Gennaro Esposito

Alza la Testa

La “guardasigilli” preferisce “Mimì alla Ferrovia” agli avvocati!

cancellieriOggi continua e si aggrava la posizione della ministressa cancellieri. I giornali sia nazionali che locali riportano ulteriori dichiarazioni. Per la cancellieri, infatti, le riforme sarebbero impedite dalle lobby degli avvocati. Ebbene mi chiedo se in questo caso non abbia prevalso la lobby dei mediatori e poi sentir parlare di lobby proprio da chi è stata – ed è – al governo delle lobby è proprio una stonatura. Trovo assolutamente gravi le parole della cancellieri che ha iniziato la sua carriera nell’amministrazione come capoufficio dell’ufficio stampa della Prefettura di Milano evidentemente in comunicazione difettava un po’ se poi aggiungo che la “guardasigillessa” ha preferito andare da Mimì alla Ferrovia anziché incontrare gli avvocati napoletani allora capisco anche la sua stazza di non poco conto. Del resto questo governo abbiamo capito, serve a fa “magnà” le solite lobby.

vedi pure: per la ministressa gli avvocati sono un ostacolo clikka

Da Repubblica Napoli di oggi 03.07.2013:

Il ministro e il fuorionda: “Gravi le mie parole? No, grave la loro gazzarra”

SUONO tumultuoso di strumenti di guerra. Baccano, tumulto. O anche strepito di gazze. Di qui la parola “gazzarra”, con la quale il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri definisce il comportamento degli avvocati napoletani. Risponde alle dure critiche sollevate dal presidente dell’ordine Francesco Caia per il quale il comportamento del Guardasigilli è stato grave: «Grave è invece la gazzarra che hanno fatto gli avvocati», replica la Cancellieri. Si riferisce a una giornata difficile, sabato scorso, a Castel Capuano durante il convegno sulla geografia giudiziaria. E il suo commento, il suo definire “gazzarra” il comportamento dei legali partenopei, non è certo destinato a smorzare le polemiche e ad ammorbidire la tensione tra il governo e una metà del mondo giudiziario.

Ma perché, gazzarra? Il “baccano” cui fa riferimento il ministro esplode sabato scorso durante il convegno sui temi della giustizia. Al tavolo del dibattito il Guardasigilli e i procuratori Federico Cafiero de Raho e Franco Roberti. Gli avvocati, nei giorni precedenti, hanno chiesto e poi ottenuto — con numerosisindaci della provincia di Napoli — un incontro con la Cancellieri a latere del convegno. Richiesta urgente, perché legali e primi cittadini si sentono penalizzati dalla riforma della geografia giudiziaria. Aspettano un’ora ma ilministro non si vede. Cominciano le proteste.

Infine la Cancellieri li incontra. Ma il giorno dopo gli avvocati vedono su Sky Tg 24 la registrazione del commento della Cancellieri a quella che a stretto giro verrà ufficialmente definita “gazzarra”: «Li vado a incontrare così ce li leviamo dai piedi». È un commento fatto sottovoce a un magistrato, ma fa andare su tutte le furie gli avvocati, in testa il presidente Caia, che immediatamente scrivono una lettera rivolgendosi a tutti gli Ordini del paese. L’intenzione è quella di chiedere le dimissioni del Guardasigilli. D’altra parte l’incontro a Castel Capuano non ha sortito risultati, e altre frasi del ministro non sono piaciute. Come «Mi si parla di giustizia…ma vi sembra che funzioni, questa giustizia?». Quelle della Cancellieri per gli avvocati sono gravissime affermazioni.

Ieri il ministro legge sui giornali la reazione dei legali napoletani e ribatte, in tal modo spiegando anche il perché della sua frase: «Così ce li leviamo dai piedi». Dice: «È grave la gazzarra che hanno fatto gli avvocati di Napoli sabato scorso, io mi sono allontanata dal convegno per consentire ai lavori di andare avanti». Gravi, le parole registrate fuori onda? «E quello che fanno loro — continua il ministro — interrompendo il corso della riunione? Hanno interrotto il procuratore generale mentre parlava per una gazzarra». E forse non è un caso l’intervento di ieri durante il convegno di Confindustria “Più mondo in Italia” a proposito delle forze che frenano le riforme della giustizia. Soddisfatta dello stato dei lavori riscontrato alla corte d’Appello di Milano, sottolinea: «Le grandi lobby impediscono che il nostro paese diventi normale».

Legali furibondi con il guardasigilli

IL PRESIDENTE non esclude che venga formalizzata una richiesta di dimissioni: «Non pensavo che un ministro della Giustizia pronunziasse le parole di sabato scorso, ma addirittura lei non solo non si scusa, ma aggrava a nostro avviso le affermazioni fatte sia in Biblioteca che nel Salone dei Busti di Castel Capuano. Da presidente di un Ordine sarei in difficoltà ad annunciare qualcosa che poi non farei, ma questo è lo stile dell’Italia di oggi. L’hanno fatto anche altri ministri della Giustizia, senza coerenza rispetto alla rappresentanza altissima del loro mandato. “Levarsi dai piedi gli avvocati” fa pensare a regimi non liberali, misarei aspettato delle scuse dal ministro. Al contrario, dopo tutte le garanzie per l’incontro, ci ha cancellati “a causa di problemi per il volo aereo”. Così ci hanno detto, ma abbiamo saputo che invece è andata a pranzo da Mimì alla ferrovia ».

Al penalista Claudio Botti la richiesta di dimissioni «pare esagerata: vi sarebbero tante ragioni per chiederla, come la riforma della giustizia che non si riesce a fare. Detto questo, però, la reazione della Cancellieri restituisce il senso di quale considerazione equale credibilità abbia il ceto forense italiano e napoletano. È molto triste che un ministro che è un ex prefetto, si permetta di avere questo atteggiamento. Ma la fuga della parola impropria nasce quando il ministro seduta al tavolo della presidenza dice la frase incriminata all’orecchio del magistrato Cafiero de Raho e sorridono entrambi». Botti non è d’accordo comunque sulla nuova geografia della giustizia tracciata dalla Cancellieri: «Pozzuoli, Caserta, le isole, sono baluardi del controllo del territorio, e la sede giudiziaria diNapoli nord è sempre stata Marano, saranno state logiche interne alla politica a indurre a spostare l’asse ad Aversa. Però — insiste l’avvocato Botti — la richiesta di dimissioni è una cosa seria. Questo governo non metterà mano alla questione giustizia, perché dividerebbe: su questo farei una battaglia».

Dure parole anche dal presidente della Camera penale, Domenico Ciruzzi: «Lo sfogo e il labiale della Cancellieri — commenta — sono il compendio di una cultura della politica sbilanciata in maniera fuorviante a favore dei magistrati, presenti come consiglieri fuori ruolo nei ministeri, per questo i politici li ascoltano molto più di noi: nell’immaginario collettivo acquisiscono un peso sociale diverso. Sarebbe preferibile un sano contraddittorio e la politica dovrebbe mediare. La visione efficientista considera la giustizia un optional, come la cultura: di fronte a criteri di economicità e mancanza di fondi, la si taglia come un dessert, e così si fa anche con la giustizia. Tengo a precisare che su una revisionedelle circoscrizioni giudiziarie l’avvocatura penalistica era d’accordo, ma non andava fatta senza ascoltare fino in fondo le ragioni degli avvocati. Difendo la privacy e di fronte a una “intercettazione” abusiva come quella fatta alla Cancellieri non ci sto. Ma vorrei, come tutti noi, una spiegazione concreta. Come ha detto il presidente Caia — sottolinea Ciruzzi — frasi come queste, un ministro non dovrebbe neppure pensarle, perché sono indicative di una cultura. E se questa è la cultura del ministro, voglio le sue dimissioni.

Significativo anche ciò che più tardi ha detto dal vivo, che dispiace ancor di più: considerare gli avvocati interessati alle disgrazie del mondo è una visione davvero poco aderente alla realtà per chi sente forte il peso della responsabilità rispetto propria professione».

Concorde il giudizio negativo sul mancato incontro che era stato chiesto d’urgenza dal presidente Caia: «Siamo a due mesi (13 settembre) dalla creazione del più grande tribunale d’Italia — spiega il presidente — quello di Napoli nord Aversa, sarebbe stato normale per un ministro nel corso alla sua prima venuta a Napoli, verificare le esigenze logistiche, la spesa, le difficoltà. La lotta alla criminalità va combattuta con strutture adeguate. Il discorso al convegno era sicuramente importantissimo, ma se si vuole un paese normale, che cambi, serve un confronto pacifico e il nostro diritto a esprimerci, non certo l’invito a levarsi dai piedi».

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