Sul tema della cd. sanatoria delle occupazioni degli immobili pubblici trovo assolutamente scorretto il modo di trattare l’argomento di coloro che per evidenti “ragioni di parte” speculano e strumentalizzano il principio di legalità, giungendo addirittura, in un caso ed in modo offensivo, a far passare la tesi che il Consiglio Comunale di Napoli, con l’ultimo provvedimento adottato sull’argomento, abbia voluto dare un premio alla camorra. La decisione in consiglio è stata molto travagliata ma ci siamo assunti la responsabilità politica avendo studiato e conoscendo le difficoltà dei territori. Coloro che, invece, si sono lanciati in una gara di “legalità a chiacchiere” rilasciando interviste e dichiarazioni ai giornali, da un lato, hanno dimostrato di non conoscere Napoli ed i suoi quartieri difficili, dall’altro di non conoscere la normativa regionale vigente dal 1998, che è stata poi ripetutamente modificata nel 2000, nel 2003 e da ultimo nel 2013. Addirittura parla qualcuno, come l’ex Governatore, che ha avuto anche la possibilità di cancellare tali leggi regionali, eppure, le ha lasciate! Chiedo a questi “esperti” del principio di legalità se è legale sfrattare un cittadino, semmai con cinque figli e moglie a carico che ha perso il lavoro e che, per non far stare all’aghiaccio i propri figli, ha occupato una casa pubblica libera poiché incastrata nei tempi della burocrazia. Non so se questi “santoni” del principio di legalità abbiano assistito ai lavori del Consiglio Comunale ovvero abbiano fatto i conti con gli artt. 47 e 2 della Costituzione e con l’art. 54 del c.p., posti a base di una corposa giurisprudenza della Suprema Corte che ha ritenuto valida l’applicazione della scriminante del cd. “stato di necessità abitativa”. Tra i banchi dell’università mi hanno insegnato che quando in mezzo al mare ci sono due persone che stanno annegando e tu ne puoi salvare solo una, non rispondi per questo della omissione di soccorso per quella persona che non hai potuto salvare. Tutti parlano ma nessuno ha provato a vestire i panni dell’ex operaio indigente che il provvedimento adottato dal Comune di Napoli vuole tutelare. Tutti parlano ma vorrei vederli, non dietro le loro tavole imbandite, ma insieme ai Vigili Urbani a sgombrare padri, madri e figli da immobili occupati per necessità. Tutti parlano per la propria lotta politica senza considerare né la polveriera sociale di Napoli né il conflitto sociale che le loro dichiarazioni potrebbero innescare. Un comportamento irresponsabile perché queste persone che rilasciano interviste e danno pareri rischiano di far passare il messaggio nella opinione pubblica che a Napoli si occupa e si può occupare un alloggio impunemente, contrariamente a quello che, invece, dice il provvedimento, peraltro adottato con un emendamento di Ricostruzione Democratica che ha irrigidito le procedure tutelando anche quelli che avrebbero avuto diritto alla casa occupata. Non credo che questo sia il modo di fare politica a Napoli, nessuno ha la forza di adottare il pugno di ferro né, forse, sarebbe giusto. Occorre, invece, operare creando solidarietà sociale e per fare questo occorre farsi carico dei problemi dei cittadini più sfortunati, rispettando innanzitutto i principi costituzionali e la normativa vigente, attraverso un giusto contemperamento degli interessi, così come ci hanno insegnato i nostri Costituenti. Non si amministra Napoli facendo i Notai o i Magistrati, ma facendosi carico dei problemi dei Cittadini cercando in modo estenuante di fare il bene e l’interesse pubblico senza rischiare di innescare ovvero acuire il conflitto sociale anzi cercando di disinnescarlo per il bene e l’interesse di tutti.
Dal Corriere della Sera del 13.09.2013
COME PREMIARE L’ILLEGALITÀ di ANTONIO POLITO
Circola in Italia una strana idea di legalità. I suoi cultori chiedono alle Procure di esercitare il ruolo improprio di «controllori» ma non appena possono premiano l’illegalità, per demagogia o per calcolo elettorale. È il caso di Napoli, città-faro del movimento giustizialista visto che ha eletto sindaco un pm, dove è stata appena approvata, praticamente all’unanimità, la sanatoria degli occupanti abusivi delle case comunali. Nel capoluogo partenopeo si tratta di un fenomeno vastissimo: sono circa 4.500 le domande di condono giunte al Comune per altrettanti alloggi. Per ogni famiglia che vedrà legalizzato un abuso, una famiglia che avrebbe invece diritto all’abitazione secondo le regole e le graduatorie perderà la casa. Non c’è modo migliore di sancire la legge del più forte, del più illegale; e di invitare altri futuri abusivi a spaccare serrature e scippare alloggi destinati ai bisognosi.
Ma nelle particolari condizioni di Napoli la sanatoria non è solo iniqua; è anche un premio alla camorra organizzata. È stato infatti provato da inchieste giornalistiche e giudiziarie che «l’occupazione abusiva di case è per i clan la modalità privilegiata di occupazione del territorio», come ha detto un pubblico ministero. In rioni diventati tristemente famosi, a Secondigliano, Ponticelli, San Giovanni, cacciare con il fuoco e le pistole i legittimi assegnatari per mettere al loro posto gli affiliati o i clientes della famiglia camorristica è il modo per impadronirsi di intere fette della città; sfruttando le strutture architettoniche dell’edilizia popolare per creare veri e propri «fortini», canyon chiusi da cancelli, garitte, telecamere, posti di blocco, praticamente inaccessibili dall’esterno e perfetto nascondiglio per latitanti, armi e droga.
Non che tutto questo non lo sappia il sindaco de Magistris, che a Napoli ha fatto il procuratore. E infatti ha evitato di assumersi in prima persona la responsabilità di questa scelta. L’ha però lasciata fare al consiglio comunale, Pd e Pdl in testa, difendendola poi con il solito eufemismo politico: «Non è una sanatoria. Io la chiamerei delibera sul diritto alla casa». E in effetti è una delibera che riconosce il diritto alla casa a chi già ce l’ha, avendola occupata con la forza o l’astuzia.
Questo genere di arretramento del diritto, dettato da interesse politico, populismo sociale o connivenza vera e propria, ha fatto di Napoli la città sregolata e dolente che è. Quando a New York si decise di applicare la teoria della «tolleranza zero», si cominciò con il controllare quelli che viaggiavano sulla metropolitana senza biglietto. La polizia municipale fu stupita di scoprire che la maggioranza dei fermati era ricercata dalla giustizia per altre ragioni. Se de Magistris volesse dare un colpo serio alla criminalità organizzata nella sua città, potrebbe forse cominciare col guardare nell’elenco di occupanti abusivi che il suo Comune ha appena deciso di legalizzare.
Durante la lunga notte (tra il 17 ed il 18 settembre) della approvazione del Bilancio preventivo 2013 del Comune di Napoli, sono accadute tantissime cose e tantissime decisioni che abbiamo dovuto valutare e proporre e tra queste siamo riusciti ad ottenere l’approvazione all’unanimità di due mozioni importanti per il Centro Storico. Abbiamo, infatti, impegnato il Sindaco e la Giunta Comunale a provvedere alla messa in funzione delle scale mobili che servono al salto di quota dei ventaglieri (clikka) nonché ad incrementare l’illuminazione del centro storico (clikka) assolutamente inadeguata. Speriamo con tutte le nostre forze in un cambio di passo dell’amministrazione, in quanto, essa incide nella carne viva dei cittadini con tasse, imposte e servizi. In alcuni casi è difficile restare fermi e lucidi. Molte volte mi sono rivolto durante la notte ad un amico che vive nelle vele di Scampia (Vittorio Passeggio conosciuto per le sue battaglie nell’area Nord di Napoli) che ha assistito, pazientemente, a tutta la sessione di bilancio ed a cui spesso, tra il serio ed il faceto, ho chiesto cosa ne pensasse da cittadino comune. Mi ha colpito la sua saggezza e la sua semplicità. Alle mia domanda sui tantissimi voti che abbiamo espresso: “Vittò e mo’ che dobbiamo fare? come dobbiamo votare?” Cercando di spiegare anche l’oggetto delle numerose votazioni. Lui mi ha sempre risposto: Gennà tu basta che voti secondo la tua coscienza! La tua coscienza che ti dice ? Mi ha riempito di responsabilità accentuando il peso di ciò che stavo votando, e mi ha ulteriormente convinto che al netto delle alchimie politiche, partitiche e di gruppi ciò che conta sempre e comunque è l’intenzione di fare il bene e l’interesse pubblico anche a costo di sbagliare la strategia! Ci vorrebbe un Vittorio Passeggio per ogni eletto ed eletti più umili in grado di capire che la verità e la ragione spesso non è dentro di noi ma dobbiamo con fatica e sacrificio ricercarla altrove! Grande Vittorio!
l tema è serio ed è stato posto in occasione del consiglio comunale di approvazione del Bilancio preventivo 2013, l’atto più importante. L’iniziativa è stata delle donne che siedono nell’assemblea cittadina e riguarda la compatibilità dei tempi della politica con i tempi dell’essere umano ed in primis delle donne che spesso si fanno carico delle necessità primarie della famiglia.
Ieri (16.09.2013) sono stati approvati due nostri emendamenti al regolamento sulla occupazione di suolo pubblico. Con il primo (cosap esercizi di asporto clikka) siamo riusciti a prevedere, finalmente, la possibilità per i piccoli esercizi di asporto di poter ottenere l’occupazione di suolo pubblico per la installazione di punti di appoggio (funghi) per poter consumare una pizzetta o un panino. Crediamo di aver fatto due cose buone una per gli esercenti che potranno così avere una opportunità in più per attirare i clienti e l’altra per il comune che incasserà i relativi proventi. Col secondo emendamento (cosap esenzioni clikka) abbiamo voluto disciplinare i casi in cui è possibile accordare una riduzione fino al 50%, ovvero in casi particolari l’esenzione totale fermo restando la copertura di tutti i costi oltre ad una percentuale sui ricavi o suoi biglietti se previsti.
Il tema degli INVALSI è dibattuto tra gli stessi operatori del mondo della scuola. Qualche tempo fa mostrai tutte le mie perplessità verso questo modo di valutazione dei nostri ragazzi essendomi preso la briga di vedere a cosa servono i test negli Stati Uniti e nel Regno Unito. I miei dubbi erano suscitati anche sulla mia scarsa considerazione della “ministressa” gelmini, con un trascorso di amministratrice locale e di avvocato diciamo non troppo brillante. Ad ogni buon conto oggi leggo su Repubblica che il primo effetto italiano sarà quello di corsi obbligatori non retribuiti per gli insegnanti di quelle scuole dove si sono avuti i punteggi più bassi. Giusto per ricordare in una trasmissione della Gabanelli di qualche tempo fa capii che nel Regno Unito gli INVALSI finiscono per orientare le iscrizioni con l’effetto che le scuole diciamo “peggiori” prima perdono gli alunni e poi vengono chiuse con perdita di posti di lavoro. Negli Stati Uniti, invece, per mantenere alto il livello sono le stesse scuole a predisporre dei test di ingresso (anche nelle materne) con l’effetto di determinare i genitori a far frequentare agli aspiranti alunni corsi a pagamento (vedi il mercato dei test negli Stati Uniti clikka e nel Regno Unito clikka). Da noi già si vedono libri di testo ovvero dei tutorial per gli INVALSI, che significa un altro libro da acquistare per le famiglie, col rischio di orientare la formazione più verso una istruzione nozionistica a quiz che concettuale e critica. Non voglio in ogni caso essere contro, ma se l’effetto degli INVALSI si riduce a far fare dei corsi agli insegnanti, non so proprio dove andremo a finire, primo, perché si è già finito per dare un giudizio sugli insegnanti, secondo, perché si potrebbe finire per ritenere risolta la questione solo con questa soluzione senza interrogarsi sulle cause sociali del disagio che le scuole finiscono per accogliere. Alla fine gli insegnanti che si trovano in platee difficili finiscono per fare il doppio della fatica dovendosi misurare sia con genitori ed alunni diciamo particolari, ma anche dedicare altro tempo, gratuitamente, per “formarsi” ulteriormente. Il principe della risata in questo caso direbbe sicuramente un bel “ma mi faccia il piacere!!!!”. Per finire, in questo periodo, mi ritorna il pensiero agli operai che non hanno diritto a buono libro con retribuzione che vanno dai 900 a 1.200,00 €. In questo periodo si trovano a dover sottrarre dal loro stipendio dai 150,00 ai 300,00 €. per la scuola, chiedo solo ai professori, per lo meno, di non rompere l’anima con la questione dei libri nuovi. Quando ero studente figlio di operaio, infatti, questa era una delle cose che mi faceva vergognare e, quindi, odiare la scuola e gli insegnanti!
Da Repubblica Nazionale del 14.09.2013
Alunni somari? L’insegnante torna tra i banchi
Scuola, corsi obbligatori se gli studenti hanno pessimi test Invalsi
SALVO INTRAVAIA
LA SOSTANZA della norma è che in quelle scuole dove i risultati dei test Invalsi sono “meno soddisfacenti”, cioè inferiori alla media nazionale, gli insegnanti si devono sottoporre a un programma di formazione obbligatoria che avrà il compito di aumentare le conoscenze e le competenze degli alunni, ma anche di incrementare le competenze di gestione, di programmazione e informatiche dei docenti. Soprattutto quelli che lavorano in particolari contesti come le zone a rischio o a forte concentrazione di immigrati. Il tutto, probabilmente, senza un soldo di retribuzione e non si sa neppure per quante ore pomeridiane di lavoro aggiuntivo. L’unica cosa che si sa è che il governo ha stanziato 10 milioni di euro per il 2014.
Ma dov’è che i risultati dei test Invalsi sono più deludenti? Basta dare un’occhiata al report dell’istituto di Frascati pubblicato pochi mesi fa per rendersi conto che è nel meridione d’Italia che scolari e studenti arrancano maggiormente. Ogni anno, il test Invalsi misura le competenze in Italiano e Matematica degli alunni di seconda e quinta elementare, prima e terza media e secondo anno delle superiori. I due fascicoli proposti agli alunni italiani contengono domande a risposta multipla o aperta, grafici da interpretare, frasi da completare e altri quesiti per saggiare il livello raggiunto dagli alunni e fare dei confronti tra le diverse aree del Paese. In Sicilia, con una media nazionale a 200 punti, gli studenti di terza media racimolano in Italiano soltanto 186 punti. Punti che diventano addirittura 181 in Matematica per i ragazzini che frequentano le scuole della Calabria. Ma è al secondo anno delle superiori che il divario Nord-Sud diventa evidente. Tra i 183 punti in Italiano degli adolescenti siciliani e i 214 dei compagni lombardi ci sono ben 31 punti di differenza che salgono ancora se si passa alle competenze in Matematica, dove gli studenti della provincia di Trento riescono ad accumulare ben 226 punti che precipitano a 178 se si prendono in considerazione i quindicenni sardi: ben 48 punti di differenza. Un gap fra regioni settentrionali e meridionali che permane anche nelle altre classi del monitoraggio. E che riguarda anche gli alunni delle periferie delle grandi città: Roma, Milano, Napoli, Palermo. Ma che secondo i sindacati non dipende dalla preparazione dei docenti. «Sgombriamo subito il terreno — dichiara Francesco Scrima, leader della Cisl Scuola — da possibili equivoci: non sta né in cielo né in terra che si possa scaricare sugli insegnanti ogni colpaper risultati scolastici insoddisfacenti, quando è fin troppo evidente che il peso determinante è delle condizioni di contesto. Chi spende il suo lavoro nelle aree di più acuta emergenza sociale non meritadi essere fatto oggetto di banalizzazioni di questa portata». Addirittura incredulo il commento di Massimo Di Menna, a capo della Uil scuola: «Una formazione obbligatoria, decisa per decreto, senza specificare le modalità, legata agli esiti delle prove Invalsi: ma stiamo scherzando?». «E poi — continua Di Menna — per quante ore? 20, 40, 200. E chi decide? In ogni caso, ricordiamo al governo che decidere inmateria di lavoro per decreto, e non per contratto, non porta lontano». Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi, vede invece di buon occhio il provvedimento: «Sono convinto chel’amministrazione debba farsi carico delle situazioni di disagio e minore successo scolastico e i finanziamenti per la formazione dei docenti vanno proprio in questa direzione».
L’argomento è sempre attuale e delicato e sul punto ho già scritto un post (magistrati e politica clikka) ma credo che sia sempre bene leggere il pensiero di coloro che riflettono profondamente sull’argomento stando in prima linea. E’ chiaro che in questi anni il potere giurisdizionale sta svolgendo un ruolo di supplente al sistema paese che non ha una classe politica degna di questo nome. Ciò è dimostrato dal fatto che è altamente probabile che sulla legge elettorale se non interviene la Consulta i politici non interveranno mai! Occorre pertanto riflettere come cittadini affinché si sappia scegliere in tutta coscienza quando sarà il momento valutando caso per caso, persona per persona.
Da Repubblica Nazionale del 14.09.2013
Boccassini chiede un’autocritica alle toghe “Certi pm usano la giustizia per altri scopi”
MILANO — Dibattito affollato per un libro contro-corrente. E con un’Ilda Boccassini che fa salutare con un applauso l’ex collega Gherardo Colombo, nascosto tra il pubblico, ma ripete, con qualche elaborazione in più quel concetto che, appena dopo la strage in cui morì Giovanni Falcone, li divise. E divise la magistratura: «Ognuno deve fare la sua parte, anche i politici, anche i giornalisti, ma in questi vent’anni lo sbaglio di noi magistrati è di non aver mai fatto un’autocritica o una riflessione». Perché, aveva detto poco prima, «si è verificato ed è inaccettabile che alcune indagini sono servite ad altro» per gli stessi magistrati, per carriere, per entrare in politica.
Alcuni suoi colleghi si sono sentiti portatori di verità assolute per le loro indagini grazie al «consenso sociale», cosa sbagliatissima, una «patologia», sia per lei, sia per Giuseppe Pignatone, procuratore capo di Roma, seduto al suo fianco. «Io — racconta Boccassini, che dopo trent’anni ha cambiato colore e taglio di capelli, è diventata bionda — durante Tangentopoli, stavo in Sicilia. Noi vivevano in hotel “bunkerizzati”, con i sacchi di sabbia, intorno era guerra. E quando arrivavo a Milano, per salutare i colleghi, vedevo le manifestazioni a loro favore, “Forza mani pulite”».E non le piaceva, anzi «ho provato una cosa terribile» quando la folla scandiva i nomi dei magi-strati, perché a muoverli «non dev’essere l’approvazione».
E’ stato presentato ieri a Milano «L’onere della Toga», di Lionello Mancini (Bur, 11 euro). Un libro che racconta, con molte virgolette, ma anche con le riflessioni dell’autore, la vita di cinque pubblici ministeri normali, tenendo però sullo sfondo alcune domande sulla giustizia e sulle sue disfunzioni. E anche di questo, presentati da Ferruccio De Bortoli, hanno parlato i due magistrati. Silvio Berlusconi è stato citato en passant, ma dello «scontro tra mass media, magistratura e politica» s’è parlato. Anzi sarebbe stata questa «conflittualità talmente alta» a impedire la «riflessione» nella magistratura che il procuratore aggiunto antimafia di Milano definisce «un corpo sano» in un paese a basso tasso di legalità: «Sì, in Lombardia abbiamo molti incendi dolosi, e nessuna vittima fa denuncia, o dice di aver avuto minacce. Quando scopriamo imprenditori che hanno negato l’evidenza, chiediamo l’arresto per favoreggiamento aggravato, perché o si sta con lo Stato o no. E in più, il vittimismo di alcuni nasconde un do ut des, anche l’imprenditore lombardo si fa aiutare dal criminale e ne trae vantaggi ».
Come ha sottolineato Giuseppe Pignatone, una riflessione dovrebbe nascere in seguito al processo Borsellino: ci sono stati dei condannati sino alla cassazione,ma poi le confessioni di un collaboratore di giustizia hanno raccontato che la verità era un’altra: «Chi ha sbagliato in buona fede deve dirlo», perché i magistrati dell’accusa devono muoversi sempre sulle prove certe, invece, a volte, ripete Pignatone, «quando le prove non ci sono, alcune notizie vengono fatte uscire sui giornali, per una carica moralistica che non deve appartenere alla magistratura». Anzi, è il contrario. La parola che Pignatone usa di più è «equilibrio», sia per fermarsi, per evitare che persone finiscano nei guai senza prove, sia «per partire e andare sino in fondo quando le prove ci sono». Tutti e due hanno collaborato a lungo nelle inchieste che hanno decimato alcune tra le cosche più potenti della ‘ndrangheta. Sono entrambi — e lo dicono — in prima pagina dieci volte di più dei colleghi citati nel libro di Mancini, ma conoscono la «nausea» comune a chiunque debba fare un mestiere difficile, che ha a che fare con la vita, la morte, il dolore. E per questo, «se un giornalista ha una notizia che mette in pericolo la vita di una persona, non la deve dare», dice Boccassini, Pignatone concorda, De Bortoli e Mancini alzano gli occhi al cielo.
Ieri (10.09.2013) si è tenuto il consiglio comunale sulla questione della regolarizzazione degli occupanti abusivi delle case di cui già trattammo nel consiglio comunale di agosto (sanatoria degli occupanti clikka). La decisione è stata travagliata perché quest’argomento attraversa gli strati più deboli della nostra comunità cittadina. La delibera è stata approvata con un nostro un nostro emendamento che incollo in calce. Ecco i nostri interventi:
l’intervento di Carlo Iannello al 00:30:39 ed il mio intervento al 00:52:10
CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI
del 10 settembre 2013
proposta di emendamento
Alla delibera di iniziativa consiliare P.G. 09.09.2013 n. 287 “Indirizzi per la gestione del patrimonio immobiliare comunale ed il contrasto dei fenomeni di occupazione abusiva mediante azioni di regolarizzazione: sanatorie-volture-sgomberi”.
A pagina 5 della proposta di delibera dopo il secondo capoverso del deliberato aggiungere il seguente testo:
“Le domande di regolarizzazione delle occupazioni improprie sono procedimentalizzate dall’Amministrazione tassativamente secondo l’ordine cronologico di ricezione degli uffici. L’amministrazione ha cura di procedere contestualmente all’esame delle domande degli aventi titolo alla regolarizzazione ed allo sgombero dei non aventi titolo, garantendo e favorendo particolarmente l’assegnazione dell’alloggio ai cittadini che sono stati pretermessi dalle occupazioni improprie regolarizzate così come previsto dall’art. 33 della legge regione Campania n. 18/1997”.
Ieri (09.09.2013) è stata consegnata al Consiglio Comunale la mozione di sfiducia alla assessora Giuseppina Tommasielli che reca nove firme. Le ragioni sono ben spiegate nella mozione stessa. La discussione della mozione è stata messa all’ODG del Consiglio Comunale del 16 settembre p.v. Ora si vedrà se anche il Consiglio eserciterà il “potere” del perdono che da sindacale potrà essere anche consiliare se verrà respinta. Buona lettura:
CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI
MOZIONE DI SFIDUCIA
ai sensi dell’art. 54 del regolamento consiliare all’Assessore allo Sport, Sanità e Pari Opportunità, Giuseppina Tommasielli
Premesso che:
1. – Dall’esame degli atti amministrativi compiuti dai sottoscritti consiglieri si può dire che la promozione dello sport a Napoli è pressoché inesistente;
2. – Parte rilevante dell’impiantistica sportiva versa in un stato di degrado e di abbandono;
3. – Dieci domande di finanziamento relative a progetti di ristrutturazione di altrettanti impianti sportivi cittadini presentate dall’amministrazione alla Regione Campania sono state rigettate perché le domande erano inammissibili per mancanza di documentazione;
4. – Nonostante siano stati contratti mutui nel 2009 per la ristrutturazione e la manutenzione straordinaria di impianti sportivi individuati nei quartieri di periferia, a distanza di oltre due anni non sono ancora partite le procedure di gara, anzi le procedure amministrative sono state inspiegabilmente sospese dall’attuale assessore allo sport nonostante il Consiglio Comunale avesse approvato all’unanimità un ordine del giorno, che impediva l’uso della provvista per finalità diversa da quella per la quale i mutui sono stati contratti;
5. – Nonostante la convenzione CONI per l’uso degli impianti realizzati grazie alla legge 219/1981 sia scaduta ad oggi non si conosce quale sarà il destino dette importanti strutture. Difatti la delibera n. 501/2012 riferita ai soli impianti natatori, viziata da numerosi errori, non è stata né ritirata né integrata per porre rimedio alle gravissime irregolarità riscontrate anche dalla commissione consiliare competente;
6. – A distanza di oltre due anni di amministrazione non si è provveduto ad adottare alcun provvedimento che consentisse l’efficace, l’efficiente ed economico sfruttamento degli impianti sportivi. Difatti, nonostante le numerose segnalazioni e relazioni fatte dalla Commissione competente si è da ultimo riproposta la medesima articolazione delle tariffe senza alcuna considerazione dei rilievi eseguiti e tempestivamente comunicati all’ufficio assessorile competente;
7. – L’Assessore allo sport ed impianti sportivi anche in sede di commissione, in particolare su alcuni rilievi riscontrati nella struttura del San Paolo anziché provvedere immediatamente a regolamentare correttamente l’uso differenziato degli spazi si limitava ad affermare la sua completa irresponsabilità per i fatti riscontrati indicando nei dirigenti gli unici responsabili senza però provvedere a sollecitare gli organi amministrativi competenti a ricercare le soluzioni necessarie;
8. – In alcuni casi si è segnalato l’affidamento di strutture sportive senza l’adozione del necessario procedimento di evidenza pubblica. In particolare tali segnalazioni si riferivano sia alla piscina Scandone che al Polifunzionale di Soccavo e non risulta che siano stati adottati provvedimenti in autotutela;
9. – Per la vicenda dell’ippodromo di Agnano nonostante precise domande formulate in sede di commissione l’assessore Tommasielli non ha dato alcuna risposta sulla gravissima situazione segnalata anche dagli argani della procedura fallimentare circa la presenza di 235 cavalli e la produzione di rifiuto speciale proveniente dal letame che poi ha determinato anche l’intervento dell’ASL e della Magistratura competenti;
10. – Per lo Stadio San Paolo l’assessore non ha formulato, nonostante la concessione in scadenza, alcuna proposta per il prosieguo del rapporto con il Calcio Napoli esponendo il Comune al rischio di prosecuzione con convenzione scaduta;
11.- Nello stadio Collana si è segnalato, senza che fosse adottato qualsivoglia provvedimento, l’uso di un impianto di uso delle docce con acqua calda con tessera a pagamento per il quale il comune, da quanto risulta, non percepisce nulla anche per la mancanza di qualsivoglia atto negoziale o procedura amministrativa autorizzatoria;
12. – Sempre nello stadio Collana si è segnalata la realizzazione di un campetto di calcetto mediante la demolizione definitiva del solaio della palestra di basket per la quale si sono richiesti i provvedimenti autorizzatori e/o amministrativi senza avere alcuna documentazione né comunicazione al riguardo;
13. – Del tutto carente si è palesata l’azione dell’assessora sul versante delle pari opportunità. Difatti, nonostante quanto deliberato da questo Consiglio Comunale non vi è stata alcuna implementazione dei servizi per le donne, neppure per quelle vittime di violenza;
– Svariati milioni di euro trasferiti al Comune dalla Regione Campania sono stati utilizzati in attività progettuali che non si sono tradotte in azioni concrete di sostegno alle donne della città. A tutt’oggi, sebbene, siano stati appaltati servizi per alcuni milioni di euro le attività previste sulla carta non sono neppure iniziate a fronte di un termine perentorio di chiusura delle stesse entro il 31.12.2013.
Considerato che:
I. – I fatti segnalati sono talmente gravi che non consentono l’ulteriore prosecuzione del mandato assessorile;
II. – L’azione amministrativa posta in essere dall’Assessora in parola appare del tutto inconsistente e di pregiudizio alla città;
III. – I fatti assorti alla ribalta della cronaca cittadina di questa estate, relativi a presunte irregolarità e sviamento dell’azione amministrativa, imputati alla Assessora Tommasielli, per contravvenzioni elevate a suoi stretti congiunti, impongono forti ragioni di opportunità affinché la stessa non permanga nell’ufficio che occupa;
IV. – I medesimi fatti sono stati valutati dai vertici dell’IDV, cittadino, partito di riferimento della medesima Assessora Tommasielli e sono stati ritenuti dagli stessi talmente gravi da non consentire una ulteriore prosecuzione del mandato. Pari valutazione è stata espressa anche dalla Federazione della Sinistra laboratorio per l’alternativa e dal gruppo di Ricostruzine Democratia.
Tanto premesso i sottoscritti consiglieri a mente dell’art. 54 del Regolamento Consiliare propongono la presente mozione di sfiducia verso la Dott.ssa Tommasielli Giuseppina e sollecitano il Sindaco affinché provveda ad horas alla revoca dell’incarico assessorile.
I Consiglieri Comunali
Carlo Iannello (RD), Gennaro Esposito (RD), Vittorio Vasquez (FED), Pietro Rinaldi (FED), Elena Coccia (FED), Antonio Borriello (PD), Elio Izzi (FED), Simona Molisso (RD)
ha aderito alla mozione anche il Consigliere di IDV Vincenzo Gallotto
Leggo sui giornali varie dichiarazioni sulla tassa relativa ai rifiuti solidi urbani (la TARES) che si andrà a pagare di qui a poco. Grida di allarme da parte dei rappresentanti delle categorie produttive. Le tariffe si trovano nella delibera n. 562 che dovrà essere approvata dal Consiglio Comunale. Da una prima valutazione sembrerebbe che per noi napoletani le cose non dovrebbero cambiare molto (pare) perché noi già con la TARSU fummo costretti a coprire l’intero costo del servizio, quindi, l’aumento oggi è in parte assorbito dagli aumenti già subiti in passato. Ciò che ci ha indotto ulteriori riflessioni è il costo del servizio determinato con un’altra delibera che certifica il piano economico finanziario del servizio complessivo di raccolta dei rifiuti (clikka)che è sicuramente viziato della mancanza, allo stato, del contratto di servizio con l’ASIA. A leggere bene la delibera, infatti, non si comprende a pieno quali sono precisamente le voci di costo e come si articolano. Ad esempio c’è il riferimento al costo per il lavaggio delle strade calcolato 7 giorni su 7 ma non si dice se il lavaggio è per tutte le strade di napoli o meno. Ovviamente prendo questa voce perché è sotto gli occhi di tutti che l’unico lavaggio di strada che si vede è quello intorno all’obelisco di piazza del Gesù e poc’altro. Comunque chi volesse darci una mano nella lettura degli atti o volesse un confronto con Ricostruzione Democratica siamo come al solito disponibili.
Ad ogni buon conto per le famiglie il calcolo è composto da una parte fissa ed una variabile corrispondente al numero di occupanti l’immobile (chi ha più figli pagherà di più). Per molte utenze non domestiche vi saranno sicuramente degli aumenti anche consistenti essendo le tariffe agganciate agli indicatori di produzione dei rifiuti. Per tutti, comunque, occorrerà verificare attentamente le possibilità di abbattimenti della superficie tassabile e le agevolazioni previste dal regolamento Regolamento (clikka).
Volendo fare degli esempi concreti prendiamo un appartamenti uso abitazione di 100 mq dichiarati, occupato da quattro persone:
Ad ogni buon conto questa tassa non abbiamo neppure fatto a tempo ad approvarla che già è stata sostituita dalla service tax chissà perché per indorarci la pillola usano sempre questi inglesismi. Ovviamente noi di Ricostruzione Democratica attendiamo eventuali commenti ed osservazioni per capire come meglio fare il bene e l’interesse cittadino.
Allego i decreti sindacali delle nomine di 18 staffisti distribuiti nei vari uffici di competenza politica del Comune. Tutte persone alla quali auguro di ben operare nell’interesse della città. Qualcuno mi pare di conoscerlo e di capire anche perché è stato nominato, non so cosa andrà a fare ma devo dire che la perseveranza in politica premia sempre, basta dire sempre signorsì e galoppare ovvero anche fare finta di galoppare… Sono tutte nomine del 16 agosto! E’ stato fatto tutto un cesto con i 28 nuovi dirigenti. Soldi spesi bene lo spero … anche se io per mia formazione culturale avrei cercato in tutti i modi possibili di ricercare all’interno dei 20.000 dipendenti del comune e delle partecipate le professionalità che servono. Sono indignato questa amministrazione doveva essere tutt’altro ed invece ci siamo ritrovati nelle stesse medesime logiche. Penso che il gruppo di Ricostruzione Democratica fece bene a non votare la delibera che certificava il rientro nel patto di stabilità interno (clikka). Che queste nomine siano state una spartizione di potere e di consenso me lo fa pensare il fatto che raffaele tecce (ex parlamentare e neo commissario della commissione edilizia in quota fed) ha fortemente stigmatizzato l’assessore fucito per non aver concordato le nomine nel partito (repubblica napoli clikka). Inizio a pensare che l’amministrazione della città sia una questione di STAFF! Io non ce lo fatta ma dai decreti è possibile capire anche quanto il comune andrà a spendere in più. Lascio a voi il calcolo…
Da Repubblica Napoli del 28.09.1993, Giuseppe D’Avanzo. E’ impressionante la lettura di quest’articolo. Un atto di accusa alla borghesia napoletana che mi sembra ancora oggi divisa in due, da una parte quella ladrona dall’altra quella latitante, scoraggiata o consapevole della sua incapacità di incidere sul tessuto sociale attraverso il suo coinvolgimento politico.
NAPOLI MILIONARIA BORGHESIA FALSARIA
NAPOLI – Sei giovani napoletani su dieci – sostiene un recente sondaggio Eura – sono convinti che occorre una “raccomandazione” per poter agguantare un posto di lavoro. La percentuale raggiunge l’ ottantotto per cento nel caso di “giovani studenti” appartenenti a famiglie di un livello culturale più alto ed economico più abbiente, dove pure dovrebbe avere una qualche attrazione il principio delle capacità personali. Per quasi il cinquanta per cento di questi giovanotti è il politico l’ uomo più adatto a dire la parolina acconcia che risolve il problema del reddito. Il sociologo si mette le mani nei capelli. “Questi dati fanno venire i brividi – si lamenta Domenico De Masi. – Dietro questi numeri si nasconde una verità: Napoli ha il futuro pregiudicato per i prossimi cinquanta anni. Non c’ è possibilità di redenzione, la città è destinata a rimanere ferma. Anzi solo a peggiorare, con il tempo. Il campione del sondaggio si riferisce a giovani tra i 20 e i 29 anni. Si tratta di persone che comunque hanno raggiunto una propria maturità: difficilmente cambieranno ormai modo di pensare. E si tratta della società appunto dei prossimi cinquanta anni se si tiene conto dell’ età media di un individuo. Mi chiedo: quali dati sarebbero saltati fuori qualche mese prima di Tangentopoli? Avremmo avuto il cento per cento?”. Chissà. In una qualsiasi mattina di settembre a vederlo andare lentamente per le vie del quartiere di Chiaia il giovin borghese napoletano sembra senza pensieri, appena sfiorato dal dramma della città che ne infastidisce la passeggiata e l’ ozio con il troppo rumore e il poco spazio. Il giovin signore è solitamente allegro, sorridente, elegantemente vestito, la scarpa inglese, la bella cravatta di seta, ha il braccialetto d’ oro al polso destro, l’ orologio d’ oro al polso sinistro, non manca qualche profumata goccia di Pennaligon’ s (o quello che è) e non si è negato un’ abbronzatura con i riflessi dell’ oro brunito. Sciama per via dei Mille, via Filangieri, affolla piazza Amedeo, beve l’ aperitivo a piazza dei Martiri. Chiaia è il suo regno, come è stato il dominio dei suoi genitori, come lo sarà dei suoi figli. Qualcuno ha detto che Napoli è l’ unica città mediorientale senza quartiere occidentale. Non è vero. Chiaia è il quartiere occidentale della città, l’ unico pensato, progettato e costruito per la cosiddetta “alta borghesia”, un’ isola che ha resistito senza irreparabili offese ai carogneschi interventi del secondo dopoguerra, del famelico laurismo, del barbaro gavismo, dell’ onnivoro pomicinismo. Da tre secoli Chiaia può vantare architetture d’ autore, dal vanvitelliano Palazzo Calabritto al novecentismo essenziale e non retorico di Stefania Filo Speziale passando per le gemme d’ art nouveau di Giulio Ulisse Arata. Ma che importa! Il giovin borghese non pare curarsi di bugnati e modanature. E’ difficile trovarne uno – ti raccontano i più pessimisti – che abbia mai alzato gli occhi sulla scala elissoidale di Palazzo Mannajuolo o si sia interessato, incuriosito appena, della Palazzina Velardi o del Villino Galante. Va a Chiaia, il giovin signore, per consumare, vedere e farsi vedere. Sono le vetrine opulente e griffate, qualche bar alla moda, un paio di ristoranti l’ attuale segno distintivo del quartiere, come il segno distintivo delle convinzioni del giovin signore è la certezza che, in un modo o in un altro, ce la farà. Come? Si sa. Dal sondaggio. “Borghesia lazzarona!”. C’ è a Napoli chi la disprezza, chi volentieri si abbandona all’ invettiva liberatoria. E’ il caso di Domenico Rea. “Questa specie di borghesia che ha oppresso Napoli, questa gentuccia con materiali di pensieri e di lingua da analfabeta di ritorno, questa gentaccia che non si sa perché, condividendone i gusti, ha la pretesa di distinguersi dalla plebaglia mentre l’ unica plebaglia di Napoli è proprio questa borghesia di costruttori che ha messo i soldi, esentasse, in Svizzera o in Bot”. Il focoso don Mimì, non è il solo, per carità. All’ invettiva esasperata – è un esempio – si abbandona anche chi ha conosciuto, tra i banchi del liceo Umberto, Raffaele Perrone Capano, un “ragazzo di Chiaia”: “‘ nu fetente cchiu fetente e ‘ nu fetente nato fetente perché era nato bene da persone perbene ed è diventato ‘ nu fetente cchiu fetente ‘ e ‘ nu fetente”. La storia di Raffaele Perrone Capano vale la pena di essere raccontata anche perché è riuscito nella non facile impresa di farsi odiare più di Paolo Cirino Pomicino, ancor più di Francesco De Lorenzo che, si sa, ora vengono accolti in ogni angolo della città dal grido “Mariuoli!”. Perrone Capano, ordinario di Scienza delle Finanze, liberale di cultura e di partito, è il rampollo di una stimata famiglia borghese e laica. Segni caratteristici: moralizzatore integerrimo, ambientalista irriducibile. Consigliere della Fondazione Banco di Napoli, azionista di maggioranza del Banco di Napoli spa, picchiava i pugni sul tavolo per impedire che il comitato della Fondazione stabilisse l’ ammontare dell’ assegno da passare ai consiglieri della Spa. Cioè, a se stessi. Assessore provinciale all’ Ambiente, portava l’ Enel in tribunale per i livelli di anidride solforosa liberati dalla centrale elettrica. Ammiratissimo, il Perrone Capano. Si diceva di lui: “Eccolo finalmente il borghese che non delega ai politici l’ amministrazione della città. Ecco un borghese che non ha il pregiudizio che sia meglio disinteressarsi della politica e conservare la propria rispettabilità. Ecco finalmente un uomo che non si chiama fuori, che fa le sue battaglie, che le canta chiare”. Solo che… Stato e mercato annullati dalla politica Solo che un giorno si scopre che ‘ o professore, come lo chiamavano i suoi impresentabili amici, era in combutta con due capicamorra – Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, e Francesco Bidognetti, latitante – per fare della Campania la pattumiera d’ Italia. In cambio di 25 lire al chilo, Raffaele Perrone Capano aveva autorizzato, in violazione di ogni regola, le imprese dei due “galantuomini” a ricevere immondizia e residui tossici da ogni angolo del Paese. Per il periodo dell’ affare, si sono scaricate a Napoli duemila tonnellate di rifiuti al giorno e Perrone Capano ha incassato, chilo dopo chilo, 25 lire su 25 lire, dieci milioni la settimana. Insomma, “nu fetente che s’ è venduto non solo il presente della sua città, ma s’ è mangiato anche il futuro dei suoi e dei miei figli”, si scalda il compagno di liceo. Che la borghesia napoletana non fosse proprio quella immaginata dai rivoluzionari del ‘ 99, lo aveva ben capito uno scrittore svizzero capitato da queste parti alla fine del secolo scorso. Marco Monnier osservava con meraviglia – lo ricorda Croce nella sua “Storia del Regno di Napoli” – che “a Napoli non c’ erano che due classi, les lettrés et le peuple, e che la borghesia non lettrée, industriale e commerciale, semplicemente non esisteva”. Il fatto è che anche quella lettrée, in quest’ anno denso di eventi come l’ anno del giudizio, ha la febbra alta. C’ è stato, e c’ è ancora, a Napoli un Partito della Cultura sovvenzionato con larghezza dal sistema politico che ai politici ha regalato l’ alibi di una città in caduta libera per moralità, civiltà, organizzazione sociale – è vero – ma in prezioso volo verso le vette del pensiero. “Città del sole filosofico” dove i pensatori di tutto il mondo potevano raccogliersi per discutere di “Ermeneutica come fine della coscienza metafisica della filosofia”, di “Fallibilismo, teoria della verità basata sul consenso”. Il gran sacerdote di questo rito è stato Antonio Villani. Anche la sua storia non guasta raccontare perché dimostra come perfino nel mondo culturale “siano stati sconficcati i cardini dell’ ordine morale”. Dunque. Antonio Villani, 69 anni, allievo di Croce, lettore a Tubinga, di casa a Heidelberg, filosofo del diritto, è stato il motore della vita culturale napoletana dal suo studio di Rettore dell’ Istituto Suor Orsola Benincasa, organizzatore, con cadenza settimanale, di un convegno con protagonisti dai nomi prestigiosi in ogni canto del mondo provvisto di una libreria. Popper, Gadamer, Habermas, Ricoeur, Eco, Rawls, Garaets, Belaval. Pubblico non sempre numeroso, ma sempre assorto. “Nell’ estremo disincanto di Napoli – andava sospirando Villani – la filosofia è l’ unico incanto”. “In una città – affermava sicuro – dove tutti si ingannano a vicenda e si autoingannano, dove si è perso il centro delle cose, questi convegni servono a formare e a orientarsi. Come dicevano i nostri antichi, la scienza cataloga, la filosofia capisce”. Alla corte di Villani – una seicentesca cittadella monastica di edifici, chiostri, cappelle e giardini d’ arancio con annessi museo (150 dipinti) e biblioteca (120mila volumi) – tutti accorrevano come a un Partenone. Solo che… Solo che Villani era un copione. Sì, un copione, un mago del plagio. Un giorno s’ è scoperto che per lo meno cinque pietre miliari della sua produzione scientifica – da “Topica e sistematica nella giurisprudenza” a “La critica di Hegel al dover essere” – non erano altro che copie conformi e tradotte di saggi precedentemente pubblicati su riviste tedesche. Caduto nella polvere, ora si dice coram populo che lo studioso di Hegel, l’ efficientissimo manager della cultura ha sempre beneficiato di troppo generosi finanziamenti pubblici, che non ha mai abbandonato l’ Opus Dei e lesinato affetto e voti alla Democrazia Cristiana e ai suoi padrini-padroni – Gava e Pomicino su tutti – che l’ hanno ricompensato chiudendo e facendo chiudere un occhio sulle molte illegalità del Suor Orsola. Unico istituto universitario parificato. che, nel suo organigramma, non prevede la presenza di almeno tre docenti di ruolo e che, nonostante ciò, elargisce lauree e diplomi. L’ unico luogo, il Suor Orsola, dove gli occhiuti giudici della Corte dei Conti non hanno mai avuto accesso per verificare (se non per controllare) dove e come finisse il pubblico denaro. Con questi esempi – vien da dire – c’ è poco da censurare il giovin borghese che, protetto dall’ anonimato del sondaggio, sputa il rospo e senza tanti giri di parole ammette la sua sfiducia. Ma è proprio qui – pare – il nocciolo della questione borghese di Napoli. E’ nella fiducia che manca o nella sfiducia che c’ è, che è la stessa cosa e comunque non robetta da trascurare. Nella attuali condizioni della città è ben difficile dubitare della razionalità di procurarsi a Napoli un padrino politico. Avveniva anche ai tempi di Saredo quando “dall’ industriale ricco che voglia aprirsi la strada nel campo politico o amministrativo… al professionista desideroso della clientela d’ un istituto o d’ un corpo morale… tutti trovano dinanzi a loro l’ interposta persona e tutti o quasi se ne servono”. Il disastro sociale, la disfatta pubblica, la mutilazione della città non è stata ancora sufficiente a scoraggiare i napoletani – borghesi in testa – a cambiar registro. “Noi educatori abbiamo molte responsabilità – dice padre Clemente Russo, gesuita, rettore dell’ Istituto Pontano dove si forma una bella fetta di classe dirigente d’ una città dove 60 mila ragazzi evadono l’ obbligo scolastico – Il primo passo per un rinnovamento morale e sociale di Napoli va fatto nella scuola dove maggiore deve essere l’ attenzione a un insegnamento che educhi alla legalità, alla solidarietà, all’ impegno civile”. Ma come, nel breve periodo, è possibile rendere conveniente e utile la correttezza privata e pubblica? ‘ O professore e i suoi amici della camorra Oggi Napoli scioglie il suo destino intorno alla questione della fiducia, essenziale e modernizzante risorsa che – spiegano gli scienziati sociali – diventa un comportamento diffuso solo a partire dallo stimolo dei processi di mercato e dalle norme (e sanzioni) imposte dallo Stato. Se hanno ragione loro, non è saggio coltivare illusioni. A Napoli manca uno Stato capace di imporre regole eguali per tutti perché la politica finora ha privatizzato ogni bene pubblico, pubblico servizio, pubblica risorsa. Manca un mercato che mostri la necessità di vincoli produttivi e di comportamenti etici perché è un mercato, come dice l’ economista Mariano D’ Antonio, che è stato “creato dalla politica”. E allora? E allora val la pena di sentire un’ ultima voce, la voce di Gabriella Gribaudi, napoletana di adozione, torinese di nascita, storico di mestiere con cattedra a Bari, venuta a Napoli con una borsa di studio nell’ istituto di Manlio Rossi Doria e rimasta appiccicata alla città come una cozza allo scoglio. Guai a chiederle se pensa di andarsene. “No, non me ne andrò. Ho rifiutato in tante occasioni che oggi non ne ho più voglia e non ne vedo più le ragioni. Mi sento napoletana a tutti gli effetti. In una città come Torino non riuscirei più a vivere. E poi sono convinta che questa città può farcela, ma deve farcela da sola. C’ è una condizione perché ciò avvenga: deve essere, diciamo così, abbandonata alle sue sole forze. Va interrotta la politica del sostegno al reddito, bisogna modificare la struttura delle opportunità oggi tutte nelle mani dei mediatori politici… Ecco, bisogna togliere questo ruolo agli amministratori e ai politici eliminando l’ oggetto della mediazione. Solo così finalmente sarà stanata quella parte di borghesia che ha preferito restare estranea alle sorti della città, solo così potrà nascere qualche elemento di Stato e di mercato”. La speranza di Gabriella Gribaudi ha il presupposto antico che, come si augurava Benedetto Croce, nella borghesia napoletana si radichi “il sentimento che il miglior pregio della vita non è dato dagli arricchimenti e dagli onori… ma dal produrre un nuovo e più alto costume, dal modificare in meglio la società in mezzo a cui si vive”. Accadrà davvero? Un fatto è certo: se non ora, quando?
Di seguito allego tutte le delibere che sono all’ordine del giorno del Consiglio Comunale del 6 settembre 2013 (clikka). Sarà un consiglio fiume con delibere prodromiche al bilancio preventivo 2013/2014 si tratta di IMU, TARES, tariffe d’uso dei servizi individuali, addizionale IRPEF etc etc. In sostanza il Comune metterà le mani nelle vostre tasche e qualora doveste pensare che nelle tasche ormai non c’è rimasto niente comunque commettereste un errore, perché il tutto influirà sui servizi comunali che, ovviamente, peseranno di più proprio su chi non possiede niente! Non aggiungo altro per non sottrarvi le forze alla lettura delle delibere, che gioco forza si occuperanno dei cittadini napoletani e, quindi, anche della stragrande maggioranza delle persone che leggono questo blog. Resto, come sempre, in attesa di avere un vostro parere, forse questa volta è veramente chiedere troppo, ma come qualcuno ha già detto, se voi non vi occupate della politica, comunque la politica si occupa di voi. Buona lettura.
Leggo oggi (01.09.2013) sul corriere del mezzogiorno del sequestro operato dalla polizia municipale dell’ippodromo nel corso del quale ci sono stati fantini che scappavano da tutte le parti all’arrivo dei caschi bianchi. Non mi piace il “te l’avevo detto” ma sul punto ho già scritto ed interloquito con l’assessora tommasielli “perdonata” dal sindaco (vedi Ippodromo di Agnano chi paga? clikka). Questo è un ulteriore fatto che secondo noi di Ricostruzione Democratica contribuisce a chiarire i veri motivi per i quali chiedemmo le dimissioni della assessora e per i quali provvederemo, a questo punto, a formulare una apposita mozione di sfiducia in Consiglio Comunale. A questo punto spero che il sindaco non eserciti ulteriormente il suo potere di “perdono” atteso che anche questo ulteriore fatto di malagestione è imputabile alla assessora tommasielli, che io stesso nella mia qualità di presidente della commissione sport ed impiantistica sportiva convocai insieme alla curatela del fallimento Ippodromo di Agnano S.p.a, agli assessori Panini (per le attività produttive) e Fucito (per il patrimonio), per capire come meglio collocare la struttura dell’ippodromo e come risolvere il problema di 235 cavalli a pensione (completa a carico del comune) nell’ippodromo stesso dei quali nulla si sapeva. Ebbene, anche in questo caso l’assessora tommasielli ebbe a dichiarare che il problema dei 235 cavalli “non paganti” dell’ippodromo erano un “non problema” visto che aveva una non meglio specificata dichiarazione di responsabilità sottoscritta da non meglio specificate associazioni equine (dichiarazione di responsabilità clikka). L’assessora tommasielli ancora una volta dovrebbe spiegare di chi sono e soprattutto, cosa ci facevano 235 cavalli nell’ippodromo chiuso, oggi che la polizia municipale ha, da quello che apprendo dal giornale, accertato che nella struttura si allenavano cavalli, a questo punto, per corse che non sono in programma e che se me ne vado per una idea potrebbero avere a che fare con il mondo delle corse clandestine. E’ chiaro che tale gravissima circostanza deve essere chiarita dalla magistratura, ma stante le mie precise domande alla assessora tommasielli in sede di commissione e stante le dichiarazioni registrate dalla curatela stessa, sempre in sede di commissione, è evidente che non è possibile consentire una ulteriore prosecuzione del suo mandato amministrativo affinché non si getti sull’amministrazione cittadina nessun ombra! Spero che il sindaco sia informato di ciò che è accaduto in un importante settore quale è quello dello sport e dell’impiantistica sportiva e comprenda fino in fondo che un’assessora non può né “brigare” affinché non si tenga una commissione di controllo (come fece per proprio per la commissione sull’ippodromo) né tantomeno evitare di dare risposte in un settore, quale quello delle corse di cavalli, nel quale l’inquinamento da parte della criminalità è sempre un allarme sociale. Spieghi l’assessora, per fugare ogni dubbio, di chi sono, a chi servivano e cosa ci facevano 235 cavalli in una struttura chiusa! Spieghi, inoltre, perché il Comune si dovrebbe accollare la rimozione di letame prodotto da cavalli che sono in proprietà di altri!
Sigilli all’ippodromo, è «guerra» tra fantini e polizia municipale
Trotto sulle piste chiuse, blitz dei vigili
NAPOLI — Lo stato di abbandono e incuria dell’ippodromo di Agnano è evidente. L’Asl è intervenuta nei giorni scorsi vietando la pista ai fantini ma ieri mattina questi hanno divelto le barriere e allenato i puledri. Quindi è arrivata la Municipale che ha sequestrato le piste.
Il Comune ha appena affidato la gestione provvisoria dell’impianto ad un gruppo di imprenditori napoletani e non, esperti del settore, che vuol puntare innanzitutto al Lotteria di ottobre e ha annunciato importanti risistemazioni, tenendo in serbo nuovi progetti semmai dovessero ottenere, tra un anno, la gestione definitiva. Intanto è guerra fra fantini, Asl e Municipale. Sequestrate, dai vigili, sia la pista interna che quella esterna; i fantini all’arrivo degli agenti sono scappati via. Il divieto sarebbe stato adottato per garantire l’incolumità dei fantini e dei cavalli stessi. Nelle foto di Pierpaolo Petino — il video su http://www.corrieredelmezzogiorno.it — ecco come versa la struttura che il 28 settembre dovrebbe riprendere ad operare a pieno ritmo con le gare e l’affidamento alla nuova società. Ieri mattina due camion dell’Asia hanno portato via quintali di “immondizie”, le immagini si riferiscono invece a quanto è restato nell’ippodromo dopo l’intervento: mucchi di letame a marcire su cui banchettano i piccioni, ingombranti di ogni genere, persino una betoniera arrugginita.
C’è chi non smette di sperare che le cose cambino. «Una squadra di pazzi che ama l’ippica e l’ippodromo d’Agnano», così Pierluigi D’Angelo definisce la cordata di imprenditori napoletani, la Ippodromi Partenopei s.r.l., da lui presieduta, che ha ottenuto l’affidamento della gestione provvisoria, un anno, dell’ippodromo. Senza corse ed e in crisi dall’anno scorso, l’impianto ha dovuto alla fine anche rinunciare, per la prima volta dal 1951, al Gran Lotteria di maggio, 170 i dipendenti finiti in mezzo alla strada. Oltre a D’Angelo, driver professionista, proprietario dell’ippodromo di Cosma e Damiano e dell’allevamento Garigliano, la società comprende Aldo Migliaccio, ex campione mondiale di vela, esperto di sistemi di controllo delle scommesse; Antonio Somma, proprietario di trottatori, è broker assicurativo internazionale; Massimo Torchia, concessionario di auto e di imbarcazioni di lusso, amante del galoppo; Michele Giugliano, titolare del ristorante Mimì alla Ferrovia ed Enzo Giordano, proprietario del celebre Varenne.
«Questo è un atto d’amore per la nostra martoriata città – spiega D’Angelo – per l’ippica e nei riguardi dei tantissimi lavoratori che hanno perso il lavoro, per far sì che l’ippodromo riapra e ritorni funzionante. Per un anno la spesa non sarà esigua, oltre al fitto di 21mila euro annuo che paghiamo al Comune faremo rientrare 60 dipendenti part time, spenderemo almeno 1 milione e mezzo di euro».
In calce il comunicato di Claudio De Magistris sulla sua rinuncia ad assumere qualsivoglia ruolo nel Forum delle Culture. I commenti di quelli che hanno accolto questa decisione di malavoglia criticando coloro che, invece, come me, l’auspicavano credo siano forieri di censure per molte ragioni che sono insiti in uno dei mali che affligge la nostra società e su cui vale la pena ancora una volta riflettere per tenere alta la guardia. Effettivamente la “fratellanza” non dovrebbe essere di impedimento ad assumere un ruolo quando uno è capace, competente ed onesto, ma siamo a Napoli ed in Italia, dove il nepotismo, il “fratellismo” ed il “cuginismo”, hanno fatto danni enormi deprimendo non solo l’economia ma anche le aspettative di coloro che, seppure capaci e competenti, hanno dovuto riparare all’estero per trovare lavoro! Ci lamentiamo poi della cd. fuga dei cervelli ma cosa fanno gli amministratori per impedirla mi chiedo!! Questi discorsi non li comprendo de magistris doveva essere l’alternativa e l’alternativa si misura anche su queste cose che, al limite, possono essere ingiuste nel caso particolare ma assolutamente dovute sul piano generale e dell’esempio! Apprendo, quindi, con soddisfazione questa decisione di demagistris jr e spero che il fratello del sindaco non ricopra più alcun ruolo nell’amministrazione né a titolo gratuito né tantomeno retribuito, per le ragioni spiegate! Di persone competenti, capaci ed oneste che hanno partecipato alla campagna elettorale ce ne sono e, se questo è il criterio, non vedo perché debba prevalere la posizione del fratello del sindaco e non quella di tanti altri! Napoli e l’Italia soffre di baronie a tutti i livelli dall’università agli ospedali passando per P.A., società partecipate e professioni, dove i cognomi sono sempre gli stessi e le competenze sono assolutamente in secondo piano!! Non accetto nel modo più assoluto l’eccezione! Per le nomine il sindaco di Napoli farebbe bene, una volta per tutte, a dare una spinta affinché si adotti un regolamento (una proposta su cui lavorare c’è già clikka) che preveda una maggiore trasparenza come è negli altri comuni italiani come Milano, Cagliari etc etc. Napoli non deve essere da meno! per questo io mi sono battuto in campagna elettorale non per altro! Capisco che questo mio ragionamento può essere fastidioso per qualcuno, ma questa è la prospettiva di uno che si chiama gennaro esposito la condizione della stragrande maggioranza del popolo italiano che non ha i cd. santi in paradiso, in Comune, Regione o in ogni altra amministrazione, ma che sente sulla pelle il sopruso ogni volta che si predilige il cognome al merito! In queste cose conta l’esempio!
Dalla pagina FB di Claudio De Magistris:
“Ho assistito da fuori Napoli al dibattito che si è aperto in merito ad un mio possibile coinvolgimento nel Forum Universale delle Culture 2013, con contratto remunerato in qualità di responsabile organizzativo. Al mio rientro mi sono concesso un giorno di riflessione e adesso vorrei chiarire alcune cose in relazione a quella che è stata semplicemente un’ipotesi, non avendo mai visto o ricevuto alcuna reale proposta. Anticipo che non ho alcuna intenzione di accettare incarichi, retribuiti o meno, per il Forum.
La motivazione non è figlia dell’accusa di favoritismo familiare, che pure e’ circolata in questi giorni, e che contesto fortemente. Il mio cognome è per me motivo di orgoglio, ma certo non fonte di guadagno. Il mio percorso – lavoro da oltre vent’anni- l’ho fatto sempre seguendo ideali e passioni e quello che ho costruito, ad oggi, è per me motivo di soddisfazione e forza. E per questo non devo ringraziare nessuno. Cerco di permettermi il lusso della coerenza e della dignità prima di tutto. La mia famiglia non è e non sarà quella in cui troverete assunzioni a vita clientelari, consulenze d’oro, ingiustificate prebende o altro. Siamo persone semplici e perbene: queste cose noi le combattiamo. Cercate pure altrove.
Non è neanche, la mia, una reazione causata dalla gazzarra a cui hanno partecipato in tanti portando, in alcuni casi con cattiveria e grandissima ipocrisia, non il loro pensiero, bensì il loro pregiudizio. Una gazzarra che è altra cosa dal dibattito sincero e onesto, che pur comprendo, sull’opportunità politica del mio ruolo nel Forum.
Non è neanche dovuta alla volontà di evitare che Luigi, che ha sempre espresso contrarietà verso forme di contrattualizzazione da parte del Comune, fosse linciato dal “primo” di passaggio, magari per strumentalizzazione politica.
La motivazioni che mi porta ad escludere un contratto è che, assistendo al dibattito di questi giorni, ho capito che un mio coinvolgimento nell’organigramma sarebbe diventato capro espiatorio di qualsiasi episodio legato all’evento e motivo di acuirsi delle dannose diatribe politiche che logorano e annoiano la città da anni. Sarebbe veramente difficile lavorare con serenità in questo contesto e rischierei, quindi, di danneggiare chi con passione si sta dedicando a mettere in piedi struttura e programma del Forum.
Un Forum che ha avuto una storia molta sofferta, la stessa storia che avrebbe dovuto spingere ad un dignitoso silenzio quanti, invece, in questi stessi giorni, hanno scelto ipocritamente di pontificare.
Riassumendo in breve alcuni aspetti significativi. Prima una fondazione, legata alla precedente amministrazione, che partiva avendo speso già tanto e con più di un milione di euro di debiti a discapito di enti, associazioni e professori di scuola; poi l’accordo che ha visto l’Ente regionale avere più peso nella fondazione; poi la riduzione drastica dei fondi: 250 milioni di euro, poi 150, poi 56, poi 25 e poi 16. Per la precisione 11 milioni per la città: 5 infatti sono trattenuti dalla Regione per eventi da gestire fuori città con le proprie società inhouse, a corollario di tanti soldi impegnati, sempre dalla Regione, nel cosiddetto “Verso il forum delle culture”: Festival ed altre iniziative sostenute con fondi europei. Non tralasciando, infine, melina e pasticci amministrativi che hanno fatto si che la delibera ‘madre’ fosse approvata dalla Regione in luglio, cioè mesi dopo dalla data originariamente prevista per l’inaugurazione (primavera 2013), ovviamente poi rinviata a causa di tale ritardo.
Nonostante questa storia sofferta, il Forum è comunque una opportunità per Napoli e la Campania. Anche da semplice cittadino, infatti, sono fiducioso che tutti i soggetti interessati possano continuare a lavorare in sinergia istituzionale per la migliore riuscita dell’evento.
Per quanti continuano, invece, ad interrogarsi su cosa abbia intenzione di fare, tengo a precisare che, valutando proposte e idee che mi sono giunte in questi mesi, non verrà meno la mia partecipazione attiva al progetto politico di cambiamento, a cui fin dall’inizio ho contribuito“.
SONO giorni che i giornali si stanno occupando del futuro della stadio San Paolo trattando la vicenda come se fosse una “partita a due” sindaco/patron. Credo, invece, che occorra allargare la prospettiva facendo capire ai napoletani in che termini si pone la questione visto che il patron in una delle sue “uscite” sui giornali ha addirittura dichiarato che l’impianto gli spetterebbe di diritto dietro il versamento di un solo euro. È chiaro che molti napoletani ritengono che lo stadio, per come è gestito, andrebbe “regalato” al Calcio Napoli sostenendo questa tesi con l’argomento che esso è solo un costo per la collettività vista la incapacità di gestione del Comune. Ora se questo argomento è comprensibile, quando esposto da un cittadino “scontento”, non credo che possa ritenersi valido per qualunque amministratore pubblico, compreso il sindaco, che dovrebbe fare in modo di rendere, come in altre grandi città, per lo meno in pareggio l’impianto. In verità credo che dovremmo chiedere ai cittadini napoletani se la terza città d’Italia si può permettere di perdere un impianto così importante, che dovrebbe essere destinato ad ospitare non solo le partite di calcio, ma anche importanti kermesse sportive di livello nazionale
ed internazionale. Se l’Italia si dovesse aggiudicare un campionato del mondo di atletica o altro evento superiore o di pari livello, mi chiedo quale impianto resterebbe alla città di Napoli per candidarsi? Stesso discorso vale per i grandi eventi di spettacolo. Non ci dimentichiamo, infatti, che ultimamente Bruce Sprengsteen noi l’abbiamo dovuto ospitare in piazza Plebiscito, con tutte le polemiche che ne sono derivate, mentre a Milano lo stesso artista, si è esibito allo stadio comunale Meazza e non mi sembra che le squadre cittadine abbiano fatto una piega, anzi! Altro quesito che porrei ai napoletani è questo: se dovessimo “regalare” lo stadio al patron e questi lo “infilasse” in qualche altra sua società sganciandolo dai destini del Calcio Napoli che resterebbe alla città ed ai tifosi? Ci potremmo ritrovare nella incresciosa situazione di avere in futuro un soggetto terzo, che non sarà più il Comune, interlocutore del Calcio Napoli che potrebbe dettare legge senza se e senza ma. Né credo che questa ipotesi si possa eccessivamente limitare con vincoli più stringenti o con un diritto di prelazione in favore del Comune (cronicamente senza soldi) per questioni giuridiche che non sto qui a trattare. In una parola lo Stadio oggi rappresenta un’anomalia perché per come è attualmente gestito è una posta molto attiva per il Calcio Napoli, mentre è una posta molto passiva per la collettività, che ci rimette per la straordinaria ed ordinaria manutenzione ed inoltre non è neppure capace di farsi pagare i canoni di concessione e la percentuale dovuta per la pubblicità esposta nell’impianto, forse per il timore di non scontentare troppo il patron che potrebbe, forse, influenzare il consenso dei tifosi verso l’amministrazione. Ebbene, io non credo che i napoletani debbano essere trattati come “bambini” a cui non si può sottrarre il “giocattolo”. Occorre solo riequilibrare il rapporto prendendo spunto da quello che hanno fatto in altre grandi città, dove lo stadio è comunale e resta tale e la collettività non ci rimette anche l’accompagnamento del figlio del patron. Ovviamente sempre forza Napoli.
Del Forum delle Culture 2013 (clikka) ci siamo occupati più volte e di recente la stampa tiene quasi un bollettino di guerra sull’evento del quale ormai non si capisce più nulla tra comune, regione, fratelli e Fondazione; ovvero, è molto probabile che si sta facendo in modo di non far capire più nulla visto che dovrebbero, a questo punto, arrivare i soldi e l’intendimento, da quello che leggo sui giornali, parrebbe quello di tenere fuori la fondazione forse perché non “controllabile”. Sulla vicenda addirittura è stato tirato in ballo in modo del tutto incomprensibile, dall’assessore daniele, anche oddati che ovviamente ha declinato l’invito sbattendo la porta e rilasciando anche una lunga intervista al Corriere sui suoi meriti e sulla sua lungimiranza nell’aver intercettato il Forum Universale delle Culture. Credo sia utile, per capire come sono andate effettivamente le cose, leggere l’intervista apparsa oggi (27.08.2013) su corriere del mezzogiorno, di Beatrice Carrillo, professoressa all’Istituto Tecnico Professionale di San Giovanni a Teduccio. A ciò occorre aggiungere che l’amministrazione oddati del “forum senza forum” ha lasciato ulteriori molti debiti che occorrerà onorare e sui quali, pare, sia in corso un’accertamento da parte della Magistratura Contabile. Sulla vicenda fratellino del sindaco ovviamente mi sono già espresso manifestando tutto il mio disappunto con una dichiarazione che riporto in calce all’articolo e che ho già postato su FB. Mi verrebbe da dire archiviamo questa pagina e tiriamo le somme facendo in modo che almeno questa volta chi ha sbagliato paghi! In effetti era questo ciò che mi sarei aspettato dall’amministrazione che abbiamo contribuito a far eleggere … ma evidentemente ci siamo sbagliati il rigore, la trasparenza, la partecipazione e la condivisione del potere erano solo uno promesse elettorali alle quali, invece, noi di Ricostruzione Democratica crediamo ancora!!
Dal Corrire del mezzogiorno di oggi (27.08.2013) Paolo Cuozzo
Forum, beffati cento professori
Formati nel 2010, avevano predisposto progetti per migliaia di studenti
Cento insegnanti — per altrettante scuole napoletane — incaricati di redigere progetti per il Forum delle Culture. Un’idea del Comune di Napoli datata 2008. Professori che hanno anche svolto corsi di formazione professionale, due volte a settimana per 46 ore ore totali, da pagare 17,50 euro-l’ora. Ma i soldi, per ora, non li hanno ancora avuti «nonostante i progetti siano stati fatti, i ragazzi abbiano seguito i nostri corsi e le scuole abbinano messo a disposizione le strutture», dice Beatrice Carrillo, insegnante della Livatino di San Giovanni a Teduccio che ha sollevato il caso.
NAPOLI — Beatrice Carrillo, di professione professoressa di Italiano e Storia all’Istituto Tecnico, professionale e scientifico Rosario Livatino di San Giovanni a Teduccio, al Forum delle Culture aveva creduto profondamente. Tanto da dedicarci, nella sua qualità di prof, anche alcune ore — 46, per la precisione — al di fuori dell’orario di lavoro per formarsi e predisporre un progetto da illustrare ai propri alunni. Poi, però, come altri 99 suoi colleghi, da oltre due anni e mezzo non solo non ha saputo più nulla del progetto, ma neppure dei soldi che il Comune di Napoli avrebbe dovuto riconoscergli per la formazione professionale «effettuata — racconta — da docenti dell’orientale, della Federico II e del Suor Orsola Benincasa».
Scusi, ma da quando non ha più notizie?
«Dal gennaio del 2011 quando incontrammo l’ex assessore alla Cultura, Nicola Oddati, poco prima della sua candidatura alle primarie. Da allora, è stato silenzio totale e nessuno ci ha fatto sapere più nulla».
Lei ha seguito dei corsi di formazione che dovevano essere retribuiti. Ma in che misura?
«Per le 46 ore, suddivise in due turni settimanali da tre ore ciascuno, avremmo dovuto avere 17,50 euro l’ora per un totale di 873 euro che, almeno io, ma penso anche gli altri, non ho mai avuto».
Ora che farà?
«Non so come mi regolerò. Anche se, sia chiaro, il problema non è avere i soldi ma sollevare il caso su come vengono distribuiti e utilizzati i soldi del Forum».
Cosa avreste dovuto fare per il Forum?
«Nel progetto, che Oddati avviò nel 2008 per essere pronti per tempo, furono coinvolte cento scuole napoletane ognuna delle quali indicò un proprio docente. I corsi di formazione si tennero al Palazzo della Conoscenza di via Terracina. Si trattò di corsi organizzati sulla base di appartenenza alle scuole, quindi per elementari, medie inferiori e superiori. Ognuno di noi ha dovuto predisporre un progetto per un corso che si sarebbe chiamato “Pacemaker a Scuola, nell’ambito di iniziative di preparazione al Forum delle culture”. E noi preparammo anche un progetto».
Scusi, ma solo voi o anche le altre 99 scuole avete predisposto il progetto?
«Tutti e cento. Il nostro progetto si chiamava “L’Etica della Pace”. Abbiamo anche invitato un imam ai nostri corsi e proposto una serie di film nell’anno scolastico 2010-2011 per preparare i ragazzi al Forum. Dal Comune abbiamo anche avuto tanto materiale e schede da compilare da consegnare entro il 20 gennaio 2010. Per la mia scuola, inoltre, c’era un piano finanziario che comportava un impegno di spesa di circa 6.000 euro».
E questi soldi la sua scuola li ha avuti?
«No. Mi risulta che la segreteria si è anche messa in contatto col Comune per avere notizie, anche perché le scuole hanno sostenuto dei costi per tenere le aule aperte di pomeriggio, pagando personale di segreteria, personale Ata e così via. Ma nessuno ci ha saputo dire mai nulla».
Cosa si aspetta a questo punto?
«Davvero non lo so. Anche perché dal 18 gennaio del 2011 ad oggi pareva che il Forum fosse qualcosa di tramontato e solo ora se ne riparla».
La mia dichiarazione sulle vicende ferragostane comunali:
Ritengo le dichiarazioni della assessora tommasielli la negazione della politica. Questo scorcio di estate napoletana ci sta mostrando una prospettiva assolutamente singolare per come era iniziata l’esperienza de magistris fondata su basi assolutamente diverse ed invece finite nel solco di una politica compromessa che era proprio quella che i cittadini volevano sconfiggere. Nomine di dirigenti, perdoni ed ipotesi di incarichi retribuiti a parenti stretti del sindaco in pieno ferragosto mi lasciano l’amato in bocca e mi confermano l’idea che non si può essere della stessa parte. Ricostruzione Democratica è nata in consiglio comunale proprio per mantenere acceso quello che era lo spirito iniziale di tanti cittadine e cittadini che hanno avuto la convinzione che si poteva voltare pagina, con serietà, competenza e spirito di abnegazione, purtroppo traditi già all’alba di quello che doveva essere il nuovo inizio con incarichi a cugine e fratelli che oggi appaiono qualificanti di una azione amministrativa che combatteremo politicamente con tutte le nostre forze.
Deve essere stato un burocrate di nome Pierino ad aver avuto la pensata di sostituire, per i minori, la foto autenticata con timbro della questura con la carta di identità. In effetti come al solito la nostra Pubblica Amministrazione “amica” ce l’ha messa tutta anche questa volta per migliorarci la vita ed allora al posto di controllo doganale il malcapitato cittadino italiano, che ha pensato di passare le vacanze all’estero, portandosi i figli al seguito munito di carta di identità si è trovato nella scomoda condizione di essere redarguito dal poliziotto di frontiera di turno quando tutto contento ha mostrato il documento di identità dei minori che ovviamente è privo della maternità e della paternità ed il bravo poliziotto gli ha detto guardi che qui non sta scritto da nessuna parte che i minori al seguito sono suoi figli, dovrebbe portarsi un certificato di nascita con la indicazione della paternità e della maternità! E così ad un solo documento ora se ne sostituiscono due! Non c’è che dire viva la burocrazia borbonica! Spero di capire come fare per i cittadini del Comune di Napoli affinché si faccia in modo di inserire nelle carte di identità dei minori il requisito mancante anche se credo che la materia è disciplinata dallo Stato … vedremo
La questione della cd. sanatoria delle “occupazioni abusive” delle case del Comune l’ho letta in questi giorni sui giornali, ed al consiglio comunale del 7 agosto scorso sia io che Simona Molisso abbiamo deciso di intervenire per cercare di fare un po’ di chiarezza tra giunta e consiglio. Ebbene, la cosa che mi ha incuriosito e che pur essendo stati noi di Ricostruzione Democratica ad introdurre l’argomento con il primo intervento che, poi, ha condizionare l’intera seduta del Consiglio Comunale, facendo, peraltro, emergere una gravissima spaccatura con la giunta, i giornali hanno completamente ignorato la nostra attività. Ciò che mi colpisce, infatti, è l’assoluta indifferenza dei giornali a ciò che si tenta di fare nell’istituzione con forze che sono assolutamente nuove. I giornalisti, infatti, anche in questa occasione hanno preferito rincorrere il titolo riportando tesi sostenute da “vecchi arnesi” della politica, finendo per contribuire ad una sorta di “riciclaggio” di personaggi che per anni, avendo occupato uno scranno nel assemblea cittadina, prima di parlare di come fare per risolvere il problema, dovrebbero spiegare ai cittadini come ci si è arrivati al fenomeno delle occupazioni abusive. Fenomeno che, non occorre sottacere, è stato un serbatoio per l’acquisizione di un consenso elettorale “drogato”. Ad un giornalista, per spiegare bene la questione, ho addirittura inviato una mail con un testo coordinato delle norme affinché potesse districarsi nel groviglio legislativo.
Eppure noto una contraddizione nella vicenda, da una parte i giornali ogni tanto riportano editoriali di questo o di quello, illustre e non illustre, che lamenta l’assenza di iniziative politiche nuove nel consiglio comunale, dall’altro gli stessi giornali tacciono ogni volta che c’è la possibilità di sottolineare una proposta politica nuova su un tema specifico.
In questa nostra città dovrebbero mettersi in fila, innanzi ad un plotone di cittadini armati della sana ironia dei gradi Maestri Napoletani Totò e De Filippo, politici, imprenditori e giornalisti ….. non aggiungo altro…
Per comprendere ciò che voglio dire ecco gli interventi di Ricostruzione Democratica
Il mio al 00:03:40 e quello di Simona Molisso all’1:37:43
La piazza di oggi (04.07.2013) del pdl è stata una piazza eversiva perché mette in discussione un potere dello Stato. I poteri Giurisdizionale, Amministrativo e Legislativo hanno pari dignità ed il loro equilibrio è stabilito dalla Costituzione. berlusconi ha usato toni pericolosi per la conservazione delle istituzioni democratiche delegittimando i magistrati agli occhi di chi crede essere il suo popolo. Siamo in una situazione anomala tutta italiana nella quale una persona pur di rimanere al potere sacrifica tutto il suo partito a seguirlo! In altri paesi berlusconi non si sarebbe proprio potuto affacciare al mondo politico in quanto portatore di interessi personali (legittimi) che non gli consentono di poter liberamente esercitare qualsivoglia potere nelle istituzioni democratiche. Oggi si è consumato l’ennesimo colpo alla democrazia del Paese chiamando la piazza contro i Magistrati! Spero che le persone dotate di equilibrio prendano le distanze da simili comportamenti scegliendosi presto un altro leader se è un leader che vogliono!
Non capisco come i dirigenti del pd possano continuare a stare con il pdl senza comprendere che questo è un abbraccio mortale per la sinistra italiana che ormai ha dimostrato di non riconoscersi più nelle azioni politiche e di governo dello schieramento che ha perso la sua naturale connotazione. Eppure non occorre essere delle aquile per capirlo. Di questo passo si aprirà un grosso vuoto che allo stato non si capisce ancora chi colmerà e le preoccupazioni sono tante.
Traggo queste riflessioni da “La Vita Autentica” di Vito Mancuso che potrebbero portare ad una lunga e stimolante discussione sull’uomo che l’autore chiama “autentico”:
“La speranza ha a che fare con una dimensione dell’essere umano, dove l’intelletto e la volontà si uniscono dando origine a qualcosa di superiore che da’ il sapore complessivo alla personalità. Un vero uomo è tale non in base a ciò che ha, non in base a ciò che sa, neppure in base a ciò che fa, ma in base a ciò che è; ma ciò che un uomo è, in quanto essere individuale irripetibile, è sì il suo corpo fisico, è sì la sua professione, ma è ancor di più la speranza, cioè la tensione complessiva della sua vita e il sapore di fondo che ne deriva all’intera personalità, la musica che fuoriesce quando lui si presenta e che gli altri percepiscono, che lo si voglia oppure no. Se infatti la speranza non si può misurare con l’intelligenza mediante test, e neppure come si misura la volontà per la quale pure vi sono metodi appositi (alcuni dei quali molto singolari come camminare sui carboni ardenti o rimanere chiusi per ore in una bara con solo una minuscola fessura per l’aria), ciò che un uomo interiormente è si può tuttavia percepire lo stesso, forse si può dire che lo si vede con il terzo genere di conoscenza di cui parla Spinoza verso la fine della sua Etica. Nessuno sa se ci sarà davvero una pesatura delle anime alla fine del mondo, ma la bilancia della psicostasi esiste dentro ciascuno di noi, perché ciascuno è in grado di capire quanto pesa la propria e l’altrui personalità e di sentire se chi abbiamo di fronte è in vendita, e per quanto, oppure no. La speranza per cui un uomo vive è che costituisce il suo tesoro ideale definisce la sua più peculiare personalità, da’ forma e sostanza alla sua anima. Ed è questo che intendo col dire che il vero uomo ha trovato. Non ha trovato nulla di definitivo, di conclusivo, di indiscutibile. Purtroppo (o per fortuna) la vita è fatta in modo tale da non lasciar sussistere nulla di definitivo, di conclusivo, di indiscutibile. La speranza è destinata a rimanere speranza, a non trasformarsi mai in sapere. L’uomo che definisco vero ha trovato una speranza, (non una dottrina né un’ideologia) per la quale vivere, come specie di luce lontana verso cui camminare. Questa speranza non è un possesso che si può materializzare (né come dottrina né come ideologia) …. Sostengo quindi che l’uomo compie la sua vita, rendendola oggettivamente autentica è uscendo dalle trappole dell’Io, quando vive per una speranza più grande di lui, in base alla quale egli, a poco a poco, giunge a dare forma a tutto quello che fa e che dice. Ma ritorna la domanda di Kant: che cosa, dal punto di vista del contenuto, è lecito sperare? La risposta è semplice e insieme stupefacente: è lecito sperare che l’ultimo orizzonte dell’essere sia non l’assurdo ma il senso, non il male ma il bene, non il nulla ma l’essere, non la morte ma la vita. Questo a un uomo ragionevole è lecito sperarlo. Saperlo no, ma sperarlo in modo ragionevole sì. … Vivere per qualcosa di più grande di sé come il bene e la giustizia, cioè vivere l’esistenza all’insegna della più pura prospettiva etica, apre la speranza della mente al fatto che qualcosa di più grande di sé esiste veramente, che esiste una dimensione dell’essere più grande di quella di questo piccolo Io destinato a finire, una dimensione che i popoli di tutti i tempi hanno intuito e chiamato divino, assegnandovi poi il nome particolare di cui erano capaci, tutti comunque inadeguati. Sperare in senso complessivo dell’essere che si dice come vita e come bene significa aver fede in Dio. Un uomo può essere abitato da questa speranza sul senso complessivo della vita, e un altro no, e perché questo avvenga nessuno lo sa. Ma per una vita autentica è necessario credere in Dio? Sono convinto di no. Ritengo, però che senza credere nel bene e nella giustizia, e che se un uomo crede nel bene e nella giustizia deve poi giustificare a se stesso perché lo fa e provare a pensare quale sia la concezione dell’essere più ragionevole che giustifica tale suo affidamento esistenziale al bene e la giustizia. Se la logica del mondo non è indirizzata al bene ed alla giustizia, perché costruirvi sopra la vita? Ma se vi è indirizzata, facendo sì che valga la pena impostarvi la vita, come chiamare questa direzione verso cui la logica del mondo conduce, direzione che è dentro il mondo ma che è più grande del mondo? Io sono convinto che la dimensione etica, in quanto anelito al bene e alla giustizia sia il fondamento autentico del pensiero del divino nella coscienza umana di tutti i tempi. Per questo, anche a prescindere da qualunque fede religiosa, “beati quelli che hanno fame e sete di giustizia“. Infatti, se la speranza per cui uno vive è complessivamente orientata al bene e alla giustizia (intesi anche solo come forma delle relazioni umane e non come senso complessivo dell’essere), essa produce in chi vive la luce particolare, la luce calma e benevola dell’uomo buono. Dell’uomo giusto. La dedizione della libertà a questa luce interiore rende la vita soggettivamente e oggettivamente autentica. Da qui la terza tesi: “L’uomo autentico è l’uomo che vive per la giustizia, il bene, la verità”.
In un epoca dove la disperazione dilaga e mortifica l’uomo, consiglio la lettura di questo libro che si presta a riflessioni che possono iniziare anche sotto l’ombrellone visto il periodo estivo.
Oggi ho avuto modo di leggere la graduatoria regionale dei comuni ammessi a finanziamento per ristrutturazione degli impianti sportivi e mi sono venuti i brividi non di freddo! Credo che la necessità di ristrutturare e manutenere gli impianti cittadini sia di dominio pubblico, sia perché è necessario che siano adeguate le strutture sia perché è necessario che si attivino in città cantieri e lavoro! Mi hanno colpito le motivazioni del decreto dirigenziale regionale delle esclusioni di cui vi offro in lettura l’estratto (clikka). Su dieci domande di ristrutturazione di importanti impianti cittadini abbiamo avuto dieci rigetti! Delle due l’una o ha sbagliato la Regione oppure ha sbagliato il comune ed i dirigenti che non hanno saputo compilare neppure una domanda, che per loro dovrebbe essere pane quotidiano! Vi offro in lettura anche lo stralcio della graduatoria dei comuni ammessi a finanziamento (clikka) da cui si può capire di che cifre stiamo parlando. Per chi volesse essere più preciso anche il decreto dirigenziale completo (clikka). Direi che le questioni sono assolutamente attuali e Napoli non si può permettere errori di questo tipo! Occorre che si sfruttino tutti i canali e le linee di finanziamento per cercare di risollevare le sorti della città e se non si inizia con il discorso della imputazione delle responsabilità questa città non ne uscirà. Occorre che tutti facciano il loro dovere dal primo operatore ecologico all’ultimo dirigente del Comune, ivi compresi i politici che troppe volte finiscono per scaricare sui dirigenti colpe amministrative derivanti da malsane azioni politiche che spesso portano a sviare il potere amministrativo verso obiettivi non utili alla collettività o non raggiungibili. Oggi sono sempre più convinto che i politici “puri” non servono alla causa ovvero non servono proprio! Occorrono politici che oltre ad essere “mediatori politici” abbiano anche una visione amministrativa e la capacità di capire se il procedimento amministrativo rappresentato dal dirigente o dal funzionario di turno sia in grado di perseguire l’obiettivo; occorrono politici in grado di capire se il dirigente sbaglia, oppure se il dirigente sta frapponendo intralci al raggiungimento dell’obiettivo, tal volta per eccesso di prudenza, aggravando il procedimento; occorrono politici che siano in grado di immaginarsi il percorso amministrativo che si deve mettere in piedi per raggiungere l’obiettivo. Occorre la vecchia scuola di partito che riusciva a far discutere gli operai di Hegel (come dice una mia cara amica!).
Trovo assolutamente sovversive le dichiarazioni di berlusconi rilasciate nel videomessaggio di oggi (01.08.2013). Questa persona è pericolosa per la stabilità dello Stato Italiano nel momento in cui mette in discussione un potere (quello Giurisdizionale) dello Stato stesso. L’Italia non può permettersi di avere in parlamento una persona che pronuncia simili affermazioni e men che meno a capo di un partito di governo. Spero che i moderati e la destra sappiano decidere da che parte stare: con l’Italia o contro l’Italia! Oggi occorre che le persone perbene capaci scendano in campo per contrastare la deriva morale alla quale stiamo assistendo ormai da anni. La condizione è la medesima del dopoguerra solo che alle macerie dei palazzi oggi si manifestano in tutta la loro pienezza le macerie morali e civili del Paese.
E’ compromesso l’impianto Costituzionale nel momento in cui una persona che è a capo di un partito di governo dichiara di voler riformare la giustizia. Dobbiamo essere consapevoli che questa persona non ha alcuna legittimazione né morale né politica né civile né legale per mettere le mani sulla nostra Costituzione.
In questi anni abbiamo assistito ad una vera e propria trasformazione del costume sociale e della morale con genitori che parlano al telefono con le loro giovani figlie per spingerle a darsi in pasto all’orco perché ricco e potente. E’ stato messo in discussione minandolo alla base il ruolo sociale e politico della donna stessa esportando il principio che per entrare in politica occorre prima entrare nel letto del padrone!
In questa condizione l’Italia non è fatta è da rifare! Non posso credere che ci siano persone ancora infatuate di questa persona, perché di infatuazione si tratta, non posso credere che il Paese ancora oggi si possa permettere una presenza così ingombrante e moralmente indecente.
Non comprendo le persone di buona volontà che pensano ancora di stare a casa pensando al loro orticello, come se la falda inquinata non possa mettere in discussione il loro raccolto. Il distacco che ormai si registra tra la politica ed i cittadini deve essere colmato. Le migliori intelligenze del Paese devono essere convolte e l’inerzia dei partiti che oggi siedono in parlamento li rende responsabili. Non è questione di poltrona o di scranno, il Paese ha bisogno di credibilità internazionale, oggi assolutamente pregiudicata. Una persona che avesse avuto a cuore il bene del paese si sarebbe fatta da parte per l’interesse superiore del Paese ed, invece, assistiamo ad una reazione scomposta che è in grado di condizionare menti semplici.
Uno Stato che è stato costruito col sangue dei nostri partigiani, dei nostri padri, dei nostri nonni e con la fame e la mortificazione della guerra non può restare zitto a simili sovversive affermazioni. Non è più il tempo di stare a casa! Oggi è il tempo della partecipazione! Oggi è il tempo della discussione! Oggi è il tempo di parlare di politica per strada, nei bar, in famiglia con i nostri figli, nelle piazze, nelle scuole dappertutto in ogni angolo in cui c’è un nostro concittadino italiano o straniero che sia! Oggi è il tempo di ricostruire la coscienza civile dei Cittadini Italiani.
L’appello non è né di sinistra né di destra è un appello ai cittadini tutti, affinché capiscano che la politica è linfa vitale per la vita di un paese e non quella cosa sporca e moralmente discutibile che si pratica nei palazzi a porte chiuse da cui stare lontani.
Il disinteresse per la politica è causa dello sfascio del paese! Spero che queste mie preoccupazioni non siano fondate ma se ho sentito ciò che ho sentito credo ci sia poco da stare tranquilli: dentro le nostre case non c’è solo la crisi morale e politica che ci violenta ogni giorno con notizie raccapriccianti ma anche la più grave crisi economia del dopoguerra. Questo è il tempo dei Partigiani!
Ecco il link del videomessaggio di Berlusconi da cui ho tratto le mie considerazioni
Questa la dedico ai magistrati della Suprema Corte che hanno saputo mantenere la loro indipendenza onorando i loro predecessori: L’Idea che non muore (clikka)
E’ da tempo che rifletto sulla inadeguatezza della qualità dei giornali! Sul caso tommasielli (su cui ieri ho scritto il post l’assessora irresponsabile clikka) ciò emerge in modo emblematico. Dopo la conferenza stampa, infatti, oggi (31.07.2013) nessun articolo nessun giornalista che abbia fatto una analisi della bontà delle cose che l’assessora ha dichiarato di aver fatto come amministratore locale! Nessuno si è preso la briga di verificare se veramente l’assessora si è profusa per riequilibrare i rapporti tra Comune e Calcio Napoli, nessun giornalista che si sia preso la briga di verificare quale è stata la produzione politico/amministrativa dell’assessora, nessun giornalista che si sia chiesto quali sarebbero questi poteri forti che l’hanno ostacolata (nomi e cognomi), nessun giornalista che abbia avuto lo scrupolo di chiedere come è andata a finire la questione, importante per la città, dell’affidamento degli impianti 219, nessun giornalista che abbia avuto l’idea di capire come sia stato organizzato il sea sport, nessun giornalista che si sia soffermato sulla questione ippodromo, chiedendo di chi sono e chi paga per i 235 cavalli ivi collocati in pensione, nessun giornalista che si è offeso per aver partecipato ad un “comizio stampa” più che ad una conferenza senza la possibilità di fare domande! Credo che possiamo dire che la responsabilità dei giornalisti è pari a quella dei politici e degli imprenditori nello sfascio della società e dello Stato cui stiamo da anni assistendo. I giornali dovrebbero contribuire alla formazione della morale e del senso civico di un paese ma è sempre più difficile trovare giornalisti in grado di entrare e comprendere realmente i fatti che accadono spiegandoli ai cittadini. La ricostruzione della democrazia in un paese passa attraverso un nuovo modo di fare giornalismo che non è quello dello scoop sensazionale ma è quello di iniziare a spiegare puntigliosamente a coloro che vogliono conoscere i fatti come essi realmente stanno con carte e documenti alla mano. Il caso tommasielli a livello locale è solo un caso emblematico di come si fa giornalismo in Italia. Si riportano tesi andando all’attacco della persona appigliandosi alle parole e non ai fatti e sempre più spesso i più bravi sono i freelance pagati con un mezzo piatto di lenticchie ed ai quali non è consentito invadere il campo dei “professionisti della parola scritta”. La cartina di tronasole sta nel fatto che mentre negli altri paesi basta una multa affinché l’opinione pubblica di “scandalizzi” provocando dimissioni a catena di ministri e premier in Italia invece i potenti della politica si possono permettere anche di mettere su un giro di prostituzione anche minorile senza che si provochi un moto di popolo. Per salvare l’Italia non occorre un salvatore della patria ma che tutti facciano la loro parte!
Oggi (30.07.2013) ho seguito la conferenza stampa della Assessora Tommasielli convocata dalla stessa per dare giustificazioni alla città sulla vicenda delle multe che l’ha colpita. Io mi sono già espresso sul caso con due post su questo blog (assessora convinca suo cognato a pagare le multe clikka – le dimissioni della assessora cosa farebbero gli inglesi clikka). Devo dire che sono dispiaciuto che questa vicenda si trascini ma credo che la terza città del paese debba avere di più! Comprendo lo stato della assessora sospesa, ma non ci possiamo permettere un passo indietro occorre che qualcuno in questa città dica senza mezzi termini come stanno veramente le cose. L’assessora dichiara di essere stata nel corso della sua azione rigorosa e trasparente di aver lottato contro i poteri forti e di pagare uno scotto per essersi posta in contrasto con De Laurentiis. Io posso dire di non essermene accorto! In più occasioni ho dovuto registrare un senso di solitudine quando ho richiamato l’attenzione sui temi di cui l’assessora oggi si dichiara paladina, fino a quando noi di Ricostruzione Democratica siamo stati costretti a chiederne le dimissioni, ben prima dei gravi fatti su cui si indaga. Fin dall’inizio di questa avventura ho sempre ritenuto che occorre opporre ad una politica irresponsabile, politici responsabili, cosa che è mancata in molte occasioni proprio alla assessora in settori (lo sport, impianti sportivi e pari opportunità) che io ritengo assolutamente centrali. Mi è difatti dispiaciuto constatare che l’azione amministrativa dell’assessora quando è stata sollecitata a mettere mano proprio al San Paolo per ripristinare regole minime di legalità abbia risposto di non avere alcuna responsabilità amministrativa ma solo politica (resoconto stenotipico del 12.04.2013 clikka). Una sorta di irresponsabilità amministrativa. Per noi di Ricostruzione Democratica non esiste responsabilità politica senza responsabilità amministrativa! Dovrebbero spiegarci, altrimenti, a cosa serve il politico se non ad amministrare! Le battaglie di cui l’assessora oggi si fa paladina, invece, hanno visto me stesso ed il gruppo di Ricostruzione Democratica assolutamente isolati ma, in ogni caso, in grado di far passare messaggi importanti per la città sollecitando i cittadini a prendere coscienza che il calcio napoli non è solo tifo ma anche un costo ingiustificato per la collettività nella misura in cui noi sopportiamo i costi ed il privato ne gode i benefici. Ciò è ampiamente documentato da interventi ed atti prodotti che hanno visto, invece, l’assessora assolutamente contraria ad ogni approfondimento, come quando nella commissione sull’Ippodromo, della quale si è fatta paladina, chiese (fatto singolare per una assessora) la verifica del numero legale pur di sottrarsi alle domande. Sono, infatti, molti gli articoli e gli atti da me pubblicati sul calcio napoli clikka, sull’ippodromo di agnano (clikka) ma anche sugli impianti sportivi natatori (clikka) a cui l’assessora si è guardata bene dal dare risposte oppure è andata nel segno opposto da quello dichiarato in campagna elettorale come nel caso degli impianti sportivi municipali clikka dei quali ha proposto sostanzialmente la privatizzazione.
Sono convinto che il Sindaco manco è a conoscenza di molte cose che con fiducia ha invece riposto nell’assessora ma che occorre si discutano a viso aperto.
Nell’amministrazione occorra, infatti, rigore, legalità e trasparenza che non vanno solo affermati ma praticati. L’ultima vicenda delle multe è solo il sintomo di ciò che abbiamo registrato, che pure ci lascia con delle domande che non sono state fatte al “comizio stampa”. L’assessora ha dichiarato anche in questo caso la sua irresponsabilità capisco la tesi della assessora ma occorrerebbero le risposte alle seguenti domande: 1) sono state cancellate le multe alla sorella ed al cognato della assessora? 2) se l’assessora si è solo informata della possibilità di avere un permesso “istituzionale” per il cognato “sindacomagistrato” come mai le multe sono state cancellate? 3) se l’interlocuzione è avvenuta con i suoi staffisti e quindi questi si sarebbero occupati diciamo maldestramente del caso perché non sono stati immediatamente allontanati?
Ad ogni buon conto posso dire che avendo parlato anche con la ex assessora donati e ricordandomi della discussione sul punto, ricordo che non erano previsti “permessi istituzionali” né per sindaci né per presidenti di municipalità né per assessori di municipalità né per consiglieri di municipalità o comunali e che la stessa donati viaggiava in autobus dalla stazione a palazzo san giacomo. La questione, quindi, credo sia molto più politico/amministrativa che non penale ed allora facciamo che la politica arrivi prima della magistratura almeno per una volta! A Napoli non occorrono “assessori irresponsabili.”
Il video della conferenza stampa
Ecco il testo:
Ringrazio tutti voi per essere venuti qui… perché avevo bisogno di parlare con tutti, con tutti voi, a viso aperto, guardandovi negli occhi, senza nascondimenti o giri di parole, nell’ottica di quella trasparenza che ha sempre contraddistinto il mio operato e che è stata anche una delle prerogative di questa giunta fino ad oggi.
Sono stati giorni duri, non ho alcuna remora a dirlo. L’avviso di garanzia mi è giunto come un fulmine a ciel sereno, mi ha catapultata in un incubo! Tutto era così paradossale: io – che avevo fatto da sempre della legalità e del rispetto della legge, non solo formale, una mia priorità prima di tutto personale, esistenziale e poi politica – mi sono trovata a rispondere alla Magistratura di presunti fatti illeciti. E mi facevano sorridere coloro che, magari in buona fede, per consolarmi, mi dicevano: “E cosa vuoi che sia, che sarà mai una multa, in questo paese dove il malaffare politico dilaga da sempre”.
No! Per me era ancora più grave perché è nelle piccole cose che si vede la moralità delle persone e so bene che c’è gente che ci campa due settimane con l’importo di una multa. E poi c’è la questione della ZTL per cui, anche nella mia qualità di assessore con delega alla salute, e soprattutto come medico, mi sono sempre strenuamente battuta. Ho sempre creduto in una città con un basso impatto ambientale e, soprattutto, ecosostenibile ed ho sempre creduto che imprescindibilmente a Napoli vi dovessero essere zone a traffico limitato, sia pure con qualche correttivo rispetto alla impostazione iniziale. Ebbene, proprio in virtù della richiamata trasparenza, ho indetto questa conferenza stampa: per dichiarare alla città, alla mia città, la mia assoluta estraneità ai fatti contestati, essendomi limitata solo a chiedere se per i sindaci della provincia di Napoli (qual è appunto mio cognato) erano previste deroghe per il transito afferente motivi istituzionali.
Questa è la verità, la pura sacrosanta verità! Questi i fatti che hanno costituito il motivo occasionale dello scatenarsi della macchina del fango: settori e soggetti politici interessati – quelli compiacenti rispetto alle lobbies contro cui ho sempre lottato – hanno cavalcato cinicamente talune infondate indiscrezioni giornalistiche che, nell’immediatezza, avevano riferito di centinaia di multe annullate a parenti ed amici, cercando di ingenerare, del tutto proditoriamente, nell’opinione pubblica l’infamante convincimento che io avessi in tal modo fatto favori a parenti e ad amici.
Respingo categoricamente questa aggressione, tendente a delegittimare il mio ruolo istituzionale. Ho rimesso formalmente le mie deleghe al sindaco, per essere libera di agire e capire le vere motivazioni che sono a monte di tali improvvide aggressioni.
Nel contempo, devo invece ringraziare la stampa maggiormente accreditata ed autorevole che – dopo una primissima fase in cui erano stati riportati spezzoni di notizie in senso esclusivamente accusatorio – ha compiuto, attraverso un’informazione più equilibrata e rispettando il principio della correttezza informativa, depurando i fatti dai toni scandalistici e giustizialisti e riportando il caso in modo trasparente, consentendo ai lettori di avere un quadro più aderente alla realtà: non già la solita storia del politico, del “potente”, che abusa delle sue prerogative.
Non ho mai abusato della mia posizione politica, del mio ruolo per ricavarne un vantaggio personale, ho consegnato al mio avvocato tutte le multe che io e mio marito abbiamo e dobbiamo pagare da quando ho avuto l’incarico ad assessore.
Sono, inoltre, assolutamente certa della assenza di responsabilità dei componenti del mio staff e segreteria, sulla cui rettitudine ed onestà non ho dubbio alcuno, come ho ribadito a chiare lettere ai Magistrati. Proprio per il mio rigore, la mia specchiata moralità, mi sento profondamente offesa dalle accuse vigliacche di coloro che non conoscono la realtà dei fatti su cui sta indagando la Magistratura, alla cui valutazione mi rimetto completamente e nel cui operato ho completa fiducia.
Ma oltre all’aspetto giudiziario qui c’è un livello politico. Sono stata bersaglio di attacchi feroci ed indiscriminati da parte di coloro che fanno ancora parte della vecchia politica, di quella pregressa classe dirigente apertamente schierata o infiltrata tra le nostre fila, che i napoletani, a furor di popolo, chiesero nel giugno del 2011 a Luigi De Magistris di spazzare via con la Rivoluzione Arancione. Io mi sento ancora una militante Arancione di questa giunta, tra i pochi sopravvissuti, perché credo e continuo a credere che vi sia una nettissima ed invalicabile linea di demarcazione tra la necessaria mediazione politica ed il compromesso morale.
Lo so, sono un personaggio scomodo, perché ho detto di no al compromesso:
▪ no alla privatizzazione delle politiche sociali da parte di spregiudicati prenditori di soldi pubblici;
▪ no agli accordi sottobanco tra alcuni sindacati fatti sulla pelle dei lavoratori;
▪ mi sono impegnata nella vicenda dell’Ippodromo di Agnano che, finalmente dopo anni ed anni, è stato liberato da una gestione affaristica che, nel tempo, aveva prodotto l’inesorabile agonia ed annichilito l’impianto, prostrando i 140 lavoratori e inaridendo un intero indotto;
▪ ho preteso gare pubbliche in tutti i settori di mia competenza, ivi comprese le piscine della ex 219, sempre nell’ottica del rispetto della legge e della trasparenza!
▪ ho proposto progetti finanziari per il recupero delle strutture di proprietà del Comune,
▪ Ma vi è di più. Ho preteso chiarezza nei rapporti tra il Comune di Napoli e la Società Calcio Napoli. Beninteso, io sono una tifosa del Napoli e sono fiera che la nostra città abbia una squadra forte, che si acquistino giocatori di fama per poter fare una squadra competitiva che porti Napoli nel mondo, ma, al tempo stesso, la Società rispetti gli impegni presi, paghi al Comune quanto dovuto! Sono d’accordo che un imprenditore agisca per profitto, ma bisogna, anche pe rmotivi etici, rispettare la città. Sapete con quel danaro quanti servizi potremmo offrire ai cittadini bisognosi? Sapete quanti campetti di periferia, utili a togliere i bambini della strada, avrei potuto riqualificare?
Mi indigna e mi spaventa anche che la nostra terra sia appestata da veleni mortali. Ho creato il primo Osservatorio comunale delle malattie tumorali diviso per Municipalità, costituito solo da poco, sebbene i cittadini da anni ed anni ne chiedessero l’istituzione al Comune o alla Regione. E sapevo che, nel momento successivo a quello in cui avrei reso pubblici i dati di mortalità, sarei stata attaccata e me l’avrebbero fatta pagare. Eppure, con coraggio, ho ritenuto necessario scoperchiare questo vaso di Pandora e spiegare ai cittadini Napoletani chi e cosa attentasse alla loro salute. E non mi interessa più di tanto se tutto ciò ha potuto ingenerare antipatia e fastidi a qualcuno o a troppi. Mi interessa solo che sempre meno i miei concittadini possano ammalarsi di tumore, specialmente quando non hanno neppure i soldi per curarsi. Tutto il resto è secondario!
Anche questo ha turbato i poteri forti? Forse ho incrinato gli interessi dei dispensatori di cancro e di morte che hanno devastato il nostro territorio?
Diceva il nostro sindaco in campagna elettorale che se ci mettono ostacoli sul nostro cammino significa che stiamo andando nella direzione giusta. Ed io sono convinta di essere nella direzione giusta e dalla parte giusta: non dalla parte della putrida politica, dei prenditori di soldi pubblici, dei corruttori, di coloro che hanno depauperato, e vorrebbero ancora, mettere le mani sulla città. Sì, perchè in questi due anni la giunta comunale ha lavorato senza soldi, ed ora che si vede all’orizzonte l’arrivo di consistenti fondi per salvare la città, ecco che si sferra un attacco senza precedenti per delegittimare la compagine politica, che ha portato trasparenza nella gestione del comune. Gli attacchi sconsiderati che, in questi giorni, qualche cosiddetto politico sferra alla giunta, invocando finanche in modo inusuale l’intervento del governo, affinchè questa giunta decada, tutto ciò la dice lunga.
Il nostro territorio ha bisogno di risorse economiche e di energie umane, non di detrattori interessati agli affari.
Oggi vi parlo da cittadina: sono cittadina tra i cittadini! I cittadini semplici che, a differenza di certa stantia politica, mi hanno sommersa di migliaia e migliaia di email e di attestazioni di solidarietà e stima e che qui, sinceramente, ringrazio. Mi sento una di Loro e a Loro mi rivolgo col cuore.
“Cari Napoletani, nella mia attività politica, nella mia vita quotidiana, come nella mia professione di medico di frontiera, vicino agli ultimi, proveniente da un territorio oggi teatro di faide di camorra e degrado, continuerò a lottare con voi e per voi, con la forza della rettitudine morale… sempre così, con schiena dritta, testa alta e, soprattutto, mani operose e pulite!!”
Oggi (29.07.2013) in Consiglio Comunale abbiamo discusso la delibera relativa all’accorpamento delle società dei trasporti locali. Tutti gli atti e gli elementi li ho già condivisi su questo blog Napoli e la rivoluzione dei trasporti clikka. Oggi abbiamo discusso e noi di Ricostruzione Democratica ci siamo astenuti. La delibera è passata con un voto bipartisan della maggioranza ufficiale nonché del PD e di pezzi del PDL. I motivi del nostro voto li abbiamo spiegati negli interventi. Io su come intendiamo i beni ed i servizi pubblici ho tra l’altro richiamato il mio intervento fatto in consiglio comunale sulla Napoli servizi e sulla gestione del patrimonio comunale (perché la gestione del patrimonio pubblico deve essere pubblica clikka). La nostra decisione è stata maturata anche per il rigetto dell’emendamento (clikka) che è stato respinto dall’amministrazione che ha mantenuta ferma la sua volontà di cedere il 40% delle quote della società di gestione del trasporto ai privati.
L’intervento di Carlo Iannello al 2:48:24 ed il mio al 3:40:21
Sull’argomento son intervenuto più volte, lo ZOO rappresenta una parte importante della città ed ho raccontato della mia partecipazione ad una assemblea nel palazzo di Via Verdi apriamo lo zoo ma senza tante domande clikka. Oggi (29.07.2013) sono intervenuto al consiglio comunale affinché l’Assemblea cittadina non dimentichi e faccia in modo che i cittadini partecipino al processo di cambiamento dell’area occidentale. Sulla questione noi di Ricostruzione Democratica oggi stesso abbiamo anche formalizzato una richiesta di informazione: R.D. – Nota Ente Mostra d’Oltremare clikka
Oggi (24.07.2013) ho partecipato ad una assemblea pubblica che aveva ad oggetto lo Zoo di Napoli e la proposta dell’imprenditore Francesco Floro Flores. L’assemblea si è tenuta su iniziativa meritoria degli esponenti di SEL, c’erano, infatti, gli ottimi Marcello Cadavero e Roberto Braibanti nonché l’imprenditore proponente che ha avuto il merito di venire nel palazzo del Consiglio Comunale ad illustrare la sua idea. Purtroppo, mi sono reso conto che quando c’è l’unico imprenditore che si fa avanti è meglio non fare domande e stendergli i tappeti rossi, altrimenti, si potrebbe offendere e tirarsi indietro! Hanno partecipato anche i lavoratori dello Zoo verso i quali esprimo la mia solidarietà e dei quali sono preoccupato, solo che anche loro hanno ritenuto che era meglio non fare domande ! Io ovviamente le domande le ho fatte ed ho ricevuto un coro di contestazioni proprio da parte dei lavoratori che volevo in realtà tutelare. Si potrebbe dire che non mi hanno capito o che a Napoli stiamo così “inguaiati” che è meglio accontentarsi; che tutto sommato se andiamo al terzo fallimento “c’avimma fa!”. Come sempre cerco di capire come stanno veramente le cose ed allora, dopo tante parole su laghetti, gabbie all’ultima generazione, ristoranti etc etc ho chiesto all’imprenditore: “si vabbè, ma dal punto di vista economico/finanziario quali sono i numeri? Dovremmo valutare le proiezioni per capire se il progetto è fattibile e si regge in piedi”. Ho anche chiesto quale era l’offerta per il contratto di locazione con la mostra. Per non sembrare di essere troppo “sgarbato” ho giustificato queste mie domande col fatto che la situazione è gravissima e ciò lo dimostra il fatto che c’è stata una sola proposta imprenditoriale, senza la possibilità di scelta né una reale concorrenza. Ovviamente, ciò dimostra anche la incapacità della imprenditoria napoletana che non è in grado di mettere in campo una sana concorrenza per l’assenza di Imprenditori. Per carità non faccio una colpa a Floro Flores sia ben chiaro, ma non si può negare che per il mercato, la mancanza di imprenditori concorrenti, è un vulnus. Mi sarei aspettato un reazione diversa con una discussione che fosse entrata nei particolari economici per comprendere come meglio fare il bene e l’interesse pubblico. Si è sollevato, a queste mie domande, un coro di proteste, in particolare dei lavoratori, che hanno ritenuto troppo invasive le mie richieste quasi che avessi fatto uno sgarbo. Ho cercato di spiegare che le domande le facevo proprio per capire, anche nell’interesse dei lavoratori, se la proposta era buona e percorribile. E’ stato tutto inutile! Niente da fare! Abbiamo avuto una proposta e dobbiamo starci nonostante l’imprenditore ad un certo punto avesse iniziato a rispondermi. Mi hanno detto che avrei dovuto avere già tutti i dati e che gli stessi sarebbero reperibili sul web che ormai era tardi e che si doveva solo firmare! Sennonché stasera ho cercato i dati che avrebbero dovuto essere sul web ma nulla! Nessun business plan niente di niente neppure sul blog di francecso floro flores (clikka)! Un coro di sindacalisti e lavoratori indispettiti dalla mia “arroganza” fino a giungere ad un intervento strappappalusi di un non meglio specificato collaboratore della commissione ambiente del comune (?). Per questi i dati li avrei dovuti già avere ed in mancanza li avrei dovuti chiedere all’amministrazione che ne è in possesso. Sinceramente non ho capito questa chiusura e se un imprenditore coraggioso viene in consiglio comunale non vedo perché non debba dire lui stesso ai cittadini ed agli amministratori quale è la sua proposta anche economica. Per me vale il binomio: bene pubblico/discissione pubblica. Alla fine alcuni dati sono usciti, il resto li chiederò con una lettera all’amministratore della Mostra che spero mi risponda. Orbene, senza mezzi termini, i dati appresi sarebbero, sempre se ho capito bene: Acquisto della azienda dal fallimento con il pagamento della somma di 50.000,00 €. (pari ai tfr dei lavoratori maturati nell’esercizio provvisorio), promessa di investimento di 6.000.000,00 €., un contratto di affitto trentennale con la mostra, con diritto di prelazione alla scadenza dei trena anni (non so se è possibile trattandosi di una società pubblica), canone gratuito per i primi cinque anni (e non ho capito bene qualcosa di agevolato per altri dieci anni), promessa di dare una percentuale del 5 % (mi sembra) sugli incassi superiori ai 200.000 visitatori all’anno, con la precisazione che se non si dovessero raggiungere i 200.000 visitatori (con biglietto a 6 €.) l’operazione non si potrebbe economicamente sostenere, tenuto conto che lo Zoo ha un costo mensile di 100.000 €. Ovviamente, l’imprenditore ci ha tenuto a precisare che l’operazione deve essere bancabile. Il che significa che i 6.000.000,00 li mette la banca che prenderà le dovute garanzie. Tutto normale, sia ben chiaro, ho bisogno di altri dati per capire, ma se le cose stanno così ci potremmo trovare innanzi ad un’altra operazione dove l’imprenditore col pubblico non mette nulla sul tavolo. Spero che almeno la mostra si faccia dare delle garanzie assicurative o bancarie … ma forse sarebbe chiedere troppo! Si dovesse offendere l’imprenditore? Da questa storia ho capito che non sono un politico avrei, invece, dovuto dire è bellissimo tutto ok assumete i lavoratori andrò dal Sindaco a chiedere di sbrigarsi! Che tristezza, noi Napoletani aspettiamo sempre il salvatore della patria affidandoci anima e corpo! Di questo passo non so se riusciremo mai a cambiare qualche virgola a questo libro che si scrive da solo usando sempre le stesse parole… che tristezza!
Case famiglia: La questione è ancora in agenda con tutta la sua gravità ecco il nostro comunicato:
Sono mesi che i consiglieri di Ricostruzione Democratica si stanno occupando, con altri consiglieri del Comune di Napoli, della gravissima condizione nella quale versano le Case Famiglia e del rischio che queste istituzioni possano chiudere infliggendo alla comunità un danno enorme che non ci possiamo assolutamente permettere. E’, infatti, nei momenti di difficoltà che si misurano le capacità di un’amministrazione di far fronte ai bisogni dei più deboli. In consiglio Comunale e nelle commissioni Ricostruzione Democratica è intervenuta più volte per capire i meccanismi burocratici, contabili e finanziari che di fatto impediscono l’assolvimento di bisogni primari che questo settore assolve. Dei passi in avanti sono stati fatti ma occorre che l’Amministrazione faccia ogni sforzo affinché non vadano per strada i minori collocati presso queste strutture. I Consiglieri di Ricostruzione Democratica sono convinti che le sane forze della sinistra napoletana faranno fronte comune affinché ciò non accada. Questa è una sfida che da Napoli deve partire affinché il Governo capisca, una volta per tutte, che i tagli indiscriminati spezzano le gambe al futuro del paese. L’amministrazione faccia tutto ciò che è possibile fare noi vigileremo su ogni atto amministrativo e politico e saremo disponibili ad adottare e sostenere ogni iniziativa affinché la sinistra persegua i principi per cui è nata. Simona Molisso Gennaro Esposito Carlo Iannello
Le informazioni passano ed il quadro si fa più completo sulla vicenda della assessora Tommasielli che scopre altri scenari e spinge ad altre riflessioni. I soggetti che sarebbero stati avvantaggiati dall’azione dell’assessora nella cancellazione delle multe non sono semplicemente parenti (cognato e sorella) dell’assessora tommasielli. Mi ha, infatti, colpito la notizia che il cognato della tommasielli è francesco gaudieri, Sindaco di Villaricca e magistrato al TAR (eletto in coalizione PD/UDC). La difesa dell’assessora, a quanto pare è che il cognato sarebbe passato per piazza dante a volte con l’auto di servizio a volte con la sua auto intestata alla moglie sempre per ragioni di servizio. Ebbene, non capisco cosa c’entrino le cariche istituzionali il buon sindaco di villaricca non poteva farsi il giro per piazza garibaldi come tutti gli altri cittadini? ovvero non poteva inviare una nota ufficiale chiedendo se era titolato ad avere lo sgravio? Devo dire che ricordo bene la questione dei privilegi con la assessora donati quando si discusse di permessi, fui fermo a sostenerla nel dire che non si sarebbero dovuti emettere permessi per favoritismi di ogni genere e grado. Ricordo, infatti, che la donati veniva conn l’autobus dalla stazione al Comune. I consiglieri comunali che pure spingevano non hanno avuto i permessi e qualche assessora regionale ha preso anche qualche multa per l’accesso nelle corsie preferenziali. Non capisco perché il sindaco di un piccolo comune limitrofo debba avere diritto al permesso. Di questo passo allora si dovrebbero emettere i permessi anche per tutti i sindaci dei comuni limitrofi ed allora perché no anche ai presidenti delle municipalità (che amministrano territori con popolazione superiore ai piccoli comuni) e di questo passo anche ai consiglieri comunali ed a quelli municipali! A peggiorare la situazione c’è anche la qualità di magistrato dell’agevolato sindaco di Villarcca. Mi convinco sempre più che occorre senso civico e moralità e questa giunta per come è nata deve dare l’esempio! Assessora si dimetta! Abbiamo l’obbligo dell’esempio e parli anche con suo cognato magistrato: lo convinca a pagare le multe.
Oggi leggo sulla stampa cittadina della assessora tommasielli indagata perché avrebbe “favorito” due suoi partenti facendogli togliere delle multe per infrazioni stradali. Non voglio ingenerare equivoci e quindi non discuto della sua innocenza o della sua colpevolezza ma di politica e morale. Una volta in una piacevole conversazione, insieme a Carlo Iannello, con Aldo Masullo, il filosofo ci raccontò di un discorso avuto anni addietro con un noto uomo politico il quale per spingerlo in una decisione lo accusò di farne una questione “morale”, ebbene il filosofo gli rispose: “perché per te c’è differenza tra la questione politica e quella morale?” . Ecco io credo che il nodo sia tutto qui. La politica dovrebbe essere contaminata da un senso morale più alto e, pertanto, anticipare la magistratura. Un politico che si dovesse trovare coinvolto in una questione come quella della assessora tommasielli dovrebbe trarre le dovute conseguenze proprio per il bene dell’Amministrazione e del Sindaco cui ella si dichiara legata da profonda amicizia e stima. Ciò per il rispetto verso l’amministrazione e verso i cittadini napoletani che ovviamente non sono meno dei tedeschi o degli inglesi. E valga per tutti il ricordo del caso del Ministro inglese all’Energia Hune che per molto meno (aveva cercato, pur pagando la multa, di non farsi togliere i punti dalla patente indicando la moglie alla guida) si dimise dichiarando espressamente: “Sono innocente ma lascio per evitare interferenze”. Bene assessora tommasielli prenda esempio e lasci! Faccia in modo che i napoletani abbiano almeno per una volta la stessa considerazione che gli amministratori inglesi hanno dei loro concittadini!
Di questo parere è l’intero gruppo consiliare di Ricostruzione Democratica.
Corriere della Sera digitale del 03.02.2013
Lascia il ministro dell’Energia inglese, avrebbe addossato alla moglie una multa
«Sono innocente ma lascio per evitare interferenze», ha detto Huhne rassegnando le dimissioni
Il ministro dell’Energia britannico, il liberaldemocratico Chris Huhne, finito nei guai per aver cercato di evitare di perdere punti sulla patente per eccesso di velocità, ha annunciato le sue dimissioni.
LA EX MOGLIE –In una lettera, pubblicata dal Guardian, Huhne, 57 anni si è detto innocente, e ha annunciato che si difenderà in tribunale. «Lascio perché voglio evitare interferenze con la carica che ricopro». Al suo posto dovrebbe arrivare il ministro dell’Economia, Ed Davey, il cui ruolo dovrebbe essere assunto dal consigliere di Nick Clegg, Norman Lamb, scrive la Bbc. L’accusa contro Huhne è quella di aver falsamente attribuito nel 2003 all’allora moglie Vicky Pryce una multa per eccesso di velocità. La vicenda è emersa dopo la separazione della coppia. «Abbiamo concluso che ci sono prove sufficienti per accusare Huhne e la ex moglie di aver interferito con il corso della giustizia», ha detto il procuratore Keir Starmer.
NO COMMENT – Huhne e Pryce sono stati sposati per 26 anni e hanno tre figli insieme. «La sostanza delle accuse è che tra marzo e maggio del 2003 il signor Huhne, che avrebbe commesso un reato superando il limite della velocità, fornì informazioni false agli investigatori dicendo che fu la signora Pryce a guidare l’auto e lei ha confermato il falso», ha spiegato Starmer. Huhne e l’ex moglie compariranno in un tribunale di Londra per la prima volta il 16 febbraio. L’ufficio del primo ministro David Cameron non ha al momento commentato la notizia.
Sulla questione specifica delle multe ho poi fatto la seguente considerazione:
Posso dire che molti nostri concittadini hanno la cattiva abitudine di chiedere ai consiglieri, assessori e presidenti di municipalità se possono togliere loro qualche multa che guarda caso essi ritengono sempre ingiusta. Devo dire che quando spiego, una volta esaminato il caso, che la multa deve essere pagata perché non ho rinvenuto alcun vizio, ricevo sempre una reazione del tipo: “ma come se non puoi far togliere manco una multa che consigliere sei?” Quasi che fossi stato eletto inutilmente! Spero che indagini come questa facciano innanzitutto capire ai cittadini che i politici non servono per far togliere le multe e che i politici stessi capiscano che dire no è un bene per il paese perchè accresce il senso civico dei cittadini
Oggi (17.07.2013) continua l’affondo del patron del Calcio Napoli di cui ho scritto ieri (stadio san paolo le pretese del patron clikka) e sinceramente come cittadino trovo sconcertanti le dichiarazioni del presidentissimo apparse oggi sulla stampa cittadina, che giustifico solo perché volte a stressare una trattativa per portare acqua al proprio mulino. E’ chiaro che il calcio è una cosa importante per la città ma le affermazioni del patron/padrone mi sembrano eccessive e sinceramente affermare che il Sindaco non avrebbe “peso politico” per trattare con il patron, mi sembra una tattica elementare di isolamento per poter “pesare” di più. De Laurentiis, ha dichiarato di voler trattare solo col Sindaco, ebbene il patron, dall’alto della sua esperienza, dovrebbe sapere che un Sindaco di una città di un milione di abitanti ha tante cose a cui pensare che, in una scala di valori, vengono prima del calcio, tra cui, per dire la prima che mi viene in mente, i 500 minori ricoverati presso le case famiglia che sono al collasso, le buche per strada, la refezione scolastica, il disastro della riviera di chiaia, la manutenzione delle scuole … etc etc… Se è così allora il patron si accontenti di parlare pure con l’assessore allo sport (inteso come istituzione) e non pretenda di rubare del tempo prezioso ad una persona che ha compiti, funzioni e responsabilità che non gli consentono neppure più di pensare alla propria famiglia. Non si tratta di peso politico ma di dare ordine alle priorità della città. Il patron dovrebbe capire, invece, che dietro al Sindaco di Napoli, ci sono il Consiglio Comunale, le Commissioni, i consigolieri, i Consigli di Municipalità ed i cittadini che, come più volte detto in campagna elettorale hanno il pieno diritto di partecipazione alle scelte dell’amministrazione ed alla condivisione del potere. Su questo punto noi di Ricostruzione Democratica siamo intransigenti. Ciò non significa che il Sindaco non ha potere anzi! La forza di queste parole, partecipazione, condivisione e bene comune, ha mobilitato centinaia di migliaia di napoletani è spero che il Sindaco faccia tesoro di questa esperienza. Lui non è solo in questa decisione e questo per me è forza non debolezza. La città non è costituita da tifosi ottusi, ma da persone che prima di essere tifosi sono cittadini, padri, madri e figli e l’interesse della città è certamente superiore all’arroganza di un ricco signore solo al timone di comando. Non credo che i Napoletani abbiano l’anello al naso e spero che i giornali contribuiscano a far sentire non solo la voce del Sindaco ma anche quella degli altri organi rappresentativi e facciano capire ai lettori qual’è il nocciolo della questione. Oggi con la crisi non si può guardare allo Stadio San Paolo senza capire che da questa struttura devono arrivare al Comune delle risorse per contribuire a soddisfare, ormai, i bisogni primari dei cittadini. E’ una grande responsabilità cui è chiamata l’informazione innanzitutto, che deve rappresentare ai lettori come stanno effettivamente le cose. Io stesso mi confronto spesso con tifosi innamorati del Napoli e quando spiego loro che le cose vanno viste nel loro complesso e che il Calcio Napoli alla città non ha mai dato nulla in termini di risorse poiché lo sfruttamento del San Paolo è un debito per la Comunità, ma una ricchezza per una sola persona, allora, vedo che si accendono le lampadine ed anche il tifoso più accanito diventa padre, madre, figlio o nonno e pensa che il bene comune deve essere sfruttato per l’interesse pubblico. Credo che tutti i Napoletani sappiano che a Napoli non ci serve un patron/padrone e se questi dovesse decidere di andare via dallo storico stadio cittadino, allora sarà una sua scelta che dimostrerà ovviamente che lui non vuole bene alla città a lui non interessa nulla dei 500 minori nelle case famiglia, delle buche per strada, dei trasporti al collasso, della manutenzione scolastica etc etc… La città, dovrebbe capire il patron, è una comunità dove ognuno deve fare la sua parte. De Laurentiis faccia la sua! Il Sindaco, se saprà giocare bene le sue carte, non sarà un uomo solo al comando!
Da Repubblica Napoli del 17.07.2013
Stadio San Paolo, affondo del presidente contro il primo cittadino, che replica: “Le regole valgono per tutti”
Lo schiaffo di De Laurentiis
“Porto il Napoli a Caserta, il sindaco non ha peso politico”
«AL sindaco de Magistris ho dato tempo fino al 31 luglio, se non vuole vendermi lo stadio San Paolo andrò a costruirlo a Caserta dove sono già pronti 60 ettari di terreno». L’ultimatum del presidente Aurelio de Laurentiis arriva da Dimaro in Trentino. Il patron lancia pesanti critiche al primo cittadino e afferma anche che «non ha peso politico ». De Magistris replica: «Probabilmente il presidente ha confuso il peso politico con quello fisico: voleva dire che il sindaco è dimagrito ». Poi l’ex pm lancia un invito: «Sono pronto a incontrarlo anche stasera. Io non vado a Los Angeles».
Napoli
“Basta, porto il Napoli a Caserta de Magistris non governa la città”
San Paolo, affondo di De Laurentiis: “Aspetto fino al 31 luglio”
MARCO AZZI
DAL NOSTRO INVIATO
DIMARO — La minaccia è sempre la stessa: l’esilio del calcio. «Io non ci voglio andare, ma potrei essere costretto. Caserta non è un territorio nemico». Aurelio De Laurentiis aveva già adombrato molte altre volte questa mossa clamorosa, l’addio del Napoli alla città: mai però aveva rafforzato il suo ultimatum con una data così ravvicinata e soprattutto con parole tanto dure. «Con l’assessore allo Sport non devo parlare: devo parlare soltanto con il sindaco, che è l’artefice del bene della città e deve decidere se vuole mantenere al San Paolo la casa del calcio e del Napoli. Gli ho dato tempo fino al 31 luglio, se lui dice che l’impianto di Fuorigrotta non può vendermelo, pazienza: andremo altrove ».
De Laurentiis vuole il San Paolo ed è convinto che gli spetti. «La nuova legge apre alla vendita a cifre simboliche degli stadi ai club di calcio che intendono ristrutturarli. I problemi di questo genere ce li hanno tutti in Italia, tranne la Juve che ha cominciato quest’avventura sette-otto anni fa, beneficiando di un progettocon un investimento a fondo perduto. De Magistris s’informi bene sulla situazione legislativa, che evidentemente non conosce: così si metterà finalmente l’anima in pace», tuona il presidente dal ritiro di Dimaro, dove sta seguendo i primi allenamenti della nuova squadra di Benitez. Ma in cima ai pensieri del numero uno azzurro c’è sempre la questione di Fuorigrotta. «Il nuovo impianto a Ponticelli è irrealizzabile e il mio obiettivo è restare a Napoli, però se mi costringono a emigrare dovrò farlo. I casertatemponi a differenza dei salernitani sono nostri grandi tifosi: ci stanno già aspettando a braccia aperte e non vedono l’ora…».
L’ultimatum a de Magistris sembra più di una provocazione, questa volta. «Gli ho dato fino al 31 luglio, se lui dice ancora che lo stadio non me lo può vendere, pazienza: andremo a giocare altrove. Si informi sulle leggi, se vuole: così si rasserena un po’. Il nostro sindaco è molto all’antica, pur essendo più giovane di me: non mi ha voluto fare togliere nemmeno la pista d’atletica. Mi sta anche simpatico e va rispettato, certo, però io sono proteso verso il futuro e sono stufo della burocratizzazione. Me lo devono dire pubblicamente che non mi danno il San Paolo, poi si prenderanno le lororesponsabilità. Io ho già 60 ettari di terreno a disposizione per costruire una città dello sport a Caserta, anche se logicamente mi dispiacerà andare via e non essere più sotto l’egida di Napoli. Ma tutta la nuova area verrà servita benissimo dal punto di vista dei trasporti, i napoletani si potranno inquietare solo all’inizio, poi avranno un tempio del calcio tutto loro. I soldi li metto io, all’amministrazione pubblica non chiedo niente».
L’ora X scatterà alla fine del mese. E De Laurentiis proverà fino alla fine a trovare un accordo. «Spero che il tempio dello sport me lo facciano fare al San Paolo, basta che si decidano. Ma de Magistris non ha il peso politico per governare la città al cento per cento: è questo il principale problema. E allora vorrei fare un confronto civilissimo e serenissimo con tutto il consiglio comunale, oltre che con il sindaco: per il bene della città, non per i miei interessi personali o per quelli politici. Noi del calcio siamo la seconda entità d’Italia, non mi pare che l’amministrazione cittadina abbia brillato altrettanto per management». Ormai è uno scontro frontale.
Le reazioni
Il primo cittadino, sorpreso dalle parole del presidente degli azzurri, non chiude al confronto con la società
Il sindaco disponibile alla trattativa “Ma rispetti le regole e porti i quattrini”
ANTONIO DI COSTANZO
«PROBABILMENTE il presidente De Laurentiis ha confuso il peso politico con quello fisico: voleva dire che il sindaco è dimagrito». Luigi de Magistris tenta di stemperare così la tensione dopo le bordate arrivate nella tarda serata di lunedì dal patron del Napoli in merito allo stadio e «allo scarso peso politico» dell’inquilino di Palazzo San Giacomo. «Non c’è alcun conflitto con De Laurentiis — dice il primo cittadino — siamo due persone vivaci. A che ora ha parlato? Non vi dico la conversazione dell’altra mattina alle 7,20. Per questo chiedo a che ora ha parlato, si vede che era tardi».
Al di là del tentativo di gettare acqua sul fuoco di una querelle che si trascina da due anni, le accuse di De Laurentiis piovute giù da Dimaro, ritiro azzurro in Trentino, sono durissime e lasciano il segno. La risposta di de Magistris arriva dopo una mattinata iniziata con le urla, continuata con pause di riflessioni e, forse, con una telefonata. Quello che si presenta davanti ai giornalisti, dopo aver conferito la cittadinanza onoraria al presidente del tribunale Carlo Alemi, è un primo cittadino apparentemente sereno anche se non rinuncia a rispondere per le rime al patron azzurro: «Sono pronto a incontrare De Laurentiis anche stasera. Io non vado a Los Angeles, sto qui, a lavorare per la città». Il primo cittadino ribadisce la vecchia promessa fatta in campagna elettorale: «Napoli avrà un nuovo stadio, sono pronto a sfidare chiunque». L’unico problema sono i «quattrini», parola che l’ex pm ripete più volte: «Il Napoli non giocherà mai fuori. Abbiamo avuto i complimenti della Ue per l’agibilità. Ora vediamo se chi ha i soldi li caccia. Dobbiamo seguire la strada fatta dagli altri. La cornice giuridica si trova, in altre parti si sono fatte concessioni di 99 anni che è come vendere. Qui servono i quattrini: bisogna vedere se ci sono gli imprenditori che cacciano i soldi. Con il presidente avevamo fatto un cronoprogramma: prima l’agibilità che non era una cosa scontata ed è stato un lavoro faticoso. Ora dobbiamo risolverela transazione. Di solito il Comune è sempre debitore, invece, per il San Paolo siamo creditori. Il presidente che ha un’avversione forte ad altri progetti ed ha manifestato il gradimento che si rifacesse l’impianto a Fuorigrotta. Ho ritenuto giusto che si desse la preferenza a questo desiderio, ora siamo nella fase dei quattrini. Chi cimette i soldi?».
Il sindaco sancisce che l’idea dello stadio a conchiglia, avanzata nei mesi scorsi dall’imprenditrice Marilù Faraone Mennella, è un capitolo chiuso, però spiega che per il nuovo San Paolo bisognerà seguire le norme: «Si farà una procedura di evidenza pubblica. Le regole vanno rispettate, il presidente si deve abituare. Io non ho cambiato idea e se nemmeno lui ha cambiato idea ci sediamo intorno a un tavolo, ci possiamo vedere anche oggi, e chiudiamo la transazione. Potrebbero esserci anche altri imprenditori che vogliono investire: non c’è una legge che lo vieta. In tutta Italia si fanno degli accordi».
Oltre alla questione stadio c’è un’altra vicenda che turba il sindaco: l’inchiesta sulla Coppa America. «La rifarei in ogni caso anche se, per ipotesi, emergessero responsabilità di una, due, tre persone. Stando alle intercettazioni, quello che leggo è fango — afferma de Magistris — finora non ho rilevato nulla di penalmente rilevante almeno per quanto riguarda le persone che ho a cuore e delle quali mi fido. In particolare del capo di gabinetto Attilio Auricchio e di mio fratello Claudio. Persone che stanno dedicando la vita, uno senza prendere neanche un euro, a questa città e a questa amministrazione. Ho grande fiducia su chi indaga che saprà chiarire la vicenda. Io parlerò alla fine dell’inchiesta su quello che sta avvenendo in città».
Un’inchiesta che vede indagati anche Mario Hubler, ex ammini-stratore unico di Acn, Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di commercio, Paolo Graziano, leader degli industriali napoletani, l’avvocato Antonio Nardone e il dirigente comunale Gianfranco Ferulano.
Leggo le gravi e pesanti dichiarazioni fatte da de laurentiis sullo Stadio San Paolo e sul Sindaco De Magistris e come cittadino e Presidente della Commissione Sport ed impianti sportivi del Comune di Napoli devo dichiarare di essere indignato! Il patron del Calcio Napoli fa affermazioni che danno la misura della considerazione che egli ha dei cittadini napoletani e dei tifosi. Credo che prima di parlare il manager del calcio, per dimostrare la sua serietà ed il suo rispetto verso i tifosi ed i cittadini, dovrebbe prima pagare ciò che egli deve al Comune di Napoli per canoni (io sono rimasto ad oltre 7 milioni di euro) oltre a comunicare i contratti di pubblicitari su cui al Comune per convenzione spetta il 4,50%! Questi sono i dati reali ed oggi il Comune è costretto a fare tagli su tutto, dalla refezione scolastica ai trasporti e quindi prima di pensare ai tifosi occorre che una amministrazione serie e diligente si occupi dei figli dei tifosi, mentre il patron, invece, di bussare sempre cassa per lavori straordinari al San Paolo, dovrebbe passarsi “la mano per la coscienza” e capire che oggi è il Comune ad avere necessità di un aiuto così come nel 2004 il Comune stese una mano al calcio napoli stipulando una convenzione di gran lunga vantaggiosa per il club, con la quale diede anche dei contributi alla squadra cittadina. Ciò è facile comprenderlo leggendo la convenzione che ho anche pubblicato su questo blog (il patrimonio comunale una questione di giustizia sociale clikka). Il patron, quindi, farebbe bene a capire, leggendo qualche legge, che lo Stadio San Paolo è un bene del patrimonio indisponibile, che non può essere alienato ed, inoltre, costituisce un assett a cui l’amministrazione cittadina non può rinunciare per trarne finalmente reddito. Non si capisce, infatti, perché mentre tutti gli altri comuni ci guadagnano con lo Stadio perché il Comune di Napoli ci debba rimettere a solo vantaggio della società calcio napoli che è l’unica a trarne profitto! E’ chiaro che occorre rivedere la convenzione facendo si che il Comune ci guadagni e non ci rimetta, mentre i toni terroristici e le minacce di andare via da Napoli del patron, da una parte dimostrano come egli non ama i suoi tifosi e dall’altro sono, ovviamente, volti solo a spuntare un’altra convenzione supervantaggiosa in danno della collettività. Io provocatoriamente direi al de laurentiis fatti lo stadio nuovo ma paga prima i debiti che i tifosi napoletani non hanno l’anello al naso!
Di seguito le dichiarazioni apparse su Il Mattino.it del 16.07.2013:
«Al sindaco De Magistris ho dato tempo fino al 31 luglio, se non vuole vendermi lo stadio San Paolo andrò a costruirlo a Caserta dove sono già pronti 60 ettari di terreno». Nel Forum sul fair play finanziariosvoltosi in serata nel Teatro comunale di Dimaro, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis è tornato a parlare del tema stadio.
E ha aggiunto che a De Magistris ha dato tempo fino al 31 luglio per dargli una risposta sull’acquisto dello stadio, avendo già pronti a Caserta 60 ettari di terreno.
«Il sindaco fa il sindaco – ha continuato De Laurentiis – e quindi è ignorante in materia di sport. La prossima legge dirà che il Comune dovrà cedere a una cifra simbolica, forse un euro, l’impianto al club se si occuperà della ristrutturazione dell’impianto. La Juventus ha sfruttato Sport Five. Io non devo parlare con l’assessore allo sport, ma con il sindaco. Il sindaco si informasse, così può leggere le leggi. Il sindaco è molto antico, non mi ha voluto far togliere la pista d’atletica leggera. Io sono proteso verso il futuro».
«Gli ho dato tempo fino al 31 luglio – ha aggiunto – per darmi una risposta sull’acquisto del San Paolo. Io ho già il terreno pronto a Caserta, sono pronti 60 ettari. Sarà servita bene dal punto di vista dei trasporti. Sarà un tempio del calcio. Non voglio soldi dal sindaco e dalla città. Il sindaco non ha un sufficiente peso politico per governare la città al 100%». «Vorrei fare un incontro serenissimo con il consiglio comunale – ha concluso il presidente – Facciamo un dibattito per la città, non per gli interessi personali. Se lavoriamo bene tuteliamo anche gli interessi personali».
Sul potere discrezionale esercitato dai politici nelle nomine ho scritto, manifestando chiaramente come la pensiamo (Ai nominati della politica diciamo no! clikka). Ieri (15.07.2013) in Consiglio Comunale noi di Ricostruzione Democratica, per la seconda volta, ci siamo rifiutati di designare i componenti nella commissione urbanistica perché riteniamo che occorra con urgenza un nuovo regolamento per il quale abbiamo anche presentato una proposta. Abbiamo, quindi, dimostrato con un atto concreto che a noi non interessa fare la politica dell’amico dell’amico, dell’amante del consigliere, dell’uomo di partito o del piacere personale ma la politica della efficienza e della condivisione del potere che deve essere controllabile specialmente sulle nomine che oggi escono ancora da stanze ben chiuse e sigillate. Peraltro, uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale dell’amministrazione De Magistris è stata la trasparenza, la partecipazione ed i beni comuni, tanto che oggi ci ritroviamo di nuovo con lucarelli coinvolto in un fantomatico osservatorio per i beni comuni insieme ad altri professoroni esperti in teoria, ma evidentemente poco nella pratica. Io mi sono candidato sull’onda dell’indignazione pronunciando le stesse parole d’ordine nelle quali credevo e credo tuttora, solo che la partecipazione, per i politici, è bella ma solo a parole e ciò purtroppo è un cancro che attecchisce sul politico sin dalla culla. Si dalla culla perché mi ha sorpreso il parere sulla nostra proposta di regolamento della II Municipalità (clikka). A leggerlo, infatti, non ci si crede! In un solo colpo all’unanimità si è manifestata tutta l’arroganza della vecchia ed insipiente politica. Mi ha, infatti, colpito il tono usato nella motivazione dove si legge che “il regolamento è eccessivamente restrittivo … l’attività di controllo dei consiglieri comunali è eccessivamente onerosa … tutta la parte riguardante la pubblicità delle nomine la si ritiene inutile e serve solo come fumo negli occhi di una fantomatica trasparenza“. Parlando con alcuni amici consiglieri della II Municipalità mi sono reso conto che la questione è stata presa assolutamente sotto gamba consentendo, a qualcuno di orchestrare questo brillante prodotto istituzionale, calpestando i valori ed i principi che dovevano ispirare tutta l’azione amministrativa di questa giunta cittadina. L’amarezza è che “questi” non si sono neppure premurati di leggere né il parere positivo del segretario generale del comune né di verificare che la proposta è stata in sostanza “copiata” dal regolamento che ha adottato Zedda a Cagliari né di pensare che l’attuale regolamento vigente nel comune di napoli è inapplicabile in quanto superato dalle leggi vigenti e dallo statuto del comune. Nelle parole usate dalla II Municipalità registro con amarezza che la malapolitica è un cancro che alligna sin dalle prime cellule delle istituzioni e sarà difficile sradicarlo benché questa amministrazione abbia fatto della partecipazione e della trasparenza il suo cavallo di battaglia … a parole credo … solo a parole …
Oggi (15.07.2013) al Consiglio Comunale abbiamo trattato tre questioni degne di rilievo:
1) Le due delibere di cui al mio precedente post sull’assestamento del piano di riequilibrio (clikka), per le quali noi di Ricostruzione Democratica dopo esserci confrontati con l’assessore al bilancio e con il presidente del Collegio dei Revisori, nella commissione che ha preceduto di qualche ora il Consiglio abbiamo deciso di votare la delibera di assestamento del piano la (527 clikka) ma non la delibera (518 clikka) che certifica che la percentuale delle spese del personale è al 49,11. In realtà tale decisione l’abbiamo maturata in ragione della lettura del parere del collegio dei revisori ed in ragione della lettura della delibera della Corte dei Conti Sez.ne Autonomie n. 27/2011 che è stata più volte richiamata sia dalla delibera di giunta stessa che nel parere del collegio dei revisori.
2) Abbiamo votato la nomina dei cinque consiglieri comunali da inserire nel Comitato di Sorveglianza dell’ABC per il quale sono risultati eletti i consiglieri Amalia Beatrice (IDV 28 voti), Luigi Zimbaldi (indipendente in maggioranza 15 voti), Simona Molisso (R.D.14 voti), Pietro Rinaldi (FED 13 voti) e Salvatore Guangi (PDL 10 voti). Con soddisfazione siamo riusciti ad imporre Simona Molisso nonché il rispetto della percetuale prevista dalla legge per la parità di genere che è stata una vittoria tutta nostra e che avevamo sollevato nello scorso consiglio comunale del 10.07.2013. Difatti sono intervenuto io, poi Carlo Iannello e poi Simona Molisso! Tutti gli interventi a partire dall’1:47:33 è interessante il dibattito per una cosa che dovrebbe essere scontata ma non lo è
.
3) Ci siamo rifiutati di designare i componenti della Commissione Urbanistica per le ragioni ampiamente spiegate più volte in consiglio comunale (ai nominati della politica diciamo no clikka);
4) Abbiamo trattato anche del problema dei cd. ex custodi essendo stata presentata una mozione (clikka) che tenderebbe ad una soluzione:
Per conoscere le motivazioni delle decisioni che abbiamo preso di seguito:
l’intervento di Carlo Iannello al 00:40:46 ed il mio intervento al 1:47:07 (sul piano di assestamento e nuove assunzioni) nonché al 3:00:12 il mio intervento sulla questioen degli ex custodi:
Finalmente sono riuscito ad avere la delibera di giunta di modifiche alla ztl(clikka) che recepisce una serie di suggerimenti e che invito tutti a leggere per avere un confronto. Sul punto ho già assunto al consiglio comunale del 10.07. u.s. una posizione nella quale spiegavo il grave disagio dei residenti nelle zone a ridosso (effetti collaterali della ZTL clikka) proponendo anche un atto di indirizzo che non è stato ancora votato per la pervicace opposizione dell’IDV (l’IDV non c’è più ed i cittadini ne pagano le conseguenze clikka). Per mia formazione se non vedo e leggo le carte io non mi convinco ora spero si adottino quanto prima gli ulteriore provvedimenti attuativi del caso.
Il 15.07. p.v. in consiglio comunale avremo due delibere contabili che ovviamente sono difficili da leggere ma che sono atti che incidono nella carne viva dell’amministrazione. Con la delibera 518 (clikka) si da atto che le spese del personale sono calate al di sotto del 50% delle spese correnti di modo che potrebbe essere possibile per l’amministrazione muoversi con assunzioni; ovviamente uso il condizionale in quanto credo che ogni assunzione oggi debba essere valutata cum grano salis verificando ogni aspetto amministrativo/contabile. C’è poi la delibera 527 (clikka) con la quale si assesta il piano di riequilibrio alla luce delle sopravvenienze. Come al solito se ci date una occhiata anche Voi a noi di Ricostruzione Democratica fa piacere. Attendo qualche osservazione utile per le decisione di voto che dovremo prendere lunedì prossimo.
Ieri (10.07.2013) in consiglio comunale abbiamo approvato la carta dei diritti dei migranti (clikka). Noi di Ricostruzione Democratica con la Federazione della Sinistra abbiamo ritenuto necessario che tale atto non fosse rinviato come richiesto dall’IDV. All’amministrazione va il merito di aver portato in consiglio la discussione ed il provvedimento. Come al solito mi sentirò dire da qualcuno che adesso noi siamo in maggioranza, invece, noi non riteniamo che su questi temi ci sia una questione di maggioranza e di opposizione. Devo dire che per me è stata una soddisfazione votare in modo compatto con tutta la sinistra partendo dalla Federazione della Sinistra fino al PD passando per SEL e l’IDV. Mi chiedo se i cittadini italiani avranno mai questo piacere!
Oggi (10.07.2013) sono intervenuto nel consiglio comunale sulla questione della vivibilità di Vico San Domenico Soriano e delle zone a ridosso delle corsie preferenziali, mi ha sorpreso la solerzia con la quale un notiziario web ha ripreso la notizia. Non ho potuto fare a meno di fare i complimenti al giornalista di campaniasuweb clikka. Sulla posizione dell’IDV, che ha impedito la votazione di un provvedimento da noi proposto mi sono espresso con un altro post L’IDV non c’è più ed i cittadini ne pagano le conseguenze clikka.
Il mio intervento all’1:06:36
All’1:43:53 l’intervento del Consigliere Giovanni Formisano dell’IDV, Presidente della commissione mobilità che in sostanza ha negato l’esistenza di problemi relativi alle multe irrogate (sempre peggio).
Finalmente oggi una dichiarazione dell’assessora tommasielli sulla grave questione dell’ippodromo di cui ho scritto ieri in un post (ippodromo di agnano chi paga clikka). L’assessora dichiara tra le altre cose che a ripulire l’ippodromo saranno i padroni dei cavalli. Si ma chi sono? Chi ha usato fino ad oggi un bene pubblico senza comunicare nulla all’amministrazione proprietaria? chi sta incassando i soldi di pensione equina? cosa fanno 235 cavalli all’ippodromo se la struttura è chiusa? Domande che ovviamente dovrebbero avere una risposta. Vuoi vedere che alla fine pagheranno i cavalli?
Oggi (10.06.2013) da Repubblica Napoli
Ippodromo, il Comune accusa “Danneggiati dal gestore fallito”
ALESSIO GEMMA
SE I cavalli non corrono, non arrivano i finanziamenti del ministero dell’Agricoltura. Anzi, vengono dirottati altrove: agli altri ippodromi. Funziona così l’ippica in Italia. I soldi per Agnano, fallita la società che gestiva l’impianto, sono finiti in Puglia. «Un danno per la città — si rammarica l’assessore allo Sport Pina Tommasielli — Abbiamo scoperto che il gestore fallito era lì senza titolo. Per questo non riconosciamo ora neanche la curatela fallimentare. Ci auguriamo che qualcuno risponda alla gara bandita da poche ore per gestire l’ippodromo nei prossimi 12 mesi».
Ci sono 15 giorni di tempo per presentare le offerte. Chi arriva ad Agnano dovrà organizzare subito il Gran Premio di ottobre: il ministero è pronto a ridare credito al circuito napoletano. È quanto riferito in un vertice a Roma all’assessore Tommasielli e al capo di gabinetto Attilio Auricchio. Ma ci vuole la garanzia di un nuovo gestore. Perché quello precedente, prima di essere dichiarato fallito il mese scorso dal tribunale di Napoli, era stato messo in mora a febbraio proprio dal dicastero dell’Agricoltura. Che gli revocò la concessione per i troppi debiti che aveva. «Noi lo stavamo sgomberando già a dicembre — racconta la Tommasielli — era pronta l’ordinanza».
Un passo indietro per ricostruire i fatti: l’amministrazione stipula un accordo legittimo nel ‘98 con una azienda che poi negli anni si sdoppia in altre società, subentrate ad Agnano senza che il Comune le autorizzi. Abusive e pure morose, visto che il Comune vanta un credito di 2 milioniper il fitto. Le ultime due società, la Ippodromi di Agnano e la Agnano service, hanno lasciato in dote 124 dipendenti che ora devono essere assorbiti da chi vince la gara. «Vogliamo rilanciare la struttura e al contempo tutelare i lavoratori — incalza la Tommasielli — Ma chi si aggiudicherà il bando avrà come unico interlocutore il Comune. La curatela fallimentare si interessi dell’azienda fallita, l’immobile invece è nostro ».
Non sono mancate negli ultimi giorni frizioni, emerse anche in commissione sport, tra il Comune e i tecnici del tribunale fallimentare. E in primo luogo si sono accessi sull’ippodromo anche i riflettori della sezione Ambiente della Procura che ha inviato Asl e forestale: fotografati “cumuli di sterco e rifiuti”. Perché nelle stalle di Agnano sono in pensione 235 cavalli i cui proprietari non pagano alcun fitto. Rassicura l’assessore: «Abbiamo la disponibilità dei padroni a ripulire di tasca loro l’impianto». Dopo la gara provvisoria, ci sarà un bando europeo da approvare in consiglio per una concessione di 20 o 30 anni. Non solo ippica: Agnano sarà area di tempo libero e concerti. «E se i privati non si fanno avanti — promette la Tommasielli — il Comune gestirà in proprio l’ippodromo».
Oggi (09.07.2013) in commissione abbiamo trattato la delibera (clikka) che prevede l’accorpamento delle società partecipate della mobilità ANM, Napolipark e Metronapoli per creare una holding dei trasporti. Ho ascoltato i buoni propositi e ne ho colto la bontà manifestando la necessità di verificare e studiare il piano industriale. Nel mio intervento ho detto che di tutta la vicenda quello che a noi di Ricostruzione Democratica pesa è la vendita del 40% della partecipazione del trasporto pubblico locale manifestando la disponibilità a ragionare sul fatto che se proprio si deve vendere il 40%, anziché cercare un socio unico forte, noi avremmo preferito tentare la strada dell’azionariato diffuso facendo semmai entrare i lavoratori ed i cittadini nella proprietà e diluendo, quindi, i rischi di posizioni dominanti. Ovviamente ciò lo dichiarato sulla scorta di quanto noi abbiamo affermato in campagna elettorale sui beni comuni e sulla partecipazione popolare e che questa sarebbe una cosa su cui riflettere. Ho chiesto della possibilità di inserire nella governance della holding i lavoratori (come accade in altri paesi) cercando così di instillare nei dipendenti un senso di appartenenza che ormai in molti è smarrito. La cosa che mi ha colpito è stata la risatina di un giornalista che giustamente ha pensato che se i napoletani non pagano il biglietto figuriamoci se si acquistano qualche azione. Effettivamente è una constatazione amara e ci fa capire quale è il metro su cui noi misuriamo tutto. Un metro che si potrebbe ridurre forse a qualche centimetro.
Ma questa non doveva essere l’amministrazione della rivoluzione? Non avevamo noi il compito di capovolgere i vecchi schemi? De Magistris non è stato scelto perché era un diversamente politico?
Noi di Ricostruzione Democratica ci vogliamo ancora credere, del resto se i napoletani non avessero avuto voglia di cambiare noi non saremmo stati in consiglio. Forse la nostra funzione è quella di credere che cambiare si può o solo testimoniare che i napoletani hanno creduto che cambiare si poteva. Per chiarezza ho chiesto anche quanto le società avessero speso per perizie e consulenze per gli accorpamenti e mi è stato riferito che non è stato speso nulla essendo sufficiente la certificazione del bilancio da parte della società di revisione. Meno male.
Di seguito Vi allego Tutti i documenti relativi al piano industriale. Io non ho competenze specifiche e pertanto Vi sarei molto grato se, qualche cittadino di buona volontà, mi facesse pervenire qualche impressione. Buono studio.
Ho già trattato della questione dell’Ippodromo di Agnano (chi sussurra ai 200 cavalli clikka). Quando si tratta di cavalli la strada è ad ostacoli ed i bivi sono tanti. Dopo l’audizione in commissione del 20.06.2013, nella quale l’assessora tommasielli ha fatto di tutto per non evitare il confronto, è stata, infatti, predisposta la gara per l’affidamento temporaneo dell’ippodromo (clikka) ma, ancora, ci sono dei dubbi circa i rapporti con il fallimento e la detenzione del bene. La cosa che, invece, è paradossale è che nell’ippodromo ci sono seri problemi circa lo smaltimento di montagne di letame (che potrebbero anche essere una risorsa) prodotte da 235 cavalli che stazionano in pensione (immagino completa) nell’impianto come ha potuto constatare la polizia ambientale e l’ASL NA1. Ora già scrissi sul costo dell’albergo di questi amabili animali ma la cosa di cui non mi faccio capace è che ancora oggi non si sa di chi siano ! L’assessore allo sport tommasielli, infatti, è a conoscenza della loro esistenza in quanto si è fatta rilasciare una sorta di liberatoria (clikka) in data 23.04.2013 sottoscritta da Unione Proprietari Trotto, A.A.G.T. Campania e FENAGAT che nonostante mi sforzi non riesco poi tanto a comprendere. Difatti, vorrei capire come queste associazioni garantiscano i cittadini manlevandoli da ogni e qualsiasi danno che dovesse derivare ivi compreso lo smaltimento dello stallatico. In sostanza oggi sia il Comune, che la procedura fallimentare (che sembra essersene fatta carico), hanno il grosso problema del letame che si accumula e nonostante ciò non si è ancora provveduto ad identificare i proprietari di questi cavalli (che peraltro dovrebbero essere muniti di microchip) a cui accollare, senza se e senza ma, il costo dello smaltimento nonché forse una bella multa per discarica abusiva! Non vorrei che ancora una volta ci sia chi sfrutta il bene pubblico arricchendosi lasciando ai cittadini tutti i costi in ossequio del principio neoliberista di privatizzare gli utili e socializzare le perdite.
Aggiornamento: il Comune, senza tenere in conto di nulla, ha emesso un Bando (clikka) per l’affidamento temporaneo che spero abbia larga diffusione e partecipazione di privati seri che sappiano fare insieme all’interesse privato anche quello pubblico!
P.S. inizialmente, in un altro post, avevo indicato i cavalli in n. di 400 poi si scoperto che invece sono solo (si fa per dire) 235!
Da Repubblica Napoli di oggi 09.07.2013. Alessio Gemma
Degrado e rifiuti all’ippodromo
Dossier del corpo forestale e dell’Asl: indaga la Procura
CUMULI di sterco di cavallo a ridosso delle scuderie. Macchie di percolato. Rifiuti sparsi ovunque. Sterpaglie ed erbacce lungo le piste. Ecco la fotografia dell’ippodromo di Agnano scattata dal corpo forestale il primo luglio in un sopralluogo con l’Asl: «Stato dei luoghi precario da un punto di vista igienico sanitario”, certificano i medici veterinari. Come se non bastasse il fallimento della società che gestiva l’impianto dichiarato il 5 giugno dal Tribunale di Napoli, spunta anche l’indagine della sezione Urbanistica e Ambiente della Procura della Repubblica di Napoli. Blitz di due ore e mezza, dalle 10 alle 12.30, degli ufficiali del comando provinciale del corpo forestale, coordinati da Pietro Alvino: «Lo stato dei luoghi — è scritto nel verbale inviato alla Procura — si presenta in condizioni di abbandono. I giardini incolti, i cassonetti per la raccolta rifiuti pieni, la presenza notevole di letame sono la dimostrazione che la manutenzione non viene fatta da tempo ». Gli escrementi, come mostra il materiale fotografico realizzato dagli agenti, si concentrano intorno alle scuderie e ad un’area di stoccaggio che «al momento dell’ispezione era relativamente vuota: ciò a dimostrazione che manca un servizio di raccolta del letame dalla zona scuderie all’area stoccaggio ». Ancora: il prelievo «probabilmente avviene a fasi alterne oppure quando si raggiungono limiti quantitativi preoccupanti ». Non manca una «giacenza a terra di rifiuti abbondante e ferma da diversi mesi». Nel rapporto di polizia giudiziaria risulta anche che «il viale percorso per il sopralluogo risultava disconnesso e pieno di buche, nonché colmo di acqua stagnante». Nella struttura sono ospitati e accuditi 235 cavalli. E i proprietari non pagano alcun fitto: «sono inadempienti, non si sa da quanto tempo», ha dichiarato la settimana scorsa in commissione sport la curatela fallimentare. «Vogliamo chiarimenti — afferma il presidente della commissione Gennaro Esposito — se posseggo un cavallo e sono disposto a pagare 300 euro al mese per la sua pensione, si arriva a mettere in piedi un business da 60 mila euro mensili che non è poco di questi tempi». Ombre, mentre il giudice delegato alla gestione fallimentare, Nicola Graziano, sta valutando le pretese dei creditori e inventariando le attrezzature che appartenevano alla fallita “Ippodromi di Agnano”: dagli starter ai macchinari di irrigazione. E intanto il Comune pubblica un bando per affidare l’impianto nei prossimi 12 mesi, in attesa di preparare una gara per la concessione pluriennale: 20 anni. Chi vince dovrà assicurare lo svolgimento delle gare di trotto e galoppo, in particolare il gran premio di Agnano, pulire le scuderie, fare la manutenzione di piste e aree verdi. E assumere i dipendenti dell’ex gestore: 77 a tempo pieno e altri 47 inpart time. L’offerta parte da un canone mensile di 21 mila euro. «Abbiamo bandito una gara per affidare l’ippodromo al massimo per un anno — spiega l’assessore comunale al Lavoro, Enrico Panini — così salva-guardiamo l’occupazione e il premio Lotteria Agnano. Poi prevediamo un’altra gara per la gestione ventennale dell’ippodromo. Chiederemo ai partecipanti un piano industriale».
Non discuto il ruolo di Don Luigi Merola spero che ci siano presto delle smentite o delle correzioni di rotta. Non credo si tratti di un nuovo Don Sturzo col quale, per l’aspetto politico, mi pare abbia in comune solo il nome Luigi. Spero si tenga fuori dall’impegno politico diretto, in questo momento, sarebbe un ulteriore vulnus alla chiarezza, finendo per essere strumentalizzato. Ce ne sarebbe da dire ma non voglio neppure entrare nell’argomento, sarebbe facile finire su sentieri scoscesi. Se sente questa spinta e passione politica allora deponga la toga! Speriamo bene….
Da Repubblica Napoli 04.07.2013
“Io assolvo Berlusconi e Cosentino”
Don Merola: “Silvio perseguitato, Nicola non è un camorrista”
SARÀ prete anticamorra, ma i suoi strali non sono contro i boss. E come ospite alla trasmissione radio “La zanzara” su Radio 24 spara bombe. E non sono esplosioni a basso potenziale. Parla di Berlusconi e Cosentino, del magistrato Woodcock titolare di alcune delle inchieste sull’ex coordinatore del Pdl in Campania oggi in carcere, inquisito per i suoi rapporti con i Casalesi. Insomma, è proprio un exploit, quello di don Luigi Merola, ex parroco di San Giorgio ai Mannesi nei drammatici giorni della morte della quattordicenne Annalisa Durante e oggi, fondatore dell’associazione ‘A voce de criature, opinionista sui grandi casi di attualità. «Berlusconi? È un perseguitato — dice ai microfoni de “La zanzara” — I magistrati lo perseguitano tanto». Insiste: «Lo perseguitano come hanno fatto con Clemente Mastella. Alcuni magistrati sono politicizzati e ignoranti, devono leggere e studiare di più. Ci vuole la formazione permanente dopo il concorso. Berlusconi — aggiunge — è un peccatore come tanti altri. Sono stato a Roma tre anni per lavorare al ministero dell’Istruzione e dico che quello che fa Berlusconi lo fanno tutti, politici di sinistra e di destra, alti funzionari e magistrati. Tutta gente — svela il parroco anticamorra — che ha la seconda, la terza e la quarta amante da cui si fanno accompagnare con l’auto blu. Farò nomi e cognomi. Berlusconi lo assolvo per il fatto che fa mangiare ottantamila famiglie in Italia. Lo perdono con l’assoluzione per qualsiasi cosa abbia fatto».
Assoluzione senza confessione e pentimento. Meraviglia relativamente, visto il momento di forte feeling tra il Cavaliere e il parroco datato gennaio 2013. Vigilia delle politiche, il Pdl corteggia don Merola. Lo vuole in lista. E Merola sta per accettare, visto che per il diritto canonico potrebbe (e comunque dovrebbe) ottenere una dispensa da parte del vescovo della Diocesi di appartenenza. Dunque si tratta, si vocifera. Preme per quella candidatura anche il governatore Caldoro. Ma infine, colpo di scena, don Merola rifiuta. Motivo: in lista c’è il pluri- inquisito per camorra Nicola Cosentino. E il parroco si considera incompatibile. Fin qui tutto bene. Ma ieri, ai microfoni de “La Zanzara”, arriva il colpo di scena. «Leggendo gli atti che riguardano Cosentino — dice Merola — mi sono fatto l’idea che non ci sono le prove per direche è camorrista e per stare in carcere. È immorale e ingiusto che sia in prigione, non può inquinare le prove perché si è costituito e il procedimento è chiuso». Parole che appena sei mesi fa sarebbero suonate assurde. Poi il parroco attacca il pm di alcune delle inchieste contro Cosentino, Henry John Woodcock: «Lo considero di estrema sinistra, ho saputo che è diventato magistrato dopo due bocciature al concorso. Come prete vengo a sapere tante cose, Woodcock potrà essere preparato sullo sport ma sul diritto deve studiare un po’ di più».
Sono convinto che i consiglieri regionali che si trovano coinvolti nella vicenda pensano di aver subito un torto dalla indagine della Guardia di Finanza relativa ai fondi cd. economali dati ai gruppi (stiamo parlando di 2 milioni di euro). Difatti, la prima giustificazione è stata quella di dire che non c’è una norma che regola la rendicontazione (della serie ne faccio ciò che voglio) e poi che sono quattro spiccioli (DUEMILIONI) rispetto alle ruberie di cui sono accusati consiglieri di altre regioni. E’ chiaro che occorrono i processi e le sentenze per essere certi penalmente delle malefatte ma, come qualche giorno fa ha detto D’Avigo in una nota trasmissione, se l’ospite che invito a casa mia va via con le posate io per non invitarlo più non aspetto che la sentenza di condanna passi in giudicato! Ecco anche questa vicenda da’ il metro della inadeguatezza di una intera classe politica che è pericolosissima, in quanto, è in grado di corrompere anche chi si avvicina alla politica nelle istituzioni per la prima volta e viene contaminato sull’onda del “così fan tutti”. Prendi i soldi anche tu e partecipa al banchetto e se non lo fai è capace che ti fanno sentire anche un fesso, oppure strano, in sostanza una persona da evitare, un marziano che è sceso dalla luna e che non capisce come va la vita nelle istituzioni! E’ infatti per questo che mi spiego un così diffuso malcostume che ovviamente potrà anche portare a 60 assoluzioni o archiviazioni, ma ciò non toglie che il danaro pubblico è sacro! Giusto per spiegare i fondi economali servono a far funzionare i gruppi consiliare sia per l’acquisto di cancelleria, sia per la cd. comunicazione delle attività politico/istituzionali. Non c’è bisogno di dire che noi di Ricostruzione Democratica di fondi economali non ne abbiamo mai visti né abbiamo stanze e strutture adeguate nel palazzo del Consiglio Comunale come gli altri gruppi. Siamo, posso dire, un gruppo politico strano. Eppure non credo che la politica si possa fare senza soldi pubblici ma oggi occorre un segnale forte se vuoi marcare delle differenze! In tutta questa vicenda trovo scandaloso non che questi si sono mangiati i soldi in pasticceria, avorio, gioielli e collaboratori al nero, ma che i fondi che erano destinati ad iniziative politiche sono stati stoltamente distolti, mentre molte persone si dedicano ad attività politiche, di qualunque parte esse siano, senza mezzi e soldi. Penso, infatti, a quanti come i Giovani Democratici o ai giovani compagni di SEL ma credo anche a quelli del PDL hanno dedicato il loro tempo ed i loro soldi per attaccare manifesti, fare volantinaggio, fare convegni, assemblee, discussioni etc. etc. rimettendoci credendoci, facendo la cd. politica pura, solo ed esclusivamente perché credono in una idea di società! Ecco credo che a loro questi consiglieri dovrebbero chiedere scusa!
Sul tema e su come facciamo noi di Ricostruzione Democratica vedi:
Cene, gioielli, porcellane e giocattoli le spese pazze della Regione Campania Sessanta consiglieri indagati: 2 milioni di fondi pubblici “bruciati”.
CONCHITA SANNINO
NAPOLI — Due milioni e mezzo di fondi regionali bruciati, in due anni, come spiccioli personali. Gettati via dai consiglieri dell’assemblea in cene e vini, regali e sigarette, pasticcini, caffè, gioielli e viaggi, acquisti futili e necessità private. Ma appena la Guardia di Finanza bussa ai loro uffici per capire cosa avessero fatto di quei soldi pubblici, comincia la folle corsa a raccattare scontrini improbabili e a presentare malaccorte giustifiche, carte che dovevano riparare e invece rivelavano altri squarci. Così, (quasi) l’intero consiglio regionale della Campania si é incastrato da solo.
Nella (vecchia) storia che alimenta rabbia e anti-politica arriva un nuovo capitolo: vedi alla voce Fondo 5011, il capitolo di bilancio dell’ente destinato al «Funzionamento dei gruppi regionali». Biennio: 2010-2012. La Guardia di Finanza è tornata ieri nel grattacielo del Centro Direzionale: con 57 “inviti a comparire”, per altrettanti esponenti politici, voluti dal procuratore Francesco Greco e dal pm Giancarlo Novelli. L’accusa: peculato. A dover rispondere del «disegno criminoso» sono i gruppi “Caldoro Presidente”, Pdl, Pd, Udc, Udeur, Noi Sud, Moderati, Centro democratico e tutta la vecchia Idv, oggi nel Misto. Ne escono indenni solo: due consiglieri del gruppo “Socialisti europei” (Mucciolo e Oliviero, eletti con Sel); uno del Pdl, Colasanto; e il governatore Caldoro, sebbene proprio il politico a lui più vicino, Gennaro Salvatore, capogruppo di “Caldoro presidente”, risulti in cima alla lista degli inquisiti come recordman di incasso arbitrario: 93mila 215 euro. Ma gli indagati sono 60 in tutto, compresi anche tre ex eletti dell’aula diventati parlamentari: il deputato Pd, Umberto Del Basso De Caro, e i senatori Pdl, Eva Longo e Domenico De Siano.
AVORIO E TARSU
Denari dei contribuenti piegati all’uso «privatistico» dell’assemblea dei consiglieri della Campania, scrivono gli inquirenti. Le più fantasiose, improbabili spese da accostare al lavoro di un organo legislativo si possono scorrere ora, negli atti dell’indagine. Un consigliere ha comprato prodotti di gioielleria, tra cui un corno di avorio, per 1900 euro. Un altro, bombole di gas per centinaia di euro. Il Pdl attesta l’acquisto di 11mila euro tra bar e pasticcerie. Più 3.400 euro di giornali. Ma per quelli non c’è già il Fondo Comunicazione? La stessa clamorosa svista è del Pd: che infatti prova a spiegare i suoi complessivi 500mila euro di spese con un congresso “Big Fish”, festa dei giovanidemocrat, con la pubblicità per tre emittenti e un contratto da ben 30mila euro con la società Kidea, peraltro già toccata dallo scandalo sulla Coppa America. E ancora: acquisti di porcellane e quadri fino a 500 euro a pezzo. Pezzi d’arte, ma anche cianfrusaglie da supermercato. Il gruppo “Caldoro presidente” presenta scontrini di prodotti per igiene personale da 203 euro, di cui 3 perla tintura per capelli da uomo. C’è anche chi si fa gli occhiali da vista con i soldi pubblici, chi acquista una Barbie, una bottiglia da enoteca. Ma il capolavoro lo firma un esponente del gruppo Misto che si giustifica portando alla Finanza la ricevuta della Tarsu: sì, la tassa sui rifiuti. D’altro canto, c’è un modo più indolore di versare le imposte che un qualunque cittadino (politico o no) deve allo Stato? Pagare allo Stato con soldi sottratti allo Stato. Poi ecco la «spiegazione» presentata dai consiglieri Udeur, Ugo De Flaviis e Sandra Lonardo (ovvero lady Mastella), interrogati solo poche ore fa: quei soldi, dicono, li hanno utilizzati per pagare collaboratori. Ovviamente in nero, senza contributi.
I PIÙ RAPACI
Sette mesi di analisi da parte della Tributaria guidata dal colonnello Nicola Altiero e del commercialista Paolo Barba, consulente della Procura. Ma alla fine emergono due elementi con forza. Primo: alcune voci di spesa son osostenute «per finalità strettamente personali», per niente legate al funzionamento dei gruppi e comunque non coerenti con gli obiettivi «della legge regionale 6/1972». Secondo: il 60 per cento delle somme erogate ai gruppi consiliari viene trasferito dai capigruppo ai consiglieri «senza che questi ultimi né, tantomeno, i rispettivi colleghi-presidenti (che hanno la responsabilità ammini-strativa della gestione dei fondi) abbiano prodotto alcuna documentazione che attesti l’effettivo impiego delle somme incamerate ». Così il consulente Barba può calcolare, in percentuali, la lista dei più rapaci: al 95 % di utilizzoscorretto del Fondo si attestano i gruppi Idv (ora nel Misto) e l’Udeur; a quota 91 % c’è il gruppo “Caldoro Presidente — Nuovo Psi”, all’89 il Pdl, subito inseguito dal Pd all’82 %, mentre al 65 si piazzano i centristi dell’Udc.
«NIENTE DIMISSIONI»
Qualche imbarazzo appena, ieri in Regione. Mentre Sel e Movimento 5 Stelle chiedono le dimissioni dell’intero consiglio regionale, tra i consiglieri agitati si coglie più sollievo che sensi di colpa. Dal presidente Caldoro in giù, tutti promettono «massima collaborazione con la magistratura». In realtà, tanti dicono: «Mica siamo come i Fiorito, qui c’erano solo i pidocchi da prendere…». E tutti si fanno scudo delle parole, definite da qualcuno fin troppo generose, che in mattinata il procuratore capo di Napoli Giovanni Colangelo aveva stringatamente dedicato al blitz. «In fondo la norma sulla rendicontazione non è univoca».
L’intervista a Gennaro Nocera, capogruppo Pdl: “Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni”
“Quegli 11mila euro di pasticcceria? Non ricordo…”
NAPOLI — Gennaro Nocera, lei è il capogruppo del Pdl in Regione. «Certo, so di cosa dobbiamo parlare. Ma sono in farmacia, abbia pazienza, sto pagando… «.
Scusi la franchezza, visti gli scontrini ormai sotto inchiesta: in farmacia sta pagando con soldi suoi o nostri?
Ride. «Eh capisco. La battuta ci sta… Ecco, pago 18 euro di tasca mia, banali pillole. Io sono unfesso: ho sempre pagato di tasca miacaffè e bibite, anche se ero in trasferta istituzionale. Neanche il traghetto a Venezia mi feci rimborsare».
Non si direbbe. Nel suo caso, l’importo contestato è di 35mila e 258 euro.
«Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni. Ma io sono davvero fiducioso nella magistratura che con misura ed equilibrio sta vagliando le posizioni. D’altro canto, l’avete sentito il procuratore, Colangelo? Lo ha detto anche lui che la legge è vaga».
Veramente, è la stessa Procura che vi accusa di peculato.
«Non voglio pensare che siano vere le cose che girano: chi si è comprato il gioiello, chi la porcellana, chi la tintura per capelli. Mica ci sono colleghi matti? Poi fa ridere ‘sta storia della tintura, legata proprio a un capogruppo calvo. Magari una sua segretaria avrà fatto confusione».
Parliamo del gruppo Pdl: esibite scontrini singolari, 11mila euro solo di bar e pasticceria, 3.400 euro di giornali.
«Sono capogruppo da ottobre, non so niente di prima».
Avete ripianato con questi fondi persino un «furto di 190 euro» dalla cassa. Chi ruba al gruppo Pdl?
«Ma non ero capogruppo all’epoca. Non ne so niente, glielo giuro sui figli…».
Ho già parlato della questione riportando anche la delibera di proposta al consiglio in un separato post (cosa fare del patrimonio del Comune di Napoli clikka). Oggi (01.07.2013) abbiamo deciso di affidare alla Napoli Servizi S.p.a. la gestione del patrimonio pubblico. La delibera è stata adottata a maggioranza con il contributo di tutte le forze di sinistra. In Consiglio Comunale sia io che Carlo Iannello, coerentemente con quello che avevamo annunciato abbiamo votato a favore della delibera proponendo anche emendamento (clikka) che è stato approvato con la stessa maggioranza e con il quale abbiamo dichiarato la Napoli Servizi S.p.a di interesse generale. Devo dire che ho trovato soddisfacente avere la possibilità di contribuire a questa decisione. Ora tocca agli amministratori di Napoli Servizi ed ancora prima ai lavoratori della società che spero capiscano l’importanza del loro impegno e sappiano con onore servire la Città.
Ecco i nostri interventi:
Il mio intervento al 2:16:12 e quello di Carlo Iannello all’1:28:50
Oggi leggo sul mattino due intere pagine sul Calcio Napoli, sullo Stadio San Paolo e sui rapporti con il Sindaco di Napoli (Debito e Nuova Convenzione clikka – il Napoli Giocherà al San Paolo clikka). Eppure non posso non provare un senso di fastidio nelle notizie che ho letto perché ai cittadini i giornali offrono solo e sempre una faccia della medaglia senza alcuna spiegazione e senza alcun approfondimento. Devo confessare che sono condizionato dal fatto che ieri (28.06.2013) c’era uno stuolo di giornalisti sotto palazzo San Giacomo ad aspettare di fare uno scatto a De Laurentiis ed in contemporanea sotto San Giacomo c’erano anche in accampamento stabile ormai da settimane, notte e giorno, i rappresentanti delle Case Famiglia e gli operatori sociali che non vedono un euro da trenta mesi e che rischiano la chiusura, con 500 minori che andrebbero in mezzo alla strada. Ebbene a fronte di questi fatti intere pagine su ciò che si sono detti de laurentiis e de magistris con il primo che minaccia di andarsene a giocare a Caserta ovvero a Palermo ed il sindaco che l’assicura che ci sarà l’agibilità dello stadio per tempo! Mi è venuto un senso di disagio a cui non posso sottrarmi, sia per i giornalisti che per la situazione in se. In tutto questo Anna, di una casa famiglia, ieri mi ha chiesto se potevo intercedere per fare in modo che un bambino della sua casa famiglia incontrasse De Laurentiis che in quel momento era dal Sindaco. Dopo aver sentito le notizie non posso non dire che avrei preferito un Sindaco che avesse detto al caro patron, prima di parlare d’altro, di pagare i debiti verso il Comune che, contrariamente a quanto indicato dal Mattino, non ammontano ad €. 1.700.000 ma a circa €. 7.000.000 (il Calcio Napoli infatti non paga il canone dal 2007). Come dire per dimostrami la tua serietà caro de laurentiis paga prima il tuo debito e poi parliamo del resto. Sullo stadio so abbastanza ed ho addirittura girato un servizio con presa diretta che poi non è uscito per pressioni fatte sui giornalisti di uno staff che credevo inossidabile. Ecco con il Calcio Napoli ci troviamo innanzi ad uno di quei poteri forti che spesso i politici non sono in grado di affrontare poiché troppo supini a ricercar consenso ovvero a non perderlo. Ebbene, posso dire che per come è la convenzione (che pure ho postato su questo blog clikka) il Calcio Napoli, quando era in difficoltà ha beneficiato addirittura di un contributo del Comune per diversi milioni di euro, ed oggi credo avrebbe fatto bene a caricarsi dei lavori della UEFA mentre, invece, il Patron non ha perso tempo a pretenderli dal Comune in un momento in cui il Comune non ce la fa manco a pagare i servizi essenziali ed indispensabili usando la minaccia di andarsene a giocare altrove. Mi viene da dire che amore per la Città e per i suoi tifosi che ha questo patron! (Sul punto vedi quanto ci costa il calcio clikka). Non so come spiegarlo ma io prima di pensare ai tifosi avrei pensato innanzitutto ai figli dei tifosi ed ai figli dei napoletani che stanno nelle case famiglia e devono andare a scuola ed a cui noi stiamo sottraendo ossigeno e prospettive di vita. Senza tema di smentita posso dire che il Calcio in una scala di priorità non è certo al primo posto ed occorrerebbe che i giornali oltre a dare le notizie giuste, le mettessero anche in relazione per offrire ai cittadini l’opportunità di farsi un’idea di come vogliono che sia la loro città!
Ad ogni buon conto noi di Ricostruzione Democratica stiamo lavorando ad una proposta di delibera con una nuova convenzione del Calcio Napoli e per avere un raffronto ci siamo fatti mandare la convenzione dello stadio Meazza dal Comune di Milano … come dire crediamo che la casa di vetro significhi che la trattativa tra De Laurentiis ed il Sindaco debba essere pubblica …. altro che stanze chiuse i cittadini devono sapere tutto!
Vi linko la delibera che definisce i compiti di Napoli Servizi (clikka) nonché tutta una serie di altre funzioni dichiarate di interesse generale. L’atto non è di facile lettura ed è all’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale di lunedì 1 luglio p.v. Noi di Ricostruzione Democratica siamo del parere di approvarlo ed appoggiarne la sua adozione perché crediamo che la gestione del patrimonio pubblico debba essere pubblica, non essendo, peraltro, questo il momento di affidare ai privati questa importante funzione. Guardando al passato, infatti, possiamo dire che l’esperienza maturata è stata fallimentare con un contenzioso terminato con una transazione che noi abbiamo contestato. Sull’affidamento della gestione del patrimonio comunale ad una società in house, inoltre, ci eravamo anche impegnati in campagna elettorale e crediamo che questa linea oggi debba essere supportata anche per ragioni di coerenza. In Consiglio Comunale a dire il vero c’è una linea politica contrapposta e trasversale a tutti i partiti che speriamo di poter battere al momento del voto. Il tema vero è che oggi, forse anche per la crisi, non abbiamo un privato all’altezza di poter fare i suoi interessi congiuntamente a quelli pubblici. La dimostrazione di questa tesi la possiamo facilmente rinvenire nella incredibile difficoltà di allocare presso i privati aree di interesse rilevante come quelle di napoli Ovest vedi lo Zoo, l’edenlandia, il cinodromo, l’ippodromo etc. etc. Siamo convinti che insieme alla politica si debba ricostruire anche una classe imprenditoriale che non vada a rimorchio ovvero a braccetto della politica. Nella gestione del patrimonio immobiliare, inoltre, occorre una particolare attenzione poiché l’esperienza ci dice che questo è stato il campo da arare da parte di una certa politica che ha avuto uno scopo esclusivamente elettorale e di consenso: Della serie se sono un inquilino del Comune di Napoli, ed ho qualche infiltrazione o altro problema, conoscendo il consigliere comunale di turno, lo risolvo in un momento poiché questi intercede per me verso il gestore che a sua volta per ingraziarsi il consigliere fa fare la riparazione immediatamente (sic!). Racconto quest’aneddoto: Una volta eravamo in una riunione di consiglio per decidere su un atto relativo alla gestione del patrimonio, ebbene, rispetto a noi di Ricostruzione Democratica che ci arrampichiamo su principi costituzionali, norme di legge e interesse generale, gli altri consiglieri, cd. anziani, sapevano tutto della chiamata e sull’intervento per manutenzione ordinaria o straordinaria degli alloggi di edilizia residenziale e pubblica (ERP). Sarà un caso? Come sempre resto in attesa di avere qualche impressione erudita sulla delibera per la quale noi di Ricostruzione Democratica stiamo già pensando a qualche emendamento di natura tecnica relativo alla definizione di “interesse generale” della società Napoli Servizi cosicché da evitarne la vendita. Difatti, crediamo che la delibera per rispondere alla disciplina più che definire i settori di interesse generale deve definire le società comunali che l’ente ritiene di non collocare sul mercato. Questo per evitare che il comune sia svuotato di ogni funzione relegandolo a semplice ufficio di anagrafe. La lotta prevedo sarà dura perché gli interessi sono tanti e molto forti!
Anche oggi (26.06.2013) al Consiglio Comunale, sono intervenuto, insieme ad altri consiglieri, per manifestare la nostra solidarietà agli operatori sociali che notte e giorno sono accampati in Piazza Municipio per manifestare il loro malessere. Spero che la comunità cittadina alla quale tutti noi apparteniamo si faccia carico di questa gravissima condizione. Siamo tutti nella stessa barca e nessuno si può esimere dal remare!
Oggi (26.06.2013) in Consiglio Comunale noi di Ricostruzione Democratica abbiamo portato un ordine del giorno (clikka) sulla ZTL che tentava di dare una certezza ai tanti cittadini napoletani residenti nella ZTL del centro storico nonché in Piazza Dante ed in Via Duomo che, in questi ultimi giorni, si sono visti arrivare pacchi di multe per il ritardato rinnovo del premesso di accesso, peraltro ingenerato dalle notizie rilasciate a mezzo stampa dall’amministrazione circa le modifiche al dispositivo di traffico, nonché di ristabilire un senso di giustizia verso quei cittadini che hanno pagato il permesso e non si sono visti attivare la ZTL. Siccome non era in discussione l’argomento, per trattarlo e votarlo, occorreva che lo sottoscrivessero per lo meno un rappresentante di ogni gruppo consiliare. Ebbene, l’ODG l’hanno firmato TUTTE le forze politiche, dalla Federazione della Sinistra al PDL, essendo i consiglieri consapevoli del problema. L’unica forza politica che si è rifiutata di firmare e, quindi, ha impedito la discussione è stata l’IDV che così ha sconfessato anche un deliberato della II Municipalità, il cui presidente è Francesco Chirico, dell’IDV e che mi aveva già dichiarato la sua adesione. Trovo che nell’amministrazione di una città ci voglia serietà e consapevolezza dei problemi, ritengo che tale responsabilità oggi non l’abbia dimostrata il maggior gruppo di maggioranza dell’amministrazione che irresponsabilmente ha rifiutato la sottoscrizione dell’Ordine del Giorno impedendone la discussione e costringendo, quindi, centinaia di cittadini residenti ed aventi diritto al permesso di accesso a fare ricorso avverso i verbali che a pacchi sono arrivati. Eppure sono dell’IDV due consiglieri residenti nella stessa II Municipalità Ginetta Caiazzo e Vincenzo Gallotto, non so se a loro sono arrivate le stesse sollecitazioni che sono arrivate a me sul grave problema, evidentemente l’IDV non c’è più!
Per un principio di responsabilità politica ed amministrativa ecco i consiglieri dell’IDV che, credo, debbano dare conto ai loro elettori:
Vincenzo Gallotto (1651), Fulvio Frezza (1491), Elpidio Capasso (1358); Gaetano Troncone (505); Antonio Luongo (481); Giovanni Formisano (420); Marco Russo (402) CAPOGRUPPO; Teresa Caiazzo (382); Maria Lorenzi (371); Carmine Schiano (328); Luigi Esposito (306); Amalia Beatrice (244); Francesco Vernetti (225); Simona Marino.
Per capire quello che è accaduto basta vedere il video al 1:48:35
Peraltro l’ODG che non è stato firmato poteva essere emendato dallo stesso IDV che a raffica durante la discussione per una sorta di antipatia politica che non ho ben compreso ha semplicemente continuato a trovare scuse per non discuterlo.
Sul tema ho già scritto e da ultimo sono anche intervenuto in Consiglio Comunale (clikka) oggi ci sono i decreti di nomina nel Consiglio di Amministrazione dell’ABC (ex ARIN) clikka, e nel Collegio Sindacale dell’ANM clikka. Queste sono nomine che determinano ovviamente un compenso per i “nominati” che ho anche riportato in un altro post (Trasparenza quanto guadagnano i nominati clikka). Sono nomi che non conosco proprio, tranne quello di Ugo Mattei (non personalmente) e che noi di Ricostruzione Democratica non sappiamo neppure se siano il frutto di un accordo politico o meno, né in che modo si siano valutate le professionalità. Un’altra occasione persa per fare trasparenza, partecipazione ed imparzialità e semmai per dare qualche posto giovani laureati meritevoli, perché poi se se ne vanno non ci possiamo lamentare che c’è la fuga dei cervelli!
Ecco lo stralcio dei (a me) perfetti sconosciuti. Speriamo facciano bene e sopratutto chi ha notizie le rendesse pubbliche affinché ci sia almeno una partecipazione postuma:
1) Collegio sindacale della società ANM – Azienda Napoletana
Mobilità S.p.A.”:
Dott. Abbondio Causa, nato a Napoli il 03/07/1960 (presidente);
Dott.ssa Monica Montuoro, nata a Napoli il 04/07/1965 (sindaco effettivo);
Dott. Salvatore Galiero, nato a Napoli il 18/04/1960 (sindaco effettivo);
Dott.ssa Simonetta Di Simone, nata a Napoli il 11/05/1967 (sindaco supplente);
Dott. Massimo Maresca, nato a Piano di Sotrento (NA) il 01/12/1964 (sindaco supplente).
2) Consiglio di Amministrazione di “Acqua Bene Comune Napoli”:
Oggi (20.06.2013) in commissione sport ed impianti sportivi, riunita in sede di audizione, abbiamo trattato della delibera che riguarda l’ippodromo di Agnano di cui ad un mio recente precedente post (il comune che sussurrava ai cavalli clikka).
Il quartiere di Fuorigrotta sembra essere stato colpito da un’anatema poiché come per lo zoo e l’edenlandia anche per la pista ippica c’è un fallimento, pertanto, ho pensato fosse utile invitare anche la curatela del fallimento della Ippodromo di Agnano S.p.a. nonché gli assessori al lavoro (Panini), al patrimonio (Fucito), agli impianti sportivi (tommasielli) ed ai beni comuni (Piscopo).
Hanno partecipato tutti tranne Piscopo, in quanto impegnato in altra sede e come dicevo la curatela con i suoi tecnici. Nonostante la strana e non comprensibile ostruzione dell’assessore Tommasielli che ha cercato in tutti i modi di non far celebrare la commissione chiedendo, stranamente (per un assessore), la verifica del numero legale, abbiamo avuto la possibilità di capire che diversamente da quanto accaduto allo Zoo (almeno per come la vedo io), in questo caso fosse più che auspicabile una collaborazione con il Tribunale, poiché il fallimento è proprietario di beni strumentali che sono depositati presso l’impianto e che potrebbero servire o rendere più appetibile la struttura consentendo a chi si dovesse trovare aggiudicatario di infilare immediatamente le chiavi nel cruscotto.
Ad ogni modo con la proficua collaborazione degli assessori Panini e Fucito abbiamo capito che forse era il caso di fermarsi un attimo con il bando per non rischiare contenziosi dopo una eventuale aggiudicazione tra comune, fallimento ed aggiudicatario, e capire, tutti insieme, Tribunale e Comune, come fare al meglio l’interesse pubblico e quello dei creditori (tra cui anche l’amministrazione) evitando inutili contenziosi. Confido molto nelle capacità degli assessori al lavoro ed al patrimonio che dall’audizione hanno compreso quali sono i nodi da sciogliere e sopratutto evitare di cadere in errori che si trascinerebbero per anni.
Il tema vero ed immediato, però, è quello della custodia che la curatela ha chiesto al comune in più occasioni compreso stamane e che non può essere tralasciato. Solo che, come dicevo, c’è una questione sulla detenzione e sulla conseguente custodia ed in questo equivoco si sono inseriti, 235 cavalli! Si proprio 235, che sono ospitati ed accuditi nelle stalle dell’ippodromo con biada strigliatura e ferratura (immagino) non si sa bene da chi (e sopratutto di chi). L’attenzione di Ricostruzione Democratica al tema dell’uso dei beni pubblici, credo che ormai sia risaputa, ed a fare i conti ci vuole poco. Mettiamo, infatti, che se posseggo un cavallo sono disposto a pagare per la sua pensione circa 300,00 €. al mese e se faccio questa semplice moltiplicazione posso dire che si potrebbe, con buona approssimazione, arrivare a mettere in piedi un business di 70.500,00 €./mese per la sola pensione dei cavalli in un area di 48 ettari, che di questi tempi non è poco. All’assessora tommasielli, visto che pareva informata della cosa ho chiesto chiarimenti senza, ovviamente, ottenere una risposta chiara ma solo due risposte contraddittorie che scontano l’equivoco di cui dicevo.
Alla fine non siamo riusciti a capire chi ad Agnano sussurra a 200 cavalli!
P.S. Varrà la pena tutto sto lavoro che stiamo facendo? Il dubbio a noi di Ricostruzione Democratica ci viene sempre e le risposte non sempre ce le sappiamo dare. Diciamo che come dicevamo in campagna elettorale per noi il comune è una casa di vetro.
Napoli forse è meravigliosa anche per questo, eccessiva in tutte le sue cose (mettiamola così!).