Gennaro Esposito

Alza la Testa

Il passato per costruire il futuro

Sono convinto che per ricominciare occorre ricordare il passato e gettare le basi sulle spalle ancora solide dei cd. padri costituenti della democrazia. Santiago Carrillo, si oppose al fallito colpo di Stato del colonnello Antonio Tejero del 23 febbraio 1981, e mentre tutti gli altri partecipanti al congresso si gettarono sotto i banchi per evitare le pallottole, Carrillo, si sedette e si accese un sigaro per dimostrare la inconsistenza dei golpisti.

Da Il Manifesto del 19.09.2012 Giuseppe Grosso

Nel pomeriggio di ieri (18.09.2012) è morto a 97 anni Santiago Carrillo, dopo aver dedicato più di 75 anni della sua vita al partito comunista spagnolo. Carrillo si è spento durante la siesta nella sua casa madrilena, in perfetta coerenza con quanto aveva dichiarato in una delle sue ultime intervista: «Io non ho paura della morte». La stessa coerenza che ha dimostrato nella sua traiettoria politica e nei suoi 22 anni (dal 1960 al1982) a capo del Partito comunista spagnolo. «Ho sempre difeso la libertà democratica e continuo a lottare per cambiare questo sistema sociale che reputo ingiusto», aveva dichiarato qualche anno fa dimostrando quella tenacia che lo ha contraddistinto negli anni della attività politica e che lo ha accompagna- to fino all’ultimo.

Con Carrillo se ne va un pezzo della storia politica spagnola e uno dei protagonisti della transizione della Spagna dalla dittatura alla democrazia. «In Spagna la transizione è stata un’opera plurale però alcuni spagnoli giocarono un ruolo chiave. Santiago Carrillo è tra questi» ha dichiarato il segretario del Psoe Alfredo Pérez Rubalcaba, commentando tra i primi la morte dell’ex segretario. Messaggi di cordoglio e di omaggio sono arrivati da parte di tutti i leader politici che hanno unanimemente riconosciuto la centralità della figura di Carillo nella storia democratica del paese. Tra i più commossi quello di Ga- spar Llamazare di Izquierda Unida: «Se ne va un pezzo della nostra storia. Non si può capire la vita democratica di oggi senza Carillo». Figlio di un sindacalista, nacque a Gijón nel 1915. Emigrò a Madrid do- ve grazie agli studi e all’esempio paterno maturò una precoce passione politica, che lo portò ad iscriversi quattordicenne alla gioventù socialista. Una foto lo ritrae il 14 aprile del 1931, a 16 anni, mentre nella casa del Re- loj della Puerta del Sol festeggia l’avvento della repubblica. Il 36 fu l’anno dell’iscrizione al Pce e dello lo scoppio della guerra civile, che vide Carrillo tra i protagonisti della resistenza madrilena. Tre anni più tardi, dopo la battaglia di catalogna e la resa delle truppe repubblicane iniziò l’esilio. Sarebbe tornato in Spagna solo 38 anni più tardi, nel 1976, dopo la morte di Franco per prendere parte alla vita democratica del paese che egli stesso aveva contribuito a far nascere. Politicamente fu un moderato e un riformista, al punto di aderire, insieme al Pci di Enrico Berlinguer e al Pcf di Georges Marchais, al cosiddetto «eurocomunismo». Una scelta che pagò con l’espulsione, nel 1985, dal Pce.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 settembre 2012 da in I Principi con tag , , , .
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