Paghino i responsabili di NAPOLI EST e di NAPOLI OVEST

bassolino.ieierv.demaSulla stampa Cittadina di oggi (02.12.2015 clikka) c’è la preoccupante notizia del maxi sequestro di 240 milioni di euro inflitto dal Tribunale di Napoli alla Kuwait Petroli che ha i suoi stabilimenti a San Giovanni. L’episodio è stato l’occasione per parlare del gravissimo inquinamento presente nell’area orientale e del fatto che i progetti di sviluppo sono a meno che zero. Difatti, mentre a Bagnoli ci sono stati 25 anni di fallimenti di cose iniziate e mai finite ovvero, da quanto emerge dalle carte processuali, addirittura peggiorate dal punto di vista dell’inquinamento ambientale, a San Giovanni e nell’area EST, invece, non si è iniziato proprio nulla di concreto, il che forse potrebbe essere un vantaggio, perché per lo meno il danno dovrebbe essere più contenuto, se non fosse che l’unico progetto messo in cantiere all’epoca della sindacatura Bassolino/Iervolino è quello di  Porto Fiorito (clikka) che rischia di costare al Comune di Napoli circa 70 milioni di euro di danni!

Consiglio la lettura della Rassegna Stampa (clikka) che vi ho selezionato perché racconta della struggente storia di un altro pezzo importante della città, anch’esso vicino al mare e di assoluto valore paesaggistico, di cui dovremmo dire chi sono i responsabili della mancata riqualificazione. Ebbene, la memoria del popolo di solito è corta se non cortissima, ma credo sia un dovere affermare che sicuramente il sospetto ricade su chi da Regione e Comune avrebbe dovuto guidare la bonifica e, quindi, la ripresa delle citate aree ex industriali che, nel caso di specie penso sia difficile non pensare ai 20 anni del duo Bassolino/Iervolino ed ai 5 anni di De Magistris e Caldoro.

Penso sia un dovere per i partiti, movimenti e cittadini che hanno dato fiducia ai citati rappresentanti chiedere il conto elencando cosa abbiamo perso e cosa continueremo a perdere in termini di mancato sviluppo.

Credo sia un dovere chiedere il conto dei centinaia di morti che si sospetti siano stati causati dall’inquinamento  delle citate aree.

Credo sia necessario chiedere il conto dei centinaia di professionisti, ingegneri, architetti, urbanisti, aziendalisti, avvocati e professionisti in genere a cui non sono stati affidati i progetti di sviluppo.

Credo sia necessario chiedere il conto per le migliaia di maestranze che avremmo potuto impiegare nella riqualificazione.

Credo sia necessario chiedere il conto dei migliaia di posti di lavoro che avremmo  potuto impiegare con lo sviluppo dell’area.

Credo sia necessario che i partiti, movimenti e cittadini siano consapevoli che le responsabilità politiche ed amministrative si pagano innanzitutto con la espulsione dal mondo delle istituzioni di coloro che sono stati incapaci.

Credo sia un dovere verso le future generazioni impegnarsi affinché non si ripetano gli stessi errori!

Che dire lo sconforto è grave e non è possibile che i cittadini condannino a morte Napoli affidandola a chi ha dimostrato di non saper neppure trarre vantaggio dalle esperienze negative passate e non sappia intravedere un futuro. Forse non ci rendiamo conto che siamo noi stessi la causa del nostro male se pensiamo di affidare il futuro dei nostri figli a chi ha dimostrato di essere incapace.

Per quanto possa valere continuerò in quest’opera di riflessione, dentro o fuori dall’istituzione, nella speranza che qualcuno si svegli. Con l’amara consolazione che domani potrò dire “Ve l’avevo detto”

clikka per leggere gli altri articoli su Napoli EST  

clikka per leggere gli altri articoli su Napoli OVEST

Sul porto di Napoli clikka

I Politici tra Rimborsi e Gettoni di presenza

spreco-di-soldi-pubbliciSi dovrebbe parlare di politica e di sviluppo ma spesso la politica è inquinata da malversazioni o sospette tali ed alla fine si finisce a parlare di gettoni di presenza e rimborsi vari di consiglieri eletti nelle varie assemblee rappresentative del popolo. Dell’argomento me ne sono occupato molto manifestando tutto il mio sdegno. Credo, però, sia utile mettere insieme due notizie della scorsa settimana che riguardano la richiesta di rinvio a giudizio dei Consiglieri Regionali (vecchi e nuovi) della Campania per l’appropriazione dei fondi economali apparsa su Il Mattino di Napoli del 06.06. u.s. (clikka) nonché il grido (se così lo possiamo chiamare) di allarme del consigliere municipale Francesco Ruotolo su “Il Mattino di Napoli” del 07.06 u.s. (clikka) che denuncia lo sperpero dei fondi pubblici per le commissioni consiliari delle municipalità, che non giustificano neppure il gettone di presenza vista la loro durata di pochi minuti. Ebbene, se questo è il motivo credo che tutti i consiglieri interpellati dal Giornalista de Il Mattino, avrebbero dovuto ovviamente affermare che il gettone di presenza non è dovuto se la commissione dura pochi minuti né si giustifica l’assenza per l’intera giornata dal lavoro mentre, invece, lo stesso Ruotolo mi sembrerebbe ammettere di aver percepito egli stesso il ghiotto gettone (?).

Ebbene, sono quattro anni, che applico rigorosamente (e forse per alcuni stupidamente) le norme del TUEL (artt. 79 e ss) in materia di gettoni di presenza ed il risultato è che la mia indennità mensile varia tra gli 80 ed i 270 €. al mese se non proprio ZERO, come accaduto per il mese di maggio2015 (clikka). Il che ovviamente è uno scandalo al contrario visto il lavoro che svolgo con studio, diligenza e dedizione e viste le responsabilità che assumo (clikka).

Una curiosità che mi ha colpito è la circostanza che quelli che malversano di più o sono accusati (ingiustamente fino a sentenza passata in giudicato) di tali reati sono tendenzialmente i rappresentanti del popolo che “spopolano“. Per capire con degli esempi, a Roma Mirko Coratti (presidente del Consiglio Comunale di Roma) viene eletto con 6.565 voti (arrestato nell’ambito di mafiacapitale) poi c’è il più famoso Franco Fiorito che, in Regione Lazio, venne eletto con 26.217 voti, arrestato anch’esso proprio nell’ambito delle indagini relative ai fondi dei gruppi consiliari.

A Napoli, per dirne una tra i rinviati a giudizio e gli indagati (innocenti fino a sentenza passata in giudicato) ci sono il recordman Mario Casillo con oltre 31.000 preferenze, Nicola Marrazzo con oltre 12.000 preferenze, Carmine Mocerino con oltre 10.000 preferenze ed Angela Cortese con oltre 9800 preferenze (non eletta) ed altri con una minore cifra elettorale.

Non so come dire secondo me al numero di voti ricevuto dovrebbe corrispondere un proporzionale sentimento di responsabilità e peso della rappresentanza. Immagino, infatti, la preoccupazione di queste persone che investite da una così rilevante cifra elettorale si sentiranno sulle spalle tutto il peso del numero di preferenze ricevute.

Vedi pure:

la politica scabrosa dei consiglieri regionali (clikka)

Il danaro dei consiglieri regionali (clikka)

quanto costano i consiglieri (clikka)

la regione campania indagata (clikka)

La mia proposta di legge regionale per il contrasto alla Ludopatia

ludopatiaFatti non parole: I candidati alla Regione Campania dovrebbero misurarsi sulle proposte ed, invece, si vedono solo facce di plastica attaccate ai muri! I consiglieri regionali uscenti sia di maggioranza che di opposizione  non hanno fatto nulla in materie delicatissime che richiedevano un intervento immediato. Ai consiglieri uscenti, infatti, dovremmo chiedere se è stato bello passare 5 anni a girarsi i pollici percependo una bella indennità a cui hanno aggiunto anche i fondi economali per i quali non pochi sono ancora sotto processo (clikka).

Ebbene, mentre nelle altre regioni si adottavano provvedimenti efficaci per contrastare la piaga sociale del gioco d’azzardo, seppure lecito, in Regione Campania hanno adottato 7 commi in una legge (clikka) che parla di tutt’altro affermando solo delle dichiarazioni di principio senza disciplinare nulla!

Io in consiglio comunale ho depositato già una proposta di regolamento (clikka) copiata in massima parte dal provvedimento adottato dal Comune di Genova. Ebbene, oggi come candidato alla Regione Campania (clikka) ho elaborato una proposta di legge regionale, anche questa in massima parte copiata dalla legge regionale della Liguria! Basta copiare ed, ovviamente, come diceva il mio maestro, anche per copiare occorre competenza e studio: quanti candidati ne sono dotati? Al netto del fatto che quelli uscenti già hanno dimostrato di non valere poi tanto!

A quelli che si candidano per la prima volta dovremmo chiedere, invece, se hanno una visione amministrativa e politica di quello che vorrebbero fare in Regione e se si sono mai occupati della politica regionale! Fate questo test prima di andare a votare ne va del vostro futuro e del futuro dei vostri figli!

Ad ogni buon conto voglio rispondere a quelli che in questi giorni mi stanno chiamando manifestandomi apprezzamento e dichiarandomi che io sarei per loro il candidato ideale ma purtroppo si sono già “impegnati”. Confesso che quando sento i nomi di questi altri candidati mi si accappona la pelle, in massima parte gente non degna di toccare il danaro pubblico e la cosa pubblica, per manifesta incapacità dimostrata (per gli uscenti) o gente che non ha mai manifestato una visione politica ed amministrativa e che oggi si trova ad essere supportata da pezzi di sindacati e pezzi di società organizzata! Se vogliamo cambiare veramente dobbiamo cercare altro però mi raccomando non chiamatemi per comunicarmi che sostenete altra gente perché poi mi nasce spontanea la domanda: in cambio di cosa uno si è impegnato a sostenere un candidato se poi non ha alcuna certezza delle sue capacità ? perché se è in cambio di niente la cosa è veramente bizzarra se è in cambio di qualcosa allora diciamo che mi fa un po’ schifo. Misteri della politica.

Di seguito la proposta di legge, che ovviamente si aggiunge a quella sulla promozione dello sport (clikka). FATTI NON PAROLE!

Consiglio Regionale della Campania

 Proposta di legge di Iniziativa Consiliare ai sensi dell’art. 28

dello Statuto della Regione Campania

Disciplina delle sale da gioco lecito

Articolo 1 (Finalità)

  1. La presente legge, nell’ambito delle competenze spettanti alla regione in materia di tutela della salute e di politiche sociali, detta norme finalizzate a prevenire il vizio del gioco, anche se lecito, e a tutelare determinate categorie di persone, oltreché a contenere l’impatto delle attività connesse all’esercizio di sale da gioco sulla sicurezza urbana, sulla viabilità, sull’inquinamento acustico e sulla quiete pubblica.
  2. L’esercizio delle sale da gioco e il gioco lecito nei locali aperti al pubblico sono soggetti all’autorizzazione del Sindaco del Comune territorialmente competente.

Articolo 2 (Giochi leciti)

  1. Ai fini della presente legge, l’autorizzazione all’esercizio di cui all’articolo 1, ai sensi del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) e successive modificazioni ed integrazioni, non viene concessa nel caso di ubicazione in un raggio di 500 metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socioassistenziale ed inoltre strutture ricettive per categorie protette. L’autorizzazione viene concessa per cinque anni e ne può essere chiesto il rinnovo dopo la scadenza. Per le autorizzazioni esistenti il termine di cinque anni decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge.
  2. Il Comune può individuare altri luoghi sensibili in cui può non essere concessa l’autorizzazione di cui al comma 1, tenuto conto dell’impatto della stessa sul contesto urbano e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica.
  3. E’ vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco.

Articolo 3 (Sanzioni amministrative)

  1. Ogni violazione delle disposizioni contenute nella presente legge, fermo restando l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria per i reati eventualmente accertati e previsti dal codice penale ogni qualvolta ne ricorrano gli estremi, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di euro 1.000,00 ad un massimo di euro 5.000,00.
  2. All’accertamento delle violazioni e all’irrogazione delle sanzioni di cui alla presente legge provvedono il Comune competente per territorio e gli altri soggetti a ciò delegati.

Articolo 4 (Dichiarazione d’urgenza)

  1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania.

E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Campania.

La mia proposta di legge Regionale per la promozione dello Sport

sportCredo che la campagna elettorale si debba misurare su proposte concrete ed ho pensato di iniziare dalla mia prima passione: Lo SPORT! Ebbene, nello Sport ciò che è facile misurare è senz’altro il merito ed il risultato. Caldoro ed i consiglieri regionali di questa consiliatura, invece, hanno dimostrato di non gradire né il merito né il risultato. Molti, infatti, sono gli atti di concessione di contributi frutto di ragionamenti che, a pensar male non si sbaglia. Ricordo, infatti, a tutti i 2 milioni e mezzo di euro regalati al Calcio Napoli (clikka), il  milione e seicentomila €. regalati ad associazioni varie (clikka), i 2 milioni e mezzo regalati al Cardinale (clikka)Milioni di euro (clikka) sperperati in rivoli per accontentare forse amici degli amici e parenti dei parenti !

Ebbene, il mio primo atto da consigliere regionale sarà quello di proporre una modifica alla legge regionale sullo sport affinché i contributi per la promozione e la valorizzazione dello sport siano sganciati dalla discrezionalità politica ed amministrativa e, quindi, lo dico volgarmente non si possano fare più “marchette” di nessun tipo. Agganciare i contributi ai risultati sportivi, infatti, elimina ogni tipo di discrezionalità premiando coloro che sono stati in grado di vincere una competizione portando lustro ed orgoglio ai Cittadini Campani!

Questa proposta, tra l’altro, è sulla stessa lunghezza d’onda del regolamento di uso e gestione degli impianti sportivi (clikka) che ho già proposto al Comune e che è in attesa di essere calendarizzata.

Sono convinto, infatti, che vincere una medaglia in una competizione sportiva importante porta lustro ed orgoglio ai cittadini Campani. Ricordo ancora con gioia quella di Claudio Pollio (clikka) che fu la scintilla per la mia carriera sportiva e per la carriera sportiva di tanti atleti campani! Lo sport come dico sempre è l’unica politica sociale che fa prevenzione e recupero, questo i politici di professione non l’hanno mai capito! Inoltre, devo segnalare che oggi le cose sono cambiate perché mentre io, figlio di operaio (clikka), ho avuto l’opportunità di praticare uno sport ai massimi livelli guadagnandoci anche qualcosina per le vacanze quando ero convocato in Nazionale, oggi, invece, non è più così ed i ragazzi con difficoltà economiche, in famiglie operaie o di impiegati monoreddito non hanno alcuna possibilità di praticare uno sport se non con l’aiuto di maestri volenterosi dello sport che svolgono una vera e propria azione sociale sostitutiva delle istituzioni.

Off topic fate un test: Se incappate in un candidato alle regionali mettetelo alla prova, non fatevi riempire la testa di chiacchiere di politichese, provate prima a fargli scrivere qualcosa sotto dettatura, poi chiedetegli se conosce lo statuto ed il regolamento della regione campania e poi chiedergli di scrivervi una proposta di legge regionale. Sono sicuro che avrete delle belle sorprese!!!

la mia candidatura alla regione campania (clikka)

Questa proposta ovviamente non ha solo un valore sportivo ma anche politico perché è nel solco della politica che pratico: quella senza clientele!!!

Ecco la mia proposta che, come al solito resta a disposizioni per modifiche ed integrazioni:

Consiglio Regionale della Campania

 Proposta di legge di Iniziativa Consiliare ai sensi dell’art. 28

dello Statuto della Regione Campania

di modifica della legge n. 18 del 25.11.2013

denominata

“LEGGE QUADRO REGIONALE SUGLI INTERVENTI PER LA PROMOZIONE E LO SVILUPPO DELLA PRATICA SPORTIVA E DELLE ATTIVITÀ MOTORIO- EDUCA TIVO-RICREA TIVE”

 All’art. 18 dopo il comma 3 si aggiungano i seguenti ulteriori commi:

“4. Agli atleti che praticano sport dilettantistico, residenti da almeno due anni nel territorio della Regione Campania, che hanno conseguito i seguenti risultati sportivi, è corrisposto un contributo volto ad agevolare la pratica e la promozione sportiva come segue:

1) Medaglia d’oro ai Giochi Olimpici: €. 100.000,00 (centomila/00) di cui €. 20.000,00 (ventimila/00) alla associazione sportiva Campana presso cui l’atleta è tesserato;

2) Medaglia d’argento o di bronzo ai Giochi Olimpici: €. 75.000,00 (settantacinquemila/00) di cui €. 15.000,00 (quindicimila/00) alla associazione sportiva Campana presso cui l’atleta è tesserato;

3) Medaglia d’Oro ai Campionati Mondiali, il cui risultato è valido per le qualificazioni ai Giochi Olimpici: €. 50.000,00 (cinquantamila/00), di cui €. 10.000,00 (diecimila/00) alla associazione sportiva Campana presso cui l’atleta è tesserato;

4) Medaglia d’argento o di bronzo ai Campionati Mondiali, il cui risultato è valido per le qualificazioni ai Giochi Olimpici: €. 30.000,00 (trentamila/00) di cui €. 7.500,00 (settemilacinquecento/00) alla associazione sportiva Campana presso cui l’atleta è tesserato;

5) Medaglia d’oro ai Campionati Europei, il cui risultato è valido per le qualificazioni ai Giochi Olimpici: €. 25.000,00 (venticinquemila/00) di cui €. 5.000,00 (cinquemila/00) alla associazione sportiva Campana presso cui l’atleta è tesserato;

6) Medaglia d’argento o di bronzo ai Campionati Europei, il cui risultato è valido per le qualificazioni ai Giochi Olimpici: €. 20.000,00 (ventimila/00) di cui €. 5.000,00 (cinquemila/00) alla associazione sportiva campana presso cui l’atleta è tesserato.

5. I contributi di cui al comma 4 che precede saranno erogati anche ad ogni atleta facente parte della squadra per gli sport a squadra.

6. Gli atleti che hanno conseguito i risultati di cui al comma 4 sono inseriti di diritto nel registro dei talenti sportivi di cui all’art. 17 che precede.

7. I contributi sono erogati l’anno successivo a quello del raggiungimento del risultato ed inseriti nel bilancio previsionale dell’anno di erogazione mediante apposito stanziamento.

Un colpo mortale alla produzione di Cozze e l’incapacità della politica

pasta-con-le-cozzeTra poco lo spaghetto con le Cozze o la classica impepata di Cozze saranno un miraggio per la incapacità della politica di decidere. Sta, infatti, passando inosservata la crisi che si è aperta nella produzione di cozze e mitili nei nostri litorali che vanno da Bacoli a Torre del Greco. Migliaia di Tonnellate di Cozze che che rischiano di andare a marcire in fondo al mare con un gravissimo colpo all’economia del settore che a Napoli soffre già per la vera e propria “deportazione” del Mercato Ittico da Piazza Duca degli Abruzzi a Volla e di cui ho già scritto molto su questo blog (al CAAN si festeggia la bufala del ritorno del mercato ittico a Napoli clikka).

Oggi il tema è l’avvenuta rilevazione del virus dell’epatite A e del norovirus in uno stabilimento di produzione  di Bacoli denominato, MITILIMONTESE SOC COOP MITILICOLTURA, che ha fatto scattare l’allarme del Ministero della Salute (clikka).

Il risultato è stato che la Giunta Regionale di caldoro con provvedimento del del 05.05.2015 (clikka) ha disposto il divieto di commercializzazione dei tutte le cozze allevate da Bacoli a Torre del Greco, il tutto per migliaia di tonnellate, fissando poi una riunione che si doveva comporre ieri (07.05.2015) ma che, come era prevedibile, non ha portato a nulla di fatto, con buona pace dei produttori, perché si è ritenuto di rimettere l’intera questione al ministero! Tanto siamo in campagna elettorale e non c’è tempo di risolvere i problemi ma solo di annunciare che si risolveranno poi non si sa quando e con quali capacità.

La cosa che mi ha fatto riflettere è che i patogeni derivano, ovvero potrebbero derivare, dalla scarsa o mancata depurazione delle acque reflue cittadine (quindi una probabile responsabilità dei comuni) condizione che, peraltro, è diffusa anche in altre regioni le quali hanno adottato un provvedimento semplice semplice con il quale si raccomandano i cittadini a non consumare i molluschi se non dopo averli bolliti per lo meno per 3 minuti! Modalità che ovviamente distrugge i virus essendo entrambi termolabili! In sostanza il problema è che tra le analisi che si fanno di routine su questi alimenti non è compresa la ricerca del virus dell’epatite A né quella del norovirus di modo che non abbiamo né uno storico né se questi virus sono presenti anche in altri stabilimenti di produzione.

Ieri la notizia è apparsa su  Il Mattino di Napoli (clikka) ma non mi sembra che gli altri giornali ne abbiano dato conto a sufficienza tanto che oggi è scomparsa dalle notizie. Ebbene, c’è da considerare che se queste migliaia di tonnellate non potranno essere raccolte ci potremmo ritrovare innanzi all’ennesimo disastro ambientale in quanto le cozze una volta giunte a maturazione e non raccolte cadranno sul fondo soffocando tutto ciò che c’è sotto! Non mi pare che nessun consigliere regionale, ne candidato tale ne abbia parlato o ne stia parlando affinché si accendano i riflettori su questo tema!

La tristezza è che l’Italia sta subendo un colpo all’economia già traballante proprio nel settore alimentare nel quale dovrebbe essere più forte. La Terra Dei Fuochi, la Xylella in Puglia (che sta distruggendo gli ulivi) ed ora questo ulteriore problema che spero non ci faccia coniare un termine che pregiudichi la nostra produzione di Cozze e mitili.

Credo che su questo tema la Regione (almeno così farei io) debba tenere un tavolo permanente verificando se la produzione possa essere ugualmente commercializzata, almeno quella non relativa allo stabilimento colpito dalla interdittiva, con la raccomandazione che i prodotti devono essere consumati previa bollitura per almeno tre minuti come accade in tutte le altre regione italiane!

La mia candidatura alla Regione Campania (clikka)

La Mia Candidatura alla Regione Campania

fac simile gennaroHo lasciato passare sia le elezioni europee che quelle parlamentari, tirandomi fuori dalla competizione elettorale, ma credo che in politica occorre confrontarsi innanzitutto con il corpo elettorale senza timore, con animo libero, in coscienza e nella consapevolezza che in quattro anni non mi sono mai risparmiato, cercando di affrontare sempre le questioni politiche ed amministrative con passione, studio, scrupolo, competenza e spirito di servizio. Credo, pertanto, che dopo quattro anni di battaglie amministrative e politiche nel Comune di Napoli, sia giunto il momento di fare un test elettorale per portare in Regione l’esperienza che ho maturato nell’amministrazione comunale, quindi, mi candido al Consiglio della Regione Campania, nella lista Civica Campania Libera, che sostiene Vincenzo De Luca.

Sono, infatti, giunto alla conclusione che avere le mani pulite in tasca non serve a nulla né migliora la società occorre, invece, impegnarsi affinché si affrontino i temi dello sviluppo, del lavoro, della spesa sociale, della sanità e dei trasporti e dei tanti altri lasciati ingovernati dalla giunta caldoro.

Tanti sono stati i pensieri in questi giorni ed alla fine mi sono convinto per l’unica prospettiva amministrativa credibile a me più vicina e sopratutto attuabile, con l’impegno che manterrò sempre il mio animo libero ed indipendente, ma sempre aperto al confronto ed al dialogo al fine di ricercare le soluzioni migliori nell’esclusivo interesse pubblico.

Ora occorre la forza moltiplicatrice di tutti voi che mi avete in questi anni sostenuto ed incoraggiato ad andare avanti nell’impegno politico, per dimostrare di volere una politica diversa e libera da compromessi al ribasso o su interessi privati.

fac simile gennaro

L’ldealista politico (clikka)

Il mio curriculum (clikka)

Questo il contributo che darò al Consiglio Regionale su temi di pari dignità e grado:

La mia proposta di legge per combattere la ludopatia ed il gioco d’azzardo (clikka)

La mia proposta di legge per la promozione dello sport (clikka)

Per una sana politica nello Sport che ha accompagnato tutta la mia formazione come uomo e come cittadino (clikka);

La salute dei cittadini al centro di una sana riflessione affinché la sanità non sia solo un bacino elettorale da cui attingere (clikka);

Finanziamenti Europei l’unica risorsa da cui attingere Napoli, la Campania con le sue aree di sviluppo deve diventare il motore di tutto il sud (clikka);

I tagli delle risorse per le politiche sociali non possono essere fatti sulla pelle dei più deboli facendo venir meno l’assistenza sociosanitaria (clikka) ed alle Case Famiglia (clikka);

La gestione dell’acqua è e deve rimanere pubblica (clikka);

La Cultura non deve essere uno strumento di consenso ed il  Teatro San Carlo deve essere il centro della lirica partenopea (clikka).

Il Mercato di Fuorigrotta prigioniero

ErmannoRussoIl 26 marzo scorso sono stato al mercato di Fuorigrotta di Via Metastasio per un sopralluogo, di cui ho già parlato in un precedente post (clikka). Ieri (02.04.2015) ho letto un articolo su il Roma (clikka) che conferma le mie preoccupazioni che, peraltro, trovano preciso riscontro anche nei documenti che ho acquisito e che, come sempre, metto a Vostra disposizione.

Dalla lettura delle carte si comprende che tra Regione e Comune è in atto uno scontro  sulla gestione dei beni pubblici che mortifica proprio gli interessi di cui la stessa Regione dovrebbe farsi carico.

Con  lettera del 27.03.2015  (clikka), infatti, il Comune ha sollecitato la soluzione urgente della problematica del mercato di Fuorigrotta, già segnalata con nota del 12 marzo (clikka). Ebbene, la Regione con  lettera del 27 marzo (clikka) ha sostanzialmente chiuso il dialogo col Comune, affermando che sarebbe stata disponibile, solo a parole, al rinnovo del contratto di affitto con scadenza 27.11.2015, ma ad un canone di mercato e senza la riduzione del 15%, riduzione, ricordiamo, imposta dal piano di predissesto del Comune di Napoli. Tradotto in parole povere ciò  vuol dire che la Regione ha intenzione di gestire in proprio il mercato impedendo, di fatto, il ripristino delle condizioni di sicurezza, in quanto, il Comune, per i vincoli i bilancio imposti dalla legge, non può accettare le condizioni dettate dalla Regione e non può procedere alle riparazioni di un bene che dovrà riconsegnare di qui a pochi mesi. Che la posizione della Regione sia strumentale è evidente in quanto la tesi sostenuta della necessità di mettere a reddito il bene, per evitare responsabilità contabile, o è frutto di una clamorosa scusa smentita dalla legge (art. 1 comma 1 bis della legge n. 20/1994) la quale, ovviamente sancisce che nei rapporti tra amministrazioni pubbliche non ci può essere danno erariale oppure è frutto di ignoranza e tra le due ovviamente non so quale è peggio.

La cosa che mi lascia perplesso e che con lettera del 30 marzo 2015 (clikka), indirizzata, non si capisce perché, anche ad un rappresentante dei mercatali di fuorigrotta, tal Salvatore Guerriero, l’assessore Ermanno Russo (in piena campagna elettorale) ha dichiarato che la Regione sarebbe disponibile al rinnovo del contratto senza, però, riportare le condizioni che di fatto impediscono il rinnovo al Comune. E’ chiaro che, stando così le cose, il mercato di Fuorigrotta resterà prigioniero della cattiva politica e che la soluzione la potremo trovare solo se in Regione cambieranno gli attori che oggi tengono in ostaggio il commercio, il lavoro e lo sviluppo del territorio.

Mentre la politica studia il malato se ne muore: Caldoro dimettiti

cardarelliSono giorni che i giornali riportano articoli su ciò che è accaduto e sta accadendo nella sanità Campana. I gravi fatti successi al Cardarelli ed al San Giovanni Bosco con cittadini che hanno letteralmente aggredito personale medico e paramedico, con violenza anche sulle cose, dimostrano il grado di disperazione a cui le persone sono giunte. Ieri (19.01) c’erano ben tre articoli di giornale sul Loreto Mare (clikka) sul San Giovaanni Bosco (clikka) nonché una intervista ad Ernesto Esposito Manager dell’ASL (clikka) che descrive il completo fallimento della sanità campana. Oggi leggo della reazione della Regione che promette una cabina di regia (clikka), quando è da tempo che gli stessi medici che stanno in prima linea suggeriscono soluzioni assolutamente inascoltate. Ricordo, infatti, il grido di allarme di questa estate, della Dott.ssa Rossana Spatola (clikka) la quale segnalava chiaramente che mentre al Cardarelli ci si ammazza di lavoro al nuovo Policlinico ci si giravano i pollici (clikka). E’ inconcepibile per un paese normale che i malati siano ricoverati nelle sale operatorie che tra l’altro sono anche soggette ad infiltrazioni d’acqua piovana come al San Giovanni Bosco. E’ una cosa talmente assurda che fa quasi ridere, se non fosse che la cosa riguarda nostri concittadini ricoverati d’urgenza. Mi chiedo se gli assessori della giunta regionale, caldoro ed ogni consigliere regionale non provi vergogna per lo stato a loro, gioco forza addebitabile. Si a tutti i componenti dell’istituzione regionale senza esclusione perché non ho sentito nessuno indignarsi, nessuno mettere penna in carta e scrivere ad un giornale per far capire ai cittadini che non sono soli come è capitato a me quest’estate (clikka) perché indignato e lo sono ancora!

Con cognizione di causa posso dire che la politica ottusa dei tagli liniari di caldoro è un completo fallimento. Ho, infatti, toccato con mano che ad esempio la migliore organizzazione della rete dell’emergenza urgenza (clikka) oltre a dare un servizio efficace ed utile al cittadino determinerebbe anche una riduzione dei costi. Perché caldoro non fa nulla macchiandosi la faccia del sangue dei morti che non ricevono per tempo le cure.

La cosa che proprio non capisco e come si possa continuare a tollerare ancora questa politica che nessun consigliere abbia per dignità chiesto le dimissioni di caldoro.

Il dramma è che si parla di primarie di elezioni di accordi, ma è il caso di dire che mentre il politico studia il malato se ne muore! Una sola parola caldorodimettiti!

Ancora oggi (21.01.2015) su Il Mattino di Napoli il San Giovanni Bosco (clikka) come una groviera.

Lo sperpero dei soldi pubblici di Caldoro

caldoro.delaurentiisMilioni di euro che a metterli insieme si potrebbero fare tantissime cose. Basterebbe solo avere un po’ di senso pratico e della realtà cose che, purtroppo, alla maggior parte dei politici che contano, manca perché vivono una “realtà separata”, edulcorata dalle loro poltrone d’oro e dalla mancanza del contatto con i problemi veri della gente comune. Così capita che caldoro finanzi con 600 mila euro il concerto di capodanno, con il precipuo scopo di fare uno spot ai prodotti della terra dei fuochi che non è una terra dei fuochi ma una “terra dei suoni e dei cuori” come dice dal palco gigi d’alessio. Uno spot che si ritorce contro ed indigna le mamme che hanno perso i loro figli a causa di tumori. Poi ci sono i 4 milioni e mezzo dati alle società sportive, di cui 3 milioni e mezzo al patron del Napoli Aurelio De Laurentiis (clikka) sempre per fare una campagna pubblicitaria sui prodotti della terra dei fuochi.

Poi ci sono i 200 mila euro che oggi leggo caldoro ha dato al Cardinale Sepe (clikka) per la visita del Papa che ha fatto indignare finanche Don Gennaro Matino.

Poi ci sono i regali che Caldoro fa al Cardinale ogni anno per milioni di euro  tra cui spiccano i 2 milioni e mezzo del 2012 (clikka).

Poi ci sono i regali che caldoro fa alle associazioni che nel 2012 sono stati 1 milione e 600 mila euro (clikka).

Non ce la faccio più! Sono indignato sono arrabbiato!

Questa è gente che deve scomparire, che i media  dovrebbero cancellare dalle loro programmazioni. In un momento di crisi il problema più serio è lo sperpero del denaro pubblico, gente che non ha neppure idea di quale è il tenore di vita di una famiglia operaia  che abita in una casa popolare e che non arriva a fine mese, per non parlare dei senza lavoro e senza dignità che finiscono per vivere ai limiti della legalità ed anche oltre!

Questa è gente che dovrebbe vergognarsi prima di far fare uno spot sui prodotti della terra dei fuochi finendo per negare l’esistenza del problema, prima ancora di aver provveduto a fare la individuazione delle aree inquinate e prima ancora di aver verificato il vero impatto che c’è tra l’inquinamento ed i malati di tumore di quelle aree, finendo per mortificare ed umiliare coloro che hanno prossimi congiunti, bambini, mariti, padri, madri, sorelle e fratelli morti di cancro nella terra dei fuochi.

Questa è gente che non dovrebbe neppure avere la possibilità di occuparsi del bene pubblico figuriamoci di toccare anche solo un euro del danaro pubblico!

Regione Campania: 2 miliardiottocentomilioni di euro di investimenti persi

regione2 Miliardi ed ottocentomilioni di Euro (clikka) che si sarebbero dovuti spendere entro il 31.12.2015, questa è l’impressionante somma dei finanziamenti  europei che la Regione Campania ha fatto perdere ai cittadini campani! Questo è il risultato di quest’amministrazione regionale anestetizzata dalla figura di caldoro che nella politica dai bassi toni, del dolce far niente, si limita a gestire l’ordinario, peraltro, male.

Nella prossima campagna elettorale dovremmo essere in grado di spiegare bene ai cittadini campani cosa significa aver perso questi tre miliardi di euro in termini di mancato sviluppo, mancata occupazione, depressione sociale ed emarginazione e sfidare caldoro a dimostrare il contrario.

Ovviamente per fare questo occorre una classe dirigente alternativa, rinnovata ed in grado di essere credibile, poiché quanto a fondi europei diciamo l’altra parte non ha brillato affatto. E’ di questi giorni, infatti, la notizia sulle indagini della truffa dei  corsi di formazione (clikka) che vede la vecchia amministrazione regionale bassoliniana responsabile e di cui ho scritto in relazione ai corsi di formazione per guide turistiche (clikka).

Ad ogni buon conto,  per i responsabili politici di questo disastro ci vorrebbero duemiliardi ed ottocento milioni di carcere.

Non è la prima volta che scrivo di queste cose e chi volesse approfondire le responsabilità dell’amministrazione regionale, che forse sono di gran lunga maggiori di quelle dell’amministrazione comunale (che pure ne ha) basta clikkare qui.

il sole 24 ore sui fondi europei (clikka)

Il fallimento di Caldoro e la politica anestetica

caldoroQualche giorno fa riflettevo con un amico sul fatto che il vero disastro amministrativo locale è stato commesso (e continua ad essere commesso) da caldoro che con la sua politica anestetica dei bassi toni, senza dare nell’occhio, ha aggravato una situazione già compromessa dalle passate amministrazioni.

Il risultato è agghiacciante rispetto al suo aplomb e per capirlo basta leggere la relazione (clikka) sulla coesione economica, sociale e territoriale della Commissione Europea, che analizza la qualità del governo delle Regioni nel 2011-2013. Periodo in cui la Campania è ultima in Europa, assieme a due province rumene e bulgare, per qualità di governo, servizi pubblici essenziali e spesa dei fondi comunitari. Un allarme rilanciato appena tre settimane fa a Pompei dal commissario uscente dell’UE José Manuel Barroso.

Poi la bocciatura del bilancio regionale 2012 da parte della Corte dei Conti che censura e scopre (finalmente) la grande bugia di caldoro sulla sanità, poiché rileva persistenti disfunzioni sul controllo dei processi di spesa e di salvaguardia dei livelli minimi di assistenza oltre ad un indebitamento di sette miliardi e 600 milioni che fanno il 59,2% rispetto alle entrate. (Repubblica Napoli di oggi 04.11.2014).

Sul versante dei rifiuti, giovedì prossimo alle ore 9,30, la sesta sezione della Corte di giustizia esaminerà il ricorso presentato dall’Italia contro la decisione della commissione di non versare all’Italia i contributi Fesr (fondi europei di sviluppo regionale) per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Il rischio è che potrebbero essere paradossalmente bloccati proprio i fondi necessari a mandare avanti la raccolta differenziata: 46 milioni e 634 mila euro è la quota dei cofinanziamenti europei.

Altro regalo di caldoro è la multa di 156.200,00 €. al giorno oltre a 60 milioni di euro forfettari, per la mancata attuazione dei piani di bonifica di cui sappiamo benissimo di quanto ne abbiamo bisogno.

La cosa allucinante e che leggo da Il Mattino di Napoli di oggi è che in regione nessuno si interessa di questa mannaia che grava sui cittadini campani.

C’è il cadavere, caldoro con la pistola fumante in mano e nessuno gli chiede conto e ragione dei disastri a lui imputabili.

Vedi anche:

continua il fallimento di caldoro sui fondi europei (clikka)

I nostri soldi che restano in europa a beneficio di altri paesi (clikka)

Lo sfacelo della sanità di caldoro (clikka)

Progetto UNESCO ed incapacità (clikka)

La città crolla e la regione restituisce i soldi (clikka)

La regione campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini (clikka)

La vita a rischio: I Pronto soccorso e la politica

prontosoccorso

Venerdì scorso si è svolta la La Tavola Rotonda sulla Rete dell’Emergenza-Urgenza nella sanità campana (clikka) e per capire la gravità della situazione basta leggere i titoli dei giornali di oggi (02.11.2014):

REPUBBLICA NAPOLI. Ospedale Cardarelli di Napoli. Far West al pronto soccorso picchiati gli infermieri. Ospedale Cardarelli botte agli infermieri del pronto soccorso. Attese lunghe, due raid contro il personale in servizio. Interviene una guardia giurata e viene pestata. Il Mattino di Napoli. San Giovanni Bosco. La protesta. C’è la possibilità che i turni ordinari non vengano garantiti. Manca il personale, il San Giovanni Bosco rischia lo stop. CORRIERE DEL MEZZOGIORNO NAPOLI E CAMPANIA. «Per noi lavorare al Cardarelli è come andare sul campo di battaglia». Ancora infermieri aggrediti al Pronto soccorso. La denuncia del commissario Caputo. «Per noi lavorare al Cardarelli è come andare sul campo di battaglia» Ancora infermieri aggrediti al Pronto soccorso. ROMA del 02-11-2014 – Autore: Redazione. Non vogliono aspettare il turno per la visita, i parenti aggrediscono a calci e pugni infermieri e guardie giurate – Cardarelli, ore d`attesa: scoppia la rissa.

Venerdì ho avuto la fortuna di sentire come stanno le cose nella sanità campana per quanto concerne la rete dell’emergenza-urgenza, in una parola come è messo il nostro sistema dei pronto soccorso. A parlare sono stati i medici che ogni giorno sono impegnati a salvare la vita dei nostri concittadini. Hanno partecipato cittadini ed abbiamo avuto anche il contributo di idee del Prof. Fernando Schilardi, un luminare di fama internazionale e primario dell’Ospedale San Paolo di Napoli, che ci ha confermato che la migliore organizzazione della rete del primo soccorso non solo sarebbe a costo zero ma, per alcuni versi, ci farebbe addirittura risparmiare risorse economiche. Si parla, infatti, spesso della cd. demedicalizzazione delle ambulanze con la sostituzione dei medici a bordo con infermieri specializzati con laurea breve, ovvero, della organizzazione delle cd. Unità Complesse di cure primarie al fine di ridurre al minimo i codici verdi e gialli.

Brillanti ed approfondite sono state le relazioni del Dott. Salvatore Cuomo, Maurizio Postiglione, Giuseppe Russo e Emanuele Durante Mangoni, dalle quali abbiamo capito che occorrerebbe una vera e propria educazione al pronto soccorso sin dalla prima telefonata al 118.

E’ curioso, infatti, sapere che spessissimo si perdono minuti preziosi perché chi telefona non  sa neppure dove si trova ed allora è capace che chi chiama da San Giorgio dicendo che è al Corso Vittorio Emanuale pensi di essere al corso Vittorio Emanuele di Napoli e che tale difficoltà potrebbe essere banalmente superata con la cd. geolocalizzazione del numero chiamante, come accade in ogni altro paese civile del mondo ma, ovviamente, la politica si occupa di posti di strategie, di chi farà il governatore, il sindaco o l’assessore, senza neppure pensare minimamente che per ricoprire questi ruoli occorrono capacità di ascolto, studio, sensibilità e sopratutto spirito di servizio!

Al termine della tavola rotonda alla quale non ha potuto partecipare il Prof. Raffaele Calabrò, per un sopraggiunto impegno, abbiamo capito che questo evento lo dovremmo ripetere nelle scuole al fine di educare i cittadini nella comunicazione e nelle prime cure di emergenza nell’attesa che arrivi il pronto soccorso.

Una curiosità a Napoli le Ambulanze in servizio sono solo 20, mentre a Roma ed a Milano sono oltre 80, fate voi i conti e diteci se Caldoro ha fatto qualcosa per la sanità campana in questi cinque anni.

Thomas Sankara diceva che la politica si deve occupare della felicità delle persone. Dopo più di tre anni, da quando è iniziata la mia prima esperienza politica al Comune di Napoli, posso dire che la politica in concreto si occupa solo ed esclusivamente della strategia per occupare posti di potere, senza neppure pensare per un momento che al potere è strettamente connessa la responsabilità e più potere hai maggiore è la responsabilità che devi avere nell’esercizio del potere. Basta leggere i giornali di oggi, di ieri e di domani per capire che pochi sono i politici che per migliorare il paese fanno proposte la maggior parte di loro è concentrata a distruggere ed a criticare per la loro naturale incapacità di avere una visione.

Al Roma di Napoli il merito di aver parlato della nostra tavola rotonda dalla quale sono emerse non solo le criticità ma anche le soluzioni per risolverla.

Estratto da pagina 2 di ROMA del 02-11-2014 – Autore: Redazione

Non vogliono aspettare il turno per la visita, i parenti aggrediscono a calci e pugni infermieri e guardie giurate

Cardarelli, ore d`attesa: scoppia la rissa

SANITÀ Non vogliono aspettare il turno per la visita, i parenti aggrediscono a calci e pugni infermieri e guardie giure Cardarelli, ore d’attesa: scoppia la rissi NAPOLI. Tempi di attesa troppo lunghi e al Pronto Soccorso del Cardarelli si scatena l’ennesima rissa. Questa volta a fame le spese sono due infermieri di passaggio e una guardia giurata, aggrediti dalla furia di un parente che accompagnava un degente, infastiditosi per l’attesa troppo lunga per la visita. L’accompagnatore, andato m escandescenze, ha tempestato di calci e pugni i malcapitati. Una rabbia irrefrenabile che ha contagiato inspiegabilmente anche un accompagnatore di un altro paziente, del tutto estraneo al primo, e che è sfociata alla fine in una maxi-rissa, con una massa di persone del tutte estranee ai due pazienti che ha aggredito infermieri e guardie giurate accorse per riportare l’ordine. A denunciare l’episodio, il sindacalista della Uil, Renato Rivelli, che ha spiegato l’accaduto in una nota congiunta con Cgil e Cisl. «Una violenza inaudita e per di più ingiustificata — racconta Rivelli – visto che il paziente non era in gravi condizioni, ma dopo aver ricevuto le prime analisi, gli era stato assegnato un codice verde, tra i meno gravi». «La dinamica dei fatti è a dir poco inverosimile – spiega il sindacalista -, i colleghi sono stati aggrediti e picchiati come è successo in altre circostanze dal parente di un paziente. Al quale, già noto ai sanitari del pronto soccorso, erano tempestivamente stati rilevati i parametri vitali, effettuato l’elettrocardiogramma ed attribuito un codice “verde”. Il parente per il solo fatto di non voler aspettare il turno per la visita, ha aggredito il malcapitato infermiere di turno. Una persona estranea, accompagnatrice di un altro paziente in attesa di visita.ha a sua volta aggredito senza ulteriore motivo un’altra Infermiera presente. La guardia giurata, prontamente intervenuta pure è stata raggiunta da calci e pugni da parte dei malviventi. A questo punto succede l’inimmaginabile, dopo essere riusciti a fermare e bloccare il rissoso parente, una massa di persone del tutto estranee al paziente si riversa sugli infermieri e sulle guardie giurate di turno e solo grazie al senso di responsabilità che lentamente il personale è riuscito a portare la tranquillità calmando gli animi esagitati degli accompagnatori dei pazienti». Episodi di violenza che, purtroppo, sono sempre più frequenti nel nosocomio napoletano, sempre a corto di personale per poter far fronte all’elevato numero di accessi al Pronto Soccorso. «Chi ha avuto la sfortuna di essere ricoverato o di avere ricoverato un prossimo congiunto nell’Ospedale Cardarelli di Napoli commenta il consigliere comunale Gennaro Esposito, di Ricostruzione Democratica, che ve- nerdi ha partecipato ad un convegno proprio sullo stato di difficoltà in cui versa la rete dell’emergenza campana, accanto a Raffaele Calabrò, Giuseppe Galano, Giuseppe Russo, Maurizio Postiglione, Emaunele Durante Mangoni, Angela Cortese – ha, infatti, toccato con mano la vera e propria indecenza e mortificazione di vedere il proprio anziano genitore, figlio, fratello o sorella sistemato su una barella in un corridoio della medicina di urgenza o m altro reparto con medici ed infermieri che, fortunatamente, mostrano essi stessi un senso di mortificazione ed indignazione per lo stato nel quale sono costretti ad operare. Indignazione e mortificazione che si accrescono se gli stessi medici impegnati quotidianamente al Cardarelli, a ferragosto, denunciano che al vicino Nuovo Policlinico ci sono strutture e posti letto inutilizzati».

Guardate come arriva il defibrillatore in questo filmato. Ci arriveremo mai con la nostra sanità?

Aggiornamento:

Da il Mattino di Napoli del 03.11.2014

«Noi nella trincea del Cardarelli tra violenti e odiosi prepotenti»; «Unico pronto soccorso aperto qui è come andare in trincea»

Davide Gerbone. Al Cardarelli, raccontano gli infermieri del Pronto soccorso, l’aggressività corre su un doppio binario: «Ci sono persone che sembrano per bene e invece si comportano uno schifo. E sinceramente preferisco lo schiaffo di un povero Cristo all’abuso di potere di uno altolocato». Viaggio nell’emergenza Cardarelli «Unico pronto soccorso aperto qui è come andare in trincea» Sotto la pensilina del pronto soccorso, amici e parenti si radunano a parlottare in piccoli capannelli. Qualcuno, più in là, sfumacchia in solitudine, mentre un ragazzo consuma le suole delle sue scarpe sportive ricalcando cento volte i suoi stessi passi. Combattono tutti, ciascuno a modo proprio, lo stesso avversario: l’attesa. Una nemica che qui è seconda solo alla paura. È una tranquilla domenica, al Cardarelli. Tranquilla, sì. Fino a prova contraria. Che anche nel giorno consacrato ai morti arriva puntuale. Stavolta l’alterco si consuma nella sala dell’accettazione, a pochi passi dai malati parcheggiati sulle barelle nell’atrio in attesa di essere visitati. Oggi sono una decina, poca roba a confronto dei giorni caldi. Eppure. «Eppure pochi minuti fa un esponente delle forze dell’ordine è venuto qui ad alzare la voce, pretendendo che sua madre fosse vista subito. Ma questa prepotenza e questa confidenza se la concedono solo con noi, con i medici non si permettono. Ed è ancora più mortificante». Il racconto è di un’infermiera che, vinta un’iniziale reticenza, sgrana il rosario delle vessazioni. Il quadro che ne viene fuori è più composito di quanto si possa immaginare. Sono diversi, infatti, i paramedici a descrivere un doppio binario dell’aggressività. «Qui le aggressioni verbali sono all’ordine del giorno – racconta l’infermiera -. Certo, tanti sono terra terra, ma ci sono anche persone che sembrano per bene e invece si comportano uno schifo. E sinceramente preferisco lo schiaffo di un povero Cristo che non sa che pesci prendere al “lei non sa chi sono io” o all’abuso di potere di un altolocato». La sua collega di turno annuisce, e la sua conferma l’affida alla forza espressiva del dialetto: «II pronto soccorso per loro significa “mo’ mo’»: tutti pretendono il servizio subito, senza capire che c’è una differenza tra casi più e meno urgenti. «Io confida – a luglio sono stata aggredita físicamente da una signora che non voleva darmi le generalità. Ti pago e devi fare quello che dico io mi ha minacciato. Se mi sento in pericolo? Certo, vengo a lavorare con la paura addosso. Da un anno a questa parte ancora di più». Una condizione portata più volte all’attenzione del primario del pronto soccorso. «Che cosa ci ha risposto? Neanche lei può farci niente. Purtroppo hanno chiuso gli altri pronto soccorso in città e si riversano tutti qui». Una lettura ampiamente condivisa dal personale del più grande ospedale del Mezzogiorno. «Abbiamo l’unico policlinico d’Italia senza pronto soccorso e in pochi mesi solo a Napoli ne hanno chiusi tré. In qualsiasi altra città la gente si sarebbe ribellata. Qui invece stanno zitti con le istituzioni e se la prendono con noi», dice un chirurgo di guardia, mostrando le piaghe di un’assistenza che deve fare tutto con poco. Sono in molti a sostenere che l’aumento della tensione è il risultato inevitabile dei tagli. Argomento confortato col racconto di una quotidiana resistenza: «Non sappiamo dove mettere la gente – aggiunge un altro medico – spesso finiscono le barelle e gli ammalati dobbiamo sistemarli sulle poltroncine. Anche sulla mia: io mi accomodo su un bidone». In ambulatorio, intanto, i pazienti vengono visitati senza alcun riguardo per la privacy. «Si sa che è così, che dobbiamo fare?», sospira rassegnata una signora coi capelli bianchi che attende il proprio turno su una barella nel grande corridoio che fa da sala d’attesa. «Siamo in 13, divisi in tré turni: 8-14.14-20 e 20-8. Molte volte siamo in sottonumero: 10, perfino 9 – racconta un altro infermiere. Ovviamente il servizio è più lento e la gente si irrita. In accettazione, poi, i posti sono pochissimi: 35 a fronte di circa 300 accessi al giorno. Il posto letto qui dentro è la barella». E allora non c’è da meravigliarsi se questo luogo in cui la sofferenza cerca riparo finisce col diventare il catalizzatore di opposte frustrazioni. All’attesa logorante delle cure corrisponde la pressione insostenibile cui sono sottoposti gli operatori, presi d’assalto e non sempre per metafora. L’invito di Mena Cirillo, che al Cardarelli fa l’internista, è di quelli che non si possono rifiutare: «Venga il lunedì o il martedì: a inizio settimana: siamo presi d’assedio, la tensione è altissima». Medici e infermieri accusano «Presi d’assedio, colpa dei tagli e l’attesa fa salire la tensione».

Fondi UE: I nostri soldi che restano in Europa a beneficio di altri paesi

regionecampaniaOggi (13.08.2014) su La Repubblica edizione Nazionale viene descritto il disastro dei fondi europei con la Commissione UE che boccia il programma Italiano 2014/2020 perché siamo inaffidabili e, quando riusciamo a spendere, non controlliamo la spesa e, quindi, le ricadute occupazionali e sociali che è sotto gli occhi di tutti sono assolutamente inconsistenti.

Il lungo articolo riporta su scala nazionale ciò che vado dicendo da qualche mese sulla incapacità della Regione Campania di fare programmazione e sviluppo aggiungendo che la prossima istituzione delle Città Metropolitane potrebbe essere un ulteriore “ingarbugliamento” tra istituzioni pubbliche e competenze.

E’ interessante notare che il 75% dei 40 miliardi sarebbero destinati al mezzogiorno ed in particolare alle quattro regioni ad obiettivo convergenza: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Ciò che però non leggo nell’articolo, poiché implicito, ma che secondo me va sempre ribadito è che i 40 Miliardi di euro sono innanzitutto soldi dei cittadini italiani che dovrebbero ritornare e che invece andranno ad altri paesi!

Non dico altro se non avere la amara conferma che ci vuole un cambio di passo della classe dirigente che si è dimostrata non solamente priva di idee e di una visione politico/amministrativa ma è stata anche assolutamente incapace di innescare una riforma strutturale della macchina amministrativa che ancora ad oggi non riesce né a spendere né a controllare i risultati della spesa!

vedi anche:

continua il fallimento di caldoro sui fondi europei (clikka)

Da La Repubblica edizione Nazionale del 13.08.2014

A rischio 40 milioni di fondi UE

DOSSIER DI BRUXELLES ACCUSA L’ITALIA: MANCA PROGRAMMA DI UTILIZZO

VALENTINA CONTE

RICERCA , innovazione, agenda digitale, competitività, sviluppo tecnologico, cultura: l’Italia non ha una strategia. E per questo la Commissione europea, nella lettera inviata al governo Renzi un mese fa e finora inedita, rimanda a settembre il piano italiano sui nuovi fondi europei, quelli relativi al settennato 2014-2020. Respinge al mittente cioè proprio l’Accordo di partenariato, quel documento chiave che ogni paese è chiamato a predisporre e che l’Italia ha inviato il 22 aprile scorso.

INDISPENSABILE per sbloccare i singoli programmi, nazionali e regionali. Senza l’assenso di Bruxelles su questo particolare Accordo si ferma tutto, non arrivano i soldi e non si inizia a spendere. Una partita che vale per l’Italia 41 miliardi e mezzo in sette anni. Cifra che raddoppia con il cofinanziamento nazionale. E che ora dunque si congela. Con lo svantaggio per l’Italia di partire male e in ritardo sui fondi strutturali, pure stavolta. Ma Bruxelles è categorica. Senza un piano e una strategia chiari ed efficaci, appunto, l’assenso non c’è. Anche perché – ed è questa la critica più forte – l’Italia ha gravi problemi di governance. La sua pubblica amministrazione non è efficiente e ben funzionante. E quando il motore è inceppato, non si può sperare che la linfa europea contribuisca a rivitalizzare il paese. Anzi i fondi rischiano di imboccare di nuovo la via, biasimata, degli incentivi a pioggia. Se non è una bocciatura, poco ci manca.

CAPACITÀ ISTITUZIONALE

In 249 punti e 37 pagine, la Commissione europea analizza passaggio per passaggio tutto il piano italiano. E chiede ancora una volta al governo, come aveva raccomandato già in marzo, di rispondere sulla sua «capacità amministrativa ». Se sia cioè migliorata e come, non tanto l’abilità e l’organizzazione tecnica nel gestire i programmi operativi. Quanto il quadro complessivo, la cornice in cui si muove questo fiume di denaro: la pubblica amministrazione. Per Bruxelles l’Italia confonde tra «assistenza tecnica » e «capacità istituzionale». Se la prima si può ovviare con l’Agenzia per la coesione (istituita di recente e coordinata direttamente da Palazzo Chigi, sotto la supervisione del sottosegretario Graziano Delrio), per la seconda occorre «sostenere ampie e orizzontali riforme» della p.a. e «buone iniziative di governance». Di più, «il ruolo delle diverse istituzioni deve essere chiarito, definendo chi fa cosa, quando e come ». Punto fondamentale, visto che si tratta di una spesa ad alta incidenza territoriale. Laddove però centro e periferia (assai parcellizzata) faticano a coordinarsi. Con i magri risultati di questi anni: soldi spesi tardi, male, in qualche caso persi in mille rivoli o restituiti al mittente.

SPECIALIZZAZIONE INTELLIGENTE

L’altro buco nero italiano, che la Commissione torna a denunciare come fa da almeno tre anni, è quello delle “Strategie di specializzazione intelligente”. Una definizione burocratica per intendere, in buona sostanza, un piano su come far ripartire il Paese (anche con i soldi europei), ora necessario più che mai, visto il ritorno dell’Italia in recessione. Non solo il governo non ha «per il momento» ancora adottato queste Strategie, «a livello nazionale e regionale». Ma risulta, agli occhi della Ue, deficitario praticamente in tutti gli ambiti che contano per il rilancio. Agenda digitale: «Manca una vera strategia». Innovazione: «Calo significativo dei fondi», ma «ciò non deve comportare un calo delle risorse per la ricerca industriale nel settore privato». Aziende: «Identificazione ancora insufficiente degli interventi strutturali necessari per riguadagnare competitività». Anzi, sottolinea Bruxelles, «regimi di aiuto “generalisti” orizzontali andrebbero evitati». E sostituiti da «un sostegno mirato alle imprese legato allo sviluppo tecnologico ». A questo proposito, la Commissione si chiede anche che fine abbia fatto il piano Giavazzi per sfoltire incentivi alle aziende. E quale effetto abbiano avuto i crediti d’imposta concessi dai vari governi. Cultura: «Assenza di un progetto strategico e di cenni alle lezioni apprese dal periodo di programmazione 2007-2013». E cioè il disastro Pompei (fondi ancora non spesi pari a 105 milioni, rimessi da poco in pista) e 15 milioni restituiti. Addirittura, la Commissione ricorda che «il Fesr (uno dei fondi strutturali, ndr) non sostiene “eventi” culturali e turistici che sono considerati a basso valore aggiunto». Ma «solo interventi strutturali e che possono avere un impatto strutturale ». Insomma, meno sagre e più patrimonio culturale da curare, restaurare, far fruttare. Infine, istruzione: «Le percentuali di risorse destinate all’abbandono scolastico per le regioni meno sviluppare (12%) e di partecipazio- ne all’istruzione superiore (2%) sembrano basse rispetto alla portata dei problemi in queste aree».

PROGRAMMI A RISCHIO

Il governo Renzi dovrà rispondere su questi e altri punti. Ma è chiaro che la tirata d’orecchie non fa piacere, specie in un momento non proprio brillante per l’Italia sul fronte dei risultati economici. Se la Commissione da una parte dà pur adito all’esecutivo di voler accentrare, per meglio fluidificare, la gestione dei fondi europei – anzi si dice «favorevole al rafforzamento degli interventi gestiti dalle amministrazioni centrali» – dall’altra parte «sospende le sue considerazioni in attesa di una valutazione approfondita degli obiettivi» su tre proposte: legalità, aree metropolitane e cultura. In particolare, ritiene che l’attuazione del programma nazionale sulle Città metropolitane «appare a rischio, in considerazione della architettura complessa e dei rischi di sovrapposizione con programmi regionali». Insomma troppa confusione, tra piani nazionali per città metropolitane che ancora non esistono e piani regionali per città non metropolitane, spesso assai piccole (5 mila comuni italiani su 8 mila hanno meno di 5 mila abitanti). La domanda di Bruxelles sembra essere: ma ce la fate?

CRONOPROGRAMMA

Tra l’altro, osserva ancora la Commissione, in molti casi non ci sono proprio le premesse per spendere. Mancano o sono insufficienti le «condizioni ex ante». In particolare, considera «solo parzialmente soddisfatte», tra le altre, le condizionalità in materia di «agenda digitale, gestione delle acque, trasporti, politiche del lavoro, abbandono scolastico, sistemi di controllo sugli aiuti di Stato». Per questo chiede al governo italiano di «fornire un cronoprogramma plausibile per l’adozione dei vari provvedimenti». E «si riserva di valutare l’effettivo soddisfacimento delle condizionalità quando tutte le informazioni saranno disponibili». Altra bacchettata. Infine un richiamo pure sul «gran numero» dei soggetti chiamati ad attuare questo Accordo di partenariato. Può anche andar bene, ma Bruxelles vorrebbe che fossero esplicitati «i criteri per la selezione dei partner ». Anche qui troppa superficialità.

MEZZOGIORNO IN AFFANNO

È chiaro che una pagella siffatta fa male soprattutto alle regioni meridionali, destinatarie del 71,1% delle risorse messe a disposizione dall’Europa, come calcola il Servizio politiche territoriali della Uil. Un Sud Italia che non sempre è stato messo in condizione, dalla politica locale e nazionale, di lavorare bene. Ne parlerà forse Renzi con gli amministratori delle città che visiterà a partire da domani.

Continua il fallimento di Caldoro sui fondi europei

caldoroPiù passa il tempo più si avvicina la scadenza della Giunta Regionale più gli atti di Caldoro rappresentano una confessione della incapacità a fare l’unica cosa che una regione avrebbe dovuto fare: Programmazione e sviluppo mediante la spesa dei Fondi Europei!

Come già ho segnalato in qualche altro post, Caldoro in questi ultimi mesi è come se si fosse svegliato da un sonno, un sonno mortale non per lui ma per i cittadini campani ed ha preso a produrre atti con due obiettivi il primo quello di dimostrare di spendere oggi ciò che avrebbe dovuto spendere ieri, il secondo “sollecitare” il suo elettorato ed il mondo delle imprese attraverso la riproposizione di progetti da realizzare in quest’ultimo anno di mandato; come se ciò che si doveva fare in cinque anni lo si potesse fare in meno di 12 mesi! Qualche mese fa, infatti, ha adottato addirittura una delibera di accelerazione della spesa dei fondi europei su cui ho già scritto (clikka).

Oggi, invece, da quello che leggo da Repubblica Napoli (in calce l’articolo) mi sembra che caldoro da un lato fa outing, dimostrando di aver sbagliato a revocare le delibere adottate negli ultimi sei mesi del mandato della Giunta Bassolino, dall’altro fa peggio e per spendere i soldi dei progetti europei già assegnati, abolisce i vincoli e le verifiche, cosicché i soggetti beneficiari dei fondi europei non dovranno dimostrare di aver conseguito gli obiettivi che, invece, dovevano conseguire.

In sostanza Caldoro fa l’unica cosa che non avrebbe dovuto fare: Stende una mano alle imprese che in un certo qual modo sono venute meno al “patto”. Sarebbe stato meglio insistere con i controlli per non dare i soldi ai cd. furbetti dei fondi europei.

Sono, infatti, convinto che l’unica cosa seria che si debba fare con i fondi europei, ed in generale con la spesa pubblica, sia il controllo del raggiungimento degli obiettivi perché la nostra regione, ma anche il Comune, è piena di progetti e programmi finanziati con milioni di euro di fondi erogati solo per spenderli e basta, dove non c’è nessuno che controlla se sono stati spesi bene.

La prova è che parlando con un mio vecchio amico questi mi racconta un fatto che mi ha confermato i miei dubbi. Qualche tempo fa, infatti, la regione commissionò uno studio ad un gruppo di giovani professionisti (tra cui il mio amico) per verificare la ricaduta concreta dei finanziamenti europei, ebbene, il risultato fu duplice: 1) nel team fu arruolata una quota di amici degli amici pagati per non fare nulla; 2) quelli che lavorarono scoprirono che con la spesa di milioni di euro nessun posto di lavoro era stato creato. Nei corsi di formazione, infatti, c’erano più docenti che discenti. Chi non ricorda, infatti, i cd. progetto ISOLA o BROS, milioni di euro spesi solo per fare consenso elettorale. La cosa bella è che questo mio amico mi ha detto che lo studio fu archiviato e non diffuso ed a coloro che lo condussero fu fatta firmare una clausola di segretezza. NOn c’è che dire dei veri signori del bene e dell’interesse pubblico!

La riprova di ciò che dico è il caso delle guide turistiche di cui ho parlato in un altro post (clikka) e che è uno scandalo presente solo nella regione campania!

Proposta:

Caro Caldoro, non si affanni tanto a dimostrare ciò che ormai non può più dimostrare, la spesa dei fondi europei nella regione da Lei amministrata è al 33 % e questo è un dato che non può recuperare in pochi mesi. Se volesse veramente il bene della Regione non continui a proporre atti amministrativamente e politicamente indecenti, organizzi un buon team di dirigenti e funzionari della regione in grado di portare avanti i programmi ed i progetti europei. Non si può costruire un edificio senza le fondamenta! Se non ha le professionalità interne, allora, provveda a recuperarle all’esterno saranno soldi spesi bene!

Vedi anche:

Progetto UNESCO ed incapacità un binomio assoluto e perfetto (clikka)

il grande progetto unesco una corsa persa contro il tempo (clikka)

Da Repubblica Napoli del 10.08.2014

FONDI EUROPEI 2000-2006

Pagamenti alle imprese, caldoro cancella i vincoli

Caldoro segue le tracce della giunta Bassolino

ALESSIO GEMMA

NIENTE più “indicatori” da rispettare per meritare i fondi europei. Niente graduatorie da scalare. Il presidente della Regione Stefano Caldoro spiana alle imprese la strada per ottenere i contributi di almeno 8 anni fa: quelli programmati tra il 2000 e il 2006 dalla prima amministrazione di Antonio Bassolino.

UNA mossa per recuperare il ritardo nella spesa degli attuali finanziamenti 2007-2013 ed evitare di perdere risorse per il prossimo ciclo di investimenti 2014-2020.

E’ scritto in una norma, passata sotto silenzio, del maxi emendamento approvato con la legge finanziaria. Così recita l’articolo 11: “in considerazione della particolare gravità della crisi economica internazionale e nazionale, che ha colpito anche il sistema produttivo regionale campano, le imprese beneficiarie delle agevolazioni del Por Campania 2000-2006 non sono più tenute al rispetto degli obblighi derivanti dal calcolo degli indicatori utilizzati per la formazione delle graduatorie. Sono fatti salvi i provvedimenti amministrativi già adottati”. Cosa significa? Che per i progetti europei, dei quali sono stati impegnati i fondi di due consiliature fa, saltano le “regole” pattuite. Le imprese beneficiarie dei finanziamenti residui non dovranno più eguagliare quegli obiettivi stabiliti all’inizio della programmazione con la Regione, necessari per intascare i contributi. Numero di posti di lavoro generati, rapporto tra il totale di investimenti attivati e il totale della spesa pubblica: questi i principali “indicatori”. Vuol dire, ad esempio, che per vedersi assegnare i fondi, una particolare azienda doveva dimostrare che il progetto portato avanti era in grado di creare un certo numero di occupati. Non ce ne sarà più bisogno. Via libera, quindi, a 10 vecchi capitoli di spesa per ridare ossigeno all’economia campana in recessione come quella italiana. Rifiuti, turismo, beni culturali, innovazione tecnologica, artigianato: c’è di tutto nelle misure privilegiate da Caldoro. Ecco il dettaglio: sostegno alle imprese per la costruzione di impianti di compostaggio e di energie rinnovabili; contributi a piccole imprese che operano nella ristorazione, nella ricettività turistica, nei parchi; aiuti a “imprese commerciali inserite in contesti urbani da recuperare” e a “imprese di artigianato coinvolte in scambi con l’estero”.

Quello che può sembrare un assist da parte di Caldoro all’ex governatore Bassolino, si rivela in realtà una strategia per ridurre lo svantaggio della Campania sui fondi 2014-2020. Logico il ragionamento seguito ai piani alti di Palazzo Santa Lucia: se i finanziamenti europei 2007-2013 sono stati spesi solo per il 33 per cento, c’è il rischio di avere meno soldi sul programma 2014-2020, anche alla luce del fatto che la Regione ha riproposto all’Europa i “Grandi progetti” rimasti al palo negli ultimi 6 anni. Come porto di Napoli e Regi Lagni. Nel 2010 infatti la giunta Caldoro aveva “congelato” gli atti approvati dalla vecchia amministrazione per sottoporli a verifica e sbloccarli solo nell’ultimo anno. Ora la soluzione escogitata è di fare “sponda” con la programmazione precedente 2000-2006 per aumentare i fondi già spesi. E convincere anche il premier Renzi a non tagliare la quota di cofinanziamento da parte dello Stato sui progetti che partiranno dal 2014.

Regione Campania: Si avvicinano le elezioni

caldoroIncollo tre articolo de Il Mattino di Napoli di oggi (30.08.2014) e di ieri che inchiodano il governatore della Regione Campania alle proprie responsabilità, poiché sono la dimostrazione che durante tutto il suo mandato non ha fatto altro che girarsi i pollici non facendo nulla per costringere dirigenti e funzionari a spendere, in modo serio e costruttivo i nostri soldi europei. Ieri leggo che sono addirittura a rischio i finanziamenti per il porto di napoli (che significa macato sviluppo e posti di lavoro), oggi leggo di una delibera con la quale, guarda caso solo ora, si sarebbero sbloccati 300 milioni di euro. Il governatore sostanzialmente in  meno di un anno vorrebbe spendere ciò che non è riuscito a spendere né a programmare in cinque anni.

La Regione Campania  muore di disoccupazione e Napoli è stretta nella morsa della decadenza, con palazzi che letteralmente crollano anche perché non si è riusciti a creare un circolo virtuoso mediante la spesa dei finanziamenti europei. Oggi addirittura leggo che il governatore si sarebbe ricordato della stazione di Montesantangelo, per intenderci quella dell’opera di Kapoor di cui ho già scritto addirittura nell’agosto del 2012 quando i giornali se ne occuparono facendo scoppiare il caso: gli sprechi della metropolitana (clikka)lo scandalo della metropolitana di Kapoor ed i giornali (clikka)le stazioni di montesantangelo di Kapoor (clikka).

Ora mi chiedo caldoro oltre a non leggere i giornali dai quali poteva accorgersi della questione già nel 2012, non parla neppure con i suoi dirigenti e funzionari che forse gli avrebbero potuto dire che il progetto di montesantangelo era bloccato. Guarda caso caldoro si accorge di questi progetti proprio in questo periodo di campagna elettorale per sollecitare i suoi elettori e dimostrare che sta facendo qualcosa. Peccato che proprio questi suoi colpi di coda dimostrano ancora di più la sua incapacità ed il grave ritardo.

vedi anche:

la città crolla e la regione restituisce i soldi (clikka)

la regione che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini (clikka)

Da Il MATTINO NAPOLI del 29-07-2014

Grande progetto al palo, assedio all`Authority

Le gare non decollano, frenata sul piano regolatore: a rischio anche i fondi 2014/2020.

Le infrastrutture, il caso Grande progetto al palo, assedio all’Authoriti. Le gare non decollano, frenata sul piano regolatore: a rischio anche i fondi 2014-202

Attuazione del Grande Progetto e revisione del Piano regolatore portuale. I due grandi eterni che riguardano il rilancio del porto di Napoli camminano a braccetto anche perché, se non si arriva all’approvazione definitiva del Piano regolatore, è a rischio anche la parte del Grande Progetto che è già stata appostata sull’Agenda UE 2014-2020. Tutti si sarebbero aspettati, però, uno sforzo energico per tentare di salvare i finanziamenti per 154 milioni già concessi dalla UE, invece, giorno dopo giorno emerge con sempre maggiore chiarezza che le spinte in atto mirano soprattutto alla modifica del Piano regolatore e in particolare al salvataggio della darsena petroli. Il Piano, infatti, ha nel tombamento della darsena petroli uno dei suoi punti qualificanti: l’intervento eliminerebbe un grande rischio, quello dell’alimentazione da mare dei depositi di prodotti petroliferi e di gas combustibile posizionati a due passi dalle abitazioni e dai terminal dove lavorano qualche centinaia di operai. E ieri la questione dello strumento di pianificazione portuale ha avuto anche una eco nella prima riunione del Comitato Portuale presieduto dal commissario Francesco Karrer. «Il Commissario ha aperto i lavori – spiega una nota – informando sulle attività sin qui svolte (riordino in materia di concessioni, lavori infrastrutturali in corso, piano regolatore dell’intera circoscrizione portuale, opere presenti nel Grande Progetto) e proponendo un calendario di sedute per sottolineare l’impegno. La riforma Avanza nel decreto «Sblocca Italia» il progetto di fusione delle Autorità ad affrontare le questioni principali per la ripresa dello scalo partenopeo: la revisione del nuovo piano regolatore (il Consiglio superiore dei lavori pubblici nel marzo 2013 ha rinviato all’AP il documento urbanistico) e l’attuazione del Grande Progetto; per passare quindi alla verifica delle concessioni e della riscossione dei canoni dovuti». Come se il tempo si fosse fermato al dicembre 2013, data in cui la magistratura ha estromesso dal porto il commissario Dassatti. Ma a ben vedere stanno venendo al pettine tutti i nodi che riguardano i ritardi accumulati dall’Autorità Portuale di Napoli. Il governatore Stefano Caldoro va all’attacco sul Grande Progetto del porto di Napoli e mette sotto accusa senza mezzi termini proprio l’Autorità Portuale. «Il porto di Napoli ha candidato ai finanziamenti del Grande Progetto – ha detto al “Mattino” – opere che erano state programmate e progettate ben prima del 2011, alcune delle quali definananziate per il mancato inizio dei lavori». Come dire: stiamo parlando di opere che potevano già essere state realizzate e che, invece, non si è riusciti a portare avanti. Incapacità? Litigiosità? Volontà di remare contro? In questi anni si è detto di tutto e siamo passati dalle accuse ai dirigenti lanciate dall’ex presidenti e commissario Luciano Dassatti alla «situazione complicata» del commissario Felice Angrisano, comandante generale della Capitanerie di porto, allo «spirito collaborativo: trovato dal commissario Karrer. Ma non si fanno passi in avanti. E non bisogna dimenticare che è dovuto intervenire anche il capo di gabinetto di Lupi Giacomo Aiello. Sarebbe successo tutto questo se l’Autorità Portuale avesse avuto una governance stabile? Se, invece di cinque commissari consecutivi ci fosse stato un presidente? Un uomo capace di cogliere subito i ritardi sul Grandi Progetto, un presidente che, dopo aver fatte approvare le linee di indirizzo al Comitato Portuale, avesse fatto scattare una difesa a spada tratta i punti fondamentali del piano regolatore portuale? Facile credere di no. Il fatto che Salerno, con una guida stabile da anni, sia in forte anticipo su Napoli sembrerebbe una risposta. D’altro canto i problemi legati ai continui commissariamenti per l’incapacità della politica di trovare soluzioni condivise si sta facendo carico

anche il governo. È in questa direzione, infatti, che il ministro Lupi ha inserito nel DL Sblocca Italia 1o schema di massima che prefigura una vera i propria rivoluzione delle Autorità Portuali 15 in tutto, e la possibilità di ulteriori fusioni e aggregazioni. Si parla di Autorità portuali e logistiche di rilevanza europea» e Napoli dovrebbe saldarsi con Salemo, così come lo stesso Lupi aveva già prefigurato all’atto della prima bozza di riforma.

Da Il Mattino di Napoli del 29.07.2014

«Opere bloccate dai veti incrociati ora è meglio ricollocare quei soldi»

Le reazioni. I sindacati: concentrarsi su settori che consentano di creare occupazione sicura. Ritardi e responsabilità. Il governatore Stefano Caldoro ha detto chiaro e tondo che se il Grande Progetto del porto di Napoli non produrrà gli effetti sperati, le colpe bisognerà cercarle altrove. Una diagnosi che non piace all’opposizione. Antonio Marciano, vice capogruppo del Pd in Consiglio regionale, non ci sta: «Ritorna – dice – il refrain tanto caro a Caldoro del “tutti responsabili, tranne me”. Lui che, tra l’altro, siede di diritto nel Comitato Portuale (anche se in 4 anni non ha mai preso parte ad alcuna seduta), e dunque avrebbe potuto trasferire eventuali preoccupazioni o doverose sollecitazioni in tempi, modi, sedi adeguate. Addebitare oggi le colpe dei problemi del Porto di Napoli all’Authority è testimonianza di pochezza politica e di assenza di rispetto istituzionale». E ancora. «Ricordare oggi che il Porto di Napoli e, in generale, il sistema della logistica sono i principali datori di lavoro della Campania suona quasi come una beffa, di fronte all’inerzia di questi quattro anni di governo Caldoro. Anni in cui il Porto ha perso competitività e attrattività, ha ridotto il proprio traffico crocieristico e quello relativo ai container, vede imprenditori che sono già andati via e altri che sono tentati dal seguire la stessa strada». Lina Lucci, segretario regionale della Cisl, vuole vederci chiaro. «Le parole rassicuranti pronunciate da Francesco Karrer sull’avvio delle gare del Grande Progetto porto di Napoli nel prossimo mese di settembre stridono fortemente con quanto da lui stesso rappresentato al tavolo istituzionale della Cabina di regia sulla portualità. Ci preoccupano ancora di più le affermazioni di Karrer sul Piano regolatore portuale sembrano a sostegno di quei concessionari dei depositi costieri che si oppongono, da anni, alla delocalizzazione degli ormeggi per i traffici petroliferi, pur sapendo che le loro attività sono al tempo stesso pericolose per il rischio da incidente rilevante e fortemente inquinanti in quanto generano condizioni ambientali altamente cancerogene. Su questo tema è assordante il silenzio del sindaco de Magistris che, più di tutti, dovrebbe spingere per velocizzare la delocalizzazione dei depositi di petroli e gas nell’area di Napoli Est». E non basta. «Caldoro fa bene a sottolineare – spiega Lucci – di aver invitato da tempo, anche su nostra richiesta, l’Autorità Portuale a preparare progetti e ad avviare le gare in attesa della formalizzazione dei finanziamenti. A lui abbiamo già chiesto – proprio in sede di cabina di regia – che alla luce dei ritardi accumulati dall’Autorità Portuale e sulla base di uno scarica barile a cui continuiamo ad assistere, di definanziare il progetto e spostare quelle risorse su segmenti produttivi di spesa certa, per creare nuovi posti di lavoro subito». Per Anna Rea, segretario regionale della Uil, è arrivato il momento di mettere da parte polemiche e accuse: «Rivolgo un invito a tutti – ha dette affinché si passi dalle parole spesso inutili ai fatti. Il commissario Karrer è intenzionato a fare di tutto per recuperare il tempo perso: benissimo cerchiamo di centrare questo che obiettivo. Gli errori sono stati fatti su tutti i versanti, o è necessaria una scossa e, responsabilmente, la dobbiamo dare tutti insieme. Questa situazione è anche figlia di veti incrociati dei partiti nel definire una governance stabile per il porto». Rea mette tutti sul banco degli imputati: «Più che piantare bandierine mi sembra sia giunto il momento di dare un segnale di concretezza. Le gare devono partire subito e tutti i soggetti istituzionali, i dipendenti e i dirigenti, devono fare uno sforzo comune: il porto di Napli non può perdere anche questa occasione».

Da Il Mattino di Napoli del 30.07.2014

Trecento milioni per le opere incompiute, ripartono i lavori per la stazione di Monte Sant’Angelo.

Sblocca Campania: ecco i fondi = Turismo, passa la legge: nasce l’Agenzia regionale

La Regione vara la legge sul turismo: chiudono Ept e Agenzie di soggiorno. II sì in Consiglio dopo 31 anni: cancellati gli Ept. Gli operatori: da qui inizia la ripresa.

Trecento milioni per le opere incompiute, ripartono i lavori per la stazione di Monte Sant’Angel Sblocca-Campama: ecco i fondi. La Regione vara la legge sul turismo: chiudono Ept e Agenzie di soggiorno. Arriva lo «Sblocca Campania». Quasi trecento milioni stanziati per completare quattro opere incompiute. A partire dalla Metropolitana di Monte Sant’Angelo, fermata Università. Lì dove il treno è un desiderio che non passa: cantieri fantasma da tanti, troppi anni. La svolta a sorpresa è annunciata dal governatore Stefano Caldoro, nel giorno in cui inizia la maratona in Consiglio per l’approvazione del collegato di bilancio e viene licenziata la legge sul turismo, 31 anni per definire i 31 articoli che regoleranno «l’industria» più importante della regione. In concreto, gli Ept e le Aziende autonome di cura e soggiorno, già in fase di scioglimento, vengono definitivamente cancellati entro 180 giorni, e il personale trasferito in Regione. Nasce l’Agenzia regionale per la promozione del turismo e dei beni culturali, decisiva per sostenere una programmazione strutturata, con scadenze definite e prefissate. Novità anche per il turismo rurale e altre iniziative di sviluppo. > Il Consiglio regionale ha approvato con 32 voti favorevoli il testo che disciplina il settore. «Bene, un altro passo avanti» scrive su Twitter, in tempo reale dall’aula, il governatore Stefano Caldoro. «Una svolta senza precedenti: lo strumento giusto per promuovere sviluppo economico» sottolinea l’assessore Pasquale Sommese. E il presidente dell’Ente bilaterale del turismo, Costanze laccarino, anche presidente di Federalberghi: «Da qui inizia la ripresa. È un momento che aspettavamo tutti da tempo, un plauso a tutti quelli che ci hanno creduto fino alla fine». «Si metta mano adesso al riordino legislativo dei diversi settori, dalle agenzie di viaggio fino alla classificazione alberghiera» sollecita il presidente di Unioncamere, Maurizio Maddaloni. La legge riorganizza il sistema turistico e ne disciplina la governance. Definisce con nettezza ruoli, competenze e funzioni. Promuove più collaborazione tra pubblico e privato, attraverso i Poli turistici locali. In concreto, gli Enti provinciali per il turismo e le Aziende autonome di cura e soggiorno, già in fase di scioglimento, vengono definitivamente cancellati entro 180 giorni, e il personale viene trasferito in Regione. Nasce l’Agenzia regionale per la promozione del turismo e dei beni culturali (composta da un consiglio di indirizzo, un direttore generale e un collegio di revisori dei conti). «L’Agenzia regionale farà da collettore di sinergie, orientata da una visione strategica più ampia» sottolinea Luigi Cobellis, capogruppo Udc. Alla Regione è affidato il ruolo di programmazione e indirizzo (attraverso l’adozione di un piano triennale per il turismo e un programma annuale), ma anche il compito di regolamentazione e vigilanza sugli standard di qualità. Rilevanti le competenze sono, infatti, attribuite ai Comuni, che devono attivare i cosiddetti Siat, acronimo che sta per Servizi di informazione e accoglienza turistica. Coordinamento anche attraverso un Tavolo istituzionale delle politiche turistiche, presieduto dal governatore o da un suo delegato. Valorizzato il ruolo delle Pro loco, costituendo un albo regionale sotto l’egida dell’Unione nazionale Pro Loco d’Italia. «Tra le novità c’è il riconoscimento del “Turismo rurale” che ingloba l’agriturismo, il turismo verde, equestre e altro» argomenta il presidente del Consiglio, Pietro Foglia, promotore degli emendamenti nella precedente veste di presidente di commissione. Ancora: introdotta per legge la Carta dei diritti del turista, con informazioni obbligatorie sulle tutele. «Mettere ordine detta le basi per la ripresa dell’occupazione» sottolinea la consigliera di Fi Mafalda Amente, «II turismo in Campania è come il petrolio. Ora lavoreremo in giunta affinchè si raggiungano al più presto gli indirizzi delle linee programmatiche» annuncia l’assessore Bianca D’Angelo. Laborioso risultato delle proposte di Schifone-Lonardo, Nappi-Aveta e D’Angelo-Mucciolo con il disegno di legge a firma dell’ex assessore Giuseppe De Mita, oggi parlamentare che avvisa: «Una legge non risolve i problemi, definisce le condizioni per risolverli». L’opposizione fa notare: «E passata la nostra idea di governance per il turismo, condivisa anche dalle associazioni di rappresentanza del settore e dal sistema camerale» dice il vicecapogruppo pd, Antonio Marciano. La prova di forza vera oggi sul collegato alla finanziaria. Modifiche annunciate sull’eleggibilità dei sindaci e le dimissioni probabilmente necessarie solo al momento della candidatura e nei comuni con più di 15mila abitanti anziché 5mila. «È stato fatto un grande lavoro» afferma il capogruppo di Fi, Gennaro Nocera. Sul piede di guerra invece i gruppi di opposizione con Lello Topo, Anita Sala e Corrado Gabriele che a Caldoro chiedono di non ricorrere alla fiducia su un maxiemendamento.

La Città Crolla e la Regione restituisce i soldi

caldoroQuanto è difficile spiegare le cose alla gente. I cittadini, giustamente, appena hanno a tiro un rappresentate delle istituzioni gli chiedono il conto di tutto, ma proprio tutto e l’argomento che ricorre sono le buche per strada, i palazzi che crollano e la munnezza, tre cose, tre obiettivi che possiamo dire falliti ed il fallimento è sotto giochi di tutti.

Ovviamente anch’io da cittadino mi sento soffocato da queste tre impellenze e, nonostante il mio ruolo di consigliere sia solo di indirizzo e controllo, mi sento anche responsabile nella misura in cui non riesco a entrare in comunicazione con la gente (ma ci provo sempre) per far comprendere dove veramente c’è il cancro ovvero il crimine. Si perché non spendere o saper spendere gli unici soldi che ci vengono assegnati dall’europa è un crimine che in un certo qual modo io in comune ho cercato di perseguire chiedendo le indagini sui fondi europei persi per la sicurezza delle nostre scuole (clikka) e per la sicurezza degli gli impianti sportivi napoletani (clikka) giungendo anche a chieder l’azione disciplinare verso i responsabili.

Ogni politico, ogni dirigente, ogni funzionario, ogni impiegato, ogni usciere o operaio che in un certo qual modo ha il compito di spendere i soldi europei o partecipa al complesso procedimento di spesa, credo che oggi ha un piccolo pezzetto di responsabilità per la morte di Salvatore Giordano (schiacciato dal cornicione della Galleria), delle tante persone che inciampano nelle buche e si rompono qualche osso, dei tanti incidenti che accadono per le buche per strada e delle tante autovetture che si “scassano” per lo stesso motivo.

Poi c’è un altro pezzo dei finanziamenti europei che riguarda i fondi per lo sviluppo sociale (FSE) e quelli per l’ambiente ed il lavoro ed allora gli stessi soggetti di cui ho detto prima hanno un ulteriore pezzetto di responsabilità per la mancata creazione di posti di lavoro, l’aumento dei furti, l’aumento degli “scippi”, l’aumento degli omicidi, l’aumento delle malattie per le mancate bonifiche e l’aumento della criminalità in genere. Ovviamente mi potrete dire che allargo troppo il campo ma, invece, dico che non è così perché non spendere i fondi europei oggi significa essere correi o corresponsabili (ditelo come volete) della povertà e della morte di tante persone il che significa essere CRIMINALI.

Ieri ho letto l’articolo che vi incollo in calce che non mi pare sia stato smentito dalla Regione Campania, dal quale si deduce che, contrariamente a quello che dice caldoro, la regione spende meno di due miliardi di euro a fronte degli otto, raggiungendo appena il 33,3% dei fondi europei, nonostante qualche suo assessore abbia dichiarato che la regione raggiunge invece il 60%. Ovviamente quest’ultimo dato è falso altrimenti non staremmo come stiamo con ospedali che chiudono e progetti di sviluppo fermi al palo (da Bagnoli a Napoli Est).

Ebbene, la prova della falsità di quanto va dicendo caldoro ed i suoi amici di giunta la si può desumere dal fatto che solo il 26.02.2014, quindi, a seiennio scaduto da oltre un anno, la Regione si ricorda di fare una delibera di accelerazione della spesa dei fondi europei (clikka) per spendere oltre quattro miliardi non spesi,  definendola così quasi a voler sfottere i cittadini campani!

In sostanza la regione vorrebbe spendere quello che non è riuscita a spendere per tutta la consiliatura in questi pochi mesi che la separano dalla scadenza del mandato. Lo scopo dell’amministrazione regionale, a pensar male (che nonni sbaglia mai) è ovviamente quello di campagna elettorale, senza alcuna dignità e vergogna verso le morti e le tragedie di cui, come ho detto prima, lo stesso caldoro ed i suoi amici di giunta sono da ritenere responsabili. Almeno responsabili nella misura in cui non hanno LICENZIATO i dirigenti, i funzionari, gli impiegati o gli uscieri che hanno sbagliato qualcosa nel complesso procedimento volto alla spesa dei fondi europei.

Allora come faccio io a spiegare ai cittadini che mi chiedono conto e ragione dello sfascio? Confesso che, quando incontro gente semplice con la quale è difficile entrare in comunicazione, alla fine ne esco sempre con un “fegato così” chiedendo loro chi hanno votato e perché hanno votato questo o quello, ottenendo sempre la stessa risposta: “sono tutti uguali“. A questo punto mi viene l’orticaria, penso ai miei figli ed alloro futuro, penso di scappare, o per lo meno di dare loro gli strumenti per scappare da questa città, questa regione da questo paese!

Non è possibile io non sono uguale a loro, non sono uguale a caldoro né a cesari! E’ così che ci vogliono far credere per impedirci di lottare. Ci vogliono rassegnati per rubarci il voto al momento opportuno … tanto sono tutti uguali per 50, 25 euro o la busta della spesa o la visita mediaca, o l’esame di scuola o la buca sotto casa mia, posso pure farmelo rubare questo voto tanto sono tutti uguali.

Vedi anche:

una citta che crolla e la cultura della sicurezza (clikka)

La Regione Campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini (clikka)

La Regione boccia il comune di napoli sui finanziamenti europei (clikka)

Da Repubblica Napoli del 25.07.2014

Fondi Europei, ecco i progetti

Caldoro approva il ciclo di investimenti: otto miliardi che dovranno produrre opere e lavoro entro il 2020 Bonifica dei territori inquinati e lotta alla disoccupazione giovanile sono le priorità di Palazzo Santa Lucia

ALESSIO GEMMA

AMIANTO. E generazione “neet”: giovani che non studiano e non lavorano. Ecco il nuovo lessico dei fondi europei firmati dalla Regione per il 2014-2020. Bonifica dei territori inquinati e lotta alla disoccupazione giovanile. Ma anche il completamento dei 13 grandi progetti, alcuni dei quali aspettano di vedere la luce da 15 anni. Come il porto di Napoli e Bagnoli. La giunta del governatore Stefano Caldoro ha approvato il prossimo ciclo di investimenti per lo sviluppo: quasi 8 miliardi di euro, soldi distribuiti su 16 misure di intervento che dovranno produrre opere e lavoro entro il 2020. È il documento venuto fuori il 16 luglio dalla riunione con il governo e gli altri presidenti di Regione: come distribuire le risorse in arrivo da Bruxelles. Con l’impegno dello Stato di metterci di tasca propria il 50 per cento di “cofinanziamento”, una prassi che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan vorrebbe abbandonare dal 2014 per risanare i conti dell’Italia e che forse spiega la scelta del presidente Caldoro di giocare d’anticipo sulla presentazione del programma campano.

Tre le strategie a cui punta Palazzo Santa Lucia: innovazione d’impresa, cura dell’ambiente e inclusione sociale. Con 3.1 miliardi di euro, ossia il 46 per cento dei fondi, impegnati sul “verde”. La politica che ricorre più spesso negli atti preparati ai piani alti di via Santa Lucia è “continuità”. Si traduce nell’accavallarsi di soldi freschi su investimenti vecchi: cantieri ancora aperti o progetti rimasti nei cassetti. Perché al 31 maggio scorso la Campania risulta ultima in Italia nella spesa dei fondi per lo sviluppo economico (Fesr) relativi al 2007-2013: 33.3 per cento l’obiettivo raggiunto, meno di 2 miliardi utilizzati su una dotazione iniziale di 8 miliardi. Ritornano allora riqualificazione litorale Domitio, Regi Lagni, Campi Flegrei, Porti di Napoli e di Salerno, sistema metropolitano regionale, banda larga. E le tre grandi incompiute di Napoli città: Bagnoli, Centro storico, Napoli Est. Da 8 miliardi del 2007 il fondo per lo sviluppo passa a 6 miliardi nel 2014, complice l’ingresso di altri paesi nella comunità europea. Ben 1,2 miliardi saranno spesi per «bonifiche, decontaminazione da amianto, impianti di depurazione, risorsa mare». Altri 800 milioni per costruire «edifici ad efficienza energetica, impianti di trattamento di rifiuti».

È un modo per aggredire le stime negative della regione: 20 per cento di costa non balneabile e 86 per cento di comuni a rischio idrogeologico. Non va meglio sul fronte sociale: tasso di disoccupazione più alto in Italia al 21,9 per cento, oltre il 48 per cento nella fascia fino ai 24 anni. Ecco perché 204 milioni su 1,3 miliardi del fondo sociale saranno dirottati sull’occupazione giovanile con contratti di apprendistato, sostegno a creazione d’impresa e alternanza scuola-lavoro. E per la prima volta partiranno in Campania strumenti già sperimentati in regioni del centro e del Nord come le “cooperative per l’autocostruzione”: gruppi di famiglie che si mettono insieme per sconfiggere il disagio abitativo. Poi c’è la sfida della competitività nella Regione dove il Pil è calato dal 2008 al 2012 del 9 per cento rispetto alla media italiana del 7,5 per cento. Ci sarà un miliardo per incentivi alle imprese soprattutto agroalimentari e si punta a reti di aziende «in ambito di parchi e aree protette per offerta di prodotti culturali e turistici». Resta un vizio tipico nella spesa campana dei fondi Ue, condannato in passato dall’Europa: i soldi appostati per consulenze chiamate in gergo «assistenza tecnica ». Per il periodo 2014-2020 sono previsti quasi 200 milioni di euro.

La Regione Campania che ruba soldi e futuro ai suoi cittadini – Il caso delle Guide Turistiche

guidaturisticaSi avvicinano le Elezioni regionali in Campania e tutti noi dovremmo iniziare a capire e sapere cosa chiedere ad un candidato Governatore e ad un candidato Consigliere. La risposta in sintesi dovrebbe essere semplice: 1) Onestà che dovrebbe essere non un requisito ma un elemento diciamo naturale di ogni persona che si candida a rappresentare il popolo, ma che, purtroppo, proprio i Consiglieri regionali della Campania ci hanno insegnato essere una dote rara, perché il consiglio regionale  al 99 % dei suoi componenti (maggioranza ed opposizione) è indagato con l’accusa di aver rubato soldi pubblici (vedi: la grande bellezza dei consiglieri regionali(clikka); 2) Competenza. Questa dote è più difficile da indagare ma possiamo dire che nella stragrande maggioranza manca visti i risultati.

Dovrebbe, allora, sorgere spontanea la domanda: Come hanno fatto i consiglieri eletti a racimolare oltre 10 mila preferenze? Il popolo è così “bue” da non capire che a candidarsi spesso sono delle “capre”? La risposta è sempre la stessa: Mancano i Partiti in grado di selezionare la classe dirigente!

La Regione deve avere funzioni di programmazione e legislative ed, invece, in Campania assistiamo a tagli lineari che hanno ridotto la sanità, i trasporti e le politiche sociali in uno stato pietoso, con un governatore che è abile a non fare nulla aggirando i problemi anziché affrontarli. E’ esemplificativo, infatti, l’atteggiamento di caldoro sul teatro san carlo (clikka) allorquando preferì sfilarsi per non assumersi responsabilità.

Fatta questa premessa vengo al punto che ha ispirato questo post: Oggi leggo su Repubblica ed. Nazionale (incollo in calce l’articolo) che in Italia ci sono stati 500 mila corsi di formazione che non hanno creato neppure un posto di lavoro se paragonati ai risultati di Francia e Germania! Come è possibile?

Io la spiegazione me la sono data perché ho avuto modo di affrontare il nodo dei corsi di formazione per Guide Turistiche Archeologiche che per me rappresenta l’archetipo di ciò che accade in Regione Campania, senza che ciò susciti il benché minimo moto di indignazione o imbarazzo né per i governatori né per i consiglieri che si sono succeduti!

Il caso concreto mi dimostra che in regione Campania fanno corsi di formazione che hanno avuto (e probabilmente hanno ancora) come unico scopo quello di dare soldi ad amici e parenti che vanno ad insegnare creando spesso anche false aspettative (vedi il caso del progetto BROS) mentre, laddove, il lavoro c’è ed occorre solo prenderselo, senza chiedere nulla a nessuno, la regione resta imbrigliata nel potere delle lobby come nel caso delle guide turistiche.

Ho, infatti, affrontato il caso di un giovane che avendo fatto un corso di formazione regionale di guida turistica archeologica ed avendo conseguito l’attestato di formazione della stessa regione Campania e l’iscrizione nel relativo registro di collocamento, si è visto paradossalmente negare dalla stessa regione l’accesso alla professione perché le guide turistiche già “patentate” non gradiscono l’accesso di altri lavoratori ed i pochi bandi che la regione fa, probabilmente, vengono usati come merce di scambio elettorale. Non mi meraviglierei, infatti, se la regione campania in scadenza emettesse ora un nuovo bando!

Accade, quindi, che un giovane che ha conseguito l’attestato regionale costato soldi pubblici, mentre in Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna può esercitare la professione di guida turistica, mettendo a frutto il corso di formazione seguito, in Campania, invece, l’amministrazione impedisce proprio a coloro che essa stessa ha formato e qualificato di mettere a frutto lavorativamente ciò che hanno imparato!

Una scandalo che non suscita alcuna reazione dei giornali che, invece, dovrebbero mettere alla berlina tutti i giorni il presidente caldoro ed i consiglieri regionali che così facendo stanno rubando il furto dei nostri figli e della nostra regione, oltre ad aver rubato i soldi di un corso di formazione che non è servito a nulla! Lo faranno? Io spero che questo post arrivi lontano e faccia per lo meno vergognare questa classe dirigente regionale che merita solo di scomparire dalla faccia della terra e che i cittadini abbiano modo di capire che quando il voto viene dato in cambio di qualcosa occorre sapere che si sta rubando qualcosa di valore di gran lunga superiore a ciò che hanno ricevuto!

Di seguito uno stralcio dell’atto giudiziario che ho redatto nel caso di cui mi sono occupato e che è ovviamente ancora pendente dall’anno 2007 (possibile che la politica sia sempre in ritardo?) ed a seguire l’articolo oggi apparso su La Repubblica ed. Nazionale che mi fa vergognare di essere cittadino italiano ed in particolare campano. Buon rosicamento di fegato:

“Si ritiene utile, sottolineare i tratti salienti del presente singolare giudizio a mezzo del quale l’istante non ha fatto altro che chiedere la tutela del suo costituzionale diritto al lavoro per svolgere l’attività di guida turistica, essendo in possesso dei requisiti professionali certificati proprio dalla Regione Campania, con un esame conclusivo di un corso di qualificazione professionale indetto dal medesimo ente convenuto! Orbene, per comprendere quale deve essere il canone ermeneutico da seguire nella interpretazione della vigente normativa è il caso di premettere, inoltre, che l’istante, con il presente giudizio, non vuole altro che poter svolgere un lavoro autonomo (realizzarsi, quindi, senza chiedere niente a nessuno e pagare le tasse come tutti i cittadini) per il quale la stessa Regione Campania, in seguito ad un corso di formazione indetto in applicazione della legge regionale n. 40 del 30.07.1977 ha riconosciuto in pieno al Sig….. i requisiti di qualificazione professionale necessari allo svolgimento della professione di guida turistica. In sostanza l’atteggiamento ostruzionistico, tipico, come si vedrà, della sola Regione Campania, di non voler riconoscere l’iscrizione dell’istante all’albo delle guide turistiche, negandogli di fatto il suo diritto al lavoro, si può giustificare solo con la ferma intenzione dei politici e burocrati della Regione stessa di mantenere il monopolio sulla professione di guida turistica utilizzando il meccanismo della iscrizione nell’albo come “scambio”, mentre il corso di formazione professionale, indetto ed organizzato dalla Regione Campania e seguito con profitto dall’istante, visto che non è stato riconosciuto idoneo, dalla stessa regione Campania, per l’esercizio dell’attività di guida turistica, dovremmo ritenerlo essere stato idoneo solo ed esclusivamente a remunerare i docenti (sic!). Appare, inoltre, moralmente riprovevole, specialmente nel periodo di crisi che stiamo vivendo, impedire ad un giovane l’accesso al lavoro per ragioni assolutamente incomprensibili se si pensa che a chiedere di poter svolgere l’attività di guida turistica non è un quivis de populo ma una persona che ha svolto una attività di studio precipua e specialistica con docenti scelti dalla stessa Regione Campania con esame e valutazione finale uguale a quella prevista dalla legge regionale n. 11/1986.

Questi i termini, sia pur polemici, della questione che dimostrano che, come al solito, al cittadino non resta che il ricorso al Giudice, come ultima spiaggia, per poter sperare di porre termine alle ingiustizie perpetrate dalla “burocrazia e dalla politica”. Infine, è facile intuire che la prova di dette affermazioni ci è stata data dal comprensibile e non celato imbarazzo degli impiegati e dei funzionari della Regione ai quali sono state chieste spiegazioni circa il significato da attribuire all’attestato di qualificazione professionale rilasciato dalla medesima Regione se non considerato utile a svolgere la professione di guida turistica !

Nel caso di specie l’istate con raccomandata a mano del 3.05.2007 comunicava alla Regione Campania: i) di essere in possesso dell’Attestato di Qualifica Professionale di Guida Turistica Archeologica, rilasciato dalla stessa Regione Campania, in data 22/03/2000 e conseguito in seguito ad un corso di formazione con esame finale; ii) che detto titolo è idoneo, ai sensi del decreto legge 31 gennaio 2007 n.7, così come modificato ed integrato dalla successiva legge di conversione n. 40 del 02.04.2007, all’esercizio della professione di guida turistica; iii) di essere iscritto nelle liste di collocamento presso il Comune di Pompei dall’anno 2000, con qualifica di guida turistica archeologica; iv) che il diritto al lavoro è costituzionalmente garantito; v) che la Regione Campania nonostante siano scaduti i termini previsti dall’art. 10 comma 7, del decreto legge 31 gennaio 2007, n.7, non ha adottato alcun provvedimento normativo e/o regolamentare; vi) che le norme ed i principi dettati dal decreto legge 31 gennaio 2007, n.7, sono self-executive e non possono soffrire di alcuna deroga da parte della normativa regionale; vii) che pertanto avrebbe iniziato l’attività di guida turistica archeologica sul territorio regionale.

2.- Con raccomandata a mano del 3.05.2007 l’istante chiedeva alla Soprintendenza Archeologica di Pompei il libero e gratuito accesso ai siti archeologici al fine di poter liberamente svolgere l’attività professionale di guida turistica.

3.- Con nota del 05.06.2007 la Soprintendenza di Pompei rispondeva al ricorrente che l’ingresso gratuito ai monumenti ai sensi dell’art. 4 del D.M. 11.12.1997, n. 507, è consentito “alle guide turistiche nell’esercizio della propria attività professionale, mediante esibizione di valida licenza delle competenti autorità. In conseguenza di quanto precede, ai fini della concessione della gratuità alle guide turistiche, gli adempimenti di questa Soprintendenza sono limitati alla semplice verifica, attraverso il proprio concessionario dei servizi di biglietteria, del possesso della licenza in argomento (il cosiddetto patentino) rilasciato dalla Regione Campania, oltre all’accertamento che il titolare della licenza ottenga l’ingresso gratuito soltanto per l’espletamento della propria attività professionale”.

4.- Con nota del 06.06.2007 la Regione Campania in risposta alla comunicazione di inizio attività del 03.05.2007 affermava che l’art. 10, comma 4, del Decreto Legge 31.01.2007, n. 7 (noto come Decreto Bersani sulle liberalizzazioni), nel testo coordinato con la legge di conversione 02.04.2007, n. 40, non avendo innovato la disciplina previgente, contenuta nella legge della Regione Campania, del 16.03.1986, n. 11, rendeva “priva di rilevanza giuridica” la comunicazione di inizio attività fatta dal ricorrente con la sua nota del 03.05.2007 e che in ogni caso non erano decorsi i termini di adeguamento normativo assegnati dal decreto Bersani (?).

5.- Con raccomandata del 26.06.2007 l’istante, impugnando la nota del 06.06.2007 della Regione, chiedeva l’iscrizione all’albo delle Guide Turistiche ex art. 3 legge regionale n. 11/1986, sia in virtù del mutato quadro normativo statale, sia alla luce della chiara e prevalente normativa comunitaria. In risposta alla citata lettera del 26.06.2007 la Regione Campania con nota del 14.08.2007 contestava quanto assunto dall’istante affermando che la sopravvenuta normativa statale non aveva mutato il quadro normativo regionale in virtù del quale, per l’esercizio della professione di guida turistica rimaneva necessario superare l’esame, previsto dall’art. 3 della legge n. 11/1986, volto ad accertare il requisito della capacità professionale, senza però considerare che l’istante era già stato qualificato proprio in seguito ad un corso di formazione professionale regionale istituito in virtù della Legge Regionale n. 40 del 30/07/1977 ed in seguito ad apposito esame attestante il raggiungimento della professionalità richiesta per l’esercizio dell’attività di guida turistica.

Allo stato sia la Soprintendenza, che le forze di polizia addette al controllo ai siti di Pompei ove il ricorrente intende svolgere prevalentemente l’attività lavorativa, impediscono di fatto allo stesso, lo svolgimento dell’attività di guida turistica, in quanto, privo di tesserino e non inserito nell’albo previsto dalla legge n. 11/86 e di cui all’elenco riportato nel BURC n. 36 del 07.08.2006.

Occorre, inoltre, aggiungere che la posizione della Regione Campania è vieppiù incomprensibile se raffrontata alle legislazioni di altre Regioni, probabilmente più europee, nelle quali già da tempo, per l’esercizio della professione di guida turistica, è sufficiente il possesso di un attestato di qualificazione professionale come quello in possesso del ricorrente. Difatti, ciò è previsto dalle leggi regionali del Piemonte n. 33/2001 (doc. 10), della Toscana n. 42/2000 (doc. 11) e della Emilia Romagna n. 15/2000 (doc. 12)”.

Da Repubblica ed. Nazionale di oggi (07.07.2014)

Lo scandalo dei fondi europei 500 mila progetti di formazione non sono serviti a creare lavoro.

L’Italia ha speso 7 miliardi e mezzo in ocrsi di cui non si conoscono né i costi né i benefici. Inclusione sociale, solo 233 nuovi impieghi contro i 30-50 mila di Germania e Francia

Di VALENTINA CONTE

ROMA .

Una montagna di miliardi, sfuggita di mano. Ogni anno l’Italia spende cifre impressionanti in progetti finanziati con fondi strutturali europei, eppure nessuno è in grado di valutarne gli effetti. Se ad esempio favoriscono davvero l’inclusione sociale, se creano nuova occupazione e se questa è strutturale e come viene retribuita. Anzi, va persino peggio. Non solo non conosciamo l’efficacia della spesa, ma ogni euro di fondi ricevuti ce ne costa due in tasse: uno da versare all’Europa come membri dell’Unione e un altro come cofinanziamento, obbligatorio per utilizzare quei fondi. Eppure, nonostante il clamoroso black-out informativo, in cinque anni sono stati messi in campo ben 504 mila progetti di formazione, per una spesa di quasi 7 miliardi e mezzo. Con quali benefici? La risposta dello studio curato dagli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi e pubblicato sul sito lavoce. info è una sola: i benefici sono ignoti.

«Nessuno riesce a districarsi tra piani europei, nazionali e regionali », osserva Perotti, docente alla Bocconi e in passato consigliere economico di Renzi. «Centinaia di documenti stilati per fissare obiettivi che nessuno rispetta. E i soldi diventano una mangiatoia pazzesca per sindacati, assessorati regionali e provinciali ». La soluzione per Perotti è una sola: «Non diamo più soldi a Bruxelles, così non rischiamo di vederli finire nelle mani dei maestri dello spreco, in un sottobosco politico parassitario ». La tesi è ardita, ma suffragata dai numeri dello studio dal titolo “Il disastro dei fondi strutturali europei”.

Nel 2012 l’Italia ha versato 16,5 miliardi come contributi alla Ue e ne ha ricevuti in cambio solo 11, di cui 2,9 di fondi strutturali, tra Fse (per formazione, sussidi al lavoro, inclusione sociale) e Fesr (sussidi alle imprese e infrastrutture). Questi fondi per essere spesi devono essere “doppiati” tramite il cofinanziamento, dunque denari italiani. «Ottima idea, per coinvolgere il beneficiario. Ma se prendiamo il solo Fse, appena il 4% del finanziamento totale viene dalle Regioni (quasi niente dalle Province), il resto è finanziato in parti uguali da Stato italiano e Ue». I soldi di questo fondo dunque «sono completamente gratuiti per i soggetti che poi attuano il progetto, cioè Regioni e Province». Di qui la prima stortura. «Lo scopo del cofinanziamento è completamente negato ». Lo studio passa poi ad esaminare la spesa per i progetti di formazione, che rappresentano la quasi totalità dei progetti dell’Fse (504 mila su 668 mila). Nel periodo 2007-2012 (dati Open-Coesione) ben 7,4 miliardi su 13,5 sono stati impiegati qui. La valutazione di questi corsi è «un’industria che non conosce crisi» e tiene in vita «decine di centri di ricerca» che hanno prodotto tra 2007 e 2011 ben 280 documenti di valutazione, per la stragrande maggioranza «inutili, un sottobosco nel sottobosco ». Poiché nessuno è davvero in grado di raccontare l’efficacia dei corsi. Le variabili di solito citate sono la percentuale di soldi spesi e il tasso di occupazione. Ma la prima non è per forza indice di successo: si possono spendere molti soldi in progetti inutili o dannosi. E la seconda spesso è effetto della congiuntura, se non si riesce a misurare i posti di lavoro che davvero i corsi di formazione e gli stage favoriscono.

Il confronto europeo è poi agghiacciante. Se l’Italia tra 2007 e 2013 ha offerto corsi a 21 mila persone, la Francia aveva 254 mila iscritti e la Germania 208 mila (dati del network di esperti sulla spesa dell’Fse per l’inclusione sociale). Ebbene, tra quelli che hanno completato le attività (appena 233 italiani, contro 50 mila francesi e 32 mila tedeschi), solo il 14% risultava poi occupato in Italia, contro l’85% della Francia e il 35% della Germania. Ma, aggiunge lo studio, «è possibile che i partecipanti italiani abbiano ricevuto servizi non finalizzati a trovare un posto di lavoro». Ma allora a che cosa servono questi corsi?

La Commissione europea, lo scorso marzo, sosteneva che grazie ai fondi Ue in Italia sono stati creati tra 2007 e 2013 più di 47 mila posti, 3.700 nuove imprese, banda larga estesa a più di 940 mila persone, sostegno per 26 mila pmi, 1.500 chilometri di ferrovie e progetti di depurazione delle acque. La Corte dei Conti però, in febbraio, diceva che dal 2003 ad oggi gli “eurofurti” (frodi, imprenditori fasulli, finti progetti, costi gonfiati, incarichi irregolari) hanno raggiunto la cifra record di un miliardo e 200 milioni. Solo nel 2012 ne sono stati scovati 344 milioni (al top la Sicilia con 148 milioni finiti nelle tasche sbagliate, vedi il caso del deputato pd Genovese che secondo le accuse in cinque anni avrebbe lucrato ben 6 milioni di euro di fondi europei destinati proprio alla formazione professionale). Nel 2013 poi la Guardia di Finanza ne ha recuperati altri 228 di milioni. Arrivati come fondi strutturali, poi finiti nelle tasche del malaffare. E certo non usati per creare posti o crescita.

 

“La Grande Bellezza” dei Consiglieri Regionali

maialiinfestaIl tema ha investito tutti i consigli regionali. In Campania sono tre giorni che la questione è trattata dai quotidiani poiché sono scattati gli inviti a dedurre della Corte dei Conti ai consiglieri pescati con le dita nella marmellata. Nella marmellata pare ci sia finito anche il presidente caldoro ed il suo fido consigliere gennaro salvatore agli arresti domiciliari.

La notizia buona, che occorre mettere in risalto, per conservare una speranza, è che su 60 consiglieri solo due hanno potuto dimostrare di aver speso i fondi economali per attività istituzionale. I due, a questo punto, eroi, sono Roberto Aveta di Forza Campania ed un consigliere  di NCD appartenenti, quindi, a due forze politiche lontane da me, ma ai quali per la evidente distorsione del sistema, vanno fatti i complimenti. Questi, infatti, non si sono trincerati dietro l’insulsa scusa della mancanza dell’obbligo di rendicontazione.

Tutti gli altri consiglieri, infatti, fanno fronte comune dicendo che non c’era l’obbligo di rendicontare. Tremilioni e mezzo di euro, anno 2011/2012 che, secondo i consiglieri regionali, dovrebbero essere considerati un regalo che i cittadini campani hanno voluto fare a loro ed alle loro felici e grasse famiglie. Credo che questa tesi la si dovrebbe spiegare anche ai tanti lavoratori delle partecipate regionali che non prendono lo stipendio ovvero agli ormai cronici inoccupati BROS.

Anche sulla base della legislazione europea credo, invece, che occorra sempre rendicontare quando si maneggia danaro pubblico ed in ogni caso seppure fosse valida la tesi sostenuta, mi chiedo se questa “scusa” sia idonea ad assolvere politicamente consiglieri regionali che con i nostri soldi si sono comprati cravatte, gioielli, pagati la TARES di casa dicendo che era la sede politica, mutande verdi, il banchetto di nozze del figlio etc etc., distraendo queste importanti risorse all’evidente bisogno di buona politica che c’è nel Paese.

Mi chiedo, infatti, se i tanti militanti di sinistra e di destra che frequentano le sezioni (quelle poche rimaste), avranno mai visto un euro di questi tremilioniemezzo. Questi soldi  li si sarebbe potuti utilizzati per fare scuole di politica e di amministrazione, per la sensibilizzazione dei cittadini ai temi della politica regionale, per fare studi sociologici etc etc. Ebbene, credo che possiamo con buona approssimazione dire che a questi ragazzi è molto probabile non sia arrivato un euro.

Un giovane antropologo tedesco, che ho recentemente conosciuto, è in Italia da oltre un anno per fare uno studio sulla popolazione napoletana, grazie ad una borsa di studio data da un partito politico tedesco. E’ altamente probabile che le capre/politici del nostro paese una cosa del genere forse non se la riescono neppure ad immaginare. I consiglieri italiani non vanno più in là delle mutande verdi, della stecca di sigarette, di gioielli etc etc.

Una realtà amaramente rappresentata da Sorrentino nella Grande Bellezza. Un paese decaduto che campa sul nulla e sulle feste di maiali che indossano teste di maiale per divertirsi (Corriere della sera clikka).

Vedremo se questa gente che oggi occupa anche posti di sottosegretari di stato avrà la sensibilità di dimettersi.

Da Repubblica Napoli del 09.03.2014

Corte dei Conti del 09.03.2014

DARIO DEL PORTO

LE NOTIFICHE non sono ancora concluse, le schermaglie fra accusa e difesa però sono già iniziate. «Mi lascia molto perplesso la formulazione dell’accusa da parte della Procura regionale della Corte dei conti», commenta l’avvocato Vincenzo Maiello, legale di tre dei 60 consiglieri regionali destinatari dell’invito a dedurre firmato dalla magistratura contabile nel filone riguardante le spese per attività istituzionali rimborsate nel periodo 2011-2012. Anche l’avvocato Alfonso Furgiuele, che assiste il governatore Stefano Caldoro e i consiglieri Gennaro Salvatore (quest’ultimo indagato anche nell’indagine penale e da alcuni giorni agli arresti domiciliari) Sandra Lonardo e Fulvio Martusciello, parla di «ipotesi d’accusa forzata». E spiega: «La legge non prevedeva in capo ai consiglieri l’obbligo di rendicontazione di quelle spese. Questi rimborsi non vanno confusi con quelli erogati dal fondo comunicazione, dove era richiesta la documentazione giustificativa. Al contrario, nel caso delle attività istituzionali al consigliere può essere solo chiesto di chiarire se la spesa era compatibile con le funzioni previste».

La Procura regionale della Corte dei conti è invece di parere diverso. «La circostanza di non essere tenuti a fornire alcuna giustificazione della spesa — si legge nelle motivazioni dell’invito a dedurre firmato dai pm contabili Pierpaolo Grasso e Ferruccio Capalbo — non esime gli utilizzatori dall’impiegarli solo per le specifiche finalità previste dalla legge e, conseguentemente, di essereobbligati a dimostrare la conformità delle spese effettuate alla finalità della legge stessa». Solo 4 consiglieri, fra i quali Roberto Aveta del gruppo Forza Campania e il capogruppo di Ncd Ugo De Flaviis, avevano rendicontato le spese e non sono stati raggiunti dall’avviso che è stato notificato dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Ora gli interessati hanno 30 giorni di tempo dalla notifica per presentare la documentazione o chiedere interrogatori, poi la Procura regionale avrà 120 giorni per chiedere il giudizio. Caldoro su Facebook ribadisce: «Presenteremo tutte le carte. Abbiamo drasticamente ridotto i costi della politica ed eliminato i benefit. Pochi nel Paese hanno avuto il nostro stesso coraggio».

Ma il ragionamento della Procura contabile non convince l’avvocato Maiello, che argomenta: «In questo modo si verifica un singolare rovesciamento dell’onere della prova. La stessa Procura regionale della Corte dei conti riconosce che la legge escludeva esplicitamente l’obbligo di rendicontazione. Una eventuale utilizzazione per fini diversi dall’interesse pubblico deve essere dimostrata dalla pubblica accusa». A sostegno delle proprie tesi, la Procura ricorda una recentissima sentenza della Corte costituzionale che sancisce l’obbligo di rendicontazione, per chi gestisce denaro pubblico. «Ma ci vuole cautela — replica l’avvocato Maiello — prima di chiamare in causa soggetti per fatti avvenuti quando questo obbligo non esisteva e per giunta non si era ancora formata una giurisprudenza sul punto».

Sul tema vedi anche:

scandalo in regione campania cosa dovrebbe fare la politica clikka

La Regione Campania Indagata: Cosa dovrebbe fare la politica?

regioneLo scandalo dei presunti peculati dei consiglieri regionali di tutta Italia dovrebbe spingere la politica a fare una riflessione seria. Il leit motiv è quello del “così fan tutti” e del conseguente corollario del “salvi tutti”! Con i fondi economali, assegnati ai gruppi politici, per attività politico/istituzionale, delle assemblee elettive, le cronache di quest’anno hanno dimostrato che ci si è comprato di tutto, dalla tintura dei capelli da parte di consiglieri calvi, a caramelle, sigarette, dolciumi, mutande verdi, c’è addirittura chi si è pagato il matrimonio della figlia e chi si è pagato la TARES di casa sua, dichiarando, poi, che era sede di partito, occorrerebbe prima o poi fare un libro con tutti i casi strambi. Anche in questo caso la politica non fa ciò che avrebbe fatto in ogni altro paese civile: una indagine interna e la conseguente espulsione di coloro che sono stati pescati con le dita nella marmellata. Ciò porterebbe ad un azzeramento della intera classe politica, salvo rare eccezioni, che sono rinvenibili in ogni schieramento e, quindi, non solo nel m5s! Niente di tutto questo, si attende che l’acqua scorra sotto i ponti e che il tempo possa riabilitare chi, tutto sommato, per la politica ha commesso un peccato veniale di qualche centinaia di migliaia di euro! Il vero problema è che questo stato di cose si autoprotegge proprio perché alle spalle di ogni uomo politico c’è il vuoto pneumatico creato un po’ ad arte un po’ per il principio “io sono io e gli altri non sono un … niente“. Oggi è stato arrestato addirittura il braccio destro di caldoro in regione che dire, il presidente della regione anziché aprire una finestra e fare pulizia ha immediatamente dichiarato che metterebbe sul suo fido metterebbe la mano sul fuoco, forse non solo la mano … forse occorrerebbe mettere tutto il braccio … il destro. Sulla questione vedremo cosa farà la neo nominata assunta tartaglione nuova segretaria regionale del pd.

Il tema mi è molto caro vedi anche: scandalo in regione campania il denaro dei consiglieri (clikka)

Da Repubblica Napoli di oggi (18.02.2014) Scandalo rimborsi alla Regione gomme e tintura per i capelli 

Il consigliere regionale socialista Gennaro Salvatore fu già condannato due volte per concussione – Braccio Destro di Caldoro agli arresti domiciliari. C’È LO scontrino dell’ormai nota tintura per capelli, più «make up e toletteria », per 78 euro. C’è l’acquisto del chewingum, 1.95. E poi, ovviamente, corposi acquisti, hotel ristoranti e gioiellerie. La lista di spese personali, per 100 mila euro di fondi pubblici, manda agli arresti domiciliari Gennaro Salvatore, consigliere regionale e fedelissimo del governatore. E Caldoro va oltre il suo garantismo. «Salvatore? Serio e corretto». Non un’ombra di disagio, in apparenza. Intanto quell’aula è gremita di scandali e personaggi inquisiti.

Scandalo rimbosi alla Regione gomme e tintura per i capelli

Ai domiciliari Salvatore, uomo-ombra di Caldoro

CONCHITA SANNINO

LASCIARE la poltrona di capogruppo non lo ha salvato dalla detenzione. È quasi un ritorno al passato per Gennaro Salvatore, considerato politicamente l’uomo- ombra del presidente Stefano Caldoro, il socialista approdato a nuova vita politica, dopo le regionali del 2010, nell’aula del Centro direzionale. La sua elezione e il ruolo di presidente del gruppo “Nuovo Psi- Caldoro Presidente” arrivavano infatti dopo la controversa fase della Prima Repubblica e le sue due condanne per concussione, durante gli anni della Tangentopoli napoletana, 1991 e 1992, quand’era assessore comunale nella giunta di un altro socialista, Nello Polese sindaco.

Stavolta, per Salvatore, l’accusa è di peculato continuato. È accusato di avere prelevato poco più di 100mila euro, e di questo denaro di aver percepito indebitamente 95mila euro, tra il 2010 e il 2012. Il consigliere, stando all’indagine del pm Giancarlo Novelli coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco, avrebbe però destinato quei soldi del cosiddetto Fondo istituzionale «per il funzionamento dei gruppi» a utilità e acquisti del tutto lontani dagli obiettivi previsti dalla norma. Spese che, secondo la Procura, o non sono state mai documentate, oppure sono state documentate con «pezze di appoggio» palesemente incongruenti rispetto alle finalità istituzionali in vista delle quali quel contributo veniva erogato. Nel 2010 per esempio spiccano, come si rileva dall’ordinanza del gip D’Auria, le spese per libri scolastici, articoli per la casa per oltre 2mila e 200 euro, gomme da masticare e prodotti per l’igiene della persona (toiletteria, make up donna e kit colorazione capelli, puntualizza pignolo il consulente). Poi, l’anno successivo, ecco nella lista gli occhiali da vista, le sigarette e articoli da regalo acquistati in gioielleria, ma anche accessori per motocicli e farmaci. Nel 2012, infine, sono stati rimborsati anche cialde di caffè, farmaci e dolciumi.

La primavera scorsa, esplode lo scandalo dei rimborsi, che travolge quasi per intero il consiglio regionale, con i suoi membri indagati per l’uso più che disinvolto dei cosiddetti “fondi per i gruppi”, ma la mannaia scatta per Salvatore in virtù di una condotta considerata «particolarmente grave». Lo scorso settembre, è lo stesso consigliere socialista a chiedere diessere sentito dal pm e di spiegare (esigenza che, in verità, tanti altri consiglieri del Pd e del Pdl si guardano bene dal sentire). Assistito dagli avvocati Alfonso Furgiuele e Fabio Carbonelli, Salvatore spiega che è stato uno stupido errore fare arrivare alla magistratura anche gli scontrini su tintura per capelli e giocattoli. «Gli scontrini sono il risultato di un’attività disorganizzata di raccolta che si riferiva a tutte le spese affrontate da me e dai miei collaboratori anche quando, per la loro natura chiaramente personale, ero io stesso a pagare con i miei soldi», fa mettere a verbale il consigliere. Aggiunge: «Era tutto piuttosto disorganizzato, messo in un bustone in segreteria», e tira in ballo anche qualche errore dei collaboratori.

Una tesi difensiva che il giudiceritiene «irrilevante e comunque contraddetta dal rinvenimento di documentazione univocamente connessa alla vita privata dell’indagato », anche perché alcuni scontrini sono “parlanti” e come quelli della farmacia recano il codice fiscale dello stesso Salvatore.

In serata, dopo 12 ore, ecco la presa di posizione netta del governatore a favore del suo fedelissimo. Il governatore, notoriamente garantista, stavolta va persino oltre e afferma: «Gennaro Salvatore è persona seria e corretta. Sono convinto che dimostrerà alla magistratura la sua piena innocenza, peraltro non avendo certamente ricavato alcun beneficio personale, come del resto confermato dal tenore di vita suo e della famiglia». Non si attacca un uomo se vive un dramma, spiegano nel suo entourage. Attacca invece Sel, col coordinatore regionale Salvatore Vozza. «Il consiglio regionale della Campania è oramai travolto da continui scandali ed inchieste, e la sua credibilità scivola ogni giorno di più in abissi intollerabili». Vasta la schiera degli inquisiti e condannati, in quel consiglio.

Da Massimo Ianniciello, reduce dagli arresti per un’altra truffa dei rimborsi, a Roberto Conte, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Da Corrado Gabriele e Angelo Marino, già indagati per i rimborsi e di recente colpiti anche dall’inchiesta sul ricatto sociale dei Bros, ad Angelo Polverino, arrestato nell’inchiesta sugli appalti truccati della sanità.

L’Italiano furbo ed i costi della Sanità

deficit-sanitaLa Regione Campania, ha già i suoi problemi tra i consiglieri regionali che si “magnano” i fondi economali comprandosi generi vari alimentari e non, facendosi fare false fatture per intascare le somme, ovvero pagandosi la TARES di casa, dichiarando poi che è la sede politica. Oppure in modo istituzionale facendo regali (clikka) a questa o quell’associazione sponsorizzata da questo e quel consigliere regionale.

Una classe dirigente che, probabilmente non sa neppure quali sono gli effetti dei tagli sul sistema sanitario. Oggi ho pensato di usare il servizio sanitario pubblico per fare degli accertamenti. Il servizio è stato buono e veloce e le persone che ho incontrato gentili ma, alla fine, mi sono accorto che, molto probabilmente, ho speso di più che in un laboratorio privato. Mi hanno, infatti, spiegato che c’è un costo fisso per ogni ricetta e tra una somma e l’altra sono arrivato a pagare circa 140,00 €. per gli esami. Mi chiedo come potrebbe un operaio o un impiegato pagare una somma del genere!

Ho pensato vabbé meglio dare questi soldi al sistema pubblico che al privato, solo che, mentre pagavo l’esoso tiket, ho assistito ad una scena di un tizio “napoletanissimo” e simpaticissimo, che ha portato una carta allo sportello tiket ed ha chiesto: “giuvà vir nu poc'”; l’impiegato gli ha risposto; “rafè qua sono 23,00 €.!” ed il “napoletanissimo” signor Raffaele di rimando gli ha detto: ” giuvà! nun fa o scem! vir nu poc’ che fa!”, e così mentre io pagavo i miei 140,00 €. il signore Raffaele se ne andava con il suo bel foglio di esenzione o simile. Ovviamente i nomi sono di fantasia e mi ha fatto ricordare che nel nostro centro storico a volte capita, in farmacia, di assistere a scene dove il farmacista chiede al cliente: “signò a chi e scrivimm’ queste medicine?”  e la signora che risponde: “scrivitele a cuncetta … no no è meglio a titina!”. Della serie in un quartiere popolare basta che ci siano due o tre esentati tiket per esentare tutto il quartiere o quasi … ed io pago diceva il buon Totò!!

Mi chiedo se il presidente caldoro o qualche consigliere regionale abbiano mai fatto gli esami in un ospedale pubblico facendo la fila come qualsiasi altro cittadino ed avendo, quindi, la possibilità di assistere, come è capitato a me, a scene  di questo tipo che tutto sommato rappresentano anch’esse un tratto della nostra napoletanità di trovare la scappatoia e l’amico.

Per quanto leggo dai giornali l’unico nesso evidente tra sanità è politica è solo in termini di bustarelle e di nomine di personaggi in posti chiave che spesso di medicina non capiscono nulla ed hanno il solo pregio di fare le campagne elettorali per l’amico che l’ha sponsorizzati.  Ebbene credo che dalla sanità come nella cultura la politica debba essere messa alla porta e non debba mai permettersi di fare nomine!

In effetti ha ragione Vittorino Andreoli che, recentemente dalla Gruber, ha dichiarato che gli italiani sono dei ladri (chi più chi meno) ed è per questo che eleggono altri ladri e non si indignano quando li scoprono con le mani nella marmellata … o meglio mi verrebbe da dire con le mani nelle loro tasche!

La politica e l’Area NATO di Bagnoli – Occorre Vigilare!

VarrialeIeri al Consiglio Comunale avrei voluto fare un intervento per invitare l’Amministrazione Comunale ad occuparsi di ciò che sta accadendo a Bagnoli con riferimento al Collegio Ciano meglio conosciuto come Base NATO e non mi è stato possibile perché (credo per giochi politici) non abbiamo raggiunto il numero legale (c’era la questione CAAN e mercato Ittico).  La questione è questa: L’ex base NATO pare che sia (uso il condizionale perché si dovrebbe fare uno studio) della Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’infanzia, nata dalla trasformazione di una IPAB (istituto per l’assistenza e beneficenza, che era pubblica!!) mentre la Fondazione viene dichiarata di diritto privato (?) come si legge nello statuto della fondazione (clikka). Bene nella Fondazione c’entra anche il Comune che ha il ruolo di nominare un consigliere di amministrazione e l’area della ex NATO è nel territorio cittadino, quindi, credo che dovremmo avere sicuramente qualcosa da dire almeno per l’indirizzo da dare all’area ed, invece, niente di tutto questo perché la Regione giocando in solitaria ha dichiarato di volerci trasferire i suoi uffici. Per tutta risposta l’amministratrice della Fondazione dott.ssa Lidia Genovese (nominata pare ai tempi di Bassolino e Iervolino e comunque ascrivibile in quell’area) con delibera del 13.12.2012 (clikka), in soldoni, ha chiesto alla Regione se ci vuole trasferire gli uffici ed in mancanza di dichiarazione entro il 28.12.2012, in tal senso, ha disposto che per il Collegio Ciano (la base ex NATO) dal 31.12.2012 si raccolgono manifestazioni di interesse per chi volesse utilizzare il complesso. La cosa mi preoccupa perché il Collegio Ciano fu riservato storicamente per opere di assistenza e beneficenza (era come detto in proprietà di una IPAB) ed oggi dopo decenni di occupazione militare sarebbe il caso di restituirlo alla sua destinazione originaria. Ad ogni buon conto occorre che si vigili perché la gestione della Fondazione credo che possa instillare qualche perplessità. Infatti, nel cercare le carte ho scoperto che un appartamento della Fondazione nella prestigiosa Via Petrarca, è stato assegnato in affitto ad un politico (tal Salvatore Varriale Superdirigente della giunta Caldoro ed ex deputato in calce il curriculum) che non accontentandosi neppure di quello che aveva avuto ha chiesto di poterlo sostituire con un’altro sito sempre in via Petrarca, come si capisce dalla delibera del 28.10.2011 (clikka). Ora sono convinto che siano state rispettate tutte le procedure ma credo che i politici per quanto è accaduto in passato dovrebbero stare alla larga dalle case! Comunque spero che qualcuno di buna volontà indaghi almeno per sapere quanto paga il politico di affitto!

13 aprile 2012 Corriere del Mezzogiorno

Nuova «macchina» regionale: arrivano 5 super-dirigenti

Salvatore Varriale nominato Capo del Dipartimento dipartimento delle risorse finanziarie,
umane e strumentali. Nato a Napoli il 9 agosto del 1954. Nel 1983 consegue presso l’Università di Napoli Federico II la laurea in Economia e Commercio.
Deputato, è stato componente della commissione Finanza della Camera. Dal 2004 al 2010 è
stato componente deI nucleo di valutazione e controllo strategico dell’Inpdap.
In virtù di questa nomina ha diretto una struttura complessa di carattere economico
gestionale. Revisore dei conti presso Ansaldo trasporti ed Enel Facility management spa.
Nel 2010 ha collaborato con l’Anci Campania ed è componente Caff quale Esperto
Federalismo Fiscale.
Sempre nel 2010 è Componente Commissione affari finanziari della Conferenza StatoRegioni.
Nel 2011 è Presidente del Cda della Soresa (Società Regionale per la Sanità Spa).

Il regalo di natale della Regione Campania al Cardinale

sepe_blog-150x150Oggi (11.12.2012) il mattino riporta la notizia che è stata varata una legge dalla Regione Campania con la quale si finanziano le attività oratoriali del nostro Cardinale stanziando ben 2.500.000 euro mediante un aumento del bollo auto del 10%. Non dico che ciò sia sbagliato ma credo che le necessità se le volessimo cercare ce ne sarebbero (e come!) nella stessa casa dei cattolici. Abbiamo, infatti, di recente affrontato in consiglio comunale il nodo tragico dei semiconvitti che svolgono sul territorio una funzione anche importante di sostegno al disagio ed all’istruzione giovanile. Qualche settimana fa, infatti, per la grave crisi del comune ho assistito alla mortificante scena di due suore che si sono incatenate ad un palo davanti Palazzo San Giacomo, perché i semiconvitti dalle stesse gestite vantano crediti nei confronti del comune che non sono stati onorati gettandoli nella condizione di essere a rischio di chiusura buttando in mezzo alla strada i minori che sono presso di loro alloggiati. In Consiglio Comunale abbiamo anche approvato un ordine del giorno che tiene conto della particolare attività svolta da queste strutture per cercare di verificare la possibilità di erogare i pagamenti in anticipo e non secondo l’ordine cronologico che ha tempi di oltre quattro anni. Ebbene mi sarebbe piaciuto se la Regione avesse meglio meditato questo suo atto di liberalità che, peraltro, ricorre ogni anno più o meno nello stesso periodo. Riporto, infatti, in calce all’articolo  de Il mattino, che vale la pena leggere (non fosse altro per la gara che c’è stata tra i consiglieri regionali), due mie considerazioni fatte su analogo finanziamento (2.700.000 €) e sul quale ci fu anche un interessante dibattito. Ciò perché credo sia utile non perdere la memoria delle cose che ci accadono e per capire dove i nostri rappresentanti ci portano visto che tra poco si andrà a rivotare!

Da il Mattino di oggi 11.12.2012 Paolo Mainiero
Era dicembre del 2008 quando al cardinale Sepe, in visita in consiglio regionale, fu promessa una legge per gli oratori. Ieri, dopo ben quattro anni, l’aula ha tenuto fede a quell’impegno approvando all’unanimità il testo che riconosce la funzione sociale degli oratori. La legge stanzia 2 milioni e 500mila euro recuperati dall’aumento del 10 per cento del bollo auto stabilito dalla scorsa finanziaria. Dal prossimo anno la legge sarà invece finanziata con i risparmi ricavati dal taglio dei costi della politica.
Sei gli articoli di una legge sollecitata da Sepe e attesa dalle parrocchie. «È il più bel regalo di Natale per il cardinale», commenta Pasquale Sommese che promosse la legge nella scorsa legislatura da consigliere e l’ha riproposta oggi da assessore. I finanziamenti potranno essere utilizzati per l’acquisto di attrezzature didattiche e di arredamento pari al 50 per cento del valore dell’investimento complessivo che non deve superare i 25mila euro. Sarà sostenuta finanziariamente anche la formazione degli operatori che lavorano negli oratori e nei laboratori formativi delle parrocchie e delle diocesi, anche in questo caso nel limite del 50 per cento della spesa. Le risorse inoltre saranno destinate, sempre nella misura del 50 per cento della spesa, a iniziative sperimentali e di ricerca di nuove metodiche di intervento anche attraverso progetti tra le diocesi. Infine verranno finanziate, fino al limite di 30mila euro, iniziative per le attività ricreative, educative e formative. Un 50 per cento dei fondi sarà erogato in base alla popolazione minorile del territorio; l’altro 50 sul numero di parrocchie e oratori. I progetti saranno valutati da un Comitato tecnico-scientifico formato da sette componenti e presieduto dall’assessore regionale alle Politiche sociali. Per la presentazione di domande e progetti sarà pubblicato un apposito bando annuale.
Da destra a sinistra, i partiti trasudano soddisfazione e c’è da chiedersi il perchè, se tutti erano d’accordo, ci siano voluti quattro anni per approvare la legge. «Era una legge attesa – dice il governatore Caldoro – che dà possibilità di risposta alle attività delle parrocchie che svolgono funzioni di carattere sociale». Il presidente del consiglio Paolo Romano aveva assicurato che la legge sarebbe stata approvata entro il 31 dicembre. «Abbiamo mantenuto la promessa e ringraziamo Sepe – dice – per la potente azione di stimolo». Per Carmine Mocerino (Udc) «il consiglio regionale ha scritto una pagina di buona politica» mentre Rosetta D’Amelio (Pd) chiede che si vada oltre e «si rifinanzi il Fondo per l’assistenza sociale perchè la situazione in Campania è drammatica». Luciano Schifone (Pdl) sottolinea «il grande valore educativo che da sempre esercitano gli oratori». 
Nella stessa seduta di ieri il consiglio ha approvato anche la legge per la cooperazione, pure molto attesa perchè se ne riconosce, per la prima volta, il ruolo nell’economia regionale. La legge introduce norme in tema di occupazione dei giovani, delle donne e delle categorie svantaggiate, istituisce la Consulta regionale a sostegno della cooperazione, prevede la concertazione in settori che, ad esempio l’agricoltura, non hanno potuto partecipare ai tavoli e concorrere alla definizione delle politiche agricole. «Il voto di oggi – dice il consigliere del Pd Antonio Marciano – è importante perchè colma un vuoto legislativo ed è significativo che venga approvato in questo periodo di forte crisi economica». «La legge – interviene Pietro Foglia, presidente della commissione Agricoltura – potrà dare un contributo reale all’emergenza occupazionale».

Queste due riflessioni su quanto scrivevo sull’argomento l’anno scorso:

Inviato: venerdì 16 settembre 2011 16:14 A: neapolisagoghe@googlegroups.com Oggetto: dove vanno i nostri soldi

Il leitmotiv al Comune di Napoli, così come negli altri Comuni d’Italia, è che non ci sono soldi. Il 15 settembre scorso a Napoli si è tenuto un consiglio comunale sulla manovra finanziaria ed è stato uno stillicidio di numeri e percentuali, assolutamente avvilente. Questa estate si è parlato molto dei sacrifici che gli italiani devono fare e sulle cronache hanno avuto risalto sia i privilegi della casta politica sia i privilegi di cui gode la chiesa cattolica. Sono profondamente convinto che fare un regalo alla chiesa non significa accontentare i milioni di credenti, ma semplicemente ingraziarsi la benevolenza della casta del clero, in ossequio ad un vecchio modo di fare politica che non tiene conto del fatto che oggi le informazioni passano rapidamente e, quindi, giungono anche alle orecchie di quelli che dovrebbero essere i soggetti su cui la casta beneficiata, dovrebbe avere un ascendente. Per le politiche giovanili, lo sport e le politiche sociali, il Comune di Napoli, senza tema di smentita, è in enorme sofferenza per i tagli ricevuti, mentre la Regione Campania, in questi giorni di lacrime e sangue, stipula con l’Arcidiocesi di Napoli, il 5 settembre scorso, un protocollo di intesa in virtù del quale, assegna al nostro cardinale, per le attività oratoriali (sportive, culturali, sociali ecc..), la somma di €. 2.730.000,00 con determina dirigenziale n. 58 del medesimo giorno. La cosa mi lascia assolutamente perplesso, in quanto, la Regione evidentemente ha scelto quale sua amministrazione di riferimento nell’azione sul territorio un soggetto privato anziché il Comune, che per la sua funzione e per le sue precipue caratteristiche di ente locale, garantisce una maggiore affidabilità ed una migliore distribuzione dei servizi, tenuto conto del fatto che molto probabilmente alle attività che sicuramente saranno svolte dall’Arcidiocesi di Napoli non parteciperanno coloro che hanno un diverso credo religioso o semplicemente, pur essendo cattolici, non partecipano alle attività ricreative degli oratori In un momento di crisi come questo credo che i cittadini, ai quali si chiede uno sforzo economico/sociale intenso, abbiano il diritto di sapere verso quale direzione si muove l’amministrazione regionale che taglia servizi pubblici essenziali, come i trasporti, destinando importanti somme verso altre direzioni.
cari saluti
gennaro

Data: 28/10/2011 23.57
Ogg: presepe

Si approssima il natale e qualche giorno fa ho incontrato un’amica che fa parte della associazione presepistica napoletana, per intenderci l’associazione che ogni anno a natale nella sala valeriana, androne scuola media ugo foscolo di piazza del gesù, espone una collezione di presepi napoletani molto belli e che attirano ogni anno molti turisti e cittadini. Bene quest’anno mi è stato spiegato che la sala valeriana, gestita dalla parrocchia del Gesù Nuovo, non sarà disponibile per l’esposizione dei presepi poiché occupata. Se si passa da piazza del gesù si nota che è stato apposto un telo con su scritto associazione culturale gestita, credo, dalla stessa chiesa del Gesù. Ebbene, qualche settimana fa già ebbi a denunciare che la nostra regione in virtù di un protocollo di intesa, tanto per iniziare, ha dato al Cardinale Sepe per attività oratoriali, la somma di €. 2.700.000,00. All’epoca commentai che la Regione, per le politiche sociali, preferisce come interlocutore la Curia anzicché il Comune di Napoli. Oggi mi sento ancora più deluso poiché mi sembrerebbe che la chiesa del gesù di fatto ha sfrattato decine di rappresentazioni della natività. E’ come se avessimo fatto un salto nel passato di duemila anni fa solo che questa volta a cercare rifugio non è solo la sacra familia ma tutta la rappresentazione compresi i re magi, la stella cometa il bue e l’asinello.
cari saluti e prepariamoci per il natale se le premesse sono queste.
Gennaro

I Regali della Regione Campania

E’ interessante vedere come la Regione Campania ha elargito oltre 1.600.000,00 €. ad enti ed associazioni varie. A pensare male verrebbe in mente che è iniziata la campagna elettorale spero che in questo momento di così grave crisi abbiano un valido fondamento questi regali e che siano rispettate le norme previste e sopratutto il principio di imparzialità della pubblica amministrazione. L’elenco è lunghissimo e ci sono somme da 500,00 a 30.000,00 euro di soldi pubblici erogati per ragioni che dagli atti pubblicati non è dato sapere. Mentre il Comune di Napoli annega nei debiti la regione fa i regali. Buona lettura

contributi elargiti dalla Regione Campania clikka

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: