Gennaro Esposito

Alza la Testa

Gli sprechi da abbattere del Parlamento Europeo

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Una cosa che mi ha colpito a Bruxelles è lo spreco delle sedi. Il parlamento europeo una volta al mese si trasferisce a Strasburgo e milioni di pagine di documenti e centinaia di persone si muovono da Bruxelles a Strasburgo con un costo annuo di circa 200 milioni di euro!!! Tutti i parlamentari infatti fuori dalla loro stanza hanno uno scatolone in plastica con il loro nome stampato sopra dove una volta al mese vi depositano i loro documenti che verranno prelevati e recapitati poi davanti alle loro corrispondenti stanze di Strasburgo. Assurdo!!! Occorrerebbe una seria spending review anche in europa. Ad opporsi all’abolizione della sede di Strasburgo sono i “mangiarane” francesi che non vogliono perdere il business sulle nostre spalle! Forse occorrerebbe mandare un commissario anche a capo dell’europa visto che la crisi oggi morde e non ci possiamo permettere sprechi nel modo più assoluto. Anche la presidenza di turno danese, infatti ha denunciato gli sprechi legati alla presenza di due sedi per il Parlamento UE raccogliendo il consenso unanime dei membri dell’Istituzione comunitariaIl ministro delle Finanze danese Bjarne Corydon ha sollevato la questione inerente lo spreco di denaro dovuto all’esistenza di due sedi del Parlamento europeo, che presume lo spostamento mensile dei deputati europei con annesso staff da Bruxelles a Strasburgo per soli quattro giorni, in occasione delle assemblee plenarie. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Copenaghen Corydon, approfittando della presidenza danese di turno dell’Unione europea, ha sottolineato che “da tempo la Danimarca solleva con i partner questo problema, ma la questione è molto controversa e non facile da risolvere”. La dichiarazione del ministro sconfessa di fatto l’utilità della doppia ubicazione, sorta in occasione di uno storico patto stipulato da Francia e Germania per la nascita di una sede del Parlamento in una città (Strasburgo, situata in corrispondenza del confine tra i due Paesi) da affiancare alla belga Bruxelles. Eppure, già nel marzo scorso lo stesso Parlamento europeo aveva pubblicato un calendario delle sessioni del 2012 e 2013 che prevedeva l’annullamento di una delle assemblee mensili; tuttavia la Francia aveva presentato ricorso alla Corte di Giustizia europea aspirando alla vanificazione della delibera in nome di quanto prescritto dal Protocollo 6 del Trattato europeo, non modificabile attraverso un voto parlamentare. L’attuale sistema comporta dunque brevi soggiorni a Strasburgo da parte degli eurodeputati (quasi tutti concordi nel preferire come unico luogo delle assemblee parlamentari la sola capitale belga) con ingenti emissioni di Co2 ed elevati costi (che oscillano tra i 200 e i 250 milioni di euro annui). Inoltre, a dispetto della crisi economica che ha messo in ginocchio il Vecchio Continente e a dura prova la tenuta della moneta unica, i costi della politica comunitaria sono in progressiva crescita. Infatti, se nel 2011 il Parlamento ha stanziato circa 45 milioni di euro per la manutenzione e conduzione dei suoi immobili, nel 2012 è prevista una spesa superiore di due milioni. A queste voci se ne aggiungono altre (consumi energici, sicurezza e sorveglianza, manutenzione, affitti di uffici adiacenti, arredamento e telecomunicazioni) per un totale che ammonta a circa 320 milioni. Infine, altre spese tutt’altro che trascurabili riguardano i trasferimenti tra le due sedi, il soggiorno e le indennità giornaliere di politici ed assistenti (quasi 30 milioni all’anno), senza contare le spese di viaggio degli europarlamentari che, annualmente, percepiscono complessivamente 84 milioni (costi per il rientro nella sede di elezione inclusi). La possibile abolizione di una delle due sedi è, almeno nelle intenzioni, accolta favorevolmente dai rappresentanti degli opposti schieramenti che compongono l’organo legislativo continentale: infatti l’eurodeputato dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Gianluca Susta afferma “premetto che il mio pensiero è quello della stragrande maggioranza dei parlamentari europei. Oggi avere una sede a Strasburgo non ha più senso. Poteva averlo dopo la seconda guerra mondiale ma i decenni sono passati e hanno indicato Bruxelles come capitale dell’Europa, almeno di fatto. Ogni mese per 4 o 5 giorni ci si deve spostare spendendo soldi che potrebbero andare a cose più utili. Inoltre, va detto che la sede di Strasburgo non è nemmeno funzionale per il lavoro: è piuttosto costretta” pur prefigurando che la revisione dei Trattati potrebbe essere resa poco agevole dall’ostruzione della Francia anche se, prosegue, “spero che, visto la situazione di crisi, possano cambiare opinione. A Strasburgo si potrebbe offrire la sede di qualche altra istituzione europea, per non far perdere peso a una città che comunque merita attenzione”.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 dicembre 2012 da in Nazionali con tag , , , .
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