Gennaro Esposito

Alza la Testa

Andare a Roma per rappresentare Napoli

Roma si Roma no. In questi giorni ho avuto da amici, conoscenti e cittadini napoletani varie indicazioni sulla manifestazione di Roma che si è tenuta il 30 u.s. ed alla quale non me la sono sentita di non andare. Nel gruppo abbiamo discusso molto con Simona Molisso e Carlo Iannello esaminando le contrapposte posizioni che abbiamo registrato in città, tra quelli che ritenevano poco istituzionale recarsi a Roma con il cappello in mano e quelli che, invece, ritenevano legittima la gita romana facendo un ragionamento più politico su Monti e la sua azione di governo. Alla fine abbiamo deciso di andare sia perché siamo convinti che la politica di Monti non sia la miglior politica a cui possiamo aspirare, sia perché era assolutamente inutile aprire un fronte interno alla maggioranza della quale facciamo parte per aver condiviso e condividere il programma elettorale, preferendo discutere assumendo posizioni anche critiche su questioni concrete (e di ciò credo ne abbiamo dato ampia dimostrazione). Ad ogni buon conto la riflessione che vorrei fare è più ampia e si incentra proprio sulla politica del governo nazionale che secondo me è sopravvalutato anche da quella classe sociale che, seppure di sinistra, guarda alla squadra di Monti con simpatia per il semplice fatto che questi per lo meno parlano in italiano, in inglese, sono in un certo qual modo eleganti, vanno in chiesa e non si portano le minorenni a letto. Si perché a questo siamo arrivati! Non possiamo non considerare che Monti è il risultato migliore di una classe politica in pieno disfacimento morale e politico! Ma ciò è sufficiente per dire che va sostenuto ad ogni costo perché altrimenti arrivano quegli altri? Io credo di no perché l’opzione ideologica di questo governo è quella di risolvere i problemi economici del paese agli occhi dell’Europa in un braccio di ferro tra lo spread italiano e quello tedesco. Ma possiamo dire che l’Europa è solo questo? Anche a questa domanda mi sento di rispondere di no perché in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo la politica di un paese dovrebbe essere quella di dare maggiore peso politico alle istituzioni europee affinché possano adottare non solo provvedimenti volti unicamente all’equilibrio economico ma anche provvedimenti che abbiano un alto contenuto sociale e di solidarietà in un clima di reciproca fiducia. Occorre, fare dell’Europa un “corpo unico”, in grado di prendersi cura delle “regioni” maggiormente colpite dalla crisi. Non possiamo non dire che la politica di questo governo è ispirata al liberismo puro, ritenendo che il mercato abbia in se tutti gli anticorpi per trovare un equilibrio e risolvere in automatico i problemi sociali, secondo me schiacciandoli. L’effetto pratico di questa opzione è che il pubblico deve ridurre al minimo tutti i suoi margini di manovra riservando la sua attività puramente e semplicemente alla amministrazione pura ed essenziale. Tutto ciò che non è tale deve essere esternalizzato e messo sul mercato: vendita di tutto il patrimonio non utile all’amministrazione, cessione di tutte le attività che potrebbero avere un rilievo economico con cessione al mercato di tutte le imprese cd. pubbliche, da quelle che svolgono la raccolta dei rifiuti a quelle che svolgono il trasporto pubblico locale per poi arrivare anche alla scuola. Col risultato che se un’attività non è interessante per l’impresa essa non troverà imprenditori disposti ad assolverla. Il risultato per i trasporti, servizio pubblico naturalmente in rosso, sarà senz’altro l’eliminazione di quelle tratte non remunerative. Io non credo che debba essere tutto ceduto né che il liberismo sia la soluzione, del resto la condizione economica nella quale ci troviamo è dovuta al mercato che specula sulla finanza creativa senza avere un aggancio con il lavoro e la produzione di beni e servizi. Il mercato ha già dimostrato di non riuscire ad assolvere un ruolo sociale. Napoli è il banco di prova dove si scaricherà tutta la tensione sociale che la politica del governo Monti genera. Un deficit di circa un miliardo e mezzo di cui circa ottocento milioni sono solo i crediti inesigibili non più recuperabili. Il decreto 174/2012, detto “salva comuni” (per modo di dire), se da un lato conferisce al Comune la possibilità di accedere ad un finanziamento di circa cento milioni di euro, con l’opportunità di spalmare il debito in dieci anni, anziché tre e con l’obbligo di adottare una serie di misure assolutamente insostenibili per i cittadini napoletani, dall’altro introduce una serie di controlli che vanno dal maggiore potere della Corte dei Conti, alla maggiore responsabilità dei dirigenti e funzionari amministrativi, creando anche un organo indipendente nella figura del responsabile dei servizi finanziari che potrà essere rimosso solo previo parere del ministro delle finanze e dell’interno. Io per mia formazione e per la mia visione di collaborazione interistituzionale non ho nulla in contrario circa i maggiori controlli che prevede il decreto. Per me gli atti devono essere innanzitutto legittimi sia da un punto di vista amministrativo che contabile e le norme vanno applicate quando la politica si fa carico dei bisogni essenziali dei cittadini! Cosa diversa è, invece, il contenuto economico del decreto Monti che è assolutamente inconcepibile. Napoli non potrà far fronte ai bisogni primari dei cittadini, la refezione scolastica, le buche per le strade, le maestre degli asili nido e della materna, gli idonei al concorso, i bross, gli LSU, la raccolta della munnezza etc.. etc.. Monti ha la responsabilità di 60 milioni di abitanti è chiaro, ma di questi 60, un milione sono napoletani e non se ne può dimenticare! In tutto questo dove sono i parlamentari di ogni schieramento campani!

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Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 1 novembre 2012 da in Napoli, Nazionali.
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