Gennaro Esposito

Alza la Testa

Il Pensiero Unico

Paradossalmente col termine “pensiero unico” spesso si mortifica e si avvilisce la critica ed il dissenso che vanno proprio contro il pensiero unico. Lo trovo inaccettabile! Occorre, pertanto, andare alle origini per scoprire che il “pensiero unico” è figlio del neoliberismo e del liderismo ed alligna in modo particolare nei consessi in cui c’è un “capo” che non si può contestare nelle scelte e che spesso, anche inconsapevolmente, si fa portatore dei principi neoliberisti causa del mal d’Europa. Questo termine è comparso per la prima volta in Francia in un editoriale di Ignacio Ramonet, in le Monde diplomatique del 1995. Ne consiglio la lettura perché la trovo tremendamente attuale sia per ciò che sta accadendo in Europa con la Banca Centrale Europea sia per ciò che sta accadendo negli enti locali dove si annuncia il saccheggiano di beni e servizi pubblici affermando che solo i privati possono garantire efficienza ed equilibrio economico. Ecco il testo di Ramonet:

“Invischiati. Cresce, nelle attuali democrazie, il numero dei cittadini liberi che si sentono invischiati, impaniati da una specie di dottrina gelatinosa che insensibilmente avviluppa qualsiasi ragionamento ribelle, lo inibisce, lo confonde, lo paralizza fino a soffocarlo: il pensiero unico, il solo autorizzato da un’invisibile e onnipresente polizia dell’opinione. Dopo la caduta del muro di Berlino, il crollo dei regimi comunisti e la demoralizzazione del socialismo, il nuovo Vangelo ha raggiunto un tale grado di arroganza, di boria e di insolenza che di fronte a un simile furore ideologico non è esagerato parlare di dogmatismo moderno .

Che cos’è il pensiero unico? E’ la trasposizione in termini ideologici, che si pretendono universali, degli interessi di un insieme di forze economiche, e specificamente di quelle del capitale internazionale; ed è stato, per così dire, formulato e definito fin dal 1944 in occasione degli accordi di Bretton Woods. Le sue principali fonti sono le grandi istituzioni economiche e monetarie la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio, la Commissione europea, le banche centrali ecc. che attraverso i loro finanziamenti arruolano al servizio delle loro idee, sull’intero pianeta, numerosi centri di ricerca, università e fondazioni, chiamate ad affinare e a diffondere la buona parola.

Questo discorso anonimo viene ripreso e riprodotto dai principali organi di informazione economica e in particolare dalle bibbie degli investitori e degli agenti di borsa The Wall Street Journal, Financial Times, The Economist, Far Eastern Economic Review, les Echos, l’Agenzia Reuter ecc. in buona parte di proprietà dei grandi gruppi industriali e finanziari. E infine, un po’ dovunque, docenti di economia, giornalisti, saggisti, uomini politici si richiamano ai principali comandamenti di queste nuove tavole della legge, e attraverso i grandi mezzi di comunicazione di massa li ripetono a sazietà, ben sapendo che nelle nostre società mediatizzate la ripetizione equivale alla dimostrazione.

Il fondamento del pensiero unico è il concetto del primato dell’economia sulla politica, tanto più forte in quanto un marxista distratto non lo contesterebbe. E’ in base a questo principio, ad esempio, che nel 1994 si è potuto procedere senza alcuna opposizione di rilievo a rendere indipendente uno strumento importantissimo nelle mani dell’esecutivo quale la Banca di Francia, che è stata così posta, come si è detto, al riparo dalle vicende aleatorie della politica. La Banca di Francia è indipendente, apolitica e al disopra delle parti, afferma infatti il suo governatore, Jean-Claude Trichet, il quale tuttavia aggiunge: Noi chiediamo la riduzione del deficit pubblico (e) perseguiamo una strategia di stabilità monetaria. Come se questi due obiettivi non fossero politici! All’economia si riserva il posto di comando in nome di un realismo e di un pragmatismo di cui Alain Minc ha dato la seguente formulazione: Il capitalismo non può crollare, è lo stato naturale della società. La democrazia non è lo stato naturale della società. Il mercato lo è. Un’economia ovviamente sbarazzata dall’ostacolo del sociale, considerato come una sorta di patetica ganga la cui pesantezza sarebbe causa di regresso e di crisi.

Gli altri concetti chiave del pensiero unico sono ben noti. Il mercato, idolo la cui mano invisibile corregge le asperità e le disfunzioni del capitalismo, e in particolare i mercati finanziari i cui segnali orientano e determinano il movimento generale dell’economia; la concorrenza e la competitività che stimolano e dinamizzano le imprese, conducendole a una permanente e benefica modernizzazione; il libero scambio illimitato, fattore di sviluppo ininterrotto del commercio e quindi delle società la mondializzazione sia della produzione manifatturiera che dei flussi finanziari; la divisione internazionale del lavoro che modera le rivendicazioni sindacali e abbassa il costo del lavoro; la moneta forte, fattore di stabilità la deregulation, la privatizzazione, la liberalizzazione, ecc. Sempre meno Stato, un arbitrato costante in favore dei redditi da capitale e a scapito di quelli da lavoro. E l’indifferenza nei riguardi dei costi ecologici.

La ripetizione incessante di questo catechismo attraverso tutti i media e da parte di quasi tutti gli uomini politici di destra e di sinistra gli conferisce una tale forza di intimidazione da soffocare qualsiasi tentativo di riflessione libera, e rende assai difficile la resistenza contro questo nuovo oscurantismo.

Si è quasi portati a pensare che i 17,4 milioni di disoccupati europei, il disastro urbano, la precarizzazione generale, la corruzione, la tensione nelle periferie delle città, il saccheggio ecologico, il ritorno dei razzismi, degli integralismi e degli estremismi religiosi, la marea degli esclusi non siano altro che miraggi, colpevoli allucinazioni in grave discordanza con questo migliore dei mondi, edificato dal pensiero unico per le nostre coscienze anestetizzate”.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 giugno 2012 da in I Principi.
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