La vittoria di Grillo ha portato per la prima volta tutta la rabbia ed il rancore dei cittadini direttamente in parlamento. Grillo continua a chiamare i partiti esistenti morti, cadaveri, fantasmi etc…. I partiti che hanno maciullato ogni sensibilità politica e la sinistra non se n’è neppure accorta. Prima delle primarie aleggiava un senso di paura tra i partiti, poi, visto il risultato delle primarie ed in attesa delle parlamentarie si è fatto largo un altro pensiero: é venuto il momento di piazzare gli amici, i parenti ed i dirigenti di partito, altro che società civile, qua contano le tessere annacquate con qualche nome famoso, qualche magistrato, qualche giornalista … vai che vince la coalizione del centrosx ed entriamo tutti in parlamento col premio di maggioranza! Oggi mi fa ridere la condizione di quei consiglieri regionali o provinciali che dovranno scegliere se farsi sei mesi di parlamento o rimanere nei loro consigli. Ovviamente la scelta non sarà politica ma un calcolo sulla somma delle indennità! Eppure la previsione l’avevamo fatta ed è strano che non l’avessero fatta anche loro. Bastava vedere i gazebo per strada occupati da persone che avrebbero dovuto fare propaganda che quasi si vergognavano di proporre le idee dei loro partiti. Il guaio è che la rabbia non si è ancora calmata non ha trovato uno sfogo conclusivo nel voto, perché Grillo tiene alta la tensione continua a sfidare tutti compreso il capo dello stato. Come se ne esce ? Spero che si trovi una soluzione che possa essere una vera mazzata ai partiti una vera soluzione finale che arrivi dai giovani e da quelli che non hanno mai contato nel partito perché troppo indipendenti! Occorre che si inneschi nella coalizione di centrosinistra un processo di rinnovamento radicale. Nel PD si sta facendo strada un nuovo percorso, qualcuno sta dicendo rinunciamo anche noi ai rimborsi elettorali. Bene, se il PD vuole, oggi è il momento di dare la prova. Mi piacerebbe, infatti, vedere i Giovani Democratici che non hanno mai visto un soldo di questi rimborsi pretendere dai vertici che il Partito vi rinuncino, che pretendano un nuovo assetto dei vertici occupandoli loro, che dicano chiaramente carissimi Da Lema, Veltroni, Bindi, Finocchiaro etc etc.. ANDATE A CASA senza il rischio di essere commissariati! Ormai il muro è caduto e non è il caso di essere teneri, il cadavere si potrebbe rianimare e questi hanno dato prova di non volere alcun ricambio, di non volere nessuno dietro di loro, hanno sempre avuto paura della formazione di una nuova classe dirigente per mantenere il monopolio! L’unica strada è il ricambio forzato … lo capiranno i giovani democratici o sono tutti vecchi?
Consiglio del 28 febbraio 2013 i miei interventi
Faccio una considerazione preliminare: Al Comune di Napoli va il merito di aver reso pubbliche le sedute e quindi tutti Voi potete vedere cosa fanno i Vostri rappresentanti, mi chiedo invece cosa facciano i nostri rappresentanti nel Consiglio Regionale e nel Consiglio Provinciale, tanto per cominciare!! Spero non abbiano paura di farsi vedere e di difendere in pubblico le loro scelte di voto!!!
Sulla delibera relativa alla adozione del “regolamento sul sistema dei controlli interni” di cui al mio precedente post (clikka) ecco il mio intervento al 1:10:14
Di seguito, invece, un altro mio intervento sulla proposta di istituzione di una Commissione di Vigilanza sulla gestione del patrimonio del Comune di Napoli attraverso la Napoli Servizi S.p.a. Ovviamente mi sono espresso negativamente, la proposta non è passata. Ritengo, infatti, un inutile spreco di risorse e di energia creare organismi ulteriori quando, invece, ci si dovrebbe impegnare di più a far funzionare quelli esistenti. Inoltre ritengo che sul patrimonio del comune di napoli e sulle miserie della povera gente non si possa fare campagna elettorale né consenso. Come consigliere comunale credo che io, così come tutti gli altri consiglieri, non debba essere investito di problematiche relative a cessi o tapparelle del patrimonio ERP che non funzionano. Questa è pura gestione a cui deve attendere il personale non politico degli enti locali!!!
Il mio intervento al 1:21:25
Rappresentanza e Politica la lezione di Massimo Villone
Grillo sarà il termometro della incapacità della classe politica di quest’epoca. La più grossa colpa è stata quella di non aver cambiato la legge elettorale. Mai come in questo momento occorreva una legge elettorale con un proporzionale puro. I partiti, invece, hanno voluto mantenere il porcellum per arrogarsi la prepotenza di imporre gli eletti al popolo! Oggi una bella lezione di Massimo Villone che ci ha spiegato la grave mancanza del sistema elettorale che tra l’altro potrebbe consentire ad una sparuta maggioranza di ottenere il premio che le fa conquistare il 55% dei seggi in parlamento. Appena disponibile il video. Anche questa volta bella partecipazione nonostante le varie chiusure della campagna elettorale
Il CAAN per l’aia e le politiche di sviluppo
La questione del CAAN di Volla e la chiusura del mercato ittico in questi ultimi giorni ha avuto una particolare attenzione nella vita dell’amministrazione comunale. E’ in corso, infatti, un tavolo tecnico tra Giunta ed operatori mercatali che abbiamo voluto in Consiglio. Sul punto ho già scritto e sono intervenuto anche in consiglio (il mercato ittico ed il caan clikka; il pescecaan la delocalizzazione del mercato ittico clikka; la seduta del consiglio del 18.12.2012 clikka; il caan di volla come il ponte del corso novara clikka). Il problema serio è che oggi il comune si trova ad avere ereditato dalla passata amministrazione una questione che pesa non poco per le difficoltà legate alla tenuta industriale, finanziaria ed economica della società partecipata dal Comune di Napoli. Un mostro che rappresenta secondo me, ancora una volta, una modalità di fare politica “rovesciata” dove l’obiettivo non è realizzare lo sviluppo di un area (peraltro in questo caso fuori dal territorio cittadino) o di un settore economico, ma quello di spendere soldi col cemento con la creazione di “momentanei” posti di lavoro, che rappresentano più una forma di assistenzialismo che non il risultato di una efficace politica di sviluppo. Eppure, tra le prime nozioni che si imparano in materia di finanziamenti europei, c’è quella di non andare dietro ai bandi ma di pensare prima alla idea progettuale e di sviluppo e poi andarsi a trovare i soldi e le linee di finanziamento per realizzare l’intervento. Non riesco proprio a capire come sia possibile restare in questo stato a Napoli che, per quanto ne so, essendo in una regione inserita tra quelle ad “obiettivo convergenza”, è destinataria di fondi dedicati per lo sviluppo delle aree urbane. L’area EST (ove è peraltro inserito il mercato ittico attuale), infatti, dovrebbe così finalmente vedere la riconversione da area industriale, in area di sviluppo economico/residenziale/turistico essendo peraltro vicino al mare. Specularmente c’è poi l’area ovest con Bagnoli anch’essa oggetto di riconversione da decenni, di cui si è detto ogni cosa, e che potrebbe inserirsi in un progetto che potrebbe abbracciare il Collegio Ciano, il San Paolo, il Mario Argento, l’Edenlandia, lo zoo e l’ippodromo. Infine, c’è la grande area del porto di Napoli anch’essa oggetto di interessanti progetti. Stiamo parlando di centinaia e centinaia di milioni di euro e mi sembra tutto immobile! In un paese normale in Comune dovremmo quasi ogni giorno parlare di questo e ricevere proposte da una imprenditoria sana ed, invece, per il momento tra gli amministratori e gli operatori economici, siamo solo riusciti a partorire una manifestazione di interesse per la realizzazione di uno STADIO a ponticelli (sic) a cui si contrappone, da parte della regione, la diversa idea di costruire un INCENERITORE. Che tristezza! Giungiamo ancora una volta impreparati forse perché una tale visione da un lato scavalca i 5 anni di mandato, per amministratori più avvezzi ai tagli di nastro e dall’altro dovrebbe avere, una convergenza di vedute tra regione e comune. A pensarci bene, oggi più che mai, occorre una politica di sviluppo economico/sociale lungimirante, perché quella passata rappresenta un’occasione mancata per i decenni di amministrazione di una sinistra che per vent’anni ha menato il CAAN per l’aia ….
Piano di riequilibrio del Comune di Napoli e l’astensione di Ricostruzione Democratica
Ieri (28.01.2013) si è tenuta la seduta del consiglio comunale nella quale è stato approvato il piano di riequilibrio finanziario di cui al mio precedente post (clikka). Nella stessa giornata di ieri ci è pervenuto il parere collegio revisori (clikka) che insieme con i colleghi del gruppo abbiamo letto attentamente non essendo riusciti ad approfondire come si deve la delibera che era alla nostra attenzione per i ristretti tempi. Tutto il gruppo di Ricostruzione Democratica si è astenuto poiché non c’è stata data la possibilità di capire cosa in realtà stavamo approvando. Nella delibera, infatti, erano riportati solo i numeri e non le modalità circa l’adozione provvedimenti strategici per la nostra città. Per capire le mie perplessità di seguito potrete seguire il mio intervento e quello di Carlo Iannello che credo esprimano bene le perplessità che abbiamo manifestato in Consiglio. Diciamo che c’è stato anche un episodio accaduto in aula (che si può notare all’inizio del mio intervento) che ci ha lasciati molto perplessi. Buona visione:
Il mio intervento al 2:48:18
L’intervento di Carlo Iannello al 2:13:50
Assemblea Pubblica su Bagnoli – venerdì 14.12.2012 – h.16
ASSEMBLEA PUBBLICA indetta da Ricostruzione Democratica.
Venerdì 14 dicembre alle ore 16.00 presso la sede del Consiglio Comunale, Via Verdi, 35, al IV piano (aula multimediale) il gruppo di ricostruzione democratica incontra i cittadini.
Il Consiglio Comunale è il luogo dove si forma la volontà dell’Istituzione cittadina ed è un luogo di discussione. Siamo consapevoli che ogni decisione presa in scienza e coscienza debba essere il risultato di una approfondita riflessione dell’interesse pubblico. Siamo consapevoli che si può anche sbagliare, ma solo se in buona fede, non riteniamo concepibile una decisione presa per tutelare interessi particolari o di partiti: siamo fermamente convinti che non si potrebbe mai mantenere in vita una società partecipata o un istituzione comunale solo ed esclusivamente perché nella stessa potrebbero esserci stati giochi di partiti che hanno collocato amici, parenti o compagni di partito di consiglieri e segretari. Siamo convinti che la decisione di ogni consigliere debba essere meditata e scevra da ogni condizionamento. Siamo consapevoli che la strada è difficile, impervia e che restando da soli riusciremo a fare solo pera di testimonianza, ma che ci tocca, in ogni caso, percorrerla senza esitazione per il profondo rispetto che portiamo verso il pubblico interesse, verso la fiducia che i cittadini hanno riposto in noi con il loro voto e per i nostri figli. Il 14 dicembre discuteremo di Bagnoli un tema che ci ha visto impegnati in consiglio comunale, tal volta anche in modo isolato votando contro la maggioranza di seguito i miei interventi in consiglio comunale:La nostra richiesta di sciogliere Bagnoli Futura; Lo stato di salute di Bagnoli Futura; Per Bagnoli le dimissioni di Carlo Iannello dalla Presidenza della Commissione Urbanistica; Il parco dello sport di Bagnoli.
Sono invitati a partecipare tutti i cittadini, le realtà associative, i comitati che da anni si occupano delle tristi e sfortunate vicende di questa preziosissima area della città, le Assise di Bagnoli, le Assise di Palazzo Marigliano, I VAS, WWF, Legambiente, Italia Nostra, ecc. Il dibattito su Bagnoli è particolarmente attuale non solo per le questioni relative all’attuazione della variante occidentale, della bonifica e della trasformazione urbana, ma perché proprio nelle prossime settimane andrà via la base NATO dal Collegio Ciano, un’opra di straordinario valore architettonico, nato con meritorie finalità socio-assistenziali (come casa per gli scugnizzi) di cui la città non ha mai potuto beneficiare. Adesso la speculazione punta le proprie mire: i cittadini si debbono mobilitare per la difesa della struttura, della sua destinazione a scopi sociali e delle pregiate aree agricole limitrofe.
Indegnità dei partiti e la deriva autoritaria
Dopo le case di Di Pietro e gli scandali delle regioni, ieri (18.11.2012) Report ha aperto uno squarcio sui fondi dei gruppi parlamentari (clikka per vedere il servizio). Diverse decine di milioni di euro (circa 70), che per la mancanza di una disposizione regolamentare, secondo il presidente Fini, non sarebbero rendicontabili. La cosa mi fa, ovviamente schifo! Credo che dai principi generali del nostro ordinamento si possa desumere che ogni qualvolta si spendano soldi pubblici i cittadini hanno il pieno diritto di averne conto e ragione. Questa è una ulteriore pietra che casca addosso alla casta dei partiti politici pregiudicandone la loro credibilità allo stato assolutamente ai minimi termini. La cosa mi preoccupa non poco perché a fronte di tale stato può avanzare qualunque cosa dietro il paravento del cambiamento. Va di moda, infatti, la partecipazione e nuove forme di democrazia, ma posso dire con cognizione di causa che esse sono utopie a bordo delle quali, la storia ci ha insegnato, spesso si trasporta l’autoritarismo. Il compito a cui hanno abdicato i partiti era quello di selezionare una classe dirigente degna e competente ed invece abbiamo una classe dirigente indegna ed incompetente. Nascondersi dietro il paravento del “decidiamo tutti i cittadini insieme” facendo appello alla società civile è pericolosissimo. Io ogni qualvolta ho cercato di condividere una delibera appena appena più complessa ho avuto una risposta assolutamente limitata. Pochi sono i cittadini che hanno la possibilità di leggere e di comprendere a pieno ciò che si nasconde dietro un comma o una decisione, e dire di aver preso una decisione partecipata spesso cela solo una scusa per decidere da solo o con l’accordo di pochi “interessati”. La verità è che occorrerebbe un gruppo dirigente in grado di prendere il meglio dalla società civile e dai partiti cercando di avvicinare i cittadini alla politica, ma saranno in grado i partiti da fare questo? La storia insegna! La crisi in Grecia ha partorito Alba Dorata! Sono rimasto impressionato dal testo tratto dal Main Kampf di Adolf Hitler sulla indegnità dei parlamentari che all’epoca portò al nazismo:
“Tutte le mattine, il rappresentante del popolo arriva sino alla sede del Parlamento; se non entra, riesce ad arrivare perlomeno in anticamera dove viene affisso l’elenco dei parlamentari presenti: è su questo elenco, che il nostro, servendo la Nazione, scrive il proprio nome, ed è per questa fatica enorme, giornaliera, che incassa un profumato indennizzo. Passati quattro anni, o avvicinandosi sempre più lo scioglimento della Camera, detti signori vengono sollecitati da un impulso irrefrenabile, al pari della larva che è destinata a trasformarsi in farfalla, codesti vermi di parlamento abbandonano così il rifugio comune e volano fuori, dal popolo. Ricominciano nuovamente a parlare agli elettori narrando loro come siano ostinati gli altri, e di come essi abbiano invece duramente lavorato; succede invece che il popolo, questa massa d’ingrati, invece di applausi lancia sul loro viso insulti e urla piene di odio. In genere se l’ingratitudine popolare tocca livelli molto alti tocca rimediare con l’unico toccasana possibile; migliorare ancora i programmi. Perciò la commissione si rinnova e risorge, dando di nuovo vita all’eterno inganno. Conoscendo bene la testarda idiozia dell’umanità intera non dobbiamo poi stupirci dei risultati. È così che il gregge del proletariato e della borghesia rientra nella stalla, tenuto per mano dal nuovo, invitante programma e dalla stanga, pronto a rieleggere coloro che lo hanno ingannato. Con questo, l’uomo delegato dal popolo a rappresentarlo si ritrasforma nelle vesti del verme di parlamento, e riprende nuovamente a nutrirsi con le fronde dell’albero statale, per iniziare nuovamente il ciclo quattro anni dopo, mutarsi cioè di nuovo in farfalla“.
Il PesceCAAN – la delocalizzazione del mercato Ittico
In seguito ad una ordinanza del Sindaco di Napoli domani (06.11.2012) il mercato ittico sito a Napoli Est in Piazza Duca degli Abruzzi, in un fabbricato del 1935 realizzato su progetto di Luigi Cosenza dovrebbe spostarsi al Centro Agroalimentare di Volla, realizzato con fondi pubblici in seguito ad un accordo di programma delle precedenti amministrazioni Bassolino/Iervolino. Oggi il nodo del pesce è arrivato al pettine e gli operatori commerciali sono una settimana che passano da un ufficio all’altro del Comune di Napoli manifestando le loro ragioni a consiglieri di ogni schieramento ed assessori. Io ci ho parlato un paio di volte con una rappresentanza abbastanza nutrita. I termini della questione che ho appreso dagli stessi grossisti del pesce sono che il mercato ha un fatturato annuo di circa 250 milioni di euro, che si avvicina il Natale, che sarebbero a rischio circa 400 posti di lavoro perché la delocalizzazione a Volla non può avvenire all’improvviso. Ho parlato con persone ragionevoli venerdì scorso ed ho manifestato il mio pensiero dicendo che la delocalizzazione di una realtà di queste dimensioni andrebbe contrattata ad un tavolo. Oggi (05.11.2012) in consiglio Comunale è stato votato un invito all’amministrazione a concedere una proroga e sopratutto di instaurare immediatamente un tavolo che porti ad una delocalizzazione con tempi concordati. L’Ordine del Giorno è passato con la precisaizone dell’Amministrazione che la proroga poteva essere concessa solo fino al 13 gennaio p.v. Oggi pomeriggio ho reincontrato un gruppetto di operatori del mercato i quali mi hanno detto chiaramente che non hanno alcuna intenzione di trasferirsi a Volla che il termine del 13 gennaio servirà a questo punto solo per far fronte al Natale e che sono pronti a lasciare il fabbricato di Luigi Cosenza per recarsi altrove, ma non a Volla, con la conseguenza che subito dopo natale dovranno licenziare circa la metà dei dipendenti. Al CAAN per altro verso è necessario che si trasferiscano gli operatori dell’ittico poiché altrimenti l’ente non si regge con i costi che ha poiché l’agroalimentare non li assorbe tutti. Difatti, fino ad oggi il Centro è in perdita con dipendenti che non prendono lo stipendio da mesi. Il rischio è che fallisca la delocalizzazione. Un’altra patata bollente per questa amministrazione che è chiamata a dare risposte. Io non ho tutti gli elementi ma ad una prima impressione mi chiedo come abbiano fatto le precedenti amministrazione a pensare ad una delocalizzazione in un altro comune. Credo che le attività economiche ogni comune se le dovrebbe tenere strette. Se poi penso a San Francisco dove c’è un mercato del pesce inserito in città, dove le persone possono anche mangiare i granchi sui banconi del pesce, allora qualcosa non mi torna. Come è stato possibile pensare ad una delocalizzazione di questo tipo? e poi il mercato del pesce non sarebbe naturale che fosse vicino al mare? Intanto il problema è serio perché al CAAN è stato fatto un investimento importante ed oggi se non si sposta il mercato ittico si rischierebbe di chiudere con un danno per soldi spesi male enorme; ma c’è anche il rischio che si chiuda il fabbricato di Cosenza e le 29 aziende grossiste, o larga parte di esse, decidano di optare per altre soluzione logistiche. Qualcuno, infatti, mi ha detto che già avrebbero acquistato un capannone in zona Napoli Est dove ricollocarsi non volendo andare a Volla. Per me è tutto assolutamente allucinante da un lato credo che l’Amministrazione deve dare corso al progetto della precedente giunta, dall’altro c’è qualcosa che non mi torna perché c’è il rischio di fare un doppio danno: Chiusura del mercato ittico e chiusura del CAAN. Possibile che in dieci anni si sia pensato di dare corso alla realizzazione del CAAN senza il preventivo confronto con gli operatori commerciali, come è possibile che la politica sia potuta andare così avanti da sola senza confronto. In consiglio a dire il vero ho registrato anche un’altra tesi da parte di consiglieri di lungo corso: questi del pesce sono in affari non chiari, non sono affidabili e non se ne vogliono andare, non è possibile che non consideriamo le ragioni dei bancarellai di piazza garibaldi perché sono deboli e poi scendiamo a patti con questi che sono forti. Io a dire il vero ho semplicemente ragionato chiedendomi che a protezione dell’interesse pubblico, specialmente in questo momento di crisi, se sposto una realtà che fattura tanto devo sicuramente essere più cauto. Spero che quelli prima di me abbiano fatto bene i loro conti poiché il saldo ora lo stanno chiedono a noi ed io non ho nessuna intenzione di pagarlo se non avrò compreso bene tutto ciò che si deve capire.
Al 02:34:47 l’intervento dell’Assessore e successivamente il mio
Il Calcio Napoli ed i costi per la collettività
Oggi (27.10.2012) leggo su “La Repubblica Napoli” del patron del Calcio Napoli che si lamenta della intimazione degli ispettori della UEFA, i quali hanno richiamato la società sulle condizioni dello Stadio San Paolo, dichiarandolo non idoneo in larga misura. A questo richiamo De Laurentiis ha risposto chiedendo al Comune di Napoli di fare con urgenza i lavori, dichiarandosi, però, disponibile ad eseguirli lui solo ed esclusivamente se potrà portarseli a deconto del canone di concessione. Come Presidente della commissione Sport ed Impiantistica sportiva del Comune di Napoli e prima ancora come cittadino e tifoso resto perplesso. Conosco bene la convenzione che lega il Calcio Napoli al Comune e posso dire che, essendo stata stipulata il 03.11.2005, in un periodo in cui il Napoli era in difficoltà, militando in serie C, la città fu molto benevola con la squadra del cuore, prevedendo una serie di agevolazioni ed un canone, credo oggi assolutamente fuori mercato, con dei meccanismi di calcolo a percentuali che trovo anche abbastanza complicati, prestando il fianco ad interpretazioni dubbie ed a verifiche periodiche di documenti. Ebbene, oggi i rapporti tra Città e Calcio Napoli sono assolutamente capovolti. Abbiamo, infatti, un’amministrazione in piena crisi economico/finanziarie. Non ci sono soldi per pagare gli operatori socio assistenziali (OSA) che si occupano di dare assistenza ai diversamente abili nelle case e nelle scuole, non ci sono soldi per le aziende di trasporti, non ci sono soldi per la scuola e la refezione scolastica, non ci sono soldi per riparare le buche per le strade ed il Patron del Calcio Napoli chiede al Comune di far fronte con priorità assoluta alla sistemazione dello Stadio! L’assessora allo sport Tommasielli ha dichiarato, sempre su La repubblica di oggi: “ce la faremo!” Io mi chiedo in che senso? Possiamo noi in questo momento scavalcare i bisogni primari della città per dare la possibilità alla squadra del cuore di fare la partita di campionato? Io non ho una risposta sicura ma sono convinto che dando dei soldi a De Laurentiis poi dovremo spiegare ai tanti cittadini napoletani che sono “in fila” titolari di diritti e bisogni assolutamente primari rispetto a quelli della partita di calcio, come mai non potremo far fronte ai loro essenziali bisogni. Cosa diremo a quei creditori, tra cui imprenditori in grave sofferenza, del Comune di Napoli che aspettano da oltre 40 mesi il pagamento del dovuto? Come cittadino e come amministratore posso dire solo che non ci sto! La città oggi più che mai ha bisogno di rivedere le sue priorità dando prevalenza agli interessi ed ai bisogni di “peso” dei cittadini. Inoltre, posso anche dire che da mie cognizioni dirette il Calcio Napoli per la convenzione è obbligato alla esecuzione della manutenzione ordinaria delle strutture date in concessione e che spesso la mancata esecuzione della manutenzione ordinaria poi trasforma ciò che è ordinario in straordinario! Proprio in questi ultimi giorni ho saputo che sono in corso dei lavori allo stadio San Paolo di manutenzione ordinaria nei servizi igienici che a parere del funzionario interpellato dovevano essere eseguiti dal Calcio Napoli. Oggi più che mai ognuno deve fare la sua parte, gli amministratori pubblici, i cittadini ed anche i patron delle squadre di calcio. Oggi Napoliha bisogno che alla guida delle sue istituzioni ci siano donne ed uomini coraggiosi in grado di mettere sui piatti della bilancia i diritti, i doveri ed i bisogni essenziali e primari dei cittadini senza timore di scontentare qualche tifoso o qualche patron di squadra di calcio!
Piazza Garibaldi è pubblica ed è sempre stata pubblica!
Oggi 26.10.2012, in consiglio comunale è ritornata di nuovo la delibera su Piazza Garibaldi di cui già ho scritto in due post (clikka clikka1). Ancora una volta la delibera è stata rinviata per ulteriori approfondimenti, su richiesta di Ricostruzione Democratica. Abbiamo anche chiesto che gli atti siano inviati alla Corte dei Conti in sede consultiva onde eliminare ogni dubbio. Ciò che è incredibile, ed è comprensibile a tutti, è che si sia potuto comprare Piazza Garibaldi come se non fosse già del Comune di Napoli e dei cittadini Napoletani. Non abbiamo infatti ritenuto esaustivo il parere fornito dai servizi tecnici ai quali abbiamo chiesto precise risposte : parere richiestachiarimenti
Sulle assunzioni in ASIA Napoli
Comunicato Stampa del 7 gennaio 2012 sulla questione ASIA Assunzioni Consiglieri Comunali: Gennaro Esposito e Carlo Iannello Gruppo Consiliare Napoli è Tua Gaetano Troncone Gruppo Consiliare IDV: “Teniamo a precisare che sulla assunzione dei 23 lavoratori ASIA il Consiglio Comunale non ha emesso alcuna delibera. Il Consiglio Comunale nella seduta del 30.11.2011, infatti, come si può leggere dal resoconto stenotipico sul sito del comune, ha approvato all’unanimità un Ordine del Giorno, che è un atto di indirizzo non vincolante (firmatari Zimbaldi (terzo polo), poi Fiola (PD), IDV e NET) con il quale si chiedeva di completare le procedure di stabilizzazione dei citati operai dei consorzi di Bacino. Noi stessi abbiamo votato favorevolmente, poiché ci sembrava ovvio stabilizzare dei lavoratori, rispetto ai quali era già in corso una procedura di tal tipo, mentre l’amministrazione, chiamata ad esprimere il parere, nella persona del Vicesindaco Sodano, ha espresso parere favorevole, omettendo di comunicare all’assemblea le cose di cui siamo venuti a conoscenza dopo, dalle dichiarazioni di Rossi sui giornali, e cioè che i detti lavoratori avevano subito un rigetto della loro domanda di assunzione dal Tribunale del Lavoro di Napoli, che vi sarebbero dei pareri legali contrari alla loro assunzione e che sarebbero costati all’amministrazione circa 700.000,00 €. all’anno. In quest’ottica crediamo che l’ASIA debba proseguire sulla strada della legalità, della trasparenza, della imparzialità e della inderogabilità delle procedure ad evidenza pubblica, tracciata dall’ex Presidente Rossi, almeno fino a quando non ci sarà una pronuncia contraria della magistratura, altrimenti non si giustificherebbe perché i suindicati lavoratori dovrebbero godere di un diverso trattamento rispetto ad altri. Non si comprende, inoltre, come sia andato via Rossi e restato Fortini ereditato dalla precedente amministrazione. Aspettiamo, quindi, che l’assessore all’ambiente dia le spiegazioni alla cittadinanza tutta.
Gennaro Esposito
Carlo Iannello
Consiglieri Comunali Gruppo Napoli è Tua
Gaetano Troncone Consigliere Comunale Gruppo IDV
Segue resoconto stenotipico e ordine del giorno del 30.11.2011
COMUNE DI NAPOLI
CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI Seduta del giorno 30/11/2011
Resoconto stenotipico:
OMISSIS
Verso la fine dei lavori alle h. 14,00 circa:
PRESIDENTE PASQUINO
…. Mi pare che abbiamo finito, il consiglio si chiude qua e vi ringrazio.
No, abbiamo un ordine del giorno firmato da tutti i gruppi, impegna il sindaco e gli assessori competenti affinché concludano le procedure di trasferimento in ASIA dei restanti lavoratori del bacino Napoli 5 allo stato senza alcun sostegno a reddito né tantomeno una prospettiva occupazionale convincono di impiego nella raccolta differenziata. Qua c’è la firma e forse è opportuno i rappresentanti di Zimbaldi, il PD con Fiola, poi c’è IDV, poi c’è Net, insomma ci sono tutti i gruppi, mi pare che ci siano tutti i gruppi, questo ordine del giorno non avendolo avuto l’assessore Realfonzo lo vuole vedere. Ma non è fatto nella delibera, questo è fuori. È d’accordo l’assessore? Scusi vice sindaco.
VICE SINDACO SODANO
Sì, diciamo noi siamo d’accordo anche se chiaramente nell’impegno andrebbe meglio esplicitato affinché concludo nelle procedure di trasferimento in ASIA siccome l’ASIA comunque ha una sua autonomia diciamo con questa indicazione parere favorevole.
PRESIDENTE PASQUINO
Va bene, grazie. Quindi l’ordine del giorno ha anche il parere favorevole dell’amministrazione, lo metto in votazione con la precisazione ovviamente che ha fatto il vice sindaco perché è chiaro che il parere dell’amministrazione è sempre articolato, non c’è un’opposizione perciò lo metto in votazione, con il parere favorevole e con le precisazioni che sono state fornite, chi è d’accordo resti seduto, chi è contrario alzi la mano, chi si astiene lo dichiari. Quindi approvato all’unanimità. Devo ringraziare il consiglio, il consiglio è quasi presente per i numeri che abbiamo detto prima, abbiamo lavorato bene, vi ringrazio, è un lavoro che serve per la città.
CONSIGLIO COMUNALE 30 NOVEMBRE 2011 O.D.G.
Proposto da tutti i gruppi: emendato e approvato all’unanimità IL CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLIPremesso che
• Nell’ambito dell’implementazione della raccolta differenziata 335 lavoratori su 359, nell’anno 2009 transitarono in ASIA dall’ex Bacino Napoli 5;
• Che ai rimanenti 24 lavoratori furono applicate le procedure di mobilità così come previste dall’ordinanza della Presidenza del Consiglio del Ministri n. 3686 del 01/07/2008;
• Che per i suddetti lavoratori è scaduto da tempo il trattamento di mobilità,
• Che la Giunta Comunale con delibera n. 868 del 2/8/2011, nel prendere atto del protocollo d’intesa tra il Sindaco ed il Presidente della Provincia di Napoli per il trasferimento dei rifiuti all’estero, al punto 3 disponeva che l’Asia Napoli spa, d’intesa con la Sap.na spa utilizzassero i lavoratori dell’ex Bacino Napoli 5 per la gestione degli impianti ubicati in via nuova Brecce e via Brinn, per il tempo necessario e comunque non oltre il 31 dicembre 2011;
• Che ad oggi, con il mese di dicembre ormai alle porte, non è pervenuta alcune comunicazione ai lavoratori interessati, che si ritrovano privi di qualsiasi tipo di reddito e senza neppure la speranza di potere lavorare in un immediato futuro
Visto che
• Il Consiglio Comunale è l’organo di indirizzo e controllo politico- amministrativo e tra gli atti fondamentali di competenza detta indirizzi, tra gli altri, verso le aziende pubbliche;
• Il Consiglio Comunale di Napoli si è già formalmente espresso sull’ingresso in ASIA dei lavoratori del Bacino Napoli 5, sin dal 2006 con atti di indirizzo trasparenti e senza strumentalizzazioni di sorta
Impegna
Il Sindaco e gli Assessori competenti affinché sia attivata l’ASIA per concludere le procedure per il definitivo trasferimento dei restanti lavoratori del Bacino Napoli 5, allo stato senza nessun sostegno al reddito né tantomeno una prospettiva occupazionale, con il vincolo d’impiego nella raccolta differenziata.
La cultura dell’esempio e le dimissioni
Abbiamo discusso molto delle dimissioni di Carlo Iannello dalla presidenza della Commissione Urbanistica ed alla fine siamo giunti ad una decisione condivisa. La politica ha bisogno di coerenza e di atti esemplari che ci possono porre anche fuori dalle stanze, ma non importa, ciò che conta è essere compresi dai cittadini ed aver deciso in scienza e coscienza; ciò che conta è la cultura dell’esempio per distinguersi dalla malapolitica imperante. Nei palazzi ci sono solo tatticismi volti unicamente a fare politica, intesa non come cura dell’amministrazione, ma come semplice affermazione (tal volta anche rozza) di se stessi e del potere che si riesce a conquistare ed esprimere. Le scelte od un voto spesso non sono il risultato di uno studio e di una decisione coscienziosa e seria, ma l’adempimento di un ordine di scuderia. L’ignoranza serve a tenere calma la coscienza e rende più facile piegarsi alle decisioni prese nelle stanze chiuse. E’ strano ma quando i tuoi argomenti tecnici e politici risvegliano la coscienza nel tuo interlocutore che deve votare o adottare una scelta coraggiosa sale la rabbia, per aver svelato la verità che costringe a ribellarsi alla coscienza e ad essere consapevoli che si deve UBBIDIRE all’ordine. Meglio l’ignoranza, meglio non sentire o pensare che sei un nemico del governo.
Le motivazioni delle dimissioni di Carlo Iannello (clikka)
Dal Corriere del Mezzogiorno del 18 ottobre 2012
NAPOLI — Tra tutti gli eletti di «Napoli è Tua», la lista del sindaco Luigi de Magistris, Carlo Iannello è sempre stato il consigliere più critico. Forse per questo ha avuto un ruolo importante tra i picconatori di NèT, gruppo che si è frantumato in tre parti permettendo la nascita di Rifondazione democratica, partito a cui ha aderito Iannello. Ora però si consuma definitivamente anche la rottura con la maggioranza, visto che l’ex consigliere di NèT domani si dimetterà dalla presidenza della Commissione urbanistica.
Perché?
«Perché Il 17 settembre c’è stata una riunione della commissione urbanistica, molto partecipata. Ed è stato espresso parere negativo sulla delibera che ha poi conferito beni pubblici del patrimonio indisponibile alla Bagnolifutura. Dev’essere successo qualcosa perché poi, rispetto a quanto deciso, è cambiato tutto. Io in commissione ho un ruolo, e se questo ruolo viene calpestato vado via».
Ma che cosa è cambiato?
«E’ cambiato che il Consiglio l’ha invece votata».
Un ripensamento o scelte politiche?
«Non lo so. Ma facendo così il Consiglio ha smentito il lavoro della commissione, che è poi composta da consiglieri, senza dare spiegazioni. Quindi non mi rimane altro che dimettermi».
Non ci sono margini di ripensamento?
«No, non ci sono».
Ma perché il Comune non poteva conferire dei beni alla Bagnolifutura?
«Semplice: si tratta di beni pubblici dati a una società di diritto privato. Eppoi, lo dice la parola stessa: i beni sono indisponibili. E se sono indisponibili, in quanto riservati alla collettività, non possono essere dati ad una società per azioni per ripianarne i debiti. Si tratta infatti di beni costruiti con finanziamenti pubblici, e non possono, a mio avviso, essere trasferiti. Il Consiglio però ha deciso così e io ho deciso di dimettermi».
C’è chi ritiene però che lei si sarebbe dovuto dimettere comunque perché la presidenza della commissione urbanistica spettava a Napoli è Tua. E così?
«Io il Cencelli non l’ho studiato quindi non lo posso applicare perché non lo conosco. Se mi dimetto, ripeto, è soltanto per una questione istituzionale e di rispetto per le istituzioni».
Però non mi ha risposto: quel posto spettava a Napoli è Tua.
«Quel posto non spetta a questo o quel consigliere. Una volta eletto, infatti, un presidente rimane in carica fino a quando non si dimette. Non esiste infatti una strumento giuridico per rimuovere un presidente a meno che, ribadisco, non si dimetta di sua volontà. come faccio io».
Possibile che su Bagnoli salti sempre il tappo? Sono anni che Bagnoli e la Bagnolifutura dividano e non uniscano mai. Anche sulla vendita del suoli, per esempio, lei ha avuto sempre una posizione diversa da quella della maggioranza.
«Esatto. Io ero per non venderli ai privati ritenendo invece che dovesse essere la Bagnolifutura a costruire le case per poi rivenderle. Così si salvava pure la società. Invece anche su questo ci sono state vedute differenti».
Paolo Cuozzo
Bagnoli Futura la posizione di Ricostruzione Democratica
Sulla questione bagnoli Futura sento il bisogno di raccontare come è andata in consiglio comunale: La questione era molto delicata e quindi da giorni giravamo con la delibera che prevede, per salvare la società dal fallimento, l’attribuzione in proprietà di beni dal valore di qualche centinaio di milioni di euro (porta del parco, parco dello sport e turtle point). Temi sia tecnici sia politici che erano ovviamente molto spinosi perché riguardavano sia la natura di beni che dovevano rientrare nel patrimonio indisponibile del comune sia il fatto che non avevamo alcuna intenzione di saldare la nostra responsabilità politica con un “affare” (bagnoli futura) che dura da oltre 10 anni. Bene ad un certo punto siccome dovevano arrivare dei pareri dagli organi di controllo (segretario generale) e doveva essere redatto un emendamento dai tecnici, Carlo Iannello ha chiesto la sospensione per potere contribuire alla elaborazione del testo e per poter leggere i pareri e quindi discutere con il sindaco e gli altri consiglieri. Io e Carlo entriamo, quindi, in una stanza dove c’era il sindaco per avviare la discussione ed, invece, ci viene detto che quella era una riunione con la sola Federazione della Sinistra. L’IDV aveva già assicurato ieri il suo voto incondizionato. Dopo questa pausa si è ripresa la seduta ed il primo intervento, Elena Coccia, con un colpo di scena (almeno per me e carlo) a nome di tutta le FED ha dichiarato piena fiducia al sindaco e quindi che l’intero gruppo avrebbe votato la patrimonializzazione, poi IDV con Vernetti e poi NET con Pace. Cambio di direzione di 180 gradi, ancora più incredibile, visto che non si sapeva ancora il testo dell’emendamento del sindaco né si conoscevano i pareri del segretario generale (?) e che sulla prima versione molti componenti di FED avevano dichiarato di non votare. Alla fine la delibera è passata con il voto di tutti (compreso UDC e PD), tranne il nostro che abbiamo motivato dichiarando che per noi era meglio mettere in liquidazione la società, visto che non ci era stato fornito neppure un piano industriale che ci avesse consentito di capire che fine avrebbero fatto i beni stessi e che solo così avremmo potuto mettere le mani in dieci anni di amministrazione per verificare tutte le responsabilità. Dopo ciò che è accaduto qualche consigliere mi ha manifestato il suo apprezzamento dicendomi che noi stavamo facendo in consiglio un “bel lavoro”. Su questa cosa stendo un velo …
Per questa pagina di consiglio voglio solo ringraziare Simona Molisso che, per condividere la posizione del gruppo, a viso aperto e con spirito di servizio, è venuta in consiglio con Diego, di appena sette giorni, per votare contro la delibera, senza alcun timore e riscattando così l’onore di quelli che non se la sono sentita di assumersi le loro responsabilità.
Questo è il nostro atto che ovviamente è stato respinto dalla maggioranza del consiglio comunale. La nostra proposta era quella di mettere in liquidazione la bagnoli futura non volendo saldare la nostra responsabilità politica con quella pregressa e tracciando quindi un cambio di rotta senza se e senza ma con il passato.
CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI
del 16 ottobre 2012
PROPOSTA DI EMENDAMENTO
DELIBERA DI GIUNTA DI PROPOSTA AL CONSIGLIO N. 661 del 09/08/2012
PREMESSO CHE:
I.- Con la delibera di giunta indicata in epigrafe l’Amministrazione ha proposto la modifica dell’atto costitutivo della società Bagnoli Futura S.p.a., dello Statuto della stessa e della convenzione stipulata tra gli enti soci della Bagnoli Futura S.p.a. e quest’ultima;
II.- scopo delle modifiche è quello di consentire alla Bagnoli Futura S.p.a. di trattenere in proprietà le opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature tra cui la Porta del Parco, il Parco dello Sport e l’acquario tematico delle tartarughe attraverso un atto di liberalità indiretto;
III.- dalla relazione del Sindaco in aula è emersa la conferma della drammatica condizione economico/finanziaria della società Bagnoli Futura S.p.a., definita a rischio di fallimento;
IV.- la grave condizione economico/finanziaria emerge anche dalle relazioni dei Collegio dei Revisori con note del 18.09.2012 e del 15.10.2012;
IV.- con i citati pareri del Collegio dei Revisori si sottolineava, infatti, anche la necessità di approfondire la compatibilità della donazione indiretta alla società Bagnoli Futura S.p.a. con la normativa relativa alla erogazione dei contributi pubblici europei che potrebbero essere revocati in caso di violazione dei vincoli di destinazione imposti dai regolamenti europei;
V.- la patrimonializzazione della società attraverso l’attribuzione di immobili realizzati con fondi pubblici allo stato non risolve le problematiche finanziarie della Bagnoli Futura S.p.a. che, se in stato di illiquidità, in ogni caso incorrerebbe nell’obbligo di adottare tutte le misure necessarie sia alla tutela dell’interesse pubblico che a quello dei creditori;
VI.- i beni di cui si chiede con la delibera in epigrafe l’attribuzione in proprietà in virtù degli accordi vigenti devono essere trasferiti al patrimonio indisponibile dell’ente appena eseguiti i collaudi;
VII.- il grave stato di decozione della Bagnoli Futura S.p.a. dichiarato dal Sindaco e dal Collegio dei Revisori, rende opportuno l’immediato adempimento degli obblighi di trasferimento al Comune affinché al Comune stesso sia data la possibilità di imporre il vincolo di indisponibilità;
VIII.- ogni eventuale valutazione circa le scelte da adottare deve essere preceduta da una attenta verifica delle capacità della società di far fronte agli impegni ed agli obiettivi da raggiungere, dovendo, inoltre, essere preceduta dai necessari pareri di legittimità tecnica, amministrativa e contabile così come previsto dal recente Decreto Legge n. 174/2010 art. 3 e s.s. allo stato non ancora acquisiti agli atti;
IX.- prima di ogni attribuzione patrimoniale è inoltre necessario acquisire il piano industriale della Società Bagnoli Futura S.p.a.
Tutto ciò premesso e ritenuto ed a mente dell’art. 44 del vigente Regolamento Consiliare si propone l’adozione del seguente emendamento:
1.- Abrogare i punti 2 della parte dispositiva della delibera in oggetto, ivi compresi i punti sub 2) da i) ad vii);
2.- sostituire la parte dispositiva abrogata con il seguente testo:
.- Alla luce delle considerazioni svolte chiedere la immediata convocazione di una assemblea degli azionisti, con all’ordine del giorno la verifica della messa in liquidazione della società Bagnoli Futura S.p.a. e la nomina di un liquidatore che verifichi la percorribilità di ogni procedura volta al ripianamento dei debiti anche attraverso le procedure concordatarie vigenti.
I proponenti:
Simona Molisso
Carlo Iannello
Gennaro Esposito
La moglie di Caldoro discriminata?
La moglie di Caldoro dichiara di essere discriminata per essere la moglie di Caldoro che a sua volta l’ha nominata in un osservatorio regionale. La notizia è di qualche giorno fa ed oggi riappare con una lettera di Marco Salvatore al Corriere che difende la scelta, poiché la firma del Presidente della Regione, sul decreto di nomina della moglie in questa commissione, è un atto dovuto. La cosa mi fa accapponare la pelle, per fortuna c’è stata la risposta del Direttore De Marco sulle pagine del Corriere del mezzogiorno di oggi che ovviamente sottolinea che seppure la cosa fosse legittima, ci sono delle ragioni di opportunità che avrebbero dovuto consigliare il Presidente, ad essere più attento. La questione, peraltro, capita in piena bufera del caso malapolitica regionale e si ha l’ardire di dire che le mogli dei politici sono discriminate. La verità è che non si vuole capire che il ricoprire incarichi pubblici è causa, non ha solo di onori, ma anche oneri e pesi ed essere la moglie di una persona che ricopre una così importante carica istituzionale ha gioco forza anche delle ricadute anche sulla vita familiare. Oggi in consiglio comunale dopo un mio intervento facevo, infatti, una riflessione con un assessore a cui ho detto che il politico è in un certo qual modo è come il Giudice: non deve solo essere imparziale ma deve anche apparire tale.
di seguito l’articolo di Lomonaco da il corriere del mezzogiorno del 23 Settembre, 2012
La polemica è stata sollevata da Carlo Aveta (La Destra) per «la nomina della moglie del presidente Caldoro in un osservatorio regionale». E lei, Annamaria Colao, l’ha presa male, tanto da sfogarsi su Fb: «Cari amici miei ancora una volta la mia relazione famigliare mi mette in condizione di essere discriminata… È tempo che io divorzi per avere il rispetto che merito per la mia professione?». Le risponde l’amica Teresa Armato (Pd): «Capisco lo sfogo, ma non è stata discriminata».
NAPOLI — Il sasso nello stagno l’ha gettato Carlo Aveta, consigliere regionale e segretario campano della Destra: «Sulla nomina della moglie del presidente Caldoro in un osservatorio regionale presenterò un’interrogazione urgente». Aveta l’ha annunciato un paio di giorni fa, dopo aver appreso «che il presidente Caldoro, con decreto n. 154 del 24 maggio scorso, ha nominato la moglie quale componente dell’Osservatorio per la formazione medico specialistica per verificare lo standard di attività assistenziali dei medici specialistici».
Aveta ha precisato che non intende mettere in discussione l’eccellente curriculum accademico e le qualità professionali della professoressa Annamaria Colao, ma ha sottolineato che «appare quantomeno inopportuna, da parte del presidente della Giunta, la nomina della moglie in un osservatorio regionale».
Le acque si sono immediatamente mosse, infatti ad Aveta ha replicato Gennaro Salvatore, presidente del gruppo consiliare «Caldoro Presidente», spiegando: «I componenti dell’Osservatorio regionale per la formazione medico specialistica sono designati dai presidi delle facoltà di Medicina e Chirurgia, sentiti i rispettivi consigli di facoltà, e i criteri di designazione sono previsti per tutte le Regioni dal decreto legislativo n. 368 del 1999, in attuazione a una direttiva europea. La Regione, la giunta regionale, non hanno discrezionalità né nel cambiare l’organismo, né nel decidere la sua composizione nominale. Tra l’altro l’Osservatorio è stato istituito con deliberazione della Giunta regionale n. 906 del 23 giugno 2004».
Quindi due precisazioni in una: i nomi non li ha scelti Caldoro e fu la giunta Bassolino a istituire l’organismo e quindi anche a stabilire il compenso orario per i consulenti. Un compenso non particolarmente appetibile: 185,92 euro più Iva per i componenti esterni all’amministrazione.
La doppia precisazione ha dunque chiuso la faccenda? Tutt’altro. Innanzitutto perché sebbene Salvatore dica la verità, è vero anche quello che afferma Aveta, perché in calce al decreto del Presidente della Giunta c’è effettivamente la firma di Stefano Caldoro, com’è naturale che sia. Ma anche perché a rilanciarla è la stessa Annamaria Colao, che si è pubblicamente sfogata su Facebook. «Cari amici miei — ha scritto — ancora una volta la mia relazione famigliare mi mette in condizione di essere discriminata… non ha alcun valore il curriculum scientifico, non serve che la mia nomina sia stata decisa dalla facoltà di medicina nella quale opero da 25 anni e che la regione non abbia avuto alcun ruolo decisionale, neanche che ho formato intere generazioni di specialisti di endocrinologia… no. A dispetto di quanti parlano di merito, di fuga dei cervelli, di impact factor, mediane, H-index (che come tutti sapete — o se volete andate a verificare in qualunque banca dati — ho superiori a molti ricercatori italiani e stranieri) sembra che l’unica cosa che conti è che io ho il demerito di aver sposato Stefano! Che ne pensate? È tempo che io divorzi per avere il rispetto che merito per la mia professione?».
Non c’è che dire, la professoressa Colao dev’essersela proprio presa. E devono averlo capito gli amici di Fb, che per «consolarla» le hanno scritto una quantità di messaggi. Più di cinquanta. Tra questi, però, ce n’è anche uno di tono leggermente diverso. «Comunque la moglie di un politico corre questi rischi quindi davvero la signora Colao non se ne dolga… ma soprattutto non pubblichi tali sfoghi che come ben dice Elisabetta sanno di giustifica… e perché, con tali titoli????». Firmato Antonella Maffei, consorte di Domenico Tuccillo ex deputato ora vicesegretario regionale del Pd e giornalista Rai («ma da prima», puntualizza). Insomma una persona ben consapevole di quali rischi corra una «moglie di». Cosa avrebbe fatto lei se si fosse trovata nei panni di Annamaria Colao? «Avrei evitato di sottolineare la situazione cercando una sorta di consenso pubblico — spiega Antonella Maffei — e mi sarei consultata in casa per capire se fosse il caso di assumere l’incarico in questione».
Invece, la professoressa Colao si lamenta del fatto che ancora una volta la sua «relazione famigliare» l’ha messa «in condizione di essere discriminata». Eppure la nomina l’ha avuta, forse avrà anche corso qualche rischio, ma certamente non è stata discriminata. Non è così? Risponde Teresa Armato, che conosce bene i meccanismi della comunicazione perché è giornalista, quelli della sanità perché è stata assessora regionale e quelli della politica perché è senatrice del Pd, conosce Annamaria Colao e anche Facebook, perché è amica della professoressa sul social network: «Annamaria — dice — è una donna il cui valore scientifico è riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Non c’è alcuno scandalo, dunque, se il Policlinico l’ha scelta per l’Osservatorio: la polemica è ingiustificata. Tuttavia, è vero, non è stata discriminata». Allora perché quello sfogo? «Scrivere su Facebook ormai è come fare una moderna telefonata agli amici, non uno alla volta ma tutti insieme. Molti usano questo modo per esprimere i propri sentimenti, i propri pensieri, e anche per sfogarsi. Secondo me si è proprio arrabbiata». Però lei di incarichi ne aveva più di una anche prima della nomina firmata dal marito: a parte il lavoro di docente nella facoltà di Medicina della Federico II e l’intenso impegno di ricercatrice che le ha fatto guadagnare posizioni di rilievo nelle classifiche internazionali, pochi giorni fa è stata eletta presidente dell’Enea, l’European neuroendocrine association, cioè l’associazione europea degli endocrinologi, e in primavera era stata inserita dal ministro Profumo nel primo Comitato nazionale dei garanti per la ricerca. «Una persona pubblica si espone alle critiche — commenta Teresa Armato — ma se si ha la coscienza a posto bisogna lasciar correre». Non è difficile ricoprire tanti incarichi? «Speriamo trovi tempo», risponde sorridendo la parlamentare pd. E comunque, senatrice, non è un po’ esagerato parlare di divorzio? «Ma quella era certamente una battuta». Caldoro è una persona riservata, chissà come l’ha presa… «Ah, non vorrà mica farli divorziare davvero».
Bagnoli Futura quale Futuro?
Il 7 settembre scorso ho postato la delibera di giunta su bagnoli futura che prevede una sorta di ricapitalizzazione della società mediante la rinuncia del comune di napoli al trasferimento della Porta del Parco, del parco dello sport e del turtle centre, tutti beni che dovrebbero essere assegnati al patrimonio indisponibile dell’amministrazione. Oggi posto la relazione del Collegio dei Revisori sulla citata delibera. All’adozione dell’atto, di cui il Consiglio è investito, vi sono numerose difficoltà tecniche dovute ad uno stato, direi, comatoso della società. Ultimamente, infatti, lo stesso Sindaco in una intervista riferiva circa Bagnoli Futura: “abbiamo ereditato un cadavere”. Ecco oggi al consiglio comunale si chiede di resuscitare il morto solo che a parere mio forse per fare ciò non basterebbe il “Figlio” ma ci vorrebbe il “Padre”. Siamo, infatti, ad una svolta epocale dove o ci si infila nel solco del rispetto delle regole o si viaggia su una strada parallela che potrebbe avere anche brusche inversioni ad “U”. Di ciò, infatti, ci avvertono i revisori che paventano la possibilità che i beni di cui si chiede il trasferimento potrebbero essere coinvolti in una procedura concorsuale (alias fallimento). Bagnoli Futura ha riportato perdite di bilancio in tre esercizi 2008, 2009 e 2010, come riferiscono gli stessi Revisori e per legge la società non può essere assolutamente beneficiare di alcuna attribuzione. E’ da un po’ di giorni che mi chiedo cosa c’entri la politica in questo. Si può per ragioni “politiche” infrangere la legge? E se si qual’è il limite oltre il quale il “superamento” della legge non è consentito? chi lo stabilisce? La questione è molto seria perché la chiusura o peggio il fallimento di Bagnoli Futura determinerebbe anche il fallimento di una intera area dove il Comune perderebbe il controllo. Ma questo può essere imputato a quest’amministrazione? O al suo consiglio comunale? Io sono convinto di no. Occorre però avere coraggio ed essere in grado di affrontare la realtà e non avere paura di puntare il dito verso i colpevoli affinché se ne assumono la responsabilità innanzi al tutta la città! Per cambiare rotta occorre vincolarsi al rispetto delle regole ed investire la città del dibattito sul futuro di Bagnoli.
RELAZIONE DEL COLLEGIO DEI REVISORI Napoli, 18 settembre 2012
Rif.: delibera di G.C. n.661 del 09-08-2012 – proposta al Consiglio: modifica dell’Atto Costitutivo, dello Statuto e della Convenzione della Bagnolifutura Società di Trasformazione Urbana per Azioni costituita con delibera di Consiglio Comunale n°40 del 18/02/2002.
Con il provvedimento in esame la G.C. propone di modificare l’articolo 1 dell’Atto Costitutivo, l’articolo 4 dello Statuto della Bagnolifutura Società di Trasformazione Urbana per Azioni costituita con delibera di Consiglio Comunale n°40 del 18/02/2002, nonché approvare un nuovo testo della Convenzione tra la medesima società ed i tre Enti pubblici azionisti.
Ai sensi dell’articolo 4, comma 18 del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, coordinato con la legge di conversione 14 settembre 2011, n. 148, le modifiche proposte devono essere sottoposte alla vigilanza dell’Organo di Revisione di cui agli articoli 234 e seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Il Collegio dei Revisori
Visto che,
- · la Bagnolifutura S.p.A. ha per oggetto “… la progettazione e realizzazione di interventi di trasformazione urbana nel territorio del Comune di Napoli, in attuazione degli strumenti urbanistici vigenti (…) può pervenire al possesso delle aree interessate dall’intervento (…) procedere alla loro bonifica, trasformazione, manutenzione, gestione e commercializzazione (…) può compiere altresì tutti gli atti necessari o opportuni al fine del perseguimento dell’oggetto sociale, come individuato nei commi che precedono”;
- · con la delibera in esame viene rappresentata l’evoluzione della società partecipata Bagnolifutura S.p.A. (di seguito detta anche STU) dalla sua costituzione del 18/02/2002 ad oggi;
- in data 25/6/2002 fu sottoscritta un’apposita convenzione che disciplinava i rapporti tra la Bagnolifutura S.p.A. ed i suoi soci Comune di Napoli, Provincia di Napoli e Regione Campania, prevedendo espressamente che le opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature di interesse generale fossero trasferite al Comune di Napoli, alla Regione Campania e/o alla Provincia di Napoli, secondo competenza, entro dieci anni dalla costituzione della società;
· ad oggi la Bagnolifutura S.p.A. ha realizzato circa il 60% dei lavori di bonifica dell’area individuata nella convenzione, oltre ad alcune attrezzature di interesse generale ed opere di urbanizzazione secondaria, avviando altresì le procedure per la vendita dei suoli. Considerato che,
· l’Amministrazione Comunale intende dare nuovo impulso al completamento del progetto di riqualificazione per il quale è stata costituita la Bagnolifutura S.p.A. ed alla piena valorizzazione dell’area urbana oggetto delle attività della STU, nonché adoperarsi per garantire la continuità aziendale, attesi la difficile situazione economico – finanziaria e il ritardo nelle procedure di evidenza pubblica di vendita dei suoli;
· l’Amministrazione Comunale intende aggiornare ed ampliare l’ambito di competenze della STU, attribuendole altresì la funzione di poter operare sugli immobili siti sull’intero territorio comunale, trasformandoli, riqualificandoli, valorizzandoli e sviluppandoli;
· in previsione di questa nuova mission aziendale della STU, l’Amministrazione ritiene indispensabile rafforzarne la struttura patrimoniale.
Rilevato che,
· il Comune di Napoli intende rafforzare la struttura patrimoniale della STU attraverso l’attribuzione gratuita alla stessa delle opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature di interesse generale realizzate o in corso di realizzazione che, pertanto, costituiranno beni del patrimonio della società; tale patrimonio sarà, altresì, incrementato dagli immobili che il Comune di Napoli di volta in volta deciderà di assegnarle per la relativa trasformazione, riqualificazione, valorizzazione, sviluppo e gestione in attuazione degli strumenti urbanistici vigenti;
· la Bagnolifutura S.p.A. potrà disporre di tali beni nei limiti della normativa vigente in materia, con particolare riferimento all’articolo 828 del codice civile e nel rispetto delle prerogative del Comune di Napoli, ente programmatore e socio di maggioranza assoluta della STU;
· dette opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature di interesse generale realizzate o in corso di realizzazione potranno formare oggetto di atti di disposizione da parte della STU a favore di terzi, a condizione che sia mantenuta la loro specifica destinazione d’uso pubblico;
· pertanto è necessario modificare l’Atto Costitutivo e lo Statuto della STU, nonché procedere alla sottoscrizione di una nuova Convenzione con gli Enti soci (Comune di Napoli, Provincia di Napoli e Regione Campania) che sostituisca quella tra le medesime parti firmata il 25/6/2002. Per tutto quanto sopra esposto, il Collegio dei Revisori evidenzia che:
– la Bagnolifutura S.p.A. ha chiuso in fortissima perdita i bilanci relativi agli esercizi 2008, 2009 e 2010 e ad oggi non ha ancora approvato il bilancio per l’esercizio 2011, denotando un elevato livello di indebitamento. L’analisi degli indicatori reddituali del triennio 2008/2010 fa emergere un costante peggioramento della redditività aziendale e un forte squilibrio economico – patrimoniale. Questa preoccupante situazione impone di valutare, in via preventiva, il reale impatto delle modifiche proposte con la delibera di G.C. n°661 del 9/8/2012 sul mantenimento della continuità aziendale e sul
rispetto dei dettami previsti dagli articoli 2446 e/o 2447 del codice civile;
– la delicata situazione di bilancio impone, altresì, una approfondita due dilgence di natura civilistica preventiva rispetto a qualsivoglia patrimonializzazione, onde evitare che il palesarsi di eventuali future procedure concorsuali a danno della Bagnolifutura S.p.A. possano coinvolgere anche i beni oggetto delle patrimonializzazioni descritte nella delibera di G.C. n°661 del 9/8/2012;
– è indispensabile acquisire la formale approvazione del Bilancio 2011 della Bagnolifutura S.p.A. in utile di esercizio affinché non si configurino le fattispecie richiamate dall’articolo 6, comma 19 del D.Lgs 31/5/2010 n°78 che non consentono conferimenti, di qualsivoglia natura, alle società partecipate pubbliche che abbiano registrato perdite di bilancio in tre esercizi consecutivi; (art.6 cit.: 19. Al fine del perseguimento di una maggiore efficienza delle società pubbliche, tenuto conto dei principi nazionali e comunitari in termini di economicità e di concorrenza, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non possono, salvo quanto previsto dall’art. 2447 codice civile [che prevede il conferimento dovuto per legge se il capitale sociale si riduce per perdite al di sotto di quello di legge], effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali. Sono in ogni caso consentiti i trasferimenti alle società di cui al primo periodo a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse ovvero alla realizzazione di investimenti. Al fine di salvaguardare la continuità nella prestazione di servizi di pubblico interesse, a fronte di gravi pericoli per la sicurezza pubblica, l’ordine pubblico e la sanità, su richiesta della amministrazione interessata, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con gli altri Ministri competenti e soggetto a registrazione della Corte dei Conti, possono essere autorizzati gli interventi di cui al primo periodo del presente comma).
– si ritiene indispensabile ottenere in via preventiva un parere legale dall’Avvocatura Comunale sulla corretta individuazione giuridica del negozio da porre in essere che, secondo il Collegio, potrebbe prefigurarsi come atto di liberalità indiretta o meglio come atto di liberalità non donativa unilaterale consistendo, di fatto, nella rinunzia ad un diritto reale o di credito da parte del Comune di Napoli in favore del donatario Bagnolifutura S.p.A.. La fattispecie, pertanto, prefigurerebbe un atto potestativo di natura attributiva di una intervenuta unilaterale rinuncia da parte del titolare delle opere infrastrutturali (il Comune di Napoli) a favore della Bagnolifutura S.p.A.. L’atto si tradurrebbe, dunque, nella individuazione finale del nuovo titolare dei beni che, fino ad oggi, sono stati detenuti dalla Bagnolifutura S.p.A. in qualità di soggetto attuatore delle opere. Si evidenzia, infine, che questo modus operandi dovrà essere replicato per tutte le opere di urbanizzazione secondaria e le attrezzature di interesse generale realizzate o in corso di realizzazione di competenza non solo del Comune di Napoli ma anche degli altri Enti Pubblici azionisti;
– l’atto di attribuzione gratuita dovrà essere contabilizzato nel bilancio della Bagnolifutura S.p.A. secondo i dettami previsti dal principio contabile Organismo Italiano di Contabilità n°16 che testualmente recita“… Le immobilizzazioni materiali ricevute a titolo gratuito debbono essere valutate in base al presumibile valore di mercato attribuibile alle stesse alla data di acquisizione, al netto degli oneri e dei costi – sostenuti e da sostenere – affinché le stesse possano essere durevolmente ed utilmente inserite nel processo produttivo dell’impresa. Il valore netto così determinato viene rilevato come provento straordinario, alla voce E.20 del conto economico; inoltre, se tale valore è rilevante, deve esserne data adeguata illustrazione nella nota integrativa. Le immobilizzazioni materiali ricevute a titolo gratuito vengono ammortizzate con i medesimi criteri statuiti per le immobilizzazioni materiali acquisite a titolo oneroso”;
– se il parere dell’Avvocatura Comunale dovesse confermare la natura giuridica del negozio individuata dal Collegio ai punti precedenti, si ritiene che l’individuazione finale della titolarità delle opere realizzate per conto del Comune di Napoli possa non prefigurare un atto imponibile né ai fini IVA né ai fini dell’imposta di registro, in quanto si tratterebbe di un mero negozio dichiarativo senza trasferimento immobiliare e senza controprestazione, con assenza di una capacità contributiva scaturente dall’attribuzione di uno o più cespiti senza versamento di corrispettivo;
– è necessaria una attenta valutazione della compatibilità dei suddetti atti di liberalità indiretta con la normativa che ha regolamentato l’erogazione dei contributi sino ad oggi ricevuti dalla Bagnolifutura S.p.A. per la bonifica delle aree, al fine di scongiurare qualsiasi rischio di revoca degli stessi;
– la individuazione e l’affidamento alla Bagnolifutura S.p.A. di nuove aree di trasformazione e valorizzazione deve essere accompagnata da idonee analisi costi – benefici, da accurati piani industriali e da dettagliati piani economico – finanziari al fine di valutare, nella maniera più opportuna ed in un’ottica di preservazione dell’interesse pubblico, gli effetti della patrimonializzazione immobiliare. Il Collegio dei Revisori
Piazza Garibaldi come la Fontana di Trevi in un noto film
Riprendo l’argomento di cui al mio precedente post su: https://gennaroespositoblog.com/2012/07/30/grandi-stazioni-in-piazza-garibaldi/
Oggi 31.07.2012 è stata discussa la delibera 401 del 25.05.2012 su cui ho espresso alcune perplessità che ho condivisio con gli altri consiglieri e che hanno determinato l’aula a rinviare la questione alla commissione per approfondimenti. Sostanzialmente dopo uno studio faticoso sono giunto a queste conclusioni:
1) Nel 2009 l’amministrazione Iervolino ha acquistato una parte di Piazza Garibaldi che era rimasta in proprietà delle Ferrovie. La cosa mi è parsa strana tanto da farmi venire in mente lo storico film di Totò della vendita della Fontana di Trevi. La questione risale al 1922 quando la Ferrovie dello Stato erano per l’appunto dello Stato, oggi, invece, sono cosa diversa perché hanno la partecipazione di privati. Sinceramente non ho ben compreso l’acquisto di parte di Piazza Garibaldi che, secondo gli atti che ho esaminato, (consultabili al link sopra), non l’abbiamo neppure acquistata in piena proprietà in quanto il sottosuolo è rimasto alle FFSS, mentre sulla superfice gravano numerosi diritti di servitù a favore di aree in proprietà ferrovie. Infine sulle aree di Piazza Garibaldi, in virtù degli accordi sottoscritti dalla precedente amministrazione, non si possono neppure realizzare attività in concorrenza con quelle delle gallerie commerciali in proprietà Grandi Stazioni (sic!);
2) Altro punto, della delibera 401, è la concessione per 38 anni della galleria commerciale realizzata tra Stazione Piazza Garibaldi linea 1 e stazione centrale. 6700 mq di area commerciale per la quale sarebbe prevista una partecipazione di Metronapoli (società concessionarai del comune) per la realizzazione al 52,90 % (e comunque non oltre 21 milioni), il restante sarebbe a carico del Comune. Un investimento che, in verità, dalle carte non si comprende se è di 21 milioni di euro o della metà. Ad ogni buon conto il segretario generale nel parere che ha dato alla delibera ha sottolineato che per legge occorre il piano economico/finanziario dell’investimento che nel caso di specie mancava. Ho pertanto sottolineato che la mancanza del piano economico/finainziario non ha ocnsentito al Consiglio di poter esprimere il suo voto tanto è vero che dopo la mia relazione e quella di Carlo Iannello la delibera è stata rinviata alla Commissione che si terrà domani (01.08.2012). Io ho sottolineato che tutti gli atti venivano in ratifica e quindi entrava pienamente in gioco la nostra responsabilità politico/amministrativa/contabile e quindi occorreva un approfodimento per capire se si potrebbe “aggiustare” il tiro al fine di meglio perseguire l’inetersse pubblico che allo stato mi sembrerebbe poco tutelato poiché il valore dato per mq sarebbe di circa 7 euro al mese secondo i calcoli che triverete nel link sopra. Domani vedremo cosa accadrà.
Grandi Stazioni in Piazza Garibaldi
Capisco che è noioso ma la delibera che viene domani (31.07.2012) all’ordine del giorno (che ho letto 3 volte) presenta non poche difficoltà. Credo che sia di interesse generale e pertanto ve la riassumo in parte e chi volesse leggerla e darmi un contributo è ben accetto. In poche parole con la delibera di domani ratifichiamo ciò che è stato fatto dalla precedente amministrazione: 1) acquisizione di una parte di Piazza Garibaldi (ebbene sì, non era tutta nostra!) dalle Ferrovie in esecuzione di accordi risalenti addirittura al 1923, 1926, 1956 e1976, in quanto la stazione ferroviaria pare sia stata realizzata uilizzando solo una parte delle aree assegnate. A fronte di questa acquisizione abbiamo già pagato alle Ferrovie 6.590.000,00 (somma determinata dall’agenzia delle entrate) e contestualmente abbiamo creato sulla stessa area a favore delle ferrovie dei diritti di serviù che sono stati compresi nel prezzo.
2) Autorizziamo la concessione di aree commerciali per 35 anni a Grandi Stazioni S.p.a. per mq. 6700 circa, realizzate da Metronapoli con la spesa di €. 21.000.000,00, che sono ubicate nella galleria di collegamento tra la stazione della linea 1 di piazza Garibaldi e la stazione centrale. Per quest’atto non sono riuscito a capire quanto Grandi Stazioni verserà a Metronapoli in quanto non risulta dalla delibera stessa né dagli atti allegati: Lo chiederò pertanto all’assessore competente. Inoltre, il Segretario Generale nel suo parere (allegato alla delibera), come al solito anodino, ci mette in guardia scrivendo che manca all’atto di concessione il piano economico/finanziario che per legge (art. 143 DLGS 163/2006) ci deve essere per ogni concessione e che fa comprendere quanto è l’investimento realizzato ed in quanti anni si ammortizza. La questione come detto viene in ratifica in ragione di accordi presi dalla precedente amministrazione Iervolino che in ogni caso espongono anche gli odierni amministratori a resposabilità contabile/amministrativa. Se il prezzo dovesse essere quello di investimento iniziale cioè 21.000.000 di €. in trentacinque anni staremmo parlando di un valore al mq di: 21.000.000 / 38 anni= 552.631 / 12 mesi = 46.052,63/ 6.700 mq= 6,87 €/mq al mese. Mettiamo un negozio di 100 mq costerebbe 687,35 €./mese. E’ chiaro che a questo rudimentale calcolo dovrebbero aggiungersi la manutenzione, la guardiania, gli interessi sulla somma impiegata etc etc …
La lettera di dimissioni di Pino Narducci
La memoria corta della città: Sulle polemiche relative alle retribuzioni dei Capo di Gabinetto dei Sindaci di Napoli e di Roma nessuno si è ricordato della vicenda che ha riguardato Pino Narducci che da magistrato guadagnava uno stipendio equivalente a quello della Dott.ssa Carla Romana Raineri, nominata Capo di gabinetto dalla Sindaca a 5 stelle Raggi. Mi hanno, infatti, colpito le dichiarazioni della Raineri, la quale ha affermato chiaramente che per meno di 193 mila euro all’anno (pari allo stipendio di magistrato) non avrebbe mai accettato l’incarico politico! Ebbene, a Napoli avevamo un Magistrato unanimemente riconosciuto di altissima competenza e merito che per spirito di servizio e passione politica ha accettato senza battere ciglio l’incarico di assessore ai diritti, sicurezza e trasparenza per 1/4 del suo stipendio di magistrato! Credo che Pino Narducci, anche per questa vicenda, abbia dato una bella lezione di ciò che significa la politica libera e disinteressata, svolta con spirito di servizio per il bene collettivo e l’interesse pubblico cosa, forse, sconosciuta alla Magistrata e neo capo di gabinetto della Sindaca a 5 stelle Raggi. Per chi non l’avesse ancora letta ripropongo la lettera di dimissioni di Pino Narducci, che ho conosciuto grazie alla mia esperienza amministrativa ed i cui obiettivi politici ho condiviso e cercato di attuare con umiltà, dedizione e perseveranza per tutto il mio mandato:
“HO ACCETTATO l’incarico di assessore ai diritti, trasparenza e sicurezza del Comune di Napoli per svolgerlo unicamente con lo spirito di “servitore delle istituzioni”, persuaso di poter rendere un servizio ai cittadini napoletani, nell’esclusivo interesse della collettività e senza perseguire nessun’altra finalità personale o di parte.
Non senza sacrifici personali e familiari, ho temporaneamente abbandonato la mia attività di magistrato e la Procura della Repubblica di Napoli, ufficio al quale ho dedicato, ininterrottamente, venticinque anni della mia vita, non solo professionale.
Ho ritenuto di fornire il mio apporto a un processo di cambiamento profondo della città e dell’azione amministrativa e impedire quello che appariva l’irreversibile declino della città.
Pensavo, e ancora continuo a ritenere, che la città di Napoli dovesse diventare, a pieno titolo, una moderna città europea e che questa sfida dovesse essere vinta, non solo, ma, anzitutto, sul terreno della legalità e del ripristino pieno delle regole.
In tal senso ho interpretato la mia delega di assessore alla sicurezza, sforzandomi di affermare idee e attivare nuove prassi amministrative non solo sul terreno delle “politiche antimafia”, ma anche su quello, in verità rivelatosi molto più ostico, del superamento, materiale e culturale, di tutti i variegati fenomeni che, nel corso dei decenni, hanno determinato il consolidarsi di assetti illegali della vita civile, sociale ed economica della città, mortificando e calpestando i diritti della collettività e dei singoli, a esclusivo vantaggio degli interessi, prepotenti e invadenti, solo di qualcuno, siano essi gruppi o individui.
In particolare, ritenevo che la città di Napoli dovesse finalmente superare, anzitutto, una infausta visione culturale, prima che politicoamministrativa, secondo la quale i comportamenti illegali organizzati esistenti in città possono essere tollerati e accettati poiché sono comunque regolatori di equilibri del vivere civile e, senza di essi, si apre la strada al disordine sociale. Si tratta, a mio avviso, di una concezione regressiva e subalterna allo “stato di cose presenti”, lontana da una vera idea di sviluppo della città e di emancipazione degli uomini.
Ho cercato di esercitare il mio incarico senza dimenticare che la battaglia per affermare la legalità nella società civile e nel comportamento dei napoletani esige, contemporaneamente, che il valore del primato della legge si affermi anche nell’azione politica e nella attività amministrativa. A questo compito mi sono dedicato esercitando, credo in modo non rituale o burocratico, la delega di assessore alla trasparenza.
Mi sono adoperato costantemente affinché la azione dell’ente potesse assumere rinnovato slancio e una sempre più netta e chiara fisionomia nella direzione della affermazione, rigorosa e intransigente, dei principi costituzionali di trasparenza, buon andamento e imparzialità della amministrazione.
Ho constatato l’iniziale emergere di incomprensioni e di diversità di vedute e poi, con maggiore frequenza, di divergenze, sempre più marcate, su diversi importanti aspetti della azione messa in campo dalla amministrazione nel corso degli ultimi mesi.
Si tratta di molte vicende nelle quali non ho mancato di fornire il mio contributo di idee e in ordine alle quali, infine, ho sempre assunto una posizione chiara e riconoscibile, ritenendo trattarsi di aspetti decisivi e non marginali della vita della città, aspetti che attengono, in altri termini, alle sue condizioni strutturali.
Queste divergenze sono divenute sempre più profonde soprattutto in occasione di alcuni momenti importanti della azione amministrativa: la discussione sulla utilizzazione di forme di lavoro temporaneo nel ciclo dei rifiuti e poi, in particolare, sulle assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato (le cosiddette internalizzazioni) effettuate dalla società partecipata Asia spa; il delicato tema della corretta ed equilibrata definizione del rapporto con il privato che, ormai da moltissimi anni, gestisce il patrimonio immobiliare dell’ente, definizione poi concretizzatasi attraverso la adozione di delibere che non ho condiviso; le centrali questioni riguardanti gli assetti che, dal prossimo dicembre, dovranno essere assicurati alla gestione del nostro patrimonio per permettere all’ente di riprenderne, finalmente e pienamente, il controllo, questioni sulle quali ho manifestato opinioni che appaiono minoritarie; le tensioni, infine, che hanno accompagnato l’adozione della deliberazione inerente la ricognizione dei residui attivi nella predisposizione dei documenti contabili del Comune e le conseguenti operazioni necessarie per superare, coerentemente alle indicazioni fornite dal Collegio dei Revisori dei Conti e della Sezione Regionale della Corte dei Conti, uno degli aspetti che provocano le maggiori sofferenze economiche dell’ente.
Queste dinamiche, a mio parere, più di altre, sembrano collocarsi su una linea di assoluta continuità con vecchie logiche del passato, logiche che ritenevo, nella nuova situazione, non potessero più riproporsi.
In queste vicende, come però anche in altre di pari rilievo, non sono mancati problemi causati da una inadeguata o insufficiente, quando non del tutto assente, comunicazione di elementi informativi ai membri della giunta, con inevitabili ripercussioni sulla reale ed effettiva condivisione delle scelte nonché sulla stessa ponderatezza delle decisioni assunte.
In altri termini, non sempre le decisioni sono state adottate a seguito di un effettivo confronto tra le posizione esistenti all’interno della giunta.
Non ho omesso, in tante occasioni, di segnalarlo e non ho certamente ignorato l’emergere di una visione che riteneva che la mia posizione costituisse, in ultima analisi, un appesantimento o, addirittura, quasi un ostacolo alla efficienza della amministrazione, tanto da essere stato sollecitato a rendermi conto che, nella sfera dell’amministrazione e della politica, occorre adeguarsi a una linea di condotta ispirata alla giusta duttilità e abbandonare quella connotata, invece, dalla intransigenza dei principi.
Ho ritenuto, come è noto a tutti, di non accogliere questa sollecitazione.
Infine, a causa delle posizioni da me assunte, sono stato, nelle ultime settimane, oggetto di dichiarazioni gratuitamente aggressive, additato, in sostanza, come un “reprobo” che, insieme al collega Realfonzo, avrebbe minato la coesione e la efficacia della azione di giunta, coesione ed efficacia che sarebbero state di nuovo prontamente assicurate attraverso un energico rimpasto di deleghe e di persone.
E, mentre dette dichiarazioni continuavano, era per me veramente sorprendente apprendere, attraverso altre dichiarazioni, che le valutazioni sui problemi cagionati dalla mia presenza in giunta erano invece soltanto il frutto di invenzioni o montature giornalistiche.
L’impressione che io ne ricavo è quella dell’affermarsi di un “clima” che, a mio parere, appare chiaramente ostile alla libera manifestazione delle idee e delle opinioni dissenzienti che, anche quando non condivisibili, meritano rispetto.
Ho ricevuto, in privato, attestati di solidarietà e stima da parte di molte persone, soprattutto di tanti comuni cittadini.
Queste manifestazioni di stima mi confortano e, al tempo stesso, mi incoraggiano nel mantenere fermo un atteggiamento di coerenza ai miei principi di “servitore delle istituzioni” non ritenendo di poter proseguire nella mia attività di amministratore poiché non esiste più una comune condivisione di idee sul futuro della città e sui valori che devono orientare la azione amministrativa.
Per queste ragioni, rassegno le dimissioni dall’incarico di assessore ai diritti, trasparenza e sicurezza del Comune di Napoli.”
Il Rammarico per le dimissioni di Pino Narducci
Comunicato Stampa ANSA 18 giugno 2012
Le dimissioni dell’assessore alla legalità Pino Narducci ci lasciano sconcertati e scavano un solco profondo tra la città e l’amministrazione per il grave significato che assumono. Pino Narducci ha svolto il suo incarico con sincero spirito di servizio e la sua uscita dalla giunta rappresenta una gravissima perdita che appare ancora più grave dalla lettura delle motivazioni. Questione ASIA, vicende Raphael Rossi e Romeo sono state, per noi, sin dal primo momento, assolutamente inaccettabili. La decisione dell’Assessore rafforza questo nostro pensiero ed impone un chiarimento nella maggioranza che sostiene l’amministrazione ed ai cittadini che solo un anno fa, sulla base di un chiaro programma di rinnovamento, hanno dato fiducia e sostegno al Sindaco.
Consiglieri Napoli è Tua
Gennaro Esposito
Carlo Iannello
L’insula di Romeo ed il percorso di guerra
Insula di Romeo da “La Repubblica Napoli” del 17 giugno 2012
Progetto Antica Dogana
l’ultimatum di Romeo
“Pronti alla guerra se non rispettate l’accordo” si legge in una lettera dell’imprenditore a de Magistris, Tuccillo e Auricchio
di CRISTINA ZAGARIA
Progetto Antica Dogana l’ultimatum di Romeo Alfredo Romeo
Siamo pronti “a intraprendere un percorso di guerra quale quello congiuntamente ipotizzato, dati gli obiettivi estremamente ambiziosi”. Quale guerra? Contro chi? Congiuntamente con chi? A scrivere – nero su bianco – è Alfredo Romeo. I destinatari della lettera sono: il sindaco, Luigi de Magistris, l’assessore al Patrimonio, Bernardino Tuccillo, il capo di gabinetto del sindaco, Attilio Auricchio. La lettera è del 28 marzo, cinque giorni dopo la delibera (206) che ha sancito il e discusso accordo tra Comune e Romeo.
L’accordo per la dismissione del patrimonio di edilizia popolare e per il progetto Antica Dogana. Ma la delibera ha deluso Romeo, che è pronto alla guerra e sa di avere degli alleati in Comune. Ma andiamo con ordine. Esiste un carteggio della Romeo con Palazzo San Giacomo. Gli interlocutori sono sempre gli stessi. Romeo scrive a de Magistris, Tuccillo e Auricchio.
Nella prima lettera del 19 marzo scorso Romeo (scrivendo a mano all'”Egregio sindaco”) propone la realizzazione di un intervento “di valorizzazione integrata dell’area di via Cristoforo Colombo e di riqualificazione dell’Insula Antica Dogana, in attuazione del vigente contratto di servizi”. Un progetto che Romeo ha già “illustrato direttamente al sindaco”. E l’imprenditore nelle tre pagine della sua missiva usa sapientemente parole care al sindaco: l’idea “nasce da un processo di democrazia partecipata (in corsivo e sottolineato), sarà “una sfida importante sul piano della rivoluzione
che Lei auspica per dare un volto nuovo alla città”, procederemo a una “valorizzazione dei beni e delle risorse presenti sul territorio”.
E ancora: “L’impegno congiunto del Comune e della Romeo Gestioni nella bonifica territoriale dell’Insula dell’Antica Dogana, per la sua particolare collocazione, darà alla città un nuovo biglietto da visita, completando con armonia il fronte dell’intervento che sta cambiando l’area di piazza Municipio e del waterfront”.
Ovviamente “i beni immobiliari e le attività commerciali insistenti sull’Insula avrà un significativo aumento e un ritorno di crescita di valore per i proprietari”. In quell’area appunto c’è l’albergo di Romeo, su cui pende una richiesta di abbattimento per una serie di abusi. Romeo conclude la lettera augurandosi che “l’amministrazione possa, come congiuntamente auspicato, dare nel più breve tempo possibile il “via” formale a questa avventura”.
Lo stesso giorno Romeo manda alla dirigente del servizio Patrimonio, e per conoscenza ai suoi soliti tre interlocutori, la bozza di transazione del contenzioso tra amministrazione e Romeo Gestioni. I toni sono molto decisi e la transazione (per un debito di circa 50 milioni del Comune), insieme con la dismissione del patrimonio Erp sono legate a doppio filo al progetto Antica Dogana. Romeo chiarisce: “La transazione dovrà avvenire nel più breve tempo possibile e comunque non superiore ai 10 giorni dal ricevimento della presente”.
E al punto due, specifica che contestualmente “alla transazione la giunta municipale procederà all’approvazione (scritto in neretto), quale progetto di prioritario interesse comunale, della riqualificazione dell’Insula Antica Dogana, secondo la proposta progettuale già condivisa nell’ambito di un intenso lavoro con il sindaco, l’assessore al Patrimonio, il capo di gabinetto e i relativi uffici”. E Romeo indica anche l’iter: “L’amministrazione procederà all’istituzione di una cabina di regia per le valorizzazioni e le dismissioni immobiliari con compiti di affiancamento del gestore”.
Insomma tutto sembra deciso, la transazione, la dismissione del patrimonio immobiliare, il progetto Antica Dogana. Ma succede qualcosa. Il 23 marzo viene approvata la delibera. Ma la giunta si spacca. Tra gli assessori c’è chi non è convinto che questo progetto sia una priorità per il Comune.
L’assessore all’Urbanistica De Falco chiede il rispetto dei vincoli urbanistici e ha dei dubbi sul parcheggio sotterraneo che Romeo vuole costruire sotto a una strada pubblica a ridosso del suo albergo. L’assessore alla Legalità Narducci non vota la delibera.
L’assessore al Bilancio Realfonzo chiede che la transazione sia basata su dati certi e non su previsioni non di¬mostrabili di incassi. Il marzo 28 Romeo torna a scrivere al sindaco: “Con sincero sconcerto ho appreso dall’assessore al Patrimonio e dal capo di gabinetto, che dopo un intenso lavoro congiunto di quattro mesi e un’intesa, la giunta ha approvato un testo emendato, intervenendo su questioni concordate e assoluta¬mente irrinunciabili”.
Romeo è preoccupato e sottolinea che capisce che “tale circostanza si è verificata sulla base di interventi estranei alla reciproca volontà negoziale”, ma che dietro modifiche “apparentemente tecnico contabili” viene meno “ogni elemento di garanzia a tutela della Romeo” e qui Romeo annuncia “la guerra” contro chi ostacola il negoziato pattuito con il sindaco, Tuccillo e Auricchio. L’ultimo atto del Comune relativo all’accordo è la creazione (il 24 aprile) di una unità ad hoc che sta studiando la fattibilità dell’accordo e del progetto Antica Dogana.
Proposta di delibera di istituzione di due Speakers’ Corner
CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI
PROPOSTA DI DELIBERA DI INDIRIZZO
AI SENSI DELL’ART. 42 DEL T.U.E.L. E DELL’ART. 54 DEL
REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE
di istituzione di Speakers’ Corner
(angolo degli oratori)
Premesso che:
1.- In virtù dei principi fondamentali dell’Ordinamento Italiano e dell’art. 21 della Carta Costituzionale tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione;
2.- la libertà di manifestazione del pensiero è un principio che deve trovare piena attuazione nelle amministrazione dello Stato e di quelle locali, come il Comune di Napoli, e deve essere agevolato in ogni forma e modalità;
3.- è famosa la tradizionale esperienza londinese risalente al 1872 di Hyde Park dello “Speakers’ Corner” dove hanno tenuto discorsi persone come Karl Marx, George Orwell e Lenin;
4.- l’esperienza londinese è stata ripetuta di recente anche a Berlino, ove è stato predisposto un luogo dove le persone possono manifestare liberamente il loro pensiero in pubblico e dove si tengono addirittura corsi di retorica e gare tra oratori;
5.- il Comune di Napoli ha al centro della sua azione amministrativa quella di promuovere in ogni forma la partecipazione dei cittadini alla vita politica, sociale e culturale;
6.- in attuazione del richiamato principio di libertà di manifestazione del pensiero, si ritiene utile prevedere a Napoli degli Angoli degli Oratori “Speakers’ Corner”, anche come stimolo delle persone alla partecipazione alla vita cittadina, sociale e culturale;
7.- gli Speakers’ Corner di cui al punto che precede, sarebbe utile e significativo collocarli, possibilmente in luoghi frequentati e storicamente significativi per la presenza di monumenti come nella Villa Comunale, in prossimità della statua di Gian Battista Vico nonché in Piazza Dante, in prossimità della Statua di Dante, ovvero, in ogni altro luogo ritenuto amministrativamente idoneo alla collocazione di un piccolo podio ed un cartello con la scritta “Speakers’ Corner Napoli” (Angolo degli Oratori);
8.- la modalità di attuazione del principio costituzionale richiamato, di libertà di manifestazione del pensiero, non si pone in contrasto con gli artt. 17 e ss. del T.U.L.P.S. non rientrando gli Speakers’ Corner nelle ipotesi ivi previste di riunioni o assembramenti e che gli oratori che si proporranno a parlare dovranno in ogni caso rispettare le norme a tutela dell’Ordine Pubblico e del Buon Costume e quelle previste in materia di tutela della quiete pubblica.
°°°
Tanto premesso i sottoscritti Consiglieri Comunali ai sensi e per gli effetti dell’art. 42 del T.U.E.L. e dell’art. 54 del Regolamento del Consiglio Comunale, al fine di dare attuazione ai principi sopra richiamati,
propongono alla Giunta Comunale di adottare i seguenti indirizzi politico/amministrativi affinché:
I.- sia installato in Villa Comunale in prossimità della statua di Gian Battista Vico, ovvero, in ogni altro luogo della Villa Comunale ritenuto idoneo, un piccolo podio ed un cartello recante la scritta “Speakers’ Corner Napoli (Angolo degli Oratori)” affinché tutte le persone senza distinzioni possano liberamente manifestare il loro pensiero in pubblico;
II.- sia installato in Piazza Dante, in prossimità della statua di Dante, ovvero, in ogni altro luogo della Piazza ritenuto idoneo, un piccolo podio ed un cartello recante la scritta “Speakers’ Corner (Angolo degli Oratori)” affinché tutte le persone senza distinzioni possano liberamente manifestare il loro pensiero in pubblico.
Napoli, 2 aprile 2012
…………………………………………
Cons. Gennaro Esposito
………………………………………
Cons. Carlo Iannello
………………………………………….
Cons. Arnaldo Maurino
Consiglio del 27 febbraio 2012 sulla Coppa America
Nel Consiglio Comunale ci siamo occupati di quest’evento il 28 settembre scorso, quando abbiamo varato (e credo che il termine in questo caso è appropriato) la società di scopo ACN. Rileggendo i verbali della seduta, è lampante che il tema principale del dibattito è stato Bagnoli e la bonifica, non l’evento in sé. Anche questa volta, spostato l’evento, almeno fino ad ora, il tema principale che è apparso sui giornali è stato quello di Via Caracciolo e la scogliera che si sta realizzando tra mille preoccupazioni e polemiche. Fino a qualche giorno fa non si diceva neanche che a gareggiare c’era un team italiano, Luna Rossa, tanto che molti non lo sanno e non sanno neppure che abbiamo rischiato di avere ben due team perché ad un certo punto si è ritirato il secondo equipaggio italiano, anzi napoletano, Mascalzone Latino, che ha dovuto rinunciare per mancanza di fondi. Non so se avete presente la barca che si trova a Via Acton in esposizione all’uscita della galleria. Era il challenger of record, cioè il team che ha lanciato la sfida al defender della 34 edizione della America’s Cup il Golden Gate Yacht Club di San Francisco. Ebbene, con amarezza devo constatare che mi sarei aspettato un maggiore impegno della Unione Industriale di Napoli che avrebbe potuto trovare gli sponsor per far gareggiare il Team napoletano di Mascalzone Latino all’ombra del Vesuvio, avendo l’Unione, questa volta anche un ruolo nella organizzazione della manifestazione ma, evidentemente il Presidente Graziano non ha trovato nessun gruppo di imprenditori Napoletani in grado di fare da sponsor al Team, questo mi preoccupa per la qualità dell’impegno dei nostri imprenditori e credo faccia il paio con la partecipazione simbolica di 1.000,00 €. nella ACN a fronte di ben altre somme versate da Comune, Provincia e Regione. Spero che l’unione industriale recuperi.
Ad ogni buon conto credo che noi italiani ed in particolare noi napoletani siamo influenzati dalla paura dello scempio urbanistico e da una connaturale sfiducia verso le scelte delle istituzioni. Confesso che in un certo qual modo, anche su di me ho constatato un certa diffidenza quando, a pochi mesi dalla campagna elettorale, ho visto seduto ad un unico tavolo Cesaro ed il nostro Sindaco. Mi sono impressionato, poi, ho metabolizzato la cosa con la necessaria collaborazione istituzionale che il Comune di Napoli deve ovviamente avere con gli altri enti. Orbene, su quest’evento abbiamo una città spaccata perché da un lato c’è chi è per la politica delle “buche per strada” (per intenderci non per quella degli eventi), o per il mantenimento della bellezza monumentale e dall’altro chi, invece, ritiene che l’evento sia un’occasione da non perdere. Ebbene, voglio sottolineare che quest’evento rappresenta la voglia di riscattare, Bagnoli, per come è nato, sbloccando i fondi, e Napoli nella sua interezza dalla mortificazione della “munnezza”. L’America’s Cup rappresenta la necessità e devo dire anche l’ansia di mostrare al mondo che Napoli è altro dopo uno dei periodi più bui che abbiamo vissuto. Non so voi ma io il periodo che abbiamo di recente vissuto lo associo a quando da bambino ho percepito lo stato di pericolo del colera del 1973.
Noi di Napoli è Tua abbiamo discusso molto della Coppa America pesando, sin dall’inizio, ogni parola, sia di quelli che sono a favore, sia di quelli che sono contro l’evento ed abbiamo avuto, sin dal primo momento, la fortuna di avere l’esperienza ambientalista e giuridica di Carlo Iannello. Per la prossima tappa del 2013 della Vitton Cup, noi di Napoli è Tua auspichiamo, come pure ci ha illustrato il nostro Sindaco, che la regata si svolga al molo San Vincenzo, luogo già inserito nel piano regolatore del Porto tra quelli oggetto di riqualificazione ed intervento. In questo modo con le risorse disponibili per l’evento potremo realizzare opere stabili di riqualificazione e dare un senso maggiormente pregnante all’evento velico. Ci siamo, inoltre, confrontati a lungo valutando attentamente anche il ruolo che ha svolto la Sovraintendenza che, assolvendo il suo compito, non si è limitata solo a dare un parere ma ha dato degli indirizzi concreti entrando nel merito delle opere da eseguire alla Rotonda Diaz. Oggi, devo constatare che si è innescato un meccanismo sinergico tra istituzioni che, credo, debba essere oleato e collaudato affinché si dia la possibilità di elaborare meccanismi semplificati che consentano anche ai cittadini di poter svolgere agevolmente il loro ruolo. Resto, infatti, perplesso quando un’attività imprenditoriale, anche di poco conto, subisce ritardi in carte bollate per i tempi dei pareri della Sovraintendenza che, spesso, costringono i malcapitati a pagare a vuoto canoni per mesi improduttivi, perché l’attività non può essere iniziata.
Ad ogni buon conto oggi ci troviamo a bordo del treno che abbiamo preso il 28 settembre scorso; a noi tocca solo fare in modo che la giunta lavori bene in uno spirito di partecipazione cittadina, di condivisione tra assessorati e con il Consiglio. Non è, infatti, possibile che parti importanti dell’amministrazione non abbiano un ruolo nella organizzazione di un grande evento. Nella mia professione di avvocato mi sono incontrato, e spesso scontrato, con istituzione la cui mano destra non sa quello che fa la sinistra. Ebbene, non credo che nel Comune di Napoli debba accadere questo. Non è, infatti, per me concepibile che nella Coppa America non abbia un ruolo fondamentale la programmazione e la promozione della cultura e dello sport napoletani né che ad un evento come questo non partecipi la scuola (fosse anche per far vedere da un posto privilegiato le regate ai nostri bambini) né che non si attivi l’intero terzo settore con il coinvolgimento delle associazioni di volontariato. Giovedì scorso nei Vergini ho partecipato ad un incontro tra le associazioni della Sanità, cinque assessori di questa giunta, ed i vertici della III Municipalità. Ebbene, da giovedì scorso mi sto chiedendo come trovare il modo di utilizzare, per quest’evento, quelle energie che si dedicano da anni alla valorizzazione dei tesori preziosi che ci sono nella Sanità, tra cui le catacombe, i palazzi antichi, la casa di Totò. Luoghi, come sappiamo, patrimonio dell’UNESCO. Mi piacerebbe, quindi, che a quest’evento avessero un qualche ruolo quelle associazioni che da anni lavorano sui territori del centro storico e degli altri quartieri. Per capire di cosa sto parlando basta pensare alle recenti manifestazioni di carnevale che si sono svolte in molti quartieri di Napoli organizzate con la buona volontà dei napoletani che vogliono il cambiamento. E’ su queste persone che dobbiamo contare! Non posso pensare che quest’evento non venga utilizzato per fare promozione ad esempio di Castel Sant’Elmo e del largo di San Martino, dove sono stato la settimana scorsa invitato da un cittadino/commerciante che lamenta il completo abbandono di quel luogo dagli itinerari turistici. Senza meravigliarmi, ho scoperto che il fossato del Castello è in sostanza un parcheggio, così come lo è lo spazio antistante il museo nazionale mentre, invece, l’intero palazzo del largo San Martino, in proprietà della Regione e gestito dalla Sovraintendenza, è completamente abbandonato. Mi meraviglia molto che la Sovraintendenza non intervenga su tali scempi che sono sotto la sua diretta percezione.
A New York i turisti salgono su grattacieli di 380 mt pagando un biglietto. Per Napoli, invece, mi chiedo come sia possibile questo stato e mi piacerebbe capire come sbloccare una così assurda condizione. Basterebbe semplicemente saper comunicare il pregio della risorsa Napoli e fare in modo che tutti i bellissimi luoghi, che noi stessi non valorizziamo, siano inseriti nei circuiti turistici.
L’America’s Cup, quindi, deve essere un banco di prova facendo in modo, da un lato di far avvicinare i napoletani all’evento ed alla risorsa mare e dall’altro di far scoprire ai turisti gli itinerari napoletani abbandonati. L’evento che tra poco si realizzerà a Napoli è, quindi un’occasione per mostrare Napoli e per ripensare anche la possibilità di restituire il mare ai Napoletani facendo in modo che la Villa Comunale si congiunga con la battigia. Voglio, infine, sottolineare che l’America’s Cup e la Luis Vitton Cup sono i più antichi eventi sportivi di rilievo internazionale, la prima, infatti, è nata nel 1851 e la seconda nel 1854, addirittura prima delle Olimpiadi moderne, la cui prima edizione è del 1896 e che le regate della Vitton Cup sono le semifinali per accedere alla America’s Cup, quindi, una vera e propria gara. Mi piacerebbe vedere Napoli, e concludo, non acquirente di marchi ed insegne di eventi ma centro di elaborazione di progetti da trasferire agli altri. Occorrere solo mettere insieme le migliori energie di questa città!
Gli Operai non esistono più
Una delle frasi che mi irritano di più è: “Gli operai non esistono più”. Mi chiedo allora cosa sono i lavoratori della FIAT, i metalmeccanici delle altre fabbriche, gli autisti degli autobus, i braccianti agricoli (sia quelli italiani che quelli stranieri ultrasfruttati), gli operatiori ecologici delle città e le altre migliaia di lavoratori operai e non che, pur svolgendo un lavoro di concetto, sono stati ridotti alla medesima condizione degli operai degli anni settanta. Io sono figlio di un operaio degli anni ’70, che ha avuto la forza di laureare cinque figli con uno stipendio di operaio, mentre, oggi, due impegati di concetto non sono neppure in grado di pagare gli studi a più di un figlio. Non posso sopportare questa affermazione che talvolta, in un moto di rassegnazione, è pronunciata anche dagli stessi operai. Credo che ciò che è accaduto sia il risultato di una grande operazione di condizionamento psicologico sociale, volta a tenere a bada le masse costituite da singoli che non si riconoscono neppure più come operai. “Dividi et impera” è stato il motto. Lo stato sociale in questi anni è stato massacrato con lo scopo di creare divisioni, di creare individui solitari che non si riconoscono più in una classe sociale ma in una condizione che costituisce, per loro stessi, una gabbia dalla quale non poter uscire. Spesso mi capita di parlare con giovani dei quartieri popolari che manifestano, all’età di 14 anni, la loro intenzione di vivere con la pensione dei genitori nella consapevolezza che non avranno mai la possibilità di migliorarsi e, quindi, migliorare la società. Ciò mi provoca un moto di tristezza e di rabbia io, come tanti altri, ho avuto la possibilità di avere una evoluzione culturale e credo che di questo ne abbia beneficiato anche la società. Non posso sopportare che ragazzi, con tutti i numeri nel loro cervello, siano scoraggiati ad intraprendere ogni possibile evoluzione della loro condizione ingrassando il più delle volte le fila della malavita. Da bambino mi riconoscevo quale figlio di operaio e sapevo cosa ciò volesse dire perché c’erano momenti di socialità tra gli operai e le loro famiglie. Via via tutto questo è stato distrutto e non credo per motivi economici. La strada è lunga e vale la pena percorrerla tutti insieme …
L’Indignazione
Mi fa piacere di riportare l’analisi fatta da un mio caro amico, girata sulla lista e-mail dell’associazione che presiedo, sul perché la gente non si indigna nonostante tutto. Vale la pena fermarsi un attimo e leggere:
Cara Paola, se sapessimo perché tutti subiscono senza dir nulla – con pochissimi che dicono qualcosa – saremmo già a metà dell’opera, come si usa dire. Ovviamente anche a me viene la domanda: ma come è possibile che proprio le vittime sembrano consenzienti, o per lo meno inerti? Ci sono varie cause di questo comportamento, la più importante (ma non la sola), per trovarla, basta eseguire il seguente esperimento: per una o due settimane, leggete solo giornali e settimanali del gruppo di Berlusconi, guardate solo le sue TV, confrontatevi solo con le persone che lo sostengono (non è difficile individuarle), sforzatevi di pensare e di vivere in questo milieu simbolico. Se lo stomaco regge, alla fine sarete in grado di vedere il mondo come una vittima consenziente. Dopo questa full immersion, consultate gli indicatori per capire qual è la percentuale della popolazione italiana che vive la comunicazione nel modo che avete appena sperimentato. Et voilà: avete compreso il primo perché, quello macroscopico.
Un altro perché, meno evidente, lo si deve cercare suddividendo la popolazione in gruppi, in modo da selezionare vari tipi di ‘ambienti’ – non solo quelli di lavoro. Quelli che ci sono familiari sono la scuola e l’università. Qui dovremmo innanzitutto stabilire qual è la frazione di persone che vivono la comunicazione nel modo indicato sopra, ma la cosa non è tanto semplice perché pensiamo che queste persone hanno una cultura mediamente superiore al ‘campione brutale’ preso in considerazione sopra. E quindi, capace di critica, diremmo. Ma forse è qui che ci sbagliamo: avere cultura non implica avere senso critico… Ovviamente ci sono, nel nostro ambiente, anche persone che sono ben consapevoli di quanto accade, e che favoriscono quel processo che a noi appare un imbarbarimento, e che a loro appare come un’opportunità per aumentare il potere (reale o semplicemente simbolico) che possiedono o sperano di possedere.
Penso a qualche dirigente scolastico, a qualche insegnante, ad una (credo assoluta) maggioranza di professori ordinari. Quelli che a novembre e dicembre appoggiavano le proteste contro la legge Gelmini, e che ora sembra abbiano dimenticato che ci si può continuare ad opporre in mille modi, e sono diventati complici attivi: gestiscono la premialità fondata sui progetti, riscrivono gli statuti, preparano i criteri di valutazione…
Queste persone, però, sono una minoranza, sia nella scuola che nell’università. Sono gli altri a preoccuparci. Quelli che subiscono in silenzio, e che sono certamente consapevoli. E anche gli studenti, che sembrano volatilizzati. Alla manifestazione dei precari non mi sembrava che ci fossero poi tante persone (e così pure a quella contro la privatizzazione dell’acqua). Mi sconforta e mi addolora in particolare l’assenza degli studenti, e delle persone, diciamo, dai 45 anni in giù. Quelli che formano, in altre parole, il futuro: il loro ed anche il nostro futuro. Quelli che non vedono nessun orizzonte per la loro vita. Non so come valutare questa assenza, se non come stanchezza, disillusione, come l’aggrapparsi a quel poco che si ha in questo momento: un contratto a termine, una promessa…
Ma al fondo di questo percorso c’è anche un ultimo livello. Quello fondamentale, direbbe un fisico teorico. E’ la stessa capacità di adattamento, che ci accomuna come specie vivente, ad essere la causa. Voglio citare il seguente passo, dal Diario di Bergen-Belsen, di Hanna Lévy-Hass (la madre della giornalista del quotidiano progressista israeliano Haaretz):
B.B., 20.11.1944 – C’è qualcosa di strano, di spaventoso nella capacità dell’essere umano di adattarsi a tutto: all’umiliazione, alla fame più vergognosa, alla mancanza di spazio vitale, all’aria fetida, all’infezione, al bagno in comune… […] E ci adattiamo – come del resto al terrore crescente, alla brutalità più cinica, agli allarmi e alle minacce, alle malattie di massa, alla morte moltiplicata, collettiva, lenta ma sicura. Si adatta, l’uomo. Immobile, miserabile, terribile… si adatta! Cade sempre più in basso, sprofonda. E quando non si adatta più, allora muore. E’ l’unica risposta che sa dare. E anche noi continuiamo a trascinarci e a sprofondare sempre più in basso. Che orrore! Questa morte senza morire, viva, prolungata…
Vi chiedo scusa, perché questa pagina è veramente spaventosa. Anche e soprattutto per la sua forza evocativa. Ma non riesco a dimenticarla. Come non riesco a dimenticare il capitolo intitolato L’ultimo, di Se questo è un uomo. La nostra natura, il nostro hardware, è fatto in funzione dell’adattamento. Un adattamento che è come un contenitore vuoto. Ora, nella nostra società, che è profondamente incrinata, vi è una forza distruttrice che ha riempito quel vuoto. Alla quale, semplicemente, ci adattiamo. Per sopravvivere.
Ma per fortuna noi non ci riduciamo completamente a questo hardware. Siamo anche capaci di guardare alla nostra condizione dall’esterno. Come hanno fatto Hanna Lévy-Hass e Primo Levi, e tanti altri in tante altre situazioni di sofferenza collettiva. Un’operazione in certa misura contraria all’istinto, di produzione di una coscienza autonoma, propriamente umana. E’ in questa operazione che dobbiamo riporre la nostra fiducia, la nostra speranza e la nostra azione. E restare coscienti.
Con grande affetto verso tutti. Ermenegildo
Riforma della giustizia – L’idea che non muore
Non occorre aggiungere altro! Dall’editoriale L’idea che non muore, in La Magistratura, 15 gennaio 1926: “L’Associazione dei Magistrati si è sciolta. Questo era il suo dovere dopo l’approvazione della legge sui sindacati alla Camera dei Deputati. Con questo numero. La Magistratura sospende le sue pubblicazioni. È un passo che compiamo con tristezza profonda: non si spendono 15 anni in un’opera di sacrificio, senza che questa divenga, alla fine, parte integrante della nostra persona e della nostra vita e si leghi a noi, fibra a fibra, in piena solidarietà di fortuna; non si vive anni ed anni in intima consuetudine di pensiero e di opere con tanti amici e collaboratori, senza avvertire, al distacco improvviso, lo strappo doloroso dei tessuti giovani e vitali, non logorati dal tempo e refrattari per prova a qualsiasi bacillo di dissoluzione. Noi siano dunque tristi, come, certo, tutti coloro che, non senza qualche sacrificio e qualche degna prova di coraggio, ci hanno seguiti nel faticoso cammino, perché noi tutti amammo l’Associazione nostra come si amano gli ideali in cui davvero si crede: per se stessa, per quello che essa rappresentava nel rinnovamento della giustizia italiana, al di sopra delle persone e dei loro interessi. La nostra tristezza è grande: ma serena. Non rancori, non rimpianti, non il morso di inquietitudine morale. È un placido tramonto primaverile che chiude una feconda giornata: l’operaio raccoglie con mano ancora vigorosa gli strumenti di lavoro, guarda tutt’intorno il suo campo, come ad accarezzare, nell’attimo del commiato, ogni fil d’erba germogliato dal suo sudore e, sulla via del ritorno, dimentica gli stenti e l’aspra fatica del giorno nella anticipata visione delle rigogliose messi che verranno. È questo il suo premio, questo il miracolo delle sue forze che ogni giorno si rinnovano, delle sue speranze che rinascono ad ogni colpo della delusione; della sua fede nella vittoria all’indomani stesso della sconfitta più disperante. Il lavoro è la sua croce e la sua gioia, la fede è la sua forza e tutto il suo premio. Quest’operaio è come il Giusto del Vangelo: sempre pronto al combattimento, come alla morte, eguale alle gioie ed al dolore, ai trionfi come alle sconfitte; perché, a rigore, sconfitte e trionfi non sono che l’apparenza, quando tutta la storia e tutto il progresso dell’umanità dimostrano che non una sola goccia di sudore cadde mai invano dalla fronte dell’uomo e che neppure una volta sola le opere della fede furono destinate alla sterilità ed alla morte. L’una cosa che davvero uccide è la grettezza morale ed il disonore; è l’egoismo degli uomini che profana la santità delle idee e prostituisce la fede nel compromesso. Ma noi non conoscemmo queste ombre di umanità crepuscolare: la nostra fine ne è il documento indiscutibile. Forse, con un po’ più di “comprensione” – come eufemisticamente suol dirsi – non ci sarebbe stato impossibile organizzarci una piccola vita senza gravi dilemmi e senza rischi: una piccola vita soffusa di tepide burette, al sicuro dalle intemperie e protetta dalla nobiltà di qualche satrapia. Forse si poteva non morire, od anche vivacchiare non inutilmente come agenzia di collocamento per gli affamati di nuovi posti o come sanatorio per gli affetti da “onorite” cronica. Ma, per divenire eremita, persino il diavolo aspettò ad invecchiare: ci si consentirà che, per divenire diavoli, sia egualmente necessaria una certa dose di decrepitezza morale, e cioè un certo progressivo allenamento a giocare con la propria anima come si fa con le vesciche di majale aggrinzite: il che non è affare di un giorno, di un mese o di un anno. L’Associazione era troppo giovane, vegeta ed assetata di vita, per trasformarsi in un’agenzia o in un sanatorio. La mezzafede non è il nostro forte; la “vita a comando” è troppo complessa per spiriti semplici come i nostri. Ecco perché abbiamo preferito morire. Era la sola maniera per tramandare intatta l’eredità morale della nostra Associazione. Perché questa eredità c’è, è vistosissima e nessuno ha il potere di distruggerla. L’edificio edificato in quindici anni occupa nell’anima della giovane magistratura un posto infinitamente più largo ed importante di quello, per verità modestissimo, che la povertà dei nostri mezzi e l’avversità delle vicende consentirono di occupare esteriormente nella vita italiana. Questo edificio è racchiuso tutto in una parola: l’indipendenza della magistratura, come base d’indipendenza della giustizia. È di quelle parole semplici, che una volta penetrate nell’animo di un uomo o di un popolo, sono destinate a trasformarsi in una forza dominante ed incoercibile. Or noi non ci illudiamo di avere radicato nello spirito italiano l’esigenza di una giustizia indipendente; ma siamo sicuri che di questa esigenza vive ormai la giovane magistratura la quale fu sempre la forza vera del nostro sodalizio e tra noi educò una fierezza nuova nell’esercizio della funzione giudiziaria e diede, nonostante i tempi e gli ordinamenti, esempi indimenticabili di dirittura e di indipendenza. È un’esigenza, che nessuno potrebbe sradicare, tanto essa è legata fibra a fibra con tutte le aspirazioni, i propositi e gli studi vigorosi, che rendono feconda e bella la giovinezza: è tutta una vita, tutta una conquista. Nessuno ha il potere di addormentare mai più anime, su cui sia caduto il raggio di una tal luce. È come il biblico frutto proibito: “qui en a touchè, en touchera”. La nostra fine consacra questa grande eredità morale, nella quale è, per noi, tutta la consolazione e tutto il premio di quest’ora triste. L’Italia avrà giorni felici, come noi speriamo, o tristi: la giustizia italiana rifulgerà di nuova luce o decadrà nel politicantismo. Nessun può far prognostici. Ma una fede ferma ci sorregge in fondo all’animo: che tutto ciò che è saldamente edificato nel cuore degli uomini è inviolabile ed indistruttibile.
Regio decreto 16 dicembre 1926*
Vittorio Emanuele III
Re d’Italia
PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE
Ritenuto che il Consigliere della Corte di Cassazione, Saverio Brigante, il Sostituto Procuratore Generale di Corte di Appello Roberto Cirillo, i giudici Occhiuto Filippo Alfredo e Chieppa Vincenzo ed il Sostituto Procuratore del Re Macaluso Giovanni sono stati i principali e più attivi dirigenti dell’Associazione Generale tra i Magistrati Italiani;
Ritenuto che ad opera di essi l’Associazione assunse un indirizzo antistatale, sovvertitore della disciplina e della dignità dell’Ordine giudiziario, che fu propagandato a mezzo del periodico di classe “La Magistratura” dai medesimi redatto e
pubblicato;
Ritenuto che tale indirizzo sostanzialmente venne mantenuto anche dopo l’avvento del Governo Nazionale, che essi avversarono criticandone astiosamente gli atti, nonché facendo insinuazioni ed affermazioni di pretese ingiustizie e persecuzioni personali tanto da incorrere in reiterate diffide ufficiali;
Ritenuto che solo per normale ossequio alla Legge sui sindacati essi deliberarono lo scioglimento dell’Associazione, la soppressione del periodico e la liquidazione della Cooperativa (a suo tempo creata per fornire stabile sede all’Associazione), ma in sostanza mantennero saldi i vincoli associativi mediante atti simulati continuando, tra l’altro: la pubblicazione del giornale sotto il nuovo titolo “La Giustizia Italiana” da essi ugualmente redatto, che si ostinò nell’avversione al Governo sino ad incorrere nel novembre scorso, dopo reiterate diffide, nella soppressione ordinata dall’autorità politica;
Ritenuto che per le manifestazioni compiute i magistrati suddetti non offrono garanzie di un fedele adempimento nei loro doveri di ufficio e si sono posti in
condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo;
Viste le giustificazioni presentate dagli interessati;
Visto l’art. I° della legge 24 dicembre 1925 n. 2300;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Nostro Guardasigilli Ministro Segretario di Stato per la Giustizia e gli Affari di Culto;
Abbiamo decretato e decretiamo
Chieppa Vincenzo – giudice – ed altri
sono dispensati dal servizio, a decorrere dal 31 dicembre 1926, ai sensi dell’art.
I° della Legge 24 dicembre 1925 n. 2300.
Il Nostro Guardasigilli Ministro anzidetto è incaricato dell’esecuzione del presente
Decreto.
Dato in Roma addì 16 dicembre 1926
F.to Vittorio Emanuele
Controfirmato: Mussolini
“ : Rocco
Napoli e la crisi dei rifiuti una riflessione
Elenco che si sarebbe potuto leggere in una nota trasmissione:
Napoletani, che scavalcano la monnezza;
Napoletani che volgono lo sguardo dall’altra parte, pur’essa colma di monnezza;
Napoletani e topi; topi che escono dalle fogne trovando altre fogne;
Napoletani traditi dall’olfatto;
Napoletani tutti uguali nella monnezza;
Napoletani rassegnati, neri, sporchi, inanimati, fermi;
Napoletani con i figli in braccio, morti di colera.
….
Napoletani pizza e mandolino;
Napoletani totò, peppino e la malafemmina;
Napoletani babbà e sfugliatella;
Napoletani o sole e o mare;
Napoletani posillipo e mergellina;
Napoletani cuorno e san gennaro.
….
Napoletani con il Vesuvio, vigile e purificatore!
Consiglio su Bagnoli del 10 ottobre 2011 – Il Parco dello Sport
Oggi intervengo su una questione specifica di bagnoli, il parco dello sport, la prima cosa che ho fatto per capire di cosa si trattava è stato un sopralluogo e dei rilievi fotografici, con l’aiuto di un cittadino di bagnoli, in virtù dei quali ho sostanzialmente appurato che gli impianti sono in stato avanzato di completamento se non ultimati ed oggi, in stato di abbandono e, quindi, in via di deterioramento. Mancano per lo più le infrastrutture, gli assi viari di collegamento per intenderci. Ebbene, in seno alla commissione consiliare ho avuto modo di apprendere, dal Presidente di Bagnoli Futura, che l’intero parco dello sport è già stato affidato con una gara che si è conclusa nel settembre 2010. Per tale singolare informazione, opera non ancora compiuta o utilizzabile ed affidamento già avvenuto, ho chiesto spiegazioni scritte alla società che ho avuto, in parte, solo venerdì con l’invio del solo capitolato di gara, ma non della convenzione che, poi, mi è stato detto non ancora sottoscritta, in quanto, il parco non è ancora consegnabile e volevo vedere! A dire il vero, nella mia carriera di avvocato è la prima volta che mi capita di imbattermi in una tale singolare condizione, opera non finita ciò nonostante già affidata, col rischio di incorrere in inadempimenti anche gravi, sia per il tempo, sia per il deterioramento degli impianti stessi per i quali la società aggiudicataria potrà all’atto della consegna far riserva di agire in danno. Ho insistito ho chiesto con detreminazione il verbale di aggiudicazione, l’ho avuta solo pochi minuti fa, a mezzo e-mail, diciamo che rispetto agli altri colleghi consiglieri che hanno chiesto informazioni a Bagnoli Futura, sono stato più fortunato, ma solo per la mia tenacia. L’unico dato che posso dare, da una superficialissima visione dell’offerta, è che l’intera area di 17 ettari (170.000,00 mq.) è stata affidata per la somma annuale di 60.000,00 €. a spanne e per dare un’idea 35 cent al mq. Ma su tutti gli altri termini non so dare risposte. Mi sono allora preoccupato di andare a verificare chi fosse l’aggiudicatario indicatomi come la Soccer Club Colli Aminei S.a.s. di Simone Francesco avendo prima, chiesto quante siano state le società a partecipare alla gara. Mi è stato comunicato che sono state 4. Il che apre, ovviamente, una seria riflessione su come sia stata pubblicizzata una gara che riguarda un parco di 17 ettari del valore di diverse decine di milioni di euro. Mi chiedo, e chiedo al Consiglio, se forse non era meglio dare le singole strutture a diversi concessionari in modo da favorire sicuramente una maggiore vivacità, frazionando anche il rischio, invece, si è aggiudicata l’intera struttura per 10 lunghi anni ad una società di persona che, sempre per mia esperienza professionale, in banca avrebbe serie difficoltà anche ricevere un finanziamento di 10.000,00 euro. Ho, quindi, fatto qualche verifica presso il registro delle imprese ed ho scoperto che l’amministratore di questa società ha una quota di circa 1.000,00 €. sul capitale sociale di appena 50.000,00 €. (rispetto al valore delle opere concesse) della sas e che ha partecipazioni a vario titolo in circa 10 altre società di persona, un mago della società di persone, quindi, di cui alcune chiuse, che operano dal settore dai parcheggi a quello alberghiero e della ristorazione. Nella offerta ho avuto modo di leggere velocemente che dal 2003 la detta società ha svolto importanti azioni imprenditoriali presso la sede dei Colli Aminei, mi chiedo con quale personale visto che al registro delle imprese risultano un numero di dipendenti pari a zero. Sono, pertanto, preoccupato non comprendendo come si possa affidare un’opera di decine di milioni di euro così alla leggera e per un così lungo tempo concedendo spazi di importanza vitale per l’area di bagnoli tra cui aree ludiche, sportive, di ristorazione, di parcheggio nonché l’utilizzo degli spazi pubblicitari. Un affare a fronte del quale abbiamo una società di persone con una struttura forse non proprio in linea con lo sforzo che si richiede. Non mi meraviglierei se tra dieci anni, avendo affidato una struttura così complessa ad un soggetto che sulla carta appare così debole, dovremmo affidare anche questa struttura alla cura della curia, seguendo, così, l’orientamento della Regione e di recente anche di quest’amministrazione. Mi si consenta una breve digressione faccio, infatti, fatica a comprendere questa gara alla conquista della benevolenza del Cardinale pur essendo io, battezzato, comunicato, cresimato e sposato in chiesa. Possibile che pensiamo ancora che i cittadini cattolici che a milioni hanno manifestato la loro indignazione per le agevolazioni fiscali della chiesa si lascino influenzare da queste cose? ma questo, come ho detto, è un altro capitolo! Dobbiamo, allora, correggere il tiro e questo consiglio è pronto per farlo! Dobbiamo introdurre in questa città un modello “rivoluzionario”, copiando, si copiando, ciò che accade nelle moderne democrazie del nord europa, un modello rivoluzionario che ci porti alla normalità, sembra una contraddizione in termini ma, purtroppo per noi, non lo è! quindi: gare trasparenti e pubblicizzate a giusto dovere, affidamenti sicuri, scelta degli uomini di direzione ed amministrazione secondo un meccanismo trasparente ed indipendente dalle correnti politiche! Non possiamo non fare questo e poi lamentarci che le nostre migliori intelligenze, giovani e meno giovani, vadano all’estero, basta impiegarle in Italia iniziando da Napoli!
Consiglio sul tema rifiuti del 2 agosto 2011
La crisi dei rifiuti a Napoli ha assunto dimensioni tali da far diventare la munnezza una questione sociale che non può trovare soluzioni solo in ambito tecnocratico. Le passate esperienze ci hanno insegnato che fino a quando non saremo indipendenti, o metteremo in campo misure diverse, ci troveremo sempre schiacciati tra le lobby politiche/affaristiche e quelle malavitose. Numerose sono state le iniziative della magistratura anche di recente. La crisi di questi ultimi giorni è stata a vario modo imputata agli STIR intasati, alle direttive della Regione e della Provincia, mai risolutorie, e da ultimo alle ditte appaltatrici dell’ASIA tra cui la Lavajet che, con un atteggiamento ostruzionistico ha impedito la raccolta in alcuni quartieri nevralgici della nostra città. Ebbene, da una verifica che ho potuto fare presso il registro delle imprese la Lavajet, che abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione, addirittura risulta essere partecipata da due società, una avente sede negli Emirati Arabi e l’altra nel Principato di Monaco. In sostanza non si riesce neppure a sapere con certezza chi siano i proprietari di una società che si occupa di un servizio pubblico così importante come quello della raccolta dei rifiuti. Sono allora convito che fino a quando non avvieremo il nuovo piano rifiuti dobbiamo adottare una modalità di intervento diversa da quella adottata dalle precedenti amministrazioni, dobbiamo aspirare da subito ad un modello che non ci imponga più di aspettare che ci comunichino i cd. flussi, mentre tonnellate di munnezza stanno in mezzo alle nostre strade. Non possiamo sottostare alle decisioni della provincia né disiteressarci del successivo trattamento dei rifiuti, una volta raccolti, se poi la provincia, la munnezza ce la sversa a chiaiano, dove l’altro giorno una geyser alto 15 metri ha mostrato tutta la criticità della grave condizione in cui versano i nostri concittadini. Credo allora che il Sindaco, la Giunta e questo Consiglio Comunale hanno l’autorità morale, culturale e politica per chiedere ai cittadini di collaborare. Sono, infatti, convinto che la cittadinanza napoletana, ci ha dato fiducia perché vuole legalità, trasparenza, ordine e partecipazione anche, ed in particolare, nel trattamento dei rifiuti. Credo, allora che questa Giunta possa chiedere di più ai propri cittadini imponendo il rispetto incondizionato delle ordinanza fino ad ora emesse, inasprendole anche, se è il caso, vietando incondizionatamente la distribuzione di bibite e monouso in plastica così come era stato fatto nella prima versione della ordinanza sindacale. Non credo, infatti, che i commercianti siano contrari a questa modalità. Il turismo è fortemente calato e le vendite sono calate proprio per la munnezza. In questa fase allora, possiamo e dobbiamo, chiedere uno sforzo ai nostri concittadini ma ancora di più ai dipendenti del nostro comune che devono oggi, più che in ogni altro momento, essere d’esempio nello svolgimento delle loro mansioni a tutti i livelli. Credo, infatti, che possiamo e dobbiamo chiedere di più, ai nostri VV.UU., nel controllo della rigida applicazione dei provvedimenti normativi emessi, non possiamo tollerare un atteggiamento timido o non collaborativo verso i cittadini attivi (clean up friarieli ribelli) che in molte occasioni mi hanno segnalato la disapplicazione della normativa di emergenza per ignoranza proprio di coloro che avrebbero dovuto controllarne l’applicazione. Non è più possibile tollerare la disapplicazione dei detti provvedimenti negli edifici pubblici, noi abbiamo l’obbligo di pretenderne il rispetto. Non è possibile, infatti, che un minuto dopo l’emissione di provvedimenti così importanti i bar adiacenti Palazzo San Giacomo non ne sappiano nulla. Ebbene, e concludo, questo era quello che chiedevano i cittadini del monte Tarsia, in un documento ormai risalente, che così recitava:
“Iniziamo col chiedere ai negozianti ed ai supermercati della zona:
di ridurre gli imballaggi (vaschette e buste di plastica) dalla nostra spesa quotidiana
di rispettare le norme che regolano lo smaltimento dei cartoni e dei residui alimentari
di iniziare a introdurre sistemi più economici di riutilizzo dei contenitori per alcuni prodotti come il latte e i detersivi
Differenziata subito
Avviamento dell’umido ALLE AZIENDE AGRARIE DELLA CITTA’ CHE DOTATE DI IDONEE COMPOSTIERE POTREBBERO UTILIZZARE IL RIFIUTO ORGANICO PER PRODURRE COMPOST PER I PROPRI TERRENI (esperimenti del genere sono stati fatti nel comune di BACOLI)
BASTA CON IL DEGRADO! RISCOPRIAMO LA BELLEZZA DELLE NOSTRE STRADE !



