Asili Maestre e Direttore Generale del Comune di Napoli

 Il 14 novembre scorso ho scritto della questione delle Maestre e Refezione Scolastica (clikka), oggi (17.11.2012) su Il Mattino di Napoli leggo di questa presunta “querelle” tra il Sindaco ed il Direttore Generale poiché quest’ultima si rifiuterebbe di firmare i contratti di assunzione delle Maestre degli asili nidi comunali per presunte responsabilità contabili. Ho già espresso il mio pensiero sulla questione ma credo che a questo punto occorra una presa di coscienza da parte della classe politica. Sono fermamente convinto che la scuola sia un bene primario collettivo che supera o meglio deve superare ogni timore di responsabilità. Ho la fortuna di avere i figli ancora in età scolare e quindi conosco bene il problema e per questo mi sento di poter dire che non ci sono patti di stabilità che tengano né che passino sulla testa dei nostri figli mortificando il futuro di questo paese. Spero che la classe politica di questa città presente nelle altre istituzioni assuma, ove ve ne fosse bisogno, chiare posizioni a favore della continuità del sistema scolastico. Non posso pensare che, mentre gli obiettivi primari dell’Europa 2020 sono istruzione e cultura, a Napoli proprio su questo punto si neghi il diritto all’istruzione ai bambini!

Da il Mattino di Napoli del 17.11.2012 Luigi Roano

La vicenda del contratto alle maestre potrebbe fare una prima vittima illustre a Palazzo san Giacomo, il direttore generale Silvana Riccio e capo del personale. Il braccio di ferro con il sindaco Luigi de Magistris dura da settimane ma ora il primo cittadino é deciso a non aspettare più.
Il motivo del contendere è presto detto. De Magistris vuole firmare il contratto per le 300 maestre e far partire lunedì oltre la refezione anche il tempo pieno. La Riccio non vuole firmare la delibera perché significa disattendere il patto di stabilità. Si ricorderà l’epurazione di un centinaio di dirigenti e dipendenti di un paio di mesi fa perché il rapporto tra spesa corrente e monte stipendi supera il 50 per cento. Motivo di scontro già fra la Riccio e l’ex assessore Riccardo Realfonzo. Ebbene con l’immissione in ruolo delle 300 maestre questo rapporto andrebbe a farsi benedire nonostante le epurazioni.
Più concretamente chi firma questo atto potrebbe in un futuro prossimo dovere dare spiegazioni alla magistratura contabile. Il sindaco è disposto a correre il rischio e ha acquisito in un passato recente pareri di autorevoli studiosi che darebbero i via libera all’operazione, la Riccio no. 
La bufera è scoppiata ieri sera quando il sindaco ben dopo le 21 ha convocato una giunta e la conferenza dei capigruppo. Mosse che di solito si fanno quando in ballo ci sono da comunicare decisioni importanti. Del resto la questione della refezione e delle maestre é una vicenda che sta avvelenando non poco il clima politico a Palazzo San Giacomo. Un discussione portata avanti fino a tarda dove si é discusso approfonditamente sull’argomento. Al momento si sta cercando di trovare una mediazione fra le parti. Del resto la Riccio è una personalità scelta dal sindaco, un prefetto di ferro che viene dal ministero e che si sta spendendo molto per la città e per questa amministrazione. Le sue consulenze romane, diciamo così sono molto preziose anche se i risultati dipendono poi dalla politica. I riferimento è al famigerato decreto cosiddetto salva-Comuni. Ma il tema delle maestre non può essere più rinviato, questione politica ma anche di sostanza si tratta di posti di lavoro e soprattutto del futuro delle generazioni, con la scuola non si scherza. Un primo passo in avanti sarà la refezione che da lunedì sarà operativa quello successivo deve essere, per il sindaco, il contratto delle maestre.
Intanto dalla settimana prossima scatta il servizio mensa in sei sulle dieci Municipalità per gli alunni delle scuole statali. Non così per quelle comunali per le quali è in corso il braccio di ferro tra il sindaco e il suo direttore generale.

Raccolta Olio Vegetale Esausto

Leggo da un post di Mariano Peluso consigliere del M5S della V Municipalità del Comune di Napoli e prendo spunto per la seguente proposta di delibera di indirizzo al Consiglio Comunale. Il testo è quello di una proposta del Consigliere Peluso (credo) che ho adattato. Come sempre attendo eventuali osservazioni e proposte per poi depositare l’atto in settimana.

CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

PROPOSTA DI DELIBERA DI INDIRIZZO

ai sensi dell’art. art. 42 e s.s. del T.U.E.L. e dell’art. 54 del

Regolamento del Consiglio Comunale

per la istituzione di servizio di raccolta di olio esausto da cucina sul territorio cittadino

Premesso che:

1.- In Italia vengono, ogni anno, immessi al consumo (direttamente come olio alimentare o perché presente in altri alimenti) 1.400.000.000 di chili (1.400.000 ton) di olio vegetale per un consumo medio pro capite di circa 25 Kg. annui (fonte Ministero della Sanità). Di questa quantità si stima un residuo non utilizzato pari a circa il 20%;

2.- oltre 280 milioni di chili (280 mila ton.) di olio vegetale usato, pari a circa 5 Kg. a cittadino ogni anno viene immesso nell’ambiente, in gran parte sotto forma di residuo di fritture e quindi “ricco” di sostanze inquinanti;

3.- nel territorio di Napoli, di circa 957.000 abitanti, su un consumo residuo di 5 kg pro capite annui valutate in € 0,50 a chilo, produrrebbe un totale di 4.785.000 kg annui, pari ad un’entrata di  € 2.392.500.

4.- Diversi sono i lavori sperimentali di ricercatori italiani e stranieri volti a studiare la dinamica delle reazioni sia termiche che ossidative e la qualità e quantità delle sostanze più o meno tossiche che si producono durante la frittura dei cibi. L’olio vegetale, infatti, portato alle alte temperature necessarie alla frittura, modifica la sua struttura. Una complessa serie di reazioni conducono alla formazione di numerosi prodotti di ossidazione e un gran numero di prodotti di decomposizione sia volatili che non volatili. I prodotti volatili vengono perduti durante la frittura, quelli non volatili si accumulano nell’olio per cui quest’ultimo dopo un certo numero di riscaldamenti, lo si deve considerare deteriorato ed inquinato da sostanze derivanti dalla carbonizzazione dei residui alimentari. Le trasformazioni summenzionate hanno anche effetti percettibili come difetti nell’odore e nel sapore, imbrunimento del colore, aumento della viscosità, abbassamento del punto di fumo, formazione di schiuma, ecc. direttamente in rapporto con lo stato di degradazione dell’olio stesso. Ne deriva, quindi, una sostanza del tutto priva della originale purezza e genuinità, e che è diventata un grave pericolo se dispersa nell’ambiente. L’olio che penetra nel sottosuolo si deposita con un film sottilissimo attorno alle particelle di terra e forma così uno strato di sbarramento tra le particelle stesse, l’acqua e le radici capillari delle piante, impedendo l’assunzione delle sostanze nutritive. Peraltro se l’olio raggiunge le specchio della falda freatica forma sopra lo stesso uno strato con spessore 3-5 cm. che si sposta con la falda verso valle; in tal modo può raggiungere pozzi di acqua potabile anche molto lontani, rendendoli inutilizzabili; infatti un litro d’olio mescolato a un milione di litri d’acqua basta per alterare il gusto in limiti incompatibili con la potabilità. L’olio che invece raggiunge qualsiasi specchio d’acqua superficiale può andare a formare una sottile pellicola impermeabile che impedisce l’ossigenazione e compromette l’esistenza della flora e della fauna. E’ stimato, infatti, che un solo chilo di olio usato è sufficiente per coprire con questa pellicola una superficie di 1000 metri quadrati.

5.- Lo smaltimento di questa enorme quantità di residuo oleoso, attraverso il sistema fognario, provoca inconvenienti anche laddove esistono impianti adeguati, perché può pregiudicare il corretto funzionamento dei depuratori, influenzando negativamente i trattamenti biologici.

6.- Solo un corretto e controllato smaltimento dell’olio vegetale usato può quindi garantire la salvaguardia dell’ambiente.

7.- Come molti altri residui anche l’olio vegetale usato può rappresentare, se raccolto in modo differenziato dagli altri rifiuti, oltre che vantaggi di carattere ambientale anche una fonte di risparmio energetico perché è possibile, dopo corretti processi di rigenerazione, un suo riutilizzo industriale.

8.- L’olio vegetale usato prodotto dagli operatori della ristorazione (ristoranti, pizzerie, mense, ecc.) non è che una parte, anche se significativa, della quantità totale, deve essere usato una sola volta e non deve essere disperso nell’ambiente attraverso le fognature. Difatti, quando viene immesso nella rete fognaria finisce inevitabilmente in un impianto di depurazione di trattamento di acque reflue che per depurare un chilogrammo di olio impiega almeno 3 Kw/h di energia. Inoltre quando tale sostanza esausta arriva negli impianti di depurazione ne influenza il trattamento biologico costringendo i gestori ad installare appositi disoleatori che producono un aumento dei costi di smaltimento.

9.- La dispersione dell’olio vegetale esausto è un potente inquinante ed occorre approntare ogni mezzo al fine di raccoglierlo presso i cittadini e gli operatori commerciali che svolgono l’attività di ristorazione e comunque di uso.

10.- Occorre, senza indugio, procedere con l’organizzazione di un servizio di raccolta capillare fin dall’ambito domestico al fine di evitare che l’olio vegetale esausto sia disperso attraverso il sistema di raccolta delle acque provvedendo anche con un’attività di informazione e di sensibilizzazione presso i cittadini.

11.- Occorre provvedere a localizzare dei siti di stoccaggio controllati presso ogni municipalità e con la collaborazione dei servizi ivi dislocati, impedendo ogni possibile confusione tra le tipologie di olio minerale e olio vegetale la cui contaminazione è causa di inutilizzabilità del residuo.

12.- E’ necessario dare il via ad un piano di raccolta organico che coinvolga tutti i cittadini, i quali attualmente, anche se armati di buon volontà, non sanno dove o come conferire la loro più o meno piccola ma significativa quantità di rifiuto.

13.-  Occorre, che il Comune di Napoli attivi un servizio minimo di raccolta degli oli esausti con la possibilità per i cittadini di conferire presso i punti di raccolta.

14.- Per l’attivazione del servizio di raccolta dell’olio vegetale esausto il Comune potrebbe anche rivolgersi al mercato attraverso la sollecitazione di una manifestazione di interesse allo svolgimento dell’attività imprenditoriale della raccolta.

15.- L’esperienza della raccolta dell’olio vegetale esausto è stata praticata nella V Municipalità su proposta del Consigliere Municipale Mariano Peluso del Movimento 5 Stelle il quale ha anche proposto l’adozione di un provvedimento da parte dell’amministrazione cittadina con nota del 05.11.2012 assunta al prot. N. 0842586 integralmente riportata nella presente proposta di delibera.

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Tanto premesso i sottoscritti Consiglieri Comunali ai sensi e per gli effetti dell’art. 42 del Testo Unico Enti Locali e dell’art. 54 del Regolamento del Consiglio Comunale, al fine di dare attuazione ai principi sopra richiamati,

propongono

al Consiglio Comunale l’adozione degli indirizzi politico amministrativi di cui alla premessa del presente atto e pertanto

delibera:

affinché il Sindaco e la Giunta nella attuazione degli indirizzi espressi adottino ogni provvedimento amministrativo affinché:

1. si definiscano le aree comunali nelle quali dislocare due contenitori di raccolta di capacità idonea dove i cittadini e gli esercenti attività imprenditoriali di ristorazione potranno conferire i propri oli usati nella cottura dei cibi;

2. di verificare la possibilità di dare mandato all’ASIA di predisporre schema di convenzione per l’affidamento del servizio di raccolta, trasporto e recupero di olio vegetale esausto dai punti di raccolta comunale;

3.- in alternativa o congiuntamente al punto che precede di verificare la possibilità, attraverso la sollecitazione di una manifestazione di interesse, allo svolgimento da parte di privati, muniti delle prescritte autorizzazioni di legge, di svolgere il servizio di installazione e fornitura di contenitori affinché si provveda allo stoccaggio ed al ritiro dell’olio esausto da cucina;

3. di provvedere all’informazione e alla comunicazione di tutta la cittadinanza dell’iniziativa del servizio di raccolta differenziata degli oli usati.

4.- di adottare ogni utile provvedimento volto all’attuazione degli indirizzi espressi con la presente delibera

5.- di dare alla emananda delibera IMMEDIATA ESEGUIBILITÀ ai sensi dell’art. 134, comma 4 del D.Lgs. n. 267/2000.

Napoli, 19 novembre 2012

I proponenti

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Cons. Gennaro Esposito

 

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Cons. Carlo Iannello

 

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Cons. Simona Molisso

Maestre e Refezione nel Comune di Napoli

Leggo ancora oggi (14.11.2012) su la Repubblica di Napoli un’ampia pagina sul problema delle maestre che ogni anno si trovano a rinnovare il contratto di lavoro con il Comune di Napoli per far fronte a servizi scolastici delle scuole comunali. Le dipendenti in bilico sono circa 350 e comprendo l’angoscia nella quale vivono. Per far fronte al problema del superamento del patto di stabilità interno, che impedisce ogni assunzione seppure a termine, la Giunta ha adottato la  delibera 673 del 31/08/2012 (clikka) con la quale si sarebbe impegnata all’assunzione delle maestre per far fronte ad un servizio essenziale quale quello scolastico. Sta di fatto che non si è proceduto all’integrale assorbimento delle maestre che ieri hanno manifestato innanzi al Comune. Io stesso ho discusso della questione in commissione scuola e con il presidente della stessa Prof. Salvatore Pace riuscendo a capire che il problema della assunzione delle maestre è legato oltre che al patto di stabilità anche a quello della refezione scolastica che pure ha subito una battuta di arresto dovuta: i) al ritardo del bando pubblicato ad agosto scorso (mentre altri comuni già ad inizio luglio avevano provveduta); ii) alla necessità di ripubblicarlo per un errore del bando e quindi con ulteriore ritardo; iii) alla necessità per i dirigenti delle municipalità di attestare sui provvedimenti di erogazione delle somme che il pagamento sarebbe avvenuto entro 60 giorni. In poche parole una serie di inghippi burocratici che ai cittadini hanno creato non pochi disagi anche perché è a rischio il servizio e la continuità dell’istruzione. La cosa che mi ha colpito non poco è il titolo del giornale “Raccontano Bugie e ci prendono in Giro”. Al fine di fare chiarezza credo che il nocciolo del problema è la delibera 673 che ho indicato sopra nella quale si legge che il comune delibera: “Di procedere al reclutamento di personale a tempo determinato nella misura strettamente necessaria a soddisfare le esigenze di continuità dei servizi educativi della scuola dell’infanzia e degli asili nido comunali, in occasione di fattispecie caratterizzate da somma urgenza e temporaneità, nel rispetto delle risorse finanziarie disponibili e dei limiti generali di contenimento della spesa del personale…. I contratti di cui al punto 5, dovranno essere stipulati nel rispetto del principio della progressiva riduzione della spesa, ai sensi del comma 557 art. 1 della legge 296/2006 e comunque con una corrispondente riduzione proporzionale della spesa del personale in relazione ai contratti stipulati, per l’anno 2012.”  Ora confesso che la delibera l’ho studiata con un po’ di ritardo, ma comprendo che ovviamente i dirigenti, per come è scritta la delibera, avranno qualche perplessità ad assumersi la responsabilità di autorizzare la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato che possano sfondare il limite di legge mentre la delibera stessa per come era stata presentata e raccontata pareva che avesse proprio questa funzione (rassicurare i dirigenti e sollevarli dalla responsabilità) tenuto conto della natura essenziale del servizio. Spero di aver chiarito un punto e che si ponga rimedio. Io stesso che, spesso vengo indicato come un formalista ed intransigente su alcune questioni, ritengo che per questa, tenuto conto della natura del servizio e degli interessi pubblici in gioco, non avrei alcun dubbio a votare un atto che determini anche lo sfondamento di un patto di stabilità economico/finanziaria che dal punto di vista sociale non ha nulla della stabilità di cui una comunità ha bisogno!

Luci di Artista di Salerno a San Gregorio Armeno?

Leggo da il Mattino di Napoli di di oggi (10.11.2012) questo scambio tra San Gregorio Armeno ed il Sindaco De Luca di Salerno che illuminerà la storica via per Natale con le luci di artista. E’ già da qualche tempo che vado dicendo a colleghi consiglieri anche di municipalità che già avremmo dovuto avere un programma di allestimento per Napoli al fine di accogliere i turisti che sono tantissimi nelle vacanze, prevedendo non solo l’illuminazione natalizia ma anche una speciale organizzazione degli operatori ecologici ed addetti allo spazzamento che, visto il numero di visitatori, dovrebbe essere continuo. Il Natale scorso, da questo punto di vista, ho constatato con mano il fallimento, non c’era stato tempo pare, le luminarie di Via Toledo, Piazza Dante, così come pure le bancarelle di calzini e mutande di Piazza Dante e dintorni, erano assimilabili a quelle stile anni ’70 di una città di provincia dell’Est europa (senza nulla togliere alle città di provincia dell’est). Ci furono anche degli interventi in Consiglio Comunale su come era stato fatto l’allestimento (a cura e spese  della Camera di Commercio di Napoli, vado a memoria circa 2 o 3 milioni di euro) di dubbio gusto salvo nel cd. salotto buono Via Calabritto e Piazza dei Martiri ed immediate vicinanze, dove c’erano delle installazioni di miglior pregio. Io stesso l’anno scorso abbi modo di parlare con molti amici commercianti che all’ultimo avrebbero voluto anche partecipare ai costi per avere un allestimento migliore, purtroppo troppo tardi, mentre a Via Benedetto Croce, l’anno scorso, l’impegno dei commercianti riunitisi in associazione ha dato un buon risultato, per quello che era stato possibile, quando si capì che nella strada non ci avrebbe messo mano né il Comune né la Camera di Commercio e forse con il senno di poi fu una fortuna. Qualche giorno fa mi è capitato, durante una seduta di consiglio, di parlare con l’Assessore al Commercio Esposito a cui ho manifestato le mie perplessità e la mia rabbia non ancora sopita per ciò che è accaduto l’altro natale. In tale occasione ho detto chiaramente che l’allestimento delle luminarie non poteva essere lasciato alla discrezionalità della Camera di Commercio, per tutta risposta l’Assessore mi ha detto: “ma quelli ci mettono i soldi” provocando una mia reazione iraconda. Il sangue al cervello mi è salito perché tale risposta non l’accetto nel modo più assoluto non posso pensare che a Napoli comanda chi ha i soldi e quindi a causa del momento di crisi dobbiamo lasciargli fare tutto! Non posso pensare che il Comune, seppure senza soldi, non possa pretendere che l’allestimento sia idoneo e degno di una città europea. All’assessore ho chiaramente detto che tale ragionamento è inaccettabile e che se l’allestimento sarà quello dell’anno scorso meglio lasciare stare e non accettare il “dono” della Camera di Commercio! Eppure basterebbe copiare dalla vicino Salerno o meglio visto che stiamo a Napoli potremmo dire che la Camera di Commercio si dovrebbe coordinare con l’accademia di belle arti o con associazioni di artisti o con altre istituzioni deputate all’arte ed alla bellezza. Ebbene, De Luca di Salerno allestirà, con grande smacco per l’amministrazione partenopea, la strada napoletana più visitata dai turisti, ma proprio a noi ci mancano le idee? Credo che dovremmo credere di più nelle nostre risorse e nella capacità di Napoli di essere una opportunità per gli altri. Cosa questa che ovviamente ha compreso bene il buon De Luca. Perché a Napoli è tutto più difficile, sembra che le menti siano sopite da una droga, da una bile che ci annebbia il cervello e non ci consente di scegliere per il meglio …

Da il Mattino di Napoli di oggi 10.11.2012

Le Luci d’Artista di Salerno a San Gregorio Armeno. Sarà una piccola selezione della mostra d’arte luminosa en plein air ddel capoluogo campano ora inserita nel programma della 140sima Fiera di Natale ai Decumani di Napoli organizzata dall’associazione Corpo di Napoli. E oggi alle 17 il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca parteciperà in piazza San Gaetano a Napoli all’inaugurazione dell’evento ed all’accensione delle luci. A seguire una passeggiata tra mille sorprese artigianali e gastronomiche di San Gregorio Armeno con le botteghe dove gli artisti del presepe sfoggiano la loro creatività richiamando turisti e visitatori da tutto il mondo (e dove il maestro Marco Ferrigno ha realizzato una statuetta da presepe proprio in onore di De Luca). Visitatori che potranno ammirare anche le Luci d’Artista di Salerno in un sinergia promozionale di tutto il territorio già registrata negli anni passati e sancita ancor più da questo gemellaggio culturale nel segno della tradizione natalizia e della luce. Mentre alle 16.30 nel Duomo di Napoli si svolgerà la benedizione del Presepe Dipinto del maestro salernitano Mario Carotenuto.

L’antipolitica dei politici

L’articolo di Rizzo sul corsera di oggi (07.11.2012) riapre una discussione che per me non è mai finita: le nomine dei politici che spesso sono dettate da ragioni di partito o con l’attuale sistema elettorale maggioritario, da simpatie del “vincitore”, senza che vi sia la preoccupazione di nominare la donna o l’uomo giusto al posto giusto. Io al Comune di Napoli nella mia qualità di consigliere ho proposto un regolamento sulle nomine il 3 giugno 2012 che giace nei cassetti e pare che non sia di interesse per nessuno (per visualizzarlo clikka).

Sono poi tornato sul punto con altri miei interventi che è facile rinvenire anche su questo blog ed oggi che ci avviamo ad un cambio epocale della politica non so se positivo o negativo (più la seconda che ho detto) nessuno ci pensa. Tutti dicono che Grillo è l’antipolitica ma forse sarebbe il caso di dire che noi in parlamento e nelle istituzioni amministrate nel modo “classico”, in barba ad ogni forma di partecipazione e di condivisione del potere abbiamo l’antipolitica della antipolitica di Grillo. Se da un lato infatti c’è Grillo accusato di antipolitica perché il suo obiettivo è demolire il sistema politico, dall’altro ci sono i politici che siedono sulle grasse sedie delle istituzioni che amministrano che sono anch’essi rappresentanti dell’antipolitica perché hanno una concezione assolutamente individualistica del potere e che merge immediatamente nel momento in cui si deve fare una nomina: non il più bravo ma quello che sta dalla mia parte ed accresce il mio potere personale, alla faccia della condivisione del potere!!!

dal corsera del 7 novembre 2012 Sergio Rizzo:

Nel nostro magnifico Paese dei Paradossi accade che una legge fatta per punire gli amministratori responsabili di aver causato un dissesto finisca per caricare sulle spalle di tutti i cittadini italiani, indifferentemente, il peso di quei dissesti.
Siamo certi che qualcuno, purtroppo, si dovrà far carico di mettere rimedio a situazioni come quelle di Napoli o Alessandria. Toccherà ai napoletani e agli alessandrini, direte. Ma non sappiamo nemmeno se sia giusto che debbano pagare tutti i napoletani o tutti gli alessandrini. Così come non sarebbe probabilmente corretto addossare esclusivamente agli abitanti delle Regioni nei guai con la sanità il costo del risanamento: costretti a pagare molto più cari servizi molto più scadenti. Ma se sia ragionevole mettere sul conto di ogni contribuente gli effetti di clamorosi errori (nella migliore delle ipotesi) di sciagurate scelte politiche, è una domanda assolutamente fondata. E non è l’unico interrogativo, questo, che ci tormenta da un bel pezzo.
Quanto si potrà andare avanti ancora nell’affidare compiti gestionali delicati in amministrazioni locali o aziende pubbliche a persone incapaci (quando non disoneste) soltanto per ragioni di equilibri politici o di partito, se non addirittura di interessi personali? Salvo poi lasciare in eredità ai successori, e soprattutto ai cittadini, immani disastri?
Questo è il punto: gestire i conti di una città, piccola o grande che sia, è difficile. È necessario che chi ha questo compito venga scelto sulla base delle capacità e della rettitudine morale. Ricorrendo magari per determinati incarichi a selezioni pubbliche e trasparenti. Si assiste invece alla nomina di assessori incompetenti ma potentissimi nel loro partito o nella loro corrente, di direttori delle aziende sanitarie impreparati ma fedelissimi al boss politico locale, di amministratori delegati privi di alcuna esperienza ma affidabilissimi quando si tratta di piazzare amici e parenti di sindaci e sindacalisti. Né risulta che un solo amministratore abbia subito una sanzione commisurata al grave dissesto causato. Il contrario: il responsabile è stato quasi sempre premiato politicamente. Magari spedito in Senato, dopo aver lasciato al municipio un buco da centinaia di milioni che tutti gli italiani hanno poi dovuto pagare. Anche questo è successo.

I principi ispiratori della politica comica

Comicità e politica l’attualità dei cult movies. Che squadra di governo sarebbe stata!

Il PesceCAAN – la delocalizzazione del mercato Ittico

4500-mercatoIn seguito ad una ordinanza del Sindaco di Napoli domani (06.11.2012) il mercato ittico sito a Napoli Est in Piazza Duca degli Abruzzi, in un fabbricato del 1935 realizzato su progetto di Luigi Cosenza dovrebbe spostarsi al Centro Agroalimentare di Volla, realizzato con fondi pubblici in seguito ad un accordo di programma delle precedenti amministrazioni Bassolino/Iervolino. Oggi il nodo del pesce è arrivato al pettine e gli operatori commerciali sono una settimana che passano da un ufficio all’altro del Comune di Napoli manifestando le loro ragioni a consiglieri di ogni schieramento ed assessori. Io ci ho parlato un paio di volte con una rappresentanza abbastanza nutrita. I termini della questione che ho appreso dagli stessi grossisti del pesce sono che il mercato ha un fatturato annuo di circa 250 milioni di euro, che si avvicina il Natale, che sarebbero a rischio circa 400 posti di lavoro perché la delocalizzazione a Volla non può avvenire all’improvviso. Ho parlato con persone ragionevoli venerdì scorso ed ho manifestato il mio pensiero dicendo che la delocalizzazione di una realtà di queste dimensioni andrebbe contrattata ad un tavolo. Oggi (05.11.2012) in consiglio Comunale è stato votato un invito all’amministrazione a concedere una proroga e sopratutto di instaurare immediatamente un tavolo che porti ad una delocalizzazione con tempi concordati. L’Ordine del Giorno è passato con la precisaizone dell’Amministrazione che la proroga poteva essere concessa solo fino al 13 gennaio p.v. Oggi pomeriggio ho reincontrato un gruppetto di operatori del mercato i quali mi hanno detto chiaramente che non hanno alcuna intenzione di trasferirsi a Volla che il termine del 13 gennaio servirà a questo punto solo per far fronte al Natale e che sono pronti a lasciare il fabbricato di Luigi Cosenza per recarsi altrove, ma non a Volla, con la conseguenza che subito dopo natale dovranno licenziare circa la metà dei dipendenti. Al CAAN per altro verso è necessario che si trasferiscano gli operatori dell’ittico poiché altrimenti l’ente non si regge con i costi che ha poiché l’agroalimentare non li assorbe tutti. Difatti, fino ad oggi il Centro è in perdita con dipendenti che non prendono lo stipendio da mesi. Il rischio è che fallisca la delocalizzazione. Un’altra patata bollente per questa amministrazione che è chiamata a dare risposte. Io non ho tutti gli elementi ma ad una prima impressione mi chiedo come abbiano fatto le precedenti amministrazione a pensare ad una delocalizzazione in un altro comune. Credo che le attività economiche ogni comune se le dovrebbe tenere strette. Se poi penso a San Francisco dove c’è un mercato del pesce inserito in città, dove le persone possono anche mangiare i granchi sui banconi del pesce, allora qualcosa non mi torna. Come è stato possibile pensare ad una delocalizzazione di questo tipo? e poi il mercato del pesce non sarebbe naturale che fosse vicino al mare? Intanto il problema è serio perché al CAAN è stato fatto un investimento importante ed oggi se non si sposta il mercato ittico si rischierebbe di chiudere con un danno per soldi spesi male enorme; ma c’è anche il rischio che si chiuda il fabbricato di Cosenza e le 29 aziende grossiste, o larga parte di esse, decidano di optare per altre soluzione logistiche. Qualcuno, infatti, mi ha detto che già avrebbero acquistato un capannone in zona Napoli Est dove ricollocarsi non volendo andare a Volla. Per me è tutto assolutamente allucinante da un lato credo che l’Amministrazione deve dare corso al progetto della precedente giunta, dall’altro c’è qualcosa che non mi torna perché c’è il rischio di fare un doppio danno: Chiusura del mercato ittico e chiusura del CAAN. Possibile che in dieci anni si sia pensato di dare corso alla realizzazione del CAAN senza il preventivo confronto con gli operatori commerciali, come è possibile che la politica sia potuta andare così avanti da sola senza confronto. In consiglio a dire il vero ho registrato anche un’altra tesi da parte di consiglieri di lungo corso: questi del pesce sono in affari non chiari, non sono affidabili e non se ne vogliono andare, non è possibile che non consideriamo le ragioni dei bancarellai di piazza garibaldi perché sono deboli e poi scendiamo a patti con questi che sono forti. Io a dire il vero ho semplicemente ragionato chiedendomi che a protezione dell’interesse pubblico, specialmente in questo momento di crisi, se sposto una realtà che fattura tanto devo sicuramente essere più cauto. Spero che quelli prima di me abbiano fatto bene i loro conti poiché il saldo ora lo stanno chiedono a noi ed io non ho nessuna intenzione di pagarlo se non avrò compreso bene tutto ciò che si deve capire.

Al 02:34:47 l’intervento dell’Assessore e successivamente il mio

Eppure bastava leggersi Pericle!

Qui ad Atene noi facciamo così: “… quando un cittadino si distingue allora esso sarà a preferenza di altri chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito e la povertà non costituisce un impedimento…”.

Diversamente da come facevano nella antica Grecia, noi in Italia, siccome non abbiamo imparato né capito nulla, facciamo così: Quando un cittadino si distingue perché è indagato, inquisito, immischiato, “arravogliato”, quando è privo di ogni sia pur minimo spirito di servizio e senso dello Stato, quando ha interesse solo a maturare la pensione e ad intascare indennità, gettoni di presenza, privilegi, prebende o non andare a lavoro con la scusa dell’impegno politico, quando svolge la semplice politica della affermazione di se stesso, allora è PRONTO e noi lo chiamiamo, a preferenza di altri, a servire lo Stato e le sue istituzioni.

Spero che i segretari di partito (per quelli che sono rimasti) abbiano la capacità di discernere il grano dall’oglio, i fischi dai fiaschi i diavoli dall’acqua santa, il pepe dal sale, l’olio dal vino ….

Eppure bastava leggersi Pericle oppure, per quelli che non sanno leggere, vedere il filmato di Paolo Rossi!

Andare a Roma per rappresentare Napoli

Roma si Roma no. In questi giorni ho avuto da amici, conoscenti e cittadini napoletani varie indicazioni sulla manifestazione di Roma che si è tenuta il 30 u.s. ed alla quale non me la sono sentita di non andare. Nel gruppo abbiamo discusso molto con Simona Molisso e Carlo Iannello esaminando le contrapposte posizioni che abbiamo registrato in città, tra quelli che ritenevano poco istituzionale recarsi a Roma con il cappello in mano e quelli che, invece, ritenevano legittima la gita romana facendo un ragionamento più politico su Monti e la sua azione di governo. Alla fine abbiamo deciso di andare sia perché siamo convinti che la politica di Monti non sia la miglior politica a cui possiamo aspirare, sia perché era assolutamente inutile aprire un fronte interno alla maggioranza della quale facciamo parte per aver condiviso e condividere il programma elettorale, preferendo discutere assumendo posizioni anche critiche su questioni concrete (e di ciò credo ne abbiamo dato ampia dimostrazione). Ad ogni buon conto la riflessione che vorrei fare è più ampia e si incentra proprio sulla politica del governo nazionale che secondo me è sopravvalutato anche da quella classe sociale che, seppure di sinistra, guarda alla squadra di Monti con simpatia per il semplice fatto che questi per lo meno parlano in italiano, in inglese, sono in un certo qual modo eleganti, vanno in chiesa e non si portano le minorenni a letto. Si perché a questo siamo arrivati! Non possiamo non considerare che Monti è il risultato migliore di una classe politica in pieno disfacimento morale e politico! Ma ciò è sufficiente per dire che va sostenuto ad ogni costo perché altrimenti arrivano quegli altri? Io credo di no perché l’opzione ideologica di questo governo è quella di risolvere i problemi economici del paese agli occhi dell’Europa in un braccio di ferro tra lo spread italiano e quello tedesco. Ma possiamo dire che l’Europa è solo questo? Anche a questa domanda mi sento di rispondere di no perché in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo la politica di un paese dovrebbe essere quella di dare maggiore peso politico alle istituzioni europee affinché possano adottare non solo provvedimenti volti unicamente all’equilibrio economico ma anche provvedimenti che abbiano un alto contenuto sociale e di solidarietà in un clima di reciproca fiducia. Occorre, fare dell’Europa un “corpo unico”, in grado di prendersi cura delle “regioni” maggiormente colpite dalla crisi. Non possiamo non dire che la politica di questo governo è ispirata al liberismo puro, ritenendo che il mercato abbia in se tutti gli anticorpi per trovare un equilibrio e risolvere in automatico i problemi sociali, secondo me schiacciandoli. L’effetto pratico di questa opzione è che il pubblico deve ridurre al minimo tutti i suoi margini di manovra riservando la sua attività puramente e semplicemente alla amministrazione pura ed essenziale. Tutto ciò che non è tale deve essere esternalizzato e messo sul mercato: vendita di tutto il patrimonio non utile all’amministrazione, cessione di tutte le attività che potrebbero avere un rilievo economico con cessione al mercato di tutte le imprese cd. pubbliche, da quelle che svolgono la raccolta dei rifiuti a quelle che svolgono il trasporto pubblico locale per poi arrivare anche alla scuola. Col risultato che se un’attività non è interessante per l’impresa essa non troverà imprenditori disposti ad assolverla. Il risultato per i trasporti, servizio pubblico naturalmente in rosso, sarà senz’altro l’eliminazione di quelle tratte non remunerative. Io non credo che debba essere tutto ceduto né che il liberismo sia la soluzione, del resto la condizione economica nella quale ci troviamo è dovuta al mercato che specula sulla finanza creativa senza avere un aggancio con il lavoro e la produzione di beni e servizi. Il mercato ha già dimostrato di non riuscire ad assolvere un ruolo sociale. Napoli è il banco di prova dove si scaricherà tutta la tensione sociale che la politica del governo Monti genera. Un deficit di circa un miliardo e mezzo di cui circa ottocento milioni sono solo i crediti inesigibili non più recuperabili. Il decreto 174/2012, detto “salva comuni” (per modo di dire), se da un lato conferisce al Comune la possibilità di accedere ad un finanziamento di circa cento milioni di euro, con l’opportunità di spalmare il debito in dieci anni, anziché tre e con l’obbligo di adottare una serie di misure assolutamente insostenibili per i cittadini napoletani, dall’altro introduce una serie di controlli che vanno dal maggiore potere della Corte dei Conti, alla maggiore responsabilità dei dirigenti e funzionari amministrativi, creando anche un organo indipendente nella figura del responsabile dei servizi finanziari che potrà essere rimosso solo previo parere del ministro delle finanze e dell’interno. Io per mia formazione e per la mia visione di collaborazione interistituzionale non ho nulla in contrario circa i maggiori controlli che prevede il decreto. Per me gli atti devono essere innanzitutto legittimi sia da un punto di vista amministrativo che contabile e le norme vanno applicate quando la politica si fa carico dei bisogni essenziali dei cittadini! Cosa diversa è, invece, il contenuto economico del decreto Monti che è assolutamente inconcepibile. Napoli non potrà far fronte ai bisogni primari dei cittadini, la refezione scolastica, le buche per le strade, le maestre degli asili nido e della materna, gli idonei al concorso, i bross, gli LSU, la raccolta della munnezza etc.. etc.. Monti ha la responsabilità di 60 milioni di abitanti è chiaro, ma di questi 60, un milione sono napoletani e non se ne può dimenticare! In tutto questo dove sono i parlamentari di ogni schieramento campani!

Stadio San Paolo e Calcio Napoli

Ieri ho scritto in un mio post sulla richiesta del Patron del Calcio Napoli (clikka) di interventi manutentivi sullo Stadio, oggi leggo da “Il Mattino di Napoli” che il Comune sta facendo i salti mortali in una corsa contro il tempo per l’esecuzione dei lavori necessari a far disputare le partite di calcio impegnando la somma di circa 130.000,00 €. spero ci sarà una logica in tutto questo. In settimana provvederò ad acquisire gli atti ed a sentire i tecnici del Comune per approfondire i temi posti. Di seguito l’articolo di oggi:

Il Mattino di Napoli del 28.10.2012

Pino Taormina
I lavori di queste ore non trasformeranno il San Paolo in uno stadio-gioiello ma serviranno a togliere da dosso all’impianto di Fuorigrotta la mannaia della chiusura minacciata dalla Uefa. «Conosciamo da diversi giorni le loro prescrizioni. Non abbiamo mai perso tempo. Né lo stiamo facendo adesso». L’assessore comunale Pina Tommasielli assicura, intanto, che non ci sono rischi per gli spettatori allo stadio. Guai, dunque, a parlare di operazione sicurezza. «Altrimenti io e il sindaco avremmo chiuso l’impianto senza preoccuparci delle conseguenze per il Napoli. Perché la salute delle persone viene prima di ogni altra cosa: il San Paolo è uno stadio sicuro».
Il San Paolo è alle prese con problemi cronici: appena tre mesi fa, a metà luglio, era stata la Prefettura a prescrivere urgenti lavori per la sicurezza dell’impianto. Mancavano pochi giorni all’amichevole col Bayer Leverkusen e si scoprì che mancavano il collaudo per la staticità e un sistema anti-incendio certificato. Un intervento in extremis evitò l’annullamento della partita.
Da due giorni gli operai della ditta scelta dall’amministrazione comunale e dal club sono al lavoro per la rimozione degli intonaci pericolanti e per la sistemazione dei bagni chimici. Non deve essere stato un bel report quello degli ispettori Uefa sul San Paolo. «Non abbiamo mai preso sotto gamba le loro relazioni, anche lo scorso anno per ospitare la Champions, il Comune è dovuto intervenire per sistemare le aree della struttura non in linea con le direttive europee. Noi non ci siamo mai tirati indietro e non lo stiamo facendo neanche adesso».
Le opere non sono in ritardo. Pochi giorni, assicura la responsabile allo sport della giunta de Magistris, e il Comune invierà alla Uefa le foto e la relazioni sui lavori svolti. «Sono sicurissima che la prossima gara europea al San Paolo si svolgerà regolarmente e non avremo altri ostacoli», dice ancora Tommasielli. Gli interventi di sicurezza nello stadio riguardano soprattutto la spicconatura di alcuni settori dello stadio (quello ospiti e quello destinato ai disabili) e la sistemazione di bagni che gli ispettori Uefa hanno trovato chiusi a chiave. A che punto siamo? «Buono. Ci fermiamo oggi perché c’è la partita. Ma già stasera i tifosi avranno a disposizione tutti i bagni dello stadio». I lavori – bagni chimici e intonaci – andranno ultimati entro la fine della settimana e la competenza spetta, ovvio, al Comune.
Il Napoli, secondo gli accordi, non si è accollato la spesa. «Abbiamo deciso di non far scalare la cifra di lavori da quello che è il credito che il Comune vanta nei confronti della società di De Laurentiis – spiega ancora l’assessore Tommasielli – Si spenderanno 130mila euro, al massimo saranno 140mila euro: li preleveremo noi dal fondo di riserva del Comune».
La soluzione trovata fa sì che sia direttamente il Napoli a dirigere i lavori in corso di esecuzione all’interno del San Paolo. Una corsa contro il tempo, perché altrimenti ci sarebbe il rischio di una partita in Europa League, quella con il Dnipro l’8 novembre, con una capienza ridotta. Il punto è legato più che altro all’immagine: difficile ipotizzare il tutto esaurito per la sfida con gli ucraini, ma sarebbe uno smacco enorme per il Comune e il club ricevere dall’Uefa la conferma della multa da 150mila euro e il divieto di vendita dei biglietti per alcuni settori.
Resta il problema di fondo: la necessità di intervenire sul San Paolo per migliorarlo.

Il Calcio Napoli ed i costi per la collettività

delaurentiisOggi (27.10.2012) leggo su “La Repubblica Napoli” del patron del Calcio Napoli che si lamenta della intimazione degli ispettori della UEFA, i quali hanno richiamato la società sulle condizioni dello Stadio San Paolo, dichiarandolo non idoneo in larga misura. A questo richiamo De Laurentiis ha risposto chiedendo al Comune di Napoli di fare con urgenza i lavori, dichiarandosi, però, disponibile ad eseguirli lui solo ed esclusivamente se potrà portarseli a deconto del canone di concessione. Come Presidente della commissione Sport ed Impiantistica sportiva del Comune di Napoli e prima ancora come cittadino e tifoso resto perplesso. Conosco bene la convenzione che lega il Calcio Napoli al Comune e posso dire che, essendo stata stipulata il 03.11.2005, in un periodo in cui il Napoli era in difficoltà, militando in serie C, la città fu molto benevola con la squadra del cuore, prevedendo una serie di agevolazioni ed un canone, credo oggi assolutamente fuori mercato, con dei meccanismi di calcolo a percentuali che trovo anche abbastanza complicati, prestando il fianco ad interpretazioni dubbie ed a verifiche periodiche di documenti. Ebbene, oggi i rapporti tra Città e Calcio Napoli sono assolutamente capovolti. Abbiamo, infatti, un’amministrazione in piena crisi economico/finanziarie. Non ci sono soldi per pagare gli operatori socio assistenziali (OSA) che si occupano di dare assistenza ai diversamente abili nelle case e nelle scuole, non ci sono soldi per le aziende di trasporti, non ci sono soldi per la scuola e la refezione scolastica, non ci sono soldi per riparare le buche per le strade ed il Patron del Calcio Napoli chiede al Comune di far fronte con priorità assoluta alla sistemazione dello Stadio! L’assessora allo sport Tommasielli ha dichiarato, sempre su La repubblica di oggi: “ce la faremo!” Io mi chiedo in che senso? Possiamo noi in questo momento scavalcare i bisogni primari della città per dare la possibilità alla squadra del cuore di fare la partita di campionato? Io non ho una risposta sicura ma sono convinto che dando dei soldi a De Laurentiis poi dovremo spiegare ai tanti cittadini napoletani che sono “in fila” titolari di diritti e bisogni assolutamente primari rispetto a quelli della partita di calcio, come mai non potremo far fronte ai loro essenziali bisogni. Cosa diremo a quei creditori, tra cui imprenditori in grave sofferenza, del Comune di Napoli che aspettano da oltre 40 mesi il pagamento del dovuto? Come cittadino e come amministratore posso dire solo che non ci sto! La città oggi più che mai ha bisogno di rivedere le sue priorità dando prevalenza agli interessi ed ai bisogni di “peso” dei cittadini. Inoltre, posso anche dire che da mie cognizioni dirette il Calcio Napoli per la convenzione è obbligato alla esecuzione della manutenzione ordinaria delle strutture date in concessione e che spesso la mancata esecuzione della manutenzione ordinaria poi trasforma ciò che è ordinario in straordinario! Proprio in questi ultimi giorni ho saputo che sono in corso dei lavori allo stadio San Paolo di manutenzione ordinaria nei servizi igienici che a parere del funzionario interpellato dovevano essere eseguiti dal Calcio Napoli. Oggi più che mai ognuno deve fare la sua parte, gli amministratori pubblici, i cittadini ed anche i patron delle squadre di calcio. Oggi Napoliha bisogno che alla guida delle sue istituzioni ci siano donne ed uomini coraggiosi in grado di mettere sui piatti della bilancia i diritti, i doveri ed i bisogni essenziali e primari dei cittadini senza timore di scontentare qualche tifoso o qualche patron di squadra di calcio!

Piazza Garibaldi è pubblica ed è sempre stata pubblica!

Oggi 26.10.2012, in consiglio comunale è ritornata di nuovo la delibera su Piazza Garibaldi di cui già ho scritto in due post (clikka clikka1). Ancora una volta la delibera è stata rinviata per ulteriori approfondimenti, su richiesta di Ricostruzione Democratica. Abbiamo anche chiesto che gli atti siano inviati alla Corte dei Conti in sede consultiva onde eliminare ogni dubbio. Ciò che è incredibile, ed è comprensibile a tutti, è che si sia potuto comprare Piazza Garibaldi come se non fosse già del Comune di Napoli e dei cittadini Napoletani. Non abbiamo infatti ritenuto esaustivo il parere fornito dai servizi tecnici ai quali abbiamo chiesto precise risposte : parere richiestachiarimenti

Assunzioni al Comune e Concorsi Pubblici

Leggo dal mattino di oggi (23.10.2012) che vi è un procedimento, ancora nella fase delle indagini preliminari, su assunzioni eseguite nella Napoli Sociale nel 2008 e mi viene in mente ciò che è accaduto qualche tempo fa per l’ASIA per il quale preferii insieme a Carlo Iannello ed a Gaetano Troncone prendere le distanze con un Comunicato stampa (clikka). La questione è la necessità del concorso pubblico per ogni assunzione in pubbliche amministrazioni e società partecipate. Credo che oggi sempre di più non si possa essere amministratore pubblico senza avere competenze che oggi sono ancora più necessarie per l’intricata ragnatela di norme vigenti che sempre di più rendono imprescindibile il nesso di connessione tra politica ed amministrazione. In sostanza sono convinto che non vi possa essere alcuna buona politica se non al servizio della buona amministrazione.

Di seguito l’articolo di oggi su Il MAttino

Duecentoquindici assunzioni senza pubblico concorso. È il punto di partenza di un’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli, che punta a fare chiarezza sull’inserimento, nei ranghi di una società in house del Comune di Napoli, di operatori socio assistenziali.
Anno 2008, a Palazzo San Giacomo è saldamente insediata la giunta guidata dal sindaco Rosa Russo Iervolino, c’è una delibera che riguarda le politiche sociali. Un documento approvato dall’amministrazione, finito in questi mesi sotto i riflettori dell’ufficio inquirente.
Indagine condotta dal pm Ida Frongillo, magistrato in forza al pool mani pulite dell’aggiunto Francesco Greco, chiara l’ipotesi d’accusa: si indaga per abuso d’ufficio, sono tredici gli amministratori iscritti nel registro degli indagati, alcuni dei quali recentemente raggiunti da un invito a comparire. Vicenda alle battute iniziali, quanto basta a convocare in Procura l’ex sindaco Iervolino, ma anche l’ex vicesindaco Sabatino Santangelo, gli ex assessori Enrico Cardillo, Alfredo Ponticelli, Gennaro Mola, Ferdinando Di Mezza, Luigi Imperlino, Maria Gioia Rispoli, Gennaro Nasti, Valeria Valente, Giulio Riccio; stessa soluzione adottata anche per il dirigente del servizio Politiche di inclusione sociale Giulietta Chieffo, e per il segretario generale di Palazzo San Giacomo Alfonso De Stefano.
Inchiesta sulle politiche sociali, su una parte del welfare cittadino, o meglio, sui rapporti tra «Napoli sociale», società in house del Comune e lo stesso Palazzo San Giacomo. Sotto i riflettori finisce una sorta di infornata occupazionale, con l’assunzione a tempo determinato di 215 operatori specializzati nell’assistenza dei più deboli. Qual è il punto contestato dalla Procura di Napoli? Decisiva, almeno nell’ottica investigativa, la mancanza di concorso pubblico, stando a quanto sta emergendo dal ragionamento fatto dagli inquirenti.
Cita l’articolo 97 della Costituzione, il pm e fa riferimento alla necessità di disporre un concorso pubblico con adeguata pubblicità, in grado di consentire a tutti la possibilità di proporsi nei ranghi di «Napoli sociale». Insomma, ci sarebbe stata un’assunzione diretta, senza passare per un bando di concorso. Indagini condotte dalla polizia municipale di Napoli, riflettori puntati sul lavoro proposto dall’assessorato politiche sociali, che avrebbe consentito un inserimento – per diciotto mesi e per una retribuzione di 1.144,74 euro lordi -, ai soli nomi indicati negli elenchi.
Scrivono i pm, a proposito degli indagati: «Intenzionalmente procuravano ai predetti lavoratori un ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nell’essere stati assunti senza il previo esperimento delle procedure concorsuali previste per il reclutamento del personale». Ma non è tutto: un ingiusto danno – secondo la prima valutazione dei pm – sarebbe stato arrecato anche a chi, pur disponendo degli stessi titoli e delle stesse attitudini professionali, avrebbe potuto concorrere a svolgere un ruolo in «Napoli sociale» e migliorare il proprio curriculum in vista di un’assunzione a tempo indeterminato. Una vicenda controversa, anche alla luce di quanto sta emergendo dalle considerazioni difensive. Non ci sarebbe stata alcuna assunzione con la delibera presa in esame dai pm, dal momento che – siamo a settembre del 2008 – c’era esigenza di confermare il ruolo di gestione degli alunni disabili da parte di Napoli sociale. Mancavano pochi giorni all’inizio dell’anno scolastico, occorreva consentire a una macchina di ripartire senza interruzioni che avrebbero danneggiato soprattutto i fruitori del servizio. Difesi, tra gli altri, dai penalisti Marco Campora, Eduardo Cardillo, Giuseppe Fusco, Giovanni Siniscalchi, gli indagati sono attesi in Procura per raccontare la loro versione dei fatti e per ritornare con la memoria al provvedimento di giunta datato settembre del 2008, quello firmato a pochi giorni dallo start dell’anno scolastico.

Sulle assunzioni in ASIA Napoli

comuneComunicato Stampa del 7 gennaio 2012 sulla questione ASIA Assunzioni Consiglieri Comunali: Gennaro Esposito e Carlo Iannello Gruppo Consiliare Napoli è Tua Gaetano Troncone Gruppo Consiliare IDV: “Teniamo a precisare che sulla assunzione dei 23 lavoratori ASIA il Consiglio Comunale non ha emesso alcuna delibera. Il Consiglio Comunale nella seduta del 30.11.2011, infatti, come si può leggere dal resoconto stenotipico sul sito del comune, ha approvato all’unanimità un Ordine del Giorno, che è un atto di indirizzo non vincolante (firmatari Zimbaldi (terzo polo), poi Fiola (PD), IDV e NET) con il quale si chiedeva di completare le procedure di stabilizzazione dei citati operai dei consorzi di Bacino. Noi stessi abbiamo votato favorevolmente, poiché ci sembrava ovvio stabilizzare dei lavoratori, rispetto ai quali era già in corso una procedura di tal tipo, mentre l’amministrazione, chiamata ad esprimere il parere, nella persona del Vicesindaco Sodano, ha espresso parere favorevole, omettendo di comunicare all’assemblea le cose di cui siamo venuti a conoscenza dopo, dalle dichiarazioni di Rossi sui giornali, e cioè che i detti lavoratori avevano subito un rigetto della loro domanda di assunzione dal Tribunale del Lavoro di Napoli, che vi sarebbero dei pareri legali contrari alla loro assunzione e che sarebbero costati all’amministrazione circa 700.000,00 €. all’anno. In quest’ottica crediamo che l’ASIA debba proseguire sulla strada della legalità, della trasparenza, della imparzialità e della inderogabilità delle procedure ad evidenza pubblica, tracciata dall’ex Presidente Rossi, almeno fino a quando non ci sarà una pronuncia contraria della magistratura, altrimenti non si giustificherebbe perché i suindicati lavoratori dovrebbero godere di un diverso trattamento rispetto ad altri. Non si comprende, inoltre, come sia andato via Rossi e restato Fortini ereditato dalla precedente amministrazione. Aspettiamo, quindi, che l’assessore all’ambiente dia le spiegazioni alla cittadinanza tutta.

Gennaro Esposito

Carlo Iannello

Consiglieri Comunali Gruppo Napoli è Tua

Gaetano Troncone Consigliere Comunale Gruppo IDV

Segue resoconto stenotipico e ordine del giorno del 30.11.2011

COMUNE DI NAPOLI

CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI Seduta del giorno 30/11/2011

Resoconto stenotipico:

OMISSIS

Verso la fine dei lavori alle h. 14,00 circa:

PRESIDENTE PASQUINO

 …. Mi pare che abbiamo finito, il consiglio si chiude qua e vi ringrazio.

 No, abbiamo un ordine del giorno firmato da tutti i gruppi, impegna il sindaco e gli assessori competenti affinché concludano le procedure di trasferimento in ASIA dei restanti lavoratori del bacino Napoli 5 allo stato senza alcun sostegno a reddito né tantomeno una prospettiva occupazionale convincono di impiego nella raccolta differenziata. Qua c’è la firma e forse è opportuno i rappresentanti di Zimbaldi, il PD con Fiola, poi c’è IDV, poi c’è Net, insomma ci sono tutti i gruppi, mi pare che ci siano tutti i gruppi, questo ordine del giorno non avendolo avuto l’assessore Realfonzo lo vuole vedere. Ma non è fatto nella delibera, questo è fuori. È d’accordo l’assessore? Scusi vice sindaco.

VICE SINDACO SODANO

Sì, diciamo noi siamo d’accordo anche se chiaramente nell’impegno andrebbe meglio esplicitato affinché concludo nelle procedure di trasferimento in ASIA siccome l’ASIA comunque ha una sua autonomia diciamo con questa indicazione parere favorevole.

PRESIDENTE PASQUINO

Va bene, grazie. Quindi l’ordine del giorno ha anche il parere favorevole dell’amministrazione, lo metto in votazione con la precisazione ovviamente che ha fatto il vice sindaco perché è chiaro che il parere dell’amministrazione è sempre articolato, non c’è un’opposizione perciò lo metto in votazione, con il parere favorevole e con le precisazioni che sono state fornite, chi è d’accordo resti seduto, chi è contrario alzi la mano, chi si astiene lo dichiari. Quindi approvato all’unanimità. Devo ringraziare il consiglio, il consiglio è quasi presente per i numeri che abbiamo detto prima, abbiamo lavorato bene, vi ringrazio, è un lavoro che serve per la città.

 

CONSIGLIO COMUNALE 30 NOVEMBRE 2011 O.D.G.

Proposto da tutti i gruppi: emendato e approvato all’unanimità IL CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLIPremesso che

• Nell’ambito dell’implementazione della raccolta differenziata 335 lavoratori su 359, nell’anno 2009 transitarono in ASIA dall’ex Bacino Napoli 5;

• Che ai rimanenti 24 lavoratori furono applicate le procedure di mobilità così come previste dall’ordinanza della Presidenza del Consiglio del Ministri n. 3686 del 01/07/2008;

• Che per i suddetti lavoratori è scaduto da tempo il trattamento di mobilità,

• Che la Giunta Comunale con delibera n. 868 del 2/8/2011, nel prendere atto del protocollo d’intesa tra il Sindaco ed il Presidente della Provincia di Napoli per il trasferimento dei rifiuti all’estero, al punto 3 disponeva che l’Asia Napoli spa, d’intesa con la Sap.na spa utilizzassero i lavoratori dell’ex Bacino Napoli 5 per la gestione degli impianti ubicati in via nuova Brecce e via Brinn, per il tempo necessario e comunque non oltre il 31 dicembre 2011;

• Che ad oggi, con il mese di dicembre ormai alle porte, non è pervenuta alcune comunicazione ai lavoratori interessati, che si ritrovano privi di qualsiasi tipo di reddito e senza neppure la speranza di potere lavorare in un immediato futuro

Visto che

• Il Consiglio Comunale è l’organo di indirizzo e controllo politico- amministrativo e tra gli atti fondamentali di competenza detta indirizzi, tra gli altri, verso le aziende pubbliche;

• Il Consiglio Comunale di Napoli si è già formalmente espresso sull’ingresso in ASIA dei lavoratori del Bacino Napoli 5, sin dal 2006 con atti di indirizzo trasparenti e senza strumentalizzazioni di sorta

Impegna

Il Sindaco e gli Assessori competenti affinché sia attivata l’ASIA per concludere le procedure per il definitivo trasferimento dei restanti lavoratori del Bacino Napoli 5, allo stato senza nessun sostegno al reddito né tantomeno una prospettiva occupazionale, con il vincolo d’impiego nella raccolta differenziata.

L’Europa di Bauman

La visione di Bauman dell’europa come unico modo per preservare le identità nazionali, ovviamente un europa politica che risponda ai popoli e non alle banche ed ai gruppi di potere. Interessante l’intervista su  Corsera del 20.10.2012

Bauman: le identità nazionali sono a rischio senza lo scudo europeo

ROMA — «L’Europa è a un crocevia. Non è la prima e non sarà l’ultima volta. La sua intera storia è un’avventura infinita. Giovedì sono stati fatti piccoli passi verso una sorta di integrazione finanziaria, attraverso la creazione di una vigilanza bancaria comune. È promettente, ma ci sono grossi punti interrogativi: il diavolo si nasconde nei dettagli. E questo è solo l’aspetto economico, che in fondo è quello affrontato con più attenzione. Ma la speranza che l’integrazione politica seguirà quella economica è infondata, potrà farlo come potrà non farlo. Gli interessi delle diverse aree d’Europa sono troppo contrastanti».

Zygmunt Bauman è il teorico della società liquida, il filosofo che ha individuato e descritto l’essenza proteiforme e instabile della modernità, orfana delle grandi narrazioni metafisiche delle ideologie e strutturalmente precaria. Ma per essere filosofo e sociologo, Bauman è anche molto attento ai processi politici concreti e in particolare a quelli dell’Europa, che per lui, ebreo polacco fuggito dall’occupazione sovietica, vissuto in Israele e Inghilterra, è il grande progetto del Ventunesimo secolo.
Bauman è a Roma, dove oggi terrà una «lectio magistralis» in apertura di InNovaCamp, seminario a più voci organizzato dall’Associazione ItaliaCamp, in collaborazione con la Pontificia Università Lateranense, dal titolo «Salvezza o dannazione — proposte e soluzioni anticrisi». All’evento partecipano anche i ministri della Giustizia e del Lavoro, Paola Severino e Elsa Fornero, oltre al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà.
Per Bauman, l’integrazione politica europea è «questione di vita o di morte, di sopravvivenza o disgregazione». A fargli soprattutto paura è la «discrepanza tra l’immensità della sfida e la mediocrità dei mezzi a disposizione». «Quando ero giovane — spiega — la domanda era: che fare? Oggi è chiaro cosa fare, ma la vera domanda è: chi lo farà? Allora tutti pensavano che una volta individuate le cose da fare, il governo onnipotente se ne farà carico. Oggi il governo è l’ultima istituzione che ci aspettiamo le faccia. Fino a quando questo gap non sarà colmato, siamo nei guai».
Perché è così importante l’unificazione politica?
«Perché senza una qualche forma di Confederazione, con organi decisionali comuni che decidono sulla politica economica e finanziaria, estera e di sicurezza, non credo che i vantaggi che l’Europa è in grado di offrire ai suoi membri possano diventare realtà. La casa europea non va a detrimento delle culture nazionali, ma provvede a una sorta di tetto comune a tradizioni, valori, differenze locali. E il paradosso è che ogni singolo Paese è molto più a rischio di perdere la sua identità specifica, se si espone senza protezione, cioè senza questo scudo europeo, alle forze globali, che sono violentemente e spudoratamente sovranazionali, ignorano i temi e le specificità locali».
Come si può colmare il deficit democratico dell’Europa?
«Lo Stato moderno per emergere ha dovuto combattere, spesso anche in modo violento, contro gli interessi locali. Ci sono voluti cento anni perché questo processo venisse a compimento: ma non furono i poteri locali che rinunciarono a pezzi di sovranità, al contrario questa venne loro tolta poco alla volta, spesso contro una resistenza feroce. Sta succedendo di nuovo, abbiamo 27 nazioni e vogliamo organizzare una nuova organizzazione superiore. Ci vuole tempo e temo che andrà così anche con l’unificazione politica dell’Europa. Non sarà semplice ricreare vere istituzioni democratiche a livello europeo».
Ma cosa dire alla gente per averne il consenso?
«Che l’Europa è la sola chance che hanno di difendere e proteggere la loro identità nazionale. Dobbiamo ripensare le istituzioni europee in modo completamente nuovo. Dovranno avere l’abilità a condensare e unificare un volere popolare europeo altrimenti sparso e diversificato. Esattamente ciò che fanno i Parlamenti locali: far emergere un interesse nazionale da spinte diverse. Solo così possiamo colmare il deficit democratico, che nasce dal fatto che le attuali istituzioni politiche non godono più della fiducia popolare. C’è uno scarto tra la natura generale dei nostri problemi e quella individuale delle nostre soluzioni».
La Rete può aiutare a colmare il deficit democratico?
«Non c’è nulla di specifico che ne faccia strumento naturale per la democrazia, potrebbe anche essere strumento di un regime totalitario. Quindi, invece che in favore dell’unificazione dell’Europa, potrebbe lavorare in favore della sua separazione. Non credo nel determinismo tecnologico. Conta ciò che noi facciamo con la tecnologia. Spostare verso la Rete i compiti che sono nostri, quelli di promuovere democrazia e libertà, è molto pericoloso. Perché ci deresponsabilizza».
Paolo Valentino

La cultura dell’esempio e le dimissioni

carloAbbiamo discusso molto delle dimissioni di Carlo Iannello dalla presidenza della Commissione Urbanistica ed alla fine siamo giunti ad una decisione condivisa. La politica ha bisogno di coerenza e di atti esemplari che ci possono porre anche fuori dalle stanze, ma non importa, ciò che conta è essere compresi dai cittadini ed aver deciso in scienza e coscienza; ciò che conta è la cultura dell’esempio per distinguersi dalla malapolitica imperante. Nei palazzi ci sono solo tatticismi volti unicamente a fare politica, intesa non come cura dell’amministrazione, ma come semplice affermazione (tal volta anche rozza) di se stessi e del potere che si riesce a conquistare ed esprimere. Le scelte od un voto spesso non sono il risultato di uno studio e di una decisione coscienziosa e seria, ma l’adempimento di un ordine di scuderia. L’ignoranza serve a tenere calma la coscienza e rende più facile piegarsi alle decisioni prese nelle stanze chiuse. E’ strano ma quando i tuoi argomenti tecnici e politici risvegliano la coscienza nel tuo interlocutore che deve votare o adottare una scelta coraggiosa sale la rabbia, per aver svelato la verità che costringe a ribellarsi alla coscienza e ad essere consapevoli che si deve UBBIDIRE all’ordine. Meglio l’ignoranza, meglio non sentire o pensare che sei un nemico del governo.

Le motivazioni delle dimissioni di Carlo Iannello (clikka)

Dal Corriere del Mezzogiorno del 18 ottobre 2012

NAPOLI — Tra tutti gli eletti di «Napoli è Tua», la lista del sindaco Luigi de Magistris, Carlo Iannello è sempre stato il consigliere più critico. Forse per questo ha avuto un ruolo importante tra i picconatori di NèT, gruppo che si è frantumato in tre parti permettendo la nascita di Rifondazione democratica, partito a cui ha aderito Iannello. Ora però si consuma definitivamente anche la rottura con la maggioranza, visto che l’ex consigliere di NèT domani si dimetterà dalla presidenza della Commissione urbanistica.

Perché?
«Perché Il 17 settembre c’è stata una riunione della commissione urbanistica, molto partecipata. Ed è stato espresso parere negativo sulla delibera che ha poi conferito beni pubblici del patrimonio indisponibile alla Bagnolifutura. Dev’essere successo qualcosa perché poi, rispetto a quanto deciso, è cambiato tutto. Io in commissione ho un ruolo, e se questo ruolo viene calpestato vado via».
Ma che cosa è cambiato?
«E’ cambiato che il Consiglio l’ha invece votata».
Un ripensamento o scelte politiche?
«Non lo so. Ma facendo così il Consiglio ha smentito il lavoro della commissione, che è poi composta da consiglieri, senza dare spiegazioni. Quindi non mi rimane altro che dimettermi».
Non ci sono margini di ripensamento?
«No, non ci sono».
Ma perché il Comune non poteva conferire dei beni alla Bagnolifutura?
«Semplice: si tratta di beni pubblici dati a una società di diritto privato. Eppoi, lo dice la parola stessa: i beni sono indisponibili. E se sono indisponibili, in quanto riservati alla collettività, non possono essere dati ad una società per azioni per ripianarne i debiti. Si tratta infatti di beni costruiti con finanziamenti pubblici, e non possono, a mio avviso, essere trasferiti. Il Consiglio però ha deciso così e io ho deciso di dimettermi».
C’è chi ritiene però che lei si sarebbe dovuto dimettere comunque perché la presidenza della commissione urbanistica spettava a Napoli è Tua. E così?
«Io il Cencelli non l’ho studiato quindi non lo posso applicare perché non lo conosco. Se mi dimetto, ripeto, è soltanto per una questione istituzionale e di rispetto per le istituzioni».
Però non mi ha risposto: quel posto spettava a Napoli è Tua.
«Quel posto non spetta a questo o quel consigliere. Una volta eletto, infatti, un presidente rimane in carica fino a quando non si dimette. Non esiste infatti una strumento giuridico per rimuovere un presidente a meno che, ribadisco, non si dimetta di sua volontà. come faccio io».
Possibile che su Bagnoli salti sempre il tappo? Sono anni che Bagnoli e la Bagnolifutura dividano e non uniscano mai. Anche sulla vendita del suoli, per esempio, lei ha avuto sempre una posizione diversa da quella della maggioranza.
«Esatto. Io ero per non venderli ai privati ritenendo invece che dovesse essere la Bagnolifutura a costruire le case per poi rivenderle. Così si salvava pure la società. Invece anche su questo ci sono state vedute differenti».
Paolo Cuozzo

Bagnoli Futura la posizione di Ricostruzione Democratica

auditorium-bagnoli-futura32Sulla questione bagnoli Futura sento il bisogno di raccontare come è andata in consiglio comunale: La questione era molto delicata e quindi da giorni giravamo con la delibera che prevede, per salvare la società dal fallimento, l’attribuzione in proprietà di beni dal valore di qualche centinaio di milioni di euro (porta del parco, parco dello sport e turtle point). Temi sia tecnici sia politici che erano ovviamente molto spinosi perché riguardavano sia la natura di beni che dovevano rientrare nel patrimonio indisponibile del comune sia il fatto che non avevamo alcuna intenzione di saldare la nostra responsabilità politica con un “affare” (bagnoli futura) che dura da oltre 10 anni. Bene ad un certo punto siccome dovevano arrivare dei pareri dagli organi di controllo (segretario generale) e doveva essere redatto un emendamento dai tecnici, Carlo Iannello ha chiesto la sospensione per potere contribuire alla elaborazione del testo e per poter leggere i pareri e quindi discutere con il sindaco e gli altri consiglieri. Io e Carlo entriamo, quindi, in una stanza dove c’era il sindaco per avviare la discussione ed, invece, ci viene detto che quella era una riunione con la sola Federazione della Sinistra. L’IDV aveva già assicurato ieri il suo voto incondizionato. Dopo questa pausa si è ripresa la seduta ed il primo intervento, Elena Coccia, con un colpo di scena (almeno per me e carlo) a nome di tutta le FED ha dichiarato piena fiducia al sindaco e quindi che l’intero gruppo avrebbe votato la patrimonializzazione, poi IDV con Vernetti e poi NET con Pace. Cambio di direzione di 180 gradi, ancora più incredibile, visto che non si sapeva ancora il testo dell’emendamento del sindaco né si conoscevano i pareri del segretario generale (?) e che sulla prima versione molti componenti di FED avevano dichiarato di non votare. Alla fine la delibera è passata con il voto di tutti (compreso UDC e PD), tranne il nostro che abbiamo motivato dichiarando che per noi era meglio mettere in liquidazione la società, visto che non ci era stato fornito neppure un piano industriale che ci avesse consentito di capire che fine avrebbero fatto i beni stessi e che solo così avremmo potuto mettere le mani in dieci anni di amministrazione per verificare tutte le responsabilità. Dopo ciò che è accaduto qualche consigliere mi ha manifestato il suo apprezzamento dicendomi che noi stavamo facendo in consiglio un “bel lavoro”. Su questa cosa stendo un velo …

Per questa pagina di consiglio voglio solo ringraziare Simona Molisso che, per condividere la posizione del gruppo, a viso aperto e con spirito di servizio, è venuta in consiglio con Diego, di appena sette giorni, per votare contro la delibera, senza alcun timore e riscattando così l’onore di quelli che non se la sono sentita di assumersi le loro responsabilità.

Questo è il nostro atto che ovviamente è stato respinto dalla maggioranza del consiglio comunale. La nostra proposta era quella di mettere in liquidazione la bagnoli futura non volendo saldare la nostra responsabilità politica con quella pregressa e tracciando quindi un cambio di rotta senza se e senza ma con il passato.

CONSIGLIO COMUNALE  DI NAPOLI

del 16 ottobre 2012

PROPOSTA DI EMENDAMENTO

DELIBERA DI GIUNTA DI PROPOSTA AL CONSIGLIO N. 661 del 09/08/2012

PREMESSO CHE:

I.- Con la delibera di giunta indicata in epigrafe l’Amministrazione ha proposto la modifica dell’atto costitutivo della società Bagnoli Futura S.p.a., dello Statuto della stessa e della convenzione stipulata tra gli enti soci della Bagnoli Futura S.p.a. e quest’ultima;

II.- scopo delle modifiche è quello di consentire alla Bagnoli Futura S.p.a. di trattenere in proprietà le opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature tra cui la Porta del Parco, il Parco dello Sport e l’acquario tematico delle tartarughe attraverso un atto di liberalità indiretto;

III.- dalla relazione del Sindaco in aula è emersa la conferma della drammatica condizione economico/finanziaria della società Bagnoli Futura S.p.a., definita a rischio di fallimento;

IV.- la grave condizione economico/finanziaria emerge anche dalle relazioni dei Collegio dei Revisori con note del 18.09.2012 e del 15.10.2012;

IV.- con i citati pareri del Collegio dei Revisori si sottolineava, infatti, anche la necessità di approfondire la compatibilità della donazione indiretta alla società Bagnoli Futura S.p.a. con la normativa relativa alla erogazione dei contributi pubblici europei che potrebbero essere revocati in caso di violazione dei vincoli di destinazione imposti dai regolamenti europei;

V.- la patrimonializzazione della società attraverso l’attribuzione di immobili realizzati con fondi pubblici allo stato non risolve le problematiche finanziarie della Bagnoli Futura S.p.a.  che, se in stato di illiquidità, in ogni caso incorrerebbe nell’obbligo di adottare tutte le misure necessarie sia alla tutela dell’interesse pubblico che a quello dei creditori;

VI.- i beni di cui si chiede con la delibera in epigrafe l’attribuzione in proprietà in virtù degli accordi vigenti devono essere trasferiti al patrimonio indisponibile dell’ente appena eseguiti i collaudi;

VII.- il grave stato di decozione della Bagnoli Futura S.p.a. dichiarato dal Sindaco e dal Collegio dei Revisori, rende opportuno l’immediato adempimento degli obblighi di trasferimento al Comune affinché al Comune stesso sia data la possibilità di imporre il vincolo di indisponibilità;

VIII.- ogni eventuale valutazione circa le scelte da adottare deve essere preceduta da una attenta verifica delle capacità della società di far fronte agli impegni ed agli obiettivi da raggiungere, dovendo, inoltre, essere preceduta dai necessari pareri di legittimità tecnica, amministrativa e contabile così come previsto dal recente Decreto Legge n. 174/2010 art. 3 e s.s. allo stato non ancora acquisiti agli atti;

IX.- prima di ogni attribuzione patrimoniale è inoltre necessario acquisire il piano industriale della Società Bagnoli Futura S.p.a.

Tutto ciò premesso e ritenuto ed a mente dell’art. 44 del vigente Regolamento Consiliare si propone l’adozione del seguente emendamento:

1.- Abrogare i punti 2 della parte dispositiva della delibera in oggetto, ivi compresi i punti sub 2) da i) ad vii);

2.- sostituire la parte dispositiva abrogata con il seguente testo:

.-  Alla luce delle considerazioni svolte chiedere la immediata convocazione di una assemblea degli azionisti, con all’ordine del giorno la verifica della messa in liquidazione della società Bagnoli Futura S.p.a. e la nomina di un liquidatore che verifichi la percorribilità di ogni procedura volta al ripianamento dei debiti anche attraverso le procedure concordatarie vigenti.

I proponenti:

Simona Molisso

Carlo Iannello

Gennaro Esposito

seduta_del_16_ottobre_2012

Le vele di Scampia

Il 9 ottobre scorso il Consiglio Comunale si è occupato, in una sessione monotematica, del quartiere Scampia anche a causa delle ultime vicende di camorra che lo hanno riguardato.  Oggi leggo su corriere del mezzogiorno un articolo nel quale si riporta anche una intervista a Vittorio Passeggio uno dei fondatori del comitato storico Vele. Nel mio intervento al Consiglio su Scampia non ho potuto non far notare l’assenza di Vittorio Passeggio, fino a qualche tempo fa molto presente nella vita intorno ai palazzi del governo cittadino, così come ho notato e fatto notare l’assenza di Gaetano Di Vaia e di Peppe Lanzetta. Queste tre persone, infatti, mi ricordano la campagna elettorale e la loro entusiasta partecipazione a quella che tutti noi sentivamo essere la possibile riscossa di Napoli.  Scampia l’ho vista costruire, a bordo dell’autobus dell’ATAN che guidava mio padre sulle prime linee che passavano per quella che sarebbe poi diventata la 167. Un quartiere sostanzialmente rurale, nel quale avevo vissuto i primissimi anni della mia vita, trasformato nel 1977, in un quartiere dormitorio. Una architettura ed una struttura urbanistica che mi metteva a disagio sin da quando, andando avanti negli anni, mi rendevo conto sempre di più di vivere in una realtà di emarginazione. Provavo, infatti, sempre un grosso disagio quando al rientro da un’altra città, presso la quale permanevo per i ritiri con la nazionale, mettevo a confronto i quartieri. Nel tragitto che facevo al rientro da questi soggiorni, con lo zaino in spalla da quello che chiamavamo il ponte di Marianella, dove mi lasciava l’autobus, fino a casa mia, il rione case popolari legge 622 in via dell’abbondanza, sentivo crescere in me un senso di ingiustizia per essere costretto a vivere in quello che era diventata nel frattempo Marianella, con le case rosse ed i nuovi insediamenti per il proletariato ed un sottoproletariato sempre più numeroso ma assolutamente degradato ed abbandonato a se stesso. Oggi leggo sui giornali delle azioni compiute, nei fine settimana sulla metropolitana 1, dai ragazzi che vengono dalla periferia NORD nei quartieri bene del vomero, dei disagi provocati ai passeggeri e del timore che queste bande di ragazzini, ai quali mi sento in un certo qual modo vicino, aggrediscano i nostri figli. A dire il vero non me la sento di gettare colpe su questi ragazzi che credo sentano la differenza del vivere cittadino nei quartieri di Napoli sentendo la stessa mancanza d’aria e lo stesso pugno nello stomaco che sentivo io quando ero ragazzino. Un sentimento di rivalsa che io ho avuto la fortuna di canalizzare nell’impegno sportivo da cui ho appreso che l’impegno alla fine paga sempre, ma ci sono ragazzini che non hanno avuto la mia stessa fortuna di sentire questo groppo alla gola e quindi si piegano a quella che è la condizione della vita dei quartiere che vivono. Di chi è la colpa non mi interessa né penso che il comune sia in grado da solo di sconfiggere quella che è la piazza di spaccio più grossa d’Europa, occorre però che ci si metta insieme, che tutte le istituzioni si mettano insieme, uscendo dalla logica prettamente ragioneristica dello Stato per parlare di Scampia Liberata più che di lungomareliberato.

Dal Corriere della Sera del 14 ottobre 2012

NAPOLI — «Si dice spesso che la causa del degrado sociale di Scampia è dovuta al fatto che le Vele furono occupate abusivamente. Lo ha scritto in un suo libro anche Antonio Bassolino, che la storia delle Vele invece dovrebbe conoscerla bene. Se andiamo a vedere però come stanno le cose, l’unica Vela che è stata occupata, la Vela Gialla, è l’unica che non ha subito i processi di degrado sociale e di trasformazione della struttura. Tutte le altre furono assegnate in base alle graduatorie dell’epoca. A cominciare proprio dalla Vela Verde e dalla famosa Vela Celeste. La gente delle Vele e della 167 viene da tutta la città, non c’erano gruppi omogenei o clan».

Vittorio Passeggio, tra i fondatori del Comitato Storico Vele, è stato protagonista di una battaglia che ha coinvolto tutti gli abitanti delle Vele ed ha permesso a 1114 nuclei familiari di abbandonare i “lager” per insediarsi nei nuovi alloggi, realizzati negli ultimi dieci anni a poca distanza dai lotti L e M di Scampia. Gran parte degli abitanti delle Vele si è già trasferita nelle nuove palazzine, alte non più di cinque piani. Nelle nuove abitazioni mancano solo gli ultimi assegnatari delle quattro Vele ancora esistenti, circa 110 nuclei familiari. «I lavori per il completamento di questi ultimi alloggi periodicamente si fermano, avrebbero dovuto terminare già da tempo», prosegue Passeggio, «i censimenti effettuati dall’ex assessore Narducci e dal comandante Sementa, hanno fatto emergere la presenza di circa 300 nuclei di nuovi occupanti. Quindi 1/3 delle Vele ancora esistenti sono di nuovo occupate e prevedo dei problemi per la soluzione abitativa dei nuovi occupanti».

Da venticinque anni a supporto del comitato Vele, l’architetto Antonio Memoli, ha portato in tutte le sedi istituzionali di cui è stato componente, come la commissione edilizia presieduta da Umberto Siola, la rivendicazione alla «distruzione del ghetto, le cui disfunzione urbanistiche, architettoniche, edilizie e gestionali sono da considerarsi all’origine del degrado sociale di Scampia». «Non è un caso che poi in Italia non si sono più realizzate opere di questo tipo — dice Memoli —. C’è anche un aspetto di insalubrità che non è mai venuto fuori nel discorso delle Vele. I tompagni, i muri collocati tra i setti di cemento armato hanno uno spessore di appena 15 centimetri, riempiti con del polistirolo che dovrebbe assorbire l’umidità. Quando fa freddo si formano delle condense sulle pareti interne, funghi e spore. Gli abitanti delle Vele, i bambini, gli anziani, hanno respirato queste spore per anni. Le malattie respiratorie non erano quindi un fatto casuale, erano anche un problema derivato dal risparmio sull’edilizia. La Cassa del Mezzogiorno avrebbe dovuto sorvegliare sugli interventi, l’efficienza non è stata salvaguardata».

Per dare una idea delle condizioni reali di vita all’interno delle Vele, Vittorio Passeggio usa poche immagini: «Nelle Vele più grandi è risaputo che non entrava il sole, il reticolo di scale e ballatoi non consentiva nemmeno a quel poco di luce di filtrare, ed era pericoloso per i bambini, che si potevano arrampicare e cadere. L’economia del vicolo, nelle intenzioni del progetto, non è mai esistita, anche per questi motivi. La manutenzione, dal 1991 affidata alla Romeo, non c’è mai stata. Gli ascensori non hanno mai funzionato, se non per brevi periodi, con la conseguenza che anziani e ammalati che abitavano negli ultimi piani, per settimane, mesi, non potevano scendere di casa. Per anni non abbiamo visto nessun servizio, né scuole né asili. Non c’era ancora la metropolitana, e anche per fare la spesa bisognava andare lontano. La sera la gente si chiudeva nelle case, perché uno dei problemi principali di Scampia era legato alla separazione dei lotti, con i grandi stradoni che separano gli edifici, come isole, l’uno dall’altro, senza spazi per aggregazione sociale. E’ un quartiere che è stato pensato per non avere comunicazione tra vari lotti abitativi, enormi dormitori, dove ognuno si doveva fare i fatti suoi, nel suo piccolo ambito. Invece noi come comitato abbiamo sempre cercato di coinvolgere la popolazione delle Vele».

In un ambiente del genere, realizzato in un’area dove prima c’era solo la campagna, come spiegarsi allora la nascita del un fenomeno camorristico? Per l’architetto Memoli, «Secondigliano aveva un tessuto manifatturiero ed artigianale, che negli anni è andato perduto, per cui non c’è da stupirsi che a Scampia sia subentrato il mercato della droga, come in altre aree della città, perché architettonicamente si prestava a diventare un fortino per questi personaggi, che se non contrastati, riescono a dominare facilmente lo spazio all’interno di questi falansteri, dove i cittadini vivono fuori dal controllo dello Stato».

Proprio in questi giorni il Comune di Napoli sta notificando le ordinanze sindacali di sfratto ai nuovi occupanti abusivi. Per Domenico Lopresto, segretario dell’Unione Inquilini, ed ex occupante storico della Vela Gialla, «il Comune ha deciso di interessarsi adesso di questo problema, minacciando gli sgomberi. Bisognerebbe però andare a vedere i casi di grave disagio sociale oltre che abitativo». L’Unione Inquilini, attraverso Lopresto si è fatta promotrice di una proposta per la soluzione abitativa dei nuovi occupanti delle Vele, «senza buttare la gente per strada, perché se andiamo a vedere, a Secondigliano ci sono interi rioni popolari occupati militarmente dai clan, spesso cacciando via i legittimi assegnatari. Queste abitazioni sono occupate da non aventi diritto, tra cui molte persone con il 416bis. Noi abbiamo proposto al sindaco ed all’assessore di cominciare ad andare in questi rioni a censire gli assegnatari abusivi, che non avrebbero né diritto, né bisogno di vivere negli alloggi popolari, ed assegnare le loro abitazioni a chi ne ha veramente bisogno».

Legge elettorale e la fiducia nei partiti

Il tema della legge elettorale sembra tenere banco tra i banchi del parlamento, sarà vero oppure è il solito teatrino dei partiti ? In proposito oggi leggo su  corsera la tesi sostenuta da un alto e stimato magistrato, Raffaele Cantone, il quale in virtù della sua esperienza sostiene che, introdurre le preferenze nel sistema elettorale, significherebbe dare una mano alla criminalità organizzata che potrebbe condizionare l’esito delle consultazioni attraverso la vendita dei voti, oppure, infiltrando propri uomini nelle fila dei parlamentari. Secondo me questa tesi potrebbe valere se i partiti fossero in grado di selezionare una classe politica seria, onesta, competente ed in grado i rinnovarsi. Cosa assolutamente sconfessata dagli accadimenti a cui passivamente assistiamo. Nei partiti possiamo, infatti, parlare di gerontocrazia legata a doppio filo sia all’età dei leader sia alla inconcepibile durata della occupazione del potere sempre da parte delle stesse facce intente solo alla affermazione della propria immagine. In definitiva concordo con Pennasilico (altro alto magistrato) e tra i partiti ed i cittadini io preferisco fidarmi dei cittadini almeno così ognuno avrà il candidato che si merita!

dal Corriere della Sera del 13.10.2012

La nuova legge elettorale che prevede il ritorno alle preferenze è un «pericolo», perché «favorisce il voto di scambio politico-mafioso». Nel giorno in cui al Senato si inizia la discussione sulla nuova legge, magistrati e politici lanciano l’allarme. Raffaele Cantone dice che «il meccanismo delle preferenze rischia di diventare pericolosissimo, perché se a Milano i voti si comprano con 50 euro, nel Mezzogiorno ne bastano 10». Paolo Mancuso: «C’è il rischio di una recrudescenza dei fenomeni di voto di scambio politico-mafioso». Andrea Orlando (Pd): «Così si consegnano pezzi di istituzioni alla criminalità». Giuseppe Calderisi (Pdl): «Rischio infiltrazioni? Un eufemismo». E il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca attacca: «Sarà il mercato dei voti». La soluzione, per tutti, è unica: «Non certo il Porcellum, ma il ritorno ai collegi uninominali».Le domande, alla fine, si riducono a due. È meglio un rappresentante politico scelto/imposto dal partito (sistema elettorale cosiddetto Porcellum) o uno eletto con voti che rischiano concretamente di essere inquinati da infiltrazioni mafiose (nuova proposta di legge che reintroduce le preferenze)? E, non volendo correre nessuno dei due rischi, è praticabile una terza via (ritorno al collegio uninominale)? L’arresto dell’assessore regionale della Lombardia Domenico Zambetti — innocente fino a sentenza definitiva ma per il momento accusato di aver comprato voti dalla ‘ndrangheta — pone nuovi interrogativi, svelando scenari che fino ad ora sembravano erroneamente essere riconducibili solo al Sud, e s’intreccia inevitabilmente con il dibattito in corso sulla nuova legge elettorale, proprio nelle ore in cui la Commissione affari costituzionali del Senato inizia la discussione adottando come testo base la proposta (votata da Pdl, Udc, Lega e Coesione nazionale) che prevede la reintroduzione del voto di preferenza. «Considero positiva la proposizione formale di un concreto progetto di nuova legge elettorale», ha detto ieri il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Come dev’essere, questa nuova legge elettorale, è materia che però divide gli addetti ai lavori. E che, soprattutto, suscita l’allarme dei magistrati.

Raffaele Cantone, ex pm antimafia impegnato in prima linea contro i Casalesi e oggi giudice al Massimario della Cassazione, rileva che «mai come in questo momento il meccanismo delle preferenze rischia di diventare pericolosissimo», perché «se a Milano i voti si comprano con 50 euro, con la crisi economica nel Mezzogiorno potrebbero essere sufficienti anche 10 euro per acquistarne uno». È per questo che il nesso tra preferenze e voto di scambio politico-mafioso, più che un pericolo astratto, viene letto dal magistrato quasi come «una certezza». Ciò detto, non che il Porcellum sia meglio: «Lo dico, in questo caso, da cittadino. È un sistema elettorale che ha di fatto cancellato il rapporto tra territorio ed eletto, tra comunità e suo rappresentante. Beninteso, queste sono valutazioni che spettano alla politica, ma dal mio punto di vista il sistema migliore era quello rappresentato dal collegio uninominale, dove il candidato è sì proposto dal partito, ma è poi sottoposto al vaglio dei cittadini. Che, in questo modo, sanno qual è il loro punto di riferimento». Paolo Mancuso, procuratore di Nola ed ex capo del pool antimafia di Napoli, la pensa allo stesso modo: «Sono nemico della mafia ma amico della democrazia. E credo che il Porcellum, con il suo tagliare i cordoni tra eletto ed elettore, sia una delle cause del distacco dei cittadini dalla politica. È chiaro, allo stesso tempo, che il ritorno alle preferenze provoca il rischio di una recrudescenza dei fenomeni di voto di scambio politico-mafioso. Io però non sono disposto a rinunciare alla selezione del mio rappresentante, e per questo ritengo che il sistema migliore sia quello che prevede il collegio uninominale, perché lì ho la possibilità di scegliere riducendo sensibilmente il rischio di uno scambio di voti tra candidato e clan».

A supporto delle perplessità dei magistrati c’è la casistica. Praticamente scomparsa dallo scenario delle elezioni politiche nazionali, la contestazione dello «scambio elettorale politico-mafioso» si ritrova — in particolar modo al Sud, ma da qualche tempo anche in Liguria e Lombardia — nelle inchieste che fanno riferimento alle elezioni regionali, provinciali e comunali. Quelle, cioè, dove c’è ancora il voto di preferenza. È sufficiente una rapida ricerca negli archivi per ricordare le inchieste, a cominciare da quelle in Campania che negli ultimi anni hanno coinvolto nomi di primo piano della politica nazionale e regionale: tra gli altri, Nicola Cosentino, Roberto Conte, Alberico Gambino, Enrico Fabozzi. Se possibile, va ancora peggio in Calabria, dove nel 2010 sarebbe stato «accertato il condizionamento del boss Giuseppe Pelle», che «assicurava» voti agli indagati (tra cui figurava Sante Zappalà) «in cambio della garanzia dell’assegnazione di appalti pubblici». Tre anni prima un altro consigliere regionale — Franco la Rupa — era stato coinvolto in un’inchiesta per voto di scambio. Scenari analoghi in Sicilia (ipotesi di reato a carico di Raffaele Lombardo e Antonello Antinoro) e Puglia (dove il boss Vincenzo Stranieri prometteva voti in cambio di posti di lavoro).

Regioni, Province e Comuni, enti locali grandi e piccoli, partiti di maggioranza e opposizione. Ci sono gli esponenti di ogni colore e ogni realtà, tra quelli che si sono assicurati i voti ricorrendo ai «pacchetti in vendita» della criminalità organizzata. Ed è per questo che oggi il ritorno alle preferenze agita la stessa politica. Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd, non ha dubbi: «Una legge che preveda il ritorno alle preferenze consegna di fatto pezzi di istituzioni nelle mani della criminalità organizzata. Già prima delle elezioni regionali del 2010 in Liguria, io e l’allora senatore del Pdl Enrico Musso lanciammo un appello bipartisan per sollecitare i candidati a stare attenti alle preferenze della ‘ndrangheta. Il voto di scambio è un fenomeno virulento, l’unico modo per arginarlo è ipotizzare il ripristino dei collegi uninominali. E, piuttosto che pensare di introdurre nuovamente le preferenze per le elezioni politiche, bisogna chiedersi se non sia il caso si eliminarle anche alle elezioni regionali». Durissimo anche Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno: «La reintroduzione delle preferenze è una grande palla, significa il mercato dei voti, significa mettere l’Italia nelle mani della delinquenza organizzata. Se si vuole davvero far scegliere ai cittadini si fanno i collegi uninominali, come si fa in Francia e Gran Bretagna». La pensa così anche Giuseppe Calderisi, deputato del Pdl, nonostante la linea «ufficiale» del partito. E l’ha messo nero su bianco, firmando una lettera sottoscritta da quaranta parlamentari e inviata a Silvio Berlusconi e Angelino Alfano «per evidenziare le controindicazioni di questa legge elettorale, tra cui il voto di scambio e il rischio, uso un eufemismo, di infiltrazioni della criminalità organizzata».

Chi invece sul ritorno alle preferenze nutre decisamente meno timori è Alessandro Pennasilico, capo del pool antimafia di Napoli: «Non me ne preoccuperei troppo. È importante che venga restituita la scelta democratica ai cittadini, pensare all’aspetto patologico del caso rischia di far impantanare la legge».

Cesare Lombroso e la politica

  Possibile che i partiti politici non sono in grado di selezionare una classe dirigente adeguata. Eppure basterebbe guardare in faccia i candidati per capire che forse non erano idonei, se poi uno ci parla pure il quadro dovrebbe essere completo. C’è da pensare che il Lombroso forse non avrebbe fatto gli errori commessi dalle segreterie di partito attente a guardare la “dote” numerica dei voti anziché la moralità e le capacità del candidato. Alla fine si potrebbe dire che il popolo italiano ha gli amministratori che si merita, ma questo è veramente inaccettabile per ogni uomo che si reputi libero cittadino. I dirigenti di partito dovrebbero essere in grado di tenere alto il valore delle persone che si vogliono impegnare in politica ed invece imbarcano il peggio del peggio. Gente che non ha vergogna di intascare duplici indennità e stipendi con la sola intenzione di saccheggiare il bene e l’interesse pubblico. Il tutto è poi condito da una buona dose di presunzione che nasconde la loro grassa ignoranza dietro il presunto primato della politica sulla legge e sull’amministrazione. Gente che non sa neppure dove sta di casa un atto amministrativo né cosa siano i principi costituzionali di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione. Gente che è abituata ad occupare (dico anche fisicamente) i palazzi pubblici affermando il loro potere senza alcuna cognizione della sacralità del bene comune e dello spirito di servizio che deve essere connaturale ad ogni amministratore pubblico. Eppure questo è il sentimento che i nostri padri costituenti hanno trasfuso nella carta costituzionale dopo il ventennio fascista ed una guerra. Persone che hanno avuto la “fortuna” di aver subito una sofferenza collettiva. Questa di oggi, invece, è gente che ha smarrito il valore della condivisione dei valori, scambiandola con l’affermazione del potere personale all’insegna del puro familismo. E’ gente tutto sommato “piccola” anche quando riesce a ricoprire l’incarico di presidente del consiglio perché non coglie il senso di sentirsi cittadino di una Collettività/Stato. Gente asociale che dovrebbe essere internata in quanto incapace di cogliere la dimensione collettiva. L’ennesimo scandalo delle dita nel barattolo della marmellata vuoto ha colpito l’IDV. E’ infatti del partito dell’uccello che vola, Vincenzo Maruccio che ha intascato a quanto pare oltre 700.000,00 euro di soldi pubblici. A guardarlo, come per fiorito, c’è da pensare che Cesare Lombroso  sarebbe stato più bravo di di pietro nella scelta dei candidati.

Da il Mattino dell’11.10.2012

Valentina Errante
Roma.

Un copione già visto, con gli uomini del Nucleo valutario della guardia di Finanza che tornano alla Regione Lazio. Ma questa volta al gruppo Idv. E dopo Francone Fiorito, tocca a Vincenzo Maruccio. Altro giro e altro schieramento: uomo di Antonio Di Pietro, ex assessore della giunta Marrazzo, ma soprattutto capogruppo di Italia dei Valori alla Pisana e fiduciario del conto. L’accusa è ancora peculato. Perché secondo la Finanza, Maruccio si sarebbe messo in tasca 700mila euro in poco più di un anno, tra aprile 2011 e giugno 2012. Fondi pubblici destinati all’attività politica, finiti sui depositi personali del capogruppo, senza una giustificazione apparente. 
Sono dieci i conti bancari sui quali Maruccio avrebbe spalmato 581mila euro di bonifici, uno all’Unicredit, tre a Banca Intesa, due alla Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, uno al Credito Artigiano, tre alla Banca delle Marche. E salta fuori che l’ex capogruppo ha acceso due mutui, con rate da 3mila euro complessivi, per l’acquisto di immobili. Una casa alla moglie, Raffaella Sturdà, nove vani e mezzo più box, a due passi da san Pietro. Gli accertamenti sul patrimonio sono ancora in corso per capire come sia stato utilizzato il denaro. Duecentomila euro il capogruppo li avrebbe prelevati in contanti. E gli uomini del valutario guardano anche i conti dell’Idv. Perché Maruccio non aveva soltanto la delega sui depositi del gruppo regionale, ma anche su quelli del partito. Le verifiche riguardano entrate e uscite, che potrebbero portare ancora ai conti personali del capogruppo.
Ieri le perquisizioni alla Pisana sono durate per oltre otto ore. Ma i militari si sono presentati anche nell’abitazione di Maruccio, in via Francesco Duodo, allo studio del consigliere, che di professione fa l’avvocato, e sono arrivati persino a Maierato, in provincia di Vibo Valentia, paesello natio di Maruccio, ormai dimissionario. Ma lì c’è solo la casa della madre dell’ex capogruppo. E’ stato lo stesso consigliere, poi, a indicare il commercialista di fiducia, Angelo Tozzi, il professionista che custodisce e conserva la documentazione contabile del gruppo. E i militari sono arrivati anche lì, con un decreto di acquisizione firmato in fretta dai pm. 
L’inchiesta dei procuratori aggiunti Alberto Caperna, Nello Rossi e del pm Stefano Pesci è partita ancora una volta da una segnalazione dell’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia. Come nel caso di Francone. Perché gli 007 di Bankitalia avevano notato quei continui bonifici tra aprile 2011 e giugno 2012. Prima dal conto Cariparma e poi da quello del Credito Artigiano, entrambi accesi dall’Idv alla Pisana. E così dall’Uif, ufficio antiriciclaggio, sono partite le segnalazioni al Valutario della Finanza: 581mila euro in bonifici, spalmati su dieci conti e 200mila euro prelevati in contante. I bonifici, dai conti del gruppo a quelli di Maruccio non hanno affatto causale oppure hanno hanno una giustificazione non troppo chiara: «anticipo spese». I pm adesso aspettano. Le prime risposte potrebbero arrivare dalla montagna di carte e dai computer portati via dagli uffici e dall’abitazione di Maruccio. 
Lui, enfant prodige della politica, assessore regionale a soli trent’anni, avvocato, recordman delle preferenze e dipietrista fin da giovanissimo, sedeva nella commissione Bilancio della Regione Lazio spesso di fronte al presidente Franco Fiorito. E, scoppiato il caso fondi Pdl, Maruccio è stato uno dei più attivi a battersi per «onestà e trasparenza» e per i tagli. Di fronte alle accuse si difende: «Tutte spese politiche». Ma il caso scuote il partito. Antonio Di Pietro, appena scoppia il bubbone, dà a Maruccio l’aut aut: hai tre ore per dimetterti da tutto. Consigliere, capogruppo, segretario regionale. Non solo. Commissaria l’intera struttura regionale in un chiaro intento di pulizia lampo. 
Nato a Vibo Valentia il 18 agosto del 1978 Vincenzo Maruccio vive a Roma da quando aveva 18 anni. Laureato in giurisprudenza all’università romana Lumsa, dal 2001 Maruccio è dirigente dell’Idv. Dal 13 febbraio del 2009 è stato assessore regionale alla Tutela dei Consumatori e alla Semplificazione amministrativa. In seguito è stato anche assessore ai Lavori Pubblici, sempre nella giunta presieduta da Piero Marrazzo.

Monti: Il decreto sugli enti locali e la malapolitica

Questo è il decreto che qualche giorno fa ho pubblicato in bozza e che occorre studiare per capire quali dovranno essere le scelte migliori: 1) adesione alla procedura di predissesto; 2) non adesione e ripianamento in tre anni; 3) dissesto. Le conseguenze non sono da poco e la scelta oltre ad essere tecnica è anche politica. Allo stato una partita grossa la giocano i crediti inesigibili che ammontano a 420 milioni di euro ma che secondo l’assessora al bilancio (Palma) potrebbero arrivare anche ad 800 milioni di euro. Da una prima analisi credo che il cd. fondo rotativo, secondo cui sono disponibili 100 €. ad abitante per i comuni che aderiscono non credo sia la parte più interessante (a Napoli arriverebbero 100 milioni di euro che sul buco sono assolutamente insignificanti) quella più interessante, invece, è la possibilità di spalmare il debito in dieci anni ma con grossi vincoli che potrete scoprire solo leggendo …

DECRETO-LEGGE 10 ottobre 2012 , n. 174

Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti

territoriali, nonche’ ulteriori disposizioni in favore delle zone
terremotate nel maggio 2012. (12G0196)
Titolo I
REGIONI
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di emanare
disposizioni in materia di gestione finanziaria e di funzionamento
degli enti territoriali e locali, nonche’ ulteriori disposizioni in
favore delle aree colpite dal sisma del maggio 2012;
Viste le deliberazioni del Consiglio dei Ministri, adottate nelle
riunioni del 4 e del 9 ottobre 2012;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, del
Ministro dell’interno e del Ministro dell’economia e delle finanze;

Emana

il seguente decreto-legge:
Art. 1

Rafforzamento della partecipazione della Corte dei conti al controllo
sulla gestione finanziaria degli enti territoriali

1. Al fine di rafforzare il coordinamento della finanza pubblica,
in particolare tra i livelli di governo statale e regionale, le
disposizioni del presente articolo sono volte ad adeguare, ai sensi
del secondo comma dell’articolo 100 della Costituzione, le forme di
partecipazione della Corte dei conti al controllo sulla gestione
finanziaria delle regioni
2. Sono sottoposti al controllo preventivo di legittimita’ delle
sezioni regionali di controllo della Corte dei conti secondo le
procedure previste per il controllo preventivo sugli atti dello Stato
di cui all’articolo 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, con
riduzione alla meta’ dei termini, gli atti normativi a rilevanza
esterna, aventi riflessi finanziari, emanati dal governo regionale,
gli atti amministrativi, a carattere generale e particolare, adottati
dal governo regionale e dall’amministrazione regionale, in
adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia
all’Unione europea, nonche’ gli atti di programmazione e
pianificazione regionali, ivi compreso il piano di riparto delle
risorse destinate al finanziamento del Servizio sanitario regionale.
Il controllo ha ad oggetto la verifica del rispetto dei vincoli
finanziari derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione
europea, del patto di stabilita’ interno, nonche’ del diritto
dell’Unione europea e di quello costituzionale.
3. Il rendiconto generale della Regione e’ sottoposto al giudizio
di parifica da parte della Corte dei conti in conformita’ degli
articoli 40 e 41 del testo unico delle leggi sulla Corte dei conti di
cui al Regio Decreto 12 luglio 1934, n. 1214.
4. Ogni sei mesi le sezioni regionali di controllo della Corte dei
conti trasmettono ai Consigli regionali una relazione, nelle forme di
cui al comma 3, sulla tipologia delle coperture finanziarie adottate
nelle leggi regionali approvate nel periodo considerato e sulle
tecniche di quantificazione degli oneri.
5. Le Regioni a statuto speciale e le Provincie autonome di Trento
e di Bolzano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, adeguano il proprio ordinamento alle disposizioni
del presente articolo mediante modifica delle norme di attuazione dei
relativi statuti.
6. Le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti
verificano, con le modalita’ disciplinate dall’articolo 1, commi 166
e seguenti, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, l’attendibilita’
dei bilanci di previsione proposti dalle giunte regionali in
relazione alla salvaguardia degli equilibri di bilancio, al rispetto
del patto di stabilita’ interno e alla sostenibilita’
dell’indebitamento. A tale fine, entro il termine di venti giorni
dalla trasmissione della proposta della giunta regionale alla sezione
competente, la sezione regionale esprime le proprie valutazioni con
pronuncia specifica nelle forme di cui all’articolo 1, comma 168,
della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
7. Le sezioni regionali della Corte dei conti verificano, con
cadenza semestrale, la legittimita’ e la regolarita’ delle gestioni,
nonche’ il funzionamento dei controlli interni ai fini del rispetto
delle regole contabili e del pareggio di bilancio di ciascuna
Regione. A tale fine, il Presidente della Regione trasmette
trimestralmente alla sezione regionale di controllo della Corte dei
conti un referto sulla regolarita’ della gestione e sull’efficacia e
sull’adeguatezza del sistema dei controlli interni adottato, sulla
base delle Linee guida deliberate dalla Sezione delle autonomie della
Corte dei conti; il referto e’, altresi’, inviato al Presidente del
consiglio regionale. Per i medesimi controlli, la Corte dei conti
puo’ avvalersi, sulla base di intese con il Ministro dell’economia e
delle finanze, del Corpo della Guardia di finanza, che esegue le
verifiche e gli accertamenti richiesti, necessari ai fini delle
verifiche trimestrali di cui al primo periodo, agendo con i poteri ad
esso attribuiti ai fini degli accertamenti relativi all’imposta sul
valore aggiunto e alle imposte sui redditi. Per le stesse finalita’ e
cadenze, sulla base di analoghe intese, sono disposte verifiche dei
Servizi Ispettivi di finanza pubblica. In caso di rilevata assenza o
inadeguatezza degli strumenti e delle metodologie di cui al secondo
periodo del presente comma, le sezioni giurisdizionali regionali
della Corte dei conti irrogano agli amministratori responsabili la
condanna ad una sanzione pecuniaria pari ad un minimo di cinque e
fino ad un massimo di venti volte la retribuzione dovuta al momento
di commissione della violazione.
8. In sede di controllo di legittimita’ e regolarita’ sui bilanci
preventivi e consuntivi delle autonomie territoriali e degli enti che
compongono il Servizio sanitario nazionale ai sensi dell’articolo 1,
commi 166 e seguenti, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, le
sezioni regionali di controllo della Corte dei conti accertano la
salvaguardia degli equilibri di bilancio, il rispetto del patto di
stabilita’ interno la sostenibilita’ dell’indebitamento e l’assenza
di irregolarita’, suscettibili di pregiudicare, anche con riguardo ai
futuri assetti economici dei conti, la sana gestione finanziaria
degli enti.
9. L’accertamento, da parte delle competenti sezioni regionali di
controllo della Corte dei conti, di squilibri economico-finanziari,
di mancata copertura di spese, di violazione di norme finalizzate a
garantire la sana gestione finanziaria comporta l’obbligo delle
amministrazioni interessate di adottare, entro 60 giorni dalla
comunicazione del deposito della pronuncia di accertamento, i
provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarita’ e a ripristinare
gli equilibri di bilancio. Nelle more della adozione dei
provvedimenti ripristinatori e del successivo controllo delle sezioni
regionali della Corte dei conti e’ preclusa l’attuazione dei
programmi di spesa, per i quali e’ stata accertata la mancata
copertura o la insussistenza della relativa sostenibilita’
finanziaria.
10. Ciascun Gruppo consiliare delle Assemblee regionali approva un
rendiconto di esercizio annuale che disciplina la corretta
rilevazione dei fatti di gestione, la documentazione da porre a
corredo del rendiconto stesso, nonche’ le modalita’ per la regolare
tenuta della contabilita’.
11. Il rendiconto di cui al comma 10 e’ strutturato secondo linee
guida deliberate dalle Sezioni riunite della Corte dei conti ed
evidenzia, in apposite voci, le risorse trasferite al Gruppo
dall’Assemblea, con indicazione del titolo del trasferimento, delle
spese esclusivamente riferibili alle funzioni politico istituzionali,
con esclusione di indennita’, benefici o simili emolumenti e di
quelle comunque estranee a tali funzioni, nonche’ le misure adottate
per consentire la tracciabilita’ dei pagamenti effettuati.
12. Il rendiconto e’ trasmesso, entro venti giorni dalla chiusura
dell’esercizio, alla competente Sezione regionale di controllo della
Corte dei conti perche’ si pronunci, nel termine di venti giorni,
sulla regolarita’ dello stesso con apposita delibera che viene
trasmessa al Presidente dell’Assemblea regionale che ne cura la
pubblicazione. Il rendiconto e’, altresi’, pubblicato come allegato
al conto consuntivo dell’Assemblea.
13. Qualora la competente Sezione riscontri che il rendiconto o la
documentazione trasmessa a corredo dello stesso non sia conforme alle
prescrizioni stabilite a norma del presente articolo invita, entro
dieci giorni dal ricevimento del rendiconto, il presidente del Gruppo
a provvedere alla relativa regolarizzazione, fissandone il termine.
L’invito sospende la decorrenza del termine per la pronuncia della
Sezione. Nel caso in cui il Gruppo non provveda alla regolarizzazione
entro il termine fissato, decade dal diritto all’erogazione, per
l’anno in corso, di risorse da parte dell’Assemblea. La decadenza di
cui al presente comma comporta l’obbligo di restituire le somme
ricevute a carico del bilancio dell’Assemblea e non rendicontate.
14. La decadenza e l’obbligo di restituzione di cui al comma 12
conseguono alla mancata trasmissione del rendiconto entro il termine
individuato ai sensi del comma 3, ovvero alla delibera di non
regolarita’ del conto da parte della Sezione regionale di controllo.
15. Le medesime disposizioni si applicano al rendiconto generale
dell’Assemblea regionale.

Titolo I

REGIONI

Art. 2

Riduzione dei costi della politica nelle regioni

1. Ai fini del coordinamento della finanza pubblica e per il
contenimento della spesa pubblica, a decorrere dal 2013 una quota
pari all’80 per cento dei trasferimenti erariali a favore delle
regioni, diversi da quelli destinati al finanziamento del servizio
sanitario nazionale ed al trasporto pubblico locale, nonche’ al 5 per
cento dei trasferimenti erariali destinati al finanziamento del
servizio sanitario nazionale, e’ erogata a condizione che la regione,
con le modalita’ previste dal proprio ordinamento, entro il 30
novembre 2012, ovvero entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
del presente decreto qualora occorra procedere a modifiche
statutarie:
a) abbia dato applicazione a quanto previsto dall’articolo 14,
comma 1, lettere a), b), d), e), f), del decreto-legge 13 agosto
2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre
2011, n. 148;
b) abbia definito l’importo dell’indennita’ di funzione e
dell’indennita’ di carica dei consiglieri e degli assessori
regionali, spettanti in virtu’ del loro mandato, in modo tale che non
ecceda complessivamente l’importo riconosciuto dalla regione piu’
virtuosa. La regione piu’ virtuosa e’ individuata dalla Conferenza
Stato-regioni entro il 30 ottobre 2012. Decorso inutilmente tale
termine, la regione piu’ virtuosa e’ individuata con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri adottato nei successivi
quindici giorni, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto
con i Ministri per la pubblica amministrazione e la semplificazione e
dell’economia e delle finanze;
c) abbia introdotto il divieto di cumulo di indennita’ o
emolumenti, ivi comprese le indennita’ di funzione o di presenza, in
commissioni o organi collegiali derivanti dalle cariche di presidente
della Regione, di presidente del consiglio regionale, di assessore o
di consigliere regionale, prevedendo inoltre che il titolare di piu’
cariche sia tenuto ad optare, fin che dura la situazione di cumulo
potenziale, per uno solo degli emolumenti o indennita’;
d) abbia previsto, per i consiglieri, la gratuita’ della
partecipazione alle commissioni permanenti, con l’esclusione anche di
diarie, indennita’ di presenza e rimborsi spese comunque denominati;
e) abbia disciplinato le modalita’ di pubblicita’ e trasparenza
dello stato patrimoniale dei titolari di cariche pubbliche elettive e
di governo di competenza, prevedendo che la dichiarazione, da
pubblicare annualmente, all’inizio e alla fine del mandato, sul sito
internet dell’ente riguardi: i dati di reddito e di patrimonio con
particolare riferimento ai redditi annualmente dichiarati; i beni
immobili e mobili registrati posseduti; le partecipazioni in societa’
quotate e non quotate; la consistenza degli investimenti in titoli
obbligazionari, titoli di Stato, o in altre utilita’ finanziarie
detenute anche tramite fondi di investimento, sicav o intestazioni
fiduciarie, stabilendo altresi’ sanzioni amministrative per la
mancata o parziale ottemperanza;
f) fatti salvi i rimborsi delle spese elettorali previsti dalla
normativa nazionale, abbia definito l’importo dei contributi in
favore di gruppi consiliari, esclusa in ogni caso la contribuzione
per gruppi composti da un solo consigliere, salvo quelli che
risultino cosi’ composti gia’ all’esito delle elezioni, ovvero
partiti o movimenti politici, in modo tale che non eccedano
complessivamente l’importo riconosciuto dalla regione piu’ virtuosa,
secondo criteri omogenei, ridotto della meta’. La regione piu’
virtuosa e’ individuata dalla Conferenza Stato-regioni entro il 30
ottobre 2012. Decorso inutilmente tale termine, la regione piu’
virtuosa e’ individuata con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri adottato nei successivi quindici giorni, su proposta del
Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri per la pubblica
amministrazione e la semplificazione e dell’economia e delle finanze;
g) abbia dato applicazione alle regole previste dall’articolo 6 e
dall’articolo 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010,
dall’articolo 22, commi da 2 a 4, dall’articolo 23-bis, commi 5-bis e
5-ter, e dall’articolo 23-ter del decreto-legge n. 201 del 2011,
dall’articolo 3, commi 4, 5, 6 e 9, dall’articolo 4, dall’articolo 5,
comma 6, e dall’articolo 9, comma 1, del decreto-legge n. 95 del
2012;
h) abbia istituito, altresi’, un sistema informativo al quale
affluiscono i dati relativi al finanziamento dell’attivita’ dei
gruppi politici curandone, altresi’, la pubblicita’ sul proprio sito
istituzionale. I dati sono resi disponibili, per via telematica, al
sistema informativo della Corte dei conti, al Ministero dell’economia
e delle finanze-Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato,
nonche’ alla Commissione per la trasparenza e il controllo dei
rendiconti dei partiti e dei movimenti politici di cui all’articolo 9
della legge 6 luglio 2012, n. 96, e successive modificazioni.
2. Fatto salvo quanto disposto dall’articolo 14, comma 1, lettera
f), del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e fino
all’adeguamento da parte delle Regioni a quanto ivi previsto, ferma
restando, in ogni caso, l’abolizione dei vitalizi gia’ disposta dalle
Regioni, le stesse, a decorrere dalla data di entrata in vigore del
presente decreto e fatti salvi i relativi trattamenti gia’ in
erogazione a tale data, possono prevedere o corrispondere trattamenti
pensionistici o vitalizi in favore di coloro che abbiano ricoperto la
carica di presidente della Regione, di consigliere regionale o di
assessore regionale solo se, a quella data, i beneficiari:
a) hanno compiuto sessantasei anni di eta’;
b) hanno ricoperto tali cariche, anche non continuativamente, per
un periodo non inferiore a dieci anni.
3. Gli enti interessati comunicano il documentato rispetto delle
condizioni di cui al comma 1 mediante comunicazione da inviare alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri ed al Ministero dell’economia e
delle finanze entro quindici giorni successivi alla scadenza dei
termini di cui al comma 1. Le disposizioni del comma 1 si applicano
anche alle Regioni nelle quali, alla data di entrata in vigore del
presente decreto, il Presidente della regione abbia presentato le
dimissioni ovvero si debbano svolgere le consultazioni elettorali
entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto. In tali casi, il termine di sei mesi di cui all’alinea del
comma 1 decorre dalla data della prima riunione del nuovo consiglio
regionale. Ai fini del coordinamento della finanza pubblica, se,
all’atto dell’indizione delle elezioni per il rinnovo del consiglio
regionale, la Regione non ha provveduto all’adeguamento statutario
nei termini di cui all’articolo 14, comma 1, lettera a), del
decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni,
dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le elezioni sono indette per
il numero massimo dei consiglieri regionali previsto, in rapporto
alla popolazione, dal medesimo articolo 14, comma 1, lettera a), del
decreto-legge n. 138 del 2011.
4. Le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e
di Bolzano provvedono ad adeguare i propri ordinamenti a quanto
previsto dal comma 1 compatibilmente con i propri statuti di
autonomia e con le relative norme di attuazione.
5. Qualora le regioni non adeguino i loro ordinamenti entro i
termini di cui al comma 1 ovvero entro quelli di cui al comma 3, alla
regione inadempiente e’ assegnato, ai sensi dell’articolo 8 della
legge 5 giugno 2003, n. 131, il termine di novanta giorni per
provvedervi. Il mancato rispetto di tale ulteriore termine e’
considerato grave violazione di legge ai sensi dell’articolo 126,
comma 1, della Costituzione.
6. All’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 83, secondo periodo, le parole: “il presidente della
regione commissario ad acta”, sono sostituite dalla seguenti: “un
commissario ad acta”;
b) al comma 84, le parole: “ai sensi dei commi 79 o 83” sono
sostituite dalle seguenti: “ai sensi del comma 79”;
c) dopo il comma 84, e’ inserito il seguente: “84-bis. In caso di
dimissioni o di impedimento del presidente della regione il Consiglio
dei Ministri nomina un commissario ad acta, al quale spettano i
poteri indicati nel terzo e quarto periodo del comma 83 fino
all’insediamento del nuovo presidente della regione o alla cessazione
della causa di impedimento. Il presente comma si applica anche ai
commissariamenti disposti ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del
decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni,
dalla legge 29 novembre 2007, n. 222.”.
7. Al terzo periodo del comma 6 dell’articolo 1 della legge 3
giugno 1999, n. 157, e successive modificazioni, dopo le parole:
“Camera dei deputati” sono inserite le seguenti: “o di un Consiglio
regionale”.
Titolo II

PROVINCE E COMUNI

Art. 3

Rafforzamento dei controlli in materia di enti locali

1. Nel decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive
modificazioni, recante il testo unico delle leggi sull’ordinamento
degli enti locali, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo l’articolo 41 e’ inserito il seguente:
«Art. 41-bis. – (Obblighi di trasparenza dei titolari di cariche
elettive e di governo). – 1. Gli enti locali con popolazione
superiore a 10.000 abitanti sono tenuti a disciplinare, nell’ambito
della propria autonomia regolamentare, le modalita’ di pubblicita’ e
trasparenza dello stato patrimoniale dei titolari di cariche
pubbliche elettive e di governo di loro competenza. La dichiarazione,
da pubblicare annualmente, all’inizio e alla fine del mandato, sul
sito internet dell’ente riguarda: i dati di reddito e di patrimonio
con particolare riferimento ai redditi annualmente dichiarati; i beni
immobili e mobili registrati posseduti; le partecipazioni in societa’
quotate e non quotate; la consistenza degli investimenti in titoli
obbligazionari, titoli di Stato, o in altre utilita’ finanziarie
detenute anche tramite fondi di investimento, sicav o intestazioni
fiduciarie.
2. Gli enti locali sono altresi’ tenuti a prevedere sanzioni
amministrative per la mancata o parziale ottemperanza all’onere di
cui al comma 1, da un minimo di euro duemila a un massimo di euro
ventimila. L’organo competente a irrogare la sanzione amministrativa
e’ individuato ai sensi dell’articolo 17 della legge 24 novembre
1981, n. 689.»;
b) l’articolo 49 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 49. – (Pareri dei responsabili dei servizi). – 1. Su ogni
proposta di deliberazione sottoposta alla Giunta e al Consiglio che
non sia mero atto di indirizzo deve essere richiesto il parere, in
ordine alla sola regolarita’ tecnica, del responsabile del servizio
interessato e, qualora comporti riflessi diretti o indiretti sulla
situazione economico-finanziaria o sul patrimonio dell’ente, del
responsabile di ragioneria in ordine alla regolarita’ contabile. I
pareri sono inseriti nella deliberazione.
2. Nel caso in cui l’ente non abbia i responsabili dei servizi, il
parere e’ espresso dal segretario dell’ente, in relazione alle sue
competenze.
3. I soggetti di cui al comma 1 rispondono in via amministrativa e
contabile dei pareri espressi.
4. Ove la Giunta o il Consiglio non intendano conformarsi ai pareri
di cui al presente articolo, devono darne adeguata motivazione nel
testo della deliberazione.»;
c) all’articolo 109, dopo il comma 2 e’ aggiunto il seguente:
“2-bis. L’incarico di responsabile del servizio finanziario di cui
all’articolo 153, comma 4, puo’ essere revocato esclusivamente in
caso di gravi irregolarita’ riscontrate nell’esercizio delle funzioni
assegnate. La revoca e’ disposta con Ordinanza del legale
rappresentante dell’Ente, previo parere obbligatorio del Ministero
dell’interno e del Ministero dell’economia e delle finanze –
Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato;
d) l’articolo 147 e’ sostituito dai seguenti:
«Art. 147. – (Tipologia dei controlli interni).
1. Gli enti locali, nell’ambito della loro autonomia normativa e
organizzativa, individuano strumenti e metodologie per garantire,
attraverso il controllo di regolarita’ amministrativa e contabile, la
legittimita’, la regolarita’ e la correttezza dell’azione
amministrativa.
2. Il sistema di controllo interno e’ diretto a:
a) verificare, attraverso il controllo di gestione, l’efficacia,
l’efficienza e l’economicita’ dell’azione amministrativa, al fine di
ottimizzare, anche mediante tempestivi interventi correttivi, il
rapporto tra obiettivi e azioni realizzate, nonche’ tra risorse
impiegate e risultati;
b) valutare l’adeguatezza delle scelte compiute in sede di
attuazione dei piani, dei programmi e degli altri strumenti di
determinazione dell’indirizzo politico, in termini di congruenza tra
i risultati conseguiti e gli obiettivi predefiniti;
c) garantire il costante controllo degli equilibri finanziari della
gestione di competenza, della gestione dei residui e della gestione
di cassa, anche ai fini della realizzazione degli obiettivi di
finanza pubblica determinati dal patto di stabilita’ interno,
mediante l’attivita’ di coordinamento e di vigilanza da parte del
responsabile del servizio finanziario, nonche’ l’attivita’ di
controllo da parte dei responsabili dei servizi;
d) verificare, attraverso l’affidamento e il controllo dello stato
di attuazione di indirizzi e obiettivi gestionali, anche in
riferimento all’articolo 170, comma 6, la redazione del bilancio
consolidato, l’efficacia, l’efficienza e l’economicita’ degli
organismi gestionali esterni dell’ente;
e) garantire il controllo della qualita’ dei servizi erogati, sia
direttamente, sia mediante organismi gestionali esterni, con
l’impiego di metodologie dirette a misurare la soddisfazione degli
utenti esterni e interni dell’ente.
3. Le lettere d) ed e) del comma 2 si applicano solo agli enti
locali con popolazione superiore a 10.000 abitanti.
4. Nell’ambito della loro autonomia normativa e organizzativa, gli
enti locali disciplinano il sistema dei controlli interni secondo il
principio della distinzione tra funzioni di indirizzo e compiti di
gestione, anche in deroga agli altri principi di cui all’articolo 1,
comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, e successive
modificazioni. Partecipano all’organizzazione del sistema dei
controlli interni il segretario dell’ente, il direttore generale,
laddove previsto, i responsabili dei servizi e le unita’ di
controllo, laddove istituite.
5. Per l’effettuazione dei controlli di cui al comma 1, piu’ enti
locali possono istituire uffici unici, mediante una convenzione che
ne regoli le modalita’ di costituzione e di funzionamento.
Art. 147-bis. – (Controllo di regolarita’ amministrativa e
contabile). – 1. Il controllo di regolarita’ amministrativa e
contabile e’ assicurato, nella fase preventiva della formazione
dell’atto, da ogni responsabile di servizio ed e’ esercitato
attraverso il rilascio del parere di regolarita’ tecnica attestante
la regolarita’ e la correttezza dell’azione amministrativa. E’
inoltre effettuato dal responsabile del servizio finanziario ed e’
esercitato attraverso il rilascio del parere di regolarita’ contabile
e del visto attestante la copertura finanziaria.
2. Il controllo di regolarita’ amministrativa e contabile e’
inoltre assicurato, nella fase successiva, secondo principi generali
di revisione aziendale e modalita’ definite nell’ambito
dell’autonomia organizzativa dell’ente, sotto la direzione del
segretario, in base alla normativa vigente. Sono soggette al
controllo le determinazioni di impegno di spesa, gli atti di
accertamento di entrata, gli atti di liquidazione della spesa, i
contratti e gli altri atti amministrativi, scelti secondo una
selezione casuale effettuata con motivate tecniche di campionamento.
3. Le risultanze del controllo di cui al comma 2 sono trasmesse
periodicamente, a cura del segretario, ai responsabili dei servizi,
ai revisori dei conti e agli organi di valutazione dei risultati dei
dipendenti, come documenti utili per la valutazione, e al consiglio
comunale.
Art. 147-ter. – (Controllo strategico). – 1. Per verificare lo
stato di attuazione dei programmi secondo le linee approvate dal
Consiglio, l’ente locale con popolazione superiore a 10.000 abitanti
definisce, secondo la propria autonomia organizzativa, metodologie di
controllo strategico finalizzate alla rilevazione dei risultati
conseguiti rispetto agli obiettivi predefiniti, degli aspetti
economico-finanziari connessi ai risultati ottenuti, dei tempi di
realizzazione rispetto alle previsioni, delle procedure operative
attuate confrontate con i progetti elaborati, della qualita’ dei
servizi erogati e del grado di soddisfazione della domanda espressa,
degli aspetti socio-economici. L’ente locale con popolazione
superiore a 10.000 abitanti puo’ esercitare in forma associata la
funzione di controllo strategico.
2. L’unita’ preposta al controllo strategico elabora rapporti
periodici, da sottoporre all’organo esecutivo e al consiglio per la
successiva predisposizione di deliberazioni consiliari di
ricognizione dei programmi, secondo modalita’ da definire con il
regolamento di contabilita’ dell’ente in base a quanto previsto dallo
statuto.
Art. 147-quater. – (Controlli sulle societa’ partecipate).
1. L’ente locale definisce, secondo la propria autonomia
organizzativa, un sistema di controlli sulle societa’ partecipate
dallo stesso ente locale. Tali controlli sono esercitati dalle
strutture proprie dell’ente locale, che ne sono responsabili.
2. Per l’attuazione di quanto previsto al comma 1,
l’amministrazione definisce preventivamente, in riferimento
all’articolo 170, comma 6, gli obiettivi gestionali a cui deve
tendere la societa’ partecipata, secondo standard qualitativi e
quantitativi, e organizza un idoneo sistema informativo finalizzato a
rilevare i rapporti finanziari tra l’ente proprietario e la societa’,
la situazione contabile, gestionale e organizzativa delle societa’, i
contratti di servizio, la qualita’ dei servizi, il rispetto delle
norme di legge sui vincoli di finanza pubblica.
3. Sulla base delle informazioni di cui al comma 2, l’ente locale
effettua il monitoraggio periodico sull’andamento delle societa’
partecipate, analizza gli scostamenti rispetto agli obiettivi
assegnati e individua le opportune azioni correttive, anche in
riferimento a possibili squilibri economico-finanziari rilevanti per
il bilancio dell’ente.
4. I risultati complessivi della gestione dell’ente locale e delle
aziende partecipate sono rilevati mediante bilancio consolidato,
secondo la competenza economica.
5. Le disposizioni del presente articolo si applicano agli enti
locali con popolazione superiore a 10.000 abitanti.
Art. 147-quinquies. – (Controllo sugli equilibri finanziari). – 1.
Il controllo sugli equilibri finanziari e’ svolto sotto la direzione
e il coordinamento del responsabile del servizio finanziario e
mediante la vigilanza dell’organo di revisione, prevedendo il
coinvolgimento attivo degli organi di governo, del direttore
generale, ove previsto, del segretario e dei responsabili dei
servizi, secondo le rispettive responsabilita’.
2. Il controllo sugli equilibri finanziari e’ disciplinato nel
regolamento di contabilita’ dell’ente ed e’ svolto nel rispetto delle
disposizioni dell’ordinamento finanziario e contabile degli enti
locali, e delle norme che regolano il concorso degli enti locali alla
realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, nonche’ delle
norme di attuazione dell’articolo 81 della Costituzione.
3. Il controllo sugli equilibri finanziari implica anche la
valutazione degli effetti che si determinano per il bilancio
finanziario dell’ente in relazione all’andamento
economico-finanziario degli organismi gestionali esterni.”;
e) l’articolo 148 e’ sostituito dal seguente:
“Art. 148
(Controllo della Corte dei conti)
1. Le sezioni regionali della Corte dei conti verificano, con
cadenza semestrale, la legittimita’ e la regolarita’ delle gestioni,
il funzionamento dei controlli interni ai fini del rispetto delle
regole contabili e del pareggio di bilancio di ciascun ente locale,
nonche’ il piano esecutivo di gestione, i regolamenti e gli atti di
programmazione e pianificazione degli enti locali. A tale fine, il
sindaco, relativamente ai comuni con popolazione superiore ai 10.000
abitanti, o il Presidente della provincia, avvalendosi del direttore
generale, quando presente, o del segretario negli enti in cui non e’
prevista la figura del direttore generale, trasmette semestralmente
alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti un referto
sulla regolarita’ della gestione e sull’efficacia e sull’adeguatezza
del sistema dei controlli interni adottato, sulla base delle Linee
guida deliberate dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti;
il referto e’, altresi’, inviato al Presidente del consiglio comunale
o provinciale. Per i medesimi controlli, la Corte dei conti puo’
avvalersi, sulla base di intese con il Ministro dell’economia e delle
finanze, del Corpo della Guardia di finanza, che esegue le verifiche
e gli accertamenti richiesti, necessari ai fini delle verifiche
semestrali di cui al primo periodo, agendo con i poteri ad esso
attribuiti ai fini degli accertamenti relativi all’imposta sul valore
aggiunto e alle imposte sui redditi. Per le stesse finalita’ e
cadenze, sulla base di analoghe intese, sono disposte verifiche dei
Servizi Ispettivi di finanza pubblica, ai sensi dell’articolo 14,
comma 1, lettera d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196. In caso di
rilevata assenza o inadeguatezza degli strumenti e delle metodologie
di cui al secondo periodo del presente comma, fermo restando quanto
previsto dall’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, e dai
commi 5 e 5-bis dell’articolo 248, le sezioni giurisdizionali
regionali della Corte dei conti irrogano agli amministratori
responsabili la condanna ad una sanzione pecuniaria pari ad un minimo
di cinque e fino ad un massimo di venti volte la retribuzione mensile
lorda dovuta al momento di commissione della violazione.”;
f) all’articolo 153, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) al comma 4, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “e piu’
in generale alla salvaguardia degli equilibri finanziari complessivi
della gestione e dei vincoli di finanza pubblica. Nell’esercizio di
tali funzioni il responsabile del servizio finanziario agisce in
autonomia nei limiti di quanto disposto dai principi finanziari e
contabili, dalle norme ordinamentali e dai vincoli di finanza
pubblica e tenuto conto degli indirizzi della Ragioneria Generale
dello Stato applicabili agli enti locali in materia di programmazione
e gestione delle risorse pubbliche.“;
2) al comma 6, dopo le parole: “organo di revisione” sono inserite
le seguenti: “, nonche’ alla competente sezione regionale di
controllo della Corte dei conti”;
g) all’articolo 166, dopo il comma 2, sono aggiunti i seguenti:
“2-bis. La meta’ della quota minima prevista dai commi 1 e 2-ter e’
riservata alla copertura di eventuali spese non prevedibili, la cui
mancata effettuazione comporta danni certi all’amministrazione.
2-ter. Nel caso in cui l’ente si trovi in una delle situazioni
previste dagli articoli 195 e 222, il limite minimo previsto dal
comma 1 e’ stabilito nella misura dello 0,45 per cento del totale
delle spese correnti inizialmente previste in bilancio.”;
h) all’articolo 187, dopo il comma 3, e’ aggiunto, in fine, il
seguente:
“3-bis. L’avanzo di amministrazione non puo’ essere utilizzato nel
caso in cui l’ente si trovi in una delle situazioni previste dagli
articoli 195 e 222.“;
i) all’articolo 191 il comma 3 e’ sostituito dal seguente:
“3. Per i lavori pubblici di somma urgenza, cagionati dal
verificarsi di un evento eccezionale o imprevedibile, la Giunta,
entro dieci giorni dall’ordinazione fatta a terzi, su proposta del
responsabile del procedimento, sottopone all’Organo Consiliare il
provvedimento di riconoscimento della spesa con le modalita’ previste
dall’articolo 194, prevedendo la relativa copertura finanziaria nei
limiti delle accertate necessita’ per la rimozione dello stato di
pregiudizio alla pubblica incolumita’. Il provvedimento di
riconoscimento e’ adottato entro 30 giorni dalla data di
deliberazione della proposta da parte della Giunta, e comunque entro
il 31 dicembre dell’anno in corso se a tale data non sia scaduto il
predetto termine. La comunicazione al terzo interessato e’ data
contestualmente all’adozione della deliberazione consiliare.”;
l) dopo il comma 2 dell’articolo 227 e’ inserito il seguente:
“2-bis. In caso di mancata approvazione del rendiconto di gestione
entro il termine del 30 aprile dell’anno successivo, si applica la
procedura prevista dal comma 2 dell’articolo 141.“;
m) all’articolo 234 dopo il comma 2 e’ inserito il seguente:
“2-bis. Al fine di potenziare l’attivita’ di controllo e
monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica, presso le province,
le citta’ metropolitane, i comuni con popolazione superiore a 60.000
abitanti e quelli capoluogo di provincia, un componente del collegio
dei revisori, con funzioni di Presidente, e’ designato dal Prefetto
ed e’ scelto, di concerto, dai Ministri dell’interno e dell’economia
e delle finanze tra i dipendenti dei rispettivi Ministeri.”;
n) al comma 2 dell’articolo 236, le parole: «dai membri dell’organo
regionale di controllo,» sono soppresse;
o) all’articolo 239 sono apportate le seguenti modificazioni:
1) la lettera b) del comma 1 e’ sostituita dalla seguente:
«b) pareri, con le modalita’ stabilite dal regolamento, in materia
di:
1) strumenti di programmazione economico-finanziaria;
2) proposta di bilancio di previsione verifica degli equilibri e
variazioni di bilancio;
3) modalita’ di gestione dei servizi e proposte di costituzione o
di partecipazione ad organismi esterni;
4) proposte di ricorso all’indebitamento;
5) proposte di utilizzo di strumenti di finanza innovativa, nel
rispetto della disciplina statale vigente in materia;
6) proposte di riconoscimento di debiti fuori bilancio e
transazioni;
7) proposte di regolamento di contabilita’,
economato-provveditorato, patrimonio e di applicazione dei tributi
locali»;
2) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:
«1-bis. Nei pareri di cui alla lettera b) del comma 1 e’ espresso
un motivato giudizio di congruita’, di coerenza e di attendibilita’
contabile delle previsioni di bilancio e dei programmi e progetti,
anche tenuto conto dell’attestazione del responsabile del servizio
finanziario ai sensi dell’articolo 153, delle variazioni rispetto
all’anno precedente, dell’applicazione dei parametri di
deficitarieta’ strutturale e di ogni altro elemento utile. Nei pareri
sono suggerite all’organo consiliare le misure atte ad assicurare
l’attendibilita’ delle impostazioni. I pareri sono obbligatori.
L’organo consiliare e’ tenuto ad adottare i provvedimenti conseguenti
o a motivare adeguatamente la mancata adozione delle misure proposte
dall’organo di revisione.»;
3) la lettera a) del comma 2 e’ sostituita dalla seguente:
«a) da parte della Corte dei conti i rilievi e le decisioni assunti
a tutela della sana gestione finanziaria dell’ente»;
p) all’articolo 242, i commi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:
1. Sono da considerarsi in condizioni strutturalmente deficitarie
gli enti locali che presentano gravi ed incontrovertibili condizioni
di squilibrio, rilevabili da un apposita tabella, da allegare al
rendiconto della gestione, contenente parametri obiettivi dei quali
almeno la meta’ presentino valori deficitari. Il rendiconto della
gestione e’ quello relativo al penultimo esercizio precedente quello
di riferimento.
2. Con decreto del Ministro dell’interno di natura non
regolamentare, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, sono fissati i parametri obiettivi, nonche’ le modalita’ per
la compilazione della tabella di cui al comma 1. Fino alla fissazione
di nuovi parametri si applicano quelli vigenti nell’anno
precedente.”;
q) all’articolo 243, dopo il comma 3, e’ inserito il seguente:
“3-bis. “I contratti di servizio, stipulati dagli enti locali con le
societa’ partecipate , devono contenere apposite clausole volte a
prevedere, ove si verifichino condizioni di deficitarieta’
strutturale, la riduzione delle spese di personale delle societa’
medesime, anche in applicazione di quanto previsto dall’articolo 18,
comma 2-bis, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008;
r) dopo l’articolo 243 sono inseriti i seguenti:
“243-bis. (Procedura di riequilibrio finanziario pluriennale)
1. I comuni e le province per i quali, anche in considerazione
delle pronunce delle competenti sezioni regionali della Corte dei
conti sui bilanci degli enti, sussistano squilibri strutturali del
bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario, nel caso in
cui le misure di cui agli articoli 193 e 194 non siano sufficienti a
superare le condizioni di squilibrio rilevate, possono ricorrere, con
deliberazione consiliare alla procedura di riequilibrio finanziario
pluriennale prevista dal presente articolo. La predetta procedura non
puo’ essere iniziata qualora la sezione regionale della Corte dei
Conti abbia gia’ provveduto, ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del
decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149, ad assegnare un termine
per l’adozione delle misure correttive previste dall’articolo 1,
comma 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
2. La deliberazione di ricorso alla procedura di riequilibrio
finanziario pluriennale e’ trasmessa, entro 5 giorni dalla data di
esecutivita’, alla competente sezione regionale della Corte dei conti
e al Ministero dell’interno.
3. Il ricorso alla procedura di cui al presente articolo sospende
temporaneamente la possibilita’ per la Corte dei Conti di assegnare,
ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 6
settembre 2011, n. 149, il termine per l’adozione delle misure
correttive previste dall’articolo 1, comma 168, della legge n. 266
del 2005.
4. Le procedure esecutive intraprese nei confronti dell’ente sono
sospese dalla data di deliberazione di ricorso alla procedura di
riequilibrio finanziario pluriennale fino alla data di approvazione o
di diniego di approvazione del piano di riequilibrio pluriennale di
cui all’articolo 243-quater, commi 1 e 3.
5. Il consiglio dell’ente locale, entro il termine perentorio di 60
giorni dalla data di esecutivita’ della delibera di cui al comma 1,
delibera un piano di riequilibrio finanziario pluriennale della
durata massima di 5 anni, compreso quello in corso, corredato del
parere dell’organo di revisione economico-finanziario.
6. Il piano di riequilibrio finanziario pluriennale deve tenere
conto di tutte le misure necessarie a superare le condizioni di
squilibrio rilevate e deve, comunque, contenere:
a) le eventuali misure correttive adottate dall’ente locale ai
sensi dell’articolo 1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005, n.
266, in considerazione dei comportamenti difformi dalla sana gestione
finanziaria e del mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto
di stabilita’ interno accertati dalla competente sezione regionale
della Corte dei conti;
b) la puntuale ricognizione, con relativa quantificazione, dei
fattori di squilibrio rilevati, dell’eventuale disavanzo di
amministrazione risultante dall’ultimo rendiconto approvato e di
eventuali debiti fuori bilancio;
c) l’individuazione, con relative quantificazione e previsione
dell’anno di effettivo realizzo, di tutte le misure necessarie per
ripristinare l’equilibrio strutturale del bilancio, per l’integrale
ripiano del disavanzo di amministrazione accertato e per il
finanziamento dei debiti fuori bilancio entro il periodo massimo di 5
anni, a partire da quello in corso;
d) l’indicazione, per ciascuno degli anni del piano di
riequilibrio, della percentuale di ripiano del disavanzo di
amministrazione da assicurare e degli importi previsti o da prevedere
nei bilanci annuali e pluriennali per il finanziamento dei debiti
fuori bilancio.
7. Ai fini della predisposizione del piano, l’ente e’ tenuto ad
effettuare una ricognizione di tutti i debiti fuori bilancio
riconoscibili ai sensi dell’articolo 194. Per il finanziamento dei
debiti fuori bilancio l’ente puo’ provvedere anche mediante un piano
di rateizzazione, della durata massima pari agli anni del piano di
riequilibrio, compreso quello in corso, convenuto con i creditori.
8. Al fine di assicurare il prefissato graduale riequilibrio
finanziario, per tutto il periodo di durata del piano, l’ente:
a) puo’ deliberare le aliquote o tariffe dei tributi locali nella
misura massima consentita, anche in deroga ad eventuali limitazioni
disposte dalla legislazione vigente;
b) e’ soggetto ai controlli centrali in materia di copertura di
costo di alcuni servizi, di cui all’articolo 243, comma 2, ed e’
tenuto ad assicurare la copertura dei costi della gestione dei
servizi a domanda individuale prevista dalla lettera a) del medesimo
articolo 243, comma 2;
c) e’ tenuto ad assicurare, con i proventi della relativa tariffa,
la copertura integrale dei costi della gestione del servizio di
smaltimento dei rifiuti solidi urbani e del servizio acquedotto;
d) e’ soggetto al controllo sulle dotazioni organiche e sulle
assunzioni di personale previsto dall’articolo 243, comma 1;
e) e’ tenuto ad effettuare una revisione straordinaria di tutti i
residui attivi e passivi conservati in bilancio, stralciando i
residui attivi inesigibili o di dubbia esigibilita’ da inserire nel
conto del patrimonio fino al compimento dei termini di prescrizione,
nonche’ una sistematica attivita’ di accertamento delle posizioni
debitorie aperte con il sistema creditizio e dei procedimenti di
realizzazione delle opere pubbliche ad esse sottostanti ed una
verifica della consistenza ed integrale ripristino dei fondi delle
entrate con vincolo di destinazione;
f) e’ tenuto ad effettuare una rigorosa revisione della spesa con
indicazione di precisi obiettivi di riduzione della stessa, nonche’
una verifica e relativa valutazione dei costi di tutti i servizi
erogati dall’ente e della situazione di tutti gli organismi e delle
societa’ partecipati e dei relativi costi e oneri comunque a carico
del bilancio dell’ente;
g) puo’ procedere all’assunzione di mutui per la copertura di
debiti fuori bilancio riferiti a spese di investimento in deroga ai
limiti di cui all’articolo 204, comma 1, previsti dalla legislazione
vigente, nonche’ accedere al Fondo di rotazione per assicurare la
stabilita’ finanziaria degli enti locali di cui all’articolo 243-ter,
a condizione che si sia avvalso della facolta’ di deliberare le
aliquote o tariffe nella misura massima prevista dalla lettera a) e
che provveda alla alienazione dei beni patrimoniali disponibili non
indispensabili per i fini istituzionali dell’ente alla
rideterminazione della dotazione organica ai sensi dell’articolo 259,
comma 6, fermo restando che la stessa non puo’ essere variata in
aumento per la durata del piano di riequilibrio.
9. In caso di accesso al Fondo di rotazione di cui all’articolo
243-ter, l’Ente deve adottare entro il termine dell’esercizio
finanziario le seguenti misure di riequilibrio della parte corrente
del bilancio:
a) a decorrere dall’esercizio finanziario successivo, riduzione
delle spese di personale, da realizzare in particolare attraverso
l’eliminazione dai fondi per il finanziamento della retribuzione
accessoria del personale dirigente e di quello del comparto, delle
risorse di cui agli articoli 15, comma 5, e 26, comma 3, dei
Contratti collettivi nazionali di lavoro del 1° aprile 1999
(comparto) e del 23 dicembre 1999 (dirigenza), per la quota non
connessa all’effettivo incremento delle dotazioni organiche;
b) entro il termine di un triennio, riduzione almeno del dieci per
cento delle spese per prestazioni di servizi, di cui all’intervento
03 della spesa corrente;
c) entro il termine di un triennio, riduzione almeno del
venticinque per cento delle spese per trasferimenti, di cui
all’intervento 05 della spesa corrente, finanziate attraverso risorse
proprie;
d) blocco dell’indebitamento, fatto salvo quanto previsto dal primo
periodo del comma 8, lettera g), per i soli mutui connessi alla
copertura di debiti fuori bilancio pregressi.
243-ter. (Fondo di rotazione per assicurare la stabilita’
finanziaria degli enti locali)
1. Per il risanamento finanziario degli enti locali che hanno
deliberato la procedura di riequilibrio finanziario di cui
all’articolo 243-bis lo Stato prevede un’anticipazione a valere sul
Fondo di rotazione, denominato: “Fondo di rotazione per assicurare la
stabilita’ finanziaria degli enti locali”.
2. Con decreto del Ministero dell’interno, di concerto con il
Ministero dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza
Stato-citta’ ed autonomie locali, da emanare entro il 30 novembre
2012, sono stabiliti i criteri per la determinazione dell’importo
massimo dell’anticipazione di cui al comma 1 attribuibile a ciascun
ente locale, nonche’ le modalita’ per la concessione e per la
restituzione della stessa in un periodo massimo di 10 anni decorrente
dall’anno successivo a quello in cui viene erogata l’anticipazione di
cui al comma 1.
3. I criteri per la determinazione dell’anticipazione attribuibile
a ciascun ente locale, nei limiti dell’importo massimo fissato in
euro 100 per abitante e della disponibilita’ annua del Fondo, devono
tenere anche conto:
a) dell’incremento percentuale delle entrate tributarie ed
extratributarie previsto nell’ambito del piano di riequilibrio
pluriennale;
b) della riduzione percentuale delle spese correnti previste
nell’ambito del piano di riequilibrio pluriennale.
243-quater. (Esame del piano di riequilibrio finanziario
pluriennale e controllo sulla relativa attuazione)
1. Entro 10 giorni dalla data della delibera di cui all’articolo
243-bis, comma 5, il piano di riequilibrio finanziario pluriennale e’
trasmesso alla competente Sezione regionale di controllo della Corte
dei Conti, nonche’ alla Commissione di cui all’articolo 155, che
assume la denominazione di Commissione per la stabilita’ finanziaria
degli enti locali. Entro il termine di 30 giorni dalla data di
presentazione del piano, un’apposita sottocommissione della predetta
Commissione, composta esclusivamente da rappresentanti scelti, in
egual numero, dai Ministri dell’interno e dell’economia e delle
finanze tra i dipendenti dei rispettivi Ministeri, svolge la
necessaria istruttoria anche sulla base delle Linee guida deliberate
dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti e delle
indicazioni fornite dalla competente Sezione regionale di controllo
della Corte dei Conti. All’esito dell’istruttoria, la
sottocommissione redige una relazione finale, con gli eventuali
allegati, che e’ trasmessa alla Sezione regionale di controllo della
Corte dei Conti dal competente Capo Dipartimento del Ministero
dell’interno e dal Ragioniere generale dello Stato, di concerto fra
loro.
2. In fase istruttoria, la sottocommissione di cui al comma 1 puo’
formulare rilievi o richieste istruttorie, cui l’ente e’ tenuto a
fornire risposta entro trenta giorni. Ai fini dell’espletamento delle
funzioni assegnate, la Commissione di cui al comma 1 si avvale, senza
diritto a compensi aggiuntivi, gettoni di presenza o rimborsi di
spese, di cinque segretari comunali e provinciali in disponibilita’,
nonche’ di cinque unita’ di personale, particolarmente esperte in
tematiche finanziarie degli enti locali, in posizione di comando o
distacco e senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.
3. La sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, entro
il termine di 30 giorni dalla data di ricezione della documentazione
di cui al comma 1, delibera sull’approvazione o sul diniego del
piano, valutandone la congruenza ai fini del riequilibrio. In caso di
approvazione del piano, la Corte dei Conti vigila sull’esecuzione
dello stesso, adottando in sede di controllo, effettuato ai sensi
dell’articolo 1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266,
apposita pronuncia.
4. La delibera di accoglimento o di diniego di approvazione del
piano di riequilibrio finanziario pluriennale e’ comunicata al
Ministero dell’interno.
5. La delibera di approvazione o di diniego del piano puo’ essere
impugnata entro 30 giorni, nelle forme del giudizio ad istanza di
parte, innanzi alle Sezioni riunite della Corte dei conti in speciale
composizione che si pronunciano, nell’esercizio della propria
giurisdizione esclusiva in tema di contabilita’ pubblica, ai sensi
dell’articolo 103, secondo comma, della Costituzione, entro 30 giorni
dal deposito del ricorso. Le medesime Sezioni riunite si pronunciano
in unico grado, nell’esercizio della medesima giurisdizione
esclusiva, sui ricorsi avverso i provvedimenti di ammissione al Fondo
di rotazione di cui all’articolo 243-quater.
6. Ai fini del controllo dell’attuazione del piano di riequilibrio
finanziario pluriennale approvato, l’organo di revisione
economico-finanziaria dell’ente trasmette al Ministero dell’interno,
al Ministero dell’economia e delle finanze e alla competente Sezione
regionale della Corte dei Conti, entro quindici giorni successivi
alla scadenza di ciascun semestre, una relazione sullo stato di
attuazione del piano e sul raggiungimento degli obiettivi intermedi
fissati dal piano stesso, nonche’, entro il 31 gennaio dell’anno
successivo all’ultimo di durata del piano, una relazione finale sulla
completa attuazione dello stesso e sugli obiettivi di riequilibrio
raggiunti.
7. La mancata presentazione del piano entro il termine di cui
all’articolo 243-bis, comma 5, il diniego dell’approvazione del
piano, l’accertamento da parte della competente Sezione regionale
della Corte dei conti di grave e reiterato mancato rispetto degli
obiettivi intermedi fissati dal piano, ovvero il mancato
raggiungimento del riequilibrio finanziario dell’ente al termine del
periodo di durata del piano stesso, comportano l’applicazione
dell”articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 149 del 2011,
con l’assegnazione al Consiglio dell’ente, da parte del Prefetto, del
termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del
dissesto.”;
s) all’articolo 248 il comma 5 e’ sostituito dai seguenti:
“5. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 1 della legge 14
gennaio 1994, n. 20, gli amministratori che la Corte dei conti ha
riconosciuto, anche in primo grado, responsabili di aver contribuito
con condotte, dolose o gravemente colpose, sia omissive che
commissive, al verificarsi del dissesto finanziario, non possono
ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di
revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali
presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati. I
sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili ai sensi
del periodo precedente, inoltre, non sono candidabili, per un periodo
di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia,
di presidente di Giunta regionale, nonche’ di membro dei consigli
comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli
regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo. Non possono
altresi’ ricoprire per un periodo di tempo di dieci anni la carica di
assessore comunale, provinciale o regionale ne’ alcuna carica in enti
vigilati o partecipati da enti pubblici. Ai medesimi soggetti, ove
riconosciuti responsabili, le sezioni giurisdizionali regionali della
Corte dei conti irrogano una sanzione pecuniaria pari ad un minimo di
cinque e fino ad un massimo di venti volte la retribuzione mensile
lorda dovuta al momento di commissione della violazione.
5-bis. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 1 della legge
14 gennaio 1994, n. 20, qualora, a seguito della dichiarazione di
dissesto, la Corte dei conti accerti gravi responsabilita’ nello
svolgimento dell’attivita’ del collegio dei revisori, o ritardata o
mancata comunicazione, secondo le normative vigenti, delle
informazioni, i componenti del collegio riconosciuti responsabili in
sede di giudizio della predetta Corte non possono essere nominati nel
collegio dei revisori degli enti locali e degli enti ed organismi
agli stessi riconducibili fino a dieci anni, in funzione della
gravita’ accertata. La Corte dei conti trasmette l’esito
dell’accertamento anche all’ordine professionale di appartenenza dei
revisori per valutazioni inerenti all’eventuale avvio di procedimenti
disciplinari, nonche’ al Ministero dell’interno per la conseguente
sospensione dall’elenco di cui all’articolo 16, comma 25, del
decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni,
dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. Ai medesimi soggetti, ove
ritenuti responsabili, le sezioni giurisdizionali regionali della
Corte dei conti irrogano una sanzione pecuniaria pari ad un minimo di
cinque e fino ad un massimo di venti volte la retribuzione mensile
lorda dovuta al momento di commissione della violazione.”.
2. Gli strumenti e le modalita’ di controllo interno di cui al
comma 1, lettera d), sono definiti con regolamento adottato dal
Consiglio e resi operativi dall’ente locale entro tre mesi dalla data
di entrata in vigore del presente decreto, dandone comunicazione al
Prefetto ed alla sezione regionale di controllo della Corte dei
conti. Decorso infruttuosamente il termine di cui al periodo
precedente, il Prefetto invita gli enti che non abbiano provveduto ad
adempiere all’obbligo nel termine di sessanta giorni. Decorso
inutilmente il termine di cui al periodo precedente il Prefetto
inizia la procedura per lo scioglimento del Consiglio ai sensi
dell’articolo 141 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli
enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e
successive modificazioni.
3. I rappresentanti del Ministero dell’interno e del Ministero
dell’economia e delle finanze nei collegi di revisione
economico-finanziaria degli enti locali, previsti dall’articolo 234,
comma 2-bis, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono
scelti tra i soggetti in possesso di requisiti professionali adeguati
per l’espletamento dell’incarico. Con decreto di natura non
regolamentare del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, da adottare entro 120 giorni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti i
requisiti professionali di cui al precedente periodo e i criteri per
la designazione dei componenti di cui al comma 1, lettera m).
4. La disposizione di cui al comma 1, lettera m), si applica a
decorrere dal primo rinnovo dell’organo di revisione successivo alla
data di emanazione del decreto di cui al comma 3.
5. La condizione di deficitarieta’ strutturale di cui all’articolo
242, del citato Testo unico n. 267 del 2000, come modificato dal
comma 1, lettera p), continua ad essere rilevata, per l’anno 2013,
dalla tabella allegata al certificato sul rendiconto dell’esercizio
2011.
6. All’articolo 6 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149,
dopo il comma 2 e’ inserito il seguente:
«2-bis. Il decreto di scioglimento del consiglio, disposto per le
inadempienze di cui al comma 2, conserva i suoi effetti per un
periodo di almeno dodici mesi, fino ad una massimo di quindici
mesi.».
7. La Commissione di cui all’articolo 155 del predetto Testo unico
n. 267 del 2000, ovunque citata, assume la denominazione di
Commissione per la stabilita’ finanziaria degli enti locali.
Titolo II

PROVINCE E COMUNI
Art. 4

Fondo di rotazione
1. Il Fondo di rotazione, denominato: “Fondo di rotazione per la
concessione di anticipazioni agli enti locali in situazione di grave
squilibrio finanziario” di cui all’articolo 243-ter del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, introdotto dall’articolo 3 del
presente decreto, e’ istituito nello stato di previsione del
Ministero dell’interno con una dotazione di 30 milioni di euro per
l’anno 2012, 100 milioni per l’anno 2013 e 200 milioni per ciascuno
degli anni dal 2014 al 2020. Il predetto Fondo e’, altresi’,
alimentato dalle somme del Fondo rimborsate dagli enti locali
beneficiari.
2. Le somme di cui al comma 1 sono versate su apposita contabilita’
speciale intestata al Ministero dell’interno. I rientri delle
anticipazioni erogate sono versati dagli enti locali alla predetta
contabilita’ speciale.
3. Alla copertura degli oneri di cui al comma 1, pari a 30 milioni
di euro per l’anno 2012, a 100 milioni per l’anno 2013 e a 200
milioni per ciascuno degli anni dal 2014 al 2020, si provvede
mediante corrispondente riduzione, dello stanziamento del Fondo
speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale
2012-2014, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali»
della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del
Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2012, allo scopo
parzialmente utilizzando, quanto a 30 milioni di euro
l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche
sociali per gli anni 2012 e 2013, quanto a 70 milioni di euro
l’accantonamento relativo al Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare per l’anno 2013 e, quanto a 200 milioni di
euro l’accantonamento relativo al Ministero dell’economia e delle
finanze per ciascuno degli anni dal 2014 al 2020. Al finanziamento
del Fondo si puo’ provvedere altresi’ ai sensi dell’articolo 11,
comma 3, lettera e), della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
4. I commi 59 e 60 dell’articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n.
220, sono abrogati. Le somme, pari a 60 milioni di euro, iscritte nel
conto dei residui del capitolo n. 1349 dello stato di previsione del
Ministero dell’interno per l’anno 2012, sono destinate al Fondo di
rotazione di cui al comma 1.
5. Per l’anno 2012 la dotazione del Fondo di rotazione di cui al
comma 1 e’ incrementata della somma di 500 milioni di euro. Tale
importo e’ destinato esclusivamente al pagamento delle spese di parte
corrente relative a spese di personale, alla produzione di servizi in
economia e all’acquisizione di servizi e forniture, gia’ impegnate e
comunque non derivanti da riconoscimento di debiti fuori bilancio ai
sensi dell’articolo 194 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267. L’erogazione delle predette somme in favore degli enti locali
interessati e’ subordinata all’invio al Ministero dell’interno da
parte degli stessi di specifica attestazione sull’utilizzo delle
risorse. Alla copertura dell’onere di cui al primo periodo si
provvede mediante corrispondente utilizzo di quota parte delle
risorse di cui all’articolo 35, comma 1, lettera a), del
decreto-legge n. 1 del 24 gennaio 2012, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 27 del 24 marzo 2012, relativamente
alle spese correnti.
6. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Titolo II

PROVINCE E COMUNI
Art. 5

Anticipazione risorse dal Fondo di rotazione in favore degli enti
locali per i quali sussistono eccezionali squilibri strutturali di
bilancio
1. In sede di prima applicazione delle disposizioni di cui
all’articolo 243-bis e seguenti del decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, come introdotti dal presente decreto, per gli enti che
chiedono di accedere alla procedura di riequilibrio finanziario, in
presenza di eccezionali motivi di urgenza, puo’ essere concessa con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, un’anticipazione a valere sul Fondo di rotazione di
cui all’articolo 4 da riassorbire in sede di predisposizione e
attuazione del piano di riequilibrio finanziario. In caso di diniego
del piano di riequilibrio finanziario da parte della sezione
regionale di controllo della Corte dei Conti, ovvero di mancata
previsione nel predetto piano delle prescrizioni per l’accesso al
Fondo di rotazione di cui all’articolo 243-ter. del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, le somme anticipate sono
recuperate secondo tempi e modalita’ disciplinati dal decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al primo periodo.

Titolo II

PROVINCE E COMUNI

Art. 6
Sviluppo degli strumenti di controllo della gestione finalizzati
all’applicazione della revisione della spesa presso gli enti locali
e ruolo della Corte dei Conti
1. Per lo svolgimento di analisi sulla spesa pubblica effettuata
dagli enti locali, il Commissario per la revisione della spesa
previsto dall’articolo 2 del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 2012, n. 94, si
avvale dei Servizi ispettivi di Finanza pubblica della Ragioneria
generale dello Stato ai quali sono affidate analisi su campione
relative alla razionalizzazione, efficienza ed economicita’
dell’organizzazione e sulla sostenibilita’ dei bilanci.
2. Le analisi di cui al comma 1 sono svolte ai sensi dell’articolo
14, comma 1, lettera d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, sulla
base di modelli di accertamento concordati dalla Ragioneria generale
dello Stato con il Commissario di cui al comma 1 e deliberati dalla
Sezione delle autonomie della Corte dei conti. Gli esiti
dell’attivita’ ispettiva sono comunicati al predetto Commissario di
cui al comma precedente, alle Sezioni regionali di controllo della
Corte dei conti e alla Sezione delle autonomie.
3. La Sezione delle autonomie della Corte dei conti definisce,
sentite le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, le
metodologie necessarie per lo svolgimento dei controlli per la
verifica dell’attuazione delle misure dirette alla razionalizzazione
della spesa pubblica degli enti territoriali. Le Sezioni regionali
effettuano i controlli in base alle metodologie suddette anche
tenendo conto degli esiti dell’attivita’ ispettiva e, in presenza di
criticita’ della gestione, assegnano alle amministrazioni interessate
un termine, non superiore a trenta giorni, per l’adozione delle
necessarie misure correttive dirette a rimuovere le criticita’
gestionali evidenziate e vigilano sull’attuazione delle misure
correttive adottate. La Sezione delle autonomie riferisce al
Parlamento in base agli esiti dei controlli effettuati.
4. In presenza di interpretazioni discordanti delle norme rilevanti
per l’attivita’ di controllo o consultiva o per la risoluzione di
questioni di massima di particolare rilevanza, la Sezione delle
autonomie emana delibera di orientamento alla quale le Sezioni
regionali di controllo si conformano. Resta salva l’applicazione
dell’articolo 17, comma 31, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, nei
casi riconosciuti dal Presidente della Corte dei conti di eccezionale
rilevanza ai fini del coordinamento della finanza pubblica ovvero
qualora si tratti di applicazione di norme che coinvolgono
l’attivita’ delle Sezioni centrali di controllo.
Titolo II
PROVINCE E COMUNI
Art. 7

Ulteriori disposizioni in materia di Corte dei conti

1. Al fine di una piu’ efficiente attuazione delle disposizioni di
settore di cui al presente decreto:
a) il Presidente della sezione regionale di controllo della Corte
dei conti coordina le attivita’ amministrative della Corte stessa
presso la medesima Regione e puo’ avvalersi, per lo svolgimento della
funzione di controllo, anche di magistrati assegnati alla sezione
regionale giurisdizionale, nell’ambito delle risorse umane e
finanziarie disponibili a legislazione vigente, sentito il Presidente
della sezione stessa. Le medesime disposizioni si applicano alle
sezioni istituite presso le province autonome di Trento e di
Bolzano.”;
b) con decreto del Presidente della Corte dei conti e’
individuato un magistrato assegnato alla sezione regionale di
controllo responsabile dell’attuazione, sulla base delle direttive
impartite dal Presidente della medesima sezione, dei compiti
attribuiti alla Corte dei conti dal presente decreto.

Titolo II

PROVINCE E COMUNI

Art. 8

Disposizioni in tema di patto di stabilita’ interno

1. Al comma 2, lettera a), dell’articolo 7 del decreto legislativo
6 settembre 2011, n. 149, nella formulazione anteriore alla modifica
apportata dall’articolo 4, comma 12-bis, del decreto-legge 2 marzo
2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile
2012, n. 44, il riferimento al 3 per cento delle entrate correnti
registrate nell’ultimo consuntivo si intende riferito all’ultima
annualita’ delle certificazioni al rendiconto di bilancio acquisita
dal Ministero dell’interno ai sensi dell’articolo 161 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, alle scadenze previste dal
decreto di cui al comma 2 del predetto articolo 161. Nel caso in cui
l’ente locale soggetto alla sanzione, alla data in cui viene
comunicata l’inadempienza da parte del Ministero dell’economia e
delle finanze, non abbia trasmesso la predetta certificazione al
rendiconto di bilancio, il riferimento e’ all’ultima certificazione
acquisita alla banca dati del Ministero dell’interno.
2. All’articolo 16, commi 6 e 7, del decreto-legge 6 luglio 2012,
n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.
135, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al secondo periodo le parole: “entro il 30 settembre 2012.”
sono sostituite dalle seguenti: “entro il 15 ottobre 2012,
relativamente alle riduzioni da operare nell’anno 2012, ed entro il
31 gennaio 2013 relativamente alle riduzioni da operare per gli anni
2013 e successivi.”;
b) al terzo periodo le parole: “il 15 ottobre 2012” sono
sostituite dalle seguenti: “i 15 giorni successivi”.
3. All’articolo 16 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95,
convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135,
dopo il comma 6, sono inseriti i seguenti:
“6-bis. Per l’anno 2012, ai comuni assoggettati nel 2012 alle
regole del patto di stabilita’ interno, non si applica la riduzione
di cui al comma 6. Gli importi delle riduzioni da imputare a ciascun
comune, definiti mediante i meccanismi di cui al secondo e terzo
periodo del comma 6, non sono validi ai fini del patto di stabilita’
interno e sono utilizzati esclusivamente per l’estinzione anticipata
del debito. Le risorse non utilizzate nel 2012 per l’estinzione
anticipata del debito sono recuperate nel 2013 con le modalita’ di
cui al comma 6. A tale fine i comuni comunicano al Ministero
dell’interno, entro il termine perentorio del 31 marzo 2013 e secondo
le modalita’ definite con decreto del Ministero dell’interno da
adottare entro il 31 gennaio 2013, l’importo non utilizzato per
l’estinzione anticipata del debito. In caso di mancata comunicazione
da parte dei comuni entro il predetto termine perentorio il recupero
nel 2013 e’ effettuato per un importo pari al totale del valore della
riduzione non operata nel 2012. Nel 2013 l’obiettivo del patto di
stabilita’ interno di ciascun ente e’ migliorato di un importo pari
al recupero effettuato dal Ministero dell’interno nel medesimo anno.
6-ter. Alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dal comma
6-bis, nel limite massimo di 500 milioni di euro per l’anno 2012, si
provvede mediante versamento all’entrata del bilancio dello Stato di
una corrispondente quota delle risorse disponibili sulla contabilita’
speciale 1778 “Agenzia delle entrate-Fondi di bilancio.”.
Titolo II

PROVINCE E COMUNI

Art. 9

Disposizioni in materia di verifica degli equilibri di bilancio degli
enti locali, di modifiche della disciplina IPT, di IMU, di
riscossione delle entrate, di cinque per mille
1. Per l’anno 2012 il termine del 30 settembre previsto
dall’articolo 193, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000,
n. 267, e’ differito al 30 novembre 2012, contestualmente
all’eventuale deliberazione di assestamento del bilancio di
previsione.
2. All’articolo 56 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n.
446, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 1, e’ inserito il seguente: “1-bis. Le
formalita’ di cui al comma 1 possono essere eseguite su tutto il
territorio nazionale con ogni strumento consentito dall’ordinamento e
con destinazione del gettito dell’imposta alla Provincia ove ha sede
legale o residenza il soggetto passivo, inteso come avente causa o
intestatario del veicolo.”;
b) al comma 4, le parole: “di ciascuna provincia nel cui
territorio sono state eseguite le relative formalita’” sono
sostituite dalle seguenti: “della provincia titolare del tributo ai
sensi del comma 1-bis”.
3. All’articolo 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 12-bis, ultimo periodo, le parole: “30 settembre”
sono sostitute dalle seguenti: “31 ottobre”;
b) al comma 12-ter, ultimo periodo le parole: “30 settembre” sono
sostitute dalle seguenti: “30 novembre”.
4. In attesa del riordino della disciplina delle attivita’ di
gestione e riscossione delle entrate degli enti appartenenti ai
livelli di governo sub statale, e per favorirne la realizzazione, i
termini di cui all’articolo 7, comma 2, lettera gg-ter), del
decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni,
dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, e all’articolo 3, commi 24, 25 e
25-bis, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, sono stabiliti al
30 giugno 2013. Fino a tale data e’ fatto divieto di procedere a
nuovi affidamenti delle attivita’ di gestione e riscossione delle
entrate e sono prorogati, alle medesime condizioni, anche
patrimoniali, i contratti in corso.
5. Per consentire una efficace gestione della procedura di
erogazione delle devoluzioni del 5 per mille dell’IRPEF disposte dai
contribuenti in favore delle associazioni del volontariato e delle
altre organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale, nonche’ delle
organizzazioni di promozione sociale e delle associazioni e
fondazioni riconosciute di cui all’articolo 10, comma 1, lettera a),
del decreto legislativo n. 460 del 1997, il Ministero del lavoro e
delle politiche sociali stipula apposite convenzioni a titolo
gratuito ai sensi dell’articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241,
con l’Agenzia delle entrate, al fine della erogazione dei contributi
del 5 per mille alle medesime organizzazioni. La gratuita’ di cui al
precedente periodo si estende alle convenzioni gia’ in precedenza
stipulate con amministrazioni pubbliche per le attivita’ di cui al
medesimo comma e in relazione agli anni finanziari 2010, 2011 e 2012.
6. Al comma 3 dell’articolo 91-bis del decreto-legge 24 gennaio
2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012,
n. 27, le parole da: “e gli elementi” fino alla fine, sono sostituite
dalle seguenti: “, gli elementi rilevanti ai fini dell’individuazione
del rapporto proporzionale, nonche’ i requisiti, generali e di
settore, per qualificare le attivita’ di cui alla lettera i) del
comma 1 dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
504, come svolte con modalita’ non commerciali.”.

Titolo II

PROVINCE E COMUNI
Art. 10

Disposizioni in materia di Agenzia Autonoma per la gestione dell’Albo
dei segretari comunali e provinciali

1. Al fine di consentire il definitivo perfezionamento delle
operazioni contabili e organizzative connesse al trasferimento delle
funzioni gia’ facenti capo all’Agenzia Autonoma per la gestione
dell’Albo dei segretari comunali e provinciali, di cui all’articolo
7, commi 31-ter e seguenti, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, il
termine di cui all’articolo 23, comma 12-novies, del decreto-legge 6
luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, nella legge 7
agosto 2012, n. 135, e’ prorogato al 31 luglio 2013. Fino alla
predetta data continua ad applicarsi il sistema di contribuzione
diretta a carico degli enti locali.
2. La Scuola Superiore per la formazione e la specializzazione dei
dirigenti della pubblica amministrazione locale, di seguito
denominata: “Scuola”, e’ soppressa. Il Ministero dell’interno succede
a titolo universale alla predetta Scuola e le risorse strumentali e
finanziarie e di personale ivi in servizio sono trasferite al
Ministero medesimo.
3. I predetti dipendenti con contratto a tempo indeterminato sono
inquadrati nei ruoli del Ministero dell’interno sulla base della
tabella di corrispondenza approvata col decreto del Ministro
dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, di cui all’articolo 7, comma 31-quater, del decreto-legge 31
maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30
luglio 2010, n. 122. I dipendenti trasferiti mantengono il
trattamento economico fondamentale ed accessorio, limitatamente alle
voci fisse e continuative, corrisposto al momento dell’inquadramento.
4. Per garantire la continuita’ delle funzioni svolte dalla Scuola,
fino all’adozione del regolamento di cui al comma 6, l’attivita’
continua ad essere esercitata dalla Scuola stessa presso la sede e
gli uffici a tale fine utilizzati.
5. La disposizione di cui all’articolo 7, comma 31-sexies, del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, continua ad applicarsi anche per
gli oneri derivanti dal comma 2 del presente articolo.
6. Al fine di assicurare il perfezionamento del processo di
riorganizzazione delle attivita’ di interesse pubblico gia’ facenti
capo all’Agenzia Autonoma per la gestione dell’Albo dei segretari
comunali e provinciali, previsto dall’articolo 7, commi 31-ter e
seguenti, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nonche’ quelle
connesse all’attuazione di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo,
con regolamento, da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 4-bis,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro il termine di cui al comma
1 del presente articolo, su proposta del Ministro dell’interno, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro
per la pubblica amministrazione e la semplificazione, si provvede,
fermo restando il numero delle strutture dirigenziali di livello
generale e non generale, risultante dall’applicazione delle misure di
riduzione degli assetti organizzativi disposti dal decreto-legge 6
luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7
agosto 2012, n. 135, alla riorganizzazione delle strutture del
Ministero dell’interno per garantire l’esercizio delle funzioni
trasferite. Con il medesimo regolamento, ai fini dell’inquadramento
del personale con contratto a tempo indeterminato, e’ istituita una
apposita sezione nei ruoli dell’Amministrazione civile dell’interno
corrispondente al numero degli inquadramenti da disporre ai sensi del
decreto di cui all’articolo 7, comma 31-quater, del decreto-legge 31
maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30
luglio 2010, n. 122, e del comma 3 del presente articolo.
7. E’ istituito, a decorrere dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, presso il Ministero dell’interno, il Consiglio
direttivo per l’Albo Nazionale dei segretari comunali e provinciali,
presieduto dal Ministro dell’interno, o da un Sottosegretario di
Stato appositamente delegato, e composto dal Capo Dipartimento per
gli Affari Interni e territoriali, dal Capo del Dipartimento per le
politiche del personale dell’Amministrazione Civile e per le risorse
strumentali e finanziarie, da due prefetti dei capoluoghi di regione
designati a rotazione ogni tre anni, dai Presidenti di ANCI e UPI o
dai loro delegati, da un rappresentante dell’ANCI e da un
rappresentante dell’UPI. Il Ministro dell’interno, su proposta del
Consiglio Direttivo, sentita la Conferenza Stato Citta’ e Autonomie
locali:
a) definisce le modalita’ procedurali e organizzative per la
gestione dell’albo dei segretari, nonche’ il fabbisogno di segretari
comunali e provinciali;
b) definisce e approva gli indirizzi per la programmazione
dell’attivita’ didattica ed il piano generale annuale delle
iniziative di formazione e di assistenza, verificandone la relativa
attuazione;
c) provvede alla ripartizione dei fondi necessari all’espletamento
delle funzioni relative alla gestione dell’albo e alle attivita’
connesse, nonche’ a quelle relative alle attivita’ di reclutamento,
formazione e aggiornamento dei segretari comunali e provinciali, del
personale degli enti locali, nonche’ degli amministratori locali;
d) definisce le modalita’ di gestione e di destinazione dei beni
strumentali e patrimoniali di cui all’articolo 7, comma 31-ter, del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
8. Per la partecipazione alle sedute del Consiglio direttivo non e’
previsto alcun tipo di compenso ne’ rimborso spese a carico del
bilancio dello Stato.
9. L’attuazione delle disposizioni del presente articolo non
determina nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Titolo III

SISMA DEL MAGGIO 2012

Art. 11
Ulteriori disposizioni per il favorire il superamento delle
conseguenze del sisma del maggio 2012

1. Al fine della migliore individuazione dell’ambito di
applicazione del vigente articolo 3-bis del decreto-legge 6 luglio
2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto
2012, n. 135, e per favorire conseguentemente la massima celerita’
applicativa delle relative disposizioni:
a) nel decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito, con
modificazioni, dalla legge 1° agosto 2012, n. 122:
1) all’articolo 1, dopo il comma 5 e’ aggiunto il seguente:
“5-bis. I Presidenti delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e
Veneto, in qualita’ di Commissari Delegati, possono delegare le
funzioni attribuite con il presente decreto ai Sindaci dei Comuni ed
ai Presidenti delle Province nel cui rispettivo territorio sono da
effettuarsi gli interventi oggetto della presente normativa.
Nell’atto di delega devono essere richiamate le specifiche normative
statali e regionali cui, ai sensi delle vigenti norme, e’ possibile
derogare e gli eventuali limiti al potere di deroga.”;
2) all’articolo 3, dopo il comma 1, e’ inserito il seguente:
“1-bis. I contratti stipulati dai privati beneficiari di contributi
per l’esecuzione di lavori e per l’acquisizione di beni e servizi
connessi agli interventi di cui al comma 1, lettera a), non sono
ricompresi tra quelli previsti dall’articolo 32, comma 1, lettere d)
ed e), del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
resta ferma l’esigenza che siano assicurati criteri di economicita’ e
trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche. Restano fermi i
controlli antimafia previsti dall’articolo 5-bis da effettuarsi
secondo le linee guida del Comitato di coordinamento per l’alta
sorveglianza delle grandi opere”;
3) all’articolo 4, comma 1, lettera a), e’ aggiunto, in fine,
il seguente periodo: “Qualora la programmazione della rete scolastica
preveda la costruzione di edifici in sedi nuove o diverse, le risorse
per il ripristino degli edifici scolastici danneggiati sono comunque
prioritariamente destinate a tale scopo.”;
4) all’articolo 5-bis sono apportate le seguenti modificazioni:
4.1) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: “1. Per l’efficacia dei
controlli antimafia concernenti gli interventi previsti nel presente
decreto, presso le prefetture-uffici territoriali del Governo delle
province interessate alla ricostruzioni sono istituiti elenchi di
fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti
a tentativo di infiltrazione mafiosa operanti nei settori di cui al
comma 2, cui si rivolgono gli esecutori dei lavori di ricostruzione.
Per l’affidamento e l’esecuzione, anche nell’ambito di subcontratti,
di attivita’ indicate nel comma 2 e’ necessario comprovare quantomeno
l’avvenuta presentazione della domanda di iscrizione negli elenchi
sopracitati presso almeno una delle prefetture -uffici territoriali
del Governo delle province interessate.”;
4.2) al comma 2, dopo la lettera h), e’ aggiunta la seguente:
“h-bis) gli ulteriori settori individuati, per ogni singola Regione,
con ordinanza del Presidente in qualita’ di Commissario delegato,
conseguentemente alle attivita’ di monitoraggio ed analisi delle
attivita’ di ricostruzione”.
5) all’articolo 7, dopo il comma 1, e’ aggiunto il seguente:
“1-bis Ai comuni di cui all’articolo 1, comma 1, non si applicano le
sanzioni per mancato rispetto del patto di stabilita’ interno 2011,
ai sensi dell’articolo 7, comma 2 e seguenti, del decreto legislativo
6 settembre 2011, n. 149”;
b) le disposizioni di attuazione del credito d’imposta e dei
finanziamenti bancari agevolati per la ricostruzione di cui
all’articolo 3-bis, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95,
convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135,
sono quelle di cui al Protocollo d’intesa tra il Ministro
dell’economia e delle finanze e i Presidenti delle regioni Emilia-
Romagna, Lombardia e Veneto, sottoscritto in data 4 ottobre 2012. I
Presidenti delle predette regioni assicurano in sede di attuazione
del Protocollo il rispetto del limite di spesa autorizzato allo scopo
a legislazione vigente.
2. Al comma 6 dell’articolo 16 del decreto-legge 6 luglio 2012, n.
95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135,
dopo il primo periodo e’ inserito il seguente: “Per gli anni 2012 e
2013 ai Comuni, di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 6
giugno 2012, n. 74, convertito, con modificazioni, dalla legge 1°
agosto 2012, n. 122, non si applicano le disposizioni recate dal
presente comma, fermo restando il complessivo importo delle riduzioni
ivi previste di 500 milioni di euro per l’anno 2012 e di 2.000
milioni di euro per l’anno 2013.”.
3. All’articolo 15 del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74,
convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2012, n. 122,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 dopo le parole: “una indennita’,” sono inserite le
seguenti: “definita anche secondo le forme e le modalita’ previste
per la concessione degli ammortizzatori in deroga ai sensi
dell’articolo 19 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 285,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2,”;
b) al comma 2 le parole da:”di cui all’articolo 19″ fino a: “n. 2”
sono sostituite dalle seguenti: “da definire con il decreto di cui al
comma 3,”.
4. Per ragioni attinenti agli eventi sismici che hanno interessato
le regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto nel maggio 2012, alle
richieste di anticipazione della posizione individuale maturata di
cui all’articolo 11, comma 7, lettere b) e c), del decreto
legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, avanzate da parte degli aderenti
alle forme pensionistiche complementari residenti nelle province di
Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, si applica
in via transitoria quanto previsto dall’articolo 11, comma 7, lettera
a), del citato decreto legislativo n. 252 del 2005, a prescindere dal
requisito degli otto anni di iscrizione ad una forma pensionistica
complementare, secondo le modalita’ stabilite dagli statuti e dai
regolamenti di ciascuna specifica forma pensionistica complementare.
Il periodo transitorio ha durata triennale a decorrere dal 22 maggio
2012.
5. In considerazione della mancata sospensione degli obblighi dei
sostituti di imposta, conseguente al decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze 1° giugno 2012, pubblicato nella
Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 6 giugno 2012, n. 130, i
sostituti di cui al predetto decreto che, a partire dal 20 maggio
2012, non hanno adempiuto agli obblighi di riversamento delle
ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, nonche’ sui
redditi di lavoro autonomo, e relative addizionali gia’ operate
ovvero che non hanno adempiuto alla effettuazione e al riversamento
delle stesse successivamente a tale data, regolarizzano gli
adempimenti e i versamenti omessi entro il 16 dicembre 2012, senza
applicazione di sanzioni e interessi. Effettuato il versamento, i
sostituti operano le ritenute IRPEF sui redditi di lavoro dipendente
e assimilati e relative addizionali nei limiti di cui all’articolo 2
del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180.
6. I pagamenti dei tributi, dei contributi previdenziali e
assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, sospesi
ai sensi dei decreti del Ministro dell’economia e delle finanze 1°
giugno 2012 e 24 agosto 2012, pubblicati nella Gazzetta ufficiale
della Repubblica italiana, rispettivamente, del 6 giugno 2012, n.
130, e del 30 agosto 2012, n. 202, nonche’ dell’articolo 8, comma 1,
del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito, con
modificazioni, dalla legge 1° agosto 2012, n. 122, sono effettuati
entro il 16 dicembre 2012, senza applicazione di sanzioni e
interessi.
7. Fermo restando l’obbligo di versamento nei termini previsti, per
il pagamento dei tributi, contributi e premi di cui al comma 6,
nonche’ per gli altri importi dovuti dal 1° dicembre 2012 al 30
giugno 2013, i titolari di reddito di impresa che, limitatamente ai
danni subiti in relazione alla attivita’ di impresa, hanno i
requisiti per accedere ai contributi di cui all’articolo 3 del
decreto-legge 6 giugno 2012 n. 74, convertito, con modificazioni,
dalla legge 1° agosto 2012, n. 122, ovvero all’articolo 3-bis del
decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, in aggiunta ai predetti
contributi, possono chiedere ai soggetti autorizzati all’esercizio
del credito operanti nei territori di cui all’articolo 1, comma 1,
del citato decreto-legge n. 74 del 2012, un finanziamento, assistito
dalla garanzia dello Stato, della durata massima di due anni. A tale
fine, i predetti soggetti finanziatori possono contrarre
finanziamenti, secondo contratti tipo definiti con apposita
convenzione tra la Cassa depositi e prestiti e l’Associazione
bancaria italiana, assistiti dalla garanzia dello Stato, fino ad un
massimo di 6.000 milioni di euro, ai sensi dell’articolo 5, comma 7,
lettera a), secondo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2003, n.
269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n.
326. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da
adottare entro 7 giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono concesse le garanzie dello Stato di cui al presente
comma e sono definiti i criteri e le modalita’ di operativita’ delle
stesse. Le garanzie dello Stato di cui al presente comma sono
elencate nell’allegato allo stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze di cui all’articolo 31 della legge 31
dicembre 2009, n. 196.
8. I soggetti finanziatori di cui al comma 7 comunicano all’Agenzia
delle entrate i dati identificativi dei soggetti che omettono i
pagamenti previsti nel piano di ammortamento, nonche’ i relativi
importi, per la loro successiva iscrizione, con gli interessi di
mora, a ruolo di riscossione.
9. Per accedere al finanziamento di cui al comma 7, i contribuenti
ivi indicati presentano ai soggetti finanziatori di cui al medesimo
comma:
a) una autodichiarazione, ai sensi dell’articolo 47 del decreto
del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e
successive modificazioni, che attesta:
1) il possesso dei requisiti per accedere ai contributi di cui
all’articolo 3 del predetto decreto-legge n. 74 del 2012, ovvero
dell’articolo 3-bis del predetto decreto-legge n. 95 del 2012;
nonche’
2) la circostanza che i danni subiti in occasione degli eventi
sismici, come comprovati dalle perizie occorrenti per accedere ai
contributi di cui al numero 1), sono stati di entita’ effettivamente
tale da condizionare ancora una ripresa piena della attivita’ di
impresa;
b) copia del modello di cui al comma 11, presentato telematicamente
all’Agenzia delle entrate, nel quale sono indicati i versamenti di
cui al comma 6 sospesi fino al 30 novembre 2012, l’importo da pagare
dal 1° dicembre 2012 al 30 giugno 2013, nonche’ della ricevuta che ne
attesta la corretta trasmissione;
c) alle rispettive scadenze, per gli altri importi di cui al comma
7, copia dei modelli di pagamento relativi ai versamenti riferiti al
periodo dal 1° dicembre 2012 al 30 giugno 2013.
10. Gli interessi relativi ai finanziamenti erogati, nonche’ le
spese strettamente necessarie alla loro gestione, sono corrisposti ai
soggetti finanziatori di cui al comma 7 mediante un credito di
imposta di importo pari, per ciascuna scadenza di rimborso,
all’importo relativo agli interessi e alle spese dovuti. Il credito
di imposta e’ utilizzabile ai sensi dell’articolo 17 del decreto
legislativo 9 luglio 1997, n. 241, senza applicazione del limite di
cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ovvero puo’
essere ceduto secondo quanto previsto dall’articolo 43-ter del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. La
quota capitale e’ restituita dai soggetti di cui al comma 7 a partire
dal 1° luglio 2013 secondo il piano di ammortamento definito nel
contratto di finanziamento.
11. Con provvedimento del Direttore della Agenzia delle entrate da
adottare entro il 31 ottobre 2012, e’ approvato il modello indicato
al comma 9, lettera b), idoneo altresi’ ad esporre distintamente i
diversi importi dei versamenti da effettuare, nonche’ sono stabiliti
i tempi e le modalita’ della relativa presentazione. Con analogo
provvedimento possono essere disciplinati modalita’ e tempi di
trasmissione all’Agenzia delle entrate, da parte dei soggetti
finanziatori, dei dati relativi ai finanziamenti erogati e al loro
utilizzo, nonche’ quelli di attuazione del comma 8.
12. Ai fini del monitoraggio dei limiti di spesa, l’Agenzia delle
entrate comunica al Ministero dell’economia e delle finanze i dati
risultanti dal modello di cui al comma 9, lettera b), i dati delle
compensazioni effettuate dai soggetti finanziatori per la fruizione
del credito d’imposta e i dati trasmessi dai soggetti finanziatori.
13. Agli oneri derivanti dal comma 10, stimati in 145 milioni di
euro per l’anno 2013 e in 70 milioni di euro per l’anno 2014, si
provvede a valere sulle risorse di cui all’articolo 7, comma 21, del
decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, derivanti dalle riduzioni di spesa
previste dallo stesso decreto. Agli eventuali scostamenti rispetto ai
predetti importi, dovuti a variazioni dei tassi di interesse
monitorati dal Ministero dell’economia e delle finanze-Dipartimento
del tesoro, si provvede a valere sulle medesime risorse di cui al
periodo precedente.

Titolo III

SISMA DEL MAGGIO 2012

Art. 12

Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione
in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 10 ottobre 2012
NAPOLITANO

Monti, Presidente del Consiglio dei
Ministri

Cancellieri, Ministro dell’interno

Grilli, Ministro dell’economia e
delle finanzeInizio modulo

I ricandidati facciamoli sparire!!!

Io queste persone non le voglio vedere più in parlamento né in ogni altra istituzione della Repubblica Italiana!! Non sono le sole ma insieme a queste devono sparire tutti gli altri figuri che da anni impediscono l’attuazione dei principi democratici elaborati dai nostri padri costituenti. Occorre che la popolazione si mobiliti e si indigni affinché non si ripeta la scena di un brutto film a cui ormai assistiamo da anni. I partiti che faranno lo sbaglio di candidarli non dovranno avere un solo voto e spero saranno seppelliti dalla storia! La loro elezione è la morte politica del nostro paese.

Bozza del decreto strangolacomuni

Di seguito la bozza del decreto che preoccupa non poco i Comuni ed in particolare quello di Napoli. bozza dl Finanza e funzionamento degli Enti locali 05.10.2012 (1)

Manifestazione di Interesse Nuovo Stadio

Di seguito la delibera di Giunta con la quale si chiede la manifestazione di interesse per la realizzazione di un nuovo stadio a Napoli e la ristrutturazione del San Paolo.

Manifestazione Stadio S.Paolo dgc_290612_0530

L’anticipazione dei concessionari delle reti GAS

Di seguito gli atti del Comune relativi all’anticipazione che si può chiedere ai gestori delle reti GAS secondo la normativa vigente e che mi sono stati richiesti da un gruppo di cittadini.

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determina bollino blu

Regolamento Assegnazione Immobili

Di seguito allego il regolamento di assegnazione degli immobili che sarà all’oggetto del consiglio comunale del 16.10 p.v. Ci sono molte perplessità perché vuole disciplinare tutte le tipologie di assegnazione (commerciale, ad associazioni no profit etc.) in modo identico, mentre invece, credo, che il regolamento dovrebbe essere diviso in Titoli con oggetto le tre diverse tipologie con disciplina diversa. Il regolamento non si occupa, ovviamente, dell’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale e pubblica (ERP) che sono disciplinati dalla legge regionale. Come al solito chi volesse darci una mano è sempre ben accetto.

regolamentoassegnazioneimmobili

Monti ed il taglio della politica negli enti locali

Leggo il comunicato stampa del Governo senza aver letto il provvedimento ma capisco che la spada di Monti è affilata e lascerà delle ferite difficili da guarire. Sul taglio ai costi della politica nel comunicato si legge: “La partecipazione alle commissioni permanenti è invece resa a titolo gratuito. Per gli altri organi collegiali il gettone di presenza non potrà essere superiore ai 30 euro”. Questa disposizione mi incuriosisce molto e voglio proprio vedere se il Governo riuscirà a mantenere il punto visto che questo principio qualche mese fa lo stesso Monti tentò di inserirlo nelle commissioni delle municipalità e fu spazzato via dalle spinte dei partiti in parlamento. Oggi addirittura Monti, rafforzato dal caso lazio, lo vuole applicare a tutti gli enti locali, quindi, regioni, province e comuni. Dico subito che la cosa non mi disturba molto. Allo stato a Napoli, le commissioni permanenti del Consiglio Comunale, sono strutturate su due turni 9,00-12,00 e 12,00-15,00, ciò al fine di coprire un turno di otto ore di lavoro per cinque giorni a settimana, di modo che i Consiglieri Comunali, dipendenti sia pubblici che privati, dovendo partecipare a tutte le commissioni di cui fanno parte per l’intera giornata, possano ottenere la giustifica dal lavoro e, quindi, il pagamento della giornata a carico dell’ente così come prevede la legge vigente (art. 80 del T.U.E.L.). Io in un certo qual modo posso forse ritenermi fortunato perché svolgendo una libera professione (corro come un pazzo, in bici, tra tribunale e comune) non ho un datore di lavoro né uno stipendio e per una mia organizzazione preferisco essere presente solo in alcune sedute delle commissioni scegliendomi gli argomenti più interessanti. Penso, infatti, che i consiglieri che sono sempre presenti cinque giorni su cinque alla settimana dovranno avere delle doti assolutamente particolari ed avranno sicuramente una produttività superiore. E’ chiaro che l’intervento di Monti sul punto avrà effetti devastanti sulla organizzazione della vita di alcuni consiglieri perché andrà a toccare equilibri che si poggiano sulla dichiarata necessità degli stessi consiglieri comunali di una grade città come Napoli di fare politica per 24 h. al giorno al fine di affrontarne bene tutti i gravi problemi che la affliggono. In sostanza sui piatti della bilancia ci sono due principi, da un lato quello di consentire a tutti l’accesso alla politica e dall’altro quello di assicurare il buon andamento della Pubblica Amministrazione ed il principio di economicità nell’azione amministrativa. Secondo voi quale peserà di più? E sopratutto riuscirà Monti a segare anche i superstipendi dei Parlamentari specialmente di quelli che hanno una scarsa o nulla produttività? Alla luce della versione definitiva del DL di Monti ho potuto constatare che la partecipazione alle commissioni permanenti è gratuita solo per la Regione resta invariata la normativa nei comuni.

Di seguito il testo integrale del comunicato stampa che mi riservo di commentare per le altre importantissime parti che riguardano lo strangolamento degli enti locali.

Il governo ha approvato un decreto legge che detta nuove regole finalizzate a riequilibrare la situazione finanziaria di enti locali in difficoltà nonché a favorire la trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici regionali, nell’obiettivo di assicurare negli enti territoriali una gestione amministrativa e contabile efficiente, trasparente e rispettosa della legalità.

Si tratta di un articolato provvedimento che mira a porre un freno immediato a sprechi ed usi impropri delle finanze pubbliche a livello locale. Seguiranno presto altri provvedimenti che comporteranno una proposta di revisione della ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni al fine di assicurare un assetto razionale ed efficiente, con l’eliminazione di sovrapposizioni e duplicazioni burocratiche e chiameranno regioni ed enti locali a concorrere agli obiettivi di finanza pubblica, al consolidamento dei conti e al rispetto del pareggio di bilancio.

La riforma del Titolo V° della Costituzione del 2001 ha ridisegnato l’assetto istituzionale del Paese attribuendo alle amministrazioni territoriali nuove competenze e responsabilità con conseguente incremento dei trasferimenti erariali, in particolare per la sanità e il trasporto locale. Secondo i dati diffusi da CGIA Mestre a settembre 2012, nell’ultimo decennio la crescita della spesa delle Regioni è stata del 74,6%, pari a 89 miliardi di Euro. Nel 2010 (anno a cui risale l’ultimo dato disponibile riferito ai bilanci di previsione) le uscite complessive delle Regioni hanno superato i 208,4 miliardi di Euro.

L’aumento del deficit di bilancio di molte amministrazioni è il risultato, oltre che del ricorso all’indebitamento, anche dell’utilizzo opaco dei fondi da parte di alcune regioni e di un sistema farraginoso di controllo e valutazione delle performances. I dati diffusi dal Ministero dell’Economia (Siope) e dal commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa confermano che questi elementi, insieme, hanno creato un sistema inefficiente ed economicamente insostenibile.

I CONTROLLI SULLA GESTIONE FINANZIARIA

Il provvedimento adottato oggi introduce nuove regole in materia di finanza e funzionamento degli enti locali. Le novità principali riguardano il rafforzamento:

1. dell’azione di controllo della Corte dei Conti, che avrà poteri di controllo e sanzionatori più ampi rispetto al passato. In particolare la Corte eserciterà un controllo di legittimità preventivo sugli atti delle regioni che incidono sulla finanza pubblica, compresi gli atti amministrativi generali e quelli che adempiono agli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea. Potrà inoltre valutare, con controlli mirati sulle gestioni e, nel momento finale, della parifica sul rendiconto consuntivo delle regioni la legittimità e la regolarità amministrativo-contabile delle gestioni stesse.

A tal fine la Corte potrà avvalersi dei Servizi ispettivi di Finanza pubblica della Ragioneria generale dello Stato e della Guardia di Finanza. Alla Corte spetterà anche il potere di controllo sui rendiconti dei gruppi consiliari e, ogni sei mesi, l’elaborazione di linee guida sulla copertura finanziaria adottata dalle leggi regionali.

2. del sistema dei controlli interni che certifica l’efficacia, efficienza e l’economicità dell’azione amministrativa, la verifica di regolarità amministrativa e contabile, la valutazione dei risultati ottenuti rispetto agli obiettivi e il rispetto degli equilibri finanziari.

Per gli enti con più di 5mila abitanti viene introdotto un “controllo strategico” per verificare lo stato di attuazione dei programmi. Per tutti gli enti locali si introduce invece un “controllo sugli equilibri finanziari” che valuta lo stato di salute delle finanze dell’ente.

Ogni ente locale dovrà altresì introdurre un sistema di controlli sulle proprie società partecipate.

I TAGLI AI COSTI DELLA POLITICA

Il decreto interviene sul contenimento della spesa degli organi politici degli enti territoriali e sulla riduzione dell’apparato politico e introduce altresì nuovi obblighi di trasparenza.

Per quanto riguarda gli obblighi di trasparenza il provvedimento obbliga:

– i gruppi consiliari a rendicontare e pubblicare tutti i dati relativi alle agevolazioni e ai contributi ricevuti;

– gli amministratori pubblici (Presidenti delle Regioni, presidenti del consiglio regionale, assessori e consiglieri regionali) ad adeguarsi al rispetto degli stessi standard di trasparenza introdotti dal Governo per i propri membri: pubblicare sul sito internet dell’amministrazione di appartenenza i redditi e il patrimonio.

I compensi dei consiglieri e degli assessori vengono regolati in modo che non eccedano complessivamente il livello di retribuzione riconosciuto dalla Regione più virtuosa (individuata dalla Conferenza Stato-Regioni entro il termine perentorio del 30 ottobre 2012). È vietato il cumulo di indennità o emolumenti, comprese le indennità di funzione o di presidenza, in commissioni o organi collegiali derivanti dalle cariche di presidente della Regione, presidente del consiglio regionale, di assessore o di consigliere regionale.

La partecipazione alle commissioni permanenti è invece resa a titolo gratuito. Per gli altri organi collegiali il gettone di presenza non potrà essere superiore ai 30 euro.

Viene confermata l’eliminazione dei vitalizi e l’obbligatoria applicazione del metodo contributivo per il calcolo della pensione. Nelle more, potranno essere corrisposti trattamenti pensionistici o vitalizi in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della Regione, di consigliere regionale o di assessore regionale solo se i beneficiari abbiano compiuto 66 anni d’età e ricoperto la carica, anche se non continuativamente, per almeno 1o anni.

I finanziamenti e le agevolazioni in favore dei gruppi consiliari, dei partiti e dei movimenti politici vengono decurtati del 50% e adeguati al livello della Regione più virtuosa (identificata dalla Conferenza Stato-Regioni entro il 30 ottobre 2012). I finanziamenti per i gruppi composti da un solo consigliere sono invece aboliti.

Il decreto interviene anche sulla riduzione dell’apparato politico applicando il decreto “anti-crisi” 138 del 2011. Il “taglio” del numero di consiglieri e assessori regionali dovrà essere realizzato entro 6 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, ad esclusione delle Regioni in cui è prevista una tornata elettorale (per le quali il limite verrà applicato dopo le elezioni). Il decreto obbliga anche le Regioni ad attenersi alle regole statali in materia di riduzione di consulenze e convegni, auto blu, sponsorizzazioni, compensi degli amministratori delle società partecipate, ecc.

LE SANZIONI

Per garantire il rispetto delle norme il decreto introduce un sistema di sanzioni dirette e indirette a carico delle regioni. Le sanzioni, che entreranno in vigore dal 2013, si applicano alle regioni inadempienti al 30 novembre 2012 (oppure entro 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto se occorre procedere a modifiche statutarie) e prevedono, in un primo tempo, l’accantonamento dell’80% dei trasferimenti erariali dello Stato (ad eccezione di sanità e trasporto pubblico locale) e il 5% dei trasferimenti per la sanità. Nel caso in cui l’inadempienza persista è prevista una diffida da parte del Governo e la successiva procedura per lo scioglimento del Consiglio.

LE PROCEDURE PER IL RIEQUILIBRIO FINANZIARIO DEGLI ENTI LOCALI

Altre disposizioni, come anticipato, riguardano la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale: le province e i comuni che abbiano squilibri di bilancio tali da provocare il dissesto finanziario approvano un “piano di rientro” della durata massima di 5 anni per riequilibrare le finanze locali. Il piano di rientro dell’ente locale deve contenere una quantificazione precisa dei fattori di squilibrio e individuare tutte le misure necessarie per la riduzione della spesa e il ripianamento del deficit (tra cui il blocco dell’indebitamento e la riduzione delle spese del personale e delle prestazioni di servizi). L’ente locale ha a disposizione diversi strumenti per il risanamento: ad esempio può aumentare le aliquote e le tariffe dei tributi locali, assumere mutui per la copertura dei debiti fuori bilancio.

Per agevolare gli enti locali che hanno avviato un piano di rientro lo Stato istituisce un Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti locali. Attraverso il fondo lo Stato anticipa le risorse finanziarie all’ente che, oltre alla restituzione, si impegna al blocco dell’indebitamento e alla riduzione delle spese del personale e delle prestazioni di servizi.

La sanzione a carico degli amministratori che hanno contribuito con dolo o colpa grave al verificarsi del dissesto finanziario, oltre al pagamento di una multa pari a un minimo di 5 e un massimo di 20 volte la retribuzione, è l’incandidabilità per dieci anni al ruolo di assessore, revisore dei conti degli enti locali e rappresentante dell’ente locale presso altri enti e istituzioni. Per i Sindaci e Presidenti l’incandidabilità è estesa alle cariche di Sindaco, presidente di provincia, presidente di Giunta regionali, membro di consigli comunali o provinciali, del Parlamento italiano ed europeo.

RISCOSSIONE DELLE ENTRATE DEGLI ENTI LOCALI

Infine, il provvedimento approvato dal Governo, intervenendo sul tema dell’attività di gestione e riscossione delle entrate degli enti territoriali, ne annuncia una prossima riforma. Per favorirla viene sostanzialmente stabilito il mantenimento dell’attuale assetto, ma non oltre il 30 giugno 2013.

Il destino dello Stadio Collana

In questi giorni si sta discutendo dell’uso dello stadio collana ed ho una seria difficoltà a comprendere bene come far conciliare tutti gli sport che da anni si praticano all’interno della struttura. E’ chiaro che le potenzialità dell’impianto, per come è collocato, sono enormi e si deve anche trovare la soluzione che consente il recupero delle aree interdette. Diciamo che io ho un rapporto nostalgico col collana perché è il luogo dove, da poco più che ragazzino vinsi nel 1981 il mio primo campionato italiano di lotta stile libero classe esordienti. Oggi l’assessore con delega allo sport, con un provvedimento che non ho ancora avuto modo di leggere, ha riservato il campo alla carpisa, squadra di calcio femminile ed al campania calcio, con l’effetto che sul campo non possono più praticarsi le discipline di atletica. Per ragioni sentimentali diciamo che mi ribolle il sangue nelle vene perché credo che il comune dovrebbe promuovere quelle discipline sportive che da sempre sono dilettantistiche ed in ogni caso non si può pensare che si aggiunga una disciplina in sostituzione di un’altra per il solo fatto che quella subentrata ha dato una “mano” al comune rifacendo il manto erboso. Ad ogni modo credo che la cittadinanza dovrebbe avere la possibilità di pronunciarsi, sia perché riservare il campo al solo gioco del calcio riduce di molto il numero degli utenti, sia perché in campagna elettorale ricordo bene che si è parlato molto della promozione degli sport diversi dal calcio che ormai ha connotazioni più di spettacolo che non si sport.

Di seguito lo sfogo di Corrado Grasso presidente provinciale della FIDAL da il Mattino di Napoli del 6 ottobre 2012 Vincenzo Di Guida

Non si tratta di sfratto, ma l’atletica al Collana si sente in pericolo, paradossalmente proprio in virtù del nuovo manto erboso. Vietati i lanci e proprio per quelli il Comune «suggerirebbe» il trasferimento dell’attività al Virgiliano. «Capisco il martello – sottolinea il presidente provinciale Fidal, Corrado Grasso – ma come si fa a negare disco e giavellotto? Non fanno danni e avviano alla disciplina. Sarebbe un’atletica dimezzata su una pista in pessimo stato che non permette la disputa di gare in un impianto i cui, tra l’altro, i canoni di concessione sono anche aumentati».
Un migliaio gli atleti che utilizzano il campo vomerese. Per Grasso: «Il Virgiliano sarebbe una costrizione per un’area a grande vocazione sportiva quale è il Vomero. Non vogliamo fare la fine di basket e pallavolo che sono spariti. Rugby, calcio, football sono valori aggiunti per l’impianto, non sostitutivi dei nostri. Al Collana atletica e calcio vanno a braccetto dagli anni ’50 quando i valori sportivi erano evidentemente più forti. L’atletica non è il footing, è molto più complessa e portatrice di cultura sportiva: quella che spesso si sbandiera senza applicarla realmente».
Il paradosso raccontato i dirigenti dell’atletica è il timore che lanci e salti possano sparire poi anche dal Virgiliano. «Si sta studiando la possibilità di far giocare football e rugby sul nostro campo – racconta Enzo Miceli, storico dirigente dell’atletica posillipina – passi per il primo che non ha bisogno di grandi spazi, ma per il rugby significherebbero l’eliminazione delle pedane in una struttura che in cui sono stati spesi tanti soldi per dedicarla all’atletica. Vogliamo convivere con tutti ma se il terreno è occupato da allenamenti di altre discipline come potremmo effettuare i nostri?».
Preoccupato anche il presidente della Fidal regionale Sandro Del Naia: «Consideriamo la politica del Comune miope in un momento in cui l’impiantistica sportiva resta deficitaria».

Richiamo del Presidente Napolitano: Ora Scatto Morale.

Dichiarazioni di Napolitano: «Quadro politico inadeguato, va ritrovato il senso civile» perché è «dalla schiettezza del dialogo che possono venire gli stimoli e i sostegni nuovi per una ripresa di slancio ideale». Finalmente il Capo dello stato, un politico di grosso calibro, richiama al senso “morale” i politici. Cosa di non poco conto perché proprio i politici, di ogni calibro e livello, hanno una sorta di allergia per la morale ritenendo la politica al di sopra di tutto, anche della legge, relegata a questione da leguleio. E sotto gli occhi di tutti, invece, che questa affrancazione della politica dai concetti di morale e legalità, è stata ed è la causa della caduta verticale della politica, ormai, scevra da ogni considerazione dello spirito di servizio e delle competenze che pure vi devono essere in chi si propone come amministratore. La politica è diventata in sostanza la scusa per parlare a “vanvera” e fare “fessi” gli elettori a cui chiedere il voto. Non è un caso, infatti, che il  batman laziale è uomo da 20.000 preferenze. Scatto morale vi può essere solo se la parte buona dei partiti si metterà in moto facendo pulizia dal loro interno, cosa che mi sembra assolutamente improbabile. Spero di sbagliarmi

Nasce Ricostruzione Democratica

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Ricostruzione Democratica

Idee ricostruttive della democrazia: I consiglieri Simona Molisso, Carlo Iannello e Gennaro Esposito, hanno presentato le loro dimissioni dai rispettivi gruppi consiliari Federazione della Sinistra e Napoli è Tua, costituendo un nuovo gruppo consiliare con denominazione “Ricostruzione Democratica” eleggendo capogruppo la Consigliera Simona Molisso (nasce Ricostruzione Democratica clikka). La gravissima crisi in cui versa il Paese, che inevitabilmente travolge la nostra città in modo dirompente, richiede di modificare radicalmente i paradigmi con cui si è andati avanti in quest’ultimo disastroso  ventennio: il paese si trova in una situazione metaforicamente analoga a quella del dopoguerra, perché immerso in macerie morali e materiali. La politica deve ricostruire il tessuto democratico civile e morale, abbandonando le prassi scorrette e parassitarie dell’ultimo ventennio che l’hanno resa sprezzante del mandato elettorale ed indifferente al bene comune ed all’interesse pubblico. È solo sulla base di una nuova e coerente programmazione volta a tutelare i cittadini, i servizi loro offerti, i programmi di serio sviluppo, che potremo essere interlocutori del governo e non subire l’umiliazione dell’etero-direzione delle nostre politiche economiche e sociali. Dobbiamo, pertanto, impegnarci per un progetto ambizioso, quello di ricostruire l’amministrazione cittadina, razionalizzandola, rendendola più efficiente, smantellando i baracconi e le sacche di inefficienza.  Non possiamo limitarci a chiedere l’aiuto del governo, ma dobbiamo sfruttare fino in fondo i poteri di programmazione e pianificazione comunali per ricostruire l’amministrazione pubblica in base ai servizi di qualità da offrire ai cittadini, a programmi di sviluppo seri, alla radicale eliminazione di ogni sacca di inefficienza.  Ciò fatto, pretendere i trasferimenti da Roma per la nostra città che potrà e dovrà investire con legittima autonomia politica ed amministrativa. Non si tratta di un programma nuovo, ma semplicemente di ricollocare l’azione amministrativa nei cardini sanciti dalla Costituzione repubblicana, per cui i dipendenti pubblici e gli eletti sono al servizio dei cittadini. È per questo che ci è parso opportuno richiamare nel nome del gruppo lo spirito di cui si fecero carico i costituenti i quali ricostruirono la democrazia dopo un ventennio e una guerra tragici. Riteniamo, infatti, che non servano formule nuove, ma che tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno siano descritti in modo limpido nella nostra carta costituzionale. http://www.ideericostruttivedemocrazia.org/

La condivisione del potere

Alla spartizione partitica del potere, preferisco la condivisione del potere e la cessione di sovranità in favore della partecipazione alle scelte amministrative dello Stato e degli Enti Locali. Non condivido scelte isolate giustificate dalla assunzione della relativa responsabilità perché esse spesso celano accordi volti unicamente all’accrescimento del proprio potere personale. Il vero leder si annulla nella scelta collettiva per essere il solo terminale della comunicazione. Sono convinto che i sistemi maggioritari hanno compiuto il loro corso ed in un momento delicato di crisi rappresentano addirittura un pericolo per il loro sbocco naturale verso la deriva autoritaria ed il dirigismo. Urge il cambio di una classe politica corrotta nell’azione e nel pensiero perché legata a logiche di “clan” dove il bene comune e l’interesse pubblico viene dopo l’interesse personale e dopo l’interesse del “clan”. Questi i principi cardine di ogni nuova forza politica o rinnovata che voglia assumere la sfida del governo del paese.

Romeo e l’Insula

Il Progetto Insula di Romeo (clikka) credo stia andando avanti. Questa è una brochure che ho rinvenuto nel Comune e rappresenta una ulteriore elaborazione del progetto che ha visto, posso dire, la quasi totalità della maggioranza contraria alla sua adozione. Ovviamente sono perplesso ed a questo punto credo che Romeo “voglia l’insula così come desiderò Giulietta” solo che l’epilogo, seppure denso di passione, si rivelò un abbraccio mortale. A parte ogni considerazione la struttura del progetto secondo me e molti altri consiglieri è minata alle fondamenta perché sottrarrebbe pezzi di città al controllo amministrativo e fiscale e genererebbe una grave disparità di trattamento tra quartieri ricchi e poveri. Spero si valuti bene e si informi la città di ciò che si vuole fare dei suoi quartieri. Per capire bene il lavoro che nonostante tutto sta andando avanti allego anche la prima versione della brochure (clikka).

Comune di Napoli: Lo sforzo della politica con i conti in rosso

Qualche giorno fa, nella mia qualità di consigliere comunale, mi è giunta una nota del direttore dei servizi finanziari (clikka), con la quale si comunica al consiglio che dalla redazione delle prime schede del bilancio consuntivo 2011 emerge un disavanzo di circa 420 milioni di euro dovuto allo stralcio dei residui attivi di dubbia esigibilità. La sequenza delle norme citate che, per formazione, mi ha incuriosito impone al consiglio comunale una manovra di riassestamento entro trenta giorni, con sanzioni, in mancanza, che possono arrivare fino allo scioglimento del comune. La situazione è drammatica anche per le partecipate che versano in condizioni economiche altrettanto disastrate come Bagnoli Futura S.p.a., con tre esercizi in perdita ed una esposizione di circa 300 milioni di euro; l’ANM anch’essa in grave crisi con un credito verso il comune, ovviamente non onorato, di circa 200 milioni di euro, per non parlare di Napoli Sociale i cui lavoratori sono da tre mesi senza stipendio. In queste condizioni credo che ai consiglieri comunali compete un dovere di lealtà e di verità verso la cittadinanza che deve essere informata di come stanno realmente le cose. Occorre onorare il patto assunto con i cittadini mettendo in campo serie politiche di rigore iniziando in casa propria con la riduzione dei costi, ivi compresi quelli di staff, utilizzando personale del Comune. In ogni decisione si impone l’obbligo della trasparenza assoluta! Non digerisco, infatti, comunicazioni di decisioni già prese su tavoli di cui non si conosce la composizione né posso pensare che le decisioni isolate siano sempre e comunque le migliori. Il principio di responsabilità deve essere contemperato con quello della trasparenza e della partecipazione alle scelte fondamentali dell’amministrazione. Il “ghe pensi mi” di berlusconiana memoria spero e voglio sia morto e sepolto per i gravi danni economici e morali che ha causato all’intero paese! Solo in questo modo possiamo dimostrare di meritare la fiducia dei cittadini, in contrario non mi interessa partecipare ad un qualcosa che non mi appartiene, non mi è appartenuto e non mi apparterrà mai! Le ultime bagarre tra un assessore di peso come D’Angelo ed il Sindaco di Napoli non mi sembra si possano archiviare con una pace fatta, ma con un serio e concreto dibattito con le forze di maggioranza che rappresentano i cittadini. L’unico obiettivo di un gruppo consiliare, infatti, non è quello di essere scudieri né del Sindaco nè tanto meno di un assessore. L’assenza del vincolo di mandato, per gli eletti, infatti, ha come solo ed unico significato l’obbligo per ogni rappresentante di fare solo ed esclusivamente il bene e l’interesse pubblico, sempre e comunque, anche al costo di andare contro la stessa maggioranza sia essa un partito sia essa un semplice gruppo consiliare! Di questo credo, con Carlo Iannello, abbiamo dato prova assumendoci tutte le responsabilità quando è stato il caso di levare una voce critica anche nella assemblea cittadina ed in momenti delicati. Questo è l’unico apporto che oggi dall’altra parte nella quale mi trovo posso dare. Il mio è un appello alla partecipazione ed alla trasparenza contro gli interessi individuali e contro ogni sorta di cortigianeria. Abbiamo già dato!

Regioni: Le mani nella marmellata

Possibile che da qualche giorno tutti gli amministratori regionali compresi i Presidenti e Governatori dichiarano di essere in procinto di tagli e sforbiciate di riduzioni di comandi e di personale, come se ciò fosse utile a ricostruirsi una verginità senza considerare che l’unico atto utile e dignitoso sarebbe solo ed esclusivamente quello della restituzione del mal tolto alla pubblica utilità, perché delle due l’una o questi soldi erano necessari ed allora non possono essere tagliati oppure se vengono tagliati allora c’è l’ammissione che erano mal dati ed allora devono essere restituiti! Come del pari devono essere restituiti tutti quei soldi che hanno preso tutti quei partiti estinti, morti e sepolti. Io al Comune di Napoli, come consigliere comunale, come fondo del gruppo consiliare in quest’anno avrei diritto ad avere circa 1.024 €. per attività politica da rendicontare centesimo per centesimo, quelli del 2011 non li ho neppure spesi, mentre da un anno vado dicendo che il contratto di consultazione che abbiamo con l’ANSA di oltre centomila euro all’anno a disposizione di tutti i consiglieri (che però non si possono collegare contemporaneamente) è assolutamente inconcepibile, come lo è la rassegna stampa che abbiamo appaltato all’esterno e che ci costa altrettanto. Non credo che si debba fare a gara a chi taglia di più ma sono convinto che di sprechi ce ne sono ed ogni uno di noi che incappa in uno di questi ha il dovere di mettere al centro della discussione il problema. Ormai l’indignazione è a livelli stratosferici perché a questi li abbiamo colti con il barattolo della marmellata vuota mentre si stavano leccando ancora le dita….

Angelo Agrippa corriere del mezzogiorno del 26.09.2012

NAPOLI — Un emendamento presentato dai capigruppo consiliari sarà approvato oggi in consiglio regionale per tagliare del 50 per cento i fondi pubblici destinati ai gruppi politici; del 50 per cento i fondi per l’assunzione degli assistenti (i cosiddetti portaborse); del 25 per cento gli stanziamenti per le prestazioni giornalistiche e una drastica diminuzione dei ‘‘comandati”, vale a dire dei 94 dipendenti provenienti da altre strutture pubbliche, ma pagati profumatamente, attraverso il salario accessorio, dagli uffici del Centro direzionale. Infine, sarà varata pure una norma di principio per stabilire che d’ora in poi qualunque attribuzione finanziaria destinata al consiglio regionale campano dovrà risultare la meno onerosa tra quelle contemplate dai bilanci di ogni assemblea regionale d’Italia. Paolo Romano, presidente pidiellino del consiglio regionale campano, è di ritorno dalla riunione nella quale il segretario nazionale del partito, Angelino Alfano, ha chiesto misure concrete di contenimento dei costi della politica.
Romano, perché solo ora avete deciso di tagliare della metà i fondi per i gruppi consiliari e per gli assistenti?
«È ingeneroso dire, dopo due anni di lavoro per ridurre le spese eccessive, che soltanto ora ci siamo accorti della necessità di contenere i costi. Continuiamo il percorso intrapreso, consapevoli pure che il clima provocato dalle recenti vicende del Lazio richieda una risposta immediata e responsabile da parte della classe politica. Ma il nostro impegno è dimostrato da tempo: a luglio scorso abbiamo varato la legge Campania zero, cancellando i gruppi costituiti da un solo consigliere; riducendo le indennità del 30 per cento; abolendo tutte le auto blu, tranne quelle del presidente della giunta e del presidente del consiglio; e non abbiamo speso un euro di consulenze».
Ciò che viene fuori oggi, dopo lo scandalo del Lazio, è che si tagliano spese ma poi si tenta di compensare le riduzioni con altre dotazioni, riferite, magari, ad altre voci.
«Le assicuro che non è così. Non ci saranno compensazioni alle riduzioni di spesa, né occulte, né alternative. Anzi, le anticipo che oltre ai tagli contenuti nell’emendamento, procederemo ad altre revisioni di spesa entro l’anno».
Quali?
«Stiamo valutando ogni aspetto del bilancio. Probabilmente, c’è ancora altro da tagliare nei servizi. Pochi giorni fa abbiamo rescisso il contratto di locazione di alcuni locali del Centro direzionale che ci consentiranno un ulteriore risparmio di oltre un milione di euro: risparmieremo sul servizio di guardiania, sulla squadra di pulizie».
Vi sono altri locali in affitto che possono essere tagliati?
«Stiamo verificando nel dettaglio».
Per statuto, nel consiglio regionale campano è possibile costituire un gruppo politico con almeno due consiglieri, sempreché sia collegato a una rappresentanza dello stesso partito in sede nazionale o europea. Ma l’Udeur non ha rappresentanza organizzata nel parlamento nazionale e in Europa: Mastella fu eletto a Bruxelles con il Pdl.
«Sì, ma come indipendente. Poi, mi sembra abbia aderito al Ppe. Comunque, a verificare la congruità della costituzione del gruppo Udeur in consiglio regionale ci ha pensato la struttura di supporto all’ufficio di presidenza».
Tutto regolare?
«Credo proprio di sì».
Lei ha annunciato che saranno drasticamente tagliati i cosiddetti «comandati» che, oggi, sono 94 e pesano sul bilancio del consiglio. Mentre con i distaccati si arriva a 187 unità. Quante posizioni di comando revocherete?
«Credo che ridurremo i ‘‘comandati” fino ad arrivare a sole 20, 25 posizioni. Ma si sappia che non siamo contrari all’istituto della mobilità, bensì siamo costretti a queste sforbiciate perché non riusciamo a sostenere i costi. Già nel 2010 ci ritrovammo con 250 ‘‘comandati” e il primo sfoltimento ci ha consentito di fare un significativo passo in avanti in direzione della riduzione dei costi».
Quale criterio seguirete per revocare gli incarichi?
«Ogni gruppo consiliare esaminerà le proprie esigenze: chi, per esempio, presenta tre comandati, ne rimarrà con uno solo».
Romano, a quanto ammonta la dotazione del suo ufficio per le spese di rappresentanza?
«Quarantanovemila euro l’anno. Tutto certificato».
Mai organizzate cene nel suo sontuoso appartamento di rappresentanza?
«No, mai. Lo utilizzo raramente e esclusivamente per occasioni di rappresentanza. E poi, non c’è nulla di sontuoso: è un ufficio, né più, né meno».

La moglie di Caldoro discriminata?

La moglie di Caldoro dichiara di essere discriminata per essere la moglie di Caldoro che a sua volta l’ha nominata in un osservatorio regionale. La notizia è di qualche giorno fa ed oggi riappare con una lettera di Marco Salvatore al Corriere che difende la scelta, poiché la firma del Presidente della Regione, sul decreto di nomina della moglie in questa commissione, è un atto dovuto. La cosa mi fa accapponare la pelle, per fortuna c’è stata la risposta del Direttore De Marco sulle pagine del Corriere del mezzogiorno di oggi che ovviamente sottolinea che seppure la cosa fosse legittima, ci sono delle ragioni di opportunità che avrebbero dovuto consigliare il Presidente, ad essere più attento. La questione, peraltro, capita in piena bufera del caso malapolitica regionale e si ha l’ardire di dire che le mogli dei politici sono discriminate. La verità è che non si vuole capire che il ricoprire incarichi pubblici è causa, non ha solo di onori, ma anche oneri e pesi ed essere la moglie di una persona che ricopre una così importante carica istituzionale ha gioco forza anche delle ricadute anche sulla vita familiare. Oggi in consiglio comunale dopo un mio intervento facevo, infatti, una riflessione con un assessore a cui ho detto che il politico è in un certo qual modo è come il Giudice: non deve solo essere imparziale ma deve anche apparire tale.

di seguito l’articolo di Lomonaco da il corriere del mezzogiorno del 23 Settembre, 2012

La polemica è stata sollevata da Carlo Aveta (La Destra) per «la nomina della moglie del presidente Caldoro in un osservatorio regionale». E lei, Annamaria Colao, l’ha presa male, tanto da sfogarsi su Fb: «Cari amici miei ancora una volta la mia relazione famigliare mi mette in condizione di essere discriminata… È tempo che io divorzi per avere il rispetto che merito per la mia professione?». Le risponde l’amica Teresa Armato (Pd): «Capisco lo sfogo, ma non è stata discriminata».

NAPOLI — Il sasso nello stagno l’ha gettato Carlo Aveta, consigliere regionale e segretario campano della Destra: «Sulla nomina della moglie del presidente Caldoro in un osservatorio regionale presenterò un’interrogazione urgente». Aveta l’ha annunciato un paio di giorni fa, dopo aver appreso «che il presidente Caldoro, con decreto n. 154 del 24 maggio scorso, ha nominato la moglie quale componente dell’Osservatorio per la formazione medico specialistica per verificare lo standard di attività assistenziali dei medici specialistici».
Aveta ha precisato che non intende mettere in discussione l’eccellente curriculum accademico e le qualità professionali della professoressa Annamaria Colao, ma ha sottolineato che «appare quantomeno inopportuna, da parte del presidente della Giunta, la nomina della moglie in un osservatorio regionale».
Le acque si sono immediatamente mosse, infatti ad Aveta ha replicato Gennaro Salvatore, presidente del gruppo consiliare «Caldoro Presidente», spiegando: «I componenti dell’Osservatorio regionale per la formazione medico specialistica sono designati dai presidi delle facoltà di Medicina e Chirurgia, sentiti i rispettivi consigli di facoltà, e i criteri di designazione sono previsti per tutte le Regioni dal decreto legislativo n. 368 del 1999, in attuazione a una direttiva europea. La Regione, la giunta regionale, non hanno discrezionalità né nel cambiare l’organismo, né nel decidere la sua composizione nominale. Tra l’altro l’Osservatorio è stato istituito con deliberazione della Giunta regionale n. 906 del 23 giugno 2004».
Quindi due precisazioni in una: i nomi non li ha scelti Caldoro e fu la giunta Bassolino a istituire l’organismo e quindi anche a stabilire il compenso orario per i consulenti. Un compenso non particolarmente appetibile: 185,92 euro più Iva per i componenti esterni all’amministrazione.
La doppia precisazione ha dunque chiuso la faccenda? Tutt’altro. Innanzitutto perché sebbene Salvatore dica la verità, è vero anche quello che afferma Aveta, perché in calce al decreto del Presidente della Giunta c’è effettivamente la firma di Stefano Caldoro, com’è naturale che sia. Ma anche perché a rilanciarla è la stessa Annamaria Colao, che si è pubblicamente sfogata su Facebook. «Cari amici miei — ha scritto — ancora una volta la mia relazione famigliare mi mette in condizione di essere discriminata… non ha alcun valore il curriculum scientifico, non serve che la mia nomina sia stata decisa dalla facoltà di medicina nella quale opero da 25 anni e che la regione non abbia avuto alcun ruolo decisionale, neanche che ho formato intere generazioni di specialisti di endocrinologia… no. A dispetto di quanti parlano di merito, di fuga dei cervelli, di impact factor, mediane, H-index (che come tutti sapete — o se volete andate a verificare in qualunque banca dati — ho superiori a molti ricercatori italiani e stranieri) sembra che l’unica cosa che conti è che io ho il demerito di aver sposato Stefano! Che ne pensate? È tempo che io divorzi per avere il rispetto che merito per la mia professione?».
Non c’è che dire, la professoressa Colao dev’essersela proprio presa. E devono averlo capito gli amici di Fb, che per «consolarla» le hanno scritto una quantità di messaggi. Più di cinquanta. Tra questi, però, ce n’è anche uno di tono leggermente diverso. «Comunque la moglie di un politico corre questi rischi quindi davvero la signora Colao non se ne dolga… ma soprattutto non pubblichi tali sfoghi che come ben dice Elisabetta sanno di giustifica… e perché, con tali titoli????». Firmato Antonella Maffei, consorte di Domenico Tuccillo ex deputato ora vicesegretario regionale del Pd e giornalista Rai («ma da prima», puntualizza). Insomma una persona ben consapevole di quali rischi corra una «moglie di». Cosa avrebbe fatto lei se si fosse trovata nei panni di Annamaria Colao? «Avrei evitato di sottolineare la situazione cercando una sorta di consenso pubblico — spiega Antonella Maffei — e mi sarei consultata in casa per capire se fosse il caso di assumere l’incarico in questione».
Invece, la professoressa Colao si lamenta del fatto che ancora una volta la sua «relazione famigliare» l’ha messa «in condizione di essere discriminata». Eppure la nomina l’ha avuta, forse avrà anche corso qualche rischio, ma certamente non è stata discriminata. Non è così? Risponde Teresa Armato, che conosce bene i meccanismi della comunicazione perché è giornalista, quelli della sanità perché è stata assessora regionale e quelli della politica perché è senatrice del Pd, conosce Annamaria Colao e anche Facebook, perché è amica della professoressa sul social network: «Annamaria — dice — è una donna il cui valore scientifico è riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Non c’è alcuno scandalo, dunque, se il Policlinico l’ha scelta per l’Osservatorio: la polemica è ingiustificata. Tuttavia, è vero, non è stata discriminata». Allora perché quello sfogo? «Scrivere su Facebook ormai è come fare una moderna telefonata agli amici, non uno alla volta ma tutti insieme. Molti usano questo modo per esprimere i propri sentimenti, i propri pensieri, e anche per sfogarsi. Secondo me si è proprio arrabbiata». Però lei di incarichi ne aveva più di una anche prima della nomina firmata dal marito: a parte il lavoro di docente nella facoltà di Medicina della Federico II e l’intenso impegno di ricercatrice che le ha fatto guadagnare posizioni di rilievo nelle classifiche internazionali, pochi giorni fa è stata eletta presidente dell’Enea, l’European neuroendocrine association, cioè l’associazione europea degli endocrinologi, e in primavera era stata inserita dal ministro Profumo nel primo Comitato nazionale dei garanti per la ricerca. «Una persona pubblica si espone alle critiche — commenta Teresa Armato — ma se si ha la coscienza a posto bisogna lasciar correre». Non è difficile ricoprire tanti incarichi? «Speriamo trovi tempo», risponde sorridendo la parlamentare pd. E comunque, senatrice, non è un po’ esagerato parlare di divorzio? «Ma quella era certamente una battuta». Caldoro è una persona riservata, chissà come l’ha presa… «Ah, non vorrà mica farli divorziare davvero».

I Comandati alla Regione

I comandati al Consiglio Regionale della Campania ci costano di più poiché percepiscono una somma integrativa di circa 400 €. se sono già dipendenti della regione stessa circa il doppio dello stipendio negli altri casi almeno così leggo del Corriere. La cosa che mi lascia perplesso e che questi sono anche inquadrati come dirigenti. Ebbene tra i comandati ci sono anche due colleghi consiglieri comunali (Lebro UDC e Moxedano IDV) che dovrebbero svolgere un incarico fiduciario presso la Regione ma, almeno per quello che posso testimoniare,  essendo entrambi capogruppo dedicano molto tempo al loro incarico politico presso il comune, pertanto, non capisco né il motivo del comando né quello della maggiore retribuzione. Io sono sempre più convinto della necessità che si inizi a parlare di sacralità dell’interesse del bene pubblico!

Da il Corriere del Mezzogiorno del 25.09.2012

NAPOLI — C’è chi arriva dalla civica casa di riposo di Trento e chi dalla Sma, la società antincendio della Regione. Poi dal Cardarelli, dalla Ctp (trasporto pubblico), dall’Arpac Multiservizi, dalla giunta regionale o dall’area di sviluppo industriale di Napoli. Aiutanti degli aiutanti, li si potrebbe definire. Sono i comandati ed i distaccati dell’ufficio di supporto dell’ufficio della presidenza del consiglio regionale. Sono otto, stando ad un documento ufficiale che risale al 27 giugno, e sono inquadrati come dirigenti. Nel momento stesso in cui è arrivata la «chiamata», chi era già dipendente della regione ha guadagnato una indennità aggiuntiva lorda di circa 400 euro. Gli altri hanno praticamente raddoppiato lo stipendio. Compito impegnativo, del resto, quello della presidenza del consiglio regionale. Ecco, dunque, che per svolgerlo al meglio Paolo Romano ha reclutato altri 12 tra comandati e distaccati, nel suo ufficio di presidenza. Sono arrivati dal ministero della Pubblica Istruzione, dalla Giunta, dalla Asl, dalla Provincia di Caserta, dal Comune di Roma e dall’area di sviluppo industriale di Napoli. E’ il caso, quest’ultimo, di David Lebro, che è anche consigliere comunale a Napoli, in sella all’Udc. Non sono stati da meno gli altri membri dell’ufficio di presidenza. Biagio Iacolare, anch’egli Udc, ha reclutato nella sua segreteria squadra tre persone: una dalla Seconda Università, un’altra dalla giunta e la terza dal Cardarelli. Quest’ultima è Carlo Migliaccio, ex Italia dei valori, che guadagnò popolarità, anni fa, durante la mobilitazione contro la discarica di Chiaiano. Valiante, ex assessore durante la giunta Bassolino, dispone di 5 tra comandati e distaccati: 2 arrivano dalla giunta, tre dalla società regionale Arcadis. Pure Nicola Marrazzo è a quota 5. Uno di essi è Francesco Moxedano, consiglio comunale a Napoli. Figura come comandato dall’azienda ospedaliera Cardarelli.

Bianca d’Angelo attinge alla giunta regionale, all’Astir ed all’Asia, la società di igiene urbana del Comune di Napoli. Gennaro Mucciolo ha un distaccato dalla giunta ed uno dalla comunità montana Calore. Quattro reclutati per Nappi, tra i quali Gennaro Succoio, consigliere di municipalità. Tra i gruppi, il Pdl è a quota 21. Qualche nome: Claudio Ospite, ex consigliere comunale, che arriva dalla giunta; Michele Martucci, avvocato e delegato Cisl in seno alla società Ales; Livio Varriale, giornalista, direttore editoriale di Julie Italia. Risulta comandato dall’area di sviluppo industriale di Napoli, della quale è addetto stampa. La pattuglia del Pd è rappresentata da 14 cooptati. Uno dei più noti è il vigile urbano Salvatore Guerriero, consigliere comunale nel medesimo partito durante la giunta Iervolino. Idv è a quota 4.

Della pattuglia fa parte Aniello Formisano, cugino dell’omonimo parlamentare, che lavora in regione dal 1987. E’ stato pescato tra i funzionari della giunta. Distacchi e comandi non fanno difetto neppure altrove, peraltro. Ecco le cifre: Gruppo Caldoro 3, Udc 6, Libertà ed autonomia 1, Pse 2, Popolari Udeur 4, Gruppo Misto 5. Nelle commissioni, la musica non cambia. In quella Hydrogest, per esempio, ecco Tommaso Casillo, ex parlamentare socialista, attualmente assessore a Casoria. Proviene dalla giunta regionale e sottolinea: «Mi sono ovviamente messo in aspettativa». Complessivamente, scorrendo l’elenco aggiornato a fine giugno, compaiono 183 nomi. Ieri si è occupata del caso la conferenza dei capigruppo. «Abbiamo deciso di abolire comandi e distacchi», dice Giuseppe Russo, capogruppo del Pd». Proposito non nuovo, in verità.

Elogio alle dimissioni della Polverini

Classe politica indegna mi dimetto! Questo il ragionamento di Renata Polverini. Finalmente una persona che lascia la poltrona, non ha usato mezzi termini e non ha salvato nessuno. Certo il balletto delle annunciate dimissioni da parte di PD, SEL ed IDV in un primo momento mi ha ricordato quello che accadde qualche tempo fa al Comune di Napoli dove i consiglieri, paradossalmente, non riuscirono neppure a dimettersi per errori in procedendo, in poche parole una farsa come quella che probabilmente si stava compiendo alla Regione Lazio. Spero che questo sia il segno di un cambiamento che sta maturando in questo paese sia a destra che a sinistra che sopra (pensando a Grillo).

Le Nuove Convenzioni delle Piscine

Il 24 luglio scorso pubblicavo la delibera giunta sulle piscine contenete lo schema di convenzione per il quale ho redatto sette emendamenti che, a parere mio, dovrebbero contribuire a migliorarlo. La delibera è calendarizzata per il consiglio comunale di domani 25.09.2012 ma credo che verrà rinviato per meglio approfondire e per avere il modo di capire se dare anche degli indirizzi per il bando che dovrà essere redatto dai servizi di gestione. Comunque di seguito le modifiche che ho intenzione di proporre e che ho discusso con il gruppo di Napoli è Tua. Come sempre sono ben accetti eventuali suggerimenti:

CONSIGLIO COMUNALE  DI NAPOLI

del 25 settembre 2012

PROPOSTA DI EMENDAMENTO

DELIBERA DI GIUNTA DI PROPOSTA AL CONSIGLIO N. 501 del 0120/06/2012

PREMESSO CHE:

I.- Con la delibera di giunta indicata in epigrafe l’Amministrazione ha proposto l’affidamento in concessione della gestione delle piscine di proprietà comunali, realizzate con la legge 219/1981 allegando schema di convenzione tipo;

II.- è intenzione dell’amministrazione agevolare e promuovere la pratica dello sport.

Letta la bozza di regolamento allegata alla delibera in epigrafe ed a mente dell’art. 44 del vigente Regolamento Consiliare si propone l’adozione del seguente emendamento:

I) All’art. 1 dello schema tipo di convenzione aggiungere il comma 1.2 del seguente tenore: I contratti di sponsorizzazione devono essere consegnati in copia all’amministrazione al competente ufficio dell’assessorato e devono contenere espressa clausola di impegno a destinare il 20% degli utili derivanti dai contratti di sponsorizzazione ad attività di promozione dello sport nelle istituzioni scolastiche o comunque sociali del volontariato del terzo settore. Di tale attività deve essere relazionata l’amministrazione entro il 30 aprile di ogni anno.

Modificare, quindi, gli altri commi successivi secondo la corretta numerazione.

II) All’art. 1.2 dello schema tipo di convenzione aggiungere dopo le parole: “pagamento della tariffa TARSU e/o TIA”, le seguenti parole: “secondo le attuali modalità agevolate”

III) All’art. 1.4 dello schema tipo di convenzione aggiungere dopo l’ultimo punto: “obbligo di destinare due corsie alle istituzioni scolastiche che avranno diritto ad utilizzarle in orario curriculare o extracurriculare per progetti promossi da loro stessi o da altre associazioni o enti sportivi in collaborazione con l’istituzione scolastica. In caso di pluralità di domande l’Amministrazione, mediante l’assessorato competente, provvede a coordinare le domande affinché, per quanto possibile, sia garantito parità di trattamento a tutte le istituzioni aventi diritto”

IV) All’art. 1.4 dello schema tipo di convenzione aggiungere al 4° rigo dopo le parole: “numero di occupati che si intendono impiegare, le seguenti parole: “e con obbligo di assumere gli eventuali dipendenti impiegati nella gestione dell’impianto (passaggio di cantiere) che abbiano un’anzianità da almeno due anni presso il precedente concessionario”.

V) All’art. 11.2 dello schema tipo di convenzione alla lettera a) eliminare le parole da: dal lunedì” fino ad “agosto” ed aggiungere le parole: “per cinque giorni a settimana”

VI) All’art. 21.2 dello schema tipo di convenzione eliminare l’intero comma e sostituirlo con il seguente: “21.2 Il Concessionario deve versare il corrispettivo annuo dovuto al Comune di Napoli in due rate posticipate pari al 50% ciascuna del canone annuale il 1 dicembre ed il 1 giugno di ogni anno.”

VII) Dopo l’art. 21 aggiungere l’art. 21 bis Sconti premiali sul canone. 21.1 Al fine di promuovere la pratica dello sport agonistico dilettantistico, ed al fine di premiare le associazioni sportive che svolgono tale attività, il canone annuale determinato dall’amministrazione è decurtato del 15% nel caso di vittoria di un titolo di Campione d’Italia da parte di un atleta tesserato da almeno 2 anni con l’associazione concessionaria, del 30 %  nel caso di vittoria di un titolo europeo, da parte di un atleta tesserato da almeno 2 anni con l’associazione concessionaria, del 40%  nel caso di vittoria di un titolo mondiale o di una medaglia d’argento o di bronzo in una competizione Olimpionica, da parte di un atleta tesserato da almeno 2 anni con l’associazione concessionaria e con l’esonero totale dal pagamento del canone per un solo anno nel caso di vittoria di un oro olimpico da parte di un atleta tesserato da almeno 2 anni con l’associazione concessionaria. 21.2 E’ concessa, altresì, una riduzione del 30% del canone annuo anche all’associazione o società sportiva dilettantistica concessionaria che si dovesse classificare al primo posto in un campionato nazionale. 21.3 Ai fini del presente comma si considerano titoli validi quelli conquistati in manifestazioni sportive organizzate dal C.O.N.I. ed in campo internazionale dal C.I.O. Le riduzioni nell’anno non sono cumulabili e l’associazione sportiva concessionaria, nell’anno, potrà godere della riduzione più vantaggiosa in caso di contemporanea presenza di titoli idonei.”

I proponenti:

 

 

 

Le facce immobili

Oggi (24.09.2012) leggo la lettera di Susanna Tamaro su il Corriere della Sera che credo rappresenti un sentimento che serpeggia e si rafforza da anni nei cittadini italiani. Condivido gli argomenti ed il senso di frustrazione aggravato dallo scandalo nelle regioni. La Polverini pensa ancora a dimissioni si dimissioni no, ma come è possibile mi chiedo che questa classe politica non comprende ancora che è finita l’epoca delle tre carte. Occorrono gesti esemplari in grado di contagiare gli altri partiti ed uomini politici. Non ci servono più proclami ma fatti concreti in grado di ridare fiducia ai cittadini ed invece abbiamo facce immobili che si presentano sempre allo stesso modo, le stesse facce che affogano il ricambio generazionale, quelle che con arroganza ambiscono a ricoprire solo ed essi stessi sempre gli stessi ruoli scambiandoseli a vicenda senza alcuna considerazione delle capacità e della forze che è insita nei giovani portatori di audacia e cambiamento, se non fossero appositamente annichiliti. Facce immobili che si oppongono alle dimissioni della Poliverini …

Corriere della sera del 24.09.2012

la Platea Vuota della Politica

di SUSANNA TAMARO

Leggo le cronache di questi giorni che coinvolgono i politici della Regione Lazio, ma non solo loro, purtroppo. Sono semplicemente una persona responsabile che non può non farsi alcune domande. Sono stata una grande contribuente dello Stato, senza mai ascoltare le sirene dell’evasione; nessuno mi ha mai smosso dalla convinzione che è giusto e doveroso pagare le tasse. Davanti all’ennesimo «scandalo» che travolge la nostra classe politica, non posso che provare un senso di ribellione e di disgusto.
A PAGINA 39

Q ualche anno fa ho trascorso una rigida giornata invernale nel piazzale antistante il palazzo della Regione Lazio alla Garbatella. Non ero andata per una manifestazione di protesta — in quei giorni brillava sulle cronache la squallida vicenda Marrazzo — ma per piantare degli alberi. Il comitato di quartiere, infatti, stufo del degrado aveva cominciato a sistemare di sua iniziativa l’enorme appezzamento antistante al cupo palazzo concavo, piantando erba e alberi. Io ero andata lì per la seconda parte dell’iniziativa sostenuta da Lega Ambiente. Impiantare un frutteto e degli orti. Credo profondamente, infatti, in queste azioni dal basso che, grazie alla creatività e alla buona volontà dei cittadini, sopperiscono alla trascuratezza e al menefreghismo di una parte della classe politica. Nonostante il freddo, di quella giornata mi è rimasto il ricordo bellissimo dei tanti incontri fatti e di quei fragili alberi piantati di fronte al simbolo dell’arroganza e dello spreco. Già, perché nonostante tutti i soldi che ora sappiamo essere passati per quelle casse a nessuno è mai venuto in mente che quel luogo di degrado di fronte agli uffici del potere potesse venire sistemato a beneficio della bellezza e della qualità della vita dei cittadini. «Ma durante l’estate come farete?» ho chiesto a un gruppo di adorabili pensionati che piantavano insieme a me. «Non vedo rubinetti». «Faremo i turni», mi hanno risposto. «Ognuno di noi, da casa, porterà una o due bottiglie di acqua e con quelle daremo da bere agli alberi». In questi anni spesso ho ripensato al loro frutteto che, spiritualmente, considero un po’ anche mio. Ce l’avranno fatta a sopravvivere le piante con l’acqua dei rubinetti dei pensionati, con l’aria asfittica dello smog? Saranno riusciti a fiorire e a coprirsi di frutta?
Leggendo le cronache di questi giorni che coinvolgono i politici della Regione Lazio — ma non solo loro, purtroppo — quella giornata prende per me un significato particolare. Non sono un politico né un economista né un opinionista di qualsivoglia corrente, ma semplicemente una persona responsabile che osserva le cose e che, quindi, non può non farsi alcune domande. Sono stata, in anni passati, una grande contribuente dello Stato, senza mai ascoltare le sirene dell’evasione; nessuno, infatti, mi ha mai smosso dalla convinzione che è giusto e doveroso pagare le tasse senza alcun sotterfugio, perché i soldi che avrei potuto sottrarre alle isole Comore — come mi era stato allora consigliato da più parti — dovevano servire a finanziare gli ospedali, a costruire strade, a far funzionare meglio la scuola e tutte quelle istituzioni che rendono una società civile e degna di questo nome.
Ma davanti all’ennesimo «scandalo» che travolge la nostra classe politica, vedendo il modo sconsiderato, offensivo e folle in cui vengono usati i nostri soldi, non posso che provare un senso di ribellione e di disgusto. Ho chiesto molte volte che mi venga spiegato per quale ragione la classe politica debba godere di una quantità così vergognosa di privilegi economici. Non ho mai avuto una risposta soddisfacente. «Perché hanno delle grosse responsabilità», si dice. Ma perché, chi conduce un treno o chi insegna in una scuola o un chirurgo che opera non hanno altrettante responsabilità? La società si regge sul senso della responsabilità di tutti. Quali sono le responsabilità di questa pletora di figure indistinte che navigano nel florido universo delle Province, delle Regioni e dell’apparato dello Stato? E perché chi viene eletto considera il suo posto una roccaforte inespugnabile da cui nessuno scandalo e nessuna vergogna sarà mai in grado di muoverlo? Perché dobbiamo subire l’indegnità di queste persone? Quale perverso sistema permette loro di rimanere sempre in sella, senza pagare mai? Perché lo Stato, cioè noi — tanto per fare un semplice esempio — dobbiamo pagare anche i loro pranzi al ristorante della Camera e del Senato pur essendo tutti forniti di stipendi vertiginosi e di una quantità di prebende che fanno vergognare qualsiasi Paese democratico? Non è forse questo uno dei tanti schiaffi lanciati in faccia alle moltissime famiglie che non sono più in grado di pagare la mensa dell’asilo e della scuola elementare dei loro figli?
Perché nessuno di loro ha mai detto: mi vergogno di questo privilegio e spontaneamente vi rinuncio? Perché non hanno dato nessun segno reale e immediato di solidarietà e di compartecipazione alle difficoltà del Paese? Si sono tutti limitati a un generico impegno di cambiamento futuro e, invece di agire, di essere d’esempio, hanno continuato a parlare, indifferenti della reale portata degli avvenimenti. Ogni sera, i telegiornali ci impongono almeno un quarto d’ora di esasperanti dichiarazioni di politici — sempre gli stessi — che annunciano, denunciano, promettono, minacciano, si insultano, sempre con le stesse trite e ritrite parole. Davanti a questo spettacolo che si ripete immutato da anni, provo qualcosa che va al di là dell’irritazione e della rabbia, tanto che ormai, appena vedo le loro facce, abbasso il volume e aspetto che scompaiono.
Tutti questi volti che da anni ci inseguono nelle case, invecchiando sotto i nostri occhi, non sono poi molti diversi da una compagnia di attori filodrammatici che continua a calcare il palcoscenico con l’inerzia della routine, accecata dalla luce della ribalta, senza riuscire a vedere le reazioni del pubblico in platea. Contornati dalla selva dei microfoni perennemente accesi davanti alle loro bocche, non si sono accorti che il pubblico, nel frattempo, se ne è andato, la sala è vuota e lo sarà anche per le prossime repliche in programma. Non hanno capito che, malgrado tutto questo loro muoversi, stringere alleanze, balenare nuovi finti orizzonti in previsione delle prossime elezioni, probabilmente il partito che riscuoterà maggior successo sarà quello delle urne vuote. Tutte le persone che ho incontrato negli ultimi mesi, infatti, persone normali, con vite e professioni normali, mi hanno confessato che, se non cambia qualcosa in modo radicale, non andranno a votare. Esiste un’Italia che non si fa arpionare dagli istrionici populismi di pancia, che non è qualunquista; un’Italia trasversale per età e per condizioni sociali; un’Italia costruttiva, positiva, etica, che non riesce più riconoscersi in nessuno dei protagonisti della politica di questi ultimi vent’anni. Un’Italia capace di affrontare i sacrifici per il bene comune, come abbiamo potuto vedere in questi ultimi mesi, ma che desidera in cambio una classe politica che, da subito, sappia a sua volta fare sacrifici, che sappia rinnovarsi nel segno della serietà, della sobrietà e della responsabilità. È l’Italia dei pensionati e della tante brave persone che nel silenzio, umilmente e con passione, con le loro bottiglie portano l’acqua da casa per far crescere e sopravvivere gli alberi da frutta piantati nel luogo dell’abbandono e del degrado.

L’utopia della politica ed i costi dei politicanti

Ritorno sull’argomento perché è una cosa che mi colpisce particolarmente e mi fa schifo, si è scoperto non il vaso di pandora ma quello da notte! La questione ovviamente dal punto di vista del diritto penale potrebbe anche non avere rilevanza ma dal punto di vista della moralità di questa classe politica si! La legislazione regionale della Campania per quello che ho capito, infatti, non prevede l’obbligo di rendicontazione delle cd. spese politiche e di rappresentanza potendosi con ciò inserire (direbbe qualcuno) laqualunque a giustificazione delle spese, ma la cosa è ovviamente ancora più grave perché alla eventuale violazione ed abuso di uno si sostituisce ed emerge la inadeguatezza di un intero sistema ed un pactum sceleris di un intera classe politica volto unicamente a proteggersi facendo in modo di rientrare delle cd. spese elettorali con un surplus significativo.  Non è possibile stringere la cinghia intorno al collo dei cittadini per poi succhiare le sostanze di uno stato in crisi senza vergognarsi! In questo ci metto anche le prebende dei parlamentari di cui tanto si è (inutilmente e senza significativi risultati) discusso. Per quanto mi riguarda per le cd. spese economali che sono assegnate al gruppo Napoli è Tua del Comune di Napoli di cui faccio parte ho sempre chiesto al mio capogruppo di interpretare con rigore la normativa relativa alla rendicontazione e spero di aver riposto bene la mia fiducia. Il problema serio è che oggi per una competizione elettorale anche al Comune si spendono cifre astronomiche, difatti ho sentito parlare, per le comunali di somme che si aggirano intorno ai 30.000,00 €. con punte che possono arrivare anche a centinaia di migliaia di euro. E’ chiaro che questo ci pone difronte ad un grosso interrogativo: come farà il consigliere a rientrare dell’investimento fatto? e poi sarebbe disposto a votare, secondo quello che egli ritiene il bene e l’interesse pubblico, pur provocando la caduta della giunta perdendo, quindi, azzerando quindi il suo investimento ? Le amministrative che abbiamo vissuto a napoli sono state assolutamente sui generis, io in condizioni normali sarei forse appena appena stato eletto alla municipalità con i miei 589 voti ma oggi posso dire che sono assolutamente libero di scegliere ciò che ritengo utile per la comunità senza mezzi termini, le mie spese elettorali infatti non superano i 1200 €. Questi sono i temi che dobbiamo affrontare con serietà. I partiti devono selezionare la classe dirigente ed i cittadini devono essere liberi di scegliere senza condizionamenti ma questa forse è l’utopia della politica ma io non posso pensarla diversamente.

I giornali ancora sulla questione:

Da Il Mattino del 23.09.2012

Paolo Mainiero
- Regione Campania

C’è un anello debole, debolissimo, nella catena milionaria dei fondi ai gruppi consiliari: i consiglieri regionali non sono tenuti a rendicontare le spese sostenute con le risorse loro assegnate. La legge che disciplina il funzionamento dei gruppi è del 1972, è stata modificata nel 1973, nel 1977, nel 1978 (due volte), nel 1987, nel 1988, nel 1996, ma mai è stata inserita la norma che obbliga a spiegare formalmente come i soldi sono stati spesi. Una lacuna che il consiglio vuole ora colmare attraverso una proposta di legge, presentata da Gennaro Salvatore (Nuovo Psi), Gennaro Oliviero (Pse), Angelo Marino (Città nuove), che punta a regolamentare l’utilizzo dei fondi. In particolare, ogni gruppo avrà l’obbligo di presentare, entro il 31 marzo di ogni anno, un rendiconto analitico della gestione di tutti i fondi assegnati, indicando eventuali avanzi o disavanzi di gestione. L’Ufficio di presidenza provvede poi a verificare la regolarità della rendicontazione ed emette, entro il 30 giugno, certificazione di regolarità contabile. Se dall’esame dovessero risultare irregolarità o il rendiconto non fosse stato trasmesso, l’Ufficio sospende l’erogazione della quota successiva. Il gruppo, dal canto suo, ha la possibilità entro 30 giorni di mettersi in regola. Se, però, trascorsi i termini, il gruppo non dovesse sanare le irregolarità o trasmettere il documento contabile, l’Ufficio di presidenza trattiene i contributi per il funzionamento dei gruppi relativi all’anno successivo, in una somma pari agli importi di cui non è stata trasmessa la documentazione.
Come spesso succede si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati. La legge, quella del 1972, stabilisce che ai gruppi e ai consiglieri è assegnato un contributo fisso mensile. Si partì, quarant’anni fa, da 300.000 lire al gruppo e 100.000 ai consiglieri. Le cifre, modifica per modifica, sono lievitate fino ad arrivare, nel 1996, a 500.000 lire al gruppo e 800.000 al consigliere. Con il passaggio all’euro si è finiti ai numeri attuali: il tetto massimo è di 2.100 al gruppo, 1.100 al consigliere. Per il 2012, il fondo per il funzionamento dei gruppi è di 1.055.000 euro, ripartito in proporzione al numero dei consiglieri. Due milioni considerando anche l’anno precedente. Ogni capogruppo gestisce la propria quota attraverso un conto corrente di cui è titolare (a meno che non abbia nominato un consigliere-tesoriere). Ogni mese (o anche ogni due, dipende da come un gruppo si è autoregolamentato) il capogruppo mediante bonifici trasferisce i soldi ai consiglieri. I quali firmano una dichiarazione per accettazione. Dopo di che, il vuoto: non è previsto alcun tipo di controllo nel senso che il consigliere non è tenuto a rendicontare le spese. L’unico obbligo che i gruppi hanno è di presentare a fine anno un consuntivo limitato ad entrate e uscite. «La normativa è carente e manca una disciplina organica che sia valida per tutti», ammette Salvatore. «Il testo può essere migliorato, l’importante è che si sani un vuoto», dice Marino.
Il milione e 55mila euro è nella diretta disponibilità dei consiglieri per spese legate all’attività politica. Altra cosa sono altri due fondi assegnati ai gruppi ma materialmente gestiti dall’amministrazione. Il primo, di 1.500.000, è per le spese di comunicazione istituzionale; il secondo, di 1.891.000 euro, è per l’assistenza alle attività istituzionali. Fuori dal tecnicismo, questo secondo fondo serve per pagare il portaborse: l’importo è di 2.500 euro). Tra le misure per il contenimento della spesa si sta anche pensando a disciplinare diversamente la figura degli assistenti. 
Intanto, mercoledì in consiglio regionale sarà votato un primo provvedimento che cancella, in attesa del riordino, l’erogazione della quota fissa. Nella stessa seduta si discuterà anche dei comandati (122) che pesano per 4,5 milioni sul bilancio del consiglio. L’intenzione è di rispedirli agli enti di provenienza. I comandati, dal canto loro, sono sul piede di guerra: «Non rubiamo lo stipendio e lavoriamo come tutti gli altri. Si tira in ballo noi per distogliere l’attenzione da altre cose».

Adolfo Pappalardo

«È assurdo mettere sullo stesso piano le spese pazze di qualche consigliere regionale laziale con i colleghi campani. Al Centro direzionale sono al limite della sopravvivenza», spiega, paradossalmente, Salvatore Ronghi. Paradossalmente perché per dieci anni è stato il fustigatore delle giunte di centrosinistra (come capogruppo An e poi vicepresidente regionale) sulle spese folli. Dai monogruppi alle indennità chilometriche passando per i comandati c’era la sua firma. Oggi però è direttore generale della Regione Lazio e qualcuno l’ha additato per aver chiamato alla Pisana la sua compagna Gabriella Peluso con un incarico da 120mila euro l’anno: «Su 12 posizioni fiduciarie nella direzione ne abbiamo ora solo 5. E io di lei, già funzionaria in Regione Campania, ho piena fiducia». 
Dopo anni a combattere a Napoli, arriva a Roma ed er Batman e compagnia la mettono nel sacco.
«Nella regione Lazio io e la presidente ci siamo trovati una situazione consolidata negli anni e con un forte rivendicazione dei consiglieri regionali che manovravano per avere contributi: ma invece di aiutare i comuni aiutavano i comuni amici».
Cioè?
«Accadeva anche in Campania: l’aula chiede alla giunta, in un capitolo di bilancio, tot risorse. Poi con l’autonomia che ha il consiglio, tra destra e sinistra, invece di utilizzare bandi, in pratica si spartiscono questi soldi. E oggi si vuole far pagare il prezzo a un governatore che non ha responsabilità. Anzi in questi due anni e mezzo, solo sulla spese della giunta sono stati tagliati 71 milioni. Solo per la comunicazione Marrazzo godeva di 22 milioni all’anno, Renata appena tre. Pensi solo che la Polverini come spese di rappresentanza ha 150 mila euro l’anno, come il sindaco di una piccola città. Abbiamo anche tagliato le spese del consiglio del Lazio da 98 a 72, in Campania lo riducemmo di 20».
Come faceste?
«Abolimmo i monogruppi, tagliammo i fondi ai partiti del 40 per cento».
E nel Lazio invece i monogruppi ci sono. 
«Una cosa assurda: lunedì prossimo si riunisce la conferenza dei capigruppo per abolire questo spreco». 
E sull’inchiesta campana? Perché ora?
«Per troppi anni, Corte dei conti e la stessa magistratura ordinaria, sono state sempre assenti sulle pese elettive. Adesso, coincidenza, c’è una giusta verifica sulla regioni ma non vorrei che ci fosse qualche disegno politico per riformare questo tipo di istituzione alla luce del taglio delle Province. Anche perché in altri tempi in Campania di spese da verificare ve ne erano eccome, ora non più a quanto mi risulta».
Epperò nel Lazio Fiorito, alias Er Batman….
«Due anni e mezzo fa abbiamo trovato una Regione con 25 miliardi di debiti. Ci siamo messi al lavoro per ridurli, senza tagliare i servizi essenziali, e abbiamo posto poca attenzione a cosa accadeva in consiglio regionale». 
Ne accadevano di cose invece.
«Sì ma anche qui, finiamola. Una cosa è Fiorito che di cose ne ha combinate ma non confondiamo le acque e non accomuniamo tutti i consiglieri. E poi anche le banche: ma possibile che uno effettua 190 bonifici da un conto e non scatta alcun allarme?».
In questo baillamme però qualcuno ha tirato in mezzo anche lei e la sua compagna che ha uno stipendio da 120mila euro lordi l’anno.
«Io ho uno stipendio decurtato del 30 per cento rispetto al mio predecessore: lui 230mila, io 180. Nella segreteria generale poi, c’erano 12 posizioni di dirigente che avremmo potuto coprire: ne abbiamo solo 5. E le persone chiamate sono di fiducia mie e di Renata. Gabriella (Peluso, ndr) ha un curriculum di tutto rispetto ed era già una funzionaria regionale in Campania. Ma soprattutto ha la nostra fiducia».

Laziogate, «sprechi vergognosi», ha detto Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi. Per Agostino Vallini, cardinale vicario di Roma, questi «scandali e abusi di denaro pubblico sono intollerabili». E Luca Giampaolino, presidente della Corte dei Conti: «Sono fatti gravissimi, non pensavamo si potesse giungere a tanto. Se si dimostreranno veri, vorrà dire che la realtà ha superato la fantasia». La magistratura contabile «è preoccupata e oserei dire addolorata», aggiunge, e spiega che la Corte potrà estendere la sua attività su altre istituzioni solo se ci sarà «una denuncia circostanziata». Intanto, il presidente della Regione Lazio Renata Polverini non sveste i panni del giustiziere e invoca «

Bagnoli Futura quale Futuro?

Il 7 settembre scorso ho postato la delibera di giunta su bagnoli futura che prevede una sorta di ricapitalizzazione della società mediante la rinuncia del comune di napoli al trasferimento della Porta del Parco, del parco dello sport e del turtle centre, tutti beni che dovrebbero essere assegnati al patrimonio indisponibile dell’amministrazione. Oggi posto la relazione del Collegio dei Revisori sulla citata delibera. All’adozione dell’atto, di cui il Consiglio è investito, vi sono numerose difficoltà tecniche dovute ad uno stato, direi, comatoso della società. Ultimamente, infatti, lo stesso Sindaco in una intervista riferiva circa Bagnoli Futura: “abbiamo ereditato un cadavere”. Ecco oggi al consiglio comunale si chiede di resuscitare il morto solo che a parere mio forse per fare ciò non basterebbe il “Figlio” ma ci vorrebbe il “Padre”. Siamo, infatti, ad una svolta epocale dove o ci si infila nel solco del rispetto delle regole o si  viaggia su una strada parallela che potrebbe avere anche brusche inversioni ad “U”. Di ciò, infatti, ci avvertono i revisori che paventano la possibilità che i beni di cui si chiede il trasferimento potrebbero essere coinvolti in una procedura concorsuale (alias fallimento). Bagnoli Futura ha riportato perdite di bilancio in tre esercizi 2008, 2009 e 2010, come riferiscono gli stessi Revisori e per legge la società non può essere assolutamente beneficiare di alcuna attribuzione. E’ da un po’ di giorni che mi chiedo cosa c’entri la politica in questo. Si può per ragioni “politiche” infrangere la legge? E se si qual’è il limite oltre il quale il “superamento” della legge non è consentito? chi lo stabilisce? La questione è molto seria perché la chiusura o peggio il fallimento di Bagnoli Futura determinerebbe anche il fallimento di una intera area dove il Comune perderebbe il controllo. Ma questo può essere imputato a quest’amministrazione? O al suo consiglio comunale? Io sono convinto di no. Occorre però avere coraggio ed essere in grado di affrontare la realtà e non avere paura di puntare il dito verso i colpevoli affinché se ne assumono la responsabilità innanzi al tutta la città! Per cambiare rotta occorre vincolarsi al rispetto delle regole ed investire la città del dibattito sul futuro di Bagnoli.

RELAZIONE DEL COLLEGIO DEI REVISORI Napoli, 18 settembre 2012

Rif.: delibera di G.C. n.661 del 09-08-2012 – proposta al Consiglio: modifica dell’Atto Costitutivo, dello Statuto e della Convenzione della Bagnolifutura Società di Trasformazione Urbana per Azioni costituita con delibera di Consiglio Comunale n°40 del 18/02/2002.

Con il provvedimento in esame la G.C. propone di modificare l’articolo 1 dell’Atto Costitutivo, l’articolo 4 dello Statuto della Bagnolifutura Società di Trasformazione Urbana per Azioni costituita con delibera di Consiglio Comunale n°40 del 18/02/2002, nonché approvare un nuovo testo della Convenzione tra la medesima società ed i tre Enti pubblici azionisti.

Ai sensi dell’articolo 4, comma 18 del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, coordinato con la legge di conversione 14 settembre 2011, n. 148, le modifiche proposte devono essere sottoposte alla vigilanza dell’Organo di Revisione di cui agli articoli 234 e seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

Il Collegio dei Revisori

Visto che,

  • · la Bagnolifutura S.p.A. ha per oggetto “… la progettazione e realizzazione di interventi di trasformazione urbana nel territorio del Comune di Napoli, in attuazione degli strumenti urbanistici vigenti (…) può pervenire al possesso delle aree interessate dall’intervento (…) procedere alla loro bonifica, trasformazione, manutenzione, gestione e commercializzazione (…) può compiere altresì tutti gli atti necessari o opportuni al fine del perseguimento dell’oggetto sociale, come individuato nei commi che precedono”;
  • · con la delibera in esame viene rappresentata l’evoluzione della società partecipata Bagnolifutura S.p.A. (di seguito detta anche STU) dalla sua costituzione del 18/02/2002 ad oggi;
  • in data 25/6/2002 fu sottoscritta un’apposita convenzione che disciplinava i rapporti tra la Bagnolifutura S.p.A. ed i suoi soci Comune di Napoli, Provincia di Napoli e Regione Campania, prevedendo espressamente che le opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature di interesse generale fossero trasferite al Comune di Napoli, alla Regione Campania e/o alla Provincia di Napoli, secondo competenza, entro dieci anni dalla costituzione della società;

· ad oggi la Bagnolifutura S.p.A. ha realizzato circa il 60% dei lavori di bonifica dell’area individuata nella convenzione, oltre ad alcune attrezzature di interesse generale ed opere di urbanizzazione secondaria, avviando altresì le procedure per la vendita dei suoli. 
Considerato che,

· l’Amministrazione Comunale intende dare nuovo impulso al completamento del progetto di riqualificazione per il quale è stata costituita la Bagnolifutura S.p.A. ed alla piena valorizzazione dell’area urbana oggetto delle attività della STU, nonché adoperarsi per garantire la continuità aziendale, attesi la difficile situazione economico – finanziaria e il ritardo nelle procedure di evidenza pubblica di vendita dei suoli;

· l’Amministrazione Comunale intende aggiornare ed ampliare l’ambito di competenze della STU, attribuendole altresì la funzione di poter operare sugli immobili siti sull’intero territorio comunale, trasformandoli, riqualificandoli, valorizzandoli e sviluppandoli;

· in previsione di questa nuova mission aziendale della STU, l’Amministrazione ritiene indispensabile rafforzarne la struttura patrimoniale.

Rilevato che,

· il Comune di Napoli intende rafforzare la struttura patrimoniale della STU attraverso 
l’attribuzione gratuita alla stessa delle opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature di interesse generale realizzate o in corso di realizzazione che, pertanto, costituiranno beni del patrimonio della società; tale patrimonio sarà, altresì, incrementato dagli immobili che il Comune di Napoli di volta in volta deciderà di assegnarle per la relativa trasformazione, riqualificazione, valorizzazione, sviluppo e gestione in attuazione degli strumenti urbanistici vigenti;

· la Bagnolifutura S.p.A. potrà disporre di tali beni nei limiti della normativa vigente in materia, con particolare riferimento all’articolo 828 del codice civile e nel rispetto delle prerogative del Comune di Napoli, ente programmatore e socio di maggioranza assoluta della STU;

· dette opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature di interesse generale realizzate o in corso di realizzazione potranno formare oggetto di atti di disposizione da parte della STU a favore di terzi, a condizione che sia mantenuta la loro specifica destinazione d’uso pubblico;

· pertanto è necessario modificare l’Atto Costitutivo e lo Statuto della STU, nonché procedere alla sottoscrizione di una nuova Convenzione con gli Enti soci (Comune di Napoli, Provincia di Napoli e Regione Campania) che sostituisca quella tra le medesime parti firmata il 25/6/2002. 
Per tutto quanto sopra esposto, il Collegio dei Revisori evidenzia che:

la Bagnolifutura S.p.A. ha chiuso in fortissima perdita i bilanci relativi agli esercizi 2008, 2009 e 2010 e ad oggi non ha ancora approvato il bilancio per l’esercizio 2011, denotando un elevato livello di indebitamento. L’analisi degli indicatori reddituali del triennio 2008/2010 fa emergere un costante peggioramento della redditività aziendale e un forte squilibrio economico – patrimoniale. Questa preoccupante situazione impone di valutare, in via preventiva, il reale impatto delle modifiche proposte con la delibera di G.C. n°661 del 9/8/2012 sul mantenimento della continuità aziendale e sul

rispetto dei dettami previsti dagli articoli 2446 e/o 2447 del codice civile;

–  la delicata situazione di bilancio impone, altresì, una approfondita due dilgence di natura civilistica preventiva rispetto a qualsivoglia patrimonializzazione, onde evitare che il palesarsi di eventuali future procedure concorsuali a danno della Bagnolifutura S.p.A. possano coinvolgere anche i beni oggetto delle patrimonializzazioni descritte nella delibera di G.C. n°661 del 9/8/2012;

–  è indispensabile acquisire la formale approvazione del Bilancio 2011 della Bagnolifutura S.p.A. in utile di esercizio affinché non si configurino le fattispecie richiamate dall’articolo 6, comma 19 del D.Lgs 31/5/2010 n°78 che non consentono conferimenti, di qualsivoglia natura, alle società partecipate pubbliche che abbiano registrato perdite di bilancio in tre esercizi consecutivi; (art.6 cit.: 19. Al fine del perseguimento di una maggiore efficienza delle società pubbliche, tenuto conto dei principi nazionali e comunitari in termini di economicità e di concorrenza, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non possono, salvo quanto previsto dall’art. 2447 codice civile [che prevede il conferimento dovuto per legge se il capitale sociale si riduce per perdite al di sotto di quello di legge], effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali. Sono in ogni caso consentiti i trasferimenti alle società di cui al primo periodo a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse ovvero alla realizzazione di investimenti. Al fine di salvaguardare la continuità nella prestazione di servizi di pubblico interesse, a fronte di gravi pericoli per la sicurezza pubblica, l’ordine pubblico e la sanità, su richiesta della amministrazione interessata, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con gli altri Ministri competenti e soggetto a registrazione della Corte dei Conti, possono essere autorizzati gli interventi di cui al primo periodo del presente comma).

–  si ritiene indispensabile ottenere in via preventiva un parere legale dall’Avvocatura Comunale sulla corretta individuazione giuridica del negozio da porre in essere che, secondo il Collegio, potrebbe prefigurarsi come atto di liberalità indiretta o meglio come atto di liberalità non donativa unilaterale consistendo, di fatto, nella rinunzia ad un diritto reale o di credito da parte del Comune di Napoli in favore del donatario Bagnolifutura S.p.A.. La fattispecie, pertanto, prefigurerebbe un atto potestativo di natura attributiva di una intervenuta unilaterale rinuncia da parte del titolare delle opere infrastrutturali (il Comune di Napoli) a favore della Bagnolifutura S.p.A.. 
L’atto si tradurrebbe, dunque, nella individuazione finale del nuovo titolare dei beni che, fino ad oggi, sono stati detenuti dalla Bagnolifutura S.p.A. in qualità di soggetto attuatore delle opere.
Si evidenzia, infine, che questo modus operandi dovrà essere replicato per tutte le opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature di interesse generale realizzate o in corso di realizzazione di competenza non solo del Comune di Napoli ma anche degli altri Enti Pubblici azionisti;

–  l’atto di attribuzione gratuita dovrà essere contabilizzato nel bilancio della Bagnolifutura S.p.A. secondo i dettami previsti dal principio contabile Organismo Italiano di Contabilità n°16 che testualmente recita“… Le immobilizzazioni materiali ricevute a titolo gratuito debbono essere valutate in base al presumibile valore di mercato attribuibile alle stesse alla data di acquisizione, al netto degli oneri e dei costi – sostenuti e da sostenere – affinché le stesse possano essere durevolmente ed utilmente inserite nel processo produttivo dell’impresa. Il valore netto così determinato viene rilevato come provento straordinario, alla voce E.20 del conto economico; inoltre, se tale valore è rilevante, deve esserne data adeguata illustrazione nella nota integrativa. Le immobilizzazioni materiali ricevute a titolo gratuito vengono ammortizzate con i medesimi criteri statuiti per le immobilizzazioni materiali acquisite a titolo oneroso”;

–  se il parere dell’Avvocatura Comunale dovesse confermare la natura giuridica del negozio individuata dal Collegio ai punti precedenti, si ritiene che l’individuazione finale della titolarità delle opere realizzate per conto del Comune di Napoli possa non prefigurare un atto imponibile né ai fini IVA né ai fini dell’imposta di registro, in quanto si tratterebbe di un mero negozio dichiarativo senza trasferimento immobiliare e senza controprestazione, con assenza di una capacità contributiva scaturente dall’attribuzione di uno o più cespiti senza versamento di corrispettivo;

–  è necessaria una attenta valutazione della compatibilità dei suddetti atti di liberalità indiretta con la normativa che ha regolamentato l’erogazione dei contributi sino ad oggi ricevuti dalla Bagnolifutura S.p.A. per la bonifica delle aree, al fine di scongiurare qualsiasi rischio di revoca degli stessi;

–  la individuazione e l’affidamento alla Bagnolifutura S.p.A. di nuove aree di trasformazione e valorizzazione deve essere accompagnata da idonee analisi costi – benefici, da accurati piani industriali e da dettagliati piani economico – finanziari al fine di valutare, nella maniera più opportuna ed in un’ottica di preservazione dell’interesse pubblico, gli effetti della patrimonializzazione immobiliare. 
Il Collegio dei Revisori

La sacralità dell’interesse pubblico

Ciò che manca alla politica è il senso di sacralità dell’interesse pubblico. Oggi sulle pagine del Corriere è descritto bene il “sistema” di saccheggio dei soldi pubblici. Una politica che giunge a prevedere la possibilità di acquisto di automobili da intestare a gruppi consiliari credo sia poco credibile. Per fare le pulci in casa mia posso dire che nelle amministrazione comunali ci sono altri sistemi che in piccolo sono stati anche denunciati in una puntata di Servizio Pubblico. Nei comuni, infatti c’è il principio del rimborso della retribuzione del dipendente che si assenta per svolgere le sue funzioni. Solo che può accadere che un cittadino disoccupato dopo che è stato eletto improvvisamente viene assunto da qualche impresa o addirittura un’associazione (era un caso al comune di palermo) con uno stipendio da dirigente, che il comune deve poi versare al datore di lavoro per i giorni (praticamente tutti) per il quali il lavoratore è stato assente per impegni istituzionali, per lo più in commissioni. Qualcuno dice che in un comune grande il consigliere in genere è occupato per circa 8 o 9 ore al giorno per tutti i giorni della settimana e quindi è giusto che abbia un’indennità. Io come consigliere posso testimoniare che di tempo ne dedico molto al Comune ma a fronte di un così gravoso impegno mi farebbe piacere escogitare un meccanismo per verificare la produttività. Ad ogni buon conto vi lascio al raccapricciante racconto del Corriere della Sera:

FIORENZA SARZANINI su Corriere della Sera di oggi 21.09.2012

Il «sistema» Lazio secondo l’ex capogruppo pdl, Franco Fiorito. Le accuse ai colleghi di partito, le bordate contro la governatrice Polverini, i sospetti sulle forze politiche, «che si spartivano i fondi».
L’interrogatorio. Il verbale, che dà conto delle 7 ore di interrogatorio, entra nei dettagli delle ruberie, elencando nomi e fatti. «Er Batman» non si salva dall’accusa di peculato, ma trascina tutti con sé.
Le spese. Nel verbale si indicano i «ladri» che si facevano saldare fatture false, le spese folli, i consulenti pagati a peso d’oro, le vacanze trasformate in «missioni politiche».ROMA — Ci sono i «ladri» che si facevano saldare le fatture false e i vertici che avallavano la distribuzione irregolare dei fondi. Ci sono le spese folli di chi avrebbe invece dovuto controllare la regolarità dei finanziamenti. E poi ci sono i parenti assunti come dirigenti, i consulenti pagati a peso d’oro, le vacanze da sogno trasformate in «missioni» politiche. Ma ci sono anche le cifre che lui stesso è accusato di aver rubato. Le prime verifiche dimostrano che è molto più di quanto si credeva: oltre un milione di euro spostato sui propri conti in Italia e all’estero.
Eccolo il «sistema» Lazio raccontato da Franco Fiorito. Ecco le accuse contro i suoi colleghi di partito, le bordate contro la governatrice Renata Polverini e il presidente del Consiglio Mario Abbruzzese. Ma anche i sospetti lanciati contro gli altri partiti. Il verbale che dà conto delle sette ore di interrogatorio davanti al procuratore aggiunto Alberto Caperna e al sostituto Alberto Pioletti entra nei dettagli delle ruberie, elencando nomi e circostanze che hanno segnato questi due anni di governo. Non si salva «er Batman» dall’accusa di peculato, ma prima di cadere trascina tutti con sé. In realtà quando cominciano a filtrare le dichiarazioni su quanto ha raccontato ai magistrati nega di aver parlato del governatore. Ma sono i suoi legali Carlo Taormina ed Enrico Pavia a rilanciare: «Ci saranno sviluppi clamorosi».
Polverini e il patto occulto
Scandisce Fiorito di fronte ai pubblici ministeri: «Mi risulta che anche gli altri gruppi siano nelle condizioni del Pdl e quindi chiedo formalmente l’acquisizione della documentazione che riguarda l’intero consiglio». Già ieri gli investigatori del Nucleo valutario sono tornati negli uffici della Regione per acquisire i documenti che riguardano l’erogazione dei fondi a tutte le formazioni. Altre carte sono state prese nella filiale Unicredit interna al palazzo dove sono aperti i conti correnti dei partiti sui quali vengono addebitate le somme elargite mensilmente. Poi interrogano lo stesso Abbruzzese, dopo che ieri era stato ascoltato — sempre come testimone — il segretario Nazzareno Cicinelli.
È una verifica necessaria visto che l’ex capogruppo afferma: «È stato l’ufficio di presidenza del Consiglio a fissare le regole ma le indicazioni su come erogare i finanziamenti sono arrivati dalla Giunte regionale. E dunque Renata Polverini sapeva perfettamente come funzionava, non poteva ignorare che si fosse deciso di assegnare 100 mila euro ad ogni consigliere che però potevano essere aumentati fino a 300 mila. Anche perché lei stessa è sostenuta da una lista che porta il suo nome, godeva di queste elargizioni e provvedeva poi alla spartizione tra i vari consiglieri. C’era un accordo per consentire una simile procedura e, a seconda dell’incarico ricoperto, si riuscivano ad ottenere somme sempre più alte». Usa toni pesanti quando parla della gestione di Abbruzzese. «Perché — spiega — dopo la delibera della Giunta era lui a verificare tutte le voci di bilancio — dai trasporti, alla scuola — e reperire da quegli accantonamenti i soldi necessari a far sì che ogni consigliere avesse garantiti almeno i 100 mila euro».
La lettera di luglio
Proprio per dimostrare come tutti fossero informati delle «irregolarità», Fiorito consegna ai magistrati la copia di una lettera che ha inviato ai consiglieri del Pdl, alla Polverini, ad Abbruzzese e al suo vice De Romanis il 18 luglio scorso e nella quale affermava: «Sollecitato da alcuni zelanti colleghi ho proceduto ad una serie di controlli sui documenti giustificativi delle spese effettuate. Trovando una situazione assolutamente insostenibile con assenze totali di documentazioni in alcuni casi e con giustificazioni diciamo così “da approfondire” eccessivamente generiche e prive di riscontri effettivi. Ovviamente scrivo sperando nella buona fede di ciascuno e nella immediata capacità di ognuno di fornire risposte rapide ed efficaci».
Ed ecco le comunicazioni personali: «Ho già inviato una serie di missive per i casi più evidenti, per le quali attendo risposta immediata comunicando sin da ora che non potranno essere tollerati equivoci di alcun genere e che ove necessario agirò a mia e nostra tutela». In quei giorni la polemica sull’allegra gestione era già cominciata, dunque si sta verificando se la scelta di Fiorito potesse essere legata alla necessità di ottenere una «copertura».
«Ossessionato da otto “ladri”»
Nelle due casse di documenti consegnate agli investigatori ci sono le «schede» dei sedici consiglieri del Pdl. Ma è su otto che si concentrano i sospetti di Fiorito. Elenca i loro nomi e poi racconta in base a quali circostanze si sia convinto della possibilità che una parte della documentazione contabile che gli consegnavano per avere i soldi «fosse falsa». «Si era perso il senso della misura, ormai non si faceva più politica e ormai i consiglieri erano anche in lotta tra di loro per ottenere il denaro. Chiedevano tutti soldi, erano diventati insopportabili, una persecuzione. Mi telefonavano continuamente o mi aspettavano fuori dall’ufficio per chiedermi soldi per cene, book fotografici, manifestazioni. Mi sono stati chiesti anche 10 mila euro per una cena di 300 persone in locali in cui non so se potessero contenere tutte quelle persone».
Poi l’ex capogruppo cita nomi e circostanze. Di Lidia Nobili che chiama «albero di Natale» per il suo look eccentrico dice: «Ormai era diventata una vicenda umana, mi perseguitava per chiedermi soldi, più di quanti gliene spettassero». Elargizioni pesanti anche per Chiara Colosimo «che prese almeno 50 mila euro per le manifestazioni alle quali partecipavano Giorgia Meloni e Fabio Rampelli». Se Carlo De Romanis «otteneva i finanziamenti per i giovani del Ppe», Giancarlo Miele «si concentrava sui buoni benzina, sulle cravatte e sulle cene», mentre Andrea Bernaudo «credo abbia concesso consulenze fittizie». Nell’elenco dei «cattivi» Fiorito inserisce anche Veronica Cappellaro e Romolo Del Balzo che, aveva già raccontato, «ha sistemato alla Regione i suoi parenti». In realtà non è l’unico. Anche il segretario Salvatore Ronghi è riuscito a piazzare la sua fidanzata Gabriella Peluso facendole ottenere un posto da dirigente con un compenso di 100 mila euro annui. Oltre un milione tra Italia e Spagna.
Accusa gli altri Fiorito, ma poi deve difendersi per le sue ruberie. I conti effettuati dalla Guardia di Finanza raccontano che le cifre sottratte al partito sono ben oltre i 730 mila euro, come aveva già denunciato il suo successore Francesco Battistoni in una memoria preparata dai suoi consulenti legali Enrico e Roberto Valentini. Durante l’interrogatorio gli contestano di aver spostato 747 mila euro sui propri conti correnti italiani e ben 314 mila su quelli spagnoli per un totale di un milione e 61 mila euro. Lui ostenta sicurezza: «Era tutto regolare, se ho commesso degli errori ne risponderò, ma non ho mai preso un centesimo oltre quello che mi spettava».
E così risponde alla contestazione di aver effettuato quei 109 bonifici tutti per identiche cifre nel tentativo di sfuggire ai controlli interni: «Si tratta di operazioni tracciabili, se avessi voluto rubare l’avrei fatto in un altro modo. E anche la scelta di tenere le auto acquistate per il partito è avvenuta in maniera regolare, tanto che sono io a pagarle». Una difesa che non convince. Non a caso il suo avvocato Taormina sta valutando la possibilità di fargli restituire quanto risulta aver preso oltre la cifra fissata dalla normativa.

 

E per la fidanzata di Batman:

ROMA — Non c’erano solo i baci e i furgoni di rose, nella favola ciociara tra Franco Fiorito detto «il federale» o «Batman» e Samantha Reali detta «Sissi». Ma c’era, anche un rapporto di lavoro, andato avanti almeno per sei mesi. Nella segreteria del gruppo Pdl al consiglio regionale, infatti, nella seconda metà del 2011 c’era anche lei, l’ex fidanzata del capogruppo finito al centro dello scandalo. In molti, alla Pisana, se la ricordano: una bella ragazza, bionda, con quel soprannome da principessa che le era stato affibbiato fin da bambina. La donna del mistero, quella che era con Fiorito all’hotel Pitrizza, a Porto Cervo, resort superlusso a picco sul mare: vacanza del 2010, la prima settimana trascorsa da Batman da solo, la seconda in compagnia della ragazza. Costo complessivo, 29 mila euro, saldati con due bonifici partiti dal conto Pdl: «Non funzionava la carta di credito, non volevo fare una figuraccia», ha raccontato Francone. Vanno anche al Circeo, a scegliere la villa comprata dall’ex capogruppo. Lui e la Reali si lasciano, ma i rapporti restano buoni, ottimi. Da amici, per lui. Forse da ancora innamorata, per lei. Nella seconda metà del 2011, Samantha viene chiamata al gruppo Pdl. Contratto a tempo determinato, circa duemila euro al mese. Dura sei mesi, non più. È il periodo nel quale, secondo il rendiconto presentato dallo stesso Fiorito, al gruppo c’è bisogno di prendere maggior personale, perché la dotazione di segreteria è inferiore a quello che ci vorrebbe per 17 consiglieri. Samantha è lì, ancora vicino a «Francone». Dei suoi soldi non aveva bisogno, ma pur di stargli accanto prende quelli dati dalla Regione ai gruppi.

Scusi Francesco Carducci Artenisio, capogruppo Udc: ma su 887 mila euro che il suo gruppo ha percepito nel 2011, 145 mila sono sotto la voce «spese varie»; saprebbe dire come i suoi colleghi consiglieri hanno usato quei soldi pubblici? «Non ne ho la minima idea». Scusi ancora, ma lei da capogruppo non sa come è stato utilizzato quel denaro? «Eh, non faccio mica il ragioniere, ho siglato io tutte le ricevute e ad alcune spese ho anche detto di no, ho usato criteri rigidi, messo un tetto alle singole spese, e siccome non c’era un regolamento mi sono autoregolato». Allora sicuramente non c’è da preoccuparsi, né per l’Udc né per gli altri partiti che, tutti assieme, incassano in un anno — ufficialmente per l’attività politica — dodici milioni di euro. Per fare qualche esempio: quelli della Lista Polverini, tredici consiglieri, dal primo gennaio al 31 dicembre 2011 ottengono fondi per un milione e novecentomila euro; ne spendono quasi novecentomila in manifesti, quasi duecentomila tra «alberghi, bar e ristoranti».
Ma nelle relazioni contabili compilate dai singoli gruppi, spesso, ci sono queste voci generiche nelle quali sembra poter entrare un po’ di tutto: l’unico consigliere del Gruppo Misto, Antonio Paris, incassa in un anno 180 mila euro, 96 mila sono classificati come «spese varie». Così ripartite: una Audi da 28 mila euro e 67 mila di «fondi erogati direttamente» a favore di enti e associazioni. Un’auto? «Ma è intestata al mio gruppo — precisa orgoglioso Paris — cioè patrimonio della Regione». Per i contribuenti, saperlo, sarà un sollievo.
Nelle spese del consiglio regionale del Lazio — là dove i pm parlano di «caos contabile» — c’è un refuso nella nota dell’Idv che pare fatto di proposito per raccontare questo flusso gigantesco di denaro destinato ai politici: dalla voce «indennità e rimborsi ai consiglieri» è sparita una «b», diventando così «indennità e rimorsi». Difficile immaginarli a battersi il petto — 1.217.000 di contributo regionale, 251 mila andati direttamente ai cinque consiglieri — e di certo i politici del Lazio non l’hanno fatto prima che venisse a galla questa storia di cene del Pdl a base di ostriche. La nota del partito dell’allora capogruppo Franco Fiorito è precedente allo scandalo, quasi tre milioni di euro totali: 131 mila in «attrezzature per ufficio», 685 mila per «Riunioni, convegni, progetti, incontri», 411 mila in manifesti. Nell’estratto conto del gruppo, ci sono anche 81 euro spesi in un supermercato Gs di Anagni, più altri in vari market (Pam, Auchan, Panorama). Invece nel bilancio c’è un’altra voce, «Collaboratori e consulenze», con accanto la cifra di 665 mila euro. Troppo? Non per Fiorito, che a febbraio 2012 allega una nota: «Per svolgere al meglio il lavoro dei consiglieri è stato necessario aumentare notevolmente il numero del personale a disposizione». Perché il gruppo era cresciuto di numero. Sempre il Pdl destina 114 mila euro alle «spese di rappresentanza, varie». Come queste «spese varie» siano utilizzate dai partiti non è dato sapere: a quella voce i Radicali nel 2011 hanno dedicato 662 euro, il Psi — contributo di 160 mila euro — 31.518. Di certo, nessuno sa spiegare come la cifra totale venga divisa tra i partiti: difficile che il criterio sia il numero dei consiglieri, perché altrimenti La Destra (due persone, 538 mila) avrebbe gli stessi soldi di Sel, Fds (due consiglieri, 322 mila euro) o dei Radicali (422 mila). Storace ne è sorpreso: «Mai saputo, me ne sto accorgendo adesso…». Bisognerebbe chiedere, dicono tutti, all’ufficio di presidenza di Mario Abbruzzese: ma è inutile cercare un contatto, in Consiglio c’è la Finanza.
Non rimane che leggere le cifre: detto dei partiti maggiori (il Pd, 14 consiglieri, incassa poco più di due milioni, l’Idv ne ha cinque e prende 1.217.000), rimangono i monogruppi. Verdi (183 mila euro), Api (181), Mpa (182), Fli (188), Gruppo Misto (180). Poi ci sono i 154 mila euro dei Responsabili di Olimpia Tarzia: nelle sue note, «indennità e rimborsi per i consiglieri» per quasi trentamila euro. C’è ancora la Lista Civica dei cittadini di Giuseppe Celli (180 mila): nei conti, c’è l’acquisto di una macchina, dodicimila euro di rate, ottomila di manutenzione, poi assicurazione e bollo, in totale 22 mila euro. E lui non sembra in imbarazzo: «È una Audi, rimarrà alla Regione».

Regione Lazio un atto Politico contro l’Antipolitica: Polverino Dimettiti!

Ho usato la carta di credito della Regione Lazio (e speso soldi pubblici) per pagare un resort in Sardegna perché avevo smarrito la carta di credito. Questa la risposta che mi ha colpito di più dell’ex Capogruppo alla Regione Lazio Franco Fiorito soprannominato, per ironia della sorte, Batman. (http://www.youtube.com/watch?v=BAGAYm5BbDE&feature=player_embedded). Insisto su questo punto perché è l’ultimo scandalo che la politica, dopo lusi, penati, fino ad arrivare a poggiolino, di lorenzo, paolo cirino pomicino (giusto per non dimenticare) etc etc… non si può permettere. Oggi (20.09.2012) su la Repubblica di Napoli è uscita una mia dichiarazione su una questione che riguarda l’assessore D’Angelo, le cooperative ed il suo ruolo di presidente della GESCO prima di assumere la carica amministrativa. Il concetto che voglio esprimere e che ho cercato di sintetizzare nelle poche parole riferite al giornalista, è che i partiti, le liste civiche ed i movimenti che si candidano o che hanno una aspirazione elettorale/amministrativa non si possono permettere neppure la minima macchia o sospetto. L’intransigenza di cui a volte mi si accusa nelle scelte politiche ed amministrative oggi credo rappresenti un valore irrinunciabile. Non ci deve essere alcun dubbio sull’assoluta imparzialità dell’azione amministrativa. Nel caso di specie dell’Assessore D’Angelo spero che siano state adottate tutte le procedure di evidenza pubblica che per la particolarità del trascorso imprenditoriale dell’assessore sono sempre consigliabili anche quando non previste come obbligatorie. Per ritornare alla Regione Lazio, ebbene, occorrono solo due parole: Polverini Dimettiti!

Di seguito l’articolo di Valentina Errante da Il Mattino del 20.09.2012

Roma. «Non ho rubato un centesimo. Pensavo fosse tutto regolare. Anzi, mi sono opposto a un sistema, ho stoppato l’abitudine ai rimborsi facili». Quando entra nel bunker del nucleo valutario della Guardia di Finanza, Franco Fiorito, indagato per peculato, ostenta tranquillità. Forse perché con sé ha un memoriale e soprattutto voluminosi e pesanti scatoloni pieni di fatture che raccontano, con cifre a sei zeri, di festini, servizi, fotografici, champagne e cene indimenticabili dei consiglieri del Pdl alla Regione.
Ce n’è per tutti. Al presidente, Renata Polverini, Fiorito contesta la gestione politica. Ma poi presenta carte su otto consiglieri del suo gruppo. Accusa da Franco Battistoni a Giancarlo Miele, da Carlo De Romanis a Veronica Cappellaro, da Andrea Bernaudo a Chiara Colosimo e Lidia Nobili. Tira tutti dentro. Ha così tanto da raccontare che non vede l’ora. C’è ancora luce quando, con l’avvocato Carlo Taormina, si siede di fronte all’aggiunto Alberto Caperna e al pm Alberto Pioletti. Sono le 16: Fiorito ne avrà per sei ore e mezza.
L’ex consigliere in premessa spiega che la regola, stabilita dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, è quella dei contributi senza controlli reali. Fino a 211mila euro. Accusa diretta per Mario Abbruzzese. Punta il dito contro Letizia Cecinelli, coordinatrice della segreteria. «Se ho fatto degli errori – dice – sono pronto ad assumermi le responsabilità. Ma voglio sottolineare che a metà luglio ho inviato a tutti i consiglieri una lettera per interrompere i rimborsi e stoppare il sistema. Mi sono opposto a un’abitudine, quella dei rimborsi facili. Per questo mi hanno fatto fuori. Ognuno faceva quello che voleva. Il gruppo pagava spese di ogni tipo. Se ho sbagliato l’ho fatto in buona fede».
Ma i pm vogliono parlare del caso Fiorito. Si parte dai bonifici, 109 dal conto del Pdl ai suoi. Per 419mila euro è sempre la stessa cifra, quella che servirebbe per segretari e portaborse moltiplicata troppe volte. Fiorito sostiene che tanto gli spettasse. Ribadisce: erano soldi previsti dal regolamento per le cariche che svolgevo: capogruppo, presidente di commissione, tesoriere. Indennità alte, lo so. Non l’ho deciso io». Quando è buio si parla ancora di conti, sette italiani e cinque spagnoli. L’ex capogruppo del Pdl spiega che è stato costretto ad aprire i depositi in Spagna dopo avere ereditato la casa a Tenerife dal padre. E che i conti all’estero li aveva insieme al fratello Andrea. I pm gli chiedono di quella pioggia di assegni, delle carte di credito ricaricabili distribuite in giro, costate 180mila euro, dei soldi girati a consulenti, veri o presunti, che hanno incassato. E poi dei 235mila euro di prelievi, 32mila euro di pagamenti bancomat. Lui parla e a ogni risposta punta il dito, va all’attacco per difendersi. Perché quei 32 consulenti non li aveva scelti lui. Non basta. Sul conto di Fiorito ci sono le vacanze in Sardegna, 28 mila euro nel resort a cinque stelle. Conto saldato dal gruppo del Pdl. «Avevo smarrito la carta di credito», ripete.
Dopo i conti si passa alle case: la casa in via Margutta dell’Ipab. Fiorito risponde che ha vinto un’asta e l’ha ottenuta in affitto, ma paga 4mila euro al mese. Poi c’è la villa al Circeo. «Ho fatto un mutuo da 500 mila euro a trent’anni», spiega l’ex capogruppo. E ancora, gli immobili e i terreni ad Anagni «ereditati». Quindi il punto cruciale. Perché le case nella sua disponibilità nella capitale non risultano intestate a lui? E si apre il capitolo dei prestanome. Dopo cinque ore di domande, Fiorito tira fuori l’archivio segreto. La contabilità che gli uomini del nucleo di polizia valutaria della Finanza avevano cercato dappertutto. Forse ci sono stati degli errori, ma il problema era il regolamento», commenta alla fine Taormina.

Il passato per costruire il futuro

Sono convinto che per ricominciare occorre ricordare il passato e gettare le basi sulle spalle ancora solide dei cd. padri costituenti della democrazia. Santiago Carrillo, si oppose al fallito colpo di Stato del colonnello Antonio Tejero del 23 febbraio 1981, e mentre tutti gli altri partecipanti al congresso si gettarono sotto i banchi per evitare le pallottole, Carrillo, si sedette e si accese un sigaro per dimostrare la inconsistenza dei golpisti.

Da Il Manifesto del 19.09.2012 Giuseppe Grosso

Nel pomeriggio di ieri (18.09.2012) è morto a 97 anni Santiago Carrillo, dopo aver dedicato più di 75 anni della sua vita al partito comunista spagnolo. Carrillo si è spento durante la siesta nella sua casa madrilena, in perfetta coerenza con quanto aveva dichiarato in una delle sue ultime intervista: «Io non ho paura della morte». La stessa coerenza che ha dimostrato nella sua traiettoria politica e nei suoi 22 anni (dal 1960 al1982) a capo del Partito comunista spagnolo. «Ho sempre difeso la libertà democratica e continuo a lottare per cambiare questo sistema sociale che reputo ingiusto», aveva dichiarato qualche anno fa dimostrando quella tenacia che lo ha contraddistinto negli anni della attività politica e che lo ha accompagna- to fino all’ultimo.

Con Carrillo se ne va un pezzo della storia politica spagnola e uno dei protagonisti della transizione della Spagna dalla dittatura alla democrazia. «In Spagna la transizione è stata un’opera plurale però alcuni spagnoli giocarono un ruolo chiave. Santiago Carrillo è tra questi» ha dichiarato il segretario del Psoe Alfredo Pérez Rubalcaba, commentando tra i primi la morte dell’ex segretario. Messaggi di cordoglio e di omaggio sono arrivati da parte di tutti i leader politici che hanno unanimemente riconosciuto la centralità della figura di Carillo nella storia democratica del paese. Tra i più commossi quello di Ga- spar Llamazare di Izquierda Unida: «Se ne va un pezzo della nostra storia. Non si può capire la vita democratica di oggi senza Carillo». Figlio di un sindacalista, nacque a Gijón nel 1915. Emigrò a Madrid do- ve grazie agli studi e all’esempio paterno maturò una precoce passione politica, che lo portò ad iscriversi quattordicenne alla gioventù socialista. Una foto lo ritrae il 14 aprile del 1931, a 16 anni, mentre nella casa del Re- loj della Puerta del Sol festeggia l’avvento della repubblica. Il 36 fu l’anno dell’iscrizione al Pce e dello lo scoppio della guerra civile, che vide Carrillo tra i protagonisti della resistenza madrilena. Tre anni più tardi, dopo la battaglia di catalogna e la resa delle truppe repubblicane iniziò l’esilio. Sarebbe tornato in Spagna solo 38 anni più tardi, nel 1976, dopo la morte di Franco per prendere parte alla vita democratica del paese che egli stesso aveva contribuito a far nascere. Politicamente fu un moderato e un riformista, al punto di aderire, insieme al Pci di Enrico Berlinguer e al Pcf di Georges Marchais, al cosiddetto «eurocomunismo». Una scelta che pagò con l’espulsione, nel 1985, dal Pce.

Bersani o Renzi: chi sceglie il PD Campano?

Umberto Ranieri avrebbe espresso la sua preferenza per Renzi. La vedo proprio male per il PD che in un momento così delicato non riesce a trovare l’unità, basterebbe solo che la nomenclatura facesse proprie le istanze riformiste e rinnovatrici, eppure il PD non trova la quadra.

Da il Mattino del 16 settembre 2012 Pietro Perone

Un sì condizionato a Matteo Renzi arriva da Umberto Ranieri, responsabile Pd del Mezzogiorno, favorevolmente colpito dall’esordio dal sindaco di Firenze nella corsa delle primarie ma «spero – incalza Ranieri – che il sindaco si cimenti anche con i problemi del Sud».

A cui Monti chiede un cambio di mentalità.
«Ce n’è bisogno. Obiettivo imprescindibile nella battaglia per il Sud è la lotta contro ogni forma di assistenzialismo e di clientelismo. Il Mezzogiorno non ha bisogno di trattamenti speciali, né servono rivendicazionismi deteriori spesso branditi dalle classi dirigenti meridionali come alibi per il loro fallimento. Servono più investimenti mirati al sostegno dell’istruzione, del lavoro, della ricerca e dell’innovazione».
Nel centrosinistra però la questione meridionale non sembra da tempo al centro del dibattito: disattenzione, ritardo culturale?
«Occorre tornare a parlare del Sud in una prospettiva nazionale ed europea. Credo che questo stiano facendo Monti e Barca, di qui il mio apprezzamento per il loro lavoro. Io parto da un convincimento: l’Italia non riprenderà la strada della crescita senza una svolta nello sviluppo del Sud: va smontata la tesi ingannevole diffusa a piene mani nel corso degli ultimi 15 anni e che non ha trovato una resistenza convinta da parte dello stesso centrosinistra al Nord, secondo cui lo sviluppo delle regioni settentrionali si sarebbe dispiegato al massimo se solo si fosse liberato dal peso frenante del Sud. Non è così: è il Paese nel suo insieme che ha perso terreno in questi 15 anni. Sud e Nord soffrono degli stessi problemi, particolarmente gravi nelle regioni meridionali. Illegalità, inefficienza dei servizi, stato della Pa, pressione fiscale eccessiva su lavoro e impresa. Insomma è un modello di sviluppo che nel suo complesso non ha retto alle pressioni della globalizzazione e della concorrenza. Ecco perché la responsabilità dei guai in cui si dibatte il Paese non va imputata al Sud ma alle mancate riforme di questo modello».
Colpa anche della classe dirigente meridionale a cui il Pd in questi anni ha fornito pattuglie di amministratori.
«È indubbio che una svolta nella politica per il Sud va avanti a condizione che la classe dirigente operi con rettitudine e dedizione, dimostri di saper utilizzare produttivamente fino all’ultimo centesimo le risorse disponibili, affermi principi di legalità e trasparenza nella amministrazione della cosa pubblica. Questo comporta un cambiamento nel modo di fare politica. Occorre nel Mezzogiorno una politica più orientata all’interesse generale; liberata da chi tenta di farne un luogo di privilegi. Vanno introdotti antidoti alla intermediazione impropria dei politici; sanzioni che innalzino i costi di comportamenti trasformistici; definite misure volte a rafforzare il controllo dei cittadini sui propri eletti».
Appoggia Renzi?
«A Verona ha fatto un buon discorso: non si è limitato a porre il problema dello svecchiamento del Pd e del suo gruppo dirigente ma ha indicato un indirizzo politico e programmatico. Spero che si cimenti anche con i problemi del Mezzogiorno e sappia rivolgersi agli elettori del centrosinistra meridionale e alle tante forze che nel Sud sono preda di sentimenti di rassegnazione e di ostilità verso la politica».
Il sindaco di Firenze si muove dunque nel solco della tradizione riformista?
«A me pare che Renzi mostri di non voler restare prigioniero di nodi politici e culturali che in questi anni hanno impedito la crescita e la maturazione del centrosinistra italiano e dello stesso Pd. Come è possibile, mi chiedo, non rendersi conto che ogni tentativo condotto negli ultimi 15 anni di intesa con forze massimalistiche finisca con il consegnare loro un surplus di peso politico e di condizionamento e comprometta l’azione di governo del centrosinistra? L’esperienza non insegna nulla? Renzi mi è apparso consapevole di ciò». 
Programma di governo vincolato all’agenda Monti?
«Coerenza con l’operato del governo non significa adesione acritica ad ogni scelta da esso compiuta, bensì riconoscersi in un indirizzo strategico e negli obiettivi di fondo che esso persegue: salvare l’euro portando più avanti il processo di integrazione economica e politica dell’eurozona, realizzare le riforme economiche e istituzionali di cui ha bisogno il nostro Paese. Dinanzi alla denuncia demagogica di chi è ossessionato dall’idea che il compito del Pd debba consistere essenzialmente nella correzione delle riforme delle pensioni e del mercato del lavoro, è il caso di ricordare che il tempo della responsabilità non è trascorso, che non bastano gli annunci della Bce per mettere la nostra economia al riparo da una tempesta di sfiducia sui mercati».

Manovre di assestamento per battere il populismo

PD-UDC La sinistra con il centro da un lato e le forze di sinistra radicale insieme (SEL-FED-IDV-Movimento Arancione). Questa sarebbe la soluzione per battere il populismo ed assicurarsi una maggioranza sia pure postelettorale utile per governare. Non saprei l’abbraccio PD-UDC potrebbe essere mortale se non supportato da un profondo rinnovamento dei dirigenti e nelle liste.

Da il Mattino del 16.09.2012 Mario Ajello
Orvieto.

Considerano il populismo il nemico da battere e dicono entrambi: «Basta fango sulla politica». Non nascondono le differenze che esistono ad esempio sulla legge elettorale – «Oggi i giornali diranno che stiamo in pace o che stiamo in guerra?», motteggiano entrando al convegno delle Acli – ma condividono l’urgenza di riprogettare l’Italia. Quindi Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini torneranno al governo insieme, dopo le elezioni? Il leader del nuovo centro ragiona così: «Pier Luigi e io siamo due persone, due amici, che vengono da storie diverse e che hanno idee diverse. Se vogliamo annullare queste differenze, non facciamo un buon servizio. Da posizioni diverse, abbiamo fatto un’opposizione dura a Berlusconi che per quattro anni ha ripetuto slogan vuoti. Poi ci siamo uniti, per creare una svolta politica e per salvare l’Italia, con il governo Monti». Dopo di che – ed ecco l’apertura di Casini – «nella prossima legislatura le forze politiche devono arrivare con progetti chiari e fare alleanze su quei progetti. Creare coalizioni utili soltanto a presentarsi al voto e a vincere le elezioni, e incapaci poi di governare, sarebbe un danno per l’Italia». 
Parole che sono miele per la platea delle Acli, dove la prospettiva di un centro-sinistra («con il trattino», specifica il presidente Andrea Olivero) che provi a governare viene vista come una speranza o come l’ultima spiaggia. Infatti Olivero si spinge a chiedere a Bersani e a Casini, ma senza ottenere su questo risposta, di «stabilire subito le alleanze, in modo che i cittadini le conoscano prima delle elezioni». Sembra quasi che dal palco il presidente delle Acli stia celebrando, con troppo anticipo, le nozze tra il Pd e l’Udc: «Volete voi…? Siete disponibili a…?». Chissà poi come finirà questo gioco, molto serio ed estremamente magmatico, delle alleanze.
Intanto Bersani, prima di entrare nella sala del convegno, sta nel bar della stupenda Piazza del popolo di Orvieto e tra un caffè e una boccata di sigaro spiega ai presenti: «Pace, guerra, rottura, ricucitura tra me e Casini? Non bisogna stare appresso, come fanno i media, ai botta e risposta del giorno per giorno. Il tempo per arrivare alle elezioni è ancora lungo e occorre guardare in prospettiva. A me sembra che la collaborazione tra progressisti e moderati sia la strategia più credibile per il Paese». E dal palco: «Sul modo di intendere le istituzioni, sull’Europa e su altri terreni c’è un’unione di fondo tra progressisti e forze moderate e liberali. Questo porterà a doverci intendere, anche perché di là c’è altra roba: il grillismo, il populismo, l’illusionismo berlusconiano». A proposito di Berlusconi: «Ha appena detto che all’Italia serve una guida? Ecco, se vogliamo andare fuori strada, scegliamo lui». Oppure, su un Monti dopo Monti con dentro ancora il Pdl: «Una grande coalizione? De che!», dice Bersani con una battuta volutamente gergale: «Pensate davvero che, per fare uscire l’Italia dalla palude, vado a fare un accordo con Berlusconi? Non chiedetemi questo, piuttosto lascio io». 
L’anti-berlusconismo (che i due declinano ognuno alla sua maniera) può unirli, ma a dividere Casini da Bersani è ancora Vendola. Il leader dell’Udc continua a non credere nell’affidabilità della sinistra radicale in funzione di governo, ma critica anche «alcuni ministri dell’esecutivo Monti che fanno troppe promesse e troppi annunci». Quando poi Casini fa questo ragionamento («Nella società civile spesso i personalismi e i tatticismi sono superiori a quelli esistenti nel mondo politico»), in sala molti si chiedono: sta forse parlando di Montezemolo? Poi l’incontro finisce, il matrimonio tra Pd e Udc non si è celebrato ma quella di ieri non è stata certo, per Bersani e Casini, una giornata di guerra.

Scandalo alla Regione Lazio una buona occasione per fare pulizia!

L’ennesimo scandalo della politica nonostante la crisi ed il clima di austerità. Cosa dovrebbero fare i partiti? Non avere paura e buttare fuori i responsabili senza preoccuparsi né di aspettare la sentenza di condanna né dei voti che questi consiglieri portano al partito. E’ solo questa l’unica strada ammissibile se i partiti vogliono strappare lo scettro dalle mani di quella che chiamano antipolitica ma che rappresenta ormai una istanza pressante dei cittadini. Questo fatto credo sia una vera e propria occasione per i partiti che possono così dimostrare di voler cambiare. Lo faranno? E’ molto probabile che non lo faranno! Il vero problema è che in Italia manca il ricambio, i leader ed in vario modo i “politici di professione” non si sono mai preoccupati di preparare i “sostituti” per paura di essere scalzati. In Germania il ministro che copia la tesi di laurea viene fatto fuori perché nel partito c’è chi scalpita ed è pronto ad assumere la carica. In Italia ad arte i governanti hanno creato dietro di loro il vuoto pneumatico per assicurarsi il controllo del potere e questo sarà la loro fine … “il vecchio muore ed il nuovo non può nascere”

da il Corriere della Sera del 16.09.2012 Ernesto Manicucci

ROMA — Appuntamento vicino a piazza San Silvestro, nel cuore di Roma. Renata Polverini è lontana dalla Regione Lazio e lì, nello studio della sua fondazione «Città Nuove», si consuma un sabato di fuoco. La governatrice, furibonda per la vicenda dei fondi del Pdl transitati sui conti di Franco Fiorito e per le «spese pazze» del centrodestra prima e del Pd poi, convoca la maggioranza e annuncia: «Lunedì (domani, ndr), in consiglio, darò le mie dimissioni». I presenti impallidiscono, nessuno parla. Di fronte a lei, il presidente dell’assemblea Mario Abbruzzese, il capogruppo dell’Udc Francesco Carducci, quello de La Destra Francesco Storace e della Lista Polverini Mario Brozzi, ex medico della Roma calcio.
Alla riunione manca Francesco Battistoni, il rivale di Fiorito, che da fine luglio ne ha preso il posto e che ha scoperchiato il vaso di Pandora sui bonifici transitati dai conti del gruppo a quelli del «Batman» di Anagni: la Polverini non «riconosce» Battistoni e ne vuole la rimozione. Mentre i consiglieri a lui fedeli (sono nove) ribadiscono «la completa autonomia nelle scelte interne».
Il vertice
La presidente usa parole dure: «Non ce la faccio più a stare sulla graticola. Ho deciso di convocare il consiglio per lunedì (domani, ndr), devo fare comunicazioni urgenti. E le voglio fare in aula, nel luogo più solenne». Fa una pausa: «Dirò che mi dimetto. La questione è seria, grave. E riguarda tutti, maggioranza e opposizione. Non posso perdere la faccia». Quindi? «Serve un atto di responsabilità, misure drastiche per uscire da questo schifo». Ce l’ha col Pdl, la Polverini: «Da luglio ho chiesto un incontro ai vertici: non ho avuto risposte. Ora mi sono stancata». Mentre la riunione è in corso arriva la nota di Angelino Alfano: «Fiorito, per me, è fuori dal partito. Poco importa che emerga che “così facevan tutti”. I fatti del consiglio regionale sono inaccettabili».
La richiesta di epurazioni
L’autosospensione, o anche l’espulsione, di Fiorito, alla Polverini non basta più. Vuole che il Pdl faccia piazza pulita: via il neo capogruppo, dimissioni del presidente dell’assemblea Mario Abbruzzese. Al posto di Battistoni, in pole position c’è il reatino Antonio Cicchetti: «Se si pone la questione la valuterò», dice.
Ma per ritirare la minaccia di dimissioni, la presidente vuole anche si voti l’abolizione di tutti i privilegi: basta coi fondi erogati ai gruppi, con le ricevute che nessuno (ufficio di presidenza, segretariato del consiglio) controlla. Basta con le cene, lo champagne e le cravatte di Giancarlo Miele, le ostriche di Andrea Bernaudo, i fotoservizi di Veronica Cappellaro.
I veleni di Fiorito
Veleni che l’ex capogruppo ha sparso ad arte, trascinando con sé i suoi colleghi. Le ultime accuse sono verso Abbruzzese («che ha due auto blu», verso De Romanis («che organizzava i festini con gnocche»), contro Giorgia Meloni e Fabio Rampelli («i loro parenti lavorano al gruppo Pdl»). Fioccano le reazioni. Abbruzzese smentisce le due auto blu («il presidente ne ha una sola», dicono in Regione), Meloni e Rampelli reagiscono con rabbia. «Mia sorella è precaria da anni. Fiorito, come tutti i disonesti, vuole gettare fango su chi non ha scheletri nell’armadio», dice una. «Mia cognata è dipendente pubblica, in comando alla Regione. Sono deliranti confessioni di una menta malata», aggiunge l’altro. Anche De Romanis risponde: «Ma quali festini! Era un evento su Roma Antica, che non si è più tenuto».
Le possibili misure
e la tentazione politica
La Polverini vede due strade: applicare subito i tagli oppure acquisire le fatture dei gruppi e portarle alla Guardia di Finanza. C’è anche la terza strada: che la Polverini, provata dalla vicenda dei due tumori alla tiroide, nauseata dal livello delle dispute tra ciociari e viterbesi, molli tutto. In quel caso, si parla di un suo impegno in politica nazionale con l’Udc. Gianni Alemanno le esprime «solidarietà». Lorenzo Cesa (Udc) invita « i partiti ad una riflessione». Il centrosinistra incalza: «Basta bluff, Polverini si dimetta», dice il dipietrista Vincenzo Maruccio.
L’inchiesta
La Procura, intanto, va avanti. E non esclude che l’inchiesta si possa allargare anche ad altri partiti. A Fiorito è stata perquisita anche la casa di Anagni, sono state controllate cassaforti, computer, conti correnti. I magistrati sono insoddisfatti: pensavano di trovare più materiale.

“Il vecchio muore e il nuovo non può nascere”

Interessante intervista a Bauman il cui pensiero condivido. La soluzione della condizione economica e politica in cui versiamo non conosce scorciatoie. La politica ha ceduto il passo alla finanza, i governi durano cinque anni e sono limitati ai paesi, il potere globale della finanza, delle banche, dei media, della criminalità, della mafia, del terrorismo e le grandi corporation della finanza non conoscono né limiti temporali né limiti territoriali. Bauman enuncia il problema e lascia intravedere la soluzione che deve iscriversi gioco forza in una dimensione quanto meno europea. Spero proprio che tutta questa ansia rottamatrice sia guidata nel solco tracciato dai nostri “pensatori”…

Da il Manifesto del 12.09.2012 Intervista a Bauman di Fanrizio Tonello

Sempre più lucido, sempre più indignato, Zygmunt Bauman, 87 anni, è arrivato a Mantova portando da solo la sua valigia, con l’inseparabile pipa e un fascio di carte che gli servono per il pamphlet sulla disuguaglianza che uscirà tra qualche mese dal suo tradizionale editore, Laterza. Il grande sociologo inglese di origine polacca, che i lettori del manifesto conoscono bene, è diventato celebre per i suoi libri sul mondo moderno, «un mondo che chiamo liquido perché come tutti i liquidi non può restare immobile a lungo. In questo nostro mondo tutto, o quasi, è in continua trasformazione: le mode che seguiamo, gli oggetti che richiamano la nostra attenzione, ciò che sogniamo o temiamo, che suscita in noi speranza o preoccupazione». A questa fluidità, però, si accompagna un grandissimo aumento della disuguaglianza e una forte resistenza al cambiamento e questo sembra essere il suo nuovo interesse di ricerca: l’iniquità del sistema e la sua capacità di resistere ai tentativi di regolarlo. Ne abbiamo parlato con lui durante una lunga conversazione a Mantova, in occasione del Festival Letteratura e dell’uscita del suo nuovo libro, Cose che abbiamo in comune (Laterza 2012, pp. 212, euro 15).

Lei è il teorico della «modernità liquida» e ha scritto mille volte che tutti noi «veniamo trascinati via senza posa». Ma non ha l’im- pressione che il mondo in cui viviamo stia però diventando sempre più solido, immodificabile? Se per «solidità» lei intende che è diventato più resistente al cambiamento, ha ragione. Negli ultimi anni ci sono stati molti movimenti, gli indignados spagnoli, Occupy Wall Street e altri. Molte spinte, grandi manifestazioni di massa e tuttavia non accade nulla. Prendiamo Occupy Wall Street: è stato trattato bene dai giornali, la televisione ne ha parlato, l’unica forza che non ha prestato alcuna attenzione è stata la Borsa di Wall Street. Non è cambiato assolutamente nulla. C’è solidità nel senso di resistenza al cambiamento, il sistema sembra immune a tutte le pressioni. Tuttavia, se prendiamo una bistecca, vogliamo tagliarla e non ci riusciamo, dobbiamo chiederci se è la carne che è davvero troppo dura o se è il coltello che stiamo usando che non è abbastanza affilato. La mia teoria è che il sistema non è solido di per sé: ha sviluppato efficaci meccanismi di autoriproduzione ma ha delle fragilità incorporate. Diventa più iniquo ogni giorno che passa: oggi negli Stati Uniti, un amministratore delegato guadagna in media 531 volte più del lavoratore medio; nel 1960 il rapporto era 1 a 12. La finanza ha creato un’economia immaginaria, virtuale, spostando capitali da un posto all’altro e guadagnando interessi. Il capitalismo tradizionale funzionava sulla creazione di beni, mentre ora non si fanno affari producendo cose ma facendo lavorare il denaro: l’industria ha lasciato il posto alla speculazione, ai banchieri. Questo significa che il sistema ha accentuato la sua tendenza interna ad autodistruggersi, ma non potrà continuare a lungo. Se la resistenza umana non sarà in grado di mettervi fine ci penserà la natura. Ci sono ovviamente limiti precisi alle risorse del pianeta e una società basata sulla crescita illimitata della produzione e del consumo incontrerà questi limiti molto presto.

Proprio qui a Mantova lei ha detto che la politica è locale, delimitata dai confini degli Stati nazionali, mentre il potere è globale: è questo che rende il sistema così indifferente alle manifestazioni di resistenza alle sue logiche? Certamente, il potere è globale, il suo spazio è il pianeta, mentre le elezioni americane sono una competizione attorno agli interessi degli Stati Uniti: è questo che mette il potere in grado di fluire liberamente ovunque, senza prestare troppa attenzione a ciò che succede qua e là. A causa di questa fluidità ci troviamo in quello che Antonio Gramsci chiamava un interregno, una situazione nella quale «il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati». Il vecchio ordine fondato sulla stretta associazione di territorio, Stato e nazione sta morendo. La sovranità non è più associata ad alcuno degli elementi della triade territorio/Stato/nazione: tutt’al più è legata in modo blando a alcune loro componenti. Oggi essa è difficile da definire e controversa, porosa e scarsamente difendibile, disancorata e in balia delle correnti. Ciò che dà un’impressione di solidità del sistema è il fatto che il potere si è liberato dal controllo politico mentre la politica ha un deficit di potere. Il potere è la capacità di esercitare un comando. E la politica è la capacità di prendere decisioni vincolanti. Gli statinazione avevano il potere di decidere e una sovranità territoriale. Ma questo meccanismo è stato completamente travolto dalla globalizzazione perché la globalizzazione ha trasferito il vero potere al di là dei territori, scavalcando la politica. Gli Stati nazionali sono attraversati dal potere globale della finanza, delle banche, dei media, della criminalità, della mafia, del terrorismo. Ogni singolo potere si fa beffe delle regole e del diritto locali, e anche dei governi ovviamente. I governi europei dovrebbero fare ciò che gli elettori chiedono, cioè agire contro la disoccupazione di massa, ma naturalmente non lo possono fare: sono costretti ad ascoltare quanto le corporation e i banchieri dicono loro. Si trovano in quella situazione che uno psichiatra definirebbe di double bind. I governi sono eletti per quattro anni e possono agire solo su un territorio limitato, le corporation sono permanenti e hanno come teatro d’azione il mondo. Non riusciremo a risolvere i problemi globali se non con mezzi globali, restituendo alle istituzioni la possibilità di rispettare la volontà e gli interessi delle popolazioni. Però, questi mezzi non sono stati ancora creati.

Soluzione Europa

Sono convinto che la soluzione alla crisi economica di cui i paesi europei sono ostaggio, possa essere solo europea. In un mondo che vede potenze economiche transanazionali e blocchi di paesi che fanno politiche unitarie non c’è altra via che quella di un maggior peso politico degli organi della Comunità che ormai non può essere più solo economica. Trovo interessante l’articolo che ho letto ieri, di  Pietro Piovani su “Il Mattino” del 9 settembre 2012

Roma. Quasi la metà della popolazione europea vorrebbe la fine dell’euro, dicono i sondaggi. E se la domanda viene posta ai soli cittadini tedeschi, i nostalgici diventano la maggioranza: il 52%. È l’anti-europeismo lo spettro che oggi si aggira per l’Europa, e assume varie forme. I nazionalismi della destra neonazista, gli estremismi della sinistra radicale, i populismi dei nuovi movimenti antipolitici, o apolitici, o apartitici che spuntano come funghi in tutti i Paesi del continente.
Se ne vedono le tracce persino in Italia. Dopo i tedeschi, i più euroscettici siamo diventati noi: solo il 48% è ancora convinto che abbandonare l’euro e tornare alla lira sarebbe un errore. La sfiducia per l’Europa è innanzitutto sfiducia verso la sua economia. Gli storici fanno un paragone con quanto accadde dopo la crisi economica del 1929, l’unica confrontabile con quella attuale. Fu allora che nacquero il fascismo e il nazismo.
Due appuntamenti cruciali per il destino dell’Ue sono previsti nelle prossime settimane. Il primo è il voto in Olanda, in programma per mercoledì prossimo. La consultazione potrebbe in verità fugare una delle minacce più temute in questi anni nelle capitali continentali: la destra xenofoba e nazionalista ha perso molto del suo smalto e l’ipotesi di vedere il suo leader di Geert Wilders arrivare al governo non viene più presa in considerazione. I sondaggi fino a qualche tempo fa accreditavano un forte aumento di consensi alla sinistra radicale di Roemer, che ha assunto posizioni molto critiche verso le politiche di rigore finanziario richieste da Bruxelles. Nelle ultime settimane tuttavia sta guadagnando sempre più spazio un’altra forza di sinistra, più moderata, il Partito laburista dell’emergente Diederik Samsom. Nel suo programma c’è sì un allentamento dei tagli alle spese previsti dalla maggioranza uscente, ma sempre all’interno dei margini tracciati dall’Europa.
L’altro passaggio, ancora più delicato, è fissato per ottobre a Parigi. Il parlamento deciderà se ratificare quello che noi in Italia chiamiamo «fiscal compact» ma che i francesi più semplicemente definiscono trattato di bilancio. La ratifica dovrebbe arrivare senza troppe incertezze, vista la larga maggioranza su cui può contare il socialista François Hollande e il supporto che certamente daranno i deputati di centrodestra. Ma questo non toglie che tra le forze politiche transalpine esiste un diffuso malcontento verso il trattato che impegna la Francia a rispettare l’obbligo al pareggio di bilancio voluto soprattutto dalla Germania.
C’è poi il caso ben noto della Grecia, il Paese che più sta pagando le conseguenze della crisi. Il successo sfiorato alle ultime elezioni dalla sinistra radicale di Syriza, l’affermazione dei neonazisti di Alba Dorata, dimostrano come per i greci le parole «povertà» e «euro» sono diventate paradossalmente sinonimi.
Le difficoltà di convivenza si riconoscono anche nel dibattito politico dei Paesi nordici. In Finlandia il ministro delle Finanze Juytta Urpilainen, che è anche la segretaria del partito socialdemocratico finlandese, tre mesi fa ha rotto un tabù: per la prima volta nella storia dell’unione monetaria un esponente di governo ha ipotizzato a voce alta l’uscita del suo paese dall’euro. La dichiarazione, pur corretta, segnala la difficoltà di un esecutivo che deve difendere la scelta europea in un Nord sempre più stanco dei suoi spendaccioni vicini di casa meridionali.

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