Gennaro Esposito

Alza la Testa

Le trivellazioni dei Campi Flegrei: Dubbi e certezze

Un’ampia trattazione del problema. Io in questi casi applicherei il principio della massima protezione. Oggi (27.07.2012) alle 11,00 al Gambrinus un incontro per chi ne vuole sapere di più.

Da Il Mattino di oggi (27.07.2012) Franco Mancusi

Un buco nel cuore dei Campi Flegrei. Da ieri si scava nell’area di Bagnoli. Una perforazione sperimentale che dovrebbe aprire la strada al progetto complessivo della comunità scientifica europea per la realizzazione di un pozzo profondo almeno tremila metri. Mobilitati gli studiosi, ma è polemica crescente fra i comitati civici e gli abitanti dell’area occidentale flegrea. Al di la degli obiettivi di fondo del progetto, si teme infatti che l’azione delle trivelle possa scatenare i fragili equilibri nel comprensorio del bradisismo (dalla periferia di Fuorigrotta e Soccavo, sino ai limiti dei comuni di Bacoli e Pozzuoli) rispolverando gli scenari drammatici delle emergenze ambientali già sofferte nel Settanta e nei primi anni Ottanta.
Inutili le dichiarazioni tranquillizzanti dei geofisici impegnati nel programma, avviato da un consorzio comprendente le più qualificate scuole scientifiche di Europa e del mondo. Per l’Italia sono in prima fila i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e dell’Osservatorio Vesuviano. Coordinatore è il professor Giuseppe De Natale, che guiderà i lavori di un folto team interdisciplinare, già in azione per l’avvio dei sondaggi.
La prima fase, relativa a un tunnel di cinquecento metri (nella zona dismessa della società Bagnoli Futura) dovrebbe essere completata in tempi rapidissimi. Già ieri, infatti, erano stati scavati oltre 170 metri di tufo giallo vulcanico, caratteristico della terra flegrea. Se tutto andrà secondo le previsioni, nonostante le proteste incalzanti e le polemiche all’interno della stessa comunità scientifica, al più presto sarà possibile conoscere i primi risultati di una ricerca che dovrebbe risultare essenziale per la conoscenza degli strati superficiali e delle profondità interessate dai fenomeni del bradisismo. Disponibili, per questa prima fase sperimentale, fondi per cinquecentomila euro. Soltanto dopo sarà possibile valutare le prospettive e i rischi del progetto finale che dovrebbe costare al consorzio esecutivo non meno di nove milioni, in gran parte fondi europei per la ricerca.
Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le iniziative di contestazione e di critica alla filosofia del progetto, illustrato nel corso di numerose assemblee popolari. In particolare il consiglio di quartiere di Fuorigrotta ha preso posizione per bloccare sul nascere l’iniziativa. Decisamente equivoco l’atteggiamento delle istituzioni. In particolare del Comune di Napoli, che ha comunque rilasciato la necessaria licenza edilizia per avviare i lavori di sondaggio, e della Protezione Civile, che dovrebbe garantire la sicurezza delle comunità locali in perfetta simbiosi con gli organismi della comunità scientifica impegnati nella sorveglianza dell’area vulcanica napoletana.

Ieri sono stati scavati oltre 170 metri di tufo giallo vulcanico, caratteristico dell’area flegrea.

Intervista a Martini dell’Osservatorio Vesuviano:

Un contributo prezioso per la conoscenza dell’area vulcanica napoletana. «Dallo studio in profondità sarà possibile definire ancor meglio i meccanismi del bradisismo e le caratteristiche che regolano l’attività nei Campi Flegrei», spiega il professor Marcello Martini, direttore dell’Osservatorio Vesuviano.
La gente, però ha paura che gli esperimenti possano risvegliare il gigante che dorme nel sottosuolo puteolano.
«Sciocchezze. Il nostro sondaggio, tra l’altro sperimentale, non presenta alcun margine di rischio. L’abbiamo ripetuto più volte, ma non tutti ci ascoltano».
Esiste un progetto di sicurezza nell’area del bradisismo?
«Esistono i piani della Protezione Civile. La nostra operazione non c’entra nulla».
Perché abbiamo tante polemiche, allora?
«Non saprei. Forse perché il ricordo dell’ultima fase del bradisismo genera ancora terrore nelle popolazioni locali». 
Quando saranno completati i lavori?
«Molto presto, perché dalle prime indicazioni dovremo poi decidere le caratteristiche finali che dovrà avere il progetto».
Lo scavo potrà servire per la geotermia?
«Non precisamente. Diciamo che la perfetta conoscenza del sottosuolo flegreo potrà favorire la ricerca in campo geotermico».
Dovranno essere aggiornati i piani di Protezione Civile?
«Stesso discorso. La Protezione Civile potrà notevolmente migliorare grazie alla conoscenza sempre più dettagliata dei fenomeni geofisici che agitano il sottosuolo dei Campi Flegrei».
Scopriremo a che profondità si trova il magma?
«Magari. Certamente sapremo a che punto è l’attività vulcanica nell’area flegrea».
f.m.

Intervista a De Vivo:

Un problema di cautela. «I progressi della ricerca sono stati enormi negli ultimi anni, ma chi può escludere il pericolo di un incidente?», dice il professor Benedetto De Vivo, docente di Geochimica alla Federico II. «Non parlo soltanto dei Campi Flegrei, ma della ricerca scientifica in generale. Esperimenti così rischiosi bisogna farli con maggiore misura, in zone ben lontane dai centri abitati».
Cosa potrebbe succedere?
«In Italia sono state già troppe le vittime dei terremoti e delle ricerche sbagliate. I fenomeni naturali sono imprevedibili. Pensate alle trecento vittime del terremoto dell’Aquila che la Protezione Civile aveva snobbato. Perché rischiare ancora?».
Lo scavo che cosa potrebbe scatenare?
«Esistono precedenti disastrosi al mondo: guai a toccare i fluidi bollenti in profondità».
C’è qualche precedente in Italia?
«Certamente. Nei primi anni Settanta fu evitato il peggio nella stessa area del bradisismo, quando i pozzi scavati nella zona di San Vito furono tappati in fretta con lastre di cemento. I movimenti del sottosuolo, tuttavia furono evidenti e si manifestarono qualche anno dopo».
Cosa direbbe ai suoi colleghi che hanno garantito, anche in questi giorni, le popolazioni?
«Di essere prudenti. Di consigliare alle amministrazioni pubbliche il massimo delle precauzioni. Gli scienziati devono avere un solo imperativo:fare rigorosamente gli scienziati».
In quale zona si sentirebbe pronto ad autorizzare campi di trivellazione?
«In qualsiasi zona lontana almeno qualche chilometro dai centri abitati».
Crede nel futuro della geotermia?
«Questo è altro discorso. Per il futuro della ricerca scientifica e della Protezione Civile non sono assolutamente indispensabili esperimenti così pericolosi».

La Terra del Fuoco il cratere ha solo 4.000 anni:

La ricerca scientifica nella terra del fuoco. Una caldera in continua ebollizione. Gli ultimi dati dimostrano in maniera indiscutibile la «minore età», e quindi la maggiore vivacità del comprensorio geologico occidentale di Napoli. Nisida, per esempio, si sarebbe formata non più di tremilanovecento anni fa. E anche l’odierno meraviglioso paesaggio di tufo giallo, colline verdi, laghi, spiagge avrebbe preso forma in epoca relativamente meno remota.
I crateri ardenti che circondano la conca della Solfatara da sempre costituiscono il termometro del bradisismo, la febbre eterna della terra ballerina flegrea all’origine di tutti gli sconvolgimenti registrati nel corso degli ultimi millenni. Spingendo dal basso con un moto di impercettibile ma inesorabile percussione, salendo e scendendo al di sotto della crosta tufacea, il bradisismo ha deciso attraverso i millenni la storia dell’area flegrea. Ed ecco le trasformazioni della costa, i miti delle vicende preistoriche, le prime scoperte dei Greci, i trionfi dell’impero romano, le antiche città precipitate in mare nel corso delle fasi discendenti. E ancora, i miracoli del termalismo che resero famosa Baia nell’antichità, l’alternarsi dei terremoti, il vuoto provocato dalle tante pagine bianche lasciate dalla fuga delle comunità e dalla storia. Fino alle tormentate vicende dei nostri giorni, con l’emergenza provocata dalle fasi improvvise di sollevamento dei primi anni ’70 e dell’ ’83.
Per decenni i Campi Flegrei hanno rappresentato un gigantesco laboratorio di ricerca scientifica internazionale. Nel cuore della Solfatara sono stati inseriti i sensori delle più sofisticate reti di sorveglianza geofisica, geologica e geochimica. I risultati degli ultimi studi sulla formazione dei crateri flegrei non fanno altro che accentuare l’interesse per gli obiettivi della ricerca scientifica e, soprattutto, per il perfezionamento dei sistemi di sicurezza della comunità abitativa flegrea (più di trecentomila persone se si considera il coinvolgimento delle vaste periferie occidentali di Napoli, oltre agli ambiti di Pozzuoli, Bacoli, Quarto, Monte di Procida).
Eppure ancora manca un piano di sicurezza per prevenire i rischi di una nuova emergenza. Di qui la necessità di perfezionare ulteriormente il sistema di prevenzione e i programmi di Protezione Civile soltanto abbozzati, ma non completati all’indomani della crisi che provocò l’esodo in massa dall’intero centro antico di Pozzuoli sul finire dell”83.
In questo senso, anche alla luce dei dati forniti dalla comunità scientifica internazionale, i sondaggi avviati nel cuore dell’area vulcanica, per misurare i livelli dei flussi magmatici e i valori geotermici sino a poche centinaia di metri dal tessuto urbanistico abitato.
f.m.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 luglio 2012 da in Napoli.
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