Gioco D’Azzardo: Il TAR Campania Conferma il Regolamento di Napoli

Provo una grande soddisfazione per il lavoro fatto come consigliere comunale e contemporaneamente una sensazione di rammarico per quanto avrei potuto fare di più e si potrebbe ancora fare, non solo nel settore del gioco d’azzardo ma nell’amministrazione della città in generale. Oggi sono molto vicino ai miei amici sportivi che si trovano ad essere ostacolati da una amministrazione disastrosa degli impianti sportivi, eppure anche in questo settore avevo elaborato un regolamento (clikka) che, se approvato, avrebbe segnato un enorme passo in avanti, prevenendo anche molti nodi che oggi sono venuti al pettine. Che dire, godiamoci il momento sperando che questa decisione resista innanzi al Consiglio di Stato. Mi sento di ringraziare l’Assessore Enrico Panini che ha difeso quest’atto in molte sedi resistendo alle tante pressioni politiche contrarie.

Il testo del Comunicato stampa del Comune

La Sezione Terza del TAR della Campania, con sentenza 1567 del 22 marzo 2017, ha esaminato nel merito e respinto il ricorso presentato da HBG ARCADES s.r.l. contro la Delibera n 74 del 21.12.2015 (clikka), avente ad oggetto “Regolamento Sale da gioco e giochi leciti” , e contro l’Ordinanza del Sindaco di Napoli in materia di limiti orari di funzionamento delle Sale gioco

Ad eccezione di alcuni punti piuttosto marginali, relativi all’incremento/sostituzione delle macchinette e alle forme di pubblicità delle sale da gioco, il giudice amministrativo ha ritenuto infondati il ricorso ed i motivi aggiunti proposti, dichiarando, di fatto, valido l’intero impianto della disciplina comunale sul gioco.

In particolare, è stata confermata la legittimità delle limitazioni di orario introdotte dall’Ordinanza sindacale sulla base delle deliberazioni del Consiglio comunale per contrastare la crescita del Gioco d’Azzardo Patalogico e delle distanze minime che devono osservare le Sale gioco rispetto ai cd. “Luoghi sensibili”.

Si tratta della prima decisione di merito, destinata a fare scuola, sulle norme vigenti nel territorio cittadino.

Di seguito la sentenza. Per me è un piacere è stato un piacere leggerla:

Pubblicato il 22/03/2017

01567/2017 REG.PROV.COLL.

01192/2016 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1192 del 2016, e sui relativi motivi aggiunti, proposti da:
HBG ARCADES s.r.l., con sede legale in Roma, in persona dell’amministratore unico e legale rappresentante pro tempore, dott. Filippo De Luca, rappresentata e difesa dall’avv. Cino Benelli (cod. fisc. BNLCNI72L24D612B), con indirizzo PEC cinobenelli@pec.avvocati.prato.it, anche quali esclusivi recapiti presso cui ricevere comunicazioni e avvisi di cui all’odierno ricorso, e domiciliato per legge presso la Segreteria del TAR Campania, Napoli;

contro

Comune di Napoli, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Antonio Andreottola, Accattatis Chalon d’Oranges, Eleonora Carpentieri, Bruno Crimaldi, Annalisa Cuomo, Anna Ivana Furnari, Giacomo Pizza, Anna Pulcini, Bruno Ricci e Gabriele Romano con i quali elettivamente domicilia, in Napoli, Piazza Municipio, Palazzo San Giacomo, presso l’Avvocatura comunale;

e con l’intervento di

ad adiuvandum:
– A.C.A.D.I., Associazione Concessionari Apparecchi da Intrattenimento (di seguito ACADI), con sede in Roma, in persona del legale rappresentante, Guglielmo Angelozzi, rappresentato e difeso dall’avv. Carlo Geronimo Cardia ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Stefano Grieco in Napoli, Piazza Salvatore di Giacomo, n. 123, indirizzo PEC: info@pec.gclegal.it ;
– CODERE NETWORK S.P.A. (di seguito CODERE), con sede in Roma, in persona del legale rappresentante pro tempore, Stefano Natalicchio, rappresentato e difeso dall’avv. Luca Giacobbe ed elettivamente domiciliato presso lo studio del prof. Avv. Erik Furno, via Cesario Console, n. 3, indirizzo PEC: giacobbe@pec.sglaw.it;
ad opponendum:
– FEDERCONSUMATORI CAMPANIA, Federazione regionale di consumatori e utenti, in persona del legale rappresentante pro tempore, Presidente Rosario Stornaiuolo, con sede legale in Napoli,
– FEDERCONSUMATORI PROVINCIALE NAPOLI, Federazione Provinciale di consumatori e utenti, in persona del Presidente Rosario Stornaiuolo, con sede legale in Napoli,
– LIBERA NAPOLI – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, con sede in napoli, in persona del legale rappresentante pro tempore, Antonio D’Amore
– LA CASA SULLA ROCCIA – CENTRO DI SOLIDARIETA’, con sede in Avellino,
– FAMIGLIE IN GIOCO, con sede in Salerno, in persona del Presidente, legale rappresentante pro tempore,
– ADA NAPOLI E PROVINCIA – Associazione per i diritti degli anziani, con sede in Napoli, in persona del presidente Massimo Sabatino,
– ACLI – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, con sede legale in Napoli,
tutte rappresentati e difesi dagli avv. Claudia Piscione (PEC: avvclaudiapiscione@pec.it), Patrizia Kivel Mazuy (PEC: avvileanacapurro@postecert.it), Osvaldo Ciriello (PEC: osvaldo.cirilello@pec.it);

per l’annullamento:

  1. A) quanto al ricorso introduttivo, notificato il 15 marzo 2016 e depositato il successivo 16:
  2. a) della deliberazione del consiglio comunale di Napoli n. 74 del 21 dicembre 2015, avente ad oggetto: “Regolamento Sale da gioco e giochi leciti”, pubblicata sull’Albo pretorio dal 4 gennaio 2016 al 19 gennaio 2016, comprensiva di ogni allegato e, in particolare del Regolamento da essa approvato;
  3. b) di ogni altro provvedimento connesso, conseguente e/o conseguenziale comunque lesivo degli interessi della ricorrente.
  4. B) Quanto al ricorso per motivi aggiunti, notificato il 6 giugno 2016 e depositato il successivo 7:
  5. a) dell’ordinanza del sindaco n. 1 del 4 aprile 2016 (prot. n. 387), avente ad oggetto: “Disciplina degli orari di apertura e chiusura delle sale giochi autorizzate di cui al Regolamento Sale da gioco e Giochi leciti, approvato con delibera consiliare n. 74 del 21 dicembre 2015, depositata presso la Segreteria del Tar il 6 aprile 2016;
  6. b) dell’ordinanza sindacale n. 2 del 1° giugno 2016 (prot. n. 735), avente ad oggetto: “Differimento dell’entrata in vigore dell’Ordinanza n. 1 del 4 aprile 2016” di cui sopra;
  7. c) dell’ordinanza sindacale del 1° giugno 2016 (prot. n. 736) recante la “Parziale rettifica dell’ordinanza sindacale n. 735 del 1° giugno 2016”.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti gli atti di intervento ad adiuvandum di A.C.A.D.I. e CODERE

Visti gli atti di intervento ad opponendum di FEDERCONSUMATORI CAMPANIA, FEDERCONSUMATORI PROVINCIALE NAPOLI, LIBERA NAPOLI, LA CASA SULLA ROCCIA – CENTRO DI SOLIDARIETA’, FAMIGLIE IN GIOCO, ADA NAPOLI E PROVINCIA, ACLI;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 6 dicembre 2016 il dott. Gianmario Palliggiano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

1.- La società HBG Arcades, in qualità di concessionaria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ai sensi del D.M. 29/2000, gestisce nell’ambito del territorio del comune di Napoli, in via della Maddalena, n. 40, una sala bingo, all’interno della quale è svolta, a partire dall’anno 2010, attività di raccolta delle giocate, anche mediante apparecchi da intrattenimento di cui all’art. 110, comma 6, Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza, di seguito TULPS), in virtù di titoli abilitativi rilasciati dalla locale Questura.

Con delibera del consiglio comunale n. 74 del 21 dicembre 2015, avente ad oggetto il “Regolamento sale da gioco e giochi leciti” (di seguito: Regolamento), pubblicata sull’albo pretorio dal 4 gennaio 2016 al 19 gennaio 2016, il comune di Napoli ha disposto una serie di regole, che la ricorrente sostiene essere eccessivamente restrittive e gravose, all’esercizio delle attività di gioco lecito nell’ambito del territorio comunale.

Avverso le previsioni regolamentari la società HBG Arcades ha proposto l’odierno ricorso, notificato il 15 marzo 2016 e depositato il successivo 16.

Il comune di Napoli costituitosi in giudizio ha chiesto la reiezione del ricorso.

Con atto e documentazione depositate il 4 dicembre 2016, sono intervenute ad opponendum le Associazioni: FEDERCONSUMATORI CAMPANIA, FEDERCONSUMATORI PROVINCIALE NAPOLI, LIBERA NAPOLI, LA CASA SULLA ROCCIA – CENTRO DI SOLIDARIETA’, FAMIGLIE IN GIOCO, ADA NAPOLI E PROVINCIA, ACLI.

Con memoria hanno ampiamente illustrato circa l’infondatezza nel merito del ricorso.

Sono intervenute ad adiuvandum le Associazioni ACADI e CODERE con atti rispettivamente depositati il 1° e 2 aprile 2016, nei quali hanno articolato difese a sostegno della società ricorrente; ACADI ha anche depositato perizia di parte volta a dimostrare gli effetti assolutamente impeditivi derivanti dall’approvazione del Regolamento riguardo all’apertura di nuovi locali per lo svolgimento dell’attività del gioco legale, a causa dell’obbligo di garantire distanze minime da determinate attività esistenti.

In data 6 aprile 2016, il Comune di Napoli ha prodotto in giudizio l’ordinanza sindacale n. 1, prot. n. 387, del 4 aprile 2016, avente ad oggetto la “Disciplina degli orari di apertura e chiusura delle sale giochi autorizzate di cui al Regolamento sale da gioco e giochi leciti, approvato con delibera consiliare sopra indicata n. 74 del 2015.”.

Con tale ordinanza, il sindaco ha disposto che l’orario di esercizio delle “sale giochi” di cui al Regolamento impugnato con ricorso introduttivo “è fissato dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle ore 18,00 alle ore 23,00 di tutti i giorni, festivi compresi”.

La vigenza della menzionata ordinanza, in origine fissata “decorsi 60 giorni dalla compiuta pubblicazione dell’Albo pretorio on line”, è stata in seguito differita di ulteriori 60 giorni con l’ordinanza n. 2 del 1° giugno 2016 (prot. n. 735), in considerazione della necessità di “attendere gli esiti delle numerose istanze cautelari promosse da parte degli esercenti delle sale da gioco unitamente ai ricorsi giurisdizionali aventi ad oggetto l’ordinanza in questione.”.

Nella stessa data del 1° giugno 2016 (prot. n. 736), il comune di Napoli ha poi emanato un’altra ordinanza sindacale recante la “Parziale rettifica dell’ordinanza sindacale progr. n. 735 del 1° giugno 2016”, con la quale ha disposto che: “l’Ordinanza sindacale prot. n. 735 del 1° giugno 2016 è rettificata nel senso che il riferimento all’Ordinanza sindacale n. 1 del 4/4/2016 deve intendersi sostituito con quello all’Ordinanza sindacale progr. 387, di pari data”.

2.- HBG Arcades ha impugnato le predette ordinanze con ricorso per motivi aggiunti, notificato il notificato il 6 giugno 2016 e depositato il successivo 7.

Il comune di Napoli, con memoria depositata il 4 novembre 2016, ha articolato ulteriori difese per chiedere il rigetto del ricorso introduttivo e di quello per motivi aggiunti.

La domanda incidentale di sospensione non è stata trattata essendo cancellata dal ruolo cautelare.

Le parti hanno scambiato memorie in vista dell’udienza pubblica del 6 dicembre 2016, nella quale, dopo ampia discussione, la causa è stata trattenuta per la decisione.

DIRITTO

1.- Precede l’esame del ricorso introduttivo.

Con il primo motivo la società ricorrente deduce le seguenti censure: violazione dell’ art. 1, comma 201, Legge reg. Campania n. 16 del 2014; degli artt. 22 e seguenti Legge reg. Campania n. 16 del 2004; dell’art. 7, comma 10, d. l. n. 158/2012 conv. L. n. 189/2012 (Cd. Decreto Balduzzi); eccesso di potere per carenza dei presupposti e difetto d’istruttoria.

1.1.- Ad avviso della società ricorrente, non sarebbero stati considerati i presupposti, richiesti dal legislatore regionale, per incardinare il potere del comune nel localizzare le sale pubbliche da gioco.

In particolare, l’art. 6, intitolato “Localizzazioni e requisiti dei locali”, del Regolamento impugnato, ai commi 1, 2, 3 ha enucleato una serie di c.d. “luoghi sensibili” in relazione ai quali, per l’esercizio delle attività di gioco lecito, deve essere rispettata una distanza di cinquecento metri, ridotti a duecento nei casi di “sportelli bancari, postali o bancomat” o “agenzie di prestiti di pegno o attività in cui si eserciti l’acquisto di oro, argento o oggetti preziosi”.

L’art. 6, comma 6, decreta inoltre un divieto generalizzato di esercizio delle attività di gioco “nel perimetro del Centro Antico cittadino”.

Sempre secondo la società ricorrente, le sopra citate previsioni di localizzazione, seppure dal marcato carattere urbanistico-territoriale (cfr. art. 1, comma 201, L. reg. Campania n. 16/2014, il quale richiede l’esercizio della potestà di localizzazione comunale delle sale pubbliche da gioco mediante apposite “previsioni urbanistico-territoriali”), sono state inserite all’interno di un semplice Regolamento di polizia amministrativa e, pertanto, senza il rispetto non solo delle pianificazioni previste dal c.d. “decreto Balduzzi” ma anche delle forme e dei modi tipici del procedimento imposto dalla legge regionale Campania n. 16 del 2004 (cita al riguardo, Cons. Stato, sez. III, 10 febbraio 2016, n. 578).

Parte ricorrente menziona anche l’orientamento espresso dalla Corte costituzionale, con sentenza n. 220 del 2014, secondo cui il potere di limitare la distribuzione sul territorio delle sale dal gioco tramite l’imposizione di distanze minime rispetto ai cosiddetti luoghi sensibili, potrebbe essere ricondotto alla potestà degli enti locali in materia di pianificazione e governo del territorio, rispetto alla quale la Costituzione e la legge ordinaria conferiscono al comune le relative funzioni.

1.2.- Il motivo è inammissibile.

In primo luogo, la società ricorrente non ha dimostrato di trovarsi in una condizione di vicinanza con i “luoghi sensibili” tale da pregiudicarne la sopravvivenza. Ne consegue che la censura relativa alla localizzazione delle sale da gioco, nel difettare del presupposto dell’esistenza di una lesione, anche solo potenziale, finisce per mostrarsi inammissibile per carenza di concretezza ed attualità dell’interesse.

Peraltro, eventuali limitazioni dovute al rispetto delle prescrizioni in tema di distanze da determinati “luoghi sensibili”, hanno l’indiscutibile effetto di contenere l’ingresso nel settore di eventuali altri operatori, circostanza che non contrasta ma anzi viene incontro all’interesse imprenditoriale della società ricorrente, orientato ad evitare che nuovi soggetti possano operare in concorrenza in luoghi prossimi ai propri locali.

1.3.- In ogni caso, il motivo è infondato.

In tema di localizzazione delle attività, il decreto legge n. 158 del 2012 (cd Balduzzi) contiene disposizioni restrittive sulla collocazione di apparecchi da gioco rispetto a determinati luoghi “sensibili”.

Nello specifico, l’art. 7, comma 10, del menzionato decreto legge n. 158 del 2012 dispone che “L’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e, a seguito della sua incorporazione, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, tenuto conto degli interessi pubblici di settore, sulla base di criteri, anche relativi alle distanze da istituti di istruzione primaria e secondaria, da strutture sanitarie e ospedaliere, da luoghi di culto, da centri socio-ricreativi e sportivi, definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa sancita in sede di Conferenza unificata (…) provvede a pianificare forme di progressiva ricollocazione dei punti della rete fisica di raccolta del gioco praticato mediante gli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a), del testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni, che risultano territorialmente prossimi ai predetti luoghi. Le pianificazioni operano relativamente alle concessioni di raccolta di gioco pubblico bandite successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e valgono, per ciascuna nuova concessione, in funzione della dislocazione territoriale degli istituti scolastici primari e secondari, delle strutture sanitarie ed ospedaliere, dei luoghi di culto esistenti alla data del relativo bando. (…)”.

La citata previsione predispone misure concertate volte a contrastare il fenomeno della ludopatia o gioco d’azzardo patologico (cd. GAP), le quali, dall’entrata in vigore del cd decreto Balduzzi, rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) a tutela del diritto alla salute, di cui all’art. 32 della Costituzione.

Inoltre, l’art. 1, comma 201, della legge regionale Campania 7 agosto 2014, n. 16 ha stabilito che – al fine di perseguire le finalità volte alla prevenzione, alla riduzione del rischio nonché al contrasto ed alla dipendenza dal GAP, di cui al precedente comma 197 – i comuni possano dettare disposizioni di carattere urbanistico territoriale in ordine alla localizzazione delle sale da gioco; tutto ciò risulta coerente con gli orientamenti espressi dalla Corte Costituzionale che, con la sentenza 18 luglio 2014 n. 220, ha attribuito alla potestà degli enti locali la collocazione delle sale giochi sul territorio cittadino, nell’ambito dell’attività di pianificazione e governo del territorio, “rispetto alla quale la Costituzione e la legge ordinaria conferiscono al Comune le relative funzioni”.

Più precisamente, la Corte ha ritenuto che le disposizioni sui limiti di distanza imposti alle sale da gioco siano dirette al perseguimento di finalità prevalentemente di carattere socio-sanitario.

Pertanto, lo Stato ha il compito di fissare i principi generali che ispirano la materia, dettati dalla riduzione e dal contrasto all’attività del gioco d’azzardo; mentre le Regioni e gli enti locali hanno il potere di disciplinarne le concrete modalità, avuto riguardo, da un lato, agli obiettivi programmati a livello nazionale, e, dall’altro, alle caratteristiche peculiari del territorio entro cui le attività del gioco sono destinate ad incidere.

Peraltro, con la recente sentenza 10 febbraio 2016, n. 579, il Consiglio di Stato ha evidenziato che il potere di pianificazione territoriale non investe tematiche solo di carattere edificatorio, ma “…deve essere ricostruito come intervento degli enti esponenziali sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo ed armonico del medesimo, che tenga conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli, sia di valori ambientali e paesistici, sia di esigenza di tutela della salute e quindi della vita salubre degli abitanti”.

La sentenza ha anche sottolineato che, ancorché non siano stati ancora fissati i parametri di distanza da luoghi sensibili per l’intero territorio nazionale, ciò tuttavia non impedisce alle Regioni e agli Enti Locali di esercitare il proprio potere concorrente indirizzato alle medesime finalità.

L’obiettivo può ben essere realizzato mediante l’adozione di un testo regolamentare, in quanto il riferimento, nell’art. 1, co. 201, della legge regionale n. 16 del 2014, a “previsioni urbanistico-territoriali” allude essenzialmente al carattere, al contenuto ed alle finalità delle prescrizioni e non comporti anche il rinvio al complesso iter procedimentale per la formazione o la variazione di uno strumento urbanistico.

2.- Con il secondo motivo di ricorso, la società ricorrente deduce la violazione dei principi di certezza, affidamento e ragionevolezza, violazione dell’art. 11 preleggi al cod. civ.; l’eccesso di potere per carenza dei presupposti.

2.1.- Sostiene l’illegittimità del regolamento impugnato, posto che alcune previsioni nello stesso contenute – in particolare, l’art. 25, comma 1, relativo all’entrata in vigore del regolamento; l’art.7 relativo alla necessità dell’autorizzazione comunale, in aggiunta a quella del Questore; l’art. 9 sull’efficacia quinquennale delle autorizzazioni – troverebbero applicazione anche agli esercizi già autorizzati e, pertanto, avrebbero efficacia retroattiva con svilimento del principio ragionevolezza posto che gli operatori del settore avrebbero fatto incolpevole affidamento sulla portata ed estensione delle autorizzazioni già ricevute.

2.2.- La censura non è condivisibile e va respinta.

Le previsioni regolamentari che estendono la loro efficacia anche ai soggetti già autorizzati risponde alla giustificabile esigenza di bilanciare l’interesse alla salvaguardia delle attività economiche con quella legata alla prevenzione delle ludopatie la quale, come sopra illustrato, rientra nell’ambito delle esigenze di tutela della salute, in linea con i principi fissati dall’art. 32 della Costituzione.

E’ in primo luogo da osservare che l’estensione dell’applicazione a tutti gli operatori del settore, ivi compresi quelli già operanti, non implica una retroattività delle disposizioni ma è piuttosto finalizzata ad escludere situazioni franche da una verifica periodica con la sottrazione totale dei soggetti già autorizzati da ogni possibilità di controllo e verifica successiva, con inammissibile incisione anche sui principi di imparzialità e di par condicio tra operatori del settore.

D’altronde, la Corte costituzionale in più occasioni (sentenze n. 264 e n. 15 del 2012, n. 303, n. 238 e n. 93 del 2011, n. 317 e n. 311 del 2009, n. 362 e n. 172 del 2008) ha rammentato che il legislatore, nei limiti del criterio di ragionevolezza e senza mai “incidere arbitrariamente sulle situazioni sostanziali poste in essere da leggi precedenti, può valutare la scelta tra retroattività e irretroattività”.

La stessa Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali non esclude radicalmente la possibilità di leggi che, operando retroattivamente, incidano sull’andamento di giudizi in corso, quando sussistano esigenze di ordine pubblico o addirittura “motivi imperativi di interesse generale”

Nel caso specifico, si ribadisce, la previsione regolamentare in discussione risponde alla ben chiara finalità di realizzare un contemperamento dell’interesse privato dei titolari al mantenimento degli apparecchi da gioco leciti e quello pubblico ad un controllo continuo e periodico in un settore sensibile, per i suoi rilevanti effetti sociali e sulla salute.

Giova inoltre richiamare l’orientamento della giurisprudenza secondo cui “L’esistenza di un’autorizzazione pregressa non può giustificare una deroga permanente, che sottragga l’operatore all’applicazione della disciplina regolamentare a tutela della salute, quale che siano le vicende e le ubicazioni future del suo esercizio commerciale. Altrimenti, oltre a vanificare la portata della disciplina di tutela, si determinerebbe nel settore, attraverso la sorta di contingentamento e la forte valorizzazione delle autorizzazioni preesistenti che ne conseguirebbero, una distorsione della concorrenza maggiore di quella che potrebbe essere imputata alle distanze minime.” (Consiglio di stato, sentenza n.579 del 2016).

  1. Con il terzo motivo di ricorso, parte ricorrente deduce la violazione del principio di legalità; degli artt. 23 e 41 Cost.; dell’art. 7 TUEL, l’eccesso di potere per carenza dei presupposti.

3.1.- Osserva la società ricorrente che gli artt. 7, 9, 10, 20 e 21 del regolamento impugnato imporrebbero agli operatori economici di munirsi di autorizzazione comunale, non solo in caso di nuova apertura dei locali, ma anche per gli esercizi esistenti, nonché nei casi di trasferimento di proprietà e/o gestione dell’azienda; la previsione regolamentare non avrebbe idonea copertura normativa statale che, al riguardo, richiede esclusivamente l’autorizzazione del Questore e non anche quella del Comune.

3.2.- Anche questo motivo è infondato.

In primo luogo, l’autorizzazione trova fondamento normativo nell’art. 86 del regio decreto n. 773 del 1934, concernente l’apertura degli esercizi pubblici, comprendenti le “sale pubbliche per bigliardi o per altri giuochi leciti”, che rientra tra le attribuzioni di polizia amministrativa trasferite al comune in forza dell’art. 19 del d.P.R. n. 616 del 1977.

Per il resto l’autorizzazione del Questore e quella del comune rispondono a due distinte finalità.

Invero, la competenza del Questore, di cui all’art. 88 del R.D. 18 giugno 1931, n. 773 (Testo unico di pubblica sicurezza – TULPS) e dell’art. 2, comma 2 quater, del D.L. 25 marzo 2010, n. 40 convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2010, n. 73 ha ad oggetto aspetti attinenti alla pubblica sicurezza.

Al contrario, la competenza del Sindaco, e più in generale del Consiglio comunale, coinvolge l’ambito della comunità locale; è chiaro quindi che le relative competenze rispondono ad interessi diversi e tra di loro complementari e non sovrapponibili.

Circa il rilievo della mancanza di copertura normativa del potere del Consiglio comunale e del sindaco, è sufficiente sul punto ricondursi, oltre che alle norme di pubblica sicurezza, alle già citate fonti normative di cui al d. lgs. 158 del 2012 e della Legge regionale n. 16 del 2014.

4.- Con il quarto motivo di ricorso, la società ricorrente deduce la violazione degli artt. 42 e 50, comma 7, TUEL; l’eccesso di potere per carenza dei presupposti, l’incompetenza.

4.1.- Sostiene in particolare che la previsione di rigidi orari di apertura e chiusura non trovi copertura normativa nell’art. 50, comma 7, del TUEL.

Il Consiglio comunale, mediante le previsioni contenute all’art. 17 (intitolato “Orari”), commi 1 e 2, e all’art. 19 (intitolato “Prescrizioni generali ed orario di funzionamento”), non avrebbe rispettato l’ordine delle competenze delineato dal TUEL, essendo la disciplina oraria di funzionamento degli apparecchi da gioco pacificamente rimessa alla discrezionalità del Sindaco, ai sensi dell’art. 50, comma 7, dello stesso TUEL.

4.2.- L’assunto è privo di fondamento.

Il potere regolamentare generale è attribuito al Consiglio comunale, ai sensi dell’art. 42 del d. lgs. 267 del 2000, in quanto organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo.

Riguardo ai poteri del sindaco, l’articolo 50, comma 7, TUEL, prevede che “Il sindaco, altresì, coordina e riorganizza, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d’intesa con i responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio, al fine di armonizzare l’espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli utenti.”.

La norma attribuisce al consiglio comunale il compito di delineare gli indirizzi di carattere generale in tema di orari, sul cui tracciato il Sindaco esercita il proprio potere discrezionale teso a fissare un orario più o meno contenuto nell’ambito delle fasce orario predeterminate dal consiglio medesimo, in coerenza con l’interesse pubblico perseguito.

Al contrario, la mancata adozione da parte del consiglio comunale di prescrizioni sulle fasce orarie, avrebbe l’effetto sostanziale di ampliare la discrezionalità del Sindaco che, con propria ordinanza, non sarebbe più soggetto ad alcuna cornice di riferimento regolamentare.

In proposito, il Consiglio di Stato ha ritenuto non condivisibile “la tesi che l ‘art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267 del 2000 possa essere interpretato nel senso che la competenza del Sindaco non riguardi anche la materia dei giochi, atteso che la disposizione gli attribuisce espressamente il compito di coordinare e riorganizzare, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito di eventuali criteri fissati dalla Regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici. Dalla particolare ampiezza della nozione di ‘pubblico esercizio’ contenuta nella disposizione, deve ritenersi che rientrino senz’altro nella nozione anche le attività di intrattenimento espletate all’interno delle sale giochi e degli esercizi in cui siano stati installati apparecchi di ‘gioco lecito’: il connotato tipizzante di un pubblico esercizio è la fruibilità delle attività ivi svolte da parte della collettività indifferenziata, i cui componenti siano ammessi a parteciparvi.

Le sale giochi e gli esercizi dotati di apparecchiature da gioco, in quanto locali ove si svolge l’attività attualmente consentita dalla legge, sono qualificabili, seguendo l’elencazione contenuta nell’art. 50, comma 7, d.lg. n. 267 del 2000, come ‘pubblici esercizi’, di talché per dette sale il Sindaco può esercitare il proprio potere regolatorio, anche quando si tratti dell’esercizio del gioco d’azzardo, quando le relative determinazioni siano funzionali ad esigenze di tutela della salute e della quiete pubblica” (Consiglio di Stato, sez. V, 20 ottobre 2015, n. 4794).

Nel caso di specie, il Consiglio comunale ha introdotto previsioni sull’orario di esercizio le quali si pongono quali parametri generali ai quali il Sindaco si è attenuto nell’adozione dell’ordinanza applicativa.

Né si può escludere che il Consiglio comunale detti, per converso, criteri rigidi e restrittivi, tanto da vincolare in misura stringente della discrezionalità devoluta al Sindaco, senza tuttavia obliterare l’esercizio del potere sindacale che può nondimeno esercitarsi nell’ambito delle fasce orarie determinate dal regolamento comunale. Infatti l’art. 18 del Regolamento in questione, pur fissando limiti di orario tassativi non manca di contemplare espressamente l’art. 50, co. 7, del d. lgs. n. 267 del 2000, rendendo con ciò evidente l’intendimento di rinviare comunque all’emanazione di un’apposita determinazione sindacale la concreta applicazione degli orari di apertura.

Del resto le eventuali incertezze nell’interpretazione di un testo normativo vanno, secondo un principio che permea in senso trasversale l’ordinamento giuridico, risolte in senso compatibile con la legittimità e la conservazione degli atti giuridici.

4.3.- La società ricorrente a sostegno delle proprie affermazioni cita la sentenza del Consiglio di Stato 1° agosto 2015, n. 3778.

Il richiamo si palesa tuttavia improprio.

Il Consiglio di Stato con la richiamata sentenza aveva semplicemente chiarito che l’ordinanza sindacale, avente ad oggetto gli orari di apertura delle sale da gioco, non deve essere necessariamente adottata “sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla Regione”, come previsto dal menzionato art. 50 comma 7, TUEL, con ciò riconoscendo a monte la competenza in materia del consiglio comunale nel definire i parametri generali di riferimento degli orari; è chiaro tuttavia che la mancata approvazione di indirizzi espressi dal Consiglio comunale non può paralizzare l’attività del Sindaco, titolare del relativo potere di ordinanza, ma comporta per quest’ultimo un legittimo e più ampio esercizio della propria discrezionalità nell’individuare le misure ritenute più efficaci per perseguire le finalità pubbliche, senza previa fissazione di vincoli da parte del Consiglio (in questo senso si era espresso in primo grado il Tar Campania, Salerno, Sez. II, n. 2075 del 2011).

4.4.- Riguardo poi ai criteri regionali, la norma, con l’inciso “eventualmente indicati” ne ha testualmente escluso la tassatività e l’obbligatorietà, con la conseguenza che la loro assenza ha rilievo giuridico negli stretti termini di non vincolare l’operato del sindaco.

Relativamente, infine, ai rapporti con l’art. 88 TULPS, è evidente che il potere esercitato dal Sindaco nel definire gli orari di apertura delle sale da gioco non interferisce con quello di licenza del Questore, atteso che la competenza di quest’ultima ha ad oggetto rilevanti aspetti di pubblica sicurezza, mentre quella del Sindaco attiene in senso lato agli interessi della comunità locale, con la conseguenza che le rispettive competenze operano su piani parzialmente diversi, senza che sia configurabile alcuna violazione dell’art. 117 comma 2 lett. h), Cost.

4.5.- Si rammenta, in proposito, che anche la Corte Costituzionale, con sentenza 18 luglio 2014, n. 220, ha valutato compatibile con i principi di cui agli artt. 32 e 118 Costituzione l’evoluzione della giurisprudenza amministrativa sia di legittimità sia di merito in merito l’interpretazione dell’art. 50, comma 7, TUEL nel senso che la disposizione fornisce un fondamento legislativo al potere sindacale di disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco, a fronte di esigenze di tutela della salute, della quiete pubblica, ovvero della circolazione stradale.

In quest’ottica, le limitazioni in termini orari all’attività degli esercizi commerciali si giustificano, in conformità ai principi costituzionali in tema di salute pubblica e della normativa comunitaria sulla libertà dell’iniziativa economica, con la necessità di prevenire il fenomeno della ludopatia, particolarmente tra le fasce più deboli della popolazione.

La normativa in materia di gioco d’azzardo, con riguardo alle conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli, nonché dell’impatto sul territorio dell’afflusso ai giochi degli utenti, non è riferibile alla competenza statale esclusiva in materia di ordine pubblico e sicurezza di cui all’art. 117 comma 2 lett. h), Cost., bensì più propriamente alla tutela del benessere psico-fisico dei soggetti maggiormente vulnerabili e della quiete pubblica.

Questo ambito di tutela dell’interesse pubblico rientra nelle attribuzioni del comune, ai sensi degli artt. 3 e 5 TUEL.

In conclusione, la disciplina degli orari delle sale da gioco è quindi volta a tutelare in via primaria non l’ordine pubblico, ma la salute ed il benessere psichico e socio economico dei cittadini, compresi nelle attribuzioni del Comune; pertanto, il potere esercitato dal Sindaco nel definire gli orari di apertura delle sale da gioco non interferisce con quello degli organi statali preposti alla tutela dell’ordine e della sicurezza, atteso che la competenza di questi ha ad oggetto rilevanti aspetti di pubblica sicurezza, mentre quella del Sindaco concerne in senso lato gli interessi della comunità locale, con la conseguenza che le rispettive competenze operano su piani diversi e non concomitanti, in linea con il riparto delle competenze legislative di cui all’art. 117 comma 2 lett. h), Cost. (Cons. Stato, sez. V, 20 ottobre 2015, n. 4794).

5.- Con il quinto motivo di ricorso, la società ricorrente deduce la violazione degli artt. 3, 23, 41, 97 e 117, comma 3 della Cost., dell’art. 7 del TUEL; dell’art. 7 D.L. n.158/2012.

5.1.- Parte ricorrente censura gli artt. 8, comma 15, e 15, comma 1, lett. j) del Regolamento, per violazione dei principi di legalità e proporzionalità, nei punti in cui prescrivono il divieto assoluto di forme di pubblicità.

A suo avviso, i suddetti divieti non troverebbe fondamento in alcuna norma statale o regionale di rango primario, in violazione della riserva di legge di cui agli artt. 21 e 41 Cost.

5.2.- Il motivo appare fondato.

5.2.1.- L’art. 8 del Regolamento, rubricato “Prescrizioni di esercizio e divieti”, al comma 15, dispone il divieto “di qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco”.

Il divieto è poi contemplato anche dall’art. 15, comma 1, lett. j) del medesimo Regolamento quale prescrizione da osservare per gli esercizi che utilizzano apparecchi da gioco.

La violazione delle prescrizioni di cui sopra è sanzionata ai sensi dell’art. 24.

Il Collegio è dell’avviso che le norme regolamentari non siano assistite da una copertura normativa.

Sul punto, giova ricordare che il d.l. n. 158/2012 (Decreto Balduzzi) non contiene un divieto assoluto in materia di pubblicità e di attività promozionali connesse ai giochi leciti che prevedono vincite in denaro.

5.2.2.- Ed invero, il legislatore statale, all’art. 7, comma 4, d.l. 158/2012, al cui testo si rimanda, delinea compiutamente la sfera dei divieti, riguardo sia al contenuto del messaggio pubblicitario sia agli strumenti di comunicazione dello stesso.

I successivi commi 4-bis (introdotto in sede di conversione dalla L. n. 189 del 2012) e 5 introducono una disciplina volta a contenere l’attività pubblicitaria o comunque promozionale entro parametri certi in termini di tempi, spazi, modalità e strumenti mediatici.

Essenziale è poi l’obbligo sancito dal comma 5, di inserire in qualsiasi messaggio pubblicitario sui giochi: “Formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica di giochi con vincite in denaro, nonché’ le relative probabilità di vincita devono altresì figurare sulle schedine ovvero sui tagliandi di tali giochi”.

Le illustrate disposizioni del decreto Balduzzi sono state in seguito parzialmente integrate dalla L. n. 208 del 2015 (Legge stabilità per il 2016) che all’art. 1, commi 937, 938, 939, 940 ha completato il regime normativo statuale di regolamentazione della pubblicità nel settore.

In particolare, il comma 938 introduce prescrizioni puntuali in merito al contenuto stesso del messaggio pubblicitario, il quale deve essere privo di elementi suggestivi circa le probabilità di vincita e volti a rafforzare l’intenzione di giocare.

La normativa statale appena descritta si completa con la previsione di un apparato sanzionatorio, fissato dal comma 940 dell’art. 1 L. n. 208 del 2015.

5.2.3.- Il legislatore statale ha quindi fissato una cornice di riferimento compiuta e certa in ordine ai limiti ed alle modalità della pubblicità nel delicato settore dei giochi leciti, limiti che prendono in considerazione, da un lato, i rischi sociali e sulla salute collegati all’eccessiva diffusione dei giochi e, dall’altro, le esigenze dei gestori, comuni a imprenditori di qualsiasi iniziativa commerciale, di promozione e pubblicizzazione della propria attività.

Per questa ragione, la scelta dell’amministrazione comunale di introdurre divieti assoluti a forme di pubblicità, anziché rinviare all’esaustiva legislazione statuale appare lesiva dei principi di legalità e di proporzionalità.

6.- Con il sesto motivo di ricorso, la società ricorrente deduce l’ulteriore violazione del principio di proporzionalità, nonché degli artt. 3 e 97 Cost.

6.1.- Più precisamente la società ricorrente lamenta che gli artt. 7, 9, 10, 20 e 21 del Regolamento in parola richiedono agli operatori economici di munirsi obbligatoriamente dell’autorizzazione comunale nei casi di trasferimento della proprietà o della gestione di azienda e/o di sub ingresso, oltre all’ipotesi di inizio attività, non essendo consentito al concessionario di “iniziare l’attività se non dopo il rilascio dell’autorizzazione” (cfr. art. 10, comma 1).

Le menzionate previsioni regolamentari sarebbero a suo avviso confliggenti con i principi di adeguatezza, ragionevolezza e proporzionalità.

Ravvisa l’inutilità dell’autorizzazione comunale, in ragione del fatto che i locali di esercizio sarebbero gli stessi, e pertanto, non sarebbe necessaria altra autorizzazione oltre quella già richiesta dall’art. 88 TULPS.

6.2.- A parte ogni considerazione sulla ammissibilità dell’impugnativa in parte qua, la censura non è comunque condivisibile.

Sul punto, la necessità di munirsi dell’autorizzazione comunale, in aggiunta a quella del questore da richiedere per motivi legati all’ordine ed alla sicurezza pubblici, risponde alla diversa finalità di sottoporre gli operatori economici a specifici controlli in ordine ai requisiti di carattere morale di cui gli stessi devono essere in possesso, ai sensi dell’art. 11 del Regolamento.

Quest’ultima disposizione prevede che, per il rilascio dell’autorizzazione all’attività, il titolare dell’impresa individuale – ovvero tutti i soci, in caso di società di persone, o gli amministratori, il presidente o i componenti del consiglio di amministrazione, nel caso di società di capitale – devono:

  1. a) essere in possesso dei requisiti soggettivi previsti dagli artt. 11 e 92 TULPS;
  2. b) non essere sottoposto a misure di prevenzione che costituiscano cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all’art. 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575 (interdittiva antimafia);
  3. c) dichiarare di essere in regola con gli adempimenti di ogni tassa, imposta o onere verso l’amministrazione comunale;
  4. d) allegare alla domanda di autorizzazione il certificato antimafia rilasciato dalla competente autorità.

Appare quindi del tutto comprensibile che, in considerazione del pericolo di infiltrazione mafiosa, nell’ambito del gioco lecito, la verifica da parte del comune di Napoli non si limiti ai soli locali già in esercizio ma si estenda anche ai requisiti soggettivi degli operatori che gestiscono o subentrano nell’attività del gioco d’azzardo. E’ da rammentare infatti che, in base all’art. 8 del regio decreto n. 773 del 1934, le autorizzazione di polizia sono, in linea di principio, strettamente personali.

Diversamente, i passaggi successivi nella titolarità o nella gestione delle sale da gioco sfuggirebbero a qualsiasi possibilità di verifica preventiva ovvero di controllo da parte dell’amministrazione comunale.

Le prescrizioni regolamentari sul punto si sottraggono pertanto ai dedotti profili di irragionevolezza, rispondendo ad un chiara esigenza pubblica di monitorare in via continuativa e permanente i requisiti soggettivi ed oggettivi degli operatori del settore.

7.- Con il settimo motivo, la società ricorrente censura sotto ulteriore profilo la violazione del principio di proporzionalità; degli artt. 3 e 97 Cost.; degli artt. 31, comma 2, d. l. n. 201/2001 convertito nella L. n. 214/2011; dell’art. 1 d.l. n. 1/2012, conv. L. n. 27/2012.

7.1.- La società ricorrente si duole del fatto che l’art. 6, comma 6, del Regolamento commini un divieto generalizzato di esercizio delle attività di gioco “nel perimetro del Centro Antico cittadino ricompreso nell’area tra le seguenti vie anch’esse incluse nel perimetro interdetto: ….” nonché “nell’area del Centro Storico delle Municipalità così come perimetrata zona A del vigente piano regolatore”.

Sempre l’art. 6, al comma 8, precisa poi che “il locale adibito alle attività disciplinate dal presente titolo deve essere ubicato esclusivamente al piano terra degli edifici purché non all’interno o adiacenti a unità immobiliari residenziali”.

La ricorrente rileva come queste disposizioni regolamentari siano non rispettose delle norme poste dalla legge regionale Campania n. 16 del 2004, delle norme di cui all’art. 31, comma 2, d.l. n. 201 del 2011 con riferimento alla libertà di stabilimento e nella prestazione di servizi, ma anche sproporzionate e non precedute da alcuna idonea istruttoria.

7.2.- La censura è inammissibile perché la ricorrente non ha presentato alcuna richiesta fondante un interesse diretto, concreto ed attuale di svolgere l’attività del gioco nel centro antico cittadino o in sua prossimità ovvero in una soluzione logistica contrastante con il divieto di cui all’art. 6, comma 8.

7.3.- In ogni caso, non si ravvisa alcuna violazione delle invocate norme in materia di concorrenza e violazione del principio della libertà di impresa.

Ed invero, le stesse disposizioni del Trattato dell’Unione europea hanno previsto la possibilità di inserire misure derogatorie in senso restrittivo alla libertà di stabilimento per ragioni di ordine e interesse pubblico legati alla tutela della salute pubblica.

Inoltre, la Corte di Giustizia ha valutato la conformità all’ordinamento dell’Unione di una disciplina normativa nazionale che fissi una durata più breve delle nuove concessioni e il riordino del sistema delle concessioni tramite il riallineamento temporale delle scadenze.

Questo perché, in assenza di una disciplina unitaria a livello europeo, spetta al singolo Stato membro valutare, in questi settori sensibili, il grado di tutela degli interessi coinvolti, valutando se questa finalità possa essere realizzata mediante un divieto totale o parziale delle attività riconducibili ai giochi e alle scommesse, oppure soltanto limitarle e prevedere a tale fine modalità di controllo più o meno rigorose (v. sentenza Digibet e Albers, c-156/13).

8.- Con l’ottavo motivo la società ricorrente deduce l’ulteriore violazione del principio di proporzionalità, degli artt. 3 e 97 Cost., l’eccesso di potere per carenza d’istruttoria.

8.1.- Osserva, più in particolare, come dall’impugnata deliberazione consiliare non sia possibile ricavare i dati epidemiologici, statistici e clinici dai quali sarebbe stata desunta un fattore di pericolo per la salute delle persone derivante dai servizi di gioco lecito, tale da meritare così gravose limitazioni alla libertà d’impresa, garantite in ambito europeo e costituzionale, con particolare riferimento agli orari degli esercizi e di funzionamento degli apparecchi da gioco, ai criteri di localizzazione dei locali di esercizio, ai divieti generalizzati di pubblicità e di insediamento per intere zone cittadine nonché agli istituiti regimi di autorizzazione e di comunicazione.

In altri termini, il Comune di Napoli, prima di dare corso alla deliberazione consiliare contestata, avrebbe dovuto analizzare in modo approfondito l’incidenza della c.d. “ludopatia” sul proprio territorio e, in relazione ad essa, valutare quali limitazioni e quali misure proporzionate e sostenibili avrebbero potuto considerarsi in astratto appropriate rispetto al fenomeno da contrastare (cita a sostegno delle proprie affermazioni, Consiglio di Stato, sez. III, 10 febbraio 2016, n. 578 e 579).

8.2.- Il motivo è infondato.

Con lo stesso la ricorrente ripropone, ampliandole, le deduzioni difensive già formulate col primo, terzo, quarto motivo di ricorso.

Parte ricorrente, per di più, sostiene che l’azione amministrativa sia stata posta in essere in assenza della necessaria attività istruttoria e con carente motivazione, nonché in assenza di dati statistici e clinici dal quale si ricaverebbe la pericolosità sulla salute per le persone, dall’attività del gioco d’azzardo.

La censura appare priva di pregio e viene smentita, nei fatti, ove si consideri che, con la delibera n. 993 del 23 dicembre 2013, non impugnata, alla base dei provvedimenti oggi impugnati, veniva posta la dovuta attenzione al fenomeno della ludopatia, con la previsione di istituire un’apposita consulta sulla dipendenza dal gioco, preceduta dal richiamo in materia degli interventi legislativi e degli arresti giurisprudenziali, anche della Corte di giustizia europea e della Corte costituzionale.

Con la delibera n. 993 del 2013, l’amministrazione aveva illustrato precisi dati a supporto delle proprie determinazione: si chiariva infatti che la diffusione del gioco ha comportato in Campania una spesa attestatasi sugli 8,9 miliardi di euro nel 2011, calcolato nella città di Napoli sul numero totale degli utenti che, nell’anno 2012, ha fatto ricorso ai servizi sanitari della ASL Na I Centro. Di questi, il 91% è rappresentato da maschi, il 9% da femmine, mentre le fasce d’età più rappresentate sono quelle dai 35 anni ai 39 anni (pari al 20% del totale) e oltre i 65 anni (pari al 16% degli accessi totale).

L’analisi compiuta sul fenomeno del gioco d’azzardo nella città di Napoli rende giustizia sul fatto che l’amministrazione ha compiuto un’adeguata istruttoria, fondata anche su un’attenta indagine statistica precedente l’adozione del contestato Regolamento. In questo senso, le scelte operate dall’amministrazione comunale non appaiono affatto arbitrarie ma si fondano su ricerche e dati statistici che confermano la tesi – non certa in via assoluta ma pur sempre fornita di elementi plausibili – del collegamento riscontrabile tra l’aumento della diffusione sul territorio delle sale da gioco e l’incremento della tendenza alla ludopatia.

9.- Con il nono motivo, la società ricorrente deduce la violazione degli artt. 23, 41 e 117, comma 2, lett. h) della Costituzione nonché dell’art. 159, comma 2, d. lgs. n. 112/1998; l’eccesso di potere per sviamento.

9.1.- Censura il fatto che l’art. 8, rubricato “Prescrizioni di esercizio e divieti”, dopo avere contraddittoriamente richiamato, al comma 5, il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 27 luglio 2011, avente ad oggetto la “Determinazione dei criteri e parametri numerici quantitativi per l’installabilità di apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, del TULPS”, stabilisce al comma 6 l’obbligo di presentare al SUAP una segnalazione certificata di inizio attività per “la variazione del numero e della tipologia degli apparecchi nelle sale giochi […]” ed, al comma 8, l’obbligo di comunicare telematicamente sempre al SUAP, anche al semplice “sostituzione di un apparecchio da gioco nell’ambito della stessa tipologia”.

Ad avviso di parte ricorrente, i descritti obblighi di comunicazione s’imporrebbero in ogni caso ai destinatari, ovverosia anche qualora la variazione del numero degli apparecchi avvenga per difetto (e non per eccesso) ed a prescindere dalle ragioni anche tecniche che giustifichino la sostituzione di questi ultimi. In questo modo, l’ente locale, lungi dal limitarsi a tutelare la propria comunità dai potenziali rischi connessi al fenomeno della c.d. “ludopatia” ovvero da possibili situazioni di degrado sul contesto urbano connesse col gioco lecito con vincite di denaro, avrebbe agito in palese carenza di copertura normativa.

9.2.- Il motivo è condivisibile.

I procedimenti di verifica e di controllo del numero e della tipologia di apparecchiature da gioco, installate in locali autorizzati, nonché della loro sostituzione è demandata alla competenza esclusiva dello Stato. Ciò si fonda non solo su profili riguardanti la pubblica sicurezza, come previsti dal TULPS, quanto per quelli fiscali, come emerge dalla disciplina applicativa riposta nel Decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 27 luglio 2011, emanato anche in attuazione di quanto previsto dalla legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge finanziaria per il 2011), art. 1, commi 70, 72, 80, 81 e 82.

Sul punto, non a caso la Corte costituzionale, con sentenze n. 237/2006, n. 72/2010 e n. 300/2011, ha chiarito che le prescrizioni in tema di c.d. “contingentamento” degli apparecchi da gioco attiene alla materia dell’ordine pubblico e sicurezza.

Peraltro, la previsione di richiedere la SCIA ad un soggetto già autorizzato non sembra essere pienamente aderente al tenore dell’art. 19 L. n. 241 del 1990; la SCIA è infatti lo strumento giuridico che, tramite atto dichiarativo del privato, realizza in via ormai alternativa lo stesso effetto del tradizionale atto autorizzatorio, proveniente dalla competente amministrazione, ciò allo scopo di facilitare l’inizio dell’attività imprenditoriale o commerciale.

La SCIA appare invero sovradimensionata laddove si tratti di comunicare all’amministrazione variazioni che si verificano nella conduzione dell’attività commerciale le quali non abbiano tuttavia alcuna incidenza sui requisiti previsti dalle normative di legge e regolamentare per iniziare o proseguire l’attività medesima.

10.- Con il decimo motivo di ricorso (per presumibile errore indicato come undicesimo motivo), la società ricorrente deduce la violazione dei principi di certezza, affidamento e ragionevolezza; la violazione dell’art. 2, comma 1, L. n. 180/2011, la violazione dell’art. 9 TULPS l’eccesso di potere per indeterminatezza assoluta.

10.1.- Censura, in particolare, per indeterminatezza la disposizione contenuta all’art. 8, comma 16, del Regolamento, per indeterminatezza nonché per contraddittorietà con quella posta all’art. 2, comma 4, del Regolamento medesimo.

La richiamata disposizione regolamentare sarebbe quindi posta in violazione dell’art. 9 TULPS che riserva alla sola autorità di pubblica sicurezza un potere simile, nonché dell’art. 2, comma 1, L. n. 180 del 2011 – contenente “Norme per la tutela della libertà d’impresa. Statuto delle imprese” – il quale riconosce espressamente il “diritto dell’impresa di operare in un contesto normativo certo…riducendo al minimo i margini di discrezionalità dell’azione amministrativa”.

Ad avviso di parte ricorrente, risulterebbe violato anche il principio di certezza del diritto, posto che non è possibile conoscere in anticipo i limiti e gli ostacoli che si frapporrebbero all’esercizio delle attività di gioco con vincite in danaro.

10.2.- Il motivo è inammissibile per carenza di interesse, in quanto non risulta alcuna diretta ed attuale lesione nella sfera giuridica del ricorrente, prima dell’eventuale adozione di atti applicativi della disposizione regolamentare concretamente pregiudizievoli.

Comunque, per completezza di trattazione, si può osservare che l’art. 9 TULPS stabilisce che, “oltre le condizioni stabilite dalla legge, chiunque ottenga un’autorizzazione di polizia deve osservare le prescrizioni, che l’autorità di pubblica sicurezza ritenga di imporgli nel pubblico interesse”.

La norma attribuisce un ampio potere discrezionale all’autorità di polizia di fissare determinate prescrizioni a tutela di esigenze di pubblica sicurezza non preventivabili al momento in cui l’autorizzazione viene rilasciata. L’indeterminatezza circa il contenuto delle prescrizioni si giustifica con la necessità di garantire comunque un presidio effettivo, duraturo nel tempo, delle esigenze pubbliche di sicurezza e di fare fronte a situazioni non prevedibili.

Ciò chiarito, venendo al Regolamento, il contestato art. 8, comma 16, dispone che: “Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS, oltre alle condizioni previste dalle normative in vigore, chiunque eserciti le attività disciplinate dal presente regolamento deve anche osservare le eventuali prescrizioni che l’autorità comunale ritenga di imporgli nel pubblico interesse”. E’ evidente che il regolamento opera una mera e tautologica riproduzione della disposizione contenuta nel testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

E’ utile a questo punto richiamare il testo dell’art. 2, comma 4, del Regolamento medesimo, invocato dalla società ricorrente per avvalorare l’assunto circa i profili di contraddittorietà rilevabili tra le previsioni regolamentari, in particolare rispetto al contestato art. 8, comma 16.

La disposizione di cui al menzionato art. 2, comma 4, così recita:

“Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS, l’amministrazione comunale si riserva la facoltà di imporre vincoli, prescrizioni, obblighi o altre forme dirette o indirette di limitazione al termine di un procedimento di valutazione in relazione a:

  1. a) rispetto dei vincoli di destinazione urbanistica degli immobili;
  2. b) della prossimità dei locali sede dell’attività a luoghi di pubblico interesse di cui al successivo art. 7.”.

Tra le due disposizioni regolamentari vi sono quindi molti elementi in comune:

  1. a) in primo luogo, il richiamo all’art. 9 del TULPS;
  2. b) anche riguardo al “pubblico interesse”, che costituisce la ragione fondante delle ulteriori prescrizioni, vi è tra le due norme sintonia e non contraddizione, sebbene, va osservato, mentre l’art. 8, comma 16, lo invoca testualmente, l’art. 2, comma 4, sembra prescinderne, salvo chiarire che la facoltà di prevedere nuove limitazioni è esercitabile “al termine di un procedimento di valutazione” e, quindi, di una fase istruttoria indeclinabile nella quale è evidente che debba essere valutata la sussistenza per l’appunto di un “pubblico interesse”.

Su questi profili in comune, l’art. 2, comma 4, contempla poi specifiche ipotesi per l’imposizione di vincoli, prescrizioni, obblighi o comunque limitazioni ulteriori.

Il Collegio osserva che l’art. 8, comma 16, più che porsi in contraddizione con l’art. 2, comma 4, del Regolamento, riveste, rispetto a quest’ultima disposizione, carattere di previsione generale; può quindi sostenersi che tra le due disposizioni regolamentari vi sia un rapporto di genere a specie.

11.- Può infine passarsi all’esame del ricorso per motivi aggiunti.

11.1.- Il ricorso per motivi aggiunti risulta inammissibile relativamente all’impugnazione dell’ordinanza sindacale prot. n. 735 del 1° giugno 2016 e dell’ordinanza sindacale di parziale rettifica n. 736 di pari data.

Con tali ordinanze, il sindaco ha semplicemente disposto il differimento di sessanta giorni dell’entrata in vigore dell’ordinanza n. 387 del 4 aprile 2016, avendo considerato “opportuno attendere gli esiti” del contenzioso in corso.

Appare evidente che non vi è alcun interesse della società ricorrente ad impugnare un’ordinanza di differimento di una precedente ordinanza, anch’essa impugnata, il cui contenuto, in quanto considerato lesivo, è oggetto di molteplici contestazioni in questa sede.

11.2.- L’esame del ricorso dei motivi aggiunti può quindi concentrarsi sulla menzionata ordinanza prot. n. 387 del 2016, con la quale il sindaco ha stabilito che “l’orario di esercizio delle sale giochi è fissato dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle ore 18,00 alle ore 23,00 di tutti i giorni, festivi compresi, salvo diversa determinazione nell’esercizio dei poteri previsti dalla legge”

Aggiunge l’ordinanza al punto 2) della parte dispositiva che: “nell’ambito di tali limiti massimi di orario il titolare della licenza ha facoltà di scegliere il proprio orario di apertura e di chiusura dandone comunicazione scritta al Servizio SUAP del comune e al punto 3) che: “la chiusura infrasettimanale e festiva sono facoltative”.

11.3.- Con un unico, articolato motivo di ricorso, la società ricorrente propone la medesima censura formulata col ricorso introduttivo, per violazione dell’art. 50, comma 7, del TUEL, principalmente sotto il profilo di una presunta carenza istruttoria e di motivazione con particolare riflesso sul carattere irragionevole della regolamentazione comunale sul gioco lecito, percepita eccessivamente restrittiva.

11.4.- La censura è infondata.

L’ordinanza sindacale in questione trova infatti il suo presupposto nella deliberazione del consiglio comunale n. 74 del 2015 sulla cui legittimità, soprattutto in tema di determinazione degli orari, si è ampiamente argomentato nel corso dell’esame del ricorso introduttivo, in particolare dell’ottavo motivo di ricorso al cui contenuto, per ragioni di sintesi, si rinvia.

In motivazione sono stati anche sufficientemente illustrati i rapporti che, in tema di determinazione degli orari di apertura delle sale da gioco, intercorrono tra il potere deliberativo del Consiglio comunale e quello del sindaco, in linea con le prescrizioni di cui all’art. 50, comma 7, del TUEL; alle relative conclusioni, sempre per ragioni di sintesi, non può che rinviarsi.

11.5.- In conclusione, il ricorso per motivi aggiunti è in parte inammissibile e per il resto infondato e va quindi respinto.

12.- Le spese sono per la metà compensate, in considerazione della parziale reciproca soccombenza; per l’altra metà sono imputate, nella misura indicata in dispositivo, a carico della società ricorrente ed a favore del comune di Napoli, dovendo considerarsi che la soccombenza della società ricorrente ha carattere prevalente rispetto a quella del comune di Napoli, limitata solo ad una parte delle disposizioni regolamentari.

Appare equo compensarle integralmente nei confronti dei soggetti interventori, ad adiuvandum e ad opponendum, in considerazione dei rispettivi ruoli assunti nell’odierno contenzioso.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

1) dichiara in parte inammissibili il ricorso introduttivo ed i motivi aggiunti ed in parte li respinge, nei sensi di cui in motivazione;

2) in parziale accoglimento, per quanto di ragione e nei limiti illustrati in motivazione, delle censure di cui ai punti 5 e 9 della parte motiva, annulla, in parte qua, le seguenti disposizioni della deliberazione del Consiglio comunale di Napoli n. 74 del 21 dicembre 2015: articolo 8, commi 6, 8 e 15; articolo 15, comma 1, lett. j).

Le spese sono per la metà compensate; per l’altra metà, determinate nella misura di € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre accessori come per legge, imputate a carico di HBG Arcades s.r.l. in favore del comune di Napoli; sono compensate integralmente nei confronti degli interventori ad adiuvandum e ad opponendum.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nelle camere di consiglio del 6 dicembre 2016 e del 14 marzo 2017, con l’intervento dei magistrati:

Fabio Donadono, Presidente

Gianmario Palliggiano, Consigliere, Estensore

Giuseppe Esposito, Consigliere

 

Chiuse 6 Sale da Gioco Illegali

salagiochiIl regolamento sulle sale da gioco (clikka) che proposi e feci approvare al Consiglio Comunale di Napoli nel dicembre 2015, mantiene la sua validità ed efficacia. Tra l’altro sia il TAR Campania, sia il Consiglio di Stato, nelle numerose procedure cautelari intentate dagli esercenti ne hanno confermato l’impianto che, occorre ricordare, è unicamente volto a limitare quella che ormai è da considerare una vera e propria piaga sociale, tanto che la ludopatia è stata di recente inserita tra i cd. LEA (livelli essenziali di assistenza) dal Ministero della Salute.

Devo dire che mi giungono molte segnalazioni di sale da gioco, punti scommesse ed altri esercizi commerciali, muniti delle cd. slot e vlt, che non rispettano l’orario di funzionamento, tal volta addirittura espongono un orario diverso come accade nella frequentatissima galleria commerciale della Stazione Garibaldi. E’ chiaro occorre attenzione, controllo e collaborazione istituzionale. Difatti, per le SLOT e le VLT collegate telematicamente all’Amministrazione dei Monopoli di Stato, si potrebbe semplicemente inviare, da parte del Comune una richiesta di disattivazione negli orari non consenstiti, di modo che il problema del controllo sarebbe risolto alla radice. Lo farà mai il Sindaco o qualche zelante Amministratore del Comune di Napoli, io spero di si, perché così si alleggerirebbe il lavoro alla Polizia Municipale. Ad ogni buon conto colgo con piacere i provvedimenti emessi dalla dirigente del SUAP di Napoli con i quali sono state chiuse le Sale Gioco che non rispettavano il regolamento site in:  Via Arenaccia (clikka),  Corso V. Eamanuele (clikka),  Corso San Giovanni (clikka)Piazza Garibaldi (clikka), Via A. Poerio (clikka) e di nuovo un altra in  Via Arenaccia (clikka).

Vi consiglio di dare una lettura, ai citati provvedimenti, per capire come un atto regolamentare possa incidere così tanto nel tessuto sociale. Un vero e proprio atto di amministrazione con il quale si sceglie da che parte stare; cosa rara per una politica che sempre troppo interessata a raccattare consenso a destra ed a manca. Quello che voglio dire è che la cd. buona amministrazione vale molto di più di qualsivoglia provvedimento giurisdizionale che, ovviamente, per sua natura non è rivolto alla comunità.

Il Gioco che Uccide

ludopatiaLa lotta alla ludopatia, di cui si discute in questi ultimi giorni sulle cronache cittadine e nazionali, apre un mondo di grande sofferenza. Persone insospettabili che si ritrovano ad essere, in uno stato di mortificazione e solitudine, incastrate in un vortice da cui non riescono più ad uscire. La sequenza è gioco, debiti, usura, e di nuovo gioco, pensando di fare la vincita risolutiva. Famiglie che vivono un disastro prima economico e poi familiare aggravato dalla vergogna di parlare del problema. Sono figli, figlie, sorelle, fratelli, padri e madri che, purtroppo tal volta leggiamo dalle cronache, giungono ad intravedere l’uscita solo con l’atto estremo, come accaduto con il poliziotto di genova che ha ucciso prima la moglie e le due figlie e poi si è suicidato. Se non si parla del fenomeno, se i media sono assenti per non inimicarsi i finanziatori di campagne pubblicitarie e le istituzioni non fanno nulla, che senso ha essere parte di una comunità? Che senso ha chiamarsi cittadini? Il vero tema sociale e politico del momento, non credo sia un si o un no, distante anni luce dai bisogni dei cittadini, ma l’idea di paese e di sviluppo che vogliamo. Campagne elettorali fatte sul nulla che si trasformano in azioni amministrative prive di ogni cultura, unicamente volte all’effimero, tra alberi e luminarie, con l’unica idea di reclutare consenso facendo a gara a chi fa la cosa più strabiliante. Credo, invece, che il Paese abbia tanto bisogno di normalità e solidarietà. Dopo il presidio dell’altro giorno in Piazza Dante e la chiusura della sala SLOT dedichiamo questo piccolo risultato a questa famiglia che non è più tra noi..

http://www.ansa.it/liguria/notizie/2016/11/02/uccide-moglie-e-due-figlie-e-si-suicida_3a083678-21d7-434b-923f-6a3fb16031a1.html

Ludopatia: Una Vittoria per i Cittadini

piazzadanteDopo la manifestazione di ieri in Piazza Dante, con la quale si è chiesto il controllo e l’applicazione del Regolamento sulle sale da gioco, oggi apprendiamo dall’Assessore Enrico Panini, la notizia della emissione di una ordinanza del Comune di Napoli con la quale è stata chiusa una Sala Slot che violava la disciplina comunale circa le distanze dai cd. luoghi sensibili, in particolare scuole, luoghi di culto e centro storico. Consapevoli che Napoli con il regolamento approvato a dicembre 2015 si è messa a capo di una battaglia di solidarietà verso le tante famiglie con il problema della ludopatia e del fatto che la battaglia è ancora lunga ed è di livello nazionale, manifestiamo soddisfazione per l’azione amministrativa odierna e per il fatto che fino ad oggi la disciplina ha retto al vaglio della Magistratura Amministrativa segno che si è lavorato bene e per il bene dei cittadini.

Il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II Liceo Antonio Genovesi Napoli, Liceo Vittorio Emanuele II e le associazioni: Acli Napoli, Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli, Comitato per la Quiete Pubblica e la Vivibilità Cittadina, Napoli, DAMM Associazione Culturale, Famiglie in Gioco del gruppo LOGOS, Federconsumatori Campania, Associazione Il Dado, LIBERA, MoVI Napoli, Progetto Napoli, Rete Rione Sanità, Slot Mob, Volontari Napolinsieme. Aderiscono individualmente Padre Alex Zanotelli, Padre Arcadio Sicher, il Pastore valdese Leonardo Magrì e la pastora valdese Thesie Mueller, la Diacona Metodista Alessandra Trotta.

P.S. Un particolare ringraziamento va a Gaetano (il mio compagno a 4 zampe), che seguendomi in queste battaglie civili sta mostrando un apprezzabile senso civico

Gioco d’Azzardo: Il Consiglio di Stato Conferma la Scelta Del Comune di Napoli

ludopatiaCon soddisfazione accolgo la notizia che il Consiglio di Stato, ieri (07.10.2016) ha confermato, in sede cautelare, l’impianto regolamentare che ho voluto con tenacia durante il corso del mio mandato di consigliere comunale, redigendo la proposta (clikka) di delibera e facendola approvare dal Consiglio Comunale. Emerge con tutta evidenza che davanti ad un problema sociale e di salute la politica ha il dovere di intervenire e la magistratura finora ha confermato il sacrosanto diritto di un’amministrazione di fare delle scelte politiche nell’interesse dei cittadini. Il rammarico che mi porto è quante cose avrebbe potuto fare e potrebbe ancora fare, l’amministrazione comunale negli scorsi 5 anni e nei prossimi. Abbiamo, invece, una politica bloccata, schiava del consenso elettorale spicciolo nella quale all’ideologia si è sostituito un bieco calcolo di interessi elettorali che blocca tutto e consente solo uno stanco andare avanti in un malandato ordinario privo di alcuna idea di città e del paese.

Ad ogni buon conto sono soddisfatto, anche perché molti consiglieri che si erano schierati a favore della proposta, dopo il voto, avevano subito una sorta di terrorismo psicologico, tanto che in alcuni momenti pensavo che il regolamento non avrebbe politicamente retto. A questi colleghi gli era stata, infatti, sapientemente inoculata una sorta di timore di dover poi essere chiamati a rispondere di ingenti danni per aver osato di incidere così pesantemente sul tessuto economico e sociale cittadino.

Ora occorre solo tenere alta la guardia sia perché mi stanno giungendo sempre più segnalazioni di esercizi che non rispettano l’orario imposto, sia perché temo che il governo (clikka) spinto dalle lobby del’azzardo possa cancellare i grandi passi in avanti che ormai molti enti locali, sull’esempio di Napoli, hanno fatto.

Di seguito il testo dell’Ordinanza:

Pubblicato il 07/10/2016
N. 04457/2016 REG.PROV.CAU.

N. 06600/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente
ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 6600 del 2016, proposto dalla Napoli Bingo S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Luigi Maria D’Angiolella C.F. DNGLMR63H08G333C, con domicilio eletto presso Sergio Como in Roma, via G. Antonelli, 49

contro
Comune di Napoli, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Fabio Maria Ferrari C.F. FRRFMR59P10F839X, Antonio Andreottola C.F. NDRNTN72E22I163X, Bruno Crimaldi C.F. CRMBRN65H26F839I e Gabriele Romano C.F. RMNGRL65S03G273Z, con domicilio eletto presso Nicola Laurenti in Roma, via F. Denza, 50/A
nei confronti di
Federconsumatori Campania – Federazione Regionale di Consumatori e Utenti, Federconsumatori Provinciale di Consumatori e Utenti, Libera Napoli – Associazioni Nomi e Numeri Contro Le Mafie, La Casa Sulla Roccia – Centro di Solidarietà, Ada Napoli e Provincia – Associazione Per i Diritti degli Anziani, Acli – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, Famiglie in Gioco, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall’avvocato Patrizia Kivel Mazuy C.F. KVLPRZ57R61F839B, con domicilio eletto presso Ferruccio De Lorenzo in Roma, via Giuseppe Mangili, 29;
Federconsumatori Provinciale di Napoli – Federazione Provinciale di Consumatori e Utenti non costituita in giudizio
e con l’intervento di
ad opponendum: Codacons, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gino Giuliano C.F. GLNGNI65A02D636M e Carlo Rienzi C.F. RNZCRL46R08H703I, con domicilio eletto presso l’Ufficio Legale Nazionale del Codacons in Roma, viale Giuseppe Mazzini, 73
per la riforma dell’ordinanza cautelare del T.A.R. Campania, Sezione III, n. 1182/2016

Visto l’art. 62 cod. proc. amm;
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti tutti gli atti della causa;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Napoli, della Federconsumatori Campania – Federazione Regionale di Consumatori e Utenti, della Federconsumatori Provinciale di Consumatori e Utenti e di Libera Napoli – Associazioni Nomi e Numeri Contro Le Mafie, di La Casa Sulla Roccia – Centro di Solidarietà e di Ada Napoli e Provincia – Associazione Per i Diritti degli Anziani e di Acli – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani e di Famiglie in Gioco;
Vista la impugnata ordinanza cautelare del Tribunale amministrativo regionale di reiezione della domanda cautelare presentata dalla parte ricorrente in primo grado;
Viste le memorie difensive;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 6 ottobre 2016 il Cons. Claudio Contessa e uditi per le parti gli avvocati Luigi M. D’Angiolella, Gabriele Romano, G. Palma, su delega dell’avv. P. Kivel Mazuy, Gino Giuliano e Carlo Rienzi

Considerato che deve essere più approfonditamente scrutinato in sede di merito (da fissarsi auspicabilmente in tempi brevi) il motivo di ricorso con il quale si è lamentato che, ferme restando le prerogative sindacali di cui al d.lgs. 267 del 2000, articolo 50, comma 7, nel caso in esame sarebbe il regolamento comunale a risultare illegittimo e, con esso, l’ordinanza sindacale che vi ha dato applicazione;
Considerato tuttavia che, nel bilanciamento fra i diversi interessi pubblici e privati che nel caso in esame vengono in rilievo (alcuni dei quali impingenti la sfera dei diritti inviolabili quale quello alla salute), il Collegio ritiene preferibile l’opzione che consenta di pervenire alla decisione di merito in primo grado re adhuc integra (i.e.: senza che vengano ulteriormente modificati, allo stato, gli orari fissati dal Comune di Napoli);
Considerato che, per le ragioni esposte, l’appello in epigrafe deve essere respinto e che deve essere disposta l’integrale compensazione delle spese fra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) respinge l’appello (Ricorso numero: 6600/2016).
Spese compensate.
La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 ottobre 2016 con l’intervento dei magistrati:

Carlo Saltelli, Presidente
Claudio Contessa, Consigliere, Estensore
Paolo Giovanni Nicolo’ Lotti, Consigliere
Luigi Massimiliano Tarantino, Consigliere
Oreste Mario Caputo, Consigliere
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Claudio Contessa Carlo Saltelli

IL SEGRETARIO

Libri al posto di Slot

Libri al Posto di SlotLibri al posto di Slot: Potrebbe essere un lancio per la campagna di sensibilizzazione per curare uno dei mali del secolo. Basta vedere le facce o gli occhi allucinati di coloro che si intrattengono nelle sale giochi o di coloro che restano a fissare lo schermo di una Slot fino a quando non si sono giocati tutti i soldi della spesa o lo stipendio, per capire che occorre intervenire con urgenza. Oggi in Commissione Affari Istituzionali abbiamo trattato l’attuazione del regolamento sulle sale da gioco (clikka) che è stato approvato a dicembre scorso ed attualmente in vigore a Napoli per capire che occorre una mobilitazione delle associazioni e delle persone che sono sensibili al tema. Il prossimo 23 febbraio innanzi al TAR Campania si discuterà l’istanza di sospensiva richiesta da alcuni imprenditori del gioco avverso il nuovo regolamento per la sua forza limitatrice. Allo stato la giurisprudenza è alquanto ondivaga ma il TAR Campania si è già pronunciato dando ragione all’ente locale sulla vicenda che ha visto il Comune di Anacapri in prima linea. Ovviamente gli interessi sulla piazza di Napoli sono altissimi ed il giro di affari immagino che sia di rilevante entità. Come al solito si porta avanti il discorso della difesa dei posti di lavoro e pare che nei citati giudizi saranno previsti gli interventi di lavoratori del settore. Ad ogni buon conto spero che il TAR Campania riproduca la pronuncia già resa la volta scorsa ma occorre, in ogni caso, una mobilitazione affinché anche la Regione Campania ed il Parlamento producano atti normativi nello stesso senso.

Io ce l’ho messa tutta ora tocca ai cittadini sensibilizzare la politica!! Spero che molti Bar adottino la scelta adottata dal Bar di Pistoia!!!

Per capire di cosa stiamo parlando consiglio la visione del servizio delle Iene (clikka)

Da il Corriere della Sera on line (clikka)

LIBRI AL POSTO DELLE SLOT: LA SCELTA DI UN BAR DI PISTOIA FA SCUOLA

di Federico di Vita

Dopo il successo dell’iniziativa pistoiese il modello viene replicato anche a Viareggio, così i libri combattono la ludopatia

Nello storico Bar Nazionale di Pistoia da qualche mese al posto di due slot machine ci sono degli scaffali pieni di libri. L’iniziativa di Alessandra Vannetti, titolare del locale, ha destato stupore e sostegno in città, tanto che tramite il passaparola il traffico e lo scambio dei libri, così come la quantità di volumi e scaffali, sono cominciati ad aumentare fino a occupare un’intera parete.

Di slot machine ce n’erano solo due, siamo sempre stati un po’ contrari – ci dice Alessandra mostrandoci orgogliosa la sala che ormai ospita la “Biblioteca dell’Amicizia” –, ed era da tempo che le volevamo togliere. Considerato che a casa siamo tutti lettori, ho pensato di andare all’Ikea, prendere un piccolo scaffale e mettere al posto delle macchinette dei libri”. L’iniziativa ha appassionato i clienti abituali e col tempo è cresciuta fino a coinvolgere sempre più persone: “questa idea è piaciuta tanto, penso che la cultura debba essere libera e alla portata di tutti. Qui vicino, nella comunità montana, ci sono dei gruppi di elfi (persone che vivono a stretto contatto con la natura sull’Appennino pistoiese, n.d.r.), e tra di loro c’è un ragazzo, che viene qui con diversi bimbi – abbiamo anche libri per i più piccoli – e in questo modo riesce a offrire da leggere a questi fanciulli che non sempre hanno la possibilità di acquistare ciò che gli serve.”

Economicamente è stato difficile rinunciare alle slot machine?

“Le slot machine negli anni ci hanno sicuramente aiutato a pagare l’affitto e ci hanno sostenuto perché in questi anni il commercio non è andato sempre allo stesso modo, ma abbiamo deciso comunque di toglierle perché ci eravamo scocciati. C’erano due persone che venivano sempre, un ragazzo e un anziano, erano in difficoltà, ci rimettevano soldi e non ci piaceva questa situazione. Ultimamente poi c’era un giro di cinesi un po’ losco, che a mio avviso svalutava il locale, qui abbiamo una clientela variegata ma buona, non volevamo essere percepiti come un altro tipo di esercizio…”

La parete di libri del Bar Nazionale di Pistoia

Sugli scaffali i libri sono divisi per generi, come avete fatto a raccoglierne tanti in così poco tempo?

“Sono stati gli stessi clienti a regalarmeli, una signora mi ha portato quelli della madre, che era un’appassionata lettrice, poi è stata la volta di alcuni ragazzi di un’associazione culturale, che durante le feste di Natale hanno istituito dei punti di raccolta in centro con delle brochure per aiutare la nostra piccola biblioteca, e grazie a loro sono arrivati libri da ogni parte d’Italia, da Palermo, da Trieste, libri di scrittori locali, c’è di tutto…”

Non ci siamo ancora detti qual è il meccanismo della vostra piccola biblioteca.

“C’è chi legge i libri direttamente qui, magari aspettando il treno (siamo vicini alla Stazione), oppuresi possono prendere in prestito, basta segnare il volume sul quaderno insieme al nome e al cellulare di chi prende il libro, che poi entro un mese va portato indietro. I doppioni li ho regalati alla biblioteca San Giorgio, e la prossima volta che ne metto insieme un po’ voglio darli al centro dialisi dell’Ospedale San Jacopo, perché mi piace immaginare che questa iniziativa possa estendersi”.

Nel frattempo la scelta etica del Bar Nazionale di Pistoia è stata già presa come modello: lo Why Not? Cafè di Viareggio negli ultimi mesi ha infatti deciso di rinunciare ai Video Poker sostituendoli ancora una volta con una piccola libreria, raddoppiando così la lotta alla ludopatia per mezzo della lettura, impresa certo titanica, ma non impossibile per i migliori eroi romanzeschi.

Il Gioco D’azzardo al Comune di Napoli

ludopatiaStamane (10.12.2015) sono intervenuto nel consiglio comunale per stigmatizzare il comportamento indifferente dell’amministrazione all’ormai grave problema del gioco d’azzardo che sta diventando una vera e propria piaga sociale avendo letto l’articolo apparso su Il Mattino di Napoli (clikka) che riporta la notizia della vittoria, innanzi al Consiglio di Stato, dell’amministrazione isolana contro le lobby del gioco e scommesse.

Il Comune di Anacapri, infatti, dopo un referendum, con un provvedimento ha limitato l’apertura di sale da gioco e scommesse facendo ciò che in altri comune si sta facendo e che io stesso ho proposto con una delibera di iniziativa consiliare (clikka) che reca la firma di ben 13 consiglieri di maggioranza e di opposizione e che ha trovato anche l’apprezzamento dell’assessore Panini. Ebbene, davanti a queste premesse mi sarei aspettato una approvazione rapida ed, invece, anche questa importante iniziativa tarda ad essere approvata nonostante i pareri positivi degli uffici.

Ovviamente senza mezzi termini stamane nell’indifferenza del sindaco presente in aula, ho espressamente richiesto che almeno vi fosse una presa di posizione chiara che, seppure legittima, deve far capire ai cittadini se questa amministrazione sta dalla parte della povera gente che si dissangua tra slot machine e bingo, o dalla parte degli imprenditori del gioco d’azzardo. Ovviamente siamo in piena campagna elettorale e potrebbe anche essere che il sindaco abbia più a cuore gli interessi degli imprenditori del settore che non quelli dei cittadini spesso affetti da una vera e propria sindrome che viene ormai definita come ludopatia.

Come al solito non ho ricevuto risposte e più passa il tempo e più mi convinco che questa amministrazione solo a parole dichiara di essere per la lotta alla ludopatia nei fatti è tutt’altra storia.

Ecco il mio intervento al 1:15:58

La mia proposta di legge regionale per il contrasto alla Ludopatia

ludopatiaFatti non parole: I candidati alla Regione Campania dovrebbero misurarsi sulle proposte ed, invece, si vedono solo facce di plastica attaccate ai muri! I consiglieri regionali uscenti sia di maggioranza che di opposizione  non hanno fatto nulla in materie delicatissime che richiedevano un intervento immediato. Ai consiglieri uscenti, infatti, dovremmo chiedere se è stato bello passare 5 anni a girarsi i pollici percependo una bella indennità a cui hanno aggiunto anche i fondi economali per i quali non pochi sono ancora sotto processo (clikka).

Ebbene, mentre nelle altre regioni si adottavano provvedimenti efficaci per contrastare la piaga sociale del gioco d’azzardo, seppure lecito, in Regione Campania hanno adottato 7 commi in una legge (clikka) che parla di tutt’altro affermando solo delle dichiarazioni di principio senza disciplinare nulla!

Io in consiglio comunale ho depositato già una proposta di regolamento (clikka) copiata in massima parte dal provvedimento adottato dal Comune di Genova. Ebbene, oggi come candidato alla Regione Campania (clikka) ho elaborato una proposta di legge regionale, anche questa in massima parte copiata dalla legge regionale della Liguria! Basta copiare ed, ovviamente, come diceva il mio maestro, anche per copiare occorre competenza e studio: quanti candidati ne sono dotati? Al netto del fatto che quelli uscenti già hanno dimostrato di non valere poi tanto!

A quelli che si candidano per la prima volta dovremmo chiedere, invece, se hanno una visione amministrativa e politica di quello che vorrebbero fare in Regione e se si sono mai occupati della politica regionale! Fate questo test prima di andare a votare ne va del vostro futuro e del futuro dei vostri figli!

Ad ogni buon conto voglio rispondere a quelli che in questi giorni mi stanno chiamando manifestandomi apprezzamento e dichiarandomi che io sarei per loro il candidato ideale ma purtroppo si sono già “impegnati”. Confesso che quando sento i nomi di questi altri candidati mi si accappona la pelle, in massima parte gente non degna di toccare il danaro pubblico e la cosa pubblica, per manifesta incapacità dimostrata (per gli uscenti) o gente che non ha mai manifestato una visione politica ed amministrativa e che oggi si trova ad essere supportata da pezzi di sindacati e pezzi di società organizzata! Se vogliamo cambiare veramente dobbiamo cercare altro però mi raccomando non chiamatemi per comunicarmi che sostenete altra gente perché poi mi nasce spontanea la domanda: in cambio di cosa uno si è impegnato a sostenere un candidato se poi non ha alcuna certezza delle sue capacità ? perché se è in cambio di niente la cosa è veramente bizzarra se è in cambio di qualcosa allora diciamo che mi fa un po’ schifo. Misteri della politica.

Di seguito la proposta di legge, che ovviamente si aggiunge a quella sulla promozione dello sport (clikka). FATTI NON PAROLE!

Consiglio Regionale della Campania

 Proposta di legge di Iniziativa Consiliare ai sensi dell’art. 28

dello Statuto della Regione Campania

Disciplina delle sale da gioco lecito

Articolo 1 (Finalità)

  1. La presente legge, nell’ambito delle competenze spettanti alla regione in materia di tutela della salute e di politiche sociali, detta norme finalizzate a prevenire il vizio del gioco, anche se lecito, e a tutelare determinate categorie di persone, oltreché a contenere l’impatto delle attività connesse all’esercizio di sale da gioco sulla sicurezza urbana, sulla viabilità, sull’inquinamento acustico e sulla quiete pubblica.
  2. L’esercizio delle sale da gioco e il gioco lecito nei locali aperti al pubblico sono soggetti all’autorizzazione del Sindaco del Comune territorialmente competente.

Articolo 2 (Giochi leciti)

  1. Ai fini della presente legge, l’autorizzazione all’esercizio di cui all’articolo 1, ai sensi del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) e successive modificazioni ed integrazioni, non viene concessa nel caso di ubicazione in un raggio di 500 metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socioassistenziale ed inoltre strutture ricettive per categorie protette. L’autorizzazione viene concessa per cinque anni e ne può essere chiesto il rinnovo dopo la scadenza. Per le autorizzazioni esistenti il termine di cinque anni decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge.
  2. Il Comune può individuare altri luoghi sensibili in cui può non essere concessa l’autorizzazione di cui al comma 1, tenuto conto dell’impatto della stessa sul contesto urbano e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica.
  3. E’ vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco.

Articolo 3 (Sanzioni amministrative)

  1. Ogni violazione delle disposizioni contenute nella presente legge, fermo restando l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria per i reati eventualmente accertati e previsti dal codice penale ogni qualvolta ne ricorrano gli estremi, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di euro 1.000,00 ad un massimo di euro 5.000,00.
  2. All’accertamento delle violazioni e all’irrogazione delle sanzioni di cui alla presente legge provvedono il Comune competente per territorio e gli altri soggetti a ciò delegati.

Articolo 4 (Dichiarazione d’urgenza)

  1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania.

E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Campania.

La proposta di Regolamento sulle Sale Gioco e Giochi Leciti

ludopatiaEra un po’ che pensavo alla necessità che il Comune di Napoli si dotasse di un regolamento per le sale da gioco. In città, infatti, proliferano i Bingo et similia e laddove c’erano i cinema, è sempre più frequente, trovarci delle sale da gioco.

In un momento di crisi il fenomeno si aggrava sempre di più ed occorre che si pongano dei freni alla diffusioni di slot machine e macchinette mangia soldi, ormai diffuse in bar, tabaccherie ed ogni tipo di locale aperto al pubblico. Il fenomeno viene definito ludopatia e si espande a macchia d’olio proprio nelle fasce sociali più deboli e culturalmente meno attrezzate.

Le direttrici che ho seguito, nella stesura del regolamento, sono state in larga misura il buon lavoro che ha fatto il comune di Genova, utilizzando a man bassa il regolamento dell’amministrazione ligure nonché i provvedimenti adottati a Milano ed a Firenze, in virtù dei quali ho inserito non solo il divieto di installare sale da gioco in prossimità di chiese, scuole impianti sportivi, in una parola i luoghi sensibili, ma anche del divieto di installare sale da gioco nel centro antico della città e nei centro storici delle periferie. Tutte soluzioni, peraltro già passate al vaglio sia della Corte di Giustizia Europea, sia del Tar Liguria e sia del TAR Toscana. Spero di aver fatto un buon lavoro di raccordo sottolinenando come nella nostra Regione Campania, come al solito caldoro ha adottato una legge il 7 agosto scorso limitandosi solo a delle enunciazioni di principio guardandosi bene dal scendere nei dettagli come, invece, ha fatto la Regione Liguria, avanti a noi anni luce con una legge regionale di tre articoli che, però, hanno posto dei paletti chiari.

La proposta è stata depositata stamane (02.12.2014), ed è stata sottoscritta da me, come primo firmatario, nonché dai consiglieri Simona Marino, Elpidio Capasso e Francesco Vernetti (Città Ideale), Vittorio Vasquez e Pietro Rinaldi (Sinistra in Movimento), David Lebro e Maria Lorenzi (la Città Campania Domani), Carmine Sgambati (NET), Antonio Borriello (PD), Antonio Luongo (IDV), Elena Coccia (FED), Salvatore Pace (gruppo misto), Domenico Palmieri (NCD) e Gaetano Troncone (IDV). In sostanza possiamo sperare che passi rapidamente al consiglio in quanto ha il sostegno di tutta la maggioranza delle forze del Consiglio Comunale nonché del Sindaco e della giunta. Questa è la politica che mi piace fatta di cose concrete e non di speculazioni tattiche.

Colgo l’occasione per ringraziare un mio omonimo, Gennaro Esposito, che mi ha sollecitato e fornito molte indicazioni anche tecniche mediante Facebook 🙂

Ecco il Parere del Segretario Generale sulla proposta (clikka)

come contrastare il gioco d’azzardo (clikka)

Le iene e la prevenzione matematica della ludopatia (clikka)

Le iene e le lobby in parlamento (clikka)

Rassegna Stampa:

Repubblica Lettera (clikka) RepubblicaNapoli (clikka) Roma (clikka)

Ecco la proposta di delibera:

CONSIGLIO COMUNALE DI NAPOLI

PROPOSTA DI DELIBERA DI INIZIATIVA CONSILIARE

AI SENSI DELL’ART. 42 DEL T.U.E.L. E DELL’ART. 54 DEL REGOLAMENTO

DEL CONSIGLIO COMUNALE

di Regolamento Sale da Gioco e Giochi leciti

Premesso che:

1.- Anche nella città di Napoli come nel resto del Paese, si sono moltiplicate la Sale da Gioco e di Bingo ed è sempre più frequente imbattersi in locali aperti al pubblico (bar, tabaccherie, circoli privati) che, tra i vari servizi riservati alla propria clientela offrono la possibilità di giocare alle slot machines, o meglio ribattezzate, macchine mangia soldi ed altre forme di gioco d’azzardo;

2.- dalle recenti statistiche si stima che almeno il 30% della popolazione è interessata a tale tipo di gioco e che vi è un alto rischio di dipendenze dal gioco problematico, con ripercussioni, non solo sul giocatore, bensì su tutto il nucleo familiare che, nella maggior parte dei casi, vede la propria solidità familiare ed economica dissolversi in breve tempo;

3.- lo Stato spende circa 6 milioni di euro all’anno per la cura delle dipendenze da gioco patologico;

4.- la dipendenza da gioco d’azzardo è fenomeno ormai radicato nella nostra città;

5.- l’aspetto della compulsività, spinge le persone, in molti casi adolescenti, a stazionare diverse ore al giorno davanti alle slot machine;

6.- occorre disciplinare la dislocazione sul territorio delle sale da gioco prevedendo espressamente un meccanismo di controllo della attività;

7.- con delibera n. 993 del 23.12.2013 (clikka) la Giunta Comunale di Napoli ha approvato il “programma integrato finalizzato ad aumentare la consapevolezza circa i rischi connessi al gioco, ad istituire la Consulta cittadina permanente sulla dipendenza dal gioco nonché ad introdurre strumenti per proteggere i cittadini, con particolare riferimento a coloro che versano in condizione di maggiore fragilità sociale” prevedendo anche la introduzioni di limitazioni circa l’orario di apertura e circa la localizzazione sul territorio anche attraverso la predisposizione di un regolamento;

8.- la Regione Campania, con legge regionale n. 16 del 7 agosto 2014 (clikka) all’art. 1 comma 197 e ss in armonia con i principi costituzionali e nel rispetto di quanto previsto dal decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 (Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, promuove nelle competenti sedi istituzionali misure volte alla prevenzione, alla riduzione del rischio nonché al contrasto ed alla dipendenza dal Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) anche in osservanza delle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e della Commissione europea sui rischi del gioco d’azzardo;

9.- a mente del comma 201 della legge Regione Campania n. 16 del 07.08.2014: Al fine di perseguire le finalità di cui al comma 197 i Comuni possono dettare, nel rispetto delle pianificazioni di cui all’articolo 7, comma 10, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, (Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del paese mediante un più alto livello di tutela della salute) convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n.189, previsioni urbanistico-territoriali in ordine alla localizzazione delle sale da gioco;

10.- ai sensi dell’art. 54, comma 1, del T.U. approvato con D.L.vo 18 agosto 2000 n. 267, nel testo sostituito per effetto dell’art. 6 del D.L. 23 maggio 2008 n. 92, convertito con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della L. 24 luglio 2008 n. 125, “il Sindaco, quale ufficiale del Governo, sovrintende: a) all’emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza pubblica; b) allo svolgimento delle funzioni affidategli dalla legge in materia di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria; c) alla vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico, informandone preventivamente il Prefetto” (cfr. Consiglio di Stato 01.04.2014, n. 5251);

11.- in virtù dell’art. 19, del d.P.R. n. 616/1977 sono attribuite ai comuni le funzioni di cui al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni tra cui la licenza per sale pubbliche per biliardi o per altri giochi leciti di cui all’art. 86 del TULPS;

12.- la Corte di Giustizia UE, sez. IV, con sentenza del 19/07/2012, n. 470, nella causa tra SIA Garkalns c. Rigas dome ha chiaramente affermato che “L’articolo 49 Ce non osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella del procedimento principale, che conferisce alle autorità locali un ampio margine discrezionale, consentendo loro di rifiutare il rilascio di una licenza di apertura di un casinò, di una sala da gioco, o di una sala bingo, in base all’esistenza di una “lesione sostanziale degli interessi dello Stato e degli abitanti del territorio della circoscrizione amministrativa interessata”, purché tale normativa persegua effettivamente lo scopo di ridurre le occasioni di gioco e di limitare le attività in tale settore in modo coerente e sistematico o di garantire l’ordine pubblico e a condizione che il potere discrezionale delle competenti autorità sia esercitato in maniera trasparente, di modo da consentire il controllo sull’imparzialità dei procedimenti di autorizzazione…..”;

13.- la Corte Costituzionale, con sentenza n. 220 del 09.07.2014, ha affermato che “- in forza della generale previsione dell’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267 del 2000 − il sindaco può disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco e che ciò può fare per esigenze di tutela della salute, della quiete pubblica, ovvero della circolazione stradale” ed, inoltre, che: “il potere di limitare la distribuzione sul territorio delle sale da gioco attraverso l’imposizione di distanze minime rispetto ai cosiddetti luoghi sensibili, potrebbe altresì essere ricondotto alla potestà degli enti locali in materia di pianificazione e governo del territorio, rispetto alla quale la Costituzione e la legge ordinaria conferiscono al Comune le relative funzioni”.

14.- ugualmente la giurisprudenza amministrativa (cfr.: TAR Toscana, Sez.ne II, con sentenza n. 1578, del 2013) ha affermato che in Toscana, l’ordinanza comunale, che dispone la cessazione dell’attività di sala giochi-slot machine (VLT) in un locale del centro storico, non può essere considerata invasiva delle competenze proprie dell’Amministrazione statale, ed in particolare del Questore, privando di efficacia l’autorizzazione da questi rilasciata, atteso che essa non interferisce con l’interesse pubblico alla cui cura e tutela è finalizzata nel caso specifico l’autorizzazione questorile (id est, la pubblica sicurezza), essendo invece rivolta al rispetto delle scelte dell’Amministrazione comunale, niente affatto illogiche, in ordine alla valorizzazione di aree di particolare interesse, quale è il centro storico;

15.- la regolamentazione sulle Sale da Gioco e Giochi leciti è stata adottata anche in altre grandi città, tra cui Genova e Milano, al fine di ridurre il rischio della ludopatia e disciplinare la concessione delle autorizzazioni;

16.- presso il Consiglio Comunale è stata presentata dai Consiglieri Simona Marino, Elpidio Capasso e Francesco Vernetti un proposta di delibera per la adozione di “Misure di contrasto al gioco d’azzardo nei locali pubblici ed incentivi ai locali pubblici al non utilizzo delle slot machines ed ogni altra forma di gioco d’azzardo”.

° ° °

Tanto premesso i sottoscritti Consiglieri Comunali ai sensi e per gli effetti dell’art. 42 del T.U.E.L. e dell’art. 54 del Regolamento del Consiglio comunale, al fine di migliorare la vivibilità dei cittadini Napoletani 

propongono

I.- l’approvazione dell’allegato Regolamento Sale da Gioco e Giochi Leciti;
II.- nonché l’adozione ogni ulteriore atto necessario affinché si possano rapidamente perseguire le finalità del presente atto.
Napoli, 27 novembre 2014

I Consiglieri

COMUNE DI NAPOLI

REGOLAMENTO SALE DA GIOCO E GIOCHI LECITI

INDICE
TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI
Art.1 Ambito di applicazione
Art.2 Finalità e principi generali
Art.3 Normativa di riferimento
Art.4 Giochi vietati
Art.5 Tabella dei giochi proibiti
TITOLO II
SALE PUBBLICHE DA GIOCO

Art.6 Definizione di sala pubblica da gioco
Art.7 Localizzazioni e requisiti dei locali
Art.8 Adempimenti per l’esercizio di sala pubblica da gioco
Art.9 Prescrizioni di esercizio e divieti
Art.10 Durata ed efficacia dell’autorizzazione
Art.11 Subingresso
Art.12 Requisiti morali di accesso all’attività
Art.13 Cessazione dell’attività
Art.14 Revoca, decadenza, sospensione dell’autorizzazione
Art.15 Caratteristiche dei giochi
Art.16 Utilizzo degli apparecchi: prescrizioni e divieti
Art.17 Informazione al pubblico
Art.18 Orari
TITOLO III
INSTALLAZIONE DI APPARECCHI E CONGEGNI AUTOMATICI E SEMIAUTOMATICI NEI LOCALI IN POSSESSO DI LICENZA DI CUI ALL’ART.86 E ALL’ART.88 DEL TULPS E ALTRI GIOCHI LECITI

Art.19 New Slot
Art.20 Prescrizioni generali ed orario di funzionamento
Art.21 Domanda di autorizzazione per installazione giochi
Art.22 Rinnovo
Art.23 Apparecchi da divertimento senza vincita in denaro e biliardi
Art.24 Giochi leciti che non necessitano del nulla osta dell’Amministrazione dello Stato
Art.25 Sanzioni
Art.26 Disposizioni finali e transitorie

TITOLO I – DISPOSIZIONI GENERALI

ART. 1 AMBITO DI APPLICAZIONE
1. Il presente regolamento disciplina le licenze e le autorizzazioni di competenza comunale relative all’esercizio di giochi leciti in conformità a quanto previsto dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza approvato con R.D. 18 giugno 1931 n. 773 e s.m.i., d’ora innanzi TULPS, dalla Legge Regione Campania n. 16 del 7 agosto 2014 e dell’art. 19 del D.P.R. n. 616 del 24.07.1977.
2. Le tipologie dei giochi trattati dal presente regolamento sono:
a) quelle previste dall’art. 110 comma 6 del TULPS, cosiddette new slot e Videolottery (VLT), giochi leciti esercitati in apposite sale pubbliche da gioco, sale dedicate, sale biliardi, agenzie per la raccolta di scommesse ippiche e sportive, agenzie di scommesse; negozi di gioco sale bingo; alberghi, locande e pensioni; trattorie, osterie e ristoranti caffè, enoteche e bar con somministrazione di bevande alcoliche e non, stabilimenti balneari e piscine, rivendite di tabacchi ed attività commerciali;
b) apparecchi dell’articolo 110, comma 7 del TULPS;
c) apparecchi meccanici ed elettromeccanici (AM): Biliardo e apparecchi similari attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo; elettrogrammofono e apparecchi similari attivabili a moneta o gettone (“juke box”); apparecchi meccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: calcio balilla – bigliardini e apparecchi similari; Apparecchi elettromeccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo ( flipper, gioco elettromeccanico dei dardi , cosiddette freccette e apparecchi similari apparecchi meccanici e/o elettromeccanici per bambini attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: congegno a vibrazione tipo “Kiddie rides” e apparecchi similari; apparecchi elettromeccanici attivabili a moneta o gettone, ovvero affittati a tempo: gioco a gettone azionato da ruspe e apparecchi similari.
3. Sono escluse dal campo di applicazione del presente regolamento le forme di intrattenimento esercitate su area pubblica e quelle nelle quali è prevalente l’attività di intrattenimento mediante forme di spettacolo.

ART.2 FINALITA’ E PRINCIPI GENERALI
1. Il Comune di Napoli, con il presente Regolamento, si prefigge l’obiettivo di garantire che la diffusione dei locali in cui si pratica il gioco lecito avvenga evitando effetti pregiudizievoli per la sicurezza urbana, la viabilità, l’inquinamento acustico e la quiete pubblica e limitando le conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli, nonché la dequalificazione territoriale e del valore degli immobili.
2. L’Amministrazione intende prevenire il gioco patologico, anche attraverso iniziative di informazione e di educazione e valorizzare le forme di aggregazione sociale e di gestione del tempo libero che stimolino la creazione di relazioni positive, la comunicazione e la creatività.
3. Le procedure amministrative connesse all’apertura, svolgimento, modificazione e cessazione delle attività economiche disciplinate dal presente Regolamento si informano ai seguenti principi:
a) tutela dei minori;
b) tutela degli utilizzatori, con particolare riferimento alla necessità di:
b1. contenere i rischi connessi alla moltiplicazione delle offerte, delle occasioni e dei centri di intrattenimento aventi come oggetto il gioco d’azzardo, in funzione della prevenzione del gioco d’azzardo patologico;
b2. contenere i costi sociali ed economici, oltre che umani e morali, derivanti dall’abuso del gioco d’azzardo, con particolare riferimento alla necessità di contenere i rischi derivanti dal fenomeno della sindrome da gioco patologico e dall’effetto che questi potrebbero avere nel contesto familiare;
c) tutela dell’ordine pubblico, della sicurezza urbana, della salute e della quiete della collettività.
4. Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS, l’Amministrazione comunale si riserva la facoltà di imporre vincoli, prescrizioni, obblighi o altre forme dirette o indirette di limitazione al termine di un procedimento di valutazione in relazione a:
a) rispetto dei vincoli di destinazione urbanistica degli immobili;
b) della prossimità dei locali sede dell’attività a luoghi di pubblico interesse di cui al successivo art.7.
5. I procedimenti amministrativi di cui al presente atto rientrano nella competenza dello Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) competente al rilascio dell’autorizzazione.

ART . 3 NORMATIVA DI RIFERIMENTO
-Regio Decreto 18 giugno 1931 n. 773 e s.m.i. , di seguito TULPS;
– Regolamento di esecuzione del TULPS approvato con R.D. 6 maggio 1940, n. 635;
– Art. 38, commi 1 e 5 del D.L. 4 luglio 2006 n. 223, convertito con modificazioni ed integrazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;
– Art. 22, comma 6, della l. 27 dicembre 2002, n. 289, come modificato dall’art. 38, comma 5, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223 convertito con modificazioni ed integrazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;
– Art. 14 bis del D.P.R. 26.10.1972 n. 640 e successive modificazioni ed integrazioni;
-D.P.R. n. 616 del 24.07.1977 sul rilascio delle licenze attribuite ai Comuni;
– Decreto interdirettoriale 27 ottobre 2003 concernente l’individuazione del numero massimo di apparecchi e congegni di cui all’art. 110, c. 6 e 7 del TULPS che possono essere installati in esercizi pubblici, circoli privati e punti di raccolta di altri giochi autorizzati, nonché le prescrizioni relative all’installazione di tali apparecchi;
– Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 18 gennaio 2007 “individuazione del numero massimo di apparecchi di intrattenimento di cui all’art. 110, commi 6 e 7, del TULPS che possono essere installati per la raccolta del gioco presso i punti vendita;
– Legge 08.11.2012 n. 189 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un piu’ alto livello di tutela della salute.
– Legge Regione Campania n. 16 del 7 agosto 2014;
– Delibera di Giunta Comunale n. 993 del 23.12.2013.
Per quanto non espressamente previsto dal presente Regolamento si applicano le disposizioni di legge vigenti, anche successive, nella materia.

ART. 4 GIOCHI VIETATI
1. L’esercizio del gioco d’azzardo è vietato in tutte le sue manifestazioni e l’installazione e l’uso di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici da gioco d’azzardo sono vietati nei luoghi pubblici o aperti al pubblico e nei circoli ed associazioni di qualunque specie, ad eccezione degli apparecchi e congegni consentiti dalla legge statale.
2. Sono altresì vietati tutti gli apparecchi e congegni che sono privi del nulla osta, ove necessario, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
3. Fatte salve le sanzioni previste nei confronti di chiunque eserciti illecitamente attività di offerta di giochi con vincita in denaro, è vietata la messa a disposizione, presso qualsiasi pubblico esercizio, di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on-line, da soggetti autorizzati all’esercizio dei giochi a distanza, ovvero da soggetti privi di qualsiasi titolo concessorio o autorizzatorio rilasciato dalle competenti autorità.
4. Sono vietati gli apparecchi e i congegni automatici, semiautomatici da trattenimento e da gioco di abilità che, comunque denominati, si richiamino alle regole dei giochi indicati nella tabella dei giochi proibiti, qualunque siano i simboli adottati.

ART. 5 TABELLA DEI GIOCHI PROIBITI
1. Sono considerati giochi proibiti quelli indicati nell’apposita tabella predisposta dal Questore e vidimata dal Comune.
2. In tutte le sale pubbliche da gioco o negli altri esercizi, compresi i circoli privati, autorizzati alla pratica del gioco o alla installazione di apparecchi da gioco, deve essere esposta, in luogo ben visibile, la tabella predisposta dal Questore, nella quale oltre al divieto delle scommesse, sono indicati i giochi d’azzardo e quelli vietati per motivi di pubblico interesse.
3. La copia vidimata dal Sindaco o dal delegato è custodita presso i competenti uffici comunali ed è messa a disposizione sul sito istituzionale del Comune. Gli interessati potranno, quindi, adempiere all’obbligo di cui sopra semplicemente stampando il documento, senza necessità di applicarvi alcuna marca da bollo.

TITOLO II – SALE PUBBLICHE DA GIOCO
SALE BILIARDI – SALE GIOCHI – AGENZIE PER LA RACCOLTA DI SCOMMESSE IPPICHE E SPORTIVE – SALE VLT (videolottery) – SALE BINGO – NEGOZI DEDICATI

ART. 6 DEFINIZIONE DI SALA PUBBLICA DA GIOCO
1. Si intende per sala pubblica da gioco, in seguito denominata anche “sala giochi”, un esercizio composto da uno o più locali, la cui attività prevalente sia mettere a disposizione della clientela una gamma di giochi leciti (biliardo, apparecchi automatici o semiautomatici da gioco di vario tipo, bowling ecc.) e altre apparecchiature per intrattenimento, (ad esclusione di quelle che possano configurarsi quale forma di spettacolo) quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: sale dedicate alle VLT, sale scommesse, sale bingo negozi dedicati al gioco.

ART. 7 LOCALIZZAZIONI E REQUISITI DEI LOCALI
1. Nei casi di agenzie per la raccolta di scommesse, sale VLT o nel caso dell’esercizio di giochi con vincita in denaro, il locale dove viene svolta l’attività deve essere distante almeno 500 metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da:
1) istituti scolastici di qualsiasi grado, sedi e strutture universitarie;
2) luoghi di culto, intendendosi come tali anche i cimiteri;
3) impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani;
4) strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale, strutture ricettive, ed inoltre strutture ricettive per categorie protette;
5) attrezzature balneari e spiagge;
6) giardini, parchi e spazi pubblici attrezzati e altri spazi verdi pubblici attrezzati;
7) musei civici e nazionali.

2. I luoghi di cui ai numeri 1) sedi e strutture universitarie, 5) e 6) del comma precedente sono espressamente individuati dal presente regolamento del Comune di Napoli come luoghi sensibili ai sensi del comma 201 della Legge Regionale Campania n. 16 del 7 agosto 2014.

3. Al fine di tutela della salute pubblica, per evitare che la disponibilità immediata di denaro contante costituisca incentivo al gioco, all’interno del locale non potranno essere presenti sportelli bancari, postali o bancomat e non potranno essere aperte sale nel raggio di 200 mt da sportelli bancari, postali o bancomat, né agenzie di prestiti di pegno o attività in cui si eserciti l’acquisto di oro, argento od oggetti preziosi.
4. Non è richiesto il requisito della distanza di 500 metri dai luoghi sensibili nel caso di apertura sala biliardi o sala giochi che non installi apparecchi da gioco con vincita in denaro.
5. Ai fini della misurazione della distanza tra locali e i luoghi di cui al primo comma, essa dovrà essere misurata partendo dal centro della porta di ingresso al locale e seguendo il percorso pedonale più breve, nel rispetto del Codice della Strada, fino al centro della porta di ingresso del luogo sensibile individuato.
6. L’esercizio delle attività di cui al presente titolo sono vietate:
-negli immobili di proprietà della Civica Amministrazione, che opererà, inoltre, affinché analogo divieto venga introdotto con riferimento agli immobili delle società partecipate della stessa;
-nei chioschi su suolo pubblico;
– nel perimetro del Centro Antico cittadino ricompreso nell’area tra le seguenti Vie anch’esse incluse nel perimetro interdetto: Corso Umberto I, Via G. San Felice, Via A. Diaz, Via Toledo, Via E. Pessina, Via Foria, Via Domenico Cirillo, Via Carbonara, Via A. Poerio, Corso Umberto I;
– nell’area del Centro Storico delle Municipalità così come perimetrata zona A del vigente piano regolatore.
7. Nel caso in cui tali attività fossero presenti in immobili locati o concessi dall’Amministrazione, non si procederà al rinnovo del contratto alla prima scadenza di legge.
8. Il locale adibito alle attività disciplinate dal presente titolo deve essere ubicato esclusivamente al piano terra degli edifici purché non all’interno o adiacenti a unità immobiliari residenziali; non è ammesso l’utilizzo di locali interrati o seminterrati e l’accesso ai locali deve avvenire direttamente dalla pubblica via.
9. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione il locale deve rispettare:
la normativa vigente in materia di barriere architettoniche;
la normativa vigente in materia di inquinamento acustico;
la normativa vigente in materia igienico-sanitaria e sicurezza sui luoghi di lavoro;
i regolamenti locali di Polizia Urbana;
la normativa urbanistica edilizia vigente;
10. Il locale deve rispondere ai requisiti di sorvegliabilità previsti dall’art. 4 del D.M. 564/92 modificato con successivo decreto 5.8.1994 n.534.

ART. 8 ADEMPIMENTI PER L’ESERCIZIO DI SALA PUBBLICA DA GIOCO
1. L’ apertura delle sale pubbliche da gioco di cui al presente titolo, il loro trasferimento di sede, l’ampliamento della superficie, il cambio di titolarità sono sempre subordinati all’ottenimento dell’autorizzazione comunale, ai sensi dell’articolo 86 del TULPS e dell’art. 19 del D.P.R. n. 616 del 24.07.1977.
2. Per l’apertura di agenzie per la raccolta di scommesse ippiche e sportive e per sale dedicate all’installazione di apparecchi o sistemi di gioco VLT (Video Lottery Terminal) di cui all’art. 110 comma 6 lettera b) del TULPS, dovrà parimenti essere ottenuta la prescritta licenza di cui all’art. 88 del TULPS rilasciata dalla Questura. L’autorizzazione comunale costituisce comunque condizione di esercizio dell’attività sul territorio comunale.
3. La domanda di apertura o di trasferimento di sede di una sala pubblica da gioco è redatta su apposita modulistica scaricabile dal sito internet comunale ed inviata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza verrà inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.
4. In caso di richiesta di apertura di una agenzia per la raccolta di scommesse ippiche e sportive, di sale VLT (videolottery) si dovrà dichiarare anche il possesso di quanto previsto dall’art. 88 del TULPS e dalle successive eventuali normative in materia.
5.Alla domanda devono essere allegati:
-una relazione descrittiva dei locali, a firma di tecnico abilitato, contenente la dichiarazione del rispetto delle distanze e dei divieti di cui all’art. 7 che precede, la superficie totale ed utile degli stessi, la capienza massima, l’indicazione degli ingressi, delle eventuali uscite di sicurezza e dei servizi igienici, corredata di planimetria dei locali in scala 1:100, datata e firmata, che riporti le superfici dei locali, la loro destinazione funzionale e la disposizione degli apparecchi, con particolare riferimento a quelli appartenenti alla tipologia dell’articolo 110 comma 6 e 7 del TULPS;
-copia della licenza ex art.88 del TULPS (in caso di agenzie per la raccolta scommesse ippiche e sportive, sale VLT), ovvero dell’istanza;
-nel solo caso di locali destinati ad accogliere biliardi, relazione tecnica contenente la dichiarazione attestante la solidità del piano di appoggio (minimo 600 kg. x mq.);
-dichiarazione di un tecnico abilitato attestante la conformità dell’impianto elettrico alle normative vigenti in materia;
-copia dei nulla osta, denunce e certificazioni, ove previsti, rilasciati dall’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli per ogni apparecchio anche ai sensi dell’art. 14 bis D.P.R. 26.10.1972, n. 640;

-certificato di prevenzione incendi ove previsto dalla legge.

6. L’autorizzazione è rilasciata entro 90 giorni dal ricevimento della domanda da parte del SUAP, termine decorso il quale la domanda si intende accolta (art.20 L.241/90 s.m.i.) ed ha la durata di cinque anni.

ART. 9 PRESCRIZIONI DI ESERCIZIO E DIVIETI
1. E’ ammessa la rappresentanza nella gestione dell’attività da parte di soggetto che abbia i requisiti previsti e che, a tal fine, deve risultare autorizzato.
2. I giochi devono essere leciti e tali da non presentare rischi per l’incolumità degli utilizzatori;
3. Gli apparecchi da gioco di cui all’art.110 comma 6 e 7 del TULPS devono essere dotati del Nulla Osta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
4. In nessun caso è consentita l’installazione degli apparecchi da gioco all’esterno dei locali.
5. Il numero massimo degli apparecchi da gioco di cui all’art.110 C.6 del TULPS è stabilito dal Decreto 27 luglio 2011 “ Determinazione dei criteri e parametri numerici quantitativi per l’installabilità di apparecchi di cui all’art.110, comma 6 del TULPS” del Ministero dell’Economia e delle Finanze e s.m.i.
6. La variazione del numero o della tipologia degli apparecchi da gioco nelle sale giochi è subordinata alla presentazione di Segnalazione Certificata Inizio Attività al SUAP.
7. Il titolare dell’esercizio commerciale, del locale ovvero del punto di offerta del gioco con vincite in denaro identifica i minori di età mediante richiesta di esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età sia manifesta.
8. Per la sostituzione di un apparecchio da gioco nell’ambito della stessa tipologia è sufficiente inviare al SUAP il Nulla Osta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la loro matricola identificativa.
9. Costituisce esercizio non autorizzato dell’attività di sala giochi, punito ai sensi delle vigenti normative:
a) il superamento dei limiti numerici previsti dalla legge;
b) la realizzazione, pur nel rispetto formale dei limiti numerici, di sale attrezzate, funzionalmente o strutturalmente con accesso separato dall’attività principale e dedicate all’esercizio dell’attività di intrattenimento mediante giochi e congegni.
10. L’attività di somministrazione è ammessa, previa SCIA da presentare al SUAP e la superficie utilizzata non potrà essere superiore a 1/4 della superficie complessiva del locale.
11. L’attività di somministrazione può essere svolta unicamente negli orari stabiliti per l’erogazione del gioco e non disgiuntamente all’attività di gioco stessa.
12. La superficie utilizzata per la somministrazione è da intendersi come attività meramente accessoria e servente rispetto a quella dell’offerta di gioco pubblico.
13. L’accesso all’area di somministrazione non può avvenire da ingresso diverso da quello di accesso al locale in cui si svolge il gioco e l’area di somministrazione non deve essere collocata immediatamente dopo l’ingresso al locale stesso.
14. L’autorizzazione comunale, la tabella dei giochi proibiti e la tariffa dei prezzi devono essere sempre tenute esposte nel locale sede dell’attività in luogo visibile e mostrate agli organi di controllo per gli accertamenti di competenza. Sono inoltre vietate le esposizioni esterne al locale di cartelli, manoscritti e/o proiezioni che pubblicizzano vincite temporali appena accadute o storiche.
15. E’ vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco.
16. Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS, oltre alle condizioni previste dalle normative in vigore, chiunque eserciti le attività disciplinate dal presente regolamento deve anche osservare le eventuali prescrizioni che l’autorità comunale ritenga di imporgli nel pubblico interesse.

ART. 10 DURATA ED EFFICACIA DELL’AUTORIZZAZIONE
1. Le autorizzazioni di cui all’articolo 86 e 88 del TULPS e quelle delegate ai sensi dell’art. 19, primo comma n. 8 del DPR 616/1977, aventi ad oggetto l’installazione degli apparecchi di cui all’art. 1 che precede, sono concesse per cinque anni e ne può essere richiesto il rinnovo dopo la scadenza.
2. Per le autorizzazioni esistenti il termine di cinque anni decorre dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
3. Determinano l’efficacia dell’autorizzazione:
a) la validità dei nulla osta rilasciati dall’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli agli apparecchi installati;
b) il regolare pagamento delle imposte stabilite dallo Stato sugli apparecchi installati;
c) il possesso della tabella dei giochi proibiti.

ART. 11 SUBINGRESSO
1. Ai fini della tutela dei valori di cui all’art. 2, il trasferimento della proprietà o della gestione dell’azienda comporta il rilascio di una nuova autorizzazione al subentrante. A tal fine il cessionario, acquisito il titolo, deve presentare apposita domanda e non può iniziare l’attività se non dopo il rilascio dell’autorizzazione.
2. L’istanza deve essere predisposta su apposita modulistica scaricabile dal sito internet comunale ed inviata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza verrà inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.
3. In caso di subingresso verrà verificata la corrispondenza dei locali e delle strutture con le prescrizioni previste dall’art.7 del presente regolamento.
4. L’autorità di pubblica sicurezza può ordinare la cessazione dell’attività se l’interessato o il rappresentante esercente sia privo dei requisiti soggettivi previsti dalle vigenti normative e dal presente regolamento.

ART. 12 REQUISITI MORALI DI ACCESSO ALL’ATTIVITA’
1. Per poter richiedere ed ottenere il rilascio dell’autorizzazione all’attività, il titolare di impresa individuale deve:
a) essere in possesso dei requisiti soggettivi previsti dagli artt. 11 e 92 del TULPS:
b) non essere sottoposto a misure di prevenzione che costituiscano “cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all’art. 10 della legge 31.5.1965, n. 575” e succ. mod. (antimafia);
c) deve dichiarare di essere in regola con il pagamento di ogni tassa, imposta o onere verso l’amministrazione Comunale (programma 100);
d) allegare alla domanda di autorizzazione il certificato antimafia rilasciato dalla competente autorità;
2. In caso di società, tutte le persone di cui al D.P.R. n.252/98, art. 2, (AMMINISTRATORI, SOCI) devono essere in possesso dei requisiti morali di cui al precedente comma 1:
a) per le S.N.C.: tutti i soci
b) per le S.A.S: e le S.A.P.A.: tutti i soci accomandatari
c) per le S.P.A. e le S.R.L.: dall’amministratore unico oppure dal Presidente e dai Consiglieri del Consiglio di Amministrazione.
3. I requisiti di cui sopra devono essere posseduti all’atto della presentazione della richiesta di autorizzazione e la loro perdita costituisce presupposto per la decadenza.
4. Sono fatte salve le disposizioni in materia di permesso di soggiorno per i cittadini non appartenenti all’unione Europea.

ART. 13 CESSAZIONE DELL’ATTIVITA’
1. Il titolare di autorizzazione per l’esercizio dell’attività di sala giochi e assimilabili che cessa di esercitare l’attività a qualunque titolo, deve trasmettere all’Ufficio comunale competente, entro 30 giorni dalla cessazione, apposita comunicazione scritta allegando l’originale della autorizzazione stessa.
2. L’avvenuta presentazione della comunicazione di prosecuzione di attività da parte del subentrante, non esime il cedente dall’obbligo di comunicare la cessazione e restituire l’autorizzazione.
3. In caso di morte del titolare, l’obbligo di comunicazione della cessazione spetta agli eredi.

ART. 14 REVOCA, DECADENZA, SOSPENSIONE DELL’AUTORIZZAZIONE
1) L’autorizzazione comunale rilasciata decade d’ufficio in caso di:
a) perdita dei requisiti soggettivi da parte del titolare;
b) revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività prevalente di cui agli art. 86 e 88 del TULPS;
c) mancata attivazione dell’esercizio entro 180 giorni dal rilascio dell’autorizzazione, salvo proroga per comprovata necessità debitamente documentata;
d) trasferimento di sede o di titolarità dell’azienda oggetto di autorizzazione ex art. 86 e 88 del TULPS;
e) sospensione dell’attività per un periodo superiore a 8 giorni senza darne comunicazione al SUAP, così come previsto dall’art. 99 del TULPS;
f) sospensione dell’attività per un periodo superiore a quello comunicato al Comune o, comunque, superiore a 90 giorni, salvo proroga per comprovata necessità;
g) su richiesta del Prefetto per motivi di ordine pubblico;
h) recidiva o reiterazione delle violazioni previste dall’articolo 110 comma 9 del TULPS da parte del titolare. Per recidiva e reiterazione si intende l’inosservanza per due volte alla medesima disposizione;
i) reiterata violazione delle norme del presente Regolamento, previa contestazione dell’addebito nelle forme e con le garanzie procedimentali di cui alla L. 241/90 e s.m.i. successivamente a provvedimento di sospensione. Per recidiva e reiterazione si intende l’inosservanza per due volte alla medesima disposizione;
j) accertato e reiterato superamento dei limiti di rumore previsti dalle vigenti normative. L’accertamento deve essere effettuato dai competenti organi di controllo, con procedura di cui al precedente punto i). Per recidiva e reiterazione si intende l’inosservanza per due volte alla medesima disposizione.
2.L’autorizzazione comunale può essere revocata:
a) quando il titolare non osservi i provvedimenti di sospensione o non ripristini i requisiti mancanti nei termini indicati;
b) nei casi stabiliti dal Comune per motivi di pubblico interesse, quali a titolo esemplificativo sicurezza urbana, quiete pubblica, viabilità;
c) quando al titolare per due volte nell’arco di 12 mesi viene assegnata la sospensione di cui al comma 5.
3. L’autorizzazione comunale può essere sospesa:
a) quando venga meno la sorvegliabilità dei locali. L’attività è sospesa per una durata non inferiore a tre giorni e non superiore a novanta giorni, termine entro il quale, salvo proroga in caso di comprovata necessità e previa motivata istanza, il titolare può riprendere l’attività, ripristinati i requisiti mancanti;
b) nel caso in cui l’esercente non rispetti gli orari, le prescrizioni e le eventuali indicazioni operative decise dal Comune, nonché le disposizioni previste dalle normative vigenti e dal presente Regolamento.
4. L’attività può essere sospesa per motivi di igiene e per inosservanza delle norme contenute nel presente regolamento. Qualora il titolare non provveda al ripristino delle condizioni prescritte dall’autorità entro i termini dalla stessa stabiliti, l’autorizzazione può essere revocata, salvo proroghe per accertata necessità.
5. La sospensione dell’attività ai sensi dell’articolo 10 del TULPS in caso di abuso del titolare, intendendosi per tale ogni comportamento in contrasto con il pubblico interesse o con le prescrizioni generali imposte dalla legge, dall’autorità o da quanto contenuto nel presente Regolamento è la seguente:
I) 15 giorni nel caso di comportamento in contrasto con il pubblico interesse;
II) 60 giorni nel caso di comportamento in contrasto con il pubblico interesse o con le prescrizioni generali imposte dalla legge, dall’autorità o da quanto contenuto nel presente Regolamento.

ART. 15 CARATTERISTICHE DEI GIOCHI
1. I giochi devono essere leciti e conformi a quanto disposto dalla vigente legislazione nazionale.
2. E’ consentita l’installazione e la gestione di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici di trattenimenti e da gioco di abilità ed aleatorietà così come definiti dall’art. 110 T.U.LP.S. e s.m.i. Tali apparecchi dovranno avere le caratteristiche del decreto 11 marzo 2003 e s.m.i. ed essere muniti dei relativi nulla osta rilasciati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
3. E’ consentita l’installazione di apparecchi telematici senza vincita in denaro con connessione ad INTERNET, utilizzabili anche come strumenti di gioco da intrattenimento, purchè autorizzati secondo le vigenti normative e nel rispetto delle condizioni di cui al comma precedente.
4. E’ vietata l’installazione e l’uso degli apparecchi o congegni automatici, semiautomatici ed elettronici per il gioco d’azzardo, fatta eccezione per i giochi espressamente ammessi dalla legge .
5.Sono ritenuti giochi proibiti quelli indicati nella tabella predisposta dalla competente Questura, vidimata dal Sindaco o suo delegato, o quella predisposta dal Ministero dell’Interno in caso di giochi a carattere nazionale.

ART. 16 UTILIZZO DEGLI APPARECCHI: PRESCRIZIONI e DIVIETI
1. Ai sensi dell’articolo 9 del TULPS le attività di cui al presente regolamento devono osservare tutte le condizioni stabilite dalle normative vigenti, quelle riportate nella tabella dei giochi proibiti, nonché quelle particolari disposte nel pubblico interesse e di seguito elencate:
a) l’obbligo di installare l’apparecchio in posizione tale da non arrecare intralcio al normale funzionamento dell’esercizio e non arrecare disturbo alla quiete pubblica e privata;
b) l’obbligo di adottare le necessarie misure per la prevenzione dei rischi e la sicurezza degli ambienti di lavoro ai sensi della L. 81/2008 e s.m.i.;
c) il divieto di installare qualsiasi gioco all’esterno dei locali o aree destinate all’attività, con esclusione dei soli giochi per bambini, tenendo conto dello spazio a disposizione che deve essere adiacente al fabbricato sede dell’attività e non intralciare il pubblico passaggio, nel rispetto di quanto stabilito dal locale regolamento di occupazione del suolo pubblico;
d) il divieto, già sopra menzionato, di utilizzare per i minori di anni 18 gli apparecchi e i congegni di cui all’articolo 110 comma 6 del TULPS e il divieto del gioco delle carte, del biliardo e altri giochi simili e quant’altro indicato nella tabella dei giochi proibiti per i minori di anni 14;
e) ove ricorrano le circostanze, il rispetto del D.M. 16/02/1982 e s.m.i. in materia di prevenzione incendi;
f) il rispetto delle vigenti norme in materia di inquinamento acustico;
g) l’impianto elettrico dei locali deve essere realizzato in conformità alla vigente normativa di sicurezza, attestato con la procedura di cui alla L. 46/90 e successivi regolamenti di applicazione, come da dichiarazione di conformità sottoscritta da professionista abilitato;
h) il divieto di apportare modifiche alla normale sistemazione o collocazione degli arredi nel pubblico esercizio, al fine di trasformare il locale in una vera e propria sala da gioco;
i) l’obbligo di osservare le disposizioni legislative in materia di divieto di fumo;
j) il divieto di attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale giochi.

ART. 17 INFORMAZIONE AL PUBBLICO
1. All’interno dei locali autorizzati a detenere apparecchi da gioco deve essere esposto in modo chiaro e ben visibile un cartello contenente le indicazioni di utilizzo degli apparecchi in uso.
2. Deve essere esposto in modo chiaro e ben visibile un cartello che riporti il divieto di utilizzo degli apparecchi e congegni di cui all’art.110 comma 6 del TULPS ai minori di anni 18 nonché per quei videogiochi che, per il loro contenuto osceno o violento, siano menzionati nella tabella dei giochi proibiti.
3. Anche all’esterno di ciascun apparecchio o congegno di cui all’articolo 110 comma 6 del TULPS deve essere chiaramente visibile il divieto di utilizzo ai minori di 18 anni.
4. Nel cartello dovrà anche essere menzionata la limitazione di utilizzo ai minori di anni 14 se non accompagnati da un familiare o altro parente maggiorenne per tutti gli altri apparecchi e congegni meccanici ed elettromeccanici da gioco di cui all’articolo 110 comma 7 lett. a) e c) del TULPS.
5. I cartelli dovranno avere le dimensioni minime del formato A4 (mm.210×297 secondo lo standard ISO 216) e dovranno essere scritti in italiano, inglese, francese e spagnolo in caratteri chiaramente leggibili;
6. Esternamente a ciascun apparecchio o congegno di cui all’articolo 110 del TULPS, devono essere chiaramente indicati, i valori relativi al costo della partita, le regole del gioco e la descrizione delle combinazioni o sequenze vincenti.
7. Nel locale deve essere esposta in modo chiaro e ben visibile, ai sensi dell’articolo 180 del Regolamento di attuazione del TULPS, la S.C.I.A. presentata ai sensi dell’articolo 19 della L. 241/90 e s.m.i. o l’autorizzazione rilasciata dal Comune.
8. Nel locale deve essere esposta in modo chiaro e ben visibile la tabella dei giochi proibiti rilasciata dal Questore e vidimata dal Sindaco o suo delegato.
9. Ai sensi della legge 8.11.2012 n.189, gli esercenti sono tenuti a esporre, all’ingresso e all’interno dei locali, il materiale informativo eventualmente predisposto dalla competente ASL, diretto ad evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate al gioco d’azzardo patologico.
10. All’esterno del locale ove esistessero indicazioni di vincite effettuate, devono essere riportati anche gli importi totali delle giocate relative a quella vincita.
11. Gli esercenti sono tenuti altresì ad esporre in modo chiaramente visibile la percentuale di probabilità di vincita che il soggetto ha nel singolo gioco. Qualora la stessa percentuale non sia definibile, è indicata la percentuale storica per giochi similari”. I cartelli devono avere dimensioni ed essere in numero tale da poter risultare facilmente visibili alla generalità dei giocatori.
12. Ai sensi del comma 200 della legge Regione Campania n. 16 del 7 agosto 2014 gli esercizi commerciali e ad altri soggetti deputati all’intrattenimento che scelgono di non installare nel proprio
esercizio apparecchiature per il gioco d’azzardo potranno esporre il marchio “SLOT FREE” per il quale non è dovuta alcuna imposta o tassa all’amministrazione comunale.

Art. 18 ORARI
1. Anche ai sensi dell’art. 50, comma 7 del vigente TUEL l’orario di attività delle sale da gioco è dalle 09,00 alle 12,00 e dalle 18,00 alle 23,00 di tutti i giorni, festivi compresi.
2. Nell’ambito di tali limiti il titolare della licenza ha facoltà di scegliere il proprio orario di apertura e di chiusura dandone comunicazione scritta al Servizio Attività Produttive del Comune.
3. La chiusura infrasettimanale e festiva sono facoltative, se non diversamente disciplinate con Ordinanza del Sindaco.
4. L’orario adottato dovrà essere reso noto al pubblico con l’esposizione di apposito cartello nel quale dovranno anche essere riportati gli estremi della comunicazione inoltrata al Comune.
5. Fatta salva l’applicazione delle norme del Codice penale, del Codice civile ed in materia di inquinamento acustico, in caso di necessità, connessa al ricorrente e comprovato disturbo alla quiete pubblica ed inquinamento acustico e nelle altre ipotesi previste dall’articolo 54, comma 3 del D.lgs. 18 agosto 2000 n. 267, il Sindaco dispone, anche per singole attività, la riduzione dell’orario di chiusura serale delle sale pubbliche da gioco e/o il divieto di utilizzo di apparecchi da gioco rumorosi in particolari orari della giornata.
6. La riduzione dell’orario di cui al comma precedente è disposta dal Sindaco per un periodo:
a) di giorni sette, per la prima volta in cui viene accertato il disturbo alla quiete pubblica;
b) di giorni quindici, in caso di secondo accertamento di disturbo alla quiete pubblica commesso nello stesso anno;
c) di mesi tre, per ogni successivo accertamento al secondo del disturbo alla quiete pubblica, indipendentemente dall’arco temporale di tale accertamento rispetto al precedente.

TITOLO III – GIOCO LECITO NEI LOCALI APERTI AL PUBBLICO

ART. 19 NEW SLOT
1. Il presente articolo disciplina gli apparecchi previsti dall’art. 110 comma 6 lettera a) del TULPS comunemente detti new slot.
2. Detti apparecchi, dotati di attestato di conformità alle disposizioni vigenti rilasciato dal Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e obbligatoriamente collegati alla rete telematica di cui all’ articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, si attivano con l’introduzione di moneta metallica ovvero con appositi strumenti di pagamento elettronico definiti con provvedimenti del Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, nei quali insieme con l’elemento aleatorio sono presenti anche elementi di abilità, che consentono al giocatore la possibilità di scegliere, all’avvio o nel corso della partita, la propria strategia, selezionando appositamente le opzioni di gara ritenute più favorevoli tra quelle proposte dal gioco, il costo della partita non supera 1 euro, la durata minima della partita è di quattro secondi e che distribuiscono vincite in denaro, ciascuna comunque di valore non superiore a 100 euro, erogate dalla macchina. Le vincite, computate dall’apparecchio in modo non predeterminabile su un ciclo complessivo di non più di 140.000 partite, devono risultare non inferiori al 75 per cento delle somme giocate. In ogni caso tali apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o comunque le sue regole fondamentali.
3. Relativamente agli apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici di cui al comma precedente è necessaria l’autorizzazione prevista dall’art. 86 TULPS:
a) per l’installazione negli esercizi già autorizzati ai sensi dell’art.86 del TULPS per la somministrazione di alimenti e bevande, alberghi.
b) per l’installazione in esercizi commerciali, artigianali, rivendite di tabacchi, edicole;
c) per l’installazione in internet point, phone center, anche se già autorizzati ai sensi dell’art.88 del TULPS.
4. Gli apparecchi e congegni di cui al presente articolo non possono , in alcun caso, essere installati negli esercizi pubblici, qualora gli stessi si trovino all’interno di ospedali, luoghi di cura, scuole od istituti scolastici, sedi e strutture universitarie, ovvero all’interno delle pertinenze di luoghi di culto; nei locali di proprietà della Civica Amministrazione e delle società partecipate, anche se concessi o locati a terzi; in esercizi insistenti su area pubblica rilasciata in concessione, compresi i dehor. Inoltre, non possono essere installati all’interno di circoli privati, sedi di associazioni, Società di Mutuo Soccorso e Pubbliche assistenze, non autorizzati alla somministrazione ai sensi dell’art.86 del TULPS.
5. Non possono installarsi apparecchi di intrattenimento e svago, come definiti dall’art. 110 T.U.L.P.S. ai commi 6 e 7 in aree appositamente destinate e allestite individuate all’interno dei locali di somministrazione.
6. Nei circoli privati l’area in cui vengono installati gli apparecchi di cui sopra deve essere funzionalmente separata da quella di somministrazione.
7. E’ facoltà del SUAP predisporre ogni altro accertamento e richiedere eventuale altra documentazione integrativa che ritenesse necessaria ai fini della sicurezza, dell’ordine pubblico, della quiete della collettività e per motivi igienico-sanitari.
8. Al titolare di somministrazione che detiene giochi all’interno del proprio locale non sono rilasciate concessioni di occupazione suolo pubblico.

ART. 20 PRESCRIZIONI GENERALI ED ORARIO DI FUNZIONAMENTO
1. In nessun caso è consentita l’installazione degli apparecchi da gioco all’esterno dei locali, ad eccezione dei giochi riservati esclusivamente ai bambini.
2. L’orario massimo di funzionamento degli apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, del TULPS, collocati nelle tipologie di esercizi di cui al presente titolo III, è fissato dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 18.00 alle ore 20.00, di tutti i giorni, festivi compresi. Le violazioni alle disposizioni e prescrizioni del presente provvedimento saranno punite applicandosi la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di € 25,00 ad un massimo di € 500,00, ai sensi dell’art. 7 bis del d. Igs. 267/2000;

ART. 21 DOMANDA DI AUTORIZZAZIONE PER INSTALLAZIONE GIOCHI
1. L’installazione e il trasferimento di apparecchi e congegni automatici e semiautomatici da intrattenimento e svago in locali già in possesso dell’autorizzazione di cui all’art.86 del TULPS, nonché nelle altre attività commerciali e artigianali deve essere comunicata all’Amministrazione cittadina all’ufficio commercio che ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. 616 del 24.07.1977, rilascia l’autorizzazione all’esercizio.
2. La domanda di autorizzazione, di cui al presente titolo, è redatta su apposita modulistica scaricabile dal sito internet comunale ed inviata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza verrà inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.
3.Alla domanda si devono altresì allegare:
a) copia dei nulla osta rilasciati dall’Amministrazione Finanziaria dello Stato al soggetto proprietario degli apparecchi o congegni da gioco di cui all’articolo 110 comma 6 lettera a) del TULPS;
b) copia dei nulla osta, denuncie e certificazioni, ove previsti, rilasciati dall’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli per ogni apparecchio anche ai sensi dell’art. 14 bis D.P.R. 26.10.1972, n. 640;
c) copia della planimetria dei locali in scala 1:100 con l’esatta ubicazione degli apparecchi o congegni da gioco;
d) fotocopia del documento d’identità, in corso di validità, del titolare della ditta individuale o del legale rappresentante della società richiedente;
e) copia del permesso di soggiorno in corso di validità in caso di cittadini non appartenenti all’Unione Europea;
f) dichiarazione di regolarità dei pagamenti verso l’amministrazione (programma 100);
g) certificato Antimafia.
4. In caso di sostituzione di un apparecchio o congegno da gioco, solo nell’ambito della stessa tipologia, si deve inviare una comunicazione indirizzata al SUAP, inviata anche via fax, contenente gli estremi identificativi dell’apparecchio sostituito, a condizione che questo sia conforme alle vigenti disposizioni di legge.
5. In caso di variazione del numero o della tipologia di uno o più apparecchi o congegni da gioco si deve procedere alla presentazione di nuova istanza, che sarà sostitutiva della precedente e alla quale andranno allegati i nulla osta rilasciati dall’Amministrazione Statale.
6. In caso di trasferimento di proprietà o gestione dell’attività dei locali nei quali sono collocati gli apparecchi o congegni da gioco, il nuovo titolare o gestore è tenuto a presentare istanza di subingresso, contenente gli elementi sopra indicati.
7. L’autorizzazione rilasciata per subingresso avrà la stessa validità temporale di quella originaria, fermo restando quanto previsto in materia di rinnovo dal successivo articolo 22.
8. L’eventuale rigetto della domanda, con le motivazioni del mancato accoglimento, è notificato al richiedente nel termine previsto dalla L.241/90 e s.m.i.

ART. 22 RINNOVO
1. Gli esercenti detentori di giochi dovranno chiedere il rinnovo dell’autorizzazione alla scadenza dei cinque anni. Tale termine varrà anche nel caso di trasferimento della proprietà o della gestione dell’esercizio detentore di giochi.
2. I titolari di autorizzazione rilasciata dovranno chiedere il rinnovo alla data di scadenza indicata sulla stessa.
3. Il rinnovo dell’autorizzazione è in ogni caso subordinato alla verifica della sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa regionale di cui sopra.

ART. 23 APPARECCHI DA DIVERTIMENTO SENZA VINCITA IN DENARO E BILIARDI
1. Apparecchi di cui all’art. 110, comma 7 lett. a) del TULPS: apparecchi e congegni per il gioco lecito di tipo elettromeccanico, privi di monitor attraverso i quali il giocatore esprime la sua abilità fisica, mentale o strategica, attivabili unicamente con l’introduzione di monete metalliche, di valore complessivo non superiore, per ciascuna partita, a €. 1,00, che distribuiscono, direttamente e immediatamente dopo la conclusione della partita, premi consistenti in prodotti di piccola oggettistica, non convertibili in denaro o scambiabili con premi di diversa specie. In tal caso il valore complessivo di ogni premio non è superiore a venti volte il costo della partita; detti apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o, comunque, anche in parte, le sue regole fondamentali;
apparecchi di cui all’art. 110, comma 7 lett. c) del TULPS: apparecchi e congegni per il gioco lecito basati sulla sola abilità fisica, mentale o strategica, che non distribuiscono premi, per i quali la durata della partita può variare in relazione all’abilità del giocatore e il costo della singola partita può essere superiore a € 0,50; detti apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o, comunque, anche in parte, le sue regole fondamentali.
Apparecchi di cui all’art.110, comma 7 lett.c-bis) del TULPS: quelli, meccanici ed elettromeccanici differenti dagli apparecchi di cui alle lettere a) e c), attivabili con moneta, con gettone ovvero con altri strumenti elettronici di pagamento e che possono distribuire tagliandi direttamente e immediatamente dopo la conclusione della partita.
Apparecchi di cui all’art.110, comma 7 lett.c-ter) del TULPS: quelli, meccanici ed elettromeccanici, per i quali l’accesso al gioco è regolato senza introduzione di denaro ma con utilizzo a tempo o a scopo.
2. Biliardi. L’installazione di uno o più biliardi e degli apparecchi di cui al presente articolo è soggetta alla presentazione di Segnalazione Certificata Inizio Attività, con la finalità di prendere atto della volontà dell’esercizio del gioco e consentire al comune di avere dati aggiornati.
La SCIA va inoltrata in via esclusivamente telematica al SUAP, corredata di tutti i documenti indicati sul modello. Tutta la corrispondenza dovrà essere inviata dal SUAP via posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo PEC del soggetto che ha provveduto all’invio telematico della pratica.

ART. 24 GIOCHI LECITI CHE NON NECESSITANO DEL NULLA OSTA DELL’AMMINISTRAZIONE DELLO STATO
1. Giochi per i quali non è previsto il versamento di somme di danaro collegate all’alea della vincita di una somma maggiore o minore, quali carte, bocce, flipper, calciobalilla, ping pong, giochi da tavolo (dama, scacchi, giochi di società in genere), giochi tramite l’utilizzo si specifiche consolle (es. Playstation, Nintendo, Xbox), giochi con il computer senza collegamento a internet.
2. I giochi di cui al presente articolo non sono assoggettati ad alcun procedimento amministrativo e possono essere installati liberamente negli esercizi già autorizzati ai sensi dell’art.86 del TULPS. All’interno dell’esercizio deve comunque essere esposta la Tabella dei giochi proibiti rilasciata dal Questore e vidimata dal Sindaco o suo delegato.

ART. 25 SANZIONI
1. Ferme restando le sanzioni penali, le violazioni al Testo Unico delle Leggi di Pubblica sicurezza di cui al R.D. 773/1931, sono punite a norma degli artt. 17bis, 17ter, 17-quater e 110 del medesimo.
2. Le altre violazioni al presente Regolamento comportano l’applicazione della sanzione amministrativa prevista dall’art. 7 bis del Dlgs. 267/2000 Testo Unico delle leggi sugli enti locali, il cui importo è rideterminato ai sensi dell’art. 16 comma 2 della L. 689/1981 in Euro 500,00.
4. In caso di reiterate violazioni, potrà essere disposta ai sensi dell’art. 10 del TULPS la sanzione della sospensione dell’autorizzazione amministrativa dell’esercizio, o della decadenza in caso di grave e reiterate violazioni dello stesso tenore.
5. Inoltre, ai sensi dell’art. 110, comma 10, del TULPS, il titolare di Pubblico Esercizio che configuri gli illeciti di cui all’art. 110, comma 9, l’autorizzazione amministrativa dell’esercizio sarà sospesa per un periodo da uno a 30 giorni ed in caso di reiterazione sarà revocata.
6.Per quanto non previsto nel presente atto, vale quanto stabilito dalle leggi vigenti in materia.

ART. 26 DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE
1. Il presente regolamento entra in vigore il giorno della sua pubblicazione mentre le prescrizioni relative alla sola localizzazione e distanze, di cui all’art. 7 che precede, per gli esercizi già autorizzati, se non previste da altre vigenti norme anche regolamentari, entrano in vigore decorsi anni 5 (cinque) dalla pubblicazione sull’Albo Pretorio digitale del Comune di Napoli della delibera di approvazione.
2. Per quanto non espressamente disciplinato dal presente regolamento, si rinvia alle disposizioni di legge statali e regionali vigenti in materia.

La delibera è stata approvata nel consiglio comunale del 21.12.2015 con i seguenti emendamenti (clikka)

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