui si entra nella cd. tribuna autorità del san Paolo dove trovi asserragliate le più alte cariche cittadine e, tal volta, anche nazionali, tra politici, amministratori pubblici, alti dirigenti di prefettura, questura ed alti magistrati con tanto di scorta, che hanno gioco forza attraversato, come tutti, l’inferno ed il dis-ordine totale “costituito” che vige fuori, senza che ciò desti in loro il benché minimo imbarazzo o disappunto.
A pensarci questo senso di disagio mi si è schiarito, il giorno dopo la grande partita, e precisamente il 19 settembre alle 9 e 41, con i napoletani che hanno accolto con un’ovazione lo scioglimento del sangue di San Gennaro e l’ingresso del Patron del Calcio Napoli in Cattedrale. La summa sintesi per il napoletano del sacro e del profano che, evidentemente, costituisce il solo ordine costituito e riconosciuto.
Ebbene, il ruolo di un politico dovrebbe essere quello di guida e di garante di una comunità, mentre, invece, oggi la mancanza di autorevolezza dei politici, sempre alla ricerca di consenso, ha invertito questo rapporto, di modo che i politici sono ostaggio dei più bassi istinti di piccole comunità, quartieri o piccoli o grossi centri di potere, che affermano la loro esistenza anche con atti violenti, che finiscono per essere assecondati dai questa classe pseudopolitica che supinamente ratifica scelte inaccettabili ed illegali.
Alla fine è la stessa comunità che si trova smarrita non capendo più quale è la strada giusta, quale quella sbagliata e quale è l’ordine costituito. Un CAOS che si trasfonde nella gestione del bene pubblico che diventa terra di nessuno e quindi fonte di ogni sopruso.
Sul tema della cd. sanatoria delle occupazioni degli immobili pubblici trovo assolutamente scorretto il modo di trattare l’argomento di coloro che per evidenti “ragioni di parte” speculano e strumentalizzano il principio di legalità, giungendo addirittura, in un caso ed in modo offensivo, a far passare la tesi che il Consiglio Comunale di Napoli, con l’ultimo provvedimento adottato sull’argomento, abbia voluto dare un premio alla camorra. La decisione in consiglio è stata molto travagliata ma ci siamo assunti la responsabilità politica avendo studiato e conoscendo le difficoltà dei territori. Coloro che, invece, si sono lanciati in una gara di “legalità a chiacchiere” rilasciando interviste e dichiarazioni ai giornali, da un lato, hanno dimostrato di non conoscere Napoli ed i suoi quartieri difficili, dall’altro di non conoscere la normativa regionale vigente dal 1998, che è stata poi ripetutamente modificata nel 2000, nel 2003 e da ultimo nel 2013. Addirittura parla qualcuno, come l’ex Governatore, che ha avuto anche la possibilità di cancellare tali leggi regionali, eppure, le ha lasciate! Chiedo a questi “esperti” del principio di legalità se è legale sfrattare un cittadino, semmai con cinque figli e moglie a carico che ha perso il lavoro e che, per non far stare all’aghiaccio i propri figli, ha occupato una casa pubblica libera poiché incastrata nei tempi della burocrazia. Non so se questi “santoni” del principio di legalità abbiano assistito ai lavori del Consiglio Comunale ovvero abbiano fatto i conti con gli artt. 47 e 2 della Costituzione e con l’art. 54 del c.p., posti a base di una corposa giurisprudenza della Suprema Corte che ha ritenuto valida l’applicazione della scriminante del cd. “stato di necessità abitativa”. Tra i banchi dell’università mi hanno insegnato che quando in mezzo al mare ci sono due persone che stanno annegando e tu ne puoi salvare solo una, non rispondi per questo della omissione di soccorso per quella persona che non hai potuto salvare. Tutti parlano ma nessuno ha provato a vestire i panni dell’ex operaio indigente che il provvedimento adottato dal Comune di Napoli vuole tutelare. Tutti parlano ma vorrei vederli, non dietro le loro tavole imbandite, ma insieme ai Vigili Urbani a sgombrare padri, madri e figli da immobili occupati per necessità. Tutti parlano per la propria lotta politica senza considerare né la polveriera sociale di Napoli né il conflitto sociale che le loro dichiarazioni potrebbero innescare. Un comportamento irresponsabile perché queste persone che rilasciano interviste e danno pareri rischiano di far passare il messaggio nella opinione pubblica che a Napoli si occupa e si può occupare un alloggio impunemente, contrariamente a quello che, invece, dice il provvedimento, peraltro adottato con un emendamento di Ricostruzione Democratica che ha irrigidito le procedure tutelando anche quelli che avrebbero avuto diritto alla casa occupata. Non credo che questo sia il modo di fare politica a Napoli, nessuno ha la forza di adottare il pugno di ferro né, forse, sarebbe giusto. Occorre, invece, operare creando solidarietà sociale e per fare questo occorre farsi carico dei problemi dei cittadini più sfortunati, rispettando innanzitutto i principi costituzionali e la normativa vigente, attraverso un giusto contemperamento degli interessi, così come ci hanno insegnato i nostri Costituenti. Non si amministra Napoli facendo i Notai o i Magistrati, ma facendosi carico dei problemi dei Cittadini cercando in modo estenuante di fare il bene e l’interesse pubblico senza rischiare di innescare ovvero acuire il conflitto sociale anzi cercando di disinnescarlo per il bene e l’interesse di tutti.
Dal Corriere della Sera del 13.09.2013
COME PREMIARE L’ILLEGALITÀ di ANTONIO POLITO
Circola in Italia una strana idea di legalità. I suoi cultori chiedono alle Procure di esercitare il ruolo improprio di «controllori» ma non appena possono premiano l’illegalità, per demagogia o per calcolo elettorale. È il caso di Napoli, città-faro del movimento giustizialista visto che ha eletto sindaco un pm, dove è stata appena approvata, praticamente all’unanimità, la sanatoria degli occupanti abusivi delle case comunali. Nel capoluogo partenopeo si tratta di un fenomeno vastissimo: sono circa 4.500 le domande di condono giunte al Comune per altrettanti alloggi. Per ogni famiglia che vedrà legalizzato un abuso, una famiglia che avrebbe invece diritto all’abitazione secondo le regole e le graduatorie perderà la casa. Non c’è modo migliore di sancire la legge del più forte, del più illegale; e di invitare altri futuri abusivi a spaccare serrature e scippare alloggi destinati ai bisognosi.
Ma nelle particolari condizioni di Napoli la sanatoria non è solo iniqua; è anche un premio alla camorra organizzata. È stato infatti provato da inchieste giornalistiche e giudiziarie che «l’occupazione abusiva di case è per i clan la modalità privilegiata di occupazione del territorio», come ha detto un pubblico ministero. In rioni diventati tristemente famosi, a Secondigliano, Ponticelli, San Giovanni, cacciare con il fuoco e le pistole i legittimi assegnatari per mettere al loro posto gli affiliati o i clientes della famiglia camorristica è il modo per impadronirsi di intere fette della città; sfruttando le strutture architettoniche dell’edilizia popolare per creare veri e propri «fortini», canyon chiusi da cancelli, garitte, telecamere, posti di blocco, praticamente inaccessibili dall’esterno e perfetto nascondiglio per latitanti, armi e droga.
Non che tutto questo non lo sappia il sindaco de Magistris, che a Napoli ha fatto il procuratore. E infatti ha evitato di assumersi in prima persona la responsabilità di questa scelta. L’ha però lasciata fare al consiglio comunale, Pd e Pdl in testa, difendendola poi con il solito eufemismo politico: «Non è una sanatoria. Io la chiamerei delibera sul diritto alla casa». E in effetti è una delibera che riconosce il diritto alla casa a chi già ce l’ha, avendola occupata con la forza o l’astuzia.
Questo genere di arretramento del diritto, dettato da interesse politico, populismo sociale o connivenza vera e propria, ha fatto di Napoli la città sregolata e dolente che è. Quando a New York si decise di applicare la teoria della «tolleranza zero», si cominciò con il controllare quelli che viaggiavano sulla metropolitana senza biglietto. La polizia municipale fu stupita di scoprire che la maggioranza dei fermati era ricercata dalla giustizia per altre ragioni. Se de Magistris volesse dare un colpo serio alla criminalità organizzata nella sua città, potrebbe forse cominciare col guardare nell’elenco di occupanti abusivi che il suo Comune ha appena deciso di legalizzare.
Ieri (09.09.2013) è stata consegnata al Consiglio Comunale la mozione di sfiducia alla assessora Giuseppina Tommasielli che reca nove firme. Le ragioni sono ben spiegate nella mozione stessa. La discussione della mozione è stata messa all’ODG del Consiglio Comunale del 16 settembre p.v. Ora si vedrà se anche il Consiglio eserciterà il “potere” del perdono che da sindacale potrà essere anche consiliare se verrà respinta. Buona lettura:
CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI
MOZIONE DI SFIDUCIA
ai sensi dell’art. 54 del regolamento consiliare all’Assessore allo Sport, Sanità e Pari Opportunità, Giuseppina Tommasielli
Premesso che:
1. – Dall’esame degli atti amministrativi compiuti dai sottoscritti consiglieri si può dire che la promozione dello sport a Napoli è pressoché inesistente;
2. – Parte rilevante dell’impiantistica sportiva versa in un stato di degrado e di abbandono;
3. – Dieci domande di finanziamento relative a progetti di ristrutturazione di altrettanti impianti sportivi cittadini presentate dall’amministrazione alla Regione Campania sono state rigettate perché le domande erano inammissibili per mancanza di documentazione;
4. – Nonostante siano stati contratti mutui nel 2009 per la ristrutturazione e la manutenzione straordinaria di impianti sportivi individuati nei quartieri di periferia, a distanza di oltre due anni non sono ancora partite le procedure di gara, anzi le procedure amministrative sono state inspiegabilmente sospese dall’attuale assessore allo sport nonostante il Consiglio Comunale avesse approvato all’unanimità un ordine del giorno, che impediva l’uso della provvista per finalità diversa da quella per la quale i mutui sono stati contratti;
5. – Nonostante la convenzione CONI per l’uso degli impianti realizzati grazie alla legge 219/1981 sia scaduta ad oggi non si conosce quale sarà il destino dette importanti strutture. Difatti la delibera n. 501/2012 riferita ai soli impianti natatori, viziata da numerosi errori, non è stata né ritirata né integrata per porre rimedio alle gravissime irregolarità riscontrate anche dalla commissione consiliare competente;
6. – A distanza di oltre due anni di amministrazione non si è provveduto ad adottare alcun provvedimento che consentisse l’efficace, l’efficiente ed economico sfruttamento degli impianti sportivi. Difatti, nonostante le numerose segnalazioni e relazioni fatte dalla Commissione competente si è da ultimo riproposta la medesima articolazione delle tariffe senza alcuna considerazione dei rilievi eseguiti e tempestivamente comunicati all’ufficio assessorile competente;
7. – L’Assessore allo sport ed impianti sportivi anche in sede di commissione, in particolare su alcuni rilievi riscontrati nella struttura del San Paolo anziché provvedere immediatamente a regolamentare correttamente l’uso differenziato degli spazi si limitava ad affermare la sua completa irresponsabilità per i fatti riscontrati indicando nei dirigenti gli unici responsabili senza però provvedere a sollecitare gli organi amministrativi competenti a ricercare le soluzioni necessarie;
8. – In alcuni casi si è segnalato l’affidamento di strutture sportive senza l’adozione del necessario procedimento di evidenza pubblica. In particolare tali segnalazioni si riferivano sia alla piscina Scandone che al Polifunzionale di Soccavo e non risulta che siano stati adottati provvedimenti in autotutela;
9. – Per la vicenda dell’ippodromo di Agnano nonostante precise domande formulate in sede di commissione l’assessore Tommasielli non ha dato alcuna risposta sulla gravissima situazione segnalata anche dagli argani della procedura fallimentare circa la presenza di 235 cavalli e la produzione di rifiuto speciale proveniente dal letame che poi ha determinato anche l’intervento dell’ASL e della Magistratura competenti;
10. – Per lo Stadio San Paolo l’assessore non ha formulato, nonostante la concessione in scadenza, alcuna proposta per il prosieguo del rapporto con il Calcio Napoli esponendo il Comune al rischio di prosecuzione con convenzione scaduta;
11.- Nello stadio Collana si è segnalato, senza che fosse adottato qualsivoglia provvedimento, l’uso di un impianto di uso delle docce con acqua calda con tessera a pagamento per il quale il comune, da quanto risulta, non percepisce nulla anche per la mancanza di qualsivoglia atto negoziale o procedura amministrativa autorizzatoria;
12. – Sempre nello stadio Collana si è segnalata la realizzazione di un campetto di calcetto mediante la demolizione definitiva del solaio della palestra di basket per la quale si sono richiesti i provvedimenti autorizzatori e/o amministrativi senza avere alcuna documentazione né comunicazione al riguardo;
13. – Del tutto carente si è palesata l’azione dell’assessora sul versante delle pari opportunità. Difatti, nonostante quanto deliberato da questo Consiglio Comunale non vi è stata alcuna implementazione dei servizi per le donne, neppure per quelle vittime di violenza;
– Svariati milioni di euro trasferiti al Comune dalla Regione Campania sono stati utilizzati in attività progettuali che non si sono tradotte in azioni concrete di sostegno alle donne della città. A tutt’oggi, sebbene, siano stati appaltati servizi per alcuni milioni di euro le attività previste sulla carta non sono neppure iniziate a fronte di un termine perentorio di chiusura delle stesse entro il 31.12.2013.
Considerato che:
I. – I fatti segnalati sono talmente gravi che non consentono l’ulteriore prosecuzione del mandato assessorile;
II. – L’azione amministrativa posta in essere dall’Assessora in parola appare del tutto inconsistente e di pregiudizio alla città;
III. – I fatti assorti alla ribalta della cronaca cittadina di questa estate, relativi a presunte irregolarità e sviamento dell’azione amministrativa, imputati alla Assessora Tommasielli, per contravvenzioni elevate a suoi stretti congiunti, impongono forti ragioni di opportunità affinché la stessa non permanga nell’ufficio che occupa;
IV. – I medesimi fatti sono stati valutati dai vertici dell’IDV, cittadino, partito di riferimento della medesima Assessora Tommasielli e sono stati ritenuti dagli stessi talmente gravi da non consentire una ulteriore prosecuzione del mandato. Pari valutazione è stata espressa anche dalla Federazione della Sinistra laboratorio per l’alternativa e dal gruppo di Ricostruzine Democratia.
Tanto premesso i sottoscritti consiglieri a mente dell’art. 54 del Regolamento Consiliare propongono la presente mozione di sfiducia verso la Dott.ssa Tommasielli Giuseppina e sollecitano il Sindaco affinché provveda ad horas alla revoca dell’incarico assessorile.
I Consiglieri Comunali
Carlo Iannello (RD), Gennaro Esposito (RD), Vittorio Vasquez (FED), Pietro Rinaldi (FED), Elena Coccia (FED), Antonio Borriello (PD), Elio Izzi (FED), Simona Molisso (RD)
ha aderito alla mozione anche il Consigliere di IDV Vincenzo Gallotto
Leggo sui giornali varie dichiarazioni sulla tassa relativa ai rifiuti solidi urbani (la TARES) che si andrà a pagare di qui a poco. Grida di allarme da parte dei rappresentanti delle categorie produttive. Le tariffe si trovano nella delibera n. 562 che dovrà essere approvata dal Consiglio Comunale. Da una prima valutazione sembrerebbe che per noi napoletani le cose non dovrebbero cambiare molto (pare) perché noi già con la TARSU fummo costretti a coprire l’intero costo del servizio, quindi, l’aumento oggi è in parte assorbito dagli aumenti già subiti in passato. Ciò che ci ha indotto ulteriori riflessioni è il costo del servizio determinato con un’altra delibera che certifica il piano economico finanziario del servizio complessivo di raccolta dei rifiuti (clikka)che è sicuramente viziato della mancanza, allo stato, del contratto di servizio con l’ASIA. A leggere bene la delibera, infatti, non si comprende a pieno quali sono precisamente le voci di costo e come si articolano. Ad esempio c’è il riferimento al costo per il lavaggio delle strade calcolato 7 giorni su 7 ma non si dice se il lavaggio è per tutte le strade di napoli o meno. Ovviamente prendo questa voce perché è sotto gli occhi di tutti che l’unico lavaggio di strada che si vede è quello intorno all’obelisco di piazza del Gesù e poc’altro. Comunque chi volesse darci una mano nella lettura degli atti o volesse un confronto con Ricostruzione Democratica siamo come al solito disponibili.
Ad ogni buon conto per le famiglie il calcolo è composto da una parte fissa ed una variabile corrispondente al numero di occupanti l’immobile (chi ha più figli pagherà di più). Per molte utenze non domestiche vi saranno sicuramente degli aumenti anche consistenti essendo le tariffe agganciate agli indicatori di produzione dei rifiuti. Per tutti, comunque, occorrerà verificare attentamente le possibilità di abbattimenti della superficie tassabile e le agevolazioni previste dal regolamento Regolamento (clikka).
Volendo fare degli esempi concreti prendiamo un appartamenti uso abitazione di 100 mq dichiarati, occupato da quattro persone:
Ad ogni buon conto questa tassa non abbiamo neppure fatto a tempo ad approvarla che già è stata sostituita dalla service tax chissà perché per indorarci la pillola usano sempre questi inglesismi. Ovviamente noi di Ricostruzione Democratica attendiamo eventuali commenti ed osservazioni per capire come meglio fare il bene e l’interesse cittadino.
Allego i decreti sindacali delle nomine di 18 staffisti distribuiti nei vari uffici di competenza politica del Comune. Tutte persone alla quali auguro di ben operare nell’interesse della città. Qualcuno mi pare di conoscerlo e di capire anche perché è stato nominato, non so cosa andrà a fare ma devo dire che la perseveranza in politica premia sempre, basta dire sempre signorsì e galoppare ovvero anche fare finta di galoppare… Sono tutte nomine del 16 agosto! E’ stato fatto tutto un cesto con i 28 nuovi dirigenti. Soldi spesi bene lo spero … anche se io per mia formazione culturale avrei cercato in tutti i modi possibili di ricercare all’interno dei 20.000 dipendenti del comune e delle partecipate le professionalità che servono. Sono indignato questa amministrazione doveva essere tutt’altro ed invece ci siamo ritrovati nelle stesse medesime logiche. Penso che il gruppo di Ricostruzione Democratica fece bene a non votare la delibera che certificava il rientro nel patto di stabilità interno (clikka). Che queste nomine siano state una spartizione di potere e di consenso me lo fa pensare il fatto che raffaele tecce (ex parlamentare e neo commissario della commissione edilizia in quota fed) ha fortemente stigmatizzato l’assessore fucito per non aver concordato le nomine nel partito (repubblica napoli clikka). Inizio a pensare che l’amministrazione della città sia una questione di STAFF! Io non ce lo fatta ma dai decreti è possibile capire anche quanto il comune andrà a spendere in più. Lascio a voi il calcolo…
Da Repubblica Napoli del 28.09.1993, Giuseppe D’Avanzo. E’ impressionante la lettura di quest’articolo. Un atto di accusa alla borghesia napoletana che mi sembra ancora oggi divisa in due, da una parte quella ladrona dall’altra quella latitante, scoraggiata o consapevole della sua incapacità di incidere sul tessuto sociale attraverso il suo coinvolgimento politico.
NAPOLI MILIONARIA BORGHESIA FALSARIA
NAPOLI – Sei giovani napoletani su dieci – sostiene un recente sondaggio Eura – sono convinti che occorre una “raccomandazione” per poter agguantare un posto di lavoro. La percentuale raggiunge l’ ottantotto per cento nel caso di “giovani studenti” appartenenti a famiglie di un livello culturale più alto ed economico più abbiente, dove pure dovrebbe avere una qualche attrazione il principio delle capacità personali. Per quasi il cinquanta per cento di questi giovanotti è il politico l’ uomo più adatto a dire la parolina acconcia che risolve il problema del reddito. Il sociologo si mette le mani nei capelli. “Questi dati fanno venire i brividi – si lamenta Domenico De Masi. – Dietro questi numeri si nasconde una verità: Napoli ha il futuro pregiudicato per i prossimi cinquanta anni. Non c’ è possibilità di redenzione, la città è destinata a rimanere ferma. Anzi solo a peggiorare, con il tempo. Il campione del sondaggio si riferisce a giovani tra i 20 e i 29 anni. Si tratta di persone che comunque hanno raggiunto una propria maturità: difficilmente cambieranno ormai modo di pensare. E si tratta della società appunto dei prossimi cinquanta anni se si tiene conto dell’ età media di un individuo. Mi chiedo: quali dati sarebbero saltati fuori qualche mese prima di Tangentopoli? Avremmo avuto il cento per cento?”. Chissà. In una qualsiasi mattina di settembre a vederlo andare lentamente per le vie del quartiere di Chiaia il giovin borghese napoletano sembra senza pensieri, appena sfiorato dal dramma della città che ne infastidisce la passeggiata e l’ ozio con il troppo rumore e il poco spazio. Il giovin signore è solitamente allegro, sorridente, elegantemente vestito, la scarpa inglese, la bella cravatta di seta, ha il braccialetto d’ oro al polso destro, l’ orologio d’ oro al polso sinistro, non manca qualche profumata goccia di Pennaligon’ s (o quello che è) e non si è negato un’ abbronzatura con i riflessi dell’ oro brunito. Sciama per via dei Mille, via Filangieri, affolla piazza Amedeo, beve l’ aperitivo a piazza dei Martiri. Chiaia è il suo regno, come è stato il dominio dei suoi genitori, come lo sarà dei suoi figli. Qualcuno ha detto che Napoli è l’ unica città mediorientale senza quartiere occidentale. Non è vero. Chiaia è il quartiere occidentale della città, l’ unico pensato, progettato e costruito per la cosiddetta “alta borghesia”, un’ isola che ha resistito senza irreparabili offese ai carogneschi interventi del secondo dopoguerra, del famelico laurismo, del barbaro gavismo, dell’ onnivoro pomicinismo. Da tre secoli Chiaia può vantare architetture d’ autore, dal vanvitelliano Palazzo Calabritto al novecentismo essenziale e non retorico di Stefania Filo Speziale passando per le gemme d’ art nouveau di Giulio Ulisse Arata. Ma che importa! Il giovin borghese non pare curarsi di bugnati e modanature. E’ difficile trovarne uno – ti raccontano i più pessimisti – che abbia mai alzato gli occhi sulla scala elissoidale di Palazzo Mannajuolo o si sia interessato, incuriosito appena, della Palazzina Velardi o del Villino Galante. Va a Chiaia, il giovin signore, per consumare, vedere e farsi vedere. Sono le vetrine opulente e griffate, qualche bar alla moda, un paio di ristoranti l’ attuale segno distintivo del quartiere, come il segno distintivo delle convinzioni del giovin signore è la certezza che, in un modo o in un altro, ce la farà. Come? Si sa. Dal sondaggio. “Borghesia lazzarona!”. C’ è a Napoli chi la disprezza, chi volentieri si abbandona all’ invettiva liberatoria. E’ il caso di Domenico Rea. “Questa specie di borghesia che ha oppresso Napoli, questa gentuccia con materiali di pensieri e di lingua da analfabeta di ritorno, questa gentaccia che non si sa perché, condividendone i gusti, ha la pretesa di distinguersi dalla plebaglia mentre l’ unica plebaglia di Napoli è proprio questa borghesia di costruttori che ha messo i soldi, esentasse, in Svizzera o in Bot”. Il focoso don Mimì, non è il solo, per carità. All’ invettiva esasperata – è un esempio – si abbandona anche chi ha conosciuto, tra i banchi del liceo Umberto, Raffaele Perrone Capano, un “ragazzo di Chiaia”: “‘ nu fetente cchiu fetente e ‘ nu fetente nato fetente perché era nato bene da persone perbene ed è diventato ‘ nu fetente cchiu fetente ‘ e ‘ nu fetente”. La storia di Raffaele Perrone Capano vale la pena di essere raccontata anche perché è riuscito nella non facile impresa di farsi odiare più di Paolo Cirino Pomicino, ancor più di Francesco De Lorenzo che, si sa, ora vengono accolti in ogni angolo della città dal grido “Mariuoli!”. Perrone Capano, ordinario di Scienza delle Finanze, liberale di cultura e di partito, è il rampollo di una stimata famiglia borghese e laica. Segni caratteristici: moralizzatore integerrimo, ambientalista irriducibile. Consigliere della Fondazione Banco di Napoli, azionista di maggioranza del Banco di Napoli spa, picchiava i pugni sul tavolo per impedire che il comitato della Fondazione stabilisse l’ ammontare dell’ assegno da passare ai consiglieri della Spa. Cioè, a se stessi. Assessore provinciale all’ Ambiente, portava l’ Enel in tribunale per i livelli di anidride solforosa liberati dalla centrale elettrica. Ammiratissimo, il Perrone Capano. Si diceva di lui: “Eccolo finalmente il borghese che non delega ai politici l’ amministrazione della città. Ecco un borghese che non ha il pregiudizio che sia meglio disinteressarsi della politica e conservare la propria rispettabilità. Ecco finalmente un uomo che non si chiama fuori, che fa le sue battaglie, che le canta chiare”. Solo che… Stato e mercato annullati dalla politica Solo che un giorno si scopre che ‘ o professore, come lo chiamavano i suoi impresentabili amici, era in combutta con due capicamorra – Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, e Francesco Bidognetti, latitante – per fare della Campania la pattumiera d’ Italia. In cambio di 25 lire al chilo, Raffaele Perrone Capano aveva autorizzato, in violazione di ogni regola, le imprese dei due “galantuomini” a ricevere immondizia e residui tossici da ogni angolo del Paese. Per il periodo dell’ affare, si sono scaricate a Napoli duemila tonnellate di rifiuti al giorno e Perrone Capano ha incassato, chilo dopo chilo, 25 lire su 25 lire, dieci milioni la settimana. Insomma, “nu fetente che s’ è venduto non solo il presente della sua città, ma s’ è mangiato anche il futuro dei suoi e dei miei figli”, si scalda il compagno di liceo. Che la borghesia napoletana non fosse proprio quella immaginata dai rivoluzionari del ‘ 99, lo aveva ben capito uno scrittore svizzero capitato da queste parti alla fine del secolo scorso. Marco Monnier osservava con meraviglia – lo ricorda Croce nella sua “Storia del Regno di Napoli” – che “a Napoli non c’ erano che due classi, les lettrés et le peuple, e che la borghesia non lettrée, industriale e commerciale, semplicemente non esisteva”. Il fatto è che anche quella lettrée, in quest’ anno denso di eventi come l’ anno del giudizio, ha la febbra alta. C’ è stato, e c’ è ancora, a Napoli un Partito della Cultura sovvenzionato con larghezza dal sistema politico che ai politici ha regalato l’ alibi di una città in caduta libera per moralità, civiltà, organizzazione sociale – è vero – ma in prezioso volo verso le vette del pensiero. “Città del sole filosofico” dove i pensatori di tutto il mondo potevano raccogliersi per discutere di “Ermeneutica come fine della coscienza metafisica della filosofia”, di “Fallibilismo, teoria della verità basata sul consenso”. Il gran sacerdote di questo rito è stato Antonio Villani. Anche la sua storia non guasta raccontare perché dimostra come perfino nel mondo culturale “siano stati sconficcati i cardini dell’ ordine morale”. Dunque. Antonio Villani, 69 anni, allievo di Croce, lettore a Tubinga, di casa a Heidelberg, filosofo del diritto, è stato il motore della vita culturale napoletana dal suo studio di Rettore dell’ Istituto Suor Orsola Benincasa, organizzatore, con cadenza settimanale, di un convegno con protagonisti dai nomi prestigiosi in ogni canto del mondo provvisto di una libreria. Popper, Gadamer, Habermas, Ricoeur, Eco, Rawls, Garaets, Belaval. Pubblico non sempre numeroso, ma sempre assorto. “Nell’ estremo disincanto di Napoli – andava sospirando Villani – la filosofia è l’ unico incanto”. “In una città – affermava sicuro – dove tutti si ingannano a vicenda e si autoingannano, dove si è perso il centro delle cose, questi convegni servono a formare e a orientarsi. Come dicevano i nostri antichi, la scienza cataloga, la filosofia capisce”. Alla corte di Villani – una seicentesca cittadella monastica di edifici, chiostri, cappelle e giardini d’ arancio con annessi museo (150 dipinti) e biblioteca (120mila volumi) – tutti accorrevano come a un Partenone. Solo che… Solo che Villani era un copione. Sì, un copione, un mago del plagio. Un giorno s’ è scoperto che per lo meno cinque pietre miliari della sua produzione scientifica – da “Topica e sistematica nella giurisprudenza” a “La critica di Hegel al dover essere” – non erano altro che copie conformi e tradotte di saggi precedentemente pubblicati su riviste tedesche. Caduto nella polvere, ora si dice coram populo che lo studioso di Hegel, l’ efficientissimo manager della cultura ha sempre beneficiato di troppo generosi finanziamenti pubblici, che non ha mai abbandonato l’ Opus Dei e lesinato affetto e voti alla Democrazia Cristiana e ai suoi padrini-padroni – Gava e Pomicino su tutti – che l’ hanno ricompensato chiudendo e facendo chiudere un occhio sulle molte illegalità del Suor Orsola. Unico istituto universitario parificato. che, nel suo organigramma, non prevede la presenza di almeno tre docenti di ruolo e che, nonostante ciò, elargisce lauree e diplomi. L’ unico luogo, il Suor Orsola, dove gli occhiuti giudici della Corte dei Conti non hanno mai avuto accesso per verificare (se non per controllare) dove e come finisse il pubblico denaro. Con questi esempi – vien da dire – c’ è poco da censurare il giovin borghese che, protetto dall’ anonimato del sondaggio, sputa il rospo e senza tanti giri di parole ammette la sua sfiducia. Ma è proprio qui – pare – il nocciolo della questione borghese di Napoli. E’ nella fiducia che manca o nella sfiducia che c’ è, che è la stessa cosa e comunque non robetta da trascurare. Nella attuali condizioni della città è ben difficile dubitare della razionalità di procurarsi a Napoli un padrino politico. Avveniva anche ai tempi di Saredo quando “dall’ industriale ricco che voglia aprirsi la strada nel campo politico o amministrativo… al professionista desideroso della clientela d’ un istituto o d’ un corpo morale… tutti trovano dinanzi a loro l’ interposta persona e tutti o quasi se ne servono”. Il disastro sociale, la disfatta pubblica, la mutilazione della città non è stata ancora sufficiente a scoraggiare i napoletani – borghesi in testa – a cambiar registro. “Noi educatori abbiamo molte responsabilità – dice padre Clemente Russo, gesuita, rettore dell’ Istituto Pontano dove si forma una bella fetta di classe dirigente d’ una città dove 60 mila ragazzi evadono l’ obbligo scolastico – Il primo passo per un rinnovamento morale e sociale di Napoli va fatto nella scuola dove maggiore deve essere l’ attenzione a un insegnamento che educhi alla legalità, alla solidarietà, all’ impegno civile”. Ma come, nel breve periodo, è possibile rendere conveniente e utile la correttezza privata e pubblica? ‘ O professore e i suoi amici della camorra Oggi Napoli scioglie il suo destino intorno alla questione della fiducia, essenziale e modernizzante risorsa che – spiegano gli scienziati sociali – diventa un comportamento diffuso solo a partire dallo stimolo dei processi di mercato e dalle norme (e sanzioni) imposte dallo Stato. Se hanno ragione loro, non è saggio coltivare illusioni. A Napoli manca uno Stato capace di imporre regole eguali per tutti perché la politica finora ha privatizzato ogni bene pubblico, pubblico servizio, pubblica risorsa. Manca un mercato che mostri la necessità di vincoli produttivi e di comportamenti etici perché è un mercato, come dice l’ economista Mariano D’ Antonio, che è stato “creato dalla politica”. E allora? E allora val la pena di sentire un’ ultima voce, la voce di Gabriella Gribaudi, napoletana di adozione, torinese di nascita, storico di mestiere con cattedra a Bari, venuta a Napoli con una borsa di studio nell’ istituto di Manlio Rossi Doria e rimasta appiccicata alla città come una cozza allo scoglio. Guai a chiederle se pensa di andarsene. “No, non me ne andrò. Ho rifiutato in tante occasioni che oggi non ne ho più voglia e non ne vedo più le ragioni. Mi sento napoletana a tutti gli effetti. In una città come Torino non riuscirei più a vivere. E poi sono convinta che questa città può farcela, ma deve farcela da sola. C’ è una condizione perché ciò avvenga: deve essere, diciamo così, abbandonata alle sue sole forze. Va interrotta la politica del sostegno al reddito, bisogna modificare la struttura delle opportunità oggi tutte nelle mani dei mediatori politici… Ecco, bisogna togliere questo ruolo agli amministratori e ai politici eliminando l’ oggetto della mediazione. Solo così finalmente sarà stanata quella parte di borghesia che ha preferito restare estranea alle sorti della città, solo così potrà nascere qualche elemento di Stato e di mercato”. La speranza di Gabriella Gribaudi ha il presupposto antico che, come si augurava Benedetto Croce, nella borghesia napoletana si radichi “il sentimento che il miglior pregio della vita non è dato dagli arricchimenti e dagli onori… ma dal produrre un nuovo e più alto costume, dal modificare in meglio la società in mezzo a cui si vive”. Accadrà davvero? Un fatto è certo: se non ora, quando?
Di seguito allego tutte le delibere che sono all’ordine del giorno del Consiglio Comunale del 6 settembre 2013 (clikka). Sarà un consiglio fiume con delibere prodromiche al bilancio preventivo 2013/2014 si tratta di IMU, TARES, tariffe d’uso dei servizi individuali, addizionale IRPEF etc etc. In sostanza il Comune metterà le mani nelle vostre tasche e qualora doveste pensare che nelle tasche ormai non c’è rimasto niente comunque commettereste un errore, perché il tutto influirà sui servizi comunali che, ovviamente, peseranno di più proprio su chi non possiede niente! Non aggiungo altro per non sottrarvi le forze alla lettura delle delibere, che gioco forza si occuperanno dei cittadini napoletani e, quindi, anche della stragrande maggioranza delle persone che leggono questo blog. Resto, come sempre, in attesa di avere un vostro parere, forse questa volta è veramente chiedere troppo, ma come qualcuno ha già detto, se voi non vi occupate della politica, comunque la politica si occupa di voi. Buona lettura.
Leggo oggi (01.09.2013) sul corriere del mezzogiorno del sequestro operato dalla polizia municipale dell’ippodromo nel corso del quale ci sono stati fantini che scappavano da tutte le parti all’arrivo dei caschi bianchi. Non mi piace il “te l’avevo detto” ma sul punto ho già scritto ed interloquito con l’assessora tommasielli “perdonata” dal sindaco (vedi Ippodromo di Agnano chi paga? clikka). Questo è un ulteriore fatto che secondo noi di Ricostruzione Democratica contribuisce a chiarire i veri motivi per i quali chiedemmo le dimissioni della assessora e per i quali provvederemo, a questo punto, a formulare una apposita mozione di sfiducia in Consiglio Comunale. A questo punto spero che il sindaco non eserciti ulteriormente il suo potere di “perdono” atteso che anche questo ulteriore fatto di malagestione è imputabile alla assessora tommasielli, che io stesso nella mia qualità di presidente della commissione sport ed impiantistica sportiva convocai insieme alla curatela del fallimento Ippodromo di Agnano S.p.a, agli assessori Panini (per le attività produttive) e Fucito (per il patrimonio), per capire come meglio collocare la struttura dell’ippodromo e come risolvere il problema di 235 cavalli a pensione (completa a carico del comune) nell’ippodromo stesso dei quali nulla si sapeva. Ebbene, anche in questo caso l’assessora tommasielli ebbe a dichiarare che il problema dei 235 cavalli “non paganti” dell’ippodromo erano un “non problema” visto che aveva una non meglio specificata dichiarazione di responsabilità sottoscritta da non meglio specificate associazioni equine (dichiarazione di responsabilità clikka). L’assessora tommasielli ancora una volta dovrebbe spiegare di chi sono e soprattutto, cosa ci facevano 235 cavalli nell’ippodromo chiuso, oggi che la polizia municipale ha, da quello che apprendo dal giornale, accertato che nella struttura si allenavano cavalli, a questo punto, per corse che non sono in programma e che se me ne vado per una idea potrebbero avere a che fare con il mondo delle corse clandestine. E’ chiaro che tale gravissima circostanza deve essere chiarita dalla magistratura, ma stante le mie precise domande alla assessora tommasielli in sede di commissione e stante le dichiarazioni registrate dalla curatela stessa, sempre in sede di commissione, è evidente che non è possibile consentire una ulteriore prosecuzione del suo mandato amministrativo affinché non si getti sull’amministrazione cittadina nessun ombra! Spero che il sindaco sia informato di ciò che è accaduto in un importante settore quale è quello dello sport e dell’impiantistica sportiva e comprenda fino in fondo che un’assessora non può né “brigare” affinché non si tenga una commissione di controllo (come fece per proprio per la commissione sull’ippodromo) né tantomeno evitare di dare risposte in un settore, quale quello delle corse di cavalli, nel quale l’inquinamento da parte della criminalità è sempre un allarme sociale. Spieghi l’assessora, per fugare ogni dubbio, di chi sono, a chi servivano e cosa ci facevano 235 cavalli in una struttura chiusa! Spieghi, inoltre, perché il Comune si dovrebbe accollare la rimozione di letame prodotto da cavalli che sono in proprietà di altri!
Sigilli all’ippodromo, è «guerra» tra fantini e polizia municipale
Trotto sulle piste chiuse, blitz dei vigili
NAPOLI — Lo stato di abbandono e incuria dell’ippodromo di Agnano è evidente. L’Asl è intervenuta nei giorni scorsi vietando la pista ai fantini ma ieri mattina questi hanno divelto le barriere e allenato i puledri. Quindi è arrivata la Municipale che ha sequestrato le piste.
Il Comune ha appena affidato la gestione provvisoria dell’impianto ad un gruppo di imprenditori napoletani e non, esperti del settore, che vuol puntare innanzitutto al Lotteria di ottobre e ha annunciato importanti risistemazioni, tenendo in serbo nuovi progetti semmai dovessero ottenere, tra un anno, la gestione definitiva. Intanto è guerra fra fantini, Asl e Municipale. Sequestrate, dai vigili, sia la pista interna che quella esterna; i fantini all’arrivo degli agenti sono scappati via. Il divieto sarebbe stato adottato per garantire l’incolumità dei fantini e dei cavalli stessi. Nelle foto di Pierpaolo Petino — il video su http://www.corrieredelmezzogiorno.it — ecco come versa la struttura che il 28 settembre dovrebbe riprendere ad operare a pieno ritmo con le gare e l’affidamento alla nuova società. Ieri mattina due camion dell’Asia hanno portato via quintali di “immondizie”, le immagini si riferiscono invece a quanto è restato nell’ippodromo dopo l’intervento: mucchi di letame a marcire su cui banchettano i piccioni, ingombranti di ogni genere, persino una betoniera arrugginita.
C’è chi non smette di sperare che le cose cambino. «Una squadra di pazzi che ama l’ippica e l’ippodromo d’Agnano», così Pierluigi D’Angelo definisce la cordata di imprenditori napoletani, la Ippodromi Partenopei s.r.l., da lui presieduta, che ha ottenuto l’affidamento della gestione provvisoria, un anno, dell’ippodromo. Senza corse ed e in crisi dall’anno scorso, l’impianto ha dovuto alla fine anche rinunciare, per la prima volta dal 1951, al Gran Lotteria di maggio, 170 i dipendenti finiti in mezzo alla strada. Oltre a D’Angelo, driver professionista, proprietario dell’ippodromo di Cosma e Damiano e dell’allevamento Garigliano, la società comprende Aldo Migliaccio, ex campione mondiale di vela, esperto di sistemi di controllo delle scommesse; Antonio Somma, proprietario di trottatori, è broker assicurativo internazionale; Massimo Torchia, concessionario di auto e di imbarcazioni di lusso, amante del galoppo; Michele Giugliano, titolare del ristorante Mimì alla Ferrovia ed Enzo Giordano, proprietario del celebre Varenne.
«Questo è un atto d’amore per la nostra martoriata città – spiega D’Angelo – per l’ippica e nei riguardi dei tantissimi lavoratori che hanno perso il lavoro, per far sì che l’ippodromo riapra e ritorni funzionante. Per un anno la spesa non sarà esigua, oltre al fitto di 21mila euro annuo che paghiamo al Comune faremo rientrare 60 dipendenti part time, spenderemo almeno 1 milione e mezzo di euro».
Ho sempre pensato che i gruppi politici quando entrano in una istituzione debbano fare pochissimo uso del personale esterno cercando, per quanto possibile, di fare scouting nella stessa amministrazione selezionando le risorse interne e, per alcuni incarichi, come quelli di dirigenti assegnati questa estate dall’amministrazione de magistris, fare in ogni caso una procedura di selezione attraverso un interpello interno. Do’ per scontato anche che si debba essere particolarmente attenti a mantenere le promesse elettorali sempre e comunque potendo derogare alle stesse solo in extremis ed in casi eccezionali. Per il M5S ovviamente le promesse elettorali sono state rivoluzionarie nel vero senso della parola e fino ad oggi i gruppi parlamentari stanno facendo, per ciò che leggo dai giornali, un lavoro che non è assolutamente facile dalla posizione che occupano, anche se, in alcuni casi, è mancata un po’ di politica ed un po’ di democrazia.
Venendo al punto oggi leggo il pezzo di Fabrizio Geremicca su l’Espresso, che incollo in calce, e che mi lascia in un certo qual modo perplesso.
Dal Comune di Napoli, infatti, è “atterrata” alla Camera dei Deputati una dipendente dell’amministrazione cittadina con qualifica di istruttore amministrativo su richiesta della Camera stessa e grazie ad un provvedimento di comando (clikka) del Comune. Ora non comprendo molto ciò che è accaduto poiché se la “comandata” è molto vicina al M5S di Napoli (pare addirittura cofondatrice), mi sarei aspettato un’assunzione nello staff mentre, invece, è stata chiamata per essere inserita nel servizio per le competenze dei parlamentari (clikka), quindi, non un ufficio di staff (che sarebbe stato più trasparente e del pari legittimo, anche se non in linea con le promesse) ma semplicemente amministrativo.
Credo che in questo momento storico, per chi si dichiara essere l’alternativa, le furberie non sono ammesse, e la coerenza politico/amministrativa è un valore prezioso assoluto irrinunciabile, quindi, sono certo che l’inserimento della comandata dal Comune di Napoli nell’ufficio della Camera, deputato tra l’altro a fare gli stipendi dei parlamentari, sia dovuto all’esigenza di trasparenza sulle cd. indennità dei parlamentari (che mi sembra ancora al palo), per le quali indennità il M5S ha fatto una battaglia ideologica in campagna elettorale promettendo che i parlamentari pentastellati avrebbero preso solo 2.500,00 €. al mese, restituendo tutto quello che non sarebbe stato speso. Ad oggi nonostante le mie ricerche non sono ancora riuscito a capire quanto viene restituito dai parlamentari cinquestellini, fermo restando che il criterio mi sembrerebbe avere una falla, poiché se un parlamentare si mette d’impegno può arrivare a spendere anche tutti i 10/15 mila €. al mese.
Per chiarire la mia posizione sul punto non credo che la politica non debba avere costi e che per un razzi o uno scilipoti forse anche mille euro siano troppi!
Per quanto mi riguarda ecco i nostri costi della politica (clikka). Al di la’ di ogni polemica e per amore di chiarezza aspetto quelli dei parlamentari cinquestelle che, sicuramente, il buon lavoro della “comandata” ci fornirà.
Da L’Espresso del 29.08.2013. Fabrizio Geremicca: “Da Napoli a Montecitorio. Una grillina in prestito. C’è un volto nuovo tra gli impiegati della Camera. Proviene dal Comune di Napoli e sbarca a Montecitorio grazie al meccanismo del “comando”, che consente ad un’amministrazione di richiedere, per motivi di necessità, la presenza temporanea presso i propri uffici del dipendente di un altro ente. Così il Parlamento ha chiesto “in prestito” per un anno Laura De Vita, istruttrice amministrativa, che dal primo agosto ha preso servizio a Roma. Alla Camera non si sentirà spaesata. Rivedrà, infatti, Roberto Fico, con il quale ha costituito nel 2011 il Movimento 5 Stelle Napoli, e Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera grillino doc”.
In calce il comunicato di Claudio De Magistris sulla sua rinuncia ad assumere qualsivoglia ruolo nel Forum delle Culture. I commenti di quelli che hanno accolto questa decisione di malavoglia criticando coloro che, invece, come me, l’auspicavano credo siano forieri di censure per molte ragioni che sono insiti in uno dei mali che affligge la nostra società e su cui vale la pena ancora una volta riflettere per tenere alta la guardia. Effettivamente la “fratellanza” non dovrebbe essere di impedimento ad assumere un ruolo quando uno è capace, competente ed onesto, ma siamo a Napoli ed in Italia, dove il nepotismo, il “fratellismo” ed il “cuginismo”, hanno fatto danni enormi deprimendo non solo l’economia ma anche le aspettative di coloro che, seppure capaci e competenti, hanno dovuto riparare all’estero per trovare lavoro! Ci lamentiamo poi della cd. fuga dei cervelli ma cosa fanno gli amministratori per impedirla mi chiedo!! Questi discorsi non li comprendo de magistris doveva essere l’alternativa e l’alternativa si misura anche su queste cose che, al limite, possono essere ingiuste nel caso particolare ma assolutamente dovute sul piano generale e dell’esempio! Apprendo, quindi, con soddisfazione questa decisione di demagistris jr e spero che il fratello del sindaco non ricopra più alcun ruolo nell’amministrazione né a titolo gratuito né tantomeno retribuito, per le ragioni spiegate! Di persone competenti, capaci ed oneste che hanno partecipato alla campagna elettorale ce ne sono e, se questo è il criterio, non vedo perché debba prevalere la posizione del fratello del sindaco e non quella di tanti altri! Napoli e l’Italia soffre di baronie a tutti i livelli dall’università agli ospedali passando per P.A., società partecipate e professioni, dove i cognomi sono sempre gli stessi e le competenze sono assolutamente in secondo piano!! Non accetto nel modo più assoluto l’eccezione! Per le nomine il sindaco di Napoli farebbe bene, una volta per tutte, a dare una spinta affinché si adotti un regolamento (una proposta su cui lavorare c’è già clikka) che preveda una maggiore trasparenza come è negli altri comuni italiani come Milano, Cagliari etc etc. Napoli non deve essere da meno! per questo io mi sono battuto in campagna elettorale non per altro! Capisco che questo mio ragionamento può essere fastidioso per qualcuno, ma questa è la prospettiva di uno che si chiama gennaro esposito la condizione della stragrande maggioranza del popolo italiano che non ha i cd. santi in paradiso, in Comune, Regione o in ogni altra amministrazione, ma che sente sulla pelle il sopruso ogni volta che si predilige il cognome al merito! In queste cose conta l’esempio!
Dalla pagina FB di Claudio De Magistris:
“Ho assistito da fuori Napoli al dibattito che si è aperto in merito ad un mio possibile coinvolgimento nel Forum Universale delle Culture 2013, con contratto remunerato in qualità di responsabile organizzativo. Al mio rientro mi sono concesso un giorno di riflessione e adesso vorrei chiarire alcune cose in relazione a quella che è stata semplicemente un’ipotesi, non avendo mai visto o ricevuto alcuna reale proposta. Anticipo che non ho alcuna intenzione di accettare incarichi, retribuiti o meno, per il Forum.
La motivazione non è figlia dell’accusa di favoritismo familiare, che pure e’ circolata in questi giorni, e che contesto fortemente. Il mio cognome è per me motivo di orgoglio, ma certo non fonte di guadagno. Il mio percorso – lavoro da oltre vent’anni- l’ho fatto sempre seguendo ideali e passioni e quello che ho costruito, ad oggi, è per me motivo di soddisfazione e forza. E per questo non devo ringraziare nessuno. Cerco di permettermi il lusso della coerenza e della dignità prima di tutto. La mia famiglia non è e non sarà quella in cui troverete assunzioni a vita clientelari, consulenze d’oro, ingiustificate prebende o altro. Siamo persone semplici e perbene: queste cose noi le combattiamo. Cercate pure altrove.
Non è neanche, la mia, una reazione causata dalla gazzarra a cui hanno partecipato in tanti portando, in alcuni casi con cattiveria e grandissima ipocrisia, non il loro pensiero, bensì il loro pregiudizio. Una gazzarra che è altra cosa dal dibattito sincero e onesto, che pur comprendo, sull’opportunità politica del mio ruolo nel Forum.
Non è neanche dovuta alla volontà di evitare che Luigi, che ha sempre espresso contrarietà verso forme di contrattualizzazione da parte del Comune, fosse linciato dal “primo” di passaggio, magari per strumentalizzazione politica.
La motivazioni che mi porta ad escludere un contratto è che, assistendo al dibattito di questi giorni, ho capito che un mio coinvolgimento nell’organigramma sarebbe diventato capro espiatorio di qualsiasi episodio legato all’evento e motivo di acuirsi delle dannose diatribe politiche che logorano e annoiano la città da anni. Sarebbe veramente difficile lavorare con serenità in questo contesto e rischierei, quindi, di danneggiare chi con passione si sta dedicando a mettere in piedi struttura e programma del Forum.
Un Forum che ha avuto una storia molta sofferta, la stessa storia che avrebbe dovuto spingere ad un dignitoso silenzio quanti, invece, in questi stessi giorni, hanno scelto ipocritamente di pontificare.
Riassumendo in breve alcuni aspetti significativi. Prima una fondazione, legata alla precedente amministrazione, che partiva avendo speso già tanto e con più di un milione di euro di debiti a discapito di enti, associazioni e professori di scuola; poi l’accordo che ha visto l’Ente regionale avere più peso nella fondazione; poi la riduzione drastica dei fondi: 250 milioni di euro, poi 150, poi 56, poi 25 e poi 16. Per la precisione 11 milioni per la città: 5 infatti sono trattenuti dalla Regione per eventi da gestire fuori città con le proprie società inhouse, a corollario di tanti soldi impegnati, sempre dalla Regione, nel cosiddetto “Verso il forum delle culture”: Festival ed altre iniziative sostenute con fondi europei. Non tralasciando, infine, melina e pasticci amministrativi che hanno fatto si che la delibera ‘madre’ fosse approvata dalla Regione in luglio, cioè mesi dopo dalla data originariamente prevista per l’inaugurazione (primavera 2013), ovviamente poi rinviata a causa di tale ritardo.
Nonostante questa storia sofferta, il Forum è comunque una opportunità per Napoli e la Campania. Anche da semplice cittadino, infatti, sono fiducioso che tutti i soggetti interessati possano continuare a lavorare in sinergia istituzionale per la migliore riuscita dell’evento.
Per quanti continuano, invece, ad interrogarsi su cosa abbia intenzione di fare, tengo a precisare che, valutando proposte e idee che mi sono giunte in questi mesi, non verrà meno la mia partecipazione attiva al progetto politico di cambiamento, a cui fin dall’inizio ho contribuito“.
SONO giorni che i giornali si stanno occupando del futuro della stadio San Paolo trattando la vicenda come se fosse una “partita a due” sindaco/patron. Credo, invece, che occorra allargare la prospettiva facendo capire ai napoletani in che termini si pone la questione visto che il patron in una delle sue “uscite” sui giornali ha addirittura dichiarato che l’impianto gli spetterebbe di diritto dietro il versamento di un solo euro. È chiaro che molti napoletani ritengono che lo stadio, per come è gestito, andrebbe “regalato” al Calcio Napoli sostenendo questa tesi con l’argomento che esso è solo un costo per la collettività vista la incapacità di gestione del Comune. Ora se questo argomento è comprensibile, quando esposto da un cittadino “scontento”, non credo che possa ritenersi valido per qualunque amministratore pubblico, compreso il sindaco, che dovrebbe fare in modo di rendere, come in altre grandi città, per lo meno in pareggio l’impianto. In verità credo che dovremmo chiedere ai cittadini napoletani se la terza città d’Italia si può permettere di perdere un impianto così importante, che dovrebbe essere destinato ad ospitare non solo le partite di calcio, ma anche importanti kermesse sportive di livello nazionale
ed internazionale. Se l’Italia si dovesse aggiudicare un campionato del mondo di atletica o altro evento superiore o di pari livello, mi chiedo quale impianto resterebbe alla città di Napoli per candidarsi? Stesso discorso vale per i grandi eventi di spettacolo. Non ci dimentichiamo, infatti, che ultimamente Bruce Sprengsteen noi l’abbiamo dovuto ospitare in piazza Plebiscito, con tutte le polemiche che ne sono derivate, mentre a Milano lo stesso artista, si è esibito allo stadio comunale Meazza e non mi sembra che le squadre cittadine abbiano fatto una piega, anzi! Altro quesito che porrei ai napoletani è questo: se dovessimo “regalare” lo stadio al patron e questi lo “infilasse” in qualche altra sua società sganciandolo dai destini del Calcio Napoli che resterebbe alla città ed ai tifosi? Ci potremmo ritrovare nella incresciosa situazione di avere in futuro un soggetto terzo, che non sarà più il Comune, interlocutore del Calcio Napoli che potrebbe dettare legge senza se e senza ma. Né credo che questa ipotesi si possa eccessivamente limitare con vincoli più stringenti o con un diritto di prelazione in favore del Comune (cronicamente senza soldi) per questioni giuridiche che non sto qui a trattare. In una parola lo Stadio oggi rappresenta un’anomalia perché per come è attualmente gestito è una posta molto attiva per il Calcio Napoli, mentre è una posta molto passiva per la collettività, che ci rimette per la straordinaria ed ordinaria manutenzione ed inoltre non è neppure capace di farsi pagare i canoni di concessione e la percentuale dovuta per la pubblicità esposta nell’impianto, forse per il timore di non scontentare troppo il patron che potrebbe, forse, influenzare il consenso dei tifosi verso l’amministrazione. Ebbene, io non credo che i napoletani debbano essere trattati come “bambini” a cui non si può sottrarre il “giocattolo”. Occorre solo riequilibrare il rapporto prendendo spunto da quello che hanno fatto in altre grandi città, dove lo stadio è comunale e resta tale e la collettività non ci rimette anche l’accompagnamento del figlio del patron. Ovviamente sempre forza Napoli.
Del Forum delle Culture 2013 (clikka) ci siamo occupati più volte e di recente la stampa tiene quasi un bollettino di guerra sull’evento del quale ormai non si capisce più nulla tra comune, regione, fratelli e Fondazione; ovvero, è molto probabile che si sta facendo in modo di non far capire più nulla visto che dovrebbero, a questo punto, arrivare i soldi e l’intendimento, da quello che leggo sui giornali, parrebbe quello di tenere fuori la fondazione forse perché non “controllabile”. Sulla vicenda addirittura è stato tirato in ballo in modo del tutto incomprensibile, dall’assessore daniele, anche oddati che ovviamente ha declinato l’invito sbattendo la porta e rilasciando anche una lunga intervista al Corriere sui suoi meriti e sulla sua lungimiranza nell’aver intercettato il Forum Universale delle Culture. Credo sia utile, per capire come sono andate effettivamente le cose, leggere l’intervista apparsa oggi (27.08.2013) su corriere del mezzogiorno, di Beatrice Carrillo, professoressa all’Istituto Tecnico Professionale di San Giovanni a Teduccio. A ciò occorre aggiungere che l’amministrazione oddati del “forum senza forum” ha lasciato ulteriori molti debiti che occorrerà onorare e sui quali, pare, sia in corso un’accertamento da parte della Magistratura Contabile. Sulla vicenda fratellino del sindaco ovviamente mi sono già espresso manifestando tutto il mio disappunto con una dichiarazione che riporto in calce all’articolo e che ho già postato su FB. Mi verrebbe da dire archiviamo questa pagina e tiriamo le somme facendo in modo che almeno questa volta chi ha sbagliato paghi! In effetti era questo ciò che mi sarei aspettato dall’amministrazione che abbiamo contribuito a far eleggere … ma evidentemente ci siamo sbagliati il rigore, la trasparenza, la partecipazione e la condivisione del potere erano solo uno promesse elettorali alle quali, invece, noi di Ricostruzione Democratica crediamo ancora!!
Dal Corrire del mezzogiorno di oggi (27.08.2013) Paolo Cuozzo
Forum, beffati cento professori
Formati nel 2010, avevano predisposto progetti per migliaia di studenti
Cento insegnanti — per altrettante scuole napoletane — incaricati di redigere progetti per il Forum delle Culture. Un’idea del Comune di Napoli datata 2008. Professori che hanno anche svolto corsi di formazione professionale, due volte a settimana per 46 ore ore totali, da pagare 17,50 euro-l’ora. Ma i soldi, per ora, non li hanno ancora avuti «nonostante i progetti siano stati fatti, i ragazzi abbiano seguito i nostri corsi e le scuole abbinano messo a disposizione le strutture», dice Beatrice Carrillo, insegnante della Livatino di San Giovanni a Teduccio che ha sollevato il caso.
NAPOLI — Beatrice Carrillo, di professione professoressa di Italiano e Storia all’Istituto Tecnico, professionale e scientifico Rosario Livatino di San Giovanni a Teduccio, al Forum delle Culture aveva creduto profondamente. Tanto da dedicarci, nella sua qualità di prof, anche alcune ore — 46, per la precisione — al di fuori dell’orario di lavoro per formarsi e predisporre un progetto da illustrare ai propri alunni. Poi, però, come altri 99 suoi colleghi, da oltre due anni e mezzo non solo non ha saputo più nulla del progetto, ma neppure dei soldi che il Comune di Napoli avrebbe dovuto riconoscergli per la formazione professionale «effettuata — racconta — da docenti dell’orientale, della Federico II e del Suor Orsola Benincasa».
Scusi, ma da quando non ha più notizie?
«Dal gennaio del 2011 quando incontrammo l’ex assessore alla Cultura, Nicola Oddati, poco prima della sua candidatura alle primarie. Da allora, è stato silenzio totale e nessuno ci ha fatto sapere più nulla».
Lei ha seguito dei corsi di formazione che dovevano essere retribuiti. Ma in che misura?
«Per le 46 ore, suddivise in due turni settimanali da tre ore ciascuno, avremmo dovuto avere 17,50 euro l’ora per un totale di 873 euro che, almeno io, ma penso anche gli altri, non ho mai avuto».
Ora che farà?
«Non so come mi regolerò. Anche se, sia chiaro, il problema non è avere i soldi ma sollevare il caso su come vengono distribuiti e utilizzati i soldi del Forum».
Cosa avreste dovuto fare per il Forum?
«Nel progetto, che Oddati avviò nel 2008 per essere pronti per tempo, furono coinvolte cento scuole napoletane ognuna delle quali indicò un proprio docente. I corsi di formazione si tennero al Palazzo della Conoscenza di via Terracina. Si trattò di corsi organizzati sulla base di appartenenza alle scuole, quindi per elementari, medie inferiori e superiori. Ognuno di noi ha dovuto predisporre un progetto per un corso che si sarebbe chiamato “Pacemaker a Scuola, nell’ambito di iniziative di preparazione al Forum delle culture”. E noi preparammo anche un progetto».
Scusi, ma solo voi o anche le altre 99 scuole avete predisposto il progetto?
«Tutti e cento. Il nostro progetto si chiamava “L’Etica della Pace”. Abbiamo anche invitato un imam ai nostri corsi e proposto una serie di film nell’anno scolastico 2010-2011 per preparare i ragazzi al Forum. Dal Comune abbiamo anche avuto tanto materiale e schede da compilare da consegnare entro il 20 gennaio 2010. Per la mia scuola, inoltre, c’era un piano finanziario che comportava un impegno di spesa di circa 6.000 euro».
E questi soldi la sua scuola li ha avuti?
«No. Mi risulta che la segreteria si è anche messa in contatto col Comune per avere notizie, anche perché le scuole hanno sostenuto dei costi per tenere le aule aperte di pomeriggio, pagando personale di segreteria, personale Ata e così via. Ma nessuno ci ha saputo dire mai nulla».
Cosa si aspetta a questo punto?
«Davvero non lo so. Anche perché dal 18 gennaio del 2011 ad oggi pareva che il Forum fosse qualcosa di tramontato e solo ora se ne riparla».
La mia dichiarazione sulle vicende ferragostane comunali:
Ritengo le dichiarazioni della assessora tommasielli la negazione della politica. Questo scorcio di estate napoletana ci sta mostrando una prospettiva assolutamente singolare per come era iniziata l’esperienza de magistris fondata su basi assolutamente diverse ed invece finite nel solco di una politica compromessa che era proprio quella che i cittadini volevano sconfiggere. Nomine di dirigenti, perdoni ed ipotesi di incarichi retribuiti a parenti stretti del sindaco in pieno ferragosto mi lasciano l’amato in bocca e mi confermano l’idea che non si può essere della stessa parte. Ricostruzione Democratica è nata in consiglio comunale proprio per mantenere acceso quello che era lo spirito iniziale di tanti cittadine e cittadini che hanno avuto la convinzione che si poteva voltare pagina, con serietà, competenza e spirito di abnegazione, purtroppo traditi già all’alba di quello che doveva essere il nuovo inizio con incarichi a cugine e fratelli che oggi appaiono qualificanti di una azione amministrativa che combatteremo politicamente con tutte le nostre forze.
Ecco il video della seduta del senato di ieri (07.08.213 clikka). Occorre vederlo e sentirlo per capire che questo parlamento, come gli altri, non sarà mai in grado di modificare la legge elettorale (spero di sbagliarmi). Questi non lo faranno mai perché il potere oggi si esercita nelle sedi di partiti, che non ci sono più e che sono asserviti ad interessi personali di coloro che nonostante lo sfascio politico e sociale a cui stiamo assistendo tengono stretta la loro poltrona. Alla fine dobbiamo confidare ancora una volta nella magistratura poiché la Consulta è capace che dichiarerà incostituzionale la porcata elettorale. E poi dobbiamo ancora continuare a sentire che la magistratura invade il campo della politica! E’ chiaro che gli equilibri costituzionali sono tali che all’assenza della politica lo Stato in ogni caso reagisce per tenere saldi i principi che i costituenti ci hanno lasciato in eredità e che “questi” tentano in ogni modo di scardinare. Porci, quindi, degni del porcellum non c’è altro da dire!
Una delle armi spuntate con la quale si difende berlusconi è quella di dire che li ha versato nell’anno incriminato 500 milioni di tasse allo stato l’evasione di soli 7 milioni è una cosa ridicola. Per capire invece bene cosa ha fatto riporto quanto descritto ne La Repubblica del 03.08.2013) in un articolo di PIERO COLAPRICO che ricostruisce bene la vicenda:
MILANO — «Con quello che pago di tasse, è ridicola l’accusa di aver evaso così poco», andava ripetendo Silvio Berlusconi, poco prima della batosta in Cassazione. È vero, l’ex presidente del consiglio è rimasto impigliato per un «pezzettino » di tasse non pagate: ma la realtà racconta una storia totalmente diversa. La contabilità gonfiata sulla compra-vendita dei diritti tv ha permesso la creazione almeno di 360 milioni di dollari di fondi neri: e se si è potuto procedere solo per i circa 6 milioni di euro sottratti al fisco nel 2002 e 2003, «vi è la piena prova, orale e documentale, che Berlusconi – questo si legge in sentenza definitiva – abbia direttamente gestito la fase iniziale dell’enorme evasione fiscale realizzata con le società off shore». Pochi fatti, nudi e crudi, bastano.
I PREZZI GONFIATI
«Picchia giù con i prezzi» si sentiva dire un’impiegata dell’ufficio contratti dal suo superiore. Per comprendere il senso della frase bisogna sapere che c’era un pugno di manager di provata fede berlusconiana. E questi adottavano per la compravendita dei diritti tv undoppio binario. C’era «un contratto originario, definito master», apparentemente a posto, e una serie di «cosiddetti subcontratti», carte fasulle. Il master veniva stilato a Milano, i sub contratti – è tutto documentato – in Svizzera. Era su questi sub contratti, destinati a girare estero su estero, che comparivano cifre irreali. Come? Uno dei fedelissimi ordinava alle impiegate: «“Questo mese, questo trimestre dobbiamo arrivare in termine di costo a cinque milioni di dollari, 20 milioni di dollari, eccetera”. Però il costo dei diritti era di meno, sensibilmente di meno», testimonia una «gonfiatrice dei prezzi».
IL GIOCO DELLE TRE NOCI
Teste incredibile? Affatto, perché trova un riscontro assoluto nella mail di un contabile della casa cinematografica Fox. Scrive -siamo nel dicembre 1994 – una frase lapidaria al suo superiore: «L’impero di Berlusconi funziona come un elaborato “shell game”». E cioè? «È un gioco – dice l’americano – che consiste nel prendere tre gusci di noci vuoti e nascondere sotto uno di essi il nocciolo di una ciliegia. Chi gioca deve indovinare dov’è il nocciolo nascosto con la finalità di evadere le tasse italiane».
LA “DUE DILIGENCE”.
Anche a lasciar perdere le tante società false, senza contabili, senza uffici, che «lavorano» nelle compravendite-truffa con Mediaset, un piccolo ma formidabile dettaglio che risale ai momenti della quotazione in Borsa di Mediaset e dimostra per tabulas la situazione reale. Nel mondo della finanza si usa (termine inglese: «due diligence») fare indagini e analisi sul valore di un’azienda prima di un investimento. E ilpubblico ministero Fabio De Pasquale ha trovato proprio un memorandum «Gruppo Mediaset: due diligence legale». È a cura della Grimaldi & Clifford Chance per «la riunione del 20 marzo 1996» sulla «Library di Mediaset», e cioè sul magazzino di film e telefilm. E qui l’indagine diventa difficilissima: «…né, per il momento, e nonostante le nostre insistenti richieste, Mediaset ha mostrato di voler fornire la documentazione necessaria (…)», si lamenta il detective- finanziario. Anzi, «per quanto riguarda il problema del valore, nei contratti di cessione finale che ci sono stati messi a disposizione (40 su 80 richiesti) puntualizza ancora – abbiamo notato che spesso i prezzi praticati a Reteitalia o a Mediaset dopo i vari passaggi tra le società estere del gruppo Finivest erano talora sensibilmente aumentati rispetto all’originale prezzo di acquisto dei diritti». Più chiaro di così?
IMMENSI CAPITALI NERI
Esiste un altro dato che va recuperato dal processo a carico dell’avvocato inglese David Mills. Dagli anni ’70-80 Mills è stato incaricato da Fininvest – parole sue – di «costituire un gruppo società offshore » utili a far sparire «milioni e milioni che non avrebbero dovuto figurare nel bilancio consolidato del gruppo». Sono quei soldi off shore che Berlusconi ha usato negli anni senza il minimo controllo di legalità. Sono i soldi off shore che ritroviamo nei molti processi con Berlusconi imputato.
Per esempio, quello sulle mazzette pagate da Cesare Previti ai giudici corrotti della sentenza Mondadori. O quello sui soldi che All Iberian – società della galassia off shore di Berlusconi – versa nel conto estero di Bettino Craxi. Vent’anni dopo, in fondo, si torna ancora a All Iberian, ai fantasmi del passato.
Oggi ho avuto modo di leggere la graduatoria regionale dei comuni ammessi a finanziamento per ristrutturazione degli impianti sportivi e mi sono venuti i brividi non di freddo! Credo che la necessità di ristrutturare e manutenere gli impianti cittadini sia di dominio pubblico, sia perché è necessario che siano adeguate le strutture sia perché è necessario che si attivino in città cantieri e lavoro! Mi hanno colpito le motivazioni del decreto dirigenziale regionale delle esclusioni di cui vi offro in lettura l’estratto (clikka). Su dieci domande di ristrutturazione di importanti impianti cittadini abbiamo avuto dieci rigetti! Delle due l’una o ha sbagliato la Regione oppure ha sbagliato il comune ed i dirigenti che non hanno saputo compilare neppure una domanda, che per loro dovrebbe essere pane quotidiano! Vi offro in lettura anche lo stralcio della graduatoria dei comuni ammessi a finanziamento (clikka) da cui si può capire di che cifre stiamo parlando. Per chi volesse essere più preciso anche il decreto dirigenziale completo (clikka). Direi che le questioni sono assolutamente attuali e Napoli non si può permettere errori di questo tipo! Occorre che si sfruttino tutti i canali e le linee di finanziamento per cercare di risollevare le sorti della città e se non si inizia con il discorso della imputazione delle responsabilità questa città non ne uscirà. Occorre che tutti facciano il loro dovere dal primo operatore ecologico all’ultimo dirigente del Comune, ivi compresi i politici che troppe volte finiscono per scaricare sui dirigenti colpe amministrative derivanti da malsane azioni politiche che spesso portano a sviare il potere amministrativo verso obiettivi non utili alla collettività o non raggiungibili. Oggi sono sempre più convinto che i politici “puri” non servono alla causa ovvero non servono proprio! Occorrono politici che oltre ad essere “mediatori politici” abbiano anche una visione amministrativa e la capacità di capire se il procedimento amministrativo rappresentato dal dirigente o dal funzionario di turno sia in grado di perseguire l’obiettivo; occorrono politici in grado di capire se il dirigente sbaglia, oppure se il dirigente sta frapponendo intralci al raggiungimento dell’obiettivo, tal volta per eccesso di prudenza, aggravando il procedimento; occorrono politici che siano in grado di immaginarsi il percorso amministrativo che si deve mettere in piedi per raggiungere l’obiettivo. Occorre la vecchia scuola di partito che riusciva a far discutere gli operai di Hegel (come dice una mia cara amica!).
E’ da tempo che rifletto sulla inadeguatezza della qualità dei giornali! Sul caso tommasielli (su cui ieri ho scritto il post l’assessora irresponsabile clikka) ciò emerge in modo emblematico. Dopo la conferenza stampa, infatti, oggi (31.07.2013) nessun articolo nessun giornalista che abbia fatto una analisi della bontà delle cose che l’assessora ha dichiarato di aver fatto come amministratore locale! Nessuno si è preso la briga di verificare se veramente l’assessora si è profusa per riequilibrare i rapporti tra Comune e Calcio Napoli, nessun giornalista che si sia preso la briga di verificare quale è stata la produzione politico/amministrativa dell’assessora, nessun giornalista che si sia chiesto quali sarebbero questi poteri forti che l’hanno ostacolata (nomi e cognomi), nessun giornalista che abbia avuto lo scrupolo di chiedere come è andata a finire la questione, importante per la città, dell’affidamento degli impianti 219, nessun giornalista che abbia avuto l’idea di capire come sia stato organizzato il sea sport, nessun giornalista che si sia soffermato sulla questione ippodromo, chiedendo di chi sono e chi paga per i 235 cavalli ivi collocati in pensione, nessun giornalista che si è offeso per aver partecipato ad un “comizio stampa” più che ad una conferenza senza la possibilità di fare domande! Credo che possiamo dire che la responsabilità dei giornalisti è pari a quella dei politici e degli imprenditori nello sfascio della società e dello Stato cui stiamo da anni assistendo. I giornali dovrebbero contribuire alla formazione della morale e del senso civico di un paese ma è sempre più difficile trovare giornalisti in grado di entrare e comprendere realmente i fatti che accadono spiegandoli ai cittadini. La ricostruzione della democrazia in un paese passa attraverso un nuovo modo di fare giornalismo che non è quello dello scoop sensazionale ma è quello di iniziare a spiegare puntigliosamente a coloro che vogliono conoscere i fatti come essi realmente stanno con carte e documenti alla mano. Il caso tommasielli a livello locale è solo un caso emblematico di come si fa giornalismo in Italia. Si riportano tesi andando all’attacco della persona appigliandosi alle parole e non ai fatti e sempre più spesso i più bravi sono i freelance pagati con un mezzo piatto di lenticchie ed ai quali non è consentito invadere il campo dei “professionisti della parola scritta”. La cartina di tronasole sta nel fatto che mentre negli altri paesi basta una multa affinché l’opinione pubblica di “scandalizzi” provocando dimissioni a catena di ministri e premier in Italia invece i potenti della politica si possono permettere anche di mettere su un giro di prostituzione anche minorile senza che si provochi un moto di popolo. Per salvare l’Italia non occorre un salvatore della patria ma che tutti facciano la loro parte!
Oggi (30.07.2013) ho seguito la conferenza stampa della Assessora Tommasielli convocata dalla stessa per dare giustificazioni alla città sulla vicenda delle multe che l’ha colpita. Io mi sono già espresso sul caso con due post su questo blog (assessora convinca suo cognato a pagare le multe clikka – le dimissioni della assessora cosa farebbero gli inglesi clikka). Devo dire che sono dispiaciuto che questa vicenda si trascini ma credo che la terza città del paese debba avere di più! Comprendo lo stato della assessora sospesa, ma non ci possiamo permettere un passo indietro occorre che qualcuno in questa città dica senza mezzi termini come stanno veramente le cose. L’assessora dichiara di essere stata nel corso della sua azione rigorosa e trasparente di aver lottato contro i poteri forti e di pagare uno scotto per essersi posta in contrasto con De Laurentiis. Io posso dire di non essermene accorto! In più occasioni ho dovuto registrare un senso di solitudine quando ho richiamato l’attenzione sui temi di cui l’assessora oggi si dichiara paladina, fino a quando noi di Ricostruzione Democratica siamo stati costretti a chiederne le dimissioni, ben prima dei gravi fatti su cui si indaga. Fin dall’inizio di questa avventura ho sempre ritenuto che occorre opporre ad una politica irresponsabile, politici responsabili, cosa che è mancata in molte occasioni proprio alla assessora in settori (lo sport, impianti sportivi e pari opportunità) che io ritengo assolutamente centrali. Mi è difatti dispiaciuto constatare che l’azione amministrativa dell’assessora quando è stata sollecitata a mettere mano proprio al San Paolo per ripristinare regole minime di legalità abbia risposto di non avere alcuna responsabilità amministrativa ma solo politica (resoconto stenotipico del 12.04.2013 clikka). Una sorta di irresponsabilità amministrativa. Per noi di Ricostruzione Democratica non esiste responsabilità politica senza responsabilità amministrativa! Dovrebbero spiegarci, altrimenti, a cosa serve il politico se non ad amministrare! Le battaglie di cui l’assessora oggi si fa paladina, invece, hanno visto me stesso ed il gruppo di Ricostruzione Democratica assolutamente isolati ma, in ogni caso, in grado di far passare messaggi importanti per la città sollecitando i cittadini a prendere coscienza che il calcio napoli non è solo tifo ma anche un costo ingiustificato per la collettività nella misura in cui noi sopportiamo i costi ed il privato ne gode i benefici. Ciò è ampiamente documentato da interventi ed atti prodotti che hanno visto, invece, l’assessora assolutamente contraria ad ogni approfondimento, come quando nella commissione sull’Ippodromo, della quale si è fatta paladina, chiese (fatto singolare per una assessora) la verifica del numero legale pur di sottrarsi alle domande. Sono, infatti, molti gli articoli e gli atti da me pubblicati sul calcio napoli clikka, sull’ippodromo di agnano (clikka) ma anche sugli impianti sportivi natatori (clikka) a cui l’assessora si è guardata bene dal dare risposte oppure è andata nel segno opposto da quello dichiarato in campagna elettorale come nel caso degli impianti sportivi municipali clikka dei quali ha proposto sostanzialmente la privatizzazione.
Sono convinto che il Sindaco manco è a conoscenza di molte cose che con fiducia ha invece riposto nell’assessora ma che occorre si discutano a viso aperto.
Nell’amministrazione occorra, infatti, rigore, legalità e trasparenza che non vanno solo affermati ma praticati. L’ultima vicenda delle multe è solo il sintomo di ciò che abbiamo registrato, che pure ci lascia con delle domande che non sono state fatte al “comizio stampa”. L’assessora ha dichiarato anche in questo caso la sua irresponsabilità capisco la tesi della assessora ma occorrerebbero le risposte alle seguenti domande: 1) sono state cancellate le multe alla sorella ed al cognato della assessora? 2) se l’assessora si è solo informata della possibilità di avere un permesso “istituzionale” per il cognato “sindacomagistrato” come mai le multe sono state cancellate? 3) se l’interlocuzione è avvenuta con i suoi staffisti e quindi questi si sarebbero occupati diciamo maldestramente del caso perché non sono stati immediatamente allontanati?
Ad ogni buon conto posso dire che avendo parlato anche con la ex assessora donati e ricordandomi della discussione sul punto, ricordo che non erano previsti “permessi istituzionali” né per sindaci né per presidenti di municipalità né per assessori di municipalità né per consiglieri di municipalità o comunali e che la stessa donati viaggiava in autobus dalla stazione a palazzo san giacomo. La questione, quindi, credo sia molto più politico/amministrativa che non penale ed allora facciamo che la politica arrivi prima della magistratura almeno per una volta! A Napoli non occorrono “assessori irresponsabili.”
Il video della conferenza stampa
Ecco il testo:
Ringrazio tutti voi per essere venuti qui… perché avevo bisogno di parlare con tutti, con tutti voi, a viso aperto, guardandovi negli occhi, senza nascondimenti o giri di parole, nell’ottica di quella trasparenza che ha sempre contraddistinto il mio operato e che è stata anche una delle prerogative di questa giunta fino ad oggi.
Sono stati giorni duri, non ho alcuna remora a dirlo. L’avviso di garanzia mi è giunto come un fulmine a ciel sereno, mi ha catapultata in un incubo! Tutto era così paradossale: io – che avevo fatto da sempre della legalità e del rispetto della legge, non solo formale, una mia priorità prima di tutto personale, esistenziale e poi politica – mi sono trovata a rispondere alla Magistratura di presunti fatti illeciti. E mi facevano sorridere coloro che, magari in buona fede, per consolarmi, mi dicevano: “E cosa vuoi che sia, che sarà mai una multa, in questo paese dove il malaffare politico dilaga da sempre”.
No! Per me era ancora più grave perché è nelle piccole cose che si vede la moralità delle persone e so bene che c’è gente che ci campa due settimane con l’importo di una multa. E poi c’è la questione della ZTL per cui, anche nella mia qualità di assessore con delega alla salute, e soprattutto come medico, mi sono sempre strenuamente battuta. Ho sempre creduto in una città con un basso impatto ambientale e, soprattutto, ecosostenibile ed ho sempre creduto che imprescindibilmente a Napoli vi dovessero essere zone a traffico limitato, sia pure con qualche correttivo rispetto alla impostazione iniziale. Ebbene, proprio in virtù della richiamata trasparenza, ho indetto questa conferenza stampa: per dichiarare alla città, alla mia città, la mia assoluta estraneità ai fatti contestati, essendomi limitata solo a chiedere se per i sindaci della provincia di Napoli (qual è appunto mio cognato) erano previste deroghe per il transito afferente motivi istituzionali.
Questa è la verità, la pura sacrosanta verità! Questi i fatti che hanno costituito il motivo occasionale dello scatenarsi della macchina del fango: settori e soggetti politici interessati – quelli compiacenti rispetto alle lobbies contro cui ho sempre lottato – hanno cavalcato cinicamente talune infondate indiscrezioni giornalistiche che, nell’immediatezza, avevano riferito di centinaia di multe annullate a parenti ed amici, cercando di ingenerare, del tutto proditoriamente, nell’opinione pubblica l’infamante convincimento che io avessi in tal modo fatto favori a parenti e ad amici.
Respingo categoricamente questa aggressione, tendente a delegittimare il mio ruolo istituzionale. Ho rimesso formalmente le mie deleghe al sindaco, per essere libera di agire e capire le vere motivazioni che sono a monte di tali improvvide aggressioni.
Nel contempo, devo invece ringraziare la stampa maggiormente accreditata ed autorevole che – dopo una primissima fase in cui erano stati riportati spezzoni di notizie in senso esclusivamente accusatorio – ha compiuto, attraverso un’informazione più equilibrata e rispettando il principio della correttezza informativa, depurando i fatti dai toni scandalistici e giustizialisti e riportando il caso in modo trasparente, consentendo ai lettori di avere un quadro più aderente alla realtà: non già la solita storia del politico, del “potente”, che abusa delle sue prerogative.
Non ho mai abusato della mia posizione politica, del mio ruolo per ricavarne un vantaggio personale, ho consegnato al mio avvocato tutte le multe che io e mio marito abbiamo e dobbiamo pagare da quando ho avuto l’incarico ad assessore.
Sono, inoltre, assolutamente certa della assenza di responsabilità dei componenti del mio staff e segreteria, sulla cui rettitudine ed onestà non ho dubbio alcuno, come ho ribadito a chiare lettere ai Magistrati. Proprio per il mio rigore, la mia specchiata moralità, mi sento profondamente offesa dalle accuse vigliacche di coloro che non conoscono la realtà dei fatti su cui sta indagando la Magistratura, alla cui valutazione mi rimetto completamente e nel cui operato ho completa fiducia.
Ma oltre all’aspetto giudiziario qui c’è un livello politico. Sono stata bersaglio di attacchi feroci ed indiscriminati da parte di coloro che fanno ancora parte della vecchia politica, di quella pregressa classe dirigente apertamente schierata o infiltrata tra le nostre fila, che i napoletani, a furor di popolo, chiesero nel giugno del 2011 a Luigi De Magistris di spazzare via con la Rivoluzione Arancione. Io mi sento ancora una militante Arancione di questa giunta, tra i pochi sopravvissuti, perché credo e continuo a credere che vi sia una nettissima ed invalicabile linea di demarcazione tra la necessaria mediazione politica ed il compromesso morale.
Lo so, sono un personaggio scomodo, perché ho detto di no al compromesso:
▪ no alla privatizzazione delle politiche sociali da parte di spregiudicati prenditori di soldi pubblici;
▪ no agli accordi sottobanco tra alcuni sindacati fatti sulla pelle dei lavoratori;
▪ mi sono impegnata nella vicenda dell’Ippodromo di Agnano che, finalmente dopo anni ed anni, è stato liberato da una gestione affaristica che, nel tempo, aveva prodotto l’inesorabile agonia ed annichilito l’impianto, prostrando i 140 lavoratori e inaridendo un intero indotto;
▪ ho preteso gare pubbliche in tutti i settori di mia competenza, ivi comprese le piscine della ex 219, sempre nell’ottica del rispetto della legge e della trasparenza!
▪ ho proposto progetti finanziari per il recupero delle strutture di proprietà del Comune,
▪ Ma vi è di più. Ho preteso chiarezza nei rapporti tra il Comune di Napoli e la Società Calcio Napoli. Beninteso, io sono una tifosa del Napoli e sono fiera che la nostra città abbia una squadra forte, che si acquistino giocatori di fama per poter fare una squadra competitiva che porti Napoli nel mondo, ma, al tempo stesso, la Società rispetti gli impegni presi, paghi al Comune quanto dovuto! Sono d’accordo che un imprenditore agisca per profitto, ma bisogna, anche pe rmotivi etici, rispettare la città. Sapete con quel danaro quanti servizi potremmo offrire ai cittadini bisognosi? Sapete quanti campetti di periferia, utili a togliere i bambini della strada, avrei potuto riqualificare?
Mi indigna e mi spaventa anche che la nostra terra sia appestata da veleni mortali. Ho creato il primo Osservatorio comunale delle malattie tumorali diviso per Municipalità, costituito solo da poco, sebbene i cittadini da anni ed anni ne chiedessero l’istituzione al Comune o alla Regione. E sapevo che, nel momento successivo a quello in cui avrei reso pubblici i dati di mortalità, sarei stata attaccata e me l’avrebbero fatta pagare. Eppure, con coraggio, ho ritenuto necessario scoperchiare questo vaso di Pandora e spiegare ai cittadini Napoletani chi e cosa attentasse alla loro salute. E non mi interessa più di tanto se tutto ciò ha potuto ingenerare antipatia e fastidi a qualcuno o a troppi. Mi interessa solo che sempre meno i miei concittadini possano ammalarsi di tumore, specialmente quando non hanno neppure i soldi per curarsi. Tutto il resto è secondario!
Anche questo ha turbato i poteri forti? Forse ho incrinato gli interessi dei dispensatori di cancro e di morte che hanno devastato il nostro territorio?
Diceva il nostro sindaco in campagna elettorale che se ci mettono ostacoli sul nostro cammino significa che stiamo andando nella direzione giusta. Ed io sono convinta di essere nella direzione giusta e dalla parte giusta: non dalla parte della putrida politica, dei prenditori di soldi pubblici, dei corruttori, di coloro che hanno depauperato, e vorrebbero ancora, mettere le mani sulla città. Sì, perchè in questi due anni la giunta comunale ha lavorato senza soldi, ed ora che si vede all’orizzonte l’arrivo di consistenti fondi per salvare la città, ecco che si sferra un attacco senza precedenti per delegittimare la compagine politica, che ha portato trasparenza nella gestione del comune. Gli attacchi sconsiderati che, in questi giorni, qualche cosiddetto politico sferra alla giunta, invocando finanche in modo inusuale l’intervento del governo, affinchè questa giunta decada, tutto ciò la dice lunga.
Il nostro territorio ha bisogno di risorse economiche e di energie umane, non di detrattori interessati agli affari.
Oggi vi parlo da cittadina: sono cittadina tra i cittadini! I cittadini semplici che, a differenza di certa stantia politica, mi hanno sommersa di migliaia e migliaia di email e di attestazioni di solidarietà e stima e che qui, sinceramente, ringrazio. Mi sento una di Loro e a Loro mi rivolgo col cuore.
“Cari Napoletani, nella mia attività politica, nella mia vita quotidiana, come nella mia professione di medico di frontiera, vicino agli ultimi, proveniente da un territorio oggi teatro di faide di camorra e degrado, continuerò a lottare con voi e per voi, con la forza della rettitudine morale… sempre così, con schiena dritta, testa alta e, soprattutto, mani operose e pulite!!”
Oggi (24.07.2013) ho partecipato ad una assemblea pubblica che aveva ad oggetto lo Zoo di Napoli e la proposta dell’imprenditore Francesco Floro Flores. L’assemblea si è tenuta su iniziativa meritoria degli esponenti di SEL, c’erano, infatti, gli ottimi Marcello Cadavero e Roberto Braibanti nonché l’imprenditore proponente che ha avuto il merito di venire nel palazzo del Consiglio Comunale ad illustrare la sua idea. Purtroppo, mi sono reso conto che quando c’è l’unico imprenditore che si fa avanti è meglio non fare domande e stendergli i tappeti rossi, altrimenti, si potrebbe offendere e tirarsi indietro! Hanno partecipato anche i lavoratori dello Zoo verso i quali esprimo la mia solidarietà e dei quali sono preoccupato, solo che anche loro hanno ritenuto che era meglio non fare domande ! Io ovviamente le domande le ho fatte ed ho ricevuto un coro di contestazioni proprio da parte dei lavoratori che volevo in realtà tutelare. Si potrebbe dire che non mi hanno capito o che a Napoli stiamo così “inguaiati” che è meglio accontentarsi; che tutto sommato se andiamo al terzo fallimento “c’avimma fa!”. Come sempre cerco di capire come stanno veramente le cose ed allora, dopo tante parole su laghetti, gabbie all’ultima generazione, ristoranti etc etc ho chiesto all’imprenditore: “si vabbè, ma dal punto di vista economico/finanziario quali sono i numeri? Dovremmo valutare le proiezioni per capire se il progetto è fattibile e si regge in piedi”. Ho anche chiesto quale era l’offerta per il contratto di locazione con la mostra. Per non sembrare di essere troppo “sgarbato” ho giustificato queste mie domande col fatto che la situazione è gravissima e ciò lo dimostra il fatto che c’è stata una sola proposta imprenditoriale, senza la possibilità di scelta né una reale concorrenza. Ovviamente, ciò dimostra anche la incapacità della imprenditoria napoletana che non è in grado di mettere in campo una sana concorrenza per l’assenza di Imprenditori. Per carità non faccio una colpa a Floro Flores sia ben chiaro, ma non si può negare che per il mercato, la mancanza di imprenditori concorrenti, è un vulnus. Mi sarei aspettato un reazione diversa con una discussione che fosse entrata nei particolari economici per comprendere come meglio fare il bene e l’interesse pubblico. Si è sollevato, a queste mie domande, un coro di proteste, in particolare dei lavoratori, che hanno ritenuto troppo invasive le mie richieste quasi che avessi fatto uno sgarbo. Ho cercato di spiegare che le domande le facevo proprio per capire, anche nell’interesse dei lavoratori, se la proposta era buona e percorribile. E’ stato tutto inutile! Niente da fare! Abbiamo avuto una proposta e dobbiamo starci nonostante l’imprenditore ad un certo punto avesse iniziato a rispondermi. Mi hanno detto che avrei dovuto avere già tutti i dati e che gli stessi sarebbero reperibili sul web che ormai era tardi e che si doveva solo firmare! Sennonché stasera ho cercato i dati che avrebbero dovuto essere sul web ma nulla! Nessun business plan niente di niente neppure sul blog di francecso floro flores (clikka)! Un coro di sindacalisti e lavoratori indispettiti dalla mia “arroganza” fino a giungere ad un intervento strappappalusi di un non meglio specificato collaboratore della commissione ambiente del comune (?). Per questi i dati li avrei dovuti già avere ed in mancanza li avrei dovuti chiedere all’amministrazione che ne è in possesso. Sinceramente non ho capito questa chiusura e se un imprenditore coraggioso viene in consiglio comunale non vedo perché non debba dire lui stesso ai cittadini ed agli amministratori quale è la sua proposta anche economica. Per me vale il binomio: bene pubblico/discissione pubblica. Alla fine alcuni dati sono usciti, il resto li chiederò con una lettera all’amministratore della Mostra che spero mi risponda. Orbene, senza mezzi termini, i dati appresi sarebbero, sempre se ho capito bene: Acquisto della azienda dal fallimento con il pagamento della somma di 50.000,00 €. (pari ai tfr dei lavoratori maturati nell’esercizio provvisorio), promessa di investimento di 6.000.000,00 €., un contratto di affitto trentennale con la mostra, con diritto di prelazione alla scadenza dei trena anni (non so se è possibile trattandosi di una società pubblica), canone gratuito per i primi cinque anni (e non ho capito bene qualcosa di agevolato per altri dieci anni), promessa di dare una percentuale del 5 % (mi sembra) sugli incassi superiori ai 200.000 visitatori all’anno, con la precisazione che se non si dovessero raggiungere i 200.000 visitatori (con biglietto a 6 €.) l’operazione non si potrebbe economicamente sostenere, tenuto conto che lo Zoo ha un costo mensile di 100.000 €. Ovviamente, l’imprenditore ci ha tenuto a precisare che l’operazione deve essere bancabile. Il che significa che i 6.000.000,00 li mette la banca che prenderà le dovute garanzie. Tutto normale, sia ben chiaro, ho bisogno di altri dati per capire, ma se le cose stanno così ci potremmo trovare innanzi ad un’altra operazione dove l’imprenditore col pubblico non mette nulla sul tavolo. Spero che almeno la mostra si faccia dare delle garanzie assicurative o bancarie … ma forse sarebbe chiedere troppo! Si dovesse offendere l’imprenditore? Da questa storia ho capito che non sono un politico avrei, invece, dovuto dire è bellissimo tutto ok assumete i lavoratori andrò dal Sindaco a chiedere di sbrigarsi! Che tristezza, noi Napoletani aspettiamo sempre il salvatore della patria affidandoci anima e corpo! Di questo passo non so se riusciremo mai a cambiare qualche virgola a questo libro che si scrive da solo usando sempre le stesse parole… che tristezza!
Case famiglia: La questione è ancora in agenda con tutta la sua gravità ecco il nostro comunicato:
Sono mesi che i consiglieri di Ricostruzione Democratica si stanno occupando, con altri consiglieri del Comune di Napoli, della gravissima condizione nella quale versano le Case Famiglia e del rischio che queste istituzioni possano chiudere infliggendo alla comunità un danno enorme che non ci possiamo assolutamente permettere. E’, infatti, nei momenti di difficoltà che si misurano le capacità di un’amministrazione di far fronte ai bisogni dei più deboli. In consiglio Comunale e nelle commissioni Ricostruzione Democratica è intervenuta più volte per capire i meccanismi burocratici, contabili e finanziari che di fatto impediscono l’assolvimento di bisogni primari che questo settore assolve. Dei passi in avanti sono stati fatti ma occorre che l’Amministrazione faccia ogni sforzo affinché non vadano per strada i minori collocati presso queste strutture. I Consiglieri di Ricostruzione Democratica sono convinti che le sane forze della sinistra napoletana faranno fronte comune affinché ciò non accada. Questa è una sfida che da Napoli deve partire affinché il Governo capisca, una volta per tutte, che i tagli indiscriminati spezzano le gambe al futuro del paese. L’amministrazione faccia tutto ciò che è possibile fare noi vigileremo su ogni atto amministrativo e politico e saremo disponibili ad adottare e sostenere ogni iniziativa affinché la sinistra persegua i principi per cui è nata. Simona Molisso Gennaro Esposito Carlo Iannello
Le informazioni passano ed il quadro si fa più completo sulla vicenda della assessora Tommasielli che scopre altri scenari e spinge ad altre riflessioni. I soggetti che sarebbero stati avvantaggiati dall’azione dell’assessora nella cancellazione delle multe non sono semplicemente parenti (cognato e sorella) dell’assessora tommasielli. Mi ha, infatti, colpito la notizia che il cognato della tommasielli è francesco gaudieri, Sindaco di Villaricca e magistrato al TAR (eletto in coalizione PD/UDC). La difesa dell’assessora, a quanto pare è che il cognato sarebbe passato per piazza dante a volte con l’auto di servizio a volte con la sua auto intestata alla moglie sempre per ragioni di servizio. Ebbene, non capisco cosa c’entrino le cariche istituzionali il buon sindaco di villaricca non poteva farsi il giro per piazza garibaldi come tutti gli altri cittadini? ovvero non poteva inviare una nota ufficiale chiedendo se era titolato ad avere lo sgravio? Devo dire che ricordo bene la questione dei privilegi con la assessora donati quando si discusse di permessi, fui fermo a sostenerla nel dire che non si sarebbero dovuti emettere permessi per favoritismi di ogni genere e grado. Ricordo, infatti, che la donati veniva conn l’autobus dalla stazione al Comune. I consiglieri comunali che pure spingevano non hanno avuto i permessi e qualche assessora regionale ha preso anche qualche multa per l’accesso nelle corsie preferenziali. Non capisco perché il sindaco di un piccolo comune limitrofo debba avere diritto al permesso. Di questo passo allora si dovrebbero emettere i permessi anche per tutti i sindaci dei comuni limitrofi ed allora perché no anche ai presidenti delle municipalità (che amministrano territori con popolazione superiore ai piccoli comuni) e di questo passo anche ai consiglieri comunali ed a quelli municipali! A peggiorare la situazione c’è anche la qualità di magistrato dell’agevolato sindaco di Villarcca. Mi convinco sempre più che occorre senso civico e moralità e questa giunta per come è nata deve dare l’esempio! Assessora si dimetta! Abbiamo l’obbligo dell’esempio e parli anche con suo cognato magistrato: lo convinca a pagare le multe.
Oggi leggo sulla stampa cittadina della assessora tommasielli indagata perché avrebbe “favorito” due suoi partenti facendogli togliere delle multe per infrazioni stradali. Non voglio ingenerare equivoci e quindi non discuto della sua innocenza o della sua colpevolezza ma di politica e morale. Una volta in una piacevole conversazione, insieme a Carlo Iannello, con Aldo Masullo, il filosofo ci raccontò di un discorso avuto anni addietro con un noto uomo politico il quale per spingerlo in una decisione lo accusò di farne una questione “morale”, ebbene il filosofo gli rispose: “perché per te c’è differenza tra la questione politica e quella morale?” . Ecco io credo che il nodo sia tutto qui. La politica dovrebbe essere contaminata da un senso morale più alto e, pertanto, anticipare la magistratura. Un politico che si dovesse trovare coinvolto in una questione come quella della assessora tommasielli dovrebbe trarre le dovute conseguenze proprio per il bene dell’Amministrazione e del Sindaco cui ella si dichiara legata da profonda amicizia e stima. Ciò per il rispetto verso l’amministrazione e verso i cittadini napoletani che ovviamente non sono meno dei tedeschi o degli inglesi. E valga per tutti il ricordo del caso del Ministro inglese all’Energia Hune che per molto meno (aveva cercato, pur pagando la multa, di non farsi togliere i punti dalla patente indicando la moglie alla guida) si dimise dichiarando espressamente: “Sono innocente ma lascio per evitare interferenze”. Bene assessora tommasielli prenda esempio e lasci! Faccia in modo che i napoletani abbiano almeno per una volta la stessa considerazione che gli amministratori inglesi hanno dei loro concittadini!
Di questo parere è l’intero gruppo consiliare di Ricostruzione Democratica.
Corriere della Sera digitale del 03.02.2013
Lascia il ministro dell’Energia inglese, avrebbe addossato alla moglie una multa
«Sono innocente ma lascio per evitare interferenze», ha detto Huhne rassegnando le dimissioni
Il ministro dell’Energia britannico, il liberaldemocratico Chris Huhne, finito nei guai per aver cercato di evitare di perdere punti sulla patente per eccesso di velocità, ha annunciato le sue dimissioni.
LA EX MOGLIE –In una lettera, pubblicata dal Guardian, Huhne, 57 anni si è detto innocente, e ha annunciato che si difenderà in tribunale. «Lascio perché voglio evitare interferenze con la carica che ricopro». Al suo posto dovrebbe arrivare il ministro dell’Economia, Ed Davey, il cui ruolo dovrebbe essere assunto dal consigliere di Nick Clegg, Norman Lamb, scrive la Bbc. L’accusa contro Huhne è quella di aver falsamente attribuito nel 2003 all’allora moglie Vicky Pryce una multa per eccesso di velocità. La vicenda è emersa dopo la separazione della coppia. «Abbiamo concluso che ci sono prove sufficienti per accusare Huhne e la ex moglie di aver interferito con il corso della giustizia», ha detto il procuratore Keir Starmer.
NO COMMENT – Huhne e Pryce sono stati sposati per 26 anni e hanno tre figli insieme. «La sostanza delle accuse è che tra marzo e maggio del 2003 il signor Huhne, che avrebbe commesso un reato superando il limite della velocità, fornì informazioni false agli investigatori dicendo che fu la signora Pryce a guidare l’auto e lei ha confermato il falso», ha spiegato Starmer. Huhne e l’ex moglie compariranno in un tribunale di Londra per la prima volta il 16 febbraio. L’ufficio del primo ministro David Cameron non ha al momento commentato la notizia.
Sulla questione specifica delle multe ho poi fatto la seguente considerazione:
Posso dire che molti nostri concittadini hanno la cattiva abitudine di chiedere ai consiglieri, assessori e presidenti di municipalità se possono togliere loro qualche multa che guarda caso essi ritengono sempre ingiusta. Devo dire che quando spiego, una volta esaminato il caso, che la multa deve essere pagata perché non ho rinvenuto alcun vizio, ricevo sempre una reazione del tipo: “ma come se non puoi far togliere manco una multa che consigliere sei?” Quasi che fossi stato eletto inutilmente! Spero che indagini come questa facciano innanzitutto capire ai cittadini che i politici non servono per far togliere le multe e che i politici stessi capiscano che dire no è un bene per il paese perchè accresce il senso civico dei cittadini
Oggi (17.07.2013) continua l’affondo del patron del Calcio Napoli di cui ho scritto ieri (stadio san paolo le pretese del patron clikka) e sinceramente come cittadino trovo sconcertanti le dichiarazioni del presidentissimo apparse oggi sulla stampa cittadina, che giustifico solo perché volte a stressare una trattativa per portare acqua al proprio mulino. E’ chiaro che il calcio è una cosa importante per la città ma le affermazioni del patron/padrone mi sembrano eccessive e sinceramente affermare che il Sindaco non avrebbe “peso politico” per trattare con il patron, mi sembra una tattica elementare di isolamento per poter “pesare” di più. De Laurentiis, ha dichiarato di voler trattare solo col Sindaco, ebbene il patron, dall’alto della sua esperienza, dovrebbe sapere che un Sindaco di una città di un milione di abitanti ha tante cose a cui pensare che, in una scala di valori, vengono prima del calcio, tra cui, per dire la prima che mi viene in mente, i 500 minori ricoverati presso le case famiglia che sono al collasso, le buche per strada, la refezione scolastica, il disastro della riviera di chiaia, la manutenzione delle scuole … etc etc… Se è così allora il patron si accontenti di parlare pure con l’assessore allo sport (inteso come istituzione) e non pretenda di rubare del tempo prezioso ad una persona che ha compiti, funzioni e responsabilità che non gli consentono neppure più di pensare alla propria famiglia. Non si tratta di peso politico ma di dare ordine alle priorità della città. Il patron dovrebbe capire, invece, che dietro al Sindaco di Napoli, ci sono il Consiglio Comunale, le Commissioni, i consigolieri, i Consigli di Municipalità ed i cittadini che, come più volte detto in campagna elettorale hanno il pieno diritto di partecipazione alle scelte dell’amministrazione ed alla condivisione del potere. Su questo punto noi di Ricostruzione Democratica siamo intransigenti. Ciò non significa che il Sindaco non ha potere anzi! La forza di queste parole, partecipazione, condivisione e bene comune, ha mobilitato centinaia di migliaia di napoletani è spero che il Sindaco faccia tesoro di questa esperienza. Lui non è solo in questa decisione e questo per me è forza non debolezza. La città non è costituita da tifosi ottusi, ma da persone che prima di essere tifosi sono cittadini, padri, madri e figli e l’interesse della città è certamente superiore all’arroganza di un ricco signore solo al timone di comando. Non credo che i Napoletani abbiano l’anello al naso e spero che i giornali contribuiscano a far sentire non solo la voce del Sindaco ma anche quella degli altri organi rappresentativi e facciano capire ai lettori qual’è il nocciolo della questione. Oggi con la crisi non si può guardare allo Stadio San Paolo senza capire che da questa struttura devono arrivare al Comune delle risorse per contribuire a soddisfare, ormai, i bisogni primari dei cittadini. E’ una grande responsabilità cui è chiamata l’informazione innanzitutto, che deve rappresentare ai lettori come stanno effettivamente le cose. Io stesso mi confronto spesso con tifosi innamorati del Napoli e quando spiego loro che le cose vanno viste nel loro complesso e che il Calcio Napoli alla città non ha mai dato nulla in termini di risorse poiché lo sfruttamento del San Paolo è un debito per la Comunità, ma una ricchezza per una sola persona, allora, vedo che si accendono le lampadine ed anche il tifoso più accanito diventa padre, madre, figlio o nonno e pensa che il bene comune deve essere sfruttato per l’interesse pubblico. Credo che tutti i Napoletani sappiano che a Napoli non ci serve un patron/padrone e se questi dovesse decidere di andare via dallo storico stadio cittadino, allora sarà una sua scelta che dimostrerà ovviamente che lui non vuole bene alla città a lui non interessa nulla dei 500 minori nelle case famiglia, delle buche per strada, dei trasporti al collasso, della manutenzione scolastica etc etc… La città, dovrebbe capire il patron, è una comunità dove ognuno deve fare la sua parte. De Laurentiis faccia la sua! Il Sindaco, se saprà giocare bene le sue carte, non sarà un uomo solo al comando!
Da Repubblica Napoli del 17.07.2013
Stadio San Paolo, affondo del presidente contro il primo cittadino, che replica: “Le regole valgono per tutti”
Lo schiaffo di De Laurentiis
“Porto il Napoli a Caserta, il sindaco non ha peso politico”
«AL sindaco de Magistris ho dato tempo fino al 31 luglio, se non vuole vendermi lo stadio San Paolo andrò a costruirlo a Caserta dove sono già pronti 60 ettari di terreno». L’ultimatum del presidente Aurelio de Laurentiis arriva da Dimaro in Trentino. Il patron lancia pesanti critiche al primo cittadino e afferma anche che «non ha peso politico ». De Magistris replica: «Probabilmente il presidente ha confuso il peso politico con quello fisico: voleva dire che il sindaco è dimagrito ». Poi l’ex pm lancia un invito: «Sono pronto a incontrarlo anche stasera. Io non vado a Los Angeles».
Napoli
“Basta, porto il Napoli a Caserta de Magistris non governa la città”
San Paolo, affondo di De Laurentiis: “Aspetto fino al 31 luglio”
MARCO AZZI
DAL NOSTRO INVIATO
DIMARO — La minaccia è sempre la stessa: l’esilio del calcio. «Io non ci voglio andare, ma potrei essere costretto. Caserta non è un territorio nemico». Aurelio De Laurentiis aveva già adombrato molte altre volte questa mossa clamorosa, l’addio del Napoli alla città: mai però aveva rafforzato il suo ultimatum con una data così ravvicinata e soprattutto con parole tanto dure. «Con l’assessore allo Sport non devo parlare: devo parlare soltanto con il sindaco, che è l’artefice del bene della città e deve decidere se vuole mantenere al San Paolo la casa del calcio e del Napoli. Gli ho dato tempo fino al 31 luglio, se lui dice che l’impianto di Fuorigrotta non può vendermelo, pazienza: andremo altrove ».
De Laurentiis vuole il San Paolo ed è convinto che gli spetti. «La nuova legge apre alla vendita a cifre simboliche degli stadi ai club di calcio che intendono ristrutturarli. I problemi di questo genere ce li hanno tutti in Italia, tranne la Juve che ha cominciato quest’avventura sette-otto anni fa, beneficiando di un progettocon un investimento a fondo perduto. De Magistris s’informi bene sulla situazione legislativa, che evidentemente non conosce: così si metterà finalmente l’anima in pace», tuona il presidente dal ritiro di Dimaro, dove sta seguendo i primi allenamenti della nuova squadra di Benitez. Ma in cima ai pensieri del numero uno azzurro c’è sempre la questione di Fuorigrotta. «Il nuovo impianto a Ponticelli è irrealizzabile e il mio obiettivo è restare a Napoli, però se mi costringono a emigrare dovrò farlo. I casertatemponi a differenza dei salernitani sono nostri grandi tifosi: ci stanno già aspettando a braccia aperte e non vedono l’ora…».
L’ultimatum a de Magistris sembra più di una provocazione, questa volta. «Gli ho dato fino al 31 luglio, se lui dice ancora che lo stadio non me lo può vendere, pazienza: andremo a giocare altrove. Si informi sulle leggi, se vuole: così si rasserena un po’. Il nostro sindaco è molto all’antica, pur essendo più giovane di me: non mi ha voluto fare togliere nemmeno la pista d’atletica. Mi sta anche simpatico e va rispettato, certo, però io sono proteso verso il futuro e sono stufo della burocratizzazione. Me lo devono dire pubblicamente che non mi danno il San Paolo, poi si prenderanno le lororesponsabilità. Io ho già 60 ettari di terreno a disposizione per costruire una città dello sport a Caserta, anche se logicamente mi dispiacerà andare via e non essere più sotto l’egida di Napoli. Ma tutta la nuova area verrà servita benissimo dal punto di vista dei trasporti, i napoletani si potranno inquietare solo all’inizio, poi avranno un tempio del calcio tutto loro. I soldi li metto io, all’amministrazione pubblica non chiedo niente».
L’ora X scatterà alla fine del mese. E De Laurentiis proverà fino alla fine a trovare un accordo. «Spero che il tempio dello sport me lo facciano fare al San Paolo, basta che si decidano. Ma de Magistris non ha il peso politico per governare la città al cento per cento: è questo il principale problema. E allora vorrei fare un confronto civilissimo e serenissimo con tutto il consiglio comunale, oltre che con il sindaco: per il bene della città, non per i miei interessi personali o per quelli politici. Noi del calcio siamo la seconda entità d’Italia, non mi pare che l’amministrazione cittadina abbia brillato altrettanto per management». Ormai è uno scontro frontale.
Le reazioni
Il primo cittadino, sorpreso dalle parole del presidente degli azzurri, non chiude al confronto con la società
Il sindaco disponibile alla trattativa “Ma rispetti le regole e porti i quattrini”
ANTONIO DI COSTANZO
«PROBABILMENTE il presidente De Laurentiis ha confuso il peso politico con quello fisico: voleva dire che il sindaco è dimagrito». Luigi de Magistris tenta di stemperare così la tensione dopo le bordate arrivate nella tarda serata di lunedì dal patron del Napoli in merito allo stadio e «allo scarso peso politico» dell’inquilino di Palazzo San Giacomo. «Non c’è alcun conflitto con De Laurentiis — dice il primo cittadino — siamo due persone vivaci. A che ora ha parlato? Non vi dico la conversazione dell’altra mattina alle 7,20. Per questo chiedo a che ora ha parlato, si vede che era tardi».
Al di là del tentativo di gettare acqua sul fuoco di una querelle che si trascina da due anni, le accuse di De Laurentiis piovute giù da Dimaro, ritiro azzurro in Trentino, sono durissime e lasciano il segno. La risposta di de Magistris arriva dopo una mattinata iniziata con le urla, continuata con pause di riflessioni e, forse, con una telefonata. Quello che si presenta davanti ai giornalisti, dopo aver conferito la cittadinanza onoraria al presidente del tribunale Carlo Alemi, è un primo cittadino apparentemente sereno anche se non rinuncia a rispondere per le rime al patron azzurro: «Sono pronto a incontrare De Laurentiis anche stasera. Io non vado a Los Angeles, sto qui, a lavorare per la città». Il primo cittadino ribadisce la vecchia promessa fatta in campagna elettorale: «Napoli avrà un nuovo stadio, sono pronto a sfidare chiunque». L’unico problema sono i «quattrini», parola che l’ex pm ripete più volte: «Il Napoli non giocherà mai fuori. Abbiamo avuto i complimenti della Ue per l’agibilità. Ora vediamo se chi ha i soldi li caccia. Dobbiamo seguire la strada fatta dagli altri. La cornice giuridica si trova, in altre parti si sono fatte concessioni di 99 anni che è come vendere. Qui servono i quattrini: bisogna vedere se ci sono gli imprenditori che cacciano i soldi. Con il presidente avevamo fatto un cronoprogramma: prima l’agibilità che non era una cosa scontata ed è stato un lavoro faticoso. Ora dobbiamo risolverela transazione. Di solito il Comune è sempre debitore, invece, per il San Paolo siamo creditori. Il presidente che ha un’avversione forte ad altri progetti ed ha manifestato il gradimento che si rifacesse l’impianto a Fuorigrotta. Ho ritenuto giusto che si desse la preferenza a questo desiderio, ora siamo nella fase dei quattrini. Chi cimette i soldi?».
Il sindaco sancisce che l’idea dello stadio a conchiglia, avanzata nei mesi scorsi dall’imprenditrice Marilù Faraone Mennella, è un capitolo chiuso, però spiega che per il nuovo San Paolo bisognerà seguire le norme: «Si farà una procedura di evidenza pubblica. Le regole vanno rispettate, il presidente si deve abituare. Io non ho cambiato idea e se nemmeno lui ha cambiato idea ci sediamo intorno a un tavolo, ci possiamo vedere anche oggi, e chiudiamo la transazione. Potrebbero esserci anche altri imprenditori che vogliono investire: non c’è una legge che lo vieta. In tutta Italia si fanno degli accordi».
Oltre alla questione stadio c’è un’altra vicenda che turba il sindaco: l’inchiesta sulla Coppa America. «La rifarei in ogni caso anche se, per ipotesi, emergessero responsabilità di una, due, tre persone. Stando alle intercettazioni, quello che leggo è fango — afferma de Magistris — finora non ho rilevato nulla di penalmente rilevante almeno per quanto riguarda le persone che ho a cuore e delle quali mi fido. In particolare del capo di gabinetto Attilio Auricchio e di mio fratello Claudio. Persone che stanno dedicando la vita, uno senza prendere neanche un euro, a questa città e a questa amministrazione. Ho grande fiducia su chi indaga che saprà chiarire la vicenda. Io parlerò alla fine dell’inchiesta su quello che sta avvenendo in città».
Un’inchiesta che vede indagati anche Mario Hubler, ex ammini-stratore unico di Acn, Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di commercio, Paolo Graziano, leader degli industriali napoletani, l’avvocato Antonio Nardone e il dirigente comunale Gianfranco Ferulano.
Leggo le gravi e pesanti dichiarazioni fatte da de laurentiis sullo Stadio San Paolo e sul Sindaco De Magistris e come cittadino e Presidente della Commissione Sport ed impianti sportivi del Comune di Napoli devo dichiarare di essere indignato! Il patron del Calcio Napoli fa affermazioni che danno la misura della considerazione che egli ha dei cittadini napoletani e dei tifosi. Credo che prima di parlare il manager del calcio, per dimostrare la sua serietà ed il suo rispetto verso i tifosi ed i cittadini, dovrebbe prima pagare ciò che egli deve al Comune di Napoli per canoni (io sono rimasto ad oltre 7 milioni di euro) oltre a comunicare i contratti di pubblicitari su cui al Comune per convenzione spetta il 4,50%! Questi sono i dati reali ed oggi il Comune è costretto a fare tagli su tutto, dalla refezione scolastica ai trasporti e quindi prima di pensare ai tifosi occorre che una amministrazione serie e diligente si occupi dei figli dei tifosi, mentre il patron, invece, di bussare sempre cassa per lavori straordinari al San Paolo, dovrebbe passarsi “la mano per la coscienza” e capire che oggi è il Comune ad avere necessità di un aiuto così come nel 2004 il Comune stese una mano al calcio napoli stipulando una convenzione di gran lunga vantaggiosa per il club, con la quale diede anche dei contributi alla squadra cittadina. Ciò è facile comprenderlo leggendo la convenzione che ho anche pubblicato su questo blog (il patrimonio comunale una questione di giustizia sociale clikka). Il patron, quindi, farebbe bene a capire, leggendo qualche legge, che lo Stadio San Paolo è un bene del patrimonio indisponibile, che non può essere alienato ed, inoltre, costituisce un assett a cui l’amministrazione cittadina non può rinunciare per trarne finalmente reddito. Non si capisce, infatti, perché mentre tutti gli altri comuni ci guadagnano con lo Stadio perché il Comune di Napoli ci debba rimettere a solo vantaggio della società calcio napoli che è l’unica a trarne profitto! E’ chiaro che occorre rivedere la convenzione facendo si che il Comune ci guadagni e non ci rimetta, mentre i toni terroristici e le minacce di andare via da Napoli del patron, da una parte dimostrano come egli non ama i suoi tifosi e dall’altro sono, ovviamente, volti solo a spuntare un’altra convenzione supervantaggiosa in danno della collettività. Io provocatoriamente direi al de laurentiis fatti lo stadio nuovo ma paga prima i debiti che i tifosi napoletani non hanno l’anello al naso!
Di seguito le dichiarazioni apparse su Il Mattino.it del 16.07.2013:
«Al sindaco De Magistris ho dato tempo fino al 31 luglio, se non vuole vendermi lo stadio San Paolo andrò a costruirlo a Caserta dove sono già pronti 60 ettari di terreno». Nel Forum sul fair play finanziariosvoltosi in serata nel Teatro comunale di Dimaro, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis è tornato a parlare del tema stadio.
E ha aggiunto che a De Magistris ha dato tempo fino al 31 luglio per dargli una risposta sull’acquisto dello stadio, avendo già pronti a Caserta 60 ettari di terreno.
«Il sindaco fa il sindaco – ha continuato De Laurentiis – e quindi è ignorante in materia di sport. La prossima legge dirà che il Comune dovrà cedere a una cifra simbolica, forse un euro, l’impianto al club se si occuperà della ristrutturazione dell’impianto. La Juventus ha sfruttato Sport Five. Io non devo parlare con l’assessore allo sport, ma con il sindaco. Il sindaco si informasse, così può leggere le leggi. Il sindaco è molto antico, non mi ha voluto far togliere la pista d’atletica leggera. Io sono proteso verso il futuro».
«Gli ho dato tempo fino al 31 luglio – ha aggiunto – per darmi una risposta sull’acquisto del San Paolo. Io ho già il terreno pronto a Caserta, sono pronti 60 ettari. Sarà servita bene dal punto di vista dei trasporti. Sarà un tempio del calcio. Non voglio soldi dal sindaco e dalla città. Il sindaco non ha un sufficiente peso politico per governare la città al 100%». «Vorrei fare un incontro serenissimo con il consiglio comunale – ha concluso il presidente – Facciamo un dibattito per la città, non per gli interessi personali. Se lavoriamo bene tuteliamo anche gli interessi personali».
Finalmente sono riuscito ad avere la delibera di giunta di modifiche alla ztl(clikka) che recepisce una serie di suggerimenti e che invito tutti a leggere per avere un confronto. Sul punto ho già assunto al consiglio comunale del 10.07. u.s. una posizione nella quale spiegavo il grave disagio dei residenti nelle zone a ridosso (effetti collaterali della ZTL clikka) proponendo anche un atto di indirizzo che non è stato ancora votato per la pervicace opposizione dell’IDV (l’IDV non c’è più ed i cittadini ne pagano le conseguenze clikka). Per mia formazione se non vedo e leggo le carte io non mi convinco ora spero si adottino quanto prima gli ulteriore provvedimenti attuativi del caso.
Il 15.07. p.v. in consiglio comunale avremo due delibere contabili che ovviamente sono difficili da leggere ma che sono atti che incidono nella carne viva dell’amministrazione. Con la delibera 518 (clikka) si da atto che le spese del personale sono calate al di sotto del 50% delle spese correnti di modo che potrebbe essere possibile per l’amministrazione muoversi con assunzioni; ovviamente uso il condizionale in quanto credo che ogni assunzione oggi debba essere valutata cum grano salis verificando ogni aspetto amministrativo/contabile. C’è poi la delibera 527 (clikka) con la quale si assesta il piano di riequilibrio alla luce delle sopravvenienze. Come al solito se ci date una occhiata anche Voi a noi di Ricostruzione Democratica fa piacere. Attendo qualche osservazione utile per le decisione di voto che dovremo prendere lunedì prossimo.