Spiagge libere: la lobby degli “spiaggisti”

spiagge

Questa cosa delle concessioni delle spiagge pubbliche è una delle cose che mi ha sempre reso nervoso. Fin da ragazzo mi sono sempre preso delle questioni con i vari titolari dei cd. lidi. Oggi leggo che anche il Governo dei tecnici, quello che taglia tutto con la sciabola, ha chinato la testa nonostante sia in vigore una direttiva europea la bolkestein che impone agli stati membri di mettere a bando le concessioni delle spiagge. La lobby degli “spiaggisti” sfruttatori del bene pubblico ha vinto ancora una volta! Qualche tempo fa seguii un servizio di Report dal quale emergeva la assoluta esiguità dei canoni pagati a fronte di strutture da spiaggia che finivano per fare concorrenza anche ai migliori ristoranti. Il cd. chioschetto trasformato in megaristorane o comunque in una attività di ristorazione che finisce per lavorare anche tutto l’anno. Dalle parti nostre basta andare a Posillipo o nella zona di Baia/Bacoli. Se non riusciamo a  spazzare questi privilegi assolutamente ingiustificati non ne usciremo. La foto di questo post invece dimostra come in Grecia convive sulla stessa spiaggia il concessionario ed il libero cittadino che liberamente conficca il suo ombrellone anche davanti a quelli del lido senza dover chiedere nulla a nessuno. Per inciso due lettini ed un ombrellone l’estate scorsa ad agosto in Grecia costavano 6 euro.

da il mattino di oggi 05.12.2012

Luca Cifoni

Roma. Cinque anni in più per le concessioni degli stabilimenti balneari: sono molti meno di trenta, ma comunque rappresentano una proroga, che il governo non avrebbe voluto e invece la commissione Industria del Senato ha approvato. Con questo piccolo smacco per l’esecutivo il decreto sviluppo ha incassato il primo via libera dopo una maratona notturna e ora passerà all’aula di Palazzo Madama, dove verrà posta la questione di fiducia con il relativo maxi-emendamento interamente sostitutivo. Per il governo, se vorrà sfidare la prassi modificando quanto deciso in commissione, sarà quella l’ultima occasione di correggere la normativa in materia di spiagge e quindi di cancellare la proroga per venire incontro alle richieste dell’Unione europea. Bruxelles chiede, infatti, che le concessioni siano assegnate con gara, in nome della tutela della concorrenza: atteggiamento che viene contestato dagli operatori del settore che lamentano un trattamento meno favorevole per il nostro Paese rispetto a quello accordato alla Spagna, dove si ragiona su un prolungamento delle concessioni addirittura di settantacinque anni.
Le associazioni di settore hanno comunque commentato per lo più sfavorevolmente il compromesso raggiunto ieri, sostenendo che al massimo si può trovare una soluzione provvisoria e che cinque anni non sono un tempo sufficiente a garantire gli investimenti fatti.
Sono ormai anni che si tenta di dare regolamentazione a questa materia e nel frattempo è intervenuta anche una procedura di infrazione europea, che poi è stata chiusa.
Per il resto il testo votato in commissione non ha portato particolari sorprese.
Anzi, va notato che ieri non sono passate novità che nei giorni scorsi erano invece date per scontate. È il caso, ad esempio, del credito d’imposta per le infrastrutture: la soglia dell’agevolazione, relativamente all’importo dell’opera, è rimasta a 500 milioni. I relatori, d’accordo con il ministero dello Sviluppo, avrebbero voluto farla scendere a 100 milioni per destinare il beneficio a più progetti ma il ministero dell’Economia ha dato parere negativo, per motivi di copertura finanziaria. Obiettivo di questa misura è favorire la realizzazione di infrastrutture che in assenza di un sostegno pubblico non troverebbero adeguati finanziamenti. La soglia minima dei 500 milioni non vale però per la banda ultralarga: le reti Ngn potranno ottenere il beneficio fiscale, ma il progetto dovrà essere realizzato da una società di capitali ad hoc insieme alla Cassa Depositi e Prestiti.

La commissione Industria ieri ha poi previsto che il governo rimetta mano alla cessione degli immobili di proprietà degli enti previdenziali pubblici e privati (Inps, Inail, Inpdap, Enasarco, Enpam, Enpaia e le altre casse professionali). L’obiettivo è vendere le unità immobiliari agli inquilini a prezzi «sostenibili».

Questa decisione ha soddisfatto il Sunia, il sindacato degli inquilini. Mentre gli enti privati, come l’Enasarco, parlano di vendita forzosa che potrebbe avere conseguenze «disastrose».

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