Sull’argomento ho scritto qualche giorno fa: politiche sociali prima le donne ed i bambini (clikka). Sono giorni che sono dilaniato pensando a ciò che sta accadendo ai più deboli. C’è stato anche qualcuno che per ragioni di “partigianeria” commentando il mio post ha detto che quelli delle case famiglia sono tutti ladri e che ci sono state indagini che hanno accertato le malversazioni. Questa cosa mi ha fatto ancora di più arrabbiare ed essere determinato rispondendo provocatoriamente allora il sindaco le chiudesse tutte! Per me anche un solo bambino vale la pena di impegnarsi e combattere! Non lasceremo nessuno indietro era questa una delle cose che dicevamo in campagna elettorale! Già il programma … Ecco la lettera che Fedele (titolare di una casa famiglia) ha scritto al Sindaco, leggetela. Per essere parte di una comunità occorre condividere il peso (lettera al Sindaco Clikka).
Salvatore Settis: Cittadini e Costituzione
Riporto un passo del libro di S. Settis (Azione Popolare) nel quale colgo i principi in cui noi di Ricostruzione Democratica ci riconosciamo profondamente. E’ per me una soddisfazione riscontrare come le cose che dice Settis, noi in ogni atto amministrativo o politico che abbiamo adottato, tal volta con sofferenza immensa, le abbiamo attuate senza esitazione ma, ripeto, con sofferenza. Vi invito a rivedere la conferenza stampa della nascita di Ricostruzione Democratica (clikka) in essa troverete molte similitudini tra ciò che all’epoca dicemmo ed il pensiero di Settis. La Costituzione per noi è un faro ed è un programma da seguire! Nel Paese sento che c’è un filo che unisce la stragrande maggioranza degli Italiani un filo che oggi gli uomini di buona volontà hanno l’obbligo di seguire.
Da Azione Popolare di S. Settis:
“In un paese dove i partiti e governi d’ogni sorta e d’ogni colore hanno identificato il bene comune con la cieca ubbidienza ai mercati, i cittadini non possono accontentarsi del ruolo di elettori, subendo passivamente ogni decisione. In una democrazia rappresentativa è cruciale l’idea che il popolo sovrano conservi un potere negativo che gli consente di vigilare, giudicare, influenzare e censurare i propri legislatori. Il potere negativo dei cittadini non nega la rappresentanza politica e non si sostituisce ad essa, ma ne è l’indispensabile contrappeso e completamento: sovranità informale che esiste al di fuori delle istituzioni statali allo stesso tempo fornisce quell’esprit che rende tali istituzioni legittime agli occhi degli individui. … L’esercizio del potere negativo da parte di organizzazioni militanti ma non di partito può oggi essere più diffuso, efficace e intenso grazie alle tecnologie informatiche. Esso non comporta la rivendicazione del potere politico, anzi la esclude, perché punta sulla figura del cittadino-giudice, che non vuole sminuire la legittimità morale delle istituzioni rappresentative; al contrario tende a potenziarle. Non fa antipolitica, anzi genera antidoti contro la vera antipolitica, perché getta le basi per una nuova consapevolezza dell’identità fra comunità dei cittadini e Stato, per una nuova responsabilità. Innesca percorsi attraverso i quali i cittadini che non si riconoscono in una determinata azione di governo possono impedirla o sovvertirla con mezzi legali. Impone a chi milita nei comitati una riflessione di fondo non solo sui singoli interessi e problemi ma sui principi in nome dei quali è giusto metterli a fuoco ed esigere una soluzione. E questi principi, basta saperlo e basta volerlo, sono contenuti nella nostra Costituzione. E’ in suo nome, cioè in nome del bene comune, che può avvenire non solo la confluenza dei movimenti, ma anche una vasta riaggregazione dei cittadini intorno a ideali politici che vengono dal passato (Resistenza e la Costituente) e possono ispirare il futuro perché garantiti dalla Carta suprema del nostro ordinamento. Riappropriarsi della cittadinanza e della democrazia mediante consapevoli atti di cittadinanza richiede molto lavoro dei cittadini su se stessi e sulle istituzioni. Ma lo sbocco di questa riflessione e di questa azione non è necessariamente l’insurrezione… La nostra Costituzione, al contrario, ci autorizza a rispondere alla crisi della rappresentanza e della democrazia con una ribellione civile in nome della legalità costituzionale. Rivisitare la genealogia della Costituzione e riattivarne pienamente il progetto è la strada obbligata per sfuggire alla trappola mortale di un movimentismo senza meta, di un orizzonte irraggiungibile dove il traguardo è nulla, il movimento è tutto. Dobbiamo spronare le istituzioni, in nome della legalità Costituzionale, a camminare verso un traguardo ben definito. Verso un’idea d’Italia…. Nella nostra Costituzione il potere negativo dei cittadini c’è già. Suo fondamento è la sovranità popolare, l’insistenza della collettività e sulla nazione, il ruolo chiave dei diritti di cittadinanza, la centralità del lavoro e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese….
Gli atti dei poteri pubblici, per passiva acquiescenza al dispotismo dei mercati, restringono ogni giorno lo spazio dei diritti civili, dei beni comuni, dei servizi sociali. Ci tolgono libertà e democrazia. L’antidoto è la sempre più attiva e concreta partecipazione di tutti alla cosa pubblica, una piena assunzione di responsabilità. In prima persona!“
Philip Glass: “Ogni Volta che la legge della giustizia va spegnendosi e il male domina la terra, noi emergiamo alla vita, generazione dopo generazione, prendiamo forma visibile e agiamo, ogni uomo fra altri uomini, per tutelare il bene, respingendo il male e ricollocando la virtù sul trono“
Politiche sociali: Prima le donne ed i bambini
Prima le donne ed i bambini, così si dice se la nave sta affondando ed è così che ho iniziato il mio intervento stamane in commissione congiunta politiche sociali e bilancio con oggetto il pagamento delle prestazioni rese dalle case famiglia e per il sostegno alla cosiddette ragazze madri in difficoltà. Il dato che tutti noi cittadini dobbiamo conoscere è che presso le strutture napoletane ci sono oltre 500 bambini, tra cui, Neonati affetti da ADS, Bambini abusati, Bambini torturati, Bambini maltrattati, Bambini deprivati, Bambini repressi e Bambini depressi … Ebbene, per questi bambini il Comune è tenuto a pagare le rette alle Case Famiglie che non paga dal 2009 con la conseguenza che le case famiglia sono tutte indebitate con le banche e gli operatori non percepiscono lo stipendio da 15 a 20 mesi. In sostanza queste persone che stanno assistendo gli ultimi della nostra maledetta società (mi scuso ma non riesco a trattenermi) stanno facendo da bancomat al comune e quindi a noi cittadini ma ovviamente ora non ce la fanno più! Al Comune sono pervenuti i fondi del D.L. 174/2012 e 58 milioni di euro sono stati stanziati per i servizi indispensabili. Ebbene, tra questi servizi solo 6 milioni sono stati destinati alle case famiglia e per i servizi in favore delle ragazze madri (che dal 2009 hanno un credito di circa 30 milioni) e che ovviamente con uno stanziamento del genere non riusciranno neppure a pagare i debiti in banca, figuriamoci gli stipendi! Ho chiesto con forza di conoscere che destinazione hanno avuto gli altri 52 milioni. Mi è stato riferito che sono andati agli altri servizi indispensabili come illuminazione, munnezza, buche etc. (non so cosa sono gli altri etc.). Come avreste reagito voi a questa risposta? Ho detto che quando la barca affonda si salvano prima le donne ed i bambini e, provocatoriamente, si spengano pure tutte le luci della città purché si assistano i bambini in difficoltà! Occorre che tutti coloro che si ritengono cittadini sappiano perché quando in TV si parla di tagli poi abbiano coscienza del fatto che si stanno tagliando le gambe anche ai nostri bambini maltrattati! Il neo assessore Roberta Gaeta ha dichiarato che provvederà a farsi carico del problema, noi di Ricostruzione Democratica abbiamo chiesto che si blocchino tutti gli altri pagamenti al fine di poter capire cosa si sta pagando e cosa no e per poter in scienza e coscienza fare quella comparazione di interessi che la nostra carta costituzionale impone e dove i valori della solidarietà, dell’uguaglianza, della assistenza sanitaria e sociale costituiscono il nucleo duro dei principi sempre più violati e deprivati da una politica economica che schiaccia i deboli ed arricchisce i padroni della finanza virtuale. Io non ci sto! e voi?
Ecco il documento che molti consiglieri comunali fanno firmato clikka
L’Estate sociale per il comune
Credo che già abbiano avuto una buona pubblicità (o almeno spero) ad ogni buon conto vi incollo due bandi del Comune di Napoli, uno relativo all’estate ragazzi 2013 clikka con scadenza per la presentazione delle domande entro il 19.06. p.v. h. 12,00, Il taglio è di 19.000,00 €. a progetto, per dieci progetti, con procedura negoziata (e tutti sanno la mia idiosincrasia per le procedure negoziate); l’altro è rivolto agli anziani Estate sociale 2013 clikka con scadenza per la presentazione delle domande entro il 25.06.2013 h. 12,00 e taglio di circa 11.000,00 €. a progetto, per 10 lotti, da farsi nelle 10 municipalità. Ho letto i bandi per sommi capi con gli occhi di chi da tre giorni si sta occupando del grave problema delle case famiglia di cui al mio recente post: la burocrazia sulle spalle dei bambini (clikka). Ebbene, non posso non farmi la domanda di come si possa andare avanti in questo modo facendo bandi per spendere altri soldi che chissà quando pagheremo, senza essere capaci di far fronte ad impegni essenziali risalenti al 2009 per i bambini collocati nelle case famiglia. Qualcuno che mi vuole bene nell’amministrazione mi ha anche detto, Gennaro con le case famiglia ti stai buttando in una cosa che è grossa, complicata e che non troverà soluzione. Oggi ne ho avuto consapevolezza, difatti ieri si parlava con gli operatori che non vedono, come dicevo, un pagamento dal 2009 e si parlava di pagare quattro bimestri e noi con buona volontà ci siamo fatti tutta una serie di ragionamenti su una trattativa che avrebbe dovuto portare ad almeno sei bimestri per consentire alle case famiglia di non pagare solo le banche che hanno anticipato. Bene, oggi la risposta è stata che di bimestri se ne possono pagare solo due! Spero non abbia ragione la mia amica … lo spero proprio …
La burocrazia sulle spalle dei bambini
E’ da un po’ di tempo che ci stiamo occupando della questione delle case famiglia e della grande difficoltà che stanno attraversando. In consiglio comunale come gruppo consiliare ci siamo prodigati per chiedere la fissazione di un consiglio comunale sulle politiche sociali, prima convocato e poi spostato a data da destinarsi. Il problema nelle condizioni in cui stiamo è drammatico le case famiglia accolgono minori abusati o maltrattati pesantemente dalle famiglie e l’invio presso queste strutture convenzionate è disposto sempre su intervento della magistratura. Oggi da quanto ho capito dovrebbero essere arrivati i soldi della legge del predissesto ed il timore di questi operatori è quello che ci sia stata una gara all’accaparramento di questi fondi a loro scapito. In queste condizioni credo che l’unica cosa che un’amministrazione dovrebbe fare è Trasparenza ed applicazione rigida dei principi di Imparzialità e di Giustizia Sociale! Non si scappa! Non un passo indietro! Nella crisi siamo tutti uguali e non è consentito a nessuno (ovviamente alle stesse condizioni) di passare avanti. Inoltre, ora che parrebbe che un po’ di soldi ci sono l’inghippo pare essere burocratico: il funzionario ha un arretrato di atti da liquidare che risalgono al 2009 (mi immagino quintalate di documenti) e le case famiglia indebitate con le banche attendono i soldi per continuare a andare avanti. In tutto questo il funzionario pare voglia essere sicuro di liquidare il giusto col rischio di aprire un’indagine per ogni pratica, il che significa che si arriva al 2080, se va bene, mentre i bambini andrebbero per strada. Capisco che nel passato non molto lontano ci sono stati dei comportamenti illeciti ma credo che ad un funzionario addetto alle liquidazioni non spetti il compito di investigatore, agli atti vi sono solitamente decreto del tribunale, fattura e dichiarazione di responsabilità del preposto alla struttura, un controllo a campione forse potrebbe andare anche bene, se poi chi doveva controllare e non l’ha fatto, questo non può cadere sulle spalle di chi ha ben operato ed oggi è in difficoltà. Gli operatori oggi (11.06.2013) hanno minacciato di occupare prima le stanze del consiglio, poi quelle a san giacomo, sono disperati! E’ un carico grosso ed è assurdo che dal 2009 non ci siano ancora le liquidazioni. Noi di Ricostruzione Democratica stasera abbiamo incontrato l’assessore con i rappresentati delle strutture, forse domani (un domani che è già stato pronunciato ed annunciato molte volte) si riuscirà a fronteggiare il problema, ci siamo anche immaginati un percorso amministrativo per risolverlo, speriamo che di questo passo il welfar non diventi un lusso e che la burocrazia non finisca per pesare sulle spalle dei bambini!
Ma una comunità che non è i grado di prendersi cura dei propri figli, quale futuro può avere?
Ecco la lettera cha abbiamo inviato oggi (12.06.2013) all’assessore (clikka)
Oggi (12.06.2013) su Repubblica Napoli:
Le nomine un cancro per la politica
Nonostante la crisi della politica la politica non vuole imparare e continua ad essere affetta dal cancro delle nomine, tanto che ciò che è accaduto al consiglio comunale del 04.06.2013 ha determinato le dimissioni del presidente della commissione Gaetano Troncone clikka. Per essere chiari il Presidente Troncone, che aveva condotto l’istruttoria dei candidati alla commissione edilizia, ha contestato fino alla fine la non candidabilità di persone che avevano depositato in ritardo la candidatura. Ebbene una di queste era il candidato dell’udc e quindi del consigliere Lebro e del presidente Pasquino (due new entry nella maggioranza). Il risultato è stato non solo l’ammissione di questo candidato ma anche la sua elezione e, quindi, le dimissioni di Troncone dalla presidenza. La nostra posizione l’ho spiegata in un post di qualche giorno fa (ai nominati della politica diciamo no clikka) da cui si può anche vedere il video dell’intervento. Confesso sono amareggiato la vecchia politica affarista, “spartizionista” e stracciona non riusciamo proprio a sconfiggerla. In consiglio dopo il mio intervento io stesso ho subito un attacco del Presidente del Consiglio Pasquino che nel suo ruolo avrebbe dovuto semplicemente dirigere i lavori senza interloquire con i consiglieri ed, invece, ha finito per voler replicare al mio intervento avendo capito che aveva la capacità di paralizzare la spartizione politica in atto. La richiesta di Ricostruzione Democratica, di rinvio delle nomine a dopo l’approvazione del regolamento che abbiamo proposto, non è passata pur avendo l’aula votato 17 a favore, 17 contrari e 4 astenuti (parità, quindi, respinta). Un consiglio politicamente spaccato proprio sugli argomenti spesi in campagna elettorale che dovrebbero essere vangelo per non venire meno al patto con gli elettori. Confesso l’amarezza, vorrei che il sindaco non continuasse su questa scia e non desse ingresso a spartizioni da qui a breve nelle nomine dei CDA delle partecipate o comunque non decidesse da solo senza almeno spiegare il ragionamento che c’è dietro ogni nomina. Il potere va esercitato in favore ed in condivisione con i cittadini, i quali devono essere per lo meno informati sulle capacità dei proposti. Noi in campagna elettorale ed in consiglio ci siamo battuti e ci battiamo contro questa politica che crediamo sia superata ed abbia definitivamente stufato i cittadini! Benvero, per le vecchie nomine fatte dal sindaco non capisco proprio quale sia stato il ragionamento o il percorso logico e, peraltro, ho anche qualche dubbio sulla legittimità visto che, a quanto mi consta, non sarebbe stato neppure applicato il regolamento vigente. Vorrei, infatti, sapere cosa c’entri per le terme di agnano, marinella de nigris siniscalchi (avvocato e moglie del senatore, chissà se ha prevalso la prima o la seconda qualità?), oppure omero ambrogi (magistrato anziano in pensione alla guida di bagnoli futura, una società che avrebbe richiesto persone con ben altre caratteristiche), ovvero, ancora, andrea rea alla mostra d’oltre mare che continua a disinteressarsi delle vicende dello zoo, edenlandia e cinodromo sull’erroneo convincimento che prevarrebbe la gestione fallimentare nella collocazione di queste importanti aree pubbliche … Perché il sindaco ha scelto queste persone? I tecnici alla guida di una azienda non potrebbero essere condivisi con la città? Infine, per la recente nomina, alla commissione edilizia, molti nei corridoi e per strada mi hanno chiesto quali qualità specifiche avrebbe l’ex assessore ed ex parlamentare ed ex dirigente di rifondazione comunista raffale tecce proposto dall’ex consigliere fucito (tutti questi ex insieme), visto che nella sua carriera di tutto si è occupato tranne che di edilizia ed urbanistica? Credo proprio che le nomine siano un cancro per la politica difficile da estirpare eppure in campagna elettorale ci eravamo detti tante volte che non avremmo applicato le logiche di partito … ca va sans dire!
Da Repubblica Napoli di oggi (06.06.2013)
Nomine commissioni, si dimette Troncone sul patrimonio è scontro tra due neoassessori
ACQUE agitate in Comune. La giornata di ieri si è aperta con le polemiche dimissioni del presidente della commissione diritti. Gaetano Troncone, esponente dell’Idv, ha inviato una lettera a tutti i colleghi, nella quale si autosospende dalla carica di presidente. La causa della protesta affonda le radici nella seduta di Consiglio di lunedì scorso, e nella procedura seguita per la nomina dei «tecnici» da mandare nella commissione edilizia integrata. Tecnici tutti ben sponsorizzati dalle varie forze politiche, Pdl compresa, a cominciare da una vecchia conoscenza come Raffaele Tecce, assessore ai tempi di Bassolino e oggi responsabile degli enti locali di Rifondazione. Troncone denuncia che in aula sono stati stravolti i criteri fissati dalla commissione per il voto, accogliendo anche le candidature presentate fuori tempo massimo e «consentendo di votare componenti che non ne avevano il diritto ». Colpevole numero uno il presidente dell’aula Raimondo Pasquino: «Non gli delego più la mia fiducia – scrive Troncone – Al tempo stesso non condivido l’ingresso del suo gruppo in maggioranza ».
Cresce dunque la tensione. Troncone manda a quel paese l’Udc, che nella bagarre ha comunque piazzato un suo uomo fra i cinque. Sempre più arrabbiati quelli di Ricostruzione democratica: già lunedì erano usciti dall’aula prima del voto, ieri le dimissioni di Troncone hanno anche impedito alla commissione di esaminare la loro proposta per la regolamentazione delle nomine in enti e società partecipate. Clima non felicissimo. Di certo non un gran viatico alla nuova seduta, convocata il 19 giugno, per proseguire il dibattito sulla nuova amministrazione. Dibattito che era stato interrotto qualche giorno fa quando il sindaco si era allontanato dall’aula.
E, se i consiglieri fibrillano, ecco il primo contrasto fra i due neoassessori Sandro Fucito (Fds) e Franco Moxedano (Idv). Quest’ultimo, assessore al Personale, non vede di buon occhio la proposta del primo, assessore al Patrimonio, di utilizzare 120 unità di personale interno per la manutenzione straordinaria di alcuni immobili: «Ritengo inopportunoe poco proficuo – dice Moxedano – l’utilizzo di 120 unità della logistica per la manutenzione degli alloggi non a reddito. Stiamo parlando di lavoratori quasi tutti prossimi alla pensione, l’età media va dai 60 ai 65 anni. Passare la manutenzione straordinaria dalla società partecipata alle dipendenze del Comune penso significhitornare a forme di gestione che già in passato hanno procurato gravi disservizi ai cittadini che occupano il patrimonio comunale ». Insomma un invito a confermare la cessione di quei compiti a Napoli Servizi. Fucito subisce peraltro anche il contropiede di Elpidio Capasso, altro esponente Idv, presidente della commissione bilancio. Stavolta è in ballo l’approccio col quale Fucito ha detto di volersi concentrare soprattutto sulla vendita di case Erp nel primo triennio. Capasso ammette che l’arrivo dei fondi dal decreto 35 potrebbe far calare subito il fabbisogno di realizzi del Comune. Però invita comunque Fucito e il collega al bilancio Salvatore Palma a «chiarire la portata generale del piano di riequilibrio nel suo intero decennio, non limitandosi semplicemente a previsione triennali, per non far venire meno gli impegni che la città si è assunta nel risanamento dei conti».
Il Comune che sussurrava ai cavalli
Allego la delibera sulla concessione dell’Ippodromo (clikka) che verrà portata in consiglio comunale e che sto studiando. Il tema che si introduce con la proposta è la concessione dell’area per la durata di 30 anni e la possibilità di adibire la stessa ad altre attività ludico sportive che però si mostra, per quanto mi riguarda, monca, in quanto, la valutazione della convenienza dipende dall’offerta economica e di sviluppo che non mi sembra verrà portata in Consiglio Comunale. Il rischio credo sia sempre lo stesso: se valutiamo il solo ippodromo senza avere una visione di insieme non è che rischiamo di cerare ulteriori doppioni in città? Voi che ne pensate?
Di seguito la parte dispositiva di cui consiglio la lettura:
DELIBERA
Per i motivi esposti in narrativa che qui si intendono riportati, di proporre al Consiglio
Comunale:
1. Prendere atto della risoluzione per gravi e reiterati inadempimenti del contratto tra il Comune i Napoli e la “SIVGA” S.p.a. nonché con qualunque altro soggetto sia subentrato, a qualunque titolo, in detto rapporto, avente ad oggetto l’utilizzo dell’impianto sportivo denominato “Ippodromo di Agnano”.
2. Avviare la procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento in concessione della gestione dell’impianto sportivo denominato “Ippodromo di Agnano”, per un periodo di anni 20 (venti), ovvero fino ad un massimo di anni 30 (trenta) secondo le previsioni del piano economico finanziario ai sensi dell’art. 30 del D. Lgs. 163/2006 e ss.mm.ii., e successive modifiche e integrazioni, con il criterio di cui al successivo art. 83, alle condizioni descritte in premessa e qui integralmente richiamate;
3. Stabilire che la concessione avrà per oggetto la gestione dell’impianto, utilizzato per riunioni di corse al trotto ed al galoppo, cui è annessa attività di ristorazione nei locali realizzati entro il perimetro del complesso immobiliare e che al fine di far fronte alla crisi economica del settore ippico, nonché promuovere e valorizzare l’impianto, potranno altresì essere svolti all’interno del medesimo complesso servizi alle persone, alle imprese ed attività ricettive, sportive e commerciali nonché attività d’interesse pubblico ed ogni altra attività compatibile con la destinazione della struttura e con le vigenti previsioni urbanistiche;
4. Stabilire, altresì, che è a carico ed è obbligo del concessionario procedere con la redazione di un progetto di sviluppo e valorizzazione dell’Ippodromo, corredato da crono programma, studio di fattibilità, nonché piano economico/finanziario, con particolare riguardo:
a) al rifacimento delle piste e alla modernizzazione del complesso;
b) all’implementazione delle scommesse sportive e dei movimenti di gioco;
c) all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, al contenimento dei consumi energetici, alla produzione di energia elettrica e/o termica anche mediante lo smaltimento del letame dell’ippodromo e dei rifiuti organici urbani;
d) alla realizzazione nel comprensorio di aree attrezzate e/o impianti per altre attività sportive e ludiche, anche polivalenti (quali ad es. calcio, calcetto, tennis, beach volley, fitness, percorsi adventure, arrampicata, tiro con l’arco, tiro al piattello, golf, minigolf, gokart, ecc.,) con relative funzioni di servizio, ristorazione e marketing, che possano consentire l’apertura e la frequentazione del complesso o di una sua parte anche in giorni diversi da quelli dedicati alle corse dei cavalli; e) alla realizzazione di strutture e/o aree attrezzate per lo svolgimento di concerti, manifestazioni, grandi spettacoli, ecc.
Per capire come la penso vedi pure: zoo edenlandia cinodromo una piccola las vegas clikka
Ai nominati dalla politica diciamo NO!
Oggi in consiglio comunale si è discusso di una questione che è particolarmente a cuore dell’intero gruppo di Ricostruzione Democratica si è trattato della elezione dei componenti della Commissione Edilizia. Sono intervenuto per ribadire con forza che noi avevamo l’obbligo di mutare le regole tanto che ho richiamato la proposta di regolamento delle nomine (clikka) che noi abbiamo presentato e che ha anche ricevuto il parere del segretario generale (clikka). La cosa che ho voluto precisare è che noi non ci siamo mossi di una virgola da quello che era lo spirito del programma elettorale della partecipazione e della condivisione nelle decisioni, mentre il Sindaco ha continuato a seguire le vecchie regole nominando persone di suo esclusivo gradimento negli enti e nelle partecipate cosa che, ovviamente, contrasta con quanto promesso in campagna elettorale. La cosa che mi fa veramente male è che noi in queste cose ci abbiamo creduto ed oggi sono costretto a stare all’opposizione per la mancata attuazione di quelle idee che ci hanno spinto ad impegnarci per il bene della città. So già che si scatenerà, ancora una volta, la polemica sul fatto che noi non avremmo rispettato la volontà degli elettori che ci hanno eletto in una lista e con il sindaco e noi avremmo tradito, ma io mi chiedo e vi chiedo è possibile che non si capisca che noi ci stiamo battendo per le stesse idee per le quali ci siamo candidati. Noi siamo convinti che la nostra fedeltà va riconosciuta al progetto non alla persona ed io, sia pure con i miei 600 voti, terrò fede alle idee ed al progetto politico per il quale mi sono candidato e sono stato eletto! Lo so che è strano per molti che si sento animati da uno spirito di parte ma la nostra è una battaglia culturale e di idee e non faremo un passo indietro! Sarà una testimonianza ma la politica che ci ha annichilito è quella dei leader e dei fedelissimi ai leader, una sfaccettatura del berlusconismo, dove si dice o sei con me, qualunque cosa accada, o sei contro di me! In un momento in cui si dice che non ci sono più ideologie, noi, in ostinata direzione contraria, diciamo che siamo per la battaglia delle idee, costi quel che costi!
P.S. Non capisco come qualche consigliere che mi ha replicato si sia potuto sentire offeso dal fatto che abbia invocato più volte l’imparzialità e la trasparenza.
Il mio intervento al 1:19:06
Alla fine sono state “nominate” tutte persone sponsorizzate dai consiglieri, addirittura un ex assessore e nessuno proposto da organismi esterni quali università e consigli dell’ordine:
1) Carla Quatrano proposta dal consigliere antonio luongo idv;
2) Roberto Landolfi proposto dal consigliere marco mansueto pdl;
3) Mario De Matteis proposto dal consigliere david lebro udc;
4) raffaele tecce proposto dal consigliere alessandro fucito fed;
5) Rosanna Mercuri proposta dal consigliere andrea santoro fli.
Il CAAN al guinzaglio
Dovremmo essere giunti alle battute finali di una vicenda che ha visto Ricostruzione Democratica in prima linea in consiglio comunale per contraddire la scelta della passata amministrazione, secondo noi, scellerata, di delocalizzare il mercato ittico dallo storico luogo dove è collocato (fabbricato storico di Luigi Cosenza a piazza Duca degli Abruzzi) al CAAN di Volla. Ho già scritto sulla questione e sono intervenuto anche in consiglio comunale e su questo blog si possono trovare altri articoli (vedi tra i tanti: il caan per l’aia e le politiche di sviluppo (clikka). In particolare c’era una esigenza di carattere patrimoniale/contabile per la partecipata del Comune di avere gli operatori economici dell’ittico nel mercato di Volla gestito appunto dal CAAN che poi abbiamo risolto, con un po’ di ritardo, con il conferimento della gestione del mercato ittico al CAAN stesso. Gli operatori, purtroppo, si sono dovuti in ogni caso spostare a Volla per consentire la esecuzione di lavori prescritti dall’ASL nel fabbricato di Piazza Duca degli Abruzzi. Ovviamente, come era prevedibile c’è stato una contrasto con l’amministrazione sulla esecuzione dei lavori stessi e sulla possibilità di eseguirli senza sospendere le attività mercatali. Gli stessi operatori, costituitisi in Consorzio si erano dichiarati disposti ad eseguirli a loro cura e spese sollevando l’amministrazione da ogni onere e peso fermo ogni controllo. Su questa proposta ci avevamo anche ragionato proponendo la possibilità per l’amministrazione di fare il bando delle concessioni inserendo nel bando stesso anche la esecuzione dei lavori prescritti. In questo modo l’amministrazione avrebbe risparmiato circa 70.000,00 €. Secondo Voi come è andata a finire? Non c’è stato dubbio ha prevalso la burocrazia fine a se stessa! Abbiamo voluto caparbiamente fare i lavori a spese dei cittadini nonostante l’offerta e costringendo i mercatali a spostarsi momentaneamente a Volla. Siamo stati bravi potevamo fare la torta con la ciliegina ed invece no! E’ come quando una sta per mettere la palla in rete e c’è quello che arriva e si porta via il pallone! Ovviamente sono alla mia prima esperienza amministrativa ed in più sono condizionato dal fatto che svolgo la professione di avvocato e che nel gruppo di Ricostruzione Democratica c’è Simona Molisso avvocato e Carlo Iannello, Professore universitario di diritto pubblico e, quindi, sfortunatamente riusciamo a vedere delle cose che forse altri consiglieri che sono a digiuno di nozioni di diritto e di procedimenti amministrativi non vedono. E’ proprio una vera sfortuna ci facciamo un fegato così! Difatti, proprio non ho capito come si sia potuta respingere una proposta di operatori del settore che, ovviamente per il loro interesse di restare aperti, si sarebbero anche accollati il costo delle opere sgravando la collettività. Il tutto, ovviamente, con il rispetto del principio di imparzialità perché si sarebbe fatto comunque un bando per le concessioni con le prescrizioni. Non ho capito bene quali sarebbero stati gli inghippi burocratico/amministrativi se poi per un caso analogo e per somme assolutamente superiori, però questa volta a carico della collettività, si è autorizzato il calcio Napoli a fare dei lavori per 700.000,00 €. a carico dei cittadini “dispensandolo” anche dall’obbligo di rispettare il bando pubblico pur dovendosi spendere dei soldi pubblici (quanto ci costa il calcio clikka). Oppure in un altro caso dove si è autorizzata una associazione sportiva a trasformare il palazzetto del basket del Collana coperto in campetto di calcio scoperto (vedi Relazioni sugli impianti sportivi (clikka), oppure ancora per l’ex cinodromo di fuorigrotta trasformato, di fatto e senza l’adozione di alcun atto amministrativo della P.A. nè di un provvedimento del Tribunale fallimentare né del Mostra d’Oltremare proprietaria, in area mercatale (mercatino delle pulci) a beneficio dei “pulciai” non c’è dubbio ma anche forse a “particolare beneficio” di un pulciaio più grosso che avrebbe il compito di aprire e chiudere i cancelli assegnando i posti mi chiedo: gratuitamente? In un certo qual modo dovremmo almeno essere contenti di aver messo il CAAN al guinzaglio sperando che sia un CAAN guida altrimenti stiamo freschi.
Il risultato raggiunto per il mercato ittico rispetto a quello che la precedente amministrazione aveva, in modo così assurdo previsto, è strabiliante anche grazie all’impegno degli altri consiglieri, ovviamente in questa fase delicata continueremo a vigilare affinché non ci si perda nelle pieghe della burocrazia.
Addio a Franca Rame
All’età di 84 anni, è morta a Milano Franca Rame, di Lei ricordo la sua forza e determinazione e ricordo la sua lettera di dimissioni dal Parlamento per ragioni che dovrebbero farci pensare per la loro drammatica attualità. Sono queste persone che ci fanno sentire meno soli e ci danno la forza affinché si possa insieme provare a fare in modo che non accada più che le migliori forze del paese escano dai luoghi di decisione collettiva per lasciare spazio all’ignavia, all’ignoranza ed all’interesse personale o di parte. Grazie Franca per quello che sei stata!
Ecco il testo della lettera di dimissioni:
In verità basterebbero poche parole, prendendole a prestito da Leonardo Sciascia: «Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza, ma si è come si è».
Il grande scrittore siciliano è, in effetti, persona che sento molto vicina, (eravamo cari amici) sia per il suo impegno culturale e sociale di tutta la vita, sia perché a sua volta, nel 1983, a fine legislatura decise di lasciare la Camera dei Deputati per tornare al suo lavoro di scrittore.
Le mie motivazioni, forse, non sono dissimili dalle sue. Del resto, io mi sono sentita “prestata” temporaneamente alla politica istituzionale, mentre l’intera mia vita ho inteso spenderla nella battaglia culturale e in quella sociale, nella politica fatta dai movimenti, da cittadina e da donna impegnata. E questo era ed è il mandato di cui mi sono sentita investita dagli elettori: portare un contributo, una voce, un’esperienza, che provenendo dalla società venisse ascoltata e magari a tratti recepita dalle istituzioni parlamentari.
Dopo 19 mesi debbo constatare, con rispetto, ma anche con qualche amarezza, che quelle istituzioni mi sono sembrate impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, cioè non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato.
Nel marzo del 2006, l’Italia dei Valori mi propose di candidarmi come senatrice alle elezioni. Ho riflettuto per un mese prima di sciogliere la mia riserva, mossa da opposti sentimenti, ma alla fine ho maturato la convinzione che per contribuire a ridurre i danni prodotti al Paese dal governo retto da Silvio Berlusconi e dall’accentramento di poteri da lui rappresentato, ogni democratico dovesse impegnarsi in prima persona nell’attività politica.
Ho infine accettato, ringraziando l’On. Di Pietro per l’opportunità che mi aveva offerto, pensando, senza presunzione, che forse avrei potuto ricondurre alle urne, qualcuna o qualcuno dei molti sfiduciati dalla politica.
Ecco così che il 12 aprile 2006 mi sono ritrovata a far parte, alla mia giovane età (!!), del Senato della Repubblica carica d’entusiasmo, decisa a impegnarmi in un programma di rinnovamento e progresso civile, seguendo le proposte portate avanti durante la campagna elettorale dell’Unione, soprattutto quella di riuscire a porre fine all’enorme e assurdo spreco di denaro pubblico.
Ho così impegnato la mia indennità parlamentare per lavorare in questa direzione, anche organizzando (giugno 2006) un convegno con un gruppo di professionisti tra i più valenti, al fine di tracciare le linee di un progetto in grado di tagliare miliardi di euro di spese dello Stato nel settore dei consumi energetici, delle disfunzioni della macchina giudiziaria e dell’organizzazione dei servizi.
A questo convegno ho invitato Senatori della commissione ambiente e altri che ritenevo sensibili ai temi in discussione.
Non ne è venuto uno.
Ho inoltre presentato un disegno di legge (4 luglio 2006) con cui chiedevo che i funzionari pubblici, condannati penalmente, venissero immediatamente licenziati, trovando su questo terreno l’adesione di parlamentari impegnati nella stessa direzione, quali i Senatori Formisano, Giambrone, Caforio, D’Ambrosio, Casson, Bulgarelli, Villecco Calipari, Russo Spena e molti altri, compresi numerosi deputati.
E’ nato così il progetto delle “10 leggi per cambiare l’Italia”.
Ho anche acquistato spazi su alcuni quotidiani e sul web, per comunicare i punti essenziali di questo progetto. Ma anche questa iniziativa non ha suscitato interesse nei dirigenti dei partiti del centro sinistra.
Nei quasi due anni trascorsi in Senato, ho presentato diverse interrogazioni.
Tutte rimaste senza risposta.
Ho presentato numerosi emendamenti, ma non sono stati quasi mai accolti.
Questa, per la verità, è la sorte che capita a quasi tutti i Senatori.
In seguito a una inchiesta da me condotta sul precariato in Parlamento, sei mesi fa mi sono impegnata nella stesura di un disegno di legge (presentato 18 luglio) in difesa dei diritti dei collaboratori dei parlamentari: illegalità, evasione contributiva e sfruttamento proprio all’interno della istituzione parlamentare!
Mi sono contemporaneamente impegnata su questioni drammatiche e impellenti, quali la necessità che il ministero della Difesa riconoscesse lo status di “vittime di guerra” ai reduci dei conflitti nei Balcani, Iraq e Afghanistan, avvelenati dai residui dell’esplosione dei proiettili all’uranio impoverito.
Quanti sono i militari deceduti? Mistero.
Quanti gli ammalati ignorati senza assistenza medica né sostegno economico? Mistero. Le cifre che si conoscono sono molto contraddittorie .
Quello che si sa con certezza è che ci sono famiglie che per curare il figlio si sono dissanguate e alla morte del congiunto non avevano nemmeno i mezzi per pagare la tomba.
Anche per questa tragica campagna d’informazione ho acquistato spazi su quotidiani e web. Grazie ad alcuni media e a “Striscia la notizia” di Antonio Ricci, il problema è stato portato per quattro volte al grande pubblico: giovani reduci dei Balcani gravemente colpiti, raccontavano la tragedia che stavano vivendo. Dopo tanto insistere, finalmente il Ministro Parisi, se ne sta occupando: speriamo con qualche risultato concreto.
Posso dire serenamente di essermi, dall’inizio del mio mandato ad oggi, impegnata con serietà e certamente senza risparmiarmi.
Ma non posso fare a meno di dichiarare che questi 19 mesi passati in Senato sono stati i più duri e faticosi della mia vita.
A volte mi capita di pensare che una vena di follia serpeggi in quest’ambiente ovattato e impregnato di potere, di scontri e trame di dominio.
L’agenda dei leader politici è dettata dalla sete spasmodica di visibilità, conquistata gareggiando in polemiche esasperate e strumentali, risse furibonde, sia in Parlamento che in televisione e su i media. E spesso lo spettacolo a cui si assiste non “onora” gli “Onorevoli”.
In Senato, che ho soprannominato “il frigorifero dei sentimenti” non ho trovato senso d’amicizia. Si parla… sì, è vero… ma in superficie. Se non sei all’interno di un partito è assai difficile guadagnarsi la “confidenza”. A volte ho la sensazione che nessuno sappia niente di nessuno… O meglio, diciamo che io so pochissimo di tutti.
In Aula, quotidianamente, in entrambi gli schieramenti (meno a sinistra per via dei numeri risicati), vedi seggi vuoti con il duplicato della tessera da Senatore inserita nell’apposita fessura, con l’intestatario non presente: così risulti sul posto, anche se non voti e non ti vengono trattenuti 258 euro e 35 centesimi per la tua assenza, dando inoltre la possibilità ai “pianisti” di votare anche per te, falsando i risultati.
Questo comportamento in un Paese civile, dove le leggi vengono applicate e rispettate, si chiama “truffa”.
La vita del Senatore non è per niente comoda e facile per chi voglia partecipare seriamente ed attivamente ai lavori d’Aula.
Oltre l’Aula ci sono le commissioni. Ne ho seguite quattro: Infanzia, Uranio impoverito, Lavori pubblici e comunicazione, Vigilanza Rai.
A volte te ne capitano tre contemporaneamente e devi essere presente ad ognuna o perché è necessario il numero legale o perché si deve votare.
E’ la pazzia organizzata!
Se queste riunioni si facessero via web si ridurrebbero i tempi e si potrebbe arrivare velocemente alle conclusioni, ma l’era del computer non ha ancora toccato i vertici dello Stato!
E tutto questo attivismo produce un effetto paradossale: la lentezza.
Si va lenti… “lenti” in tutti i sensi.
Nel nostro Parlamento l’idea del tempo è quella che probabilmente hanno gli immortali: si ragiona in termini di ere geologiche, non certo sulla base della durata della vita umana e degli impellenti bisogni della gente.
Oltretutto mi sento complice di una indegnità democratica. Stiamo aspettando da 19 mesi, che vengano mantenute le promesse fatte in campagna elettorale. Non è stata ancora varata, ad esempio, la legge sul conflitto d’interessi, e ritengo questo ritardo gravissimo. Non è stata liberata la Rai dai partiti, non è stato fissato un antitrust sulle televisioni, mentre in compenso tutte le leggi del governo Berlusconi, assai criticate anche all’estero, sono in vigore, il falso in bilancio continua a essere depenalizzato, la ex Cirielli continua a falcidiare migliaia di processi. Contemporaneamente il governo ha bloccato il processo sul sequestro di Abu Omar sollevando due conflitti d’attribuzione davanti alla Corte costituzionale. E ha creato i presupposti perché al Pubblico Ministero Luigi De Magistris vengano tolte le indagini su politici di destra e di sinistra e il Giudice Clementina Forleo venga fatta passare per esaltata e bizzarra.
Nonostante gli impegni programmatici sulla legge Bossi-Fini e sui Centri di permanenza temporanea, che sarebbe più appropriato definire centri di detenzione, dove sono negati i diritti più elementari, non ci sono novità.
Ora stiamo aspettando anche in Senato il disegno di legge che vieta ai giornali di pubblicare le intercettazioni e gli atti d‘indagini giudiziarie, già votato alla Camera da 447 deputati, con soli 7 astenuti e nessun contrario.
Come andrà in Senato?
In tante occasioni ho fatto prevalere, sui miei orientamenti personali la lealtà al governo e allo schieramento in cui sono stata eletta, ma questa volta non potrei che votare contro.
Il Paese si trova in gran difficoltà economica: disoccupazione, precarietà, caro vita, caro affitti, caro tutto… pane compreso.
Che dire della lontananza sconvolgente che c’è tra il governo e i reali problemi della popolazione?
E che dire dei 1030 morti sul lavoro nel solo 2007 (cifra peraltro destinata a crescere con la stabilizzazione dei dati Inail) Ben venga il disegno di legge del ministro Damiano e il nuovo Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro.
Non è mai troppo tardi.
Solo un po’…
Che dire dell’indulto di “tre anni” approvato con una maggioranza di 2/3 del Senato, con l’appoggio di UDC, Forza Italia e AN?
Era certamente indispensabile alleggerire il disumano e incivile affollamento delle carceri, ma con un criterio che rispondesse davvero al problema nella sua essenza, con un progetto di riforma strutturale del sistema penitenziario, con il coinvolgimento delle innumerevoli associazioni del volontariato privato-sociale, che storicamente operano sul territorio nazionale e locale.
A migliaia si sono trovati per strada e molti senza un soldo né una casa, né tanto meno un lavoro. Dodici donne italiane e straniere furono dimesse dal carcere di Vigevano a notte fonda in piena e desolata campagna!
La notte stessa e nei mesi a seguire, circa il 20% degli scarcerati è ritornata in cella. Sono anni che le carceri scoppiano… nessuno ha mai mosso un dito. Di colpo arriva l’indulto!
E’ difficile non sospettare che il vero obiettivo di questa legge proposta dal governo, fosse soprattutto quello di salvare, in fretta e furia, dalla galera importanti e noti personaggi incriminati, industriali e grandi finanzieri, e soprattutto politici di destra e qualcuno anche di sinistra…
Che dire dei deputati e senatori condannati e inquisiti che ogni giorno legiferano e votano come niente fosse?
Che dire di una finanziaria insoddisfacente alla quale siamo stati obbligati a dare la fiducia, altrimenti non avrebbe avuto i voti per passare?
Che dire del consenso dato dal governo Prodi nel 2006 e riconfermato, “di persona” dal Presidente Napolitano a Bush nel 2007, per la costruzione della più grande base americana d’Europa a Vicenza?
Gli impegni presi da Berlusconi sono stati mantenuti.
I vicentini hanno diritto di manifestare in centinaia di migliaia, con la solidarietà di molti italiani, ma non di ottenere attenzione e rispetto delle proprie ragioni.
Che dire del costante ricatto, realizzato da questo o quel onorevole, di far cadere il governo per cercare di ottenere privilegi o cariche?
Quante volte, per non farlo cadere, ‘sto benedetto governo, ho dovuto subire il ricatto e votare contro la mia coscienza?
Troppe. Tanto da chiedermi spesso: “Cosa sono diventata? La vota rosso-vota verde?”
La prima volta che ho sentito forte la necessità di allontanarmi da questa politica svuotata di socialità, è stato proprio con il rifinanziamento delle missioni italiane “di pace” all’estero. Ero decisa a votare contro, ma per senso di responsabilità, e non mi è stato facile, mi sono dovuta ancora una volta piegare.
E non mi è piaciuto proprio. Credo che il mio malessere verso queste scelte sia ampiamente condiviso dai molti cittadini che hanno voluto questo governo, e giorno dopo giorno hanno sentito la delusione crescere, a seguito di decisioni sempre più distanti da loro, decisioniche li hanno alla fine, allontanati dalla politica.
In queste condizioni non mi sento di continuare a restare in Senato dando, con la mia presenza un sostegno a un governo che non ha soddisfatto le speranze mie e soprattutto quelle di tutti coloro che mi hanno voluta in Parlamento e votata.
La prego quindi signor Presidente di mettere all’ordine del giorno dell’Assemblea le mie irrevocabili dimissioni.
Non intendo abbandonare la politica, voglio tornare a farla per dire ciò che penso, senza ingessature e vincoli, senza dovermi preoccupare di maggioranze, governo e alchimie di potere in cui non mi riconosco.
Non ho mai pensato al mio contributo come fondamentale, pure ritengo che stare in Parlamento debba corrispondere non solo a un onore e a un privilegio ma soprattutto a un dovere di servizio, in base al quale ha senso esserci, se si contribuisce davvero a legiferare, a incidere e trasformare in meglio la realtà. Ciò, nel mio caso, non è successo, e non per mia volontà, né credo per mia insufficienza.
E’ stato un grande onore, per il rispetto che porto alle Istituzioni fondanti della nostra Repubblica, l’elezione a Senatrice, fatto per il quale ringrazio prima di tutto le donne e gli uomini che mi hanno votata, ma, proprio per non deludere le loro aspettative e tradire il mandato ricevuto, vorrei tornare a dire ciò che penso, essere irriverente col potere come lo sono sempre stata, senza dovermi mordere in continuazione la lingua, come mi è capitato troppo spesso in Senato.
Mi scuso per la lunga lettera, signor Presidente, ma sono stata “in silenzio” per ben 19 mesi! Roba da ammalarmi!
Prima di accomiatarmi non posso non ricordare quelle colleghe e colleghi di gran valore intellettuale e politico che ho avuto l’onore di conoscere. Tra questi una particolare gratitudine va ad Antonio Boccia, che fin dall’inizio mi ha tenuta sotto la sua ala protettrice con amichevole affetto, consigliandomi e rincuorandomi nei momenti difficili.
Un pensiero particolare al Ministro Di Pietro e i Senatori di Italia dei Valori e a chi ha dimostrato simpatia nei miei riguardi.
Rimane il rammarico di non aver potuto frequentare, se non rarissime volte, i colleghi oltre le mura del Senato.
Infine un ringraziamento sentito alla Senatrice Binetti e al Senatore Tomassini che con grande umanità hanno superato le ideologie che ci dividono, per soccorrere uniti, un bimbo di 6 anni in grande difficoltà.
Augurandomi che Lei possa comprendere le mie motivazioni, desidero ringraziarLa per la gentilezza e disponibile accoglienza che mi ha accordato.
La saluto con stima sincera
Franca Rame
Gentile Presidente Marini,
con questa lettera Le presento le mie dimissioni irrevocabili dal Senato della Repubblica, che Lei autorevolmente rappresenta e presiede.
Una scelta sofferta, ma convinta, che mi ha provocato molta ansia e anche malessere fisico, rispetto la quale mi pare doveroso da parte mia riepilogare qui le ragioni.
Ricostruzione Democratica sulle maestre a sostegno della giunta De Magistris
Trascrivo il post dell’ex assessore Marco Esposito che leggo oggi su FB, ed incollo in calce i link dei post che scrissi all’epoca in favore dell’amministrazione De Magistris che ebbe il merito di adottare la difficile scelta, da noi sostenuta sin dall’inizio (senza se e senza ma!) e che portò alle dimissioni del Direttore Generale Silvana Riccio che si rifiutò di firmare i contratti di assunzione a tempo determinato delle circa 300 maestre. Ciò a dimostrazione del fatto che noi di Ricostruzione Democratica non abbiamo preconcetti ma preferiamo scendere nel merito delle questioni e siamo pronti ad assumerci le responsabilità, (e, come qualcuno dice, a sporcarci le mani) avendo studiato e compreso bene le questioni nell’interesse dei cittadini!
Marco Esposito
CORTE DEI CONTI: GIUSTO ASSUMERE LE MAESTRE
La Corte dei Conti della Campania ha stabilito che il Comune non ha commesso alcun reato nell’assumere le 282 maestre all’inizio dell’anno scolastico 2012-2013, nonostante il quel momento sul Comune di Napoli vigesse il divieto di assumere chiunque, quale penale per aver superato nel 2011 il tetto del 50% alla spesa per il personale tra ente centrale e partecipate. La certificazione del superamento del tetto del 50% era arrivata a giugno 2012 e aveva portato, tra le diverse conseguenze, l’impossibilità di rinnovare contratti a termine per dirigenti e tecnici, che a luglio lasciarono in massa il Comune.
Subito dopo, nel settembre 2012, scoppiò il caso delle maestre a termine, quelle che vengono assunte anno per anno, e ci fu uno scontro fortissimo tra chi, come il direttore generale Silvana Riccio e i dirigenti comunali del ramo, sosteneva che il vincolo alle assunzioni non fosse superabile in alcun modo, e chi, con in testa il sindaco Luigi de Magistris, voleva assumere le maestre anche per affermare il principio che un diritto costituzionalmente garantito, come l’istruzione, non può essere impedito da una sanzione.
La Riccio prima si dimise, poi ci ripensò e fu allontanata, quindi si è rivolta a un avvocato e ha fatto causa al Comune. Al suo posto fu nominato Attilio Auricchio e le 282 maestre furono assunte (a termine).
La Corte dei Conti, ovviamente, ha aperto un’inchiesta e in pratica ha osservato che ci sono momenti in cui – quando amministri una città – come ti muovi sbagli: se assumi le maestre violi la legge, se non le assumi offendi la Costituzione e i cittadini che ti hanno eletto per amministrare. La Corte dei Conti della Campania ha dato ragione a de Magistris (e alla sua giunta).
La nostra delibera, del resto non era scritta a casaccio: la spesa per l’assunzione delle maestre era ammortizzata da altri risparmi e motivata con l’oggettiva impossibilità di garantire il servizio di asilo a tempo pieno in altra maniera.
Adesso mi auguro che l’intervento della Corte dei Conti sia l’occasione per riflettere tutti non tanto sulle difficoltà nelle quali si è trovato a operare de Magistris (quelle la città le conosceva, altrimenti non lo avrebbe eletto) quanto nel coraggio mostrato lavorando ai limiti della legge, pur di garantire la città. L’immagine di una Giunta impegnata a organizzare feste e festicciole mentre la città affonda, francamente, è lontanissima dalla realtà.
riccio e la tagliola del patto di stabilità (clikka)
asili maestre e direttore generale (clikka)
La piaga degli affidi diretti
Il tema della imparzialità della P.A. passa attraverso i bandi pubblici e le procedura di evidenza pubblica. Ogni volta che si deve decidere a chi dare un bene pubblico ovvero a chi affidare un servizio pubblico o dare un contributo, per evitare qualsivoglia sospetto e rispettare la legge nazionale ed europea, occorre procedere con bandi e gare a cui tutti devono avere la possibilità di partecipare senza se e senza ma! Noi di Ricostruzione Democratica quando incontriamo un caso di mancata osservanza della normativa dei bandi e procedure di evidenza pubblica (Dlgs. 163/2006) non fondata su precise e comprensibili cause ammesse dalla legge, sembrerà strano, ma ci scandalizziamo e ci indignamo! Pensiamo che chi amministra deve essere come la moglie di cesare al di sopra di ogni sospetto. Ciò, inoltre, credo favorisca anche il mercato perché la libera e pari concorrenza di tutti i cittadini e gli operatori è garanzia affinché solo i migliori possano vincere ed inoltre assicura la migliore collocazione del bene nell’interesse pubblico. Ecco alcuni esempi che mi sono capitati sotto mano tra la passata e la presente amministrazione: Affido diretto scandone2012 (clikka) affido diretto scandone2011 (clikka) affido diretto collana 2011 (clikka) affido diretto polifunzionale 2011 (clikka). Da notare che gli affidi della passata amministrazione sono tutti adottati nella prossimità della scadenza del mandato. In questi giorni stiamo anche pensando che per lo Stadio San Paolo per evitare il consolidamento di posizioni contrattuali forti si potrebbe pensare di mettere a bando tutti i servizi connessi all’uso che verrebbe in ogni caso riservato alla massima squadra: buvette, palestre, parcheggi (allo stato non utilizzati), are commerciali, pubblicità e sponsorizzazioni, etc etc, andando verso un modello di gestione mista tra società calcio napoli ed altri privati che potrebbero offrire di più.
Per comprendere tutto il tema vedi pure
https://gennaroespositoblog.com/2013/05/25/scandone-palabarbuto-e-polifunzionale/
https://gennaroespositoblog.com/2013/05/22/i-cittadini-lo-sport-e-gli-impianti-sportivi-comunali/
https://gennaroespositoblog.com/2013/05/25/chi-ha-guadagnato-con-bruce-springsteen/
Taranto chiama Bagnoli! Chi risponde?
Noi tre consiglieri comunali di Ricostruzione Democratica su Bagnoli abbiano detto e fatto tutto quello che ci era possibile fare. Su questo Blog, ma anche su quelli di Simona Molisso e di Carlo Iannello, con una semplice ricerca si trovano molti interventi e proposte sul sito tanto disgraziato della nostra città. Eppure, non si può fare a meno di parlare ancora di Bagnoli per le evidenti contraddizioni e per l’evidente simile destino con l’ILVA di Taranto. E’, infatti, da qualche giorno che si sente parlare dell’azione della Procura di Taranto e del sequestro del patrimonio dei RIVA in ossequio al principio, che in tutti i modi stiamo cercando di portare avanti in Consiglio, “CHI INQUINA PAGA”. Ebbene, basta leggere il decreto di sequestro dell’area di Bagnoli emesso il mese scorso dal Tribunale di Napoli per capire che mentre a Taranto la Procura va avanti cercando di applicare questo principio, a Napoli la complessità è tale che forse il quadro non è ancora del tutto chiaro. Eppure nel decreto di sequestro che forse non molti hanno avuto modo di studiare, tra le tante cose interessanti si legge: “Da ultimo, per completezza di valutazione, al fine di evidenziare come risulti assolutamente Illogico prevedere un intervento stralcio che preveda lo bonifica dei litorali prima della rimozione delle principali cause di inquinamento, giova segnalare un particolare che, pur non avendo formato oggetto di attuali approfondimenti ed investigazioni, è agevolmente desumibile, in tutta lo sua gravità, dal verbale della conferenza di servizi decisoria del 5 luglio 2011. In particolare, compulsando con attenzione detto verbale si intende che il Ministero ebbe a valutare il progetto di bonifica dei terreni della CEMENTIR spa.
Si tratta di una azienda, che per quello che è possibile comprendere da detto verbale, non risulta interessata dalle dismissioni industriali affidate alle Bagnoli futura, ma che pure insiste nell’area in esame e, in conseguenza del massivo inquinamento dei propri terreni, inquina lo falda sottostante, recapitando in mare robuste dosi di inquinanti. Orbene, giova ribadire che non è allo stato noto quale sia l’esito delle operazioni di bonifica prescritte alla Cementir. Pare però innegabile che al momento in cui fu progettato ed approvato il piano stralcio proposto dal Commissariato per lo emergenza bonifiche, le acque del mare (e quindi i relativi litorali) risultassero ampiamente contaminate anche da tale fonte di inquinamento….“. Ebbene, oggi la Repubblica descrive con dovizia di particolari cosa hanno fatto i RIVA, per sfuggire al sequestro dei loro beni mettendo in piedi una serie di trust in paradisi fiscali. Mi chiedo cosa stiamo aspettando noi amministrazione comunale e cosa stia aspettando la Procura per verificare la percorribilità di una strada simile a quella intrapresa dalla coraggiosa Procura Tarantina. Cosa aspettiamo che sparisca la CEMENTIR come è accaduto per la FINTECNA e la CIMIMONTUBI? Non è possibile immaginarci una strada simile a quella di Taranto?NELLE carte dei magistrati di Taranto e Milano c’è la storia di un Grande Inganno.
Scandone, Palabarbuto e Polifunzionale
Nell’ottica della più ampia trasparenza dell’azione politico/amministrativa che sto conducendo per assolvere al mio mandato di Consigliere Comunale metto a disposizione la relazione (clikka) che ho redatto in seguito al sopralluogo che ho condotto presso gli impianti Scandone, Palabarbuto e Polifunzionale di Soccavo. Una piccola considerazione: dopo due anni di amministrazione credo siamo ancora lontanissimi dalla trasparente, afficace ed efficiente gestione di queste strutture.
Spesso mi chiedo se servirà mai a qualcosa ciò che sto facendo. Durante questi due anni ho la sensazione che ognuno tende a mantenere le sue posizioni di privilegio, conquistate non si sa in che modo, fregandosene del bene e dell’interesse pubblico e sopratutto senza vergognarsene tanto che penso che la vergogna è un sentimento sconosciuto ai napoletani.
Consiglio la lettura del documento che è interessante per chi vuole essere cittadino.
vedi anche sui sopralluoghi:
Sopralluogo sullo stadio Collana, San Paolo e Piscine napoletane (clikka)
Chi ha guadagnato con Bruce Springsteen
Dico subito, che tutto sommato ho cambiato idea sui concerti in piazza plebiscito che, a precise e trasparenti condizioni, si potrebbero fare. Dico, inoltre, che ho aderito al progetto De Magistris, impegnandomi in politica in prima persona, per la prima volta, perché ho creduto che la sua figura fosse di garanzia dei principi di imparzialità, buona andamento dell’amministrazione e della trasparenza dell’azione amministrativa. Tutta la mia azione di indirizzo e controllo politico/amministrativo è incentrata su questi principi nei quali credo, non per spirito semplicemente legalitario, ma per un più profondo senso di giustizia sociale. La mia esperienza professionale e di vita è ricca di ingiustizie e privilegi contro cui ho dovuto combattere (ed ancora combatto) per farmi spazio. Qualche giorno fa ho già espresso la mia opinione sul concerto in piazza plebiscito di bruce springsteen (clikka), spiegando quali sono i principi che secondo me sono stati travalicati. Al netto di tutte le polemiche sollevate dal Sovraintendente, che si è svegliato dal sonno troppo tardi, credo che ci dovremmo fare delle domande. Prima però è il caso di pubblicare la delibera di giunta n. 382 del 20.05.2013 (clikka), con la quale si è affidata Piazza Plebiscito alla Veragency s.r.l. gratuitamente (chi volesse può consultare lo statuto veragency clikka e la visura soci veragency clikka) la quale è la medesima società che ha organizzato i concerti di ligabue e pausini (clikka) su cui ho già scritto a tempo debito (piazza plebiscito ed i concerti clikka piazza plebiscito e l’anticamera dell’insula clikka). Tornando alle domande:
1) Perché si è scelta la veragency s.r.l. con procedura diretta e non con bando pubblico? Ciò è consentito dalla legge?
2) quanto ha guadagnato la veragency s.r.l. e, quindi, i soci Sigg.ri Lino Rocco, Lino Veronica e Lino Nicola?
3) quanto ha guadagnato Napoli?
4) quanto ha speso l’amministrazione per l’evento sia pure indirettamente?
5) perché la delibera di giunta 382 è stata confezionata in prossimità dell’evento il 20.05.2013, quando si sapeva da mesi la data del concerto?
La cd. COSAP per la piazza era stimata in €. 10,00 al mq. al giorno la piazza è 25.000 mq. quindi la veragency ha rispsrimiato €. 250.000,00 al giorno ditemi se è poco per un comune disastrato!!
Devo dire che è stato difficilissimo avere la delibera 382/2013. In tutta la campagna elettorale ho sempre detto che dovevamo marcare le differenze e la stessa cosa dico ancora oggi in consiglio comunale. L’istituzione attraverso il Servizio del Cerimoniale nonostante il Comune avesse dato gratuitamente la piazza, non era in possesso di biglietti per le cd. “autorità”. I consiglieri, per avere i biglietti, dovevano chiedere una sorta di piacere personale. Non so quanti consiglieri siano andati al concerto gratis io ho preferito vedere, quasi in contemporanea, il Rigoletto al San Carlo a pagamento!
Il Parlamento e la lobby della Mediazione obbligatoria
Che le lobby hanno una influenza sui nostri parlamentari è evidente altrimenti non ci spieghiamo come mai escano dei provvedimenti che non sono affatto in favore della cittadinanza ma sono il frutto di pressioni che si esercitano addirittura fuori dalle stanze delle commissioni. Orbene, ho già scritto un post per aver saputo che il governo letta ha in agenda la mediazione obbligatoria (mediazione obbligatoria il governo letta a servizio delle lobby (clikka). Ebbene, credo che il fenomeno della mediazione obbligatoria sia un esempio ancora più incalzante. Se penso poi che la moglie di Angelino Alfano (fervente sostenitore della mediazione obbligatoria), l’avvocatessa Tiziana Miceli, appena introdotta la legge, e prima della pronuncia della Santa Corte Costituzionale che l’ha dichiarata illegittima, è corsa alla ADR (iscritta al n. 3 dell’albo nazionale dei mediatori) a fare il corso per diventare “mediatricessa” allora due più due fa quattro. Cosa dire occorre fare pressione e fare in modo che i parlamentari sappiano che li guardiamo a vista! Inviate ad ogni Parlamentare una mail per farglielo sapere e per chiedere di conoscere cosa ne pensano loro della mediazione obbligatoria, facciamoli uscire allo scoperto. Fino ad oggi mi hanno risposto solo due parlamentari del M5S: Angelo Tofalo ed Andrea Colletti che mi hanno dichiarato di essere contrari alla mediazione obbligatoria. Gli altri parlamentari che fanno hanno paura o sono stati comprati dalle lobby? la domanda sorge spontanea dopo aver visto il servizio delle Iene.
mediazione obbligatoria ricordiamoci di questi parlamentari
Di seguito il servizio allucinante delle iene da cui si evince che i parlamentari sarebbero addirittura comprati a suon di bigliettoni mensili!
Il servizio delle Iene sulle lobby in parlamento
di seguito gli indirizzi e-mail dei parlamentari mandate una mail anche voi …
amato_maria@camera.it;castricone_a@camera.it;dincecco_v@camera.it;ginoble_t@camera.it;gutgeld_i@camera.it;legnini_g@camera.it;melilla_g@camera.it;distefano_fabrizio@camera.it; piccone_f@camera.it;tancredi_p@camera.it;colletti_a@camera.it;delgrosso_d@camera.it; vacca_g@camera.it; battaglia_d@camera.it;bindi_r@camera.it;bruno_vincenza@camera.it;censore_b@camera.it; covello_s@camera.it;dattorre_a@camera.it;magorno_e@camera.it;oliverio_n@camera.it; stumpo_n@camera.it;bianchi_d@camera.it;galati_g@camera.it;santelli_j@camera.it; scopelliti_r@camera.it;cesa_l@camera.it;barbanti_s@camera.it;dieni_f@camera.it; nesci_d@camera.it;parentela_p@camera.it;aiello_f@camera.it;bruno_franco@camera.it;
agostini_roberta@camera.it;bossa_l@camera.it;
epifani_e@camera.it;impegno_l@camera.it;manfredi_massimiliano@camera.it;palma_g@camera.it;paolucci_m@camera.it;
piccolo_s@camera.it;piccolo_giorgio@camera.it;rostan_m@camera.it;tartaglione_a@camera.it; vaccaro_g@camera.it;valente_valeria@camera.it; migliore_g@camera.it;scotto_arturo@camera.it;
formisano_aniello@camera.it;alfano_g@camera.it;calabro_r@camera.it;castiello_g@camera.it; cesaro_l@camera.it;marotta_a@camera.it;
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da Il Mattino Nazionale del 20.05.2013
ROMA – Chi sa qualcosa sui parlamentari pagati da multinazionali, come si afferma ne “Le Iene”, farebbe bene a denunciare questi comportamenti «gravissimi».
Lo afferma il presidente del Senato Pietro Grasso. «Io – aggiunge – mi adopererò per fornire agli inquirenti nel più breve tempo tutte le informazioni che riterranno utili alle indagini».
«Dalle anticipazioni giornalistiche in merito al servizio delle Iene su deputati e senatori che, nelle scorse legislature, sarebbero stati pagati da multinazionali per operare modifiche favorevoli ai disegni di legge in discussione – si legge in una nota di Palazzo Madama – emerge la denuncia di un comportamento che, se provato, sarebbe gravissimo». «Purtroppo – aggiunge – la natura di denuncia, anonima nella fonte e nei destinatari, rende difficile procedere all’accertamento della verità. Spero quindi che gli autori del servizio e il cittadino informato di fatti così gravi provvedano senza indugio a fare una regolare denuncia alla Procura, in modo da poter accertare natura e gravità dei fatti contestati». «Da parte mia – continua Grasso – assicuro che mi adopererò per fornire agli inquirenti nel più breve tempo tutte le informazioni che riterranno utili alle indagini».
«Giorni fa ho evidenziato l’esigenza di una legge che disciplini, in maniera chiara e trasparente, l’attività lobbistica che al momento, seppur sempre presente, si muove in maniera nascosta». Lo afferma il presidente del Senato Pietro Grasso commentando, in una nota, la notizia de ‘Le Ienè di parlamentari pagati da multinazionali.
«Ho dimostrato di considerare la lotta alla corruzione un’assoluta emergenza depositando, il mio primo giorno da senatore, un ddl con »Disposizioni in materia di corruzione, voto scambio, falso in bilancio e riciclaggio« , che martedì sarà preso in esame dalla Commissione Giustizia del Senato». Lo dice Pietro Grasso in una nota. «Spero che divenga presto legge dello Stato – aggiunge Grasso – e che si possa cogliere l’occasione per introdurre nel testo un reato specifico per il traffico di influenze illecite nell’attività parlamentare che renda più facile punire i comportamenti denunciati dal servizio televisivo».
Il nostro no alla Giunta De Magistris
Una foto sbiadita. Oggi (15.05.2013) il nostro voto al consuntivo 2012 è stato sofferto ho ancora il segno di ciò che abbiamo provato nella difficile decisione che abbiamo adottato. Noi di Ricostruzione Democratica abbiamo bocciato il consuntivo 2012, un bilancio tutto di questa gestione. Mi dicono che scrivo troppo, pertanto, i motivi li potrete sentire e vedere dal video che posto relativo ai nostri interventi in Consiglio Comunale. Trenta i voti favorevoli per il bilancio e sono venuti da, IDV, FED e tre new entri, SEL, UDC e CD (centro democratico quello di Nello Formisano). Il PD, invece, è stato più morbido (della serie entro o non entro in giunta) e si è astenuto. Il significato di quello che è accaduto potrebbe essere l’imminente rimpasto di giunta che si allarga ad altre forze speriamo non sia una sorta di restaurazione. La reazione del Sindaco nei nostri confronti la leggo dall’ANSA che riporto: DE MAGISTRIS: GRUPPO RD NON ALL’ALTEZZA CON IL LORO VOTO HANNO ROTTO IL PATTO ELETTORALE CON IL SINDACO (ANSA) NAPOLI, 15 MAG – “Il gruppo di Ricostruzione democratica ha dimostrato di non essere all’altezza di una sfida così importante“. Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris in relazione al voto contrario espresso dal gruppo consiliare nella votazione del rendiconto 2012. Il sindaco, sottolineando “la tenuta significativa della maggioranza e il contributo venuto anche da parte di altri settori”, ha definito “brutto” il voto dei consiglieri Iannello, Molisso ed Esposito. “Con il voto contrario – ha detto de Magistris – hanno rotto il patto elettorale con il sindaco perché – ha spiegato – sono stati eletti solo grazie al premio di maggioranza del sindaco“. Mi dispiace leggere queste parole e di nuovo la storia che siamo stati eletti grazie al sindaco come fosse un premio. In realtà credo che abbiamo ampiamente dimostrato di lavorare sodo e di sentire tutto il peso e la responsabilità verso i cittadini che hanno dato fiducia ad un sindaco “rivoluzionario” che doveva rompere con le vecchie logiche ed invece …. se avete voglia di capire guardatevi gli interventi da dove si comprendono bene i motivi del nostro voto contrario. Ho ancora l’amaro in bocca …
L’intervento di Simona Molisso, sui debiti fuori bilancio, all’1:23:48 e la dichiarazione di voto di RD sempre sui debiti fuori bilancio al 2:02:40 a seguire il mio intervento al 3:40:03 sul bilancio consuntivo
La continuazione del mio intervento e poi quello di Carlo Iannello al 6:38
Il Bilancio consuntivo 2012
Come l’anno scorso pubblico la delibera di giunta 299/2013 (clikka) che approva il bilancio consuntivo 2012 e che verrà nei termini sottoposto all’approvazione del Consiglio Comune. Per il momento non ho ancora la relazione del Collegio dei Revisori i tecnici di buona voltà potranno dilettarsi e, semmai, darmci qualche suggerimento. Allego anche le schede tecniche (clikka).
Fiducioso per i suggerimenti resto in attesa.
Giuseppe Di Vittorio: Buon 1° Maggio
Nel giorno della festa del lavoro mi piace ricordare la lettera di Giuseppe Di Vittorio (che in collo in calce). Ecco i fatti che la generarono: Siamo a Cerignola, la vigilia di Natale del 1920, e a casa di Giuseppe Di Vittorio arriva un cesto-dono offerto dal conte Giuseppe Pavoncelli, proprietario terriero e signorotto del paese, nonché spesso controparte delle locali battaglie sociali del sindacalista pugliese. E per questo, da lui chiamato “il Principale”. La missiva motiva il rifiuto sofferto di quel dono, in un’epoca di povertà assoluta per la sua famiglia. A lungo inedita, è stata ritrovata durante un sopralluogo dagli sceneggiatori che stavano preparando il film sul leader sindacale, morto più di cinquant’anni fa. Ora, è custodita a Cerignola (Foggia) a “Casa Di Vittorio”, il progetto-contenitore diretto da Giovanni Rinaldi. La lettera parla da sé. Trasuda etica, dignità e reciproco rispetto tra “signori” d’altri tempi. Si direbbe lontana anni luce dall’odierna realtà, quotidianamente raccontata dalle cronache d’ogni dove. E rivela il raffinato senso politico-diplomatico di Giuseppe Di Vittorio, che con la richiesta finale della “stessa persona”, per il ritiro del dono, in un ideale scorrere al contrario dell’immagine, cerca di cancellare ogni traccia del fatto e di considerarlo come mai accaduto…. Questa lettera rappresenta la dignità del lavoro e del lavoratore!
“Egregio Sig. Preziuso, In mia assenza, la mia signora ha ricevuto quel po’ di ben di Dio che mi ha mandato. Io apprezzo al sommo grado la gentilezza del pensiero del suo Principale ed il nobile sentimento di disinteressata e superiore cortesia cui si è certamente ispirato. Ma io sono un uomo politico attivo, un militante. E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali anche perché – in gran parte – è fatta di esagerazioni e di insinuazioni, specialmente in un ambiente – come il nostro – ghiotto di pettegolezzi più o meno piccanti. Io, Lei ed il Principale, siamo convinti della nostra personale onestà ma per la mia situazione politica non basta l’intima coscienza della propria onestà. E’ necessaria – e Lei lo intende – anche l’onestà esteriore. Se sul nulla si sono ricamati pettegolezzi ripugnanti ad ogni coscienza di galantuomo, su d’una cortesia – sia pure nobilissima come quella in parola – si ricamerebbe chi sa che cosa. Sì che, io, a preventiva tutela della mia dignità politica e del buon nome di Giuseppe Pavoncelli, che stimo moltissimo come galantuomo, come studioso e come laborioso, sono costretto a non accettare il regalo, il cui solo pensiero mi è di pieno gradimento. Vorrei spiegarmi più lungamente per dimostrarle e convincerla che la mia non è, non vuol essere superbia, ma credo di essere stato già chiaro. Il resto s’intuisce. Perciò La prego di mandare qualcuno, possibilmente la stessa persona, a ritirare gli oggetti portati. Ringrazio di cuore Lei ed il Principale e distintamente per gli auguri alla mia Signora….“
(Dev.mo Giuseppe Di Vittorio)
Da Wikipedia: Giuseppe Di Vittorio
Gli anni giovanili
Figlio di braccianti agricoli che lavoravano la terra dei marchesi Rubino-Rossi di Cerignola. Costretto a fare il bracciante, a causa della morte del padre per un incidente sul lavoro nel 1900, dopo avere appena imparato a leggere e scrivere sommariamente, teneva un quaderno in cui annotava termini ignoti che udiva, mettendo da parte faticosamente i soldi per acquistare un vocabolario. Già negli anni dell’adolescenza, a 12 anni circa, aveva iniziato un’intensa attività politica e sindacale con Aurora Tasciotti; a 15 anni fu tra i promotori del Circolo giovanile socialista della città, mentre nel 1911 passò a dirigere la Camera del Lavoro di Minervino Murge.
Famiglia
Di Vittorio si sposò due volte: la prima con Carolina Morra, sindacalista e bracciante, dalla quale ebbe i figli Baldina e Vindice; dopo essere rimasto vedovo si risposò con la giovane giornalista Anita Contini, che aveva trent’anni meno di lui.
Di Vittorio sindacalista
Al centro dei problemi del lavoro c’era allora in Italia, come oggi, la questione meridionale. Nel 1912 Di Vittorio entrò nell’Unione Sindacale Italiana, arrivando in un anno nel comitato nazionale. Così come alcuni membri del sindacalismo rivoluzionario egli fu “interventista” riguardo alla prima guerra mondiale, a detta di Randolfo Pacciardi, smentito da Di Vittorio stesso in un’intervista a Felice Chilanti.[1]
Di Vittorio, a cui amici ed avversari riconobbero unanimi un grande buonsenso ed una ricca umanità, seppe farsi capire, grazie al suo linguaggio semplice ed efficace, sia dalla classe operaia, in rapido sviluppo nelle città, sia dai contadini ancora fermi ai margini della vita economica, sociale e culturale del Paese. Lui stesso era un autodidatta, entrato nella lotta sindacale e politica giovanissimo, inizialmente come socialista e successivamente come comunista, dal 1924, tre anni dopo la scissione di Livorno del 1921.
L’entrata in politica con il Partito Socialista, il Fascismo e la clandestinità comunista
La elezione a deputato avviene in circostanze del tutto eccezionali. Esse ci offrono un quadro della situazione non solo personale, ma ci indicano lo scontro sociale in atto tra la fine del 1920 e la metà del 1921. Grazie alla conoscenza di Giuseppe Di Vagno in Puglia, che lo presenta poi aBruno Buozzi, allora entrambi membri del Partito Socialista Italiano al Parlamento, diventa anche lui membro del PSI. Con lo stesso gruppo nel1921 viene eletto deputato mentre è detenuto nelle carceri di Lucera. In seguito avrebbe diretto anche la Camera del Lavoro di Bari, dove organizzò la difesa della sede dell’associazione, sconfiggendo gli squadristi fascisti di Caradonna insieme con ex ufficiali legionari di Fiume, socialisti, comunisti, anarchici e Arditi del Popolo. Con la scissione di Livorno, aderisce al Partito Comunista Italiano, dove rimarrà tutta la vita.
Con l’avvento del Fascismo in Italia e disciolti tutti i partiti e i sindacati, viene condannato dal tribunale speciale fascista a 12 anni di carcere, nel1925 riuscì a fuggire in Francia dove aveva rappresentato la disciolta Confederazione Generale Italiana del Lavoro nell’Internazionale dei sindacati rossi. Dal 1928 al 1930 soggiornò in Unione Sovietica e rappresentò l’Italia nella neonata Internazionale Contadina per poi tornare a Parigi ed entrare nel gruppo dirigente del PCI clandestino. In questo periodo iniziarono i primi dissapori con il segretario del PCI sulla figura guida di Stalin del ‘Movimento operaio internazionale’ e sul suo diktat, accettato da Togliatti, contro i ‘socialfascisti‘. Di Vittorio quindi si pose contro la similitudine voluta da Stalin nell’equiparare il Nazifascismo alla Socialdemocrazia, anche perché considerava l’unità politica della sinistra (socialisti e comunisti) ancora attuale, in nome di un socialismo democratico, marxista ma rispettoso della libertà.
Durante la guerra d’Etiopia, su indicazione del Comintern, inviò una squadra di tre persone – tre comunisti – chiamati “i tre apostoli”, fra cui Ilio Barontini, esperto in questo genere di missioni – con l’incarico di organizzare la guerriglia locale contro l’invasione fascista.
Insieme ad altri antifascisti partecipò alla guerra civile spagnola e, nel 1937, diresse a Parigi un giornale antifascista la “Voce degli Italiani” a cui collaborano personaggi come Maurizio Valenzi. Fu una delle poche voci autorevoli che si espresse contro le leggi razziali fasciste antisemite, avendo capito che, dietro l’apparenza di leggi “blande” (rispetto a quelle tedesche), avrebbero in realtà portato col tempo allo sterminio.[2]. Nel 1941fu arrestato dalla polizia del regime e mandato al confino a Ventotene. Nel 1943 fu liberato dal governo Badoglio e, negli ultimi due anni dellaseconda guerra mondiale, prese parte alla Resistenza tra le file delle Brigate Garibaldi.
Nel 1945 fu eletto segretario della CGIL, che era stata ricostituita l’anno prima con un accordo fra Di Vittorio, Achille Grandi e Bruno Buozzi. Quest’ultimo, ucciso dai nazisti la sera prima della firma del patto, fu sostituito da Oreste Lizzadri. I tre erano i rappresentanti delle principali correnti del sindacalismo italiano: comunista, cattolica e socialista. L’anno seguente, nel 1946, fu eletto deputato all’Assemblea Costituente con il PCI.
Il Dopoguerra e il dissenso da Togliatti per i ‘fatti d’Ungheria del 1956’
L’unità sindacale così raggiunta durò fino al 1948, quando, in occasione dello sciopero generale politico proclamato in seguito all’attentato a Palmiro Togliatti, la componente cattolica si separò e fondò un proprio sindacato, la CISL, presto imitata dai socialdemocratici che si raggrupparono nella UIL.
La fama ed il prestigio di Di Vittorio ebbero largo seguito tra la classe operaia ed il movimento sindacale di tutto il mondo tanto che, nel 1953, fu eletto presidente della Federazione Sindacale Mondiale. Fu uno dei primi marxisti a intuire la pericolosità del regime stalinista sovietico.
Nel 1956 si riacutizzò il confronto con Togliatti sull’URSS, suscitando scalpore la sua presa di posizione, difforme da quella ufficiale del PCI, contro l’intervento dell’esercito sovietico per reprimere la rivolta ungherese, tanto che lo stesso Di Vittorio in una confidenza (come riferì anni dopo Antonio Giolitti) esclamò: «L’Armata rossa che spara contro i lavoratori di un paese socialista! Questo è inaccettabile! Quelli sono regimi sanguinari! Una banda di assassini!».
La pietra dello scandalo fu che Di Vittorio, allora segretario generale della CGIL, scrisse un comunicato, votato all’unanimità dal sindacato, nel quale rimarcava tutto il suo dissenso nei confronti della repressione comunista: «L’intervento sovietico contraddice i principi che costantemente rivendichiamo nei rapporti internazionali e viola il principio dell’autonomia degli Stati socialisti». Togliatti, segretario del PCI, volle la ‘sconfessione’ del comunicato della CGIL, reo di essere contro il ‘Partito’ e di renderlo debole agli occhi dell’Italia e del mondo. Di Vittorio si oppose alla richiesta di Togliatti mantenendo ferma la sua idea di un’autonomia del sindacato nei confronti dei partiti politici.
Di Vittorio continuò a guidare la CGIL fino alla sua morte, avvenuta nel 1957 a Lecco, poco dopo un incontro con alcuni delegati sindacali: già colpito da un primo infarto nel 1948 e da un secondo nel 1956, e un terzo attacco lo stroncò all’età di 65 anni.[3] È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.
Quanto ci costa il Calcio
Oggi ho avuto modo di leggere la determina del 22.03.2013 che segue una delibera di giunta comunale del 15.02.2013 (clikka) che riguarda dei lavori da eseguire allo stadio San Paolo per prescrizioni che sono state date dalla UEFA. Dello Stadio cittadino me ne sono occupato già in passato ma la cosa che mi lascia perplesso e che esso pur costituendo una fonte di arricchimento per la società privata che lo gestisce è, invece, per l’amministrazione una vero e proprio pozzo senza fondo dove se ne vanno molti dei soldi di noi contribuenti. Questa volta la somma è di 704.712,64 €. Di questi tempi non credo siano spiccioli. Ma la cosa che mi lascia perplesso è il fatto che i lavori non verranno appaltati secondo ciò che dice la normativa di settore ma eseguiti dalla società calcistica che si è offerta di eseguirli con un ribasso di circa il 30%. Questa strada sarebbe percorribile in quanto la convenzione tra il comune e la società (che ho pubblicato in un altro articolo clikka), la prevede. La domanda sorge spontanea: possibile che una convenzione deroghi ai principi ed alle norme nazionali e comunitarie che prevedono sempre e comunque il procedimento di evidenza pubblica quando si devono spendere soldi pubblici per fare lavori pubblici? Di seguito incollo l’art. 57 del codice sui contratti pubblici di cui al DLGS 163/2006 che indica (credo in modo tassativo) quali sono i casi in cui si può andare alla cd. procedure negoziata. Ad ogni buon conto mi faccio l’ultima domanda: ma quanto ci costa questo calcio e soprattutto non è che dopo dobbiamo anche ringraziare ?
sullo stadio vedi anche:
le sorprese dello stadio san paolo
stadio san paolo e calcio napoli
commissione sport sullo stadio del 12.12.2011
stadio san paolo zoo edenlandia quale destino
Codice sui contratti pubblici
Articolo 57 Articolo
Procedura negoziata senza previa pubblicazione
di un bando di gara
(art. 31, direttiva 2004/18; art. 9, d.lgs. n. 358/1992; co. 2, art. 6, legge n. 537/1993;
art. 24, legge n. 109/1994; art. 7, d.lgs. n. 157/1995)
1. Le stazioni appaltanti possono aggiudicare contratti pubblici mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara nelle ipotesi seguenti, dandone conto con adeguata motivazione nella delibera o determina a contrarre.
2. Nei contratti pubblici relativi a lavori, forniture, servizi, la procedura è consentita:
a) qualora, in esito all’esperimento di una procedura aperta o ristretta, non sia stata presentata nessuna offerta, o nessuna offerta appropriata, o nessuna candidatura. Nella procedura negoziata non possono essere modificate in modo sostanziale le condizioni iniziali del contratto. Alla Commissione, su sua richiesta, va trasmessa una relazione sulle ragioni della mancata aggiudicazione a seguito di procedura aperta o ristretta e sulla opportunità della procedura negoziata.[ Le disposizioni contenute nella presente lettera si applicano ai lavori di importo inferiore a un milione di euro] (1);
b) qualora, per ragioni di natura tecnica o artistica ovvero attinenti alla tutela di diritti esclusivi, il contratto possa essere affidato unicamente ad un operatore economico determinato;
c) nella misura strettamente necessaria, quando l’estrema urgenza, risultante da eventi imprevedibili per le stazioni appaltanti, non è compatibile con i termini imposti dalle procedure aperte, ristrette, o negoziate previa pubblicazione di un bando di gara. Le circostanze invocate a giustificazione della estrema urgenza non devono essere imputabili alle stazioni appaltanti.
3. Nei contratti pubblici relativi a forniture, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita:
a) qualora i prodotti oggetto del contratto siano fabbricati esclusivamente a scopo di sperimentazione, di studio o di sviluppo, a meno che non si tratti di produzione in quantità sufficiente ad accertare la redditività del prodotto o a coprire i costi di ricerca e messa a punto;
b) nel caso di consegne complementari effettuate dal fornitore originario e destinate al rinnovo parziale di forniture o di impianti di uso corrente o all’ampliamento di forniture o impianti esistenti, qualora il cambiamento di fornitore obbligherebbe la stazione appaltante ad acquistare materiali con caratteristiche tecniche differenti, il cui impiego o la cui manutenzione comporterebbero incompatibilità o difficoltà tecniche sproporzionate; la durata di tali contratti e dei contratti rinnovabili non può comunque di regola superare i tre anni;
c) per forniture quotate e acquistate in una borsa di materie prime;
d) per l’acquisto di forniture a condizioni particolarmente vantaggiose, da un fornitore che cessa definitivamente l’attività commerciale oppure dal curatore o liquidatore di un fallimento, di un concordato preventivo, di una liquidazione coatta amministrativa, di un’amministrazione straordinaria di grandi imprese.
4. Nei contratti pubblici relativi a servizi, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita qualora il contratto faccia seguito ad un concorso di progettazione e debba, in base alle norme applicabili, essere aggiudicato al vincitore o a uno dei vincitori del concorso; in quest’ultimo caso tutti i vincitori devono essere invitati a partecipare ai negoziati.
5. Nei contratti pubblici relativi a lavori e negli appalti pubblici relativi a servizi, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita:
a) per i lavori o i servizi complementari, non compresi nel progetto iniziale nè nel contratto iniziale, che, a seguito di una circostanza imprevista, sono divenuti necessari all’esecuzione dell’opera o del servizio oggetto del progetto o del contratto iniziale, purché aggiudicati all’operatore economico che presta tale servizio o esegue tale opera, nel rispetto delle seguenti condizioni:
a.1) tali lavori o servizi complementari non possono essere separati, sotto il profilo tecnico o economico, dal contratto iniziale, senza recare gravi inconvenienti alla stazione appaltante, ovvero pur essendo separabili dall’esecuzione del contratto iniziale, sono strettamente necessari al suo perfezionamento;
a.2) il valore complessivo stimato dei contratti aggiudicati per lavori o servizi complementari non supera il cinquanta per cento dell’importo del contratto iniziale;
b) per nuovi servizi consistenti nella ripetizione di servizi analoghi gia’ affidati all’operatore economico aggiudicatario del contratto iniziale dalla medesima stazione appaltante, a condizione che tali servizi siano conformi a un progetto di base e che tale progetto sia stato oggetto di un primo contratto aggiudicato secondo una procedura aperta o ristretta; in questa ipotesi la possibilita’ del ricorso alla procedura negoziata senza bando e’ consentita solo nei tre anni successivi alla stipulazione del contratto iniziale e deve essere indicata nel bando del contratto originario; l’importo complessivo stimato dei servizi successivi e’ computato per la determinazione del valore globale del contratto, ai fini delle soglie di cui all’articolo 28 (2).
6. Ove possibile, la stazione appaltante individua gli operatori economici da consultare sulla base di informazioni riguardanti le caratteristiche di qualificazione economico finanziaria e tecnico organizzativa desunte dal mercato, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, rotazione, e seleziona almeno tre operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti idonei. Gli operatori economici selezionati vengono contemporaneamente invitati a presentare le offerte oggetto della negoziazione, con lettera contenente gli elementi essenziali della prestazione richiesta. La stazione appaltante sceglie l’operatore economico che ha offerto le condizioni più vantaggiose, secondo il criterio del prezzo più basso o dell’offerta economicamente più vantaggiosa, previa verifica del possesso dei requisiti di qualificazione previsti per l’affidamento di contratti di uguale importo mediante procedura aperta, ristretta, o negoziata previo bando.
7. È in ogni caso vietato il rinnovo tacito dei contratti aventi ad oggetto forniture, servizi, lavori, e i contratti rinnovati tacitamente sono nulli.
Impianti sportivi municipali
Ieri è stata proposta al consiglio comunale una modifica al regolamento delle municipalità con la quale si vuole attribuire la facoltà alle stesse di poter dare in concessione gli impianti sportivi di loro competenza non più per 1 anno ma per 10 anni attraverso una gestione cd. indiretta. La mia preoccupazione è stata quella di evitare che si possano creare come, peraltro accaduto per alcuni impianti di rilevanza comunale, delle posizioni di privilegio e pertanto ho manifestato la necessità che si approvasse prima il regolamento d’uso degli impianti sportivi la cui necessità è richiamata dalla stessa delibera di giunta 757/2012. In seguito al mio intervento la delibera è ritornata in commissione affinché si capisca meglio come fare in modo di assicurare la destinazione pubblica di queste strutture.
Piccola nota: Noi di Ricostruzione Democratica abbiamo da dicembre 2012, dopo una lunga istruttoria, fatto una proposta di regolamento di uso degli impianti sportivi (clikka)
Le mie perplessità diciamo nascono da cose che ho toccato con mano e la superficialità non paga mai: il patrimonio comunale una questione di giustizia sociale (clikka); le sorprese dello stadio San Paolo (clikka)
Il mio intervento al 3:40:17
Il “rigore” in politica … non viene mai fischiato!
Oggi leggo le reazioni dei politici tutti dichiarati assolti anche in secondo grado per la questione Romeo mentre per il caso Bagnoli si è aperta una inquietante finestra sulle bonifiche. Devo dire che venerdì scorso (11.04) in commissione ambiente ho avuto modo di esprimere tutto il mio rammarico verso l’amministrazione dichiarando che non è possibile che arrivi sempre prima la magistratura e che la politica sia sempre in ritardo. Sulla questione, infatti, noi di Ricostruzione Democratica ci siamo espressi molte volte chiedendo alla giunta di accertare cosa era accaduto nella partecipata e di giungere allo scioglimento della stessa (clikka). Manco a dirlo siamo stati completamente inascoltati ed oggi ci troviamo nell’antipatico ruolo di chi afferma “ve l’avevamo detto!”. Ora, invece, gli amministratori dell’affare Romeo festeggiano per la loro assoluzione che, ovviamente, non metto in discussione nel modo più assoluto, ma spero che la politica (quando sarà il caso) non vada dietro a questa cosa ma esamini con diligenza e perizia i comportamenti facilmente riscontrabili dalle intercettazioni telefoniche relative a quel giudizio che emergono dalla Ordinanza del GIP presso il Tribunale di Napoli che convalidò la richiesta di misure cautelati. Per carità non voglio fare o rifare alcun processo ma da quegli atti emerge che gli amministratori interloquivano eccome in modo assolutamente amichevole con l’imprenditore Romeo a cui la Corte di Appello di Napoli ha aggravata la pena per alcuni dei reati in ogni caso ritenuti commessi! Con ciò voglio dire che la Politica dovrebbe essere, secondo me, ancora più rigorosa della Giustizia, proprio perché è in gioco l’interesse pubblico e la buona amministrazione dovrebbe arrivare prima della magistratura, perché tal volta ciò che non è reato è inopportuno o talvolta illegittimo per un pubblico amministratore. Per questi motivi ho chiesto in commissione venerdì scorso le dimissioni del CDA di Bagnoli Futura che in due anni anziché verificare le carte e leggere con attenzione la relazione della Commissione Parlamentare di inchiesta, ha proseguito il programma della precedete giunta in modo assolutamente acritico e supino. Non c’è che fare in politica la parola “rigore” è riferita solo al allo sport del calcio e tutti sembrano avere la memoria corta, se sui principali giornali oggi si leggono interviste di importanti politici campani politicamente responsabili del disastro Napoli. Spero che la demolizione del presente non serva come lascia passare alla vecchia politica compromessa per uomini ed azioni.
La memoria: Su Romeo altri post che chiariscono il suo importante ruolo nell’amministrazione cittadina.
Romeo inaffidabile per il TAR Campania
Il percorso di guerra: la spiegazione di Romeo
L’ass. Tuccillo e la difesa dell’Insulsa
Il percorso di guerra di Romeo
Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 14.04.2013
▪ Lepore: «Mi dispiace per quegli assessori»
L’ex procuratore: capisco l’amarezza. Gambale: accanimento su tesi senza prove di GIANLUCA ABATE
«Stimo Giovandomenico Lepore. E, proprio per questo, ora mi aspetto le sue scuse. Una persona perbene come lui, quando sbaglia, deve avere l’onestà intellettuale di dire che ha commesso un errore». Giuseppe Gambale, l’ex assessore al Comune di Napoli arrestato il 17 dicembre 2008 nell’ambito dell’inchiesta sul Global service e assolto per la seconda volta, commenta così il verdetto emesso due giorni fa dalla corte d’appello. E l’ex procuratore di Napoli, interpellato dal Corriere del Mezzogiorno, si dice «dispiaciuto per quello che gli assessori hanno patito in questo periodo». Insomma, se non sono le scuse richieste, poco ci manca.
L’ex assessore
Breve riepilogo della vicenda. Giuseppe Gambale, Felice Laudadio, Ferdinando Di Mezza ed Enrico Cardillo due giorni fa vengono assolti al termine del processo d’appello. I giudici inaspriscono le pene per Alfredo Romeo e Felice Mautone, ma escludono l’associazione a delinquere e confermano dunque il verdetto di primo grado per gli ex assessori della giunta di Rosa Russo Iervolino. «Tutto ciò si poteva evitare», dice amareggiato Gambale. «Bastava leggersi gli atti. La verità era nelle carte già dal 17 dicembre 2008, il giorno degli arresti. C’erano le delibere, la sospensione della gara. Sarebbero stati sufficienti più accortezza e minore pregiudizio per evitare tutte queste sofferenze. Il giudice Enrico Campoli, nell’assolverci, parlò di autismo giudiziario. Ecco, credo che se si è arrivati a questo punto è proprio per quel volersi accanire su una tesi senza avere i riscontri». L’ex assessore, però, non ce l’ha con i magistrati: «Giovandomenico Lepore l’ho sempre stimato. Ed è proprio per questo che adesso mi aspetto le sue scuse. Così come attendo quelle di Franco Roberti, un altro magistrato di valore. Sono due persone perbene, e credo che una persona perbene, quando sbaglia, debba avere l’onestà intellettuale di dire che ha commesso un errore. Sia chiaro, io non nutro alcun risentimento neppure nei confronti dei tre pm che mi hanno indagato, e lo può testimoniare proprio uno di loro, Vincenzo D’Onofrio, cui ho pubblicamente stretto la mano. Il problema sta nel fatto che questa non era un’inchiesta di competenza della Procura antimafia, ma andava assegnata al pool che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione. Quei tre pm fanno inchieste straordinarie sulla criminalità organizzata, ma in questi casi è diverso il modo di leggere gli atti, di valutare un’intercettazione». Le ultime due stoccate sono per Rosa Russo Iervolino («Se invece di definirci sfrantummati ci avesse difeso, oggi avrebbe potuto rivendicare la sua scelta») e per il Pd: «La custodia cautelare è usata come clava: la giustizia va riformata, sono in gioco le garanzie dei cittadini».
L’ex procuratore
La parola «scuse» l’ex procuratore di Napoli non la pronuncia mai. Ma Giovandomenico Lepore mostra comunque un coraggio non comune nel commentare la sentenza: «Ho appreso dalla stampa che è stata confermata la nostra linea su Romeo e Mautone, ma che è stata invece decisa ancora una volta l’assoluzione degli ex assessori. Rispetto la decisione, evidentemente la nostra tesi era poco convincente. E per questo, avendo firmato anche io sia gli atti di quel procedimento che il ricorso in appello, oggi ritengo di dover esprimere a titolo personale dispiacere per le sofferenze patite dagli assessori in questi anni». È l’ammissione di un errore? «Se i giudici non hanno condiviso la nostra impostazione sugli assessori in tutti e due i gradi di giudizio, allora è evidente che l’errore l’abbiamo commesso noi».
Enrico Cardillo «Riconosciuta la mia onestà»
NAPOLI — È una sorta di liberazione l’assoluzione nel processo sul «presunto sistema Romeo» per Enrico Cardillo, all’epoca dei fatti assessore al Bilancio della della giunta Iervolino. L’ex sindacalista affida la sua soddisfazione ad una nota, nella quale spiega che «ancora una volta e definitivamente si riconosce l’onestà e la moralità con cui mi ero messo a disposizione di Napoli. Quando ho ascoltato in aula la sentenza il pensiero è andato alle sofferenze della mia forte famiglia, ma soprattutto a quella di Giorgio Nugnes, che non c’è più. La sentenza di appello demolisce definitivamente la malafede di quanti vollero leggere nel mio addio con le dimissioni da assessore, come una fuga. In questi cinque anni sono stati tanti i momenti di forte sofferenza, ma la certezza di essere una persona onesta, e di avere sempre operato affermando la legalità, sono stati pienamente riconosciuti dai giudici».
A. S.
Assemblea del PD: Dissesto o predissesto questo è il problema?
Le mie impressioni sulla assemblea di ieri (11.04.2013) organizzata da Umberto De Gregorio, che ringrazio e che ha svolto il compito (è il caso di dire difficile) di moderatore, ed alla quale hanno partecipato vari esponenti della passata ed attuale amministrazione cittadina.
Di interesse:
Il patrimonio comunale è una questione di giustizia sociale (clikka)
Scene di guerriglia urbana per la ZTL
Stamane (10.04.2013) Napoli ha subito una vera e propria scena di guerriglia urbana per la manifestazione indetta dai commercianti con serrata dei negozi e cortei sfociati innanzi a Palazzo San Giacomo con lancio di bombe carta e tafferugli. Non discuto che gli organizzatori fossero in buona fede ed abbiano voluto manifestare un disagio, ma la mia esperienza diretta è stata assolutamente preoccupante. La gente sembra avere ormai in testa solo l’azzeramento delle ZTL a cui a parole tutti sono d’accordo, ma poi, mettici la crisi trasporti e le eccezioni ed alla fine tutto salta. In sostanza dire che si è per le ZTL come in tutti i paesi europei, è solo una questione di moda. Su questo blog troverete altri miei interventi ed anche una proposta di modifica della ZTL del 20.04.2012 (clikka) che faceva propri i suggerimenti della Municipalità, quindi, non credo di dover dimostrare come la penso. Ad ogni buon conto stamane la scena che mi si è parata davanti è stata davvero raccapricciante: Prima ho incontrato un mio conoscente titolare di un Bar a Via Tarsia che mi ha detto che l’hanno fatto chiudere per forza a suon di minacce, poi, ho incontrato davanti piazza municipio, tra le tante persone che conoscevo, una signora anziana in mezzo alla folla, che mi ha gridato contro “eccolo io ho votato a De Magistris per mezza sua!”, rischiando di aizzarmi così la folla contro! Per fortuna ho mantenuto la calma e prontamente e con fermezza gli ho gridato di rimando e contro che a De Magistris lei l’aveva votato perché aveva il figlio candidato alla municipalità col sindaco in napoli è tua mentre al Comune aveva votato altra “persona” portata dal figlio stesso!! Dopo questa esperienza mi viene solo da dire che schifo! In piazza, salvando le persone in buona fede che erano la stragrande maggioranza, io ci ho visto la peggio borghesia di questa città e la camorra!
Sulla ZTL qualche tempo fa scrivevo: “Una nota di esperienza: sono nato ed ho vissuto buona parte della mia vita nella periferia nord di Napoli (Marianella) ricordo che vivevo con un grande senso di frustrazione i tentativi di dispositivi di ZTL degli anni ’80 perché mi sentivo respinto dalla Napoli che mi aveva partorito. Io che vivevo in un quartiere degradato quando venivo al centro, la città mi respingeva, sentivo come se ci fosse qualcosa o qualcuno che voleva farmi rimanere nel degrado. Non vorrei che accadesse anche questa volta! La ZTL non deve essere una operazione come dire “borghese” ma “popolare”, proprio coloro che hanno meno mezzi e si devono spostare finiscono paradossalmente per essere colpiti dalla ZTL perché hanno maggior bisogno di spostarsi con l’auto. L’operaio che deve passare dal centro per andare a pomigliano a lavorare in FIAT trova più conveniente infilare la chiave nel cruscotto e forse se ne frega altamente della ZTL se non gli consentiamo di andare a lavorare per far mangiare i propri figli”.
In tutto questo cosa ne penserà il M5S la terza forza del paese?
Il patrimonio comunale una questione di giustizia sociale!
Ho iniziato la mia esperienza amministrativa pensando di dover fare una “rivoluzione”, si una rivoluzione della normalità. Ho cercato e sto cercando in tutti i modi di fare il possibile affinché si attuino i principi di buona, imparziale e corretta amministrazione. Con le condizioni economiche pietose nelle quali versa il Comune credo sia un obbligo per un buon amministratore cercare di far pagare ciò che è giusto a coloro che sfruttano i beni pubblici, quando lo sfruttamento penda in massima parte dal lato del privato, prima di chiedere il pagamento delle tasse, delle imposte ed il pagamento delle tariffe dei servizi che oggi, per effetto delle vigenti leggi, sono poste al massimo livello. Nelle condizioni in cui siamo credo, infatti, che coloro che si trovano in condizione di privilegio, forse dovrebbero avere il buon gusto di stendere una mano al pubblico per riequilibrare rapporti non più sostenibili. Ecco perché ho esaminato con rigore la convenzione del Calcio Napoli con il Comune di Napoli approvata con la delibera 716/2005 (clikka), che vi invito a leggere e dalla quale si desume che non è più attuale, poiché dallo stadio San Paolo il Comune paradossalmente ci rimette e ci rimette tantissimo, perché ciò che incassa l’amministrazione per effetto della convezione è pochissimo e non copre neppure le spese. Se aggiungo, poi, che il Calcio Napoli ha una morosità che si trascina dal 2007, allora, credo che la misura sia colma se si pensa, inoltre, che, in passato, la squadra cittadina ha beneficiato anche di contributi del comune. In quest’ottica, ho chiesto anche di sapere quali sono i canoni che il Comune incassa per i suoi beni più preziosi ed ho anche dovuto insistere non poco per avere risposte. Ebbene, credo che i cittadini dovrebbero sapere che dal Circolo Posillipo, frequentato da cittadini più che benestanti, il Comune incassa mensilmente €. 6.083,01, mentre dal Circolo del Tennis della Villa Comunale €. 8.884,56. Lascio ovviamente a Voi valutare, visto che un mio amico che ha una piccolo locale, dove vende la pizza da asporto di circa 15 mq. in Via Toledo paga circa 2.700,00 €. al mese. Per gli impianti sportivi poi ci sono delle cose che non mi quadrano. Ebbene, per ogni impianto sportivo di grosse dimensioni costruito grazie alla legge 219/81 si incassa un canone annuale di €. 11.360,00. Lo stesso canone per tutte le strutture, da quella che si trova al Corso Vittorio Emanuele (piscina Poerio), gestita sempre dal Circolo Posillipo, a quella che si trova nella 167 di Napoli, in Via Labriola. Ho già scritto in un mio precedente post delle piscine comunali gestite dalle associazioni (clikka) ma credo che se alla piscina Poerio un corso di nuoto per una volta a settimana costa dai 60,00 ai 75,00 €. al mese, a fronte di un canone mensile versato al comune di 946,00 €. allora c’è qualcosa che non mi quadra. Stessa cosa vale per le piscine superaccessoriate con palestra e solarium site al Frullone gestite dall’Acquachiara, dove le rette mensili si aggirano intorno ai 60,00 €. al mese e dove la ricettività è circa di 1.000,00 persone. Il conto credo che sia presto fatto: a fronte di un canone mensile di 946,00 €. che si versa al Comune si potrebbero incassare “forse” circa 60.000,00 €. al mese, da cui ovviamente togliere le spese che non so quanto siano. Ancora è recente un mio sopralluogo alle palestre dello stadio San Paolo (clikka) dove a dire il vero abbiamo trovato varie cose che devo ancora spiegarmi visto che tutte sono da concedersi ad uso individuale cioè a giorni ed a ore. Orbene, c’è un buon centro di Fitness che propone una retta di 45,00 €. al mese e paga un canone mensile di circa €. 940,00 con una possibilità di avere una ricettività di circa 450 persone con l’agevolazione che tutto, luce, acqua e gas sono a carico del Comune, quindi, a nostro carico. Il conto lo faccio io? bene 450X45= 20.250,00 €. al mese a fronte di €. 940,00 al mese! Non so Voi ma io mi sono candidato e sono stato eletto proprio per rompere questi grumi di potere e vi devo dire che è difficilissimo. Il bando delle piscine dopo il mio sopralluogo è stato bloccato, e dico io per fortuna, perché non recava la descrizione degli impianti e metteva sostanzialmente sullo stesso piano tutte le strutture che, invece, hanno una potenzialità economica assolutamente diversa. Il patrimonio è una questione di giustizia sociale!
AAAAAAAOffresi!! non ho le cognizioni per capire se è poco, molto o giusto. Facciamo una simulazione per la collocazione dei beni pubblici su cui ovviamente va fatto poi un ragionamento sulla loro funzione sociale in termini di servizi ovvero in termini di reddito da reinvestire nei servizi al cittadino: 1) Affitto grande impianto sportivo sito in Via Marco Rocco di Torre Padula a pochi metri dalla fermata della metro composto da tre piani (piscina a primo piano, piscina al secondo piano, sala attrezzi al terzo piano e solarium) canone di partenza €. 946,00 mensile; 2) affitto piscina Carlo Poerio al Corso Vittorio Emanuele di grandi dimensioni canone di partenza €. 946,00 mensili; 3) intero complesso in una delle zone più belle di Napoli Via Posillipo, con discesa al mare, posti barca e ristorante, canone mensile di partenza €. 6.083,01 attualmente in detenzione al Circolo Posillipo; 4) ampia struttura con campi da tennis, ristorante, bar e servizi, sita in Villa Comunale attualmente in detenzione al Circolo del Tennis canone di partenza €. 8.884,56; 5) due ampi locali da adibire a palestre con ricettività di circa 400 persone, luce, acqua, gas compresi nel canone di locazione di €. 940,00. Questa la simulazione per vedere chi offre di più!
Quanto paga di affitto al mese un ristorante a Posillipo ?
Altre domande:
Quanto è la quota di iscrizione ad un circolo od altro consesso che usa in esclusiva ovvero a tempo un immobile comunale?
quanto costa far frequentare presso un circolo, palestra o piscina un campo estivo ad un bambini?
quanto costa un corso sportivo presso una struttura comunale?
quanto costa pranzare o cenare presso un circolo che ha sede in un immobile del comune?
quanto costa un posto barca presso il circolo Posillipo?
quanto costa l’accesso al mare ed i servizi (sdraio ombrellone o lettino) presso il circolo posillipo?
Si potrebbe fare in modo di far frequentare un posto bello come i circoli siti nelle proprietà comunali anche ad altri cittadini che del pari pagano le tasse o sono in condizioni di disagio?
Un operatore di una casa famiglia mi ha detto che i loro piccoli ospiti non hanno mai messo piede in un circolo o altra struttura natatoria del comune di napoli. E’ possibile tollerare tutto ciò in un momento in cui la crisi impone parametri di imparzialità ed uguaglianza assolutamente più rigidi? A Voi le risposte.
Vedi anche: Ippodromo di Agnano chi sussurra ai 400 cavalli clikka
vedi anche la vicenda di Palazzo Cavalcanti su Repubblica Napoli aggiornata al 09.08.2016: cavalcanti(clikka) cavalcanti (clikka) Le mie riflessioni su PalazzoCavalcanti(clikka)
vedi aggiornamento sul patrimonio: corriere12-10-2016 (clikka) repubblica12-10-2016 (clikka)
Quale politica per Napoli?
Il fuoco di fila sull’amministrazione cittadina è partito da tempo ed in particolare dal dopo voto delle politiche tutti si sentono ringalluzziti e legittimati a parlare. Esponenti politici delle passate amministrazioni ed esponenti del mondo della cultura che sono stati vicini a queste ultime trovano ampi spazi sui giornali per dispensare consigli. La cosa non mi va proprio giù! Io con i compagni del gruppo Ricostruzione Democratica abbiamo dato sempre un contributo critico e di studio su fatti ed atti precisi in consiglio comunale, riscontrando il silenzio diffuso di questi “grilliparlanti” ed uscendo spesse volte sconfitti da una maggioranza prona ai “capricci” del Sindaco. In ogni caso credo sia un errore contribuire ad un’opera di distruzione volta unicamente a rilegittimare chi ha già sbagliato in passato per quello che ha fatto o non ha fatto! Occorre guardare avanti ma anche “guardarsi alle spalle”! Occorre selezionare e valutare esperienze passate ed uomini passati, sarebbe un errore non farlo! Per quello che posso conoscere in virtù della esperienza di quest’ultimi due anni di presidenza della Commissione Sport, trovo un certo disagio a leggere le dichiarazioni dell’ex assessore allo sport, alfredo ponticelli, che si unisce all’appello del prof. galasso e parla di nuovo civismo e di un contenitore che vada oltre la sinistra e la destra. Spero non faccia sul serio e che il Segretario Gino Cimmino del PD, pure intervistato nell’articolo, non stia a sentire queste sirene se non vuole che il PD scompaia dalla città. Ebbene, credo che un ex assessore prima di dare consigli debba dare risposte sul suo operato e chiarire alla città quali principi di buona e corretta amministrazione abbia adottato nell’azione amministrativa. Ad esempio spieghi Ponticelli quali criteri abbia adottato nei rapporti con il Calcio Napoli e del debito che è stato accumulato negli anni dalla società sportiva verso la quale, l’ho detto più volte, l’amministrazione, anche questa, ha avuto sempre una sorta di “timor reverentialis”. Inoltre, dovrebbe spiegare l’ex assessore il perché le poche risorse siano state impiegate per lo più per “abbellire” impianti in “quartieri in” mentre altri impianti di altri quartieri meno “in” sono stati abbandonati alla buona volontà dei concessionari. Dovrebbe spiegare l’ex assessore, e queste sono domande che ho rivolto anche alla attuale assessore, il perché ci sono impianti ad altissima redditività, come la piscina Acqua Chiara del Frullone, quella Poerio del corso Vittorio Emanuale, l’Aquila di Secondigliano, ma anche le palestre dello stadio San Paolo (oggetto di una mia recente ispezione (clikka) che versano alle casse del comune quattro spiccioli, rispetto agli incassi di decine di migliaia di euro mensili che i titolari conseguono. Non conosco personalmente l’ex assessore ponticelli ma ho avuto modo di riscontrare in un certo qual modo la sua azione amministrativa e di farmi qualche domanda a cui non so ancora rispondere, ma sono fermamente convinto che la città non abbia bisogno di una “restaurazione” ma di uno slancio amministrativo quotidiano, ordinario, serio e concreto che certo non può essere assicurato da chi ha avuto un ruolo nelle passate amministrazioni, a meno che non dimostri con i fatti ed i documenti alla mano, senza silenzi assordanti quali risultati la città ha conseguito grazie al suo lavoro!
Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 7.4.2013
Cimmino: nuova fase. Laboccetta: largo alla società civile Ponticelli: sì all’appello di Galasso, serve ricompattarsi.
NAPOLI — Luigi de Magistris, come Diogene, ora con la sua lanterna cerca l’uomo. Anzi, più d’uno: basta che siano incorruttibili ma pronti a dargli una mano per andare avanti. E sebbene annunci che a fine aprile offrirà la cittadinanza onoraria al leader palestinese Abu Mazen, sarebbe pronto a far sconti «a chi non la pensa» come lui. Lo ha detto ieri: «In queste settimane — ha sottolineato — ho dato in questo senso dei segnali che vanno nella direzione di voler allargare l’azione dell’amministrazione anche oltre la mia maggioranza, il mio pensiero e le mie convinzioni radicali. Credo — ha aggiunto — che bisogna aprirsi e cercare di ascoltare anche chi è diverso da me». Un comportamento che il sindaco di Napoli si augura sia messo in atto «anche da altri perché — ha concluso — il muro contro muro non serve a nessuno».
Ieri, dal Corriere del Mezzogiorno, lo storico Giuseppe Galasso è tornato a lanciare un appello alla città perché sappia guardare oltre l’esperienza amministrativa attuale: «Noti, il sindaco — ha scritto Galasso — la forza che sembra vada acquistando l’idea di una lista civica per un ‘‘governo tecnico” della città. Noti la spontaneità con la quale, al di fuori dei partiti, largamente assenti in materia, si va manifestando lo spirito di un civismo non inerte presso i più diversi ambienti cittadini, in una città che non è apparsa toccata come altre dal turbine grillino». Galasso auspica una lista che, tuttavia, «non sia solo l’idea dei circoli ‘‘bene” e di questo o quel salotto cittadino; che sappia ben parlare, oltre alla testa, anche alla pancia dei napoletani; che sappia penetrare nei quartieri più popolari». L’appello di Galasso è fatto proprio dai repubblicani che domani, alle 17,30, all’Hotel Oriente di via Diaz, hanno organizzato un convegno sul tema Napoli, con fiducia oltre la Giunta. Ripensare le politiche della città. Ne discuteranno i docenti universitari Pasquale Belfiore, Tullio D’Aponte, Lucio Palombini, Ernesto Paolozzi con Giuseppe Ossorio, Salvatore Scognamiglio, Pino De Angelis e Salvatore Piro. Introdurrà i lavori l’ex assessore comunale Alfredo Ponticelli. «Aderiamo — spiega quest’ultimo — all’appello del professore Galasso, il quale già dopo il crollo di Riviera di Chiaia e il rogo di Città della Scienza invocò la necessità di una giunta tecnica. Oggi Galasso è tornato, con lo stesso spirito, a chiedere un nuovo protagonismo delle forze sane della città: dai partiti al volontariato, dall’associazionismo alla società civile. È necessario che la società civile si ricompatti. Destra e sinistra sono distinzioni che, nelle condizioni disperate in cui versa Napoli, significano poco, mentre occorre prioritariamente pensare al bene della città e alla sua rinascita».
E se persino Gino Cimmino, segretario provinciale del Partito democratico, si dice d’accordo con le analisi del direttore del Corriere del Mezzogiorno, Marco Demarco (il quale, qualche giorno fa, ha chiesto le dimissioni del sindaco de Magistris) e del professore Galasso, vuol dire che oltre gli auspici si avverte come indispensabile un passo avanti per cambiare registro: «Demarco e Galasso — sostiene il segretario del Pd — ci hanno sottolineato che si è aperta una fase interessante per la vita della città. C’è una nuova consapevolezza, una forte presa di coscienza da parte di ampi settori che ‘‘gridano” l’esigenza che Napoli non sia abbandonata ad un destino di declino e che si produca uno sforzo inedito perché la città si doti di un progetto credibile per il suo futuro, facendo leva sulle sue migliori energie. È giusta l’osservazione di Galasso quando afferma che questo sforzo deve essere perseguito in modo sinergico, tenendo insieme espressioni autorevoli della società civile e della politica; dal cuore di Napoli alle sue periferie. L’invito all’ascolto della città è stato ripetutamente sollecitato al sindaco di Napoli. Per la nostra parte saremo impegnati nei prossimi giorni con l’appuntamento della nostra assemblea provinciale per dare voce a quella esigenza di cambiamento che non può essere più rinviata. Il nostro scopo è quello di definire con chiarezza un quadro di obiettivi perseguibili che possano aiutare la città ad uscire dalle sue profonde incertezze e costruire una credibile prospettiva di futuro insieme a tutte le forze che hanno a cuore il tema della rinascita civile di Napoli». Sembra che la stessa consapevolezza pervada la volontà del Pdl, forza politica che alle ultime elezioni politiche ha dimostrato di mantenere un diffuso consenso popolare. «De Magistris — commenta Amedeo Laboccetta, coordinatore cittadino del Popolo della Libertà — stacchi la spina, si dimetta e arresti così l’agonia alla quale ha costretto Napoli. Il sindaco è un soggetto politicamente pericoloso perché non crede in nulla, tranne che in se stesso. Ora dice addirittura che la Coppa America non l’ha voluta lui. Ma parlano le carte, dalle quali emerge chiaramente la sua ostinazione. L’unica soluzione, ora, è l’autoscioglimento del consiglio comunale. Il futuro? Certamente i partiti hanno commesso degli errori, ma sono necessari. Per questo è indispensabile che quando si andrà a votare alle elezioni amministrative, assieme alle liste ufficiali del Pdl compaiano anche liste civiche, in grado di restituire ai cittadini il dovuto protagonismo attivo».
Le sorprese dello Stadio San Paolo!
Ieri ho condotto una ispezione allo stadio San Paolo e posso dire che sono ancora stupito. Nel mentre mi accingo a scrivere una relazione da inviare agli organi competenti, riporto l’articolo di Alessio Gemma uscito oggi (5.4.2013) su Repubblica Napoli. Posso solo dire che ci scontriamo con situazioni consolidate che richiederebbero un’azione amministrativa di accertamento e di reale cambiamento nelle quali mai nessuno ci ha mai voluto o potuto mettere le mani. Sono sempre più convinto che oggi chi possiede beni pubblici ha maggiori obblighi verso la collettività di chi invece impiega risorse proprie per esercitare un’impresa.
Ecco l’articolo:
Sorpresa, c’è un centro massaggi allo stadio San Paolo. Doppio blitz nella struttura sportiva. Prima la Finanza, che indaga sui ricavi derivanti dall’uso dell’impianto. Poi la commissione sport del Comune che fa una scoperta… Di mattina bussa la Guardia di finanza, di pomeriggio i consiglieri comunali. Doppio blitz allo stadio San Paolo. Al centro delle indagini dei finanzieri i ricavi derivanti dall’utilizzo dell’impianto sportivo. Nel mirino della commissione sport del Comune invece finisce la gestione delle palestre dello stadio: scoperto a sorpresa anche un centro massaggi. “Ci dicono che il centro massaggi paga regolarmente il fitto, ma avvieremo controlli”, dichiara il presidente della commissione Gennaro Esposito. In piazzale Tecchio arrivano gli agenti del nucleo investigativo della Guardia di finanza. Due ore trascorse negli uffici dello stadio per acquisire le carte relative alla convenzione tra Palazzo San Giacomo e il Calcio Napoli. Le indagini partirebbero da un esposto presentato nei mesi scorsi alla Procura della Corte dei conti. Storia di un debito pregresso tra il presidente De Laurentiis e il Comune che è proprietario del San Paolo: quasi 5 milioni i soldi non versati dal Napoli fino a giugno 2012 per la concessione dell’impianto. A dicembre scorso il sindaco de Magistris e la società sportiva siglano un accordo. Necessario. Il Comune rischia un danno erariale sui canoni non riscossi, come scrive anche l’avvocatura. Da gennaio De Laurentiis è pronto a pagare, ma manca su quell’atto ancora la firma del dirigente comunale: è stallo a Palazzo San Giacomo. Perché si stanno esaminando centinaia di fatture dal 2005: da un lato il Napoli non ha pagato il fitto, ma dall’altro ha finanziato negli anni lavori di manutenzione che spettavano al Comune. Per cui si è pervenuti a una compensazione. Attacca il presidente della commissione sport, Esposito: “Non penso si possano scontare dai canoni le somme spese dal Napoli per lavori nello stadio, vigendo in materia la normativa sull’appalto per le opere pubbliche che richiede sempre e comunque la procedura di evidenza pubblica per eseguire i lavori”. Vanno via i finanzieri ed entrano verso le 15.30 i consiglieri comunali della commissione sport: il presidente Esposito, accompagnato dal commissario David Lebro (Udc). Ispezione nelle sei palestre dello stadio assegnate ad associazioni sportive a fronte di un fitto orario o mensile. “Sono emerse situazioni anomale – dichiara Lebro – riguardano l’utilizzo e la distribuzione degli spazi. Le esamineremo in commissione, dove spero si presenterà il dirigente del servizio grandi impianti sportivi, Giuseppe Arzillo, oggi assente pur essendo a conoscenza di questo appuntamento”. Panico tra i dipendenti dello stadio quando i consiglieri pretendono di aprire una porta blindata all’interno di una palestra adibita a scuola di ballo. Nessuno ha le chiavi. Che cosa si nasconde? Tende color lilla, un lettino, cartelli con un prezziario e numeri di telefono di massaggiatrici. “Mi dicono che viene pagato regolarmente un fitto per questa stanza – dichiara il presidente Esposito – ma voglio approfondire. Nutro forti perplessità: alcune aree potrebbero avere un’altissima redditività, ma il Comune per ora ricava pochissimo rischiando di creare sacche di privilegio”. (05 aprile 2013)
Il M5S è un partito come tutti gli altri?
IL M5S è un partito come tutti gli altri? Dagli atti mi sembrerebbe di si! Con questo, preciso, non voglio esprimere un giudizio negativo, perché io credo nel ruolo e nella funzione dei cd. “corpi intermedi”. Come tanti altri milioni di Italiani ogni tanto clikko il blog di beppe grillo che ormai è divenuto il più consultato d’Italia facendo concorrenza ad altri siti stranieri. Sicuramente anche voi avrete notato la quantità di pubblicità offerta che ovviamente produce un reddito che il giornale Panorama qualche tempo fa (nel numero del 14.03.2013) quantificava in diversi milioni di euro che vanno nelle tasche, almeno così credo ma potrei sbagliarmi, del leader. In rete ho anche trovato l’atto costitutivo dell’associazione/partito M5S (clikka) ed il relativo Statuto M5S (clikka), stipulati il 14.12.2012 poco prima delle elezioni nazionali e, credo, per potervi partecipare. Ora il grillo fa una bandiera del suggestivo messaggio “unovaleuno” però mi piacerebbe sapere se i parlamentari eletti, per lo meno loro, o gli attivisti sono soci di questa associazione che, come si legge è stata fondata da beppe grillo, Enrico Grillo ed Enrico Maria Nadasi che, da quello che si legge in rete, sono il primo nipote ed il secondo commercialista di beppe. Se si leggono gli atti si evince chiaramente che sono normalissimi atti posti a fondamento dei partiti e movimenti politici. In essi, infatti, sono previste cariche per il consiglio direttivo, per il presidente nonché l’assemblea dei soci, che vengono distinti in fondatori e sostenitori e che “gli eletti eserciteranno le loro funzioni senza vincolo di mandato” nonché che il patrimonio dell’associazione è costituito “da sovvenzioni dello Stato, della Regione o di Enti Pubblici e privati“. Orbene, si potrebbe dire tutto il contrario di quello che ispira il cd. NON STATUTO (clikka). Sicuramente mi si dirà che mi sono messo a fare le pulci e che sono il solito malpensante e che la costituzione dell’associazione è servita solo per presentarsi alle elezioni. Ma a dire il vero a me è venuta in mente un’altra storia già vissuta, che mi ha spinto a scrivere questo post: quella dell’IDV. Vi ricorderete, infatti che i soci dell’associazione cassaforte dell’IDV erano solo di pietro, la moglie silvana mazzoleni e silvana mura. Sappiamo tutti come è andata a finire! Non vorrei che il NONSTATUTO valesse per i “cittadini” quelli che ci credono, e lo statuto, quello vero, solo per la famiglia grillo! Ciò lo dico perché credo che beppe grillo, avendo avviato una macchina che si è rivelata di dimensioni superiori alle aspettative, non faccia gli stessi errori di altri, ed in ossequio del principio unovaleuno ceda ai soci, quelli veri che si fanno il mazzo a raccogliere firme e fare propaganda, la proprietà del marchio del movimento, del sito beppegrillo e dei proventi provenienti dalla pubblicità …. ci riuscirà ? io lo spero altrimenti sarà una delusione come tante altre….
Leggete lo statuto e l’atto costitutivo ve lo consiglio.
Estratto dal sito del giornale Panorama:
Www.beppegrillo.it, sede unica del Movimento 5 stelle, è un sito commerciale con una media mensile di 5 milioni di visitatori. Che ogni giorno vengono profilati e sottoposti a un martellamento pubblicitario. Il settimanale Panorama, nel numero edicola da domani, giovedì 14 marzo, analizza a fondo il funzionamento del blog del Movimento più corteggiato della politica italiana. Negli ultimi tre mesi il sito del comico genovese ha registrato un aumento di traffico esponenziale: +72% i visitatori unici e +96% il numero di pagine viste. Numeri che si traducono in soldi per Beppe Grillo, titolare del simbolo e del blog come si legge nell’atto costitutivo del Movimento 5 stelle, firmato il 18 dicembre scorso nello studio del notaio Filippo D’Amore a Cogoleto (Genova) dallo stesso Beppe Grillo, da suo nipote Enrico Grillo e dal commercialista Enrico Maria Nadasi. Per capire quanto costa fare pubblicità sul sito di Beppe Grillo, Panorama ha fatto una prova sul campo, ha contattato Google AdWords, il dipartimento della concessionaria che gestisce le richieste degli inserzionisti e ha scoperto che il cost per clic per un annuncio su una pagina del sito è il massimo praticato in rete: 2 euro e 43 centesimi.
Consiglio inoltre la lettura di quest’articolo “La pastorale americana” di MASSIMO RECALCATI da La Repubblica del 3 aprile 2013
In un vecchio film di Woody Allen, “Il dittatore dello stato libero di Bananas”, si raccontano le vicende rocambolesche di un rivoluzionario animato da un ideale di purezza che combatte l’ingiustizia della dittatura in nome della libertà e che finisce per indossare i panni di un tiranno identico a quello che aveva combattuto.
Ogni rivoluzione, ripeteva Lacan agli studenti del ’68, tende a ritornare al punto di partenza e la storia ce ne ha dato continue e drammatiche conferme.
Anche Grillo si caratterizza per essere animato da quel fantasma di purezza che accompagna tutti i rivoluzionari più fondamentalisti. Egli proclama a gran voce la sua diversità assoluta dagli impuri: si colloca con forza fuori dal sistema, fuori dalle istituzioni, fuori dai circuiti mediatici, fuori da ogni gestione partitocratica del potere.
È il fantasma che troviamo al centro della vita psicologica degli adolescenti. Si riguardi la recente consultazione di Bersani con i rappresentanti del M5S. È il dialogo tra un padre in chiara difficoltà e due figli in piena rivendicazione protestataria. Mi è subito venuto alla mente ‘Pastorale americana’
di Philip Roth dove si racconta la storia tormentata del rapporto tra un padre – il mitico “svedese” – e una figlia ribelle, balbuziente, prima aderente ad una banda di terroristi e poi di una setta religiosa che obbliga a portare una mascherina sul viso per non uccidere i microrganismi che popolano l’aria. Da una parte gli sforzi di conciliazione di un padre che non nasconde la sua insufficienza, dall’altra l’arroganza irresponsabile di chi rivendica il possesso di una ragione assoluta. Il dialogo tra loro è impossibile. Il padre cerca di capire dove ha sbagliato e cosa può fare per cambiare la situazione, la figlia risponde dall’alto della sua innocenza: sei tu che mi hai messa al mondo non io; sei tu che hai creato questa situazione non io; sei tu che devi porvi rimedio non io. Così agisce infatti la critica sterile dell’adolescente rivoltoso nei confronti dei propri genitori. Il mondo degli adulti è falso e impuro e merita solo di essere cancellato. Ma quale mondo è possibile in alternativa? E, soprattutto, come costruirlo? Qui il fondamentalismo adolescenziale si ritira. La sua critica è impotente perché non è in grado di generare davvero un mondo diverso. Può solo chiamarsi fuori dalle responsabilità che scarica integralmente sull’Altro ribadendo la sua innocenza incontaminata.
Questo fantasma di purezza che ha origini in una fissazione adolescenziale della vita si trova anche a fondamento di tutte le leadership totalitarie (non di quella berlusconiana che gioca invece sul potere di attrazione della trasgressione perversa della Legge). E sappiamo bene dove esso conduce, o può condurre.
Lo stato mentale di un movimento o di un partito si misura sempre dal modo in cui sa accogliere la dissidenza interna. Sa tenerne conto, valorizzarla, integrarla o agisce solo tramite meccanismi espulsivi? Sa garantire il diritto di parola, di obiezione, di opinione personale oppure procede eliminando l’anomalia, estromettendola con forza? Grillo non ha esitazioni da questo punto di vista. Egli applica il regolamento escludendo l’“eccezione” secondo il più puro spirito collettivistico. Salvo però ribadire la propria posizione personale di “eccezione”. Le sue enunciazioni sono singolari, non vengono discusse prima, mentre quelle dei suoi adepti devono essere vagliate prima dalla democrazia assoluta della Rete. Si proibisce che ciascuno parli e pensi con la propria testa, si esige una sorveglianza su ogni rappresentante eletto perché non si stacchi dalle decisioni
condivise, ma l’aggressione al Manifesto con il quale alcuni intellettuali si rivolgevano con speranza al M5S chiedendo che dialogasse con il centro sinistra o la minaccia di revocare l’articolo 67 della Costituzione sulla libertà di pensiero dei nostri nuovi rappresentanti parlamentari sono state prese di posizione discusse democraticamente? Come può essere credibile in fatto di democrazia un movimento che attribuisce al suo leader il ruolo di incarnare una eccezione assoluta? Il culto demagogico della trasparenza nasconde questa presenza antidemocratica di un potere incondizionato. Se l’azione politica è la pazienza della traduzione, se non ammette tempi brevi, non contempla l’agire di Uno solo, il nuovo leader inneggia all’antipolitica come possibilità di avere una sola lingua – la sua – che non è necessario tradurre, ma solo applicare. Come non vedere che c’è un paradosso evidente tra l’esigenza che nessuno parli a partire dalla sua testa e l’esistenza di un leader anarcoide che resta esterno al movimento che ha fondato e che esercita il suo diritto di parola in modo arbitrario? Egli è nella posizione del padre dell’orda di cui parla Freud in Totem e tabù.
Una strana mescolanza di anarchia e tirannide sulla quale Pasolini avrebbe speso parole di fuoco.
Un leader degno di questo nome lavora alla sua successione dal momento del suo insediamento mantenendo il movimento che rappresenta il più autonomo possibile dalla sua figura. Prepara cioè le condizioni di una eredità. Tutto ciò diventa di difficile soluzione quando un movimento non ha storia, non ha padri, ma un genitore vivo e vegeto che rivendica il diritto di proprietà sulla sua creatura. “Io ti ho fatta e io ti disfo”; così una madre psicotica ammoniva una mia paziente terrorizzata. Una leadership democratica deve sempre rispondere al criterio paterno di una responsabilità senza diritto di proprietà. Si pensi invece alla reazione di Casaleggio all’indomani delle elezioni quando disse che se il movimento non avesse adottato certe sue indicazioni di comportamento, non avrebbe preteso nulla e se ne sarebbe andato. Ecco la minaccia più narcisistica che un fondatore può fare: io starò con te finché tu mi assomiglierai, finché mi riprodurrai; se tu assumerai un tuo volto, una tua originalità io non ne vorrò più sapere di te e me ne andrò.
Il pluralismo è temuto da Grillo come da tutti i leader autoritari. Il sogno di un consenso al 100 per 100 è un sintomo eloquente. Era il sogno degli uomini di Babele mentre sferravano il loro attacco delirante al cielo, la loro sfida a Dio: un solo popolo, una sola lingua. No, le cose umane non vanno così. Dio sparpaglia sulla faccia della terra quella moltitudine esaltata obbligandola alla differenza, al pluralismo delle lingue, esigendo la pazienza della traduzione. Esistono in democrazia più lingue e ciascuna ha diritto di manifestarsi e di essere ascoltata. Guai se il fantasma di purezza si realizzasse al cento per cento. Lo ricorda giustamente Roberto Esposito: una democrazia che si realizzasse compiutamente sarebbe morta, annullerebbe tutte le differenze nel corpo compatto della “volontà generale”, darebbe luogo ad una tirannide.
La Costituzione congelata di Massimo Villone
Una classe politica sempre alla ricerca del consenso spicciolo ed in prossimità delle consultazioni che non ha voluto e saputo cerare una coscienza politica nel paese. Formazioni di sinistra che fanno l’occhiolino al centrodestra e formazioni di destra populiste che in campagna elettorale propongono condoni in tutte le materie ed a tutto spiano. Il maggioritario che, per l’incapacità dei partiti, non ha creato due blocchi di idee contrapposte, ma corpuscoli del 29/30% che pensano da soli di dover governare l’Italia senza ter conto dell’altro 70% . Il risultato è stato grillo leader Maximus che dice di non essere né di destra né di sinistra ma di sopra (creando una singolare nuova visione politica) mettendo insieme gli opposti ideali degli italiani che lo faranno implodere. Occorre ritornare al passato, al primo dopoguerra, mettendoci in testa che non ci sono scorciatoie, che la società italiana deve avere movimenti politici delineati nei loro Ideali senza ammiccamenti ed inciuci e con l’obiettivo di formare una classe dirigente. Oggi sentendo le notizie sui saggi nominati da Napolitano, mi fanno un po’ schifo tutti! Il M5S, attraverso crimi fa sapere che anziché tenersi monti sarebbe stato meglio che bersani si fosse presentato alle Camere, perché pur non ottenendo la fiducia, sarebbe rimasto in carica per il solo disbrigo degli affari correnti, col risultato minimo di avere almeno un governo più aderente al risultato elettorale. E’ durato qualche minuto perché il “grilloparlantepadrone” l’ha smentito immediatamente dicendo che bersani è uguale a monti!Trasparenza: quanto guadagnano i nominati nelle società partecipate
Ho sempre manifestato il mio pensiero circa la trasparenza, che cerco di introdurre e rafforzare nel Comune di Napoli attraverso il mio ruolo di consigliere. Per fortuna ho trovato altre due persone a cui sono vicino per cultura, formazione ed opinioni, Carlo Iannello e Simona Molisso. Insieme abbiamo costituito il gruppo consiliare di Ricostruzione Democratica. Siamo tre su quarantotto. Qualcuno strumentalmente e legato a vecchie logiche di partito, fa fatica a collocarci come maggioranza o opposizione, perché valutiamo con attenzione ogni atto che, nei limiti delle nostre disponibilità di tempo e di conoscenza, cerchiamo sempre di studiare al fine di poter esprimere un voto in scienza e coscienza. Siamo fedeli al programma elettorale che ci ha portato in consiglio comunale con pochi voti (ma, credo, tutti di peso). Il nostro pensiero sui meccanismi di nomina l’abbiamo manifestato espressamente con una proposta di regolamento che giace presso la presidenza del consiglio comunale (clikka) in attesa che la conferenza dei capigruppo decida di metterla all’ordine del giorno di un prossimo consiglio (lo farà mai?). In quest’ottica pubblico l’elenco degli amministratori nominati dal sindaco (clikka) e dei loro compensi su cui ovviamente non esprimo alcun giudizio, non sapendo quali sono stati i meccanismi attraverso cui si è giunti a nominarli (anche se su alcuni nomi resto perplesso) né se sia giusto o non giusto il compenso, ma valutandoli in ragione dei loro atti. Sono soldi nostri che versiamo alle casse del Comune con le nostre tasse. Con la nostra azione tentiamo, come dice Salvatore Settis, di “ridare dignità alla politica non delegittimando i partiti, ma guarendoli dalle loro sordità con la forza delle idee”. Forse sarà solo testimonianza ma questa talvolta ha un senso.
L’agenda del nuovo Parlamento: Il disastro dei comuni
La politica fine a se stessa: sono convinto che ai cittadini italiani che lavorano e fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, a quelli che hanno problemi di lavoro, a quelli che hanno necessità di cure mediche che lo stato non eroga più, insomma, alla maggior parte degli italiani, non interessa nulla chi sia il presidente della camera, quello del senato, quello del consiglio, quello della repu…bblica: Insomma la politica di apparato non serve ai cittadini. Oggi, tra le altre cose, ho detto questo alla manifestazione in consiglio comunale circa le difficoltà degli enti locali dovute ai buchi di bilancio che ridurranno i comuni disastrati a funzionare solo come anagrafe e basta. Tutto questo è il frutto dell’attacco della finanza astratta ai beni ed ai servizi pubblici! Lo capiranno mai i nuovi e vecchi parlamentari che siedono nella massima assemblea elettiva della repubblica italiana ed i politici o pseudotali che pretendono di telecomandare i parlamentari … Non c’è più tempo e queste elezioni credo l’hanno dimostrato.
Ecco il video del mio intervento di stamane (19.03.2013) al Consiglio Comunale di protesta:
Grande progetto Centro Storico di Napoli
Stamane (18.03.2013) in commissione abbiamo trattato il tema del grande progetto del centro storico di Napoli (clikka), di cui alla delibera di giunta 875/2012 (clikka). E’ possibile anche avere un elenco sintetico delle opere (clikka). Hanno partecipato alla commissione i tecnici dell’assessorato all’urbanistica, tra cui il Responsabile Unico del Procedimento, Arch. Ferulano, i quali ci hanno illustrato per sommi capi i progetti relativi al 27 interventi, di cui due di carattere urbanistico. L’importo stanziato a valere su fondi europei POR FESR è di 100.000.000,00 di €. Tali somme non dovranno andare (meno male) a cronologico, quindi le imprese aggiudicatarie degli appalti saranno pagate con “tempi da cristiani”. Ho chiesto esplicitamente che non si sprecasse l’occasione e prima di scendere nella progettazione definitiva si facesse uno sforzo per avere una visione d’insieme di ciò che dovrebbe essere il centro storico, prevedendo percorsi turistici in anticipo e punti di ritrovo con allestimento di arredo urbano idoneo. Ci mancano nella II municipalità panchine e parchi o piccoli giardini dove portare i bambini. Mio figlio in campagna elettorale una volta che incontrò il candidato sindaco De Magistris e si sentì di fare una richiesta, stette qualche minuto con il ditino alzato e poi chiese: “Luigi io voglio un parco!”. Ho ripetuto questa cosa ma pare che i giochi già siano stati fatti, il progetto che prima era di trecento milioni di euro si è poi ridotto a centomilioni. Ho chiesto di avere in commissione l’opportunità di avere la progettazione definitiva almeno per le opere di urbanizzazione. Speriamo bene !!!
Il Consiglio dell’8 marzo 2013 sull’ACN Coppa America
Il tema è stato quello delle partecipate. Oggi (8.03.2013) abbiamo trattato la stabilizzazione dell’ACN di cui al mio precedente post (clikka). Io sono intervenuto, ed insieme ad i miei compagni di Ricostruzione Democratica abbiamo votato contro. In particolare al centro del mio intervento ho posto la deliberazione della Corte dei Conti del 31.01.2013 (clikka) sullo stato delle casse comunali e sulle raccomandazioni di razionalizzazione delle partecipate che secondo noi impediscono qualsivoglia costituzione di altre partecipate per il Comune. La delibera è passata con 27 voti a favore e soli tre voti contro, il mio quello di Carlo Iannello (Simona Molisso si è dovuta allontanare per allattare il bambino) e quello di Pietro Rinaldi (FED) l’opposizione tutta si è astenuta, due voti a favore sono venuti da UDC e da FLI. Devo dire che mi meraviglio sempre perché fino a prima del voto cinque/sei consiglieri della maggioranza mi avevano detto che non avrebbero votato a favore. Spero di resistere e di continuare a meravigliarmi. Se si ascolta l’intervento credo non sarà difficile capire che questa delibera ha il parere non favorevole del Segretario Generale, del Direttore dei Servizi Finanziari ed è in contrasto della Delibera della Corte dei Conti citata e di ciò tutti i consiglieri penso siano a conoscenza. Mi chiedo cosa altro dobbiamo fare …
Di seguito gli interventi di Carlo Iannello al 1:37:37 ed il mio al 2:23:31 che credo siano interessanti:
la dichiarazione di voto all’1:20:56
La libertà di espressione e la democrazia
Secondo grillo solo i capigruppo possono parlare per il movimento. Una curiosità: Se uno vale uno allora perché possono parlare per il M5S solo i capigruppo e Grillo? Chi dovesse dissentire potrà esprimere liberamente il proprio pensiero? Siamo al centralismo democratico o alla dittatura? Sulla democrazia, dico subito, non intendo cedere di un passo il bene è troppo prezioso e chi è stato eletto (anche più di chi non è stato eletto) ha la piena legittimazione politica, etica e morale di esprimere il suo pensiero, anzi ha il dovere di far conoscere il proprio pensiero ai suoi elettori “datoridilavoro”. Questo è il post che mi è venuto di scrivere immediatamente dopo aver sentito e verificato la notizia sul blog di grillo. La novità del fenomeno parlamentare del M5S porta con se molti quesiti e l’Italia è troppo giovane per aver già dimenticato. La nostra Costituzione, infatti, è il frutto della riprovazione dei costituenti verso il fenomeno dittatoriale che avevano vissuto. Oggi, probabilmente sull’onda della paura, Grillo ammonisce i suoi eccedendo, credo, nel suo ruolo. Penso, infatti, che tutti i parlamentari del M5S, proprio perché eletti, hanno il diritto e sopratutto il dovere di dichiarare i loro pensieri a tutti gli Italiani ed in particolare ai loro elettori e gli Italiani non posso assolutamente consentire che sia messo loro un bavaglio, fosse anche per la ragione di evitare gaffe. Questo è un principio che è a fondamento della nostra Costituzione e neppure Grillo può violare. Spero con tutte le mie forze che i parlamentari del M5S abbiano contezza dei principi che sono in gioco espressamente dichiarati nell’art. 68 dove si legge proprio a tutela della libertà di espressione del parlamentare: “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. E’ così anche il precedente art. 67 in virtù del quale i Parlamentari esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato. Per carità anche a me fa schifo ciò che è accaduto per i casi scilipoti, razzi e de gregorio e chissà quanti altri, ma non si può, per una patologia del parlamentare, abolire un principio di libertà e di responsabilità! Sento in particolare quest’argomento in quanto io stesso l’ho vissuto sulla mia pelle non votando in consiglio comunale il bilancio (clikka) e subendo anche un attacco feroce in consiglio comunale (clikka) che mi ha portato poi ad uscire dal gruppo Napoli è Tua per fondare il gruppo di Ricostruzione Democratica (clikka). Porsi contro la maggioranza del proprio gruppo, movimento o partito è una decisione sempre molto sofferta se assunta con coscienza, libertà e buona fede. Credo che ciò sia sacrosanto! Ancora non credo nella truffa della cd. democrazia diretta e chi la propone sa di essere un truffatore. Essa non è percorribile! Il rappresentante spesso è solo con la sua coscienza nella decisione del voto, perché il voto stesso presuppone quasi sempre una intensa attività di studio che non tutti possono fare (tal volta, purtroppo, neppure il rappresentante). Forse per realizzare la democrazia diretta potremmo abolire il parlamento e tutti gli organi elettivi e collegare tutti gli italiani tramite rete ad un enorme “cervellone” che propina test a risposte multiple da cui poi trae il testo di legge da applicare. Spero non sia questo il progetto di Casaleggio! Ad ogni buon conto credo sia una fortuna che in ogni famiglia ci sia ancora almeno una persona che ha vissuto lottando contro l’oppressione delle libertà.
E’ strano che per questo post sono stato stigmatizzato da attivisti del M5S che sono addirittura giunti ad abbandonare un gruppo Facebook perché si sono ritenuti offesi. Non capisco eppure credo che non abbia fatto altro che difendere il principio di libertà di espressione in particolar modo dei parlamentari del M5S!
Dal Blog di Beppe Grillo: “Lunedì sono stati eletti dai gruppi parlamentari del M5S per i prossimi tre mesi due capigruppo/portavoce, Roberta Lombardi per la Camera, e Vito Crimi per il Senato. Loro sono stati titolati a parlare dopo aver discusso e condiviso i contenuti con i componenti del gruppo. Attenti ai lupi!”
Consiglio del 28 febbraio 2013 i miei interventi
Faccio una considerazione preliminare: Al Comune di Napoli va il merito di aver reso pubbliche le sedute e quindi tutti Voi potete vedere cosa fanno i Vostri rappresentanti, mi chiedo invece cosa facciano i nostri rappresentanti nel Consiglio Regionale e nel Consiglio Provinciale, tanto per cominciare!! Spero non abbiano paura di farsi vedere e di difendere in pubblico le loro scelte di voto!!!
Sulla delibera relativa alla adozione del “regolamento sul sistema dei controlli interni” di cui al mio precedente post (clikka) ecco il mio intervento al 1:10:14
Di seguito, invece, un altro mio intervento sulla proposta di istituzione di una Commissione di Vigilanza sulla gestione del patrimonio del Comune di Napoli attraverso la Napoli Servizi S.p.a. Ovviamente mi sono espresso negativamente, la proposta non è passata. Ritengo, infatti, un inutile spreco di risorse e di energia creare organismi ulteriori quando, invece, ci si dovrebbe impegnare di più a far funzionare quelli esistenti. Inoltre ritengo che sul patrimonio del comune di napoli e sulle miserie della povera gente non si possa fare campagna elettorale né consenso. Come consigliere comunale credo che io, così come tutti gli altri consiglieri, non debba essere investito di problematiche relative a cessi o tapparelle del patrimonio ERP che non funzionano. Questa è pura gestione a cui deve attendere il personale non politico degli enti locali!!!
Il mio intervento al 1:21:25
Regolamento sul sistema dei controlli interni del Comune di Napoli
Sempre domani (28.02.2013) in consiglio comunale dovremmo approvare il regolamento sul sistema dei controlli interni (clikka). Dopo una buona lettura devo dire che mi piace. Reintroduce in sostanza il vecchio controllo di legittimità sugli atti amministrativi ma non solo da un punto di vista sostanziale ma anche contabile ed inoltre traccia tutta una serie di controlli di gestione e di qualità. Il problema già so che sarà farlo rispettare ed applicare nella sostanza e non solo nella forma. Dall’esperienza che ho fatto in quest’anno credo che i politici che hanno ruoli di gestione dovrebbero fare tesoro della esperienza dei tecnici che pur ci sono nell’amministrazione e prima di promettere “mari e monti” dovrebbero imparare a dire che ogni loro atto amministrativo dovrà prima ottenere il parere favorevole dei dirigenti preposti senza assumere impegni che potrebbero non poter mantenere, specificando che la regolarità amministrativa e contabile degli atti amministrativi è a garanzia di tutti ed in primo luogo dei destinatari, sia che si tratti di un atto amministrativo puro, sia che si tratti di un contratto, una concessione o una transazione, e noi le transazioni importanti nel Comune di Napoli non è che ce le facciamo mancare. Ove mai aveste qualche indicazione è sempre bene accetta anche se mi rendo conto occorrerebbe essere un po’ tecnici. Io siccome i pareri contabili spesso sono un po’ criptici (per curiosità potreste leggere quello sulla delibera dell’ACN (clikka) ho pensato a quest’emendamento che oggi (28.02.2013) è stato approvato all’unanimità:
CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI
del 28 febbraio 2013
PROPOSTA DI EMENDAMENTO
DELIBERA DI GIUNTA DI PROPOSTA AL CONSIGLIO N. 16 del 14/01/2013
PREMESSO CHE:
I.- Con la delibera di giunta indicata in epigrafe l’Amministrazione ha proposto l’adozione del regolamento sul sistema dei controlli interni;
Letta la bozza di regolamento allegata alla delibera in epigrafe ed a mente dell’art. 44 del vigente Regolamento Consiliare si propone l’adozione del seguente emendamento:
All’art. 18 aggiungere il comma 3 nel seguente testo: 3. Il parere di regolarità contabile emesso dal Dirigente responsabile deve terminare con la seguente l’espressione sintetica “parere favorevole” ovvero “parere non favorevole”.
I proponenti:
Gennaro Esposito
Il risultato elettorale. Occorre un patto per Napoli
Non capisco come ci si possa meravigliare della sconfitta della coalizione di centro sinistra e di Rivoluzione Civile. Oggi (27.02.2013) leggo le dichiarazioni di Amendola su La Repubblica e mi sembra che sia sceso per la prima volta sulla terra. Uguale tenore sono le dichiarazioni del Sindaco che ha scaricato immediatamente R.C. Non si capiva che è finita l’epoca della imposizione, che i partiti sin anche quelli appena nati, non possono essere autoreferenziali? A fronte della chiara percezione della scialba campagna elettorale i candidati nelle liste PD/SEL già si sentivano parlamentari rimanendo completamente assenti dalla scena cittadina e del paese. Una campagna esclusivamente televisiva. Nella protervia ottusa la scelta dei partiti, ammantata da una elezione primaria per il PD/SEL, è caduta sui nomi di apparato senza alcuna considerazione del sentimento popolare. Cosa quasi speculare anche in R.C. dove ha prevalso l’organizzazione dei partiti innestati. Per me è stata curiosa la circostanza che mi è capitata, una sorta di campagna elettorale di ritorno, amici e conoscenti che ho incontrato per il quartiere che mi comunicavano l’esito di sollecitazioni telefoniche al voto, il cui effetto è stato l’esatto opposto! Ora fuori dai giochi elettorali credo si debba fare attenzione alla grave situazione che viviamo nella nostra città. Ricostruzione Democratica di cui faccio parte su Repubblica Napoli del 27.01. scorso, dichiarava che occorreva immediatamente un governo cittadino di salute pubblica, oggi leggo le stesse parole in una dichiarazione dal Capogruppo di Federazione della Sinistra Sandro Fucito. Spero non sia troppo tardi! Occorre mettersi al lavoro con persone serie e riprendere senza mezzi termini il programma elettorale per darvi fedele attuazione! Altro che grandi eventi! Cosa che abbiamo voluto sin dall’inizio, prima in Napoli è Tua e poi in Ricostruzione Democratica, giungendo persino ad essere considerati dei marziani. Ci dicevano: “ma come il programma elettorale, lo dice la parola stessa è elettorale nel senso che serve solo a prendere i voti, poi dopo non se lo fila più nessuno!” Oggi credo ci sia una esperienza nuova in parlamento, con la pattuglia dei 10 parlamentari campani del M5S, su questi credo va caricato il fardello che anche noi all’interno del Consiglio Comunale portiamo con fatica: la coerenza senza se e senza ma! Occorre fare un patto oltre gli interessi dei partiti e dei movimenti nel solo interesse dei cittadini Napoletani. Occorre, che coloro che siedono negli scranni delle assemblee elettive e non sono ammaestrati a seguire gli ordini di scuderia, si facciano carico della grave condizione che vive Napoli. Va fatto un patto di lealtà e di cittadinanza. A Napoli come in altre grandi città il disagio è maggiore. Manca una visione globale ed a lungo termine! Per questo credo che occorrerà quanto prima organizzare un incontro di lavoro tra amministratori locali di buona volontà e neoparlamentari di area che hanno a cuore il bene della città, per fare una proposta di governo al Sindaco ed al futuro prossimo premier. Oltre alla legge elettorale ed alla legge sul conflitto di interessi, infatti, va immediatamente riesaminato tutto il D.L. 174/2012 che strangola i comuni costringendoli a vendere tutti i loro beni, comprese le partecipate, lasciando in sostanza agli enti locali il solo compito di fare i “certificati di residenza”. Noi crediamo nel pubblico serio ed efficiente sono i beni pubblici che fanno da collante della società. E’ chiaro che occorre un patto ed un costante controllo affinché non si dissipino le risorse nei mille rivoli, affinché non si faccia una politica del lavoro fine a se stessa per piazzare amici di partito e parenti, affinché si faccia una politica di sviluppo. Napoli ha tutte le caratteristiche per essere il traino del mezzogiorno. Ha aree di sviluppo e di riurbanizzazione immense ed importanti (Bagnoli/Fuorigrotta/Barra/Ponticelli/San Giovanni e l’intera area del Porto di Napoli destinatarie di finanziamenti per miliardi di euro). Ai nuovi eletti oltre a fare gli auguri dico di affrettarsi, Napoli non aspetta!
ACN S.r.l. una nuova partecipata del Comune per i grandi eventi
Il 28 febbraio p.v. ci sarà il consiglio comunale che avrà ad oggetto vari argomenti (ODG consiglio 28.02.2013 (clikka) ODG integrativo 28.02.2013 (clikka). L’argomento che a prima vista mi sembra meritevole di particolare attenzione è quello relativo alla delibera di proposta al consiglio sull’ACN S.r.l. (clikka). In particolare con la citata delibera si dispone una modifica dello statuto della società che ha gestito e gestirà l’America’s Cup prevedendone la “stabilizzazione” fino al 2020 e facendola diventare una società che si dovrà occupare dei cd. grandi eventi. Ora io ho due perplessità, da un lato la creazione della ennesima partecipata e dall’altro la cd. politica dei grandi eventi. Sono circa 121 pagine che nell’ottica della partecipazione e della trasparenza offro alla Vostra attenzione attendendo eventuali impressioni. Posso dire già da subito che nelle pieghe dei pareri (di cui consiglio la lettura) ci sono molti avvertimenti dovuti alle stringenti norme finanziarie. Attendo fiducioso qualche commento visto che dovremo votarla il 28 p.v. Buona lettura. Il 28 febbraio la delibera è stata rinviata ad oggi 8 marzo 2013 in aula la delibera sull’ACN allora cosa ne pensate? Noi siamo sul negativo.
Raccolta Candidature Commissione Edilizia Comunale
Entro le h. 12,00 dell’11 marzo 2013 si dovranno presentare le candidature per i cinque esperti da nominare nella commissione edilizia del Comune di Napoli. Su questo tema mi sono speso molto e presso il Consiglio Comunale pende una proposta di regolamento nomine e designazioni (clikka) a firma del gruppo di Ricostruzione Demoratica. Tutte le istruzioni le trovate nella nota esplicativa (clikka). La selezione è rivolta agli esperti in beni ambientali, storia dell’arte, discipline agricole-forestali e naturalistiche, arti figurative storiche e pittoriche, legislazioni beni culturali. Di seguito anche il modello di presentazione della candidatura (clikka). Gli interessati potranno far pervenire, per tempo, la documentazione richiesta dalla normativa indicata nella lettera di invito, al seguente indirizzo di posta elettronica: ricostruzione.democratica@comune.napoli.it La nomina è riservata al Consiglio Comunale e sarà preceduta dall’esame dei curriculum. Noi provvederemo a depositare le domande che perverranno complete e saranno ritenute meritevoli di attenzione perché fondate su requisiti professionalmente attendibili. Nella mail di invio si prega di aggiungere l’autorizzazione al trattamento dei dati personali affinché si possano pubblicare i curriculum e gli altri dati per un confronto trasparente. Della serie non abbiamo né parenti né amici da piazzare vogliamo solo merito e competenza! Tutte le informazioni in mio possesso sono nella nota e nel modello che sono nel link sopra.
La Giustizia Sociale ed i grumi di potere
Tutti coloro che amministrano la cosa pubblica devono avere il coraggio di rompere i grumi di poteri e di privilegio che drenano linfa vitale al paese. Questo è il presupposto per essere credibili ed essere buoni amministratori. Non esistono né parenti né amici degli amici né consorterie di sorta!! Il bene e l’interesse pubblico innanzitutto. Chi oggi ha una posizione di privilegio nello sfruttamento delle risorse comuni deve cedere il passo all’interesse generale retribuendo equamente i cittadini rappresentati dalle istituzioni. Coloro che hanno approfittato della incompetenza degli amministratori o peggio hanno assunto posizioni di privilegio con la complicità degli amministratori compiacenti o deboli, hanno il dovere di riequilibrare i rapporti di sfruttamento delle risorse comuni in ossequio al principio di solidarietà e di giustizia sociale. Gli amministratori hanno l’obbligo di rendere pubblici tutti gli squilibri esistenti nello sfruttamento dei beni comuni, affinché i cittadini sappiano chi sono le “sanguisughe” ed i responsabili abbiano a vergognarsene. La mia esperienza nell’amministrazione pubblica mi dimostra che questa strada è molto impervia ed ostacolata, ma non ne vedo altra non vedo un altro modo per onorare il mandato conferito, non vedo altra soluzione. Ciò comporta una sovraesposizione proprio verso i potenti, verso coloro che comandano, ma chi non ha la spinta etica e morale per fronteggiare la sfida, oppure è avvezzo ad ossequiare il potere, non ci provi neppure ad assumere un impegno e se l’ha assunto si ritiri, la sua debolezza è di danno alla collettività.
Donne ed Uomini della Politica
In un primo momento pensavo di fare un’altra pagina con le foto del politici di questa campagna elettorale per metterli a confronto, poi mi sono fermato non ce l’ho fatta! Provateci Voi, a me è sembrato che facessi quasi un atto blasfemo. La fisiognomica me l’ha impedito! Eppure dovremmo fare in modo che gli atti dei politici che ci hanno portato fuori dal ventennio fascista ed hanno contribuito a fare dell’Italia la sesta potenza mondiale siano raccontati ai nostri ragazzi, ai nostri giovani che pensano, invece, che la politica è quella dei fiorito, delle mazzette, della svendita del bene pubblico, delle tangenti, della imprenditoria di quattro soldi che va a braccetto con la politica corrotta che ammazza il mercato! La politica, invece, dovremmo spiegare ai nostri ragazzi, è qualcosa di diverso: E’ altruismo, è sacrificio, è passione, è speranza, è studio, è competenza, è solidarietà. Nulla può essere inventato all’improvviso ed occorre che le scuole pubbliche, ancora una volta, facciano uno sforzo. Occorre che i professori e gli insegnanti, di ogni ordine e grado, trasmettano ai loro studenti questi valori, questi pensieri. E’ l’unica strada che oggi vedo percorribile, le famiglie sono state distrutte dalle cd. armi di distrazione di massa e non possono farlo. Occorre che si ricostruisca il collante che tiene insieme la società. Non ci sono ricette precostituite, che valgono in ogni occasione, è il senso di solidarietà che tiene insieme un paese, dove il riconoscimento dei diritti passa attraverso la consapevolezza di essere cittadini è quindi destinatari di doveri. Diversamente non vedo prospettive…
Il CAAN per l’aia e le politiche di sviluppo
La questione del CAAN di Volla e la chiusura del mercato ittico in questi ultimi giorni ha avuto una particolare attenzione nella vita dell’amministrazione comunale. E’ in corso, infatti, un tavolo tecnico tra Giunta ed operatori mercatali che abbiamo voluto in Consiglio. Sul punto ho già scritto e sono intervenuto anche in consiglio (il mercato ittico ed il caan clikka; il pescecaan la delocalizzazione del mercato ittico clikka; la seduta del consiglio del 18.12.2012 clikka; il caan di volla come il ponte del corso novara clikka). Il problema serio è che oggi il comune si trova ad avere ereditato dalla passata amministrazione una questione che pesa non poco per le difficoltà legate alla tenuta industriale, finanziaria ed economica della società partecipata dal Comune di Napoli. Un mostro che rappresenta secondo me, ancora una volta, una modalità di fare politica “rovesciata” dove l’obiettivo non è realizzare lo sviluppo di un area (peraltro in questo caso fuori dal territorio cittadino) o di un settore economico, ma quello di spendere soldi col cemento con la creazione di “momentanei” posti di lavoro, che rappresentano più una forma di assistenzialismo che non il risultato di una efficace politica di sviluppo. Eppure, tra le prime nozioni che si imparano in materia di finanziamenti europei, c’è quella di non andare dietro ai bandi ma di pensare prima alla idea progettuale e di sviluppo e poi andarsi a trovare i soldi e le linee di finanziamento per realizzare l’intervento. Non riesco proprio a capire come sia possibile restare in questo stato a Napoli che, per quanto ne so, essendo in una regione inserita tra quelle ad “obiettivo convergenza”, è destinataria di fondi dedicati per lo sviluppo delle aree urbane. L’area EST (ove è peraltro inserito il mercato ittico attuale), infatti, dovrebbe così finalmente vedere la riconversione da area industriale, in area di sviluppo economico/residenziale/turistico essendo peraltro vicino al mare. Specularmente c’è poi l’area ovest con Bagnoli anch’essa oggetto di riconversione da decenni, di cui si è detto ogni cosa, e che potrebbe inserirsi in un progetto che potrebbe abbracciare il Collegio Ciano, il San Paolo, il Mario Argento, l’Edenlandia, lo zoo e l’ippodromo. Infine, c’è la grande area del porto di Napoli anch’essa oggetto di interessanti progetti. Stiamo parlando di centinaia e centinaia di milioni di euro e mi sembra tutto immobile! In un paese normale in Comune dovremmo quasi ogni giorno parlare di questo e ricevere proposte da una imprenditoria sana ed, invece, per il momento tra gli amministratori e gli operatori economici, siamo solo riusciti a partorire una manifestazione di interesse per la realizzazione di uno STADIO a ponticelli (sic) a cui si contrappone, da parte della regione, la diversa idea di costruire un INCENERITORE. Che tristezza! Giungiamo ancora una volta impreparati forse perché una tale visione da un lato scavalca i 5 anni di mandato, per amministratori più avvezzi ai tagli di nastro e dall’altro dovrebbe avere, una convergenza di vedute tra regione e comune. A pensarci bene, oggi più che mai, occorre una politica di sviluppo economico/sociale lungimirante, perché quella passata rappresenta un’occasione mancata per i decenni di amministrazione di una sinistra che per vent’anni ha menato il CAAN per l’aia ….
Cittadini, Autobus, Gasolio e la teoria della relatività
Stamane ho partecipato alla commissione permanente mobilità del Comune di Napoli, della quale faccio parte, con all’ordine del giorno il triste (è questo l’aggettivo che mi viene) episodio della mancata uscita degli autobus per la mancanza di gasolio. Erano presenti sia l’assessore, l’amministratore unico Brunetti, nonché il Direttore Tecnico Cicala e la Dott.ssa Bocchetti ed altre figure interne all’ANM, tra cui la responsabile della comunicazione. La situazione, come già sapevo, è affettivamente grave per la condizione finanziaria della partecipata, un credito verso il Comune di circa 270 milione di euro che determina poi a cascata tutta una serie di inadempimenti verso tutti i fornitori. Il problema credo sia stato di cattiva comunicazione in quanto intempestiva, ma l’amministratore unico ha riferito che siccome il rifornimento è ogni due giorni non c’erano in effetti margini per comunicare prima. Io per arrivare preparato in commissione mi sono interrogato qualche dipendete dell’azienda e qualche sindacalista ottenendo delle precise spiegazioni in gran parte coincidenti sul team management che in gran parte, tranne l’amministratore unico, è rimasto lì dove era. I problemi che mi sono stati segnalati sono la formazione dei turni, che vedrebbe delle posizioni di privilegio nonché la creazione di un servizio di manutenzione attraverso l’interpello di autisti disposti a fare i manutentori con servizio diciamo comodo (lunedì-venerdì dalle 07,00 alle 14,00) e non proprio provetti meccanici. Con il mio intervento ho precisato che l’episodio è stato grave tanto che è andato sulle pagine nazionali e che a fronte di tale fatto dovevano esserci per forza delle responsabilità interne all’amministrazione della partecipata, per le quali, ho chiesto che si aprisse una indagine conoscitiva precisando che nel mio modello di amministrazione quando accade un fatto grave deve seguire gioco forza un accertamento delle responsabilità con eventuale irrogazione di sanzione. Ciò, credo vale ancora di più nei momenti di crisi nei quali occorre essere più rigorosi e trasparenti per il rispetto dei cittadini che soffrono il disagio. Mi ha colpito l’effetto della mia richiesta che ha segnato sguardi e perplessità, quasi fossi un marziano. Alla fine l’amministratore Brunetti, vista la mia insistenza, ha dichiarato, credo con un po’ di irritazione, che la colpa era sua. In queste parole in sostanza ho colto una sorta di “un salvi tutti”, ed allora un po’ piccato ho chiesto se per questo si sarebbe ridotto lo stipendio come sanzione! Ancora una volta sguardi di sgomento e perplessità quasi avessi detto una cosa volgare. Non capisco perché quando si parla di soldi in questi casi si passa per marziani e quando, invece, si parla di tagliare il salario accessorio ai dipendenti è tutto normale e c’è la crisi. Ho insistito che mi si chiarissero le questioni che avevo appreso dagli amici dell’A.N.M., ma non ho avuto molta fortuna. Ad un certo punto uscendo dalla commissione ho sentito anche una voce che diceva vabbé questi sentono qualche dipendente e poi credono a tutto quello che gli dicono me ne sono andato per evitare …. provando, confesso, un certo disagio ripensando che il presidente della commissione è, “nella vita normale”, un impiegato (non so di quale livello) della stessa A.N.M., che avrebbe dovuto mettere sotto torchio proprio i suoi diretti superiori, anzi il vertice più alto della azienda della quale egli è dipendente …. disagio è la sensazione che provo anche adesso che lo scrivo … non dubitando affatto, ovviamente, della imparzialità dello stesso presidente. In effetti potremmo dire che nel nostro paese vige la “teoria della relatività della responsabilità” dove Cimoli dopo i disastri che ha combinato in ALITALIA ha anche ricevuto una liquidazione di 5 milioni di euro.
360 chili di aragoste e polipi
E’ stata una notizia che è passata in mezzo allo scandalo MPS: 360 chili di aragoste e polipi, acquistati dall’ateneo Senese, non per la mensa universitaria, ma alla contrada della Chicciola. E ora, per risanare il bilancio, (circa 200 milioni di buco) le rette sono fra le più alte d’Italia! Questo dato credo rappresenti l’Italia che non c’è, un italia dove tutti pensano di dover saccheggiare il bene ed il danaro pubblico appena si presenta l’occasione! Un Italia debole che non resiste alla tentazione di allungare la mano o semplicemente aprirla per farvi cadere dentro i soldi pubblici. Dalle aragoste ed i polipi all’università il passo è breve per arrivare a Fiorito a Maruccio ed ai banchetti nunziali pagati con i fondi economali dei gruppi consiliari della Regione Lombardia. La seconda repubblica è peggio della prima che ho vissuto per tutti i primi anni della mia vita. Eppure non sembra vero, il nuovo è sempre peggio del vecchio, sembra quasi un destino ineluttabile. La politica è influenzata da fatti lontani anni luce dall’amministrazione e siccome i politici sono sempre accomunati dalla stessa sorte sento il bisogno di mettere le mani avanti e pubblicare gli statini paga delle somme che ricevo dal Comune per la mia attività istituzionale peraltro documentata in parte su questo blog. Gli importi variano dal numero dei Consigli Comunali e delle commissioni a cui partecipo: statini paga comune (clikka)
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L’utopia della politica ed i costi dei politicanti
Piano di riequilibrio del Comune di Napoli e l’astensione di Ricostruzione Democratica
Ieri (28.01.2013) si è tenuta la seduta del consiglio comunale nella quale è stato approvato il piano di riequilibrio finanziario di cui al mio precedente post (clikka). Nella stessa giornata di ieri ci è pervenuto il parere collegio revisori (clikka) che insieme con i colleghi del gruppo abbiamo letto attentamente non essendo riusciti ad approfondire come si deve la delibera che era alla nostra attenzione per i ristretti tempi. Tutto il gruppo di Ricostruzione Democratica si è astenuto poiché non c’è stata data la possibilità di capire cosa in realtà stavamo approvando. Nella delibera, infatti, erano riportati solo i numeri e non le modalità circa l’adozione provvedimenti strategici per la nostra città. Per capire le mie perplessità di seguito potrete seguire il mio intervento e quello di Carlo Iannello che credo esprimano bene le perplessità che abbiamo manifestato in Consiglio. Diciamo che c’è stato anche un episodio accaduto in aula (che si può notare all’inizio del mio intervento) che ci ha lasciati molto perplessi. Buona visione:
Il mio intervento al 2:48:18
L’intervento di Carlo Iannello al 2:13:50
Predissesto del Comune di Napoli ecco il piano di riequilibrio.
Ecco il piano di riequilibrio finanziario approvato dalla Giunta con delibera n.35 del 25.01.2013 (clikka) che sarà portata all’attenzione del Consiglio Comunale il 28.01. p.v. (delibera n. 3 del 28.01.2013) e dovrà essere approvata, secondo quanto dispone il D.L. 174/2012, entro il 29.01.2013, pena la dichiarazione di dissesto finanziario del Comune. Devo dire che non l’ho ancora studiata bene e solo lunedì alle 12,00 avremo la possibilità di avere il parere del Collegio dei Revisori, il tempo, ci hanno detto, non c’è stato per poter meglio approfondire i temi che ci stanno a cuore. Io ho avuto l’opportunità di intervenire in commissione giovedì 24.01 u.s. con l’assessore al Bilancio che non aveva ancora la delibera (giunta il giorno dopo). In quella sede ho manifestato le mie perplessità poiché ancora oggi non si è fatta luce su come siamo arrivati a 870 milioni di crediti inesigibili ed a come siamo arrivati a circa un miliardo di altri debiti. In particolare ho chiesto dei derivati che il Comune ha in pancia (di cui ho già parlato in un altro post clikka) chiedendo se vi fosse stato un esame particolare, visto che il Tribunale di Milano ha ritenuto nulli i contratti in quanto frutto di un reato. La risposta dell’Assessore è stata semplicemente che ad oggi non converrebbe “riscattare” questi derivati (peraltro all’epoca è probabile che era presidente del Collegio dei Revisori). Da quanto ho capito non c’è nulla circa l’accertamento delle responsabilità pregresse (nel segno del chi ha avuto avuto) e, quindi, mentre a Reggio Calabria con un disavanzo di oltre 600 milioni di euro si è suicidata la dirigente dei servizi finanziari Dott.ssa Fallara ed è stato aperto un procedimento per falso in bilancio a Napoli, invece, tutto tace! Non saprei oggi i cittadini napoletani si trovano in una condizione per colpe che non verranno mai accertate ed i bilanci del Comune di Napoli sono stati sempre un mistero essendo prevalenti, da quello che ho qualche volta sentito, le ragioni cd. politiche. Ma la politica, io mi chiedo sempre, non dovrebbe essere al servizio della buona amministrazione? Come al solito è ben accetto qualsivoglia parere sulla delibera visto che è un piano decennale e che inciderà molto sulla pelle dei cittadini…. Infine per cercare di sopperire all’internalizzazione della gestione del patrimonio immobiliare si è affidato tutta la gestione alla Napoli Servizi che però, ironia della sorte entro il 30.06.2013 dovrebbe essere venduta come riportato nella delibera n. 48/2012 (clikka).
Scuola di politica e di amministrazione la prima lezione
Ieri (25.01.2013) la prima lezione della scuola di politica e di amministrazione. Il Prof. Franco Barbagallo ha ripercorso la storia della camorra e della politica nel nostro paese con una lezione avvincente. Il luogo delle istituzioni politiche per tre ore è diventato luogo di riflessione, cultura e formazione dei cittadini. Lo stato della politica è certamente avvilente ma ieri credo che, nel nostro piccolo, abbiamo dimostrato che è possibile un’altra politica, quella della cura dell’interesse pubblico, della alta moralità, dello spirito di servizio e del senso delle istituzione. Una delle tante cose che mi ha colpito della lezione è stata la riflessione sul fatto che da tempo la camorra è vincente perché in essa ci sono uomini di valore superiore ai politici che occupano le istituzioni. Senza mezzi termini credo che questo sia il risultato dell’allontanamento dei cittadini perbene, capaci e competenti dalla politica a causa della incapacità dei partiti, proni all’interesse economico o di gruppi di potere o addirittura incapaci di comprendere quale sia la strada giusta. Ciò che ci aspetta è sicuramente un periodo oscuro e di grande incertezza, le stesse persone che sono oggi nelle liste delle prossime elezioni ne sono la dimostrazione. Gente assolutamente sconosciuta catapultata in parlamento. Oggi, infatti, riflettevo che in questi quasi due anni di consiliatura i candidati che andranno a sedere in parlamento, sulle cose importanti di cui abbiamo trattato nella nostra città (vedi casi romeo, bagnoli, caan, piazza garibaldi etc.) non li ho mai sentiti tranne rare eccezioni (un candidato). Mi chiedo questi illustri sconosciuti chi sono e cosa andranno a fare in parlamento. Persone che la quasi totalità dei cittadini non conosce e quelli che li conoscono per la stragrande maggioranza ne parlano male o storcono il naso. E’ questo il ruolo dei partiti? Quello di mandare in parlamento illustri signorsì pronti a non contraddire il capo? Ciò che ho da tempo compreso e che oggi siamo nelle stesse condizioni di incertezza del dopoguerra, ci sono macerie politiche e morali di una classe dirigente autoreferenziale da cacciare dai palazzi del potere. La nostra funzione forse sarà di testimonianza, ma non ci potranno mai dire che non ci abbiamo provato fino all’ultimo! La prossima lezione è l’8 febbario, alle h. 16, stessa sala multimediale in Via Verdi, su Ambiente e Politica, ce ne parlerà il Prof. Antonio Di Gennaro che conosco per impegno e competenza. Spero sarete presenti nello stesso numero se non di più e di vedere altrettanti giovani. A quest’ultimi, infatti, deve andare il nostro incoraggiamento! Dobbiamo iniziare a pensare che ogni volta che diciamo che la politica fa schifo ed occorre starsene alla lontana facciamo un piacere proprio a quelli che la politica l’hanno ridotta a quello che è! Sursum Corda !!!
Programma della scuola di politica e di amministrazione
Sotto la foto di Simona Molisso Capogruppo di Ricostruzione Democratica con Diego perché la politica deve avere il tempo della famiglia:
La manutenzione delle strade di Napoli
Il problema della manutenzione delle strade di Napoli è atavico e credo sia utile per i cittadini sapere quali sono gli interventi sulla rete stradale di Napoli in corso, appaltati, programmati e i grandi progetti in cantiere (klicca). Io sono andato a vedere se tra quelle in corso o programmate ci sono le strade che penso abbiano maggiore bisogno. buona lettura.
Il CAAN di Volla come il ponte di Corso Novara
Già ho scritto sulla questione del CAAN e del Mercato Ittico (clikka) intervenendo anche al Consiglio Comunale del 18.12.2012 (clikka). Nel citato consiglio ho anche proposto e sottoscritto un Ordine del Giorno (clikka) che reca le firme di molti consiglieri a dimostrazione che la questione è sentita ed è assolutamente trasversale. Oggi la decisione viene di nuovo, dopo un rinvio “tecnico” il prossimo 14.01.2013 e, per detta data, il CAAN ci ha fatto pervenire una nota esplicativa (clikka) con la quale si sostiene la necessità di chiudere il mercato di Piazza Duca Degli Abruzzi poiché solo così forse si potrebbe verificare il trasferimento degli operatori presso la struttura del CAAN, costata, in virtù di una decisione risalente al 1989, circa 75 milioni di euro. Nell’ottica della partecipazione io credo che tutti i dati debbano essere diffusi perché ciò è utile sia, a formare una coscienza cittadina sia a gettare le basi di quella partecipazione ed interesse verso la cosa pubblica dalla quale le tristi vicende della politica ci hanno allontanato. La questione è spinosa e noi ci siamo trovati dentro a forza, in quanto, questo programma imprenditoriale l’abbiamo ereditato da un periodo storico nel quale si badava solo a spendere i soldi pubblici e non a creare effettivo sviluppo e benessere per i cittadini. E’ embleatico il caso del ponte del Corso Novara che fu realizzato e poi abbattuto e tra costruzione e distruzione si è fatto un “piacere” ai soli costruttori/distruttori edili e non ai cittadini che hanno subito solo un danno. Oggi la questione ricorre ed i 29 operatori del mercato ittico collocati nel fabbricato di Luigi Cosenza non vogliono trasferirsi in un luogo a loro estraneo, con la complicazione che mutato il quadro normativo con le liberalizzazioni di Bersani, oggi questi operatori possono anche rifiutarsi di spostarsi potendo o andare presso altri mercati (Mugnano o Pozzuoli) oppure costruirsi una loro area mercatale con i dovuti permessi. Che fare? Correre il rischio di chiudere Piazza Duca Degli Abruzzi e sperare, pregando in tutte le lingue del mondo, che queste 29 aziende siano fulminate sulla Via Marina e si convincano a trasferirsi a Volla salvando “CAAN e cavoli” oppure studiare e studiare per cercare altre soluzioni industriali che possano meglio tutelare la realizzazione dell’interesse pubblico. Come soluzione mi è venuta in mente, proponendola con l’Ordine del Giorno, di fare in modo che il CAAN abbia la gestione dell’area mercatale di Piazza Duca Degli Abruzzi realizzando così circa la metà dell’introito previsto, che si accompagnerebbe anche ad un risparmio per il Comune di personale (circa 30 unità) che verrebbero destinati ad altri più importanti servizi. Ma pare che tale soluzione non sia tanto condivisa dall’amministrazione e chissà se tra i volenterosi che leggono di questa questione non ci sia qualcuno che abbia una idea migliore …
La Campania e le Primarie è sempre la stessa storia
Qualche giorno fa riportavo le considerazioni di Aldo Masullo (clikka) sulle parlamentarie di PD/SEL, oggi leggo sempre più di presunti imbrogli e lo sconforto è veramente pesante. Possibile che in Campania non si possa fare a meno delle “scorciatoie”? Tutti hanno il “vizio” di fregare il prossimo compresi coloro che dovrebbero andare a rappresentare il popolo nel massimo consesso. A dire il vero non posso dire che ci siano stati veramente imbrogli ma il sospetto è forte tenuto conto di quello che ho sentito da qualche iscritto di “peso” del PD. In SEL mi sono imbattuto nella bacheca del candidato alla Camera capolista a Campania 1 e Campania 2 (Gennaro Migliore) ed i commenti di militanti iscritti al partito che accusano un modo poco democratico nella scelta dei “nominati” si moltiplicano. Mi viene da fare poi una ulteriore riflessione: se devo dire la verità tutti i candidati/nominati di SEL e PD, tranne forse uno, non li ho mai sentiti profferire una sola parola o un solo commento sugli importanti fatti che sono accaduti ed accadono in città e dei quali in quest’anno e mezzo mi sono occupato sedendo al Consiglio Comunale. Mi chiedo ma questi da dove vengono? Come hanno dimostrato di essere all’altezza dell’incarico per il quale si propongono? Vorrei tanto leggere i curriculum ed i risultati politici ed amministrativi raggiunti da queste persone, perché fino ad oggi non ho ancora capito in virtù di quali meriti dovrebbero essere votati.
Riporto inoltre la lucida riflessione, che condivido, di Carlo Iannello Compagno del Gruppo Ricostruzione Democratica sul tema:
Un nuovo intollerabile scandalo primarie. Occorre occupare i partiti e cacciare i cacicchi.
Nuove primarie nuovo scandalo. Oggi come nel 2011 quanto si trattava di scegliere il candidato sindaco di Napoli, le primarie del centro-sinistra si rivelano di nuovo un boomerang. Eppure il Pd era stato commissariato per oltre un anno: chiaro segnale che il lavoro del commissario non ha determinato alcun rinnovamento nel ceto dirigente di quel partito, che avrebbe avuto invece bisogno di un profondo rinnovamento. Non certo per esigenze di nuovismo, ma per mettere da parte un ceto dirigente che aveva prodotto i danni che sono sotto gli occhi tutti e quindi per riaffermare la funzione classica dei partiti e delle loro classi dirigenti. I dubbi sulla correttezza del voto non lasciano indenne nemmeno la formazione più dichiaratamente di sinistra (SEL).
Appare sempre più evidente che i partiti hanno abdicato al proprio ruolo di formazione della classe dirigente: da quelle grandi scuole di vita, di cultura e di politica che sono stati i partiti nel dopoguerra, che – non bisogna mai dimenticare – ci hanno consentito di diventare in pochi decenni la V potenza economica mondiale, sono completamente degenerati. Hanno perso ogni anelito ideale, la vita democratica interna è atrofizzata, le battaglie sui valori e sui principi sono un ricordo d’altri tempi. Oggi questi partiti per garantire la propria sopravvivenza si rivolgono a collettori di voti locali, che diventano i boss, i rais o i cacicchi che determinano le cariche, gli incarichi pubblici e oggi i candidati al parlamento. Il distacco con la cittadinanza è sempre più profondo.
Pare arrivato il momento di dire basta e di reagire a questa occupazione dei partiti da parte di potentati locali, cricche, bande quando non addirittura di comitati di affari. La strada tuttavia non è quella di proporre l’ennesimo movimento personale in salsa populistica berusconiana o post-berlusconiana. Si tratta di un rimedio peggiore del male, come l’esperienza dei partiti personali, dei partiti di plastica, dei movimenti di questi ultimi decenni ci ha insegnato. I movimenti nati per criticare i partiti hanno assunto e aggravato i difetti dei partiti stessi: i casi della Lega e dell’IDV sono emblematici. Le vicende di questi ultimi anni hanno fatto chiaramente comprendere che i partiti sono lo strumento essenziale e indefettibile della democrazia: non è esistita sinora alcuna democrazia che abbia potuto fare a meno dei partiti. Ma i partiti, nel senso autentico della parola, sono solo quelli che si richiamano alla grandi culture politiche europee (marxista, liberale, social-democratica. cattolico-sociale). Se ci teniamo alla nostra democrazia e al nostro paese allora dobbiamo unirci sotto un unico obiettivo: occupare i partiti e bonificarli da tutto il marcio e fradiciume che si è instaurato lì dentro. Penso sia giunto i momento in cui tutte le persone per bene di fede socialdemocratica e liberale di sinistra abbiano uno scatto di orgoglio e puntino all’occupazione democratica dei partiti del centro sinistra, per far rivivere i partiti nella loro forma autentica.
Al di fuori di questa ipotesi, vedo solo l’emersione di un pericoloso autoritarismo.
Pubblico alcuni link da cui è possibile seguire i recenti scandali primarie.
Articolo di Iurillo su Il fatto quotidiano:
http://www.napolionline.org/2013/01/05/politica/pd-a-napoli-i-conti-e-i-voti-non-tornano-mai/
Articoli di Norberto Gallo su Napolionline:
http://www.napolionline.org/2013/01/04/politica/primarie-pd-e-sel-ecco-i-seggi-dovele-prove-che-i-conti-non-tornano/
articolo di Carlo Tarallo per Dagospia:
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/primarie-taroccate-laffare-si-ingrossa-un-documento-con-nomi-cognomi-denunce-di-voti-gonfiati-48911.htm







