Vi linko la delibera che definisce i compiti di Napoli Servizi (clikka) nonché tutta una serie di altre funzioni dichiarate di interesse generale. L’atto non è di facile lettura ed è all’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale di lunedì 1 luglio p.v. Noi di Ricostruzione Democratica siamo del parere di approvarlo ed appoggiarne la sua adozione perché crediamo che la gestione del patrimonio pubblico debba essere pubblica, non essendo, peraltro, questo il momento di affidare ai privati questa importante funzione. Guardando al passato, infatti, possiamo dire che l’esperienza maturata è stata fallimentare con un contenzioso terminato con una transazione che noi abbiamo contestato. Sull’affidamento della gestione del patrimonio comunale ad una società in house, inoltre, ci eravamo anche impegnati in campagna elettorale e crediamo che questa linea oggi debba essere supportata anche per ragioni di coerenza. In Consiglio Comunale a dire il vero c’è una linea politica contrapposta e trasversale a tutti i partiti che speriamo di poter battere al momento del voto. Il tema vero è che oggi, forse anche per la crisi, non abbiamo un privato all’altezza di poter fare i suoi interessi congiuntamente a quelli pubblici. La dimostrazione di questa tesi la possiamo facilmente rinvenire nella incredibile difficoltà di allocare presso i privati aree di interesse rilevante come quelle di napoli Ovest vedi lo Zoo, l’edenlandia, il cinodromo, l’ippodromo etc. etc. Siamo convinti che insieme alla politica si debba ricostruire anche una classe imprenditoriale che non vada a rimorchio ovvero a braccetto della politica. Nella gestione del patrimonio immobiliare, inoltre, occorre una particolare attenzione poiché l’esperienza ci dice che questo è stato il campo da arare da parte di una certa politica che ha avuto uno scopo esclusivamente elettorale e di consenso: Della serie se sono un inquilino del Comune di Napoli, ed ho qualche infiltrazione o altro problema, conoscendo il consigliere comunale di turno, lo risolvo in un momento poiché questi intercede per me verso il gestore che a sua volta per ingraziarsi il consigliere fa fare la riparazione immediatamente (sic!). Racconto quest’aneddoto: Una volta eravamo in una riunione di consiglio per decidere su un atto relativo alla gestione del patrimonio, ebbene, rispetto a noi di Ricostruzione Democratica che ci arrampichiamo su principi costituzionali, norme di legge e interesse generale, gli altri consiglieri, cd. anziani, sapevano tutto della chiamata e sull’intervento per manutenzione ordinaria o straordinaria degli alloggi di edilizia residenziale e pubblica (ERP). Sarà un caso? Come sempre resto in attesa di avere qualche impressione erudita sulla delibera per la quale noi di Ricostruzione Democratica stiamo già pensando a qualche emendamento di natura tecnica relativo alla definizione di “interesse generale” della società Napoli Servizi cosicché da evitarne la vendita. Difatti, crediamo che la delibera per rispondere alla disciplina più che definire i settori di interesse generale deve definire le società comunali che l’ente ritiene di non collocare sul mercato. Questo per evitare che il comune sia svuotato di ogni funzione relegandolo a semplice ufficio di anagrafe. La lotta prevedo sarà dura perché gli interessi sono tanti e molto forti!
Il Mercato Ittico resta a Napoli!
Sempre ieri in consiglio comunale abbiano anche approvato la delibera n. 384 del 20.05.2013 (clikka) che stabilisce, una volta per tutte, che il mercato ittico resterà nella sua sede storica in Piazza Duca degli Abruzzi. Al fine di collaborare con l’amministrazione ho anche proposto una mozione di accompagnamento (clikka) che è stata approvata all’unanimità e che chiarisce alcuni punti che erano stati anche segnalati dal Segretario Generale nel suo parere. Credo sia stata una vittoria per la città di Napoli che non ha visto sottrarsi posti di lavoro e reddito ed anche una piccola vittoria di Ricostruzione Democratica che in uno spirito collaborativo ha mostrato che le cose si possono fare. Speriamo bene!!
Il mio intervento all’1:11:05
Sull’argomento già ho detto e la strada la indicammo nel consiglio comunale del 18.12.2012. Ci siamo arrivati infine e credo sia stata una bella cosa. Sul punto vedi: caan e mercato ittico (clikka)
Case Famiglia siamo tutti nella stessa barca
Anche oggi (26.06.2013) al Consiglio Comunale, sono intervenuto, insieme ad altri consiglieri, per manifestare la nostra solidarietà agli operatori sociali che notte e giorno sono accampati in Piazza Municipio per manifestare il loro malessere. Spero che la comunità cittadina alla quale tutti noi apparteniamo si faccia carico di questa gravissima condizione. Siamo tutti nella stessa barca e nessuno si può esimere dal remare!
Il mio intervento al 43:15
ZTL l’IDV non c’è più ed i cittadini ne pagano le conseguenze!
Oggi (26.06.2013) in Consiglio Comunale noi di Ricostruzione Democratica abbiamo portato un ordine del giorno (clikka) sulla ZTL che tentava di dare una certezza ai tanti cittadini napoletani residenti nella ZTL del centro storico nonché in Piazza Dante ed in Via Duomo che, in questi ultimi giorni, si sono visti arrivare pacchi di multe per il ritardato rinnovo del premesso di accesso, peraltro ingenerato dalle notizie rilasciate a mezzo stampa dall’amministrazione circa le modifiche al dispositivo di traffico, nonché di ristabilire un senso di giustizia verso quei cittadini che hanno pagato il permesso e non si sono visti attivare la ZTL. Siccome non era in discussione l’argomento, per trattarlo e votarlo, occorreva che lo sottoscrivessero per lo meno un rappresentante di ogni gruppo consiliare. Ebbene, l’ODG l’hanno firmato TUTTE le forze politiche, dalla Federazione della Sinistra al PDL, essendo i consiglieri consapevoli del problema. L’unica forza politica che si è rifiutata di firmare e, quindi, ha impedito la discussione è stata l’IDV che così ha sconfessato anche un deliberato della II Municipalità, il cui presidente è Francesco Chirico, dell’IDV e che mi aveva già dichiarato la sua adesione. Trovo che nell’amministrazione di una città ci voglia serietà e consapevolezza dei problemi, ritengo che tale responsabilità oggi non l’abbia dimostrata il maggior gruppo di maggioranza dell’amministrazione che irresponsabilmente ha rifiutato la sottoscrizione dell’Ordine del Giorno impedendone la discussione e costringendo, quindi, centinaia di cittadini residenti ed aventi diritto al permesso di accesso a fare ricorso avverso i verbali che a pacchi sono arrivati. Eppure sono dell’IDV due consiglieri residenti nella stessa II Municipalità Ginetta Caiazzo e Vincenzo Gallotto, non so se a loro sono arrivate le stesse sollecitazioni che sono arrivate a me sul grave problema, evidentemente l’IDV non c’è più!
Per un principio di responsabilità politica ed amministrativa ecco i consiglieri dell’IDV che, credo, debbano dare conto ai loro elettori:
Vincenzo Gallotto (1651), Fulvio Frezza (1491), Elpidio Capasso (1358); Gaetano Troncone (505); Antonio Luongo (481); Giovanni Formisano (420); Marco Russo (402) CAPOGRUPPO; Teresa Caiazzo (382); Maria Lorenzi (371); Carmine Schiano (328); Luigi Esposito (306); Amalia Beatrice (244); Francesco Vernetti (225); Simona Marino.
Per capire quello che è accaduto basta vedere il video al 1:48:35
Peraltro l’ODG che non è stato firmato poteva essere emendato dallo stesso IDV che a raffica durante la discussione per una sorta di antipatia politica che non ho ben compreso ha semplicemente continuato a trovare scuse per non discuterlo.
Vedi anche:
ZTL e Centro storico la Repubblica Napoli clikka
Partecipate: Le nuove nomine alla vecchia maniera
Sul tema ho già scritto e da ultimo sono anche intervenuto in Consiglio Comunale (clikka) oggi ci sono i decreti di nomina nel Consiglio di Amministrazione dell’ABC (ex ARIN) clikka, e nel Collegio Sindacale dell’ANM clikka. Queste sono nomine che determinano ovviamente un compenso per i “nominati” che ho anche riportato in un altro post (Trasparenza quanto guadagnano i nominati clikka). Sono nomi che non conosco proprio, tranne quello di Ugo Mattei (non personalmente) e che noi di Ricostruzione Democratica non sappiamo neppure se siano il frutto di un accordo politico o meno, né in che modo si siano valutate le professionalità. Un’altra occasione persa per fare trasparenza, partecipazione ed imparzialità e semmai per dare qualche posto giovani laureati meritevoli, perché poi se se ne vanno non ci possiamo lamentare che c’è la fuga dei cervelli!
Ecco lo stralcio dei (a me) perfetti sconosciuti. Speriamo facciano bene e sopratutto chi ha notizie le rendesse pubbliche affinché ci sia almeno una partecipazione postuma:
1) Collegio sindacale della società ANM – Azienda Napoletana
Mobilità S.p.A.”:
Dott. Abbondio Causa, nato a Napoli il 03/07/1960 (presidente);
Dott.ssa Monica Montuoro, nata a Napoli il 04/07/1965 (sindaco effettivo);
Dott. Salvatore Galiero, nato a Napoli il 18/04/1960 (sindaco effettivo);
Dott.ssa Simonetta Di Simone, nata a Napoli il 11/05/1967 (sindaco supplente);
Dott. Massimo Maresca, nato a Piano di Sotrento (NA) il 01/12/1964 (sindaco supplente).
2) Consiglio di Amministrazione di “Acqua Bene Comune Napoli”:
Prof. Ugo Mattei Torino 22.04.1961
Prof. Roberto Vona, Napoli 22.04.1965
Prof. Maurizio Giugni Salerno 24.10.1953
Oggi 25.06.2013 scopro altre dieci nomine nel Collegio Sindacale di ASIA clikka e nel Collegio Sindacale di Napoli Servizi clikka.
Ecco i nomi in stralcio:
3) Nominare i componenti del nuovo Collegio sindacale della Napoli Servizi S.p.A., nelle persone di:
Dott. Gianluca Battaglia (Napoli – 01/04/1974) Presidente
Dott. Luciano Sibillo (Napoli – 06/12/1961) sindaco effettivo
Dott. Loris Landriani (Napoli – 20/12/1975) sindaco effettivo
Dott. Dario Laudisio (Napoli – 23/08/1972) sindaco supplente
Dott.ssa Fabiola Magro (Napoli – 02/01/1980) sindaco supplente
4) Nominare i componenti del nuovo Collegio sindacale della società “Azienda Se1vizi Igiene Ambientale – Napoli S.p.A.”, nelle persone di:
Dott. Chiodo Eugenio Maria nato a Catanzaro il 16/05/1949 – Presidente;
Dott. Vicedomini Dario nato a Torre del Greco (NA) il 06/02/1980 – sindaco effettivo;
Dott. Celeste Antonio nato a Napoli 1’11/08/1961 – sindaco effettivo;
Dott. Scaletti Alessandro nato a Napoli il 18/06/1977 – sindaco supplente;
Dott. Piscicelli Italo nato a Napoli il 03/05/1972 – sindaco supplente.
Ippodromo di Agnano: chi sussurra ai 235 cavalli?
Oggi (20.06.2013) in commissione sport ed impianti sportivi, riunita in sede di audizione, abbiamo trattato della delibera che riguarda l’ippodromo di Agnano di cui ad un mio recente precedente post (il comune che sussurrava ai cavalli clikka).
Il quartiere di Fuorigrotta sembra essere stato colpito da un’anatema poiché come per lo zoo e l’edenlandia anche per la pista ippica c’è un fallimento, pertanto, ho pensato fosse utile invitare anche la curatela del fallimento della Ippodromo di Agnano S.p.a. nonché gli assessori al lavoro (Panini), al patrimonio (Fucito), agli impianti sportivi (tommasielli) ed ai beni comuni (Piscopo).
Hanno partecipato tutti tranne Piscopo, in quanto impegnato in altra sede e come dicevo la curatela con i suoi tecnici. Nonostante la strana e non comprensibile ostruzione dell’assessore Tommasielli che ha cercato in tutti i modi di non far celebrare la commissione chiedendo, stranamente (per un assessore), la verifica del numero legale, abbiamo avuto la possibilità di capire che diversamente da quanto accaduto allo Zoo (almeno per come la vedo io), in questo caso fosse più che auspicabile una collaborazione con il Tribunale, poiché il fallimento è proprietario di beni strumentali che sono depositati presso l’impianto e che potrebbero servire o rendere più appetibile la struttura consentendo a chi si dovesse trovare aggiudicatario di infilare immediatamente le chiavi nel cruscotto.
Ad ogni modo con la proficua collaborazione degli assessori Panini e Fucito abbiamo capito che forse era il caso di fermarsi un attimo con il bando per non rischiare contenziosi dopo una eventuale aggiudicazione tra comune, fallimento ed aggiudicatario, e capire, tutti insieme, Tribunale e Comune, come fare al meglio l’interesse pubblico e quello dei creditori (tra cui anche l’amministrazione) evitando inutili contenziosi. Confido molto nelle capacità degli assessori al lavoro ed al patrimonio che dall’audizione hanno compreso quali sono i nodi da sciogliere e sopratutto evitare di cadere in errori che si trascinerebbero per anni.
Il tema vero ed immediato, però, è quello della custodia che la curatela ha chiesto al comune in più occasioni compreso stamane e che non può essere tralasciato. Solo che, come dicevo, c’è una questione sulla detenzione e sulla conseguente custodia ed in questo equivoco si sono inseriti, 235 cavalli! Si proprio 235, che sono ospitati ed accuditi nelle stalle dell’ippodromo con biada strigliatura e ferratura (immagino) non si sa bene da chi (e sopratutto di chi). L’attenzione di Ricostruzione Democratica al tema dell’uso dei beni pubblici, credo che ormai sia risaputa, ed a fare i conti ci vuole poco. Mettiamo, infatti, che se posseggo un cavallo sono disposto a pagare per la sua pensione circa 300,00 €. al mese e se faccio questa semplice moltiplicazione posso dire che si potrebbe, con buona approssimazione, arrivare a mettere in piedi un business di 70.500,00 €./mese per la sola pensione dei cavalli in un area di 48 ettari, che di questi tempi non è poco. All’assessora tommasielli, visto che pareva informata della cosa ho chiesto chiarimenti senza, ovviamente, ottenere una risposta chiara ma solo due risposte contraddittorie che scontano l’equivoco di cui dicevo.
Alla fine non siamo riusciti a capire chi ad Agnano sussurra a 200 cavalli!
P.S. Varrà la pena tutto sto lavoro che stiamo facendo? Il dubbio a noi di Ricostruzione Democratica ci viene sempre e le risposte non sempre ce le sappiamo dare. Diciamo che come dicevamo in campagna elettorale per noi il comune è una casa di vetro.
Napoli forse è meravigliosa anche per questo, eccessiva in tutte le sue cose (mettiamola così!).
sul tema:
il patrimonio comunale una questione di giustizia sociale clikka
Case famiglia ed imparzialità della P.A.
Oggi (19.06.2013) al consiglio comunale, dopo molti giorni di discussioni sulle Case Famiglia nelle commissioni, sono intervenuto sul drammatico tema del pagamento di questi importanti servizi ai minori. La questione è scottante ed il principio di imparzialità nella crisi che oggi stiamo vivendo è più che mai è sentito dalla collettività. Quello che facciamo oggi potrebbe essere il faro che illumina la strada di una Amministrazione limpida, trasparenze ed imparziale …
Ecco il mio intervento al 0:48:36
gli altri post sul tema:
case famiglia lettera al sindaco (clikka)
Case Famiglia: La lettera al Sindaco
Sull’argomento ho scritto qualche giorno fa: politiche sociali prima le donne ed i bambini (clikka). Sono giorni che sono dilaniato pensando a ciò che sta accadendo ai più deboli. C’è stato anche qualcuno che per ragioni di “partigianeria” commentando il mio post ha detto che quelli delle case famiglia sono tutti ladri e che ci sono state indagini che hanno accertato le malversazioni. Questa cosa mi ha fatto ancora di più arrabbiare ed essere determinato rispondendo provocatoriamente allora il sindaco le chiudesse tutte! Per me anche un solo bambino vale la pena di impegnarsi e combattere! Non lasceremo nessuno indietro era questa una delle cose che dicevamo in campagna elettorale! Già il programma … Ecco la lettera che Fedele (titolare di una casa famiglia) ha scritto al Sindaco, leggetela. Per essere parte di una comunità occorre condividere il peso (lettera al Sindaco Clikka).
Mediazione l’Europa non ci obbliga! Ecco le risposte dei parlamentari
Di seguito il testo che ho inviato a tutti parlamentari della Camera di cui al mio precedente post (mediazione obbligatoria il governo letta non molla (clikka) nel quale troverete anche tutti gli indirizzi e-mail degli onorevoli. Riporto anche le risposte dei parlamentari stessi i quali, quelli favorevoli (pochi), dichiarano che è l’europa che ci impone la mediazione obbligatoria e che essa è uno strumento per “alleggerire” i processi. Sennonché è facile contestare che non è affatto così in quanto la direttiva CEE del 21.05.2008, n. 58/2008/CEE (che riporto in calce) non dice questo ed inoltre il fallimento della conciliazione obbligatoria già l’abbiamo vissuto nel processo del lavoro (per il quale non è più prevista!). Ancora neppure la raccomandazione n. 362/2013 (clikka) del Consiglio d’Europa dice questo! Difatti nella stessa in merito alla mediazione si legge che “è necessario intervenire per promuovere il ricorso a meccanismi extragiudiziali di risoluzione delle controversie”. E’ chiaro che la mediazione obbligatoria è la cartina di tornasole per dire che questo “governissimo” è per le lobby e se ne frega altamente del bene e dell’interesse pubblico preferendo tutelare gli interessi dei soliti noti! In un momento così tragico dobbiamo con forza denunciare questo scempio. L’accesso alla giustizia è un diritto costituzionalmente garantito.
Potrei dire provocatoriamente che ci potremmo comprare i parlamentari come pare accada ancora oggi dall’inchiesta fatta dalle Iene:
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390060/roma-parlamentari-pagati-dalle-lobbies-.html
Ecco il testo che ho inviato ai parlamentari della Camera:
“Egregio/Gentile Onorevole, prima che come avvocato, come cittadino voglio sapere quale è il Suo parere sul progetto del governo letta di reintrodurre la mediazione obbligatoria nel processo civile. Le ricordo che l’accesso alla giustizia per l’art. 24 della Costituzione deve essere libero e che la stessa mediazione obbligatoria, poiché si è rivelata inefficace, è stata eliminata dal processo del lavoro modificando l’art. 410 c.p.c. Inoltre è bene sgombrare il campo dalla scusa che ce lo chiede l’Europa poiché sia la Direttiva n. 58/2008 sia la raccomandazione n. 362/2013 non prevedono affatto l’introduzione della obbligatorietà della mediazione! Noi avvocati dei Fori Italiani siamo contrari alla reintroduzione della mediazione obbligatoria poiché essa è un danno per i cittadini e costituisce, in questo momento di crisi, un ulteriore aggravio di costi che nella giustizia si è manifestato già con gli spropositati aumenti dei contributi unificati! Le sarei grato se mi comunicasse il suo parere nonché il Suo schieramento politico affinché io come cittadino possa sapere come un mio rappresentante si comporta in parlamento. Grazie gennaro esposito”
Risposte dei Parlamentari
1) Gentile avvocato Esposito,
il mio parere é che bisognerebbe abbreviare i tempi del processo civile, piuttosto che aumentarli.
Da costanti colloqui con alcuni suoi colleghi, che mi preoccupo di tenere attivi per comprendere a fondo le problematiche della giustizia, so che quando ci sono spiragli di mediazione concreta, sono gli stessi avvocati che si attivano spontaneamente per comporre le controversie in sede stragiudiziale.
Pertanto non credo che sia un intervento necessario, quello allo studio del Governo.
Più urgente sarebbe una riforma organica del codice di procedura civile ed una serie di interventi strutturali sul personale della giustizia (compresi i magistrati) al fine di snellire i tempi dei contenziosi, salvaguardando le garanzie delle parti.
Stiamo ragionando all’interno del mio partito su proposte al riguardo.
Cordiali saluti.
On. Lara Ricciatti
Sinistra Ecologia e Libertà
2) Non ho capito se a lei interessa davvero la mia opinione o se sta facendo un censimento delle singole posizioni parlamentari.In questo secondo caso e’sufficiente verificare le posizioni dei gruppi in commissione e suucessivamente in occasione del voto palese in aula come votano i singoli parlamentari.Cordialmente.Bruno Tabacci
R) sig. tabacci è stato l’unico a rispondermi in questo modo, sto avendo riscontro da altri suoi colleghi con affermazioni chiare e precise sul punto. Credo che lei con questa risposta, rappresenti un modo vecchio di fare politica; quella politica che non dice mai nulla. E’ in sostanza quella politica di chi spesso non conosce i problemi o di chi vuole essere amico di tutti e non si schiera mai. Dai salotti televisivi mi ero fatto un’altra opinione di lei. Le posso dire sig. tabacchi che questo modo di fare politica, oggi io, come consigliere comunale di Napoli, lo combatto ormai da due anni e non sono del M5S. Spero si studi la questione e sappia ben rappresentare gli elettori che hanno dato fiducia non a lei ma al suo partito.
buona giornata.
gennaro esposito
RR) Senta io non ho espresso giudizi.Si informi sulla mia attivita’parlamentare e verifichi le cose.No rmalmente non parlo per sentito dire ne’rispondo per far piacere a qualcuno.Ma lei scrive a tutti e pretende pure che le rispondano come se si fosse rivolto in maniera specifica a un singolo parlamentare.Io le rispondo con i miei atti parlamentari.Cordialmente.B.T.
3) Caro Gennaro
Non abbiamo ancora parlato di questo tema e quindi non posso dare un’indicazione per tutto il gruppo ma personalmente sono contrario a questo passaggio in più, inutile e costoso, per avere giustizia.
Cordiali saluti
Luca Frusone
Movimento 5 Stelle
4) Penso sia sbagliato reintro- durre la mediazione obbliga- toria specie dopo la pronun- cia della Corte Costituzionale.On.Del Basso De Caro.
5) Buongiorno, le rispondo da deputato e da avvocato.
sono in linea di principio favorevole alla mediazione, se e solo se diventi gratuita per i cittadini in caso di mancato accordo.
se sarà come prima voterò contrario.
Andrea Colletti
6) prima di esprimermi vorrei leggere accuratamente il testo del DL approvato ieri . cordiali saluti donatella ferranti
7) Condivido quasi tutto! Angelo Tofalo M5S.
8) la ringrazio molto, a dire il vero riceviamo anche email che sostengono il contrario, cercheremo di capire e agire per il meglio, cordiali saluti luisa gnecchi
9) Caro Esposito,
io considero l’introduzione della mediazione obbligatoria una buona notizia per la giustizia civile ingolfata dalla massa dei processi.
Il premier Letta ha spiegato che le misure approvate rientrano tra le raccomandazioni dell’Unione europea per portare a una riduzione dei tempi dei procedimenti civili che si stima in un milione di processi in cinque anni.
E questo è indirettamente un prerequisito per stimolare gli investimenti, oltre che un bene per i cittadini che non riescono ad avere giustizia in tempi ragionevoli.
Un caro saluto.
Roberto Speranza (capogruppo del pd alla camera)
R) Egregio onorevole ecco la direttiva comunitaria Le sarei grato se mi indicasse dove è scritto che la mediazione deve essere obbligatoria e che essa debba applicarsi anche alle controversie interne. Svolgo un ruolo politico anch’io nella mia città essendo consigliere comunale al Comune di Napoli e prima di fare qualsivoglia intervento noi di Ricostruzione Democratica studiamo le carte, in parlamento si dovrebbe fare lo stesso!
per farle intendere ecco chi siamo:
https://gennaroespositoblog.com/2012/10/04/nasce-ricostruzione-democratica/
Buono studio
gennaro esposito
Direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 21 maggio 2008
Ecco il testo della direttiva CEE
Direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 21 maggio 2008
relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 61, lettera c), e l’articolo 67, paragrafo 5, secondo trattino,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Comitato economico e sociale europeo [1],
deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 del trattato [2],
considerando quanto segue:
(1) La Comunità si è prefissa l’obiettivo di mantenere e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel quale sia garantita la libera circolazione delle persone. A tal fine, la Comunità deve adottare, tra l’altro, le misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile necessarie al corretto funzionamento del mercato interno.
(2) Il principio dell’accesso alla giustizia è fondamentale e, al fine di agevolare un miglior accesso alla giustizia, il Consiglio europeo nella riunione di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999 ha invitato gli Stati membri ad istituire procedure extragiudiziali e alternative.
(3) Nel maggio 2000 il Consiglio ha adottato conclusioni sui metodi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale, sancendo che l’istituzione di principi fondamentali in questo settore è un passo essenziale verso l’appropriato sviluppo e l’operatività dei procedimenti stragiudiziali per la composizione delle controversie in materia civile e commerciale così come per semplificare e migliorare l’accesso alla giustizia.
(4) Nell’aprile del 2002 la Commissione ha presentato un Libro verde relativo ai modi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale, prendendo in esame la situazione attuale circa i metodi alternativi di risoluzione delle controversie nell’Unione europea e intraprendendo consultazioni ad ampio raggio con gli Stati membri e le parti interessate sulle possibili misure per promuovere l’utilizzo della mediazione.
(5) L’obiettivo di garantire un migliore accesso alla giustizia, come parte della politica dell’Unione europea di istituire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, dovrebbe comprendere l’accesso ai metodi giudiziali ed extragiudiziali di risoluzione delle controversie. La presente direttiva dovrebbe contribuire al corretto funzionamento del mercato interno, in particolare per quanto concerne la disponibilità dei servizi di mediazione.
(6) La mediazione può fornire una risoluzione extragiudiziale conveniente e rapida delle controversie in materia civile e commerciale attraverso procedure concepite in base alle esigenze delle parti. Gli accordi risultanti dalla mediazione hanno maggiori probabilità di essere rispettati volontariamente e preservano più facilmente una relazione amichevole e sostenibile tra le parti. Tali benefici diventano anche più evidenti nelle situazioni che mostrano elementi di portata transfrontaliera.
(7) Al fine di promuovere ulteriormente l’utilizzo della mediazione e per garantire che le parti che vi ricorrono possano fare affidamento su un contesto giuridico certo è necessario introdurre un quadro normativo che affronti, in particolare, gli elementi chiave della procedura civile.
(8) Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero applicarsi soltanto alla mediazione nelle controversie transfrontaliere, ma nulla dovrebbe vietare agli Stati membri di applicare tali disposizioni anche ai procedimenti di mediazione interni.
(9) La presente direttiva non dovrebbe minimamente impedire l’utilizzazione di tecnologie moderne di comunicazione nei procedimenti di mediazione.
(10) La presente direttiva dovrebbe applicarsi ai procedimenti in cui due o più parti di una controversia transfrontaliera tentino esse stesse di raggiungere volontariamente una composizione amichevole della loro controversia con l’assistenza di un mediatore. Essa dovrebbe applicarsi in materia civile e commerciale, ma non ai diritti e agli obblighi su cui le parti non hanno la facoltà di decidere da sole in base alla pertinente legge applicabile. Tali diritti e obblighi sono particolarmente frequenti in materia di diritto di famiglia e del lavoro.
(11) La presente direttiva non dovrebbe applicarsi alle trattative precontrattuali o ai procedimenti di natura arbitrale quali talune forme di conciliazione dinanzi ad un organo giurisdizionale, i reclami dei consumatori, l’arbitrato e la valutazione di periti o i procedimenti gestiti da persone od organismi che emettono una raccomandazione formale, sia essa legalmente vincolante o meno, per la risoluzione della controversia.
(12) La presente direttiva dovrebbe applicarsi ai casi in cui un organo giurisdizionale deferisce le parti a una mediazione o in cui il diritto nazionale prescrive la mediazione. La presente direttiva dovrebbe inoltre applicarsi, per quanto un giudice possa agire come Mediatore ai sensi della legislazione nazionale, alla mediazione condotta da un giudice che non sia responsabile di un procedimento giudiziario relativo alla questione o alle questioni oggetto della controversia. Tuttavia, la presente direttiva non dovrebbe estendersi ai tentativi dell’organo giurisdizionale o del giudice chiamato a risolvere la controversia nel contesto del procedimento giudiziario concernente tale controversia, ovvero ai casi in cui l’organo giurisdizionale o il giudice adito richiedano l’assistenza o la consulenza di una persona competente.
(13) La mediazione di cui alla presente direttiva dovrebbe essere un procedimento di volontaria giurisdizione nel senso che le parti gestiscono esse stesse il procedimento e possono organizzarlo come desiderano e porvi fine in qualsiasi momento. Tuttavia, in virtù del diritto nazionale, l’organo giurisdizionale dovrebbe avere la possibilità di fissare un termine al processo di mediazione. Inoltre, l’organo giurisdizionale dovrebbe, se del caso, poter richiamare l’attenzione delle parti sulla possibilità di mediazione.
(14) La presente direttiva dovrebbe inoltre fare salva la legislazione nazionale che rende il ricorso alla mediazione obbligatorio oppure soggetto ad incentivi o sanzioni, purché tale legislazione non impedisca alle parti di esercitare il loro diritto di accesso al sistema giudiziario. Del pari, la presente direttiva non dovrebbe pregiudicare gli attuali sistemi di mediazione autoregolatori nella misura in cui essi trattano aspetti non coperti dalla presente direttiva.
(15) Ai fini della certezza del diritto, la presente direttiva dovrebbe indicare la data pertinente per determinare se una controversia che le parti tentano di risolvere con la mediazione sia una controversia transfrontaliera o meno. In mancanza di un accordo scritto, si dovrebbe ritenere che le parti concordino di ricorrere alla mediazione nel momento in cui intraprendono un’azione specifica per avviare il procedimento di mediazione.
(16) Al fine di garantire la fiducia reciproca necessaria in relazione alla riservatezza, all’effetto sui termini di decadenza e prescrizione nonché al riconoscimento e all’esecuzione degli accordi risultanti dalla mediazione, gli Stati membri dovrebbero incoraggiare, in qualsiasi modo essi ritengano appropriato, la formazione dei mediatori e l’introduzione di efficaci meccanismi di controllo della qualità in merito alla fornitura dei servizi di mediazione.
(17) Gli Stati membri dovrebbero definire tali meccanismi, che possono includere il ricorso a soluzioni basate sul mercato, e non dovrebbero essere tenuti a fornire alcun finanziamento al riguardo. I meccanismi dovrebbero essere volti a preservare la flessibilità del procedimento di mediazione e l’autonomia delle parti e a garantire che la mediazione sia condotta in un modo efficace, imparziale e competente. I mediatori dovrebbero essere a conoscenza dell’esistenza del codice europeo di condotta dei mediatori, che dovrebbe anche essere disponibile su Internet per il pubblico.
(18) Nell’ambito della protezione dei consumatori, la Commissione ha adottato una raccomandazione [3] che stabilisce i criteri minimi di qualità che gli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo dovrebbero offrire agli utenti. Qualunque mediatore o organizzazione che rientri nell’ambito di applicazione di tale raccomandazione dovrebbe essere incoraggiato a rispettare i principi in essa contenuti. Allo scopo di agevolare la diffusione delle informazioni relative a tali organi, la Commissione dovrebbe predisporre una banca dati di modelli extragiudiziali di composizione delle controversie che secondo gli Stati membri rispettano i principi di tale raccomandazione.
(19) La mediazione non dovrebbe essere ritenuta un’alternativa deteriore al procedimento giudiziario nel senso che il rispetto degli accordi derivanti dalla mediazione dipenda dalla buona volontà delle parti. Gli Stati membri dovrebbero pertanto garantire che le parti di un accordo scritto risultante dalla mediazione possano chiedere che il contenuto dell’accordo sia reso esecutivo. Dovrebbe essere consentito a uno Stato membro di rifiutare di rendere esecutivo un accordo soltanto se il contenuto è in contrasto con il diritto del suddetto Stato membro, compreso il diritto internazionale privato, o se tale diritto non prevede la possibilità di rendere esecutivo il contenuto dell’accordo in questione. Ciò potrebbe verificarsi qualora l’obbligo contemplato nell’accordo non possa per sua natura essere reso esecutivo.
(20) Il contenuto di un accordo risultante dalla mediazione reso esecutivo in uno Stato membro dovrebbe essere riconosciuto e dichiarato esecutivo negli altri Stati membri in conformità della normativa comunitaria o nazionale applicabile, ad esempio in base al regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale [4], o al regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale [5].
(21) Il regolamento (CE) n. 2201/2003 prevede specificamente che, per essere esecutivi in un altro Stato membro, gli accordi fra le parti debbano essere esecutivi nello Stato membro in cui sono stati conclusi. Conseguentemente, se il contenuto di un accordo risultante dalla mediazione in materia di diritto di famiglia non è esecutivo nello Stato membro in cui l’accordo è stato concluso e in cui se ne chiede l’esecuzione, la presente direttiva non dovrebbe incoraggiare le parti ad aggirare la legge di tale Stato membro rendendo l’accordo in questione esecutivo in un altro Stato membro.
(22) La presente direttiva non dovrebbe incidere sulle norme vigenti negli Stati membri in materia di esecuzione di accordi risultanti da una mediazione.
(23) La riservatezza nei procedimenti di mediazione è importante e quindi la presente direttiva dovrebbe prevedere un grado minimo di compatibilità delle norme di procedura civile relative alla maniera di proteggere la riservatezza della mediazione in un successivo procedimento giudiziario o di arbitrato in materia civile e commerciale.
(24) Per incoraggiare le parti a ricorrere alla mediazione, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché le loro norme relative ai termini di prescrizione o decadenza non impediscano alle parti di adire un organo giurisdizionale o di ricorrere all’arbitrato in caso di infruttuoso tentativo di mediazione. Gli Stati membri dovrebbero assicurarsi che ciò si verifichi anche se la presente direttiva non armonizza le norme nazionali relative ai termini di prescrizione e decadenza. Le disposizioni relative ai termini di prescrizione o decadenza negli accordi internazionali resi esecutivi negli Stati membri, ad esempio nella normativa in materia di trasporto, dovrebbero essere fatte salve dalla presente direttiva.
(25) Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare la divulgazione al pubblico di informazioni su come contattare mediatori e organizzazioni che forniscono servizi di mediazione. Dovrebbero inoltre incoraggiare i professionisti del diritto a informare i loro clienti delle possibilità di mediazione.
(26) Conformemente al punto 34 dell’accordo interistituzionale “Legiferare meglio” [6] gli Stati membri sono incoraggiati a redigere e rendere pubblici, nell’interesse proprio e della Comunità, prospetti indicanti, per quanto possibile, la concordanza tra la presente direttiva e i provvedimenti di attuazione.
(27) La presente direttiva cerca di promuovere i diritti fondamentali e tiene conto dei principi riconosciuti in particolare dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
(28) Poiché l’obiettivo della presente direttiva non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque, a causa delle dimensioni o degli effetti dell’intervento, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato; la presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
(29) A norma dell’articolo 3 del protocollo sulla posizione del Regno Unito e dell’Irlanda, allegato al trattato sull’Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, il Regno Unito e l’Irlanda hanno notificato l’intenzione di partecipare all’adozione e all’applicazione della presente direttiva.
(30) A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato sull’Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, la Danimarca non partecipa all’adozione della presente direttiva e non è vincolata da essa, né è soggetta alla sua applicazione,
HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
Articolo 1
Obiettivo e ambito di applicazione
1. La presente direttiva ha l’obiettivo di facilitare l’accesso alla risoluzione alternativa delle controversie e di promuovere la composizione amichevole delle medesime incoraggiando il ricorso alla mediazione e garantendo un’equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario.
2. La presente direttiva si applica, nelle controversie transfrontaliere, in materia civile e commerciale tranne per i diritti e gli obblighi non riconosciuti alle parti dalla pertinente legge applicabile. Essa non si estende, in particolare, alla materia fiscale, doganale e amministrativa né alla responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell’esercizio di pubblici poteri (acta iure imperii).
3. Nella presente direttiva per “Stato membro” si intendono gli Stati membri ad eccezione della Danimarca.
Articolo 2
Controversie transfrontaliere
1. Ai fini della presente direttiva per controversia transfrontaliera si intende una controversia in cui almeno una delle parti è domiciliata o risiede abitualmente in uno Stato membro diverso da quello di qualsiasi altra parte alla data in cui:
a) le parti concordano di ricorrere alla mediazione dopo il sorgere della controversia;
b) il ricorso alla mediazione è ordinato da un organo giurisdizionale;
c) l’obbligo di ricorrere alla mediazione sorge a norma del diritto nazionale; o
d) ai fini dell’articolo 5, un invito è rivolto alle parti.
2. In deroga al paragrafo 1, ai fini degli articoli 7 e 8 per controversia transfrontaliera si intende altresì una controversia in cui un procedimento giudiziario o di arbitrato risultante da una mediazione tra le parti è avviato in uno Stato membro diverso da quello in cui le parti erano domiciliate o risiedevano abitualmente alla data di cui al paragrafo 1, lettere a), b) o c).
3. Ai fini dei paragrafi 1 e 2, il domicilio è stabilito in conformità degli articoli 59 e 60 del regolamento (CE) n. 44/2001.
Articolo 3
Definizioni
Ai fini della presente direttiva si applicano le seguenti definizioni:
a) per “mediazione” si intende un procedimento strutturato, indipendentemente dalla denominazione, dove due o più parti di una controversia tentano esse stesse, su base volontaria, di raggiungere un accordo sulla risoluzione della medesima con l’assistenza di un mediatore. Tale procedimento può essere avviato dalle parti, suggerito od ordinato da un organo giurisdizionale o prescritto dal diritto di uno Stato membro.
Esso include la mediazione condotta da un giudice che non è responsabile di alcun procedimento giudiziario concernente la controversia in questione. Esso esclude i tentativi messi in atto dall’organo giurisdizionale o dal giudice aditi al fine di giungere ad una composizione della controversia in questione nell’ambito del procedimento giudiziario oggetto della medesima;
b) per “mediatore” si intende qualunque terzo cui è chiesto di condurre la mediazione in modo efficace, imparziale e competente, indipendentemente dalla denominazione o dalla professione di questo terzo nello Stato membro interessato e dalle modalità con cui è stato nominato o invitato a condurre la mediazione.
Articolo 4
Qualità della mediazione
1. Gli Stati membri incoraggiano in qualsiasi modo da essi ritenuto appropriato l’elaborazione di codici volontari di condotta da parte dei mediatori e delle organizzazioni che forniscono servizi di mediazione nonché l’ottemperanza ai medesimi, così come qualunque altro efficace meccanismo di controllo della qualità riguardante la fornitura di servizi di mediazione.
2. Gli Stati membri incoraggiano la formazione iniziale e successiva dei mediatori allo scopo di garantire che la mediazione sia gestita in maniera efficace, imparziale e competente in relazione alle parti.
Articolo 5
Ricorso alla mediazione
1. L’organo giurisdizionale investito di una causa può, se lo ritiene appropriato e tenuto conto di tutte le circostanze del caso, invitare le parti a ricorrere alla mediazione allo scopo di dirimere la controversia. Può altresì invitare le parti a partecipare ad una sessione informativa sul ricorso alla mediazione se tali sessioni hanno luogo e sono facilmente accessibili.
2. La presente direttiva lascia impregiudicata la legislazione nazionale che rende il ricorso alla mediazione obbligatorio oppure soggetto a incentivi o sanzioni, sia prima che dopo l’inizio del procedimento giudiziario, purché tale legislazione non impedisca alle parti di esercitare il diritto di accesso al sistema giudiziario.
Articolo 6
Esecutività degli accordi risultanti dalla mediazione
1. Gli Stati membri assicurano che le parti, o una di esse con l’esplicito consenso delle altre, abbiano la possibilità di chiedere che il contenuto di un accordo scritto risultante da una mediazione sia reso esecutivo. Il contenuto di tale accordo è reso esecutivo salvo se, nel caso in questione, il contenuto dell’accordo è contrario alla legge dello Stato membro in cui viene presentata la richiesta o se la legge di detto Stato membro non ne prevede l’esecutività.
2. Il contenuto dell’accordo può essere reso esecutivo in una sentenza, in una decisione o in un atto autentico da un organo giurisdizionale o da un’altra autorità competente in conformità del diritto dello Stato membro in cui è presentata la richiesta.
3. Gli Stati membri indicano alla Commissione gli organi giurisdizionali o le altre autorità competenti a ricevere le richieste conformemente ai paragrafi 1 e 2.
4. Nessuna disposizione del presente articolo pregiudica le norme applicabili al riconoscimento e all’esecuzione in un altro Stato membro di un accordo reso esecutivo in conformità del paragrafo 1.
Articolo 7
Riservatezza della mediazione
1. Poiché la mediazione deve avere luogo in modo da rispettare la riservatezza, gli Stati membri garantiscono che, a meno che le parti non decidano diversamente, né i mediatori né i soggetti coinvolti nell’amministrazione del procedimento di mediazione siano obbligati a testimoniare nel procedimento giudiziario o di arbitrato in materia civile e commerciale riguardo alle informazioni risultanti da un procedimento di mediazione o connesse con lo stesso, tranne nei casi in cui:
a) ciò sia necessario per superiori considerazioni di ordine pubblico dello Stato membro interessato, in particolare sia necessario per assicurare la protezione degli interessi superiori dei minori o per scongiurare un danno all’integrità fisica o psicologica di una persona; oppure
b) la comunicazione del contenuto dell’accordo risultante dalla mediazione sia necessaria ai fini dell’applicazione o dell’esecuzione di tale accordo.
2. Il paragrafo 1 non impedisce in alcun modo agli Stati membri di adottare misure più restrittive per tutelare la riservatezza della mediazione.
Articolo 8
Effetto della mediazione sui termini di prescrizione e decadenza
1. Gli Stati membri provvedono affinché alle parti che scelgono la mediazione nel tentativo di dirimere una controversia non sia successivamente impedito di avviare un procedimento giudiziario o di arbitrato in relazione a tale controversia per il fatto che durante il procedimento di mediazione siano scaduti i termini di prescrizione o decadenza.
2. Il paragrafo 1 lascia impregiudicate le disposizioni relative ai termini di prescrizione o decadenza previste dagli accordi internazionali di cui gli Stati membri sono parte.
Articolo 9
Informazioni al pubblico
Gli Stati membri incoraggiano, in qualsiasi modo ritengano appropriato, la divulgazione al pubblico, in particolare via Internet, di informazioni sulle modalità per contattare i mediatori e le organizzazioni che forniscono servizi di mediazione.
Articolo 10
Informazioni sugli organi giurisdizionali e sulle autorità competenti
La Commissione mette a disposizione del pubblico, tramite qualsiasi mezzo appropriato, le informazioni sugli organi giurisdizionali o sulle autorità competenti comunicate dagli Stati membri ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3.
Articolo 11
Revisione
Entro il 21 maggio 2016 la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazione sull’attuazione della presente direttiva. La relazione esamina lo sviluppo della mediazione nell’Unione europea e l’impatto della presente direttiva negli Stati membri. Se del caso, la relazione è corredata di proposte di modifica della presente direttiva.
Articolo 12
Attuazione
1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva anteriormente al 21 maggio 2011, fatta eccezione per l’articolo 10, per il quale tale data è fissata al più tardi al 21 novembre 2010. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle principali disposizioni di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
Articolo 13
Entrata in vigore
La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Articolo 14
Destinatari
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Strasburgo, addì 21 maggio 2008.
Per il Parlamento europeo
Il presidente
H.-G. Pöttering
Per il Consiglio
Il presidente
J. Lenarčič
[1] GU C 286 del 17.11.2005, pag. 1.
[2] Parere del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 (GU C 27 E del 31.1.2008, pag. 129), posizione comune del Consiglio del 28 febbraio 2008 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e posizione del Parlamento europeo del 23 aprile 2008 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale).
[3] Raccomandazione della Commissione 2001/310/CE, del 4 aprile 2001, sui principi applicabili agli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo (GU L 109 del 19.4.2001, pag. 56).
[4] GU L 12 del 16.1.2001, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1791/2006 (GU L 363 del 20.12.2006, pag. 1).
[5] GU L 338 del 23.12.2003, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 2116/2004 (GU L 367 del 14.12.2004, pag. 1).
[6] GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.
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Salvatore Settis: Cittadini e Costituzione
Riporto un passo del libro di S. Settis (Azione Popolare) nel quale colgo i principi in cui noi di Ricostruzione Democratica ci riconosciamo profondamente. E’ per me una soddisfazione riscontrare come le cose che dice Settis, noi in ogni atto amministrativo o politico che abbiamo adottato, tal volta con sofferenza immensa, le abbiamo attuate senza esitazione ma, ripeto, con sofferenza. Vi invito a rivedere la conferenza stampa della nascita di Ricostruzione Democratica (clikka) in essa troverete molte similitudini tra ciò che all’epoca dicemmo ed il pensiero di Settis. La Costituzione per noi è un faro ed è un programma da seguire! Nel Paese sento che c’è un filo che unisce la stragrande maggioranza degli Italiani un filo che oggi gli uomini di buona volontà hanno l’obbligo di seguire.
Da Azione Popolare di S. Settis:
“In un paese dove i partiti e governi d’ogni sorta e d’ogni colore hanno identificato il bene comune con la cieca ubbidienza ai mercati, i cittadini non possono accontentarsi del ruolo di elettori, subendo passivamente ogni decisione. In una democrazia rappresentativa è cruciale l’idea che il popolo sovrano conservi un potere negativo che gli consente di vigilare, giudicare, influenzare e censurare i propri legislatori. Il potere negativo dei cittadini non nega la rappresentanza politica e non si sostituisce ad essa, ma ne è l’indispensabile contrappeso e completamento: sovranità informale che esiste al di fuori delle istituzioni statali allo stesso tempo fornisce quell’esprit che rende tali istituzioni legittime agli occhi degli individui. … L’esercizio del potere negativo da parte di organizzazioni militanti ma non di partito può oggi essere più diffuso, efficace e intenso grazie alle tecnologie informatiche. Esso non comporta la rivendicazione del potere politico, anzi la esclude, perché punta sulla figura del cittadino-giudice, che non vuole sminuire la legittimità morale delle istituzioni rappresentative; al contrario tende a potenziarle. Non fa antipolitica, anzi genera antidoti contro la vera antipolitica, perché getta le basi per una nuova consapevolezza dell’identità fra comunità dei cittadini e Stato, per una nuova responsabilità. Innesca percorsi attraverso i quali i cittadini che non si riconoscono in una determinata azione di governo possono impedirla o sovvertirla con mezzi legali. Impone a chi milita nei comitati una riflessione di fondo non solo sui singoli interessi e problemi ma sui principi in nome dei quali è giusto metterli a fuoco ed esigere una soluzione. E questi principi, basta saperlo e basta volerlo, sono contenuti nella nostra Costituzione. E’ in suo nome, cioè in nome del bene comune, che può avvenire non solo la confluenza dei movimenti, ma anche una vasta riaggregazione dei cittadini intorno a ideali politici che vengono dal passato (Resistenza e la Costituente) e possono ispirare il futuro perché garantiti dalla Carta suprema del nostro ordinamento. Riappropriarsi della cittadinanza e della democrazia mediante consapevoli atti di cittadinanza richiede molto lavoro dei cittadini su se stessi e sulle istituzioni. Ma lo sbocco di questa riflessione e di questa azione non è necessariamente l’insurrezione… La nostra Costituzione, al contrario, ci autorizza a rispondere alla crisi della rappresentanza e della democrazia con una ribellione civile in nome della legalità costituzionale. Rivisitare la genealogia della Costituzione e riattivarne pienamente il progetto è la strada obbligata per sfuggire alla trappola mortale di un movimentismo senza meta, di un orizzonte irraggiungibile dove il traguardo è nulla, il movimento è tutto. Dobbiamo spronare le istituzioni, in nome della legalità Costituzionale, a camminare verso un traguardo ben definito. Verso un’idea d’Italia…. Nella nostra Costituzione il potere negativo dei cittadini c’è già. Suo fondamento è la sovranità popolare, l’insistenza della collettività e sulla nazione, il ruolo chiave dei diritti di cittadinanza, la centralità del lavoro e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese….
Gli atti dei poteri pubblici, per passiva acquiescenza al dispotismo dei mercati, restringono ogni giorno lo spazio dei diritti civili, dei beni comuni, dei servizi sociali. Ci tolgono libertà e democrazia. L’antidoto è la sempre più attiva e concreta partecipazione di tutti alla cosa pubblica, una piena assunzione di responsabilità. In prima persona!“
Philip Glass: “Ogni Volta che la legge della giustizia va spegnendosi e il male domina la terra, noi emergiamo alla vita, generazione dopo generazione, prendiamo forma visibile e agiamo, ogni uomo fra altri uomini, per tutelare il bene, respingendo il male e ricollocando la virtù sul trono“
Mediazione obbligatoria: Il governo Letta non molla!
Vogliamo sapere cosa ne pensano i nostri rappresentanti in Parlamento!!
La lobby della mediazione sta assestando un altro colpo per aggirare la pronuncia della Corte Costituzionale. Noi avvocati abbiamo l’obbligo di difendere il nostro lavoro ed i diritti dei cittadini, ho già scritto altri tre post a cui rinvio (il parlamento e la lobby della mediazione clikka, il governo letta a servizio delle lobby clikka, mediazione obbligatoria ricordiamoci di questi parlamentari clikka). Voglio solo ricordare che la mediazione obbligatoria è già fallita per il processo del lavoro per il quale era gratuita e svolta con l’ausilio degli Uffici Provinciali del Lavoro. Non dobbiamo mollare fuori dalle porte delle commissioni perlamentari ci sono persone (cd. lobbysti) che perorano la loro causa a danno dei cittadini! Noi avvocati dobbiamo far sapere ai parlamentari che siamo contrari! Per questo vi incollo gli indirizzi e-mail dei parlamentari nonché un testo da inviare. Dobbiamo far sapere a queste persone che dovrebbero rappresentare gli interessi dei cittadini che noi operatori del settore siamo contrari e vogliamo sapere chi dei parlamentari è favorevole e quali forze politiche appoggiano questa sciagurata operazione lobbystica. Fino ad oggi mi hanno risposto solo due parlamentari entrambi del M5S, Angelo Tofalo ed Andrea Colletti che mi hanno dichiarato di essere contrari alla mediazione obbligatoria. Gli altri parlamentari che fanno hanno paura o sono stati comprati dalle lobby? Io da quando c’è questa storia in piedi diffondo l’informazione anche presso i miei clienti, fatelo anche voi e dite che il governo letta/alfano sta cercando di reintrodurre un ulteriore aggravio di costi e perdita di tempo a danno dei cittadini. Per ridurre il carico giudiziario si può agire su altre leve quali l’applicazione dell’istituto della lite temeraria, il miglioramento del funzionamento della P.A. (da cui derivano migliaia di contenziosi, basti pensare ai contenziosi INPS), oppure adottare il modello tedesco con un processo deformalizzato, sulla falsa riga del procedimento d’urgenza, oppure ed ancora la riduzione dei riti e della giurisdizione che determinano tanti danni e contenziosi inutili ai cittadini. Se proprio vogliono percorrere questa strada allora perché non la rendono gratuita la mediazione obbligatoria obbligando gli avvocati a fare un tentativo mediante l’invio di una lettera alla controparte, cosa che credo già facciano tutti gli avvocati nella consapevolezza che il giudizio è l’ultima strada da percorrere, invece no il governo preferisce accontentare le lobby che hanno speso soldi e che adesso li vogliono dai cittadini già tartassati, sul fronte giustizia con l’incredibile aumento dei contributi unificati decuplicati negli ultimi dieci anni! Inviate le e-mail non mollate, avvocati o cittadini inviate le e-mail ai nostri rappresentanti hanno l’obbligo di risponderci!
Da Repubblica 16 giugno 2013
Mediazione obbligatoria così in cinque anni addio a un milione di cause
Come cittadino voglio sapere quale è il Suo parere sul progetto del governo letta di reintrodurre la mediazione obbligatoria nel processo civile. Le ricordo che l’accesso alla giustizia per l’art. 24 della Costituzione deve essere libero e che la stessa mediazione obbligatoria, poiché si è rivelata inefficace, è stata eliminata dal processo del lavoro modificando l’art. 410 c.p.c. Noi avvocati dei Fori Italiani siamo contrari alla reintroduzione della mediazione obbligatoria poiché essa è un danno per i cittadini e costituisce, in questo momento di crisi, un ulteriore aggravio di costi che nella giustizia si è manifestato già con gli spropositati aumenti dei contributi unificati! Le sarei grato se mi comunicasse il suo parere nonché il Suo schieramento politico affinché io come cittadino possa sapere come un mio rappresentante si comporta in parlamento.
Grazie.
Usate gli indirizzi a gruppi come sono riportati:
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grassi_g@camera.it, losacco_a@camera.it, mariano_e@camera.it, mariano_e@camera.it, mongiello_c@camera.it, pelillo_m@camera.it, scalfarotto_i@camera.it,
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casellato_f@camera.it, demenech_r@camera.it, martella_a@camera.it, mognato_m@camera.it, moretto_s@camera.it, murer_d@camera.it, rubinato_s@camera.it, marcon_g@camera.it, pastorelli_o@camera.it, rampelli_f@camera.it,cicchitto_f@camera.it, giacomoni_s@camera.it, lorenzin_b@camera.it, polverini_r@camera.it, roccella_e@camera.it, sammarco_g@camera.it, binetti_p@camera.it, marazziti_m@camera.it, rossi_d@camera.it, baroni_m@camera.it, daga_f@camera.it, dibattista_a@camera.it, grande_m@camera.it, lombardi_roberta@camera.it, ruocco_c@camera.it, vignaroli_s@camera.it, zaccagnini_a@camera.it, argentin_i@camera.it, bonaccorsi_l@camera.it, campana_m@camera.it, carella_r@camera.it, coscia_m@camera.it, cuperlo_g@camera.it, fassina_s@camera.it,ferro_a@camera.it, garofani_f@camera.it, gasbarra_e@camera.it, gentiloni_p@camera.it, giachetti_r@camera.it, gregori_m@camera.it, leonori_m@camera.it, madia_m@camera.it, meta_m@camera.it, miccoli_m@camera.it, morassut_r@camera.it, orfini_m@camera.it, tidei_m@camera.it, boccadutri_s@camera.it, piazzoni_i@camera.it, zaratti_f@camera.it, amici_m@camera.it, ferranti_d@camera.it,
fioroni_g@camera.it, martino_pierdomenico@camera.it, mazzoli_a@camera.it, melilli_f@camera.it, terrosi_a@camera.it, pilozzi_n@camera.it, crimi_r@camera.it, piso_v@camera.it, saltamartini_b@camera.it, fauttilli_f@camera.it, bernini_massimiliano@camera.it, frusone_l@camera.it, iannuzzi_c@camera.it, bosco_a@camera.it, gallo_riccardo@camera.it, giammanco_g@camera.it, misuracadore@camera.it, pagano_alessandro@camera.it, romano_f@camera.it, adornato_f@camera.it, schiro_g@camera.it, cancelleri_a@camera.it, dibenedetto_c@camera.it, divita_g@camera.it, lupo_l@camera.it, mannino_claudia@camera.it, nuti_r@camera.it, capodicasa_a@camera.it, cardinale_daniela@camera.it, causi_m@camera.it, culotta_m@camera.it, faraone_d@camera.it, iacono_m@camera.it, moscatt_a@camera.it, piccione_t@camera.it, ribaudo_f@camera.it, taranto_l@camera.it, palazzotto_e@camera.it, castiglione_g@camera.it, catanoso_f@camera.it, garofalo_v@camera.it, martino_a@camera.it, minardo_antonino@camera.it, prestigiacomo_s@camera.it, dalia_g@camera.it, vecchio_a@camera.it, curro_t@camera.it, duva_f@camera.it, grillo_g@camera.it, lorefice_m@camera.it, marzana_m@camera.it, rizzo_g@camera.it, villarosa_a@camera.it, albanella_l@camera.it, amoddio_s@camera.it, berretta_g@camera.it, burtone_g@camera.it, genovese_f@camera.it, greco_maria@camera.it, gullo_m@camera.it, lauricella_g@camera.it, raciti_f@camera.it, zappulla_g@camera.it, boldrini_1@camera.it, lomonte_c@camera.it,
Il testo del decreto legge del “decreto del fare” … s
Capo VIII
Misure in materia di mediazione civile e commerciale
Art. 23
(Modifiche al decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28)
1. Al decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) All’articolo 4, comma 3, dopo il primo periodo è inserito il seguente periodo: “L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”; allo stesso comma, sesto periodo, dopo la parola “documento,” sono inserite le seguenti parole: “se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1,”;
b) all’articolo 5, prima del comma 2, è inserito il seguente comma:
“1. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che lamediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.”;
c) all’articolo 5, comma 2, primo periodo, prima delle parole “salvo quanto disposto” sono aggiunte le seguenti parole: “Fermo quanto previsto dal comma 1 e”; allo stesso comma, stesso periodo, le parole “invitare le stesse a procedere alla” sono sostituite dalle seguenti parole: “disporre l’esperimento del procedimento di”; allo stesso comma, stesso periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “; il tal caso l’esperimento delprocedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.”; allo stesso comma, secondo periodo, le parole “L’invito deve essere rivolto alle parti” sono sostituite dalle seguenti parole: “Il provvedimento di cui al periodo precedente indica l’organismo di mediazione ed è adottato”; allo stesso comma, terzo periodo, le parole “Se le parti aderiscono all’invito,” sono soppresse;
d) all’articolo 5, comma 4, prima delle parole “2 non si applicano” sono aggiunte le parole “I commi 1 e”; allo stesso comma, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente lettera: “b-bis) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all’articolo 696-bis del codice di procedura civile;”;
e) all’articolo 5, comma 5, prima delle parole “salvo quanto” sono aggiunte le parole “Fermo quanto previsto dal comma 1 e”;
f) all’articolo 6, comma 1, la parola “quattro” è sostituita dalla seguente parola: “tre”; al comma 2, dopo le parole “deposito della stessa” sono aggiunte le parole “e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell’articolo 5 ovvero ai sensi del comma 2 dell’articolo 5,”;
g) all’articolo 7, il comma 1 è sostituto dal seguente comma: “1. Il periodo di cui all’articolo 6 e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell’articolo 5, commi 1 e 2, non si computano ai fini di cui all’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89”;
h) all’articolo 8, comma 1, le parole “il primo incontro tra le parti non oltre quindici’’ sono sostituite dalle seguenti parole: “un primo incontro di programmazione, in cui il mediatore verifica con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione, non oltre trenta’’;
i) all’articolo 8, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente comma: “5. Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile. Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.”;
l) all’articolo 11, comma 1, dopo il terzo periodo, è aggiunto il seguente periodo: “Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all’articolo 13.”;
m) all’articolo 12, comma 1, dopo le parole “Il verbale di accordo,” sono aggiunte le seguenti parole: “sottoscritto dagli avvocati che assistono tutte le parti e”;
n) all’articolo 13, il comma 1 è sostituito dal seguente comma: “1. Quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo, nonché al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di un’ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto. Resta ferma l’applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano altresì alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4.”; dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti commi: “2. Quando il provvedimento che definisce il giudizio non corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice, se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può nondimeno escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4. Il giudice deve indicare esplicitamente, nella motivazione, le ragioni del provvedimento sulle spese di cui al periodo precedente.
3. Salvo diverso accordo le disposizioni precedenti non si applicano ai procedimenti davanti agli arbitri.”;
o) all’articolo 16, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente comma: “4-bis. Gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori.”;
p) all’articolo 17, al comma 4 sono premesse le seguenti parole: “Fermo quanto previsto dai commi 5 e 5-bis del presente articolo,”; allo stesso comma, dopo la lettera c) è aggiunta la seguente lettera: “d) le riduzioni minime delle indennità dovute nelle ipotesi in cui la mediazione è condizione di procedibilità ai sensi dell’articolo 5, comma 1, ovvero è prescritta dal giudice ai sensi dell’articolo 5, comma 2.”; dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti commi: “5. Quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda ai sensi dell’articolo 5, comma 1, ovvero è prescritta dal giudice ai sensi dell’articolo 5, comma 2, all’organismo non è dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ai sensi dell’articolo 76 (L) del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 30 maggio 2002, n. 115. A tale fine la parte è tenuta a depositare presso l’organismo apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata dal medesimo mediatore, nonché a produrre, a pena di inammissibilità, se l’organismo lo richiede, la documentazione necessaria a comprovare la veridicità di quanto dichiarato.
5-bis. Quando, all’esito del primo incontro di programmazione con il mediatore, il procedimento si conclude con un mancato accordo, l’importo massimo complessivo delle indennità di mediazione per ciascuna parte, comprensivo delle spese di avvio del procedimento, è di 80 euro, per le liti di valore sino a 1.000 euro; di 120 euro, per le liti di valore sino a 10.000 euro; di 200 euro, per le liti di valore sino a 50.000 euro; di 250 euro, per le liti di valore superiore.”.
Politiche sociali: Prima le donne ed i bambini
Prima le donne ed i bambini, così si dice se la nave sta affondando ed è così che ho iniziato il mio intervento stamane in commissione congiunta politiche sociali e bilancio con oggetto il pagamento delle prestazioni rese dalle case famiglia e per il sostegno alla cosiddette ragazze madri in difficoltà. Il dato che tutti noi cittadini dobbiamo conoscere è che presso le strutture napoletane ci sono oltre 500 bambini, tra cui, Neonati affetti da ADS, Bambini abusati, Bambini torturati, Bambini maltrattati, Bambini deprivati, Bambini repressi e Bambini depressi … Ebbene, per questi bambini il Comune è tenuto a pagare le rette alle Case Famiglie che non paga dal 2009 con la conseguenza che le case famiglia sono tutte indebitate con le banche e gli operatori non percepiscono lo stipendio da 15 a 20 mesi. In sostanza queste persone che stanno assistendo gli ultimi della nostra maledetta società (mi scuso ma non riesco a trattenermi) stanno facendo da bancomat al comune e quindi a noi cittadini ma ovviamente ora non ce la fanno più! Al Comune sono pervenuti i fondi del D.L. 174/2012 e 58 milioni di euro sono stati stanziati per i servizi indispensabili. Ebbene, tra questi servizi solo 6 milioni sono stati destinati alle case famiglia e per i servizi in favore delle ragazze madri (che dal 2009 hanno un credito di circa 30 milioni) e che ovviamente con uno stanziamento del genere non riusciranno neppure a pagare i debiti in banca, figuriamoci gli stipendi! Ho chiesto con forza di conoscere che destinazione hanno avuto gli altri 52 milioni. Mi è stato riferito che sono andati agli altri servizi indispensabili come illuminazione, munnezza, buche etc. (non so cosa sono gli altri etc.). Come avreste reagito voi a questa risposta? Ho detto che quando la barca affonda si salvano prima le donne ed i bambini e, provocatoriamente, si spengano pure tutte le luci della città purché si assistano i bambini in difficoltà! Occorre che tutti coloro che si ritengono cittadini sappiano perché quando in TV si parla di tagli poi abbiano coscienza del fatto che si stanno tagliando le gambe anche ai nostri bambini maltrattati! Il neo assessore Roberta Gaeta ha dichiarato che provvederà a farsi carico del problema, noi di Ricostruzione Democratica abbiamo chiesto che si blocchino tutti gli altri pagamenti al fine di poter capire cosa si sta pagando e cosa no e per poter in scienza e coscienza fare quella comparazione di interessi che la nostra carta costituzionale impone e dove i valori della solidarietà, dell’uguaglianza, della assistenza sanitaria e sociale costituiscono il nucleo duro dei principi sempre più violati e deprivati da una politica economica che schiaccia i deboli ed arricchisce i padroni della finanza virtuale. Io non ci sto! e voi?
Ecco il documento che molti consiglieri comunali fanno firmato clikka
Non tutti i neri vengono per nuocere
Mi fa piacere diffondere questa iniziativa di Salvatore Nappa, alla quale penso di partecipare:
In occasione della Giornata del Rifugiato
Domenica 23 Giugno 2013 ore 20,30
c/o Tendo Struttura
Via Dietro La Vigna Piscinola
Presentazione del film
Non tutti i neri vengono per nuocere
di Salvatore Nappa
con: Elisabeth Edigin, Jean Renè Bilongo, Peppe Lanzetta, Franco Melone, Eduardo Melone
Due sono le storie narrate nel film, quella di Jean, un ragazzo di colore che tiene una rubrica radiofonica ma che non è gradito a molti per il suo parlare chiaro e schietto e quella di Elisabeth, ragazza di colore che, venuta dall’Africa piena di speranza, viene invece prostituita divenendo in seguito ed a sua insaputa, strumento nelle mani dei clan che gestiscono i traffici illeciti sul litorale domizio. Elisabeth, a seguito di queste vicende, viene arresta per spaccio di droga poi le viene tolta anche la figlia. Un precipitare verso l’inferno che ci fa capire quale è il destino di chi si affaccia all’uscio della nostra casa quando le porte del cuore restano chiuse.
Un film facile da vedere, accattivante, con momenti di tensione e altri di dolcezza, un buon punto di partenza per una discussione sui problemi di oggi.
Gli spazi del film sono due, il primo Castel Volturno, luogo d’immigrati insediati in numero considerevole, dove non mancano i problemi legati alla convivenza..
Il secondo Scampia, un luogo alla ricerca di una nuova identità che lo faccia uscire dal clichè che l’ha macchiato. Una serie di immagini crude, violenti alle quali si affiancano segnali di speranze come le scritte che campeggiano sulle vele: Amare senza limiti – Quando il vento dei soprusi sarà finito le vele saranno spiegate verso la felicità. Così come non possiamo dimenticare il grande lavoro che le associazioni svolgono sul territorio. Questi sono i segnali che la popolazione ci sta dando e che noi dobbiamo raccogliere. Salvatore Nappa
ecco il comunicato ufficiale clikka
Sullo ius soli ho scritto qualcosa e pare che il governo si stia muovendo in tal senso visto che la normativa c’è già ed occorrono solo norme regolamentari per poter rendere più agevole il precorso amministrativo:
L’Estate sociale per il comune
Credo che già abbiano avuto una buona pubblicità (o almeno spero) ad ogni buon conto vi incollo due bandi del Comune di Napoli, uno relativo all’estate ragazzi 2013 clikka con scadenza per la presentazione delle domande entro il 19.06. p.v. h. 12,00, Il taglio è di 19.000,00 €. a progetto, per dieci progetti, con procedura negoziata (e tutti sanno la mia idiosincrasia per le procedure negoziate); l’altro è rivolto agli anziani Estate sociale 2013 clikka con scadenza per la presentazione delle domande entro il 25.06.2013 h. 12,00 e taglio di circa 11.000,00 €. a progetto, per 10 lotti, da farsi nelle 10 municipalità. Ho letto i bandi per sommi capi con gli occhi di chi da tre giorni si sta occupando del grave problema delle case famiglia di cui al mio recente post: la burocrazia sulle spalle dei bambini (clikka). Ebbene, non posso non farmi la domanda di come si possa andare avanti in questo modo facendo bandi per spendere altri soldi che chissà quando pagheremo, senza essere capaci di far fronte ad impegni essenziali risalenti al 2009 per i bambini collocati nelle case famiglia. Qualcuno che mi vuole bene nell’amministrazione mi ha anche detto, Gennaro con le case famiglia ti stai buttando in una cosa che è grossa, complicata e che non troverà soluzione. Oggi ne ho avuto consapevolezza, difatti ieri si parlava con gli operatori che non vedono, come dicevo, un pagamento dal 2009 e si parlava di pagare quattro bimestri e noi con buona volontà ci siamo fatti tutta una serie di ragionamenti su una trattativa che avrebbe dovuto portare ad almeno sei bimestri per consentire alle case famiglia di non pagare solo le banche che hanno anticipato. Bene, oggi la risposta è stata che di bimestri se ne possono pagare solo due! Spero non abbia ragione la mia amica … lo spero proprio …
Magistrati e Politica
Oggi (12.06.2013) su vari giornali sono apparse due notizie che riguardano due casi di magistrati che si sono dati alla politica molto distanti tra loro: Carofiglio ed Ingroia. La magistratura fa parte della società civile da cui la politica può attingere per rinvigorirsi, eppure i due ruoli in particolare oggi non mi sembrano così lontani. Da qualche tempo, infatti, in consiglio comunale dico che i politici devono essere, per certi versi, come i magistrati non solo essere imparziali ma anche apparire tali e ciò ancora di più quando le risorse sono poche e non si può correre il rischio di ripartirle in modo non equo privilegiando amici di partito e parenti. La Giustizia sociale oggi è reclamata in ogni settore della PA e l’imparzialità è un valore irrinunciabile, per questo credo che se un magistrato ritorna ad indossare la toga non può permettersi di apparire di parte schierandosi politicamente in prima linea. Occorre cautela!La burocrazia sulle spalle dei bambini
E’ da un po’ di tempo che ci stiamo occupando della questione delle case famiglia e della grande difficoltà che stanno attraversando. In consiglio comunale come gruppo consiliare ci siamo prodigati per chiedere la fissazione di un consiglio comunale sulle politiche sociali, prima convocato e poi spostato a data da destinarsi. Il problema nelle condizioni in cui stiamo è drammatico le case famiglia accolgono minori abusati o maltrattati pesantemente dalle famiglie e l’invio presso queste strutture convenzionate è disposto sempre su intervento della magistratura. Oggi da quanto ho capito dovrebbero essere arrivati i soldi della legge del predissesto ed il timore di questi operatori è quello che ci sia stata una gara all’accaparramento di questi fondi a loro scapito. In queste condizioni credo che l’unica cosa che un’amministrazione dovrebbe fare è Trasparenza ed applicazione rigida dei principi di Imparzialità e di Giustizia Sociale! Non si scappa! Non un passo indietro! Nella crisi siamo tutti uguali e non è consentito a nessuno (ovviamente alle stesse condizioni) di passare avanti. Inoltre, ora che parrebbe che un po’ di soldi ci sono l’inghippo pare essere burocratico: il funzionario ha un arretrato di atti da liquidare che risalgono al 2009 (mi immagino quintalate di documenti) e le case famiglia indebitate con le banche attendono i soldi per continuare a andare avanti. In tutto questo il funzionario pare voglia essere sicuro di liquidare il giusto col rischio di aprire un’indagine per ogni pratica, il che significa che si arriva al 2080, se va bene, mentre i bambini andrebbero per strada. Capisco che nel passato non molto lontano ci sono stati dei comportamenti illeciti ma credo che ad un funzionario addetto alle liquidazioni non spetti il compito di investigatore, agli atti vi sono solitamente decreto del tribunale, fattura e dichiarazione di responsabilità del preposto alla struttura, un controllo a campione forse potrebbe andare anche bene, se poi chi doveva controllare e non l’ha fatto, questo non può cadere sulle spalle di chi ha ben operato ed oggi è in difficoltà. Gli operatori oggi (11.06.2013) hanno minacciato di occupare prima le stanze del consiglio, poi quelle a san giacomo, sono disperati! E’ un carico grosso ed è assurdo che dal 2009 non ci siano ancora le liquidazioni. Noi di Ricostruzione Democratica stasera abbiamo incontrato l’assessore con i rappresentati delle strutture, forse domani (un domani che è già stato pronunciato ed annunciato molte volte) si riuscirà a fronteggiare il problema, ci siamo anche immaginati un percorso amministrativo per risolverlo, speriamo che di questo passo il welfar non diventi un lusso e che la burocrazia non finisca per pesare sulle spalle dei bambini!
Ma una comunità che non è i grado di prendersi cura dei propri figli, quale futuro può avere?
Ecco la lettera cha abbiamo inviato oggi (12.06.2013) all’assessore (clikka)
Oggi (12.06.2013) su Repubblica Napoli:
Le nomine un cancro per la politica
Nonostante la crisi della politica la politica non vuole imparare e continua ad essere affetta dal cancro delle nomine, tanto che ciò che è accaduto al consiglio comunale del 04.06.2013 ha determinato le dimissioni del presidente della commissione Gaetano Troncone clikka. Per essere chiari il Presidente Troncone, che aveva condotto l’istruttoria dei candidati alla commissione edilizia, ha contestato fino alla fine la non candidabilità di persone che avevano depositato in ritardo la candidatura. Ebbene una di queste era il candidato dell’udc e quindi del consigliere Lebro e del presidente Pasquino (due new entry nella maggioranza). Il risultato è stato non solo l’ammissione di questo candidato ma anche la sua elezione e, quindi, le dimissioni di Troncone dalla presidenza. La nostra posizione l’ho spiegata in un post di qualche giorno fa (ai nominati della politica diciamo no clikka) da cui si può anche vedere il video dell’intervento. Confesso sono amareggiato la vecchia politica affarista, “spartizionista” e stracciona non riusciamo proprio a sconfiggerla. In consiglio dopo il mio intervento io stesso ho subito un attacco del Presidente del Consiglio Pasquino che nel suo ruolo avrebbe dovuto semplicemente dirigere i lavori senza interloquire con i consiglieri ed, invece, ha finito per voler replicare al mio intervento avendo capito che aveva la capacità di paralizzare la spartizione politica in atto. La richiesta di Ricostruzione Democratica, di rinvio delle nomine a dopo l’approvazione del regolamento che abbiamo proposto, non è passata pur avendo l’aula votato 17 a favore, 17 contrari e 4 astenuti (parità, quindi, respinta). Un consiglio politicamente spaccato proprio sugli argomenti spesi in campagna elettorale che dovrebbero essere vangelo per non venire meno al patto con gli elettori. Confesso l’amarezza, vorrei che il sindaco non continuasse su questa scia e non desse ingresso a spartizioni da qui a breve nelle nomine dei CDA delle partecipate o comunque non decidesse da solo senza almeno spiegare il ragionamento che c’è dietro ogni nomina. Il potere va esercitato in favore ed in condivisione con i cittadini, i quali devono essere per lo meno informati sulle capacità dei proposti. Noi in campagna elettorale ed in consiglio ci siamo battuti e ci battiamo contro questa politica che crediamo sia superata ed abbia definitivamente stufato i cittadini! Benvero, per le vecchie nomine fatte dal sindaco non capisco proprio quale sia stato il ragionamento o il percorso logico e, peraltro, ho anche qualche dubbio sulla legittimità visto che, a quanto mi consta, non sarebbe stato neppure applicato il regolamento vigente. Vorrei, infatti, sapere cosa c’entri per le terme di agnano, marinella de nigris siniscalchi (avvocato e moglie del senatore, chissà se ha prevalso la prima o la seconda qualità?), oppure omero ambrogi (magistrato anziano in pensione alla guida di bagnoli futura, una società che avrebbe richiesto persone con ben altre caratteristiche), ovvero, ancora, andrea rea alla mostra d’oltre mare che continua a disinteressarsi delle vicende dello zoo, edenlandia e cinodromo sull’erroneo convincimento che prevarrebbe la gestione fallimentare nella collocazione di queste importanti aree pubbliche … Perché il sindaco ha scelto queste persone? I tecnici alla guida di una azienda non potrebbero essere condivisi con la città? Infine, per la recente nomina, alla commissione edilizia, molti nei corridoi e per strada mi hanno chiesto quali qualità specifiche avrebbe l’ex assessore ed ex parlamentare ed ex dirigente di rifondazione comunista raffale tecce proposto dall’ex consigliere fucito (tutti questi ex insieme), visto che nella sua carriera di tutto si è occupato tranne che di edilizia ed urbanistica? Credo proprio che le nomine siano un cancro per la politica difficile da estirpare eppure in campagna elettorale ci eravamo detti tante volte che non avremmo applicato le logiche di partito … ca va sans dire!
Da Repubblica Napoli di oggi (06.06.2013)
Nomine commissioni, si dimette Troncone sul patrimonio è scontro tra due neoassessori
ACQUE agitate in Comune. La giornata di ieri si è aperta con le polemiche dimissioni del presidente della commissione diritti. Gaetano Troncone, esponente dell’Idv, ha inviato una lettera a tutti i colleghi, nella quale si autosospende dalla carica di presidente. La causa della protesta affonda le radici nella seduta di Consiglio di lunedì scorso, e nella procedura seguita per la nomina dei «tecnici» da mandare nella commissione edilizia integrata. Tecnici tutti ben sponsorizzati dalle varie forze politiche, Pdl compresa, a cominciare da una vecchia conoscenza come Raffaele Tecce, assessore ai tempi di Bassolino e oggi responsabile degli enti locali di Rifondazione. Troncone denuncia che in aula sono stati stravolti i criteri fissati dalla commissione per il voto, accogliendo anche le candidature presentate fuori tempo massimo e «consentendo di votare componenti che non ne avevano il diritto ». Colpevole numero uno il presidente dell’aula Raimondo Pasquino: «Non gli delego più la mia fiducia – scrive Troncone – Al tempo stesso non condivido l’ingresso del suo gruppo in maggioranza ».
Cresce dunque la tensione. Troncone manda a quel paese l’Udc, che nella bagarre ha comunque piazzato un suo uomo fra i cinque. Sempre più arrabbiati quelli di Ricostruzione democratica: già lunedì erano usciti dall’aula prima del voto, ieri le dimissioni di Troncone hanno anche impedito alla commissione di esaminare la loro proposta per la regolamentazione delle nomine in enti e società partecipate. Clima non felicissimo. Di certo non un gran viatico alla nuova seduta, convocata il 19 giugno, per proseguire il dibattito sulla nuova amministrazione. Dibattito che era stato interrotto qualche giorno fa quando il sindaco si era allontanato dall’aula.
E, se i consiglieri fibrillano, ecco il primo contrasto fra i due neoassessori Sandro Fucito (Fds) e Franco Moxedano (Idv). Quest’ultimo, assessore al Personale, non vede di buon occhio la proposta del primo, assessore al Patrimonio, di utilizzare 120 unità di personale interno per la manutenzione straordinaria di alcuni immobili: «Ritengo inopportunoe poco proficuo – dice Moxedano – l’utilizzo di 120 unità della logistica per la manutenzione degli alloggi non a reddito. Stiamo parlando di lavoratori quasi tutti prossimi alla pensione, l’età media va dai 60 ai 65 anni. Passare la manutenzione straordinaria dalla società partecipata alle dipendenze del Comune penso significhitornare a forme di gestione che già in passato hanno procurato gravi disservizi ai cittadini che occupano il patrimonio comunale ». Insomma un invito a confermare la cessione di quei compiti a Napoli Servizi. Fucito subisce peraltro anche il contropiede di Elpidio Capasso, altro esponente Idv, presidente della commissione bilancio. Stavolta è in ballo l’approccio col quale Fucito ha detto di volersi concentrare soprattutto sulla vendita di case Erp nel primo triennio. Capasso ammette che l’arrivo dei fondi dal decreto 35 potrebbe far calare subito il fabbisogno di realizzi del Comune. Però invita comunque Fucito e il collega al bilancio Salvatore Palma a «chiarire la portata generale del piano di riequilibrio nel suo intero decennio, non limitandosi semplicemente a previsione triennali, per non far venire meno gli impegni che la città si è assunta nel risanamento dei conti».
Torino chiama Bagnoli! Chi risponde?
Qualche giorno fa commentavo ciò che i magistrati di Taranto hanno fatto con il sequestro dei beni alla famiglia Riva intitolando le mie riflessioni: Taranto chiama bagnoli! chi risponde? clikka. Oggi è il secondo giorno in cui si parla di Bagnoli in relazione alla sentenza della Corte di Appello di Torino. Ebbene, dopo l’attenta lettura del decreto di sequestro del Tribunale di Napoli delle aree di Bagnoli mi sarei aspettato tutta una serie di ulteriori attività conseguenti, anche urgenti viste le raccomandazioni contenute nel decreto. Oggi a chiamare Bagnoli c’è anche Torino. Risponderà mai qualcuno?
Da Repubblica Napoli di oggi 05.06.2013
STELLA CERVASIO: L’AMIANTO riconosciuto killer dalla Corte d’Appello di Torino riapre una strada anche per Bagnoli. Intervenuto al convegno “Salute e sicurezza in edilizia”, il procuratore aggiunto torinese Raffaele Guariniello ha fatto riferimento alla sentenza della Corte d’Appello di lunedì sul caso Eternit, che ha condannato a 18 anni di reclusione a uno dei due ad della multinazionale, lo svizzero Stephan Schmidheiny, dopo la morte dell’altro accusato, Louis de Cartier, morto il 21 maggio a 92 anni, per il quale la Corte ha deciso il non luogo a procedere.
«I reati contestati nel processo sono gli stessi per cui c’è stata la condanna e qui siamo già avanti in questa direzione – ha commentato il magistrato – perché sembra che anche in questa zona la Procura stia lavorando molto bene. La Corte d’Appello ha esteso il disastro ambientale anche a Bagnoli, mentre nella sentenza di primo grado lo avevano ritenuto non dimostrato. Nella zona ovest di Napoli c’è tutta la questione del disastro ambientale e credo che se ne stia occupando molto bene la Procura di Napoli. Noi – ha detto Guariniello – l’abbiamo affrontato dal punto di vista dell’Eternit, ma lì non c’è solo l’Eternit. Credo ci siano anche altre situazioni, però questo è già un primo importante risultato».
Al convegno dove il pm era relatore si sono presentati alcuni eredi delle vittime dell’amianto di Bagnoli, alle quali Guariniello ha espresso solidarietà. «Spero che questa sentenza – ha detto sia la strada che porti tutti a sperare che la giustizia non è solo un sogno. È un punto di arrivo per tutte le altre zone del nostro paese in cui si sono consumate queste tragedie». Ai parenti che hanno sollevato la questione del risarcimento, il pm ha detto che «chi ne ha diritto dovrà poi muoversi per ottenerlo». Ma non c’è stata solo quella fabbrica a produrre danni così gravi: «In giro per l’Italia – ha sottolineato Guariniello – si costituiscono associazioni di familiari che non riescono ad avere giustizia. L’ultimo caso di cui ho notizia è quello di uno stabilimento fra Salerno e Avellino dove si smontavano vagoni ferroviari pieni di amianto. Cominciano ad esservi numerosi decessi fra i lavoratori e nessuno apre un’indagine».
La sentenza torinese è un motivo in più per «attendere che sia fatta giustizia» anche per le vittime dello stabilimento ex Ilva di Bagnoli, purché si proceda con un «aggiornamento delle indagini e si celebrino urgentemente i processi per accertare le responsabilità »: è questo il pensiero del sostituto procuratore generale di Napoli Donato Ceglie, anche lui tra gli invitati al convegno. Le Procure campane, assicura il pm, «sono tutte impegnate nello svolgere puntuali e approfondite indagini in tema di crimini ambientali e violazione delle normative di sicurezza che, come ci dice la sentenza torinese, tutelano la salute di chiunque sia stato esposto, e non solo dei lavoratori ». Il problema è però «la qualitàdelle indagini e i tempi, perché il rischio peggiore è la prescrizione del reato e la vanificazione dei processi». Fondamentale, quindi, «celebrarli con urgenza». Un ritardo – afferma Ceglie – che rende «non scusabile l’istituzione diun registro dei tumori nella regione delle ecomafie e degli ecocrimini ». Non è competenza della magistratura farlo, dice ancora il pm, ma «se siamo in presenza di centinaia di morti per tumore connesse con lavorazioni pericolose svolte in violazione della normativa antinfortunistica o per smaltimento illecito dei rifiuti, la magistratura ha l’obbligo di procedere e non si tratta di una questione di sensibilità».
“Pensavamo che fosse una via impraticabile”
LUIGI Scotti, assessore alla Legalità della giunta di Rosa Russo Iervolino, scava nel passato per ritrovare le cause della mancata costituzione di Palazzo San Giacomo come parte civile al processo Eternit. Il Comune di Napoli, al contrario di altre amministrazioni, associazioni e sindacati non beneficerà dei risarcimenti stabiliti dalla Corte d’appello di Torino nella sentenza che ha condannato a 18 anni il magnate dell’amianto killer. «Non ricordo bene come è andata — confessa Scotti — probabilmente abbiamo ritenuto improbabile questa strada, di difficile legittimazione ». Eppure Scotti ricorda il contributo dato all’inchiesta: «La Iervolino è andata a testimoniare a Torino. Aiuti economici sono stati dati alle famiglie che volevano presenziare al processo. Abbiamo consegnato anche una medaglia d’oro al pm Raffaele Guariniello».
Singolare la mancata costituzione ingiudizio della Regione presente come parte civile in primo grado ma assente in appello. Assenza che sarebbe stata determinata dalla morte dell’avvocato: «La Regione non ha cambiato posizione sulla vicenda — si legge in una nota — si costituì regolarmente parte civile. A seguito dellaprematura scomparsa del legale incaricato di rappresentare l’ente nel processo penale, si ritenne di non affidare un ulteriore incarico nella stessa sede e di adire direttamente il giudice civile per una più adeguata e precisa valutazione del danno ». Posizione che non convince il consigliere Corrado Gabriele (Pse): «Chiederò alla Corte dei conti di valutare eventuali addebiti nei confronti della giunta». Duro Franco Tavella, segretario regionale della Cgil: «Gesto di sottovalutazione politica, che dimostra assoluta mancanza di sensibilità su una vicenda che ha coinvolto migliaia di lavoratori». Per il sindaco Luigi de Magistris «la costituzione di parte civile era una scelta che spettava alla precedente amministrazione che, sbagliando, optò per la non costituzione. Noi procederemo sulla strada dell’azione civile».
(antonio di costanzo)
Il Comune che sussurrava ai cavalli
Allego la delibera sulla concessione dell’Ippodromo (clikka) che verrà portata in consiglio comunale e che sto studiando. Il tema che si introduce con la proposta è la concessione dell’area per la durata di 30 anni e la possibilità di adibire la stessa ad altre attività ludico sportive che però si mostra, per quanto mi riguarda, monca, in quanto, la valutazione della convenienza dipende dall’offerta economica e di sviluppo che non mi sembra verrà portata in Consiglio Comunale. Il rischio credo sia sempre lo stesso: se valutiamo il solo ippodromo senza avere una visione di insieme non è che rischiamo di cerare ulteriori doppioni in città? Voi che ne pensate?
Di seguito la parte dispositiva di cui consiglio la lettura:
DELIBERA
Per i motivi esposti in narrativa che qui si intendono riportati, di proporre al Consiglio
Comunale:
1. Prendere atto della risoluzione per gravi e reiterati inadempimenti del contratto tra il Comune i Napoli e la “SIVGA” S.p.a. nonché con qualunque altro soggetto sia subentrato, a qualunque titolo, in detto rapporto, avente ad oggetto l’utilizzo dell’impianto sportivo denominato “Ippodromo di Agnano”.
2. Avviare la procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento in concessione della gestione dell’impianto sportivo denominato “Ippodromo di Agnano”, per un periodo di anni 20 (venti), ovvero fino ad un massimo di anni 30 (trenta) secondo le previsioni del piano economico finanziario ai sensi dell’art. 30 del D. Lgs. 163/2006 e ss.mm.ii., e successive modifiche e integrazioni, con il criterio di cui al successivo art. 83, alle condizioni descritte in premessa e qui integralmente richiamate;
3. Stabilire che la concessione avrà per oggetto la gestione dell’impianto, utilizzato per riunioni di corse al trotto ed al galoppo, cui è annessa attività di ristorazione nei locali realizzati entro il perimetro del complesso immobiliare e che al fine di far fronte alla crisi economica del settore ippico, nonché promuovere e valorizzare l’impianto, potranno altresì essere svolti all’interno del medesimo complesso servizi alle persone, alle imprese ed attività ricettive, sportive e commerciali nonché attività d’interesse pubblico ed ogni altra attività compatibile con la destinazione della struttura e con le vigenti previsioni urbanistiche;
4. Stabilire, altresì, che è a carico ed è obbligo del concessionario procedere con la redazione di un progetto di sviluppo e valorizzazione dell’Ippodromo, corredato da crono programma, studio di fattibilità, nonché piano economico/finanziario, con particolare riguardo:
a) al rifacimento delle piste e alla modernizzazione del complesso;
b) all’implementazione delle scommesse sportive e dei movimenti di gioco;
c) all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, al contenimento dei consumi energetici, alla produzione di energia elettrica e/o termica anche mediante lo smaltimento del letame dell’ippodromo e dei rifiuti organici urbani;
d) alla realizzazione nel comprensorio di aree attrezzate e/o impianti per altre attività sportive e ludiche, anche polivalenti (quali ad es. calcio, calcetto, tennis, beach volley, fitness, percorsi adventure, arrampicata, tiro con l’arco, tiro al piattello, golf, minigolf, gokart, ecc.,) con relative funzioni di servizio, ristorazione e marketing, che possano consentire l’apertura e la frequentazione del complesso o di una sua parte anche in giorni diversi da quelli dedicati alle corse dei cavalli; e) alla realizzazione di strutture e/o aree attrezzate per lo svolgimento di concerti, manifestazioni, grandi spettacoli, ecc.
Per capire come la penso vedi pure: zoo edenlandia cinodromo una piccola las vegas clikka
Ai nominati dalla politica diciamo NO!
Oggi in consiglio comunale si è discusso di una questione che è particolarmente a cuore dell’intero gruppo di Ricostruzione Democratica si è trattato della elezione dei componenti della Commissione Edilizia. Sono intervenuto per ribadire con forza che noi avevamo l’obbligo di mutare le regole tanto che ho richiamato la proposta di regolamento delle nomine (clikka) che noi abbiamo presentato e che ha anche ricevuto il parere del segretario generale (clikka). La cosa che ho voluto precisare è che noi non ci siamo mossi di una virgola da quello che era lo spirito del programma elettorale della partecipazione e della condivisione nelle decisioni, mentre il Sindaco ha continuato a seguire le vecchie regole nominando persone di suo esclusivo gradimento negli enti e nelle partecipate cosa che, ovviamente, contrasta con quanto promesso in campagna elettorale. La cosa che mi fa veramente male è che noi in queste cose ci abbiamo creduto ed oggi sono costretto a stare all’opposizione per la mancata attuazione di quelle idee che ci hanno spinto ad impegnarci per il bene della città. So già che si scatenerà, ancora una volta, la polemica sul fatto che noi non avremmo rispettato la volontà degli elettori che ci hanno eletto in una lista e con il sindaco e noi avremmo tradito, ma io mi chiedo e vi chiedo è possibile che non si capisca che noi ci stiamo battendo per le stesse idee per le quali ci siamo candidati. Noi siamo convinti che la nostra fedeltà va riconosciuta al progetto non alla persona ed io, sia pure con i miei 600 voti, terrò fede alle idee ed al progetto politico per il quale mi sono candidato e sono stato eletto! Lo so che è strano per molti che si sento animati da uno spirito di parte ma la nostra è una battaglia culturale e di idee e non faremo un passo indietro! Sarà una testimonianza ma la politica che ci ha annichilito è quella dei leader e dei fedelissimi ai leader, una sfaccettatura del berlusconismo, dove si dice o sei con me, qualunque cosa accada, o sei contro di me! In un momento in cui si dice che non ci sono più ideologie, noi, in ostinata direzione contraria, diciamo che siamo per la battaglia delle idee, costi quel che costi!
P.S. Non capisco come qualche consigliere che mi ha replicato si sia potuto sentire offeso dal fatto che abbia invocato più volte l’imparzialità e la trasparenza.
Il mio intervento al 1:19:06
Alla fine sono state “nominate” tutte persone sponsorizzate dai consiglieri, addirittura un ex assessore e nessuno proposto da organismi esterni quali università e consigli dell’ordine:
1) Carla Quatrano proposta dal consigliere antonio luongo idv;
2) Roberto Landolfi proposto dal consigliere marco mansueto pdl;
3) Mario De Matteis proposto dal consigliere david lebro udc;
4) raffaele tecce proposto dal consigliere alessandro fucito fed;
5) Rosanna Mercuri proposta dal consigliere andrea santoro fli.
Il CAAN al guinzaglio
Dovremmo essere giunti alle battute finali di una vicenda che ha visto Ricostruzione Democratica in prima linea in consiglio comunale per contraddire la scelta della passata amministrazione, secondo noi, scellerata, di delocalizzare il mercato ittico dallo storico luogo dove è collocato (fabbricato storico di Luigi Cosenza a piazza Duca degli Abruzzi) al CAAN di Volla. Ho già scritto sulla questione e sono intervenuto anche in consiglio comunale e su questo blog si possono trovare altri articoli (vedi tra i tanti: il caan per l’aia e le politiche di sviluppo (clikka). In particolare c’era una esigenza di carattere patrimoniale/contabile per la partecipata del Comune di avere gli operatori economici dell’ittico nel mercato di Volla gestito appunto dal CAAN che poi abbiamo risolto, con un po’ di ritardo, con il conferimento della gestione del mercato ittico al CAAN stesso. Gli operatori, purtroppo, si sono dovuti in ogni caso spostare a Volla per consentire la esecuzione di lavori prescritti dall’ASL nel fabbricato di Piazza Duca degli Abruzzi. Ovviamente, come era prevedibile c’è stato una contrasto con l’amministrazione sulla esecuzione dei lavori stessi e sulla possibilità di eseguirli senza sospendere le attività mercatali. Gli stessi operatori, costituitisi in Consorzio si erano dichiarati disposti ad eseguirli a loro cura e spese sollevando l’amministrazione da ogni onere e peso fermo ogni controllo. Su questa proposta ci avevamo anche ragionato proponendo la possibilità per l’amministrazione di fare il bando delle concessioni inserendo nel bando stesso anche la esecuzione dei lavori prescritti. In questo modo l’amministrazione avrebbe risparmiato circa 70.000,00 €. Secondo Voi come è andata a finire? Non c’è stato dubbio ha prevalso la burocrazia fine a se stessa! Abbiamo voluto caparbiamente fare i lavori a spese dei cittadini nonostante l’offerta e costringendo i mercatali a spostarsi momentaneamente a Volla. Siamo stati bravi potevamo fare la torta con la ciliegina ed invece no! E’ come quando una sta per mettere la palla in rete e c’è quello che arriva e si porta via il pallone! Ovviamente sono alla mia prima esperienza amministrativa ed in più sono condizionato dal fatto che svolgo la professione di avvocato e che nel gruppo di Ricostruzione Democratica c’è Simona Molisso avvocato e Carlo Iannello, Professore universitario di diritto pubblico e, quindi, sfortunatamente riusciamo a vedere delle cose che forse altri consiglieri che sono a digiuno di nozioni di diritto e di procedimenti amministrativi non vedono. E’ proprio una vera sfortuna ci facciamo un fegato così! Difatti, proprio non ho capito come si sia potuta respingere una proposta di operatori del settore che, ovviamente per il loro interesse di restare aperti, si sarebbero anche accollati il costo delle opere sgravando la collettività. Il tutto, ovviamente, con il rispetto del principio di imparzialità perché si sarebbe fatto comunque un bando per le concessioni con le prescrizioni. Non ho capito bene quali sarebbero stati gli inghippi burocratico/amministrativi se poi per un caso analogo e per somme assolutamente superiori, però questa volta a carico della collettività, si è autorizzato il calcio Napoli a fare dei lavori per 700.000,00 €. a carico dei cittadini “dispensandolo” anche dall’obbligo di rispettare il bando pubblico pur dovendosi spendere dei soldi pubblici (quanto ci costa il calcio clikka). Oppure in un altro caso dove si è autorizzata una associazione sportiva a trasformare il palazzetto del basket del Collana coperto in campetto di calcio scoperto (vedi Relazioni sugli impianti sportivi (clikka), oppure ancora per l’ex cinodromo di fuorigrotta trasformato, di fatto e senza l’adozione di alcun atto amministrativo della P.A. nè di un provvedimento del Tribunale fallimentare né del Mostra d’Oltremare proprietaria, in area mercatale (mercatino delle pulci) a beneficio dei “pulciai” non c’è dubbio ma anche forse a “particolare beneficio” di un pulciaio più grosso che avrebbe il compito di aprire e chiudere i cancelli assegnando i posti mi chiedo: gratuitamente? In un certo qual modo dovremmo almeno essere contenti di aver messo il CAAN al guinzaglio sperando che sia un CAAN guida altrimenti stiamo freschi.
Il risultato raggiunto per il mercato ittico rispetto a quello che la precedente amministrazione aveva, in modo così assurdo previsto, è strabiliante anche grazie all’impegno degli altri consiglieri, ovviamente in questa fase delicata continueremo a vigilare affinché non ci si perda nelle pieghe della burocrazia.
Chi sostiene De Magistris
Ieri (31.05.2013) il Sindaco De Magistris è venuto in Consiglio Comunale a riferire sulle nuove linee programmatiche per la città e sui nuovi assessori. Noi di Ricostruzione Democratica abbiamo sempre svolto un ruolo di studio, indirizzo e di controllo, abbiamo ascoltato e preso appunti, sennonché verso le 16,30 il Sindaco ha lasciato l’aula così come la maggior parte degli assessori. In particolare dei nuovi assessori erano presenti solo Fucito e Moxedano. Con spirito critico e con responsabilità noi abbiamo rinunciato all’intervento ed abbiamo abbandonato l’aula in segno di protesta, ovviamente il consiglio non ha retto perché la maggioranza non ha tenuto i numeri per proseguire. Non sono giochi politici ma credo sia una questione di correttezza istituzionale se non di educazione. Il consiglio viene programmato con settimane di anticipo e proprio in questo caso noi abbiamo ritenuto necessaria la presenza del Sindaco e degli assessori. Ma chi sostiene la maggioranza? Ci sono per lo meno due comportamenti che non si comprendono: I consiglieri dell’UDC hanno dichiarato di aderire alla maggioranza mentre il partito UDC li ha smentiti, uguale comportamento lo ritrovo in SEL che a mezzo stampa ha smentito la sua appartenenza alla maggioranza mentre il consigliere Ciro Borriello ieri ha, invece, col suo comportamento manifestato il contrario. La cosa che spero non accada mai in questa amministrazione è la spartizione di assessorati e partecipate anzi spero che presto si approvi la nostra proposta di regolamento nomine e designazioni (clikka) … accadrà mai? accadrà mai che i politici Napoletani compiano un atto di condivisione del potere che pure viene loro conferito dal popolo? ….
Il mio intervento all’1:55
Quanto costano i consiglieri
Si discute del finanziamento pubblico ai partiti ed è facile da un lato scivolare nella demagogia e dall’altro di far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. Sul tema dei costi della politica sono molto sensibile, però questa volta voglio andare contro corrente per dire che la rigorosa e scrupolosa osservanza dell’art. 83 del TUEL determina una ingiustificata ed assoluta sproporzione tra quanto viene riconosciuto al Consigliere Comunale, quanto lavora (per quelli che effettivamente lavorano per il bene comune) e quanto rischia, tenuto conto che l’errore è dietro l’angolo e le cifre per un Comune come quello di Napoli, sono sempre di diversi milioni di euro. Basti pensare che il Bilancio di un comune con un milione di abitanti è intorno ai 4 miliardi di euro. Ebbene, osservo con scrupolo l’art. 82 del TUEL nella determinazione delle presenze per come vengono considerate, recandomi, però, in Comune con una cadenza giornaliera, compio atti amministrativi e di controllo è l’effetto per la vigente legge è che viene riconosciuta al Consigliere “scrupoloso” l’indennità mensile che si aggira tra i 79,00 €. ed i 250,00 €. (ecco gli statini di marzo aprile e maggio 2013 clikka) con punte a seconda delle presenze di €. 500,00. Potrei dire che esiste una categoria di sottopagati della politica. E’ indubbio che l’applicazione rigorosa della legge determina un vero e proprio lavoro malretribuito, poi, ovviamente, occorrerebbe guardare alla produttività per capire se questi pochi soldi sono stati spesi bene dalla collettività. Effettivamente, non capisco come si possa, per una campagna elettorale al comune di Napoli, arrivare a spendere decine ed anche centinaia di migliaia di euro, cosa c’è dietro? Ovviamente ognuno si comporta come detta la sua coscienza e quelli coscienzosi se non fossero animati da passione e da senso del dovere civico potrebbero anche chiedersi: Ma chi ce lo fa fare? Chiaramente discorso a parte va fatto per i consiglieri regionali, provinciali e per i parlamentari, dove probabilmente si rischia di meno e si incassa di più … molto di più! ma questa è la solita contraddizione del sistema. Se, poi, penso ai grillini che si lambiccano il cervello sulle note spese … mi vien quasi da ridere … o no? …
Art. 83 TUEL
2. I consiglieri comunali, provinciali, circoscrizionali, limitatamente ai comuni capoluogo di provincia, e delle comunità montane hanno diritto a percepire, nei limiti fissati dal presente capo, un gettone di presenza per la partecipazione a consigli e commissioni. In nessun caso l’ammontare percepito nell’ambito di un mese da un consigliere può superare l’importo pari ad un quarto dell’indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o presidente in base al decreto di cui al comma 8. Nessuna indennità è dovuta ai consiglieri circoscrizionali, ad eccezione dei consiglieri circoscrizionali delle città metropolitane per i quali l’ammontare del gettone di presenza non può superare l’importo pari ad un quarto dell’indennità prevista per il rispettivo presidente. In nessun caso gli oneri a carico dei predetti enti per i permessi retribuiti dei lavoratori dipendenti da privati o da enti pubblici economici possono mensilmente superare, per ciascun consigliere circoscrizionale, l’importo pari ad un quarto dell’indennità prevista per il rispettivo presidente. (2)
11. La corresponsione dei gettoni di presenza è comunque subordinata alla effettiva partecipazione del consigliere a consigli e commissioni; il regolamento ne stabilisce termini e modalità. (7)
vedi anche:
https://gennaroespositoblog.com/2013/05/31/i-nostri-costi-della-politica/
Da La Repubblica nazionale di oggi 01.06.2013
Niente soldi ai partiti dal 2017 donazioni volontarie e 2×1000 Letta: “Legge da approvare subito”
I dubbi di Pd e Pdl. Grillo: “È solo una truffa”
ROMA — Il Consiglio dei ministri ha deciso di cancellare il finanziamento pubblico ai partiti e ha approvato un disegno di legge che propone nuovi metodi per fare arrivare soldi alla politica: contributi volontari dei privati, 2 per mille, servizi e agevolazioni tipo spot gratis sulla Rai. Una riforma che comunque avrà una fase transitoria e sarà pienamente operante solo nel 2017. Sparirà così il meccanismo dei rimborsi elettorali che “occulta” un finanziamento che gli italiani avevano cancellato nel 1993 dicendo sì in massa ad un referendum radicale. Un colpo di spugna, quindi, su quello che il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello ha definito «un’insopportabile ipocrisia». Il via libera del Cdm però non piace per niente a Beppe Grillo che sul blog dà il via alla rivolta della base attaccando: «È una legge truffa, una presa in giro per i cittadini che continueranno a pagare per far campare i partiti». Con i deputati grillini che annunciano «proteste clamorose».
Il governo, comunque, canta vittoria. Nonostante sul testo gravi un “salvo intese” avallato da alcuni ministri. Uno stato di “sospensione” che il premier Enrico Letta si è affrettato a spiegare con «un controllo che deve fare la Ragioneria generale dello Stato». Perché non ci sono nodi politici. Perché «la coesione politica della maggioranza su questo punto è stata molto importante ». E adesso ha aggiunto Letta, «confido nel fatto che il Parlamento approvi rapidamente il ddl perché ne va della credibilità del sistema politico italiano».
L’ottimismo corre comunque. Soprattutto su Twitter. A cominciare dallo stesso Letta che annuncia il «passaggio a incentivazione fiscale contributi cittadini ». Cinguetta soddisfatto anche Silvio Berlusconi: «Promessa mantenuta!». Tocca a Quagliariello spiegare i contenuti della riforma. A partire da quel legame fra democrazia interna e trasparenza dei bilanci e diritto dei partiti ad avere il finanziamento.
Il ministro delle Riforme insiste sul fatto che il meccanismo del 2 per mille non è simile a quello del contestato 8 per mille alle chiese. Anche in questo caso i soldi potranno essere dati ai partiti o allo Stato. Ma il denaro di chi non farà scelte sarà divisofra Stato e partiti rispecchiando questa prima scelta. Quelli destinati alla politica saranno poi distribuiti ai partiti in maniera proporzionale alle scelte fatte in loro favore dei contribuenti. Comunque i partiti, dal gettito del due per mille non potranno avere più di 61 milioni. E i soldi risparmiati rispetto ad oggi andranno in un fondo per risanare il debito pubblico.
Critiche al testo arrivano da avversari storici del finanziamento pubblico come il segretario di Radicali italiani Mario Staderini, convinto che «non è unaabolizione bensì una modalità diversa». E per questo ricorda che oggi i radicali iniziano unacampagna referendaria su 10 quesiti che prevede anche l’abolizione del finanziamento. Ma il ddl è bocciato anche da paladinistorici del finanziamento. Come, per esempio, il tesoriere storico dei Ds Ugo Sposetti che boccia il 2 per mille perché «non funziona così la democrazia». Pollice verso anche da tesoriere del Pdl Maurizio Bianconi. La riforma di Letta, spiega, «è un po’ di carosello per avere una fiducia popolare che teme di non avere». Scettico anche Fabrizio Cicchitto che di fronte al testo solleva il dubbio: «Quale sarà l’autorità che valuterà se lo statuto di un partito risponde a criteri di trasparenza e di democraticità?».
I nostri costi della politica
Sono molto sensibile all’argomento dei costi della politica ed ho ribrezzo per quanti hanno approfittato della politica saccheggiando soldi pubblici attribuiti ai gruppi consiliari in comuni, regioni e province, senza dimenticare che c’è anche il capitolo dei fondi economali parlamentari assegnati ai gruppi politici che pesano diversi milioni di euro e che vengono anch’essi saccheggiati senza possibilità di controllo e di sanzione perché il parlamento è dotato di autodichìa (della serie facciamo quello che vogliamo e state zitti e non rompete, manco la Corte dei Conti ci può mettere il naso!). C’è poi il tema della abolizione del finanziamento pubblico ai partiti che difficilmente, in questo parlamento, troverà mai soluzione come del resto per la riforma della legge elettorale che da ciò che è accaduto ieri avrà un percorso accidentato ed impervio. Pubblico allora il CUD 2012 (clikka) ed il CUD 2013 (clikka) da dove si evince che ho ricevuto dal Comune rispettivamente le somme di €. 7.125,53 lorde (per il 2012) ed €. 9.956,25 lorde (per il 2013) ed aggiungo che noi di Ricostruzione Democratica non abbiamo avuto neppure un euro di fondi economali per la gestione dell’attività politico/istituzionale pure avendo svolto molte attività tra cui la scuola di politica e di amministrazione. Dei fondi di Napoli è Tua ho già scritto ed offerto rendiconto e fatture. Non sono per la completa abolizione del finanziamento pubblico ma per una seria rivisitazione con l’introduzione di una regola: chi ruba è fuori dal mondo politico e dalle istituzioni per sempre!
vedi anche:
https://gennaroespositoblog.com/2012/09/23/lutopia-della-politica-ed-i-costi-dei-politicanti/
https://gennaroespositoblog.com/2012/12/15/uno-schiaffo-in-faccia-alla-dignita-dei-cittadini/
https://gennaroespositoblog.com/2012/12/18/trasparenza-i-fondi-economali-di-napoli-e-tua/
https://gennaroespositoblog.com/2012/10/11/cesare-lombroso-e-la-politica/
Don Andrea Gallo: Lettera ai Giovani
Come dimenticare una persona come Don Gallo, ci mancheranno le sue riflessioni.
Tratto dal libro di Don Gallo “Se non ora adesso”, la “Lettera ai giovani:
Comprendo profondamente quello che i giovani vivono, e sono costernato, addolorato per l’assenza di futuro cui sembrano condannati. Come faccio ad avere la pretesa di sradicare questa assenza di futuro? I responsabili delle grandi agenzie, dei grandi poteri, delle istituzioni sembrano interessati solo a giovani che “servono”, che rinunciano alla loro coscienza critica, alla loro autonomia, alla loro autogestione: il potere vuole solo giovani ubbidienti. Ricordo che ero ancora al Carmine, ero amico di un taxista che con molti sacrifici faceva studiare il figlio. Siamo negli anni Settanta, il figlio si laurea brillantemente e partecipa a un concorso all’Eni arrivando primo assoluto. Assunto immediatamente, rinuncia. Suo padre viene da me disperato, aveva lavorato una vita, era riuscito a comprare una licenza da taxista, per il figlio aveva fatto tutto quello che poteva. Niente, tutto in fumo. Perché? Volevo capire. Così ho incontrato quel ragazzo, abbiamo parlato, gli ho chiesto come mai aveva rifiutato. Il concorso era basato solo su test, bastava una crocetta, un sì o un no. Nessun margine. Nessuna libertà, nessun confronto. Il ragazzo si è sentito uno strumento in mano di un ingranaggio molto più grande di lui. Mi disse che dove aveva risposto sì ed era risultato giusto, lui in realtà avrebbe messo un no, e via così. Ci ha ripensato e ha rifiutato il posto. Come dargli torto. Adesso fa il ricercatore. Con i giovani bisogna partire da questo assunto: condividiamo con voi l’assenza di futuro. Mario Monicelli lo aveva capito, e secondo me si è suicidato perché non aveva visto segni di rivolta. Ora i segni cominciano a vedersi, sono minoranze anche se consistenti, ma quante volte i giovani sono stati schiacciati. È un omicidio lento, troppi giovani studiano e poi non hanno sbocchi. Marco Revelli chiama i giovani “scoraggiati inattivi“: molti, dopo essere passati attraverso la delusione, la disperazione, l’alienazione, sono scoraggiati. Inattivi: in Italia i giovani che non lavorano superano di tre volte quelli dell’Europa, e il lavoro neanche lo cercano. Allora ci vuole una rottura e può essere necessario anche uscire dalla legalità, quella del potere, per entrare nell’illegalità non violenta. È certo che chi fa una scelta così deve essere pronto ad accettarne le conseguenze. Socrate venne accusato di istigare i giovani alla illegalità. Anche io l’ho fatto e per questo sono stato denunciato: avevo partecipato all’occupazione di una vecchia scuola, un posto bellissimo. Che male c’era? Non abbiamo abbattuto niente, abbiamo valorizzato un luogo abbandonato e lo abbiamo utilizzato. Naturalmente con i giovani devi essere trasparente, devi proporre esempi, non bastano le parole. C’è un teologo che continua a dire che la fede viene prima dell’etica, ma è nel comportamento coerente con gli insegnamenti di Gesù che si può sperimentare la fede. Ricordo che ero già in noviziato e una delle parabole del mio insegnante diceva: “Timeo Jesum transeuntem”, temo il passaggio di Gesù. Poi ci faceva guardare un quadro dove c’era una porta e ci diceva: guardate bene la porta, cosa ne dite? Non aveva serratura, quindi uno dal di fuori non poteva entrare, neanche se aveva le chiavi. “Significa che Gesù passa, ma se tu non apri, è inutile!”. Ecco perché quel vescovo del Brasile aveva scritto sulla facciata della sua chiesa: caro cristiano, tu che stai per entrare, sappi che il mondo si divide in oppressori e oppressi. Tu da che parte stai?
Bisogna ricordare cosa scrisse Antonio Gramsci nel ’19, il suo richiamo contro l’indifferenza e l’urgenza di scegliere da che parte stare. I giovani ci provano, stanno lavorando, elaborando proposte concrete, coerenti e costruttive, stanno arrivando alla scelta epocale della non violenza. E questo sta accadendo in tutto il mondo. È “un fiume che avanza” e che ha cominciato il suo lento cammino già dieci anni fa al G8 di Genova, quando i giovani hanno posto una domanda importante: “Signori del G8 – hanno gridato – non vi sembra che sia una cinica pretesa venirci a dire che l’unico mondo possibile è il vostro?”. Oggi c’è una crisi che non è politica, ma di sistema. I giovani sanno che è di lunga durata e che bisogna costruire un tessuto nuovo. È faticoso, ma anche entusiasmante, e noi non possiamo deluderli. La mia bussola è la Costituzione, l’articolo 3 in cui si parla della differenza tra previdenza e assistenza, della tutela della parità della donna lavoratrice, del lavoro minorile, della sicurezza sul lavoro: questa è la legalità da difendere. Qualche mese fa ero a Piombino per un incontro sul drammatico tema dei morti sul lavoro, e in quell’occasione abbiamo riletto l’articolo: “Tutti i cittadini – recita – hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Be’, allora, chi è che non ha rispetto della legalità? Chi disattende la Costituzione o chi protesta perché la Costituzione viene disattesa? È ora che i partiti capiscano quale ruolo dà loro la Costituzione e non mettano il cappello ai movimenti. La nostra è una Res publica, è di tutti. A partire dai giovani che devono essere coinvolti in prima persona nel processo di rinnovamento di questa democrazia e di difesa della Costituzione. La Costituzione è stata fatta per i giovani, per tutti i giovani che verranno.
Addio a Franca Rame
All’età di 84 anni, è morta a Milano Franca Rame, di Lei ricordo la sua forza e determinazione e ricordo la sua lettera di dimissioni dal Parlamento per ragioni che dovrebbero farci pensare per la loro drammatica attualità. Sono queste persone che ci fanno sentire meno soli e ci danno la forza affinché si possa insieme provare a fare in modo che non accada più che le migliori forze del paese escano dai luoghi di decisione collettiva per lasciare spazio all’ignavia, all’ignoranza ed all’interesse personale o di parte. Grazie Franca per quello che sei stata!
Ecco il testo della lettera di dimissioni:
In verità basterebbero poche parole, prendendole a prestito da Leonardo Sciascia: «Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza, ma si è come si è».
Il grande scrittore siciliano è, in effetti, persona che sento molto vicina, (eravamo cari amici) sia per il suo impegno culturale e sociale di tutta la vita, sia perché a sua volta, nel 1983, a fine legislatura decise di lasciare la Camera dei Deputati per tornare al suo lavoro di scrittore.
Le mie motivazioni, forse, non sono dissimili dalle sue. Del resto, io mi sono sentita “prestata” temporaneamente alla politica istituzionale, mentre l’intera mia vita ho inteso spenderla nella battaglia culturale e in quella sociale, nella politica fatta dai movimenti, da cittadina e da donna impegnata. E questo era ed è il mandato di cui mi sono sentita investita dagli elettori: portare un contributo, una voce, un’esperienza, che provenendo dalla società venisse ascoltata e magari a tratti recepita dalle istituzioni parlamentari.
Dopo 19 mesi debbo constatare, con rispetto, ma anche con qualche amarezza, che quelle istituzioni mi sono sembrate impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, cioè non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato.
Nel marzo del 2006, l’Italia dei Valori mi propose di candidarmi come senatrice alle elezioni. Ho riflettuto per un mese prima di sciogliere la mia riserva, mossa da opposti sentimenti, ma alla fine ho maturato la convinzione che per contribuire a ridurre i danni prodotti al Paese dal governo retto da Silvio Berlusconi e dall’accentramento di poteri da lui rappresentato, ogni democratico dovesse impegnarsi in prima persona nell’attività politica.
Ho infine accettato, ringraziando l’On. Di Pietro per l’opportunità che mi aveva offerto, pensando, senza presunzione, che forse avrei potuto ricondurre alle urne, qualcuna o qualcuno dei molti sfiduciati dalla politica.
Ecco così che il 12 aprile 2006 mi sono ritrovata a far parte, alla mia giovane età (!!), del Senato della Repubblica carica d’entusiasmo, decisa a impegnarmi in un programma di rinnovamento e progresso civile, seguendo le proposte portate avanti durante la campagna elettorale dell’Unione, soprattutto quella di riuscire a porre fine all’enorme e assurdo spreco di denaro pubblico.
Ho così impegnato la mia indennità parlamentare per lavorare in questa direzione, anche organizzando (giugno 2006) un convegno con un gruppo di professionisti tra i più valenti, al fine di tracciare le linee di un progetto in grado di tagliare miliardi di euro di spese dello Stato nel settore dei consumi energetici, delle disfunzioni della macchina giudiziaria e dell’organizzazione dei servizi.
A questo convegno ho invitato Senatori della commissione ambiente e altri che ritenevo sensibili ai temi in discussione.
Non ne è venuto uno.
Ho inoltre presentato un disegno di legge (4 luglio 2006) con cui chiedevo che i funzionari pubblici, condannati penalmente, venissero immediatamente licenziati, trovando su questo terreno l’adesione di parlamentari impegnati nella stessa direzione, quali i Senatori Formisano, Giambrone, Caforio, D’Ambrosio, Casson, Bulgarelli, Villecco Calipari, Russo Spena e molti altri, compresi numerosi deputati.
E’ nato così il progetto delle “10 leggi per cambiare l’Italia”.
Ho anche acquistato spazi su alcuni quotidiani e sul web, per comunicare i punti essenziali di questo progetto. Ma anche questa iniziativa non ha suscitato interesse nei dirigenti dei partiti del centro sinistra.
Nei quasi due anni trascorsi in Senato, ho presentato diverse interrogazioni.
Tutte rimaste senza risposta.
Ho presentato numerosi emendamenti, ma non sono stati quasi mai accolti.
Questa, per la verità, è la sorte che capita a quasi tutti i Senatori.
In seguito a una inchiesta da me condotta sul precariato in Parlamento, sei mesi fa mi sono impegnata nella stesura di un disegno di legge (presentato 18 luglio) in difesa dei diritti dei collaboratori dei parlamentari: illegalità, evasione contributiva e sfruttamento proprio all’interno della istituzione parlamentare!
Mi sono contemporaneamente impegnata su questioni drammatiche e impellenti, quali la necessità che il ministero della Difesa riconoscesse lo status di “vittime di guerra” ai reduci dei conflitti nei Balcani, Iraq e Afghanistan, avvelenati dai residui dell’esplosione dei proiettili all’uranio impoverito.
Quanti sono i militari deceduti? Mistero.
Quanti gli ammalati ignorati senza assistenza medica né sostegno economico? Mistero. Le cifre che si conoscono sono molto contraddittorie .
Quello che si sa con certezza è che ci sono famiglie che per curare il figlio si sono dissanguate e alla morte del congiunto non avevano nemmeno i mezzi per pagare la tomba.
Anche per questa tragica campagna d’informazione ho acquistato spazi su quotidiani e web. Grazie ad alcuni media e a “Striscia la notizia” di Antonio Ricci, il problema è stato portato per quattro volte al grande pubblico: giovani reduci dei Balcani gravemente colpiti, raccontavano la tragedia che stavano vivendo. Dopo tanto insistere, finalmente il Ministro Parisi, se ne sta occupando: speriamo con qualche risultato concreto.
Posso dire serenamente di essermi, dall’inizio del mio mandato ad oggi, impegnata con serietà e certamente senza risparmiarmi.
Ma non posso fare a meno di dichiarare che questi 19 mesi passati in Senato sono stati i più duri e faticosi della mia vita.
A volte mi capita di pensare che una vena di follia serpeggi in quest’ambiente ovattato e impregnato di potere, di scontri e trame di dominio.
L’agenda dei leader politici è dettata dalla sete spasmodica di visibilità, conquistata gareggiando in polemiche esasperate e strumentali, risse furibonde, sia in Parlamento che in televisione e su i media. E spesso lo spettacolo a cui si assiste non “onora” gli “Onorevoli”.
In Senato, che ho soprannominato “il frigorifero dei sentimenti” non ho trovato senso d’amicizia. Si parla… sì, è vero… ma in superficie. Se non sei all’interno di un partito è assai difficile guadagnarsi la “confidenza”. A volte ho la sensazione che nessuno sappia niente di nessuno… O meglio, diciamo che io so pochissimo di tutti.
In Aula, quotidianamente, in entrambi gli schieramenti (meno a sinistra per via dei numeri risicati), vedi seggi vuoti con il duplicato della tessera da Senatore inserita nell’apposita fessura, con l’intestatario non presente: così risulti sul posto, anche se non voti e non ti vengono trattenuti 258 euro e 35 centesimi per la tua assenza, dando inoltre la possibilità ai “pianisti” di votare anche per te, falsando i risultati.
Questo comportamento in un Paese civile, dove le leggi vengono applicate e rispettate, si chiama “truffa”.
La vita del Senatore non è per niente comoda e facile per chi voglia partecipare seriamente ed attivamente ai lavori d’Aula.
Oltre l’Aula ci sono le commissioni. Ne ho seguite quattro: Infanzia, Uranio impoverito, Lavori pubblici e comunicazione, Vigilanza Rai.
A volte te ne capitano tre contemporaneamente e devi essere presente ad ognuna o perché è necessario il numero legale o perché si deve votare.
E’ la pazzia organizzata!
Se queste riunioni si facessero via web si ridurrebbero i tempi e si potrebbe arrivare velocemente alle conclusioni, ma l’era del computer non ha ancora toccato i vertici dello Stato!
E tutto questo attivismo produce un effetto paradossale: la lentezza.
Si va lenti… “lenti” in tutti i sensi.
Nel nostro Parlamento l’idea del tempo è quella che probabilmente hanno gli immortali: si ragiona in termini di ere geologiche, non certo sulla base della durata della vita umana e degli impellenti bisogni della gente.
Oltretutto mi sento complice di una indegnità democratica. Stiamo aspettando da 19 mesi, che vengano mantenute le promesse fatte in campagna elettorale. Non è stata ancora varata, ad esempio, la legge sul conflitto d’interessi, e ritengo questo ritardo gravissimo. Non è stata liberata la Rai dai partiti, non è stato fissato un antitrust sulle televisioni, mentre in compenso tutte le leggi del governo Berlusconi, assai criticate anche all’estero, sono in vigore, il falso in bilancio continua a essere depenalizzato, la ex Cirielli continua a falcidiare migliaia di processi. Contemporaneamente il governo ha bloccato il processo sul sequestro di Abu Omar sollevando due conflitti d’attribuzione davanti alla Corte costituzionale. E ha creato i presupposti perché al Pubblico Ministero Luigi De Magistris vengano tolte le indagini su politici di destra e di sinistra e il Giudice Clementina Forleo venga fatta passare per esaltata e bizzarra.
Nonostante gli impegni programmatici sulla legge Bossi-Fini e sui Centri di permanenza temporanea, che sarebbe più appropriato definire centri di detenzione, dove sono negati i diritti più elementari, non ci sono novità.
Ora stiamo aspettando anche in Senato il disegno di legge che vieta ai giornali di pubblicare le intercettazioni e gli atti d‘indagini giudiziarie, già votato alla Camera da 447 deputati, con soli 7 astenuti e nessun contrario.
Come andrà in Senato?
In tante occasioni ho fatto prevalere, sui miei orientamenti personali la lealtà al governo e allo schieramento in cui sono stata eletta, ma questa volta non potrei che votare contro.
Il Paese si trova in gran difficoltà economica: disoccupazione, precarietà, caro vita, caro affitti, caro tutto… pane compreso.
Che dire della lontananza sconvolgente che c’è tra il governo e i reali problemi della popolazione?
E che dire dei 1030 morti sul lavoro nel solo 2007 (cifra peraltro destinata a crescere con la stabilizzazione dei dati Inail) Ben venga il disegno di legge del ministro Damiano e il nuovo Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro.
Non è mai troppo tardi.
Solo un po’…
Che dire dell’indulto di “tre anni” approvato con una maggioranza di 2/3 del Senato, con l’appoggio di UDC, Forza Italia e AN?
Era certamente indispensabile alleggerire il disumano e incivile affollamento delle carceri, ma con un criterio che rispondesse davvero al problema nella sua essenza, con un progetto di riforma strutturale del sistema penitenziario, con il coinvolgimento delle innumerevoli associazioni del volontariato privato-sociale, che storicamente operano sul territorio nazionale e locale.
A migliaia si sono trovati per strada e molti senza un soldo né una casa, né tanto meno un lavoro. Dodici donne italiane e straniere furono dimesse dal carcere di Vigevano a notte fonda in piena e desolata campagna!
La notte stessa e nei mesi a seguire, circa il 20% degli scarcerati è ritornata in cella. Sono anni che le carceri scoppiano… nessuno ha mai mosso un dito. Di colpo arriva l’indulto!
E’ difficile non sospettare che il vero obiettivo di questa legge proposta dal governo, fosse soprattutto quello di salvare, in fretta e furia, dalla galera importanti e noti personaggi incriminati, industriali e grandi finanzieri, e soprattutto politici di destra e qualcuno anche di sinistra…
Che dire dei deputati e senatori condannati e inquisiti che ogni giorno legiferano e votano come niente fosse?
Che dire di una finanziaria insoddisfacente alla quale siamo stati obbligati a dare la fiducia, altrimenti non avrebbe avuto i voti per passare?
Che dire del consenso dato dal governo Prodi nel 2006 e riconfermato, “di persona” dal Presidente Napolitano a Bush nel 2007, per la costruzione della più grande base americana d’Europa a Vicenza?
Gli impegni presi da Berlusconi sono stati mantenuti.
I vicentini hanno diritto di manifestare in centinaia di migliaia, con la solidarietà di molti italiani, ma non di ottenere attenzione e rispetto delle proprie ragioni.
Che dire del costante ricatto, realizzato da questo o quel onorevole, di far cadere il governo per cercare di ottenere privilegi o cariche?
Quante volte, per non farlo cadere, ‘sto benedetto governo, ho dovuto subire il ricatto e votare contro la mia coscienza?
Troppe. Tanto da chiedermi spesso: “Cosa sono diventata? La vota rosso-vota verde?”
La prima volta che ho sentito forte la necessità di allontanarmi da questa politica svuotata di socialità, è stato proprio con il rifinanziamento delle missioni italiane “di pace” all’estero. Ero decisa a votare contro, ma per senso di responsabilità, e non mi è stato facile, mi sono dovuta ancora una volta piegare.
E non mi è piaciuto proprio. Credo che il mio malessere verso queste scelte sia ampiamente condiviso dai molti cittadini che hanno voluto questo governo, e giorno dopo giorno hanno sentito la delusione crescere, a seguito di decisioni sempre più distanti da loro, decisioniche li hanno alla fine, allontanati dalla politica.
In queste condizioni non mi sento di continuare a restare in Senato dando, con la mia presenza un sostegno a un governo che non ha soddisfatto le speranze mie e soprattutto quelle di tutti coloro che mi hanno voluta in Parlamento e votata.
La prego quindi signor Presidente di mettere all’ordine del giorno dell’Assemblea le mie irrevocabili dimissioni.
Non intendo abbandonare la politica, voglio tornare a farla per dire ciò che penso, senza ingessature e vincoli, senza dovermi preoccupare di maggioranze, governo e alchimie di potere in cui non mi riconosco.
Non ho mai pensato al mio contributo come fondamentale, pure ritengo che stare in Parlamento debba corrispondere non solo a un onore e a un privilegio ma soprattutto a un dovere di servizio, in base al quale ha senso esserci, se si contribuisce davvero a legiferare, a incidere e trasformare in meglio la realtà. Ciò, nel mio caso, non è successo, e non per mia volontà, né credo per mia insufficienza.
E’ stato un grande onore, per il rispetto che porto alle Istituzioni fondanti della nostra Repubblica, l’elezione a Senatrice, fatto per il quale ringrazio prima di tutto le donne e gli uomini che mi hanno votata, ma, proprio per non deludere le loro aspettative e tradire il mandato ricevuto, vorrei tornare a dire ciò che penso, essere irriverente col potere come lo sono sempre stata, senza dovermi mordere in continuazione la lingua, come mi è capitato troppo spesso in Senato.
Mi scuso per la lunga lettera, signor Presidente, ma sono stata “in silenzio” per ben 19 mesi! Roba da ammalarmi!
Prima di accomiatarmi non posso non ricordare quelle colleghe e colleghi di gran valore intellettuale e politico che ho avuto l’onore di conoscere. Tra questi una particolare gratitudine va ad Antonio Boccia, che fin dall’inizio mi ha tenuta sotto la sua ala protettrice con amichevole affetto, consigliandomi e rincuorandomi nei momenti difficili.
Un pensiero particolare al Ministro Di Pietro e i Senatori di Italia dei Valori e a chi ha dimostrato simpatia nei miei riguardi.
Rimane il rammarico di non aver potuto frequentare, se non rarissime volte, i colleghi oltre le mura del Senato.
Infine un ringraziamento sentito alla Senatrice Binetti e al Senatore Tomassini che con grande umanità hanno superato le ideologie che ci dividono, per soccorrere uniti, un bimbo di 6 anni in grande difficoltà.
Augurandomi che Lei possa comprendere le mie motivazioni, desidero ringraziarLa per la gentilezza e disponibile accoglienza che mi ha accordato.
La saluto con stima sincera
Franca Rame
Gentile Presidente Marini,
con questa lettera Le presento le mie dimissioni irrevocabili dal Senato della Repubblica, che Lei autorevolmente rappresenta e presiede.
Una scelta sofferta, ma convinta, che mi ha provocato molta ansia e anche malessere fisico, rispetto la quale mi pare doveroso da parte mia riepilogare qui le ragioni.
Ricostruzione Democratica sulle maestre a sostegno della giunta De Magistris
Trascrivo il post dell’ex assessore Marco Esposito che leggo oggi su FB, ed incollo in calce i link dei post che scrissi all’epoca in favore dell’amministrazione De Magistris che ebbe il merito di adottare la difficile scelta, da noi sostenuta sin dall’inizio (senza se e senza ma!) e che portò alle dimissioni del Direttore Generale Silvana Riccio che si rifiutò di firmare i contratti di assunzione a tempo determinato delle circa 300 maestre. Ciò a dimostrazione del fatto che noi di Ricostruzione Democratica non abbiamo preconcetti ma preferiamo scendere nel merito delle questioni e siamo pronti ad assumerci le responsabilità, (e, come qualcuno dice, a sporcarci le mani) avendo studiato e compreso bene le questioni nell’interesse dei cittadini!
Marco Esposito
CORTE DEI CONTI: GIUSTO ASSUMERE LE MAESTRE
La Corte dei Conti della Campania ha stabilito che il Comune non ha commesso alcun reato nell’assumere le 282 maestre all’inizio dell’anno scolastico 2012-2013, nonostante il quel momento sul Comune di Napoli vigesse il divieto di assumere chiunque, quale penale per aver superato nel 2011 il tetto del 50% alla spesa per il personale tra ente centrale e partecipate. La certificazione del superamento del tetto del 50% era arrivata a giugno 2012 e aveva portato, tra le diverse conseguenze, l’impossibilità di rinnovare contratti a termine per dirigenti e tecnici, che a luglio lasciarono in massa il Comune.
Subito dopo, nel settembre 2012, scoppiò il caso delle maestre a termine, quelle che vengono assunte anno per anno, e ci fu uno scontro fortissimo tra chi, come il direttore generale Silvana Riccio e i dirigenti comunali del ramo, sosteneva che il vincolo alle assunzioni non fosse superabile in alcun modo, e chi, con in testa il sindaco Luigi de Magistris, voleva assumere le maestre anche per affermare il principio che un diritto costituzionalmente garantito, come l’istruzione, non può essere impedito da una sanzione.
La Riccio prima si dimise, poi ci ripensò e fu allontanata, quindi si è rivolta a un avvocato e ha fatto causa al Comune. Al suo posto fu nominato Attilio Auricchio e le 282 maestre furono assunte (a termine).
La Corte dei Conti, ovviamente, ha aperto un’inchiesta e in pratica ha osservato che ci sono momenti in cui – quando amministri una città – come ti muovi sbagli: se assumi le maestre violi la legge, se non le assumi offendi la Costituzione e i cittadini che ti hanno eletto per amministrare. La Corte dei Conti della Campania ha dato ragione a de Magistris (e alla sua giunta).
La nostra delibera, del resto non era scritta a casaccio: la spesa per l’assunzione delle maestre era ammortizzata da altri risparmi e motivata con l’oggettiva impossibilità di garantire il servizio di asilo a tempo pieno in altra maniera.
Adesso mi auguro che l’intervento della Corte dei Conti sia l’occasione per riflettere tutti non tanto sulle difficoltà nelle quali si è trovato a operare de Magistris (quelle la città le conosceva, altrimenti non lo avrebbe eletto) quanto nel coraggio mostrato lavorando ai limiti della legge, pur di garantire la città. L’immagine di una Giunta impegnata a organizzare feste e festicciole mentre la città affonda, francamente, è lontanissima dalla realtà.
riccio e la tagliola del patto di stabilità (clikka)
asili maestre e direttore generale (clikka)
La piaga degli affidi diretti
Il tema della imparzialità della P.A. passa attraverso i bandi pubblici e le procedura di evidenza pubblica. Ogni volta che si deve decidere a chi dare un bene pubblico ovvero a chi affidare un servizio pubblico o dare un contributo, per evitare qualsivoglia sospetto e rispettare la legge nazionale ed europea, occorre procedere con bandi e gare a cui tutti devono avere la possibilità di partecipare senza se e senza ma! Noi di Ricostruzione Democratica quando incontriamo un caso di mancata osservanza della normativa dei bandi e procedure di evidenza pubblica (Dlgs. 163/2006) non fondata su precise e comprensibili cause ammesse dalla legge, sembrerà strano, ma ci scandalizziamo e ci indignamo! Pensiamo che chi amministra deve essere come la moglie di cesare al di sopra di ogni sospetto. Ciò, inoltre, credo favorisca anche il mercato perché la libera e pari concorrenza di tutti i cittadini e gli operatori è garanzia affinché solo i migliori possano vincere ed inoltre assicura la migliore collocazione del bene nell’interesse pubblico. Ecco alcuni esempi che mi sono capitati sotto mano tra la passata e la presente amministrazione: Affido diretto scandone2012 (clikka) affido diretto scandone2011 (clikka) affido diretto collana 2011 (clikka) affido diretto polifunzionale 2011 (clikka). Da notare che gli affidi della passata amministrazione sono tutti adottati nella prossimità della scadenza del mandato. In questi giorni stiamo anche pensando che per lo Stadio San Paolo per evitare il consolidamento di posizioni contrattuali forti si potrebbe pensare di mettere a bando tutti i servizi connessi all’uso che verrebbe in ogni caso riservato alla massima squadra: buvette, palestre, parcheggi (allo stato non utilizzati), are commerciali, pubblicità e sponsorizzazioni, etc etc, andando verso un modello di gestione mista tra società calcio napoli ed altri privati che potrebbero offrire di più.
Per comprendere tutto il tema vedi pure
https://gennaroespositoblog.com/2013/05/25/scandone-palabarbuto-e-polifunzionale/
https://gennaroespositoblog.com/2013/05/22/i-cittadini-lo-sport-e-gli-impianti-sportivi-comunali/
https://gennaroespositoblog.com/2013/05/25/chi-ha-guadagnato-con-bruce-springsteen/
Taranto chiama Bagnoli! Chi risponde?
Noi tre consiglieri comunali di Ricostruzione Democratica su Bagnoli abbiano detto e fatto tutto quello che ci era possibile fare. Su questo Blog, ma anche su quelli di Simona Molisso e di Carlo Iannello, con una semplice ricerca si trovano molti interventi e proposte sul sito tanto disgraziato della nostra città. Eppure, non si può fare a meno di parlare ancora di Bagnoli per le evidenti contraddizioni e per l’evidente simile destino con l’ILVA di Taranto. E’, infatti, da qualche giorno che si sente parlare dell’azione della Procura di Taranto e del sequestro del patrimonio dei RIVA in ossequio al principio, che in tutti i modi stiamo cercando di portare avanti in Consiglio, “CHI INQUINA PAGA”. Ebbene, basta leggere il decreto di sequestro dell’area di Bagnoli emesso il mese scorso dal Tribunale di Napoli per capire che mentre a Taranto la Procura va avanti cercando di applicare questo principio, a Napoli la complessità è tale che forse il quadro non è ancora del tutto chiaro. Eppure nel decreto di sequestro che forse non molti hanno avuto modo di studiare, tra le tante cose interessanti si legge: “Da ultimo, per completezza di valutazione, al fine di evidenziare come risulti assolutamente Illogico prevedere un intervento stralcio che preveda lo bonifica dei litorali prima della rimozione delle principali cause di inquinamento, giova segnalare un particolare che, pur non avendo formato oggetto di attuali approfondimenti ed investigazioni, è agevolmente desumibile, in tutta lo sua gravità, dal verbale della conferenza di servizi decisoria del 5 luglio 2011. In particolare, compulsando con attenzione detto verbale si intende che il Ministero ebbe a valutare il progetto di bonifica dei terreni della CEMENTIR spa.
Si tratta di una azienda, che per quello che è possibile comprendere da detto verbale, non risulta interessata dalle dismissioni industriali affidate alle Bagnoli futura, ma che pure insiste nell’area in esame e, in conseguenza del massivo inquinamento dei propri terreni, inquina lo falda sottostante, recapitando in mare robuste dosi di inquinanti. Orbene, giova ribadire che non è allo stato noto quale sia l’esito delle operazioni di bonifica prescritte alla Cementir. Pare però innegabile che al momento in cui fu progettato ed approvato il piano stralcio proposto dal Commissariato per lo emergenza bonifiche, le acque del mare (e quindi i relativi litorali) risultassero ampiamente contaminate anche da tale fonte di inquinamento….“. Ebbene, oggi la Repubblica descrive con dovizia di particolari cosa hanno fatto i RIVA, per sfuggire al sequestro dei loro beni mettendo in piedi una serie di trust in paradisi fiscali. Mi chiedo cosa stiamo aspettando noi amministrazione comunale e cosa stia aspettando la Procura per verificare la percorribilità di una strada simile a quella intrapresa dalla coraggiosa Procura Tarantina. Cosa aspettiamo che sparisca la CEMENTIR come è accaduto per la FINTECNA e la CIMIMONTUBI? Non è possibile immaginarci una strada simile a quella di Taranto?NELLE carte dei magistrati di Taranto e Milano c’è la storia di un Grande Inganno.
Scandone, Palabarbuto e Polifunzionale
Nell’ottica della più ampia trasparenza dell’azione politico/amministrativa che sto conducendo per assolvere al mio mandato di Consigliere Comunale metto a disposizione la relazione (clikka) che ho redatto in seguito al sopralluogo che ho condotto presso gli impianti Scandone, Palabarbuto e Polifunzionale di Soccavo. Una piccola considerazione: dopo due anni di amministrazione credo siamo ancora lontanissimi dalla trasparente, afficace ed efficiente gestione di queste strutture.
Spesso mi chiedo se servirà mai a qualcosa ciò che sto facendo. Durante questi due anni ho la sensazione che ognuno tende a mantenere le sue posizioni di privilegio, conquistate non si sa in che modo, fregandosene del bene e dell’interesse pubblico e sopratutto senza vergognarsene tanto che penso che la vergogna è un sentimento sconosciuto ai napoletani.
Consiglio la lettura del documento che è interessante per chi vuole essere cittadino.
vedi anche sui sopralluoghi:
Sopralluogo sullo stadio Collana, San Paolo e Piscine napoletane (clikka)
Chi ha guadagnato con Bruce Springsteen
Dico subito, che tutto sommato ho cambiato idea sui concerti in piazza plebiscito che, a precise e trasparenti condizioni, si potrebbero fare. Dico, inoltre, che ho aderito al progetto De Magistris, impegnandomi in politica in prima persona, per la prima volta, perché ho creduto che la sua figura fosse di garanzia dei principi di imparzialità, buona andamento dell’amministrazione e della trasparenza dell’azione amministrativa. Tutta la mia azione di indirizzo e controllo politico/amministrativo è incentrata su questi principi nei quali credo, non per spirito semplicemente legalitario, ma per un più profondo senso di giustizia sociale. La mia esperienza professionale e di vita è ricca di ingiustizie e privilegi contro cui ho dovuto combattere (ed ancora combatto) per farmi spazio. Qualche giorno fa ho già espresso la mia opinione sul concerto in piazza plebiscito di bruce springsteen (clikka), spiegando quali sono i principi che secondo me sono stati travalicati. Al netto di tutte le polemiche sollevate dal Sovraintendente, che si è svegliato dal sonno troppo tardi, credo che ci dovremmo fare delle domande. Prima però è il caso di pubblicare la delibera di giunta n. 382 del 20.05.2013 (clikka), con la quale si è affidata Piazza Plebiscito alla Veragency s.r.l. gratuitamente (chi volesse può consultare lo statuto veragency clikka e la visura soci veragency clikka) la quale è la medesima società che ha organizzato i concerti di ligabue e pausini (clikka) su cui ho già scritto a tempo debito (piazza plebiscito ed i concerti clikka piazza plebiscito e l’anticamera dell’insula clikka). Tornando alle domande:
1) Perché si è scelta la veragency s.r.l. con procedura diretta e non con bando pubblico? Ciò è consentito dalla legge?
2) quanto ha guadagnato la veragency s.r.l. e, quindi, i soci Sigg.ri Lino Rocco, Lino Veronica e Lino Nicola?
3) quanto ha guadagnato Napoli?
4) quanto ha speso l’amministrazione per l’evento sia pure indirettamente?
5) perché la delibera di giunta 382 è stata confezionata in prossimità dell’evento il 20.05.2013, quando si sapeva da mesi la data del concerto?
La cd. COSAP per la piazza era stimata in €. 10,00 al mq. al giorno la piazza è 25.000 mq. quindi la veragency ha rispsrimiato €. 250.000,00 al giorno ditemi se è poco per un comune disastrato!!
Devo dire che è stato difficilissimo avere la delibera 382/2013. In tutta la campagna elettorale ho sempre detto che dovevamo marcare le differenze e la stessa cosa dico ancora oggi in consiglio comunale. L’istituzione attraverso il Servizio del Cerimoniale nonostante il Comune avesse dato gratuitamente la piazza, non era in possesso di biglietti per le cd. “autorità”. I consiglieri, per avere i biglietti, dovevano chiedere una sorta di piacere personale. Non so quanti consiglieri siano andati al concerto gratis io ho preferito vedere, quasi in contemporanea, il Rigoletto al San Carlo a pagamento!
I Cittadini lo sport e gli Impianti Sportivi Comunali
Nel corso della mia attività di presidente della commissione Sport ed Impianti Sportivi, per la quale ho rassegnato le dimissioni per sopraggiunti motivi politici (clikka), ho condotto una serie di sopralluoghi che credo siano di interesse per i cittadini e che, pertanto, offro in visione affinché ognuno si possa fare la sua opinione e possa contribuire all’azione politico/amministrativa sul territorio del nostro comune:
relazione sullo stadio san paolo (clikka)
I relazione sugli impianti sportivi natatori (clikka)
II relazione sugli impianti sportivi natatori (clikka)
vedi anche:
le sorprese dello stadio san paolo
stadio san paolo e calcio napoli
Il Parlamento e la lobby della Mediazione obbligatoria
Che le lobby hanno una influenza sui nostri parlamentari è evidente altrimenti non ci spieghiamo come mai escano dei provvedimenti che non sono affatto in favore della cittadinanza ma sono il frutto di pressioni che si esercitano addirittura fuori dalle stanze delle commissioni. Orbene, ho già scritto un post per aver saputo che il governo letta ha in agenda la mediazione obbligatoria (mediazione obbligatoria il governo letta a servizio delle lobby (clikka). Ebbene, credo che il fenomeno della mediazione obbligatoria sia un esempio ancora più incalzante. Se penso poi che la moglie di Angelino Alfano (fervente sostenitore della mediazione obbligatoria), l’avvocatessa Tiziana Miceli, appena introdotta la legge, e prima della pronuncia della Santa Corte Costituzionale che l’ha dichiarata illegittima, è corsa alla ADR (iscritta al n. 3 dell’albo nazionale dei mediatori) a fare il corso per diventare “mediatricessa” allora due più due fa quattro. Cosa dire occorre fare pressione e fare in modo che i parlamentari sappiano che li guardiamo a vista! Inviate ad ogni Parlamentare una mail per farglielo sapere e per chiedere di conoscere cosa ne pensano loro della mediazione obbligatoria, facciamoli uscire allo scoperto. Fino ad oggi mi hanno risposto solo due parlamentari del M5S: Angelo Tofalo ed Andrea Colletti che mi hanno dichiarato di essere contrari alla mediazione obbligatoria. Gli altri parlamentari che fanno hanno paura o sono stati comprati dalle lobby? la domanda sorge spontanea dopo aver visto il servizio delle Iene.
mediazione obbligatoria ricordiamoci di questi parlamentari
Di seguito il servizio allucinante delle iene da cui si evince che i parlamentari sarebbero addirittura comprati a suon di bigliettoni mensili!
Il servizio delle Iene sulle lobby in parlamento
di seguito gli indirizzi e-mail dei parlamentari mandate una mail anche voi …
amato_maria@camera.it;castricone_a@camera.it;dincecco_v@camera.it;ginoble_t@camera.it;gutgeld_i@camera.it;legnini_g@camera.it;melilla_g@camera.it;distefano_fabrizio@camera.it; piccone_f@camera.it;tancredi_p@camera.it;colletti_a@camera.it;delgrosso_d@camera.it; vacca_g@camera.it; battaglia_d@camera.it;bindi_r@camera.it;bruno_vincenza@camera.it;censore_b@camera.it; covello_s@camera.it;dattorre_a@camera.it;magorno_e@camera.it;oliverio_n@camera.it; stumpo_n@camera.it;bianchi_d@camera.it;galati_g@camera.it;santelli_j@camera.it; scopelliti_r@camera.it;cesa_l@camera.it;barbanti_s@camera.it;dieni_f@camera.it; nesci_d@camera.it;parentela_p@camera.it;aiello_f@camera.it;bruno_franco@camera.it;
agostini_roberta@camera.it;bossa_l@camera.it;
epifani_e@camera.it;impegno_l@camera.it;manfredi_massimiliano@camera.it;palma_g@camera.it;paolucci_m@camera.it;
piccolo_s@camera.it;piccolo_giorgio@camera.it;rostan_m@camera.it;tartaglione_a@camera.it; vaccaro_g@camera.it;valente_valeria@camera.it; migliore_g@camera.it;scotto_arturo@camera.it;
formisano_aniello@camera.it;alfano_g@camera.it;calabro_r@camera.it;castiello_g@camera.it; cesaro_l@camera.it;marotta_a@camera.it;
rotondi_g@camera.it;russo_p@camera.it; taglialatela_m@camera.it;cimmino_l@camera.it;buttiglione_r@camera.it;colonnese_v@camera.it; dimaio_luigi@camera.it;fico_r@camera.it;gallo_luigi@camera.it;micillo_s@camera.it; cirielli_e@camera.it;carfagna_m@camera.it;dalessandro_l@camera.it;degirolamo_n@camera.it; petrenga_g@camera.it;sarro_c@camera.it;attaguile_a@camera.it;cesaro_antimo@camera.it;dagostino_a@camera.it;demita_g@camera.it;giordano_silvia@camera.it;pisano_g@camera.it; sibilia_c@camera.it;tofalo_a@camera.it;amendola_vincenzo@camera.it; bonavitacola_f@camera.it;
capozzolo_s@camera.it;chaouki_k@camera.it;coccia_l@camera.it; delbasso_u@camera.it;famiglietti_l@camera.it;iannuzzi_b@camera.it;paris_v@camera.it;picierno_p@camera.it;rughetti_a@camera.it;valiante_s@camera.it;giordano_g@camera.it;ragosta_m@camera.it;savino_s@camera.it;fedriga_m@camera.it;gigli_g@camera.it;prodani_a@camera.it; rizzetto_w@camera.it;blazina_t@camera.it;brandolin_g@camera.it;coppola_p@camera.it; malisani_g@camera.it;rosato_e@camera.it;zanin_g@camera.it;pellegrino_s@camera.it; marguerettaz_r@camera.it;
biancofiore_m@camera.it;dellai_l@camera.it;fraccaro_r@camera.it;bressa_g@camera.it; gnecchi_m@camera.it;nicoletti_m@camera.it;kronbichler_f@camera.it;alfreider_d@camera.it; gebhard_r@camera.it;ottobre_m@camera.it;plangger_a@camera.it;schullian_m@camera.it; bersani_p@camera.it;carbone_e@camera.it;casati_e@camera.it;cimbro_e@camera.it;
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da Il Mattino Nazionale del 20.05.2013
ROMA – Chi sa qualcosa sui parlamentari pagati da multinazionali, come si afferma ne “Le Iene”, farebbe bene a denunciare questi comportamenti «gravissimi».
Lo afferma il presidente del Senato Pietro Grasso. «Io – aggiunge – mi adopererò per fornire agli inquirenti nel più breve tempo tutte le informazioni che riterranno utili alle indagini».
«Dalle anticipazioni giornalistiche in merito al servizio delle Iene su deputati e senatori che, nelle scorse legislature, sarebbero stati pagati da multinazionali per operare modifiche favorevoli ai disegni di legge in discussione – si legge in una nota di Palazzo Madama – emerge la denuncia di un comportamento che, se provato, sarebbe gravissimo». «Purtroppo – aggiunge – la natura di denuncia, anonima nella fonte e nei destinatari, rende difficile procedere all’accertamento della verità. Spero quindi che gli autori del servizio e il cittadino informato di fatti così gravi provvedano senza indugio a fare una regolare denuncia alla Procura, in modo da poter accertare natura e gravità dei fatti contestati». «Da parte mia – continua Grasso – assicuro che mi adopererò per fornire agli inquirenti nel più breve tempo tutte le informazioni che riterranno utili alle indagini».
«Giorni fa ho evidenziato l’esigenza di una legge che disciplini, in maniera chiara e trasparente, l’attività lobbistica che al momento, seppur sempre presente, si muove in maniera nascosta». Lo afferma il presidente del Senato Pietro Grasso commentando, in una nota, la notizia de ‘Le Ienè di parlamentari pagati da multinazionali.
«Ho dimostrato di considerare la lotta alla corruzione un’assoluta emergenza depositando, il mio primo giorno da senatore, un ddl con »Disposizioni in materia di corruzione, voto scambio, falso in bilancio e riciclaggio« , che martedì sarà preso in esame dalla Commissione Giustizia del Senato». Lo dice Pietro Grasso in una nota. «Spero che divenga presto legge dello Stato – aggiunge Grasso – e che si possa cogliere l’occasione per introdurre nel testo un reato specifico per il traffico di influenze illecite nell’attività parlamentare che renda più facile punire i comportamenti denunciati dal servizio televisivo».
Bruce Springsteen in Piazza Plebiscito
Bruce Springsten, in Piazza Plebiscito, per carità è un grande cantante ed un grande evento non si discute! Già ebbi modo di scrivere sui concerti di Ligabue e della Pausini (clikka), e di precisare cosa ne pensavo della questione (clikka), pubblicando anche la delibera di giunta (clikka) che concedeva la piazza gratuitamente. Oggi ci risiamo e la cosa era annunciata tanto che noi di Ricostruzione Democratica, il 18 aprile scorso, per non stare con le mani in mano, abbiamo anche presentato al Consiglio Comunale una proposta di delibera (clikka) che riduce al massimo al 50% la possibilità dello sconto per le attività che sono lucrative per i privati. Ripeto, per prevenire le solite critiche, sono convinto che è un evento importante ma dopo una piccola riflessione io mi sento di contestarne la modalità e la forma con la quale è stata data Piazza Plebiscito, consentendo, e questo credo sia indubbio, che altri ne traggano vantaggio economico, anche rilevante, usando un bene comune in via esclusiva e senza mettere sullo stesso piano i cittadini e le imprese che avrebbero potuto organizzare lo stesso evento o un altro evento simile. Un amico, infatti, mi ha giustamente detto: Gennaro dammela a me gratuitamente Piazza Plebiscito per organizzare un concerto e ti faccio vedere chi ti porto. Questo per dire che nel caso di specie è stato violato il principio di imparzialità della Pubblica Amministrazione espresso chiaramente dall’art. 97 della nostra Costituzione, su cui si fonda tutta la legislazione, nazionale ed europea, in virtù della quale quando si dispone di un bene pubblico occorrono procedimenti di evidenza pubblica e bandi che garantiscano l’equa partecipazione dei cittadini e degli operatori economici. In questo caso mi chiedo chi ha scelto l’impresa che ha organizzato l’evento? Aggiungo, e chiudo, che già l’anno scorso mi contattò il titolare di un bar sotto i portici della piazza che era inviperito, perché ciò che si crea a piazza Plebiscito è un villaggio dove gli ospiti che entrano vi stazionano e consumano nei punti ristoro allestiti ad hoc con buona pace delle realtà locali esistenti. Cosa dire, come cittadino anch’io voglio la possibilità di avere la piazza plebiscito gratuitamente per farci un concerto! e Voi?
Notizia utile per il traffico in occasione del concerto:
In occasione del concerto di Bruce Springsteen in programma a Piazza del Plebiscito giovedì 23 maggio, è stato istituito un particolare dispositivo di traffico per consentire il corretto svolgimento dellevento. In particolare :
· dal 22 maggio a fine cessate esigenze del 23 maggio 2013 il divieto di sosta con rimozione coatta in piazza Trieste e Trento e in via Cesario Console, da via Santa Lucia a Piazza Plebiscito;
· il 23 maggio dalle ore 1,00 e fino a cessate esigenze il divieto di transito veicolare, eccetto i veicoli dei residenti, taxi, disabili muniti di contrassegno H, mezzi di emergenza e di soccorso, Forze dell’Ordine, nelle carreggiate di piazza del Plebiscito antistanti la Prefettura e il Commiliter, in via Solitaria, piazzetta Salazar, Rampe Paggeria, dove si potrà circolare a senso unico alternato; in piazza Santa Maria Degli Angeli, via G.Serra, piazza Carolina, via Monte di Dio, via Chiaia; in via Vittorio Emanuele III dalla confluenza con piazza Municipio, via S, Carlo, piazza Trieste e Trento, via Nardones, via Cesario Console nel tratto compreso tra via Santa Lucia e piazza Plebiscito, via Filangieri, dalla confluenza di via Acton a quella di via San Carlo;
· Sospendere dalle ore 1,00 del 23 maggio e fino a cessate esigenze: il parcheggio delle auto a tassametro (taxi) poste in via San Carlo e in piazza Carolina, l’obbligo dei veicoli circolanti in via De Cesare di svoltare a sinistra allintersezione di via Toledo; il senso unico di circolazione in via Toledo dall’intersezione di via De Cesare a quella di via Santa Brigida.
Il Parlamento deformato
Masullo e Guarino: Due Saggi Napoletani
Dopo il nostro no alla giunta de Magistris (clikka) di ieri sul bilancio consuntivo 2012, mi piace riportare l’opinione di Aldo Masullo ed Antonio Guarino, dei quali ho avuto modo di cogliere l’aurea in alcune occasioni della mia vita. Sembra una coincidenza ma i nostri vecchi saggi napoletani sono apparsi in contemporanea sul Corriere e su la Repubblica. Come non condividere le loro opinioni.
Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 16.05.2013
Masullo e il linguaggio politico «Guitti a destra, tristi a sinistra»
NAPOLI — Guarda pochissimo la tv, s’informa in rete. A Ballarò ha strappato applausi e a fine puntata ringraziamenti dai ragazzi in studio. Ha novant’anni il filosofo Aldo Masullo e una modernità ed efficacia di linguaggio davvero rare. «Sono tornato da Roma alle due di notte, ma non potevo rinunciare ad un bellissimo incontro con gli studenti del Genovesi proprio sull’informazione».
Come è stato l’impatto con uno dei talk show più noti della tv italiana?
«Una novità per me. Mi è parso condotto con grande serietà anche se nell’insieme secondo me è risultato molto noioso. Gli interlocutori si sono arrotolati nel dibattito su Berlusconi da una parte, sulla Boccassini dall’altra. Tant’è che ho detto subito: a me non importa nulla, ci interessa capire come impostare una politica di risposta ai problemi gravissimi. La cosa è stata apprezzata perché alla fine s’è radunata intorno a me una folla di giovani. Oggi l’unica forza di cui disponiamo è quella delle ultimissime generazioni, hanno preso consapevolezza delle difficoltà, si sono risvegliati dal sonno consumistico. Sentono il morso delle difficoltà sulla propria carne, sul proprio destino».
Pensa che queste generazioni siano le più vicine a quella del dopoguerra?
«Nel dopoguerra eravamo in condizioni disastrate come oggi ma per ragioni diverse. Uscivamo dalla guerra con grande speranza. Ricordo la sete di libri per rifarci del tempo perduto. Avevamo uno stato d’animo allegro, quindi. Oggi siamo sotto il peso non di una sconfitta subita e lasciata alle nostre spalle, ma che incombe su di noi. Il nostro stato d’animo è quello di cui parlava uno scrittore del ‘600, Burton, in Anatomia della malinconia, cioé uno stato di depressione collettiva».
Quanto è importante in questo contesto il linguaggio?
«È fondamentale, è come la pelle per l’organismo vivente. Quella di un essere umano rivela con le sue imperfezioni lo stato di salute malandato. E così è la lingua per una società».
E come è cambiato allora?
«Dilaga il vaffa di Grillo e di tanti altri che dimostrano impotenza e mancanza di pazienza. Ad aggravare la situazione ci sono i nuovi strumenti, i social network. Tutti vogliono comunicare, poi si sentono impotenti e dicono vaffa e dirlo esime dallo spiegare il perché. Con un tweet affermi mi hai scocciato, ma poi escludi qualsiasi ragionamento».
Ma lei utilizza la rete?
«Certo per informarmi e il pc per scrivere. E non utilizzo a caso la parola informarmi. Napoli è la patria di Vico che distingueva il certo, cioé ciò che si dà, dal vero. Comunicare è quando passo dall’accettazione del dato allo sforzo di capire cosa c’è dietro quel dato e questa è politica, quella dei cittadini non di Montecitorio. Informarsi vuol dire sapere cosa è accaduto o cosa mi si vuol far credere sia accaduto. In questo quadro confuso quella che un tempo era l’opinione pubblica s’è trasformata in una massa di improperi, ingiurie e insoddisfazioni. Un gallinaio. Giordano Bruno parlava del suo secolo come confusissimo. Bene, la confusione del nostro secolo è l’opposto dell’opinione pubblica».
Tra destra e sinistra come cambia il linguaggio?
«Abbiamo una destra ridotta allo strepito del guitto e una sinistra che è una congrega di trappisti ossessionati dalla propria tristezza. Da una parte i buffoni, dall’altra i tristi, è la negazione della nostra società».
Il sindaco de Magistris fa parte dei tristi?
«De Magistris è una persona seria, fa un’impressione, se mi si consente e se mi si comprende, patetica. Perché crede in quello che immagina di fare, ma s’innamora di questo suo stesso credere e non avverte la distanza tra il sogno e la realtà. Tende in fondo alla supremazia sui suoi stessi collaboratori, è un uomo solo. Un sindaco, e vale per tutti, dovrebbe stare sulla strada, parlare, aprirsi, lasciarsi contestare. Solo così riuscirebbe ad avere il polso della situazione e la fiducia dei cittadini».
E Vendola?
«Il linguaggio di Vendola è immaginifico, molto declamato ma ancora una volta secondo me è il sintomo di una solitudine, un’incapacità di superare la separatezza di sè dalla realtà. Anche lui ha sentito fortemente il dolore di quelli che stando a sinistra dovrebbero essere portatori del cambiamento e non lo sono».
E Caldoro?
«Non sono in grado di dirlo. I miei non sono mai giudizi, è un rispetto dato da una responsabilità intellettuale che avverto sempre. Noi non abbiamo più la pazienza di andare al fondo delle cose. I partiti una volta rappresentavano luoghi dove un gruppo di persone cercavano una verità. La coesione sociale nasce dal costruirsi una verità. Ciò che manca oggi».
Simona Brandolini
Repubblica Napoli di oggi 16.05.2013
Da Berlusconi a de Magistris, l’ironia del professore 99enne
DARIO DEL PORTO
Antonio Guarino 99 anni portati con ironia
Sulla scrivania del professore non ci sono solo testi giuridici. Anche una pila di quotidiani e un racconto di Roberto Saviano, intitolato “Super Santos”, come il pallone più amato da intere generazioni di giovanissimi.
Perché non le piace come continua il racconto di Saviano?
«Perché quella comitiva di ragazzini si trasforma in un gruppo di malviventi. Saviano scrive diverse cose esatte, ma vede il brutto dovunque. Ma è anche vero che è la vita, troppo spesso, a essere così. Mi sembra scritto in maniera deliziosa, soprattutto la descrizione di un gruppo di ragazzini che giocava in piazza del Plebiscito e uno di loro era specializzato nel colpire il dito della statua di Carlo V. Peccato solo per la seconda parte», commenta l’insigne giurista Antonio Guarino, seduto nello studio affacciato sul mare. Oggi il professore compie 99 anni. E con l’ironia che affascinava i suoi studenti, stempera il disincanto per il momento della città e del Paese. «Devo riconoscerlo, non sono per niente fiducioso. Oggi siamo come ai tempi di Nerone».
Ha conosciuto il sindaco de Magistris, professore?
«No. E a dire il vero non desidero conoscerlo. Ma trovo che stia commettendo molti errori. Non si è accorto che quella gara di catamarani che chiamano Coppa America era come il club di Buffalo Bill, che andava in giro con i cavalieri a fare spettacoli».
Non sarà un giudizio troppo severo?
«Di questi tempi ho la fortuna di uscire poco. Ma tutti quelli che mi vengono a trovare hanno l’aspetto smunto. Uno arriva dalla Riviera di Chiaia, l’altro dalla Villa Comunale. Hanno rovinato anche via Caracciolo. Non ho mai incontrato il nostro sindaco, però l’ho sentito parlare tante volte: ha ancora il tono insofferente del pubblico ministero».
Qual è la sua opinione del governatore Caldoro?
«Mi sembra un tipo deboluccio. Ma anche una persona abbastanza perbene. Non ha la fronte bassa come Cosentino, ma insomma, può capitare».
Perché tanto pessimismo, professore?
«Ho l’impressione che questo governo non potrà reggere troppo a lungo. Il Pdl ha perso la testa appresso a Berlusconi. Ecco, Nerone era come lui. Non era cattivo, attenzione. Era una brava persona, amava la musica, gli piacevano le donne, non faceva uccidere gli schiavi. Era più cattivo Tigellino, che mi ricorda Alfano».
Da giurista, come valuta le polemiche sulla requisitoria del pm di Milano Ilda Boccassini al processo Ruby?
«Berlusconi può essermi antipatico, ma si è comportato come nove uomini su dieci, anche tra i più illibati. Si indigna e pensa di non dover essere imputato. Poi si convince o rassegna e si rivolge al Ghedini di turno. Anche Sant’Agostino ne fece di cotte e di crude in gioventù, poi è invecchiato. Berlusconi, questo è il punto, non è ancora abbastanza invecchiato. Ma diamogli tempo, e niente viagra, invecchierà anche lui».
Molti hanno criticato il pm Boccassini.
«È una luminosa figura di magistrato, ha fatto solo il suo dovere. L’interdizione dai pubblici uffici non è “l’ergastolo per Silvio”, come ha sostenuto la Santanchè, ma una sanzione accessoria che poteva essere legittimamente invocata. Detto questo, effettivamente i magistrati se la sono presa un po’ con Berlusconi».
Che cosa pensa della rielezione di Napolitano?
«È come l’ultima tavola cui ci si aggrappa mentre il Titanic affonda. Invece mi ha deluso Supermario Monti, l’ha presa in maniera troppo semplicistica».
e di Aldo Masullo consiglio di vedere il breve intervento a Ballarò
Il nostro no alla Giunta De Magistris
Una foto sbiadita. Oggi (15.05.2013) il nostro voto al consuntivo 2012 è stato sofferto ho ancora il segno di ciò che abbiamo provato nella difficile decisione che abbiamo adottato. Noi di Ricostruzione Democratica abbiamo bocciato il consuntivo 2012, un bilancio tutto di questa gestione. Mi dicono che scrivo troppo, pertanto, i motivi li potrete sentire e vedere dal video che posto relativo ai nostri interventi in Consiglio Comunale. Trenta i voti favorevoli per il bilancio e sono venuti da, IDV, FED e tre new entri, SEL, UDC e CD (centro democratico quello di Nello Formisano). Il PD, invece, è stato più morbido (della serie entro o non entro in giunta) e si è astenuto. Il significato di quello che è accaduto potrebbe essere l’imminente rimpasto di giunta che si allarga ad altre forze speriamo non sia una sorta di restaurazione. La reazione del Sindaco nei nostri confronti la leggo dall’ANSA che riporto: DE MAGISTRIS: GRUPPO RD NON ALL’ALTEZZA CON IL LORO VOTO HANNO ROTTO IL PATTO ELETTORALE CON IL SINDACO (ANSA) NAPOLI, 15 MAG – “Il gruppo di Ricostruzione democratica ha dimostrato di non essere all’altezza di una sfida così importante“. Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris in relazione al voto contrario espresso dal gruppo consiliare nella votazione del rendiconto 2012. Il sindaco, sottolineando “la tenuta significativa della maggioranza e il contributo venuto anche da parte di altri settori”, ha definito “brutto” il voto dei consiglieri Iannello, Molisso ed Esposito. “Con il voto contrario – ha detto de Magistris – hanno rotto il patto elettorale con il sindaco perché – ha spiegato – sono stati eletti solo grazie al premio di maggioranza del sindaco“. Mi dispiace leggere queste parole e di nuovo la storia che siamo stati eletti grazie al sindaco come fosse un premio. In realtà credo che abbiamo ampiamente dimostrato di lavorare sodo e di sentire tutto il peso e la responsabilità verso i cittadini che hanno dato fiducia ad un sindaco “rivoluzionario” che doveva rompere con le vecchie logiche ed invece …. se avete voglia di capire guardatevi gli interventi da dove si comprendono bene i motivi del nostro voto contrario. Ho ancora l’amaro in bocca …
L’intervento di Simona Molisso, sui debiti fuori bilancio, all’1:23:48 e la dichiarazione di voto di RD sempre sui debiti fuori bilancio al 2:02:40 a seguire il mio intervento al 3:40:03 sul bilancio consuntivo
La continuazione del mio intervento e poi quello di Carlo Iannello al 6:38
Mediazione obbligatoria: Il governo Letta a servizio delle lobby
Il Governo letta ha nella sua agenda il ripristino della conciliazione obbligatoria. Io ho già ho scritto sul tema avvalendomi della mia esperienza di avvocato del Foro di Napoli e dicendo chiaramente che è una ulteriore tassa che viene caricata sui cittadini a favore di lobby di potere che si sono organizzate investendo denaro a danno della collettività. L’idea della mediazione obbligatoria (che resta una contraddizione in termini) viene contrabbandata come un mezzo deflattivo della giustizia. Io, nella mia esperienza, per quel poco che è durata, prima del sacrosanto intervento della Corte Costituzionale, che l’ha dichiarata illegittima, ho potuto constatare che la mediazione obbligatoria è stata solo una tassa perché il cd. verbale negativo necessario per poi “fare causa” è costato al cittadino semplicemente come un ulteriore spesa che si aggiunge a quelle paurosamente decuplicate previste per accedere alla giustizia. Solo che il cd. contributo unificato che si paga va allo stato, mentre i cd. diritti di segreteria ed i compensi per la mediazione obbligatoria vanno nelle tasche dei privati organizzatisi in vere e propri lobby a cui anche questo governo è sensibile. Qualche tempo fa ho anche scritto sul tema segnalando come esso era ben accolto in modo trasversale dai precedenti parlamentari (ricordiamoci di questi parlamentari clikka), oggi spero che i nuovi parlamentari abbiano la forza per mandare a quel paese questo assurdo progetto che finisce anche per avvilire il lavoro degli avvocati. Per dirla tutta, io prima di proporre un giudizio per un mio cliente cerco ogni modo per evitare la causa. Bene allora, proporrei al nuovo governo di coalizione, anziché aggiungere queste spese a carico dei cittadini, perché non istituzionalizzare ciò che ogni avvocato già fa in ossequio al noto brocardo “meglio nu male accordo che na causa vinta” (meglio un cattivo accordo che una causa vinta). Invece no! Il nostro governo di compromesso ha già stipulato una bella cambiale con le forze oscure del paese mostrandosi sensibile ad accogliere questa istanza a danno dei cittadini e di coloro che essendo giovani e poveri in canna si avvicinano alla professione di avvocato. Solo per capire il senso nel quale stiamo andando: io da figlio di operaio sono riuscito a mettere in piedi uno studio legale e praticare la professione da oltre quindici anni traendo un reddito per me e la mia famiglia, oggi un giovane avvocato figlio di operaio non avrebbe la possibilità di fare la stessa cosa per la paurosa decuplicazione delle tasse! Complimenti gianni ed enrico letta state andando nel verso giusto che schifo!
usate l’hastag #nomediazioneobbligatoria per far valere ul vostro dissenso!
Voglio sapere cosa ne pensano i nostri parlamentari ed in particolare quelli della mia regione (Campania). Voglio sapere come ci rappresentano i nostri rappresentanti devono dichiararlo ed avere il coraggio di sostenere le loro tesi!
ROMA. Il Presidente del consiglio, Enrico Letta, ha presentato i punti sui quali fondare il programma di governo. Punti che non potranno prescindere da quanto raccomandato dai saggi nominati dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Per quanto riguarda la giustizia civile, nell’ottica della riduzione dei tempi della giustizia e al fine di snellire il carico del contenzioso civile, sarà necessario promuovere l’utilizzo di misure alternative di risoluzione delle cause, mediante il ripristino di forme obbligatorie di mediazione.
Contestualmente il neo premier abbraccia anche la politica di potenziamento delle strutture giudiziarie, e, soprattutto, la promozione del principio di moralizzazione della vita pubblica.
Secondo Letta bisogna dunque primariamente combattere la corruzione. Anche sul fronte emergenza-carceri il recente programma ripercorre le indicazioni tracciate dai saggi, e cioè la depenalizzazione e l’utilizzo costante, ove possibile, di misure alternative alla detenzione.
Gli stranieri e la bufala dello ius “sola”
Sul tema mi sono espresso già in passato ed ovviamente sono favorevole ad una società multietnica (i nuovi italiani clikka) ma non posso non dire che la questione dello jus soli mi sa di bufala tanto che lo chiamerei “jus sola”, sfruttato in questo momento forse come arma di distrazione di massa, visto che nessuno mai si degna di farsi una ricerca o di “leggersi le carte”, tanto che si è giunti a porre una questione che, secondo me, va posta in modo diverso ed eventualmente come dice grillo in chiave europea. La cosa che mi preoccupa è che in questi termini si è pronunciato anche in qualche occasione il Presidente della Repubblica ed oggi leggo della polemica tra Vendola, Grillo e La Russa. Devo subito dire che dalle mie ricerche che pubblico in calce a quest’articolo, la nostra legislazione è in linea con quella europea e prevede per il riconoscimento della cittadinanza italiana un periodo di residenza significativo in Italia. Lo “ius soli puro” implicherebbe il paradosso che qualunque puerpera che, per varie ragioni si trovasse a partorire in Italia si vedrebbe attribuita di prepotenza al figlio la cittadinanza italiana. Immaginiamo per un momento il caso probabile di una puerpera di passaggio per l’Italia americana, norvegese o finlandese che si trovasse a partorire in Italia per caso. Ebbene, penso che la malcapitata (vista l’efficienza della sanità di quei paesi), potrebbe, addirittura, essere infastidita da tale invadenza normativa. Devo dire che Grillo c’è arrivato vicino richiamando la legge vigente e dicendo che la questione diventa, ovviamente, europea. Se vogliamo affrontare il problema in modo serio, invece, dobbiamo dire che la questione è la bossi/fini e non la legge sulla cittadinanza! Difatti tale normativa finisce per incidere sulla residenza e potrebbe (uso il condizionale non a caso per quello che dirò tra poco) inficiare il procedimento di riconoscimento della cittadinanza poiché la legge italiana, come quella francese e quella tedesca, prevede un tempo minimo di residenza per ottenere la cittadinanza, tempo che va dai tre anni ai dieci anni di residenza permanente in italia. Dico dovrebbe perché la Giurisprudenza (in particolare quella della Corte di Appello di Napoli) ha ovviamente fatto riferimento, per il riconoscimento della cittadinanza, non al concetto di residenza della bossi/fini, ma a quello civilistico dove la residenza è il luogo abituale dove una persona dimora divenendo il centro dei propri interessi e, quindi, i Giudici Italiani in questi contenziosi sono giunti a riconoscere la cittadinanza semplicemente verificando ad esempio le certificazioni di frequenza scolastica dei bambini stranieri che al 18° anno di età possono essere italiani. Questo, per dire che dalla lettura delle “carte” la questione mi sembra una grande bufala messa in campo solo a scopo propagandistico e come arma di distrazione di massa, forse per sviare l’attenzione dalla attuale ignobile legge elettorale che piace tanto ai partiti!
Dopo l’articolo del La Repubblica la normativa Italiana, Francese e Tedesca a confronto.
Da La Repubblica Nazionale di oggi (11.05.2013)
LE SCELTE DEI PARTITI
La polemica
IlROMA — Un referendum sullo ius soli. Beppe Grillo esce allo scoperto su un tema “scottante” e propone di fare scegliere i cittadini sulla concessione della cittadinanza ai figli di immigrati che nascono in Italia. «Una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del paese non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente», scrive il leader. Secondo Grillo, «lo ius soli se si è nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito» e comunque ogni innovazione «dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della Ue».
La posizione del leader Cinque Stelle riceve subito un plauso da Ignazio La Russa, L’ex ministro, ora deputato di Fratelli d’italia dice: «Finalmente una posizione chiara e condivisibile da Grillo». Certo, continua La Russa, in Italia non esiste il referendum propositivo, ma Fratelli d’Italia è pronto ad lottare insieme a Grillo in un referendum abrogativo nel caso in cui venisse approvata una legge sullo ius soli.
Un’ipotesi contro cui è partita la mobilitazione della Lega. E che si scontra con il no del Pdl. «Con lo ius soli non si mangia», dice la deputata Elvira Savino. E Maurizio Gasparri spiega: «Su questo tema non si scherza. La concessione della cittadinanza ha implicazioni di carattere sociale e culturale tali da non poter essere ridotte ad un quesito referendario ».
Almeno in un primo momento sembra prendere le distanze dal leader il grillino Alessandro Di Battista. Il deputato, dice infatti: «Grillo non è un parlamentare. Io sono favorevole allo ius soli». Una posizione poi rettificata con l’adesione alla posizione del leader, la spiegazione che «bisogna ragionarci su» e l’accusa alla stampa di avere travisato il suo pensiero.
Critiche arrivano da Livia Turco: «Grillo getta la maschera e dimostra di non conoscere la legge italiana e gli effetti paradossali che produce sulla vita di tanti giovani», dice l’ex ministro del Pd. Durissimo l’attacco di NichiVendola: «Oggi Grillo condivide le opinioni di La Russa. In un paese che ha conosciuto l’oltraggio e la vergogna delle leggi razziali e della Bossi-Fini, Grillo non pensa che i diritti universali dei cittadini siano una bandiera dasventolare». «Sullo Ius soli ha preso un posizione chiara, senza ambiguità, di destra e razzista». attacca il deputato socialista Marco Di Lello.
Prende posizione anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei: «È in gioco il diritto fondamentale della persona che in quanto tale deve essere salvaguardato. Il problema esiste perché bisogna fare in modo che chi approda in Europa trovi una doverosa integrazione».
Concreta, intanto, arriva la richiesta di un referendum sulla Bossi-Fini. Ieri, infatti, laGazzetta ufficialeha pubblicato il deposito in Cassazione di un quesito abrogativo proposto dai radicali. Noi spiega il segretario di Radicali italiani Mario Staderini, mettiamo al centro della richiesta «l’abrogazione del reato di clandestinità, la disumanità dei Cie e le norme che costringono centinaia di migliaia di migranti al ricatto continuo dei datori di lavoro o li spingono al lavoro nero o al servizio della microcriminalità«.
In ITALIA
PER RESIDENZA IN ITALIA
La cittadinanza, ai sensi dell’ articolo dell’art. 9, della Legge 91 del 5 febbraio 1992 e successive modifiche e integrazioni, può essere concessa:
- Allo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita o che è nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni (art.9,c.1 lett.a)
- Allo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede legalmente nel territorio italiano da almeno cinque anni successivamente all’adozione (art.9, c.1, lett. b)
- Allo straniero che ha prestato servizio, anche all’estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato italiano (art.9 c.1, lett.c)
- Al cittadino di uno Stato U.E. se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio italiano (art.9 c.1, lett.d)
- All’apolide e al rifugiato che risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio italiano (art.9 c.1, lett.e) combinato disposto art.16 c.2) (*)
- Allo straniero che risiede legalmente da almeno 10 anni nel territorio italiano (art.9 c.1, lett.f)
(*) Ai sensi dell’articolo 16, lo straniero riconosciuto rifugiato dallo Stato italiano è equiparato all’apolide ai fini della concessione della cittadinanza
ACQUISTO AUTOMATICO
I figli minori di chi acquista o riacquista la cittadinanza italiana, se convivono con esso, acquistano la cittadinanza italiana, ma, divenuti maggiorenni, possono rinunciarvi, se in possesso di altra cittadinanza (art 14 L.91/92).
ELEZIONE DI CITTADINANZA
Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, può dichiarare di voler eleggere la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data (art.4, c.2). Tale dichiarazione di volontà deve essere resa dall’interessato, all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di residenza.
PER MATRIMONIO CON CITTADINO ITALIANO (ARTICOLO 5 DELLA LEGGE 91/92 E SUCCESSIVE MODIFICHE E INTEGRAZIONI)
La cittadinanza, ai sensi dell’articolo 5 della legge 5 febbraio 1992 n. 91 e successive modifiche e integrazioni, può essere concessa per matrimonio, in presenza dei seguenti requisiti:
- Il richiedente, straniero o apolide, deve essere coniugato con cittadino italiano e risiedere legalmente in Italia da almeno 2 anni dalla celebrazione del matrimonio
- Se i coniugi risiedono all’estero, la domanda può essere presentata dopo tre anni dalla data di matrimonio
Tali termini sono ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi. Al momento dell’adozione del decreto di concessione della cittadinanza non deve essere intervenuto scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio e non deve sussistere la separazione personale dei coniugi.
La Giurisprudenza sul concetto di residenza:
Gli spazi aperti dalla giurisprudenza
E’ la sentenza della Corte d’Appello di Napoli n. 1486 del 26 aprile 2012 a restituire per la prima volta un’ interpretazione della norma e delle circolari stesse conforme alla ratio della legge ed agli stessi obiettivi enunciati nella circolare del 2007, rifiutando le restrizioni del decreto attuativo. In primo luogo i Giudici della Corte d’Appello chiariscono infatti quale sia il riferimento alla luce del quale interpretale il concetto di residenza legale. Secondo la Corte d’Appello “l’unico concetto di residenza legale richiamato dalla legge 91/92 non può essere che quello di cui all’art. 43 c.c.” che non prevede, ai fini del suo riconoscimento della, l’adempimento dell’iscrizione anagrafica. La residenza – recita l’art 43 del c.c. – è le nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale, senza alcun riferimento alla necessità di compiere l’ulteriore adempimento dell’iscrizione nei registri dell’anagrafe. Proprio alla luce delle considerazioni espresse in premessa dalla circolare del Ministero, i Giudici della Corte d’Appello di Napoli affermano successivamente che “non possono imputarsi al minore nato in Italia e figlio di genitori stranieri, gli inadempimenti di quest’ultimi circa i permessi di soggiorno e/o le formalità anagrafiche, sicché deve venire in rilievo la situazione di effettiva (e quindi legale) residenza del minore …”
La Corte d’Appello dunque apre uno spazio intepretativo che va ben oltre le fattispecie prese in considerazione dalla circolare del Ministero dell’Interno del novembre 2007, ritenendo che non solo nei casi di tardiva iscrizione anagrafica o di temporanea interruzione nella titolarità del permesso di soggiorno del minore, ma anche in tutti gli altri casi riguardanti la mancata iscrizione anagrafica o la titolarità di un permesso di soggiorno, eventuali inadempienze dei genitori non possano ricadere sulla possibilità del minore di esercitare il diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana.
La pronuncia è di particolare importanza proprio perché prende in considerazione le tante situazioni in cui proprio i genitori dei minori, al momento della nascita, si trovavano in posizione di soggiorno irregolare. Il caso più frequente è quello che riguarda i tantissimi cittadini albanesi (e non solo) entrati in Italia tra il 1992 ed il 1994 che hanno potuto ottenenre un permesso di soggiorno solo grazie alle sanatorie emanate negli anni seguenti e quindi hanno potuto iscrivere all’anagrafe e nel titolo di soggiorno i loro figli solo dopo il rilascio del permesso.
Ed è proprio su un caso simile che si è pronunciato il Tribunale di Imperia con la sentenza dell’11 settembre 2012. Nel caso in specie il ricorrente si era visto negare il riconoscimento della cittadinanza italiana nonostante la sua domanda fosse stata presentata nei tempi previsti. In particolare il Comune di Imperia aveva rigettato l’istanza perché che al momento della nascita del minore entrambi i genitori non risultavano legalmente residenti, considerando il requisito formale della residenza legale in Italia non riferibile a quello dell’effettiva residenza. Il giudice di Imperia si è pronunciato in senso favorevole al minore considerando ininfluente, alla luce della ratio della norma, la posizione di soggiorno dei genitori, dovendosi invece considerare appunto l’effettiva residenza in Italia del minore. Dello stesso avviso il Tribunale di Reggio Emilia, pronunciatosi su un caso analogo con il decreto del 31 gennaio 2013.
In buona sostanza è possibile ricostruire un quadro interpretativo (da far valere sia nei confronti degli uffici preposti, sia in sede di giudizio) secondo cui né la tardiva iscrizione anagrafica, né la presenza irregolare dei genitori al momento della nascita, possano essere motivo di rigetto dell’istanza di riconoscimento della cittadinanza del minore nato in Italia che abbia compiuto il diciottesimo anno di età.
Conclusioni
Alla luce delle pronuncie citate ed in attesa che una nuova legge sulla cittadinanza prenda forma, è possibile dunque affermare una linea interpretativa in grado di cancellare le tante insipegabili prassi restrittive che ancora oggi rischiano di impedire l’esercizio del diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana ai giovani nati in Italia al compimento del diciottesimo anno di età. E’ evidente che per ogni controversia su cui i giudici sono stati chiamati a decidere, migliaia di altre domande sono state negate senza che la giurisprudenza sia intervenuta. Ma lo spazio intepretativo aperto, quello secondo cui la posizione di soggiorno dei genitori, o le loro eventuali inadempienze, non debbano e non possano ricadere sui figli nati in Italia, offre la possibilità di affrontare senza indugi i troppi rigetti degli Uffici di Stato Civile che ancora oggi costringono molti ragazzi, anche dopo il compimento della maggiore età, a vivere da stranieri nel Paese in cui sono nati e cresciuti.
In FRANCIA
La semplice nascita nel territorio nazionale non rileva ai fini dell’attribuzione della cittadinanza se non per i minori figli di apolidi o di genitori sconosciuti o che non trasmettono la loro nazionalità.
Inoltre, per effetto della legge di modifica del c.c., del 16 marzo 1998, che ha soppresso il regime della manifestazione di volontà, ogni bambino nato in Francia da genitori stranieri acquisisce automaticamente la cittadinanza francese al momento della maggiore età se, a quella data, ha la propria residenza in Francia o vi ha avuto la propria residenza abituale durante un periodo, continuo o discontinuo, di almeno 5 anni, dall’età di 11 anni in poi. Le autorità pubbliche e gli istituti di insegnamento sono tenuti ad informare le persone interessate sulle disposizioni normative in materia (art. 21-7 c.c.).
L’acquisizione automatica può essere anticipata a 16 anni dallo stesso interessato, con dichiarazione sottoscritta dinanzi all’autorità competente, o può essere reclamata per lui dai suoi genitori a partire dai 13 anni e con il suo consenso, nel qual caso il requisito della residenza abituale per 5 anni decorre dall’età di 8 anni.
Matrimonio
La cittadinanza francese è aperta, con dichiarazione da sottoscrivere dinanzi all’autorità competente, a qualunque straniero o apolide che contragga matrimonio con un cittadino o una cittadina francese, dopo il termine di 4 anni dal matrimonio (l’innalzamento del termine, da 2 a 4 anni, è stato introdotto dalla legge 2006-911, del 24 luglio 2006 relativa all’immigrazione, allo scopo di contrastare il fenomeno dei matrimoni a scopo di naturalizzazione), a condizione che alla data della dichiarazione la comunione di vita non sia cessata fra gli sposi, che il coniuge francese abbia conservato la propria nazionalità e che lo straniero dimostri una residenza effettiva e non interrotta in Francia per tre anni consecutivi (art. 21-2 c.c.). Il coniuge straniero deve inoltre dimostrare una conoscenza sufficiente della lingua francese.
La dichiarazione viene registrata, dopo un controllo di ammissibilità, presso il Ministero competente in materia di naturalizzazioni.
Il Governo può tuttavia opporsi all’acquisizione della nazionalità da parte del coniuge straniero, per indegnità o difetto di assimilazione, nel termine di due anni dalla dichiarazione di attribuzione. In caso di opposizione del Governo si considera l’acquisizione della cittadinanza come mai avvenuta, tuttavia la validità degli atti intervenuti tra la dichiarazione e il decreto di opposizione non può essere contestata sulla base della mancata attribuzione della cittadinanza (art. 21-4 c.c.).
Naturalizzazione
La naturalizzazione per decisione dell’autorità pubblica può essere concessa solo allo straniero maggiorenne che dimostri la propria residenza abituale in Francia nei 5 anni precedenti la sua domanda, salvo che egli non abbia compiuto e ultimato due anni di studi in un istituto di istruzione universitaria francese o non abbia reso importanti servizi allo Stato, nel qual caso il criterio della residenza viene ridotto a 2 anni. Inoltre, per essere naturalizzato occorre avere la residenza in Francia al momento della firma del decreto.
Con residenza si intende una residenza fissa, che presenti cioè un carattere stabile e permanente e che coincida con il centro degli interessi materiali e dei legami familiari del richiedente.
Possono essere naturalizzati, prescindendo dal criterio della residenza, gli stranieri incorporati nelle forze armate francesi; chi abbia reso dei servizi eccezionali allo Stato o lo straniero la cui naturalizzazione presenti per la Francia un interesse eccezionale, nel qual caso viene richiesto il parere del Consiglio di Stato su rapporto motivato del Ministro competente. La naturalizzazione può inoltre essere concessa a chi abbia lo status di rifugiato concessogli dall’Ufficio francese di protezione dei rifugiati e degli apolidi (OFPRA). In ogni caso è richiesta la maggiore età dell’interessato.
La cittadinanza per naturalizzazione non può tuttavia essere concessa a chi sia stato condannato ad una pena detentiva superiore o uguale a 6 mesi senza condizionale, o sia stato oggetto di un decreto di espulsione o di una interdizione dal territorio, o si trovi in una situazione irregolare, o sia stato condannato per atti di terrorismo.
Infine, sia l’acquisizione mediante dichiarazione (matrimonio) che quella mediante decreto (naturalizzazione) richiedono, in forme diverse, una conoscenza sufficiente della lingua francese da parte dell’interessato. Tale condizione non è richiesta per i rifugiati o apolidi che risiedono sul territorio nazionale da almeno 15 anni ed abbiano un’età superiore ai 60 anni.
La recente legge sull’immigrazione del 24 luglio 2006, ha inserito nel codice civile (articoli 21-28 e 21-29) alcune disposizioni che istituiscono la cerimonia di accoglienza nella cittadinanza francese, che viene organizzata, dal rappresentante dello Stato in ogni dipartimento, ogni sei mesi, cui sono invitate naturalmente le persone che abbiano acquisito la nazionalità francese di pieno diritto nei sei mesi precedenti la cerimonia ed i deputati e i senatori eletti nel dipartimento.
In GERMANIA
Ai sensi del paragrafo 10 della Legge sulla cittadinanza, uno straniero che desideri ottenere la naturalizzazione deve possedere i seguenti requisiti:
otto anni di residenza stabile e legale sul territorio federale tedesco [il termine non si applica al coniuge straniero e ai figli minori, che possono essere naturalizzati contemporaneamente al richiedente anche se risiedono legalmente in Germania da un periodo di tempo inferiore (§ 1o, comma 2), e non si interrompe per soggiorni all’estero fino a sei mesi (§ 12b, comma 1)];
il possesso della capacità di agire (minimo 16 anni), in conformità con le disposizioni contenute nell’articolo 80, comma 1, della Legge sul soggiorno, o una rappresentanza legale;
il rispetto e l’osservanza dell’ordinamento libero e democratico stabilito nella Legge fondamentale tedesca;
il diritto di soggiorno a tempo indeterminato o un permesso di soggiorno rilasciato ai sensi del paragrafo 4, comma 3, della Legge sulla cittadinanza o un regolare permesso di soggiorno rilasciato per uno degli scopi previsti agli articoli 16, 17, 20, 22, 23, comma 1, 23a, 24 e 25, comma da 3 a 5 della Legge sul soggiorno …
La conoscenza della lingua tedesca rappresenta una delle condizioni fondamentali per ottenere la cittadinanza e per integrarsi nel tessuto sociale e politico del paese. La riforma del 2007 ha stabilito che, per ottenere la naturalizzazione, il candidato deve superare un esame scritto ed orale di lingua tedesca e conseguire il Zertifikat Deutsch, equivalente al livello B1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per la conoscenza delle Lingue (per i minori fino a 16 anni è sufficiente una conoscenza della lingua adeguata alla loro età). Sono escluse da tale obbligo le persone impedite da malattie fisiche o mentali.
L’articolo 10, comma 3 della Legge sulla cittadinanza prevede la possibilità, per gli stranieri che abbiano frequentato e superato con successo un corso di integrazione (Integrationskurs), di ridurre di un anno (da otto a sette) il periodo minimo di soggiorno richiesto per ottenere la naturalizzazione.
Infine, a partire dal 1 settembre 2008 è obbligatorio dimostrare di conoscere l’ordinamento sociale e giuridico tedesco nonché le condizioni di vita in Germania attraverso il superamento di un test di naturalizzazione (Einbürgerungstest), dal quale sono comunque esonerate le persone impedite da malattie fisiche o mentali. Per la preparazione dell’esame sono messi a disposizione corsi di naturalizzazione (Einbürgerungskurse) la cui partecipazione, tuttavia, non è obbligatoria (§ 10, comma 5).
Le disposizioni relative alla naturalizzazione degli stranieri si applicano anche nel caso di matrimonio o di convivenza registrata (Lebenspartnerschaft) con cittadini tedeschi, fattispecie detta della “naturalizzazione dovuta” (Soll-Einbürgerung o In-der-Regel Einbürgerung)regolata dal § 9. La naturalizzazione è concessa, nel rispetto delle condizioni previste al § 8, qualora si sia persa o si rinunci alla cittadinanza d’origine e si dimostri la conoscenza delle condizioni di vita in Germania nonché della lingua tedesca. Anche i figli minori dei coniugi o dei conviventi registrati stranieri possono essere naturalizzati. In questo caso, il periodo di soggiorno richiesto per presentare la relativa richiesta è ridotto da otto a tre anni, mentre la durata del matrimonio o della convivenza registrata deve essere di almeno due anni.
Il Bilancio consuntivo 2012
Come l’anno scorso pubblico la delibera di giunta 299/2013 (clikka) che approva il bilancio consuntivo 2012 e che verrà nei termini sottoposto all’approvazione del Consiglio Comune. Per il momento non ho ancora la relazione del Collegio dei Revisori i tecnici di buona voltà potranno dilettarsi e, semmai, darmci qualche suggerimento. Allego anche le schede tecniche (clikka).
Fiducioso per i suggerimenti resto in attesa.
La Giustizia al PDL un affare di stomaco
L’incenerimento dei rifiuti è ancora attuale?
Fine vita la lucida analisi di Vito Mancuso
Leggo l’articolo scritto da Vito Mancuso (teologo vicino alla chiesa) sul tema del fine vita e del quale ci siamo occupati noi in consiglio comunale (clikka) approvando l’istituzione del registro delle dichiarazioni di ultima volontà a cui ho lavorato. Leggendo l’articolo di Mancuso penso alla destra in parlamento ed in consiglio comunale che è ancora legata a visioni religiose vecchie e sclerotizzate che non tengono conto della profondità dell’argomento per l’essere umano.
La Repubblica di oggi (05.05.2013)Vito Mancuso, grazie.
Fine vita, perché dico sì alla libertà di scegliere
Il rinnovo della classe dirigente sindacale
Le polemiche che hanno investito la “festa” del 1 maggio a Bagnoli tra sindacato, sindaco ed amministrazione mi sembrano che non colgano il segno. Ancora oggi i giornali riportano notizie circa il malessere manifestato dai dirigenti sindacali per le dichiarazioni del sindaco ritenute ambigue perché insieme alla condanna alla violenza il primo cittadino ha manifestato anche una certa comprensione verso i giovani ed i lavoratori che hanno reagito perché privati della parola. Che a Bagnoli sarebbe accaduto qualcosa, a dire il vero, me l’aspettavo, non ci voleva molto per capirlo. Io dopo la festa a San Laise, che si è svolta in un clima assolutamente piacevole e sociale, per un pezzo ho accompagnato il corteo dei movimenti. Alcuni dei giovani li ho conosciuti anche perché hanno partecipato alle iniziative da noi svolte in Consiglio Comunale sulle tristi vicende di Bagnoli. Colgo un senso di ottusità in tutto questo. I sindacati che dovrebbero essere vicini ai lavoratori e formare la coscienza del lavoro si sono rizelati per il comportamento di coloro che sono stati definiti semplicemente facinorosi e violenti. Cosa si aspettavano i dirigenti fiori e pasticcini dopo che Bagnoli ha subito un doppio attacco criminale con l’incendio e con un fallimento ventennale, di ciò che è stato ritenuto solo un affare: la bonifica! Bagnoli come tante altre realtà è stata utilizzata per dare posti di lavoro a buon mercato senza pensare ad un progetto a lunga scadenza né ad un piano industriale serio che desse veri posti di lavoro! La lotta sindacale che non vuole essere miope deve, infatti, mirare a stanare la classe imprenditoriale e politica che non è stata capace di creare vero sviluppo, mettendo a confronto realtà europee già esistenti (vedi la Ruhr in germania) e non solo limitarsi a tutelare i posti di lavoro “creati nel nulla”, non in grado di dare sviluppo e benessere ai cittadini! Dalla lettura del decreto di sequestro di bagnoli futura emergerebbe, infatti, che la partecipata si è comportata come una società privata delle peggiori specie con l’unico obiettivo di conservare se stessa: posti di CDA, posti di Direttori, posti di dipendenti assunti senza alcun concorso pubblico. Città della scienza altro contenitore con 160 dipendenti ed un investimento pubblico iniziale di 110 miliari di lire (soldi nostri!). Per carità sono vicino a tutti questi lavoratori ma ciò non mi porta ad assolvere la classe dirigente che non ha fatto ciò che doveva limitandosi alla politica del posto di lavoro e non del lavoro. I giovani che ho sentito ed ho visto hanno voglia di sapere e di trarre le conseguenze ed io mi chiedo perché negarglielo? Oggi leggo sul Mattino dello sfascio del trasporto pubblico regionale e napoletano, la non bella figura fatta col ministro, e l’accusa di aver dato pensioni d’oro ed appetitose buone uscite ad amici degli amici, con una polemica tra bassolino, caldoro e de magistris …. Io voglio pensare ad un effetto purificatore della crisi chi ha avuto privilegi oggi deve mollare e chi ha consentito a questi privilegi oggi deve pagare in termini sia politici (scomparendo definitivamente dalla scena!), sia amministrativi che penali se ci sono gli estremi. Il processo politico, questo l’ho detto in più occasioni, è – e deve essere – più rigoroso di quello amministrativo e penale! Non ci basta l’assoluzione per dire che un politico ha ben amministrato! Non si devono fare sconti ed in questo i giornali hanno una grandissima responsabilità quando si limitano al dato giudiziario dell’assoluzione (come nel caso caso global service clikka) per sbandierare la correttezza e le capacità del politico santificato dal provvedimento giudiziario favorevole e dalle scuse di tutti senza scendere nel vero cuore del problema! L’ultima in un ente partecipato da Regione e Comune: non si capisce in ragione di cosa ha distribuito indennità supplementari di 2.000,00 €. (in sostanza un altro stipendio) a dipendenti distaccati. Occorre rigore e persone che non hanno paura di denunciare ciò che è accaduto contribuendo alla definitiva distruzione di una classe politico/borghese/imprenditoriale che ha solo succhiato linfa vitale ai cittadini. Spero che i sindacati confederali abbiano il coraggio di rinnovarsi e di affrontare a viso aperto queste vicende per onorare le vere lotte sindacali e la memoria di gente come Giuseppe Di Vittorio (clikka)!
si ha paura di discutere su bagnoli
bagnoli futura la posizione di ricostruzione democratica
il posto di lavoro in politica
Se la cultura della legalità manca al governo
Beppe Grillo nel suo blog ha segnalato che i due neoministri del PD, Del Rio e Zanonato, non possono ricoprire la carica di ministro in quanto sono sindaci rispettivamente di Reggio Emilia e di Padova (cittadine con popolazione superiore a 5.000 abitanti) e pertanto in virtù dell’art. 13 del D.L. 138/2011 sono incompatibili e devono dimettersi dalla carica di primo cittadino. Entrambi, pare abbiano dichiarato che sono disponibili a rinunciare allo stipendio da sindaco ma credo che ciò non basti né sia corretta! La cosa, infatti, non è di poco conto in quanto o Enrico Letta ed il suo staff non conoscevano la norma, oppure, pur conoscendola, hanno pensato bene di non ritenerla valida per loro, del che non so quale cosa sia peggio! Credo che in ogni altra parte del mondo cd. civilizzato questa cosa farebbe scattare dimissioni a raffica ed indignazioni senza neppure che vi fosse una norma di legge, in quanto, non si può ritenere che un ministro possa contemporaneamente continuare ad occupare due poltrone. In Italia, invece, abbiamo fatto una legge e ci prendiamo il gusto di violarla, solo che, in questo caso, a violarla è il governo stesso che dovrebbe essere il primo organo a rispettare le leggi. Credo che il significato di questa cosa sia più profondo ed abbia radici nella “incultura della legalità” nella quale siamo precipitati perché i principi costituzionali li abbiamo visti calpestare platealmente senza che nel paese si formasse alcun senso di indignazione. E’ inutile ricordare il Cavaliere che ha preteso che un parlamento intero ritenesse ruby la nipote di mubarak, oppure le leggi personali ed oggi la violazione di leggi per interessi di governo. La cosa potrà sembrare non grave ma io credo che ogni popolo debba, per lo meno, pretendere che coloro che sono alle massime cariche dello Stato rispettino sempre e comunque le leggi a tutela dei cittadini. L’incompatibilità, prevista, infatti non è un capriccio ma è una garanzia per i cittadini che non possono tenere un sindaco di una città di 800.000 abitanti a mezzo servizio né gli altri cittadini, non residenti nella città del ministro, possano avere, anche il sia pur minimo sospetto, che nell’amministrazione di un ministero un ministro privilegi gli interessi della amministrazione cittadina di cui è il sindaco. L’unica spiegazione è che manca la cultura della legalità nel nostro paese e coloro che si sentono “potenti” hanno l’arroganza di calpestare le leggi che essi stessi hanno approvato e che valgono per tutti ma non per loro!Giuseppe Di Vittorio: Buon 1° Maggio
Nel giorno della festa del lavoro mi piace ricordare la lettera di Giuseppe Di Vittorio (che in collo in calce). Ecco i fatti che la generarono: Siamo a Cerignola, la vigilia di Natale del 1920, e a casa di Giuseppe Di Vittorio arriva un cesto-dono offerto dal conte Giuseppe Pavoncelli, proprietario terriero e signorotto del paese, nonché spesso controparte delle locali battaglie sociali del sindacalista pugliese. E per questo, da lui chiamato “il Principale”. La missiva motiva il rifiuto sofferto di quel dono, in un’epoca di povertà assoluta per la sua famiglia. A lungo inedita, è stata ritrovata durante un sopralluogo dagli sceneggiatori che stavano preparando il film sul leader sindacale, morto più di cinquant’anni fa. Ora, è custodita a Cerignola (Foggia) a “Casa Di Vittorio”, il progetto-contenitore diretto da Giovanni Rinaldi. La lettera parla da sé. Trasuda etica, dignità e reciproco rispetto tra “signori” d’altri tempi. Si direbbe lontana anni luce dall’odierna realtà, quotidianamente raccontata dalle cronache d’ogni dove. E rivela il raffinato senso politico-diplomatico di Giuseppe Di Vittorio, che con la richiesta finale della “stessa persona”, per il ritiro del dono, in un ideale scorrere al contrario dell’immagine, cerca di cancellare ogni traccia del fatto e di considerarlo come mai accaduto…. Questa lettera rappresenta la dignità del lavoro e del lavoratore!
“Egregio Sig. Preziuso, In mia assenza, la mia signora ha ricevuto quel po’ di ben di Dio che mi ha mandato. Io apprezzo al sommo grado la gentilezza del pensiero del suo Principale ed il nobile sentimento di disinteressata e superiore cortesia cui si è certamente ispirato. Ma io sono un uomo politico attivo, un militante. E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali anche perché – in gran parte – è fatta di esagerazioni e di insinuazioni, specialmente in un ambiente – come il nostro – ghiotto di pettegolezzi più o meno piccanti. Io, Lei ed il Principale, siamo convinti della nostra personale onestà ma per la mia situazione politica non basta l’intima coscienza della propria onestà. E’ necessaria – e Lei lo intende – anche l’onestà esteriore. Se sul nulla si sono ricamati pettegolezzi ripugnanti ad ogni coscienza di galantuomo, su d’una cortesia – sia pure nobilissima come quella in parola – si ricamerebbe chi sa che cosa. Sì che, io, a preventiva tutela della mia dignità politica e del buon nome di Giuseppe Pavoncelli, che stimo moltissimo come galantuomo, come studioso e come laborioso, sono costretto a non accettare il regalo, il cui solo pensiero mi è di pieno gradimento. Vorrei spiegarmi più lungamente per dimostrarle e convincerla che la mia non è, non vuol essere superbia, ma credo di essere stato già chiaro. Il resto s’intuisce. Perciò La prego di mandare qualcuno, possibilmente la stessa persona, a ritirare gli oggetti portati. Ringrazio di cuore Lei ed il Principale e distintamente per gli auguri alla mia Signora….“
(Dev.mo Giuseppe Di Vittorio)
Da Wikipedia: Giuseppe Di Vittorio
Gli anni giovanili
Figlio di braccianti agricoli che lavoravano la terra dei marchesi Rubino-Rossi di Cerignola. Costretto a fare il bracciante, a causa della morte del padre per un incidente sul lavoro nel 1900, dopo avere appena imparato a leggere e scrivere sommariamente, teneva un quaderno in cui annotava termini ignoti che udiva, mettendo da parte faticosamente i soldi per acquistare un vocabolario. Già negli anni dell’adolescenza, a 12 anni circa, aveva iniziato un’intensa attività politica e sindacale con Aurora Tasciotti; a 15 anni fu tra i promotori del Circolo giovanile socialista della città, mentre nel 1911 passò a dirigere la Camera del Lavoro di Minervino Murge.
Famiglia
Di Vittorio si sposò due volte: la prima con Carolina Morra, sindacalista e bracciante, dalla quale ebbe i figli Baldina e Vindice; dopo essere rimasto vedovo si risposò con la giovane giornalista Anita Contini, che aveva trent’anni meno di lui.
Di Vittorio sindacalista
Al centro dei problemi del lavoro c’era allora in Italia, come oggi, la questione meridionale. Nel 1912 Di Vittorio entrò nell’Unione Sindacale Italiana, arrivando in un anno nel comitato nazionale. Così come alcuni membri del sindacalismo rivoluzionario egli fu “interventista” riguardo alla prima guerra mondiale, a detta di Randolfo Pacciardi, smentito da Di Vittorio stesso in un’intervista a Felice Chilanti.[1]
Di Vittorio, a cui amici ed avversari riconobbero unanimi un grande buonsenso ed una ricca umanità, seppe farsi capire, grazie al suo linguaggio semplice ed efficace, sia dalla classe operaia, in rapido sviluppo nelle città, sia dai contadini ancora fermi ai margini della vita economica, sociale e culturale del Paese. Lui stesso era un autodidatta, entrato nella lotta sindacale e politica giovanissimo, inizialmente come socialista e successivamente come comunista, dal 1924, tre anni dopo la scissione di Livorno del 1921.
L’entrata in politica con il Partito Socialista, il Fascismo e la clandestinità comunista
La elezione a deputato avviene in circostanze del tutto eccezionali. Esse ci offrono un quadro della situazione non solo personale, ma ci indicano lo scontro sociale in atto tra la fine del 1920 e la metà del 1921. Grazie alla conoscenza di Giuseppe Di Vagno in Puglia, che lo presenta poi aBruno Buozzi, allora entrambi membri del Partito Socialista Italiano al Parlamento, diventa anche lui membro del PSI. Con lo stesso gruppo nel1921 viene eletto deputato mentre è detenuto nelle carceri di Lucera. In seguito avrebbe diretto anche la Camera del Lavoro di Bari, dove organizzò la difesa della sede dell’associazione, sconfiggendo gli squadristi fascisti di Caradonna insieme con ex ufficiali legionari di Fiume, socialisti, comunisti, anarchici e Arditi del Popolo. Con la scissione di Livorno, aderisce al Partito Comunista Italiano, dove rimarrà tutta la vita.
Con l’avvento del Fascismo in Italia e disciolti tutti i partiti e i sindacati, viene condannato dal tribunale speciale fascista a 12 anni di carcere, nel1925 riuscì a fuggire in Francia dove aveva rappresentato la disciolta Confederazione Generale Italiana del Lavoro nell’Internazionale dei sindacati rossi. Dal 1928 al 1930 soggiornò in Unione Sovietica e rappresentò l’Italia nella neonata Internazionale Contadina per poi tornare a Parigi ed entrare nel gruppo dirigente del PCI clandestino. In questo periodo iniziarono i primi dissapori con il segretario del PCI sulla figura guida di Stalin del ‘Movimento operaio internazionale’ e sul suo diktat, accettato da Togliatti, contro i ‘socialfascisti‘. Di Vittorio quindi si pose contro la similitudine voluta da Stalin nell’equiparare il Nazifascismo alla Socialdemocrazia, anche perché considerava l’unità politica della sinistra (socialisti e comunisti) ancora attuale, in nome di un socialismo democratico, marxista ma rispettoso della libertà.
Durante la guerra d’Etiopia, su indicazione del Comintern, inviò una squadra di tre persone – tre comunisti – chiamati “i tre apostoli”, fra cui Ilio Barontini, esperto in questo genere di missioni – con l’incarico di organizzare la guerriglia locale contro l’invasione fascista.
Insieme ad altri antifascisti partecipò alla guerra civile spagnola e, nel 1937, diresse a Parigi un giornale antifascista la “Voce degli Italiani” a cui collaborano personaggi come Maurizio Valenzi. Fu una delle poche voci autorevoli che si espresse contro le leggi razziali fasciste antisemite, avendo capito che, dietro l’apparenza di leggi “blande” (rispetto a quelle tedesche), avrebbero in realtà portato col tempo allo sterminio.[2]. Nel 1941fu arrestato dalla polizia del regime e mandato al confino a Ventotene. Nel 1943 fu liberato dal governo Badoglio e, negli ultimi due anni dellaseconda guerra mondiale, prese parte alla Resistenza tra le file delle Brigate Garibaldi.
Nel 1945 fu eletto segretario della CGIL, che era stata ricostituita l’anno prima con un accordo fra Di Vittorio, Achille Grandi e Bruno Buozzi. Quest’ultimo, ucciso dai nazisti la sera prima della firma del patto, fu sostituito da Oreste Lizzadri. I tre erano i rappresentanti delle principali correnti del sindacalismo italiano: comunista, cattolica e socialista. L’anno seguente, nel 1946, fu eletto deputato all’Assemblea Costituente con il PCI.
Il Dopoguerra e il dissenso da Togliatti per i ‘fatti d’Ungheria del 1956’
L’unità sindacale così raggiunta durò fino al 1948, quando, in occasione dello sciopero generale politico proclamato in seguito all’attentato a Palmiro Togliatti, la componente cattolica si separò e fondò un proprio sindacato, la CISL, presto imitata dai socialdemocratici che si raggrupparono nella UIL.
La fama ed il prestigio di Di Vittorio ebbero largo seguito tra la classe operaia ed il movimento sindacale di tutto il mondo tanto che, nel 1953, fu eletto presidente della Federazione Sindacale Mondiale. Fu uno dei primi marxisti a intuire la pericolosità del regime stalinista sovietico.
Nel 1956 si riacutizzò il confronto con Togliatti sull’URSS, suscitando scalpore la sua presa di posizione, difforme da quella ufficiale del PCI, contro l’intervento dell’esercito sovietico per reprimere la rivolta ungherese, tanto che lo stesso Di Vittorio in una confidenza (come riferì anni dopo Antonio Giolitti) esclamò: «L’Armata rossa che spara contro i lavoratori di un paese socialista! Questo è inaccettabile! Quelli sono regimi sanguinari! Una banda di assassini!».
La pietra dello scandalo fu che Di Vittorio, allora segretario generale della CGIL, scrisse un comunicato, votato all’unanimità dal sindacato, nel quale rimarcava tutto il suo dissenso nei confronti della repressione comunista: «L’intervento sovietico contraddice i principi che costantemente rivendichiamo nei rapporti internazionali e viola il principio dell’autonomia degli Stati socialisti». Togliatti, segretario del PCI, volle la ‘sconfessione’ del comunicato della CGIL, reo di essere contro il ‘Partito’ e di renderlo debole agli occhi dell’Italia e del mondo. Di Vittorio si oppose alla richiesta di Togliatti mantenendo ferma la sua idea di un’autonomia del sindacato nei confronti dei partiti politici.
Di Vittorio continuò a guidare la CGIL fino alla sua morte, avvenuta nel 1957 a Lecco, poco dopo un incontro con alcuni delegati sindacali: già colpito da un primo infarto nel 1948 e da un secondo nel 1956, e un terzo attacco lo stroncò all’età di 65 anni.[3] È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.
Quanto ci costa il Calcio
Oggi ho avuto modo di leggere la determina del 22.03.2013 che segue una delibera di giunta comunale del 15.02.2013 (clikka) che riguarda dei lavori da eseguire allo stadio San Paolo per prescrizioni che sono state date dalla UEFA. Dello Stadio cittadino me ne sono occupato già in passato ma la cosa che mi lascia perplesso e che esso pur costituendo una fonte di arricchimento per la società privata che lo gestisce è, invece, per l’amministrazione una vero e proprio pozzo senza fondo dove se ne vanno molti dei soldi di noi contribuenti. Questa volta la somma è di 704.712,64 €. Di questi tempi non credo siano spiccioli. Ma la cosa che mi lascia perplesso è il fatto che i lavori non verranno appaltati secondo ciò che dice la normativa di settore ma eseguiti dalla società calcistica che si è offerta di eseguirli con un ribasso di circa il 30%. Questa strada sarebbe percorribile in quanto la convenzione tra il comune e la società (che ho pubblicato in un altro articolo clikka), la prevede. La domanda sorge spontanea: possibile che una convenzione deroghi ai principi ed alle norme nazionali e comunitarie che prevedono sempre e comunque il procedimento di evidenza pubblica quando si devono spendere soldi pubblici per fare lavori pubblici? Di seguito incollo l’art. 57 del codice sui contratti pubblici di cui al DLGS 163/2006 che indica (credo in modo tassativo) quali sono i casi in cui si può andare alla cd. procedure negoziata. Ad ogni buon conto mi faccio l’ultima domanda: ma quanto ci costa questo calcio e soprattutto non è che dopo dobbiamo anche ringraziare ?
sullo stadio vedi anche:
le sorprese dello stadio san paolo
stadio san paolo e calcio napoli
commissione sport sullo stadio del 12.12.2011
stadio san paolo zoo edenlandia quale destino
Codice sui contratti pubblici
Articolo 57 Articolo
Procedura negoziata senza previa pubblicazione
di un bando di gara
(art. 31, direttiva 2004/18; art. 9, d.lgs. n. 358/1992; co. 2, art. 6, legge n. 537/1993;
art. 24, legge n. 109/1994; art. 7, d.lgs. n. 157/1995)
1. Le stazioni appaltanti possono aggiudicare contratti pubblici mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara nelle ipotesi seguenti, dandone conto con adeguata motivazione nella delibera o determina a contrarre.
2. Nei contratti pubblici relativi a lavori, forniture, servizi, la procedura è consentita:
a) qualora, in esito all’esperimento di una procedura aperta o ristretta, non sia stata presentata nessuna offerta, o nessuna offerta appropriata, o nessuna candidatura. Nella procedura negoziata non possono essere modificate in modo sostanziale le condizioni iniziali del contratto. Alla Commissione, su sua richiesta, va trasmessa una relazione sulle ragioni della mancata aggiudicazione a seguito di procedura aperta o ristretta e sulla opportunità della procedura negoziata.[ Le disposizioni contenute nella presente lettera si applicano ai lavori di importo inferiore a un milione di euro] (1);
b) qualora, per ragioni di natura tecnica o artistica ovvero attinenti alla tutela di diritti esclusivi, il contratto possa essere affidato unicamente ad un operatore economico determinato;
c) nella misura strettamente necessaria, quando l’estrema urgenza, risultante da eventi imprevedibili per le stazioni appaltanti, non è compatibile con i termini imposti dalle procedure aperte, ristrette, o negoziate previa pubblicazione di un bando di gara. Le circostanze invocate a giustificazione della estrema urgenza non devono essere imputabili alle stazioni appaltanti.
3. Nei contratti pubblici relativi a forniture, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita:
a) qualora i prodotti oggetto del contratto siano fabbricati esclusivamente a scopo di sperimentazione, di studio o di sviluppo, a meno che non si tratti di produzione in quantità sufficiente ad accertare la redditività del prodotto o a coprire i costi di ricerca e messa a punto;
b) nel caso di consegne complementari effettuate dal fornitore originario e destinate al rinnovo parziale di forniture o di impianti di uso corrente o all’ampliamento di forniture o impianti esistenti, qualora il cambiamento di fornitore obbligherebbe la stazione appaltante ad acquistare materiali con caratteristiche tecniche differenti, il cui impiego o la cui manutenzione comporterebbero incompatibilità o difficoltà tecniche sproporzionate; la durata di tali contratti e dei contratti rinnovabili non può comunque di regola superare i tre anni;
c) per forniture quotate e acquistate in una borsa di materie prime;
d) per l’acquisto di forniture a condizioni particolarmente vantaggiose, da un fornitore che cessa definitivamente l’attività commerciale oppure dal curatore o liquidatore di un fallimento, di un concordato preventivo, di una liquidazione coatta amministrativa, di un’amministrazione straordinaria di grandi imprese.
4. Nei contratti pubblici relativi a servizi, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita qualora il contratto faccia seguito ad un concorso di progettazione e debba, in base alle norme applicabili, essere aggiudicato al vincitore o a uno dei vincitori del concorso; in quest’ultimo caso tutti i vincitori devono essere invitati a partecipare ai negoziati.
5. Nei contratti pubblici relativi a lavori e negli appalti pubblici relativi a servizi, la procedura del presente articolo è, inoltre, consentita:
a) per i lavori o i servizi complementari, non compresi nel progetto iniziale nè nel contratto iniziale, che, a seguito di una circostanza imprevista, sono divenuti necessari all’esecuzione dell’opera o del servizio oggetto del progetto o del contratto iniziale, purché aggiudicati all’operatore economico che presta tale servizio o esegue tale opera, nel rispetto delle seguenti condizioni:
a.1) tali lavori o servizi complementari non possono essere separati, sotto il profilo tecnico o economico, dal contratto iniziale, senza recare gravi inconvenienti alla stazione appaltante, ovvero pur essendo separabili dall’esecuzione del contratto iniziale, sono strettamente necessari al suo perfezionamento;
a.2) il valore complessivo stimato dei contratti aggiudicati per lavori o servizi complementari non supera il cinquanta per cento dell’importo del contratto iniziale;
b) per nuovi servizi consistenti nella ripetizione di servizi analoghi gia’ affidati all’operatore economico aggiudicatario del contratto iniziale dalla medesima stazione appaltante, a condizione che tali servizi siano conformi a un progetto di base e che tale progetto sia stato oggetto di un primo contratto aggiudicato secondo una procedura aperta o ristretta; in questa ipotesi la possibilita’ del ricorso alla procedura negoziata senza bando e’ consentita solo nei tre anni successivi alla stipulazione del contratto iniziale e deve essere indicata nel bando del contratto originario; l’importo complessivo stimato dei servizi successivi e’ computato per la determinazione del valore globale del contratto, ai fini delle soglie di cui all’articolo 28 (2).
6. Ove possibile, la stazione appaltante individua gli operatori economici da consultare sulla base di informazioni riguardanti le caratteristiche di qualificazione economico finanziaria e tecnico organizzativa desunte dal mercato, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, rotazione, e seleziona almeno tre operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti idonei. Gli operatori economici selezionati vengono contemporaneamente invitati a presentare le offerte oggetto della negoziazione, con lettera contenente gli elementi essenziali della prestazione richiesta. La stazione appaltante sceglie l’operatore economico che ha offerto le condizioni più vantaggiose, secondo il criterio del prezzo più basso o dell’offerta economicamente più vantaggiosa, previa verifica del possesso dei requisiti di qualificazione previsti per l’affidamento di contratti di uguale importo mediante procedura aperta, ristretta, o negoziata previo bando.
7. È in ogni caso vietato il rinnovo tacito dei contratti aventi ad oggetto forniture, servizi, lavori, e i contratti rinnovati tacitamente sono nulli.
Il governo della disperazione
L’episodio di stamani lascia sgomenti. L’atto va condannato senza mezzi termini ma non si può tacere il malessere e la disperazione che c’è nel paese e che forse ha armato la mano del “povero” Luigi Preiti l’attentatore che ha esploso sei colpi di pistola contro due carabinieri ed una donna e che dopo ha gridato sparatemi. I Cittadini che hanno ancora qualche speranza si sentono traditi dall’agire politico che vede ancora una volta entrare nei palazzi dell’amministrazione l’antipolitica degli interessi particolari e dell’economia. Quali riforme potrà mai fare un governo come quello che è nato oggi e che finirà per condizionare il lavoro del parlamento, che finirà ancora una volta, gioco forza, privato del suo ruolo centrale. Mi chiedo, infatti, quale riforma elettorale, quale legge sul conflitto di interessi, quale legge sulla corruzione, quale legge sul lavoro potrà mai fare un tale miscuglio di individualismi. Non credo ci voglia molta arguzia per capire che questo è un governo del compromesso, che in Italia è pesantemente condizionato da un partito di pseudodestra berlusconicentrica. Per questo motivo, come in tanti, non condivido le parole pronunciate qualche giorno fa del presidente della repubblica. Non si può fare un governo di salvataggio destra/sinistra in Italia perché la destra italiana non rappresenta alcuna ideologia ma solo interessi personali si è ormai perso ogni visione ideale della politica. Il governo letta è, infatti, la dimostrazione che le ideologie non c’entrano più nulla con la politica. Ormai da anni nella lotta politica a scontrarsi non sono diverse visioni del mondo ma semplici questioni di interesse dove l’economia la fa da padrona indirizzando le scelte e rendendo insignificanti i politici. I partiti sono morti nel momento in cui hanno abbandonato gli ideali ed hanno iniziato ad arruolare individui senza scrupoli che hanno avuto – ed hanno – come unico obiettivo l’accrescimento della ricchezza e del potere personale. Contrariamente a ciò che pensano in molti occorrerebbe un ritorno delle ideologie portate da uomini onesti che hanno una visione del mondo e della economia globale che, purtroppo, sempre più va verso una finanza astratta sganciata da quella reale che anzi ne risulta compromessa. Occorre che la politica si riappropri del suo ruolo di laboratorio di idee ed abbia una visione del mondo in grado di coinvolgere il popolo, ovviamente no alla violenza ma questo andrebbe spiegato a gasparri, che qualche giorno fa mostrava il dito medio alla folla di cittadini radunatasi per l’elezione del Presidente della Repubblica, ma anche a quelle persone che non hanno alcuna dignità per sedere su uno scranno parlamentare.
Pare che valga ancora questo video preveggente di Guzzanti: il paese non è né di destra né di sinistra è di berlusconi:
Il 25 aprile la memoria che non vogliamo perdere !
Oggi (25.04.2013) come l’anno scorso siamo scesi per le strade a ricordare la liberazione esortando i cittadini a non dimenticare. Rispetto al 25 aprile del 2012 abbiamo notato una scarsa partecipazione, le persone passavano con i bambini per mano, qualcuno cantava a bassa voce con noi bella ciao, quasi avesse vergogna, noi abbiamo cantato per tutta la villa comunale ed a piazza vittoria. Dove stavano gli uomini e le donne dei partiti? Mi ha rincuorato una signora anziana che dopo averci sentito cantare e parlare della nasci a della nostra Repubblica e della carne e del sangue su cui essa si fonda, mi ha stretto la mano forte forte con un sorriso a mezza bocca. Altri sono passati ignavi, indifferenti inconsapevoli del fatto che un popolo che non ha memoria dei suoi caduti non ha la forza di difendere le istituzioni democratiche finendo per accettare, senza offendersi per questo, che esse siano occupate da nani, saltimbanchi e ballerine !
La politica dell’occupazione e del saccheggio
Premetto che ho profondo rispetto per l’istituzione del Presidente della Repubblica ed ho ascoltato con attenzione il discorso di ieri (22.03.2013) all’atto del suo rinnovato insediamento. Come a tutti, mi ha colpito il forte richiamo e la critica pesante alle manchevolezze dei partiti presenti sulla scena politica nazionale che hanno svolto in sostanza un ruolo fine a loro stessi. Le parole del presidente sono state molto forti e più erano forti e più i parlamentari applaudivano quasi ad autoassolversi! Queste parole mi sono sembrate ancora più forti quando ho appreso la contemporanea notizia di altri due consiglieri regionali della Regione Campania, che hanno subito misure restrittive personali perché avrebbero usato, a scopi personali, i fondi economali messi a disposizione, in virtù della legge, per lo svolgimento delle attività politico/istituzionali. Il problema è che il politico si sente in diritto di poter fare qual che vuole e di dare una sua personale interpretazione del bene e dell’interesse pubblico, che spesso coincide con il suo bene ed interesse personale o di gruppi di persone. Spesso, infatti, chi si trova nelle istituzioni usa beni e denaro come se fossero propri, non percependo nel modo più assoluto che quei beni e quel denaro hanno una valore sacro e non possono essere distolti dalla loro funzione ed, invece, nei palazzi assistiamo a gente che, siccome eletta, va al saccheggio di stanze stampanti, computer ed attrezzatura di varia natura non avendo la percezione di cui dicevo. Con questo voglio dire che è nelle piccole cose che si manifesta l’animo distorto del politicante. Noi di Ricostruzione Democratica come gruppo conciliare del Comune di Napoli abbiamo cercato di percorrere la “pura via amministrativa”, facendo regolari richieste all’ufficio competente, rimaste senza esito, perché non seguite da nostri atti di materiale occupazione da legittimare successivamente così come hanno fatto gli altri (sic!). Siamo, quindi, rimasti, senza stanze né attrezzature occupando temporaneamente un piccolo ambiente con un computer e senza stampanti, tanto che una volta ho detto al Presidente ed al Direttore Amministrativo deputato al servizio: “ma se il palazzo non è in grado di amministrare se stesso come potrà mai amministrare una città intera?” E’ avvilente e per questo, sempre per voler percorrere una via amministrativa, ho scritto al Direttore Generale ed al servizio ispettivo affinché si adottino anche i provvedimenti disciplinari del caso! Ritornando sul Presidente della Repubblica che lancia strali mi dispiace sentire da una persona parole così pesanti che però hanno alle spalle una esperienza credo distorta. Mi fa male, infatti, vedere il servizio della TV tedesca proprio su Napolitano, parlamentare europeo, che avrebbe intascato rimborsi per viaggi superiori a quelli effettivamente sostenuti, oppure apprendere che il figlio del Presidente, giulio napolitano, oltre ad essere professore ordinario ha anche un incarico (oppure l’ha avuto) presso la presidenza del consiglio dei ministri (giulio napolitano clikka). Come dicevo l’animo del “politico comune” è corrotto ed occorreranno anni di fatti per legittimare le parole.
Su Giorgio Napolitano interessante prospettiva di Giuseppe Aragno (clikka)
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Dal Corriere del Mazzogiorno di oggi 23.04.2013
Ditte fantasma e un rapinatore fatturavano a due consiglieri
Due misure cautelari ad altrettanti esponenti del centrodestra, Sergio Nappi (arresti domiciliari) e Raffaele Sentiero (obbligo di dimora in Campania); entrambi sono accusati di truffa aggravata nell’ambito del filone sui fondi per la comunicazione. Tramite fatture false, ipotizza l’accusa, avevano indotto il Consiglio regionale a concedere rimborsi ai quali non avevano diritto, per un ammontare di circa 60.000 euro. Il caso dei due consiglieri di «Noi Sud» rilancia le polemiche sulla sopravvivenza del gruppo consiliare. Sergio Nappi avrebbe già aderito al gruppo federato Caldoro Presidente, mentre non è chiara la collocazione precisa di Raffaele Sentiero. E’ il coordinatore regionale di «Noi Sud», il senatore Antonio Milo a ribadire che entrambi non fanno più parte del partito.
Si estende l’inchiesta della Procura sulle erogazioni illegali di denaro ai consiglieri regionali. Ieri mattina gli uomini del Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno notificato due misure cautelari ad altrettanti esponenti del centrodestra, Sergio Nappi (arresti domiciliari) e Raffaele Sentiero (obbligo di dimora in Campania); entrambi sono accusati di truffa aggravata nell’ambito del filone sui fondi per la comunicazione. Tramite fatture false, ipotizza l’accusa, avevano indotto il Consiglio regionale a concedere rimborsi ai quali non avevano diritto, per un ammontare complessivo di circa 60.000 euro. I provvedimenti sono stati emessi dal gip Roberto D’Auria su richiesta del pm Giancarlo Novelli, della sezione reati contro la pubblica amministrazione coordinata dall’aggiunto Francesco Greco. Il meccanismo della truffa è simile a quello attuato da altri consiglieri indagati nella stessa inchiesta: ai funzionari regionali incaricati di erogare i rimborsi venivano consegnate fatture emesse da ditte inesistenti o compiacenti, convinte a rilasciare i documenti in cambio di futuri appalti. Il caso più eclatante è quello di un pregiudicato per rapina e furto, tossicodipendente, che ha rilasciato a Sentiero una fattura da 7.800 euro. In cambio del favore, ha spiegato, ha ricevuto 50 o 100 euro, non ricorda bene. «Ho precedenti penali — ha dichiarato l’uomo, Salvatore B., agli uomini del colonnello Nicola Altiero — per rapina e furto. Sono stato tossicodipendente da eroina fino al 2006 ed ora sono in cura presso il Sert. Non sono mai stato un imprenditore e non ho mai avuto una ditta in quanto non ne ho le capacità nè la disponibilità economica». L’uomo sulla carta risultava amministratore unico della società Gi.Sca. che nel 2010 ha rilasciato la fattura al consigliere Raffaele Sentiero. I verbali sono contenuti nell’ordinanza cautelare. L’uomo ha anche spiegato di essere stato contattato da un ex poliziotto il quale, in cambio di 50 o 100 euro, gli chiese un documento d’identità e il codice fiscale. Lo scorso anno sia Salvatore B. sia il poliziotto furono arrestati su disposizione del gip di Padova: «Solo in quella occasione — ha chiarito il pregiudicato — ho appreso di essere il titolare di diverse società tra le quali ricordo Gi. Sca. Non ho mai svolto alcuna tipologia di attività per le società di cui risulto essere proprietario o amministratore. Ho la licenza della scuola elementare e non ho mai usato nè sono in grado di usare un computer, anche per le più semplici operazioni». Un altro caso singolare è quello della Lns Immobiliare, società che ha rilasciato diverse fatture ai consiglieri. Fino al 2010 era attiva nei settori della somministrazione di alimenti e bevande e dell’edilizia; pochi mesi dopo le elezioni regionali, però, ha modificato il proprio oggetto sociale, inserendo tra le attività anche quella della comunicazione istituzionale. La circostanza è sottolineata dal gip: «Troppo stringente il contesto temporale e la connessione con la vicenda delle fatture false in favore di Nappi e di Sentiero per non trarne un inequivocabile spunto in ordine alla spregiudicata personalità dei protagonisti della vicenda». Sentiero nei mesi scorsi ha chiesto al pm di essere interrogato e ha ammesso sì di avere esibito fatture false, ma ha sostenuto di avere impiegato il denaro così ricevuto dal Consiglio regionale per «spese di natura politica»: «Trovandomi alla prima esperienza in Consiglio regionale ho certamente sbagliato, nel senso che non ho ben applicato la procedura prevista per la destinazione e l’erogazione di questi fondi. Il denaro che mi è stato poi erogato, e forse anche di più, è stato da me effettivamente destinato a spese di natura politica». Nappi ha invece fatto pervenire ai giornalisti una nota a firma del suo avvocato, Annibale Schettino: «Nell’esprimere fiducia nell’azione della magistratura, Nappi è sereno nell’attesa del previsto interrogatorio di garanzia sicuro di chiarire la vicenda che lo vuole impegnato». Titti Beneduce






