Le Nuove Convenzioni delle Piscine

Il 24 luglio scorso pubblicavo la delibera giunta sulle piscine contenete lo schema di convenzione per il quale ho redatto sette emendamenti che, a parere mio, dovrebbero contribuire a migliorarlo. La delibera è calendarizzata per il consiglio comunale di domani 25.09.2012 ma credo che verrà rinviato per meglio approfondire e per avere il modo di capire se dare anche degli indirizzi per il bando che dovrà essere redatto dai servizi di gestione. Comunque di seguito le modifiche che ho intenzione di proporre e che ho discusso con il gruppo di Napoli è Tua. Come sempre sono ben accetti eventuali suggerimenti:

CONSIGLIO COMUNALE  DI NAPOLI

del 25 settembre 2012

PROPOSTA DI EMENDAMENTO

DELIBERA DI GIUNTA DI PROPOSTA AL CONSIGLIO N. 501 del 0120/06/2012

PREMESSO CHE:

I.- Con la delibera di giunta indicata in epigrafe l’Amministrazione ha proposto l’affidamento in concessione della gestione delle piscine di proprietà comunali, realizzate con la legge 219/1981 allegando schema di convenzione tipo;

II.- è intenzione dell’amministrazione agevolare e promuovere la pratica dello sport.

Letta la bozza di regolamento allegata alla delibera in epigrafe ed a mente dell’art. 44 del vigente Regolamento Consiliare si propone l’adozione del seguente emendamento:

I) All’art. 1 dello schema tipo di convenzione aggiungere il comma 1.2 del seguente tenore: I contratti di sponsorizzazione devono essere consegnati in copia all’amministrazione al competente ufficio dell’assessorato e devono contenere espressa clausola di impegno a destinare il 20% degli utili derivanti dai contratti di sponsorizzazione ad attività di promozione dello sport nelle istituzioni scolastiche o comunque sociali del volontariato del terzo settore. Di tale attività deve essere relazionata l’amministrazione entro il 30 aprile di ogni anno.

Modificare, quindi, gli altri commi successivi secondo la corretta numerazione.

II) All’art. 1.2 dello schema tipo di convenzione aggiungere dopo le parole: “pagamento della tariffa TARSU e/o TIA”, le seguenti parole: “secondo le attuali modalità agevolate”

III) All’art. 1.4 dello schema tipo di convenzione aggiungere dopo l’ultimo punto: “obbligo di destinare due corsie alle istituzioni scolastiche che avranno diritto ad utilizzarle in orario curriculare o extracurriculare per progetti promossi da loro stessi o da altre associazioni o enti sportivi in collaborazione con l’istituzione scolastica. In caso di pluralità di domande l’Amministrazione, mediante l’assessorato competente, provvede a coordinare le domande affinché, per quanto possibile, sia garantito parità di trattamento a tutte le istituzioni aventi diritto”

IV) All’art. 1.4 dello schema tipo di convenzione aggiungere al 4° rigo dopo le parole: “numero di occupati che si intendono impiegare, le seguenti parole: “e con obbligo di assumere gli eventuali dipendenti impiegati nella gestione dell’impianto (passaggio di cantiere) che abbiano un’anzianità da almeno due anni presso il precedente concessionario”.

V) All’art. 11.2 dello schema tipo di convenzione alla lettera a) eliminare le parole da: dal lunedì” fino ad “agosto” ed aggiungere le parole: “per cinque giorni a settimana”

VI) All’art. 21.2 dello schema tipo di convenzione eliminare l’intero comma e sostituirlo con il seguente: “21.2 Il Concessionario deve versare il corrispettivo annuo dovuto al Comune di Napoli in due rate posticipate pari al 50% ciascuna del canone annuale il 1 dicembre ed il 1 giugno di ogni anno.”

VII) Dopo l’art. 21 aggiungere l’art. 21 bis Sconti premiali sul canone. 21.1 Al fine di promuovere la pratica dello sport agonistico dilettantistico, ed al fine di premiare le associazioni sportive che svolgono tale attività, il canone annuale determinato dall’amministrazione è decurtato del 15% nel caso di vittoria di un titolo di Campione d’Italia da parte di un atleta tesserato da almeno 2 anni con l’associazione concessionaria, del 30 %  nel caso di vittoria di un titolo europeo, da parte di un atleta tesserato da almeno 2 anni con l’associazione concessionaria, del 40%  nel caso di vittoria di un titolo mondiale o di una medaglia d’argento o di bronzo in una competizione Olimpionica, da parte di un atleta tesserato da almeno 2 anni con l’associazione concessionaria e con l’esonero totale dal pagamento del canone per un solo anno nel caso di vittoria di un oro olimpico da parte di un atleta tesserato da almeno 2 anni con l’associazione concessionaria. 21.2 E’ concessa, altresì, una riduzione del 30% del canone annuo anche all’associazione o società sportiva dilettantistica concessionaria che si dovesse classificare al primo posto in un campionato nazionale. 21.3 Ai fini del presente comma si considerano titoli validi quelli conquistati in manifestazioni sportive organizzate dal C.O.N.I. ed in campo internazionale dal C.I.O. Le riduzioni nell’anno non sono cumulabili e l’associazione sportiva concessionaria, nell’anno, potrà godere della riduzione più vantaggiosa in caso di contemporanea presenza di titoli idonei.”

I proponenti:

 

 

 

Le facce immobili

Oggi (24.09.2012) leggo la lettera di Susanna Tamaro su il Corriere della Sera che credo rappresenti un sentimento che serpeggia e si rafforza da anni nei cittadini italiani. Condivido gli argomenti ed il senso di frustrazione aggravato dallo scandalo nelle regioni. La Polverini pensa ancora a dimissioni si dimissioni no, ma come è possibile mi chiedo che questa classe politica non comprende ancora che è finita l’epoca delle tre carte. Occorrono gesti esemplari in grado di contagiare gli altri partiti ed uomini politici. Non ci servono più proclami ma fatti concreti in grado di ridare fiducia ai cittadini ed invece abbiamo facce immobili che si presentano sempre allo stesso modo, le stesse facce che affogano il ricambio generazionale, quelle che con arroganza ambiscono a ricoprire solo ed essi stessi sempre gli stessi ruoli scambiandoseli a vicenda senza alcuna considerazione delle capacità e della forze che è insita nei giovani portatori di audacia e cambiamento, se non fossero appositamente annichiliti. Facce immobili che si oppongono alle dimissioni della Poliverini …

Corriere della sera del 24.09.2012

la Platea Vuota della Politica

di SUSANNA TAMARO

Leggo le cronache di questi giorni che coinvolgono i politici della Regione Lazio, ma non solo loro, purtroppo. Sono semplicemente una persona responsabile che non può non farsi alcune domande. Sono stata una grande contribuente dello Stato, senza mai ascoltare le sirene dell’evasione; nessuno mi ha mai smosso dalla convinzione che è giusto e doveroso pagare le tasse. Davanti all’ennesimo «scandalo» che travolge la nostra classe politica, non posso che provare un senso di ribellione e di disgusto.
A PAGINA 39

Q ualche anno fa ho trascorso una rigida giornata invernale nel piazzale antistante il palazzo della Regione Lazio alla Garbatella. Non ero andata per una manifestazione di protesta — in quei giorni brillava sulle cronache la squallida vicenda Marrazzo — ma per piantare degli alberi. Il comitato di quartiere, infatti, stufo del degrado aveva cominciato a sistemare di sua iniziativa l’enorme appezzamento antistante al cupo palazzo concavo, piantando erba e alberi. Io ero andata lì per la seconda parte dell’iniziativa sostenuta da Lega Ambiente. Impiantare un frutteto e degli orti. Credo profondamente, infatti, in queste azioni dal basso che, grazie alla creatività e alla buona volontà dei cittadini, sopperiscono alla trascuratezza e al menefreghismo di una parte della classe politica. Nonostante il freddo, di quella giornata mi è rimasto il ricordo bellissimo dei tanti incontri fatti e di quei fragili alberi piantati di fronte al simbolo dell’arroganza e dello spreco. Già, perché nonostante tutti i soldi che ora sappiamo essere passati per quelle casse a nessuno è mai venuto in mente che quel luogo di degrado di fronte agli uffici del potere potesse venire sistemato a beneficio della bellezza e della qualità della vita dei cittadini. «Ma durante l’estate come farete?» ho chiesto a un gruppo di adorabili pensionati che piantavano insieme a me. «Non vedo rubinetti». «Faremo i turni», mi hanno risposto. «Ognuno di noi, da casa, porterà una o due bottiglie di acqua e con quelle daremo da bere agli alberi». In questi anni spesso ho ripensato al loro frutteto che, spiritualmente, considero un po’ anche mio. Ce l’avranno fatta a sopravvivere le piante con l’acqua dei rubinetti dei pensionati, con l’aria asfittica dello smog? Saranno riusciti a fiorire e a coprirsi di frutta?
Leggendo le cronache di questi giorni che coinvolgono i politici della Regione Lazio — ma non solo loro, purtroppo — quella giornata prende per me un significato particolare. Non sono un politico né un economista né un opinionista di qualsivoglia corrente, ma semplicemente una persona responsabile che osserva le cose e che, quindi, non può non farsi alcune domande. Sono stata, in anni passati, una grande contribuente dello Stato, senza mai ascoltare le sirene dell’evasione; nessuno, infatti, mi ha mai smosso dalla convinzione che è giusto e doveroso pagare le tasse senza alcun sotterfugio, perché i soldi che avrei potuto sottrarre alle isole Comore — come mi era stato allora consigliato da più parti — dovevano servire a finanziare gli ospedali, a costruire strade, a far funzionare meglio la scuola e tutte quelle istituzioni che rendono una società civile e degna di questo nome.
Ma davanti all’ennesimo «scandalo» che travolge la nostra classe politica, vedendo il modo sconsiderato, offensivo e folle in cui vengono usati i nostri soldi, non posso che provare un senso di ribellione e di disgusto. Ho chiesto molte volte che mi venga spiegato per quale ragione la classe politica debba godere di una quantità così vergognosa di privilegi economici. Non ho mai avuto una risposta soddisfacente. «Perché hanno delle grosse responsabilità», si dice. Ma perché, chi conduce un treno o chi insegna in una scuola o un chirurgo che opera non hanno altrettante responsabilità? La società si regge sul senso della responsabilità di tutti. Quali sono le responsabilità di questa pletora di figure indistinte che navigano nel florido universo delle Province, delle Regioni e dell’apparato dello Stato? E perché chi viene eletto considera il suo posto una roccaforte inespugnabile da cui nessuno scandalo e nessuna vergogna sarà mai in grado di muoverlo? Perché dobbiamo subire l’indegnità di queste persone? Quale perverso sistema permette loro di rimanere sempre in sella, senza pagare mai? Perché lo Stato, cioè noi — tanto per fare un semplice esempio — dobbiamo pagare anche i loro pranzi al ristorante della Camera e del Senato pur essendo tutti forniti di stipendi vertiginosi e di una quantità di prebende che fanno vergognare qualsiasi Paese democratico? Non è forse questo uno dei tanti schiaffi lanciati in faccia alle moltissime famiglie che non sono più in grado di pagare la mensa dell’asilo e della scuola elementare dei loro figli?
Perché nessuno di loro ha mai detto: mi vergogno di questo privilegio e spontaneamente vi rinuncio? Perché non hanno dato nessun segno reale e immediato di solidarietà e di compartecipazione alle difficoltà del Paese? Si sono tutti limitati a un generico impegno di cambiamento futuro e, invece di agire, di essere d’esempio, hanno continuato a parlare, indifferenti della reale portata degli avvenimenti. Ogni sera, i telegiornali ci impongono almeno un quarto d’ora di esasperanti dichiarazioni di politici — sempre gli stessi — che annunciano, denunciano, promettono, minacciano, si insultano, sempre con le stesse trite e ritrite parole. Davanti a questo spettacolo che si ripete immutato da anni, provo qualcosa che va al di là dell’irritazione e della rabbia, tanto che ormai, appena vedo le loro facce, abbasso il volume e aspetto che scompaiono.
Tutti questi volti che da anni ci inseguono nelle case, invecchiando sotto i nostri occhi, non sono poi molti diversi da una compagnia di attori filodrammatici che continua a calcare il palcoscenico con l’inerzia della routine, accecata dalla luce della ribalta, senza riuscire a vedere le reazioni del pubblico in platea. Contornati dalla selva dei microfoni perennemente accesi davanti alle loro bocche, non si sono accorti che il pubblico, nel frattempo, se ne è andato, la sala è vuota e lo sarà anche per le prossime repliche in programma. Non hanno capito che, malgrado tutto questo loro muoversi, stringere alleanze, balenare nuovi finti orizzonti in previsione delle prossime elezioni, probabilmente il partito che riscuoterà maggior successo sarà quello delle urne vuote. Tutte le persone che ho incontrato negli ultimi mesi, infatti, persone normali, con vite e professioni normali, mi hanno confessato che, se non cambia qualcosa in modo radicale, non andranno a votare. Esiste un’Italia che non si fa arpionare dagli istrionici populismi di pancia, che non è qualunquista; un’Italia trasversale per età e per condizioni sociali; un’Italia costruttiva, positiva, etica, che non riesce più riconoscersi in nessuno dei protagonisti della politica di questi ultimi vent’anni. Un’Italia capace di affrontare i sacrifici per il bene comune, come abbiamo potuto vedere in questi ultimi mesi, ma che desidera in cambio una classe politica che, da subito, sappia a sua volta fare sacrifici, che sappia rinnovarsi nel segno della serietà, della sobrietà e della responsabilità. È l’Italia dei pensionati e della tante brave persone che nel silenzio, umilmente e con passione, con le loro bottiglie portano l’acqua da casa per far crescere e sopravvivere gli alberi da frutta piantati nel luogo dell’abbandono e del degrado.

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