Il mio intervento di Congedo dal Consiglio Comunale

gennaro consiglioIeri c’è stato, quello che credo essere l’ultimo Consiglio Comunale di questa sindacatura. Naturalmente anche questa volta non ho fatto mancare la mia voce per rispettare il mandato dei 570 cittadini che mi diedero fiducia nel 2011 che sicuramente, tramite me, si sono fatti sentire molto, ma molto di più dei due, tremila cittadini che hanno votato qualche altro consigliere che non è mai intervenuto in consiglio comunale senza mai formulare proposte o osservazioni. Gente inutile e voti inutili, mi viene da pensare. Sono stato orgoglioso di aver rappresentato il pugno di elettori dei quali ho sempre sentito l’onore, il peso e la responsabilità di rappresentarli al meglio. Avrò sicuramente fatto degli errori ma posso dire di non essermi mai risparmiato riflettendo sempre, su ogni questione con animo libero ed in buona fede.

Ho cercato di ripercorrere le tappe fondamentali nelle quali tal volta sono stato molto critico verso l’Amministrazione. Ovviamente per chi volesse approfondire su questo blog ci sono tutti i miei interventi, gli atti e le proposte tutte documentate. Una scrupolosa attività di rendicontazione attraversa la quale ho sempre cercato di condividere pensieri e scelte.

Una bella esperienza di passione politica e di tensione verso un cambiamento di mentalità politica che non c’è stato in questi 5 anni. Una disdetta! Ad ogni buon conto un bilancio per me positivo. Posso dire di non essermi mai risparmiato un solo giorno, di essere sempre stato sul pezzo, nei limiti delle mie possibilità. Un grazie a tutti quelli che mi hanno seguito e mi hanno incoraggiato. La strada per il cambiamento è tutta in salita e la frammentazione politica con 44 liste al comune è figlia di una ignoranza, malafede ed incapacità a cogliere il cambiamento che deve passare gioco forza per il merito e la qualità. In queste prossime elezioni, invece, vedo che c’è la rincorsa a chi fa più liste, un candidato ogni palazzo, senza guardare nulla se non l’incetta di candidature tal volta inutili tal volta pericolose. Che dire, ripeto una disdetta! Auguriamoci buona fortuna per noi ed i nostri figli.

il mio intervento al 04:11:19

Finte dimissione ed il rispetto delle istituzioni

consiglio comunaleOggi (17.03.2014) in Consiglio Comunale è scoppiato il caso delle finte dimissioni del Presidente del Consiglio Comunale Prof. Raimondo Pasquino. Io e Carlo Iannello abbiamo sollevato il caso poiché crediamo che oltre le persone ci sono le istituzioni che vanno in ogni modo salvaguardate da beghe politiche. Il rispetto che ad esse dobbiamo oggi è divenuta l’unica luce che per tenere la barra dritta dobbiamo seguire.

Il mio intervento al 02:27:30

Il dissesto degli enti locali ed il Caso Napoli

comuneDopo la pronuncia della Corte dei Conti Sez. Regionale della Campania, con la quale è stato bocciato il piano di riequilibrio finanziario del Comune di Napoli, Ricostruzione Democratica, al fine di sollecitare il dibattito pubblico, si è fatta promotrice di un confronto cittadino sul tema: Il dissesto degli enti locali ed il caso Napoli. L’incontro si è svolto mercoledì 29 gennaio scorso. Ecco il video:

Mozione di Sfiducia alla assessora Tommasielli

tommasielliIeri (09.09.2013) è stata consegnata al Consiglio Comunale la mozione di sfiducia alla assessora Giuseppina Tommasielli che reca nove firme. Le ragioni sono ben spiegate nella mozione stessa. La discussione della mozione è stata messa all’ODG del Consiglio Comunale del 16 settembre p.v. Ora si vedrà se anche il Consiglio eserciterà il “potere” del perdono che da sindacale potrà essere anche consiliare se verrà respinta.  Buona lettura:

CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

MOZIONE DI SFIDUCIA

ai sensi dell’art. 54 del regolamento consiliare
all’Assessore allo Sport, Sanità e Pari Opportunità, Giuseppina Tommasielli

 Premesso che:

 1. – Dall’esame degli atti amministrativi compiuti dai sottoscritti consiglieri si può dire che la promozione dello sport a Napoli è pressoché inesistente;

2. – Parte rilevante dell’impiantistica sportiva versa in un stato di degrado e di abbandono;

3. – Dieci domande di finanziamento relative a progetti di ristrutturazione di altrettanti impianti sportivi cittadini presentate dall’amministrazione alla Regione Campania sono state rigettate perché le domande erano inammissibili per mancanza di documentazione;
4. – Nonostante siano stati contratti mutui nel 2009 per la ristrutturazione e la manutenzione straordinaria di  impianti sportivi  individuati nei quartieri di periferia, a distanza di oltre due anni non sono ancora partite le procedure di gara, anzi le procedure amministrative sono state inspiegabilmente sospese dall’attuale assessore allo sport nonostante il Consiglio Comunale avesse approvato all’unanimità un ordine del giorno, che impediva l’uso della provvista per finalità diversa da quella per la quale i mutui sono stati contratti; 

5. – Nonostante la convenzione CONI per l’uso degli impianti realizzati grazie alla legge 219/1981 sia scaduta ad oggi non si conosce quale sarà il destino dette importanti strutture. Difatti la delibera n. 501/2012 riferita ai soli impianti natatori, viziata da numerosi errori,  non è stata né ritirata né integrata per porre rimedio alle gravissime irregolarità riscontrate anche dalla commissione consiliare competente;

6. – A distanza di oltre due anni di amministrazione non si è provveduto ad adottare alcun provvedimento che consentisse l’efficace, l’efficiente ed economico sfruttamento degli impianti sportivi. Difatti, nonostante le numerose segnalazioni e relazioni fatte dalla Commissione competente si è da ultimo riproposta la medesima  articolazione delle tariffe senza alcuna considerazione dei rilievi eseguiti e tempestivamente comunicati all’ufficio assessorile competente;

7. – L’Assessore allo sport ed impianti sportivi anche in sede di commissione, in particolare su alcuni rilievi riscontrati nella struttura del San Paolo anziché provvedere immediatamente a regolamentare correttamente l’uso differenziato degli spazi si limitava ad affermare la sua completa irresponsabilità per i fatti riscontrati indicando nei dirigenti gli unici responsabili senza però provvedere a sollecitare gli organi amministrativi competenti a ricercare le soluzioni necessarie;

8. – In alcuni casi si è segnalato l’affidamento di strutture sportive senza l’adozione del necessario procedimento di evidenza pubblica. In particolare tali segnalazioni si riferivano sia alla piscina Scandone che al Polifunzionale di Soccavo e non risulta che siano stati adottati provvedimenti in autotutela;

9. – Per la vicenda dell’ippodromo di Agnano nonostante precise domande formulate in sede di commissione l’assessore Tommasielli non ha dato alcuna risposta sulla gravissima situazione segnalata anche dagli argani della procedura fallimentare circa la presenza di 235 cavalli e la produzione di rifiuto speciale proveniente dal letame che poi ha determinato anche l’intervento dell’ASL e della Magistratura competenti;

10. – Per lo Stadio San Paolo l’assessore non ha formulato, nonostante la concessione in scadenza, alcuna proposta per il prosieguo del rapporto con il Calcio Napoli esponendo il Comune al rischio di prosecuzione con convenzione scaduta;

11.- Nello stadio Collana si è segnalato, senza che fosse adottato qualsivoglia provvedimento, l’uso di un impianto di uso delle docce con acqua calda con tessera a pagamento per il quale il comune, da quanto risulta, non percepisce nulla anche per la mancanza di qualsivoglia atto negoziale o procedura amministrativa autorizzatoria;

12. – Sempre nello stadio Collana si è segnalata la realizzazione di un campetto di calcetto mediante la demolizione definitiva del solaio della palestra di basket per la quale si sono richiesti i provvedimenti autorizzatori e/o amministrativi senza avere alcuna documentazione né comunicazione al riguardo;

13. – Del tutto carente si è palesata l’azione dell’assessora sul versante delle pari opportunità. Difatti, nonostante quanto deliberato da questo Consiglio Comunale non vi è stata alcuna implementazione dei servizi per le donne, neppure per quelle vittime di violenza;

– Svariati milioni di euro trasferiti al Comune dalla Regione Campania sono stati utilizzati in attività progettuali che non si sono tradotte in azioni concrete di sostegno alle donne della città. A tutt’oggi, sebbene, siano stati appaltati servizi per alcuni milioni di euro le attività previste sulla carta non sono neppure iniziate a fronte di un termine perentorio di chiusura delle stesse entro il 31.12.2013.

 Considerato che:

 I. – I fatti segnalati sono talmente gravi che non consentono l’ulteriore prosecuzione del mandato assessorile;

II. – L’azione amministrativa posta in essere dall’Assessora in parola appare del tutto inconsistente e di pregiudizio alla città;

III. – I fatti assorti alla ribalta della cronaca cittadina di questa estate, relativi a presunte irregolarità e sviamento dell’azione amministrativa, imputati alla Assessora Tommasielli, per contravvenzioni elevate a suoi stretti congiunti, impongono forti ragioni di opportunità affinché la stessa non permanga nell’ufficio che occupa;

IV. – I medesimi fatti sono stati valutati dai vertici dell’IDV, cittadino, partito di riferimento della medesima Assessora Tommasielli e sono stati ritenuti dagli stessi talmente gravi da non consentire una ulteriore prosecuzione del mandato. Pari valutazione è stata espressa anche dalla Federazione della Sinistra laboratorio per l’alternativa e dal gruppo di Ricostruzine Democratia.

 Tanto premesso i sottoscritti consiglieri a mente dell’art. 54 del Regolamento Consiliare propongono la presente mozione di sfiducia verso la Dott.ssa Tommasielli Giuseppina e sollecitano il Sindaco affinché provveda ad horas alla revoca dell’incarico assessorile.

 I Consiglieri Comunali

Carlo Iannello (RD), Gennaro Esposito (RD),  Vittorio Vasquez (FED), Pietro Rinaldi (FED), Elena Coccia (FED), Antonio Borriello (PD), Elio Izzi (FED), Simona Molisso (RD)  

ha aderito alla mozione anche il Consigliere di IDV Vincenzo Gallotto

L’Assessora irresponsabile

tommasielliOggi (30.07.2013) ho seguito la conferenza stampa della Assessora Tommasielli convocata dalla stessa per dare giustificazioni alla città sulla vicenda delle multe che l’ha colpita. Io mi sono già espresso sul caso con due post su questo blog (assessora convinca suo cognato a pagare le multe clikka – le dimissioni della assessora cosa farebbero gli inglesi clikka). Devo dire che sono dispiaciuto che questa vicenda si trascini ma credo che la terza città del paese debba avere di più! Comprendo lo stato della assessora sospesa, ma non ci possiamo permettere un passo indietro occorre che qualcuno in questa città dica senza mezzi termini come stanno veramente le cose. L’assessora dichiara di essere stata nel corso della sua azione rigorosa e trasparente di aver lottato contro i poteri forti e di pagare uno scotto per essersi posta in contrasto con De Laurentiis. Io posso dire di non essermene accorto! In più occasioni ho dovuto registrare un senso di solitudine quando ho richiamato l’attenzione sui temi di cui l’assessora oggi si dichiara paladina, fino a quando noi di Ricostruzione Democratica siamo stati costretti a chiederne le dimissioni, ben prima dei gravi fatti su cui si indaga. Fin dall’inizio di questa avventura ho sempre ritenuto che occorre opporre ad una politica irresponsabile, politici responsabili, cosa che è mancata in molte occasioni proprio alla assessora in settori (lo sport, impianti sportivi e pari opportunità) che io ritengo assolutamente centrali. Mi è difatti dispiaciuto constatare che l’azione amministrativa dell’assessora quando è stata sollecitata a mettere mano proprio al San Paolo per ripristinare regole minime di legalità abbia risposto di non avere alcuna responsabilità amministrativa ma solo politica (resoconto stenotipico del 12.04.2013 clikka). Una sorta di irresponsabilità amministrativa. Per noi di Ricostruzione Democratica non esiste responsabilità politica senza responsabilità amministrativa! Dovrebbero spiegarci, altrimenti, a cosa serve il politico se non ad amministrare! Le battaglie di cui l’assessora oggi si fa paladina, invece, hanno visto me stesso ed il gruppo di Ricostruzione Democratica assolutamente isolati ma, in ogni caso, in grado di far passare messaggi importanti per la città sollecitando i cittadini a prendere coscienza che il calcio napoli non è solo tifo ma anche un costo ingiustificato per la collettività nella misura in cui noi sopportiamo i costi ed il privato ne gode i benefici. Ciò è ampiamente documentato da interventi ed atti prodotti che hanno visto, invece, l’assessora assolutamente contraria ad ogni approfondimento, come quando nella commissione sull’Ippodromo, della quale si è fatta paladina, chiese (fatto singolare per una assessora) la verifica del numero legale pur di sottrarsi alle domande. Sono, infatti, molti gli articoli e gli atti da me pubblicati sul calcio napoli clikkasull’ippodromo di agnano (clikka) ma anche sugli impianti sportivi natatori (clikka) a cui l’assessora si è guardata bene dal dare risposte oppure è andata nel segno opposto da quello dichiarato in campagna elettorale come nel caso degli impianti sportivi municipali clikka dei quali ha proposto sostanzialmente la privatizzazione.

Sono convinto che il Sindaco manco è a conoscenza di molte cose che con fiducia ha invece riposto nell’assessora ma che occorre si discutano a viso aperto.

Nell’amministrazione occorra, infatti, rigore, legalità e trasparenza che non vanno solo affermati ma praticati. L’ultima vicenda delle multe è solo il sintomo di ciò che abbiamo registrato, che pure ci lascia con delle domande che non sono state fatte al “comizio stampa”. L’assessora ha dichiarato anche in questo caso la sua irresponsabilità capisco la tesi della assessora ma occorrerebbero le risposte alle seguenti domande: 1) sono state cancellate le multe alla sorella ed al cognato della assessora? 2) se l’assessora si è solo informata della possibilità di avere un permesso “istituzionale” per il cognato “sindacomagistrato” come mai le multe sono state cancellate? 3) se l’interlocuzione è avvenuta con i suoi staffisti e quindi questi si sarebbero occupati diciamo maldestramente del caso perché non sono stati immediatamente allontanati?

Ad ogni buon conto posso dire che avendo parlato anche con la ex assessora donati e ricordandomi della discussione sul punto, ricordo che non erano previsti “permessi istituzionali” né per sindaci né per presidenti di municipalità né per assessori di municipalità né per consiglieri di municipalità o comunali e che la stessa donati viaggiava in autobus dalla stazione a palazzo san giacomo. La questione, quindi, credo sia molto più politico/amministrativa che non penale ed allora facciamo che la politica arrivi prima della magistratura almeno per una volta! A Napoli non occorrono “assessori irresponsabili.”

Il video della conferenza stampa

Ecco il testo:

Ringrazio tutti voi per essere venuti qui… perché avevo bisogno di parlare con tutti, con tutti voi, a viso aperto, guardandovi negli occhi, senza nascondimenti o giri di parole, nell’ottica di quella trasparenza che ha sempre contraddistinto il mio operato e che è stata anche una delle prerogative di questa giunta fino ad oggi.

Sono stati giorni duri, non ho alcuna remora a dirlo. L’avviso di garanzia mi è giunto come un fulmine a ciel sereno, mi ha catapultata in un incubo! Tutto era così paradossale: io – che avevo fatto da sempre della legalità e del rispetto della legge, non solo formale, una mia priorità prima di tutto personale, esistenziale e poi politica – mi sono trovata a rispondere alla Magistratura di presunti fatti illeciti. E mi facevano sorridere coloro che, magari in buona fede, per consolarmi, mi dicevano: “E cosa vuoi che sia, che sarà mai una multa, in questo paese dove il malaffare politico dilaga da sempre”.

No! Per me era ancora più grave perché è nelle piccole cose che si vede la moralità delle persone e so bene che c’è gente che ci campa due settimane con l’importo di una multa. E poi c’è la questione della ZTL per cui, anche nella mia qualità di assessore con delega alla salute, e soprattutto come medico, mi sono sempre strenuamente battuta. Ho sempre creduto in una città con un basso impatto ambientale e, soprattutto, ecosostenibile ed ho sempre creduto che imprescindibilmente a Napoli  vi dovessero essere zone a traffico limitato, sia pure con qualche correttivo rispetto alla impostazione iniziale. Ebbene, proprio in virtù della richiamata trasparenza, ho indetto questa conferenza stampa: per dichiarare alla città, alla mia città, la mia assoluta estraneità ai fatti contestati, essendomi limitata solo a chiedere se per i sindaci della provincia di Napoli (qual è appunto mio cognato) erano previste deroghe per il transito afferente motivi istituzionali.

Questa è la verità, la pura sacrosanta verità! Questi i fatti che hanno costituito il motivo occasionale dello scatenarsi della macchina del fango: settori e soggetti politici interessati – quelli compiacenti rispetto alle lobbies contro cui ho sempre lottato – hanno cavalcato cinicamente talune infondate indiscrezioni giornalistiche che, nell’immediatezza, avevano riferito di centinaia  di multe annullate a parenti ed amici, cercando di ingenerare, del tutto proditoriamente, nell’opinione pubblica l’infamante convincimento che io avessi in tal modo fatto favori a parenti e ad amici.

Respingo categoricamente questa aggressione, tendente a delegittimare il mio ruolo istituzionale. Ho rimesso formalmente le mie deleghe al sindaco, per essere libera di agire e capire le vere motivazioni che sono a monte di tali improvvide aggressioni.

Nel contempo, devo invece ringraziare la stampa maggiormente accreditata ed autorevole che – dopo una primissima fase in cui erano stati riportati spezzoni di notizie in senso esclusivamente accusatorio – ha compiuto, attraverso un’informazione più equilibrata e rispettando il principio della correttezza informativa, depurando i fatti dai toni scandalistici e giustizialisti e riportando il caso in modo trasparente, consentendo ai lettori di avere un quadro più aderente alla realtà: non già la solita storia del politico, del “potente”, che abusa delle sue prerogative.

Non ho mai abusato della mia posizione politica, del mio ruolo per ricavarne un vantaggio personale, ho consegnato al mio avvocato tutte le multe che io e mio marito abbiamo e dobbiamo pagare da quando ho avuto l’incarico ad assessore.

Sono, inoltre, assolutamente certa della assenza di responsabilità dei componenti del mio staff e segreteria,  sulla cui rettitudine ed onestà non ho dubbio alcuno, come ho ribadito a chiare lettere ai Magistrati. Proprio per il mio rigore, la mia specchiata moralità, mi sento profondamente offesa dalle accuse vigliacche di coloro che non conoscono la realtà dei fatti su cui sta indagando la Magistratura, alla cui valutazione mi rimetto completamente e nel cui operato ho completa fiducia.

Ma oltre all’aspetto giudiziario qui c’è un livello politico. Sono stata bersaglio di attacchi feroci ed indiscriminati da parte di coloro che fanno ancora parte della vecchia politica, di quella pregressa classe dirigente  apertamente schierata o infiltrata tra le nostre fila, che i napoletani, a furor di popolo,  chiesero nel giugno del 2011 a Luigi De Magistris di spazzare via con la Rivoluzione Arancione. Io mi sento ancora una militante Arancione di questa giunta, tra i pochi sopravvissuti, perché credo e continuo a credere che vi sia una nettissima ed invalicabile linea di demarcazione tra la necessaria mediazione politica ed il compromesso morale.

Lo so, sono un personaggio scomodo, perché ho detto di no al compromesso:

▪   no alla privatizzazione delle politiche sociali da parte di spregiudicati prenditori di soldi pubblici;

▪   no agli accordi sottobanco tra alcuni sindacati fatti sulla pelle dei  lavoratori;

▪   mi sono impegnata nella vicenda dell’Ippodromo di Agnano che, finalmente dopo anni ed anni, è stato liberato da una gestione affaristica che, nel tempo, aveva prodotto l’inesorabile agonia ed annichilito l’impianto, prostrando i 140 lavoratori e inaridendo un intero indotto;

▪   ho preteso gare pubbliche in tutti i settori di mia competenza, ivi comprese le piscine della ex 219, sempre nell’ottica del rispetto della legge e della trasparenza!

▪   ho proposto progetti finanziari per il recupero delle strutture di proprietà del Comune,

▪   Ma vi è di più. Ho preteso chiarezza nei rapporti tra il Comune di Napoli e la Società  Calcio Napoli. Beninteso, io sono una tifosa del Napoli e sono fiera che la nostra città abbia una squadra forte,  che si acquistino giocatori di fama per poter fare una squadra competitiva che porti Napoli nel mondo, ma, al tempo stesso, la Società rispetti gli impegni presi, paghi al Comune quanto dovuto! Sono d’accordo che un imprenditore agisca per profitto, ma bisogna, anche pe rmotivi etici, rispettare la città. Sapete con quel danaro quanti servizi potremmo offrire ai cittadini bisognosi? Sapete quanti campetti di periferia, utili a togliere i bambini della strada, avrei potuto riqualificare?

Mi indigna e mi spaventa anche che la nostra terra sia appestata da veleni mortali. Ho creato il primo Osservatorio comunale  delle malattie tumorali diviso per Municipalità, costituito solo da poco, sebbene i cittadini da anni ed anni ne chiedessero l’istituzione al Comune o alla Regione. E sapevo che, nel momento successivo a quello in cui avrei reso pubblici i dati di mortalità, sarei stata attaccata e me l’avrebbero fatta pagare. Eppure, con coraggio, ho ritenuto necessario scoperchiare questo vaso di Pandora e spiegare ai cittadini Napoletani chi e cosa attentasse alla loro salute. E non mi interessa più di tanto se tutto ciò ha potuto ingenerare antipatia e fastidi a qualcuno o a troppi. Mi interessa solo che sempre meno i miei concittadini possano ammalarsi  di tumore, specialmente quando non hanno neppure i soldi per curarsi.  Tutto il resto è secondario!

Anche questo ha turbato i poteri forti? Forse ho incrinato gli interessi dei dispensatori di cancro e di morte che hanno devastato il nostro territorio?

Diceva il nostro sindaco in campagna elettorale che se ci mettono ostacoli sul nostro cammino significa che stiamo andando nella direzione giusta. Ed io sono convinta di essere nella direzione giusta e dalla parte giusta: non dalla parte della putrida politica, dei prenditori di soldi pubblici, dei corruttori, di coloro che hanno depauperato, e vorrebbero ancora, mettere le mani sulla città. Sì, perchè in questi due anni la giunta comunale ha lavorato senza soldi, ed ora che si vede all’orizzonte l’arrivo di consistenti fondi per salvare la città, ecco che si sferra un attacco senza precedenti per delegittimare la compagine politica, che ha portato trasparenza nella gestione del comune. Gli attacchi sconsiderati che, in questi giorni, qualche cosiddetto politico sferra alla giunta, invocando finanche in modo inusuale l’intervento del governo, affinchè questa giunta decada, tutto ciò la dice lunga.

Il nostro territorio ha bisogno di risorse economiche e di energie umane, non di detrattori interessati agli affari.

Oggi vi parlo da cittadina: sono cittadina tra i cittadini! I cittadini semplici che, a differenza di certa stantia politica, mi hanno sommersa di migliaia e migliaia di email e di attestazioni di solidarietà e stima e che qui, sinceramente, ringrazio. Mi sento una di Loro e a Loro mi rivolgo col cuore.

“Cari Napoletani,  nella mia attività politica, nella mia vita quotidiana, come nella mia professione di medico di frontiera, vicino agli ultimi, proveniente da un territorio oggi teatro di faide di camorra e degrado, continuerò a lottare con voi e per voi, con la forza della rettitudine morale… sempre così, con schiena dritta, testa alta e, soprattutto, mani operose e pulite!!”

Scandalo Regione Campania: II danaro dei Consiglieri!

spreco-di-soldi-pubbliciSono convinto che i consiglieri regionali che si trovano coinvolti nella vicenda pensano di aver subito un torto dalla indagine della Guardia di Finanza relativa ai fondi cd. economali dati ai gruppi (stiamo parlando di 2 milioni di euro). Difatti, la prima giustificazione è stata quella di dire che non c’è una norma che regola la rendicontazione (della serie ne faccio ciò che voglio) e poi che sono quattro spiccioli (DUEMILIONI) rispetto alle ruberie di cui sono accusati consiglieri di altre regioni. E’ chiaro che occorrono i processi e le sentenze per essere certi penalmente delle malefatte ma, come qualche giorno fa ha detto D’Avigo in una nota trasmissione, se l’ospite che invito a casa mia va via con le posate io per non invitarlo più non aspetto che la sentenza di condanna passi in giudicato! Ecco anche questa vicenda da’ il metro della inadeguatezza di una intera classe politica che è pericolosissima, in quanto, è in grado di corrompere anche chi si avvicina alla politica nelle istituzioni per la prima volta e viene contaminato sull’onda del “così fan tutti”. Prendi i soldi anche tu e partecipa al banchetto e se non lo fai è capace che ti fanno sentire anche un fesso, oppure strano, in sostanza una persona da evitare, un marziano che è sceso dalla luna e che non capisce come va la vita nelle istituzioni! E’ infatti per questo che mi spiego un così diffuso malcostume che ovviamente potrà anche portare a 60 assoluzioni o archiviazioni, ma ciò non toglie che il danaro pubblico è sacro! Giusto per spiegare i fondi economali servono a far funzionare i gruppi consiliare sia per l’acquisto di cancelleria, sia per la cd. comunicazione delle attività politico/istituzionali. Non c’è bisogno di dire che noi di Ricostruzione Democratica di fondi economali non ne abbiamo mai visti né abbiamo stanze e strutture adeguate nel palazzo del Consiglio Comunale come gli altri gruppi. Siamo, posso dire, un gruppo politico strano. Eppure non credo che la politica si possa fare senza soldi pubblici ma oggi occorre un segnale forte se vuoi marcare delle differenze! In tutta questa vicenda trovo scandaloso non che questi si sono mangiati i soldi in pasticceria, avorio, gioielli e collaboratori al nero, ma che i fondi che erano destinati ad iniziative politiche sono stati stoltamente distolti, mentre molte persone si dedicano ad attività politiche, di qualunque parte esse siano, senza mezzi e soldi. Penso, infatti, a quanti come i Giovani Democratici o ai giovani compagni di SEL ma credo anche a quelli del PDL hanno dedicato il loro tempo ed i loro soldi per attaccare manifesti, fare volantinaggio, fare convegni, assemblee, discussioni etc. etc. rimettendoci credendoci, facendo la cd. politica pura, solo ed esclusivamente perché credono in una idea di società! Ecco credo che a loro questi consiglieri dovrebbero chiedere scusa!

Sul tema e su come facciamo noi di Ricostruzione Democratica vedi:

i fondi economali di napoli è tua clikka

i nostri costi della politica clikka

una nuova tangentopoli clikka

la politica dell’occupazione e del saccheggio clikka

360 kg di aragoste e polipi clikka

quanto costano i consiglieri clikka

malapolitica e danaro pubblico clikka

l’utopia della politica ed i costi dei politicanti clikka

cesare lombroso e la politica clikka

maiali al pascolo clikka

Da Repubblica Nazionale di oggi 04.07.2013

Cene, gioielli, porcellane e giocattoli le spese pazze della Regione Campania Sessanta consiglieri indagati: 2 milioni di fondi pubblici “bruciati”.
CONCHITA SANNINO
NAPOLI — Due milioni e mezzo di fondi regionali bruciati, in due anni, come spiccioli personali. Gettati via dai consiglieri dell’assemblea in cene e vini, regali e sigarette, pasticcini, caffè, gioielli e viaggi, acquisti futili e necessità private. Ma appena la Guardia di Finanza bussa ai loro uffici per capire cosa avessero fatto di quei soldi pubblici, comincia la folle corsa a raccattare scontrini improbabili e a presentare malaccorte giustifiche, carte che dovevano riparare e invece rivelavano altri squarci. Così, (quasi) l’intero consiglio regionale della Campania si é incastrato da solo.
Nella (vecchia) storia che alimenta rabbia e anti-politica arriva un nuovo capitolo: vedi alla voce Fondo 5011, il capitolo di bilancio dell’ente destinato al «Funzionamento dei gruppi regionali». Biennio: 2010-2012. La Guardia di Finanza è tornata ieri nel grattacielo del Centro Direzionale: con 57 “inviti a comparire”, per altrettanti esponenti politici, voluti dal procuratore Francesco Greco e dal pm Giancarlo Novelli. L’accusa: peculato. A dover rispondere del «disegno criminoso» sono i gruppi “Caldoro Presidente”, Pdl, Pd, Udc, Udeur, Noi Sud, Moderati, Centro democratico e tutta la vecchia Idv, oggi nel Misto. Ne escono indenni solo: due consiglieri del gruppo “Socialisti europei” (Mucciolo e Oliviero, eletti con Sel); uno del Pdl, Colasanto; e il governatore Caldoro, sebbene proprio il politico a lui più vicino, Gennaro Salvatore, capogruppo di “Caldoro presidente”, risulti in cima alla lista degli inquisiti come recordman di incasso arbitrario: 93mila 215 euro. Ma gli indagati sono 60 in tutto, compresi anche tre ex eletti dell’aula diventati parlamentari: il deputato Pd, Umberto Del Basso De Caro, e i senatori Pdl, Eva Longo e Domenico De Siano.
AVORIO E TARSU
Denari dei contribuenti piegati all’uso «privatistico» dell’assemblea dei consiglieri della Campania, scrivono gli inquirenti. Le più fantasiose, improbabili spese da accostare al lavoro di un organo legislativo si possono scorrere ora, negli atti dell’indagine. Un consigliere ha comprato prodotti di gioielleria, tra cui un corno di avorio, per 1900 euro. Un altro, bombole di gas per centinaia di euro. Il Pdl attesta l’acquisto di 11mila euro tra bar e pasticcerie. Più 3.400 euro di giornali. Ma per quelli non c’è già il Fondo Comunicazione? La stessa clamorosa svista è del Pd: che infatti prova a spiegare i suoi complessivi 500mila euro di spese con un congresso “Big Fish”, festa dei giovanidemocrat, con la pubblicità per tre emittenti e un contratto da ben 30mila euro con la società Kidea, peraltro già toccata dallo scandalo sulla Coppa America. E ancora: acquisti di porcellane e quadri fino a 500 euro a pezzo. Pezzi d’arte, ma anche cianfrusaglie da supermercato. Il gruppo “Caldoro presidente” presenta scontrini di prodotti per igiene personale da 203 euro, di cui 3 perla tintura per capelli da uomo. C’è anche chi si fa gli occhiali da vista con i soldi pubblici, chi acquista una Barbie, una bottiglia da enoteca. Ma il capolavoro lo firma un esponente del gruppo Misto che si giustifica portando alla Finanza la ricevuta della Tarsu: sì, la tassa sui rifiuti. D’altro canto, c’è un modo più indolore di versare le imposte che un qualunque cittadino (politico o no) deve allo Stato? Pagare allo Stato con soldi sottratti allo Stato. Poi ecco la «spiegazione» presentata dai consiglieri Udeur, Ugo De Flaviis e Sandra Lonardo (ovvero lady Mastella), interrogati solo poche ore fa: quei soldi, dicono, li hanno utilizzati per pagare collaboratori. Ovviamente in nero, senza contributi.
I PIÙ RAPACI
Sette mesi di analisi da parte della Tributaria guidata dal colonnello Nicola Altiero e del commercialista Paolo Barba, consulente della Procura. Ma alla fine emergono due elementi con forza. Primo: alcune voci di spesa son osostenute «per finalità strettamente personali», per niente legate al funzionamento dei gruppi e comunque non coerenti con gli obiettivi «della legge regionale 6/1972». Secondo: il 60 per cento delle somme erogate ai gruppi consiliari viene trasferito dai capigruppo ai consiglieri «senza che questi ultimi né, tantomeno, i rispettivi colleghi-presidenti (che hanno la responsabilità ammini-strativa della gestione dei fondi) abbiano prodotto alcuna documentazione che attesti l’effettivo impiego delle somme incamerate ». Così il consulente Barba può calcolare, in percentuali, la lista dei più rapaci: al 95 % di utilizzoscorretto del Fondo si attestano i gruppi Idv (ora nel Misto) e l’Udeur; a quota 91 % c’è il gruppo “Caldoro Presidente — Nuovo Psi”, all’89 il Pdl, subito inseguito dal Pd all’82 %, mentre al 65 si piazzano i centristi dell’Udc.
«NIENTE DIMISSIONI»
Qualche imbarazzo appena, ieri in Regione. Mentre Sel e Movimento 5 Stelle chiedono le dimissioni dell’intero consiglio regionale, tra i consiglieri agitati si coglie più sollievo che sensi di colpa. Dal presidente Caldoro in giù, tutti promettono «massima collaborazione con la magistratura». In realtà, tanti dicono: «Mica siamo come i Fiorito, qui c’erano solo i pidocchi da prendere…». E tutti si fanno scudo delle parole, definite da qualcuno fin troppo generose, che in mattinata il procuratore capo di Napoli Giovanni Colangelo aveva stringatamente dedicato al blitz. «In fondo la norma sulla rendicontazione non è univoca».
L’intervista a Gennaro Nocera, capogruppo Pdl: “Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni”
“Quegli 11mila euro di pasticcceria? Non ricordo…”
NAPOLI — Gennaro Nocera, lei è il capogruppo del Pdl in Regione. «Certo, so di cosa dobbiamo parlare. Ma sono in farmacia, abbia pazienza, sto pagando… «.
Scusi la franchezza, visti gli scontrini ormai sotto inchiesta: in farmacia sta pagando con soldi suoi o nostri?
Ride. «Eh capisco. La battuta ci sta… Ecco, pago 18 euro di tasca mia, banali pillole. Io sono unfesso: ho sempre pagato di tasca miacaffè e bibite, anche se ero in trasferta istituzionale. Neanche il traghetto a Venezia mi feci rimborsare».
Non si direbbe. Nel suo caso, l’importo contestato è di 35mila e 258 euro.
«Credo ci sia una divergenza nell’interpretazione del regolamento sulle rendicontazioni. Ma io sono davvero fiducioso nella magistratura che con misura ed equilibrio sta vagliando le posizioni. D’altro canto, l’avete sentito il procuratore, Colangelo? Lo ha detto anche lui che la legge è vaga».
Veramente, è la stessa Procura che vi accusa di peculato.
«Non voglio pensare che siano vere le cose che girano: chi si è comprato il gioiello, chi la porcellana, chi la tintura per capelli. Mica ci sono colleghi matti? Poi fa ridere ‘sta storia della tintura, legata proprio a un capogruppo calvo. Magari una sua segretaria avrà fatto confusione».
Parliamo del gruppo Pdl: esibite scontrini singolari, 11mila euro solo di bar e pasticceria, 3.400 euro di giornali.
«Sono capogruppo da ottobre, non so niente di prima».
Avete ripianato con questi fondi persino un «furto di 190 euro» dalla cassa. Chi ruba al gruppo Pdl?
«Ma non ero capogruppo all’epoca. Non ne so niente, glielo giuro sui figli…».

L’Estate sociale per il comune

comuneCredo che già abbiano avuto una buona pubblicità (o almeno spero) ad ogni buon conto vi incollo due bandi del Comune di Napoli, uno relativo all’estate ragazzi 2013 clikka con scadenza per la presentazione delle domande entro il 19.06. p.v. h. 12,00, Il taglio è di 19.000,00 €. a progetto, per dieci progetti, con procedura negoziata (e tutti sanno la mia idiosincrasia per le procedure negoziate); l’altro è rivolto agli anziani Estate sociale 2013 clikka con scadenza per la presentazione delle domande entro il 25.06.2013 h. 12,00 e taglio di circa 11.000,00 €. a progetto, per 10 lotti, da farsi nelle 10 municipalità. Ho letto i bandi per sommi capi con gli occhi di chi da tre giorni si sta occupando del grave problema delle case famiglia di cui al mio recente post: la burocrazia sulle spalle dei bambini (clikka). Ebbene, non posso non farmi la domanda di come si possa andare avanti in questo modo facendo bandi per spendere altri soldi che chissà quando pagheremo, senza essere capaci di far fronte ad impegni essenziali risalenti al 2009 per i bambini collocati nelle case famiglia. Qualcuno che mi vuole bene nell’amministrazione mi ha anche detto, Gennaro con le case famiglia ti stai buttando in una cosa che è grossa, complicata e che non troverà soluzione. Oggi ne ho avuto consapevolezza, difatti ieri si parlava con gli operatori che non vedono, come dicevo, un pagamento dal 2009 e si parlava di pagare quattro bimestri e noi con buona volontà ci siamo fatti tutta una serie di ragionamenti su una trattativa che avrebbe dovuto portare ad almeno sei bimestri per consentire alle case famiglia di non pagare solo le banche che hanno anticipato. Bene, oggi la risposta è stata che di bimestri se ne possono pagare solo due! Spero non abbia ragione la mia amica … lo spero proprio …

Ai nominati dalla politica diciamo NO!

volpedo il quarto statoOggi in consiglio comunale si è discusso di una questione che è particolarmente a cuore dell’intero gruppo di Ricostruzione Democratica si è trattato della elezione dei componenti della Commissione Edilizia. Sono intervenuto per ribadire con forza che noi avevamo l’obbligo di mutare le regole tanto che ho richiamato la proposta di regolamento delle nomine (clikka) che noi abbiamo presentato e che ha anche ricevuto il parere del segretario generale (clikka). La cosa che ho voluto precisare è che noi non ci siamo mossi di una virgola da quello che era lo spirito del programma elettorale della partecipazione e della condivisione nelle decisioni, mentre il Sindaco ha continuato a seguire le vecchie regole nominando persone di suo esclusivo gradimento negli enti e nelle partecipate cosa che, ovviamente, contrasta con quanto promesso in campagna elettorale. La cosa che mi fa veramente male è che noi in queste cose ci abbiamo creduto ed oggi sono costretto a stare all’opposizione per la mancata attuazione di quelle idee che ci hanno spinto ad impegnarci per il bene della città. So già che si scatenerà, ancora una volta, la polemica sul fatto che noi non avremmo rispettato la volontà degli elettori che ci hanno eletto in una lista e con il sindaco e noi avremmo tradito, ma io mi chiedo e vi chiedo è possibile che non si capisca che noi ci stiamo battendo per le stesse idee per le quali ci siamo candidati. Noi siamo convinti che la nostra fedeltà va riconosciuta al progetto non alla persona ed io, sia pure con i miei 600 voti, terrò fede alle idee ed al progetto politico per il quale mi sono candidato e sono stato eletto! Lo so che è strano per molti che si sento animati da uno spirito di parte ma la nostra è una battaglia culturale e di idee e non faremo un passo indietro! Sarà una testimonianza ma la politica che ci ha annichilito è quella dei leader e dei fedelissimi  ai leader, una sfaccettatura del berlusconismo, dove si dice o sei con me, qualunque cosa accada, o sei contro di me! In un momento in cui si dice che non ci sono più ideologie, noi, in ostinata direzione contraria, diciamo che siamo per la battaglia delle idee, costi quel che costi!

P.S. Non capisco come qualche consigliere che mi ha replicato si sia potuto sentire offeso dal fatto che abbia invocato più volte l’imparzialità e la trasparenza.

Il mio intervento al 1:19:06

Alla fine sono state “nominate” tutte persone sponsorizzate dai consiglieri, addirittura un  ex assessore e nessuno proposto da organismi esterni quali università e consigli dell’ordine:

1) Carla Quatrano proposta dal consigliere antonio luongo idv;

2) Roberto Landolfi proposto dal consigliere marco mansueto pdl;

3) Mario De Matteis proposto dal consigliere david lebro udc;

4) raffaele tecce proposto dal consigliere alessandro fucito fed;

5) Rosanna Mercuri proposta dal consigliere andrea santoro fli.

Chi sostiene De Magistris

consiglio comunaleIeri (31.05.2013) il Sindaco De Magistris è venuto in Consiglio Comunale a riferire sulle nuove linee programmatiche per la città e sui nuovi assessori. Noi di Ricostruzione Democratica abbiamo sempre svolto un ruolo di studio, indirizzo e di controllo, abbiamo ascoltato e preso appunti, sennonché verso le 16,30 il Sindaco ha lasciato l’aula così come la maggior parte degli assessori. In particolare dei nuovi assessori erano presenti solo Fucito e Moxedano. Con spirito critico e con responsabilità noi abbiamo rinunciato all’intervento ed abbiamo abbandonato l’aula in segno di protesta, ovviamente il consiglio non ha retto perché la maggioranza non ha tenuto i numeri per proseguire. Non sono giochi politici ma credo sia una questione di correttezza istituzionale se non di educazione. Il consiglio viene programmato con settimane di anticipo e proprio in questo caso noi abbiamo ritenuto necessaria la presenza del Sindaco e degli assessori. Ma chi sostiene la maggioranza? Ci sono per lo meno due comportamenti che non si comprendono: I consiglieri dell’UDC hanno dichiarato di aderire alla maggioranza mentre il partito UDC li ha smentiti, uguale comportamento lo ritrovo in SEL che a mezzo stampa ha smentito la sua appartenenza alla maggioranza mentre il consigliere Ciro Borriello ieri ha, invece, col suo comportamento manifestato il contrario. La cosa che spero non accada mai in questa amministrazione è la spartizione di assessorati e partecipate anzi spero che presto si approvi la nostra proposta di regolamento nomine e designazioni (clikka) … accadrà mai? accadrà mai che i politici Napoletani compiano un atto di condivisione del potere che pure viene loro conferito dal popolo? ….

Il mio intervento all’1:55

Concorso di Toponomastica Femminile in Comune

525164_2990358414041_1617260925_nIl concorso di Toponomastica femminile viene dopo un Convegno sulla toponomastica (clikka) e dopo un  percorso amministrativo (clikka) a valle del quale siamo riusciti anche ad eleggere all’interno della Commissione per la toponomastica Giuliana Cacciapuoti che ci ha aiutato a comprendere il tema di genere sulla attribuzione degli odonimi alle strade. Molto costruttivo ed interessante il rapporto con i ragazzi. Il 17 aprile 2013, presso la sala del Consiglio Comunale, abbiamo celebrato la premiazione del primo concorso di Toponomastica femminile.  Bella partecipazione vivace dei giovani studenti e mi sono emozionato per alcune biografie, in particolare quella di Rita Atria.

Ecco i vincitori:

Categoria profilo biografico locale :

 – Liceo Linguistico  Istituto T. Campanella — Professor Livio Miccoli  per la biografia di Enrichetta Caracciolo
.

Categoria profilo biografico nazionale:

 – Liceo Linguistico Istituto T. Campanella — Professoressa Daniela Esposito, per la biografia di Rita Atria.

Categoria  profilo biografico internazionale:


- Istituto per i servizi turistici A.Serra — Professoressa Cinzia Azzalini -per la biografia di  Hannah Arendt
.

Ecco le biografie:

Rita Atria

   “Forse un mondo onesto non esisterà mai,  ma chi c’impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo

 Le parole di una giovane ragazza dall’aspetto esile e dolce, dai capelli ed occhi neri, neri come tanti dei suoi giorni passati per combattere la mafia, neri come i lutti che ha dovuto subire e neri come il mondo in cui ha vissuto. Esile e dolce ma con una grande forza di combattere e di cambiare il mondo della mafia.

Rita è nata il 4 settembre del 1974  a Partanna, un piccolo paese poco conosciuto del comune di Belice,  divenuto poi famoso in seguito al terremoto. Rita era figlia del “boss” locale ovvero Vito Atria. Il padre fu ucciso quando la piccola Rita aveva 11 anni, ciò la portò a legarsi con il fratello Nicola e la cognata Piera Aiello. In questo periodo il fratello le “svela” svariati progetti, nomi e azioni fella mafia. Purtroppo però anche il fratello nel giugno del 1991 fu ucciso dalla mafia. In seguito a questo lutto la moglie di Nicola, Piera, presa  dalla rabbia incominciò a collaborare con la polizia, così anche Rita prendendo esempio dalla cognata, incominciò a collaborare con la polizia e conobbe il giudice Paolo Borsellino. Sin dal loro primo incontro fra i due ci fu un amore filiale e da quel momento non si lasciarono più.  Paolo l’adotto, lei era la sua “picciridda” e per Rita “ zio Paolo” era veramente ragione di vita! Grazie all’intervento di Rita furono arrestati vari mafiosi. Per sicurezza la ragazza viveva a Roma in un indirizzo segretissimo. Qui studiava,  ma la sua vita era veramente difficile, non poteva avere vita sociale e doveva essere sempre scortata perché ogni giorno c’era rischio di morte. S’impegnava tanto negli studi; sta di fatto che pochi giorni prima della sua tragica morte, aveva dato l’esame di maturità portando come argomento di tesina Giovanni Falcone .

Purtroppo dopo la strage di “via d’Amelio“ la quale portò la morte di Paolo Borsellino, esattamente dopo una settimana, Rita si lanciò dal settimo piano del suo “palazzo segreto”.  La polizia trovò sul tavolo una lettera per Paolo Borsellino dove stava scritto : “Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita.

Tutti hanno paura,  ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi.

Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amicila mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarci.  
Borsellino,  sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta.
Rita Atria”

Così il 26 luglio del 1992 si chiudono per l’ultima volta i dolci occhi neri della piccola Rita.

Al funerale della piccola Rita non si presentarono i compaesani, il suo fidanzato,  ma soprattutto la cosa più strana e pazzesca è che a quel funerale non ci fu neanche la madre!

Si presentò solo dopo la cerimonia, si presentò dinanzi la sua tomba con un martello distruggendo la lapide di marmo, e non “contenta” distrusse anche la foto della sua bambina. Non era rabbia per la sua morte, non era dolore, non era la sofferenza della perdita della figlia, non era lutto,  era odio, odio per la sua bambina, per ciò che aveva portato in grembo per nove mesi, per il sangue del suo sangue.

““”””Fimmina con lingua longa e amica degli sbirri”,  queste furono le uniche  parole della madre in quella occasione.

La riteneva una vergogna per tutti i mafiosi le ripeteva in continuazione che doveva farsi i fatti suoi . Era “na Fimmina senza onore” per la madre.

Ma Rita è morta per noi ed è importante che noi la ricordiamo per quello che è stato  per quello che è !

HANNAH  ARENDT

Hannah Arendt (Linden, 14 ottobre 1906 – New York, 4 dicembre 1975) è stata una filosofa, storica e scrittrice tedesca naturalizzata statunitense. Emigrata negli Stati Uniti d’America, da cui ottenne anche la cittadinanza, rifiutò sempre di essere categorizzata come filosofa.

Nata da una famiglia ebraica a Linden e cresciuta a Königsberg prima (città natale del suo ammirato precursore Immanuel Kant) e Berlino poi, Arendt fu studentessa di filosofia di Martin Heidegger all’Università di Marburgo. Ebbe una relazione sentimentale segreta con quest’ultimo, scoprendone solo piuttosto tardi le simpatie naziste, da cui si dissociò, non riuscendo tuttavia mai del tutto a cancellare l’amore e la devozione verso il suo primo maestro. Dopo aver chiuso questa relazione, Hanna Arendt si trasferì a Heidelberg dove si laureò con una tesi sul concetto di amore in sant’Agostino.

La tesi fu pubblicata nel 1929, ma a Arendt fu negata la possibilità di venire abilitata all’insegnamento nelle università tedesche nel 1933, per via delle sue origini ebraiche. Dopo di che lasciò la Germania per Parigi. Durante la sua permanenza in Francia Hannah Arendt si prodigò per aiutare esuli ebrei della Germania nazista. Ad ogni modo, dopo l’invasione tedesca (e conseguente occupazione) della Francia durante la seconda guerra mondiale, e la successiva deportazione di ebrei e ebree verso i campi di concentramento tedeschi, Hannah Arendt dovette emigrare anche da qui. Nel 1940 sposò il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher, con cui emigrò (assieme a sua madre) negli Stati Uniti, con l’aiuto del giornalista americano Varian Fry. Dopo di che divenne attivista nella comunità ebraica tedesca di New York, e scrisse per il settimanale Aufbau.

Dopo la seconda guerra mondiale si riconciliò con Heidegger e testimoniò in suo favore durante un processo in cui lo si accusava di aver favorito il regime nazista. Morì il 4 dicembre 1975 in seguito ad un attacco cardiaco, fu sepolta al Bard College, in Annandale sullo Hudson, New York. Nel 1985 a Parigi si tenne un convegno sull’opere della Arendt organizzato da Françoise Collin, filosofa e saggista belga nonché illustre appartenente al Movimento femminista francese; questo ciclo di conferenze aprì la strada ad una innovativa interpretazione del pensiero Arendtiano.

Le opere

I lavori della Arendt riguardarono la natura del potere, la politica, l’autorità e il totalitarismo.

Nel suo resoconto del processo ad Eichmann per il New Yorker (che divenne poi il libro La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme (1963)) Arendt ha sollevato la questione che il male possa non essere radicale: anzi è proprio l’assenza di radici, di memoria, del non ritornare sui propri pensieri e sulle proprie azioni mediante un dialogo con se stessi (dialogo che la Arendt definisce due in uno e da cui secondo lei scaturisce e si giustifica l’azione morale) che persone spesso banali si trasformano in autentici agenti del male. È questa stessa banalità a rendere, com’è accaduto nella Germania nazista, un popolo acquiescente quando non complice con i più terribili misfatti della storia ed a far sentire l’individuo non responsabile dei suoi crimini, senza il benché minimo senso critico.

Scrisse anche Le origini del totalitarismo (1951), in cui tracciò le radici dello stalinismo e del nazismo, e le loro connessioni con l’antisemitismo. Questo libro fu al centro di molte controversie, perché comparava due sistemi che alla maggior parte degli studiosi europei – e anche a molti statunitensi – sembravano diametralmente opposti.

L’opera però che delinea in maniera esemplare la sua teoria politica venne pubblicata nel 1958 con il titolo Vita Activa. La Condizione umana in cui compie una spregiudicata analisi della società di massa ed un’accorata denuncia della condizione dell’uomo contemporaneo condannato a una sostanziale solitudine.

ENRICHETTA CARACCIOLO (Napoli, 1821 – 1901)

Enrichetta Caracciolo nacque a Napoli il 17 Febbraio 1821, figlia di Don Fabio Caracciolo e della nobildonna palermitana Teresa Cutelli. Alla morte del padre, la madre, desiderosa di risposarsi e di restare libera dai precedenti vincoli familiari, la costrinse ad entrare nel convento di San Gregorio Armeno a Napoli.

  Nel 1840, all’età di diciannove anni, Enrichetta fu costretta dunque a prendere i voti ma nel 1846 presentò al Papa Pio IX una richiesta di essere sciolta dai vincoli monacali. La sua richiesta però non fu accolta.

  Nel 1848, in occasione della prima guerra d’Indipendenza, prese posizione contro i Borboni, per quanto le fosse possibile considerando la sua condizione di monaca, introducendo in convento giornali liberali e denunciando il fenomeno delle monacazioni forzate.

  Il 7 Settembre del 1860, quando Giuseppe Garibaldi entrò a Napoli, durante la messa di ringraziamento per la sconfitta dei Borboni, Enrichetta depose sull’altare il velo monacale, lasciando per sempre il convento. Più tardi, nonostante l’età – aveva superato i quaranta anni e dunque all’epoca non era più considerata in età da matrimonio – e il suo trascorso monacale, sposò il patriota Giovanni Greuther e pubblicò un libro di memorie, I misteri del Chiostro Napoletano (1864), che destò grande interesse e fu tradotto in sei lingue. L’opera ebbe un successo immediato in Italia e all’estero, suscitò anche vivaci polemiche per il suo taglio violentemente anticlericale e fu apprezzata anche da personaggi come Manzoni, Settembrini e dal principe di Galles. Inoltre Garibaldi le scrisse una lettera per ringraziarla di alcuni bellissimi sonetti che aveva a lui dedicato.

  Nel 1866, anno della terza guerra d’Indipendenza, pubblicò un Proclama alla Donna Italiana in cui esortava le donne a sostenere la causa nazionale. Nel 1867 fece parte del Comitato femminile Napoletano di sostegno al disegno di legge di Salvatore Morelli per i diritti femminili.

  Nonostante la sua notorietà e la sua infaticabile attività, Enrichetta non ebbe alcun riconoscimento ufficiale dal governo italiano. Garibaldi, partendo dall’assedio di Capua, non fece in tempo a firmare il decreto con il quale aveva intenzione di nominarla ispettrice agli educandati di Napoli.  Riteniamo giusto intitolare una strada di Napoli ad Enrichetta Caracciolo: pur essendo stata una figura molto importante nella storia – partecipò attivamente all’Unità d’Italia e fu tra le prime ispiratrici del movimento femminista – non ha mai goduto di un riconoscimento ufficiale, che giungerebbe ora finalmente da parte della sua Città.

  Ammirevole è stato il suo coraggio di esprimere le proprio idee e di raccontare la sua esperienza in un libro, in un periodo in cui era quasi impossibile per una donna ribellarsi, far valere i propri diritti ma soprattutto battersi contro la monacazione forzata

 Dobbiamo considerarci fieri di aver avuto una donna di gran valore a Napoli che merita l’intitolazione di una strada cittadina.

  Il 17 febbraio del 1600, il filosofo Giordano Bruno fu condannato al rogo dalla Chiesa di Roma per non aver rinnegato le sue idee. Egli è considerato un martire del libero pensiero contro l’oscurantismo e l’intolleranza della religione.

Il 17 febbraio – celebrato da molti come il giorno della libertà di pensiero – potrebbe essere considerato per i napoletani come un giorno doppiamente importante: infatti è anche il giorno della nascita di Enrichetta Caracciolo che – come il filosofo nolano – si è battuta con determinazione fino alla fine dei suoi giorni per difendere ed affermare le sue idee.

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Consiglio del 28 febbraio 2013 i miei interventi

RDFaccio una considerazione preliminare: Al Comune di Napoli va il merito di aver reso pubbliche le sedute e quindi tutti Voi potete vedere cosa fanno i Vostri rappresentanti, mi chiedo invece cosa facciano i nostri rappresentanti nel Consiglio Regionale e nel Consiglio Provinciale, tanto per cominciare!! Spero non abbiano paura di farsi vedere e di difendere in pubblico le loro scelte di voto!!!

Sulla delibera relativa alla adozione del “regolamento sul sistema dei controlli interni” di cui al mio precedente post (clikka) ecco il mio intervento al 1:10:14

Di seguito, invece, un altro mio intervento sulla proposta di istituzione di una Commissione di Vigilanza sulla gestione del patrimonio del Comune di Napoli attraverso la Napoli Servizi S.p.a. Ovviamente mi sono espresso negativamente, la proposta non è passata. Ritengo, infatti, un inutile spreco di risorse e di energia creare organismi ulteriori quando, invece, ci si dovrebbe impegnare di più a far funzionare quelli esistenti. Inoltre ritengo che sul patrimonio del comune di napoli e sulle miserie della povera gente non si possa fare campagna elettorale né consenso. Come consigliere comunale credo che io, così come tutti gli altri consiglieri, non debba essere investito di problematiche relative a cessi o tapparelle del patrimonio ERP che non funzionano. Questa è pura gestione a cui deve attendere il personale non politico degli enti locali!!!

Il mio intervento al 1:21:25

Apriamo i palazzi del potere alle scuole

comuneDopo aver visto la puntata di Presa Diretta di domenica scorsa (06.01.2013) mi ha preso un senso di disgusto. “politici” che si pagano il matrimonio dei figli con i soldi pubblici, Bossi che ha fatto nominare come consigliere di amministrazione della Finmeccanica il tesoriere della lega belsito, con diploma di ragioniere comprato a Frattamaggiore (NA) ed al centro degli scandali dei leghisti che si erano proposti come combattenti contro Roma ladrona. L’incredibile tentativo di belsito di fare avere un contratto da alto dirigente della Finmeccanica all’autista di bossi che non aveva neppure il diploma. Al confronto Caligola, che  nominò Senatore il proprio cavallo, impallidirebbe in mezzo a tutti questi ciucci. La causa di tutto questo è la disaffezione dei cittadini verso i politicanti che allontanano le persone perbene dalla cura dell’interesse pubblico (forse, a questo punto, ad arte) innescando una spirale, in virtù della quale più le persone perbene si allontanano per le nefandezze di questa gente, più si lascia a questi asini spazio per fare altre nefandezze. Credo che occorre trovare il modo di avvicinare i giovani e la gente ai palazzi del potere. In quest’ottica mi farebbe piacere avviare un progetto con le scuole rendendomi disponibile ad accompagnare gli studenti nel palazzo del Consiglio Comunale spiegando come funziona anche in pratica la vita politica dell’istituzione, facendo vedere come si articola il processo di formazione della volontà amministrativa. Chi, stando nelle istituzioni scolastiche, fosse interessato potrà contattarmi. Penserei ai ragazzi delle scuole medie inferiori e delle medie superiori … ma forse anche ai ragazzini di quinta elementare …  che ne dite? 

Comune di Napoli: Lo sforzo della politica con i conti in rosso

Qualche giorno fa, nella mia qualità di consigliere comunale, mi è giunta una nota del direttore dei servizi finanziari (clikka), con la quale si comunica al consiglio che dalla redazione delle prime schede del bilancio consuntivo 2011 emerge un disavanzo di circa 420 milioni di euro dovuto allo stralcio dei residui attivi di dubbia esigibilità. La sequenza delle norme citate che, per formazione, mi ha incuriosito impone al consiglio comunale una manovra di riassestamento entro trenta giorni, con sanzioni, in mancanza, che possono arrivare fino allo scioglimento del comune. La situazione è drammatica anche per le partecipate che versano in condizioni economiche altrettanto disastrate come Bagnoli Futura S.p.a., con tre esercizi in perdita ed una esposizione di circa 300 milioni di euro; l’ANM anch’essa in grave crisi con un credito verso il comune, ovviamente non onorato, di circa 200 milioni di euro, per non parlare di Napoli Sociale i cui lavoratori sono da tre mesi senza stipendio. In queste condizioni credo che ai consiglieri comunali compete un dovere di lealtà e di verità verso la cittadinanza che deve essere informata di come stanno realmente le cose. Occorre onorare il patto assunto con i cittadini mettendo in campo serie politiche di rigore iniziando in casa propria con la riduzione dei costi, ivi compresi quelli di staff, utilizzando personale del Comune. In ogni decisione si impone l’obbligo della trasparenza assoluta! Non digerisco, infatti, comunicazioni di decisioni già prese su tavoli di cui non si conosce la composizione né posso pensare che le decisioni isolate siano sempre e comunque le migliori. Il principio di responsabilità deve essere contemperato con quello della trasparenza e della partecipazione alle scelte fondamentali dell’amministrazione. Il “ghe pensi mi” di berlusconiana memoria spero e voglio sia morto e sepolto per i gravi danni economici e morali che ha causato all’intero paese! Solo in questo modo possiamo dimostrare di meritare la fiducia dei cittadini, in contrario non mi interessa partecipare ad un qualcosa che non mi appartiene, non mi è appartenuto e non mi apparterrà mai! Le ultime bagarre tra un assessore di peso come D’Angelo ed il Sindaco di Napoli non mi sembra si possano archiviare con una pace fatta, ma con un serio e concreto dibattito con le forze di maggioranza che rappresentano i cittadini. L’unico obiettivo di un gruppo consiliare, infatti, non è quello di essere scudieri né del Sindaco nè tanto meno di un assessore. L’assenza del vincolo di mandato, per gli eletti, infatti, ha come solo ed unico significato l’obbligo per ogni rappresentante di fare solo ed esclusivamente il bene e l’interesse pubblico, sempre e comunque, anche al costo di andare contro la stessa maggioranza sia essa un partito sia essa un semplice gruppo consiliare! Di questo credo, con Carlo Iannello, abbiamo dato prova assumendoci tutte le responsabilità quando è stato il caso di levare una voce critica anche nella assemblea cittadina ed in momenti delicati. Questo è l’unico apporto che oggi dall’altra parte nella quale mi trovo posso dare. Il mio è un appello alla partecipazione ed alla trasparenza contro gli interessi individuali e contro ogni sorta di cortigianeria. Abbiamo già dato!

La moglie di Caldoro discriminata?

La moglie di Caldoro dichiara di essere discriminata per essere la moglie di Caldoro che a sua volta l’ha nominata in un osservatorio regionale. La notizia è di qualche giorno fa ed oggi riappare con una lettera di Marco Salvatore al Corriere che difende la scelta, poiché la firma del Presidente della Regione, sul decreto di nomina della moglie in questa commissione, è un atto dovuto. La cosa mi fa accapponare la pelle, per fortuna c’è stata la risposta del Direttore De Marco sulle pagine del Corriere del mezzogiorno di oggi che ovviamente sottolinea che seppure la cosa fosse legittima, ci sono delle ragioni di opportunità che avrebbero dovuto consigliare il Presidente, ad essere più attento. La questione, peraltro, capita in piena bufera del caso malapolitica regionale e si ha l’ardire di dire che le mogli dei politici sono discriminate. La verità è che non si vuole capire che il ricoprire incarichi pubblici è causa, non ha solo di onori, ma anche oneri e pesi ed essere la moglie di una persona che ricopre una così importante carica istituzionale ha gioco forza anche delle ricadute anche sulla vita familiare. Oggi in consiglio comunale dopo un mio intervento facevo, infatti, una riflessione con un assessore a cui ho detto che il politico è in un certo qual modo è come il Giudice: non deve solo essere imparziale ma deve anche apparire tale.

di seguito l’articolo di Lomonaco da il corriere del mezzogiorno del 23 Settembre, 2012

La polemica è stata sollevata da Carlo Aveta (La Destra) per «la nomina della moglie del presidente Caldoro in un osservatorio regionale». E lei, Annamaria Colao, l’ha presa male, tanto da sfogarsi su Fb: «Cari amici miei ancora una volta la mia relazione famigliare mi mette in condizione di essere discriminata… È tempo che io divorzi per avere il rispetto che merito per la mia professione?». Le risponde l’amica Teresa Armato (Pd): «Capisco lo sfogo, ma non è stata discriminata».

NAPOLI — Il sasso nello stagno l’ha gettato Carlo Aveta, consigliere regionale e segretario campano della Destra: «Sulla nomina della moglie del presidente Caldoro in un osservatorio regionale presenterò un’interrogazione urgente». Aveta l’ha annunciato un paio di giorni fa, dopo aver appreso «che il presidente Caldoro, con decreto n. 154 del 24 maggio scorso, ha nominato la moglie quale componente dell’Osservatorio per la formazione medico specialistica per verificare lo standard di attività assistenziali dei medici specialistici».
Aveta ha precisato che non intende mettere in discussione l’eccellente curriculum accademico e le qualità professionali della professoressa Annamaria Colao, ma ha sottolineato che «appare quantomeno inopportuna, da parte del presidente della Giunta, la nomina della moglie in un osservatorio regionale».
Le acque si sono immediatamente mosse, infatti ad Aveta ha replicato Gennaro Salvatore, presidente del gruppo consiliare «Caldoro Presidente», spiegando: «I componenti dell’Osservatorio regionale per la formazione medico specialistica sono designati dai presidi delle facoltà di Medicina e Chirurgia, sentiti i rispettivi consigli di facoltà, e i criteri di designazione sono previsti per tutte le Regioni dal decreto legislativo n. 368 del 1999, in attuazione a una direttiva europea. La Regione, la giunta regionale, non hanno discrezionalità né nel cambiare l’organismo, né nel decidere la sua composizione nominale. Tra l’altro l’Osservatorio è stato istituito con deliberazione della Giunta regionale n. 906 del 23 giugno 2004».
Quindi due precisazioni in una: i nomi non li ha scelti Caldoro e fu la giunta Bassolino a istituire l’organismo e quindi anche a stabilire il compenso orario per i consulenti. Un compenso non particolarmente appetibile: 185,92 euro più Iva per i componenti esterni all’amministrazione.
La doppia precisazione ha dunque chiuso la faccenda? Tutt’altro. Innanzitutto perché sebbene Salvatore dica la verità, è vero anche quello che afferma Aveta, perché in calce al decreto del Presidente della Giunta c’è effettivamente la firma di Stefano Caldoro, com’è naturale che sia. Ma anche perché a rilanciarla è la stessa Annamaria Colao, che si è pubblicamente sfogata su Facebook. «Cari amici miei — ha scritto — ancora una volta la mia relazione famigliare mi mette in condizione di essere discriminata… non ha alcun valore il curriculum scientifico, non serve che la mia nomina sia stata decisa dalla facoltà di medicina nella quale opero da 25 anni e che la regione non abbia avuto alcun ruolo decisionale, neanche che ho formato intere generazioni di specialisti di endocrinologia… no. A dispetto di quanti parlano di merito, di fuga dei cervelli, di impact factor, mediane, H-index (che come tutti sapete — o se volete andate a verificare in qualunque banca dati — ho superiori a molti ricercatori italiani e stranieri) sembra che l’unica cosa che conti è che io ho il demerito di aver sposato Stefano! Che ne pensate? È tempo che io divorzi per avere il rispetto che merito per la mia professione?».
Non c’è che dire, la professoressa Colao dev’essersela proprio presa. E devono averlo capito gli amici di Fb, che per «consolarla» le hanno scritto una quantità di messaggi. Più di cinquanta. Tra questi, però, ce n’è anche uno di tono leggermente diverso. «Comunque la moglie di un politico corre questi rischi quindi davvero la signora Colao non se ne dolga… ma soprattutto non pubblichi tali sfoghi che come ben dice Elisabetta sanno di giustifica… e perché, con tali titoli????». Firmato Antonella Maffei, consorte di Domenico Tuccillo ex deputato ora vicesegretario regionale del Pd e giornalista Rai («ma da prima», puntualizza). Insomma una persona ben consapevole di quali rischi corra una «moglie di». Cosa avrebbe fatto lei se si fosse trovata nei panni di Annamaria Colao? «Avrei evitato di sottolineare la situazione cercando una sorta di consenso pubblico — spiega Antonella Maffei — e mi sarei consultata in casa per capire se fosse il caso di assumere l’incarico in questione».
Invece, la professoressa Colao si lamenta del fatto che ancora una volta la sua «relazione famigliare» l’ha messa «in condizione di essere discriminata». Eppure la nomina l’ha avuta, forse avrà anche corso qualche rischio, ma certamente non è stata discriminata. Non è così? Risponde Teresa Armato, che conosce bene i meccanismi della comunicazione perché è giornalista, quelli della sanità perché è stata assessora regionale e quelli della politica perché è senatrice del Pd, conosce Annamaria Colao e anche Facebook, perché è amica della professoressa sul social network: «Annamaria — dice — è una donna il cui valore scientifico è riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Non c’è alcuno scandalo, dunque, se il Policlinico l’ha scelta per l’Osservatorio: la polemica è ingiustificata. Tuttavia, è vero, non è stata discriminata». Allora perché quello sfogo? «Scrivere su Facebook ormai è come fare una moderna telefonata agli amici, non uno alla volta ma tutti insieme. Molti usano questo modo per esprimere i propri sentimenti, i propri pensieri, e anche per sfogarsi. Secondo me si è proprio arrabbiata». Però lei di incarichi ne aveva più di una anche prima della nomina firmata dal marito: a parte il lavoro di docente nella facoltà di Medicina della Federico II e l’intenso impegno di ricercatrice che le ha fatto guadagnare posizioni di rilievo nelle classifiche internazionali, pochi giorni fa è stata eletta presidente dell’Enea, l’European neuroendocrine association, cioè l’associazione europea degli endocrinologi, e in primavera era stata inserita dal ministro Profumo nel primo Comitato nazionale dei garanti per la ricerca. «Una persona pubblica si espone alle critiche — commenta Teresa Armato — ma se si ha la coscienza a posto bisogna lasciar correre». Non è difficile ricoprire tanti incarichi? «Speriamo trovi tempo», risponde sorridendo la parlamentare pd. E comunque, senatrice, non è un po’ esagerato parlare di divorzio? «Ma quella era certamente una battuta». Caldoro è una persona riservata, chissà come l’ha presa… «Ah, non vorrà mica farli divorziare davvero».

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