Gennaro Esposito

Alza la Testa

Stadio San Paolo il percorso da seguire

sanpaolofollaL’amministrazione cittadina è nata sull’onda della partecipazione e dei beni comuni e la gestione del San Paolo rappresenta un sorta di cartina di tornasole per verificare la reale declinazione di questi concetti. Già ho scritto sul punto e credo che si potrebbe senz’altro già iniziare ad immaginare un percorso al fine di consentire ai cittadini di controllare ciò che accade e come si gestirà lo stadio. Provo, pertanto, ad immaginare una sorta di piano di lavoro che potrebbe essere articolato come segue:

1) Trasparenza e partecipazione. Il Sindaco ed il Patron più che fare un tavolo in una stanza chiusa dovrebbero dire alla città quali sono le proposte in campo spiegando tutti i particolari.

2) Lo schema da seguire, tra concessione, diritto di superficie e vendita: Queste sono le opzioni che sono uscite ieri (03.10.2013) sui giornali dopo l’incontro tra patron e sindaco. La scelta non è ovviamente insensibile ed ha un diverso grado di controllo e di partecipazione tra pubblico e privato. Se, infatti, si vuole che lo stadio rimanga sotto il controllo pubblico l’istituto non può che essere quello della concessione (come accade a Milano) che, rispetto alla vendita ed al trasferimento del diritto di superficie, garantisce un maggiore controllo. Con la concessione, infatti, il bene resta pubblico poiché essa è una sorta di delega al privato per la gestione del bene. Con il trasferimento del diritto di superficie, invece, c’è la costituzione di un vero e proprio diritto reale, disciplinato dal codice civile, che viene costituito sul bene per un tot di anni (pare 99 anni) scaduti i quali il bene ritorna al pubblico. Con la vendita, infine, lo stadio diventerebbe un bene privato col rischio che potrebbe un domani anche essere alienato sganciandolo del calcio napoli (questa opzione però pare che incontri i limiti della natura di bene indisponibile dello stadio stesso).

3) Altro profilo è quello della continuità della altre attività sportive all’interno del San Paolo. Molti pensano, infatti, che lo stadio sia usato solo per il calcio, niente di più sbagliato! Nello stadio ci sono molte attività sportive tra cui l’atletica, la ginnastica, il pugilato etc etc. Allo stato le associazioni svolgono le loro attività in regime di cd. “uso individuale”. Cosa accadrà a queste associazioni? Inoltre, occorre interrogarsi anche sulla pista di atletica. Pare, infatti, che il patron voglia eliminarla. Occorre, quindi, chiedersi se la città di Napoli si può permettersi di non avere un luogo dove ospitare un olimpiade di atletica ovvero altri campionati di atletica rinunciando, quindi, alla emozione di vedere un Usain Bolt sfrecciare sui 100 e sui 200 metri.

4) Il patron dice che è interessato anche a Piazzale Tecchio. In che senso? E’ chiaro che nella riqualificazione dello stadio ci debba entrare anche una riflessione sulle aree circostanti ma in virtù di cosa? Forse occorrerebbe indire (sarebbe una delle prime volte) un concorso internazionale di progettazione per capire come dovrà essere riqualificata la piazza e non andare al buio.

5) Chi paga? Il comune non ha soldi.  Occorre capire cosa vuole fare il patron. La struttura del rapporto deve essere ovviamente incentrata attraverso un buon equilibrio di interessi dove i lavori di riqualificazione e l’investimento deve essere calibrato in modo da bilanciarlo col reddito che il patron ricaverà dalla gestione del bene. In questo reddito ovviamente c’è lo sfruttamento derivante dalle competizioni (biglietti), pubblicità (parte molto cospicua), attività commerciali  che verrebbero messe in piedi e dalla cui gestione il Comune ovviamente dovrebbe ricavarne il giusto. Tutte voci che ovviamente andranno a regime una volta terminato l’intervento, pertanto, si potrebbe, come di solito accade negli affitti, fare in modo che il patron inizi a pagare il canone da un certo punto in poi. Tutti punti che ovviamente devono essere attentamente vagliati e su cui occorre studiare e capire.

Questo è solo l’inizio di un ragionamento che ovviamente dovrà essere sviscerato e completato in tempi brevi.

Ovviamente il presupposto per valutare la serietà di ogni offerta è il pagamento dei debiti del club verso il comune…

 

2 commenti su “Stadio San Paolo il percorso da seguire

  1. n3m0scrapbook
    4 ottobre 2013

    La prima grande vittoria sarebbe quella di rendere pubblico e trasparente l’accordo. La società ha bisogno di un referente unico, ma le decisioni devono essere colleggiali.

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  2. beatrice
    5 ottobre 2013

    Grazie Gennaro, per la tenacia e l’onestà intellettuale con la quale svolgi il tuo compito.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 ottobre 2013 da in Napoli con tag , , , .
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