Mafia Camorra e Politica

falconeborsellino1) Milano-EXPO: Mafia-Camorra e Politica;
2) Venezia-Mose: Mafia-Camorra e Politica;
3) Comune di Roma: Mafia-Camorra e Politica.
Questi sono solo gli ultimi tre fatti di una lunga serie. E’ una gara! Una sorta di rincorsa tra Mafia-Camorra e Politica a chi la fa più grossa.

Per il susseguirsi delle notizie, è come se l’ultimo fatto cancellasse quello che l’ha preceduto perché più esteso e più schifoso di quelli precedenti.

Ai cittadini per fortuna viene fatta matabolizzare una schifezza alla volta, cosicché si sopporti il voltastomaco e non si vomiti.
Sono tre anni e mezzo che mi occupo della politica cittadina e questi fatti mi fanno indignare più di quando ero un semplice e libero cittadino. Sono tre anni che mi faccio in quattro ed individuo, ogni volta che metto le mani, i nodi e le sacche dove la burocrazia ed il piccolo potere del politico o del burocrate di turno può strumentalizzare, ad altri fini, la funzione pubblica.

Tutti alla rincorsa dell’accreditamento e del consenso da perseguire ad ogni costo anche della dignità e della reputazione, basta che la pancia sia riempita, di potere o di soldi è indifferente tanto non si ha la percezione che il potere è e deve essere esercitato per un interesse superiore e che è un onore poter servire la collettività anche quando questa urla, recrimina, chiama e ti offende.

Nessuno si pone il problema di interpretare il suo ruolo. Il politico, piccolo o grande che sia, non riflette e non interpreta il sua funzione più importante: quella di essere una guida e di essere giudicati per come si è guidati il popolo. Tutti alla rincorsa per accontentare tutti, senza distinzione e senza far comprendere o chiarire ai cittadini che c’è una scala di valori e di priorità.
E’ così che si finisce per spendere milioni di euro per far tirare quattro calci ad un pallone la domenica, facendo guadagnare un sacco di soldi ad un già ricco signore e lasciando semmai a piedi quelli che si occupano di sostenere i nostri figli più sfortunati semmai ricoverati presso una casa famiglia o di aggiustare una strada o potare un albero per evitare che ammazzino una persona!

Il volta stomaco, sentire e leggere che a Roma gli immigrati sono un business e ti viene il sospetto che anche altrove siano un business, che anche i minori siano un business, che il malessere collettivo ed individuale, sia un business ed una “festa” di tangenti con buona pace dell’Autorità Anticorruzione che fino ad ora la si è sentita solo dopo che i tappi sono saltati.

Io resisto e non mollo prima o poi il fiume sotterraneo uscirà fuori!

Scandalo Regione Campania: II danaro dei Consiglieri!

spreco-di-soldi-pubbliciSono convinto che i consiglieri regionali che si trovano coinvolti nella vicenda pensano di aver subito un torto dalla indagine della Guardia di Finanza relativa ai fondi cd. economali dati ai gruppi (stiamo parlando di 2 milioni di euro). Difatti, la prima giustificazione è stata quella di dire che non c’è una norma che regola la rendicontazione (della serie ne faccio ciò che voglio) e poi che sono quattro spiccioli (DUEMILIONI) rispetto alle ruberie di cui sono accusati consiglieri di altre regioni. E’ chiaro che occorrono i processi e le sentenze per essere certi penalmente delle malefatte ma, come qualche giorno fa ha detto D’Avigo in una nota trasmissione, se l’ospite che invito a casa mia va via con le posate io per non invitarlo più non aspetto che la sentenza di condanna passi in giudicato! Ecco anche questa vicenda da’ il metro della inadeguatezza di una intera classe politica che è pericolosissima, in quanto, è in grado di corrompere anche chi si avvicina alla politica nelle istituzioni per la prima volta e viene contaminato sull’onda del “così fan tutti”. Prendi i soldi anche tu e partecipa al banchetto e se non lo fai è capace che ti fanno sentire anche un fesso, oppure strano, in sostanza una persona da evitare, un marziano che è sceso dalla luna e che non capisce come va la vita nelle istituzioni! E’ infatti per questo che mi spiego un così diffuso malcostume che ovviamente potrà anche portare a 60 assoluzioni o archiviazioni, ma ciò non toglie che il danaro pubblico è sacro! Giusto per spiegare i fondi economali servono a far funzionare i gruppi consiliare sia per l’acquisto di cancelleria, sia per la cd. comunicazione delle attività politico/istituzionali. Non c’è bisogno di dire che noi di Ricostruzione Democratica di fondi economali non ne abbiamo mai visti né abbiamo stanze e strutture adeguate nel palazzo del Consiglio Comunale come gli altri gruppi. Siamo, posso dire, un gruppo politico strano. Eppure non credo che la politica si possa fare senza soldi pubblici ma oggi occorre un segnale forte se vuoi marcare delle differenze! In tutta questa vicenda trovo scandaloso non che questi si sono mangiati i soldi in pasticceria, avorio, gioielli e collaboratori al nero, ma che i fondi che erano destinati ad iniziative politiche sono stati stoltamente distolti, mentre molte persone si dedicano ad attività politiche, di qualunque parte esse siano, senza mezzi e soldi. Penso, infatti, a quanti come i Giovani Democratici o ai giovani compagni di SEL ma credo anche a quelli del PDL hanno dedicato il loro tempo ed i loro soldi per attaccare manifesti, fare volantinaggio, fare convegni, assemblee, discussioni etc. etc. rimettendoci credendoci, facendo la cd. politica pura, solo ed esclusivamente perché credono in una idea di società! Ecco credo che a loro questi consiglieri dovrebbero chiedere scusa!

Sul tema e su come facciamo noi di Ricostruzione Democratica vedi:

i fondi economali di napoli è tua clikka

i nostri costi della politica clikka

una nuova tangentopoli clikka

la politica dell’occupazione e del saccheggio clikka

360 kg di aragoste e polipi clikka

quanto costano i consiglieri clikka

malapolitica e danaro pubblico clikka

l’utopia della politica ed i costi dei politicanti clikka

cesare lombroso e la politica clikka

maiali al pascolo clikka

Da Repubblica Nazionale di oggi 04.07.2013

Cene, gioielli, porcellane e giocattoli le spese pazze della Regione Campania Sessanta consiglieri indagati: 2 milioni di fondi pubblici “bruciati”.
CONCHITA SANNINO
NAPOLI — Due milioni e mezzo di fondi regionali bruciati, in due anni, come spiccioli personali. Gettati via dai consiglieri dell’assemblea in cene e vini, regali e sigarette, pasticcini, caffè, gioielli e viaggi, acquisti futili e necessità private. Ma appena la Guardia di Finanza bussa ai loro uffici per capire cosa avessero fatto di quei soldi pubblici, comincia la folle corsa a raccattare scontrini improbabili e a presentare malaccorte giustifiche, carte che dovevano riparare e invece rivelavano altri squarci. Così, (quasi) l’intero consiglio regionale della Campania si é incastrato da solo.
Nella (vecchia) storia che alimenta rabbia e anti-politica arriva un nuovo capitolo: vedi alla voce Fondo 5011, il capitolo di bilancio dell’ente destinato al «Funzionamento dei gruppi regionali». Biennio: 2010-2012. La Guardia di Finanza è tornata ieri nel grattacielo del Centro Direzionale: con 57 “inviti a comparire”, per altrettanti esponenti politici, voluti dal procuratore Francesco Greco e dal pm Giancarlo Novelli. L’accusa: peculato. A dover rispondere del «disegno criminoso» sono i gruppi “Caldoro Presidente”, Pdl, Pd, Udc, Udeur, Noi Sud, Moderati, Centro democratico e tutta la vecchia Idv, oggi nel Misto. Ne escono indenni solo: due consiglieri del gruppo “Socialisti europei” (Mucciolo e Oliviero, eletti con Sel); uno del Pdl, Colasanto; e il governatore Caldoro, sebbene proprio il politico a lui più vicino, Gennaro Salvatore, capogruppo di “Caldoro presidente”, risulti in cima alla lista degli inquisiti come recordman di incasso arbitrario: 93mila 215 euro. Ma gli indagati sono 60 in tutto, compresi anche tre ex eletti dell’aula diventati parlamentari: il deputato Pd, Umberto Del Basso De Caro, e i senatori Pdl, Eva Longo e Domenico De Siano.
AVORIO E TARSU
Denari dei contribuenti piegati all’uso «privatistico» dell’assemblea dei consiglieri della Campania, scrivono gli inquirenti. Le più fantasiose, improbabili spese da accostare al lavoro di un organo legislativo si possono scorrere ora, negli atti dell’indagine. Un consigliere ha comprato prodotti di gioielleria, tra cui un corno di avorio, per 1900 euro. Un altro, bombole di gas per centinaia di euro. Il Pdl attesta l’acquisto di 11mila euro tra bar e pasticcerie. Più 3.400 euro di giornali. Ma per quelli non c’è già il Fondo Comunicazione? La stessa clamorosa svista è del Pd: che infatti prova a spiegare i suoi complessivi 500mila euro di spese con un congresso “Big Fish”, festa dei giovanidemocrat, con la pubblicità per tre emittenti e un contratto da ben 30mila euro con la società Kidea, peraltro già toccata dallo scandalo sulla Coppa America. E ancora: acquisti di porcellane e quadri fino a 500 euro a pezzo. Pezzi d’arte, ma anche cianfrusaglie da supermercato. Il gruppo “Caldoro presidente” presenta scontrini di prodotti per igiene personale da 203 euro, di cui 3 perla tintura per capelli da uomo. C’è anche chi si fa gli occhiali da vista con i soldi pubblici, chi acquista una Barbie, una bottiglia da enoteca. Ma il capolavoro lo firma un esponente del gruppo Misto che si giustifica portando alla Finanza la ricevuta della Tarsu: sì, la tassa sui rifiuti. D’altro canto, c’è un modo più indolore di versare le imposte che un qualunque cittadino (politico o no) deve allo Stato? Pagare allo Stato con soldi sottratti allo Stato. Poi ecco la «spiegazione» presentata dai consiglieri Udeur, Ugo De Flaviis e Sandra Lonardo (ovvero lady Mastella), interrogati solo poche ore fa: quei soldi, dicono, li hanno utilizzati per pagare collaboratori. Ovviamente in nero, senza contributi.
I PIÙ RAPACI
Sette mesi di analisi da parte della Tributaria guidata dal colonnello Nicola Altiero e del commercialista Paolo Barba, consulente della Procura. Ma alla fine emergono due elementi con forza. Primo: alcune voci di spesa son osostenute «per finalità strettamente personali», per niente legate al funzionamento dei gruppi e comunque non coerenti con gli obiettivi «della legge regionale 6/1972». Secondo: il 60 per cento delle somme erogate ai gruppi consiliari viene trasferito dai capigruppo ai consiglieri «senza che questi ultimi né, tantomeno, i rispettivi colleghi-presidenti (che hanno la responsabilità ammini-strativa della gestione dei fondi) abbiano prodotto alcuna documentazione che attesti l’effettivo impiego delle somme incamerate ». Così il consulente Barba può calcolare, in percentuali, la lista dei più rapaci: al 95 % di utilizzoscorretto del Fondo si attestano i gruppi Idv (ora nel Misto) e l’Udeur; a quota 91 % c’è il gruppo “Caldoro Presidente — Nuovo Psi”, all’89 il Pdl, subito inseguito dal Pd all’82 %, mentre al 65 si piazzano i centristi dell’Udc.
«NIENTE DIMISSIONI»
Qualche imbarazzo appena, ieri in Regione. Mentre Sel e Movimento 5 Stelle chiedono le dimissioni dell’intero consiglio regionale, tra i consiglieri agitati si coglie più sollievo che sensi di colpa. Dal presidente Caldoro in giù, tutti promettono «massima collaborazione con la magistratura». In realtà, tanti dicono: «Mica siamo come i Fiorito, qui c’erano solo i pidocchi da prendere…». E tutti si fanno scudo delle parole, definite da qualcuno fin troppo generose, che in mattinata il procuratore capo di Napoli Giovanni Colangelo aveva stringatamente dedicato al blitz. «In fondo la norma sulla rendicontazione non è univoca».
L’intervista a Gennaro Nocera, capogruppo Pdl: “Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni”
“Quegli 11mila euro di pasticcceria? Non ricordo…”
NAPOLI — Gennaro Nocera, lei è il capogruppo del Pdl in Regione. «Certo, so di cosa dobbiamo parlare. Ma sono in farmacia, abbia pazienza, sto pagando… «.
Scusi la franchezza, visti gli scontrini ormai sotto inchiesta: in farmacia sta pagando con soldi suoi o nostri?
Ride. «Eh capisco. La battuta ci sta… Ecco, pago 18 euro di tasca mia, banali pillole. Io sono unfesso: ho sempre pagato di tasca miacaffè e bibite, anche se ero in trasferta istituzionale. Neanche il traghetto a Venezia mi feci rimborsare».
Non si direbbe. Nel suo caso, l’importo contestato è di 35mila e 258 euro.
«Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni. Ma io sono davvero fiducioso nella magistratura che con misura ed equilibrio sta vagliando le posizioni. D’altro canto, l’avete sentito il procuratore, Colangelo? Lo ha detto anche lui che la legge è vaga».
Veramente, è la stessa Procura che vi accusa di peculato.
«Non voglio pensare che siano vere le cose che girano: chi si è comprato il gioiello, chi la porcellana, chi la tintura per capelli. Mica ci sono colleghi matti? Poi fa ridere ‘sta storia della tintura, legata proprio a un capogruppo calvo. Magari una sua segretaria avrà fatto confusione».
Parliamo del gruppo Pdl: esibite scontrini singolari, 11mila euro solo di bar e pasticceria, 3.400 euro di giornali.
«Sono capogruppo da ottobre, non so niente di prima».
Avete ripianato con questi fondi persino un «furto di 190 euro» dalla cassa. Chi ruba al gruppo Pdl?
«Ma non ero capogruppo all’epoca. Non ne so niente, glielo giuro sui figli…».

La “guardasigilli” preferisce “Mimì alla Ferrovia” agli avvocati!

cancellieriOggi continua e si aggrava la posizione della ministressa cancellieri. I giornali sia nazionali che locali riportano ulteriori dichiarazioni. Per la cancellieri, infatti, le riforme sarebbero impedite dalle lobby degli avvocati. Ebbene mi chiedo se in questo caso non abbia prevalso la lobby dei mediatori e poi sentir parlare di lobby proprio da chi è stata – ed è – al governo delle lobby è proprio una stonatura. Trovo assolutamente gravi le parole della cancellieri che ha iniziato la sua carriera nell’amministrazione come capoufficio dell’ufficio stampa della Prefettura di Milano evidentemente in comunicazione difettava un po’ se poi aggiungo che la “guardasigillessa” ha preferito andare da Mimì alla Ferrovia anziché incontrare gli avvocati napoletani allora capisco anche la sua stazza di non poco conto. Del resto questo governo abbiamo capito, serve a fa “magnà” le solite lobby.

vedi pure: per la ministressa gli avvocati sono un ostacolo clikka

Da Repubblica Napoli di oggi 03.07.2013:

Il ministro e il fuorionda: “Gravi le mie parole? No, grave la loro gazzarra”

SUONO tumultuoso di strumenti di guerra. Baccano, tumulto. O anche strepito di gazze. Di qui la parola “gazzarra”, con la quale il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri definisce il comportamento degli avvocati napoletani. Risponde alle dure critiche sollevate dal presidente dell’ordine Francesco Caia per il quale il comportamento del Guardasigilli è stato grave: «Grave è invece la gazzarra che hanno fatto gli avvocati», replica la Cancellieri. Si riferisce a una giornata difficile, sabato scorso, a Castel Capuano durante il convegno sulla geografia giudiziaria. E il suo commento, il suo definire “gazzarra” il comportamento dei legali partenopei, non è certo destinato a smorzare le polemiche e ad ammorbidire la tensione tra il governo e una metà del mondo giudiziario.

Ma perché, gazzarra? Il “baccano” cui fa riferimento il ministro esplode sabato scorso durante il convegno sui temi della giustizia. Al tavolo del dibattito il Guardasigilli e i procuratori Federico Cafiero de Raho e Franco Roberti. Gli avvocati, nei giorni precedenti, hanno chiesto e poi ottenuto — con numerosisindaci della provincia di Napoli — un incontro con la Cancellieri a latere del convegno. Richiesta urgente, perché legali e primi cittadini si sentono penalizzati dalla riforma della geografia giudiziaria. Aspettano un’ora ma ilministro non si vede. Cominciano le proteste.

Infine la Cancellieri li incontra. Ma il giorno dopo gli avvocati vedono su Sky Tg 24 la registrazione del commento della Cancellieri a quella che a stretto giro verrà ufficialmente definita “gazzarra”: «Li vado a incontrare così ce li leviamo dai piedi». È un commento fatto sottovoce a un magistrato, ma fa andare su tutte le furie gli avvocati, in testa il presidente Caia, che immediatamente scrivono una lettera rivolgendosi a tutti gli Ordini del paese. L’intenzione è quella di chiedere le dimissioni del Guardasigilli. D’altra parte l’incontro a Castel Capuano non ha sortito risultati, e altre frasi del ministro non sono piaciute. Come «Mi si parla di giustizia…ma vi sembra che funzioni, questa giustizia?». Quelle della Cancellieri per gli avvocati sono gravissime affermazioni.

Ieri il ministro legge sui giornali la reazione dei legali napoletani e ribatte, in tal modo spiegando anche il perché della sua frase: «Così ce li leviamo dai piedi». Dice: «È grave la gazzarra che hanno fatto gli avvocati di Napoli sabato scorso, io mi sono allontanata dal convegno per consentire ai lavori di andare avanti». Gravi, le parole registrate fuori onda? «E quello che fanno loro — continua il ministro — interrompendo il corso della riunione? Hanno interrotto il procuratore generale mentre parlava per una gazzarra». E forse non è un caso l’intervento di ieri durante il convegno di Confindustria “Più mondo in Italia” a proposito delle forze che frenano le riforme della giustizia. Soddisfatta dello stato dei lavori riscontrato alla corte d’Appello di Milano, sottolinea: «Le grandi lobby impediscono che il nostro paese diventi normale».

Legali furibondi con il guardasigilli

IL PRESIDENTE non esclude che venga formalizzata una richiesta di dimissioni: «Non pensavo che un ministro della Giustizia pronunziasse le parole di sabato scorso, ma addirittura lei non solo non si scusa, ma aggrava a nostro avviso le affermazioni fatte sia in Biblioteca che nel Salone dei Busti di Castel Capuano. Da presidente di un Ordine sarei in difficoltà ad annunciare qualcosa che poi non farei, ma questo è lo stile dell’Italia di oggi. L’hanno fatto anche altri ministri della Giustizia, senza coerenza rispetto alla rappresentanza altissima del loro mandato. “Levarsi dai piedi gli avvocati” fa pensare a regimi non liberali, misarei aspettato delle scuse dal ministro. Al contrario, dopo tutte le garanzie per l’incontro, ci ha cancellati “a causa di problemi per il volo aereo”. Così ci hanno detto, ma abbiamo saputo che invece è andata a pranzo da Mimì alla ferrovia ».

Al penalista Claudio Botti la richiesta di dimissioni «pare esagerata: vi sarebbero tante ragioni per chiederla, come la riforma della giustizia che non si riesce a fare. Detto questo, però, la reazione della Cancellieri restituisce il senso di quale considerazione equale credibilità abbia il ceto forense italiano e napoletano. È molto triste che un ministro che è un ex prefetto, si permetta di avere questo atteggiamento. Ma la fuga della parola impropria nasce quando il ministro seduta al tavolo della presidenza dice la frase incriminata all’orecchio del magistrato Cafiero de Raho e sorridono entrambi». Botti non è d’accordo comunque sulla nuova geografia della giustizia tracciata dalla Cancellieri: «Pozzuoli, Caserta, le isole, sono baluardi del controllo del territorio, e la sede giudiziaria diNapoli nord è sempre stata Marano, saranno state logiche interne alla politica a indurre a spostare l’asse ad Aversa. Però — insiste l’avvocato Botti — la richiesta di dimissioni è una cosa seria. Questo governo non metterà mano alla questione giustizia, perché dividerebbe: su questo farei una battaglia».

Dure parole anche dal presidente della Camera penale, Domenico Ciruzzi: «Lo sfogo e il labiale della Cancellieri — commenta — sono il compendio di una cultura della politica sbilanciata in maniera fuorviante a favore dei magistrati, presenti come consiglieri fuori ruolo nei ministeri, per questo i politici li ascoltano molto più di noi: nell’immaginario collettivo acquisiscono un peso sociale diverso. Sarebbe preferibile un sano contraddittorio e la politica dovrebbe mediare. La visione efficientista considera la giustizia un optional, come la cultura: di fronte a criteri di economicità e mancanza di fondi, la si taglia come un dessert, e così si fa anche con la giustizia. Tengo a precisare che su una revisionedelle circoscrizioni giudiziarie l’avvocatura penalistica era d’accordo, ma non andava fatta senza ascoltare fino in fondo le ragioni degli avvocati. Difendo la privacy e di fronte a una “intercettazione” abusiva come quella fatta alla Cancellieri non ci sto. Ma vorrei, come tutti noi, una spiegazione concreta. Come ha detto il presidente Caia — sottolinea Ciruzzi — frasi come queste, un ministro non dovrebbe neppure pensarle, perché sono indicative di una cultura. E se questa è la cultura del ministro, voglio le sue dimissioni.

Significativo anche ciò che più tardi ha detto dal vivo, che dispiace ancor di più: considerare gli avvocati interessati alle disgrazie del mondo è una visione davvero poco aderente alla realtà per chi sente forte il peso della responsabilità rispetto propria professione».

Concorde il giudizio negativo sul mancato incontro che era stato chiesto d’urgenza dal presidente Caia: «Siamo a due mesi (13 settembre) dalla creazione del più grande tribunale d’Italia — spiega il presidente — quello di Napoli nord Aversa, sarebbe stato normale per un ministro nel corso alla sua prima venuta a Napoli, verificare le esigenze logistiche, la spesa, le difficoltà. La lotta alla criminalità va combattuta con strutture adeguate. Il discorso al convegno era sicuramente importantissimo, ma se si vuole un paese normale, che cambi, serve un confronto pacifico e il nostro diritto a esprimerci, non certo l’invito a levarsi dai piedi».

L’Italia: un paese orfano

sinistra.destraSo che posso sembrare ingenuo e forse antiquato ma la domanda me la voglio fare lo stesso: perché il nostro paese è rimasto orfano delle ideologie? perché le forze politiche in campo non sono state in grado di costruire un contenitore a destra ed a sinistra in grado di tenere dentro tutte le sensibilità? le risposte in parte le conosco ma credo che i cittadini abbiano bisogno di riferimenti certi e l’incertezza è una responsabilità enorme dei partiti che hanno fallito il loro compito di formazione che ha dato spazio ad improvvisazioni improbabili ed al saccheggio. Senza le idee nei partiti si sono fatti spazio gli interessi personali e di parte … chiunque abbia un minimo di sensibilità non può non avere un senso di schifo e di allontanamento dal bene e dall’interesse pubblico …

Magistrati e Politica

ingroiaOggi (12.06.2013) su vari giornali sono apparse due notizie che riguardano due casi di magistrati che si sono dati alla politica molto distanti tra loro: Carofiglio ed Ingroia. La magistratura fa parte della società civile da cui la politica può attingere per rinvigorirsi, eppure i due ruoli in particolare oggi non mi sembrano così lontani. Da qualche tempo, infatti, in consiglio comunale dico che i politici devono essere, per certi versi, come i magistrati non solo essere imparziali ma anche apparire tali e ciò ancora di più quando le risorse sono poche e non si può correre il rischio di ripartirle in modo non equo privilegiando amici di partito e parenti. La Giustizia sociale oggi è reclamata in ogni settore della PA e l’imparzialità è un valore irrinunciabile, per questo credo che se un magistrato ritorna ad indossare la toga non può permettersi di apparire di parte schierandosi politicamente in prima linea. Occorre cautela!
Dal Corriere della Sera del 12.06.2013
Carofiglio lascia la toga: voglio dire cosa penso e nei panni del giudice non avrei potuto farlo
 ROMA — La politica attiva l’aveva lasciata cinque mesi fa, quando decise di non ricandidarsi al Parlamento. E adesso che doveva rientrare in magistratura e prendere possesso della destinazione assegnatagli — giudice a Benevento —, Gianrico Carofiglio abbandona anche la toga. A 52 anni appena compiuti, di cui 22 trascorsi negli uffici giudiziari e gli ultimi 5 in Senato, sui banchi del Pd, resta uno scrittore di successo, impegnato nella cosiddetta «società civile». «È stata una decisione difficile ma necessaria — spiega — perché non potevo più svolgere la mia funzione con la dignità e l’impegno necessari, come ritengo di aver sempre fatto». Qual è la ragione dell’improvvisa incompatibilità? «Prima facevo il magistrato e scrivevo libri nel tempo libero, ora quel ruolo è divenuto predominante e dovrei fare il magistrato nel tempo libero, tra la scrittura, un convegno, la presentazione di un libro. Non sarebbe dignitoso». I cinque anni passati in Parlamento col centrosinistra non c’entrano? «Sì e no. In questo periodo ho imparato ad avere una libertà di espressione che facendo il magistrato non potrei più esercitare; giustamente, peraltro. Ci sono degli obblighi di riservatezza che chi veste la toga deve osservare, e sinceramente non mi va di rinunciare a dire quello che penso. Non solo come politico, ma anche come cittadino che ha a cuore la vita collettiva. Perciò me ne vado. Penso pure che i magistrati non siano cittadini di serie B, e dunque abbiano diritto di tornare a fare il loro lavoro una volta usciti dal Parlamento, come tutti. Rispettando delle regole, però». Quali? «A parte quelle imposte dalla legge e dal Csm, come il cambio di sede e di funzioni, credo che quando uno rientra debba farlo senza tentennamenti, tornando a immergersi nel proprio ruolo. Ogni cittadino ha diritto di trovarsi di fronte un giudice che fa solo il giudice, senza pensare ad altro. I rientri perplessi, mentre si continua a fare politica in maniera più o meno esplicita, non mi piacciono». Sta criticando qualche suo collega che è rimasto a metà strada? «Dico che non si può rimanere con un piede in politica e uno in magistratura». La sua decisione di lasciare la toga sottintende qualche critica alla magistratura? «Devo ammettere che negli uffici giudiziari si respira un clima di burocratizzazione e spirito impiegatizio che in parte è figlio del conflitto con la politica. La sfiducia reciproca tra i due mondi ha prodotto un arroccamento dei magistrati sulle proprie posizioni. Insieme al contrasto pressoché permanente col potere politico s’è instaurata una visione del ruolo molto incentrata sui carichi di lavoro, anche per timore di procedimenti disciplinari, che non mi entusiasma». A proposito di conflitto tra magistratura e politica, ora che è uscito da entrambi i ranghi in che posizione si colloca? «L’anomalia berlusconiana ha prodotto i guasti che tutti ormai riconoscono e di cui continuiamo a pagare le conseguenze. Detto questo, s’è instaurato un clima di diffidenza, una contrapposizione quasi culturale che in parte è fisiologica, ma in parte no. Ne sono derivate iniziative legislative, ma a volte anche giudiziarie, poco commendevoli. Negli anni in cui sono stato senatore ho registrato un clima di sospetto nei miei confronti, da parte dei colleghi magistrati, quasi pregiudiziale, che mi ha lasciato molto perplesso». E la politica? Perché l’ha lasciata? «A parte il fatto che non si fa politica solo in Parlamento, ho rifiutato di partecipare a quella falsa prova di democrazia interna che sono state le primarie per le candidature alla Camera e al Senato. Giusto farle per posti di responsabilità diretta e a elezione diretta, come quello di sindaco, ma per il resto mi sono parse un’operazione molto discutibile. Sono state il primo errore del Pd, di cui continuo ad essere un elettore, proseguito con l’incapacità di comunicare le scelte politiche. Io immagino che un messaggio politico, oltre che credibile, debba essere semplice, inatteso, concreto, sorprendente e capace di produrre emozioni. Purtroppo Bersani, che sarebbe stato un ottimo presidente del Consiglio, era solo credibile. Per questo abbiamo perso». Però le comunali di domenica e lunedì sono andate meglio. «Sono molto contento di questo risultato, ma sarebbe un ulteriore errore per il Pd pensare che tutti i problemi siano risolti. Non lo sono affatto. Può sembrare un luogo comune, ma penso che questa vittoria sia un’opportunità che non va sprecata». Giovanni Bianconi
«Ingroia fa politica» Iniziativa disciplinare
 ROMA — Continua a fare politica. Con questa motivazione il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, ha aperto un’azione disciplinare nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Palermo e leader di Azione civile, Antonio Ingroia. «Non mi sorprende», commenta il magistrato. «L’amarezza vera è invece venuta dalla decisione, che considero politica, presa a suo tempo dal Csm, quando mi destinò alla procura di Aosta». Ormai è una telenovela. È la terza volta che il pg avvia il procedimento nei confronti dell’ex pm del processo sulla trattativa Stato-Mafia, che dopo essere stato protagonista di un duro scontro giuridico con il Quirinale sulle telefonate intercettate del presidente Napolitano e dopo aver lasciato il processo per un incarico Onu in Guatemala, si è presentato alle elezioni come candidato premier di Rivoluzione civile. Non eletto, al ritorno dall’aspettativa, il Csm lo ha destinato ad Aosta. Decisione impugnata di fronte al Tar dal magistrato che continua a guidare il suo movimento. A «denunciare» la prosecuzione della sua attività politica era stata proprio il procuratore di Aosta, Marilinda Mineccia. Da lì l’avvio della pratica, secondo la riforma dell’ordinamento giudiziario che ha reso illecito il «coinvolgimento nelle attività di centri politici» che possono «condizionare l’esercizio delle funzioni o comunque compromettere l’immagine del magistrato». «È l’effetto della segnalazione del procuratore di Aosta», ha spiegato Ingroia, «non mi sorprende né amareggia».

Donne ed Uomini della Politica

politiciIn un primo momento pensavo di fare un’altra pagina con le foto del politici di questa campagna elettorale per metterli a confronto, poi mi sono fermato non ce l’ho fatta! Provateci Voi, a me è sembrato che facessi quasi un atto blasfemo. La fisiognomica  me l’ha impedito! Eppure dovremmo fare in modo che gli atti dei politici che ci hanno portato fuori dal ventennio fascista ed hanno contribuito a fare dell’Italia la sesta potenza mondiale siano raccontati ai nostri ragazzi, ai nostri giovani che pensano, invece, che la politica è quella dei fiorito, delle mazzette, della svendita del bene pubblico, delle tangenti, della imprenditoria di quattro soldi che va a braccetto con la politica corrotta che ammazza il mercato! La politica, invece, dovremmo spiegare ai nostri ragazzi, è qualcosa di diverso: E’ altruismo, è sacrificio, è passione, è speranza, è studio, è competenza, è solidarietà. Nulla può essere inventato all’improvviso ed occorre che le scuole pubbliche, ancora una volta, facciano uno sforzo. Occorre che i professori e gli insegnanti, di ogni ordine e grado, trasmettano ai loro studenti questi valori, questi pensieri. E’ l’unica strada che oggi vedo percorribile, le famiglie sono state distrutte dalle cd. armi di distrazione di massa e non possono farlo. Occorre che si ricostruisca il collante che tiene insieme la società. Non ci sono ricette precostituite, che valgono in ogni occasione, è il senso di solidarietà che tiene insieme un paese, dove il riconoscimento dei diritti passa attraverso la consapevolezza di essere cittadini è quindi destinatari di doveri. Diversamente non vedo prospettive…

La politica delle marionette

burattino

Ricevo questa richiesta da Francesco Esposito consigliere della I municipalità in quota SEL a cui voglio rispondere pubblicamente perché non è la prima:

Caro Gennaro, a mio avviso è giunto il momento che il gruppo di Ricostruzione Democratica faccia una scelta precisa ed indichi chiaramente quale coalizione, lista o partito sosterrà alle imminenti elezioni politiche. Te lo scrivo con la stima che nutro nei confronti tuoi, di Carlo Iannello e Simona Molisso. Rappresentanti istituzionali del vostro livello non possono tacere, devono esprimere ed indicare con chiarezza una linea politica a prescindere da quale essa sia. Caro Gennaro, in politica non è possibile passare volontariamente un turno quando si ricopre il ruolo che ricoprite voi, si tratterebbe di una (non) scelta incomprensibile! Ti abbraccio, Francesco”.

Non voglio sottrarmi alla  domanda! Dico subito che della questione ne abbiamo parlato molto sia nel gruppo consiliare che con gli amici che ci stanno accompagnando in questa avventura. Alla fine non siamo giunti a niente, non riusciamo ad intravedere alcuna strada che ci possa far riaffiorare l’entusiasmo che abbiamo avuto nella campagna elettorale del 2011, nella quale abbiamo fortemente creduto in una alternativa per Napoli e nella quale con fatica e passione crediamo ancora. Credo che questa tornata elettorale sia profondamente viziata dalla legge elettorale tanto che a due settimane dal voto io non vedo alcuna campagna elettorale. Paradossalmente non la fanno neppure i candidati perché o ci sono quelli che già si sentono parlamentari o ci sono quelli che, invece, sanno che non ci arriveranno mai. I posti al limite sono pochi e non fanno rumore. Sarà, a questo punto, una questione di fortuna, forse, con qualche sorpresa. L’unica cosa che dovevano fare i politici uscenti era la legge elettorale in modo di sollecitare i cittadini a partecipare con la scelta del loro rappresentante. Non lo si è voluto fare perché si è avuto paura di essere mandati a casa ed alla fine ci ritroviamo tra gli altri Razzi e Scilipoti che rappresentano un vulnus oggettivo per l’istituzione! Sulle primarie mi astengo da ogni commento basterebbe interrogare quelli che vi hanno partecipato proponendosi. E’ chiaro che abbiamo una nostra precisa collocazione nella sinistra e non vogliamo che vinca berlusconi, sarebbe una disdetta per questo paese, ma non ce la sentiamo di fare campagna elettorale né di assumerci una responsabilità a scatola chiusa. Speriamo in una sinistra unita o in una coalizione forte di gente perbene, capace e competente, ma occorre lavorare sodo per avere gente che partecipa concretamente alla vita pubblica. Riflettendo tra i candidati campani solo uno ho avuto modo di sentire e prendere posizione sulle spinosissime questioni politiche amministrative che abbiamo affrontato nella gestione della nostra Città, quindi, la quasi totalità dei candidati, perfetti sconosciuti che dovrei votare votando partiti che non sono più tali perché non fanno alcuna formazione della classe dirigente. Contrariamente alla moda corrente crediamo che occorrono partiti pesanti, così come consiglia la stessa Costituzione, altro che movimenti liquidi facilmente manovrabili. Occorre gente che studia e si forma! Credo che noi di Ricostruzione Democratica siamo un caso unico in Italia, ma non per questo intendiamo rinunciare alla nostra coerenza. Qualcuno ci ha anche detto che questo atteggiamento è una follia e ci si ritorcerà contro, ma a pensarci bene è un atteggiamento comune alla stragrande maggioranza dei cittadini che ancora una volta andranno a votare turandosi il naso. Non abbiamo alcun interesse, se non quello pubblico e come siamo entrati al consiglio comunale senza chiedere posti di staff o di assessori o altre prebende, così ci sentiamo di partecipare ad una competizione elettorale solo se siamo convinti di poterci assumere la responsabilità di consigliare il voto, per il bene e l’interesse pubblico. Noi, ovviamente, voteremo assumendoci la nostra responsabilità di cittadini, ma come esponenti dell’istituzione comunale ogni decisione l’abbiamo sempre presa studiando ed entrando nel merito ma, questa volta, il merito non lo troviamo. Le liste anche questa volta si sono fatte in modo estemporaneo forse perché c’è bisogno che le persone non siano coese da un unico cemento, cosicché si possano manovrare. Spesso, però, il burattinaio non si sa neppure dove sta. A volte, infatti, sulle questioni più importanti (vedi bagnoli clikka o Piazza Garibaldi clikka) vediamo che si prendono decisioni di voto che non capiamo e quando entriamo nel merito ci accorgiamo che le risposte non vengono perché il vero interlocutore, il burattinaio, non è in aula e per noi, come per tutti i cittadini, il Parlamento è una cosa seria, ed ogni voto ogni decisione, occorre sia presa con scienza e coscienza senza che vi siano fili trasparenti in mano al manovratore. Caro Francesco, cari amici che ci chiedete, credo sarete d’accordo con noi, la politica delle marionette non ci interessa.

scuola di politica e di amministrazione

360 chili di aragoste e polipi

Siena

E’ stata una notizia che è passata in mezzo allo scandalo MPS: 360 chili di aragoste e polipi, acquistati dall’ateneo Senese, non per la mensa universitaria, ma alla contrada della Chicciola. E ora, per risanare il bilancio,  (circa 200 milioni di buco) le rette sono fra le più alte d’Italia! Questo dato credo rappresenti l’Italia che non c’è, un italia dove tutti pensano di dover saccheggiare il bene ed il danaro pubblico appena si presenta  l’occasione! Un Italia debole che non resiste alla tentazione di allungare la mano o semplicemente aprirla per farvi cadere dentro i soldi pubblici. Dalle aragoste ed i polipi all’università il passo è breve per arrivare a Fiorito a Maruccio ed ai banchetti nunziali pagati con i fondi economali dei gruppi consiliari della Regione Lombardia. La seconda repubblica è peggio della prima che ho vissuto per tutti i primi anni della mia vita. Eppure non sembra vero, il nuovo è sempre peggio del vecchio, sembra quasi un destino ineluttabile. La politica è influenzata da fatti lontani anni luce dall’amministrazione e siccome i politici sono sempre accomunati dalla stessa sorte sento il bisogno di mettere le mani avanti e pubblicare gli statini paga delle somme che ricevo dal Comune per la mia attività istituzionale peraltro documentata in parte su questo blog. Gli importi variano dal numero dei Consigli  Comunali e delle commissioni a cui partecipo: statini paga comune (clikka)

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Cittadini, Politica ed Istituzioni

corruzioneL’unica arma per combattere la camorra è la politica che deve mettere in campo azioni di sviluppo volte a sottrarre acqua al mulino della malavita. Per fare ció è necessario battere i poteri forti che indirizzano le risorse verso la strada dell’arricchimento personale o di gruppi di potere sottraendo i beni e le risorse pubbliche alla loro naturale destinazione del soddisfacimento dell’interesse pubblico. Occorre fare in modo che la parte viva della società si metta in moto. O ci salviamo tutti insieme o nessuno! Occorre che coloro che sono in possesso dei saperi li condividano affinché si crei una classe dirigente degna di questo nome. E’ per questo motivo ché crediamo nella scuola di politica e di amministrazione (clikka) e speriamo che i partiti seguano l’esempio anziché brucare i milioni di rimborsi elettorali in viaggi, rinfreschi e latrocini vari. La naturale destinazione dei fondi economali dei gruppi consiliari e dei contributi ai partiti è questa! Ogni diverso utilizzo è latrocinio e va perseguito con ogni mezzo non si può pensare, in questo momento, di spendere o appropriarsi di queste risorse per fini personali! Questa gente che occupa senza merito le istituzioni devono essere cancellate dal mondo della politica come indegna.

Di seguito la riflessione di Raffaele Cantone

“La zona grigia e il silenzio degli onesti” – Raffaele Cantone, su Il Mattino di Napoli, ed. naz. di giovedì 17 gennaio 2013

 Ieri, Il Mattino ha dedicato ben tre pagine al giro di presunte tangenti per fermare i processi nel Tribunale di Napoli, nel quale sarebbero coinvolti cancellieri, avvocati, medici, un poliziotto e dipendenti, in tutto una trentina di persone, indagate e in parte arrestate per associazione a delinquere, corruzione in atti giudiziari, rivelazione del segreto istruttorio ed altri reati contro la pubblica amministrazione.

Secondo la ricostruzione accusatoria – che non significa affatto sentenza di condanna, ma che ha comunque ricevuto l’avallo di un giudice – vi erano alcuni dipendenti delle cancellerie giudiziarie che, in cambio di tariffe fisse e prestabilite in denaro, fornivano notizie sottoposte a segreto di indagine o persino nascondevano fascicoli o atti in essi contenuti perchè non si celebrassero processi, in modo che scattassero prescrizioni o non fossero eseguite pene detentive o abbattimenti di immobili abusivi. Ad usufruire di questi servigi sarebbero stati quattro avvocati che si facevano pagare profumatamente dai loro clienti o imputati che riuscivano ad avere accesso agli uffici per il tramite di immancabili faccendieri.

Uno smaliziato lettore potrebbe a questo punto dire, “e allora?”. “Cosa c’è da stupirsi? E’ l’ennesima storia di malaffare in una città che in parte sembra essersi assuefatta alle piccole e grandi illegalità quotidiane e persino alle faide che insanguinano le periferie, fino a digerire un omicidio commesso nel cortile di una scuola materna”.
Non vorrei sembrare ingenuo e mi guarderei bene dal fare una classifica di gravità fra i fatti delinquenziali che la cronaca giornaliera ci propina, ma non si può archiviare questa vicenda fra la ordinaria cronaca nera.
Il malaffare questa volta non è emerso in un qualsiasi ufficio pubblico (che pure andava stigmatizzato), ma in quello che non è retorico definire come il tempio della giustizia ed i correi non sono tossicodipendenti o extracomunitari senza permesso di soggiorno.

Ma professionisti, fra l’altro noti ed affermati, e impiegati che per il loro ruolo avrebbero dovuto rappresentare il presidio della legalità e della giustizia.

Quella coinvolta è un pezzo della classe dirigente che ha abdicato al suo ruolo di rappresentare il tessuto operoso e l’argine alla delinquenza e al malaffare in una città.

E’ quella zona grigia che in altre occasioni si è prestata a riciclare o a reinvestire il denaro dei camorristi o degli usurai in pizzerie, discoteche o imprese edilizie e sanitarie o che ha pianificato a tavolino miliardarie truffe agli enti pubblici o a quelli previdenziali o che ha creato un sistema rodatissimo per aggiustare processi tributari e consentire ad evasori conclamati di farla definitivamente franca; e questo solo per rimembrare alcune delle vicende più eclatanti dell’ultimo periodo.

Contro la diffusione di quello che appare un vero e proprio bacillo pestifero, le pur meritorie ed ormai sempre più diffuse ed approfondite indagini della magistratura rischiano di scoprire alcune delle falle in un vascello che ai più pessimisti sembra già destinato ad affondare. Non saranno mai sufficienti arresti e condanne per uscire da questo buco nero; è, invece, indispensabile l’impegno della parte sana di quella stessa borghesia e classe dirigente che sembra aver rinunciato a reagire, chiudendosi in un supino isolamento, che rischia di apparire connivenza se non complicità.

I cittadini devono aver il coraggio di fare terra bruciata anche sul piano culturale, isolando i disonesti ed i corrotti e gli ordini professionali devono avere il coraggio di esercitare davvero i poteri disciplinari, espellendo le mele marce, senza più logiche perdoniste e corporative.

Un dovere ancor maggiore dovrebbe spettare alla politica che, mai come in questo momento, dovrebbe sentire l’ineludibile imperativo etico di lanciare messaggi inequivocabili della volontà di cambiare e che, invece, fa persino fatica ad adottare un codice etico che risparmi a noi cittadini candidature (e sicure elezioni) di soggetti che in qualunque stato civile sarebbero qualificati come impresentabili.

Liste e listarelle: La fragilità del nostro sistema politico

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219 loghi di altrettanti partiti, liste e listarelle di persone che si candidano alla guida del paese con nomi strampalati: “basta tasse”, “potere ai cittadini”, “liberi da equitalia” etc …. tra l’altro una fila per il deposito dei loghi al Viminale che ha del ridicolo ed è indegna per un paese civile. Oggi (14.01.2013), inoltre, leggo su La Repubblica che ci sarebbe una manovra di berlusconi che avrebbe incentivato la proliferazione delle liste a lui collegate (circa 13) in ragione di uno studio fatto dai suoi “esperti” in materia elettorale. Il disgusto è veramente tanto, non riesco a capire come sia possibile che si consenta un tale oltraggio alla intelligenza dei Cittadini Italiani che si vedono una sfilza di 219 simboli che non contribuiranno certo a fare chiarezza. Liste che non hanno alle spalle nessun ragionamento politico! Una vera e propria presa per i fondelli con un  sistema maggioritario che avrebbe dovuto contribuire a creare due/tre blocchi o filoni di pensiero politico. Queste elezioni dovrebbero dare una stoccata al vecchio ed invece vedo che sarà difficile evitare la restaurazione della monarchia partitica dei soliti noti tranne qualche eccezione forse. I candidati, inoltre, salvo rare eccezioni sono esentati da qualsivoglia campagna elettorale e pur volendomi documentare neppure riuscirei a capire quali saranno i meriti di coloro che aspirano a sedere nel cd. tempio della democrazia. Questi, non li vedevi prima per strada né li vedi oggi che dovrebbero forse venirti a chieder il voto!! Politica dagli effetti speciali dove a bella mostra si espongono campioni dello sport o giornalisti, le soubrette pare non vadano più tanto di moda dopo la minetti e le olgettine. Ma saranno in grado queste persone di leggere un disegno di legge o di redigerlo, o di discutere di temi importanti per il nostro paese? Saranno in grado di capire dove stiamo andando? Sapranno capire che la crisi economica che stiamo vivendo oggi ci pone il problema delle esternalizzazioni sfrenate negli enti locali che saranno ridotti a fare i soli certificati di residenza? Sapranno queste persone discutere della necessità che il pubblico sia efficiente e che la eliminazione degli sprechi potrebbe farci pensare che lo sfruttamento delle risorse pubbliche fatto dal pubblico è una maggiore garanzia di redistribuzione? Io in tutte le cd. privatizzazioni ci ho visto solo ed esclusivamente un ottimo affare per gli amici degli amici e non per i cittadini. Mi farebbe piacere conoscere i campioni messi in lista per capire se con questi forse non sia più indicato farci una partita di calcetto piuttosto che un ragionamento politico. Venti anni di politica/spettacolo sono difficile da estirpare e gli effetti speciali sono diventati una specialità dei partiti che dismettendo il loro principale compito di formazione ed informazione sono diventati veri e propri centri di produzione cinematografica dove la fantasia di Cetto la qualunque diventa realtà

Apriamo i palazzi del potere alle scuole

comuneDopo aver visto la puntata di Presa Diretta di domenica scorsa (06.01.2013) mi ha preso un senso di disgusto. “politici” che si pagano il matrimonio dei figli con i soldi pubblici, Bossi che ha fatto nominare come consigliere di amministrazione della Finmeccanica il tesoriere della lega belsito, con diploma di ragioniere comprato a Frattamaggiore (NA) ed al centro degli scandali dei leghisti che si erano proposti come combattenti contro Roma ladrona. L’incredibile tentativo di belsito di fare avere un contratto da alto dirigente della Finmeccanica all’autista di bossi che non aveva neppure il diploma. Al confronto Caligola, che  nominò Senatore il proprio cavallo, impallidirebbe in mezzo a tutti questi ciucci. La causa di tutto questo è la disaffezione dei cittadini verso i politicanti che allontanano le persone perbene dalla cura dell’interesse pubblico (forse, a questo punto, ad arte) innescando una spirale, in virtù della quale più le persone perbene si allontanano per le nefandezze di questa gente, più si lascia a questi asini spazio per fare altre nefandezze. Credo che occorre trovare il modo di avvicinare i giovani e la gente ai palazzi del potere. In quest’ottica mi farebbe piacere avviare un progetto con le scuole rendendomi disponibile ad accompagnare gli studenti nel palazzo del Consiglio Comunale spiegando come funziona anche in pratica la vita politica dell’istituzione, facendo vedere come si articola il processo di formazione della volontà amministrativa. Chi, stando nelle istituzioni scolastiche, fosse interessato potrà contattarmi. Penserei ai ragazzi delle scuole medie inferiori e delle medie superiori … ma forse anche ai ragazzini di quinta elementare …  che ne dite? 

L’Europa dei popoli non permetterebbe quest’orrore!

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Mentre la politica si interessa dei passaggi televisivi di berlusconi  e dei candidati al parlamento, riporto la lettera del Sindaco di Lampedusa alla quale non mi sento di aggiungere nulla se non la mia indignazione e rabbia verso l’europa ottusa della banche:

“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa,

Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.

Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra.

Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa  motivo di vergogna e disonore.

In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.

Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene  consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza”.

Giusi Nicolini

Il Posto di Lavoro e la politica

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Si avvicinano le elezioni ed è già in campo la politica del posto di lavoro. I candidati non si sanno ancora ma già ci sono i politicanti che offrono o promettono la sistemazione in questo o quella partecipata di questo o quell’ente pubblico oppure promettono di salvare il posto di lavoro a chi l’ha perso. A questo punto è bene che si dica subito che la condizione economica è tale che non si possono fare tali promesse! Ieri (17.12.2012) ho incontrato due persone tra quelli degli idonei al concorso formez del Comune di Napoli e quando mi hanno chiesto che fine avrebbero fatto, con rammarico, ho detto subito che i vincoli di bilancio, avendo aderito al predissesto, sono tali che vedo molto difficile un loro assorbimento in questo momento spero che non ci siano o non si facciano illudere dal politicante di turno. Poi ho letto che ci sono i dipendenti della Romeo Gestioni S.p.a. che, scaduto il contratto di appalto di servizi, ha pensato bene di licenziare, col risultato che questi lavoratori si sono trovati a Natale senza lavoro ed hanno occupato il Polifunzionale di Soccavo. Mi sono chiesto perché non hanno occupato l’albergo di Romeo, visto che il loro datore di lavoro è un’impresa che gestisce immobili per enti pubblici in tutta Italia. Ebbene, non si sono fatte attendere le voci di qualche ragnetto che ha iniziato a promettere una loro assunzione nella Napoli Servizi, società partecipata del Comune di Napoli. Cosa che allo stato credo sia impossibile visto che abbiamo sfondato il patto di stabilità interno. Il punto è che i politici (se così possiamo definirli) che promettono il posto di lavoro mi fanno schifo, mentre quelli che lo chiedono ai politici un po’ mi fanno tenerezza ed un po’ mi fanno schifo. Constato, infatti, che una buona fetta di cittadini non ha ancora capito che il politico che promette il posto di lavoro il più delle volte dice balle, ma quando non le dice è ancora peggio! Non si riesce, infatti, a far capire alla gente che il politicante che sistema il figlio di questo o di quello poi è costretto a fare accordi sulla stessa pelle di chi ha sistemato e di tutti gli altri cittadini e ciò può significare pagare un posto di lavoro molto di più di quello che vale. Significa, infatti, dare appalti milionari, violando le regole del mercato e della concorrenza, e creando depressione economica che a sua volta lascia per strada altri lavoratori, oppure mantenere condizioni di privilegio ad imprenditori a scapito degli altri, oppure ingrossare le spese di enti pubblici e partecipate senza alcun ritorno sociale. Possibile che non si riesce a capire che il politicante che promette il posto di lavoro, è un po’ come il fumo, ti uccide! Questi danni poi si notano anche a lunga scadenza quando ci si lamenta del fatto che ci sono enti o società partecipate che hanno un surplus di dipendenti che si grattano la pancia o che non sono formati e preparati. Tal volta, infatti, ho avuto come la sensazione che il salvataggio di questa o quella partecipata è dovuto al fatto che ci lavorano gli amici o coloro che hanno contribuito in un certo qual modo alla campagna elettorale. La condizione attuale è tale che dovremmo dire, a tutti coloro che dovessero cadere nella trappola della promessa del “posto”, di diffidare e di denunciare che il “candidato” si fa la campagna elettorale sulla carne e sul sangue dei cittadini. Spero che queste persone spariscano!!

Uno schiaffo in faccia alla dignità dei cittadini

maiali

Maiali perché questi animali che stimo ed apprezzo mangiano tutto senza chiedersi perché e senza faresi troppe domande. Questa è l’immagine che mi è venuta in mente mentre leggevo l’articolo che vi incollo sotto. Il tema sono i soldi pubblici che sono riservate ai gruppi consiliari per il loro funzionamento. Quelli della regione Lombardia diciamo sono diverse centinaia di migliaia di euro e si ripete la storia come alla regione Lazio ma sono convinto che se si mettessero le mani in tutti i consigli regionali e comunali si scoprirebbe la stessa cosa. La stessa cosa accade anche per i soldi pubblici riservati al funzionamento dei gruppi parlamentari! Maiali ancora Maiali che mangiano e che rappresentano uno schiaffo in faccia ai milioni di cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese!!! Leggete e vedrete vi farà lo stesso effetto. Conoscere per difendersi e per fare pulizia. Non ci si può certo fidare di quelli che fino ad oggi hanno mangiato come maiali ….

sull’argomento: l’utopia della politica ed i costi dei politicantiMaiali al pascolo

Dal Corsera di oggi 15.12.2012

Gelati, lecca-lecca, iPad Le spese caricate sul bilancio «Pagata una festa di nozze»

MILANO — Senza regole e, più ancora, senza stile. L’assalto alle note spese rimborsate «per il funzionamento dei gruppi» del consiglio della Regione Lombardia, infatti, visto con le lenti degli scontrini costati ieri 22 inviti a comparire per peculato ad altrettanti consiglieri di Pdl e Lega, nemmeno pulsa della ribalda “nobiltà” di illustri predecessori che nel Lazio si erano fatti la villa o avevano acquistato il Suv con i soldi dei cittadini: qui al Pirellone c’è solo gente che, pur guadagnando almeno 9.000 euro netti al mese di stipendio comprensivo di diaria, e pur essendo già dotata di telefoni e computer gratis, con gli ulteriori fondi pubblici «per il funzionamento del gruppo consiliare» si fa rimborsare il cono gelato da 1 euro e 50, il lecca-lecca, l’ovetto-Kinder e una clessidra; compra la salsiccia dal macellaio, va dal panettiere, segna uno dietro l’altro a distanza di pochi minuti i caffè con brioche da 1 euro e 60 al bar, beve una birra al pub; acquista in tabaccheria blocchi di «gratta e vinci», mette in lista un farmaco e il relativo ticket da 21 euro, e a Capodanno accolla ai contribuenti i fuochi d’artificio.

Tartufi e ostriche
Perfino le trasgressioni culinarie sono un po’ da filmetto di serie B. Come nei «due coperti» da 127 euro di ostriche rimborsati al leghista Pierluigi Toscani. O come il pasto al ristorante «il Baretto al Baglioni» il 23 ottobre 2010 che l’ex presidente leghista del consiglio regionale Davide Boni qualifica «spesa di rappresentanza» nei «rapporti consiglio-giunta e nuova sede con il Sottosegretario Expo 2015», consumando 30 grammi di tartufo per 180 euro su 644 di conto. Il tartufo deve essere una passione: Giorgio Pozzi si fa rimborsare una cena «con rappresentanti dell’imprenditoria locale» il 23 dicembre 2010 sempre al «Baretto» dove, su un conto di 3.320 euro, 200 sono di vini, 400 di champagne e ben 882 di tartufi in un «privé» il cui utilizzo costa da solo 150 euro.
Sushi e ospitalità
Quando a saldare i conti è indirettamente il contribuente, diventa più facile largheggiare in generosità: sempre Pozzi, ad esempio, ottiene il rimborso di 5.500 euro spesi al ristorante «Il Gatto Nero» di Cernobbio il 30 luglio 2010 per una «cena istituzionale con operatori e imprenditori locali» offerta a 55 persone. Alessandro Colucci oscilla invece tra gli arancini da 5 euro e il sushi da 127 euro per due coperti al ristorante «Nobu Armani».
I taxi, il Natale, Parigi
Del resto la madre di tutte le ambiguità è il concetto in sé di «materiale di rappresentanza», tipo quello che Boni compra per 11.164 euro a Napoli tra il 28 e il 30 dicembre 2010: 75 cravatte in seta, 3 sciarpe in cashmere, 7 foulard in seta. Per definizione, nulla è più di «rappresentanza» come le colazioni e le cene al ristorante, che insieme a una marea di taxi sono la voce più ricorrente e corposa nei rimborsi ritenuti dubbi dagli uomini della GdF milanese che con i pm Robledo-Filippini-D’Alessio già avevano indagato sul finanziamento pubblico alla Lega e prima ancora sui derivati del Comune di Milano. L’ex assessore Buscemi, ad esempio, al ristorante milanese «A Riccione» sostiene «spese di rappresentanza» per 380 euro proprio alla viglia di Natale, 24 dicembre 2009, e per 695 euro proprio l’ultimo dell’anno, 31 dicembre 2009.
Altre volte Buscemi qualifica come «spese di rappresentanza» il ritiro di pietanze da asporto presso ristoranti giapponesi e cinesi. E quando un evento legato all’Expo propizia un soggiorno istituzionale a Parigi, all’«Hotel Park Hyatt» paga 638 euro con carta di credito della Regione anche se dalla fattura dell’albergo sembrerebbe che i servizi ricettivi siano stati offerti a «2 persone».
Matrimonio
Tante cose potranno forse essere chiarite, e certo ce n’è parecchie da mettere a fuoco. Il capogruppo leghista Stefano Galli, ad esempio, che il 5 marzo 2009 mette in lista 8 euro per la ricarica di una penna, sostiene il 16 giugno 2010 al Ristorante «Toscano» una asserita spesa «di funzionamento» del gruppo anche se il ristoratore, interrogato come teste, ha affermato che quella spesa, 6.180 euro per 103 coperti, riguardava di certo un matrimonio.
Ovetti e Mignottocrazia
L’orizzonte degli scontrini è il più vario. Alessandro Marelli, pur non disdegnando di acquistare pc e cellulari, esibisce 4 euro per una birra spina media al pub e 9,90 euro per un tubetto di ovetti Kinder con sorpresa, e si fa rimborsare le sigarette e persino i coni gelato come Pierluigi Toscani, che non manca 752 euro di cartucce e non disdegna i tagliandi «win for live». Nicole Minetti sceglie invece di spaziare dagli 899 euro per l’iPhone5 ai 27 euro per «barattoli di sabbia in vetro giallo», dagli 832 auro di «consumazioni» all’Hotel Principe di Savoia ai pochi euro per una crema da viso. Ed è al gruppo consiliare pdl che l’imputata nel processo Ruby accolla i 16 euro spesi per comprare il libro «Mignottocrazia» scritto da Paolo Guzzanti.
«Si può vivere così?»
Ciascuno ha le sue predilezioni. Angelo Giammario (114mila euro contestati sul 2008-2012, più di lui solo il capogruppo pdl Paolo Valentini con 118.000) suole affittare un’auto con conducente da Basiglio a Milano. Cesare Bossetti, intestatario del rimborso della tazzina di caffè al bar come del farmaco da 21 euro, ricorre alle spese di funzionamento del gruppo per 14 cornici per 672 euro il 2 agosto 2010, e per altre 8 cornici il 7 luglio per 384 euro. Giulio Boscagli, il cognato di Formigoni, compra tre iPad per 2.626 euro. E mentre Roberto Pedretti si fa rimborsare 960 euro per un ingrandimento fotografico, per il suo collega Marcello Raimondi, che attinge spesso ai soldi pubblici per il rifornimento di carburante, l’1 marzo 2008 è invece giorno di acquisti tecnologici: una macchina fotografica da 520 euro, una telecamera da 230, un proiettore da 720, un computer da 1.390. Ma una decina di giorni dopo si dà anche ai libri. Titolo: «Si può vivere così?».
Luigi Ferrarella

Regione Lazio un atto Politico contro l’Antipolitica: Polverino Dimettiti!

Ho usato la carta di credito della Regione Lazio (e speso soldi pubblici) per pagare un resort in Sardegna perché avevo smarrito la carta di credito. Questa la risposta che mi ha colpito di più dell’ex Capogruppo alla Regione Lazio Franco Fiorito soprannominato, per ironia della sorte, Batman. (http://www.youtube.com/watch?v=BAGAYm5BbDE&feature=player_embedded). Insisto su questo punto perché è l’ultimo scandalo che la politica, dopo lusi, penati, fino ad arrivare a poggiolino, di lorenzo, paolo cirino pomicino (giusto per non dimenticare) etc etc… non si può permettere. Oggi (20.09.2012) su la Repubblica di Napoli è uscita una mia dichiarazione su una questione che riguarda l’assessore D’Angelo, le cooperative ed il suo ruolo di presidente della GESCO prima di assumere la carica amministrativa. Il concetto che voglio esprimere e che ho cercato di sintetizzare nelle poche parole riferite al giornalista, è che i partiti, le liste civiche ed i movimenti che si candidano o che hanno una aspirazione elettorale/amministrativa non si possono permettere neppure la minima macchia o sospetto. L’intransigenza di cui a volte mi si accusa nelle scelte politiche ed amministrative oggi credo rappresenti un valore irrinunciabile. Non ci deve essere alcun dubbio sull’assoluta imparzialità dell’azione amministrativa. Nel caso di specie dell’Assessore D’Angelo spero che siano state adottate tutte le procedure di evidenza pubblica che per la particolarità del trascorso imprenditoriale dell’assessore sono sempre consigliabili anche quando non previste come obbligatorie. Per ritornare alla Regione Lazio, ebbene, occorrono solo due parole: Polverini Dimettiti!

Di seguito l’articolo di Valentina Errante da Il Mattino del 20.09.2012

Roma. «Non ho rubato un centesimo. Pensavo fosse tutto regolare. Anzi, mi sono opposto a un sistema, ho stoppato l’abitudine ai rimborsi facili». Quando entra nel bunker del nucleo valutario della Guardia di Finanza, Franco Fiorito, indagato per peculato, ostenta tranquillità. Forse perché con sé ha un memoriale e soprattutto voluminosi e pesanti scatoloni pieni di fatture che raccontano, con cifre a sei zeri, di festini, servizi, fotografici, champagne e cene indimenticabili dei consiglieri del Pdl alla Regione.
Ce n’è per tutti. Al presidente, Renata Polverini, Fiorito contesta la gestione politica. Ma poi presenta carte su otto consiglieri del suo gruppo. Accusa da Franco Battistoni a Giancarlo Miele, da Carlo De Romanis a Veronica Cappellaro, da Andrea Bernaudo a Chiara Colosimo e Lidia Nobili. Tira tutti dentro. Ha così tanto da raccontare che non vede l’ora. C’è ancora luce quando, con l’avvocato Carlo Taormina, si siede di fronte all’aggiunto Alberto Caperna e al pm Alberto Pioletti. Sono le 16: Fiorito ne avrà per sei ore e mezza.
L’ex consigliere in premessa spiega che la regola, stabilita dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, è quella dei contributi senza controlli reali. Fino a 211mila euro. Accusa diretta per Mario Abbruzzese. Punta il dito contro Letizia Cecinelli, coordinatrice della segreteria. «Se ho fatto degli errori – dice – sono pronto ad assumermi le responsabilità. Ma voglio sottolineare che a metà luglio ho inviato a tutti i consiglieri una lettera per interrompere i rimborsi e stoppare il sistema. Mi sono opposto a un’abitudine, quella dei rimborsi facili. Per questo mi hanno fatto fuori. Ognuno faceva quello che voleva. Il gruppo pagava spese di ogni tipo. Se ho sbagliato l’ho fatto in buona fede».
Ma i pm vogliono parlare del caso Fiorito. Si parte dai bonifici, 109 dal conto del Pdl ai suoi. Per 419mila euro è sempre la stessa cifra, quella che servirebbe per segretari e portaborse moltiplicata troppe volte. Fiorito sostiene che tanto gli spettasse. Ribadisce: erano soldi previsti dal regolamento per le cariche che svolgevo: capogruppo, presidente di commissione, tesoriere. Indennità alte, lo so. Non l’ho deciso io». Quando è buio si parla ancora di conti, sette italiani e cinque spagnoli. L’ex capogruppo del Pdl spiega che è stato costretto ad aprire i depositi in Spagna dopo avere ereditato la casa a Tenerife dal padre. E che i conti all’estero li aveva insieme al fratello Andrea. I pm gli chiedono di quella pioggia di assegni, delle carte di credito ricaricabili distribuite in giro, costate 180mila euro, dei soldi girati a consulenti, veri o presunti, che hanno incassato. E poi dei 235mila euro di prelievi, 32mila euro di pagamenti bancomat. Lui parla e a ogni risposta punta il dito, va all’attacco per difendersi. Perché quei 32 consulenti non li aveva scelti lui. Non basta. Sul conto di Fiorito ci sono le vacanze in Sardegna, 28 mila euro nel resort a cinque stelle. Conto saldato dal gruppo del Pdl. «Avevo smarrito la carta di credito», ripete.
Dopo i conti si passa alle case: la casa in via Margutta dell’Ipab. Fiorito risponde che ha vinto un’asta e l’ha ottenuta in affitto, ma paga 4mila euro al mese. Poi c’è la villa al Circeo. «Ho fatto un mutuo da 500 mila euro a trent’anni», spiega l’ex capogruppo. E ancora, gli immobili e i terreni ad Anagni «ereditati». Quindi il punto cruciale. Perché le case nella sua disponibilità nella capitale non risultano intestate a lui? E si apre il capitolo dei prestanome. Dopo cinque ore di domande, Fiorito tira fuori l’archivio segreto. La contabilità che gli uomini del nucleo di polizia valutaria della Finanza avevano cercato dappertutto. Forse ci sono stati degli errori, ma il problema era il regolamento», commenta alla fine Taormina.

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