Il Diritto alla Casa ed alla Vita nei Quartieri Spagnoli di Napoli

Sento il dovere di dare voce a questa famiglia che mi ha scritto una lettera accorata sulla sofferenza dei cittadini residenti nei Quartieri Spagnoli: “Mi chiamo C.B. abito nei Quartieri Spagnoli, siamo una famiglia tranquilla monoreddito con due figli a cui stiamo cercando con grossi sacrifici e rinunce di fornirgli un’adeguata educazione e valori, purtroppo quest’inverno siamo stati costretti a separaci mandando i nostri figli, su consiglio del nostro medico, presso i nonni perché le condizioni ambientali a vico L. erano diventante non più sopportabili. Signor Consigliere a vico L. all’incrocio con vico F., in pochi metri ci sono ben cinque attività di ristorazione: tre bar (____, ____ e ____) e due ristoranti (____ e ___), che si sono impossessati dell’intero tratto di strada trasformandolo in una discoteca con musica dal vivo con cantati neomelodici, feste con fuochi di artificio, balli e tutte le sere oltre ad impedire il passaggio pedonale diffondono musica ad altissimo volume fino a notte inoltrata. La frequentazione di questi locali è caratterizzata da delinquenti e pregiudicati, come lo sono i gestori che minacciano chiunque tenta di protestare. Noi non riusciamo più a vivere ho inoltrato centinai di esposti sia alla Polizia Municipale della sezione Avvocata che al Perfetto senza che nulla è cambiato, anzi la vivibilità è peggiorata. È incomprensibile l’assenza delle istituzioni e in particolare la complicità della Polizia Municipale che non chiude questi locali spazzatura costringendo noi cittadini e torture continue. Signor Consigliere per carità faccia qualcosa Lei per ridare a noi cittadini una speranza per vivere. Grazie anche da parte dei numerosi residenti che si sono affidati a me per gli esposti e oggi per la supplica a  Lei”. Ovviamente, sfruttando tutte le prerogative della mia funzione pubblica, farò tutto ciò che mi è possibile, ma sento la necessità che questa sofferenza, continuamente comunicata alle istituzioni, sia pubblica perché non si può dire ai cittadini di denunciare se poi le denunce restano lettera morta, anzi finiscono per esporre i denuncianti all’attenzione dei denunciati. E’ bene ribadire, come dice Saviano, che a Napoli, anche ai Quartieri Spagnoli, non si spara più come prima, perché la camorra sta facendo affari, grossi affari. Il crimine non è affatto sparito si è trasformato incrementandosi pure, invadendo il commercio e provocando una alterazione della concorrenza che finirà per espellere gli operatori commerciali perbene e corretti. E’ un allarme che da anni denuncio in consiglio comunale ed alle altre istituzioni, eppure, trovo ancora molte resistenze, in chi non vuol vedere, non solo nell’amministrazione, ma anche nella giustizia. Se questo è il costo che i cittadini devono pagare per mantenere una traballante pace sociale lo si dica apertamente!

La Voce che Non C’è

È quando c’è fermento che occorre una maggiore partecipazione democratica, per evitare che sull’altare delle scelte economiche siano sacrificati i diritti dei cittadini e dei lavoratori. Proprio in questi momenti il “regolatore pubblico”, le Istituzioni, devono intervenire per evitare che l’economia diventi esclusivamente speculativa, priva di visione e di responsabilità sociale.

Si approssimano le elezioni regionali, eppure sento e percepisco la sfiducia crescere man mano che passano i giorni, proprio in chi ha sempre discusso, riflettuto, creduto nella politica come strumento di riscatto e di trasformazione sociale. Una contraddizione bruciante, in un momento in cui Napoli e la Campania celebrano successi sportivi e turistici e si percepisce una spinta economica apparentemente forte, ma che rischia di essere effimera se non accompagnata da una visione inclusiva e partecipata.

Si parla dell’America’s Cup, dello Stadio Maradona, di Bagnoli, di Napoli Est. Ma dov’è la voce dei cittadini? Dove sono gli spazi del confronto pubblico?

Manca la cultura democratica e del confronto, sempre più spesso, le decisioni che riguardano il futuro della città vengono affidate a commissari straordinari, in nome dell’efficienza e della rapidità. Il Consiglio Comunale, e più in generale gli organi democratici, vengono relegati a un ruolo notarile, chiamati solo a ratificare decisioni prese altrove. Si consolida così una logica tecnocratica che svuota la democrazia, rimuovendo i cittadini dal processo decisionale e spegnendo ogni possibilità di reale partecipazione. Il vero leader non è colui che colleziona commissariamenti, all’esito di mediazioni tra poteri, ma chi sa alimentare il confronto democratico, arricchendo il dibattito politico e convincendo con la forza delle idee, restando sempre disposto a rimettere in discussione le proprie posizioni, riconoscendo il valore del suo interlocutore.

Nel frattempo, Napoli vive una profonda trasformazione urbana dettata da logiche turistico-commerciali che, invece di generare benessere diffuso, stanno compromettendo la vivibilità quotidiana. Interi quartieri vengono svuotati dei propri abitanti, spinti fuori da dinamiche speculative ed invivibilità; il tessuto sociale si sgretola sotto la pressione di interessi economici che non conoscono vincoli, limiti e controlli.

A tutto questo si aggiunge il paradosso di una politica incapace di garantire i diritti costituzionali basilari. Oggi, per vedere riconosciuti il diritto alla salute, all’ambiente salubre, alla mobilità, i cittadini sono costretti a rivolgersi alla magistratura che non sempre risponde adeguatamente. Una politica che abdica alla sua funzione più alta — quella di tutela dell’interesse collettivo — delega sistematicamente alla giustizia ciò che dovrebbe essere garantito dalle istituzioni. È il segno più evidente del fallimento di un sistema amministrativo e politico che ha smarrito la sua direzione.

La sanità pubblica si sta trasformando in un sistema di accesso a pagamento: chi vuole essere curato in tempi ragionevoli è spesso costretto a rivolgersi al privato, mentre le fasce più fragili restano indietro, schiacciate da liste d’attesa infinite e servizi inadeguati. I trasporti regionali e cittadini non reggono il peso della domanda, mostrando il volto logoro di una città che non riesce a rispondere alle esigenze dei suoi abitanti. Il mare, bene comune per eccellenza, è stato privatizzato e recintato, negato a chi non può permettersi un ingresso a pagamento.

Eppure, su questi temi, la politica tace. Il dibattito si riduce a un confronto tra nomi e cordate, tra candidati preconfezionati e coalizioni logorate, senza che si discuta seriamente del modello di sviluppo da perseguire, del ruolo delle istituzioni, della dignità delle persone.

E così cresce l’astensione. Non per apatia, ma per esclusione. Perché la voce dei cittadini è stata silenziata, relegata ai margini, sostituita da decisioni calate dall’alto. Ma senza partecipazione, la democrazia è solo un involucro formale. Senza confronto, non c’è legittimità. Senza cittadinanza attiva, ogni progresso è una finzione.

È tempo di rimettere al centro il diritto alla città, il diritto alla cura, alla casa, all’ambiente, alla parola pubblica. Di ridare significato alla politica come strumento di trasformazione e non di gestione. Perché la voce che non c’è non è scomparsa: è stata messa a tacere. Ma può e deve tornare a farsi sentire.

Gennaro Esposito

Presidente Comitato Vivibilità Cittadina e Consigliere Comunale di Napoli

Capodanno a Napoli: tra fuochi e sicurezza pubblica

Il 31 dicembre scorso nel pieno centro storico di Napoli abbiamo assistito a tre incendi di abitazioni poste agli ultimi piani, raggiunti dai petardi sparati dal suolo. Per fortuna l’incendio ha riguardato i soli terrazzi, per l’intervento immediato degli abitanti le case e dei Vigili del Fuoco. La prima reazione delle persone che hanno iniziato senza dubbio male il Capodanno è stata quella di dire che per fortuna erano in casa e sono potuti intervenire, con l’amara riflessione che la loro abitazione il 31 dicembre, per la frequenza di queste esplosioni, non potrebbe mai essere lasciata disabitata. In buona sostanza, impossibile pensare di trascorrere il Capodanno fuori casa. Una sorta di prigione, non unica, cui ci costringe la nostra amata città. Che l’incidente fosse dietro l’angolo e che possa ripetersi ancora una volta in occasione del Capodanno o di altre mille occasioni che si registrano in città, non c’è il minimo dubbio, atteso che da qualche anno si sono commercializzate batterie di fuochi che hanno una potenza ed una gittata prima inimmaginabile e riservata solo ai cd. “fuochisti”, persone esperte munite di patentino rilasciato dall’Autorità. Oggi da quello che vedo chiunque può procurarsi una batteria di quelle che fanno spettacoli pirotecnici in cielo, piazzarla in un vicolo stretto di Napoli, come spesso capita, e provocare la tragedia, più che annunciata, tanto che numerose sono le lamentele dei cittadini per le esplosioni che si eseguono anche in tarda notte in tutti i mesi dell’anno. Fino a qualche tempo fa c’era l’opinione diffusa che tali botti, a Napoli, erano per annunciare l’arrivo di un carico di droga o per festeggiare la scarcerazione di qualche “personcina perbene”. Non so se sia vera l’una o l’altra ipotesi, ma posso dire con certezza che ai sensi dell’art. 57 del TULPS “Senza licenza della autorità locale di pubblica sicurezza non possono spararsi armi da fuoco nè lanciarsi razzi, accendersi fuochi di artificio, innalzarsi aerostati con fiamme, o in genere farsi esplosioni o accensioni pericolose in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una via pubblica o in direzione di essa. È vietato sparare mortaletti e simili apparecchi. Il sindaco deve essere, comunque, sentito per gli aspetti di competenza dell’ente locale, quando non è lo stesso a rilasciare la licenza”. A fronte di tale chiaro dettato normativo, che non sembra essere stato abrogato, credo si possa dire che ciò che accade tutti i giorni sotto i nostri occhi e sotto gli occhi di Prefetto, Sindaco, Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Municipale, Guardia di Finanza, Esercito e Procura della Repubblica, non solo non è legale, non solo costituisce un illecito, ma è anche causa di grave pericolo per la pubblica e privata incolumità! Occorre, senz’altro, una campagna di informazione, costante, che faccia capire bene ai Napoletani che queste esplosioni possono provocare morti ed incendi di abitazioni ma occorre, altresì che le Forze dell’Ordine e le Istituzioni non si girino dall’altra parte pensando che queste esplosioni siano dei peccati veniali, tutto sommato tollerabili perché ci sono cose ben più gravi di cui occuparsi; non è in questo modo che si instilla nei cittadini il senso civico e la fiducia nelle Istituzioni!

Avv. Gennaro Esposito Presidente Comitato Vivibilità Cittadina e Consigliere Comunale di Napoli

Da Napoli una Chiamata al Rinnovamento Urbano

Per migliorare la Qualità della Vita è necessario un maggiore impegno!

Centoseiesima su centosette città esaminate. Per il Sole 24 Ore, Napoli è al penultimo posto nella classifica annuale della qualità della vita. Insieme a Reggio Calabria, è il fanalino di coda della vivibilità. Per me è una mortificazione ed una convalida di ciò che da anni dico in tutti i consessi, prima come presidente del Comitato Vivibilità Cittadina e, dal 2021, come consigliere comunale eletto proprio in quanto alfiere – purtroppo senza successo – della vivibilità. È vero che il peggioramento della classifica è generalizzato per tutte le città metropolitane: Milano si piazza al dodicesimo posto, perdendo 4 posizioni rispetto al 2023, Roma, invece, è cinquantanovesima in classifica, perdendo 24 posizioni. Per Napoli cambia l’amministrazione, ma il trend, purtroppo, non cambia e, per come la vedo io, non cambierà facilmente, perché la vivibilità ha un costo che si deve pagare in termini di efficientamento della macchina amministrativa e servizi al cittadino, di legalità e di controllo dello sviluppo economico, che oggi richiede il rispetto delle regole e dei diritti dei cittadini. Non parlo della camorra, ma di quella illegalità che condiziona negativamente la crescita sana della città, che richiede impegno, dedizione e, per come la vedo io, anche un vero e proprio mutamento culturale. Il procuratore della Repubblica Gratteri parla di un nuovo patto civico e il sindaco Manfredi apprezza le sue parole e conferma la validità dell’impostazione, ma poi come si debba tradurre in concreto questo nuovo patto è tutto da vedere. Anche il Sole 24 Ore riferisce di una crescita economica del Sud e, in particolare, della Campania, per lo più legata al turismo, ma quanto questa crescita rispetti i diritti umani e la vivibilità della città, a mio avviso, deve essere oggetto di analisi. Che vivibilità ci può essere: se i cittadini residenti vengono espulsi dal centro storico perché gli immobili servono per i turisti? Se è impossibile attraversare i decumani in tempi ragionevoli perché c’è una folla ingovernabile ed ingovernata? Se la notte è impossibile chiudere occhio perché vi è un inquinamento acustico che supera di gran lunga i limiti di legge? Se i prezzi al consumo sono schizzati alle stelle anche perché i turisti acquistano a prezzi più alti? Se le occupazioni di suolo pubblico sono ormai talmente pervasive da impedire la processione di San Gennaro? Se il lavoro nero e quello sottopagato non consentono la creazione di nuove famiglie? Se nel porto di Napoli stazionano permanentemente navi da crociera che impediscono addirittura la visuale del Vesuvio ed emettono gas in atmosfera? Se interi quartieri della città subiscono il sorvolo di aerei dalle prime ore dell’alba, come se fossero adiacenti ad un aeroporto? Se le periferie mancano di cura e dei servizi essenziali? Per non parlare di manutenzione delle strade, di centro e periferie, di spazzamento e raccolta dei rifiuti, di verde pubblico e di trasporti che possano consentire una reale mobilità cittadina alternativa al mezzo privato. Senza considerare il fatto che per i disabili tutti i disagi e le difficoltà sono moltiplicate per cento se non di più. Certo, un lavoro immane che richiede un impegno esclusivo h 24, di Sindaco e Giunta Comunale, volto ad accrescere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni da porre a fondamento del patto civico di cui parlano Procuratore e Sindaco. Da anni osservo che la vivibilità è inversamente proporzionale all’astensionismo dal voto: più alta è la vivibilità, più basso è l’astensionismo ed a Napoli, nel 2021, alle elezioni comunali, hanno votato solo il 47% degli aventi diritto al voto. Eppure, per mia esperienza, nonostante le classifiche che ci devono vedere tutti impegnati ad accrescere la vivibilità della città, nel Comune di Napoli è difficile parlarne. È, difatti, in discussione, in questi giorni, la riforma del regolamento sulle occupazioni di suolo pubblico, per la quale, facendo tesoro di una recente pronuncia del TAR Lombardia (Sent. N. 1457/2023), ho chiesto che nei primi articoli della riforma in discussione si enunci il principio della vivibilità come termine per la valutazione delle concessioni di occupazioni di suolo pubblico, atteso che, per il Giudice Amministrativo, “è legittimo negare il provvedimento di occupazione di suolo pubblico se il suo rilascio compromette l’interesse pubblico alla vivibilità dei cittadini o alla circolazione stradale”. Ebbene, ad oggi non sono ancora riuscito a convincere maggioranza ed opposizione, ma confido nel fatto che questa classifica spinga a fare una profonda riflessione in chi deve decidere le sorti della Città. Siamo tutti impegnati per la vivibilità; spero solo che non si risvegli l’intellettuale di turno che, sentendosi ferito nell’orgoglio, anziché rimboccarsi le maniche e sollecitare un maggiore impegno civico e politico si appelli al sole, al mare, al golfo ed alla tarantella al solo fine di “mettere la polvere sotto il tappeto”. I Napoletani meritano di vivere in una Città Europea con al centro Cittadini ed Ambiente.

Non ci sono soluzioni parziali per il crollo della Vela Azzurra di Scampia

Il crollo della passerella della vela celeste di Scampia, con tre morti e 12 feriti, di cui 7 bambini, ha scosso le coscienze dei cittadini Italiani e delle istituzioni ed un minuto dopo il cordoglio, per le tre vittime ed i feriti occorre che il decisore pubblico, a tutti i livelli, faccia una profonda riflessione sui numerosi temi che l’edilizia residenziale pubblica pone, in particolare a Napoli, ma il discorso potrebbe valere anche per le altre periferie italiane, come lo Zen di Palermo e forse anche per le banlieue francesi. L’abitazione non c’è dubbio è un diritto costituzionale che consente alle famiglie, in tutte le loro forme ed articolazioni, di esistere ed “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che … impediscono il pieno sviluppo della persona umana …” (art. 3 Cost.) e non c’è dubbio che non c’è sviluppo della persona umana senza abitazione. A fronte di una così chiara enunciazione di principio emergono, in tutta la loro gravità, le problematiche che l’edilizia residenziale pubblica napoletana pone, quali: 1) la cronica mancanza di alloggi residenziali pubblici; 2) la vetustà degli immobili; 3) la pressoché totale mancanza di manutenzione; 4) la gestione da parte della criminalità, a dispetto delle graduatorie; 5) gli occupanti abusivi di necessità; 6) il sistematico furto di energia elettrica, acqua e gas che si realizza nelle case occupate abusivamente; 7) l’evasione della tassa sui rifiuti TARI. In poche parole, contesti sociali abbandonati a loro stessi, i cui cittadini forse conoscono lo Stato solo al momento dell’esercizio del diritto di voto, in quanto, sollecitati a sostenere questa o quella parte politica, semmai con promesse di Pinocchio. Ebbene, la vela celeste di Scampia è il concentrato di tutte queste problematiche, tutte di pari importanza e rilievo che non possono nel modo più assoluto essere trascurate o risolte singolarmente. Dare la casa agli sfollati della vela celeste e di tutte le case che versano in uno stato di dissesto e di pericolo, pertanto, non basta, è solo il primo passo e neppure semplice da attuare poiché occorre prima verificare se, chi occupava, nel caso di specie, la vela celeste, lo faceva in modo legittimo, ovvero, abusivo, poiché dare la casa a chi non è in graduatoria, significa toglierla ad un’altra famiglia che, semmai, è nella medesima condizione socioeconomica o anche peggiore. Dare la casa, non basta perché occorre anche verificare, con i dovuti controlli visto il dilagare della piaga del lavoro nero, se chi la riceve ha poi la possibilità di pagare il canone sociale (anche simbolico) nonché le cd. bollette di acqua, luce, gas e semmai anche la TARI, poiché se ciò non fosse occorrerà adottare delle misure ad hoc per tentare di accompagnare queste famiglie all’indipendenza. In buona sostanza occorrono più azioni di politica sociale affinché le istituzioni democratiche non si girino dall’altra parte, come accaduto e come accade tuttora, alimentando il senso di illegalità diffuso che genera di fatto una emarginazione sociale, civica e politica di cittadini che vengono relegati in una condizione dove tutti gli obblighi, sia quelli pubblici da una parte, che quelli privati dall’altra, sono inadempiuti e dove la camorra ne approfitta per occupare spazi vitali e reclutare “soldati”. E’, altresì, chiaro che il tema nella sua complessità ed enormità, circa 65.000 case di ERP, non lo può affrontare solo il Comune di Napoli, tra l’altro in predissesto finanziario, ma occorre uno sforzo di tutte le istituzioni Regionali e Statali affinché si reperiscano i fondi necessari alla ristrutturazione urgente di una edilizia pubblica, realizzata in cemento armato o anche in prefabbricati, che ormai è giunta a “scadenza”. Il Paradosso è che tutto ciò accade in un momento di drammatico calo demografico con ampie aree, anche della Campania, in via di desertificazione frutto di una politica che ha una visione ristretta che non porta sviluppo e crescita sociale.

Gennaro Esposito Consigliere Comunale di Napoli Azione

Sfrutta Napoli

Non è tutto oro quello che luccica! Il Turismo è una risorsa che credo debba essere regolamentata per non schiacciare proprio i più deboli. Nella mia intervista ad Antonio Musella di Fanpage(che ringrazio) ci siano molti spunti di riflessione, Ti consiglio di guardarla:

La Politica Ascolti i Bambini

Stamane abbiamo ricevuto in Commissione gli studenti di quinta elementare dell’ITC Oberdan/Foscolo. È stata una esperienza di quelle che Ti aprono il cuore e la speranza in un futuro migliore. ODG Sport e Preadolescenza. Ho voluto celebrare con loro un vero e proprio momento istituzionale con tanto di votazione finale. La discussione è stata sullo Sport, sulla visione di sviluppo della Città e sulle pari opportunità. Bambini preparati che hanno le idee chiare su un mondo ecologicamente sostenibile! Vogliono più verde e più impianti sportivi nel loro quartiere, ed hanno votato su tre punti con una maggioranza schiacciante per: 1) più impianti sportivi e più verde libero e fruibile nel loro quartiere; 2) no alla costruzione di un altro stadio a due chilometri dallo Stadio Maradona; 3) No alla eliminazione della pista di atletica dal Maradona. Una bambina su quest’ultimo punto ha detto: “anche solo pensare di eliminare la pista di atletica dal Maradona significherebbe considerare meno importanti gli altri sporti diversi dal calcio! Ascoltare i bambini significa capire quali sono i bisogni primari della persona, per intenderci quelli di cui parla la nostra Costituzione. Risposte immediate senza sovrastrutture di quelle che ti fanno dire: “ma cavolo com’è possibile essere contro!”. Un grazie enorme gigantesco alla Scuola Oberdan/Foscolo, alla sua Dirigente ed agli insegnanti che stanno facendo un gran lavoro per la crescita sociale del nostro Paese. Di seguito il servizio:

Il Comune di Napoli Sostiene lo Sport

Al Consiglio Comunale del 24.01.2024, tra le tante altre proposte ho voluto inserire questo emendamento, poi trasformato in Ordine del Giorno, con il quale ho sostenuto e fatto approvare a maggioranza, che una parte della imposta di soggiorno sia destinata a promuovere lo Sport. Attualmente l’incasso della tassa di soggiorno nel 2023, al Comune di Napoli, ha fruttato circa 20 milioni di euro ripartiti nel bilancio comunale in 30% al Turismo e 70 % alla Cultura. Credo che una percentuale debba essere destinata anche allo Sport anche perché esso contribuisce significativamente con il cd. turismo sportivo!

Consiglio Comunale

Gruppo Consiliare “Manfredi Sindaco”

CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

del 24 gennaio 2024

PROPOSTA DI EMENDAMENTO ADDITIVO

ALLA DELIBERA DI GIUNTA DI PROPOSTA AL CONSIGLIO N. 476 del 07.12.2023

APPROVAZIONE DEL DOCUMENTO UNICO DI PROGRAMMAZIONE

PREMESSO CHE:

I.- Con la delibera di giunta indicata in epigrafe, l’Amministrazione ha proposto l’adozione del documento unico di programmazione ai sensi del Decreto Legislativo 118/2011 e successive integrazioni e modifiche che si compone della delibera oltre che di 4 allegati denominati DUP sez. Oper. Parte I, DUP sez. oper. Parte II, DUP sez. strategica e DUP All. 3C P.A.V.I. 2024 – 2026;

II.- Il Comune di Napoli promuove ed incentiva la pratica dello Sport, sia in quanto attività sociale di prevenzione e recupero, sia come attività volta al miglioramento della salute pubblica, favorendo l’accesso allo sport dei cittadini napoletani.

III.- Il Comune di Napoli nel 2012 ha aderito alla Carta di Toronto per l’Attività Fisica, quale strumento di advocacy, confermando la volontà di favorire la pratica sportiva e combattere ogni forma di limitazione, riconoscendo nello sport, nelle attività motorie e ricreative e nel diritto al gioco, gli strumenti fondamentali per la formazione ed il benessere della persona.

IV.- Il Comune di Napoli intende rispondere al compito primario di stimolare l’interesse alla pratica sportiva nei ragazzi, indirizzandoli verso iniziative che rispondono anche alle finalità educative e di socializzazione.

V.- Il Comune di Napoli intende promuovere e consolidare più corretti stili di vita, riconoscendo la forza e il valore dello sport come potenziale strumento di aggregazione e di coesione sociale e come occasione per porre in contatto e dialogo diversità culturali, religiose, etniche e ideologiche.

VI.- Il Turismo sportivo rappresenta un settore indubbiamente in crescita per il Comune di Napoli che ha conquistato il titolo di Capitale Europea dello Sport 2026, per cui occorrono risorse appropriate per promuovere la celebrazione di eventi sportivi di rilievo nazionale ed internazionale.

VII.- Ai sensi dell’art. 33 ultimo comma, della Carta Costituzionale: “La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”.

VIII.- A pagina 303 del DUP Sezione operativa parte I, Programma 01 – Sport e Tempo Libero si legge: “Promozione attività sportive Le iniziative a sostegno dello Sport e della sua promozione, così come previsto dagli indirizzi strategici dell’Amministrazione comunale, devono rispondere al compito primario di stimolare l’interesse alla pratica sportiva nei giovani, indirizzandoli verso attività anche con finalità educative e di socializzazione, oltre che di promozione di corretti stili di vita e di alimentazione. Lo sport, inoltre, deve supportare la crescita psicofisica dei giovani, canalizzando le possibili aggressività e i comportamenti devianti su percorsi socialmente utili e condivisi. L’educazione psicomotoria, la stimolazione dello spirito di gruppo, attraverso la pratica seria e costante di discipline sportive e di tutte le altre forme d’Arte, oltre ad un sano indirizzo comportamentale contro le dipendenze, nelle sue più varie accezioni, possono essere realizzate grazie a tutte le risorse e gli spazi disponibili già presenti sul territorio. La forza e il valore dello sport come potenziale strumento di aggregazione e di coesione sociale, come occasione per porre in contatto e dialogo diversità culturali, religiose, etniche e ideologiche, è sempre più affermato e riconosciuto….”.

IX.- Occorre implemetare le risorse per la promozione dello sport anche alla luce degli impegni assunti con la nomina di Napoli Capitale Europea dello Sport 2026.

° ° °

Tanto premesso letta la delibera emarginata in epigrafe e l’allegato DUP Sezione Operativa Parte I a mente dell’art. 44 del vigente Regolamento Consiliare si propone l’adozione del seguente emendamento additivo:

a pagina 304 del DUP Sezione operativa parte I, programma 01 Sport e tempo libero, all’ultimo capoverso, dopo la parola “scopo di lucro”, dopo il segno di punteggiatura, si aggiunga il seguente testo: “Al fine di promuove la pratica sportiva ed agevolare la celebrazione di eventi di caratura nazionale ed internazionale, in considerazione degli impegni assunti dal Comune di Napoli per Napoli Capitale dello Sport 2026, e per promuovere il turismo sportivo si utilizzeranno anche i fondi reperiti dalla tassa di soggiorno”.

I proponenti

Cons. Gennaro EspositoF.to Cons. Fulvio FucitoF.to Cons. Sergio Colella
F.to Cons. Luigi MustoF.to Cons. Walter Savarese d’AtriF.to Cons. Gennaro Demetrio Paipais

Il PRESENTE EMENDAMENTO E’ STATO CONVERTITO IN ORDINE DEL GIORNO APPROVATO A MAGGIORANZA CON L’IMPEGNO DEL SINDACO E LA GIUNTA DI PROVVEDERE ALLA RIALLOCAZION DELLA IMPOSTA DI SOGGIORNO IN UNA PERCENTUALE CONGRUA ANCHE PER L’ATTIVITA’ DI PROMOZIONE SPORTIVA.

Le Spiagge Pubbliche Napoletane

Il 24 gennaio scorso il Consiglio Comunale ha approvato, su mia proposta, a maggioranza questo emendamento al Documento Unico di Programmazione, firmato da tutto il gruppo Manfredi Sindaco, con il quale, per le spiagge pubbliche, si dovrà prevedere che siano innanzitutto fatti i bandi di assegnazione e poi che si daranno in concessione non gli arenili ma i soli servizi, atteso che le spiagge sono un bene pubblico e l’accesso al mare deve essere garantito a tutti. Una scelta sul modello Greco o Spagnolo che va contro la tendenza di privatizzazione delle spiagge!

Consiglio Comunale

Gruppo Consiliare “Manfredi Sindaco”

CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

del 24 gennaio 2024

PROPOSTA DI EMENDAMENTO ADDITIVO

ALLA DELIBERA DI GIUNTA DI PROPOSTA AL CONSIGLIO N. 476 del 07.12.2023

APPROVAZIONE DEL DOCUMENTO UNICO DI PROGRAMMAZIONE

PREMESSO CHE:

I.- Con la delibera di giunta indicata in epigrafe, l’Amministrazione ha proposto l’adozione del documento unico di programmazione ai sensi del Decreto Legislativo 118/2011 e successive integrazioni e modifiche che si compone della delibera oltre che di 4 allegati denominati DUP sez. Oper. Parte I, DUP sez. oper. Parte II, DUP sez. strategica e DUP All. 3C P.A.V.I. 2024 – 2026;

II.- Napoli nell’ultima classifica per la qualità della vita 2023 del Sole 24h è al terz’ultimo posto, pertanto, è essenziale intraprendere delle azioni volte al miglioramento della vivibilità della città anche al fine di contenere l’emigrazione dei cittadini.

III.- La vigente disciplina garantisce il libero accesso al mare quale risorsa costituente vero e proprio bene comune ed, inoltre, la vicenda delle concessioni balneari è oggetto di particolare attenzione da parte del Consiglio Europeo per la violazione dei principi di concorrenza sanciti dalla Direttiva Bolkenstein. Il Presidente della Repubblica sul decreto mille proroghe proprio sul punto delle concessioni balneari ha inviato una lettera al Governo con la quale ha sottolineato che “è evidente che i profili di incompatibilità con il diritto europeo e con decisioni giurisdizionali accrescono l’incertezza del quadro normativo e rendono indispensabili, a breve, ulteriori iniziative di governo e Parlamento“. E’ necessario, dunque, che vengano corrette le norme sui balneari che in ogni caso si presterebbero a contenziosi e probabili impugnazioni con l’Unione europea, il Consiglio di Stato, enti locali e non solo. I tecnici del Quirinale, infatti, hanno ravvisato nel provvedimento due criticità: in primo luogo il rinvio striderebbe con l’indicazione europea – la direttiva Bolkenstein – di mettere a gara gli spazi demaniali, pena il rischio d’una procedura d’infrazione; e con una sentenza del Consiglio di Stato del novembre 2021 che fissava la scadenza delle proroghe delle concessioni esistenti al 31 dicembre 2023.

IV.- A pagina 426 del DUP Sezione operativa parte I, Programma 06 Tutela e valorizzazione delle risorse idriche si legge: “Istituzione di un confronto stabile tra Amministrazione Comunale e Autorità di Sistema Portuale Mar Tirreno Centrale, soggetto gestore del demanio marittimo, anche con la stesura di nuovi Protocolli d’Intesa e/o Accordi, mirati anche alla ridefinizione delle competenze sui tratti di costa cittadina ed il graduale passaggio delle funzioni tecnico-amministrative-legali dall’Autorità di Sistema Portuale Mar Tirreno Centrale al Comune di Napoli, al fine di assicurare la libera fruizione alla cittadinanza delle spiagge libere ubicate lungo il litorale cittadino, l’ottimizzazione del rapporto terra – mare e la migliore programmazione urbanistica e turistico ricreativa della linea costa. Al riguardo, è prevista l’istituzione di un ufficio con competenze trasversali che coinvolgano altre strutture dell’Ente, oltre all’area Gabinetto del Sindaco, dedicato alla gestione del passaggio di competenze sulle aree demaniali marittime cittadine, esterne all’area del Porto.

° ° °

Tanto premesso letta la delibera emarginata in epigrafe e l’allegato DUP Sezione Operativa Parte I a mente dell’art. 44 del vigente Regolamento Consiliare si propone l’adozione del seguente emendamento additivo:

426 del DUP Sezione operativa parte I, Programma 06 Tutela e valorizzazione delle risorse idriche, dopo la parola “Porto” dopo il segno di punteggiatura, aggiungere il seguente teso: “Ciò anche in attuazione dei principi sanciti dal Consiglio di Stato sulla necessità di mettere a bando le concessioni balneari, richiamati anche dal Presidente della Repubblica in più occasioni, al fine di garantire il giusto equilibrio tra lo sfruttamento degli arenili ed il reddito che questi producono adottando, il modello di gestione mediante la concessioni di servizi e non degli arenili che devono restare sempre di accesso e godimento pubblico anche ai sensi del comma 251, lett. E) del D.L. n. 296 del 27.12.2006, a mente del quale è sancito l’”obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione”   

I proponenti

Cons. Gennaro EspositoF.to Cons. Fulvio FucitoF.to Cons. Sergio Colella
F.to Cons. Luigi MustoF.to Cons. Walter Savarese d’AtriF.to Cons. Gennaro Demetrio Paipais

Lo Stadio Collana ritorna alla Città

Lo Stadio Collana ritorna alla Regione oggi il Consiglio di Stato ha messo la parola fine (si spera) alla querelle con la concessionaria, a causa di un bando scritto male e su cui mi sono già esperesso. Ora la gestione passa alla Regione Campania, spero che questo importante stadio Cittadino sia valorizzato per far fare sport ai cittadini napoletani e spero altresì che il Presidente De Luca non ascolti il Patron del Napoli, ovvero, metta dei seri paletti ad una sua eventuale partecipazione. Già allo Stadio Maradona abbiamo una enorme sofferenza delle associazioni sportive che si trovano a dover coabitare con le partite di Calcio e con una gestione che a mio avviso deve cambiare nel rispetto di tutti i ruoli e sopratutto nel rispetto del Diritto allo Sport! Sul punto non ho dubbi! Gli impianti sportivi sono una risorsa per i nostri giovani, di cui non ci possiamo ricordare solo quando diventano Campioni, quando va bene, o commettono reati, quando va male. Ormai è acclarato lo Sport è una politica sociale ed in questo senso vanno declinati gli atti amministrativi relativi alla gestione degli impianti sportivi! Spero che la Regione, sotto la sapiente direzione del CONI e delle tante associazioni presenti sul territorio sappino restituire lo Stadio Collana alla Città di Napoli. Un grande abbraccio a tutti coloro che non hanno mai smesso di sperare sul Collana in primis a Sandro Cuomo, Corrado Grasso e Peppe Esposito! Ora è il momento di rimboccarci le maniche! Viva lo Sport Napoletano!

https://napoli.corriere.it/notizie/cronaca/23_agosto_03/stadio-collana-la-regione-vince-l-ultimo-atto-della-querelle-con-giano-de-luca-ora-partiamo-il-progetto-e-pronto-ba21dfe2-d4ea-4da4-984d-b3ca3db64xlk.shtml?fbclid=IwAR1sPifsyfXukU9TrW-btBfnABW58g3yxfHgvlrYNBRGiH6wi83TOOAOPSk

Mondiali di Scherma di Milano

Ieri su delega del Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ho avuto il privilegio di essere ospite ai Mondiali Assoluti di Scherma che si stanno svolgendo alla Fiera di Milano, per presentare gli Europei Cadetti che si terranno a Napoli a febbraio 2024, al PalaVesuvio. I Mondiali a Milano sono stati, indubbiamente, una mossa strategica per lo Sport Italiano alla vigilia delle Olimpiadi di Parigi. Ospiti del Presidente della Confederazione Europea della Scherma Giorgio Scarso e del Presidente Nazionale Paolo Azzi, i più importanti rappresentanti della Scherma Mondiale, il Presidente del CONI della Regione Lombardia, Marco Riva e l’Assessore allo Sport del Comune di Milano, Martina Riva. Ho chiaramente percepito che Milano in questi Mondiali ha mostrato di essere una Capitale Europea; Napoli per gli Europei Cadetti 2024 dovrà assolutamente reggere il confronto. Sono convinto che per questi eventi sportivi Internazionali occorre la sinergia concreta di Comune, Regione, Città Metropolitana e mondo delle Imprese. Milano ha risposto bene perché c’è stata una proficua collaborazione tra pubblico e privati, con una fattiva partecipazione degli sponsor che hanno saputo approfittare del palcoscenico Internazionale. Tutti hanno giocato bene il loro ruolo. Sono convinto che Napoli merita una classe dirigente pubblico/privata all’altezza. Il Comune ha già iniziato a fare la sua parte, mettendo a disposizione gratuitamente gli impianti sportivi, per questo tipo di eventi, grazie ad un provvedimento presentato dalla Commissione sport che presiedo approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale, segno che lo sport unisce. Ringrazio il Sindaco di Napoli per la fiducia accordatami con la delega e ringrazio Sandro Cuomo, vero e proprio motore inesauribile della Scherma internazionale! Abbiamo tutte le Carte per fare di Napoli una Capitale Europea, non solo dello sport! Forza Azzurri! Forza Napoli!

 

Le Proposte per il Bilancio del Comune di Napoli

Il 4 luglio scorso abbiamo approvato il Bilancio Previsionale del Comune di Napoli, io, insieme al Gruppo Manfredi Sindaco, ho portato dieci ordini del giorno, che rappresentano un indirizzo all’amministrazione. Lo dico in premessa, il vero problema del Bilancio Comunale sono le tasse ed imposte che non si riesce a riscuotere, tutti ne parlano, tutti lo sanno, ma poi cosa si fa per riscuotere? Ebbene, di questi ordini del giorno, 9 sono volti ad incrementare le entrate e la riscossione ed uno solo la spesa, prevedendo, quest’ultimo, la realizzazione degli ascensori necessari per i nostri concittadini gravemente disabili che abitano nelle case ERP del Comune, prive di ascensori e, quindi, costretti a non poter scendere dalle loro case da anni! Devo dire che tutta la maratona delle 18 ore del Bilancio previsionale 2023/2025, come accade in parlamento, è una sorta di assalto alla diligenza, tutti fanno proposte per spendere e risolvere qualche problemino ai cittadini, semmai del proprio bacino elettorale; quando poi si parla di riscuotere, cade il silenzio, perché ciò vuol dire farsi dei nemici e perdere elettori; ma senza la riscossione delle tasse e delle imposte, non c’è miglioramento dei servizi possibile e non c’è città che possa sopravvivere! Basti pensare che la TARI (la tassa sulla spazzatura) la pagano solo il 37% dei Napoletani, l’altro 63% pensa di essere più furbo degli altri! C’è poi un’altra considerazione, forse i politici proprio sulla riscossione sono più propensi a girarsi all’altra parte, per non inimicarsi il 63% di evasori propabili/possibili elettori. Per mia formazione e cultura non sono abituato a girarmi dall’altra parte e, pertanto, con questi provvedimenti ho voluto affrontare il problema di petto, solo che la sensazione di solitudine era palpabile, mi sono quasi sentito un marziano …. seppure i provvedimenti proposti sono stati pressoché tutti approvati in larga misura all’unanimità qualcono a maggioranza. Vi consiglio la visione del video per comprendere ciò che voglio dire. In calce Vi posto anche i documenti approvati nell’ordine in cui sono stati discussi!

Il Quartiere Nord di Napoli

Marianella, Nord di Napoli, è stato il quartiere ove ho vissuto i miei primi 30 anni. Un periodo lungo ed intenso di crescita culturale ed umana. In questo intervento, determinato dalla approvazione di un atto consiliare, ho ricordato il passato per avere uno sguardo sul futuro.

L’Occupazione di Napoli a Mi Manda Rai Tre

Il tema della occupazione di suolo pubblico a scopo commerciale è una questione di uso democratico degli spazi pubblici. Consiglio la visione del servizio che descrive bene la situazione napoletana. Le cose che dico nel servizio le dico anche in Consiglio Comunale e nelle commissioni competenti, avendo ricevuto tale mandato dai miei elettori a cui sono legato da un rapporto di lealtà politica.

https://www.raiplay.it/video/2023/04/Mi-manda-Raitre—Ristoranti-e-bar-nel-dopo-pandemia-e-i-rischi-delle-pulizie-domestiche—06052023-099cb257-ceed-48d5-a91d-c15e12cd6c31.html?wt_mc=2.app.wzp.raiplay_prg_Mi

La Festa del Lavoro con Giuseppe Di Vittorio

Giuseppe Di Vittorio un gigante della Politica e del Sindacalismo Italiano. Egli partì da Cerignola per la difesa dei braccianti agricoli. Oggi in parlamento una forza di sinistra (si per dire), ha portato Aboubakar Soumahoro, individuato come rappresentante dei braccianti agricoli extracomunitari sfruttati, con tutte le polemiche scatenatesi dopo la sua elezione che l’hanno fatto sparire nell’ignoto nonostante la drammatica condizione di questi lavoratori e lavoratrici che meritano di essere rappresentati, ancora oggi, da Giuseppe Di Vittorio! Ci ho pensato molto a questo accostamento ma il baratro che passa tra le due figure è tale che mi ha scioccato e mi sono convinto a pubblicarlo affinché si sappia quali sono gli uomini che devono ispirarci è da cui trarre l’esempio.

L’occupazione della Città

E’ ormai opinione comune che il centro storico di Napoli sia in una fase spinta di trasformazione urbana, a tal punto che si rischia di pregiudicarne la composizione sociale. Sul tema il dibattito sui giornali cittadini è acceso e da più parti è stato lanciato il grido di allarme contro la città “fast food” interamente “tavolinizzata”, tanto che è ormai chiaro che si debba introdurre una limitazione al rilascio delle licenze come accaduto a Firenze. In più occasioni ho avuto modo di sottolineare come questo fenomeno debba essere responsabilmente guidato affinché non si consumi un vero e proprio “assalto alla diligenza”, indicando quali sono gli organi della Pubblica Amministrazione che, proprio in questo momento, non devono far mancare la loro azione. Come Consigliere Comunale, si può dire che ho una interlocuzione quotidiana con lo sportello attività produttive, lo sportello edilizia privata e la Polizia Municipale, ivi compresi gli assessorati al Commercio ed alla Legalità del Comune di Napoli, segnalando e sollecitando interventi su indicazione dei cittadini che si vedono progressivamente erosi gli spazi pubblici, spesso in violazione di norme statali e locali. In alcuni quartieri l’impatto, non ho timore a dire, è stato un vero e proprio “tsunami commerciale” che ha coinvolto non solo i piani terra dei palazzi storici, quasi tutti trasformati in “baretti, spritzerie, pizzetterie e panzarotterie”, di vario genere e natura, ma anche i piani superiori, con il proliferare di B&B che erodono spazi abitativi ai cittadini ed agli studenti “fuori sede” che sono ormai stati cacciati dal quartiere universitario. Già qualche mese fa, ebbi modo di richiamare l’attenzione sulla competente Unità Operativa di Prevenzione Collettiva dell’ASL la quale, nelle due tre occasioni che è scesa in campo, trovando risalto sulla stampa cittadina, ha confiscato chili e chili di alimenti, non ben tenuti e chiuso alcune attività di somministrazione per la violazione di norme igienico/sanitarie. E’ bene chiarire che le norme ci sono e devono solo essere fatte rispettare a tutti i livelli se si vogliono proteggere i cittadini e si vuole conservare il tessuto storico, architettonico e monumentale napoletano. Il che non significa limitare lo sviluppo economico ma, semmai, indirizzarlo verso una direzione compatibile con i cittadini e l’uso democratico degli spazi pubblici. Ebbene, ciò che balza agli occhi dopo “il caso” di piazzetta Rodinò, nel salotto buono di Napoli, con la quasi completa occupazione di suolo pubblico, con i cd. dehors, sono da un lato la valutazione positiva espressa dalla competente Soprintendenza, dall’altro la completa assenza di qualsivoglia valutazione edilizia. Ebbene, non sfuggirà ad un attento osservatore della città che, se da un lato, una verandina su un balcone, giustamente, viene perseguita penalmente con sequestri giudiziari ed anni di causa, con tanto di ordine di abbattimento, dall’altro assistiamo alla realizzazione di vere e proprie “stanze” su suolo pubblico che, invece, non destano, da questo punto di vista, in città, alcun allarme o considerazione da parte delle competenti istituzioni amministrative e giudiziarie. Eppure, il Consiglio di Stato, con una nota recente sentenza del 13.02.2023, n. 1489, estensore Manzione, Presidente Forlenza, in linea con un ormai consolidato orientamento, fa il punto della situazione proprio sui cd. Dehors precisando, in modo cristallino, che quando il manufatto è permanente esso è da considerare un vero e proprio aumento di volumetria che richiede il permesso di costruire. Ebbene, nei casi che possiamo, ad ogni piè sospinto osservare a Napoli, senza timori di essere smentiti, si notano moltissimi manufatti realizzati con basamenti in ferro ancorati al suolo e con pilastri che si ergono, in genere di alluminio o altro materiale, che poi reggono una copertura e le pareti che per le loro fattezza è impossibile considerare precari e temporanei, sicché sorge spontanea la domanda come sia possibile che una verandina in abitazione privata, provochi un “cataclisima giuzidiario”, mentre intere stanze realizzate su suolo pubblico, sono tollerate senza alcuna considerazione dell’impatto urbano che con il loro proliferare oggi mostrano. Volendo fare tesoro delle esperienze altrui è il caso di osservare che il Comune di Milano, nel 2021 ha redatto le linee guida di progettazione dello spazio urbano, un lavoro interdisciplinare, che vede al centro il cittadino. Certo si potrà anche dire che tra teoria e pratica poi ci scorre il mare ma è sicuro che senza la teoria, una buona teoria, non ci può essere sicuramente una buona pratica.

Vivibilità: Fuorigrotta e lo Stadio

Nel consiglio comuanle del 31 gennaio 2023 ho voluto sottolineare come la gestione degli eventi di calcio a Fuorigrotta non è stato mai affrontato come si deve. Quando gioca la squadra cittadina infatti gli abitanti del quartiere di Fuorigrotta sono costretti alla segregazione poiché vengono invasi da migliaia di auto. Inoltre, in queste occasioni intorno allo Stadio Maradona si celebra il festival dell’illegalità e dell’abusivismo.

IL PROTOCOLLO SANITARIO!

Premetto ora sto bene! Ci ho messo un po’ di tempo per metabolizzare, racconto questa storia perché penso che possa essere utile per chi si dovesse trovare nelle mie stesse condizioni, atteso che fino ad oggi ho contato almeno altre due persone che hanno passato la mia stessa disavventura. Il 14 novembre scorso, nel pomeriggio, con un forte dolore al petto, vado al P.S. del Pellegrini, bolgia infernale, mi fanno un elettrocardiogramma che è negativo e, pertanto, vado via perché per fare gli enzimi, essendo in coda a tante altre emergenze, avrei dovuto attendere una infinità di tempo. Il giorno dopo visita cardiologica e, su consiglio del Cardiologo, programmo una scintigrafia coronarica che non arrivo a fare, perché il 16 mattina mi sento di nuovo male: dolore forte al petto, braccia e gambe pesanti e senso di soffocamento. Rossella, mia moglie, non vuole sentire ragioni confortata da Luciano (Cardiologo): devo andare di nuovo al P.S. del Pellegrini, senza perdere tempo! Al pronto soccorso stessa trafila della volta precedente, anche questa volta elettrocardiogramma negativo, insisto, questa volta, per gli enzimi. Dopo ore di attesa vedo il cardiologo del Pellegrini che mi chiede se soffro di stomaco, se sono ansioso e se faccio una vita frenetica; gli rispondo chi non lo è e non la fa ai tempi d’oggi, poi sono avvocato e sono anche consigliere Comunale a Napoli, sfido chiunque a condurre una vita serena e tranquilla al posto mio; il cardiologo, forse pensando che fossi un tipo impressionabile, confortato dall’elettrocardiogramma negativo, non ritiene che la cosa fosse grave; io insisto dicendo che non mi sentivo bene e, pertanto, vista la caparbietà decide di verificare gli enzimi. Attendo una infinità di tempo che non so misurare; sento più volte amici cardiologi (Gianluca, Luciano a cui, insieme a mia moglie ed a Gianni, devo la vita) i quali mi dicono di insistere perché i sintomi sono indicativi ed occorre essere cauti. Il prelievo me lo fanno nel pomeriggio ma, anche gli enzimi (per fortuna o per sfortuna) sono negativi; dovrò attendere il secondo prelievo, dopo altre tre ore, che risulterà poi anch’esso poco significativo. Nonostante tutto insisto dicendo che non mi sentivo bene e, pertanto, il cardiologo, dopo un colloquio con Rossella (santa donna che per fortuna ho sposato), per scrupolo, mi fa anche un ecocardiogramma, anch’esso negativo. Ad un certo punto capisco che il dolore si calma solo se sto disteso. In alcuni momenti di quelle lunghe ore, senza né bere né tanto meno mangiare, tento di convincermi anch’io che forse sto bene, mortificandomi pure, perché forse stavo occupando un posto in barella, mentre altri ne avrebbero avuto più bisogno di me. Mi vedo davanti questo girone dell’inferno del pronto soccorso con medici, infermieri ed OSA che si danno da fare da matti, fanno il possibile e l’impossibile. Arriva gente col mal di gola o con le emorroidi, che non dovrebbe proprio giungere in un P.S.; assisto a vari alterchi tra infermieri addetti all’accoglienza e presunti malati urgenti che pretendono cure urgenti, finendo per ingolfare, il già ingolfato, pronto soccorso. In più momenti mi scorrono le lacrime sul viso perché vedo lavorare sodo medici, infermieri ed OSA, precipitandosi su ogni urgenza cercando di fare il massimo, in condizioni indegne per una città europea; cerco di calmarmi e non so se andare via con i miei piedi, recandomi in un altro Pronto Soccorso, munito di unità coronarica, restare al Pellegrini, in attesa di trasferimento, o farmi ricoverare nello stesso ospedale, attendendo non so cosa, visto che al Pellegrini manca l’emodinamica. Solo dopo più colloqui di mia moglie con i medici e col cardiologo del Pellegrini e dopo dodici lunghe ore, alle nove di sera, chi avrebbe potuto decidere dalla mattina, decide di trasferirmi d’urgenza alla mediterranea dove, per fortuna d’urgenza, mi praticheranno una coronarografia, scoprendo che avevo un’arteria coronarica importante del cuore (l’IVA) chiusa al 99% (numero esatto). Ho scoperto che la mia stessa disavvenuta l’hanno avuta anche altri miei 4 amici sportivi, di cui due, per essere creduti, hanno dovuto subire un infarto, perdendo un pezzo del loro cuore. Io sono stato fortunato, mia moglie, i miei amici mi hanno salvato, io ho insistito, il mio cuore ha resistito, per lo meno tre giorni di sofferenza, cercando di non perdere un solo colpo, sforzandosi di fare il suo dovere, nonostante la situazione. Ho scoperto che quello che ho avuto io ed i miei amici, si chiama “angina instabile”, una sofferenza cardiaca che non si rileva né con l’elettrocardiogramma né con gli enzimi né con l’ecocardiogramma, la più insidiosa, che, purtroppo, il PROTOCOLLO REGIONALE (porcaputtana! mi scuso, ma ci vuole!) non prevede perché, forse, se la prevedesse, allora, si dovrebbero fare tante coronarografie, forse inutili, ma quante persone si salverebbero senza subire un infarto, con conseguente invalidità o decesso. A me hanno spiegato che ho scansato una forte testata nel muro (questa è la frase che ha usato un infermiere della terapia intensiva a cui ero appena giunto dopo l’angioplastica), perché l’arteria chiusa era una arteria importante ed un infarto mi sarebbe potuto essere o letale, o si sarebbe potuto portare via, una grosso pezzo di cuore. Non sono un medico, ma credo che del PROTOCOLLO non si possa avere cieca fiducia; credo che un Medico debba avere la LIBERTA’ di fidarsi del suo intuito e della sua capacità di indagine clinica e non avere quale unico riferimento il dato strumentale, probabilmente imposto per contenere i costi sanitari. In questi casi, essendo in gioco la vita delle persone, è sempre meglio avere uno scrupolo in più che non uno in meno …. Spero che questa mia esperienza, su cui ho meditato molto, possa essere d’aiuto …

Il Nuovo Regolamento di Polizia e Sicurezza Urbana di Napoli

Questi i miei interventi al Consiglio Comunale del 5 dicembre 2022, su un argomento delicatissimo che riguarda la sicurezza urbana e la vivibilità della nostra città. Non è il regolamento che avrei scritto io, ma è una mediazione di tante spinte contrapposte. Potrete notare nei miei interventi molti riferimenti e riflessioni sul concetto di libertà, solidarietà e vivibilità. Tutto il gruppo “Manfredi Sindaco” ha presentato un emendamento volto a ridurre gli assembramenti in città dovuti alla movida cd. molesta, mediante il divieto di consumazione, inizialmente di tutte le bevande, poi avevamo raggiunto la mediazione alle sole bevande alcoliche e superalcoliche dalle h. 1,30 fino alle 06,00, purtroppo non è passato, gli unici voti favorevoli sono stati i nostri (Fulvio Fucito, Walter Savarese D’Atri, Luigi Musto, Sergio Colella, Demetrio Gennaro Papais ed io) e quello di Luigi Carbone di Europa Verde, tutti gli altri hanno votato contro, tranne Massimo Cilenti di Napoli in Comune. Penso sia stata una occasione persa. Dobbiamo confidare sulle altre nuove regole. Ovviamente il tutto si misurerà con la capacità dell’Amministrazione di mettere in campo controlli efficaci. Incrociamo le dita, per Napoli e per i Cittadini Napoletani

Lo Sport e gli Impianti Sportivi Napoletani

Nella seduta del consiglio comunale del 25 ottobre 2022 si sono discussi ed approvati all’unanimità tre ordini del giorno che segnano un indirizzo univoco nella gestione e nell’affidamento degli impianti sportivi. Il primo riguarda l’affidamento in gestione secondo i principi dettati dalla recente normativa e da recenti pronunce della Giustizia Amministrativa. Il secondo riguarda la concessione gratuita degli impianti per manifestazioni sportive di rilevante interesse pubblico ed il terzo un criterio di applicazione delle tariffe per l’uso degli impianti sportivi a domanda individuale, più conforme alla logica ed al principio di non vessazione delle tante associazioni che fanno fare sport ai nostri concittadini giovani e meno giovani. E’ stato un momento di collaborazione ed unità di intenti di tutta l’amministrazione cittadina, dell’Assessore allo Sport, Emanuela Ferrante, delle opposizioni, con gli interventi dei Consiglieri Salvatore Guanci e Rosario Palumbo e della intera Commissione Sport che, con grande umiltà, mi onoro di presiedere. Sempre dalla parte dei cittadini, sempre dalla parte dello SPORT, nella consapevolezza che lo SPORT è una vera e propria politica sociale di prevenzione e recupero delle marginalità. Bravi TUTTI!!!

LA RIPARTENZA DI BAGNOLI

Nel consiglio comunale del 25.10.2022 si è discussa la “sistemazione” giudiziaria del groviglio di contenziosi che ha avvolto l’intero progetto di sviluppo dell’area. Nel mio intervento numerosi spunti ed una prima ricostruzione dei fatti che non occorre mai dimenticare per non cadere negli stessi errori…

Elezioni Politiche 2022 ad Alto Rischio

L’Astensionismo Napoletano

In quanto Cittadino, Avvocato e Politico Locale sento il bisogno di fare una riflessione su un tema che credo dovrebbe essere all’ordine del giorno di partiti, candidati e coalizioni: Il rischio astensione dal voto a Napoli.

Alle ultime elezioni politiche del 2018 a Napoli, hanno partecipato al voto, tra camera e senato, circa il 60% degli aventi diritto, il referendum non lo metto in conto, mentre credo sia una buona spia, la consultazione delle ultime elezioni comunali. Ebbene, a queste ultime elezioni del 2021, hanno votato il 47,17% dei chiamati al voto. In pratica su 776.751 elettori, hanno votato solo 366.374 napoletani. 410.377 elettori hanno preferito restare a casa il giorno delle votazioni, cosicché la coalizione vincente, di cui faccio parte, ha racimolato complessivamente 215.427 voti di preferenza che sono stati sufficienti ad incoronare Gaetano Manfredi Sindaco di Napoli. In poche parole Napoli è amministrata da una coalizione che ha conseguito il gradimento di poco meno del 28% degli aventi diritto al voto. Stesso discorso per le elezioni Regionali 2020, dove la percentuale di affluenza al voto a Napoli è stata del 46,10%. Un dato che dovrebbe farci tremare i polsi, per il vulnus democratico che esso comporta ed essere un punto di profonda e seria riflessione su cui la politica napoletana avrebbe dovuto interrogarsi. Eppure, le elezioni comunali sono “tirate” da un esercito di diverse migliaia di candidati, tra liste al comune ed alle municipalità, mentre, invece, alle vicinissime elezioni politiche questa forza sarà totalmente assente. Ebbene, con l’attuale legge elettorale che, in buona sostanza ha abolito il voto di preferenza, i segretari di partito hanno, chi più chi meno, catapultato candidati da altri territori nei collegi Napoletani. Ora le domande che mi pongo sono due:

1) Se una persona non viene candidata nel suo territorio dove è conosciuta, cosa deve pensare l’elettore che dovrebbe, invece, votarlo?;

2) Se all’elettore viene sottratta la facoltà di scegliere il suo rappresentante, che elezione è? Questa legge elettorale non mi piace ed è l’ennesimo risultato della incapacità dei partiti a guardare all’interesse generale, non escludo che possa fare la stessa fine del “porcellum”, caduto sotto i colpi della Corte Costituzionale. In ogni caso, le sfide che attendono il prossimo Governo sono epocali, tra pandemia e conflitti internazionali, a cui noi arriveremo di nuovo in ritardo, perché per affrontare questi “mostri” occorre un governo che goda di una forte investitura popolare, per questo mi sento di dire, anche se con un certo imbarazzo, buon voto a tutti.

I Corsi di Formazione Professionale

Il 5 agosto ho avuto modo di discutere la delibera n. 254 del 14.07.2022 avente ad oggetto la istituzione di una fondazione con altri enti privati di formazione. È stata l’occasione per fare il punto sulla efficacia dei corsi di formazione in Campania. Tra gli enti di formazione che si propongono quali partners del Comune vi è anche la Stoà una nota società alla cui guida c’è un noto ex assessore al bilancio del Comune di Napoli su cui ho avuto già modo di esprimere il mio parere, tenuto conto del fatto che fu quello che firmò i cd. derivati che tanti soldi stanno ancora succhiando al Comune di Napoli. Di seguito i miei due interventi al consiglio comunale del 5 agosto e del 26 luglio sul medesimo tema …

L’assessore di destra nella IV Municipalità

Credo che in questo momento di grave confusione politica nazionale occorre essere ancora più rigorosi, pertanto, nello scorso consiglio comunale del 5 agosto, sono ritornato sulla inopportuna scelta di nominare, come assessore, in quota “Lista Manfredi”, nella giunta della IV Municipalità, una persona che è stato esponente della destra cittadina militando in Fratelli d’Italia. Credo che queste operazioni non facciano bene alla politica e disorientano gli elettori. Io mi sono candidato con Manfredi avendo ben in mente di candidarmi in una lista di centro sinistra non vedo come si possa intendere diversamente. Di seguito il mio intervento:

L’Adesione del Comune di Napoli al Patto dei Sindaci per una nuova politica Ambientalista

Lo Scorso Consiglio Comunale del 05.08.2022 è stata l’occasione per sostenere l’impegno del Comune di Napoli all’adesione del Patto dei Sindaci per la riduzione dell’inquinamento ambientale. Vi consiglio di consultare il sito europeo al seguente link: https://www.pattodeisindaci.eu/ Sempre sul tema ambientale è stata altresì l’occasione per scrivere l’ordine del giorno, sottoscritto da tutte le forze politiche ed approvato all’unanimità dall’assemblea, per sostenere la posizione della Giunta Comunale contro la realizzazione del deposito di Gas Naturale Liquido a Napoli Est in prossimità della darsena petroli. L’ODG lo trovate in calce a questa pagina

L’Acqua Pubblica di Napoli

Nel Consiglio Comunale del 05.08.2022, tra le tante cose all’ODG vi era anche la delibera 236 del 05.07.2022 (che potrete leggere su questa pagina) relativa alla nostra azienda di gestione dell’acqua (ABC); è stata l’occasione per affermare che la gestione pubblica dell’acqua deve essere mantenuta così come decisero gli Italiani nel 2011. E’ chiaro che deve essere una gestione efficace ed efficiente ed io vigilerò, nei limiti del mio mandato, affinché sia così.

Napoli Città Rumorosa Senza Tutela

Tra Traffico e Movida interi quartieri invivibili

L’Agenzia Europea dell’Ambiente stima che l’esposizione a lungo termine al rumore ambientale causi 12000 morti premature e contribuisca ogni anno a 48000 nuovi casi di cardiopatie ischemiche, in tutta Europa. Si stima, inoltre, che 22 milioni di persone soffrano di forte fastidio cronico e 6,5 milioni di forti disturbi cronici del sonno. A fronte dei dati medi europei occorrerebbe uno studio calato sulla realtà napoletana di cui evidentemente si ha una scarsa percezione, nonostante il mix di fattori inquinanti che affliggono molti quartieri della città. Io stesso, per l’attività che svolgo come presidente del Comitato Vivibilità Cittadina, da circa dieci anni, posso testimoniare che intere famiglie sono “sull’orlo di una crisi di nervi” pronte a trascorrere “un giorno di ordinaria follia” perché sottoposte ad un livello di stress difficilmente contenibile. In molti casi le sollecitazioni sono multifattoriali, tra traffico veicolare, sorvolo di aerei a bassa quota su numerosi quartieri della città, dalle 6,30 fino alle 23,00, di ogni giorno della settimana, artisti di strada, spesso provetti percussionisti, fino ad arrivare al grosso problema dei numerosissimi “baretti” che sono spuntati come funghi in locali deposito di pochi metri quadrati, privi delle caratteristiche minime per svolgere l’attività commerciale che, approfittando dell’assenza dei controlli, finiscono per occupare suolo pubblico “a perdita d’occhio”, attirando migliaia di avventori con musica sparata a decibel che superano ampiamente i limiti imposti dal Piano di Zonizzazione Acustica del Comune di Napoli, che nessuno e sottolineo nessuno, fa rispettare seriamente. Ovviamente il risultato è che interi nuclei familiari sono ostaggio dei “manager” della movida notturna che, infischiandosene dei diritti altrui, usano immobili inseriti in edifici a vocazione prevalentemente residenziale, con il “placet” dei proprietari che lucrano affitti stratosferici, infischiandosene, a loro volta, del fatto che il loro immobile non può essere usato senza i necessari adeguamenti di insonorizzazione e senza l’uso della normale diligenza e prudenza, secondo il criterio codicistico del “buon padre di famiglia”. A tale grave stato di cose si aggiunge un ulteriore spiacevole corollario: la Magistratura napoletana, rispetto alla magistratura del Nord del Paese, è poco incline a condannare amministrazioni locali e proprietari di immobili al rispetto ed alla tutela dei diritti umani (salute, abitazione e privacy) dei cittadini “molestati” dai decibel. In buona sostanza, mentre i Tribunali di Torino, Brescia, Bergamo e Como emettono condanne esemplari di amministrazioni locali e proprietari di immobili adibiti ad attività commerciali moleste, il Tribunale di Napoli aderisce, alla tesi secondo cui chi subisce la molestia se la deve prendere solo ed esclusivamente con lo “squattrinato” molestatore, che, di solito, sparisce o si “traveste” da nuovo imprenditore, con sonore condanne dei residenti che si siano permessi di citare in giudizio gli “inconsapevoli” proprietari di questi immobili; con il risultato che il proprietario, esente da qualsivoglia responsabilità, non avrà alcuna remora a riaffittare l’immobile ad altro molestatore, senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze, in applicazione dei noti “principi” del “rien va plus”, “chissenefrega”, “avanti il prossimo”, basta che si guadagni bene, tanto non si rischia niente. Intere famiglie frustrate nella loro intimità e mortificate dalla mancanza di giustizia, beffate, perché dovranno anche pagare migliaia di euro ai loro aguzzini. Ovviamente non è questo il luogo per disquisizioni tecnico/giuridiche ma non c’è dubbio del grave senso di ingiustizia che ogni volta vedo scolpito sulle facce di questi nostri concittadini, nella attesa che si giunga in Cassazione (10 anni per tre gradi di giudizio), sperando in un mutamento di orientamento, essendosi ormai persa la memoria dei cd. “Pretori d’assalto” degli anni ’70 che tanto fecero per la tutela del lavoro e dei lavoratori. Per il momento non ci resta che constatare la vera e propria discriminazione giudiziaria che esiste tra il nord ed il sud del paese, anch’essa frutto della arretratezza culturale che affligge il mezzogiorno. Su altro fronte, quello politico/amministrativo, il mio impegno è costante affinché queste riflessioni siano fatte proprie dall’amministrazione, ma vi dico non è affatto facile….
Avv. Gennaro Esposito
Consigliere Comunale e Presidente del Comitato Vivibilità Cittadina

L’Aeroporto di Napoli/Grazzanise tra Sviluppo, Tutela dell’Ambiente e Sicurezza

Una discussione ampia su un tema che merita attenzione dalla politica

Onorevole Aldo Patriciello
Sindaco di Frignano Lucio Santarpia
Ing. Ernesto Schiano
Assessore di Grazzanise Dott. Enrico Petrella
Dott.ssa Stefania Cappiello No Fly Zone
Cons. Carlo Migliaccio Presidente della Commissione Ambiente Comune di Napoli
Cons. Vincenzo Angelino del Comune di Aversa per delega del Sindaco di Aversa
Generale Roberto De Micco

Conclusioni Cons. Gennaro Esposito del Comune di Napoli

La Città Metropolitana di Napoli

Tra Politica ed Amministrazione

Prospettive di Vivibilità a Napoli

Per puro caso la classifica sulla qualità della vita delle città italiane pubblicata dal Sole24h ha coinciso temporalmente con la scadenza, del 17 giugno scorso, della ordinanza sul caos notturno cittadino, adottata dal Sindaco Manfredi. Dalle stanze del Consiglio Comunale e da quelle di Palazzo San Giacomo, per far fronte alla imminente scadenza, si è pensato di elaborare un pacchetto di norme che regolino l’indisciplinato mondo notturno, anche se ci sono spinte di chi pensa che sarebbe meglio lasciare le cose così come sono per non danneggiare le attività economiche del settore. Eppure, a leggere proprio gli indici della citata classifica, si comprende bene in che fase socio/economica è la città. Da attento osservatore del fenomeno, posso dire che il “food and beverage” partenopeo non è affatto un settore in crisi, anzi, di nuove attività di somministrazione, in particolare della notte, se ne sono aperte e se ne aprono in continuazione. Del resto è la stessa classifica del Sole 24h a confermare la sensazione di molti cittadini, in quanto, se da un lato abbiamo Napoli inchiodata al 90esimo posto nella classifica generale, si registra, invece, un 46esimo posto alla voce “affari e lavoro”, con un + 48 posizioni scalate nel 2021 rispetto al 2020, segno che Napoli, per fortuna, sta affrontando un momento di ripresa seppure prevalentemente in un solo settore che, ovviamente, richiede una maggiore disciplina, essendo ormai evidente a tutti che la nostra città non può certo diventare una perenne ed estesa tavola imbandita con accompagnamento discomusic che, a lungo andare, rischia di implodere in una bolla speculativa, se non viene messa a sistema ed indirizzata verso modalità di esercizio senz’altro più “civili”. Neppure mi meraviglia che Napoli non sia una città a misura di bambino, classificandosi agli ultimi posti anche in questa “gara” e ciò dipende anche dal fatto che, alla perenne mancanza di strutture sportive, le piazze prima usate dai bambini per giocare, oggi vengono di giorno in giorno rosicchiate da tavolini e sedie, come è accaduto plasticamente a Piazza Montecalvario ai Quartieri Spagnoli ed a Piazza Dante e in ogni altro luogo pubblico, dove ai nostri bambini viene sottratto spazio vitale per la loro crescita. Avendo ben in mente tali parametri, non può non sorgere il dubbio che la città in questi anni si sia sbilanciata troppo verso una economia che si sta “mangiando” la città ed i cittadini e che occorre intervenire con politiche che vanno nella direzione di stabilire norme di convivenza civile più stringenti. Seppure siano trascorsi circa 9 mesi dall’insediamento dell’amministrazione Manfredi, numerosi sono i miei interventi in Consiglio Comunale per far prevalere i principi del vivere civile su quelli della “città mordi, balla, sballa, schiamazza e fuggi”, lasciando residui di qualsivoglia genere e natura ad imbrattare le nostre strade e piazze monumentali che, in assenza di servizi degni di questo nome, si offrono agli occhi di cittadini e turisti. E’ senz’altro vero che ad oggi mancano risorse economiche e di personale per far fronte agli obblighi verso la cittadinanza, ma proprio per questo, penso che occorra adottare il principio della tolleranza zero, del punirne uno per educarne cento, nella speranza che si inneschi un mutamento culturale e di “rincivilimento” di quei pochi (si spera siano pochi) che pensano di trattare Napoli ed i Cittadini napoletani come beni di consumo. Ad oggi purtroppo la sensazione è che a Napoli tutto sia possibile e che ai comportamenti scorretti è raro che siano applicate sanzioni efficaci che scoraggino i trasgressori. In buona sostanza si deve comprendere bene che la scorrettezza e, purtroppo, talvolta anche il crimine, non paga. Colgo l’occasione per manifestare la mia solidarietà ai cittadini residenti di Piazza San Domenico Maggiore che nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 giugno, come ogni anno, hanno subito l’incendio di fumogeni con conseguente spessa coltre di fumo, che ha invaso l’intera piazza e le abitazioni, per una non meglio specificata commemorazione, nella completa indifferenza delle istituzioni, seppure da più parti e più volte sollecitate ad intervenire.
Gennaro Esposito
Consigliere Comunale e Presidente del Comitato Vivibilità Cittadina

In Ricordo di Salvatore Morelli

Il Consiglio Comunale di Napoli il 30 maggio 2022, ha deliberato all’unanimità la intitolazione di una strada o slargo alla figura storica di Salvatore Morelli, per due volte consigliere comunale di Napoli nonché Parlamentare, nato a Carovigno il 01.05.1824, primo ad elaborare un pensiero democratico e di pari opportunità tra donne ed uomini. Nell’ordine del giorno in quest’articolo troverete la storia di un uomo democratico che fece della sua passione politica uno strumento per il progresso sociale dell’Italia.

Sicurezza e Legalità – Bilancio Consuntivo 2021 – Occupazione di Suolo Pubblico

Il Consiglio Comunale del 30.05.2022 è stato molto impegnativo, non nascondo il senso di impotenza di fronte ai grandi problemi di Napoli, ma per carattere, non sono abituato a tirarmi indietro, cerco sempre di dare il mio contributo, il mio punto di vista. I temi trattati sono stati tutti importanti spero che la mia fatica serva alla collettività. Dico subito che non penso di avere la verità in tasca, sono sempre disposto a cambiare idea, ma devono convincermi, per questo ricerco sempre la discussione ed il confronto anche con chi manifesta idee contrarie alle mie in modo aspro. Non temo chi mi affronta con nuovi e diversi argomenti temo molto di più chi tace e lavora nell’ombra! Amo la mia Città e per essa mi batto! Di seguito gli stralci dei miei interventi in un consiglio comunale durato 9 ore. Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente i Consiglieri Massimo Cilenti e Gennaro Rispoli con i quali ho condiviso questa importante giornata.

Il TAR Campania Sez.ne Salerno accoglie il ricorso dei Cittadini di Angri per regolare la movida

Come il TAR Lombardia nel 2019, ha accolto il ricorso di alcuni cittadini di Milano che si lamentavano della mancata adozione dei provvedimenti, da parte dei Sindaco, di regolamentazione della cd. movida molesta, anche il TAR Campania Sez.ne di Salerno, con la sentenza del 04.04.2022 accoglie il ricorso dei Cittadini residenti di Angri che si sono rivolti al Giudice Amministrativo avverso uguale comportamento inadempiente del Comune di Angri e Prefettura di Salerno. La Sentenza è una delle prime pronunce dei giudici del mezzogiorno d’Italia che fanno giustizia in una materia che, obiettivamente, sta sfuggendo di mano. Con questa pronuncia diminuisce il divario giurisdizionale tra il Nord ed il Sud del Paese, nella tutela dei diritti umani. Una Movida sana e compatibile con la vita delle persone è possibile ed auspicabile. Alle Pubbliche Autorità spetta il compito di assicurare la vivibilità ed il benessere dei cittadini.

Il Restyling Completo di Via Partenope

Da poche ore (04.04.2022) è stata bandita la gara per il restyling completo di Via Partenope. Finalmente abbiamo la possibilità di visionare nel dettaglio il progetto di questo importante pezzo di città. Allo stato Via Partenope è una enorme tavola imbandita che non ha alcuna coerenza con la bellezza del paesaggio. Garantire la fruibilità a tutte ed a tutti ed il rispetto del particolare veduta del golfo di napoli deve essere il principio da osservare. Nel link troverete tutti gli atti di progetto ed il bando di gara:

https://drive.google.com/drive/folders/1Y9oaJAvLaaU6jdu8FxtCg0Gnnz72gOlV?usp=sharing

Il Patto per Napoli

L’alternativa al cd. “Patto per Napoli”, ad ordinamento vigente, è il dissesto con l’applicazione della disciplina prevista dal Testo Unico degli Enti Locali che, negli anni, ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza, non solo a soddisfare i creditori dell’ente locale e rendere ai cittadini servizi degni di questo nome, ma anche a risolvere i problemi di deficit strutturali dei comuni medesimi. Non è assolutamente infrequente, infatti, che un comune dichiarato in dissesto non ci ricada di nuovo l’anno successivo. La legge di bilancio 2022, quindi, offre una alternativa al dissesto, ai comuni capoluogo di città metropolitane, con disavanzo procapite superiore ad €. 700,00. Ebbene, giusto per non lasciarci scappare il primato, Napoli ha il disavanzo più alto di tutte le altre quattro città destinatarie della nuova misura, che ammonta ormai alla stratosferica cifra procapite di €. 2.303,00. Una misura che ricorda, per certi versi, quella adottata con il D.L. 174/2012 del Governo Monti che aveva le medesime finalità ma che, poi, si è rivelata del tutto inefficace per Napoli, anche per la mannaia calata dalla Corte Costituzionale con la nota sentenza n. 80 del 10.02.2021 che ha ridotto il periodo di ammortamento da 30 a 10 anni del fondo anticipazione liquidità, facendo “saltare il banco” a molti comuni italiani. Invero, il Governo Monti all’epoca mise sul tavolo un prestito di 220 milioni di euro da restituire in 10 anni, mentre la situazione complessiva si sarebbe dovuta risanare mediante la vendita del patrimonio, il taglio delle spese e l’aumentando complessivo delle entrate. Successivamente la Sezione Regionale della Corte dei Conti, deputata al controllo del piano di rientro pluriennale, ha ritenuto non raggiunti gli obiettivi della cd. procedura di predissesto costringendo il Comune a ricorrere in appello innanzi alle Sezioni Riunite. Diversamente da come accadde nel 2012, con la legge di bilancio 2022 il Governo ha messo sul “tavolo” napoletano circa 1,3 miliardi di euro a fondo perduto da erogare in 21 anni, con rate non di pari importo, chiedendo in cambio la partecipazione del comune a contribuire, con risorse proprie aggiuntive, al ripiano del disavanzo, nella misura di un quarto del contributo annuo erogato. In buona sostanza il Comune di Napoli dovrà reperire risorse per circa 325 milioni di euro in 21 anni, con rate annuali variabili a seconda dell’ammontare del contributo erogato. Entro il 15 febbraio prossimo dovrà, quindi, essere sottoscritto l’accordo con il quale definire quali delle misure adottare per reperire i 325 milioni di euro, tra quelle previste dalle lettere da a) ad i) del comma 572 della citata legge di bilancio. Tra queste c’è quella dell’incremento della riscossione delle proprie entrate (lettera c) con la facoltà di concedere rateizzazioni da 24 a 36 mesi onde agevolare il pagamento. Ebbene, i cd. residui attivi (si legga crediti) del Comune di Napoli, per imposte tasse, contributi, sanzioni ed altre voci, maturate negli anni, ammontano a circa 4 miliardi di euro, anche frutto di una scarsa propensione dei cittadini napoletani a pagare le tasse per la assoluta inadeguatezza dei servizi. Che questi due dati siano interconnessi è possibile ricavarlo dal semplice raffronto delle classifiche per qualità della vita e percentuale di riscossione; laddove i servizi sono scarsi, il cittadino è più riottoso a pagare le imposte, al netto, ovviamente, di quella fascia di popolazione, non coperta dall’esenzione, che versa in condizioni economiche che non consentono di far fronte ai doveri fiscali in maniera totale o parziale. Che tale dato sia stato considerato dalla legge di Bilancio 2022, lo si ricava dal fatto che alla lettera f) n. 5 si legge che il Comune deve provvedere “all’incremento della qualità, della quantità e della diffusione su tutto il territorio comunale dei servizi erogati alla cittadinanza; a tal fine l’amministrazione è tenuta a predisporre un’apposita relazione annuale”. Sull’altro piatto della bilancia ci sono i debiti commerciali del Comune trattati dai commi 574 e 575 della legge di bilancio 2022, con l’obbligo dei creditori di “insinuarsi al passivo” entro i termini che saranno fissati, per poter essere soddisfatti mediante il pagamento di una percentuale che va dal 40 all’80% del loro ammontare e con la possibilità di rifiutare mantenendo per intero il loro credito e scontando però, in tal caso, tutte le limitazioni connesse al congelamento delle procedure esecutive. L’imperativo categorico, quindi, prima di giungere all’adozione delle altre misure non indolori per i cittadini napoletani, è quello di valorizzare il patrimonio, migliorare i servizi, incrementare la riscossione, razionalizzare la composizione e le funzioni delle società partecipate, riorganizzare gli uffici e le strutture amministrative, ridurre i fitti passivi, utilizzare con cognizione gli investimenti del PNRR. In una parola amministrare ed attuare secondo il dettato Costituzionale il cd. buon andamento della Pubblica Amministrazione affinché si fondi un nuovo patto di fiducia tra cittadini e Comune.

Uso Democratico degli Spazi Pubblici e COVID

Al Consiglio Comunale di Napoli ho sostenuto la battaglia per l’uso democratico degli spazi pubblici anche in regime COVID. Era oggetto di discussione la delibera che proroga i benefici per le attività commerciali, sia quelli statali che quelli previsti in aggiunta dalla precedente Amministrazione. Ho presentato tre emendamenti ed un ordine del giorno volti a ridurre i “danni” che una tale scelta ha dimostrato di portare con se. Purtroppo non sono passati, ma ho attenuto l’impegno del Sindaco Manfredi e dell’Assessore Armato ad esaminare la questione al fine di ripristinare un minimo di ordine alla scadenza della proroga prevista fino al 31.03.2022, sollecitando, altresì, gli uffici ad incrementare i controlli. Confesso è stato un durissimo confronto. Spero di aver ben rappresentato la volontà di coloro che mi hanno scelto quale loro rappresentante. Di seguito i miei interventi per chi ha voglia di vederli e sopratutto di sostenermi in questa battaglia di civilità nonché gli atti che ho avuto modo di studiare e redigere:

Teneri Alcolisti

Dal sito di Repubblica. Questo lavoro è necessario che sia diffuso e letto quanto più è possibile. Le riflessioni e la indagine di Bonini, De Luca, Giannoli, Paolini ed Ammaniti sono un importante approfondimento. A Repubblica ed ai giornalisti va il mio più profondo ringraziamento per aver mostrato questo spaccato di società. Chi può vada a leggere il pezzo sul sito chi non può si abboni al giornale: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/12/23/news/teneri_alcolisti_abuso_di_alcol_e_droghe_tra_i_giovani_cause_ed_effetti_delle_dipendenze-331120325/

Lo sballo degli adolescenti si sta mangiando una generazione. L’alcol è diventata la porta al policonsumo di ogni genere di stupefacente

di Carlo Bonini (coordinamento editoriale e testo) ,  Maria Novella De Luca ,  Viola Giannoli e Alessandra Paolini. Con un commento di Massimo Ammaniti. Coordinamento multimediale di Laura Pertici. Video e foto di Riccardo De Luca. Produzione Gedi Visual

23 Dicembre 2021 25 minuti di lettura

C’è una generazione, che per consuetudine chiamiamo Z, i nati tra il 1995 e il 2010, i cosiddetti “zoomer” o “post millennial”, che viene divorata ogni notte, nelle nostre grandi aree urbane come nelle provincie e in numeri crescenti, da un consumo di alcol in età sempre più precoce. Grazie a “cartelli” sui prezzi di listino studiati dai locali a misura di paghetta, i cocktail a 3 euro, gli shottini a 1, la “vodka del bangla” a 8, sono diventati la sempre più accessibile porta di ingresso non solo a uno dei riti di iniziazione alla vita adulta, ma hanno profondamente modificato la percezione dello sballo e il modo di viverlo. Non si cerca più il piacere, ma la perdita di controllo. In un’alchimia fai da te che non è mai soltanto alcolica, ma di cosiddetto “poliabuso” di sostanze stupefacenti, in cui l’alcol è la “gateway drug”. Siamo andati ad ascoltare queste ragazze e ragazzi nelle piazze della movida, così come nei pronto soccorso e nelle comunità dove spesso finisce la loro corsa. E abbiamo dato la parola a chi se ne occupa ogni giorno, silenziosamente, provando a rimettere insieme i pezzi delle loro giovanissime vite.

Un milione di giovani attaccati al bicchiere. E aumentano le ragazze

Ad alzare il gomito si comincia a 12 anni, perché con il bicchiere gli italiani sono i più precoci al mondo. E a passare da uno shottino a uno spritz o da un prosecco a un mojito ormai ci sono sempre più ragazze, sedotte da cocktail dolciastri o alla frutta rispetto ai loro coetanei che preferiscono la birra o i mix più ruvidi a base di vodka o tequila. Così, nel 2019, 4.723 ragazzi sotto i 18 anni sono finiti al pronto soccorso per aver bevuto troppo, con un aumento del 18 per cento rispetto all’anno precedente. E, tra loro, 2150 erano ragazzine: il 25,4 per cento in più del 2018.

Sono i dati dell’ultimo report dell’Istituto superiore di Sanità e offrono una fotografia allarmante dell’impennata dei consumi alcolici degli adolescenti. Cui ha contribuito anche il periodo di lockdown imposto dalla prima pandemia di Covid, con la novità degli aperitivi distanziati WhatsApp. E tra happy hour e “indianate” in cameretta, è tornato a fare capolino persino un pericolosissimo gioco che sembrava caduto nel dimenticatoio: il “Nek Nomination”. Quello in cui si nominano tre amici che devono filmarsi mentre si scolano un’intera bottiglia.

Delle 48 mila intossicazioni da alcol registrate nel 2020 nei pronto soccorso, il 17 per cento ha riguardato minori di 14 anni

racconta il professore Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio alcol dell’Iss e del Centro Oms per la promozione della salute e la ricerca sull’alcol. E tutto questo si traduce in numeri che fanno spavento: +446 per cento di alcol consumato nel primo anno di pandemia in Italia, +209 per cento nella fascia d’età dai 18 ai 24 anni.

La giovane movida del sabato italiano

Ansia. stress, depressione, isolamento. Il bere in questi due ultimi anni ha seguito le aperture e le chiusure legate alla pandemia: prima del lockdown, a marzo 2020, c’è stato l’assalto agli scaffali dei supermercati. Poi c’è stato il boom del wine delivery. Secondo dati raccolti da Idealo, il portale internazionale dedicato alla comparazione prezzi, c’è stato un +110 per cento di ordini online, con un consumo raddoppiato per l’Italia soprattutto nella fascia giovanile. E a schizzare in alto è stato anche il numero di telefonate arrivate ai servizi territoriali da parte dei genitori alle prese con i figli intossicati. “Gli adolescenti già qualificabili come alcolizzati e presi in carico dai servizi territoriali sono più di 6.000 – spiega Scafato – e rappresentano l’1 per cento dei 67 mila alcoldipendenti che seguiamo. Ma il fenomeno è molto, molto più vasto. Parliamo di una platea di 600 -700 mila ragazzi sotto i diciotto anni che fanno abuso di alcol. Si arriva a un milione se si aggiunge la fascia di età fino a 24 anni”. “L’alcool è un lubrificante sociale e purtroppo in molti casi è una gateway drug, uno stupefacente cosiddetto cancello che apre ad altre sostanze da sballo, leggere e non: canne, pasticche, metadone, droghe varie. Perché fa cadere le inibizioni e amplifica l’effetto delle sostanze”, continua Scafato. E così, nei fine settimana, ecco il “binge drinking”, che significa bere almeno sei bicchieri di alcolici in una stessa sera per arrivare subito a sentirsi “fuori”. L’intossicazione è dietro l’angolo, come pure la dipendenza. E i danni sono a lungo termine.

“I giovani non hanno capacità di metabolizzare l’alcol come gli adulti – spiega il professore – quindi, a quella età, soprattutto tra i 12 e i 21 anni, quando il cervello matura, fa ancora più danno sia diretto che indiretto. È una sorta di ‘killer dei neuroni’: l’alcool presente nel sangue arriva sulle membrane neuronali portando via i fosfolipidi e causa un danno diretto a livello dell’ippocampo, zona altamente specializzata che regola la memoria e influisce sull’orientamento viso-spaziale. Abbiano visto con la risonanza magnetica che nei ragazzi e nelle ragazze che fanno “binge drinking” per almeno due mesi le aree della memoria si spengono: una persona può perdere tra il 10 e il 20 per cento della propria capacità cognitiva. Un deficit che li accompagnerà anche in età adulta”. Sulle ragazze, poi, i danni sono ancora maggiori: avendo, solitamente, minor massa corporea riescono a metabolizzare ancor meno l’alcol. E hanno molti più rischi di sviluppare tumori al seno. “Bisogna far capire ai ragazzi che bevendo bruciano parte della loro possibilità performante. Che le sbronze adolescenziali influiranno anche quando saranno più grandi”, avverte Scafato. “Ma bisogna prestare più attenzione ai messaggi che diamo. Non è un caso che persino le bottiglie con i drink alcolici, che piacciono di più agli adolescenti, siano sempre colorate e bellissime. Ed è impari lo stanziamento delle risorse: solo un milione per la prevenzione contro i 500 milioni investiti ogni anno per pubblicizzare gli alcolici. Vincere, in questo modo, diventa impossibile”.

Notti senza alba e cocktail a 3 euro. La movida romana

Non c’è bisogno di aspettare l’alba a Largo Osci, piazza del mercato di San Lorenzo, per vedere e sentire gli effetti di una notte di movida romana senza limite. All’una del mattino, il selciato è già una lastra scivolosa di umido e cocci di bottiglie, l’odore che brucia le narici è quello di alcool, urina e vomito. Pietro, 17 anni, maglietta a maniche corte nel gelo di dicembre, cammina in gruppo, avanti e indietro: “I cocktail qui costano poco, 3,50 l’uno, ma dentro non ci mettono un cazzo, quindi tocca farsene almeno tre, più una birra, così li cominci a sentire e la serata gira, incontri gente, alla tre torni a casa. Se ti senti male vai all’angoletto e ti liberi, le serate nostre sono queste, scusa che altro dovremmo fare dopo essere stati due anni dentro casa?”. Nella domanda di Pietro, studente del liceo artistico (“no, dai il cognome no, mia madre poi si preoccupa”) c’è più o meno tutto il senso di una generazione smarrita, mentre si reimmerge e scompare nella folla di giovanissimi stretti quasi senza respiro – e senza mascherine – tra i banconi del mercato di San Lorenzo, ex quartiere popolare simbolo della Resistenza, svenduto agli affitti in nero degli studenti fuori sede e aggredito da uno spaccio impossibile da sradicare. Nella strada dove fu uccisa Desirée Mariottini, 16 anni, lasciata morire da due spacciatori dopo essere stata drogata e violentata, ci sono ancora le baracche dove il suo corpo fu ritrovato, i murales di protesta scoloriti, ma nel mezzo del degrado è sorto un improbabile palazzo moderno, dove si fatica a immaginare chi vorrà andare a vivere.

Immagine che contiene testo, persone, gruppo, parecchi

Descrizione generata automaticamenteLargo degli Osci, San Lorenzo – Roma, 18 dicembre 2021 (foto di Riccardo De Luca, Agf)
  

Bere costa poco, pochissimo, perché nelle piazze delle serate dove il rito è la strada con il bicchiere in mano, i locali fanno cartello, attenti alle tasche dei ragazzini. Trastevere, Campo de’ Fiori, Ponte Milvio. San Lorenzo. Tra via dei Sabelli e via dei Ramni, per confluire nella grande area del mercato, il listino prezzi è a misura di paghetta: un cocktail 3,50 euro, shottini (bicchierini di superalcolici) 1,50 euro, birre da 2,50 a salire. Prezzi stracciati anche per dosi e microdosi di hashish, marijuana, o per delle palline di cocaina, per del Mdma, o per qualche nuova e sconosciuta sostanza psicoattiva, spacciata negli angoli bui di questa piazza, tanto allegra la mattina, quanto cupa e tossica la notte. In ogni caso, tra un mojto e uno spritz nei bicchieri di plastica, la nuvola che percorre la piazza è quella delle canne.

Mariangela ha 16 anni, “cala” a San Lorenzo il venerdì sera con le amiche dai Castelli romani (“veniamo con il treno poi ci vengono a prendere i genitori”) e racconta, candidamente, che a loro under-under diciotto l’alcol lo comprano gli amici più grandi. “Mica ti chiedono i documenti, però i ragazzi del bancone più o meno capiscono quanti anni hai e se sembri troppo piccola ti danno la Coca Cola…Così mandiamo avanti quelle che hanno la faccia da maggiorenni. Sì, ogni tanto ci ubriachiamo, capita, il giorno dopo non c’è scuola, i genitori non si scandalizzano troppo, dicono meglio una sbronza che le pasticche. Sono le nostre serate, che male c’è?”.

La piazza è presidiata e normalmente è verso le quattro o le cinque del mattino, quando tra i banconi del mercato restano i più renitenti a tornare a casa e il tasso alcolico è ormai ubriachezza, che scoppiano le risse. “Ogni fine settimana è così – racconta un agente – sequestriamo di tutto, dalla droga ai coltelli. Io li vedo perdersi sti’ ragazzini. Forse le famiglie non si rendono conto di quanto questo “divertimento” sia pericoloso”. Già, mica è facile però. Dopo due anni di lockdown la strada sembra essere rimasta l’unico luogo d’incontro per una generazione smarrita. Che occupa le scuole per dire “ci avete dimenticati”. Complice un mercato criminale che a prezzi stracciati offre ovunque e dappertutto anestetici dell’anima. Così in un venerdì notte di dicembre, con le luci di Natale un po’ meste, da Roma Est ci spostiamo a Roma Nord, a piazza Ponte Milvio, ex enclave popolare tra i quartieri di Vigna Clara e Fleming diventati ricchi negli anni Settanta.

Sabato sera a San Lorenzo: la voce e i volti dei protagonisti

Gli universitari: “Bevono ragazzini sempre più piccoli, nessuno ci può capire”

Quelli di Ponte Milvio

È nel tratto di via Flaminia Vecchia che approda al cavalcavia accanto al quale morirono Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli, 16 anni, travolte dal Suv guidato da Pietro Genovese, 20 anni, che si snodano le notti degli adolescenti (e non solo) di questo quadrante di città. Un locale dietro l’altro, prezzi che salgono a seconda dell’età degli avventori. Qui un Rum&Coca parte dai sette euro, le paghette sono più alte, fino ai 15/20 euro per gli universitari seduti al caldo dei “funghi” nei dehors. “Quanti anni hai?” “Diciassette”. “E questa birra?”. “No problem”. “In che senso?”. “Presa nel frigo del bar e pagata alla cassa”. “Quante a sera?”, “Tre, più o meno, poi stop, altrimenti sale troppo e non riesco a guidare la moto”.

Dicono gli alcolisti anonimi che è così che si inizia. Anzi, che è così che si scivola nella dipendenza, speriamo di no per Francesco, studente del liceo “Farnesina”, che sembra incurante del freddo. Del resto si dice che l’alcol scaldi, anche se il binge drinking nei paesi anglosassoni è il maggior responsabile di principi di assideramento di ragazze teenager che nelle notti gelide del Nord escono vestite di niente e si sbronzano. Patrizia, stessa età, stessa classe, dice: “Noi lo facciamo apposta. Quando sale tutto è più facile. I cocktail li annacquano, ma se ci aggiungi la Vodka del Bangla, una bottiglia basta per tutti, ti diverti un sacco, fa bum bum nella testa, io non ho paura di tornare a casa, vado a piedi, abito qui dietro”. E se ne va, sfuggente, come tutti i ragazzini incontrati in questa notte di dicembre 2021, del resto gli adulti a quest’età sono amici-nemici. Bisogna allora sedersi in un locale “da grandi” per ascoltare una testimonianza vera, dolorosa. Flaminia Cerri e Paolo hanno 22 e 24 anni, quasi ingegnere lei, informatico lui. “Sai, noi ci siamo passati, siamo cresciuti tra questi locali. Ogni sabato sera una sbornia, sembrava normale. Ci stavamo spegnendo e non ce ne accorgevamo”. La voce di Flaminia si fa più grave. “Poi del nostro gruppo in due ci sono rimasti sotto. Marino che aveva iniziato insieme a noi, in piazza, con i drink a 14 anni e alla fine si buttava giù l’alcol puro. Oggi è in comunità e frequenta gli alcolisti anonimi. E Sandra che si è schiantata con il motorino sulla Cassia, mentre tornava all’alba, fatta e sbronza. E’ viva per miracolo. Ma è rimasta zoppa. Era un’atleta, ora non potrà più correre né saltare. È stato quel giorno in ospedale da Sandra che abbiamo detto basta”.

Multe, fermi, sanzioni: i numeri della malamovida romana

Lo scorso anno, i carabinieri hanno accertato 22.073 violazioni per guida sotto gli effetti dell’alcol. Per la metà dei fermati, 10.700, le conseguenze sono state di carattere penale. E dei casi accertati, 5.231, a volergli dare un’etichetta, sono stati ricondotti alla “malamovida”. A quel tour alcolico, da un bar a un altro, da un aperitivo a una birretta che nei primi sei mesi del 2021 ha visto 2.727 adolescenti finire tra gli accertamenti dell’Arma.

“Giovani e alcol, già. È una tendenza in crescita ormai da anni – racconta Alessandro Dominici, tenente colonnello dei carabinieri a capo del Nucleo radio mobile di Roma – che si era un po’ attenuato con il lockdown tra coprifuoco e locali chiusi, ma con il ritorno alla vita quasi normale ha ricominciato a farsi sentire. Specie durante il week end. E già sappiamo, come accade ogni anno, che il periodo di Natale, è uno di quelli a rischio con i giovani in vacanza, lontano dagli impegni scolastici e con la voglia di stare insieme e di divertirsi”. Da Ponte Milvio a Trastevere, da Monti a Campo de’ Fiori, da San Lorenzo a Testaccio. Il tour dell’Arma per controllare le zone della movida si muove dopo il tramonto, tra le strade, le piazze e i vicoli del centro storico della città. Luoghi d’incontro dove è più facile che ragazzi e ragazzini si ubriachino o si calino sostanze. “Io stesso svariate volte ho assistito a ragazzi in strada completamente fuori controllo o privi di sensi – racconta Dominici – e l’immagine è sempre la stessa: lui o lei steso a terra, vomito intorno, e gli amici che cercano come possono di farli riprendere, schiaffeggiandoli, urlando, chiedendo aiuto”.

L’Arma, nel suo sito, ha dedicato un’area in cui dà i consigli ai genitori. Suggerimenti per capire se i propri figli alzano troppo il gomito e se fanno uso di sostanze da sballo: droghe leggere, droghe pesanti, pasticche. “Prestate molta attenzione”, si legge sulla pagina on line, “al rientro dalle serate con amici e soprattutto al ritorno dalla discoteca se sono presenti alcuni indicatori”. E giù con la lista dei campanelli d’allarme: sonnolenza, lentezza del ragionamento, senso di euforia, ridarella, senso del tempo dilatato, linguaggio pasticciato, difficoltà di memoria, pupille strette o molto dilatate. Bisogno di parlare senza avere niente da dire, difficoltà ad addormentarsi, aggressività. “La cosa più importante – spiega il tenente colonnello – è la prevenzione. Per questo da anni andiamo nelle scuole, sia alle medie che alle superiori, per spiegare ai ragazzi le insidie di alcol e droga. Pericoli che diventano esponenziali se vengono assunti nella stessa sera. E che diventano micidiali se in quelle condizioni ci si mette alla guida di un’auto o di un motorino”.

E se un adolescente viene “pizzicato” dalle forze dell’ordine più volte in stato di ubriachezza, quali sono le implicazioni dal punto di vista legale? “Purtroppo, in caso di recidiva dobbiamo rivolgerci al Tribunale dei minori che verificherà se non ci siano anche responsabilità dei genitori. Visto che sono loro a dover vigilare sul ragazzo, se è minorenne. Ma il controllo dei carabinieri si focalizza in maniera ancora più attenta sui commercianti. E su quanti vendono bevande alcoliche a chi non ha ancora compiuto i 18 anni. Perché forse ancora non si è compreso, ma vendere alcol a un minorenne è un reato – continua Dominici -. Il negoziante si assume un grande rischio: dare da bere alcolici a un under 18 è sanzionato penalmente. E il provvedimento amministrativo porta anche alla chiusura del locale. Se poi, mettiamo nell’ipotesi più infausta, il ragazzino dovesse morire, c’è una responsabilità connessa tra l’evento e la condotta dell’esercente che ha fornito l’alcol. In questo caso siamo di fronte alla morte come conseguenza di un altro delitto. E nel caso specifico si passano davvero dei grossi guai. Se chi vende la bottiglia di vodka o di vino a un ragazzino avesse chiaro quanto rischia, sicuramente prima di prendere i soldi chiederebbe la carta d’identità”.

Stella, 26 anni, alcolista, caduta e risorta

Oggi Stella vorrebbe dire a tutti che la vita è bella. Oggi che ha 26 anni e dopo averne passati undici tra alcol e droghe, da 24 mesi cammina nella strada della sobrietà. “La malattia della bottiglia è lenta e insidiosa, inizi perché lo fanno tutti, alcol e canne, cannabis e “birrette”. Tante, da perdere il conto. Non ascoltate chi dice che sono innocue, io sono diventata alcolista a forza di “birrette”. Sembra nulla ed è un veleno che ti entra dentro. Butti giù e stare con gli altri diventa facile.

Avevo 13 anni, vivevo in borgata in una famiglia difficile e non mi sentivo all’altezza dei miei coetanei. Ho toccato il fondo, più nero di una notte buia. Soltanto allora ho cominciato a risalire.

Stella è un nome di fantasia, il resto invece è tanto vero da fare male, una testimonianza che Stella racconta con urgenza, ora che grazie ad Alcolisti Anonimi da due anni è “sobria”, ha un compagno, si è iscritta (di nuovo) all’università, “per diventare assistente sociale e aiutare chi come me è caduto nel fondo di un pozzo”. Cresce a Roma in un contesto difficile Stella, in quei quartieri che sembrano senza sole. “La borgata è dura, ha le sue regole, soprattutto è un market a cielo aperto di sostanze. Però frequentavo il liceo, puoi anche vivere in un bel posto e caderci lo stesso. A chi fa paura un ragazzino con lo “shottino” di gin in mano, o un cocktail bello freddo che va giù dritto e dopo è facile sorridere e farsi vedere con la testa brilla? Le famiglie minimizzano, l’alcol è legale, ma se vuoi sballarti non c’è niente di meglio, lo compri ovunque, credete che a 14 o 15 anni mi chiedessero i documenti?”.

Stella è poco più di una bambina quando scopre la forza “scacciapensieri” delle birrette e dei long drink, quasi subito accompagnati da cannabis. “Lo facevano tutti, sembrava normale. Fuori scuola, il pomeriggio. Ci si vedeva al bar, al parchetto e passavano le ore. Il punto è che se hai un vuoto dentro quel mix è come la medicina di tutti i mali. Mi sbronzavo, mi facevo una canna e dimenticavo il gruppo che non mi accettava, mio padre che faceva uso di sostanze, mia madre che si “beveva” tutte le mie bugie. Poi ho fatto il salto. Farmaci, cocaina, pasticche. E bere, bere, bere. Se non ce l’avevo, l’alcol, uscivo a comprarlo, se non avevo soldi per la droga facevo l’impicci, a Roma si dice così. A vent’anni non avevo più i denti, ero anoressica ed ero stata ricoverata in psichiatria”. Stella è un fiume in piena, racconta la caduta per poter poi “cantare la mia rinascita, la vita al di là della bottiglia, ho scritto una poesia che dice pensavo di essere una pischella condannata invece me so recuperata“. Lo dice chiaro Stella, che oggi è andata a convivere con il suo compagno, studia all’università e continua a frequentare Alcolisti Anonimi: “Io sono una storia estrema, mica tutti i ragazzetti che si sbronzano si riducono come me. Ma quello che voglio gridare è che finire all’inferno con una bottiglia, cominciando a bere da adolescenti, è troppo facile e l’allarme è troppo basso, ci sono pubblicità di alcolici dappertutto, avere il bicchiere in mano, così come una canna a 15 anni ti fa sentire fico, come farsi il tatuaggio, spesso le famiglie preoccupate per la droga, chiudono gli occhi sulle sbronze. Ma l’alcol è subdolo, buono, terribile”.

Fa alcuni tentativi per uscire dal tunnel Stella, ormai è in tutto e per tutto un’alcolista policonsumatrice, contatta per la prima volta i gruppi degli Alcolisti Anonimi. Ossia quella rete, ormai planetaria, di gruppi di auto-aiuto fondata nel 1935 in Usa da Bill William, egli stesso alcolista, e basata sul principio spirituale dei 12 passi, una sorta di progressione e di “elevazione” attraverso la quale si giunge alla sobrietà. Ancora oggi AA è considerato il metodo più efficace per uscire dalla dipendenza dell’alcol. “Non ero pronta però. Andavo, tornavo, scappavo. Ci ricadevo. Anche perché fuori da quel mondo tossico mi ritrovavo sola. E allora cercavo di nuovo i miei falsi amici, i miei compagni di bevute e di viaggi drogati. Poi però mio padre è morto. Di droga. E con lui tanti altri. Li ho persi. Uno dopo l’altro”.

Quando mi chiedono: perché ti drogavi e bevevi, riesco solo a rispondere: perché mi sentivo inferiore, per liberarmi dai complessi, perché dietro le spalle avevo una famiglia a pezzi. O forse perché le sostanze addormentavano il dolore che avevo dentro.

Nel 2019 Stella entra in comunità. E proprio in comunità incontra gli Alcolisti Anonimi. Inizia a essere seguita dai membri già più avanti con il programma di recupero. Ce la fa. Abbandona alcol e droghe. “Sono sobria, sobria, voglio gridarlo a chiunque. Ai ragazzi, perché credano nelle proprie potenzialità, perché si ricordino che valgono per quello che sono e non perché hanno un bicchiere in mano. A quelli che hanno appena iniziato a combattere la dipendenza, che imparerò a prendere per mano, così come altri alcolisti anonimi hanno fatto con me. Al mio uomo, che c’è passato anche lui, al nostro futuro di felicità e sobrietà”.

La guerra perduta

Pasquale è un uomo che ha il dono della pacatezza. Cinquantasei anni, da 17 “sobrio”, è il responsabile di Alcolisti Anonimi per la macroregione del Sud. Come tutti i membri di AA si presenta così semplicemente, “sono Pasquale, alcolista”. Non dicono “ex alcolista”, la sobrietà è una scelta che si rinnova ogni giorno. Di adolescenti che bevono Pasquale nei gruppi ne vede passare (e ne ha visti passare decine e decine). “Ero un adolescente quando ho iniziato e per l’alcol ho sacrificato le cose più belle della mia vita, a cominciare dai miei quattro figli. Non li ho cresciuti, non li ho cullati la notte, perché la notte uscivo per andare a bere. Così quando nei gruppi arrivano i ragazzi di 18, 20 anni, spesso portati dai genitori, devo sempre ricordarmi chi sono stato quando avevo la loro età. E far capire loro quello che si stanno perdendo dalla vita”. Ma la lotta precoce al baby alcolismo che sta ormai diventando un’emergenza nel nostro paese, quel binge drinking delle sbronze del sabato sera che abbiamo mutuato dai paesi anglosassoni, è per adesso una guerra perduta. Non soltanto perché dietro il bere dei giovanissimi c’è un business che cresce ogni giorno, nelle notti alcoliche che fruttano milioni in cocktail a cinque euro l’uno a bar e locali che non chiedono i documenti, e a market etnici che non si fanno scrupoli nello spacciare bottiglie ai ragazzini. Il punto di fondo, dice Pasquale, è che nessuno racconta ai giovani quanto è pericoloso bere.

Da quanto tempo non vengono lanciate campagne dissuasive vere, come fu per il fumo e prima ancora per combattere l’Aids? “E’ quasi impossibile intercettare un ragazzino di 16 o 17 anni. Anche perché l’alcolismo è una malattia lenta nella quale ti ritrovi prigioniero a poco a poco. Una malattia che si è complicata, perché i ragazzi che arrivano da noi oggi mescolano più sostanze. Devo dire che quasi sempre vengono colpiti dal nostro programma dei 12 passi, dal cominciare ad inserire qualcosa di positivo nelle loro vite. Il problema, però, è che vanno via”. Qualche incontro per far piacere ai genitori preoccupati, senza però cambiare definitivamente il proprio stile di vita. La bottiglia insomma. “La pazienza però – scherza Pasquale – è il nostro forte. Anche se abbandonano dopo qualche incontro, o dopo qualche mese, il seme è stato gettato. Sanno che noi siamo qui, sanno che potranno sempre contare su di noi. Perché mica è facile ammettere che si ha un problema. Purtroppo, spesso per arrivare al desiderio di uscirne, tocca andare a fondo. E allora tornano”. Perché il metodo si basa su un percorso di consapevolezza (anche spirituale) chiamato dei “dodici passi”. Il primo dei quali consiste appunto nel riconoscere di avere un problema. “Salve, mi chiamo Franco, sono alcolista”.

Chi sono i ragazzi che bevono così tanto, drink dopo drink, da non poterne più fare a meno? “I ventenni che arrivano sono in gran parte universitari e nella media non provengono da situazioni di disagio o di marginalità. Potrei usare la parola “normali”. Ma forse è questa parola che ci deve fare paura. Perché uscire la sera e stare con il bicchiere in mano fin dagli anni delle scuole superiori, ormai è considerato normale. Poi succede che senza quell’alcol non si riesca più a vivere, a entrare in relazione, a stare bene. Vuol dire che è avvenuto il salto nella dipendenza. Ormai per esperienza so che per aiutare un giovane bisogna aspettare che torni la seconda o la terza volta”. Rivela Pasquale: “Arrivai ai gruppi che ero ubriaco, ogni anno festeggio il mio compleanno di sobrietà. Diciassette compleanni. A volte il desiderio torna, ma è breve, il ricordo di quello che sono stato rispetto alla serenità di oggi è più forte di tutto. È con la testimonianza della mia vita che spingo i giovani a tornare e affrontare il loro alcolismo. Gli racconto di me, dei miei figli che non ho mai preso in braccio, di quello che ho perduto, ma poi riconquistato. A cominciare proprio da loro: i miei meravigliosi quattro figli”.

Nel pronto soccorso di Reggio Emilia

Nel week end, arrivano al pronto soccorso di Santa Maria Nuova di Reggio Emilia sorretti dagli amici. Gli stessi con cui avevano condiviso la seratina, finita in schifo. Ma spesso “quando ce li portano in ambulanza sono purtroppo già in coma etilico”, racconta la dottoressa Anna Maria Ferrari che dirige l’emergenza dell’ospedale emiliano ed è direttore di Faculty Simeu, la società italiana di emergenza urgenza. “Nel fine settimana, naturalmente, il via vai si intensifica, con la movida, le feste private, i locali, le discoteche. E la cosa che mi colpisce di più è vedere madri e padri che quando vengono chiamati nel cuore della notte dall’ospedale, davanti ai medici, cadono dalle nuvole. Quasi nessuno s’immagina di trovare i figli in quelle condizioni. ‘Pensavo neanche bevesse!’ ti dicono. Poi però più dello shock può la preoccupazione per lo stato di salute del ragazzino. E hanno ragione questi genitori, perché il coma etilico non è una passeggiata: può causare anche danni importanti che restano per tutta la vita. L’attesa del risveglio può essere lunga e può lasciare, in caso sia subentrata una condizione di ipo-ossigenazione, dei danni cerebrali o di riduzione delle capacità cognitive. Questo può accadere specialmente se insieme all’alcol si sono mischiate pasticche o droghe varie. Ed in queste occasioni che per noi medici comincia la parte più difficile”.

Spesso, chi entra “sballato” in ospedale non è in grado di raccontare. Perché non è cosciente il più delle volte. E un po’ perché proprio non sa cosa abbia ingerito. “La prima cosa è fare dei test, delle analisi specifiche per capire cosa c’è nel sangue, quali sostanze. Il problema è che la composizione delle droghe, specie quelle sintetiche, è un terno al lotto. Le molecole sono tantissime e l’alchimia cambia di continuo – continua Ferrari – Quindi è tutto più complicato. La raccomandazione che mi sento di dare ai ragazzi è di chiedere sempre cosa c’è nel bicchiere che ti hanno riempito e, nel caso di droghe, che roba è. Capisco che è difficile perché ci troviamo di fronte a volte a dei ragazzi giovanissimi. E sprovveduti. Capisci quanto siano sprovveduti quando stanno meglio e tornano a parlare. ‘Che c’era nella pasticca? Boh! me l’ha dato un amico mio, mi ha detto solo che così mi divertivo di più”. E si stupiscono pure che vengano chiamate le forze dell’ordine. Gli sfugge spesso anche il risvolto penale. Perché un conto è se ci si sbronza in casa, ad una festa privata, un altro se invece a vendere alcol a un minorenne è stato un commerciante”.

Rimedi per evitare di arrivare al pronto soccorso ubriachi fradici? “C’è poco da fare, non bisogna bere. Non bisogna sballarsi – dice – anche la storia che se mandi giù tanta acqua l’ubriacatura non arriva, è una stupidaggine. Ai più giovani mancano gli enzimi necessari che danno al fegato la possibilità di processare l’alcol. Quindi agli adolescenti che escono il sabato sera a caccia di emozioni e di svago dico: “limitatevi”. Se proprio volete bere, fatevi una birretta, evitate i superalcolici che al secondo bicchiere siete già stesi. E la “roba”, la droga, non provatela mai”.

 Droghe. Qualche numero

Già, la droga. A sentire gli esperti è la realtà che meglio si è adattata in poco tempo alle restrizioni connesse alla pandemia. “Con il lockdown abbiamo visto il crollo degli acquisti in strada e un numero inferiore di operazioni, eppure nel 2020 sul fronte sequestri c’è stato un aumento del 7,4% di sostanze requisite – spiega Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza – Questo vuol dire che il mercato si è riorganizzato, utilizzando sempre di più i canali del delivery, ossia la consegna a domicilio, e del dark web”. “Il Covid ha di fatto accelerato – scrive anche Flavio Siniscalchi, capo Dipartimento delle politiche antidroga della presidenza del Consiglio – una tendenza registrata negli ultimi anni, di un mercato sempre più digitalizzato”. E a farne uso sono soprattutto coloro che hanno un po’ di confidenza informatica: gli smanettoni e i nativi digitali della Generazione Z. Non è la sola novità. Nell’ultima Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze pubblicata il 30 giugno scorso si legge quello che i medici del pronto soccorso raccontano dal vivo. E cioè che nelle nuove generazioni c’è “la propensione, sempre più accentuata, verso consumi non legati a una sola sostanza o la compresenza in molti casi di dipendenze da sostanze insieme a quelle comportamentali”. Nero su bianco c’è scritto pure che le storie non sono tutte come quella di Stella, ma “colpiscono i casi in cui l’uso problematico non nasce in presenza di condizioni di emarginazione o fragilità sociale”.

Secondo i dati raccolti grazie a “Espad Italia”, la ricerca campionaria sui consumi psicoattivi, il 26% degli studenti italiani, in un’età che va quindi tra i 15 e i 19 anni, ha utilizzato almeno una sostanza illegale (oppiacei, cocaina, stimolanti, allucinogeni o cannabis). Tra questi il 9,3% è un “poliutilizzatore”: ne prende due, tre o anche di più, tutte insieme. I maschi sono più delle femmine. Il denominatore comune è per la maggioranza di loro la cannabis che è stata la sostanza più utilizzata nel 2020. Subito dietro ci sono le Nps, le nuove sostanze psicoattive, i cannabinoidi sintetici (salvia divinorum, ketamina, oppioidi sintetici), gli stimolanti (ghb ovvero la cosiddetta droga dello stupro che porta alla dipendenza da chemsex, Mdma, amfetamine, ecstasy) e gli allucinogeni (lsd, funghetti) che però sono in costante diminuzione dal 2010. I consumi di cocaina e oppiacei ci sono ma sono meno diffusi. Per trovarle si scende in strada, oppure gli adolescenti le consumano a casa di amici che le comprano, nelle discoteche, ora che hanno riaperto, a scuola e, per uno su dieci, anche su internet. 

La coca arriva dal mercato colombiano, passa in Cile, Ecuador, Venezuela, Brasile e Repubblica Dominicana. La rotta porta dritta in Spagna o in Olanda e poi da lì, prima di calare nelle piazze di spaccio, finisce soprattutto nei porti di Gioia Tauro, Livorno, La Spezia, Genova o negli aeroporti di Fiumicino e Malpensa. La marijuana viaggia invece dalla Spagna e dall’Albania, e da qui, come dal Marocco e dalla Siria, arriva pure l’hashish. Un hashish potenziato nell’ultimo anno perché dalle analisi è emerso che la percentuale di Thc, il tetraidrocannabinolo, nel fumo è cresciuta: del 25% in più. Le droghe sintetiche invece vengono diffuse nelle piazze italiane dall’Olanda oltre che dalla Siria, dal Brasile, dal Perù e, guardando a Oriente, dalla Cina. Per un grammo di marijuana, con cui si “girano” una, due o tre canne, servono tra i 9 e gli 11 euro, a meno che non sia di qualità più raffinata. L’hashish sale, tra 11 e 14 euro, sempre al grammo. Per una pasticca di ecstasy il tariffario varia da 10 a 20 euro. Le amfetamine hanno un prezzo compreso tra 22 e 25 euro, le meta tra 31 e 39, l’Lsd va da 21 a 28 euro. La cocaina è la più cara, 50-70, anche 90 euro al grammo. Ma ci sono le monodosi e tra i ragazzi si “stecca”, si divide in comitiva. L’eroina varia a seconda che sia brown (36-58 euro al grammo) o bianca (49-59 euro), ma viene venduta anche in monodose, a 5 euro. È il cartello del Dipartimento antidroga a dare conto dei prezzi, ma facendo un giro in strada o in quantità superiori si trova a prezzi ribassati.

Tra i minori che la consumano o la vendono c’è chi si è messo nei guai ed è stato segnalato, 9 su 10 sono maschi, in stragrande maggioranza italiani, quasi uno su dieci ha meno di quindici anni. A livello nazionale, i minorenni segnalati per detenzione di sostanze stupefacenti sono stati 155 ogni 100.000 residenti tra i 15 e i 17 anni. Quelli denunciati per spaccio di stupefacenti in un anno sono stati 915 e uno su tre è stato poi arrestato. Il numero aumenta man mano che ci si avvicina alla maggiore età. E più al Nord che al Sud, o almeno è lì che vengono pizzicati più facilmente: è prima la Lombardia per minorenni coinvolti nel traffico di sostanze, poi il Lazio, il Piemonte, il Veneto, la Sicilia, la Sardegna, la Puglia, la Campania e la Toscana.

Nell’ambulatorio delle dipendenze

Al Policlinico Gemelli di Roma c’è un centro dedicato alle dipendenze. Cannabis, alcol, droghe pesanti, gioco d’azzardo, web, ci si prende cura un po’ di tutto. Ci passano decine di ragazzi e di ragazze, ogni anno. “Le persone comunque più intelligenti con cui ho a che fare”, racconta Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta che da molti anni si occupa di dipendenze patologiche e di abuso di sostanze negli adolescenti.  “Di solito funziona quando sono loro a venire da me – sottolinea il professore – Ci prendiamo cura di un ragazzo se è lui a chiedere aiuto. Se un adolescente non è d’accordo, si rifiuta, diventa una missione impossibile aiutarlo. La terapia funziona quando un ragazzo è motivato. Se sono i suoi genitori a venire da noi, aiutiamo loro”. Lo incontriamo in una pausa di lavoro nel suo ambulatorio. E la sua prima risposta, quando gli si chiede di dipendenze tra i giovani, è quella che non ti aspetti: “Starei attento – dice – a parlare di dipendenze patologiche negli adolescenti”. “La mente adolescenziale per sua natura è come la creta fusa: è destinata a diventare un’altra cosa, è in continuo transito, in continuo divenire – spiega Tonioni – Fare diagnosi così nette riduce la complessità dell’adolescenza”.

E allora a cosa siamo spesso davanti? “Io parlerei di ‘fasi di abuso’ che possono poi degenerare certo in una dipendenza patologica oppure risolversi spontaneamente senza il nostro intervento. Non mi stupisco quando incontro un ragazzo di 15 anni che si fa canne dalla mattina alla sera e lo ritrovo a 18-20 anni, cresciuto, maturato, che ne fa un uso saltuario e ludico o addirittura ha smesso con qualsiasi sostanza”. Lo dicono i numeri che abbiamo raccolto, lo conferma l’esperienza di chi è immerso per lavoro tra i giovani: “L’incontro con la cannabis e con le droghe leggere è molto frequente, come lo è quello con l’alcol. Ma tra i 14 e i 18 anni è possibile incontrare anche l’Md, l’ecstasy, e non manca la cocaina, molto meno l’eroina. Esiste anche la ketamina, un anestetico dissociativo, che di solito viene usato in coppia con le amfetamine. Un consumo più frequente, ad esempio, si ha durante i raduni di musica techno”. Se nella miscela ci si aggiunge anche l’Mdma e un colorante, allora ecco che assume una tonalità attraente: è la cosiddetta cocaina rosa. Ad analizzarle, ai rave, nelle feste, in unità mobili su strada, ci pensano spesso gli operatori della riduzione del danno che si occupano di contenere i rischi sulla salute (ma poi anche economici e sociali) di chi fa uso di sostanze. I consumatori vengono invitati a inserire la sostanza che vogliono assumere in una bustina che viene scansionata da uno strumento in grado di riconoscerne il composto. A quel punto l’operatore sociale può fornire una consulenza sui rischi e i danni a cui si va incontro consumando quella specifica droga.

Ma l’elemento nuovo che ha preso piede da un paio di anni è l’uso degli oppioidi sintetici che vengono però assunti per vie anomale, estratti ad esempio dagli sciroppi per la tosse, che in dosi e modi diversi da quelli prescritti o mixati con altri farmaci diventano sostanze psicoattive. Trovarli è talvolta più facile: sono in casa, in famiglia o dagli amici; in farmacia con prescrizione medica; vengono aggiunti su ricette; comprati online nel dark web o al mercato della strada. È sempre Tonioni a parlare: “I ragazzi sanno molte più cose di quelle che sapevamo noi anche sulle sostanze stupefacenti, si nutrono da internet e riescono a fare cocktail tutti loro assumendo oppiacei di sintesi all’interno di farmaci che nella terapia medica sarebbero deputati ad altro”. Le cure del dolore fisico diventano le “cure” di un dolore, di un bisogno, di un desiderio differente.

Il viaggio nella comunità del Ceis di Modena

Droghe: “Noi, ex ragazzi perduti, così abbiamo bruciato la giovinezza”

Novanta nuove droghe

L’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità pubblicato a giugno di quest’anno racconta che sono state 90 le nuove droghe rilevate in Italia dal Sistema nazionale di allerta precoce, lo Snap. L’incremento di segnalazioni rispetto all’anno prima è pari al 200%. Sono le cosiddette nuove sostanze psicoattive, Nps in sigla, droghe sintetiche che mimano in laboratorio quelle tradizionali. Si dicono “nuove” fino a quando non vengono inserite nelle tabelle allegate al Testo unico sugli stupefacenti. Sono sostanze che di solito hanno bassi costi di produzione e appartengono per lo più alla classe dei catinoni sintetici (droghe con struttura e effetti simili alle amfetamine), dei cannabinoidi (la spice è la più famosa) e, appunto, degli oppioidi sintetici. A segnalarle sono i servizi per le dipendenze, le strutture di emergenza, le unità mobili, le comunità che osservano, sul campo, i consumatori di sostanze psicoattive o stupefacenti.

Dal piacere alla perdita di controllo

Ma più che di nuove droghe, secondo Tonioni, bisogna parlare di “un nuovo modo di assumere le droghe”. “Ai nostri tempi – ricorda lo psichiatra che è nato nel ’68 e di anni ne ha 52 – alla base dell’assunzione di droghe c’era l’idea della ricerca del piacere, ora quella della perdita di controllo”. Ma una perdita che in qualche modo Tonioni definisce controllata o programmata. Può sembrare un ossimoro e in effetti il risultato è fallimentare. Per capire meglio usiamo ancora le parole dello psichiatra: “Tra chi si drogava 30 anni fa c’era chi assumeva cocaina, chi oppiacei e questo definiva anche un profilo ambientale e sociale di un certo tipo. Oggi il fenomeno centrale – conferma Tonioni – si chiama poliabuso e consiste nell’assunzione concomitante o in sequenza di più sostanze o di droghe e alcol. L’idea alla base, destinata ovviamente a fallire, è quella di programmare gli stati d’animo attraverso fasi alternate di eccitazione e di sedazione”.

Federico Tonioni, esperto di dipendenze: “I ragazzi mischiano sostanze per controllare le emozioni”

Un’illusione, quella di manipolare umore ed emotività, grazie ai mix che mandano su e giù, up and down, che nasconde altro. “Le droghe diventano un surrogato della vera perdita di controllo che è ancora rappresentata dall’innamorarsi. E di innamorarsi i ragazzi hanno paura”, sostiene Tonioni. Per questo, nell’ambulatorio del Gemelli non si risponde all’abuso, alle dipendenze, con un uso disinvolto degli psicofarmaci. “Io non credo che si possa replicare a un problema affettivo con la chimica. Anche perché chi viene da me dopo essersi reso conto che si fa troppe canne o assume troppe pasticche il suo “farmaco”, tra virgolette, già lo ha. Sotto ogni dipendenza – prosegue Tonioni che ha una formazione psicanalitica – c’è sempre una angoscia più profonda e la dipendenza, con effetti ovviamente devastanti e fallimentari, cerca di prendersi cura proprio di quella angoscia. Allora al centro bisogna rimettere l’affettività, la comprensione”. Qualcosa che curi più a fondo ed elimini il bisogno di una “medicina” illegale. Non ci sono solo storie di chi si fa di eroina, di chi pippa cocaina, butta giù l’ecstasy, mixa farmaci e ci beve sopra. All’ambulatorio arriva anche chi fa uso di droghe leggere, hashish e marijuana. “Sono droghe che possono segnare riti di passaggio in età adolescenziale, che non fanno certo bene, ma non sono il segno di vere e proprie patologie”, spiega Tonioni.

Nel Rapporto al Parlamento si spiega che esiste un test che si chiama Cannabis abuse screening test (Cast), uno strumento standard per individuare gli utilizzatori potenzialmente a rischio che si basa sulle indicazioni fornite dall’European monitoring centre for drugs and drug addiction (EMCDDA) ed è composto da 6 item che descrivono il comportamento di uso di cannabis. Dallo studio del 2020, è emerso che il 21% degli studenti consumatori di cannabis ha un consumo definibile “a rischio”, con una percentuale più elevata fra i ragazzi rispetto alle ragazze tra cui però dal 2020 si è osservato un incremento sensibile. Ma chi sono i consumatori a rischio? Secondo il Cast sono “ragazzi che la usano 20 o più volte al mese, la comprano di tasca sua, la fumano sempre, anche in compagnia di amici, bevono tutti i giorni o quasi, si ubriacano, fanno “binge drinking”, sono poli-utilizzatore, hanno comportamenti potenzialmente pericolosi, segnalazioni alle forze dell’ordine e al prefetto, problemi dentro e fuori casa, risse, furti, danneggiamenti”. Il test però non rappresenta l’equivalente di una diagnosi clinica di patologia.

Ora, mentre è in atto un dibattito sulla legalizzazione, più o meno soft, della cannabis in Italia grazie a una proposta di legge e a un referendum popolare da centinaia di migliaia di firme che chiedono, in forme diverse, l’eliminazione del reato di coltivazione e la depenalizzazione dei reati legati al consumo, c’è chi considera ancora la marijuana come una porta verso droghe più pesanti. “La scalata dalla cannabis all’eroina è una favola – ribadisce lo specialista del Gemelli -. Si diventa tossicodipendenti non se si cominciano a fumare le canne ma se c’è lo spazio interno per diventarlo. Il confine tra lo spinello ricreativo, quello che si fuma la sera, in alcune circostanze, e quello “pesante” è molto sottile. Ma sta nel ruolo che il ragazzo o la ragazza attribuisce alla canna stessa. Se si fuma ogni mattina, prima di entrare a scuola, accompagnandola con una birra, non significa che si è per forza tossicodipendenti ma certo si dà alla marijuana una funzione terapeutica fai-da-te, del tutto illusoria. Quella canna e quella birra così reiterate diventano una sostituzione del pensiero. Viene chiesto loro di svolgere un compito impegnativo che in realtà è una necessità. Lì, in quella crepa, in ragazzi magari un po’ depressi, con una bassa stima di sé, con idee che virano in senso persecutorio, con problemi relazionali a casa e fuori, allora potrebbe esserci lo spazio per l’uso di droghe pesanti come cocaina e metamfetamine”. Molto più raro il passaggio agli oppiacei come l’eroina. “La strada attraverso la quale si arriva lì è diversa”, sostiene Tonioni. “Prima il popolo degli eroinomani proveniva dalle borgate, aveva a che fare con un tipo diverso di mentalità, di ideologia. Oggi gli oppiacei servono soprattutto a smorzare, come si dice in gergo, gli “up”. L’eroina sembra lì per lì a chi la prende la panacea di tutti i mali ma il suo uso nasce solo dall’esigenza di lenire la paranoia scaturita dall’abuso degli psicostimolanti. Poi restano solo gli effetti pesanti e la dipendenza”.

San Lorenzo, Roma


Il legame quasi fatale

di MASSIMO AMMANITI



Adolescenti e droga, è un legame quasi fatale perlomeno nella percezione sociale, che si nutre anche di molti pregiudizi e luoghi comuni. Sicuramente l’adolescenza è un periodo a rischio per l’uso e l’abuso di sostanze e di alcol, anche perché le trasformazioni tipiche di questa fase creano una fragilità psicologica che può predisporre a questo uso. E’ presente infatti un divario fra la forte attivazione emotiva del sistema cerebrale limbico e i sistemi regolativi di controllo di sé che invece maturano più tardivamente, legati quest’ultimi alla corteccia cerebrale frontale e prefrontale. È il motivo per il quale gli adolescenti manifestano spesso forti oscillazioni delle emozioni, in cui si alternano momenti di abbattimento e di vuoto a momenti di eccitamento e di tensione. E quando vengono contrariati o rimproverati reagiscono con improvvisi scoppi di rabbia provocati dalla loro suscettibilità e dalla permalosità essendo molto concentrati su loro stessi. E tutto questo è fonte di malessere e di insofferenza, che a volte subiscono i genitori e gli insegnanti che hanno difficoltà a comprenderne le motivazioni.

Questa forte discontinuità di comportamento che si crea col proprio passato suscita incertezze e addirittura confusioni personali, quasi l’adolescente potesse temere di perdere la direzione di se stesso. E dal momento che non ci si può più appoggiare ai genitori, da cui invece si vuole distaccare, i coetanei diventano indispensabili. Con loro si condividono i propri stati d’animo e i propri interessi superando l’opprimente senso di solitudine che si avverte in alcuni momenti. In gruppo il confronto è continuo per farsi valere ed affermarsi, insieme si scoprono territori sconosciuti ed eccitanti, come le prime esperienze sentimentali e sessuali. Si tratta di una grande risorsa, che stimola il senso di appartenenza e il riconoscimento del proprio ruolo, anche se poi non è facile per un ragazzo o una ragazza sottrarsi alle pressioni e alle seduzioni del gruppo, col rischio di essere rifiutato ed emarginato, esperienza che può compromettere il senso di sé. Fra i comportamenti di iniziazione nei gruppi l’uso dell’alcol e delle droghe rappresenta una vera prova del fuoco, che viene a sancire la stessa appartenenza, anche perché viene considerato un’esperienza esaltante, anche perché proibita e disapprovata dai genitori. Le prime esperienze con le canne hanno quasi un carattere rituale, perlopiù durante una festa nel clima di complicità e di eccitazione lo spinello è quasi un oggetto sacrale, che viene passato da uno all’altro per un tiro insieme.

Per molti ragazzi inizia così un percorso clandestino, che prima o poi viene scoperto dai genitori provocando grandi scontri familiari . Non è facile capire quanto la cannabis sia diffusa fra i ragazzi, una ricerca di qualche anno fa stimava che il 20% degli studenti delle scuole superiori ne facesse uso, sia in modo occasionale che in modo continuativo. Dati più recenti del Dipartimento per le Politiche Antidroga mettono in luce che il 30% dei ragazzi e il 21% delle ragazze non solo ricorrono agli spinelli ma creano cocktail micidiali mettendo insieme marijuana, cocaina, psicofarmaci e droghe sintetiche, quest’ultime ben più pericolose dal momento che provocano reazioni mentali e neurologiche gravi. Molti adolescenti sottovalutano il pericolo dell’uso della cannabis avendo l’illusione che possa risolvere con la sensazione piacevole di rilassamento i malessere e le ansie personali vissute dagli adolescenti. Non va dimenticato che la marijuana e l’hashish che si trovano oggi nel mercato nero sono frutto di ibridazioni molto diverse dal passato, avendo concentrazioni di tetraidrocannabinolo (THC) ben più elevate, addirittura 25 volte superiori. E come hanno confermato numerose ricerche i livelli elevati di THC interferiscono gravemente con la maturazione cerebrale che si verifica durante l’adolescenza, provocando scompensi psichici anche molto gravi.

In questo poliuso di sostanze si assomma frequentemente anche il ricorso all’alcol che si sta diffondendo sempre più fra gli adolescenti soprattutto fra i 14 e i 17 anni, in particolare nelle ragazze. Non è l’alcol che veniva utilizzato in passato per superare blocchi ed inibizioni sociali, viene invece mischiato con le droghe per provocare sballi che a volte esitano in stati di coma. Purtroppo la recente pandemia ha provocato nei giovani un isolamento ed un impoverimento della loro vita sociale aggravando la diffusione dell’uso di sostanze. E’ una piaga che rischia di pregiudicare il futuro delle nuove generazioni, ma il problema più che riguardare soltanto i giovani chiama in causa il mondo degli adulti, se -come scrisse il grande psicoanalista Donald Winnicott- sono abbastanza sani da poterli aiutare senza ricorrere a misure repressive.

C’è ancora chi si ostina a chiamarla “movida”

C’è ancora chi si ostina a chiamarla movida, socialità, economia e posti di lavoro ma quello che va in scena a Napoli, non solo nelle notti del fine settimana, non ha nulla a che vedere con questi concetti. Chi vive ed osserva il fenomeno da vicino, come i residenti, sa bene che il tutto si svolge al di fuori di ogni regola civica ed economica. Spritz, cicchetti, birrette, anche variamente assemblati tra loro, a pochi euro, attirano folle ingestibili ed ingovernabili con musica sparata a decibel da discoteca, che va avanti fino alle prime ore del mattino, all’insegna dello spaccio indisturbato di droghe di ogni genere e natura, con l’unico obiettivo dello sballo alcolico/narcotico che purtroppo travolge anche molte volte minorenni. Sono anni che analizziamo il fenomeno e ci siamo fatti un’idea chiara di come esso è articolato anche nella categoria dei commercianti che non sono tutti uguali e che tutto il comparto diverso dalla somministrazione è anch’esso colpito da questa gestione aggressiva di questo settore, che sta cannibalizzando interi quartieri che subiscono una vera e propria desertificazione sia sociale, sia culturale che commerciale. Ci siamo, infatti, dimenticati della Via San Sebastiano degli strumenti musicali e della Via Mezzocannone di librerie universitarie, dove si rilegavano le tesi di laurea, perché ogni “buco” viene adibito ad esercizio per la somministrazione alcolica, fosse anche di pochi metri quadrati, tanto poi c’è l’occupazione del suolo pubblico che è in grado di triplicare la superfice di vendita. La notte, salvo casi rari, è difficile vedere scontrini e contratti di lavoro regolari. In queste condizioni chi vuole essere in regola e non vendere ad 1 €. cicchetti, birrette e quant’altro, proponendo un approccio luidico, sociale, artistico e culturale al divertimento, viene schiacciato e deve chiudere, poiché non riesce a mantenere la concorrenza con gli “irregolari”, cosicché Napoli, in queste condizioni, perde la possibilità di migliorarsi.  E’ chiaro, allora, che ci dobbiamo chiedere Cui prodest? Sicuramente tutto questo giova alla camorra, che gestisce le piazze di spaccio di cocaina, hashish, marijuana et similia, sicuramente giova, ancora, alla camorra che ricicla tanti danari, sicuramente giova ancora una volta alla camorra che gestisce il business del parcheggio abusivo di tante, tantissime auto di avventori che vengono a Napoli perché sono attratti da droghe ed alcol a buon mercato. Cosa c’è di economia, di culturale e di socialità in tutto questo? Da quello che vediamo noi, niente! I giovani sono visti solo come consumatori, richiamati a migliaia da bassi prezzi, in folle ingovernabili ed ingestibili per consentire lo spaccio. Nelle normali condizioni della movida napoletana, infatti, ogni intervento di polizia è pressoché impedito per ragioni di ordine pubblico; diventa difficile anche un semplice controllo di polizia. Se questi sono i fatti, in larga misura assolutamente incontrovertibili e documentati dai tanti filmati e foto che ormai da anni pubblichiamo sulla nostra pagina Facebook, allora, ci chiediamo quando inizieremo a cambiare l’approccio tentando di arginare con politiche a breve, a medio ed a lungo termine, che puntino su divertimento, cultura e socialità, in un mix che nutra le menti dei nostri giovani e non le disintegri. L’altra faccia della medaglia sono i diritti umani dei cittadini che tentano di condurre una vita regolare nelle loro case di abitazione, diritti che l’art. 2 della nostra Carta Costituzionale definisce, non a caso, “inviolabili” quali il diritto alla salute, alla casa ed alla privacy, diritti connaturali all’essere umano che non sono, quindi, comprimibili. Anche uno studente al primo anno di giurisprudenza capisce che il nostro ordinamento Costituzionale non tollera neppure la minima lesione di questi diritti fondamentali che sopravanzano quelli cd. economici. Se questo è il quadro normativo costituzionale ci chiediamo, allora, in che termini si pongono gli esperti della mediazione politico/sindacale quando si oppongono ad ogni forma di contenimento del fenomeno suddescritto che difficilmente si può inquadrare nei concetti di movida, socialità o economia. E’ evidente che lo stato in cui siamo giunti è il frutto di un approccio anarcocapitalista che non ha nulla a che vedere con i concetti di solidarietà umana e progresso sociale propri della nostra Costituzione. Se questo è il dato normativo e sociale non c’è dubbio che occorre una stretta limitando gli orari di esercizio delle attività commerciali in modo deciso atteso che fino ad oggi i medesimi gestori delle notti napoletane non sono stati in grado di limitare i danni sociali ed economici che gioco forza registriamo da troppo tempo.

Avv. Gennaro Esposito Consigliere Comunale di Napoli e Presidente del Comitato Vivibilità Cittadina

  

Responsabili i Proprietari dei “Baretti”

La Suprema Corte di Cassazione con Sentenza del 09/09/2021, n. 24188, finalmente giunge a ritenere, senza mezzi termini, responsabile il proprietario dell’immobile affittato ad uso BAR, per il grave disturbo subito dai vicini per le immissioni intollerabili. Il tema lo conosco bene e sono anni che mi batto per far valere lo stesso principio a Napoli, riscontrando però una completa insensibilità del Tribunale tanto che sono giunto a parlare di discriminazione giudiziaria tra il Nord ed il Sud sul tema della tutela dei diritti umani, essendo cinvolti in questi conteziosi il diritto alla salute, alla vita di relazione ed alla casa. Un orientamento quello del Tribunale di Napoli frutto di una evidente arretratezza culturale e civica che oggi ancora di più è intollerabile. Ho diretta cognizione di famiglie distrutte da questo fenomeno. Non è raro che davanti alla mia scrivania si siedano persone che, raccontando il calvario che subiscono, scoppino in lacrime. So bene qual è la sofferenza di vivere in queste condizioni ed ho sempre cercato di farlo capire ai Giudici napoletani molto spesso senza successo essendo questi fermi a ritenere resposnabili i soli getsori molto spesso soggetti inconsistenti che si avvicendano ripetendo di nuovo tutto il “film”. In questo momento la mia solidarietà va ancora una volta a tutti quelli che ho assistito e si sono visti addirittura condannare alle spese verso i proprietari che da questi affitti ricavano somme ragguardevoli a scapito della collettività. Spero che il Tribunale di Napoli inizi a cambiare idea sul punto allinendosi alla giurisprudenza della Suprema Corte ed a quella dei Tribunali del Nord del Paese.

La Nostra Campagna Elettorale

Ci abbiamo messo la faccia, ci siamo appassionati, abbiamo parlato della città e siamo stati con molte persone che hanno fatto domande e noi abbiamo risposto, sempre con la promessa del nostro impegno per Napoli! Adesso tocca a Voi. La campagna elettorale è conclusa dobbiamo solo iniziare a “contare”

Sempre in difesa dei Cittadini

Oggi sono candidato con Gaetano Manfredi al Consiglio Comunale di Napoli del 3 e 4 ottobre prossimo. Nel 2011 fui eletto al Consiglio con De Magistris che purtroppo si rivelò immediatamente non all’altezza della sfida della Città tanto che dopo sei mesi, iniziai una lunga battaglia di opposizione in Consiglio cercando di correggere gli errori che vedevo. Molte cose è possibile leggerle su questo blog ma ci sono tante battaglie condotte che vale la pena ricordare come:

  1. la battaglia sullo stadio San Paolo che ho condotto con profitto facendo incassare al Comune di Napoli 6.230.000,00 €. https://gennaroespositoblog.com/wp-content/uploads/2014/12/cortedeiconticalcionapoli.pdf https://gennaroespositoblog.com/2014/02/09/sequestro-corte-dei-conti-stadio-san-paolo-e-la-politica-supina-ai-voleri-del-patron/
  2. Il regolamento per la limitazione del gioco d’azzardo che scrissi e feci approvare dal consiglio comunale https://gennaroespositoblog.com/2017/03/23/gioco-dazzardo-il-tar-campania-conferma-il-regolamento-di-napoli/ https://gennaroespositoblog.com/2014/11/27/la-proposta-di-regolamento-sulle-sale-gioco-e-giochi-leciti/
  3. il regolamento per le nomine del Sindaco che scrissi e feci approvare: https://gennaroespositoblog.com/2014/05/22/il-testo-definitivo-del-regolamento-sulle-nomine/ https://gennaroespositoblog.com/2012/06/03/proposta-di-regolamento-nomine-e-designazioni-del-comune/
  4. Il tentativo di evitare il fallimento di Bagnoli Futura https://gennaroespositoblog.com/2014/05/29/chi-rispondera-del-fallimento-di-bagnoli-futura-s-p-a/
  5. Tante altre battaglie condotte come Presidente del Comitato Vivibilità Cittadina.

Follia al Centro Storico di Napoli

Da tempo dico che non è più possibile andare aventi così, il senso di impunità ha raggiunto livelli di guardia che spingono persone a compiere atti nella consapevolezza (sbagliata) di restare impuniti. Gli agenti delle FF.OO., ieri sera, in Piazza Trieste e Trento, davanti allo storico bar Gambrinus, hanno dovuto usare le armi per fermare il folle sparando nelle ruote dell’auto. E’ da tempo che dico che a Napoli c’è un grosso problema di Autorevolezza delle Forze dell’Ordine che va recuperata al più presto!

Quartiere Sanità: Ci mettiamo sempre la faccia

Ieri sera al Quartiere Sanità ci abbiamo messo la faccia! Un quartiere bello e complicato. Penso che siamo stati gli unici ad andare a fare un comizio per parlare delle elezioni amministrative di Napoli alle quali, insieme ad altri 16 splendide persone, del gruppo vivibilità, sono candidato. La sensazione è di abbandono totale da parte delle istituzioni, così come nei Quartieri Spagnoli (dove abbiamo fatto un altro comizio), ma ancora peggio; così al Vasto e nelle periferie. Ancora una volta a rimetterci sono i più piccoli, i nostri bambini, che non hanno uno spazio idoneo alla loro crescita, ma addirittura pericoloso e nocivo. Parlare di diritto alla salute, alla casa vivibilie ed alla tutela dell’ambiente, in una parola, parlare di Diritti Umani, in questi luoghi è un obbligo per chiunque voglia amministrare Napoli. Ieri, auto e scooter che sfrecciavano ovunque, compresi i marciapiedi, mentre noi ci alternavamo a parlare, un rumore assordante che si sentiva nel petto. Alcuni genitori ci hanno detto che hanno paura a lasciare i loro figli camminare per la piazza per il pericolo di essere investiti, in casa devono poi chiudersi dentro per trovare un po’ di pace. La sensazione è di un quartiere dove non ci sono regole, dove ognuno fa quello che vuole, come vuole senza alcuna considerazione dei diritti degli altri. Un quartiere cresciuto con l’insegnamento della Camorra, dove vige la legge del più forte, dove i più deboli devono subire in silenzio. Il nostro mantra è “La Città a Misura di Bambino”, con l’obbligo di declinare ogni atto ed azione amministrativa con questo obiettivo!

La mortificazione ci ha colpito forte in faccia quando una donna anziana ci ha detto: “O vulit’ o vot’ mio? m’avita ra’ 100,00 €. Ia famiglia mia è gross’!” (Lo volete il mio voto mi dovete dare 100,00 €. la mia famiglia è grande). Mi fermo qui!

Ringrazio i nostri nostri candidati che ci stanno mettendo con me la faccia e mi stanno dando una forza incredibile! Grazie di Cuore!

NON HO MAI FATTO MANCARE LA MIA VOCE

NON HO MAI FATTO MANCARE LA MIA VOCE

Posso dire, senza tema di sementita, che nel dibattito cittadino non ho mai fatto mancare la mia voce. Ho sempre ricercato il confronto e sempre espresso la mia visione di città e la visione del Comitato Vivibilità Cittadina che presiedo dalla sua costituzione.

La domanda che Vi faccio è: Quanti candidati alla carica di Consigliere Comunale possono dire la stessa cosa? Li conoscete i Vostri candidati, sapete cosa pensano della città e del suo sviluppo? Li avete mai messi alla prova? Sapranno amministrare? Napoli è una città bellissima che amo e spero che questa volta abbia gli amministratori che si merita!

Qui trovate i miei scritti ed interviste che sono state pubblicate dalle testate giornalistiche cittadine, che ringrazio dell’ospitalità e della opportunità che mi hanno dato. Potrete capire molto dalla lettura che vi invito a fare per conoscermi e sapere cosa andrò a fare una volta eletto con Gaetano Manfredi Sindaco e con gli altri candidati del nostro gruppo Vivibilità Cittadina

Ora tocca a Voi, il 3 e 4 ottobre 2021, alle elezioni amministrative di Napoli, scegliete i candidati che possono fare il bene di Napoli e dei Napoletani

Sicurezza, Strade e Tanto Altro

STADIO COLLANA E VIVIBILITA’

STADIO COLLANA: La Vivibilità è un concetto ampio e comprende la cura del Cittadino e della Città e non c’è dubbio che lo Sport ha un ruolo fondamentale per la salute ed il benessere di tutti, giovani e meno giovani, pertanto, siamo intervenuti su una questione che riteniamo importante e mettiamo a disposizione il nostro esposto sul Collana che individuava molte criticità sull’atto aggiuntivo stipulato tra Regione e Concessionaria, nonché il provvedimento del Commissario che ha dichiarato la decadenza della concessionaria dal rapporto di gestione. Tutte le criticità che abbiamo denunciato sulla modifica, si legge bene, non sono state valutate dal Commissario essendo ritenute assorbenti dalla decadenza, quindi, a nostro avviso si aggiungono alle sia pur gravi questioni sollevate dal medesimo Commissario. Il TAR allo stato ha temporaneamente sospeso la decadenza con un atto “tecnicamente dovuto”. Si spera si faccia quanto prima chiarezza e si vada oltre quest’affidamento che è nato male e si valuti solo ed esclusivamente il beneficio dello Sport e degli Sportivi. Al riguardo è significativa la drastica riduzione della partecipazione di Ferraro e Cannavaro dalla compagine societaria della Concessionaria che ne caratterizzava la natura sportiva. A questi due Campioni del Calcio, che forse hanno poco a che fare con lo sport di base, vorremmo chiedere il motivo del loro ripensamento. https://www.facebook.com/1396936600607302/posts/2609718195995797/?d=n

Napoli: Verso le Elezioni Comunali

Il panorama politico a Napoli è avvilente e si sta preparando la “tempesta perfetta” come nel 2011. Il puzzle sarà sempre più difficile ricomporlo con la evidente spaccatura che c’è nel PD e nel M5S, i quali, sto iniziando a pensare, non porteranno nulla di buono a Napoli ed alla sua gente. In questi anni abbiamo lavorato moltissimo su molti fronti riuscendo a mettere sul tavolo della discussione cittadina molti temi importanti. Oggi trovo che la Città sia impermeabile ai buoni propositi di tantissimi cittadini che si impegnano per fare di Napoli una Città migliore. Non sono abituato a mollare e con me tanti amici, vuol dire che continueremo le nostre battaglie guardando negli occhi i responsabili …

La Galleria della Sconfitta

La Galleria della Vittoria ma anche Via Marina, arterie fondamentali per la città, non trovano una soluzione rapida. In questi casi il tempo è un fattore determinante, perché misura l’efficienza, la cura e la vivibilità di una città. A Napoli queste due opere pubbliche di competenza dell’Amministrazione De Magistris & C. rappresentano la fine di una giunta che ha fatto strame di una città che già nel 2011 usciva da un decennio diciamo non proprio roseo. Oggi occorre raccogliere i cocci e cercare di fare scattare quell’entusisasmo tra i cittadini affinché si scelga bene la prossima amministrazione. In bocca al lupo cari miei concittadini!La Galleria della Vittoria ma anche Via Marina, arterie fondamentali per la città, non trovano una soluzione rapida. In questi casi il tempo è un fattore determinante, perché misura l’efficienza, la cura e la vivibilità di una città. A Napoli queste due opere pubbliche di competenza dell’Amministrazione De Magistris & C. rappresentano la fine di una giunta che ha fatto strame di una città che già nel 2011 usciva da un decennio diciamo non proprio roseo. Oggi occorre raccogliere i cocci e cercare di fare scattare quell’entusisasmo tra i cittadini affinché si scelga bene la prossima amministrazione. In bocca al lupo cari miei concittadini!

Napoli come uscire Fuori dal Tunnel

E’ difficile non essere d’accordo con l’analisi di Giuseppe De Mita in una intervista oggi su “Il Mattino di Napoli”. Concordo sul fatto che il tavolo del PD, per come sta procedendo, potrebbe naufragare di qui a poco, schiacciato dalla presenza di Bassolino da un lato e De Luca dall’altro, ovvero, partorire un frutto amaro per la Città. Come si fa non capire questa semplice circostanza. Inoltre, siamo in una fase in cui i l’abbraccio con i 5stelle potrebbe essere mortale. Questi ultimi alla fine si immedesimano nel “ministroadognicosto” Di Maio che identifica ciò che De Mita in buona sostanza chiama fame di potere e questo i militanti 5 stelle lo stanno capendo ad ogni piè sospinto. Questa volta, per Napoli, è veramente difficile trovare il bandolo della matassa. Il problema è che per lo meno lo si dovrebbe iniziare a cercare invitando le migliori forze e menti progressiste e riformiste della città a mettersi insieme. Mai come questa volta occorre coesione tra le donne e gli uomini di buona volontà che hanno a cuore le sorti di Napoli. Penso, infatti, che questa volta siamo in una situazione veramente difficile, tutto si giocherà sulla maturità politica e sulla lungimiranza di una classe politica locale che spesso è stata distratta e lontana dalla città intenta solo al grande gioco delle poltrone. Mai come questa volta occorrerebbe che tutti facessero uno sforzo di Umiltà poiché le scelte da fare non possono stare sulle spalle di poche persone, questa volta il fardello è troppo grande! Chi non è consapevole di questo, e pensa di avere la verità in tasca è inaffidabile per Napoli e per i Napoletani che meritano di vivere in una capitale europea! Chi ha passione politica ed ama la città oggi soffre il tormento di non vedere la luce oltre il tunnel della stagione politica di De Magistris.

Unisciti a Noi

Venerdì 19 Febbraio alle 18:30, presenteremo il Movimento e il programma per Napoli e raccoglieremo suggerimenti e proposte, nonché le adesioni al progetto.
Chiunque vorrà, potrà anche mettersi in gioco in prima persona!
Vi aspettiamo, con la preghiera di comunicare per tempo la vs partecipazione all’incontro, lasciando in commento a questo articolo o inviandoci una mail: ricostruzionedemocratica@outlook.com

Come cittadini “semplicemente” perbene e che amano Napoli, non possiamo più rimanere fermi sull’uscio ad aspettare che la città cambi e migliori da sola…serve davvero il contributo di tutti!!!

A Venerdì 19/02 alle ore 1830 su Zoom, utilizzando questo link:

https://us02web.zoom.us/j/81808951681

Ti aspettiamo!

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