Proposta di regolamento nomine e designazioni del Comune

Era un po’ che ci pensavo mi sono deciso stanotte (13.05.2012) perché sono stanco ed indignato! Dico subito che questo regolamento è in massima parte quello che ha adottato il Comune di Cagliari del Sindaco Zedda come al solito non mi sono invantato nulla. Non è possibile che in tutte le nomine rimesse alla politica si attui il bieco nepotismo, il familismo amorale, oppure, se va bene, il manuale cencelli (che ho conosciuto da poco per la mia recente esperienza). Basta!! Occorre che si sterilizzino i meccanismi di nomina dalla politica per dare spazio alla capacità, competenza ed imparzalità. L’Italia non ce la fa più a reggere il saccheggio del bene pubblico e l’occupazione dei partiti in violazione degli elementari principi costituzionali. Il risultato di questo stato di cose è il disagio ed il conflitto sociale. In campania si sta facendo macelleria sociale nella sanità. Oggi ho fatto la pallina di ping pong tra due ospedali per un pronto soccorso per mio figlio. La cosa che mi ha fatto riflettere è stato il comportamento di un nostro concittadino in attesa di cure urgenti (codcie verde) oculistiche che nonostante io avessi portato mio figlio di 10 anni ha protestato perché entrava prima il bambino e non lui che stava aspettando da prima. Non mi ha colpito il signore che si lamentava insensibile al dolore di un bambino ma il fatto che questo stato di cose è stato provocato dalla politica della occupazione dei posti senza alcuna considerazione delle competenze: a napoli il commissario per la sanità è un generale di corpo di armata dei carabinieri. La cosa che mi fa riflettere è che l’incompetenza di questi nominati con la loro loro azione amministrativa generano dissidio sociale. Io mi sono scusato col signore ma ho provato rabbia ed indignazione verso colui che, nominato dalla politica, è incapace di capire dove tagliare e finisce per tagliare la nostra vita e quella dei nostri figli. Non mi darò pace né voi dovrete darvene!!! Attendo eventuali Vostre proposte o modifiche migliorative. Come al solito la partecipazione prima di tutto!

 CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

 PROPOSTA DI DELIBERA DI INDIRIZZO

 AI SENSI DELL’ART. 42 DEL T.U.E.L. E DELL’ART. 54 DEL

 REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE

Per la istituzione di un Regolamento relativo alle nomine, designazioni e revoche di rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società ed istituzioni

Premesso che:

– L’art. 97 della Costituzione impone il rispetto del principio di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione e che tale principio deve essere garantito in ogni azione amministrativa;

– corollari del principio di imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione sono la partecipazione e la trasparenza;

–  l’art. 42, comma 2, lett. m) del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, prevede la competenza del Consiglio Comunale in ordine alla definizione degli indirizzi per la nomina e la designazione dei rappresentanti del comune presso Enti, Aziende ed Istituzioni;

–  l’art. 50, comma 8, del medesimo decreto, stabilisce la competenza del Sindaco, sulla base degli indirizzi stabiliti dal consiglio, a provvedere alla nomina, alla designazione e alla revoca dei rappresentanti del comune presso Enti, Aziende ed Istituzioni;

–  l’art. 41, comma 1, lettera e) dello Statuto Comunale dispone che il Sindaco “nomina, designa e revoca i rappresentanti del Comune in Aziende, istituzioni e società”;

– con deliberazione n. 134 del 26.10.1992, il Consiglio Comunale di Napoli approvava gli indirizzi per l’esercizio dei poteri del Sindaco previsti dagli artt. 15 e 13 della legge 25/3/93, n. 81, in materia di nomina e/o designazione dei rappresentanti del Comune in seno ad enti, aziende ed istituzioni che non appaiono più in linea con il mutato quadro normativo e con lo Statuto del Comune di Napoli;

– è necessario approvare un regolamento, che disciplini compiutamente la materia, tenuto conto di quanto disposto dalla vigente normativa in modo da assicurare il rispetto dei richiamati principi di buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione e di assicurare la partecipazione, la trasparenza e la competenza professionale dei candidati nelle scelte dei rappresentanti del Comune in enti, aziende ed istituzioni.

Tanto premesso i sottoscritti Consiglieri Comunali ai sensi e per gli effetti dell’art. 42 e dell’art. 50 del T.U.E.L. e dell’art. 54 del Regolamento del Consiglio Comunale, al fine di dare attuazione ai principi sopra richiamati,

propongono

alla Giunta Comunale ed al Consiglio Comunale ciascuno secondo la propria competenza, di approvare la seguente proposta in uno all’allegato Regolamento per le nomine del Sindaco in enti, aziende ed istituzioni e pertanto

deliberare:

1) la revoca della delibera n. 134 del 26.10.1992 del Consiglio Comunale di Napoli e del relativo allegato regolamento;

2) di approvare il Regolamento relativo alle nomine, designazioni e revoche di rappresentanti del Comune presso Enti, Aziende, Società ed Istituzioni allegato al presente atto per farne parte integrante e sostanziale che viene siglato dai preponenti e che di seguito viene riportato;

3) di dare alla emananda delibera IMMEDIATA ESEGUIBILITÀ ai sensi dell’art. 134, comma 4 del D.Lgs. n. 267/2000.

Napoli, 14 maggio 2012

I Consiglieri Proponenti

………………….………………

Avv. Gennaro Esposito

……………………………….

Prof. Carlo Iannello

COMUNE DI NAPOLI

REGOLAMENTO NOMINE, DESIGNAZIONI E REVOCHE DI RAPPRESENTANTI DEL COMUNE PRESSO ENTI, AZIENDE, SOCIETÀ ED ISTITUZIONI

Art. 1 Principi

1. Ogni nomina, designazione e revoca di rappresentanti del Comune di Napoli presso Enti, Aziende, Società ed Istituzioni deve essere eseguita nel pieno ed incondizionato rispetto dei Principi Costituzionali di buon andamento, imparzialità, partecipazione e trasparenza della Pubblica Amministrazione in modo da assicurare la migliore scelta nell’interesse cittadino per capacità, competenze, integrità ed imparzialità.

ART. 2 PUBBLICITÁ

1. Il Sindaco, quarantacinque giorni prima della scadenza entro cui deve provvedere a norma di legge, di statuto o di regolamento a nomine o designazioni di rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società e istituzioni, divulga con avviso pubblico gli incarichi da affidare e le loro caratteristiche.

2. L’avviso del Sindaco è affisso all’Albo Pretorio e pubblicato sul sito istituzionale del Comune di Napoli, è inoltre trasmesso ai Presidenti dei gruppi consiliari, delle commissioni consiliari permanenti ed agli organi di informazione.

3. Nell’avviso sono sinteticamente indicate per ciascun ente, azienda società e istituzione:

a. l’organismo e la carica cui si riferisce la nomina o la designazione;

b. i requisiti di carattere generale e specifici e le cause di incompatibilità e di esclusione;

c. gli emolumenti a qualsiasi titolo connessi alla carica;

d. gli scopi statutari dell’ente interessato.

ART. 3 REQUISITI

1. I rappresentanti del Comune negli enti, nelle aziende, nelle società e nelle istituzioni devono possedere una competenza tecnica, giuridica o amministrativa adeguata alle specifiche caratteristiche della carica.

2. A tal fine, i rappresentanti sono scelti considerando le qualità professionali e le competenze risultanti da titoli, incarichi professionali, accademici ed in istituzioni di ricerca, da pubblicazioni, da esperienza amministrativa o di direzione di strutture pubbliche e private, da impegno sociale e civile.

3. Al fine di assicurare le condizioni di pari opportunità previste dall’art. 51 della Costituzione e dall’art.1 del D.Lgs. n. 198/2006, le nomine o le designazioni dei rappresentanti del Comune negli enti, nelle aziende, nelle società e nelle istituzioni sono compiute in modo da garantire che ciascun genere sia rappresentato per almeno un terzo.

4. Per i collegi sindacali o dei revisori è necessaria l’iscrizione al Registro dei Revisori Contabili.

ART. 4CAUSE DI INCOMPATIBILITÁ E DI ESCLUSIONE

1. Salve le altre incompatibilità stabilite dalla normativa vigente, non può essere nominato o designato rappresentante del Comune presso enti, aziende, società e istituzioni:

a. chi è in stato di conflitto di interessi rispetto all’ente, azienda, società o istituzione nel quale rappresenta il Comune;

b. chi è stato dichiarato fallito;

c. chi ha un rapporto di impiego, consulenza o incarico con l’ente, l’azienda, l’istituzione presso cui dovrebbe essere nominato;

d. chi ha liti pendenti con il Comune di Napoli ovvero con l’ente, l’azienda, la società l’istituzione presso cui dovrebbe essere nominato;

e. chi è in una delle condizioni di incandidabilità, ineleggibilità, incompatibilità previste dal Titolo III, Capo II D.Lgs. 267/00;

f. i dipendenti, consulenti o incaricati del Comune di Napoli che operano in settori con compiti di controllo o indirizzo sulla attività dello specifico ente;

g. chi è stato nominato consecutivamente tre volte nello stesso ente e chi è già nominato in un altro ente anche non comunale;

h. chi è stato oggetto di revoca della nomina o designazione del Comune per motivate ragioni comportamentali;

i. chi ricopre la carica di Consigliere Comunale, Assessore, Presidente e Consigliere di Municipalità nel Comune di Napoli;

l. chi è stato candidato alle ultime due tornate elettorali al Consiglio Comunale di Napoli, alla Provincia di Napoli, alla Regione Campania ovvero al Parlamento e non è stato eletto.2. Il sopravvenire di una delle cause di incompatibilità e di esclusione nel corso del mandato comporta la decadenza automatica dalla nomina o dalla designazione.

ART. 5OBBLIGHI DEI NOMINATI E DESIGNATI

1. I rappresentanti del Comune presso enti aziende, società e istituzioni, all’atto della nomina o designazione, devono rendere pubblica la propria appartenenza ad Organismi, Associazioni o Società che hanno rapporti con il Comune.

2. I soggetti di cui al comma 1 devono, altresì, rendere pubblica la propria situazione reddituale e patrimoniale in analogia con quanto previsto per i Consiglieri Comunali.

3. I rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società e istituzioni si impegnano formalmente a rispettare gli indirizzi programmatici stabiliti dal Consiglio per l’ente interessato anche se formulati successivamente alla nomina.

4. I rappresentanti del Comune presso enti, aziende, società e istituzioni, sono tenuti alla osservanza dei seguenti adempimenti nel rispetto di quanto previsto dalle leggi di riferimento:

a. intervenire, se richiesti, alle sedute delle Commissioni consiliari e produrre l’eventuale documentazione richiesta, ivi compresi i verbali delle assemblee; l’impossibilità ad intervenire dovrà essere comunicata con tempestività;

b. trasmettere al Sindaco, alla Presidenza del Consiglio Comunale ed ai Capigruppo consiliari l’ordine del giorno dell’assemblea ordinaria ed in particolare quello delle assemblee straordinarie;

c. trasmettere al Sindaco i programmi, i bilanci, l’ordine del giorno e le delibere degli organi;

d. presentare al Sindaco e alla Presidenza del Consiglio una relazione quadrimestrale sulle attività dell’ente, azienda, società e istituzione per la quale sono stati nominati o designati;

e. presentare al Sindaco e alla Presidenza del Consiglio Comunale, entro due mesi dalla conclusione dell’esercizio, la relazione informativa annuale, prevista dallo Statuto comunale, sullo stato dell’ente e sull’attività da essi svolta sulla base degli indirizzi avuti. Le relazioni sono portate tempestivamente a conoscenza dei gruppi consiliari e sono oggetto di verifica nelle commissioni competenti;

f. riferire al Sindaco eventuali procedure in atto ritenute in contrasto o non compatibili con gli indirizzi programmatici approvati dal Consiglio Comunale ed eventuali gravi carenze nell’attività o nella gestione aziendale.

5. Il Presidente del Consiglio comunale, su segnalazione del Presidente della Commissione Permanente competente per materia, comunica al Sindaco i mancati adempimenti di cui al comma 4, lett. a), per l’adozione dei provvedimenti di cui al comma successivo.

6. Il Sindaco contesta ai rappresentanti del Comune il mancato adempimento degli obblighi previsti dal presente articolo e, in caso di grave inadempienza, attiva la procedura di revoca.

ART. 6 PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATURE

1. La disponibilità a ricoprire una specifica carica è espressa direttamente al Sindaco mediante candidatura redatta secondo i moduli predisposti dal Comune e corredata, a pena d’inammissibilità:

a. da un curriculum in cui si dà atto del possesso dei requisiti richiesti;

b. dalla sottoscrizione di una dichiarazione di osservanza degli adempimenti ed obblighi previsti dal presente Regolamento e dal Codice etico del Comune di Napoli;

c. dalla dichiarazione di non sussistenza delle cause di incompatibilità ed esclusione previste dall’art. 4 del presente Regolamento.

2. Il termine per la presentazione delle candidature è stabilito nell’avviso di cui all’art. 2 del presente regolamento e non è inferiore a venti giorni.

ART.7 PUBBLICITÀ DELLE CANDIDATURE

1. Non oltre due giorni dalla chiusura del termine di cui all’art. 6, comma 2 del presente Regolamento, l’elenco delle candidature pervenute (con allegato curriculum vitae nel rispetto dei dati sensibili in base al decreto legislativo 196 del 2003) è affisso all’Albo Pretorio e pubblicato sul sito istituzionale del Comune di Napoli, è inoltre trasmesso ai Presidenti dei gruppi consiliari, ai Presidenti delle commissioni consiliari permanenti nonché agli organi di informazione.

ART. 8 INFORMATIVA DEL SINDACO

1. Il Sindaco, effettuata la scelta, deposita presso il proprio Gabinetto i nominativi dei soggetti nominati e designati, dandone notizia scritta al Presidente del Consiglio per l’immediata informazione ai Consiglieri comunali.

2. Il Sindaco, in apertura della prima seduta utile, comunica al Consiglio comunale le nomine e le designazioni effettuate, dandone adeguata motivazione precisando quali sono stati i criteri che hanno determinato la scelta con particolare riferimento alle capacità professionali.

3. Entro due mesi dall’incarico, i soggetti nominati e designati dal Sindaco presentano alla Commissione consiliare competente per materia una relazione programmatica sulla base degli indirizzi avuti.

4. Il Sindaco dispone l’immediata pubblicazione sul sito istituzionale del Comune delle nomine e delle designazioni effettuate con le relative motivazioni.

ART. 9 REVOCA

1. Il Sindaco procede con proprio atto alla revoca delle nomine e delle designazioni del Comune in caso di sopraggiunta incompatibilità, di motivate gravi ragioni relative a comportamenti contraddittori od omissivi o a reiterate inottemperanze alle direttive espresse dall’Amministrazione Comunale, di inosservanza degli obblighi e delle norme stabilite dal presente Regolamento nonché in caso di reiterate assenze ingiustificate. Della revoca è tempestivamente informato il Consiglio Comunale.

ART. 10 TRASPARENZA

1. Il Comune di Napoli garantisce la trasparenza delle nomine e delle designazioni presso enti, aziende, società e istituzioni mediante un apposito Albo pubblicato sul proprio sito istituzionale ed accessibile a tutti gli interessati, in cui sono raccolti i dati relativi agli enti, alle aziende, alle società e istituzioni cui partecipa ed ai soggetti in essi nominati o designati.

Commissione del 12 dicembre 2011 sullo Stadio San Paolo

sanpaoloCOMUNI: NAPOLI;STADIO E CONVENZIONE,CONFRONTO IN COMMISSIONE

(ANSA) – NAPOLI, 12 DIC – La Commissione Sport, presieduta

da Gennaro Esposito, ha affrontato oggi la questione della

convenzione con la Società Calcio Napoli nel contesto delle

problematiche dei grandi impianti sportivi comunali e nella

prospettiva delle decisioni che dovranno esser prese in vista

della scadenza del 2014. In quella data scadrà definitivamente

il contratto tra Comune e Società Calcio Napoli per lo stadio

San Paolo.

La riunione è stata introdotta dal presidente della

Commissione Esposito il quale ha esposto dubbi sulla disciplina

del rapporto contrattuale; sulla sproporzione tra gli oneri del

Comune per la manutenzione ordinaria e straordinaria e la

percentuale di entrate derivanti dalle sponsorizzazioni e dagli

incassi al netto delle spese. Dati, costi e risorse impegnate

dal Comune per lo Stadio sono stati riassunti dal Dirigente del

Servizio Grandi impianti sportivi Arzillo.

L’orientamento dell’amministrazione è quello di procedere ad

un miglioramento della struttura dal punto di vista estetico,

nel contesto di una riqualificazione del territorio, dal momento

che lo stadio S.Paolo è una grande struttura polivalente che

risponde ai bisogni del territorio, anche oltre i confini

comunali. Dal punto di vista dei rapporti con la Società Calcio

Napoli, si legge in una nota del Comune, “si sta lavorando a

ristabilire un clima di comunicazione e di relazioni frequenti,

efficaci e produttive, partendo dagli aspetti gestionali

correnti”. Sollecitato dalle domande dei commissari, il

dirigente dei Grandi impianti, ha precisato “i costi a carico

del Comune della manutenzione ordinaria e straordinaria, che nel

corso degli ultimi dieci anni, sono stati di circa dieci milione

di euro e la consistenza delle risorse umane impegnate

nell’impianto che, tra dipendenti comunali, addetti della Napoli

Servizi per guardiania e pulizia, soci cooperatori impegnati

nella vigilanza presso le palestre, ammonta a un totale di

ottanta unità”.

Gli interventi dei consiglieri hanno affrontato i diversi

aspetti contingenti e di prospettiva. In particolare il problema

di avere in futuro uno stadio del Calcio Napoli. Il consigliere

Moxedano, già consigliere comunale al tempo della stipula della

convenzione ha spiegato le ragioni che nel 2004 spinsero il

Consiglio ad adottare quel tipo di strumento, cioé aiutare la

Società in un momento di grave difficoltà del calcio a Napoli

e in prospettiva ha detto che sarebbe auspicabile che la stessa

società possa disporre di un proprio impianto di valenza

europea. Sullo stesso problema il consigliere Ciro Borriello per

il quale è da prendere in considerazione l’ipotesi di un nuovo

stadio, anche in Provincia, come avviene in altre grandi città.

Altro problema sollevato nel corso della riunione (dal

consigliere Aniello Esposito) è quello della presenza dei

venditori abusivi sullo stadio, problema sul quale il

responsabile del marketing della Società, Formisano, ha

auspicato maggiori controlli da parte del Comune ed i commissari

hanno suggerito di affrontare anche con interventi di

comunicazione volti agli utenti.

La Commissione continuerà il suo approfondimento nelle

prossime settimane, con l’intervento dell’Assessora Tommasielli

(oggi impossibilitata a partecipare) considerando

importantissima la questione, come ha sottolineato il presidente

Esposito, per i risvolti che ha, soprattutto dal punto di vista
dell’impatto sociale.(ANSA).

Vincenzo Cuoco Gli Eroi

 

TALUNI PATRIOTI

Dopo la caduta della repubblica, Napoli non presentò che l’immagine dello squallore. Tutto ciò che vi era di buono, di grande, d’industrioso, fu distrutto; ed appena pochi avanzi de’ suoi uomini illustri si possono contare, scampati quasi per miracolo dal naufragio, erranti, senza famiglia e senza patria, sull’immensa superficie della terra.

Si può valutare a piú di ottanta milioni di ducati la perdita che la nazione ha fatto in industrie; quasi altrettanto ha perduto in mobili, in argenti, in beni confiscati: il prodotto di quattro secoli è stato distrutto in un momento. Si son veduti de’ monopolisti inglesi mercanteggiare i nostri capi d’opera di pittura, che il saccheggio avea fatti passare dagli antichi proprietari nelle mani del popolaccio, il quale non ne conosceva né il merito né il prezzo.

La rovina della parte attiva della nazione ha strascinata seco la rovina della nazione intera: tutto il popolo restò senza sussistenza, perché estinti furono o dispersi coloro che ne mantenevano o che ne animavano l’industria; e gli stessi controrivoluzionari piangono ora la perdita di coloro che essi stessi hanno spinti a morte.

Aggiungete a questi danni la perdita di tutt’i princípi, la corruzione di ogni costume, funeste ed inevitabili conseguenze delle vicende di una rivoluzione; una corte che da oggi in avanti riguarda la nazione come estranea e crede ritrovar nella di lei miseria e nella di lei ignoranza la sicurezza sua; e l’uomo che pensa vedrá con dolore una gran nazione respinta nel suo corso politico allo stato infelice in cui era due secoli fa.

Salviamo da tanta rovina taluni esempi di virtú: la memoria di coloro che abbiamo perduti è l’unico bene che ci resta, è l’unico bene che possiamo trasmettere alla posteritá. Vivono ancora le grandi anime di coloro che Speziale ha tentato invano di distruggere; e vedranno con gioia i loro nomi, trasmessi da noi a quella posteritá che essi tanto amavano, servir di sprone all’emulazione di quella virtú che era l’unico oggetto de’ loro voti.

Noi abbiamo sofferti gravissimi mali; ma abbiam dati anche grandissimi esempi di virtú. La giusta posteritá obblierá gli errori che, come uomini, han potuto commettere coloro a cui la repubblica era affidata: tra essi però ricercherá invano un vile, un traditore. Ecco ciò che si deve aspettare dall’uomo, ed ecco ciò che forma la loro gloria.

In faccia alla morte nessuno ha dato un segno di viltá. Tutti l’han guardata con quell’istessa fronte con cui avrebbero condannati i giudici del loro destino. Manthoné, interrogato da Speziale di ciò che avesse fatto nella repubblica, non rispose altro che: – Ho capitolato. – Ad ogni interrogazione non dava altra risposta. Gli fu detto che preparasse la sua difesa: – Se non basta la capitolazione, arrossirei di ogni altra. –

Cirillo, interrogato qual fosse la sua professione in tempo del re, rispose: – Medico. – Nella repubblica? – Rappresentante del popolo. – Ma in faccia a me che sei? – riprese Speziale, che pensava cosí avvilirlo[1]. – In faccia a te? Un eroe. –

Quando fu annunziata a Vitagliani la sua sentenza, egli suonava la chitarra; continuò a suonarla ed a cantare finché venne l’ora di avviarsi al suo destino. Uscendo dalle carceri, disse al custode: – Ti raccomando i miei compagni: essi sono uomini, e tu potresti esser infelice un giorno al pari di loro. –

Carlomagno, montato giá sulla scala del patibolo, si rivolse al popolo e gli disse: – Popolo stupido! tu godi adesso della mia morte. Verrá un giorno, e tu mi piangerai: il mio sangue giá si rovescia sul vostro capo e, se voi avrete la fortuna di non esser vivi, sul capo de’ vostri figli. –

Granalè dall’istesso luogo guardò la folla spettatrice: – Vi ci riconosco – disse – molti miei amici: vendicatemi! –

Nicola Palomba era giá sotto al patibolo: il commesso del fisco gli dice che ancora era a tempo di rivelare de’ complici. – Vile schiavo! – risponde Palomba – io non ho saputo comprar mai la vita coll’infamia. –

– Io ti manderò a morte – diceva Speziale a Velasco. – Tu?… Io morirò, ma tu non mi ci manderai. – Cosí dicendo, misura coll’occhio l’altezza di una finestra che era nella stanza del giudice, vi si slancia sotto i suoi occhi, e lascia lo scellerato sbalordito alla vista di tanto coraggio ed indispettito per aver perduto la vittima sua.

Ma, se vi vuole del coraggio per darsi la morte, non se ne richiede uno minore per non darsela, quando si è certo di averla da altri. A Baffa[2], giá certo del suo destino, fu offerto dell’oppio. Egli lo ricusò; e, morendo, dimostrò che non l’avea ricusato per viltá. Era egli, al pari di Socrate, persuaso che l’uomo sia posto in questo mondo come un soldato in fazione e che sia delitto l’abbandonar la vita, non altrimenti che lo sarebbe l’abbandonare il posto.

Questo sangue freddo, tanto superiore allo stesso coraggio, giunse all’estremo nella persona di Grimaldi. Era giá condannato a morte; era stato trattenuto dopo la condanna piú di un mese tra’ ferri; finalmente l’ora fatale arriva: di notte, una compagnia di russi ed un’altra di soldati napolitani lo trasportano dalla custodia al luogo dell’esecuzione. Egli ha il coraggio di svincolarsi dalle guardie; si difende da tutti i soldati, si libera, si salva. La truppa lo insiegue invano per quasi un miglio; né lo avrebbe al certo raggiunto, se, invece di fuggire, non avesse creduto miglior consiglio nascondersi in una casa, di cui trovò la porta aperta. La notte era oscura e tempestosa; un lampo lo tradí e lo scoperse ad un soldato, che l’inseguiva da lontano. Fu raggiunto. Disarmò due soldati, si difese, né lo potettero prendere se non quando, per tante ferite, era giá caduto semivivo.

Quante perdite dovrá piangere, e per lungo tempo, la nostra nazione! Io vorrei poter rendere ai nomi di tutti quell’onore che meritano, e spargere sul loro cenere quei fiori che forse chi sa se essi avranno giammai! Ma chi potrebbe rammentarli tutti?

Io non posso render a tutti quella giustizia che meritano, tra perché non ho potuto sapere tutto ciò ch’è avvenuto ne’ diversi luoghi del Regno, tra perché nella mia emigrazione non ho avuta altra guida che la mia memoria, la quale non ha potuto tutto ritenere. Mi sia perciò permesso trattenermi un momento sopra taluni piú noti.

Caracciolo Francesco. Era, senza contraddizione, uno de’ primi geni che avesse l’Europa. La nazione lo stimava, il re lo amava; ma che poteva il re? Egli fu invidiato da Acton, odiato dalla regina, e perciò sempre perseguitato. Non vi fu alcuna specie di mortificazione a cui Acton non lo avesse assoggettato; si vide ogni giorno posposto… Caracciolo era uno di quei pochi che al piú gran genio riuniva la piú pura virtú. Chi piú di lui amava la patria? Che non avrebbe fatto per lei? Diceva che la nazione napolitana era fatta dalla natura per avere una gran marina, e che questa si avrebbe potuto far sorgere in pochissimo tempo; avea in grandissima stima i nostri marinari. Egli morí vittima dell’antica gelosia di Thurn e della viltá di Nelson… Quando gli fu annunziata la morte, egli passeggiava sul cassero, ragionando della costruzione di un legno inglese che era dirimpetto, e proseguí tranquillamente il suo ragionamento. Intanto un marinaro avea avuto l’ordine di preparargli il capestro: la pietá glielo impediva… Egli piangeva sulla sorte di quel generale, sotto i di cui ordini aveva tante volte militato. – Sbrigati – gli disse Caracciolo: – è ben grazioso che, mentre io debbo morire, tu debbi piangere. – Si vide Caracciolo sospeso come un infame all’antenna della fregata «Minerva»; il suo cadavere fu gittato in mare. Il re era ad Ischia, e venne nel giorno susseguente, stabilendo la sua dimora nel vascello dell’ammiraglio Nelson. Dopo due giorni il cadavere di Caracciolo apparve sotto il vascello, sotto gli occhi del re… Fu raccolto dai marinari, che tanto l’amavano, e gli furono resi gli ultimi offici nella chiesa di Santa Lucia, che era prossima alla sua abitazione; offici tanto piú pomposi quantoché senza fasto veruno e quasi a dispetto di chi allora poteva tutto, furono accompagnati dalle lagrime sincere di tutt’i poveri abitanti di quel quartiere, che lo riguardavano come il loro amico ed il loro padre.

Simile a Caracciolo era Ettore Carafa. Quest’eroe, unitamente al suo bravo aiutante Ginevra, sostenne Pescara anche dopo le capitolazioni di Capua, Gaeta e Sant’Elmo. Caduto nelle mani di Speziale, mostrògli qual fosse il suo coraggio, ed andò a morte con intrepidezza e disinvoltura.

Cirillo Domenico. Era uno de’ primi tra i medici di una cittá ove la medicina era benissimo intesa e coltivata; ma la medicina formava la minor parte delle sue cognizioni, e le sue cognizioni formavano la minor parte del suo merito. Chi può lodare abbastanza la sua morale? Dotato di molti beni di fortuna, con un nome superiore all’invidia, amico della tranquillitá e della pace, senza veruna ambizione, Cirillo è uno di quei pochi, pochi sempre, pochi in ogni luogo, che in mezzo ad una rivoluzione non amano che il bene pubblico. Non è questo il piú sublime elogio che si possa formare di un cittadino e di un uomo? Io era seco lui nelle carceri; Hamilton e lo stesso Nelson, a’ quali avea piú volte prestato i soccorsi della sua scienza, volevano salvarlo. Egli ricusò una grazia che gli sarebbe costata una viltá.

Conforti Francesco. Si è giá detto il tratto di perfidia che gli usò Speziale. A questo si aggiunga che Conforti in tutto il corso della sua vita avea reso de’ servigi importanti alla corte; avea difesi i diritti della sovranitá contro le pretensioni di Roma; avea fissati i nuovi princípi per i beni ecclesiastici, princípi che riportavano la ricchezza nello Stato e la felicitá nella nazione; molte utili riforme erano nate per suo consiglio; la corte per sua opera avea rivendicati piú di cinquanta milioni di ducati in fondi… Conforti era il Giannone, era il Sarpi della nostra etá; ma avea fatto piú di essi, istruendo dalla cattedra e formando, per cosí dire, una gioventú nuova. Pochi sono i napolitani che sanno leggere, che non lo abbiano avuto a maestro. E quest’uomo, senza verun delitto, si mandò a morire! Egli riuniva eminentemente tutto ciò che formava l’uomo di lettere e l’uomo di Stato.

Pagano Francesco Mario. Il suo nome vale un elogio. Il suo Processo criminale è tradotto in tutte le lingue, ed è ancora uno delli migliori libri che si abbia su tale oggetto. Nella carriera sublime della storia eterna del genere umano voi non rinvenite che l’orme di Pagano, che vi possano servir di guida per raggiugnere i voli di Vico.

Pimentel Eleonora Fonseca. «Audet viris concurrere virgo». Ma essa si spinse nella rivoluzione, come Camilla nella guerra, per solo amor della patria. Giovinetta ancora, questa donna avea meritata l’approvazione di Metastasio per i suoi versi. Ma la poesia formava una piccola parte delle tante cognizioni che l’adornavano. Nell’epoca della repubblica scrisse il Monitore napolitano, da cui spira il piú puro ed il piú ardente amor di patria. Questo foglio le costò la vita, ed essa affrontò la morte con un’indifferenza eguale al suo coraggio. Prima di avviarsi al patibolo, volle bevere il caffè, e le sue parole furono: – «Forsan haec olim meminisse iuvabit». –

Russo Vincenzio. È impossibile spinger piú avanti di quello che egli lo spinse l’amore della patria e della virtú. La sua opera de’ Pensieri politici è una delle piú forti che si possano leggere. Egli ne preparava una seconda edizione, e l’avrebbe resa anche migliore, rendendola piú moderata. La sua eloquenza popolare era sublime, straordinaria… Egli tuonava, fulminava: nulla poteva resistere alla forza delle sue parole… Sarebbe stato utile che si fossero raccolte delle memorie sulla sua condotta nel carcere. Egli fu sempre un eroe. Giunto al luogo del supplizio, parlò lungamente con un tuono di voce e con un calore di sentimento, il quale ben mostrava che la morte potea distruggerlo, non mai però il suo aspetto poteva avvilirlo. Quasi cinque mesi dopo, ho inteso raccontarmi il suo discorso dagli uffiziali che vi assistevano, con quella forte impressione che gli spiriti sublimi lascian perpetua in noi, e con quella specie di dispetto con cui gli spiriti vili risentono le irresistibili impressioni degli spiriti troppo sublimi… Oh! se la tua ombra si aggira ancora intorno a coloro che ti furono cari, rimira me, fin dalla piú tenera nostra adolescenza tuo amico, che piango, non te (a te che servirebbe il pianto?), ma la patria per cui inutilmente tu sei morto.

Federici Francesco. Era maresciallo in tempo del re; fu generale in tempo della repubblica. Il ministro di guerra lo rese inutile, mentre avrebbe potuto esser utilissimo. La stessa ragione lo avea reso inutile in tempo del re. Egli sapeva profondamente l’arte della guerra; ma insieme coll’arte della guerra egli sapeva mille altre cose, che per lo piú ignorano coloro che sanno l’arte della guerra. Il suo coraggio nel punto della morte fu sorprendente.

Scotti Marcello. È difficile immaginare un cuore piú evangelico. Egli era l’autore del Catechismo nautico, opera destinata all’istruzione de’ marinai dell’isola di Procida, sua patria, che meriterebbe di esser universale. Nella disputa sulla «chinea» scrisse, sebben senza suo nome, l’opera della Monarchia papale, di cui non si era veduta l’eguale dopo Sarpi e Giannone. Nella repubblica fu rappresentante. Morí vittima dell’invidia di taluni suoi compatrioti.

Parlando di Scotti, la mia memoria mi rammenta il virtuoso vescovo di Vico, il rispettabile prelato Troise, e chi no? Figli della patria! La vostra memoria è cara, perché è la memoria della virtú. Verrá, spero, quel giorno in cui, nel luogo istesso nobilitato dal vostro martirio, la posteritá, piú giusta, vi potrá dare quelle lodi che ora sono costretto a chiudere nel profondo del cuore e, piú felice, vi potrá elevare un monumento piú durevole della debole mia voce[3].

Consiglio del 28 maggio 2012 sul tema mobilità riassunto

Oggi in consiglio comunale abbiamo discusso della mobilità, dei trasporti e della ZTL il mio intervento è stato incentrato sulla partecipazione e sulla condivisione delle scelte amministrative sottolineando che occorreva ed occorre istituire una unità di ascolto e di interazione permanente con le municipalità, con le associazioni anche di operatori commerciali e con i cittadini. Ho anche sottolineato che sarebbe stato il caso di istituire un gruppo di lavoro con il compito di svolgere l’attività di collegamento tra gli assessorati allo sviluppo, alla cultura, alla mobilità ed alla partecipazione perché credo che occorra una sinergia che è mancata e che occorre recuperare. La mia idea è che non si può adottare un provvedimento di questa portata senza mettere in piedi una organizzazione amministrativa ad hoc. Se poi pensiamo che i dipendenti del Comune di Napoli sono più di diecimila allora credo che non avremmo avuto difficoltà a fare un interpello interno per la costituzione di questi organi. Credo, infine, e l’ho detto in consiglio, che la vera sfida con l’azione amministrativa posta in essere, con la istituzione delle ZTL, non sia tanto quella connaturata ai risultati tangibili prefissi ma al processo di partecipazione democratica che è in brado di generare e che supera per valore gli stessi risultati previsti. Partecipazione, condivisione delle scelte e bene comune questa è la vera rivoluzione culturale che dobbiamo pretendere se vogliamo riappropriarci del paese.

Consiglio 14 maggio 2012 sull’energia solare

Inizio col citare ciò che ha scritto uno dei promotori della leggere regionale: “Naturalmente, il fuoco esisteva ed era conosciuto e temuto nella preistoria dell’uomo: dove fu la vera rivoluzione? Nella capacità di produrlo autonomamente, di conservarlo e soprattutto di usarlo”.  Ringrazio la Consigliera Elena Coccia che si è fatta promotrice della delibera oggi al nostro esame ed i liberi cittadini che si sono fatti carico di promuovere l’approvazione di un testo di legge regionale teso all’incremento della produzione di energia e della cultura del solare. Un chiaro esempio di partecipazione cosciente di ciò che sta accadendo nel nostro pianeta, non solo da un punto di vista ecologico ma, io direi, anche da un punto di vista economico. Si economico perché le fonti rinnovabili saranno, ed in parte già lo sono, il settore imprenditoriale che avrà il massimo sviluppo industriale ed occupazionale. Siamo all’alba di una rivoluzione energetica che si farà sentire in ogni campo, non possiamo non governarla. L’Italia purtroppo anche questa volta è il fanalino di coda e non poco tempo fa, in una nota trasmissione, sentii una intervista del nostro tecnico ministro Clini che riferiva, con un mezzo sorrisetto, difficoltà nel continuare a finanziare il solare per le pressione degli industriali del petrolio. Ebbene, come cittadino mi indigno e constato che anche i tecnici, come i politicanti, fino ad ora seguono l’economia. Questo mi fa capire che abbiamo un sistema da rifondare sia da un punto di vista politico che economico. In questa prospettiva non ho timore di dire che la crisi è benvenuta se farà “piazza pulita” di coloro che occupando cariche istituzionali sviando l’interesse pubblico. Mentre la Germania investe in ricerca ed incrementa la produzione dell’energia solare noi non possiamo stare a guardare. Noi in un sud, pieno di sole non possiamo rimanere indietro! Da recenti studi, che con fatica sto facendo, ho scoperto un mondo per me assolutamente dove, le parole più usate, per citarne solo alcune, sono: SAVE, ALTENER, STEER, LIFE PLUS, NER 300. Ebbene, sono i nomi di alcuni soltanto dei programmi di finanziamento europeo 2007/2013, in materia di energia e di riduzione della produzione del CO2 che vedono quali destinatari le autonomie locali e moltissimi sono i bandi di finanziamento europeo diretto, per intenderci quelli che non devono passare per la regione. Mi piacerebbe sapere quanti di queste linee di finanziamento il Comune di Napoli è riuscito a sfruttare tra la precedente e la nuova amministrazione.  Inoltre, il programma Europa 2020 è alle porte e prevede tre macroobiettivi: 1) Occupazione, 2) Ricerca e Svilippo e 3) Cambiamenti climatici/energia e non v’è chi non veda che l’ultimo macroobiettivo contiene i primi due. Le linee di finanziamento che si attiveranno saranno di notevole entità economica ed a noi come amministrazione spetta il compito di progettare, partecipare ed aggiudicarci i finanziamenti per essere da Napoli la punta più avanzata del settore delle energie rinnovabili. Abbiamo tutti gli strumenti per farlo dobbiamo solo fare in modo che funzionino. Ho scoperto, infatti, che la nostra amministrazione è dotata di ben due uffici per finanziamenti europei il CEICC, con sede vicino al mare, su via partenope, nello splendido edificio di quello che fu la facoltà di economia e commercio, che svolge la funzione di Europe Direct ed un altro presso il gabinetto del Sindaco di nuova istituzione. Manifesto però qualche perplessità perché rispetto a quello che ho appreso dai responsabili della Commissione Europea da me interpellati, l’Europe Direct a Napoli svolge, mi pare, tutt’altre funzioni che sinceramente non ho neppure ben capito ed assolutamente residuali e che non servono allo scopo più importante: reperire fondi e finanziare le idee in questo caso nel settore delle rinnovabili. Credo e spero che dovremmo essere in ogni caso fortunati nel carpire le occasioni visto che il nostro Sindaco è stato parlamentare europeo e quindi sa di cosa stiamo parlando. Mi è parso però di capire che i singoli assessorati da questo punto di vista sono troppo ingolfati dall’ordinario per poter pensare alla progettazione europea che oggi rappresenta l’unica fonte di investimento. Nella nostra amministrazione manca un centro unico di rendicontazione, attività delicata che dovrebbe essere accentrata in unico grande ufficio mentre presso ogni assessorato ci dovrebbe essere un referente che raccolga le idee progettuali da elaborare insieme agli uffici dell’Europe Direct. Siamo, quindi, nel solito circolo vizioso che ci impedisce di guardare più in la del nostro naso. Dobbiamo trovare al più presto una soluzione. Se poi pensiamo che la Campania riesce a spendere molto poco dei finanziamenti europei di cui potrebbe usufruire (sui giornali si è addirittura parlato di circa il 9%) e che i finanziamenti europei sono in ogni caso soldi nostri, allora l’obbligo per noi di rendere conto ai cittadini sui finanziamenti europei si fa più stringente. In questo grave momento di crisi l’Italia, con un saldo assolutamente negativo tra quello che conferisce e quello che riceve dall’Europa, non si può permettere assolutamente di sbagliare ed il Comune di Napoli deve fare il possibile per ricercare ed ottenere i finanziamenti europei. Ecco, forse, più che cercare improbabili privati che mettano soldi in aziende pubbliche per loro natura in perdita occorrerebbe impegnarsi di più sulle risorse europee. Per finanziare il trasporto pubblico, infatti, mi piacerebbe di più partecipare ad un Comune che elabora idee progettuali finanziate dall’UE sul trasporto ecosostenibile anziché pensare alla improbabile scorciatoia  dell’ingresso dei privati capaci solo di assumersi i profitti ed incapaci di accollarsi costi sociali connaturali al servizio. Spero, pertanto, che prima che ce lo imponga la legge regionale che oggi è al nostro esame, noi spontaneamente adottiamo il PESC (piano energia solare comunale) e non dovremo dire: “Vattela a PESC”.

Consiglio del 27 febbraio 2012 sulla Coppa America

Coppa AmericaNel Consiglio Comunale ci siamo occupati di quest’evento il 28 settembre scorso, quando abbiamo varato (e credo che il termine in questo caso è appropriato)  la società di scopo ACN. Rileggendo i verbali della seduta, è lampante che il tema principale del dibattito è stato Bagnoli e la bonifica, non l’evento in sé. Anche questa volta, spostato l’evento, almeno fino ad ora, il tema principale che è apparso sui giornali è stato quello di Via Caracciolo e la scogliera che si sta realizzando tra mille preoccupazioni e polemiche. Fino a qualche giorno fa non si diceva neanche che a gareggiare c’era un team italiano, Luna Rossa, tanto che molti non lo sanno e non sanno neppure che abbiamo rischiato di avere ben due team perché ad un certo punto si è ritirato il secondo equipaggio italiano, anzi napoletano, Mascalzone Latino, che ha dovuto rinunciare per mancanza di fondi. Non so se avete presente la barca che si trova a Via Acton in esposizione all’uscita della galleria. Era il challenger of record, cioè il team che ha lanciato la sfida al defender della 34 edizione della America’s Cup il Golden Gate Yacht Club di San Francisco. Ebbene, con amarezza devo constatare che mi sarei aspettato un maggiore impegno della Unione Industriale di Napoli che avrebbe potuto trovare gli sponsor per far gareggiare il Team napoletano di Mascalzone Latino all’ombra del Vesuvio, avendo l’Unione, questa volta anche un ruolo nella organizzazione della manifestazione ma, evidentemente il Presidente Graziano non ha trovato nessun gruppo di imprenditori Napoletani in grado di fare da sponsor al Team, questo mi preoccupa per la qualità dell’impegno dei nostri imprenditori e credo faccia il paio con la partecipazione simbolica di 1.000,00 €. nella ACN a fronte di ben altre somme versate da Comune, Provincia e Regione. Spero che l’unione industriale recuperi.

Ad ogni buon conto credo che noi italiani ed in particolare noi napoletani siamo influenzati dalla paura dello scempio urbanistico e da una connaturale sfiducia verso le scelte delle istituzioni. Confesso che in un certo qual modo, anche su di me ho constatato un certa diffidenza quando, a pochi mesi dalla campagna elettorale, ho visto seduto ad un unico tavolo Cesaro ed il nostro Sindaco. Mi sono impressionato, poi, ho metabolizzato la cosa con la necessaria collaborazione istituzionale che il Comune di Napoli deve ovviamente avere con gli altri enti. Orbene, su quest’evento abbiamo una città spaccata perché da un lato c’è chi è per la politica delle “buche per strada” (per intenderci non per quella degli eventi), o per il mantenimento della bellezza monumentale e dall’altro chi, invece, ritiene che l’evento sia un’occasione da non perdere. Ebbene, voglio sottolineare che quest’evento rappresenta la voglia di riscattare, Bagnoli, per come è nato, sbloccando i fondi, e Napoli nella sua interezza dalla mortificazione della “munnezza”. L’America’s Cup rappresenta la necessità e devo dire anche l’ansia di mostrare al mondo che Napoli è altro dopo uno dei periodi più bui che abbiamo vissuto. Non so voi ma io il periodo che abbiamo di recente vissuto lo associo a quando da bambino ho percepito lo stato di pericolo del colera del 1973.

Noi di Napoli è Tua abbiamo discusso molto della Coppa America pesando, sin dall’inizio, ogni parola, sia di quelli che sono a favore, sia di quelli che sono contro l’evento ed abbiamo avuto, sin dal primo momento, la fortuna di avere l’esperienza ambientalista e giuridica di Carlo Iannello. Per la prossima tappa del 2013 della Vitton Cup, noi di Napoli è Tua auspichiamo, come pure ci ha illustrato il nostro Sindaco, che la regata si svolga al molo San Vincenzo, luogo già inserito nel piano regolatore del Porto tra quelli oggetto di riqualificazione ed intervento. In questo modo con le risorse disponibili per l’evento potremo realizzare opere stabili di riqualificazione e dare un senso maggiormente pregnante all’evento velico. Ci siamo, inoltre, confrontati a lungo valutando attentamente anche il ruolo che ha svolto la Sovraintendenza che, assolvendo il suo compito, non si è limitata solo a dare un parere ma ha dato degli indirizzi concreti entrando nel merito delle opere da eseguire alla Rotonda Diaz. Oggi, devo constatare che si è innescato un meccanismo sinergico tra istituzioni che, credo, debba essere oleato e collaudato affinché si dia la possibilità di elaborare meccanismi semplificati che consentano anche ai cittadini di poter svolgere agevolmente il loro ruolo. Resto, infatti, perplesso quando un’attività imprenditoriale, anche di poco conto, subisce ritardi in carte bollate per i tempi dei pareri della Sovraintendenza che, spesso, costringono i malcapitati a pagare a vuoto canoni per mesi improduttivi, perché l’attività non può essere iniziata.

Ad ogni buon conto oggi ci troviamo a bordo del treno che abbiamo preso il 28 settembre scorso; a noi tocca solo fare in modo che la giunta lavori bene in uno spirito di partecipazione cittadina, di condivisione tra assessorati e con il Consiglio. Non è, infatti, possibile che parti importanti dell’amministrazione non abbiano un ruolo nella organizzazione di un grande evento. Nella mia professione di avvocato mi sono incontrato, e spesso scontrato, con istituzione la cui mano destra non sa quello che fa la sinistra. Ebbene, non credo che nel Comune di Napoli debba accadere questo. Non è, infatti, per me concepibile che nella Coppa America non abbia un ruolo fondamentale la programmazione e la promozione della cultura e dello sport napoletani né che ad un evento come questo non partecipi la scuola (fosse anche per far vedere da un posto privilegiato le regate ai nostri bambini) né che non si attivi l’intero terzo settore con il coinvolgimento delle associazioni di volontariato. Giovedì scorso nei Vergini ho partecipato ad un incontro tra le associazioni della Sanità, cinque assessori di questa giunta, ed i vertici della III Municipalità. Ebbene, da giovedì scorso mi sto chiedendo come trovare il modo di utilizzare, per quest’evento, quelle energie che si dedicano da anni alla valorizzazione dei tesori preziosi che ci sono nella Sanità, tra cui le catacombe, i palazzi antichi, la casa di Totò. Luoghi, come sappiamo, patrimonio dell’UNESCO. Mi piacerebbe, quindi, che a quest’evento avessero un qualche ruolo quelle associazioni che da anni lavorano sui territori del centro storico e degli altri quartieri. Per capire di cosa sto parlando basta pensare alle recenti manifestazioni di carnevale che si sono svolte in molti quartieri di Napoli organizzate con la buona volontà dei napoletani che vogliono il cambiamento. E’ su queste persone che dobbiamo contare! Non posso pensare che quest’evento non venga utilizzato per fare promozione ad esempio di Castel Sant’Elmo e del largo di San Martino, dove sono stato la settimana scorsa invitato da un cittadino/commerciante che lamenta il completo abbandono di quel luogo dagli itinerari turistici. Senza meravigliarmi, ho scoperto che il fossato del Castello è in sostanza un parcheggio, così come lo è lo spazio antistante il museo nazionale mentre, invece, l’intero palazzo del largo San Martino, in proprietà della Regione e gestito dalla Sovraintendenza, è completamente abbandonato. Mi meraviglia molto che la Sovraintendenza non intervenga su tali scempi che sono sotto la sua diretta percezione.

A New York i turisti salgono su grattacieli di 380 mt pagando un biglietto. Per Napoli, invece, mi chiedo come sia possibile questo stato e mi piacerebbe capire come sbloccare una così assurda condizione. Basterebbe semplicemente saper comunicare il pregio della risorsa Napoli e fare in modo che tutti i bellissimi luoghi, che noi stessi non valorizziamo, siano inseriti nei circuiti turistici.

L’America’s Cup, quindi, deve essere un banco di prova facendo in modo, da un lato di far avvicinare i napoletani all’evento ed alla risorsa mare e dall’altro di far scoprire ai turisti gli itinerari napoletani abbandonati. L’evento che tra poco si realizzerà a Napoli è, quindi un’occasione per mostrare Napoli e per ripensare anche la possibilità di restituire il mare ai Napoletani facendo in modo che la Villa Comunale si congiunga con la battigia. Voglio, infine, sottolineare che l’America’s Cup e la Luis Vitton Cup sono i più antichi eventi sportivi di rilievo internazionale, la prima, infatti, è nata nel 1851 e la seconda nel 1854, addirittura prima delle Olimpiadi moderne, la cui prima edizione è del 1896 e che le regate della Vitton Cup sono le semifinali per accedere alla America’s Cup, quindi, una vera e propria gara. Mi piacerebbe vedere Napoli, e concludo, non acquirente di marchi ed insegne di eventi ma centro di elaborazione di progetti da trasferire agli altri. Occorrere solo mettere insieme le migliori energie di questa città!

Consiglio del 13 febbraio 2012 il mio intervento sulla delibera unioni civili

400249_3197931917510_758598574_nTutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge. Inizio da qui per capire che oggi ci sintonizziamo con la Carta Costituzionale scritta nel 1948! Non si può, infatti, esprimere con parole migliori il principio ed il sentimento di uguaglianza posto al centro della nostra Carta Costituzionale. La delibera oggi al nostro esame risponde ad una esigenza sempre più avvertita nella società, volta ad assicurare parità di trattamento si badi, non solo alle coppie di omosessuali, come comunemente e in senso restrittivo si intende, ma a tutti. Il Comune, titolare di funzioni proprie, con l’istituzione di detto registro, che è su base volontaria e non obbligatorio come i registri anagrafici, si pone nel pieno rispetto sia dei principi generali testé enunciati sia delle leggi dello Stato. Difatti, la nozione di “unione civile” o ” unione di fatto” pur non avendo una esplicita definizione giuridica, può essere definita come: a) quella della coppia di eterosessuali che non vuole o non può (in presenza di un precedente matrimonio) legarsi con il vincolo matrimoniale o quella della coppia di stranieri che in ragione della loro religione possono essere legati da più vincoli matrimoniali (c.d. “convivenza more uxorio”); b) quella di persone che, per varie ragioni (età, ristrettezze economiche) decidono di stare insieme per motivi di mutua assistenza e solidarietà; c) quella, infine, delle coppie di omosessuali conviventi, legate da vincoli affettivi e di mutuo aiuto. Per sgombrare il campo da dubbi, voglio dire subito che il fenomeno delle unioni civili non si pone in contrasto con l’istituto della “famiglia” riconosciuto dall’art. 29 della Costituzione; tale norma, infatti, nel sottolineare il valore della famiglia naturale fondata sul matrimonio, non esclude che possano esistere altre formazioni sociali, espressamente tutelate dall’art. 2 della Costituzione, le cui finalità e caratteristiche non siano in contrasto con i principi costituzionali. Ebbene, mi sento di condividere la tesi, costante nelle sentenze che ho avuto modo di leggere, che non ogni forma di convivenza, per ricevere una qualche tutela, deve essere organizzata secondo lo schema della famiglia legittima, perché ciò rappresenterebbe una illegittima compressione dei valori della persona umana e della sua dignità, a prescindere dalle sue convinzioni politiche o religiose e dalle scelte di vita, purché costituzionalmente lecite. La Corte Costituzionale, infatti, con più pronunce (nn. 237/86, 281/94, 8/96), pur non affrontando ancora lo specifico problema delle coppie di omosessuali, ha comunque riconosciuto l’ambito di operatività dell’art. 2 della Cost., a termine del quale anche un consolidato rapporto di fatto può essere tutelato come espressione del principio solidaristico del quale è permeato l’ordinamento giuridico, e il principio di eguaglianza espresso nell’art. 3 Cost. impone a tutti i soggetti istituzionali della “Repubblica”, e quindi anche ai Comuni (arg. ex art. 5 Cost.), di eliminare qualsiasi ostacolo che si frapponga al rispetto della persona umana da tutelarla anche nella sua diversità. Tale assunto trova peraltro pieno riscontro anche nel nostro vigente ordinamento (civile, amministrativo e penale) il quale ha riconosciuto, a determinati fini, la convivenza di fatto o more uxorio ed altri tipi di convivenza. Il Parlamento nazionale, infatti, con l’art. 199 c.p.p. e l’art. 362 novellato c.p.p., ha esteso la facoltà di astensione dal prestare testimonianza anche alla persona che conviva o abbia convissuto con l’imputato, con rilevanti conseguenze anche di carattere penale circa il reato di falsa testimonianza e di favoreggiamento. Che dire poi della risoluzione del Parlamento europeo sul rispetto dei diritti umani dell’Unione europea (1998-1999) che “chiede agli Stati membri di garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di … diritti sociali“, sollecitando gli Stati che non vi abbiano ancora provveduto ad “adeguare le proprie legislazioni per introdurre la convivenza registrata tra persone dello stesso sesso riconoscendo loro gli stessi diritti e doveri previsti dalla convivenza registrata tra uomini e donne” ed eliminando discriminazioni e pregiudizi sulla vita privata delle persone in relazione al loro orientamento sessuale. Orbene, il registro comunale sulle unioni civili non è diretto a creare un nuovo status, ma ad assicurare a siffatte formazioni sociali, che sono un dato di fatto che non può essere ignorato, parità di trattamento rispetto alle tradizionali coppie di fatto o alle convivenze di varia natura (si pensi a due amici dello stesso o di diverso sesso che decidano di coabitare per dividere le spese di mantenimento, o ad un anziano che coabiti con una persona, dello stesso o di diverso sesso, che gli presti assistenza morale o sanitaria o economica) già riconosciute dall’ordinamento, per le finalità esclusivamente di competenza propria del Comune (partecipazione a procedimenti, benefici, opportunità). Possiamo, quindi, dire che l’azione politico/sociale che compiamo con quest’atto amministrativo non si pone in contradizione con l’istituto della famiglia né (e di questo ne sono convinto) è in contraddizione con il sentimento religioso, personale o diffuso nel nostro paese. Con l’approvazione di questa delibera ci poniamo, infatti, nella doverosa posizione dell’amministratore pubblico laico che, scevro delle sue personali convinzioni religiose, deve curare gli interessi ed i diritti di tutti i cittadini. Credo, fermamente, che il ruolo di testimonianza e di catechesi dell’autorità religiosa è nell’esempio e nella conquista delle anime (per restare in tema) e non certo nella scorciatoia della imposizione né nella pretesa che il potere Statale, ed in questo caso della comunità locale, non riconosca istanze di pari dignità dei cittadini liberi di manifestare il loro pensiero e di essere come essi vogliono essere e vivere, a prescindere dal loro credo religioso o posizione morale. Mi piace ricordare, al riguardo, il pensiero di un religioso, Don Andrea Gallo Prete di Genova che, a quanto mi consta, non è mai stato scomunicato. Per questo ho serie difficoltà a comprendere il pensiero del nostro Cardinale, che pur rispetto nel suo ruolo, quando dice che a Napoli abbiamo esigenze ben più importanti da risolvere che non il registro delle unioni civili. Credo, infatti, che questo sia uno slogan quasi elettorale, senz’altro negativo, perché genera diffidenza e manipola le coscienze dei semplici ed è molto simile a quello che si sentiva qualche tempo secondo cui “con la cultura non si mangia”. Devo confessare che un argomento così elementare non me lo aspettavo dal Cardinale! Ebbene, a queste affermazioni, credo che questo Consiglio, possa e debba rispondere che quando si tratta di libertà e di dignità della persona umana non c’è tozzo di pane che tenga e che ci sono persone che hanno sacrificato il bene supremo della vita per difendere la loro dignità di esseri umani. E’ fuori da ogni dubbio, quindi, che questo Consiglio è pronto a compiere ogni battaglia per la libertà e per affermare i principi costituzionali. Chi afferma il contrario è perché ha più a cuore che si parli del tema a mero scopo propagandistico. Siamo già in ritardo rispetto ad altri paesi e la politica, quando non coglie i mutamenti sociali, fallisce il suo scopo.

Per far comprendere bene il valore dei diritti di cui stiamo parlano, voglio chiudere questo mio intervento ricordando le vittime omosessuali del nazifascismo che vennero deportate nei campi di sterminio, esseri umani che venivano marchiati con un triangolo rosa cucito sulla divisa degli internati per omosessualità in base al paragrafo 175 del codice penale tedesco. Alle lesbiche internate di cui si ha notizia fu imposto, invece, il triangolo nero delle “asociali“. Vi erano poi i gay ebrei che portavano una stella gialla. Coloro che portavano il triangolo rosa si stimano tra i 5.000 ed i 15.000. Coloro che furono imprigionati con il triangolo rosa non sono mai stati risarciti dal governo tedesco. Anzi, alcuni di loro, se rimasero apertamente gay, furono di nuovo imprigionati anche dopo il nazismo, come Heinz Dörmer, che subì complessivamente 20 anni di reclusione, prima nei campi di concentramento nazisti e poi nelle carceri della Repubblica Federale Tedesca, o come Helmut Corsini, che dal campo di Buchenwald passò direttamente alle carceri nazionali. L’emendamento nazista al paragrafo 175, che trasformava l’omosessualità da un reato minore a un vero e proprio delitto, non fu mutato nel Codice penale della Repubblica Federale Tedesca per 24 anni dopo la fine della guerra. Ad Amsterdam c’è l’Homomonument composto da tre grandi triangoli di granito rosa in ricordo di tutte le vittime omosessuali del nazismo che qualche mese fa ho visitato insieme ai miei bambini ed a cui ho spiegato il significato, nella consapevolezza che la memoria ci rende liberi; mi ha fatto piacere vedere nei loro occhi il velo della compassione.

Consiglio del 18 ottobre 2011 sul tema Lavoro

lavoroL’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, questo è il primo articolo della nostra costituzione è il nostro biglietto di presentazione, è l’accordo su cui si è fondato il nostro paese. In campagna elettorale ho gridato il lavoro non è una merce! Il lavoro non si compra! Questo mi è capitato di dirlo ad una giovane vigilessa appena assunta con il concorso FORMEZ, stupendomi per la sua reazione di meraviglia e per la sua espressione di riconoscenza verso la vecchia amministrazione che comunque l’aveva assunta ed alla quale io mi contrapponevo. Sembrerà strano ma enunciare i nostri diritti ci sorprende quando, invece, dovrebbero essere vivi nel nostro intimo convincimento. Il tema è complicato e difficile da sviscerare, in tutte le sue articolazioni sicuramente ci saranno degli aspetti che non saranno trattati, sicuramente ci saranno delle aspettative di cittadini deluse da questo consiglio. Eppure, celebrare un consiglio monotematico sul lavoro è un atto di coraggio, una formale presa di coscienza che manifesta l’interesse di questa Amministrazione al tema che resta centrale per la nostra città. Credo, però, che siamo in ritardo, si è andati da una legislazione degli anni settanta di tutela del lavoro subordinato classico, con una giurisprudenza del pari sensibile al tema, ad una modernità diciamocela tutta deludente, da questo punto di vista, fondata su cococo, cocopro, contratti a termine e cool center, spesso molto spesso utilizzati anche dalla stessa Pubblica Aministrazione, quando va bene (ci sono, infatti, anche finti master ministeriali non retribuiti), che rappresentano formule non in grado di creare una vita serena al lavoratore, anzi, dico io, una vita! L’esperienza, per mia fortuna, per l’arricchimento che ho ricevuto, l’ho vissuta in prima persona, sia come figlio di operaio, quest’ultimo avvilito dalla consapevolezza della raccomandazione come unico mezzo per trovare lavoro per il proprio figlio, sia come avvocato, schiacciato tra la compressione di diritti minimi dei lavoratori e la cronica inadeguatezza della macchina giudiziaria, non in grado di dare sollecite risposte e quindi in grado di indirizzare l’imprenditoria al rispetto delle regole. Ebbene, la trasparenza di cui è capace questo comune è in grado di lanciare un messaggio di speranza. La risposta del comune, infatti, deve essere trasparenza, legalità, imparzialità e concrete azioni in grado di creare sviluppo e, quindi, lavoro eliminando burocrazie inutili che sono, spesso, occasioni di sacche di illegalità. Dobbiamo agire con modalità diverse da quelle classiche e le direttrici devono essere da un lato una maggiore collaborazione con coloro che impegnano le loro risorse, quindi, non solo quelle pubbliche, in attività economiche, dall’altro la corretta valutazione degli attori coinvolti nei processi economici. Allo scorso consiglio comunale, su Bagnoli, ho, difatti, sottolineato la inadeguatezza di una società di persone che al registro delle imprese ha zero dipendenti a gestire per dieci anni una struttura come il parco dello sport di 17 ettari, con strutture dal valore di diversi milioni di euro ed in grado di dare risposte concrete in termini di posti di lavoro. Ebbene, nei limiti che ci competono, noi abbiamo l’obbligo di selezionare innanzitutto la classe imprenditoriale con la quale interloquire, dobbiamo fare in modo che finanziamenti pubblici o azioni imprenditoriali non siano indirizzate verso coloro che non sono in grado di mettere in piedi azioni imprenditoriali o che hanno come unico obiettivo la percezione del finanziamento e basta e gli esempi di imprese, per lo più del nord, sorte solo per percepire finanziamenti ne abbiamo, purtroppo sul nostro territorio! Non posso credere, infatti, che nel nostro comune un parco di divertimento l’Edenlandia, primo ad essere realizzato in Europa, sia in stato di fallimento, per l’inadeguatezza di una classe imprenditoriale che non è stata in grado di creare sviluppo ed ammodernamento. Non posso credere che bagnoli sia nello stato in cui è, mentre in Germania nella Ruhr in dieci anni con un investimento di 300.000.000 €. (a bagnoli ne abbiamo spesi altrettanti senza risultati), in un’area egualmente inquinata, in seguito alla bonifica, si siano creati circa 10.000 posti di lavoro, con duemilioni e duecentomila visitatori all’anno, mentre a Napoli nulla. Cosa è successo mi sono chiesto. Noi abbiamo l’obbligo di cercare la verità e fare chiarezza per aggiustare il tiro. Ebbene, devo constatare che abbiamo avuto una politica miope che si è fatta accompagnare per mano dalla imprenditoria. Noi, invece, abbiamo l’obbligo di creare sviluppo laddove possiamo intervenire direttamente indirizzando noi l’economia e non viceversa.

Gli Operai non esistono più

operaiUna delle frasi che mi irritano di più è: “Gli operai non esistono più”. Mi chiedo allora cosa sono i lavoratori della FIAT, i metalmeccanici delle altre fabbriche, gli autisti degli autobus, i braccianti agricoli (sia quelli italiani che quelli stranieri ultrasfruttati), gli operatiori ecologici delle città e le altre migliaia di lavoratori operai e non che, pur svolgendo un lavoro di concetto, sono stati ridotti alla medesima condizione degli operai degli anni settanta. Io sono figlio di un operaio degli anni ’70, che ha avuto la forza di laureare cinque figli con uno stipendio di operaio, mentre, oggi, due impegati di concetto non sono neppure in grado di pagare gli studi a più di un figlio. Non posso sopportare questa affermazione che talvolta, in un moto di rassegnazione, è pronunciata anche dagli stessi operai. Credo che ciò che è accaduto sia il risultato di una grande operazione di condizionamento psicologico sociale, volta a tenere a bada le masse costituite da singoli che non si riconoscono neppure più come operai. “Dividi et impera” è stato il motto. Lo stato sociale in questi anni è stato massacrato con lo scopo di creare divisioni, di creare individui solitari che non si riconoscono più in una classe sociale ma in una condizione che costituisce, per loro stessi, una gabbia dalla quale non poter uscire. Spesso mi capita di parlare con giovani dei quartieri popolari che manifestano, all’età di 14 anni, la loro intenzione di vivere con la pensione dei genitori nella consapevolezza che non avranno mai la possibilità di migliorarsi e, quindi, migliorare la società. Ciò mi provoca un moto di tristezza e di rabbia io, come tanti altri, ho avuto la possibilità di avere una evoluzione culturale e credo che di questo ne abbia beneficiato anche la società. Non posso sopportare che ragazzi, con tutti i numeri nel loro cervello, siano scoraggiati ad intraprendere ogni possibile evoluzione della loro condizione ingrassando il più delle volte le fila della malavita. Da bambino mi riconoscevo quale figlio di operaio e sapevo cosa ciò volesse dire perché c’erano momenti di socialità tra gli operai e le loro famiglie. Via via tutto questo è stato distrutto e non credo per motivi economici. La strada è lunga e vale la pena percorrerla tutti insieme …

L’Indignazione

indignazioneMi fa piacere di riportare l’analisi fatta da un mio caro amico, girata sulla lista e-mail dell’associazione che presiedo, sul perché la gente non si indigna nonostante tutto. Vale la pena fermarsi un attimo e leggere:

Cara Paola, se sapessimo perché tutti subiscono senza dir nulla – con pochissimi che dicono qualcosa – saremmo già a metà dell’opera, come si usa dire. Ovviamente anche a me viene la domanda: ma come è possibile che proprio le vittime sembrano consenzienti, o per lo meno inerti? Ci sono varie cause di questo comportamento, la più importante (ma non la sola), per trovarla, basta eseguire il seguente esperimento: per una o due settimane, leggete solo giornali e settimanali del gruppo di Berlusconi, guardate solo le sue TV, confrontatevi solo con le persone che lo sostengono (non è difficile individuarle), sforzatevi di pensare e di vivere in questo milieu simbolico. Se lo stomaco regge, alla fine sarete in grado di vedere il mondo come una vittima consenziente. Dopo questa full immersion, consultate gli indicatori per capire qual è la percentuale della popolazione italiana che vive la comunicazione nel modo che avete appena sperimentato. Et voilà: avete compreso il primo perché, quello macroscopico.

Un altro perché, meno evidente, lo si deve cercare suddividendo la popolazione in gruppi, in modo da selezionare vari tipi di ‘ambienti’ – non solo quelli di lavoro. Quelli che ci sono familiari sono la scuola e l’università. Qui dovremmo innanzitutto stabilire qual è la frazione di persone che vivono la comunicazione nel modo indicato sopra, ma la cosa non è tanto semplice perché pensiamo che queste persone hanno una cultura mediamente superiore al ‘campione brutale’ preso in considerazione sopra. E quindi, capace di critica, diremmo. Ma forse è qui che ci sbagliamo: avere cultura non implica avere senso critico… Ovviamente ci sono, nel nostro ambiente, anche persone che sono ben consapevoli di quanto accade, e che favoriscono quel processo che a noi appare un imbarbarimento, e che a loro appare come un’opportunità per aumentare il potere (reale o semplicemente simbolico) che possiedono o sperano di possedere.

Penso a qualche dirigente scolastico, a qualche insegnante, ad una (credo assoluta) maggioranza di professori ordinari. Quelli che a novembre e dicembre appoggiavano le proteste contro la legge Gelmini, e che ora sembra abbiano dimenticato che ci si può continuare ad opporre in mille modi, e sono diventati complici attivi: gestiscono la premialità fondata sui progetti, riscrivono gli statuti, preparano i criteri di valutazione…

Queste persone, però, sono una minoranza, sia nella scuola che nell’università. Sono gli altri a preoccuparci. Quelli che subiscono in silenzio, e che sono certamente consapevoli. E anche gli studenti, che sembrano volatilizzati. Alla manifestazione dei precari non mi sembrava che ci fossero poi tante persone (e così pure a quella contro la privatizzazione dell’acqua). Mi sconforta e mi addolora in particolare l’assenza degli studenti, e delle persone, diciamo, dai 45 anni in giù. Quelli che formano, in altre parole, il futuro: il loro ed anche il nostro futuro. Quelli che non vedono nessun orizzonte per la loro vita. Non so come valutare questa assenza, se non come stanchezza, disillusione, come l’aggrapparsi a quel poco che si ha in questo momento: un contratto a termine, una promessa…

Ma al fondo di questo percorso c’è anche un ultimo livello. Quello fondamentale, direbbe un fisico teorico. E’ la stessa capacità di adattamento, che ci accomuna come specie vivente, ad essere la causa. Voglio citare il seguente passo, dal Diario di Bergen-Belsen, di Hanna Lévy-Hass (la madre della giornalista del quotidiano progressista israeliano Haaretz):

B.B., 20.11.1944 – C’è qualcosa di strano, di spaventoso nella capacità dell’essere umano di adattarsi a tutto: all’umiliazione, alla fame più vergognosa, alla mancanza di spazio vitale, all’aria fetida, all’infezione, al bagno in comune… […] E ci adattiamo – come del resto al terrore crescente, alla brutalità più cinica, agli allarmi e alle minacce, alle malattie di massa, alla morte moltiplicata, collettiva, lenta ma sicura. Si adatta, l’uomo. Immobile, miserabile, terribile… si adatta! Cade sempre più in basso, sprofonda. E quando non si adatta più, allora muore. E’ l’unica risposta che sa dare. E anche noi continuiamo a trascinarci e a sprofondare sempre più in basso. Che orrore! Questa morte senza morire, viva, prolungata…

Vi chiedo scusa, perché questa pagina è veramente spaventosa. Anche e soprattutto per la sua forza evocativa. Ma non riesco a dimenticarla. Come non riesco a dimenticare il capitolo intitolato L’ultimo, di Se questo è un uomo. La nostra natura, il nostro hardware, è fatto in funzione dell’adattamento. Un adattamento che è come un contenitore vuoto. Ora, nella nostra società, che è profondamente incrinata, vi è una forza distruttrice che ha riempito quel vuoto. Alla quale, semplicemente, ci adattiamo. Per sopravvivere.

Ma per fortuna noi non ci riduciamo completamente a questo hardware. Siamo anche capaci di guardare alla nostra condizione dall’esterno. Come hanno fatto Hanna Lévy-Hass e Primo Levi, e tanti altri in tante altre situazioni di sofferenza collettiva. Un’operazione in certa misura contraria all’istinto, di produzione di una coscienza autonoma, propriamente umana. E’ in questa operazione che dobbiamo riporre la nostra fiducia, la nostra speranza e la nostra azione. E restare coscienti.

Con grande affetto verso tutti. Ermenegildo

Adotta un articolo della Costituzione Italiana copialo ed incollalo sulla tua bacheca

costituzionePRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6. La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 7. Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10. L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 11. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12 La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

RAPPORTI CIVILI

Art. 13. La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Art. 14. Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

Art. 15. La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Art. 16. Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Art. 17. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Art. 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Art. 20. Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Art. 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Art. 22. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Art. 23. Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

Art. 24. Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Art. 25. Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. Nessuno può essere sottoposto a misure di  sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

Art. 26. L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali. Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici.

Art. 27. La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte.

Art. 28. I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

RAPPORTI ETICO-SOCIALI

Art. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Art. 30. È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Art. 33. L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Art. 34. La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

RAPPORTI ECONOMICI

Art. 35. La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37. La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38. Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e  all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L’assistenza privata è libera.

Art. 39. L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Art. 40. Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.

Art. 41. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 42. La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Art. 43. A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Art. 44. Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

Art. 45. La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità. La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

Art. 46. Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Art. 47. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

RAPPORTI POLITICI

Art. 48. Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.  La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Art. 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Art. 50. Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

Art. 51. Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica. Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Art. 52. La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Art. 54. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

 

IL PARLAMENTO

Le Camere.

Art. 55. Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.

Art. 56. La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Art. 57. Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno. La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Art. 58. I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

Art. 59. È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Art. 60. La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

Art. 61. Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.  Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Art. 62.  Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre. Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti. Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l’altra.

Art. 63.  Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza. Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

Art. 64. Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Le sedute sono pubbliche; tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta. Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale. I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

Art. 65. La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di deputato o di senatore. Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

Art. 66. Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

Art. 67. Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Art. 68. I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati  nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà  personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Art. 69. I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge.

OMISSIS

LA MAGISTRATURA

Ordinamento giurisdizionale.

Art. 101. La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Art. 102. La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario. Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura. La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

Art. 103. Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi. La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge. I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.

Art. 104.  La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica. Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione. Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio. Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento. I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili. Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

Art. 105.  Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Art. 106. Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso. La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli. Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

Art. 107. I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso. Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare. I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Art. 108. Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge. La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia.

Art. 109. L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

Art. 110. Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Norme sulla giurisdizione.

Art. 111. La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata. Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo. Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore. La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita. Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra. Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

Art. 112. Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.

Art. 113. Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa. Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti. La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.

OMISSIS

Art. 134.  La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni; sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.

Art. 135. La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative. I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio. I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati. Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni. La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice. L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge. Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.

Art. 136. Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.

Art. 137. Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte. Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte. Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali.

Art. 138. Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Art. 139. La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

Riforma della giustizia – L’idea che non muore

CassazioneNon occorre aggiungere altro! Dall’editoriale L’idea che non muore, in La Magistratura, 15 gennaio 1926: “L’Associazione dei Magistrati si è sciolta. Questo era il suo dovere dopo l’approvazione della legge sui sindacati alla Camera dei Deputati. Con questo numero. La Magistratura sospende le sue pubblicazioni. È un passo che compiamo con tristezza profonda: non si spendono 15 anni in un’opera di sacrificio, senza che questa divenga, alla fine, parte integrante della nostra persona e della nostra vita e si leghi a noi, fibra a fibra, in piena solidarietà di fortuna; non si vive anni ed anni in intima consuetudine di pensiero e di opere con tanti amici e collaboratori, senza avvertire, al distacco improvviso, lo strappo doloroso dei tessuti giovani e vitali, non logorati dal tempo e refrattari per prova a qualsiasi bacillo di dissoluzione. Noi siano dunque tristi, come, certo, tutti coloro che, non senza qualche sacrificio e qualche degna prova di coraggio, ci hanno seguiti nel faticoso cammino, perché noi tutti amammo l’Associazione nostra come si amano gli ideali in cui davvero si crede: per se stessa, per quello che essa rappresentava nel rinnovamento della giustizia italiana, al di sopra delle persone e dei loro interessi. La nostra tristezza è grande: ma serena. Non rancori, non rimpianti, non il morso di inquietitudine morale. È un placido tramonto primaverile che chiude una feconda giornata: l’operaio raccoglie con mano ancora vigorosa gli strumenti di lavoro, guarda tutt’intorno il suo campo, come ad accarezzare, nell’attimo del commiato, ogni fil d’erba germogliato dal suo sudore e, sulla via del ritorno, dimentica gli stenti e l’aspra fatica del giorno nella anticipata visione delle rigogliose messi che verranno. È questo il suo premio, questo il miracolo delle sue forze che ogni giorno si rinnovano, delle sue speranze che rinascono ad ogni colpo della delusione; della sua fede nella vittoria all’indomani stesso della sconfitta più disperante. Il lavoro è la sua croce e la sua gioia, la fede è la sua forza e tutto il suo premio. Quest’operaio è come il Giusto del Vangelo: sempre pronto al combattimento, come alla morte, eguale alle gioie ed al dolore, ai trionfi come alle sconfitte; perché, a rigore, sconfitte e trionfi non sono che l’apparenza, quando tutta la storia e tutto il progresso dell’umanità dimostrano che non una sola goccia di sudore cadde mai invano dalla fronte dell’uomo e che neppure una volta sola le opere della fede furono destinate alla sterilità ed alla morte. L’una cosa che davvero uccide è la grettezza morale ed il disonore; è l’egoismo degli uomini che profana la santità delle idee e prostituisce la fede nel compromesso. Ma noi non conoscemmo queste ombre di umanità crepuscolare: la nostra fine ne è il documento indiscutibile. Forse, con un po’ più di “comprensione” – come eufemisticamente suol dirsi – non ci sarebbe stato impossibile organizzarci una piccola vita senza gravi dilemmi e senza rischi: una piccola vita soffusa di tepide burette, al sicuro dalle intemperie e protetta dalla nobiltà di qualche satrapia. Forse si poteva  non morire, od anche vivacchiare non inutilmente come agenzia di collocamento per gli affamati di nuovi posti o come sanatorio per gli affetti da “onorite” cronica. Ma, per divenire eremita, persino il diavolo aspettò ad invecchiare: ci si consentirà che, per divenire diavoli, sia egualmente necessaria una certa dose di decrepitezza morale, e cioè un certo progressivo allenamento a giocare con la propria anima come si fa con le vesciche di majale aggrinzite: il che non è affare di un giorno, di un mese o di un anno. L’Associazione era troppo giovane, vegeta ed assetata di vita, per trasformarsi in un’agenzia o in un sanatorioLa mezzafede non è il nostro forte; la “vita a comando” è troppo complessa per spiriti semplici come i nostri. Ecco perché abbiamo preferito morire. Era la sola maniera per tramandare intatta l’eredità morale della nostra Associazione. Perché questa eredità c’è, è vistosissima e nessuno ha il potere di distruggerla. L’edificio edificato in quindici anni occupa nell’anima della giovane magistratura un posto infinitamente più largo ed importante di quello, per verità modestissimo, che la povertà dei nostri mezzi e l’avversità delle vicende consentirono di occupare esteriormente nella vita italiana. Questo edificio è racchiuso tutto in una parola: l’indipendenza della magistratura, come base d’indipendenza della giustizia. È di quelle parole semplici, che una volta penetrate nell’animo di un uomo o di un popolo, sono destinate a trasformarsi in una forza dominante ed incoercibile. Or noi non ci illudiamo di avere radicato nello spirito italiano l’esigenza di una giustizia indipendente; ma siamo sicuri che di questa esigenza vive ormai la giovane magistratura la quale fu sempre la forza vera del nostro sodalizio e tra noi educò una fierezza nuova nell’esercizio della funzione giudiziaria e diede, nonostante i tempi e gli ordinamenti, esempi indimenticabili di dirittura e di indipendenza. È un’esigenza, che nessuno potrebbe sradicare, tanto essa è legata fibra a fibra con tutte le aspirazioni, i propositi e gli studi vigorosi, che rendono feconda e bella la giovinezza: è tutta una vita, tutta una conquista. Nessuno ha il potere di addormentare mai più anime, su cui sia caduto il raggio di una tal luce. È come il biblico frutto proibito: “qui en a touchè, en touchera”. La nostra fine consacra questa grande eredità morale, nella quale è, per noi, tutta la consolazione e tutto il premio di quest’ora triste. L’Italia avrà giorni felici, come noi speriamo, o tristi: la giustizia italiana rifulgerà di nuova luce o decadrà nel politicantismo. Nessun può far prognostici. Ma una fede ferma ci sorregge in fondo all’animo: che tutto ciò che è saldamente edificato nel cuore degli uomini è inviolabile ed indistruttibile.

Regio decreto 16 dicembre 1926*

Vittorio Emanuele III

Re d’Italia

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

Ritenuto che il Consigliere della Corte di Cassazione, Saverio Brigante, il Sostituto Procuratore Generale di Corte di Appello Roberto Cirillo, i giudici Occhiuto  Filippo Alfredo e Chieppa Vincenzo ed il Sostituto Procuratore del Re Macaluso Giovanni sono stati i principali e più attivi dirigenti dell’Associazione Generale tra i Magistrati Italiani; 

Ritenuto che ad opera di essi l’Associazione assunse un indirizzo antistatale, sovvertitore della disciplina e della dignità dell’Ordine giudiziario, che fu propagandato a mezzo del periodico di classe “La Magistratura” dai medesimi redatto e

pubblicato;

Ritenuto che tale indirizzo sostanzialmente venne mantenuto anche dopo l’avvento del Governo Nazionale, che essi avversarono criticandone astiosamente gli atti, nonché facendo insinuazioni ed affermazioni di pretese ingiustizie e persecuzioni personali tanto da incorrere in reiterate diffide ufficiali;

Ritenuto che solo per normale ossequio alla Legge sui sindacati essi deliberarono lo scioglimento dell’Associazione, la soppressione del periodico e la liquidazione della Cooperativa (a suo tempo creata per fornire stabile sede all’Associazione), ma in sostanza mantennero saldi i vincoli associativi mediante atti simulati continuando, tra l’altro: la pubblicazione del giornale sotto il nuovo titolo “La Giustizia Italiana” da essi ugualmente redatto, che si ostinò nell’avversione al Governo sino ad incorrere nel novembre scorso, dopo reiterate diffide, nella soppressione ordinata dall’autorità politica;

Ritenuto che per le manifestazioni compiute i magistrati suddetti non offrono garanzie di un fedele adempimento nei loro doveri di ufficio e si sono posti in

condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo;

Viste le giustificazioni presentate dagli interessati;

Visto l’art. I° della legge 24 dicembre 1925 n. 2300;

Sentito il Consiglio dei Ministri;

Sulla proposta del Nostro Guardasigilli Ministro Segretario di Stato per la Giustizia e gli Affari di Culto;

Abbiamo decretato e decretiamo

Chieppa Vincenzo – giudice – ed altri

sono dispensati dal servizio, a decorrere dal 31 dicembre 1926, ai sensi dell’art.

I° della Legge 24 dicembre 1925 n. 2300.

Il Nostro Guardasigilli Ministro anzidetto è incaricato dell’esecuzione del presente

Decreto.

Dato in Roma addì 16 dicembre 1926

F.to Vittorio Emanuele

Controfirmato: Mussolini

“ : Rocco

Napoli e la crisi dei rifiuti una riflessione

piazza_plebiscito_napoliElenco che si sarebbe potuto leggere in una nota trasmissione:

Napoletani, che scavalcano la monnezza;

Napoletani che volgono lo sguardo dall’altra parte, pur’essa colma di monnezza;

Napoletani e topi; topi che escono dalle fogne trovando altre fogne;

Napoletani traditi dall’olfatto;

Napoletani tutti uguali nella monnezza;

Napoletani rassegnati, neri, sporchi, inanimati, fermi;

Napoletani con i figli in braccio, morti di colera.

….

Napoletani pizza e mandolino;

Napoletani totò, peppino e la malafemmina;

Napoletani babbà e sfugliatella;

Napoletani o sole e o mare;

Napoletani posillipo e mergellina;

Napoletani cuorno e san gennaro.

….

Napoletani con il Vesuvio, vigile e purificatore!

Consiglio sul tema della violenza sulle donne del 25 novembre 2011

La giornata di oggi nasce nel 1981 quando, in seguito ad un incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi a Bogotà, si accettò la richiesta della delegazione della Repubblica Dominicana di rendere omaggio alle sorelle Mirabal, tre dissidenti politiche Dominicane, brutalmente torturate ed assassinate nel 1960 per ordine del dittatore Raphael Trujillo. Con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 25 novembre Giornata Mondiale per l’Eliminazione delle Violenza sulle Donne, invitando governi, organizzazioni internazionali e ONG ad organizzare attività ed eventi per accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica su questo tema. Questa circostanza mi ha colpito, in quanto, il fatto violento che si ricorda non è una violenza sessuale o una violenza consumata all’interno di una famiglia (secondo ciò che più ricorre) ma una brutale violenza commessa contro tre donne che manifestavano il loro dissenso politico verso il regime; ciò a significare il ruolo centrale della donna nella società e nella politica. Questa singolare circostanza mi ha fatto ricordare la manifestazione delle donne del 13 febbraio scorso, che ha rappresentato anch’essa la contrarietà delle donne ad una certa politica, che fa delle donne stesse un oggetto (per usare un termine degli anni ’60) piuttosto che un soggetto. Ciò emerge chiaramente dalle raccomandazioni del Comitato dell’ONU del 2011 emesse in seguito alla presentazione del cd. rapporto ombra, dalle attiviste lavori in corsa,  sullo stato di attuazione della Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (sottoscritta anche dall’Italia) con le quali si è stigmatizzato il fatto che nel nostro paese (scritto nero su bianco e senza mezzi termini) “le donne sono rappresentate come oggetti sessuali”. Ebbene ciò, come cittadino mi indigna (per usare una parola ricorrente, purtroppo, in questo periodo), perché riscontro ogni giorno la verità di questa contestazione dell’ONU al nostro paese. Ritengo, infatti, che l’uso consumistico della donna, sia una degenerazione della nostra società, che impone un modello unico fondato su canoni errati che mortificano la donna generando violenza. Occorre, quindi, che il nostro paese adotti dei correttivi che, con amarezza, devo constatare sono assolutamente estranei alla nostra politica nazionale ed alla nostra cultura. Dobbiamo, quindi, sperare nel futuro. Nel Regno Unito ed in Spagna (sicuramente paesi democratici), ad esempio, vi è una valutazione sulla pubblicità, da parte di un organo terzo, volta ad evitare l’uso strumentale del corpo della donna quando non è connesso al prodotto pubblicizzato. Ciò significa, utilizzare degli strumenti volti a combattere un modello psicologico sociale che vede nella attrazione sessuale uno strumento di mercificazione delle merci e, di qui, dico io, a considerare la donna stessamerce, il passo è breve! Cosa pensare dei gravissimi fatti di stupro commessi da adolescenti in gruppo contro loro coetanee. Ebbene questi, sono il risultato dell’assorbimento di questi modelli da parte di coloro che sono maggiormente esposti al bombardamento mediatico/sociale. Di recente abbiamo assistito a meccanismi di reclutamento della classe politica donna fondati, non sul valore e sulla capacità, ma sulla disponibilità sessuale o semplicemente sulla immagine sessuale. Cosa è accaduto lo sappiamo tutti e questo di certo non agevola la lotta contro la violenza sulle donne. I dati statistici sono allarmanti, anche se poco diffusi e rilevati, in uno studio dell’ISTAT del 2009 si parla, infatti, di circa il 51,8% delle donne italiane (tra i 14 ed i 65 anni), circa dieci milioni di donne, che hanno subito una violenza sessuale nell’arco della loro vita e la capacità delle istituzioni a fronteggiare questo fenomeno deve essere indirizzata non solo con l’approntamento di mezzi idonei al recupero ed all’emersione dalla violenza, statisticamente maggiormente perpetrata dall’uomo che ha le chiavi di casa ma, anche e di più, con l’adozione di modelli di riferimento diversi da quelli che subiamo passivamente. Da Napoli deve partire un riflessione culturale sul abbattimento degli stereotipi che inducono alla violenza. Da Napoli, questo deve essere l’impegno dell’amministrazione, deve partire una continua formazione verso coloro che si occupano di fatti gravissimi che vedono famiglie intere travolte, poiché la stragrande maggioranza dei fatti violenti contro le donne si svolgono tra le mura domestica ed in presenza dei figli spesso minori. Non poche volte, purtroppo, mi è capitato di interloquire, per la professione di avvocato che svolgo, con forze dell’ordine poco preparate a fronteggiare drammi familiari, liquidati sbrigativamente e sterilmente su verbali, come “liti in famiglia”. E’ chiaro che la scarsezza delle risorse e la inadeguatezza degli strumenti con i quali ci misuriamo è enorme ma la consapevolezza del problema e la conoscenza delle sacche di inefficienza ci deve spingere al miglioramento ed all’ascolto.

Consiglio su Bagnoli del 10 ottobre 2011 – Il Parco dello Sport

bagnoliOggi intervengo su una questione specifica di bagnoli, il parco dello sport, la prima cosa che ho fatto per capire di cosa si trattava è stato un sopralluogo e dei rilievi fotografici, con l’aiuto di un cittadino di bagnoli, in virtù dei quali ho sostanzialmente appurato che gli impianti sono in stato avanzato di completamento se non ultimati ed oggi, in stato di abbandono e, quindi, in via di deterioramento. Mancano per lo più le infrastrutture, gli assi viari di collegamento per intenderci. Ebbene, in seno alla commissione consiliare ho avuto modo di apprendere, dal Presidente di Bagnoli Futura, che l’intero parco dello sport è già stato affidato con una gara che si è conclusa nel settembre 2010. Per tale singolare informazione, opera non ancora compiuta o utilizzabile ed affidamento già avvenuto, ho chiesto spiegazioni scritte alla società che ho avuto, in parte, solo venerdì con l’invio del solo capitolato di gara, ma non della convenzione che, poi, mi è stato detto non ancora sottoscritta, in quanto, il parco non è ancora consegnabile e volevo vedere! A dire il vero, nella mia carriera di avvocato è la prima volta che mi capita di imbattermi in una tale singolare condizione, opera non finita ciò nonostante già affidata, col rischio di incorrere in inadempimenti anche gravi, sia per il tempo, sia per il deterioramento degli impianti stessi per i quali la società aggiudicataria potrà all’atto della consegna far riserva di agire in danno. Ho insistito ho chiesto con detreminazione il verbale di aggiudicazione, l’ho avuta solo pochi minuti fa, a mezzo e-mail, diciamo che rispetto agli altri colleghi consiglieri che hanno chiesto informazioni a Bagnoli Futura, sono stato più fortunato, ma solo per la mia tenacia. L’unico dato che posso dare, da una superficialissima visione dell’offerta, è che l’intera area di 17 ettari (170.000,00 mq.) è stata affidata per la somma annuale di 60.000,00 €. a spanne e per dare un’idea 35 cent al mq. Ma su tutti gli altri termini non so dare risposte. Mi sono allora preoccupato di andare a verificare chi fosse l’aggiudicatario indicatomi come la Soccer Club Colli Aminei S.a.s. di Simone Francesco avendo prima, chiesto quante siano state le società a partecipare alla gara. Mi è stato comunicato che sono state 4. Il che apre, ovviamente, una seria riflessione su come sia stata pubblicizzata una gara che riguarda un parco di 17 ettari del valore di diverse decine di milioni di euro. Mi chiedo, e chiedo al Consiglio, se forse non era meglio dare le singole strutture a diversi concessionari in modo da favorire sicuramente una maggiore vivacità, frazionando anche il rischio, invece, si è aggiudicata l’intera struttura per 10 lunghi anni ad una società di persona che, sempre per mia esperienza professionale, in banca avrebbe serie difficoltà anche ricevere un finanziamento di 10.000,00 euro. Ho, quindi, fatto qualche verifica presso il registro delle imprese ed ho scoperto che l’amministratore di questa società ha una quota di circa 1.000,00 €. sul capitale sociale di appena 50.000,00 €. (rispetto al valore delle opere concesse) della sas e che ha partecipazioni a vario titolo in circa 10 altre società di persona, un mago della società di persone, quindi, di cui alcune chiuse, che operano dal settore dai parcheggi a quello alberghiero e della ristorazione. Nella offerta ho avuto modo di leggere velocemente che dal 2003 la detta società ha svolto importanti azioni imprenditoriali presso la sede dei Colli Aminei, mi chiedo con quale personale visto che al registro delle imprese risultano un numero di dipendenti pari a zero. Sono, pertanto, preoccupato non comprendendo come si possa affidare un’opera di decine di milioni di euro così alla leggera e per un così lungo tempo concedendo spazi di importanza vitale per l’area di bagnoli tra cui aree ludiche, sportive, di ristorazione, di parcheggio nonché l’utilizzo degli spazi pubblicitari. Un affare a fronte del quale abbiamo una società di persone con una struttura forse non proprio in linea con lo sforzo che si richiede. Non mi meraviglierei se tra dieci anni, avendo affidato una struttura così complessa ad un soggetto che sulla carta appare così debole, dovremmo affidare anche questa struttura alla cura della curia, seguendo, così, l’orientamento della Regione e di recente anche di quest’amministrazione. Mi si consenta una breve digressione faccio, infatti, fatica a comprendere questa gara alla conquista della benevolenza del Cardinale pur essendo io, battezzato, comunicato, cresimato e sposato in chiesa. Possibile che pensiamo ancora che i cittadini cattolici che a milioni hanno manifestato la loro indignazione per le agevolazioni fiscali della chiesa si lascino influenzare da queste cose? ma questo, come ho detto, è un altro capitolo! Dobbiamo, allora, correggere il tiro e questo consiglio è pronto per farlo! Dobbiamo introdurre in questa città un modello “rivoluzionario”, copiando, si copiando, ciò che accade nelle moderne democrazie del nord europa, un modello rivoluzionario che ci porti alla normalità, sembra una contraddizione in termini ma, purtroppo per noi, non lo è! quindi: gare trasparenti e pubblicizzate a giusto dovere, affidamenti sicuri, scelta degli uomini di direzione ed amministrazione secondo un meccanismo trasparente ed indipendente dalle correnti politiche! Non possiamo non fare questo e poi lamentarci che le nostre migliori intelligenze, giovani e meno giovani, vadano all’estero, basta impiegarle in Italia iniziando da Napoli!

Consiglio sul tema rifiuti del 2 agosto 2011

ricicloLa crisi dei rifiuti a Napoli ha assunto dimensioni tali da far diventare la munnezza una questione sociale che non può trovare soluzioni solo in ambito tecnocratico. Le passate esperienze ci hanno insegnato che fino a quando non saremo indipendenti, o metteremo in campo misure diverse, ci troveremo sempre schiacciati tra le lobby politiche/affaristiche e quelle malavitose. Numerose sono state le iniziative della magistratura anche di recente. La crisi di questi ultimi giorni è stata a vario modo imputata agli STIR intasati, alle direttive della Regione e della Provincia, mai risolutorie, e da ultimo alle ditte appaltatrici dell’ASIA tra cui la Lavajet che, con un atteggiamento ostruzionistico ha impedito la raccolta in alcuni quartieri nevralgici della nostra città. Ebbene, da una verifica che ho potuto fare presso il  registro delle imprese la Lavajet, che abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione, addirittura risulta essere partecipata da due società, una avente sede negli Emirati Arabi e l’altra nel Principato di Monaco. In sostanza non si riesce neppure a sapere con certezza chi siano i proprietari di una società che si occupa di un servizio pubblico così importante come quello della raccolta dei rifiuti.     Sono allora convito che fino a quando non avvieremo il nuovo piano rifiuti dobbiamo adottare una modalità di intervento diversa da quella adottata dalle precedenti amministrazioni, dobbiamo aspirare da subito ad un modello che non ci imponga più di aspettare che ci comunichino i cd. flussi, mentre tonnellate di munnezza stanno in mezzo alle nostre strade. Non possiamo sottostare alle decisioni della provincia né disiteressarci del successivo trattamento dei rifiuti, una volta raccolti, se poi la provincia, la munnezza ce la sversa a chiaiano, dove l’altro giorno una geyser alto 15 metri ha mostrato tutta la criticità della grave condizione in cui versano i nostri concittadini. Credo allora che il Sindaco, la Giunta e questo Consiglio Comunale hanno l’autorità morale, culturale e politica per chiedere ai cittadini di collaborare. Sono, infatti, convinto che la cittadinanza napoletana, ci ha dato fiducia perché vuole legalità, trasparenza, ordine e partecipazione anche, ed in particolare, nel trattamento dei rifiuti. Credo, allora che questa Giunta possa chiedere di più ai propri cittadini imponendo il rispetto incondizionato delle ordinanza fino ad ora emesse, inasprendole anche, se è il caso, vietando incondizionatamente la distribuzione di bibite e monouso in plastica così come era stato fatto nella prima versione della ordinanza sindacale.  Non credo, infatti, che i commercianti siano contrari a questa modalità. Il turismo è fortemente calato e le vendite sono calate proprio per la munnezza. In questa fase allora, possiamo e dobbiamo, chiedere uno sforzo ai nostri concittadini ma ancora di più ai dipendenti del nostro comune che devono oggi, più che in ogni altro momento, essere d’esempio nello svolgimento delle loro mansioni a tutti i livelli. Credo, infatti, che possiamo e dobbiamo chiedere di più, ai nostri VV.UU., nel controllo della rigida applicazione dei provvedimenti normativi emessi, non possiamo tollerare un atteggiamento timido o non collaborativo verso i cittadini attivi (clean up friarieli ribelli) che in molte occasioni mi hanno segnalato la disapplicazione della normativa di emergenza per ignoranza proprio di coloro che avrebbero dovuto controllarne l’applicazione. Non è più possibile tollerare la disapplicazione dei detti provvedimenti negli edifici pubblici, noi abbiamo l’obbligo di pretenderne il rispetto. Non è possibile, infatti, che un minuto dopo l’emissione di provvedimenti così importanti i bar adiacenti Palazzo San Giacomo non ne sappiano nulla. Ebbene, e concludo, questo era quello che chiedevano i cittadini del monte Tarsia, in un documento ormai risalente, che così recitava:

“Iniziamo  col chiedere ai negozianti ed ai supermercati della zona:

di ridurre gli imballaggi (vaschette e buste di plastica) dalla nostra spesa quotidiana

di rispettare le norme che regolano lo smaltimento dei cartoni e dei residui alimentari

di iniziare a introdurre sistemi più economici di riutilizzo dei contenitori per alcuni prodotti come il latte e i detersivi

Differenziata subito

Avviamento dell’umido ALLE AZIENDE AGRARIE DELLA CITTA’ CHE DOTATE DI IDONEE COMPOSTIERE POTREBBERO UTILIZZARE IL RIFIUTO ORGANICO PER PRODURRE COMPOST PER I PROPRI TERRENI (esperimenti del genere sono stati fatti nel comune di BACOLI)

BASTA CON IL DEGRADO!  RISCOPRIAMO LA BELLEZZA DELLE NOSTRE STRADE !

Noi Siamo

 

Noi siamo quelli che sono stanchi della politica fine a se stessa;

Noi siamo quelli che credono che tra capitale e lavoro valga di più il lavoro;

Noi siamo quelli che credono di poter cambiare il paese iniziando a cambiare se stessi;

Noi siamo quelli che si sono sempre “fatti il mazzo”;

Noi siamo quelli che non hanno bisogno della politica per campare;

Noi siamo quelli che credono che sul bene del paese non debba prevalere l’economia;

Noi siamo quelli che credono nella possibilità di realizzare dei sogni;

Noi siamo quelli che sono stanchi di sentirsi dire che i soldi non ci sono perché il vero valore siamo noi;

Noi siamo quelli che amano le diversità, perché costituiscono ricchezza;

Noi siamo quelli che credono in una società multiraziale;

Noi siamo quelli che pretendono il rispetto delle regole;

Noi siamo quelli che non vogliono più sentirsi dire: “noi questo ci meritiamo”;

Noi siamo quelli che non hanno paura della crisi;

Noi siamo quelli che vogliono una società libera senza classi chiuse;

Noi siamo quelli che vogliono la scuola pubblica;

Noi siamo quelli che vogliono la sanità pubblica;

Noi siamo quelli che vogliono i beni e servizi essenziali pubblici;

Noi siamo quelli che lottano contro ogni forma di privilegio;

Noi siamo quelli che credono nella libertà individuale e di coscienza;

Noi siamo quelli che credono in uno stato laico libero da condizionamenti;

Noi siamo quelli che vogliono crescere in questo paese;

Noi siamo quelli che hanno i figli da far crescere in questo paese;

Noi siamo quelli che vogliono salvaguardare le risorse di questo paese;

Noi siamo quelli che vogliono la terra, l’acqua, l’aria pulite;

Noi siamo quelli che amano la trasparenza;

Noi siamo la forza delle parole che pronunciamo….

C.A. Ciampi: A un giovane Italiano

Di questo libro mi ha colpito il sentimento di umiltà che traspare dalla lettura. Ad un certo punto, infatti, è lo stesso Ciampi a dichiarare che i suoi successi li ha sempre attribuiti al caso ed alla fortuna per paura di esaltare le sue doti ed i risultati raggiunti. Sono convinto che l’umiltà è un sentimento che solo i veri grandi conoscono.

Per chi ne sente il richiamo, la vocazione, direi, tra i doveri più alti c’è l’impegno politico, perché esso è posto al servizio dell’interesse generale, di tutti i cittadini. I problemi e le difficoltà del presente, le molte delusioni riservateci dal carattere assunto dalla nostra vita pubblica hanno generato un diffuso sentimento di diffidenza, se non di disprezzo, per la politica e le sue istituzioni. Credo sia giunto il momento di dismettere questo abito mentale. La politica non è quella cosa sporca da molti irresponsabilmente predicata con gran seguito di opinione pubblica. Certamente, il virus che causa questa ripulsa si annida nella condotta di troppi uomini politici. E’ solo l’indegnità degli uomini, infatti, che sporca la politica, quando questa viene piegata a interessi personali o particolari, piuttosto che a quello generale. Servire l’interesse generale non richiede – non dovrebbe richiedere – di essere persone eccezionali, santi, eroi o anacoreti. E’ necessario credere fermamente nei valori portanti della democrazia; è importante porsi obiettivi realisticamente perseguibili per lo sviluppo della società; è sufficiente essere uomini e donne probi, competenti, coerenti nel praticare valori e convinzioni professati a parole e, se non è troppo ingenuo da parte mia, sentire l’incarico assunto prima di tutto come un dovere civico. Non conta il dissenso, non conta la diversità di opinione e di valutazione , di fronte a un disinteressato e faticoso impegno a servire con la parola, con l’ammonimento, con le decisioni, con le scelte le idee in cui si crede. In questo senso la politica è linfa della vita democratica; se viene accantonata come attrezzo ormai inservibile la democrazia ne patisce alla lunga menomazioni gravi, irreversibili. Quanto più ci si disinteressa della vita pubblica, per attendere esclusivamente alla cura dei propri pur legittimi interessi, tanto più si indeboliscono lo spirito di solidarietà e la stessa capacità di immedesimarsi e comprendere le condizioni dei nostri simili … Novant’anni sono molti anche per continuare a nutrire fiducia; eppure nonostante tutto, non posso dirmi pessimista. Non sto cercando, però di indurti, giovane amico, a coltivare un ottimismo consolatorio, quel sentimento dal sapore dolciastro e quasi sincero. Desidero invitarti ad aguzzare lo sguardo, lo sguardo acuto dell’intelletto e del cuore, affinché tu non perda di vista il segno di quella strada che tu stesso dovrai provvedere a tracciare, senza superbia, ma senza troppi timori. Come diceva Seneca nelle sue lettere a Lucillo: Continua nei tuoi progressi e capirai che sono meno da temere proprio quelle cose che fanno più paura”.

Gennaro Esposito – Curriculum Vitae

Sono candidato alle Elezioni Comunali di Napoli del 10 Ottobre 2021 con Gaetano Manfredi Sindaco. Sono nato il 5 settembre del 1968, sono cresciuto nella periferia Nord di Napoli nel quartiere Marianella che ho visto trasformarsi con la cementificazione post terremoto del 1980. Sono sposato ed ho due figli.

All’età di undici anni mi sono appassionato alla disciplina della lotta Olimpica stile libero divenendo in breve tempo Atleta Azzurro della Nazionale Italiana, avendo conseguito dal 1982 al 1993, nelle varie categorie di età e di peso, ai Campionati Italiani, nove medaglie d’oro, sei medaglie d’argento e sette medaglia di bronzo. In campo internazionale: Due volte Medaglia D’argento al Grand Prix De France de Lutte Libre nell’anno 1985 e 1986;  quinto classificato ai Campionati Europei nel 1985, partecipando, nel 1986 ai Mondiali di Lotta Stile Libero Juniores di Schifferstadt (Germania).

Nel marzo del 1992 all’età di 23 anni ho conseguito la laurea in giurisprudenza presso la facoltà Federico II di Napoli, con tesi in diritto del lavoro con titolo “Il rapporto di lavoro degli Atleti professionisti” e mi sono specializzato in Diritto Civile nel 1998, presso la medesima facoltà.

Nel 1992 ho vinto il concorso per il 37° Corso Ufficiali di Complemento nel Corpo della Guardia di Finanza, svolgendo, dopo il periodo di formazione, presso l’Accademia della Guardia di Finanza di Bergamo, le funzioni di Ufficiale Istruttore con il grado di sottotentente, presso la Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza in Cuneo.

Dopo l’esperienza in Guardia di Finanza, dal 1994, mi sono dedicato con passione alla professione di avvocato civilista presso il Foro di Napoli, abilitandomi al patrocinio presso la Suprema Corte di Cassazione. Le materie che maggiormente tratto sono:  Diritto Sportivo. Diritto Societario, sia con riferimento a società semplici che di capitali. Opere Pubbliche, sia in via stragiudiziale che giudiziaria. Diritto e processo Amministrativo. Arbitrati in materia di opere pubbliche ed in materia di diritto commerciale. Lavoro e processo del lavoro, avendo trattato il contenzioso sia di pubblico impiego che di rapporto di lavoro privato, sia dalla parte del lavoratore che da quella del datore di lavoro, sia in procedure ordinarie che d’urgenza. Diritto di Famiglia e Minorile, sia in sede giudiziaria che stragiudiziale. Diritto e processo Contabile innanzi alla Corte dei Conti ed alle Sezioni Riunite della Corte dei Conti in materia esattoriale, tesoreria e responsabilità erariale degli amministratori e concessionari pubblici. Diritti Reali e di proprietà, servitù, comunione e condominio. Diritto dell’Ambiente e tutela del patrimonio Artistico e Monumentale.

Da diversi anni mi dedico, nel tempo libero, all’associazionismo, il 22.07.2008, nel centro storico di Napoli ho fondato l’associazione sportiva dilettantistica AGOGHÈ, che ho presideuto fino al 2011, impegnata nelle attività sportive e culturali in sinergia con istituti scolastici ed altre associazioni del quartiere.

Nel 2011 sono stato eletto al Consiglio Comunale di Napoli nella lista civica Napoli è Tua, assumendo la carica di Presidente della Commissione Consiliare con delega allo Sport, Impiantistica Sportiva, Politiche Giovanili e Pari Opportunità. Nel 2012 ho cofondato il gruppo politico Ricostruzione Democratica nel consiglio comunale di Napoli. Nell’ambito dell’attività politico istituzionale sono stato proponente di numerose iniziative consiliari tra cui segnalo:

1) in data 02.12.2014, la proposta di regolamento sulle sale gioco e giochi leciti approvata con delibera n. 74 del 2015. Un valido strumento di contrasto al dilagare del fenomeno della ludopatia (clikka) 

2) in data 13.05.2012 la proposta di regolamento nomine e designazioni del comune di Napoli  approvata con delibera n. 22 del 15.05.2014 (clikka), volta ad introdurre i principi di meritocrazia e di trasparenza nelle nomine.

Il 18.05.2016 ho fondato il Comitato Vivibilità Cittadina, che presiedo, per affermare nel paese i principi di vivibilità, di giustizia sociale, di solidarietà, di legalità e di tutela dei diritti umani nella dimensione cittadina, coniando il motto “La Città non è un bene di consumo“. Con il Comitato Vivibilità Cittadina, sono stato promotore di numerose inziative giudiziarie sia innanzi al Giudice Amministrativo sia innanzi al Giudice Ordinario, portando, all’attenzione delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione la questioine di giurisdizione tra G.O. e G.A. nella tutela dei diritti umani “travolti” dall’azione amministrativa.

Il 22 maggio 2021 sono stato eletto V. Presidente Regionale Campania Settore Lotta della Federazione Italiana Judo Lotta Karate ed Arti Marziali.

Credo nell’impegno, nella passione civica e nel sacrificio, valori che ho conquistato giorno per giorno dedicandomi all’attività sportiva agonistica dalla tenera età. Oggi sono convinto che se si vuole cambiare qualcosa occorre impegnarsi in prima persona ed è per questo che mi sono candidato di nuovo al Consiglio Comunale di Napoli con Gaetano Manfredi Sindaco per le elezioni amministrative del 10.10.2021.

Se vuoi sapere di più di me e delle mie battaglie, consulta questo sito e scoprirai che abbiamo tante cose in Comune!

Sull’attività politica vedi anche:

L’Idealista Politico

Nasce Ricostruzione Democratica

I miei interventi in consiglio comunale

Le mie iniziative al Consiglio Comunale

I Principi

L’inizio dell’esperienza con entusiasmo

 

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