Gennaro Esposito

Alza la Testa

Fine vita la lucida analisi di Vito Mancuso

imagesLeggo l’articolo scritto da Vito Mancuso (teologo vicino alla chiesa) sul tema del fine vita e del quale ci siamo occupati noi in consiglio comunale (clikka) approvando l’istituzione del registro delle dichiarazioni di ultima volontà a cui ho lavorato. Leggendo l’articolo di Mancuso penso alla destra in parlamento ed in consiglio comunale che è ancora legata a visioni religiose vecchie e sclerotizzate che non tengono conto della profondità dell’argomento per l’essere umano.

La Repubblica di oggi (05.05.2013)Vito Mancuso, grazie.

Fine vita, perché dico sì alla libertà di scegliere

ALLEVIARE la sofferenza  sempre, in ogni caso laddove  sia possibile. Rispettare la libera autodeterminazione della coscienza sempre, con senso di solidarietà  e di vicinanza umana. È questo il duplice punto di vista a partire dal quale a mio avviso occorre  disporre la mente di fronte al grave e urgente problema dell’eutanasia  o suicidio assistito.Alleviare la sofferenza è la  forma più misericordiosa  di rispetto per la vita. Io  non ho dubbi (e penso che in nessuna persona responsabile ve ne siano) sul fatto che la vita vada rispettata  sempre e che la vita sia qualcosa  di sacro. È la stessa conoscenza scientifica ad attestarci mediante i suoi dati che la vita è un fenomeno stupefacente, emerso lungo i miliardi  di anni percorsi da questo Universo  a partire dai gas primordiali scaturiti  dalla Grande Esplosione iniziale, e tutto ciò non può non generare in chi ne prende coscienza un sentimento  di sacralità. Basta applicare la mente al lunghissimo viaggio della vita apparsa sul nostro pianeta per sentire che ogni forma di vita merita di essere considerata sacra, anche la vita delle piante e degli animali, anche  la vita dei mari e delle montagne, tutto ciò che vive è sacro e va trattato con rispetto dal concepimento fino alla fine. La vita umana non fa eccezione:  anch’essa è sacra e va trattata con rispetto dal concepimento fino alla fine.  Ancora più stupefacente però è il fatto che il fenomeno vita emerso dalla  materia (se per caso o per spinta intrinseca  della materia nessuno lo sa, anche gli scienziati si dividono al riguardo)  si evolva secondo diverse forme vitali, già individuate dal pensiero  filosofico greco mediante i seguenti  termini: vita-bios, cioè vita biologica; vita-zoé, cioè vita zoologica  o animale; vita-psyché, cioè vita psichica; vita-logos, cioè logica, calcolo,  ragione; vita-nous, cioè vita spirituale  o della libertà. Quando diciamo  “vita” esprimiamo con una parola  sola tutto questo complesso processo  evolutivo, filogenetico e ontogenetico  al contempo, in cui ciascuno  di noi consiste. E quando diciamo “rispetto per la vita” dobbiamo estendere  tale rispetto in modo da abbracciaretutte le forme vitali, dalla vitabiologica alla vita della mente.  Normalmente si dà armonia tra le diverse forme vitali. Normalmente rispettare  la vita di un essere umano significa  rispettarne la vita biologica che si esprime nel corpo e rispettarne la vita spirituale che si esprime nella libertà. Si danno però situazioni nelle  quali l’armonia tra le diverse forme vitali viene interrotta e il processo virtuoso  in cui fino a poco prima consisteva  la vita si trasforma in un lacerante  conflitto, fisico, psichico e spirituale.  Sto parlando ovviamente della  malattia e della disarmonia che essa  introduce tra le varie fasi del processo  vitale, tra la vita fisica (bios + zoé), la vita psichica (psyché) e la vita spirituale (logos + nous). La malattia cronica e inguaribile segna il conflitto  irreversibile tra le diverse forme vitali  nel cui intreccio ciascuno di noi consiste: a partire da essa la vita fisica, la vita psichica e la vita spirituale non sono più in armonia. Che cosa significa  in questo caso rispettare la vita?  Io penso che il rispetto della vita di un essere umano debba consistere alla fine nel rispetto della sua vita spirituale,  della sua coscienza o libertà. Di fronte ai casi estremi di malattia, quando la disarmonia tra le forme vitali  diviene lacerante, vi sono esseri umani che intendono mantenere l’armonia tra corpo, psiche e spirito e quindi scelgono di piegare la psiche e lo spirito alle condizioni del corpo, accettandone la sofferenza. Per loro, tale sofferenza è una forma di partecipazione  responsabile alle sofferenze  del mondo e di tutto ciò che vive, emblematicamente compendiato per i cristiani nella passione di Cristo. Questi esseri umani intendono mantenere  fino in fondo l’armonia tra corpo,  psiche e spirito, sentono di avere le risorse interiori per farlo, e io ritengo  che vadano rispettati nel loro prezioso  proposito. Personalmente mi piacerebbe, quando toccherà a me, esserne parte, anche se non so se neavrò la forza e il coraggio, penso che molto dipenderà dalla malattia con la quale avrò a che fare.  Ci sono però altri esseri umani che non riescono, o non vogliono, mantenere  l’armonia tra la loro vita biologica,  la loro vita psichica e la loro vita spirituale.  Per loro la vita-bios diviene un tale carico di ansia, paure e sofferenze da risultare devastante per la salute psichica e spirituale. Che cosa significa  in questo caso rispettare la loro vita?  In che senso qui si deve applicare l’etica del rispetto della sacralità della vita? E che cosa è più sacro: la vita biologica  oppure la vita spirituale?  A mio avviso rispettare la vita di un essere umano significa in ultima analisi  rispettare la sua libera coscienza che si esprime nella libera autodeterminazione.  E se un essere umano ha liberamente scelto di mettere fine alla  sua vita-bios perché per lui o per lei l’esistenza è diventata una prigione e una tortura, chi veramente vuole il “suo” bene, chi veramente si dispone con vicinanza solidale alla sua situazione,  lo deve rispettare.  Questo sentimento di rispetto, se è veramente tale, deve tradursi in concreta  azione politica, nell’impegno a far sì che lo Stato dia a ciascuno la possibilità  di “vivere” la propria morte nel modo più conforme a come ha vissuto la propria vita, in modo tale che si possa scrivere l’ultima pagina del libro della propria vita con responsabilità  e dignità. Il diritto alla vita  è inalienabile, ma non si può tramutare  in un dovere. Nessun essere umano può essere costretto a continuare  a vivere.  Un’ultima parola a livello teologico.  Ha dichiarato Jorge Mario Bergoglio  dialogando con il rabbino di Buenos  Aires: “Occorre assicurare la qualità  della vita”. Io penso che non vi sia al riguardo assicurazione migliore della consapevolezza che le nostre volontà siano rispettate da tutti, Stato  e Chiesa compresi.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 maggio 2013 da in Le notizie con tag , , , .
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