Piazza Plebiscito e l’anticamera dell’insula

Questa è una cosa che non avevo capito o comunque non sapevo l’ho appresa e mi ha indignato! Si mi sono indignato ancora di più oggi che sono consigliere comunale del Comune di Napoli di maggioranza. Ebbene, per andare a vedere Ligabue a Napoli in Piazza Plebiscito il 19 luglio 2012 (domani) si deve pagare un biglietto di 46,00 €. Il 24 luglio p.v. invece la piazza sarà occupata da Laura Pausini che ha prezzi più popolari (€. 28,75). In sostanza abbiamo privatizzato per diversi giorni la nostra Piazza Plebiscito e vorrei sapere al Comune quanto rimane in termini economici al netto della solita manfrina della promozione dell’immagine di Napoli. Credo che sia l’anticamera della cd. insula di Romeo, diamo un pezzo della città ad un privato che se la gestisca lui e poi al comune versa le caramelle, per carità le operazioni non sono assimilabili ma l’impostazione credo sia quella. Lo dico perché sento ancora forte in me le mie origini di figlio di operaio della periferia Nord di Napoli che non si sarebbe potuto permettere il pagamento di un biglietto e che sarebbe stato escluso dal vivere, seppure per un giorno, un pezzo di città importante, perché affidato ad una Rock Star ed alla sua legittima operazione commerciale. Mi sorge spontaneo il dubbio sulla natura politica di quest’atto amministrativo che secondo l’impostazione del Sindaco e della Giunta e del programma elettorale dovrebbe essere di sinistra. In più mi erano giunte lamentele di alcuni commercianti della Piazza Plebiscito che si lagnavano per il fatto che all’interno del villagetto rock creato sono previsti punti di ristoro che di fatto finiranno per escludere dall’evento proprio i commercianti che vivono sotto i portici della Piazza e che fanno grossi sacrifici ad andare avanti per tutto l’anno e proprio quando si organizza un evento finiscono per essere esclusi. Mi sento che Napoli tra poco sarà la città dei grandi eventi diventando l’edenlandia delle città italiane. Non so perché ma non vorrei ritrovarmi a ripetere davanti un televisore, come in un noto film: “De Magistris fai una cosa di sinistra!”

La risposta del Sindaco a Riccardo Realfonso

«A fine settembre la nascita del movimento arancione» con il possibile sbarco in Parlamento di componenti della giunta. E su Riccardo Realfonzo, ormai ex assessore al bilancio, «il dispiacere umano di avere dovuto prendere questa decisione ma serviva un cambiamento forte». Il sindaco Luigi de Magistris a tutto campo nel giorno del suo primo rimpasto, probabilmente non l’ultimo. Sulle questioni amministrative detta l’agenda. Tre priorità: strade, trasporti e rifiuti. «L’emergenza è alle spalle ma è molto vero che se la questione rifiuti non si affronta a livello strutturale con gli impianti non si risolve e noi ci stiamo attrezzando» dice il primo cittadino.
Allora sindaco, perché i cambi in giunta?
«È come quando si va dal medico per un controllo o si porta la macchina a fare il tagliando. La nostra esperienza così rivoluzionaria, con una giunta completamente estranea ai partiti è quasi fisiologico che preveda dei cambi. Ed è giusto che il sindaco intervenga dove si ritiene si debba cambiare. Non va drammatizzato il cambio di uno o due assessori, è possibile che accada ancora nel futuro. Si apre una fase nuova e siamo intervenuti sui nodi strategici. Quello del bilancio è l’assessorato più importante».
C’è qualcosa in particolare dove Realfonzo ha sbagliato? Come risponde alle sue parole?
«Si è mostrato inadeguato ad una sfida epocale: dalle partecipate alla lotta all’evasione, su cui ho sempre insistito molto. Leggendo le sue parole ho pensato che è la fisiologica reazione da parte di chi ha coscienza di non aver centrato gli obiettivi ed è stato per questo sostituito. Per il resto vale quanto già detto in altre occasioni: non prendo, vista anche la mia biografia, lezioni di legalità da nessuno, soprattutto quando è strumentalmente agitata per nascondere le proprie responsabilità. Così come sono irricevibili, visto l’operato di questa amministrazione, sermoni sulla necessità di governare in discontinuità, avendo agito in totale rottura col sistema del passato. A Realfonzo consiglio di stare tranquillo: Napoli è in buone mani, soprattutto mani oneste che lavorano assiduamente per il bene dei cittadini e che hanno rilanciato l’immagine di Napoli in Italia e nel mondo. Poi sono intervenuto nel costituire l’assessorato al lavoro. Anche sulle deleghe è una fase nuova che si apre e si caratterizzerà per una maggiore coesione della giunta».
A proposito di deleghe, lei ha tenuto per sè, quella al personale che era di Tuccillo e la Polizia municipale. Una sorta di superassessore. Significa che non ha piena fiducia nella squadra?
«È una atto di generosità. Ho percepito le difficoltà che hanno avuto alcuni assessori, penso a Tuccillo, è un interim di assoluta provvisorietà il personale. Voglio essere molto vicino ai dipendenti e alla Polizia municipale in un momento in cui ci sono i tagli del governo».
Tuttavia nel razionalizzare le deleghe c’è chi perde qualcosa e chi la guadagna. La sensazione è che lei abbia fatto suonare la campana dell’ultimo round: per qualcuno. «Ho dato grandissima fiducia ai miei assessori, anche quando sono stati criticati duramente ma non c’è una gerarchia tra assessori, vicesindaco compreso. La qualità non dipende dal numero di deleghe che si ha, la pesatura la fanno i fatti. Sodano ha assunto un ruolo di coordinamento, la sua mission è però quella dei rifiuti e l’ambiente. Credo di avere razionalizzato ma certo nella fase due mi aspetto che ci siano dei risultati che non sono arrivati e che devono arrivare. Le verifiche si fanno con i risultati giorno dopo giorno».
Il generale Sementa resterà capo dei vigili urbani?
«Al momento non ci sono le condizioni per rinnovare il contratto al generale che ringraziamo per quanto fatto. La mia decisione è di non affidare il comando al più alto in grado del corpo. Ma darlo in maniera provvisoria al capo di gabinetto Auricchio. Mentre sono orientato a mantenere la delega alla Polizia municipale».
Torniamo alla politica: i neoassessori Palma e Panini sono del Pd cosa significa, che la giunta si apre al Pd e ai partiti?
«Teniamo separate le due cose. Le scelte non hanno a che vedere nulla col rapporto con il Pd le ho fatte in piena autonomia. Palma è stato scelto in quanto tecnico competente. Panini per la sua storia di altissimo profilo nella Cgil, per la sua capacità di incidere nel mondo del lavoro e per la sua capacità di organizzare. Oggi è fondamentale organizzare il capitale umano al meglio. Ha già risolto il problema delle maestre a settembre asili e scuole apriranno normalmente».
Non ha risposto però sul punto politico.
«L’ascolto c’è sempre stato ma ora voglio farmi promotore di un rafforzamento dei rapporti tra i partiti del centrosinistra, la giunta e il sindaco. È mia intenzione provare a costruire il laboratorio che metta insieme non solo la cittadinanza attiva ma anche il centrosinistra e rilanciarlo».
L’assessorato assegnato a Panini va in questa direzione?
«L’assessorato al lavoro è una scelta coraggiosa ma anche rischiosa, le politiche del lavoro competono allo Stato e alle Regione. Sono però convinto che è giunto il momento storico dove le città debbano assumere iniziative forti sui temi del lavoro. Panini può mettere in campo una complessiva strategia per creare le condizioni di sviluppo e posti di lavoro»
Utilizzando la leva dei privati?
«È fallito i socialismo reale, sta crollando il capitalismo. Di fronte a ciò la risposta deve arrivare dalle comunità dove pubblico e privato devono avere il comune intento di investire sui beni comuni. Su opere di interesse strategico. Il profitto per i privati non deve essere solo individuale ma anche sociale. Ci sono le condizioni per mettere in campo capitale umano pubblico e privato nazionale e internazionale. Oggi abbiamo operatori che vogliono investire nella nostra città. Grazie al superamento dell’emergenza rifiuti e ai grandi eventi sportivi e culturali che sono arrivati».
L’identikit che lei fa di Panini sembra essere l’abito buono con il quale presentare il nuovo soggetto politico.
«Abbiamo fatto una riunione giorni fa, tutta la giunta i collaboratori più stretti e anche Realfonzo è stato d’accordo. Abbiamo deciso che a settembre presenteremo con una grande iniziativa pubblica il movimento che parte da Napoli ma avrà una dimensione nazionale. Panini – come altri – per la sua esperienza e per il ruolo che ha avuto potrà avere un ruolo importante. Sarà il movimento arancione».
Come nasce il nome?
«Il tema dell’arancione è il filo del cambiamento che ha unito Napoli con Milano, Cagliari, Palermo, Genova e altre città. Il rosso è la mia passione di gioventù che rimane la passione politica più forte. L’arancione può rappresentare la proiezione di una politica che supera il capitalismo ma anche un concezione statalista della società non più attuabile. Cioè che lo Stato possa far tutto e tutto debba essere Stato. Anche il privato deve tendere al bene comune, serve un nuovo ordine economico. E ha bisogno di un movimento politico per crescere. Non possiamo più puntare sul sindaco che risolva tutto, oggi è il momento di strutturare».
La proiezione nazionale porterà alle elezioni politiche di primavera?
«Di qui alle elezioni politiche si deve ragionare in termini di un nuovo soggetto politico moderno e l’esperienza napoletana sarà il pilastro. Una cosa è certa noi ci vogliamo stare».
Panini candidato al Parlamento con la casacca arancione?
«Lui mi ha detto che vuole fare l’assessore fino alla fine, non escludo però che qualcuno degli attuali componenti della giunta possa essere candidato al Parlamento. Fare sentire le ragioni di Napoli sarebbe importante».
Torniamo alle note dolenti: strade, rifiuti, trasporti. Il movimento arancione può essere il pilastro ma nell’immediato come si affrontano queste emergenze?
Il giorno in cui il sindaco De Magistris ufficializza il rimpasto in giunta comunale, con la defenestrazione di Riccardo Realfonzo anticipata ieri dal Mattino, esplode l’ira dell’ex assessore al Bilancio. «Fino a lunedì – spiega – il sindaco mi aveva confermato la fiducia». E Relfonzo, due anni fa dimissionario «spontaneo» dalla giunta Iervolino, va all’attacco del sindaco: «Nutre astio verso chiunque lo critichi», e accusa De Magistris di replicare «il copione già visto con Raphael Rossi e con Pino Narducci, con il quale ho condiviso numerose battaglie politiche». A sostituire Realfonzo, come anticipato ieri, entra Salvatore Palma al Bilancio, la delega al Lavoro va a Enrico Panini. Il Pd: non sono nomi nostri. Previste più deleghe per Sodano (Bagnoli e Napoli Est) e D’Angelo (Welfare). La premessa vale per tutte e tre le cose: senza soldi non si cantano messe. Ereditiamo un debito di 2 miliardi e tagli per 350 milioni. Nonostante questo c’è un piano per le strade più importanti e molte cose le stiamo facendo. L’emergenza buche la stiamo affrontando con Napoli Servizi. La manutenzione è una priorità.
Capitolo rifiuti. Le navi non possono sopperire al nodo strutturale in eterno. Che fare?
«Mi ripeto ma è giusto essere chiari: le settimane scorse abbiamo avuto difficoltà perché ci sono stati tagliati fondi che ora saranno sbloccati. Ci siamo molto arrabbiati. Poi però giusto dire che ci siamo lasciati alle spalle l’emergenza rifiuti e questo è un risultato che vale una sindacatura. Sui rifiuti mi gioco tutto. Abbiamo cominciato a ottimizzare il porta a porta che impegna 300mila cittadini e puntiamo di arrivare a 500mila entro fine anno. Nello stesso tempo abbiamo reso stabile il trasfrontaliere. Ricevere la telefonata del prefetto di Roma che ci chiede un ausilio è gratificante. Abbiamo cominciato le gare per l’impiantistica perché è molto vero che senza gli impianti la questione rifiuti non si risolve in maniera strutturale».

La risposta di Riccardo Realfonso alla revoca dell’incarico di assessore al bilancio

I temi posti mi sembrano abbastanza corposi ed andrebbero affrontati in una discussione seria. Ecco la lettera di Riccardo Realfonso: “Desidero esprimere il mio sconcerto, in primo luogo per le modalità con le quali il sindaco ha ritenuto di disfarsi di me. Fino a ieri mattina, infatti, il sindaco mi aveva ripetutamente confermato la fiducia, invitandomi ad andare avanti nel mio lavoro. Solo ieri sera mi ha informato che stava riflettendo sulla possibilità di una mia sostituzione, per confermarmi la notizia questa mattina attraverso il vicesindaco. Non è certo questo un modo di procedere corretto, tanto più con chi lo ha aiutato sin dai primi passi della campagna elettorale. Il punto è che il sindaco sviluppa un astio verso chiunque, anche nel tentativo genuino di aiutarlo, esprime un punto di vista diverso su qualche argomento. Si ripete con me il copione già visto con Raphael Rossi e con Pino Narducci, con il quale ho condiviso numerose battaglie politiche, dalla questione della transazione Romeo alle internalizzazioni della Asia. Ma nella campagna elettorale il sindaco non aveva auspicato una giunta di persone con la schiena dritta?”
Così, in riferimento al rimpasto di giunta l’assessore uscente al Bilancio, Riccardo Realfonzo. “In merito alle scelte di bilancio ho riscontrato una difficoltà costante nei rapporti con il sindaco. Ancora prima dell’insediamento della Giunta, considerata la gravissima condizione delle finanze comunali, gli avevo prospettato la mia linea di gestione del bilancio, fatta di trasparenza, legalità, veridicità delle poste contabili e di quel rigore nell’utilizzo dei fondi pubblici necessario a risanare i conti del Comune e a garantire l’erogazione dei servizi fondamentali in città, soprattutto a vantaggio dei ceti meno abbienti.

Per questa ragione, nelle prime settimane di lavoro feci fare una approfondita due diligence, che trasmisi al sindaco, a seguito della quale gli prospettai subito l’alternativa tra un percorso che ci portasse alla dichiarazione di dissesto e una seria politica di risanamento, che pure descrissi tecnicamente in un documento ulteriore.
Il sindaco  scartò subito la strada del dissesto, senza però nemmeno sostenermi in tutti questi mesi nel perseguire la strada del risanamento. Perciò diverse tra quelle mie proposte non sono state da lui accolte e sono rimaste al palo. Certo sono riuscito caparbiamente a muovere importanti passi nella direzione del risanamento, contenendo di oltre 150 milioni la spesa, battendomi con forza contro gli sprechi. Ma si è trattato spesso di risultati strappati alle stesse resistenze di un sindaco che non voleva prestare attenzione alle esigenze della finanza comunale. Sostanzialmente inascoltato è rimasto il mio invito a rafforzare la lotta all’evasione, ed estremamente difficile è stato far passare la delibera sui residui attivi che imposi nel maggio scorso, finalizzata a fare piena pulizia e verità sulle operazioni di bilancio del passato. E’ del tutto chiaro che la mia linea, coerente con l’impostazione già portata avanti nella mia breve stagione con la giunta Iervolino, evidentemente entrava in conflitto con la politica degli eventi da organizzare in città, e con una visione della spesa pubblica scarsamente consapevole dei problemi e non molto diversa da quelle del passato”.

“Anche sul fronte delle società partecipate il lavoro che ho portato avanti è stato difficile ma importante. Sono io che ho portato avanti il lavoro di azzeramento dei precedenti cda delle partecipate e sono io che mi sono occupato di riscrivere tutti gli statuti delle società comunali. Certo alcune mie proposte sono state bloccate, come nel caso di Terme di Agnano e Mostra d’Oltremare, o hanno avuto il via libera dal sindaco con grande ritardo, come quelle relative a Stoà e a Gesac, ma è grazie al lavoro che ho coordinato che oggi disponiamo di un piano complessivo di riassetto del sistema delle partecipate che è già a buon punto di attuazione. Come nel caso della fusione tra le tre società della mobilità, che, secondo il cronoprogramma, dovrebbe essere pienamente operativo entro fine anno. Tutte operazioni condotte secondo il principio del rigore nel pubblico per la difesa del pubblico, finalizzate al massimo efficientamento e alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori e dei cittadini”. “Aggiungo a tutto ciò le operazioni che sono andate avanti anche rispetto al governo, al quale ho inviato numerose proposte e con il quale abbiamo intavolato, attraverso iniziativa condotta da me in sede Anci, un tavolo di lavoro per affrontare i problemi della Città. Desidero ricordare che anche la semplice idea di proporre misure di carattere straordinario al governo nazionale ha richiesto tempo e fatica per essere accettata dal Sindaco, che per un lungo periodo ha coltivato l’impossibile sogno dell’autosufficienza per un Ente in gravissima difficoltà”.
“Quando il sindaco per la prima volta, ieri sera, mi ha prospettato la possibilità di un mio avvicendamento in giunta, ho provato a spiegargli nuovamente quanto sia stato difficile in questo anno controllare i conti ed assicurare le disponibilità finanziarie del Comune, senza ricorrere alla “creatività” che oggi egli reclama, ma che tanti guasti nel Comune di Napoli ha provocato negli ultimi 15 anni. E ho aggiunto che un avvicendamento all’assessorato, in questa fase, con le enormi difficoltà che il Comune continua ad incontrare, è un vero e proprio salto nel buio, che rischia di portarci rapidamente in una condizione di crisi finanziaria irreparabile. Ma lui ha ritenuto di assumersi queste responsabilità. Per quanto mi riguarda, torno ancora una volta, con piena serenità, al mio lavoro tra i banchi universitari, soddisfatto per il lavoro ma al tempo stesso preoccupato per la mia città”.

Il nuovo assessore al Bilancio del Comune di Napoli. Quale politica?

Credo sia utile leggere in stralcio il parere preventivo sul bilancio previsionale 2012/2013 che poche settimane fa il nuovo assessore Salvatore Palma ha scritto nella sua qualità di presidente del Collegio dei Revisori, per comprendere quale sarà la politica che si metterà in campo. Senza l’avanzo di gestione 2010 credo sarà difficile prevedere qualsivoglia azione politica. Ovviamente, sono convinto, che tutto può cambiare quando si cambia la prospettiva da controllore a controllato. Speriamo bene Buona lettura:

IL COLLEGIO DEI REVISORI

ESPRIME PARERE FAVOREVOLE CON RISERVA
sulle problematiche che di seguito vengono riassunte e sintetizzate, emerse nel corso dell’analisi, alla proposta di bilancio di previsione 2012 e pluriennale 2012 – 2014 e dei
documenti ad esso allegati:
1 non attendibilità delle entrate previste sulla base delle risultanze del rendiconto 2010 che applicano al bilancio di previsione 2012 un avanzo presunto di amministrazione da rendiconto 2010 di euro 84.545.193,97;
2 non congruità delle previsioni di determinazione del Fondo di svalutazione dei crediti;
3 necessità di verificare continuamente le seguenti voci per le quali si esprimono forti dubbi circa l’effettiva riscossione degli importi accertati:
– per tributi aboliti;
– per tributi correnti;
– per recupero di evasione tributaria;
– per sanzioni per contravvenzioni al codice della strada;
– per proventi per fitti attivi del patrimonio immobiliare.
 non accertabilità della fondatezza della congruità delle previsioni di spesa e della attendibilità delle previsioni di entrata relative agli Organismi Partecipati in quanto l’Ente ha basato le proprie previsioni per l’esercizio 2012 disponendo come ultimo dato recente quello dei bilanci al 31 dicembre 2010;
 non accertabilità della fondatezza della attendibilità delle previsioni di entrata per i proventi di fitti attivi, per la mancata approvazione del rendiconto di gestione 2011 del soggetto gestore del patrimonio immobiliare comunale

invitando

l’Organo Consiliare a tenere conto delle seguenti prescrizioni che il Collegio rivolge all’Amministrazione Comunale entro il più breve tempo possibile per assicurare l’attendibilità delle impostazioni del bilancio di previsione 2012 e pluriennale 2012/2014:
1) A parere del Collegio sarebbe opportuno non utilizzare nel bilancio di previsione 2012 alcun importo dell’avanzo del Rendiconto 2010 a titolo di avanzo presunto. Ad oggi, nonostante sia già spirato termine di legge del 30 aprile 2012, non risulta approvato il Rendiconto di Gestione 2011. Il Collegio invita l’Amministrazione ad approvare nel più breve tempo possibile tale importante documento, alla luce delle sue possibili ripercussioni sull’attività programmatoria posta in essere per il bilancio di previsione pluriennale 2012/2014, che fonda la sua genesi su un avanzo presunto di amministrazione risalente al Rendiconto 2010 che, come evidenziato nella pagine precedenti del presente parere, sebbene procedura normativamente corretta, potrebbe rilevarsi nella realtà un atteggiamento non prudenziale. Infatti, con la citata nota del 22 maggio 2012 il Dirigente del Servizio Registrazioni contabili ed adempimenti fiscali, recependo le attestazioni dei dirigenti dei Servizi, comunicava all’Amministrazione Comunale, che alla data della predetta missiva, l’avanzo di amministrazione 2011 risultava pari a 73 M€uro, dei quali 40 M€uro relativi a fondi vincolati, segnalando nel contempo l’esistenza di 402 M€uro di “crediti di dubbia esigibilità”. Tale assunto, ad avviso del Collegio, potrebbe lasciare presagire la formazione di un Consuntivo 2011 che potrebbe evidenziare anche un possibile disavanzo, con tutte le relative ripercussioni sia sul grado di realizzabilità della programmazione 2012/2014 allestita dall’Amministrazione che sul rischio di determinare il mancato rispetto di un quinto parametro sui dieci previsti che classificano un Ente strutturalmente deficitario (quando il disavanzo di amministrazione complessivo risulti superiore al 5% delle entrate correnti), con la conseguente classificazione di ente strutturalmente deficitario;
2) In virtù di tale clima d’incertezza, il Collegio invita l’Amministrazione a bloccare prudenzialmente sino alla data di approvazione del Rendiconto di Gestione 2011 la spesa corrente, limitandola ai soli cosiddetti ”Servizi Indispensabili” con formale provvedimento da sottoporre all’attenzione dell’Organo di Revisione unitamente alle procedure per il controllo ed il monitoraggio della spesa corrente;
3) Il Collegio invita l’Amministrazione a notiziare l’Organo di Revisione su ogni iniziativa da intraprendere, che possa influenzare il già precario equilibrio finanziario, senza dover lo stesso ravvisarne la pericolosità “ex post”.
4) S’invita, altresì, l’Amministrazione a trasmettere tempestivamente, e comunque entro 15 giorni dalla redazione del presente parere, un piano di flussi finanziari fino al 31 dicembre 2012 che dovrà essere oggetto di aggiornamento con cadenza quindicinale al fine di monitorare gli scostamenti effettivi rispetto alle previsioni;
5) Si chiede, infine, all’Amministrazione di trasmettere tempestivamente, e comunque entro 15 giorni dalla redazione del presente parere, all’Organo di Revisione il risultato della ricognizione avviata circa la qualificazione e quantificazione dei cosiddetti “crediti di dubbia esigibilità” iscritti tra i residui attivi maturati a tutto il 31 dicembre 2011 così come previsto dalla Delibera di Giunta Comunale n. 388 del 25/5/2012, e di adottare, senza indugio alcuno, tutti i provvedimenti che dovessero rendersi necessari laddove tale ricognizione e di riflesso l’approvazione del Rendiconto 2011 evidenzino una situazione di disavanzo.
In fede
firmato L’Organo di Revisione
Dr. Salvatore Palma
Rag. Gabriela Napoli
Dr. Gianluca Battaglia

Barracco lascia l’ARIN. Regolamento e trasparenza sulle nomine

L’avvicendamento alla guida dell’ARIN, Barracco ha difatti annunciato le sue dimissioni, pone di nuovo il tema delle nomine sindacali. Spero che per questa nomina si utilizzi un criterio trasparente e, seppure non ancora adottato il regolamento sulle nomine proposto dal sottoscritto e da Carlo Iannello, siano almeno utilizzati i criteri e sia introdotto un dibattito cittadino affinché si giunga ad una scelta condivisa. Ecco il link della proposta di delibera da noi depositata già da tempo:

https://gennaroespositoblog.com/2012/06/03/proposta-di-regolamento-nomine-e-designazioni-del-comune/

Ad il Mattino di Napoli del 18 luglio.

Come annunciato in un’intervista al Mattino, Maurizio Barracco lascia l’Arin. Dopo diciassette anni, lo storico presidente ha rassegnato ieri le dimissioni: «Ritengo che il ciclo iniziato nel 1995 si possa dire concluso alle soglie della trasformazione della società in Abc. Ringrazio l’amministrazione comunale per la fiducia che ha voluto accordare alla mia persona e per il sostegno che negli anni ha garantito a una società che è, nel frattempo, profondamente cambiata. Si è rinnovata ed ora costituisce un “caso di scuola” per una corretta gestione manageriale del servizio pubblico. Il ringraziamento va ovviamente a tutti i dipendenti, di oggi e di ieri, che hanno accompagnato il nostro cammino». «Con Arin – aggiunge – lascio una società solida che ha sempre mantenuto la sua caratteristica ovvero essere 100% Comune di Napoli impegnata in progetti importanti. Solo per citarne alcuni: il nuovo Serino con oltre 100 milioni di euro di investimento; la riqualificazione della rete idrica cittadina; la realizzazione di fonti idriche aggiuntive; analisi-controllo della qualità dell’acqua; distrettualizzazione delle reti di distribuzione; abbattimento delle perdite; lotta ai morosi; l’energia fotovoltaica nella sede Arin e nelle scuole; l’asilo nido aziendale; impianti sportivi presso il serbatoio di San Sebastiano al Vesuvio; tre orti urbani realizzati sempre presso i serbatoi Arin».

Cambio Assessori in Giunta. Chi ne sa qualcosa?

Ad oggi come consigliere comunale di Maggioranza non so nulla della sostituzione di persone e deleghe nella giunta comunale e confrontandomi con gli altri consiglieri comunali di maggioranza ho constatato che neppure loro sanno nulla se non le notizie di giornale. Credo che la questione sia molto delicata in quanto Riccardo Realfonso è stato l’unico assessore che, insieme a Raphael Rossi, indicato, invece, come tecnico, è stato indicato in campagna elettorale. Credo, quindi, che la figura di garanzia rappresentata da Riccardo Realfonso rientri nel cd. patto elettorale, in quanto, gli elettori hanno dato fiducia in base al programma, alle persone indicate ed alla persona di Luigi De Magistris. Non credo, infatti, che il Sindaco abbia proceduto ad un così importante cambio di persone senza aver avuto prima un confronto con i consiglieri comunali che rappresentano la sua maggioranza consiliare. Credo e spero che si chiarisca presto la questione. Da quanto emerge, invece, dai giornali pare che il cambio sia già stato fatto e se così fosse spero che il Sindaco sappia giustificare un così importante atto preso in totale solitudine ed in un momento così difficile per le casse comunali. Il nuovo assessore al bilancio, infatti, seppure fosse il presidente del Collegio dei Revisori in ogni caso impiegherebbe del tempo prezioso per capire come funziona la macchina comunale. Tempo che credo non ci possiamo permettere.

Incollo l’articolo oggi uscito sul “Il Mattino” del 18.07.2012

Svolta a Palazzo San Giacomo: il sindaco De Magistris manda via Riccardo Realfonzo, assessore al Bilancio, che fino all’ultimo era certo di restare. Ma in un faccia a faccia il sindaco gli ha comunicato l’invito a lasciare. La seconda volta a Palazzo San Giacomo di Realfonzo (nel 2009 era stato reclutato dalla Iervolino) finisce con un invito a uscire di scena: due anni fa fu lui a dimettersi. A prendere il posto di Realfonzo – e le sue deleghe – sarà l’ex presidente del Collegio dei revisori dei conti Salvatore Palma, già revisore anche all’epoca della Iervolino: un segnale al Pd. E ieri a Palazzo San Giacomo è entrato Enrico Panini, emiliano, che sembra vincere per il Lavoro sul napoletano Massimo Brancato e sul bolognese Giorgio Cremaschi. 

Il sindaco Luigi de Magistrs ha deciso: via Riccardo Realfonzo, assessore al Bilancio. Ha creduto fino all’ultimo di rimanere nella compagine arancione Realfonzo, tanto che alle 19,07 di ieri a sua firma l’ufficio stampa del Comune ha diffuso una dichiarazione molto piccata contro il governo ritenuto artefice principale del declassamento del rating di Palazzo San Giacomo da parte di Moody’s. Pochi minuti dopo la convocazione dal primo cittadino, un faccia a faccia nel corso del quale gli è stato comunicato l’invito a lasciare. La seconda volta a Palazzo San Giacomo di Realfonzo (nel 2009 era stato reclutato dalla Iervolino) finisce dunque in una tarda e calda serata di luglio. Due anni fa lasciò lui Palazzo San Giacomo, si dimise lanciando accuse contro tutti, autodefinendosi in un libro «Il Robin Hood di Palazzo San Giacomo». Come reagirà alla defenestrazione? È chiaro che il sindaco proverà a trovare una soluzione la meno dolorosa possibile e non è nemmeno escluso che possa proporgli qualche alternativa. Si era diffusa la voce di un ruolo nell’Abc, ex Arin, alla luce delle dimissioni di Barracco. Ma le norme prevedono che chi è stato amministratore non può ricoprire cariche in un’azienda pubblica per i successivi tre anni. 
Procediamo con ordine, perché quello appena alle spalle sarà un martedì che rimarrà nella storia della giunta guidata da de Magistris. Che il rimpasto di giunta ormai fosse chiuso lo si è capito quando il presidente del Collegio dei revisori dei conti Salvatore Palma ha rassegnato le sue dimissioni. Lui è il prescelto dal sindaco e prenderà il posto e le deleghe di Realfonzo. Il ragionamento fatto in Comune al riguardo è molto pratico. Palma è l’unico che conosce profondamente i conti del Comune, visto che era Revisore anche all’epoca della Iervolino. Inoltre in questi giorni ha tenuto i rapporti con la magistratura contabile che sta passando al setaccio le finanze dell’ente sull’orlo della crisi. Sa come muoversi e trattare «la pesante eredità del passato». E non è stato tenero nemmeno con l’attuale giunta. Infine, ma forse non ultimo come motivo, è un tecnico di area con simpatie verso il Pd. Nessuna rivoluzione copernicana, però è chiaro che politicamente è un messaggio importante verso il mondo dei democrat. Presente e stratificato nella società napoletana, che soffre tuttavia di un deficit di rappresentanza. Non a caso la segreteria provinciale e cittadina è ancora commissariata. Il secondo indizio che il cerchio del rimpasto fosse chiuso lo ha dato l’avvistamento di Enrico Panini a Palazzo San Giacomo. Esponente della Cgil, anche lui simpatizzante piddino fa parte dell’assemblea nazionale del partito, il suo assessorato sarà al lavoro. Emiliano, ha dunque vinto il ballottaggio col napoletano Massimo Brancato e il bolognese Giorgio Cremaschi. 
Nella sostanza de Magistris ieri per l’intera giornata ha lavorato al riassetto della giunta, perché al di là degli uomini e delle donne in discussione, la rivoluzione ci sarà sulle deleghe dove i movimenti si annunciano più corposi per equilibrare bene il lavoro dei singoli assessori. I quali ieri sono stati chiamati e a ciascuno il sindaco ha fatto un discorsetto serio sulla fase due della giunta e cominciato ad accennare i nuovi compiti. Molto si aspetta il primo cittadino sul concetto di squadra, vuole un gruppo coeso e forte, unito capace di fronteggiare le mille emergenze e difficoltà che Napoli presenta tutti i giorni. Scenari in divenire che verranno svelati con ogni probabilità oggi, visto che de Magistris ha convocato tutti i gruppi politici della maggioranza. Dove qualche spina non manca. Sempre dalla Federazione della sinistra. Che declina l’invito, a rappresentare quella parte politica ci sarà solo il capogruppo Alessandro Fucito. «Non accettiamo l’invito perché consideriamo deficitaria l’interlocuzione del sindaco con le forze della città che attendono un annoso riscatto e con i partiti politici» si legge in una nota. 

Anniversario della strage di Via D’Amelio affinché non sia stata inutile

Il giorno 19 luglio 2012 dalle h. 19,00 fino alle 21,30 circa, in occasione della commemorazione della strage di Via D’Amelio ci sarà un presidio pacifico di cittadini in Piazza Plebiscito, innanzi alla Prefettura, al fine di dimostrare vicinanza agli uomini dello Stato, che si impegno per il bene comune e per la lotta contro le mafie mostrando spirito di servizio ed abnegazione. Sarà l’occasione per ripeterci che i valori veri degli uomini che a qualunque titolo si occupano dello Stato e del Bene Comune rappresentano un esempio da imitare ed un monito per tutti coloro che occupano indegnamente posti nelle istituzioni sia amministrative che elettive. Sarà l’occasione per dire che noi siamo per uno Stato che sia una vera e propria società composta da Cittadini titolari di Diritti e di Doveri che non debbono pietire il riconoscimento degli interessi pubblici che sono disposti a difenderli sempre e comunque per il presente e per il futuro dei nostri figli. Portate una candela da accendere.

Nuovo stadio a Ponticelli lo stop di De Laurentis

Come presidente della Commissione Consiliare permanente con delega allo sport ed agli impianti sportivi, sono in attesa di leggere la delibera di giunta con la quale si invita alla manifestazione di interesse per la realizzazione di un nuovo stadio a Ponticelli. Ho qualche piccola perplessità sulla necessità di un’opera così impegnativa e di così grande impatto ambientale ed urbanistico, ma credo che fare uno stadio senza la squadra del cuore dei Napoletani (come leggo dall’articolo di seguito) pone non pochi problemi così come li pone anche la possibilità per un privato (De Laurentis) di condizionare così pesantemente l’azione politico/amministrativa essendo egli il presidente della squadra di calcio della città. La questione la vedo molto spinosa anche per l’approssimarsi della scadenza della convenzione dello stadio San Paolo che vede il privato in una posizione assolutamente sbilanciata ed a suo favore rispetto all’interesse pubblico. Occorrerà, ovviamente, un approfondimento delle tematiche che il tema pone, che per la grande rilevanza non potranno essere sottratte al dibattito cittadino.

Da il Corriere del Mezzogiorno del 12.luglio 2012

De Laurentis «Il San Paolo è e resterà la nostra unica casa»

Stadio a Ponticelli, il presidente del Napoli respinge qualsiasi proposta di delocalizzazione dell’impianto sportivo dove gioca il Napoli. Alla Gazzetta dello Sport dice: la casa del Napoli è e resterà il San Paolo. Proposte di altre cordate da rispedire al mittente». Un’esternazione che ha colto di sorpresa il sindaco de Magistris, sulla cui scrivania c’è un concept di una società che fa capo a Marilù Faraone Mennella che prevede la realizzazione di due stadi, di cui uno a Ponticelli. Uno studio da cui il sindaco ha preso spunto per chiedere altre proposte per lo stadio con una delibera di manifestazione di interesse. De Magistris andrà avanti e ribadisce una posizione già espressa: «Altre proposte di ristrutturazione del San Paolo saranno valutate». … Agli appassionati di stadi non sfugge che si tratta della trasposizione fotografica di uno dei più belli d’Europa. E’ l’Allianz Arena di Monaco, impianto fatto costruire in tre anni e costato poco meno di quattrocento milioni. Sui passi dell’Arena tedesca si muove, per ora, una cordata di imprenditori facente capo a Marilù Faraone Mennella, che ha presentato un concept in Comune per la realizzazione di uno stadio nuovo di zecca a Ponticelli e per il restyling completo del San Paolo. Unica proposta di project financing all’attenzione del sindaco de Magistris che ha dato poi novanta giorni di tempo (ne restano 78) ad altri imprenditori interssati per presentare proposte per indire una gara. Detto, fatto. Il tutto (a suo dire) in sintonia con il concessionario dello stadio San Paolo (per ora unico stadio cittadino), Aurelio De Laurentiis con il quale il sindaco ha da sempre un rapporto di stretta collaborazione. Accade, però, che il patron azzurro in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport abbia esplicitamente posto un freno a qualsiasi cordata di imprenditori, abbia chiuso le porte ad altri stadi cittadini che non siano l’impianto di Fuorigrotta. Alla domanda quale sarà la futura casa del Napoli, ha risposto: «Lo stadio San Paolo. Le proposte di altre cordate verranno rispedite al mittente». Un fulmine a ciel sereno che ha avuto almeno un effetto destabilizzante nei piani del Comune di Napoli. De Magistris e De Laurentiis, forse per la prima volta, non più sullo stesso binario? Deduzione troppo semplicistica. Una analisi più attenta induce legittimamente a pensare che la stoccata del presidente del Napoli fosse rivolta non al sindaco, piuttosto alla cordata di imprenditori che ha presentato il concept per la realizzazione dello stadio a Ponticelli, modello Allianz Arena. Rispedire al mittente una proposta di altri può voler significare farsi promotore di un’altra proposta che sia di sola ristrutturazione del San Paolo, l’unica casa del Napoli che De Laurentiis riconosce. De Magistris non si è smosso di un millimetro dalla posizione assunta dodici giorni fa (delibera sulla manifestazione di interesse): andiamo avanti, così come stabilito. Ribadendo, peraltro, una linea già espressa all’indomani dell’approvazione della delibera in diretta radiofononica su KissKiss. «Attendiamo altre proposte, se dovesse arrivarne una convincente, organica e funzionale, rispondente a tutti i parametri indacati, di solo restyling dello stadio San Paolo, la valuteremo con molta attenzione». Un’apertura al presidente De Laurentiis – la convenzione per i prossimi cinque anni del San Paolo verrà firmata a breve – ben conoscendo le intenzioni del patron che nell’ultimo anno ha visitato tanti stadi europei alla ricerca del modello migliore cui ispirare la ristrutturazione del San Paolo. Gli stadi inglesi, in particolare. Un investimento di portata economica inferiore rispetto a quello indicato dalla società facente capo all’imprenditrice Marilù Faraone Mennella. Un impegno economico di poco superiore a ducento milioni di euro: tanto è costato l’Etihad Stadium di Manchester, poco meno l’italianissimo Juventus Stadium di Torino. Il concept che ha aperto la manifestazione di interesse del Comune è uno studio più complesso: due stadi, insediamenti abitativi, attività sportive, musicali, di intrattenimento. Investimento, quest’ultimo da settecento milioni. Da rispedire al mittente. Settantotto giorni di tempo.

Monica Scozzafava

Spending Review Regione Campania e nomine

Il 13 maggio 2012 depositavo in Consiglio Comunale una proposta a mia firma e di Carlo Iannello di regolamento per le nomine del Comune di Napoli in enti, società ed istituzioni, tale proposta veniva anche seguita da una simile presentata dal PD (https://gennaroespositoblog.com/2012/06/03/proposta-di-regolamento-nomine-e-designazioni-del-comune/). Oggi leggo sui giornali che in Regione si stanno muovendo con tagli alle spese e trovano l’occasione di prevedere delle incompatibilità nelle nomine di competenza regionale per evitare doppi e tripli incarichi. Credo si debba fare di più e la Regione potrebbe adottare un regolamento simile  a quello da noi proposto in guisa da garantire una trasparente assegnazione degli incarichi a persone qualificate attraverso un dibattito cittadino. Spezzare il legame che avvince la politica con le nomine è per me oggi fondamentale e non c’è tempo da perdere se vogliamo recuperare i cittadini alla politica.

Da il Mattino di oggi 12 luglio 2012

Paolo Mainiero
La Regione ha la sua spending review. In commissione è stata esaminata la proposta di legge «Campania zero» che taglia i costi della politica e introduce norme per il contenimento della spesa. La spending review riguarda giunta e consiglio ma anche le Asl e tutte le società e agenzie regionali. La manovra, sostenuta da Pdl, Pd e gruppo «Caldoro presidente», prevede un risparmio di circa 6 milioni. L’esame in aula dovrebbe iniziare il 18 luglio.
Compensazioni. Dopo la battaglia, vinta, della Regione di estendere anche alla Campania le norme nazionali per le compensazioni, il consiglio regionale propone un proprio quadro normativo. Presso il dipartimento Bilancio della giunta sarà istituito il registro telematico delle compensazioni al quale potrà iscriversi chiunque sia debitore o creditore nei confronti della Regione.
Società regionali. Lo sconcertante caso di MetroCampania NordEst, con una trentina di promozioni attribuite a dirigenti e dipendenti mentre i dipendenti non avevano ricevuto gli stipendi di maggio e giugno, è una ferita ancora aperta. Per evitare che si ripetano fatti come quello, la proposta di legge prevede che le indennità degli amministratori delle società regionali possono essere corrisposte solo dopo il regolare pagamento degli stipendi ai dipendenti.
Costi della politica. La legge prevede una serie di tagli e di norme per il contenimento della spesa pubblica. Si parte dalle auto blu: sono abolite le auto di servizio, dalla giunta al consiglio regionale, dalle Asl alle società. Gli unici a poter utilizzare l’auto saranno il presidente della giunta e il presidente del consiglio. Entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge la giunta predispone un piano di dismissione delle auto di proprietà della Regione.
Drastico taglio anche delle consulenze esterne, a meno che non siano a titolo gratuito, mentre sono aboliti i rimborsi per le spese di telefonia mobile in tutta l’amministrazione regionale (solo per questo servizio si calcola in consiglio un risparmio di 150mila euro all’anno). Ad agosto, quando gli uffici del consiglio regionale saranno chiusi per ferie, i consiglieri non percepiranno le indennità di funzione. La proposta di legge interviene anche sul caso dei consiglieri raggiunti da ordinanza di custodia cautelare e sospesi dall’attività consiliare: la loro indennità di carica è ridotta di una ulteriore metà rispetto a quanto prevede la legge nazionale. In totale, la riduzione sarà del 75 per cento.
Tra i costi da tagliare anche quelli dei fitti passivi: le sedi delle agenzie e delle società dovranno essere ubicate in immobili di proprietà regionale. Il ricorso ai fitti dovrà essere una eccezione di durata limitata. Per il contenimento della spesa la Regione promuoverà inoltre la digitalizzazione degli atti.
Incompatibilità. La proposta di legge fissa una serie di paletti sulle nomine di competenza della Regione. Non potranno essere nominati negli enti, nelle agenzie, nelle Asl, nelle società partecipate parlamentari, presidenti di provincia, sindaci, assessori e consiglieri comunali e provinciali; coniugi o parenti di consiglieri e assessori regionali in carica; dipendenti dello Stato o delle Regioni che hanno avuto rapporti con gli enti in cui deve avvenire la nomina.
E a proposito di incompatibilità ieri ha preso posizione il capogruppo della lista «Caldoro presidente» Gennaro Salvatore. «La questione dei doppi e dei tripli incarichi resta un nodo irrisolto. Ciascuno – ha detto – può accampare le proprie buone ragioni ma qualche buon esempio non guasterebbe. Quanto meno contribuirebbe a ridurre la distanza tra cittadini e la politica». In Campania i casi più eclatanti di doppio incarico sono quelli dei presidenti di Provincia Luigi Cesaro, Cosimo Sibilia e Edmondo Cirielli. Due casi anche in giunta: Giovanni Romano, assessore all’Ambiente, è sindaco di Mercato San Severino; Ermanno Russo, assessore alle Politiche sociali, è consigliere regionale. Ma su Russo, Salvatore chiarisce e auspica: «I nuovi assessori devono essere consiglieri, così si risparmia».

Assemblea Napoli è Tua del 4 luglio 2012

Ieri, per chi non lo sapesse, c’è stata l’assemblea convocata da Vittorio Vasquez (capogruppo Napoli è Tua) sulle questioni che hanno riguardato il comune ed il dissenso manifestato da me e Carlo Iannello, credo sia andata bene. Ho registrato la vicinanza e la comunanza di intenti con la maggior parte degli intervenuti, circa 150 (credo). A nostro sfavore (se così si può dire) si sono espressi solo i consiglieri: Sgambati (che ha chiesto le nostre dimissioni), Rinaldi (che ha ritenuto il nostro un atto di vanità), ed in modo più attenuato Varriale e Pace. Tra le persone intervenute c’è stata una sola voce contraria con riferimento al metodo (non tanto ai contenuti) con il quale abbiamo manifestato il dissenso, quella di Daniela Villani (per chi la conosce). Vasquez ha manifestato ancora una volta uno spirito critico verso comportamenti non comprensibili del sindaco pur stigmatizzando il nostro atto di dissenso in sede di approvazione di bilancio. Ho trovato interessante l’esperienza ma come andare avanti? Come fare in modo che le persone si interessino, partecipino anche con spirito critico. Questo credo sia il vero tema. La partecipazione ed il controllo costa fatica ed impegno e mi rendo conto che non tutti possono (tra figli, lavoro, casa, vacanze, genitori etc.), ma se non ci impegniamo se non incrementiamo le nostre difese ci saranno sempre di più consiglieri comunali, provinciali, regionali e  parlamentari che non sanno neppure scrivere un emendamento (per restare solo sul tecnico). Scuola di politica? Ma quale partito la fa? Molte persone dicono cose serie e comprensibili e poi? che si fa? Ho contatti con numerosi gruppi di persone tra associazioni, federazioni sportive, comitati ecc… ma metterli insieme è sempre un problema. La cd. massa critica che preferisce twittare, bloggare, messaggiare … e guardarsi negli occhi quando? Nella occasione della assemblea ho provocatoriamente chiesto che si nominasse un segretario “di partito”, un quadro dirigente di Napoli è Tua ma proprio dal capogruppo è arrivato uno stop … un rinvio … un’accusa di demagogia (che non ho neanche ben compreso) ho anche provocatoriamente proposto la costituzione di un partito, sono soggetti previsti dalla costituzione, e non ho paura della parola “partito” perché i partiti li fanno gli uomini …

Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti manifestando la loro opinione e le loro idee è questo ciò che conta!

Di seguito il link con il resoconto stenotipico del consiglio comunale con i tratti salienti della questione che ha riguardato il dissenso nel consiglio comunale scorso:

https://gennaroespositoblog.com/2012/07/05/resoconto-stenotipico-consiglio-comunale-del-22-06-2012-i-tratti-salienti-sulle-questioni-poste-da-espositoiannello/

Questo invece il mio intervento

https://gennaroespositoblog.com/2012/06/22/consiglio-comunale-del-2122-giugno-2012-sul-bilancio-preventivo-il-mio-intervento-critico/

Questo quello di Carlo Iannello

http://carloiannello.blogspot.it/2012/06/il-mio-intervento-di-questa-mattina-in.html

Via i dirigenti, paralisi al Comune a rischio il 70 per cento dei servizi

Interessante articolo sullo stato delle casse comunali con riferimento alla spesa del personale. A ciò vorrei aggiungere la sola considerazione che i dirigenti a contratto di cui si parla, senza nulla togliere al loro valore ed alle loro capacità sicuramente all’altezza, sono per la maggior parte stati “arruolati” senza concorso dalle passate amministrazioni. Oggi la Corte dei Conti chiede il rientro dei parametri atteso lo sforamento.

Tiziana Cozzi in La Repubblica di Napoli 5 luglio 2012

Il vicesindaco Sodano: “Chiederemo una deroga”. Urbanistica e mobilità in difficoltà dopo la nota della Corte dei conti

Cinquantasei dirigenti da mandare a casa entro il 27 luglio. Il Comune rischia la paralisi. È l’effetto della nota della Corte dei conti inviata il 25 giugno a Palazzo San Giacomo: un “richiamo” per aver sforato i parametri di legge per la spesa del personale. Un rilievo della magistratura contabile che ora rischia di travolgere l’intera macchina comunale, già gravata da una situazione debitoria pesante, dai tagli di Stato e dalle ferie estive. Perdere professionisti che da anni occupano centri nevralgici di Palazzo San Giacomo significa imporre lo stop al 70 per cento dei servizi. Peppe D’Alessio, che ha progettato la Ztl del Mare di Chiaia, persona di riferimento dell’assessorato alla Mobilità.

Il generale Luigi Sementa, dirigente della Polizia municipale. Paola Sabatin, punto di riferimento della ragioneria generale. Il direttore ella municipalità del Vomero e altre decine di dirigenti di punta chiuderanno un’esperienza professionale decennale. L’ufficio urbanistica si ritrova senza la maggioranza dei tecnici, ne restano soltanto 2. Uffici che perdono collaboratori di rilievo, servizi che rischiano la paralisi di qui a qualche giorno, sezioni bloccate per assenza di personale. Intanto restano ferme le progressioni verticali, lo scorrimento delle graduatorie. Il Comune ha sforato del 3 per cento i parametri stabiliti dalla legge per la spesa relativa al personale. Ha speso cioè 50 milioni di euro in più, somma che oggi va tagliata.

Secondo la legge il Comune non può rinnovare 56 contratti tra cui 17 sono destinati ad andare via definitivamente, 39 torneranno a fare i funzionari, altri 17 sono contratti esterni e quindi già fuori dalle stanze comunali. Tutti i servizi devono essere affidati agli 80 dirigenti interni, alcuni vicinissimi alla pensione, sui quali già gravano decine di sezioni. Soltanto 3 i tecnici “sopravvissuti”, per il resto si tratta di amministrativi.

«È una norma ingiusta che deriva dalla situazione del passato — chiarisce il vicesindaco Tommaso Sodano — discende infatti dal computo del 2011, quando avevamo già ridotto le spese. Chiederemo una deroga almeno di 6 mesi per riconfermare alcune figure, così non possiamo andare avanti. Si azzerano i tecnici interni, nel mio dipartimento vanno via 4 su 6 del reparto fognature, resta sguarnito tutto il settore della bonifica. Anche la responsabile della Protezione civile sta per andare via. Non si può ragionare con l’accetta».

La notizia è arrivata come un fulmine. I conti erano stati già presentati dagli esperti del Comune, tutto sembrava a posto. Poi, la richiesta da parte della magistratura contabile di una relazione dettagliata sulle spese correnti effettuate, cioè la precisazione su ogni singolo capitolo. È così che i conti non sono tornati più. E tra i corridoi qualcuno mormora che mai era accaduto ai tempi della giunta Iervolino, sebbene anche allora la situazione fosse critica.

Piero Craveri Se Napoli non è più Tua

napoli

  • Mercoledì 27 Giugno, 2012
  • da il CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – NAPOLI

Sono d’accordo con Vittorio Vasquez, non servono, per descrivere quanto avviene oggi nel Comune di Napoli, le grandi metafore della storia, tratte dal museo delle cere del comunismo, come Stalin e Trotsky. Qui non c’è rivoluzione, c’è piuttosto continuità col passato, negli atti amministrativi e nei problemi irrisolti, e i tratti di costume politico anch’essi non differiscono da prima. Hanno solo un piglio più spregiudicato, si pensi alle proposte urbanistiche per Bagnoli e per Ponticelli, fuori da qualsiasi riferimento normativo, nonché più demagogico, adombrando uno sconnesso «populismo», nella forma più misera, quella del panem ad circenses di romana memoria, con il perseguire grandi eventi come la Coppa America ieri, domani il tennis, il ciclismo, con un’inventiva da cortometraggio, là dove al contrario il Forum delle Culture, che poteva essere una vetrina internazionale, ma richiedeva qualche competenza in più organizzativa e culturale, è ormai morto nelle mani di apprendisti incapaci. Ma i problemi di ordinaria amministrazione, scuole, trasporti, viabilità, decoro urbano, raccolta dei rifiuti, eccetera, non sembrano aver fatto un solo passo avanti.

La cosa più grave è che nulla è stato fatto per riempire il drammatico vuoto politico in cui si era paradossalmente conclusa l’avventura bassoliniana e che la destra non aveva saputo riempire, almeno in città. In fondo il successo elettorale di de Magistris aveva questa premessa e si accompagnava a una promessa di ricostruire un tessuto politico rinnovato nei metodi e nelle procedure. C’è chi ci ha creduto, certamente l’assessore Narducci, come i consiglieri Esposito e Iannello. Il dissenso è significativo, segna la fine dell’illusione di alcuni che avevano preso alla lettera i propositi della vigilia, a cui, tra l’altro, i due consiglieri dicono di voler rimanere fedeli e di non avere partecipato alla votazione del bilancio, nella speranza di un chiarimento che rinverdisca gli iniziali propositi. Vasquez , col suo assertorio considerarli ormai «fuori dai piedi», è stalinista solo per antica memoria. I suoi «fuori» dalla «maggioranza», addirittura dalla «città» declinano in realtà la logica della lotta «per bande», per cui si segue il capo e basta. Con ciò non si rende conto di affossare così, proprio lui, qualsiasi richiamo possibile alle origini del progetto di «Napoli è Tua» e di de Magistris.

Napoli torna così all’abituale logica di una politica dominata dagli interessi particolari, pur contrastanti, e dall’iniziativa personale di alcuni. Per un napoletano potrebbe essere diverso, ma de Magistris si troverà prestissimo di fronte all’alternativa di considerare la sua carica di sindaco come nient’altro che un trampolino per un altro possibile avvenire. Così il problema del vuoto politico nella città di Napoli si può riproporre secondo la formula che «Napoli è sempre di qualche altro».

Vittorio Vasquez la risposta a Scotto di Luzio

Caro direttore, come un incorreggibile vetero-comunista mi accingo a dare libero sfogo alla mia anima stalinista e pertanto ho provveduto a reclutare il Siqueiros di turno per eliminare Iannello-Trotzkij. Questo consentirà a Scotto di Luzio di vedere pienamente realizzato lo scenario da lui evocato, con l’unica differenza che — come diceva un altro vecchio comunista — quando la storia si ripete è sempre sotto la forma della farsa. Comunque ammiro la sua conoscenza dei «testi sacri» che lo portano a usare con precisione i termini «frazionismo», «concezione organistica di popolo», «servire il popolo», «condanna per apostasia», «frazione massimalista». «Ma va là!» (per usare una sua espressione). Assumendo un tono leggermente più serio, intendo segnalare al mio inquisitore che forse non sarebbe male se nel dibattito politico facesse la sua comparsa un pizzico di ideologia per aiutare a orientarci meglio in un presente privo di idee regolatrici e totalmente assoggettato a un pensiero unico che ci porta a vivere in un presente desertificato. Nel merito: la votazione sul bilancio comunale ha il valore politico di una mozione di fiducia sull’amministrazione; così come la legge finanziaria per il governo nazionale. Se il dissenso dei due consiglieri del Gruppo Net era nei confronti della delibera presentata dall’assessore Realfonzo occorreva esprimersi nel merito e soprattutto non dovevano esserci i ripetuti voti a favore di tutte le delibere collegate. Se il dissenso era nei confronti del sindaco de Magistris occorreva presentare una formale mozione di sfiducia come previsto dalla prassi consiliare. Viceversa l’uscita dall’aula si è configurata come una formale delegittimazione della Giunta, così come avviene in tutte le istituzioni elettive quando non s’intende riconoscere l’autorevolezza del proponente. Non a caso il consigliere Moretto (Pdl) ha dichiarato di restare in aula in rapporto alle dichiarazioni finali del sindaco che aveva sottolineato il valore della critica anche da parte dell’opposizione. A oggi non mi risulta che qualcuno sia stato espulso dal Gruppo Net. Discuteremo insieme le questioni di merito. Invece confermo che, se si delegittima l’amministrazione, di fatto — ma per propria scelta — ci si pone al di fuori della maggioranza. Senza ambiguità. Quanto poi alla natura minoritaria di questa Giunta sottolineo che la legge elettorale non l’ha approvata né de Magistris né qualcuno di questa maggioranza. D’altronde i marchingegni elettorali li ha prodotti la vecchia partitocrazia al punto che in tutta Italia esistono governi nazionali e locali assolutamente privi della maggioranza dei voti degli lettori aventi diritto. Che facciamo? Dichiariamo illegittime tutte le istituzioni elettive? «Ma va là!». Va a finire che chiediamo la decadenza anche del presidente degli Stati Uniti. Berlinguer e Moro erano persone serie: per piacere lasciamole rispettosamente in pace.
Vittorio Vasquez
Capogruppo di «Napoli è Tua»
al Consiglio comunale di Napoli

Iannello ed Esposito su programma, Narducci ed Asìa’ replica di Vasquez

netLa Repubblica del 23 giugno 2012 —   pagina 4   sezione: NAPOLI

PRIMA del voto finale sul bilancio, dopo oltre 25 ore di lavori, chiedono la parola i consiglieri Gennaro Esposito e Carlo Iannello di “Napoli è Tua” e annunciano che stanno per uscire dall’ aula e non votano il bilancio. Motivo della decisione, «la necessità di sciogliere alcuni nodi politicie vicende che hanno contraddetto il programma elettorale». Uno strappo all’ interno della lista civica che ha appoggiato Luigi de Magistris in Campania elettorale. Una rottura che segue una turbolenta cena di due settimane fa, in cui erano volati insulti proprio tra il sindaco e Iannello. Ma, soprattutto, una frattura che amplia la faglia aperta dall’ abbandono della giunta dell’ assessore alla Legalità Giuseppe Narducci questa settimana. Carlo Iannello, nel suo intervento, chiede al sindaco un chiarimento politico e mette in chiaro i punti: «Le dimissioni di Narducci hanno posto dei problemi politico-amministrativi. Narducci ha citato fatti amministrativi: caso Raphael Rossi, delibera di giunta di agosto sull’ Asìa per l’ assunzione dei 21 lavoratori, questione Romeoe Insula Antica Dogana». Ma le questioni politico-amministrative «in cui si svela l’ allontanamento dal programma elettorale sono anche altre – aggiunge Iannello – l’ esclusione di Bagnoli e l’ accordo con l’ unione industriali per Coppa America, il rapporto con la società Bagnoli Futura e la vendita dei suoli di Bagnoli in cui si è annunciato un sito di compostaggio, la costruzione di un nuovo stadio escludendo gli uffici competenti». Si sente tradito rispetto al programma elettorale anche Gennaro Esposito e lui pure chiede «in nome della discontinuità promessa in campagna elettorale i perché del caso Rossi, i perché del caso Asìa, i perché del caso Romeo, i perché del caso Narducci, il perché del programma elettorale a cui non si fa più cenno». CRISTINA ZAGARIA

Vasquez: ‘Formalisti e intransigenti, ma noi restiamo col sindaco’

23 giugno 2012 —   pagina 4   sezione: NAPOLI

E SE i due “dissidenti” di Napoli è tua lasciano l’ aula di via Verdi, il capogruppo, Vittorio Vasquez e gli altri esponenti restano accanto al sindaco e prendono le distanze dal gesto dei compagni di lista. «Sono e siamo rammaricati più che dell’ uscita dall’ aula di Iannello ed Esposito – commenta Vasquez – della decisone dei due amici di allontanarsi, sottovalutando il valore politico dell’ approvazione del bilancio, che non è solo un giudizio rispetto a un documento contabile, ma rispetto a un anno di amministrazione». Vasquez cerca di smorzare la rottura: «Riconosco le capacità e le qualità di entrambi e il contributo dato in quest’ anno, ma non condivido il loro atteggiamento, dettato non so se da inesperienza politica o da un formalismo giuridico molto intransigente». Per Vasquez «questo strappo» interno a “Napoli è tua” «andava avanti da un po’ di tempo, anche in virtù di un dissenso personale tra Iannelloe il sindaco, acuito poi dall’ uscita dalla giunta di Narducci per questioni anche lì personali». E aggiunge: «Credo che poi il tutto sia stato acuito dalla preoccupazione anticipata dell’ eventuale uscita di Realfonzo dalla giunta». Vasquez difende la posizione critica della lista civica: «Non solo loro, ma tutti noi abbiamo mostrato il nostro dissenso su alcuni punti, mantenendo però sempre posizioni leali. E penso a Bagnoli, alle incertezze rispetto alla Coppa America e soprattutto al punto più lacerante, ma su cui siamo stati tutti concordi, l’ accordo con Romeo e l’ idea di un intesa che possa creare un progetto come Insula». Ma non risparmia i due “dissidenti”: «Ovviamente tutto questo non ci doveva portare a una divisione. Non so che percorso seguiranno, le porte sono sempre aperte per loro, però devono capire che un gruppo è tale perché condivide una uguale impostazione politica».
CRISTINA ZAGARIA

L’epurazione di N E’ T

net(di Adolfo Scotto di Luzio da il Corriere del Mezzogiorno del 24 giugno 2012) In quella commedia dell`assurdo a cui sempre di più assomiglia la politica napoletana un nuovo capitolo è stato aggiunto dalle traversie del voto sul bilancio del Comune. Come è noto, dopo le dimissioni dell`assessore Narducci, e in conseguenza delle sue accuse, due consiglieri di un certo rilievo della lista civica che ha appoggiato l`elezione di de Magistris a sindaco della città. Napoli è Tua, Carlo Iannello e Gennaro Esposito, non hanno votato il documento contabile.

È un atto che equivale a una sfiducia politica ma senza rilevanti effetti. Per quanto infatti la maggioranza del sindaco si sia ridotta resta pur sempre la maggioranza e come ormai dovrebbe aver insegnato Berlusconi anche un solo voto di vantaggio è pur sempre un vantaggio. L`attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini se la ricorda bene la battaglia del dicembre 2010. Il tentativo di far cadere il governo fallì e Futuro e Libertà andò in frantumi. Questo accade perché la logica della politica attuale è di tipo monocratico. Finché il capo ha un numero sufficiente di forze resta saldamente al comando.
Se dunque il caso lannello-Esposito è irrilevante per i suoi esiti sulla tenuta di de Magistris è tuttavia istruttivo in termini più generali per quello che rivela sulla cultura di questo governo rivoluzionario della città dopo la fine di tutte le ideologie novecentesche. In particolare sulla lista civica Napoli è Tua, che avrebbe dovuto apportare all`esperienza del sindaco la linfa della cosiddetta società civile e che invece proprio in questa occasione rivela tutti i tic di un piccolo partito bolscevico in seno alla maggioranza. Sulle tendenze all`interno di questa formazione marxista-leninista sotto mentite spoglie non ci giurerei, ma certo il linguaggio fa impressione. A stare alle cronache, il capogruppo della lista al Comune Vittorio Vasquez di fronte a quello che ai suoi occhi deve essere apparso come un atto intollerabile di frazionismo dei due consiglieri pare sia sbottato ammonendoli che con quel loro atto si mettevano fuori dalla maggioranza della città. Avete letto bene, Vasquez non ha detto dalla maggioranza e basta, ma «dalla maggioranza della città».
Ora a parte il fatto che evidentemente Vasquez non sa contare, essendo nota la natura minoritaria di questa giunta se proprio la vogliamo rapportare non ai voti espressi ma alla massa complessiva degli elettori, molti dei quali non hanno votato, la cosa che veramente lascia scioccati è la concezione organicistica di popolo che traspare da queste parole. Come per tutti gli eretici, il rischio in cui veramente incappano i dissenzienti è l’estraniazione rispetto al corpo dei fedeli. Uscire dal Popolo per chi ritiene ancora che il problema sia Servire il Popolo è evidentemente la più grande delle sciagure. Il tradimento massimo, quello che fa dei due dissidenti dei reietti.
Ora, di fronte a questo delirio o a questa incredibile manifestazione di ingenuità del capogruppo Vasquez, dipende da che lato vogliate considerare la faccenda, se da quello della sclerotizzazione dell` identità politica o, più bonariamente, da quello dell`incapacità di rendersi conto delle circostanze, di fronte a questa uscita, diciamo così, singolare i due reprobi invece di rispondergli con una risata, del tipo «Ma va là», l`hanno presa sul serio. E lannello, credo di ricordare, il più giovane dei due, pensa bene di tirare fuori il nome glorioso di Rosa Luxemburg, la rivoluzionaria russo-polacca uccisa nel 1919. Semplicemente, il consigliere Carlo lannello, bella speranza della società civile napoletana, era sorpreso che un uomo, formatesi sui testi della Luxemburg e della migliore tradizione della sinistra marxista non ortodossa, giuro ha detto proprio così, potesse minacciare non solo un`espulsione ma addirittura una condanna per apostasia.
Ora, la domanda che vorrei fare, a Vittorio Vasquez, a Carlo lannello e, in fondo, a tutti noi è la seguente: ma vi siete chiesti se al mondo esiste, nel 2012, un`altra assemblea elettiva in cui, non solo riecheggiano i nomi di un tempo così lontano, ma addirittura l`identità e le posizioni politiche dei rappresentanti di una città moderna e complessa si lascino definire nei termini della tradizione della III Intemazionale?
Un mio amico elettronico ha osservato spiritosamente che forse ai protagonisti di questa vicenda nessuno aveva pietosamente detto, per non turbarne le giornate affaticate evidentemente, che Berlinguer e Moro erano morti da tempo.
Mi sono permesso di fargli rilevare che forse non sapevano nemmeno che Giacinto Menotti Serrati stesse ormai poco bene. Per chi non lo sapesse, Menotti Serrati è il capo glorioso della frazione massimalista del Psi al congresso di Bologna. Correva l`anno 1918. All`epoca, Rosa Luxemburg era ancora viva, sebbene poveretta, ancora per poco.

Il nostro non voto sul bilancio

  • netSabato 23 Giugno, 2012
  • CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – NAPOLI
Sì al bilancio ma il sindaco perde 8 voti Esposito e Iannello, scontro con Vasquez

NAPOLI — La giunta comunale ha ottenuto il via libera dell’aula al primo bilancio di previsione dell’era de Magistris. «Ora siamo più forti», ha detto il sindaco dopo un’estenuante maratona di 27 ore per votare centinaia di emendamenti e ordini del giorno. Contestualmente, però, s’è consumata anche la prima, vera frattura nella maggioranza che sostiene de Magistris con due consiglieri comunali, Iannello ed Esposito di «Napoli è Tua», che sono usciti dall’aula per non votare l’atto. Gesto che si è unito a quello di Carmine Attanasio, pure lui rimasto fuori, che già nei giorni scorsi aveva lasciato IdV per rifondare il gruppo dei Verdi al Comune. Questo mentre il sindaco ha sbottato definendo «cazzate» le cose dette «da alcuni consiglieri». Quali siano, però, esplicitamente non lo ha detto. Sull’affermazione colorita del sindaco è insorto Attanasio, che ha duramente censurato questo atteggiamento del primo cittadino. Il bilancio è stato votato da 27 consiglieri comunali, sindaco compreso. Un numero basso, tanto più se si considera che il bilancio del 2011 «incassò» 35 voti; quindi, in un anno, su quello che è il documento più importante per un Comune — il bilancio — il sindaco ha perso 8 voti. Questo perché il Pd, che pure pareva fosse a un passo dall’entrare in giunta col sindaco, si è astenuto. Stesso discorso ha fatto l’Udc, con Lebro che si è astenuto insieme a Raimondo Pasquino, che, però, da presidente, per prassi non vota mai. Si astenuto pure Ciro Borriello di Sel. Assente in aula Fli. E assente quasi in blocco, ovviamente, pure l’opposizione di centrodestra nella quale il solo Moretto ha votato «no». Ma è quella con Iannello ed Esposito la questione politica che si è consumata ieri e che ha fatto andare in frantumi parte del popolo «arancione». Il capogruppo di «NeT», Vittorio Vasquez, in un documento ha sostenuto che «si tratta di un atto politico che per la sua gravità li ha posti al di fuori della maggioranza che si riconosce nella guida amministrativa del sindaco de Magistris». Ma i due consiglieri non si sentono affatto fuori dalla maggioranza, rivendicano invece il diritto di dissentire su alcune decisioni vista «la necessità — hanno spiegato — di sciogliere nodi politici e vicende che hanno contraddetto il programma elettorale». Nel suo intervento Iannello ha ricordato che «le dimissioni di Narducci hanno posto dei problemi politico-amministrativi». «Narducci — è stato il ragionamento del consigliere di NeT — ha citato fatti amministrativi: il caso Rossi, delibera di giugno per assumere 21 lavoratori; la questione Romeo e Insula antica Dogana. E stiamo parlando di atti amministrativi, non di rapporti personali». Iannello, che ha partecipato alla stesura del programma elettorale del sindaco, ha elencato una lunga lista di cose che non gli sono andate giù: «La coppa America — ha ricordato — ci ha portato anche all’accordo con l’unione industriali, che è stato sancito in una delibera di proposta al consiglio con cui abbiamo consentito all’unione industriali di assumere la presidenza di questa società; poi l’improvvisazione che si può esemplificare con la conferenza stampa per annunciare la vendita dei suoli di Bagnoli in cui si è annunciato contemporaneamente un sito di compostaggio proprio a Bagnoli; la vicenda relativa alla costruzione di un nuovo stadio emarginando del tutto gli uffici competenti, la commissione urbanistica e quindi il consiglio comunale». «Ma ciò che lascia perplessi — ha concluso Iannello — è che in questo primo anno di amministrazione è mancata un’idea di città, o meglio l’idea di città c’è, è contenuta nel programma elettorale, forse non c’è stata la possibilità di perseguire quell’idea, quel disegno complessivo, e si è stati costretti ad andare avanti per progetti scollegati da un filo conduttore». Soddisfatto è invece l’assessore Realfonzo. Per lui, da giorni nel tan tam sul possibile rimpasto in giunta, è stata una prova di resistenza. E non è finita. Perché d’ora in poi il rimpasto terrà banco.

Luisa Bossa il Caso Narducci e l’ingresso del PD in Giunta

 

Da La Repubblica Napoli di oggi.

La prospettiva data dall’On.le Luisa Bossa sulle dimissioni di Narducci e sull’errore che farebbe il PD ad entrare nella Giunta del Comune di Napoli

«SCELGO persone che hanno grande autonomia di giudizio, grande capacità politica, grande entusiasmo, passione, competenza». Con queste parole, il sindaco di Napoli, appena un anno fa, presentò la sua giunta comunale.Tra quegli assessori, c`era anche Giuseppe Narducci, un magistrato noto per essere intransigente e rigoroso. A dodici mesi di distanza, il sindaco scopre che Narducci non «ha dato nessun contributo, ha fallito». Lo scopre, guarda caso, subito dopo che il magistrato ha consegnato dimissioni irrevocabili e nette, con parole molto dure su temi fondamentali come legalità, trasparenza, discontinuità con il passato, democrazia intema. La sfuriata di de Magistris contro Narducci, oltre a essere una caduta di stile sorprendente, mi è sembrato un segno di grande debolezza. Se fosse vero che Narducci non ha lavorato bene, de Magistris avrebbe dovuto rimuoverlo, assumendosi la responsabilità di una scelta sbagliata. Invece il sindaco scopre che Narducci ha male operato solo quando questi — in una politica disabituata al gesto nobile delle dimissioni—rinuncia volontariamente al suo incarico e alla sua poltrona. Lo fa prendendo carta e penna, e scrivendo un j`accuse dolente e durissimo, a cui il primo cittadino non risponde nel merito, preferendo la strada della rissa e dell`insulto personale.
L’ obiettivo mi sembra chiaro: alzare una cortina di fumo sul contenuto di quella lettera, che invece va analizzata con molta attenzione. Chi conosce Narducci sa che non si tratta di un uomo sprovveduto, ne di una persona priva di senso della responsabilità, di cautela e rigore. Se il magistrato Narducci arriva a dire una cosa, è perché le ragioni sono serie e ben ponderate.
Ma che cosa dice, nello specifico, l`ex assessore, nel momento in cui rassegna le dimissioni? Fondamentalmente, tre cose. La prima riguarda la cultura della legalità. La seconda, questioni amministrative importanti come il Bilancio, la vicenda Romeo, le assunzioni nell`Asia. La terza, la denuncia di una forte mancanza di democrazia e trasparenza al Comune. Tre vicende su cui è utile che si apra un dibattito vero. Questa volta non basterà, al sindaco alzare un po’ la voce, e intonare qualche slogan, per metterle da parte.
«Ritenevo — scrive Narducci — che Napoli dovesse superare una infausta visione culturale secondo la quale i comportamenti illegali possono essere tollerati e accettati poiché sono comunque regolatori di equilibri del vivere civile e, senza di essi, si apre la strada al disordine sociale». È una frase pesante, che chiama in causa quella discontinuità rispetto al passato che viene invocata dal sindaco a ogni discorso. Certe «dinamiche — sottolinea Narducci — sembrano collocarsi su una linea di assoluta continuità con vecchie logiche del passato, logiche che ritenevo, nella nuova situazione, non potessero più riproporsi. In queste vicende, come però anche in altre di pari rilievo, non sono mancati problemi causati da una inadeguata o insufficiente, quando non del tutto assente, comunicazione di elementi informativi ai membri della giunta, con inevitabili ripercussioni sulla reale ed effettiva condivisione delle scelte nonché sulla stessa ponderatezza delle decisioni assunte». Un deficit, quindi, al tempo stesso, di legalità e democrazia interna. «L`impressione che io ne ricavo — conclude Narducci — è quella dell`affermarsi di un “clima” che appare chiaramente ostile alla libera manifestazione delle idee e delle opinioni dissenzienti».
A un anno dalla vittoria di de Magistris, e della nomina della giunta, mi sembrano parole pesanti, che svelano il volto di un progetto amministrativo con tante contraddizioni, e che interrogano profondamente anche il Pd. Si parla insistentemente, com`è noto, di un ingresso in maggioranza e in giunta di uomini vicini al Partito democratico. Io non sono d`accordo. Il Pd ha perso il primo turno alle elezioni comunali, e deve rispettare il responso del voto.
Restiamo dove siamo, senza incarichi, con le antenne dritte sui bisogni della città. Significa costruire uno spazio di azione politica nel sostegno ai progetti che vanno nell`interesse della comunità, e nella lotta ai nodi irrisolti di un`amministrazione che ama proporsi come innovatrice e che va incalzata su questo terreno senza alcun “consociativismo”. Il caso Narducci ha portato fuori elementi pesanti. A noi il compito di una vigilanza attenta, non pregiudiziale e non allineata. Ne opposizione strumentale ne maggioranza asservita. Mani libere a difesa della città.

Chi scrive è deputata del PD

Consiglio Comunale del 21 giugno 2012 di approvazione del Bilancio Preventivo

Domani il Consiglio Comunale di Napoli è chiamato all’approvazione del bilancio preventivo a cui non è preceduto quello consuntivo. Diciamo che i nodi politici e tecnici sono tanti. Quelli politici sono i temi di cui si è discusso tanto anche negli ultimissimi giorni. Quelli tecnici sono un vero macigno attesa la sentenza della Corte Costituzionale n. 70 del 2012 che fa giustizia e cancella l’uso precedentemente invalso di approvare, nelle amministrazioni pubbliche, bilanci preventivi senza consuntivi. La citata sentenza si riferisce proprio al bilancio della nostra Regione. E’ ovvio che le responsabilità connesse alla approvazione gravano su tutti i consiglieri che votano e per me sono strettamente connesse alla visione politica ed alla condivisione delle scelte amministrative che sono in primis connesse all’attuazione del programma elettorale per cui i cittadini ci hanno dato fiducia. Di seguito la sentenza della Consulta per chi volesse cimentarsi e che fa riferimento al solo aspetto tecnico giuridico della validità dell’atto e non a quello della resposnabilità contabile/erariale connessa.

SENTENZA N. 70

ANNO 2012

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Franco GALLO; Giudici : Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Mario Rosario MORELLI,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 1, commi da 5 a 9, 5 e 10, comma 2, come integrato dalla nota informativa allegata sub G, della legge della Regione Campania 15 marzo 2011, n. 5 (Bilancio di previsione della Regione Campania per l’anno 2011 e bilancio di previsione per il triennio 2011-2013), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 13 maggio 2011, depositato in cancelleria il 23 maggio 2011 ed iscritto al n. 50 del registro ricorsi 2011.

Visto l’atto di costituzione della Regione Campania;

udito nell’udienza pubblica del 6 marzo 2012 il Giudice relatore Aldo Carosi;

uditi l’avvocato dello Stato Maria Letizia Guida per il Presidente del Consiglio dei ministri e l’avvocato Beniamino Caravita di Toritto per la Regione Campania.

Ritenuto in fatto

1. — Con ricorso notificato in data 13 maggio 2011 e depositato nella cancelleria della Corte in data 23 maggio 2011, il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha sollevato, in riferimento agli artt. 81, quarto comma, 117, secondo comma, lettera e), con riguardo alla materia del sistema contabile dello Stato, e 117, terzo comma, della Costituzione, con riguardo ai principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, questioni di legittimità costituzionale dell’articolo l, commi 5, 6, 7, 8 e 9, nonché dell’art. 5, anche in riferimento alla nota informativa di cui all’art. 10, comma 2, della legge della Regione Campania 15 marzo 2011, n. 5 (Bilancio di previsione della Regione Campania per l’anno 2011 e bilancio di previsione per il triennio 2011-2013), pubblicata nel B.U.R. n. 18 del 16 marzo 2011.

1.1. — L’art. 1, comma 5, autorizza l’iscrizione della somma complessiva di euro 260.000.000,00 nelle seguenti unità previsionali di base (UPB): 1.82.227, denominata «Contributi per concorso nell’ammortamento di mutui» per euro 200.000.000,00 e 1.1.5, denominata «Acquedotti e disinquinamenti» per euro 60.000.000,00. Per la copertura finanziaria è stabilito che si faccia fronte con quota parte del risultato di amministrazione – avanzo di amministrazione a destinazione vincolata.

L’art. 1, comma 6, autorizza l’iscrizione nella UPB 7.28.64, denominata «Fondi di riserva per spese obbligatorie e per il pagamento dei residui passivi colpiti da perenzione amministrativa e reclamati dai creditori», della somma di euro 300.000.000,00 per il pagamento degli impegni di spesa di parte corrente ed in conto capitale regolarmente assunti negli esercizi precedenti, caduti in perenzione alla chiusura dell’esercizio precedente a quello cui si riferisce la legge regionale n. 5 del 2011, e che si prevedeva di pagare nel corso dell’esercizio 2011. Per la copertura finanziaria è stabilito che si faccia fronte con quota parte del risultato di amministrazione – avanzo di amministrazione.

L’art. 1, comma 7, autorizza l’iscrizione nella UPB 6.23.57, denominata «Spese generali, legali, amministrative e diverse», della somma di euro 75.000.000,00 per il pagamento dei debiti fuori bilancio. Per la copertura finanziaria è stabilito che si faccia fronte con quota parte del risultato di amministrazione – avanzo di amministrazione.

L’art. 1, comma 8, autorizza l’iscrizione nella UPB 4.15.38, denominata «Assistenza Sanitaria», della somma di euro 25.000.000,00 per «ricapitalizzazione Aziende sanitarie locali ed Aziende ospedaliere ex art. 2, comma 1, della legge regionale 27 agosto 2002, n. 17 – piano decennale – annualità 2011». Per la copertura finanziaria è previsto che si faccia fronte con quota parte del risultato di amministrazione – avanzo di amministrazione.

L’art. 1, comma 9, autorizza l’iscrizione della somma complessiva di euro 189.000.000,00 così come da elenco allegato sotto la lettera A. Per la copertura finanziaria è previsto che si faccia fronte con quota parte delle economie di cui al precedente comma.

Con riguardo alle predette disposizioni, il Presidente del Consiglio dei ministri deduce che non era stata ancora certificata l’effettiva disponibilità dell’avanzo di amministrazione con l’approvazione del rendiconto per l’esercizio finanziario 2010, così come invece sancito dall’art. 44, comma 3, della legge della Regione Campania 30 aprile 2002, n. 7 (Ordinamento contabile della Regione Campania articolo 34, comma 1, D.Lgs. 28 marzo 2000, n. 76). Per tale ragione, lo stanziamento delle somme di cui alle disposizioni impugnate risulterebbe privo della necessaria copertura finanziaria, in violazione dell’art. 81, quarto comma, Cost. e della competenza legislativa statale in materia di ordinamento contabile dello Stato (art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.) e di determinazione dei principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica (art. 117, terzo comma, Cost.).

L’art. 1, comma 6, della predetta legge della Regione Campania n. 5 del 2011 è ulteriormente censurato dal Presidente del Consiglio dei ministri per violazione dell’art. 81, quarto comma, Cost., in quanto si osserva che, a fronte di uno stanziamento, in esso indicato, di euro 300.000.000,00, l’ammontare dei residui perenti al 31 dicembre 2008, ultimo dato ufficiale disponibile, era stato pari a circa euro 3.700.000.000,00. In proposito, sottolinea la ricorrente che l’entità di tale stanziamento non appare improntata a criteri di prudenzialità, in quanto, così come anche sostenuto dalla Corte dei Conti, Sezione delle Autonomie (delibera n. 14/AUT/2006), per apprestare una sufficiente garanzia di assolvimento delle obbligazioni assunte, la dotazione del fondo residui perenti dovrebbe avere una consistenza tale da assicurare un margine di copertura pari al 70% degli stessi.

L’art. 5, commi 1 e 2, della legge della Regione Campania n. 5 del 2011 autorizza il ricorso al mercato finanziario per l’esercizio 2011, nel limite complessivo di euro 58.450.000,00, ai sensi e per gli effetti dei commi 4 e 5 dell’art. 3 e dell’art. 9 della legge della Regione Campania n. 7 del 2002, per la realizzazione di investimenti e per partecipare a società che svolgano attività strumentali rispetto agli obiettivi della programmazione regionale (allegato C). Il Presidente del Consiglio dei ministri censura tale norma per violazione dell’art. 81, quarto comma, Cost., in quanto, non prevedendo essa il dettaglio dei capitoli e delle unità previsionali di base (UPB), non consentirebbe di verificare se la somma derivante dal ricorso al mercato finanziario sia utilizzata effettivamente per finanziare spese di investimento, in conformità con quanto stabilito «dall’art. 3, commi da 16 a 21-bis della legge n. 350 del 2008, convertito nella legge n. 133 del 2008», [recte: dall’art. 3, commi da 16 a 21-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), nonché dall’art. 62 del decreto-legge 23 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133], che costituiscono principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica a cui le Regioni devono attenersi.

Riguardo poi al pagamento degli oneri di ammortamento in conto interessi e in conto capitale derivanti dalle operazioni di indebitamento già realizzate dalla Regione (art. 5, comma 4), rileva la difesa erariale che gli stessi non sono quantificati e non vengono neanche indicate le correlate UPB di copertura finanziaria, sia riguardo al bilancio annuale di previsione 2011 che al bilancio pluriennale 2011-2013. Così disponendo, il legislatore regionale violerebbe l’art. 81, quarto comma, Cost., per la mancata copertura finanziaria, nonché l’art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., in materia di sistema tributario e contabile dello Stato.

L’art. 10, comma 2, della legge della Regione Campania n. 5 del 2011 prevede come allegato al bilancio, ai sensi degli artt. 58, comma 1, e 62, comma 8, del citato decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, in legge n. 133 del 2008, la nota informativa sugli oneri e gli impegni finanziari derivanti dagli strumenti finanziari derivati o dai contratti di finanziamento che includono una componente derivata sottoscritti dalla Regione.

Osserva il Presidente del Consiglio dei ministri che dalla nota informativa in questione, allegata al bilancio sotto la lettera G, risulta che la Regione Campania ha assunto oneri ed impegni finanziari relativi a strumenti finanziari, anche derivati, per un ammontare stimato per l’esercizio 2011 in complessivi euro 260.000.000,00, di cui euro 200.000.000,00 da indebitamento a tasso fisso ed euro 60.000.000,00 per indebitamento a tasso variabile. Poiché la nota informativa non indica le relative UPB di pertinenza, sostiene il ricorrente che tale spesa deve ritenersi priva di copertura finanziaria in violazione dell’art. 81, quarto comma, Cost., ai sensi del quale ogni legge che importa nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

2. — Si è costituita la Regione Campania in data 27 giugno 2011, eccependo l’inammissibilità e l’infondatezza delle prospettate censure.

In seguito, la Regione, con memoria depositata il 14 febbraio 2012, ha illustrato i motivi per i quali ha chiesto che le censure del Governo siano dichiarate infondate.

2.1. — La difesa regionale oppone innanzi tutto di aver iscritto in bilancio l’avanzo di amministrazione presunto secondo criteri di prudenzialità, desunti dai precedenti dati “storici” formalmente accertati dalle leggi di approvazione dei rendiconti, depurati delle economie di spese di cui all’art. 44, comma 1, lettere b), c) ed e), della legge della Regione Campania n. 7 del 2002; dati che attesterebbero nell’ultimo quinquennio la presenza di avanzi molto superiori a quello presunto iscritto nel bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2011.

La Regione Campania evidenzia inoltre che sarebbe imminente la votazione da parte del Consiglio regionale della legge di approvazione del rendiconto generale per l’anno di esercizio 2010 e che i dati che da essa emergono, desumibili già dalla delibera della Giunta regionale 4 ottobre 2011, n. 511 (Approvazione del progetto di rendiconto generale per l’anno 2010 e relativo disegno di legge. Provvedimenti), renderebbero palese l’adeguata consistenza dell’avanzo di amministrazione a copertura delle contestate iscrizioni di risorse per le diverse unità previsionali di base. Più dettagliatamente, essi evidenzierebbero un avanzo di amministrazione al 31 dicembre 2011 ammontante ad euro 1.820.000.000,00.

Osserva ulteriormente la difesa regionale che l’iscrizione in bilancio preventivo dell’avanzo presunto di amministrazione è certamente consentita dall’art. 18, comma 6, della legge della Regione Campania n. 7 del 2002. Come inoltre prevede l’art. 44, comma 2, della medesima legge regionale, con l’approvazione del rendiconto si provvederà poi ad accertare il risultato di amministrazione (avanzo o disavanzo di amministrazione). Conseguentemente, ai sensi dell’art. 29, comma 2, lettera d), della predetta legge regionale n. 7 del 2002, con la legge di assestamento si renderanno definitivi i dati previsti in via presuntiva dalla legge di bilancio, disponendo se del caso le variazioni degli stanziamenti delle unità previsionali di base che risultassero necessarie.

Sarebbe quindi giustificabile un utilizzo, modesto e fortemente contenuto, ed in ogni caso subordinato al suo formale accertamento attraverso l’approvazione del rendiconto generale, dell’avanzo di amministrazione sussistente al 31 dicembre 2010, pensato come misura contabile di supporto per far fronte alle esigenze di spesa più impellenti. Sono richiamate in proposito, in senso conforme, le deliberazioni della Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia, 16 marzo 2011, n. 133 e n. 134.

Con particolare riguardo all’impugnato art. 1, comma 9, che recava l’autorizzazione di varie spese per complessivi euro 189.000.000,00, la difesa regionale osserva che quella previsione era originariamente volta ad assicurare copertura finanziaria a specifici interventi regionali analiticamente dettagliati nel prospetto allegato al bilancio, individuati nell’allegato A della legge della Regione Campania n. 5 del 2011.

Nondimeno, con la successiva legge della Regione Campania 4 agosto 2011, n. 15 (Variazioni al bilancio di previsione per l’anno finanziario 2011), si è proceduto alla soppressione di tale previsione di spesa, come risulterebbe dalla Tabella A allegata a tale legge, che reca una variazione di segno negativo per euro 189.000.000,00, relativa alla UPB di entrata 15.49.90, denominata «avanzo di amministrazione».

2.1.1. — Relativamente all’ulteriore censura rivolta all’art. 1, comma 6, in riferimento all’ammontare del fondo iscritto nel bilancio 2011 per il pagamento dei residui caduti in perenzione amministrativa, stimato dal ricorrente troppo esiguo rispetto a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti, Sezione Autonomie, nella delibera n. 141/AUT/2006 (secondo la quale è necessaria la previsione nei bilanci degli Enti di un margine di copertura pari al 70% dei residui caduti in perenzione), la difesa della Regione Campania evidenzia innanzi tutto la mancanza di un’espressa previsione normativa al riguardo. Inoltre, sulla premessa che la previsione in bilancio di risorse destinate alla ricostituzione dei residui passivi perenti non possa che ancorarsi a stime relative all’analisi di dati storici, costituiti dalle richieste di pagamento da parte degli aventi diritto, e quindi ad una razionale e prudente proiezione statistica dei dati medi riscontrati, tale da assicurare una garanzia di assolvimento media, la Regione evidenzia che la somma di euro 300.000,00 stanziata nella UPB 7.28.64, denominata «Fondi di riserva per spese obbligatorie e per il pagamento dei residui passivi colpiti da perenzione amministrativa e reclamati dai creditori», è pienamente in linea con la media dei pagamenti occorsi per tali ragioni negli esercizi precedenti, pari ad euro 279.000.000,00.

2.2. — Relativamente all’impugnativa dell’art. 5 della legge della Regione Campania n. 5 del 2011, nella parte in cui autorizza il ricorso al mercato finanziario per l’esercizio 2011 entro il limite di euro 58.450.000,00 per la realizzazione di investimenti e per partecipare a società che svolgano attività strumentali rispetto agli obiettivi della programmazione regionale, poiché mancherebbe l’indicazione del dettaglio dei capitoli e delle unità previsionali di base, la Regione Campania ritiene che la censura derivi da un evidente equivoco, in quanto nell’allegato C alla impugnata legge è indicata la UPB pertinente e, precisamente, la UPB 22.84.245, denominata «2007/2013 – Fondo unico UE/Stato/Regione per spese di investimento».

2.3. — Parimenti, riguardo al comma 4 dell’art. 5 concernente il pagamento degli oneri di ammortamento in conto interessi ed in conto capitale derivanti dalle operazioni di indebitamento già realizzate dalla Regione, che secondo il Presidente del Consiglio dei ministri integrerebbe la violazione dell’art. 81, quarto comma, Cost., per la mancata copertura finanziaria, nonché dell’art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., in materia di sistema tributario e contabile dello Stato, in quanto detti oneri non sarebbero quantificati e non verrebbero neanche indicate le correlate UPB di copertura finanziaria, sia riguardo al bilancio di previsione annuale 2011 che al bilancio pluriennale 2011-2013, obbietta la Regione Campania che gli oneri di ammortamento di cui trattasi sono riportati in bilancio, segnatamente, alle pagine 40 e 42, rispettivamente della tabella SPESA – Bilancio annuale a legislazione vigente 2011/2013 e della tabella SPESA – Bilancio pluriennale a legislazione vigente 2011/2013, tabelle che costituiscono parti integranti della legge della Regione Campania n. 5 del 2011 e dalle quali si evincono i suddetti dati (UPB 7.25.46, denominata «Rimborso prestiti e mutui»).

2.4. — Con riguardo, infine, all’ultima questione prospettata con il di ricorso – con cui viene eccepita la violazione dell’art. 81, quarto comma, Cost. in relazione alla nota informativa allegata al bilancio di previsione per l’esercizio 2011 sotto la lettera G, come previsto dall’art. 10, comma 2, della legge della Regione Campania n. 5 del 2011, in quanto tale nota non indicherebbe le UPB di pertinenza, con la conseguenza che la spesa sarebbe priva di copertura finanziaria – osserva la difesa regionale che gli oneri per interessi derivanti dall’indebitamento a tasso fisso, stimati in circa euro 200.000.000, 00 (quinto capoverso della nota informativa di cui all’allegato G), nonché quelli per l’indebitamento a tasso variabile (sesto capoverso della medesima nota), si riferiscono a tutte le posizioni debitorie della Regione Campania.

3. — In conclusione, la Regione Campania chiede preliminarmente che la Corte accordi un rinvio della trattazione già fissata all’udienza pubblica del 6 marzo 2012, al fine di consentire il perfezionamento dell’iter approvativo del rendiconto dell’anno 2010, circostanza che priverebbe di rilevanza concreta le censure di illegittimità costituzionale mosse avverso la legge della Regione Campania n. 5 del 2011.

In subordine, la Regione eccepisce, per le ragioni esposte, l’inammissibilità e l’infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale così come prospettate dallo Stato.

Considerato in diritto

1. — Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1, commi 5, 6, 7, 8 e 9, e 5, anche in riferimento alla nota informativa di cui all’art. 10, comma 2, allegato G, della legge della Regione Campania 15 marzo 2011, n. 5 (Bilancio di previsione della Regione Campania per l’anno 2011 e bilancio di previsione per il triennio 2011-2013), pubblicata nel B.U.R. n. 18 del 16 marzo 2011.

2. — I commi 5, 6, 7, 8 e 9 dell’art. 1 sono stati impugnati in relazione all’art. 81, quarto comma, della Costituzione ed ai principi generali sul sistema contabile dello Stato ricavabili dall’art. 117, secondo comma, lettera e), e terzo comma, Cost., perché dispongono che la copertura finanziaria delle somme iscritte alle UPB 1.82.277, 1.1.15, 7.28.64, 6.23.57 e 4.15.38 ammontanti ad euro 660.000.000,00, nonché l’iscrizione della somma complessiva di euro 189.000.000,00, come da allegato A della legge di bilancio 2011, sia realizzata attraverso l’utilizzazione dell’avanzo di amministrazione dell’esercizio precedente, ancora in pendenza di accertamento per effetto della mancata approvazione del rendiconto 2010.

L’art. 1, comma 6, della predetta legge regionale è ulteriormente censurato dal Presidente del Consiglio dei ministri per violazione dell’art. 81, quarto comma, Cost., in quanto l’entità di tale stanziamento non appare improntata al criterio della prudenza, tenuto conto che l’ammontare dei residui perenti al 31 dicembre 2008, ultimo dato ufficiale disponibile, era pari a circa euro 3.700.000.000,00.

In proposito, viene richiamata la delibera della Corte dei conti, Sezione delle Autonomie, n. 14/AUT/2006, secondo la quale la dotazione del fondo per il pagamento dei residui perenti, per assicurare sufficiente garanzia di assolvimento delle obbligazioni assunte, dovrebbe avere una consistenza pari ad almeno il 70% delle somme cancellate dalle scritture contabili per tale causale.

L’art. l, comma 5, autorizza l’iscrizione della somma complessiva di euro 260.000.000,00 nelle seguenti unità previsionali di base (UPB): 1.82.227, denominata «Contributi per concorso nell’ammortamento di mutui», per euro 200.000.000,00; 1.1.5, denominata «Acquedotti e disinquinamenti», per euro 60.000.000,00. La disposizione prevede altresì che alla copertura finanziaria si faccia fronte con quota parte dell’avanzo di amministrazione a destinazione vincolata. L’art. 1, comma 1, della legge della Regione Campania 6 dicembre 2011, n. 21 (Ulteriori disposizioni urgenti in materia di finanza regionale), ha modificato la copertura del concorso nell’ammortamento mutui, sostituendo il comma 246 dell’art. 1 della legge della Regione Campania 15 marzo 2011, n. 4 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2011 e pluriennale 2011-2013 della Regione Campania – legge finanziaria regionale 2011), nel modo seguente: «Nell’ambito della politica regionale finanziata dal fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) all’esito dell’approvazione del programma attuativo regionale, ai sensi della Del. n. 166 del 2007, come modificata dalla Del. n. 1 del 2009, ed alla piena disponibilità delle risorse programmate, sono stanziate, per il triennio 2011-2013, risorse finanziarie, pari ad euro 200.000.000,00 per ogni annualità, per complessivi euro 600.000.000,00, per provvedere al pagamento dei contributi sui mutui contratti entro il 31 dicembre 2010 da Enti locali per la realizzazione di opere pubbliche, ai sensi della legge regionale 31 ottobre 1978, n. 51 (Normativa regionale per la programmazione, il finanziamento e la esecuzione di lavori pubblici e di opere di pubblico interesse, snellimento delle procedure amministrative, deleghe e attribuzioni agli Enti locali), della legge regionale 12 dicembre 1979, n. 42 (Interventi regionali per la costruzione, l’ampliamento, il miglioramento, il completamento e l’acquisto di impianti e attrezzature sportive per la promozione e la diffusione della pratica sportiva), della legge regionale 6 maggio 1985, n. 50 (Contributo della Regione per opere di edilizia scolastica) e della legge regionale 27 febbraio 2007, n. 3 (Disciplina dei lavori pubblici, dei servizi e delle forniture in Campania). La UPB 1.1.1. è incrementata di euro 1.100.000,00 per fronteggiare la grave situazione di dissesto idraulico idrogeologico che interessa il territorio regionale di cui euro 550.000,00 destinati al consorzio di bonifica Destra fiume Sele».

L’art. 1, comma 2, della citata legge della Regione Campania n. 21 del 2011 ha inoltre sostituito l’art. 1, comma 5, della legge della Regione Campania n. 5 del 2011, che ha conseguentemente assunto il seguente tenore: «È autorizzata l’iscrizione della somma di euro 60.000.000,00 nella UPB 1.1.5 denominata “Acquedotti e disinquinamenti”. Per la copertura finanziaria si fa fronte con quota parte del risultato di amministrazione – avanzo di amministrazione a destinazione vincolata proveniente dalle risorse liberate dal POR 2000/2006».

L’art. 1, comma 6, autorizza l’iscrizione nella UPB 7.28.64, denominata «Fondi di riserva per spese obbligatorie e per il pagamento dei residui passivi colpiti da perenzione amministrativa e reclamati dai creditori», della somma di euro 300.000.000,00 per il pagamento degli impegni di spesa di parte corrente ed in conto capitale regolarmente assunti, ma caduti in perenzione alla chiusura dell’esercizio precedente.

L’art. 1, comma 7, autorizza l’iscrizione nella UPB 6.23.57, denominata «Spese generali, legali, amministrative e diverse», della somma di euro 75.000.000,00 destinata al pagamento dei debiti fuori bilancio. La norma è stata modificata dall’art. 1, comma 5, della legge della Regione Campania 4 agosto 2011, n. 14 (Disposizioni urgenti in materia di finanza regionale), il quale ha statuito che «Le autorizzazioni di spesa di cui al bilancio per l’esercizio finanziario 2011, approvato con legge regionale 15 marzo 2011, n. 5 (Bilancio di previsione della Regione Campania per l’anno 2011 e bilancio di previsione per il triennio 2011-2013), sono ridotte in termini di competenza e cassa per complessivi euro 18.267.000,00, così come dettagliatamente indicato nell’allegato A».

In tale tabella, per effetto del rinvio operato dalla norma, sono state modificate alcune autorizzazioni di spesa, tra cui quella relativa alla predetta UPB, diminuita di euro 780.000,00 rispetto allo stanziamento iniziale.

L’art. 1, comma 8, autorizza l’iscrizione nella UPB 4.15.38, denominata «Assistenza Sanitaria», della somma di euro 25.000.000,00 per ricapitalizzazione Aziende Sanitarie Locali ed Aziende Ospedaliere ex art. 2, comma 1, della legge della Regione Campania 27 agosto 2002, n. 17 (Provvedimenti urgenti per la copertura dei disavanzi delle aziende sanitarie per l’anno 2001) – piano decennale – annualità 2011. La norma è stata modificata dall’art. 1, comma 5, della legge della Regione Campania n. 14 del 2011, il quale, attraverso il medesimo meccanismo normativo descritto con riguardo al precedente comma 7, ha modificato l’autorizzazione di spesa, di cui alla predetta UPB, riducendola di euro 1.690.000,00 rispetto allo stanziamento originario.

L’art. 1, comma 9, autorizza l’iscrizione della somma complessiva di euro 189.000.000,00 come da elenco allegato sotto la lettera A (detta tabella contempla una serie analitica di spese, di cui euro 177.373.313,39 destinate a spese correnti e obbligatorie), prevedendo che la copertura finanziaria sia assicurata con quota parte delle economie di cui al precedente comma. L’art. 1 della legge della Regione Campania 4 agosto 2011, n. 15 (Variazioni al bilancio di previsione per l’anno finanziario 2011), ha introdotto modificazioni nello stato di previsione dell’entrata, disponendo (tabella A, colonna competenza) la riduzione della UPB 15.49.90 – parte entrata – denominata «Avanzo di amministrazione», per euro 189.000.000,00.

2.1. — Le censure rivolte all’art. 1, commi 6, 7, 8 e 9, della legge regionale n. 5 del 2011 in relazione all’impiego dell’avanzo di amministrazione 2010 al bilancio 2011 sono fondate.

Non è infatti conforme ai precetti dell’art. 81, quarto comma, Cost. realizzare il pareggio di bilancio in sede preventiva attraverso la contabilizzazione di un avanzo di amministrazione non accertato e verificato a seguito della procedura di approvazione del bilancio consuntivo dell’esercizio precedente.

Neppure l’effetto delle nuove norme regionali sulle disposizioni impugnate è riuscito a sanare il vizio originario. Le norme modificative dei commi 7 e 8 hanno ridotto gli stanziamenti iniziali coperti con l’avanzo di amministrazione: quindi hanno diminuito l’entità complessiva delle poste prive di copertura, lasciando tuttavia inalterato il problema che ha dato luogo all’impugnazione del Presidente del Consiglio dei ministri.

Analogamente, la modifica introdotta dall’art. 1 della legge della Regione Campania n. 15 del 2011, ha aggravato la contraddittorietà dell’art. 1, comma 9, della legge impugnata. La norma originaria traeva la copertura della spesa di euro 189.000.000,00 dalle economie di spesa del comma precedente, il quale prevedeva uno stanziamento complessivo di euro 25.000.000,00 palesemente inferiore alla spesa programmata. La modifica intervenuta ha ridotto di pari importo l’avanzo di amministrazione presunto, lasciando immutato il comma 9 e l’allegato sub A comprendente l’originaria serie di spese, in ordine alle quali la mancata copertura permane con maggiore evidenza rispetto alla precedente situazione. Peraltro, nell’allegato A sono presenti in percentuale preponderante spese correnti ed obbligatorie (ivi comprese quelle di personale) le quali – per loro intrinseca natura – vengono attivate fin dall’inizio dell’esercizio finanziario.

La legge della Regione Campania n. 7 del 2002 stabilisce all’art. 44, commi 2 e 3, che «2. Il risultato di amministrazione è accertato con l’approvazione del rendiconto e può consistere in un avanzo o in un disavanzo di amministrazione. Esso è pari al fondo di cassa aumentato dei residui attivi e diminuito dei residui passivi. 3. L’utilizzo dell’avanzo di amministrazione può avvenire soltanto quando ne sia dimostrata l’effettiva disponibilità con l’approvazione del rendiconto dell’anno precedente»

L’art. 187, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), richiamato in via analogica anche dalla difesa della Regione resistente, prescrive che «Nel corso dell’esercizio al bilancio di previsione può essere applicato, con delibera di variazione, l’avanzo di amministrazione presunto derivante dall’esercizio immediatamente precedente con la finalizzazione di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2. Per tali fondi l’attivazione delle spese può avvenire solo dopo l’approvazione del conto consuntivo dell’esercizio precedente, con eccezione dei fondi, contenuti nell’avanzo, aventi specifica destinazione e derivanti da accantonamenti effettuati con l’ultimo consuntivo approvato, i quali possono essere immediatamente attivati».

Entrambe le norme sono dunque preclusive della soluzione legislativa impugnata dal Presidente del Consiglio dei ministri. Quel che è più importante, esse sono strettamente collegate ai principi costituzionali della corretta copertura della spesa e della tutela degli equilibri di bilancio, consacrati nell’art. 81, quarto comma, Cost.

In altre parole, anche se la regola violata dalla Regione nel caso di specie non fosse codificata nella pertinente legislazione di settore, l’obbligo di copertura avrebbe dovuto essere osservato, attraverso la previa verifica di disponibilità delle risorse impiegate, per assicurare il tendenziale equilibrio tra entrate ed uscite. È costante orientamento di questa Corte, in relazione al parametro dell’art. 81, quarto comma, Cost., che la copertura deve essere credibile, sufficientemente sicura, non arbitraria o irrazionale (sentenze n. 106 del 2011, n. 68 del 2011, n. 141 e n. 100 del 2010, n. 213 del 2008, n. 384 del 1991 e n. 1 del 1966).

Nella memoria e nella discussione orale la Regione resistente ha sostenuto che l’avanzo di amministrazione, ancorché non accertato attraverso l’approvazione del rendiconto, risulterebbe del tutto attendibile, in considerazione della serie storica dei risultati di amministrazione, la quale sarebbe costante nella prevalenza delle attività sulle passività. Ciò anche alla luce della rilevante massa di residui attivi presenti nel progetto di bilancio consuntivo redatto dalla Giunta, ma non ancora approvato dal Consiglio. In particolare, la Regione ha posto l’attenzione sui diversi concetti di iscrizione ed utilizzazione dell’avanzo presunto di amministrazione, sostenendo che, nel caso di specie, si verterebbe nella prima ipotesi, la quale sarebbe consentita dall’ordinamento contabile regionale (art. 18, comma 6, della legge regionale n. 7 del 2002). A differenza dell’utilizzazione, l’iscrizione costituirebbe un dato puramente formale, improduttivo di effetti giuridici negativi per l’equilibrio del bilancio.

Le considerazioni esposte non sono fondate, né con riguardo alla pretesa di ritenere legittimo il pareggio del bilancio preventivo attraverso l’applicazione di un avanzo così stimato, né con riguardo all’invocata solidità storica del bilancio regionale.

Nell’ordinamento finanziario delle amministrazioni pubbliche i principi del pareggio e dell’equilibrio tendenziale fissati nell’art. 81, quarto comma, Cost. si realizzano attraverso due regole, una statica e l’altra dinamica: la prima consiste nella parificazione delle previsioni di entrata e spesa; la seconda, fondata sul carattere autorizzatorio del bilancio preventivo, non consente di superare in corso di esercizio gli stanziamenti dallo stesso consentiti. La loro combinazione protegge l’equilibrio tendenziale in corso di esercizio a condizione che le pertinenti risorse correlate siano effettive e congruenti.

La Regione Campania, calcolando nella quantificazione preventiva un avanzo presunto ed – in quanto tale – giuridicamente inesistente, ha ampliato in modo illegittimo il ventaglio di spesa autorizzata attraverso l’iscrizione delle partite previste nell’art. 1, commi 6, 7, 8 e 9. Né in contrario può addursi – come fa la Regione resistente – la disposizione contenuta nell’art. 18, comma 6, della legge regionale n. 7 del 2002, la quale, prevedendo che «Tra le entrate o le spese di cui alla lettera b) del comma 3 è iscritto il presunto avanzo o disavanzo di amministrazione, calcolato senza tener conto delle somme di cui al comma 5», non fa altro che ribadire il carattere formale dell’eventuale iscrizione dell’avanzo presunto di amministrazione, per sua natura inidoneo a legittimare autorizzazioni di spesa fino all’approvazione in sede di rendiconto. Una diversa interpretazione, ancorché logicamente incompatibile col già citato disposto dell’art. 44, comma 3, della stessa legge regionale, la renderebbe costituzionalmente illegittima per evidente contrasto col principio di equilibrio del bilancio contenuto nell’art. 81, quarto comma, Cost.

È bene altresì ricordare che l’avanzo di amministrazione costituisce una specie della più ampia categoria del risultato di amministrazione, il quale – per effetto della somma algebrica tra residui attivi, passivi e fondo di cassa – può avere quale esito l’avanzo, il disavanzo o il pareggio.

Il risultato non ancora riconosciuto attraverso l’approvazione del rendiconto dell’anno precedente viene denominato, secondo la prassi contabile, “risultato presunto”. Esso consiste in una stima provvisoria, priva di valore giuridico ai fini delle corrispondenti autorizzazioni di spesa.

Nessuna spesa può essere accesa in poste di bilancio correlate ad un avanzo presunto, se non quella finanziata da fondi vincolati e regolarmente stanziati nell’esercizio precedente. Il risultato di amministrazione presunto, che a sua volta può concretarsi nella stima di un avanzo, di un pareggio o di un disavanzo, consiste in una previsione ragionevole e prudente, formulata in base alla chiusura dei conti intervenuta al 31 dicembre, del definitivo esito contabile, il quale sarà stabilizzato solo in sede di approvazione del rendiconto.

Il suo ausilio in sede di impianto e gestione del bilancio di previsione – la fisiologia contabile è nel senso dell’iscrivibilità solo in corso di gestione, perché il termine per l’approvazione del bilancio di previsione è antecedente a quello di chiusura dell’esercizio precedente; tuttavia, nel caso in esame, la legge regionale di approvazione è intervenuta ad anno inoltrato – è soprattutto quello di ripristinare tempestivamente gli equilibri di bilancio nel caso di disavanzo presunto, attraverso l’applicazione del pertinente valore negativo al bilancio in corso ed il prudenziale correlato accantonamento di risorse indispensabili nel caso in cui il rendiconto palesi successivamente, ad esercizio inoltrato, un risultato negativo certo e più difficile da correggere nel residuo arco temporale annuale a disposizione.

In buona sostanza, mentre la corretta pratica contabile prescrive un atteggiamento tempestivo e prudenziale nei confronti del disavanzo presunto, il legislatore vieta tassativamente l’utilizzazione dell’avanzo presunto per costruire gli equilibri del bilancio, in quanto entità economica di incerta realizzazione e, per ciò stesso, produttiva di rischi per la sana gestione finanziaria dell’ente pubblico.

Nel caso in esame, peraltro, la situazione di pregiudizio per gli equilibri di bilancio viene aggravata dalla natura corrente e/o obbligatoria delle spese coperte con l’avanzo di amministrazione presunto. Detta categoria di passività è caratterizzata, per sua intrinseca natura, dalla doverosità e dalla scadenza obbligatoria dei pertinenti esborsi, assolutamente irriducibili ai tempi ed all’alea della procedura di verifica ed approvazione dell’avanzo di amministrazione.

La disciplina giuridicamente e temporalmente incomprimibile delle obbligazioni passive correlate alle impugnate disposizioni autorizzatorie della spesa contrasta in radice la tesi regionale della semplice iscrizione dell’avanzo, improduttiva di effetti giuridici.

Anche l’invocata solidità storica del bilancio regionale non può essere condivisa.

In relazione ai termini con cui la questione viene prospettata, occorre considerare, in direzione argomentativa opposta a quella della Regione resistente, che la Corte conti, Sezione regionale della Campania – nell’esercizio della funzione di controllo sul rendiconto generale della Regione per l’esercizio finanziario 2008 – ultimo rendiconto approvato alla data di approvazione del bilancio 2011 – ha avuto modo di accertare (delibera n. 245 del 2011) rilevanti criticità nella struttura e nell’equilibrio della situazione economico finanziaria della Regione stessa. Esse possono essere così riassunte: mancata imputazione delle risorse affluite nei conti di tesoreria, ivi conservate per lunghi periodi sì da pregiudicare il regolare accertamento delle pertinenti entrate; “superfetazione” di residui attivi e passivi attraverso un anomalo passaggio nelle partite di giro di somme per molto tempo in attesa di definitiva imputazione; mantenimento di un ingente volume di residui attivi, a fronte dei quali non esiste il correlato credito per effetto della già avvenuta riscossione nelle contabilità speciali.

L’analisi puntuale della Sezione regionale campana della Corte dei conti in ordine alla precarietà degli equilibri del bilancio consuntivo campano, unitamente al rilievo che la Regione risulta tuttora interessata agli obblighi del piano di rientro sanitario, la cui disciplina presuppone la deficitarietà strutturale di un settore di spesa il quale rappresenta una percentuale preponderante delle uscite regionali, contesta – anche sotto il profilo fattuale – la tesi difensiva della Regione Campania.

2.2. — In relazione all’insufficiente stanziamento del fondo per il pagamento dei residui perenti, la difesa della Regione ritiene inconferente il parametro indicato nel ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri per censurare la dimensione percentuale dello stanziamento destinato a fronteggiare i residui perenti rispetto al complesso delle scritture di tale natura eliminate dal bilancio consuntivo. Una pronuncia in sede di controllo della Corte dei conti (Sezione delle Autonomie – delibera n. 14/AUT/2006) non potrebbe infatti costituire riferimento normativo nel giudizio di legittimità costituzionale.

Quanto all’attendibilità della stima contenuta nel bilancio di previsione 2011, la Regione produce una serie di riferimenti storici inerenti ai pagamenti dei residui perenti, dai quali emerge che lo stanziamento di euro 300.000.000,00 si colloca in una fascia mediana rispetto a detti valori. Questo confermerebbe un comportamento diligente e prudenziale nel definire detta partita di spesa.

Infine, viene richiamata la legge della Regione Campania 27 gennaio 2012, n. 2 (Bilancio di previsione della Regione Campania per l’anno 2012 e Bilancio pluriennale per il triennio 2012-2014), nella quale il pertinente stanziamento sarebbe elevato ad euro 500.000.000,00, a dimostrazione della volontà della Regione di attenersi ai canoni di sana gestione finanziaria proposti dalla Corte dei conti.

L’assunto della difesa regionale non può essere condiviso. La perenzione amministrativa – come è noto – consiste nell’eliminazione dalla contabilità finanziaria dei residui passivi non smaltiti, decorso un breve arco temporale dall’esercizio in cui è stato assunto il relativo impegno. Essa, fino alla decorrenza dei termini per la prescrizione, non produce però alcun effetto sul diritto del creditore, la cui posizione è assolutamente intangibile da parte dei procedimenti contabili. Per questo motivo l’amministrazione debitrice deve essere sempre pronta a pagare secondo i fisiologici andamenti dell’obbligazione passiva: le somme eliminate, ma correlate a rapporti obbligatori non quiescenti, devono quindi essere reiscritte nell’esercizio successivo a quello in cui è maturata la perenzione per onorare i debiti alle relative scadenze.

L’indefettibile principio di conservazione delle risorse necessarie per onorare il debito della pubblica amministrazione si è di recente accentuato attraverso una più rigorosa disciplina dei tempi di adempimento da parte di quest’ultima (tra i provvedimenti legislativi sollecitatori è opportuno richiamare il decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, recante «Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali» e la direttiva 16 febbraio 2011, n. 2011/7/UE, recante «Direttiva del parlamento europeo e del Consiglio relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nella transazioni commerciali (rifusione) (Testo rilevante ai fini del SEE)».

Non può essere condivisa l’opinione della Regione resistente, la quale ricava dall’assenza di una precisa disposizione in tema di rapporti tra residui perenti e risorse destinate alla loro reiscrizione l’assoluta irrilevanza della censura formulata dal Presidente del Consiglio dei ministri.

Caratteristica fondamentale del bilancio di previsione è quella di riferirsi alle operazioni ipotizzate nell’esercizio di riferimento, le quali – proprio in base al principio costituzionale dell’equilibrio tendenziale tra spese ed entrate di cui all’art. 81, quarto comma, Cost. – dovrebbero compensarsi nel confronto tra attività e passività.

Poiché dette operazioni compensative sono collegate – nel caso dei residui perenti – a rapporti obbligatori passivi già strutturati, è di tutta evidenza che una percentuale di copertura così bassa tra risorse destinate alle reiscrizioni e somme afferenti ad obbligazioni passive pregresse orienta la futura gestione del bilancio verso un inevitabile squilibrio.

Neppure convincono i dati storici presentati dalla difesa della resistente circa i pagamenti in conto residui perenti degli anni precedenti: essi non garantiscono affatto l’avvenuta soddisfazione di tutti i creditori scaduti, i quali nei bilanci consuntivi degli anni precedenti sono stimati in misura notevolmente superiore.

Quanto al richiamato aumento dello stanziamento specifico nel bilancio di previsione 2012, l’argomento è inconferente in quanto riferito ad un esercizio successivo, condizionato da scadenze obbligatorie temporalmente differenziate. Questa Corte ha già avuto modo di ricordare che l’obbligo di copertura deve essere osservato con puntualità rigorosa nei confronti delle spese incidenti sull’esercizio in corso e che deve essere perseguito il tendenziale equilibrio tra entrate ed uscite, valutando gli oneri gravanti sui pertinenti diversi esercizi (sentenze n. 384 del 1991 e n. 1 del 1966).

2.3. — La questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 5, è fondata con riguardo sia alla denunciata formulazione originaria sia a quella risultante dalle modifiche apportate dal comma 2 dell’art. 1 della legge della Regione Campania n. 21 del 2011. In particolare, detto ius superveniens presenta gli stessi vizi censurati nel ricorso dello Stato e, pertanto, in forza del principio di effettività della tutela costituzionale delle parti nel giudizio in via di azione (ex plurimis, sentenza n. 40 del 2010), deve essere assoggettato a scrutinio e dichiarato costituzionalmente illegittimo.

La fattispecie dell’art. 1, comma 5, è diversa da quella degli altri commi impugnati: viene infatti invocato dal legislatore campano un vincolo di destinazione sia delle somme originariamente stanziate sia di quelle risultanti dalla precitata novella intervenuta nel dicembre 2011.

È necessario premettere che i vincoli di destinazione delle risorse confluenti a fine esercizio nel risultato di amministrazione permangono anche se quest’ultimo non è capiente a sufficienza o è negativo: in questi casi l’ente deve ottemperare a tali vincoli attraverso il reperimento delle risorse necessarie per finanziarie gli obiettivi, cui sono dirette le entrate vincolate rifluite nel risultato di amministrazione negativo o incapiente.

A ben vedere, questa eccezione non è riconducibile alla ratio intrinseca dell’istituto del risultato presunto (la cui disciplina è preordinata piuttosto alla prudente cautela nella gestione delle uscite), bensì alla clausola generale in materia contabile che garantisce l’esatto impiego delle risorse stanziate per specifiche finalità di legge.

Ferma restando questa regola eccezionale in ordine alla utilizzazione dell’avanzo di amministrazione presunto vincolato, la legge di approvazione del bilancio di previsione e le note a corredo dello stesso devono tuttavia individuare con esattezza le ragioni normative dei fondi vincolati, nel rispetto dei principi di chiarezza e di verificabilità dell’informazione.

Come è stato sottolineato anche dalla Corte dei conti, Sezione regionale della Campania, nella richiamata relazione al rendiconto 2008, la Regione non ha mai compilato l’apposito allegato al bilancio previsto dall’art. 18, comma 11, lettera a), della legge regionale di contabilità n. 7 del 2002 per il confronto tra entrate e spese a destinazione vincolata il quale, invece, deve costituire un indefettibile strumento di controllo per la costruzione dell’equilibrio del bilancio. All’assenza della nota prevista dalla legge di contabilità regionale si accompagna il silenzio della Regione circa i presupposti normativi dell’utilizzazione in deroga al principio generale del previo accertamento del risultato di amministrazione complessivo.

Con riguardo alla spesa in esame, non è possibile dunque ricavare da alcuna fonte informativa gli estremi delle disposizioni inerenti allo specifico vincolo di cui alla somma di euro 60.000.000,00 destinata ad acquedotti e disinquinamento, essendo stato inserito nella modifica intervenuta nel dicembre 2011 un semplice riferimento al programma operativo regionale (POR) 2000-2006. Peraltro, alcuni elementi sintomatici in senso contrario all’esistenza del vincolo si possono ricavare sia dalla tipologia delle spese finanziate con detto avanzo sia dalle osservazioni formulate dalla Corte dei conti nella relazione sul rendiconto 2008.

L’art. 1, comma 5, della legge regionale n. 5 del 2011 dispone: «è autorizzata l’iscrizione della somma complessiva di euro 260.000.000,00 nelle seguenti unità previsionali di base (UPB): 1.82.227 denominata ‘Contributi per concorso nell’ammortamento di mutui’ per euro 200.000.000,00 e 1.1.5 denominata ‘Acquedotti e disinquinamenti’ per euro 60.000.000,00. Per la copertura finanziaria si farà fronte con quota parte del risultato di amministrazione – avanzo di amministrazione a destinazione vincolata».

La norma in questione ha subito modificazioni dirette e indirette per effetto della successiva legge della Regione Campania n. 21 del 2011, il cui art. 1, commi 1 e 2, recita: «1. Il comma 246 dell’articolo 1 della legge regionale 15 marzo 2011, n. 4 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2011 e pluriennale 2011 – 2013 della Regione Campania – Legge finanziaria regionale 2011), è sostituito dal seguente: “246. Nell’ambito della politica regionale finanziata dal fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) all’esito dell’approvazione del programma attuativo regionale, ai sensi della delibera CIPE n. 166 del 2007, come modificata dalla delibera CIPE n. 1 del 2009, ed alla piena disponibilità delle risorse programmate, sono stanziate, per il triennio 2011-2013, risorse finanziarie, pari ad euro 200.000.000,00 per ogni annualità, per complessivi euro 600.000.000,00, per provvedere al pagamento dei contributi sui mutui contratti entro il 31 dicembre 2010 da Enti locali per la realizzazione di opere pubbliche, ai sensi della legge regionale 31 ottobre 1978, n. 51 (Normativa regionale per la programmazione, il finanziamento e la esecuzione di lavori pubblici e di opere di pubblico interesse, snellimento delle procedure amministrative, deleghe e attribuzioni agli Enti locali), della legge regionale 12 dicembre 1979, n. 42 (Interventi regionali per la costruzione, l’ampliamento, il miglioramento, il completamento e l’acquisto di impianti e attrezzature sportive per la promozione e la diffusione della pratica sportiva), della legge regionale 6 maggio 1985, n. 50 (Contributo della Regione per opere di edilizia scolastica) e della legge regionale 27 febbraio 2007, n. 3 (Disciplina dei lavori pubblici, dei servizi e delle forniture in Campania). La UPB 1.1.1 è incrementata di euro 1.100.000,00 per fronteggiare la grave situazione di dissesto idraulico idrogeologico che interessa il territorio regionale di cui euro 550.000,00 destinati al consorzio di bonifica Destra fiume Sele. 2. Il comma 5 dell’articolo 1 della legge regionale 15 marzo 2011, n. 5 (Bilancio di previsione della Regione Campania per l’anno 2011 e bilancio di previsione per il triennio 2011-2013), è sostituito dal seguente: “5. E’ autorizzata l’iscrizione della somma di euro 60.000.000,00 nella UPB 1.1.5 denominata “Acquedotti e disinquinamenti”. Per la copertura finanziaria si fa fronte con quota parte del risultato di amministrazione – avanzo di amministrazione a destinazione vincolata proveniente dalle risorse liberate dal POR 2000/2006».

Il primo comma mira ad assicurare alla prima tipologia di spesa una nuova copertura, mentre il secondo aggiunge al precedente generico richiamo del vincolo un semplice riferimento al POR 2000-2006.

Il POR è – come noto – un programma operativo regionale, il quale definisce obiettivi specifici all’interno di “assi” prioritari su base pluriennale, per realizzare i quali è consentito far ricorso a fondi strutturali dell’Unione Europea. Nell’arco di programmazione 2000-2006 (scadente di regola nel 2008) il POR Campania avrebbe dovuto raggiungere obiettivi di sviluppo, adeguamento strutturale, riconversione socioeconomica ed ammodernamento di sistemi di istruzione, formazione e occupazione. Nella norma impugnata e in quella modificativa non v’è alcun riferimento, né all’eventuale proroga afferente all’utilizzazione dei fondi 2000-2006, né al preteso rapporto di specie tra le partite di spesa inserite nella UPB 1.1.5 ed il contenuto del vincolo normativo alla utilizzazione dei fondi. Anzi, alcune tipologie di spesa di natura corrente ed obbligatoria, comprese nel dettaglio della predetta UPB, appaiono connotate da obiettivi elementi di incompatibilità con l’esecuzione di un progetto finalizzato.

Elementi indiretti di conferma circa l’insussistenza del vincolo si ricavano anche dalla menzionata relazione al rendiconto del 2008 della Corte dei conti, Sezione regionale della Campania, ove viene censurata l’eccessiva frequenza di fenomeni di utilizzazione diversa dal pertinente scopo di fondi vincolati, poiché questa prassi espone la Regione al rischio di non poter più ricostituire i mezzi necessari a fronteggiare le finalità di legge correlate ai fondi stessi.

Anche l’art. 1, comma 2, della legge regionale n. 21 del 2011 viola dunque il principio della copertura per omessa indicazione del vincolo normativo, che legittimerebbe la deroga al divieto di utilizzazione dell’avanzo di amministrazione presunto. Conseguentemente esso produce gli stessi effetti della norma originaria.

Dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 5, comma 1, deriva, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale del comma 1 dell’art. 1 di detta legge reg. Campania n. 21 del 2011, il quale, pur non incidendo direttamente sul comma 1 dell’art. 5, ne costituisce modificazione non testuale. Tale comma 1 dell’art. 1 della legge reg. Campania n. 21 del 2011 è finalizzato a sanare – al termine dell’esercizio 2011 – la copertura della spesa inerente al pagamento dei contributi sui mutui contratti entro il 31 dicembre 2010 da enti locali per la realizzazione di opere pubbliche. È evidente che per sua intrinseca natura detta spesa ha avuto già attuazione prima della novella regionale del dicembre 2011 e, per questo motivo, anche la nuova norma non appare satisfattiva del principio di copertura di cui all’art. 81, quarto comma, Cost. Peraltro, per la destinazione vincolata del fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) si presenta analogo problema rispetto al POR, dal momento che lo stesso è uno strumento di finanziamento statale per le aree sottoutilizzate del Paese, attraverso raccolta di risorse aggiuntive da sommarsi a quelle ordinarie ed a quelle comunitarie e nazionali di cofinanziamento. Esso per sua natura ha quindi una finalità strategica e innovativa che – in assenza di apposita norma di riferimento – non appare congruente con la destinazione alla copertura di piani di ammortamento inerenti a prestiti degli enti locali già perfezionati alla data del 31 dicembre 2010 e quindi correlati ad iniziative già avviate antecedentemente alla legge della Regione Campania n. 21 del 2011.

3. — L’art. 5 è stato censurato, in riferimento agli artt. 81, quarto comma, 117, secondo comma, lettera e), e terzo comma, Cost., nella parte in cui autorizza il ricorso al mercato finanziario per l’esercizio 2011, entro il limite di euro 58.450.000,00, per la realizzazione di investimenti e per partecipare a società che svolgano attività strumentali rispetto agli obiettivi della programmazione, nonché per il pagamento degli oneri di ammortamento in conto interessi ed in conto capitale derivanti dalle operazioni di indebitamento già realizzate.

Secondo il ricorrente tale norma, non contenendo il dettaglio dei capitoli e delle unità previsionali di base (UPB), non consentirebbe di verificare se la somma derivante dal ricorso al mercato finanziario sia utilizzata effettivamente per spese di investimento e per questo sarebbe in contrasto con «l’art. 3, commi 16-21-bis, della legge statale n. 350/2003, convertito nella legge n. 133/2008, che costituiscono norme di principio di coordinamento della finanza pubblica a cui le regioni devono attenersi».

La relazione tecnica del Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, assunta a supporto istruttorio della decisione del Consiglio dei Ministri, individua più correttamente il parametro interposto nell’art. 3, commi da 16 a 21-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), nonché nell’art. 62 del decreto-legge 23 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133.

Per quel che concerne il pagamento degli oneri di ammortamento in conto interessi ed in conto capitale derivanti dalle operazioni di indebitamento già realizzate, il Presidente del Consiglio dei ministri si duole che gli stessi non siano quantificati e non vengano neanche indicate le correlate UPB di copertura finanziaria, sia in relazione al bilancio di previsione annuale 2011 che al bilancio pluriennale 2011-2013. Così disponendo, il legislatore regionale violerebbe non solo il principio di copertura di cui all’art. 81, quarto comma, Cost., ma anche l’art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., in materia di sistema tributario e contabile.

La difesa della Regione eccepisce la manifesta infondatezza della questione, dal momento che la norma non disciplina oneri di ammortamento di prestiti già perfezionati.

L’art. 5 è poi censurato in correlazione all’art. 10, comma 2, ed al pertinente allegato G, ove è allocata la nota informativa che evidenzia gli oneri e gli impegni scaturenti da contratti relativi a strumenti finanziari derivati e da contratti di finanziamento comprendenti una componente derivata, secondo quanto previsto dall’art. 62, comma 8, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito in legge n. 133 del 2008, come integrato dall’articolo 3, comma 1, della legge 22 dicembre 2008, n. 203 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2009).

Secondo il Presidente del Consiglio, gli oneri conseguenti alle posizioni debitorie relative ai contratti derivati sottoscritti nel 2003 e nel 2006 dalla Regione non sarebbero correlati ad alcuna UPB di pertinenza, rimanendo in tal modo violato il precetto costituzionale dell’art. 81, quarto comma, Cost.

3.1. — È fondata la censura inerente all’assenza del dettaglio dei capitoli e delle UPB finanziate dalle operazioni di indebitamento, in relazione all’art. 81, quarto comma, Cost. ed all’art. 117, terzo comma, Cost.

La difesa della Regione eccepisce che la tesi dell’Avvocatura sarebbe priva di fondamento e trarrebbe origine da un equivoco perché il ricorso al mercato finanziario, pari ad euro 58.450.000,00, sarebbe corredato da sufficienti informazioni nell’allegato C all’impugnata legge regionale n. 5 del 2011, ove viene indicata la UPB 22.84.245, denominata «2007/2013 – Fondo unico UE/Stato/Regione per spese di investimento».

L’eccezione non è fondata perché la sinteticità del richiamo non consente di verificare se la Regione abbia osservato le regole ed i limiti previsti dall’art. 1, commi da 16 a 19, della legge n. 350 del 2003 (legge finanziaria 2004).

Dette disposizioni – come modificate dall’art. 62, comma 9, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, in legge n. 133 del 2008, – sono così articolate: «16. Ai sensi dell’articolo 119, sesto comma, della Costituzione, le regioni a statuto ordinario, gli enti locali, le aziende e gli organismi di cui agli articoli 2, 29 e 172, comma 1, lettera b), del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ad eccezione delle società di capitali costituite per l’esercizio di servizi pubblici, possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. Le regioni a statuto ordinario possono, con propria legge, disciplinare l’indebitamento delle aziende sanitarie locali ed ospedaliere e degli enti e organismi di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 28 marzo 2000, n. 76, solo per finanziare spese di investimento. 17. Per gli enti di cui al comma 16 costituiscono indebitamento, agli effetti dell’articolo 119, sesto comma, della Costituzione, l’assunzione di mutui, l’emissione di prestiti obbligazionari, le cartolarizzazioni di flussi futuri di entrata non collegati a un’attività patrimoniale preesistente e le cartolarizzazioni con corrispettivo iniziale inferiore all’85 per cento del prezzo di mercato dell’attività oggetto di cartolarizzazione valutato da un’unità indipendente e specializzata. Costituiscono, inoltre, indebitamento le operazioni di cartolarizzazione accompagnate da garanzie fornite da amministrazioni pubbliche e le cartolarizzazioni e le cessioni di crediti vantati verso altre amministrazioni pubbliche nonché, sulla base dei criteri definiti in sede europea dall’Ufficio statistico delle Comunità europee (EUROSTAT), l’eventuale premio incassato al momento del perfezionamento delle operazioni derivate. Non costituiscono indebitamento, agli effetti del citato articolo 119, le operazioni che non comportano risorse aggiuntive, ma consentono di superare, entro il limite massimo stabilito dalla normativa statale vigente, una momentanea carenza di liquidità e di effettuare spese per le quali è già prevista idonea copertura di bilancio. 18. Ai fini di cui all’articolo 119, sesto comma, della Costituzione, costituiscono investimenti: a) l’acquisto, la costruzione, la ristrutturazione e la manutenzione straordinaria di beni immobili, costituiti da fabbricati sia residenziali che non residenziali; b) la costruzione, la demolizione, la ristrutturazione, il recupero e la manutenzione straordinaria di opere e impianti; c) l’acquisto di impianti, macchinari, attrezzature tecnico-scientifiche, mezzi di trasporto e altri beni mobili ad utilizzo pluriennale; d) gli oneri per beni immateriali ad utilizzo pluriennale; e) l’acquisizione di aree, espropri e servitù onerose; f) le partecipazioni azionarie e i conferimenti di capitale, nei limiti della facoltà di partecipazione concessa ai singoli enti mutuatari dai rispettivi ordinamenti; g) i trasferimenti in conto capitale destinati specificamente alla realizzazione degli investimenti a cura di un altro ente od organismo appartenente al settore delle pubbliche amministrazioni; h) i trasferimenti in conto capitale in favore di soggetti concessionari di lavori pubblici o di proprietari o gestori di impianti, di reti o di dotazioni funzionali all’erogazione di servizi pubblici o di soggetti che erogano servizi pubblici, le cui concessioni o contratti di servizio prevedono la retrocessione degli investimenti agli enti committenti alla loro scadenza, anche anticipata. In tale fattispecie rientra l’intervento finanziario a favore del concessionario di cui al comma 2 dell’articolo 19 della legge 11 febbraio 1994, n. 109; i) gli interventi contenuti in programmi generali relativi a piani urbanistici attuativi, esecutivi, dichiarati di preminente interesse regionale aventi finalità pubblica volti al recupero e alla valorizzazione del territorio. 19. Gli enti e gli organismi di cui al comma 16 non possono ricorrere all’indebitamento per il finanziamento di conferimenti rivolti alla ricapitalizzazione di aziende o società finalizzata al ripiano di perdite. A tale fine l’istituto finanziatore, in sede istruttoria, è tenuto ad acquisire dall’ente l’esplicazione specifica sull’investimento da finanziare e l’indicazione che il bilancio dell’azienda o della società partecipata, per la quale si effettua l’operazione, relativo all’esercizio finanziario precedente l’operazione di conferimento di capitale, non presenta una perdita di esercizio».

Il sintetico richiamo dell’allegato non garantisce, dunque, che il nuovo ricorso all’indebitamento sia esente da vizi poiché non fornisce il dettaglio delle tipologie di investimento in concreto programmate.

Queste prescrizioni costituiscono contemporaneamente norme di coordinamento della finanza pubblica ai sensi dell’art. 117, terzo comma, Cost. (in quanto servono a controllare l’indebitamento complessivo delle amministrazioni nell’ambito della cosiddetta finanza allargata, nonché il rispetto dei limiti interni alla disciplina dei prestiti pubblici) e principi di salvaguardia dell’equilibrio del bilancio ai sensi dell’art. 81, quarto comma, Cost. Pertanto, la mancata dimostrazione del loro rispetto nell’impostazione del bilancio di previsione 2011 rende costituzionalmente illegittima in parte qua la legge n. 5 del 2011.

3.2. — È altresì fondata la questione inerente alla legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 5 e 10 dell’impugnata legge regionale, anche in riferimento alla nota informativa allegata al bilancio ai sensi dell’art. 62, comma 8, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito in legge n. 133 del 2008.

Dalla nota si ricava che la Regione ha assunto oneri ed impegni relativi a strumenti finanziari, anche derivati, per un ammontare stimato, relativamente al 2011, in complessivi euro 260.000.000,00, di cui euro 200.000.000,00 per indebitamento a tasso fisso ed euro 60.000.000,00 per indebitamento a tasso variabile.

L’Avvocatura dello Stato lamenta che non sarebbero indicate le relative UPB di imputazione della spesa, risultando pertanto quest’ultima priva della copertura finanziaria richiesta dall’art. 81, quarto comma, Cost.

La questione è se l’art. 62, comma 8, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, in legge n. 133 del 2008 sia riconducibile al parametro costituzionale invocato e se la nota corrisponda al suo dettato.

Questa Corte – sia pure con riguardo a fattispecie diversa – ha avuto modo di affermare (sentenza n. 52 del 2010) che l’art. 62 dell’evocato decreto-legge ha, tra l’altro, la finalità di garantire che le modalità di accesso ai contratti derivati da parte delle Regioni e degli enti locali siano accompagnate da cautele in grado di prevenire l’accollo da parte degli enti pubblici di oneri impropri e non prevedibili all’atto della stipulazione. Ciò in considerazione della natura di questa tipologia di contratti, aventi caratteristiche fortemente aleatorie, tanto più per le finanze di un’amministrazione pubblica.

Per questo motivo è stato affermato trattarsi di una disciplina «che, tutelando il mercato e il risparmio, assicura anche la tutela del patrimonio dei soggetti pubblici» (sentenza n. 52 del 2010).

In definitiva, proprio le peculiari caratteristiche di tali strumenti hanno indotto il legislatore statale a prevedere, limitatamente alle contrattazioni in cui siano parte le Regioni e gli enti locali, una specifica normativa non solo per l’accesso al relativo mercato mobiliare, ma anche per la loro gestione e rinegoziazione, che presentano, parimenti, ampi profili di spiccata aleatorietà in grado di pregiudicare il complesso «delle risorse finanziarie pubbliche utilizzabili dagli enti stessi per il raggiungimento di finalità di carattere, appunto, pubblico e, dunque, di generale interesse per la collettività» (sentenza n. 52 del 2010).

La censura proposta dall’Avvocatura generale dello Stato si fonda proprio sul mancato adempimento sostanziale dei precetti contenuti nella norma interposta poiché la sintetica compilazione regionale non è idonea ad assolverne le finalità di ridurre – attraverso precise ad aggiornate informazioni sulla storia, sullo stato e sugli sviluppi di tali tipologie negoziali – i rischi connessi alla gestione e alla rinegoziazione e prevenire e ridurre gli effetti negativi che possono essere prodotti da clausole contrattuali già vigenti e da altre eventualmente inserite nelle successive transazioni novative.

La norma, nel disporre che «Gli enti di cui al comma 2 allegano al bilancio di previsione e al bilancio consuntivo una nota informativa che evidenzi gli oneri e gli impegni finanziari, rispettivamente stimati e sostenuti, derivanti da contratti relativi a strumenti finanziari derivati o da contratti di finanziamento che includono una componente derivata», non si limita a richiedere un’indicazione sommaria e sintetica dei derivati stipulati dall’ente pubblico, ma pretende l’analitica definizione degli oneri già affrontati e la stima di quelli sopravvenienti sulla base delle clausole matematiche in concreto adottate con riferimento all’andamento dei mercati finanziari.

In questa prospettiva, la salvaguardia degli equilibri di bilancio ex art. 81, quarto comma, Cost. (parametro invocato) risulta inscindibilmente connessa al coordinamento della finanza pubblica perché, da un lato, i richiesti elementi, di carattere non solo finanziario ma anche economico (valore del contratto nel suo complesso), costituiscono indefettibili informazioni al fine della definizione dell’indebitamento pubblico in ambito nazionale; dall’altro – e ciò inerisce alla censura formulata – sono finalizzati a verificare che l’impostazione e la gestione del bilancio siano conformi alle regole di sana amministrazione.

Nella situazione in esame, queste consistono in un’esplicita estensione della salvaguardia dell’equilibrio tendenziale del bilancio preventivo alla gestione in corso ed agli esercizi futuri, in considerazione del forte impatto che questi contratti aleatori e pluriennali possono avere sugli elementi strutturali della finanza regionale. Ciò soprattutto in relazione alla prevenzione di possibili decisioni improprie, le quali potrebbero essere favorite dall’assenza di precisi ed invalicabili parametri di riferimento.

La forza espansiva dell’art. 81, quarto comma, Cost. nei riguardi delle fonti di spesa di carattere pluriennale, aventi componenti variabili e complesse, è frutto di un costante orientamento di questa Corte (sentenze n. 68 del 2011, n. 141 e n. 100 del 2010, n. 213 del 2008, n. 384 del 1991, n. 283 del 1991, n. 69 del 1989, n. 17 del 1968, n. 47 del 1967 e n. 1 del 1966).

Per questo motivo la redazione della nota in termini sintetici ed incompleti e la mancata indicazione analitica delle unità previsionali di base e dei capitoli, sui quali ricade materialmente la gestione dei contratti, appaiono pregiudizievoli degli equilibri dell’esercizio in corso e di quelli futuri, nella misura in cui non determinano le modalità di copertura degli oneri nascenti dallo sviluppo attuativo dei contratti derivati stipulati e non forniscono appropriate informazioni per adottare coerenti opzioni contrattuali ed efficaci procedure di verifica.

3.3. — Per effetto della dichiarazione di incostituzionalità dell’art. 5, rimane assorbita la questione inerente alla censura della predetta disposizione con riguardo alla mancata quantificazione degli oneri di ammortamento in conto interessi ed in conto capitale, derivanti da operazioni di indebitamento già realizzate dalla Regione Campania.

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

1) dichiara l’illegittimità costituzionale degli artt. 1, commi da 5 (nel testo originario della norma) a 9, 5 e 10, comma 2, come integrato dalla nota informativa, allegata sub G, della legge della Regione Campania 15 marzo 2011, n. 5 (Bilancio di previsione della Regione Campania per l’anno 2011 e bilancio di previsione per il triennio 2011 – 2013);

2) dichiara, in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 246, primo periodo, della legge della Regione Campania 15 marzo 2011, n. 4 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2011 e pluriennale 2011-2013 della Regione Campania – Legge finanziaria regionale 2011), come sostituito dall’art. 1, comma 1, della legge della Regione Campania 6 dicembre 2011, n. 21 (Ulteriori disposizioni urgenti in materia di finanza regionale);

3) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 5, della legge della Regione Campania n. 5 del 2011, come sostituito dall’art. 1, comma 2, della legge della Regione Campania n. 21 del 2011.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 marzo 2012.

F.to:

Franco GALLO, Presidente

Aldo CAROSI, Redattore

Gabriella MELATTI, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 28 marzo 2012.

Il Direttore della Cancelleria

F.to: MELATTI

La lettera di dimissioni di Pino Narducci

Narducci

La memoria corta della città: Sulle polemiche relative alle retribuzioni dei Capo di Gabinetto dei Sindaci di Napoli e di Roma nessuno si è ricordato della vicenda che ha riguardato Pino Narducci che da magistrato guadagnava uno stipendio equivalente a quello della Dott.ssa Carla Romana Raineri, nominata Capo di gabinetto dalla Sindaca a 5 stelle Raggi. Mi hanno, infatti, colpito le dichiarazioni della Raineri, la quale ha affermato chiaramente che per meno di 193 mila euro all’anno (pari allo stipendio di magistrato) non avrebbe mai accettato l’incarico politico! Ebbene, a Napoli avevamo un Magistrato unanimemente riconosciuto di altissima competenza e merito che per spirito di servizio e passione politica ha accettato senza battere ciglio l’incarico di assessore ai diritti, sicurezza e trasparenza per 1/4 del suo stipendio di magistrato! Credo che Pino Narducci, anche per questa vicenda, abbia dato una bella lezione di ciò che significa la politica libera e disinteressata, svolta con spirito di servizio per il bene collettivo e l’interesse pubblico cosa, forse, sconosciuta alla Magistrata e neo capo di gabinetto della Sindaca a 5 stelle Raggi. Per chi non l’avesse ancora letta ripropongo la lettera di dimissioni di Pino Narducci, che ho conosciuto grazie alla mia esperienza amministrativa ed i cui obiettivi politici ho condiviso e cercato di attuare con umiltà, dedizione e perseveranza per tutto il mio mandato:

“HO ACCETTATO l’incarico di assessore ai diritti, trasparenza e sicurezza del Comune di Napoli per svolgerlo unicamente con lo spirito di “servitore delle istituzioni”, persuaso di poter rendere un servizio ai cittadini napoletani, nell’esclusivo interesse della collettività e senza perseguire nessun’altra finalità personale o di parte.

Non senza sacrifici personali e familiari, ho temporaneamente abbandonato la mia attività di magistrato e la Procura della Repubblica di Napoli, ufficio al quale ho dedicato, ininterrottamente, venticinque anni della mia vita, non solo professionale.

Ho ritenuto di fornire il mio apporto a un processo di cambiamento profondo della città e dell’azione amministrativa e impedire quello che appariva l’irreversibile declino della città.

Pensavo, e ancora continuo a ritenere, che la città di Napoli dovesse diventare, a pieno titolo, una moderna città europea e che questa sfida dovesse essere vinta, non solo, ma, anzitutto, sul terreno della legalità e del ripristino pieno delle regole.

In tal senso ho interpretato la mia delega di assessore alla sicurezza, sforzandomi di affermare idee e attivare nuove prassi amministrative non solo sul terreno delle “politiche antimafia”, ma anche su quello, in verità rivelatosi molto più ostico, del superamento, materiale e culturale, di tutti i variegati fenomeni che, nel corso dei decenni, hanno determinato il consolidarsi di assetti illegali della vita civile, sociale ed economica della città, mortificando e calpestando i diritti della collettività e dei singoli, a esclusivo vantaggio degli interessi, prepotenti e invadenti, solo di qualcuno, siano essi gruppi o individui.

In particolare, ritenevo che la città di Napoli dovesse finalmente superare, anzitutto, una infausta visione culturale, prima che politicoamministrativa, secondo la quale i comportamenti illegali organizzati esistenti in città possono essere tollerati e accettati poiché sono comunque regolatori di equilibri del vivere civile e, senza di essi, si apre la strada al disordine sociale. Si tratta, a mio avviso, di una concezione regressiva e subalterna allo “stato di cose presenti”, lontana da una vera idea di sviluppo della città e di emancipazione degli uomini.

Ho cercato di esercitare il mio incarico senza dimenticare che la battaglia per affermare la legalità nella società civile e nel comportamento dei napoletani esige, contemporaneamente, che il valore del primato della legge si affermi anche nell’azione politica e nella attività amministrativa. A questo compito mi sono dedicato esercitando, credo in modo non rituale o burocratico, la delega di assessore alla trasparenza.

Mi sono adoperato costantemente affinché la azione dell’ente potesse assumere rinnovato slancio e una sempre più netta e chiara fisionomia nella direzione della affermazione, rigorosa e intransigente, dei principi costituzionali di trasparenza, buon andamento e imparzialità della amministrazione.

Ho constatato l’iniziale emergere di incomprensioni e di diversità di vedute e poi, con maggiore frequenza, di divergenze, sempre più marcate, su diversi importanti aspetti della azione messa in campo dalla amministrazione nel corso degli ultimi mesi.

Si tratta di molte vicende nelle quali non ho mancato di fornire il mio contributo di idee e in ordine alle quali, infine, ho sempre assunto una posizione chiara e riconoscibile, ritenendo trattarsi di aspetti decisivi e non marginali della vita della città, aspetti che attengono, in altri termini, alle sue condizioni strutturali.

Queste divergenze sono divenute sempre più profonde soprattutto in occasione di alcuni momenti importanti della azione amministrativa: la discussione sulla utilizzazione di forme di lavoro temporaneo nel ciclo dei rifiuti e poi, in particolare, sulle assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato (le cosiddette internalizzazioni) effettuate dalla società partecipata Asia spa; il delicato tema della corretta ed equilibrata definizione del rapporto con il privato che, ormai da moltissimi anni, gestisce il patrimonio immobiliare dell’ente, definizione poi concretizzatasi attraverso la adozione di delibere che non ho condiviso; le centrali questioni riguardanti gli assetti che, dal prossimo dicembre, dovranno essere assicurati alla gestione del nostro patrimonio per permettere all’ente di riprenderne, finalmente e pienamente, il controllo, questioni sulle quali ho manifestato opinioni che appaiono minoritarie; le tensioni, infine, che hanno accompagnato l’adozione della deliberazione inerente la ricognizione dei residui attivi nella predisposizione dei documenti contabili del Comune e le conseguenti operazioni necessarie per superare, coerentemente alle indicazioni fornite dal Collegio dei Revisori dei Conti e della Sezione Regionale della Corte dei Conti, uno degli aspetti che provocano le maggiori sofferenze economiche dell’ente.

Queste dinamiche, a mio parere, più di altre, sembrano collocarsi su una linea di assoluta continuità con vecchie logiche del passato, logiche che ritenevo, nella nuova situazione, non potessero più riproporsi.

In queste vicende, come però anche in altre di pari rilievo, non sono mancati problemi causati da una inadeguata o insufficiente, quando non del tutto assente, comunicazione di elementi informativi ai membri della giunta, con inevitabili ripercussioni sulla reale ed effettiva condivisione delle scelte nonché sulla stessa ponderatezza delle decisioni assunte.

In altri termini, non sempre le decisioni sono state adottate a seguito di un effettivo confronto tra le posizione esistenti all’interno della giunta.

Non ho omesso, in tante occasioni, di segnalarlo e non ho certamente ignorato l’emergere di una visione che riteneva che la mia posizione costituisse, in ultima analisi, un appesantimento o, addirittura, quasi un ostacolo alla efficienza della amministrazione, tanto da essere stato sollecitato a rendermi conto che, nella sfera dell’amministrazione e della politica, occorre adeguarsi a una linea di condotta ispirata alla giusta duttilità e abbandonare quella connotata, invece, dalla intransigenza dei principi.

Ho ritenuto, come è noto a tutti, di non accogliere questa sollecitazione.

Infine, a causa delle posizioni da me assunte, sono stato, nelle ultime settimane, oggetto di dichiarazioni gratuitamente aggressive, additato, in sostanza, come un “reprobo” che, insieme al collega Realfonzo, avrebbe minato la coesione e la efficacia della azione di giunta, coesione ed efficacia che sarebbero state di nuovo prontamente assicurate attraverso un energico rimpasto di deleghe e di persone.

E, mentre dette dichiarazioni continuavano, era per me veramente sorprendente apprendere, attraverso altre dichiarazioni, che le valutazioni sui problemi cagionati dalla mia presenza in giunta erano invece soltanto il frutto di invenzioni o montature giornalistiche.

L’impressione che io ne ricavo è quella dell’affermarsi di un “clima” che, a mio parere, appare chiaramente ostile alla libera manifestazione delle idee e delle opinioni dissenzienti che, anche quando non condivisibili, meritano rispetto.

Ho ricevuto, in privato, attestati di solidarietà e stima da parte di molte persone, soprattutto di tanti comuni cittadini.

Queste manifestazioni di stima mi confortano e, al tempo stesso, mi incoraggiano nel mantenere fermo un atteggiamento di coerenza ai miei principi di “servitore delle istituzioni” non ritenendo di poter proseguire nella mia attività di amministratore poiché non esiste più una comune condivisione di idee sul futuro della città e sui valori che devono orientare la azione amministrativa.

Per queste ragioni, rassegno le dimissioni dall’incarico di assessore ai diritti, trasparenza e sicurezza del Comune di Napoli.”

Il Rammarico per le dimissioni di Pino Narducci

narducciComunicato Stampa ANSA 18 giugno 2012

Le dimissioni dell’assessore alla legalità Pino Narducci ci lasciano sconcertati e scavano un solco profondo tra la città e l’amministrazione per il grave significato che assumono. Pino Narducci ha svolto il suo incarico con sincero spirito di servizio e la sua uscita dalla giunta rappresenta una gravissima perdita che appare ancora più grave dalla lettura delle motivazioni. Questione ASIA, vicende Raphael Rossi e Romeo sono state, per noi, sin dal primo momento, assolutamente inaccettabili. La decisione dell’Assessore rafforza questo nostro pensiero ed impone un chiarimento nella maggioranza che sostiene l’amministrazione ed ai cittadini che solo un anno fa, sulla base di un chiaro programma di rinnovamento, hanno dato fiducia e sostegno al Sindaco.

Consiglieri Napoli è Tua

Gennaro Esposito

Carlo Iannello

Strappo nella giunta de Magistris l’ex pm Narducci si dimette

Da RepubblicaNapoli.it del 18 giugno 2012

Strappo nella giunta de Magistris
l’ex pm Narducci si dimette
La breaking new era nell’aria: l’ex pm di Calciopoli, già autore di importanti indagini anticamorra, Giuseppe Narducci, si è dimesso. Lascia la giunta guidata dal suo ex collega di Procura, il sindaco Luigi de Magistris.

Strappo nella giunta de Magistris l’ex pm Narducci si dimette

Uno strappo, una lacerazione profonda nella compagine di Palazzo San Giacomo. L’addio di Narducci lascia un vuoto e apre un fronte. Da tempo in Comune si moltiplicano i malumori verso l’amministrazione per alcune sue scelte.

In testa, i rapporti del Comune con il top manager Alfredo Romeo, già coinvolto nel 1993 in Tangentopoli (quando ammise di pagare alcuni politici definendoli “cavallatte” a caccia di mazzette), quindi arrestato e poi scarcerato e scagionato nel tormentato procedimento Global Service. Romeo e la sua holding vantano un credito con Palazzo San Giacomo di circa 50 milioni di euro e hanno di recente stipulato nuovi accordi che prevedono anche interventi in una zona dove sorge proprio l’albergo dell’imprenditore.

Ma c’è dell’altro, come il caso di Raphael Rossi, stimato e capace consulente per l’interminabile questione rifiuti, andato via anche lui dopo essersi rifiutato di assumere circa una ventina di persone nell’Asìa, l’azianda che si occupa dello smaltimento dell’immondizia. Questo, e anche altro, hanno scatenato numerosi e malumori.

Nelle scorse settimane Narducci e de Magistris hanno “duellato” a suon di dichiarazioni poco amichevoli. Il magistrato di Calciopoli (che di recente ha dato alle stampe un libro proprio sulla vicenda giudiziaria che ha come primo imputato Luciano Moggi) in una intervista a “Repubblica” aveva già lasciato capire di essere sul punto di mollare manifestando il suo dissenso per alcune scelte adottate dal Comune.

Oggi
la conferma di quella che era una sua chiara intenzione. Ma Narducci, che ormai possiamo definire ex assessore comunale alla Legalità, non potrà tornare a fare il pm a Napoli dopo il suo impegno in politica. Se vorrà, come è probabile, rientrare in magistratura, dovrà farlo in un altro distretto giudiziario.

Intanto il Comune perde un sicuro protagonista e il suo addio, è già una certezza in queste calde giornate a Palazzo San Giacomo, non passerà inosservato. In giunta e nel consiglio comunale i mal di pancia cominciano a essere ripetuti.

Il “percorso di guerra” la spiegazione di Romeo

Alfredo-RomeoDa “La Repubblica” del 18 giugno 2012

Progetto Antica Dogana
di CRISTINA ZAGARIA

Sì, siamo pronti alla guerra, ma per Napoli e per i suoi cittadini”. L’imprenditore Alfredo Romeo dopo le lettere con il sindaco chiarisce qual è la sua guerra. “Non faccio guerra a Palazzo San Giacomo, ma la guerra è per portare avanti il difficile piano di dismissioni del patrimonio immobiliare del Comune”.

Il Comune difende Romeo

“Ho usato quella parola scrivendo al sindaco  –  spiega in una nota l’imprenditore – per descrivere solo e soltanto la gravosità del piano di dismissioni del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli, che è a tutti gli effetti una vera e propria “missione di guerra” data la sua imponenza, la complessità tecnicoamministrativa, l’impatto sociale che attiva, e la ristrettezza dei tempi esecutivi, che vede la necessaria e massima collaborazione tra Comune di Napoli e Romeo Gestioni”.

L’espressione (siamo pronti “ad intraprendere un percorso di guerra”) è inserita in una lettera del 28 marzo in cui Alfredo Romeo esprime “sincero sconcerto perché dopo un intenso lavoro congiunto, durato oltre quattro mesi, e una precisa intesa” la giunta municipale ha approvato una delibera per l’approvazione
della transazione (che comprende anche l’esame del progetto Insula Antica Dogana) a lui non gradita, perché “emendata rispetto allo schema già siglato” con il sindaco, l’assessore al Patrimonio, Bernardino Tuccillo, e il capo di Gabinetto, Attilio Auricchio.

Una lettera dura, in cui l’amministratore delegato della Romeo Gestioni parla di “scorrettezze” e in nome “dell’interesse pubblico e della nostra città” chiede al sindaco “un riscontro formale” alle sue rimostranze, ricordando che “il presupposto di base non può che essere l’assoluta collaborazione e buona fede” (l’ultima frase è scritta in corsivo).

Romeo, ora, chiede di dire la sua verità e spiega che la “guerra” non è contro chi in giunta avrebbe emendato l’accordo, ma si riferisce all’impegnativo lavoro di dismissione del patrimonio pubblico. E a favore della sua tesi porta dei dati. “Alcuni numeri possono rendere l’idea di cosa sia questa “guerra” che vede in stretta cooperazione Palazzo San Giacomo e la Romeo Gestioni  –  scrive l’imprenditore  –  Il piano di dismissioni prevede infatti la vendita di circa tremila alloggi di edilizia popolare in poco più di 10 mesi.

Per ottenere questo risultato sono stati attivati oltre 35 mila contatti; preparate 11 mila offerte di acquisto; oltre 10 mila verifiche catastali e di titolarità; regolarizzate migliaia di posizioni; investite decine di migliaia di euro per la campagna promozionale e di informazione; creati uffici mobili di consulenza per i cittadini”.

E nella verità di Romeo c’è anche la cabina di regia, creata dal Comune come organo di valutazione autonomo. “E, novità tecnica strettamente funzionale all’obiettivo da raggiungere, è stata creata  –  spiega  –  anche la cosiddetta cabina di regia con il solo intento di affrontare con più fluidità e velocità gli eventuali ostacoli che dovessero insorgere nello svolgimento di questa “guerra” che ha il solo obiettivo di portare nella disponibilità del Comune 100 milioni di euro”. Romeo parla di 100 milioni, ma il Comune ne aveva messi a bilancio inizialmente 81, ora ridotti a 55.

“I risultati di questo “guerresco” impegno  –  continua Romeo  –  sono già clamorosamente positivi e verranno diffusi in tempi brevissimi sia in termini assoluti, sia in termini previsionali. E saranno tali da tacitare, siamo certi, chi rema contro Napoli”.

Per quanto riguarda il progetto Insula Antica Dogana, “la Romeo Gestioni non ha inviato alcun ultimatum al Comune di Napoli. Ha semplicemente proposto un progetto di bonifica urbana a titolo gratuito dell’area e aspetta doverosamente che il Comune proceda alle verifiche di legge e di compatibilità”, precisa l’imprenditore.

E sul parcheggio sotterraneo a ridosso del albergo Romeo (su cui pende un ordine di demolizione richiesto dallo stesso Comune per una serie di abusi) e sotto una strada pubblica, che rientrava nella sua offerta (con una gestione per 99 anni senza alcun bando di gara per la realizzazione e l’assegnazione), l’imprenditore da un lato precisa che “ad evitare che si possano fraintendere obiettivi e senso dell’iniziativa, la Romeo Gestioni ha anche confermato alla amministrazione che la realizzazione del tanto contestato garage sotterraneo non è dirimente”, ma dall’altro ricorda “fermo restando il fatto che ipotizzando la pedonalizzazione di un’area quale che sia, logica vorrebbe che la stessa area fosse attrezzata con un parcheggio”.

Insula di Romeo la difesa dell’Assessore Tuccillo

romeoDa “La Repubblica di Napoli” del 18 giugno 2012

IL CASO
Il Comune difende Romeo
“Da lui mai nessun ricatto”
L’assessore Tuccillo spiega il carteggio con il manager
di CRISTINA ZAGARIA

Il Comune difende Romeo “Da lui mai nessun ricatto” L’assessore Bernardino Tuccillo
“E’ tutto un grande equivoco. In giunta abbiamo anche riso per questa storia della “macchina da guerra”, perché quando Achille Occhetto parlò della “gioiosa macchina da guerra” il Pd perse le elezioni”. Bernardino Tuccillo, assessore al Patrimonio commenta così il diktat di Alfredo Romeo che, deluso dalla delibera che ha suggellato la transazione con Palazzo San Giacomo, scrive al sindaco: “Non le nascondo l’indubbia perplessità che la “scorrettezza” registrata nei comportamenti ci induce ad intraprendere un percorso di guerra”. E a quanto sembra l’espressione continua a non portare bene.

Dopo la pubblicazione su Repubblica del carteggio tra la Romeo Gestioni e il sindaco Luigi de Magistris, il Comune replica. E dà la sua versione dei fatti. A parlare è l’assessore al Patrimonio, Bernardino Tuccillo, che insieme al capo di Gabinetto, Attilio Auricchio, e al sindaco è uno dei tre destinatari a cui scrive l’imprenditore per accordarsi sulla dismissione del patrimonio immobiliare Erp e per la realizzazione del progetto di riqualificazione della zona di via Cristoforo Colombo, denominato progetto Insula Antica Dogana.

Tutto nasce da una serie di sentenze
che condannano il Comune a pagare alla Romeo circa 50 milioni per competenze arretrate a partire dal 2007 (l’ultima sentenza è dello scorso febbraio). Il Comune chiede alla Romeo di non pagare almeno gli interessi. Comincia la trattativa, in cui l’amministrazione avvia anche la dismissione del patrimonio di case popolari per ripagare il gestore.

L’imprenditore detta le sue condizioni. “L’avvocato sosteneva che la transazione avrebbe aiutato a risolvere un contenzioso e che poteva accelerare le dismissioni  –  ricostruisce Tuccillo  –  Il percorso di guerra, si riferisce agli obiettivi ambizioni: dismettere 2700 immobili”. A questo punto Romeo accetta di non incassare gli interessi. “Noi allora abbiamo chiesto a Romeo di diminuire ulteriormente il credito  –  continua Tuccillo  –  e gli abbiamo offerto di farci una proposta il più possibile vantaggiosa per l’ente. Ma l’avvocato Romeo ha detto no. Secondo lui abbassare il credito sarebbe stato come riconoscere un disservizio. Lui, invece, riteneva di aver bene operato. Ma oltre alla rinuncia agli interessi, per dimostrare la sua disponibilità al sindaco e alla città ci ha offerto la riqualificazione dell’Antica Dogana a costo zero per l’amministrazione”.

Un ricatto? “No. Un’offerta  –  replica subito Tuccillo  –  un progetto interessante e comunque separato dalla transazione. La prova è che la transazione e la dismissione del patrimonio sono state approvate dalla giunta all’unanimità, per il progetto Antica Dogana ci siamo dotati di una cabina di regia, che doverosamente si deve prendere tutto il tempo necessario per valutarne la fattibilità”.

Nel carteggio è proprio Romeo a proporre la cabina di regia. Ma Tuccillo ribadisce: “Il progetto non è mai stato proposto come condizione alla transazione”. Ma dopo la lettera di Romeo del 28 marzo, con lui irrigidito e scontento per la delibera approvata (la 206 del 28 marzo) e per i patti non rispettati, la giunta il 4 aprile vota un emendamento per rassicurare l’imprenditore: in caso di pagamento ritardato “la rinuncia al credito per interessi maturati e maturandi si intende ridotta del 10 per cento”.

Che significa? Se il Comune ritarda il pagamento di una rata, Romeo incassa ogni volta 570 mila euro in più. “Sì abbiamo accettato la sfida sul rischio di una penale  –  conclude Tuccillo  –  e votato un emendamento alla prima delibera, che tenesse conto di questa preoccupazione di Romeo, perché siamo certi di pagare in tempo”.

(18 giugno 2012)

L’insula di Romeo ed il percorso di guerra

romeoInsula di Romeo da “La Repubblica Napoli” del 17 giugno 2012

Progetto Antica Dogana
l’ultimatum di Romeo
“Pronti alla guerra se non rispettate l’accordo” si legge in una lettera dell’imprenditore a de Magistris, Tuccillo e Auricchio
di CRISTINA ZAGARIA
Progetto Antica Dogana l’ultimatum di Romeo Alfredo Romeo
Siamo pronti “a intraprendere un percorso di guerra quale quello congiuntamente ipotizzato, dati gli obiettivi estremamente ambiziosi”. Quale guerra? Contro chi? Congiuntamente con chi? A scrivere  –  nero su bianco  –  è Alfredo Romeo. I destinatari della lettera sono: il sindaco, Luigi de Magistris, l’assessore al Patrimonio, Bernardino Tuccillo, il capo di gabinetto del sindaco, Attilio Auricchio. La lettera è del 28 marzo, cinque giorni dopo la delibera (206) che ha sancito il e discusso accordo tra Comune e Romeo.

L’accordo per la dismissione del patrimonio di edilizia popolare e per il progetto Antica Dogana. Ma la delibera ha deluso Romeo, che è pronto alla guerra e sa di avere degli alleati in Comune. Ma andiamo con ordine. Esiste un carteggio della Romeo con Palazzo San Giacomo. Gli interlocutori sono sempre gli stessi. Romeo scrive a de Magistris, Tuccillo e Auricchio.

Nella prima lettera del 19 marzo scorso Romeo (scrivendo a mano all'”Egregio sindaco”) propone la realizzazione di un intervento “di valorizzazione integrata dell’area di via Cristoforo Colombo e di riqualificazione dell’Insula Antica Dogana, in attuazione del vigente contratto di servizi”. Un progetto che Romeo ha già “illustrato direttamente al sindaco”. E l’imprenditore nelle tre pagine della sua missiva usa sapientemente parole care al sindaco: l’idea “nasce da un processo di democrazia partecipata (in corsivo e sottolineato), sarà “una sfida importante sul piano della rivoluzione
che Lei auspica per dare un volto nuovo alla città”, procederemo a una “valorizzazione dei beni e delle risorse presenti sul territorio”.

E ancora: “L’impegno congiunto del Comune e della Romeo Gestioni nella bonifica territoriale dell’Insula dell’Antica Dogana, per la sua particolare collocazione, darà alla città un nuovo biglietto da visita, completando con armonia il fronte dell’intervento che sta cambiando l’area di piazza Municipio e del waterfront”.

Ovviamente “i beni immobiliari e le attività commerciali insistenti sull’Insula avrà un significativo aumento e un ritorno di crescita di valore per i proprietari”. In quell’area appunto c’è l’albergo di Romeo, su cui pende una richiesta di abbattimento per una serie di abusi. Romeo conclude la lettera augurandosi che “l’amministrazione possa, come congiuntamente auspicato, dare nel più breve tempo possibile il “via” formale a questa avventura”.

Lo stesso giorno Romeo manda alla dirigente del servizio Patrimonio, e per conoscenza ai suoi soliti tre interlocutori, la bozza di transazione del contenzioso tra amministrazione e Romeo Gestioni. I toni sono molto decisi e la transazione (per un debito di circa 50 milioni del Comune), insieme con la dismissione del patrimonio Erp sono legate a doppio filo al progetto Antica Dogana. Romeo chiarisce: “La transazione dovrà avvenire nel più breve tempo possibile e comunque non superiore ai 10 giorni dal ricevimento della presente”.

E al punto due, specifica che contestualmente “alla transazione la giunta municipale procederà all’approvazione (scritto in neretto), quale progetto di prioritario interesse comunale, della riqualificazione dell’Insula Antica Dogana, secondo la proposta progettuale già condivisa nell’ambito di un intenso lavoro con il sindaco, l’assessore al Patrimonio, il capo di gabinetto e i relativi uffici”. E Romeo indica anche l’iter: “L’amministrazione procederà all’istituzione di una cabina di regia per le valorizzazioni e le dismissioni immobiliari con compiti di affiancamento del gestore”.

Insomma tutto sembra deciso, la transazione, la dismissione del patrimonio immobiliare, il progetto Antica Dogana. Ma succede qualcosa. Il 23 marzo viene approvata la delibera. Ma la giunta si spacca. Tra gli assessori c’è chi non è convinto che questo progetto sia una priorità per il Comune.

L’assessore all’Urbanistica De Falco chiede il rispetto dei vincoli urbanistici e ha dei dubbi sul parcheggio sotterraneo che Romeo vuole costruire sotto a una strada pubblica a ridosso del suo albergo. L’assessore alla Legalità Narducci non vota la delibera.

L’assessore al Bilancio Realfonzo chiede che la transazione sia basata su dati certi e non su previsioni non di¬mostrabili di incassi. Il marzo 28 Romeo torna a scrivere al sindaco: “Con sincero sconcerto ho appreso dall’assessore al Patrimonio e dal capo di gabinetto, che dopo un intenso lavoro congiunto di quattro mesi e un’intesa, la giunta ha approvato un testo emendato, intervenendo su questioni concordate e assoluta¬mente irrinunciabili”.

Romeo è preoccupato e sottolinea che capisce che “tale circostanza si è verificata sulla base di interventi estranei alla reciproca volontà negoziale”, ma che dietro modifiche “apparentemente tecnico contabili” viene meno “ogni elemento di garanzia a tutela della Romeo” e qui Romeo annuncia “la guerra” contro chi ostacola il negoziato pattuito con il sindaco, Tuccillo e Auricchio. L’ultimo atto del Comune relativo all’accordo è la creazione (il 24 aprile) di una unità ad hoc che sta studiando la fattibilità dell’accordo e del progetto Antica Dogana.

Bozza di Regolamento di Occupazione di Suolo Pubblico e COSAP

comuneDi seguito gli emendamenti che ho elaborato:CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

del 15 giugno 2012
PROPOSTA DI EMENDAMENTO
DELIBERA DI GIUNTA DI PROPOSTA AL CONSIGLIO N. 273 del 01.03.2012
PREMESSO CHE:
I.- Con la delibera di giunta indicata in epigrafe l’Amministrazione
ha proposto l’adozione del nuovo regolamento per la occupazione di
suolo pubblico nonché la modifica del regolamento COSAP;
II.- è intenzione dell’amministrazione agevolare e tutelare il lavoro
e le attività produttive compatibilmente con il corretto uso degli
spazi pubblici in godimento di tutte le persone.
Letta la proposta di regolamento allegata alla delibera in epigrafe
intitolato “Regolamento Comunale per l’occupazione di suolo pubblico
antistante gli esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e
bevande” ed a mente dell’art. 44 del vigente Regolamento Consiliare si
propone l’adozione del seguente emendamento:
All’art. 1 aggiungere quale comma 1 la seguente enunciazione di
principio: “Il Comune di Napoli, a mente dell’art. 41 della
Costituzione tutela l’iniziativa economica privata che non può
svolgersi in contrasto con l’utilità sociale ed in modo da recare
danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana, facendo si
che l’uso degli spazi pubblici sia concesso nel rispetto del
preminente interesse pubblico”.
All’art. 2 del regolamento aggiungere al primo comma lettera a) dopo
“installazione” le parole: “elementi mobili non ancorati al suolo” e
cancellare le parole: “di tavoli, sedie ed ombrelloni”.
All’art. 10 comma 1 lettera a) aggiungere dopo la parola “sedie”: “e fioriere”.
All’art. 11, comma 7, dopo la parola: “diniego,” cancellare le parole:
“il servizio competente è tenuto a rilasciare la concessione” e
sostituirle con: “la concessione di intende rilasciata valendo il
silenzio assenso”.
All’art. 12 comma 5, dopo le parole “Servizio Ambiente” aggiungere le
parole: “a cura del richiedente”.
All’art. 14, comma 2 dopo la parola “visibile” aggiungere le parole:
“in uno alla planimetria descrittiva della occupazione autorizzata”.
Dopo l’art. 14 aggiungere l’art. 15 e modificare la successiva
numerazione degli articoli con il seguente testo: Art. 15. Piccoli
esercizi commerciali da asporto. 1.- I piccoli esercizi commerciali
alimentari da asporto possono ottenere la concessione di occupazione
di suolo pubblico, nella immediata vicinanza del locale, per la
installazione di tavolini di piccole dimensioni che possano fungere da
solo appoggio per gli avventori. 2.- In tal caso il canone di
occupazione di suolo pubblico è ridotto della metà. 3.- In quanto
compatibili si applicano tutte le altre disposizioni relative al
rilascio prolungato o temporaneo di cui al presente regolamento.
all’art. 18 dopo il comma 3 aggiungere il comma 4 con il seguente testo: 4.- Il presente Regolamento costituisce disciplina speciale rispetto al “Regolamento per l’occupazione di suolo pubblico e per l’applicazione del relativo canone (C.O.S.A.P.)” il quale sarà applicabile in quanto non derogato ed in quanto compatibile”
Proponenti:
Gennaro Esposito Carlo Iannello Arnaldo Maurino

CRITICAL MASS

Sono per la discussione, il confronto e la critica costruttiva, sono più per il dubbio che per le certezze, quest’ultime mi spaventano, specialmente se offerte acriticamente come verbo. Cerco sempre di non appiattirmi su giudizi preconfezionati. Tutto questo è faticoso, fa sudare e macinare ma rende la vita degna di essere vissuta! La partecipazione senza diritto di critica né discussione e senza la predisposizione a cambiare idea non è partecipazione è REGIME!! Ecco perché mi piace CRITICAL MASS

Blog su WordPress.com.

Su ↑