Il Forum Universale delle Beffe

forumDel  Forum delle Culture 2013 (clikka) ci siamo occupati più volte e di recente la stampa tiene quasi un bollettino di guerra sull’evento del quale ormai non si capisce più nulla tra comune, regione, fratelli e Fondazione; ovvero, è molto probabile che si sta facendo in modo di non far capire più nulla visto che dovrebbero, a questo punto, arrivare i soldi e l’intendimento, da quello che leggo sui giornali, parrebbe quello di tenere fuori la fondazione forse perché non “controllabile”. Sulla vicenda addirittura è stato tirato in ballo in modo del tutto incomprensibile, dall’assessore daniele, anche oddati che ovviamente ha declinato l’invito sbattendo la porta e rilasciando anche una lunga intervista al Corriere sui suoi meriti e sulla sua lungimiranza nell’aver intercettato il Forum Universale delle Culture. Credo sia utile, per capire come sono andate effettivamente le cose, leggere l’intervista apparsa oggi (27.08.2013) su corriere del mezzogiorno, di Beatrice Carrillo, professoressa all’Istituto Tecnico Professionale di San Giovanni a Teduccio. A ciò occorre aggiungere che l’amministrazione oddati del “forum senza forum” ha lasciato ulteriori molti debiti che occorrerà onorare e sui quali, pare, sia in corso un’accertamento da parte della Magistratura Contabile. Sulla vicenda fratellino del sindaco ovviamente mi sono già espresso manifestando tutto il mio disappunto con una dichiarazione che riporto in calce all’articolo e che ho già postato su FB. Mi verrebbe da dire archiviamo questa pagina e tiriamo le somme facendo in modo che almeno questa volta chi ha sbagliato paghi! In effetti era questo ciò che mi sarei aspettato dall’amministrazione che abbiamo contribuito a far eleggere … ma evidentemente ci siamo sbagliati il rigore, la trasparenza, la partecipazione e la condivisione del potere erano solo uno promesse elettorali alle quali, invece, noi di Ricostruzione Democratica crediamo ancora!!

Dal Corrire del mezzogiorno di oggi (27.08.2013) Paolo Cuozzo

Forum, beffati cento professori

Formati nel 2010, avevano predisposto progetti per migliaia di studenti

Cento insegnanti — per altrettante scuole napoletane — incaricati di redigere progetti per il Forum delle Culture. Un’idea del Comune di Napoli datata 2008. Professori che hanno anche svolto corsi di formazione professionale, due volte a settimana per 46 ore ore totali, da pagare 17,50 euro-l’ora. Ma i soldi, per ora, non li hanno ancora avuti «nonostante i progetti siano stati fatti, i ragazzi abbiano seguito i nostri corsi e le scuole abbinano messo a disposizione le strutture», dice Beatrice Carrillo, insegnante della Livatino di San Giovanni a Teduccio che ha sollevato il caso.

NAPOLI — Beatrice Carrillo, di professione professoressa di Italiano e Storia all’Istituto Tecnico, professionale e scientifico Rosario Livatino di San Giovanni a Teduccio, al Forum delle Culture aveva creduto profondamente. Tanto da dedicarci, nella sua qualità di prof, anche alcune ore — 46, per la precisione — al di fuori dell’orario di lavoro per formarsi e predisporre un progetto da illustrare ai propri alunni. Poi, però, come altri 99 suoi colleghi, da oltre due anni e mezzo non solo non ha saputo più nulla del progetto, ma neppure dei soldi che il Comune di Napoli avrebbe dovuto riconoscergli per la formazione professionale «effettuata — racconta — da docenti dell’orientale, della Federico II e del Suor Orsola Benincasa».

Scusi, ma da quando non ha più notizie?

«Dal gennaio del 2011 quando incontrammo l’ex assessore alla Cultura, Nicola Oddati, poco prima della sua candidatura alle primarie. Da allora, è stato silenzio totale e nessuno ci ha fatto sapere più nulla».

Lei ha seguito dei corsi di formazione che dovevano essere retribuiti. Ma in che misura?

«Per le 46 ore, suddivise in due turni settimanali da tre ore ciascuno, avremmo dovuto avere 17,50 euro l’ora per un totale di 873 euro che, almeno io, ma penso anche gli altri, non ho mai avuto».

Ora che farà?

«Non so come mi regolerò. Anche se, sia chiaro, il problema non è avere i soldi ma sollevare il caso su come vengono distribuiti e utilizzati i soldi del Forum».

Cosa avreste dovuto fare per il Forum?

«Nel progetto, che Oddati avviò nel 2008 per essere pronti per tempo, furono coinvolte cento scuole napoletane ognuna delle quali indicò un proprio docente. I corsi di formazione si tennero al Palazzo della Conoscenza di via Terracina. Si trattò di corsi organizzati sulla base di appartenenza alle scuole, quindi per elementari, medie inferiori e superiori. Ognuno di noi ha dovuto predisporre un progetto per un corso che si sarebbe chiamato “Pacemaker a Scuola, nell’ambito di iniziative di preparazione al Forum delle culture”. E noi preparammo anche un progetto».

Scusi, ma solo voi o anche le altre 99 scuole avete predisposto il progetto?

«Tutti e cento. Il nostro progetto si chiamava “L’Etica della Pace”. Abbiamo anche invitato un imam ai nostri corsi e proposto una serie di film nell’anno scolastico 2010-2011 per preparare i ragazzi al Forum. Dal Comune abbiamo anche avuto tanto materiale e schede da compilare da consegnare entro il 20 gennaio 2010. Per la mia scuola, inoltre, c’era un piano finanziario che comportava un impegno di spesa di circa 6.000 euro».

E questi soldi la sua scuola li ha avuti?

«No. Mi risulta che la segreteria si è anche messa in contatto col Comune per avere notizie, anche perché le scuole hanno sostenuto dei costi per tenere le aule aperte di pomeriggio, pagando personale di segreteria, personale Ata e così via. Ma nessuno ci ha saputo dire mai nulla».

Cosa si aspetta a questo punto?

«Davvero non lo so. Anche perché dal 18 gennaio del 2011 ad oggi pareva che il Forum fosse qualcosa di tramontato e solo ora se ne riparla».

La mia dichiarazione sulle vicende ferragostane comunali:

Ritengo le dichiarazioni della assessora tommasielli la negazione della politica. Questo scorcio di estate napoletana ci sta mostrando una prospettiva assolutamente singolare per come era iniziata l’esperienza de magistris fondata su basi assolutamente diverse ed invece finite nel solco di una politica compromessa che era proprio quella che i cittadini volevano sconfiggere. Nomine di dirigenti, perdoni ed ipotesi di incarichi retribuiti a parenti stretti del sindaco in pieno ferragosto mi lasciano l’amato in bocca e mi confermano l’idea che non si può essere della stessa parte. Ricostruzione Democratica è nata in consiglio comunale proprio per mantenere acceso quello che era lo spirito iniziale di tanti cittadine e cittadini che hanno avuto la convinzione che si poteva voltare pagina, con serietà, competenza e spirito di abnegazione, purtroppo traditi già all’alba di quello che doveva essere il nuovo inizio con incarichi a cugine e fratelli che oggi appaiono qualificanti di una azione amministrativa che combatteremo politicamente con tutte le nostre forze.

La carta di identità e la burocrazia di Pierino

carta identitàDeve essere stato un burocrate di nome Pierino ad aver avuto la pensata di sostituire, per i minori, la foto autenticata con timbro della questura con la carta di identità. In effetti come al solito la nostra Pubblica Amministrazione “amica” ce l’ha messa tutta anche questa volta per migliorarci la vita ed allora al posto di controllo doganale il malcapitato cittadino italiano, che ha pensato di passare le vacanze all’estero, portandosi i figli al seguito munito di carta di identità si è trovato nella scomoda condizione di essere redarguito dal poliziotto di frontiera di turno quando tutto contento ha mostrato il documento di identità dei minori che ovviamente è privo della maternità e della paternità ed il bravo poliziotto gli ha detto guardi che qui non sta scritto da nessuna parte che i minori al seguito sono suoi figli, dovrebbe portarsi un certificato di nascita con la indicazione della paternità e della maternità! E così ad un solo documento ora se ne sostituiscono due! Non c’è che dire viva la burocrazia borbonica! Spero di capire come fare per i cittadini del Comune di Napoli affinché si faccia in modo di inserire nelle carte di identità dei minori il requisito mancante anche se credo che la materia è disciplinata dallo Stato … vedremo

Sanatoria degli occupanti delle case del Comune

1146623_3292820375401_832227357_nLa questione della cd. sanatoria delle “occupazioni abusive” delle case del Comune l’ho letta in questi giorni sui giornali, ed al consiglio comunale del 7 agosto scorso sia io che Simona Molisso abbiamo deciso di intervenire per cercare di fare un po’ di chiarezza tra giunta e consiglio. Ebbene, la cosa che mi ha incuriosito e che pur essendo stati noi di Ricostruzione Democratica ad introdurre l’argomento con il primo intervento che, poi, ha condizionare l’intera seduta del Consiglio Comunale, facendo, peraltro, emergere una gravissima spaccatura con la giunta, i giornali hanno completamente ignorato la nostra attività. Ciò che mi colpisce, infatti, è l’assoluta indifferenza dei giornali a ciò che si tenta di fare nell’istituzione con forze che sono assolutamente nuove. I giornalisti, infatti, anche in questa occasione hanno preferito rincorrere il titolo riportando tesi sostenute da “vecchi arnesi” della politica, finendo per contribuire ad una sorta di “riciclaggio” di personaggi che per anni, avendo occupato uno scranno nel assemblea cittadina, prima di parlare di come fare per risolvere il problema, dovrebbero spiegare ai cittadini come ci si è arrivati al fenomeno delle occupazioni abusive. Fenomeno che, non occorre sottacere, è stato un serbatoio per l’acquisizione di un consenso elettorale “drogato”. Ad un giornalista, per spiegare bene la questione, ho addirittura inviato una mail con un testo coordinato delle norme affinché potesse districarsi nel groviglio legislativo.

Eppure noto una contraddizione nella vicenda, da una parte i giornali ogni tanto riportano editoriali di questo o di quello, illustre e non illustre, che lamenta l’assenza di iniziative politiche nuove nel consiglio comunale, dall’altro gli stessi giornali tacciono ogni volta che c’è la possibilità di sottolineare una proposta politica nuova su un tema specifico.

In questa nostra città dovrebbero mettersi in fila, innanzi ad un plotone di cittadini armati della sana ironia dei gradi Maestri Napoletani Totò e De Filippo, politici, imprenditori e giornalisti ….. non aggiungo altro…

Per comprendere ciò che voglio dire ecco gli interventi di Ricostruzione Democratica

Il mio al 00:03:40 e quello di Simona Molisso all’1:37:43

Per la legge berlusconi è politicamente finito!

berlusconi-1Una chiara ricostruzione normativa offerta dall’ex presidente della Consulta Capotosti che dimostra come per berlusconi non ci siano alterative deve lasciare i palazzi del potere e ritirarsi a vita privata.
Da Repubblica del 05.08.2013.
ROMA — Una folle corsa in cui il veicolo rischia di finire contro un muro. Si potrebbe usare questa metafora per descrivere i disperati tentativi del Pdl per salvare comunque Berlusconi dagli effetti della condanna a 4 anni per frode fiscale. Un accavallarsi drammatico tra un’agognata grazia, anche solo con corrispettivo pecuniario, e un’amnistia ad horas. Poi lo svuotamento della legge Severino sulla sopravvenuta non candidabilità e quindi decadenza da senatore. Ma sentenze della Cassazione (la 13.831 del 2008, prima sezione civile) e del Consiglio di Stato (6 febbraio 2013, n.695) mettono l’aspirazione nel nulla. Per chiudere con l’obiettivo, sfruttando cavilli legali, di rallentare la decisione della corte d’appello di Milano sull’interdizione dai pubblici uffici per agganciare ipotetiche elezioni nella primavera 2014.
Le pensano tutte quelli del Pdl, mettendo in imbarazzo il Colle, soprattutto con la vulgata che certe ipotesi sarebbero state, se non concordate, quanto meno discusse con il Quirinale. Come per la grazia e per un’assai ampia amnistia che dovrebbe seguire una riforma della giustizia varataper fornire la pezza “a colore” all’amnistia medesima. Ma sia la grazia che l’amnistia si rivelano subito del tutto non realistiche.
Sulla grazia l’argomento principe del Pdl è il paragone con il caso Sallusti, il direttore delGiornale cui Napolitano il 21 dicembre 2012 ha concesso il beneficio limitandosi però a commutare la pena di 14 mesi in 15.532 euro. Ma i due casi — una diffamazione, pur grave, di Sallusti e l’evasione fiscale di Berlusconi — non sono ovviamente paragonabili. Senza contare che il Cavaliere ha altri processi, e per reati gravi, sulle spalle. Quindi la grazia è un camminoimpossibile. Del pari lo è l’amnistia. Quando si pone il caso ai costituzionalisti reagiscono sorpresi. «Amni-stia?!? Ma non servono i due terzi? » dicono presidenti emeriti della Consulta di opposte tendenze come Piero Alberto Capotosti e Valerio Onida. In effetti l’impiccio è proprio qui. Per fare l’amnistia sarebbe determinante il voto del Pd sia alla Camera che al Senato. Alla Camera servono421 voti, se ne raggiungono 437 se votano assieme Pd, Pdl, Sc. Idem al Senato dove ne servono 212, ne raggiungono 219 gli stessi partiti. Non solo. Nelle tante amnistie fatte in Italia, ma soprattutto le ultime, non è mai stato raggiunto un tetto così alto di reati, che sarebbe necessario per coprire quelli contestati a Berlusconi, la frode fiscale punibile fino a 6 anni (fa testo la pena in astratto nonquella irrogata), la concussione per induzione fino a 8 anni.
Non va meglio il tentativo di bloccare al Senato la decadenza dell’ex premier per effetto della legge Severino. Si scalmanano fan come Giovanardi e Nitto Palma sostenendo che la norma si applica solo ai reati commessi dopo l’entrata in vigore della legge. Insistono sul fatto che l’indulto, riducendo la pena a un anno, farebbe cadere il tetto dei due anni imposto dalla legge. Dice l’ex presidente della Consulta Capotosti: «È assurdo, sono osservazioni del tutto infondate. Il criterio per l’applicabilità della legge è la sentenza sopravvenuta, emessa il primo agosto, in pieno vigore della norma. I fatti potrebbero anche essere di un secolo fa, ma l’importante è che ci sia la sentenza definitiva, in pieno imperio della nuova legge. Non c’è niente da dire, conta la sentenza, non i fatti. Se passasse il loro criterio non si applicherebbe più alcuna legge, soprattutto con i tempi lunghi della giustizia italiana».
Ma ci sono due sentenze che mettono le interpretazioni del Pdl nel cestino. La 13.831 del 2008 della prima sezione civile della Cassazione che, in tema di sopravvenuta ineleggibilità a proposito della precedente legge per gli amministratori locali di cui la Severino è una prosecuzione, dice che l’indulto non incide affatto, ai fini della possibilità di candidarsi conta la condanna e non la pena residua. Ma è dirimente la sentenza del Consiglio di Stato fresca del 6 febbraio 2013, n.695, laddove dice che l’applicazione della legge «non si pone in contrasto con il principio dell’irretroattività delle norme penali e, più ingenerale, delle disposizioni sanzionatorie ed afflittive». E ancora: «La condanna penale irrevocabile è presa in considerazione come mero presupposto oggettivo cui è ricollegato un giudizio di “indegnità morale” a ricoprire determinate cariche elettive: la condanna stessa viene configurata alla stregua di “requisito negativo” o “qualifica negativa” ai fini della capacità di partecipare alla competizione elettorale e di mantenere la carica». Alla giunta per le elezioni del Senato non resta che andare avanti in fretta. Berlusconi deve lasciare il Senato e non si può più ricandidare.

Quella piccola evasione di 360 milioni di silvio

berlusconi-1Una delle armi spuntate con la quale si difende berlusconi è quella di dire che li ha versato nell’anno incriminato 500 milioni di tasse allo stato l’evasione di soli 7 milioni è una cosa ridicola. Per capire invece bene cosa ha fatto riporto quanto descritto ne La Repubblica del 03.08.2013) in un articolo di PIERO COLAPRICO che ricostruisce bene la vicenda:
MILANO — «Con quello che pago di tasse, è ridicola l’accusa di aver evaso così poco», andava ripetendo Silvio Berlusconi, poco prima della batosta in Cassazione. È vero, l’ex presidente del consiglio è rimasto impigliato per un «pezzettino » di tasse non pagate: ma la realtà racconta una storia totalmente diversa. La contabilità gonfiata sulla compra-vendita dei diritti tv ha permesso la creazione almeno di 360 milioni di dollari di fondi neri: e se si è potuto procedere solo per i circa 6 milioni di euro sottratti al fisco nel 2002 e 2003, «vi è la piena prova, orale e documentale, che Berlusconi – questo si legge in sentenza definitiva – abbia direttamente gestito la fase iniziale dell’enorme evasione fiscale realizzata con le società off shore». Pochi fatti, nudi e crudi, bastano.
I PREZZI GONFIATI
«Picchia giù con i prezzi» si sentiva dire un’impiegata dell’ufficio contratti dal suo superiore. Per comprendere il senso della frase bisogna sapere che c’era un pugno di manager di provata fede berlusconiana. E questi adottavano per la compravendita dei diritti tv undoppio binario. C’era «un contratto originario, definito master», apparentemente a posto, e una serie di «cosiddetti subcontratti», carte fasulle. Il master veniva stilato a Milano, i sub contratti – è tutto documentato – in Svizzera. Era su questi sub contratti, destinati a girare estero su estero, che comparivano cifre irreali. Come? Uno dei fedelissimi ordinava alle impiegate: «“Questo mese, questo trimestre dobbiamo arrivare in termine di costo a cinque milioni di dollari, 20 milioni di dollari, eccetera”. Però il costo dei diritti era di meno, sensibilmente di meno», testimonia una «gonfiatrice dei prezzi».
IL GIOCO DELLE TRE NOCI
Teste incredibile? Affatto, perché trova un riscontro assoluto nella mail di un contabile della casa cinematografica Fox. Scrive -siamo nel dicembre 1994 – una frase lapidaria al suo superiore: «L’impero di Berlusconi funziona come un elaborato “shell game”». E cioè? «È un gioco – dice l’americano – che consiste nel prendere tre gusci di noci vuoti e nascondere sotto uno di essi il nocciolo di una ciliegia. Chi gioca deve indovinare dov’è il nocciolo nascosto con la finalità di evadere le tasse italiane».
LA “DUE DILIGENCE”.
Anche a lasciar perdere le tante società false, senza contabili, senza uffici, che «lavorano» nelle compravendite-truffa con Mediaset, un piccolo ma formidabile dettaglio che risale ai momenti della quotazione in Borsa di Mediaset e dimostra per tabulas la situazione reale. Nel mondo della finanza si usa (termine inglese: «due diligence») fare indagini e analisi sul valore di un’azienda prima di un investimento. E ilpubblico ministero Fabio De Pasquale ha trovato proprio un memorandum «Gruppo Mediaset: due diligence legale». È a cura della Grimaldi & Clifford Chance per «la riunione del 20 marzo 1996» sulla «Library di Mediaset», e cioè sul magazzino di film e telefilm. E qui l’indagine diventa difficilissima: «…né, per il momento, e nonostante le nostre insistenti richieste, Mediaset ha mostrato di voler fornire la documentazione necessaria (…)», si lamenta il detective- finanziario. Anzi, «per quanto riguarda il problema del valore, nei contratti di cessione finale che ci sono stati messi a disposizione (40 su 80 richiesti) puntualizza ancora – abbiamo notato che spesso i prezzi praticati a Reteitalia o a Mediaset dopo i vari passaggi tra le società estere del gruppo Finivest erano talora sensibilmente aumentati rispetto all’originale prezzo di acquisto dei diritti». Più chiaro di così?
IMMENSI CAPITALI NERI
Esiste un altro dato che va recuperato dal processo a carico dell’avvocato inglese David Mills. Dagli anni ’70-80 Mills è stato incaricato da Fininvest – parole sue – di «costituire un gruppo società offshore » utili a far sparire «milioni e milioni che non avrebbero dovuto figurare nel bilancio consolidato del gruppo». Sono quei soldi off shore che Berlusconi ha usato negli anni senza il minimo controllo di legalità. Sono i soldi off shore che ritroviamo nei molti processi con Berlusconi imputato.
Per esempio, quello sulle mazzette pagate da Cesare Previti ai giudici corrotti della sentenza Mondadori. O quello sui soldi che All Iberian – società della galassia off shore di Berlusconi – versa nel conto estero di Bettino Craxi. Vent’anni dopo, in fondo, si torna ancora a All Iberian, ai fantasmi del passato.
vedi anche:

La piazza eversiva di berlusconi

la piazza di berlusconiLa piazza di oggi (04.07.2013) del pdl è stata una piazza eversiva perché mette in discussione un potere dello Stato. I poteri Giurisdizionale, Amministrativo e Legislativo hanno pari dignità ed il loro equilibrio è stabilito dalla Costituzione. berlusconi ha usato toni pericolosi per la conservazione delle istituzioni democratiche delegittimando i magistrati agli occhi di chi crede essere il suo popolo. Siamo in una situazione anomala tutta italiana nella quale una persona pur di rimanere al potere sacrifica tutto il suo partito a seguirlo! In altri paesi berlusconi non si sarebbe proprio potuto affacciare al mondo politico in quanto portatore di interessi personali (legittimi) che non gli consentono di poter liberamente esercitare qualsivoglia potere nelle istituzioni democratiche. Oggi si è consumato l’ennesimo colpo alla democrazia del Paese chiamando la piazza contro i Magistrati! Spero che le persone dotate di equilibrio prendano le distanze da simili comportamenti scegliendosi presto un altro leader se è un leader che vogliono!

Non capisco come i dirigenti del pd possano continuare a stare con il pdl senza comprendere che questo è un abbraccio mortale per la sinistra italiana che ormai ha dimostrato di non riconoscersi più nelle azioni politiche e di governo dello schieramento che ha perso la sua naturale connotazione. Eppure non occorre essere delle aquile per capirlo. Di questo passo si aprirà un grosso vuoto che allo stato non si capisce ancora chi colmerà e le preoccupazioni sono tante.

Diciamo no alla grazia a berlusconi (clikka)

Il potere di sperare dell’uomo autentico

vito mancusoTraggo queste riflessioni da “La Vita Autentica” di Vito Mancuso che potrebbero portare ad una lunga e stimolante discussione sull’uomo che l’autore chiama “autentico”:

“La speranza ha a che fare con una dimensione dell’essere umano, dove l’intelletto e la volontà si uniscono dando origine a qualcosa di superiore che da’ il sapore complessivo alla personalità. Un vero uomo è tale non in base a ciò che ha, non in base a ciò che sa, neppure in base a ciò che fa, ma in base a ciò che è; ma ciò che un uomo è, in quanto essere individuale irripetibile, è sì il suo corpo fisico, è sì la sua professione, ma è ancor di più la speranza, cioè la tensione complessiva della sua vita e il sapore di fondo che ne deriva all’intera personalità, la musica che fuoriesce quando lui si presenta e che gli altri percepiscono, che lo si voglia oppure no. Se infatti la speranza non si può misurare con l’intelligenza mediante test, e neppure come si misura la volontà per la quale pure vi sono metodi appositi (alcuni dei quali molto singolari come camminare sui carboni ardenti o rimanere chiusi per ore in una bara con solo una minuscola fessura per l’aria), ciò che un uomo interiormente è si può tuttavia percepire lo stesso, forse si può dire che lo si vede con il terzo genere di conoscenza di cui parla Spinoza verso la fine della sua Etica. Nessuno sa se ci sarà davvero una pesatura delle anime alla fine del mondo, ma la bilancia della psicostasi esiste dentro ciascuno di noi, perché ciascuno è in grado di capire quanto pesa la propria e l’altrui personalità e di sentire se chi abbiamo di fronte è in vendita, e per quanto, oppure no. La speranza per cui un uomo vive è che costituisce il suo tesoro ideale definisce la sua più peculiare personalità, da’ forma e sostanza alla sua anima. Ed è questo che intendo col dire che il vero uomo ha trovato. Non ha trovato nulla di definitivo, di conclusivo, di indiscutibile. Purtroppo (o per fortuna) la vita è fatta in modo tale da non lasciar sussistere nulla di definitivo, di conclusivo, di indiscutibile. La speranza è destinata a rimanere speranza, a non trasformarsi mai in sapere. L’uomo che definisco vero ha trovato una speranza, (non una dottrina né un’ideologia) per la quale vivere, come specie di luce lontana verso cui camminare. Questa speranza non è un possesso che si può materializzare (né come dottrina né come ideologia) …. Sostengo quindi che l’uomo compie la sua vita, rendendola oggettivamente autentica è uscendo dalle trappole dell’Io, quando vive per una speranza più grande di lui, in base alla quale egli, a poco a poco, giunge a dare forma a tutto quello che fa e che dice. Ma ritorna la domanda di Kant: che cosa, dal punto di vista del contenuto, è lecito sperare? La risposta è semplice e insieme stupefacente: è lecito sperare che l’ultimo orizzonte dell’essere sia non l’assurdo ma il senso, non il male ma il bene, non il nulla ma l’essere, non la morte ma la vita. Questo a un uomo ragionevole è lecito sperarlo. Saperlo no, ma sperarlo in modo ragionevole sì. … Vivere per qualcosa di più grande di sé come il bene e la giustizia, cioè vivere l’esistenza all’insegna della più pura prospettiva etica, apre la speranza della mente al fatto che qualcosa di più grande di sé esiste veramente, che esiste una dimensione dell’essere più grande di quella di questo piccolo Io destinato a finire, una dimensione che i popoli di tutti i tempi hanno intuito e chiamato divino, assegnandovi poi il nome particolare di cui erano capaci, tutti comunque inadeguati. Sperare in senso complessivo dell’essere che si dice come vita e come bene significa aver fede in Dio. Un uomo può essere abitato da questa speranza sul senso complessivo della vita, e un altro no, e perché questo avvenga nessuno lo sa. Ma per una vita autentica è necessario credere in Dio? Sono convinto di no. Ritengo, però che senza credere nel bene e nella giustizia, e che se un uomo crede nel bene e nella giustizia deve poi giustificare a se stesso perché lo fa e provare a pensare quale sia la concezione dell’essere più ragionevole che giustifica tale suo affidamento esistenziale al bene e la giustizia. Se la logica del mondo non è indirizzata al bene ed alla giustizia, perché costruirvi sopra la vita? Ma se vi è indirizzata, facendo sì che valga la pena impostarvi la vita, come chiamare questa direzione verso cui la logica del mondo conduce, direzione che è dentro il mondo ma che è più grande del mondo? Io sono convinto che la dimensione etica, in quanto anelito al bene e alla giustizia sia il fondamento autentico del pensiero del divino nella coscienza umana di tutti i tempi. Per questo, anche a prescindere da qualunque fede religiosa, “beati quelli che hanno fame e sete di giustizia“. Infatti, se la speranza per cui uno vive è complessivamente orientata al bene e alla giustizia (intesi anche solo come forma delle relazioni umane e non come senso complessivo dell’essere), essa produce in chi vive la luce particolare, la luce calma e benevola dell’uomo buono. Dell’uomo giusto. La dedizione della libertà a questa luce interiore rende la vita soggettivamente e oggettivamente autentica. Da qui la terza tesi: “L’uomo autentico è l’uomo che vive per la giustizia, il bene, la verità”.

In un epoca dove la disperazione dilaga e mortifica l’uomo, consiglio la lettura di questo libro che si presta a riflessioni che possono iniziare anche sotto l’ombrellone visto il periodo estivo.

I finanziamenti perduti per gli impianti sportivi napoletani

collanaOggi ho avuto modo di leggere la graduatoria regionale dei comuni ammessi a finanziamento per ristrutturazione degli impianti sportivi e mi sono venuti i brividi non di freddo! Credo che la necessità di ristrutturare e manutenere gli impianti cittadini sia di dominio pubblico, sia perché è necessario che siano adeguate le strutture sia perché è necessario che si attivino in città cantieri e lavoro! Mi hanno colpito le motivazioni del decreto dirigenziale regionale delle esclusioni di cui vi offro in lettura l’estratto (clikka). Su dieci domande di ristrutturazione di importanti impianti cittadini abbiamo avuto dieci rigetti! Delle due l’una o ha sbagliato la Regione oppure ha sbagliato il comune ed i dirigenti che non hanno saputo compilare neppure una domanda, che per loro dovrebbe essere pane quotidiano! Vi offro in lettura anche lo stralcio della graduatoria dei comuni  ammessi a finanziamento (clikka) da cui si può capire di che cifre stiamo parlando. Per chi volesse essere più preciso anche il decreto dirigenziale completo (clikka). Direi che le questioni sono assolutamente attuali e Napoli non si può permettere errori di questo tipo! Occorre che si sfruttino tutti i canali e le linee di finanziamento per cercare di risollevare le sorti della città e se non si inizia con il discorso della imputazione delle responsabilità questa città non ne uscirà. Occorre che tutti facciano il loro dovere dal primo operatore ecologico all’ultimo dirigente del Comune, ivi compresi i politici che troppe volte finiscono per scaricare sui dirigenti colpe amministrative derivanti da malsane azioni politiche che spesso portano a sviare il potere amministrativo verso obiettivi non utili alla collettività o non raggiungibili. Oggi sono sempre più convinto che i politici “puri” non servono alla causa ovvero non servono proprio! Occorrono politici che oltre ad essere “mediatori politici” abbiano anche una visione amministrativa e la capacità di capire se il procedimento amministrativo rappresentato dal dirigente o dal funzionario di turno sia in grado di perseguire l’obiettivo; occorrono politici in grado di capire se il dirigente sbaglia, oppure se il dirigente sta frapponendo intralci al raggiungimento dell’obiettivo, tal volta per eccesso di prudenza, aggravando il procedimento; occorrono politici che siano in grado di immaginarsi il percorso amministrativo che si deve mettere in piedi per raggiungere l’obiettivo. Occorre la vecchia scuola di partito che riusciva a far discutere gli operai di Hegel (come dice una mia cara amica!).

La deriva sovversiva di berlusconi

CassazioneTrovo assolutamente sovversive le dichiarazioni di berlusconi rilasciate nel videomessaggio di oggi (01.08.2013). Questa persona è pericolosa per la stabilità dello Stato Italiano nel momento in cui mette in discussione un potere (quello Giurisdizionale) dello Stato stesso. L’Italia non può permettersi di avere in parlamento una persona che pronuncia simili affermazioni e men che meno a capo di un partito di governo. Spero che i moderati e la destra sappiano decidere da che parte stare: con l’Italia o contro l’Italia! Oggi occorre che le persone perbene capaci scendano in campo per contrastare la deriva morale alla quale stiamo assistendo ormai da anni. La condizione è la medesima del dopoguerra solo che alle macerie dei palazzi oggi si manifestano in tutta la loro pienezza le macerie morali e civili del Paese.

E’ compromesso l’impianto Costituzionale nel momento in cui una persona che è a capo di un partito di governo dichiara di voler riformare la giustizia. Dobbiamo essere consapevoli che questa persona non ha alcuna legittimazione né morale né politica né civile né legale per mettere le mani sulla nostra Costituzione.

In questi anni abbiamo assistito ad una vera e propria trasformazione del costume sociale e della morale con genitori che parlano al telefono con le loro giovani figlie per spingerle a darsi in pasto all’orco perché ricco e potente. E’ stato messo in discussione minandolo alla base il ruolo sociale e politico della donna stessa esportando il principio che per entrare in politica occorre prima entrare nel letto del padrone!

In questa condizione l’Italia non è fatta è da rifare!  Non posso credere che ci siano persone ancora infatuate di questa persona, perché di infatuazione si tratta, non posso credere che il Paese ancora oggi si possa permettere una presenza così ingombrante e moralmente indecente.

Non comprendo le persone di buona volontà che pensano ancora di stare a casa pensando al loro orticello, come se la falda inquinata non possa mettere in discussione il loro raccolto. Il distacco che ormai si registra tra la politica ed i cittadini deve essere colmato. Le migliori intelligenze del Paese devono essere convolte e l’inerzia dei partiti che oggi siedono in parlamento li rende responsabili. Non è questione di poltrona o di scranno, il Paese ha bisogno di credibilità internazionale, oggi assolutamente pregiudicata. Una persona che avesse avuto a cuore il bene del paese si sarebbe fatta da parte per l’interesse superiore del Paese ed, invece, assistiamo ad una reazione scomposta che è in grado di condizionare menti semplici.

Uno Stato che è stato costruito col sangue dei nostri partigiani, dei nostri padri, dei nostri nonni e con la fame e la mortificazione della guerra non può restare zitto a simili sovversive affermazioni. Non è più il tempo di stare a casa! Oggi è il tempo della partecipazione! Oggi è il tempo della discussione! Oggi è il tempo di parlare di politica per strada, nei bar, in famiglia con i nostri figli, nelle piazze, nelle scuole dappertutto in ogni angolo in cui c’è un nostro concittadino italiano o straniero che sia! Oggi è il tempo di ricostruire la coscienza civile dei Cittadini Italiani.

L’appello non è né di sinistra né di destra è un appello ai cittadini tutti, affinché capiscano che la politica è linfa vitale per la vita di un paese e non quella cosa sporca e moralmente discutibile che si pratica nei palazzi a porte chiuse da cui stare lontani.

Il disinteresse per la politica è causa dello sfascio del paese! Spero che queste mie preoccupazioni non siano fondate ma se ho sentito ciò che ho sentito credo ci sia poco da stare tranquilli: dentro le nostre case non c’è solo la crisi morale e politica che ci violenta ogni giorno con notizie raccapriccianti ma anche la più grave crisi economia del dopoguerra. Questo è il tempo dei Partigiani!

 

Ecco il link del videomessaggio di Berlusconi da cui ho tratto le mie considerazioni

Il videomessaggio di berlusconi (clikka)

Il verdetto:

Questa la dedico ai magistrati della Suprema Corte che hanno saputo mantenere la loro indipendenza onorando i loro predecessori: L’Idea che non muore (clikka)

L’Italia ha bisogno di giornali responsabili

tommasielliE’ da tempo che rifletto sulla inadeguatezza della qualità dei giornali! Sul caso tommasielli (su cui ieri ho scritto il post l’assessora irresponsabile clikka) ciò emerge in modo emblematico. Dopo la conferenza stampa, infatti, oggi (31.07.2013) nessun articolo nessun giornalista che abbia fatto una analisi della bontà delle cose che l’assessora ha dichiarato di aver fatto come amministratore locale! Nessuno si è preso la briga di verificare se veramente l’assessora si è profusa per riequilibrare i rapporti  tra Comune e Calcio Napoli, nessun giornalista che si sia preso la briga di verificare quale è stata la produzione politico/amministrativa dell’assessora, nessun giornalista che si sia chiesto quali sarebbero questi poteri forti che l’hanno ostacolata (nomi e cognomi), nessun giornalista che abbia avuto lo scrupolo di chiedere come è andata a finire la questione, importante per la città, dell’affidamento degli impianti 219, nessun giornalista che abbia avuto l’idea di capire come sia stato organizzato il sea sport, nessun giornalista che si sia soffermato sulla questione ippodromo, chiedendo di chi sono e chi paga per i 235 cavalli ivi collocati in pensione, nessun giornalista che si è offeso per aver partecipato ad un “comizio stampa” più che ad una conferenza senza la possibilità di fare domande! Credo che possiamo dire che la responsabilità dei giornalisti è pari a quella dei politici e degli imprenditori nello sfascio della società e dello Stato cui stiamo da anni assistendo. I giornali dovrebbero contribuire alla formazione della morale e del senso civico di un paese ma è sempre più difficile trovare giornalisti in grado di entrare e comprendere realmente i fatti che accadono spiegandoli ai cittadini. La ricostruzione della democrazia in un paese passa attraverso un nuovo modo di fare giornalismo che non è quello dello scoop sensazionale ma è quello di iniziare a spiegare puntigliosamente a coloro che vogliono conoscere i fatti come essi realmente stanno con carte e documenti alla mano. Il caso tommasielli a livello locale è solo un caso emblematico di come si fa giornalismo in Italia. Si riportano tesi andando all’attacco della persona appigliandosi alle parole e non ai fatti e sempre più spesso i più bravi sono i freelance pagati con un mezzo piatto di lenticchie ed ai quali non è consentito invadere il campo dei “professionisti della parola scritta”. La cartina di tronasole sta nel fatto che mentre negli altri paesi basta una multa affinché l’opinione pubblica di “scandalizzi” provocando dimissioni a catena  di ministri e premier in Italia invece i potenti della politica si possono permettere anche di mettere su un giro di prostituzione anche minorile senza che si provochi un moto di popolo. Per salvare l’Italia non occorre un salvatore della patria ma che tutti facciano la loro parte!

L’Assessora irresponsabile

tommasielliOggi (30.07.2013) ho seguito la conferenza stampa della Assessora Tommasielli convocata dalla stessa per dare giustificazioni alla città sulla vicenda delle multe che l’ha colpita. Io mi sono già espresso sul caso con due post su questo blog (assessora convinca suo cognato a pagare le multe clikka – le dimissioni della assessora cosa farebbero gli inglesi clikka). Devo dire che sono dispiaciuto che questa vicenda si trascini ma credo che la terza città del paese debba avere di più! Comprendo lo stato della assessora sospesa, ma non ci possiamo permettere un passo indietro occorre che qualcuno in questa città dica senza mezzi termini come stanno veramente le cose. L’assessora dichiara di essere stata nel corso della sua azione rigorosa e trasparente di aver lottato contro i poteri forti e di pagare uno scotto per essersi posta in contrasto con De Laurentiis. Io posso dire di non essermene accorto! In più occasioni ho dovuto registrare un senso di solitudine quando ho richiamato l’attenzione sui temi di cui l’assessora oggi si dichiara paladina, fino a quando noi di Ricostruzione Democratica siamo stati costretti a chiederne le dimissioni, ben prima dei gravi fatti su cui si indaga. Fin dall’inizio di questa avventura ho sempre ritenuto che occorre opporre ad una politica irresponsabile, politici responsabili, cosa che è mancata in molte occasioni proprio alla assessora in settori (lo sport, impianti sportivi e pari opportunità) che io ritengo assolutamente centrali. Mi è difatti dispiaciuto constatare che l’azione amministrativa dell’assessora quando è stata sollecitata a mettere mano proprio al San Paolo per ripristinare regole minime di legalità abbia risposto di non avere alcuna responsabilità amministrativa ma solo politica (resoconto stenotipico del 12.04.2013 clikka). Una sorta di irresponsabilità amministrativa. Per noi di Ricostruzione Democratica non esiste responsabilità politica senza responsabilità amministrativa! Dovrebbero spiegarci, altrimenti, a cosa serve il politico se non ad amministrare! Le battaglie di cui l’assessora oggi si fa paladina, invece, hanno visto me stesso ed il gruppo di Ricostruzione Democratica assolutamente isolati ma, in ogni caso, in grado di far passare messaggi importanti per la città sollecitando i cittadini a prendere coscienza che il calcio napoli non è solo tifo ma anche un costo ingiustificato per la collettività nella misura in cui noi sopportiamo i costi ed il privato ne gode i benefici. Ciò è ampiamente documentato da interventi ed atti prodotti che hanno visto, invece, l’assessora assolutamente contraria ad ogni approfondimento, come quando nella commissione sull’Ippodromo, della quale si è fatta paladina, chiese (fatto singolare per una assessora) la verifica del numero legale pur di sottrarsi alle domande. Sono, infatti, molti gli articoli e gli atti da me pubblicati sul calcio napoli clikkasull’ippodromo di agnano (clikka) ma anche sugli impianti sportivi natatori (clikka) a cui l’assessora si è guardata bene dal dare risposte oppure è andata nel segno opposto da quello dichiarato in campagna elettorale come nel caso degli impianti sportivi municipali clikka dei quali ha proposto sostanzialmente la privatizzazione.

Sono convinto che il Sindaco manco è a conoscenza di molte cose che con fiducia ha invece riposto nell’assessora ma che occorre si discutano a viso aperto.

Nell’amministrazione occorra, infatti, rigore, legalità e trasparenza che non vanno solo affermati ma praticati. L’ultima vicenda delle multe è solo il sintomo di ciò che abbiamo registrato, che pure ci lascia con delle domande che non sono state fatte al “comizio stampa”. L’assessora ha dichiarato anche in questo caso la sua irresponsabilità capisco la tesi della assessora ma occorrerebbero le risposte alle seguenti domande: 1) sono state cancellate le multe alla sorella ed al cognato della assessora? 2) se l’assessora si è solo informata della possibilità di avere un permesso “istituzionale” per il cognato “sindacomagistrato” come mai le multe sono state cancellate? 3) se l’interlocuzione è avvenuta con i suoi staffisti e quindi questi si sarebbero occupati diciamo maldestramente del caso perché non sono stati immediatamente allontanati?

Ad ogni buon conto posso dire che avendo parlato anche con la ex assessora donati e ricordandomi della discussione sul punto, ricordo che non erano previsti “permessi istituzionali” né per sindaci né per presidenti di municipalità né per assessori di municipalità né per consiglieri di municipalità o comunali e che la stessa donati viaggiava in autobus dalla stazione a palazzo san giacomo. La questione, quindi, credo sia molto più politico/amministrativa che non penale ed allora facciamo che la politica arrivi prima della magistratura almeno per una volta! A Napoli non occorrono “assessori irresponsabili.”

Il video della conferenza stampa

Ecco il testo:

Ringrazio tutti voi per essere venuti qui… perché avevo bisogno di parlare con tutti, con tutti voi, a viso aperto, guardandovi negli occhi, senza nascondimenti o giri di parole, nell’ottica di quella trasparenza che ha sempre contraddistinto il mio operato e che è stata anche una delle prerogative di questa giunta fino ad oggi.

Sono stati giorni duri, non ho alcuna remora a dirlo. L’avviso di garanzia mi è giunto come un fulmine a ciel sereno, mi ha catapultata in un incubo! Tutto era così paradossale: io – che avevo fatto da sempre della legalità e del rispetto della legge, non solo formale, una mia priorità prima di tutto personale, esistenziale e poi politica – mi sono trovata a rispondere alla Magistratura di presunti fatti illeciti. E mi facevano sorridere coloro che, magari in buona fede, per consolarmi, mi dicevano: “E cosa vuoi che sia, che sarà mai una multa, in questo paese dove il malaffare politico dilaga da sempre”.

No! Per me era ancora più grave perché è nelle piccole cose che si vede la moralità delle persone e so bene che c’è gente che ci campa due settimane con l’importo di una multa. E poi c’è la questione della ZTL per cui, anche nella mia qualità di assessore con delega alla salute, e soprattutto come medico, mi sono sempre strenuamente battuta. Ho sempre creduto in una città con un basso impatto ambientale e, soprattutto, ecosostenibile ed ho sempre creduto che imprescindibilmente a Napoli  vi dovessero essere zone a traffico limitato, sia pure con qualche correttivo rispetto alla impostazione iniziale. Ebbene, proprio in virtù della richiamata trasparenza, ho indetto questa conferenza stampa: per dichiarare alla città, alla mia città, la mia assoluta estraneità ai fatti contestati, essendomi limitata solo a chiedere se per i sindaci della provincia di Napoli (qual è appunto mio cognato) erano previste deroghe per il transito afferente motivi istituzionali.

Questa è la verità, la pura sacrosanta verità! Questi i fatti che hanno costituito il motivo occasionale dello scatenarsi della macchina del fango: settori e soggetti politici interessati – quelli compiacenti rispetto alle lobbies contro cui ho sempre lottato – hanno cavalcato cinicamente talune infondate indiscrezioni giornalistiche che, nell’immediatezza, avevano riferito di centinaia  di multe annullate a parenti ed amici, cercando di ingenerare, del tutto proditoriamente, nell’opinione pubblica l’infamante convincimento che io avessi in tal modo fatto favori a parenti e ad amici.

Respingo categoricamente questa aggressione, tendente a delegittimare il mio ruolo istituzionale. Ho rimesso formalmente le mie deleghe al sindaco, per essere libera di agire e capire le vere motivazioni che sono a monte di tali improvvide aggressioni.

Nel contempo, devo invece ringraziare la stampa maggiormente accreditata ed autorevole che – dopo una primissima fase in cui erano stati riportati spezzoni di notizie in senso esclusivamente accusatorio – ha compiuto, attraverso un’informazione più equilibrata e rispettando il principio della correttezza informativa, depurando i fatti dai toni scandalistici e giustizialisti e riportando il caso in modo trasparente, consentendo ai lettori di avere un quadro più aderente alla realtà: non già la solita storia del politico, del “potente”, che abusa delle sue prerogative.

Non ho mai abusato della mia posizione politica, del mio ruolo per ricavarne un vantaggio personale, ho consegnato al mio avvocato tutte le multe che io e mio marito abbiamo e dobbiamo pagare da quando ho avuto l’incarico ad assessore.

Sono, inoltre, assolutamente certa della assenza di responsabilità dei componenti del mio staff e segreteria,  sulla cui rettitudine ed onestà non ho dubbio alcuno, come ho ribadito a chiare lettere ai Magistrati. Proprio per il mio rigore, la mia specchiata moralità, mi sento profondamente offesa dalle accuse vigliacche di coloro che non conoscono la realtà dei fatti su cui sta indagando la Magistratura, alla cui valutazione mi rimetto completamente e nel cui operato ho completa fiducia.

Ma oltre all’aspetto giudiziario qui c’è un livello politico. Sono stata bersaglio di attacchi feroci ed indiscriminati da parte di coloro che fanno ancora parte della vecchia politica, di quella pregressa classe dirigente  apertamente schierata o infiltrata tra le nostre fila, che i napoletani, a furor di popolo,  chiesero nel giugno del 2011 a Luigi De Magistris di spazzare via con la Rivoluzione Arancione. Io mi sento ancora una militante Arancione di questa giunta, tra i pochi sopravvissuti, perché credo e continuo a credere che vi sia una nettissima ed invalicabile linea di demarcazione tra la necessaria mediazione politica ed il compromesso morale.

Lo so, sono un personaggio scomodo, perché ho detto di no al compromesso:

▪   no alla privatizzazione delle politiche sociali da parte di spregiudicati prenditori di soldi pubblici;

▪   no agli accordi sottobanco tra alcuni sindacati fatti sulla pelle dei  lavoratori;

▪   mi sono impegnata nella vicenda dell’Ippodromo di Agnano che, finalmente dopo anni ed anni, è stato liberato da una gestione affaristica che, nel tempo, aveva prodotto l’inesorabile agonia ed annichilito l’impianto, prostrando i 140 lavoratori e inaridendo un intero indotto;

▪   ho preteso gare pubbliche in tutti i settori di mia competenza, ivi comprese le piscine della ex 219, sempre nell’ottica del rispetto della legge e della trasparenza!

▪   ho proposto progetti finanziari per il recupero delle strutture di proprietà del Comune,

▪   Ma vi è di più. Ho preteso chiarezza nei rapporti tra il Comune di Napoli e la Società  Calcio Napoli. Beninteso, io sono una tifosa del Napoli e sono fiera che la nostra città abbia una squadra forte,  che si acquistino giocatori di fama per poter fare una squadra competitiva che porti Napoli nel mondo, ma, al tempo stesso, la Società rispetti gli impegni presi, paghi al Comune quanto dovuto! Sono d’accordo che un imprenditore agisca per profitto, ma bisogna, anche pe rmotivi etici, rispettare la città. Sapete con quel danaro quanti servizi potremmo offrire ai cittadini bisognosi? Sapete quanti campetti di periferia, utili a togliere i bambini della strada, avrei potuto riqualificare?

Mi indigna e mi spaventa anche che la nostra terra sia appestata da veleni mortali. Ho creato il primo Osservatorio comunale  delle malattie tumorali diviso per Municipalità, costituito solo da poco, sebbene i cittadini da anni ed anni ne chiedessero l’istituzione al Comune o alla Regione. E sapevo che, nel momento successivo a quello in cui avrei reso pubblici i dati di mortalità, sarei stata attaccata e me l’avrebbero fatta pagare. Eppure, con coraggio, ho ritenuto necessario scoperchiare questo vaso di Pandora e spiegare ai cittadini Napoletani chi e cosa attentasse alla loro salute. E non mi interessa più di tanto se tutto ciò ha potuto ingenerare antipatia e fastidi a qualcuno o a troppi. Mi interessa solo che sempre meno i miei concittadini possano ammalarsi  di tumore, specialmente quando non hanno neppure i soldi per curarsi.  Tutto il resto è secondario!

Anche questo ha turbato i poteri forti? Forse ho incrinato gli interessi dei dispensatori di cancro e di morte che hanno devastato il nostro territorio?

Diceva il nostro sindaco in campagna elettorale che se ci mettono ostacoli sul nostro cammino significa che stiamo andando nella direzione giusta. Ed io sono convinta di essere nella direzione giusta e dalla parte giusta: non dalla parte della putrida politica, dei prenditori di soldi pubblici, dei corruttori, di coloro che hanno depauperato, e vorrebbero ancora, mettere le mani sulla città. Sì, perchè in questi due anni la giunta comunale ha lavorato senza soldi, ed ora che si vede all’orizzonte l’arrivo di consistenti fondi per salvare la città, ecco che si sferra un attacco senza precedenti per delegittimare la compagine politica, che ha portato trasparenza nella gestione del comune. Gli attacchi sconsiderati che, in questi giorni, qualche cosiddetto politico sferra alla giunta, invocando finanche in modo inusuale l’intervento del governo, affinchè questa giunta decada, tutto ciò la dice lunga.

Il nostro territorio ha bisogno di risorse economiche e di energie umane, non di detrattori interessati agli affari.

Oggi vi parlo da cittadina: sono cittadina tra i cittadini! I cittadini semplici che, a differenza di certa stantia politica, mi hanno sommersa di migliaia e migliaia di email e di attestazioni di solidarietà e stima e che qui, sinceramente, ringrazio. Mi sento una di Loro e a Loro mi rivolgo col cuore.

“Cari Napoletani,  nella mia attività politica, nella mia vita quotidiana, come nella mia professione di medico di frontiera, vicino agli ultimi, proveniente da un territorio oggi teatro di faide di camorra e degrado, continuerò a lottare con voi e per voi, con la forza della rettitudine morale… sempre così, con schiena dritta, testa alta e, soprattutto, mani operose e pulite!!”

La holding dei Trasporti e la gestione dei servizi pubblici

atan3371mkaiOggi (29.07.2013) in Consiglio Comunale abbiamo discusso la delibera relativa all’accorpamento delle società dei trasporti locali. Tutti gli atti e gli elementi li ho già condivisi su questo blog Napoli e la rivoluzione dei trasporti clikka. Oggi abbiamo discusso e noi di Ricostruzione Democratica ci siamo astenuti. La delibera è passata con un voto bipartisan della maggioranza ufficiale nonché del PD e di pezzi del PDL. I motivi del nostro voto li abbiamo spiegati negli interventi. Io su come intendiamo i beni ed i servizi pubblici ho tra l’altro richiamato il mio intervento fatto in consiglio comunale sulla Napoli servizi e sulla gestione del patrimonio comunale (perché la gestione del patrimonio pubblico deve essere pubblica clikka). La nostra decisione è stata maturata anche per il rigetto dell’emendamento (clikka) che è stato respinto dall’amministrazione che ha mantenuta ferma la sua volontà di cedere il 40% delle quote della società di gestione del trasporto ai privati.

L’intervento di Carlo Iannello al 2:48:24 ed il mio al 3:40:21

Il continuo

Lo ZOO di Napoli una priorità di cui discutere

zooSull’argomento son intervenuto più volte, lo ZOO rappresenta una parte importante della città ed ho raccontato della mia partecipazione ad una assemblea nel palazzo di Via Verdi apriamo lo zoo ma senza tante domande clikka. Oggi (29.07.2013) sono intervenuto al consiglio comunale affinché l’Assemblea cittadina non dimentichi e faccia in modo che i cittadini partecipino al processo di cambiamento dell’area occidentale. Sulla questione noi di Ricostruzione Democratica oggi stesso abbiamo anche formalizzato una richiesta di informazione: R.D. – Nota Ente Mostra d’Oltremare clikka

Il mio intervento al 00:38:50

Apriamo lo Zoo ma senza tante domande!

ienaOggi (24.07.2013) ho partecipato ad una assemblea pubblica che aveva ad oggetto lo Zoo di Napoli e la proposta dell’imprenditore Francesco Floro Flores. L’assemblea si è tenuta su iniziativa meritoria degli esponenti di SEL, c’erano, infatti, gli ottimi Marcello Cadavero e Roberto Braibanti nonché l’imprenditore proponente che ha avuto il merito di venire nel palazzo del Consiglio Comunale ad illustrare la sua idea. Purtroppo, mi sono reso conto che quando c’è l’unico imprenditore che si fa avanti è meglio non fare domande e stendergli i tappeti rossi, altrimenti, si potrebbe offendere e tirarsi indietro! Hanno partecipato anche i lavoratori dello Zoo verso i quali esprimo la mia solidarietà e dei quali sono preoccupato, solo che anche loro hanno ritenuto che era meglio non fare domande ! Io ovviamente le domande le ho fatte ed ho ricevuto un coro di contestazioni proprio da parte dei lavoratori che volevo in realtà tutelare. Si potrebbe dire che non mi hanno capito o che a Napoli stiamo così “inguaiati” che è meglio accontentarsi; che tutto sommato se andiamo al terzo fallimento “c’avimma fa!”. Come sempre cerco di capire come stanno veramente le cose ed allora, dopo tante parole su laghetti, gabbie all’ultima generazione, ristoranti etc etc ho chiesto all’imprenditore: “si vabbè, ma dal punto di vista economico/finanziario quali sono i numeri? Dovremmo valutare le proiezioni per capire se il progetto è fattibile e si regge in piedi”. Ho anche chiesto quale era l’offerta per il contratto di locazione con la mostra. Per non sembrare di essere troppo “sgarbato” ho giustificato queste mie domande col fatto che la situazione è gravissima e ciò lo dimostra il fatto che c’è stata una sola proposta imprenditoriale, senza la possibilità di scelta né una reale concorrenza. Ovviamente, ciò dimostra anche la incapacità della imprenditoria napoletana che non è in grado di mettere in campo una sana concorrenza per l’assenza di Imprenditori. Per carità non faccio una colpa a Floro Flores sia ben chiaro, ma non si può negare che per il mercato, la mancanza di imprenditori concorrenti, è un vulnus. Mi sarei aspettato un reazione diversa con una discussione che fosse entrata nei particolari economici per comprendere come meglio fare il bene e l’interesse pubblico. Si è sollevato, a queste mie domande, un coro di proteste, in particolare dei lavoratori, che hanno ritenuto troppo invasive le mie richieste quasi che avessi fatto uno sgarbo. Ho cercato di spiegare che le domande le facevo proprio per capire, anche nell’interesse dei lavoratori, se la proposta era buona e percorribile. E’ stato tutto inutile! Niente da fare! Abbiamo avuto una proposta e dobbiamo starci nonostante l’imprenditore ad un certo punto avesse iniziato a rispondermi. Mi hanno detto che avrei dovuto avere già tutti i dati e che gli stessi sarebbero reperibili sul web che ormai era tardi e che si doveva solo firmare! Sennonché stasera ho cercato i dati che avrebbero dovuto essere sul web ma nulla! Nessun business plan niente di niente neppure sul blog di francecso floro flores (clikka)! Un coro di sindacalisti e lavoratori indispettiti dalla mia “arroganza” fino a giungere ad un intervento strappappalusi di un non meglio specificato collaboratore della commissione ambiente del comune (?). Per questi i dati li avrei dovuti già avere ed in mancanza li avrei dovuti chiedere all’amministrazione che ne è in possesso. Sinceramente non ho capito questa chiusura e se un imprenditore coraggioso viene in consiglio comunale non vedo perché non debba dire lui stesso ai cittadini ed agli amministratori quale è la sua proposta anche economica. Per me vale il binomio: bene pubblico/discissione pubblica. Alla fine alcuni dati sono usciti, il resto li chiederò con una lettera all’amministratore della Mostra che spero mi risponda. Orbene, senza mezzi termini, i dati appresi sarebbero, sempre se ho capito bene: Acquisto della azienda dal fallimento con il pagamento della somma di 50.000,00 €. (pari ai tfr dei lavoratori maturati nell’esercizio provvisorio), promessa di investimento di 6.000.000,00 €., un contratto di affitto trentennale con la mostra, con diritto di prelazione alla scadenza dei trena anni (non so se è possibile trattandosi di una società pubblica), canone gratuito per i primi cinque anni (e non ho capito bene qualcosa di agevolato per altri dieci anni), promessa di dare una percentuale del 5 % (mi sembra) sugli incassi superiori ai 200.000 visitatori all’anno, con la precisazione che se non si dovessero raggiungere i 200.000 visitatori (con biglietto a 6 €.) l’operazione non si potrebbe economicamente sostenere, tenuto conto che  lo Zoo ha un costo mensile di 100.000 €. Ovviamente, l’imprenditore ci ha tenuto a precisare che l’operazione deve essere bancabile. Il che significa che i 6.000.000,00 li mette la banca che prenderà le dovute garanzie. Tutto normale, sia ben chiaro, ho bisogno di altri dati per capire, ma se le cose stanno così ci potremmo trovare innanzi ad un’altra operazione dove l’imprenditore col pubblico non mette nulla sul tavolo. Spero che almeno la mostra si faccia dare delle garanzie assicurative o bancarie … ma forse sarebbe chiedere troppo! Si dovesse offendere l’imprenditore? Da questa storia ho capito che non sono un politico avrei, invece, dovuto dire è bellissimo tutto ok assumete i lavoratori andrò dal Sindaco a chiedere di sbrigarsi! Che tristezza, noi Napoletani aspettiamo sempre il salvatore della patria affidandoci anima e corpo! Di questo passo non so se riusciremo mai a cambiare qualche virgola a questo libro che si scrive da solo usando sempre le stesse parole… che tristezza!

Vedi anche:

allarme per gli animali dello zoo clikka

zoo edenlandia cinodromo mostra d’oltre mare assente clikka

zoo edenlandia bagnoli fuorogrotta una piccola las vegas clikka

Case Famiglia un punto della sinistra

maniCase famiglia: La questione è ancora in agenda con tutta la sua gravità ecco il nostro comunicato:

Sono mesi che i consiglieri di Ricostruzione Democratica si stanno occupando, con altri consiglieri del Comune di Napoli, della gravissima condizione nella quale versano le Case Famiglia e del rischio che queste istituzioni possano chiudere infliggendo alla comunità un danno enorme che non ci possiamo assolutamente permettere. E’, infatti, nei momenti di difficoltà che si misurano le capacità di un’amministrazione di far fronte ai bisogni dei più deboli. In consiglio Comunale e nelle commissioni Ricostruzione Democratica è intervenuta più volte per capire i meccanismi burocratici, contabili e finanziari che di fatto impediscono l’assolvimento di bisogni primari che questo settore assolve. Dei passi in avanti sono stati fatti ma occorre che l’Amministrazione faccia ogni sforzo affinché non vadano per strada i minori collocati presso queste strutture. I Consiglieri di Ricostruzione Democratica sono convinti che le sane forze della sinistra napoletana faranno fronte comune affinché ciò non accada. Questa è una sfida che da Napoli deve partire affinché il Governo capisca, una volta per tutte, che i tagli indiscriminati spezzano le gambe al futuro del paese. L’amministrazione faccia tutto ciò che è possibile fare noi vigileremo su ogni atto amministrativo e politico e saremo disponibili ad adottare e sostenere ogni iniziativa affinché la sinistra persegua i principi per cui è nata. Simona Molisso Gennaro Esposito Carlo Iannello

case famiglia ed imparzialità della PA clikka

case famiglia siamo tutti nella stessa barca clikka

case famiglia la lettera al sindaco clikka

politiche sociali prima le donne ed i bambini clikka

la burocrazia alle spalle dei bambini clikka

Assessora convinca suo cognato magistrato a pagare le multe!

sindaco gaudieroLe informazioni passano ed il quadro si fa più completo sulla vicenda della assessora Tommasielli che scopre altri scenari e spinge ad altre riflessioni. I soggetti che sarebbero stati avvantaggiati dall’azione dell’assessora nella cancellazione delle multe non sono semplicemente parenti (cognato e sorella) dell’assessora tommasielli. Mi ha, infatti, colpito la notizia che il cognato della tommasielli è francesco gaudieri, Sindaco di Villaricca e magistrato al TAR (eletto in coalizione PD/UDC). La difesa dell’assessora, a quanto pare è che il cognato sarebbe passato per piazza dante a volte con l’auto di servizio a volte con la sua auto intestata alla moglie sempre per ragioni di servizio. Ebbene, non capisco cosa c’entrino le cariche istituzionali il buon sindaco di villaricca non poteva farsi il giro per piazza garibaldi come tutti gli altri cittadini? ovvero non poteva inviare una nota ufficiale chiedendo se era titolato ad avere lo sgravio? Devo dire che ricordo bene la questione dei privilegi con la assessora donati quando si discusse di permessi, fui fermo a sostenerla nel dire che non si sarebbero dovuti emettere permessi per favoritismi di ogni genere e grado. Ricordo, infatti, che la donati veniva conn l’autobus dalla stazione al Comune. I consiglieri comunali che pure spingevano non hanno avuto i permessi e qualche assessora regionale ha preso anche qualche multa per l’accesso nelle corsie preferenziali. Non capisco perché il sindaco di un piccolo comune limitrofo debba avere diritto al permesso. Di questo passo allora si dovrebbero emettere i permessi anche per tutti i sindaci dei comuni limitrofi ed allora perché no anche ai presidenti delle municipalità (che amministrano territori con popolazione superiore ai piccoli comuni) e di questo passo anche ai consiglieri comunali ed a quelli municipali! A peggiorare la situazione c’è anche la qualità di magistrato dell’agevolato sindaco di Villarcca. Mi convinco sempre più che occorre senso civico e moralità e questa giunta per come è nata deve dare l’esempio! Assessora si dimetta! Abbiamo l’obbligo dell’esempio e parli anche con suo cognato magistrato: lo convinca a pagare le multe.

Il Mattino Roano sul caso Tomamsielli clikka

Le dimissioni della assessora. Cosa farebbero gli inglesi clikka

Le dimissioni della assessora. Cosa farebbero gli inglesi?

tommasielliOggi leggo sulla stampa cittadina della assessora tommasielli indagata perché avrebbe “favorito” due suoi partenti facendogli togliere delle multe per infrazioni stradali. Non voglio ingenerare equivoci e quindi  non discuto della sua innocenza o della sua colpevolezza ma di politica e morale.  Una volta in una piacevole conversazione, insieme a Carlo Iannello, con Aldo Masullo,  il filosofo ci raccontò di un discorso avuto anni addietro con un noto uomo politico il quale per spingerlo in una decisione lo accusò di farne una questione “morale”, ebbene il filosofo gli rispose: “perché per te c’è differenza tra la questione politica e quella morale?” . Ecco io credo che il nodo sia tutto qui. La politica dovrebbe essere contaminata da un senso morale più alto e, pertanto, anticipare la magistratura.  Un politico che si dovesse trovare coinvolto in una questione come quella della assessora tommasielli dovrebbe trarre le dovute conseguenze proprio per il bene dell’Amministrazione e del Sindaco cui ella si dichiara legata da profonda amicizia e stima.  Ciò per il rispetto verso l’amministrazione e verso i cittadini napoletani che ovviamente non sono meno dei tedeschi o degli inglesi.  E valga per tutti il ricordo del caso del Ministro inglese all’Energia Hune che per molto meno (aveva cercato, pur pagando la multa, di non farsi togliere i punti dalla patente indicando la moglie alla guida) si dimise dichiarando espressamente: “Sono innocente ma lascio per evitare interferenze”. Bene assessora tommasielli prenda esempio e lasci! Faccia in modo che i napoletani abbiano almeno per una volta la stessa considerazione che gli amministratori inglesi hanno dei loro concittadini!

Di questo parere è l’intero gruppo consiliare di Ricostruzione Democratica.

Corriere della Sera digitale del 03.02.2013

Lascia il ministro dell’Energia inglese, avrebbe addossato alla moglie una multa

«Sono innocente ma lascio per evitare interferenze», ha detto Huhne rassegnando le dimissioni

Il ministro dell’Energia britannico, il liberaldemocratico Chris Huhne, finito nei guai per aver cercato di evitare di perdere punti sulla patente per eccesso di velocità, ha annunciato le sue dimissioni.

LA EX MOGLIE In una lettera, pubblicata dal Guardian, Huhne, 57 anni si è detto innocente, e ha annunciato che si difenderà in tribunale. «Lascio perché voglio evitare interferenze con la carica che ricopro». Al suo posto dovrebbe arrivare il ministro dell’Economia, Ed Davey, il cui ruolo dovrebbe essere assunto dal consigliere di Nick Clegg, Norman Lamb, scrive la Bbc. L’accusa contro Huhne è quella di aver falsamente attribuito nel 2003 all’allora moglie Vicky Pryce una multa per eccesso di velocità. La vicenda è emersa dopo la separazione della coppia. «Abbiamo concluso che ci sono prove sufficienti per accusare Huhne e la ex moglie di aver interferito con il corso della giustizia», ha detto il procuratore Keir Starmer.

NO COMMENT – Huhne e Pryce sono stati sposati per 26 anni e hanno tre figli insieme. «La sostanza delle accuse è che tra marzo e maggio del 2003 il signor Huhne, che avrebbe commesso un reato superando il limite della velocità, fornì informazioni false agli investigatori dicendo che fu la signora Pryce a guidare l’auto e lei ha confermato il falso», ha spiegato Starmer. Huhne e l’ex moglie compariranno in un tribunale di Londra per la prima volta il 16 febbraio. L’ufficio del primo ministro David Cameron non ha al momento commentato la notizia.

Sulla questione specifica delle multe ho poi fatto la seguente considerazione:

Posso dire che molti nostri concittadini hanno la cattiva abitudine di chiedere ai consiglieri, assessori e presidenti di municipalità se possono togliere loro qualche multa che guarda caso essi ritengono sempre ingiusta. Devo dire che quando spiego, una volta esaminato il caso, che la multa deve essere pagata perché non ho rinvenuto alcun vizio, ricevo sempre una reazione del tipo: “ma come se non puoi far togliere manco una multa che consigliere sei?” Quasi che fossi stato eletto inutilmente! Spero che indagini come questa facciano innanzitutto capire ai cittadini che i politici non servono per far togliere le multe e che i politici stessi capiscano che dire no è un bene per il paese perchè accresce il senso civico dei cittadini

Stadio San Paolo: De Laurentiis il patron padrone

stadioOggi (17.07.2013) continua l’affondo del patron del Calcio Napoli di cui ho scritto ieri (stadio san paolo le pretese del patron clikka) e sinceramente come cittadino trovo sconcertanti le dichiarazioni del presidentissimo apparse oggi sulla stampa cittadina, che giustifico solo perché volte a stressare una trattativa per portare acqua al proprio mulino. E’ chiaro che il calcio è una cosa importante per la città ma le affermazioni del patron/padrone mi sembrano eccessive e sinceramente affermare che il Sindaco non avrebbe “peso politico” per trattare con il patron, mi sembra una tattica elementare di isolamento per poter “pesare” di più. De Laurentiis, ha dichiarato di voler trattare solo col Sindaco, ebbene il patron, dall’alto della sua esperienza, dovrebbe sapere che un Sindaco di una città di un milione di abitanti ha tante cose a cui pensare che, in una scala di valori, vengono prima del calcio, tra cui, per dire la prima che mi viene in mente, i 500 minori ricoverati presso le case famiglia che sono al collasso, le buche per strada, la refezione scolastica, il disastro della riviera di chiaia, la manutenzione delle scuole … etc etc… Se è così allora il patron si accontenti di parlare pure con l’assessore allo sport (inteso come istituzione) e non pretenda di rubare del tempo prezioso ad una persona che ha compiti, funzioni e responsabilità che non gli consentono neppure più di pensare alla propria famiglia. Non si tratta di peso politico ma di dare ordine alle priorità della città. Il patron dovrebbe capire, invece, che dietro al Sindaco di Napoli, ci sono il Consiglio Comunale, le Commissioni, i consigolieri, i Consigli di Municipalità ed i cittadini che, come più volte detto in campagna elettorale hanno il pieno diritto di partecipazione alle scelte dell’amministrazione ed alla condivisione del potere. Su questo punto noi di Ricostruzione Democratica siamo intransigenti. Ciò non significa che il Sindaco non ha potere anzi! La forza di queste parole, partecipazione, condivisione e bene comune, ha mobilitato centinaia di migliaia di napoletani è spero che il Sindaco faccia tesoro di questa esperienza. Lui non è solo in questa decisione e questo per me è forza non debolezza. La città non è costituita da tifosi ottusi, ma da persone che prima di essere tifosi sono cittadini, padri, madri e figli e l’interesse della città è certamente superiore all’arroganza di un ricco signore solo al timone di comando. Non credo che i Napoletani abbiano l’anello al naso e spero che i giornali contribuiscano a far sentire non solo la voce del Sindaco ma anche quella degli altri organi rappresentativi e facciano capire ai lettori qual’è il nocciolo della questione. Oggi con la crisi non si può guardare allo Stadio San Paolo senza capire che da questa struttura devono arrivare al Comune delle risorse per contribuire a soddisfare, ormai, i bisogni primari dei cittadini. E’ una grande responsabilità cui è chiamata l’informazione innanzitutto, che deve rappresentare ai lettori come stanno effettivamente le cose. Io stesso mi confronto spesso con tifosi innamorati del Napoli e quando spiego loro che le cose vanno viste nel loro complesso e che il Calcio Napoli alla città non ha mai dato nulla in termini di risorse poiché lo sfruttamento del San Paolo è un debito per la Comunità, ma una ricchezza per una sola persona, allora, vedo che si accendono le lampadine ed anche il tifoso più accanito diventa padre, madre, figlio o nonno e pensa che il bene comune deve essere sfruttato per l’interesse pubblico. Credo che tutti i Napoletani sappiano che a Napoli non ci serve un patron/padrone e se questi dovesse decidere di andare via dallo storico stadio cittadino, allora sarà una sua scelta che dimostrerà ovviamente che lui non vuole bene alla città a lui non interessa nulla dei 500 minori nelle case famiglia, delle buche per strada, dei trasporti al collasso, della manutenzione scolastica etc etc… La città, dovrebbe capire il patron, è una comunità dove ognuno deve fare la sua parte. De Laurentiis faccia la sua! Il Sindaco, se saprà giocare bene le sue carte, non sarà un uomo solo al comando!

Da Repubblica Napoli del 17.07.2013

Stadio San Paolo, affondo del presidente contro il primo cittadino, che replica: “Le regole valgono per tutti”

Lo schiaffo di De Laurentiis

“Porto il Napoli a Caserta, il sindaco non ha peso politico”

«AL sindaco de Magistris ho dato tempo fino al 31 luglio, se non vuole vendermi lo stadio San Paolo andrò a costruirlo a Caserta dove sono già pronti 60 ettari di terreno». L’ultimatum del presidente Aurelio de Laurentiis arriva da Dimaro in Trentino. Il patron lancia pesanti critiche al primo cittadino e afferma anche che «non ha peso politico ». De Magistris replica: «Probabilmente il presidente ha confuso il peso politico con quello fisico: voleva dire che il sindaco è dimagrito ». Poi l’ex pm lancia un invito: «Sono pronto a incontrarlo anche stasera. Io non vado a Los Angeles».

Napoli

“Basta, porto il Napoli a Caserta de Magistris non governa la città”

San Paolo, affondo di De Laurentiis: “Aspetto fino al 31 luglio”

MARCO AZZI

DAL NOSTRO INVIATO

DIMARO — La minaccia è sempre la stessa: l’esilio del calcio. «Io non ci voglio andare, ma potrei essere costretto. Caserta non è un territorio nemico». Aurelio De Laurentiis aveva già adombrato molte altre volte questa mossa clamorosa, l’addio del Napoli alla città: mai però aveva rafforzato il suo ultimatum con una data così ravvicinata e soprattutto con parole tanto dure. «Con l’assessore allo Sport non devo parlare: devo parlare soltanto con il sindaco, che è l’artefice del bene della città e deve decidere se vuole mantenere al San Paolo la casa del calcio e del Napoli. Gli ho dato tempo fino al 31 luglio, se lui dice che l’impianto di Fuorigrotta non può vendermelo, pazienza: andremo altrove ».

De Laurentiis vuole il San Paolo ed è convinto che gli spetti. «La nuova legge apre alla vendita a cifre simboliche degli stadi ai club di calcio che intendono ristrutturarli. I problemi di questo genere ce li hanno tutti in Italia, tranne la Juve che ha cominciato quest’avventura sette-otto anni fa, beneficiando di un progettocon un investimento a fondo perduto. De Magistris s’informi bene sulla situazione legislativa, che evidentemente non conosce: così si metterà finalmente l’anima in pace», tuona il presidente dal ritiro di Dimaro, dove sta seguendo i primi allenamenti della nuova squadra di Benitez. Ma in cima ai pensieri del numero uno azzurro c’è sempre la questione di Fuorigrotta. «Il nuovo impianto a Ponticelli è irrealizzabile e il mio obiettivo è restare a Napoli, però se mi costringono a emigrare dovrò farlo. I casertatemponi a differenza dei salernitani sono nostri grandi tifosi: ci stanno già aspettando a braccia aperte e non vedono l’ora…».

L’ultimatum a de Magistris sembra più di una provocazione, questa volta. «Gli ho dato fino al 31 luglio, se lui dice ancora che lo stadio non me lo può vendere, pazienza: andremo a giocare altrove. Si informi sulle leggi, se vuole: così si rasserena un po’. Il nostro sindaco è molto all’antica, pur essendo più giovane di me: non mi ha voluto fare togliere nemmeno la pista d’atletica. Mi sta anche simpatico e va rispettato, certo, però io sono proteso verso il futuro e sono stufo della burocratizzazione. Me lo devono dire pubblicamente che non mi danno il San Paolo, poi si prenderanno le lororesponsabilità. Io ho già 60 ettari di terreno a disposizione per costruire una città dello sport a Caserta, anche se logicamente mi dispiacerà andare via e non essere più sotto l’egida di Napoli. Ma tutta la nuova area verrà servita benissimo dal punto di vista dei trasporti, i napoletani si potranno inquietare solo all’inizio, poi avranno un tempio del calcio tutto loro. I soldi li metto io, all’amministrazione pubblica non chiedo niente».

L’ora X scatterà alla fine del mese. E De Laurentiis proverà fino alla fine a trovare un accordo. «Spero che il tempio dello sport me lo facciano fare al San Paolo, basta che si decidano. Ma de Magistris non ha il peso politico per governare la città al cento per cento: è questo il principale problema. E allora vorrei fare un confronto civilissimo e serenissimo con tutto il consiglio comunale, oltre che con il sindaco: per il bene della città, non per i miei interessi personali o per quelli politici. Noi del calcio siamo la seconda entità d’Italia, non mi pare che l’amministrazione cittadina abbia brillato altrettanto per management». Ormai è uno scontro frontale.

Le reazioni

Il primo cittadino, sorpreso dalle parole del presidente degli azzurri, non chiude al confronto con la società

Il sindaco disponibile alla trattativa “Ma rispetti le regole e porti i quattrini”

ANTONIO DI COSTANZO

«PROBABILMENTE il presidente De Laurentiis ha confuso il peso politico con quello fisico: voleva dire che il sindaco è dimagrito». Luigi de Magistris tenta di stemperare così la tensione dopo le bordate arrivate nella tarda serata di lunedì dal patron del Napoli in merito allo stadio e «allo scarso peso politico» dell’inquilino di Palazzo San Giacomo. «Non c’è alcun conflitto con De Laurentiis — dice il primo cittadino — siamo due persone vivaci. A che ora ha parlato? Non vi dico la conversazione dell’altra mattina alle 7,20. Per questo chiedo a che ora ha parlato, si vede che era tardi».

Al di là del tentativo di gettare acqua sul fuoco di una querelle che si trascina da due anni, le accuse di De Laurentiis piovute giù da Dimaro, ritiro azzurro in Trentino, sono durissime e lasciano il segno. La risposta di de Magistris arriva dopo una mattinata iniziata con le urla, continuata con pause di riflessioni e, forse, con una telefonata. Quello che si presenta davanti ai giornalisti, dopo aver conferito la cittadinanza onoraria al presidente del tribunale Carlo Alemi, è un primo cittadino apparentemente sereno anche se non rinuncia a rispondere per le rime al patron azzurro: «Sono pronto a incontrare De Laurentiis anche stasera. Io non vado a Los Angeles, sto qui, a lavorare per la città». Il primo cittadino ribadisce la vecchia promessa fatta in campagna elettorale: «Napoli avrà un nuovo stadio, sono pronto a sfidare chiunque». L’unico problema sono i «quattrini», parola che l’ex pm ripete più volte: «Il Napoli non giocherà mai fuori. Abbiamo avuto i complimenti della Ue per l’agibilità. Ora vediamo se chi ha i soldi li caccia. Dobbiamo seguire la strada fatta dagli altri. La cornice giuridica si trova, in altre parti si sono fatte concessioni di 99 anni che è come vendere. Qui servono i quattrini: bisogna vedere se ci sono gli imprenditori che cacciano i soldi. Con il presidente avevamo fatto un cronoprogramma: prima l’agibilità che non era una cosa scontata ed è stato un lavoro faticoso. Ora dobbiamo risolverela transazione. Di solito il Comune è sempre debitore, invece, per il San Paolo siamo creditori. Il presidente che ha un’avversione forte ad altri progetti ed ha manifestato il gradimento che si rifacesse l’impianto a Fuorigrotta. Ho ritenuto giusto che si desse la preferenza a questo desiderio, ora siamo nella fase dei quattrini. Chi cimette i soldi?».

Il sindaco sancisce che l’idea dello stadio a conchiglia, avanzata nei mesi scorsi dall’imprenditrice Marilù Faraone Mennella, è un capitolo chiuso, però spiega che per il nuovo San Paolo bisognerà seguire le norme: «Si farà una procedura di evidenza pubblica. Le regole vanno rispettate, il presidente si deve abituare. Io non ho cambiato idea e se nemmeno lui ha cambiato idea ci sediamo intorno a un tavolo, ci possiamo vedere anche oggi, e chiudiamo la transazione. Potrebbero esserci anche altri imprenditori che vogliono investire: non c’è una legge che lo vieta. In tutta Italia si fanno degli accordi».

Oltre alla questione stadio c’è un’altra vicenda che turba il sindaco: l’inchiesta sulla Coppa America. «La rifarei in ogni caso anche se, per ipotesi, emergessero responsabilità di una, due, tre persone. Stando alle intercettazioni, quello che leggo è fango — afferma de Magistris — finora non ho rilevato nulla di penalmente rilevante almeno per quanto riguarda le persone che ho a cuore e delle quali mi fido. In particolare del capo di gabinetto Attilio Auricchio e di mio fratello Claudio. Persone che stanno dedicando la vita, uno senza prendere neanche un euro, a questa città e a questa amministrazione. Ho grande fiducia su chi indaga che saprà chiarire la vicenda. Io parlerò alla fine dell’inchiesta su quello che sta avvenendo in città».

Un’inchiesta che vede indagati anche Mario Hubler, ex ammini-stratore unico di Acn, Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di commercio, Paolo Graziano, leader degli industriali napoletani, l’avvocato Antonio Nardone e il dirigente comunale Gianfranco Ferulano.

Stadio San Paolo: Le pretese del patron

sanpaoloLeggo le gravi e pesanti dichiarazioni fatte da de laurentiis sullo Stadio San Paolo e sul Sindaco De Magistris e come cittadino e Presidente della Commissione Sport ed impianti sportivi del Comune di Napoli devo dichiarare di essere indignato! Il patron del  Calcio Napoli fa affermazioni che danno la misura della considerazione che egli ha dei cittadini napoletani e dei tifosi. Credo che prima di parlare il manager del calcio, per dimostrare la sua serietà ed il suo rispetto verso i tifosi ed i cittadini, dovrebbe prima pagare ciò che egli deve al Comune di Napoli per canoni (io sono rimasto ad oltre 7 milioni di euro) oltre a comunicare i contratti di pubblicitari su cui al Comune per convenzione spetta il 4,50%! Questi sono i dati reali ed oggi il Comune è costretto a fare tagli su tutto, dalla refezione scolastica ai trasporti e quindi prima di pensare ai tifosi occorre che una amministrazione serie e diligente si occupi dei figli dei tifosi, mentre il patron, invece, di bussare sempre cassa per lavori straordinari al San Paolo, dovrebbe passarsi “la mano per la coscienza” e capire che oggi è il Comune ad avere necessità di un aiuto così come nel 2004 il Comune stese una mano al calcio napoli stipulando una convenzione di gran lunga vantaggiosa per il club, con la quale diede anche dei contributi alla squadra cittadina. Ciò è facile comprenderlo leggendo la convenzione che ho anche pubblicato su questo blog (il patrimonio comunale una questione di giustizia sociale clikka). Il patron, quindi, farebbe bene a capire, leggendo qualche legge, che lo Stadio San Paolo è un bene del patrimonio indisponibile, che non può essere alienato ed, inoltre, costituisce un assett a cui l’amministrazione cittadina non può rinunciare per trarne finalmente reddito. Non si capisce, infatti, perché mentre tutti gli altri comuni ci guadagnano con lo Stadio perché il Comune di Napoli ci debba rimettere a solo vantaggio della società calcio napoli che è l’unica a trarne profitto! E’ chiaro che occorre rivedere la convenzione facendo si che il Comune ci guadagni e non ci rimetta, mentre  i toni terroristici e le minacce di andare via da Napoli del patron, da una parte dimostrano come egli non ama i suoi tifosi e dall’altro sono, ovviamente, volti solo a spuntare un’altra convenzione supervantaggiosa in danno della collettività. Io provocatoriamente direi al de laurentiis fatti lo stadio nuovo ma paga prima i debiti che i tifosi napoletani non hanno l’anello al naso!

Di seguito le dichiarazioni apparse su Il Mattino.it del 16.07.2013:

«Al sindaco De Magistris ho dato tempo fino al 31 luglio, se non vuole vendermi lo stadio San Paolo andrò a costruirlo a Caserta dove sono già pronti 60 ettari di terreno». Nel Forum sul fair play finanziariosvoltosi in serata nel Teatro comunale di Dimaro, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis è tornato a parlare del tema stadio.

E ha aggiunto che a De Magistris ha dato tempo fino al 31 luglio per dargli una risposta sull’acquisto dello stadio, avendo già pronti a Caserta 60 ettari di terreno.

«Il sindaco fa il sindaco – ha continuato De Laurentiis – e quindi è ignorante in materia di sport. La prossima legge dirà che il Comune dovrà cedere a una cifra simbolica, forse un euro, l’impianto al club se si occuperà della ristrutturazione dell’impianto. La Juventus ha sfruttato Sport Five. Io non devo parlare con l’assessore allo sport, ma con il sindaco. Il sindaco si informasse, così può leggere le leggi. Il sindaco è molto antico, non mi ha voluto far togliere la pista d’atletica leggera. Io sono proteso verso il futuro».

«Gli ho dato tempo fino al 31 luglio – ha aggiunto – per darmi una risposta sull’acquisto del San Paolo. Io ho già il terreno pronto a Caserta, sono pronti 60 ettari. Sarà servita bene dal punto di vista dei trasporti. Sarà un tempio del calcio. Non voglio soldi dal sindaco e dalla città. Il sindaco non ha un sufficiente peso politico per governare la città al 100%». «Vorrei fare un incontro serenissimo con il consiglio comunale – ha concluso il presidente – Facciamo un dibattito per la città, non per gli interessi personali. Se lavoriamo bene tuteliamo anche gli interessi personali».

vedi anche:

quanto ci costa il calcio clikka

il calcio è una priorità per napoli clikka

le sorprese dello stadio san paolo clikka

La malapolitica delle nomine attecchisce in municipalità!

volpedo il quarto statoSul potere discrezionale esercitato dai politici nelle nomine ho scritto, manifestando chiaramente come la pensiamo (Ai nominati della politica diciamo no! clikka). Ieri (15.07.2013) in Consiglio Comunale noi di Ricostruzione Democratica, per la seconda volta, ci siamo rifiutati di designare i componenti nella commissione urbanistica perché riteniamo che occorra con urgenza un nuovo regolamento per il quale abbiamo anche presentato una proposta.  Abbiamo, quindi, dimostrato con un atto concreto che a noi non interessa fare la politica dell’amico dell’amico, dell’amante del consigliere, dell’uomo di partito o del piacere personale ma la politica della efficienza e della condivisione del potere che deve essere controllabile specialmente sulle nomine che oggi escono ancora da stanze ben chiuse e sigillate. Peraltro, uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale dell’amministrazione De Magistris è stata la trasparenza, la partecipazione ed i beni comuni, tanto che oggi ci ritroviamo di nuovo con lucarelli coinvolto in un fantomatico osservatorio per i beni comuni insieme ad altri professoroni esperti in teoria, ma evidentemente poco nella pratica. Io mi sono candidato sull’onda dell’indignazione pronunciando le stesse parole d’ordine nelle quali credevo e credo tuttora, solo che la partecipazione, per i politici, è bella ma solo a parole e ciò purtroppo è un cancro che attecchisce sul politico sin dalla culla. Si dalla culla perché mi ha sorpreso  il parere sulla nostra proposta di regolamento della II Municipalità (clikka). A leggerlo, infatti, non ci si crede! In un solo colpo all’unanimità si è manifestata tutta l’arroganza della vecchia ed insipiente politica. Mi ha, infatti, colpito il tono usato nella motivazione dove si legge che “il regolamento è eccessivamente restrittivo … l’attività di controllo dei consiglieri comunali è eccessivamente onerosa …  tutta la parte riguardante la pubblicità delle nomine la si ritiene inutile e serve solo come fumo negli occhi di una fantomatica trasparenza“. Parlando con alcuni amici consiglieri della II Municipalità mi sono reso conto che la questione è stata presa assolutamente sotto gamba consentendo, a qualcuno di orchestrare questo brillante prodotto istituzionale,  calpestando i valori ed i principi che dovevano ispirare tutta l’azione amministrativa di questa giunta cittadina. L’amarezza è che “questi” non si sono neppure premurati di leggere né il parere positivo del segretario generale del comune né di verificare che la proposta è stata in sostanza “copiata” dal regolamento che ha adottato Zedda a Cagliari né di pensare che l’attuale regolamento vigente nel comune di napoli è inapplicabile in quanto superato dalle leggi vigenti e dallo statuto del comune. Nelle parole usate dalla II Municipalità registro con amarezza che la malapolitica è un cancro che alligna sin dalle prime cellule delle istituzioni e sarà difficile sradicarlo benché questa amministrazione abbia fatto della partecipazione e della trasparenza il suo cavallo di battaglia … a parole credo … solo a parole …

sulla questione consiglio anche:

partecipate le nuove nomine alla vecchia maniera clikka

le nomine un cancro per la politica clikka

san carlo chi decide sulle nomine clikka

barracco lascia l’arin regolamento e trasparenza sulle nomine clikka

Il mio intervento sulle nomine al 1:19:06

Nuove assunzioni al Comune di Napoli ed altro

consiglio comunaleOggi (15.07.2013) al Consiglio Comunale abbiamo trattato tre questioni degne di rilievo:

1) Le due delibere di cui al mio precedente post sull’assestamento del piano di riequilibrio (clikka), per le quali noi di Ricostruzione Democratica dopo esserci confrontati con l’assessore al bilancio e con il presidente del Collegio dei Revisori, nella commissione che ha preceduto di qualche ora il Consiglio abbiamo deciso di votare la delibera di assestamento del piano la (527 clikka) ma non la delibera (518 clikka) che certifica che la percentuale delle spese del personale è al 49,11. In realtà tale decisione l’abbiamo maturata in ragione della lettura del parere del collegio dei revisori ed in ragione della lettura della delibera della Corte dei Conti Sez.ne Autonomie n. 27/2011 che è stata più volte richiamata sia dalla delibera di giunta stessa che nel parere del collegio dei revisori.

2) Abbiamo votato la nomina dei cinque consiglieri comunali da inserire nel Comitato di Sorveglianza dell’ABC per il quale sono risultati eletti i consiglieri Amalia Beatrice (IDV 28 voti), Luigi Zimbaldi (indipendente in maggioranza 15 voti), Simona Molisso (R.D.14 voti), Pietro Rinaldi (FED 13 voti) e Salvatore Guangi (PDL 10 voti). Con soddisfazione siamo riusciti ad imporre Simona Molisso nonché il rispetto della percetuale prevista dalla legge per la parità di genere che è stata una vittoria tutta nostra e che avevamo sollevato nello scorso consiglio comunale del 10.07.2013. Difatti sono intervenuto io, poi Carlo Iannello e poi Simona Molisso! Tutti gli interventi a partire dall’1:47:33 è interessante il dibattito per una cosa che dovrebbe essere scontata ma non lo è

.

3) Ci siamo rifiutati di designare i componenti della Commissione Urbanistica per le ragioni ampiamente spiegate più volte in consiglio comunale (ai nominati della politica diciamo no clikka);

4) Abbiamo trattato anche del problema dei cd. ex custodi essendo stata presentata una mozione (clikka) che tenderebbe ad una soluzione:

Per conoscere le motivazioni delle decisioni che abbiamo preso di seguito:

l’intervento di Carlo Iannello al 00:40:46 ed il mio intervento al 1:47:07 (sul piano di assestamento e nuove assunzioni) nonché al 3:00:12 il mio intervento sulla questioen degli ex custodi:

Partono le modifiche alla ZTL

sorianoFinalmente sono riuscito ad avere la delibera di giunta di modifiche alla ztl(clikka) che recepisce una serie di suggerimenti e che invito tutti a leggere per avere un confronto. Sul punto ho già assunto al consiglio comunale del 10.07. u.s. una posizione nella quale spiegavo il grave disagio dei residenti nelle zone a ridosso (effetti collaterali della ZTL clikka) proponendo anche un atto di indirizzo che non è stato ancora votato per la pervicace opposizione dell’IDV (l’IDV non c’è più ed i cittadini ne pagano le conseguenze clikka). Per mia formazione se non vedo e leggo le carte io non mi convinco ora spero si adottino quanto prima gli ulteriore provvedimenti attuativi del caso.

Aggiornamento:

ecco il richiesta sgravio multa clikka

ecco il provvedimento di sgravio delle multe clikka

Assestamento piano di riequilibrio: Il Comune apre la strada a nuove assunzioni?

comuneIl 15.07. p.v. in consiglio comunale avremo due delibere contabili che ovviamente sono difficili da leggere ma che sono atti che incidono nella carne viva dell’amministrazione. Con la delibera 518 (clikka) si da atto che le spese del personale sono calate al  di sotto del 50% delle spese correnti di modo che potrebbe essere possibile per l’amministrazione muoversi con assunzioni; ovviamente uso il condizionale in quanto credo che ogni assunzione oggi debba essere valutata cum grano salis verificando ogni aspetto amministrativo/contabile. C’è poi la delibera 527 (clikka) con la quale si assesta il piano di riequilibrio alla luce delle sopravvenienze. Come al solito se ci date una occhiata anche Voi a noi di Ricostruzione Democratica fa piacere. Attendo qualche osservazione utile per le decisione di voto che dovremo prendere lunedì prossimo.

II Comune ed i migranti

lampedusaIeri (10.07.2013) in consiglio comunale abbiamo approvato la carta dei diritti dei migranti (clikka). Noi di Ricostruzione Democratica con la Federazione della Sinistra abbiamo ritenuto necessario che tale atto non fosse rinviato come richiesto dall’IDV. All’amministrazione va il merito di aver portato in consiglio la discussione ed il provvedimento. Come al solito mi sentirò dire da qualcuno che adesso noi siamo in maggioranza, invece, noi non riteniamo che su questi temi ci sia una questione di maggioranza e di opposizione. Devo dire che per me è stata una soddisfazione votare in modo compatto con tutta la sinistra partendo dalla Federazione della Sinistra fino al PD passando per SEL e l’IDV. Mi chiedo se i cittadini italiani avranno mai questo piacere!

il mio intervento al 3:20:31

Sul tema vedi anche:

l’europa dei popoli non permetterebbe quest’orrore (clikka)

gli stranieri e la bufala dello ius sola (clikka)

Napoli e la rivoluzione dei trasporti

atan3371mkaiOggi (09.07.2013) in commissione abbiamo trattato la delibera (clikka) che prevede l’accorpamento delle società partecipate della mobilità ANM, Napolipark e Metronapoli per creare una holding dei trasporti. Ho ascoltato i buoni propositi e ne ho colto la bontà manifestando la necessità di verificare e studiare il piano industriale. Nel mio intervento ho detto che di tutta la vicenda quello che a noi di Ricostruzione Democratica pesa è la vendita del 40% della partecipazione del trasporto pubblico locale manifestando la disponibilità a ragionare sul fatto che se proprio si deve vendere il 40%,  anziché cercare un socio unico forte, noi avremmo preferito tentare la strada dell’azionariato diffuso facendo semmai entrare i lavoratori ed i cittadini nella proprietà e diluendo, quindi, i rischi di posizioni dominanti. Ovviamente ciò lo dichiarato sulla scorta di quanto noi abbiamo affermato in campagna elettorale sui beni comuni e sulla partecipazione popolare e che questa sarebbe una cosa su cui riflettere.  Ho chiesto della possibilità di inserire nella governance della holding i lavoratori (come accade in altri paesi) cercando così di instillare nei dipendenti un senso di appartenenza che ormai in molti è smarrito. La cosa che mi ha colpito è stata la risatina di un giornalista che giustamente ha pensato che se i napoletani non pagano il biglietto figuriamoci se si acquistano qualche azione. Effettivamente è una constatazione amara e ci fa capire quale è il metro su cui noi misuriamo tutto. Un metro che si potrebbe ridurre forse a qualche centimetro.

Ma questa non doveva essere l’amministrazione della rivoluzione? Non avevamo noi il compito di capovolgere i vecchi schemi? De Magistris non è stato scelto perché era un diversamente politico?

Noi di Ricostruzione Democratica ci vogliamo ancora credere, del resto se i napoletani non avessero avuto voglia di cambiare noi non saremmo stati in consiglio. Forse la nostra funzione è quella di credere che cambiare si può o solo testimoniare che i napoletani hanno creduto che cambiare si poteva. Per chiarezza ho chiesto anche quanto le società avessero speso per perizie e consulenze per gli accorpamenti e mi è stato riferito che non è stato speso nulla essendo sufficiente la certificazione del bilancio da parte della società di revisione. Meno male.

Di seguito Vi allego Tutti i documenti relativi al piano industriale. Io non ho competenze specifiche e pertanto Vi sarei molto grato se, qualche cittadino di buona volontà, mi facesse pervenire qualche impressione. Buono studio.

00. Piano Industriale 25_06_2013 ALLEGATO 1 ALLEGATO 2 ALLEGATO 3 ALLEGATO 4 – PARTE 1 ALLEGATO 4 – PARTE 2 ALLEGATO 5

Scandalo Regione Campania: II danaro dei Consiglieri!

spreco-di-soldi-pubbliciSono convinto che i consiglieri regionali che si trovano coinvolti nella vicenda pensano di aver subito un torto dalla indagine della Guardia di Finanza relativa ai fondi cd. economali dati ai gruppi (stiamo parlando di 2 milioni di euro). Difatti, la prima giustificazione è stata quella di dire che non c’è una norma che regola la rendicontazione (della serie ne faccio ciò che voglio) e poi che sono quattro spiccioli (DUEMILIONI) rispetto alle ruberie di cui sono accusati consiglieri di altre regioni. E’ chiaro che occorrono i processi e le sentenze per essere certi penalmente delle malefatte ma, come qualche giorno fa ha detto D’Avigo in una nota trasmissione, se l’ospite che invito a casa mia va via con le posate io per non invitarlo più non aspetto che la sentenza di condanna passi in giudicato! Ecco anche questa vicenda da’ il metro della inadeguatezza di una intera classe politica che è pericolosissima, in quanto, è in grado di corrompere anche chi si avvicina alla politica nelle istituzioni per la prima volta e viene contaminato sull’onda del “così fan tutti”. Prendi i soldi anche tu e partecipa al banchetto e se non lo fai è capace che ti fanno sentire anche un fesso, oppure strano, in sostanza una persona da evitare, un marziano che è sceso dalla luna e che non capisce come va la vita nelle istituzioni! E’ infatti per questo che mi spiego un così diffuso malcostume che ovviamente potrà anche portare a 60 assoluzioni o archiviazioni, ma ciò non toglie che il danaro pubblico è sacro! Giusto per spiegare i fondi economali servono a far funzionare i gruppi consiliare sia per l’acquisto di cancelleria, sia per la cd. comunicazione delle attività politico/istituzionali. Non c’è bisogno di dire che noi di Ricostruzione Democratica di fondi economali non ne abbiamo mai visti né abbiamo stanze e strutture adeguate nel palazzo del Consiglio Comunale come gli altri gruppi. Siamo, posso dire, un gruppo politico strano. Eppure non credo che la politica si possa fare senza soldi pubblici ma oggi occorre un segnale forte se vuoi marcare delle differenze! In tutta questa vicenda trovo scandaloso non che questi si sono mangiati i soldi in pasticceria, avorio, gioielli e collaboratori al nero, ma che i fondi che erano destinati ad iniziative politiche sono stati stoltamente distolti, mentre molte persone si dedicano ad attività politiche, di qualunque parte esse siano, senza mezzi e soldi. Penso, infatti, a quanti come i Giovani Democratici o ai giovani compagni di SEL ma credo anche a quelli del PDL hanno dedicato il loro tempo ed i loro soldi per attaccare manifesti, fare volantinaggio, fare convegni, assemblee, discussioni etc. etc. rimettendoci credendoci, facendo la cd. politica pura, solo ed esclusivamente perché credono in una idea di società! Ecco credo che a loro questi consiglieri dovrebbero chiedere scusa!

Sul tema e su come facciamo noi di Ricostruzione Democratica vedi:

i fondi economali di napoli è tua clikka

i nostri costi della politica clikka

una nuova tangentopoli clikka

la politica dell’occupazione e del saccheggio clikka

360 kg di aragoste e polipi clikka

quanto costano i consiglieri clikka

malapolitica e danaro pubblico clikka

l’utopia della politica ed i costi dei politicanti clikka

cesare lombroso e la politica clikka

maiali al pascolo clikka

Da Repubblica Nazionale di oggi 04.07.2013

Cene, gioielli, porcellane e giocattoli le spese pazze della Regione Campania Sessanta consiglieri indagati: 2 milioni di fondi pubblici “bruciati”.
CONCHITA SANNINO
NAPOLI — Due milioni e mezzo di fondi regionali bruciati, in due anni, come spiccioli personali. Gettati via dai consiglieri dell’assemblea in cene e vini, regali e sigarette, pasticcini, caffè, gioielli e viaggi, acquisti futili e necessità private. Ma appena la Guardia di Finanza bussa ai loro uffici per capire cosa avessero fatto di quei soldi pubblici, comincia la folle corsa a raccattare scontrini improbabili e a presentare malaccorte giustifiche, carte che dovevano riparare e invece rivelavano altri squarci. Così, (quasi) l’intero consiglio regionale della Campania si é incastrato da solo.
Nella (vecchia) storia che alimenta rabbia e anti-politica arriva un nuovo capitolo: vedi alla voce Fondo 5011, il capitolo di bilancio dell’ente destinato al «Funzionamento dei gruppi regionali». Biennio: 2010-2012. La Guardia di Finanza è tornata ieri nel grattacielo del Centro Direzionale: con 57 “inviti a comparire”, per altrettanti esponenti politici, voluti dal procuratore Francesco Greco e dal pm Giancarlo Novelli. L’accusa: peculato. A dover rispondere del «disegno criminoso» sono i gruppi “Caldoro Presidente”, Pdl, Pd, Udc, Udeur, Noi Sud, Moderati, Centro democratico e tutta la vecchia Idv, oggi nel Misto. Ne escono indenni solo: due consiglieri del gruppo “Socialisti europei” (Mucciolo e Oliviero, eletti con Sel); uno del Pdl, Colasanto; e il governatore Caldoro, sebbene proprio il politico a lui più vicino, Gennaro Salvatore, capogruppo di “Caldoro presidente”, risulti in cima alla lista degli inquisiti come recordman di incasso arbitrario: 93mila 215 euro. Ma gli indagati sono 60 in tutto, compresi anche tre ex eletti dell’aula diventati parlamentari: il deputato Pd, Umberto Del Basso De Caro, e i senatori Pdl, Eva Longo e Domenico De Siano.
AVORIO E TARSU
Denari dei contribuenti piegati all’uso «privatistico» dell’assemblea dei consiglieri della Campania, scrivono gli inquirenti. Le più fantasiose, improbabili spese da accostare al lavoro di un organo legislativo si possono scorrere ora, negli atti dell’indagine. Un consigliere ha comprato prodotti di gioielleria, tra cui un corno di avorio, per 1900 euro. Un altro, bombole di gas per centinaia di euro. Il Pdl attesta l’acquisto di 11mila euro tra bar e pasticcerie. Più 3.400 euro di giornali. Ma per quelli non c’è già il Fondo Comunicazione? La stessa clamorosa svista è del Pd: che infatti prova a spiegare i suoi complessivi 500mila euro di spese con un congresso “Big Fish”, festa dei giovanidemocrat, con la pubblicità per tre emittenti e un contratto da ben 30mila euro con la società Kidea, peraltro già toccata dallo scandalo sulla Coppa America. E ancora: acquisti di porcellane e quadri fino a 500 euro a pezzo. Pezzi d’arte, ma anche cianfrusaglie da supermercato. Il gruppo “Caldoro presidente” presenta scontrini di prodotti per igiene personale da 203 euro, di cui 3 perla tintura per capelli da uomo. C’è anche chi si fa gli occhiali da vista con i soldi pubblici, chi acquista una Barbie, una bottiglia da enoteca. Ma il capolavoro lo firma un esponente del gruppo Misto che si giustifica portando alla Finanza la ricevuta della Tarsu: sì, la tassa sui rifiuti. D’altro canto, c’è un modo più indolore di versare le imposte che un qualunque cittadino (politico o no) deve allo Stato? Pagare allo Stato con soldi sottratti allo Stato. Poi ecco la «spiegazione» presentata dai consiglieri Udeur, Ugo De Flaviis e Sandra Lonardo (ovvero lady Mastella), interrogati solo poche ore fa: quei soldi, dicono, li hanno utilizzati per pagare collaboratori. Ovviamente in nero, senza contributi.
I PIÙ RAPACI
Sette mesi di analisi da parte della Tributaria guidata dal colonnello Nicola Altiero e del commercialista Paolo Barba, consulente della Procura. Ma alla fine emergono due elementi con forza. Primo: alcune voci di spesa son osostenute «per finalità strettamente personali», per niente legate al funzionamento dei gruppi e comunque non coerenti con gli obiettivi «della legge regionale 6/1972». Secondo: il 60 per cento delle somme erogate ai gruppi consiliari viene trasferito dai capigruppo ai consiglieri «senza che questi ultimi né, tantomeno, i rispettivi colleghi-presidenti (che hanno la responsabilità ammini-strativa della gestione dei fondi) abbiano prodotto alcuna documentazione che attesti l’effettivo impiego delle somme incamerate ». Così il consulente Barba può calcolare, in percentuali, la lista dei più rapaci: al 95 % di utilizzoscorretto del Fondo si attestano i gruppi Idv (ora nel Misto) e l’Udeur; a quota 91 % c’è il gruppo “Caldoro Presidente — Nuovo Psi”, all’89 il Pdl, subito inseguito dal Pd all’82 %, mentre al 65 si piazzano i centristi dell’Udc.
«NIENTE DIMISSIONI»
Qualche imbarazzo appena, ieri in Regione. Mentre Sel e Movimento 5 Stelle chiedono le dimissioni dell’intero consiglio regionale, tra i consiglieri agitati si coglie più sollievo che sensi di colpa. Dal presidente Caldoro in giù, tutti promettono «massima collaborazione con la magistratura». In realtà, tanti dicono: «Mica siamo come i Fiorito, qui c’erano solo i pidocchi da prendere…». E tutti si fanno scudo delle parole, definite da qualcuno fin troppo generose, che in mattinata il procuratore capo di Napoli Giovanni Colangelo aveva stringatamente dedicato al blitz. «In fondo la norma sulla rendicontazione non è univoca».
L’intervista a Gennaro Nocera, capogruppo Pdl: “Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni”
“Quegli 11mila euro di pasticcceria? Non ricordo…”
NAPOLI — Gennaro Nocera, lei è il capogruppo del Pdl in Regione. «Certo, so di cosa dobbiamo parlare. Ma sono in farmacia, abbia pazienza, sto pagando… «.
Scusi la franchezza, visti gli scontrini ormai sotto inchiesta: in farmacia sta pagando con soldi suoi o nostri?
Ride. «Eh capisco. La battuta ci sta… Ecco, pago 18 euro di tasca mia, banali pillole. Io sono unfesso: ho sempre pagato di tasca miacaffè e bibite, anche se ero in trasferta istituzionale. Neanche il traghetto a Venezia mi feci rimborsare».
Non si direbbe. Nel suo caso, l’importo contestato è di 35mila e 258 euro.
«Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni. Ma io sono davvero fiducioso nella magistratura che con misura ed equilibrio sta vagliando le posizioni. D’altro canto, l’avete sentito il procuratore, Colangelo? Lo ha detto anche lui che la legge è vaga».
Veramente, è la stessa Procura che vi accusa di peculato.
«Non voglio pensare che siano vere le cose che girano: chi si è comprato il gioiello, chi la porcellana, chi la tintura per capelli. Mica ci sono colleghi matti? Poi fa ridere ‘sta storia della tintura, legata proprio a un capogruppo calvo. Magari una sua segretaria avrà fatto confusione».
Parliamo del gruppo Pdl: esibite scontrini singolari, 11mila euro solo di bar e pasticceria, 3.400 euro di giornali.
«Sono capogruppo da ottobre, non so niente di prima».
Avete ripianato con questi fondi persino un «furto di 190 euro» dalla cassa. Chi ruba al gruppo Pdl?
«Ma non ero capogruppo all’epoca. Non ne so niente, glielo giuro sui figli…».

Per la “ministressa” gli avvocati sono un ostacolo da eliminare

cancellieriNAPOLI  «Vado a incontrarli, così ce li togliamo dai piedi». È la frase pronunciata dal ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri durante la protesta degli avvocati napoletani sabato scorso (29.06.2013), nell’ex palazzo di giustizia a Castel Capuano. Le parole della Cancellieri sono finite al centro di una dura polemica da parte degli avvocati napoletani. Questa la ricostruzione di quei momenti di agitazione: appena partono i cori e le urla degli avvocati, il Guardasigilli si avvicina al magistrato Cafiero de Raho e gli sussura la frase finita al centro della bufera. Tutte le parole, però, sono “catturate” da una telecamera di SkyTg24 che stava riprendendo il dibattito in diretta. Poco dopo la Cancellieri ha incontrato i legali, ascoltando le loro richieste.

Il governo delle lobby è chiaro che non è interessato ai cittadini né al bene ed all’interesse pubblico se una sua “ministressa” giunge a dire agli avvocati che si devono togliere dai piedi. Credo che una Ministra della Giustizia non possa ritenere l’avvocatura un ostacolo e nella frase pronunciata dalla rappresentante della giustizia c’è tutto il disprezzo di quella che è la classe politica di questo governo verso gli interessi generali dei cittadini. La prova è nell’odioso ricorso alla mediazione obbligatoria nel processo civile che meriterebbe le dimissioni di questo governo che non ha alcuna legittimazione né politica né morale né culturale né sociale. Questo è un governo che serve solo ed esclusivamente alla cannibalizzazione del bene e dell’interesse pubblico per salvare quelli che sono i cd. poteri economici forti. Da un governo di emergenza nazionale si richiederebbero ben altri provvedimenti spero che accada qualcosa che ci tolga dall’imbarazzo di avere un pastrocchio alla guida del paese. Si comprende ancora di più l’atteggiamento di questo governicchio verso gli avvocati da ciò che la stessa “ministressa” ha dichiarato al Presidente del Consiglio dell’Ordine di Napoli, Francesco Caia, che ci ha inviato una nota clikka che riporta affermazioni ancora più gravi pronunciate della “ministressa”.

Per approfondire l’insipienza di questo governo vedi anche:

mediazione obbligatoria l’europa non ci obbliga clikka

mediazione obbligatoria il governo letta non molla clikka

 il parlamento e la lobby della mediazione obbligatoria clikka

mediazione obbligatoria ricordiamoci di questi politici clikka

https://www.youtube.com/watch?v=t6dIiwI3MBQ

L’Italia: un paese orfano

sinistra.destraSo che posso sembrare ingenuo e forse antiquato ma la domanda me la voglio fare lo stesso: perché il nostro paese è rimasto orfano delle ideologie? perché le forze politiche in campo non sono state in grado di costruire un contenitore a destra ed a sinistra in grado di tenere dentro tutte le sensibilità? le risposte in parte le conosco ma credo che i cittadini abbiano bisogno di riferimenti certi e l’incertezza è una responsabilità enorme dei partiti che hanno fallito il loro compito di formazione che ha dato spazio ad improvvisazioni improbabili ed al saccheggio. Senza le idee nei partiti si sono fatti spazio gli interessi personali e di parte … chiunque abbia un minimo di sensibilità non può non avere un senso di schifo e di allontanamento dal bene e dall’interesse pubblico …

Perché la gestione del patrimonio comunale deve essere pubblica

maschioangioinoHo già parlato della questione riportando anche la delibera di proposta al consiglio in un separato post (cosa fare del patrimonio del Comune di Napoli clikka). Oggi (01.07.2013) abbiamo deciso di affidare alla Napoli Servizi S.p.a. la gestione del patrimonio pubblico. La delibera è stata adottata a maggioranza con il contributo di tutte le forze di sinistra. In Consiglio Comunale sia io che Carlo Iannello, coerentemente con quello che avevamo annunciato abbiamo votato a favore della delibera proponendo anche emendamento (clikka) che è stato approvato con la stessa maggioranza e con il quale abbiamo dichiarato la Napoli Servizi S.p.a di interesse generale. Devo dire che ho trovato soddisfacente avere la possibilità di contribuire a questa decisione. Ora tocca agli amministratori di Napoli Servizi ed ancora prima ai lavoratori della società che spero capiscano l’importanza del loro impegno e sappiano con onore servire la Città.

Ecco i nostri interventi:

Il mio intervento al 2:16:12 e quello di Carlo Iannello all’1:28:50

Il Calcio è una priorità per Napoli?

delaurentiisdemagistrisOggi leggo sul mattino due intere pagine sul Calcio Napoli, sullo Stadio San Paolo e sui rapporti con il Sindaco di Napoli (Debito e Nuova Convenzione clikka – il Napoli Giocherà al San Paolo clikka). Eppure non posso non provare un senso di fastidio nelle notizie che ho letto perché ai cittadini i giornali offrono solo e sempre una faccia della medaglia senza alcuna spiegazione e senza alcun approfondimento. Devo confessare che sono condizionato dal fatto che ieri (28.06.2013) c’era uno stuolo di giornalisti sotto palazzo San Giacomo ad aspettare di fare uno scatto a De Laurentiis ed in contemporanea sotto San Giacomo c’erano anche in accampamento stabile ormai da settimane, notte e giorno, i rappresentanti delle Case Famiglia e gli operatori sociali che non vedono un euro da trenta mesi e che rischiano la chiusura, con 500 minori che andrebbero in mezzo alla strada. Ebbene a fronte di questi fatti intere pagine su ciò che si sono detti de laurentiis e de magistris con il primo che minaccia di andarsene a giocare a Caserta ovvero a Palermo ed il sindaco che l’assicura che ci sarà l’agibilità dello stadio per tempo! Mi è venuto un senso di disagio a cui non posso sottrarmi, sia per i giornalisti che per la situazione in se. In tutto questo Anna, di una casa famiglia, ieri mi ha chiesto se potevo intercedere per fare in modo che un bambino della sua casa famiglia incontrasse De Laurentiis che in quel momento era dal Sindaco. Dopo aver sentito le notizie non posso non dire che avrei preferito un Sindaco che avesse detto al caro patron, prima di parlare d’altro, di pagare i debiti verso il Comune che, contrariamente a quanto indicato dal Mattino, non ammontano ad €. 1.700.000 ma a circa €. 7.000.000 (il Calcio Napoli infatti non paga il canone dal 2007). Come dire per dimostrami la tua serietà caro de laurentiis paga prima il tuo debito e poi parliamo del resto. Sullo stadio so abbastanza ed ho addirittura girato un servizio con presa diretta che poi non è uscito per pressioni fatte sui giornalisti di uno staff che credevo inossidabile. Ecco con il Calcio Napoli ci troviamo innanzi ad uno di quei poteri forti che spesso i politici non sono in grado di affrontare poiché troppo supini a ricercar consenso ovvero a non perderlo. Ebbene, posso dire che per come è la convenzione (che pure ho postato su questo blog clikka) il Calcio Napoli, quando era in difficoltà ha beneficiato addirittura di un contributo del Comune per diversi milioni di euro, ed oggi credo avrebbe fatto bene a caricarsi dei lavori della UEFA mentre, invece, il Patron non ha perso tempo a pretenderli dal Comune in un momento in cui il Comune non ce la fa manco a pagare i servizi essenziali ed indispensabili usando la minaccia di andarsene a giocare altrove. Mi viene da dire che amore per la Città e per i suoi tifosi che ha questo patron! (Sul punto vedi quanto ci costa il calcio clikka). Non so come spiegarlo ma io prima di pensare ai tifosi avrei pensato innanzitutto ai figli dei tifosi ed ai figli dei napoletani che stanno nelle case famiglia e devono andare a scuola ed a cui noi stiamo sottraendo ossigeno e prospettive di vita. Senza tema di smentita posso dire che il Calcio in una scala di priorità non è certo al primo posto ed occorrerebbe che i giornali oltre a dare le notizie giuste, le mettessero anche in relazione per offrire ai cittadini l’opportunità di farsi un’idea di come vogliono che sia la loro città!

Ad ogni buon conto noi di Ricostruzione Democratica stiamo lavorando ad una proposta di delibera con una nuova convenzione del Calcio Napoli e per avere un raffronto ci siamo fatti mandare la convenzione dello stadio Meazza dal Comune di Milano … come dire crediamo che la casa di vetro significhi che la trattativa tra De Laurentiis ed il Sindaco debba essere pubblica …. altro che stanze chiuse i cittadini devono sapere tutto!

Cosa fare del patrimonio del Comune di Napoli?

maschioangioinoVi linko la delibera che definisce i compiti di Napoli Servizi (clikka) nonché tutta una serie di altre funzioni dichiarate di interesse generale. L’atto non è di facile lettura ed è all’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale di lunedì 1 luglio p.v. Noi di Ricostruzione Democratica siamo del parere di approvarlo ed appoggiarne la sua adozione perché crediamo che la gestione del patrimonio pubblico debba essere pubblica, non essendo, peraltro, questo il momento di affidare ai privati questa importante funzione. Guardando al passato, infatti, possiamo dire che l’esperienza maturata è stata fallimentare con un contenzioso terminato con una transazione che noi abbiamo contestato. Sull’affidamento della gestione del patrimonio comunale ad una società in house, inoltre, ci eravamo anche impegnati in campagna elettorale e crediamo che questa linea oggi debba essere supportata anche per ragioni di coerenza. In Consiglio Comunale a dire il vero c’è una linea politica contrapposta e trasversale a tutti i partiti che speriamo di poter battere al momento del voto. Il tema vero è che oggi, forse anche per la crisi, non abbiamo un privato all’altezza di poter fare i suoi interessi congiuntamente a quelli pubblici. La dimostrazione di questa tesi la possiamo facilmente rinvenire nella incredibile difficoltà di allocare presso i privati aree di interesse rilevante come quelle di napoli Ovest vedi lo Zoo, l’edenlandia, il cinodromo, l’ippodromo etc. etc. Siamo convinti che insieme alla politica si debba ricostruire anche una classe imprenditoriale che non vada a rimorchio ovvero a braccetto della politica. Nella gestione del patrimonio immobiliare, inoltre, occorre una particolare attenzione poiché l’esperienza ci dice che questo è stato il campo da arare da parte di una certa politica che ha avuto uno scopo esclusivamente elettorale e di consenso: Della serie se sono un inquilino del Comune di Napoli, ed ho qualche infiltrazione o altro problema, conoscendo il consigliere comunale di turno, lo risolvo in un momento poiché questi intercede per me verso il gestore che a sua volta per ingraziarsi il consigliere fa fare la riparazione immediatamente (sic!). Racconto quest’aneddoto: Una volta eravamo in una riunione di consiglio per decidere su un atto relativo alla gestione del patrimonio, ebbene, rispetto a noi di Ricostruzione Democratica che ci arrampichiamo su principi costituzionali, norme di legge e interesse generale, gli altri consiglieri, cd. anziani, sapevano tutto della chiamata e sull’intervento per manutenzione ordinaria o straordinaria degli alloggi di edilizia residenziale e pubblica (ERP). Sarà un caso? Come sempre resto in attesa di avere qualche impressione erudita sulla delibera per la quale noi di Ricostruzione Democratica stiamo già pensando a qualche emendamento di natura tecnica relativo alla definizione di “interesse generale” della società Napoli Servizi cosicché da evitarne la vendita. Difatti, crediamo che la delibera per rispondere alla disciplina più che definire i settori di interesse generale deve definire le società comunali che l’ente ritiene di non collocare sul mercato. Questo per evitare che il comune sia svuotato di ogni funzione relegandolo a semplice ufficio di anagrafe. La lotta prevedo sarà dura perché gli interessi sono tanti e molto forti!

Case Famiglia siamo tutti nella stessa barca

maniAnche oggi (26.06.2013) al Consiglio Comunale, sono intervenuto, insieme ad altri consiglieri, per manifestare la nostra solidarietà agli operatori sociali che notte e giorno sono accampati in Piazza Municipio per manifestare il loro malessere. Spero che la comunità cittadina alla quale tutti noi apparteniamo si faccia carico di questa gravissima condizione. Siamo tutti nella stessa barca e nessuno si può esimere dal remare!

Il mio intervento al 43:15

vedi anche Case Famiglia ed imparzialità della P.A. clikka

ZTL l’IDV non c’è più ed i cittadini ne pagano le conseguenze!

IDVOggi (26.06.2013) in Consiglio Comunale noi di Ricostruzione Democratica abbiamo portato un ordine del giorno (clikka) sulla ZTL che tentava di dare una certezza ai tanti cittadini napoletani residenti nella ZTL del centro storico nonché in Piazza Dante ed in Via Duomo che, in questi ultimi giorni, si sono visti arrivare pacchi di multe per il ritardato rinnovo del premesso di accesso, peraltro ingenerato dalle notizie rilasciate a mezzo stampa dall’amministrazione circa le modifiche al dispositivo di traffico, nonché di ristabilire un senso di giustizia verso quei cittadini che hanno pagato il permesso e non si sono visti attivare la ZTL. Siccome non era in discussione l’argomento, per trattarlo e votarlo, occorreva che lo sottoscrivessero per lo meno un rappresentante di ogni gruppo consiliare. Ebbene, l’ODG l’hanno firmato TUTTE le forze politiche, dalla Federazione della Sinistra al PDL, essendo i consiglieri consapevoli del problema. L’unica forza politica che si è rifiutata di firmare e, quindi, ha impedito la discussione è stata l’IDV che così ha sconfessato anche un deliberato della II Municipalità, il cui presidente è Francesco Chirico, dell’IDV e che mi aveva già dichiarato la sua adesione. Trovo che nell’amministrazione di una città ci voglia serietà e consapevolezza dei problemi, ritengo che tale responsabilità oggi non l’abbia dimostrata il maggior gruppo di maggioranza dell’amministrazione che irresponsabilmente ha rifiutato la sottoscrizione dell’Ordine del Giorno impedendone la discussione e costringendo, quindi, centinaia di cittadini residenti ed aventi diritto al permesso di accesso a fare ricorso avverso i verbali che a pacchi sono arrivati. Eppure sono dell’IDV due consiglieri residenti nella stessa II Municipalità Ginetta Caiazzo e Vincenzo Gallotto, non so se a loro sono arrivate le stesse sollecitazioni che sono arrivate a me sul grave problema, evidentemente l’IDV non c’è più!

Per un principio di responsabilità politica ed amministrativa ecco i consiglieri dell’IDV che, credo, debbano dare conto ai loro elettori:

Vincenzo Gallotto (1651), Fulvio Frezza (1491), Elpidio Capasso (1358); Gaetano Troncone (505); Antonio Luongo (481); Giovanni Formisano (420); Marco Russo (402) CAPOGRUPPO; Teresa Caiazzo (382); Maria Lorenzi (371); Carmine Schiano (328); Luigi Esposito (306); Amalia Beatrice (244); Francesco Vernetti (225); Simona Marino.

Per capire quello che è accaduto basta vedere il video al 1:48:35

Peraltro l’ODG che non è stato firmato poteva essere emendato dallo stesso IDV che a raffica durante la discussione per una sorta di antipatia politica che non ho ben compreso ha semplicemente continuato a trovare scuse per non discuterlo.

Vedi anche:

ZTL e Centro storico la Repubblica Napoli clikka

Partecipate: Le nuove nomine alla vecchia maniera

volpedo il quarto statoSul tema ho già scritto e da ultimo sono anche intervenuto in Consiglio Comunale (clikka) oggi ci sono i decreti di nomina nel  Consiglio di Amministrazione dell’ABC (ex ARIN) clikka, e nel Collegio Sindacale dell’ANM clikka. Queste sono nomine che determinano ovviamente un compenso per i “nominati” che ho anche riportato in un altro post (Trasparenza quanto guadagnano i nominati clikka). Sono nomi che non conosco proprio, tranne quello di Ugo Mattei (non personalmente) e che noi di Ricostruzione Democratica non sappiamo neppure se siano il frutto di un accordo politico o meno, né in che modo si siano valutate le professionalità. Un’altra occasione persa per fare trasparenza, partecipazione ed imparzialità e semmai per dare qualche posto giovani laureati meritevoli, perché poi se se ne vanno non ci possiamo lamentare che c’è la fuga dei cervelli!

Ecco lo stralcio dei (a me) perfetti sconosciuti. Speriamo facciano bene e sopratutto chi ha notizie le rendesse pubbliche affinché ci sia almeno una partecipazione postuma:

1) Collegio sindacale della società ANM – Azienda Napoletana

Mobilità S.p.A.”:

Dott. Abbondio Causa, nato a Napoli il 03/07/1960 (presidente);

Dott.ssa Monica Montuoro, nata a Napoli il 04/07/1965 (sindaco effettivo);

Dott. Salvatore Galiero, nato a Napoli il 18/04/1960 (sindaco effettivo);

Dott.ssa Simonetta Di Simone, nata a Napoli il 11/05/1967 (sindaco supplente);

Dott. Massimo Maresca, nato a Piano di Sotrento (NA) il 01/12/1964 (sindaco supplente).

2) Consiglio di Amministrazione di “Acqua Bene Comune Napoli”:

Prof. Ugo Mattei Torino 22.04.1961

Prof. Roberto Vona, Napoli 22.04.1965

Prof. Maurizio Giugni Salerno 24.10.1953

Oggi 25.06.2013 scopro altre dieci nomine nel Collegio Sindacale di ASIA clikka e nel Collegio Sindacale di Napoli Servizi clikka.

Ecco i nomi in stralcio:

3) Nominare i componenti del nuovo Collegio sindacale della Napoli Servizi S.p.A., nelle persone di:

Dott. Gianluca Battaglia (Napoli – 01/04/1974) Presidente

Dott. Luciano Sibillo  (Napoli – 06/12/1961) sindaco effettivo

Dott. Loris Landriani  (Napoli – 20/12/1975) sindaco effettivo

Dott. Dario Laudisio  (Napoli – 23/08/1972) sindaco supplente

Dott.ssa Fabiola Magro (Napoli – 02/01/1980) sindaco supplente

4) Nominare i componenti del nuovo Collegio sindacale della società “Azienda Se1vizi Igiene Ambientale – Napoli S.p.A.”, nelle persone di:

Dott. Chiodo Eugenio Maria nato a Catanzaro il 16/05/1949 – Presidente;

Dott. Vicedomini Dario nato a Torre del Greco (NA) il 06/02/1980 – sindaco effettivo;

Dott. Celeste Antonio nato a Napoli 1’11/08/1961 – sindaco effettivo;

Dott. Scaletti Alessandro nato a Napoli il 18/06/1977 – sindaco supplente;

Dott. Piscicelli Italo nato a Napoli il 03/05/1972 – sindaco supplente.

Ippodromo di Agnano: chi sussurra ai 235 cavalli?

agnanoOggi (20.06.2013) in commissione sport ed impianti sportivi, riunita in sede di audizione, abbiamo trattato della delibera che riguarda l’ippodromo di Agnano di cui ad un mio recente precedente post (il comune che sussurrava ai cavalli clikka).

Il quartiere di Fuorigrotta sembra essere stato colpito da un’anatema poiché come per lo zoo e l’edenlandia anche per la pista ippica c’è un fallimento, pertanto, ho pensato fosse utile invitare anche la curatela del fallimento della Ippodromo di Agnano S.p.a. nonché gli assessori al lavoro (Panini), al patrimonio (Fucito), agli impianti sportivi (tommasielli) ed ai beni comuni (Piscopo).

Hanno partecipato tutti tranne Piscopo, in quanto impegnato in altra sede e come dicevo la curatela con i suoi tecnici. Nonostante la strana e non comprensibile ostruzione dell’assessore Tommasielli che ha cercato in tutti i modi di non far celebrare la commissione chiedendo, stranamente (per un assessore), la verifica del numero legale, abbiamo avuto la possibilità di capire che diversamente da quanto accaduto allo Zoo (almeno per come la vedo io), in questo caso fosse più che auspicabile una collaborazione con il Tribunale, poiché il fallimento è proprietario di beni strumentali che sono depositati presso l’impianto e che potrebbero servire o rendere più appetibile la struttura consentendo a chi si dovesse trovare aggiudicatario di infilare immediatamente le chiavi nel cruscotto.

Ad ogni modo con la proficua collaborazione degli assessori Panini e Fucito abbiamo capito che forse era il caso di fermarsi un attimo con il bando per non rischiare contenziosi dopo una eventuale aggiudicazione tra comune, fallimento ed aggiudicatario, e capire, tutti insieme, Tribunale e Comune, come fare al meglio l’interesse pubblico e quello dei creditori (tra cui anche l’amministrazione) evitando inutili contenziosi. Confido molto nelle capacità degli assessori al lavoro ed al patrimonio che dall’audizione hanno compreso quali sono i nodi da sciogliere e sopratutto evitare di cadere in errori che si trascinerebbero per anni.

Il tema vero ed immediato, però, è quello della custodia che la curatela ha chiesto al comune in più occasioni compreso stamane e che non può essere tralasciato. Solo che, come dicevo, c’è una questione sulla detenzione e sulla conseguente custodia ed in questo equivoco si sono inseriti, 235 cavalli! Si proprio 235, che sono ospitati ed accuditi nelle stalle dell’ippodromo con biada strigliatura e ferratura (immagino) non si sa bene da chi (e sopratutto di chi). L’attenzione di Ricostruzione Democratica al tema dell’uso dei beni pubblici, credo che ormai sia risaputa, ed a fare i conti ci vuole poco. Mettiamo, infatti, che se posseggo un cavallo sono disposto a pagare per la sua pensione circa 300,00 €. al mese e se faccio questa semplice moltiplicazione posso dire che si potrebbe, con buona approssimazione, arrivare a mettere in piedi un business di 70.500,00 €./mese per la sola pensione dei cavalli in un area di 48 ettari, che di questi tempi non è poco. All’assessora tommasielli, visto che pareva informata della cosa ho chiesto chiarimenti senza, ovviamente, ottenere una risposta chiara ma solo due risposte contraddittorie che scontano l’equivoco di cui dicevo.

Alla fine non siamo riusciti a capire chi ad Agnano sussurra a 200 cavalli!

P.S. Varrà la pena tutto sto lavoro che stiamo facendo? Il dubbio a noi di Ricostruzione Democratica ci viene sempre e le risposte non sempre ce le sappiamo dare. Diciamo che come dicevamo in campagna elettorale per noi il comune è una casa di vetro.

Napoli forse è meravigliosa anche per questo, eccessiva in tutte le sue cose (mettiamola così!).

sul tema:

il patrimonio comunale una questione di giustizia sociale clikka

Case famiglia ed imparzialità della P.A.

maniOggi (19.06.2013) al consiglio comunale, dopo molti giorni di discussioni sulle Case Famiglia nelle commissioni, sono intervenuto sul drammatico tema del pagamento di questi importanti servizi ai minori. La questione è scottante ed il principio di imparzialità nella crisi che oggi stiamo vivendo è più che mai è sentito dalla collettività. Quello che facciamo oggi potrebbe essere il faro che illumina la strada di una Amministrazione limpida, trasparenze ed imparziale …

Ecco il mio intervento al 0:48:36

gli altri post sul tema:

case famiglia lettera al sindaco (clikka)

politiche sociali prima le donne ed i bambini (clikka)

ecco il comunicato stampa di oggi 21.06.2013 clikka

Case Famiglia: La lettera al Sindaco

maniSull’argomento ho scritto qualche giorno fa: politiche sociali prima le donne ed i bambini (clikka). Sono giorni che sono dilaniato pensando a ciò che sta accadendo ai più deboli. C’è stato anche qualcuno che per ragioni di “partigianeria” commentando il mio post ha detto che quelli delle case famiglia sono tutti ladri e che ci sono state indagini che hanno accertato le malversazioni. Questa cosa mi ha fatto ancora di più arrabbiare ed essere determinato rispondendo provocatoriamente allora il sindaco le chiudesse tutte! Per me anche un solo bambino vale la pena di impegnarsi e combattere! Non lasceremo nessuno indietro era questa una delle cose che dicevamo in campagna elettorale! Già il programma … Ecco la lettera che Fedele (titolare di una casa famiglia) ha scritto al Sindaco, leggetela. Per essere parte di una comunità occorre condividere il peso (lettera al Sindaco Clikka).

Mediazione l’Europa non ci obbliga! Ecco le risposte dei parlamentari

400px-Parlamento_Italiano_Giuramento_di_Giovanni_LeoneDi seguito il testo che ho inviato a tutti parlamentari della Camera di cui al mio precedente post (mediazione obbligatoria il governo letta non molla (clikka) nel quale troverete anche tutti gli indirizzi e-mail degli onorevoli. Riporto anche le risposte dei parlamentari stessi i quali, quelli favorevoli (pochi), dichiarano che è l’europa che ci impone la mediazione obbligatoria e che essa è uno strumento per “alleggerire” i processi. Sennonché è facile contestare che non è affatto così in quanto la direttiva CEE del 21.05.2008, n. 58/2008/CEE (che riporto in calce) non dice questo ed inoltre il fallimento della conciliazione obbligatoria già l’abbiamo vissuto nel processo del lavoro (per il quale non è più prevista!). Ancora neppure la raccomandazione n. 362/2013 (clikka) del Consiglio d’Europa dice questo! Difatti nella stessa in merito alla mediazione si legge che “è necessario intervenire per promuovere il ricorso a meccanismi extragiudiziali di risoluzione delle controversie”. E’ chiaro che la mediazione obbligatoria è la cartina di tornasole per dire che questo “governissimo” è per le lobby e se ne frega altamente del bene e dell’interesse pubblico preferendo tutelare gli interessi dei soliti noti! In un momento così tragico dobbiamo con forza denunciare questo scempio. L’accesso alla giustizia è un diritto costituzionalmente garantito.

Potrei dire provocatoriamente che ci potremmo comprare i parlamentari come pare accada ancora oggi dall’inchiesta fatta dalle Iene:

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390060/roma-parlamentari-pagati-dalle-lobbies-.html

Ecco il testo che ho inviato ai parlamentari della Camera:

“Egregio/Gentile Onorevole, prima che come avvocato, come cittadino voglio sapere quale è il Suo parere sul progetto del governo letta di reintrodurre la mediazione obbligatoria nel processo civile. Le ricordo che l’accesso alla giustizia per l’art. 24 della Costituzione deve essere libero e che la stessa mediazione obbligatoria, poiché si è rivelata inefficace, è stata eliminata dal processo del lavoro modificando l’art. 410 c.p.c. Inoltre è bene sgombrare il campo dalla scusa che ce lo chiede l’Europa poiché sia la Direttiva n. 58/2008 sia la raccomandazione n. 362/2013 non prevedono affatto l’introduzione della obbligatorietà della mediazione! Noi avvocati dei Fori Italiani siamo contrari alla reintroduzione della mediazione obbligatoria poiché essa è un danno per i cittadini e costituisce, in questo momento di crisi, un ulteriore aggravio di costi che nella giustizia si è manifestato già con gli spropositati aumenti dei contributi unificati! Le sarei grato se mi comunicasse il suo parere nonché il Suo schieramento politico affinché io come cittadino possa sapere come un mio rappresentante si comporta in parlamento.  Grazie gennaro esposito”

Risposte dei Parlamentari

1) Gentile avvocato Esposito,

il mio parere é che bisognerebbe abbreviare i tempi del processo civile, piuttosto che aumentarli.

Da costanti colloqui con alcuni suoi colleghi, che mi preoccupo di tenere attivi per comprendere a fondo le problematiche della giustizia, so che quando ci sono spiragli di mediazione concreta, sono gli stessi avvocati che si attivano spontaneamente per comporre le controversie in sede stragiudiziale.

Pertanto non credo che sia un intervento necessario, quello allo studio del Governo.

Più urgente sarebbe una riforma organica del codice di procedura civile ed una serie di interventi strutturali sul personale della giustizia (compresi i magistrati) al fine di snellire i tempi dei contenziosi, salvaguardando le garanzie delle parti.

Stiamo ragionando all’interno del mio partito su proposte al riguardo.

Cordiali saluti.

On. Lara Ricciatti

Sinistra Ecologia e Libertà

2) Non ho capito se a lei interessa davvero la mia opinione o se sta facendo un censimento delle singole posizioni parlamentari.In questo secondo caso e’sufficiente verificare le posizioni dei gruppi in commissione e suucessivamente in occasione del voto palese in aula come votano i singoli parlamentari.Cordialmente.Bruno Tabacci

R) sig. tabacci è stato l’unico a rispondermi in questo modo, sto avendo riscontro da altri suoi colleghi con affermazioni chiare e precise sul punto. Credo che lei con questa risposta, rappresenti un modo vecchio di fare politica; quella politica che non dice mai nulla. E’ in sostanza quella politica di chi spesso non conosce i problemi o di chi vuole essere amico di tutti e non si schiera mai. Dai salotti televisivi mi ero fatto un’altra opinione di lei. Le posso dire sig. tabacchi che questo modo di fare politica, oggi io, come consigliere comunale di Napoli, lo combatto ormai da due anni e non sono del M5S. Spero si studi la questione e sappia ben rappresentare gli elettori che hanno dato fiducia non a lei ma al suo partito.

buona giornata.

gennaro esposito

RR) Senta io non ho espresso giudizi.Si informi sulla mia attivita’parlamentare e verifichi le cose.No rmalmente non parlo per sentito dire ne’rispondo per far piacere a qualcuno.Ma lei scrive a tutti e pretende pure che le rispondano come se si fosse rivolto in maniera specifica a un singolo parlamentare.Io le rispondo con i miei atti parlamentari.Cordialmente.B.T.

3) Caro Gennaro

Non abbiamo ancora parlato di questo tema e quindi non posso dare un’indicazione per tutto il gruppo ma personalmente sono contrario a questo passaggio in più, inutile e costoso, per avere giustizia.

Cordiali saluti

Luca Frusone

Movimento 5 Stelle

4) Penso sia sbagliato reintro- durre la mediazione obbliga- toria specie dopo la pronun- cia della Corte Costituzionale.On.Del Basso De Caro.

5) Buongiorno, le rispondo da deputato e da avvocato.

sono in linea di principio favorevole alla mediazione, se e solo se diventi gratuita per i cittadini in caso di mancato accordo.

se sarà come prima voterò contrario.

Andrea Colletti

6) prima di esprimermi vorrei leggere accuratamente il testo del  DL approvato ieri . cordiali saluti donatella ferranti

7) Condivido quasi tutto! Angelo Tofalo M5S.

8) la ringrazio molto, a dire il vero riceviamo anche email che sostengono il contrario, cercheremo di capire e agire per il meglio, cordiali saluti luisa gnecchi

9) Caro Esposito,
io considero l’introduzione della mediazione obbligatoria una buona notizia per la giustizia civile ingolfata dalla massa dei processi.
Il premier Letta ha spiegato che le misure approvate rientrano tra le raccomandazioni dell’Unione europea per portare a una riduzione dei tempi dei procedimenti civili che si stima in un milione di processi in cinque anni.
E questo è indirettamente un prerequisito per stimolare gli investimenti, oltre che un bene per i cittadini che non riescono ad avere giustizia in tempi ragionevoli.
Un caro saluto.
Roberto Speranza (capogruppo del pd alla camera)

R) Egregio onorevole ecco la direttiva comunitaria Le sarei grato se mi indicasse dove è scritto che la mediazione deve essere obbligatoria e che essa debba applicarsi anche alle controversie interne. Svolgo un ruolo politico anch’io nella mia città essendo consigliere comunale al Comune di Napoli e prima di fare qualsivoglia intervento noi di Ricostruzione Democratica studiamo le carte, in parlamento si dovrebbe fare lo stesso!

per farle intendere ecco chi siamo:

https://gennaroespositoblog.com/2012/10/04/nasce-ricostruzione-democratica/

Buono studio

gennaro esposito

Direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio

del 21 maggio 2008

Ecco il testo della direttiva CEE

Direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio

del 21 maggio 2008

relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 61, lettera c), e l’articolo 67, paragrafo 5, secondo trattino,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo [1],

deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 del trattato [2],

considerando quanto segue:

(1) La Comunità si è prefissa l’obiettivo di mantenere e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel quale sia garantita la libera circolazione delle persone. A tal fine, la Comunità deve adottare, tra l’altro, le misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile necessarie al corretto funzionamento del mercato interno.

(2) Il principio dell’accesso alla giustizia è fondamentale e, al fine di agevolare un miglior accesso alla giustizia, il Consiglio europeo nella riunione di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999 ha invitato gli Stati membri ad istituire procedure extragiudiziali e alternative.

(3) Nel maggio 2000 il Consiglio ha adottato conclusioni sui metodi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale, sancendo che l’istituzione di principi fondamentali in questo settore è un passo essenziale verso l’appropriato sviluppo e l’operatività dei procedimenti stragiudiziali per la composizione delle controversie in materia civile e commerciale così come per semplificare e migliorare l’accesso alla giustizia.

(4) Nell’aprile del 2002 la Commissione ha presentato un Libro verde relativo ai modi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale, prendendo in esame la situazione attuale circa i metodi alternativi di risoluzione delle controversie nell’Unione europea e intraprendendo consultazioni ad ampio raggio con gli Stati membri e le parti interessate sulle possibili misure per promuovere l’utilizzo della mediazione.

(5) L’obiettivo di garantire un migliore accesso alla giustizia, come parte della politica dell’Unione europea di istituire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, dovrebbe comprendere l’accesso ai metodi giudiziali ed extragiudiziali di risoluzione delle controversie. La presente direttiva dovrebbe contribuire al corretto funzionamento del mercato interno, in particolare per quanto concerne la disponibilità dei servizi di mediazione.

(6) La mediazione può fornire una risoluzione extragiudiziale conveniente e rapida delle controversie in materia civile e commerciale attraverso procedure concepite in base alle esigenze delle parti. Gli accordi risultanti dalla mediazione hanno maggiori probabilità di essere rispettati volontariamente e preservano più facilmente una relazione amichevole e sostenibile tra le parti. Tali benefici diventano anche più evidenti nelle situazioni che mostrano elementi di portata transfrontaliera.

(7) Al fine di promuovere ulteriormente l’utilizzo della mediazione e per garantire che le parti che vi ricorrono possano fare affidamento su un contesto giuridico certo è necessario introdurre un quadro normativo che affronti, in particolare, gli elementi chiave della procedura civile.

(8) Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero applicarsi soltanto alla mediazione nelle controversie transfrontaliere, ma nulla dovrebbe vietare agli Stati membri di applicare tali disposizioni anche ai procedimenti di mediazione interni.

(9) La presente direttiva non dovrebbe minimamente impedire l’utilizzazione di tecnologie moderne di comunicazione nei procedimenti di mediazione.

(10) La presente direttiva dovrebbe applicarsi ai procedimenti in cui due o più parti di una controversia transfrontaliera tentino esse stesse di raggiungere volontariamente una composizione amichevole della loro controversia con l’assistenza di un mediatore. Essa dovrebbe applicarsi in materia civile e commerciale, ma non ai diritti e agli obblighi su cui le parti non hanno la facoltà di decidere da sole in base alla pertinente legge applicabile. Tali diritti e obblighi sono particolarmente frequenti in materia di diritto di famiglia e del lavoro.

(11) La presente direttiva non dovrebbe applicarsi alle trattative precontrattuali o ai procedimenti di natura arbitrale quali talune forme di conciliazione dinanzi ad un organo giurisdizionale, i reclami dei consumatori, l’arbitrato e la valutazione di periti o i procedimenti gestiti da persone od organismi che emettono una raccomandazione formale, sia essa legalmente vincolante o meno, per la risoluzione della controversia.

(12) La presente direttiva dovrebbe applicarsi ai casi in cui un organo giurisdizionale deferisce le parti a una mediazione o in cui il diritto nazionale prescrive la mediazione. La presente direttiva dovrebbe inoltre applicarsi, per quanto un giudice possa agire come Mediatore ai sensi della legislazione nazionale, alla mediazione condotta da un giudice che non sia responsabile di un procedimento giudiziario relativo alla questione o alle questioni oggetto della controversia. Tuttavia, la presente direttiva non dovrebbe estendersi ai tentativi dell’organo giurisdizionale o del giudice chiamato a risolvere la controversia nel contesto del procedimento giudiziario concernente tale controversia, ovvero ai casi in cui l’organo giurisdizionale o il giudice adito richiedano l’assistenza o la consulenza di una persona competente.

(13) La mediazione di cui alla presente direttiva dovrebbe essere un procedimento di volontaria giurisdizione nel senso che le parti gestiscono esse stesse il procedimento e possono organizzarlo come desiderano e porvi fine in qualsiasi momento. Tuttavia, in virtù del diritto nazionale, l’organo giurisdizionale dovrebbe avere la possibilità di fissare un termine al processo di mediazione. Inoltre, l’organo giurisdizionale dovrebbe, se del caso, poter richiamare l’attenzione delle parti sulla possibilità di mediazione.

(14) La presente direttiva dovrebbe inoltre fare salva la legislazione nazionale che rende il ricorso alla mediazione obbligatorio oppure soggetto ad incentivi o sanzioni, purché tale legislazione non impedisca alle parti di esercitare il loro diritto di accesso al sistema giudiziario. Del pari, la presente direttiva non dovrebbe pregiudicare gli attuali sistemi di mediazione autoregolatori nella misura in cui essi trattano aspetti non coperti dalla presente direttiva.

(15) Ai fini della certezza del diritto, la presente direttiva dovrebbe indicare la data pertinente per determinare se una controversia che le parti tentano di risolvere con la mediazione sia una controversia transfrontaliera o meno. In mancanza di un accordo scritto, si dovrebbe ritenere che le parti concordino di ricorrere alla mediazione nel momento in cui intraprendono un’azione specifica per avviare il procedimento di mediazione.

(16) Al fine di garantire la fiducia reciproca necessaria in relazione alla riservatezza, all’effetto sui termini di decadenza e prescrizione nonché al riconoscimento e all’esecuzione degli accordi risultanti dalla mediazione, gli Stati membri dovrebbero incoraggiare, in qualsiasi modo essi ritengano appropriato, la formazione dei mediatori e l’introduzione di efficaci meccanismi di controllo della qualità in merito alla fornitura dei servizi di mediazione.

(17) Gli Stati membri dovrebbero definire tali meccanismi, che possono includere il ricorso a soluzioni basate sul mercato, e non dovrebbero essere tenuti a fornire alcun finanziamento al riguardo. I meccanismi dovrebbero essere volti a preservare la flessibilità del procedimento di mediazione e l’autonomia delle parti e a garantire che la mediazione sia condotta in un modo efficace, imparziale e competente. I mediatori dovrebbero essere a conoscenza dell’esistenza del codice europeo di condotta dei mediatori, che dovrebbe anche essere disponibile su Internet per il pubblico.

(18) Nell’ambito della protezione dei consumatori, la Commissione ha adottato una raccomandazione [3] che stabilisce i criteri minimi di qualità che gli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo dovrebbero offrire agli utenti. Qualunque mediatore o organizzazione che rientri nell’ambito di applicazione di tale raccomandazione dovrebbe essere incoraggiato a rispettare i principi in essa contenuti. Allo scopo di agevolare la diffusione delle informazioni relative a tali organi, la Commissione dovrebbe predisporre una banca dati di modelli extragiudiziali di composizione delle controversie che secondo gli Stati membri rispettano i principi di tale raccomandazione.

(19) La mediazione non dovrebbe essere ritenuta un’alternativa deteriore al procedimento giudiziario nel senso che il rispetto degli accordi derivanti dalla mediazione dipenda dalla buona volontà delle parti. Gli Stati membri dovrebbero pertanto garantire che le parti di un accordo scritto risultante dalla mediazione possano chiedere che il contenuto dell’accordo sia reso esecutivo. Dovrebbe essere consentito a uno Stato membro di rifiutare di rendere esecutivo un accordo soltanto se il contenuto è in contrasto con il diritto del suddetto Stato membro, compreso il diritto internazionale privato, o se tale diritto non prevede la possibilità di rendere esecutivo il contenuto dell’accordo in questione. Ciò potrebbe verificarsi qualora l’obbligo contemplato nell’accordo non possa per sua natura essere reso esecutivo.

(20) Il contenuto di un accordo risultante dalla mediazione reso esecutivo in uno Stato membro dovrebbe essere riconosciuto e dichiarato esecutivo negli altri Stati membri in conformità della normativa comunitaria o nazionale applicabile, ad esempio in base al regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale [4], o al regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale [5].

(21) Il regolamento (CE) n. 2201/2003 prevede specificamente che, per essere esecutivi in un altro Stato membro, gli accordi fra le parti debbano essere esecutivi nello Stato membro in cui sono stati conclusi. Conseguentemente, se il contenuto di un accordo risultante dalla mediazione in materia di diritto di famiglia non è esecutivo nello Stato membro in cui l’accordo è stato concluso e in cui se ne chiede l’esecuzione, la presente direttiva non dovrebbe incoraggiare le parti ad aggirare la legge di tale Stato membro rendendo l’accordo in questione esecutivo in un altro Stato membro.

(22) La presente direttiva non dovrebbe incidere sulle norme vigenti negli Stati membri in materia di esecuzione di accordi risultanti da una mediazione.

(23) La riservatezza nei procedimenti di mediazione è importante e quindi la presente direttiva dovrebbe prevedere un grado minimo di compatibilità delle norme di procedura civile relative alla maniera di proteggere la riservatezza della mediazione in un successivo procedimento giudiziario o di arbitrato in materia civile e commerciale.

(24) Per incoraggiare le parti a ricorrere alla mediazione, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché le loro norme relative ai termini di prescrizione o decadenza non impediscano alle parti di adire un organo giurisdizionale o di ricorrere all’arbitrato in caso di infruttuoso tentativo di mediazione. Gli Stati membri dovrebbero assicurarsi che ciò si verifichi anche se la presente direttiva non armonizza le norme nazionali relative ai termini di prescrizione e decadenza. Le disposizioni relative ai termini di prescrizione o decadenza negli accordi internazionali resi esecutivi negli Stati membri, ad esempio nella normativa in materia di trasporto, dovrebbero essere fatte salve dalla presente direttiva.

(25) Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare la divulgazione al pubblico di informazioni su come contattare mediatori e organizzazioni che forniscono servizi di mediazione. Dovrebbero inoltre incoraggiare i professionisti del diritto a informare i loro clienti delle possibilità di mediazione.

(26) Conformemente al punto 34 dell’accordo interistituzionale “Legiferare meglio” [6] gli Stati membri sono incoraggiati a redigere e rendere pubblici, nell’interesse proprio e della Comunità, prospetti indicanti, per quanto possibile, la concordanza tra la presente direttiva e i provvedimenti di attuazione.

(27) La presente direttiva cerca di promuovere i diritti fondamentali e tiene conto dei principi riconosciuti in particolare dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

(28) Poiché l’obiettivo della presente direttiva non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque, a causa delle dimensioni o degli effetti dell’intervento, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato; la presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(29) A norma dell’articolo 3 del protocollo sulla posizione del Regno Unito e dell’Irlanda, allegato al trattato sull’Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, il Regno Unito e l’Irlanda hanno notificato l’intenzione di partecipare all’adozione e all’applicazione della presente direttiva.

(30) A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato sull’Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, la Danimarca non partecipa all’adozione della presente direttiva e non è vincolata da essa, né è soggetta alla sua applicazione,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Obiettivo e ambito di applicazione

1. La presente direttiva ha l’obiettivo di facilitare l’accesso alla risoluzione alternativa delle controversie e di promuovere la composizione amichevole delle medesime incoraggiando il ricorso alla mediazione e garantendo un’equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario.

2. La presente direttiva si applica, nelle controversie transfrontaliere, in materia civile e commerciale tranne per i diritti e gli obblighi non riconosciuti alle parti dalla pertinente legge applicabile. Essa non si estende, in particolare, alla materia fiscale, doganale e amministrativa né alla responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell’esercizio di pubblici poteri (acta iure imperii).

3. Nella presente direttiva per “Stato membro” si intendono gli Stati membri ad eccezione della Danimarca.

Articolo 2

Controversie transfrontaliere

1. Ai fini della presente direttiva per controversia transfrontaliera si intende una controversia in cui almeno una delle parti è domiciliata o risiede abitualmente in uno Stato membro diverso da quello di qualsiasi altra parte alla data in cui:

a) le parti concordano di ricorrere alla mediazione dopo il sorgere della controversia;

b) il ricorso alla mediazione è ordinato da un organo giurisdizionale;

c) l’obbligo di ricorrere alla mediazione sorge a norma del diritto nazionale; o

d) ai fini dell’articolo 5, un invito è rivolto alle parti.

2. In deroga al paragrafo 1, ai fini degli articoli 7 e 8 per controversia transfrontaliera si intende altresì una controversia in cui un procedimento giudiziario o di arbitrato risultante da una mediazione tra le parti è avviato in uno Stato membro diverso da quello in cui le parti erano domiciliate o risiedevano abitualmente alla data di cui al paragrafo 1, lettere a), b) o c).

3. Ai fini dei paragrafi 1 e 2, il domicilio è stabilito in conformità degli articoli 59 e 60 del regolamento (CE) n. 44/2001.

Articolo 3

Definizioni

Ai fini della presente direttiva si applicano le seguenti definizioni:

a) per “mediazione” si intende un procedimento strutturato, indipendentemente dalla denominazione, dove due o più parti di una controversia tentano esse stesse, su base volontaria, di raggiungere un accordo sulla risoluzione della medesima con l’assistenza di un mediatore. Tale procedimento può essere avviato dalle parti, suggerito od ordinato da un organo giurisdizionale o prescritto dal diritto di uno Stato membro.

Esso include la mediazione condotta da un giudice che non è responsabile di alcun procedimento giudiziario concernente la controversia in questione. Esso esclude i tentativi messi in atto dall’organo giurisdizionale o dal giudice aditi al fine di giungere ad una composizione della controversia in questione nell’ambito del procedimento giudiziario oggetto della medesima;

b) per “mediatore” si intende qualunque terzo cui è chiesto di condurre la mediazione in modo efficace, imparziale e competente, indipendentemente dalla denominazione o dalla professione di questo terzo nello Stato membro interessato e dalle modalità con cui è stato nominato o invitato a condurre la mediazione.

Articolo 4

Qualità della mediazione

1. Gli Stati membri incoraggiano in qualsiasi modo da essi ritenuto appropriato l’elaborazione di codici volontari di condotta da parte dei mediatori e delle organizzazioni che forniscono servizi di mediazione nonché l’ottemperanza ai medesimi, così come qualunque altro efficace meccanismo di controllo della qualità riguardante la fornitura di servizi di mediazione.

2. Gli Stati membri incoraggiano la formazione iniziale e successiva dei mediatori allo scopo di garantire che la mediazione sia gestita in maniera efficace, imparziale e competente in relazione alle parti.

Articolo 5

Ricorso alla mediazione

1. L’organo giurisdizionale investito di una causa può, se lo ritiene appropriato e tenuto conto di tutte le circostanze del caso, invitare le parti a ricorrere alla mediazione allo scopo di dirimere la controversia. Può altresì invitare le parti a partecipare ad una sessione informativa sul ricorso alla mediazione se tali sessioni hanno luogo e sono facilmente accessibili.

2. La presente direttiva lascia impregiudicata la legislazione nazionale che rende il ricorso alla mediazione obbligatorio oppure soggetto a incentivi o sanzioni, sia prima che dopo l’inizio del procedimento giudiziario, purché tale legislazione non impedisca alle parti di esercitare il diritto di accesso al sistema giudiziario.

Articolo 6

Esecutività degli accordi risultanti dalla mediazione

1. Gli Stati membri assicurano che le parti, o una di esse con l’esplicito consenso delle altre, abbiano la possibilità di chiedere che il contenuto di un accordo scritto risultante da una mediazione sia reso esecutivo. Il contenuto di tale accordo è reso esecutivo salvo se, nel caso in questione, il contenuto dell’accordo è contrario alla legge dello Stato membro in cui viene presentata la richiesta o se la legge di detto Stato membro non ne prevede l’esecutività.

2. Il contenuto dell’accordo può essere reso esecutivo in una sentenza, in una decisione o in un atto autentico da un organo giurisdizionale o da un’altra autorità competente in conformità del diritto dello Stato membro in cui è presentata la richiesta.

3. Gli Stati membri indicano alla Commissione gli organi giurisdizionali o le altre autorità competenti a ricevere le richieste conformemente ai paragrafi 1 e 2.

4. Nessuna disposizione del presente articolo pregiudica le norme applicabili al riconoscimento e all’esecuzione in un altro Stato membro di un accordo reso esecutivo in conformità del paragrafo 1.

Articolo 7

Riservatezza della mediazione

1. Poiché la mediazione deve avere luogo in modo da rispettare la riservatezza, gli Stati membri garantiscono che, a meno che le parti non decidano diversamente, né i mediatori né i soggetti coinvolti nell’amministrazione del procedimento di mediazione siano obbligati a testimoniare nel procedimento giudiziario o di arbitrato in materia civile e commerciale riguardo alle informazioni risultanti da un procedimento di mediazione o connesse con lo stesso, tranne nei casi in cui:

a) ciò sia necessario per superiori considerazioni di ordine pubblico dello Stato membro interessato, in particolare sia necessario per assicurare la protezione degli interessi superiori dei minori o per scongiurare un danno all’integrità fisica o psicologica di una persona; oppure

b) la comunicazione del contenuto dell’accordo risultante dalla mediazione sia necessaria ai fini dell’applicazione o dell’esecuzione di tale accordo.

2. Il paragrafo 1 non impedisce in alcun modo agli Stati membri di adottare misure più restrittive per tutelare la riservatezza della mediazione.

Articolo 8

Effetto della mediazione sui termini di prescrizione e decadenza

1. Gli Stati membri provvedono affinché alle parti che scelgono la mediazione nel tentativo di dirimere una controversia non sia successivamente impedito di avviare un procedimento giudiziario o di arbitrato in relazione a tale controversia per il fatto che durante il procedimento di mediazione siano scaduti i termini di prescrizione o decadenza.

2. Il paragrafo 1 lascia impregiudicate le disposizioni relative ai termini di prescrizione o decadenza previste dagli accordi internazionali di cui gli Stati membri sono parte.

Articolo 9

Informazioni al pubblico

Gli Stati membri incoraggiano, in qualsiasi modo ritengano appropriato, la divulgazione al pubblico, in particolare via Internet, di informazioni sulle modalità per contattare i mediatori e le organizzazioni che forniscono servizi di mediazione.

Articolo 10

Informazioni sugli organi giurisdizionali e sulle autorità competenti

La Commissione mette a disposizione del pubblico, tramite qualsiasi mezzo appropriato, le informazioni sugli organi giurisdizionali o sulle autorità competenti comunicate dagli Stati membri ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3.

Articolo 11

Revisione

Entro il 21 maggio 2016 la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazione sull’attuazione della presente direttiva. La relazione esamina lo sviluppo della mediazione nell’Unione europea e l’impatto della presente direttiva negli Stati membri. Se del caso, la relazione è corredata di proposte di modifica della presente direttiva.

Articolo 12

Attuazione

1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva anteriormente al 21 maggio 2011, fatta eccezione per l’articolo 10, per il quale tale data è fissata al più tardi al 21 novembre 2010. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.

2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle principali disposizioni di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 13

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Articolo 14

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Strasburgo, addì 21 maggio 2008.

Per il Parlamento europeo

Il presidente

H.-G. Pöttering

Per il Consiglio

Il presidente

J. Lenarčič

[1] GU C 286 del 17.11.2005, pag. 1.

[2] Parere del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 (GU C 27 E del 31.1.2008, pag. 129), posizione comune del Consiglio del 28 febbraio 2008 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e posizione del Parlamento europeo del 23 aprile 2008 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale).

[3] Raccomandazione della Commissione 2001/310/CE, del 4 aprile 2001, sui principi applicabili agli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo (GU L 109 del 19.4.2001, pag. 56).

[4] GU L 12 del 16.1.2001, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1791/2006 (GU L 363 del 20.12.2006, pag. 1).

[5] GU L 338 del 23.12.2003, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 2116/2004 (GU L 367 del 14.12.2004, pag. 1).

[6] GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.

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Salvatore Settis: Cittadini e Costituzione

settisRiporto un passo del libro di S. Settis (Azione Popolare) nel quale colgo i principi in cui noi di Ricostruzione Democratica ci riconosciamo profondamente. E’ per me una soddisfazione riscontrare come le cose che dice Settis, noi in ogni atto amministrativo o politico che abbiamo adottato, tal volta con sofferenza immensa, le abbiamo attuate senza esitazione ma, ripeto, con sofferenza. Vi invito a rivedere la conferenza stampa della nascita di Ricostruzione Democratica (clikka) in essa troverete molte similitudini tra ciò che all’epoca dicemmo ed il pensiero di Settis. La Costituzione per noi è un faro ed è un programma da seguire! Nel Paese sento che c’è un filo che unisce la stragrande maggioranza degli Italiani un filo che oggi gli uomini di buona volontà hanno l’obbligo di seguire.

Da Azione Popolare di S. Settis:

In un paese dove i partiti e governi d’ogni sorta e d’ogni colore hanno identificato il bene comune con la cieca ubbidienza ai mercati, i cittadini non possono accontentarsi del ruolo di elettori, subendo passivamente ogni decisione. In una democrazia rappresentativa è cruciale l’idea che il popolo sovrano conservi un potere negativo che gli consente di vigilare, giudicare, influenzare e censurare i propri legislatori. Il potere negativo dei cittadini non nega la rappresentanza politica e non si sostituisce ad essa, ma ne è l’indispensabile contrappeso e completamento: sovranità informale che esiste al di fuori delle istituzioni statali allo stesso tempo fornisce quell’esprit che rende tali istituzioni legittime agli occhi degli individui. … L’esercizio del potere negativo da parte di organizzazioni militanti ma non di partito può oggi essere  più diffuso, efficace e intenso grazie alle tecnologie informatiche. Esso non comporta la rivendicazione del potere politico, anzi la esclude, perché punta sulla figura del cittadino-giudice, che non vuole sminuire la legittimità morale delle istituzioni  rappresentative; al contrario tende a potenziarle. Non fa antipolitica, anzi genera antidoti contro la vera antipolitica, perché getta le basi per una nuova consapevolezza dell’identità fra comunità dei cittadini e Stato, per una nuova responsabilità. Innesca percorsi attraverso i quali i cittadini che non si riconoscono in una determinata azione di governo possono impedirla o sovvertirla con mezzi legali. Impone a chi milita nei comitati una riflessione di fondo non solo sui singoli interessi e problemi ma sui principi in nome dei quali è giusto metterli a fuoco ed esigere una soluzione. E questi principi, basta saperlo e basta volerlo, sono contenuti nella nostra Costituzione. E’ in suo nome, cioè in nome del bene comune, che può avvenire non solo la confluenza dei movimenti, ma anche una vasta riaggregazione dei cittadini intorno a ideali politici che vengono dal passato (Resistenza e la Costituente) e possono ispirare il futuro perché garantiti dalla Carta suprema del nostro ordinamento. Riappropriarsi della cittadinanza e della democrazia mediante consapevoli atti di cittadinanza richiede molto lavoro dei cittadini su se stessi e sulle istituzioni. Ma lo sbocco di questa riflessione e di questa azione non è necessariamente l’insurrezione… La nostra Costituzione, al contrario, ci autorizza a rispondere alla crisi della rappresentanza e della democrazia con una ribellione civile in nome della legalità costituzionale. Rivisitare la genealogia della Costituzione e riattivarne pienamente il progetto è la strada obbligata per sfuggire alla trappola mortale di un movimentismo senza meta, di un orizzonte irraggiungibile dove il traguardo è nulla, il movimento è tutto. Dobbiamo spronare le istituzioni, in nome della legalità Costituzionale, a camminare verso un traguardo ben definito. Verso un’idea d’Italia…. Nella nostra Costituzione il potere negativo dei cittadini c’è già. Suo fondamento è la sovranità popolare, l’insistenza della collettività e sulla nazione, il ruolo chiave dei diritti di cittadinanza, la centralità del lavoro e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese….

Gli atti dei poteri pubblici, per passiva acquiescenza al dispotismo dei mercati, restringono ogni giorno lo spazio dei diritti civili, dei beni comuni, dei servizi sociali. Ci tolgono libertà e democrazia. L’antidoto è la sempre più attiva e concreta partecipazione di tutti alla cosa pubblica, una piena assunzione di responsabilità. In prima persona!

Philip Glass: “Ogni Volta che la legge della giustizia va spegnendosi e il male domina la terra, noi emergiamo alla vita, generazione dopo generazione, prendiamo forma visibile e agiamo, ogni uomo fra altri uomini, per tutelare il bene, respingendo il male e ricollocando la virtù sul trono

Mediazione obbligatoria: Il governo Letta non molla!

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Vogliamo sapere cosa ne pensano i nostri rappresentanti in Parlamento!!

La lobby della mediazione sta assestando un altro colpo per aggirare la pronuncia della Corte Costituzionale. Noi avvocati abbiamo l’obbligo di difendere il nostro lavoro ed i diritti dei cittadini, ho già scritto altri tre post a cui rinvio (il parlamento e la lobby della mediazione clikka, il governo letta a servizio delle lobby clikka, mediazione obbligatoria ricordiamoci di questi parlamentari clikka). Voglio solo ricordare che la mediazione obbligatoria è già fallita per il processo del lavoro per il quale era gratuita e svolta con l’ausilio degli Uffici Provinciali del Lavoro. Non dobbiamo mollare fuori dalle porte delle commissioni perlamentari ci sono persone (cd. lobbysti) che perorano la loro causa a danno dei cittadini! Noi avvocati dobbiamo far sapere ai parlamentari che siamo contrari! Per questo vi incollo gli indirizzi e-mail dei parlamentari nonché un testo da inviare. Dobbiamo far sapere a queste persone che dovrebbero rappresentare gli interessi dei cittadini che noi operatori del settore siamo contrari e vogliamo sapere chi dei parlamentari è favorevole e quali forze politiche appoggiano questa sciagurata operazione lobbystica. Fino ad oggi mi hanno risposto solo due parlamentari entrambi del M5S, Angelo Tofalo ed Andrea Colletti che mi hanno dichiarato di essere contrari alla mediazione obbligatoria. Gli altri parlamentari che fanno hanno paura o sono stati comprati dalle lobby? Io da quando c’è questa storia in piedi diffondo l’informazione anche presso i miei clienti, fatelo anche voi e dite che il governo letta/alfano sta cercando di reintrodurre un ulteriore aggravio di costi e perdita di tempo a danno dei cittadini. Per ridurre il carico giudiziario si può agire su altre leve quali l’applicazione dell’istituto della lite temeraria, il miglioramento del funzionamento della P.A. (da cui derivano migliaia di contenziosi, basti pensare ai contenziosi INPS), oppure adottare il modello tedesco con un processo deformalizzato, sulla falsa riga del procedimento d’urgenza, oppure ed ancora la riduzione dei riti e della giurisdizione che determinano tanti danni e contenziosi inutili ai cittadini. Se proprio vogliono percorrere questa strada allora perché non la rendono gratuita la mediazione obbligatoria obbligando gli avvocati a fare un tentativo mediante l’invio di una lettera alla controparte, cosa che credo già facciano tutti gli avvocati nella consapevolezza che il giudizio è l’ultima strada da percorrere, invece no il governo preferisce accontentare le lobby che hanno speso soldi e che adesso li vogliono dai cittadini già tartassati, sul fronte giustizia con l’incredibile aumento dei contributi unificati decuplicati negli ultimi dieci anni! Inviate le e-mail non mollate, avvocati o cittadini inviate le  e-mail ai nostri rappresentanti hanno l’obbligo di risponderci!

Da Repubblica 16 giugno 2013

Mediazione obbligatoria così in cinque anni addio a un milione di cause

Un milione di pendenze civili in meno in cinque anni. Nel “decreto del fare” trova posto anche un pacchetto per snellire l’abnorme arretrato della giustizia civile che scoraggia gli investimenti, oltre a ingolfare tribunali al collasso. Per raggiungere l’obiettivo, a sorpresa viene ripristinata la mediazione obbligatoria, partita qualche anno fa ma poi bloccata dalla Consulta, che consente di dribblare aule e giudici e di risolvere le controversie con un più rapido accordo tra le parti favorito da un professionista qualificato, il mediatore  appunto (ma gli avvocati saranno  mediatori per legge, senza altri  accreditamenti). Mediazioni non  per tutte le cause, però. Fuori  restano le liti per danni da incidenti stradali. Il decreto prevede poi altri due strumenti anti-ingolfamento. Il primo, coinvolgere i meritevoli neo laureati in giurisprudenza con stage presso tribunali e Corti d’appello così da smaltire le pratiche (il loro sarà un «qualificato contributo»). Il secondo, istituire 30 assistenti di studio nelle sezioni civili della Cassazione, scelti dal Csm tra i magistrati ordinari in ruolo. Nel pacchetto, infine, viene rivista la norma sul concordato in bianco per impedire abusi, ovvero domande depositate in tribunale solo per rinviare e non evitare il fallimento.
Ecco gli indirizzi e-mail dei parlamentari ed il messaggio che potreste inviare, in fondo il testo del decreto legge che riguarda la mediazione:

Come cittadino voglio sapere quale è il Suo parere sul progetto del governo letta di reintrodurre la mediazione obbligatoria nel processo civile. Le ricordo che l’accesso alla giustizia per l’art. 24 della Costituzione deve essere libero e che la stessa mediazione obbligatoria, poiché si è rivelata inefficace, è stata eliminata dal processo del lavoro modificando l’art. 410 c.p.c. Noi avvocati dei Fori Italiani siamo contrari alla reintroduzione della mediazione obbligatoria poiché essa è un danno per i cittadini e costituisce, in questo momento di crisi, un ulteriore aggravio di costi che nella giustizia si è manifestato già con gli spropositati aumenti dei contributi unificati! Le sarei grato se mi comunicasse il suo parere nonché il Suo schieramento politico affinché io come cittadino possa sapere come un mio rappresentante si comporta in parlamento.

Grazie.

Usate gli indirizzi a gruppi come sono riportati:

amato_maria@camera.it, castricone_a@camera.it, dincecco_v@camera.itginoble_t@camera.itgutgeld_i@camera.itlegnini_g@camera.itmelilla_g@camera.it, distefano_fabrizio@camera.it, piccone_f@camera.it, tancredi_p@camera.itcolletti_a@camera.itdelgrosso_d@camera.it, vacca_g@camera.it,battaglia_d@camera.it, bindi_r@camera.it, bruno_vincenza@camera.it, censore_b@camera.itcovello_s@camera.it, dattorre_a@camera.it, magorno_e@camera.it, oliverio_n@camera.it, stumpo_n@camera.it, bianchi_d@camera.it, galati_g@camera.it, santelli_j@camera.it, scopelliti_r@camera.it, cesa_l@camera.it, barbanti_s@camera.it, dieni_f@camera.it, nesci_d@camera.it, parentela_p@camera.it, aiello_f@camera.it, bruno_franco@camera.it, bossa_l@camera.itepifani_e@camera.itimpegno_l@camera.itmanfredi_massimiliano@camera.it, palma_g@camera.itpaolucci_m@camera.itpiccolo_s@camera.it, piccolo_giorgio@camera.it, rostan_m@camera.it, tartaglione_a@camera.itvaccaro_g@camera.it, valente_valeria@camera.it,migliore_g@camera.it,scotto_arturo@camera.it, formisano_aniello@camera.it, alfano_g@camera.it, calabro_r@camera.it, castiello_g@camera.it,cesaro_l@camera.it,marotta_a@camera.itrotondi_g@camera.itrusso_p@camera.ittaglialatela_m@camera.itcimmino_l@camera.it, buttiglione_r@camera.it, colonnese_v@camera.it, dimaio_luigi@camera.itfico_r@camera.it,gallo_luigi@camera.it, micillo_s@camera.it,agostini_roberta@camera.it;cirielli_e@camera.it, carfagna_m@camera.it, dalessandro_l@camera.it, degirolamo_n@camera.it, petrenga_g@camera.it, sarro_c@camera.it, attaguile_a@camera.it, cesaro_antimo@camera.it, dagostino_a@camera.it, demita_g@camera.it, giordano_silvia@camera.it, pisano_g@camera.it, sibilia_c@camera.it, tofalo_a@camera.it, amendola_vincenzo@camera.it, bonavitacola_f@camera.it, capozzolo_s@camera.it, chaouki_k@camera.it, coccia_l@camera.it, delbasso_u@camera.it, famiglietti_l@camera.it, iannuzzi_b@camera.it, paris_v@camera.it, picierno_p@camera.it, rughetti_a@camera.it, valiante_s@camera.it, giordano_g@camera.it, ragosta_m@camera.it,savino_s@camera.it, fedriga_m@camera.it, gigli_g@camera.it, prodani_a@camera.it, rizzetto_w@camera.it, blazina_t@camera.it, brandolin_g@camera.it, coppola_p@camera.it, malisani_g@camera.it, rosato_e@camera.it, zanin_g@camera.it, pellegrino_s@camera.it, marguerettaz_r@camera.it, biancofiore_m@camera.it, dellai_l@camera.it, fraccaro_r@camera.it, bressa_g@camera.it, gnecchi_m@camera.it, nicoletti_m@camera.it, kronbichler_f@camera.it, alfreider_d@camera.it, gebhard_r@camera.it, ottobre_m@camera.it, plangger_a@camera.it, schullian_m@camera.it,bersani_p@camera.it, carbone_e@camera.it, casati_e@camera.itcimbro_e@camera.it, civati_g@camera.itcova_p@camera.itfiano_e@camera.it, galli_giampaolo@camera.it, gasparini_d@camera.it, giuliani_f@camera.it, laforgia_f@camera.itmalpezzi_s@camera.it, marzano_m@camera.itmauri_m@camera.it, monaco_f@camera.it, mosca_a@camera.it, peluffo_v@camera.it, pollastrini_b@camera.itquartapelle_l@camera.itquartapelle_l@camera.it, rampi_r@camera.it,farina_d@camera.it, fava_claudio@camera.it,bernardo_m@camera.itcasero_l@camera.itcentemero_e@camera.itlupi_m@camera.it, squeri_l@camera.it, grimoldi_p@camera.itrondini_m@camera.itcorsaro_m@camera.it,borletti_i@camera.it, dambruoso_s@camera.it

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fioroni_g@camera.it, martino_pierdomenico@camera.it, mazzoli_a@camera.it, melilli_f@camera.it, terrosi_a@camera.it, pilozzi_n@camera.it, crimi_r@camera.it, piso_v@camera.it, saltamartini_b@camera.it, fauttilli_f@camera.it, bernini_massimiliano@camera.it, frusone_l@camera.it, iannuzzi_c@camera.it, bosco_a@camera.it, gallo_riccardo@camera.it, giammanco_g@camera.it, misuracadore@camera.it, pagano_alessandro@camera.it, romano_f@camera.it, adornato_f@camera.it, schiro_g@camera.it, cancelleri_a@camera.it, dibenedetto_c@camera.it, divita_g@camera.it, lupo_l@camera.it, mannino_claudia@camera.it, nuti_r@camera.it, capodicasa_a@camera.it, cardinale_daniela@camera.it, causi_m@camera.it, culotta_m@camera.it, faraone_d@camera.it, iacono_m@camera.it, moscatt_a@camera.it, piccione_t@camera.it, ribaudo_f@camera.it, taranto_l@camera.it, palazzotto_e@camera.it, castiglione_g@camera.it, catanoso_f@camera.it, garofalo_v@camera.it, martino_a@camera.it, minardo_antonino@camera.it, prestigiacomo_s@camera.it, dalia_g@camera.it, vecchio_a@camera.it, curro_t@camera.it, duva_f@camera.it, grillo_g@camera.it, lorefice_m@camera.it, marzana_m@camera.it, rizzo_g@camera.it, villarosa_a@camera.it, albanella_l@camera.it, amoddio_s@camera.it, berretta_g@camera.it, burtone_g@camera.it, genovese_f@camera.it, greco_maria@camera.it, gullo_m@camera.it, lauricella_g@camera.it, raciti_f@camera.it, zappulla_g@camera.it, boldrini_1@camera.it, lomonte_c@camera.it,

 

Il testo del decreto legge del “decreto del fare” … s

Capo VIII
Misure in materia di mediazione civile e commerciale

Art. 23
(Modifiche al decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28)
1. Al decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) All’articolo 4, comma 3, dopo il primo periodo è inserito il seguente periodo: “L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”; allo stesso comma, sesto periodo, dopo la parola “documento,” sono inserite le seguenti parole: “se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1,”;
b) all’articolo 5, prima del comma 2, è inserito il seguente comma:
“1. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che lamediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.”;
c) all’articolo 5, comma 2, primo periodo, prima delle parole “salvo quanto disposto” sono aggiunte le seguenti parole: “Fermo quanto previsto dal comma 1 e”; allo stesso comma, stesso periodo, le parole “invitare le stesse a procedere alla” sono sostituite dalle seguenti parole: “disporre l’esperimento del procedimento di”; allo stesso comma, stesso periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “; il tal caso l’esperimento delprocedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.”; allo stesso comma, secondo periodo, le parole “L’invito deve essere rivolto alle parti” sono sostituite dalle seguenti parole: “Il provvedimento di cui al periodo precedente indica l’organismo di mediazione ed è adottato”; allo stesso comma, terzo periodo, le parole “Se le parti aderiscono all’invito,” sono soppresse;
d) all’articolo 5, comma 4, prima delle parole “2 non si applicano” sono aggiunte le parole “I commi 1 e”; allo stesso comma, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente lettera: “b-bis) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all’articolo 696-bis del codice di procedura civile;”;
e) all’articolo 5, comma 5, prima delle parole “salvo quanto” sono aggiunte le parole “Fermo quanto previsto dal comma 1 e”;
f) all’articolo 6, comma 1, la parola “quattro” è sostituita dalla seguente parola: “tre”; al comma 2, dopo le parole “deposito della stessa” sono aggiunte le parole “e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell’articolo 5 ovvero ai sensi del comma 2 dell’articolo 5,”;
g) all’articolo 7, il comma 1 è sostituto dal seguente comma: “1. Il periodo di cui all’articolo 6 e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell’articolo 5, commi 1 e 2, non si computano ai fini di cui all’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89”;
h) all’articolo 8, comma 1, le parole “il primo incontro tra le parti non oltre quindici’’ sono sostituite dalle seguenti parole: “un primo incontro di programmazione, in cui il mediatore verifica con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione, non oltre trenta’’;
i) all’articolo 8, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente comma: “5. Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile. Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.”;
l) all’articolo 11, comma 1, dopo il terzo periodo, è aggiunto il seguente periodo: “Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all’articolo 13.”;
m) all’articolo 12, comma 1, dopo le parole “Il verbale di accordo,” sono aggiunte le seguenti parole: “sottoscritto dagli avvocati che assistono tutte le parti e”;
n) all’articolo 13, il comma 1 è sostituito dal seguente comma: “1. Quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo, nonché al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di un’ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto. Resta ferma l’applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano altresì alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4.”; dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti commi: “2. Quando il provvedimento che definisce il giudizio non corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice, se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può nondimeno escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4. Il giudice deve indicare esplicitamente, nella motivazione, le ragioni del provvedimento sulle spese di cui al periodo precedente.
3. Salvo diverso accordo le disposizioni precedenti non si applicano ai procedimenti davanti agli arbitri.”;
o) all’articolo 16, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente comma: “4-bis. Gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori.”;
p) all’articolo 17, al comma 4 sono premesse le seguenti parole: “Fermo quanto previsto dai commi 5 e 5-bis del presente articolo,”; allo stesso comma, dopo la lettera c) è aggiunta la seguente lettera: “d) le riduzioni minime delle indennità dovute nelle ipotesi in cui la mediazione è condizione di procedibilità ai sensi dell’articolo 5, comma 1, ovvero è prescritta dal giudice ai sensi dell’articolo 5, comma 2.”; dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti commi: “5. Quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda ai sensi dell’articolo 5, comma 1, ovvero è prescritta dal giudice ai sensi dell’articolo 5, comma 2, all’organismo non è dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ai sensi dell’articolo 76 (L) del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 30 maggio 2002, n. 115. A tale fine la parte è tenuta a depositare presso l’organismo apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata dal medesimo mediatore, nonché a produrre, a pena di inammissibilità, se l’organismo lo richiede, la documentazione necessaria a comprovare la veridicità di quanto dichiarato.
5-bis. Quando, all’esito del primo incontro di programmazione con il mediatore, il procedimento si conclude con un mancato accordo, l’importo massimo complessivo delle indennità di mediazione per ciascuna parte, comprensivo delle spese di avvio del procedimento, è di 80 euro, per le liti di valore sino a 1.000 euro; di 120 euro, per le liti di valore sino a 10.000 euro; di 200 euro, per le liti di valore sino a 50.000 euro; di 250 euro, per le liti di valore superiore.”.

Politiche sociali: Prima le donne ed i bambini

1013086_3140497127415_508386769_nPrima le donne ed i bambini, così si dice se la nave sta affondando ed è così che ho iniziato il mio intervento stamane in commissione congiunta politiche sociali e bilancio con oggetto il pagamento delle prestazioni rese dalle case famiglia e per il sostegno alla cosiddette ragazze madri in difficoltà. Il dato che tutti noi cittadini dobbiamo conoscere è che presso le strutture napoletane ci sono oltre 500 bambini, tra cui, Neonati affetti da ADS, Bambini abusati, Bambini torturati, Bambini maltrattati, Bambini deprivati, Bambini repressi e Bambini depressi … Ebbene, per questi bambini il Comune è tenuto a pagare le rette alle Case Famiglie che non paga dal 2009 con la conseguenza che le case famiglia sono tutte indebitate con le banche e gli operatori non percepiscono lo stipendio da 15 a 20 mesi. In sostanza queste persone che stanno assistendo gli ultimi della nostra maledetta società (mi scuso ma non riesco a trattenermi) stanno facendo da bancomat al comune e quindi a noi cittadini ma ovviamente ora non ce la fanno più! Al Comune sono pervenuti i fondi del  D.L. 174/2012 e 58 milioni di euro sono stati stanziati per i servizi indispensabili. Ebbene, tra questi servizi solo 6 milioni sono stati destinati alle case famiglia e per i servizi in favore delle ragazze madri (che dal 2009 hanno un credito di circa 30 milioni) e che ovviamente con uno stanziamento del genere non riusciranno neppure a pagare i debiti in banca, figuriamoci gli stipendi! Ho chiesto con forza di conoscere che destinazione hanno avuto gli altri 52 milioni. Mi è stato riferito che sono andati agli altri servizi indispensabili come illuminazione, munnezza, buche etc. (non so cosa sono gli altri etc.). Come avreste reagito voi a questa risposta? Ho detto che quando la barca affonda si salvano prima le donne ed i bambini e, provocatoriamente, si spengano pure tutte le luci della città purché si assistano i bambini in difficoltà! Occorre che tutti coloro che si ritengono cittadini sappiano perché quando in TV si parla di tagli poi abbiano coscienza del fatto che si stanno tagliando le gambe anche ai nostri bambini maltrattati! Il neo assessore Roberta Gaeta ha dichiarato che provvederà a farsi carico del problema, noi di Ricostruzione Democratica abbiamo chiesto che si blocchino tutti gli altri pagamenti al fine di poter capire cosa si sta pagando e cosa no e per poter in scienza e coscienza fare quella comparazione di interessi che la nostra carta costituzionale impone e dove i valori della solidarietà, dell’uguaglianza, della assistenza sanitaria e sociale costituiscono il nucleo duro dei principi sempre più violati e deprivati da una politica economica che schiaccia i deboli ed arricchisce i padroni della finanza virtuale. Io non ci sto! e voi?

Ecco il documento che molti consiglieri comunali fanno firmato  clikka

 

Non tutti i neri vengono per nuocere

neri per nuocereMi fa piacere diffondere questa iniziativa di Salvatore Nappa, alla quale penso di partecipare:

In occasione della Giornata del Rifugiato

Domenica 23 Giugno 2013 ore 20,30

c/o Tendo Struttura

Via Dietro La Vigna Piscinola

   Presentazione del film

 Non tutti i neri vengono per nuocere

di Salvatore Nappa

con:  Elisabeth Edigin, Jean Renè Bilongo, Peppe Lanzetta, Franco Melone,                   Eduardo Melone                                                                                

              Due sono le storie narrate nel film, quella di  Jean, un ragazzo di colore che tiene una rubrica radiofonica ma che non è gradito a molti per il suo parlare chiaro e schietto e quella  di Elisabeth, ragazza di colore che, venuta dall’Africa piena di speranza, viene invece prostituita divenendo in seguito ed a sua insaputa, strumento nelle mani dei clan che gestiscono i traffici illeciti sul litorale domizio. Elisabeth, a seguito di queste vicende, viene arresta per spaccio di droga poi le viene tolta anche la figlia. Un precipitare verso l’inferno che ci fa capire quale è il destino di chi si affaccia all’uscio della nostra casa quando le porte del cuore restano chiuse.

Un film facile da vedere, accattivante, con momenti di tensione e altri di dolcezza, un buon punto di partenza per una discussione sui problemi di oggi.

Gli spazi del film sono due, il primo Castel Volturno, luogo d’immigrati insediati in numero considerevole, dove non mancano i problemi legati alla convivenza..

Il secondo Scampia, un luogo alla ricerca di una nuova identità che lo faccia uscire dal clichè che l’ha macchiato. Una serie di immagini crude, violenti alle quali si affiancano segnali di speranze come le scritte che campeggiano sulle vele: Amare senza limiti – Quando il vento dei soprusi sarà finito le vele saranno spiegate verso la felicità. Così come  non possiamo dimenticare il grande lavoro che le associazioni svolgono sul territorio. Questi sono i segnali che la popolazione ci sta dando e che noi dobbiamo raccogliere.                                                                              Salvatore Nappa

ecco il comunicato ufficiale clikka

Sullo ius soli ho scritto qualcosa e pare che il governo si stia muovendo in tal senso visto che la normativa c’è già ed occorrono solo norme regolamentari per poter rendere più agevole il precorso amministrativo:

gli stranieri e la bufala dello ius sola

L’Estate sociale per il comune

comuneCredo che già abbiano avuto una buona pubblicità (o almeno spero) ad ogni buon conto vi incollo due bandi del Comune di Napoli, uno relativo all’estate ragazzi 2013 clikka con scadenza per la presentazione delle domande entro il 19.06. p.v. h. 12,00, Il taglio è di 19.000,00 €. a progetto, per dieci progetti, con procedura negoziata (e tutti sanno la mia idiosincrasia per le procedure negoziate); l’altro è rivolto agli anziani Estate sociale 2013 clikka con scadenza per la presentazione delle domande entro il 25.06.2013 h. 12,00 e taglio di circa 11.000,00 €. a progetto, per 10 lotti, da farsi nelle 10 municipalità. Ho letto i bandi per sommi capi con gli occhi di chi da tre giorni si sta occupando del grave problema delle case famiglia di cui al mio recente post: la burocrazia sulle spalle dei bambini (clikka). Ebbene, non posso non farmi la domanda di come si possa andare avanti in questo modo facendo bandi per spendere altri soldi che chissà quando pagheremo, senza essere capaci di far fronte ad impegni essenziali risalenti al 2009 per i bambini collocati nelle case famiglia. Qualcuno che mi vuole bene nell’amministrazione mi ha anche detto, Gennaro con le case famiglia ti stai buttando in una cosa che è grossa, complicata e che non troverà soluzione. Oggi ne ho avuto consapevolezza, difatti ieri si parlava con gli operatori che non vedono, come dicevo, un pagamento dal 2009 e si parlava di pagare quattro bimestri e noi con buona volontà ci siamo fatti tutta una serie di ragionamenti su una trattativa che avrebbe dovuto portare ad almeno sei bimestri per consentire alle case famiglia di non pagare solo le banche che hanno anticipato. Bene, oggi la risposta è stata che di bimestri se ne possono pagare solo due! Spero non abbia ragione la mia amica … lo spero proprio …

Magistrati e Politica

ingroiaOggi (12.06.2013) su vari giornali sono apparse due notizie che riguardano due casi di magistrati che si sono dati alla politica molto distanti tra loro: Carofiglio ed Ingroia. La magistratura fa parte della società civile da cui la politica può attingere per rinvigorirsi, eppure i due ruoli in particolare oggi non mi sembrano così lontani. Da qualche tempo, infatti, in consiglio comunale dico che i politici devono essere, per certi versi, come i magistrati non solo essere imparziali ma anche apparire tali e ciò ancora di più quando le risorse sono poche e non si può correre il rischio di ripartirle in modo non equo privilegiando amici di partito e parenti. La Giustizia sociale oggi è reclamata in ogni settore della PA e l’imparzialità è un valore irrinunciabile, per questo credo che se un magistrato ritorna ad indossare la toga non può permettersi di apparire di parte schierandosi politicamente in prima linea. Occorre cautela!
Dal Corriere della Sera del 12.06.2013
Carofiglio lascia la toga: voglio dire cosa penso e nei panni del giudice non avrei potuto farlo
 ROMA — La politica attiva l’aveva lasciata cinque mesi fa, quando decise di non ricandidarsi al Parlamento. E adesso che doveva rientrare in magistratura e prendere possesso della destinazione assegnatagli — giudice a Benevento —, Gianrico Carofiglio abbandona anche la toga. A 52 anni appena compiuti, di cui 22 trascorsi negli uffici giudiziari e gli ultimi 5 in Senato, sui banchi del Pd, resta uno scrittore di successo, impegnato nella cosiddetta «società civile». «È stata una decisione difficile ma necessaria — spiega — perché non potevo più svolgere la mia funzione con la dignità e l’impegno necessari, come ritengo di aver sempre fatto». Qual è la ragione dell’improvvisa incompatibilità? «Prima facevo il magistrato e scrivevo libri nel tempo libero, ora quel ruolo è divenuto predominante e dovrei fare il magistrato nel tempo libero, tra la scrittura, un convegno, la presentazione di un libro. Non sarebbe dignitoso». I cinque anni passati in Parlamento col centrosinistra non c’entrano? «Sì e no. In questo periodo ho imparato ad avere una libertà di espressione che facendo il magistrato non potrei più esercitare; giustamente, peraltro. Ci sono degli obblighi di riservatezza che chi veste la toga deve osservare, e sinceramente non mi va di rinunciare a dire quello che penso. Non solo come politico, ma anche come cittadino che ha a cuore la vita collettiva. Perciò me ne vado. Penso pure che i magistrati non siano cittadini di serie B, e dunque abbiano diritto di tornare a fare il loro lavoro una volta usciti dal Parlamento, come tutti. Rispettando delle regole, però». Quali? «A parte quelle imposte dalla legge e dal Csm, come il cambio di sede e di funzioni, credo che quando uno rientra debba farlo senza tentennamenti, tornando a immergersi nel proprio ruolo. Ogni cittadino ha diritto di trovarsi di fronte un giudice che fa solo il giudice, senza pensare ad altro. I rientri perplessi, mentre si continua a fare politica in maniera più o meno esplicita, non mi piacciono». Sta criticando qualche suo collega che è rimasto a metà strada? «Dico che non si può rimanere con un piede in politica e uno in magistratura». La sua decisione di lasciare la toga sottintende qualche critica alla magistratura? «Devo ammettere che negli uffici giudiziari si respira un clima di burocratizzazione e spirito impiegatizio che in parte è figlio del conflitto con la politica. La sfiducia reciproca tra i due mondi ha prodotto un arroccamento dei magistrati sulle proprie posizioni. Insieme al contrasto pressoché permanente col potere politico s’è instaurata una visione del ruolo molto incentrata sui carichi di lavoro, anche per timore di procedimenti disciplinari, che non mi entusiasma». A proposito di conflitto tra magistratura e politica, ora che è uscito da entrambi i ranghi in che posizione si colloca? «L’anomalia berlusconiana ha prodotto i guasti che tutti ormai riconoscono e di cui continuiamo a pagare le conseguenze. Detto questo, s’è instaurato un clima di diffidenza, una contrapposizione quasi culturale che in parte è fisiologica, ma in parte no. Ne sono derivate iniziative legislative, ma a volte anche giudiziarie, poco commendevoli. Negli anni in cui sono stato senatore ho registrato un clima di sospetto nei miei confronti, da parte dei colleghi magistrati, quasi pregiudiziale, che mi ha lasciato molto perplesso». E la politica? Perché l’ha lasciata? «A parte il fatto che non si fa politica solo in Parlamento, ho rifiutato di partecipare a quella falsa prova di democrazia interna che sono state le primarie per le candidature alla Camera e al Senato. Giusto farle per posti di responsabilità diretta e a elezione diretta, come quello di sindaco, ma per il resto mi sono parse un’operazione molto discutibile. Sono state il primo errore del Pd, di cui continuo ad essere un elettore, proseguito con l’incapacità di comunicare le scelte politiche. Io immagino che un messaggio politico, oltre che credibile, debba essere semplice, inatteso, concreto, sorprendente e capace di produrre emozioni. Purtroppo Bersani, che sarebbe stato un ottimo presidente del Consiglio, era solo credibile. Per questo abbiamo perso». Però le comunali di domenica e lunedì sono andate meglio. «Sono molto contento di questo risultato, ma sarebbe un ulteriore errore per il Pd pensare che tutti i problemi siano risolti. Non lo sono affatto. Può sembrare un luogo comune, ma penso che questa vittoria sia un’opportunità che non va sprecata». Giovanni Bianconi
«Ingroia fa politica» Iniziativa disciplinare
 ROMA — Continua a fare politica. Con questa motivazione il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, ha aperto un’azione disciplinare nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Palermo e leader di Azione civile, Antonio Ingroia. «Non mi sorprende», commenta il magistrato. «L’amarezza vera è invece venuta dalla decisione, che considero politica, presa a suo tempo dal Csm, quando mi destinò alla procura di Aosta». Ormai è una telenovela. È la terza volta che il pg avvia il procedimento nei confronti dell’ex pm del processo sulla trattativa Stato-Mafia, che dopo essere stato protagonista di un duro scontro giuridico con il Quirinale sulle telefonate intercettate del presidente Napolitano e dopo aver lasciato il processo per un incarico Onu in Guatemala, si è presentato alle elezioni come candidato premier di Rivoluzione civile. Non eletto, al ritorno dall’aspettativa, il Csm lo ha destinato ad Aosta. Decisione impugnata di fronte al Tar dal magistrato che continua a guidare il suo movimento. A «denunciare» la prosecuzione della sua attività politica era stata proprio il procuratore di Aosta, Marilinda Mineccia. Da lì l’avvio della pratica, secondo la riforma dell’ordinamento giudiziario che ha reso illecito il «coinvolgimento nelle attività di centri politici» che possono «condizionare l’esercizio delle funzioni o comunque compromettere l’immagine del magistrato». «È l’effetto della segnalazione del procuratore di Aosta», ha spiegato Ingroia, «non mi sorprende né amareggia».

La burocrazia sulle spalle dei bambini

maniE’ da un po’ di tempo che ci stiamo occupando della questione delle case famiglia e della grande difficoltà che stanno attraversando. In consiglio comunale come gruppo consiliare ci siamo prodigati per chiedere la fissazione di un consiglio comunale sulle politiche sociali, prima convocato e poi spostato a data da destinarsi. Il problema nelle condizioni in cui stiamo è drammatico le case famiglia accolgono minori abusati o maltrattati pesantemente dalle famiglie e l’invio presso queste strutture convenzionate è disposto sempre su intervento della magistratura. Oggi da quanto ho capito dovrebbero essere arrivati i soldi della legge del predissesto ed il timore di questi operatori è quello che ci sia stata una gara all’accaparramento di questi fondi a loro scapito. In queste condizioni credo che l’unica cosa che un’amministrazione dovrebbe fare è Trasparenza ed applicazione rigida dei principi di Imparzialità e di Giustizia Sociale! Non si scappa! Non un passo indietro! Nella crisi siamo tutti uguali e non è consentito a nessuno (ovviamente alle stesse condizioni) di passare avanti. Inoltre, ora che parrebbe che un po’ di soldi ci sono l’inghippo pare essere burocratico: il funzionario ha un arretrato di atti da liquidare che risalgono al 2009 (mi immagino quintalate di documenti) e le case famiglia indebitate con le banche attendono i soldi per continuare a andare avanti. In tutto questo  il funzionario pare voglia essere sicuro di liquidare il giusto col rischio di aprire un’indagine per ogni pratica, il che significa che si arriva al 2080, se va bene, mentre i bambini andrebbero per strada. Capisco che nel passato non molto lontano ci sono stati dei comportamenti illeciti ma credo che ad un funzionario addetto alle liquidazioni non spetti il compito di investigatore, agli atti vi sono solitamente decreto del tribunale, fattura e dichiarazione di responsabilità del preposto alla struttura, un controllo a campione forse potrebbe andare anche bene, se poi chi doveva controllare e non l’ha fatto, questo non può cadere sulle spalle di chi ha ben operato ed oggi è in difficoltà. Gli operatori oggi (11.06.2013) hanno minacciato di occupare prima le stanze del consiglio, poi quelle a san giacomo, sono disperati! E’ un carico grosso ed è assurdo che dal 2009 non ci siano ancora le liquidazioni. Noi di Ricostruzione Democratica stasera abbiamo incontrato l’assessore con i rappresentati delle strutture, forse domani (un domani che è già stato pronunciato ed annunciato molte volte) si riuscirà a fronteggiare il problema, ci siamo anche immaginati un percorso amministrativo per risolverlo, speriamo che di questo passo il welfar non diventi un lusso e che la burocrazia non finisca per pesare sulle spalle dei bambini!

Ma una comunità che non è i grado di prendersi cura dei propri figli, quale futuro può avere?

Ecco la lettera cha abbiamo inviato oggi (12.06.2013) all’assessore (clikka)

Oggi (12.06.2013) su Repubblica Napoli:

LA BEFFA DEI RITARDI  SUI PAGAMENTI DEL WELFARE
GIOVANNI LAINO
Alcuniresponsabili di comunità alloggio hanno avviato uno sciopero della fame. In realtà molti  lavoratori dei servizi sociali fanno la fame da tanti mesi e i responsabili degli enti mendicano  presso le banche anticipazioni di fatture che ormai nessuno prende più come titolo di credito  credibile. Da anni anche su questo giornale si è evidenziata la particolare condizione delle  cooperative sociali, delle associazioni e degli istituti che aspettano dal Comune almeno cento milioni di pagamenti per servizi realizzati, a valle di gare vinte, monitoraggi e rendiconti presentati da mesi. Finalmente sono arrivati i soldi del prestito statale con cui il Comune deve  pagare una parte dei debiti. Soldi che spesso servono per aggiornare i debiti che queste imprese  hanno con le banche e poter poi dare almeno  un po’ di arretrati ai lavoratori, pagare un po’ di morosità e continuare a combattere.  Obiettivamente il sindaco ha cumulato un deficit di lealtà e trasparenza con questo settore  che era stato in ampia parte suo elettorato.  La delega alle politiche sociali è passata per tre assessori, tutti competenti, scelti direttamente da de Magistris.
  Evitando giudizi sommari, è obiettivo il fatto che queste organizzazioni sono vittime di pratiche dilatorie, evasive, con decine di incontri al vertice ove sono state fatte precise promesse puntualmente non mantenute. In molti quartieri l’ottanta per cento dei progetti  sociali è stato sospeso da un anno e sono stati pagati ben pochi arretrati ma ora si sta consumando una beffa ulteriore. Come è noto  in questi due anni nel Comune vi è stato anche  un avvicendamento dei dirigenti, oltre a qualche pensionamento, altri esterni non hanno avuto il rinnovo del contratto o sono tornati agli enti da cui erano distaccati. I dirigenti  rimasti lamentano poi una grave carenza  di personale idoneo per cui sembra che non vi sia chi possa materialmente lavorare le pratiche. Di fatto le procedure dei pagamenti  sono risultate sempre più farraginose. La discontinuità dei dirigenti diventa motivo di discontinuità amministrativa, spesso gli uffici  chiedono più volte gli stessi documenti. Pare  che anche la nuova assessora non abbia neanche trovato l’archivio dei predecessori. Capita poi che il nuovo dirigente di un ufficio ritiene giusto e corretto chiedere documenti non richiesti prima e questo sempre a scapito  dei tempi di effettivo pagamento. Molto spesso i contratti vengono firmati in grave ritardo.  A voce funzionari e dirigenti chiedono di attenersi a modalità di calcolo e di rendicontazione  che poi vengono disconosciute dal nuovo (o anche dallo stesso) dirigente.
  C’è un clima di sospetto. Per gravi colpe che sono emerse per alcuni pochi casi, per cui vi sono indagini in merito a episodi di corruzione  di addetti dell’Amministrazione, i dirigenti  sono molto diligenti arrivando però a incarnare modi di fare che in letteratura vengono  nominati come “incapacità positiva”, quel particolare tipo di incompetenza che si accompagna all’eccessiva competenza, la condotta per cui proprio per il rigido rispetto di criteri formali, non di rado letti in termini discrezionali, non si realizzano le cose, andando  di fatto contro lo spirito delle regole. Queste e altre cause fanno sì che molte liquidazioni  dei pagamenti firmate dai dirigenti del settore poi vengono contestate dalla Ragioneria,  tornano negli uffici dei dirigenti e quindi perdono il posto nella fila dei debiti da pagare.
  Secondo le regole imposte dal Parlamento i soldi del prestito nazionale arrivati al Comune  devono essere spesi e rendicontati entro poche settimane. Per i motivi detti prima si profila quindi per case famiglia, associazioni e istituti una beffa esiziale. Il sindaco, che è il primo e fondamentale riferimento dei cittadini,  anche dei cittadini fornitori, ha quindi una chiara responsabilità: come ha già fatto in qualche altro caso, deve assumere direttamente  la responsabilità di buona parte di questi pagamenti arretrati promessi da anni, evitando che le nebbie della burocrazia di fatto  siano una fregatura per tanti lavoratori. Nascondendosi dietro ai timbri, oltre ad assumere  una responsabilità grave, de Magistris  consentirà una sostanziale ingiustizia perché i creditori che lavorano in filiere meglio  organizzate negli uffici comunali e meglio  protette da assessori più anziani, saranno  obiettivamente favoriti rispetto a chi da anni fa debiti per fornire servizi e dare un vero  contributo alla coesione sociale in città.

Torino chiama Bagnoli! Chi risponde?

bagnoliQualche giorno fa commentavo ciò che i magistrati di Taranto hanno fatto con il sequestro dei beni alla famiglia Riva intitolando le mie riflessioni: Taranto chiama bagnoli! chi risponde? clikka. Oggi è il secondo giorno in cui si parla di Bagnoli in relazione alla sentenza della Corte di Appello di Torino. Ebbene, dopo l’attenta lettura del decreto di sequestro del Tribunale di Napoli delle aree di Bagnoli mi sarei aspettato tutta una serie di ulteriori attività conseguenti, anche urgenti viste le raccomandazioni contenute nel decreto. Oggi a chiamare Bagnoli c’è anche Torino. Risponderà mai qualcuno?

Da Repubblica Napoli di oggi 05.06.2013

STELLA CERVASIO: L’AMIANTO riconosciuto killer dalla Corte d’Appello di Torino riapre una strada anche per Bagnoli. Intervenuto al convegno “Salute e sicurezza in edilizia”, il procuratore aggiunto torinese Raffaele Guariniello ha fatto riferimento alla sentenza della Corte d’Appello di lunedì sul caso Eternit, che ha condannato a 18 anni di reclusione a uno dei due ad della multinazionale, lo svizzero Stephan Schmidheiny, dopo la morte dell’altro accusato, Louis de Cartier, morto il 21 maggio a 92 anni, per il quale la Corte ha deciso il non luogo a procedere.

«I reati contestati nel processo sono gli stessi per cui c’è stata la condanna e qui siamo già avanti in questa direzione – ha commentato il magistrato – perché sembra che anche in questa zona la Procura stia lavorando molto bene. La Corte d’Appello ha esteso il disastro ambientale anche a Bagnoli, mentre nella sentenza di primo grado lo avevano ritenuto non dimostrato. Nella zona ovest di Napoli c’è tutta la questione del disastro ambientale e credo che se ne stia occupando molto bene la Procura di Napoli. Noi – ha detto Guariniello – l’abbiamo affrontato dal punto di vista dell’Eternit, ma lì non c’è solo l’Eternit. Credo ci siano anche altre situazioni, però questo è già un primo importante risultato».
Al convegno dove il pm era relatore si sono presentati alcuni eredi delle vittime dell’amianto di Bagnoli, alle quali Guariniello ha espresso solidarietà. «Spero che questa sentenza – ha detto sia la strada che porti tutti a sperare che la giustizia non è solo un sogno. È un punto di arrivo per tutte le altre zone del nostro paese in cui si sono consumate queste tragedie». Ai parenti che hanno sollevato la questione del risarcimento, il pm ha detto che «chi ne ha diritto dovrà poi muoversi per ottenerlo». Ma non c’è stata solo quella fabbrica a produrre danni così gravi: «In giro per l’Italia – ha sottolineato Guariniello – si costituiscono associazioni di familiari che non riescono ad avere giustizia. L’ultimo caso di cui ho notizia è quello di uno stabilimento fra Salerno e Avellino dove si smontavano vagoni ferroviari pieni di amianto. Cominciano ad esservi numerosi decessi fra i lavoratori e nessuno apre un’indagine».
La sentenza torinese è un motivo in più per «attendere che sia fatta giustizia» anche per le vittime dello stabilimento ex Ilva di Bagnoli, purché si proceda con un «aggiornamento delle indagini e si celebrino urgentemente i processi per accertare le responsabilità »: è questo il pensiero del sostituto procuratore generale di Napoli Donato Ceglie, anche lui tra gli invitati al convegno. Le Procure campane, assicura il pm, «sono tutte impegnate nello svolgere puntuali e approfondite indagini in tema di crimini ambientali e violazione delle normative di sicurezza che, come ci dice la sentenza torinese, tutelano la salute di chiunque sia stato esposto, e non solo dei lavoratori ». Il problema è però «la qualitàdelle indagini e i tempi, perché il rischio peggiore è la prescrizione del reato e la vanificazione dei processi». Fondamentale, quindi, «celebrarli con urgenza». Un ritardo – afferma Ceglie – che rende «non scusabile l’istituzione diun registro dei tumori nella regione delle ecomafie e degli ecocrimini ». Non è competenza della magistratura farlo, dice ancora il pm, ma «se siamo in presenza di centinaia di morti per tumore connesse con lavorazioni pericolose svolte in violazione della normativa antinfortunistica o per smaltimento illecito dei rifiuti, la magistratura ha l’obbligo di procedere e non si tratta di una questione di sensibilità».

“Pensavamo che fosse una via impraticabile”
LUIGI Scotti, assessore alla Legalità della giunta di Rosa Russo Iervolino, scava nel passato per ritrovare le cause della mancata costituzione di Palazzo San Giacomo come parte civile al processo Eternit. Il Comune di Napoli, al contrario di altre amministrazioni, associazioni e sindacati non beneficerà dei risarcimenti stabiliti dalla Corte d’appello di Torino nella sentenza che ha condannato a 18 anni il magnate dell’amianto killer. «Non ricordo bene come è andata — confessa Scotti — probabilmente abbiamo ritenuto improbabile questa strada, di difficile legittimazione ». Eppure Scotti ricorda il contributo dato all’inchiesta: «La Iervolino è andata a testimoniare a Torino. Aiuti economici sono stati dati alle famiglie che volevano presenziare al processo. Abbiamo consegnato anche una medaglia d’oro al pm Raffaele Guariniello».
Singolare la mancata costituzione ingiudizio della Regione presente come parte civile in primo grado ma assente in appello. Assenza che sarebbe stata determinata dalla morte dell’avvocato: «La Regione non ha cambiato posizione sulla vicenda — si legge in una nota — si costituì regolarmente parte civile. A seguito dellaprematura scomparsa del legale incaricato di rappresentare l’ente nel processo penale, si ritenne di non affidare un ulteriore incarico nella stessa sede e di adire direttamente il giudice civile per una più adeguata e precisa valutazione del danno ». Posizione che non convince il consigliere Corrado Gabriele (Pse): «Chiederò alla Corte dei conti di valutare eventuali addebiti nei confronti della giunta». Duro Franco Tavella, segretario regionale della Cgil: «Gesto di sottovalutazione politica, che dimostra assoluta mancanza di sensibilità su una vicenda che ha coinvolto migliaia di lavoratori». Per il sindaco Luigi de Magistris «la costituzione di parte civile era una scelta che spettava alla precedente amministrazione che, sbagliando, optò per la non costituzione. Noi procederemo sulla strada dell’azione civile».
(antonio di costanzo)

Il Comune che sussurrava ai cavalli

ippodromoAllego la delibera sulla concessione dell’Ippodromo (clikka) che verrà portata in consiglio comunale e che sto studiando. Il tema che si introduce con la proposta è la concessione dell’area per la durata di 30 anni e la possibilità di adibire la stessa ad altre attività ludico sportive che però si mostra, per quanto mi riguarda, monca, in quanto, la valutazione della convenienza dipende dall’offerta economica e di sviluppo che non mi sembra verrà portata in Consiglio Comunale. Il rischio credo sia sempre lo stesso: se valutiamo il solo ippodromo senza avere una visione di insieme non è che rischiamo di cerare ulteriori doppioni in città?  Voi che ne pensate?

Di seguito la parte dispositiva di cui consiglio la lettura:

 DELIBERA

Per i motivi esposti in narrativa che qui si intendono riportati, di proporre al Consiglio

Comunale:

1. Prendere atto della risoluzione per gravi e reiterati inadempimenti del contratto tra il Comune i Napoli e la “SIVGA” S.p.a. nonché con qualunque altro soggetto sia subentrato, a qualunque titolo, in detto rapporto, avente ad oggetto l’utilizzo dell’impianto sportivo denominato “Ippodromo di Agnano”.

2. Avviare la procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento in concessione della gestione dell’impianto sportivo denominato “Ippodromo di Agnano”, per un periodo di anni 20 (venti), ovvero fino ad un massimo di anni 30 (trenta) secondo le previsioni del piano economico finanziario ai sensi dell’art. 30 del D. Lgs. 163/2006 e ss.mm.ii., e successive modifiche e integrazioni, con il criterio di cui al successivo art. 83, alle condizioni descritte in premessa e qui integralmente richiamate;

3. Stabilire che la concessione avrà per oggetto la gestione dell’impianto, utilizzato per riunioni di corse al trotto ed al galoppo, cui è annessa attività di ristorazione nei locali realizzati entro il perimetro del complesso immobiliare e che al fine di far fronte alla crisi economica del settore ippico, nonché promuovere e valorizzare l’impianto, potranno altresì essere svolti all’interno del medesimo complesso servizi alle persone, alle imprese ed attività ricettive, sportive e commerciali nonché attività d’interesse pubblico ed ogni altra attività compatibile con la destinazione della struttura e con le vigenti previsioni urbanistiche;

4. Stabilire, altresì, che è a carico ed è obbligo del concessionario procedere con la redazione di un progetto di sviluppo e valorizzazione dell’Ippodromo, corredato da crono programma, studio di fattibilità, nonché piano economico/finanziario, con particolare riguardo:

a) al rifacimento delle piste e alla modernizzazione del complesso;

b) all’implementazione delle scommesse sportive e dei movimenti di gioco;

c) all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, al contenimento dei consumi energetici, alla produzione di energia elettrica e/o termica anche mediante lo smaltimento del letame dell’ippodromo e dei rifiuti organici urbani;

d) alla realizzazione nel comprensorio di aree attrezzate e/o impianti per altre attività sportive e ludiche, anche polivalenti (quali ad es. calcio, calcetto, tennis, beach volley, fitness, percorsi adventure, arrampicata, tiro con l’arco, tiro al piattello, golf, minigolf, gokart, ecc.,) con relative funzioni di servizio, ristorazione e marketing, che possano consentire l’apertura e la frequentazione del complesso o di una sua parte anche in giorni diversi da quelli dedicati alle corse dei cavalli; e) alla realizzazione di strutture e/o aree attrezzate per lo svolgimento di concerti, manifestazioni, grandi spettacoli, ecc.

Per capire come la penso vedi pure: zoo edenlandia cinodromo una piccola las vegas clikka

Ai nominati dalla politica diciamo NO!

volpedo il quarto statoOggi in consiglio comunale si è discusso di una questione che è particolarmente a cuore dell’intero gruppo di Ricostruzione Democratica si è trattato della elezione dei componenti della Commissione Edilizia. Sono intervenuto per ribadire con forza che noi avevamo l’obbligo di mutare le regole tanto che ho richiamato la proposta di regolamento delle nomine (clikka) che noi abbiamo presentato e che ha anche ricevuto il parere del segretario generale (clikka). La cosa che ho voluto precisare è che noi non ci siamo mossi di una virgola da quello che era lo spirito del programma elettorale della partecipazione e della condivisione nelle decisioni, mentre il Sindaco ha continuato a seguire le vecchie regole nominando persone di suo esclusivo gradimento negli enti e nelle partecipate cosa che, ovviamente, contrasta con quanto promesso in campagna elettorale. La cosa che mi fa veramente male è che noi in queste cose ci abbiamo creduto ed oggi sono costretto a stare all’opposizione per la mancata attuazione di quelle idee che ci hanno spinto ad impegnarci per il bene della città. So già che si scatenerà, ancora una volta, la polemica sul fatto che noi non avremmo rispettato la volontà degli elettori che ci hanno eletto in una lista e con il sindaco e noi avremmo tradito, ma io mi chiedo e vi chiedo è possibile che non si capisca che noi ci stiamo battendo per le stesse idee per le quali ci siamo candidati. Noi siamo convinti che la nostra fedeltà va riconosciuta al progetto non alla persona ed io, sia pure con i miei 600 voti, terrò fede alle idee ed al progetto politico per il quale mi sono candidato e sono stato eletto! Lo so che è strano per molti che si sento animati da uno spirito di parte ma la nostra è una battaglia culturale e di idee e non faremo un passo indietro! Sarà una testimonianza ma la politica che ci ha annichilito è quella dei leader e dei fedelissimi  ai leader, una sfaccettatura del berlusconismo, dove si dice o sei con me, qualunque cosa accada, o sei contro di me! In un momento in cui si dice che non ci sono più ideologie, noi, in ostinata direzione contraria, diciamo che siamo per la battaglia delle idee, costi quel che costi!

P.S. Non capisco come qualche consigliere che mi ha replicato si sia potuto sentire offeso dal fatto che abbia invocato più volte l’imparzialità e la trasparenza.

Il mio intervento al 1:19:06

Alla fine sono state “nominate” tutte persone sponsorizzate dai consiglieri, addirittura un  ex assessore e nessuno proposto da organismi esterni quali università e consigli dell’ordine:

1) Carla Quatrano proposta dal consigliere antonio luongo idv;

2) Roberto Landolfi proposto dal consigliere marco mansueto pdl;

3) Mario De Matteis proposto dal consigliere david lebro udc;

4) raffaele tecce proposto dal consigliere alessandro fucito fed;

5) Rosanna Mercuri proposta dal consigliere andrea santoro fli.

Il CAAN al guinzaglio

mercatoitticoDovremmo essere giunti alle battute finali di una vicenda che ha visto Ricostruzione Democratica in prima linea in consiglio comunale per contraddire la scelta della passata amministrazione, secondo noi, scellerata, di delocalizzare il mercato ittico dallo storico luogo dove è collocato (fabbricato storico di Luigi Cosenza a piazza Duca degli Abruzzi) al CAAN di Volla. Ho già scritto sulla questione e sono intervenuto anche in consiglio comunale e su questo blog si possono trovare altri articoli (vedi tra i tanti: il caan per l’aia e le politiche di sviluppo (clikka). In particolare c’era una esigenza di carattere patrimoniale/contabile per la partecipata del Comune di avere gli operatori economici dell’ittico nel mercato di Volla gestito appunto dal CAAN che poi abbiamo risolto, con un po’ di ritardo, con il conferimento della gestione del mercato ittico al CAAN stesso. Gli operatori, purtroppo, si sono dovuti in ogni caso spostare a Volla per consentire la esecuzione di lavori prescritti dall’ASL nel fabbricato di Piazza Duca degli Abruzzi. Ovviamente, come era prevedibile c’è stato una contrasto con l’amministrazione  sulla esecuzione dei lavori stessi e sulla possibilità di eseguirli senza sospendere le attività mercatali. Gli stessi operatori, costituitisi in Consorzio si erano dichiarati disposti ad eseguirli a loro cura e spese sollevando l’amministrazione da ogni onere e peso fermo ogni controllo. Su questa proposta ci avevamo anche ragionato proponendo la possibilità per l’amministrazione di fare il bando delle concessioni inserendo nel bando stesso anche la esecuzione dei lavori prescritti. In questo modo l’amministrazione avrebbe risparmiato circa 70.000,00 €. Secondo Voi come è andata a finire? Non c’è stato dubbio ha prevalso la burocrazia fine a se stessa! Abbiamo voluto caparbiamente fare i lavori a spese dei cittadini nonostante l’offerta e costringendo i mercatali a spostarsi momentaneamente a Volla. Siamo stati bravi potevamo fare la torta con la ciliegina ed invece no! E’ come quando una sta per mettere la palla in rete e c’è quello che arriva e si porta via il pallone! Ovviamente sono alla mia prima esperienza amministrativa ed in più sono condizionato dal fatto che svolgo la professione di avvocato e che nel gruppo di Ricostruzione Democratica c’è Simona Molisso avvocato e Carlo Iannello, Professore universitario di diritto pubblico e, quindi, sfortunatamente riusciamo a vedere delle cose che forse altri consiglieri che sono a digiuno di nozioni di diritto e di procedimenti amministrativi non vedono. E’ proprio una vera sfortuna ci facciamo un fegato così! Difatti, proprio non ho capito come si sia potuta respingere una proposta di operatori del settore che, ovviamente per il loro interesse di restare aperti, si sarebbero anche accollati il costo delle opere sgravando la collettività. Il tutto, ovviamente, con il rispetto del principio di imparzialità perché si sarebbe fatto comunque un bando per le concessioni con le prescrizioni. Non ho capito bene  quali sarebbero stati gli inghippi burocratico/amministrativi se poi per un caso analogo e per somme assolutamente superiori, però questa volta a carico della collettività,  si è autorizzato il calcio Napoli a fare dei lavori per 700.000,00 €. a carico dei cittadini “dispensandolo” anche dall’obbligo di rispettare il bando pubblico pur dovendosi spendere dei soldi pubblici (quanto ci costa il calcio clikka). Oppure in un altro caso dove si è autorizzata una associazione sportiva a trasformare il palazzetto del basket del Collana coperto in campetto di calcio scoperto (vedi Relazioni sugli impianti sportivi (clikka), oppure ancora per l’ex cinodromo di fuorigrotta trasformato, di fatto e senza l’adozione di alcun atto amministrativo della P.A. nè di un provvedimento del Tribunale fallimentare né del Mostra d’Oltremare proprietaria, in area mercatale (mercatino delle pulci) a beneficio dei “pulciai” non c’è dubbio ma anche forse a “particolare beneficio” di un pulciaio più grosso che avrebbe il compito di aprire e chiudere i cancelli assegnando i posti mi chiedo: gratuitamente? In un certo qual modo dovremmo almeno essere contenti di aver messo il CAAN al guinzaglio sperando che sia un CAAN guida altrimenti stiamo freschi.

Il risultato raggiunto per il mercato ittico rispetto a quello che la precedente amministrazione aveva, in modo così assurdo previsto, è strabiliante anche grazie all’impegno degli altri consiglieri, ovviamente in questa fase delicata continueremo a vigilare affinché non ci si perda nelle pieghe della burocrazia.

Chi sostiene De Magistris

consiglio comunaleIeri (31.05.2013) il Sindaco De Magistris è venuto in Consiglio Comunale a riferire sulle nuove linee programmatiche per la città e sui nuovi assessori. Noi di Ricostruzione Democratica abbiamo sempre svolto un ruolo di studio, indirizzo e di controllo, abbiamo ascoltato e preso appunti, sennonché verso le 16,30 il Sindaco ha lasciato l’aula così come la maggior parte degli assessori. In particolare dei nuovi assessori erano presenti solo Fucito e Moxedano. Con spirito critico e con responsabilità noi abbiamo rinunciato all’intervento ed abbiamo abbandonato l’aula in segno di protesta, ovviamente il consiglio non ha retto perché la maggioranza non ha tenuto i numeri per proseguire. Non sono giochi politici ma credo sia una questione di correttezza istituzionale se non di educazione. Il consiglio viene programmato con settimane di anticipo e proprio in questo caso noi abbiamo ritenuto necessaria la presenza del Sindaco e degli assessori. Ma chi sostiene la maggioranza? Ci sono per lo meno due comportamenti che non si comprendono: I consiglieri dell’UDC hanno dichiarato di aderire alla maggioranza mentre il partito UDC li ha smentiti, uguale comportamento lo ritrovo in SEL che a mezzo stampa ha smentito la sua appartenenza alla maggioranza mentre il consigliere Ciro Borriello ieri ha, invece, col suo comportamento manifestato il contrario. La cosa che spero non accada mai in questa amministrazione è la spartizione di assessorati e partecipate anzi spero che presto si approvi la nostra proposta di regolamento nomine e designazioni (clikka) … accadrà mai? accadrà mai che i politici Napoletani compiano un atto di condivisione del potere che pure viene loro conferito dal popolo? ….

Il mio intervento all’1:55

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