Per dovere di trasparenza ecco gli stipendi annui dei dirigenti del Comue di Napoli_anno_2012 (clikka) pubblicati sul sito. Mi sono preso la briga di evidenziare quelli sopra i 90.000,00 €. l’anno ma ci sono punte oltre i 140.000,00 fino ad arrivare ad oltre 230.000,00. E’ interessante vedere che tutti hanno preso una “retribuzione di risultato” per diverse decine di migliaia di euro. Mi verrebbe da chiedermi e da chiedervi quale risultato visto che stiamo come stiamo?
Ovviamente, per scongiurare ogni strumentalizzazione, conosco molti dirigenti assolutamente validi ma anche molti diciamo meno validi.
Non voglio fare un commento populista, per me chi vale, lavora ed ha investito per buona parte della sua gioventù studiando ha diritto ad avere una retribuzione commisurata al lavoro di qualità che presta e sopratutto alle responsabilità che si assume.
Non posso però non constatare, credo come tutti, che il paese è ingessato, bloccato, fermo da una burocrazia che ha inconsapevolmente o consapevolmente approfittato della ignoranza ed insipienza dei politici per creare leggi, regolamenti e circolari con mille arzigogoli sicchè il burocrate ha sempre la scusa, nonostante spesso lautamente pagato, per non assumersi responsabilità che, per dovere di ufficio e lealtà verso i cittadini, dovrebbe, invece, assumersi.
Non si spiegherebbe altrimenti l’enorme differenza di retribuzione che c’è tra un usciere ed un alto/basso dirigente.
Spesso il burocrate si nasconde dietro il cavillo ed impedisce addirittura l’attuazione di quelle norme costituzionali immediatamente precettive. L’esempio più eclatante per me è stato quando mi sono imbattuto, per ragioni professionali, con un altissimo dirigente/capo/caprone di una Agenzia del Territorio di una Regione del SUD a cui avevo richiesto l’esenzione per l’iscrizione di una ipoteca a tutela di un minore figlio non legittimo di un papà riottoso a pagare gli alimenti. Ebbene, nonostante ci fosse un mare di sentenze della Corte Costituzionale che equiparavano il figlio naturale a quello legittimo (per il quale è prevista l’esenzione) ed in altre regioni tale equiparazione era ormai acquisita, questo burocrate/capo/caprone/piccolo/piccolo, ma con grande potere di direzione, mi rispondeva che la Corte Costituzionale non aveva però deciso su questo specifico punto e quindi il povero piccolo minore figlio naturale senza soldi e senza un padre degno di questo nome, per poter tutelare i propri diritti alimentari avrebbe dovuto spendere diverse decine di migliaia di euro in bolli e tasse per iscrivere ipoteca sui bene del becero ed avaro padre naturale. Il risultato è stato che il piccolo non ha iscritto ipoteca e si è visto negare un diritto sacrosanto da un burocrate/capo/caprone/piccolo/piccolo! Né ho potuto continuare a fare causa perché la madre era stata oramai sfiancata, sconfitta e depressa dalla burocrazia e da un lungo giudizio per il riconoscimento della paternità.
Ovviamente poi c’è tutto il tema del costo della burocrazia in termini di piaceri e corruzioni che aggrava ancora di più la condizione del nostro paese di scartoffie.
Aggiornamento:
Ecco invece le retribuzioni dirigenti regione campania (clikka) che però deve essere letta tenendo conto che alle somme indicate occorre aggiungere la cd. retribuzione di risultato che, in modo assolutamente scorretto e furbesco non è stata indicata e che si dice ammonti mediamente a 18.000,00 €. solo che questa è l’indicazione della cd. media del pollo mentre è facile intuire che per ogni dirigente tale importo può arrivare anche al doppio dello stipendio base. Complimenti alla regione di caldoro proprio furba!!
Il 9 dicembre scorso il Consiglio Comunale di Napoli ha approvato la delibera n. 904/2013 (clikka) che definitivamente stabilisce la localizzazione del mercato ittico nella sua storica sede di Piazza Duca degli Abruzzi sovvertendo una scelta delle passate amministrazioni, a mia avviso ormai non più attuale, di delocalizzarlo a Volla nel CAAN. Quest’ultimo è un esempio di “cattedrale nel deserto” che dovrà trovare un nuovo slancio. Ci sono voluti un ordine del giorno e due delibere per arrivare alla conclusione. Noi di Ricostruzione Democratica nella strenua ricerca della soluzione nel bene e nell’interesse pubblico proponemmo circa un anno fa il conferimento della gestione della struttura di Napoli, al CAAN al fine di preservare sia la società partecipata che gli operatori all’ingrosso del pesce che rappresentano una realtà economica viva da non compromettere in questo particolare momento di crisi. Oggi si spera che i lavori di adeguamento finiscano prima di Natale agli operatori come da tradizione di aprire le porte del mercato alla città nella notte del 23 dicembre. Speriamo bene.
Sul tema molti altri articoli su questo blog da cui si può evincere l’impegno e la tenacia con la quale è stata portata avanti questa azione di politica e di amministrazione, a seguire l’intervento di Simona Molisso in Consiglio e l’articolo del Corriere del Mezzogiorno dell’11.12.2013:
al 00:16:00 l’intervento di Simona Molisso sulla delibera
Corriere del Mezzogiorno dell’11.12.2013
Il mercato ittico non andrà a Volla
La storica struttura resta a Napoli ma con la gestione del Caan
NAPOLI — Dietrofront, il mercato ittico torna a Napoli. Dal Centro agroalimentare di Volla (Caan) i 29 operatori si ri-trasferiscono al porto partenopeo, nell’hangar di piazza Duca degli Abruzzi, lasciato un anno fa tra le proteste. Un passaggio in provincia previsto da un piano risalente agli anni 80 che i lavoratori non avevano mai mandato giù — numerosi furono i sit-in e le manifestazioni di dissenso — e che ora viene annullato dall’ok alla delibera comunale ad hoc. Carlo Iannello e Gennaro Esposito, consiglieri comunali del gruppo Ricostruzione democratica, esultano: «Battaglia vinta dalla città. Siamo riusciti a far prevalere il buon senso con una convenzione che salva capre e cavoli: gli interessi legittimi del Centro agroalimentare e quelli degli operatori». L’accordo è il seguente: il Caan, società partecipata del Comune presieduta da Lorenzo Diana, rinuncia alla presenza fisica del mercato del pesce all’ingrosso negli spazi di Volla ma non alla gestione, e quindi alla riscossione dei canoni (circa 2000 euro a box).
La struttura di piazza Duca degli Abbruzzi, quindi, ospiterà di nuovo, come ha fatto per settant’anni, i grossisti e il cospicuo indotto (300 lavoratori). Non solo: il capannone disegnato da Luigi Cosenza nel 1930 è un bene di pregio, non un banale deposito commerciale. Nel 2011 l’artista Vanessa Beecroft realizzò una performance con 40 modelle dipinte di nero. Dove osavano orate e spigole fece capolino l’arte più raffinata.
«La struttura— ricorda Esposito — si presta anche ad altri usi, contestuali a quelli mercatali. Abbiamo promosso un ordine del giorno che impegna il Comune e operatori a vagliare la possibilità di farne un polo del consumo del pesce». In pratica, adibire un’ala alla ristorazione, anche veloce, di prodotti ittici che più freschi non si può (tra l’altro questa del polo gastronomico è un’idea che mano solerti hanno già inserito nella pagina Wikipedia del Mercato ittico di Napoli). Il progetto renderebbe attrattiva un’area degradata, visto che sorge alle spalle del mai nato parco della Marinella, landa desertificata dalla sciatteria di più soggetti, Comune in primis.
Tornando al mercato: nei giorni caldi della chiusura vennero contestate anche le condizioni di agibilità e di sicurezza igienica. Quei problemi, ricordano Iannello ed Esposito, ora hanno trovato soluzione grazie all’intervento dell’Asl nei locali. L’adeguamento sarebbe in fase di ultimazione. In tanti sperano che il mercato possa riaprire per la sera del 23 dicembre, quando mezza Napoli per tradizione accorre a scegliere prelibatezze per il Cenone.
Alessandro Chetta
In questi ultimi giorni sembra che si sia invertita la rotta dell’amministrazione che ha segnato tre punti nella direzione che noi di Ricostruzione Democratica abbiamo indicato da oltre un anno. Non posso, infatti, non notare tre fatti a cui abbiamo assistito in questi ultimi giorni che ci danno un po’ di soddisfazione per l’impegno profuso:
1) Bonifica di Bagnoli (clikka) su cui abbiamo detto e scritto tantissimo con numerosi interventi in consiglio comunale, atti e proposte riportati su questo blog che sembrano quasi interamente essere state recepite nella ordinanza del Sindaco sull’obbligo della bonifica;
Certo siamo ancora in attesa di vedere realizzato l’indirizzo dato sul mercato ittico di Piazza Duca degli Abruzzi (clikka), sulla mostra d’oltre mare, lo zoo e l’edenlandia (clikka) e tante altre proposte che con impegno, fatica (tanta) e tenacia stiamo cercando di portare avanti. In questo senso credo che non ci tireremo indietro e saremo pronti a sostenere la lotta politica per il bene e l’interesse pubblico. Fosse fosse che stiamo sulla buona strada? La speranza credo sia una “dote” che dovrebbe avere ogni politico.
Da oggi possiamo dire che i nostri parlamentari di ieri è di adesso sono incostituzionali! Ancora una volta la magistratura è dovuta intervenire per sanare un vuoto politico. Credo che su quest’argomento nessun parlamentare possa dire nulla se non fare ammenda votare una legge elettorale sulla base delle indicazioni che darà la Consulta nelle motivazioni ed andarsene a casa.
Secondo voi razzi e scilipoti con le preferenze sarebbero stati eletti? Ecco cosa scrivevo qualche tempo fa. Per non dimenticare è interessante vedere nel link il video di Calderoli che racconta la nascita del Porcellum: i padri porci del porcellum (clikka)
La riflessione di Massimo Gramellini
Bordellum
Per la Corte Costituzionale la legge elettorale detta Porcellum è illegittima. Dunque tutti i parlamentari nominati dai partiti con quella norma e da noi svogliatamente votati negli ultimi otto anni sono illegittimi. E così i loro atti. Illegittima la prima incoronazione di Napolitano. Pure la seconda. Illegittimi i governi Prodi, Berlusconi, Monti, Letta. Illegittimi i senatori a vita scelti dal Capo dello Stato, per cui di oltre mille parlamentari l’unico in regola sarebbe l’ex presidente Ciampi. Illegittime le riforme del lavoro e delle pensioni, le tasse sulla casa e in genere le spremiture decretate da governi illegittimi e convertite in legge da parlamenti illegittimi. Illegittimo il voto su Mubarak zio di Ruby, ma anche quello sulla decadenza di Papi. Illegittimi gli stipendi, i rimborsi, i portaborse, i panini della buvette. Illegittime le interviste dei presunti onorevoli e dei millantati senatori. Doppiamente illegittime le lauree prepagate, le solerti raccomandazioni, le appetitose lottizzazioni. Tutto ciò che è stato detto, fatto e cospirato in Parlamento negli ultimi tremila giorni è illegittimo. E poiché non vi è regolamento, codice o postilla su cui gli illegittimi in questi anni non abbiano messo becco, l’intero Paese può a buon diritto definirsi illegittimo.
Sembrerebbe l’accrocco definitivo. Se non fosse che anche la Corte Costituzionale è stata nominata in larga parte da un parlamento e da un presidente illegittimi. Ne consegue che la sua sentenza di illegittimità è da considerarsi illegittima. La patria è salva. Il Bordellum continua.
Da Repubblica Nazionale del 05.12.2013
Legge elettorale, la scure della Consulta “Il Porcellum è incostituzionale”
La Consulta cancella il premio di maggioranza. Renzi: ma così si torna indietro
“Illegittimi il premio di maggioranza e l’assenza di preferenze”
LIANA MILELLA
ERA nell’aria da 24 ore. Ed è successo. Il Porcellum è incostituzionale in due punti chiave, premio di maggioranza e voto senza preferenza. Il vento della Consulta, in 300 minuti, ha soffiato via quello che i partiti non sono riusciti a cambiare in 2.904 giorni. Una decisione epocale, stavolta si può proprio dire, per la politica italiana. Presa in parte all’unanimità e in parte amaggioranza. Ma con una certezza.
COMUNQUE vada, anche se il palazzo della politica continua a non mettersi d’accordo su una nuova legge, i giudici costituzionali sono certi che quello che resta del Porcellum permette comunque agli italiani di andare al voto. Non c’è l’ipotizzato ritorno al Mattarellum, per la semplice ragione che, pur azzoppato, il Porcellum continua legislativamente a vivere. Non c’è neppure il “vuoto” legislativo che, su questa materia, non è consentito e che molti paventavano. Un brutto fantasma agitato forse per imbavagliare la Corte. Sulla quale, in pochi giorni, s’è riversata la forte pressione della politica a fare un passo indietro. Che non c’è stato, pur dopo un’iniziale esitazione.
Camera di consiglio storica alla Consulta — che si apre alle 9 e trenta, si ferma alle 13, riprende alle 16 e si chiude pochi minuti dopo le 18 — perché non è di tutti i giorni essere alle prese con la legge che ha portato in Parlamento 945 tra deputati e senatori. La riunione che prosegue dopo la prima ora dice subito che l’ipotesi del rinvio chiesto da un alto giudice è stata superata, che si è entrati nel merito. Proprio così, ci si misura subito sull’ammissibilità del questione di costituzionalità posta dalla Cassazione — relatore Antonio Lamorgese, giudice della prima sezione civile — sui cui tavoli è giunto il ricorso dell’avvocato Aldo Bozzi e di altri 25 cittadini elettori contro il Porcellum, i quali si erano già rivolti al tribunale di Milano. Non dura a lungo la discussione, i giudici della Consulta votano tutti insieme per la piena ammissibilità dei due quesiti. Tanti giuristi erano contrari, loro non hanno dubbi.
E si entra nel merito. Il Porcellum può contare su due “nemici”, il presidente della Consulta Gaetano Silvestri, che giàaveva materializzato i suoi dubbi di costituzionalità nel 2008 in occasione del referendum, e a settembre, nel giorno della sua elezione. Poi il relatore, Giuseppe Tesauro, ex presidente dell’Antitrust. I due quesiti sono lì, sul tavolo dei giudici pronti a essere vivisezionati. Si discute del premio di maggioranza senza tetto, e tutti decidono di bocciarlo. Si affronta la questione delle preferenze, e qui finisce con una votazione di stretta misura, otto contro sette, perché obiettivamente c’è chi considera il passo sulle preferenze molto spinto.
Si discute a lungo sul comunicato. Semplice e lineare sui due quesiti, «illegittimità costituzionale » per il premio di maggioranza, «sia per la Camera che per il Senato». Idem per le norme sulle liste elettorali bloccate, «nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza». Almeno una preferenza, dunque, dovrà essere indicata. Ovviamente la Corte si pone il problema di “quando” la sua decisione diventerà operativa, per questo scrive che dalla pubblicazione della sentenza «dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici». La Corte compie anche un altro passo, conscia com’è della portata della decisione. Specifica che «il Parlamento può sempre approvarenuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali ».
In quei 300 storici minuti gli alti giudici — come trapela poi da “Radio corte” — stanno bene attenti a compiere una delicata operazione chirurgica che risponde strettamente ai quesiti posti dalla Cassazione. La Corte non si “allarga”, non fa politica, sta a quei due quesiti, come prova lo stesso comunicato. Del pari, non sceglie un nuovo sistema elettorale, népotrebbe farlo perché così compirebbe una grave ingerenza nella vita del legislatore. Non riporta in vita il Mattarellum, con quella “reviviscenza” di cui pure tanto si era favoleggiato. Alla Corte si può cogliere questa certezza, «anche dopo i tagli la legge che resta consente di andare a votare, resta il proporzionale, così come per le liste è possibile votare per un candidato». Ma una sensazione è diffusa comunque, la certezza che il passo compiuto, l’incostituzionalità dichiarata, è «una clava», come la chiama qualcuno alla Corte, che costringe il Parlamento a fare una legge decente per far votare gli italiani senza privarli dei loro diritti. Sono le 18, i giudici hanno chiuso la partita del Porcellum.
Il Parlamento legittimato a cambiare sistema elettorale altrimenti si vota senza premio
Ecco perché la Corte non ha ripristinato il Mattarellum
LIANA MILELLA
ROMA — E adesso che succede? Ma anche: che cosa ha veramente deciso la Consulta? E perché lo ha fatto? Ha terremotato il Parlamento stesso e le basi della sua legittimazione giuridica e politica? Ha imposto il suo potere di primo giudice delle leggi a dispetto di Camera e Senato, in spregio ai partiti, in contrapposizione con palazzo Chigi e con il Colle? La sua è una sentenza giusta o, come dice Berlusconi, una sentenza politica «di sinistra»? Si riempiranno, di qui a venire, pagine e pagine di libri di diritto per interpretare la decisione della Consulta sul Porcellum. Cerchiamo qui, in pillole, di elencare le domande più importanti e le possibili risposte.
Che succede adesso? Cade il Parlamento? Chi ne fa parte decade automaticamente? Non si può più neppure votare?
Bocce ferme. Non succede nulla di tutto questo. Come pure paventa Grillo e più di un disfattista. Alla Consulta l’interrogativo se lo sono anche posto. I giudici ne hanno brevemente discusso. Si sono dati una risposta, dal loro punto di vista, tranquillizzante. Per noi, una risposta autorevole. Dopo i tagli dei premi di maggioranza e l’aggiunta del voto di preferenza si può tranquillamente andare a votare. Certo, non c’è più il Porcellum. C’è un proporzionale puro. Ma non c’è un vuoto né legislativo, né del sistema elettorale.
Ma giuridicamente esiste ancora una legge elettorale?
Prendiamo a prestito l’opinione del costituzionalista Massimo Luciani: «Se il dispositivo fosse esattamente quello indicato nel comunicato della Corte, avremmo un sistema elettorale perfettamente proporzionale. Però è ovvio che avrebbe bisogno di un intervento applicativo per definire le circoscrizioni, senza le quali nessuna legge elettorale può essere applicata».
Se si volesse votare domani con la legge che resta lo si potrebbe fare?
Insisto, dice sempre Luciani, «bisognerà leggere nel dettaglio il dispositivo. Tuttavia è ragionevole immaginare che resterebbe unimpianto di legge perfettamente proporzionale».
E se si votasse che Parlamento salterebbefuori?
Si può rispondere con la preoccupazione del costituzionalista Stefano Ceccanti: «Qui si restaura il sistema della preferenza unica con un sistema proporzionale che risale agli anni ’91 e ’92. Nessuno vince le elezioni. C’è una garanzia di ingovernabilità. Si crea un sistema che tende alla “grande coalizione permanente”».
La Corte ha pesato fino in fondo il suo passo e ne ha valutata l’eventuale portata distruttiva?
A sentire “Radio Corte” pare proprio che gli alti giudici abbiano ragionato soprattutto su questo. Si sono chiesti se il loro intervento era invasivo al punto da lasciare il Paese senza uno strumento per andare a votare, visto soprattutto che forze politiche e Parlamento non si sono dimostrati affatto efficienti. La Corte si è risposta che sì, con il Porcellum che resta si può votare. Certo, non si è data una risposta in termini “politici”, su quale Parlamento salterebbe fuori. Ma questa preoccupazione sì che sarebbe stata anomala.
Non era più semplice azzerare del tutto il Porcellum per far “rivivere” in pieno il Mattarellum?
Per certo il Mattarellum non rivive per deliberata scelta dei giudici. Soprattutto perché per arrivare fin lì, la Corte avrebbe dovuto allargarsi rispetto ai due quesiti posti dalla Cassazione e avrebbe dovuto applicare il principio «dell’illegittima consequenziale». I due quesiti bocciati avrebbero dovuto trascinare nel baratro tutto il Porcellum. La Corte si è fermata sul ciglio del baratro e il Porcellum è rimasto in vita.
Il Porcellum azzoppato che conseguenze comporta? Ha ragione Grillo quando dice che bisogna sciogliere il Parlamento, mandare a casa il governo e Napolitano?
Nient’affatto. Anche qui risponde lucidamente Massimo Luciani: «I parlamentari rimangono al loro posto, né la loro elezione è inficiata». Quanto a governo e capo dello Stato neppure a parlarne, visto che non sono stati neppure“votati” col Porcellum.
E i 200 deputati eletti, ma non ancora convalidati alla Camera dalla giunta per le Elezioni?
Ancora Luciani: «Se il principio fosse questo, allora dovrebbero saltare non solo i 200 deputati non ancora convalidati, ma l’intero Parlamento, il che non è possibile per il principio di continuità degli organi costituzionali».
E come mai la giunta delle Elezioni presieduta dal grillino Giuseppe D’Ambrosio non ha convalidato ancora l’elezione?
Senza fare dietrologia, si segnala un’anomalia e si mettono in fila i fatti. L’esponente di M5S non si scalmana per convalidare i risultati. È noto che alla Consulta è in bilico il Porcellum che invece dovrebbe spingere ad accelerare la convalida. Grillo adesso vuole tutti a casa.
Solo un nuovo Parlamento, dice sempre Grillo, potrà cambiare la legge elettorale? È vero?
No, è falso, le attuali Camere possono tranquillamente cambiare la legge elettorale.
Nel momento in cui salta il premio, si mette in crisi l’attuale Parlamento?
Luciani: «Politicamente sì, giuridicamente no, perché il premio è stato applicato».
E l’imposizione delle preferenze?
Vale lo stesso principio.
Un Parlamento eletto sulla base di una legge incostituzionale che deve fare?
Ancora Luciani: «Giuridicamente non ci sono effetti immediati, ma politicamente deve adottare una nuova legge elettorale perché la sua posizione politica è diventata particolarmente difficile».
Quando dovrà agire il Parlamento?
Quando lo ritiene opportuno, meglio prima delle motivazioni della sentenza.
La Consulta ha “commissariato” il Parlamento per la legge elettorale?
La Consulta ha fatto la sua parte, adesso il Parlamento, nella sua piena autonomia, faccia la sua.
Sulla questione delle bonifiche di Bagnoli noi di i Ricostruzione Democratica siamo intervenuti molte volte in Consiglio e l’ultima volta abbiamo chiesto con forza che si facessero i controlli sulla CEMENTIR (a Bagnoli c’è la CEMENTIR ma nessuno ne parla clikka). Oggi (03.12.2013) è stata emessa una ordinanza Sindacale con la quale si ordina la bonifica dei siti alla FINTECNA ed alla CEMENTIR (clikka) e si chiede alla Fondazione IDIS di esibire i certificati di bonifica o di messa in sicurezza. Sono soddisfatto che il Sindaco abbia adottato questa scelta non facile ma credo l’unica possibile. Ora è probabile che piovano ricorsi al TAR per ottenerne l’annullamento previa sospensiva, in tal caso spero che le associazioni ambientaliste ed i cittadini sappiano organizzarsi per intervenire nei relativi probabili giudizi al fine di sostenere le ragioni pubbliche a tutela della salute. Noi siamo pronti a fornire tutto il nostro aiuto. Per capire la gravità dell’inquinamento consiglio la lettura del decreto di sequestro delle aree che apre scenari assolutamente incredibili (decreto di sequestro clikka).
Lunedì 25 novembre u.s. ho fatto un altro sopralluogo negli impianti sportivi che mi fa piacere condividere (Relazione impianti sanità clikka). Credo, infatti, che per un amministratore pubblico conoscere il territorio e le cose che deve amministrare è un dovere imprescindibile dalla funzione. Certo andare nel quartiere Sanità alle Fontanelle è sempre una sorpresa inaspettata … tal volta anche per gli amministrativi. Consiglio la lettura del PDF che è corredato da rilievi fotografici.
Leggo l’articolo del Corriere del Mezzogiorno di oggi sull’inquinamento di Bagnoli e della sua incidenza sui tumori che si sono riscontrati tra i cittadini che vivono nell’area occidentale, ed allora da una parte non capisco perché il Consiglio non abbia voluto approvare un Ordine del Giorno che noi di Ricostruzione Democratica proponemmo sul punto (a bagnoli c’è la CEMENTIR ed il Consiglio non ne parla (clikka) e dall’altra sono ansioso di leggere il provvedimento che il Sindaco ha più volte annunciato anche in consiglio comunale ed oggi sul Corriere. Sono fiducioso e spero che si metta mano, anche se il passato mi lascia l’amaro in bocca.
Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 27.11.2013
NAPOLI — Nell’ex area industriale di Bagnoli-Fuorigrotta aumenta l’incidenza di tumori per mesotelioma — derivanti dall’esposizione all’amianto — e di tumori vescicali rispetto al resto di Napoli e dell’Italia. Il dato, che certamente impressiona, viene fuori da uno studio dell’Osservatorio Oncologico promosso dal Comune di Napoli e presentato dal sindaco Luigi de Magistris e dall’ex assessore alla Sanità del Comune, Pina Tommasielli, che ha fatto così il suo «ritorno» a Palazzo San Giacomo. Cresce anche il numero di nuovi casi in un anno di tumore ai polmoni: gli incrementi, anche se in misura diversa, riguardano sia gli uomini che le donne. Lo studio è stato condotto utilizzando la banca dati dei medici di medicina generale che nella decima Municipalità assistono 55.586 soggetti che costituiscono il 55 per cento della popolazione residente. Il periodo osservato va dal 2008 al 2012. Secondo i dati forniti, nell’area di Bagnoli-Fuorigrotta, per quanto riguarda il tumore vescicale, su un tasso standardizzato di 100mila abitanti, negli uomini si registrano 79 nuovi casi, a Napoli 50 e in Italia 51. Sul fronte femminile, i nuovi casi nell’area ovest sono 16,9, nel resto della città sono 9,9 e in Italia 9. Per quanto riguarda il mesotelioma, i dati riferiscono che nelle donne dell’area ovest di Napoli si registra l’1 per cento di nuovi casi, a Napoli e in Italia lo 0,6, mentre negli uomini a Bagnoli i casi sono 2,4, a Napoli 1,3 e in Italia 2,2. Dallo studio emerge, inoltre, che nell’area occidentale i tumori maggiormente riscontrati nella popolazione maschile sono al polmone, alla prostata e alla vescica, mentre nelle donne al seno, al colon e al polmone. Per quanto riguarda il cancro al seno, a Bagnoli, su un tasso di incidenza standardizzato ogni 100mila abitanti, si registrano 116 nuovi casi annui a Napoli 118 e in Italia 110. «Dai dati dell’Osservatorio — ha spiegato la Tommasielli — viene un allarme che va analizzato scientificamente. Noi riteniamo che ogni Comune debba dotarsi di uno strumento di analisi epidemiologico dei propri cittadini soprattutto in un momento di spending review in cui vi è una compressione dell’offerta sanitaria pubblica».
Il sindaco ha invece sottolineato l’aspetto legato alla differenza di tumori quartiere per quartiere, «sintomo che l’ambiente e la sua tutela è determinante», rimarcando come «a Napoli dovanno circolare sempre meno auto». Perciò de Magistris invita «Governo e e Regione ad impegnare risorse significative per intervenire lì dove esistono situazioni di rischio legate a danni ambientali». E non solo. Perché l’ex magistrato ha annunciato l’arrivo di «una delibera su Bagnoli, con la quale chi inquina paga, col risarcimento del danno e facendosi carico delle bonifiche ambientali». «Per ora — ha detto l’ex pm — partiamo da Bagnoli. Presto esporteremo questo modello di delibera anche in altre parti della città dove c’è o c’è stato un problema ambientale: penso a Pianura e Chiaiano». Un provvedimento, questo, considerato «delicato» ma al tempo stesso «forte e d’impatto», che — racconta chi sta vicino al sindaco — potrebbe anche andare a modificare equilibri istituzionali.
Paolo Cuozzo
Qualche giorno fa mi sono trovato a parlare con dei giovani giornalisti precari, il discorso è scivolato immediatamente sulla importanza del lavoro di giornalista che contribuisce alla formazione della opinione pubblica. Sullo stadio nella immediatezza dell’audizione del Presidente De Laurentiis il 12.11.2013, sono stato intervistato dai tanti giornalisti presenti alla ricerca di notizie, ho ripetuto questo concetto, dicendo chiaramente che i giornali avrebbero dovuto porre delle domande precise ai cittadini contribuendo al dibattito sul destino dell’impianto. Dibattito che, se correttamente articolato, aiuterebbe molto la politica a decidere. In sostanza piuttosto che riportare frasi sconce e gossip sarebbe il caso che i giornali avessero posto delle domande. Sul punto ho anche scritto un post su questo blog dal titolo Stadio San Paolo più politica e meno gossip (clikka). Il 21 novembre scorso sulle pagine del mattino è apparsa una intervista che mi sarebbe stata fatta in parte da Luigi Roano in parte tratta da Radio Marte. Ebbene non ho fatto alcuna intervista né con Roano né con Radio Marte e per tale motivo ho chiesto la rettifica non pubblicata e che perciò vi incollo in calce. Potevo anche lasciare stare, ma il tono dell’articolo mi ha spinto a chiederla poiché il taglio del pezzo è ancora una volta tendente al gossip tra mie dimissioni, docce fredde ed arrabbiature. Per carità non mi permetto di dire come si fa giornalismo ma almeno non vorrei che apparissero più mie interviste mai rilasciate. Roano, come altri, avrebbe potuto chiamarmi ed avere una mia dichiarazione così come ha fatto Repubblica di cui incollo in calce il pezzo di Antonio Di Costanzo apparso sempre il 21.11.2013 su Repubblica Napoli.
Di seguito l’articolo apparso su il Mattino di Napoli il 21.11.2013 di Luigi Roano
Lo stadio
Salta l`audizione con De Laurentiis «Prima la legge»
Salta il secondo appuntamento tra il patron del Napoli Aurelio De Laurentiis e la commissione sport del Consiglio comunale presieduta da Gennaro Esposito di Ricostruzione democratica. Il quale si dichiara «pronto a dimettersi». Il presidente era atteso, poi la doccia freddo del no. I motivi del forfait, ufficialmente, non si conoscono, ma da via Verdi fanno trapelare che la rinuncia all’audizione, con al centro il futuro del San Paolo e la richiesta di proroga della convenzione in scadenza a giugno, sarebbe dovuta alla fuga di notizie della prima riunione. Ovvero il famoso «scornacchiato» rivolta all’ex allenatore Walter Mazzarri. In realtà c’è un motivo ancora più valido a spiegare la mancata audizione. Il governo, con il premier Enrico Letta e il vicepremier Gioacchino Alfano, ha annunciato un emendamento nella legge di Stabilità per sburocratizzare i procedimenti relativi alla costruzione di nuovi impianti o Lo stadio Salta l’audizione con De Laurentiis «Prima la legge» al rifacimento di quelli esistenti. Non è la legge sugli stadi, ma qualcosa di molto simile. Il caso lo pone lo stesso Esposito, che attacca i suoi colleghi. In una intervista a Radio Marte il consigliere comunale è molto critico: «II presidente De Laurentiis non ci ha fatto sapere più nulla – spiega Esposito – quindi l’incontro è da ritenersi annulla. Il patron è molto arrabbiato, per non dire offeso, dalla diffusione delle sue frasi della scorsa settimana e credo che abbia disertato per questo motivo. Io da presidente non posso che esprimere la mia profonda amarezza per quanto fatto dai consiglieri, che hanno condiviso con la stampa le frasi del presidente, dette in II caso Irritazione per l’audio su Mazzarri II presidente di commissione «Pronto a dimettermi» un contesto scherzoso e privato». Il presidente della Commissione sport va poi all’attacco: «Mi vergogno per ciò che hanno fatto i miei colleghi, si è trattata di una pessima figura che abbiamo fatto nei confronti di De Laurentiis». Il patron, tuttavia, è uomo di mondo, e negli affari non si lascia certo impressionare dalle polemiche: «È quello che mi auguro – conclude Esposito – non vorrei che quanto accaduto renda le cose ancora più difficili. Io sono anche pronto a dimettermi perché è accaduto un fatto grave». Al di là dei propositi di Esposito, c’è un’altra data da segnare con il cerchietto rosso. De Laurentiis avrebbe dato la sua disponibilità a incontrare i consiglieri comunali tra il 2 e il 7 dicembre. lu.ro.
Ecco la mia richiesta di rettifica rimasta priva di riscontro:
Gentile direttore,
con riferimento all’articolo a firma del dott. Luigi Roano, apparso oggi [21.11.2013] sul giornale da Lei diretto a pag. 42, Le chiedo – ai sensi della legge sulla stampa – di pubblicare la seguente dichiarazione: “Preciso di non aver rilasciato alcuna intervista al Dott. Roano sulla questione dello Stadio San Paolo, né tantomeno, come imprecisamente riportato nell’articolo, averla rilasciata a Radio Marte. Il mio mandato di Presidente della Commissione Sport, infatti, l’ho messo a disposizione del Consiglio, in data 16.05.2013, per fatti assolutamente estranei alle vicende indicate nell’articolo del Dott. Roano:
Ecco invece il pezzo di Antonio Di Costanzo da La Repubblica Napoli del 21.11.2013 a cui elevo rilasciato una dichiarazione.
Slitta la riunione sul futuro dello stadio – Niente incontro bis tra De Laurentiis e consiglio comunale
Slitta la riunione sul futuro dello stadio Niente incontrobis traDeLaurentiis e consiglio comunale L’ACCORDO sullo stadio è ancora lontano. Anzi, ad ogni passo in avanti sembrano seguirne due indietro. Ieri era previsto un nuovo incontro tra il patron azzurro e i consiglieri comunali della commissione sport. Incontro poi sfumato. Ufficialmente perché il Napoli deve valutare meglio la situazione anche in virtù della nuova legge sugli stadi e in attesa di una proposta daparte del Comune meno fumosa e più concreta. Un’altra versione, però, parla di un Aurelio De Laurentiis indispettito dopoché, nel corso dell’ultima riunione, svoltasi in via Verdi a porte chiuse, qualcuno, probabilmente un consigliere comunale, ha registrato di nascosto alcune sue frasi e in particolare quello «scornacchiato» rivolto a Mazzarri. Getta acqua sul fuoco Gennaro Esposito, consigliere di Ricostruzione democratica e presi dente della commissione sport che da tempo è impegnato a riportare chiarezza sulla gestione dello stadio: «L’incontro non era stato fissato ufficialmente — spiega — il ragionamento sta andando avanti e anche il presi dente De Laurentiis non è chiuso sulle proprie posizioni ma pronto ad ascoltare tutte le parti. Il nostro desiderio è proprio quello di aprire un ragionamento con tutti coloro che sono legati alla vicenda. L’obiettivo è trovare una soluzione. Dobbiamo capire se è possibile rinnovare la convenzione, se affidare lo stadio al Nap oli in via esclusiva o se venderlo, tenendo presenteperòchelanuovaleggeintroduce il controverso concetto di proprietà a tempo». (a. dicost.)
In seguito a segnalazioni di incidenti anche gravi su Corso Umberto ho proposto una interrogazione all’amministrazione (clikka) per la quale ho ricevuto gli atti posti in essere, tra cui una relazione dei servizi, cui è seguita anche la partecipazione della II Municipalità, che ha approvato un proprio ordine del giorno sulla problematica. E’ interessante leggere gli atti che mi sono pervenuti tra cui una relazione della Polizia Municipale su alcune altre strade a rischio incidenti (clikka).
Ho già postato su questo blog il il contratto di servizio ASIA (clikka) con le sue belle 297 pagine tra testo contrattuale ed allegati tecnici, per il quale non ho ricevuto alcuna indicazione specifica (la democrazia e la partecipazione è faticosa). Alla fine mi sono studiato l’atto ed ho rinvenuto una serie di questioni che ho sollevato nella discussione: 1) inadeguatezza di alcuni servizi (spazamento e svuotamento cestini); 2) sistema di contestazione inadempimenti inadeguato; 3) potenziamento attività di vigilanza comunale; 4) la insoddisfacente attività di pulizia in alcuni quartieri, citando anche l’esempio di via tarsia.
Ho colto anche l’occasione per dire che la questione dei rifiuti e della pulizia della città è anche un fatto culturale di alcuni napoletani (con la “n” “minuscolissima”) esortando Sindaco ed Assessore all’Ambiente a fare una corretta “comunicazione sociale” dicendo chiaramente che i napoletani che gettano le carte a terra e sporcano la loro città senza rispettare le regole di conferimento sono degli zozzoni”. Noi di Ricostruzione Democratica alla fine non abbiamo partecipato al voto non ritenendo soddisfacente l’atto per i motivi che ho ampiamente spiegato nell’intervento. Consiglio di seguire l’intervento al quale non c’è stata una sostanziale risposta se non una replica tendente a sminuire le questioni sollevate che, per noi, invece restano essenziali.
Ecco come si selezione la classe dirigente nel nostro paese. E’ l’origine dei nostri mali e non riguarda solo forza italia ma tutti i partiti. Occorre riprendersi il governo del futuro iniziando da qui. Questo è il risultato della fine delle ideologie che rende la politica un semplice coacervo di interessi personali che sfocia nel se fai i miei interessi sei mio amico se non li fai sei mio nemico. Per questo nascono i razzi e gli scilipoti in parlamento, gente priva di ogni idea incentrati nel solo loro interesse personale. E’ la politica “razziana” del “fatti li cazzi tua!!” ma annate a ….:
Oggi (15.11.2013) in consiglio comunale si è tenuta la discussione sulla mozione di sfiducia al Vicesindaco Tommaso Sodano (clikka) è stata una giornata dura. La mozione ha raccolto 17 voti a favore (il PD ha votato compatto) due astenuti (SEL nella persona del Consigliere Ciro Borriello ed il Presidente Pasquino) e due sono usciti dall’aula (Pietro Rinaldi e Vittorio Vasquez). Di seguito gli interventi
Il mio intervento al ‘3:29:12 in due video a seguire
Ieri (07.11.2013) Servizio Pubblico ha mandato delle interviste (clikka) a giovani italiani tutti scappati a Londra perché l’Italia non da’ loro sbocchi, perché l’Italia li mortifica, perché la politica è sempre quella degli amici e dei parenti ed il caso cancellieri è solo l’ultimo. I nomi sono sempre gli stessi! Questi nostri giovani concittadini che sono emigrati per lavoro a Londra erano tutti delusi, ma la cosa che mi ha colpito, era che nelle loro parole non c’era rabbia, ma rassegnazione e schifo per una classe politica assolutamente corrotta che risponde solo a logiche familistiche! Ebbene, in questo, nel caso Napoletano c’è una grandissima responsabilità di Luigi De Magistris che ha deluso le mie aspettativa e quelle di tanti giovani e cittadini napoletani che gli hanno creduto ed hanno sperato. Luigi De Magistris si sarebbe potuto mettere a capo di una rivoluzione culturale e politica ed, invece, ha avuto paura! Avrebbe dovuto per tutti i posti nelle aziende partecipate e nell’amministrazione mettere in campo una azione, questa sì rivoluzionaria, volta ad aprire il comune ai tanti giovani, facendo trasparenza ed invitandoli a partecipare a selezioni aperte per posti in CDA, di staff e di dirigente nel Comune ed, invece, pur avendone avuto la possibilità, perché era libero dai partiti in crisi, ha fatto come tutti gli altri prendendosi come staffisti (qualcuno anche con lauti stipendi) persone che hanno avuto il solo merito di aver partecipato alla campagna elettorale come se il “posto in comune” fosse un premio per la vittoria; ha assegnato posti nelle partecipate e di dirigenti con meccanismi oscuri, mai spiegati all’aula consiliare, ma che sicuramente, devo pensare, soggiacciono a vecchie logiche (partecipate le nuove nomine alla vecchia maniera clikka). Il nostro Sindaco non ha, purtroppo, capito che, invece, avrebbe dovuto fare altro. Avrebbe potuto e dovuto innescare nei cittadini napoletani fiducia, trasparenza e speranza, rispettando semplicemente il sacro principio di imparzialità, scritto nella Carta Costituzionale col sangue dei nostri partigiani. La scelta operata in questo modo sarebbe stata rivoluzionaria ed avrebbe dato un motivo ai tanti giovani cervelli napoletani per restare anziché scappare, avrebbe dato fiducia e speranza garantita dal rigoroso ed intransigente rispetto del principio di imparzialità. Basti pensare che nel Regno unito anche gli staff dei ministri vengono scelti attraverso una selezione pubblica! Il Sindaco su questo punto cosa ha fatto? In Consiglio Comunale da più di un anno giace una nostra proposta (clikka) che, ovviamente, non verrà mai discussa perché il vecchio potere non si vuole rinnovare è chiuso in se stesso ed il Sindaco si è seduto al tavolo imbandito delle nomine, senza capire che gli Italiani sono stanchi, avviliti, schiacciati, ma sono sicuro reagiranno in un modo o nell’altro reagiranno. Io lo penso, e voglio pensarla così per me e per i nostri figli e per il senso di giustizia che è in ognuno di noi e che nell’urna boccerà chi ha avuto paura, chi ha tradito, chi ha pensato che solo con la distribuzione di prebende si conserva il potere ed il consenso!
Ad ogni buon conto oggi una buona notizia, il Sindaco ha revocato le assunzioni dei 29 dirigenti del 16 agosto perché costretto dalla Corte dei Conti! Mi fa male constatare che ancora una volta abbiamo avuto ragione, eppure basterebbe studiare un po’. Per il resto vale quanto ho già scritto ne: “assunzioni al comune tra trasparenza ed incapacità” (clikka). Se non capiamo che i giovani e le loro speranze sono la garanzia ed il motore per il nostro futuro allora significa che non meritiamo nulla !
Da il CORRIERE DEL MEZZOGIORNO NAPOLI E CAMPANIA del 08-11-2013
La decisione Manca il via libera della commissione ministeriale sul rientro del debito
Il sindaco ha revocato gli incarichi ai 29 dirigenti nominati ad agosto
La decisione Manca ¡I via libera della commissione ministeriale sul rientro del debito n sindaco ha revocato gli incarichi ai 29 dirigenti nominati ad agosto NAPOLI — Ð Comune di Napoli ha revocato il decreto per l’incarico a 29 dirigenti nominati lo scorso 14 agosto. Dalla Commissione interministeriale che analizza i Piani di rientro dei Comuni che hanno aderito al predissesto (decreto 174) non è arrivato ancora il via libera alla stipula dei contratti a termine. E dunque, dopo tré rinvii (14 agosto, 16 ottobre e 4 novembre scorsi), il sindaco de Magistris non ha potuto far altro che tornare sui suoi passi e firmare l’ordinanza di revoca. Lo stop da Roma è arrivato il 29 ottobre scorso quando «la commissione — scrive il primo cittadino nell’ordinanza sindacale di revoca — ha disposto un ulteriore differimento a breve, al fine di acquisire elementi istruttori aggiuntivi, e definire in tal modo il numero di contratti ammissibili per incarichi dirigenziali a tempo determinato». A Palazzo San Giacomo sperano che la situazione possa sbloccarsi in fretta. Sebbene pare che i 29 dirigenti nominati ad agosto difficilmente potranno essere nominati tutti. Questo perché da Roma pare sia arrivata l’indicazione che, al massimo, quando ci saranno le condizioni per fare nuovi contratti, il Comune di Napoli potrà nominare non più del io per cento dell’attuale pianta organica dirigenziale, quindi 18 o 19 dirigenti a fronte dei 29 previsti. I tempi però sono incerti. Anche se l’assessore al Personale, Francesco Moxedano, ostenti ottimismo e si dica sicuro che tutto si risolverà in tempi stretti. Sarà. Tra i contratti bloccati c’è anche quello del tenente colonnello della Guardia di Finanza, Luigi Acanfora, che sarà il nuovo comandante dei vigili urbani scelto dal sindaco. Ma per ora tutto è fermo. Tutto ruota intorno alla spesa per il Personale, che il comune ha certificato essere scesa, rispetto all’anno precedente, sotto la fatidica soglia del 50 per cento, oltre la quale non è possibile stipulare nuovi contratti. Ma su questo, ministero e Corte dei conti stanno effettuando un approfondimento e dovranno esprimersi a breve. Da Roma dovrà quindi arrivare il via libera anche allo scorrimento delle graduatorie degli idonei al concorso del 2010 (149 persone) e alla stabilizzazione di 60 Lsu storici. Restano sul tappeto le tante polemiche che sindaco e giunta si sono attirati per aver fatto le nomine alla vigilia di ferragosto, salvo poi non poterle perfezionare. Pa. Cu. Palazzo San Giacomo -tit_org- Il sindaco ha revocato gli incarichi ai 29 dirigenti nominati ad agosto
Incollo di seguito un articolo uscito oggi (02.11.2013) su Repubblica Napoli sulla crisi dell’avvocatura manca però una considerazione: la consueta disapplicazione, nella stragrande maggioranza dei casi, delle tariffe forensi da parte dei magistrati, almeno nel foro napoletano e dintorni, a cui si aggiunge l’assoluta inadeguatezza dei compensi dovuti per le cause fino a 25.000 €.
Sempre più spesso mi capita di vedere e ricevere liquidazioni assurde, una causa complessa mettiamo: fase cautelare, esecuzione del provvedimento cautelare, reclamo, tre consulenze e giudizio di merito, il tutto durato 10 anni con una liquidazione che a tariffa sale a 80.000 €. Quanto avrà liquidato magistrato? non lo dico per pudore! poi c’è qualche magistrato, che pure mi è capitato, che dice: “vabbé avvocato faccia l’appello…”
Eppure per lo meno nel civile la condanna alle spese dovrebbe essere anche un’azione deflattiva del contenzioso.
Ad ogni buon conto non posso non constatare che se dovessi iniziare oggi da zero la professione come ho fatto oltre 15 anni fa è sicuro che non ce l’avrei fatta, anche per l’assoluta esosità dei contributi unificati che finiscono per pregiudicare i diritti dei più deboli.
L’ultima cosa e finisco: giudizio al TAR Campania per mancata assegnazione del sostegno ad un bambino in difficoltà controbuto unificato €. 650,00, riconoscimento del diritto dopo un anno di causa, condanna alle spese del ministero ad €. 1.000,00 oltre spese vive (manco quantificate): Risultato il ministero ha risparmiato 1 anno di stipendio all’insegnante di sostegno ed ha pagato alla fine circa 2.000 €. comprese tasse e cassa. Vince il banco sulla pelle dei cittadini!
Gennaro Esposito, avvocato del foro di napoli
Da Repubblica Napoli 02.11.2013
Avvocati sotto la toga c’è la crisi
Boom di iscritti e conti in rosso, sono sempre di più i legali in difficoltà
LA BORSA di pelle nella mano destra, la giacca giusto un po’ sgualcita. Il passo veloce di chi sta correndo in udienza. A metà giornata, la sosta accanto al bar e i capannelli nella piazza coperta. Un avvocato come tanti, nel Palazzo di Giustizia del Centro direzionale. Solo che non ha più un soldo. Un contenzioso andato male, i clienti che si contano sulle dita di una mano, qualche problema familiare. Così un professionista rischia di trasformarsi in un povero con la cravatta.
Stavolta non c’entra la disincantata filosofia di Vincenzo Malinconico, il penalista precario descritto dalla penna di Diego De Silva nel fortunatissimo romanzo “Non avevo capito niente”. Sotto la toga, l’avvocatura napoletana, una delle più prestigiose d’Italia, deve fare i conti con gli effetti della crisi economica. Lo confermano i dati del Consiglio dell’Ordine di Napoli, che un anno fa ha raddoppiato le somme stanziate per gli aiuti ai colleghi a titolo di solidarietà. Piccoli sussidi che una volta venivano erogati essenzialmente per ragioni di salute. Ora invecec’è chi ha ottenuto il contributo perché in gravi difficoltà finanziarie. È il caso di una toga che si è ritrovata sul lastrico, e senza più clienti, dopo aver avuto la peggio in una lite giudiziaria con una importante compagnia di assicurazioni. In questo periodo storico, il cappio della crisi stringe l’avvocatura napoletana soprattutto all’inizio e alla fine del percorso professionale. Se la passano spesso male i più giovani, costretti a lasciare i sogni in soffitta per barcamenarsi con enormi difficoltà, di solito intascando poche centinaia di euro. Ma anche avvocati con trent’anni di iscrizione all’albo sulle spalle, oggi, faticano a sbarcare il lunario. Chi frequenta il Palazzo di Giustizia li incontra tutte le mattine e può raccontare decine di storie, tutte uguali nella loro drammatica ordinarietà. Può capitare ad esempio di imbattersi in avvocati dai capelli bianchi che a bassa voce, con grande dignità e pudore, chiedono al collega non un consiglio su una legge appena introdotta, né la cortesia di sostituirli in udienza per un rinvio e neppure un’informazione sugli orari delle cancellerie, ma «qualche spicciolo, una moneta soltanto perché non ho i soldi per pagare le medicine».
Ma accade anche che un avvocato sulla quarantina, civilista, sia stato sorpreso mentre frugava nelle borse dei colleghi, non certo perché aveva dimenticato i codici a casa. O che nel corso di una perquisizione presso lo studio di un professionista di mezza età sia emerso che nell’armadio erano custodite le pratiche di appena sette (sette) clienti. Un quadro che nulla toglie alla qualità media del Foro napoletano,composto da professionisti di alto livello, apprezzati in tutta Italia. Sulla crisi influiscono piuttosto in maniera sensibile i numeri attuali dell’avvocatura: L’Ordine di Napoli conta 13.300 iscritti, ai quali si aggiungono 7 mila praticanti. Hanno 2 mila iscritti ciascuno gli Ordini di Nola e Torre Annunziata. Un esercito che deve confrontarsi con un tessuto economico messo a duraprova dalle difficoltà economiche in cui versano tutti i principali comparti produttivi del Paese. L’avvocatura soffre poi gli effetti di alcune riforme, come quella che ha abrogato i minimi tariffari, e di un’altra malattia cronica del nostro sistema: l’eccessiva durata dei processi che, soprattutto nel settore civile, ma ormai anche nel penale e nell’amministrativo, complica ilrapporto fra avvocato e cliente, dilatando a dismisura i tempi di pagamento delle prestazioni professionali.
In questo contesto e con queste cifre, inevitabilmente, si scatena una concorrenza spietata che non va solo a discapito della qualità del servizio ma finisce con il penalizzare alcuni professionisti, di fatto escludendoli da una fetta di mercato. «Perché lavita è fatta soprattutto di patteggiamenti. Di situazioni in cui – questa è la rivelazione che spiazza – ti scopri capace di una comprensione al ribasso che normalmente non ti spieghi, quando la riconosci negli altri. E capisci alcune cose», disserta nel libro di De Silva l’avvocato Malinconico, la cui vita cambia, sorprendentemente, dopo un incarico ricevuto, naturalmente, d’ufficio.Ma anche negli ascensori del Centro direzionale si possono ascoltare aforismi analoghi a quelli del personaggio ideato dallo scrittore napoletano. Come la battuta di un avvocato quarantenne, che alle lamentele del collega, trova il modo di scherzare: «Io tutta questa crisi non l’avverto. Perché è da quando ho iniziato, che sono in crisi».
A tutti i carcerati ed ai parenti dei carcerati in difficoltà chiamate al ministero e fatevi dare il cellulare della ministra sicuramente sarete sentiti e se del caso scarcerati se ci sono buoni motivi. Tutto sommato perché fare l’istanza al Magistrato di sorveglianza se gli italiani hanno a disposizione direttamente il ministro.
Alcuni dati e considerazioni sul caso:
Da Repubblica nazionale di oggi 03.11.2013
Massimo Giannini
C’È UNA zona grigia che rende inquietante la vicenda Cancellieri- Ligresti e che svela la natura compromissoria e forse compromessa del potere. Il ministro dice «non mi pento », evocando quasi una categoria religiosa, che nel caso in questione non ha alcun senso perché in gioco c’è invece un problema politico. Non è un «pentimento» che si chiede al ministro, ma semmai un «chiarimento » sulla natura dei rapporti che la legano alla famiglia di don Salvatore. Fino ad obbligarla a telefonare al fratello del «padrino» per garantirgli il suo interessamento, come testimoniano le intercettazioni agli atti dell’inchiesta di Torino. Perché la Cancellieri si è sentita in dovere di farlo? Questo chiarimento non è arrivato. Il movente che ha spinto il ministro a sollecitare la scarcerazione di Giulia Ligresti non sembra il «volto umano della giustizia», ma semmai la faccia complice dell’amicizia. Se il Guardasigilli non è libero nei confronti di chigli chiede un passo improprio, non può restare al suo posto.
Alcuni stralci degli articoli di ieri su Repubblica nazionale che è bene sapere che:
L’amico della cancellieri: Salvatore Ligresti che, ottenuta la liberazione dopo lo scandalo craxiano per l’appalto della Metropolitana milanese, fu arrestato di nuovo nel 1993 per l’affare Eni-Sai avendo distribuito mazzette per 17 miliardi di lire, gran parte dei quali destinati a Bettino Craxi, condannato poi in Cassazione a 5 anni e sei mesi nel1996.
Il figlio della cancellieri … la carriera di Piergiorgio Peluso, figlio dell’ex viceprefetto Anna Maria Peluso diventata ministro, è folgorante e i suoi redditi da favola. Un bravo manager? No, «un idiota», secondo Giulia Maria, intercettata al telefono con un amico. Se Piergiorgio è davvero un idiota non si capisce la sua carriera fulminea se non con l’appartenenza al cerchio di potere della mamma, un cerchio dove conta soprattutto il «capitale relazionale» in una società ormai divisa in network di potere, dove la competenza è un surplus. Ma Giulia è una donna avvelenata e sull’affermazione secondo cui Piergiorgio in Fonsai «in un anno ha distrutto tutto» va necessariamente presa con le molle.
Quarantacinque anni, dopo la laurea alla Bocconi Piergiorgio lavorò in Mediobanca, poi in Credit Suisse e in Capitalia ai tempi di Cesare Geronzi, dove trattava i rapporti con il gruppo Ligresti. E’ lì che approda nel 2011. Indicato da Mediobanca o dai Ligresti stessi? Fatto sta che appena arrivato sulla tolda di direttore generale non può fare a meno di rilevare che la Fonsai ha gravi problemi di solvibilità.
Resta poco più di un anno e se ne va con una buonuscita di 3,6 milioni o di 5, secondo quanto dice al telefono Giulia Maria, calcolando forse anche 14 mesi di stipendio. Un bel gruzzolo che lo accompagna subito nella carica di direttore finanziario di Telecom.
Oggi la ministra dichiara di non volersi dimettere non capisco proprio lei dovrebbe avere un senso dello Stato e delle Istituzioni che le dovrebbero far capire che tal volta è opportuno farsi da parte. Immaginiamo solo per un momento cosa sarebbe accaduto in Germania o in Inghilterra se un ministro si fosse trovato nelle medesime condizioni. Questa gente non vuole capire che il politico che ricopre un ruolo pubblico deve essere ed apparire trasparente ed imparziale come e più di un Magistrato!!
C’è una grande attenzione sulle assunzioni al Comune di Napoli perché, nell’immaginario collettivo diffuso soprattutto tra gli stessi dipendenti comunali, sono sempre state viste come uno strumento di consenso elettorale. Il posto di lavoro è in sostanza la prima merce di scambio. Io stesso posso confermare perché la gente, anche a me che sono un “semplice e povero” consigliere comunale senza alcun potere di gestione, chiede il posto ed ai voglia a spigare che la politica del posto di lavoro non porta da nessuna parte ed occorre una politica seria che guardi al benessere collettivo senza creare assistenzialismo.
Come la penso sul punto l’ho già scritto ne il posto di lavoro e la politica (clikka). Oggi (01.11.2013) leggo su Repubblica Napoli l’ennesimo articolo (che incollo in calce) sul blocco delle assunzioni dei 29 dirigenti e, paradossalmente, delle promesse di assunzioni dell’assessore al personale francesco moxedano, ancora promesse, come se non bastassero le batoste già ricevute dalla Corte dei Conti e dal MEF sul punto. Eppure occorrerebbe studiare un po’ ed essere intellettualmente onesti, specialmente nei confronti di quelli che aspettano di essere assunti tra LSU, in cerca di stabilizzazione ed idonei al concorso comunale di qualche anno fa. Peraltro tutte persone di queste due categorie che io ho incontrato, sono in grado di capire e spesso anche di spiegare quali sono i vincoli di legge in questa delicata materia e conoscono addirittura il percorso amministrativo che si dovrebbe percorrere.
E’ antipatico dire l’avevamo detto ma, non posso resistere. Si perché noi di Ricostruzione Democratica, avendo studiato qualche legge, da semplici “artigiani” del diritto, sulle maestre dicemmo immediatamente che non c’erano storie, la giunta aveva fatto bene a rinnovare i contratti (R.D. a sostegno della Giunta De Magistris clikka), mentre quando ci venne chiesto di votare una presa d’atto (che sembrava più una presa per i fondelli) che il comune era rientrato nel patto di stabilità interno dicemmo immediatamente no! che la cosa non quadrava e che non l’avremmo votata. Vedi infatti: nuove assunzioni al comune (clikka) e assestamento il comune apre la strada a nuove assunzioni (clikka). In quest’ultima occasioni ci prendemmo anche qualche strigliata degli idonei al concorso che ovviamente aspettano da anni, ma non potemmo fare a meno di manifestare, seppure impopolarmente, la nostra perplessità essendo in noi prevalente l’amore per la verità (merce rara in politica) rispetto all’illusione volta a creare consenso. Ora sul punto credo che sia chiaro il mio pensiero ed in più occasioni ho dichiarato che occorre essere onesti con i cittadini a cui non vanno regalati posti di lavoro, o l’illusione di posti di lavoro, ma va promessa ed attuata una amministrazione ed una politica seria, responsabile e competente, senza avere paura di dire la verità, anche perché ormai la situazione economico/finanziaria è tale che le magagne vengono fuori! Non capisco, allora, oltre a non conoscere quali sono gli studi e le esperienze professionali dell’assessore al personale moxedano, come si possano fare questi errori, che forse o sono determinati dalla speranza di dare il “posto” di lavoro ai cittadini oltre che a parenti o, più probabilmente, dalla incapacità di leggere le carte ed interpretare il momento politico/amministrativo che stiamo vivendo. Al buon assessore al personale moxedano, infatti, vorrei, retoricamente, chiedere con quale faccia, in piena procedura di predissesto, il Comune può andare a Roma al MEF e chiedere di essere autorizzati a stipulare 29 contratti di dirigenti e 16 di staffisti!
Slitta l’assunzione dei dirigenti e scoppia la protesta degli Lsu
Moxedano: “A gennaio bandiremo un nuovo concorso”
I DECRETI per l’assunzione dei nuovi dirigenti erano già pronti ma sono già carta straccia. Il 4 novembre dovevano essere assunti dal Comune in 29, ai quali andava aggiunto un gruppo di una quindicina di staffisti. Non se ne farà niente e l’operazione rischia di slittare al 2014. Il progetto presentato a Roma dal capogabinetto Attilio Auricchio, bravo comunque a strappare l’ok al piano di rientro, non ha convinto la commissione per il riequilibrio finanziario dei Comuni in predissesto guidata dal sottosegretario Gianpiero Bocci. Assunzioni bocciate, quindi, compresa quella di Luigi Acanfora, il tenente colonnello della Finanza indicato dal sindaco Luigi de Magistris quale nuovo comandante della polizia municipale.
Surreale la sua vicenda. Il sindaco ha annunciato che sarà lui il prossimo capo dei vigili, ma non riesce ad assumerlo. Il problema sembrava risolto quando Palazzo San Giacomo comunicò di essere sceso sotto la soglia del 50 per cento della spesa del personale rispetto a quella corrente. Ma persino questo dato è tornato in discussione, tanto che la Corte dei conti ha aperto un’indagine sulla vicenda. Con lo stop arrivato da Roma, si aggiungono altri problemi. A far saltare il piano anche il fatto che dei nuovi 29 dirigenti individuati dal Comune 12 avrebbero dovuto ottenere un rinnovo di contratto, cosache non è possibile perché da un anno non lavorano più a Palazzo San Giacomo. La giunta, infatti, non ha potuto rinnovare i contratti in corso a causa dello sforamento della spesa del personale. Insomma, storia molto ingarbugliata, che ricorda quella delle maestre. Il Comune tenta di correre ai ripari. La prima strada è di far scendere a 18 il numero dei nuovi dirigenti da arruolare, anche se si sta valutando la possibilità di portare alcune modifiche per salvare tutto il pacchetto di assunzioni varato lo scorso agosto. Per il comandante dei vigili, invece, il sindaco potrebbe decidere di forzare, come già fece con le maestre vincendo poi la sfida. Ma sulla nomina di Acanfora, esperto e stimato tenente colonnello della Finanza, c’è anche il rischio che vengano presentati ricorsi, già annunciati da personale scontento della polizia municipale.
Insomma, caos assoluto. E come se non bastasse scendono sul piede di guerra anche i lavoratori socialmente utili di Palazzo San Giacomo. I precari minacciano di bloccare la “macchina” comunale se non arriveranno risposte chiare dal sindaco nell’incontro fissato per lunedì sera sulla questione della stabilizzazione degli oltre 680 lavoratori. I rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl si dicono «stanchi di promesse mai mantenute» e annunciano iniziative clamorose se non si risolverà in tempi rapidi una situazione che si protrae da 18 anni. «Dimostrino di essere la giunta della legalità e della dignità delle persone — dice Gianni Nugnes della Cgil — altrimenti chiameremo i lavoratoriallo sciopero e alla lotta già dopo l’incontro di lunedì, bloccando le attività che vanno avanti solo grazie agli lsu all’interno dell’amministrazione centrale, delle partecipate e delle municipalità ». Il componente della segreteria regionale della Cisl, Carlo D’Andrea, fa notare che il Comune «pretende da queste figure professionali mansioni equiparabili a quelle dei dipendenti che guadagnano anche 3 mila euro il mese. E, anche riconoscendo loro un’integrazione di meno di 200 euro, si aggiunge a un salario di 570 euro, senza il versamento di contributi previdenziali». La Uil, attraverso il responsabile dell’area metropolitana Fulvio Bartolo, ricorda che «da due anni è pronta una graduatoria per le 60 unità da stabilizzare in base alle richieste di Napoli Servizi» e che «bisogna solo dare seguito a questi atti e proseguire con gli altri 50 da destinare alla nuova holding dei trasporti». GianfrancoDe Miranda della segreteria confederale dell’Ugl ricorda che il 31 dicembre potrebbero scattare i primi licenziamenti: «Non siamo più disponibili ad ascoltare frottole. Il Comune deve chiarire una volta per tutte se è sceso davvero sotto la soglia del 50 per cento della spesa per il personale sul totale della spesa corrente per procedere a nuove assunzioni, altrimenti bloccheremo gli uffici in cui gli Lsu sono impiegati ».
A tentare di riportare la calma in una situazione esplosiva ci prova l’assessore al Personale, Franco Moxedano: «Innanzitutto voglio dire che a inizio 2014 bandiremo un concorso per dirigenti a tempo indeterminato. Dobbiamo coprire un fabbisogno di 99 unità: il 50 per cento dei posti sarà riservato a interni». Moxedano promette anche che saranno assunti i 60 lsu il cui contratto scade a gennaio e per altri 110 conferma che c’è «l’impegno del sindaco affinché 60 siano assorbiti da Napoli Servizi e 50 dalla nuova holding della mobilità ». Moxedano apre anche alla possibilità di procedere a progressioni verticali: «Abbiamo ottenuto un parere positivo da parte del dipartimento della funzione pubblica e possiamo utilizzare il bando del 2009».
Finalmente, sarebbe il caso di dire, ecco il contratto di servizio dell’ASIA approvata con delibera del 14.10.13_743 (clikka) . Non l’ho ancora letta tutta (sono un bel po’ di pagine) ma credo che i cittadini attenti è bene che abbiano questa anteprima che poi verrà rimessa al consiglio per l’approvazione. Giusto per ma per il Comune di Napoli è un evento storico. Ad ogni buon conto, e brevemente, io in Piazza del Gesù tutte le mattine assisto a questa scena: Spazzini ASIA in due in pausa caffè uno sull’uscio del bar e l’altro che gioca d’azzardo alle macchinette. Mentre assisto a questa scena, nella indifferenza di tutti i passanti titolati e non, mi attraversano due pensieri: 1) in ogni parte del cd. mondo civilizzato i cittadini si sarebbero indignati cronometrando la pausa ed inveendo contro i poveri malcapitati dipendenti/spazzini, noi, niente! 2) tutto sommato almeno uno dei due spazzini si sta autopunendo infliggendosi da solo la sanzione disciplinare, perdendo lo stipendio alla macchinetta. Ovviamente sono ben accetti consigli e commenti a quest’importante documento affinché ci si possa confrontare al meglio e possa portare le prime impressione dei cittadini nel consiglio comunale.
ARIN-ABC un altro capitolo del quale ci siamo interessati come gruppo consiliare alzando l’ennesima questione di trasparenza e correttezza nella gestione della cosa pubblica. Oggi leggo un altro pezzo dal Corriere del Mezzoggiorno e mi rendo conto che avevamo ragione, quando, io e Carlo Iannello, pensavamo che la semplice trasformazione da azienda speciale ad ente pubblico era un azzardo giuridico, inventato per ragioni tutte politiche e poco giuridiche, se non accompagnato da una seria e corretta amministrazione, tanto che Ugo Mattei, il Presidente dell’ABC lo ammette, in un certo qual modo, nell’intervista che Vi incollo, gettando la croce sulla politicabecera quando dice che per ogni decisione nell’ABC “si aprono costantemente dei mercati, in quanto per farti passare il bilancio devi cambiare il tubo alla suocera del vicecapogruppo del gruppo x. E questo è un problemone non un problemino“. Poiché combatto contro questo modo di fare politica (anzi di non fare politica), spero che qualche sostituto procuratore di buona volontà, si chiami questo Prof. Mattei per chiedergli spiegazioni su questo “mercato dei tubi di suocera” e, quindi, escano i nomi affinché i cittadini sappino chi hanno votato!
Non smetterò mai di dire che uno dei grossi problemi della politica sono gli uomini “di fiducia” nelle aziende, enti ed istituzioni pubbliche che vengono beneficiati dal politico di turno su cui, purtroppo, questa amministrazione comunale non ha fatto la differenza. Difatti, anche nell’ABC ci sono persone di “fiducia” dell’ex assessore Lucarelli che, di fatto, ha contraddetto se stesso perché, se un lato predicava la teoria del bene comune/partecipazione/trasparenza, dall’altro non ha perso l’occasione per infilare i “suoi” nel CDA dell’ARIN, mentre, invece, avrebbe fatto bene ad adottare immediatamente un criterio di selezione dei dirigenti e dei consiglieri del CDA, trasparente come quello elaborato da noi con la proposta consiliare che giace nella segreteria del Consiglio Comunale (regolamento (clikka).
Ma vi è di più all’ABC c’è un direttore generale licenziato e non si capisce ancora se riassunto o in trattativa per la riassunzione, tal Francesco Panico (con stipendio di circa 430.000,00 €. all’anno) che insieme all’ex Presidente Maurizio Barracco (di cui difficilmente si parla ed oggi presidente del Banco di Napoli – della serie non se ne vanno mai) ha subito un sequestro da parte della Corte dei Conti per un presunto danno erariale. Difatti, al Panico gli si imputa un danno erariale per €. 629.800,14 ed al Barracco un danno erariale per €. 3.052.241,15 che si aggiunge ad altro sequestro per €. 312.894,56. Ora non so ancora se sull’ipotesi accusatoria della Procura Regionale della Corte dei Conti, si sia innestata anche una doverosa indagine interna da parte dell’Amministrazione dell’ABC, ma è chiaro che al cittadino non “gliene può fregare di meno” se l’ARIN si chiami ABC o se sia azienda pubblica speciale o ente pubblico. Al Cittadino interessa che l’acqua, come ogni altro bene, azienda o ente pubblico, sia gestito con correttezza, prudenza e diligenza e che i dirigenti siano pagati il giusto e sopratutto che nessuno “rubi”!
E’ il caso di dire che al buco nei conti dell’ABC si sia aggiunto un buco nell’acqua.
Dal Corriere del Mezzogiorno di oggi (31.10.2013)
Abc, lascia un altro consigliere Mattei: il problema è la politica
Il presidente: per far passare il bilancio devi cambiare il tubo al consigliere
NAPOLI — Dal sogno alla realtà, il risveglio è una doccia fredda. La vicenda Abc, cioè della ripubblicizzazione dell’azienda che gestisce l’acquedotto napoletano, è un’utopia diventata un boomerang. Forse la vicenda più emblematica del fallimento della rivoluzione arancione. Sicuramente la meno mediatica, ma importante sul piano politico e giuridico dei princìpi che l’hanno ispirata. Ed è lo stesso presidente Ugo Mattei a spiegarlo, lontano da Napoli, a Torino, il 26 marzo scorso al caffè Basaglia. Invitato a raccontare l’esperienza partenopea, apripista in Italia, Mattei ricorda la partenza all’indomani della vittoria referendaria. Ma soprattutto le criticità. «Fatta la trasformazione ci siamo trovati con due problemi», dice alla platea piemontese. Il primo: Alberto Lucarelli, assessore ai Beni comuni, tra gli ispiratori della trasformazione di Arin da spa in municipalizzata Abc, «il compagno referendario», si candida alle politiche e lascia il Comune. Mattei spiega che per un’operazione così complessa serve una spalla forte nelle istituzioni e per farlo capire meglio utilizza una metafora: «Ora che abbiamo fatto il giochetto ma non abbiamo un clima amichevole né a Napoli né a livello nazionale, è come se ci fossimo affidati ad uno strumento da mettere a punto ma non abbiamo il meccanico per metterlo a punto». Il secondo: il problema dei problemi, la politica. Il passaggio da spa ad azienda speciale, con la normativa vigente, di fatto è un ritorno al passato. Mentre la spa prevede un’autonomia gestionale e una flessibilità maggiore, «l’azienda speciale non conosce assemblea dei soci e quindi tutti gli atti devono passare per il consiglio comunale e questo è una roba catastrofica». Parola del presidente che utilizza un paradosso per rendere l’idea: «A parte i tempi estremamente complicati ci sta il fatto che si aprono costantemente dei mercati, in quanto per farti passare il bilancio devi cambiare il tubo alla suocera del vicecapogruppo del gruppo x. E questo è un problemone non un problemino». L’articolo 40 dello statuto di Abc è chiarissimo in materia: gli atti soggetti all’approvazione del consiglio comunale sono il piano programma; il bilancio ecologico di previsione pluriennale di durata triennale; il bilancio ecologico di previsione annuale; il bilancio d’esercizio; eventuali variazioni al bilancio. A tutt’oggi nell’assemblea di via Verdi non è stata calendarizzata alcuna approvazione del primo bilancio Abc. Ci sono poi «questioni e questioncine» legate al diritto del lavoro. I dipendenti di un’azienda privata sono iscritti ad una cassa di previdenza (Inps), quelli pubblici ad un’altra (Inpdap), più costosa. Questo piccolo, non tanto, particolare comporta «una mazzata di soldi» in più e non è stato per niente preso in considerazione. Nella relazione sulla «trasformabilità dell’Arin in azienda speciale», il notaio Giancarlo Laurini aveva parlato delle difficoltà di cambiare strada in assenza «di norme che regolino e legittimino le procedure di una siffatta trasformazione». Il testo unico in materia prevede il passaggio pubblico-privato, ma non privato-pubblico. «La trasformazione della spa in azienda speciale era una ambiziosa iniziativa politica che ho sostenuto insieme a Lucarelli», afferma l’ex assessore al Bilancio del comune di Napoli, Riccardo Realfonzo, poi aggiunge: «Il problema è che questa trasformazione doveva essere seguita da passaggi gestionali e amministrativi che riguardavano aspetti economico-finanziari e giuridici. Passaggi complessi che dovevano essere seguiti con grandissima competenza e mi pare evidente non si è verificato. E così quella che doveva essere una grande bandiera per la giunta de Magistris è diventato un boomerang. Mi auguro che ci sia un colpo d’ala, ma bisogna recuperare le competenze».
Come se non bastasse l’altroieri durante il consiglio di amministrazione, che avrebbe dovuto decidere sulla delicata trattativa tra l’azienda e l’ex direttore licenziato Francesco Panico, si è dimesso uno dei membri, il terzo per la verità in pochi mesi, Antonio Esposito. Un’altra tegola.
Simona Brandolini
Dopo la commissione sullo Stadio San Paolo di ieri 24.10.2013 (clikka) oggi apprendo una dichiarazione del Patron del Calcio Napoli, che dovrebbe far accapponare la pelle a tutti i cittadini ed in particolare agli sportivi ed a quelli che amano lo Sport. Il patron si è addirittura permesso di dire che, le Nazionali dovrebbero pagare un milione di euro ai clubs titolari dei cartellini dei giocatori per farli giocare nelle partite delle Nazionali stesse.
La dichiarazione la sento particolarmente perché mi capitò una cosa del genere quando da ragazzo atleta agonista, un mio presidente di una squadra romana, mi dichiarò apertamente che a lui della nazionale non fregava nulla e che, a fronte di un torneo internazionale a cui dovevo partecipare, avrei fatto bene e meglio a partecipare ad un campionato regionale che portava punti alla società! Ovviamente la mia risposta fu fulminea e senza esitazioni, mandai a quel paese presidente ed associazione e ritornai alla mia squadra di origine dei Vigili del Fuoco nonostante la squadra romana mi avesse promesso di accogliermi in una sorta di College per studenti sportivi! Paradossalmente il patron che opera nel mondo dello sport ed ha un così importante rilievo, non sa neppure dove stanno di casa i valori sportivi. Per ogni atleta, compreso credo i calciatori, indossare la maglia della Nazionale è un Onore ed un Dovere! Ad ogni buon conto non posso non fare a meno di notare il cd. doppiopesismo di cui è affetto il patron: quando si tratta di avere soldi è diligentissimo quando, invece, si tratta di pagare lo stadio al Comune, non ha la stessa diligenza! Più che un imprenditore un furbo.
Da Repubblica Napoli di oggi 25.10.2013
De Laurentiis ritiene inaccettabile che un giocatore vada a giocare con la sua nazionale gratis. Vorrebbe 1.000.000 di euro per ogni partita. Strano che tutto questo rigore non l’abbia con il pagamento dei canoni di concessione del San Paolo!
Oggi su repubblica Napoli: De Laurentiis, scacco al potere ultimatum per Blatter e Platini
PASQUALE TINA
UNA vocazione europea confermata pure dall’ultimo ranking Uefa (azzurri al tredicesimo posto assieme al Milan, la Juve è 21esima). Al patron, però, questo sistema così com’è non piace tanto che indossa nuovamente la divisa del rottamatore. Nel mirino Platini e Blatter. «Non mi accontento di guadagnare 40 milioni dalla Champions — ha spiegato a l’Equipe — ne voglio 150 o 200». La ricetta è pronta: «Ho in mente un’unica coppa, alla quale parteciperebbero le migliori cinque squadre di ogni campionato. Una competizione del genere genererebbe introiti di 5 miliardi». I dettagli: «Una settimana giocheremmo i tornei nazionali da 16 squadre e non più da 20, l’altra quello continentale. I presidenti americani dei club inglesi e i tedeschi sono d’accordo con me, con le altre è difficile parlare, soprattutto Real e Barcellona che si basano sull’azionariato popolare. Mi auguro che tra due o tre anni ci siano novità». L’appello è per Michel Platini: «Deve sedersi al tavolo e trattare con noi. Possiamo pure fargli un contratto ventennale, ma deve portare più introiti sfruttando il marketing e vendendo le partite su internet. Non possiamo basarci solo sulle tv, da queste bisognerebbe avere un utilizzo solo meccanico per poi versare loro una percentuale degli introiti generati dalla vendita dei match ai telespettatori, meccanismo che si utilizza per le sale cinematografiche. Se la Uefa non ci ascolta, saremmo costretti a creare una lega parallela ». La scissione, dunque, è la minaccia che può essere evitata solo se parte una trattativa. De Laurentiis ne vuole anche un’altra: «Bisogna rivedere i rapporti con le federazioni. Se il Psg paga Cavani 64 milioni, il Matador non può giocare gratis con l’Uruguay. Le nazionali devono versare un indennizzo di 1 milione a ogni convocazione. Blatter e Platini non possono fare i furbi alle nostre spalle».
De Laurentiis non dimentica neanche i problemi di casa sua, ovvero lo stadio. È in agenda un incontro con de Magistris per accelerare il tavolo tecnico. «Voglio il San Paolo», ha sempre detto. Lo stadio di proprietà, del resto, è la pietra miliare del suo kolossal. E oggi pranzo tra la first lady Jacqueline e le mogli dei giocatori: per fare gruppo.
Concessione dello stadio San Paolo parte l’esposto alla Corte dei conti
STADIO San Paolo, presentato un esposto alla Corte dei conti contro il Comune. A rivolgersi alla magistratura contabile sono i consiglieri di Ricostruzione democratica Simona Molisso, Gennaro Esposito e Carlo Iannello. Il danno erariale ipotizzato si riferisce al fatto che la società sportiva calcio Napoli dal 2006 non paga il canone di concessione dell’impianto di Fuorigrotta. «Il motivo del mancato pagamento – affermano i tre – risalirebbe a una vantata compensazione di presunti lavori eseguiti dal concessionario per 1.787.514 euro a fronte di un maggior credito del Comune di 3.806.235 euro». Se così fosse, secondo i consiglieri, Palazzo San Giacomo potrebbe non aver rispettato l’ordine cronologico del pagamento dei creditori, favorendo la società sportiva e contravvenuto alla normativa che prevede una gara per l’assegnazione dei lavori di un bene pubblico. Il San Paolo è stato argomento della riunione della commissione sport alla quale hanno preso parte federazioni e associazioni sportive, che utilizzano lo stadio con un «movimento di circa 4 mila persone al giorno», preoccupate di un’eventuale cessione a De Laurentiis. Dal mondo degli “altri sport” parte un appello al Comune affinché faccia rispettare le regole: «Noi paghiamo il canone di concessione, il Napoli faccia lo stesso». Denunciata la situazione di degrado dello stadio: «La pista d’atletica è indecente».
Lo Stadio San Paolo nell’immaginario collettivo dei Napoletani rappresenta il tempio del calcio e fino ad oggi, da parte del Sindaco e del Patron del Calcio Napoli, abbiamo sentito solo delle dichiarazioni di principio, senza mai scendere nei particolari. La riunione della Commissione Sport ed Impiantistica Sportiva del Consiglio Comunale, che si è tenuta oggi (24 ottobre 2013), con all’Ordine del Giorno “Stadio San Paolo e Modelli di gestione tra sport e spettacolo”, rappresenta punto di partenza per iniziare effettivamente a capire come si possano procedimentalizzare, nel migliore dei modi possibili, tutti gli interessi pubblici e privati, è il caso di dire, in gioco. Purtroppo non ha partecipato “al gioco” né il Calcio Napoli (che ha inviato un fax) né il Sindaco. Posso dire che tutte le forze politiche del Consiglio Comunale, attraverso i Consiglieri, hanno dichiarato che il primo punto da mettere sul tavolo è il pagamento dei debiti pregressi da parte del Patron De Laurentiis e che nello stadio San Paolo occorre fare in modo di far coesistere tutte le realtà sportive presenti che, tra l’altro, hanno partecipato al tavolo della commissione attraverso i loro rappresentanti federali e del CONI. Tutte le forze politiche, inoltre, hanno rivendicato il ruolo del Consiglio Comunale quale unico organo deputato ad approvare il rinnovo della concessione o qualsivoglia altra proposta dovesse provenire dal Patron. In sostanza non si accettano, sulla gestione dello stadio, trattative a porte chiuse né atti preconfezionati da sottoporre al consiglio per la sola ratifica.
La convenzione attualmente vigente del 03.11.2005 scadrà definitivamente col termine della stagione agonistica 2013/2014. Convenzione, occorre ricordare, che venne stipulata quando il Calcio Napoli versava in condizioni assolutamente diverse, da quelle nelle quali versa oggi e per le quali il Consiglio Comunale di allora diede una “grossa mano” al Patron per consentirgli di fare al meglio il campionato, stabilendo un canone di concessione proporzionato agli incassi e dando un forte contributo in termini di adeguamenti e lavori della struttura stessa. Solo da poco in città si è aperto il dibattito sull’attuazione dello schema contrattuale del 2005 che ha dato luogo ad opposte richieste ed a fraintendimenti tra Patron e Comune, proprio perché non si disciplinò a dovere ciò che doveva essere chiarito provocando attriti tra le parti per le richieste di pagamento dei canoni e per la manutenzione ed adeguamento dell’impianto, che hanno visto sempre l’amministrazione soccombente, per la incapacità di gestire al meglio i problemi ed il timore di non “inimicarsi” i tifosi. Il cuore dei cittadini napoletani, infatti, si divide tra il Napoli e San Gennaro, quasi che le vittorie della squadra cittadina li riscattasse dalla loro condizione di popolo che vede un Nord produttivo ed un Sud depresso. Ciò, però, non può e non deve impedire ad un Buon Amministratore di fare in modo che chi utilizzi un bene pubblico, traendone profitto, in questo caso anche considerevole, debba poi riversarne una parte alla collettività, ovviamente il giusto, mentre nella condizione attuale, non solo il Comune, dal San Paolo, non trae reddito ma, anzi, riesce addirittura a rimetterci, per il costo della manutenzione e del personale senza neppure, come detto, riuscire a farsi pagare ciò che gli è dovuto dal 2007 per incassi e percentuale sui contratti pubblicitari. Lo stadio San Paolo, per tutti i Napoletani, tifosi e non, è la casa del Napoli e, quindi, occorre fare in modo che l’intero quartiere nel quale è inserito abbia la percezione di avere una risorsa e non un problema. Occorre, fare in modo che i tifosi possano facilmente raggiungere a piedi e con i mezzi pubblici l’impianto, occorre che quel luogo sia frequentato sempre da tifosi, turisti e curiosi creando occupazione e sviluppo compatibile e sostenibile, occorre che si crei una vera ricchezza per il quartiere di Fuorigrotta e, quindi, per la Città, ma, per fare questo occorre collaborazione innanzitutto da parte del patron del Napoli. I veri imprenditori, infatti, sono coloro che creano sviluppo ed occupazione nel rispetto dei ruoli e sopratutto rispettando il bene e l’interesse pubblico che non può mai essere pregiudicato facendo prevalere solo ed esclusivamente l’interesse privato. Lo Stadio San Paolo può, infatti, essere un nuovo modello da mettere in campo dove il privato offre idee e risorse per mettere a frutto il bene pubblico. Il Consiglio Comunale, quindi, sarà presto chiamato a decidere ma, per fare questo, occorre acquisire di tutti i dati necessari che dovrebbero essere offerti in prima battuta proprio dal Patron del Calcio Napoli (oggi assente) e da tutti gli sportivi che attualmente lo frequentano. Il primo obiettivo della Commissione, quindi, è stato l’acquisizione e la prima valutazione delle istanze che provengono dalla cittadinanza e dal modo sportivo, peccato che mancavano le due figure principali … ma sarà stato un caso … in queste circostanze occorre che si rispettino tutti ruoli.
Non è la prima volta che mi capita di essere chiamato idealista. Tal volta mi viene detto con un tono di compatimento, quasi fosse una malattia, talaltra scorgo quasi un appunto di non concretezza. Eppure, anche per la mia professione di avvocato, quando mi capita un problema cerco sempre di trovare il modo per risolverlo in concreto, studiando quale è la strada, non solo legale, ma anche meno dispendiosa e migliore, cercando di analizzare tutti gli aspetti che mi fanno raggiungere presto e possibilmente senza danni l’obiettivo. Se penso alle ultime cose, infatti, devo dire di essere stato idealista a chiedere al Consiglio Comunale di votare un ordine del giorno col quale si invitava l’amministrazione ad agire per l’inquinamento che tuttora proviene dalla CEMENTIR a Bagnoli, così come nel caso in cui ho chiesto con forza all’Amministrazione di farsi pagare il canone da De Laurentiis, ovvero quando ho ritenuto folle il fatto che il Comune di Napoli avesse acquistato Piazza Garibaldi per sei milioni e mezzo. Ancora stamane un caro amico mi ha detto: “si ma quelli” (ed ho capito che si riferiva a qualche collega consigliere comunale) “dicono che tu sei idealista”. Ovviamente l’amico, mostrando di aver capito il mio agire, mi è venuto ad esporre un problema per discutere su come cercare di risolverlo in concreto mostrando, così, di aver capito quale è il mio modo di agire politico/amministratiovo. Credo, allora, di aver capito cosa si intende per idealista nel drogato senso comune della politica cittadina e devo dire che, tutto sommato, sono contento di essere idealista anzi rivendico l’attribuzione di quest’aggettivo. Purtroppo, per il distorto senso comune idealista è colui che cerca in tutti i modi di trarre un beneficio per la collettività senza mettere sul tavolo il suo interesse personale, quasi che idealista fosse sinonimo di essere fesso! Ebbene mi aspetto che in politica entri un esercito di idealisti cosicché i fessi siano gli altri.
Oggi c’è stato l’ennesimo consiglio comunale sull’area di Bagnoli ed ancora una volta quando si è giunti al dunque si è deciso di rinviare. A volte ti cascano le braccia! Ecco il nostro comunicato stampa:
“Il consiglio comunale, dopo sei ore di discussione sul tema di Bagnoli, alla fine ha deciso, con la solo opposizione di Ricostruzione Democratica, di non decidere nulla, rinviando ad altra seduta. Ciò nonostante Ricostruzione Democratica avesse chiesto un voto sulla necessità di accertare, dal punto di vista amministrativo, i gravi fatti che il Tribunale penale di Napoli ha indicato e relativi all’inquinamento costante proveniente dall’area Cementir di Bagnoli”.
Il Consiglio Comunale non ha voluto votare l’ODG Cementir (clikka) nonostante, secondo noi fosse urgente ed opportuno che l’amministrazione arrivi prima della magistratura.
Il mio intervento al 00:33:14 ed all’1:02:06
L’intervento di Carlo Iannello sulla questione generale di Bagnoli e sulle novità annunciate dal Sindaco al 02:14:33
Sulla questione già ebbi modo di spendere parole di indignazione quando venne fuori la storia che i parlamentari si facevano pagare le visite mediche per decine di milioni di euro, per loro e per i loro familiari (sanità dei parlamentari un punto da programma elettorale clikka). Oggi su repubblica compare una notizia, a dir poco allucinante, perché questi sembrerebbe che si sarebbero addirittura fatti fare delle ricevute e fatture per spese sanitarie false per portare a casa qualche altro spicciolo (rispetto a quanto guadagnano) da aggiungere alla loro lauta indennità. La Procura di Napoli, infatti, ha aperto una indagine sul caso, ipotizzando la truffa, attraverso l’emissione di fatture false da parte di uno studio laboratorio medico, della provincia di napoli, che avrebbe svolto il compito di società “cartiera” emettendo fatture per prestazioni sanitarie in favore di parlamentari per fargli ottenere il rimborso per spese inesistenti. Il parlamentare che sembrerebbe essere indagato ha dichiarato che le prestazioni erogate sono vere e non false, senza capire che già questo privilegio per i normali cittadini è odioso. Giusto ieri ho pagato un ticket di 103,00 €. per visita cardiologica ed elettrocardiogramma ai miei 2 bambini per la pratica sportiva, non capisco perché questi debbano avere questo privilegio guadagnando indennità di gran lunga superiori al reddito medio dei cittadini.
Da Repubblica Napoli di oggi (19.10.2013)
False cure per i rimborsi ai parlamentari
Inchiesta della Procura, ipotesi truffa. Perquisizione a un ex deputato Pdl
DARIO DEL PORTO
L’INCHIESTA condotta dal pm Henry John Woodcock configura una truffa ai danni del Servizio sanitario integrativo dei parlamentari. Il raggiro sarebbe stato perpetrato utilizzando il centro fisioterapico della provincia di Napoli, “Fisiodomus srl” come «cartiera» per l’emissione di fatture e altra certificazione riferita a prestazioni ritenute mai effettuate. Gli altri indagati sono un medico di origine giordana, Alì Rashed Mohmoud, indicato come il dominus del centro, l’amministratore unico della società, Raffaele Iovine, la contitolare Maria Pia Casamassa e Carlo Finizio, dipendente della “Fisiodomus”. Il pm ipotizza i reati di associazione per delinquere finalizzata al falso e alla truffa.
Tutti i protagonisti dell’indagine potranno replicare alle contestazioni nei successivi passaggi del procedimento. La difesa potrà proporre ricorso alRiesame per ottenere la restituzione del materiale eventualmente sequestrato nel corso delle perquisizioni, che nella giornata di ieri si sono estese anche allo studio di un commercialista napoletano, non indagato. Il lavoro degli inquirenti è destinato ad entrare nel vivo proprio in queste ore. E l’inchiesta potrebbe allargarsi ancora. Alla Camera, i magistrati hanno chiesto di acquisire la documentazione riguardante i rimborsi erogati a fronte della certificazione ora all’esame degli investigatori. I carabinieri del Noe hanno inoltre iniziato ad ascoltare i primi testimoni. Gli elementi raccolti dovranno poi essere valutati dal pm Woodcock alla luce di quanto emerso durante la prima fase dell’indagine.
Secondo la ricostruzione della Procura, il centro “Fisiodomus”, indicato come struttura «fantasma», risultata dalle verifiche investigative chiusa da tempo, con i locali offerti in locazione, sarebbe stato utilizzato allo scopo di rilasciare, «in modo assolutamente sistematico», fatture, certificati e attestati riguardanti cure fisioterapiche a favore di parlamentari e loro familiari. Ma queste cure, sospettano i magistrati, non sarebbero mai state effettuate, né presso la sede del centro né presso le abitazioni dei pazienti. La documentazione sarebbe stata emessa con il solo intento di esibirla allo scopo di ottenere i rimborsi, considerati pertanto non dovuti, che sono previsti dal Servizio sanitario integrativo per le competenze dei parlamentari. Negli atti a sostegno delle perquisizioni scattate ieri, la Procura lascia intendere che di questo sistema potrebbero aver beneficiatopiù deputati. Fra questi ci sarebbe Pugliese, eletto alla Camera nel 2008 con le liste del Pdl ma non riconfermato nel 2013, quando si era candidato come capolista per Grande Sud. In serata, dopo un incontro con i suoi legali, l’imprenditore ed esponente politico irpino diffonde una nota con la quale replica alle accuse dicendosi «totalmenteesterrefatto» per la vicenda contestata dalla magistratura napoletana. Sottolinea, Pugliese, di aver «realmente ricevuto presso il centro fisioterapico Fisiodomus, specializzato in terapie riabilitative, assistenza sanitaria e fisioterapica a seguito di gravi infortuni e interventi chirurgici subiti». L’ex deputato aggiunge poi che la vicenda «riguarda rimborsi relativi ad importi irrisori, dell’ammontare di qualche centinaio di euro, così come tra l’altro previsto dal tariffario per l’assistenza sanitaria integrativa dei deputati». Ai suoi avvocati, Pugliese ha affidato il mandato «al fine di affermare ed acclarare la propria totale estraneità ai fatti».
Qualche tempo fa ho segnalato che il Comune di Napoli si è perso i fondi regionali per la ristrutturazione di impianti sportivi (finanziamenti perduti per gli impianti sportivi clikka). In qual caso le dieci istanze corredate di progetti sono state dichiarate tutte e dieci inammissibili dalla Regione Campania. Come un copione già scritto la cosa si è ripetuta con i finanziamenti per la ristrutturazione delle scuole napoletane che, sappiamo tutti, quanto sia necessaria per la sicurezza dei nostri bambini. Ebbene, tredici istanze di finanziamento su tredici, sono state dichiarate inammissibili come risulta dalla graduatoria regionale (clikka), in quanto, non hanno rispettato le clausole per lo più formali dell’avviso pubblico (clikka). Chiaramente la cosa mi indigna poiché la responsabilità dovrebbe essere imputabile ai dirigenti o funzionari che non hanno saputo redigere le istanze di finanziamento, ovvero, come anche qualcuno ha sostenuto, all’indirizzo politico/amministrativo, evidentemente non corretto, che la regione campania potrebbe aver dato (cosa che ovviamente escludo…) per iniziare la campagna elettorale. Da queste cose capisco quanto sia necessario avere delle persone preparate e scrupolose a dirigere gli uffici, poiché, è da loro che dipende la nostra vita e la vita dei nostri figli. Ecco perché a me il cd. Spoils System non piace, preferendo sempre e comunque una selezione attraverso un meccanismo trasparente, per mezzo del quale i cittadini possano mettere a confronto i curriculum dei candidati a ricoprire i posti eventualmente scoperti. Sul punto, infatti, ho anche proposto un regolamento per le nomine (clikka) che è rimasto lettera morta, anzi è stato assolutamente obliterato poiché con l’ultima infornata di agosto di dirigenti nel Comune di Napoli, uno staffista dell’assessorato all’ambiente è stato promosso addirittura dirigente con una valutazione esclusivamente politica e non amministrativa e con un considerevole aumento di stipendio! Non finirò mai di dire che se la politica vecchia e nuova non finirà presto con questa storia delle nomine ce la vedremo brutta lasciando sempre spazio all’improvvisazione dell’antipolitica! A questo punto credo che come consigliere comunale investirò il servizio ispettivo del comune affinché si verifichino le procedure e si individuino eventualmente i responsabili. BASTA!!
E pensare che il Comune di Napoli spende 713.401.408,00 €. in buste paga dovremmo avere dei progetti stratosferici ed inattaccabili per questa somma!!!
Ad ogni buon conto pare che il MEF ha sospeso le nomine dei dirigenti.
dal Corriere del Mezzogiorno di oggi 17.10.2013
Stop ai nuovi dirigenti, Roma non dà il via libera – Slitta la firma dei contratti prevista ieri
NAPOLI — Il Comune di Napoli non ha firmato i contratti ai 29 nuovi dirigenti. L’appuntamento era fissato per ieri, ma tutto è saltato. Da Roma, infatti — dalla commissione mista composta da tecnici del ministero dello Sviluppo economico e del ministero dell’Interno — pare sia arrivato uno stop. O, comunque, un’ulteriore richiesta di integrazione al piano di riequilibrio finanziario. Perché tutto ruota intorno a quello visto che per fare nuovi dirigenti, sebbene a termine e seppur attingendo da personale interno, occorre tenere sotto controllo la spesa. Da qui, l’occhio attento del governo, che al Comune ha prestato i soldi per il predissesto; predissesto che, in origine, prevedeva un rigido blocco del turn over. Ecco perché la nomina dei nuovi dirigenti slitta di mese in mese. Le 29 nuove figure dirigenziali, peraltro, si aggiungerebbero ai circa 90 già in organico.
La scelta delle nuove figure dirigenziali risale al 14 agosto scorso. Dopo le polemiche sui nomi, l’appuntamento successivo per la firma dei contratti era stato fissato per il 12 settembre. Ma anche allora tutto è saltato con un rinvio al 16 ottobre, cioè ieri. Ma ieri non è cambiato nulla con la firma sui contratti che ora è slittata al 4 novembre, cioè dopo il nuovo incontro tra Comune e i due ministeri fissato per il 29 ottobre prossimo. Ma ora nessuno scommette più un solo centesimo su come finirà la vicenda. Perché fare nuovi dirigenti, per molti, con la spesa per il personale che il Comune ha certificato sia arrivata ora appena sotto il 50 per cento (49,5%), è sembrata una scelta inutile. E’ il caso di Agostino Anselmi, responsabile per la Cisl del Comune di Napoli, che senza giri di parole va al cuore del problema: «Ben vengano nuovi contratti — dice —, ma come si può affermare che siano necessari tutti questi dirigenti? Dico questo, perché l’attuale modello organizzativo del Comune prevede 150 servizi, perché allora servono addirittura 180 dirigenti? Cioè, 30 in più rispetto ai servizi?». Dice ancora il sindacalista: «Peraltro, occorrerebbe la costituzione di un organismo comparativo per valutare i curricula di coloro che hanno i requisiti per essere nominati dirigenti. Ma questo organismo non è stato mai nominato eppure si prosegue solo con nomine discrezionali. Mentre era opportuno verificare innanzitutto i profili, quelli utili s’intende. Per esempio, perché, se abbiamo una carenza di ingegneri e informatici, si scelgono profili che hanno un carattere amministrativo in senso lato?».
Intanto il Comune ha erogato oltre 6 milioni per voci accessorie dei contratti dei lavoratori. Si tratta di oltre 3 milioni e 300 mila euro per il salario accessorio dei dipendenti comunali e oltre 2 milioni e 800 mila euro per la produttività, quest’ultima da consumarsi entro fine dicembre. In pratica, in poco più di due mesi i dipendenti dovrebbero centrare tutti gli obiettivi per averne diritto. Roba da record.
Metto a disposizione dei cittadini di buona volontà la relazione semestrale del servizio ispettivo del Comune di Napoli clikka nonché la relazione semestrale del Sindaco (clikka) redatte ai sensi del famoso D.L. 174/2012 e del vigente TUEL che sono convinto avranno letto giusto coloro che l’hanno redatte. E’ chiaramente una “caterva” di informazioni che ho trovato interessanti anche perché a noi consiglieri questi atti ci vengono ufficialmente comunicati e sugli stessi si potrebbe fondare anche una nostra responsabilità prima ancora che politica, amministrativa e contabile. E’ chiaro che già io con i mie pochi strumenti culturali e professionali ho trovato una enorme difficoltà, vi lascio immaginare il vomito che potrebbe aver avuto qualche consigliere non aduso alla lettura! Questo per dire che per assumere un incarico politico/istituzionale occorre preparazione, studio e fatica e non basta sedersi su una sedia e sparare parole vuote per dire di essere politici.
Credo che dopo il fallimento dei partiti e della società civile occorre dare dignità alla politica ed ai politici sulle poltrone voglio vedere sedute le migliori menti per trattare gli interessi ed il bene pubblico della mia città e del paese!
Paradossalmente dalla politica istituzionale tutte le persone perbene, competenti e preparate si tengono alla larga per non mischiarsi. Addirittura dire di essere consigliere instilla, in chi non ti conosce, un alone di sospetto ed è ritenuto disdicevole senza capire che più ci diciamo che la politica fa schifo e più aumenta questo senso di sporco e di allontanamento dai palazzi del potere delle persone serie competenti e perbene. E’ un gatto che si morde la coda! Questo pensiero mi viene da un po’ di tempo e mi è ritornato in mente con le accorate parole proferite ieri (15.10.2013) da Don Maurizio Patriciello al consiglio comunale di Napoli. Per spezzare questa incredibile maledizione penso che quando un cittadino manifesta tutta la sua indignazione verso questa disdicevole classe politica, debba anche dire e cercare di convincere le persone perbene che conosce ad occuparsi della cosa pubblica mettendoci la faccia candidandosi pure e, se del caso, facendogli anche la campagna elettorale per togliere spazio a coloro che si sono dimostrati corrotti o incapaci!! Non è più tempo né delle accuse né delle lamentele ma dell’agire politico/amministrativo. Se non si capisce questo dovremo senz’altro dire che ci meritiamo la calasse politica che abbiamo, in un modo o nell’altro, finito per volere o determinare col nostro comportamento.
Consiglio la lettura dei due documenti linkati: 1) quello dei servizi ispettivi contenenti critiche e censure anche all’apparato dirigenziale sulla gestione dei dipendenti poco diligenti e sulla gestione del patrimonio pubblico; 2) quello dei Sindaco per i dati che ci vengono offerti, da cui ad esempio si capisce che €. 713.401.408,00 è la somma complessiva che spende il Comune di Napoli per i suoi dipendenti e per i dipendenti delle partecipate “senza avere le strade passate di cera liù”.
Lancio la sfida alla lettura …. vediamo chi la raccoglie …. potreste anche divertirvi a fare qualche domanda ai vostri consiglieri di riferimento per vedere se almeno sanno che esistono questi documenti che come me hanno ricevuto in posta elettronica…. “Ça va sans dire” vediamo chi ha la forza di guardare dentro palazzo san giacomo tra numeri e tabelle.
Gli ultimi fatti che hanno riguardato il M5S (vedi la questione dei migranti clikka) mi hanno “fatto convinto” che i parlamentari del movimento sono molto più avanti rispetto al duo grillo/casaleggio. Peraltro lo spasmodico ricorso ai meccanismi della cd. democrazia diretta invocati dal movimento mi hanno fatto venire in mente l’eccellente pezzo di Ascanio Celestini che trovo essere un’ottima risposta al comico genovese. Come dire comico/contro/comico forse così si può capire meglio! Trovo, infatti, assurdo e politicamente scorretto il continuo ricorso che grillo fa alla cd. democrazia diretta in quanto così facendo in sostanza evita di prendere posizione su temi importanti per la vita del paese dando l’illusione al popolo di poter scegliere. E’ facile constatare, infatti, che il meccanismo della consultazione continuata e costante del popolo è assolutamente un’utopia non realizzabile poiché la partecipazione richiede studio, preparazione ed informazione che nessun cittadino ha nel momento in cui non ricopre un incarico elettivo per il quale deve dare un voto! La chiave di volta è la selezione, preparazione e formazione della classe dirigente solo così si può uscire dalle paludi in cui siamo finiti.
Consiglio la visione di questa perla di saggezza di Ascanio Celestini:
Complimenti al beppegrillonazionalista non c’è che dire, anche lui in cerca di un pugno di voti sulla pelle dei migranti! Il comico difatti scarica i parlamentari che si sono permessi di presentare un emendamento che cancella il reato di clandestinità!!! Il testo indegno è scritto a quattro mani da grillo e da casaleggio! Spero che i cittadini capiscano presto che i cd. “portavoce” in parlamento del M5S sono molto, ma molto meglio del comico e dal suo compare capellone!!
Ecco il testo:
“Ieri è passato l’emendamento di due portavoce senatori del MoVimento 5 Stelle sull’abolizione del reato di clandestinità. La loro posizione espressa in Commissione Giustizia è del tutto personale. Non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5S, non faceva parte del Programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all’interno. Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito. Nel metodo perché un portavoce non può arrogarsi una decisione così importante su un problema molto sentito a livello sociale senza consultarsi con nessuno. Il M5S non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo. Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico. Sostituirsi all’opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono “educare” i cittadini, ma non è la nostra. Il M5S e i cittadini che ne fanno parte e che lo hanno votato sono un’unica entità. Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice “La clandestinità non è più un reato”. Lampedusa è al collasso e l’Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”. F.to Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio
E’ chiaro che questi non sanno manco dove sta di casa né la costituzione né lo spirito di solidarietà né la democrazia ed alla fine sono in cerca di consenso per fare cosa non è ancora chiaro!
L’amministrazione cittadina è nata sull’onda della partecipazione e dei beni comuni e la gestione del San Paolo rappresenta un sorta di cartina di tornasole per verificare la reale declinazione di questi concetti. Già ho scritto sul punto e credo che si potrebbe senz’altro già iniziare ad immaginare un percorso al fine di consentire ai cittadini di controllare ciò che accade e come si gestirà lo stadio. Provo, pertanto, ad immaginare una sorta di piano di lavoro che potrebbe essere articolato come segue:
1) Trasparenza e partecipazione. Il Sindaco ed il Patron più che fare un tavolo in una stanza chiusa dovrebbero dire alla città quali sono le proposte in campo spiegando tutti i particolari.
2) Lo schema da seguire, tra concessione, diritto di superficie e vendita: Queste sono le opzioni che sono uscite ieri (03.10.2013) sui giornali dopo l’incontro tra patron e sindaco. La scelta non è ovviamente insensibile ed ha un diverso grado di controllo e di partecipazione tra pubblico e privato. Se, infatti, si vuole che lo stadio rimanga sotto il controllo pubblico l’istituto non può che essere quello della concessione (come accade a Milano) che, rispetto alla vendita ed al trasferimento del diritto di superficie, garantisce un maggiore controllo. Con la concessione, infatti, il bene resta pubblico poiché essa è una sorta di delega al privato per la gestione del bene. Con il trasferimento del diritto di superficie, invece, c’è la costituzione di un vero e proprio diritto reale, disciplinato dal codice civile, che viene costituito sul bene per un tot di anni (pare 99 anni) scaduti i quali il bene ritorna al pubblico. Con la vendita, infine, lo stadio diventerebbe un bene privato col rischio che potrebbe un domani anche essere alienato sganciandolo del calcio napoli (questa opzione però pare che incontri i limiti della natura di bene indisponibile dello stadio stesso).
3) Altro profilo è quello della continuità della altre attività sportive all’interno del San Paolo. Molti pensano, infatti, che lo stadio sia usato solo per il calcio, niente di più sbagliato! Nello stadio ci sono molte attività sportive tra cui l’atletica, la ginnastica, il pugilato etc etc. Allo stato le associazioni svolgono le loro attività in regime di cd. “uso individuale”. Cosa accadrà a queste associazioni? Inoltre, occorre interrogarsi anche sulla pista di atletica. Pare, infatti, che il patron voglia eliminarla. Occorre, quindi, chiedersi se la città di Napoli si può permettersi di non avere un luogo dove ospitare un olimpiade di atletica ovvero altri campionati di atletica rinunciando, quindi, alla emozione di vedere un Usain Bolt sfrecciare sui 100 e sui 200 metri.
4) Il patron dice che è interessato anche a Piazzale Tecchio. In che senso? E’ chiaro che nella riqualificazione dello stadio ci debba entrare anche una riflessione sulle aree circostanti ma in virtù di cosa? Forse occorrerebbe indire (sarebbe una delle prime volte) un concorso internazionale di progettazione per capire come dovrà essere riqualificata la piazza e non andare al buio.
5) Chi paga? Il comune non ha soldi. Occorre capire cosa vuole fare il patron. La struttura del rapporto deve essere ovviamente incentrata attraverso un buon equilibrio di interessi dove i lavori di riqualificazione e l’investimento deve essere calibrato in modo da bilanciarlo col reddito che il patron ricaverà dalla gestione del bene. In questo reddito ovviamente c’è lo sfruttamento derivante dalle competizioni (biglietti), pubblicità (parte molto cospicua), attività commerciali che verrebbero messe in piedi e dalla cui gestione il Comune ovviamente dovrebbe ricavarne il giusto. Tutte voci che ovviamente andranno a regime una volta terminato l’intervento, pertanto, si potrebbe, come di solito accade negli affitti, fare in modo che il patron inizi a pagare il canone da un certo punto in poi. Tutti punti che ovviamente devono essere attentamente vagliati e su cui occorre studiare e capire.
Questo è solo l’inizio di un ragionamento che ovviamente dovrà essere sviscerato e completato in tempi brevi.
Ovviamente il presupposto per valutare la serietà di ogni offerta è il pagamento dei debiti del club verso il comune…
Ecco il testo pubblicato ieri (02.10.2013) da il Desk Quotidiano Indipendente.
Leggo con attenzione gli articoli riportati dai quotidiani cittadini sulle affermazioni del patron del Napoli, che dichiara di voler acquistare lo stadio San Paolo per una cifra simbolica. Già mi sono espresso più volte sul tema, manifestando il mio pensiero, e mi rammarico che l’informazione focalizzi, semplicisticamente, la sua attenzione solo sullo scontro Sindaco/Patron senza affrontare il vero tema che la questione pone. La vicenda, infatti, attiene all’interesse pubblico, alla democrazia ed al giusto rapporto che ci deve essere tra la politica, le istituzioni e l’imprenditoria. Credo, infatti, che la crisi che ci attanaglia e l’incapacità della politica di dare le giuste risposte siano anche il risultato della pessima declinazione di questi concetti. Declinazione che spesso è stata inquinata da una politica a braccetto della imprenditoria, ovvero, da una politica debole ed impreparata rispetto ad un imprenditoria che ha proposto soluzioni nel solo interesse privato, ovvero, ancora, da una imprenditoria che ha preso solo risorse pubbliche drogando il mercato e la concorrenza. Occorre, dunque, fare in modo di procedimentalizzare tutti gli interessi in gioco sia pubblici che privati creando il giusto rapporto tra le aspettative dei cittadini, quelle del privato e le casse pubbliche, aprendo innanzitutto le porte, senza nascondere nulla ai cittadini. In buona sostanza non vi devono essere, quando si tratta di un bene pubblico, “trattative riservate”. Il privato che vuole usare un bene pubblico per suoi legittimi interessi ha l’obbligo di essere chiaro ed altrettanto deve fare l’amministratore di qualunque rango esso sia. Progetti di sviluppo e piani industriali devono essere mostrati alla comunità già nella fase delle trattative, altrimenti la partecipazione di cui tutti si ammantano resta vuota. Non basta, infatti, la promessa della creazione di posti di lavoro poiché questa esperienza, purtroppo, già l’abbiamo fatta con importanti beni della città. Progetti non chiari e fondati solo sulla promessa del mantenimento dei posti di lavoro come lo Zoo, l’Edenlandia, il cinodromo e l’ippodromo, tutti nell’area di Fuorigrotta/Agnano, si sono rivelati inadeguati andando incontro a plurime vicende fallimentari che alla fine non hanno neppure garantito i posti di lavoro promessi. Ebbene, tutte queste belle parole vorrei trovassero spazio, anche per la funzione di controllo che svolgo, nei rapporti tra Amministrazione Cittadina e Calcio Napoli, affinché si tengano presenti i numerosi interessi in gioco tra cui, le casse pubbliche, la tutela del bene pubblico, la promozione dello sport, l’esistenza nell’impianto di altre attività sportive, lo sviluppo territoriale ed imprenditoriale dell’area. Interessi per i quali tra pubblico e privato occorre creare una sinergia affinché la bilancia non penda da nessuna delle parti come, invece, accade oggi e non certo dal lato del pubblico. Ebbene, nelle ultime affermazioni rilasciate dall’ottimo imprenditore calcistico e cinematografico ravviso un grave attacco sia all’interesse pubblico sia alla democrazia. Il patron del Napoli, infatti, dice due cose gravi, la prima che lo stadio gli deve essere regalato (perché l’acquisto per una cifra simbolica è un regalo), la seconda che, se il Sindaco non fosse in grado di assicurargli, con la sua unica decisione, il regalo, lui se ne andrebbe a Caserta non potendo sopportare che la decisione sia rimessa al Consiglio Comunale. Tutto ciò ci fornisce il metro per misurare il concetto di democrazia che ha il patron del Napoli. In buona sostanza, il San Paolo è un bene pubblico che deve essere amministrato nell’interesse pubblico, interesse, che non coincide, in questo caso, con quello del patron del Napoli, e la decisione per legge è rimessa all’assemblea cittadina, perché siamo in democrazia. Quanto al patron del Napoli è bene ribadire ai Cittadini che egli è debitore del Comune. E visto che tira aria di referendum, io chiederei ai Napoletani: sareste disposti a regalare un immobile in vostra proprietà ad un vostro inquilino che non vi paga il canone dal 2007?
(Gennaro Esposito – presidente della Commissione Sport ed impianti Sportivi del Comune di Napoli)
Stamane (02.10.2013) in consiglio comunale dopo ciò che è accaduto e sta accadendo nel mondo della cultura ho ritenuto necessario intervenire sulle vicende del San Carlo oltre che sul Forum delle Culture oggetto dell’Ordine del giorno.
Il mio intervento sul San Carlo al 01:34:24
il mio intervento sul Forum delle Culture al 01:04:33
Di seguito il testo del DL Valore Cultura n. 91/2013
Art. 11
Disposizioni urgenti per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche e il rilancio del sistema nazionale musicale di eccellenza.
1. Al fine di fare fronte allo stato di grave crisi del settore e di pervenire al risanamento delle gestioni e al rilancio delle attivita’ delle fondazioni lirico-sinfoniche, gli enti di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e successive modificazioni, e di cui alla legge 11 novembre 2003, n. 310 e successive modificazioni, di seguito denominati “fondazioni”, che versino nelle condizioni di cui all’articolo 21 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, ovvero non possano far fronte ai debiti certi ed esigibili da parte dei terzi, ovvero che siano stati
in regime di amministrazione straordinaria nel corso degli ultimi due esercizi, ma non abbiano ancora terminato la ricapitalizzazione, presentano, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al commissario straordinario di cui al comma 3, un piano di risanamento idoneo ad assicurare gli equilibri strutturali del bilancio, sia sotto il profilo patrimoniale che economico-finanziario, entro i tre successivi esercizi finanziari. I contenuti inderogabili del piano sono:
a) la rinegoziazione e ristrutturazione del debito della fondazione che preveda uno stralcio del valore nominale complessivo del debito esistente al 31 dicembre 2012, comprensivo degli interessi maturati e degli eventuali interessi di mora, nella misura sufficiente ad assicurare, unitamente alle altre misure di cui al presente comma, la sostenibilita’ del piano di risanamento, nonche’ gli equilibri strutturali del bilancio, sia sotto il profilo patrimoniale che economico-finanziario della fondazione;
b) l’indicazione della contribuzione a carico degli enti diversi dallo Stato partecipanti alla fondazione;
c) la riduzione della dotazione organica del personale tecnico e amministrativo fino al cinquanta per cento di quella in essere al 31 dicembre 2012;
d) il divieto di ricorrere a nuovo indebitamento, per il periodo 2014-2016, salvo il disposto del ricorso ai finanziamenti di cui al comma 6; nel caso del ricorso a tali finanziamenti nel piano devono essere indicate misure di copertura adeguate ad assicurare il rimborso del finanziamento;
e) l’entita’ del finanziamento dello Stato, a valere sul fondo di cui al comma 6, per contribuire all’ammortamento del debito, a seguito della definizione degli atti di rinegoziazione e ristrutturazione di cui alla precedente lettera a), e nella misura strettamente necessaria a rendere sostenibile il piano di risanamento;
f) l’individuazione di soluzioni idonee a riportare la fondazione, entro i tre esercizi finanziari successivi, nelle condizioni di attivo patrimoniale e almeno di equilibrio del conto economico;
g) la cessazione dell’efficacia dei contratti integrativi aziendali in vigore, l’applicazione esclusiva degli istituti giuridici e dei livelli minimi delle voci del trattamento economico fondamentale e accessorio previsti dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro e la previsione che i contratti collettivi dovranno in ogni caso risultare compatibili con i vincoli finanziari stabiliti dal piano.
2. I piani di risanamento, corredati di tutti gli atti necessari a dare dimostrazione della loro attendibilita’, della fattibilita’ e appropriatezza delle scelte effettuate, nonche’ dell’accordo
raggiunto con le associazioni sindacali maggiormente rappresentative in ordine alle previsioni di cui al comma 1, lettere c) e g), sono approvati, su proposta motivata del commissario straordinario di cui al comma 3, sentito il collegio dei revisori dei conti, entro trenta giorni dalla loro presentazione, con decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Con il medesimo decreto e’ definito il finanziamento erogabile ai sensi del comma 6. Le eventuali integrazioni e modificazioni dei piani conseguenti all’applicazione del comma 3, lettera c), sono approvate, su proposta motivata del commissario straordinario di cui al comma 3, con decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
3. Con decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro venti giorni dall’entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto, e’ nominato un commissario straordinario del Governo che svolge, con i poteri previsti dal presente articolo, le seguenti funzioni:
a) riceve i piani di risanamento presentati dalle fondazioni ai sensi del comma 1, ne valuta, d’intesa con le fondazioni, le eventuali modifiche e integrazioni, anche definendo criteri e modalita’ per la rinegoziazione e la ristrutturazione del debito di cui al comma 1, lettera a) e li propone, previa verifica della loro adeguatezza e sostenibilita’, all’approvazione del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo e del Ministro dell’economia e delle finanze;
b) sovrintende all’attuazione dei piani di risanamento ed effettua un monitoraggio semestrale dello stato di attuazione degli stessi, redigendo apposita relazione da trasmettere al Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, al Ministero dell’economia e delle finanze e alla competente sezione della Corte dei conti;
c) puo’ richiedere le integrazioni e le modifiche necessarie al fine del conseguimento degli obiettivi di cui al presente articolo, tenuto conto, ai fini dell’aggiornamento dei piani di risanamento, dello stato di avanzamento degli stessi;
d) assicura il rispetto del cronoprogramma delle azioni di risanamento previsto dai piani approvati;
e) puo’ adottare, sentiti i Ministeri interessati, atti e provvedimenti anche in via sostitutiva per assicurare la coerenza delle azioni di risanamento con i piani approvati, previa diffida a provvedere entro un termine non superiore a quindici giorni.
4. Il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo assicura, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, le risorse umane e strumentali necessarie per lo svolgimento dei compiti del commissario straordinario.
5. Con il decreto di cui al comma 3 e’ stabilito il compenso per il commissario straordinario, nel limite massimo di cui all’articolo 15, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, a valere sulle risorse di bilancio delle fondazioni ammesse alla procedura di cui al comma 1, nonche’ la durata dell’incarico.
6. E’ istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze un fondo di rotazione con dotazione pari a 75 milioni di euro per l’anno 2014 per la concessione a favore delle fondazioni di cui al comma 1 di finanziamenti di durata fino a un massimo di trenta anni.
7. Al fine dell’erogazione delle risorse di cui al comma 6, il commissario straordinario predispone un contratto tipo, approvato dal Ministero dell’economia e delle finanze, nel quale sono, tra l’altro, indicati il tasso di interesse sui finanziamenti, le misure di copertura annuale del rimborso del finanziamento, le modalita’ di erogazione e di restituzione delle predette somme, prevedendo, altresi’, qualora l’ente non adempia nei termini ivi stabiliti al versamento delle rate di ammortamento dovute, sia le modalita’ di recupero delle medesime somme, sia l’applicazione di interessi moratori. L’erogazione delle somme e’ subordinata alla sottoscrizione, da parte di ciascuna delle fondazioni di cui al comma 1, di contratti conformi al contratto tipo. Agli oneri derivanti dal presente comma, pari a 3 milioni di euro a decorrere dall’anno 2015, si provvede ai sensi dell’articolo 15.
8. Agli oneri derivanti dall’istituzione del fondo di cui al comma 6, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 10, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, utilizzando la dotazione per l’anno 2014 della “Sezione per assicurare la liquidita’ per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti locali”.
9. Nelle more del perfezionamento del piano di risanamento, per l’anno 2013 una quota fino a 25 milioni di euro puo’ essere anticipata dal Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del
turismo su indicazione del Commissario straordinario, a valere sulle disponibilita’ giacenti, alla data di entrata in vigore del presente decreto, sulle contabilita’ speciali aperte ai sensi dell’articolo 3, comma 8, del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135, e successive modificazioni, per la gestione dei fondi assegnati in applicazione dei piani di spesa approvati ai sensi dell’articolo 7 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 237, intestate ai capi degli Istituti del Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, nonche’ a valere sulle somme giacenti presso i conti di tesoreria unica degli Istituti dotati di autonomia speciale di cui all’articolo 15, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 novembre 2007, n. 233, e successive modificazioni, a favore delle fondazioni di cui al comma 1 che versano in una situazione di carenza di liquidita’ tale da pregiudicare la gestione anche ordinaria della fondazione, alle seguenti condizioni:
a) che la fondazione interessata, entro 30 giorni dalla nomina del Commissario straordinario, comunichi al Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo e al Ministero dell’economia e delle finanze l’avvio della negoziazione per la ristrutturazione del debito della fondazione che prevede uno stralcio del valore nominale complessivo del debito stesso, comprensivo degli interessi maturati e degli eventuali interessi di mora, esistente al 31 dicembre 2012, nella misura sufficiente ad assicurare, unitamente alle altre misure di cui al comma 1, la sostenibilita’ finanziaria del piano di risanamento, gli equilibri strutturali del bilancio della fondazione, sia sotto il profilo patrimoniale che economico-finanziario, nonche’ l’avvio delle procedure per la riduzione della dotazione organica del personale tecnico e amministrativo nei termini di cui al comma 1, lettera c);
b) la conclusione dell’accordo di ristrutturazione di cui alla lettera a), da inserire nel piano di risanamento di cui al comma 1, entro il termine previsto da tale comma per la presentazione del piano.
10. Il mancato verificarsi delle condizioni previste dal comma 9, lettere a) e b), determina l’effetto di cui al comma 14. Le anticipazioni finanziarie concesse ai sensi del comma 9 sono rimborsate secondo quanto previsto dai commi 6 e 7.
11. Al fine di sostenere gli enti che operano nel settore dei beni e delle attivita’ culturali, a valere sulle giacenze di cui al comma 9 sono versati all’entrata del bilancio dello Stato ulteriori importi
pari a 3,5 milioni di euro per gli anni 2013 e 2014, per la successiva riassegnazione ai pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del
turismo.
12. Resta fermo l’obbligo di completamento dei versamenti di cui all’articolo 4, comma 85, della legge 12 novembre 2011, n. 183, secondo una modulazione temporale pari a 2 milioni di euro per l’anno 2013 e a 8,6 milioni di euro annui per il periodo 2014-2018.
13. Per il personale risultante in eccedenza all’esito della rideterminazione delle dotazioni organiche di cui al comma 1, le fondazioni di cui al medesimo comma, fermo restando per la durata del soprannumero il divieto di assunzioni di personale, applicano l’articolo 72, comma 11, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. In caso di ulteriori eccedenze, con uno o piu’ decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione e con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa informativa alle organizzazioni sindacali, sono disposti apposita procedura selettiva di idoneita’ e il successivo trasferimento del personale amministrativo e tecnico dipendente a tempo indeterminato alla data di entrata in vigore del presente decreto nella societa’ Ales S.p.A., nell’ambito delle vacanze di organico e nei limiti delle facolta’ assunzionali di tale societa’.
14. Le fondazioni di cui al comma 1, per le quali non sia stato presentato o non sia approvato un piano di risanamento entro il termine di cui ai commi 1 e 2, ovvero che non raggiungano entro l’esercizio 2016 condizioni di equilibrio strutturale del bilancio, sia sotto il profilo patrimoniale che economico-finanziario, del conto economico sono poste in liquidazione coatta amministrativa.
15. Al fine di assicurare il rilancio del sistema nazionale musicale di eccellenza, le fondazioni adeguano i propri statuti, entro il 31 dicembre 2013, alle seguenti disposizioni:
a) previsione di una struttura organizzativa articolata nei seguenti organi, della durata di cinque anni, il cui compenso e’ stabilito in conformita’ ai criteri stabiliti con decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze:
1) il presidente, nella persona del sindaco del comune nel quale ha sede la fondazione, ovvero nella persona da lui nominata, con funzioni di rappresentanza giuridica dell’ente; la presente disposizione non si applica alla Fondazione dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, che e’ presieduta dal presidente dell’Accademia stessa, il quale svolge anche funzioni di sovrintendente;
2) il consiglio di indirizzo, composto dal presidente e dai membri designati da ciascuno dei fondatori pubblici e dai soci privati che versino almeno il cinque per cento del contributo erogato dallo Stato;
3) il sovrintendente, quale unico organo di gestione, nominato dal Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo su proposta del consiglio di indirizzo; il sovrintendente puo’ essere coadiuvato da un direttore artistico e da un direttore amministrativo;
4) l’organo monocratico di monitoraggio degli atti adottati dall’organo di gestione, rinnovabile per non piu’ di due mandati, nominato con decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, con il compito di verificare la sostenibilita’ economico-finanziaria e la corrispondenza degli atti adottati dall’organo di gestione con le indicazioni formulate dall’organo di indirizzo, inviando almeno ogni due mesi una relazione al Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo sull’attivita’ di validazione svolta, secondo un prospetto definito con decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo;
5) il collegio dei revisori dei conti, composto da tre membri, rinnovabili per non piu’ di due mandati, di cui uno, con funzioni di presidente, designato dal Presidente della Corte dei conti fra i magistrati della Corte dei conti, uno in rappresentanza del Ministero dell’economia e delle finanze e uno in rappresentanza del Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo;
b) previsione della partecipazione dei soci privati in proporzione agli apporti finanziari alla gestione o al patrimonio della fondazione, che devono essere non inferiori al tre per cento;
c) previsione che il patrimonio sia articolato in un fondo di dotazione, indisponibile e vincolato al perseguimento delle finalita’ statutarie, e in un fondo di gestione, destinato alle spese correnti di gestione dell’ente.
16. Le nuove disposizioni statutarie si applicano con decorrenza dal 1° gennaio 2015. Il mancato adeguamento dello statuto nei termini di cui al comma 15 determina l’applicazione dell’articolo 21 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367.
17. L’organo di indirizzo esercita le proprie funzioni con l’obbligo di assicurare il pareggio del bilancio. La violazione dell’obbligo comporta l’applicazione dell’articolo 21 del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e la responsabilita’ personale ai sensi dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, e successive modificazioni. La fondazione e’ soggetta al rispetto della disciplina in tema di appalti di lavori, servizi e forniture prevista dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni. Le spese per eventuali rappresentazioni
lirico-sinfoniche eseguite all’estero sono da imputare in bilancio con copertura finanziaria specificamente deliberata.
18. Anche agli effetti di quanto previsto dal presente articolo in materia di ripartizione del contributo, gli organi di gestione delle fondazioni lirico-sinfoniche coordinano i programmi e la realizzazione delle attivita’, sia all’interno della gestione dell’ente sia rispetto alle altre fondazioni lirico-sinfoniche, assicurando il conseguimento di economie di scala nella gestione
delle risorse di settore e una maggiore offerta di spettacoli, e possono a tal fine essere riuniti in conferenza, presieduta dal direttore generale competente, che la convoca, anche per gruppi individuati per zone geografiche o specifici progetti comuni. La conferenza deve garantire la maggiore diffusione in ogni ambito territoriale degli spettacoli, nonche’ la maggiore offerta al pubblico giovanile, l’innovazione, la promozione di settore con ogni idoneo mezzo di comunicazione, il contenimento e la riduzione del costo dei fattori produttivi, anche mediante lo scambio di spettacoli o la realizzazione di coproduzioni, di singoli corpi artistici e di
materiale scenico, e la promozione dell’acquisto o la condivisione di beni e servizi comuni al settore, anche con riferimento alla nuova produzione musicale.
19. Il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato presso le fondazioni lirico-sinfoniche e’ instaurato esclusivamente a mezzo di apposite procedure selettive pubbliche. Per la certificazione, le conseguenti verifiche e le relative riduzioni del trattamento economico delle assenze per malattia o per infortunio non sul lavoro, si applicano le disposizioni vigenti per il pubblico impiego. Il contratto aziendale di lavoro si conforma alle prescrizioni del contratto nazionale di lavoro ed e’ sottoscritto da ciascuna fondazione con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative mediante sottoscrizione di un’ipotesi di accordo da inviare alla Corte dei conti. L’ipotesi di accordo deve rappresentare chiaramente la quantificazione dei costi contrattuali. La Sezione Regionale di controllo della Corte dei conti competente certifica l’attendibilita’ dei costi quantificati e la loro compatibilita’ con gli strumenti di programmazione e bilancio, deliberando entro trenta giorni dalla ricezione, decorsi i quali la certificazione si intende effettuata positivamente. L’esito della certificazione e’ comunicato alla fondazione, al Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo e al Ministero dell’economia e delle finanze. Se la certificazione e’ positiva, la fondazione e’ autorizzata a sottoscrivere definitivamente l’accordo. In caso di certificazione non positiva della Sezione Regionale di controllo della Corte dei conti competente, le parti contraenti non possono procedere alla sottoscrizione definitiva dell’ipotesi di accordo e la fondazione riapre le trattative per la sottoscrizione di una nuova ipotesi di accordo, comunque sottoposta alla procedura di certificazione prevista dal presente comma. Avverso le delibere delle Sezioni regionali di controllo le parti interessate possono ricorrere alle Sezioni Riunite della Corte dei conti in speciale composizione ai sensi dell’articolo 1, comma 169 della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Le fondazioni, con apposita delibera dell’organo di indirizzo, procedono a rideterminare l’organico necessario all’attivita’ effettivamente realizzata, previa verifica dell’organo di controllo. La delibera deve garantire l’equilibrio economico-finanziario e la copertura degli oneri della dotazione organica con risorse aventi carattere di certezza e stabilita’. L’articolo 3, comma 6, primo periodo, del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2010, n. 100, si interpreta nel senso che alle fondazioni, fin dalla loro trasformazione in soggetti di diritto privato, non si applicano le disposizioni di legge che prevedono la stabilizzazione del rapporto di lavoro come conseguenza della violazione delle norme in materia di stipulazione di contratti di lavoro subordinato a termine, di proroga o di rinnovo dei medesimi contratti.
20. La quota del fondo unico per lo spettacolo destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche, come annualmente determinata, sentita la Consulta per lo spettacolo, con decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, e’ attribuita a ciascuna fondazione con decreto del direttore generale competente, sentita la competente commissione consultiva, sulla base dei seguenti criteri:
a) il 50 per cento della quota di cui al periodo precedente e’ ripartita in considerazione dei costi di produzione derivanti dai programmi di attivita’ realizzati da ciascuna fondazione nell’anno precedente quello cui si riferisce la ripartizione, sulla base di indicatori di rilevazione della produzione;
b) il 25 per cento della quota di cui al primo periodo e’ ripartita in considerazione del miglioramento dei risultati della gestione attraverso la capacita’ di reperire risorse;
c) il 25 per cento della quota di cui al primo periodo e’ ripartita in considerazione della qualita’ artistica dei programmi.
21. Con decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, sentita la competente commissione consultiva, sono predeterminati gli indicatori di rilevazione della produzione, i parametri per la rilevazione del miglioramento dei risultati della gestione, i parametri per la rilevazione della qualita’ artistica dei programmi, il procedimento di erogazione ai fini della attribuzione del contributo di cui al comma 20.
Di seguito i quesiti del referendum proposto dal PD Napoletano contro l’amministrazione De Magistris, con un piccolo mio commento sintetico e qualche mia considerazione in calce:
1) Sei favorevole a lasciare inalterato il volto storico di via Caracciolo (da Mergellina e Piazza Vittoria) ed a bloccare ogni ipotesi di intervento di trasformazione (come ad esempio l’apertura della villa comunale sul mare) teso a mutare l’assetto storico della zona di via Caracciolo e della villa comunale? (Sull’area c’è più di un vincolo che referendum vuoi fare basta chiedere il rispetto della legge!)
2) Sei favorevole a destinare le risorse finanziarie che si vorrebbero impegnare nel progetto di trasformazione del volto storico di via Caracciolo verso destinazioni alternative in quartieri periferici? (mette contro i cittadini di via Caracciolo con il resto dei napoletani e poi quali quartieri periferici e quante risorse?)
3) Sei favorevole ad ipotesi di vendita o concessione in uso almeno ultrasessantennale dello Stadio San Paolo di Napoli dal Comune alla S.S.C. NAPOLI, liberando il Comune dagli oneri finanziari di gestione e garantendo altresì un immediato introito finanziario per le casse pubbliche da destinare alla manutenzione di altre strutture sportive comunali esistenti che versano in stato di degrado ed abbandono? (lo stadio fa parte del patrimonio indisponibile e non può essere venduto di questo passo farei anche un referendum sulla vendita di castel dell’ovo. Per capire come stanno le cose consiglio di leggere Il destino dello stadio san paolo clikka
4) Sei favorevole alla messa in liquidazione della società “Bagnoli futura Spa” che ponga fine allo sperpero di denaro pubblico e che determini lo sblocco di uno stallo progettuale che condanna da troppo tempo all’immobilismo lo sviluppo dell’intera area di Bagnoli? (RD in consiglio è stata l’unica forza che ha proposto lo scioglimento il PD ha, invece, votato ha già votato per ricapitalizzarla: lo scioglimento di bagnoli futura clikka)
5) Condividete la delibera di indirizzo approvata nella seduta del Consiglio Comunale del 10 settembre 2013 in materia di patrimonio immobiliare, in particolare per la parte riguardante la decisione di aderire alla possibilità di attuare la legge regionale che prevede la facoltà per i comuni di regolarizzare gli occupanti di alloggi di edilizia residenziale pubblica, privi di regolare titolo? (il pd in consiglio prima decide in un modo e poi fa il referendum. Sul punto leggi: il diritto alla casa e principio di legalità clikka, sulla sanatoria parla bassolino clikka )
6) Condividete il programma di governo dell’amministrazione in carica, cosi come illustrato e discusso nella seduta del consiglio comunale del 16 giugno 2011 e contenuto nella delibera numero 13 di quella seduta? (questo non lo capisco io che sono consigliere figuriamoci i cittadini e se deve essere un giudizio sull’amministrazione occorrono le elezioni).
Tra il serio ed il faceto io proporrei un referendum interno al PD con questi quesiti:
1) volete voi elettori del PD che non si parli più di bassolino, cozzolino, oddati, gabriele e tutti quelli che risultano aver utilizzato risorse pubbliche per fini non istituzionali vedi i fondi economali regionali?
2) volete voi elettori del PD un partito che sia in grado di formare una classe dirigente degna di questo nome evitando primarie tarocche?
3) volete voi elettori del PD l’azzeramento di tutti i vertici del pd campano con immediato avvicendamento nei posti chiave con gli esponenti dei GIOVANI DEMOCRATICI?
4) volete voi elettori del PD entrare in massa nel partito e rivoltarlo come un calzino? Cosa aspettate? 🙂
5) volete voi elettori del PD imporre ai vostri rappresentanti di fare una bella legge elettorale proporzionale dimettendosi un minuto dopo l’approvazione?
Napoli si è capito deve ripartire da un profondo rinnovamento della classe dirigente dei partiti mettendo al centro onestà, integrità morale, merito e competenza senza cadere nel pervicace errore delle spartizioni (vedi il posto di lavoro e la politica clikka).
Da Repubblica Napoli di oggi 28 settembre 2013
«Il Pd è in campo – spiega Cimmino – per costruire ancora di più un’idea di politica sana chiamando a partecipare i cittadini».
I primi cinque quesiti riguardano via Caracciolo, lo stadio, le periferie, e la sanatoria regionale sulle occupazioni abusive di alloggi di edilizia popolare. L’ultimo è di carattere più politico e suscita qualche dubbio di legittimità: chiede ai cittadini di esprimersi sull’operato complessivo del sindaco Luigi de Magistris e della sua amministrazione. Dal referendum sparisce l’argomento Ztl sostituito da due più generici quesiti sul futuro di via Caracciolo, partendo da un’idea, ancora non tramutata in progetto, illustrata in agosto dal sindaco. «Da oggi aggiunge Ruggiero – inizia una straordinaria campagna referendaria che consentirà a tutti di dire la propria idea e di contribuire per far uscire Napoli da una situazione estremamente difficile. Mi auguro che non ci siano ostacoli e che si lavori per facilitare quest’esperienza inedita ». L’iter burocratico prevede che il comitato dei garanti abbia trenta giorni per esprimersi, cui seguono cinque giorni per notificare la decisione ai promotori. Solo dopo questi passaggi può partire la raccolta di circa 40 mila firme (il 5 per cento degli elettori) che deve terminare entro il 31 dicembre. Martedì si terrà una riunione del comitato dei garanti con all’ordine del giorno l’esame e l’approvazione dei quesiti, annuncia il presidente del consiglio comunale Raimondo Pasquino al quale il comitato promotore consegna un pacchetto di proposte per agevolare l’iter. Due le richieste principali: consentire un termine di 90 giorni per la raccolta delle firme a partire dal giorno di stampa delle schede e fissare a 20 mila il numero di firme da raggiungere come prevede la norma dello statuto comunale e non a 40 mila come dice il regolamento. «Non è un referendum contro il sindaco – spiega de Gregorio che sarà il rappresentante del comitato promotore – non è un referendum del Pd. È un referendum per la città e per discutere con i cittadini su grandi temi e sul nostro futuro per indirizzare a scegliere chi ci amministra. Chiediamo a tutti di partecipare al di là dei colori politici di appartenenza ».
Quasi contemporaneamente in via Verdi va in scena la conferenza stampa convocata dal gruppo di Ricostruzione democratica dopo le polemiche delle scorse settimane: Simona Mo-lisso, Carlo Iannello e GennaroEsposito vogliono spiegare i motivi della decisione di astenersi dal voto sulla manovra di bilancio, cosa che è stata letta come un nuovo avvicinamento alla maggioranza che sostiene Luigi de Magistris. Una sorta di soccorso “arancione”. «Non è così – spiegano da Ricostruzione democratica – siamo per una posizione terzista. Un’opposizione costruttiva e rigorosa che ha l’obiettivo di inserire nel consiglio comunale elementi del programma elettorale del 2011, completamente disatteso dal sindaco. Il progetto politico di de Magistris è fallito, ma noi non siamo fondamentalisti e lottiamo per ottenere quanti più attinell’interesse pubblico e della città. Astenendoci sul bilancio abbiamo ottenuto che le piazze non siano date più gratis ma che si paghi la Cosap, una mozione per rivedere le tariffe per la concessione degli impianti sportivi e la promessa dell’addio dell’assessore Pina Tommasielli». Accuse pesanti anche nei confronti del Pd che secondo Iannello è tra le cause dei principali errori commessi dal sindaco: «Non ha compreso la voglia di cambiamento della città. Anche il Pd è fermo al 2011». Presto Ricostruzione democratica otterrà una sede in via Verdi o a Palazzo San Giacomo.
Si susseguono sulle pagine dei giornali cittadini editoriali sulle condizioni di invivibilità di Napoli. Anche il Cardinale il giorno di San Gennaro ha dichiarato dall’altare che Napoli è sull’orlo di un grave collasso. Eppure sono giorni che da napoletano impegnato nella vita politica cittadina ho un senso di disagio, dovuto a fatti che appaiono distanti tra loro ma che hanno un filo conduttore. Mi ritornano spesso in mente, infatti, in sequenza, le notizie dei cd. terroristi in Val di Susa, la partita del Napoli col Borussia Dortmund e la giornata del miracolo di San Gennaro.
Tre fatti che si sono susseguiti che, per i numerosi articoli che leggo da qualche giorno sui giornali, avranno inconsciamente colpito anche i napoletani attenti. Ora se terrorista è colui che vuole, con la forza, sovvertire l’ordine costituito, mi chiedo se Napoli non sia abitata da terroristi che cercano di sovvertire o meglio arginare l’ordine costituito che, mi rendo purtroppo conto, non è quello dello Stato Italiano.
La sensazione chiara, come fosse una fotografia, l’ho avuta allo stadio il 18 settembre scorso, quando sono andato a vedere la partita del Napoli contro il Borussia Dortmund in una situazione, assolutamente consueta, di caos totale, dove i carabinieri, polizia e vigili urbani sono, a tutti gli effetti, da considerare dei “terroristi” poiché con la sola manifestazione della forza tentano di arginare e sovvertire (senza successo) il vigente dis-ordine costituito rappresentato da parcheggiatori abusivi (a cinque euro), venditori abusivi di qualunque cosa ed ogni forma di sregolatezza urbana. Addirittura il parcheggiatore abusivo a cinque metri dal cellulare della polizia è in grado di rassicurarti, senza timore di essere notato o disturbato, con tono saccente ed arrogante, che non ti sarà rimossa l’auto né fatta la multa per il divieto di sosta e che, seppure ci dovesse essere qualche vigile “poco disciplinato” dalla contravvenzione facile, lui sarebbe in grado di intervenire immediatamente essendo lui il vero rappresentante del dis-ordine costituito.
La medesima sensazione viene nello stesso momento in cui si entra nella cd. tribuna autorità del san Paolo dove trovi asserragliate le più alte cariche cittadine e, tal volta, anche nazionali, tra politici, amministratori pubblici, alti dirigenti di prefettura, questura ed alti magistrati con tanto di scorta, che hanno gioco forza attraversato, come tutti, l’inferno ed il dis-ordine totale “costituito” che vige fuori, senza che ciò desti in loro il benché minimo imbarazzo o disappunto.
A pensarci questo senso di disagio mi si è schiarito, il giorno dopo la grande partita, e precisamente il 19 settembre alle 9 e 41, con i napoletani che hanno accolto con un’ovazione lo scioglimento del sangue di San Gennaro e l’ingresso del Patron del Calcio Napoli in Cattedrale. La summa sintesi per il napoletano del sacro e del profano che, evidentemente, costituisce il solo ordine costituito e riconosciuto.
Ebbene, il ruolo di un politico dovrebbe essere quello di guida e di garante di una comunità, mentre, invece, oggi la mancanza di autorevolezza dei politici, sempre alla ricerca di consenso, ha invertito questo rapporto, di modo che i politici sono ostaggio dei più bassi istinti di piccole comunità, quartieri o piccoli o grossi centri di potere, che affermano la loro esistenza anche con atti violenti, che finiscono per essere assecondati dai questa classe pseudopolitica che supinamente ratifica scelte inaccettabili ed illegali.
Alla fine è la stessa comunità che si trova smarrita non capendo più quale è la strada giusta, quale quella sbagliata e quale è l’ordine costituito. Un CAOS che si trasfonde nella gestione del bene pubblico che diventa terra di nessuno e quindi fonte di ogni sopruso.
Sul tema della cd. sanatoria delle occupazioni degli immobili pubblici trovo assolutamente scorretto il modo di trattare l’argomento di coloro che per evidenti “ragioni di parte” speculano e strumentalizzano il principio di legalità, giungendo addirittura, in un caso ed in modo offensivo, a far passare la tesi che il Consiglio Comunale di Napoli, con l’ultimo provvedimento adottato sull’argomento, abbia voluto dare un premio alla camorra. La decisione in consiglio è stata molto travagliata ma ci siamo assunti la responsabilità politica avendo studiato e conoscendo le difficoltà dei territori. Coloro che, invece, si sono lanciati in una gara di “legalità a chiacchiere” rilasciando interviste e dichiarazioni ai giornali, da un lato, hanno dimostrato di non conoscere Napoli ed i suoi quartieri difficili, dall’altro di non conoscere la normativa regionale vigente dal 1998, che è stata poi ripetutamente modificata nel 2000, nel 2003 e da ultimo nel 2013. Addirittura parla qualcuno, come l’ex Governatore, che ha avuto anche la possibilità di cancellare tali leggi regionali, eppure, le ha lasciate! Chiedo a questi “esperti” del principio di legalità se è legale sfrattare un cittadino, semmai con cinque figli e moglie a carico che ha perso il lavoro e che, per non far stare all’aghiaccio i propri figli, ha occupato una casa pubblica libera poiché incastrata nei tempi della burocrazia. Non so se questi “santoni” del principio di legalità abbiano assistito ai lavori del Consiglio Comunale ovvero abbiano fatto i conti con gli artt. 47 e 2 della Costituzione e con l’art. 54 del c.p., posti a base di una corposa giurisprudenza della Suprema Corte che ha ritenuto valida l’applicazione della scriminante del cd. “stato di necessità abitativa”. Tra i banchi dell’università mi hanno insegnato che quando in mezzo al mare ci sono due persone che stanno annegando e tu ne puoi salvare solo una, non rispondi per questo della omissione di soccorso per quella persona che non hai potuto salvare. Tutti parlano ma nessuno ha provato a vestire i panni dell’ex operaio indigente che il provvedimento adottato dal Comune di Napoli vuole tutelare. Tutti parlano ma vorrei vederli, non dietro le loro tavole imbandite, ma insieme ai Vigili Urbani a sgombrare padri, madri e figli da immobili occupati per necessità. Tutti parlano per la propria lotta politica senza considerare né la polveriera sociale di Napoli né il conflitto sociale che le loro dichiarazioni potrebbero innescare. Un comportamento irresponsabile perché queste persone che rilasciano interviste e danno pareri rischiano di far passare il messaggio nella opinione pubblica che a Napoli si occupa e si può occupare un alloggio impunemente, contrariamente a quello che, invece, dice il provvedimento, peraltro adottato con un emendamento di Ricostruzione Democratica che ha irrigidito le procedure tutelando anche quelli che avrebbero avuto diritto alla casa occupata. Non credo che questo sia il modo di fare politica a Napoli, nessuno ha la forza di adottare il pugno di ferro né, forse, sarebbe giusto. Occorre, invece, operare creando solidarietà sociale e per fare questo occorre farsi carico dei problemi dei cittadini più sfortunati, rispettando innanzitutto i principi costituzionali e la normativa vigente, attraverso un giusto contemperamento degli interessi, così come ci hanno insegnato i nostri Costituenti. Non si amministra Napoli facendo i Notai o i Magistrati, ma facendosi carico dei problemi dei Cittadini cercando in modo estenuante di fare il bene e l’interesse pubblico senza rischiare di innescare ovvero acuire il conflitto sociale anzi cercando di disinnescarlo per il bene e l’interesse di tutti.
Dal Corriere della Sera del 13.09.2013
COME PREMIARE L’ILLEGALITÀ di ANTONIO POLITO
Circola in Italia una strana idea di legalità. I suoi cultori chiedono alle Procure di esercitare il ruolo improprio di «controllori» ma non appena possono premiano l’illegalità, per demagogia o per calcolo elettorale. È il caso di Napoli, città-faro del movimento giustizialista visto che ha eletto sindaco un pm, dove è stata appena approvata, praticamente all’unanimità, la sanatoria degli occupanti abusivi delle case comunali. Nel capoluogo partenopeo si tratta di un fenomeno vastissimo: sono circa 4.500 le domande di condono giunte al Comune per altrettanti alloggi. Per ogni famiglia che vedrà legalizzato un abuso, una famiglia che avrebbe invece diritto all’abitazione secondo le regole e le graduatorie perderà la casa. Non c’è modo migliore di sancire la legge del più forte, del più illegale; e di invitare altri futuri abusivi a spaccare serrature e scippare alloggi destinati ai bisognosi.
Ma nelle particolari condizioni di Napoli la sanatoria non è solo iniqua; è anche un premio alla camorra organizzata. È stato infatti provato da inchieste giornalistiche e giudiziarie che «l’occupazione abusiva di case è per i clan la modalità privilegiata di occupazione del territorio», come ha detto un pubblico ministero. In rioni diventati tristemente famosi, a Secondigliano, Ponticelli, San Giovanni, cacciare con il fuoco e le pistole i legittimi assegnatari per mettere al loro posto gli affiliati o i clientes della famiglia camorristica è il modo per impadronirsi di intere fette della città; sfruttando le strutture architettoniche dell’edilizia popolare per creare veri e propri «fortini», canyon chiusi da cancelli, garitte, telecamere, posti di blocco, praticamente inaccessibili dall’esterno e perfetto nascondiglio per latitanti, armi e droga.
Non che tutto questo non lo sappia il sindaco de Magistris, che a Napoli ha fatto il procuratore. E infatti ha evitato di assumersi in prima persona la responsabilità di questa scelta. L’ha però lasciata fare al consiglio comunale, Pd e Pdl in testa, difendendola poi con il solito eufemismo politico: «Non è una sanatoria. Io la chiamerei delibera sul diritto alla casa». E in effetti è una delibera che riconosce il diritto alla casa a chi già ce l’ha, avendola occupata con la forza o l’astuzia.
Questo genere di arretramento del diritto, dettato da interesse politico, populismo sociale o connivenza vera e propria, ha fatto di Napoli la città sregolata e dolente che è. Quando a New York si decise di applicare la teoria della «tolleranza zero», si cominciò con il controllare quelli che viaggiavano sulla metropolitana senza biglietto. La polizia municipale fu stupita di scoprire che la maggioranza dei fermati era ricercata dalla giustizia per altre ragioni. Se de Magistris volesse dare un colpo serio alla criminalità organizzata nella sua città, potrebbe forse cominciare col guardare nell’elenco di occupanti abusivi che il suo Comune ha appena deciso di legalizzare.
Durante la lunga notte (tra il 17 ed il 18 settembre) della approvazione del Bilancio preventivo 2013 del Comune di Napoli, sono accadute tantissime cose e tantissime decisioni che abbiamo dovuto valutare e proporre e tra queste siamo riusciti ad ottenere l’approvazione all’unanimità di due mozioni importanti per il Centro Storico. Abbiamo, infatti, impegnato il Sindaco e la Giunta Comunale a provvedere alla messa in funzione delle scale mobili che servono al salto di quota dei ventaglieri (clikka) nonché ad incrementare l’illuminazione del centro storico (clikka) assolutamente inadeguata. Speriamo con tutte le nostre forze in un cambio di passo dell’amministrazione, in quanto, essa incide nella carne viva dei cittadini con tasse, imposte e servizi. In alcuni casi è difficile restare fermi e lucidi. Molte volte mi sono rivolto durante la notte ad un amico che vive nelle vele di Scampia (Vittorio Passeggio conosciuto per le sue battaglie nell’area Nord di Napoli) che ha assistito, pazientemente, a tutta la sessione di bilancio ed a cui spesso, tra il serio ed il faceto, ho chiesto cosa ne pensasse da cittadino comune. Mi ha colpito la sua saggezza e la sua semplicità. Alle mia domanda sui tantissimi voti che abbiamo espresso: “Vittò e mo’ che dobbiamo fare? come dobbiamo votare?” Cercando di spiegare anche l’oggetto delle numerose votazioni. Lui mi ha sempre risposto: Gennà tu basta che voti secondo la tua coscienza! La tua coscienza che ti dice ? Mi ha riempito di responsabilità accentuando il peso di ciò che stavo votando, e mi ha ulteriormente convinto che al netto delle alchimie politiche, partitiche e di gruppi ciò che conta sempre e comunque è l’intenzione di fare il bene e l’interesse pubblico anche a costo di sbagliare la strategia! Ci vorrebbe un Vittorio Passeggio per ogni eletto ed eletti più umili in grado di capire che la verità e la ragione spesso non è dentro di noi ma dobbiamo con fatica e sacrificio ricercarla altrove! Grande Vittorio!
l tema è serio ed è stato posto in occasione del consiglio comunale di approvazione del Bilancio preventivo 2013, l’atto più importante. L’iniziativa è stata delle donne che siedono nell’assemblea cittadina e riguarda la compatibilità dei tempi della politica con i tempi dell’essere umano ed in primis delle donne che spesso si fanno carico delle necessità primarie della famiglia.
Ieri (16.09.2013) sono stati approvati due nostri emendamenti al regolamento sulla occupazione di suolo pubblico. Con il primo (cosap esercizi di asporto clikka) siamo riusciti a prevedere, finalmente, la possibilità per i piccoli esercizi di asporto di poter ottenere l’occupazione di suolo pubblico per la installazione di punti di appoggio (funghi) per poter consumare una pizzetta o un panino. Crediamo di aver fatto due cose buone una per gli esercenti che potranno così avere una opportunità in più per attirare i clienti e l’altra per il comune che incasserà i relativi proventi. Col secondo emendamento (cosap esenzioni clikka) abbiamo voluto disciplinare i casi in cui è possibile accordare una riduzione fino al 50%, ovvero in casi particolari l’esenzione totale fermo restando la copertura di tutti i costi oltre ad una percentuale sui ricavi o suoi biglietti se previsti.
Il tema degli INVALSI è dibattuto tra gli stessi operatori del mondo della scuola. Qualche tempo fa mostrai tutte le mie perplessità verso questo modo di valutazione dei nostri ragazzi essendomi preso la briga di vedere a cosa servono i test negli Stati Uniti e nel Regno Unito. I miei dubbi erano suscitati anche sulla mia scarsa considerazione della “ministressa” gelmini, con un trascorso di amministratrice locale e di avvocato diciamo non troppo brillante. Ad ogni buon conto oggi leggo su Repubblica che il primo effetto italiano sarà quello di corsi obbligatori non retribuiti per gli insegnanti di quelle scuole dove si sono avuti i punteggi più bassi. Giusto per ricordare in una trasmissione della Gabanelli di qualche tempo fa capii che nel Regno Unito gli INVALSI finiscono per orientare le iscrizioni con l’effetto che le scuole diciamo “peggiori” prima perdono gli alunni e poi vengono chiuse con perdita di posti di lavoro. Negli Stati Uniti, invece, per mantenere alto il livello sono le stesse scuole a predisporre dei test di ingresso (anche nelle materne) con l’effetto di determinare i genitori a far frequentare agli aspiranti alunni corsi a pagamento (vedi il mercato dei test negli Stati Uniti clikka e nel Regno Unito clikka). Da noi già si vedono libri di testo ovvero dei tutorial per gli INVALSI, che significa un altro libro da acquistare per le famiglie, col rischio di orientare la formazione più verso una istruzione nozionistica a quiz che concettuale e critica. Non voglio in ogni caso essere contro, ma se l’effetto degli INVALSI si riduce a far fare dei corsi agli insegnanti, non so proprio dove andremo a finire, primo, perché si è già finito per dare un giudizio sugli insegnanti, secondo, perché si potrebbe finire per ritenere risolta la questione solo con questa soluzione senza interrogarsi sulle cause sociali del disagio che le scuole finiscono per accogliere. Alla fine gli insegnanti che si trovano in platee difficili finiscono per fare il doppio della fatica dovendosi misurare sia con genitori ed alunni diciamo particolari, ma anche dedicare altro tempo, gratuitamente, per “formarsi” ulteriormente. Il principe della risata in questo caso direbbe sicuramente un bel “ma mi faccia il piacere!!!!”. Per finire, in questo periodo, mi ritorna il pensiero agli operai che non hanno diritto a buono libro con retribuzione che vanno dai 900 a 1.200,00 €. In questo periodo si trovano a dover sottrarre dal loro stipendio dai 150,00 ai 300,00 €. per la scuola, chiedo solo ai professori, per lo meno, di non rompere l’anima con la questione dei libri nuovi. Quando ero studente figlio di operaio, infatti, questa era una delle cose che mi faceva vergognare e, quindi, odiare la scuola e gli insegnanti!
Da Repubblica Nazionale del 14.09.2013
Alunni somari? L’insegnante torna tra i banchi
Scuola, corsi obbligatori se gli studenti hanno pessimi test Invalsi
SALVO INTRAVAIA
LA SOSTANZA della norma è che in quelle scuole dove i risultati dei test Invalsi sono “meno soddisfacenti”, cioè inferiori alla media nazionale, gli insegnanti si devono sottoporre a un programma di formazione obbligatoria che avrà il compito di aumentare le conoscenze e le competenze degli alunni, ma anche di incrementare le competenze di gestione, di programmazione e informatiche dei docenti. Soprattutto quelli che lavorano in particolari contesti come le zone a rischio o a forte concentrazione di immigrati. Il tutto, probabilmente, senza un soldo di retribuzione e non si sa neppure per quante ore pomeridiane di lavoro aggiuntivo. L’unica cosa che si sa è che il governo ha stanziato 10 milioni di euro per il 2014.
Ma dov’è che i risultati dei test Invalsi sono più deludenti? Basta dare un’occhiata al report dell’istituto di Frascati pubblicato pochi mesi fa per rendersi conto che è nel meridione d’Italia che scolari e studenti arrancano maggiormente. Ogni anno, il test Invalsi misura le competenze in Italiano e Matematica degli alunni di seconda e quinta elementare, prima e terza media e secondo anno delle superiori. I due fascicoli proposti agli alunni italiani contengono domande a risposta multipla o aperta, grafici da interpretare, frasi da completare e altri quesiti per saggiare il livello raggiunto dagli alunni e fare dei confronti tra le diverse aree del Paese. In Sicilia, con una media nazionale a 200 punti, gli studenti di terza media racimolano in Italiano soltanto 186 punti. Punti che diventano addirittura 181 in Matematica per i ragazzini che frequentano le scuole della Calabria. Ma è al secondo anno delle superiori che il divario Nord-Sud diventa evidente. Tra i 183 punti in Italiano degli adolescenti siciliani e i 214 dei compagni lombardi ci sono ben 31 punti di differenza che salgono ancora se si passa alle competenze in Matematica, dove gli studenti della provincia di Trento riescono ad accumulare ben 226 punti che precipitano a 178 se si prendono in considerazione i quindicenni sardi: ben 48 punti di differenza. Un gap fra regioni settentrionali e meridionali che permane anche nelle altre classi del monitoraggio. E che riguarda anche gli alunni delle periferie delle grandi città: Roma, Milano, Napoli, Palermo. Ma che secondo i sindacati non dipende dalla preparazione dei docenti. «Sgombriamo subito il terreno — dichiara Francesco Scrima, leader della Cisl Scuola — da possibili equivoci: non sta né in cielo né in terra che si possa scaricare sugli insegnanti ogni colpaper risultati scolastici insoddisfacenti, quando è fin troppo evidente che il peso determinante è delle condizioni di contesto. Chi spende il suo lavoro nelle aree di più acuta emergenza sociale non meritadi essere fatto oggetto di banalizzazioni di questa portata». Addirittura incredulo il commento di Massimo Di Menna, a capo della Uil scuola: «Una formazione obbligatoria, decisa per decreto, senza specificare le modalità, legata agli esiti delle prove Invalsi: ma stiamo scherzando?». «E poi — continua Di Menna — per quante ore? 20, 40, 200. E chi decide? In ogni caso, ricordiamo al governo che decidere inmateria di lavoro per decreto, e non per contratto, non porta lontano». Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi, vede invece di buon occhio il provvedimento: «Sono convinto chel’amministrazione debba farsi carico delle situazioni di disagio e minore successo scolastico e i finanziamenti per la formazione dei docenti vanno proprio in questa direzione».
L’argomento è sempre attuale e delicato e sul punto ho già scritto un post (magistrati e politica clikka) ma credo che sia sempre bene leggere il pensiero di coloro che riflettono profondamente sull’argomento stando in prima linea. E’ chiaro che in questi anni il potere giurisdizionale sta svolgendo un ruolo di supplente al sistema paese che non ha una classe politica degna di questo nome. Ciò è dimostrato dal fatto che è altamente probabile che sulla legge elettorale se non interviene la Consulta i politici non interveranno mai! Occorre pertanto riflettere come cittadini affinché si sappia scegliere in tutta coscienza quando sarà il momento valutando caso per caso, persona per persona.
Da Repubblica Nazionale del 14.09.2013
Boccassini chiede un’autocritica alle toghe “Certi pm usano la giustizia per altri scopi”
MILANO — Dibattito affollato per un libro contro-corrente. E con un’Ilda Boccassini che fa salutare con un applauso l’ex collega Gherardo Colombo, nascosto tra il pubblico, ma ripete, con qualche elaborazione in più quel concetto che, appena dopo la strage in cui morì Giovanni Falcone, li divise. E divise la magistratura: «Ognuno deve fare la sua parte, anche i politici, anche i giornalisti, ma in questi vent’anni lo sbaglio di noi magistrati è di non aver mai fatto un’autocritica o una riflessione». Perché, aveva detto poco prima, «si è verificato ed è inaccettabile che alcune indagini sono servite ad altro» per gli stessi magistrati, per carriere, per entrare in politica.
Alcuni suoi colleghi si sono sentiti portatori di verità assolute per le loro indagini grazie al «consenso sociale», cosa sbagliatissima, una «patologia», sia per lei, sia per Giuseppe Pignatone, procuratore capo di Roma, seduto al suo fianco. «Io — racconta Boccassini, che dopo trent’anni ha cambiato colore e taglio di capelli, è diventata bionda — durante Tangentopoli, stavo in Sicilia. Noi vivevano in hotel “bunkerizzati”, con i sacchi di sabbia, intorno era guerra. E quando arrivavo a Milano, per salutare i colleghi, vedevo le manifestazioni a loro favore, “Forza mani pulite”».E non le piaceva, anzi «ho provato una cosa terribile» quando la folla scandiva i nomi dei magi-strati, perché a muoverli «non dev’essere l’approvazione».
E’ stato presentato ieri a Milano «L’onere della Toga», di Lionello Mancini (Bur, 11 euro). Un libro che racconta, con molte virgolette, ma anche con le riflessioni dell’autore, la vita di cinque pubblici ministeri normali, tenendo però sullo sfondo alcune domande sulla giustizia e sulle sue disfunzioni. E anche di questo, presentati da Ferruccio De Bortoli, hanno parlato i due magistrati. Silvio Berlusconi è stato citato en passant, ma dello «scontro tra mass media, magistratura e politica» s’è parlato. Anzi sarebbe stata questa «conflittualità talmente alta» a impedire la «riflessione» nella magistratura che il procuratore aggiunto antimafia di Milano definisce «un corpo sano» in un paese a basso tasso di legalità: «Sì, in Lombardia abbiamo molti incendi dolosi, e nessuna vittima fa denuncia, o dice di aver avuto minacce. Quando scopriamo imprenditori che hanno negato l’evidenza, chiediamo l’arresto per favoreggiamento aggravato, perché o si sta con lo Stato o no. E in più, il vittimismo di alcuni nasconde un do ut des, anche l’imprenditore lombardo si fa aiutare dal criminale e ne trae vantaggi ».
Come ha sottolineato Giuseppe Pignatone, una riflessione dovrebbe nascere in seguito al processo Borsellino: ci sono stati dei condannati sino alla cassazione,ma poi le confessioni di un collaboratore di giustizia hanno raccontato che la verità era un’altra: «Chi ha sbagliato in buona fede deve dirlo», perché i magistrati dell’accusa devono muoversi sempre sulle prove certe, invece, a volte, ripete Pignatone, «quando le prove non ci sono, alcune notizie vengono fatte uscire sui giornali, per una carica moralistica che non deve appartenere alla magistratura». Anzi, è il contrario. La parola che Pignatone usa di più è «equilibrio», sia per fermarsi, per evitare che persone finiscano nei guai senza prove, sia «per partire e andare sino in fondo quando le prove ci sono». Tutti e due hanno collaborato a lungo nelle inchieste che hanno decimato alcune tra le cosche più potenti della ‘ndrangheta. Sono entrambi — e lo dicono — in prima pagina dieci volte di più dei colleghi citati nel libro di Mancini, ma conoscono la «nausea» comune a chiunque debba fare un mestiere difficile, che ha a che fare con la vita, la morte, il dolore. E per questo, «se un giornalista ha una notizia che mette in pericolo la vita di una persona, non la deve dare», dice Boccassini, Pignatone concorda, De Bortoli e Mancini alzano gli occhi al cielo.
Ieri (10.09.2013) si è tenuto il consiglio comunale sulla questione della regolarizzazione degli occupanti abusivi delle case di cui già trattammo nel consiglio comunale di agosto (sanatoria degli occupanti clikka). La decisione è stata travagliata perché quest’argomento attraversa gli strati più deboli della nostra comunità cittadina. La delibera è stata approvata con un nostro un nostro emendamento che incollo in calce. Ecco i nostri interventi:
l’intervento di Carlo Iannello al 00:30:39 ed il mio intervento al 00:52:10
CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI
del 10 settembre 2013
proposta di emendamento
Alla delibera di iniziativa consiliare P.G. 09.09.2013 n. 287 “Indirizzi per la gestione del patrimonio immobiliare comunale ed il contrasto dei fenomeni di occupazione abusiva mediante azioni di regolarizzazione: sanatorie-volture-sgomberi”.
A pagina 5 della proposta di delibera dopo il secondo capoverso del deliberato aggiungere il seguente testo:
“Le domande di regolarizzazione delle occupazioni improprie sono procedimentalizzate dall’Amministrazione tassativamente secondo l’ordine cronologico di ricezione degli uffici. L’amministrazione ha cura di procedere contestualmente all’esame delle domande degli aventi titolo alla regolarizzazione ed allo sgombero dei non aventi titolo, garantendo e favorendo particolarmente l’assegnazione dell’alloggio ai cittadini che sono stati pretermessi dalle occupazioni improprie regolarizzate così come previsto dall’art. 33 della legge regione Campania n. 18/1997”.
Ieri (09.09.2013) è stata consegnata al Consiglio Comunale la mozione di sfiducia alla assessora Giuseppina Tommasielli che reca nove firme. Le ragioni sono ben spiegate nella mozione stessa. La discussione della mozione è stata messa all’ODG del Consiglio Comunale del 16 settembre p.v. Ora si vedrà se anche il Consiglio eserciterà il “potere” del perdono che da sindacale potrà essere anche consiliare se verrà respinta. Buona lettura:
CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI
MOZIONE DI SFIDUCIA
ai sensi dell’art. 54 del regolamento consiliare all’Assessore allo Sport, Sanità e Pari Opportunità, Giuseppina Tommasielli
Premesso che:
1. – Dall’esame degli atti amministrativi compiuti dai sottoscritti consiglieri si può dire che la promozione dello sport a Napoli è pressoché inesistente;
2. – Parte rilevante dell’impiantistica sportiva versa in un stato di degrado e di abbandono;
3. – Dieci domande di finanziamento relative a progetti di ristrutturazione di altrettanti impianti sportivi cittadini presentate dall’amministrazione alla Regione Campania sono state rigettate perché le domande erano inammissibili per mancanza di documentazione;
4. – Nonostante siano stati contratti mutui nel 2009 per la ristrutturazione e la manutenzione straordinaria di impianti sportivi individuati nei quartieri di periferia, a distanza di oltre due anni non sono ancora partite le procedure di gara, anzi le procedure amministrative sono state inspiegabilmente sospese dall’attuale assessore allo sport nonostante il Consiglio Comunale avesse approvato all’unanimità un ordine del giorno, che impediva l’uso della provvista per finalità diversa da quella per la quale i mutui sono stati contratti;
5. – Nonostante la convenzione CONI per l’uso degli impianti realizzati grazie alla legge 219/1981 sia scaduta ad oggi non si conosce quale sarà il destino dette importanti strutture. Difatti la delibera n. 501/2012 riferita ai soli impianti natatori, viziata da numerosi errori, non è stata né ritirata né integrata per porre rimedio alle gravissime irregolarità riscontrate anche dalla commissione consiliare competente;
6. – A distanza di oltre due anni di amministrazione non si è provveduto ad adottare alcun provvedimento che consentisse l’efficace, l’efficiente ed economico sfruttamento degli impianti sportivi. Difatti, nonostante le numerose segnalazioni e relazioni fatte dalla Commissione competente si è da ultimo riproposta la medesima articolazione delle tariffe senza alcuna considerazione dei rilievi eseguiti e tempestivamente comunicati all’ufficio assessorile competente;
7. – L’Assessore allo sport ed impianti sportivi anche in sede di commissione, in particolare su alcuni rilievi riscontrati nella struttura del San Paolo anziché provvedere immediatamente a regolamentare correttamente l’uso differenziato degli spazi si limitava ad affermare la sua completa irresponsabilità per i fatti riscontrati indicando nei dirigenti gli unici responsabili senza però provvedere a sollecitare gli organi amministrativi competenti a ricercare le soluzioni necessarie;
8. – In alcuni casi si è segnalato l’affidamento di strutture sportive senza l’adozione del necessario procedimento di evidenza pubblica. In particolare tali segnalazioni si riferivano sia alla piscina Scandone che al Polifunzionale di Soccavo e non risulta che siano stati adottati provvedimenti in autotutela;
9. – Per la vicenda dell’ippodromo di Agnano nonostante precise domande formulate in sede di commissione l’assessore Tommasielli non ha dato alcuna risposta sulla gravissima situazione segnalata anche dagli argani della procedura fallimentare circa la presenza di 235 cavalli e la produzione di rifiuto speciale proveniente dal letame che poi ha determinato anche l’intervento dell’ASL e della Magistratura competenti;
10. – Per lo Stadio San Paolo l’assessore non ha formulato, nonostante la concessione in scadenza, alcuna proposta per il prosieguo del rapporto con il Calcio Napoli esponendo il Comune al rischio di prosecuzione con convenzione scaduta;
11.- Nello stadio Collana si è segnalato, senza che fosse adottato qualsivoglia provvedimento, l’uso di un impianto di uso delle docce con acqua calda con tessera a pagamento per il quale il comune, da quanto risulta, non percepisce nulla anche per la mancanza di qualsivoglia atto negoziale o procedura amministrativa autorizzatoria;
12. – Sempre nello stadio Collana si è segnalata la realizzazione di un campetto di calcetto mediante la demolizione definitiva del solaio della palestra di basket per la quale si sono richiesti i provvedimenti autorizzatori e/o amministrativi senza avere alcuna documentazione né comunicazione al riguardo;
13. – Del tutto carente si è palesata l’azione dell’assessora sul versante delle pari opportunità. Difatti, nonostante quanto deliberato da questo Consiglio Comunale non vi è stata alcuna implementazione dei servizi per le donne, neppure per quelle vittime di violenza;
– Svariati milioni di euro trasferiti al Comune dalla Regione Campania sono stati utilizzati in attività progettuali che non si sono tradotte in azioni concrete di sostegno alle donne della città. A tutt’oggi, sebbene, siano stati appaltati servizi per alcuni milioni di euro le attività previste sulla carta non sono neppure iniziate a fronte di un termine perentorio di chiusura delle stesse entro il 31.12.2013.
Considerato che:
I. – I fatti segnalati sono talmente gravi che non consentono l’ulteriore prosecuzione del mandato assessorile;
II. – L’azione amministrativa posta in essere dall’Assessora in parola appare del tutto inconsistente e di pregiudizio alla città;
III. – I fatti assorti alla ribalta della cronaca cittadina di questa estate, relativi a presunte irregolarità e sviamento dell’azione amministrativa, imputati alla Assessora Tommasielli, per contravvenzioni elevate a suoi stretti congiunti, impongono forti ragioni di opportunità affinché la stessa non permanga nell’ufficio che occupa;
IV. – I medesimi fatti sono stati valutati dai vertici dell’IDV, cittadino, partito di riferimento della medesima Assessora Tommasielli e sono stati ritenuti dagli stessi talmente gravi da non consentire una ulteriore prosecuzione del mandato. Pari valutazione è stata espressa anche dalla Federazione della Sinistra laboratorio per l’alternativa e dal gruppo di Ricostruzine Democratia.
Tanto premesso i sottoscritti consiglieri a mente dell’art. 54 del Regolamento Consiliare propongono la presente mozione di sfiducia verso la Dott.ssa Tommasielli Giuseppina e sollecitano il Sindaco affinché provveda ad horas alla revoca dell’incarico assessorile.
I Consiglieri Comunali
Carlo Iannello (RD), Gennaro Esposito (RD), Vittorio Vasquez (FED), Pietro Rinaldi (FED), Elena Coccia (FED), Antonio Borriello (PD), Elio Izzi (FED), Simona Molisso (RD)
ha aderito alla mozione anche il Consigliere di IDV Vincenzo Gallotto
Leggo sui giornali varie dichiarazioni sulla tassa relativa ai rifiuti solidi urbani (la TARES) che si andrà a pagare di qui a poco. Grida di allarme da parte dei rappresentanti delle categorie produttive. Le tariffe si trovano nella delibera n. 562 che dovrà essere approvata dal Consiglio Comunale. Da una prima valutazione sembrerebbe che per noi napoletani le cose non dovrebbero cambiare molto (pare) perché noi già con la TARSU fummo costretti a coprire l’intero costo del servizio, quindi, l’aumento oggi è in parte assorbito dagli aumenti già subiti in passato. Ciò che ci ha indotto ulteriori riflessioni è il costo del servizio determinato con un’altra delibera che certifica il piano economico finanziario del servizio complessivo di raccolta dei rifiuti (clikka)che è sicuramente viziato della mancanza, allo stato, del contratto di servizio con l’ASIA. A leggere bene la delibera, infatti, non si comprende a pieno quali sono precisamente le voci di costo e come si articolano. Ad esempio c’è il riferimento al costo per il lavaggio delle strade calcolato 7 giorni su 7 ma non si dice se il lavaggio è per tutte le strade di napoli o meno. Ovviamente prendo questa voce perché è sotto gli occhi di tutti che l’unico lavaggio di strada che si vede è quello intorno all’obelisco di piazza del Gesù e poc’altro. Comunque chi volesse darci una mano nella lettura degli atti o volesse un confronto con Ricostruzione Democratica siamo come al solito disponibili.
Ad ogni buon conto per le famiglie il calcolo è composto da una parte fissa ed una variabile corrispondente al numero di occupanti l’immobile (chi ha più figli pagherà di più). Per molte utenze non domestiche vi saranno sicuramente degli aumenti anche consistenti essendo le tariffe agganciate agli indicatori di produzione dei rifiuti. Per tutti, comunque, occorrerà verificare attentamente le possibilità di abbattimenti della superficie tassabile e le agevolazioni previste dal regolamento Regolamento (clikka).
Volendo fare degli esempi concreti prendiamo un appartamenti uso abitazione di 100 mq dichiarati, occupato da quattro persone:
Ad ogni buon conto questa tassa non abbiamo neppure fatto a tempo ad approvarla che già è stata sostituita dalla service tax chissà perché per indorarci la pillola usano sempre questi inglesismi. Ovviamente noi di Ricostruzione Democratica attendiamo eventuali commenti ed osservazioni per capire come meglio fare il bene e l’interesse cittadino.
Il cavaliere è ricorso alla Corte di Giustizia Europea per censurare la legge Severino che lo “espelle” dal Parlamento senza alcuna considerazione della credibilità dell’Italia. La Corte Europea, infatti, è composta da un Giudice per ogni Stato Membro. Ora mi immagino, e vorrei vedere, la faccia del componete Tedesco o di quello Inglese della Corte, che sono abituati, senza che vi sia alcuna norma nel loro paese che lo preveda, alle dimissioni di parlamentari e ministri sol perché semplicemente accusati e non condannati, di aver fatto togliere qualche multa ad un familiare (caso inglese) o aver copiato una tesi di dottorato (caso tedesco). Mi chiedo quante “risate” questi Giudici, ed i loro popoli, si faranno sulle spalle dell’Italia e del Popolo Italiano che, pur avendo addirittura previsto una norma ad hoc, non riescono a buttare fuori dalle istituzioni una persona che è stata addirittura condannata con sentenza passata in giudicato per una gravissima milionaria frode fiscale ai danni dell’Italia. A ciò aggiungerei che l’altra ipotesi di ineleggibilità, che pure colpisce il cavaliere, è la normativa sul conflitto di interessi che all’inizio di questa legislatura è stata oggetto della cronaca politica e che poi ci siamo dimenticati, nonostante la stessa recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione di condanna del cavaliere abbia definitivamente accertato che berlusconi pur non essendo formalmente più titolare di cariche nel gruppo Fininvest è sempre stato di fatto il dominus delle sue aziende! Cosa dire avrei preferito che, in ossequio ad un ormai perso senso delle istituzioni e rispetto dello Stato, il cavaliere avesse preferito lavare i suoi panni sporchi in famiglia senza esporre l’Italie ed il Popolo Italiano all’europeo pubblico ludibrio!
Da Repubblica del 08.09.2013
LIANA MILELLA
Strasburgo, Consulta e Lussenburgo così il PDL vuole processare la legge
Così il PDL tenta di trasformare la Giunta in Tribunale
DECADE SB (Silvio Berlusconi) o “decade” la legge Severino? Ormai il busillis è questo.Domani parte il “processo” a SB nella giunta per le immunità del Senato, ma il focus si è spostato.
LA “guerra dei ricorsi” (Consulta, Strasburgo, Lussemburgo), abilmente pilotata da Arcore, sta mettendo sotto accusa i pilastri della legge chiesta a gran voce dalla gente per garantire “liste pulite”. Prim’ancora di far decadere SB, il Pdl cercherà di affondare la Severino votata un anno fa da tutto il Parlamento. Protagonista della prima seduta sarà Andrea Augello, un pidiellino che in tutti questi giorni ha ribadito a gran voce la sua indipendenza. Ecco i temi che divideranno Pdl con Lega e Gal in netta minoranza (8 in tutto) da Pd, M5S, Sel e Sc (14). Sempre incerto il socialista Buemi.
Prima questione. Augello darà per scontato che la giunta è a tutti gli effetti un “giudice” e come tale si può comportare. Ma è davvero così?
Il presupposto per la “guerra dei ricorsi” sta tutto qui. In una fisionomia della giunta che la parifica a un vero e proprio giudice. Lo pensa Augello, lo condivide il Pdl, e naturalmente i giuristi che vogliono tagliare le gambe alla legge Severino. Augello citerà un paio di sentenze della Consulta e una di Strasburgo per sostenere che è così. Ma la maggioranza è contraria. Ritiene che la giunta sia solo un soggetto politico.
Seconda questione. Prima di fare il “processo” per la decadenza di Berlusconi, si può mettere “sotto processo” la Severino, oppure bisogna solo applicarla?
Augello ritiene che, dopo gli otto pareri pro veritate di SB contro la legge, non si possa più far finta di nulla. La questione, quindi, va affrontata «in via preliminare». In questa parola — «preliminare» — si gioca il destino della legge, di SB, del governo Letta, della legislatura. Se il Pd non accetta la frenata, è crisi.
Terzo quesito. Della Severino si deve parlare subito, cioè durante la relazione, oppure bisogna fare prima un’altra mossa, aprire la cosiddetta “contestazione” a SB, cioè dare il via formalmente al “processo” per la decadenza?
Premesso che al presidente della giunta, il vendoliano Dario Stefàno, non piace la definizione giornalistica di “processo” («Non l’ho mai detto e per favore non me lo fate dire perché qui non si processa nessuno »), tuttavia il paragone calza a pennello. La giunta, votando, potrebbe decidere che tanto vale aprire subito la fase della “contestazione”, nella quale ogni atto si svolge alla presenza del soggetto “decadente”, cioè SB, e/o anche dei suoi avvocati. La differenza non è da poco, perché la difesa avrebbe voce in capitolo su ogni passaggio e potrebbe fare molte richieste.
Quarto quesito. Il ricorso alla Consulta. Augello la spunta?
Dalle indiscrezioni pare proprio che Augello si appresti a mettere la legge “in strada”. Secondo la sua ricostruzione sarebbero una mezza dozzina i buoni motivi per mandarla alla Corte. Tra questi ci sarebbe soprattutto un eccesso di delega perpetrato dalla commissione rispetto al dettato del Parlamento. Del tipo: c’è solo un tetto di pena (i famosi quattro anni) e non la lista dei reati chiesta dalle Camere.
Quinto quesito, la frontiera dell’Europa. Hanno ragione prima Augello e poi SB a stroncare la Severino dimostrando che essa è in contrasto con le norme e le garanzie europee?
Augello e Ghedini — le voci di corridoio dicono che tra i due non ci sarebbe per niente feeling — si sfidano sulle Corti d’Oltralpe. Augello propone quello che in gergo si chiama “rinvio pregiudiziale” alla Corte di giustizia del Lussemburgo, il giudice delle leggi Ue, possibile perché la Severino riguarda una questione elettorale.Brutta argomentazione questa, in contrasto con quella di Ghedini per Strasburgo, che invece batte il tasto della Severino come norma “penale”. Raffinati giuristi, come Vladimiro Zagrebelsky, bocciano come impossibile il rinvio.
Sesto quesito. La questione Strasburgo. La giunta può sospendere il giudizio sulla decadenza in attesa che la Corte dei diritti dell’uomo decida se il ricorso è ammissibile?
Bisogna arrivare a pagina 26 delle 27 del ricorso di SB per leggere che «in via preliminare» si chiede di «disporre la trattazione prioritaria del ricorso in quanto avente ad oggetto un’importante questione d’interesse generale». Non è l’esplicita richiesta di anticipare il giudizio di ammissibilità alla Corte di Strasburgo, però potrebbe essere utilizzata in giunta per chiedere uno stop in attesa della pronuncia. Va detto però che SB rischia la bocciatura perché alla Corte, come dice Zagrebelsky, si può andare quando si è già «vittime», quando la decadenza è già avvenuta, e non prima. Nel merito: c’è giurisprudenza, come sosterrà il Pd Felice Casson, che dimostra come i singoli Stati hanno diritto di prevedere norme che garantiscono “listepulite”.
Settimo quesito. L’eventuale richiesta di revisione del processo Mediaset può fermare la giunta?
La questione non entrerà nella relazione di Augello, ma poiché la revisione non ferma d’obbligo l’esecuzione della pena, del pari essa non ferma neppure gli effetti né dell’interdizione, né della Severino, cioè di una semplice clausola di candidabilità.
Ottavo quesito. Ma Augello proporrà la decadenza di SB?
Tutto lascia ipotizzare che Augello, spesso in polemica col centrodestra come quando si schierò per mettere fuori dal Senato Di Girolamo, stavolta insista prima per mostrare quelle che lui ritiene vistose crepe della Severino, e poi per aprire subito la procedura di contestazione nella quale SB può difendersi. Questo gli consentirebbe di non essere subito “bocciato” come relatore, ma di gestire la fase vera e propria del processo.
Allego i decreti sindacali delle nomine di 18 staffisti distribuiti nei vari uffici di competenza politica del Comune. Tutte persone alla quali auguro di ben operare nell’interesse della città. Qualcuno mi pare di conoscerlo e di capire anche perché è stato nominato, non so cosa andrà a fare ma devo dire che la perseveranza in politica premia sempre, basta dire sempre signorsì e galoppare ovvero anche fare finta di galoppare… Sono tutte nomine del 16 agosto! E’ stato fatto tutto un cesto con i 28 nuovi dirigenti. Soldi spesi bene lo spero … anche se io per mia formazione culturale avrei cercato in tutti i modi possibili di ricercare all’interno dei 20.000 dipendenti del comune e delle partecipate le professionalità che servono. Sono indignato questa amministrazione doveva essere tutt’altro ed invece ci siamo ritrovati nelle stesse medesime logiche. Penso che il gruppo di Ricostruzione Democratica fece bene a non votare la delibera che certificava il rientro nel patto di stabilità interno (clikka). Che queste nomine siano state una spartizione di potere e di consenso me lo fa pensare il fatto che raffaele tecce (ex parlamentare e neo commissario della commissione edilizia in quota fed) ha fortemente stigmatizzato l’assessore fucito per non aver concordato le nomine nel partito (repubblica napoli clikka). Inizio a pensare che l’amministrazione della città sia una questione di STAFF! Io non ce lo fatta ma dai decreti è possibile capire anche quanto il comune andrà a spendere in più. Lascio a voi il calcolo…
Da Repubblica Napoli del 28.09.1993, Giuseppe D’Avanzo. E’ impressionante la lettura di quest’articolo. Un atto di accusa alla borghesia napoletana che mi sembra ancora oggi divisa in due, da una parte quella ladrona dall’altra quella latitante, scoraggiata o consapevole della sua incapacità di incidere sul tessuto sociale attraverso il suo coinvolgimento politico.
NAPOLI MILIONARIA BORGHESIA FALSARIA
NAPOLI – Sei giovani napoletani su dieci – sostiene un recente sondaggio Eura – sono convinti che occorre una “raccomandazione” per poter agguantare un posto di lavoro. La percentuale raggiunge l’ ottantotto per cento nel caso di “giovani studenti” appartenenti a famiglie di un livello culturale più alto ed economico più abbiente, dove pure dovrebbe avere una qualche attrazione il principio delle capacità personali. Per quasi il cinquanta per cento di questi giovanotti è il politico l’ uomo più adatto a dire la parolina acconcia che risolve il problema del reddito. Il sociologo si mette le mani nei capelli. “Questi dati fanno venire i brividi – si lamenta Domenico De Masi. – Dietro questi numeri si nasconde una verità: Napoli ha il futuro pregiudicato per i prossimi cinquanta anni. Non c’ è possibilità di redenzione, la città è destinata a rimanere ferma. Anzi solo a peggiorare, con il tempo. Il campione del sondaggio si riferisce a giovani tra i 20 e i 29 anni. Si tratta di persone che comunque hanno raggiunto una propria maturità: difficilmente cambieranno ormai modo di pensare. E si tratta della società appunto dei prossimi cinquanta anni se si tiene conto dell’ età media di un individuo. Mi chiedo: quali dati sarebbero saltati fuori qualche mese prima di Tangentopoli? Avremmo avuto il cento per cento?”. Chissà. In una qualsiasi mattina di settembre a vederlo andare lentamente per le vie del quartiere di Chiaia il giovin borghese napoletano sembra senza pensieri, appena sfiorato dal dramma della città che ne infastidisce la passeggiata e l’ ozio con il troppo rumore e il poco spazio. Il giovin signore è solitamente allegro, sorridente, elegantemente vestito, la scarpa inglese, la bella cravatta di seta, ha il braccialetto d’ oro al polso destro, l’ orologio d’ oro al polso sinistro, non manca qualche profumata goccia di Pennaligon’ s (o quello che è) e non si è negato un’ abbronzatura con i riflessi dell’ oro brunito. Sciama per via dei Mille, via Filangieri, affolla piazza Amedeo, beve l’ aperitivo a piazza dei Martiri. Chiaia è il suo regno, come è stato il dominio dei suoi genitori, come lo sarà dei suoi figli. Qualcuno ha detto che Napoli è l’ unica città mediorientale senza quartiere occidentale. Non è vero. Chiaia è il quartiere occidentale della città, l’ unico pensato, progettato e costruito per la cosiddetta “alta borghesia”, un’ isola che ha resistito senza irreparabili offese ai carogneschi interventi del secondo dopoguerra, del famelico laurismo, del barbaro gavismo, dell’ onnivoro pomicinismo. Da tre secoli Chiaia può vantare architetture d’ autore, dal vanvitelliano Palazzo Calabritto al novecentismo essenziale e non retorico di Stefania Filo Speziale passando per le gemme d’ art nouveau di Giulio Ulisse Arata. Ma che importa! Il giovin borghese non pare curarsi di bugnati e modanature. E’ difficile trovarne uno – ti raccontano i più pessimisti – che abbia mai alzato gli occhi sulla scala elissoidale di Palazzo Mannajuolo o si sia interessato, incuriosito appena, della Palazzina Velardi o del Villino Galante. Va a Chiaia, il giovin signore, per consumare, vedere e farsi vedere. Sono le vetrine opulente e griffate, qualche bar alla moda, un paio di ristoranti l’ attuale segno distintivo del quartiere, come il segno distintivo delle convinzioni del giovin signore è la certezza che, in un modo o in un altro, ce la farà. Come? Si sa. Dal sondaggio. “Borghesia lazzarona!”. C’ è a Napoli chi la disprezza, chi volentieri si abbandona all’ invettiva liberatoria. E’ il caso di Domenico Rea. “Questa specie di borghesia che ha oppresso Napoli, questa gentuccia con materiali di pensieri e di lingua da analfabeta di ritorno, questa gentaccia che non si sa perché, condividendone i gusti, ha la pretesa di distinguersi dalla plebaglia mentre l’ unica plebaglia di Napoli è proprio questa borghesia di costruttori che ha messo i soldi, esentasse, in Svizzera o in Bot”. Il focoso don Mimì, non è il solo, per carità. All’ invettiva esasperata – è un esempio – si abbandona anche chi ha conosciuto, tra i banchi del liceo Umberto, Raffaele Perrone Capano, un “ragazzo di Chiaia”: “‘ nu fetente cchiu fetente e ‘ nu fetente nato fetente perché era nato bene da persone perbene ed è diventato ‘ nu fetente cchiu fetente ‘ e ‘ nu fetente”. La storia di Raffaele Perrone Capano vale la pena di essere raccontata anche perché è riuscito nella non facile impresa di farsi odiare più di Paolo Cirino Pomicino, ancor più di Francesco De Lorenzo che, si sa, ora vengono accolti in ogni angolo della città dal grido “Mariuoli!”. Perrone Capano, ordinario di Scienza delle Finanze, liberale di cultura e di partito, è il rampollo di una stimata famiglia borghese e laica. Segni caratteristici: moralizzatore integerrimo, ambientalista irriducibile. Consigliere della Fondazione Banco di Napoli, azionista di maggioranza del Banco di Napoli spa, picchiava i pugni sul tavolo per impedire che il comitato della Fondazione stabilisse l’ ammontare dell’ assegno da passare ai consiglieri della Spa. Cioè, a se stessi. Assessore provinciale all’ Ambiente, portava l’ Enel in tribunale per i livelli di anidride solforosa liberati dalla centrale elettrica. Ammiratissimo, il Perrone Capano. Si diceva di lui: “Eccolo finalmente il borghese che non delega ai politici l’ amministrazione della città. Ecco un borghese che non ha il pregiudizio che sia meglio disinteressarsi della politica e conservare la propria rispettabilità. Ecco finalmente un uomo che non si chiama fuori, che fa le sue battaglie, che le canta chiare”. Solo che… Stato e mercato annullati dalla politica Solo che un giorno si scopre che ‘ o professore, come lo chiamavano i suoi impresentabili amici, era in combutta con due capicamorra – Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, e Francesco Bidognetti, latitante – per fare della Campania la pattumiera d’ Italia. In cambio di 25 lire al chilo, Raffaele Perrone Capano aveva autorizzato, in violazione di ogni regola, le imprese dei due “galantuomini” a ricevere immondizia e residui tossici da ogni angolo del Paese. Per il periodo dell’ affare, si sono scaricate a Napoli duemila tonnellate di rifiuti al giorno e Perrone Capano ha incassato, chilo dopo chilo, 25 lire su 25 lire, dieci milioni la settimana. Insomma, “nu fetente che s’ è venduto non solo il presente della sua città, ma s’ è mangiato anche il futuro dei suoi e dei miei figli”, si scalda il compagno di liceo. Che la borghesia napoletana non fosse proprio quella immaginata dai rivoluzionari del ‘ 99, lo aveva ben capito uno scrittore svizzero capitato da queste parti alla fine del secolo scorso. Marco Monnier osservava con meraviglia – lo ricorda Croce nella sua “Storia del Regno di Napoli” – che “a Napoli non c’ erano che due classi, les lettrés et le peuple, e che la borghesia non lettrée, industriale e commerciale, semplicemente non esisteva”. Il fatto è che anche quella lettrée, in quest’ anno denso di eventi come l’ anno del giudizio, ha la febbra alta. C’ è stato, e c’ è ancora, a Napoli un Partito della Cultura sovvenzionato con larghezza dal sistema politico che ai politici ha regalato l’ alibi di una città in caduta libera per moralità, civiltà, organizzazione sociale – è vero – ma in prezioso volo verso le vette del pensiero. “Città del sole filosofico” dove i pensatori di tutto il mondo potevano raccogliersi per discutere di “Ermeneutica come fine della coscienza metafisica della filosofia”, di “Fallibilismo, teoria della verità basata sul consenso”. Il gran sacerdote di questo rito è stato Antonio Villani. Anche la sua storia non guasta raccontare perché dimostra come perfino nel mondo culturale “siano stati sconficcati i cardini dell’ ordine morale”. Dunque. Antonio Villani, 69 anni, allievo di Croce, lettore a Tubinga, di casa a Heidelberg, filosofo del diritto, è stato il motore della vita culturale napoletana dal suo studio di Rettore dell’ Istituto Suor Orsola Benincasa, organizzatore, con cadenza settimanale, di un convegno con protagonisti dai nomi prestigiosi in ogni canto del mondo provvisto di una libreria. Popper, Gadamer, Habermas, Ricoeur, Eco, Rawls, Garaets, Belaval. Pubblico non sempre numeroso, ma sempre assorto. “Nell’ estremo disincanto di Napoli – andava sospirando Villani – la filosofia è l’ unico incanto”. “In una città – affermava sicuro – dove tutti si ingannano a vicenda e si autoingannano, dove si è perso il centro delle cose, questi convegni servono a formare e a orientarsi. Come dicevano i nostri antichi, la scienza cataloga, la filosofia capisce”. Alla corte di Villani – una seicentesca cittadella monastica di edifici, chiostri, cappelle e giardini d’ arancio con annessi museo (150 dipinti) e biblioteca (120mila volumi) – tutti accorrevano come a un Partenone. Solo che… Solo che Villani era un copione. Sì, un copione, un mago del plagio. Un giorno s’ è scoperto che per lo meno cinque pietre miliari della sua produzione scientifica – da “Topica e sistematica nella giurisprudenza” a “La critica di Hegel al dover essere” – non erano altro che copie conformi e tradotte di saggi precedentemente pubblicati su riviste tedesche. Caduto nella polvere, ora si dice coram populo che lo studioso di Hegel, l’ efficientissimo manager della cultura ha sempre beneficiato di troppo generosi finanziamenti pubblici, che non ha mai abbandonato l’ Opus Dei e lesinato affetto e voti alla Democrazia Cristiana e ai suoi padrini-padroni – Gava e Pomicino su tutti – che l’ hanno ricompensato chiudendo e facendo chiudere un occhio sulle molte illegalità del Suor Orsola. Unico istituto universitario parificato. che, nel suo organigramma, non prevede la presenza di almeno tre docenti di ruolo e che, nonostante ciò, elargisce lauree e diplomi. L’ unico luogo, il Suor Orsola, dove gli occhiuti giudici della Corte dei Conti non hanno mai avuto accesso per verificare (se non per controllare) dove e come finisse il pubblico denaro. Con questi esempi – vien da dire – c’ è poco da censurare il giovin borghese che, protetto dall’ anonimato del sondaggio, sputa il rospo e senza tanti giri di parole ammette la sua sfiducia. Ma è proprio qui – pare – il nocciolo della questione borghese di Napoli. E’ nella fiducia che manca o nella sfiducia che c’ è, che è la stessa cosa e comunque non robetta da trascurare. Nella attuali condizioni della città è ben difficile dubitare della razionalità di procurarsi a Napoli un padrino politico. Avveniva anche ai tempi di Saredo quando “dall’ industriale ricco che voglia aprirsi la strada nel campo politico o amministrativo… al professionista desideroso della clientela d’ un istituto o d’ un corpo morale… tutti trovano dinanzi a loro l’ interposta persona e tutti o quasi se ne servono”. Il disastro sociale, la disfatta pubblica, la mutilazione della città non è stata ancora sufficiente a scoraggiare i napoletani – borghesi in testa – a cambiar registro. “Noi educatori abbiamo molte responsabilità – dice padre Clemente Russo, gesuita, rettore dell’ Istituto Pontano dove si forma una bella fetta di classe dirigente d’ una città dove 60 mila ragazzi evadono l’ obbligo scolastico – Il primo passo per un rinnovamento morale e sociale di Napoli va fatto nella scuola dove maggiore deve essere l’ attenzione a un insegnamento che educhi alla legalità, alla solidarietà, all’ impegno civile”. Ma come, nel breve periodo, è possibile rendere conveniente e utile la correttezza privata e pubblica? ‘ O professore e i suoi amici della camorra Oggi Napoli scioglie il suo destino intorno alla questione della fiducia, essenziale e modernizzante risorsa che – spiegano gli scienziati sociali – diventa un comportamento diffuso solo a partire dallo stimolo dei processi di mercato e dalle norme (e sanzioni) imposte dallo Stato. Se hanno ragione loro, non è saggio coltivare illusioni. A Napoli manca uno Stato capace di imporre regole eguali per tutti perché la politica finora ha privatizzato ogni bene pubblico, pubblico servizio, pubblica risorsa. Manca un mercato che mostri la necessità di vincoli produttivi e di comportamenti etici perché è un mercato, come dice l’ economista Mariano D’ Antonio, che è stato “creato dalla politica”. E allora? E allora val la pena di sentire un’ ultima voce, la voce di Gabriella Gribaudi, napoletana di adozione, torinese di nascita, storico di mestiere con cattedra a Bari, venuta a Napoli con una borsa di studio nell’ istituto di Manlio Rossi Doria e rimasta appiccicata alla città come una cozza allo scoglio. Guai a chiederle se pensa di andarsene. “No, non me ne andrò. Ho rifiutato in tante occasioni che oggi non ne ho più voglia e non ne vedo più le ragioni. Mi sento napoletana a tutti gli effetti. In una città come Torino non riuscirei più a vivere. E poi sono convinta che questa città può farcela, ma deve farcela da sola. C’ è una condizione perché ciò avvenga: deve essere, diciamo così, abbandonata alle sue sole forze. Va interrotta la politica del sostegno al reddito, bisogna modificare la struttura delle opportunità oggi tutte nelle mani dei mediatori politici… Ecco, bisogna togliere questo ruolo agli amministratori e ai politici eliminando l’ oggetto della mediazione. Solo così finalmente sarà stanata quella parte di borghesia che ha preferito restare estranea alle sorti della città, solo così potrà nascere qualche elemento di Stato e di mercato”. La speranza di Gabriella Gribaudi ha il presupposto antico che, come si augurava Benedetto Croce, nella borghesia napoletana si radichi “il sentimento che il miglior pregio della vita non è dato dagli arricchimenti e dagli onori… ma dal produrre un nuovo e più alto costume, dal modificare in meglio la società in mezzo a cui si vive”. Accadrà davvero? Un fatto è certo: se non ora, quando?
Di seguito allego tutte le delibere che sono all’ordine del giorno del Consiglio Comunale del 6 settembre 2013 (clikka). Sarà un consiglio fiume con delibere prodromiche al bilancio preventivo 2013/2014 si tratta di IMU, TARES, tariffe d’uso dei servizi individuali, addizionale IRPEF etc etc. In sostanza il Comune metterà le mani nelle vostre tasche e qualora doveste pensare che nelle tasche ormai non c’è rimasto niente comunque commettereste un errore, perché il tutto influirà sui servizi comunali che, ovviamente, peseranno di più proprio su chi non possiede niente! Non aggiungo altro per non sottrarvi le forze alla lettura delle delibere, che gioco forza si occuperanno dei cittadini napoletani e, quindi, anche della stragrande maggioranza delle persone che leggono questo blog. Resto, come sempre, in attesa di avere un vostro parere, forse questa volta è veramente chiedere troppo, ma come qualcuno ha già detto, se voi non vi occupate della politica, comunque la politica si occupa di voi. Buona lettura.
Leggo oggi (01.09.2013) sul corriere del mezzogiorno del sequestro operato dalla polizia municipale dell’ippodromo nel corso del quale ci sono stati fantini che scappavano da tutte le parti all’arrivo dei caschi bianchi. Non mi piace il “te l’avevo detto” ma sul punto ho già scritto ed interloquito con l’assessora tommasielli “perdonata” dal sindaco (vedi Ippodromo di Agnano chi paga? clikka). Questo è un ulteriore fatto che secondo noi di Ricostruzione Democratica contribuisce a chiarire i veri motivi per i quali chiedemmo le dimissioni della assessora e per i quali provvederemo, a questo punto, a formulare una apposita mozione di sfiducia in Consiglio Comunale. A questo punto spero che il sindaco non eserciti ulteriormente il suo potere di “perdono” atteso che anche questo ulteriore fatto di malagestione è imputabile alla assessora tommasielli, che io stesso nella mia qualità di presidente della commissione sport ed impiantistica sportiva convocai insieme alla curatela del fallimento Ippodromo di Agnano S.p.a, agli assessori Panini (per le attività produttive) e Fucito (per il patrimonio), per capire come meglio collocare la struttura dell’ippodromo e come risolvere il problema di 235 cavalli a pensione (completa a carico del comune) nell’ippodromo stesso dei quali nulla si sapeva. Ebbene, anche in questo caso l’assessora tommasielli ebbe a dichiarare che il problema dei 235 cavalli “non paganti” dell’ippodromo erano un “non problema” visto che aveva una non meglio specificata dichiarazione di responsabilità sottoscritta da non meglio specificate associazioni equine (dichiarazione di responsabilità clikka). L’assessora tommasielli ancora una volta dovrebbe spiegare di chi sono e soprattutto, cosa ci facevano 235 cavalli nell’ippodromo chiuso, oggi che la polizia municipale ha, da quello che apprendo dal giornale, accertato che nella struttura si allenavano cavalli, a questo punto, per corse che non sono in programma e che se me ne vado per una idea potrebbero avere a che fare con il mondo delle corse clandestine. E’ chiaro che tale gravissima circostanza deve essere chiarita dalla magistratura, ma stante le mie precise domande alla assessora tommasielli in sede di commissione e stante le dichiarazioni registrate dalla curatela stessa, sempre in sede di commissione, è evidente che non è possibile consentire una ulteriore prosecuzione del suo mandato amministrativo affinché non si getti sull’amministrazione cittadina nessun ombra! Spero che il sindaco sia informato di ciò che è accaduto in un importante settore quale è quello dello sport e dell’impiantistica sportiva e comprenda fino in fondo che un’assessora non può né “brigare” affinché non si tenga una commissione di controllo (come fece per proprio per la commissione sull’ippodromo) né tantomeno evitare di dare risposte in un settore, quale quello delle corse di cavalli, nel quale l’inquinamento da parte della criminalità è sempre un allarme sociale. Spieghi l’assessora, per fugare ogni dubbio, di chi sono, a chi servivano e cosa ci facevano 235 cavalli in una struttura chiusa! Spieghi, inoltre, perché il Comune si dovrebbe accollare la rimozione di letame prodotto da cavalli che sono in proprietà di altri!
Sigilli all’ippodromo, è «guerra» tra fantini e polizia municipale
Trotto sulle piste chiuse, blitz dei vigili
NAPOLI — Lo stato di abbandono e incuria dell’ippodromo di Agnano è evidente. L’Asl è intervenuta nei giorni scorsi vietando la pista ai fantini ma ieri mattina questi hanno divelto le barriere e allenato i puledri. Quindi è arrivata la Municipale che ha sequestrato le piste.
Il Comune ha appena affidato la gestione provvisoria dell’impianto ad un gruppo di imprenditori napoletani e non, esperti del settore, che vuol puntare innanzitutto al Lotteria di ottobre e ha annunciato importanti risistemazioni, tenendo in serbo nuovi progetti semmai dovessero ottenere, tra un anno, la gestione definitiva. Intanto è guerra fra fantini, Asl e Municipale. Sequestrate, dai vigili, sia la pista interna che quella esterna; i fantini all’arrivo degli agenti sono scappati via. Il divieto sarebbe stato adottato per garantire l’incolumità dei fantini e dei cavalli stessi. Nelle foto di Pierpaolo Petino — il video su http://www.corrieredelmezzogiorno.it — ecco come versa la struttura che il 28 settembre dovrebbe riprendere ad operare a pieno ritmo con le gare e l’affidamento alla nuova società. Ieri mattina due camion dell’Asia hanno portato via quintali di “immondizie”, le immagini si riferiscono invece a quanto è restato nell’ippodromo dopo l’intervento: mucchi di letame a marcire su cui banchettano i piccioni, ingombranti di ogni genere, persino una betoniera arrugginita.
C’è chi non smette di sperare che le cose cambino. «Una squadra di pazzi che ama l’ippica e l’ippodromo d’Agnano», così Pierluigi D’Angelo definisce la cordata di imprenditori napoletani, la Ippodromi Partenopei s.r.l., da lui presieduta, che ha ottenuto l’affidamento della gestione provvisoria, un anno, dell’ippodromo. Senza corse ed e in crisi dall’anno scorso, l’impianto ha dovuto alla fine anche rinunciare, per la prima volta dal 1951, al Gran Lotteria di maggio, 170 i dipendenti finiti in mezzo alla strada. Oltre a D’Angelo, driver professionista, proprietario dell’ippodromo di Cosma e Damiano e dell’allevamento Garigliano, la società comprende Aldo Migliaccio, ex campione mondiale di vela, esperto di sistemi di controllo delle scommesse; Antonio Somma, proprietario di trottatori, è broker assicurativo internazionale; Massimo Torchia, concessionario di auto e di imbarcazioni di lusso, amante del galoppo; Michele Giugliano, titolare del ristorante Mimì alla Ferrovia ed Enzo Giordano, proprietario del celebre Varenne.
«Questo è un atto d’amore per la nostra martoriata città – spiega D’Angelo – per l’ippica e nei riguardi dei tantissimi lavoratori che hanno perso il lavoro, per far sì che l’ippodromo riapra e ritorni funzionante. Per un anno la spesa non sarà esigua, oltre al fitto di 21mila euro annuo che paghiamo al Comune faremo rientrare 60 dipendenti part time, spenderemo almeno 1 milione e mezzo di euro».
Ho sempre pensato che i gruppi politici quando entrano in una istituzione debbano fare pochissimo uso del personale esterno cercando, per quanto possibile, di fare scouting nella stessa amministrazione selezionando le risorse interne e, per alcuni incarichi, come quelli di dirigenti assegnati questa estate dall’amministrazione de magistris, fare in ogni caso una procedura di selezione attraverso un interpello interno. Do’ per scontato anche che si debba essere particolarmente attenti a mantenere le promesse elettorali sempre e comunque potendo derogare alle stesse solo in extremis ed in casi eccezionali. Per il M5S ovviamente le promesse elettorali sono state rivoluzionarie nel vero senso della parola e fino ad oggi i gruppi parlamentari stanno facendo, per ciò che leggo dai giornali, un lavoro che non è assolutamente facile dalla posizione che occupano, anche se, in alcuni casi, è mancata un po’ di politica ed un po’ di democrazia.
Venendo al punto oggi leggo il pezzo di Fabrizio Geremicca su l’Espresso, che incollo in calce, e che mi lascia in un certo qual modo perplesso.
Dal Comune di Napoli, infatti, è “atterrata” alla Camera dei Deputati una dipendente dell’amministrazione cittadina con qualifica di istruttore amministrativo su richiesta della Camera stessa e grazie ad un provvedimento di comando (clikka) del Comune. Ora non comprendo molto ciò che è accaduto poiché se la “comandata” è molto vicina al M5S di Napoli (pare addirittura cofondatrice), mi sarei aspettato un’assunzione nello staff mentre, invece, è stata chiamata per essere inserita nel servizio per le competenze dei parlamentari (clikka), quindi, non un ufficio di staff (che sarebbe stato più trasparente e del pari legittimo, anche se non in linea con le promesse) ma semplicemente amministrativo.
Credo che in questo momento storico, per chi si dichiara essere l’alternativa, le furberie non sono ammesse, e la coerenza politico/amministrativa è un valore prezioso assoluto irrinunciabile, quindi, sono certo che l’inserimento della comandata dal Comune di Napoli nell’ufficio della Camera, deputato tra l’altro a fare gli stipendi dei parlamentari, sia dovuto all’esigenza di trasparenza sulle cd. indennità dei parlamentari (che mi sembra ancora al palo), per le quali indennità il M5S ha fatto una battaglia ideologica in campagna elettorale promettendo che i parlamentari pentastellati avrebbero preso solo 2.500,00 €. al mese, restituendo tutto quello che non sarebbe stato speso. Ad oggi nonostante le mie ricerche non sono ancora riuscito a capire quanto viene restituito dai parlamentari cinquestellini, fermo restando che il criterio mi sembrerebbe avere una falla, poiché se un parlamentare si mette d’impegno può arrivare a spendere anche tutti i 10/15 mila €. al mese.
Per chiarire la mia posizione sul punto non credo che la politica non debba avere costi e che per un razzi o uno scilipoti forse anche mille euro siano troppi!
Per quanto mi riguarda ecco i nostri costi della politica (clikka). Al di la’ di ogni polemica e per amore di chiarezza aspetto quelli dei parlamentari cinquestelle che, sicuramente, il buon lavoro della “comandata” ci fornirà.
Da L’Espresso del 29.08.2013. Fabrizio Geremicca: “Da Napoli a Montecitorio. Una grillina in prestito. C’è un volto nuovo tra gli impiegati della Camera. Proviene dal Comune di Napoli e sbarca a Montecitorio grazie al meccanismo del “comando”, che consente ad un’amministrazione di richiedere, per motivi di necessità, la presenza temporanea presso i propri uffici del dipendente di un altro ente. Così il Parlamento ha chiesto “in prestito” per un anno Laura De Vita, istruttrice amministrativa, che dal primo agosto ha preso servizio a Roma. Alla Camera non si sentirà spaesata. Rivedrà, infatti, Roberto Fico, con il quale ha costituito nel 2011 il Movimento 5 Stelle Napoli, e Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera grillino doc”.
La Riforma della disciplina del condominio negli edifici, entrata in vigore il 18 giugno 2013, introducendo l’art. 71-bis delle disp. att, c.c., ha stabilito che non possono svolgere l’incarico di amministratore di condominio coloro che siano stati condannati per delitti contro la PA, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio ed ogni altro delitto non colposo punito con reclusione non inferiore nel minimo a due anni e nel massimo a cinque anni. La perdita in corso di incarico di questo requisito di incensuratezza comporta la cessazione dell’incarico. Alla luce di tutta la querelle che si è mossa sul caso berlusconi vorrei capire se gli stessi argomenti spesi dal fior fiore degli intellettuali di destra e da qualche malsanodimente intellettuale di sinistra valgono anche per gli amministratori di condominio che si dovessero trovare nella condizione di aver subito una condanna per fatti commessi prima della entrata in vigore della legge! Resta il fatto che è assolutamente ridicolo pensare che nelle condizioni attuali berlusconi non potrebbe neppure fare l’amministratore del condominio di “arcore” mentre pretenderebbe di continuare a fare l’amministratore del Paese!! Spero che si ponga presto fine a questa indegna situazione che è solo causa di discredito dell’Italia.
In calce il comunicato di Claudio De Magistris sulla sua rinuncia ad assumere qualsivoglia ruolo nel Forum delle Culture. I commenti di quelli che hanno accolto questa decisione di malavoglia criticando coloro che, invece, come me, l’auspicavano credo siano forieri di censure per molte ragioni che sono insiti in uno dei mali che affligge la nostra società e su cui vale la pena ancora una volta riflettere per tenere alta la guardia. Effettivamente la “fratellanza” non dovrebbe essere di impedimento ad assumere un ruolo quando uno è capace, competente ed onesto, ma siamo a Napoli ed in Italia, dove il nepotismo, il “fratellismo” ed il “cuginismo”, hanno fatto danni enormi deprimendo non solo l’economia ma anche le aspettative di coloro che, seppure capaci e competenti, hanno dovuto riparare all’estero per trovare lavoro! Ci lamentiamo poi della cd. fuga dei cervelli ma cosa fanno gli amministratori per impedirla mi chiedo!! Questi discorsi non li comprendo de magistris doveva essere l’alternativa e l’alternativa si misura anche su queste cose che, al limite, possono essere ingiuste nel caso particolare ma assolutamente dovute sul piano generale e dell’esempio! Apprendo, quindi, con soddisfazione questa decisione di demagistris jr e spero che il fratello del sindaco non ricopra più alcun ruolo nell’amministrazione né a titolo gratuito né tantomeno retribuito, per le ragioni spiegate! Di persone competenti, capaci ed oneste che hanno partecipato alla campagna elettorale ce ne sono e, se questo è il criterio, non vedo perché debba prevalere la posizione del fratello del sindaco e non quella di tanti altri! Napoli e l’Italia soffre di baronie a tutti i livelli dall’università agli ospedali passando per P.A., società partecipate e professioni, dove i cognomi sono sempre gli stessi e le competenze sono assolutamente in secondo piano!! Non accetto nel modo più assoluto l’eccezione! Per le nomine il sindaco di Napoli farebbe bene, una volta per tutte, a dare una spinta affinché si adotti un regolamento (una proposta su cui lavorare c’è già clikka) che preveda una maggiore trasparenza come è negli altri comuni italiani come Milano, Cagliari etc etc. Napoli non deve essere da meno! per questo io mi sono battuto in campagna elettorale non per altro! Capisco che questo mio ragionamento può essere fastidioso per qualcuno, ma questa è la prospettiva di uno che si chiama gennaro esposito la condizione della stragrande maggioranza del popolo italiano che non ha i cd. santi in paradiso, in Comune, Regione o in ogni altra amministrazione, ma che sente sulla pelle il sopruso ogni volta che si predilige il cognome al merito! In queste cose conta l’esempio!
Dalla pagina FB di Claudio De Magistris:
“Ho assistito da fuori Napoli al dibattito che si è aperto in merito ad un mio possibile coinvolgimento nel Forum Universale delle Culture 2013, con contratto remunerato in qualità di responsabile organizzativo. Al mio rientro mi sono concesso un giorno di riflessione e adesso vorrei chiarire alcune cose in relazione a quella che è stata semplicemente un’ipotesi, non avendo mai visto o ricevuto alcuna reale proposta. Anticipo che non ho alcuna intenzione di accettare incarichi, retribuiti o meno, per il Forum.
La motivazione non è figlia dell’accusa di favoritismo familiare, che pure e’ circolata in questi giorni, e che contesto fortemente. Il mio cognome è per me motivo di orgoglio, ma certo non fonte di guadagno. Il mio percorso – lavoro da oltre vent’anni- l’ho fatto sempre seguendo ideali e passioni e quello che ho costruito, ad oggi, è per me motivo di soddisfazione e forza. E per questo non devo ringraziare nessuno. Cerco di permettermi il lusso della coerenza e della dignità prima di tutto. La mia famiglia non è e non sarà quella in cui troverete assunzioni a vita clientelari, consulenze d’oro, ingiustificate prebende o altro. Siamo persone semplici e perbene: queste cose noi le combattiamo. Cercate pure altrove.
Non è neanche, la mia, una reazione causata dalla gazzarra a cui hanno partecipato in tanti portando, in alcuni casi con cattiveria e grandissima ipocrisia, non il loro pensiero, bensì il loro pregiudizio. Una gazzarra che è altra cosa dal dibattito sincero e onesto, che pur comprendo, sull’opportunità politica del mio ruolo nel Forum.
Non è neanche dovuta alla volontà di evitare che Luigi, che ha sempre espresso contrarietà verso forme di contrattualizzazione da parte del Comune, fosse linciato dal “primo” di passaggio, magari per strumentalizzazione politica.
La motivazioni che mi porta ad escludere un contratto è che, assistendo al dibattito di questi giorni, ho capito che un mio coinvolgimento nell’organigramma sarebbe diventato capro espiatorio di qualsiasi episodio legato all’evento e motivo di acuirsi delle dannose diatribe politiche che logorano e annoiano la città da anni. Sarebbe veramente difficile lavorare con serenità in questo contesto e rischierei, quindi, di danneggiare chi con passione si sta dedicando a mettere in piedi struttura e programma del Forum.
Un Forum che ha avuto una storia molta sofferta, la stessa storia che avrebbe dovuto spingere ad un dignitoso silenzio quanti, invece, in questi stessi giorni, hanno scelto ipocritamente di pontificare.
Riassumendo in breve alcuni aspetti significativi. Prima una fondazione, legata alla precedente amministrazione, che partiva avendo speso già tanto e con più di un milione di euro di debiti a discapito di enti, associazioni e professori di scuola; poi l’accordo che ha visto l’Ente regionale avere più peso nella fondazione; poi la riduzione drastica dei fondi: 250 milioni di euro, poi 150, poi 56, poi 25 e poi 16. Per la precisione 11 milioni per la città: 5 infatti sono trattenuti dalla Regione per eventi da gestire fuori città con le proprie società inhouse, a corollario di tanti soldi impegnati, sempre dalla Regione, nel cosiddetto “Verso il forum delle culture”: Festival ed altre iniziative sostenute con fondi europei. Non tralasciando, infine, melina e pasticci amministrativi che hanno fatto si che la delibera ‘madre’ fosse approvata dalla Regione in luglio, cioè mesi dopo dalla data originariamente prevista per l’inaugurazione (primavera 2013), ovviamente poi rinviata a causa di tale ritardo.
Nonostante questa storia sofferta, il Forum è comunque una opportunità per Napoli e la Campania. Anche da semplice cittadino, infatti, sono fiducioso che tutti i soggetti interessati possano continuare a lavorare in sinergia istituzionale per la migliore riuscita dell’evento.
Per quanti continuano, invece, ad interrogarsi su cosa abbia intenzione di fare, tengo a precisare che, valutando proposte e idee che mi sono giunte in questi mesi, non verrà meno la mia partecipazione attiva al progetto politico di cambiamento, a cui fin dall’inizio ho contribuito“.
SONO giorni che i giornali si stanno occupando del futuro della stadio San Paolo trattando la vicenda come se fosse una “partita a due” sindaco/patron. Credo, invece, che occorra allargare la prospettiva facendo capire ai napoletani in che termini si pone la questione visto che il patron in una delle sue “uscite” sui giornali ha addirittura dichiarato che l’impianto gli spetterebbe di diritto dietro il versamento di un solo euro. È chiaro che molti napoletani ritengono che lo stadio, per come è gestito, andrebbe “regalato” al Calcio Napoli sostenendo questa tesi con l’argomento che esso è solo un costo per la collettività vista la incapacità di gestione del Comune. Ora se questo argomento è comprensibile, quando esposto da un cittadino “scontento”, non credo che possa ritenersi valido per qualunque amministratore pubblico, compreso il sindaco, che dovrebbe fare in modo di rendere, come in altre grandi città, per lo meno in pareggio l’impianto. In verità credo che dovremmo chiedere ai cittadini napoletani se la terza città d’Italia si può permettere di perdere un impianto così importante, che dovrebbe essere destinato ad ospitare non solo le partite di calcio, ma anche importanti kermesse sportive di livello nazionale
ed internazionale. Se l’Italia si dovesse aggiudicare un campionato del mondo di atletica o altro evento superiore o di pari livello, mi chiedo quale impianto resterebbe alla città di Napoli per candidarsi? Stesso discorso vale per i grandi eventi di spettacolo. Non ci dimentichiamo, infatti, che ultimamente Bruce Sprengsteen noi l’abbiamo dovuto ospitare in piazza Plebiscito, con tutte le polemiche che ne sono derivate, mentre a Milano lo stesso artista, si è esibito allo stadio comunale Meazza e non mi sembra che le squadre cittadine abbiano fatto una piega, anzi! Altro quesito che porrei ai napoletani è questo: se dovessimo “regalare” lo stadio al patron e questi lo “infilasse” in qualche altra sua società sganciandolo dai destini del Calcio Napoli che resterebbe alla città ed ai tifosi? Ci potremmo ritrovare nella incresciosa situazione di avere in futuro un soggetto terzo, che non sarà più il Comune, interlocutore del Calcio Napoli che potrebbe dettare legge senza se e senza ma. Né credo che questa ipotesi si possa eccessivamente limitare con vincoli più stringenti o con un diritto di prelazione in favore del Comune (cronicamente senza soldi) per questioni giuridiche che non sto qui a trattare. In una parola lo Stadio oggi rappresenta un’anomalia perché per come è attualmente gestito è una posta molto attiva per il Calcio Napoli, mentre è una posta molto passiva per la collettività, che ci rimette per la straordinaria ed ordinaria manutenzione ed inoltre non è neppure capace di farsi pagare i canoni di concessione e la percentuale dovuta per la pubblicità esposta nell’impianto, forse per il timore di non scontentare troppo il patron che potrebbe, forse, influenzare il consenso dei tifosi verso l’amministrazione. Ebbene, io non credo che i napoletani debbano essere trattati come “bambini” a cui non si può sottrarre il “giocattolo”. Occorre solo riequilibrare il rapporto prendendo spunto da quello che hanno fatto in altre grandi città, dove lo stadio è comunale e resta tale e la collettività non ci rimette anche l’accompagnamento del figlio del patron. Ovviamente sempre forza Napoli.