L’incenerimento dei rifiuti è ancora attuale?

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Quest’articolo dimostra come gli inceneritori a fronte di una buona raccolta differenziata non servono e sono un inutile spreco di risorse oltre a creare il problema di rifiuti speciali relativi alle ceneri ed al rischio di vedere tra qualche anno ciò che è accaduto per l’amianto se pensiamo alle nanoparticelle che comunque escono dai camini. Io in questo caso sarei per l’applicazione delle regole di protezione della salute.
Da La Repubblica di oggi (05.05.2013)
“Vendeteci i rifiuti o restiamo al buio” l’emergenza al contrario dei paesi nordici
Riciclo al top e discariche a secco: l’appello di Svezia e Norvegia
ROMA — La Norvegia ha un problema. Ha finito la spazzatura  e non sa più come riscaldarsi  e produrre energia. Tutta colpa dei suoi abitanti, che riciclano  quasi la metà di ciò che buttano  e lasciano un misero 2 per cento alla discarica. Oslo non può nemmeno chiedere aiuto ai vicini.  La Svezia, che ha un problema analogo, lo scorso novembre ha dovuto lanciare una campagna extra di importazioni per arrivare alla fine dell’inverno. Con la loro capacità di inghiottire 700 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, i paesi del Nord Europa non riescono  a sfamarsi con una produzione  di materia prima che si ferma a meno di un quinto del necessario.  Per fortuna ci siamo noi. A compensare il deficit di spazzatura  dell’Europa del Nord (Norvegia,  Svezia, Danimarca, Germania,  Olanda e Belgio le nazioni che si affidano di più gli inceneritori) ci pensano Italia, Gran Bretagna, Spagna e Francia: paesi ancora molto affezionati alle discariche. Per le capitali virtuose, l’affare è vantaggioso due volte. La prima perché sono gli stessi esportatori a pagare le balle di rifiuti spediti via treno o via nave. La seconda perché il calore e l’elettricità generati  dalle centrali a spazzatura riscaldano e illuminano le città, permettendo di risparmiare petrolio.  La Norvegia, grazie all’energia  dei rifiuti e a quella idroe-lettrica,  può permettersi di vendere  gli idrocarburi che estrae. Oslo, una città di quasi un milione e mezzo di abitanti, riscalda le sue scuole e metà delle abitazioni con gli scarti domestici. La Svezia, che con la spazzatura dà elettricità a 13 milioni di abitanti e calore a 12 milioni (riscaldando 810mila case,  il 20% del totale), può permettersi  di risparmiare ogni anno 1,1 milioni di metri cubi di petrolio, secondo i dati dell’agenzia nazionale  Swedish Waste Management.  Tra i paesi che trattano i rifiuti come una risorsa e quelli per cui la spazzatura è un problema si sta sviluppando così una nuova autostrada  commerciale. A un prezzo  di 100-150 euro a tonnellata (a seconda di quanto la spazzatura sia umida o secca, quindi capace di generare energia) il mercato è ancora limitato a una manciata di milioni di tonnellate, ma è in continuo  aumento in un mondo alla disperata ricerca di fonti di energia  compatibili con l’ambiente.  E che gli inceneritori moderni siano compatibili con l’ambiente è un dato che non viene messo in discussione dagli abitanti dell’Europa  del Nord. Dal 1985 al 2007 i livelli di piombo, mercurio, cadmio e acido cloridrico emessi dai comignoli sono stati ridotti del 99%, secondo uno studio dello  Swedish Waste Management. Bruciando 4,4 milioni di tonnellate  di rifiuti negli inceneritori del paese, ogni anno la Svezia immette  nell’ambiente solo un grammo di diossina. Tra la fornace in cui la spazzatura brucia a mille gradi e ilcamino esterno che rilascia i fumi nell’atmosfera corrono diverse decine di chilometri di tubi. Al loro  interno i prodotti della combustione  vengono trattati e filtrati, catturando quasi tutte le sostanze tossiche e rilasciando alla fine vapore  acqueo e anidride carbonica.  Profu, un’agenzia di consulenza  specializzata in commercio  internazionale dei rifiuti, calcola  che dalle discariche viene rilasciato nell’atmosfera un gas  serra molto più potente dell’anidride  carbonica: il metano. E  traducendo il potere inquinante  del metano in CO2, risulta che bruciare una tonnellata di spazzatura  anziché gettarla in discarica  fa risparmiare l’equivalente di 500 chili di anidride carbonica. L’impianto di Oslo, con le sue curve e le luci dei comignoli, è tra l’altro diventato un punto di riferimento  della città. A Roskild, in Danimarca, la costruzione dell’“Energy Tower” che brucia rifiuti e genera calore ed elettricità è stata affidata a una gara internazionale  di architetti. Il vincitore, l’archistar olandese Erick van Egeraat, si è ispirato alle “cattedrali  nordiche” e a “un faro nella notte”. Ma l’impianto più caratteristico  è quello di Spittelau a Vienna.  Situato in pieno centro cittadino,  oltre a riscaldare l’ospedale vicino, con le sue piastrelle colorate  e il globo in cima alla ciminiera  viene citato nelle guide turistiche  della città.©

Fine vita la lucida analisi di Vito Mancuso

imagesLeggo l’articolo scritto da Vito Mancuso (teologo vicino alla chiesa) sul tema del fine vita e del quale ci siamo occupati noi in consiglio comunale (clikka) approvando l’istituzione del registro delle dichiarazioni di ultima volontà a cui ho lavorato. Leggendo l’articolo di Mancuso penso alla destra in parlamento ed in consiglio comunale che è ancora legata a visioni religiose vecchie e sclerotizzate che non tengono conto della profondità dell’argomento per l’essere umano.

La Repubblica di oggi (05.05.2013)Vito Mancuso, grazie.

Fine vita, perché dico sì alla libertà di scegliere

ALLEVIARE la sofferenza  sempre, in ogni caso laddove  sia possibile. Rispettare la libera autodeterminazione della coscienza sempre, con senso di solidarietà  e di vicinanza umana. È questo il duplice punto di vista a partire dal quale a mio avviso occorre  disporre la mente di fronte al grave e urgente problema dell’eutanasia  o suicidio assistito.Alleviare la sofferenza è la  forma più misericordiosa  di rispetto per la vita. Io  non ho dubbi (e penso che in nessuna persona responsabile ve ne siano) sul fatto che la vita vada rispettata  sempre e che la vita sia qualcosa  di sacro. È la stessa conoscenza scientifica ad attestarci mediante i suoi dati che la vita è un fenomeno stupefacente, emerso lungo i miliardi  di anni percorsi da questo Universo  a partire dai gas primordiali scaturiti  dalla Grande Esplosione iniziale, e tutto ciò non può non generare in chi ne prende coscienza un sentimento  di sacralità. Basta applicare la mente al lunghissimo viaggio della vita apparsa sul nostro pianeta per sentire che ogni forma di vita merita di essere considerata sacra, anche la vita delle piante e degli animali, anche  la vita dei mari e delle montagne, tutto ciò che vive è sacro e va trattato con rispetto dal concepimento fino alla fine. La vita umana non fa eccezione:  anch’essa è sacra e va trattata con rispetto dal concepimento fino alla fine.  Ancora più stupefacente però è il fatto che il fenomeno vita emerso dalla  materia (se per caso o per spinta intrinseca  della materia nessuno lo sa, anche gli scienziati si dividono al riguardo)  si evolva secondo diverse forme vitali, già individuate dal pensiero  filosofico greco mediante i seguenti  termini: vita-bios, cioè vita biologica; vita-zoé, cioè vita zoologica  o animale; vita-psyché, cioè vita psichica; vita-logos, cioè logica, calcolo,  ragione; vita-nous, cioè vita spirituale  o della libertà. Quando diciamo  “vita” esprimiamo con una parola  sola tutto questo complesso processo  evolutivo, filogenetico e ontogenetico  al contempo, in cui ciascuno  di noi consiste. E quando diciamo “rispetto per la vita” dobbiamo estendere  tale rispetto in modo da abbracciaretutte le forme vitali, dalla vitabiologica alla vita della mente.  Normalmente si dà armonia tra le diverse forme vitali. Normalmente rispettare  la vita di un essere umano significa  rispettarne la vita biologica che si esprime nel corpo e rispettarne la vita spirituale che si esprime nella libertà. Si danno però situazioni nelle  quali l’armonia tra le diverse forme vitali viene interrotta e il processo virtuoso  in cui fino a poco prima consisteva  la vita si trasforma in un lacerante  conflitto, fisico, psichico e spirituale.  Sto parlando ovviamente della  malattia e della disarmonia che essa  introduce tra le varie fasi del processo  vitale, tra la vita fisica (bios + zoé), la vita psichica (psyché) e la vita spirituale (logos + nous). La malattia cronica e inguaribile segna il conflitto  irreversibile tra le diverse forme vitali  nel cui intreccio ciascuno di noi consiste: a partire da essa la vita fisica, la vita psichica e la vita spirituale non sono più in armonia. Che cosa significa  in questo caso rispettare la vita?  Io penso che il rispetto della vita di un essere umano debba consistere alla fine nel rispetto della sua vita spirituale,  della sua coscienza o libertà. Di fronte ai casi estremi di malattia, quando la disarmonia tra le forme vitali  diviene lacerante, vi sono esseri umani che intendono mantenere l’armonia tra corpo, psiche e spirito e quindi scelgono di piegare la psiche e lo spirito alle condizioni del corpo, accettandone la sofferenza. Per loro, tale sofferenza è una forma di partecipazione  responsabile alle sofferenze  del mondo e di tutto ciò che vive, emblematicamente compendiato per i cristiani nella passione di Cristo. Questi esseri umani intendono mantenere  fino in fondo l’armonia tra corpo,  psiche e spirito, sentono di avere le risorse interiori per farlo, e io ritengo  che vadano rispettati nel loro prezioso  proposito. Personalmente mi piacerebbe, quando toccherà a me, esserne parte, anche se non so se neavrò la forza e il coraggio, penso che molto dipenderà dalla malattia con la quale avrò a che fare.  Ci sono però altri esseri umani che non riescono, o non vogliono, mantenere  l’armonia tra la loro vita biologica,  la loro vita psichica e la loro vita spirituale.  Per loro la vita-bios diviene un tale carico di ansia, paure e sofferenze da risultare devastante per la salute psichica e spirituale. Che cosa significa  in questo caso rispettare la loro vita?  In che senso qui si deve applicare l’etica del rispetto della sacralità della vita? E che cosa è più sacro: la vita biologica  oppure la vita spirituale?  A mio avviso rispettare la vita di un essere umano significa in ultima analisi  rispettare la sua libera coscienza che si esprime nella libera autodeterminazione.  E se un essere umano ha liberamente scelto di mettere fine alla  sua vita-bios perché per lui o per lei l’esistenza è diventata una prigione e una tortura, chi veramente vuole il “suo” bene, chi veramente si dispone con vicinanza solidale alla sua situazione,  lo deve rispettare.  Questo sentimento di rispetto, se è veramente tale, deve tradursi in concreta  azione politica, nell’impegno a far sì che lo Stato dia a ciascuno la possibilità  di “vivere” la propria morte nel modo più conforme a come ha vissuto la propria vita, in modo tale che si possa scrivere l’ultima pagina del libro della propria vita con responsabilità  e dignità. Il diritto alla vita  è inalienabile, ma non si può tramutare  in un dovere. Nessun essere umano può essere costretto a continuare  a vivere.  Un’ultima parola a livello teologico.  Ha dichiarato Jorge Mario Bergoglio  dialogando con il rabbino di Buenos  Aires: “Occorre assicurare la qualità  della vita”. Io penso che non vi sia al riguardo assicurazione migliore della consapevolezza che le nostre volontà siano rispettate da tutti, Stato  e Chiesa compresi.

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