Asili Maestre e Direttore Generale del Comune di Napoli

 Il 14 novembre scorso ho scritto della questione delle Maestre e Refezione Scolastica (clikka), oggi (17.11.2012) su Il Mattino di Napoli leggo di questa presunta “querelle” tra il Sindaco ed il Direttore Generale poiché quest’ultima si rifiuterebbe di firmare i contratti di assunzione delle Maestre degli asili nidi comunali per presunte responsabilità contabili. Ho già espresso il mio pensiero sulla questione ma credo che a questo punto occorra una presa di coscienza da parte della classe politica. Sono fermamente convinto che la scuola sia un bene primario collettivo che supera o meglio deve superare ogni timore di responsabilità. Ho la fortuna di avere i figli ancora in età scolare e quindi conosco bene il problema e per questo mi sento di poter dire che non ci sono patti di stabilità che tengano né che passino sulla testa dei nostri figli mortificando il futuro di questo paese. Spero che la classe politica di questa città presente nelle altre istituzioni assuma, ove ve ne fosse bisogno, chiare posizioni a favore della continuità del sistema scolastico. Non posso pensare che, mentre gli obiettivi primari dell’Europa 2020 sono istruzione e cultura, a Napoli proprio su questo punto si neghi il diritto all’istruzione ai bambini!

Da il Mattino di Napoli del 17.11.2012 Luigi Roano

La vicenda del contratto alle maestre potrebbe fare una prima vittima illustre a Palazzo san Giacomo, il direttore generale Silvana Riccio e capo del personale. Il braccio di ferro con il sindaco Luigi de Magistris dura da settimane ma ora il primo cittadino é deciso a non aspettare più.
Il motivo del contendere è presto detto. De Magistris vuole firmare il contratto per le 300 maestre e far partire lunedì oltre la refezione anche il tempo pieno. La Riccio non vuole firmare la delibera perché significa disattendere il patto di stabilità. Si ricorderà l’epurazione di un centinaio di dirigenti e dipendenti di un paio di mesi fa perché il rapporto tra spesa corrente e monte stipendi supera il 50 per cento. Motivo di scontro già fra la Riccio e l’ex assessore Riccardo Realfonzo. Ebbene con l’immissione in ruolo delle 300 maestre questo rapporto andrebbe a farsi benedire nonostante le epurazioni.
Più concretamente chi firma questo atto potrebbe in un futuro prossimo dovere dare spiegazioni alla magistratura contabile. Il sindaco è disposto a correre il rischio e ha acquisito in un passato recente pareri di autorevoli studiosi che darebbero i via libera all’operazione, la Riccio no. 
La bufera è scoppiata ieri sera quando il sindaco ben dopo le 21 ha convocato una giunta e la conferenza dei capigruppo. Mosse che di solito si fanno quando in ballo ci sono da comunicare decisioni importanti. Del resto la questione della refezione e delle maestre é una vicenda che sta avvelenando non poco il clima politico a Palazzo San Giacomo. Un discussione portata avanti fino a tarda dove si é discusso approfonditamente sull’argomento. Al momento si sta cercando di trovare una mediazione fra le parti. Del resto la Riccio è una personalità scelta dal sindaco, un prefetto di ferro che viene dal ministero e che si sta spendendo molto per la città e per questa amministrazione. Le sue consulenze romane, diciamo così sono molto preziose anche se i risultati dipendono poi dalla politica. I riferimento è al famigerato decreto cosiddetto salva-Comuni. Ma il tema delle maestre non può essere più rinviato, questione politica ma anche di sostanza si tratta di posti di lavoro e soprattutto del futuro delle generazioni, con la scuola non si scherza. Un primo passo in avanti sarà la refezione che da lunedì sarà operativa quello successivo deve essere, per il sindaco, il contratto delle maestre.
Intanto dalla settimana prossima scatta il servizio mensa in sei sulle dieci Municipalità per gli alunni delle scuole statali. Non così per quelle comunali per le quali è in corso il braccio di ferro tra il sindaco e il suo direttore generale.

Raccolta Olio Vegetale Esausto

Leggo da un post di Mariano Peluso consigliere del M5S della V Municipalità del Comune di Napoli e prendo spunto per la seguente proposta di delibera di indirizzo al Consiglio Comunale. Il testo è quello di una proposta del Consigliere Peluso (credo) che ho adattato. Come sempre attendo eventuali osservazioni e proposte per poi depositare l’atto in settimana.

CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

PROPOSTA DI DELIBERA DI INDIRIZZO

ai sensi dell’art. art. 42 e s.s. del T.U.E.L. e dell’art. 54 del

Regolamento del Consiglio Comunale

per la istituzione di servizio di raccolta di olio esausto da cucina sul territorio cittadino

Premesso che:

1.- In Italia vengono, ogni anno, immessi al consumo (direttamente come olio alimentare o perché presente in altri alimenti) 1.400.000.000 di chili (1.400.000 ton) di olio vegetale per un consumo medio pro capite di circa 25 Kg. annui (fonte Ministero della Sanità). Di questa quantità si stima un residuo non utilizzato pari a circa il 20%;

2.- oltre 280 milioni di chili (280 mila ton.) di olio vegetale usato, pari a circa 5 Kg. a cittadino ogni anno viene immesso nell’ambiente, in gran parte sotto forma di residuo di fritture e quindi “ricco” di sostanze inquinanti;

3.- nel territorio di Napoli, di circa 957.000 abitanti, su un consumo residuo di 5 kg pro capite annui valutate in € 0,50 a chilo, produrrebbe un totale di 4.785.000 kg annui, pari ad un’entrata di  € 2.392.500.

4.- Diversi sono i lavori sperimentali di ricercatori italiani e stranieri volti a studiare la dinamica delle reazioni sia termiche che ossidative e la qualità e quantità delle sostanze più o meno tossiche che si producono durante la frittura dei cibi. L’olio vegetale, infatti, portato alle alte temperature necessarie alla frittura, modifica la sua struttura. Una complessa serie di reazioni conducono alla formazione di numerosi prodotti di ossidazione e un gran numero di prodotti di decomposizione sia volatili che non volatili. I prodotti volatili vengono perduti durante la frittura, quelli non volatili si accumulano nell’olio per cui quest’ultimo dopo un certo numero di riscaldamenti, lo si deve considerare deteriorato ed inquinato da sostanze derivanti dalla carbonizzazione dei residui alimentari. Le trasformazioni summenzionate hanno anche effetti percettibili come difetti nell’odore e nel sapore, imbrunimento del colore, aumento della viscosità, abbassamento del punto di fumo, formazione di schiuma, ecc. direttamente in rapporto con lo stato di degradazione dell’olio stesso. Ne deriva, quindi, una sostanza del tutto priva della originale purezza e genuinità, e che è diventata un grave pericolo se dispersa nell’ambiente. L’olio che penetra nel sottosuolo si deposita con un film sottilissimo attorno alle particelle di terra e forma così uno strato di sbarramento tra le particelle stesse, l’acqua e le radici capillari delle piante, impedendo l’assunzione delle sostanze nutritive. Peraltro se l’olio raggiunge le specchio della falda freatica forma sopra lo stesso uno strato con spessore 3-5 cm. che si sposta con la falda verso valle; in tal modo può raggiungere pozzi di acqua potabile anche molto lontani, rendendoli inutilizzabili; infatti un litro d’olio mescolato a un milione di litri d’acqua basta per alterare il gusto in limiti incompatibili con la potabilità. L’olio che invece raggiunge qualsiasi specchio d’acqua superficiale può andare a formare una sottile pellicola impermeabile che impedisce l’ossigenazione e compromette l’esistenza della flora e della fauna. E’ stimato, infatti, che un solo chilo di olio usato è sufficiente per coprire con questa pellicola una superficie di 1000 metri quadrati.

5.- Lo smaltimento di questa enorme quantità di residuo oleoso, attraverso il sistema fognario, provoca inconvenienti anche laddove esistono impianti adeguati, perché può pregiudicare il corretto funzionamento dei depuratori, influenzando negativamente i trattamenti biologici.

6.- Solo un corretto e controllato smaltimento dell’olio vegetale usato può quindi garantire la salvaguardia dell’ambiente.

7.- Come molti altri residui anche l’olio vegetale usato può rappresentare, se raccolto in modo differenziato dagli altri rifiuti, oltre che vantaggi di carattere ambientale anche una fonte di risparmio energetico perché è possibile, dopo corretti processi di rigenerazione, un suo riutilizzo industriale.

8.- L’olio vegetale usato prodotto dagli operatori della ristorazione (ristoranti, pizzerie, mense, ecc.) non è che una parte, anche se significativa, della quantità totale, deve essere usato una sola volta e non deve essere disperso nell’ambiente attraverso le fognature. Difatti, quando viene immesso nella rete fognaria finisce inevitabilmente in un impianto di depurazione di trattamento di acque reflue che per depurare un chilogrammo di olio impiega almeno 3 Kw/h di energia. Inoltre quando tale sostanza esausta arriva negli impianti di depurazione ne influenza il trattamento biologico costringendo i gestori ad installare appositi disoleatori che producono un aumento dei costi di smaltimento.

9.- La dispersione dell’olio vegetale esausto è un potente inquinante ed occorre approntare ogni mezzo al fine di raccoglierlo presso i cittadini e gli operatori commerciali che svolgono l’attività di ristorazione e comunque di uso.

10.- Occorre, senza indugio, procedere con l’organizzazione di un servizio di raccolta capillare fin dall’ambito domestico al fine di evitare che l’olio vegetale esausto sia disperso attraverso il sistema di raccolta delle acque provvedendo anche con un’attività di informazione e di sensibilizzazione presso i cittadini.

11.- Occorre provvedere a localizzare dei siti di stoccaggio controllati presso ogni municipalità e con la collaborazione dei servizi ivi dislocati, impedendo ogni possibile confusione tra le tipologie di olio minerale e olio vegetale la cui contaminazione è causa di inutilizzabilità del residuo.

12.- E’ necessario dare il via ad un piano di raccolta organico che coinvolga tutti i cittadini, i quali attualmente, anche se armati di buon volontà, non sanno dove o come conferire la loro più o meno piccola ma significativa quantità di rifiuto.

13.-  Occorre, che il Comune di Napoli attivi un servizio minimo di raccolta degli oli esausti con la possibilità per i cittadini di conferire presso i punti di raccolta.

14.- Per l’attivazione del servizio di raccolta dell’olio vegetale esausto il Comune potrebbe anche rivolgersi al mercato attraverso la sollecitazione di una manifestazione di interesse allo svolgimento dell’attività imprenditoriale della raccolta.

15.- L’esperienza della raccolta dell’olio vegetale esausto è stata praticata nella V Municipalità su proposta del Consigliere Municipale Mariano Peluso del Movimento 5 Stelle il quale ha anche proposto l’adozione di un provvedimento da parte dell’amministrazione cittadina con nota del 05.11.2012 assunta al prot. N. 0842586 integralmente riportata nella presente proposta di delibera.

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Tanto premesso i sottoscritti Consiglieri Comunali ai sensi e per gli effetti dell’art. 42 del Testo Unico Enti Locali e dell’art. 54 del Regolamento del Consiglio Comunale, al fine di dare attuazione ai principi sopra richiamati,

propongono

al Consiglio Comunale l’adozione degli indirizzi politico amministrativi di cui alla premessa del presente atto e pertanto

delibera:

affinché il Sindaco e la Giunta nella attuazione degli indirizzi espressi adottino ogni provvedimento amministrativo affinché:

1. si definiscano le aree comunali nelle quali dislocare due contenitori di raccolta di capacità idonea dove i cittadini e gli esercenti attività imprenditoriali di ristorazione potranno conferire i propri oli usati nella cottura dei cibi;

2. di verificare la possibilità di dare mandato all’ASIA di predisporre schema di convenzione per l’affidamento del servizio di raccolta, trasporto e recupero di olio vegetale esausto dai punti di raccolta comunale;

3.- in alternativa o congiuntamente al punto che precede di verificare la possibilità, attraverso la sollecitazione di una manifestazione di interesse, allo svolgimento da parte di privati, muniti delle prescritte autorizzazioni di legge, di svolgere il servizio di installazione e fornitura di contenitori affinché si provveda allo stoccaggio ed al ritiro dell’olio esausto da cucina;

3. di provvedere all’informazione e alla comunicazione di tutta la cittadinanza dell’iniziativa del servizio di raccolta differenziata degli oli usati.

4.- di adottare ogni utile provvedimento volto all’attuazione degli indirizzi espressi con la presente delibera

5.- di dare alla emananda delibera IMMEDIATA ESEGUIBILITÀ ai sensi dell’art. 134, comma 4 del D.Lgs. n. 267/2000.

Napoli, 19 novembre 2012

I proponenti

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Cons. Gennaro Esposito

 

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Cons. Carlo Iannello

 

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Cons. Simona Molisso

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